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Urbino, aprile 2014 il Ducato do ssier P e r i o d i c

Urbino, aprile 2014

il Ducato

do ssier

P e r i o d i c o

d e l l ’ I s t i t u t o

p e r

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f o r m a z i o n e

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g i o r n a l i s m o

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U r b i n o

Il “maiale vegetale” Distribuzione gratuita Poste Italiane Spa-Spedizione in a.p. - 70% - DCB Pesaro
Il “maiale vegetale”
Distribuzione gratuita Poste Italiane Spa-Spedizione in a.p. - 70% - DCB Pesaro

di Teodora Stefanelli

Come nel suino della canapa non si butta via nulla: tutte le componenti della pianta sono sfruttate per fare carta, stoffe, olio, farina e cosmetici. Dopo un periodo di proibi- zionismo, durato più di 20 anni, oggi questa coltivazione sta tornando nei campi e gli agricoltori dell’entroterra marchigiano stanno scommettendo molto sul suo rilancio.

il Ducato Ducato

Torna la canapa nell’entroterra marchigiano: rende bene e non inquina

La pianta “salva economia”

I giovani under 35 tornano a lavorare in campagna e scommettono sul recupero delle colture dimenticate

D a alcuni anni il siste- ma produttivo mar- chigiano sta perden- do colpi, schiacciato dalla pressione di una crisi economica che

non accenna ad arrestarsi: Secondo

i dati del Centro studi di Confindu-

stria Marche nel 2013 si sono persi 22mila disoccupati, con un calo del 3,4% (contro lo 0,4% dell’Italia) che ha portato il tasso di disoccupazio- ne dal 10,7%del 2012 al 12,2% di di- cembre 2013. La contrazione ha in- teressato tutti i settori produttivi, l’agricoltura, in particolare, ha per- so 2700 unità, con un decremento del 16,4% rispetto al 2012. In questo panorama desolato c’è, però, una nota positiva: sempre più giovani tornano a lavorare in cam-

pagna, affittano i terreni (comprar-

li costa troppo) e aprono piccole

aziende agricole. Nell’ultimo rap- porto presentato da Coldiretti Mar- che, si stima che, tra il 2011 e i primi sei mesi del 2013, sono nate circa 200 imprese condotte da giovani sotto i

35 anni che non provengono dal la-

voro agricolo.

Si legge nel documento: “Se il trend

del primo semestre 2013 dovesse es- sere mantenuto, le nuove iscrizioni dei giovani imprenditori nel registro delle Camere di Commercio dovreb-

bero aumentare di una cifra tra il 20

e il 30 per cento rispetto allo scorso

anno”. Sono sempre di più i ragazzi che scelgono di frequentare gli istituti professionali di agraria e, rispetto al 2013, le matricole iscritte alla facol-

tà di Agraria sono il 20 per cento in

più. Studio, ricerca e sviluppo del settore primario, secondo alcuni esperti, sono fattori che rafforzano l’econo-

mia del territorio marchigiano, ma è puntando sul recupero delle colture dimenticate, come quella della ca- napa, che si può creare un’occasio-

ne unica di riscatto, anche perché la

regione Marche offre ottime poten- zialità grazie alla combinazione fa- vorevole di terreno e clima.“Bisogna creare una filiera – spiega Corrado Gradoni, responsabile marchigiano

di Assocanapa - in grado di valoriz-

zare la fibra (per costruire pannelli e mattoni), il canapulo (che serve a produrre pellet e altri materiali iso- lanti) e l’olio che si ricava dai semi e

che ha un tenore di grassi Omega 3 molto superiore agli altri oli vegeta- li”. Attraverso il rilancio di un’eco- nomia sostenibile, fondata sulle ri- sorse del territorio, si possono svi- luppare opportunità per i giovani e

di conseguenza creare prospettive

occupazionali. “In Germania molti problemi sono stati superati dando credito alla green economy – ha spiegato Patrizia David, docente di Sociologia all’Università di Cameri- no, durante il convegno “La canapa,

nuova opportunità per l’agricoltura

italiana”, organizzato a Fiuminata il

15 marzo – grazie a tecnologie d’a-

vanguardia applicate alle produzio-

ni

agricole e forestali. Un risposta al-

le

mutazioni climatiche, ma anche

un’occasione di riequilibrio delle ri- sorse e dello sviluppo in tutte le aree del paese”. La regione Marche, da al- cuni anni ha cominciato a investire nella sativa: dal 2011 al 2014 gli etta-

ri coltivati a canapa nell’anconeta-

2
2
al 2014 gli etta- ri coltivati a canapa nell’anconeta- 2 no sono quadruplicati e i produttori

