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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI PADOVA

Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione


Anno accademico 2011/2012

Laurea triennale in Ingegneria dell'Informazione ________________________________________________________

RADDRIZZATORI A DIODI (DIODE RECTIFIERS)

Relatore: Meneghesso Gaudenzio Candidato: Lago Nicol

INDICE 1-Introduzione 2-Raddrizzatori non controllati 2.1-Raddrizzatore a singola semi-onda 2.2-Raddrizzatore a doppia semi-onda 2.3-Raddrizzatore a ponte monofase 2.4-Raddrizzatore a ponte trifase 2.5-Raddrizzatore esafase 3-Raddrizzatori controllati 4-Raddrizzatori semi-controllati 5-Simulazioni 5.1-Raddrizzatore a singola semi-onda 5.2-Raddrizzatore a doppia semi-onda 5.3-Raddrizzatore a ponte monofase 5.4-Raddrizzatore a ponte trifase 5.5-Raddrizzatore esafase 6-Bibliografia Pag. 1 Pag. 2 Pag. 3 Pag. 7 Pag. 10 Pag. 11 Pag. 20 Pag. 25 Pag. 26 Pag. 27 Pag. 27 Pag. 32 Pag. 35 Pag. 36 Pag. 41 Pag. 43

1- INTRODUZIONE
In molteplici applicazioni si ha la necessit di convertire tensioni alternate in tensioni continue (conversione ac/dc). Basti pensare ai caricabatterie dei telefoni cellulari, agli alimentatori per personal computer e alla maggior parte degli elettrodomestici in casa. In ambito industriale si ha necessit di regolare la velocit dei motori nei vari macchinari (come possono essere i treni elettrici) e altri molti esempi ancora. Tutti questi dispositivi richiedono di essere alimentati a tensione continua (costante nel tempo), ma tutti sappiamo che nelle nostre case le prese di tensione sono alimentate a tensione alternata (230V-50Hz). I raddrizzatori (o convertitori ac/dc) servono appunto a compiere questa trasformazione\conversione da tensione alternata a tensione continua. Esistono molti tipi di raddrizzatori, differenti per complessit ed applicazione, ed in questo documento vedremo il funzionamento dei raddrizzatori a diodi che possiamo suddividere principalmente in 3 categorie (anticipando che analizzeremo solo la prima): -raddrizzatori non controllati -raddrizzatori controllati -raddrizzatori semi-controllati

2- RADDRIZZATORI NON CONTROLLATI


Il principio di funzionamento di questi raddrizzatori basato sui diodi di cui una generale caratteristica tensione corrente riportata in figura 2.

figura 2 Con un'approssimazione lineare a tratti possiamo rappresentare il diodo come un circuito aperto per tensioni minori di una certa tensione di soglia V ON (ad esempio 0,7V). Mentre lo possiamo rappresentare come un generatore ideale di tensione pari a V ON per tensioni maggiori di tale soglia (si pu migliorare tale approssimazione ma non influirebbe di molto le nostre analisi). Senza entrare nello specifico di questo dispositivo e per dare un'immediata idea del suo comportamento diciamo che la caratteristica che lo rende il cuore dei nostri raddrizzatori che permette il passaggio di corrente in un'unica direzione (il che spiega il suo simbolo asimmetrico). Un piccolo accorgimento va comunque posto riguardo alla tensione di Zener V Z che impone un limite alla tensione inversa da applicare al diodo. Infatti superato questo limite il diodo, a seconda della tipologia, pu iniziare a condurre corrente nel verso opposto oppure bruciarsi compromettendo in ogni caso il funzionamento del nostro circuito raddrizzatore.

2.1-Raddrizzatore a singola semi-onda


Questo raddrizzatore molto semplice. realizzato tramite un unico diodo pi un condensatore di filtraggio connessi come in figura 2.1.1.

figura 2.1.1 Mentre in figura 2.1.2 si vede il circuito equivalente nel caso il diodo sia in conduzione (vs>VON) e nel caso il diodo sia interdetto (vs <VON).

figura 2.1.2 Il seguente grafico (figura 2.1.3) mostra l'andamento della tensione di uscita v o nel tempo. Si osserva che l'uscita segue la tensione d'ingresso (a meno di VON ) fino al valore di picco VP VON . Nel frattempo il condensatore di filtraggio funziona da accumulatore, ovvero scorre una corrente iC che carica il condensatore con conseguente variazione della tensione d'uscita. Quando l'ingresso scende al di sotto del valore di picco, il diodo passa in interdizione poich, a causa del condensatore che si scarica lentamente rispetto alla variazione dell'ingresso, la tensione del diodo vd = vs vo minore di VON. 3

Quando il diodo OFF l'uscita determinata unicamente dalla tensione del condensatore che si scarica sulla resistenza R. Il condensatore si scarica con legge esponenziale fino a che la differenza v s vo torna maggiore di VON. A questo punto il diodo si riaccende tornando a caricare il condensatore seguendo l'andamento dell'ingresso nuovamente fino al valore di picco, e cos via.

figura 2.1.3

In regime di funzionamento il diodo rimane acceso per un periodo T in cui avviene la fase di carica e la tensione di uscita passa dal suo valore minimo al suo valore massimo. Un buon raddrizzatore fa si che l'oscillazione residua VR (tensione di ripple) sia la pi piccola possibile, o per lo meno un'oscillazione che permetta il corretto funzionamento del carico utilizzatore. Di seguito vengono ricavati i parametri principali che caratterizzano il funzionamento di questo primo circuito. In fase di progetto l'utilizzatore imporr una V O, un valore massimo di VR e una resistenza di ingresso R. Sar compito del progettista scegliere opportunamente il condensatore C e l'opportuno diodo. L'espressione dell'uscita nel periodo di interdizione rappresentata dalla scarica del condensatore v o ( t )=( V P V ON ) exp

t T / 4 RC

che valutata nell'istante t = T+T/4 - T diventa:


T T T v o T + T =( V P V ON ) exp ( ) 4 RC

Quindi la tensione di ripple : T T T V R=( V P V ON ) v o T + T =( V PV ON ) 1exp ( ) 4 RC

Per avere VR piccolo, allora si deve avere T - T molto minore del prodotto RC. Inoltre se VR piccola allora deve essere T >> T. Ipotesi valide con una scelta di C sufficientemente grande (che ricordiamo essere il parametro del progettista). Allora l'espressione si pu semplificare usando lo sviluppo in serie di Taylor al primo ordine dell'esponenziale (che spiega l'andamento rettilineo nel grafico) che porta ad avere:
V R( V P V ON ) T RC

Che dice che per ridurre il ripple si deve aumentare la capacit C.

Per determinare l'intervallo di conduzione T possiamo valutare l'espressione vs(t) vo(t) che sappiamo valere VON per t = T+T/4 - T. Quindi risulta: V P sin ( ( T +T / 4 T ))( V P V ON ) exp ( Ricordando che = 2/T e che V R=( V P V ON ) 1 exp ( T T )=V ON RC

T T ) RC

) possiamo riscrivere:

2 T 2 T V P sin ( 2 + )( V P V ON ) +V R=V P cos ( )( V P V ON )+V R=V ON 2 T T Se vale T >> T allora possiamo sviluppare la funzione coseno al secondo ordine, quindi: VP

[ ( )] (
1 2 T 1 2 T
2

V P V ON )+V RV ON Implica: T 1

2V R VP

Si pu notare che aumentando la capacit C si riduce sia il ripple sia l'intervallo di conduzione del diodo. Altro parametro importante di cui tenere conto sono i picchi di corrente che attraversano il diodo durante gli intervalli di carica del condensatore secondo la legge i c ( t )=C dv c (vedi dt

figura 2.1.4). Anche se questi picchi di corrente non compaiono nell'uscita necessario

tenerne conto poich queste correnti scorrono attraverso il diodo che deve essere dimensionato appositamente per funzionare sotto queste condizioni senza intaccare l'integrit del circuito consentendo il funzionamento dell'utilizzatore per il quale stato dimensionato. Essendo T piccolo possiamo approssimare la curva con il triangolo di figura 2.1.4.

figura 2.1.4 La carica accumulata nel periodo di carica Q = C vc=C VR. Inoltre ricordiamo che Q = T i c ( t ) dt = I P T ed eguagliano le due espressioni: 2

I P=

2V R C V P V ON T 2 T R T

Quindi riducendo l'intervallo di conduzione si aumenta notevolmente l'intensit dei picchi di corrente che il diodo deve essere in grado di sostenere ponendo un limite massimo sulla scelta della capacit C. Esiste inoltre un altro problema legato alla corrente, ovvero la corrente di spunto che avviene quando il nostro convertitore ac/dc inizia a lavorare. Ipotizzando questo istante coincidente col tempo t = 0 abbiamo che: i d ( t )=i c ( t )C dv s ( t ) d =C [ V P sin ( t ) ]= CV P cos ( t ) dt dt che pu risultare anche diverse volte

Quindi la corrente di spunto (t = 0): I SP= V P C

pi grande della corrente di picco (a seconda della scelta di C: se C quadruplica, I P raddoppia mentre ISP quadruplica). Si noti inoltre il legame di proporzionalit diretta con la frequenza.

Questo si pu spiegare osservando che a parit di carica da accumulare in C, pi breve il tempo di carica e pi corrente necessita il fenomeno. Un altro fattore di cui tenere conto la potenza dissipata dal diodo (in certi casi trascurabile, in altri fonte di problemi di temperatura). In questo caso conviene considerare un modello circuitale pi accurato che tenga conto di una resistenza RS in serie al generatore VON. Per il calcolo si pu usare la semplificazione a triangolo della corrente vista prima:
PD= 1 T 1 1 T T 2 2 v D (t ) i D ( t ) dt T V ON i D ( t ) dt + T RS i D ( t ) dt =V ON I P+RS I 0 T T T 2T 3T P

Si vede dunque che per ridurre la potenza dissipata si deve cercare di ridurre la corrente di picco. Un'ultima nota progettuale riguarda il picco di tensione inversa (PIV), ovvero la massima tensione inversa che deve sostenere il diodo evitando di andare in breakdown. Sapendo che la tensione sul diodo vo vs, si vede graficamente che PIV= 2VP.

2.2 Raddrizzatore a doppia semi-onda


Il circuito mostrato in figura 2.2.1 rappresenta il circuito del raddrizzatore a doppia semionda.

figura 2.2.1 La differenza principale rispetto al caso precedente sta nell'uso di un trasformatore a presa centrale che deve fornire ai capi del secondario una tensione (riferita ai valori di picco) doppia rispetto all'uscita. Questo perch, come si vede dai circuiti equivalenti di figura 2.2.2 e 2.2.3, si pu pensare il 7

raddrizzatore a doppia semi-onda, come due raddrizzatori a singola semi-onda che operano con 2 ingressi sfasati di 180, facendo operare i due diodi in modo alternato ciascuno per un T relativo ad un semi-periodo.

figura 2.2.2

figura 2.2.3 L'effetto immediato, che si pu scorgere dal grafico di figura 2.2.4, che il tempo intercorso tra un'accensione di un diodo e la successiva si ridotto di un fattore due (da T a T/2) come pure il tempo di conduzione di un singolo diodo (un semi-periodo si ed uno no).

figura 2.2.4 L'analisi delle prestazioni risulta perfettamente analoga al caso precedente dove si possono calcolare i seguenti parametri: - V R=
V P V ON T R 2C

Quindi a parit di VR si utilizza una capacit C dimezzata.

