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GIUDICE RELATORE E GIUDICE REDATTORE

Il giudice relatore : il giudice per LISTRUZIONE E PER LA RELAZIONE DELLA CAUSA. nominato dal Presidente. le sue funzioni sono: Fornire al presidente un parere circa la possibilit di convocare la corte in camera di consiglio. Eseguire i mezzi di prova eventualmente disposti Esporre alludienza pubblica le questioni della causa il primo a votare nella fase deliberativa dellordinanza o sentenza

Il giudice redattore : il giudice per LA REDAZIONE DELLORDINANZA O SENTENZA . nominato dalla corte. Il testo della pronuncia da questi redatto viene approvato dal collegio in Camera di consiglio; segue la fase della sottoscrizione da parte del Presidente e giudice redattore La SPECIALIZZAZIONE del giudice redattore - relatore solleva diversi problemi: 1. La posizione differenziata rispetto a quella degli altri giudici in riferimento alla questione, con potenziale pregiudizio per leffettiva collegialit dellorgano. 2. I criteri adottati per la scelta, soprattutto del relatore, sono ispirati ad una marcata specializzazione, con conseguenti rischi di eccessiva personalizzazione della giurisprudenza costituzionale, almeno su date materie.

LA MOTIVAZIONE DELLE PRONUNCE E LOPINIONE DISSENZIENTE.


Lobbligo di motivazione delle pronunce della corte non trova unespressa previsione a livello costituzionale , ma si rinviene art 18 L. 87/53 a norma del quale le sentenze sono pronunciate in nome del popolo italiano e debbono contenere : lindicazione dei motivi di fatto e diritto; il dispositivo; la data della decisione e sottoscrizione; le ordinanze possono essere succintamente motivate. Il fondamento costituzionale dellobbligo di motivazione si ritrova art.111.1 Cost. in forza del quale tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. La previsione dellobbligo di motivazione risponderebbe sia ad esigenze interne al procedimento sia ad esigenze esterne. Soltanto a partire dal XVIII secolo, alla motivazione dei provvedimenti giurisdizionali stato riconosciuto il CARATTERE DI FULCRO della decisione, e di luogo privilegiato di inveramento dei principi fondamentali sulla funzione giurisdizionale, fino a riconnettersi strettamente , la stessa legittimazione complessiva dellattivit dei giudici. La motivazione delle varie pronunce si tradotta in : Spiegazione e giustificazione della decisione presa. Sintesi espressa del concorso dei fattori, di natura giuridica, politica , e ideologica che avevano condotto a quel risultato

Strumento con il quale il giudice costituzionale mirava evidentemente ad ottenere il consenso della comunit sulla propria giurisprudenza Principale mezzo di controllo democratico

Le FINALITA della motivazione sono di due ordini:


Sul versante esterno : si fa riferimento alla possibilit che attraverso la motivazione della pronuncia i destinatari e in generale la pubblica opinione siano posti in grado di esercitare un effettivo controllo su di essa; -Sul versante interno: si fa riferimento alla capacit della motivazione di esprimere una sorta di doppia coerenza: da un lato, tra i passaggi che la compongono e il dispositivo che ne consegue, e, dallaltro, tra quella pronuncia e i precedenti con cui si salda per dare vita a indirizzi giurisprudenziali tendenzialmente coerenti, pur nellovvia possibilit di mutamenti. Ci si chiede se la natura del ragionamento giuridico svolto dal giudice nella motivazione del provvedimento debba intendersi in chiave descrittiva (1) del procedimento decisorio ovvero giustificativa (2) del suo risultato. 1- Il giudice esporrebbe il resoconto delliter logico e psicologico seguito per giungere alla decisione, esplicitando i vari passaggi argomentativi che hanno condotto al dispositivo della pronuncia; la motivazione costituisce il prius della decisione, la fase dove il giudice pone le premesse rispetto alle quali il dispositivo risulter essere la conclusione sillogistica. 2- Il giudice esprime le ragioni sulle quali dovrebbe fondarsi laccettazione e il consenso dei destinatari della pronuncia; la motivazione costituisce la razionalizzazione degli argomenti idonei a far ritenere valida ovvero convincente la decisione e giustificazione elaborata ex post; il luogo giuridico-argomentativo dove le ragioni reali che hanno ispirato il dispositivo trovano espressione soltanto eventuale. Lobbligo di motivazione ha carattere essenziale ed necessario che questa sia sufficiente, completa, e che esprima un percorso argomentativo tendenzialmente lineare. Nella prassi, la scarsit della motivazione o lutilizzo dei propri precedenti sembra conferire al giudice costituzionale una eccessiva e quasi incontrollata discrezionalit. Si richiede che la Corte prenda le proprie decisioni alla luce della ragionevolezza, e che precisi i passaggi alla stregua dei quali effettua le sue valutazioni. Un simile sforzo di razionalizzazione dei criteri di giudizio supporterebbe la convinzione di una minore discrezionalit del giudice, rafforzando la stessa idea della continuit giurisprudenziale, al di l delle soluzioni caso per caso. Da qui deriva la problematica del dissent (opinione dissenziente). Le origini del dissent si ritrovano negli Stati Uniti dAmerica tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Costituisce la facolt per il giudice in disaccordo con la decisione o con largomentazione adottate dalla maggioranza del collegio, di redigere una propria opinione separata, dissenziente ovvero concorrente, che si accompagna allopinione della Corte. Listituto si progressivamente diffuso, sono ormai poche le realt come lItalia che continuano a prevedere losservanza del pi assoluto riserbo sulla deliberazione assunta nella camera di consiglio.

Con riguardo allistituto del dissenso nellambito delle giurisdizioni ordinarie, si ritrovano alcune costanti: -Accentuazione della valenza oggettiva del dissenso manifestato dal componente del collegio;Marcata prevalenza dei significati extraprocessuali ad esso attribuiti. Le ragioni favorevoli consistono: -Esaltazione del senso di responsabilit di ciascun giudice; -Grado di compiutezza nello studio della controversia internamente al collegio giudicante; -Maggiore conoscibilit del momento decisionale; -Compiutezza della motivazione che accompagna il giudizio reso dal collegio; -Trasparenza delliter decisorio; -Contributo alla mediazione delle posizioni; -Rafforzamento dellautorit della pronuncia; -Evoluzione e dinamismo giurisprudenziale; -Fedelt dei meccanismi evolutivi della giurisprudenza ad un principio di continuit dellordinamento giuridico; -Riflessi positivi sul sistema complessivamente inteso, dal legislatore, ai giudici comuni, allopinione pubblica. Le ragioni contrarie consistono in: -Rischi per lindipendenza del collegio, che potrebbero non avere la fermezza necessaria per resistere alle pressioni, o sarebbero allopposto incentivati al protagonismo e agli eccessi polemici; -Accrescimento della mole di impegno per ciascun componente, e quindi il rallentamento nei ritmi di attivit dellorgano; -Pericoli di una minore linearit e rigorosit dellargomentazione, dal momento che appare improbabile che i giudici in minoranza rinuncino ad influenzare il processo decisionale del collegio, mentre lintenzione a determinarsi a scrivere lopinione dissenziente potrebbe essere esplicitata anche al momento della formazione della decisione, demotivando il singolo giudice dallimpegno di giungere a soluzioni concordate; -Indebolimento che subirebbe tanto la singola pronuncia quanto lautorit del giudice costituzionale; -Incapacit di modificare la volont espressa dalla maggioranza del collegio ed eventualit, di segno opposto, di potersi tradurre in un fattore capace di contrastare una pronta e compiuta soluzione della controversia, sollecitando un continuo riesame delle questioni e favorendo, sul piano complessivo del funzionamento del sistema, un aumento della litigiosit sociale; -Riflessi negativi sui giudici comuni.

Linteresse nel corso degli anni Novanta ci sono state 2 iniziative, in Italia, con riguardo alla possibilit di introdurre listituto dellopinione dissenziente: 1)Un seminario promosso dalla Corte nel 1993, riguardante lindagine sulla presenza o meno nel diritto positivo di principi o disposizioni contrastanti con listituto, e lesame dello strumento normativo pi idoneo per dare forma allinnovazione; 2)Un progetto elaborato dalla Commissione bicamerale istituita dalla legge costituzionale 1/97 secondo cui le decisioni della Corte si sarebbero pubblicate con le eventuali opinioni in dissenso dei giudici. Da quegli accadimenti sono trascorsi alcuni anni, fino a che, nel maggio del 2002, la Corte costituzionale si effettivamente riunite, in sede non giurisdizionale, per deliberare sullintroduzione, o meno, dellopinione dissenziente. La decisione in senso negativo segu sostanzialmente allesame della proposta messa a punto dalla Commissione studi e regolamenti nel 1997, ed aveva ad oggetto il non accoglimento della proposta di introduzione dellart. 18 bis nelle norme integrative, riguardante appunto la disserting opinion. Era una proposta dal contenuto piuttosto singolare, che prevedeva la pubblicit dei soli motivi del dissenso, lanonimato dei giudici dissenzienti, la sottoscrizione del provvedimento (comprensivo dei motivi del dissenso) da parte di tutti i giudici. Nemmeno la riforma delle norme integrative del 2004 ha innovato in riferimento allart. 18. La relazione annuale del Presidente della Corte dedicata alla giustizia costituzionale nel 2003 esplicit lesistenza di un caso di dissociazione tra giudice relatore e giudice redattore: ad assumere rilievo decisivo la circostanza che la dissociazione non soltanto continua a verificarsi, ma diventa oggetto di franca ammissione da parte della Corte, fino ad essere annoverata nella relazione annuale unitamente agli altri dati di funzionamento del collegio. Le relazioni del 2004, 2005, 2006, hanno puntualmente riproposto il dato sulle intervenute dissociazioni. Il fenomeno delle dissociazioni conta in 4 anni gi 10 casi accertati e conclamati: si tratta di casi di dissenso emersi attraverso le strette maglie del sistema. Essi si riferiscono al solo dissenso del relatore designato per la specifica questione, il quale, in un contesto in cui pure presente la prassi del relatore che dissente ma che non si rifiuta di stendere la motivazione per il collegio, decide tuttavia di far emergere allo scoperto la sua contrariet rispetto alla decisione collegiale. Si accenni al fatto, infine, che con la sentenza 393/06 si precisa per la prima volta che il relatore stato sostituito per la redazione della sentenza dal giudice xy e si da talune parti letto in ci la possibile introduzione del dissent per via pretoria. Ma si di fronte a vere e proprie opinioni dissenzienti? Qualcuno sostiene che si tratti sicuramente di unespressione di dissenso, ma non di vere e proprie opinioni dissenzienti, anche in ragione della totale assenza di motivazione a supporto. In realt, si pu convenire che non si tratti di unopinione dissenziente linguisticamente formulata e argomentata, ma sembra difficile negare che anche questo sia dissenso, nel senso di una manifestazione del componente di un organo giurisdizionale di natura collegiale, formalizzata e conoscibile, che esprima valutazioni divergenti rispetto allatto imputabile al collegio, nel che, in definitiva, riposa lessenza dellistituto.

