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Coltivazione sperimentale di

PIANTE OFFICINALI
nel territorio pedemontano maceratese
a cura di
Andrea Catorci, Demetrio Pancotto, Angelo Recchi
Progetto: Recupero, sperimentazione e promozione di piante officinali e medicinali.
Piano di Sviluppo Locale GAL SIBILLA: Asse 1, Misura 3, Intervento 3.1c
Programma Leader plus 2000~2006
Coordinamento scientifico
Andrea Catorci
Dipartimento di Scienze Ambientali - Sezione di Botanica ed Ecologia, Universit di Camerino
Gruppo di Ricerca
Andrea Catorci, Sabrina Cesaretti, Renata Gatti, Giada Giorgetti, Demetrio Pancotto, Pierluigi Pieruccini,
Alessandra Vitanzi
Dipartimento di Scienze Ambientali - Sezione di Botanica ed Ecologia, Universit di Camerino
Paola Scocco
Dipartimento di Scienze Ambientali - Sezione di Produzioni animali, Universit di Camerino
Gabriella Marucci, Fabrizio Papa
Dipartimento di Scienze Chimiche, Universit di Camerino
Marco Menghini, Angelo Recchi
Agerstudio, Ancona
Stefano Censani
Abros, Colli del Tronto (AP)
Partners scientifici
CERMIS, Urbisaglia
Elaborazione del disegno sperimentale
Cooperativa Arch, Macerata
Organizzazione delle attivit divulgative
Autori dei contributi raccolti nel volume
Quadro ambientale ed agronomico del territorio del Gal Sibilla
Sabrina Cesaretti, Angelo Recchi e Alessandra Vitanzi
Il progetto Recupero Sperimentazione e Promozione di piante officinali e medicinali del Gal Sibilla
Andrea Catorci e Paola Scocco
Risultati della sperimentazione
Schede agronomiche
Marco Menghini, Demetrio Pancotto e Angelo Recchi
Una proposta innovativa: lo zafferano
Renata Gatti, Demetrio Pancotto e Paola Scocco
Problematiche commerciali e ipotesi di filiera per le officinali
Unipotesi concreta di filiera
Andrea Primavera
Coordinamento amministrativo
Ivana Pennacchioli, Maria Cristina Favetta
Dipartimento di Scienze Ambientali, Universit di Camerino
Referenze fotografiche
Demetrio Pancotto, Maurizio Spalvieri e Alessandra Vitanzi
Videoimpaginazione
Maurizio Spalvieri studiografico editoriale
Stampa
Tipografia S.Giuseppe srl
Gli Autori desiderano ringraziare tutto il personale del GAL Sibilla ed in particolar modo il Presidente Luciano Ramadori
ed il Dott. Stefano Giustozzi per la fiducia e la collaborazione; i signori Angeli Mirko, Bonfada Stefano, Cuccagna
Luigi e Renzo, Di Luca Federica per limpegno profuso; le associazioni di categoria per la collaborazione alla divul-
gazione; Leonardo Virgili e Francesca Fermani per il supporto organizzativo.
Un ringraziamento particolare allAssessore alla Cultura del Comune di Fermo Avv. F. Emiliani e alla Dr. L. Verdoni
della Biblioteca C.le di Fermo per la preziosa collaborazione prestata nella ricerca di testi, erbari e manoscritti storici.
Presentazione
Con la stampa del presente volume giunge a termine un progetto voluto dal
Gal Sibilla nellambito del Programma Leader plus 2000~2006 (Asse 1,
Misura 3, intervento 3.1c) della durata di oltre due anni.
Al di l delle conoscenze scientifiche e tecnico-agronomiche che le attivit pro-
gettuali hanno consentito di acquisire, questo progetto ha avuto il merito di
riaccendere il discorso sulla possibilit di inserire le specie officinali nellordi-
namento colturale delle aziende della fascia collinare e pedemontana del mace-
ratese. La contestualizzazione delle attivit sperimentali e di quelle divulgative,
nonch il rigore scientifico delle attivit progettuali, hanno inoltre consentito ai
processi divulgativi di svolgersi nel solco di una metodologia attenta ad evi-
denziare, oltre alle opportunit, anche i rischi e le problematiche che la colti-
vazione delle officinali porta con se.
Questo nellauspicio, condiviso con il coordinatore scientifico del progetto, di
portare un contributo concreto al comparto agricolo maceratese stando ben
attenti a non ingenerare false od eccessive aspettative, che inevitabilmente
avrebbero come conseguenza laccantonamento del settore delle officinali cos
come gi avvenuto in passato.
Grazie anche a questa impostazione i risultati ottenuti possono essere conside-
rati pi che soddisfacenti sia per quanto riguarda linteresse suscitato dal pro-
getto a livello locale e nazionale sia per i risultati ottenuti dalla sperimentazione
agronomica che, esposti nelle pagine di questo volume nella maniera pi dida-
scalica possibile, offrono agli agricoltori un manuale di facile consultazione
che, con il capitolo Schede agronomiche diviene una guida tecnica.
Il Presidente del GAL SIBILLA
Luciano Ramadori
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PREMESSA
Il termine piante officinali indica un numero elevato di specie vegetali di largo impiego sia in
alcuni settori industriali, (farmacologico, cosmetico, liquoristico, alimentare) che nella preparazione
di prodotti erboristici; settore questultimo in continua crescita tanto da lasciare intravedere possibi-
lit di incremento della domanda e conseguente espansione delle superfici coltivate.
Alla base del rinnovato interesse per la coltivazione delle piante officinali ci sono: laumento dei
consumi di prodotti erboristici, il tentativo di contrastare la forte importazione dallestero di materia
prima, la necessit per gli agricoltori di ricercare nuove produzioni ed opportunit commerciali.
LItalia, che vantava una buona tradizione nella coltivazione delle piante officinali e che fino ai
primi anni 50 era considerato uno dei pi forti produttori europei, ha visto diminuire la sua produ-
zione interna, ed oggi tale coltivazione unattivit marginale rispetto alle attivit agricole tradizio-
nali. Nelle Marche, in particolar modo nelle zone interne del maceratese e sui Sibillini, luso delle
erbe officinali da parte della popolazione rurale aveva in passato un significato rituale e gastronomico
importante, con una raccolta spontanea finalizzata anche al mercato. Ne sono esempi luso della
Bardana (Arctium lappa) e della Belladonna (Atropa belladonna) come tonificanti cardiaci, oppure le
radici di Genziana (Genziana lutea) o i fiori e le foglie di Genzianella (Genziana verna) essiccate, che i
pastori vendevano nei mercati francesi e tedeschi, quando vi si recavano alla ricerca degli arieti pi
belli per migliorare le pecore di razza Vissana.
Negli ultimi anni la superficie agricola coltivata a piante officinali in Italia si attestata intorno
ai 1500 ha (escluso il Bergamotto). Questo valore appare tuttavia piuttosto contenuto se si considera
che il settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti finiti (erboristeria soprattutto)
notevolmente cresciuto negli ultimi 10 anni.
Tale discrepanza dipende dal fatto che la produzione italiana deve confrontarsi con quella di altri
Paesi, specialmente dellEuropa dellEst e di quelli in via di sviluppo, dai quali proviene circa il 70%
del prodotto consumato nel nostro Paese. Tuttavia, il forte fabbisogno nazionale offre nuove ed inte-
ressanti opportunit di reddito.
Nelle Marche va rilevato un dato in controtendenza in quanto si registra un significativo e
costante trend di crescita, soprattutto negli ultimi due-tre anni, tanto che la superficie coltivata pas-
sata dai 60-70 ha degli anni novanta a qualche centinaia di ettari.
Certo, i problemi e le incognite per i coltivatori non mancano, in particolare prima di intrapren-
dere la coltivazione, nel momento in cui bisogna assumere le prime fondamentali decisioni rispon-
dendo ai seguenti quesiti:
Quali piante coltivare, tenendo conto delle condizioni pedoclimatiche dei propri terreni?
Quali investimenti fare, sia in termini di meccanizzazione, sia di strutturazione aziendale?
Quanta manodopera necessaria?
Quali interlocutori commerciali individuare e come?
Come riuscire a garantire quantit e qualit delle produzioni?
Quali i costi di produzione/trasformazione e quali le rese e i redditi?
Per dare risposta a tali problematiche dunque necessario, a livello nazionale e territoriale, intra-
prendere la coltivazione delle officinali con un approccio di filiera che consideri tutte le fasi della pro-
duzione, dalla ricerca di base alla sperimentazione commerciale, dalla coltivazione in pieno campo
alle tecniche per la raccolta, dalla certificazione alla trasformazione, dalla divulgazione dei dati alla
promozione sul territorio dei prodotti.
Inoltre, per vincere la concorrenza dei mercati esteri, la migliore strategia quella di puntare
sulla qualit, attraverso:
sicurezza sulla provenienza del prodotto finito e garanzia sulla assenza di fattori inquinanti;
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meccanizzazione delle varie fasi colturali, al fine di ridurre i costi di produzione;
maggiore intesa tra mondo della produzione agricola e settori industriali attraverso accordi inter-
professionali che garantiscano il ritiro del prodotto (contratti di coltivazione).
Da ultimo, non va esclusa la possibilit di trasformare le piante officinali gi in azienda, per una
vendita diretta di infusi, tisane ed altri prodotti erboristici, pensando a sviluppare un percorso di
organizzazione degli operatori del settore allo scopo di raggiungere una migliore integrazione dellof-
ferta allinterno del territorio di produzione.
Lo sviluppo della filiera delle colture officinali potrebbe cos rappresentare, nellottica della mul-
tifunzionalit aziendale, un solido riferimento per il consolidarsi di una fonte di reddito integrativa
ed, allo stesso tempo, uno strumento in grado di favorire il recupero e la valorizzazione di aree mar-
ginali del territorio.
In questo quadro tecnico e socio-economico il progetto Recupero, sperimentazione e Promo-
zione di piante officinali e medicinali ha cercato di approfondire le tematiche relative agli aspetti
tecnico-economici della coltivazione delle specie officinali, contestualizzandoli alle caratteristiche
ambientali ed agronomiche del territorio montano ed alto-collinare della Provincia di Macerata.
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Tarassaco
(da Matthioli, 1604)
QUADRO AMBIENTALE ED AGRONOMICO
DEL TERRITORIO DEL GAL SIBILLA
OROGRAFIA
Lorografia del territorio del GAL Sibilla prevalentemente caratterizzata dalla presenza degli
aspri rilievi dellAppennino maceratese, i quali, verso oriente, sfumano rapidamente nelle dolci
forme delle colline pedemontane, disposte a delimitare le ampie vallate fluviali che, via via pi
ampie, raggiungono le coste del Mar Adriatico.
Pi precisamente, quello che viene definito Appennino maceratese un importante settore
dellAppennino umbro-marchigiano (Appennino centrale), che in questo tratto costituito da due
dorsali, separate dalla sinclinale di Camerino-Fabriano i cui rilievi superano raramente i 600 m di
quota.
Pi in particolare, le due dorsali sono denominate:
umbro-marchigiana s.s. (posta al confine tra Marche ed Umbria e con cime comprese tra 1200
e 1700 m s.l.m.), che nel territorio maceratese raggiunge la massima altitudine con i 1571 m del
Monte Pennino;
marchigiana (pi orientale e costituita da una catena montuosa con quote massime comprese
tra 800 e 1200 m circa), che presenta la massima elevazione con il Monte San Vicino (1465 m).
Verso sud, le due dorsali si raccordano con il Massiccio dei Monti Sibillini, dove sono presenti
le cime pi importanti delle Marche, poste generalmente oltre i 2000 metri di quota, con il Pizzo
Berro (2259 m) che rappresenta la vetta pi alta del territorio provinciale.
Tutti questi rilievi presentano la tipica morfologia appenninica, con pendici acclivi solcate da
gole o dirupi, mentre le aree sommitali sono perlopi formate da cupole semipianeggianti, coinci-
denti con le antiche sommit (paleosuperfici) del protoappennino.
Fanno eccezione le cime dei Sibillini, che si presentano aspre ed affilate o con versanti daspetto
dolomitico, come le superbe pareti rocciose del Monte Bove o del Pizzo di Meta.
Ad est della dorsale marchigiana si sviluppa il settore collinare pedemontano, caratterizzato da
rilievi con quote comprese tra 400 e 600 metri, nelle aree pi interne, e tra 200 e 400 m, in quelle
pi orientali.
Dal punto di vista idrografico, il territorio del GAL Sibilla ricade quasi interamente ad oriente
dello spartiacque Tirreno/Adriatico e quindi tutti i principali corsi dacqua sfociano in questultimo
mare. Fa eccezione la zona posta a sud del Valico di Appennino (Visso) e ad ovest del crinale prin-
cipale dei Monti Sibillini, che rientra nel bacino idrografico del Tevere ed quindi tributaria del Mar
Tirreno.
GEOMORFOLOGIA
Il territorio del GAL Sibilla pu essere suddiviso nei seguenti complessi geomorfologici, ognuno
contraddistinto da peculiari caratteristiche paesaggistiche e biologiche.
Sedimenti alluvionali attuali e recenti. Il substrato geologico costituito da ghiaie e limi che originano
morfologie pianeggianti incise dal corso di fiumi e torrenti; la falda freatica superficiale.
Substrati pelitico-arenacei. Il substrato geologico costituito dallalternanza di strati di arenarie e
banchi pelitici, da medi a spessi, che originano morfologie di media acclivit con incisioni vallive
molto profonde; i rilievi oltrepassano raramente i 600 m s.l.m.
Substrati marnoso-calcarei. Il substrato geologico costituito da marne alternate a calcari, che origi-
nano morfologie mediamente ondulate, talvolta con versanti aspri ed acclivi; i rilievi raggiungono
normalmente i 500-700 m di altitudine.
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Substrati arenacei. Il substrato geologico costituito da arenarie in banchi da medi a spessi, che
originano morfologie abbastanza aspre ed acclivi (soprattutto nelle zone sommitali delle colline); i
rilievi raggiungono i 700-800 m di altitudine.
Substrati calcarei. Il substrato geologico costituito da calcari, spesso intercalati con livelli marnosi o
silicei, a cui si devono versanti aspri ed acclivi, che talvolta si placano in ampie sommit semipianeg-
gianti o leggermente inclinate (paleosuperfici); i rilievi superano generalmente i 1000 m di altitudine,
spingendosi oltre i 2000 m nel Massiccio dei Monti Sibillini.
BIOCLIMA
Il territorio del GAL Sibilla ricade nella Regione Macroclimatica Temperata e le sue caratteristi-
che bioclimatiche sono prevalentemente correlate con laltitudine e le caratteristiche fisiografiche del
territorio, che pu essere suddiviso in cinque Piani Bioclimatici.
Basso-Collinare (mesotemperato inferiore). Interessa quote inferiori ai 450-500 m s.l.m. caratterizzato
da: temperature medie annue di circa 12-14 C; precipitazioni medie annue comprese tra 700 e 900
mm/anno; aridit estiva presente per un mese (luglio) e particolarmente intensa sui versanti meridio-
nali; stress da freddo invernale molto modesto, tanto che in nessun mese la media delle temperature
minime inferiore a 0 C; linnevamento al suolo sporadico e non si protrae per pi di 2-3 giorni
consecutivi. La durata del periodo vegetativo di circa 210-220 giorni. La vegetazione forestale (cer-
rete, querceti e ostrieti) caratterizzata da caducifoglie termofile e semimesofile miste con sclerofille
sempreverdi. Sui versanti calcarei soleggiati sono presenti estese leccete. In questo ambito ancora
possibile la coltivazione dellolivo (Olea europea).
Alto-Collinare (mesotemperato superiore). Riguarda i rilievi posti a quote comprese tra 450-500 e 900-
1000 m. contraddistinto da: temperature medie annue di circa 10-11 C; precipitazioni medie gene-
ralmente comprese tra 900 e 1100 mm/anno; assenza di un periodo di aridit estiva, che si manife-
sta sui versanti meridionali delle quote pi basse, generalmente nel mese di luglio; media delle tempe-
rature minime invernali dei mesi di gennaio-febbraio prossime o leggermente inferiori a 0 C, con epi-
sodi di gelo che possono verificarsi da novembre a tutto marzo e innevamento del suolo relativamente
frequente (4-5 episodi annuali) ma con durata modesta (4-6 giorni). La durata del periodo vegetativo
di circa 180-190 giorni. La vegetazione forestale composta da caducifoglie termofile e semimeso-
file (querceti, cerrete, ostrieti e castagneti) ed priva di elementi mediterranei, che si possono rinve-
nire solo nelle aree rupestri calcaree pi assolate, allinterno di lembi boschivi con leccio. Nella fascia
inferiore di questo piano bioclimatico trova il limite ecologico la coltivazione della vite (Vitis vinifera).
Basso-Montano (supratemperato inferiore). Interessa quote comprese tra 900-1000 m e 1350-1400 m
circa. Le sue caratteristiche salienti sono: temperatura media annua di 8-9 C; precipitazioni comprese
tra 1200 e 1400 mm/anno; temperatura media delle minime inferiore a 0 C almeno nei mesi di
dicembre, gennaio e febbraio. Forti gelate si possono verificare da novembre a marzo e sporadica-
mente fino alla met di aprile. In queste zone la neve pu ricoprire il suolo per diversi giorni conse-
cutivi (10-15), con fasi ripetute e ravvicinate nel tempo, mentre in estate le precipitazioni diminuiscono,
senza tuttavia arrivare ad estremi siccitosi. La durata del periodo vegetativo di circa 150-160 giorni.
La vegetazione forestale composta da caducifoglie semimesofile e mesofile (cerrete, castagneti e fag-
gete), che sovrastano un sottobosco in cui si consociano elementi floristici collinari e specie montane.
In questo ambito trovano il limite ecologico la cerealicoltura e la foraggicoltura.
Alto-Montano (supratemperato superiore). Interessa quote comprese tra 1350-1400 e 1800-1850 m
circa. Le sue caratteristiche salienti sono: temperatura media annua generalmente inferiore a 8 C;
precipitazioni comprese tra 1300-1500 mm/anno; temperatura media delle minime inferiore a 0 C
almeno nei mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio. Forti gelate si possono verificare da
ottobre alla met di maggio. In queste zone la neve pu ricoprire il suolo per intere settimane, anche
consecutive. La durata del periodo vegetativo di circa 140 giorni. La vegetazione forestale com-
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posta da caducifoglie mesofile (faggete) in cui sono assenti gli elementi floristici collinari. Le uniche
forme di coltivazione possibili sono legate alle coltivazioni di alcune leguminose da granella (lentic-
chia) e foraggere (lupinella o crocetta).
Subalpino/alpino (orotemperato e criotemperato). Interessano quote poste oltre i 1800-1850 m. Le carat-
teristiche salienti sono: temperatura media annua generalmente inferiore ai 5-6 C; precipitazioni
comprese tra 1400-1600 mm/anno; temperatura media delle minime inferiore a 0 C per oltre 5 mesi.
Forti gelate si possono verificare da settembre alla fine di maggio. In queste zone la neve pu rico-
prire il suolo da novembre/dicembre ad aprile/maggio. La durata del periodo vegetativo di circa
100-120 giorni. La vegetazione forestale assente.
UNIT DI PAESAGGIO
La sovrapposizione degli aspetti geomorfologici e bioclimatici permette di individuare delle por-
zioni di territorio ecologicamente omogenee, definite unit di paesaggio, che sono di seguito bre-
vemente descritte.
Unit di paesaggio delle pianure alluvionali. Dal punto di vista orografico si tratta delle pianure allu-
vionali con falda freatica superficiale e detrito da fine a grossolano; la vegetazione potenziale preva-
lente costituita da boschi ripariali e planiziali (Salicion albae e Alno-Ulmion).
Unit di paesaggio dei versanti pelitico-arenacei con bioclima basso-collinare. Dal punto di vista orografico si
tratta di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 200 e 500 m s.l.m.; il termotipo
corrispondente quello collinare inferiore, con ombrotipo subumido superiore; la vegetazione poten-
ziale predominante costituita da boschi a prevalenza di cerro e roverella (Lauro-Quercenion pubescentis).
Unit di paesaggio dei versanti pelitico-arenacei con bioclima alto-collinare. Dal punto di vista orografico si
tratta di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 450 e 800 m s.l.m.; il termo-
tipo corrispondente quello collinare superiore, con ombrotipo subumido superiore/inferiore; la
vegetazione potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di cerro, roverella e/o car-
pino nero (Laburno-Ostryenion carpinifoliae, Cytiso-Quercenion pubescentis).
Unit di paesaggio dei versanti arenacei con bioclima alto-collinare. Dal punto di vista orografico si tratta
di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 450 e 800 m s.l.m.; il termotipo
corrispondente quello collinare superiore, con ombrotipo subumido superiore/umido inferiore; la
vegetazione potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di cerro e rovere (Laburno-
Ostryenion carpinifoliae).
Unit di paesaggio dei versanti marnoso-calcarei con bioclima alto-collinare. Dal punto di vista orografico
si tratta di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 350 e 800 m s.l.m.; il ter-
motipo corrispondente quello collinare superiore, con ombrotipo subumido superiore/umido infe-
riore; la vegetazione potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di carpino nero e/o
roverella (Laburno-Ostryenion carpinifoliae, Cytiso-Quercenion pubescentis).
Unit di paesaggio dei versanti calcarei con bioclima basso-collinare. Dal punto di vista orografico si tratta di
aree che si estendono sulla fascia basale dei rilievi appenninici marchigiani, in un intervallo altime-
trico compreso tra 300 e 450-500 m s.l.m.; il termotipo corrispondente quello collinare inferiore,
con ombrotipo subumido superiore; la vegetazione potenziale predominante costituita da boschi a
prevalenza di roverella e/o carpino nero (Lauro Quercenion pubescentis-Carpinion orientalis).
Unit di paesaggio dei versanti calcarei con bioclima alto-collinare. Dal punto di vista orografico si tratta
di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 450-500 e 900-1000 m s.l.m.; il ter-
motipo corrispondente quello collinare superiore, con ombrotipo umido inferiore; la vegetazione
potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di carpino nero, roverella e/o cerro
(Laburno-Ostryenion carpinifoliae-Carpinion orientalis).
Unit di paesaggio dei versanti calcarei con bioclima basso-montano. Dal punto di vista orografico si tratta
di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 900-1000 e 1350-1400 m s.l.m.; il
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termotipo corrispondente quello montano superiore, con ombrotipo umido inferiore; la vegetazione
potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di cerro e/o faggio (Lathyro veneti-Fagion
sylvaticae e Erytronio dentis-canis-Carpinion betuli).
Unit di paesaggio delle conche calcaree carsico-tettoniche con bioclima basso-montano. Dal punto di vista
orografico si tratta di aree che si estendono su altipiani, temporaneamente inondati, a forma di sco-
della, in un intervallo altimetrico compreso tra 900 e 1300 m s.l.m.; il termotipo corrispondente
quello montano inferiore, con ombrotipo umido superiore/iperumido inferiore; la vegetazione poten-
ziale prevalente costituita da boschi paludosi a salice cinereo (Salicion cinereae).
Unit di paesaggio dei versanti calcarei con bioclima alto-montano. Dal punto di vista orografico si tratta
di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 1350-1400 e 1750-1850 m s.l.m.;
il termotipo corrispondente quello montano superiore, con ombrotipo umido superiore/iperumido
inferiore; la vegetazione potenziale predominante costituita da boschi a prevalenza di faggio
(Aremonio-Fagion sylvaticae).
Unit di paesaggio dei versanti calcarei con bioclima subalpino/alpino. Dal punto di vista orografico si tratta
di aree che si estendono in un intervallo altimetrico compreso tra 1750-1850 e 2259 m s.l.m.; il ter-
motipo corrispondente quello subalpino/alpino, con ombrotipo umido superiore; la vegetazione
potenziale prevalente costituita da praterie primarie a sesleria dellAppennino o festuca dimorfa
(Seslerion apenninae, Festucion dimorphae, Ranunculo-Nardion).
IL PAESAGGIO AGRARIO
Aspetti demografici e socio-economici
Gli aspetti demografici costituiscono unimportante componente nellanalisi del quadro socio-
economico locale (i dati di seguito esposti sono tratti dalle elaborazioni effettuate per la redazione
del Piano di Sviluppo Locale del GAL Sibilla).
La popolazione al censimento 2001 ammontava a 95.861 unit, che rappresentano il 31,82%
dellintera popolazione provinciale. Solo San Severino Marche e Tolentino hanno una popolazione
residente superiore a 10.000 unit, Treia ha circa 9.500 abitanti, Camerino, Castelraimondo,
Pollenza, San Ginesio e Sarnano appartengono alla classe tra 3.000 e 8.000 abitanti, ventinove comuni
hanno meno di 3.000 abitanti e, tra questi, ben sedici meno di 1.000.
Il trend demografico in evidente decremento, con andamento anche di rilievo nei comuni
montani come Bolognola, Monte Cavallo, Ussita e Visso. La percentuale di popolazione anziana e
lindice di dipendenza (rapporto tra popolazione lavorativa e popolazione non lavorativa) sono deci-
samente superiori al dato medio provinciale.
