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A. Ceccaldi - J. F.

Favre

I pivot
Osteopatici

I pivot
osteopatici
di

A. Ceccaldi

D.O. (G.B.)

J. F. Favre
D.O. (G.B.)

Edizione italiana a cura di Mossi Erio, D.O. mROI

1986

Prefazione
E grazie all installazione di studi professionali ed all edizione di qualche pubblicazione
scientifica (peraltro poco numerose) che la Medicina Osteopatica ha acquisito da circa una dozzina d anni in Francia il ruolo che le compete.
Ci che di fatto ha conquistato il pubblico stata la determinazione e le forti motivazioni
dei membri dell Associazione Francese degli Osteopati, membri che hanno tutti conseguito la
formazione professionale sotto le direttive del Maestro Andrew Taylor STILL D.O. (U.S.A.), J.
M. LITTLEJOHN D.O. (U.S.A.) e J. WERHNAM D.O. (G.B.).
La moda delle medicine dolci e il settore di mercato cui queste si sono rivolte hanno reso
logica la pubblicazione di numerose opere in base alle quali si diffusa l idea che l Osteopatia
sia basata necessariamente sull applicazione di tecniche cosiddette dolci, come in effetti possono esserlo le tecniche viscerali, quelle di ascolto craniosacrale, etc.
Questa convinzione in realt un immagine distorta dell Osteopatia, una sua immagine
addolcita e in realt privata del suo fondamentale substrato anatomofisiologico; con una semplice asserzione STILL ci ha trasmesso la consapevolezza dell enorme importanza di queste
conoscenze di base:

La struttura governa la funzione


Rendiamo omaggio e felicitazioni agli amici A. Ceccaldi e J. F. Favre che hanno rammentato ai
lettori, con questa loro opera, che il trattamento strutturale (sia esso vertebrale, che periferico,
che generale) e deve restare alla base della Medicina Osteopatica; senza l intervento strutturale
tutte le altre azioni dette dolci spesso non possono materialmente avere alcuna efficacia, ed
altro non sono che polvere negli occhi.
La spiegazione dei fenomeni data dagli Autori, basata sulle leggi dell anatomia, della
fisiologia e della biomeccanica consente di apprendere la Medicina Osteopatica in base ad un
aspetto pi scientifico e rigoroso.

Fernand Paul BERTHENET D.O. (G.B)


Membro fondatore e Segretario generale
dell Associazione Francese degli Osteopati
Incaricato d insegnamento alla Scuola Europea di Osteopatia
e alla Facolt di Medicina - Parigi Nord - Bobigny
(dipartimento Medicina Osteopatica)

8 - I pivot osteopatici

Indice
Presentazione ........................................................................................................... pag. 9
Introduzione ............................................................................................................ pag. 11
1 - Definizione strutturale anatomofisiologica ................................................................... pag. 13
Il legamento interosseo astragalocalcanere ................................................ pag. 15
I legamenti crociati del ginocchio ................................................................. pag. 16
Il sistema legamentoso ileo/lombosacrle ................................................... pag. 17
Il sistema legamentoso sternoclavicolre ........................................................... pag. 19
La 3 vertebra lombare .................................................................................... pag. 20
La 9 vertebra dorsale ........................................................................................ pag. 21
Il complesso articolare 3 vertebra - 4 vertebra - 3 costa ........................ pag. 23
La 5 vertebra cervicale ..................................................................................... pag. 24
La 2 vertebra cervicale ...................................................................................... pag. 25
2 - Evidenziazione dei pivot attraverso una particolare
scomposizione della deambulazione .................................................................................. pag. 29
Il primo doppio appoggio ................................................................................ pag. 31
Movimenti del tronco ...................................................................................... pag. 32
Movimenti degli arti superiori ....................................................................... pag. 35
Movimenti di testa e collo ................................................................................ pag. 36
Conclusioni sul doppio appoggio ..................................................................... pag. 36
Il primo appoggio unilaterale ............................................................................ pag. 36
Movimenti degli arti superiori ....................................................................... pag. 36
Semipasso posteriore .......................................................................................... pag. 36
Passaggio alla verticale ..................................................................................... pag. 37
Semipasso anteriore ............................................................................................ pag. 38
Movimenti del tronco ....................................................................................................... pag. 38
Semipasso posteriore .......................................................................................... pag. 38
Passaggio alla verticale ..................................................................................... pag. 40
Movimenti degli arti superiori ....................................................................... pag. 41
Movimenti di testa e collo ................................................................................ pag. 41
Conclusioni sullappoggio unilaterale ............................................................. pag. 42
Conclusioni del capitolo ................................................................................... pag. 42
3 - I pivot vertebrali ed i pivot legamentosi
loro ruolo nell equilibrio della deambulazione umana ................................................... pag. 43
Definizione meccanica di pivot ............................................................................. pag. 45
7 assi di mobilit dei pivot vertebrali .................................................................... pag. 45
Le leggi meccaniche del treppiede vertebrale ........................................................ pag. 46
Il pivot C2 e le possibilit meccaniche del cardano C0C2 ................................ pag. 50
Il pivot C5 ................................................................................................................... pag. 51
Il pivot D3D4/K4 ...................................................................................................... pag. 52
Il pivot D9 ................................................................................................................. pag. 54
Il pivot L3 .................................................................................................................. pag. 55
Il complesso pivot ileo/lombosacrle .............................................................. pag. 56
Il pivot legamentoso astragalocalcanere ......................................................... pag. 58
Il pivot legamentoso del ginocchio ...................................................................... pag. 60
Il pivot legamentoso sternoclavicolre ................................................................. pag. 62

4 - I pivot nell attivit tonica posturale ...................................................................... pag. 65


Utilizzazione di alcune possibilit miofasciali del sistema crociato .......... pag. 67
Il movimento ....................................................................................................... pag. 68
Nozioni di fisiologia di base .............................................................................. pag. 69
Richiamo anatomico sommario del sistema extrapiramid. e cerebell. ........... pag. 69
Richiamo anatomico sommario del sistema segmentario midollare .......... pag. 70
L attivit tonica posturale .................................................................................. pag. 71
Organizzazione sovraspinle e sua regolazione ...................................... pag. 72
Legame neurologico tra pivot e sistema miofasciale crociato ................ pag. 73
Generalit riguardanti la terapia associata dei sistemi retto e crociato ... pag. 74
Principi di utilizzo ............................................................................................. pag. 76
Il sistema retto: descrizione globale ................................................................ pag. 77
Il sistema crociato: descrizione globale ............................................................. pag. 78
Incidenze fisiopatolgiche del sistema crociato sui pivot ............................. pag. 80
Proposta di utilizzo teraputico del sist. crociato in associaz. ai pivot....... pag. 84
5 - Specificit fisiopatolgiche di ogni pivot vertebrale ........................................................ pag. 87
Corrispondenze vertebroviscerli ........................................................................ pag. 89
Principali corrispondenze nervose radicolri, muscolari e articolari ............... pag. xx
6 - Nomenclatura teraputica ed osteopatica dei pivot .......................................... pag. 141
Consigli ........................................................................................................................... pag. 151
Bibliografa ................................................................................................................... pag. 153

Presentazione
In base alle numerose opere concernenti l Osteopatia, si resa necessaria la creazione di
librerie specializzate, e ci non altro che la dimostrazione del giusto riconoscimento che questa
Medicina manuale ha raggiunto, nonostante essa sia ancor oggi sottovalutata da alcuni e addirittura denigrata da altri.
Alcune di queste opere trattano il concetto cranico, e la qual cosa non pu lasciare nessuno
indifferente; la maggior parte di esse per rivolta all aspetto pi tecnico dell Osteopatia, che
concerne manovre di mobilizzazione dei tessuti molli, normalizzazioni vertebrali e di articolazioni periferiche, il tutto nel rispetto della Fisiologia che di giorno in giorno pi studiata ed
approfondita.
A noi apparso come una lacuna il fatto che l aspetto fondamentale della struttura non era
ancora stato preso in considerazione, nonostante il principale assioma di STILL stato:
La struttura governa la funzione
I suoi lavori, e soprattutto quelli dei suoi discepoli Littlejohn, Hall, Werhnam, etc., hanno
insistito particolarmente su questo aspetto fondamentale. Appare in effetti che le leggi della meccanica determinino la nostra lotta quotidiana contro la forza di gravit, forza che ha influenze
determinanti su tutta la fisiologia del nostro corpo. Queste leggi, con i loro aspetti intricati e
sottili, sono tanto difficili da comprendere quanto lo sono da spiegare.
Che esse vengano considerate in modo analitico, oppure in rapporto ai vari distretti vertebrali, o il relazione all approccio palpatorio per identificare l eventuale presenza di un problema viscerale, o ancora che siano prese in considerazione per l esecuzione di una corretta
diagnosi, queste leggi riprendono in ogni situazione la loro fondamentale importanza, e la loro
approfondita conoscenza sar di enorme aiuto per il miglioramento e l approfondimento delle
conoscenze osteopatiche.
Confidiamo nel fatto che quest opera possa aiutare in tal senso.

Introduzione
La sottile meccanica umana e le strette relazioni strutturali tra le sue componenti permettono al corpo una autonomia e l espletamento di una Fisiologia eccezionali, nonostante vi sia il
continuo e nefasto contrasto con la forza di gravit.
I vettori degli spostamenti del corpo umano, che si concretizzano con la deambulazione,
sono elementi di importanza capitale in rapporto all autonomia e alla fisiologia citate.
Se gli spostamenti vettoriali posteroanteriori (la deambulazione) di gran lunga l elemento
pi importante, e se l equilibrio laterale sul piano frontale necessario a questi spostamenti, ci
sembra molto importante rimarcare che il gioco meccanico che avviene sul piano orizzontale
quello che acconsente allo svolgimento dei due precedenti. E questo gioco che permette i maggiori adattamenti durante la perenne lotta contro la gravit. A livello vertebrale le leggi di Lowett,
adattate da Fryette, sono l illustrazione perfetta di ci. A questo titolo i nostri studi ci hanno
portato a definire, in stretta relazione con i meravigliosi lavori di Littlejohn, Hall e Werhnam, un
certo numero di settori chiave nell equilibrio meccanico del corpo umano, che altri prima di noi
hanno chiamato pivot, definizione che ci sembra molto appropriata.
Abbiamo cos studiato questi pivot legamentosi e vertebrali, e tra di essi si riconoscono:
- come pivot legamentosi quello del piede (cio il legamento astragalocalcaneare, del ginocchio
(legamenti crociat), ileo/lombosacrale (cerniera della colonna e del segmento di sostegno e di
propulsione), del sistema scapolare, ossia l apparato legamentoso sterno clavicolare
- come pivot vertebrali si riconoscono: C2, C5, il complesso D3D4 (con 4 anello costale) D9 ed
L3.
Non c bisogno di dire che qualsiasi aggressione lesionale specifica a carico di uno o pi
punti pivot si va a ripercuotere anche sugli altri e sull insieme della struttura, determinando
alterazioni della fisiologica funzionalit dell organismo.
L uomo un tutto, e se, per evidenti ragioni didattiche siamo stati obbligati a smontare
la struttura, al fine di studiare uno per uno questi pivot, importante che nel momento in cui
si effettua una diagnosi ciascuno di essi sia ricollocato nell insieme, nel contesto globale della
struttura, perch solo cos rispetta la sua vera funzione, la fisiologia o la patologia, in accordo
con le leggi dell Osteopatia.
E in base alla ricostruzione delle singole parti che possibile schematizzare l immagine del
treppiede vitale dell uomo, dando a ci la definizione: ... l insieme delle tre funzioni essenziali
della vita, la respirazione, la circolazione, l innervazione.

Cap. 1
Definizione strutturale
anatomofisiologica

15

16 - I pivot osteopatici

Fisiologia

Lo scopo di questo capitolo quello di presentare l Anatomia delle strutture che vengono
definite come pivot; per chiarezza stata fatta una suddivisione tra i pivot legamentosi e quelli
vertebrali.

Pivot legamentosi
In numero di 4 essi sono: legamento interosseo astragalocalcanere, legamenti crociati del
ginocchio, sistema legamentoso ileo/lombosacrle e legamenti sternoclavicolri.

Pivot articolari
In numero di 5 essi sono: 3 vertebra lombare o L3, 9 vertebra dorsale o D9, complesso
articolare 34 vertebra dorsale/4 costa o D3D4/4 anello costale, 5 vertebra cervicale o C5,
2 vertebra cervicale o C2.

Durante l appoggio il legamento AC subisce totalmente l azione di taglio sottoastraglico


dovuto al peso del corpo e alle forze di trasmissione dell appoggio al suolo.
Il legamento AC agisce contemporaneamente da pivot e da freno fisiologico del movimento.
Durante l impatto del tallone al suolo il piede si trova in inversione ed il seno del tarso
tende ad aprirsi; il legamento AC va in tensione massima, soprattutto nella sua parte esterna.
L articolazione AC anteriore si sposta verso l interno mentre quella AC posteriore si sposta
verso il fuori; di conseguenza il legamento AC si avvita su se stesso per frenare il movimento
fisiologico. Il progressivo appoggio di tutto il piede al suolo permette la legamento di rilasciarsi
e tornare alla posizione neutra, e resta solamente la gravit ad esercitare la sua azione a livello
delle faccette articolari del seno del tarso.
Infine durante l appoggio di spinta le forze di mobilizzazione si invertono ed il legamento
interosseo si avvita in senso inverso. L articolazione AC anteriore si sposta verso il fuori
mentre quella posteriore si sposta all interno.
L integrit anatomica di questo legamento indispensabile al fine di una buona
Fisiologia articolare, cio al fine di una
corretta sequenza di fasi (attorno all asse
di Henke) durante la deambulazione.

Il legamento interosseo astragalocalcanere


Il legamento interosseo AC rappresenta il mezzo di unione indispensabile per la deambulazione dell uomo in stazione
eretta; la sua collocazione
all interno del seno del
tarso e la sua funzione
quella di solidarizzare (fig.
1) l articolazione AC posteriore (esterna) e quella
AC anteriore (interna).

Anatomia
Esso si compone di
due strati fibrsi: uno
posteriore posizionato
proprio davanti all articolazione AC posteriore ed
uno anteriore posizionato
proprio dietro all articolazione AC anteriore.
I due piani sono sepa- Fig. 1 - Pivot astragalocalcanere, legamento intersseo astragalocalcanere
rati da uno strato di tessuto
adiposo all interno del quale a volte si sviluppa una borsa sierosa.
Lo strato AC posteriore ha una direzione quasi trasversale al grande asse del calcagno,
mentre quello anteriore ha una direzione molto pi obliqua verso l avantifuori.
La risultante direzionale dei due strati AC si trova praticamente perpendicolare all asse di
Henke (asse funzionale del piede). Lo srotolamento del piede sollecita particolarmente questo
legamento e lo sottopone a forzature di doppia torsione invertita in funzione dell appoggio. Esso
si compone di fibre verticali ed oblique che confermano la sua funzione. La sua innervazione
nasce da un ramo collaterale della branca terminale esterna del nervo tibile anteriore. La sua
vascolarizzazione nasce generalmente dall arteria del seno del tarso, qualche volta dalla dorsale
del tarso o dalla malleolre esterna. Essa si porta in fuori fino all ingresso nel seno, che percorre
anastomizzandosi a volte con un ramo della plantare interna (Rouvire).

Legamenti crociati del


ginocchio (LCA - LCP)
Al centro del solco intercondiloido i
legamenti crociati realizzano un vero e proprio pivot indispensabile all uomo eretto
per la deambulazione; le lassit croniche
del ginocchio evidenziano proprio quanto
la loro funzione sia insostituibile (fig. 2).

Anatomia
Si tratta di due cordoni fibrsi, corti
e molto spessi, che si estendono dal piatto
tibile fino allo spazio intercondiloido
del femore; sono due legamenti denominati legamento crociato anteriore (LCA)
e legamento crociato posteriore (LCP).
Secondo Rouvire (tomo II, pag. 309-310,
edizione 1940):
il LCA s inserisce in basso sulla superficie
prespinle del piatto tibile, nello spazio
compreso tra il tubercolo interno della spina
della tibia posteriormente e l inserzione
anteriore della fibrocartilgine esterna
(menisco esterno) in fuori, e dietro all
inserzione anteriore della fibrocartilgine
interna (menisco interno) in avanti
si dirige verso l alto/dietrofuori per
poi fissarsi su una zona d inserzione
verticale sulla met posteriore della fac
cia intercondiloida del condilo esterno
del ginocchio

Fig. 2 - I pivot del ginocchio


1 - Legamento crociato anteroesterno
2 - Legamento crociato posterointerno

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il LCP emerge dalla superficie retrospinle e posteriormente alle inserzioni delle fibrocartilgini
esterna ed interna. La sua inserzione si prolunga verso il bassodietro, sulla parte superiore della
depressione verticale che fa seguito alla superficie retrospinle. Si dirige in alto/avantidentro,
e termina seguendo una linea d inserzione orizzontale sulla parte anteriore della superficie
intercondiloida del condilo interno e sul fondo del solco intercondiloido
i due legamenti si intersecano sia nel senso anteroposteriore che nel senso trasversale: il LCA
anteriore in basso ed esterno in alto (AE) mentre il LCP posteriore in basso ed interno in alto
(PI). Una borsa sierosa si sviluppa molto spesso tra i due legamenti e talvolta in comunicazione
con la cavit articolare
lungo il LCP il fascio meniscofemorle mantiene degli stretti rapporti con il corno posteriore
esterno del menisco
il punto d incrocio dei legamenti crociati determina il pivot centrale che si situa esattamente
al punto ove si intersecano gli assi di flessione e di rotazione. Questi assi, a forma di spirale,
realizzano il legame geometrico istantaneo durante il movimento, relativamente alla flessione e
alla rotazione (Bousquet e coll. - 1982).

Fisiologia
I legamenti crociati sono assolutamente indispensabili ad ogni tipo di deambulazione con
appoggio in stazione eretta. Nel momento dell attacco del passo (appoggio a terra del calcagno), l estensione della gamba sulla coscia diminuisce ed in questo caso sono i condili femorali
che ruotano sulla tibia che ferma. Questa fase porta all incrocio dei legamenti crociati. Durante
la fase di presa d appoggio plantare del piede tale incrocio si mantiene, permettendo cos la
stabilit rotatoria. Infine, durante la fase di spinta/slancio, la volta della tibia ad eseguire una
rotazione sotto i condili femorali che rimangono fermi, sempre col mantenimento dell incrocio
dei legamenti. Nella fase oscillatoria della deambulazione si ha che l arto inferiore passa dalla
rotazione interna (propria del momento della spinta), alla rotazione esterna, fino al momento
dell appoggio del calcagno. L incrocio dei legamenti durante questa fase si rilascia. Le patologe
inerenti alle lassit di queste strutture legamentose sottolineano l importanza capitale della loro
integrit.

Il sistema legamentoso ileo/lombosacrle


Il sistema ileo/lombosacrle realizza
una struttura complessa il cui scopo principale quello di dare stabilit articolare.
Esso comprende numerosi legamenti il cui
specifico ruolo pu cambiare in funzione
della situazione specifica della cinemtica.
Comprende sostanzialmente due gruppi
di legamenti (fig. 3): ileolombri e sacroiliaci.

Anatomia dei legamenti


ileolombri
Costituiti da due fasci e secondo Kapandji (vol. 3, 1972):
il fascio superiore, detto ileotrasversrio
lombare superiore, si stacca dalla sommit
dell apofisi trasversa della quarta vertebra
lombare e si dirige verso il basso/fuoridie- Fig. 3 - Il pivot ileo/lombosacrale secondo Kapandji
tro verso la cresta iliaca sulla quale prende 1 - Legamenti coniugati trasversi 2 - Grande legamento
sacroischiatico 3 - Legamenti ileolombari
inserzione

18 - I pivot osteopatici
il fascio inferiore, detto ileotrasversrio lombare inferiore, si stacca dalla sommit e dal bordo
inferiore dell apofisi trasversa della quinta vertebra lombare. Esso si dirige verso il bassofuori
per inserirsi sulla cresta iliaca pi in avanti e all interno rispetto al fascio precedente. Possono
essere distinti un fascio strettamente iliaco ed un strettamente sacrale.

Anatomia dei legamenti sacroiliaci


Adottiamo la distinzione fatta da Rouvire, in base alla quale si riconoscono legamenti
sacroiliaci anteriori e posteriori.

Legamenti sacro iliaci anteriori


Rinforzano la capsula su tutta la sua estensione presentando a volte, a livello di ciascuna
delle sue estremit, due fasci che si distinguono dal resto del piano legamentoso sia per il loro
spessore che per la direzione delle fibre, dirette appunto verso l altofuori; si tratta dei freni
superiore ed inferiore della nutazione. Il freno superiore della nutazione (legamento anterosuperiore) teso dall avanti al dietro e dall interno all esterno tra l ala del sacro e l osso iliaco
mentre il freno inferiore della nutazione (legamento anteroinferiore) ha una direzione obliqua
verso il dentro/bassodietro. La sua estensione dall estremit superiore della grande incisura
ischiatica al bordo laterale del sacro.

Legamenti sacroiliaci posteriori


Si compongono di tre piani legamentosi (Hakim): superficiale, medio e profondo.
Piano superficiale
Aderente al piano sottostante si compone di fasci paralleli o divergenti appiattiti e sottili ma
resistenti; si estende dal bordo posteriore dell osso iliaco e giunge ai tubercoli posterointerni.
Piano medio
Comprende i legamenti ileotrasversri e coniugati di Farabuf: il primo ileotrasversrio
sacrale unisce l estremit superiore della cresta iliaca alla branca superiore di divisione della
prima apofisi trasversa sacrale e la sua direzione pressoch trasversale; il secondo ileotrasversrio coniugato prende il nome di legamento di Zaglas.
I legamenti ileotrasversri coniugati sono in numero di quattro; essi sono posizionati l uno
al di sopra dell altro, in modo tale che vi sia una copertura parziale reciproca. La loro direzione
diviene progressivamente pi obliqua dall esterno all interno e dal basso al dietro in modo
ancora progressivo, e questa caratteristica anatomica ci sembra importante.
Il piano profondo
Rappresentato dal legamento interosseo o legamento assile, esternamente s inserisce su
tutta la superficie della tuberosit iliaca, in avanti rispetto al piano medio (ed in particolare
sulla piramide) ed internamente s inserisce sulle due prime fosse cribre del sacro. Il suo asse
pressoch trasversale.
E importante infine citare due legamenti, distanti dall articolazione sacroiliaca, il cui ruolo
veramente molto importante: il grande legamento sacroiliaco o grande sacroischitico ed il
piccolo legamento sacroiliaco o piccolo sacroischitico.

Fisiologia dei legamenti sacroiliaci


La Fisiologia articolare riferita ad un solo piano dello spazio, e quindi con un solo asse di
mobilit, non presenta problemi particolari; in relazione a ci i movimenti di nutazione e di
contronutazione appaiono chiari. Sfortunatamente la maggior parte dei movimenti si svolgono
ed utilizzano svariati piani di movimento, e quindi diversi assi, contemporaneamente.
E risaputo che in un sistema ortogonale a tre piani e tre assi possibile ritrovare un asse risultante che consente lo svolgimento di movimenti combinati che in generale un asse obliquo.
La Fisiologia della deambulazione descritta da Mitchell utilizza un sistema a due assi obliqui,
e tale modello ci del tutto congeniale; tuttavia, in conseguenza al fatto che tale modello del
tutto teorico, ci siamo sentiti portati ad approfondire maggiormente l Anatomia, ed a smontare tale modello, al fine di materializzare questi due assi obliqui. Dopo questi studi pensiamo di
poter affermare che l asse obliquo descritto da Mitchell si pu materializzare nel modo seguente.
Esempio di asse sinistro: i freni della nutazione anteriori a sinistra, i legamenti ileotrasversri
coniugati del lato sinistro, il grande legamento sacroischitico del lato destro.

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Pensiamo che il 3 e 4 fascio dei legamenti ileotrasversri coniugati siano le strutture che
meglio rappresentano la materializzazione anatomica dell asse obliquo, perch essi sono i pi
lunghi ed i pi inclinati in rapporto alla spina iliaca posterosuperiore, e presentano anche la
situazione tensionale maggiore.
Il grande legamento sacroischitico opposto rappresenta una controforza che si oppone
obbligatoriamente al sistema complesso di forze; il freno legamentoso dell insieme di questo
sistema sar dato dalle strutture ileolombri. L illustrazione del movimento sull asse obliquo,
che avviene durante l attivit primaria dell essere umano (la deambulazione), verr data in
seguito (la descrizione al capitolo 2).
Il sistema ileo/lombosacrle rappresenta un reale pivot di movimento nell uomo, e ci sembra
importante rimarcare ancora che il suo ruolo principale la stabilit.

Il sistema legamentoso sternoclavicolre

I legamenti sternoclavicolri
rappresentano il mezzo d unione pi
solido di questa articolazione; costituiscono un reale pivot anatomico di movimento della clavicola e solidarizzano
il solo punto fisso articolare della catena
cinetica della spalla (fig. 4).

Anatomia
L articolazione sterno/costoclavicolre presenta alla descrizione dei
mezzi di unione molto ben definiti.

Capsula articolare
S inserisce su tutto il contorno
dell articolazione e la fibrocartil-gine
aderisce a tutta la sua circonferenza.

Legamenti passivi
Sono strutture di rinforzo per la
capsula, e consistono: in avanti il legamento sternoclavicolre anteriore;
dietro il legamento sternoclavicolre
posteriore; in alto il legamento sternoclavicolre superiore che comprende
due strati:, uno profondo o legamento
sternoclavicolre propriamente detto
Fig. 4 - Il pivot del sistema scapolare
ed uno superficiale detto legamento interclavicolre; in
1 - Legamento interclavicolare 2 - Legamento
basso il legamento inferiore, o costoclavicolre (diretto
sterno clavicolare anteriore e posteriore
verso l altofuori e comprende due strati talvolta separati da una borsa sierosa: lo strato anteriore o superficiale, che la continuazione dell aponvrosi
del muscolo sottoclavere, lo strato profondo che rappresenta il legamento propriamente detto).

Sinoviale
Quando il menisco interposto non perforato essa suddivisa in due parti.
L insieme legamentoso innervato dalla branca clavicolare del plesso superficiale che nasce dalla terza ansa del plesso. La vascolarizzazione nasce da collaterali dell arteria mammaria
interna e dall intercostale corrispondente (H. Rouvire).

Fisiologia
E stata volontariamente descritta l Anatomia del sistema legamentoso che, da un punto di
vista fisiologico, va considerato come separato in due parti (destra e sinistra) che nell insieme

20 - I pivot osteopatici
costituiscono la struttura. Questo sistema subisce aggressioni di tipo avvitamento da parte
della cintura scapolobrachile all esecuzione di ogni doppio appoggio della normale deambulazione, e delle aggressioni di tipo trazione/stiramento durante i movimenti degli arti superiori
(ed in modo unilaterale o bilaterale a seconda dell utilizzo degli arti). Durante l antepulsione
della spalla l estremit interna dell articolazione SC si porta in posteriorit ed in inferiorit.
Gli elementi capsulolegamentsi di contenzione articolare fanno da pivot fisiologico del
movimento. Durante la retropulsione della spalla l estremit interna dell articolazione SC si
porta in anteriorit ed in leggera elevazione. Durante i movimenti alterni e combinati dei due
arti superiori (nella deambulazione) il sistema legamentoso sternoclavicolre rappresenta il
pivot di movimento. La sua integrit anatomica la sola garanzia per un corretto e fisiologico
movimento articolare, dove il legamento sterno/costoclavicolre inferiore rappresenta il freno
legamentoso fisiologico.

3 vertebra lombare o L3
Caratteristiche morfologiche strutturali principali
Il corpo massiccio ed a forma
di rene a grande asse trasversale, le
apofisi costiformi sono molto lunghe
mentre la spinosa massiccia e rettangolare (fig. 5).

Forma delle
superfici articolari
Superfici del corpo
Uno strato cartilagneo ricopre
ogni piatto vertebrale, ad eccezione di
uno spazio corrispondente ad una piccola circonferenza marginale. Il loro
orientamento, in rapporto al suolo e
nell uomo in piedi, praticamente
parallelo al suolo.
I dischi intervertebrali sovra e
sottostante sono particolarmente alti
in rapporto alla zona vertebrale: la
loro altezza infatti circa 1/3 rispetto al corpo della vertebra, e questo
Fig. 5 - Il pivot L3
elemento un fattore essenziale in relazione alla mobilit.
Il disco condiziona il gioco armonioso del sistema articolare rappresentato dalle apofisi articolari.

Apofisi articolari
A livello di L3 esse hanno la forma di un segmento di cilindro, che pu essere pieno o scavato
a seconda che si tratti della faccetta inferiore o superiore. La posizione decentrata delle apofisi
articolari in rapporto al pivot discale (effettiva rotula discale costituita dal piede anteriore del
treppiede) conferisce loro una funzione di guida; in rapporto a ci il movimento di L3 non potr
mai esser concepito fine a se stesso, ma sempre in rapporto al movimento sovra e sottostante.

Sistema legamentoso detto passivo


Partecipa attivamente alla stabilizzazione del rachide; sappiamo che gli elementi che costituiscono questo sistema sono fibrsi e poco elastici e classicamente vengono distinti i legamenti
bianchi e gialli.

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Legamenti bianchi
Corti: legamenti intertrasversri ed interspinosi.
Lunghi: legamento comune vertebrale anteriore, comune vertebrale posteriore, sovraspinso.

Legamenti gialli
Contrariamente ai legamenti bianchi essi sono molto elastici; il loro ruolo quello di unire
tra loro le lamine chiudendo ed otturando lo spazio che le separa; lateralmente essi rinforzano
la capsula delle articolazioni interapofisarie.

Sistema muscolare detto attivo


Alla descrizione esso presenta una forza di serraggio assiale (compressione) ed un sistema
di tiranti (erezione del rachide). Il sistema muscolare partecipa in modo essenziale, assieme a
quello legamentoso, alla stabilizzazione del rachide.
Da un punto di vista muscolare L3 rappresenta una vertebra molto particolare; Kapandji le
conferisce un ruolo di pivot per via dell inserzione dei potenti gruppi muscolari posteriori.
La disposizione delle inserzioni muscolari anteriori allo stesso modo molto particolare: l
incrocio delle inserzioni dei pilastri del diaframma e del muscolo psoas, con l intermediazione delle
arcate, realizza un originale sistema di forze in rapporto alle quali L3 ci sembra la chiave.

Topometra radicolo-midollo-vertebrale
Secondo Delmas (Medicorama n 242, 12, 1980) a livello di L3 si contano 18 radici: si tratta in effetti
della parte alta della cauda equina che realizza un vero e proprio riempimento della dura madre.

I rapporti pi importanti
La situazione di L3, collocata a livello della sommit della lordosi lombare (la cui freccia
di 3 4,5 cm.) e con le superfici in rapporto ai dischi che rispettano l orizzontalit, tale da
conferire a tale vertebra un reale ruolo di pivot articolare; essa si trova in rapporto con i seguenti
elementi anatomici:
- in avanti i muscoli psoas (lato destro e sinistro), pilastri del diaframma destro e sinistro, la vena
cava inferiore, l aorta addominale e la cisterna del Pecquet
- intraperitoneli con testa e corpo del pancreas, 3 e 4 porzione duodenle, colon trasverso (pi
o meno in alto), radice posteriore del mesentere
- lateralmente con il muscolo quadrato dei lombi (lato destro e sinistro), l aponvrosi d inserzione
del muscolo trasverso dell addome ed il sistema simpatico addominoplvico
- dietro i muscoli spinali profondi.

9 vertebra dorsale (D9)


Caratteristiche morfologiche strutturali principali
Alla descrizione D9 presenta (fig. 6, pagina seguente): un diametro trasversale con dimensioni circa uguali a quelle del diametro anteroposteriore; delle apofisi trasverse oblique verso il
fuoridietro; un apofisi spinosa voluminosa, lunga ed unitubercolre la cui inclinazione verso il
basso inizia a diminuire in rapporto alle sovrastanti.