CAPITOLO III. IL GIUDIZIO DI COSTITUZIONALITA DELLE LEGGI. LA VIA INCIDENTALE

SEZIONE 1 . I PRESUPPOSTI LA NOZIONE DI GIUDICE E DI GIUDIZIO


La Corte costituzionale pu essere chiamata a giudicare in ordine alla conformit alla Costituzione di una legge o di un atto avente forza di legge o in via diretta (o principale, attivata da un ricorso statale avverso gli statuti o le leggi regionali o da un ricorso regionale nei confronti delle leggi statali o di altre Regioni e solo relativamente a problemi di competenza), o in via incidentale, esercitata da un giudice nel corso di un qualsiasi giudizio. Inoltre previsto il giudizio sulle leggi a seguito del riconoscimento dellidoneit di una legge o di un atto avente forza di legge a costituire oggetto di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il giudizio di costituzionalit delle leggi in via incidentale riveste una posizione di assoluta preminenza sulle altre competenze. In un sistema a costituzione rigida la soggezione del giudice alla legge vale quando questa sia stata approvata nel rispetto delle regole e dei principi stabiliti dalla Costituzione: il giudice che dubiti della legittimit costituzionale di una legge, non tenuto ad applicarla, ma deve richiedere lintervento della Corte costituzionale che risolva il dubbio di costituzionalit sospendendo il giudizio fino alla pronuncia in cui la Corte costituzionale dichiari la fondatezza o meno del dubbio di costituzionalit. La nozione di giudice e di giudizio, come condizioni legittimanti la proposizione di una questione di costituzionalit di una legge, stata elaborata dalla giurisprudenza costituzionale: 1. In un primo periodo, la Corte ha ritenuto importante e condizione necessaria e sufficiente che la questione fosse sollevata da unautorit inserita stabilmente nellordine giudiziario, reputando superflua ed irrilevante qualunque altra indagine sul tipo di attivit svolta. 2. Secondo periodo, la Corte si fatta pi rigorosa e selettiva, introducendo un nuovo limite, cio il carattere giurisdizionale e non amministrativo delle funzioni dellautorit giudiziaria remittente e giungendo alla dichiarazione di inammissibilit delle questioni sollevate da un giudice pur fornito di poteri decisionali, ma esercitati nellambito di un procedimento a carattere amministrativo e non giurisdizionale. La Corte non si accontenta pi che la questione sia sollevata da un giudice nellatto di applicare una disposizione a un caso concreto (elemento soggettivo), ma richiede che ci avvenga nel corso di un procedimento avente carattere giurisdizionale (elemento oggettivo) e che la soluzione delleccezione sia pregiudiziale per lemanazione di un provvedimento giurisdizionale. La Corte solo raramente ha ritenuto sufficiente, ai fini del giudizio di costituzionalit, la sussistenza dellesercizio di funzioni giudicanti per lobiettiva applicazione della legge da parte di soggetti anche estranei allorganizzazione della giurisdizione e posti in posizione super partes. Questo fino ad ora si verificato solamente in poche occasioni: 1) La prima relativa alla legittimazione della Corte come giudice a quo ai fini della legittimazione alla rimessione alla Corte di Giustizia di questioni relative allinterpretazione del diritto comunitario. Nei casi in cui la Corte ha funzionato come giudice a quo, ha sempre accolto la questione dichiarando lincostituzionalit della disposizione della cui conformit alla Costituzione essa stessa aveva dubitato, seppure attraverso un giudizio marcatamente deliberatorio di non manifesta infondatezza.

2) Gli altri casi hanno riguardato la sezione disciplinare del Csm e la Corte dei conti in sede di controllo, legittimate limitatamente a profili attinenti alle leggi di spesa. La Corte dei conti in particolare legittimata a ragione della specificit dei suoi compiti nel quadro della finanza pubblica. 3) Con riguardo agli arbitri, prevista la legittimazione a sollevare questioni di costituzionalit da parte degli arbitri nellambito dellarbitrato regolato dal codice di rito. Questo perch secondo la Corte costituzionale il giudizio arbitrale non si differenzia da quelli che si svolgono davanti al giudice per la ricerca e linterpretazione delle norme applicabili, tra le quali ovviamente debbono ritenersi comprese anche quelle costituzionali. Ci, anche se in concreto il numero di questioni rimesse alla Corte da parte degli arbitri molto ridotto. Non sono state riconosciute la legittimazione del Consiglio di stato in sede di ricorso straordinario al capo dello Stato, n la legittimazione del pubblico ministero a promuovere il giudizio di legittimit costituzionale (questi infatti non pu essere equiparato al giudice ai fini della rimessione di questioni di costituzionalit, poich non ha il potere di emettere provvedimenti decisori, e non pu quindi sostituirsi allautorit giudiziaria). Quanto al giudizio, si tratta di un procedimento di natura giurisdizionale, con esclusione della possibilit di sollevare questioni di costituzionalit da parte di un giudice nellambito di procedimenti aventi carattere amministrativo.

IL CONTROLLO SULLE LEGGI ANTERIORI ALLA COSTITUZIONE


Ci si chiede se la competenza a giudicare sulla conformit alla Costituzione relativa anche alle leggi e agli atti aventi forza di legge approvati ed entrati in vigore prima della Costituzione, oppure soltanto alle leggi ed atti aventi forza di legge successivi. Nel periodo 1948-1955 lautorit giudiziaria dovette scegliere tra leffetto di abrogazione e leffetto di incostituzionalit, vale a dire tra considerare la Costituzione alla stregua di uno ius superveniens che, se in contrasto con le fonti previgenti, avrebbe dovuto prevalere in virt del principio temporale, oppure valorizzare la superiorit della nuova fonte optando per la dichiarazione di incostituzionalit. Aderire alla tesi dellabrogazione significava: a) Che la Corte costituzionale avrebbe dovuto occuparsi solamente della costituzionalit delle leggi successive alla Costituzione e non di quelle precedenti; b) Considerare la Costituzione al pari di una lex posterior, anzich di una lex superior, venendo cos a far scomparire la distinzione fra una costituzione rigida e una costituzione flessibile; c) Riconoscere tale effetto solo a quelle disposizioni costituzionali espresse in forma assolutamente specifica, tali da essere immediatamente applicabili, negando invece valore, ai fini di una loro applicazione, a tutte quelle disposizioni contenenti principi ed escludendo leffetto di indirizzare lattivit interpretativa del giudice. Da qui origina la distinzione tra disposizioni costituzionali programmatiche, che sarebbero riferibili esclusivamente al potere legislativo ed applicabili solo dopo lintervento di attuazione dello stesso; e disposizioni costituzionali precettive (ad applicazione diretta, indiretta o differita), le quali se precettive ad applicazione diretta, avrebbero prodotto labrogazione delle precedenti disposizioni di legge.

La Corte costituzionale con la sua prima decisione (1/56) risolse la questione con estrema chiarezza, rilevando che lassunto che il nuovo istituto della illegittimit costituzionale si riferisce solo alle leggi posteriori alla Costituzione e non anche a quelle anteriori, non pu essere accolto, sia perch, dal lato testuale, tanto lart. 134 Cost. quanto lart. 1, l. cost. 1/48, parlano di questioni di legittimit costituzionale delle leggi senza fare alcuna distinzione, sia perch dal lato logico innegabile che il rapporto tra leggi ordinarie e leggi costituzionali e il grado che ad esse rispettivamente spetta nella gerarchia delle fonti, non mutano affatto, siano le leggi ordinarie anteriori, o siano esse posteriori a quelle costituzionali. La Corte non escluse la possibilit di considerare abrogate, anzich incostituzionali, le disposizioni precedenti in contrasto con la Costituzione, ma pose comunque in evidenza come i due istituti si muovono su piani diversi e con effetti e competenze differenti, essendo pi ristretto il campo dellabrogazione e potendo solo per questa avere valore determinate la distinzione tra norme programmatiche e norme precettive.

IL PARAMETRO COSTITUZIONALE E LE NORME INTERPOSTE. Lart. 134b Cost. riconosce alla Corte costituzionale la competenza a giudicare sulla conformit
alla Costituzione delle leggi e degli atti aventi forza di legge statali e regionali. Il parametro dato dalla Costituzione e leggi formalmente costituzionali, anche se per effetto della norma interposta, la Corte chiamata a giudicare su casi che in apparenza sembrerebbero conflitti tra due fonti di livello primario. Un esempio dato dal rapporto tra legge delega e decreto legislativo: -Art. 76 Cost.: il decreto legislativo deve rispettare i limiti di materia, di tempo ed i criteri e principi direttivi che la legge delega deve necessariamente indicare. Qualora in decreto legislativo non lo faccia, viene a porsi formalmente in contrasto con un atto di pari forza normativa, cio la legge delega, ma sostanzialmente viene a confliggere con la previsione dellarticolo 76 Cost. Per questo le disposizioni della legge delega, che si assumono violate, vengono a porsi come norma interposta tra il decreto legislativo e la Costituzione, consentendo alla Corte di giudicare sulla conformit del primo alla seconda. La tecnica della norma interposta richiamata in ulteriori ipotesi di contrasto: -Tra leggi delle regioni ordinarie e principi fondamentali stabiliti dalla legge statale: indiretta violazione dellart. 1173 Cost.; -Tra legge regionale e statuto regionale: art. 123 Cost.; -Tra legge statale sulla condizione giuridica dello straniero e norme e trattati internazionali in materia: art. 102 Cost.; -Tra legge statale e Patti lateranensi: art. 72 Cost.; -Tra legge nazionale e trattati istitutivi della CEE: art. 11 Cost. Il riferimento dellart. 134 Cost. a fonti di livello primario quale oggetto del giudizio costituzionale aveva posto il problema della sottoponibilit al controllo di costituzionalit delle leggi costituzionali e di revisione costituzionale. La Corte ha preso posizione affermando che la Costituzione contiene alcuni principi supremi che non

possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale, neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali. Questi sono sia i principi che la stessa Costituzione esplicitamente prevede come limiti assoluti al potere di revisione costituzionale (come la forma repubblicana), sia i principi che, pur non essendo espressamente menzionati fra quelli non assoggettabili al procedimento di revisione costituzionale, appartengono allessenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana: la Corte competente a giudicare sulla conformit delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali nei confronti dei principi supremi dellordinamento costituzionale. La Corte costituzionale competente a sindacare anche le omissioni legislative, qualificando le stesse come una norma comunque ricavabile dal sistema e dichiarando lincostituzionalit di una disposizione nella parte in cui non prevede. Sia la dottrina prevalente che la giurisprudenza sono favorevoli allidoneit del decreto del Presidente della Repubblica che recepisce il risultato del referendum abrogativo a costituire oggetto di un giudizio di costituzionalit. Non si presentano problemi circa la possibilit di verificare, attraverso la via incidentale, la conformit ai principi costituzionali della situazione normativa venutasi a verificare a seguito dellabrogazione referendaria. In realt, nella prassi, la Corte ha finito con lanticipare il giudizio di conformit alla Costituzione della normativa di risulta alla fase del giudizio di ammissibilit.