no sono quadruplicati e i produttori

si

sono cimentati sempre di più nel-

la

produzione di oggetti e articoli per

usi e scopi più vari: dalla cosmetica,

all’agroalimentare, fino alla carta e ai capi di abbigliamento. Ma è nel-

l’entroterra marchigiano, a Jesi, una cittadina in provincia di Ancona,

che

questa pianta assume un valore

più

significativo rispetto a qualsiasi

altro luogo d’Italia. La canapa qui

era utilizzata già nel 1600 per tessere corde e funi, che poi venivano espor-

tate nel resto d’Italia e d’Europa. Fi-

no all’avvento delle materie plasti-

che

la fibra della pianta era usata per

fare

lenzuola, coperte e corredi nu-

ziali. Allora la materia prima si im- portava dall’Emilia Romagna, ma la

lavorazione era fatta in città. Gli an- ziani ricordano ancora quelle enor-

mi ruote che giravano nel rione

Grammercato, il “passo del gambe- ro” tipico del cordaio che tirava le fi- la di canapa intrecciando corde di ogni grossezza e la vita durissima di artigiani e operai che tessevano sen- za sosta dall’alba al tramonto. Oggi il rione ha cambiato completa- mente aspetto e, a ricordare i mac-

chinari di tessitura, al centro della piazzetta, è stata messa una scultura

che rappresenta una ruota da lavoro.

A Jesi la tradizione si è fusa con l’in-

novazione e, anche se le corde non si esportano più e le ruote hanno smesso di girare, è rimasta comun- que la passione per la tradizione, tant’è che molte idee innovative

stanno prendendo corpo: come il progetto di Mattia Guarnera che,

nella Vallesina, con la canapa che

coltiva lui stesso produce birra agri- cola. O come due giovani imprendi- trici fabrianesi che nella città della filigrana, hanno realizzato artigia- nalemente fogli prodotti con la pol- pa che si ricava da questa pianta dai

mille usi.

UN TOCCASANA PER LA SALUTE

 

“I semi di canapa contengono sostanze ad azione antiossidante e aci- digrassi della serie omega-3”. Ad attestarlo è il Ministero della Salute, con una circolare del 22 maggio 2009, in cui si specifica che: “sono solo le foglie e i pollini, non i semi, a produrre cannabinoidi”. Una cer- tificazione del fatto che i semi di canapa che non contengono Thc (la

sostanza stupefacente contenuta

in

alcune

specie di

canapa), sono

salutari e

prevengono l’invecchiamento cellulare. “Ma – dice Silvano

Ramadori, referente per

le Marche

di Assocanapa

– bisogna stare

attenti a chi parla di effetti miracolosi. Certo la canapa fa bene, è natu- rale e la lecitina di soia, contenuta nei semi di canapa, è un toccasa- na per il colesterolo se assunta con regolarità; ma non significa che sia una sostituta delle medicine”. In una brochure redatta da Assocanapa si legge: “Recenti studi hanno evidenziato che gli essential fatty acids (Efa) altrimenti detti acidi grassi polinsaturi, sono contenuti nell’olio di

canapa e intervengono positivamente nei

processi

infiammatori, nella

febbre o

nel

dolore conseguente a traumi

o malattie. Inoltre l’olio di

semi di canapa, come l’olio di pesce, contiene naturalmente omega 6

ed omega 3 nel

rapporto ottimale di 3:1”. Quest’ultimo è il rapporto

ottimale

che l’Organizzazione

mondiale

della

sanità raccomanda

di

assumere nella dieta quotidiana.

 

In

alto: Corde, mattoni

e

materiale isolante

realizzato con la cana- pa. A sinistra: un barat- tolo di semi della spe- cialità Carmagnola

e materiale isolante realizzato con la cana- pa. A sinistra: un barat- tolo di semi della
IL MAIALE VEGETALE Le produzioni jesine sono all’avanguardia L’olio di canapa: un oro verde riservato

IL MAIALE VEGETALE

Le produzioni jesine sono all’avanguardia

L’olio di canapa:

un oro verde riservato a pochi

Sono quadruplicati in pochi anni gli ettari di terreno nelle Marche coltivati a canapa

I l “maiale vegetale”: era

così che i nostri nonni e

bisnonni chiamavano la

pianta della canapa.

Con una storia millena-

ria e un passato glorioso

alle spalle, la coltura della canapa oggi sta rinascendo dopo più di 40 anni di assenza fra le colline marchigiane,

nelle campagne di Jesi, in pro- vincia di Ancona. All’inizio del Novecento la città di Federico II era famosa per i suoi cordai e canapini che intrecciavano corde di ogni dimensione destinate per

lo più alla marina militare e al

porto di Ancona. “Oggi le funi non si fanno quasi più – ci racconta Mattia Guarnera, presidente dell’As- sociazione produttori di cana- pa marchigiana – se non per dimostrazione. Gli ultimi cor-

dai hanno più di 80 anni e dal 1950, quando i materiali di plastica hanno sostituito la canapa, abbiamo perso tutte

le conoscenze e il know how.

Ora dobbiamo recuperare il tempo perso, cercando di tro-

vare uno sbocco originale e

idee contemporanee per sfrut- tare questa pianta”.