Forma delle superfici articolari


Superfici corporee
Sono piane e si articolano con il disco intervertebrale delle vertebre sovra e sottostante; la
loro altezza tuttavia ridotta in rapporto al livello lombare.

Apofisi articolari
Sono artrode piane caratteristiche della porzione toracica; quelle superiori sono orientate
verso il dietro, leggermente in alto ed in fuori.; quelle inferiori sono orientate in avanti, legger
mente in basso e verso l interno.

22 - I pivot osteopatici

Faccette articolari
costali
Sono situate a livello della parte posterolaterale del corpo e vi si
distinguono: una faccetta superiore
che generalmente deborda sulla radice del peduncolo ed una inferiore
che determina una ugnatura sulla
parte inferiore del corpo.

Faccette articolari
delle apofisi trasverse
Si situano a livello dell estremit anteriore libera dell apofisi
trasversa, e corrispondono alla
tuberosit costale.

Sistema legamentoso
detto passivo
A livello rachdeo identico
al sistema legamentoso vertebrale,
ad esso per va aggiunto il sistema
Fig. 6 - Il pivot D9
legamentoso delle articolazioni costovertebrali.
Ogni paio di coste si articola con la vertebra sovrastante e con la sottostante, grazie a
due articolazioni per ciascuna costa; l angolo diedro presente a livello della testa costale corrisponde al disco intervertebrale. Inoltre si articola con la tuberosit costale dell apofisi trasversa
della vertebra sottostante.
I legamenti dell articolazione costovertebrale sono uno interosseo fissato a livello del disco
intervertebrale ed uno raggiato.
I legamenti dell articolazione costotrasversaria sono: legamento costotrasversario interosseo, legamento costotrasversario posteriore, legamento costotrasversario superiore e legamento
costotrasversario inferiore.

Sistema muscolare detto attivo


D9 non presenta alcuna inserzione muscolare anteriore; presenta invece, in corrispondenza
della sua parte posteriore, i muscoli profondi delle docce vertebrali (i pi profondi dei quali sono
monosegmentari). Rimane cosa difficile isolare da un punto di vista funzionale questi muscoli, i
quali, essendo sotto il controllo dell attivit tonica posturale, hanno essenzialmente un attivit
antigravitaria e propriocettiva. Si distinguono due gruppi di muscoli: sovracostli e spinali.

Topometra radicolo-midollo-vertebrale
Secondo Delmas lo stesso disco pu comprimere due radici, e nel caso specifico D9 in rapporto posteriore con le radici 9 e 10. D9 presenta anche la particolarit vascolare che rappresenta
l arteria radicolre di Adamkiewicz (D9D10 e D4).

I rapporti pi importanti
La situazione di D9 particolare anche per il suo triplice aspetto: punto di tensione, chiave
di volta dell arco intero, pivot interarco. Per maggiori delucidazioni vedi capitolo inerente alla
meccanica. D9 si trova in posizione esclusivamente intratoracica, ad un livello che poco al di
sopra del centro frenico, e si trova in rapporto con i seguenti elementi anatomici:

In avanti
Arteria aorta, canale toracico, sistema delle vene azygos (grande azygos ed emiazygos inferiore), esofago. Sul davanti della faccia posteriore del medistino con la faccia posteriore del
cuore (atrio sinistro).

23

Lateralmente
Muscoli intercostali, catena laterovertebrle del sistema simpatico ed 8 radice rachdea
dorsale.

Posteriormente
Muscoli spinali profondi.

24 - I pivot osteopatici
zona di scarsa mobilit alla quale spetta il ruolo di pivot; inoltre D4/K4 la estremit inferiore
del triangolo superiore del corpo umano, quindi zona di stress massimale per l arco dorsale.

Sistema muscolare attivo


Posteriormente
Muscoli spinali profondi.

Complesso articolare 34 vertebra dorsale/4 costa


(D3D4/K4)
Caratteristiche
morfologiche
strutturali principali
D4 rappresenta la vertebra
dorsale tipo, mentre K4 rappresenta una costa tipo (fig. 7).

La forma delle
superfici articolari
D4
Le superfici del soma sono
piane e si articolano col disco intervertebrale sovra e sottostante.
Sono situate in un piano praticamente orizzontale. Le superfici
articolari sono piane; quelle superiori sono orientate verso l alto/
fuoridietro, mentre quelle inferiori
sono orientate verso il basso/
avantifuori. Le superfici articolari
costali tagliano obliquamente la
parte posterolaterale dei piatti
vertebrali.
La faccetta costale, che corrisponde alla tuberosit costale,
situata a livello dell estremit
anteriore dell apofisi trasversa.

K4
La testa della costa ha la forma
di un angolo diedro che si articola con la faccetta costale Fig. 7 - Il complesso D3D4/K4
sovrastante (faccetta costale inferiore di D3), e con la
faccetta costale sottostante (faccetta costale superiore di D4). La tuberosit costale corrisponde
alla faccetta costale dell estremit anteriore dell apofisi trasversa.
L insieme articolare cos descritto costituito da 12 articolazioni; la complessit biomeccanica che
ne deriva fa ben render conto della difficolt tecnica e dell elevato numero di possibilit lesionali.

Sistema legamentoso passivo


E costituito dallo stesso sistema valido per tutte le altre vertebre e coste (descrizione gi
fatta per D9). Tuttavia il caso di sottolineare sull insieme articolare cos costituito: l intricata
situazione legamentosa (con gli elementi sovra e sottostanti, vertebrali e costali) ne fanno una

Lateralmente
Muscoli sovracostli ed intercostali.

Anteriormente
Muscoli profondi anteriori del collo (retto anteriore e lungo del collo).

Topometra radicolo-midollo-vertebrale
D4 pu comprimere le radici 5 e 6.

I rapporti pi importanti
Il complesso D3D4/K3 si trova in relazione con i seguenti elementi anatomici:

Anteriormente
Grande vena azygos sinistra, trachea, arco dell aorta, canale toracico, sistema delle vene
azygos (arco dell azygos ed emiazygos superiore), esofago.

Lateralmente
Muscoli intercostali, c catena simpatica laterovertebrle, polmoni destro e sinistro, cavit
plurica destra e sinistra, terza radice rachdea dorsale.

Posteriormente
Muscoli spinali profondi.

5 vertebra cervicale o C5
Caratteristiche morfologiche strutturali principali
La vertebra C5 presenta un corpo allungato trasversalmente, il cui spessore maggiore
sul davanti che non sul dietro. A livello del suo bordo anterosuperiore presenta un rilievo che
permette l articolazione con il becco del bordo anteroinferiore; questa particolarit anatomica
cervicale gioca un ruolo molto importante durante l esecuzione della flessoestensione.
I peduncoli, a livello dei bordi superiore ed inferiore, sono scavati mentre l apofisi spinosa
bitubercolta. Le apofisi trasverse si impiantano sul corpo vertebrale mediante due radici
che circoscrivono, assieme al peduncolo corrispondente, il forame trasversario. La loro faccia
superiore scavata a doccia, e la loro sommit bitubercolta (fig. 8, pagina seguente).

Forma delle superfici articolari


Superfici del soma vertebrale
Oltre alla particolarit del becco in rilievo esse presentano delle apofisi semilunri sui
bordi laterali delle facce superiori, che si articolano con le superfici articolari corrispondenti a
livello della faccia inferiore del soma della vertebra sovrastante; questa specificit gioca un ruolo
importante relativamente alla Fisiologia della lateroflessione. Le superfici del soma vertebrale,
che si articolano tra loro grazie all intermediazione di dischi intervertebrali, hanno una forma
globalmente convessa in senso anteroposteriore e concava in senso laterale.

Articolazioni uncovertebrli
Sono le articolazioni delle apofisi semilunri gi descritte.

Apofisi articolari
Sono delle superfici piane che hanno un orientamento differenziato: quelle superiori verso
l altodietro, quelle inferiori verso il bassoavanti.

25

Sistema
legamentoso
detto passivo

Esse sostengono la parte esterna


della superficie articolare superiore;
l apofisi spinosa lunga e voluminosa; la sua estremit bifida; il
forame vertebrale pi grande di
quello delle vertebre sottostanti, ma
pi piccolo di quello dell atlante.

Presenta esattamente
le stesse caratteristiche gi
descritte per il pivot L3.

Sistema
muscolare
attivo

Forma delle
superfici articolari
Le superfici del
soma vertebrale

La 5 vertebra cervicale
completamente circondata da muscoli.

Anteriormente
Sono presenti i muscoli
del piano profondo prevertebrale: muscolo retto
anteriore e muscolo lungo
del collo.

26 - I pivot osteopatici

Fig. 8 - Il pivot C5

Lateralmente
Sono presenti i muscoli laterali del piano profondo vertebrale: scaleni (anteriore, medio e
posteriore) ed intertrasversri.

Posteriormente
Sono presenti i muscoli profondi posteriori: sacrolombare, trasversario spinoso, trasversario
del collo, lungo dorsale, splenio, grande e piccolo complesso.

La superficie superiore sovrastata


dall apofisi odontide, struttura che
fornisce la relazione anatomica con l
atlante. Essa presenta due faccette articolari ellittiche a grande asse verticale,
di cui quella anteriore, convessa in tutti
i sensi, si articola con l arco anteriore
dell atlante; quella posteriore, convessa
trasversalmente e concava dall alto al
basso, corrisponde al legamento trasverso (il vero freno della mobi- Fig. 9 - Il pivot C2 (epistrofeo)
lit). La superficie inferiore presenta, come tutte le corrispondenti
faccette articolari somatiche, un disco intervertebrale per il rapporto con la vertebra sottostante.
L epistrofo presenta dunque la particolarit di essere una vertebra atipica nella sua met
superiore, e tipica nella sua met inferiore.

Apofisi articolari

Topometra radicolo-midollo-vertebrale
C5 si trova collocata tra l emergenza della 5 radice al di sopra e la 6 radice al di sotto. La vascolarizzazione midollare spesso caratterizzata dalla presenza di una grossa arteria a livello C5C7.

I rapporti pi importanti
La situazione di C5 anche quella di essere pivot dell arco cervicodorsle; essa si trova in
rapporto con le seguenti strutture anatomiche:

Anteriormente
Il piano anteriore profondo, costituito dal muscolo retto anteriore e dal lungo del collo,
aponvrosi profonda prevertebrale e guaina viscerale del collo.

Lateralmente
Muscoli laterali profondi (scaleni), arteria vertebrale e guaine vasculonervse del collo, 5
radice rachdea cervicale.

Posteriormente
Muscoli cervicali profondi.

2 vertebra cervicale (epistrofo) o C2


Caratteristiche morfologiche strutturali principali
La vertebra C2 presenta le seguenti caratteristiche (fig. 9, pagina seguente): il corpo
sormontato da una grossa salienza verticale, l apofisi odontide; la sua faccia inferiore
presenta sul davanti un becco molto accentuato; i peduncoli si estendono dalla superficie
articolari superiori all estremit anteriore delle lamine; le apofisi trasverse presentano due
radici: l anteriore che si impianta sul corpo vertebrale, la posteriore nasce dal peduncolo.

Le apofisi articolari superiori sono situate ai due lati dell apofisi odontide. Di forma ovalare con una piccola estremit diretta verso l avantidentro, trasversalmente sono piane con una
convessit in senso anteroposteriore, e con una leggera inclinazione verso il fuori.
Le apofisi articolari inferiori sono situate al di sotto dell estremit anteriore delle lamine.

Sistema legamentoso dello passivo


Tale struttura implica la considerazione dell insieme occipite-atlante-epistrofeo-C3 (C0C3).
Se il sistema legamentoso dell epistrofo in rapporto a C3 non presenta differenze in rapporto
alle altre articolazioni cervicali, il complesso C0C2 presenta un gioco legamentoso particolarmente adattato alla Fisiologia del cardano che quest insieme costituisce, con una funzionalit
estremamente specifica.

Livello atlantodontoido
L articolazione atlantodontoida anteriore presenta una capsula. L articolazione atlantodontoida posteriore si articola con il legamento trasverso, che una lamina fibrsa molto spessa
e densa che presenta nella parte media dei bordi superiori ed inferiori due fasci, il cui insieme
ben noto col nome di legamento cruciforme: un fascio superiore, il legamento occipitotrasversrio,
un fascio inferiore, il legamento trasverso dell epistrofo.

Livello di atlante/epistrofo
Vi sono le articolazioni tra le superfici articolari inferiori delle masse laterali dell atlante con
le apofisi superiori dell epistrofo. La capsula molto lassa e permette una mobilit relativamente
ampia; rinforzata esternamente dal legamento occipitoatlantoido laterale.

Livello C2 - C3.
Il sistema legamentoso diviene quello classico, e prima di enumerare i legamenti del complesso C0C2 si vuol rimarcare l esistenza di: legamento occipitodontoido mediano, due legamenti occipitodontoidi laterali, legamenti occipitoepistrofi mediano e laterale che ricoprono
il legamento cruciforme.

27
Inoltre, per buona memoria, si vuol ricordare l esistenza di:
- in avanti i legamenti occipitoepistrofo anteriore, atlante/epistrofo anteriore e grande legamento vertebrale anteriore.
- dietro il legamento occipitoatlantoido posteriore, attraverso il quale penetra l arteria occipitale
ed il 1 nervo cervicale, il legamento atlante/epistrofo posteriore, che lascia uscire il 2 nervo
cervicale (nervo di Arnold), il legamento interspinoso e quello cervicale posteriore (setto fibrso
molto spesso, equivalente ad un legamento sovraspinso).

Sistema muscolare attivo


Va fatta distinzione tra i muscoli del piano suboccipitale e quelli degli altri strati.

Muscoli suboccipitali
Hanno un ruolo di enorme importanza sia sul piano dell attivit tonica posturale,
che sul piano dell adattamento del cardano meccanico costituito dal complesso OAE
(occipite/atlante/epistrofo). Si distinguono il grande retto posteriore, il piccolo retto posteriore,
il grande e piccolo obliquo, gli interspinosi.
Innervati dalla branca posteriore di C1 si accoppiano, grazie all intermediazione della
benderella longitudinale posteriore, alle strutture del tronco cerebrale (oculomotricit, equilibrio,
propriocettivit), in modo associato al reticolo mesencefalico.

Altri piani muscolari


Non sono specificamente in rapporto con C2 tuttavia le inserzioni degli spleni e dell angolare della scapola hanno delle relazioni con C2. Anteriormente avviene lo stesso per il muscolo
lungo del collo (piano profondo anteriore).

Topometra radicolo-midollo-vertebrale
C2, radice mista, fuoriesce al di sopra dell epistrofo.
C3, radice mista, fuoriesce al di sotto dell epistrofo.

Rapporti pi importanti
La 2 vertebra cervicale si trova in relazione con vari elementi anatomici.

Anteriormente
Muscoli profondi anteriori, aponvrosi perifaringa e faringe media.

Lateralmente
Muscoli laterali profondi, ganglio cervicale superiore, arteria vertebrale (intertrasversria),
2 radice rachdea trasversale.

Posteriormente
Muscoli profondi suboccipitali

29

Cap. 2
Evidenziazione dei pivot
attraverso una particolare
scomposizione
della deambulazione

31

La deambulazione rappresenta l esercizio funzionale primario dell essere umano; con essa
si realizza un movimento della totalit del corpo, e lo scopo di questo capitolo quello di mettere
in evidenza il ruolo dei pivot legamentosi e vertebrali in questa attivit prediletta dall uomo.
I movimenti pivot sono numerosi, complessi e simultanei; la comprensione della loro cinetica
obbligatoriamente conseguente ad una scomposizione analitica e minuziosa dell insieme. Adotteremo a questo scopo la considerazione classica del passo secondo Jules Marey esemplificata in
fig. 10, suddivisa come segue:
primo doppio appoggio: anteriore
Dx./posteriore Sx.
primo appoggio unilaterale: arto
inferiore Dx. portante/arto inferiore
Sx. oscillante
secondo doppio appoggio: anteriore
Sx./posteriore Dx.
secondo appoggio unilaterale (arto
inferiore Sx. portante / arto inferiore
Dx. oscillante).
Limiteremo il nostro studio ad un
semipasso a partire dal primo doppio
appoggio; prenderemo in considerazione anche tutti i movimenti definiti
come annessi alla deambulazione,
e li integreremo nella o nelle fasi cui
appartengono. Allo stesso modo descriveremo il ruolo di ogni pivot nell ambito della deambulazione su un suolo
piano, a partire dai piedi fino alla testa.
Ogni tempo sar artificialmente e volutamente arrestato per la descrizione.
Ogni lettore dovr dunque ricostruire mentalmente la sequenza completa dei movimenti che costituiscono la deambulazione,
per arrivare a considerare il corpo come un insieme articolare in movimento.

32 - I pivot osteopatici
Il ribattimento del piede sul suolo e la verticalizzazione dell arto inferiore portante sollecitano particolarmente le articolazioni tibiotarsica e astragalocalcanere. L insieme dei muscoli
che agiscono sulla caviglia entra allora in funzione, realizzando un freno al ribattimento del
piede sul suolo, grazie all azione dei muscoli della loggia anteriore della gamba, un azione ad
effetto antivalgo, grazie ai muscoli posteriori della gamba, e l inizio della stabilizzazione del
ginocchio, grazie all azione dei muscoli soleo e lungo flessore dell alluce (flessore proprio dell
alluce e flessore comune delle dita).

Ginocchio
Da una condizione di estensione pressoch completa, passa in leggera flessione sotto l influenza del peso del corpo. Il muscolo quadricipite si prende carico di controllo del grado di flessione,
mediante una contrazione eccentrica. I muscoli della zampa d oca giocano un ruolo molto importante, quello di legamenti attivi che limitano il valgismo fisiologico del ginocchio al momento dell
attacco del passo (appoggio del tallone al suolo). L integrit fisiologica dei legamenti crociati (pivot
del ginocchio) indispensabile anche nel caso il cui la deambulazione in piano richieda delle sollecitazioni
ridotte; le lassit croniche del ginocchio sono la migliore dimostrazione di questa affermazione.

Anca
Nel momento dell attacco del passo si trova in flessione e rotazione esterna; la flessione
diminuisce di fatto l avanzamento del bacino. Gli abduttori stabilizzano lateralmente il bacino.
Il medio gluteo il muscolo dominante questa stabilizzazione, ma non va dimenticato per la
sua importanza, il tensore della fascia lata che stabilizza allo stesso modo il ginocchio. Il piccolo
gluteo gioca, in queste condizioni, un importante ruolo sulla rotazione esterna del bacino.

Arto inferiore sinistro


La sua finalit, secondo Ducroquet, sta nel garantire un appoggio posteriore di slancio.

Tallone
E decisamente staccato dal suolo; il piede in appoggio esclusivamente sull avampiede.
Questa spinta di decollo mette in gioco tutto il sistema equilibratore muscolare.
Il piede derota in rapporto al suolo grazie all azione muscolare del tricipite surale e del
lungo flessore proprio dell alluce, coi quali si termina il passo mediante un appoggio anterointerno. Le
articolazioni mediotrsica, di Lisfranc e metatarsofalanga dell alluce sono molto sollecitate.

Ginocchio
Il suo grado di flessione aumenta in modo progressivo; all inizio il peso del corpo ad
aumentarne il grado, poi si prosegue in modo pi spontaneo per ottenere il passaggio alla fase
successiva dell arto oscillante.

Anca

Il primo doppio appoggio


(anteriore destro/posteriore sinistro)
Movimenti degli arti inferiori

Descriveremo convenzionalmente all inizio l arto inferiore Dx., che rappresenta l arto
portante, e successivamente quello Sx., che diviene quello oscillante.

Arto inferiore destro


La finalit consiste nell eseguire un appoggio anteriore di ricezione/freno, come definito
da Ducroquet (1963). L attacco del passo con il tallone destro rappresenta il tempo zero (o tempo
iniziale) del ciclo della deambulazione.
L integrit fisiologica del pivot legamentoso AC ci sembra fondamentale nel momento in cui il
tallone entra in contatto col suolo mediante un suo appoggio posteroesterno.

Ha un grado di estensione di circa 15, e tale angolo diminuisce progressivamente. In considerazione di quanto sopra emerge che i pivot sollecitati sono due: quello legamentoso astragalocalcanere interosseo (legamento a ventaglio) nel momento dell attacco, cio nel momento dell
appoggio al suolo del tallone; i legamenti crociati del ginocchio al momento del loro reclutamento
(non solo una aggressione meniscale a poter causare un problema). Nella deambulazione
indispensabile l integrit fisiologica dei legamenti crociati, pivot legamentosi del ginocchio.

I movimenti del tronco


Consistono essenzialmente in movimenti di torsione e di inclinazione. La rotazione opposta
delle cinture, che avviene su un piano orizzontale; l inclinazione inversa delle cinture, che avviene
su un piano frontale; l inclinazione anteroposteriore del tronco, che avviene su un piano sagittale.

Rotazione opposta delle cinture


Durante la deambulazione il bacino e le spalle ruotano in senso inverso, e questa semplice
osservazione determina tutta una serie di modificazioni necessarie all adattamento; segue ora
la descrizione di tali modificazioni.

33

Passo pelvico di Ducroquet (fig. 11)


Il bacino, nella sua globalit, esegue una rotazione attorno ad un asse
virtuale verticale ad ogni cambiamento
di passo. Quest azione comandata
dagli arti inferiori, ed stata definita
da Ducroquet il passo pelvico che determina quell importante movimento
di rotazione del bacino in rapporto al
femore considerato fisso a livello dell
articolazione coxofemorle.
Questa rotazione consente l allungamento del passo e rappresenta
un fattore di economia relativamente
al dispendio energetico dovuto allo
spostamento del centro di gravit. (Saunders, Inman ed Eberhardt - 1953).
Il bacino omolateralmente spostato in avanti in corrispondenza all
arto inferiore avanzato; pertanto il bacino pu essere considerato in rotazione interna in rapporto
al femore, il che equivale a considerare il femore in rotazione esterna in rapporto al bacino.
Il bacino invece omolateralmente spostato indietro in corrispondenza all arto inferiore
arretrato; pertanto il bacino pu essere considerato in rotazione esterna in rapporto al femore, o
il femore in rotazione interna in rapporto al bacino.

Avvitamento iliaco (Ceccaldi, fig. 12)


L avvitamento rappresenta la rotazione inversa delle iliache attorno al
loro asse trasversale (3 asse di Mitchell)
imposto dal passo pelvico.
La sua ampiezza massimale si colloca esattamente alla fine di ogni doppio
appoggio.
L iliaca dell arto inferiore posteriore si anteriorizza, e la sinfisi pubica
subisce di conseguenza un azione di
avvitamento.
L avvitamento del bacino determina a
tutti gli effetti la falsa ineguaglianza di lunghezza degli arti inferiori, ineguaglianza
che in realt da considerarsi come elemento fisiologico in quanto rappresenta
uno stato transitorio alternativo durante
il ciclo della deambulazione.
La gamba corta dal lato dell arto
inferiore anteriore, ed lunga dal lato
dell arto inferiore posteriore.

Movimento relativo del sacro


La situazione del sacro tra le iliache tale per cui il sacro obbligato a subire la rotazione globale
del bacino durante il passo pelvico. Durante il primo doppio appoggio la sua faccia anteriore guarda verso Sx., mentre durante il secondo doppio appoggio la sua faccia anteriore guarda verso Dx.
Il sistema capsulolegamentso sacroiliaco relativamente poco sollecitato nelle normali
condizioni di deambulazione su terreno piano, tuttavia subisce l induzione di forze inverse e
simmetriche di avvitamento/svitamento. Le ossa iliache ruotano indipendentemente l una
dall altra e senza determinare un movimento specifico del sacro.

34 - I pivot osteopatici

Controrotazione della
cintura scapolare (fig. 13)
Durante ogni fase di doppio appoggio
la cintura scapolare effettua una controrotazione. Nel primo doppio appoggio
(anteriore Dx./posteriore Sx.) il braccio
Sx. anteriore mentre quello Dx. posteriore. La controrotazione della cintura scapolare sollecita l integrit fisiologica dei pivot
legamentosi sterno/costoclavicolri. Questa
articolazione rappresenta il solo punto fisso
articolare della catena cinetica che compone la cintura scapolare. Le fasi di doppio
appoggio impongono un avvitamento delle
emicintre scapolari Dx. e Sx. L adattamento del rachide alle rotazioni opposte
delle cinture (fig. 14, pagina seguente).
Le rotazioni opposte delle cinture
obbligano la colonna vertebrale a subire
due movimenti rotatori in senso inverso.
Piera e Grossiord indicano, con l EMC, il
massimo di movimento localizzato in L5
ed in D1.; situano il punto di transizione,
ove cio le rotazioni si annullano, approssimativamente in D7. Il rachide tuttavia ha
delle curvature proprie che modificano la
meccanica di queste rotazioni.
Noi pensiamo che L5, completamente
integrata nel sistema legamentoso ileo/
lombosacrle, sia relativamente stabile, e
segua il movimento globale del bacino nell
esecuzione del passo pelvico. Riteniamo
altres che all adattamento rotatorio la
vertebra L3 sia pi affine.
La vertebra D1 una cerniera tra
la colonna cervicale mobile e la colonna
dorsale rigida, e subisce poco, a nostro avviso, l azione di rotazione indotta dagli arti superiori.
L avvitamento indotto dai movimenti degli arti superiori sulle emicintre scapolari si ripercuote a livello di D4, la qual vertebra non a caso anche la sommit del triangolo cervicale
da un lato, e zona di inserzione muscolare principale dei muscoli fissatori della scapola. Questa
zona subisce quindi le azioni/reazioni muscolari imposte dall avvitamento scapolare. Infine
la zona transizionale ove s invertono le rotazioni indotte dalle cinture (scapolare e pelvica) si
situa a livello della vertebra D9. E evidente che l integrit fisiologica delle curve anteroposteriori del
rachide ne condizionano la meccanica. In realt possibile che una molteplicit di variazioni possono
alterare pi o meno sensibilmente questa scomposizione fisiologica della deambulazione.

Influenza delle rotazioni opposte sulla cassa toracica


Il movimento di bilanciamento delle braccia si riflette in modo immediato sulla cassa toracica.
Il bilanciamento anteriore di un braccio induce sulla clavicola corrispondente
un posizionamento in rotazione posteriore nonch una apertura della griglia costale di quel
lato, inducendo sulle coste una posizione di inspirazione.
Il bilanciamento posteriore dell altro braccio induce sulla clavicola corrispondente un
posizionamento in rotazione anteriore nonch una chiusura della griglia costale di quel lato,
inducendo sulle coste una posizione di espirazione.

35

Inclinazione inversa
delle cinture
Le cinture, oltre a ruotare in senso inverso, si inclinano anche in senso inverso.
Questa inclinazione in realt appena accennata se si considera la deambulazione su
terreno piano, e questo perch gli abduttori
controllano perfettamente l equilibrio trasversale del bacino.
In patologia la classica paralisi del medio
gluteo illustra perfettamente il mancato controllo (zoppa di trendelemburg); ad un livello
decisamente inferiore la deambulazione con
appoggio sui talloni un altra dimostrazione
di ci, e il fatto deriva dalla necessit di una
ricerca pi fine del posizionamento del centro
di gravit all interno del poligono di sostegno.
Questa inclinazione inizia a manifestarsi
proprio all inizio della fase di appoggio unilaterale, e verr descritta nel seguente capitolo.

Inclinazione anteroposteriore
del tronco
Piera e Grossiord affermano che il movimento di inclinazione anteroposteriore
non supera mai i 5 per andature ordinarie,
pertanto non sono rilevabili da un occhio
non allenato.
La patologia ci pu dare qualche esempio estremo che consente di comprendere
meglio; la zoppa tipica definita come zoppa
del saluto illustra bene questa inclinazione:
il tronco s inclina leggermente verso l avanti
al momento dello slancio/spinta e leggermente verso il dietro al momento della presa
di contatto del tallone al suolo. Cos durante
la fase di doppio appoggio si ha a livello del
tronco una sollecitazione notevole a carico
del pivot sterno/costoclavicolre, mentre il
pivot ileo/lombosacrle, come gi visto precedentemente, non risulta particolarmente
sollecitato. La sinfisi pubica subisce e adatta l avvitamento pelvico, ma non un pivot.

36 - I pivot osteopatici

Movimenti di testa e collo


La sommit del capo descrive, durante la marcia, una linea sinusoidle il cui punto pi alto
corrisponde al momento di passaggio per la verticale della gamba portante; nel momento del
doppio appoggio invece la testa si trova nella posizione pi bassa.
Il triangolo del collo adatta direttamente, per intermediazione del pivot D4, l avvitamento
del tronco; la testa si orienta dunque, alla fine di ogni doppio appoggio, in direzione dell arto
superiore avanzato. Il sottile aggiustamento di quest orientamento regolato dal cardno occipiteatlante-epistrofo, in rapporto con la regolazione dell attivit tonica/posturale.
Il complesso C0C2 adatta il pivot D4 alla fine di ogni doppio appoggio.

Conclusioni sul doppio appoggio


La fase di doppio appoggio sollecita i seguenti pivot che si pu riassumersi con una sola
parola: l avvitamento.
- legamentosi: astragalocalcanere interosseo, crociati del ginocchio, sistema ileo/lombosacrle
e legamenti sternoclavicolri.
- vertebrali: L3, D4D8, K4 e C2.
Il doppio appoggio si realizza con la messa in tensione del sistema muscololegamentso
che, grazie alla viscoelasticit ed inerzia, permette una grande economia.

Il primo appoggio unilaterale

(arto inferiore Dx. portante/arto inferiore Sx. oscillante)


Movimenti degli arti inferiori
Convenzionalmente descriveremo all inizio il movimento dell arto inferiore portante,
quello Dx., e successivamente quello dell arto oscillante, il Sx. Arresteremo volutamente il primo
appoggio unilaterale in tre momenti successivi, fasi particolari dettate dalla posizione istantanea
dell arto oscillante in rapporto a quello portante.
Nel semipasso posteriore il piede della gamba oscillante ha gi lasciato il suolo ma si trova
ancora posteriormente a quella portante. Il passaggio alla verticale avviene nel momento in cui
la gamba oscillante incrocia quella portante. Il semipasso anteriore in cui la gamba oscillante si
trova anteriormente a quella portante, ma non ha ancora preso appoggio al suolo.

Semipasso posteriore
Movimenti degli arti superiori
Lo spostamento degli arti superiori rappresenta l omologo superiore del passo pelvico. Essi
si muovono in senso inverso in rapporto agli arti inferiori, ed il loro spostamento massimale
nel momento del doppio appoggio.
La proiezione anteriore dell arto superiore avviene con braccio leggermente flesso e verso
l interno, portato in rotazione esterna; la proiezione posteriore del braccio avviene praticamente
con l arto in estensione ed in rotazione interna. A livello dell arto superiore non vi nessun
pivot e le azioni muscolari che intervengono saranno riprese in uno studio successivo.

Arto inferiore Dx. portante


Esso deve assicurare un triplo ruolo: sostegno del peso del corpo, equilibrio dell uomo
eretto, progressione, finalit primaria della deambulazione.

Piede
Si trova in appoggio piano al suolo; la gamba, da verticale che era, inizia ad assumere un posizionamento di leggera inclinazione in avanti, la qual cosa determina una chiusura (diminuzione)
dell angolo piede/gamba. Il centro di gravit si sposta dal centro del poligono di sostegno (ove
era nella fase di doppio appoggio) al centro del nuovo poligono di sostegno, rappresentato dal
piede in appoggio al suolo. Questo spostamento spiega le oscillazioni laterali della marcia, e se

37
riportato su un piano orizzontale, disegna una sinuside le cui sommit Dx. e Sx. corrispondono
alla posizione verticale di ogni piede portante. Le azioni muscolari sono di stabilizzazione ed
essenzialmente derivano dalla messa in azione del tricipite surale; il soleo, capo monoarticolre
estremamente attivo, lavora in associazione e sinerga con il breve flessore plantare. Gli stabilizzatori laterali della caviglia (tibili e peroni laterali) assicurano l equilibrio laterale del piede.