LA NOZIONE DI LEGGE ED ATTO AVENTE FORZA DI LEGGE: I REGOLAMENTI COMUNITARI E I DECRETI LEGGE
I regolamenti comunitari non possono essere ricompresi nella nozione di legge ed atto avente forza di legge ex art. 134 Cost. e quindi si nega la competenza della Corte ha giudicare sulla conformit degli stessi alla Costituzione. Da ricordare a tal proposito la teoria dualista, la quale sostiene che ordinamento nazionale e ordinamento comunitario sono due distinti ed autonomi ordinamenti regolati secondo il principio di competenza. I regolamenti comunitari non possono porsi in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale o con i diritti inalienabili della persona umana, vale a dire con quei principi supremi, caratterizzanti il nostro sistema costituzionale, i quali non possono essere modificati neppure attraverso il procedimento di revisione costituzionale (c.d. controlimiti). In caso di conflitto, il controllo verr esercitato (secondo il sistema della norma interposta), sulla legge nazionale, nella parte in cui ha introdotto e dato validit alla fonte comunitaria. Per quanto riguarda i rapporti tra i regolamenti comunitari e la legge o latto avente forza di legge nazionale, in un primo tempo venne applicato il principio temporale di successione nelle fonti del tempo, escludendo, di conseguenza, che leventuale contrasto potesse dar luogo a problemi di costituzionalit. Successivamente, una volta sancita la prevalenza del diritto comunitario, venne posta una differenziazione a seconda che la fonte comunitaria fosse precedente o successiva a quella nazionale. Nel secondo caso, il giudice avrebbe potuto direttamente far valere la prevalenza del regolamento comunitario, disapplicando nella specie la legge o latto avente forza di legge con esso contrastante; se la fonte comunitaria era precedente a quella nazionale, la Corte neg la possibilit per il giudice di disapplicare, sul presupposto della prevalenza del diritto comunitario, la legge nazionale, dovendo egli in questo caso sollevare una questione di legittimit costituzionale.

Infine, la Corte ha stabilito che in entrambi i casi il giudice pu procedere alla disapplicazione della legge nazionale senza la necessit di sollevare questione di costituzionalit. La Corte pu giudicare, attraverso la tecnica della norma interposta, circa il contrasto tra una legge nazionale ed un regolamento comunitario, ma solamente se investita in via diretta e non nellambito della via incidentale. I decreti legge sono sottoponibili al giudizio di costituzionalit della Corte. I problemi maggiori riguardano i tempi e modi del processo costituzionale, che superando abbondantemente i 60 giorni di vigenza massima del decreto legge, rende impossibile il controllo della Corte sulla decretazione durgenza del Governo. La giurisprudenza costituzionale riteneva che: -Una volta intervenuta la legge di conversione perdevano rilievo e non potevano trovare ingresso nel giudizio di costituzionalit le censure di illegittimit dedotte con riguardo ai limiti del potere del Governo nelladozione dei decreti legge; -Nel caso in cui il decreto legge impugnato non fosse stato, al momento del giudizio costituzionale, convertito nei termini, la questione doveva essere dichiarata manifestamente inammissibile, avendo il decreto perduto efficacia sin dallinizio e risultando quindi la questione prova del suo oggetto. In seguito, la Corte costituzionale ha affermato che la preesistenza di una situazione di fatto comportante la necessit e lurgenza di provvedere tramite luso del decreto legge, costituisce un requisito di validit costituzionale dello stesso di modo che leventuale evidente mancanza di quel presupposto configura tanto un vizio di legittimit costituzionale del decreto legge, quanto un vizio in procedendo della stessa legge di conversione, avendo questultima valutato erroneamente lesistenza di presupposti di validit in realt insussistenti e, quindi, convertito in legge un atto che non poteva essere legittimo oggetto di conversione (29/95). C pertanto la possibilit di controllare lassenza dei presupposti di necessit ed urgenza anche successivamente allavvenuta conversione in legge del decreto, negando effetto sanante alla legge medesima. In seguito, la Corte costituzionale afferm che la mancanza dei requisiti di necessit ed urgenza previsti dallarticolo 77 Cost., non un vizio sindacabile della Corte, che pu accertare e sanzionare lesistenza di un simile vizio solamente quando lo stesso appaia evidente. Lonere di dimostrare levidenza spetta al giudice. Solo cos il sindacato di legittimit della Corte non rischia di sovrapporsi alla valutazione di opportunit politica riservata al Parlamento. Nel 2007, la Corte ha per la prima volta dichiarato lincostituzionalit di una norma contenuta in un decreto legge per evidente mancanza dei requisiti di necessit ed urgenza. Questa norma riguardava le cause di candidabilit alla carica di sindaco ed era stata inserita in un decreto in cui la giustificazione della necessit ed urgenza della sua approvazione faceva richiamo a problemi che non avevano attinenza con i requisiti per concorrere alla carica di sindaco. Lassenza delle condizioni di necessit ed urgenza nel decreto legge, determina un vizio in procedendo della legge di conversione, tale che lincostituzionalit del decreto non pu che estendersi alla legge di conversione. La Corte ha provveduto ad estendere il giudizio di costituzionalit sulle disposizioni di un decreto legge decaduto alle identiche disposizioni di un successivo decreto legge o della legge di conversione (effetto trasferimento), e ha poi raggiunto il massimo dellefficacia pratica per contrastare labuso della decretazione durgenza; ci, quando ha dichiarato lincostituzionalit della reiterazione dei decreti legge nello stesso testo, ritenuta contrastante con il carattere necessariamente provvisorio del decreto, in quanto veniva a procrastinare di fatto il termine

perentorio ed invalicabile di 60 giorni fissato dalla Costituzione ed a stabilizzare e prolungare le ragioni straordinarie poste a fondamento delle condizioni di necessit ed urgenza del decreto legge originario.

IL PROCESSO DI DELEGIFICAZIONE, I REGOLAMENTI PARLAMENTARI, LE NORME INTEGRATIVE PER I GIUDIZI COSTITUZIONALI, I REGOLAMENTI GOVERNATIVI
Nellipotesi di regolamenti delegati, spetta al giudice di procedere preliminarmente a valutare il rapporto tra le norme aventi forza di legge e le disposizioni regolamentari che le riproducono in atti di delegificazione, nel senso di poter continuare a riferire leffetto normativo alla disposizione di legge, allorch latto regolamentare ecceda i limiti di materia che la legge ha previsto come suscettibile di delegificazione e quindi di poter sollevare questione di costituzionalit della disposizione medesima. La Corte costituzionale ha escluso la sindacabilit dei regolamenti parlamentari nel giudizio sulle leggi, sulla base di ragioni di ordine formale e di carattere sistematico. Nel nostro sistema costituzionale al Parlamento viene riconosciuta unindipendenza garantita nei confronti di qualsiasi altro potere; per cui i regolamenti, essendo svolgimento della Costituzione, hanno una peculiarit e una dimensione che ne impedisce la sindacabilit. Non avendo queste valore di legge sono estranee al sindacato di costituzionalit affidato alla Corte costituzionale. Viene anche esclusa la sindacabilit dei regolamenti amministrativi nel giudizio di costituzionalit: il contrasto di un regolamento governativo con i principi costituzionali pu verificarsi o perch esso fedele attuazione di una legge, che per contrasta con la Costituzione (ed in questo caso dovr essere la legge ad essere oggetto di una questione di legittimit costituzionale che, se accolta, far cadere con essa anche lefficacia del regolamento che sulla stessa si fondava); oppure allorch la legge, cui il regolamento si riferisce, pienamente conforme alla Costituzione, ed allora il provvedimento si porr in contrasto con la legge ed in questa ipotesi il vizio dovr essere fatto valere davanti al giudice amministrativo che annuller il regolamento o per violazione di legge oppure davanti al giudice ordinario che potr disapplicarlo.

SEZIONE II. LA FASE DAVANTI AL GIUDICE A QUO LA NOZIONE DI RILEVANZA, DI NON MANIFESTA INFONDATEZZA E LA DOVEROSA SPERIMENTAZIONE DELLINTEPRETAZIONE CONFORME
Gli adempimenti richiesti al giudice a quo ex art. 23
1,2,3

, L. 87/53 sono:

1) Il giudice, a seguito di istanza di parte o dufficio, deve sollevare questione di legittimit costituzionale quando dubiti che una determinata disposizione sia in contrasto con la Costituzione, potendo evitare di farlo solo nel caso in cui, con riguardo allistanza di parte, ritenga leccezione proposta assolutamente priva di qualsiasi reale fondamento; deve cio verificare che la questione di costituzionalit sia non manifestamente infondata; 2) Oggetto della questione deve essere una norma che il giudice ritenga necessaria ed indispensabile per la decisione del giudizio pendente davanti a lui: la questione costituzionale deve essere rilevante;

3) Il giudice ha lobbligo di dimostrare di aver sperimentato, prima di sollevare leccezione di costituzionalit, la possibilit di superare il dubbio attraverso uninterpretazione della legge conforme alla Costituzione. Si parla di interpretazione conforme: il giudice deve usare i propri poteri interpretativi tutte le volte che una questione di costituzionalit pu essere risolta attraverso uninterpretazione conforme alla Costituzione, dal momento che una legge si dichiara incostituzionale non perch possibile darne interpretazioni incostituzionali, ma perch impossibile darne interpretazioni costituzionali. Quando il giudice ritiene la questione manifestamente non fondata o irrilevante, pronuncia un provvedimento (di manifesta infondatezza o di irrilevanza) che, nel primo caso, decide la questione nel merito. La decisione ha carattere definitivo e inoppugnabile nella fase del processo in cui stata pronunciata, e dovrebbe essere contenuta in un provvedimento autonomo e separato rispetto alla sentenza con cui viene risolto il merito del giudizio principale ed essere anche adeguatamente motivata (anche se nella prassi la reiezione della questione motivata in modo stringato ed contenuta nella sentenza che decide il merito). La nozione di rilevanza si ricava da due importanti articoli: -Art. 1, l. Cost. 1/48: parla di questione di costituzionalit di una legge o di un atto avente forza di legge sollevata nel corso di un giudizio; -Art. 232, l. 87/53: la condizione per la proposizione di uneccezione di costituzionalit quella per cui il giudizio non pu essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimit costituzionale. In dottrina ci sono 2 orientamenti differenti circa la nozione di rilevanza: 1.Per il primo, si tratta di mera applicabilit della disposizione impugnata nel giudizio a quo. 2. Per la seconda, si tratta di necessaria influenza delleventuale pronuncia di accoglimento della Corte sulla decisione del giudizio a quo, anche se non necessariamente sul risultato finale, essendo sufficiente lesistenza di uninfluenza sul modo di decidere il processo; questa seconda interpretazione prevalente. Leventuale dichiarazione di incostituzionalit deve poter condurre alla disapplicazione nel giudizio a quo della norma dichiarata incostituzionale a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Questimpostazione stata attenuata eccezionalmente. Ritenendo la Corte sufficiente una influenza come generica utilit, allo scopo di poter giudicare su disposizioni altrimenti istituzionalmente irrilevanti, come ad esempio nel caso delle norme penali di favore, la cui dichiarazione di incostituzionalit, in virt del principio della applicazione, in caso di successione di leggi nel tempo, della disciplina pi favorevole al reo, non potrebbe mai trovare applicazione nel giudizio a quo. La Corte ha ritenuto di poter procedere ad un controllo sul giudizio di rilevanza espresso dal giudice e limitato al carattere plausibile della motivazione, la quale pu essere censurata solo se palesemente arbitraria o affetta da vizio logico o contraddittoria, non univoca o tale da non consentire la verifica del necessario nesso di strumentalit (possibilit di contrasto tra la Corte che ritenga non applicabile nel giudizio principale la disposizione impugnata, e giudice di quel processo che ritenga invece di non poterne prescindere). Il momento al quale fare riferimento per valutare la sussistenza della rilevanza quello dellemanazione dellordinanza di rinvio:

