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PUBBLICAZIONI
DELLA FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA
DELL'UNIVERSIT DI MILANO
XCI
SEZIONE A CURA DELL'ISTITUTO
DI GLOTTOLOGIA
MARIO NEGRI
Miceneo
e lingua omerica
LA NUOVA ITALIA EDITRICE
FIRENZE
Propriet letteraria riservata
Printed in Italy
Copyright 1981 by La Nuova Italia Editrice, Firenze
ia edizione: febbraio 1981
INDICE
Prefazione p. xv
I - Lineamenti di preistoria linguistica greca i
II - La struttura della lingua epica 55
III - Poesia micenea, poesia omerica e tradizioni parallele 77
Bibliografia 9 3
Lista delle abbreviazioni dei periodici 111
Indice degli autori 113
Indice delle parole 117
Alla memoria di Enzo Evangelisti
PREFAZIONE
sempre stata mia convinzione, fin da quando mi sono inte
ressato di lingua omerica (e questo interesse risale al mio secon
do anno di Universit, e alla partecipazione a un seminario su
Omero tenuto da Enzo Evangelisti), che i problemi numerosissi
mi che essa porta con s possano essere fruttuosamente affron
tati solo con la collaborazione di scienze diverse, la glottologia
e la filologia classica in prima istanza (ma anche l'archeologia, la
storia antica, la storia delle religioni e cos via). Raramente, e
non nel mio caso, esse coesistono nel patrimonio culturale del
singolo studioso: e la coscienza dei miei limiti mi ha spinto a
chiedere a un filologo, il professor Alberto Grilli, di leggere il
manoscritto. Il che egli ha fatto, essendomi poi prodigo di sug
gerimenti e di consigli. Di ci molto lo ringrazio.
In questa prefazione avrei ringraziato il mio Maestro, Enzo
Evangelisti, che degli interessi di questo libro , come dico so
pra, alle radici e che, dopo averli suscitati, molto ha fatto per
ch crescessero. Ringraziarlo, ora, non posso pi, ma gli dedico
quanto ho scritto.
I
LINEAMENTI DI
PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
1. Anche se Omero vissuto intorno all'Soo a.C.*, non c'
dubbio che la lingua cos come il materiale non linguistico e gli
avvenimenti storici in cui si inserisce il racconto epico riman
dino per la loro parte pi antica alla seconda met del secondo
millennio, s che tracciare, per quanto possibile, un quadro del
le condizioni linguistiche della Grecia di quell'epoca condizio
ne preliminare per qualsiasi ricerca sull'Iliade e sull'Odissea che
miri, nonch a delineare la storia recente o comunque suc
cessiva alla loro fissazione da parte di Omero, anche a chiarire
la loro preistoria e gli antecedenti remoti.
2.Fin da quando, nel 1952, Michael Ventris rese nota la
natura paleogreca della lingua delle tavolette in Lineare B di
Cnosso, Pilo e Micene (i tre principali luoghi di ritrovamento),
stato chiaro che l'intera questione della preistoria del greco,
i cui pi antichi monumenti, noti anteriormente alla decifrazio
ne del Ventris, risalgono a un'epoca situabile, con molta appros
simazione, intorno all'Soo a.C., che dire all'epoca di Omero,
doveva essere riveduta, sulla base dei realia micenei. Parziale
conseguenza di questa revisione stata anche una diversa ten
denza classificatoria dei parlari greci del i millennio, dove l'ar
cadico e il cipriota comunque considerati sono venuti ad assu
mere un'importanza assai maggiore che non prima, in quanto
alla quasi totalit degli studiosi sono apparsi come i pi diretti
i. J'appelle Homre le pote qui, vers le rxme s. avant J.C., composa l'Iliade et
probablement aussi l'Odysse: A. Severyns, AC 2, 193 3 , pp. 3 79- 414.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
continuatori, in epoca storica, di questo greco antichissimo, pri
ma ignorato.
3 . Che l'arcadico e il cipriota conservino, nel i millennio, fat-
tezze arcaiche fuor di dubbio, ma affermarne per ci stesso la
diretta discendenza dal miceneo non , a priori, del tutto giusti
ficato. Altro infatti dire che nel i millennio in questi due par
lari si ritrovano fatti micenei in misura assai maggiore che in
tutti gli altri parlari greci coevi, altro riferire un'analoga situa
zione al millennio precedente. La sopravvivenza in Arcadia e a
Cipro di fatti micenei in quanto fatti arcaici pu essere in parte
spiegata con considerazioni di tipo geolinguistico: non diversa
mente il sardo, in epoca attuale, conserva fattezze latinoidi in
misura assai maggiore che non l'italiano, ma sarebbe palesemen
te erroneo inferire da ci che il sardo, da un punto di vista ge
nealogico, sia pi parente del latino di quanto non lo siano l'ita
liano o le altre favelle romanze.
4. Sar necessario, allora, verificare la parentela arcado- ci-
priota col miceneo sulla base di isoglosse differenziali, possibil
mente esclusive, ma non conservative, cio sulle innovazioni co
muni che escludano in tutto o in parte il resto del mondo greco.
Solo a queste condizioni l'ipotesi di chi ascrive al n millennio
una fase linguistica achea, rappresentata dalla lingua delle re
gistrazioni palaziali nell'et del Bronzo, in epoca alfabetica
dai dialetti dell'Arcadia e di Cipro, potr dirsi verificata. S'im
pongono per alcune precisazioni.
5. Fare un bilancio dialettale del miceneo vuoi dire confron
tare i dati micenei con quelli dialettali del i millennio, avendo
per ben chiaro il margine di anacronismo che comporta un'o
perazione del genere. Va da s che quanto pi le fonti alfabeti-
che sono antiche tanto pi i dati da esse offerte varranno: a
nessuno sfuggir, p. es., che ritrovare o non ritrovare un tratto
in arcadico le cui attestazioni pi antiche non vanno oltre il
IV s., cio a un'epoca in cui era gi assai forte l'influsso norma-
lizzatore della koin non pu essere tenuto in troppo conto,
a meno che il fatto di cui questione opponga appunto l'arca
dico alle tradizioni viciniori, o all'attico dilagante. Non ho uti
lizzato, per questo bilancio, il materiale omerico: salvo rari casi,
in cui l'appartenenza dialettale del fatto omerico ovvia - e sa
ranno questi casi soprattutto quelli in cui il tratto omerico ritor-
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
na in fonti sicuramente dialettali e non omerizzanti , in linea
di massima la definizione dialettale del fatto omerico incerta,
e utilizzarlo a questi fini potrebbe comportare i rischi di una
reiterata peti fio principii. Per i lirici Lesbii il discorso pi
complesso: non chi ignori come il Lobel (LaircpoOf; piXr], xxv
ss.) abbia distinto la posizione di Alceo, poeta pi colto e
perci pi omerizzante, da quella di Saffo, pi vicina all'idioma
vernacolo, almeno in quei componimenti che il Page defin
normal. Inoltre, su un piano pi generale, si sta affermando
ultimamente una tendenza a riconsiderare criticamente i rap
porti, prima ritenuti di schietta imitazione, tra la Lirica, mono
dica e corale, e l'epos. Per questi motivi utilizzer anche il ma
teriale offerto dai Lirici, considerandolo in linea di principio
esemplare del dialetto lesbio (ove non sia palese l'imitazione
omerica).
Un bilancio di tal genere, poi, comporta necessariamente dei
problemi particolari, anche per quanto attiene ai dati micenei,
e sar bene che questi vengano chiariti, prima di entrare in me
dia s res. Non si tratta infatti tanto di problemi organizzativi,
quanto di questioni che attengono alla liceit stessa di un lavoro
siffatto. Innanzi tutto, quanto ci resta del miceneo frammen
tario e parziale perch la sua documentazione quantitativa
mente assai limitata e, il che anche peggio, il poco che ci
giunto rappresenta certamente una porzione non omogenea del
lessico, e non pu essere ritenuto del tutto esemplificativo. Trar
re conseguenze classificatorie, p. es., dal fatto che il miceneo,
per 'uomo', utilizzi il lessema vftpwrcoc; e non ppoic, (che
probabilmente eolico, secondo mostra l'esito della liquida so
nante) sarebbe quantomeno ingenuo, e non terrebbe conto del
fatto che la connotazione patetica del tipo 3 pot<; (l'uomo defi
nito come il 'mortale') avrebbe in ogni modo escluso il nostro
termine da un livello linguistico qual quello giuntoci del mice
neo. N a ci si potrebbe obiettare che lo stesso lessema p. es.
in armeno (mard] vale semplicemente per 'uomo': l'uso di ppo-
T <; in Omero mostra che la banalizzazione del suo significato
in senso laico e non patetico s avviata, ma ben lungi dal-
l'essersi compiuta 2.
2. Vd. 2, 14.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
Non solo poi un livello di lingua qual quello noto del mice
neo sceglier probabilmente, tra due sinonimi, quello meno ca
ratterizzato in senso poetico (che il caso precedente), ma le
sue particolari necessit espressive faranno s che una vasta por
zione di lessemi, il cui contenuto semantico esuli dall'ambito dei
termini necessari per le registrazioni della contabilit palaziale,
risulter fatti salvi i frutti del caso esclusa dai monumenti in
lineare B. Pensiamo per esempio di voler classificare il latino,
all'interno delle lingue indeuropee, sulla base del lessico; e che
del latino, per absurdum, ci fosse nota solo una porzione di les
sico comprendente i ritonimi: concluderemmo che il latino
una lingua a carattere segnatamente paleoeuropeo, per aver
ravvisato il massimo delle coincidenze col baltoslavo e col ger
manico. Ma se invece, sempre seguitando nel nostro exemplum
fictum, del latino ci fosse giunta una documentazione siffatta, da
comprendere massimamente termini attinenti al lessico sacrale
e dei rapporti sociali, le coincidenze che pi ci balzerebbero al
l'occhio sarebbero quelle con l'ario 3 . Gi da questo ordine di
considerazioni non possono non sorgere esigenze di cautela.
Un altro problema, ancora pi grave, che una gran parte
delle sequele grafiche delle tavolette in Lineare B non d'inter-
pretazione non dir certa (la certezza pi che altro un sogno
per chi si interessa di miceneologia), ma neppure tale, da consen
tire di optare, tra due o pi ipotesi, per quella che fosse pale
semente pi probabile. Non chi ignori che il sistema grafico
della Lineare B rende in modo assai imperfetto la realt fonetica
del miceneo, s che, salvo rari casi, in cui la lettura corretta
imposta dall'evidenza, sempre ci si trova di fronte a letture ipo-
tetiche. Val la pena di soffermarci un istante su questo concetto
di evidenza. Nessuno potrebbe ragionevolmente dubitare che
queste letture siano corrette:
do.e.ra: SoeXa, gr. alf.
ko.wa: xopfcc, gr. alf.
wa.na.ke.te: fCCVGQ CTEI, gr. alf. ocvaxTi ( < fa- );
e.ke: EX& I- , gr - alf- ^ X L ; e cos via.
In base a quali motivi possiamo affermare che queste letture
3 . Vd., per questi fatti, V. Pisani, Storia, pp. 119 ss.
4. Con greco alfabetico intendo tutto il greco non miceneo.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
(e, ci che consegue, queste interpretazioni) sono ragionevol
mente sicure? Essenzialmente dal concorrere di queste circo
stanze: in primo luogo, in questi casi la scrittura pu ricoprire
una realt fonetica che possiamo ascrivere al greco di quell'epo
ca, cio il segno che appare un segno greco ed tale da non
stupire di trovarlo nel secondo millennio; in secondo luogo, la
scrittura consente solo una lettura tale che il segno miceneo cor
risponda a un segno conservato dal greco alfabetico; infine, la
lettura e la conseguente interpretazione portano a un significato
del segno tale da adattarsi perfettamente al contesto in cui lo
si trova.
La concomitanza di queste tre circostanze pi rara di quan
to non si possa credere. Un bilancio dialettale del miceneo che
utilizzasse solo il materiale di interpretazione sicura avrebbe un
valore piuttosto limitato, perch si fonderebbe su di un nume
ro di dati percentualmente cos basso, che il caso potrebbe assu
mervi un ruolo determinante. Troppo spesso si leggono ricerche
in tal senso compiute da studiosi poco pensosi della necessit di
operare su numeri relativamente grandi, e che di conseguenza
non si sono peritati di delineare, e talvolta con sconcertante si
curezza, leghe e sottoleghe linguistiche, o d'ipotizzare tra questa
e quella lingua parentele pi o meno profonde, e il tutto sulla
base di una, due, tre isoglosse, magari generiche, talora incerte.
Di qui la necessit di operare non scegliendo il materiale pi rap
presentativo, che tra l'altro costituisce un corpus del tutto arbi
trario, ma di utilizzare tutto il materiale in qualche modo uti
lizzabile, ovviamente cum grano salis.
Sempre, e il miceneo non fa eccezione, s'impone a chi inter
preta i fatti della lingua la lettura e la meditazione del testo.
Pu sembrare un'affermazione ovvia, una voce in pi a favore
del metodo combinatorio, e a sfavore di quello etimologico: ma
chiunque abbia consuetudine coli'esegesi dei testi micenei sa
quanto qui sia stata e sia ancora insidiosa la tentazione della tra
duzione etimologica: perch ci che dico sia corroborato da un
esempio, invito il lettore non ignaro di miceneologia a riflettere
sulla tormentata esegesi di alcuni termini famosi, o.ka, e.qe.
ta, e.pi.ko.wo, o.pa: apparir chiaro a quel lettore come, detto
in breve, il filo conduttore della ricerca sullo spessore di questi
termini sia stato, prima di tutto, il chiedersi: quaP l'etimolo-
6 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
gi e non qual il significato?, che va peraltro inteso lata
mente, per ci che importa s in quel testo, ma anche per le im
plicazioni storiche e culturali che da quel significato riverberano
sulla nostra visione del mondo miceneo nel suo complesso.
Impostati correttamente questi problemi, che sono prelimi
nari, ma tali, che un loro vizio riverbererebbe su tutto il lavoro
che qui inizia, e ne renderebbe inficiati i risultati, passo a esa
minare le singole isoglosse.
6. Sia il Bartonk 5 nel 1966, sia il Lejeune 6 l'anno r;iccessivo
si sono pronunciati a favore dell'ipotesi che privilegia la paren
tela del miceneo con l'arcado- cipriota. E dal momento che, con
l'eccezione di una voce isolata 7 , c' concordia tra gli studiosi del
problema nel credere che comunque la preistoria dell'arcado- ci-
priota (la cui fase ascrivibile all'et del Bronzo ormai consue-
tudine chiamare acheo) 8 s'intrecci colla storia del miceneo, e
semmai c' disaccordo quando si passa a discutere dei rapporti
5. A. Bartonk, Greek Dial., pp. 3 7- 51.
6. M. Lejeune, Mm. m, pp. 216- 22.
/.V.Georgiev, Koivn, pp. 173 - 8 8 ; Myc., pp. 125- 3 9. Non questo il luogo per
riferire puntualmente del vasto dibattito sorto intorno alla classificazione dialettale
del miceneo: ricca informazione su questo il lettore trover p. es. nell'Avviamento
del Boria o nei Traits oliens del Wathelet (pp. 25 ss.). Baster qui ricordare che,
oggi, la maggior parte degli Autori (Severyns, Ruijgh, Adrados, Bartonk, Lejeune,
vd. la bibliografia e le note [5], [26], [27], e [28 ]) vedono nel miceneo l'antenato
dell'arcadico e del cipriota, e solo di questi due parlari: dalla qual posizione si di
scosta non poco quella di chi, come p. es. Ernst Risch e Vittore Pisani, vede il mice
neo continuato, nel primo millennio, nonch dall'arcado- cipriota, anche dal ionico
e dall'attico. Il Pisani in pi luoghi (p. es. SLS, pp. 18 1 ss. 199 ss.; vd. anche la
bibliografia) ha indicato nel miceneo una variet di greco parallela a quella che egli
chiama protoionica e che a monte del ionico e dell'attico storici. Laddove l'ar
cadico e il cipriota sono apparsi allo studioso come parlate miste, sorte dalla so
vrapposizione di uno strato di tipo eolico (di cui traccia p. es. nella forma con
labiale da labiovelare cipr. - rceMm, vd. 1,20) a uno di tipo affine al ionico (in cui, p.
es., TIXH). La posizione di Carlo Gallavotti che, come gi Ventris e Chadwlck in
Documents, pp. 73 - 5 (in seguito, separatamente, il Chadwick, p. es. in Prebistory
del 1963 , si accosta a posizioni analoghe a quelle del Risch e del Pisani), privilegia
nella valutazione complessiva del miceneo quei tratti che sembrano alludere a pa
rentela con l'eolico (per la qual nozione, vd. 1,14) ampiamente illustrata in i,
19 e 23 .
o.Vd. Ruijgh, L'lment achen, p. 13 ... a Ppoque mycnienne, l'arcado- cypriote
tait dj un dialecte a part, distinct d'une part de l'ionien, d'autre part de l'olien...
Le terme d'achen convieni au parler prdorien du Ploponnse malgr quelques
clifficults, celui d'arcado- cypriote tant peu propre a l'poque mycnienne... e pi
avanti p. 14: Nous croyons qu'on peut prouver ce caractre achen (sd. du my-
cnien )....
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
tra Parcado- cipriota e gli altri dialetti greci, esamineremo preli
minarmente le congruenze esclusive arcado- cipriote- micenee.
7. Q uella indubbiamente pi cospicua, anche se, come vedre
mo, non decisiva ai fini classificatorii, la presenza, in ambedue
le tradizioni, delle desinenze principali di in persona sg. e pi. me
diali - TOL e - VTOL, contro - TOU e - VTCCI degli altri dialetti: p. es.
are. Sccioi Schw. Del. 656,1, cipr. XE TUI (i.ta.nu.ke.i.tu.i.}
Schw. Del. 68 3 ,6,6 mie. [h]i ToiPYTn3 i6, 2 (i.je.to.qe},vd.
Thumb- Scherer, Handb. n, no, 13 2,168 ,3 52. Non decisiva in
quanto si tratta, probabilmente, di un fatto conservativo e non
di un'innovazione comune. Vero che la certezza sulla priorit
del tipo - TOL rispetto a - TGCI non pu essere raggiunta, dal mo
mento che sia il sanscrito sia Pavestico, che sono le sole tradi
zioni non greche che conoscono questo tipo di desinenza in dit
tongo, sono, in ordine a questi fatti, muti. Ma, a priori, veri-
simile, come ritenne primamente il Ruiperez 9 , che il vocalismo
indeuropeo fosse -o-, dal momento che -o- appare nelle omo
loghe desinenze secondarie di tutto il dominio greco - TO e - VTO.
Certo potrebbe trattarsi di un argomento a doppio taglio: di per
s un rapporto anomalo come quello
- trai. ~ - TO
- VTCU < - VTO
avrebbe pi probabilit di essere antico rispetto a un sistema
normale del tipo
- TOL ~ - TO
- VTOL <- ' - VTO
Se per poniamo mente al fatto che la i sg. media ovunque
- { juxi, non potremo non concludere che la normalizzazione sia
avvenuta nel senso di eliminare la vistosa incongruenza di un
paradigma del genere
cppoym
[cpp 0" oi
CppETOl
e che, con ogni probabilit, il rapporto <ppopim ~ cppETai dove
va essere molto pi vincolante che non quello cppETO ~
9. M. S. Ruiperez, Emerita 20, 1952, pp. 8 ss.; Minos 9, 1968 , pp. 156- 60.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
anche se questo, per vero, avrebbe potuto essere corroborato
nel seguente modo:
CppEL ~ ECpEpE = X ~ ECppETO J X = CppETOl
Se dunque, com' probabile, - TOL in miceneo e in arcado- ci-
priota non un'innovazione, ma rappresenta la conservazione
di uno stato di cose pi antico che non - TOCI (uso la in sg. exem-
pli gratta), la nostra isoglossa, per quanto importante e solida,
non pu dire nulla, se non che, con ogni probabilit, tutto il
greco del li millennio conosceva le desinenze - TOI ecc. per averle
ereditate, e che l'arcadico e il cipriota non hanno partecipato
dell'innovazione onde, secondo - [Jtai, si son fatte - TCCI ecc.
8 . Sarebbe invece rilevante, come avverte il Lejeune, se sia in
miceneo, sia in arcado- cipriota - rcap (mie. pa.ro. } ma anche altre
preposizioni con il dativo esprimessero lo stesso valore di allon
tanamento che altrove compete alla costruzione col genitivo: p.
es. in are. xccft ELXOV T .C; WToX<; nap Tal Siai itXi, vd.
Bechtel, Gr. Dial., i, 3 8 4, con lo stesso valore forse del mie.
napo we.u.da.ne.we PY 01453 . Q uesto fatto, secondo Lejeu
ne, costituirebbe une innovation, irrversible che dtermi-
nerait entre mycnien et arcado- cypriote une filiation assure, et
exclusive. Che si tratti di un'innovazione, fuori di dubbio:
non chi ignori come un sincretismo caso- funzione per cui il
dat. venga ad assumere un senso ablativale sia difforme da quan
to altrimenti mostra la sintassi indeuropea, dove il genitivo ad
associarsi, e talora a condividere anche l'aspetto formale, coll'a-
blativo 10 . Ma lo stesso Lejeune subordina il valore di quest'ar
gomento alla non certezza che mie. Tcapo - f- dat. corrisponda
funzionalmente a ion. att. ecc. icap + gen. (s'il tait sur que
paro damo signifiait Tcocp Sifpou, etc.) 11 . In effetti, come ri
leva Ebbe Vilborg 12 irccpo s usually translated 'from' (com-
10. Cfr. V. Pisani, Glott., pp. 116- 17.
11. M. Lejeune, Mm. in, p. 221.
12. E. Vilborg, Tent. Gramm., p. 122; F. W. Householder, Ciotta 3 8 , 1959, pp.
i- io; A. Morpurgo, Atti Lincei 15, 1960, pp. 3 3 - 61. Durante la pubblicazione di
questo libro ho riconsiderato il problema della reggenza di paro. Dei risultati riferisco
distesamente in ASGM 1979- 8 0. Q ui baster accennare a come, salvo che per il
sintagma p. da.mo, nessun passo imponga o parli decisamente a favore del senso abla
tivo. Per p. da.mo, di contro, il senso ablativo sembra pi facile: ma, come mi sugge-
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA 9.
paring Are. Cypr. io, , with dat.), but ali th examples admit
th interpretation 'chez' ( = class. - rcap with dat.) 13 .
9.Una caratteristica saliente della morfologia del cipriota
di presentare al gen. sg. dei temi in - o- , accanto alla normale ter
minazione -o (= - co), delle forme uscenti in -o.ne, scrittura che
sembra rappresentare un - ov (la quantit indefinibile): questa
terminazione inconsueta coesiste con -o (omologa di lesbia - w r
ion. att. - ou). Se ne danno tredici esempi da Edalion, H 13 5, 7,
25, 26 = Schw. De/. 679 pyupOv ma pypw ib. 6, 13 ,15,17;
H 13 4 == Schw.Del. 68 0 'ESoc^ LOv; ib. TaXa(v)TOv; H94 =
Schw. Del. 68 1 (Drimu] ZTaovowcOv; H 70, 2, 3 (Arsinoe}
XEveufOv; H 103 (Pafo) 'E^ ETL^ Ov; H 120, i = Schw. Del.
68 2 (Kourion) ApicTTtoxOv (Schw. 'Apio- ryovcx;), e cos via.
L'area di diffusione di -o.ne dunque limitata alla zona centrale
e occidentale dell'isola. Q uanto alla datazione, la Tabula Eda-
liensis situabile intorno al 450 a.C., l'iscrizione votiva di Baa-
bram (quattro esempi) circa al 3 90 a.C.
Q uesta aporia della grammatica greca (come la defin il
Bechtel, Gr. Dial., i, 411- 26) ha richiamato su di s un'intensa
attivit interpretativa, di cui dico brevemente in nota 14 : baster
risce Enzo Evangelisti, da.mo potrebbe essere un genitivo in - o, che ne , peraltro,
l'unico attestato.
13 . M. Lejeune, Mm. m, pp. 13 7- 54.
14. Il Hoffmann, che in Griecb. Dia!, da la lista completa dei genitivi ciprioti in-
-o.ne pens, per spiegarli, a un ampliamento in nasale delle forme consuete dei ge
nitivi in - o; e cerc di render ragione delle quattro forme in -o della Tabula Edalien-
sis (apyupo alle righe 6, 13 , i e 17) pensando che qui la nasale fosse caduta avanti a
parola iniziante per consonante, p. es. in a(v)Tt,ToapyupOTo5E (r. 17), in nessi for
manti stretta unit sintattica. Ma si tratta di un argomento contraddetto dal fatto
medesimo che, accanto al gi ricordato a(v)- UToapYiipOTo8 e, lo stesso sintagma appa
re alla riga 7 nella forma a(v)ri,ToapYupovToSe, s che sfuggirebbe il perch del
doppio trattamento. Q uesto caso s'inquadra nella pi complessiva obbiezione mossa
alla tesi hoffmanniana dallo Steiner (RIL 8 9, 1955, p. 3 44) che osserva giusta-
mente come in altri sintagmi, che pur costituiscono stretta unit sintattica, la nasale
finale del gen. sg. non cada avanti consonante iniziale di parola seguente. In realt
molto probabile che -o e -o.ne siano scritture celanti due morfemi diversi, e indi
pendenti anche dal punto di vista diacronico. Il Bechtel per ancora (Griecb. Dial.
i, pp. 411- 26) e il Buck (Intr., p. 8 1) parlano di un v inorganico parassitico: si
deve a Michel Lejeune (BSL 3 3 , 193 2, pp. 67- 72) il primo tentativo complesso e
approfondito di spiegazione del non consueto morfema, che egli ritiene una forma-
tion secondaire... analogique, dont le point de dpart est phontique. Secondo il
Lejeune la notazione irregolare della nasale finale avanti parola iniziante per conso
nante sarebbe da attribuirsi a un progressivo indebolimento della sua articolazione,.
