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Relazione_Ponte Di Wien

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Oscillatore a ponte di Wien

Gruppo di lavoro: Curreri, Mondo, Wanderlingh Un oscillatore è un circuito che, senza un segnale d’ingresso, produce un’uscita persistente nel tempo. Condizione necessaria affinchè l’oscillazione in uscita non tenda a smorzarsi o a divergere è che i due poli del sistema siano a parte reale nulla. In particolare, per il principio di Barkhausen, il circuito si comporta da oscillatore se oscilla con una pulsazione ω0 per la quale: |βA(jω0)| = 1 ‫ﮮ‬βA(jω0) = 0

con s = ± jω0 poli del sistema. L’esperienza di laboratorio consiste nel montare e dimostrare il funzionamento di un oscillatore a ponte di Wien, alla base del quale vi è una rete RC costituita da due impedenze Z1 e Z2 date rispettivamente dal parallelo e della serie di R e C che assicura un’elevata stabilità della frequenza di oscillazione. Studiando il prodotto βA tramite il th. di scomposizione, si ottiene: βA= __Z1__ (1+R2/R1) = Z1+Z2 = __ sτ (1+R2/R1) 2 2 s τ +3sτ+1 Con τ = RC Per trovare l’ω0 che verifica la condizione di Barkhausen, si passa al dominio della frequenza: βA(jω)= __ jωτ (1+R2/R1) 2 2 -ω τ +3jωτ+1 Affinchè la fase totale risulti nulla, si annulla la parte reale del denominatore: 1-ω2τ2 = 0 → ω0 = 1/τ |βA(jω0)| = 1 (1+R2/R1) = 1 , 3 si ottiene la condizione R2 = 2R1, per la quale il circuito oscilla costantemente a ω0 = 1/τ = 1/RC. Poichè nella realtà i valori nominali dei componenti si discostano da quelli reali, non è possibile ottenere immediatamente il criterio di Barkhausen verificato. Per questo motivo, si realizza un |βA(jω0)| > 1 che tramite un sistema di controllo (o reazione di innesco) viene dinamicamente riportato a 1 modificando una resistenza variabile. Nel caso dell’oscillatore di Wien si realizza una R2>2R1 che viene modificata tramite una resistenza NTC, ovvero una resistenza a variazione termica negativa: inizialmente l’uscita del circuito tenderà a divergere con il conseguente Ponendo

0. oltre il transistor utilizziamo la R1 dato che in questa configurazione la caduta di potenziale è quasi tutta su di essa. D si interdice e C si scarica su R. In alternativa. regola la VGS e quindi la resistenza offerta dal Jfet. Per rendere piccola la VDS.Per C= 0.aumento di Vu e della caduta di tensione su R2.56μF → f ≈ 94. 5nF.Jfet 2N3820 Cambiando a mano a mano la coppia di condensatori.una coppia di R=3kΩ mantenute fisse durante il corso della dimostrazione .un amplificatore TL072CN con Vcc+= +12V e Vcc-= -12V . tramite il rilevatore. Nel caso in cui la VDS sia molto piccola (regione lineare). R2 = 24 kΩ .coppie di condensatori C da 0. Giunto al massimo. vediamo come: APPROFONDIMENTO Un rilevatore di picco è composto da un diodo e un parallelo RC.Per C= 0. Nell’esperienza si utilizzano: . Il diodo.Per C= 0. questo rilevatore si può usare per controllare un Jfet a canale N. essendo posizionato al contrario. si preferisce usare un rilevatore di picco collegato ad un JFET. ciò comporta un aumento della potenza dissipata su di essa e quindi della sua temperatura.o5 μF.8 Hz . In base al prodotto RC si scarica con un certa velocità finchè la tensione non scende a un valore per cui il diodo si polarizza nuovamente. il diodo comincia a condurre e C a caricarsi. o. dopo l’istante t=0 Vin comincia a crescere. si può usare una PTC al posto di R1. . Questo fino a quando la serie R1+JFET non soddisfa il criterio di Barkhausen.5nF → f ≈ 106’157 Hz . il valore di Vu.R1 = 11 kΩ . Poichè in generale è difficile controllare con precisione la temperatura del circuito.56μF. Nell’innesco.5nF . Il rilevatore quindi rileva il valore massimo di V e da in uscita una tesione costante a tale valore con un certo ripple. si varierà il prodotto τ = RC e quindi la frequenza f = ω0/2п=1/2пτ di oscillazione della Vu. Considerando di avere una Vin sinusoidale e il diodo in condizioni ideali. rileva il picco negativo.Per C= 5nF → f ≈ 10’610 Hz . come può essere anche il caso di una semplice lampadina. portando il suo valore a diminuire fino all’equilibrio R2 = 2R1.05μF → f ≈ 1’060 Hz .

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