viene escluso qualsiasi rilievo allirrilevanza sopravvenuta (si tratta del venir meno della rilevanza a seguito di fatti nuovi successivi a tale momento). LArt. 22 norme integrative stabilisce infatti linapplicabilit delle norme sulla sospensione, interruzione ed estinzione del processo al giudizio costituzionale anche nel caso in cui, per qualsiasi causa, sia venuto a cessare il giudizio rimasto sospeso davanti allautorit giudiziaria, che ha promosso il giudizio di legittimit costituzionale. Il giudice comune riveste il ruolo di giudice nazionale e di giudice comunitario, avente lobbligo di investire in via pregiudiziale la Corte di giustizia per problemi interpretativi relativi alla normativa comunitaria da applicare. Nel caso in cui si trovi di fronte alla necessit di sollevare sia una questione di costituzionalit sia una questione interpretativa del diritto comunitario, si verifica una situazione doppia pregiudizialit: la Corte ritiene che la soluzione della pregiudizialit comunitaria, incidendo sulla rilevanza della questione di costituzionalit, deve precedere temporalmente la pregiudizialit costituzionale, e in caso di sostanziale coincidenza tra la questione di costituzionalit proposta in via incidentale e loggetto di un giudizio comunitario pendente davanti alla Corte di giustizia, dispone il rinvio a nuovo ruolo del giudizio costituzionale, in attesa della pronuncia di questultima. Con riguardo alla nozione e necessit della non manifesta infondatezza della questione, essa ha lo scopo di impedire che giungano alla Corte questioni assolutamente prive di un qualsiasi fondamento.

LORDINANZA DI RIMESSIONE: CONTENUTO, EFFETTI E FORME DI PUBBLICITA. LA TRASMISSIONE DEGLI ATTI DEL PROCESSO A QUO ALLA CORTE COSTITUZIONALE
Lordinanza di rinvio viene pronunciata dal giudice quando ritenga la questione rilevante e non manifestamente infondata; deve inoltre essere esclusa una possibile interpretazione conforme. Lordinanza di rinvio ha un duplice effetto: -Sospende il procedimento in corso in attesa della decisione della Corte costituzionale; -Introduce il giudizio costituzionale, fissandone il thema decidendum. Il contenuto dellordinanza si ricava ex art. 232, l. 87/53: il giudice, nel sollevare una questione di costituzionalit, deve riferirne i termini ed i motivi, indicando le disposizioni di legge sospettate di incostituzionalit ed i parametri costituzionali che si ritengono violati. Il parametro pu essere eccezionalmente dedotto dalla Corte implicitamente dalla motivazione del provvedimento di rimessione; di regola il giudice deve verificare che il parametro indicato risulti pertinente e conferente rispetto alla questione cos come impostata nellordinanza di rinvio. Non ammessa limpugnazione congiuntamente di una serie di disposizioni tra di loro eterogenee oppure di un intero testo normativo, sussistendo in genere lobbligo del giudice di individuare la norma o la parte di essa la cui presenza nellordinamento determinerebbe la lamentata lesione della Costituzione. necessario che il giudice fornisca una compiuta e comunque sufficiente motivazione in ordine alla sussistenza del requisito della rilevanza, della non manifesta infondatezza e dellesclusione di una possibile interpretazione conforme. Tutti gli elementi richiesti per lammissibilit della questione debbono risultare esclusivamente dal provvedimento di rinvio e non possono essere eventualmente tratti dagli atti del giudizio a

quo. Il giudice deve descrivere la concreta fattispecie sottoposta al suo giudizio e rendere esplicite le ragioni che lo portano a dubitare della legittimit costituzionale di una norma, per cui la motivazione deve essere autosufficiente e non pu essere sostituita n integrata dal rinvio alla motivazione di altra ordinanza di rinvio, seppure emessa dallo stesso giudice, ma con riguardo ad altro procedimento e non consentito motivare il provvedimento di rimessione per relationem ad altro provvedimento di diverso giudice oppure ad una decisione della Corte costituzionale. Lart. 234, l. 87/53 dispone che lordinanza venga notificata a cura della cancelleria del giudice a quo, alle parti in causa, al Presidente del Consiglio dei ministri o della giunta regionale e comunicata ai presidenti dei due rami del Parlamento o al Presidente del Consiglio regionale. La notifica serve ad individuare i soggetti che possono costituirsi o intervenire nel processo costituzionale incidentale, dando loro notizia dellavvenuta proposizione della questione. Il provvedimento di rimessione poi comunicato ai Presidenti delle assemblee parlamentari (o del consiglio regionale), con lo scopo di porre il parlamento (o il consiglio) nella condizione di conoscere che un proprio atto stato portato a giudizio della Corte e consentire loro, se del caso, di intervenire per modificarlo prima della decisione costituzionale. La pubblicazione su Gazzetta Ufficiale, dellordinanza di rinvio lultimo passaggio del giudizio, e consente di far conoscere a tutti gli operatori giuridici, ed in particolare ai giudici, che una determinata disposizione di legge sub iudice, sollecitando cos prudenza nellapplicazione della stessa e, per il giudice, la riflessione se sospendere a sua volta il procedimento e rinviare anchesso la stessa questione di costituzionalit, con proprie, separate motivazioni, allesame della Corte. Insieme allinvio dellordinanza di rimessione, il giudice deve effettuare la trasmissione degli atti processuali del giudizio principale alla cancelleria della Corte. In caso di eccessivo ritardo da parte del giudice a quo nel trasmettere gli atti alla Corte, non essendo previsto alcun termine perentorio, non sono previste sanzioni. Il CSM per, in seguito alla segnalazione effettuata dal Presidente della Corte costituzionale in ordine alla frequente tardivit di trasmissione delle ordinanze che sollevano questioni di legittimit, ha emanato una circolare con cui dispone che copia dellallegata segnalazione sia trasmessa al primo presidente ed al procuratore generale della Corte di cassazione, nonch ai presidenti e procuratori generali delle corti dappello, richiamando lattenzione degli stessi sullopportunit di darne notizia a tutti gli uffici giudiziari .

SEZIONE III. IL PROCESSO COSTITUZIONALE IL CONTRADDITTORIO NEL GIUDIZIO COSTITUZIONALE: COSTITUZIONE, RUOLO, NOZIONE E DIFESA TECNICA DELLE PARTI DEL PROCESSO PRINCIPALE I soggetti destinatari dellordinanza di rimessione (ovvero le parti del giudizio a quo e il Presidente del Consiglio dei ministri), hanno la possibilit di costituirsi nel processo costituzionale; la loro presenza facoltativa e non indispensabile (si parla di processo a parti eventuali o senza parti) per la prosecuzione del giudizio davanti alla Corte. La decisione di costituirsi o di intervenire deve essere presa entro il termine perentorio di 20 giorni dalla pubblicazione dellordinanza sulla Gazzetta Ufficiale, a pena di inammissibilit

(art. 252, l. 87/53). La Corte costituzionale si comunque dimostrata attenta a garantire il rispetto delle condizioni poste a base del realizzarsi del contraddittorio nel giudizio costituzionale; prevista la sanzione della inammissibilit (semplice o manifesta) nel caso di vizi riscontrati nella notifica dellordinanza di rinvio da parte del giudice, sia in caso di erronea notifica al Presidente del Consiglio dei ministri, anzich a quello della giunta regionale, sia nella mancata notifica ad una delle parti, anche se contumace. Il rispetto dellart. 23, l. 87/53, essenziale e incide sulla rituale instaurazione del contraddittorio e sullesercizio del diritto di difesa nel giudizio incidentale di legittimit costituzionale (anche se recentemente la Corte parsa propensa a riconoscere la sanabilit del vizio, quando il soggetto, cui doveva essere notificata lordinanza di rimessione, si sia ugualmente costituito nel processo costituzionale). Nella prassi accade frequentemente che le parti non esercitino la loro facolt di costituirsi nel processo costituzionale.
La dottrina ha tentato di delineare il ruolo delle parti del processo a quo nel giudizio costituzionale e di indicare gli interessi a tutela dei quali sarebbe prevista e troverebbe fondamento la legittimazione: 1) Una prima tesi riconnette la legittimazione di tali soggetti alla tutela di un interesse specifico e concreto coincidente con quello da essi fatto valere nel giudizio principale; 2) Secondo unaltra impostazione, la legittimazione deve essere riconnessa alla titolarit di un interesse generale alla legittimit delle leggi: le decisioni hanno effetti generali, sono valide non solo per le parti del giudizio pregiudicato, ma per tutti i cittadini; 3) Una terza impostazione riconnette la legittimit alla titolarit di un interesse tipico: linteresse della parte che emerge nel processo costituzionale rileva nella sua tipicit, come situazione rappresentativa di molte altre analoghe. La Corte ha affermato che ai fini della legittimazione a partecipare al processo costituzionale rileva la qualifica formale di parte nel giudizio principale, considerando la situazione al momento dellemanazione dellordinanza di rinvio, prescindendo da una qualsiasi valutazione ed accertamento circa la sussistenza di uno specifico interesse ad essere presente nel giudizio costituzionale. Questo, sia a tutela dello stesso interesse per il quale la parte era presente nel giudizio principale, sia a tutela dellinteresse generale alla costituzionalit della legge, al quale la parte chiamata a dare il proprio contributo come rappresentante di una determinata posizione. La parte subisce direttamente le conseguenze dellapplicazione della legge della cui costituzionalit si dubita: si tratta della persona pi idonea a portare alla Corte dati ed elementi tratti dalla propria esperienza concreta, che viene da questa sussunta non nella sua specificit, ma nella sua tipicit, attribuendo per questo al soggetto la funzione e il ruolo di rappresentante. Lo stesso interesse concreto del giudizio a quo pu anche mancare, mentre linteresse generale alla costituzionalit della legge si presume sussistente e irrinunciabile. Analizziamo la legittimazione a costituirsi di determinati soggetti: -Il pubblico ministero non legittimato a sollevare questioni di costituzionalit, perch troppo simile alle parti, ma non pu costituirsi nel giudizio costituzionale perch troppo simile al giudice; -Il difensore della parte privo di legittimazione a costituirsi, data la sua qualificazione come rappresentante della parte e non come parte nel giudizio principale; -E riconosciuta la legittimazione delle regioni e province autonome su questioni aventi ad oggetto atti statali, limitatamente allipotesi in cui questi rivestano unimportanza particolare per la regione o provincia autonoma. Da ricordare lart. 20, l. 87/53, il quale afferma che: 1-Nei procedimenti dinanzi alla Corte costituzionale la rappresentanza e la difesa delle parti pu essere affidata soltanto ad avvocati abilitati al patrocinio innanzi alla Corte di cassazione. 2-Gli organi dello Stato e delle Regioni hanno diritto di intervenire in giudizio. La Corte ha stabilito che questa regola riguarda la rappresentanza e difesa nel giudizio, poich si stabilisce che non richiesta per tali organi una difesa professionale. Ci tuttavia non riguarda n vale a modificare la disciplina della legittimazione ad essere parte o ad intervenire in giudizio.