-I parametri T(a parit di VR) e PIV rimangono invariati -quindi, avendo un condensatore grande la met, si riesce a dimezzare la
V C I P= R T

corrente di picco (riducendo considerevolmente la potenza dissipata dai due diodi)

Dunque, paragonando questa soluzione con la precedente, in fase di progettazione, a parit di prestazioni ai fini dell'utilizzatore quest'ultima soluzione circuitale porta il grosso vantaggio di poter utilizzare un condensatore grande la met, rispetto ad un circuito a singolo diodo, con conseguente riduzione di un fattore 2 delle correnti di picco e di spunto. Tutto questo a patto di utilizzare due diodi al posto di uno e impiegando un trasformatore a presa centrale.

2.3 Raddrizzatore a ponte monofase


La figura 2.3.1 mostra un raddrizzatore a ponte realizzato con 4 diodi funzionanti alternativamente a coppie, come mostrato negli schemi equivalenti di figure 2.3.2 e 2.3.3, nel rispettivo semi-periodo con vS rispettivamente minore o maggiore di zero.

figura 2.3.1 Osservando bene le seguenti figure si pu vedere come questo schema non introduca alcuna difficolt aggiuntiva nella comprensione di questo raddrizzatore, essendo tale funzionamento identico allo schema a doppia semionda.

figura 2.3.2

figura 2.3.3

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Le espressioni dei vari parametri risultano analoghe al caso precedente con gli stessi vantaggi sulla capacit e sulla corrente di picco, tenendo presente che il valore massimo che pu raggiungere l'uscita non pi VON ma 2VON (certamente trascurabile per tensioni di centinaia di volt, rilevante in casi a basse alimentazioni: es. 5,12V, ecc.). Oltre al vantaggio di non dover utilizzare un trasformatore a presa centrale, la differenza principale dal caso precedente di avere un PIV= VP , ossia dimezzato (rilevante in caso di raddrizzatori a tensioni elevate). Questi primi tre circuiti sono perfettamente equivalenti tra loro e la scelta dell'uno rispetto all'altro dipende dalle utenze e dalle scelte del progettista.

2.4 Raddrizzatore a ponte trifase (o a 6 impulsi)


Questi tipi di raddrizzatori trovano il loro impiego sia in applicazioni a media tensione, dove possono venire usati singolarmente, sia in applicazioni di grande potenza dove vengono interconnessi tra loro per creare raddrizzatori a 12, 18 o 24 impulsi (30 o pi impulsi non vengono utilizzati per il ridotto aumento di prestazioni). Il parlare di impulsi legato al numero di diodi che formano il raddrizzatore o pi precisamente alle componenti (quasi impulsive) di corrente che tali diodi introducono (come vedremo nell'analisi che segue). I raddrizzatori visti fin'ora soddisfano il bisogno della semplicit circuitale, ma richiedono l'uso di filtri che a tensioni elevate possono diventare onerosi. In applicazioni a media e alta tensione invece si cercano soluzioni che riducano il costo dei raddrizzatori, in particolare si cerca di eliminare l'uso di filtri LC, sia per quanto riguarda la riduzione del ripple, sia per quanto riguarda l'eliminazione delle armoniche di ordine superiore nella corrente in linea (a monte del trasformatore che alimenta il circuito) che possono causare perdite di efficienza nei trasformatori, perdite di potenza in linea, elevate correnti nel conduttore di neutro e altri fenomeni indesiderati.

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Uno schema semplificato del raddrizzatore trifase pu essere il seguente (figura 2.4.1):

figura 2.4.1 Dove le tensioni va(t)=Vsin(t), vb(t)=Vsin(t 2/3), e vc(t)=Vsin(t 4/3), sono le tensioni di fase al secondario del trasformatore. Nell'analisi del circuito assumeremo che ogni diodo mostrato in figura possa sostituire due o pi diodi in serie (per ridurre il PIV di ogni diodo). Inoltre assumeremo i diodi ideali, ovvero senza caduta di tensione VON, certamente trascurabile in media e alta tensione. Il principio di funzionamento simile a quello del ponte monofase, infatti la conduzione avviene a coppie di diodi: istante per istante si trova in conduzione il diodo il cui anodo a potenziale superiore per quanto riguarda D1, D3 e D5; mentre conduce il diodo con il catodo a potenziale inferiore per quanto riguarda D2, D4 e D6.