A fronte di una dinamica demografica decisamente negativa nei comuni della zona interna, nella
zona collinare let media della popolazione diminuisce e la dinamica appare pressoch stabile, con
una cospicua parte degli abitanti occupati nel secondario e nel terziario.
Il trend demografico appena descritto ha un immediato riflesso sulla caratterizzazione dellarea
da un punto di vista socio-economico. Infatti, in un territorio cos strettamente legato allattivit agri-
cola, immediato riscontrare una correlazione tra calo demografico generale e diminuzione degli
addetti del comparto agricolo, in particolare nella aree montane. In realt, i riflessi sul settore prima-
rio sono meno evidenti di quanto i numeri lascerebbero supporre, ci in conseguenza di un elevato
numero di operatori non censiti, che svolgono lattivit agricola subordinatamente alloccupazione
principale.
Gli ordinamenti produttivi sono perlopi orientati verso le colture a seminativo (cereali e forag-
gere) con limitata presenza di colture permanenti e quasi totale assenza del comparto orticolo.
Per quanto riguarda il settore secondario e terziario, escludendo le zone di Tolentino, Pollenza,
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Treia e San Severino Marche, caratterizzate da una decisa crescita anche con realt di un notevole
rilievo, larea si caratterizza per unimprenditoria industriale ed artigianale di piccolo-medio calibro,
quasi sempre a livello familiare.
Comunque, a parte i Comuni appena citati e quelli collinari della valle del Fiastra (da Urbisaglia
a San Ginesio), la quota di occupati in agricoltura costituisce sempre la frazione preponderante.
Il contesto produttivo agro-forestale
Come gi detto, larea del GAL Sibilla si presenta come un territorio decisamente rurale, in cui
la tradizione agricola concorre in maniera fondamentale a determinare gran parte dei fenomeni
sociali ed economici.
Gli operatori del settore, nel 1991 superavano il 13% della popolazione attiva, con punte locali
superiori al 30%; a tali percentuali, per dimensionare correttamente il fenomeno, vanno aggiunte le
unit impegnate principalmente in altre attivit professionali, ma ancora attive nellattivit familiare
di conduzione dei fondi agricoli.
Le produzioni agricole sono decisamente orientate verso le colture erbacee, con ordinamenti
aziendali basati sulle colture cerealicole in rotazione con le foraggere.
Per quanto riguarda le coltivazioni permanenti, vi una predominanza della vite sullolivo, dove
le espressioni produttive tipiche si riconducono ai vini Vernaccia di Serrapetrona, Rosso Piceno
e Verdicchio di Matelica.
In termini di numero di aziende presenti, i dati provvisori del censimento 2000 evidenziano una
diminuzione di circa il 30% delle aziende totali rispetto a quelle presenti nel 1990, con maggiore fles-
sione nei Comuni montani a conferma dellindebolimento del settore primario nellarea di riferimento.
Labbandono delle zone montane e pedemontane sono legate soprattutto alle caratteristiche morfo-
logiche del territorio, che non riesce ad essere sfruttato al meglio, in relazione alle elevate potenzialit
che esso offre. Per contro sono aumentate le aziende che coltivano con metodi di agricoltura biologica.
In sintesi, le principali cause che hanno contribuito alla diminuzione delle aziende agro-zootec-
niche e forestali, e di conseguenza incrementato lo spopolamento delle aree pi marginali del terri-
torio oggetto di analisi, sono:
invecchiamento della popolazione rurale, con presenza di molti imprenditori agricoli ultra ses-
santacinquenni, che spesso abbandonano lattivit a favore di aziende pi grandi, con contratti di
affitto a lungo termine o al limite con la vendita dellazienda.
limitata dimensione aziendale che non consente, allimprenditore, di raggiungere profitti tali
da giustificare la continuit e la sussistenza della famiglia contadina che, quindi, si rivolge ad altri
comparti economici per integrare il reddito;
scarsa presenza nel distretto rurale di filiere produttive e di una solida rete di commercializza-
zione dei prodotti naturali, in particolare di quelli tipici, che permetta alle piccole e medie imprese
agricole di raggiungere pi alti redditi, soprattutto con la vendita diretta in azienda. Da ci scaturisce
che i prodotti sono perlopi venduti con forme di bassa immagine, cio in confezioni semplici o dalla
rifinitura non industriale.
Attraverso un esame dei dati statistici disponibili e gli approfondimenti svolti mediante rilievi nel
territorio di indagine, stato possibile acquisire gli elementi necessari per delineare una articolazione
territoriale in ambiti omogenei dal punto di vista del paesaggio agrario e delluso agro-forestale delle
risorse.
Questi aspetti duso del territorio risentono evidentemente dei principali fattori fisici e geografici
che, strutturando larea e caratterizzando le fisionomie dei pedo-paesaggi, determinano le capacit e
le specificit duso del territorio dal punto di vista agricolo.
Se, infatti, il dato medio vede una decisa dominanza dei seminativi con prevalenza della SAU
aziendale (superficie agricola utilizzabile) rispetto alla SAT (superficie agricola totale), il dato si inverte
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decisamente in ben otto Comuni, a vantaggio di una superficie aziendale forestale (SAF) ben supe-
riore alla superficie agricola utilizzata (SAU) e quasi sempre superiore al 50%.
Appartengono a questa categoria i Comuni della fascia montana interna della dorsale carbona-
tica (Fiuminata, Pioraco, Sefro) e quelli della zona calcarea dei Monti Sibillini (Visso, Acquacanina,
Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Ussita).
A questi possono essere aggiunti i Comuni in cui, pur rimanendo predominante la superficie
agricola, la forte presenza di superficie forestale (superiore al 30% della SAT) consente una chiara
assimilazione dal punto di vista della caratterizzazione agricolo-produttiva e paesaggistica.
Questi sono: Fiastra, Fiordimonte, Monte Cavallo, Pieve Torina, Sarnano, Serravalle del Chienti.
Analizzando le diverse utilizzazioni allinterno della SAU, si pu individuare una classe di comuni
che si distingue per la netta prevalenza delle superfici a prati permanenti e pascoli, condizione tipica
di zone decisamente montane, caratterizzate da una forte attivit agro-silvo-pastorale e zootecnica
estensiva. Tra questi, Acquacanina, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Monte Cavallo, Ussita e
Visso presentano una dominanza quasi assoluta delle foraggere, mentre per i Comuni parzialmente
interessati da terreni alluvionali dei fondovalle o da terreni collinari a moderata acclivit, le superfici a
foraggere permanenti, pur rimanendo prevalenti, diminuiscono a favore dei seminativi (Fiastra,
Fiordimonte, Fiuminata, Muccia, Pieve Torina, Sefro, Tolentino).
Nei rimanenti 25 comuni, le colture a seminativo impegnano quasi sempre pi del 80-90% della
SAU, tranne Caldarola, Camerino, Esanatoglia, Gagliole, Pioraco e Sarnano, dove la percentuale
tra il 50% e l80%.
Lanalisi condotta per coltura, riferita ai dati 1990, evidenzia una netta prevalenza dei cereali
sulle altre colture nei Comuni di Castelraimondo, Esanatoglia, Gagliole, Loro Piceno, Muccia,
Pollenza, Ripe San Ginesio, SantAngelo in Pontano, Tolentino, Treia ed Urbisaglia. Le foraggere
avvicendate investono la gran parte della superficie destinata a seminativo nei comuni di
Acquacanina, Belforte del Chienti, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo,
Fiordimonte, Fiuminata, Monte Cavallo, Pievebovigliana, Pieve Torina, Sarnano, Sefro, Serravalle
del Chienti, Visso.
Le colture ortive hanno quasi ovunque unestensione del tutto marginale ed un livello appena
apprezzabile nei comuni di Tolentino, Treia ed Urbisaglia.
Per le colture permanenti, la vite risulta prevalente sullolivo quasi ovunque, con esclusione dei
territori di Caldarola, Camporotondo del Fiastrone, Cessapalombo, Loro Piceno, San Severino
Marche, Pollenza, SantAngelo in Pontano, Tolentino e Treia dove la coltura dellolivo presenta una
apprezzabile estensione in termini percentuali ed assoluti.
Lanalisi dei dati sinteticamente esposti, valutati anche in relazione ai caratteri pedologici del terri-
torio, consente di operare una prima articolazione del territorio in esame sulla base degli usi agricoli.
Le aree dei crinali, degli alti versanti, delle superfici sommitali della dorsale umbro-marchigiana,
della dorsale marchigiana e dei Sibillini sono caratterizzate da condizioni fortemente limitanti le attivit
produttive primarie, con suoli, ove presenti, estremamente sottili e con forte presenza di scheletro, spesso
in condizioni proibitive di pendenza, con conseguenti limitazioni di lavorabilit ed accessibilit.
In queste zone lattivit del settore primario indirizzata verso le produzioni forestali e quelle
zootecniche, comunque con modeste capacit produttive a causa delle severe limitazioni ambientali.
Nei medi e bassi versanti i suoli non coltivabili diminuiscono a favore di superfici caratterizzate
dalla possibilit di fornire discrete produzioni foraggere e buone produzioni forestali, ma comunque
ancora con forti limitazioni sul piano della lavorabilit e con limitate possibilit di scelta colturale.
Si tratta delle zone caratterizzate dalla dominanza delle superfici forestali sulla SAU e, nella SAU,
da prevalenza delle foraggere permanenti (prati e pascoli) sui seminativi. Le superfici forestali appa-
iono decisamente minori nella porzione orientale della dorsale marchigiana. Dove localmente i depo-
siti alluvionali degli stretti fondovalle consentono migliori condizioni, si registra un aumento delle
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colture a seminativo, anche se a dominanza di foraggere avvicendate, ed assumono una certa impor-
tanza le colture permanenti, in particolare lolivo.
Nella zona medio-collinare, che si protende dal crinale settentrionale sulla valle del Chienti in
Comune di Camerino, Castelraimondo e verso nord fino a Matelica, dove il substrato dapprima
marnoso-calcareo poi pelitico-arenaceo, gli usi agricoli testimoniano una maggiore coltivabilit, con
capacit produttive anche buone. Queste prerogative si ritrovano spesso, anche su substrato di diversa
natura, in porzioni del territorio dei Comuni di Esanatoglia, Pioraco e Gagliole.
Qui i seminativi vedono la prevalenza dei cereali autunno-vernini e si registra la presenza di
buone superfici occupate da colture legnose permanenti, come la vite nelle aree vocate e lolivo altrove.
Lintensit colturale raggiunge valori anche apprezzabili, sospinta da una meccanizzazione perlopi
agevole.
Va poi distinta la fascia dei rilievi collinari al margine orientale della dorsale marchigiana che,
da Gualdo e Sarnano a sud, si estende verso nord-ovest attraverso San Ginesio, Ripe San Ginesio,
Cessapalombo, Colmurano, Camporotondo, Belforte del Chienti, Serrapetrona, Tolentino fino a
San Severino Marche, dove i substrati pelitico-arenacei dei rilievi collinari e i cospicui lembi alluvio-
nali sui fondovalle, conferiscono ai sistemi colturali la connotazione tipica dellagricoltura marchi-
giana di medio-bassa collina, con estese superfici a seminativo ed assoluta prevalenza dei cereali sulle
colture foraggere o sulle legnose permanenti. I suoli si presentano infatti prevalentemente coltivabili
con moderate limitazioni, le scelte colturali e le produttivit sono solo parzialmente ridotte, pur
richiedendo una certa attenzione sul piano delle tecniche di conservazione e tutela.
In queste aree lincremento dellattivit colturale intensiva ed un inadeguato modello di conser-
vazione del suolo, concorrono a determinare frequenti fenomeni di dissesto gravitativo, mentre nella
strutturazione del paesaggio le formazioni naturali o seminaturali diminuiscono la loro presenza a
favore di una decisa antropizzazione di parte delle superfici utilizzabili.
In definitiva, i punti di forza relativi alle risorse del territorio in esame, con specifico riferimento
al comparto agricolo ed ambientale, risiedono principalmente nei seguenti aspetti:
un paesaggio rurale ben conservato ed espressione del modello marchigiano di integrazione
tra agricoltura ed altri settori produttivi;
un tessuto infrastrutturale ed insediativo atto a favorire la multifunzionalit del territorio, la plu-
riattivit degli operatori agricoli e in particolare forme di integrazione sinergica tra agricoltura e
turismo, principalmente del tipo enogastronomico, ambientale, culturale;
la presenza di vaste aree interessate da pascoli e boschi, in cui riavviare o potenziare attivit agro-
silvo-pastorali e/o integrative del reddito agricolo;
una buona porzione di territorio ambientalmente tutelato;
una elevata presenza di aziende medio-piccole suscettibili di sviluppo differenziato del reddito;
la diffusione di allevamenti di bovini, da carne, appartenenti alla razza Marchigiana e di ovini di
razze italiane, oltre alla sopravissana come razza tipica locale;
la promozione di prodotti agroalimentari gi tutelati da denominazioni di origine o protette
(DOC, DOP e IGP) e in via di tutela.
Di contro, i pi evidenti punti di debolezza sono rappresentati da:
il forte tasso di invecchiamento della popolazione rurale, scarso ricambio generazionale e abban-
dono delle aree montane da parte dei giovani;
le ridotte dimensioni delle imprese agricole e degli allevamenti;
la tendenza alla riduzione della zootecnia estensiva nelle aree interne montane;
laccentuazione dei fenomeni di destrutturazione e terziarizzazione delle ex-aziende contadine,
con affermazione di modalit gestionali e orientamenti produttivi basati sulla rendita, sul sostegno
PAC e/o su obiettivi economici di breve periodo;
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la persistenza di fenomeni di erosione su ampie aree, di riduzione della fertilit fisica e biologica
dei suoli;
una sostanziale marginalit o scarsa riconoscibilit e visibilit sui mercati delle produzioni tipi-
che tradizionalmente presenti nellarea;
linsufficiente diversificazione delle produzioni e scomparsa di ecotipi locali;
il profondo squilibrio economico e territoriale tra aree di fondovalle ed aree collinari e montane;
la carente qualificazione della forza lavoro;
la scarsa efficienza delle aziende agricole, con limitata diffusione di metodi di controllo, di gestione
e informatizzazione.
Le migliori opportunit, intese come elementi indipendenti dalle caratteristiche intrinseche del
settore e del territorio, ma collegati principalmente a fattori esterni (tendenze economiche e/o politi-
che regionali, nazionali, internazionali ecc.) possono essere individuate in:
una crescente attenzione da parte dei consumatori e dei mercati verso le produzioni di qualit e
tipiche (legame con il territorio di origine), con conseguente allargamento e miglior accesso,
anche per le realt locali, dei relativi canali di commercializzazione;
una sempre maggiore interesse per unofferta ricreativa integrata e sinergica tra agricoltura e
turismo, principalmente del tipo enogastronomico, ambientale e culturale;
la possibilit di uno sviluppo agro-industriale basato su filiere territoriali;
lattuazione, nel breve-medio periodo, di politiche regionali, nazionali e comunitarie e dei relativi
strumenti di programmazione finanziaria, volti allo sviluppo economico e sociale delle aree interne
rurali, attraverso strategie di difesa e valorizzazione delle risorse locali e a favore di ordinamenti
produttivi agricoli maggiormente estensivi.
Sicuramente strategiche, dunque, potranno risultare le iniziative tendenti a favorire la identifica-
zione delle produzioni con il proprio territorio dorigine e la creazione di filiere produttive riconosci-
bili e tracciabili. In questo quadro, quindi, le piante officinali possono rappresentare un elemento
innovativo, di prodotto e di processo, utile a qualificare lauspicato paniere di prodotti veramente
tipici dellalto-maceratese.
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IL PROGETTO
RECUPERO, SPERIMENTAZIONE E PROMOZIONE
DI PIANTE OFFICINALI E MEDICINALI
DEL GAL SIBILLA
MOTIVAZIONI E FINALIT
Il progetto Recupero, sperimentazione e promozione di piante officinali e medicinali, nasce nel
2003 nellambito delle iniziative attivate dal GAL Sibilla sotto il regime di sostegno finanziario del
programma Leader Plus 2000-2006.
Il GAL Sibilla, individuando le potenzialit di un intervento strategico nel settore, gi dalla reda-
zione del Piano di Sviluppo Locale aveva previsto lattivazione di una misura che individuava come
obiettivo generale quello di offrire agli agricoltori una ricerca finalizzata alla valutazione della possi-
bilit di inserire nei propri ordinamenti colturali la produzione delle specie officinali.
Il progetto stato articolato in pi fasi, ognuna delle quali ha previsto il raggiungimento di uno
o pi obiettivi, necessari per concorrere al conseguimento dellobiettivo strategico generale.
Questi erano:
individuazione di sei specie officinali che rappresentassero, allo stato attuale delle conoscenze, il
miglior punto di incontro tra compatibilit ecologica con gli ambienti in esame, praticabilit della
tecnica colturale, richiesta di mercato;
valutazione delle problematiche agronomiche connesse con la coltivazione di queste specie,
attraverso lallestimento di quattro campi sperimentali di durata biennale;
individuazione delle pi opportune forme di commercializzazione e dei canali commerciali, non-
ch delle esigenze di filiera (trasformazione, conservazione, etc.), a cui gli agricoltori debbono
porre attenzione per aspirare alla realizzazione di una produzione commerciabile;
sensibilizzazione del mondo agricolo sulle opportunit e le problematiche connesse con la colti-
vazione delle specie officinali.
Sulla base di tali obiettivi lorganizzazione esecutiva del progetto, curata dal Dipartimento di
Scienze Ambientali - Sezione di Botanica ed Ecologia (UNICAM), stata suddivisa nelle seguenti
cinque fasi, ognuna articolata nello svolgimento di specifiche attivit come viene di seguito descritto.
Fase 1 Studi e ricerche preliminari
1) caratterizzazione ecologico-ambientale del territorio del GAL Sibilla;
2) individuazione di un pool di specie ecologicamente compatibili e potenzialmente coltivabili in
tale territorio;
3) analisi preliminare di mercato tesa allindividuazione dei possibili sbocchi commerciali delle col-
tivazioni ed allindividuazione delle specie di maggior interesse commerciale nei settori erbori-
stici, alimentari, ecc.;
4) ricerche etno-botaniche volte alla conoscenza delluso tradizionale delle specie officinali sponta-
nee nel territorio dellalto maceratese;
5) individuazione, sulla base di quanto emerso ai punti 1, 2, 3, dei campi sperimentali (in numero
di quattro) e delle specie per le quali effettuare la sperimentazione di campo (in numero di sei);
6) definizione dei protocolli sperimentali di coltivazione.
Fase 2 Allestimento dei campi sperimentali (I ciclo colturale)
1) avvio della sperimentazione mediante semina o trapianto delle specie definite al punto 5 della
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fase 1, secondo le tecniche pi accreditate in bibliografia e rispettando il protocollo sperimentale;
2) monitoraggio dei cicli colturali e delle pratiche agronomiche attuate e/o consigliate.
Fase 3 Analisi ed elaborazione dei dati di campo
1) analisi quantitativa e qualitativa dei risultati ottenuti nel I ciclo colturale;
2) eventuale integrazione e/o modifica delle specie sperimentate e correzione delle ipotesi sperimentali.
Fase 4 Allestimento dei campi sperimentali (II ciclo colturale)
1) avvio della seconda fase della sperimentazione analogamente a quanto realizzato in fase 2, adot-
tando le eventuali modifiche resesi necessarie;
2) monitoraggio dei cicli colturali e delle pratiche agronomiche attuate e/o consigliate.
Fase 5 Analisi ed elaborazione dei dati di campo (II ciclo colturale)
1) analisi quantitativa e qualitativa dei risultati ottenuti nel I e nel II ciclo colturale;
2) analisi e valutazione dei processi di filiera;
3) divulgazione dei risultati del progetto.
Tutte le cinque fasi sono state accompagnate da una serie di attivit divulgative e di animazione;
di seguito sono elencati gli eventi di maggior rilievo.
Gennaio 2004, sede del GAL Sibilla di Camerino, incontro di presentazione del progetto, pre-
senti i rappresentanti di: Comunit Montane di Camerino, San Severino e San Ginesio, Parco
Nazionale dei Monti Sibillini, ASSAM, CERMIS, GAL Sibilla e UNICAM.
Febbraio 2004, Sala Consiliare della Provincia di Macerata, conferenza stampa di presentazione
del progetto, presenti i rappresentanti di: enti locali, associazioni di categoria, associazioni
ambientaliste, quotidiani, radio, TV, istituti scolastici.
Aprile 2004, Dipartimento di Scienze Ambientali - Sezione di Botanica ed Ecologia dellUni-
versit di Camerino, seminario Agricoltura e ambiente nelle aree montane, presenti: docenti e
studenti dell Istituto Tecnico Agrario di Macerata, studenti del corso di specializzazione Gestione
delle aree protette di UNICAM, titolari delle aziende oggetto della sperimentazione, rappresen-
tanti delle associazioni di categoria, rappresentanti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Maggio 2004, Abbazia di San Eutizio, Preci (PG), presentazione del progetto nellambito dellin-
contro promosso dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini sul tema Le politiche agricole dei
Parchi, presenti: rappresentanze di vari parchi nazionali e regionali italiani, Enti, Istituzioni,
associazioni agricole e ambientaliste.
Maggio 2004, Azienda Agricola Torzolini Filippo di Morro dOro (Teramo), visita didattica al
giardino botanico officinale, presenti: rappresentanti del gruppo di coordinamento, rappresen-
tanti delle associazioni di categoria, proprietari dei campi oggetto della sperimentazione, rappre-
sentanti delle Comunit Montane, docenti e studenti dellIstituto Tecnico Agrario di Macerata.
Dicembre 2004, ristorante La Foresteria di Abbadia di Fiastra, incontro seminariale con degu-
stazione di piatti arricchiti con gli aromi delle piante officinali sperimentate, presenti i rappresen-
tanti di: giunta regionale e provinciale, Universit di Camerino, Parco Nazionale dei Monti Sibil-
lini, associazioni di categoria, Comunit Montane, istituti scolastici, quotidiani, radio, TV locali.
Dicembre 2004, sala Convegni Abbadia di Fiastra, divulgazione del progetto nellambito del
convegno organizzato dal CERMIS su Recupero delle produzioni agro-alimentari nellarea di
azione del GAL Sibilla, presenti: Universit, istituti di ricerca, Enti e Istituzioni varie, associa-
zioni agricole e ambientaliste, docenti e studenti dellIstituto Tecnico Agrario di Macerata, agri-
coltori.
Marzo 2005, sala consiliare Comunit Montana dei Monti Azzurri di San Ginesio, seminario
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Esperienze e nuove proposte nel settore agricolo, presenti i rappresentanti di: enti locali, asso-
ciazioni di categoria, aziende agricole locali.
Maggio 2005, intervento presso la Scuola Regionale Alberghiera di Tolentino con presentazione
del progetto nellambito del convegno Sinergie per la valorizzazione e la salvaguardia del terri-
torio: agricoltura e turismo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, organizzato dal P.N.M.S.-
progetto Agricoltura Sostenibile. Presenti: operatori turistici e della ristorazione, Comunit
Montane di Camerino e San Severino, Universit di Camerino, associazioni di categoria.
Maggio 2005, Sala Convegni dellAbbadia di Fiastra, presentazione del progetto nellambito del-
liniziativa Herbaria con presenza di un folto pubblico eterogeneo.
Giugno 2005, Giardino Botanico di Oropa, Biella, presentazione del progetto e dei primi risulta-
ti sperimentali nellambito delle giornate di studio su Tradizione, scienza, culture della fitoterapia.
Settembre 2005, Parco Nazionale dello Stelvio, Rabbi, presentazione del progetto e dei primi
risultati sperimentali nellambito di un Convegno internazionale sul paesaggio di montagna ed
i suoi cambiamenti.
Novembre, 2005, Muccia, allestimento di uno stand informativo e divulgativo sulla sperimenta-
zione relativa allo zafferano, nellambito dellevento Le terre del Tartufo.
Dicembre 2005, Norcia, presentazione del progetto e dei risultati sperimentali nellambito del
convegno di chiusura del Progetto di Agricoltura Sostenibile del Parco Nazionale dei Monti
Sibillini.
Febbraio 2006, Dipartimento di Scienze Ambientali - Sezione di Botanica ed Ecologia dellUni-
versit di Camerino, incontro con le erboristerie della Provincia di Macerata, presenti: titolari
delle erboristerie, rappresentanti delle associazioni di categoria, proprietari dei campi oggetto
della sperimentazione.
IPOTESI SPERIMENTALI
Come evidenziato nelle premesse, il progetto Recupero, sperimentazione e promozione di piante
officinali e medicinali nellarea del GAL Sibilla si inserisce in maniera estremamente coerente nel
quadro delle esigenze segnalate dal territorio. Infatti, lobiettivo principale del progetto era quello di
arrivare, dopo il biennio di sperimentazione, alla raccolta di informazioni, esperienze ed idee da met-
tere a disposizione delle aziende agricole locali che intendessero valutare la possibilit di introdurre
nel proprio ordinamento colturale, anche la coltivazione delle specie officinali.
In relazione a queste premesse, la sperimentazione si principalmente orientata su due ambiti
di indagine: verificare leffettiva adattabilit delle specie alle condizioni stazionali delle sedi di
impianto scelte; valutare la praticabilit e la resa della coltura, soprattutto in relazione agli aspetti tec-
nico operativi della pratica colturale ed agli effetti sullorganizzazione aziendale in relazione alle pecu-
liarit e novit di questo tipo di filiera.