3-Il Governo, anche quando intervenga nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri o di un Ministro a ci delegato, rappresentato e difeso dall'Avvocato generale dello Stato o da un suo sostituto.

LINTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (O DELLA GIUNTA REGIONALE) NELLA RICOSTRUZIONE DELLA DOTTRINA E NELLA PRASSI Lintervento del Presidente del Consiglio (e della Giunta regionale) disciplinato da: Art. 234-Art. 253, l. 87/53: prevedono lobbligo di notificare loro lordinanza di rimessione e la facolt di questi di intervenire e di presentare le proprie deduzioni entro 20 giorni dalla notifica; Art. 4 n.i.: lintervento del Presidente del Consiglio ha luogo con il deposito delle deduzioni, sottoscritte dallAvvocato generale dello Stato o da un suo sostituto, mentre il presidente della giunta regionale, deve depositare pure la procura speciale, contenente lelezione di domicilio a Roma; Art. 5, lett. f, l. 400/88 : prevede di poter far valere la responsabilit politica del Governo per i comportamenti e le posizioni assunti dal Presidente del consiglio davanti alla Corte, in quanto questi tenuto a riferire periodicamente al Consiglio dei Ministri, e di darne comunicazione alle camere, sullo stato contenzioso costituzionale, illustrando le linee seguite nelle determinazioni relative agli interventi nei giudizi costituzionali; Non prevista la necessit di una delibera del Consiglio dei Ministri precedente alla decisione di intervento da parte del Presidente del Consiglio; Il Presidente del consiglio ha lonere di segnalare, anche su proposta dei ministri competenti, i settori della legislazione nei quali, in relazione alle questioni di costituzionalit pendenti, sia utile valutare lopportunit di iniziativa del Governo e di promuovere gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle decisioni della Corte costituzionale. Il ruolo del Presidente del Consiglio nei lavori parlamentari concepito come a tutela di un interesse di parte, volto a conservare la legge in quanto espressione di una certa posizione politica espressa in Parlamento dallesecutivo. Con riguardo alla dottrina che si occupata della presenza del Presidente del Consiglio nei giudizi incidentali, le ricostruzioni del ruolo ad esso riconosciuto possono raggrupparsi essenzialmente in 3 filoni: 1Defensor legis: lintervento del Presidente del consiglio viene inteso in stretta connessione alla posizione del governo, come principale propulsore delliniziativa legislativa, per cui questo visto come il vero soggetto controllato dalla Corte costituzionale. Il suo atteggiamento di difesa della legge impugnata, sembrando giuridicamente e politicamente inconcepibile unadesione alla tesi della illegittimit della legge; 2Pro populo: lintervento del Presidente del Consiglio viene inteso a nome della generalit dei cittadini. Linteresse del Presidente del Consiglio linteresse pubblico alla legittimit dellordinamento, ed egli agisce in rappresentanza dello Stato-comunit;

3Come espressione dellindirizzo politico: il Presidente del Consiglio partecipa al processo costituzionale come rappresentante del Governo, quindi dello Stato-governo, con il compito di dare il proprio contributo allopera della Corte costituzionale, fornendo la propria interpretazione, cio quella di maggioranza, relativamente alle disposizioni soggette al controllo della Corte.

Secondo la giurisprudenza costituzionale, lintervento del Presidente del Consiglio un mezzo di integrazione del contraddittorio prescritto dalla legge, e il suo spiegarsi deve essere sottratto a qualsiasi indagine circa la sussistenza di uno specifico interesse; inoltre quando la legge prevede lintervento del Presidente del Consiglio dei ministri, essa vi ravvisa il rappresentante dello Stato inteso come ordinamento unitario. Nella prassi, il Presidente del Consiglio va di fatto ad esercitare un intervento di difesa della legge impugnata, articolato attraverso la presentazione di una serie di eccezioni di tipo processuale, che mostrano come linteresse perseguito, al di l di una pronuncia nel merito, sia quello di evitare comunque una dichiarazione di incostituzionalit. Occorre soffermarsi su 4 eccezioni rilevanti: si tratta di casi del 1995-1996, in cui la corte ha sostenuto lincostituzionalit della disciplina impugnata. Negli ultimi anni si sta verificando la tendenza a proporre uninterpretazione adeguatrice o correttiva della disposizione impugnata, che valga s ad escludere la pronuncia di incostituzionalit, ma anche a raggiungere lo stesso risultato sostanziale che il giudice a quo si era prefisso attraverso il rinvio alla Corte della questione di costituzionalit.

LINTERVENTO DI SOGGETTI TERZI


Dal momento che possono costituirsi nel giudizio soltanto i soggetti destinatari della notifica dellordinanza di rimessione, per molti anni la Corte ha sostenuto lesclusione dellintervento di terzi, sulla base degli artt. 23 e 25, l. 87/53 e artt. 2 e 3 n.i., i quali attribuiscono la facolt di costituirsi solo alle parti destinatarie della notifica dellordinanza di rinvio. Successivamente, si verificata una timida apertura della Corte, che ha consentito la presenza di soggetti che non avevano assunto, al momento dellemanazione dellordinanza di rinvio, la qualifica di parte del giudizio a quo. Questo, perch nel nostro ordinamento non pu ammettersi che vi sia un giudizio direttamente incidente su posizioni giuridiche soggettive senza che vi sia la possibilit giuridica per i titolari delle medesime posizioni di difenderle come parti nel processo stesso. Deve per essere dimostrato un interesse diretto e individualizzato, riconoscibile, nel caso di soggetti non aventi titolo a intervenire nel giudizio a quo, quando lesito del giudizio di costituzionalit sia destinato a incidere direttamente su una posizione giuridica specificatamente propria dellinterveniente. Con la modifica dellart. 4 n.i. si prevede la possibilit di ammettere lintervento in giudizio di soggetti terzi, diversi cio dalle parti del giudizio principale e dai Presidenti del consiglio dei ministri e della giunta regionale, ferma la competenza della Corte a decidere sulla loro ammissibilit. C unattenta motivazione dei provvedimenti relativi allammissibilit o meno delle richieste di costituzione o di intervento e la necessit di unadeguata forma di pubblicit degli stessi. Nel 1995 si pone fine alla prassi della pubblicazione delle ordinanze senza numero (che, pur se in alcuni casi inserite nella raccolta ufficiale delle sentenze e ordinanze della Corte costituzionale, non avevano alcuna altra forma di pubblicit e venivano ignorate), con la scelta della Corte di pubblicare, in allegato alla decisione che chiude il giudizio, lordinanza dibattimentale che ha risolto la questione relativa allammissibilit o meno della richiesta di costituzione o di intervento nel processo costituzionale.

I POTERI DELLE PARTI COSTITUITE NEL PROCESSO COSTITUZIONALE


Le parti costituite o intervenute nel processo davanti alla Corte, ai sensi degli artt. 25, l. 87/53 e artt. 3 e 10 n.i., possono, nel termine di 20 giorni dalla pubblicazione dellordinanza di rinvio sulla Gazzetta Ufficiale, (1) esaminare gli atti depositati nella cancelleria della Corte, (2) presentare le proprie deduzioni scritte o produrre nuovi documenti relativi al giudizio di costituzionalit, (3) possono depositare memorie illustrative fino al dodicesimo giorno libero prima delludienza pubblica o della riunione in camera di consiglio. La giurisprudenza costituzionale costante nel respingere le richieste delle parti di ampliare il thema decidendum oltre quanto sia ricavabile dallordinanza di rimessione.

LATTIVITA ISTRUTTORIA DELLA CORTE


Per lacquisizione di materiale probatorio, al fine di giungere ad una decisione pi consapevole ed informata, la Corte costituzionale ha la possibilit, ex art. 12 n.i., di disporre con ordinanza interlocutoria i mezzi di prova che ritiene opportuni e di stabilire i termini ed i modi da osservarsi per lesecuzione. Il ricorso ad attivit istruttorie da parte della Corte piuttosto raro nel giudizio incidentale (esempio: ufficio per la documentazione e quantificazione finanziaria). A tal fine, la Corte pu rivolgersi allo stesso giudice a quo, alle parti del giudizio principale o a soggetti terzi (di solito pubblici).

SEZIONE IV. LE DECISIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE

LE DECISIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE La veste formale (sentenza, ordinanza, decreto). Le ordinanze interlocutorie Art. 18, l. 87/53: La Corte giudica in via definitiva con sentenza. Tutti gli altri
provvedimenti di sua competenza sono adottati con ordinanza. I provvedimenti del Presidente sono adottati con decreto. Art. 29, l. 87/53: (deroga al precedente principio) La Corte dichiara con ordinanza (in maniera definitiva) la manifesta infondatezza di una questione di costituzionalit. Questa deroga stata estesa in via giurisprudenziale alle decisioni con cui la Corte conclude per la manifesta inammissibilit delleccezione. La regola espressa soltanto tendenziale: la Corte da sempre usa lordinanza per la decisione di restituzione degli atti al giudice a quo, pur essendo questa una pronuncia che conclude il giudizio. Anche il Presidente della Corte per respingere la richiesta dei rappresentanti della stampa a presenziare alla camera di consiglio in cui si discuteva dellammissibilit delle richieste di referendum abrogativo, ha fatto ricorso allo strumento dellordinanza, anzich a quello del decreto.

Con le decisioni a carattere non definitivo la Corte non pone fine al rapporto processuale che si svolge davanti ad essa e non si spoglia neppure in via temporanea del procedimento di sua competenza. Di questi provvedimenti fanno parte le decisioni con cui la Corte: a-Si pronuncia circa la ammissibilit delle richieste di costituzione nel processo costituzionale delle parti del giudizio a quo, del Presidente del consiglio dei ministri o di soggetti terzi; b-Rinvia la questione a nuovo ruolo a seguito della cessazione dalla carica e dallesercizio delle funzioni di un giudice costituzionale, il quale aveva fatto parte del collegio giudicante alludienza pubblica in cui la causa era stata discussa, in applicazione del principio di immutabilit del collegio; c-Esercita il proprio potere istruttorio; d-Solleva, nelle veste di giudice a quo, davanti a s medesima, una questione di legittimit costituzionale; e-Risolve i problemi attinenti allordine di esposizione delle questioni ed allo svolgimento delludienza; f-Rimette la causa alla pubblica udienza, in quanto dopo essere stata assegnata alla camera di consiglio, a seguito di un pi approfondito esame, ritiene di escludere che questa possa essere decisa nel senso della manifesta infondatezza, come invece era sembrato in un primo momento; g-Dispone di procedere alla riunione di cause connesse per essere risolte attraverso una sola pronuncia.