In effetti, di esperimenti con la

canapa sativa (che a differenza

di quella indica contiene livel-

li minimi o pari a zero di thc,

cioè la sostanza attiva stupe- facente) se ne fanno parecchi in questa zona, a cominciare dalla birra di canapa, scura e decisa nel gusto. “Ho una forte passione per questa bevanda – aggiunge Guarnera - e unendo al luppo- lo la sativa ho creato un pro- dotto agricolo a fermentazio- ne naturale. Sono l’unico in

Italia a produrre birra agricola come questa”. L’uso della canapa, però, non si limita solo a corde per le navi e bevande artigianali.

Con le moderne tecnologie si possono fare tantissimi pro- dotti. Dai semi di canapa si ricava l’olio per fare creme e saponi naturali, ma si può anche utilizzare in cucina o come carburante. Henry Ford, nel 1923, progettò la “Hemp Body Car”, un’automobile ali- mentata a etanolo di canapa e costruita con plastica ricavata da questa pianta. Il fusto della

canapa serve a produrre carta

e fibre tessili ma, per la sua

capacità isolante, può essere impiegato anche per realizza- re mattoni. E poi ancora: for- maggio alla canapa, cioccola-

to, biscotti, grissini e pasta:

“Sono tutti prodotti senza glu-

tine – dice Antonio Trionfi

tutti prodotti senza glu- tine – dice Antonio Trionfi In alto: un campo di canapa in

In alto: un campo di canapa in estate A destra: Mattia Guarnera e Antonio Trionfi Honorati (due produttori jesini). Qui sopra un particolare della pianta

Honorati, titolare dell’omoni-

ma azienda agraria – per celia-

ci e intolleranti”.

Nonostante l’interesse per il

recupero di questa coltura che ha una tradizione centenaria, nelle campagne della Vallesina sono ancora pochi coloro che decidono di piantare canapa:

“Fino al 2013 – spiega Honora-

ti - eravamo una decina di

agricoltori a coltivare la sativa

in tutto il territorio marchigia-

no, ma in futuro saremo sem- pre di più. L’Associazione pro- duttori di canapa marchigiana (a.pro.ca.ma) nasce proprio con l’intenzione di creare una

filiera, dalla coltivazione fino

al prodotto finito e trasforma-

to. Due anni fa nelle Marche abbiamo coltivato 18 ettari, l’anno scorso siamo arrivati a più di trenta e quest’anno pro- babilmente arriveremo a 60. Tutti i produttori della zona che desiderano trasformare la canapa senza dover dipendere da altre strutture fuori Regio- ne possono associarsi. Per ora siamo in quattro, ma contia- mo l’anno prossimo di

aumentare il numero degli iscritti”. Tra gli obiettivi del Consorzio c’è anche la creazione di un seme tipico marchigiano che

garantisce la qualità del pro- dotto locale: “C’è un monopo- lio per l’acquisto dei semi. La

Francia, tutta l’Europa dell’Est e la Russia – ci ha detto il pre- sidente Guarnera - non hanno mai mollato la produzione. Hanno una loro banca dati e un loro metodo di lavoro: non

è facile entrare a far parte del

meccanismo e capire come lavorano questi paesi”. L’unico canale per acquistare semi è Assocanapa, che si trova a Carmagnola, in provin- cia di Torino. È lei che possie- de l’esclusiva su alcuni semi come la canapa da fibra Car- magnola, una delle varietà più usate dai coltivatori di Jesi. “Il problema - dice il produt- tore Honorati - è che non c’è un macchinario di prima tra- sformazione in zona. Il più vicino è proprio a Carmagno- la. Sarebbe utile avere quattro, cinque impianti di strigliatura distribuiti per l’Italia, in modo

da ridurre le distanze per l’ap- provvigionamento e la lavora- zione del seme. La canapa è per antonomasia la pianta più ecologica del mondo, perché non necessita di acqua, né di fitofarmaci, né di concimi. Trasportando con i camion le bacchette fino a Torino si rischia di farla diventare indi- rettamente una pianta inqui-

nante. Inoltre per l’agricoltore

il

guadagno è scarso”.

Il

mercato è ancora giovane,

non è saturo e offre interes- santi opportunità per fare

business. Le spese per il man- tenimento della pianta sono

minime e, inoltre, questa fibra beneficia del contributo euro- peo Pac (Politica Agricola Comune) come tutti i semina- tivi. I coltivatori ricevono un sostegno che arriva fino a 400 euro a ettaro. “Questo è un mercato – spiega Honorati -

che suscita interesse, anche dal punto di vista economico:

ad esempio, se produco 6

quintali di fibra e 5 quintali di seme riesco a generare un red- dito di 1600 euro l’ettaro, con un costo di produzione che supera apena i 700 euro l’etta- ro. C’è quindi una redditività

di circa 900 euro, più la Pac. Se

poi il seme è trasformato in olio, saponi e creme i margini

di guadagno aumentano”.