IO I-PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
qui accennare che, nell'ambito delle spiegazioni esterne al
greco, il confronto pi ovvio per le forme genitivali cipriote di
cui questione ben presto apparso essere quello fornito dall'it-
tito, che sembra conoscere un gen. sg. in -an presso i temi in -a-
(da *- o- ), ma di ci dir appresso. Q uesto era lo status quaestio-
nis prima della decifrazione del miceneo: il cipriota sembrava
conoscere un morfema genitivale ignoto al resto del greco, diffi
cilmente spiegabile all'interno della fonetica e della morfologia
greca, e che pareva non trovare un parallelo soddisfacente se
non fuori del greco, nell'ittito, le cui forme in -an pure erano (e
sono) d'interpretazione controversa 15 .
indebolimento peraltro gi compiuto in interno di parola (il che richiama quanto
avviene in panfilio, dove la nasale, prima di cadere, ha sonorizzato una dentale sor
da seguente, p. es. in irSe vs. Tcv- ce, - o8 u vs. - OVTOV e cos via, cfr. G. Metri, RIL
8 7, 1954 PP- 3 6- 8 ; M. L.Mayer, RIL 95, 1961, p. 48 5). Q uesto indebolimento
avrebbe portato sporadicamente alla perdita di - v nel gen. pi. (dove la nasale finale
attesa), s che, accanto a genitivi plurali del tipo atteso T (v)xacnYVET6v si sareb
be avuto un tipo TOxaoVfVETO (= TWV xacayvTQ TOOv), coincidente formalmente con
ToxacHYVETO (=TO xaoxyvifiTOu). A questo punto, secondo il Lejeune, diventa
verisimile che, analogamente a quanto avveniva per il gen. pi., dove concorrevano le
due forme, l'una con e l'altra senza nasale finale, si venisse a creare un simile rap
porto nel sistema del gen. sg., dove l'esistenza della forma attesa in - o richiamava
per cos dire la creazione di una forma in - ov, secondo mostra il rapporto
gen. pi. - OV/- Q gen. sg. -Q/-X
dove x non pu che essere =- ov. Il confronto con le desinenze slave in -p, p. es.
paleoslavo dusf 'animae' (gen. sg.) proposto dal Leskien nel 18 44 (BSGW p.
105) e ripreso dal Bezzenberger (Gesch., p. 3 53 ) giustamente respinto dallo Stei-
ner, 1. cit. Per l'ittito vd. oltre.
15. Il confronto tra le forme cipriote in - ov e quelle ittite in -an, oggi generalmente
accolto, si trova accennato gi in Schwyzer, Gr. Gr., i, pp. 214, 555- 6, che sottolinea
le difficolt che comporterebbe il pensare a un'estensione della forma di gen. pi. al
singolare nel caso di antroponimi o di singultirla tantum, e rileva come sotto la scrit
tura -o.ne debba celarsi qualcosa di pi antico di un'estensione analogica o di una
variante grafica. Il confronto ittito- cipriota accolto senza riserve in pi luoghi (p.
es. SLS, p. 192) da Vittore Pisani. Q uanto alle forme ittite, secondo il Sommer
(Heth, p. 48 ) si tratterebbe di un uso singolaristico di desinenza al plurale, in espres
sioni irrigidite e in contesti arcaizzanti, e in questa linea interpretativa si colloca
anche il Friedrich, HE, p. 45, che parla di antica desinenza attestata sia al gen. sg.
sia al gen. pi. Il Kronasser, che in VLFH non fa cenno del confronto, lo accetta, pure
se con una certa circospczione in HES, p. 165, considerando e le forme ittite e quel
le cipriote come sorte dall'estensione al singolare dell'antica desinenza di plurale -5m
(dal punto di vista indeuropeo). Va da s che in questa visione le forme cipriote
saranno da trascrivere - wv (diversamente il Pisani, PDP 14, 1959, nega che ci si
possa pronunciare sulla quantit di -o[.ne]). Romano Lazzeroni, SSL 6, 1966,
pp. 78 - 8 1, accetta e sviluppa l'idea del Kronasser: l'uso di una desinenza originaria
mente di plurale presso il genitivo singolare in ittito sarebbe dovuto a una riorga-
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA T j
Vittore Pisani ha creduto d'individuare forme di genitivo sin
golare in nasale anche in miceneo: la sua idea, accennata nella
Entzifferung del 1955, stata sviluppata compiutamente nel
1959, PDP 14, 8 4 ss. noto che il miceneo conosce, accanto
alla terminazione -o.jo ( = - oto), un'uscita in - o, che, almeno dal
punto di vista fonetico (ove cio la grafia non intervenga a ma
scherare la realt fonetica), non pu essere ricondotta a nessuna
delle forme di genitivo singolare dei temi in -o- noti alla tradi
zione greca, se non all'- ov del cipriota (e al tess. - 01, vd. i, 25).
Inoltre un caso eccezionale di scriptio piena te.o.na do.e.ro PY
En6_59, ICS che il Pisani legge OEOV 8 . = ikoO 8 . fornirebbe una
prova diretta dell'esistenza di un morfema in nasale in questa
funzione in miceneo.
Q uesta isoglossa, che senza dubbio, dal punto di vista del
l'ascendenza indeuropea, un'innovazione, i cui confini spaziali e
temporali il confronto coll'ittito indica con certezza nel bacino
dell'Egeo e nell'Anatolia del n millennio, costituirebbe, pi an
cora forse della reggenza dativale di Tiap con senso ablativo,
quella innovation... irrversible che dterminerait entre my-
cnien et arcado- cypriote une filiation assure, et exclusive di
cui parlava nel 1957 a Roma Michel Lejeune, vd. sopra. Ma
doveroso ricordare che la maggior parte degli studiosi del pro
blema hanno cercato (e, forse, in parte trovato) soluzioni diver
se per le nostre forme: del vasto dibattito riferisco in nota 16 . Si
tratta, nel complesso, di un fatto d'incerta valutazione.
nizzazione della declinazione nominale, in cui sarebbe da vedersi l'effetto del so-
strato anatolico preindeuropeo, per cui il rapporto di interdipendenza fra l'espres
sione del numero e quella del caso tende a risolversi in un rapporto di correlazione
(l'espressione del numero implica l'espressione del caso, ma non viceversa) sicch la
desinenza -as del gen. sg. vale anche per il plurale, e, di contro, la des. -an del
plurale si estende anche al singolare... Si avvia, cos, verso la soluzione, nel quadro
di un'isoglossa comune con l'ittito, una delle questioni pi ardue della morfologia
cipriota, l'origine della des. del gen. sing. -o-ne (probabilmente = - cov, sebbene la
grafia non permetta di distinguere la quantit della vocale), identica a quella del
genitivo plurale... Il confronto con la des. ittita del gen. sing. -an ... proposto da E.
Schwyzer... (la cui affermazione che questo sia un elemento antico andr, per, intesa
in senso relativo, come riconoscimento, appunto, del carattere non monoglottico del-
l'innovazione...)....
16. innegabile che la scriptio piena -o.na (se di questo, e non di errore si tratta)
delle pi inconsuete, e che non riesce facile immaginare il perch dell'inserimento
di una forma cos inattesa in una serie di cinque te.o.jo. Va detto che la nostra
forma riportata da Ebbe Vilborg, Tent. Gramm., p. 57, sotto la voce gen. sg. in
j 2 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
i o. Un fatto puramente conservativo, che peraltro esteso
anche all'attico, la presenza, in cipriota, di dativi sg. in -zi, uti
lizzanti quindi la vecchia desinenza indeuropea di alat. recei
(CIL i2 2,1.0.254) sscr. pitr- 'patri' ecc., quali Aif u)qLU<;
Schw. Del. 679,21 AifewpiXo^ (ih.). Il greco del i millennio ha
peraltro compiuto il processo sincretistico che ha portato all'e
spressione del caso dativo col morfema del locativo, vd. ion. att.
Ali ecc., sincretismo pangreco nel singolare e nel plurale (limita
tamente ai temi in cons., i, u e dittongo), e dialettale nel plurale
dei temi in -o- e -a-, vd. oltre 17 . Tracce di - si sono per in Ome-
-on: ma si tratta di una voce isolata. La forma ignorata, nonch in Documenti
da Ventris- Chadwick, anche dal Doria, Avv., pp. 59- 61, 78 e dallo Scherer, Handb.,
pp. 3 40, 3 56- 61. Sulle pagine della rivista La parola del passato si svolto un
dibattito sull'interpretazione delle forme genitivali uscenti, dal punto di vista gra
fico, in -o. John Chadwick (PDP 13 , 1958 , pp. 28 5 ss.) ha sostenuto che per accet
tare come provata la presenza in miceneo di un gen. sg. in - ov bisognerebbe essere
sicuri almeno di quattro cose: i. che le forme di cui questione sono effettivamente
dei genitivi singolari 2. che, essendo dei genitivi singolari, lo siano di temi in -o-
(p. es. un tema in consonante come pnf]V ha un genitivo uscente, dal punto di vista
dell'aspetto grafico, in -o (me.no, che per cela un -oc,) 3 . che - o pu essere una de-
s'nenza di genitivo singolare di temi in -o- attribuibile al greco d'epoca micenea
4) infine che lo spessore documentario delle forme in -o escluda la possibilit di
errori grafici. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 3 3 8 - 40, esaminando le forme in -o
elencate dal Luria (PDP 12, 1957, pp. 3 21 ss.), si dice d'accordo col Chadwick
nel considerare te.o.na (do.e.ro) un errore (gi si accennato alla stranezza della for
ma in s e soprattutto all'interno di una sequela di cinque te.o.jo (do.e.ro/.a)). Q uan
to a te.u.ta.ra.ko.ro, il W. pensa possa trattarsi di un genitivo plurale, e non lo
discute; per si.ri.jo e du.ni.jo, vs. si.ri.jo.jo e du.ni.jo.jo, avanza l'ipotesi di un'apio-
grafia, giustificata dal susseguirsi del nesso -o: soluzione del problema che appare al
W. di contro improbabile per u.ta.jo, che ricorre diciassette volte contro le ventidue
di u.ta.jo.jo: la frequenza notevole della forma breve rende infatti difficile supporre
che essa rappresenti null'altro che una scrittura semplificata. Un numero notevole
di forme apparentemente genitivali in -o viene dalla serie KN Fp. Pare che qui ci si
trovi in presenza di date, espresse con il genitivo del nesso formato dall'aggettivo
derivato dal nome del mese (ka.ra.e.ri.jo e ka.ra.e.ri.jo.jo; ivo.de.wi.jo e wo. de. wi.
jo.jo; ra.pa.to [cfr are. AaTOXTto?]) + il genitivo me. no, che il Chadwick (/. cit.)
propose di separare dall'aggettivo, considerandolo un complemento isolato, signifi
cante 'per mese' (me.no appare talvolta sopra la linea di scrittura corrispondente,
quasi si trattasse di un'aggiunta successiva). Anche qui l'ipotesi di un'aplografia non
pu superare il livello della possibilit. Va ancora ricordata l'opinione del Ruijgh,
Etudes, pp. 73 - 4, che propose di vedere nelle nostre forme in -o antiche forme di
ablativo in - w, del tipo conservato nei dialetti occidentali; vd. anche Lejeune, Meni.
in, pp. 13 ss. Per due altre possibilit, vd. i, 25.
17. Cfr. E. Schwyzer, Gr. Gr., i, pp. 448 , 548 - 9, 562, 579, 613 ; n, p. 13 8 . Lo Schwy-
zer accosta la desinenza - t, greca ali'- ; di locativo ario, e accenna alla presenza del mor
fema per le due funzioni in ittito, cui gi aveva posto mente del resto il Meillet,
Intr., pp. 294- 5, che pure era propenso a ritenere - i di Ali ecc. il grado zero di -eI
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA j^
ro 18 . Ora, in miceneo si assiste probabilmente a questo sincre
tismo in fieri: qui infatti i temi in consonante ecc. mostrano una
doppia uscita, in -i e in -e, che saranno da intendere, rispettiva
mente, - i ed - EL 19 . La prima uscita, inizialmente pi rara, ma, al
l'epoca in cui inizia la nostra documentazione, gi diffusa in tut
to il territorio, sar quella che avr il sopravvento nel millennio
successivo. Che poi, sotto la scrittura -e, sia da leggersi - ei, mi
par cosa difficile da revocare in dubbio: vero che oscillazioni
fonetiche (o grafiche?) e/i non sono rare in miceneo 20 , ma stu
pirebbe trovarle in una desinenza; si aggiunga a ci che questa
alternanza sembra riguardare piuttosto e che in miceneo appare
talvolta come i che non il contrario: quindi improbabile che
le uscite -e e -i siano da ricondurre entrambe a -i 21 .
Anche in questo caso, com'era per la in persona in - 01, ci tro
viamo di fronte a un fatto di conservazione di uno stato pi an
tico, che qui, tra l'altro, esteso anche all'attico. La partecipa
zione a isoglosse conservative riunenti il miceneo e possibilmen
te l'arcado- cipriota da parte di altri parlari greci del pi alto
interesse per i fini che qui ci si pongono, perch lasciano configu
rare una sostanziale unitariet del quadro dialettale proiettato
nell'et del Bronzo: ma di ci si dir diffusamente oltre.
Che l'uso della desinenza di locativo in funzione di dativo sia
un'innovazione mi par cosa certa; e anche qui la partecipazione
delPittito22, inoltre l'eccezionale chiarezza documentaria del mi-
di sscr. pitr alat. recei ecc., ma la stretta interdipendenza dell'espressione del caso
dativo e di quello locativo in greco giustamente sottolineata da Pierre Chantraine,
Gramm. hom., n, p. 78 , e da Vittore Pisani, Glott., p. 164. Sul processo sincretistico
tra dativo e locativo si veda, oltre a E. Schwyzer, Gr. Gr., li, pp. 168 - 70, iinche
Humbert, Syntaxe, pp. 274- 5.
18 . P. Wathelet ,AC 3 1, 1962, pp. 5 ss. e, compiutamente, Durante, Preist., pp.
75 ss.
19. Vd. p. es. E. Vilborg, Tent. Gramm., p. 79.
20. Vd. E. Vilborg, Tent. Gramm., p- 49.
21. Vi notevole concordia nel ravvisare nella doppia uscita -e e -i del miceneo
l'espressione grafica di un'opposizione tra due morfemi diversi, in cui la distinzione
formale era sopravvissuta alla distinzione funzionale: cfr., exempli gratta, E. Vilborg,
Tent. Gramm., pp. 49, 79; C.J. Ruijgh, Etudes, pp. 8 5- 6; M. Doria, Avv., pp. 68 - 9;
A. Sacconi, Intr., p. 141.
22. Q ui il dativo e il locativo sono raccolti in un'unica forma, tanto nel singolare
quanto nel plurale: vd. J.Friedrich, HE, pp.42- 5; E. Sturtevant, Comp. Gramm.,
pp. 170- 2; H. Kronasser, VLFH, pp. 100- 1 (-e occasionale accanto a -i solo un'alter-
14 I- PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
ceneo, autorizzano a inserire l'innovazione nel quadro ricco e
complesso delle innovazioni di ambiente egeo- anatolico, realiz
zatesi nel contesto della stretta contiguit areale di queste comu
nit linguistiche nel Mediterraneo orientale nel u millennio a.C.
Va poi detto che, a differenza di quanto visto per il gen. sg. in
- ov, lo spessore di questo morfema in cipriota assai scarso, li
mitato com' al nome di Zeus come elemento compositivo di
antroponimi: due circostanze che senza dubbio non potevano
che favorire la conservazione di una fattezza arcaica.
11. Il lessico miceneo, essenzialmente, un lessico non orien-
tato in senso dialettale. Un'interessante congruenza lessicale mi-
ceneo- cipriota per data dalla presenza di cpcryavov (mie. pa.
ka.no. KNRai_54o), che in Omero concorre con op H,icpo<; e
[juxxaipa per il significato di 'spada'. Otfyccvov assente in tut
to il resto del dominio greco (giova ribadire che la testimonianza
di Omero non pu essere utilizzata sullo stesso piano di una te
stimonianza dialettale, perch Omero parlava tutte le lingue,
e utilizzarne un dato attribuendolo a questo o quel dialetto il
pi delle volte si risolve in una pura petitio principii}. Ma, anche
in questo caso, nulla autorizza a ritenere cpGryavov un'innova
zione 23 . E parimenti si potr dire dell'isoglossa miceneo- cipriota
' - ' 24
LCCTiqp .
12.Come si vede, i fatti sono scarsi (anche se ha ragione il
Lejeune 25 di privilegiare, rispetto al nombre des correspon-
dances, la loro qualit) e talora d'interpretazione non certa
e neppure probabile. S che, a questo punto della ricerca, mi
pare si possa assumere, almeno provvisoriamente, in attesa di
definire pi puntualmente la questione, che nulla autorizza a ri-
nanza grafica: -i certo identico alla desinenza di locativo -i presso i temi che non
escono in - o- ), 106. In ittito la desinenza di locativo sembra aver pressoch soppian
tato quella di dativo presso i temi in consonante: i temi neutri parn- (ideogr. E)
'casa' e kard- (ideogr. SA) 'cuore' mostrano doppia desinenza (-a/-i, cfr. J. Friedrich,
HW, ss.vv.), mentre alcuni temi consonantici sembrano mostrare un dativo- locativo
adesinenziale (cfr. J. Friedrich, HE, p. 44), che ricorda da presso quanto avviene in
vedico (p. es. rajan (/-i) di rajan- 're', cfr. A. MacDonell, Ved. Gramm., p. 68 e forse
in greco (Bo- ei (cfr. V. Pisani, Glott., p. 117). Assai pi complessa la casistica del
dativo- locativo singolare presso i temi in vocale, cfr. J. Friedrich, HE, p. 44.
23 . Cfr. J. Frisk, GEW, s.v., inoltre C. J. Ruijgh, L'lment achen, pp. 8 9- 90.
24. Frisk, GEW, s.v. op,ai; P. Chantraine, BELG, s.v. opm; inoltre C. J. Ruijgh,
L'lment achen, pp. 4, in, 126.
25.Mm. ni, p. 221.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA ! 5
tenere che tra miceneo e arcado- cipriota sia mai esistita un'affi
nit particolare, di qualit tale, da consentire di ritenere Parca-
do- cipriota la diretta continuazione del miceneo in epoca al
fabetica.
13 .Oltre al Bartonk e al Lejeune, anche C. J.Ruijgh, F.R.
Adrados 26 e A. Severyns 27 si sono pronunciati a favore dell'ipo
tesi che chiamer, per brevit, arcado- cipriota. Interessa qui
soprattutto discutere brevemente la tesi del Ruijgh, espressa tra
l'altro 28 nel suo importante libro L'lment achen dans la lan-
gue pique (Assen 1957, 1455.). Secondo il Ruijgh la compre
senza nel sistema del dativo plurale di - oi<; (per i temi in -o-}
-caie, (per i temi in -a-) - eri (per i temi in consonante) costituisce
quel tratto accomunante l'arcado- cipriota e il miceneo su cui
andiamo investigando, in quanto una simile situazione propria
solo di questi parlari, ed esclude tutti gli altri domini dialettali.
Ma anche qui l'esame spassionato dei realia mortifica entusiasmi
e certezze: se certo, infatti, che in miceneo esiste (ed l'unica)
la desinenza - <7i presso i temi in consonante (p. es. pi.ri.e.te.si
- rcpiETTipcri PY An7,io), pura petitio principii affermare che
vi siano attestate - oi<; e - aie;. Il campo pressoch equamente di
viso, infatti, tra chi nelle terminazioni grafiche micenee -o.i -a.i
legge - oi<; risp. - aie; (Ruijgh, in un primo tempo Ventris e Chad-
wick 29 , da ultimi Durante 3 0 e Wathelet 3 1 ) e chi legge - odii risp.
- aihi (Merlingen 3 2, Lejeune 3 3 , Pisani 3 4 , in seguito anche Ven
tris e Chadwick 3 5 ecc.): una simile partizione implica, per se
stessa, che la questione aperta, e che mancano argomenti con
clusivi, nell'un senso o nell'altro, anche se, negli studi pi recen
ti, sembra registrarsi piuttosto un orientamento a favore di - oihi
e - ocihi: e, in effetti, questa lettura appare pi probabile. Di un
26. F. R. Adrados, IF 62, 1956, pp. 240- 8 .
27. A. Severyns, Grece, pp. 167- 8 .
28 . C. J. Ruijgh, Datifs, pp. 97- 116; Traitement, pp. 193 - 216; Etudes, pp. 3 5- 41.
2().Documents, pp. 8 4- 5.
3 0. Freisi., p. 3 7.
3 1. Les traits eoi., pp. 246 ss. (con ricca bibliografia).
2,2..Bemerkungen, p. 12.
3 3 .BSL 60, 1965, p. 2.
3 4. P. es. in SLS, p. 198 .
3 5. Documents, pp.
16 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
dittongo con / viene normalmente notata solo la vocale, quindi
wo.no per foivo<;, e.ke per X L > e.ra.wo per zkanpov e cos
via 3 6 : ma si danno, soprattutto a Cnosso 3 7 , anche grafie come
.ko.to.i.na KN KNUfio3 i + vs. ko.to.na PY EaSi/H- ambedue
per XTOtva ecc. Ci non toglie, per, che la normale rappresen
tazione grafica di un - oi sarebbe - o, mentre un - oihi, sarebbe no
tato regolarmente -o.i in Lineare B. Un altro argomento, che in
dusse Ventris e Chadwick, che in un primo tempo avevano opta
to per la lettura - oi<; - aie;, ad aderire alla lettura - odii - oalu, pri
mamente proposta dal Merlingen nel 1955 3 8 , fu la presenza di
strumentali plurali in -o (da leggersi, questi, evidentemente - ou;)
a Pilo 3 9 : ed argomento questo apparso cogente al Lejeune 40 ,
e che in effetti sembra anche a me indicativo, nonostante il
Wathelet vi opponga che la distinzione tra strumentale e da
tivo- locativo nel plurale in miceneo non costantemente osser
vata, s che l'opposizione tra le forme in -o.i e quelle in -o po
trebbe ridursi a un semplice fatto grafico: ma non mi sembra
un'ipotesi convincente.
Vero che anche contro la lettura del Merlingen si possono
invocare diversi argomenti. Innanzi tutto, -s- intervocalica in
miceneo appare consuetamente gi restituita, dove lo in greco
alfabetico: si veda p. es. do.se Scorsi (PYUn/iS, 3 , 9), ka.na.
pe.u.si xvowpEuo'i (MYOi/oi, 5), e cos via, e non ha torto il
Wathelet quando afferma che la question reste ouverte, mais,
si l'on adopte la premire hypothse (cio la lettura - oihi - oahi)
il est difficile d'imaginer que le -s- intervocalique ait t restau-
r dans des futurs et des aoristes... et dans la flexion nominale,
au datif pluriel lui- mme, dans kakeusi (xaXxEUC'i), kanapeusi
(xvacpsuai), zeukeusi (^ EUYEUOT,), etc..., et encore dans tirisi
<(Tpwi), et, d'autre part, que, ni a la premire dclinaison... ni a
la deuxime, on ne trouve aucune trace d'une tentative de re-
stauration du - j- 41 . Poi, pe.i di PY An^ i9 ecc. va letto proba
bilmente crcpEtc;, che forma di dat. sg. del pronome personale
3 6. E. Vilborg, Tent. Gramm., pp. 3 4- 5.
3 7. E. Vilborg, /. dt.\ Thumb- Scherer, Handb., pp. 3 19- 20.
3 8 . /. cit. in nota (3 2).
3 9. Documents, p. 8 5.
.40. BSL, pp. 1- 3 .
.41. Les traits eoi., pp. 249- 50.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA j 7
attestata a Tegea, vd. Schw. Del. 656 passim, e non *<Kpehi o
*<rcp ihi, che pure sarebbero pi facili da un punto di vista gra
fico, ma che sono voces nullius: e ci costituisce senza dubbio
un parallelo suggestivo alla lettura -oic, - aie; di -o.i e -a.i nel no
me. Ma anche questo argomento, che propone solo un parallelo,
s allettante, ma pur sempre indicativo per via analogica, non
pu evidentemente essere tenuto per conclusivo.