In particolare, lindagine a carattere agronomico ha concentrato linteresse su due specifici fattori,
entrambi fondamentali e concorrenti nel determinare la resa in condizioni di coltivazione: limpor-
tanza della competizione (intraspecifica ed interspecifica) e la disponibilit nutrizionale. Da questa
scelta sono derivate le due prove agronomiche basate rispettivamente sugli obiettivi di:
verificare leffetto della densit di impianto sul controllo delle infestanti e sulla resa delle colture;
verificare leffetto di una concimazione organica sulla risposta produttiva delle piante.
Lobiettivo della prima prova stato quello di valutare gli effetti di diverse distanze sulla fila e
tra le file, in relazione alle migliori performances produttive delle specie sia in termini quantitativi
che qualitativi, valutandone le conseguenze in relazione alla minore competizione intraspecifica, al
miglior contenimento naturale delle specie indesiderate (competizione interspecifica), alla ottimizza-
zione delle operazioni meccaniche di controllo delle infestanti.
La seconda prova, che riguardava la concimazione, aveva lobiettivo di valutare la risposta pro-
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duttiva di parcelle e sub-parcelle trattate con dosi diverse di concime organico, distribuito a seconda
delle esigenze nutrizionali delle singole specie riportate in letteratura e sulla base della fertilit poten-
ziale dei terreni, valutata sulla base di apposite indagini analitiche.
LE SPECIE SPERIMENTATE
Le specie vegetali sottoposte a sperimentazione sono state scelte sulla base di requisiti di compa-
tibilit ecologica con le unit ambientali preventivamente individuate nel territorio di riferimento,
facilit di coltivazione, richiesta da parte del mercato, opportunit di valorizzazione del prodotto.
Sulla base di tali considerazioni, a partire da una lista preliminare di oltre cinquanta specie si giunti
alla scelta delle sei di seguito descritte.
Anice verde (Pimpinella anisum L.)
Caratteristiche botaniche. Lanice verde una pianta annuale appartenente alla famiglia delle
Apiaceae, che pu raggiungere il metro di altezza, ma che in genere non supera i 60 cm. Il fusto, cavo,
rotondeggiante e spesso pubescente; le foglie basali con lunghi piccioli, sono reniformi e dentate,
le intermedie sono trifogliate e dentate, mentre le superiori sono bi-tri-pennatosette lineari o intere.
I piccoli fiori bianchi-giallognoli sono disposti in ombrelle. La fioritura estiva; il frutto formato
da due acheni ovoidali coperti
di peli setolosi.
Habitat. una specie origi-
naria dellEgitto e delle regioni
del Mediterraneo orientale.
Cresce in terreni asciutti, poveri
e marginali. In Italia si larga-
mente diffusa e cresce spontanea.
Storia. una delle pi anti-
che spezie coltivate, soprattutto
al fine di prevenire e curare indi-
gestioni, dagli egizi, dai greci,
dagli arabi e dai romani; Vir-
gilio ne riporta luso per aroma-
tizzare liquori e pietanze. I suoi
pregi erano tali da venir utiliz-
zata per pagare le tasse. Nel Me-
dioevo trov impiego come car-
minativo e nella composizione
di miscele afrodisiache.
Parti utilizzate. Si utilizzano i
frutti.
Propriet. I principi attivi
sono costituiti da resine ed olii
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Anice verde (Pimpinella anisum)
essenziali rappresentati principalmente dallanetolo.
Ha propriet carminative, galattogene, digestive ed
emmenagoghe. Il decotto dei suoi semi efficace in
caso di perdita dappetito e come calmante negli
spasmi delle vie digerenti, specie nelle coliche asso-
ciate a flautolenza ed in quelle dei bambini per i
quali consigliato da Chomel contro i lievi disturbi
nervosi (vertigini, incubi, palpitazioni ecc). Lanice
favorisce la secrezione lattea ed il latte delle nutrici
che lo utilizzano ed ha il potere di calmare le coli-
che dei lattanti. Le crisi asmatiche, un tempo, veni-
vano calmate fumando sigarette di semi di anice;
attualmente viene utilizzato come espettorante nella
preparazione di pastiglie della tosse. I semi di anice
sono tra gli ingredienti di vari vini medicinali
come il Vino di anice verde, coriandolo, cannella e
finocchio contro meteorismo e flautolenza, ed il
Vino con liquerizia, anice ed eucalipto contro la
tosse. Lolio essenziale viene frequentemente usato
in farmacia per correggere il sapore e/o lodore
poco gradevole di altri principi. In cosmesi previ-
sto lutilizzo dellolio essenziale come aromatizzante
di dentifrici, saponi, creme e lozioni.
In cucina. Lanice entra in un gran numero di
preparazioni culinarie tra le quali la pi nota sicu-
ramente il liquore Anisette, che nel maceratese sostituito dal famoso Mistr. Anche la pasticceria
fa un largo uso di semi di anice che vengono inseriti nella preparazione di molti dolci e biscotti; tra
i pi noti nella zona, le ciambelline di zucchero ed anice ed i tipicamente autunnali filoni di mosto.
Le foglie possono essere utilizzate insieme ad altre erbe spontanee per preparare insalate campagnole.
Nella zuppa di pesce francese Bouillabaisse i semi di anice sono uno degli ingredienti fondamentali.
In amore. Molto apprezzati nel secolo scorso erano gli anici, piccoli confetti costituiti da semi rive-
stiti di zucchero, con i quali le brave ragazze dimostravano di saper prendere un uomo per la gola.
Cardo mariano (Sylibum marianum (L.) Gaertn.)
Caratteristiche botaniche. una specie biennale che pu superare il metro di altezza, appartenente
alla famiglia delle Asteraceae. Le foglie, lunghe circa 30 cm, sono macchiate di bianco, hanno margine
dentato ed i lobi sono provvisti di robuste spine. I capolini, a base concava, possono raggiungere gli
8 cm di diametro e sono formati da fiori rossastri caratterizzati da squame con base ovale che si pro-
lunga in unappendice rigida e pungente. La radice un fittone di colore biancastro. Il frutto un
achenio liscio e provvisto di pappo. Fiorisce allinizio dellestate.
Habitat. una specie a carattere seminfestante, particolarmente diffusa nellarea Mediterranea
ed in principal luogo nel Sud e Centro Italia. Si pu facilmente osservare nei campi incolti, nei pascoli,
lungo i margini dei sentieri.
Storia. Deve il suo nome ad unantica leggenda secondo cui le macchie bianche delle sue foglie
sarebbero il ricordo del latte della Vergine caduto sulla pianta sotto le foglie della quale aveva nascosto
Ges, durante la fuga in Egitto. Fin dallantichit fu utilizzata per regolarizzare la funzionalit epatica
e nellalimentazione del bestiame.
Parti utilizzate. Si utilizzano le foglie, la radice e i semi.
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Anice (da Horthus romanus, 1774)
Propriet. Le propriet sono dovute ai principi
attivi silimarina, tiramina, acido linoleico ed oleico.
Il Cardo mariano un ottimo epatoprotettore che
entra nel ripristino funzionale delle membrane cel-
lulari degli epatociti; viene utilizzato nelle epatiti
acute ed infettive, nella cirrosi epatica, nelle intos-
sicazioni epatiche da alcool. antiastenico, antie-
morroidario e vasocostrittore, antipiretico, antios-
sidante e antiemorragico.
In cucina. I germogli centrali possono essere con-
diti in insalata a primavera, quando sono ancora
molto teneri, mentre i capolini fiorali possono
essere utilizzati alla pari di quelli del carciofo. Le
foglie ed i fusti possono essere usati in cucina, ma
solo dopo averli trattati con estrema cautela. Le
foglie giovani devono essere private delle spine e
bollite, mentre i fusti, una volta decorticati, devono
essere bolliti avendo cura di cambiare pi volte
lacqua per eliminare il sapore amaro, e poi cotti al
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in alto - Cardo mariano in fiore (Sylibum marianum)
a lato - Cardo mariano (da Matthioli, 1604)
vapore per renderli teneri. Ridotti in poltiglia si
possono anche impastare a mo di gnocchi.
In amore. Per scoprire se un amore segreto sia
corrisposto o meno, in occasione della festa di San
Giovanni si deve cogliere un capolino in piena fiori-
tura e, dopo averlo bruciacchiato, lo si deve esporre
tutta la notte della vigilia in un bicchiere dacqua, se
si ravviva lamore corrisposto.
Malva (Malva sylvestris L.)
Caratteristiche botaniche. una pianta erbacea
biennale o perenne della famiglia delle Malvaceae,
che pu raggiungere anche il metro di altezza. Ha
radice affusolata e carnosa che mostra diramazioni
secondarie. Il fusto cilindrico, eretto o prostrato,
pi o meno ramificato e lievemente pubescente.
Le foglie picciolate sono tondeggianti e divise in
5-7 lobi, presentano sulla pagina superiore peli
semplici o ramificati. I fiori di colore rosa-violaceo
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in alto - Malva in fiore (Malva sylvestris)
a lato - Malva (da Matthioli, 1604)
sono raccolti in fascetti ascellari, hanno la corolla formata da cinque petali, il calice di sei sepali e un
peduncolo lungo alcuni cm. Il frutto costituito da numerosi acheni a forma di spicchio.
Habitat. Cresce spontaneamente su terreni particolarmente ricchi in nitrati, in zone erbose e ben
esposte, quali i margini delle strade o i prati annessi alle abitazioni che vengono arricchiti dalla fio-
ritura che si protrae da marzo ad ottobre.
Storia. Dioscoride la consigliava sia per i disturbi dellapparato digerente che per le punture degli
insetti. I Romani sfruttavano le propriet evacuanti ed antinfiammatorie della malva dopo lauti pranzi
associati a generose bevute. NellVIII secolo si riteneva che la sua presenza in casa fosse sufficiente
per guarire tutti i mali; in realt il suo nome avrebbe derivazione dal latino malum va cio il male va via.
una delle quattro specie bechiche delle antiche farmacopee: malva, altea, parietaria e tasso barbasso.
Parti utilizzate. Della malva si utilizzano foglie, fiori e radici.
Propriet. I principi attivi sono rappresentati da mucillagini, tannini, antociani, malvina, vitamine
A, B, C, resine e pectine. Le foglie si raccolgono prima della fioritura, i fiori si raccolgono in boccio,
mentre le radici debbono essere estratte in inverno. I principi attivi presenti nelle foglie e nei fiori
attribuiscono alla malva propriet antinfiammatorie, leggermente lassative, emollienti e lenitive.
Trova applicazione come infuso nei casi di iperacidit gastrica, nelle coliti, nelle bronchiti e nelle cistiti.
Luso esterno come colluttorio previsto nei casi di ascessi dentari, stomatiti, nei gargarismi, nelle
infiammazioni agli occhi ed anche come lavanda vaginale, mentre le foglie ed i fiori cotti vengono
utilizzati nei casi di arrossamento e prurito cutaneo e per facilitare la maturazione di foruncoli e di orza-
ioli. Aggiungendo allacqua del bagno il decotto di fiori e foglie si ottiene un effetto emolliente ed
idratante. La radice, che ha propriet leggermente analgesiche, viene sfruttata in farmacia, ma strofinata
sulle gengive aiuta anche la pulizia dei denti, trova infatti impiego nella preparazione di dentifrici.
In cucina. Si possono utilizzare le foglie pi tenere ed i germogli per insalate, cotte con altre erbe,
o per preparare delle frittate, ma in quantit moderata visto il potere lassativo. Le foglie, private della
costolatura e bollite, possono essere impiegate nella preparazione di risotti, minestre e suppl. I boc-
cioli vengono marinati in aceto e serviti come condimento.
In amore. Si dice che un mazzetto di malva messo davanti alla casa, faciliti il ritorno di un amore
che ci ha lasciato. Nel De secretis mulierum di Alberto Magno si riporta un singolare utilizzo della malva
per stabilire la verginit di una fanciulla Fac eam mingere super quandam herbam quae vulgo dicitur malva
de mane, si sit sicca, tunc est corrupta
Citazioni. Nella traduzione delle Regole salutari Salernitane di Pietro Magenta si legge:
Malva detta al tempo prisco
fui, perch l ventre ammollisco.
Le mie radiche il potere
Han di scior le feci intere,
deccitar lutero scusso
e di trarne il mensil flusso
Anche il Matthioli esalta le propriet della malva scrivendo:
utile la malva alle interiora, E alla vescica. Le sue foglie crude masticate con un poco di sale, E fattone impia-
stro con mele guariscono le fistole lacrimali: ma nel saldare la cicatrice susano poscia senza sale. ... Sedendosi nella
sua decottione mollifica le durezze de i luoghi segreti delle donne: E facendone cristeri giova i rodimenti delle budella,
del sedere, E della madrice
Nel De cultu hortorum di Columella, tradotto da Renzo Gherardini, si legge:
... la Malva che a testa china segue il sole ... in cui si evidenzia il portamento eliotropico della pianta.
24
Melissa (Melissa officinalis L.)
Caratteristiche botaniche. una pianta perenne della famiglia delle Lamiaceae. Ha rizoma lignificato,
lungo 20-30 cm e ramificato, dal quale si sviluppano steli eretti quadrangolari pubescenti alti dai 30
agli 80 cm. Le foglie, peduncolate, opposte, ovali e dentate, sono di colore giallo-verdastro ed ema-
nano un forte odore di limone che le ha conferito anche il nome di Cedronella. I fiori, raccolti in
verticilli ascellari, hanno per lo pi colore biancastro, raramente rosa o giallo. Il frutto composto
da quattro acheni con superficie glabra e lucida, contenenti piccoli semi bruni.
Habitat. una specie originaria dellEuropa meridionale e centrale e di tutta larea mediterranea.
Cresce su terreni ricchi e con buona esposizione, freschi e lievemente ombrosi.
Storia. Il nome deriva dal termine greco melissophilon cio amica delle api dato che tali insetti
amano molto i suoi fiori gradevolmente dolci. Nel X secolo, gli arabi la introdussero come pianta
medicinale per curare gli stati dansia e depressivi.
Parti utilizzate. Si utilizzano le foglie fresche o essiccate, le sommit fiorali e lolio.
Propriet. I principi attivi sono rappresentati da resine, sostanze amare e dallolio essenziale con-
tenente geraniale e nerale, cariofillene, geraniolo, citronellolo. La melissa ha azione carminativa, anti-
spasmodica, stomachica, emmenagoga, diaforetica ed ansiolitica. Possiede inoltre un lieve effetto anti-
virale, antifungino e batteriostatico. Viene utilizzata contro le gastralgie, le coliche intestinali lievi e le
insonnie di origine nervosa. Per uso esterno ha propriet astringenti e cicatrizzanti, sfruttata contro
le punture dinsetto. Lessenza spesso impiegata nella preparazione dei profumi. Un tempo se ne
sfruttavano le propriet del
succo per rinforzare i capelli e
per tingerli fissando il colore con
laggiunta di qualche goccia
dammoniaca. Facendo macerare
dei rametti di melissa in vino o
grappa si ottengono Vino e
Grappa di melissa utili contro i
disturbi digestivi.
In cucina. Le foglie crude pos-
sono essere inserite nelle insalate
o nella preparazione di minestre.
Viene utilizzata anche come aro-
matizzante nella preparazione di
liquori digestivi quali lAcqua di
melissa delle suore carmelitane
e il Liquore di Francia dei mo-
naci benedettini. Lestratto di
melissa viene utilizzato anche
come aromatizzante per dolci e
prodotti da forno.
In amore. Alcuni rametti di
melissa negli armadi, oltre a
scacciare le tignole, profumano
la biancheria, particolarmente
le lenzuola conferendo cos al
talamo un soave profumo.
25
Melissa (Melissa officinalis)
26
Tarassaco (Taraxacum officinale Weber)
Caratteristiche botaniche. una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteraceae con radice a
fittone. Gli steli fiorali, semplici e senza foglie, sono alti fino a 40 cm e portano capolini di fiori gialli; la
fioritura si protrae da febbraio a ottobre. Le foglie basali a rosetta possono essere erette o prostrate
a terra; hanno forma lanceolata ed irregolarmente incisa con apice triangolare.
Habitat. Cresce praticamente ovunque, dalle coste ai 2000 metri di altitudine.
Storia. Il tarassaco o dente di leone venne descritto per la prima volta dai medici arabi Rhazes e
Avicenna e fu molto apprezzato anche dai Greci. Nella tradizione popolare le speranze di veder rea-
lizzati i propri desideri da bambini restano per molti legati alla capacit di ciascuno di riuscire a far
volare via con un sol soffio lintero pappo del fiore.
Parti utilizzate. Si utilizza soprattutto la radice, ma anche le foglie allo stato fresco.
Propriet. I principi attivi sono rappresentati da lactucopricrina, flavonoidi, xantofille, inulina, lat-
toni sesquiterpenici, vitamine del gruppo B. Ha azione diuretica e colagoga incrementando la secre-
zione biliare. Previene la formazione di calcoli biliari. Ha propriet digestive ed antiemorroidarie
essendo un blando lassativo. Il suo effetto ipocolesterolizzante lo rende efficace contro laumento del
colesterolo e dei trigliceridi oltre che nel trattamento della cellulite. Se ne riportano anche effetti in
caso di artrosi. La sua azione disintossicante si riflette anche sulla cute rendendo le pelli impure pi
fresche e luminose. In cosmesi se ne utilizza linfuso di fiori per schiarire le efelidi. Si ottengono Vini
alle foglie e alle radici di tarassaco, utilizzati rispettivamente contro latonia e linsufficienza epatica.
In cucina. Entra nella preparazione di tipiche insalate miste primaverili, alle quali conferisce un
sapore amarognolo, oltre che cotto insieme ad altre erbe selvatiche. I bottoni fiorali, trattati con sale
e aceto, si usano come i capperi.
In amore. Anche in amore si ritiene che se con un solo soffio tutti gli acheni volano via, il benea-
mato si accorger del nostro interessamento e ceder al corteggiamento.
27
a lato - Melissa (da Hortus romanus, 1774) in basso - Tarassaco (Taraxacum officinale)
Valeriana (Valeriana officinalis L.)
Caratteristiche botaniche. Pianta erbacea peren-
ne della famiglia delle Velerianaceae, con steli lun-
ghi e scanalati che vanno da 50 cm fino a 2 m di
altezza. I piccoli fiori rosa sono raggruppati in
corimbi terminali. Le foglie pennate e sessili
sono disposte su due ranghi, opposte le apicali e
a rosetta le basali. dotata di rizoma sotterraneo
ovoidale di colore giallo-bruno, da cui partono
numerose radici dallo sgradevole odore simile a
quello dellorina di gatto. Il frutto un achenio
ovoidale e striato.
Habitat. Predilige terreni abbastanza umidi e
soddisfatta questa necessit cresce sia nei boschi
che nelle radure o in pianura.
Storia. Pi che di storia va qui citata la leg-
genda secondo la quale il Pifferaio magico
dovesse i suoi poteri oltre che alla musica, anche
ai rametti di valeriana che teneva in tasca. In
passato veniva utilizzata come febbrifugo in sosti-
tuzione del chinino.
Parti utilizzate. Si utilizza il rizoma di piante di
almeno 2 o 3 anni.
Propriet. I principi attivi sono rappresentati da olio essenziale contenente acido valerianico, vele-
rianato di bornile, pinene, bornile, resine e tannini. Come infuso o tintura viene sfruttata per le sue
propriet antispasmodiche ed anticonvulsivanti, antinevralgiche, sedative, antiepilettiche, vermifu-
ghe e carminative. Il decotto delle radici viene utilizzato
per calmare dolori articolari e contusioni, oltre che piaghe
e foruncoli. Leccessivo uso pu originare dipendenza.
In cucina. Viene utilizzata per la preparazione di bevande
alcoliche (liquori, birra) ed analcoliche, dolci, gelatine,
caramelle e budini.
In amore. Sembrerebbe che qualche rametto appuntato
al petto di una donna induca gli uomini a seguirla docil-
mente. Ma anche gli uomini possono contare sullaiuto
della valeriana per vincere la resistenza di una donna ritrosa,
lanciando in direzione dellabitazione della donna una pol-
vere composta di foglie secche di maggiorana, valeriana,
salvia e verbena, raccolte prima dellalba del 24 giugno.
Citazioni. Nella raccolta I canti di Castelvecchio di
Giovanni Pascoli, si ritrova una poesia intitolata Nebbia in
cui leggiamo i seguenti versi:
Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba, .....
Chio veda soltanto la siepe dellorto,
la mura chha piene le crepe
di valeriana
28
Valeriana (Valeriana officinalis)
Valeriana (da Manoscritto 18, sec. XV)
SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA
Individuazione degli appezzamenti
Lindividuazione degli appezzamenti idonei ad ospitare le parcelle sperimentali, ha richiesto un
sopralluogo preliminare presso le aziende selezionate allo scopo di valutare in loco e in maniera sin-
tetica, le caratteristiche pedologiche, topografiche ed agronomiche dei vari siti proposti e disponibili.
In quella sede si tenuto conto, oltre alle evidenti necessit di carattere organizzativo aziendale,
anche di aspetti di tipo spaziale, logistico e metodologico, funzionali allesecuzione delle prove
(dimensione dei campi, precessione colturale, prossimit tra le diverse specie in funzione dei cicli
vegetativi, prossimit con il centro aziendale e possibilit di vigilanza, ecc.). Dal punto di vista agro-
nomico i vari appezzamenti sono stati selezionati, in sede di sopralluogo, valutando principalmente
laspetto pedologico e scegliendo quelli caratterizzati da suoli aventi le migliori propriet fisiche, in
relazione alle esigenze delle specie da testare.
Sulla base di tali considerazioni i siti prescelti sono stati i seguenti: Azienda agricola Angeli
Mirko, localit Capriglia, Pievetorina (MC); Azienda agricola Bonfada Stefano, localit Podalla,
Fiastra (MC); Azienda agricola Bioagriturismo Rambona, di Cuccagna Luigi e Renzo s.s., locali-
t Rambona, Pollenza (MC); Azienda agricola Di Luca Federica, localit Vallato, San Ginesio (MC).
In generale, i suoli dei
siti sperimentali sono con-
traddistinti dalle seguenti
caratteristiche. Tessitura: fra
argillosi e tendenzialmente
argillosi, pur con diversa
presenza di scheletro. Ph:
leggermente alcalino. Calcare
attivo: fra elevato e molto
elevato. Sostanza organica: fra
media ed elevata. Fosforo assi-
milabile: medio (Capriglia),
molto basso (Vallato), basso
(Podalla), molto elevato
(Rambona).
In pratica, il parame-
tro di maggiore variabilit
quello del fosforo assimi-
labile, mentre tutti gli altri
si mantengono in un range
di valori abbastanza ristretto. A tal proposito deve essere ricordato che i terreni argillosi, grazie alla
loro elevata capacit di ritenzione idrica, si riscaldano con difficolt in primavera e di conseguenza
rendono pi difficile lassorbimento del fosforo da parte delle piante, anche se in realt la disponibi-
lit di fosforo assimilabile nel terreno, dipende dalla quantit di calcare attivo presente, a causa del
ben noto fenomeno della insolubilizzazione provocato da questo sale.
Altro carattere con una notevole variabilit la presenza di scheletro, un aspetto strettamente
associato alla natura dei processi pedogenetici e tipico di una caratterizzazione del pedopaesaggio lar-
gamente rappresentato nella fascia del territorio maceratese dei substrati Marnoso-Calcarei tra i 450
e i 900 metri di altitudine. La presenza di scheletro fortemente collegata al grado di marginalit dei
terreni; infatti, allaumentare dello scheletro diminuisce la terra fine e quindi la capacit produttiva
del terreno, mentre possono aumentare le perdite di azoto e potassio, linsolubilizzazione del fosforo
29
Capriglia Podalla
Rambona Vallato
e lossidazione della sostanza organica, per cui il tenore in humus risulta probabilmente inferiore a
quello normalmente riscontrabile in suoli aventi analoga composizione granulometrica della terra
fine. I terreni ricchi di scheletro sono in genere anche poco profondi e spesso fanno parte di quella
rete poderale di media e alta montagna, decisamente extra-marginali per le produzioni ordinarie,
attualmente occupati da prati permanenti fuori rotazione e in via di abbandono. La presenza di sche-
letro da considerare abbondante nel sito di Vallato, sensibile in quello di Podalla, irrilevante
negli altri casi.
Nella tabella 1 sono riportati sinteticamente gli elementi descrittivi dei siti sperimentali.
Densit di investimento
La metodologia per limpianto e la realizzazione della sperimentazione si basata sul protocollo
sperimentale redatto dal CERMIS (Centro Ricerche e Sperimentazione per il Miglioramento
Vegetale N. Strampelli). Il documento stato elaborato sulla base delle due ipotesi di confronto
agronomico individuate: densit di impianto e concimazione.
Tra il primo ed il secondo
anno si resa necessaria una
revisione del protocollo speri-
mentale, sulla base delle espe-
rienze maturate nellanno prece-
dente, modificando lo schema
parcellare ed alcuni aspetti relativi
ai rilievi sui prodotti raccolti.