Ginocchio
Si raddrizza progressivamente dalla sua posizione di flessione imposta dal peso del corpo.
Il quadricipite il muscolo che si prende carico di quest azione, in particolare con due dei suoi
ventri muscolari (retto femorale e vasto esterno). La stabilizzazione assicurata dal tricipite della
sura che rinvia all indietro in ginocchio.
I legamenti crociati, pivot del ginocchio, sono indispensabili per una valida stabilizzazione.

Anca
Si porta in estensione senza pervenire alla rettitudine; gli abduttori (medio gluteo e tensore
della fascia lata) assicurano l equilibrio laterale del bacino. All inizio dell appoggio unilaterale si
manifesta una leggera inclinazione laterale dal lato opposto a quello dell arto portante. Il piccolo
gluteo inizia la sua azione di rotatore esterno del bacino in rapporto al ginocchio relativamente fisso.

38 - I pivot osteopatici
del retto anteriore del quadricipite. Il passaggio della gamba riporta l equilibrio trasversale all
orizzontale, senza oltrepassarlo in condizioni di deambulazione in piano. Entrano in gioco anche
alcuni muscoli del tronco, come il quadrato dei lombi e gli spinali lombari omolaterali.

Semipasso anteriore
Arto inferiore Dx. portante
Gamba
Esegue una flessione dorsale sull astragalo, fino a circa 15 di movimento. Sotto l influenza
del tricipite surale il tallone si stacca dal suolo, con i peroni laterali che intervengono al fine di
controbilanciare l azione del tricipite e preparare la spinta dell appoggio anterointerno.

Ginocchio
Si posiziona in estensione completa finch il tallone si stacca dal suolo, per poi flettersi
subito dopo la spinta finale.

Anca

Arto inferiore Sx. oscillante


La sua azione consiste nel raccorciarsi per non urtare il suolo, la qual cosa ottenuta grazie
ad una tripla flessione: anca/ginocchio/piede.

Piede
Si pone in leggera flessione dorsale con una estensione associata dell alluce grazie all azione
sinergica degli elevatori del piede.

Ginocchio
Effettua, grazie all azione degli ischioperoneotibili, una progressiva flessione; il bicipite
femorale viene attivato in modo pi specifico. La flessione raggiunge il suo massimo (~7) appena
prima del passaggio alla verticale.

Anca
Flette sotto l azione dello psoas iliaco che lavora in associazione col retto anteriore del
quadricipite.

Si trova in questa fase in estensione pressoch completa.

Arto inferiore Sx. oscillante


Piede
Mantiene la posizione di flessione dorsale con, in associazione, una leggera supinazione. I
muscoli elevatori del piede contribuiscono al mantenimento di questa posizione.

Ginocchio
Mantiene la sua estensione fino al momento dell appoggio del tallone al suolo; in quest
istante ci sembrano particolarmente importanti due elementi: gli ischioperoneotibili frenano
l estensione, che non arriva mai ai suoi limiti di ampiezza articolare; l orientamento della
gamba, sotto l effetto degli abduttori e dei muscoli della zampa d oca, assume qui tutta la sua
importanza.

Anca
Resta in flessione sotto l azione dei muscoli flessori dell anca.

Passaggio alla verticale


Arto inferiore Dx. portante
Questa fase corrisponde al momento in cui la verticale che passa per il centro del corpo incrocia la tibiotarsica corrispondente all arto portante. Questo tempo corrisponde alla classica relazione
osteopatica che vede in appoggio lastragalo portante e la faccetta occipitoatlantoida controlaterale.

Insistiamo in modo particolare sulle seguenti azioni muscolari globali:


- orientamento dell arto inferiore appena prima dell appoggio
del tallone al suolo in rotazione esterna.
- orientamento dell arto inferiore appena prima dello slancio/spinta
dal suolo in rotazione interna.

Piede
Ha un buon appoggio in piano sul suolo.

Ginocchio ed anca
Sono entrambi in leggera flessione.

Arto inferiore oscillante


Si trova in posizione di accorciamento completo.

Piede
Continua la sua flessione dorsale.
Ginocchio
Diminuisce la sua flessione. I muscoli della zampa d oca iniziano la loro azione di orientamento per le fasi successive, aiutati dagli abduttori.

Anca
E in flessione di circa 35 sotto l influsso del muscolo psoas iliaco, della zampa d oca e

Movimenti del tronco


Come si vede in fig. 15, pagina seguente, essi consistono in un adattamento attitudinale scoliotico transitorio dell insieme dell asse rachdeo, come conseguenza di una doppia causa: inclinazione laterale all inizio e alla fine dell appoggio unilaterale e passaggio dell arto oscillante
alla verticale dell arto portante.

Semipasso posteriore
L inclinazione laterale determinata dall appoggio unilaterale induce (fig. 16, pagina seguente), all inizio del semipasso posteriore, un adattamento in attitudine scoliotica transitoria lom-

39
bare sinistra, dorsale destra e cervicale sinistra
perfettamente equilibrata e compensata (fig. 15).
La sede di collocazione delle vertebre pivot,
determinata dalla loro situazione anatomica
nell ambito delle differenti curve anteroposteriori del rachide, le obbliga a muoversi
fisiologicamente nel rispetto delle leggi che
reggono il loro funzionamento meccanico
per adattare questo atteggiamento scoliotico
momentaneo. La deambulazione su terreno
piano non induce alcuna importante modificazione alle curvature fisiologiche della colonna vertebrale, e consente l applicazione
delle leggi di Fryette in posizione neutra. All
inizio del semipasso posteriore, la posizione
delle vertebre pivot la seguente:

Pivot ileo/lombosacrle
sinistro
Rappresenta l asse anatomico reale dell
asse obliquo Sx. virtuale del sacro descritto
da Mitchell; permette i movimenti del sacro
su un asse obliquo il quale inizia a stabilirsi
nel momento in cui l arto inferiore oscillante inizia la sua triplice flessione (fig. 17).
Nel caso di primo appoggio unilaterale
(semipasso posteriore) il movimento sull
asse obliquo utilizza il pivot ileo/lombosacrle Sx., il che equivale a dire l asse Sx. di
Mitchell, perch l asse Dx. bloccato per
azione gravitaria. La 5 vertebra lombare
si trova in lateroflessione Dx. e rotazione
Sx. determinata dall inclinazione laterale
del bacino, come appare chiaro in fig. 18,
pagina seguente.

Pivot L3
La terza vertebra lombare si trova ad
occupare la posizione di chiave di volta dell
adattamento in attitudine scoliotica lombare
sinistra. Questo pivot adatta tutto il gruppo
all adattamento in inclinazione laterale.

Pivot D9
La nona vertebra dorsale si trova leggermente al di sopra dell incrocio di curve di adattamento in attitudine scoliotica dorsale Dx.

Pivot D4
La quarta vertebra dorsale si trova in posizione di chiave di volta dell adattamento
in attitudine scoliotica dorsale destra.

Pivot D9 e D4
Sono entrambi protetti dalla rigidit
dell insieme del torace; di conseguenza la
loro mobilit d adattamento pi discreta.
Essi si trovano entrambi in lateroflessione
sinistra e rotazione destra.

40 - I pivot osteopatici

Quarta costa, K4
Ha la tendenza a posizionarsi in inspirazione a Dx. ed espirazione a Sx.

Pivot C5
La quinta vertebra cervicale si trova in posizione di chiave di volta nell
adattamento in attitudine scoliotica
cervicale sinistra. La sua posizione in
lateroflessione e rotazione destra.

Complesso OAE
Il pivot C2, l epistrofo, in leggera
lateroflessione e rotazione destra. L atlante, o C1, effettua una controrotazione
sinistra di adattamento alla rotazione
dell epistrofo. L occipite, ultimo
elemento del cardno, adatta l inclinazione con una lateroflessione sinistra e rotazione destra.
Il complesso occipite-atlante-epistrofo realizza l adattamento finale per mantenere l
orizzontalit dello sguardo, costante fisiologica della stazione eretta. La regolazione tonica che
sottende a questa adattazione sar sviluppata in un capitolo successivo.

Passaggio alla verticale


Il passaggio alla verticale recupera l inclinazione laterale indotta dall appoggio unilaterale
all inizio del semipasso posteriore. Questa fase d importanza capitale per comprendere la
sequenza adattativa risultante per tutto l asse rachdeo. Al momento del passaggio alla verticale
della gamba oscillante i pivot sono nelle posizioni seguenti.

Pivot ileo/lombosacrle sinistro


Permette una torsione anteriore del sacro (movimento sacrale su asse obliquo). In base alla terminologia definita da Mitchell si tratta di torsione Sx. su asse Sx.; tale torsione determinata da due fattori:
- azione muscolare che permette il passaggio della gamba oscillante; noi pensiamo, come Mitchell, che questo passaggio avvenga grazie all azione di muscoli potenti come il quadrato dei
lombi Sx., spinali lombari del lato Sx. e muscolo piramidale del bacino del lato Dx.; quest ultimo
il solo muscolo pelvitrocantrico che ha una inserzione sul sacro, ed effettua una coppia motrice di
torsione anteriore (quadrato dei lombi Sx. e piramidale del bacino Dx.).
- ritorno dalla adattamento in attitudine scoliotica creato per l inclinazione laterale aiuta considerevolmente la torsione del sacro sull asse obliquo.

Pivot L5
La quinta vertebra lombare, assieme al sacro, forma una coppia di forze di senso opposto
tra loro, cosa che giustifica l importanza del pivot ileo/lombosacrle.
Il passaggio della gamba oscillante consente il ritorno del centro di gravit sulla gamba d
appoggio. Cos la controrotazione di L5 sulla torsione del sacro risulta favorita dall effetto del
peso del tronco, come verr chiarito al cap. 3.

Altri pivot
Tutti gli altri pivot (L3, D9, D3D4/K4, C5 e COC2) ritornano quasi esattamente alla posizione del doppio appoggio precedente.

Semipasso anteriore
Dopo il passaggio della gamba oscillante l inclinazione laterale del bacino, dovuta all
appoggio unilaterale, si realizza di nuovo, per durare fino all appoggio del tallone al suolo che
permette il secondo doppio appoggio. In questa fase la posizione dei pivot la seguente: quello

41
ileo/lombosacrle diminuisce la sua torsione, tutti gli altri pivot
riprendono la posizione che avevano all inizio del semipasso
posteriore. L adattamento in attitudine scoliotica nuovamente
apparsa tende a diminuire fino al momento dell appoggio del
tallone al suolo, momento in cui sparisce completamente a
causa della scomparsa dell inclinazione laterale dettata dall
appoggio unipodale (fig. 19). Cos le tre fasi dell appoggio unilaterale sollecitano i pivot vertebrali obbligandoli ad adottare
un adattamento in attitudine scoliotica creata sostanzialmente
dall inclinazione laterale del bacino (figg. 2021).

Movimenti degli arti superiori


Durante il primo appoggio unilaterale le braccia invertono
il loro movimento.

Semipasso posteriore
Il braccio Dx. ritorna dalla sua posizione che era posteriore
e la clavicola Dx. abbandona la posizione in rotazione anteriore.
Il braccio Sx. ritorna dalla posizione anteriore in cui era e la
clavicola Sx. abbandona la posizione in rotazione posteriore.

Passaggio all appiombo del tronco


Il braccio Dx. e Sx. si trovano all appiombo del tronco
mentre le clavicole sono in posizione neutra. I pivot sternoclavicolri sono rilasciati.

Semipasso
anteriore
Il braccio Dx. si proietta verso una posizione anteriore e
la clavicola Dx. inizia la sua rotazione posteriore.- Il braccio
Sx. si proietta verso una posizione posteriore e la clavicola Sx.
inizia la sua rotazione anteriore.
Insistiamo molto particolarmente sulle seguenti
azioni muscolari globali:
durante la proiezione anteriore del braccio, esso si
trova in rotazione esterna;
durante la proiezione posteriore del braccio, esso si
trova in rotazione interna.

Movimenti di testa e collo


Finora stata descritta la posizione dei pivot vertebrali
cervicali; nel momento dell appoggio del tallone al suolo il
segmento collo e testa esegue una rotazione dal lato dell arto
superiore anteriorizzato.

42 - I pivot osteopatici

Conclusioni sull appoggio unilaterale

La fase d appoggio unilaterale sollecita tutti i pivot vertebrali: ileo/lombosacrle, L3, D9,
D3D4/K4, C5, C2 e tutto il complesso occipite-atlante-epistrofo.
Questa fase si pu riassumere con l azione del sacro sull asse obliquo che condiziona tutto
l adattamento che avviene a livelli superiori e che coinvolge tutto l asse rachdeo.
La torsione sacrale mobilizza l insieme dell asse rachdeo (fig. 21).

Conclusioni del capitolo


Numerosi meccanismi si combinano nella loro azione per rendere la deambulazione armoniosa e facile. L aspetto osteopatico dei pivot legamentosi e vertebrali durante la deambulazione
non certo una novit. Con questa trattazione abbiamo semplicemente cercato di presentare
la struttura intera in movimento in quello che l esercizio pi normale dell essere umano; ed
insistiamo su questo fatto, importante ai nostri occhi, nel quadro dell ottica osteopatica. Siamo
tuttavia coscienti di non esser stati ancora del tutto chiari a proposito del fatto che tutti i movimenti elencati sono movimenti fisiologici, per lo pi di entit minima, e sicuramente molto difficili
da apprezzare visivamente. L elencazione fatta si limita a considerare i movimenti osteopatici
dei pivot durante la deambulazione; e non bisogna dimenticare che il tutto reso possibile da
un sistema esteso di comando e controllo che comprende anche una serie di automatismi. La
visualizzazione dei pivot legamentosi e vertebrali in movimento ci sembrata necessaria per l
apprendimento e la comprensione di possibili e potenziali lesioni, soprattutto in considerazione
della categoria particolare di teraputi cui pensiamo di appartenere.

43

Cap. 3
I pivot vertebrali e
i pivot legamentosi;
loro ruolo nell equilibrio
della deambulazione umana

45

46 - I pivot osteopatici

Movimenti sul piano frontale (fig. 24)

Definizione meccanica di pivot


Secondo una definizione tratta da un tradizionale dizionario, il pivot un pezzo, di solito
metallico come pure in legno o di altra materia solida, sul quale gira qualcosa. Cos, a livello
cervicale il collo, nella sua entit anatomica globale, considerabile come il pivot della testa; pi
precisamente a questo livello l atlante il supporto o il pivot reale del segmento cefalico, e nel
suo compito aiutato dall atlante che agisce in questo caso come fosse un relais.
A livello vertebrale abbiamo constatato che i pivot sono naturalmente collocati in zone di
totale o quasi totale orizzontalit; questa collocazione permetter loro tutte le possibilit relative
all esecuzione del movimento primario, la rotazione. In effetti il particolare orientamento delle
differenti superfici articolari permette alle vertebre di eseguire tutta la gamma di fini movimenti di adattamento per la continua lotta contro la gravit; in effetti a tal fine fondamentale la
possibilit di esecuzione di movimenti sui piani frontale e sagittale, ma la possibilit di eseguire
movimenti sul piano orizzontale decisamente primaria.
La situazione di equilibrio verso la quale tende ogni segmento vertebrale sollecitato dipendente da una coordinazione permanente tra la necessit di mantenere la posizione eretta e quella
di eseguire uno spostamento vettoriale. Ogni vertebra deve trovare un sostegno sottostante per
poter reagire normalmente alle leggi di gravit.
Se la base della colonna la pelvi, il sacro va considerato
sospeso tra le iliache ed dunque il supporto mobile di tutto
l insieme vertebrale poich ogni vertebra, ad esclusione di L5
che vi si appoggia direttamente, si appoggia indirettamente su
di esso. Da ci risulta la nozione fondamentale di treppiede
vertebrale (fig. 23).
Ogni vertebra, ad eccezione dell atlante, ha tre supporti
indipendenti: il disco intervertebrale in avanti e le due faccette
articolari posteriormente; ci rappresenta appunto un treppiede
che sostiene il peso della porzione corporea sovrastante, e che
soggetto alle leggi della fisica che ne governano il funzionamento in qualit di elemento di sostegno.
Ed proprio a partire da questa nozione di treppiede
vertebrale che si articola tutta la meccanica vertebrale.
Fig. 23 - Il treppiede vertebrale
Definiremo ora le possibilit assiali meccaniche, le leggi
che ne regolano il funzionamento nell ergonoma vertebrale, l aspetto relazionale meccanico
di una vertebra con le altre, cio la sovra e la sottostante.

7 assi di mobilit del treppiede vertebrale


La fisiologia meccanica di ogni vertebra tipica non pu svolgersi che in base a determinati
assi di funzionamento; essi sono situati a livello di ciascuno dei tre piani ortogonali dello spazio:
i piani orizzontale, sagittale e frontale. Il rigore dell ortogonalit non certo un elemento da
prendere alla lettera, tenuto conto dell orientamento reciproco e delle superfici articolari, mai
esattamente su piani paralleli o perpendicolari gli uni in rapporto agli altri.
E la ricerca permanente di integrazione fisiologica che riunisce le leggi meccaniche.
Saranno da considerare 7 assi: 4 attorno ai quali il movimento si produce sul piano orizzontale; 3 verticali per i movimenti sui piani frontale e sagittale.

Due assi si incrociano ad angolo retto:


- il primo, anteroposteriore, passa per il centro del nucleo polposo del disco intervertebrale e per l apofisi spinosa
- il secondo, trasversale, passa per le due faccette articolari
superiori.
Gli altri due partono dalle faccette articolari posteriori e
si incrociano al centro del disco intervertebrale.

Movimenti sui piani frontale e sagittale


Sono movimenti che avvengono su assi verticali ed abbiamo (fig. 25) un asse passante per il centro del nucleo polposo
del disco intervertebrale e due assi passanti ciascuno per una
faccetta articolare posteriore.
Il gioco meccanico della vertebra in movimento utilizza i
suoi assi in funzione dell appoggio, che pu essere su uno, su
due o su tutti e tre i piedi del treppiede vertebrale. Il peso l
elemento essenziale di questo gioco, in cui tutto dipende dalla
posizione della vertebra in rapporto alla sua base d appoggio,
e quindi all utilizzo di ciascuno dei piedi del treppiede, ancora
in funzione degli assi di movimento.
I movimenti di flessione, estensione e side bending (lateralit) si effettuano sugli assi orizzontali; i movimenti di rotazione
invece si effettuano attorno agli assi verticali.
I movimenti della colonna vertebrale, per quanto concerne
la sua flessibilit , sono fisiologicamente in accordo con le leggi
del treppiede.

Fig. 24 - Gli assi orizzontali


X-X e A-A: assi ortogonali orizzontali:
il primo risulta passante per l apofisi
spinosa e per il centro del corpo vertebrale; il secondo passa per le faccette
articolari posteriori
B-B e C-C: assi incrociati passanti
ciascuno per una faccetta articolare ed
entrambi per il centro del disco intervertebrale

Leggi meccaniche
del treppiede vertebrale
Quattro leggi regolano l utilizzazione meccanica del
treppiede:
- 1 legge del treppiede: il treppiede permette sia la stabilit che
la flessibilit del movimento
- 2 legge del treppiede: se i tre piedi del treppiede funzionano sotto carico, il peso di un sovraccarico aggiunto non pu
essere sopportato che con difficolt in rapporto alla base d
appoggio
- 3 legge del treppiede: la legge precedente vera quando il
Fig. 25 - Gli assi verticali
sovraccarico aggiunto che si sposta in rapporto alla base in
A-A: asse verticale passante per il
appoggio su due soli piedi del treppiede
- 4 legge del treppiede: quando il sovraccarico aggiunto non centro del corpo vertebrale
grava che su uno solo dei tre piedi del treppiede sar possibile B-B e C-C: assi verticali passanti per
un suo spostamento in modo relativamente facile in rapporto le faccette articolari posteriori
alla sua base d appoggio.
Nel nostro studio dei pivot utilizzeremo la meccanica retta dalle leggi enunciate, in rapporto
alle possibilit di movimento attorno agli assi precedentemente descritti.
Ogni treppiede vertebrale sar studiato in funzione sia della vertebra sottostante che di
quella sovrastante e vedremo cos di analizzare quelli che sono i principali movimenti reciproci,
gli adattamenti meccanici reciproci in rapporto alla fisiologia articolare e le compensazioni meccaniche
che saranno per noi la quasi certezza di una patologia.

47
In pi, dopo aver studiato i disadattamenti meccanici possibili a carico dei pivot sia legamentosi che
articolari, proveremo a fare un repertorio delle perturbazioni che si manifestano a loro carico, in particolare
a livello: degli archi vertebrali, dell arco vertebrale,
delle differenti curvature (cervicale, dorsale, lombare
e sacrale), della ripartizione delle forze gravitarie del
peso del corpo, in base alle linee posteroanteriori ed
anteroposteriori (fig. 26), dell adattamento alla linea
di gravit.
Grazie ai lavori di J. Wernham ci consentito di
seguire questi disadattamenti in funzione dell
utilizzo fisiologico o patologico dei pivot del corpo
umano. Diviene allora utile riprendere gli schemi di J.
Wernham per comprendere meglio le aggressioni subite
dall insieme strutturale dell individuo e per spiegare
meglio cos in modo pi completo le aggressioni alla
Fisiologia propria di funzionamento.
In base al movimento vertebrale che avviene su 7
assi di movimento sui piani orizzontale, frontale e sagittale, possono essere spiegati i differenti meccanismi
alla base di fenomeni lesionali.
Le posizioni lesionali definite come di 1 grado si
creano attorno ai 4 assi orizzontali e ci seguendo la
tradizionale meccanica articolare fisiologica vertebrale;
queste lesioni potranno allora essere facilmente corrette
seguendo questa stessa meccanica.
Fig. 26 - La linea posteroanteriore mantiene
Al contrario, quei disadattamenti creati da una l integrit della tensione del collo, e rinforza
cattiva utilizzazione degli assi verticali, creeranno la la linea di sostegno addominoplvica; ci
lesione vertebrale vera e permanente, quella che sar indi- ottenuto dirigendo le tensioni sul centro di
spensabile correggere per poter ritrovare la fisiologia gravit del corpo (L2L3) e successivamente
articolare normale. E proprio questo tipo di correzione a livello delle teste femorali.
che definisce l arte osteopatica.
I movimenti di side bending e di rotazione
In base agli assi orizzontali i movimenti della vertebra hanno come base di movimento la linea aninteressata saranno:
teroposteriore, la quale prende appoggio
- le inclinazioni anteroposteriori o posizioni di flessione sulle vertebre D11D12.
e posizioni di estensione
Tali vertebre dorsali sono il punto di resisten- le inclinazioni laterali o side-bending associate o za meccanico pi importante contro l alterameno, in base alle leggi di Fryette, alla rotazione destra zione degli archi o curvature vertebrali.
o sinistra.
E sempre a partire dal movimento di side bending che inizia la sequenza lesionale, perch,
avendo solo 2 dei 3 piedi in appoggio, sono possibili anche gli altri movimenti. E allora che entra
in gioco l utilizzo degli assi verticali. La posizione non stabile della vertebra riposa solamente su
1 o su 2 piedi del treppiede vertebrale, il quale vede la dislocazione di uno o di entrambi gli assi,
per cui la lesione si installa. Entra cos in gioco il fenomeno fisiologico di difesa e di adattazione
a queste condizioni sfavorevoli al buon funzionamento del treppiede vertebrale.
Se la dislocazione degli assi verticali associata all utilizzo intempestivo degli assi orizzontali, si tratta allora di un fenomeno di compenso che si installa ai livelli sovra e sottostanti, e ci
troveremo pertanto davanti a una condizione patologica lesionale che sar da correggere mediante
la ricerca del miglior meccanismo correttivo possibile: il riposizionamento vertebrale.
E utile in questa sede ricordare due casi in particolare, relativi a C0C1 ed al sacro: atlante
ed occipite funzionano sotto la dipendenza delle leggi del treppiede, ma qui il treppiede invertito;
2 piedi anteriori articolari; 1 piede posteriore, il legamento cervicale posteriore.
Le correzioni dovranno dunque essere effettuate a marcia inversa, e ci consentir un
buon utilizzo del cardno cervicale superiore.

48 - I pivot osteopatici
Il sacro segue le stesse leggi degli altri segmenti vertebrali: se esso subisce un movimento in side
bending avr la tendenza ad effettuare una rotazione dal lato opposto (assi di Mitchell): sar allora il
pivot legamentoso ileo/lombosacrle a divenire il garante di un buon utilizzo meccanico del sacro.
I nostri studi sui disadattamenti meccanici concernenti ciascuno dei pivot vertebrali e legamentosi in funzione delle vertebre sovra e sottostanti sar analizzato per poter comprendere
meglio le aggressioni subite dall insieme strutturale dell individuo e per spiegare cos in modo
pi completo le aggressioni alla fisiologia propria di funzionamento.
In base al movimento vertebrale che avviene sui 7 assi di movimento, sui piani orizzontale,
frontale e sagittale, possono essere spiegati i differenti meccanismi alla base di fenomeni lesionali ed possibile descrivere, come gi premesso, le perturbazioni che eventuali loro condizioni
patologiche possono creare.

A livello delle curvature vertebrali


E necessario come premessa ricordare che un arco non altro che un insieme flessibile
mantenuto e determinato da una corda, in base alla tensione della quale pu mantenere una
concavit vertebrale dal alto ove questa tensione appunto maggiore. Le quattro curvature
vertebrali infatti (cervicale, dorsale, lombare e sacrale) possono essere considerate come quattro
archi; in particolare possono essere suddivise come due curve anteriori (dorsale e sacrale) e due
curve posteriori (cervicale e lombare). Le prime sono rigide o pseudo rigide e sono delle curvature primarie: le seconde, pi elastiche, sono delle curvature secondarie.
Esiste anche una piccola demoltiplica in quattro piccole colonne dell insieme relativamente
alla trasmissione degli urti o delle aggressioni.
Meccanicamente l equilibrio interno di ciascuna delle curve dipende dall azione funzionale di ciascuna delle altre curve (soprattutto per quello che l aspetto viscerale della colonna
vertebrale) e ci evidenzia tutta l importanza di un eventuale trattamento specifico.

Il trattamento osteopatico certamente un tutto, e la colonna deve essere


trattata nel suo insieme; la scelta di una tecnica teraputica correttiva
specifica dovr essere effettuata dopo la miglior normalizzazione
possibile di tutto l insieme meccanico.
Il ruolo dei pivot in ogni curvatura diviene cos primordiale.

A livello di curva cervicale


Il pivot C2 comanda il cardno occipite-atlante-epistrofo che dirige tutti gli adattamenti
possibili del segmento cefalico alle diverse sollecitazioni intrinseche ed estrinseche. L orizzontalit necessaria dello sguardo e l ortogonalit dei canali semicircolri dell orecchio non possono
assolutamente essere alterate. Il pivot C5 consente il massimo della rotazione e per questo il
pi sollecitato; la prova ne che il punto pi soggetto a situazioni artrosiche precoci.
Il punto D4 invece zona di tensione (stress) massimale, e ci deve farlo considerare come
punto forte della colonna; la sua posizione quella di centro della posteriorit della colonna vertebrale e su di esso s appoggiano i movimenti estremi dell insieme cervico-dorso-scapolare.

A livello di curva dorsale


Qui si situa la vertebra D9, la cui importanza veramente notevole sia sotto un aspetto meccanico che in base all aspetto viscerale. D9 risulta essere infatti il pivot dei due archi fondamentali
C7D8 e D10coccige. E un punto di tensione massimale (stress) ed un centro vitale estremamente
importante (surrenali).

A livello di curva lombare


Il pivot L3, situato a questo livello, un punto di compressione massimale (strain). Le
aggressioni subite da questa vertebra sono molto importanti, tanto pi perch i suoi tiranti
muscolari sono pressoch inesistenti. La colonna lombare, molto flessibile, subisce le aggressioni
provenienti dai due blocchi toracico e pelvico, segmenti decisamente pi rigidi.
In pi la massa viscerale addominale, pesante e fluttuante nel suo volume, frequentemente
agisce come elemento che incrementa le tensioni anteriori.

49

A livello di curva sacrale

del corpo in base al fatto che cade perpendicolare proprio al


centro di poligono di sostegno del corpo stesso. Tutte le variazioni di posizione del punto pivot D4, per quanto minime
possano essere, andranno a modificare la giusta ripartizione
delle differenti masse corporee nello spazio.
Le attitudini corporee sono strettamente dipendenti dal
valore della linea di gravit, la qual cosa ci permetter di
classificare l individuo come tipo anteriore o tipo posteriore, in base al fatto che la linea di gravit del suo corpo vada
a cadere pi in avanti o pi all indietro rispetto al centro del
suo poligono di sostegno durante l equilibrio statico. (Hall e
Wernham).
In fig. 30 un riassunto schematico dell organizzazione
meccanica della colonna vertebrale.

E per noi evidente che, tanto meccanicamente quanto strutturalmente, L5 pu essere considerata come facente parte di questa
porzione vertebrale. E a questo livello che si situa anche il pivot
ileo/lombosacrle; il gioco legamentoso posteriore, garante del valore meccanico del pivot, permette la migliore fisiologia funzionale
richiesta dall organismo a questo livello, cio la richiesta di stabilit
del bacino.

A livello di archi vertebrali


Un arco meccanicamente richiede due punti di appoggio (distanti
tra loro) ed una chiave di volta che sostenga l insieme in un equilibri
stabile; questo un insieme meccanico obbligato. La colonna vertebrale presenta, in base alla sua conformit caratterizzata dalla flessibilit articolare, tre doppi archi che si sviluppano dall alto al basso: il
doppio arco C5D4, il doppio arco D5L2 ed il doppio arco L3coccige.
Ci possibile constatare che ciascuno di questi presenta dei punti d
appoggio ben specifici, i pivot, il cui ruolo nell equilibrio funzionale
di ciascuna curvatura (o arco) di massimale importanza. L equilibrio
acquisito in base all alternanza permanente di controllo di tensione
(stress) e di compressione (strain) che interessano costantemente gli archi.
Fig. 28
I due triangoli di forze

Pivot C2 e possibilit meccaniche


del cardano C0C2

Fig. 29 - Linee d azione della forza peso

Se la funzione del pivot


perturbata la rigidit
caratterizzante il doppio
arco aumenta per
permettergli di assicurare
la stabilit.

A livello delle linee


di forza posteroanteriori
ed anteroposteriori

50 - I pivot osteopatici

Fig. 30 - Organizzazione meccanica rachidea

Fig. 27 - Il poligono di forze:


linee di forza anteroposteriore e posteroanteriore
Le linee AP e PA si incrociano a livello di D4 formando il triangolo superiore
e quello inferiore. D4 il
punto estremo della tensione discendente e della
rotazione della testa (rotazione/side bending)

Tali linee sono rappresentate in


fig. 27. L equilibrio globale a colonna
un continuo gioco di bilancia data
dalla continuit meccanica dei differenti
segmenti. Ogni curvatura ed ogni arco
interdipendente dagli altri, assicurando
e garantendo, proprio in base a questa
dipendenza, la funzionalit dei pivot che appartengono ad ogni
porzione. E soprattutto a livello dell incrocio delle linee AP e PA
che il rischio meccanico diviene considerevole. Da ci deriva che
a carico del pivot D4 si manifesta il massimo di aggressioni, mentre
a carico di L3 si verificano tensioni massimali sulle linee di forza PA,
(fig. 28). A tale proposito va ricordato che D4 rappresenta la sommit
dei triangoli di forza superiore ed inferiore, ma anche la sommit delle
piramidi di forze, o poligoni di forze, della colonna vertebrale.