Cos anche questo argomento difficilmente regge, se non m'in
ganno, a un'attenta verifica. Richiamo ci che ho detto inizian
do questa pars destruens: non si possono fondare teorie precise
sul passato di tradizioni linguistiche quando queste non ci of
frono che impressioni sulle loro fattezze complessive, e quando
anche il singolo dato, il cui valore classificatorio non pu co
munque essere considerato conclusivo, perdipi incerto. E
questa appunto la situazione del greco miceneo.
Cos, e mi pare che ci risulti palese da quanto si fin qui vi
sto, gli argomenti di chi vuole privilegiare decisamente l'ascen
denza micenea dell'arcado- cipriota non possono dirsi in alcun
modo conclusivi. N conclusivo pu dirsi il fatto, spesso invo
cato, per cui la ressemblance frappante de l'arcadien et du cy-
priote, s isols a l'poque classique, doit relever d'une commu-
naut antrieure qui ne peut tre que celle de l'empire myc-
nien, parce que ds les invasions doriennes, les contacts de Chy-
pre avec le Ploponnse doivent avoir cesse 42 . Gi ho rilevato
come considerazioni di tipo areale anche ovvie possano spiegare
e la somiglianz tra l'arcadico e il cipriota e il fatto che tale so
miglianz sia di tipo negativo, cio che l'arcadico e il cipriota si
assomigliano soprattutto in quanto non hanno operato certe in
novazioni: il carattere catastrofico dell'invasione dorica, la cui
suggestione qui riecheggia, deve, con ogni probabilit, essere
largamente ridimensionato 43 : e in tal senso il dato linguistico e
quello archeologico sembrano bene accordarsi 44 .
Ma limitare la portata delle coincidenze miceneo- arcado- ci-
priote non vuoi dire giungere a negarle: questi parlari sono ef
fettivamente collegati da un importante fascio d'isoglosse che
42. C. J. Ruijgh, L'lment achen, p. 13 .
43 .Cfr., di chi scrive, 'l$c, w@i;avTa, Acme 3 1, 1978 , pp. 2^ 3 - 60.
44. Cfr. D. Levi, CM, pp. 215- ^ 2.
18 I- PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
per, se sono esclusive, non sono innovative (quelle che lo sa
rebbero, si visto, sono gravemente incerte), mentre, se sono
innovative, non sono esclusive, ma si estendono ora al ionico (e
possibilmente al lesbio), ora, ma meno frequentemente, all'eoli
co continentale. E vorrei dire che questo quadro, se , come pen
so, esatto, ha anche tutte le caratteristiche della verisimiglianza,
e delinea delle tracce di storia linguistica quantomeno possibili.
Non chi dubiti, credo, che la straordinaria unitariet della lin
gua delle tavolette rinvenute in luoghi assai distanti, e geografi
camente e linguisticamente, della Grecia - Creta, la Beozia, l'Ar-
golide e cos via - sia da attribuirsi non a una reale unitariet del
la lingua l parlata, ma al fatto che ci troviamo di fronte a una
lingua unitaria perch unitario il livello d'uso della lingua che
i monumenti ci hanno restituito. Che una comunit anche arti
colata disponga di un codice linguistico comune e standardizzato
per un registro d'uso comune e diffuso con modalit che, almeno
ai nostri occhi, sono identiche, cosa pi che normale, e non im
plica affatto che questa comunit fosse in possesso di una lingua
parimenti unificata e standardizzata per gli altri registri. E che
questa lingua sovraregionale risultasse dalla compresenza di
tratti di diversa provenienza altrettanto normale. Non credo
quindi che il sommario bilancio sulle caratteristiche delle iso
glosse utilizzabili ai fini classificatorii che ho sopra delineato sia
tale per deficienza di dati, perch il quadro linguistico che si la
scia intravedere da quelli - pochi - che abbiamo confortato da
un'indubbia coerenza e da un'indubbia verisimiglianza.
14. Prima di analizzare le isoglosse che non sono esclusive del
miceneo e dell'arcado- cipriota, ma sono estese pure ad altri par
lari, sar necessario delimitare la nozione, spesso sfuggente, di
eolico 45 : noteremo infatti che il lesbio, che pure partecipa di
alcuni caratteri eolici qualificanti, come la conservazione del
- cro'- geminato, il dativo plurale in - som, e cos via, pure spesso
mostra una posizione indipendente rispetto al tessalico, che ta
luno ritiene (ma problema mal posto) il parlare che conserve
rebbe i caratteri eolici pi puri, perch il beotico aperto a
influssi dei parlari dorici viciniori, il lesbio profondamente in
serito nel mondo culturalmente prestigioso della Ionia. Va da s
45. Les traits eoi., pp. 13 ss.
I-PREISTORIA LINGUISTICA GRECA 19
che eolico una categoria il cui spessore varia a seconda dei
parlari che vi si inseriscono: oggi invalso l'uso di classificare
come eolici esclusivamente il beotico, il tessalico e il lesbio,
escludendone l'arcadico e il cipriota: pure io eviter di utilizzare
questa categoria sovradialettale, per i motivi suesposti, e mi
servir, separatamente, delle pi precise nozioni sottese da tes
salico lesbio e beotico 46 .
15. L'assibilazione di -ti(-) un'isoglossa importantissima
che oppone nel i millennio il ionico, l'attico, Parcado- cipriota e il
lesbio al dorico nel suo complesso, al tessalico e al beotico (vd.
Thumb- Kieckers, Handb., i, 53 ) 47 . Il fatto ritorna senza dubbio
in miceneo, anche se si danno taluni casi di mancata assibilazio-
ne 48 . Pure, il loro spessore irrilevante a petto della folla di
esempi del contrario, p. es. negli astratti in -ti- a.pu.do.si OIT U-
Socric,, nelle terze persone del plurale come e.e.si severi (celato
nell'hom. E t(7i, trisillabo?), e.ko.si EXOVCTI, nella preposizione
p.si - rcocn,, vd. ad 15, inoltre negli aggettivi derivati in -tyo-, co
me e.qe.si.jo quEO" LO<;, cfr. e.qe.ta. Gli esempi dei parlari del i
millennio sono comunemente noti, e mi astengo dal citarli. Ora,
il fatto rilevante in questo quadro dialettale la costante presen
za di forme assibilate in lesbio, p. es. t^oiei, ovacric; in Alceo
ecc., vd. Thumb- Scherer, Handb., n, 94.
46. Per comodit del lettore do qui la classificazione dei dialetti greci del i mil
lennio:
Dialetti dorici (Laconico, con le colonie Taranto ed Eraclea; messenio; argolico ed
eginetico; corinzio, con le colonie, Corcira ecc.; megarese, con le colonie; cretese,
dialetti di Melos, Thera e Cirene; dialetti di Rodi, con Gela e Agrigento; dialetti
delle isole Cos, Cnido ecc.; dorico di Sicilia)
Dialetto dell'Acaia (acheo, con le colonie Metaponto, Sibari, Crotone ecc.)
Dialetto dell'Elide (eleo)
Dialetti dorici del nord- ovest (focese,delfico; locrese; dialetti della Ftiotide e degli
Eniani; etolico e acarnano; epirotico)
Dialetti eolici (beotico; tessalico; lesbio ed eolico d'Asia Minore)
Arcado- cipriota (arcadico; cipriota)
Panflio
Ionico (ionico d'Asia Minore; delle Cicladi; dell'Eubea)
Attico
Ulteriori raggruppamenti (p. es. ionico- attico, dorico comprendente sia i dialetti della
Doris severior sia quelli della Doris mitior) sembrano inutili e possibilmente
pericolosi.
47. Cfr. M. Lejeune, Tratte, pp. 53 ss.; P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 96 ss.
48 . P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 98 - 102 (con ricca bibliografia): vd. p. es. ti.ri.ti.ja,
tu.ti./e.u I tu.si.je.u ecc.
2O I - PREISTORIA ^ INGUISTICA GRECA
L'assibilazione lesbia un fatto che turba chi sia troppo fe
dele alla categoria della discendenza e della parentela originaria
(in questa visione il lesbio in origine, in quanto parlare eolico,
non avrebbe dovuto avere forme assibilate), ma che si spiega
senza difficolt non pensando, ci che inutile, a un influsso del
ionico (cui, implicitamente, l'assibilazione spetterebbe ab anti-
quo, quasi per un diritto ereditario), ma, molto pi verisimil-
mente, ponendo mente al fatto che la assibilazione, come ogni
altra innovazione, ha un dove, che il bacino dell'Egeo e l'Ana-
tolia, e un quando, che verisimilmente non molto anteriore al
terminus post quem non dato dai monumenti micenei (e anelle-
ci) che ce l'attestano 49 .
Se, come ritengo, il quadro dialettale ascrivibile a quell'epoca
, se non nel dettaglio, quantomeno nelle sue linee essenziali,
simile a quello che troviamo all'alba della documentazione alfa
betica, se cio il lesbio del i millennio risale, nelle sue linee es
senziali, a un parlare gi stanziato nelle sue sedi storiche all'e
poca dell'assibilazione, che dire in epoca anteriore, anche se
di poco, a quella dei primi monumenti micenei, non ci turber
affatto constatare che il lesbio partecipa di un'innovazione che
si certamente avverata in quell'ambiente e in quell'epoca.
Ora, ci sono indizi, se non prove, che l'assibilazione in lesbio
sia antica? Innanzi tutto, va detto che non ci sono prove del
contrario: nessun monumento lesbio, n letterario n epigrafico,
attesta mai una forma non assibilata 50 . N possono costituire ar
gomento le forme non assibilate dell'epos per affermare che, in
una fase preistorica del lesbio, forme siffatte gli fossero note.
Tutt'al pi (e probabilmente con ragione) si potrebbero attri
buire a uno strato continentale (cui appartiene anche Achil
le, eroe tessalico, anche se rivisitato alla luce dell'esperienza
egea, secondo mostra il rapporto di sostituzione tra lui e Pa-
troclo, vd. 1,25; o Ettore, eroe beotico, traslato in Anatolia
dell'epos, che dire a quel nucleo di leggende giunto in Asia
Minore (forse portato dai futuri Lesbii), e l incluso nel patri
monio leggendario egeo- anatolico, dove van cercate le fonti pri
me (per importanza) di Omero. Infatti tutte le forme non assi-
49. La maggior parte dei termini micenei con - TI conservato sono antroponimi, che
costituiscono, come ognuno sa, una categoria particolarmente conservativa del lessico.
50. Vd. Thumb- Scherer, Handb., p. 94.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA 21
bilate (con l'eccezione di cpaTi<;, che appare come cp<n<; in Fia
tone) sono esclusivamente nerba homerica, e, quando ritornano
in altre tradizioni, vi si presentano con la forma non assibilata
con cui appaiono nel testo omerico. Ognuno vede come que
sta situazione sia largamente differente da quella per cui in O-
mero troviamo p. es. m<rup <; (la labiovelare divenuta labiale,
come accade coerentemente in tutto il dominio eolico, vd. 1,21)
ma in ionico Ta" <7ocp <; (con esito dentale). Poi, il trattamento
del lesbio, che continua il gruppo -ns- secondario (e primario, in
posizione finale) con - i<j- p. es. lesbio xoi<n ma attico 'xoucn,
Alceo e Saffo (poderi da cpccvTi, mostra che l'assibilazione ha at
tinto il lesbio in un'epoca non molto recente. Infatti, fin dall'ini
zio della tradizione il lesbio nel dativo plurale presenta un si
stema perfettamente organizzato sul presupposto fonetico del
trattamento di -ns primario che diviene - i<;: tale trattamento, in
fatti, fa s che l'accusativo plurale (-ons) e il dativo plurale (-ois,
se questa terminazione a essere utilizzata, com' per parte del
dominio greco, e, ci che pi importa, per il tessalico) vengano
formalmente a coincidere: inconveniente cui il lesbio sembra
aver reagito generalizzando - oieri al dativo plurale. E che il le
sbio abbia conosciuto anche - oi<; lo mostra con chiarezza il fatto
che l'articolo, se usato come tale, esce al dat. pi. costantemente
in - OLC;. Cos avremo:
a)acc. pi. TOL<; fzoic,
b) dat. pi. iole, Dsoicn,
e) dat. pi. (del pronome) TOLITL.
Non credo sia nel vero Paul Kretschmer (Ciotta 1,56- 7)
quando ritiene che la situazione b) sia sorta per una specie di
aplografia, avveratasi nel caso qui citato (TOWTI ^ EOLUI > TOL<;
frEocri), e da questo diffusa. Credo piuttosto che la situazione
lesbia possa ben spiegarsi pensando a una sorta di reazione del
sistema, i cui presupposti storici sono, innanzi tutto, il passag
gio di -ns- > - LO" - , poi la presenza di una terminazione - oi<n, che
d'altronde richiesta dalla creazione di - som, e non pu quindi
essere riguardata alla stregua di un prestito recente del ionico,
che pur la conosce: e che, d'altro canto, - oi<; esistesse in lesbio,
ce lo dice, nonch il fatto che esista, e che sia l'unica termina
zione per i temi in -o- in tessalico, (per quel che vale invocare
l'affinit dialettale), anche e soprattutto il fatto stesso che - oic
22 I- PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
sia stato tenacemente conservato, sol che fosse possibile farlo,
cio nell'unico caso in cui non si rischiava di confonderlo con
un'altra terminazione, che dire nel dativo plurale dell'articolo
usato come tale: qui infatti la stretta pertinenza al sintagma ar
ticolo- nome chiariva senz'ombra di dubbio la funzione di - oi<;.
Ora, una tale organizzazione (o riorganizzazione) di un sistema
richiede tempi abbastanza lunghi.
D'altronde, il trattamento di -ns- secondario , in linea di
principio, uguale a quello di -ns primario: s che, se questo
non da collocarsi in epoca molto recente in lesbio, neppure
l'altro lo sar: e la presenza stessa di -ns- secondario presuppone
che Passibilazione sia gi avvenuta.
Concludendo, in lesbio Passibilazione pare un fenomeno pre
supposto dall'organizzazione stessa della flessione nominale, e
non sembra poter essere riguardata alla stregua di un portato
recente, o di una coloritura alloglotta. Si tratta di un fenomeno
che importa, dove avviene, cospicue conseguenze, nonch fo
netiche, anche morfologiche, che difficile immaginare compiute
in un troppo breve arco di tempo. Ovviamente, ci che si det
to non esclude che i portatori a Lesbo degli indubbi filoni eolici
che troviamo, in epoca alfabetica, ben conservati, almeno per
tutto il v s., prima che la parlata vernacola accogliesse in misura
sempre maggiore gemeingriechische Formen, abbiamo accolto
Passibilazione in epoca preistorica dai Ioni e dagli altri parlanti
greco che costituivano l'entourage linguistico con cui i nuovi
venuti avrebbero reagito, accogliendo e, in misura minore, ce
dendo. Ma anche possibile, se Mitilene invece , ab antiquo,
citt eolica, che questi Eoli sopravvenuti abbiano partecipato
direttamente in quelle che sarebbero state le loro sedi storiche
all'innovazione che si stava compiendo, o che si sarebbe compiu
ta, nel bacino orientale dell'Egeo. Scegliere, se non m'inganno,
tra questa o quella ipotesi significa datare la (o le) migrazione
eolica a Lesbo (o, direi meglio, la presenza eolica a Lesbo): e
giover, nonostante il terreno sia dei pi insidiosi, analizzare
brevemente, in aggiunta al dato linguistico, il dato leggendario
e la memoria, in ordine a questi fatti, degli antichi.
Intorno alla colonizzazione di Lesbo gravita un complesso nu
cleo leggendario, pi o meno direttamente incentrato sulla figu
ra di Oreste: il che ci rimanda a un'epoca prossima alla Guerra
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
23
di Troia, ma a questa successiva. E che la migrazione eolica sia
successiva al grande avvenimento leggendario in cui la Grecia
classica sembra aver sintetizzato un processo senza dubbio av-
veratosi per tappe di penetrazione nell'oriente anatolico un
dato costante in tutta la tradizione. L'impresa troiana un pun
to di riferimento obbligatorio per ogni cronologia del periodo,
che pertanto le si pone come relativa. Che essa fosse da porsi
nell'et eroica, nessuno degli antichi dubitava: cos Esiodo po
teva affermare che gli 6X3 ioi f)pwe<; appartenevano al TTapTOV
vSp& v yvcx;, o xaXovTai T]{ JIU)EOI (Erga 156- 173 ): in base
a calcoli, la cui ratto in parte sfugge, i cronografi della guerra
troiana giunsero a definire un arco di tempo che va dalla data
zione pi alta di Duride Samio (13 44- 3 4) a quella pi bassa di
Artemone (1160- 50): fra questi estremi si collocano numerose
datazioni intermedie (non chiara per l'opinione di Tucidi-
de) 51 . Comunque sia, la guerra troiana deve porsi in un periodo
probabilmente anteriore al xm s. (anche se Troia vna a pre
sentare tracce di distruzione da incendio), perch appare alta
mente improbabile che il mondo miceneo, che si avviava ormai
al completo collasso, fosse in grado di esprimere una politica
espansionistica di tale respiro: col che anche la migrazione eo
lica a Lesbo arretra nel tempo, e si pone in piena et micenea.
D'altronde l'isola appare gi in mano greca in Omero 1 1 28 -
13 0, 270- 272, 664- 5, n 544, Y 169, 8 3 41- 3 45, P i3 2- !3 7) pri
ma della conquista di Troia.
Accertato questo fatto di cronologia relativa (la migrazione
eolica a Lesbo successiva alla guerra troiana) restano da ana
lizzare brevemente le modalit onde questa colonizzazione av
venne. Gi si accennato come tutto il nucleo leggendario gra
viti sulla figura di Oreste, e con ci sul Peloponneso: cos Pin-
daro, nell'undecima Nemea:
'Ap,xXcd)EV yp e$a crv 'Optrca
AoXcov cTTpativ x^ XEirsa Ssup'vytov (Nem. xi,44)
si associa a quanti (Licofrone, 13 73 - 13 77, ecc.) attribuiscono
a Oreste medesimo quel ruolo di comando del nucleo di colo-
nizzatori che altre fonti (Ellanico, Strabene ecc.) attribuiscono
invece, con diverse modalit, a un Orestiade, Pentilo, ovvero
51. Vd. F.Cassola, La Ionia, pp. 23 ss. (ivi bibliografia).
24 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
Gras (secondo Ellanico Oreste mor a Lesbo senza aver avuto
il tempo di fondare una citt, impresa che un secolo dopo riu
sc per al bisnipote, Gras appunto). Un fatto comunque degno
di nota: la costanza del riferimento al Peloponneso per quanto
riguarda la colonizzazione delPEolide e di Lesbo, mentre l'ap
porto tessalico e beotico documentato dal pullulare di eroi di
origine settentrionale nell'Anatolia meridionale: penso a Triops
e a Forbante (rispettivamente padre e figlio in Hym. Hom. li
211 Allen) le cui origini tessaliche sono palesi in Callimaco
(Hym. vi, cfr. anche Apollodoro i 53 ); a Tlepolemo, pure tessa
lico; infine a Mopso, noto in Pisidia, Cilicia, Licia e Panfilia, di
origine (qui la tradizione oscilla) tessalica e beotica. Non manca
no invero nessi tra queste deduzioni settentrionali e quelle pelo-
ponnesiache riferentisi segnatamente all'Eolide (Gras, bisnipote
di Oreste, sembra aver avuto rapporti colla Beozia).
Tucidide d'altronde (vii, 57) attribuisce la fondazione delle
citt coliche in Asia Minore ai Beoti, e cos fa Strabene (401- 2),
discostandosi in ci da Pausania (111,21 ; vii,62) e da Velleio Pa-
tercolo, che affermano per queste citt un'origine peloponnesia
ca. Ma probabilmente, dal lato della rielaborazione poetica del
dato tradizionale, coglie nel segno Pindaro (Nem. xi), con la sua
ipotesi conciliativa. Sar stato infatti, questo flusso migratorio,
pangreco e diluito nel tempo. Il che si colloca, se non m'ingan
no, in quella prospettiva, cui accenna il dato linguistico, di re
lativa unit del mondo miceneo, in quanto gi comprendente
tutti gli elementi (salvo il dorico) che costituiranno il greco del
millennio successivo: difficilmente Eoli e Ioni estranei gli uni
agli altri se non per l'ascendenza preistorica avrebbero mostrato
la concordia d'intenti di cui cenno in Ellanico (4 J F 93 ). Co
me difficilmente tradizioni che fossero state fino a quel tempo
estranee si sarebbero conciliate e compenetrate a tal punto. Alla
questione ha dedicato pagine magistrali Filippo Cassola, La Io
nia nel mondo miceneo, vd. soprattutto i capp. i e n, cui
rimando.
16. A ben vedere, Passibilazione l'unica isoglossa che parla
a favore di una comunit miceneo- ionica: ma, sfuggendo a ogni
tentazione genealogistica, questa comunit sar da intendere nel
senso che, quando si diffusa Passibilazione, sia il miceneo, sia
quei filoni dialettali che costituiranno il ionico alfabetico (pr-
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA 25
iettare categorie del i millennio nel n pu essere fonte di errori
e di pericolosi fraintendimenti) erano stanziati nella zona sud-
orientale del mondo greco: non soli, secondo mostra il fatto che
tutti i parlari che in epoca alfabetica presentano forme assibi-
late sono stanziati sul versante orientale e non occidentale della
Grecia, e tutto fa pensare che una dislocazione siffatta ripeta
quella non dissimile del millennio precedente. Altri fatti si ac
cordano: per esempio, secondo il Wathelet, l'opposition dans
le traitement de l'assibilation entre T CTO<; et xopa'crw, comme en
ionien- attique et en arcadien 52 ; o il nome di Posidone, po.se.
da.o IIoo'EiSatov, che corrisponde, nonch a hom. no<m8 atov,
anche al noffeiStoV attico e al JIoo^ iScv di Alceo, che ne rappre
sentano dei succedanei contratti, contro il tipo IIoTEiS- altrove
diffuso 53 (l'arcadico IlocroiSv, nonostante il vocalismo diffor
me, si schiera coi parlari che mostrano la sibilante e non l'occlu
siva) : ma tutto ci non dice altro, se non che alcuni parlari greci
erano stanziati in una certa area all'epoca in cui sono avvenute
certe innovazioni: non dice nulla, coni' ovvio, sulla preistoria
di questi parlari.
17. La scelta del tipo TCOTL rispetto a Tipoti comune al mice
neo (o.u.qe a.ni.ja p.si ouqu hocvioci HOCTL KNSdo4O2b), all'ar-
cado- cipriota (TT: <;), e anche al tessalico (e al dorico nel suo com
plesso) 54 . IIoTL ricorre anche, pure se le vicende della tradizione
testuale spesso devono avergli sostituito il suo omologo seman
tico 7ip<; (vd. 2,6) in Omero. Si tratta quindi d'isoglossa non
differenziale, e, comunque, il tipo TTOTL non pu essere conside
rato innovativo, perch corrisponde perfettamente all'avestico
patti e all'antico persiano patiy, vd. Chantraine, DELG, s.v. TCO-
TI. Ci che accomuna l'arcado- cipriota e il miceneo qui l'assi-
bilazione di - //', che isoglossa differenziale, importantissima,
ma, lo si visto, non esclusiva. In arcado- cipriota, poi, avve
nuta l'apocope.
18 . Un'isoglossa di difficile valutazione, perch complessa nei
suoi confini, e non valutabile con certezza, costituita dal tipo
52.Cfr. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. no ss. (con ricca bibliografia).
53 .Cfr. Thumb- Scherer, Handb., pp. 43 , 53 , 58 , 72, 94, 106, 116, 13 8 , 3 26, 3 3 2;
Thumb- Kieckers, Handb., pp. 115, 117, 120, 128 , 13 2, 140, 150, 162, 177, 18 6, 190,
200, 23 3 , 253 , 271, 3 07.
54. Cfr. P. Wathelet. Les traits eoi., p. 104.
26 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
di flessione dei verba vocalia, in eolico e arcadico flessi atema
ticamente 55 , mentre le testimonianze scarsissime in proposito
del cipriota impediscono di accertarne la situazione in merito a
questi fatti 56 . Ora, come si comporta il miceneo?
Tutto ci che possiamo utilizzare sono tre forme verbali: te.
re.ja TEXeid PY 0940, i (te.[re.]ja PY 0495); te.re.ja.e
TEXsmev PYEb94o, i, PYEp6i/, 1.4 (.re.ja.e PYEb495); to.
.ro.qe.jo.me.no Tpoqu iojji vo<; PYEq2i3 , i. TeXsic pare una in
persona singolare dell'indicativo del presente attivo, adesinen
ziale come mXvc ecc. di Esiodo (Erga, 510), e le forme, traman
date da Erodiano, s.t. ALO^ ELC,, Twh] 8 i8 w ^ eyvu, come proba
bilmente adesinenziale il cipriota ^ aT} 5? .
Non cito, com' consuetudine fare parlando di in persone
adesinenziali, le presunte attestazioni omeriche, perch non so
no sicuro sulla loro interpretazione, vd., di chi scrive, Studi, i,
3 63 - 4. La forma micenea, oggetto peraltro di vivace interesse,
non sembra poter essere interpretata diversamente 58 , e lascia
configurare, in accordo con la testimonianza di TsXEiasv, infini
to, un sistema in cui le basi verbali in -a- si dovevano flettere
atematicamente, come, in epoca alfabetica, caratteristica del
l'eolico nel suo complesso (e dell'arcadico).