Diversi sono i conti visti dalla parte dei consumatori. Ecco i prezzi: L’olio di canapa da mezzo litro prodotto dell’a- zienda Trionfi Honorati costa 24 euro; la crema di bellezza viene 24 euro e per mezzo chilo di farina ci vogliono 5,50 euro. Sette volte in più rispetto

alla farina di tipo “0” che si trova in commercio anche a 50 centesimi al chilo. “Le ragioni di un costo così alto sono diverse – dice Mattia

Guarnera – a cominciare dal fatto che i semi sono d’impor- tazione. Inoltre l’olio di cana- pa è spremuto a freddo, una procedura lunga e macchino-

sa

anche se alla fine il prodot-

to

è puro e genuino”. A deter-

minare il prezzo ci sono anche altri elementi come il confe-

zionamento, la distribuzione e

la domanda, che rimane anco-

ra scarsa e confinata in una nicchia di consumatori. Massimo Guido Conte, porta- voce del gruppo di ricerca ecologica delle Marche (un’as- sociazione ambientalista che ha come obiettivo quello di promuovere e valorizzazione l’entroterra delle Marche, pro- teggendo l’ambiente e l’iden-

tità del territorio) ipotizza che un prezzo così alto non sia del tutto giustificabile sul merca-

to:

“I semi di canapa – spiega Guido Conte - hanno un costo più elevato della media degli altri suoi simili oleosi. La colti- vazione e la raccolta, poi, si svolgono con risultati meno ottimali rispetto a quanto avviene con le altre sementi da olio, contribuendo alla lie- vitazione dei prezzi. Infine il gusto forte e marcato, unito al fatto che molti consumatori non conoscono l’olio di cana- pa, rende questo prodotto un alimento prezioso e d’elite. I

consumatori non acquistano

l’olio di canapa con la stessa spensieratezza con cui acqui- stano quello di oliva. Lo usano

con cui acqui- stano quello di oliva. Lo usano con il contagocce nelle insala- te. In

con il contagocce nelle insala-

te. In più i supermercati prefe-

riscono guadagnare poco ma tutti i giorni, piuttosto che tanto in modo discontinuo:

per questo non tengono l’olio

di canapa”.

Tutte queste condizioni fanno

sì che il valore commerciale

sia sensibilmente più alto

rispetto agli altri oli. C’è chi ipotizza che i produttori abbiano un certo interesse a mantenere il prezzo alto, le vendite modeste nelle quanti-

tà e le rendite piuttosto reddi-

tizie: “Non è accettabile – dice Guido Conte - che per una bottiglia di olio di canapa si

paghi 50 volte di più rispetto all’olio di arachide. La volontà

di tenere il prodotto confinato

nella nicchia, badando esclu-

sivamente al rapporto quanti-

tà - prezzo non aiuta lo svilup-

po del prodotto”.

Quindi, il costo è così alto per- ché la domanda è scarsa: “Non c’è commercio in questo caso

– continua il presidente del

Gre - ma se il Gruppo di ricer-

ca ecologica, come promotore

della pianta, fosse supportato anche dai produttori si avrebbe un aumento della domanda e un abbassamento

dei prezzi di cui tutti potreb- bero godere”. Pare, quindi, che attualmente siano pochi coloro che possono godere dei frutti di questo mercato:

“Il disinteresse - dice Conte -

più tradursi nella voglia dei produttori di apparire deus ex machina? Probabile. Si può parlare di miopia? Sicuramente.”

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il Ducato Ducato

Luciana Giannotti nella sua casa - laboratorio crea capi con materiali biologici

Cucito con un “filo di luce”

“Il tessuto che si ricava dalla sativa è morbido, ecologico, traspirante ed emana vibrazioni positive”

L a canapa ha un’energia diversa da tutti gli altri tessuti. Chi la prova dif- ficilmente torna indie- tro”. Luciana Giannotti, 49 anni, varesotta di na-

scita,mamarchigianadiadozione, da più di trent’anni crea e confe- ziona abiti utilizzando anche tes- suti in canapa che possono assu- mere consistenze diverse, dal jeans al lino, a seconda del tratta- mento, sempre e rigorosamente green.

Dal 2003 Luciana Giannotti gesti- sce il laboratorio “Fili di luce”, in uno splendido casolare fra le colli-

ne marchigiane, a Ripe di Senigal-

lia, all’interno della comunità “La città della luce”.

Com’è cominciata l’esperienza

tra spille,bottoni e cartamodelli?

Hoiniziatodagiovanissimaalavo-

rareneilaboratoridiabbigliamen-

to diVarese. Con la pratica ho affi-

natoletecnichedicucitoeholavo-

rato con le sartorie che confezio- navanoprototipiecampionariper

grandistilisticomeArmani,Versa-

ce, Ferré e Dolce e Gabbana. Nel 2001 ho incontrato la filosofia del reiki, (una pratica spirituale che è usata come forma terapeutica al- ternativa al trattamento dei ma- lanni fisici, emozionali e mentali n.d.r) e nel 2002 ho intrapreso un nuovo stile di vita. Sono diventata maestro di reiki e ho deciso di ade-

rire al progetto della“città della lu- ce”, nelle Marche, dove vivo e svol-

go la mia attività.