A livello di linea di gravit


Risulta essere dipendente dalle linee di forza AP e PA e come
loro, passa per il punto d incrocio e punto pivot D4 (fig. 29, pagina
seguente). E verticale, ed assicura il miglior equi librio all insieme

I movimenti di ogni vertebra sono definiti dai


tre piani ortogonali, frontale sagittale ed orizzontale. Le leggi del treppiede ci hanno mostrato che
sono necessari 7 assi per assicurare l applicazione
corretta delle leggi meccaniche per quanto riguarda
il sistema vertebrale.
I movimenti di flessione, estensione e side
bending attorno ai quattro assi orizzontali, in
riferimento a C2 sono molto limitati.
Per contro, la presenza dell apofisi odontide acconsente all esecuzione di una ampiezza
massimale del movimento di rotazione a livello di
C2. Questa struttura, in rapporto al meccanismo
funzionale C0C2 (cardno meccanico della cerniera cervicoccipitle) ci consente di assimilare in
modo veloce la nozione di pivot. L epistrofo la
chiave di volta del collo, che garantisce risposta
alla richiesta di mobilit del segmento cefalico, ed
il trasmettitore primario del movimento consentito dal cardno C0C2 Tale cardno permette al
segmento cefalico, sfera irregolare di circa 5 Kg.
di peso, un massimo di movimenti combinati al
fine di captare nello spazio tutte le informazioni
esterne di cui ha bisogno per assicurare il buon
funzionamento dell organismo; anche le sue sollecitazioni interne contribuiscono allo stesso modo
a questo buon funzionamento. Se il pivot C2 che
sostiene il segmento cefalico, in realt l atlante
a funzionare da relais, e a servire da adattatore
ai movimenti anteroposteriori, in associazione ai
movimenti di lateralit, al fine di permettere il massimo di combinazione di movimenti, tenuto conto
dell orientamento delle superfici articolari reciproche
di ciascuna delle componenti del cardno.

51
E indispensabile aggiungere a questo discorso la necessaria e perfetta utilizzazione dei
muscoli oculomotori (interazione oculomotoria), nonch della funzione dei canali semicircolri
dell orecchio interno (relazione vestibolare), in quando la correttezza delle informazioni propriocettive del corpo (del piede in particolare), permettono al meccanismo umano la corretta
realizzazione e mantenimento sia della statica eretta che dell equilibrio verticale. In base a tali
relazioni se ne deduce allora che al di sopra di C2 che il meccanismo pi importante.
Se meccanicamente il cardno permette ad un corpo, sospeso o sostenuto, di avere invariabilmente una direzione di lavoro costante, importante ricordare che il pivot C2 lui stesso in
equilibrio sulla vertebra sottostante, C3; da ci derivano i possibili adattamenti e compensazioni
meccaniche dell atlante in rapporto a C3.

Adattamenti meccanici in rapporto a C3


Sono adattamenti fisiologici. C3 segue il movimento globale della colonna cervicale in
accordo con l adattamento generale vertebrale durante il mantenimento della posizione verticale
(in piedi), o verticalizzata (seduti). Le superfici articolari posteriori in affacciamento reciproco
tra C2 e C3 sono le pi orizzontali della colonna cervicale sottostante (~45 sull orizzontale);
ci permette all epistrofo di appoggiarsi nel modo migliore (il pi stabile possibile) al fine di
garantire in ogni situazione la sua funzione di pivot.

Compensazioni meccaniche in rapporto a C3


Sono per noi situazioni di tipo patologico. Tenuto conto della necessit di appoggio dell
epistrofo su C3, risulta evidente che tutte le posizioni non normali di C3 obbligano C2 a cercare
una posizione di compenso per assicurare la sua funzione. Sfortunatamente C3 in posizione
tale da essere l apice del piccolo arco posteriore C0C4, e subisce essa stessa un grande numero
di aggressioni che richiedono un adattamento. Questa certamente una delle principali ragioni
determinanti quella difficolt tecnica che caratterizza l esatto riposizionamento dell epistrofo,
e la facilit di recidive posizionali e lesionali meccaniche di quest ultima vertebra.

Posizionamento di C2 in rapporto alla fisiologia meccanica globale


della colonna vertebrale (Littlejohn, Hall, Wernham)
L epistrofo una delle zone della colonna tra le pi esposte; la compressione dovuta
al segmento cefalico per il suo peso limita la libert di movimento del cardno; la necessit di
un ottima fisiologia di movimento del cardno stesso obbliga C2 a posizionarsi correttamente
in rapporto al complesso C0C1, al fine di assicurare una corretta partenza alle linee di forza
anteroposteriore e posteroanteriori nonch alla linea di gravit del corpo. Questa una delle
condizioni che reggono il buon equilibrio dei poligoni di forze che sostengono la colonna nel
suo insieme (piramidi invertite le cui sommit sono situate a livello di D4).

Pivot C5
Movimenti fisiologici
La posizione del pivot C5 nell ambito cervicale gli permette senza troppi problemi di utilizzare
gli assi orizzontali del treppiede. La flessibilit globale cervicale globale chiede a questa zona l
esecuzione migliore possibile della componente rotatoria di movimento, tenuto conto naturalmente dell orientamento delle faccette articolari e dei movimenti di lateralit che ne derivano.
Durante i movimenti estremi globali della colonna cervicale, a livello di C5 che le forze di
tensione e di contropressine sono di maggior entit; questa la ragione per la quale C5 subisce
il massimo rischio di artrosi, che si manifesta anche in base ad un aspetto radiologico.
D altra parte C5 il pivot interarco tra il piccolo arco superiore cervicale (C0C4) e l arco
medio (C6D8); gli adattamenti cervicoceflici per garantire la pi ampia mobilit possibile, in
rapporto alla zona toracica rigida, si effettuano in base alla corretta utilizzazione del pivot C5.

52 - I pivot osteopatici

Possibilit meccaniche del pivot C5


con le vertebre sovrastante e sottostante (C4 e C6)
Fisiologicamente la mobilit del pivot C5 mediata dalle strutture sovra e sottostanti,
appunto C4 e C6. In effetti C4, che appartiene all arco cervicale superiore, si appoggia su C5 che
serve a C4 da pivot. C6, vertebra iniziale del doppio arco cervicodorsle superiore, sospesa
a C5 e serve d appoggio appunto a C5. C5 dunque il variatore di queste due curve.

Compensazioni meccaniche con C4 e C6


Si spesso constatata una posizione anteriorizzata con lateralit Dx. o Sx. di C5 in rapporto alle vertebre sovra e sottostante. Noi pensiamo che ci sia dovuto soprattutto ad uno
squilibrio tensionale dei muscoli laterali del collo, nonch a squilibri tensionali fasciali; questa
pseudo-fissazione certamente una disfunzione patologica, ma pu essere considerata come
minore; in effetti la correzione ottenuta per riposizionamento vertebrale specifico risulta facile
se si rispettano le strutture meccaniche coinvolte.
La fisiopatologa sar in breve migliorata se si rammenter sempre, relativamente alla regione
cervicale, di rivolgere un occhio anche ai tessuti molli che lo costituiscono.

Ruolo di C5 nella Fisiologia meccanica globale della colonna cervicale


Come gi detto C5 rappresenta il pivot che permette articolarit tra il piccolo arco cervicale
superiore ed il doppio arco cervicodorsle. Meccanicamente questo pivot subisce molte aggressioni,
ed importante che esso sia riportato in condizioni ottimali di mobilit al fine di ripristinare l elasticit necessaria a livello delle curve sovra e sottostanti prima di correggere specificamente C5.
Allo stesso modo non ci si deve scordare che le linee di forza AP e PA passano attraverso il
corpo di C5 che risulta essere, assieme a C2, la vertebra cervicale pi voluminosa, ad eccezione
dell atlante, situata a livello del triangolo superiore.
La variazione di volume, sia un incremento che una diminuzione, e dell altezza di questa
piramide, sar elemento determinante un maggior sovraccarico caratterizzato nella fattispecie da
una maggior o minor tensione anteriore, e/o una maggior o minor compressione posteriore.
E evidente che la sua funzione rischia fortemente di essere perturbata, nel qual caso viene
messa in gioco una pseudo-fisiologia adattativa o di compensazione.

Pivot D3D4/K4
E una delle regioni del corpo umano meccanicamente pi importanti.

Movimenti fisiologici
D3 e D4 hanno possibilit fisiologiche di movimento in flessione, estensione, lateralit e rotazione
in base agli assi gi definiti.; ci avviene malgrado la rigidit del segmento dorsale, condizionata in
particolare dal relativo spessore del disco intervertebrale in rapporto a quello del corpo vertebrale
di ciascuna vertebra dorsale ( 1/6 a livello dorsale contro 1/3 a livello cervicale e lombare).
Questa restrizione d ordine generale un po controbilanciata dalla lunghezza del segmento
dorsale (esso possiede infatti il maggior numero di vertebre, 12).
Per sua caratteristica la porzione toracica vede limitato il movimento di flessoestensione,
ma ha, come contropartita, una capacit di movimento in rotazione ed in lateralit maggiore di
quanto si potrebbe immaginare.
Resta comunque il fatto innegabile che, per via della curva cifotica fisiologica anteriore presente,
sono facilitate all insorgenza le lesioni dette posteriori (in flessione) delle vertebre D3 e D4.
Alle restrizioni di movimento gi presenti per via della conformazione particolare di questa
porzione, va sommato il fatto della presenza delle leve costali, elemento che si ripercuote ad ogni
livello vertebrale, e quindi anche a livello del pivot D4 con la costa K4 (si potrebbe utilizzare la
terminologa R4 dove R deriva dall inglese rib, costa).

53

Leva rappresentata dalla 4 costa


Hall e Wernham asseriscono formalmente che in relazione a coinvolgimenti costali, la forza
gravitaria verticale agisce solamente sulla testa della costa; da ci deriva, in considerazione della lunghezza della struttura costale, un utilizzazione della leva con punto d appoggio situato
proprio a livello della testa costale.
K4 presenta, in pi, una caratteristica importante: essa la prima costa, considerando dall
alto al basso, che non possiede una tutela muscolare cervicoceflica (a volte, ma in modo incostante, anche K3 presenta questa particolarit). Questa leva, evidentemente in modo bilaterale,
influenza il gioco articolare delle strutture ossee a lei prossime: D3 e D4; K4 poi risulta essa stessa
condizionata dal gioco costale respiratorio dell insieme della griglia costale, relativamente ai
posizionamenti definiti in espirazione e in inspirazione.
Un utilizzo non fisiologico, e cio un non rispetto adattativo alle sollecitazioni di tipo manico
di secchio o braccio di pompa, va immancabilmente a creare una compensazione superiore o
inferiore, e cio una situazione patologica. E quella che comunemente viene definito come un
adattamento meccanico respiratorio toracico, che pu essere unilaterale o bilaterale.
Da queste considerazioni appare chiaro come sia importante comparare bilateralmente la
griglia costale durante un esame clinico.
Le leve costali, molto dinamiche per la loro funzione meccanica permanente, agiscono
sulle apofisi trasverse vertebrali dorsali; la componente verticale delle forze agenti (gravit) e
quella orizzontale (utilizzazione della griglia costale), viene controbilanciata dalla flessione o dall
estensione di tutta la curva interessata: la cifosi dorsale. Pi precisamente, a livello di D3 e D4 se
le forze di queste componenti non sono simmetriche (la qual cosa non si verifica praticamente
mai), l adattamento in lateroflessione-rotazione pu rapidamente divenire lesionale.

Compensazioni meccaniche con i complessi sovra


e sottostanti il pivot D3D4/K4
L eventuale fissazione a livello del pivot D3D4/K4 sollecita in modo differente i complessi
sovrastante (D2D3/K3) e sottostante (D4D5/K5).
Il complesso sovrastante si adatta con maggior difficolt alle sollecitazioni del pivot, per via
del fatto che le sue componenti muscolari e fasciali sono in relazione diretta con colonna cervicale,
cranio e cintura scapolare; tale complesso superiore entra facilmente in compensazione, e dunque
in lesione; appare chiara l importanza primaria, in questo caso, di un trattamento prioritario di
tutta la cintura scapolare e del collo (tessuti molli).
Al contrario, il complesso sottostante (D4D5/K5) risente molto pi di influssi relativi alla
griglia costale stessa, quindi subisce in modo minore le aggressione riflesse dal pivot; questo
anche perch la posizione che occupa nell ambito del doppio arco cervicodorsle (C6D8), pi
favorevole. Questo complesso tuttavia sopporta male le sollecitazioni in rotazione (scoliosi), e le
fissazioni al suo livello rischiano di influenzare negativamente la fisiologia propria del pivot; il trattamento globale degli archi vertebrali dovr essere sempre effettuato prima del trattamento specifico.
Non bisogna mai scordare che il pivot D3D4/K4 il centro vertebrale primario della vasomotricit da cui dipende in modo assoluto l aspetto nutrizionale organico del corpo.
Non dovranno essere scordati anche gli effetti e le incidenze che il pivot pu avere sulla
ventilazione polmonre, nonch a livello cardiaco e viscerale. L asimmetra dell espansione
della griglia costale, nel gioco respiratorio, frequente.

Ruolo del pivot D3D4/K4 nell organizzazione


meccanica generale della colonna
E a livello di D3 - D4 che s incrociano le linee di forza AP e PA; la linea di gravit invece
interessa prioritariamente D3.
La compressione massimale sul pivot (peso e dinamica cervicoceflica), ed esso rappresenta
anche la chiave di volta dell arco dorsale superiore tra C7 e D9. Per contro le tensioni anteriori a
livello del pivot sono deboli. Questo pivot considerato come il punto critico dell affaticamento
vertebrale e dell eventuale superlavoro.

54 - I pivot osteopatici
E importante iniziare tutti i trattamenti specifici di D3D4/K4 con una normalizzazione della
struttura vertebrale sovrastante, della struttura scapolare e cervicale, per ottimizzare le funzioni
vitali vasomotorie e toracopolmonri. Ci sar la garanzia di una buona funzionalit dia-frammatica riflessa e di una secondaria, non meno importante, normalizzazione visceroaddominle.

Pivot D9
Movimenti fisiologici
D9 possiede una propriet unica nell ambito vertebrale: strutturalmente ha delle faccette
articolari inferiori con superficie di ampiezza molto limitata, pertanto in grado di eseguire il
movimento di rotazione senza che il grado di lateralit sia molto apprezzabile; anche il basculamento, anteriore e posteriore, limitato.
D9 situata tra i 2 archi cervicodorsle (C6D8) e dorsolombare (D10L5). Tensioni e superlavoro sono mal tollerati da questo pivot. Se l arco superiore rigido D9 trasmette all arco
inferiore una ricerca di adattamento fisiopatolgica; viceversa se si tratta dell arco inferiore.
Il pivot D9 la vertebra che possiede la maggior possibilit di interazioni meccaniche con tutte
le catene viscerali esaminabili.

Adattamenti e le compensazioni meccaniche con D8 e D10


In rapporto a D8, se un evento traumatico ha coinvolto l arco superiore, il pivot D9 incassa
e frena la lesione superiore adottando una posizione lesionale posteriore. La sua necessit d
appoggio sul livello sottostante D10 obbliga allora D9 a trasmettere all arco inferiore una rigidit
sufficiente per assicurare tutte le trasmissioni meccaniche negative dell arco superiore.
Questa la ragione per la quale importante riarticolare e normalizzare assolutamente in primo
luogo l arco superiore e D9 prima di intervenire sull arco dorsale inferiore e in particolare sulla
regione lombare. D9 pu essere considerata come la base di trattamento per tutti gli interventi
di normalizzazione del tronco.

Ruolo delle leve costali D9 e D10


K9 ed K10 sono delle leve semirigide; in effetti la loro appartenenza alla griglia costale inferiore
le rende molto dipendenti dalla parte inferiore del torace, zona che non ha articolazioni proprie
con lo sterno, ma solamente delle relazioni di tipo condrosternle, in particolare appunto per le
coste dalla 7 alla 10. La biomeccanica costale bassa, per sua conformazione, consente l esecuzione di movimenti toracici prevalentemente verso l avanti e verso il fuori; l azione del braccio
di leva di ciascuna delle coste interessate si avr soprattutto su un piano preorizzontale.
Per l aumento del diametro trasversale toracico, la spinta diaframmatica inspiratoria determiner un movimento a bascula verso l altofuori delle inserzioni costovertebrali, ed obbligher
D9 a tener conto di questa sollecitazione anteriore; questa sollecitazione poi sar ancor pi
forte durante la fase espiratoria, a maggior ragione se l espirazione attiva.
D9 risulta cos essere non solamente pivot vertebrale, ma anche pivot respiratorio costale
basso, l dove il lavoro respiratorio della cintura addominale il pi importante. D9 pu allora
essere considerata come punto d appoggio della regione addominale.

Ruolo di D9 nell organizzazione meccanica generale


della colonna vertebrale (Littlejohn, Hall e Wernham)
In base alla sua posizione di transizione tra i due archi superiore ed inferiore del tronco, D9
subisce ed assorbe tutte le tensioni e compressioni risentite da questi due archi; risulta essere anche
la chiave di volta dell arco continuo D6L2. Le aggressioni costali basse permanenti contribuiscono a fare di questa zona un punto delicato dell adattamento gravitario della colonna. Per
riassumere si pu dire che D9 una vertebra che funziona individualmente, tenuto conto delle
molteplici aggressioni che la coinvolgono, e tenuto conto della sua posizione (Wernham).

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Pivot L3
Movimenti fisiologici
L3 un pivot molto importante per la colonna; i suoi piatti vertebrali superiore ed inferiore
sono praticamente orizzontali, la qual cosa gli conferisce grandi possibilit di movimento anteroposteriore; per contro, essendo vertebra lombare, ha le faccette articolari posteriori molto
verticalizzate sia sul piano parasagittale che sul piano parafrontle, e ci conferisce alla vertebra
scarse possibilit di movimento sia in rotazione che in lateralit.

Adattamenti/compensazioni meccaniche con vertebre sovra e sottostanti


L3 situata a livello del centro di gravit del corpo.

In rapporto a L2
L adattamento fisiologico dipende dalle aggressioni che essa subisce che sono in parte dovute
all elasticit dell arco lombare ed in parte alle tensioni e le compressioni subite da parte dell
arco dorso lombare inferiore. I movimenti di flessione, estensione e lateralit sul piano sagittale
e sul piano frontale, sono consentiti o limitati dall orientamento reciproco delle superfici articolari posteriori Un orientamento pi frontale di tali superfici articolari consentir l esecuzione di
movimenti di lateralit proporzionalmente pi ampi rispetto ai movimenti di flessoestensione.
Un orientamento pi sagittale determiner l inverso. La grande disponibilit alla compressione
del disco intervertebrale L2L3 aumenta di fatto le possibilit di adattamento.

In rapporto a L4
E importante tenere in considerazione l esistenza dei potenti legamenti ileolombri, dei
quali vedremo tutta l importanza quando affronteremo lo studio del pivot ileo/lombosacrle; gi
fin d ora comunque possiamo affermare che, per la presenza di questi legamenti, L4 pu esser
considerata parte integrante dell unit funzionale pelvica; in base a questo ragionamento L3 diviene una verosimile rotula meccanica che crea legame tra pelvi e colonna vertebrale sovrastante.
Durante l esecuzione di una rotazione, talvolta si pu installare a livello di L3 una distorsione che coinvolge la linea di gravit; la risultante di forze che ne deriva si ripercuoter necessariamente a livello delle faccette articolari posteriori di L2 e di L4. Il peso del corpo al di sopra
di L3 si riporter allora sul bacino.
Demoltiplicatore della linea di forza PA verso le due cavit acetabolari, l azione muscolare
potente ed asimmetrica applicata a questo livello (psoas iliaco in particolare), assieme alla non
meno potente azione della forza di gravit focalizzata sul centro di gravit, obbligano L3 ad
adattarsi in permanenza ad aggressioni in torsione derivanti dalla risultante di queste forze.
Per Littlejohn L3 il punto di rottura nella continuit solidale colonnapelvi.
Tutte le normalizzazioni applicate su L3 consentono di ristabilire le relazioni articolari per
il ripristino della stabilit pelvica, e soddisfano le richieste di mobilit dei livelli sovrastanti.

Ruolo di L3 nella fisiologia meccanica globale


della colonna vertebrale (Littlejohn, Wernham)
Il soma di L3 corrisponde il pi delle volte al centro di gravit del corpo; in pi, come
gi ac-cennato, L3 rappresenta il centro di demoltiplicazione delle linee PA verso i due arti
inferiori; rappre-senta anche l apice del piccolo triangolo inferiore formato da: L3acetabolo
destroacetabolo sinistro.
L incrocio di forze subisce un massimo di tensioni anteriori prodotte dalla fluttuazione
della massa viscerale; L3 subisce posteriormente un massimo di compressione da parte dell arco
lombare; posizionata su L4, che noi consideriamo come facente parte dell entit pelvica, L3 il
primo relais di tutte le aggressioni d appoggio verticale che il tronco impone al bacino; l azione
asimmetrica Dx./Sx. dello spostamento vettoriale del corpo utilizza allo stesso modo L3 come pivot.
Le componenti di tutte queste differenti forze, e le loro risultanti nel movimento attivo, fanno
s che L3 necessariamente sia un pivot; questa la ragione per la quale L3 presenta cos spesso
delle lesioni primarie; a ci va anche aggiunto il fatto che l insieme del corpo al di sopra di
questa vertebra da essa sostenuto.

56 - I pivot osteopatici

Complesso pivot ileo/lombosacrle


Il complesso pivot ileo-lombo-sacrale un insieme strutturale che permette di garantire l
utilizzo della struttura, nelle migliori condizioni possibili, con una ottimale situazione di stabilit
del bacino; ci per adattarsi alla fisiologia della colonna vertebrale sovrastante. Quest insieme
strutturale anatomicamente comprende: la pelvi, cio le ossa iliache ed il sacro; le vertebre L4 ed
L5; i legamenti ileolombri ed ileosacrali.
In base ad un aspetto articolare sono in gioco le relazioni L4L5 ed L5S1, nonch relazioni
tra le ossa iliache ed il sacro bilateralmente.

Movimenti fisiologici
I tre piani ortogonali (frontale, sagittale e orizzontale) permettono al complesso l esecuzione di
movimenti ben definiti: essi sono: nutazione e contronutazione nel senso anteroposteriore, sul piano
sagittale; torsioni sacrali e/o lateroflessione-rotazione del sacro avvengono su piani semiortogonli,
per similitudine un compromesso tra i piani frontale ed orizzontale; il supporto di questo movimento sono in realt gli assi definiti da Mitchell, in funzione dell inclinazione del piatto sacrale.
Ciascuno dei movimenti fisiologici, associati o meno, combinati o meno, dipendono dal sistema strutturale appena descritto; il principale fattore di mobilit e di adattamento resta comunque
il disco intervertebrale, o meglio i dischi L4L5 ed L5S1. Il gioco articolare del complesso pivot
ileo/lombosacrle dipende dalla loro possibilit dinamica e dalla loro integrit fisiologica. Il loro
ruolo di ammortizzatore nei confronti di sollecitazioni provenienti dalla sovrastante colonna, in
associazione anche al peso del corpo, implica che essi abbiano anche una note-vole plasticit ed
una notevole capacit di adattamento alla costante compressione cui sono sottoposti.
Articolarmente la stabilit sacroiliaca garantita da un potente sistema legamentoso sia posteriormente che anteriormente: legamenti ileosacrali e sacroischitici. Dinamicamente i legamenti
ileolombri, molto importanti, agiscono da freni e da garanti una buona utilizzazione fisiologica
della cerniera lombosacrle, una delle zona pi esposte di tutto l sistema vertebrale.

Vertebra L5
L5 si trova al centro dell insieme strutturale ileo/lombosacrle; il solo elemento di quest
insieme che presenta dei rapporti anatomici con tutti gli altri. La sua posizione, inclinata verso
l avanti, la predispone a lesioni anteriori; la forma di L5 a cuneo, con inclinazione pi o meno
accentuata su una semiortogonalit orizzontale; essa con tale inclinazione corrisponde al sacro
in modo speculare. E questa posizione strutturale invertita che assicura stabilit pelvica per il
gioco agonista/antagonista delle reciproche possibilit articolari.
Le strutture legamentose assicurano e garantiscono risposte ottimali a tutte le sollecitazioni articolari. L5 il pivot del complesso ileo/lombosacrle. I suoi rapporti meccanici con la vertebra
sovrastante L4 sono estremamente importanti in quanto quest ultima fa parte del complesso
pivot ileo/lombosacrle. Se L5 sostiene L4 e tuta la parte sovrastante del corpo, L4 permette a L5,
grazie al suo sistema legamentoso (legamenti ileolombri) ed al suo potente sistema muscolare
(a netta predominanza pelvica), di evitare eccessive sollecitazioni sia di tipo anteroposteriore (le
pi importanti) che di tipo laterale ed orizzontale.
Un fattore d importanza primaria interviene nei rapporti tra queste strutture vertebrali: si
tratta dell orientamento reciproco delle faccette articolari posteriori. Se il loro orientamento pi
vicino al piano frontale questo fatto limita le possibilit di movimento in senso anteroposteriore
sul piano sagittale, ma consente una maggiore mobilit laterale ed orizzontale. Accade l inverso
se le superfici articolari sono pi vicine, come orientamento reciproco, al piano sagittale. Le pi
grandi difficolt di adattamento si manifestano quando una di queste articolazioni intervertebrali
posteriori frontale mentre l altra sagittale. Le aggressioni divengono allora molto importanti, e le forze di taglio sui tre piani ortogonali sono massimali; lo stesso accade quando queste
stesse superfici articolari hanno un orientamento non ben solidale sui tre piani orizzontale sagittale e verticale, cio a dire con un orientamento di 30, 45, 60, a seconda del tipo morfologico.
Gli adattamenti sovra e sottostanti divengono cos molto delicati, e possono essere all origine di scoliosi adattative al di sopra, e di situazioni di torsione sacrale al di sotto, con possibili

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implicazioni agli arti inferiori. Queste disposizioni anatomiche sono una delle cause principali
dell avvitamento del bacino descritto in precedenza.

Sistema legamentoso del complesso pivot ileo/lombosacrle


e suoi adattamenti fisiologici
Sono messi in gioco due gruppi di legamenti: sacroiliaci e sacroischitici ed ileo/lombosacrli.

Legamenti sacroiliaci e sacroischitici


Questo gruppo interessa le articolazioni sacroiliache che dirigono tutte le possibilit di
movimento della colonna vertebrale sovrastante: dalla loro disposizione che dipendono infatti
tutte le condizioni fisiologiche funzionali della colonna.
Le articolazioni sacroiliache sono importanti quanto lo l insieme vertebrale stesso.
La loro valida condizione per la funzionalit strutturale, nonch l eventuale risposta adattativa
per assicurare la necessaria stabilit all asse vertebrale sovrastante, dipende dal mezzo di contenzione legamentoso. E soprattutto durante l esecuzione del movimento di torsione sacrale, e pi
precisamente di avvitamento del bacino, che si manifesta l importanza della struttura legamentosa.
L anteriorit e la posteriorit sacroiliaca, che invertite tra loro simmetricamente indicano l avvitamento, sono frenate nell ampiezza pi dal sistema legamentoso che dall incastro articolare.

Legamenti ileo/lombosacrli
Interessano pi dei precedenti le relazioni vertebroplviche, in quanto solidarizzano posteriormente L4 ed L5 con il bacino. I legamenti lomboilaci e lombosacrli limitano, grazie alla loro
potenza, la mobilit lombosacrle; inoltre tendono ad evitare alle strutture discali intervertebrali
il sovraccarico di eventuali risultanti di forze di taglio.
Durante l esecuzione di movimenti di lateralit e di rotazione tali legamenti vanno in tensione dal lato della convessit e si detendono dal lato opposto. E soprattutto durante i movimenti
anteroposteriori della regione lomboplvica (antiversione, retroversione, nutazione, contronutazione) che il loro orientamento specifico nello spazio assume tutta la sua importanza.
Il legamento ileolombre superiore collega L4 alle creste iliache, ed ha un orientamento verso il
bassofuori e verso il dietro; in tal modo durante l esecuzione di tutte le inclinazioni verso l avanti,
con la sua messa in tensione questo legamento assicura un azione di freno.
Il legamento ileolombre inferiore collega L5 alle creste iliache e alle articolazioni sacroiliache;
il suo orientamento verso il bassofuori e pi in avanti del precedente; questo fatto limita l inclinazione posteriore.
Questo orientamento e queste specifiche inserzioni ci consentono di affermare che delle
aggressioni legamentose che coinvolgono il legamento ileolombre superiore sono pi in relazione con lesioni a carico della vertebra L4, mentre delle aggressioni legamentose che coinvolgono
il legamento ileolombre inferiore sono pi in relazione con lesioni a carico della vertebra L5 e
delle articolazioni sacroiliache. Nel primo caso avremo una limitazione della flessione, mentre
nel secondo una limitazione dell estensione.
Gli spostamenti laterali del bacino per noi non potranno dare che un immagine di avvitamento; in effetti tutte le inclinazioni laterali a livello sia vertebrale che sacrale, in base alle leggi
di Fryette, inducono una rotazione associata. Qualsiasi sia la causa di questo basculamento laterale (anteriorit o posteriorit iliaca, torsione sacrale, ma in particolare l ineguaglianza vera di
lunghezza degli arti inferiori), si potr constatare sempre la rotazione di una vertebra lombare
bassa (L4L5). L immagine radiologica classica di basculamento laterale che ne deriva dunque
falsa: non bisogna infatti dimenticare che essa rappresenta un volume in un momento funzionale.

Compensazioni fisiopatolgiche delle aggressioni subite


durante l utilizzo del complesso pivot ileo/lombosacrle
Se gli adattamenti strutturali sovrastanti al bacino si manifestano soprattutto con delle
modificazioni delle curve anteroposteriori, con l eventualit di presenza anche di curve laterali (scoliosi), ci sembra essenziale mettere in evidenza il ruolo molto importante, soprattutto
legamentoso, del pivot. E altres importante rinfrescare il concetto di distorsione o stiramento
legamentoso extrafisiolgico, troppo spesso dimenticato o mal conosciuto.

58 - I pivot osteopatici
Si sente spesso parlare di spostamento delle vertebre in riferimento alla regione lombare; in
realt ci non avviene. Se la dinamica discale e le sue risultanti meccaniche sono ben conosciute,
si pu comprendere come spesso dei movimenti forzati o mal eseguiti (anche a causa delle leve
lunghe, ad esempio gli arti inferiori, o il tronco nel suo insieme) creano delle sovratensini e
delle posizioni sfavorevoli dell insieme strutturale ileo/lombosacrle. Il complesso pivot presenta allora delle dislocazioni degli assi del treppiede ed il freno legamentoso fisiologico non
pi in grado di assicurare la sua funzionalit; allora che si manifesta la distorsione, vertebrale o
sacroiliaca, che la principale forma di incidente, col coinvolgimento discale che ne deriva.

Ruolo del complesso pivot ileo/lombosacrle nella fisiologia


meccanica globale della colonna vertebrale (Littlejohn, Wernham)
Il complesso pivot ileo/lombosacrle soprattutto un relais tra la colonna vertebrale sovrastante, elemento flessibile, ed il bacino sottostante, elemento di stabilit; la resistenza della base
pelvica e della piramide inferiore che serve da supporto alla massa viscerale addominale, e che
mantiene la tensione necessaria. Le linee di forza AP e PA includono nella loro area d influenza
l insieme del complesso pivot ileo/lombosacrle, e sembra che la situazione meno accettata
dalla struttura sia la dislocazione della linea AP.
Per contro la linea di gravit, se la struttura portatrice di un equilibrio di tipo posteriore,
determina il rischio di una situazione di ptsi addominale, di perturbazione delle pressioni addominali, delle tensioni sacroiliache, va a diminuire la tensione muscolare e fasciale posteriormente
e ad aumentarle anteriormente. Se questa stessa linea di gravit determina un equilibrio di tipo
anteriore, essa aumenta le tensioni sacrolombari per il pivottamento anteriore del bacino, movimento che avviene con appoggio sulle teste femorali, con un aumento delle tensioni muscolari e
fasciali posteriori dell arto inferiore ed una corrispondente diminuzione di tensione anteriore.