Pi difficile inquadrare la testimonianza di Tpoqu iop, vo<;,
forma incontestabilmente tematica. Va da s che non sarebbe
n impossibile n inverosimile accettare che il miceneo mostri
di accordarsi, all'interno del medesimo fatto (o, che lo stesso,
in due fatti parzialmente assimilabili l'uno all'altro) in modo,
dal punto di vista del quadro dialettale del i millennio, incoe
rente e tale da accordarsi in parte con quanto mostra il dominio
eolico, in parte con quanto mostra quello ionico (si pi volte
accennato all'impressione che l'irreducibilit a uno dei tipi dia
lettali del i millennio sia stata drammatizzata, e anche troppo
poco considerata la possibilit che, nel corso della storia, l'uno o
l'altro parlare abbiano optato per questa o quella soluzione, a-
55. Cfr. P. Wathelet, Les traits ei., pp. 298 ss.
56. Cfr. P. Wathelet, Les traits eoi., p. 3 01.
57. Esichio, et/ Pivet xal Ttva; E. Schwy2er, Gr. Gr., i, pp. 3 20, 659 (Karl Latte,
:HAL, p. 256, corregge xivei). Cfr. anche M. Durante, Freisi., p. 29; E. Evangelisti,
Acme 18 , 1965, p. u.
58 . Cfr. E. Vilborg, Tent. Gramtn., pp. 114- 5; Thumb- Scherer, Handb., pp. 3 25, 3 53 .
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
vendole a disposizione entrambe). Ma forse, in questo caso, lo
status miceneo stato conservato in modo coerente in tutto il
greco. Penso infatti ai verbi in - sto tematici attestati sia in le
sbio 59 sia in tessalico , mentre mancano totalmente spie di tal
genere per quelli in - ceto. Cos potremmo azzardare: i verbi in
- <xto in miceneo erano tutti flessi atematicamente, quelli in - EW
tematicamente. Q uesta situazione viene per cos dire normaliz
zata nel corso della storia del greco, dove i diversi parlari sem
brano aver modellato o una flessione tematica per i verbi in - ceto
su quelli in - sto (ion. att.), ovvero il contrario (eolico nel suo
complesso e arcadico), e simili normalizzazioni non richiedono
ovviamente particolari spiegazioni, perch, nella storia lingui
stica, sono folla (inoltre, sulla creazione di q> Oa([J,)pii, pu bene
aver influito Tufapi,). Ma dello stato pi antico (che quello che
ci attesta il miceneo) sia il lesbio sia il tessalico conservano trac
cia. Sempre pi sbiadisce l'immagine del miceneo antenato o di
un solo parlare, o di un solo dominio dialettale.
19. Sia il miceneo, sia l'eolico nel suo complesso (e in parte
l'arcado- cipriota) mostrano una tendenza al timbro scuro delle
vocali, e alla loro articolazione stretta: fatto che Carlo Galla-
votti ha giustamente messo in luce 61 . Q ui baster considerare
un caso, peraltro ben riducibile a questa tendenza pi generale,
e cio l'esito con timbro vocalico o delle liquide sonanti. I dati
micenei, in ordine a questo fatto, sono inoppugnabili. Cito ad
esempio: qe.to.ro.p.pi qu TpOTCOit<pi PY Ae27.i3 4 vs. ion. dor.
TETp'rtou^ ; to.pe.za Top- rce^ a PYAa642, i, KNV28 ,^ vs. ion.
ecc. TpiTE^ a; ivo.ze fop^ si PY Ep53 9,/, se da *w{g-ye-, vd.
Morpurgo, MGL, s.v. wo.ze.me.no; o.ka PYAn5i9,i.6, proba
bilmente da intendersi opxoc 62, vs. ion. att. pxT)> e cos^ via -
Che questo trattamento, peraltro coesistente con l'altro, per
cui similmente a quanto avviene in ionico ecc., la liquida sonante
sembra talora sviluppare una a 63 , evochi quanto avviene in eo-
59. Saffo, 1.20 (8 ixT]Ei), 3 6 (- rcodriu)).
60. hiApeovTOc; Schw. Del. 557, 1.1 e [o- TpaTaY]Eo(i,}vTO<; Schw. Del. 558 , 1.1
(risp. v e li s. a.C.).
61.SMEA 5, i968 ,pp. 42- 55.
62. Vd. di chi scrive, RIL in, 1977, pp. 23 2 (alla bibliografia l citata da ag
giungere L. Deroy, Les leveurs d'impts, passim).
63 . Cfr. E. Vilborg, Tent. Gramm., pp.4o- i.
28 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
lieo e in arcado- cipriota fuor di dubbio, secondo mostrano,
per esempio, xop^ a* xapSioc Ilcpio, (Lejeune xop^ ia), lesbio
dpocrwc; vs. attico ftpccoiwc;, arcadico TETOPTO<; vs. attico T T<xp-
TO<; e cos via: va da s che altri esempi si trarrebbero utilizzan
do materiale omerico 64 . Comunque sia, si tratta di un'isoglossa
piuttosto significativa, per essere estesa anche al tessalico, s che
la concordanza miceneo- arcado- cipriota- lesbia non pu essere ri
guardata e inquadrata semplicemente in una prospettiva areale
(coni'era l'assibilazione di -ti(-)). Lo stesso si dir delle labio
velari. Ma gi ora si pu accennare a un fatto; esistono alcune
isoglosse che connettono il miceneo all'eolico non d'Asia (dove
sappiamo, da fonti numerosissime 65 , che gli Eoli non sono indi
geni), e che sono estese pure all'arcado- cipriota: e si tratta, gio
va rilevarlo, di isoglosse non conservative, ma tali da far sup
porre un'innovazione comune, seppure le modalit onde tale
innovazione, sorta in qualche zona del territorio greco, si poi
diffusa agli attuali confini, non dato per ora immaginare. E su
tali coincidenze Carlo Gallavotti ha fondato la sua teoria, essere
il miceneo l'antenato dell'eolico 66 . Ora, se non esistesse la testi
monianza del miceneo, una situazione siffatta, quale cio si
sopra descritta, potrebbe risolversi, ed stata l'opinione comu
ne, pensando che la partecipazione dell'arcadico e del cipriota
al tratto eolico sia da imputarsi al superstrato eolico di questi
due parlari, che, per quanto invece attiene al loro strato pi
antico, non sarebbero molto diversi (e la valutazione quantita
tiva della differenza varia da studioso a studioso) 67 dal ionico-
attico. Ma la testimonianza del miceneo impedisce una spiega
zione siffatta. N pensabile, se non a certe condizioni, che tali
fatti si siano diffusi in tessalico muovendo da un miceneo decisa
mente caratterizzato come parlare sudorientale: si dovrebbe in
fatti spiegare il fatto, di per s strano, che l'innovazione (e qui
penso soprattutto alla labializzazione delle labiovelari anche a-
vanti e) abbia acquistato intensit a mano che s'allontanava dal
suo centro.
64. Cfr. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 169 ss.; M. Lejeune, Traile, pp. 168 ss.
65. Cfr. i, 15 e F.Cassola, La Ionia, pp. 20 ss. e 793 .
66. In numerosi luoghi, tra cui, p. es. RFIC 3 6, 1958 , pp. 113 - 3 3 , SMEA 5,
1968 , pp. 42- 55.
67. Cfr. Kretschmer, Ciotta i, 1909, pp. 9 ss.; W. Porzig, KZ 56, 1954, pp.
147 ss.; V. Pisani, SLS, pp. 208 ss.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
29
L'unica soluzione (con ci accenno alle condizioni che mi
sembra di poter riferire alla Grecia dell'et del Bronzo) di
pensare al miceneo come a una sorta di lingua cancelleresca (
del Durante l'efficace immagine degli scribi- ragionieri) sovrare-
gionale (e perci costituente un istituto unificante, che alla sua
volta, com' ovvio, presuppone istituti unificati) e coesistente,
ma su di un registro diverso, con gli antenati di tutti i parlari
greci del i millennio (con l'eccezione del dorico, vd. i, 3 0). Alla
creazione di una lingua sovraregionale concorrono, o possono
concorrere, in misura diversa, tutti o parte dei parlari regionali:
ma non difficile immaginare che alla sua costituzione sia da
porre alla base una lingua- guida, che penso sia da identificarsi,
in buona misura, con quella variet di greco sudorientale che og
gi consuetudine chiamare acheo, e che, nel i millennio,
continuato pi fedelmente nell'arcadocipriota; perch cercare
un continuatore diretto del miceneo nel millennio successivo si
gnifica, nella sostanza, mortificarne le caratteristiche di lingua a
registro speciale, che invece risulta ovvia a chiunque ne consi
deri la qualit della documentazione. Ma se la componente achea
da privilegiare, non basta tuttavia a spiegarci tutte le caratte
ristiche del miceneo: sar allora necessario ammettere che l'a-
cheo non stata che una componente, anche se la componente-
guida, e che, accanto al suo portato preponderante, da ricono
scere, ed impossibile non farlo, il portato di un tipo linguisti
co che chiamer, qui, paleoeolico, per quanto possibile uti
lizzare per l'et del Bronzo greca categorie dialettali che appar
tengono al millennio successivo. Vale la pena di accennare che
una tale solidariet culturale e linguistica nella seconda met
del secondo millennio la condizione perch, nella prima met
del primo, troviamo dei monumenti, V Iliade e V O disse a, scritti
in una lingua che, al di sotto delle particolarit vernacole, de
cisamente unitaria, e dove la matura coesistenza del regionale
col regionale impedisce di attribuire tale unit allo smarrimento
di una tradizione, soverchiata dall'altra vittoriosa. Nell'Italia
antica, dove queste condizioni si sono realizzate, le lingue non
latine non sono state conservate neppure a quei livelli d'espres
sione artistica (penso alla Fabula Atellana, ai Carmina Priapea,
e anche a Plauto, umbro di origine) dove la coloritura dialettale
avrebbe avuto giustificazione, e ci che nel latino di diversa
3 o I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
origine vi entrato episodicamente, fatto per fatto, mai per
chiara volont del parlante, ma attraverso processi psicolingui
stici che talora, ma raramente, dato intuire. Non chi non
scorga la profonda differenza tra questa situazione e quella, on
de, per un lungo e vorrei dire consapevole processo d'integrazio
ne, nato il greco, come lo conosciamo dai suoi primi monumen
ti alfabetici, i poemi omerici: ma sarebbe ingenuo, per non dir
peggio, attribuire a Omero come personalit poetica questa vo
lont integrativa. Sar invece, questa compiuta integrazione,
frutto di un processo certamente lungo, possibilmente trava
gliato, le cui giustificazioni saranno da cercare nella realt delle
situazioni storiche, in cui queste vicende linguistiche si sono
realizzate.
20. Analogamente a quanto si detto per il trattamento delle
Jiquide sonanti, potrebbe dirsi per le nasali sonanti: vero che
qui i fatti, sia per quanto attiene al miceneo, sia al greco alfa
betico, sono d'interpretazione controversa 68 . Comunque sia,
sembra difficile negare che tutti questi parlari mostrino almeno
una tendenza a o.
21. E passiamo a considerare, almeno per un loro aspetto, le
labiovelari, vero punctum dolens della miceneologia. Che i par
lari eolici, nel loro complesso, mostrino esiti labializzanti anche
dove il ionico ecc. oppongono la dentalizzazione, dottrina co
mune 69 : valgano come esempi tessalici iniEicraTOU Schw. Del.
614,1.28 (Phalanna), contro l'attico TIVW T iom (*kwey-)-y BsX-
cpoi,, Buck 3 5, i.io vs. AsXcpoi ecc.; per il beotico TCOT0,71071 icra-
TW (con i per i, come frequentemente in questo parlare) Buck
43 ,1.162 (*kwey-), inoltre il nome dei Tessali vi appare come
OeTTOtXoi Schw. Del. 469,1.8 (Tebe); per il lesbio l'unica te
stimonianza epigrafica costituita da 7T |j,[7i] xaL5 XOTO<; IG,
xn 2, 8 2, 1.5, dove la labiale, continuatrice di labiovelare, s
un'integrazione, ma motivata, secondo mostra il tipo della na
sale che precede. Ma le testimonianze dei grammatici (non si
dimentichi che, per i grammatici antichi, Alo\zc, spesso sino
nimo di Lesbii, p. es. Hsch. n<70'up <;' T cr<7ocp <; A.) ci confer
mano che quest'esito doveva essere comune anche al lesbio: n
68 . M. Lejeune, Tratte, p. 169.
69. Cfr. M. Lejeune, Traile, pp. 3 6 ss.; R. Arena, SMEA 8 , 1969, pp. 7 ss.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
a ci contrastano le testimonianze dei lirici, nonostante la tesi
di va- Maria Hamm, che si discute in nota 70 .
Assumiamo quindi con sicurezza la presenza in lesbio del trat
tamento labiale. Pi complessa appare la valutazione dei dati
arcado- ciprioti. Per l'arcadico l'esito appare dentale in corri
spondenza di dentale ionica e attica, p. es. oc- rcuTEicraTco Buck 19
(Tegea, ivs.)> di *kwey- y vd. sopra /0bls . Ma il medesimo verbo
in cipriota appare nella forma con labiale TCEICTEL (p. es. Schw.
Del. 679, Tabula Edaliensis, nonch nella tavola di Tepsis) 'pa
gher'. Si tratta di una testimonianza isolata ma significativa, in
quanto la presenza di un'antica labiovelare qui sicura (vd. ion.
TE om, e gli esempi eolici sopra citati), e non si tratta di un
obuccH,, ma di forma attestata in pi luoghi, e in tempi diversi, s
che si pu ragionevolmente assumere che questa fosse la forma
cipriota normale. Vero che si pensato 71 che la labiale di
TCELCTEI sia da attribuire a un influsso analogico di TUOIVTJ, dove
l'esito atteso: ma una visione siffatta ha i limiti di ogni spiega
zione analogica.
Se trovo poi in cipriota iiE(p,)Tcap,pov Schw. Del. 68 0 non
potr attribuire con certezza l'esito labiale all'tf che segue: ci
facendo, dovrei ascrivere il composto a epoca assai antica 72 . As
sai pi labile comunque la testimonianza, unica, del trattamen
to dentale, te.ro. pa.no.to.ta.ko, su un vaso del vii secolo, che il
jo.Gramm., pp. 15 ss. La studiosa rileva che solo tre termini con labiale da antica
labiovelare presenti nei Lirici lesbii non sono attestati in Omero; tutti gli altri, es
sendovi di contro attestati, potrebbero essere riguardati alla stregua di omerismi
(d'altronde in Omero saranno con ogni probabilit eolismi). Le non poche eccezioni
al trattamento labializzante che la Hamm elenca possono del resto essere spiegate
con una certa facilit. In primo luogo, tutti i termini in cui la labiovelare dive
nuta dentale avanti i non costituiscono eccezione, perch dottrina comune che il
trattamento labiale tipico dei dialetti eolici si avvera solo avanti e (cfr. p. es. M.
Lejeune, Tratte, pp. 41- 2: hom. ittffvpzc, sar influenzato da eoi. Titrcrupec;, a meno
che non ne rappresenti una variante, con i contro e per la consueta alternanza, vd,
I , 23 ). Q uanto a TXo<; e a xTeXcro'avTE<;, la presenza di un'antica Ibv. resa
incerta dal mie. te.re.ta tEXeatai?, cfr. P. Chantraine, DELG, s.v. TXo<;, Lejeune,.
Essai, i, p. 298 , inoltre Deroy- Gerard, p. 8 0; gli altri casi rappresentano argomenti
ancora meno solidi per la tesi della Hamm, vd. Wathelet, Les traits eoi., pp.75- 6.
7obis. Non va per dimenticato che le testimonianze arcadiche sono tarde: l'esito
dentale, nel caso in oggetto, potrebbe essere un atticismo.
71. Cfr. E. Schwyzer, Gr. Gr. i, p. 295 e M. Lejeune, Tratte, pp. 3 9 n. 4.
72. Les traits eoi., p. 8 4; TO, invece, forma troppo incerta dal punto di vista del
l'in terpretazione, per essere presa in considerazione.
? 2 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
Masson, (ics 258 ) ha proposto d'interpretare come TQ pocpavw
TW Tocyw (per Hoffmann i, 8 , n. 179 8 e 222 si deve leggere Tn.-
Xscpavco) ma che rappresenta, innanzi tutto, un gruppo di pala-
latale + w 13 , e comunque sia una semplice ipotesi, che solo
una visione aprioristica del problema, come trovo in questo ca
so in Wathelet 74 , pu considerare significativa. Vale certo di pi
Vargumentum e silentio, invocato dallo studioso belga, che rile
va giustamente come manchino glosse cipriote di grammatici an
tichi che notino la presenza di forme con labiale contro dentale
ionico- attica; ma anche quest'argomento, che pure non irrile
vante, parzialmente inficiato dal fatto che almeno una forma,
Treio'et,, con labiale certamente esisteva, e che nessuna glossa ce
la testimonia. Indagare sui possibili motivi di questo disinte
resse non pu per portare che su un terreno insidioso, e me
ne astengo.
Tirando le somme, il beotico, il tessalico, e il lesbio certamen
te, dovevano conoscere un trattamento labiale della labiovelare
avanti e: e il cipriota, per quel che si pu dire dai pochi elemen
ti in nostro possesso, si comporta, qui, alla stregua di un parla
re eolico.
Ora, come si comporta il miceneo? Michel Lejeune ha dedi
cato un importante saggio alla questione 75 . Apparir utile rias
sumerne e discuterne i risultati.
Il primo problema rappresentato dalla trascrizione del se
gno 16, che Ventris e Chadwick 76 hanno primamente traslittera
to ptf2, e che il Georgiev 7? , con ragione, propose di traslitterare
qa. In effetti, accettando la traslitterazione di Ventris- Chadwick,
la serie labiovelare appare asimmetrica rispetto alle altre:
qe qi qo
pe pi p pa
te ti to ta
pa2
Ognuno vede come un sistema del genere, a priori, non sia pro-
73 . Cfr. & TIP, <pif)p e, fuori del greco, lit. zvrs paleosl. zvri.
74. Les traits eoi., pp. 8 4- 5.
jj.Mm. i, pp. 28 5- 3 17.
76. Documents, pp. 8 1- 2.
77. Et. myc., pp. 51- 8 .
3 -PREISTORIA LINGUISTICA GRECA -i-i
babile. Ma non c' dubbio che, se sussistessero ragioni storiche
probanti per sostenere l'ipotesi di Ventris- Chadwick, i re alia
dovrebbero prevalere sull'attesa teorica di un sistema bilanciato.
Ma in questo caso i realia poco dicono. In ogni caso la comples
sa questione, di cui si riferisce brevemente in nota 78 , nulla dice
78 . Un mezzo per giungere alla definizione, per quanto approssimativa, della realt fo
netica rappresentata dal segno 16 (p2 di Ventris- Chadwick, qa di V. Georgiev ecc.)
sarebbe accertare l'alternanza di 16 con o^ pa: la notevole difformit grafica tra 16
e 03 (vd. Handb., p. 3 17) rende infatti improbabile che si tratti di confusioni grafiche.
Se si accertasse quindi che 16 e 03 alternano con sicurezza, sarebbe altamente verisi-
mile ipotizzare che le realt fonetiche che essi adombravano fossero prossime, se non
uguali. Il Lejeune (Mm., i, pp. 28 5 ss.) organizza tutta la sua disamina del proble
ma prima sulla verifica dei casi apparenti di alternanze, poi su un'analisi pi stretta
mente contestuale dei dati. Vediamone alcuni. Il primo (e pi importante) caso di
alternanza, pure se in due contesti d'identit parziale, sarebbe quello costituito da
o.pa.wo.ne.ja KN Fh 3 3 9 vs. o.pa2 .wo.ni PY Fn. 3 24: il primo rappresenterebbe l'ag
gettivo derivato da rccov, o.pa2 .wo.ni ne sarebbe il dativo singolare. Il contesto
in cui appare o.pa.wo.ne.ja scarsamente remunerativo: o.pa.wo.ne.ja/ to.pa2
OLEUM 24; di contro o.pa2 .wo.ni appare con un buon grado di certezza (vd. tuttavia
quanto detto in 1,5 sulla certezza) il destinatario di un certo quantitativo d'orzo: PY
Fn3 24, 16 ... o.prf.wo.ni HORDEUM v i.
Che si tratti d'un antroponimo, lo rendono probabile e il fatto che nella sua totalit
Fn 3 24 sia una lunga lista d'antroponimi, e l'improbabilit che un destinatario di
derrate, all'interno del complesso dell'economia palaziale, sia definito come 'il se
guace' 'il compagno', senz'altro aggiungere. D'altro canto, non fa stupore che un
nome comune del greco alfabetico ( 7iu> v ma a Cipro 'flrcwv epiteto di una
divinit, cfr. P. Chantraine, DELG, s.v. I.) ritorni in miceneo come antroponimo (vd.
p. es. pu.ko.wo di PY Ep 705.9, che probabilmente rappresenta l'aspetto miceneo del
gr. alf. mipxoc, in Hsch. rojpxoi. imo AeXcpwv iepdx; So'pntupwv imvTEUjjievot e
dvnxoi' is.ps.ic,). La connessione del nostro o.fcf.wo.ni col greco alfabetico nwv
effettivamente probabile, o almeno possibile. Ma la connessione tra o.pa2 .wo.ni e
o.pa.wo.ne.ja una pura petitio principii, non avvalorata da alcun elemento conte
stuale: diversamente M. Lejeune, p. 3 05 ... il semble bien que opawon- et opa2 won-
appartiennent a un mme mot (dont l'lment radicai repose sur sok-w [sic]); en ce
cas il est a la rigueur possible, mais trs douteux, qu'on puisse considrer opa- corame
une dissimilation occasionnelle de opa2-, attribuable a l'action du -w- qui suit sur
une labiovlaire tendant dj vers une prononciation labiale.
b)D'autres alternances apparentes entre pa et p2 portent sur des noms propres:
ci non del tutto esatto, perch un altro esempio di pa~pa2 sarebbe da vedersi in
to.pa PY Ubi3 i8 .3 vs.to.pa2 KN Fh3 3 9. I due testi paralleli sono:
PY Ubi3 i8 . 3 me.ti.ja.no to.pa ru.de.a2 [- - - - - - - - ]zd di.pte.ra
KN Fh 3 3 9 o.pa.wo.ne.ja to pa2 OLEUM 24
Mi sembra palese che una simmetria funzionale tra to.pa e to.pa2 non sia da esclu
dersi, quandanche non sia perfetta; purtroppo i due segni non trovano in greco alfa
betico nessun corrispondente foneticamente possibile (il confronto meno improba
bile sembra quello con fftziifpvklc, 'oliva nera'), e questa circostanza, assomman
dosi all'oscurit dei contesti, rende il riconoscimento dell'alternanza solo possibile,
non certo.
Sia a Pilo (PY 01643 . i, 01719. io) sia a Cnosso (KNXao, Dx2O7) documentato
34 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
ai fini classificatori che qui ci si propone, in quanto l'esito la
biale avanti a, peraltro interessante per quanto attiene alla cro
nologia dell'eliminazione di una serie labiovelare opponentesi
foneticamente alle altre serie occlusive (c' chi ritiene, ma cre
do a torto, che la dentalizzazione della labiovelare sia pi antica
della labializzazione) non si configura come esito dialettale, ma
panellenico.
Assai pi interessante, di contro, la presenza (supposta) di
labiale da labiovelare avanti e (per la posizione avanti i i dati
sono oltremodo incerti) 79 . Innanzi tutto, va rilevato che avanti e
(come d'altronde avanti i e o) in linea di massima il miceneo
mostra, dove ci attendiamo una labiovelare, una serie di segni
distinta sia dalla serie labiale
p pe pi
sia dalle due serie dentali
to te ti
do de di 8 0
sia da quella velare
ko ke ki
(a meno che preceda u, nel qual caso avremo, in linea di massima
ko ke ki).
Orbene, avanti e (ma non solo avanti e) il miceneo sembra
mostrare talora delle oscillazioni tra il segno qe e il segno pe, il
l'antroponimo pa.pa.ro; a Cnosso (KNAs6o4.3 ) trovo pa2 .pa2 .ro, antroponimo al
nom. sg. vero che l'esistenza di un ta.ta.ro (PYEp3 Oi.6 ecc.) inficia in parte la
simmetria della coppia, e sembra alludere a una serie polimembre, dove il rapporto
pa~pa2 non disslmile da quello pa~ta (si tratterebbe di nomi con raddoppiamen
to). Neppure la presenza in monumenti ittiti cuneiformi di un papaia, cfr. Laroche,
Les noms des hittites, p. 13 6, pu aiutare a dirimere la questione: posto infatti che
non si tratti di una semplice coincidenza, a quale dei due antroponimi micenei cor
risponderebbe? Parimenti diremo dell'opposizione pa.pa.jo (PYJn3 8 9. 12) ~ p2 ,
pa^.jo (PYVnirpi.) che pu essere estesa a ~ sa.sa.jo (KNDfi29o).