Le decisioni processuali: la restituzione degli atti al giudice a quo Le decisioni che definiscono il giudizio sono anzitutto decisioni processuali: la Corte si limita a rilevare come motivi di ordine procedurale impediscano alla stessa di verificare il merito della eccezione, che resta quindi assolutamente impregiudicato. Merita attenzione la restituzione degli atti al giudice a quo, provvedimento di origine essenzialmente giurisprudenziale, con cui la Corte restituisce gli atti processuali al giudice chiedendogli di svolgere alcune operazioni da questi omesse oppure di tenere conto di elementi sopraggiunti dopo lemanazione dellordinanza di rimessione. una decisione da ritenersi definitiva, in quanto con essa la Corte chiude il giudizio in corso, pur sollecitando il giudice, se del caso, a investirla di nuovo della questione. I provvedimenti di restituzione possono fare riferimento o a fattori anteriori (si tratta dei casi in cui la Corte invita il giudice a prendere o riprendere in considerazione elementi o fattori che avrebbe potuto o dovuto esaminare al momento dellemanazione dellordinanza di rinvio, in quanto allora gi esistenti), o a fattori sopravvenuti (si tratta dei casi in cui la Corte restituisce gli atti al fine di sollecitare il giudice a prendere in esame elementi sopravvenuti rispetto al momento di emanazione dellordinanza di rinvio, e quindi non potuti entrare nella valutazione espletata dal giudice al momento del rinvio della questione di costituzionalit). Negli ultimi anni prevale la restituzione per fattori sopravvenuti: -C anzitutto la restituzione per ius superveniens: questo, modificando la disposizione impugnata o il quadro normativo in cui essa si inseriva, potrebbe avere influenza sulla questione prospettata, per cui occorre

che il giudice di merito emetta un nuovo giudizio sulla rilevanza, a seguito del quale vedr il giudice stesso se sia da integrare la motivazione nei riguardi della questione sollevata, anche eventualmente in relazione alla normativa sopravvenuta. Simili sono le decisioni fondate su sopravvenute decisioni di accoglimento della Corte costituzionale che hanno prodotto una modificazione normativa che potrebbe interessare la questione sollevata oppure su pronunce interpretative della Corte di Giustizia Cee, sul presupposto della loro efficacia come fonti del diritto. -C poi la restituzione per sopravvenuta modifica del parametro costituzionale: a seguito della riforma del titolo V della Costituzione ad opera della l. Cost. 3/01, si creata la necessit, per molti giudizi costituzionali gi instaurati, di valutare linfluenza della modificazione sopravvenuta del parametro costituzionale. La Corte costituzionale ha proceduto, con riguardo ai giudizi instaurati in via incidentale e pendenti davanti ad essa, ad una generalizzata restituzione degli atti ai giudici a quibus per un riesame della questione alla luce del nuovo assetto costituzionale derivante dalla suddetta revisione costituzionale. Ci si verificato in tutti i casi in cui almeno uno dei parametri invocati risultava essere modificato o abrogato dalla l. cost. 3/01.

La inammissibilit (semplice e manifesta), la irricevibilit e la loro efficacia


Quanto alla pronuncia di inammissibilit semplice, essa viene impiegata in tutte le occasioni in cui la Corte ritiene di non poter scendere ad un esame del merito della questione, ad eccezione dei casi gi visti in cui opera la restituzione degli atti al giudice a quo. I campi di applicazione sono diversi: -Nelle prime decisioni, la formula della inammissibilit veniva impiegata esclusivamente per significare che erano assenti le condizioni previste dalla legge per una legittima instaurazione del giudizio in via incidentale, quando cio la questione non era sollevata da un giudice o aveva ad oggetto un atto privo di forza di legge; -Successivamente, il ricorso alla pronuncia di inammissibilit stato vario, ad esempio per difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo o perch la questione di costituzionalit stata proposta dal giudice in maniera generica, ipotetica o contraddittoria; per mancata legittimazione del giudice o perch la richiesta del giudice era da lui risolvibile attraverso luso dei poteri interpretativi oppure perch erroneo doveva ritenersi il presupposto sul quale leccezione di costituzionalit era stata fondata o erronea lindividuazione della disposizione impugnata,; per non aver adeguatamente motivato in ordine alla rilevanza e/o alla non manifesta infondatezza o per avere fatto un uso improprio del giudizio incidentale; -Inoltre, con riferimento alloggetto del giudizio costituzionale, linammissibilit stata dichiarata per la carenza di forza di legge dellatto impugnato, per non aver considerato disposizioni vigenti al momento dellordinanza di rinvio, per inesistenza delleffetto denunciato, perch incidente sulla sfera di discrezionalit riservata esclusivamente al legislatore o perch richiedente unadditiva in materia coperta dalla riserva di legge di cui allart. 252 Cost. C poi linammissibilit manifesta: manifesta la questione di costituzionalit che si presenta come di facile, pronta soluzione da parte della Corte. Dichiarare una questione manifestamente inammissibile ha come conseguenza quella di decidere con ordinanza anzich con sentenza, e di procedere con la camera di consiglio anzich con ludienza pubblica. In realt, la Corte impiega luna o laltra decisione senza criteri logici. Con riguardo allirricevibilit sono da ricordare varie sentenze. Anzitutto la sentenza 161/01: il giudice a quo aveva sollevato davanti allAlta corte per la Regione Sicilia,

ritenendola ancora esistente, questione di costituzionalit, rimettendole gli atti processuali. Successivamente, resosi conto della sostanziale inesistenza dellautorit destinataria, ha indirizzato la propria ordinanza anche alla Corte costituzionale; C poi la sentenza 216/01: il giudice non aveva inteso investire la Corte dellesame della questione di costituzionalit, ma solamente sospendere il giudizio in attesa che la Corte decidesse in ordine ad altra ordinanza sollevata dallo stesso giudice ed avente ad oggetto una disposizione che il giudice doveva applicare per la risoluzione anche della causa meramente sospesa. Occorre ora soffermarsi sugli effetti delle decisioni definitive. La decisione di restituzione degli atti al giudice a quo non produce effetti preclusivi: non impedisce, ma anzi sollecita una nuova rimessione della questione allesame della stessa; la decisione di inammissibilit ha effetti preclusivi: impedisce al giudice di risollevare la stessa questione nellambito del medesimo procedimento. Nellesaminare lordinanza di rinvio introduttiva del giudizio costituzionale, la Corte pu trovarsi di fronte ad un provvedimento che, per i pi diversi motivi, non le consente di affrontare nel merito la questione. Questi motivi possono essere tali da poter essere eliminati attraverso un successivo intervento del giudice (mancata notifica, insufficiente motivazione della rilevanza, inesatta o incompleta individuazione delloggetto) oppure non essere nella disponibilit di questi (atto privo di forza di legge, mancanza di un giudice o di un giudizio). Se leliminazione del vizio rilevato non rientra tra le possibilit della Corte, la sua pronuncia non pu che essere preclusiva per il giudice a quo. Per questo si riteneva logico limpiego della decisione di restituzione degli atti per i vizi rilevati che potevano essere rimediati dal giudice, e invece limpiego della decisione di inammissibilit quando il vizio risultava fuori dalla disponibilit del medesimo. La Corte non ha mai seguito con coerenza questa distinzione di ruoli tra i due provvedimenti. Questo ha comportato la necessit, da parte della Corte, di distinguere, allinterno delle decisioni di inammissibilit, fra quelle che creano preclusione per il giudice a quo e quelle cui non pu, al contrario, essere riconosciuto un simile effetto. Lormai consolidata giurisprudenza costituzionale, a questo proposito, parla di pronunce di inammissibilit di natura decisoria e non, a seconda che producano o meno effetto preclusivo.

Le decisioni di merito: la infondatezza (semplice e manifesta) e la loro inefficacia


Le decisioni di merito sono le decisioni attraverso le quali la Corte verifica la fondatezza o la infondatezza della questione di costituzionalit. -Ci sono anzitutto le decisioni di rigetto o di infondatezza (semplice o manifesta), con le quali la Corte esclude che sussista il vizio di costituzionalit nei limiti in cui questo stato denunciato al giudice a quo. La dichiarazione di infondatezza sempre e comunque pronunciata nei limiti e nei termini in cui la questione stata proposta alla Corte dallautorit giudiziaria rimettente, e non vale pertanto in nessun caso a dotare la disposizione impugnata di una sorta di patente di legittimit costituzionale. Linfondatezza manifesta quando la questione, in ragione di precedenti interventi in materia della Corte o di altri, diversi motivi, si presenta come di facile, di pronta soluzione. La pronuncia di manifesta infondatezza prevista dallart. 29, l. 87/53

ed definita come lordinanza con la quale dichiarata la manifesta infondatezza delleccezione di incostituzionalit. I campi di applicazione sono: -Le ipotesi in cui la questione sollevata fosse stata gi affrontata negli stessi termini da una precedente decisione della Corte, sia che fosse stata risolta con una pronuncia di infondatezza, sia con una sentenza di incostituzionalit; -Successivamente, mentre nel caso di questione avente ad oggetto una disposizione gi dichiarata incostituzionale la formula della manifesta infondatezza stata sostituita da quella della manifesta inammissibilit, stato registrato un notevole aumento di questioni dichiarate manifestamente infondate, pur se esaminate dalla Corte per la prima volta, specie in rapporto alla finalit, propostasi dalla Corte, di eliminare il carico delle cause pendenti. La Corte assegna attualmente con una certa libert il carattere manifesto ad una determinata questione, ci al fine di poter far ricorso pi frequentemente alla camera di consiglio e di potersi pronunciare attraverso ordinanza succintamente motivata e facilitare quindi il perseguimento del risultato dello smaltimento dellarretrato e , una volta ottenuto, evitare il suo riprodursi. Quanto allefficacia delle decisioni di infondatezza, il provvedimento di rigetto, mentre non esclude che altri giudici, o lo stesso giudice in altri giudizi, sollevino la stessa questione, preclude al giudice rimettente di farlo nel corso dello stesso giudizio che ha dato luogo alla sentenza di infondatezza. La Corte ha precisato che leffetto preclusivo alla riproposizione di questioni nel corso dello stesso giudizio deve ritenersi operante soltanto allorch risultino identici tutti e tre gli elementi che compongono la questione (ovvero le norme impugnate, i profili di incostituzionalit dedotti e le argomentazioni svolte a sostegno della ritenuta incostituzionalit).