Pivot legamentoso astragalocalcanere


Movimenti fisiologici
All inizio importante tenere in considerazione l orientamento del legamento ad H, o legamento astragalocalcanere; esso costituito da due fasci: anteriore, orientato verso l altofuori
e verso l avanti, posteriore, orientato verso l altofuori e verso il dietro. Tenuto conto dell orientamento delle superfici articolari astragalocalcaneri da una parte, e della posizione del pivot
legamentoso situato strutturalmente esattamente sul prolungamento dell asse della gamba, si
deduce che la principale possibilit di movimento dinamico dell astragalocalcanere la torsione.
La messa in tensione anteroposteriore o posteroanteriore durante l esecuzione di movimenti
estremi della tibiotarsica (flessione dorsale o flessione plantare del piede) impongono allo stesso
modo sul pivot in questione delle sollecitazioni di scivolamento o di allungamento reciproco,
ma infinitamente meno che nella torsione. Le torsioni si effettuano attorno all asse di Henke,
uno dei tre assi dinamici funzionali del piede.
Il pivot astragalocalcanere permette dunque una risposta alla domanda di stabilit laterale del piede.
In effetti se l asse funzionale bimalleolre permette le flessioni del piede (plantare e dorsale),
attorno all asse di Henke che si effettuano i movimenti di eversione (o abduzione/pronazione)
e di inversione (o adduzione/supinazione) del piede.

Adattamenti in funzione del tipo di appoggio del piede


(riferimento al piano orizzontale)
Astragalo e calcagno sono in rapporto tra loro in modo tale per cui hanno la seguente funzione meccanica: l astragalo sostenuto dal calcagno ma raccoglie, per l intermediazione del
pilastro tibile, tutte le forze gravitarie; tali forze poi vengono demoltiplicate o scomposte ad
ogni appoggio unipodale, in base alla posizione risultante del centro di gravit (collocazione
nello spazio delle differenti masse corporee).

59
L incastramento reciproco delle superfici articolari astragalocalcaneri, separate dal pivot
legamentoso astragalocalcanere, consente l esecuzione di movimenti di torsione, sia verso l
interno che verso l esterno, ma sempre attorno al pivot.
Se il calcagno ha la necessit di adattarsi alla linea orizzontale nel modo pi fine possibile,
e ci per rendere il pi facile possibile la ricerca dell equilibrio, l astragalo che, in qualit di
trasmettitore diretto delle pressioni sovrastanti, va ad adattarsi alla posizione del calcagno.
Non possedendo alcuna inserzione muscolare l astragalo va ad essere tributario, per frenare
i suoi movimenti adattativi, in primo luogo di un sistema legamentoso periarticolare estremamente potente e complesso; in secondo luogo di una posizione di sicurezza nell ambito della
pinza bimalleolre tibioperonele.
E interessante notare che la pinza tibioperonele sufficientemente elastica sia in lateralit che sul piano sagittale, da permettere alla puleggia astraglica tutti i suoi movimenti propri
anche se asimmetrica: essa infatti pi larga avanti che dietro.
Gli adattamenti fisiologici sono consentiti, oltre che dall insieme dei legamenti propri della
caviglia, anche dai tutori peroneli, grazie all elasticit della membrana interossea.
Il gioco agonista/antagonista dei muscoli motori della caviglia e del piede ha un ruolo
molto importante: quello di freno attivo dei movimenti, la qual cosa limita i considerevoli rischi
di lesione a questo livello. In effetti due leve molto sproporzionate tra loro sono utilizzate per
la necessaria stabilit del piede: la prima rappresentata dalla piccola altezza del calcagno, solo
qualche centimetro, l altra rappresentata dall altezza totale del corpo al di sopra dell astragalo,
variabile evidentemente da individuo a individuo.

Compensazioni e funzione della meccanica del retropiede


e del suo utilizzo del pivot astragalocalcanere; origine delle lesioni
Se i movimenti attorno all asse di Henke (movimenti di eversione e di inversione) per una
qualsiasi ragione sono esagerati, l astragalo si trova obbligato a subire una torsione associata
molto importante che avviene attorno al pivot.
La testa dell astragalo si sposta all interno mentre la sua estremit posteriore scivola verso l
esterno compiendo il movimento attorno al pivot legamentoso interosseo, e viceversa, a seconda
che si tratti di inversione o eversione forzata.
Noi diciamo che l inversione forzata crea una lesione astragalocalcanere posteroesterna,
mentre l eversione forzata crea una lesione astragalocalcanere anterointerna.
Se l azione compressiva delle forze esercitate per l appoggio della pinza bimalleolre, e
pi precisamente del pilastro tibile, influenza molto evidentemente la posizione fisiologica o la
posizione in lesione dell astragalo, necessario ricordare di non prendere mai in scarsa considerazione il ruolo molto importante dell insieme meccanico del piede durante il meccanismo
lesionale. A tal proposito abbiamo gi sottolineato l importanza primaria dell asse funzionale
fisiologico di Henke; a ci per bisogna aggiungere l utilizzo meccanico in modo corretto della
barra di torsione di Hendrix, che si materializza con la mediotrsica. Questo straordinario mosaico
articolare lega la leva posteriore del piede (rappresentato dalla struttura calcanere) con la leva
anteriore del piede (rappresentato dall elastica paletta metatarsale).
Quest ultima adatta perfettamente i due punti d appoggio anteriore del treppiede d appoggio podale alle variazioni del suolo incontrate dall avampiede.
L arco interno del piede e la sua chiave di volta scafoida sono in questo caso direttamente
coinvolte; in effetti lo scafoide appartiene contemporaneamente all arco interno e all arco trasversale, e ci crea appunto il mosaico mediotrsico del piede.
Poich lo scafoide strettamente solidale con la testa dell astragalo, esso concorre strettamente alle importanti influenze della barra di torsione di Hendrix in rapporto alle possibilit
fisiopatolgiche dell astragalo.
Cos, per il gioco antagonista di feed-back (azione/reazione), l astragalo si muove costantemente sul calcagno attorno al pivot legamentoso astragalocalcanere, e ci per garantire
la miglior stabilit del piede; a tutto ci non va comunque omesso il posizionamento della linea
di gravit in rapporto al piano sagittale.
Se questa linea di gravit cade in avanti rispetto all articolazione astragalocalcanere anteriore,

60 - I pivot osteopatici
si avr a che fare con un soggetto in equilibrio di tipo posteriore; se invece cade posteriormente a
questo stesso repere si avr a che fare con un soggetto in equilibrio di tipo anteriore. L astragalo
trasmette le pressioni gravitarie basandosi su un equilibrio instabile che spesso indice di una situazione lesionale di compenso che interessa tutta la linea gravitaria per fenomeno di azione/reazione.

Pivot legamentoso del ginocchio


Prima di considerare il suo aspetto in qualit di pivot, importante ricordare le funzioni
fondamentali del ginocchio. Esso il relais-vettore del movimento anteroposteriore nello spostamento del corpo durante la deambulazione; a questo titolo che le sue funzioni di carrucola
di trasmissione articolare assumono tutta la loro importanza; per assolvere a ci comunque
necessita che la stabilit articolare sul piano frontale sia ottimale.

Movimenti fisiologici dei legamenti crociati del ginocchio


Situati in pino centro dell articolazione, i legamenti crociati rappresentano materialmente
il pivot legamentoso del ginocchio. In numero di due, essi sono classicamente descritti come
legamento crociato anteroesterno, e legamento crociato posterointerno.
L anteroesterno ha un tragitto obliquo verso l alto/dietrofuori, ed ha inserzioni anteriormente
sulla tibia (a livello del piatto) ed esternamente sul femore (condilo esterno).
Il posterointerno ha un tragitto obliquo verso l avanti/fuorialto, ed ha inserzioni posteriormente
sulla tibia ed internamente sul femore.
Il legamento anteroesterno pi lungo del posterointerno; comunque i due si trovano in
contatto reciproco con il bordo assiale, con il posterointerno che passa all interno dell anteroesterno.; presentano anche una serie di contatti con le strutture meniscali e capsulari interni.
L obliquit dell uno in rapporto all altro non n uguale n costante in rapporto ai piani
ortogonali dello spazio: appaiono come effettivamente incrociati sui piani frontale e sagittale
ed anche pressoch paralleli sul piano orizzontale, restando comunque sempre in contatto col
loro bordo assiale.
L inclinazione sull orizzontale pi o meno marcata a seconda del posizionamento del femore
in rapporto alla tibia, durante le fasi di flessione o di estensione del ginocchio. Pu essere utile
ricordare la regola memotecnica che dice che l esterno in piedi quando l esterno disteso.
E la loro lunghezza reciproca che determina il movimento in funzione della forma dei condili
femorali; a questo titolo il pivot legamentoso del ginocchio (legamenti crociati) che garantisce
sul piano frontale la stabilit laterale del ginocchio; il pivot consente in pi l esecuzione di scivolamenti, o movimenti cerniera, dei condili femorali in rapporto ai piatti tibili durante la flessione
o l estensione del ginocchio, mantenendo sempre in contatto le superfici articolari interessate.
Rotolamento e scivolamento sono garantiti dalla presenza dei legamenti crociati: il legamento crociato anteroesterno permette e garantisce lo scivolamento dei condili verso l avanti ed il
rotolamento verso il dietro nella flessione del ginocchio mentre il legamento crociato posterointerno
permette e garantisce lo scivolamento dei condili verso il dietro ed il rotolamento verso l avanti
nell estensione del ginocchio.
Resta da precisare fisiologicamente il ruolo del nostro pivot legamentoso nella stabilit orizzontale del ginocchio, cio nei movimenti minimi di rotazione assiale. Sappiamo che la rotazione
assiale non pu essere effettuata che con ginocchio in flessione; impossibile eseguire questo movimento con ginocchio in estensione, e ci per garantire in modo assoluto la stabilit funzionale della
struttura. Durante la rotazione interna del ginocchio in flessione si ha tensione a carico dei legamenti
crociati e rilasciamento dei legamenti collaterali mentre durante la rotazione esterna del ginocchio
in flessione si ha tensione a carico dei legamenti collaterali e rilasciamento dei legamenti crociati.
Si pu dunque affermare che la stabilit in rotazione assiale del ginocchio assicurata dalla
sinerga meccanica dei legamenti crociati e dei legamenti collaterali del ginocchio stesso; pi precisamente si pu affermare che sono i legamenti crociati, pivot legamentoso del ginocchio, ad impedire
l esecuzione di rotazione assiale della struttura quando presente il parametro di estensione.

61

Adattamento fisiologico e utilizzo del pivot legamentoso del ginocchio


Tenuto conto delle possibilit fisiologiche attribuite ai legamenti crociati, appare chiaro che
il pivot legamentoso del ginocchio sar sollecitato particolarmente in tre casi: nella stabilit anteroposteriore; con rotolamento e scivolamento delle superfici articolari, femorale e tibile, nella
flessoestensione del ginocchio; con la rotazione interna assiale del ginocchio.
I primi due casi possono essere constatati con l induzione di un movimento clinicamente
definito come movimento a cassetto; questo movimento permette la ricerca di eventuali spostamenti anormali della tibia in rapporto al femore sul piano sagittale; permette allo stesso modo
di affermare che la tensione legamentosa dei legamenti crociati permanente.
Il cassetto posteriore un movimento che non pu avvenire in presenza dell integrit
tensionale del crociato anteroesterno mentre il cassetto anteriore un movimento che non pu
avvenire in presenza dell integrit tensionale del crociato posterointerno. L eventuale lesione di
uno dei legamenti crociati viene cos definita grazie alla effettuazione dei movimenti a cassetto.
Per quanto concerne il piano orizzontale, e l eventualit di una lesione del pivot legamentoso, bisogna ben ricordare che esiste una reale possibilit di rotazione assiale del ginocchio,
specificamente in rapporto col grado di flessoestensione, che dipende essenzialmente dall ineguaglianza delle superfici articolari.
Abbiamo visto che la rotazione interna del ginocchio garantita dal pivot legamentoso
rappresentato dai crociati, e che la sua effettuazione possibile solo in caso di flessione della tibia
sulla coscia. La sua ampiezza massima di 30 quando il grado di flessione di 90.
Tutte le lassit che consentono un movimento superiore ai 30 di ampiezza di movimento
devono essere considerate come situazioni di sovraccarico per il pivot legamentoso, e possono
essere in relazione con un eventuale movimento a cassetto.

Compensazioni a livello delle strutture articolari


sovra e sottostanti
La stabilit del ginocchio strettamente dipendente dal valore articolare sia dell anca (e
dell insieme del bacino), che del piede. Sono ben noti i dolori riflessi (o proiettati) di una lesione
articolare ad esempio dell anca.
E importante ricordare, nel contesto meccanico delle linee di forza del corpo umano, che l
anca il punto d arrivo delle due linee di forza posteroinferiori (a destra ed a sinistra), e che
ogni acetabolo un vertice del piccolo triangolo inferiore la cui sommit L3. Il sistema di
feed back (azione/reazione) fa s che il ginocchio debba intervenire nel gioco di equilibrazione
articolare del bacino, ma anche nelle distorsioni associate del piccolo triangolo inferiore; in tale
situazione i due pivot di stabilit (quello ileo/lombosacrle e quello del ginocchio) sono in relazione stretta e diretta (e si potrebbe dire che sono sospesi) al pivot mobile vertebrale L3.
La situazione dell anca in rotazione interna o in rotazione esterna ne l immagine caratteristica, e ci per le influenze che ha a livello sacroiliaco.
A livello del piede l adattamento dinamico all utilizzo dell asse di Henke (inversioneeversione) crea una sovratensine legamentosa, che pu essere laterale, per la posizione in
valgismo, oppure crociata per la posizione in varismo.
L angolo del piede durante la deambulazione (di circa 15 per ciascun piede, in condizioni
fisiologiche) deve dunque essere minuziosamente controllato in tutti i casi di coinvolgimento del
pivot legamentoso del ginocchio. In tal modo si potr dire che la relazione tra la stabilit anteroposteriore e quella orizzontale del ginocchio strettamente legata alle possibilit di adattamento
dinamico del piede al suolo, nonch alla corretta utilizzazione del pivot astragalocalcanere. E
comunque categorica l esecuzione di una comparazione tra le due ginocchia.

Perturbazioni del triangolo dell arto inferiore


Nelle relazioni esistenti tra piede e pelvi sono stati definiti due triangoli meccanici: il primo
si materializza col piede ed il suo treppiede d appoggio, effettiva piramide pentadrica; il secondo non altro che lo scheletro dell arto inferiore. Ciascuno di questi triangoli, situati sul piano
ortogonale o su un piano paraortogonle, non hanno relazioni tra loro che per l intermediazione
dell astragalo, il quale quindi funziona da trasmettitore di pressioni.

62 - I pivot osteopatici
Se la rigidit relativa ed adattativa del piede costante, importante che il triangolo meccanico
costituito dallo scheletro dell arto inferiore non subisca dislocazioni soprattutto secondo i suoi lati o
linee maggiori, cio quelle che vanno dall acetabolo alla caviglia e dal gran trocantere alla caviglia.
Il relais meccanico rappresentato dal ginocchio disloca queste linee durante le varie fasi
della deambulazione; nella fase di appoggio unilaterale, come anche nella fase statica eretta, il
posizionamento in avvitamento del ginocchio conserva, oltre alla necessaria stabilit, anche la
posizione corretta di queste linee del triangolo. Questa stabilit deve tuttavia essere ben presente
anche durante le fasi di flessione dell arto inferiore, e quindi in tutte le fasi della deambulazione.
Non ci si deve mai scordare del fatto che clinicamente il ginocchio una struttura che deve
essere fredda, indolore, mobile e stabile.

Pivot legamentoso sternoclavicolre


Movimenti fisiologici del punto d appoggio
del complesso scapolobrachile
L articolazione sternoclavicolre il solo punto d appoggio fisso della cintura scapolare. Essa
permette di controllare tutto il complesso scapolobrachile, il quale deve essere considerato come
strettamente dipendente dalle direttive clavicolari. La clavicola dunque dirige la spalla, ed
l arco di spinta dinamica tra lo sterno, rigido e poco mobile, e la scapola, considerabile come un
sesamoide nucleato in un complesso muscolare denso e con una importante ricchezza funzionale.
Se l articolazione acromionclavicolare appartenente alla spalla possiede delle qualificazioni
proprie, poi in realt il punto d inserzione, o pivot sternoclavicolre, che serve da garante
alla mobilit della clavicola. La clavicola ha una mobilit in rotazione anteriore e posteriore.
La rotazione posteriore determinata dalla leva brachiale nell antepulsione massimale dell
arto superiore (braccio nel prolungamento del corpo). L omero ha un effetto induttivo sulla
scapola, e l articolazione acromionclavicolare obbliga la clavicola ad una rotazione sull asse
longitudinale. La rotazione anteriore si determina allo stesso modo grazie alla leva brachiale, ma
nella retropulsione massimale dell arto superiore. La clavicola subisce una rotazione sul suo
asse maggiore, ma di senso inverso alla precedente.
Il freno del movimento a livello del pivot costituito dall apparato legamentoso sternoclavicolre; ugualmente importante osservare che la clavicola, direttore d orchestra delle possibilit meccaniche della spalla e del braccio, anche un relais fasciale e muscolare importante in
rapporto al collo ed al torace. Sono comunque presenti dei movimenti clavicolari che avvengono
sul piano frontale e sagittale, che un attenta analisi in grado di collegare ad un movimento
primario dettato da una particolare leva che dirige il movimento stesso.

Sul piano frontale


L elevazione e l abbassamento del moncone della spalla fanno descrivere all estremit
esterna della clavicola un leggero arco di cerchio. L abduzione dell arto superiore fino a 90 non
determina alcun movimento sulla clavicola. Al di l dei 90 l azione della scapola determina,
per l intermediazione dell articolazione acromionclavicolare, un movimento verso l alto dell
estremit esterna della clavicola.

Sul piano sagittale


L avanzata o l arretramento del moncone della spalla trascina l estremit esterna della
clavicola nello stesso senso. Le rotazioni dell arto superiore provocano i movimenti precedentemente descritti di rotazione anteriore e di rotazione posteriore della clavicola. In posizione
anatomica la rotazione interna dell arto superiore determina una rotazione anteriore della
clavicola; la rotazione esterna determina logicamente una rotazione posteriore. Una elevazione
associata in abduzione dell arto superiore aumenta queste rotazioni, che divengono massimali
quando l abduzione di circa 90.
In tutti questi casi, che rappresentano nel loro insieme le effettive possibilit di movimento
fisiologico della clavicola, constatiamo che il punto d appoggio del movimento a livello del
pivot legamentoso sternoclavicolre.

63
I legamenti sternoclavicolri anteriore, posteriore e superiore, il legamento interclavicolre,
il legamento costoclavicolre inferiore sono gli elementi che dirigono il gioco di questo pivot, e
che consentono un buon utilizzo dell articolazione.
Nell esame di clinica osteopatica, in relazione con la ricerca della normalit del movimento,
si dovr ritrovare la possibilit di esecuzione di un movimento di circonduzione della struttura,
nonch di un movimento elicoidle particolare (che la combinazione di movimenti sui vari
piani dello spazio, in base ai quali l estremit laterale della clavicola pu eseguire un 8). E la
conformazione ad S italica della clavicola che acconsente all esecuzione di questi movimenti, il
cui punto d appoggio rimane sempre e comunque il pivot legamentoso sternoclavicolre.

Adattamenti fisiologici dell insieme alla cintura scapolare


E stato pi volte precisato che la clavicola la leva indispensabile ed il direttore d orchestra
dell emicintra scapolare del suo lato. Il pivot legamentoso gioca allora il suo ruolo di punto
d appoggio e di freno del movimento perch le sole superfici articolari sono insufficienti per
svolgere questo stesso ruolo. Il complesso muscolofasciale che lega la clavicola al torace, alla
spalla e al braccio molto importante ed in continua sollecitazione per una serie di ragioni:
la permanente azione respiratoria, l importanza funzionale del cavo ascellare, la presenza anatomica di una vascolarizzazione che interessa sia il collo che l arto superiore, il peso dell arto
superiore e la necessit di utilizzo delle immense possibilit della mano.
E l alternanza Dx./Sx. e Sx./Dx. dell utilizzo funzionale dell arto superiore che ci pone
sotto gli occhi un adattamento fisiologico molto particolare della cintura scapolare alle direttive
clavicolari: esiste sempre una predominanza sinistra o destra nell utilizzo del braccio relativamente a potenza, forza, finezza d esecuzione, etc.
Pi generalmente constatata a destra (statisticamente), questa predominanza sollecita pi direttamente il pivot legamentoso omolaterale. Come reazione comunque l insieme della cintura scapolomerle, molto solidale e molto mobile, deve prendere appoggio sui due pivot legamentosi sternoclavicolri.
Questo adattamento crea una distorsione invertita dell insieme dei due archi di spinta clavicolari, situazione che noi abbiamo definito come avvitamento sternoclavicolre (per analogia
con l avvitamento del bacino). In questa posizione adattativa si ritrover pi spesso una rotazione anteriore della clavicola di un lato, ed una rotazione posteriore della clavicola opposta;
importante allora che l operatore corregga l insieme della cintura scapolare per regolarizzare l
azione direttrice dei due pivot legamentosi sternoclavicolri destro e sinistro.

Compensazioni cervicali, dorsali e controlaterali


Se gli adattamenti della cintura scapolare sono considerati fisiologici, in conseguenza del
gioco asimmetrico dei suoi due pivot legamentosi, sembra che alcuni di questi adattamenti siano
in grado di creare delle situazioni di compenso a livello cervicale e dorsale. Alla base di queste
compensazioni si ritrover naturalmente l azione muscolare, ma per questo non va dimenticato
l intervento estremamente importante delle strutture fasciali. In rapporto al collo si ritrovano i
muscoli sternoioidi e soprattutto lo sternocleidomastoido (SCM); in rapporto alla spalla ed
al braccio vi sono i muscoli gran pettorale, deltoide e trapezio; in rapporto al torace poi vi sono
i muscoli gran pettorale, e sottoclavere, in associazione alle aponvrosi clavipettorle e clavipettoroascellre. Le compensazioni vertebrali cervicali e dorsali alte interessano soprattutto le
accentuazioni di curva fisiologica, ed in particolare le scoliosi cervicali e dorsali alte per via dell
asimmetra della trazione muscolare esercitata. Le superfici articolari intervertebrali, plastiche,
subiscono un modellaggio reciproco durante le fasi dell accrescimento; eventuali difficolt
oculari (visive) o auditive, sempre durante le fasi dell accrescimento, possono intervenire a livello
della sfera cefalica, ed aumentare le difficolt di adattamento della cintura scapolare.
Sono i pivot vertebrali C2, C5, ed il complesso D3D4/K4 che compensano la maggior parte
di questi adattamenti.
La pi aggredita di queste articolazioni vertebrali sar la giunzione C7D1, per via della
posizione di cerniera che occupa tra il collo ed il blocco toracico, con la presenza della leva rappresentata dalla 1 costa; in effetti la 1 costa in stretto contatto anatomico con la clavicola, in
vicinanza del pivot legamentoso sternoclavicolre, per mezzo dei potenti legamenti costoclavicolri.

64 - I pivot osteopatici
L interdipendenza costoclavicolre ci permette di dire che una lesione della clavicola interessa molto spesso il posizionamento della 1 costa, e viceversa.
Le eventuali compensazioni controlaterali sono quasi sempre dovute all asimmetra di
utilizzo del pivot, cosa che d l immagine, come gi spiegato in precedenza, di avvitamento
sternoclavicolre, lesione da normalizzare o correggere osteopaticamente.

65

Cap. 4
I pivot nell attivit
tonica posturale

67

Utilizzazione di alcune possibilit miofasciali


del sistema crociato
Il Discorso sulle metodiche di Cartesio riassume il concetto razionalista in quattro punti
essenziali: essere fondamentalmente increduli, nel senso stretto del termine; effettuare per
quanto possibile la suddivisione delle difficolt incontrate; studio progressivo delle cose, dalle pi
semplici alle pi complesse; tener conto di studi precedentemente fatti, col fine di migliorarli.
L abitudine di spiegare fenomeni complessi in modo semplificato ha cos preso piede nel modo
di comportarsi ed agire tipicamente occidentale. Recenti lavori effettuati sullo studio dell attivit
tonica posturale ci hanno permesso di modificare la nostra ottica; per esempio il dolore stato
considerato come effetto conseguente alla presenza di una lesione; in base a tale considerazione
risultato sufficiente agire sulla lesione constatata per risolvere il problema del paziente, il dolore.

La teoria dei sistemi


Se applicata ad una dinamica corporea questa teoria si basa su due principi essenziali: tutte
le parti di un insieme dinamico corporeo sono in interazione reciproca, l insieme non pu essere
considerato come l addizione di componenti isolate, ma il risultato di quest interazione.
Cos la relazione che influenza queste componenti permette loro un organizzazione specifica che agisce per un fine specifico. Ci che noi identifichiamo con perturbazione funzionale
diviene allora l espressione di questa organizzazione/interazione
Questa organizzazione fisiologicamente sotto la dipendenza di un sistema neuroendcrino
di regolazione, che per noi assume il titolo di circuito d informazione.
Appare allora evidente che le perturbazioni funzionali possono essere considerate come
delle situazioni di deficit informazionale, poich le informazioni corrette sono alla base di un
altrettanto corretto funzionamento di questo complesso sistema.
Sono state constatate pi volte, in modo sperimentale e clinico, delle relazioni di autoregolazione che intercorrono tra diversi apparati dell organismo (livello viscerale in particolare),
con il sistema locomotore (effetti riflessi a distanza in particolare). Talvolta non s riscontrata
alcuna lesione nonostante la presenza manifesta di una perturbazione funzionale: in questo caso
va considerato allora l aspetto psicosomtico dell individuo.
Queste constatazioni ci devono far considerare ed effettuare l esame del malato, e in base
a questo prender decisioni relative al tipo di trattamento sotto un ottica particolare: tutte le
manifestazioni diffuse o localizzate di una eventuale lesione non devono essere dissociate, ma
integrate nella totalit dell attivit fisiologica dell organismo. Viene cos messa in evidenza anche
l interazione di eventuali perturbazioni di tipo locale con altre di tipo generale; si tratta della
teoria dei sistemi, una delle immagini del feed back (azione/reazione).
L approccio sintomatologico, l esame clinico del paziente ed il ragionamento portano alla
scelta del tipo di trattamento; portano ad aggredire il problema del paziente in base ad un
ottica globale, cosa essenziale dell Osteopatia che ha come suo fondamento il concetto secondo
il quale... ... l uomo un tutto....
L attivit tonica posturale l agente, il cui solo ed unico mezzo d azione rappresentato
dai muscoli; il corpo utilizzato per rispondere alle diverse sollecitazioni statiche e dinamiche,
e il suo utilizzo dato dalla messa in funzione del sistema muscolare.
Per assicurare la sua funzione, l attivit tonica posturale utilizza dei sistemi miofasciali
detti retto e crociato; essa non potr svolgere correttamente la sua funzione se l utilizzo dei pivot
non corretto.
E evidente che il sistema informazionale non pu riuscire correttamente nella sua
funzione di trasmissione se i meccanorecettori e gli effettori (in un qualsiasi distretto) sono perturbati. Non va mai scordato che le strutture vertebrali permettono la
corretta progressione delle informazioni, sia afferenti che efferenti, solo se non sono
soggette a perturbazioni. Il rischio di un informazione erronea o falsa, a causa di
ci, deve perci esser preso in grande considerazione.

68 - I pivot osteopatici
In questo capitolo vedremo un certo numero di elementi fondamentali anatomofisiologici
che interessano i muscoli, e l integrazione del loro utilizzo nel concetto osteopatico meccanico.
Classificheremo in seguito, il pi schematicamente possibile, il sistema retto e quello crociato,
nonch le incidenze fisiopatolgiche del loro utilizzo in funzione dei pivot. Proporremo infine
un utilizzo teraputico del sistema crociato.
Inizieremo ora col definire (ammettendo che lo si possa fare) la nozione di movimento.

Il movimento
Verificando su diversi dizionari si pu osservare che il movimento stato definito con una
molteplicit di giri di parole; vi comunque una definizione che illustra meglio delle altre il
movimento, naturalmente in base ad un ottica osteopatica:
il movimento lo spostamento di un corpo mobile.
Il corpo umano in continuo movimento per lottare contro gli effetti della gravit; il corpo
non mai immobile, nemmeno quando all apparenza assume la posizione il pi statica possibile:
in effetti la definizione statico non significa immobile, semmai che non sta effettuando alcun
spostamento vettoriale. Meccanicamente appare che ogni movimento corporeo sia la risultante
di due forze di senso opposto tra loro che si manifestano in modo alternativo (la flessione legata
all estensione e viceversa).
Il movimento vede la sua partenza, o meglio il suo inizio, da una posizione posturale, e termina,
o meglio si conclude, in un altra posizione posturale.
Possiamo accordare al movimento il concetto equivalente di una serie di sequenze posturali finalizzate; il fenomeno della deambulazione ne l esempio tipico. Entra cos in gioco la
nozione di equilibrio; il movimento corretto dipende dal grado di equilibrio, ed i muscoli sono il
mezzo che ne consentono l effettuazione. Vedremo in seguito come l utilizzo del mezzo muscolare
pu essere appreso. Riguardo all attivit muscolare, noi la classifichiamo in due fasi fisiologiche,
le attivit tonica e fasica.
Ciascuna di queste due fasi, strettamente legate tra loro come le interazioni di strutture
antagoniste, porta all elaborazione del movimento globale.
Il movimento globale mette in gioco pi articolazioni con una molteplicit d interventi
muscolari; l analisi del movimento globale consente di identificare dei movimenti essenziali
(flessione, adduzione e rotazione esterna), con i loro complementari/antagonisti (estensione,
ab-duzione e rotazione interna). Quest insieme costituisce verosimilmente la cibernetica del corpo
umano.
La quarta dimensione, il tempo, interviene per collocare i movimenti nello spazio; se
lo scopo del movimento nel futuro, non ha senso una sua collocazione nel presente (per non
parlare del passato!). Nel passato pu esser ritrovata una preselezione dei movimenti da effettuarsi: la costruzione mentale del movimento (momento immaginario del movimento) che si
basa sull esperienza, sul vissuto.
Questa elaborazione sar facilitata, o ostacolata, nel momento presente, sia per una perturbazione della situazione posturale di inizio o d arrivo; tale perturbazione potrebbe essere una
limitazione articolare, una retrazione muscolare fisiologica, ma anche dei fenomeni non meno
patologici come il dolore. Queste sono sensazioni del presente che vanno ad influenzare il momento immaginario del movimento, e quindi anche l esecuzione corretta del movimento nel futuro.
Tutta questa organizzazione dipende ben inteso dal nostro sistema nervoso e dalla sua
utilizzazione gerarchica. In riassunto, le caratteristiche importanti che dovremo rilevare all
osservazione osteopatica del movimento sono le seguenti nozioni: spostamento vettoriale del
corpo, per quanto minimo, spostamento spaziale, nozione analitica del movimento, con le sue
tre componenti: flessoestensione, ad-abduzione, rotazione esterna/interna.
Queste tre componenti determinano la nozione di ortogonalit dei tre piano dello spazio,
frontale, sagittale ed orizzontale, e delle loro eventuali risultanti: nozione fisiologica di attivit
posturale, sia tonica che fasica, nozione meccanica di agonista ed antagonista, nozione temporale
del momento, nozione di scopo, o meglio di finalit propria del movimento.