Per tutte le specie in prova
lo schema sperimentale stato
realizzato a parcelle suddivise.
Lunit parcellare, composta di
4 file, aveva una dimensione
allimpianto di 20 metri lineari di
lunghezza e con una larghezza di
m 2,0 e m 2,8, a seconda che lin-
terfila fosse di 50 cm o di 70 cm.
30

Tab. 1 - Elementi descrittivi dei siti sperimentali
Schema di campo delle parcelle e subparcelle sperimentali
La superficie totale di ogni
parcella era quindi di 40
m
2
per la tesi a maggior fit-
tezza e di 56 m
2
per la tesi
a minor fittezza.
Se a questa superficie
si aggiunge il metro di
distanza tra un sesto dim-
pianto e laltro, complessi-
vamente ad ogni specie era
destinata unarea di 116 m
2
.
I sesti dimpianto uti-
lizzati e lo schema parcellare
sono riportati rispettiva-
mente in tabella 2 ed in
figura 1.
Prova di concimazione
La prova di fertilizzazione stata impostata tenendo conto delle diverse esigenze nutrizionali delle
specie in esame, assunte sulla base delle informazioni reperite nelle varie bibliografie disponibili.
Nel calcolo delle unit fertilizzanti da somministrare si inoltre tenuto conto del livello di ferti-
lit dei terreni ricavato dalle analisi fisico-chimiche. A tal fine, ogni parcella colturale stata concimata
per met, mentre laltra met stata destinata a testimone, quindi senza alcun apporto nutrizionale.
Le unit fertilizzanti sono state distribuite utilizzando un solo tipo di concime organo-minerale auto-
rizzato in agricoltura biologica, contenente tutti e tre i macroelementi (N-P-K) come da tabelle suc-
cessive, e di cui si allega la scheda tecnica. Le concimazioni sono state effettuate sullinterfila per le
specie gi presenti, interrando leggermente il fertilizzante, ma facendo attenzione di evitare il diretto
contato con lapparato radicale. Per le specie di nuovo trapianto o semina, il fertilizzante stato distri-
buito a pieno campo sulla parte di parcella interessata alla prova ed interrato leggermente. Il con-
cime utilizzato stato: Progress Micro (ILSA). Titolo NPK: 6 5 13.
Di seguito, nelle tabelle 3a, 3b, 3c, 3d, si riportano gli schemi delle parcelle nei diversi siti di
impianto del 2005 dove si evidenziano le precessioni (in blu), la specie in coltivazione (in verde), la
parte di parcella non concimata (testimone) e la porzione di parcella concimata con indicazione della
dose di fertilizzante effettivamente distribuita. La porzione di parcella dove stato distribuito il fer-
tilizzante era di 58 m
2,
nel caso della mezza parcella, 116 m
2
con la parcella intera.
31
Tab. 2 - Sesti dimpianto utilizzati
Fig. 1 - Schema parcellare dei campi sperimentali
32
Tab. 3a
Tab. 3b
Tab. 3c
Modifiche e adattamenti sperimentali
Per lanno 2005, sulla base dellandamento delle prove svolte nellanno 2004, si ritenuto oppor-
tuno sostituire una delle aziende originarie, a causa delle incompatibilit di tipo logistico ed operativo.
Si pertanto reso necessario inserire nella sperimentazione una nuova azienda, nella scelta della
quale si ritenuto interessante valutare le colture officinali allinterno di un ordinamento colturale
specializzato, come le colture orticole, privilegiando aziende con una conduzione a carattere familiare.
Tra le aziende contattate stata selezionata lAzienda agricola Bioagriturismo Rambona di
Cuccagna Luigi e Renzo s.s., in localit Rambona, nel Comune di Pollenza.
Rispetto al primo anno, inoltre, stato necessario modificare in parte gli schemi parcellari ini-
ziali per esigenze sperimentali conseguenti sia alle regole di successioni per le colture annuali, sia alla
necessit di ricostituire alcune parcelle eccessivamente diradate.
Sul piano sperimentale, quindi, va precisato che i dati delle specie officinali da foglia, malva e
melissa, e da semi (acheni), cardo mariano e anice verde, sono riferiti a cicli colturali annuali, men-
tre nel caso del tarassaco e valeriana la sperimentazione, con le modifiche apportate allo schema col-
turale, ha preso in considerazione sia il ciclo biennale che quello annuale. Una tale scelta si motiva
con il fatto che un biennio di coltivazione per una coltura agricola erbacea potrebbe risultare poco
sostenibile in termini economici per unazienda coltivatrice, mentre un anticipo della raccolta al
primo anno potrebbe non essere giustificato dal livello di reddito realizzabile.
Tipologia del materiale di propagazione utilizzato
Nel primo anno di sperimentazione, il protrarsi della stagione piovosa primaverile ed il ritardo
delle procedure amministrative, rispetto alle esigenze operative della sperimentazione, hanno impe-
dito la tempestiva ed ottimale preparazione dei terreni selezionati. Si pertanto preferito utilizzare
materiale di propagazione costituito da piantine in alveolo provenienti da semenzai seminati a fine
inverno, nonostante la ben nota possibilit della semina diretta per alcune delle specie individuate
(tarassaco, cardo mariano, anice verde e malva), addirittura preferibile per lanice.
Le piantine sono state fornite dal vivaio in plateaux alveolari di polistirolo da 160 fori nella
prima decade di maggio e subito destinate alle diverse aziende sedi dei campi sperimentali.
33
Tab. 3a, 3b, 3c, 3d - Schema sperimentale delle prove di concimazione
Tab. 3d
Per i siti al secondo anno di sperimentazione, la richiesta di fornitura di nuove piantine ha riguar-
dato tutte le specie annuali (malva e cardo mariano), mentre per quelle biennali limitatamente alle
esigenze di ricostituzione delle parcelle diradate (tarassaco e valeriana).
Solamente per lanice verde, visto il comportamento negativo delle piantine in tutti i siti nel
corso dellannata 2004 (come verr illustrato in seguito), si ritenuto di ricorrere, nel 2005, alla
semina diretta manuale e meccanica.
Nella nuova sede di impianto, sita in localit Rambona, stato ripreso lo schema parcellare del
primo anno, mettendo a dimora le piantine delle specie annuali e biennali, tranne lanice verde dove
stato, per lappunto, effettuata la semina con seminatrice universale.
In questo caso i dati rilevati, pur riferendosi ad un solo anno di coltivazione, sono risultati utili
per mettere a confronto non solo un ambiente pedoclimatico compatibile con unagricoltura di tipo
intensivo e un ordinamento colturale orticolo specializzato, ma anche per valutare il comportamento
vegetativo e produttivo delle stesse specie annuali e di quelle biennali in coltivazione annuale.
34
Plateaux contenenti le piantine delle specie sperimentate nella fase di pre-impianto
RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE
Sulla base del protocollo sperimentale redatto dal CERMIS, gi utilizzato per i rilievi di campo,
il materiale raccolto relativo alle diverse specie di officinali oggetto di sperimentazione stato trattato
in laboratorio per i rilievi sul prodotto e per le analisi qualitative sul contenuto in principi attivi delle
essenze.
Il prelievo dei prodotti in campo avvenuto tagliando le piante sulle due file centrali lungo tratti
di 5 metri sulla fila, intervallati da 1 metro non tagliato. In questo modo, da ogni parcella sono stati
raccolti 3 campioni corrispondenti alle sub-parcelle a, b, c.
ELABORAZIONE DEI RISULTATI DI CAMPO: ANALISI QUANTITATIVE
Per le specie malva (Malva sylvestris) e melissa (Melissa officinalis), una volta rilevato il peso fresco
del prodotto raccolto di ogni sub-parcella, sono stati prelevati due campioni, di cui uno da 100 gr.
essiccato in stufa a 95 C per 48 ore per il calcolo dellumidit, laltro di 200 gr. utilizzato per lana-
lisi degli olii. La restante frazione stata essiccata in serra, distesa in strati sottili su appositi fogli di
carta assorbente (carta bibula), a 35-40 C. Infine, sia la frazione seccata in stufa che quella essiccata in
serra sono state ripesate per valutare la perdita di acqua del campione.
Con la malva (Malva sylvestris), visto lutilizzo principale come infuso da tisana, si proceduto
inizialmente ad una valutazione sulle caratteristiche delle foglie sul fresco, attraverso un indice cro-
matico variabile dal verde al giallo e ad una stima percentuale sullintegrit del lembo fogliare, esclu-
dendo quelle con evidenti sintomi di attacchi parassitari. Sotto laspetto quantitativo, invece, un para-
metro utile alla individuazione del periodo migliore per il taglio in campo sicuramente il rapporto
foglie/steli, da cui dipende il maggiore o minore peso delle foglie rispetto alla massa raccolta. Per la
35
Malva in fase di fioritura
malva tale rapporto stato
quantificato sul campione
di prodotto fresco, poich
in serra sono state essiccate
soltanto le foglie di ogni
subparcella.
Anche per la melissa
(Melissa officinalis) il rapporto
foglie/steli di fondamentale
importanza nella scelta del-
lepoca di taglio, soprattutto
nel caso della estrazione
degli olii essenziali, dove si
deve arrivare alla distilla-
zione con il minor materiale
lignificato possibile. In que-
sto caso il calcolo stato
effettuato sul campione es-
siccato in serra. Tale rap-
porto pu dipendere dallo
stadio di maturazione della
pianta, ma anche dallaltezza
a cui viene effettuato il ta-
glio. Per malva e melissa il
dato produttivo principale
rappresentato dal peso delle
foglie essiccate. Per quanto
riguarda il cardo mariano
(Sylibum marianum), in labo-
ratorio sono stati pesati i
capolini prodotti in ogni
subparcella e formati tre
campioni da 100 gr., ognuno
con un numero determinato di capolini. Sui semi estratti da questi capolini si passati alla determina-
zione sia del peso totale che del peso fresco medio di un seme. Dopo aver seccato in stufa, a 40 C
per 24 ore, una quantit pari a 100 gr. di semi (quantit necessaria per effettuare lanalisi chimica)
stato calcolato anche il peso secco medio di un seme buono e di uno cattivo. Il cardo mariano una
specie tipicamente propagata per seme e come tale importante conoscere il peso individuale della
semente, parametro che strettamente correlato con la grossezza del seme stesso, ed comunemente
espresso come peso in grammi di 1000 semi. Questo peso, insieme alla purezza ed alla germinabilit,
consente di determinare il numero di semi vitali per chilogrammo, necessario per il calcolo della den-
sit teorica di semina. Alla grandezza del seme pu essere associata la quantit di principi attivi,
anche se in bibliografia viene spesso riportata una correlazione inversa tra peso medio dei semi e
contenuto in silimarina. Sui semi (acheni) di cardo mariano, inoltre, sono state valutate anche le
caratteristiche in termini di colore (un colore uniforme scuro indica la pi idonea epoca di raccolta)
e lintegrit, in relazione al contenuto di principi attivi e ad eventuali danni di natura biotica e abiotica.
Per il tarassaco (Taraxacum officinale) e per la valeriana (Valeriana officinalis), infine, il procedimento
di laboratorio stato il seguente: dopo aver pesato le radici raccolte per ogni subparcella sono state
36
Melissa in prossimit della raccolta
effettuate, su alcuni cam-
pioni random, diverse misu-
razioni quali lunghezza,
calibro sotto colletto e peso
di ogni radice del campione
considerato; tali parametri
sono indicativi dello stadio
di accrescimento dellappa-
rato radicale. Successiva-
mente si passati alla essic-
cazione in stufa a 95 C, per
48 ore, dei relativi campio-
ni da 100 gr. di ogni sub-
parcella. Per questa opera-
zione le radici di tarassaco
sono state triturate, mentre
per quelle di valeriana
stato sufficiente tagliarle
con una pezzatura di 3-10
cm; dopo lessiccazione i
campioni sono stati ripesati
per valutare la perdita di
acqua. Infine, dal peso
medio di una radice cam-
pione si passati alla deter-
minazione della produttivit
di ogni parcella.
Nel caso della valeria-
na stato necessario tener
conto, nella formulazione
dei risultati finali, anche
dellinfluenza delle fallanze
e della perdita di prodotto
verificatasi durante le operazioni di pulitura dal pane di terra, a causa del carattere fortemente fasci-
colato della radice (in realt trattasi di un rizoma con radici avventizie). Tali parametri, espressi come
valori percentuali, hanno permesso di determinare la reale produttivit delle parcelle.
In particolare, il dato sulle fallanze consente di rapportare la produzione alleffettivo numero di
piante esistenti al momento della raccolta, quello sulla perdita di prodotto utile per correggere il
risultato produttivo.
Al termine delle varie operazioni di laboratorio, i dati ottenuti sono stati oggetto di una ulteriore
elaborazione, allo scopo di quantificare la produttivit sul secco di ogni singola specie.
Come termine di riferimento della produttivit si scelto di utilizzare una SAU minima di 100
m
2
, per cui tutti i valori relativi a questa superficie sono stati calcolati partendo dal risultato parcel-
lare ottenuto realmente in campo.
Di seguito sono riportate, a titolo esemplificativo, alcune delle schede utilizzate per costruire la
banca dati relativa alla sperimentazione (Tab. 4, 5 e 6), nonch la tabella sintetica dei risultati pro-
duttivi riferite ad ognuna delle specie sperimentate (Tab. 7).
37
Cardo mariano in fase di fioritura
38
in alto - Melissa in fase di pre-fioritura in basso - Valeriana in fase di accrescimento
39
Tarassaco in fase di post-fioritura
Tab. 4 - Scheda della banca dati relativa alla melissa (Campo di Capriglia)
40
Tab. 6 - Scheda della banca dati relativa al tarassaco (Campo di Rambona)
Tab. 5 - Scheda della banca dati relativa al cardo mariano (Campo di Podalla)
41
Tab. 7
Schede sintetiche
dei risultati
produttivi
ELABORAZIONE DEI RISULTATI DI CAMPO: ANALISI QUALITATIVE
La melissa stata raccolta nei campi precedentemente individuati, i campioni sono stati suddi-
visi in base alla fila di raccolta (70 e 50), per ogni fila in tre blocchi e secondo i diversi periodi pri-
mavera ed estate. I campioni sono stati immediatamente congelati. Le foglie di melissa ancora con-
gelate sono state sezionate grossolanamente. Ogni campione esattamente pesato (25 g), stato intro-
dotto nell apparato di estrazione in corrente di vapore.
Lestrazione in corrente di vapore stata spinta fino ad ottenere 150 ml di emulsione olio/acqua.
Non stato possibile il recupero diretto dellolio essenziale, in quanto la quantit ottenuta risultata di
pochi mg. Il recupero quindi, stato effettuato tramite estrazione con solvente. Il solvente utilizzato
stato il cicloesano in quanto altri solventi causavano la formazione di emulzioni difficilmente sepa-
rabili. Lestrazione con il cicloesano stata ripetuta per tre volte e le aliquote riunite sono state essic-
cate con Na
2
SO
4
anidro filtrate e il solvente stato allontanato con il rotavapor. Gli oli essenziali
ottenuti sono stati esattamente pesati (Tab. 8), sciolti in 2 ml di etere etilico ed iniettati nel gas-cro-
matografo e gas-massa per la determinazione quali-quantitativa dei principi attivi contenuti nella
melissa. Sono stati individuati circa 20 principi attivi tra cui citrale -, citronellolo e geraniolo carat-
terizzanti gli oli essenziali della melissa.
I grammi espressi in percentuale degli oli essenziali presenti nei diversi campioni di Melissa supe-
rano lo 0,05% limite minimo riportato dalla Farmacopea Ufficiale Francese X edizione (Tab. 8).
La raccolta delle piante di melissa in primavera non differisce significativamente nella quantit
degli oli essenziali rispetto alla raccolta in estate. Lunica eccezione la possiamo notare per il campo
di Rambona (Pollenza) in cui la raccolta primaverile in entrambe le file 50 e 70 pi ricca in oli
essenziali di circa il 50% rispetto a quella estiva.
Analizzando la tabella 9 possiamo notare che la percentuale p/p dei diversi principi attivi cam-
bia a seconda del periodo di raccolta della melissa. In particolare il citrale -, il citronellolo, il gera-
niolo e il citronellale aumentano nel secondo periodo di raccolta (estate) principalmente per quanto
riguarda il campo di Rambona (Podalla), mentre i principi attivi, in tutte le aree di raccolta, come il
cariofillene, il germacrene e il -cadinolo sono quantitativamente maggiori nel primo periodo (pri-
mavera) rispetto al secondo (estate).
42
Tab. 8 - Percentuale peso/peso degli oli essenziali presenti nella melissa proveniente da diverse aree di coltivazione,
nei due periodi di raccolta e da diverse file.

Tab. 9 - Percentuale peso/peso dei principi attivi presenti negli oli essenziali nella melissa proveniente da diverse aree
di coltivazione, nei due periodi di raccolta.
RISULTATI OTTENUTI E PROBLEMATICHE INCONTRATE
Una valutazione sui risultati ottenuti in questo biennio di sperimentazione non pu prescindere
da una serie di considerazioni di carattere agronomico sul materiale di propagazione, sulla tecnica
colturale adottata nella conduzione dei campi e relative problematiche, sulle principali difficolt ope-
rative incontrate nel corso di alcune fasi di sviluppo delle colture, sulle influenze dei diversi tipi pedo-
climatici testati.
Effetti dellambiente pedoclimatico
Sul piano produttivo, le specie officinali prescelte per la sperimentazione hanno risposto nel bien-
nio di coltivazione in modo differenziato, mettendo in evidenza, non solo linfluenza del pedoclima
dei singoli siti sperimentali (tabella 10) in termini di fertilit del terreno e capacit di adattamento
43
Tab. 10 - Ambienti di coltivazione, aspetti pedoclimatici e sintesi dei risultati ottenuti.
delle piante, ma anche limportanza dellapplicazione di una corretta pratica agricola nella coltivazione
di queste particolari essenze, evidenziata, tra laltro, dalla criticit di alcuni aspetti agronomici riscon-
trati nelle diverse fasi di sviluppo delle piante.
In generale si pu dire che tutte le specie, tranne lanice verde, hanno dimostrato una buona
capacit di adattamento alle diverse condizioni pedoclimatiche, ma, nello specifico delle situazioni
testate, il comportamento vegetativo e la risposta produttiva, a parit di tecnica colturale adottata, si
sono manifestate in modo differenziato, coerentemente con le caratteristiche di marginalit pi o
meno spinta dei siti sperimentali.
Da questa valutazione va differenziato il dato relativo al campo di Rambona, dove le caratteri-
stiche pedogentiche del substrato, le condizioni climatiche e quelle orografiche dellarea, permettono
di confrontare la produttivit delle piante officinali in un contesto prossimo ad una agricoltura di
tipo intensivo.
Confrontando le esigenze pedoclimatiche delle singole specie (Tab. 10) con le caratteristiche
pedoclimatiche dei terreni utilizzati nelle prove sperimentali, unitamente ai risultati di campo pos-
sibile effettuare alcune considerazioni generali.
Sulla malva, pur dimostrando una ampia capacit di adattamento ai diversi ambienti e una
discreta resistenza alle intemperie, stata osservata una certa sofferenza delle piante in condizioni di
forte aridit. Allo stesso modo, leccesso periodico di umidit dei terreni argillosi pu costituire un
problema importante, a causa dellinstaurarsi di un microclima favorevole allo sviluppo della ruggine
(Puccinia malvacaerum) sulle foglie. Tale malattia si manifesta con climi caldo-umidi, soprattutto verso
44
Attacco di ruggine su foglia di malva
la fine della stagione vegetativa. La raccolta anticipata alla comparsa dei primi sintomi (pustole sulla
lamina inferiore e sui piccioli) lintervento pi utile.
Anche per la melissa, climi caldo-umidi e umidit eccessiva del terreno possono predisporre le
piante ad attacchi fungini. Nel nostro caso sono stati rilevati danni dovuti a septoriosi (Septoria melis-
sae) o vaiolatura della melissa, con le tipiche macchie fogliari che in seguito ingialliscono e poi dis-
seccano, in particolare nella parte basale delle piante, probabilmente laddove c un maggiore rista-
gno di umidit. Da notare, comunque, che la melissa alquanto esigente in fatto di disponibilit idrica,
pertanto i terreni argillosi devono essere sufficientemente drenanti e per la sua coltivazione neces-
sario poter intervenire almeno con irrigazioni di soccorso nella fase di post-trapianto o semina e
dopo ogni sfalcio per favorire il ricaccio. La sua sensibilit a freddi intensi si riscontrata con danni
sulle foglie alluscita dellinverno, ma questo fatto non ha impedito alle piante di svolgere un regolare
ciclo vegetativo nel corso della stagione successiva, neanche in corrispondenza dei 900 m s.l.m. circa
del campo sperimentale pi elevato (Podalla di Fiastra).
Sul cardo mariano non sono stati osservati particolari fenomeni di stress vegetativo che si pos-
sano far risalire allambiente di coltivazione, tranne qualche caso di marciume da mettere sempre in
relazione con la natura argillosa dei terreni.
Al pari del cardo mariano, anche il tarassaco ha dimostrato una buona capacit di adattamento ai
diversi ambienti di coltivazione. Anche su questa pianta sono stati rilevati sporadici fenomeni di mar-
ciume radicale, probabilmente a causa dei terreni argillosi. Molto diffuso, invece, su quasi tutti i
campi, lattacco di oidio sulle foglie, favorito da primavere fredde e piovose. Come specie da radice,
la tessitura del terreno diventa particolarmente importante nella fase di raccolta, per i motivi prece-
45
Foglie di melissa danneggiate da septoriosi
dentemente descritti. I terreni argillosi, comunque, aumentano la concentrazione di mucillaggini
nella radice.
La valeriana, invece, ha dimostrato di tollerare male periodi prolungati di siccit, soprattutto
nel primo anno dopo il trapianto.
Molto buona stata la sua resistenza al freddo in tutti gli ambienti testati. Per quanto concerne la
fertilizzazione, la valeriana soprattutto esigente in potassio e in questo senso i terreni argillosi pos-
sono dare un notevole contributo, pur restando problematiche le fasi di escavazione delle radici
(come descritto pi avanti).
In definitiva, le condizioni pedoclimatiche e ambientali sono risultate piuttosto importanti (come
prevedibile) nel determinare il risultato colturale.
Aspetti agronomici
Le criticit emerse sono legate essenzialmente a cinque aspetti:
il reperimento sul mercato vivaistico del materiale di propagazione con le caratteristiche geneti-
che richieste;
la scarsa meccanizzazione e quindi il notevole impiego di manodopera nellespletamento delle
varie operazioni colturali;
i limiti operativi conseguenti alladozione del metodo di coltivazione dellagricoltura biologica,
soprattutto per quanto riguarda la concimazione, il controllo delle infestanti e la difesa dagli
attacchi parassitari;
le difficolt operative incontrate in relazione alle caratteristiche pedoclimatiche dei siti sperimentati;
46
Attacco di oidio su foglie di tarassaco
la mancanza di un know-how diffuso e condiviso tra i diversi operatori del settore sulla migliore
tecnica colturale da utilizzare nella coltivazione delle piante officinali.
A proposito del materiale di propagazione, per le piante officinali notoria la scarsa disponibi-
lit sul mercato di variet selezionate e certificate. Nel nostro caso il problema si evidenziato, in
particolare, sulla malva, in quanto a fronte di una esplicita richiesta di Malva sylvestris, in pratica nei
due anni di sperimentazione si dovuto lavorare quasi esclusivamente con Malva verticillata, il cui
comportamento vegetativo e produttivo molto diverso dalla prima. Infatti, mentre la M. sylvestris
diffusamente presente nei nostri ambienti anche allo stato spontaneo, la verticillata una specie eso-
tica introdotta nel Vallese (Svizzera) per la coltivazione. Molto diffusa al nord, una specie spiccata-
mente biennale che va a fiore e muore rapidamente se sottoposta a basse temperature nella prima
fase di crescita.
Il secondo aspetto si riferisce, soprattutto, alle fasi di trapianto delle piantine e raccolta dei vari
prodotti (fiori, foglie, capolini e radici). Queste operazioni nel corso del biennio di sperimentazione
sono state effettuate a mano a causa della mancanza di attrezzatura e mezzi specifici, sia per lindi-
sponibilit da parte delle aziende, sia per le difficolt di adattare quelli esistenti ed utilizzati per altre
colture da reddito, anche in ragione dellesiguit delle superfici coltivate.
Anche per quanto riguarda il controllo delle malerbe, solo raramente le aziende hanno fatto
ricorso allausilio di un mezzo meccanico lungo linterfila per agevolare il lavoro manuale sulla fila.
In questo modo, lattivit competitiva delle infestanti nei confronti delle specie officinali si dimo-
strata in alcune situazioni molto forte, in particolare per le specie da foglia, non solo ostacolando
47
Fase di ripulitura dalle infestanti
loperazione di taglio della coltura e la pulizia del prodotto raccolto, ma anche interferendo compe-
titivamente sulla crescita e conseguentemente sulla qualit dellessenza.