Quali sono i materiali che predili- ge per le sue creazioni? Uso fibre naturali come il cotone biologico, il bamboo, la canapa. Ma riciclo anche vecchi vestiti o i tessuti che altri negozi non utiliz- zanopiù.Adesempiohocreatoun abito blu, dalla forma ad A, ricava- todaunpaiodipantalonidauomo.

Cosa pensa del tessuto ricavato dalla canapa? E’unmaterialemoltointeressante

perché è una fibra naturale, fa re- spirare la pelle, emana buone vi-

brazionierispettoalcotonebiolo-

gico è più conveniente ed ecologi-

co perché per crescere non ha bi-

sogno di acqua. Il tessuto di cana-

pacheutilizzo,convaritipidispes-

sore, arrivano per lo più dalla

Russia perché qui da noi la filiera ormaièscomparsaeiltessutonon

si produce quasi più.

Quanto costano questi abiti? Do- ve si vendono? Il prezzo è variabile. 140 -150 euro per maglie e pantaloni. I nostri prodotti sono venduti sul sito di e- commerce di Fili di luce.

pria pelle, che possiamo cambiare o modificare a nostro piacimento. Per questo è così importante
pria pelle, che possiamo cambiare
o modificare a nostro piacimento.
Per questo è così importante in-
dossare prodotti con fibre natura-
li.
Realizzaanchecreazionisumisu-
ra?
Si, molti abiti vengono fatti su mi-
sura,mailfascinodelcucitoattrae
anche molte persone che deside-
rano imparare a fare abiti. Così da
qualcheannoorganizzocorsidita-
glioecucito.Vengonomoltesigno-
re, ma anche ragazze. Non impor-
ta essere principianti o esperte.
L’importante è dare sfogo alla fan-
tasia tagliando i tessuti, imparan-
do a conoscerli e cucendoli nel
modo corretto.
Sopra: Luciana Giannotti nel labo-
ratorio di Senigalla; a destra le
sue creazioni. In basso nelle foto

piccole: Le due produttrici fabria- nesi di carta canapa. A destra le loro produzioni

Nella patria della filigrana due giovani producono carta di canapa

Galeotto fu il vecchio frullatore

n laboratorio artigianale do- ve la canapa di- venta carta. L’i- dea è di due ra- gazze, Melania

Tozzi e Maria Elena Marani,

nate e cresciute nella città del-

la filigrana: Fabriano. Melania

è un’artista che dipinge con

filigrana: Fabriano. Melania è un’artista che dipinge con nia - i primi fogli di carta di
filigrana: Fabriano. Melania è un’artista che dipinge con nia - i primi fogli di carta di

nia - i primi fogli di carta di ca- napa li ho realizzati con mezzi casalinghi. Usavo un frullato- re. Poi pian piano mi sono spe- cializzata, sono migliorata e ora spero che arrivino i finan- ziamenti per l’acquisto i mac- chinari. L’obiettivo, all’inizio

del progetto, era quello di rea-

lizzare semplici fogli, poi, gra- zie alla collaborazione con Maria Elena, ho osato e ho de- ciso di puntare sull’innova- zione: così mi è venuta l’idea

di creare etichette e cartellini

per le case di moda”. Hem-

point (così si chiama la loro azienda) non punta solo sulla sostanza, naturalmente bio- logica, ma anche sulla forma:

“Vorremmo creare un prodot-

to in cui l'arte incontra l'am-

biente – continua Melania – e il nostro obiettivo è quello di trasformare la tradizione in

innovazione nel completo ri- spetto dell'ambiente. Noi ci speriamo”. Forse è proprio con le nuove idee e con l’intra- prendenza dei giovani, come Melania e Maria Elena, che la città di Fabriano potrà risolle- varsi dalla crisi economica e

di Fabriano potrà risolle- varsi dalla crisi economica e lavorativa in cui è sprofon- data con

lavorativa in cui è sprofon- data con la chiusura di diver-

se aziende storiche del com- prensorio. Nel 2012 la disoc- cupazione in questa piccola città marchigiana superava l’8%, ma il dato non tiene conto delle migliaia di cas- sintegrati che formalmente non sono ancora disoccupa- ti.“Stavo seriamente valu- tando la possibilità di andar- mene da qua – prosegue l’imprenditrice marchigia-

na - poi ho pensato che fug- gendo non avrei risolto nulla e che l’unica cosa da fare era rimboccarsi le maniche pr migliorare la mia situazione lavorativa.Ho deciso di fre- quentare un master all’Uni- versità di Fabriano per im- parare tutte le tecniche di la- vorazione della carta. Ora sento di poter dare qualcosa alla mia città creando cose belle rispettando natura e ambiente”.