Le sentenze interpretative di rigetto e la loro efficacia


Con le sentenze interpretative di rigetto la Corte giunge ad una pronuncia di infondatezza, ma fornisce contemporaneamente uninterpretazione della disposizione impugnata che vale a salvarla dalla dichiarazione di incostituzionalit; quindi la questione di costituzionalit pu essere ritenuta infondata a condizione che alla disposizione sia data linterpretazione indicata dalla Corte nella sua decisione. La Corte ottiene il massimo risultato possibile per ladeguamento dellordinamento ai principi costituzionali, fornendo uninterpretazione della legge che tende ad adeguare la stessa ai principi costituzionali, salvandola al tempo stesso dalla pronuncia di incostituzionalit, che avrebbe invece leffetto di creare un vuoto normativo, preoccupante soprattutto in considerazione della riscontrata inerzia del legislatore ad intervenire a regolare diversamente la materia. La sentenza 8/56 costituisce la prima pronuncia del genere. Le sentenze interpretative di rigetto si identificano per il fatto che il dispositivo la questione di costituzionalit sollevata dichiarata infondata, ma nei sensi di cui in motivazione, facendo cos rinvio allinterpretazione correttiva fornita nella motivazione della decisione, che entra a far parte, come elemento costitutivo e condizionante, del deciso. Lefficacia delle sentenze si spiega in molteplici direzioni, ovvero verso la generalit dei giudici: il principio di autonomia e indipendenza della magistratura impedisce di poter ritenere per essi vincolanti le interpretazioni del Giudice costituzionale contenute in una sentenza di rigetto, prive quindi di efficacia erga omnes, e che semmai devono imporsi non tanto in virt della loro forza legale, ma di quella persuasiva degli argomenti posti a giustificazione dellinterpretazione suggerita. E poi verso il giudice a quo, nei cui confronti prevista una maggiore efficacia: alcuni indicano lesistenza nei suoi confronti di un vincolo negativo, nel senso di escludere

linterpretazione respinta dalla Corte; altri lesistenza di un vincolo positivo, per seguire invece linterpretazione suggerita dal Giudice costituzionale. La tesi maggiormente condivisa quella secondo cui, sul giudice che ritenga di non condividere linterpretazione suggerita dalla Corte, grava lobbligo di sollevare nuovamente la questione di costituzionalit. La Corte viene cos posta nella condizione di doppiare la prima sentenza interpretativa di rigetto con una sentenza che stavolta dichiari lincostituzionalit della legge (doppia pronuncia). Le sentenze interpretative di rigetto costituiscono una forma di collaborazione tra Corte costituzionale e giudici nella loro attivit interpretativa del diritto, e non vengono quindi impiegate se esiste un indirizzo giurisprudenziale consolidato (diritto vivente) nellinterpretazione di una legge; nel qual caso la Corte opera normalmente attraverso le decisioni di semplice rigetto o di accoglimento.

La dichiarazione di incostituzionalit totale o parziale, le sentenze manipolative


Con le decisioni di accoglimento o di incostituzionalit la Corte dichiara il contrasto tra le disposizioni impugnate e i principi costituzionali, che conseguentemente non potranno avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione su gazzetta Ufficiale della sentenza di accoglimento (art. 136 Cost). Si pu avere incostituzionalit totale, che produce leliminazione dallordinamento giuridico della disposizione impugnata in tutti i possibili significati da questa derivabili; e incostituzionalit parziale; in questo ultimo caso il contrasto con la Costituzione, e quindi leliminazione, riguarda solamente una tra le possibili norme ricavabili da quella disposizione, che resta in vigore riguardo a tutte le altre. Si distinguono dalle precedenti perch nel dispositivo si afferma che una disposizione dichiarata incostituzionale nella parte in cui prevede o dispone qualcosa. Con le sentenze interpretative di accoglimento, la Corte dichiara illegittima solamente una delle interpretazioni (cio delle norme) ricavabili da una determinata disposizione, lasciando il giudice libero di seguire tutte le altre. Questo tipo di decisione stato abbandonato con laffermarsi del diritto vivente, in modo tale che quando il giudice non si adegui allinterpretazione contenuta in una pronuncia interpretativa di rigetto, la Corte non procede pi a dichiarare lincostituzionalit della diversa interpretazione fornita dal giudice, ma ritenendo questultima come incorporata nel testo normativo, dichiara questultimo tout court incostituzionale. Linterpretativa di accoglimento comunque una sentenza impiegata dalla Corte nellipotesi in cui il giudice sia vincolato ad una determinata interpretazione della legge, come nel caso del giudice di rinvio in ordine al punto di diritto fissato dalla Corte di cassazione. Nellambito delle decisioni di accoglimento troviamo le decisioni manipolative: con esse la Corte procede ad una modificazione ed integrazione delle disposizioni sottoposte al suo esame, cos che queste escono dal giudizio costituzionale con una portata normativa ed un contenuto diverso da quello originario. Tra le decisioni manipolative si distinguono ulteriormente le pronunce di tipo additivo e le pronunce di tipo sostitutivo: 1) Pronunce di tipo additivo: la Corte dichiara incostituzionale una certa disposizione, in quanto omette di dire qualcosa (nella parte in cui non prevede che); 2) Pronunce di tipo sostitutivo: la Corte dichiara lincostituzionalit di una legge, per la parte in cui prevede una determinata cosa anzich prevederne unaltra. Una pronuncia sostituiva si compone di due parti: -Una demolitoria del contenuto della disposizione impugnata; -Laltra ricostruttiva, attraverso cui la Corte provvede a dotare la disposizione stessa di un diverso contenuto, in linea con i principi costituzionali.

Le pronunce additive sono escluse in materia penale, non tanto perch si tratta di una materia coperta da riserva di legge, ma in quanto trattasi dello speciale principio di legalit delle pene che comporta, per il tipo di materia trattata ed i beni su cui essa va ad incidere (libert personale), unesigenza di certezza che esclude la configurabilit di interventi additivi della Corte. Ci si chiede se lart. 814 Cost. (Ogni legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte), sia applicabile alle sentenze di accoglimento della Corte costituzionale, ed in particolare alle sentenze additive: il disposto dellart. 81, pur non essendo direttamente applicabile allattivit della Corte costituzionale, appare come espressivo di un principio e di un valore generale, come quello dellequilibrio finanziario o di bilancio, che certamente la Corte tenuta a considerare e a valutare, nellattivit di bilanciamento dei diversi principi costituzionali, al momento in cui chiamata a giudicare sulla legittimit costituzionale di una legge.

Lefficacia delle decisioni di accoglimento, il limite dei rapporti esauriti e la modulazione degli effetti temporali
Con riguardo allefficacia delle decisioni di accoglimento, occorre menzionare lart. 136 Cost., il quale afferma che Quando la Corte dichiara lillegittimit costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione: si tratta di un efficacia relativa ai rapporti realizzatisi dopo la pubblicazione della sentenza di incostituzionalit. C poi lart. 303, l. 87/53, il quale afferma che Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Da ci si desume lobbligo per il giudice di disapplicare da quel momento la norma dichiarata incostituzionale. Leffetto retroattivo delle sentenze di accoglimento della Corte costituzionale trova un limite nella nozione di rapporti esauriti, cio di quei rapporti che sono stati ormai definitivamente risolti a livello giudiziario o che comunque non sono pi azionabili. Con riguardo alla retroattivit in materia penale incriminatrice menzioniamo lart. 304, l. 87/53, il quale prevede la possibilit di superare il limite dei rapporti esauriti stabilendo che quando in applicazione della norma dichiarata incostituzionale stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano lesecuzione e tutti gli effetti penali. Si parlato di dotare la Corte costituzionale di strumenti decisori che le consentano di limitare o ritardare lefficacia delle proprie pronunce di incostituzionalit, evitando i cosiddetti ostacoli politici, individuabili nel fatto che leliminazione di una legge potrebbe sconvolgere lordine e la gradualit dellattuazione dei valori costituzionali, produrre situazioni di maggiore incostituzionalit, determinare rilevanti conseguenze economico-sociali o lazzeramento di tutta quanta lattivit processuale svolta in un determinato settore nel corso di un ampio periodo di tempo da parte di tutti i giudici italiani. prevista la possibilit per la Corte di incidere sugli effetti temporali delle sue pronunce di accoglimento: a) Con riguardo al futuro: ritardando la dichiarazione di incostituzionalit per dar tempo al Parlamento di intervenire. La Corte solita rivolgere al legislatore degli avvisi o dei moniti ad intervenire per modificare la normativa sospettata di incostituzionalit. Quando la Corte ritiene di non poter giungere a una dichiarazione di incostituzionalit, ma ravvisa un forte disagio rispetto allattuazione dei principi costituzionali, conclude il giudizio con una decisione di infondatezza o di inammissibilit, rivolgendo per un invito al legislatore perch intervenga a regolare diversamente la materia e ad eliminare certe incongruenze presenti nella disciplina della stessa.

Incostituzionalit accertata ma non dichiarata: la Corte riconosce esplicitamente ed afferma con estrema chiarezza che la normativa impugnata si pone in contrasto con i principi costituzionali (parla infatti di incompatibilit tra le disposizioni impugnate e i principi costituzionali, di accertata incostituzionalit, di non conformit ai principi costituzionali ecc.), ma non la dichiara incostituzionale. Ancora costituzionalit: la Corte ritiene la legge impugnata, per il momento, conforme alla Costituzione, ma ci solo in considerazione del carattere temporaneo che ha o si suppone abbia la disciplina impugnata. La Corte avverte il legislatore che, qualora tale disciplina da temporanea si trasformi in permanente o non sia modificata entro un certo termine, essa diventer incostituzionale e la Corte non potr che rilevarlo attraverso una pronuncia di incostituzionalit. La pronuncia di incompatibilit o di ancora costituzionalit comporta che qualsiasi giudice che sar chiamato a fare applicazione della disposizione in questione non potr che rimetterla immediatamente e dufficio allesame della Corte, non potendo certo, a seguito dellaccertamento di incompatibilit da questa precedentemente fatto e della minaccia di trasformare lo stesso in dichiarazione di incostituzionalit, ritenere la relativa questione manifestamente infondata. b) Con riguardo al passato: limitando gli effetti retroattivi della dichiarazione di incostituzionalit. Attraverso le sentenze di illegittimit costituzionale sopravvenuta, la Corte ha teso a dilatare nel tempo gli effetti della dichiarazione di incostituzionalit. Illegittimit costituzionale sopravvenuta in senso stretto: la Corte afferma che una determinata disciplina, conforme al dettato costituzionale al momento della sua entrata in vigore, divenuta incostituzionale solo successivamente, a seguito del sopraggiungere di avvenimenti posteriori per cui leffetto della dichiarazione di incostituzionalit deve decorrere dal momento in cui tale condizione si effettivamente verificata; Illegittimit costituzionale sopravvenuta per bilanciamento di valori: la Corte, considerando che la dichiarazione di incostituzionalit di una legge, nel tutelare e garantire certi valori, produrrebbe contemporaneamente effetti negativi rispetto ad altri valori, differisce lefficacia della propria pronuncia in maniera da ridurre o eliminare tali effetti negativi e indica quindi un termine a partire dal quale la disposizione impugnata deve ritenersi incostituzionale.