Allo stesso modo, la difesa dagli attacchi parassitari nel campo delle officinali abbastanza dif-
ficoltosa, non solo per la quasi totale assenza di prodotti specifici, ma anche per la carenza di infor-
mazioni e sperimentazione nel settore. A questa situazione si fa fronte ricorrendo ai prodotti classici
ammessi dallallegato II del Reg. 2092/91 e s.m., in particolare rame e zolfo, ma soprattutto confi-
dando sulla notoria rusticit delle piante officinali e sulla capacit di resistenza agli agenti biotici e
abiotici. Nel nostro caso, attacchi di oidio su tarassaco, afidi su cardo mariano, ruggine su malva e
septoria su melissa, sono stati contrastati solo parzialmente, con conseguente perdita di prodotto. In
concomitanza con le forti e persistenti nevicate del 2005, inoltre, sul tarassaco si sono dovuti regi-
strare anche i danni di piccoli animali terricoli, in particolare di microti (arvicole), evidenziati dai fori
sul terreno e dalle tipiche gallerie, notoriamente pericolosi per le radici delle piante di questa specie.
Come intervento immediato e diretto si provveduto ad interrompere le gallerie create dai roditori
utilizzando un motocoltivatore o zappando manualmente.
Dal punto di vista agronomico emersa tutta limportanza della scelta del sito in relazione alle
possibili difficolt operative legate non solo alle caratteristiche pedologiche, ma anche al verificarsi
di eventi meteorologici spesso imprevisti o imprevedibili. Il problema particolarmente cogente
negli ambienti pedemontani e montani, a causa di pedoclimi spesso poco compatibili con alcune
delle pi importanti fasi del ciclo colturale delle piante. Cos, ad esempio, la preparazione del terreno
per la semina o trapianto delle piantine in primavera pu risultare difficoltoso in concomitanza di
inverni prolungati o stagioni molto piovose. In questi casi pu essere utile prevedere una aratura estiva
dei terreni, con eventuale letamazione, o una semplice rippatura, in modo che nella primavera suc-
cessiva risulti sufficiente una lavorazione superficiale del terreno, anche in prossimit della semina o
trapianto.
Altro momento cruciale risultato quello della raccolta delle specie da radice, tarassaco e vale-
riana. Infatti, a causa dei ripetuti eventi meteorologici verificatisi per tutto il periodo autunnale, i
tempi, sia per quelle a ciclo annuale che per le biennali, si sono protratti ben oltre il periodo ottimale
indicato per queste piante. Come tutte le specie da radice, infatti, queste andrebbero estratte dal ter-
reno al termine del loro ciclo colturale, nella fase di pieno riposo vegetativo, indicativamente tra otto-
bre e primi di novembre, corrispondente al periodo di massimo accumulo dei principi attivi utilizza-
bili in erboristeria e farmaceutica. Nel nostro caso, un certo anticipo delle precipitazioni nevose
autunnali, associate spesso a quelle piovose nei mesi di ottobre/novembre 2005, hanno reso impra-
ticabili i terreni, obbligando la raccolta delle radici nei brevi periodi di tregua meteorologica e pro-
lungando le operazioni fino a gennaio 2006. La raccolta normalmente viene coadiuvata da un mezzo
meccanico, tipo un piccolo assolcatore, il cui utilizzo, per, richiede terreni asciutti, per evitare dan-
nosi compattamenti e ulteriori difficolt di pulitura delle radici. Nelle nostre condizioni operative,
per i motivi sopra descritti, si dovuti intervenire in tutti i campi esclusivamente a mano, utilizzando
una vanga e potendo liberare sul posto solo parzialmente le radici dal pane di terra. Di fronte a que-
sta situazione va presa in considerazione la possibilit di anticipare la raccolta in periodi meteorolo-
gici pi favorevoli, cercando il giusto compromesso tra la perdita di prodotto in termini di contenuto
in principi attivi e la facilitazione nelle operazioni di escavazione e pulitura delle radici, con evidente
risparmio sui costi di produzione della coltura.
Sulla base dellesperienza acquisita nel corso del biennio di sperimentazione, possiamo dire che
i principali aspetti agronomici che andrebbero affrontati da chi si accinge ad iniziare la coltivazione
di piante officinali sono quelli brevemente riassunti nella tabella 11.
Nel corso dei due anni di coltivazione sono state effettuate altre osservazioni di tipo agronomico
sulle singole colture, che possono essere cos sinteticamente riassunte:
La melissa e la malva hanno confermato, in generale, la buona compatibilit ecologica ed agro-
48
nomica con le condizioni testate. Entrambe le colture hanno dimostrato un buon sviluppo vegetativo,
sia post-trapianto che dopo i diversi tagli, ma la risposta produttiva nel corso della stagione variata
per motivi che possono essere ascrivibili non solo allambiente di coltivazione, ma anche allappli-
cazione di una corretta tecnica colturale da parte delle singole aziende.
In particolare, va ribadita la necessit di tenere sotto controllo le erbe infestanti e va sottolineata
limportanza di uno o pi apporti irrigui, naturali o artificiali, subito dopo ogni raccolto, particolar-
mente utile per tutte le colture da sfalcio, allo scopo di favorirne il ricaccio.
Anche il taglio molto basso, sotto i dieci centimetri, pu andar bene su queste specie, in quanto in
questo modo il ricaccio viene favorito, ma nello stesso tempo aumenta la parte lignificata del raccolto.
Sulla melissa, allo scopo di escludere il pi possibile le foglie malate della parte basale delle piante,
il taglio potrebbe essere fatto pi in alto, intervenendo successivamente con un secondo sfalcio per
riportare gli steli ad una altezza adeguata dal terreno.
Per i tagli da tisana, inoltre, il secondo taglio, potrebbe essere leggermente anticipato rispetto al
tempo balsamico, in modo da evitare lattacco sia di Puccinia malvacerum (ruggine) sulla malva, favo-
rito dal clima caldo-umido di fine stagione, sia di Septoria melissae (septoriosi) sulla melissa.
In ultima analisi, volendo rispettare il tempo balsamico, sono inevitabili trattamenti chimici con
prodotti rameici, scegliendo tra i p.a. autorizzati nel metodo di coltivazione biologico.
Qualora si volesse effettuare lestrazione dellolio essenziale di melissa, comunque da effettuare
con il secondo o terzo raccolto per dar modo alle piante di ricevere tutto il sole estivo, la septoriosi,
come altre malattie, va tenuta in debita considerazione dovendo aspettare la piena fioritura.
I sintomi di virosi riscontrati su alcune piante di melissa a fine stagione potrebbero rappresentare
un campanello dallarme per gli anni successivi.
Il cardo mariano, anche nel secondo anno di prove, ha confermato la propria compatibilit eco-
logica ed agronomica con le condizioni sperimentali, cos come peraltro rilevabile dalle fonti biblio-
grafiche. Nel 2005, rispetto allanno precedente, non sono insorti particolari problemi fitosanitari, se
si escludono brevi e sporadici attacchi di afidi. Migliorando la tecnica colturale, inoltre, sia nella pre-
parazione del terreno che nella tempestivit in fase di trapianto, non stato necessario intervenire
con la rincalzatura delle piantine. Alcuni problemi, invece, sono stati creati dalla forte scalarit di matu-
49
Tab. 11 - Aspetti agronomici da considerare ai fini dellavvio della coltivazione di specie officinali.
razione dei semi, con ripercussioni sulle quantit raccolte. Con questa coltura, nellottica di una pro-
duzione di pieno campo con lausilio di idonei mezzi di raccolta, diventa indispensabile scegliere un
periodo di maturazione intermedio per effettuare la mietitrebbiatura ed, eventualmente, completare
lessiccazione del prodotto in un secondo momento.
Da notare la facilit di ricrescita dei semi di cardo della stagione precedente. Fuori coltivazione,
in effetti, la specie viene considerata una infestante, con notevoli capacit di sviluppo vegetativo e di
colonizzazione dei terreni, oltre a manifestare una minore suscettibilit ad attacchi parassitari rispetto
alle parcelle coltivate.
Lanice verde, ritenuto di facile coltivazione se impiantato da seme ed inserito allinterno dei
normali avvicendamenti con tecniche ordinarie, nel corso del primo anno di sperimentazione ha
dato luogo ad un pessimo risultato con estese morie delle piantine poco tempo dopo il trapianto,
probabilmente dovuto al trasporto dal vivaio alle aziende e al successivo stress da trapianto subito
nella messa a dimora. Le piantine, inoltre, si sono dimostrate particolarmente suscettibili ai ritorni
di freddo.
Per ovviare alle problematiche del trapianto, nel 2005 si ricorsi alla semina diretta delle par-
celle. Data la bassa germinabilit del seme, Il periodo migliore indicato in letteratura tra febbraio-
marzo, per evitare il pi possibile rischi di competizione con le specie infestanti e di stress idrici
durante i mesi pi caldi del ciclo colturale.
Nel nostro caso, a causa delle forti nevicate di fine inverno, i terreni sono rimasti impraticabili
fino a primavera avanzata, cosicch le semine si sono protratte fino alla seconda decade di maggio,
compromettendo fin da subito la buona riuscita della coltura. Gli effetti della maggiore velocit di
accrescimento delle erbe infestanti, rispetto alle plantule di anice verde, infatti, si sono accentuate con
le semine tardive, in quanto aumentata la competizione interspecifica, non solo per lacqua e i
nutrienti, ma anche per gli spazi e la luce, rendendo difficile e inadeguato qualsiasi intervento di con-
trollo delle infestanti. Questo problema, tra laltro, particolarmente evidente nei terreni condotti in
regime di agricoltura biologica, rispetto ai convenzionali, non potendo intervenire con diserbi chimici.
Dalla prova di coltivazione dellAnice verde, pertanto, non si sono ottenuti dati sufficienti e utili
per una valutazione della sua capacit di adattamento e produttiva nei vari siti sperimentali. Quello
che si pu dire che il trapianto dellanice verde va consigliato ed eseguito solo se i terreni si trovano
in ottime condizioni agronomiche sia dal punto di vista della fertilit che delle condizioni fisiche ed
idrologiche al momento del trapianto. Se si opta per la semina diretta (tecnica normalmente seguita)
bene non tardare loperazione, che va invece effettuata improrogabilmente, anche per i territori con-
siderati, tra febbraio e marzo; in caso contrario preferibile ripiegare su altra coltura primaverile-
estiva. Il controllo delle infestanti per questa coltura deve essere particolarmente curato: in pre-
impianto, con apposite precessioni colturali e interventi meccanici sul terreno; durante la coltivazione,
con sarchiature interfila e, possibilmente, zappettature sulla fila, nel caso di superfici ridotte.
Anche il tarassaco ha confermato la propria compatibilit ecologica ed agronomica con le con-
dizioni sperimentali ma, sia nel 2004 che nel 2005, si dimostrato particolarmente suscettibile allat-
tacco di oidio. In tutti i siti sperimentali, tranne che nel campo di Rambona, dove i danni sono stati
pi contenuti e lapparato fogliare rimasto rigoglioso fino al momento dellespianto delle radici,
lapparato vegetativo, a causa di questa malattia, ha subito nel corso della stagione prima una essic-
cazione e, successivamente, ha emesso una nuova rosetta fogliare con larrivo delle prime piogge
tardo-estive. Tutto ci, chiaramente, a svantaggio dellapparato radicale.
Cosa fondamentale per questa come per tutte le specie da radice, la tessitura del terreno di col-
tivazione e il periodo di espianto delle radici. I terreni argillosi, pur favorendo laccumulo di mucillag-
gini, diventano particolarmente insidiosi nella fase di raccolta, soprattutto se in concomitanza con
eventi meteorologiche persistenti. I terreni bagnati, infatti, non solo sono difficili da praticare con i mezzi
meccanici, ma moltiplicano anche il tempo e la manodopera necessaria per la pulitura delle radici.
50
Sul piano della produttivit, la
coltivazione annuale diventa com-
petitiva con quella biennale solo nel
caso di terreni particolarmente fer-
tili, per cui, come soluzione inter-
media si potrebbe proporre un ciclo
colturale allungato, che va dalla
semina della coltura in autunno e la
raccolta delle radici in autunno-
inverno dellanno successivo.
Sulla valeriana valgono le stesse
considerazioni fatte per il tarassaco
a proposito delle problematiche
insorte in relazione alla tessitura del
terreno ed al periodo di raccolta
delle radici.
Sul piano fitosanitario non si
sono evidenziati particolari proble-
mi, tranne uno sporadico attacco di
afidi nel campo di Podalla. Qualche sintomo da carenza nutrizionale, invece, si manifestata un po
in tutti i campi, in particolare quello di Capriglia.
Da sottolineare, la necessit dellintervento di cimatura primaverile delle infiorescenze che, data
la scalarit, richiede un certo impiego di manodopera.
Come per il tarassaco, sulla base dei risultati produttivi ottenuti, proponibile per la valeriana
un ciclo colturale allungato.
La coltura, in definitiva, ha evidenziato, nel biennio di sperimentazione, una certa variabilit di
accrescimento e sviluppo tra i vari campi, per cui sembra proporsi come una coltura piuttosto esi-
gente dal punto di vista dei fattori limitanti, non solo di natura pedo-climatica, ma anche di tecnica
colturale applicata.
In definitiva si pu affermare che, per tutte le specie testate, la sperimentazione ha dimostrato
come una buona tecnica colturale, applicata in condizioni di fertilit dei terreni non ideali, pu por-
tare a risultati produttivi soddisfacenti, mentre sembra difficilmente proponibile una tecnica colturale
di tipo estensivo.
A questo proposito, sulla base delle difficolt tecnico-operative riscontrate nel corso della speri-
mentazione e pi in generale a seguito delle osservazioni di campo effettuate, due aspetti dellorga-
nizzazione aziendale nella coltivazione delle piante officinali meritano di essere sottolineati. Essi sono
relativi alla:
disponibilit di manodopera;
dotazione in attrezzature e macchinari.
Si dimostrato evidente, infatti, che uno dei principali fattori per il contenimento dei costi di
produzione la disponibilit di manodopera aziendale a basso costo come tipico delle famiglie col-
tivatrici. In caso contrario, limpiego di salariati renderebbe quasi improponibile ogni tipo di coltiva-
zione, a meno che questa non sia limitata al massimo, grazie ad unelevata tecnologia ed alla realizza-
zione di adeguate economie di scala, il che tuttavia comporta investimenti in macchinari molto elevati.
Inoltre, se la manodopera impiegata fa parte dellimpresa coltivatrice ( il caso delle piccole
aziende famigliari) essa creer un reddito da lavoro interno allazienda, ma se si deve ricorrere a
manodopera esterna, essa contribuir ad elevare i costi di produzione.
Per quanto riguarda le attrezzature, lesperienza ha evidenziato la necessit di una dotazione rife-
51
Radici di tarassaco
ribile a quella delle comuni aziende orticole e, in particolare, quelle che servono alla preparazione del
terreno (trattrice, aratro, erpice), allesecuzione delle operazioni colturali (seminatrici, trapiantatrici),
al controllo delle infestanti (zappatrici, sarchiatrici multiple, motocoltivatori per la lavorazione inter-
fila), il cui numero e la cui potenza dipender dallindirizzo produttivo e dalla dimensione aziendale.
I macchinari, invece, per la raccolta e/o trasformazione delle piante officinali (separatrici
foglie/fusti, trance per taglio tisana ecc.) sono nella maggioranza dei casi di produzione straniera e
quindi molto costosi e non sempre facili da procurare. Una soluzione per ovviare agli alti costi quella
di modificare o da soli o con laiuto di meccanici specializzati, macchine agricole destinate ad altre
piante o alla lavorazione di altri prodotti. Come si pu notare da quanto detto finora, la coltivazione
delle piante officinali richiede un investimento in macchinari pi elevato rispetto alle colture tradi-
zionali perch rispetto a queste ultime necessario un grado di trasformazione pi o meno spinto.
Ancora una volta risulta dunque fondamentale, per la coltivazione delle specie officinali, unattenta
pianificazione aziendale e tecnico-agronomica senza la quale il rischio di perdite economiche estre-
mamente elevato.
Nella tabella 12 si riportano, in breve, i principali aspetti colturali che richiedono una particolare
attenzione da parte dei coltivatori, unitamente ad una valutazione sintetica delle necessit in termini
di manodopera ed attrezzature aziendali.
52
Tab. 12 - Schema sintetico dei principali interventi colturali e dellorganizzazione aziendale
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
IN RELAZIONE ALLE IPOTESI SPERIMENTALI
Dopo aver messo in evidenza le problematiche colturali, le difficolt operative e le esigenze pedo-
climatiche delle singole specie, possibile analizzare i risultati ottenuti rispetto alla formulazione delle
due ipotesi sperimentali.
Di seguito si proceder ad una valutazione sui risultati produttivi, avendo come riferimento i
valori standard mediamente riportati in bibliografia per la specie considerate (Tab. 13) e lambiente
di coltivazione in cui sono state effettuate la varie prove.
DENSIT DI IMPIANTO E RAFFRONTO DELLE PRODUTTIVIT
Dalle prove effettuate si deduce che uninterfila di 70 cm sicuramente la distanza migliore per
agevolare lutilizzo di un mezzo meccanico (zappatrice rotativa, sarchiatrice), soprattutto nelle situa-
zioni di terreni grossolani e ricchi di scheletro, e in presenza di colture con sviluppo cespitoso o che
tendono ad occupare parte dellinterfila con il proprio apparato vegetativo.
Queste facilitazioni divengono di fondamentale importanza in regime colturale biologico, dove
il divieto allimpiego di prodotti chimici di sintesi obbliga lagricoltore ad utilizzare mezzi e strumenti
a basso impatto ambientale, con un notevole impiego di manodopera. Tuttavia in quasi tutte le par-
celle sperimentali la produttivit maggiore si registrata con linterfila di 50 cm.
Nellottica di un conto colturale dunque di fondamentale importanza la determinazione della
pi appropriata distanza tra le file valutando sia la necessit di meccanizzare il pi possibile le ope-
razioni colturali di diserbo sia quella di massimizzare le produzioni.
In effetti, nel corso del biennio di sperimentazione, quello delle infestanti risultato il principa-
le costo colturale, oltre ad essere il lavoro pi impegnativo, anche per la mancanza di una adeguata
attrezzatura da parte delle aziende.
Con riferimento agli esiti colturali (Tab. 7), per quanto riguarda la melissa, le produzioni regi-
strate nel corso della sperimentazione, espresse come chilogrammi di prodotto essiccato su 100 metri
quadri di superficie, variano dal minimo di 2,31 kg di Podalla al massimo di 14,75 kg di Capriglia
nel 2004. Le produttivit riferite al secondo anno, considerate in termini di prodotto utile raccolto ed
essiccato, vanno dai 20,4 kg/100 m
2
di Podalla sulla parcella 70x20 ai 41,6 kg/100 m
2
di Rambona, con
53
Tab. 13 - Valori medi di produttivit riportati in letteratura: * Schede colturali redatte dallISAFA (Istituto
Sperimentale per lAssestamento Forestale e per lAlpicoltura) di Villazzano -Trento; ** Coltivazione delle piante medi-
cinali e aromatiche Patron editore (1986); *** Dati medi forniti da tecnici del settore e produttori di piante officinali.
quantitativi maggiori nelle parcelle a maggior fittezza in tre campi su quattro. I risultati ottenuti appa-
iono leggermente superiori alla media dei dati di riferimento pari a 20-25 kg/100 m
2
e per quanto
riguarda Rambona (al primo anno di esercizio) dimostrano come una tecnica specializzata e buone
condizioni pedo-climatiche possono dare risultati eccellenti sin dal primo anno.
Per la malva, la valutazione dei risultati deve tener conto del notevole effetto depressivo conse-
guente alla presenza di una variet non desiderata, sia nel primo che nel secondo anno di coltivazione.
Le produzioni, sempre espresse in kg di foglie essiccate, vanno dal minimo di 1,15 kg/100 m
2
otte-
nuti a Vallato nel 2005 (parcella 70x20) al massimo di 18,75 kg/100 m
2
di Rambona al primo taglio
2005 (parcella 50x20). Le produttivit nel secondo anno sono oscillate tra 9,1 kg/100 m
2
di Podalla
(un solo taglio) e 40,8 kg/100 m
2
di Rambona (parcella 50x20), dove peraltro sono stati effettuati tre
tagli nel corso della stagione. Al confronto con la media dei dati di riferimento (28-38 Kg/100 m
2
),
nel sito di Rambona si sono registrati risultati in linea con le migliori performance bibliografiche;
accettabile la produzione ottenuta a Capriglia con due tagli, bench inferiore alle medie bibliografiche,
mentre decisamente bassa quella registrata a Podalla e Vallato, dove si potuto realizzare un solo
taglio. Anche per la malva, i quantitativi maggiori si sono avuti nelle parcelle a maggior fittezza.
Con il cardo, la maggiore produzione stata ottenuta a Capriglia nel 2004 sulla parcella 50x20
con un valore di 9,57 kg/100 m
2
di seme essiccato, contro i 6,68 kg/100 m
2
ottenuti a Podalla, men-
tre nel secondo anno si sono registrati circa 4,5 kg/100 m
2
in entrambi i siti; decisamente inferiori le
produzioni negli altri campi. Evidente la prevalenza dei siti localizzati nei pedoclimi del piano colli-
nare ed alto collinare con buona esposizione, dove le produzioni si sono collocate in prossimit dei
dati di confronto. Bisogna peraltro considerare le perdite di prodotto per disseminazione spontanea,
conseguenti allestrema scalarit di maturazione, fattore critico per questa coltura. Comunque, quando
la raccolta stata eseguita correttamente (Capriglia e Podalla 2004) le produzioni risultano ricadere
nella media bibliografica (8-12 kg/100 m
2
).
Per il tarassaco va rilevato che i dati di confronto fanno riferimento al ciclo con semina primave-
rile e raccolta della radice autunnale, e comunque presentano valori decisamente diversi a seconda
della fonte, per cui risulta difficile esprimere una valutazione. La coltura in ciclo annuale stata effet-
tuata a Capriglia e Rambona, registrando livelli di produzione tra loro neanche paragonabili, infatti nel
primo caso si sono ottenuti circa 12 kg/100 m
2
di radici, mentre nel secondo pi di 39 kg/100 m
2
,
testimoniando levidente predilezione del suolo alluvionale, profondo e soffice nel caso di una coltura
a sviluppo ipogeo. In effetti, il dato peggiore si registrato a Vallato (8,7 e 4,2 kg/100 m
2
) ovvero
nel terreno con maggior scheletro. La differenza tra la quantit di prodotto in ciclo biennale e quella in
ciclo annuale, registrata nel campo di Capriglia, non sembra giustificare economicamente la pi
lunga occupazione di suolo.
La valeriana in ciclo annuale stata testata a Rambona, Vallato e Capriglia. Escludendo que-
stultimo dalla valutazione, in considerazione dei forti danni da eventi meteorici in fase di post tra-
pianto, essa ha dato un risultato in linea con i valori di confronto a Rambona (21,25 kg/100 m
2
di
radici essiccate); decisamente pi bassa la produzione a Vallato (12,5 e 11,7 kg/100 m
2
), dove la forte
presenza di scheletro e le condizioni fisiche del terreno non hanno favorito laccrescimento dellap-
parato radicale ed hanno determinato cospicue perdite di prodotto in corso di raccolta. In ciclo bien-
nale, il valore della produzione ottenuta a Vallato risultato pari a circa la met del valore minimo
nel range di confronto (12,6 kg/100 m
2
contro 25-35 kg/100 m
2
), registrando una performance deci-
samente modesta, perfettamente giustificata dalla forte quota di fallanze. A Podalla si ottenuta,
invece, una produzione assolutamente straordinaria e superiore al doppio di quella ipotizzabile sulla
base dei dati di confronto (81,6 kg/100 m
2
contro 25/35 kg/100 m
2
) a testimonianza del pieno inve-
stimento della coltura e comunque di una chiara predilezione per il locale pedoclima, caratterizzato
dallassenza di aridit estiva e da suoli ben drenati.
54
RISULTATI DELLA PROVA DI CONCIMAZIONE
La prova di concimazione stata realizzata per valutare uneventuale risposta produttiva, soprat-
tutto in termini quantitativi, delle varie specie a confronto.
Nello specifico si utilizzato un concime organo-minerale autorizzato in agricoltura biologica,
del quale sono gi state descritte le caratteristiche tecniche.
Dallanalisi dei dati delle produttivit reali delle sub-parcelle di coltivazione (vedi tabella 7), si
pu subito osservare che essi non hanno una correlazione tendenzialmente positiva con la distribu-
zione di dosi mirate di fertilizzante, ma le quantit raccolte di materiale utile sono nella maggior
parte dei casi simili, ovvero in altri casi le produttivit sono minori nelle sub-parcellle concimate
rispetto al testimone. Analizzando le possibili ragioni di tali risultati bene ricordare, e tener conto,
che la prontezza di un fertilizzante organo-minerale non uguale e ne pu essere paragonata ad un
concime chimico cosiddetto a pronto effetto; pertanto, i risultati conseguenti al test di concimazione
debbono necessariamente ricondursi in primis al meccanismo dazione del fertilizzante, che sicura-
mente non riuscito a soddisfare nel breve periodo (corrispondente anche al ciclo colturale) alle
piene esigenze nutrizionali delle colture. Un concime di tipo organo-minerale od organico inizia a
far sentire il suo effetto dopo un periodo di diverse settimane e lassorbimento degli elementi nutri-
tivi da parte delle piante anche strettamente legato alle caratteristiche fisico-chimiche e microbiolo-
giche del substrato.