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figura 2.4.2

Osservando dunque il primo grafico di figura 2.4.2, che mostra l'andamento delle tensioni stellate di alimentazione, si pu facilmente dedurre che la sequenza di coppie di diodi in conduzione la seguente: D1 D6 D1 D2 D3 D2 D3 D4 D5 D4 D5 D6 D1 D6 - - - e cos via. Per quanto riguarda la tensione di uscita V D non bisogna guardare le tensioni stellate ma bens le tensioni concatenate: vab(t)=va(t) vb(t) = VP sin(t + /6) , vbc(t) =VP sin(t /2) e vca(t) =VP sin(t 7/6); con V P = 3 V . Il secondo grafico di figura 2.4.2 mostra infatti l'andamento dell'uscita che segue istante per istante la pi grande, in valore assoluto, tra le tensioni concatenate. Per comprendere quanto detto si ipotizzi di avere i diodi D1 e D6 accesi (corto circuito come schema equivalente), mentre tutti gli altri sono interdetti (circuiti aperti). In questo caso si ha un raddrizzatore a singola semi-onda (anche se composto da 2 diodi) alimentato da una 13

tensione pari a va vb = vab. In questo caso di funzionamento ideale si pu facilmente calcolare la tensione di ripple V R del raddrizzatore di figura 2.4.1 (senza capacit di carico) V R=V P 1sin ( + ) 0,134 V P dove VP sin(/2+/6) il valore minimo in uscita. 2 6 Altrettanto facilmente si pu calcolare il valore medio dell'uscita V D0 osservando che A1 l'area sottesa a vab nell'intervallo compreso tra /6 e /2: V D0= A1 1 /2 3 = V sin ( t + / 6 ) d ( t )= V P 0,955 V P / 2 / 6 / 3 / 6 P

Volendo ora aggiungere un condensatore Cd come in figura 2.4.3 (trascuriamo LS), possiamo sfruttare i risultati precedenti per determinare la nuova tensione di ripple, sapendo che l'andamento dell'uscita sar analogo a quelli gi visti in precedenza.

figura 2.4.3 Infatti facendo un confronto con il primo raddrizzatore preso in esame possiamo notare come il periodo di scarica nel ponte trifase sia in buona misura un sesto del raddrizzatore a singola semi-onda. Quindi a parit di capacit C, dovremmo trovare una tensione di ripple sei volte pi piccola.

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La scarica del condensatore formula vd(0)=VP.

v d ( t )=V Pexp (

t ) per 0< t <T/6-T RC

tale che

Valutando l'equazione per t=T/6-T ed effettuando lo sviluppo dell'esponenziale otteniamo: T T / 6 T T / 6 T T v d ( T )=V P exp ( )V P 1 V P 1 6 RC RC 6CR tensione di ripple V R
VP T R 6C

) (

) che mi da una

In modo analogo si pu dimostrare che a parit di capacit C si riduca di un fattore sei l'intervallo T. Mentre a parit di ripple si riduce di un fattore 6 l'intensit dei picchi di corrente dovuti alla carica del condesatore. (A parit di prestazioni col primo circuito in esame abbiamo ridotto C di un fattore 6 e conseguentemente le varie correnti di picco e di spunto). Analizziamo ora gli effetti introdotti dalle induttanze L S (fin ora trascurate) che per semplicit sintetizzano tutti i fenomeni induttivi del circuito (vedi figura 2.4.3). Ricordiamo che analogamente ad un condensatore un induttore un elemento reattivo e (per dualit) porta a fenomeni transitori legati alle correnti. Il grafico di figura 2.4.4 mostra gli andamenti delle correnti di fase e di uscita nel tempo. Si noti che la corrente di uscita coincide con le correnti di fase istante per istante, ponendo attenzione al verso (o banalmente al segno) della corrente volta per volta.

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figura 2.4.4

Si noti innanzitutto che mentre la tensione di uscita pu essere considerata continua (basta avere Cd sufficientemente elevata), la corrente assolutamente discontinua (si osservino i 6 contributi in un periodo). Inoltre, aumentando la corrente richiesta dal carico, si ha un aumento delle correnti di fase e dunque un aumento della caduta di tensione sulle induttanze LS che porta automaticamente una riduzione della tensione di uscita VD. Studiamo ora queste correnti pi in dettaglio osservando il grafico in figura 2.4.5 dove l'andamento della corrente di uscita dato in funzione dell'angolo . Questo per poter determinare in via univoca (funzione periodica) i vari punti di interesse della curva e analizzare la curva stessa (non ne cambia la forma). Per poter passare da una scala angolare ad una temporale si ricorda che = t.

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figura 2.4.5

Definiamo vs(t)=vab(t) VD, dove vs la caduta di tensione sulla serie di due induttanze L S viste tra i punti a e b, mentre V D l'uscita del raddrizzatore ipotizzandola equivalente ad un generatore ideale di tensione che sostituisce il carico R e la capacit C d come mostrato in figura 2.4.2 (anche questa un'approssimazione accettabile). Nell'intervallo compreso tra 1 e 2 la tensione vs positiva e le induttanze LS accumulano energia. La corrente id in questo lasso di tempo viene fornita dagli avvolgimenti del trasformatore va e vb. Nell'intervallo di tempo compreso tra 2 e 3 invece, la te tensione vs risulta negativa (la tensione VD imposta dalla capacit C) e quindi le induttanze di linea rilasciano l'energia accumulata sotto forma di corrente che fluisce al carico attraverso D1 e D6. Nell'intervallo compreso tra 3 e 4 vs ancora minore di zero e la scarica delle induttanze terminata. La tensione di uscita data ancora dal condensatore C d e quindi le correnti di fase sono nulle. Da 4 il fenomeno si ripete, non pi attraverso D1 e D6 ma attraverso D1 e D2. ATTENZIONE: quanto detto fin'ora, e le valutazioni seguenti, valgono solo per una scelta di Cd sufficientemente elevata, tale da considerare la tensione V R prossima allo zero e gli intervalli di carica del condensatore trascurabili e quindi i picchi di corrente di carica non compaiono in id (questo non vuol dire che non ci siano: sono compresi in id). Per determinare analiticamente tale andamento definiamo c l'angolo di conduzione di un 17

singolo diodo (periodo di conduzione misurato in radianti). Essendo la conduzione di ogni diodo relativa ad un terzo di periodo otteniamo subito la condizione: 0 c 2/3. Inoltre dalla figura 2.4.5 possiamo dire che c =2(1 3). Gli angoli 1 e 2 corrispondo alla pulsazione in cui vab=VD. Dunque abbiamo: V P sin ( 1 )=V D che porge 1=sin 1 ( V D / V P ) con 2= 1 e 4= 1 + / 3 Per calcolare 3 dobbiamo valutare la corrente id in funzione dell'angolo e porla uguale a zero. Dalla legge che regola tensioni e correnti in un induttore possiamo scrivere: v s ( t )= 2LS di d =v abV D=V P sin ( t )V D e integrando in d(t) con dt 1 t 3

otteniamo la corrente in funzione di : i d ( )=


1 1 V sin ( t )V D d ( t )= V ( cos ( 1 )cos ( )) +V D ( 1 )) . 2L S P 2L S ( P
1