69

Nozioni fisiologiche di base


L attivit tonica posturale una funzione che non pu essere collegata ad alcuna regione
specifica del sistema nervoso.
Le strutture sono ovunque, dal midollo fino al cervello (Morin)
Non possono essere separate le funzioni statiche da quelle di equilibrazione. Numerosi
Autori hanno dato delle definizioni di tono (Morin, Rademaker, Sherrington), e noi ci guarderemo bene dal darne un altra; adotteremo come la pi precisa quella data da Sherrington: La
contrazione tonica l attivit tonica posturale dei muscoli che fissano un articolazione nelle
posizioni determinate, in modo che esse siano solidali le une con le altre, al fine di comporre l
attitudine dell insieme.
Il tono muscolare rappresenta un attivit motoria globale di postura e di equilibrio, indipendentemente dalla volont; il suo controllo infatti dipende dal sistema extrapiramidle e dal
cervelletto. Le interrelazioni con l attivit motoria volontaria, controllata dal sistema piramidale,
sono numerose e non ancora del tutto note; tuttavia i due sistemi funzionano in perfetta sinerga,
e non possono in alcun modo essere carenti , pena l imperfetta attivit motoria.

Richiamo anatomico sommario dei sistemi


extrapiramidle e cerebellare
Sistema extrapiramidle
Esso costituito dalle aree corticali 6, 8, 1, 2, 3, 5 e 22 (classificazione di Brodmann) e dai
nuclei grigi centrali: striato (nucleo caudato e putamen, aree a funzione recettrice ed associativa),
pallido (ruolo essenzialmente effettore), talamo (pi precisamente i suoi nuclei anteriori e ventrolaterali). Intervengono anche alcune formazioni sottotalmiche (zona incerta, corpo di Luys, locus
niger, nucleo rosso) e la sostanza reticolata mesencefalica, la cui importanza stata sottolineata
nel corso di questi ultimi anni, dalla quale partono le vie extrapiramidli midollari.
Tutte queste differenti formazioni sono legate tra loro mediante delle vie associative multineuronali che costituiscono le vie extrapiramidli; esse proiettano segnali sulla corteccia cerebrale,
sul tronco cerebrale, sul cervelletto e sul midollo; in questo modo controllano l attivit motoria.
In pi questo sistema in stretta relazione con le strutture nervose che intervengono nel comando
motorio, e giocano un ruolo importante nella realizzazione del movimento volontario.

Sistema cerebellare
Posizionato come fosse una deviazione della faccia posteriore del tronco cerebrale il cervelletto costituito da un verme mediano, da due emisferi laterali e da un nucleo centrale (nucleo
dentato, nucleo del tetto, embolus e globulus).
Il cervelletto collegato: al bulbo mediante i peduncoli cerebellari inferiori, alla protuberanza
mediante i peduncoli cerebellari medi, ai peduncoli cerebrali mediante i peduncoli cerebellari
superiori. Adotteremo per la descrizione la suddivisione patogenetica classica.

Archeocerebellum
E costituito dal flocculo nodulare e presenta delle connessioni vestibolari.

Paleocerebellum
Costituito dal verme, presenta delle connessioni spinali e mesencefaliche. Riceve delle afferenze provenienti dai fasci di Fleschig e Gowers, ed emette delle fibre che, dopo aver fatto relais con il
nucleo del tetto e col globulus, si dirigono al peduncolo cerebellare superiore; essi costituiscono i fasci
incrociati di Russel e la commissura di Wernekink, fasci che riuniscono la parte antica del nucleo
rosso, e formano sinpsi con le fibre che entrano nella costituzione del fascio rubrospinle.

Neocerebellum
Costituito dai lobi laterali, presenta delle connessioni con la corteccia cerebrale.

70 - I pivot osteopatici
Mediante il peduncolo cerebrale medio riceve delle afferenze in provenienza dai nuclei del
ponte, essi stessi in connessione con le aree 6, 7, 5 e 21 della corteccia.
La neocortex emette allora delle fibre che poi si relazionano con il nucleo dentato e con l
embolus, raggiungendo, dopo esser passate per il peduncolo cerebellare superiore, il nucleo rosso
ed il talamo. Dopo il relais talamico si proiettano alle aree 5 e 6 della corteccia.
Il cervelletto gioca cos un importante ruolo nella regolazione degli adattamenti posturali
e dei movimenti volontari, permettendo il gioco armonioso dei muscoli agonisti ed antagonisti
relativamente alle loro contrazioni e decontrazioni.
Archeo ed paleocerebellum intervengono nella regolazione della statica grazie all aggiustamento permanente del tono di sostegno alle necessit dell equilibrio statico; il neocerebellum
controlla e coordina l attivit cinetica, regolarizzando i movimenti volontari degli arti.

Richiamo anatomico sommario


del sistema midollare segmentario
A questo livello la motricit comandata da due tipi di neuroni: motoneuroni alfa che si
articolano con la via piramidale e costituiscono la via finale comune, motoneuroni gamma che
si articolano con la via extrapiramidle.
E il motoneurone gamma che regola il tono dei fusi neuromuscolri (formazione specifica situata
in parallelo alla fibra muscolare), in quanto innerva i muscoli del fuso neuromuscolre; il motoneurone alfa invece innerva le fibre muscolari.

Fusi neuromuscolri
Sono paralleli alle fibre contrattili dei muscoli striati, e sono rappresentati da due tipi di fibre: a
sacco nucleare ed a catena nucleare. Le fibre a sacco nucleare costituiscono il primo tipo; presentano
un rigonfiamento a livello della regione equatoriale che costituisce il sacco, nel quale sono accumulati
numerosi nuclei, e la cui striatura non visibile che a livello dei segmenti polari. Le fibre a catena nucleare
costituiscono il secondo tipo; non posseggono rigonfiamenti pertanto i nuclei sono collocati in fila indiana, a catena gli uni con gli altri. L innervazione sensitiva garantita da due tipi di terminazioni nervose.

Terminazioni primarie
Arrotolate a spirale attorno al sacco o alla catena nucleare, sono fibre di tipo Ia di grosso
calibro che si articolano direttamente con i motoneuroni e contribuiscono alla formazione dell
arco monosinaptico del riflesso miotattico. Le fibre di tipo Ia hanno la capacit di rispondere a
stiramenti di leggera intensit ed alle rapide variazioni di tensione; la loro articolazione pi
specifica a livello dei motoneuroni estensori (fibre mieliniche Ia di diametro 1220m che realizzano
il riflesso monosinaptico in estensione).

Terminazioni secondarie
Intervengono pi specificamente sulle fibre a catena; sono in pratica delle fibre pi sottili,
infatti appartengono al gruppo II, che si articolano con gli interneuroni midollari e contribuiscono alla formazione dell arco polisinptico del riflesso di flessione; il suo significato specifico
ha ancora degli aspetti oscuri.
L innervazione motoria garantita dai motoneuroni gamma, a loro volta divisi in due tipi:
gamma 1 che innervano le fibre a sacco e gamma 2 che innervano le fibre a catena. I motoneuroni
gamma intervengono nella determinazione del livello dell attivit dei fusi; durante il loro funzionamento gli elementi contrattili si raccorciano, determinano uno stiramento della parte recettrice,
e di conseguenza determinano la variazione del valore a seconda dell entit del riflesso di stiramento. Nei tendini esistono tuttavia anche i corpuscoli di Golgi, che sono sensibili alle variazioni
di tensione del tendine stesso; sono innervati da fibre di tipo Ib che rappresentano una via esclusivamente disinptica. Mentre essi sono stimolati, le loro fibre Ib trasmettono una stimolazione a
carattere inibitorio che raggiunge, per intermediazione di interneuroni spinali, i motoneuroni alfa
che innervano il muscolo relativo al tendine stirato; si realizza cos il riflesso miotattico inverso.

71

Muscolo scheletrico
Si ammette attualmente una specializzazione tonica o fasica relativa ad alcuni muscoli o
gruppi di muscoli. Alla fine del secolo scorso Ranvier ha evidenziato nel coniglio l esistenza di
fibre toniche a finalit posturale e di fibre fasiche adattate al movimento volontario.
Molto pi tardi Eccles ha evidenziato tutto un insieme di propriet che permettono di opporre i muscoli a funzionamento tonico ai muscoli il cui ruolo primariamente fasico.

Fibre bianche di tipo II o fibre A fasiche


Sono fibre di movimento volontario, ed hanno per caratteristiche proprie di essere: di contrazione rapida, molto brevi, molto vulnerabili alla fatica, energeticamente molto dispendiose,
di utilizzare un meccanismo anaerobico.

72 - I pivot osteopatici
e mantenuta per attivazione del tono gamma, il quale determina la contrazione del fuso, l eccitazione della fibra anulospirale ed una nuova ondata di stimolazioni per i neuroni gamma ed
alfamtori, da cui un aumento del tono ... da ci consegue che il processo si rinnova per meccanismo di autoeccitazione.
Il sistema inibitore di Renshaw un tono retroattivo e negativo capace di frenare il modo
determinato e regolato in precedenza, l attivit del motoneurone alfa (l elemento biochimico
di questa sinpsi un acido aminico inibitore, la glicna).
Inibizione presinaptica: un fenomeno che si pu osservare a carico delle fibre Ia per l intermediazione di interneuroni cosicch gli influssi afferenti coinvolgono meno i motoneuroni alfa.

Fibre rosse di tipo I o fibre B toniche


Sono fibre tipicamente adattate alla postura, ed hanno per caratteristiche proprie di essere:
di contrazione lenta, poco vulnerabili alla fatica, energeticamente poco dispendiose, di avere
capacit contrattili persistenti e di utilizzare un meccanismo aerobico.
Infine i fisiologi Granit ed Eccles ci hanno mostrato, indipendentemente l uno dall altro,
l esistenza di motoneuroni specializzati, a conferma della descrizione dei differenti caratteri
dei due tipi di fibre muscolari: motoneuroni alfafsici, innervanti le fibre bianche e motoneuroni
alfatnici, innervanti le fibre rosse.

Altre influenze periferiche


Possono essere determinate da recettori cutnei, recettori articolari, recettori profondi delle
membrane interossee, terminazioni intramuscolri, recettori viscerali. Tutti questi sistemi pare
siano in grado di esercitare sul tono muscolare un azione facilitatrice o inibitrice, a seconda del
caso; i loro meccanismi midollari sinaptici tuttavia non sono ancora ben conosciuti.

Attivit tonica posturale


Per J. B. Baron: ... all impiedi in condizioni statiche il corpo non mai immobile; esso
oscilla in permanenza seguendo dei ritmi particolari e complessi, ritmi la cui ampiezza e frequenza dipendono dalle informazioni provenienti dai diversi sistemi sensorio/motori, i quali
posizionano e mantengono il centro di gravit all interno del poligono di sostegno dell uomo
in stazione eretta (film La regolazione posturale Lab. Clin. Comar-Byla).
Il tono muscolare permanente, definito tono posturale, regolato da meccanismi neuromuscolri complessi che mettono in gioco una organizzazione nervosa spinale e sovraspinle.

Organizzazione spinale
Comprende un certo numero di elementi analizzatori che inviano verso la corteccia e verso
il cervelletto le informazioni che ricevono; le interazioni che esistono col sistema extrapiramidle
si reintegrano dopo elaborazione corticale e/o cerebellare. I propriocettori cutnei informano in
rapporto alle pressioni al suolo. I corpuscoli di Ruffini e di Pacini, capsulari e legamentosi, informano sullangolo, sulla velocit e sulla direzione di movimento articolare. Gli organi tendnei
del Golgi sono gli iniziatori di una interazione riflessa che frena l attivit muscolare. I fusi neuromuscolri, iniziatori di un interazione di tipo pi lungo, rappresentano il sistema gamma.
Nel loro insieme questi sistemi giocano il ruolo estremamente importante di elementi di
valutazione tensionale.

Regolazione midollare
Il riflesso miotattico, o stretch reflex, l elemento primordiale della regolazione del tono
muscolare (Sherrington). Tuttavia il funzionamento del fuso non solo sotto la dipendenza di
eventuali stiramenti passivi: l attivit tonica posturale agisce in permanenza, e si manifesta di
continuo al di l di ogni stiramento aggiuntivo.
Il tono gamma permette l esecuzione di una attivit di tipo tonico permanente, autoindotta

Organizzazione sovraspinle e sua regolazione


Apparati vestibolari
Danno informazioni la cui provenienza omo e controlaterale ed originaria dei nuclei
vestibolari e bulbari; la zona d arrivo di tali informazioni invece rappresentata da formazioni reticolari, cervelletto e corteccia. Tali influssi utilizzano come via quella vestibolo e reticolo
spinale; da ci deriva che ogni cambiamento di posizione della testa determina delle variazioni
a carico dell attivit tonica posturale.

Richiamo anatomico sommario


Canali semicircolri.
Sono in numero di tre da ogni lato e perpendicolari tra loro; in questo modo si trovano disposti
in base ai tre piani dello spazio; l endolinfa circola liberamente al loro interno. Si aprono verso il
vestibolo a livello delle loro estremit; una di queste estremit presenta una dilatazione all interno della quale si trovano le cellule sensoriali, elementi muniti di lunghe ciglia al contorno della
loro base, che sono in realt delle ramificazioni estremamente sottili della branca vestibolare del
nervo auditivo. I canali semicircolri sono deputati alla registrazione degli spostamenti angolari.
Sistema otoltico
Comprende le macule acustiche; utrcolo e sacculo sono delle piccole vescicole ricoperte
internamente dalla membrana otoltica. L epitelio comprende delle cellule sensoriali le quali
sono, alla loro base, circondate da ramificazioni della branca vestibolare del nervo auditivo. La
membrana otoltica contiene degli agglomerati di carbonato di calcio denominati otolti.
L endolinfa circola tra l epitelio e la membrana otoltica; l apparato otoltico registra gli
spostamenti lineari verticali ed orizzontali, mentre i cambiamenti di posizione della testa provocano l eccitazione delle cellule e dell epitelio.

Sistema oculomotore
Richiamo anatomico sommario
E risaputo che ogni globo oculare comprende sei muscoli: retto superiore innervato dal III,
retto inferiore innervato dal III, retto interno innervato dal III, piccolo obliquo innervato dal
IV, grande obliquo innervato dal III e retto esterno innervato dal VI.
I nervi oculomotori, III, IV e VI paio di nervi cranici, hanno i rispettivi nuclei situati nella
protuberanza e nei peduncoli cerebrali; essi costituiscono la via finale comune a tutti gli stimoli
nervosi che pervengono ai muscoli oculomotori.
Nuclei oculomotori
Subiscono l azione permanente dei diversi sistemi. Tra i centri corticali, i pi importanti
sono: l area oculomotoria centrale (area 8 di Brodman) che nell uomo comanda la motilit oculare volontaria; le aree oculomotorie occipitoparietli (aree 18 e 19 di Brodman) che comandano
la fissazione dello sguardo che porta alla fvea retnica l immagine dell oggetto che appare nel
campo visivo del soggetto; tra le altre aree oculomotrici esistenti si citano in particolare quelle
poste a livello della corteccia temporale; mediante la loro azione si ha la coordinazione tra movimenti oculari e stimolazioni auditive.

73

74 - I pivot osteopatici

L azione di altri sistemi, come quella del cervelletto, della sostanza reticolata, del labirinto
e delle vie vestibolari, uniscono i nuclei vestibolari a quelli oculomotori. Essi permettono l esecuzione di movimenti oculari riflessi che garantiscono l adattamento oculare ai cambiamenti di
posizione della testa e ai movimenti rotatori della persona.
Benderella longitudinale superiore (BLP)
E un sistema di coordinazione internucleare che gioca un ruolo molto importante: nell
oculo/cefalogira in relazione alle connessioni che essa stabilisce tra i nuclei oculomotori e gli
altri nuclei dei nervi cranici interessati e nella realizzazione di movimenti oculari, assicurando
le connessioni tra i diversi nuclei oculomotori e; garantendo la loro azione coordinata, ci vale
con particolare riferimento per i movimenti di lateralit.
I movimenti degli occhi non sono indipendenti ma sinergici, armonici e coniugati. Cos i muscoli
motori dei globi oculari rispondono agli ordini delle zone corticali motorie specifiche, e sono
coordinati grazie all azione della BLP. L oculomotricit d il riferimento della verticale, dell
orizzontale e del trasversale, informazioni che poi vengono associate e comparate con le informazioni di provenienza dal labirinto. Per J. B. Baron l oculomotricit comanda controlla e
coordina l adattamento alla gravit. Essa rappresenta verosimilmente il direttore d orchestra di
tutta l attivit tonica posturale, regolando la posizione della testa nello spazio.

Queste radici di stabilizzazione e di mobilizzazione


della cintura scapolare e degli arti superiori dipendono
dall integrit del pivot D3D4/K4.
La relazione con il pivot superiore C2 e col segmento cefalico dipende dalla buona organizzazione
(dalla corretta sinerga) dei principali rotatori della
testa: suboccipitali, SCM e scaleni; il loro accordo
funzionale deve essere ottimale anche in rapporto all
oculomotricit e deve essere coordinato all utilizzo dei
canali semicircolri dell orecchio interno, i quali sono
gli informatori dei centri mesencefalici regolatori dell
attivit tonica posturale.
Mentre L1L3 mobilizzano la parte anteriore dell arto
inferiore, S1S2 ne mobilizzano la parte posteriore.
Il bacino una struttura rigida che funziona pi su
principi di avvitamento meccanico, contrariamente
alla cintura scapolare che pi mobile (ed utilizza la
scapola proprio come fosse un sesamoide, che necessita
pertanto di elementi di fissazione).
Si in presenza allora di un doppio avvitamento, scapolare e
pelvico, che determinano l adattamento ed il buon utilizzo dei pivot
vertebrali, al fine di ottenere una deambulazione conveniente da un
punto di vista ergonomtrico. I territori di competenza, in base a studi
di Benassy, risultano alla tabella in pagina seguente, e noi, d accordo
con lui, pensiamo che la legge di Paul Bert traduca la realt fisiologica
di tutta la cinetica del corpo (fig. 32).

Propriocettori dei muscoli nucali


I riflessi di Magnus & Klein illustrano perfettamente la loro partecipazione. (ricordiamo che
la rotazione della testa da un lato provoca la facilitazione degli estensori e degli abduttori del lato superiore
del lato della rotazione, nonch la facilitazione dei flessori e degli adduttori del lato opposto alla rotazione).

Richiamo anatomico sommario


I muscoli suboccipitali profondi monosegmentari sono: muscolo grande retto superiore destro
e sinistro, muscolo piccolo retto posteriore destro e sinistro, muscolo grande obliquo destro e
sinistro, muscolo piccolo obliquo destro e sinistro, muscoli interspinosi. Essi ricevono l innervazione motoria dalla 1 branca cervicale posteriore di C1, mediata dall azione di coordinazione
della BLP che interviene su tutta l oculomotricit. I muscoli pi superficiali sono plurisegmentari;
lo sternocleidomastoido (SCM) ed il trapezio sono innervati dalla radice midollare del nervo
spinale, pertanto prendono parte importante nell oculo/cefalogira.

Regolazione sovraspinle
Il sistema nervoso piramidale e quello extrapiramidle lavorano in sinerga. Tre livelli di
regolazione ci mostrano che le formazioni extrapiramidli modificano l eccitabilit del motoneurone corticale sia relativamente alla facilitazione, sia relativamente all inibizione, ma anche che
lo stimolo piramidale in grado di influenzare il sistema extrapiramidle e di determinarne delle
modificazioni. (EMC Attivit motoria e tono muscolare). I meccanismi centrali di regolazione
del tono e della postura esercitano un influenza di facilitazione e/o di inibizione.
- influenza esercitata dalla formazione reticolare: inibitoria o attivatrice (fascio reticolospinle mediano)
- influenza esercitata dal cervelletto: inibitoria (paleocerebello) o attivatrice (neocerebello)
- influenza vestibolare: attivatrice (via vestibolospinle)
- influenza dei nuclei grigi centrali ed influenza corticale.
In conclusione, bene rimarcare il ruolo estremamente importante della formazione reticolare
che rappresenta la via finale comune dell insieme dei sistemi di controllo centrale.

Generalit concernenti la teraputica


associata dei sistemi retto e crociato
E importante fare una precisazione riguardo ad alcuni punti
per l utilizzo dei sistemi retto e crociato. Noi consideriamo questa
metodologa teraputica e queste tecniche come un eccellente mezzo
operativo, e talvolta un complemento indispensabile al trattamento
osteopatico dei pivot.
Nel concetto preciso di quest ottica osteopatica appare che, senza
rinnegare assolutamente nulla, si utilizzer molto meno il sistema retto
di quello crociato; la scelta di un sistema deriva dalla considerazione
del fatto che, essendo il trattamento osteopatico un tutto, ed avendo
come scopo il ripristino della situazione di equilibrio mediante il trattamento dei pivot, daremo la maggior parte del nostro interesse al sistema crociato, poich esso
ha a che fare con gli spostamenti vettoriali del corpo.

Sistema retto

Relazioni neurologiche tra pivot e


sistema miofasciale crociato
Le radici motorie dominanti del sistema crociato (fig. 31, pagina seguente) comprendono:
- C4, radice di stabilizzazione dell emicintra scapolare anteriore.
- C5, radice di mobilizzazione dell emicintra scapolare anteriore.
- C6, radice di stabilizzazione posteriore e di mobilizzazione del segmento distale superiore (arto sup.).

Le caratteristiche del sistema retto sono definite soprattutto dall utilizzo di movimenti
che si svolgono su un solo piano: frontale per l ab-adduzione, sagittale per la flessoestensione,
raramente sul piano orizzontale per le rotazioni statiche a destra e sinistra.
Questo sistema non pu dunque avere una sua propria utilit specifica nell ambito degli
spostamenti vettoriali del corpo (ad esempio nella deambulazione), ad esclusione di ci che concerne l indispensabile interazione tra i due sistemi: ci si riferisce in particolar modo all azione di
arrotolamento / srotolamento collegate alla gravit; a questo titolo il sistema retto condiziona l
erezione vertebrale proprio nei suoi rapporti con la gravit; esso viene considerato come l elemento

75
essenziale del movimento combinato
flessione/raddrizzamento; acconsente al passaggio da una posizione
statica ad un altra posizione statica:
dall orizzontale alla verticale ad
esempio, o viceversa, magari passando per la posizione seduta. Il
sistema retto l immagine concreta
dell attivit tonica posturale e dell
equilibrio statico dell individuo.
Con ci non va scordata la lateralit, rara ma esistente, in rapporto
agli spostamenti vettoriali del corpo;
tale componente certamente scarsamente utilizzata, tuttavia esiste (da
ricordare l equilibrio tra adduzione
ed abduzione) e l utilizzo del sistema podale ne l esempio perfetto.
Il sistema retto permette, sempre in riferimento alla nozione fisiologica di equilibrio, lo svolgimento
dell attivit antigravitaria, della
qual cosa occupa il posto di direttore d orchestra; paradossalmente
a tal scopo talvolta il sistema retto
deve agire inducendo un azione di
compressione vertebrale, nella fattispecie quando le linee AP e PA non
sono allineate con la linea di gravit.
In effetti il raddrizzamento forzato
del corpo nella sua lotta contro la
gravit determina una diminuzione
delle superfici dei poligoni di forza
a vantaggio di una maggior efficacia
dell azione della linea di gravit. La dispersione dell azione del sistema retto minima e la sua
efficacia si trova centrata e focalizzata sull insieme della colonna; ci crea una forza squilibratrice
che aumenta proporzionalmente col raddrizzamento antigravitario. La superficie d appoggio
si restringe, e l impatto gravitario sul suo centro aumenta.

Sistema crociato
Acconsente agli spostamenti vettoriali nell uomo in stazione eretta (nella deambulazione
per esempio), in tutti gli spostamenti corporei spaziotemporli e su tutti i piani. Questa l immagine concreta di coordinazione motoria, considerata come una delle chiavi dell Osteopatia
totale. Il suo trattamento si presenta come un intervento teraputico da associarsi al trattamento
specifico dei pivot.
E importante a tal fine fare un richiamo alla gerarchia neurologica relativamente al
cervelletto, elemento principale dell insieme coordinazione motoria/equilibrio. Il cervelletto
diviso in archeocerebellum, paleocerebellum e neocerebellum:
- l archeocerebellum interessa la sfera dell equilibrio
- il paleocerebellum interessa il tono posturale statico, il sistema tonico
- il neocerebellum controlla i movimenti involontari e coordinati, il sistema fasico.
Il cervelletto accoppiato al sistema extra-piramidale, e a tal proposito bene insistere
ancora sull importanza dei test clinici neurologici; se essi risultano positivi, l aggressione o il

76 - I pivot osteopatici
trauma ha avuto esiti puramente neurologici, ed il trattamento di un paziente di questo genere
di competenza esclusiva dello specialista; se invece risultano negativi l Osteopatia ha un ruolo
di estrema importanza in qualit di terapia associata.

Principi di utilizzo
1 - 6 muscoli, o meglio, 3 gruppi di muscoli

Al fine di semplificare i principi di


utilizzo dei sistemi miofasciali retto e crociato, verranno utilizzati
2 - 3 antagonisti d equilibrio:
tonicofasici
come riferimento quei
grandi leve/piccole leve
muscoli profondi/muscoli superficiali
fondamenti della fisiologia muscolare che,
34 tipi di utilizzo muscolare fisiologico: tonicotnico
tonicofsico
suddivisi in tre parti a
fasicofsico
fasicotnico
scopo didattico, sono
in realt indissociabili
nella pratica. Il tutto viene riassunto nella seguente tabella, a proposito della quale ogni gruppo
verr successivamente analizzato in modo singolo.
legati all analisi del movimento:

flessoriestensori
adduttoriabduttori
rotatori internirotatori esterni

1 Gruppo
I muscoli appartenenti a questo gruppo interessano l analisi del movimento, a proposito
della quale possibile schematizzare come indicato alla figura sottostante; l insieme di questi due
schemi induce il movimento combinato di spirale/diagonale globale o di spirale/diagonale analitico.

A livello degli arti


Il sistema crociato impone il seguente schema di funzionamento, che segue la nozione di
agonismo ed antagonismo muscolare:
- agonismo: flessione/adduzione/rotazione interna.
- antagonismo: estensione/abduzione/rotazione interna.
Necessita una precisazione a riguardo: per l arto superiore flessione e rotazione interna si
integrano mentre adduzione e rotazione interna si associano; per l arto inferiore estensione e
rotazione esterna si integrano mentre abduzione e rotazione interna si associano.

A livello del tronco e del collo


L utilizzo del sistema crociato impone l applicazione delle leggi di Lowett & Fryette in
funzione dei pivot vertebrali. Per riassumere, il posizionamento vertebrale considerato in ERS
(estensione/rotazione/side bending) o in FSR (flessione/side bending/rotazione).

2 Gruppo
Tale gruppo interessa la tecnica organica
dell equilibrio, che viene realizzato ricercano
nel sistema crociato la
miglior facilitazione propriocettiva. La liberazione delle fasce sar tanto
pi facilmente ottenuta
quanto pi il sistema
muscolare sar correttamente utilizzato.
L azione muscolare meccanica necessita

77
del supporto che deriva dall interazione tra i muscoli del piano profondo e quelli del piano
superficiale, tra quelli che costituiscono le grandi leve e quelli che costituiscono le piccole leve
in relazione ai pivot o alla struttura rigida sulla quale essi agiscono direttamente. Questa stessa
azione muscolare dovr esser ottenuta in base ad un corretto reclutamento di fibre, toniche o
fasiche, sempre al fine di ottenere una buona qualit di movimento.

3 Gruppo
Qui viene interessato l aspetto pi qualitativo e quantitativo dell utilizzo del mezzo muscolare, ci
che noi definiamo come sequenza dell azione teraputica d intervento, che viene definita in sei punti:
dimostrazione del movimento: immagine visuale spaziotemporle
eseguire passivamente il movimento: guida propriocettiva
richiedere l esecuzione attiva del movimento con l aiuto di una guida
richiedere l esecuzione attiva del movimento senza l aiuto di una guida
eventuale correzione del movimento attivo senza guida
utilizzo associato di tecniche di rilasciamento e d irrobustimento muscolare
- rilasciamento: tenere, rilasciare, contrarre senza movimento e rilasciare, resistere con
movimento e rilasciare
- irrobustimento: resistenza statica applicata all inizio, alla met o alla fine del movimento, resistenza dinamica progressiva.
Per chiudere con queste precisazioni va detto che l utilizzo del sistema crociato nella teraputica associata ci consente di utilizzare le catene muscolari in modo molto semplificato;
peraltro quest apporto teraputico deve essere complementare. Non insisteremo mai abbastanza sul
fattore movimento, ma anche sul fattore equilibrio nella scelta delle catene muscolari crociate,
soprattutto se il fine quello di ottenere un ripristino o un miglioramento del rilasciamento o
del rafforzamento del mezzo muscolare profondo o superficiale.
L aspetto schematico del nostro modo di utilizzare il sistema crociato evidente; ma in
base a quest aspetto che l obiettivo primario, in rapporto cio ai pivot, sar perseguito.
La nostra finalit teraputica concreta, per quanto riguarda l utilizzo del sistema crociato
in terapia associata, sar quella di proporre al soggetto la o le posture attive appropriate in relazione con le correzioni e le normalizzazioni osteopatiche dei pivot che avremo gi effettuato.

Sistema retto, descrizione globale


Malgrado il nostro non utilizzo di questo sistema per quanto concerne i pivot vertebrali,
non ha senso trascurare questa componente, che resta elemento essenziale per l ergonoma dell
essere umano. Ripetiamo: il nostro proposito quello di utilizzare una teraputica associata al
trattamento dei pivot, e a tal fine ben noto l utilizzo del sistema crociato come miglior mezzo in
alcuni casi, per via delle sue possibilit miofasciali. Il sistema retto presenta una composizione
muscolare perfettamente conosciuta, che permette al corpo, come gi detto, di reagire staticamente e dinamicamente all azione gravitaria. Il sistema retto permette di assicurare l equilibrio
del corpo per la sua sola presenza, e ci malgrado in determinate situazioni (anche il semplice
autoallungamnto) il poligono d appoggio sia ridotto in ampiezza. Il sistema retto pertanto
indispensabile all attivit tonica posturale, e si compone, per la precisione, di pi parti.

Parte anteriore (dal basso all alto)


Muscoli del pavimento pelvico e del diaframma perinele, muscolo grande retto dell addome, muscolo triangolare dello sterno.
A questi si devono associare il diaframma toracico, per la sua azione di mantenimento tonico della massa viscerale e della pressione intratoracica (elemento molto sollecitato da afferenze
interne determinate dal continuo esercizio della lotta antigravitaria statica). Le relazioni tra
diaframma toracico e muscolo trasverso dell addome sono ben conosciute e sono un elemento
fondamentale del problema gravitario.

78 - I pivot osteopatici

Parte posteriore (dal basso all alto)


Muscoli fissatori del bacino al suolo per l intermediazione delle catene muscolari degli
arti inferiori, muscoli erettori della colonna lombare, il particolare il quadrato dei lombi, molto
potente, muscolo epi/epispinoso, aiutato dalla massa sacro lombare e lungo dorsale, nonch
dai muscoli sovra costali a livello della gabbia toracica, muscolo trasversario spinoso, per la sua
azione di vigilanza sul buon posizionamento vertebrale posteriore. Azione sinergica perfetta Dx./Sx.
del piccolo dentato posterosuperiore e posteroinferiore.
E importante precisare il ruolo degli arti nell utilizzo del sistema retto; per quanto riguarda
gli arti inferiori, si insiste sul fatto che essi vengono considerati in occasione del mantenimento
della statica eretta, per il ruolo di trasmettitori delle forze al suolo, e quindi di fissatori del tronco
al suolo; evidentemente il loro ruolo, in altri tipi di statica, infinitamente meno importante.
Relativamente agli arti superiori, c da dire che essi hanno un utilit complementare molto
importante per il sistema retto; in questo ruolo, il relais strutturale del sistema miofasciale sar costituito dalle apofisi coracidi sul davanti, esse stesse fissate posteriormente per azione dei muscoli
omovertebrli sulla scapola. Questo relais strutturale condiziona l utilizzo muscolare della cintura
scapolare prima ancora di agire sull arto superiore. A tal fine sono coinvolti il piccolo pettorale sul
davanti ed i muscoli romboide e trapezio (soprattutto nella sua porzione inferiore) posteriormente.
Sono importanti anche alcune precisazioni relativamente al segmento cervicoceflico.