Infatti, le caratteristiche dei terreni possono influenzare notevolmente la capacit e modalit di
assorbimento degli elementi nutritivi. Pertanto possibile che passino alcuni mesi prima che i suoli
raggiungano una funzionalit dinamica di scambio e rilascio costante degli elementi.
Lanomalia dei dati delle produttivit pu essere pertanto riassunta e ricondotta alle seguenti
variabili:
meccanismo dazione del fertilizzante organo-minerale (tempo di rilascio) in relazione al ciclo
colturale di un anno;
presenza nelle sub-parcelle di fallanze;
influenza delle caratteristiche fisico-chimiche dei terreni.
In conclusione, se sulla prova di concimazione i risultati non ci consentono ulteriori precisazioni,
per quanto riguarda il sesto dimpianto possiamo dire che esso rappresenta uno dei principali aspetti
da considerare per chi si accinge ad iniziare la coltivazione di piante officinali. Il numero di piante a
metro quadrato, infatti, se da un lato influisce direttamente sulla produttivit, dallaltro risulta deter-
minante nellorganizzazione di un efficace sistema di controllo delle erbe infestanti. Potere intervenire
agevolmente lungo linterfila con un mezzo meccanico, significa ridurre in modo significativo la
quantit di manodopera impiegata e, di conseguenza, i costi di produzione. Da non sottovalutare,
inoltre, sempre a proposito della densit dimpianto, la possibilit che nella parte basale delle specie
da foglia con interfila pi stretta, soprattutto nei terreni argillosi, si verifichi un ristagno di umidit
con conseguente sviluppo di malattie fungine e perdita di prodotto.
Da ultimo, un aspetto da ribadire quello relativo ai dati produttivi del campo di Rambona. In
questo caso, pur trattandosi di piante, sia a ciclo annuale che biennale, al primo anno di coltivazione,
la produttivit risultata confrontabile, in alcune specie addirittura superiore, con quella degli altri
campi al secondo anno dimpianto. Questi risultati dimostrano che anche le piante officinali, pur
essendo considerate generalmente rustiche e frugali da un punto di vista nutrizionale, in realt, se
coltivate su terreni fertili, con buona disponibilit idrica e con lapplicazione di una corretta pratica col-
turale, possono manifestare al meglio tutto il loro potenziale produttivo, adattandosi, di fatto, anche
ad ordinamenti colturali di tipo intensivo e ad unagricoltura specializzata, meglio se orticola.
55
SCHEDE AGRONOMICHE
Quanto fin qui riportato sugli elementi di criticit riscontrati e sui possibili fattori correttivi viene
sintetizzato, per motivi di maggior chiarezza, nella tabella 14 mentre di seguito viene proposta, per
ogni specie trattata, una scheda agronomica frutto sia delle esperienze maturate nel biennio di spe-
rimentazione che del loro confronto con i dati disponibili in letteratura.
56
Tab. 14 - Quadro riassuntivo degli elementi di criticit e dei fattori correttivi
ANICE VERDE
(Pimpinella anisum L.)
Terreno e ambiente
Pu essere coltivato in zone col-
linari/pedemontane (fino a 500/600
metri), con clima fresco, ma con
assenza di gelate tardive; preferisce
terreni profondi, freschi, sciolti e per-
meabili, ben esposti e ricchi di s.o. e
calcare. Tollera male i terreni argil-
losi e lombreggiamento.
Operazioni colturali allimpianto
Il terreno deve essere ben lavo-
rato nellestate precedente, incorporando abbondante stallatico, in modo che durante linverno subi-
sca lazione disgregante dei geli; in primavera vanno eseguite accuratamente lavorazioni secondarie
di affinamento per la semina diretta.
Tecniche di moltiplicazione
Limpianto viene eseguito per semina diretta senza particolari problemi nel mese di febbraio-
marzo. Lemergenza avviene dopo circa 30 gg, ma lo sviluppo vegetativo prosegue molto rapidamente
dopo lemissione delle prime foglie. Se possibile utilizzare i semi pi grossi, in quanto dotati di mag-
giore energia germinativa.
Sesti dimpianto
Le distanze tra le file variano, secondo i diversi autori, da 50-70 cm e circa 10 cm sulla fila, con
un obiettivo di 14-20 piante/m
2
. Per la semina pu essere utilizzata una seminatrice da frumento e
una quantit di seme da 15 a 25 kg/ha. possibile anche una semina pi fitta, con circa 40 kg/ha di
seme e successivo diradamento, in quanto il contenuto in olio decresce con la fittezza, senza aumento
ponderale del prodotto raccolto.
Concimazione
Prima di definire il piano di concimazione, sarebbe utile conoscere il grado di fertilit del terreno.
Indicativamente, sulla base di esperienze di coltivazione, la pianta necessit di 50 Kg/ha di N; 40
Kg/ha di P e 70 Kg/ha di K. Concimazioni azotate eccessive provocano allettamento della coltura.
Lanice si avvantaggia della ricchezza di calcio nel terreno.
Cure colturali
Per la scarsa capacit competitiva dellanice, vanno evitati come precessione colturale terreni ric-
chi di infestanti. Il controllo delle infestanti indispensabile almeno fino alla chiusura dellinterfila.
Le irrigazione non danneggiano la resa in olio essenziale, esse sono utili, soprattutto nei periodi di
pre e post-fioritura.
Epoca e modalit di raccolta
La raccolta si effettua in agosto, quando le ombrelle non sono del tutto secche ed iniziano a avere
57
una colorazione scura. La raccolta manuale garantisce un prodotto di qualit superiore, ma con costi
decisamente superiori ed comunque praticabile su piccole superfici. Oggi si ricorre alle comuni sgu-
sciatrici per semi minuti opportunamente regolate, mentre su ampie superfici si utilizzano mietitreb-
bie appositamente adattate, in quanto il frutto dellanice verde ha un tegumento che si deteriora assai
facilmente; lanice verde decorticato perde molto del suo valore.
Avversit
Le principali malattie sono la septoriosi delle foglie e phoma del fiore.
Resa
La produzione (frutto), riferita a 100 m
2
, variabile dai 6 ai 12 kg di prodotto lavorato. Il para-
metro qualitativo lolio essenziale che deve essere presente in misura non inferiore al 2%, con com-
ponente ottimale di anetolo dell80%.
In tabella 15 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
58
Tab. 15 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche dellanice verde
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
una delle specie che era pi diffusamente coltivata nelle Marche, soprattutto nellascolano. Assai richie-
sto e ben quotato il prodotto biologico. Lanice verde una pianta di facile coltivazione se viene rispettata
rigorosamente la tecnica colturale, a partire da una buona preparazione del letto di semina, abbondante-
mente letamato se possibile, e rispettando il periodo migliore per la semina, che non pu andare oltre i mesi
di febbraio-marzo. Nei climi freddi consigliabile non anticipare troppo la semina, poich lanice teme le
gelate tardive, per cui il periodo migliore potrebbe essere tra marzo e aprile. Ritardare troppo la semina,
comunque, comporta grossi problemi di infestanti, vista la scarsa competitivit dellanice verde, oltre a
stress idrici per le piante se la fioritura avviene in estate avanzata. In rotazione sono da evitare i terreni in
precedenza infestati da erbacce, mentre buone precessioni sono il grano, il favino e lerba medica, questul-
tima, per, solo se priva di ferretti, i quali si sviluppano in presenza di residui organici della coltura. Data
la dimensione del seme buona norma mescolarlo con materiale inerte nella tramoggia di carico, tipo
perlite, vermiculite, mais per galline spezzato e trattato con solfato di rame per evitare che marcisca nel ter-
reno (30 % di anice, 70 % di inerte). Da tenere presente che una certa quantit di seme si perde per difetto
di preparazione del letto di semina.
CARDO MARIANO
(Silybum marianum (L.) Gaertn.)
Terreno e ambiente
Originario dellarea mediterra-
nea, lo si trova allo stato spontaneo
nellItalia centrale e meridionale. Si
adatta un po a tutte le condizioni
anche se preferisce ambienti secchi
e caldi, con terreni asciutti e ben
esposti al sole pieno; cresce bene in
terreni vulcanici o con limo e sabbia.
Operazioni colturali allimpianto
Il terreno va preparato in
autunno arando ad una profondit di 40-45 cm; in primavera vanno eseguite accuratamente lavora-
zioni secondarie di affinamento per la semina diretta.
Tecniche di moltiplicazione
Limpianto viene eseguito per semina diretta senza particolari problemi nel mese di aprile. Data
la notevole scalarit di maturazione dei frutti, per, sembra che, allo scopo di contenerla, sia prefe-
ribile una semina autunnale.
Sesti dimpianto
Diverse fonti bibliografiche indicano distanze tra le file di 70-80 cm con un obiettivo di 5-7 piante /m
2
.
Anche sulla base della nostra esperienza possiamo confermare che il sesto dimpianto consigliabile
il 70 x 20, che corrisponde a una densit dimpianto di 7 piante/m
2
. La quantit di seme di 10-18
Kg/ha, da mescolare con materiale inerte, utilizzando una seminatrice da frumento.
Concimazione
Pianta che non richiede particolari interventi, ma su cui non esistono neanche prove sperimen-
tali accurate sullargomento. Resta sempre una buona norma quella di conoscere il grado di fertilit
del terreno prima di definire il piano di concimazione. Indicativamente, sulla base di esperienze di
coltivazione, la pianta necessit di 120 Kg/ha di N; 100 Kg/ha di P e 75 Kg/ha di K.
Cure colturali
Solitamente il cardo non teme la competizione con altre piante, ma, almeno fino alla chiusura
dellinterfila, bene effettuare alcune sarchiature di contenimento delle possibili infestanti. Anche
lirrigazione non necessaria di norma, a meno che limpianto non derivi da piantine trapiantate, in
questo caso uno o due interventi irrigui a seconda del decorso stagionale indispensabile fino al
pieno affrancamento delle piante.
Epoca e modalit di raccolta
La raccolta si effettua tra luglio e agosto, quando i capolini cominciano ad aprirsi e i frutti assu-
mono un colore nero uniforme. La raccolta pu essere eseguita a mano in modo scalare, oppure con
59
una mietitrebbiatrice o aspiratore quando le piante sono sufficientemente disidratate affinch le mac-
chine possano lavorare correttamente.
Avversit
Le principali malattie sono loidio sulle foglie e la muffa grigia sui capolini. Il cardo mariano,
come tutte le specie della stessa famiglia, abbastanza suscettibile allattacco di afidi. Per evitare
muffe e afidi le concimazioni azotate vanno limitate. Allapertura dei capolini possono essere dannosi
gli uccelli.
Resa
Una buona coltura di cardo mariano pu fornire mediamente dagli 8 ai 12 kg di semi essiccati.
Le produzioni sono riferite a 100 m
2
. Il principio attivo pi importante la silimarina, il cui conte-
nuto pu oscillare tra 1-1,5%.
In tabella 16 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
60
Tab. 16 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche del cardo mariano
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
Tipica coltura dei sistemi estensivi, di facile realizzazione e gestione, con basso impiego di fattori produttivi
e basso impatto ambientale, ma indispensabile valutare preventivamente i prezzi e le richieste del mer-
cato prima di una eventuale coltivazione. Se limpianto viene realizzato con piantine trapiantate pu essere
necessaria una rincalzatura nelle prime fasi di sviluppo. Gli attacchi di afidi sono abbastanza frequenti (alla
pari del carciofo) ma in genere non sono necessari trattamenti specifici, al limite si potrebbe intervenire con
piretro. Unattenzione particolare deve essere posta alla scalarit di maturazione dei capolini e alla precisa
epoca di raccolta che, se effettuata a mano, potrebbe richiedere due o tre interventi. Con la raccolta manuale
sar utile procurarsi guanti pesanti e coprirsi bene braccia e gambe, anche se siamo in piena estate, lin-
volucro bratteale esterno dei fiori, infatti, molto spinoso e pungente. Il cardo in natura si comporta da temi-
bile infestate, per cui in una rotazione sarebbe opportuno farlo seguire da colture come il frumento, su cui
si pu intervenire, in biologico, quanto meno con un erpice strigliatore. I capolini una volta raccolti si met-
tono in un luogo aerato, dopodich si battono e si setacciano per ottenere i semi. Per la conservazione dei
semi asciutti sono indicati sacchetti di tela.
MALVA
(Malva sylvestris L.)
Terreno e ambiente
Pu essere coltivata in zone col-
linari/montane fino a 1000 metri; si
adatta a quasi tutti i terreni; specie
relativamente ubiquitaria. Essendo
dotata di un apparato radicale pro-
fondo, preferisce quelli leggeri, fre-
schi, profondi e ricchi in sostanza
organica; teme i terreni eccessiva-
mente compatti, anche se una buona
presenza di argilla influisce sul conte-
nuto di mucillagini. Cresce bene nelle
esposizioni calde, riparate ed areate.
Operazioni colturali allimpianto
Il terreno va preparato in autunno arando ad una profondit di 40-45 cm; auspicabile, laddove
sia possibile, una concimazione di fondo con circa 500 ql/ha di letame; in primavera vanno eseguite
lavorazioni secondarie di affinamento, in modo accurato se limpianto avviene con semina diretta.
Tecniche di moltiplicazione
Limpianto pu essere eseguito sia per trapianto di giovani piantine, provenienti da un semenzaio
riscaldato seminato alla fine dellinverno, sia per semina diretta (10-15 kg/ha di seme con seminatrice
di precisione) nei climi pi caldi. Il trapianto si esegue a maggio, la semina diretta in primavera.
Sesti dimpianto
Diverse fonti bibliografiche indicano distanze tra le file di 50-60 cm e 30-35 cm sulla fila. Dai
risultati della nostra esperienza il sesto dimpianto consigliabile il 70 x 20, con lobiettivo di 7 piante/m
2
.
Concimazione
una pianta molto rustica e poco esigente dal punto di vista nutrizionale ma che risponde bene
alle concimazioni, soprattutto quelle organiche di fondo. bene non eccedere nelle concimazioni
azotate poich si possono ottenere foglie e fiori troppo sviluppati che essiccano difficilmente, dando
un prodotto con caratteristiche scadenti, anche se in maggiore quantit. buona norma conoscere
il grado di fertilit del terreno prima di definire il piano di concimazione. Indicativamente la pianta
necessit di 120 Kg/ha di N; 90 Kg/ha di P e 120 Kg/ha di K.
Cure colturali
Controllo assiduo delle infestanti attraverso sarchiature, almeno fino alla chiusura dellinterfila.
La malva richiede una buona disponibilit idrica dopo la semina o il trapianto, dopo ogni taglio per
favorire il ricaccio e irrigazioni di soccorso in caso siccit; con una buona irrigazione si possono effet-
tuare tagli anche ogni 15-20 giorni.
61
Epoca e modalit di raccolta
Quando la coltura destinata alla produzione di foglie, si possono eseguire anche 4-5 tagli a par-
tire dalla fine di giugno fino a settembre, ad intervalli di 3 settimane. La raccolta pu essere eseguite
a mano o con apposita falciatrice, quando le piantine sono nel pieno del rigoglio vegetativo ma con steli
non ancora significati, praticando il taglio a 10-15 cm da terra. I fiori si raccolgono in luglio-agosto.
Avversit
Con clima caldo-umido si possono verificare, soprattutto a fine stagione, attacchi di ruggine o
di oidio, particolarmente dannosi perch a carico delle foglie. Di un certo interesse sono anche i
danni di altica con tipici fori sulle foglie. La semina tardiva, fine maggio, e lattento uso dellirriga-
zione aiutano a prevenire la ruggine.
Resa
Il prodotto pi conveniente, visto lalto costo della manodopera per la raccolta dei fiori, sono le
foglie. Le produzioni riferite a 100 m
2
si aggirano sui 5-6 kg di fiori e 35-40 kg di foglie essiccate,
ottenibile in 2-4 raccolte annue a seconda dellandamento stagionale e della possibilit di irrigare.
In tabella 17 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
62
Tab. 17 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche della malva
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
La coltivazione della malva non presenta alcuna difficolt, anche perch la si trova allo stato spontaneo
pressoch ovunque. Coltivarla consigliabile e conveniente date le richieste del mercato erboristico (foglie
e fiori) e le sue quotazioni sono interessanti e costanti, soprattutto in biologico. La malva una buona col-
tura per le zone collinari e montane dellAppennino maceratese. Pu essere coltivata come annuale (nei
climi pi freddi) o biennale (nei climi pi temperati), ma nel secondo anno il rapporto foglie/steli tende a
diminuire. Per la produzione di foglie la spaziatura deve essere aumentata, mentre per i fiori sono conve-
nienti distanzi minori. La malva poco esigente per quanto riguarda le successioni con altre colture, ma
opportuno non farla seguire da se stessa o da altre Malvaceae, mentre pu precedere senza problemi diverse
altre colture officinali. Il mantenimento di un bel colore fondamentale nelle specie da foglia, soprattutto se
da tisana, e questo dipende dal momento della raccolta e dalle modalit di essiccazione. Le foglie si con-
servano in sacchi di juta e in luoghi asciutti.
MELISSA
(Melissa officinalis L.)
Terreno e ambiente
Pu essere coltivata in zone col-
linari/montane (fino a 900/1000 m);
essendo pianta ombrofila e igrofila,
dovrebbe essere coltivata in luoghi
umidi e in suoli freschi, profondi e
permeabili, senza ristagni. Preferisce
terreni fertili. Data la sua sensibilit
ai freddi intensi, consigliabile sce-
gliere le esposizioni pi favorevoli.
Operazioni colturali allimpianto
Il terreno va preparato in autunno arando ad una profondit di 40-45 cm; auspicabile, laddove
sia possibile, una concimazione di fondo con circa 30 t/ha di letame; in primavera vanno eseguite
lavorazioni secondarie di affinamento.
Tecniche di moltiplicazione
Di norma la semina diretta sconsigliata data la bassa germinabilit del seme. Generalmente si
ricorre al trapianto di piantine provenienti da un semenzaio riscaldato seminato alla fine dellinverno.
La melissa pu anche essere propagata, durante il periodo di riposo vegetativo (ottobre-novembre),
per talea di rizoma o per divisione del cespo, da consigliare, per, solo per piccole superfici.
Sesti dimpianto
Diverse fonti bibliografiche indicano distanze tra le file di 60-70 cm e 25-30 cm sulla fila. Dai
risultati della nostra esperienza il sesto dimpianto consigliabile il 70 x 25, con lobiettivo di 5,5
piante/m
2
.
Concimazione
Pianta rustica che produce bene se concimata. buona norma conoscere il grado di fertilit del
terreno prima di definire il piano di concimazione. Indicativamente la pianta necessit di 70 Kg/ha
di N; 70 Kg/ha di P e 100 Kg/ha di K.
Cure colturali
Controllo assiduo delle infestanti nei primi stadi successivi al trapianto. Le piante, infatti, grazie
alla crescita veloce e al notevole rigoglio vegetativo, tendono a coprire rapidamente linterfila.
Rincalzatura delle piantine allinizio dellinverno nei climi freddi. La melissa ha forti esigenze idriche,
soprattutto nella fase di post-trapianto; dopo ogni taglio utile una sarchiatura e indispensabile una
irrigazione per favorire il ricaccio.
Epoca e modalit di raccolta
Una buona coltivazione pu consentire due o tre sfalci di prodotto dal secondo anno (nellanno
di impianto uno solo alla fioritura); di norma se ne esegue uno in giugno (in prefioritura per tagli
63
da tisana) e laltro a settembre (in piena fioritura per lestrazione degli olii). Con una buona dispo-
nibilit idrica si possono effettuare anche quattro raccolti. Laltezza del taglio deve essere di 10-15 cm
da terra e pu essere effettuato a mano o con una falciatrice. Raccogliere sempre prima che la pianta
diventi troppo alta e legnosa e, di regola, prima che avvenga il disseccamento delle foglie basali.
Avversit
Le principali avversit sono a carico delle foglie, in particolare ruggine, oidio, septoriosi, cicaline.
Resa
Dal secondo anno la produzione riferita a 100 m
2
di 240-300 kg di prodotto fresco, corrispon-
denti a circa 45-55 kg di foglie essiccate; la resa in olio dello 0,1-0,3%, di cui lacido rosmarinico
rappresenta il componente principale. Per la distillazione migliore il secondo o terzo raccolto, evi-
tando di portare alla distillazione un prodotto troppo lignificato; laltitudine favorisce la concentra-
zione degli olii.
In tabella 18 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
64
Tab. 18 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche della melissa
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
Non dovrebbe mai mancare in un campo di officinali. Il prodotto riscuote ancora un certo apprezzamento
sul mercato come sommit fiorite o foglie monde. Pianta rustica ma in grado di valorizzare molto bene
una concimazione organica. Come specie poliennale, non pi di 4-5 anni, potrebbe essere coltivata fuori
rotazione alla stregua della medica. Con un taglio a 30-35 cm di altezza si aumenta il rapporto foglie/steli.
In caso di attacchi fungini delle foglie basali consigliabile alzare il taglio o aumentarne il numero delle rac-
colte. Il taglio tisana va fatto in prefioritura, quello per gli olii essenziali allo stadio di piena fioritura o sfio-
ritura, ma sempre dal secondo in poi, in modo che la pianta sfrutti a pieno tutto il sole estivo. Particolare
attenzione deve essere rivolta alla fase di raccolta. Le foglie, essendo facilmente deteriorabili, vanno trattate
con cura e rapidamente essiccate o distillate nel giro di poche ore (max 6 ore tra raccolta e trasformazione),
per evitare che il prodotto ammassato inneschi rapide fermentazioni. Leccessiva pressatura nei sacchi e la
luce del sole, infatti, tendono ad annerire le foglie. Il mantenimento di un bel colore fondamentale nelle
specie da foglia, soprattutto se da tisana, e questo dipende dalla correttezza nelle modalit di essiccazione.
TARASSACO
(Taraxacum officinale Weber)
Terreno e ambiente
una pianta che dispone di
una grande capacit di adattamento
alle pi diverse condizioni; prospera
nei suoli da umidi a secchi, purch
profondi e ricchi di elementi fertiliz-
zanti, non troppo argillosi, leggeri e
non acidi. La sua presenza indica che
il terreno che la ospita ricco di calcio.
I terreni sciolti sono favorevoli per
la pulitura delle radici.
Operazioni colturali allimpianto
Il terreno va preparato in autunno arando ad una profondit di 40-45 cm; in primavera vanno
eseguite lavorazioni secondarie di affinamento, compresa una rullatura sia prima che dopo la semina.
Essendo pianta nitrofila si avvantaggia di somministrazioni abbondanti di letame maturo (20-30 t/ha).
Tecniche di moltiplicazione
Limpianto viene eseguito per semina diretta senza particolari problemi nel mese di marzo-aprile.
La quantit necessaria di seme di 5-6 Kg/ha, utilizzando una seminatrice di precisione, 15-25 Kg
con seminatrice da foraggere. La germinazione abbastanza pronta. Meno indicato il trapianto pri-
maverile o autunnale delle piantine per i maggiori costi rispetto alla semina, che avviene, tra laltro,
con buone probabilit di successo.
Sesti dimpianto
Le distanze tra le file variano, secondo i diversi autori, da 45 a 75 cm e circa 10 cm sulla fila,
con lobiettivo di ottenere 12-22 piante/m
2
. Sulla base della nostra esperienza il sesto dimpianto con-
sigliabile il 70 x 10, che corrisponde a una densit dimpianto di 14 piante/m
2
.
Concimazione
Prima di definire il piano di concimazione, sarebbe utile conoscere il grado di fertilit del terreno.
Il tarassaco una tipica pianta nitrofila. Indicativamente, sulla base di esperienze di coltivazione, la
pianta necessit di 100 Kg/ha di N; 90 Kg/ha di P e 150 Kg/ha di K.
Cure colturali
La pianta assai rustica e non richiedere particolari cure colturali. Solo la gestione delle infestanti
deve essere abbastanza pronta e attenta, soprattutto nelle fasi successive alla semina. Con le irriga-
zioni si interviene nei periodi di maggiore siccit.
Epoca e modalit di raccolta
La raccolta si effettua alla fine del primo anno, al momento del riposo vegetativo (ottobre-
novembre) nel caso di una semina primaverile. Con trapianto di piantine autunnale la raccolta avviene
65
in autunno del secondo anno (anno prolungato). Lescavazione viene fatta a mano o con scavatuberi.
Lepoca di raccolta va commisurata alla praticabilit dei terreni nel periodo autunnale ed, eventual-
mente, va anticipata.
Avversit
La principale malattia loidio a carico delle foglie, con la tipica formazione di una patina bian-
castra (oidio). A volte possono verificarsi attacchi di ruggine. In entrambi i casi una primavera fredda
e piovosa una condizione favorevole allo sviluppo di questi miceti. Terreni argillosi e ristagnanti pos-
sono favorire linsorgere di marciumi radicali da rizottonia.
Resa
Del tarassaco si utilizzano soprattutto le radici. La produzione, riferita a 100 m
2
, variabile da
15 a 31 kg, ma pi verosimilmente, secondo lesperienza diretta di coltivatori, da 8 a 20 kg di pro-
dotto lavorato. Il contenuto in mucillaggini molto importante per uso erboristico. Le foglie verdi
sono commestibili come verdura.