Il limite del chiesto-pronunciato e lillegittimit costituzionale consequenziale


Art. 27, l. 87/53: La Corte costituzionale, quando accoglie una istanza o un ricorso relativo a questioni di legittimit costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge, dichiara, nei limiti dell'impugnazione, quali sono le disposizioni legislative illegittime. Da questa disposizione deriva il principio del chiesto-pronunciato, secondo cui la Corte deve attenersi nel suo giudizio al thema decidendi ed al petitum, quali risultano dallordinanza di rimessione del giudice, e non pu decidere ultra petita. Questo principio finisce per essere nella pratica pi teorico che reale, non essendo mancati e non mancando alla Corte gli strumenti per allargare il thema decidendi, cos come fissato dallordinanza del giudice a quo, soprattutto attraverso il potere ad essa riconosciuto di interpretare il provvedimento di rimessione. Si parla, infatti, di interpretazione creatrice, e si riconosce al principio del chiesto-pronunciato un significato molto flessibile, senza dimenticare che la relativa libert, in proposito, della Corte costituzionale pu esercitarsi purch restino ferme la norma impugnata e la norma costituzionale di raffronto. Essa dichiara altres, quali sono le altre disposizioni legislative, la cui illegittimit deriva come conseguenza dalla decisione adottata. Secondo la relazione Tesauro alla l. 87/53, il fine della norma quello di non consentire che una legge resti in vigore quando unaltra, che ne costituisce il necessario presupposto e fondamento, sia dichiarata illegittima. La Corte, invece, ne ha fornito uninterpretazione tale da consentirle di farvi riferimento in una serie di ulteriori ipotesi, fino a ritenere ammissibile la dichiarazione di incostituzionalit

conseguenziale di altra disposizione o fattispecie normativa, analoga o simile, sul presupposto della ricorrenza della stessa violazione costituzionale accertata nei confronti della disposizione impugnata principaliter.

Le sentenze additive di principio


Con riferimento alle sentenze additive di principio non viene introdotta una regola immediatamente operante ed applicabile, ma viene fissato un principio generale che deve essere attuato attraverso un intervento del legislatore, ma al quale pu gi, in certi limiti, fare riferimento il giudice nella decisione dei casi concreti. Questo tipo di decisione consente alla Corte di rispettare la discrezionalit del legislatore e di non mancare al proprio ruolo di garante della legittimit costituzionale delle leggi e dei diritti fondamentali dei cittadini costituzionalmente tutelati. I campi di applicazione sono: 1) Ipotesi in cui la Corte ha indicato un principio specifico, facilmente determinabile: in assenza di un intervento del legislatore, il giudice chiamato esso stesso ad individuare la soluzione del caso concreto; 2) Ipotesi in cui la Corte ha indicato un principio generico ed indeterminato o indeterminabile, se non a seguito di uno specifico intervento del legislatore: di fronte ai principi affermati dalla Corte, ma ritenuti non applicabili da parte del giudice, si parlato di un doppio effetto paralizzante, nel senso che, da un lato, la disciplina dichiarata incostituzionale non sarebbe pi applicabile, stante leffetto erga omnes della decisione di accoglimento e, dallaltro, il giudice non sarebbe posto nella condizione di concludere il giudizio, in assenza di un intervento del legislatore e le sentenze contenenti principi cos formulati sono state parificate alle decisioni di inammissibilit per rispetto della discrezionalit del legislatore. La Corte costituzionale ha poi, in varie occasioni, impiegato la tecnica dellaffermazione del principio cui il giudice deve ispirare la sua interpretazione, anche con pronunce di rigetto o addirittura di inammissibilit, senza procedere ad alcuna modificazione del dato normativo.

LA MOTIVAZIONE DELLE DECISIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE Art. 1111 Cost.: Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Il senso e il valore dellattivit della Corte costituzionale rimangono affidati soprattutto alla motivazione, per cui appare necessario che le decisioni costituzionali siano sempre compiutamente motivate, poich si rivolgono ad una pluralit di interlocutori, e possano essere cos controllate. Unampia e compiuta motivazione appare destinata a svolgere positivi effetti sia allinterno che allesterno del giudizio costituzionale. Con riguardo al significato interno al processo costituzionale, ci si riferisce al valore e agli effetti che la motivazione posta a fondamento della pronuncia svolge nei confronti della Corte stessa, creando dei precedenti che vengono in qualche misura a limitare la sua futura attivit. Il richiamo a proprie precedenti decisioni, ed in particolare alle motivazioni addotte a sostegno delle stesse, equivale in qualche modo ad una sorta di motivazione per relationem, in quanto la Corte risolve una questione richiamandosi a quanto gi sostenuto e quindi evitando di ripeterlo compiutamente ancora una volta. Il richiamo a motivazioni precedentemente espresse pu avvenire sia per quanto concerne la pronuncia sul merito delleccezione di

costituzionalit da esaminare, sia per lutilizzo delle categorie processuali o di particolari tecniche decisorie. Riguardo alle pronunce di merito, una pi puntuale e compiuta motivazione dovrebbe portare ad unautolimitazione della discrezionalit della Corte, imponendo una maggiore coerenza alla sua attivit, soprattutto con riguardo a certe tecniche di decisione ed al richiamo a principi generali impiegati dalla stessa nelle sue pronunce. Con riguardo al significato esterno al processo costituzionale, ci si riferisce al possibile controllo delle pronunce costituzionali da parte dellopinione pubblica e di altri soggetti specificatamente destinatari delle stesse e rivela in particolare la sua efficacia relativamente al rapporto tra lintervento della Corte e le scelte discrezionali proprie degli organi legislativi. Quando la politicit della questione eccessiva rispetto alla politicit della Corte, questultima corre il rischio di doversi ritrarre, dichiarando che tali scelte spettano esclusivamente al legislatore. Ad evitare ci necessario che le pronunce attraverso le quali la Corte procede ad unopera di bilanciamento tra i diversi principi o interessi presenti nella Costituzione, contemporaneamente coinvolti, ma non congiuntamente realizzabili, siano appunto motivate in maniera chiara e diffusa: la motivazione deve rendere esattamente conto dei criteri che la Corte ha seguito al fine di giungere alla conclusione del prevalere di un certo principio su di un altro e deve consentire cos di costruire una scala di valori desumibile dalla giurisprudenza costituzionale e tale da poter essere contrapposta e tenuta come saldo parametro cui confrontare la scala di valori emergente dalla scelta operata dal legislatore. Questa scala di valori deve comunque ritenersi aperta alle possibili innovazioni ad opera della Corte a seguito del modificarsi della normativa, del costume sociale o di altri fattori ancora. La presenza di una scala di valori precostituita e formata sui singoli casi concreti da essa affrontati, visti ed esaminati non nella loro specificit, ma nella loro tipicit, consentirebbe alla Corte di intervenire con maggiore sicurezza anche con riguardo a questioni aventi ad oggetto provvedimenti politicamente scottanti o ancora caldi e le eviterebbe il pericolo di essere accusata di entrare troppo in mezzo alla politica e di prendere parte a favore o contro determinate posizioni politiche che sono state espresse in sede parlamentare, o anche fuori di essa, sulla questione dellesame della Corte. Spesso sono state mosse critiche alle sentenze della Corte costituzionale per essere state motivate in maniera poco soddisfacente, adducendo varie e diverse ragioni, tra cui quella della necessaria collegialit dellapprovazione del dispositivo e della motivazione, senza la possibilit, riconosciuta ad esempio davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, al Tribunale costituzionale spagnolo o alla Corte tedesca, della dissenting opinion.

LA NON IMPUGNABILITA DELLE PRONUNCE DEL GIUDICE COSTITUZIONALE Art. 137 Cost.: Contro le decisioni della Corte costituzionale non ammessa impugnazione. La dottrina ha dato due diverse letture della disposizione: 1Impossibilit di ricorrere contro le decisioni della Corte davanti a soggetti diversi dalla stessa Corte, ma possibilit di un riesame della pronuncia da parte del medesimo Giudice costituzionale; 2Divieto assoluto e sentenza definitiva e per nessuna ragione rivedibile neppure dalla Corte. Questultima la posizione della Corte costituzionale, che afferma che la Costituzione, nello stabilire che contro le decisioni della Corte costituzionale non ammessa alcuna impugnazione, preclude in modo assoluto ogni tipo di gravame diretto a contrastare, annullare o riformare, in tutto o in parte, le decisioni della Corte, e impedisce anche il ricorso alla Corte stessa contro le decisioni che essa ha emesso.

LE IPOTESI DI ERRORI MATERIALI E DI ERRORI DI FATTO


Il divieto di impugnazione nei confronti delle decisioni della Corte costituzionale non comprende la possibilit di procedere alla correzione di eventuali errori materiali presenti nella pronuncia, ipotesi espressamente prevista e disciplinata dallart. 21 n.i.: la correzione di errori materiali o omissioni contenuti nelle sentenze o nelle ordinanze pronunciate dalla Corte pu avvenire dufficio o su istanza di parte, attraverso unordinanza emessa in camera di consiglio, di cui deve essere dato previo avviso alle parti costituite. In particolare, il procedimento di correzione di errori materiali pu essere attivato: a) Dufficio da parte della Corte costituzionale, indipendentemente ed in assenza di qualsiasi sollecitazione a proposito; b) Dufficio dalla Corte, ma dietro segnalazione-denuncia proveniente da altri soggetti; c) A seguito di formale e specifica istanza in tal senso avanzata da una delle parti che si era regolarmente costituita davanti alla Corte nel giudizio conclusosi con la decisione eventualmente da correggere. Diversi sono invece gli errori di fatto, come ad esempio leggere il contenuto dellordinanza di rinvio attribuendo ad essa un contenuto diverso da quello che effettivamente aveva. Di fronte a una decisione della Corte fondata su un evidente errore di fatto, il giudice a quo legittimato a risollevare la stessa questione nellambito dello stesso procedimento.

LA PUBBLICITA DELLE DECISIONI DELLA CORTE


La prima disciplina stabiliva la necessit di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del solo dispositivo delle pronunce di accoglimento e di dare notizia sommaria sulla stessa delle sentenze e ordinanze con cui la Corte respingeva le istanze relative a questioni di costituzionalit. Successivamente, il dPR 1092/1985 ha previsto che nella parte prima della Gazzetta Ufficiale sia pubblicato il testo integrale di tutte le sentenze della Corte costituzionale e il relativo regolamento di attuazione ha poi stabilito che tra gli atti da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale sono comprese anche le ordinanze di manifesta infondatezza e le altre ordinanze che comunque definiscono il giudizio. Attualmente, pertanto, tutte le decisioni della Corte costituzionale vengono pubblicate su una serie speciale della Gazzetta Ufficiale, con la sola eccezione delle pronunce interlocutorie, non numerate, di cui si fa soltanto cenno nella parte in fatto della sentenza che poi chiude il giudizio e che vengono comunque, di regola, inserite nella Raccolta ufficiale delle sentenze e ordinanze della Corte costituzionale, in appendice ai provvedimenti conclusici cui esse si riferiscono.