Il Lejeune attribuisce un certo valore alla coppia te.pa.i MY Oeioj~ te.p2 .de (il
s'agit sans doute de deux formes d'un nom pareil a celui de 0T]$ou, Mm. cit.,
p. 3 05. Ma anche qui l'analisi degli elementi contestuali rende dubitosi nel prender
partito.
79. Cfr. M. Lejeune, Tratte, pp. 41- 2, e n. 70.
8 0. Ricordo che, a differenza di quanto avviene per le serie labiali e gutturali, la
serie dentale dispone della notazione grafica della sonora.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
che indurrebbe, se verificato, a ritenere che in quella sede la la
biovelare si fosse gi in tutto (per chi crede che la grafia del mi
ceneo rappresenti una situazione non aggiornata alla realt fo
netica che sottende) o in parte confusa con la labiale; e, dal pun
to di vista classificatorio, costituirebbe senza dubbio un'interes
sante congruenza con quanto in proposito mostrano i parlari eo
lici, nel loro complesso, e forse anche il cipriota (vedi sopra).
Ventris e Chadwick 8 1 hanno indicato un primo caso di oscil
lazione in qe.re.qo.ta.o PYEn659,i, genitivo singolare haud
dubie idem ac pe.re.qo.ta (Morpurgo, MGL, s.v. qe.re.qo.ta.o}
vs. pe.re.qo.ta PY Ani92,12, nominativo singolare (e pe.re.qo.
ta.o genitivo singolare, integrato in PYEo444,i) 8 2. Che si trat
ti del medesimo antroponimo (e, in PYEn6^ 9 addirittura del
medesimo personaggio) 8 3 appare fuor di dubbio, s che il Le-
jeune, per render conto del consonantismo diseguale, pensa a
una dissimilazione, nell'un senso o nell'altro 8 4 .
A questo caso altri se ne possono aggiungere, p. es. o.pe.qa
PYCn^ /o, 2 vs. o.qe.qa PYGi45,9 (rilevato dal Palmer, The
language of Homer, 92), anche questo spiegato dal Lejeune co
me frutto di dissimilazione: e, in effetti, riguardare i casi di pe
in luogo di qe senza considerare che analogamente abbiamo ta-
lora pi in luogo di qi e cos via, alla ricerca di caratterizzazioni
dialettali del miceneo, potrebbe comportare dei pericoli per una
retta considerazione dei fatti. Ma non certo che queste aporie
negli esiti micenei possano essere ricondotte, senza eccezioni,
alla tendenza generale indicata dal Lejeune (Mm., 3 02): II
apparat que, sans gard au Umbre de la voyelle qui suit l'occlu
sive, il y a eu, en mycnien, une tendance (frquemment rali-
se) a la dissimilation d'une labiovelare en labiale sous l'action
d'une autre labiovelare dans la partie suivante du mot. Del
resto la costanza del risultato dell'azione dissimilatoria sembra
suggerire che, in qualche misura, una tendenza della labiovelare
a realizzarsi come labiale esistesse.
Si.Documents, p. 8 2.
8 2. Integrazione di E. L. Bennet, The Olive OH Tablets of Pylos, p. 155; diversamen
te M. Ventris e J. Chadwick, Documents, pp. 248 - 9 integrano qe.re.qo.ta.o(), vd.
anche P. Wathelet, Les traits eoi., p. 78 .
8 3 . Vd. P. Wathelet, Les traits eoi., p. 79. M. Lejeune, Minos 5, 19, p. 13 2.
8 4. Mm., i, p. 3 02.
3 6 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
D'altronde ancora pi incerte sono le tracce di un trattamen
to dentale 8 5 . Insomma, se in linea di massima il semble que,
jusqu'au treizime siede, les occlusives de la srie labiovlaire
soient restes nettement distinctes des occlusives des autres s-
ries (Lejeune, Mm., 3 03 ), pure la completa vanificazione di
questa isoglossa pare eccessiva.
22.11 tessalico concorda col cipriota e, forse, coll'arcadico
(per il cretese vd. in nota) K ma anche col ionico 8 6bls nel mostra
re all'iniziale delle parole rcXi^ e icXeiao^ il gruppo ire- , con
tro TI- panellenico 8 7 . A Phalanna nel in s. si trovano TToXiccpxoi
e apx& TToXiapX VTo^ (Schw. Del. 613 , 1. 1), che presuppongo
no *7UToXiapxoi, risp. *apxwtoXiapX VTO ; a Larisa, in un te
sto coevo, ToXEjJiaio^ (Schw. Del. 598 a e b) per IlToX [Jicdo<;:
il che richiama da presso il nome tradizionale lagida, di origine
macedonica, n/roXqjiaicx;.
D'altro canto, una situazione non dissimile mostra il cipriota,
dove 7tT Xi<; (po.to.li.se, Schw. Del. 679, Tabula Edaliensis]
attestato frequentemente. Inoltre Eustazio, scol. ad IL A 25 5,
attribuisce al cipriota la forma TiT Xs^ o*;. Meno certa la posi
zione dell'arcadico, dove la totalit dei monumenti epigrafici
mostra costantemente rcXn;: ma Pausania (vili, 12,7) riferisce
che il quartiere antico di Mantinea era noto col nome di n-rXi^.
In miceneo, nonostante l'incertezza delle testimonianze, sem
bra assai probabile la presenza del gruppo TCT- p. es. in po.to.re.
ma.ta IlToX piam<; (?) PYJn6oi,4, inoltre in po.to.ri.jo KN
, 12, che Ventris e Chadwick intendono UroXitov, de-
8 5. M. Lejeune, Mm., i, pp. 3 00- 1.
8 6. Thumb- Kieckers, Handb., p. 158 : Auffallig ist LTroXujucot; auf Miinzen von
Aptera... und 'EpacrucT Xe^ cx;..., da sonst auf Kreta nur 716X14 und 7tX [AO belegt
sind. Vgl. das Arkadische und Kyprische.
8 6bis. Per una sorte bizzarra la linguistica storica ha considerato solo le testimo
nianze dialettali tessaliche e arcado- cipriote, ignorando, nonch la presenza di TI- coXE-
pmo^ a Tenos (xn 5, 8 8 212), anche l'A[xcpvm;[o]X iJi[ou] di Tasos (xn8 ,4i6, post.
iv s.), che trovo ricordato solo in E. Knitl, Die Sprache der ionischen Kykladen nach
den inscriftlischen Quellen, Mnchen 193 8 (Dissertation), p. 68 , che rappresenta
invece una testimonianza di spessore e interesse non inferiore alle forme tessaliche.
8 7. Cfr. E. Schwyzer, Gr. Gr., i, p. 3 25 (con bibliografia); forse nell'iniziale di TTT -
Xi? da vedere un influsso straniero, cfr. il caldeo ptari 'citt' e il licio Pttara. Si
veda anche P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 92 ss. Il Pisani, SSL 211, ritenne che le
due forme tessaliche - CToXuxpxoi e apx^ ToXiapxevTO<; rappresentino un rifacimen
to dialettale del TiToXdapxot; epico usato da Callimaco nell'inno a Zeus, v. 73 .
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA 07
rivato da mokic, (diversamente il Ruijgh, Etudes, 150, legge
possibilmente IlToXioO.
23 .Gi si accennato (vd. i, 19) a una tendenza a o che
sia il miceneo, sia i parlari eolici nel loro complesso sembrano
mostrare in ordine, ma non solo, al trattamento delle antiche li-
quide e nasali sonanti. Q uesto fatto s'inserisce in un quadro di
congruenze miceneo- eoliche (talora estese anche all'arcado- ci-
priota) in ordine al vocalismo, su cui il Gallavotti ha attirato
l'attenzione 8 8 , ma che, a quanto mi sembra, non sono n solide,
n sicuramente attribuibili a un solo dominio dialettale. Q ueste
coincidenze, schematicamente, possono essere cos classificate:
1.Tendenza al timbro cupo delle vocali;
2. Tendenza all'articolazione stretta delle vocali.
In i. il Gallavotti distingue tre sottocasi, ed esattamente il
passaggio di a>o (per cui vd. i, 19), di a>u, p. es. da.ma.te/
du.ma.te, per il quale cfr. cipr. v- per ava, infine di o>u,
p. es. mie. a.pu arai KNG8 20,3 (e vd. anche a.pu.do.si ctTcuSo-
<n<;, a.pu.do.ke amiSwxe), come in tessalico, beotico e lesbio,
inoltre l'alternanza to.ma.ko/tu.ma.ko ZTOIJUXPYOC, (Morpurgo,
MGL, s.v. to.ma.ko), cfr. lesbio <JTU[JiaTO<; e are. (TTUJJLOV (Schw.
Del. 664, 21, Orcomeno).
In 2. invece il passaggio in miceneo di u > i non certo, vd.
Vilborg 41, mentre quello, importantissimo, di e> i, p. es. mie.
di.pa 8 i/rca<; contro il greco alfabetico Siictc;, i.qo come il greco
alfabetico i/imo*;, ma le altre lingue ie. accennano a un *ekwo-
( forse in miceneo e.qe.ta, ma la questione controversa) 8 9 e
cos via, non trova chiare corrispondenze limitate al dominio
eolico in epoca alfabetica salvo forse il lesbio ayi ayure vs. aye,
ayeTE, se non si tratta di un morfema diverso vd. Bader,
BSL 71,66- 8 . Talora sembra aversi il fenomeno contrario,
cio e miceneo sembra rappresentare un pi antico /. Q uesta
confusione tra e e / esclude per sia il tessalico sia il beotico, e
8 8 . In numerosi interventi, tra cui SMEA 5, 1968 , pp. 43 - ^ 5: va detto che il pas
saggio di u>i non un restringimento.
8 9. Cos C. Gallavotti, Doc., p. 102 (,diversamente per in PDP 16, 1961, pp.
20- 3 9: Esch., Pers., iyitaic,): altri, anche in considerazione di Pind. (anche Apollo-
nio Rodio 3 , 166 e Hsch. rcTOu' xXoufroi, dep7tovT <;) Pyth. v, 4 iittcLc, ricon
nette il termine miceneo alla radice sekw- di ETIOJJUXI, cfr. Wathelet, Les traits eoi.,
p. 3 01.
2,8 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
sembra piuttosto accennare a analoghi fenomeni diffusi nell'o
riente anatolico90 .
24. invece significativa la presenza di un suffisso, formante
aggettivi di materia, i.jo accanto a e.jo in miceneo (p. es. wi.ri.
ni.jo fpiviwi KN Sdo4o/a vs. wi.ri.ne.jo fpivewi ecc., vd.
Thumb- Scherer, Handb., 3 57), che ricorda da presso le omolo
ghe forme in - io<; paneoliche (tess. Xuhav IG 460.5, lesbio x^ X-
xio^ , xpuo" io<; come beot. xpoucrio<; Schw. Del. 426 B) e che po
trebbe inserirsi in questa tendenza generale, nonostante Thumb-
Scherer, Handb., 3 57 - /- /o wird wohl nicht dem aiol. - 10^
(Xpuoao<;) entsprechen, sondern durch Vokalassimilation nach i
entstanden sein... 91 .
Sempre a proposito di aggettivi di materia, il Gallavotti giusta
mente osserva in miceneo una tendenza di i a divenire conso
nantico, e a combinarsi con la consonante che precede, dando
luogo a esiti particolari: cos a Cnosso si trova ka.za (KNM
0452) altrove attestato ka.ki.jo. Anche qui possibile sen
za dubbio il confronto con quanto avviene, e segnatamente
in questa categoria morfologica, in lesbio e in tessalico (p. es.
icprpupoi;) 92 .
25.Una coincidenza miceneo- tessalica delle pi interessanti
la presenza in ambedue le tradizioni di un genitivo in - o LO
presso i temi in -o-. Apparentemente ci troviamo di fronte a
un'isoglossa conservativa (il tessalico avrebbe conservato non il
morfema pi antico, ma il morfema nella sua forma pi antica:
ci ammesso che - ou del ionico- attico = - o> del lesbio rappre
senti la continuazione di - oio, noto in miceneo, e, nel i millen
nio, in Omero, nella lingua poetica che a Omero in misura mag
giore o minore rimanda, ma come elemento certamente non
omerico solo in tessalico (p. es. 7ioX, { Jioio Schw. Del. 58 8 , Lari-
sa, inoltre le testimonianze dei grammatici, per cui vd. Thumb-
Scherer, Handb., 64), dove, peraltro, coesiste con - ou (arcaico
- o), mentre in Pelasgiotide e in Perrebia documentata pure una
uscita in - 01 (xpvoi, Zonrpoi, TOI), cfr. Schwyzer, Gr.Gr., i,
8 1, 155. Ora, non tutti consentono a questa visione delle cose.
90. Cfr. H. Kronasser, VLFH, pp. 3 8 ss.
91. Cfr. E. Schwyzer, Gr. Gr., i, pp. 465 ss.
92. Cfr. Thumb- Scherer, Handb., pp. 74, 1075.; C. Gallavotti, SMEA 5, 1968 ,
P- 47-
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
Personalmente ritengo pi probabile che ci troviamo di fronte
a due morfemi diversi, entrambi ereditari (-o\j<-oo<*-o-so)
entrambi noti a Omero: per - oto e - ou non credo sia necessario
addurre esempi (se ne danno risp. 18 00 e 18 8 0 casi nei due
poemi, per - oo antenato non contratto di - ou Pierre Chan-
traine 93 cita i seguenti luoghi:
ypioo iipo'9'Ev S V LKOC, crcpvoio
6518 UIEC; 'IcpiTOO { jLEYodKi^ ou Nau@oXiSao
O 66 'iXioo TtpoTcpoute - n:oX ac, XcravT'a no<;
O 5^ 4 EVTpiiETca cpiXov rjTOp vE^ io x- coquivoio
O 104 'iXioo Tporcpou Ev i^ric, v
X 6 'iXioo upo- rcpouk r:uXwv TE Hxaiwv
x 3 6 Swpa rcap'AXoo iJ, yaXTiTopo<; '
x 60 3 f]v ELC; AXoo xXuTa Sw^ aTa: T V 8 'xtxavov
dove i manoscritti danno s la forma - ou, ma la lettura - oo ri
chiesta dalla metrica. Inoltre la creazione dell'aggettivo xpuoEi^
si spiega bene pensando che il testo in alfabeto attico si presen
tasse con una sequela di due OO p. es. Z 3 44 KAKOMEXA-
NOOKP., dove i due OO appartengono a KAKOMEXANOO
e ne sono la terminazione genitivale. I [Ji TaxocpaxTT]pL^ ovT <;
avrebbero inteso di contro solo il primo O come terminazione di
genitivo (non si dimentichi che appunto un O in alfabeto attico
arcaico rappresentava quello che in alfabeto milesio appare co
me - ou), e avrebbero operato una falsa divisione, attribuendo il
secondo O alla parola che seguiva, KPYOESZEL. Di qui e da
i 64 sorto l'aggettivo xpueu;, che un monstriun^.
Della situazione del genitivo miceneo gi s' discusso, e a
quanto si detto rimando, aggiungendo solo, anche se mi sento
dubbioso, l'ipotesi, peraltro brillante, del Gallavotti, secondo
cui l'alternanza miceneo -ojo/-o... potrebbe essere quella stessa
alternanza - OIO/- OL che si documenta solo in Tessaglia (art. cit.,
48 ). Comunque sia, l'esistenza in miceneo non la condicio sine
qua non per spiegare storicamente una forma del i millennio.
ovvia, all'interno di un sistema, che non abbia esigenze del
tutto particolari di polimorfia, l'opzione per una forma piutto
sto che il mantenimento di due o pi morfemi equivalenti. D'al
tronde, anche la cronologia delle attestazioni parla a favore di
93 . Gramm. hom., i, p. 45, 194- 5.
94. Vd. P. Chantraine, Gramm. hom., i, p. 45.
40 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
due morfemi paralleli, - oio e - oo coi suoi succedanei regionali,
piuttosto che per l'iter - oto > - oo > -o. Il punto d'arrivo - o, sia
esso da *-osyo o da *- 050, largamente documentato in Omero
(18 8 0 casi, ma avanti vocale - ou pu ricoprire - oi'(o) 95 , inoltre
epigraficamente nella coppa ischitana detta di Nestore. Si tratta
di un vaso con una leggenda facente esplicito riferimento a
A6 3 2- 3 7 % :
Ncrropcx; : [ ] : EUTTOT [ ov ] : TioTpiov
h<; S'av T Ss TiLcri. : TT:oT pt,[5] : a Tvxa XEVOV
hi[j, po<;
II dato archeologico parla per una datazione risalente ali' vili se
colo 97 : cos quest'attestazione si situa in epoca non lontana dal
la documentazione omerica, peraltro su questo punto assai espli
cita, e rende ancora pi arduo, data l'antichit dei monumenti
che ce l'attestano, considerare questa terminazione il punto d'ar
rivo di un cammino fonetico muovente, dal punto di vista della
documentazione greca, da un - oto, che peraltro attestato in
epoca molto pi tarda, e in contesti tali, da non potersi invo
care una particolare volont arcaizzante.
Se dunque - o LO in tessalico non un arcaismo, e non pare
probabile che lo sia, avremo un'altra, e significativa, concordan
za tessalico- micenea. A questa, sempre restando nel campo della
morfologia, si potranno aggiungere i patronimici in - LO<; diffusi
in miceneo e che dottrina comune caratterizzare l'eolico nel
suo complesso; inoltre la permanenza del morfema - cpi, che ha
larga parte della flessione nominale del miceneo, resta come ar
caismo in Omero, e ritorna in beotico, s che beotismo consi
derato dagli scoli dell'Iliade e dell'Odissea; infine l'evoluzione
semantica di TuepL, che in lesbio viene a sostituire np, e che
sembrerebbe gi documentata nelle tavolette in Lineare B 98 .
95. Vd. P. Chan traine, Gramm. bom., i, p. 194.
96. TOXP 8 STCCCI; - nepixaXXt;, o owcoftev fjy' Yepat<;,
Troica Tteitapyivov ouaTa 8 'a TOu
uv, Soicd 5 TieXeiSei; puplt; 'xao'TOV
v, NcrTWp S' yptov ^ oYircl & EIPEV.
97. Vd. E. Peruzzi, Origini, i, pp. 24 ss.
98 . C. Gallavotti, art. cit., pp. 49- 50.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
41
26. Si pu ora tentare una conclusione dai dati raccolti. Prima
di tutto va notato un fatto, assai rilevante: l'unica isoglossa in
novativa e solida che sembra potersi ascrivere alla koin sudo-
rientale comprendente il miceneo e gli antenati dei parlari che
nel millennio successivo si chiameranno ionico (- attico) e arca-
do- cipriota, l'assibilazione di - //(- ), si palesa come un'innova
zione di diffusione prettamente areale, in quanto estesa al
lesbio e a una lingua anellenica, Pittilo cuneiforme: se immagi
niamo che quest'innovazione (perch d'innovazione senza dub
bio si tratta) sia iniziata e si sia diffusa nell'ambiente egeo- ana-
tolico in cui noi la troviamo, apparir pi che logico che essa
abbia interessato le lingue l stanziate nella seconda met del n
millennio. Che poi ci sia stata una solidariet profonda, lingui
stica ma anche culturale, tra questi parlari e quelli anellenici l
stanziati, nessuno dubita. L'esistenza di - ov in miceneo, si vi
sto, non pu essere accertata in alcun modo, e d'altro canto sa
rebbe metodologicamente discutibile utilizzare un fatto labile e
sfuggente come il diverso trattamento dei gruppi di occlusiva - f
yod (vd. n. 52) per costruire un'ipotesi classificatoria. Da tutte
le altre isoglosse differenziali e caratterizzanti il miceneo, il io
nico e l'attico restano esclusi. Si fatto evidente, a questo pun
to, come la parentela tra miceneo e ionico- attico, sostenuta in
pi luoghi dal Pisani" e ribadita, tra l'altro, dal Porzig 100 si
sbiadisca di fronte a un'analisi puntuale. Pi rilevante, di con
tro, appare la massa delle isoglosse miceneo- arcado- cipriote: ma,
come gi si detto, manca loro quel carattere innovativo che
consentirebbe di configurare un rapporto di discendenza privi
legiata tra questo e quei parlari: potremmo trovarci di fronte,
ed probabile che cos sia, semplicemente alla conservazione in
aree periferiche (Cipro) e isolate (l'Arcadia) di fatti antichi.
D'altronde solo una visione aprioristica potrebbe trascurare
le cospicue isoglosse che interessano il miceneo e i parlari eolici,
il tessalico e il beotico (del lesbio e della sua posizione inter
media gi si detto). Anche qui si tratta perlopi di fenomeni
di conservazione (ma non mancano importanti innovazioni co
muni): ma come spiegarli, in un'ottica che esagera l'estraneit
99. SLS, pp. 18 1 ss., 199 ss.; Paideia 12, 1957, pp. 169 ss.
100. Untersucbungen, passim. La visione nel Porzig rispecchia in parte il pensiero-
di Paul Kretschmer, p. es. in Einleitung, passim.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
dell'eolico alle linee maestre onde si formata la lingua greca del
i millennio, e privilegia comunque la componente sudorientale,
vuoi concepita piuttosto monoliticamente (Porzig), vuoi piutto
sto articolata in micenea e paleoionica (Pisani) 101 ?
A me appare evidente che la realt complessa e articolata del
le coincidenze miceneo- eoliche richiede, per essere rettamente
spiegata, di immaginare che il quadro linguistico della seconda
met del u millennio vedesse una sostanziale unit, linguistica
ma anche politica e culturale. Di questa unit restano indizi che
non possibile fraintendere: manufatti unitari 102, lingua unita
ria, miti e tradizioni intrecciantisi.
Considerando qui segnatamente il dato linguistico potremo
affermare che il miceneo rappresenta uno dei momenti di pi
spinta reductio ad unum del greco, o, meglio, delle lingue e dei
dialetti antichissimamente convenuti ( incerto se separati o in
sieme) in suolo greco, paragonabile quantitativamente alla re-
duetto ad unum che mille anni pi tardi avrebbe operato sullo
stesso suolo Atene, o, in Italia, Roma: e di questi e simili fatti
la storia linguistica abbonda.
In altre parole lo stadio linguistico che un caso ha fissato sul
le tavolette, anche se limitato a un particolare registro, rappre
senta un punto d'arrivo di un processo presumibilmente lungo
e travagliato in cui la civilt egemone aveva unificato sotto di
s come un territorio geografico, cos un territorio linguistico,
imponendo i propri usi, ma altrettanti mutuandone, con quel
processo d'interazione tra sostrato e superstrato che rappresen
ta una ragione costante di ogni divenire linguistico. Il che ci
spiega la coesistenza di tratti paleoionici e di tratti paleoeolici.
Accolti, con diverse provenienze, nella koin micenea, in una
regione saranno stati tuttavia vernacoli, e l il sostrato, soprav
vivente su un piano parallelo e per registri d'uso diversi alla lin
gua sovraregionale, li avr pi tenacemente conservati fino al
millennio successivo. Q uando si afferma che il greco del primo
millennio un coacervo di dialetti diversi che si stanno per la
prima volta assimilando l'uno all'altro, non si fa, in fondo, che
porre un inizio arbitrario a un processo storico che affonda le
idi. Vd. SLS, pp. aio ss.
102. Vd. F. Cassola, La Ionia, pp. 13 ss.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
sue radici nel millennio che precede, processo dominato dal
principio teorico di Paul Kretschmer, che ritenne il divenire lin
guistico dominato da due principi, quello assimilatore e quello
dissimilatore, che interagendo portano dall'uno al molteplice, e
dal molteplice all'uno.
Voglio dire che la convergenza dialettale che palese quando
si osservino due sezioni non sincroniche dell'area linguistica
greca non che un momento in cui, per ragioni storiche pi o
meno evidenti, sta prevalendo il momento assimilatorio (non si
tratta, ovvio, di principi metafisici), ma non certo la prima
volta in cui questo processo prevalso in suolo greco. E, ad
abundantiam, si consideri che il lessico greco palesemente uni
tario, e deve essersi formato in un'epoca precedente a certe scel
te evolutive. Perch lo stesso lessema presenta in ionico la den
tale e in eolico la labiale non evidentemente necessario postu
lare che i due parlari fossero gi in contatto quando, per dirla
brevemente, il lessema in questione mostrava ancora la labiove
lare. Sarebbe infatti plausibile una ricostruzione degli eventi
siffatta:
ie. kwe..
ion. TE... eoi. ire...