In tabella 19 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
66
Tab. 19 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche del tarassaco
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
una pianta comunissima dal mare ai monti. Pur essendo perenne, in coltivazione non si dovrebbe tenere
in campo per pi di due anni anzi, come per la valeriana, sarebbe meglio lanno prolungato, da ottobre a
ottobre. Il tarassaco coltivato trova nella raccolta spontanea la concorrenza pi forte, soprattutto quella estera.
Probabilmente per renderla una coltura conveniente, allo stato attuale, bisognerebbe sfruttarne tutti e tre i
prodotti: le foglie e le radici per lerboristeria; le foglie allo stato verde come prodotto alimentare; il seme
che assai richiesto dalle ditte produttrici di sementi da orto. In rotazione segue bene un cereale oppure
un prato stabile. Non necessita di cimature in fioritura a differenza della valeriana. Da notare che le radici
di tarassaco provenienti da piantine trapiantate perdono il loro carattere spiccatamente fittonante, diven-
tando molto pi ramificate. Come specie da radice i terreni troppo argillosi creano sicuramente dei problemi
in fase di raccolta, aumentando i costi di produzione sia per lescavazione che per la pulitura. Va detto, per,
che nei terreni compatti il contenuto in mucillaggini aumenta. Le radici lavate vengono tagliate a pezzi per
favorirne lessiccazione.
VALERIANA
(Valeriana officinalis L.)
Terreno e ambiente
Pu essere coltivata in zone col-
linari e di bassa montagna; preferi-
sce terreni profondi e permeabili,
privi di sassi, liberi da malerbe, fer-
tili, freschi, meglio se sciolti e dove
lacqua non ristagni. Su terreni fre-
schi e fertili sviluppa molto ma con
poco odore, su terreni pi asciutti o
ad altitudini maggiori la pianta svi-
luppa meno ma lodore pi intenso.
Sopporta anche climi molto freddi.
Operazioni colturali allimpianto
La lavorazione del terreno deve essere effettuata accuratamente, ma non troppo profondamente
(30-35 cm), interrando abbondante stallatico, che viene ben valorizzato da questa specie. Il terreno
va preparato in autunno, in primavera vanno eseguite lavorazioni secondarie di affinamento, con
particolare cura per la semina diretta.
Tecniche di moltiplicazione
Si propaga per seme o per via vegetativa. Limpianto per semina diretta si esegue in primavera
o in autunno con 6-8 kg/ha di seme con seminatrice di precisione. Lesperienza, per, consiglia il
ricorso alle piantine di un semenzaio, seminato a fine luglio, per avere piantine da trapiantare dopo
circa 3 settimane a fine estate. Per via vegetativa si pu propagare in autunno tramite frammenti di
rizoma o per piante ottenute dalla divisione dei cespi di piante madri aventi 2 anni.
Sesti dimpianto
Le distanze tra le file variano, secondo i diversi autori, da 60 a 80 cm e 30-40 cm sulla fila, con
lobiettivo di ottenere 5-7 piante/m
2
. Sulla base della nostra esperienza il sesto dimpianto consiglia-
bile il 70 x 35, che corrisponde a una densit dimpianto di 4 piante/m
2
.
Concimazione
Prima di definire il piano di concimazione, sarebbe utile conoscere il grado di fertilit del terreno.
La valeriana, come quasi tutte le piante da radici, una specie potassofila. Indicativamente, sulla
base di esperienze di coltivazione, la pianta necessit di 100 Kg/ha di N; 50 Kg/ha di P e 150 Kg/ha di K.
Cure colturali
La gestione delle infestanti deve essere abbastanza pronta e attenta, soprattutto nelle fasi succes-
sive alla semina. La valeriana tollera male prolungati periodi di siccit, per cui importante poter
intervenire con irrigazioni di soccorso. Altro aspetto di rilievo la cimatura delle infiorescenze in pri-
mavera, a partire dal mese di giugno in modo scalare, per favorire lingrossamento dei rizomi e lac-
cumulo di principi attivi.
67
Epoca e modalit di raccolta
La raccolta si effettua alla fine del primo anno, al momento del riposo vegetativo (ottobre-
novembre) nel caso di una semina o trapianto primaverile. Con trapianto di piantine autunnale la
raccolta avviene in autunno del secondo anno (anno prolungato). Lescavazione viene fatta a mano
o con scavatuberi. Lepoca di raccolta va commisurata alla praticabilit dei terreni nel periodo autun-
nale ed, eventualmente, va anticipata.
Avversit
Si segnalano attacchi di septoriosi, oidio, ruggine e afidi, tutti a carico delle foglie e rizottoniosi a
carico delle radici.
Resa
Della valeriana si utilizzano le radici. La produzione, riferita a 100 m
2
, variabile dai 25 ai 35 kg
di prodotto lavorato. La resa in olio essenziale dello 0,5-1% sul materiale secco.
In tabella 20 sono sintetizzate le peculiarit pedoclimatiche e lepoca di semina, trapianto e raccolta.
68
NOTIZIE UTILI E ACCORGIMENTI COLTURALI
Viene spesso indicata come biennale, in realt preferibile coltivarla a ciclo annuale o anno prolungato, cio
impianto autunnale e raccolta lautunno successivo. Attualmente la coltura per stare sul mercato dovrebbe
essere coltivata su ampie superfici. una pianta tipicamente potassofila, indicata anche per ambienti di
montagna. Non eccedere con lazoto, in quanto si favorirebbe lo sviluppo delle porzioni epigee a danno dei
rizomi. In una rotazione non dovrebbe seguire a se stessa e neppure a delle Malvaceae, mentre segue bene
le colture sarchiate oppure i prati poliennali. Nella scelta di coltivare la valeriana, in quanto specie da radice,
si deve tener conto in modo particolare della tessitura del terreno, per evitare eccessivi costi di espianto in
fase di raccolta e successiva pulitura dei rizomi. Il lavaggio deve essere abbastanza rapido, possibilmente
entro 20 minuti, poich oltre i 40-50 minuti il contenuto in p.a. diminuisce. Successivamente il prodotto
lavato deve essere essiccato, con temperature non oltre i 25-30 C. Il prodotto si conserva in recipienti di
vetro o porcellana al riparo dal sole. La presenza di acido isovalerianico libero (forte odore nellaria) indica
che lestratto vecchio o stato ottenuto da rizomi conservati troppo a lungo.
Tab. 20 - Sintesi delle esigenze agronomiche e pedoclimatiche della valeriana
UNA PROPOSTA INNOVATIVA: LO ZAFFERANO
Nel corso della sperimentazione, alle sei specie gi impiantate, si aggiunto lo zafferano (Crocus
sativus ) con lo scopo principale di acquisire il know how agronomico ed effettuare una prima verifica
della adattabilit di questa coltivazione alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio del GAL Sibilla.
Lo zafferano una pianta erbacea perenne, sterile, della famiglia delle Iridaceae. Ha un bulbo-tubero
di forma sferica un po schiacciata, di colore bruno. I fiori sono di color lilla-azzurro e presentano tre
stili gialli e uno stigma tripartito con lacinie allargate e arrotolate allapice, di colore rosso-arancio.
Le foglie sessili, di forma lineare e colore verde scuro, sono raccolte in ciuffi alla base. La fioritura
si ha da met ottobre alla prima decade di novembre.
spontaneo delle zone montuose dellIran e della zona del Mediterraneo orientale. Si adatta tut-
tavia a crescere nelle zone montane con terreni calcarei, sabbioso-limosi profondi e ben drenati, fino
a circa 800-1000 m di quota.
Il nome zafferano, che indica il prodotto commerciale, deriva dalla parola araba zaafaran, a sua
volta derivata da asfar, che significa di colore giallo, mentre il termine Crocus fu utilizzato per la prima
volta da Teofrasto nel 287 a.C. Le rappresentazioni grafiche pi antiche dello zafferano, risultano
essere raffigurazioni presenti in papiri egizi e pitture parietali del palazzo di Cnosso databili al 3500
a.C. Le citazioni pi antiche sono invece riferibili al Cantico dei Cantici della Bibbia, dove viene citato
con il termine ebreo Karkom, e allIliade. I faraoni egizi, Ippocrate e Plinio il Vecchio riconoscevano
allo zafferano notevoli doti terapeutiche: veniva utilizzato contro la peste, contro la tosse ed il mal
di petto, per ravvivare le funzioni di fegato, reni e polmoni, oltre che per i suoi, veri o presunti, effetti
lussuriosi. Nel Medioevo veniva utilizzato contro il Mal caduco ed entrava anche nella preparazione
69
Affresco presso il Palazzo di Cnosso (Creta)
3500 a.C.: Raccoglitrice di zafferano.
a destra: Zafferano (da Hortus romanus, 1774)
70
Fasi del ciclo agronomico
e di trasformazione dello zafferano
del Laudano. In antichit era molto usato a fini cosmetici: cos a Creta labbra e capezzoli venivano
tinti di rosso aranciato per aumentare il potere di seduzione femminile, Cleopatra ne faceva largo uso
in forma di profumi. A Roma era un vero e proprio status symbol, nelle domus pi ricche i com-
mensali sedevano su cuscini riempiti di petali di zafferano, polvere di zafferano cadeva sui convitati
che sorseggiavano vino mescolato a stimmi di zafferano. I pi raffinati, come lImperatore Marco
Aurelio, facevano il bagno solo in acqua profumata di zafferano. Lutilizzo culinario si afferm con il
nascere della borghesia. Lo speziare le pietanze era un modo di ostentare la ricchezza da parte del
padrone di casa. Ma anche per i produttori e per i mercanti lo zafferano era una ricchezza loro ver-
miglio, che veniva messo via e venduto solo in casi di necessit o quando il prezzo di mercato era
pi favorevole. Esistono ricettari del XVII secolo che riportano ricette per la preparazione di inchio-
stri e colori gialli o dorati a base di zafferano, oltre a ricette che ne prevedono lutilizzo per colorare
tessuti in modo naturale; del resto anche i Romani lo utilizzavano per tingere le vesti nuziali e le toghe
dei magistrati.
Strettamente legata alla storia dello zafferano, la storia delle contraffazioni; lalto costo dello
zafferano ha portato infatti a vari tentativi di contraffazione che risulta piuttosto semplice da effet-
tuare soprattutto nel prodotto in polvere in cui vengono aggiunti fiori di Carathamus tinctorius, ligule
di Calundula officinalis, stimmi di Crocus vernus, antere dello zafferano stesso, ma si pu arrivare anche
ad aggiungere zafferano esausto o polvere di gesso.
Sicuramente luso pi conosciuto di questa spezia quello nella ricetta del risotto alla milanese;
tuttavia si apprezzano moltissimo le qualit organolettiche dello zafferano anche in piatti a base di
pesce, nelle zuppe di legumi, o nelle salse che possono accompagnare carni bianche. Oltre che nella
nostra cucina, lo zafferano trova impiego nella preparazione della Bouillabaisse francese e della
Paella spagnola.
71
Campo di zafferano allinizio della fioritura
PRIMI RISULTATI DELLE PROVE DI CAMPO
I parametri presi in considerazioni nelle due diverse situazioni pedoclimatiche testate, in localit
Podalla (Fiastra) e Taro (Pievetorina), sono stati di carattere agronomico e relativi al regolare sviluppo
delle piante nel corso delle principali fasi del ciclo vegetativo, rappresentate dalla:
germinazione dei bulbi;
suscettibilit dei bulbi impiantati al marciume di origine micotica;
fioritura;
allungamento delle foglie e inizio della gemmazione del bulbo madre;
essiccazione della parte aerea;
espianto dei bulbi figli (bulbi che si differenziano dal bulbo madre) a fine ciclo.
I rilievi sul prodotto, invece, hanno riguardato il numero di fiori raccolti e i grammi di zafferano
ottenuti dopo la sfioratura ed essiccazione degli stimmi, oltre alla quantit di bulbi raccolti a fine
ciclo e utili al reimpianto della coltura dopo selezione per dimensione ed eliminazione di quelli malati.
Per lo zafferano il pedoclima di coltivazione assume un ruolo fondamentale, in quanto la suscet-
tibilit dei bulbi agli attacchi di patogeni e animali terricoli costituisce, forse, il principale fattore limi-
tante per la diffusione di questa coltura fuori dai territori storicamente vocati.
Ci riferiamo, in particolare, ai danni da Fusarium, fungo che provoca marciume dei bulbi, parti-
colarmente aggressivo su terreni pesanti e alla presenza di microti terricoli (arvicole), che possono
arrecare notevoli danni al capitale dei bulbi da espiantare a fine ciclo, indispensabili per la ricostitu-
zione dei campi.
Per quanto riguarda il primo aspetto, i risultati di questi primi due anni hanno dimostrato che
una corretta pratica agricola, basata sulla realizzazione di una efficiente rete scolante e una scelta dei
terreni destinati allimpianto con leggera pendenza, possono contribuire a contenere il marciume dei
72
Aiuola a file binate dopo il trapianto dei bulbi
bulbi entro una percentuale accettabile, anche in presenza di terreni argillosi. Sulla presenza delle
arvicole, invece, si pu agire adottando ampie rotazioni dei terreni, ma in generale il decorso della
stagione invernale a determinarne lentit dei danni, soprattutto in relazione alla durata del periodo
di copertura nevosa.
Sul piano produttivo i dati ottenuti, seppur raffrontabili con i dati di altre zone storiche di pro-
duzione dello zafferano (Altopiano di Navelli e Cascia), non sono ancora sufficienti per poter definire
uno standard agronomico specifico per larea di coltivazione interessata dal progetto.
In generale, per, possiamo dire che nelle due diverse condizioni altitudinali e pedologiche, il
comportamento vegetativo della coltura stato abbastanza regolare, dimostrando un buon adatta-
mento ai due ambienti di coltivazione.
Come sesto di impianto si utilizzato quello generalmente consigliato per la coltura, che prevede
la costituzione di aiuole a file binate (ma anche a tre o quattro file) con interfila di 30 cm e distanza
dei bulbi sulla fila di 1 cm.
La superficie interessata dai singoli campi prova stata mediamente di 20 m
2
, ognuno dei quali
costituito da quattro aiuole a file binate.
I risultati produttivi relativi al numero di fiori raccolti e alle quantit di prodotto commerciabile e
di bulbi espiantati a fine ciclo, sono riportati in tabella 21.
Sia nel caso del prodotto commerciale ottenuto che in riferimento ai bulbi raccolti al termine del
ciclo colturale, il dato sperimentale estremamente lusinghiero ed in linea con le produzioni di
Navelli (AQ) e Cascia (PG).
Attualmente la sperimentazione di questa specie prosegue con lattivazione di altre sei aree spe-
rimentali che saranno in grado di definire quanto meno le tecniche colturali pi idonee al territorio
maceratese, con conseguente avvio di una produzione locale, estremamente auspicabile vista la resa
economica del prodotto, che oscilla tra 6 e 12 /grammo con punte anche pi elevate per prodotti
certificati e ben confezionati.
73
Tab. 21 - Sintesi dei primi risultati ottenuti nella coltivazione dello zafferano
PROBLEMATICHE COMMERCIALI
E IPOTESI DI FILIERA PER LE OFFICINALI
PROBLEMI E OPPORTUNIT
La coltivazione di piante non alimentari destinate allimpiego come complementi dellalimenta-
zione e della salute pu essere unattivit remunerativa purch si rispettino alcuni criteri di imposta-
zione dellimpresa che tengano in minor conto la logica di massima quantit al prezzo pi basso. Pi
importante invece la corretta individuazione del segmento di mercato e il prodotto finito cui si mira
al di l della fase prettamente agricola. Al pari importante la connessione con una fase post-raccolta
necessariamente evoluta sia in senso tecnologico che scientifico in cui il prodotto agricolo diventa
materia prima eletta. Le piante officinali sono in definitiva dei natural product carriers e pertanto sul
natural product che occorre focalizzare la tecnica colturale e le attivit di post-raccolta, condizionamento
e trasformazione del materiale vegetale grezzo.
Fermo restando quanto detto per laspetto meramente agronomico, dellattivit di produzione
fondamentale individuare preventivamente sul mercato quali piante siano effettivamente le pi
richieste e fra queste quelle che meglio si adattino al sistema agricolo vigente. Questo inteso come
lordinaria organizzazione produttiva dellazienda agricola tipo, in modo tale da non sconvolgere
completamente lassetto di mezzi e competenze dellimprenditore.
necessario, inoltre, approfondire come i prodotti di campo possono essere valorizzati, in un
sistema di operazioni di post-raccolta, trasformazione e commercializzazione. In particolare verranno
presi in considerazione alcuni aspetti utili per cercare di trarre le conclusioni di questa valutazione.
Lo standard agronomico di riferimento (ovvero la tecnica colturale pi efficiente in termini di rapporto
costi/risultati).
Le operazioni di post-raccolta quale elemento necessario allottenimento di un prodotto commercia-
bile e compatibile con il formato mercantile.
Gli utilizzi principali del prodotto finito e dei suoi derivati onde ricavare un indizio sulla tipologia,
sulla qualit di prodotto finito ottenibile e sulla tecnologia, che deve essere connessa a tale prodotto
per poter arrivare sul mercato.
Le prospettive di mercato sono lattuale situazione (con una panoramica di prezzo) e gli sviluppi futuri,
se presenti, per un tale prodotto. tali informazioni sono valide per un tempo molto breve a causa del-
lenorme volatilit del mercato stesso.
I plus di prodotto sono le positivit che ragionevolmente possono essere conseguite per garantire
una migliore qualificazione del prodotto e una maggior penetrazione nel mercato.
VALUTAZIONE MERCEOLOGICA DELLE SPECIE SPERIMENTATE
Pimpinella anisum L. (anice verde). Talora lanice necessita di essiccazione. La pulitura dei frutti in
tarar pu portare ad un prodotto pulito pronto confezionamento. La distillazione dellanice viene
fatta in corrente di vapore sul frutto intero o meglio cilindrato. Il parametro qualitativo lolio essen-
ziale che deve essere presente in misura non inferiore al 2%, con componente ottimale di anetolo
dell80%. Fra le piante officinali i prodotti dellanice possono essere considerati delle commodities
commerciate a livello internazionale. Le aree di produzione tradizionale nel bacino del Mediterraneo
sono la Francia meridionale, la Turchia, il Nord Africa (in particolare lEgitto). Importanti produttori
extra europei sono lIndia e in minor misura la Cina. Lanice soffre inoltre di concorrenza da parte
dellanice stellato (Illicium verum Hooker) frutto di un arbusto asiatico. In Germania questultimo
pi apprezzato per via della intensit dellaroma e della presenza di altri componenti pregiati nellolio
essenziale. Alcuni prezzi osservati sono sotto tabulati (Tab. 22).
74
Limpiego nel settore alimentare rendono il mercato di questa droga stabile nel tempo. Non si
prevedono aumenti di prezzo.
Sicuramente il principale plus pu essere ricondotto al legame con il territorio. Difatti le Marche,
pur in zone diverse ma non lontane, vantano una storia di coltivazione secolare. Interessante sarebbe
caratterizzare gli ecotipi, se esistenti, che sono coltivati in connessione con la Varnelli, e lavorare sul
miglioramento agronomico e su quello dello spettro chimico dellolio essenziale. Sfruttare ad esempio
la debolezza che presenta lanice stellato dovuta alle sofisticazioni con la specie tossica e molto simile
Illicium anisatum L.
Silybum marianum (L.) Gaertn. (cardo mariano). Di regola data la scalarit della maturazione del
seme il prodotto raccolto presenta un umidit del 18-22% e pertanto unessiccazione anche sempli-
cemente al sole necessaria. Successivamente deve essere immagazzinato sottovuoto. Lachenio di
cardo mariano (cardui mariae fructus) largamente impiegato nella estrazione di principi attivi dalla
spiccata azione epatoprotettiva. LIndena spa una importante ditta che trasforma questo prodotto
in estratti purificati destinati al settore farmaceutico. Il principio attivo utile una miscela di flavoli-
gnani, la silimarina, concentrata nel tegumento dellachenio (1,5-3%). Lutilizzo principale pertanto di
tipo industriale. La coltivazione di questa officinale deve essere finalizzata allimpiego in industria e
pertanto pi idonea a sistemi colturali estensivi. Nel mercato sono molto consolidate le produzioni
austriache, polacche, ungheresi, che si rivolgono ai clienti industriali come Indena ed altri, che richie-
dono forniture consistenti (dellordine di centinaia di tonnellate per anno), con parametri di qualit
elevati e lotti uniformi. Pertanto la coltivazione non indicata su scala medio piccola a meno che non
si intenda puntare alla produzione di estratti titolati, da agricoltura biologica destinati al mercato
interno, di cui c richiesta. I prezzi del prodotto grezzo sul mercato, date le caratteristiche di massa
sono sempre piuttosto bassi (Tab. 23).
I plus maggiori sono la quantit, il titolo ed il prezzo basso che non sono compatibili con la realt
oggetto della prova. Sicuramente la coltivazione biologica rappresenta un plus per produzioni limi-
tate purch si prolunghi in altre fasi di elaborazione (estratto idroalcolico) per il quale possibile tro-
vare una collocazione sul mercato.
Malva sylvestris L. (malva). La malva foglie necessita di essiccazione particolarmente accurata
per consentire la conservazione del colore. Un taglio del prodotto fresco prima dellessiccazione con
trinciaforaggi indicato per prevenire limpaccamento del prodotto. Si utilizzano le foglie in genere
associate a fiori in quantit limitata. La malva conosciuta per le propriet emollienti ed antiflogi-
stiche dovute allelevato contenuto in mucillagini. Limpiego prevalente quello di prodotto infusio-
nale sia nelle tisane che in infusi alimentari. Estratti idroalcolici sono impiegati in preparazioni gale-
niche. Estratti acquosi sono impiegati in cosmesi. Le foglie di malva possono considerarsi un pro-
dotto la cui richiesta stabile o addirittura in lieve aumento. In effetti richiesta in moltissimi pre-
75
Tab. 22 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da anice verde
Tab. 23 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da cardo mariano
parati, infusi, bevande e integratori alimentari. La facilit della coltivazione e la produttivit elevata
la rende comunque abbastanza fragile allaggressione di eventuali competitori. I prezzi sono stabili
da un paio di anni (Tab. 24).
Come chiaramente comprensibile dalla tabella dei prezzi la coltivazione biologica rappresenta
un interessante plus di prodotto. A prescindere da questo indispensabile anche raggiungere una
buona qualit organolettica. Il colore e la presenza di fiore fondamentale per la qualit mercantile
della malva, specialmente cos come richiesta dal mercato italiano. Il colore verde intenso e la pre-
senza di fiori blu scuro molto apprezzata. La M. sylvestris subsp. mauritiana risponde meglio a queste
caratteristiche anche se tende a produrre pi fusto.
Melissa officinalis L. (melissa, cedronella). La melissa pu essere essiccata o distillata in corrente di
vapore. altres utilizzabile nellestrazione dal secco o dal fresco. Il prodotto secco mercantile dato
da erba intera destinata a ulteriori lavorazioni o allestrazione (previa frantumazione), foglie intere,
molto pregiate, taglio tisana, taglio filtro e polvere. Lolio essenziale in genere commerciato greggio.
Il prodotto greggio fresco o essiccato pu essere impiegato in estrazione con CO
2
supercritica, otte-
nendo estratti integrali ricchi di aroma naturale. La droga data dalla sommit essiccata intera o
dalle foglie monde. La melissa di grande importanza come erbe infusionale, entrando in tisane
semplici e composte, come ingrediente aromatico e suscettibile di claims riguardanti il benessere del-
lumore. Insieme a malva e camomilla rappresenta la maggiore erba infusionale dei climi temperati.
Lolio essenziale, ricco in citronellolo e citrale, pregiatissimo, usato in profumazioni cosmetiche estive
e mediterranee. Nell80% dei casi il prodotto commerciato a causa del costo sofisticato con miscele
di terpeni sintetiche. La caratteristica di erba infusionale e un certo apprezzamento sul mercato avvi-
cinano rapidamente questo prodotto ad una commodity. La richiesta in aumento, anche se proba-
bilmente un eccesso di piantagioni effettuata nella campagna 2004 (Est Europa) dovrebbe manife-
starsi sul mercato da qui al 2006. Lolio essenziale soffre a causa di sofisticazioni pesanti che immet-
tono sul mercato prodotto a prezzi dieci volte pi bassi del prodotto naturale (Tab. 25).
La melissa caratterizzata da una grande labilit dellolio essenziale, nelle fasi di essiccazione, sfo-
gliatura e conservazione. Molto prodotto commerciale infatti caratterizzato da basso o nullo aroma.
La ditta svizzera Ricola richiede ai produttori specifiche tecnologiche per avere un prodotto primario
o semilavorato ricchissimo in olio essenziale, ad esempio attraverso lessiccazione a freddo e la con-
76
Tab. 24 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da malva
Tab. 25 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da melissa
servazione sottovuoto. I plus di prodotto sono pertanto conseguibili attraverso la coltivazione di variet
selezionate ad alto olio essenziale, nella individuazione ottimale della fase in cui si ha massimo accu-
mulo di o.e. e il migliore rapporto foglia fusto, e nello sviluppo di tecnologie soft nella fase di essicca-
zione, sfogliatura e conservazione. Alluopo la coltivazione su scala medio piccola indicato.