150europerunat-shirtnonèpro-

prio un prezzo popolare, o sba- glio? Credocheinquestitempidicrisile persone desiderino avere un solo capo bello e“pulito”, piuttosto che trenta vestiti sintetici. Il mio labo- ratorio ha anche l’obiettivo di ri-

educare le persone all’acquisto, promuovendo l’armonia e il be-

nessere psicofisico. Mi spiego: l’e- pidermide rappresenta una zona

di confine che delimita il mio spa-

zio interno da quello esterno. I ve-

stitirappresentanounaveraepro- viglie: “All’inizio – dice Mela-

novabili). La loro è una passio- ne nata in casa, fra piatti e sto-

packaging (Un modo di im- pacchettare e presentare al pubblico un prodotto con ma- teriali biologici o da fonti rin-

li e sono appassionate del bio-

colori naturali ricavati dal caf- fè o dal cavolo cappuccio; Ma- ria Elena è una designer con l’occhio rivolto al futuro. En- trambe amano le cose natura-

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IL MAIALE VEGETALE

IL MAIALE VEGETALE Canapa protagonista nei millenni: dalla Bibbia di Gutenberg alle Caravelle di Colombo Mille

Canapa protagonista nei millenni: dalla Bibbia di Gutenberg alle Caravelle di Colombo

Mille anni di corde e fatica

All’inizio del Novecento nel nostro paese si coltivavano ed esportavano quintali di sativa poi il probizionismo, ora il ritorno

G ioie, fatiche, incontri e innamoramenti: “l’er- ba ridarola” (come ve- niva chiamata un tem- po la canapa nell’an- conetano) produceva

un effetto magico sui giovani conta- dini che nelle torride settimane di

agosto, inebriati dal polline e dal vi-

no,

raccoglievano i fusti di canapa

alti

due metri. “Sono ricordi ancora

vivi, che si tramandano di genera- zione in generazione – dice Antonio Trionfi Honorati che possiede dieci ettari di terra coltivata a canapa – e nonostante il periodo di proibizio- nismo le tradizioni sono sempre ri- maste vive nella memoria popolare”. Il dopoguerra, però, ha cancellato gran parte del lavoro fatto e la cana- pa è stata abbandonata a vantaggio dei materiali di platica. Oggi con la crisi economica e un’at- tenzione sempre maggiore all’im- patto ambientale, si sta riscoprendo questa pianta ecosostenibile dal passato glorioso. Utilizzata in Cina 8500 anni fa per gli abiti degli impe- ratori e dai fenici per le corde e le ve- le delle navi, la canapa fu impiegata in moltissimi campi: sulla carta di canapa fu scritta la dichiarazione

d’indipendenza degli Stati Uniti e fu stampata la prima Bibbia di Guten- berg, mentre le caravelle di Cristofo- ro Colombo andavano a gonfie vele grazie alla stoffa prodotta con que-

sta fibra. Fino al 1950 era la coltiva- zione più diffusa in tutto il mondo. In Italia ce n’erano centomila ettari e il nostro paese era il principale pro- duttore mondiale dopo la Russia. Solo nelle Marche a questa coltiva- zione erano destinati più di 500 etta- ri. Quello della Vallesina era uno dei distretti più conosciuti per la tessi-

tura della lana, della canapa e del li-

no, mentre la materia prima era ac- quistata e importata principalmen- te dall’Emilia Romagna, soprattutto

da Cesena e da Bologna. Sul finire del

XIX secolo cordai e canapini costi-

tuivano una fetta importante della società jesina. Secondo il censimen-

to del 1871 in città c’erano 391 cana-

pini e 208 cordai e, in una lettera del

1976, recuperata nella pubblicazio- ne locale “Cordai”, si legge: “…la pet- tinatura della canapa e la fabbrica- zione delle funi rimangono le indu- strie più importanti per la popola- zione locale dopo quella della filatu- ra della seta”. Le corde fatte a Jesi fi- guravano tra i principali prodotti esportati in Italia e all’estero: “In particolare – si legge nel libro – i ‘cor- daggi grossi’ erano destinati alla campagna e alle varie arti, mentre gli ‘spaghi’ e i ‘cordaggi fini’ erano