In questa ricostruzione la posizione reciproca dei due dialetti
non sarebbe dissimile da quella per cui diciamo, pur rendendoci
conto della brachilogia del nostro dire, che, per esempio, d da in
ario i, ricade altrove con a. Il che, calato nella storia, sarebbe da
leggersi nel senso che, dopo la diaspora (non ne sfugga lo
spessore simbolico) i dialetti ionici e quelli eolici avrebbero per
corso cammini divergenti fino a riunirsi in unit in suolo greco,
e che siffatto processo di unificazione si sarebbe verificato al pi
presto in epoca submicenea, se vero che il miceneo non rende
conto che di una discendenza nel millennio successivo: ma gi
si visto come ci non sia vero. appena il caso di ricordare
che questa visione convergente implica per se stessa il totale
abbandono della nozione di greco comune. Essa fu sostenuta
primamente da Paul Kretschmer sulla scorta dell'osservazione
di quanto parallelamente ma in epoca meno remota era avve
nuto nell'Italia antica, dove, da una situazione linguistica multi
forme, l'unit sorta con modalit che facile seguire e di cui
44
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
facile riempire le lacune documentarie, osservando come il la
tino vada a mano a mano sostituendosi ai parlari diversi che gli
coesistevano, sommergendoli s, ma non tanto che questi relitti,
combinandosi e diversamente reagendo colla lingua egemone,
non la caratterizzassero in variet regionali, e che queste, una
volta cessata la motivazione esterna che le tratteneva in unit,
la potenza unificatrice di Roma, obbedissero alle potenzialit di
sostrato che contenevano, e nuovamente divergessero, dando
origine ai diversi parlari romanzi. Ma la situazione dell'Italia e
della Grecia nella prima met del i millennio sostanzialmente
diversa, perch in Italia abbiamo realmente contatto tra lingue
diverse e che per la prima volta (dopo la diaspora) erano giun
te a costituire una lega: in Grecia l'avvenimento parallelo deve
essere cos antico da coincidere, ai nostri occhi, come una paren
tela genealogica, e non acquisita.
Ritorniamo infatti all'esempio della labiovelare. Abbiamo
concluso che uno schema come quello che precede in grado di
render conto di un episodio come quello ipotizzato. Ma ponia
mo mente al caso in cui la labiovelare presa in esame era, dal
punto di vista del modo di articolazione, una sonora aspirata.
Secondo lo schema che precede bisognerebbe ipotizzare:
preion. kwhe... preeol. kwhe
ion.the... eol.phe...
Bisognerebbe cio ammettere che un evento raro come l'as
sordimento delle MA (che non sembra avere paralleli indeuro-
pei extragreci) non avvenuto in un'area continua, ma in due,
e che i due eventi sono indipendenti l'uno dall'altro. Ma non si
dimentichi che in miceneo il passaggio di MA > TA gi avve
nuto, e ha investito tutto il lessico (l'antichit di questo passag
gio d'altro canto confermato dalla cronologia relativa alla leg
ge di Grassmann).
Ognuno vede come il principio della semplicit renda larga
mente preferibile un modello siffatto:
ie.gwhe...
gf.kwhe...
ion.the... eol.phe...
I PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
che il caso di cprjp ~ dr)p (il gruppo di palatale + w coincide
negli esiti colla labiovelare).
Q uando cio la MA era gi divenuta TA le componenti dia
lettali onde sarebbe sorto il greco erano gi a contatto, e suffi
cientemente ab antiquo per aver gi elaborato un lessico comu
ne. Se non conoscessimo il miceneo, il terminus post quem non
della costituzione di questo lessico unitario ci sarebbe ignoto.
Ma conoscendo il miceneo, ci ovvio dove porlo.
chiaro d'altronde che il centro di gravita del mondo mice
neo doveva essere spostato verso il Vicino Oriente (istruttiva
la considerazione della diffusione della ceramica micenea in quel
la dirczione 103 , inoltre la lettura della documentazione ittita) 104 :
e questo ci spiega bene il fatto che la componente- guida della
grecita, quella che a questo punto potremo chiamare achea, se
non altro in omaggio alla testimonianza diretta pi chiara che
ci venga da quell'epoca, l'etnico ittito ahhijawa, si palesi come
una parlata greca orientale.
Numerosi indizi, del resto, linguistici ma anche archeologici
e leggendari, lasciano configurare una libera e intensa circola
zione di uomini e di cose nell'area egeo- anatolica durante la se
conda met del n millennio. Si spiega cos bene la diffusione di
numerosi mots de civilisation, quali ittito kistu- 'cesto' greco
XLCTTTQ , itt. tapisana- (un recipiente) gr. SitOK; mie. (con / vs. e
alfabetico) di.pa, itt. lahanni- gr. Xyuvot;, e, passando dai no
mi dei contenitori a quelli dei materiali, itt. kuwanna- 'rame' e
'pietra preziosa' gr. xuavo<;, itt. nitri- gr. viTpov e altri, di cui
da ampio resoconto Roberto Gusmani, II lessico ittito, 8 3 ss.
Si tratta, com' ovvio, d'isoglosse che non esauriscono la som
ma e la complessit dei rapporti greco- ittiti, che sembrano aver
partecipato come alla creazione di un edificio morfologico so
prattutto nel verbo 105 largamente comune, cos anche di un pa
trimonio d'idee e di concezioni, la cui identit (non assoluta,
s'intende) traspare da isoglosse culturali tra cui citer, esem
pli gratta, itt. tarpanalli- (tarpalli-} che designa il 'sostituto',
cio colui che per scopi magico- rituali sostituisce un altro indi-
103 . Vd. F. Cassola, La Ionia, pp. 19 ss.
104. Vd. F. Cassola, La Ionia, p. 15.
105. Vd. E. Evangelisti, Acme 18 , 196^ , pp. 7 ss. e, di chi scrive, Studi i, li, passim.
46 I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
viduo assumendo su di s tutta l'impurit di questi e il greco
dep- rctov che ha invece subito un'evoluzione semantica in sen
so laico passando a designare il servo del signore feudale, del-
l'ava (ma cf. ancora Patroclo, ftEp- rcwv di Achille, che muore
come suo sostituto, rivestito delle sue armi) 106 ; oppure Tccp-
XUGO detto dell'apoteosi di Sarpedone il cui senso primario sar
'attribuire onori divini, far l'apoteosi' 107 e che contiene un teo
foro preindeuropeo comunissimo nell'Anatolia del il millen
nio 108 . E l'elenco potrebbe continuare a lungo, se fosse utile alla
miglior definizione di questo ambiente linguisticamente e cul
turalmente permeabile 109 : si tratta comunque di rapporti inizia-
106. R. Gusmani, Lessico, p. 8 6: l'idea di Lidia Van Brock, RHA 65, 1959, pp.
117 ss.
107. M. Durante, Preist., p. 149.
108 . M. Durante, SMEA 7, 1968 , pp. 44- 6.
109. Citer qui, nonostante il loro valore largamente difforme, una serie di appa
renti coincidenze da me rilevate dall'esame comparativo degli antroponimi micenei
(la lista p. es. in Documents, pp. 414 ss.) e di quelli documentati in monumenti
ittiti (tratti da E. Laroche, Les noms des hiftites, passim). In molti casi la somi
glianz notevole, in alcuni si ha corrispondenza perfetta. Q ueste identificazioni
consentirebbero forse di tentare la traslitterazione dalla scrittura sillabica a quella
alfabetica, di tentare cio l'interpretazione fonetica del segno grafico. Ho preferito
per, per il carattere ipotetico di questo tentativo (che, per quanto mi consta, non
mai stato fatto, mentre le isoglosse lessicali greco- ittite hanno una storia d'intensa
ricerca), limitarmi all'accostamento delle forme scritte. Ricordo tuttavia che la so
norit o meno delle occlusive, coll'eccezione delle dentali, non desumibile dalla
comparazione. Per evitare un inutile appesantimento del testo non ho citato i
luoghi dove le forme in esame sono attestate (questo apparato a disposizione in
Documents e Les noms des hittifes). La forma micenea (con la consueta separazione
dei segni sillabici) precede quella ittita: a.ka.re.u: agallu; a.ka.ma.jo: akmara; a.ku.
wo: aku(w)a; a.ri.wo: aliwasu; a.ma.ru.ta: amlu; a.ni.ja.to: anniya; a.na.qo.ta:
angulli; a2 .nu.me.no: anum- (Hirbi); a.pa.to: abat (-ananu, -tifi); a.ri.ja.to, a.ri.ja.ivo:
ariya; a.ra.na.ro: Aranabsu; a.ra.ta: aria; a.ta (a2 .fa): atta; a.ta.ro: attuili; a.da.ma.o:
adama(kuni); a.wo.i.jo: awayana; a.zu: azue, azuma(na), azu(w)elka; ka.ke: kagga;
ka.ra.wi.ko: kallawiya; ka.ra.wa.ni.ta: karawani; ka.pa.ri.jo: kapparaya; ka.to: kate,
kadu; ki.rija.i.jo: kiliya; ku.ka.ro: kukkanaC?), kukran; ku.ne.u: kuna; ku.ro: kura;
ku.ru.no.jo (gen.): kuranna; pa.ra.to: pallatati, parata; pa.na.ki: panaga; pi.ja.si.ro:
piyassilli; pu.ri: pulii; pu.to: pula; sa.ra.pe.do (Sapirq5u> v?): sarpa; ta..mi.de.so:
tamefi, tamesit; ta.na.wo: tanuwa; ta.ra.ma.ta: talhama; ta.u.ro (Taupoi;): taurasi-;
to.ri.jo: talya; to.ti.ja: tattiya; u.ro2 : ura; wi.ri.ja.no: wiliya; ru.ro: lullu; ma.ra.pi.jo:
malaba; ma.no: manna, mana'i; mu?.to.na: muttanani; muP.fi: muffi; o.ka; agga;
o.na.se.u: anasa; o.fa.ki: atahsu. Se le innegabili somiglianze di questi antroponimi
micenei e ittiti non sono casuali, e alludono di contro a un patrimonio onomastico
parzialmente comune (il che del resto non stupirebbe, considerando le condizioni
geografiche e politiche dell'ambiente in cui tale patrimonio si sarebbe formato), allora
nuova luce potrebbe essere portata al problema della realt fonetica adombrata dal
T - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
ti ab antiquo, e continuati a lungo; dal versante storico sembra
possibile dedurre una politica espansionistica della o delle na
zioni greche verso oriente, e questo s'accorda colPassenza di ce
ramica ittita sulle coste dell'Anatolia a petto della diffusione di
quella micenea 110 (vd. per la notizia di Erodoto, il, 1 06?) Il
dato linguistico non si lascia comunque intendere diversamente,
se non immaginando un ambiente mistilingue, estremamente
permeabile, dove il sovraregionale e il vernacolo, il greco e il
non greco coesistevano: in un simile ambiente si deve essere
costituito quel modo di far poesia e quello strumento di poesia
che la lingua e la tradizione epica, luogo d'incontro e di sin
tesi di motivi (linguistici, culturali, tradizionali e cos via) di
provenienza diversa. In un simile crogiolo vanno cercate le fon
ti pi antiche di Omero.
2 7. Tutto ci, penso, costituisce un quadro accettabile delle
vicende linguistiche orientali della Grecia della seconda met
del il millennio. L'immagine latamente unitaria che ci facciamo
di essa, come di uno stato in espansione, deducente colonie (la
colonizzazione greca sulle coste anatoliche e sulle isole, tradizio
nalmente indicata come migrazione ionica senz 'altro di et
micenea) m, esportante un tipo di ceramica caratteristico, forni
to, lo si visto, di uno strumento linguistico sovraregionale, si
completa considerando l'occidente, dove la penetrazione mice
nea pare abbastanza profonda in tutta l'Italia meridionale e cen
trale 112 . Q uesto non riguarda direttamente gli interessi che qui
si agitano: solo vorrei sottolineare come la presenza non occa
sionale di Micenei in Italia possa corroborare storicamente l'o
pinione di chi, fondandosi su indizi linguistici, ipotizza isoglosse
particolari tra le lingue italiche e il greco, o alcune componenti
di esso: forse il luogo d'incontro tra queste tradizioni potrebbe
essere stato proprio il meridione dell'Italia antica; e in questa
prospettiva achea potrebbe ben spiegarsi la presenza nei pi
segno 16 (vd. 20): se i6.ra2 e i6rcf.ro corrispondono infatti agli antroponimi ittiti
palla e pallalla, l'opinione di chi ritiene il segno 16 = pa2 e non qa potrebbe essere
sostenuta anche con questo argomento.
no. Vd. F. Cassola, La Ionia, pp. 13 ss.
in. Vd. F. Cassola, La Ionia, pp. 28 ss.
ii2.Vd. G. Pugliese- Carratelli, Scritti, passim (vd. bibliografia); F. Biancofiore,
SMEA 9, 1969, pp. 115 ss.
48 ! - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
antichi monumenti messapici di w per sv (recenziore) che ricor
da da presso l'aspetto assunto dalla preposizione ev in arcado- ci-
priota, in cretese e fors'anche anche in rodio 112bls .
28 . Q uesto stato, quale che fosse il suo grado di unitariet e
il suo statuto nazionale, ha raggiunto la sua akm a cavaliere
tra il xv e il xvi s. interessante constatare come in questo pe
riodo (miceneo in A) la ceramica mostri un aspetto rigidamente
unitario, mentre, dopo il 13 00 (miceneo in B) si palesino aspet
ti regionali, s che il Furumark intravide il delinearsi di scuole
ceramistiche locali, che sfociarono, nel miceneo in C (fine del
xin s. e xn) nelle due correnti, che egli chiama ellado- mice-
nea e rodio- micenea 113 . Tutto ci allude con particolare evi
denza a una progressiva decadenza dello stato palaziale, di cui
l'affiorare dell'autonomia regionale sicuro indizio.
29.11 collasso dello stato miceneo non da ritenersi frutto
improvviso e inaspettato di un avvenimento catastrofico, ma
punto d'arrivo di una decadenza progressiva (accompagnata da
regresso demografico) e protratta nel tempo. Verso il 1200 tut
tavia una grave distruzione colpisce Pilo, Micene, Tirinto e Mi-
dea, e Pilo e Midea vengono quasi totalmente evacuate 114 . Du
rante la seconda met del tardo Elladico ni B a Micene, Tirinto
e Atene vengono compiute opere tese a garantire riserve d'ac
qua in caso di assedio, ed coeva l'erezione forse incompiuta di
un muro di fortificazione attraverso l'istmo di Corinto. Tutto
ci allude a una situazione di potenziale pericolo veniente dal
l'esterno.
In questi preparativi per la resistenza sono state lette, credo a
ragione, le celebri tavolette o.ka, che sembrano costituire un
piano di emergenza per la difesa della zona costiera, finitima di
iiabis. Vd. R. Giacomelli, I grecismi del messapico, pp. 3 3 - 7.
113 . MP, pp. 540- 1; vd. anche F.Cassola, La Ionia, p. 13 8 . Per comodit del lettore
riporto la classificazione delle Et archeologiche riferite alla zona di cui questione
(da P. Orlandini, L'arte preellenica, pp. 1- 6): et mesoelladica (1900- 1600 a.C.);;
et tardo- elladica o micenea (1600- 1100 a.C.). Q uesta si divide in tre periodi, il p.
Miceneo i (1600- 1500 a.C.), il p. Miceneo ir (1500- 1400 a.C.), il p. Miceneo ni (1400-
noo a.C. articolato questo in tre fasi, s che distinguiamo un p. Miceneo ni A
{ 1400- 13 00 a.C.), un p. Miceneo ni B (13 00- 1200 a.C.), un p. Miceneo in C (1200-
noo a.C.) (va da s che i confini temporali dei diversi periodi sono approssimativi);
vd. anche R. Carpenter, Clima e storia, pp.6o- i.
.114. Vd. V. R. Desborough, CM, pp. 18 1 ss.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
49
Pilo 115 . Non detto poi che l'ipotesi della distruzione per mano
dell'uomo non possa accompagnarsi alla catastrofe naturale, con
un rapporto o casuale o consequenziale: la catastrofe naturale
(improvvisa, come un terremoto o un'eruzione vulcanica si
ricordi il saggio del Gallavotti sullo tzunami odisseico 116 - , o
progressiva, come un mutare rovinoso delle condizioni climati-
che) 116bls pu creare quelle condizioni di debolezza politica che
favoriscono l'aggressione da parte di elementi allotrii.
3 o. Spesso questi elementi allotrii sono stati identificati coi
Dori. Ma l'immagine catastrofica che tenacemente si accompa
gna alla loro venuta e presenza nel mondo greco (che pare un
frutto sopravvissuto della propaganda antidorica diffusa duran
te la guerra del Peloponneso) va, con ogni probabilit, sdram
matizzata. Altrove 117 ho cercato di rileggere in tal senso alcune
fonti antiche. Q ui interessa dimostrare errato un principio, spes
so, pi o meno esplicitamente, ribadito, e comunque operante,
per cui l'unit territoriale, e la conseguente permeabilit lingui
stica, raggiunta dallo stato miceneo, si sarebbe completamente
disintegrata dopo la venuta dei Dori. Gi a priori il fatto, una
volta che quest'invasione venga ridotta a un appoggio armato
all'interno di una contesa dinastica (Eraclidi contro Pelopidi,
vd. il mio 'f@<; wp^ ocvTcc gi cit.), appare improbabile (e la
considerazione della pur limitata rinascita protogeometrica, con
la ripresa di scambi all'interno del territorio greco, palesata dai
ritrovamenti ascrivibili a quel periodo, ne conferma sul ver
sante archeologico) 118 . Ma a condannarlo vorrei citare una im
portante innovazione di epoca certamente postmicenea, che al
lude a una diffusione dall'oriente fino alla Tessaglia, che ne in
teressata. Il cipriota e l'arcadico conoscono una sorta di iperpa-
115. Cfr., di chi scrive, RIL in, 1977, pp. 23 2 ss.
116. SMEA i^ , 1972, pp. 7 ss. La datazione tarda dell'esplosione di Thera (oggi
Santorino) sostenuta dal Gallavotti, rispetto all'opinione comune, che la colloca in
torno al 1500 a.C. (vd. p. es. Carpenter, Clima e storia, pp. 53 ss.) mi trova con
senziente. Gli indizi leggendari invocati dal G. non possono avere valore di prova:
ma mi sembra ben vero che con lo scoppio del vulcano verso il 1500 la civilt
micenea non sarebbe esistita (art. cit., p. 8 . Il corsivo nel testo),
nbis. Cos R. Carpenter, Clima e storia, pp.44ss. e 61 ss. Il lettore vi trover tra
l'altro un'interessante discussione del problema dell'invasione dorica.
117. Acme 3 1, 1978 , pp. 258 ss.
118 . Vd. F. Cassola, La Ionia, p. 140.
_ 5 < D I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
latalizzazione della labiovelare. Mi si consentir, a questo propo
sito, di citare in extenso il Lejeune: Par assimilation, devant
voyelle prpalatale, l'occlusive a tendu a se 'palataliser', c'est- -
dire qu'il s'est dvelopp, entre l'explosion et le dbut de la
voyelle, un fugitif lment spirant ?; du mme coup, l'lment w
devait s'efacer et la 'gutturale' venir s'articuler tout a l'avant
du palais (*& ?e) dans la rgion intermdiaire au domarne du k
prpalatal et au domarne du t\ c'est ainsi que *kve est passe a
*tye\ mais */? est une combinaison instable en grec, o elle passe
a l'offrique *ts. De telles affriques ont elles- mmes tendu en
grec soit vers t, soit vers s, selon que prdominait le premier ou
le second lment: c'est vers te qu'a volu *tse issu de *kwe.
Les anciennes labiovlaires sourde, sonore, 'aspire' ont donc,
devant e, i, ... fini par se confondre avec les occlusives dentales
T, 8 , D. Mais cette confusion a du intervenir assez tard. En Ar
cadie, au ve sicle, une mscription de Mantine note encore par
un signe special l'ancien kw palatalis... oMsoi (att. OTW)...; ...
deux gloses arcadiennes ^ pd)pa* $pod)pcc (c r. eoi. hom. (3 -
peftpov; *gwer-9- 'dvorer') et XXeiv PXXeiv (are. pigraphi-
que - SeXXw), indiquent une prononciation non occlusive pour
la dentale sonore issue de *gw devant e. Enfin, l'interrogatif- in-
dfini est note oi<;, ox en cypriote (gloses, inscriptions). Le
groupe arcado- cypriote... reste le seul a tmoigner de la facon
dont les anciennes labiovlaires ont du se palataliser avant de
devenir des occlusives dentales 119 .
"L'iter fonetico proposto dal Lejeune e avvalorato dall'auto
rit del Grammont 12 - senza dubbio convincente. Resta tut
tavia da spiegare, da una prospettiva storica, il perch solo l'ar-
cado- cipriota all'interno del greco, che pure nel suo complesso
presuppone, secondo Lejeune, questi avvenimenti, mostri tracce
di questa pi intensa palatalizzazione della labiovelare avanti
vocale prepalatale, che altrove pare regressa. Orbene, da rile
vare come la tendenza a iperpalatalizzare le labiovelari sia una
caratteristica di due lingue a carattere satem, l'albanese e l'ar
meno, dove l'antica opposizione velare vs. labiovelare viene man
tenuta avanti vocale palatale (e e /). Baster pensare a equazioni
119. Tratte, pp.42-3.
120. Tratte, p. 231.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
5*
del genere: alb. zjarm 'calore' arm. jer 'id.' gr. dpoc; e
contro sscr. gharmas ecc.; alb. pese 'cinque' ma arm. hing (l'ar
meno ha una articolazione anteriore nella realizzazione dell'an
tica labiovelare rispetto a quella della velare in tutte le posi
zioni in cui ci avviene anche in albanese, salvo che avanti e
in sillaba finale) gr. TUVTE e -nt\m(z) I -KQ\KK- eoi. (cfr. Hsch. - KOJJL-
TcopoXy - TCEVTE $ Xt(7xoi<; sscr. panca (dove avvenuta la pala
talizzazione aria) lat. quinque ecc. 121 . Non va per dimenticato
che un trattamento analogo mostra anche una lingua centum, il
tocario I21bis .
A me sembra indubbio che il cipriota vie, e le forme arcadiche
sopra ricordate possano bene inquadrarsi in questo fenomeno
(non si dimentichi che il satemismo non un carattere esistente
ab aeterno, ma piuttosto un'innovazione, il cui centro proba
bilmente da porre nell'altopiano iranico, donde ha attinto l'Ana-
tolia in un'epoca che possiamo ritenere coeva dei monumenti it-
titi cuneiformi 122, s che carattere orientato in senso decisamen
te satem mostrano alcune lingue l stanziate nel millennio suc
cessivo, p. es. Pittilo geroglifico e il licio 123 ).
Orbene, il trait-d'union foneticamente atteso tra una forma
preistorica *kwis e la forma storica, ipoteticamente a trattamen
to satem, aie, potrebbe ben essere la realizzazione dell'indefinito
xi<; in tessalico (XK; XE IG 51511, XIVE^ 51741 = Schw. Del. 590,
Larisa); xi<; anche a Phalanna, Schw Del. 608 ; inoltre TCOXXI
IG 5 1712 da *7io8 - XL- = OTL ecc. 124 , che trova riscontro nel lesbio
(Schw. Del. 644.8 , Aigai) e soprattutto nelle forme ioniche (E-
rodoto, Anacreonte ed Eronda) xou, xw<;, xoio<;, xcro<;, xoioc;,
x<70<; ecc. (la documentazione epigrafica incerta, cfr. tuttavia
xoia a Erithrai) 125 : per tali forme si ipotizzata l'estensione del
trattamento, foneticamente atteso, di o- x... 126 , ma, forse, una
visione pi ampia del fenomeno renderebbe preferibile l'ipotesi
sopra avanzata: se cos fosse, contro il vecchio idolum scholae
121. V. Pisani, AGI 46, 1961, pp. 1- 3 1.
i2ibis.Vd. E. Evangelisti, RIL 8 2, 1949, pp. 13 955.; RL i, 1950, pp. 13 255.
122. Vd. V. Pisani, AGI cit., pp. 17- 8 .
123 . Vd. R. Gusmani, St. Pagliaro, pp. 3 02- 4.
124. M. Lejeune, Tratte, p. 3 7.
125. Vd. Thumb- Scherer, Handb., p. 262.
126. Vd. M. Lejeune, Traile, p. 3 7.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
dell'impermeabilit del territorio greco nell'epoca immediata
mente successiva all'invasione dorica si potrebbe citare, ad
abundantiam, pure questo argomento.
3 1. In queste pagine ho cercato di gettare un ponte, pi che
mai necessario, tra la figura, mitica e per alcuni simbolica, del
poeta dell'Iliade e dell'Odissea (che, sia detto per inciso, perso
nalmente credo uno, nonostante le gravi difficolt che vi si op
pongono, perch ben pi difficile sarebbe, come ha osservato
Raffaele Cantarella, immaginare due poeti, l'uno grandissimo e
originale, l'altro altrettanto grande, ma a tal segno privo di per
sonalit da annichilarsi totalmente nel primo 127 ) e il passato a cui
palesemente s'ispira, e per far ci era necessario tracciare i linea
menti di questo passato. Se Omero, come consuetudine dire,
rappresenta il punto d'arrivo di una tradizione, e se questa tra
dizione risale ad antichit micenea (del che non mi pare possano
esserci dubbi), difficile immaginare che tra quel mondo e que
sto siano da porre rivolgimenti tali, che il nuovo mondo rappre
senti, rispetto al vecchio, qualcosa di assolutamente nuovo, a
quello irriconducibile. Se non si ammette che il mondo miceneo
rappresentasse gi esso la sintesi (o, meglio, una sintesi) tra
quelle componenti che in epoca alfabetica costituiranno il domi
nio greco, e che comunque da escludere che in epoca post- mi-
cenea il greco abbia ricevuto apporti allotrii rilevanti (l'elemen
to dorico non ha costituito un apporto rilevante se non sotto l'a
spetto politico), l'immagine romantica delle migrazioni di popo
lo sar sostituibile con i rapporti normali che all'interno di una
comunit comunque continua intrattengono i suoi membri. Si
molto insistito nel sottolineare le differenze dialettali nel i mil
lennio, e in quest'ottica non fa stupore n l'imbarazzo nel con
statare il carattere apparentemente misto di taluni parlari (per
esempio il cipriota) n la difficolt di far incontrare il futuro del
miceneo col passato di una famiglia dialettale 128 . Ma Omero rap
presenta un crocevia, posto all'inizio dell'epoca alfabetica, da
cui bisogna trarre tutte le conseguenze possibili. Alle sue spalle
il silenzio documentario dei quattro e pi secoli che lo separano
127. Vd. Cantarella- Scarpai, Introduzione, pp. 3 7 ss.
128 . Per un destino bizzarro, 'Urgriechisch, morendo, stato sostituito nella co
scienza di taluni da un Urionisch, un Uraioliscb ecc., non diversamente monolitici
e chiusi a apporti allotrii.