In un piano anteriore
C un prerequisto necessario al buon funzionamento del sistema retto: il funzionamento
corretto della puleggia di riflessione costituita dall osso ioide. A tal fine entrano in gioco i muscoli sovraioidi (digastrico, genioioido) ed i sottoioidi (sternotiroido, sternocleidoioido e omoioido).

In un piano posteriore
E importante che le strutture muscolari permettano l equilibrio cefalico migliore possibile
in tutti i piani, in quanto rappresentano la leva di inter/appoggio della testa. Entrano in gioco i
muscoli erettori del rachide dorsolombare per una fissazione adeguata della base vertebrale cervicale, che non altro che la cassa toracica nel suo funzionamento unito a quello del diaframma.
Si tratta ancora dei muscoli lungo dorsale, epi-epispinoso e della massa sacrolombare.
Pi specificamente a livello cervicale posteriore si riconoscono i muscoli: grande e piccolo
complesso, trasversari del collo e splenius capitis (splenio della testa). In determinate condizione
si associa all azione in corso anche l angolare della scapola. L azione degli scaleni e degli SCM
pi particolare nelle posizioni estreme: ad esempio nella condizione di arrotolamento della
lordosi cervicale. A livello della testa i muscoli motori della mandibola fanno parte del sistema retto: si tratta dei muscoli temporali, aiutati nella loro funzione dai masseteri e dagli pterigoidi.
Infine va aggiunto che il cardno C0C2 possiede un suo proprio sistema retto e crociato
costituito dai muscoli profondi suboccipitali; come per vedremo oltre, la loro importanza in
rapporto ai pivot in riferimento quasi esclusivo alla componente crociata del sistema.

Sistema crociato, descrizione globale


L interazione dei sistemi retto e crociato evidente; logico pensare che il sistema crociato, per il suo buon funzionamento, necessita di una valida azione di autoraddrizzamnto di
competenza quasi esclusiva del sistema retto; allo stesso modo, se il sistema crociato permette l
utilizzo dinamico fondamentale dell ergonoma umana, ci indirettamente permette al sistema
retto una autonomia peraltro indispensabile.
Dobbiamo in ogni caso considerare il sistema crociato come un sistema che utilizza i tre piani
ortogonali dello spazio, e soprattutto i fenomeni derivati dall utilizzo associato, nei movimenti
composti, di questi tre piani. Questa combinazione di movimenti pu esser definita con un termine
particolare: l avvitamento che corrisponde ad un movimento elicoidle di torsione su un asse specifico.
Nel sistema crociato quest asse situato su un piano risultante dalla composizione dei tre
piani ortogonali dello spazio: piano orizzontale, piano verticale e piano frontale.

79
Quest asse risultante sar perci obliquo e trasversale al tronco, e per volerne dare un
repere, si pu citare l articolazione scapolomerle ad una estremit, e la coxofemorle del lato opposto.
Il tronco possiede dunque due assi di torsione elicoidle che sembra si incrocino a livello del
centro di gravit del corpo, con particolare riferimento al pivot vertebrale L3.
E importante precisare che, nell ottica osteopatica, il sistema crociato comprende non solo
la parte del tronco compresa tra le scapolomerli e le coxofemorli; in realt va tenuta in considerazione anche l influenza che deriva dagli arti superiori ed inferiori, nonch l influenza di
un sistema crociato molto specifico: il sistema crociato cervicoceflico. A scopo di chiarimento
segue ora l elenco dei mezzi muscolari che possono entrare in gioco.

Sistema crociato tronco/arti


Per quanto riguarda il sistema
crociato tronco/arti abbiamo:
- in un piano profondo i muscoli piccolo
obliquo, il quadrato dei lombi (fibre lombocostali), piccolo dentato posteroinferiore ed intercostali profondi di un lato
- in un piano superficiale i muscoli grande obliquo, il quadrato dei lombi (fibre
ileolombri), gli intercostali superficiali,
il piccolo dentato posterosuperiore di
uno stesso lato (fig. 33).
Se si aggiunge l influenza degli arti
superiori e di quelli inferiori con i loro rispettivi relais scapolare e pelvico, troviamo:
- con la cintura pelvica e l arto inferiore lo
psoas, il grande gluteo ed il tensore della
fascia lata, il piccolo gluteo, gli adduttori
piccolo e medio ed il piramidale
- con la cintura scapolare e l arto
superiore si trovano grande e piccolo
pettorale e triangolare dello sterno sul
davanti, romboide, porzione media ed
inferiore del trapezio, gran dentato e
gran dorsale sul dietro.
Va ricordato che se il mezzo miofasciale profondo corrisponde al centro di gravit del
corpo in rapporto all avvitamento, l ombelico che rappresenta l incrocio e la risultante delle
linee di forza miofasciali delle strutture pi superficiali (Busquet, 1982).

Sistema crociato cervicoceflico


Per quanto riguarda questo sistema abbiamo l adattamento permanente ed indispensabile
della testa alle tre principali sollecitazioni: orizzontalit dello sguardo, risposte all equilibrio
sulle informazioni provenienti dall orecchio interno, risposte ad informazioni propriocettive
estrinseche (in particolare dei recettori cutnei plantari), in relazione alle quali necessita l esistenza e l utilizzo di un sistema crociato specifico, e questo per noi il sistema crociato principale
di tutto l insieme miofasciale del corpo umano.
Una certa indipendenza, pi o meno importante a seconda delle diverse sollecitazioni sovra
citate, permette di affermare che tutte le richieste situazionali in rapporto allo spazio circostante richiedono l utilizzo della leva cervicoceflica per adattare, compensare, in qualche modo
equilibrare le diverse altre masse in movimento del corpo (tronco, arti), al fine di permettere la
miglior risposta possibile all azione gravitaria.
Per noi esistono tre rotule meccaniche che permettono l utilizzo corretto del sistema
crociato cervicoceflico: il cardno occipite-atlante-epistrofo (C0C2), il pivot L5 e la puleggia
di riflessione anteriore rappresentata dal osso ioide.
La forma stessa dell osso ioide permette di affermare che esso non serve che a ben poco al

80 - I pivot osteopatici
sistema crociato; in effetti, con la sua concavit posteriore, protegge sul piano sagittale le strutture
retrostanti, esofago e trachea, da azioni meccaniche di tipo compressivo (lo strangolamento ne
l esagerazione) derivate da torsioni che gli adattamenti simultanei ai movimenti sui tre piani
dello spazio possono provocare. Punti di convergenza di forze che proteggono la gola tra i suoi
mezzi miofasciali propri vi sono i muscoli omoioidi ed i muscoli stiloioidi.
Se l osso ioide interviene quasi esclusivamente durante l utilizzo del sistema cervicoceflico retto, con una importante sinerga dei muscoli motori e fissatori della mandibola, le altre
due rotule meccaniche sono C2 e C5, pivot vertebrali del cui uso le strutture mi-fasciali non
possono fare a meno. Queste strutture sono: i muscoli SCM in un piano superficiale ed i muscoli
scaleni e suboccipitali profondi in un piano profondo.
L azione degli scaleni un po particolare, nel senso che essi sono i garanti del mantenimento
della lordosi della colonna cervicale, al punto che da alcuni Autori sono stati definiti come i
muscoli psoas cervicali.
Posteriormente la loro azione sui tre piani ortogonali aiutata da:
- sul piano frontale dall azione multifida del muscolo trasversario del collo.
- sul piano sagittale dall azione di sicurezza del muscolo grande complesso.
- sul piano orizzontale dall azione meccanica antagonista di torsione dei muscoli spleni del
collo e della testa.
Il complesso cervicoceflico, posato sul soffitto del torace presenta una certa originalit
ed indipendenza dal sistema crociato miofasciale del corpo.
L adattamento oculo/cefalogiro certamente sotto la dipendenza dell azione coniugata
pi specifica dei muscoli scaleni ed SCM, in rapporto alla componente cervicoceflica dell oculo/cefalogira; i muscoli profondi suboccipitali hanno invece una particolarit propria: in base
ad un primo aspetto essi permettono le relazioni adattative pi sottili della sfera oculomotoria
con il sistema crociato dei muscoli motori dell occhio; in base ad un secondo aspetto essi presentano una notevole sensibilit alle sollecitazioni di tipo propriocettivo di provenienza dagli
informatori cutnei e dagli informatori articolari posizionali del corpo; infine essi controllano
la vascolarizzazione cefalica e proteggono il bulbo rachdeo, essendo a tutti gli effetti i garanti
attivi del cardno cervicoceflico.

Incidenze fisiopatolgiche del sistema crociato sui pivot


Non entreremo nella discussione concernente le incidenze del sistema retto sui pivot, per
le ragioni gi spiegate; non per volerne sminuire l importanza, ma in base alla nostra ottica
ben pi importante il trattamento del sistema crociato come elemento coadiuvante il trattamento
osteopatico globale. E necessaria una premessa che enumeri e sviluppi almeno parzialmente i
fondamenti di questo sistema crociato; appaiono principalmente due problemi: il sistema podale
e la leva cervicoceflica.
Essi vanno ben integrati durante l utilizzo globale dell avvitamento miotensivo: attivo
se c una o pi fasi attive da parte del soggetto; passivo se si tratta di un azione prettamente
posturale che stata scelta per fini teraputici.
Sappiamo che gli assi crociati sui quali si effettuano questi avvitamenti e controavvitamenti
miofasciali sono direttamente in rapporto con il centro di gravit del corpo, sul davanti del pivot
L3 (o meglio sul davanti dello spazio discale L3L4).
L azione miotensiva deve essere prolungata in base agli assi longitudinali crociati, con l
aiuto delle leve rappresentate dagli arti superiori per un azione verso l alto, e dagli arti inferiori
per un azione verso il basso.
Pensiamo che le premesse di questa teraputica associata al trattamento osteopatico dei
pivot debba essere effettuata in assenza della forza peso, sia per l apprendimento che per l
effettuazione pratica. Le regole inerenti alle rotazioni e controrotazioni degli arti devono esser
tenute in considerazione, e senza la forza peso agente avranno anche maggior efficacia. Mentre
il lavoro posturale verticale entra in gioco, l utilizzo propulsivo del segmento podale (in base
alla nostra ottica sulla dinamica vettoriale di propulsione) e dell azione equilibratoria del

81
segmento cervicoceflico entrano in funzione, assumendo tutta la loro reale importanza.
Un altro imperativo relativamente al nostro utilizzo del sistema crociato in rapporto alla
funzionalit fisiologica del mezzo miofasciale che stato reclutato per quel tipo di lavoro; a
questo titolo non ci si deve scordare che, in base agli arti scelti come leva per l applicazione del
trattamento, le rotazioni sono conseguenti, e comunque opposte tra loro.
Bisogner tenere ben conto delle opposizioni: tra flessione, adduzione e rotazione interna
devono controbilanciare perfettamente l estensione, abduzione e rotazione esterna; l utilizzo di
un mezzo miotensivo profondo dev essere controbilanciato dall utilizzo di un mezzo pi
superficiale; la regolazione tonica posturale d equilibrio deve essere garantita contemporaneamente alla messa in gioco del mezzo miofasciale dinamico (Generalit in questo stesso capitolo).
Resta ben inteso che ogni caso a s stante e particolare, e che una ricetta teraputica non
ha alcun senso. La riflessione personale viene sempre prima dell applicazione teraputica, la
quale non che un arma per agire dopo aver deciso dove e come agire.

Insieme podale
Presenta qualche particolarit in quanto il sistema
retto infatti a questo livello interviene con la sua azione
sul piano frontale (fig. 34). L equilibrio in appoggio
laterale del piede in gioco attorno all asse di Henke
anche se esso non situato esattamente su un preciso
piano ortogonale dello spazio.
Tale asse esattamente situato su un piano risultante dei tre piani dello spazio, ed ha un inclinazione di
circa 45 sul piano orizzontale. I muscoli interessati saranno: i tibili all interno ed i peroneli all esterno.
Con il loro gioco di agonista-antagonista, essi
mantengono l equilibrio laterale del piede. Naturalmente essi partecipano anche alle attivit dinamiche,
ma non fanno parte del sistema propulsore del piede, che
rappresenta per eccellenza il sistema crociato (fig. 35). A
questo livello i muscoli interessati sono:
- il tricipite della sura, propulsore variabile
del piede, che mantiene anche l appoggio posteroesterno nella fase di presa d appoggio del
piede nella deambulazione (attacco del passo)
- il corto flessore plantare, struttura che idealmente continua al di sotto della volta plantare
l abbassamento del piede al suolo, in una presa
d appoggio di tipo propulsivo. Esso orienta
la sua azione verso le ultime quat-tro dita del
piede, cio dall interno all esterno
- il flessore proprio dell alluce, posto pi
medialmente, ha lo scopo di controbilanciare
lazione verso l esterno dovuta al corto flessore
plantare. Il flessore proprio dell alluce uno dei
pi importanti muscoli in rapporto all equilibrio
dinamico dell essere umano. Esso determina la propulsione del piede verso l interno. E questo muscolo
che garantisce anche la derotazione dell avampiede sul retropiede durante lo srotolamento
del passo, e l equilibrio longitudinale dell appoggio podale che va ad interessare l intero equilibrio del corpo, moltiplicando con la sua azione le afferenze propriocettive. L azione sinergica
crociata del corto flessore plantare e del lungo flessore proprio dell alluce rappresenta per noi
il sistema propulsore crociato del piede.
Tra il sistema retto di equilibrio e il sistema crociato di propulsione c una notevole interazione, e le loro funzioni si miscelano in un tutto molto intricato.

82 - I pivot osteopatici
Il sistema retto interessa soprattutto la
statica del piede; quello crociato rivolto
essenzialmente al suo aspetto fasico e dinamico.
E importante precisare che la azione
fondamentale del lungo flessore proprio
dell alluce favorita da una buona statica
dell avampiede, funzione garantita dall
apparato di sostegno muscololegamentso
dell avampiede riportato in fig. 36.

Sistema crociato
del segmento cervicoceflico
Anch esso presenta qualche particolarit interessante; se consideriamo l utilizzo
delle leve degli arti, indispensabile affinch
il sistema crociato abbia tutta la sua efficacia,
abbiamo gi constatato a tal proposito che
la leva cervicoceflica riveste la stessa fondamentale importanza per il funzionamento
del sistema crociato stesso. In effetti, nella
misura in cui noi restiamo convinti della
lesione totale, allo stesso modo dobbiamo ricercare una spiegazione totale della postura, che
comporta un utilizzo totale del sistema crociato, e ci malgrado l indipendenza di cui gode la
componente cervicoceflica del sistema crociato.
Inoltre va detto che tale segmento pu esser facilmente suddiviso in segmento cefalico
puro, dipendente direttamente dal cardno C0C2, e segmento cervicoceflico globale; anche
con questa suddivisione la globalit del segmento risponde direttamente alle richieste posturali
che gli pervengono, facendo uso dell appoggio toracico che lo sostiene. In conseguenza a queste
considerazioni, nel nostro trattamento del sistema crociato, associato al trattamento osteopatico
dei pivot, buona norma tenere sempre conto del segmento cervicoceflico.
Per contro, se l induzione globale deve seguire le regole che definiscono la mobilit vertebrale
classica, cos come l ha descritta Fryette con le sue leggi, osserveremo il cardno cervicoceflico
C0C2 con una cura particolare e riferimenti precisi, per la sinerga che li lega, alla muscolatura
intrinseca dell occhio ed ai muscoli suboccipitali profondi.
E un fatto concreto l utilit che deriva, in ambito correttivo, dall utilizzo della sfera oculomotoria; seguendo le indicazioni teoriche dateci da Piret & Bziers, molte volte e stato constatato e verificato che una successione di adattamenti elicoidli interdipendente e si relaziona con ogni
segmento del sistema crociato.
Il sistema crociato a livello del tronco avr dunque il suo prolungamento elicoidle non
solamente verso ciascuno degli arti opposti interessati, ma anche verso il segmento cervicoceflico,
e ci al fine di realizzare ci che da noi stato definito con il termine di la postura totale, per
analogia con il concetto di lesione totale, come gi citato in precedenza.
Resta ben inteso che il ripristino di questa postura totale non sar effettuata che dopo una
normalizzazione estremamente precisa dei pivot vertebrali; sarebbe del tutto aberrante utilizzare il
mezzo miofasciale su un terreno che non in grado di accettare una modificazione per motivi
articolari (impossibilit articolare meccanica).
Infine, come stato ugualmente gi detto, la nostra azione sar dapprima effettuata in assenza
di forze gravitarie (con paziente in decubito), per poi iniziare ad indurre progressivamente delle
condizioni, per esacerbare volutamente con degli squilibri la propriocettivit, e che porteranno
alla posizione verticale di deambulazione vettoriale concretizzata con il cammino. E a questo
stadio del trattamento che il segmento podale dovr intervenire con tutta la sua forza ed il suo
rigore per garantire il massimo dell efficacia al trattamento stesso.

83
Riprendendo l analisi sommaria del sistema crociato cervicoceflico, utilizzeremo la suddivisione appena accennata in precedenza, ove tale segmento era stato suddiviso teoricamente
in cerniera cervicoceflica (C0C2) e regione cervicale pura.
Segmento cervicale puro
Il piano superficiale comprende gli SCM in avanti e gli angolari della scapola dietro mentre
il piano profondo gli scaleni anteriore, medio e posteriore sul davanti e lateralmente, i complessi
lateralmente, il sacrolombare cervicale ed il trasversario del collo posteriormente.
E importante non scordarsi degli spleni, se si considera la loro azione muscolare su un piano
orizzontale (in accoppiamento con gli angolari della scapola).
Cerniera cervicoceflica C0C2
Per quanto concerne questa zona sono essenzialmente coinvolti i muscoli suboccipitali, quali
in primo luogo i piccoli e grandi obliqui, ma anche il grande e piccolo retto posteriore se la loro
azione coniugata a quella degli SCM.
I movimenti adattativi di lateroflessione e rotazione sono i pi interessati a questa sinerga,
e ci per permetter al cranio di rispondere nel miglior modo a qualsiasi tipo di sollecitazione
(nel sistema retto i muscoli motori della mandibola ed i muscoli ioidi si coniugano nella loro
azione per dare delle risposte pi simultanee all insieme del sistema muscolare cervicale, al fine
di garantire i differenti movimenti di adattamento del cranio sul piano sagittale).
C da sapere che il lavoro muscolare superficiale spesso garantito o consolidato dall
azione congiunta del lavoro muscolare profondo; soprattutto l azione degli scaleni, veri psoas
cervicali, che permette alla fisiologica lordosi cervicale tutte le possibilit che essa ha.
L insieme realizza una biomeccanica molto sottile che gli spostamenti vettoriali della deambulazione comanda e subisce ad ogni passo. Resta da associare a questo sistema cervicoceflico
crociato l azione sinergica molto importante dovuta alla muscolatura oculomotoria.
L effetto sinergico/complementare controlaterale o omolaterale in funzione di certe varianti
adattative personali., e, al fine di utilizzare una buona sequenza teraputica, utile effettuare un
esame specifico.. A partire da queste ultime considerazioni puramente fisiologiche, possibile
identificare su ogni pivot vertebrale l azione del sistema miofasciale crociato; questa visione globale
e schematica della questione deve tuttavia poter servire ad un utilizzo semplificato del sistema
crociato in associazione ad un azione teraputica osteopatica specifica sui pivot vertebrali.

Sistema crociato miofasciale ed il pivot C2


C2 la chiave del collo, ed contemporaneamente il pivot che dirige la scatola cranica;
pertanto, per il ruolo che ricopre, il sistema crociato chiama in causa in modo primario i muscoli suboccipitali profondi, il tutto in relazione diretta con l oculomotricit. I muscoli interessati
saranno il grande retto posteriore della testa ed il grande obliquo della testa.
In pi alcuni muscoli permettono una relazione muscolare diretta tra C2 e la sua base toracica:
si tratta di splenio del collo e l angolare della scapola sul dietro, lungo del collo sul davanti.
E importante anche non omettere l azione dei muscoli profondi piccolo retto anteriore e
piccolo retto laterale, i quali concorrono alla miglior adattazione possibile del cardno C0C2.
Inutile ripetere che tutti i muscoli motori del segmento cefalico, che hanno le loro inserzioni
dirette sul segmento cefalico stesso, avranno un azione indiretta sul pivot vertebrale C2.

Sistema crociato miofasciale e pivot C5


Vi un muscolo che per noi direttamente interessato all uso del pivot C5: si tratta del
grande complesso. Garante e protettore della regione cervicale alta, esso consente a questa stessa
regione tutte le possibilit meccaniche in rapporto al pivot stesso, il quale sostiene il semiarco
cervicale superiore ed il cranio. E importante considerare anche il muscolo retto anteriore della
testa che occupa il piano profondo muscolo fasciale della porzione anteriore del collo, che solidarizza i corpi vertebrali delle prime cervicali proprio fino a C5.
Infine gli scaleni assicurano la relazione miofasciale dinamica all arco cervicale medio con
la sua base toracica, aiutati in questo da tutto il sistema muscolare superficiale: SCM, trapezio,
estensori del collo, etc.

Sistema crociato miofasciale e pivot D3D4/K4


Quest insieme costituisce il pivot superiore del tronco, ed normalmente influenzato dalla
leva rappresentata dalla 4 costa; costituisce l elemento di transizione meccanica tra la base d

84 - I pivot osteopatici
appoggio del collo da una parte, e d altra parte l adattamento della massa toracica in rapporto
alle altre masse del corpo, il tutto in accordo con le linee di forza AP, PA e la linea di gravit.
E a livello del pivot D3D4/K4 che si articola tutto il lavoro miofasciale dell arto superiore;
cos il posizionamento posturale di un arto superiore, in accordo con le tensioni miofasciali del
tronco, influenza il pivot e contemporaneamente dipende dalle sue condizioni meccaniche.
Va anche tenuto conto del fatto che la meccanica respiratoria agisce elettivamente su uno
dei componenti dell insieme, logicamente sulla 4 costa; essa si posizioner in atteggiamento
inspiratorio durante l elevazione verso avanti dell arto superiore corrispondente, ed in atteggiamento espiratorio durante la retroposizione dell arto superiore, con posizionamenti opposti
tra destra e sinistra durante la deambulazione.

Sistema crociato miofasciale e pivot D9


Vertebra meccanicamente autonoma, D9 sar sempre implicata nell utilizzo anche parziale
del sistema miofasciale crociato. Essa risulta tributaria dei muscoli obliqui per intermediazione
delle inserzioni costali; queste ultime sono poi uno dei motori di tutti gli adattamenti del tronco
alle sollecitazioni derivate dagli spostamenti vettoriali. La meccanica del diaframma un altro
fattore in grado di influenzare D9.

Sistema crociato miofasciale e pivot L3


Risultante del sistema crociato superiore ed inferiore, L3 per noi il punto di convergenza
elicoidle del movimento globale. L3 resta il centro di gravit miofasciale profondo, che riequilibra il centro di gravit miofasciale superficiale a livello ombelicale.
E a livello di L3 che il sistema muscolare, molto intricato a questo livello tanto posteriormente quanto anteriormente, garantisce la meccanica/pivot di questa vertebra. Da non scordare
il fatto che essa occupa la posizione di sommit del piccolo triangolo inferiore costruito tra L3 e le
cavit acetabolari destra e sinistra; inoltre a questo livello che l utilizzo dello psoas omolaterale
permette l adattamento miofasciale dinamico dell arto inferiore in causa.

Sistema crociato miofasciale e pivot ileo/lombosacrle


A livello di questo pivot legamentoso il sistema miofasciale posteriore dell arto inferiore
trova il suo maggior utilizzo (glutei, piramidali). L azione propriocettiva d informazione ha un
enorme importanza. E anche un elemento garante di una integrit discale in rapporto ad una
zona particolarmente esposta (vedi la clinica); il pivot legamentoso ileo/lombosacrle garantisce
anche un corretto utilizzo del sistema miofasciale crociato: la nozione di avvitamento del bacino
dev essere corretta da una postura adattativa contraria al fine di limitare i rischi di false informazioni derivanti dal azione gravitaria durante gli spostamenti vettoriali in posizione eretta; il
pivot ileo/lombosacrle sorregge in effetti tutto l insieme vertebrale.

Proposta di un utilizzo del sistema crociato


in associazione ad una terapia specifica sui pivot
Le tre posizioni basilari da utilizzarsi sono in decubito, in posizione seduta ed in posizione
eretta. In ciascuna posizione la ricerca della postura totale gi suggerita sar lo scopo da perseguire. Conviene adottare dei posizionamenti i pi semplici possibili nella postura scelta; sta al
teraputa l adattare ogni modificazione eventuale in funzione della clinica.
Durante lo studio della postura del paziente individuare l aspetto erroneo, che sar utilizzato
in primo luogo, mentre l aspetto correttivo entrer in gioco pi tardi. E bene seguire il protocollo
d apprendimento gi citato, e cio: mostrare la postura, far eseguire passivamente il movimento
posturale, far eseguire attivamente, con l aiuto del teraputa, il movimento posturale al fine
di ottenere la postura il pi possibile corretta, far lavorare attivamente, nella posizione posturale realizzata, i gruppi muscolari deficitari al fine di ricreare, propriocettivamente parlando,
l equilibrio miofasciale. Questa sar la fase di ricerca e di tonificazione del sistema crociato.
Durante questo lavoro importante che la radice nervosa implicata sia fatta lavorare in base
a tutte le sue effettive possibilit neurologiche.

85

Postura in decubito
Il decubito dorsale di gran lunga il pi utilizzato.
A livello dell arto inferiore prescelto, in base alla clinica, effettuare una messa in tensione
dello psoas in associazione ad una flessione della coscia sul bacino dell altro lato.
Indurre abduzione o adduzione sull arto inferiore in estensione (rettitudine) accoppiata ad
una rotazione interna o esterna.
Associazione a livello del piede dell utilizzo dei suoi tre assi funzionali: tibiotrsico (flessione
plantare o dorsale del piede), asse di Henke (eversione o inversione del piede), metatarsofalango
(flessione dorsale o plantare delle dita).
Il tronco sar posizionato in lateroflessione e rotazione.
L arto superiore opposto seguir la posizione inversa dell arto inferiore scelto.
Il segmento cervicoceflico seguir il posizionamento dell arto superiore, oppure un posizionamento inverso, a seconda della clinica.
Nota: la messa in posizione dei muscoli ischioperoneotibili (IPT) esclude l azione sullo
psoas, ma non il posizionamento posturale del tronco, dell arto superiore e del segmento cervicoceflico. Il posizionamento in decubito ventrale pi efficace quando lo scopo la ricerca delle
curve fisiologiche della colonna vertebrale, in particolare della lordosi lombare, indispensabile
alla buona fisiologia meccanica.

Postura a sedere
La propriocettivit assume qui una grande importanza per l appoggio gluteo che questa
postura richiede.
I muscoli IPT prescelti saranno messi in tensione mediante l estensione dello stesso arto
inferiore; l altro arto inferiore sar in flessione a livello del ginocchio con un appoggio del piede
all esterno dell arto inferiore precedentemente posizionato in estensione.
Il tronco sar posizionato in rotazione opposta, o dallo stesso lato dell arto inferiore in
estensione, e ci in base alla clinica.
L arto superiore potr essere posizionato in due modi: potr aiutare la rotazione del tronco
con una adduzione associata ad una rotazione interna o esterna oppure potr essere posizionato
in abduzione e rotazione esterna con la mano sulla nuca.
Il segmento cervicoceflico va posizionato in modo inverso rispetto al tronco; potr comunque essere posizionato anche in funzione della posizione scelta per l arto superiore (con
rotazione della testa dallo stesso lato dell arto superiore in abduzione e rotazione esterna, o dal
lato opposto se l arto superiore in adduzione e rotazione interna).
Nota: la postura totale in posizione seduta deve sempre essere associata ad un lavoro espiratorio addominale (sinerga diaframma/trasverso dell addome) al fine di sollecitare la tonicit
addominale profonda.

Postura all impiedi


Dovr prefigurare la correzione vettoriale dedotta dalla clinica; la sua messa in pratica segue
gli stessi principi gi descritti per le posture precedenti.
Gli appoggi plantari cercheranno di aumentare un poligono di sostegno deformato a
causa della posizione anteriore di un piede in rapporto all altro.
Le rotazioni del tronco e del segmento cervicoceflico saranno invertite.
Il lavoro posturale dell arto superiore molto importante per la ricerca di un equilibrio
propriocettivo che il fine ultimo del lavoro.

87

Cap. 5
Specificit fisiopatologica
di ogni pivot vertebrale

89

90 - I pivot osteopatici

Apice della mobilit cervicale


C4C5

Corrispondenze anatomofisiologiche
Ogni pivot vertebrale o legamentoso possiede delle propriet meccaniche che consentono l
esecuzione di una certa gamma di movimenti di tipo fisiologico; oltre a ci ogni pivot possiede
anche una certa gamma di possibilit di adattamento sia ad una funzione specifica che a differenti
funzioni o compensazioni proprie dell organismo, e ci non solamente in rapporto con unit
funzionali vicine, ma anche in rapporto con l insieme vertebrale.
Vedremo dunque, per ciascuno dei pivot, le differenti possibilit di movimento e adattamento, escludendo quelle che sono gi state ampiamente e minuziosamente descritte in precedenza,
cercando di focalizzare il pi possibile l attenzione su quegli elementi che indispensabile conoscere al fine di poter eseguire al meglio il trattamento teraputico dei pivot.
La maggior parte delle corrispondenze vertebroviscerli sono gi state catalogate da
diversi Autori, ed ogni viscere gi stato in diverse occasioni assegnato ad una vertebra o ad
un gruppo di pi vertebre.
In effetti nelle descrizioni gi fatte ricorre un luogo comune che pu portare a imprecisione
operativa: va precisato che non la vertebra in se stessa che interessa la corrispondenza vertebroviscerle, vertebromuscolre, vertebrometamrica, ma il forame di coniugazione esistente
tra due vertebre contigue, a destra ed a sinistra.
E dal forame di coniugazione che passa il nervo interessato, con le sue componenti di fibre
motrici, sensitive e viscerali dirette verso i gangli paravertebrali, verso i nuclei grigi e bianchi,
verso i plessi, i visceri, i muscoli.
E a livello del forame di coniugazione che l eventuale edema, l eventuale reazione infiammatoria dovuta ad una malposizione articolare tra due vertebre d degli effetti per lo pi negativi,
effetti che possono essere eliminati ripristinando la corretta posizione vertebrale mediante un
trattamento osteopatico globale pi che per un aggiustamento specifico locale.
Al fine di evitare il perpetuarsi dell imprecisione d ora in poi avremo cura di citare, in
rapporto ad una innervazione specifica, non pi la vertebra ma lintervallo tra due vertebre contigue, come giusto che sia poich la fuoriuscita del nervo non dalla vertebra ma dal forame
di coniugazione. Allo stesso modo catalogheremo, sotto forma di tavole, le relazioni tra le radici
nervose e l innervazione muscolare ed articolare.
Numerosi altri Autori, anatomofisilogi affermati, hanno lasciato arricchito la letteratura
medica con tavole di corrispondenze: tra i tanti citiamo: Head, Ling, Hall, MacKenzie, Dejerine,
Dana, Jarricot, Quinckee, Magoun (al quale ci sentiamo particolarmente vicini), Mahieu, Voisin
ed altri ancora. Ad essi ci siamo fortemente ispirati per stilare la nostra propria cartografa, in
rapporto alla nostra esperienza personale. Diamo al lettore tale nostro lavoro, con riserva di
applicazione ed uso in modo corretto. Le interferenze viscerovertebrli che ci interessano sono
in riferimento a ciascun pivot vertebrale.