Il suo valore massimo pu essere calcolato andando a valutare id(2). Per poter valutare l'angolo 3 bisogna porre la condizione id(3)= 0 che da la seguente relazione: cos ( 3 )cos ( 1) V D = 1 3 VP . Si noti che i parametri 1, 2, 3 e 4 sono indipendenti dalle induttanze LS e dipendono dai soli valori VD e VP . Questo non del tutto vero. Infatti abbiamo gi fatto notare che la tensione V D cala con l'aumentare della corrente id per via delle cadute di tensione su L S. Dunque in modo analogo se aumenta LS sempre per effetto della caduta di tensione su di essa VD tender a calare. Se osserviamo dunque il grafico di figura 2.4.5, ricordandone la descrizione fatta precedentemente, possiamo notare come al calare di VD, gli angoli 3 e 4 si avvicinino tra loro fino al punto di sovrapporsi. Se questo accade avviene il fenomeno mostrato in figura 2.4.6 dovuto principalmente a due fenomeni: l'accensione anticipata dei diodi a causa della maggior differenza di potenziale; il dilungarsi del fenomeno di scarica dell'induttanza.

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figura 2.4.6

Nella zona I la corrente fluisce attraverso i diodi D1 D2 e il suo valore id = ia = - ic. Nella zona II avviene la commutazione del diodo D 3 dato che il valore vbc supera il valore di VD, nello stesso tempo per continua ancora la scarica dell'induttanza di linea L S forzando la corrente ia attraverso il diodo D1. In questo caso la corrente id id = -ic = ia + ib. Infine nella zona III abbiamo che la scarica si esaurita e la corrente i d = ib = - ic che fluisce attraverso i diodi D2 e D3.

Questo fenomeno, apparentemente indesiderato poich modifica il funzionamento ideale del circuito dato che la commutazione dei diodi viene ritardata (per quel che riguarda lo spegnimento) forzando la conduzione di tre diodi per volta, in realt riduce in modo abbastanza naturale la discontinuit della corrente i d e la relativa distorsione di armoniche immesse in linea come si pu vedere nei grafici di figura 2.4.7.

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figura 2.4.7 Dove pu (Per_Unit System) implica il fatto che il valore di corrente riferito ad un dato valore di corrente relativo al sistema in esame. E THD (TotalHarmonicDistortion) un numero compreso tra zero e uno che sta ad indicare di quanto la corrente differisce dall'armonica principale.

I THD =
serie di Fourier.

2 a

I2 a1 I a1

Dove Ia il valore efficace di ia(t) e Ia1 il coefficiente della prima armonica nello sviluppo in

2.5 Raddrizzatore esafase (o a 12 impulsi)


Questo tipo di raddrizzatore una naturale evoluzione del precedente, ovvero si possono collegare piuttosto semplicemente pi raddrizzatori trifase, opportunamente sfasati, in serie tra loro realizzando sistemi a pi impulsi (12-18-24). Nel caso esafase ogni raddrizzatore viene alimentato da un'alimentazione trifase, ognuna delle quali sfasata di /6 (30) dall'altra.

Questo schema mostrato in figura 2.5.1 dove evidenziato l'uso di un trasformatore con 2 avvolgimenti al secondario che forniscono in modo naturale lo sfasamento necessario. 20

figura 2.5.1 I due raddrizzatori trifasi funzionano indipendentemente l'uno dall'altro, con tutte le considerazioni fatte precedentemente, e l'immediato risultato una tensione d'uscita che la somma delle uscite dei 2 ponti. L'andamento dell'uscita del tutto analogo a quello del caso monofase dove per il periodo che separa un picco dall'altro dimezzato. Si pu dunque, come per il sistema precedente, calcolare il ripple di tale configurazione come: V R=V P 1sin ( + ) 0,034 V P ; 2 12 oppure in funzione dei parametri in gioco V R VP T . R 12C

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Si noti che senza l'uso di alcun filtro si ottiene un ripple del 3,4% contro il 13,4% del solo trifase (1,5% con 18 impulsi; 0,9% con 24 impulsi; 0,5% con 30 impulsi). Anche per quel che riguarda un eventuale condensatore in parallelo all'uscita le considerazioni sono del tutto analoghe: avendo dimezzato il periodo, a parit di ripple si ha un condensatore e una corrente di picco (corrente di carica del condensatore) dimezzati rispetto al ponte trifase; a parit di capacit C, invece, si dimezza il T. Anche per le varie correnti in gioco il ragionamento del tutto analogo (ritardo di spegnimento diodi inclusa). L'unica e ovvia differenza sta nel fatto che ogni corrente di fase non contiene solo il contributo di 2 commutazioni ma 4 come mostrato nel grafico (a) di figura 2.5.2 ove si pu vedere bene l'andamento della corrente di uscita id.