esportati in Grecia e a Trieste”. L’arte del cordaio era considerata a Jesi co- sa di poco conto e la vita degli operai, che da mattina a sera giravano la ruota, era durissima e sofferta. Col passare degli anni e con il boom economico alle porte, la crisi della produzione di canapa cominciò a farsi sentire in tutto il territorio e presto in tutto il paese. Nel 1958 le fi- bre sintetiche, arrivate dagli Usa, so- stituirono le fibre naturali e la cana- pa fu rimpiazzata dal nylon, fino a scomparire. Anche gli oli vegetali furono sostitu- ti con quelli sintetici e con gli anni della rivoluzione del ’68 la parola ca- napa assunse ben presto la connota- zione negativa di stupefacente. Il termine "marijuana" era usato in origine dai messicani per indicare la varietà di canapa indiana. Gli ameri- cani, durante gli anni trenta, quando i magnati di petrolio e cellulosa deci- sero di diffondere le loro materie in tutto il mondo, scelsero di adottare questo vocabolo in modo dispregia- tivo. Il Messico allora era considera- ta una nazione ostile agli Stati Uniti e, creando un clima di avversione nei confronti di questa pianta, si sareb- be arrivati presto alla proibizione. Fu con il Marijuana Tax Act, una leg- ge firmata dal presidente Roosevelt nel 1937, che la canapa si mise defi- nitivamente fuori legge. Dopo lo stop, causato dalla concor- renza delle materie plastiche, nel 1977 in Italia arrivò la messa al ban- do: la coltivazione fu proibita dalla legge Cossiga che parificò due pian- te cugine: la canapa indica (che con- tiene il principio attivo psicotropo) e quella sativa (che invece è utilizzata per scopi produttivi). Le conseguen- ze furono l’abbandono dei campi e l’estinzione della coltura. Solo nel dicembre 1997 una circolare del mi- nistero delle Politiche agricole auto- rizzò una deroga per la coltivazione sperimentale su mille ettari, che fu poi ampliata. Dal 1998 in poi si riprese a coltivare canapa da fibra e, grazie ai contribu- ti europei, si seminarono 255 ettari. Emilia Romagna, Piemonte, Tosca- na, Marche e Campania furono le re- gioni che per prime investirono nel progetto di rinascita della canapa:

“Con un futuro incerto davanti – di- ce Mattia Guarnera, che a Jesi pos- siedere tre ettari di terra coltivata con canapa - l’unica soluzione alla crisi potrebbe essere quella di pos- sedere un pezzo di terra e capire quanto è importante recuperare certe tradizioni millenarie che per troppo tempo sono state demoniz- zate”.

millenarie che per troppo tempo sono state demoniz- zate”. In alto una foto del 1949 che

In alto una foto del 1949 che mostra il lavoro di filatura di Emilio Formiconi e del fratello Italo lungo uno dei sentieri del Prato di Jesi. Qui sopra, una foto degli anni ‘50, un cordaio tiene in mano la canapa grezza Sotto: una foto del 1950 che documenta la produzione di corde per le navi pronte per la spedizione

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il Ducato IL MAIALE VEGETALE

il Ducato

IL MAIALE VEGETALE

Carla, Meri e Floriana: una collaborazione e un’amicizia nata fra gli scaffali della biblioteca

Dalla piccola alla grande storia

Tre scrittrici jesine ripercorrono in un libro le tradizioni del quartiere “Prato” famoso per cordai e canapini

T re donne e una passione, quella per la microstoria. Carla Cardinaletti,

no incontrate dieci anni fa a Je-

si e hanno scoperto di avere in

comune per

la storia loca-

stro intento era quello di recu- perare la vecchia cultura del quartiere, che è nato nel quat- trocento come borgo Mercata-

le e nel XVII secolo si è popola-

l

pubblicato

f u

i b r o

dai e canapini che, con il gelo o con il caldo torrido, giravano la corda e lavoravano i fasci di ca- napa. Al canto di “Eccolo ec-

Meri Sbaffi e Flo- riana Urbani si so-

to di cittadini e artigiani, tra cui i canapini”.

colo,è rivado…Rigi” (ecco, ec- co è spuntato il sole) si inizia- va a produrre senza sosta la ca-

comune la grande passione in

Nonostante la pubblicazione delle tre studiose fosse pronta

napa, prima pettinandola e

da tempo, il

poi filandola. Le fasi successive erano la

commettitura e la composi- zione, ossia la formazione del-

duzione di cordame conobbe a

le e, in parti- colare, per

u e l l a d e l

quartiere je-

q

le e, in parti- colare, per u e l l a d e l quartiere je-

nel 2009 da

V

Cappanna-

i t t o r i o

la corda vera e propria.“La pro-

Jesi fasi alterne – dice Sbaffi – e

sino “Prato”.

ri,

grande

se già nel Quattrocento l’attivi-

collezioni-

tà dei cordai era presente in

“La piccola storia – dice

sta di carto-

città, occorre arrivare al Sette-

l i n e

e

d i

cento per avere le prove di una

all’estero. Fu alla fi-ne del 1800

i documenti riportati nel libro -

la professo- ressa di lette-

ogni tipo di cimelio del-

produzione di cordaggi flori- da”. La produzione era in

re, Meri Sbaf-

la

‘città

re-

continua crescita. Ben 57

fi - può fare la

grande sto- ria. Noi ab- biamo pro- vato a rico- struire il per- corso del rione e, come in una

specie di caccia al tesoro, ci siamo immerse nella ricostru-

pulsate dell’economia della

e i suoi libroni impolverati nei

quali le studiose si immerge-

gia’.