Taraxacum officinale Weber (tarassaco, dente di leone). Le radici necessitano di lavaggio, cippatura
ed essiccazione per la conservazione. Il lavaggio necessario in caso di terreni pesanti ed argillosi
che causano contaminazione batterica della droga escludendone luso come infusionale. La droga
pi interessante nel ns. mercato la radice, talora frammista a sommit. Il tarassaco ha un impiego
prevalente come ingrediente minore in tisane composte, ovvero come ingrediente in tinture estratti
e simili dalle propriet depurative e rimineralizzanti. La sua importanza comunque relativamente
contenuta. Recentemente ne stato studiato limpiego per lapporto di inulina nella razione alimen-
tare dei suini come fattore di modulazione dellaroma della carne. Il tarassaco coltivato soffre un
grave svantaggio verso il prodotto da raccolta spontanea proveniente dallEst-Europa e dai Balcani,
il cui prezzo piuttosto basso e la qualit discreta parlando di prodotti non destinati allinfusionale.
Questo, combinato ad una richiesta modesta da parte del mercato (dovuta al suo sapore non pro-
prio gradevole), la rende una coltura poco competitiva, specialmente nella coltivazione nei terreni
marginali dove pu richiedere maggiore manodopera. I prezzi osservati sono indicati in tabella 26.
Anche per questa droga la coltivazione biologica rappresenta un plus interessante che si riflette
sul prezzo. Potrebbe essere interessante lo sviluppo di prodotti a maggior valore aggiunto come succhi
da pianta intera o foglia fresca in IV gamma. Il lavaggio delle radici ai fini della riduzione della carica
batterica altres fattore di competizione sul prodotto estero.
Valeriana officinalis L. (valeriana). Il prodotto necessita di solito di lavaggio, anche grossolano e di
successiva essiccazione (a meno di 40 C) fino ad umidit standard di conservazione (12,50%). Il
lavaggio deve essere effettuato con cura, specialmente nei terreni sabbiosi poich la sabbia indesi-
derata nei processi di lavorazione successivi. Il prodotto commerciabile la radice intera o eventual-
mente grossolanamente cippata. La droga rappresentata dalla radice (rizoma con radici avventizie)
essiccata. La valeriana ha come utilizzo principale lestrazione industriale di principi attivi per la for-
mulazione di farmaci tranquillanti e simili. Utilizzi minori possono essere gli estratti idroalcolici per
uso erboristico, anche se soggetti a notifica ministeriale ed eventualmente come taglio tisana, anche
se la sgradevolezza dellodore la rende proponibile solo per conoscitori. I parametri di qualit sono
rappresentati dagli acidi valerenici (0,45% su e.s.) o dai valepotriati (0,5-2% su droga essiccata). La
valeriana commerciata in un mercato dove prevalgono le quantit ed il basso prezzo (Tab. 27).
In questo mercato dominano i tedeschi come acquirenti ed i polacchi, ucraini e ungheresi come
venditori. Anche India e Cina hanno sviluppato coltivazioni di specie autoctone (V. jatamansi Jones e
V. wallichii DC) commerciando estratto secco. Questo mercato non accessibile per produzioni di
77
Tab. 26 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da tarassaco
Tab. 27 - Prezzo medio dei prodotti ottenibili da valeriana
nicchia e comunque su superfici limitate. Rimane un debole spazio come prodotto da taglio tisana
biologico per il mercato italiano, ma con spazi sufficientemente presidiati da merce tedesca e olandese.
I prezzi sono quelli di una commodity e sono influenzati prevalentemente dal titolo di principi attivi ed
eventualmente dallassenza di contaminanti pericolosi.
Questa droga deve i suoi plus esclusivamente allalto titolo in principi attivi specialmente se com-
binato con grandi quantitativi e prezzi bassi.
Crocus sativus L. (zafferano). Gli stimmi dello zafferano devono essere essiccati ad una temperatura
moderata di 40-45 C, utilizzando, secondo la tradizione, un setaccio tenuto a debita distanza dalla
brace per 10-15 minuti. La droga rappresentata dallo stimma dello zafferano. Lo zafferano uti-
lizzato da secoli come spezia alimentare di cibi e bevande. Sono noti anche utilizzi come ingrediente di
integratori alimentari (tinture e alcooliti) destinati al controllo delle dislipidemie. I valori di rifermento
sono il contenuto dei principi aromatizzanti come la crocina, la crocetina e i principi amaricanti picro-
crocina e safranale. Lo zafferano rappresenta in buona sostanza una commodity commerciata a livello
globale ma che sussiste anche sotto forma di produzioni e commercio locali fortemente caratterizzati. I
maggiori produttori mondiali sono India (dove il mercato interno consuma tutto), lIran (volto allex-
port) la Grecia e la Spagna. In Italia sussistono realt relitte ancorch vitali, sullaltopiano di Navelli
(AQ), in Sardegna e disseminato nelle province di Siena e Firenze. I prezzi sono estremamente diversi
a seconda delle provenienze, e la differenza di prezzo indice anche della qualit (organolessi, carica
batterica, altri contaminanti).
La grande domanda di manodopera rende questa droga molto costosa e pertanto molto soggetta
a sofisticazioni anche gravi. Cosicch una produzione di qualit e ben caratterizzata dal punto di
vista territoriale ed ambientale pu trovare soddisfacenti sbocchi di mercato. Essendo poi lo zafferano
78
Essiccazione degli stimmi di zafferano con il metodo tradizionale
un prodotto gi lavorato suscettibile di essere confezionato senza necessit di impianti complessi.
La coltivazione biologica, dato lalto prezzo del prodotto convenzionale, non garantisce ulteriori sovrap-
prezzi. Il recupero del legame del territorio come forma di promozione ha dato risultati interessanti.
In definitiva, quindi, considerando i vari aspetti analizzati, possiamo tentare di individuare alcuni
indicatori sintetici di valore e fattibilit tecnica ed economica delle singole specie in grado di rappre-
sentare un percorso per lo sviluppo di queste colture nelle aree interne della Regione Marche. Agli
indicatori ritenuti fra i pi significativi e di seguito elencati, saranno attribuiti tre gradi di valore codi-
ficati in medio, basso ed elevato (Tab. 28):
compatibilit agronomica dello standard colturale, ovvero di come lo standard colturale (come somma
di tecniche che portano al prodotto migliore a costi minori) sia applicabile nelle condizioni in cui si
opera; ove questa compatibilit sia ottimale si avr il milgior prodotto a costi compatibili con i prezzi
di mercato.
fitness di mercato, ovvero come un prodotto ottenuto a determinati costi di produzione collo-
cabile sul mercato seguendo le esigenze precise del mercato stesso in termini di principi attivi, quantit
e prezzo;
valore di filiera, come somma delle potenzialit di una data materia prima di attraversare una
data filiera e raggiungere un valore aggiunto significativo.
Ne consegue che malva, melissa e zafferano sono specie di interesse in un proseguimento del
progetto. Anice e tarassaco sono specie deboli ma possono essere sviluppate attraverso una adeguata
politica di filiera. Il cardo mariano e la valeriana sono poco consigliabili, non tanto per gli aspetti
meramente agronomici (che hanno dato risultati soddisfacenti), ma per le difficolt di valorizzazione e
commercializzazione; rimangono comunque specie valutabili nella prospettiva di una forte organiz-
zazione commerciale su base territoriale capace di costruire mercato e tracciabilit del prodotto.
79
Tab. 28 - Indicatori sintetici di valore e fattibilit tecnico-economica
UNIPOTESI CONCRETA DI FILIERA
La sola coltivazione delle piante officinali, stato gi richiamato, non sufficiente affinch il pro-
cesso di produzione e di accesso al mercato sia completo. Questa attivit agricola, al pari della viti-
coltura e simili, necessita di un minimo di infrastruttura aziendale o interaziendale che consenta di
pervenire ad un prodotto commerciale compatibile con il circuito mercantile (magazzinaggio, spedi-
zione, acquisto). Inoltre, le condizioni operative, scelta delle specie, tipo di lavorazioni in post raccolta
ed obiettivi di qualit, sono strettamente legati a precisi sbocchi commerciali che necessitano di essere
individuati a priori. Di seguito verranno effettuate alcune considerazioni che lazienda deve fare in
sede di progetto prima di avviare una coltivazione di piante officinali.
LE DOTAZIONI AZIENDALI
Come ricordato altrove lattivit di produzione delle piante officinali e derivati non pu essere
distinta da attivit specializzate di post-raccolta e di trasformazione che consentano al prodotto grezzo
di raggiungere lo standard normalmente in commercio. Le dotazioni devono contemplare impianti
di condizionamento e stabilizzazione ed impianti di trasformazione veri e propri. Ipotizzando una
catena di processo completa, le attrezzature che potrebbero essere ipotizzate sono le seguenti.
Essiccatoio. Dispositivo necessario a disidratare le erbe e portarle alla stabilit e pertanto ad una
conservabilit nel lungo termine (36 mesi). Pu essere ad aria naturale, termico convenzionale o a
pompa di calore o gel di silicio. I sistemi pi avanzati sono a freddo che consentono di conservare
in modo eccellente le caratteristiche organolettiche del prodotto. Esistono essiccatoi da 500 a 3.000
Kg/ciclo. Di regola 1.000 Kg sono sufficienti per una superficie di circa 1 Ha di coltura da sommit
(malva, melissa, ortica) in asciutto.
Battitrice o tagliatrice. Questo dispositivo serve per tagliare o frantumare il prodotto greggio ed
effettuare una prima suddivisione fra porzioni utili e scarti (fusti), da separare successivamente con
setacci o per flottazione. Normalmente composta da un rotore a denti o a lame che agisce allinterno
di una camera dove viene immessa la droga greggia. Il prodotto battuto o tagliato cade in basso dove
viene raccolto per le successive fasi di lavorazione.
Setacciatrice. Lavora in connessione con il dispositivo precedente. Ha lo scopo di separare per
forma le frazioni elette (foglie, semi, fiori) dal prodotto greggio, scartando le parti grossolane come
i fusti, ed eliminando le polveri fini e la terra. Di regola sono
meccanici, oscillanti con corpo tondo, quadro o rettangolare,
con diversi livelli di efficienza e di costo.
Mulino. Il mulino serve esclusivamente ad ottenere tagli
fini, ad esempio per filtro o per tagliare radici e semi al fine
di ottenere un formato destinato ad esigenze particolari (es.
estrazione). Pur non essendo assolutamente indispensabile,
consente di raggiungere la flessibilit che necessaria ad un
produttore di materia prima.
Bilancia. La bilancia indispensabile per poter gestire
correttamente tutte le operazioni di carico a magazzino, lavo-
razione e vendita del prodotto finito.
Insaccatrice. Questultimo dispositivo utile per poter
manipolare il prodotto secondo le migliori garanzie igienico
sanitario e con il minimo danneggiamento del materiale
lavorato.
Distillatore. Il distillatore potrebbe costituire unulteriore
80
Distillatore
dotazione per la trasformazione del prodotto fresco in olii essenziali puri. Tale equipaggiamento di
semplice conduzione e consente di ottenere un prodotto ad alto valore aggiunto, senza molti passaggi
successivi alla raccolta e con un prodotto di partenza anche non perfetto. In genere linvestimento
importante anche per dotazioni minime (ad es.: 200 lt), e pertanto anche lorientamento della pro-
duzione agricola deve essere opportunamente riconsiderato puntando alle specie a duplice attitudine,
ovvero sia da prodotto secco che da olio essenziale (es.: melissa, menta, timo, origano etc.).
I PROCESSI
Essiccazione. Lessiccazione allaria il sistema tradizionale di disidratazione pi usato la mondo.
Esso apprezzato per semplicit ed economicit di esercizio (energia solare) ed idoneo nelle zone
in cui nel periodo di raccolta (giugno settembre) si ha un clima temperato asciutto. Questa situa-
zione quella che si riscontra nellappennino dellItalia centrale. Il sistema pu essere ottimizzato
attraverso ladozione di accorgimenti che consentano di conservare il pi possibile le caratteristiche
peculiari del prodotto. Infatti, dato che impossibile influenzare le condizioni atmosferiche da cui il
processo dipende, per opportuno evitare alcuni inconvenienti tipici del metodo. Innanzitutto
occorre evitare lesposizione diretta alla luce solare che in genere incide negativamente su alcune
caratteristiche organolettiche delle droghe, in particolare il colore, influenzandone anche il contenuto
in sostanze attive (pigmenti, antiossidanti). A tale scopo necessario creare degli ambienti ventilati
chiusi o schermati (anche parzialmente) dalla luce. Secondo accorgimento, evitare una eccessiva
esposizione alle oscillazioni di umidit dovute alla notte che sono causa di scolorimenti e prolifera-
zione di microrganismi dannosi. In tale caso possibile avvolgere il prodotto in teli plastici al calar
del sole per poi scoprirlo in pieno sole. Semplici cabine di legno con graticci o serre adattate sono
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Diversi stadi di essiccazione della melissa
alcune soluzioni che combinano il basso costo di realizzazione/esercizio con la conservazione delle
caratteristiche del prodotto.
Lessiccazione con aria condizionata di norma avviene artificialmente allinterno di essiccatoi
come sopra descritti. La durata del processo pu essere indicativamente fra le 36 e le 48 ore, a seconda
del tipo di prodotto e dellessiccatoio impiegato. Le temperature normalmente non devono essere
troppo elevate (max 40 C), pena la perdita di sostanze volatili, importanti fattori di qualit del pro-
dotto. Lerba essiccata fino al 10-11% di umidit (p/p), ovvero la droga greggia, stabile e pu essere
immagazzinata debitamente per un periodo lungo. fondamentale in questa fase collocare il prodotto
in contenitori (sacchi, bins, etc.) chiusi per prevenire sia le infestazione degli insetti delle derrate, che
la re-umidificazione del prodotto con susseguente perdita di qualit. Lessiccazione un processo
energeticamente costoso e la scelta opportuna dellessiccatoio e delle fonti di energia utilizzate (solare,
biomasse) pu essere determinante ai fini della riduzione dei costi di produzione.
Taglio e selezione. Il prodotto essiccato grezzo ha un mercato come tale, ma il valore aggiunto risulta
alquanto basso e la competizione con prodotti esteri indifferenziati notevole. Lavorare un prodotto
secco per portarlo alla conformit con i prodotti finiti o semifiniti normalmente circolanti sul mercato
fondamentale nella strategia della filiera. Le macchine sopra descritte consentono di eliminare parti
indesiderate, come i fusti, steli, polvere fina e pesante, sassi, che sono nel prodotto greggio. Il pro-
dotto lavorato quindi un concentrato di frazioni elette (fiori, foglie, semi, etc.), pronto per limpiego
o persino il confezionamento nelle unit di vendita (tisane). Di regola tali operazioni sono fatte dalle
industrie di commercio allingrosso che pertanto trattengono la gran parte del valore aggiunto per
s. La combinazione delle apparecchiature fondamentale per avere una piena versatilit e un rap-
porto utile/scarto accettabile.
Distillazione. La distillazione unoperazione effettuata sul prodotto verde che ha lo scopo di
estrarre lolio essenziale mediante limpiego di vapore. Ha il vantaggio della semplicit operativa, del-
limmediatezza del prodotto, lolio essenziale, che pronto per la vendita tanto allingrosso quanto al
dettaglio. Questa trasformazione consente di valorizzare molto anche produzioni limitate e con qua-
lit inferiore rispetto al prodotto da tisana. indispensabile per che le specie coltivate contengano
oli essenziali con valore di mercato. La distillazione consente anche di ottenere sottoprodotti interes-
santi, quali le acque aromatiche, che hanno delle potenzialit dimpiego sotto varie forme (ingredien-
tistica, detergenti, profumazioni).
Magazzinaggio, imballaggio e spedizione. Una fase spesso trascurata della filiera delle piante officinali
quella che riguarda la manipolazione (handling) e il magazzinaggio (housing) dei prodotti lavorati.
importante dire che la disponibilit di spazi e sistemi idonei ad un corretto magazzinaggio tanto
importante quanto la disponibilit di attrezzature per la trasformazione.
Questo per due motivi:
le droghe, grezze o elaborate che siano, sono materiali secchi la cui deperibilit dipende esclusi-
vamente dal sistema di stoccaggio. La durata come prodotti alimentari infatti di 36 mesi, anche
se teoricamente pu essere molto pi lunga;
la capacit di stoccaggio consente allazienda di sfuggire ai cicli economici negativi per eccesso
di prodotto ed attendere tempi e prezzi migliori.
Quindi un sistema di confezionamento allingrosso, manipolazione e stivaggio appropriato sono
una parte sostanziale del processo economico e produttivo.
I PRODOTTI
La piccola azienda che decida di puntare su una produzione di piante officinali in Italia deve
puntare su unimpostazione che consenta di sfruttare al massimo le opportunit offerte dalla qualit
del proprio prodotto, sia in un mercato di materie prime, sia in uno di prodotti finiti. In altre parole,
optare per una diversificazione sia in fatto di gamma orizzontale (pi specie coltivate), sia come
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gamma verticale (pi formati di prodotto) indispensabile. Appare chiaro come la filiera fonda-
mentale per poter seguire questa strada.
Per quanto riguarda le specie vale quanto detto in precedenza, dato che il numero delle coltiva-
bili elevato (oltre 100 nellambiente temperato), opportuno restringere il campo a tre o quattro
entit, sperimentando annualmente almeno una nuova specie, in modo da valutarne la potenzialit
e la vocazione territoriale. Importante sarebbe anche recuperare specie di impiego tradizionale locale
da promuovere attraverso il marketing territoriale.
Una gamma verticale altres importante per sfruttare tutte le opportunit del mercato. In tal
caso, della stessa specie il produttore deve offrire contemporaneamente un prodotto greggio intero
(esempio melissa erba), un prodotto lavorato (melissa foglie), un prodotto preparato (melissa taglio
tisana) o un ulteriore tipologia di trasformato (melissa olio essenziale). Il confezionamento in prodotti
finiti pu avvenire in azienda, in un semplice laboratorio di preparazioni alimentari, ovvero presso
la nutrita schiera di aziende di servizi industriali (contract manufacturing) che in Italia propone solu-
zioni complete: si spedisce la propria materia prima, si ritira il prodotto finito e confezionato a norma
di legge (Tab. 29).
STRATEGIA DI MERCATO
Quale sar il mercato delle piante officinali per i piccoli produttori delle Marche? importante
focalizzare i propri sforzi commerciali in un determinato segmento del variegato mercato delle materie
prime vegetali da piante officinali.
Senza dettagliare eccessivamente lanalisi del mercato delle materie di cui si parla, si pu sche-
maticamente seguire la tabella 30:
Ingrosso. Parlando ovviamente di prodotti allingrosso, greggi o semilavorati, il cliente finale ideale
per il nostro piccolo produttore lazienda di produzione o commercializzazione di integratori ali-
mentari (o industria erboristica) che commercializza in proprio. Queste realt (circa 10 maggiori ope-
ratori e moltissimi piccoli) competendo fortemente sul mercato, hanno il massimo interesse ad avere
una materia prima di elevata qualit, tracciabile e con legame al territorio. I lotti oggetto di com-
mercio in genere sono medio piccoli, compresi fra i 300 e i 1.000 Kg per prodotto e per anno. I prezzi
in media sono molto pi elevati anche se di volatilit pi elevata.
Dettaglio. Parlando di prodotti al dettaglio pensabile ideare una gamma ristretta di prodotti sem-
plici (tisane o aromi in bustina, bustine filtri, liquori di erbe, oli essenziali in flaconcino) che sfruttando
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Tab. 29 - Sintesi delle principali fasi di processo e prodotto nella coltivazione delle specie officinali
limmagine del territorio possano essere distribuiti a costi contenuti localmente, sia presso punti ven-
dita tradizionali, (erboristerie e negozi del naturale) sia presso esercizi che basano la loro attivit sul
valore aggiunto del territorio come agriturismi, ristoranti tipici, centri termali, etc., nonch attraverso
eventi di promozione delle produzioni locali (fiere e mercatini).
ASPETTI NORMATIVI DI RILIEVO
Le erbe nel momento in cui subiscono una trasformazione, anche la semplice essiccazione, sono
suscettibili di essere inquadrate come alimenti o ingredienti di alimenti. Pertanto, a valle della colti-
vazione e persino lo stesso processo di essiccazione (ma non la distillazione) sono da inquadrarsi
come attivit di preparazione degli alimenti. Quando questa preparazione avvenga in luoghi appositi
(laboratori, magazzini, depositi, essiccatoi) questi devono rispettare i requisiti igienico sanitari di
massima (Legge 30 Aprile 1962 n. 283 ed art. 25 DPR 26 Marzo 1980 n. 327, D.L. 155 del 26 Luglio
1997). Se loperatore intende fare ulteriori operazioni di preparazione ma non il confezionamento,
deve richiedere lautorizzazione sanitaria per la preparazione di alimenti ed il laboratorio deve pre-
sentare una serie di requisiti di conformit, come pareti lavabili e strutture igieniche per gli addetti.
Con questi requisiti di legge loperatore pu trasformare tutti i prodotti provenienti da una coltiva-
zione fino allo stadio di materia prima da sottoporre ad ulteriore trasformazione o confezionamen-
to (erbe essiccate e tagliate, polveri, estratti fluidi, oli essenziali etc. in grandi contenitori non desti-
nati al consumatore). Qualora volesse procedere anche a confezionamento in proprio dovr adotta-
re misure diverse a seconda del tipo di prodotto finito. Per erbe essiccate, tisane e oli essenziali, la
normativa di riferimento rimane quella dellalimentare e quindi lautorizzazione sanitaria con indi-
cazioni specifiche sufficiente. Per estratti, alcooliti, tinture, sciroppi ed opercoli e simili, la normati-
va di riferimento sar quella degli integratori alimentari (D.L. 111 del 27 Gennaio 1992) e pertanto
sar un laboratorio specializzato e approvato dal Ministero della Salute. Le normative danno indica-
zioni anche per letichettatura specifica dei singoli prodotti. La produzione di cosmetici a base di erbe
richiede strutture dedicate.
84
Tab. 30 - Schema sinottico delle strategie di mercato
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Herbolario volgare Venezia Bernardinium Benalio ed. 1526
Hortus Romanus Roma 1774
Hortus sanitatis - Magonza Jacob Meydenbach 1491
Manoscritto 18 Erbario lapidario sec. XV
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INDICE
PRESENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
PREMESSA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
QUADRO AMBIENTALE ED AGRONOMICO
DEL TERRITORIO DEL GAL SIBILLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
OROGRAFIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
GEOMORFOLOGIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
BIOCLIMA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
UNIT DI PAESAGGIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
IL PAESAGGIO AGRARIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
Aspetti demografici e socio-economici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
Il contesto produttivo agro-forestale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
IL PROGETTO RECUPERO, SPERIMENTAZIONE E PROMOZIONE
DI PIANTE OFFICINALI E MEDICINALI DEL GAL SIBILLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
MOTIVAZIONI E FINALIT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
IPOTESI SPERIMENTALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
LE SPECIE SPERIMENTATE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Anice verde (Pimpinella anisum L.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Cardo mariano (Sylibum marianum (L.) Gaertn.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Malva (Malva sylvestris L.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
Melissa (Melissa officinalis L. ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
Tarassaco (Taraxacum officinale Weber) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Valeriana (Valeriana officinalis L.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
Individuazione degli appezzamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
Densit di investimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Prova di concimazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
Modifiche e adattamenti sperimentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
Tipologia del materiale di propagazione utilizzato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
ELABORAZIONE DEI RISULTATI DI CAMPO: ANALISI QUANTITATIVE . . . . . . . . . . . . . 35
ELABORAZIONE DEI RISULTATI DI CAMPO: ANALISI QUALITATIVE . . . . . . . . . . . . . . . 42
RISULTATI OTTENUTI E PROBLEMATICHE INCONTRATE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
Effetti dellambiente pedoclimatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
Aspetti agronomici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
VALUTAZIONE DEI RISULTATI IN RELAZIONE ALLE IPOTESI SPERIMENTALI . 53
DENSIT DIMPIANTO E RAFFRONTO DELLE PRODUTTIVIT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
RISULTATI DELLA PROVA DI CONCIMAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
SCHEDE AGRONOMICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
ANICE VERDE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
CARDO MARIANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
MALVA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
MELISSA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
TARASSACO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
VALERIANA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
UNA PROPOSTA INNOVATIVA: LO ZAFFERANO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
PRIMI RISULTATI DELLE PROVE DI CAMPO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72
PROBLEMATICHE COMMERCIALI E IPOTESI DI FILIERA PER LE OFFICINALI 74
PROBLEMI E OPPORTUNIT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
VALUTAZIONE MERCEOLOGICA DELLE SPECIE SPERIMENTATE . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
UNIPOTESI CONCRETA DI FILIERA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
LE DOTAZIONI AZIENDALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
I PROCESSI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
I PRODOTTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
STRATEGIA DI MERCATO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
ASPETTI NORMATIVI DI RILIEVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
Finito di stampare
nel mese di giugno duemilasei presso la Tipografia S. Giuseppe