figura 2.5.2

Il grafico (b) mostra invece l'analogo andamento di i con relativo andamento riportato al primario (i'). Il grafico (c) di figura 2.5.2 mostra invece l'andamento della corrente al primario del trasformatore, che ovviamente deve fornire le correnti di entrambi gli avvolgimenti secondari. 22

La corrente iA la corrente di una fase del primario, mentre i A1 la relativa prima armonica (armonica principale). Si vede come questa semplice applicazione dei ponti trifasi riduca notevolmente la distorsione delle correnti in linea. Tutto questo grazie all'uso del trasformatore a doppio avvolgimento citato all'inizio. Se come di figura 2.5.1 gli avvolgimenti del primario del trasformatore sono collegati a stella, allora manterranno tutti la stessa fase del primario gli avvolgimenti al secondario collegati a stella. Invece se il secondario collegato a triangolo allora i vari fasori avranno un naturale angolo di sfasamento di 30 per il semplice motivo che le tensioni stellate sono sfasate di /6 dalle tensioni concatenate (come visto nel paragrafo 2.4 nel calcolo delle tensioni concatenate a partire dalle stellate). Il vantaggio di questo tipo di trasformatore a doppio avvolgimento trifase sta per, oltre a consentire la facile costruzione di un sistema esafase, nel riportare le correnti dal secondario al primario. Infatti la corrente iA data dalla somma delle due correnti ia e i riportate al primario. Essendo tali correnti periodiche, possono essere sviluppate in serie di Fourier. Lo sfasamento di 30 imposto dal trasformatore fa si che le componenti relative alla quinta e alla settima armonica siano uguali ed opposte andandosi ad annullare a vicenda, andando cos a ridurre notevolmente il THD. Un altro modo per realizzare questo raddrizzatore consiste nel collegare i due ponti trifase non pi in serie ma in parallelo. Questa soluzione sembra la pi immediata ma in realt sussiste un serio problema, ovvero quello che per collegare due circuiti in parallelo, essi devono avere la stessa tensione in ogni istante. Per realizzare questa soluzione dunque occorre infatti un trasformatore interfasico come mostrato in figura 2.5.3 e per questo motivo non molto impiegata.

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figura 2.5.3 Per passare dai 12 impulsi ai 18 e 24 il passo breve ed intuitivo, infatti basta aggiungere un o due ponte trifase in serie alimentati da altrettanti avvolgimenti secondari collegati in modo tale da avere ulteriori sfasamenti (tre secondari sfasati di 20 per i 18 impulsi; quattro secondari sfasati di 15 per il 24 impulsi). Per questi tipi di raddrizzatori si necessita l'uso di collegare i gli avvolgimenti del secondario con un collegamento detto a Zig-Zag (ZigZagStella ZigZag per il 18; ZigZag-Stella ZigZag-Triangolo per il 24).

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3- RADDRIZZATORI CONTROLLATI
Questi raddrizzatori si ottengono sostituendo ai circuiti analizzati precedentemente i diodi con i tiristori. I tiristori funzionano come i diodi con la differenza che per andare in conduzione necessitano di un segnale al terminale di gate. Questa peculiarit permette dunque di ridurre l'intervallo di conduzione riducendo il valore medio dell'uscita permettendo di ottenere con lo stesso circuito uscite negative. Necessita in particolar modo di filtri passa-basso per eliminare le armoniche di ordine superiore. Un'ottima applicazione si trova nell'alimentare motori che richiedono regolazioni di velocit e con cambio del senso di marcia. In figura 3 un esempio di raddrizzatore trifase controllato a ponte.

figura 3

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4- RADDRIZZATORI SEMI-CONTROLLATI
Il raddrizzatori semi-controllati sono realizzati con una parte controllata ed una non controllata. Il loro funzionamento simile a quello dei raddrizzatori controllati, ma senza la possibilit di fornire uscite negative. Vengono utilizzati ad esempio con motori che non richiedono l'inversione del senso di marcia. In figura 4 un esempio di raddrizzatore trifase semicontrollato a ponte.

figura 4

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5- SIMULAZIONI
Ecco alcune semplici simulazioni SPICE per osservare quanto detto fin ora. Tutti i grafici fanno riferimento ai relatici circuiti gi analizzati, alimentati a 50Hz se non diversamente indicato.

5.1-Raddrizzatore a singola semionda


Nei seguenti grafici di figura 5.1.1 e 5.1.2 si possono vedere rispettivamente gli andamenti della tensione di uscita e della corrente nel condensatore. Entrambi i grafici sono stati realizzati a partire da un'alimentazione di 230 V in valore efficace, con carico resistivo di 1k ed una capacit C pari a 100F. Con tali valori si ottiene una tensione di ripple di circa il 20% della tensione massima (come si pu verificare sia dal grafico che dalle formule).

figura 5.1.1 In figura 5.1.1 mostrato in rosso l'andamento della tensione di ingresso e in blu l'andamento della tensione d'uscita. Si noti come l'andamento esponenziale sia effettivamente approssimabile ad una retta e che la caduta di tensione sul diodo sia assolutamente trascurabile per elevate tensioni.