I - PREISTORIA LINGUISTICA GRECA
dai monumenti micenei consente, apparentemente, ogni ipotesi.
Q uella pi pericolosa esagerare il ruolo creativo del singolo,
pensare cio che Omero abbia per cos dire unito i disiecta mem
bra di cui si accorgeva composto il mondo greco, per quali mo
tivi incerto. Q uella pi probabile che, anche se limitata, per
le vicende dei tempi, sia giunta a Omero senza soluzione una
tecnica e del materiale che gi presupponeva le variet dialetta
li, e gli apporti culturali e leggendari di tutta la Grecia preeracli-
dica. La tecnica versificatoria dell'Iliade e dell'Odissea presup
pone la presenza di soluzioni dialettali diverse, non giustappo
ste, per la prima volta, in una lingua d'arte, ma coesistenti, an
che se, probabilmente, in misura meno spinta, in ogni registro
linguistico sovraregionale. Una simile mistione, ovvio, esige,
dal versante delle altre istituzioni umane, una situazioni di coe
sione nazionale, d'intensit di rapporti interni e cos via, che solo
al mondo miceneo possibile ascrivere. In questo senso il mon
do miceneo rappresenta la pi antica conche culturale di Omero.
II
LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
i. Continuit territoriale, permeabilit linguistica e culturale
non significano d'altronde assenza di variet, o che parte di que
sto territorio latamente continuo non fosse aperto a influssi allo-
tri, diversi per l'una zona e per l'altra, che non vi si diffondesse
ro, in modo difforme, innovazioni, che qui non fosse tenacemen
te conservato quell'arcaismo che altrove era gi caduto in desue-
tudine. N sarebbe realistico supporre che la presenza di una
componente- guida comportasse la rapida e totale dimenticanza
del materiale mitico e linguistico non originariamente patrimo
nio della componente vittoriosa. La genialit dell'esperienza
poetica aedica sembra anzi essere consistita soprattutto in que
sta capacit unificante, in questa sorta di coscienza regionale che
ha consentito al diverso di sopravvivere col diverso, senza ten
tazioni normalizzatrici (la ionizzazione recente appartiene alla
storia dei poemi epici, non alla loro preistoria). Non facile anzi
dire quanto del particolare rapporto regionale sovraregionale,
che ben caratteristico del dominio linguistico greco, sia dovu
to all'azione del modello omerico, quanto a una disposizione in
dividuale dei parlanti, quanto al contesto extralinguistico. An
che se manca uno studio complessivo sulla polimorfia, pure an
che da limitate scelte di materiale apparir chiara la funziona
lit del mantenimento delle forme sinonimiche alla necessit
metrica. Ma di ci dir avanti. Preme ora, dopo aver tentato di
delineare, necessariamente per sommi capi e per via d'ipotesi,
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
le condizioni linguistiche della Grecia della seconda met del n
millennio, che costituisce la conche di quanto nell'epos non ap
partiene al ionico coevo d'Omero, isolare e brevemente discu
tere quanto vi appare di pi antico, e a quell'epoca e a quell'am
biente rimanda. Appare subito palese la presenza di una impor
tante componente paleoeolica (che chiameremo continentale)
e di un'altra, che potremmo definire egeo- anatolica, aperta agli
influssi del Vicino Oriente anellenico. Ci che in Omero antico
sorto non dalla giustapposizione di queste componenti, ma ne
rappresenta la sintesi per coesistenza.
2. Gli elementi eolici nell'epos sono stati oggetto di una lun
ga storia di ricerche, che in qualche modo culminano nell'opus
magnum di Paul Wathelet, Les traits oliens dans la langue de
l'epope grecque, pi volte citato, ma di cui qui era doveroso ri
cordare il titolo in extenso, vera summa di quanto e dagli antichi
e dai moderni stato detto a questo proposito. Se un limite da
scorgere in questa opera, che al rigore documentario e alla pun
tigliosa disamina di tutto il materiale che pi o meno diretta
mente rientra nei confini prefissisi non faccia riscontro il mo
mento della sintesi, in cui si veda come questi elementi s di
versi, ma coesistenti pur sempre all'interno di un sistema, pur
con necessit particolarissime, non siano fatti giustapposti l'uno
all'altro, ma abbiano contratto reciprocamente, dal punto di vi
sta sincronico, tutti quei vincoli che, all'interno di un sistema,
un fatto linguistico assume, quale che sia la sua origine. In que
sto senso assai pi illuminante la lettura del libro di Marcello
Durante, Sulla preistoria della tradizione poetica greca, non cos
sistematico, ma piuttosto dominato dalla continua ricerca della
relazione tra il dato singolo e il sistema cui appartiene, e dalla
sintesi tra il dato linguistico e quello latamente culturale, che
sono, se non m'inganno, i presupposti per l'intelligenza profon
da, in particolare, della lingua di Omero, in generale, di ogni
tradizione antica.
3 . La disamina puntuale degli eolismi di Omero gi stata,
dunque, compiuta, e ripeterla non porterebbe a risultati diversi,
se non nel dettaglio, rispetto all'opinione, peraltro sempre ben
motivata, del Wathelet 129 . Si pu invece dissentire dai suoi pre-
129. Vd. p. es., Studi, i, p. 3 77.
II - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
supposti: ovvio che, coerentemente con la visione dei fatti che
emerge dalle pagine che precedono, la presenza di elementi di
diversa appartenenza regionale all'interno di una lingua (d'arte,
d'accordo, ma pur sempre lingua) non comporter alcuna dram
maticit, e in fondo non avr pi soverchia importanza. Impor
ter invece, e molto, scorgere il disegno complessivo di questa
lingua, intenderne la funzionalit interna, delinearne, l dove
sia possibile, i processi di formazione.
4. La chiave di volta per rispondere a questo tipo di domande
lo studio della polimorfia omerica. Solo nella prospettiva di
una struttura polimorfica gli apporti diversi perdono il loro ca
rattere di episodi irrazionali, e divengono scelte funzionali e fi
nalizzate.
L'esigenza di uno studio complessivo sulla polimorfia stata
rettamente indicata da Marcelle Durante: ... certo... che la
lingua della fase eolica era gi pervenuta a un grado notevole di
polimorfia, vale a dire, in altre parole, che gli aedi gi pratica
vano la consuetudine di esprimere funzioni o significati identici
con modi linguistici diversi e desunti da variet interne all'am
biente linguistico, a seconda delle condizioni di necessit o di
opportunit che si presentavano nella versificazione. questo
un principio nuovo, a quanto ci risulta, e importante; ma ci ac
conteremo di illustrarlo con pochi esempi, che una trattazione
esauriente della materia vorrebbe da sola una monografia... 13 .
Io non presumo che quanto dir possa rappresentare quella
trattazione esauriente di cui parla il Durante, ma spero che
la pur limitata scelta di materiale che ho compiuto valga a illu
minare il problema: si tratta, gi si detto, non tanto di giustap
porre fatti a fatti, ma di tracciarne le relazioni reciproche, per
delinearne la funzionalit.
5. necessario operare una prima, e fondamentale, distinzio
ne: distinguere cio la polimorfia vera e propria, che si realizza
a livello di morfema, da quella, largamente diversa, e per moti
vazioni e per attuazioni, che si realizza a livello di lessema, cio
dalla sinonimia. Un terzo caso potrebbe essere rappresentato da
casi in cui il medesimo lessema mostra trattamenti fonetici di
versi (presenza o meno del digamma, diverso trattamento di
5 8 II - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
- op,- , ecc.), ma io, dove utilizzer fatti che propriamente qui
rientrano, li distribuir nei due casi principali, a seconda del
l'opportunit: per esempio, non c' dubbio che il rapporto tra
le forme di pronome soggetto ipsi ~ VPJIE^ in tutto ricondu-
cibile all'opposizione tra morfemi diversi, almeno dal punto di
vista della polimorfia epica, in quanto la loro opposizione non
importa alcuna implicazione semantica, n stilistica, n cultura
le; mentre il rapporto tra <pr\pzc> ~ !)% <; (dove il medesimo les
sema presenta due esiti diversi del gruppo gw-} importa conse
guenze culturali che m'inducono a considerarlo insieme ai veri
e propri sinonimi.
Trattare insieme la materia vorrebbe dire smarrire il senso
di questa distinzione fondamentale, e insieme rischiare di non
intendere rettamente, e di non esporre rettamente, il problema.
6. Inizier quindi a trattare il primo caso, quello in cui nella
flessione del medesimo lessema appare concorrenza per la mede
sima funzione tra morfemi diversi. Orbene, in questo caso il va
lore del segno, e per quanto attiene al suo significato, e per quan
to attiene alla sua funzione, rester, in linea di massima, immu
tato, ma ne varier la struttura prosodica, e, conscguentemente,
la collocazione all'interno del verso. Do qualche esempio: la ter
minazione di genitivo singolare nei temi in -o- - oio (18 00 casi) 13 1
concorre, com' noto, con - ou (18 8 0 casi, ma va avvertito che
- ou antevocalico in arsi potrebbe essere stato sostituito a un - 01'
(o) eliso, mentre anteconsonantico in tesi potrebbe ricoprire un
pi antico - oo, sulla cui esistenza si hanno peraltro prove dirette,
vd. i .25 ): abbiamo dunque concorrenza, per la medesima funzio
ne, di ben tre morfemi, che non importano ovviamente alcuna
differenza semantica, ma che presentano tre diverse strutture
metriche, e precisamente, in assoluto, - ou vale una lunga, - oo due
brevi, - oio una lunga e una breve.
Ognuno vede come il medesimo tema, a seconda che termini
con una di queste tre possibilit, che nel racconto sono perfetta
mente intercambiabili, in quanto non importano differenza al-
<cuna che non sia metrica, possa assumere tre strutture prosodi-
che differenti. Cos, per la funzione 'equi' il poeta poteva libe
ramente scegliere tra le seguenti strutture:
.13 1. Vd. P. Chantraine, Gramm. hom., i, pp. 193 - 4.
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA e O
/TtTTOlO ____ W 1
/rcuoo _ ww > (in posizione anteconsonantica).
ITCTCOU __ )
Analogamente si potr dire per il dativo plurale dei temi in
- o- , per il dativo plurale dei temi maschili e femminili in -a-, per
la i persona plurale mediopassiva, dove concorrono - pid}a e
- [JL cn)a (quest'ultima, che trova riscontro solo in ittito cuneifor
me, appare, rispetto a quella, che ereditaria, un'innovazione
metri causa), per la terminazione in - co o in - EW (con metatesi
quantitativa) del genitivo singolare dei temi in -a- maschili, e
per una folla di altri esempi che per, elencata, nulla aggiunge
rebbe all'intelligenza del fenomeno. Giover invece brevemente
accennare a come, forse gi nel corso della tradizione antica
giunta a Omero, certamente per dopo la definitiva fissazione
del racconto epico da parte di Omero, si sia attuata un'opera
normalizzatrice sul testo, che probabilmente ha ridimensionato
l'originale impianto polimorfico, nel tentativo di adeguare la
lingua dei poemi al ionico del tempo. Q uesta ionizzazione del
testo epico si avverata spesso l dove la forma non ionica era
metricamente equivalente a quella ionica. Cos, nel primo ver
so .^1 Iliade:
Mfjviv tEiSs, dea,
ognuno vede come IIiq)ai'8 to pu essersi sostituito a
So, ma la forma mozionale fece, che sembra eolica m, e che non
attestata in miceneo (d'altronde l'ambiente egeo- anatolico non
conosceva, notoriamente, un femminile opposto formalmente al
maschile 13 3 ) non avrebbe potuto facilmente essere sostituita dal
la forma non mozionale, perch si sarebbe cos avuta una sillaba
breve in arsi, davanti alla cesura pentemimera mbls (ma nulla a-
vrebbe impedito di mutare #e in # T)).
I casi di polimorfia sopra citati sono quelli in cui l'analisi del
la parola subito evidente (anche dal punto di vista del parlante
greco), s che, opponendo TU)T]^ a Tuh<rfra, Xuneda a Xu-
p, crda appare subito come a) vari da b) solo per avere una de
sinenza diversa.
13 2. Vd. P. Wathhelet, Les traits eoi., pp. 3 54- 5.
13 3 . Vd. H. Kronasser, VLFH, pp. 13 8 ss.
i3 3 bis. Vd. per P. Chantraine, Gramm. hom., p. 104.
60 H - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
6. Parzialmente diversa, ma nella sostanza riconducibile a
questo tipo, il caso in cui, da un punto di vista storico, il se
gno b) si differenzi da a) non solo per la desinenza utilizzata, ma
anche perch questa unita a diversi suffissi (dove ci non com
porti rilevanti differenze semantiche), o il medesimo suffisso vi
appaia con gradi apofonici diversi, e cos via: per esempio nel
genitivo singolare dei nomi in - eu<; (IlT]X,YJo<;'- 'nT)io^ : questo
sempre nel sintagma II. UL ^ (- )), nell'accusativo Zfjv vs. Zfjvoc,
nella in persona singolare del preterito di 'essere' f) V, r\r\\>,
ETQ V, TJV 13 4 , dove si ha concorrenza di ben quattro forme diverse,
nella flessione di viQ p (vSpet; ~ vpe^ , av8 pa<; ~ vpa<;
ecc.), di rcXi<; (- rcXio^ ~ - rc)a)0<; ecc.), di UL , inoltre la presen
za o meno della sibilante geminata negli aoristi, - WTO<; vs. - OTO<;
nel participio perfetto e cos via. Dal momento che qui non in
teressa affatto il punto di vista del linguista moderno, bens
quello del poeta, raccogliere insieme questi casi non parr ar
bitrario.
/.Orbene, quasi tutte le opposizioni polimorfiche di questo
primo tipo presentano prosodia diversa, e ci, anche se ov
vio, costituisce palesemente la motivazione, quale che sia la
sua origine, della struttura polimorfica stessa. Ma qui interessa,
per quanto possibile, indagare sulle modalit della sua costitu
zione. Chi scrive ha sottoposto a un'analisi puntuale l'edificio
verbale greco, con speciale riferimento a quello omerico, riallac
ciandosi a precedenti ricerche 13 5 , e ha constatato che la maggior
parte di quelle forme che, considerate dal punto di vista eredi
tario, apparivano isolate, e perci prodotto interno della lingua
epica (penso a ercri, TMh}cn)a, sacri ecc.), potevano invece tro
vare un parallelo, spesso impressionante, nelle tradizioni del Vi
cino Oriente anellenico, soprattutto nell'ittito cuneiforme: ci
che implica, ovviamente, non che tali forme siano da attribuire
all'indeuropeo nel suo complesso, ma a un ambiente linguistico
comunque vasto, e soprattutto non limitato a un ambito poeti
co. Va rilevato, infatti, come nei casi sopra ricordati il polimor
fismo sia solo greco, laddove Pittilo non conosce che un tipo,
dei due (o pi) che utilizza Omero. Tutto ci importa delle con-
13 4. Ma [C, potrebbe essere stato sostituito dalla forma ionica recenziore fjv.
13 5. Vd. E. Evangelisti, Acme 18 , 1965, pp. 7- 17; e, di chi scrive, Studi i e n,
gi citt., passim.
TI - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA 61
seguenze notevoli: ammesso che il punto di partenza dell'inno
vazione per cui la desinenza di i persona plurale del mediopas
sivo presentava una sequela di sibilante + dentale (va da s che
non detto si tratti d'innovazione, ma ci poco importa in que
sto ordine di problemi) fosse l'ittito (che ha, per questa funzio
ne, -wastd), l'accoglimento di questa forma in greco, d'altro can
to la sua coesistenza con quella antica, non sembra potersi fa
cilmente disgiungere dalle esigenze di una lingua con dei par
ticolari vincoli prosodici. Naturalmente, un singolo caso potreb
be spiegarsi diversamente: ma una folla di casi no. Ma il greco
che ha avuto rapporti coll'ittito cuneiforme il miceneo, e sar
giocoforza, allora, a meno di porre in non cale, il che mi sem
bra difficile, isoglosse cos palesi e cos palesemente rispondenti,
dal punto di vista greco, a esigenze compositive, pensare che,
pi o meno in nuce, una poesia antenata di quella esametrica
esistesse all'epoca in cui queste forme circolavano sulle coste
dell'Asia Minore. Il che non sembrer assurdo: sarebbe, se non
m'inganno, pi difficile immaginare che una civilt come quella
micenea ignorasse l'espressione poetica, o che una tradizione
poetica di tale vigore potesse nascere in una situazione cultural
mente povera come quella in cui sembra essere la Grecia durante
il Medioevo Ellenico. Ci, ovviamente, non significa che tutto
quanto leggiamo in Omero sia da riferire all'epoca micenea:
Carlo Gallavotti ha potuto dimostrare, per esempio, che alcuni
luoghi formulari, se trasportati in miceneo, risulterebbero ame
trici 13 6 ; il Finley ha sottolineato che l'impianto strutturale
del mondo omerico largamente discordante rispetto a quello
che dato ricostruire dai monumenti micenei 13 ? : e Marcelle Du
rante ha, con ragione, indicato vistosi anacronismi contenuti nel
racconto epico, che implicano che quanto si narrava non appar
teneva alla storia recente 13 8 . Ma un legame, pi o meno stretto,
tra l'impianto medesimo della lingua epica e dell'esperienza non
linguistica che adombra e il mondo miceneo non pu essere revo
cato in dubbio: baster pensare alla folla di miti omerici per cui
il Nilsson ha indicato un'origine micenea, o ai tratti formulari
13 6. Vd. C. Gallavotti, Atti I Congr., pp. 8 3 1 ss. e 3 ,5.
13 7.Vd. M.Finley, II mondo di Odissea, p. 52.
13 8 . Vd. M. Durante, Freisi., pp. 63 ss.
62 H - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
di probabile antichit micenea indicati dal Ruijgh 13 9 , ma anche,
se non m'inganno, a quelle concordanze, metricamente funzio
nali, che il greco omerico ha con l'ittito cuneiforme.
Mi richiamo a quanto, del mondo miceneo, ho detto nel capi
tolo che precede. Il mondo miceneo non pu ritenersi rappre
sentato compiutamente da quanto di esso ci noto dai monu
menti in Lineare B, ma questi, comunque, accennano con chia
rezza a un ambiente linguistico unitario s, ma in cui dovevano
gi essersi composte esperienze largamente diverse. Cos la strut
tura della lingua poetica greca, fondamentalmente, non sembra
parente di quella, tipologicamente uniforme, diffusa nel Vicino
Oriente, dove sembra ignorarsi la nozione stessa di metrica fon
data sul numero delle sillabe, e/o sulla quantit di esse 14 ; e lo
stesso impianto mitico non pu essere certo ricondotto, se non
parzialmente, alle leggende che circolavano in quell'ambiente M1 .
Del resto ci non stupisce, se si considera l'esperienza poetica
che culmina nell'Iliade e nell'Odissea come risalente a un modo
aperto s, e in modo vorrei dire privilegiato, all'Oriente, ma alla
cui formazione avevano concorso elementi di provenienza diver
sa, anche continentale.
8 .L'immagine di estrema produttivit interna della lingua
omerica che, come gi disse Antonino Pagliaro, non si configura
come sistema colloquiale, ma poetico e legato a una poesia
prosodico- esametrica 142, che si ha leggendo la Grammaire ho-
mrique di Pierre Chantraine, va largamente ridimensionato: ci
che comporta, dal punto di vista di chi indaga sulla sua preisto
ria, importanti conseguenze: garantisce infatti che la sintesi tra
le componenti alloglotte presenti in essa precede la sua forma
zione, perch la sua stessa struttura ne sottende la compresen
za. Col che le differenze dialettali del i millennio in parte chie
dono di essere ricondotte al millennio che precede, se sono vere
due condizioni, cio che la lingua epica si formata in epoca mi
cenea, e che la lingua epica, cos come la conosciamo, non pen
sabile, se non come sintesi di due componenti principali, quella
13 9. Vd. C. J. Ruijgh, L'lment achen, passim.
140. Vd. M. Durante, Preist., pp. 14755.
141. Ibidem.
142. Cit. ap. M. Durante, Preist., p. 42.
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
che qui chiamiamo egeo- anatolica e quella che qui chiamiamo
continentale.
9. Q uesta, talvolta, ha un aspetto pi arcaico che non l'altra.
Consideriamo, exempli gratta, il trattamento del gruppo -ti(-).
Come ognuno sa, nell'epos l'assibilazione generalizzata, alme
no nel testo a noi giunto, ovunque salvo i seguenti casi 143 :
a) in TIOTL, che ritorna tal quale in tessalico e in dorico (meri
dionale e nordoccidentale), inoltre, ma con l'assibilazione, in
miceneo e in arcado- cipriota (cfr. i, 14, 1 6): notevole che nel
testo dell'Iliade e dell'Odissea manchi ogni traccia di TTOCTL.
b) in TtpoTi, cui risale hom. ion. att. Tipo*;.
e) in [JLT)TL<;, (pli*;, (3 am- (questo nel composto pomvsipa).
Q ueste forme pongono dei problemi complessi. Si tratta infatti
di termini che, per essere nomina actionis in -tis, dovrebbero
aver subito quella che Michel Lejeune chiama assibilazione pa-
nellenica, s che il mantenimento dell'occlusiva non dovrebbe,
in linea di principio, rappresentare la spia di un trattamento dia
lettale, bens un tratto arcaico (o arcaizzante: ma sarebbe l'uni
co caso accertato d'iperarcaismo in Omero, vd. Durante, op. dt. r
19- 20), e cos in effetti pensa lo Chantraine 144 , secondo cui cp-
TU; sarebbe un trs vieux mot: cos antico da accennare addi-
rittura a una fase anteriore a quella attestataci in miceneo. Ora y
una visione del genere accettabile?
L'unico esempio, di un certo spessore, a me noto di uno sta
tus linguistico anteriore a quello direttamente attestateci nei te
sti micenei sarebbe (e insisto sul condizionale) il mantenimento,
almeno come abitudine prosodica, della liquida sonante: per es.
in B 651 = H 166 = 264 = P 259:
T'TaXav- uoc, 'Evua)aw
Ma la misura pirricchia della sequela dcvSpsi- che rappresente
rebbe un *vr- non la candido sine qua non perch il verso-
non sia ipermetro, come ritiene invece il Durante, anche se effet
tivamente, per leggerlo altrimenti, necessario invocare consue-
tudini di scansione non molto frequenti 145 . Se, come mi sembra^
questo caso non pu essere assunto come testimonianza di uno
143 . Vd. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 103 ss.
144. Vd. P. Chantraine, Formation, p. 277.
145. Vd. P. Chantraine, Gramm. hom., p. 8 4 e M. Durante, Preist., pp. 92 ss.
64 II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
stadio linguistico dell'epos ancor pi antico di quanto non sia
il greco di et micenea 146 risulta davvero difficile immaginare
che questi termini non assibilati invece lo siano. Penso allora
che non resti che respingere l'ipotesi di un'assibilazione panel-
lenica, o perlomeno limitarne la portata.
I dati documentari, in effetti, non sono molto espliciti, e si
ha l'impressione che l'esito fonetico s'intrecci colla funzione
morfologica: il trattamento di - //', quand' desinenza, rispetta
costantemente la distribuzione dialettale per cui il ionico, l'atti
co, il lesbio e l'arcadico- cipriota oppongono forme assibilate al
restante dominio greco, che conserva l'occlusiva. Ci non stu
pir: ovvio che una volta che l'innovazione si diffusa ha im
portato che tutto il sistema vi si adeguasse; n va dimenticata
una circostanza, questa volta fonetica, importante: nella fles
sione verbale - //' veniva sempre a trovarsi preceduto da vocale
(salvo in o- u, dove non c' assibilazione), e questa posizione
sembra aver favorito il passaggio dell'occlusiva a sibilante (per
esempio { JLvui<;, dove il gruppo di cui questione preceduto
da consonante, in tutto il greco si conserva nella sua forma non
assibilata). Di contro, -ti(-) non desinenza si comporta in modo
difforme. Van distinti alcuni casi:
nomina agentis, p. es. puxvTi<; 'indovino' (hom. ecc.), cfr. JJLE-
vo<;; { lappile; 'rapitore' (Eschilo, Suppl., 8 26, inoltre, f^ rse, E-
sichio { Jtp7T:TL<;' 0puTTr) , ma il testo tradito ha ^ pircuc;) 147 :
si noti che in ambedue i casi il gruppo -ti preceduto da con
sonante;
nomina instrumenti, p. es. Hsch. yotvauTi<;' OLVO^ T), cfr.
f oivo<; e cito; owr)pucri<; (Aristofane, Achar., 1067 ecc.), ^ to[JLT)-
pvvic, (Antiph. 249 ecc.); xvrjcm^ (hom.) ecc.: si noter anche
qui la conservazione del gruppo; inoltre interessante la forma
yoivaOTK; dove la presenza del digamma (occultato graficamen
te dal segno del gamma] sembra accennare a una provenienza
non ionica;
nomina actionis (e astratti) : -ti- qui forma un sistema vasto e
coerente, dove il suffisso, da un punto di vista sincronico, o-
vunque - ov. Non stupisce che il suffisso si sia generalizzato: ...