“Nel

2009

a b b i a m o

anche

una mostra

– dice Cap- pannari - con le fotografie che mostrano i cordai all’opera, le

fatto

L’arte di fabbricare corde si

tramandava di padre in figlio

“Va là, te manno a girà la roda

famiglie vive-vano realizzando corde espor-tate anche

che cominciò il ra-pido e incessante declino favo-rito dall’uso massiccio della plastica. “Nel 1932 – si legge fra

zione della memoria di un

grosse ‘rode’ (le ruote) che i ra-

i cordai superstiti erano appena

quartiere che è stato il cuore

città”. Galeotta fu la biblioteca

vano per ore, spulciando i testi settecenteschi e i documenti delle riforme agricole. “Conoscevo già Floriana – rac- conta Meri Sbaffi - mentre Car- la l’ho incontrata quando sta- va scrivendo la tesi di laurea

gazzini di otto anni giravano da mattina a sera e molto al- tro”.

ma non era un mestiere facile, tant’è che i genitori la usavano come minaccia di fronte ai ca- pricci e alle resistenze dei figli:

giù l’prado (attento che ti man- do a girare la ruota al Prato).Da

otto […] Tra il 1960 e il ‘70, rimasero a esercitare la professione solo tre cordai”. Oggi gli ultimi artigiani che la- voravano alle ruote hanno 90 anni e a ricordare la fabbricazione di corde è rima- sto un monumento al centro del quartiere Prato: il passato deve

essere ricordato: è una missione per gli insegnanti. Così - dice Sbaffi - l'amore per la storia

proprio sui cordai jesini. Il no-

mattina a sera la piazza del Mercatale era animata da cor-

non potrà mai estinguersi”.

era animata da cor- non potrà mai estinguersi”. Una vecchia ruota per tessere la canapa che
era animata da cor- non potrà mai estinguersi”. Una vecchia ruota per tessere la canapa che

Una vecchia ruota per tessere la canapa che risale al 1700 e il monumento che oggi è al centro della piazza nel quartiere Prato e che ricorda cordai e canapini

Voglia di eco-novità, ma servono le regole

e canapini Voglia di eco-novità, ma servono le regole Partendo dall’alto in senso orario: le tre

Partendo dall’alto in senso orario: le tre autrici Carla Cardi- naletti, Meri Sbaffi e Floriana Urbani, in una foto del 1997durante la presentazione della mostra sul quartiere Prato di Jesi. A destra: Rodolfo Santilocchi, preside della Facoltà di agra- ria dell’Università Politecnica delle Marche

S oia, girasole, lino ma anche alghe e cana- pa: sono moltissimi i prodotti adoperati per creare l a c o s i d d e t t a

“energia verde” o biodiesel. L’Università Politecnica delle Marche da anni è impegnata nello studio e nella valorizza- zione delle piante che possono essere utilizzate in ambito energetico, tra cui la canapa. “Questo tipo di pianta – dichia- ra Rodolfo Santilocchi, preside della Facoltà di agraria dell’U- niversità Politecnica delle Marche – ha sempre rappre- sentato un punto fermo nei corsi universitari di Scienze e tecnologie agrarie. Inoltre l’U- niversità collabora con diverse associazioni e con i produttori della zona per rimettere a pun- to le tecniche di lavorazione della sativa autoctona. Negli ultimi anni sono aumentati gli studenti interessati al mondo dell’agricoltura e lo dimostra anche l’incremento del 15% degli iscritti alla Facoltà di agraria”. L’Università collabora attiva- mente per la reintegrazione sul territorio della sativa, ma sono ancora molti i dubbi e le diffi-

coltà che i produttori devono affrontare, soprattutto dal punto di vista normativo. L’U- nione Europea ha stabilito un limite di Thc (la sostanza psi- coattiva contenuta in alcune specie di canapa) nelle coltiva- zioni di canapa pari allo 0,2%, ma non c’è ancora una legge in Italia che, nel rispetto della normativa europea, stabilisca le regole e le condizioni che si devono seguire, soprattutto per chi produce cibi e alimenti a base di sativa. Attualmente sono depositati alla Camera tre disegni di legge su questo tema. L’ultimo è sta- to proposto nel novembre 2013 dal deputato Adriano Zacca- gnini: “Chi produce e lavora il seme per fini alimentari – si legge nel documento - non può sentirsi al sicuro, in quanto in Italia non esiste ancora una normativa che stabilisca il li- mite di Thc ammesso nei cibi. Senza un quadro legislativo chiaro è pressoché impossibile trovare imprenditori o finan- ziatori disposti a investire”. Una legge quadro permette- rebbe agli agricoltori e ai pro- duttori di lavorare senza parti- colari rischi, ma anche il siste- ma giudiziario ne trarrebbe be-

nefici importanti. “Bisogna agevolare le attività di controllo delle Forze dell'or- dine – si sottolinea nella pro- posta - che al momento non dispongono di norme precise per la valutazione del contenu- to di Thc nella coltivazione agricola di canapa. Così si evi- terebbero diversi processi nei confronti di semplici agricol- tori”. Come pure si eliminereb- bero gli arresti delle persone che non hanno nulla a che fare con lo smercio e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

bero gli arresti delle persone che non hanno nulla a che fare con lo smercio e

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