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figura 5.1.2 In figura 5.1.2 si pu vedere come la corrente del condensatore sia effettivamente di carattere impulsivo con picchi costanti di oltre 5A in corrispondenza degli istanti di carica del condensatore. Mentre per il resto del periodo la corrente si stabilizza ad un valore costante pari alla corrente richiesta dal carico (la corrente che scorre nel diodo identica ma traslata verso l'alto per avere valore costante nullo mantenendo invariato lo spunto). importante osservare come la corrente di spunto sia circa il doppio della corrente di picco. Questo rappresenta il caso in cui all'istante t=0 si ha una carica immagazzinata nulla. Le seguenti figure 5.1.3 e 5.1.4 mostrano gli stessi andamenti per una scelta di capacit C di 500F.

figura 5.1.3 28

figura 5.1.4 Come si pu notare l'aumento di capacit ha ridotto il ripple al 4%, ma ha aumentato l'intensit dei picchi di corrente di circa il doppio (di un fattore radice di 5). Ancora pi rilevante l'aumento della corrente di spunto aumentata di un fattore 5 (in accordo col fatto che la capacit aumentata di un fattore 5). Occorre porre dunque attenzione nella scelta del diodo che deve poter reggere tale corrente.

interessante osservare questi grafici per valori di tensioni minori e frequenze maggiori, come possono essere ad esempio alcuni caricabatterie che aumentano la frequenza delle sinusoidi per ridurre le dimensioni dei trasformatori. I seguenti grafici in figure 5.1.5 e 5.1.6 vedono un'alimentazione di 10V come valore di picco ad una frequenza di 50Hz. I valori di capacit e resistenza di carico sono rispettivamente 100F e 1k.

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figura 5.1.5 Gli andamenti sono gli stessi visti in precedenza, ma in questo caso si pu osservare come la caduta di tensione sui diodi inizi a diventare rilevante ai fini dell'uscita. Si pu anche vedere, osservando il transitorio iniziale nell'ingrandimento, come l'accensione del diodo non sia immediata ma ritardata leggermente a causa proprio di questa caduta di tensione.

figura 5.1.6 Per quel che riguarda la corrente, rimane analogo al primo caso, dove l'intensit dei picchi diminuita in accordo con calo di tensione. Vediamo ora cosa accade in figure 5.1.7 e 5.1.8 dove abbiamo tensione, capacit e resistenza invariate ma variamo la frequenza da 50Hz a 1kHz. 30

figura 5.1.7

Per prima cosa si vede che l'uscita quasi perfettamente continua in quanto il tempo di scarica del condensatore si riduce di circa un fattore 20.

figura 5.1.8 Pi interessante invece la corrente, che mantiene lo stesso andamento, ma variano i valori. In particolare notiamo come lo spunto passi da circa 300mA a circa 6A (20 volte di pi). Questo ragionevole in quanto si deve apportare la stessa carica in un tempo 20 volte inferiore (sempre in accordo con quanto calcolato in precedenza). I picchi di corrente invece non variano di molto poich oltre a ridurre l'intervallo di carica, si riduce di quasi uno stesso fattore anche la quantit di carica da muovere (cala il ripple). 31

5.2-Raddrizzatore a doppia semionda


Le figura 5.2.1 e 5.2.2 mostrano anche in questo caso tensione d'uscita (in blu) in relazione alla tensione d'ingresso (in rosso) e la corrente sulla capacit C. I valori scelti sono gli stessi della prima simulazione con raddrizzatore a singola semi-onda (230V di valore efficace, C=100F, R=1k). Si pu notare come il ripple venga automaticamente ridotto di un fattore due (da 20% a 10%). Per quel che riguarda la corrente, invece, la corrente di spunto rimane invariata e scorre attraverso il primo diodo che si accende (bisogna fornire lo stesso apporto di carica alla stessa capacit), mentre la corrente di spunto viene ridotta (non proprio di un fattore 2 poich diminuisce anche il T). Ovviamente la frequenza con cui compaiono i picchi di corrente viene raddoppiata.

figura 5.2.1

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figura 5.2.2 Analogamente a quanto visto nel raddrizzatore a singola semionda si possono ripetere le simulazioni a tensioni e frequenze diverse. In figura 5.2.3 l'uscita per una tensione di alimentazione con valore di picco di 10V. Si osservino la differenza tra il valore di picco e il picco della tensione d'uscita dovuti alle cadute di tensione sui diodi. Come per il caso a singola semionda l'accensione iniziale del primo diodo avviene con leggero ritardo come mostrato nell'ingrandimento.

figura 5.2.3

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In figura 5.2.4 il rispettivo andamento di corrente con analoghe considerazioni.

figura 5.2.4 In figura 5.2.5 la corrente per una frequenza di 1000Hz. Anche qui le considerazioni sono le stesse: lo spunto aumenta di un fattore 20 mentre i picchi rimangono pressoch invariati.

figura 5.2.5

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5.3-Raddrizzatore a ponte monofase


Le seguenti figure 5.3.1 e 5.3.2 sono identiche a quelle viste nel caso precedente. Infatti a parit di condizioni i due raddrizzatori hanno le stesse identiche prestazioni. Come gi detto prima, l'uso del raddrizzatore a ponte evita l'uso di un trasformatore a presa centrale e dimezza il PIV sui diodi utilizzandone 4 al posto di 2.

figura 5.3.1

figura 5.3.2 Alla luce di questa invarianza di prestazioni rispetto al caso a doppia semi-onda, volendo osservare gli andamenti di tensioni e correnti per tensioni inferiori e la corrente ad una frequenza di 1kHz riferirsi a quanto detto in precedenza in relazione alle figure 5.2.3, 5.2.4 e 5.2.5. 35

comunque di utilit vedere l'andamento dell'uscita in funzione dell'ingresso semplicemente per ricordare che a differenza del sistema a doppia semi-onda, la conduzione avviene per due diodi per volta. Risulta quindi logico che l'uscita risentir di questo effetto in quando deve tenere conto (sia per valore di tensione sia per ritardo di accensione) di entrambe le cadute di tensione nei diodi, come mostrato in figura 5.3.3.

figura 5.3.3

5.4-Raddrizzatore a ponte trifase


I seguenti grafici sono stati simulati con tensione di alimentazione di 230V in valore efficace di tensioni stellate (400V concatenate), ed un carico di 10k. In figura 5.4.1 si pu vedere l'andamento della tensione sulla resistenza di carico. In rosso la tensione di uscita in assenza di condensatore di livellamento, mentre in blu l'uscita con un condensatore da 100F. Si noti come l'ipotesi di uscita priva di ripple per opportune scelte di capacit (sufficientemente grandi) sia effettivamente fondata.