Corrispondenze vertebroviscerli
Cardno cervicoceflico
OccipiteC1
Cervello - stomaco - fegato - pancreas - milza - polmone - tiroide - orecchie - occhi e faringe.

C1C2
Cervello - occhi - naso - cuore - tiroide - stomaco - pancreas - polmoni - reni - fegato - milza surrenali e canali biliari.

C2C3
Cervello - cuore - laringe - tiroide - occhi - naso - stomaco - fegato - milza - polmoni - pancreas
e surrenali.

Cuore - faringe - corpo della tiroide - trachea.

C5C6
Cuore - faringe - ghiandole mammarie - corpo della tiroide - paratiridi.

Apice circolatorio
D3D4
Cervello - circolazione generale - capsule surrenali - cuore - orecchie - stomaco - fegato - milza ghiandole mammarie - ipofisi - corpo della tiroide - vescicola biliare - polmoni.

D4D5
Cervello - cuore - stomaco - pancreas - milza - piloro - vescicola biliare - ghiandole mammarie
- polmoni.

Apice vitale
D8D9 e D9D10
Diaframma - surrenali - reni - vescicola biliare - intestino - pancreas - dilatazione artica - vescica.

Centro di gravit del corpo


L2L3 ed L3L4
Cervello - intestino - vescica - piccolo bacino - organi sessuali.

Apice della stabilit


L4L5 ed L5S1
Arti inferiori - piccolo bacino - vescica - organi sessuali - cervello.

OccipiteC1
Cervello, orecchie, perturbazioni vagali ( e para )
- Tutte le perturbazioni cerebrali come sonnolenza, lassit, pesantezza generale e sensazione
di pesantezza del cranio, mal di testa quotidiano o episodico, depressione nervosa, irritabilit,
astena, crisi epilttiche, neuroastena, etc.
- Perturbazioni circolatorie periferiche della testa e del collo, arrossamento della faccia, delle
cavit nasali e della bocca.
- Vertigini, sordit e pseudo sordit.
- Angina pectoris.
- Dilatazione pupillare.
- Aumento della lacrimazione.
- Aumento della salivazione.
- Spasmi muscolari della testa e del collo.
- Torcicollo, cefale.
- Perturbazioni della milza.
- Perturbazioni oculari.
- Emicranie, nausee.
- Alcune perturbazioni polmonri.
- Perturbazioni tiroide.
- Falsa mastoidte.
- Nevralgie cervicoccipitli.
- Nevralgie facciali.
- Nevrti e nevralgie cervicobrachili.
- Stimolazione del trigmino.
- Diminuzione di resistenza alle infezioni.
- Alterazioni del tessuto adenoido.
- Perturbazioni delle funzioni del diaframma (stimolazione).
- Paralisi e parestese facciali; tic della faccia, del collo e delle spalle.
- Perturbazioni dello stomaco, del fegato, del pancreas e dell incrocio epatobilire.

C1C2
Cervello, occhi, perturbazioni vagali ( e para ).
- Perturbazioni oculari, auditive e nasali.
- Aumento della lacrimazione.
- Spasmi della testa e del collo.

- Aumento della salivazione.


- Alcune perturbazioni cardiache.
- Torcicollo.

91
- Nausee e perturbazioni tiroide.
- Angina pectoris.
- Perturbazioni della milza.
- Cefale, mal di testa quotidiani, emicranie.
- Tendenza ad infezioni della sfera ORL.
- Alterazioni del tessuto adenoido
- Falsa mastoidte.
- Perturbazioni delle funzioni diaframmatiche.
- Dolori nevrtici occipitali, brachili e cervicobrachili.
- Nevralgie cervicoccipitli, cervicali e cervicobrachili.
- Paralisi e parsi facciali; tic della testa, del collo e delle spalle.
- Perturbazioni delle manifestazioni e para con coinvolgimento del GCS.
- Stimolazione del nervo frenico, del trigmino e delle ghiandole surrenali.
- Alcune perturbazioni polmonri e cardiache in associazione a problemi renali.
- Perturbazioni dello stomaco, del fegato, del pancreas e dell incrocio epatobilire.
- Perturbazioni emozionali quali: lassit cerebrale, sonnolenza, stati emozionali, irritazioni,
neuroastena, crisi epilttiche, astene, etc.

C2C3
Cervello, naso, perturbazioni vagali ( e para )
- Perturbazioni cardiopolmonri e del pericrdio. - Perturbazioni della milza.
- Alterazioni del tessuto adenoido.
- Aumento della salivazione.
- Formicolii delle dita e delle mani.
- Nevrti brachilgiche.
- Tic del viso, del collo e delle spalle; torcicollo.
- Angina pectoris.
- Nevralgie cervicobrachili e cervicoccipitli.
- Parestese e paralisi facciali.
- Parestese cutnee facciali; nevralgie facciali.
- Falsa mastoidte.
- Tendenza alla nausea ed alle emicranie.
- Fastidi a livello del frenico (singhiozzi).
- Aumento della frequenza respiratoria.
- Eccitazione delle ghiandole surrenali.
- Perturbazioni della sfera nasale e della laringe.
- Infezioni dei seni, delle tonsille, delle orecchie.
- Aumento dei tempi di reazione (aspetto motorio).
- Congestione delle mucose della bocca, del naso e degli occhi.
- Perturbazioni dello stomaco, del pancreas, del fegato e dell incrocio epatobilire.
- Perturbazioni cerebrali come: neuroastena, cefale episodiche, astene, stati emozionali,
lassit cerebrale.

C4C5
Tiroide, faringe, cuore ed arti superiori
- Cefalga, neuroastena.
- Asma bronchile.
- Turbe del diaframma.
- Nausea, falsa mastoidte.
- Turbe della sfera faringa; laringite.
- Coinvolgimento del nervo frenico.
- Parsi traumatiche del bicipite brachiale.
- Nevralgie e nevrti cervicobrachili.
- Acidsi, riduzione della conducibilit nervosa.
- Aumento dei tempi di reazione (in ambito motorio).
- Perturbazioni cardiopolmonri con irregolarit dei ritmi.
- Sparizione o diminuzione dei riflessi bicipitale e stiloradile.
- Diminuzione della resistenza alle infezioni in ambito cefalico.
- Perturbazioni della vasomotricit della circolazione cerebrale.
- Tutte le perturbazioni e para con coinvolgimento del GCS (cartidi).
- Spasmi e coinvolgimenti scapolari, del bicipite, del tricipite e del polso.
- Spasmi e coinvolgimento della muscolatura della testa, del collo e del gomito.
- Torcicollo (C5 la vertebra della colonna cervicale pi soggetta a fenomeni artrosici).
- Coinvolgimenti muscolari (contratture) cervicobrachili, acromiali, del romboide e del circonflesso.

92 - I pivot osteopatici

C5C6
Tiroide, faringe, cuore ed arti superiori
- Perturbazioni cardiopolmonri, irregolarit dei ritmi. - Torcicolli.
- Nevralgie delle ghiandole mammarie.
- Cefalge e neuroastene.
- Perturbazioni della vasomotricit cerebrale.
- Emicranie e nausee.
- Perturbazioni tiroide ed acidsi.
- Perturbazioni della sfera faringa.
- Perturbazioni paratiroide.
- Spasmi palmari.
- Parestese e paralisi facciali.
- Nevrti cervicobrachili.
- Parestese (anestesie) delle dita indice e medio.
- Spasmi e tic di collo e spalle.
- Parestese traumatiche del bicipite brachiale.
- Perturbazioni del frenico, del circonflesso e del diaframma.
- Spasmi interessanti il bicipite, il tricipite ed il polso.
- Sparizione o diminuzione del riflesso bicipitale e stiloradile.
- Tutte le perturbazioni delle manifestazioni e para con coinvolgimento del GCS.

D2D3
Polmoni, cuore, bronchi
- Perturbazioni polmonri e bronchili.
- Perturbazioni tiroide (pallore).
- Diminuzione dell immunit tissutale.
- Diminuzione della vagotona.
- Polso rapido.
- Asma cardiaca.
- Aumento della lacrimazione.
- Incontinenza urinaria.
- Rallentamenti ipofisari.
- Dolori e spasmi scapolobrachili.
- Nevralgie intercostali (2 e 3 nervo intercostale).
- Dolori e spasmi pettorali e della regione mammaria.
- Rallentamento dell attivit delle ghiandole mammarie.
- Perturbazioni circolatorie interessanti la nutrizione tissutale.
- Iperplasa dei tessiti linfidi e della sfera rinofaringa (adenidi).
- Lesioni della 2 e 3 costa (influenza degli scaleni) e condrocostli.
- Dolori di testa di tipo congestizio, perturbazioni della vasomozine.
- Stati emozionali, lassit cerebrale, irritabilit, addormentamento anormale.
- Perturbazioni oculari (oscuramenti visivi, perturbazioni del colore e della visione).
- Perturbazioni della dilatazione cardiaca, con diminuzione dell efficienza del muscolo.
- Circolazione e secrezioni ridotte a causa di contratture muscolari cervicali e cervicodorsli.

D3D4
Circolazione generale, cuore, polmoni, stomaco
- Perturbazioni tiroide (pallore ed iperplasa).
- Iperplasa linfide.
- Perturbazioni polmonri e bronchili.
- Diminuz. dell immunit polmonare.
- Diminuzione della vagotona.
- Aumento della lacrimazione.
- Asma cardiaca.
- Diminuz. pressione sanguigna.
- Iperacidit gastrica.
- Rallentamento ipofisario.
- Nevralgie scapolari ed inter-costomerli.
- Nevralgie pettorali.
- Nevralgie intercostali (3 e 4 nervo intercostale).
- Crisi e coliche epatiche.
- Lesioni clavicolari e sternoclavicolri.
- Incontinenza urinaria.
- Deficienze della dilatazione pupillare ed oculare.
- Congest. venosa della massa viscerale.
- Lesioni costali della 3 e 4 costa; lesioni condrocostli.
- Perturbazioni e deficienze della circolazione sanguigna.
- Perturbazioni circolatorie interessanti la nutrizione tissutale.
- Rallentamento del funzionamento delle ghiandole mammarie.
- Deficienze della circolazione nelle regioni faringa, laringa e del collo.
- Perturbazioni del tono e dell efficienza cardiaca (velocit e forza del polso).
- Diminuzione dell efficienza mentale, addormentamento anormale, irritabilit, stati emozionali.
- Perturbazioni di stomaco, fegato, vescicola biliare, milza, intestino tenue e pancreas.

93 - I pivot osteopatici

94 - I pivot osteopatici

D4D5
Circolazione generale, cuore, stomaco
- Iperplasa linfide (tonsille, ghiandole).
- Perturbazioni polmonri/bronchili.
- Diminuzione dell immunit polmonre.
- Aumento della lacrimazione.
- Perturbazioni del tono e dell efficienza cardiaca.
- Congestioni epatiche.
- Nevralgie inter-costomerli
- Nevralgie pettorali.
- Iperacidit gastrica, atona e ptsi gastrica.
- Nevralgie intercostali (45 nervo).
- Nevralgie della zona muscoli. alta dell addome.
- Perturb. funz. glicoltica e glicogenica.
- Stati emozionali, diminuzione dell efficienza mentale.
- Perturbazioni tiroide (pallore e sovrafunzionamnto).
- Lesioni costali della 4 e 5 costa e lesioni condrocostli.
- Perturbazioni o deficienze della circolazione sanguigna.
- Perturbazioni circolatorie interessanti la nutrizione tissutale.
- Perturbazioni del funzionamento delle ghiandole mammarie.
- Deficienza di dilatazione pupillare ed oculare (corrispondenza D4 e C2).
- Deficienze della circolazione sanguigna nella sfera laringa, faringa e del collo.
- Perturbazioni dell incrocio epatobilire, della milza, del pancreas e dell intestino tenue.

D8D9
Diaframma, ghiandole surrenali, reni, fegato, VB, intestino e dilatazione artica
- Ptsi addominale.
- Iper ed ipoacidit gastrica.
- Atona intestinale con diarre e costipazione.
- Aumento dei rischi d intossicazione.
- Diminuzione della funzione splancnica.
- Diminuzione dell immunit.
- Cattivo assorbimento delle sostanze nutritive.
- Stati depressivi.
- Nevralgie intercostali basse.
- Glicema perturbata.
- Spasmi epigastrici, gastrte, dilatazione gastrica.
- Congestione ovarica o testicolare.
- Ritenzione di liquidi.
- Possibilit di cistti e di idrocle.
- Diminuzione circolatoria degli organi sessuali.
- Controllo del riflesso vasomotore per la vasodilatazione.
- Atona e rilassamento muscolare della parete addominale.
- Aumento della velocit del flusso sanguigno cardiaco e del ritmo respiratorio.
- Congestione venosa, del fegato, della vescicola biliare, del pancreas e della milza.
- Controllo addominale della perturbazione della funzione del nervo grande splancnico.
- Abbassamento della pressione sanguigna addominale e del tono muscolare in generale.

D9D10
Surrenali, diaframma, fegato, pancreas, reni e vescica
- Diminuzione della pressione sanguigna.
- Diminuzione dell immunit.
- Ptsi addominale.
- Depressione e neuroastena.
- Congestione ovarica o testicolare.
- Possibilit di cistti o idrocle.
- Diminuzione del peristaltsmo.
- Iperglicema (stato di prediabte).
- Vulnerabilit dell appendice intestinale.
- Atona intestinale.
- Nevralgie intercostali basse.
- Facilitazione alle intossicazioni.
- Congestione o dilatazione renale.
- Stress epigastrico, gastrte, iper o ipoacidsi gastrica.
- Modificazioni vasomotorie del pancreas e della milza.
- Controllo della grande curvatura e del fondo dello stomaco.
- Nevralgie addominali, che possono indurre in errore in patologia viscerale.
- Per l atteggiamento particolare, possibilit dal lato destro di congestione del sistema biliare.

L2L3
Cervello, intestino, vescica
- Dilatazione dei vasi sanguigni intestinali.

- Diminuzione del peristaltsmo.

- Costipazione cronica, diarrea.


- Congestione renale.
- Incontinenza urinaria.
- Emorragie profuse nella menopausa.
- Emorroidi ed aerocola.
- Azione sul plesso ipogastrico.

- Dilatazione venosa vescicale.


- Diminuzione della funzione surrenale.
- Diminuzione del tono muscolare dell utero.
- Ptsi addominale bassa.
- Sciatalge, lombalge e cruralge.

L3L4
Cervello, intestino, vescica
- Dilatazione venosa intestinale ed aerocola.
- Digestione.
- Emorroidi ed affezioni rettali.
- Azione sul plesso ipogastrico; spasmi.
- Dilatazione venosa vescicale.
- Azione sulla minzione.
- Azione sulla funzione della prostata.
- Azione sulle funzioni ovariche o pelviche.
- Rischi d aborto.
- Parto.
- Erezione.
- Inizio della zona para inferiore.
- Spasmi della regione lombare.
- Sciatalge, lombalge, cruralge.
- Ptsi addom.; azione sul colon trasverso.
- Incontinenza urinaria.
- Congestione pelvica generale; edema agli arti inferiori.

L5S1
Arti inferiori, piccolo bacino, vescica, organi sessuali, cervello
- Perturbazioni della defecazione.
- Perturbazioni vescicali.
- Incontinenza urinaria (azione para ).
- Perturbazioni ipogastriche.
- Spasmi muscolari degli arti inferiori.
- Perturbazioni della minzione.
- Perturbazioni della prostata o vaginali.
- Sciatalge, lombalge.
- Spasmi della regione lombare e degli adduttori.

Principali corrispondenze nervose


radicolri, muscolari ed articolari.

95

96 - I pivot osteopatici

97

99

Cap. 6
Nomenclatura terapeutica
osteopatica dei pivot

101

La finalit del nostro studio sui pivot vertebrali e legamentosi evidentemente l aspetto
teraputico della cosa.
Quattro elementi sono di assoluta importanza: normalizzazione specifica di ciascun pivot;
sblocco di una situazione patologica di compensazione; normalizzazione specifica; lavoro
specifico di riequilibrio consentito dal sistema miofasciale crociato.
Abbiamo cos catalogato una serie di tecniche , non certamente esaurienti e sufficienti per
tutte le situazioni, che consentir almeno in parte di risolvere terapeuticamnte il problema che
si presenta, in base all anamnesi ed alla clinica del caso.
Non rientra nelle nostre intenzioni la descrizione minuziosa delle tecniche, cosa che d altronde gi stata fatta da altri in modo eccellente. Lo scopo del capitolo quello di considerare
la messa in pratica di queste tecniche.
L insieme di possibilit di applicazione di queste tecniche teraputiche deve essere cosa
gi ben nota all operatore esperto, ed giusto che a ciascuno sia lasciata ampia facolt di scelta
in base al caso specifico che si presenta, al fine di ottenere la miglio azione correttiva in base alla
lesione specifica.

Normalizzazione specifica di ciascun pivot


Impone un lavoro accurato dei tessuti molli ed un lavoro riarticolatorio preciso.
A livello dei pivot vertebrali C2, C5, D3D4/K4 il lavoro dei tessuti molli potr esser concatenato e fondersi in un insieme di tecniche che legano collo e cintura scapolare. Il lavoro riarticolatorio dovr esser ancora pi accurato a livello di C2 e dell insieme toracico alto.
A livello del pivot D9 il lavoro riarticolatorio ed in lateralit avr importanza primaria.
A livello del pivot L3 invece sar prioritario il lavoro riarticolatorio in flessoestensione.
A livello del pivot ileo/lombosacrle valgono le regole descritte per il pivot C2.
A livello del pivot legamentoso sternoclavicolre il lavoro sui tessuti molli e il lavoro riarticolatorio hanno la stessa importanza; il sistema scapolare dovr essere trattato nel suo insieme,
ed importante iniziare il trattamento dal lato opposto a quello riscontrato in lesione.
A livello del ginocchio un lavoro leggero sui tessuti molli periferici (coscia e gamba) dovr
sempre seguire il lavoro riarticolatorio.
A livello del piede il lavoro riarticolatorio di tutto l insieme di necessit primaria.

Sblocco di una situazione patologica di compenso


A livello dei pivot vertebrali tutto dipender dal grado lesionale; l applicazione delle leggi
di Fryette determiner la correzione necessaria. Bisogner ricordare che a livello cervicale il
funzionamento fisiologico in base alla 2 legge di Fryette, soprattutto in rapporto al pivot C5. Il
pivot C2 invece presenta la particolarit di far parte del cardno C0C2, pertanto sar categorico
il fatto di correggere tutto il cardno.
A livello del pivot D3D4/K4, come a livello del pivot D9 ed L3, importante in primo luogo
normalizzare con un lavoro riarticolatorio tutti gli archi sovra e sottostanti. L applicazione di una
correzione su ciascuno dei pivot, in accordo con le leggi di Fryette (ERS ed FSR) non deve essere
intrapresa che in una fase successiva.
Il pivot ileo/lombosacrle presenta una situazione particolare; interessato l insieme del
bacino, e nella correzione si dovr intervenire in primo luogo proprio sul bacino, in seguito sull
arco dorsolombare e sull arco lombare prima di correggere il sacro, le iliache e le vertebre lombari
L4 ed L5. D altronde le linee di forza PA ed AP pervengono a livello del bacino; per questo fatto
sar indispensabile una valida correzione della base.

102 - I pivot osteopatici


A livello del pivot sternoclavicolre dovr essere effettuata la normalizzazione funzionale
ed analitica della clavicola. Il controllo della struttura controlaterale non dovr mai essere scordato; nella terapia osteopatica verr fatta un equa suddivisione tra il lavoro sui tessuti molli e
quello riarticolatorio.
Alivello del ginocchio la correzione dipende molto spesso dall intervento sulle strutture articolari
sovra e sottostanti, anca e piede; allo stesso modo sar importante tener conto del prone. Il trattamento miofasciale di muscoli e fasce della coscia e della gamba dovr precedere tutte le altre correzioni.
A livello del piede la correzione non sar possibile che dopo un lavoro riarticolatorio di tutto il
piede, col quale si terr conto anche delle articolazioni tibiotrsica e delle articolazioni del prone.

Normalizzazione specifica
Poich si tratta di una scarica energetica, necessario che la precisione sia alla base di ogni
trattamento articolare. A livello dei pivot vertebrali l impatto preciso della correzione che
consente di ottenere la risposta midollare richiesta; comunque deve essere effettuata in primo
luogo la normalizzazione dell insieme meccanico.
Con il trattamento osteopatico dovranno essere ricercate la rettitudine delle linee di forza
AP e PA e il posizionamento pi corretto possibile della linea di gravit. Per quanto concerne i
pivot legamentosi, la clinica ricoprir una parte essenziale; la decisione di applicare un tipo di
tecnica piuttosto che un altro, o la decisione di effettuare una correzione specifica deriver esclusivamente da quanto derivato dalla clinica e dall esame del paziente, e nulla dovr esser fatto
senza uno scopo preciso. In ogni caso poi la correzione dovr esser preceduta da una precisa ed
efficace normalizzazione miofasciale ed articolare delle strutture sovra e sottostanti.
In rapporto ai pivot si presentano due situazioni particolari, in rapporto specifico con il
pivot vertebrale C2 e col pivot legamentoso ileo/lombosacrle.
C2 dipende e allo stesso tempo controlla il cardno cervicale alto, ed in certe situazioni si
presenta la necessit di trattare anzich C2 stessa, per una impossibilit specifica a suo carico, l
atlante. Il pivot legamentoso ileo/lombosacrle presenta la particolarit di legare tre strutture
che molto spesso necessitano di un trattamento specifico: L4, L5 ed il sacro.
La fisiopatologa analitica, in accordo con le leggi meccaniche, permette di effettuare la scelta
su quale di queste strutture trattare in modo primario, senza dimenticare il concetto di globalit. E
corretto effettuare la correzione di queste strutture intervenendo su una sola per volta, a maggior
ragione quando lo scopo dell azione teraputica quello di ritrovare un impatto para sacrale.

Lavoro specifico di riequilibrazione


con l utilizzo del sistema miofasciale crociato
Tenendo conto delle possibilit dinamiche del movimento, in particolare rapporto con gli
spostamenti vettoriali del corpo caratterizzati per eccellenza dalla deambulazione, l effettuazione di un lavoro specifico sul sistema miofasciale crociato diventa predominante e da preferirsi
sempre al lavoro sul sistema miofasciale retto.
Con ci non si vuol rinnegare l importanza del sistema retto: esso ha una sua utilit propria
nell ergonoma dell essere umano, ma l utilizzo corretto dei pivot legamentosi ed articolari
predominante nell azione dinamica del sistema crociato.
Il lavoro specifico dovr essere svolto in base allo schema seguente: messa in tensione passiva
dell insieme miofasciale scelto; richiesta di messa in tensione attiva-passiva da parte del soggetto
dello stesso insieme miofasciale; lavoro posturale attivo controllato; eventuale lavoro attivo di
rilasciamento o di rafforzamento dell insieme miofasciale scelto, se necessario.
La messa in tensione passiva risveglia la necessaria propriocettivit; spesso necessita una
descrizione orale di quanto si sta facendo.

103
L azione attiva/passiva effettuata dal soggetto con l aiuto dell operatore. Il ruolo di quest
ultimo sar quello di correggere e controllare questa azione. Il lavoro posturale attivo fondamentale;
da questo lavoro infatti che dipender il rilasciamento delle tensioni miofasciali e la loro sparizione
in quanto, se la postura sar corretta tali tensioni diverranno del tutto inutili al funzionamento del
corpo. Ogni tipo di rafforzamento, come pure ogni tipo di rilasciamento, dovr esser accuratamente
spiegato al soggetto; la componente psichica ha la sua parte: le tecniche saranno tanto pi efficaci
quanto pi il soggetto sar convinto della loro efficacia. Per ogni pivot esistono moltissime possibilit e tecniche di correzione; segue ora un elenco, certamente non omnicomprensivo, di alcune
di quelle che riteniamo siano le procedure d intervento pi efficaci. Nell elenco le sigle TM e TA
stanno ad indicare rispettivamente il trattamento dei tessuti molli ed il trattamento articolatorio.

C2

104 - I pivot osteopatici

D9
Decubito supino e decubito laterale
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
- Normalizzazione specifica (TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Correzione specifica.

Decubito supino
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Decubito prono
- Correzione specifica (scelta dall operatore).

C5
Decubito supino
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto

L3
Decubito supino e decubito laterale
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
- Normalizzazione specifica (TA).
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Pivot ileo/lombosacrle
Decubito supino e decubito laterale

- Sblocco di una situazione di compensazione.


- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

- Normalizzazione specifica (TM e TA).


- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

D3D4/K4

- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Decubito supino e decubito laterale


- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
Decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
- Normalizzazione specifica (TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA) e correzione specifica.

D4
Decubito supino, laterale e prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Pivot sternoclavicolre
Decubito supino e decubito laterale
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Posizione seduto
- Idem.

Decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

105

Pivot del ginocchio


Decubito supino e decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).

Pivot astragalo calcanere


Decubito supino e decubito prono
- Normalizzazione specifica (TM e TA).
- Sblocco di una situazione di compensazione.
- Correzione specifica.
- Lavoro specifico di riequilibrazione (sistema crociato).
Il lavoro specifico di equilibrazione che prevede l utilizzo del sistema crociato pu e deve
poter esser eseguito in posizione verticale, cio all impiedi. In effetti la finalit di utilizzo del corpo
umano in posizione per lo pi eretta, e lo scopo quello di garantire la miglior ergonoma al corpo.
Questo lavoro specifico dei sistemi, retto e crociato, sar da eseguirsi rispettando il pi possibile la
messa in tensione passiva ed il lavoro attivo/passivo; riveste grande importanza anche la ricerca di un
lavoro attivo personalizzato di rilasciamento o di rafforzamento dell insieme miofasciale interessato,
in posizione di decubito supino, decubito laterale, ma soprattutto in posizione verticale (sia seduto
che all impiedi). La propriocettivit non potr essere sollecitata e migliorata che a condizione di
un valido equilibrio ed un corretto funzionamento delle strutture legamentose ed articolari che
ricoprono il ruolo di pivot; per ottenere lo scopo desiderato la fisiologia dei pivot deve essere rispettata. Come gi precisato in precedenza non descriveremo le tecniche osteopatiche utilizzate; ci che
interessa questa trattazione invece stilare un elenco delle possibilit di trattamento che abbiamo,
ancora una volta non completo, ma esauriente: saranno infatti elencate quelle ritenute migliori.

Pivot astragalocalcanere
Decubito dorsale
Mobilizzazione ad 8 di Chopart.
Correzione astragalocalcanere anteriore (anterointerna).
Correzione astragalocalcanere posteriore (posteroesterna).
Mobilizzazione mediotrsica.
Correzione metatrsica (barra di torsione di Hendrickx).

Decubito prono
Decoattazione astragalocalcanere e tibiotrsica.

Pivot del ginocchio


Mobilizzazione tibile in rotazione.
Sblocco di tibia posteriore.
Sblocco della base peronele.
Sblocco della testa peronele.
Sblocco di tibia anteriore.
Correzione in lateralit.

Pivot ileo/lombosacrle: normalizzazione fasciale


Decubito supino
Trazione dell arto inferiore.
Mobilizzazione in circonduzione della coscia sul bacino.
Correzione pubica in adduzione forzata ad X (tecnica shot gun).
Abduzione forzata con arto inferiore in flessione.

106 - I pivot osteopatici

Decubito prono
Trazione dell arto inferiore.
Circonduzione dell arto inferiore in flessione con appoggio sacroiliaco.
Mobilizzazione anteroposteriore del sacro.
Pressioni specifiche a livello lombare.

Decubito laterale
Mobilizzazione in flessoestensione di L3L5.
Posizione semi-SIMS.
Utilizzo degli arti inferiori per il lavoro sugli obliqui.

Pivot ileo/lombosacrle: correzioni specifiche


Decubito laterale
Torsione sacrale (Mitchell).
Iliaca anteriore (tecnica Wernham)
Iliaca posteriore.

Decubito prono
Tecnica recoil sacroiliaca destra e sinistra.
Correzione L4 - L5 (tecnica in derotazione).
Tecnica Chicago.

Pivot sternoclavicolre: normalizzazioni fasciali


Decubito dorsale
Trazioni arti superiori (TA).
Mobilizzazione con rotazione degli arti superiori.
Stiramenti laterali della colonna cervicale.

Decubito prono
Mobilizzazione indiretta tramite il segmento cefalico.

Decubito laterale
Lavoro sui tessuti molli dell emicintra scapolare.

Pivot sternoclavicolre: correzioni specifiche


Correzione sternoclavicolre anteriore e superiore.
Correzione della 1 costa.

Pivot L3: normalizzazioni lombari


Posizione seduto
Induzione di lateralit (paziente passivo).
Mobilizzazione lombare anteroposteriore.

Decubito laterale
Mobilizzazione anteroposteriore specifica.
Tecnica in derotazione.
Tecniche di normalizzazione ad energia muscolare.

Pivot D9
Posizione seduto ed in decubito prono
Normalizzazione dorsolombare.

Decubito prono
Correzione specifica.

Posizione seduto
Correzione specifica.
Tecnica Dog.
Tecniche di normalizzazione specifica ad energia muscolare.

107

108 - I pivot osteopatici

Pivot D3D4/K4
normalizzazione tessuti molli cervico/dorsoscapolri
Decubito prono
Pressioni specifiche.
Mobilizzazione scapolotoracica.
Lavoro cervicoceflico.

Decubito supino
Lavoro cervicoceflico.
Trazioni dell arto superiore.

Posizione seduto
Mobilizzazione dorsale alta.

Pivot D3D4/K4: correzioni specifiche

Consigli

Decubito prono
Tecnica recoil.

Decubito dorsale
Tecniche Dog.

Posizione seduto
Tecnica Full Nelson.

Decubito laterale
Correzione costale.

Pivot C5: normalizzazione dei tessuti molli cervicali


Nelle tre posizioni di decubito con utilizzo della leva cervicoceflica.

Pivot C5: correzione specifica


Decubito dorsale e posizione seduto

Il corretto utilizzo dei pivot indispensabile alla buona ergonoma dell essere umano.
Tutto il lavoro articolatorio osteopatico deve privilegiare i pivot legamentosi.
In un trattamento osteopatico globale deve sempre esservi la correzione dei pivot.
L azione miotensiva il solo mezzo per rendere pi duratura la correzione dei pivot.
La predominanza del sistema crociato importante quanto i pivot stessi.
Il lavoro miotensivo dei muscoli posteriori (erettori e di sostegno) del rachide dovr essere privilegiato.

Correzione specifica.

Pivot C2: normalizzazione dei tessuti molli cervicali


Nelle tre posizioni di decubito sui tessuti suboccipitali e cervicali.

Decubito dorsale
Stiramenti e trazioni specifiche.
Correzione specifica.
N.B. La traduzione specifica dei termini pu alterare il senso della lingua originale.

La correzione specifica di un pivot vertebrale un atto teraputico di primaria importanza, e


la sua messa in pratica deve avvenite solo a condizione di sapere esattamente l effetto che pu
dare.
L esame radiologico un mezzo clinico che pu essere ritenuto indispensabile per il trattamento
dei pivot.
L interrelazione biomeccanica tra i vari pivot esige che l esame osteopatico sia minuzioso e
completo.

109

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111 - I pivot osteopatici

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