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figura 5.4.1 I seguenti grafici (figure 5.4.2 e 5.4.3) mostrano invece gli andamenti delle correnti in assenza di induttanze di linea (induttanze parassite del circuito trascurabili). In rosso viene mostrato l'andamento della corrente che scorre su di una singola fase mentre in blu quella che scorre sul carico R.

figura 5.4.2 Si pu notare confrontando col grafico di figura 5.4.1 come la corrente segua fedelmente l'andamento della tensione mostrata dalla curva rossa (tali analisi sono state svolte in assenza di condensatore).

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figura 5.4.3 utile osservare in grafico 5.4.3 come l'uscita (in blu) sia data dalla conduzione di soli 2 diodi per volta. Basti osservare che quando la corrente di fase (in rosso) va a zero (diodo off) la corrente di carico raggiunge il suo valore minimo. I seguenti grafici (5.4.4 e 5.4.5) invece mostrano come varia la corrente in corrispondenza ad induttanze di linea del valore di 1H ciascuna (anche qui senza condensatore). Si pu vedere come i fenomeni dovuti a carica e scarica delle induttanze modifichino, in questo caso leggermente, le correnti di fase che come si pu vedere non sono affatto sinusoidali.

figura 5.4.4

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figura 5.4.5 Nel grafico 5.4.5 si pu vedere il fenomeno della conduzione di tre diodi per volta, infatti la corrente sul carico (in blu), non ha minimo in corrispondenza dello zero della corrente di fase (in rosso), ma qualche istante prima per via che il diodo relativo ritarda a spegnersi per effetto della scarica induttiva. Nei seguenti grafici (5.4.6 e 5.4.7) ancora le correnti di fase in rosso e di carico in blu. Questa volta le condizioni sono pi realistiche dato che il carico non pi puramente resistivo ma ha in aggiunta un condensatore in parallelo da 100F che oltre a livellare l'uscita come abbiamo gi visto influisce sugli andamenti delle correnti.

figura 5.4.6 Si pu vedere dalla figura 5.4.6 come l'andamento tenda ad essere leggermente impulsivo aumentando il numero di armoniche presenti.

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figura 5.4.7 In figura 5.4.7 invece si pu vedere perfettamente il fenomeno di conduzione di tre diodi contemporaneamente, per gli stessi motivi precedenti. Non di molta utilit pratica ma utile per ricordare che comunque presente una caduta di tensione nei diodi vedere l'uscita per un'alimentazione a 10 V di picco (figura 5.4.8), dove si vede bene la caduta di tensione causata volta per volta dai due diodi in conduzione (non consideriamo condensatori ed induttanze).

figura 5.4.8 In rosso si vedono le tre fasi di alimentazione e in blu i potenziali ai nodi d'uscita. Ogni potenziale di uscita risente dell'effetto volta per volta della caduta di tensione di un diodo.

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Essendo l'uscita vera e propria (differenza di potenziale sul carico) pari alla somma in modulo dei due potenziali, risulta evidente come quest'ultima sia affetta volta per volta dalla caduta di tensione sui due diodi in conduzione (in analogia al ponte monofase).

5.5-Raddrizzatore esafase
Per quel che riguarda le tensioni non c' molto da dire, il risultato identico al caso trifase a patto che il numero di impulsi raddrizzati in un periodo siano 12 anzich 6 (figura 5.5.1).

figura 5.5.1 Tuttavia si osservi che la simulazione stata effettuata con due raddrizzatori trifase in serie alimentati con una tensione concatenata di 400V in valore efficace (circa 565V di picco). Si pu quindi notare come questa soluzione abbia un valore di uscita (a parit di funzionamento di alimentazione del ponte trifase) che risulta doppio rispetto al rispettivo trifase. E' interessante invece osservare il fenomeno della cancellazione della quinta e settima armonica nello sviluppo in serie di Fourier della corrente a monte del trasformatore(figura 5.5.2).

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figura 5.5.2 Rispettivamente in verde e in rosso sono riportate le correnti ia e i che sommandosi assieme al primario del trasformatore danno come risultato la curva tracciata in blu (in questo esempio il rapporto di trasformazione unitario), dimostrando come tale soluzione sia preferibile per quel che riguarda il THD. Questa simulazione mostra inoltre come aggiungere raddrizzatori trifase in serie opportunamente sfasati (sistemi a 18-24 impulsi) porti un rispettivo sfasamento di correnti e di conseguenza una maggiore riduzione del THD.

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6-BIBLIOGRAFIA
Nello svolgimento di tale documento si fatto uso dei seguenti volumi: -Microelettronica, terza edizione (Richard C.Jaeger, Travis N.Blalock McGraw-Hill) -Rectifier Circuits: Theory and Design (Johannes Schaefer John Wiley & Sons, Inc.) -High-Power Converters and AC Drivers (Bin Wu John Wiley & Sons, Inc.) Di cui il primo stato utilizzato per la parte monofase, mentre i secondi sono stati consultati per la parte trifase ed esafase.

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