146. Diversamente M. Durante, Preist., pp. 9255.
147. Vd. K. Latte, Hesychii Alexandnni Lexicon, p. 63 0.
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
on noter, de plus, que les noms en -tis sont des fminins abs-
traits. A ce titre, ils s'inscrivent naturellement dans un contex-
te intellectuel et littraire et sont ainsi susceptibles d'tre fa-
cilement emprunts (Wathelet, op.cit., 97). Evidentemente
illuminare casi del genere con considerazioni meramente fone
tiche, o con ipotesi sostratistiche, cui accenna il Wathelet 148 ,
non possibile. Le cose saranno piuttosto andate cos: -tis sar
divenuto - (TLC; in una certa area della grecita, dove il trattamento
era foneticamente atteso, e di qui, grazie al particolare registro
del suo uso, si sar diffuso nel suo aspetto assibilato, che era
d'altronde l'aspetto con cui esso veniva esportato fuori dei suoi
confini regionali da una tradizione culturalmente pi prestigiosa
di quelle in cui - TIC; aveva mantenuto la sua occlusiva. Ma che
tradizioni diverse conoscessero nomina actionis in - TLC lo mo
stra appunto Omero, che ha JJI?JTL<; q> aTL<; ecc.: evidentemente
la diffusione del suffisso nella sua forma assibilata dev'essere po
steriore all'epoca in cui nella tradizione epica sono entrate le
parole che conservano il gruppo con l'occlusiva.
cqjt/rcamc in Erodoto (2,11 ecc.) una prova ad abundantiam
contro l'ipotesi dell'assibilazione panellenica; e |3 oupf TL<; 'guado
di buoi' attestato a Eraclea;
-ti in preposizioni isolate e avverbi (STL, ccpTL, COITL) man
tenuto in tutto il greco;
-ti ovviamente conservato nel dativo sing. dei temi in - /- .
Si pu cos concludere: il trattamento della sequela di occlu
siva sorda dentale + i appare incorente solo in quanto il pro
blema venga considerato in puri termini fonetici, e non tenendo
conto dell'aspetto funzionale. una grave ingenuit: ovvio
che i registri d'uso hanno un'importanza preponderante nella
diffusione o meno di certe innovazioni, o nel mantenimento di
certi arcaismi.
Per quanto riguarda Omero, tutto concorda nell'attribuire a
un apporto continentale le forme non assibilate.
io. A questo molti altri esempi potrebbero aggiungersi: ma,
gi si detto, non rientra nei fini di questa ricerca accumulare
fatti su fatti. Sar comunque istruttiva la considerazione pun-
148. Les Traits eoi., p. 97. Il Lejeune, Tratte, pp. 54- 5 distingue tra un'assibilazione
panellenica e un'assibilazione dialettale. La prima avrebbe attinto i nomina
actionis in -
66
II - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
tuale del sistema del pronome personale, di cui do qui la tabella
delle forme concorrenti:
singolare
f nominativo yw, ycv
i persona J accusativo ELIE, LIE
1 genitivo ELtELO, LLEO, ELIEU, p,t}V, LIED
[ dativo ELIDI, LIOL
f nominativo cru, T VT)
ai, CTE
CTELO, CTO, (7 U, CTE^ EV, TEO O, (7EO, CTEU
(TOL, TOL, (TOL (?), TEtV
li persona I accusatvo
j genitivo
[_ dativo
f nominativo
in persona J accusativo
J genitivo
dativo
i persona
n persona
in persona
i persona
li persona
ni persona
f nominativo
J accusativo
1 genitivo
t dativo
f nominativo
J accusativo
1 genitivo
t dativo
f nominativo
J accusativo
] genitivo
[ dativo
nominativo
accusativo
genitivo
dativo
nominativo
accusativo
E, , E, [JLIV
Elo, 0, U,
OL, 01, OL
plurale
T)[JLL(;,
, , 0 (?)
), r^iv,
LIGJV
0494),
crcpwv,
), <7cpi,cn(v)
genitivo
dativo
[ nominativo
j accusativo
] genitivo i acpcotv
I dativo j
duale
vc, VWL, v& iv (?)
vww
o r c p w, c r ^wt,
c r c p wiv
149
149. Vd. P. Chantralne, Gramm. hom., i, pp. 263 ss.
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA 67
Q uesto complesso sistema analizzarle in senso polimorfico:
per esempio ywv attestato in beotico, in lesbio, inoltre in do
rico, yw la forma consueta in ionico e in attico; analogamen
te potr dirsi del rapporto cr ~ T VTQ , che tipologicamente ri-
conducibile al beotico TOU TOUV e al laconico TOUVTQ .
appena il caso di osservare che, all'interno del verso, ywv
e T VT] prosodicamente sono diversi dagli omologi yw e o\). Di
contro, nel plurale dei pronomi di i e n persona il diverso trat
tamento del gruppo -sm- ha dato luogo a due serie chiaramente
opponentisi, l'una del tipo Tfpeu;, l'altra del tipo OCJJLJJLSI;, ma a
uguale prosodia per quanto attiene alla sillaba iniziale. Le une,
rispetto alle altre, sono in posizione anteconsonantica Vorzugs-
/
ieri
ormen .
11. Un impianto largamente polimorfico mostra il sistema
dell'infinito. Nella flessione atematica concorrono quattro for
me, - [Jtev, - [JLEVOCL, - vai e -ai (quest'ultima limitata agli aoristi
sigmatici). Oltre che in Omero, - [levai appare in lesbio, - p, V in
beotico e in tessalico (inoltre nei parlari occidentali), - vai in
ionico- attico e in arcade cipriota. I dati del miceneo sono di dif
ficile lettura, pare comunque che manchino forme riconducibili
al tipo continentale - p, V 151 . Cos, per 'essere' il poeta aveva a
disposizione [j,[ji voa, pt vai (qui la polimorfia ottenuta con
diverso trattamento fonetico del gruppo -sm-, la forma ibrida)
[JL[JL V, [JL V ed LVccL. Salvo [JL V e [Ji vai, nessuna di queste
forme artificiale: come non artificiale il tipo T )vr) n;o<; 152
(se ci trovassimo di fronte a un allungamento metrico, l'allunga
mento in arsi di un o sarebbe ou, non w), ma sar un adombra
mento del tipo flessivo eolico - OVTO<;, contro - OTCX; del ionico at
tico 153 . E l'elenco potrebbe continuare a lungo.
150. Cio forme metricamente equivalenti. Il termine di G. B. Bjorck, Alpha im-
purum, p. 91.
151. Vd.E. Vilborg, Tent. Gramm., p. 104; Thumb- Scherer, Handb., pp. 3 54- 5.
Il Palmer, Interpretation, pp. 52, 206- 7, ha visto un'uscita infinitivale - [xev in to.me
di PYEb8 42.2 dwjJLEV (accanto a ^ o.e=dw v). L'ipotesi per non stata general
mente accolta, vd. P.Wathelet, Les traits eoi., pp. 3 17- 8 n. 17 (ivi bibliografia): in
dubbiamente inferire dalla testimonianza di hapax documentato da un contesto pro-
blemat'co l'esistenza di un morfema peraltro ignoto quantomeno pericoloso, vd.
per M. Durante, Preist., p. 26.
152. Lezione preferita da Aristarco.
153 . Vd. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 3 24 ss.
(58 II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
1 2. Nel fenomeno, latamente inteso, della polimorfia rientra
a buon diritto anche la sinonimia, cio l'espressione di nozioni
simili o uguali a mezzo di materiale lessicale diverso. Va da s
che il carattere e le esigenze particolari della lingua omerica sot
traggono un'indagine sul suo impianto sinonimico ai problemi
d'ordine generale che si son posti a chi ha affrontato il problema
della sinonimia di sistemi linguistici colloquiali 154 . Rispetto a
quanto si detto a proposito della polimorfia intesa come varie
t di mezzi morfologici concorrenti per l'espressione della me
desima funzione, qui le cose sono pi complesse, e la considera
zione di alcuni casi non pu che scoraggiare chi fosse tentato
di operare alla ricerca di una ragione unica organizzatrice, e cau
sa sola del fenomeno.
13 . Per il significato di 'spada' Omero dispone dei significanti
aop (po- yavov ? cpo<; pixaipa, prosodicamente ineguali (non
si dimentichi che l'iniziale e la finale, vocaliche o consonantiche,
se non importano conseguenze prosodiche in assoluto, pure ne
importano, e cospicue, per la parola all'interno del verso), senza
che possano riscontrarsi differenze apprezzabili di significato o
comunque di uso, che non siano palesemente condizionate dal
l'opportunit metrica. Si considerino per esempio:
& <; cpi', yw 5'op ^ epucrcriJiEVoc, Tiap tirjpou
X 24 & TXOV yw 8 'op % pucrcrpievot; irap LITJPOU
e A 190 t) o ys cpcryavov puai o'[JLEVo<; - rcap
dove ovvio che la scelta di cpcrfccvov nel verso iliadico contro
aop dei due passi dell'Odissea ha come unica ragione la possibi
lit dell'inserimento nel verso di un significante pi lungo o pi
breve.
A % icpo<; si accompagna cinque volte nell'Iliade, undici volte
nell'Odissea l'aggettivo , che peraltro riferito a (po- yocvov
tre volte nell'Iliade, quattro volte nell'Odissea. D'altronde lo
% Lcpo<; e qjupT]xe<; p. es. in x8 o, 93 41, come ccpicpTQ XE*; il
cpo" yavov in K2j6. In ^ 294, x^ S^ ; = A, 48 lo pucr<T[JL vo<;
'sguainando' detto dello 5p j ma in O 173 si legge nTQ Xsi-
STQ I; 8 ', aop 0 pua- o'{ ji vo<; - rcap p/iqpou. Per ^ cryavov si ve
da A 190, sopra citato: n da questo stilema molto si discosta
T 271 =T 252 'ATpELSirte S, p\Jo*o- iJL vo^
154. Vd. p. es. S. Ullmann, La semantica, pp. 225 ss.
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA 69
14. Assai diversa la situazione dei nomi dello 'scudo' cnac;,
crxot;, ftupE c; che riflettono una stratificazione, nonch lingui
stica, anche culturale: oTu<; designa infatti lo scudo tondo (cfr.
p. es. 797 cndSoc; E xuxXotr T(p TEIPETO, XOCJJLVE S X ^ Pa>
E 428 omSat; E xxXouc; crxfrov a ToO* T V S'ap'Taipoi),
laddove crxoc; il grande scudo paleomiceneo, composto di
pelli rinforzate di bronzo (cfr. sscr. tvac- 'pelle', inoltre la de
scrizione dello scudo di Aiace in H dell'Iliade, vd. appresso),
in uso nel xvi e nel xv secolo 155 .
Q uesta distribuzione d'uso rigidamente osservata nel setti
mo canto dell'Iliade:
A!a<; 8 'yyfev fjXde cppwv crxoc; T)UTE uupyov
XaXxEov irrap Eiov, o ol T\j%io$ X .LIE TE XWV
axuTOT Liwv ox'apunroc;, " YXT1 EVI ofoua vaiwv.
Oc; OL ETCOITICTEV 0" xO<; ttt XoV TITap ELOV
Tapcov ^ aTpEtpwv, m 8 'oySoov iiXao* xa^ xv.
T TCpcrdE o- rpvoLO cppwv TEXaLU vioc; Aiac;
O*TT) pa LiX," 'ExTOpoc; yyix;, iiEi.XTio'ac; 8 irpoariuSa... (H 219- 25)
T V 8 'auTE 7T:poo* LT: ^ ya<; xopudaioXoc; " ExTcop... (1123 3 )
T H pa, xal LiTCEila
xai PXEV Al'avToc; SELV V o~xo<;
xp TaTOV xaTa xaXxv, oc; oySooc; f]EV
E!; SE Sia rcT xac; TjX^ E Sat^ wv x& Xx<;
v Tfj S'pSoLiaT- fl pivcp O~XTO- SEUTEPOC;
Al'ac; Sioy VT]c; TIPOL
xal (3 X npiaLitSao x
Sia Liv o- reiSoc; - ?]
xal Sia dwpTjxoc; 7i:oXu8 ai,8 Xou TI
8 TtapaL
;' o 8 ' xXiv& Ti xa XEuaTo xf^ pa LiXaivav... (H 244- 54)
dove si noter che Aiace, irEXwpLOc;, E OXO<; 'ApyEtwv
TE xa E pac; WJJLOUC; (F 227), nei cui tratti s'individua con tut
ta evidenza l'eredit di una tradizione eroica d'altri tempi 156 ,
il cui nome gi miceneo 157 , e che nel racconto epico appare
spesso associato a Teucro con un duale ellittico palesemente an
tico, usa sempre un axot;, Ettore di contro un'o- iac;. Q ui
evidente che non sono solo opportunit metriche a guidare la
scelta del poeta, ma che nell'opposizione crxoc; ~ cna<; da
155. Vd. M. Durante, Preist., p. 90, e C. Prato, Tyrtaeus, pp. 109- 12.
156. Vd. M. Durante, Preist., p. 115.
157. Vd. H. Mhlestein, SMEA 2, 1967, pp. 41 ss.
yo n - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
vedere la memoria tradizionale di due diversi tipi di armature,
la cui giustapposizione costituisce uno dei tanti anacronismi del
la narrazione epica: non diversamente, per citare un esempio
ben noto, si regola l'uso della coppia sinonimica (pfjp <; ~ #% <;,
dove cpT)pe<; indica le creature selvagge della Tessaglia per eccel
lenza, i Centauri. Ma in B 3 8 9, M 402, Y 28 1 l'o- rcu; a essere
detta picpLpp TirK 'che ricopre il corpo da ambo i lati', usurpan
do palesemente un epiteto che, in origine, non poteva che com-
petere al crxo<;, che Aiace porta Tcpcnh (JTpvoio probabilmen
te sorretto da una cinghia di cuoio. Il perch di questa contami
nazione immediatamente evidente: un inizio di verso crxso^
[J,(pi(3 p TOU sarebbe metricamente meno facile (su quattro atte
stazioni di [j,cpi(3 p TT)<; tre volte si ha oTc8 o<; p,cpi3 p TTQ <; in
inizio di verso, che sembra formulare).
In 261 la scelta di crxoc; non metricamente necessaria
Ma se una cco" raSa che Teti chiede a Efesto in 458 per
Achille:
TOUVExa vuv l o Yovad'lxvoLiai, ai x'dXiflcrfra
ue ELiy (bxuLipw Sptev <m:i8 a xal TpucpXeiav
xal xaXc; xvr)ul8 a<; Tcio" (pupioi<; papuia<;
xal frcpinx'- " (2, 457- 460)
degno di nota che per tutto il resto del canto, che contiene la
celebre descrizione dello scudo, questo sia sempre indicato co
me C LKQC,: motivi metrici, motivi culturali e motivi tradizio
nali s'intrecciano a tal punto in casi siffatti, che districarli non
possibile.
14.Un altro caso interessante di sinonimia quello dei nomi
dell" uomo'. Intorno a questo significato convergono quattro si
gnificanti, avftpwrcoi; cpw^ vT)p e ppOT c;: quest'ultimo (<
*mr-to-} designa evidentemente P'uomo' in quanto 'mortale',
'soggetto a morte', e in quanto facente parte di una coppia uo
mo ~ dio dove l'elemento differenziatore il carattere della mor
talit o dell'immortalit (frsoi p$potoi): altre culture hanno
diversamente sentito il carattere principale dell'opposizione uo
mo ~ dio, s che per i Latini, per esempio, l'uomo il 'terre
stre', e perci diverso dal dio, che il 'celeste' (homo~deus).
Ma gli dei, in quanto oqji@pOTOi, sono anche [JtxapEc;: s che
l'uomo, che invece affetto da mortalit (vd. p. es. T 2 = 2 6p-
vufr', Lv'fravTOKn, cpwc; cppoi r)8 PpoTotcriv: siffatte opposi-
II -LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
7 1
zioni, inoltre formule come frvTQ Tolcri PpOTOiffiv TQ 2io, e l'esi
stenza di cqji(:ipOTO<; 'immortale' ci garantiscono che (3 pOT <; va
lesse 'mortale' anche per Omero) visto in una luce potenzial
mente patetica, che quella di "k 476 PpOT& v EiSwXa xa^ vutov
(non diversamente mortales, in tutta la tradizione latina, ha sem
pre valore emotivo, come, del resto, il greco EcpriiJiEpoi). ovvio
che in casi del genere @pOT <; si oppone stilisticamente a <pw<;,
ad vdpw7io<; e ad viqp. E la stessa caratterizzazione patetica
trovo in 8 197 TOUT vu xod Y P a ^ ov i^ upocri ppOTOicri
N 1 13 yiyvET' " ApTK XEyEivcx; ii^ upo<7i ^ poTOicriv e cos via.
Ma i casi in cui PPOT C; vale semplicemente 'uomo' sono folla:
p. es. $222 ocrcroi vOv PPOTOI EICJIV m xftovi ovcov 'SovTEc;,
T 28 6 e cos via.
Cos la scelta di CVTQ P, che appare spesso in contesti formula-
ri, p. es. B 43 4 = I$6 = Ii6$ = 1 673 = I 693 = K 103
T 146 T 196:
xSuTTE, va% vSpwv 'AytiELivov
e che consentiva una comoda clausola (quarantaquattro volte
nell'Iliade, tre nell'Odissea, con evidente giustificazione della
preponderanza delle attestazioni iliadiche), avr in luoghi siffat
ti una doppia motivazione, stilistica e prosodica.
Va da s che n $POTWV n vdpwncov avrebbero potuto so
stituirsi ad vSpwv nella clausola formulare xXoc vSpwv (I
18 9, d 73 ecc.): ma xXcc cpcoTWV metricamente possibile. Q ui
pi che da ragioni di spessore semantico la scelta del poeta sar
guidata dalla forza della tradizione compositiva formulare.
N diversamente diremo della clausola yvoc; v8 pwv, metri
camente equivalente di xXoc vSpwv (in M 23 ~fivo$, che vale
per 'stirpe' nobilitato da rpifrcov, s che anche qui l'uso
di vSpwv, rispetto ad vdpw- nwv o a PPOTWV, risulta pre
gnante) .
Di contro nella formula assai comune - TCOCTTIP vSpwv TE S'EWV
TE, vSpwv vale esattamente vDpwntov, ma richiesto dalla
metrica (vd. p. es. X 167 = fi 103 Tolcn SE ptudwv fjpxE naTTp
vSp& v TE ^ EWV TE). Ognuno vede come il sintagma valga esat
tamente, su un piano concettuale, quello di 27 T crcrov yw
L T'EL|JIL ^EWV, TCEpL T'ELfll vdpWTttOV O di A 5 48 OUTE 0EWV
T V Y'EicreTai, on'vfrpayKtov. Ma in A 3 3 9: Tipo*; TE
72 II - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
[Jtaxpwv 7ip<; TE frvTQ Ttv vfrpw- rctov l'opposizione uo
mo ~ dio sottolineata dagli epiteti sembra comportare delle im
plicazioni patetiche, s che qui dvTQ TWV v^ pWTicov anche con
cettualmente e stilisticamente appare equivalente di dvrftoffi
PpOTO n, di T] 210: l'uso di vDpWTcwv palesemente dovuto al
la necessit di utilizzare un trisillabo in clausola.
In un altro caso formulare vTQ p sembra significare 'mas': l
dove si oppone formalmente a YUVT), p. es. in 1 13 4 r\ $[Jii<; v-
frpw- rctov iiXeL, vSpwv iqS yuvaixwv da cui si deduce, tra
l'altro, che gli avfrptoTCOi nel loro complesso sono gli vSpec;
e le yuvalx <;.
E l'analisi potrebbe durare ancora a lungo.
<E> w<; ha una sua giustificazione prosodica in clausola. Proba
bilmente il significato di 'eroe' 'uomo nobile' che spesso gli vie
ne attribuito gli discende dall'uso formulare in unione con rpi-
T)EO<; (dodici volte nell'Iliade, due nell'Odissea) e forse a que
sta suggestione semantica si deve l'improbabile accostamento
con sscr. bhas- 'luce, splendore, magnificenza' 158 . Ma un signifi
cato del tutto banale cpw<; ha in unione con XX Tpioc;, in con
testo possibilmente formulare (due volte nell'Odissea, una nel-
l'Iliade), e con TIC, (una volta nell'Iliade). In P 3 77- 8 il contesto
sembra parlare a favore di perfetta sinonimia con vT)p: Suo
<pWT , vps xuSaXijJito. Che poi cpw<; non implichi di per s ac
cezione laudativa od onorifica alcuna lo mostrano, ad abundan-
tiam, ^ 18 7 E V', ETTEL O JTE xaxw ouV(ppovi, cpam EOIXOX;,
1)159 o yp o- 'oS, ^ VE, SaTiptovL, cpwTi ELCTXCO, 11227 P ^
xX', itEl OUTE xaxw ouT'a^ povi cpam Eoixac;.
15. Assai pi semplice il caso di pixri Sat cpuXoiiK;, lessemi
raccolti intorno al significato di 'battaglia'. Nulla nel racconto
epico lascia intendere che in origine questi termini non fossero
sinonimi pi o meno perfetti (non qui il luogo per discettare
sulla possibilit teorica della perfetta sinonimia). La clausola
cpuXoiav CCLVIQ V (sette volte nell'Iliade) ha palesemente le sue
ragioni nel costituire una comoda fine di verso.
1 6. " Eyx ^ e Spu (questo per metonimia) valgono entrambi
per 'lancia'. " Eyx fornisce per comodo inizio di verso al no
minativo, e lo si trova (flesso) quarantanove volte nell'Iliade,
15 8. Vd. J. Frisk, GEW, s.v . c ptix ; .
II - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA 73.
nove nell'Odissea in questa posizione (anche qui l'ambito se
mantico spiega agevolmente la preponderanza delle attestazioni
iliadiche). Di contro 8 OD pi ricorre complessivamente trentanove
volte in pausa. La clausola Soup cpasivo) (ventidue volte nel-
l'Iliade) si giustifica metricamente: EYX EL <paei,vw sarebbe ame
trico. Gli esempi si potrebbero moltiplicare.
17. " Ava? detto Menelao in 58 8 :
(reio, ava? MEvXas, a S - rcp TEpcx; xai pstwv
ma l'ava? per eccellenza Agamennone. In clausola la formula
ava? vSp& v 'Ay^ epivov (- wv) ricorre quarantaquattro volte
nell'Iliade, tre nell'Ocre*. Ma in H 18 0 Agamennone indi
cato come il signore di Micene: r\ CC T V $a,o'i\r\a, TcoXuxpucroio
MUXT)VT)<; (vd. anche A 46): e qui detto, e non a caso, (3 aov
\T\OL. La scelta tra ava? e pacriX, <; sembra cos, al di l dell'op
portunit prosodica, ripetere una situazione che accenna ad an
tichit micenea. Si ha infatti l'impressione che l'ava? omerico
sia quantomeno un primus inter pares, un re centrale in qualche
modo contrapposto (limitatamente almeno alla durata della cam
pagna troiana) ai signori locali, i $aai i\r\z<:l .
Nessuno ignora che il rapporto tra il fava? miceneo e i diver
si gwaa" i,X f ^ appare proprio come il rapporto tra un potere cen
trale e un potere periferico 159 . Q uest'impressione confermata
dal fatto, eloquente, che ava? usato, nel complesso della fles
sione, centoquarantasei volte al singolare, tre volte sole al plu
rale nell'Iliade (vxTGov 6777, 113 71, 11507), e, nell'Odis
sea, settantatr volte al singolare, sette al plurale, mentre, per
@a<7iXe<;, abbiamo nell'Iliade trentanove volte il singolare e
venticinque volte il plurale, nell'Odissea ventino ve volte il sin
golare, dodici il plurale.
Anche qui, com' per i nomi dello scudo, sembrerebbero con
servate, con una certa fedelt, opposizioni di significato, anche
se inserite nel complesso indistricabile della dizione formulare
(ma quando molte di queste formule si sono costituite quella che
ai tempi d'Omero era storia remota, e addirittura leggenda, do
veva essere, se non sempre realt quotidiana, almeno storia re
cente), e dominate dalla pi Tpi)ai vaYXTQ . Ma se, dal lessico de
gli uomini, ci spostiamo a considerare il lessico degli dei, dove
1^ 9. Vd. p. es. G. Maddoli, CM, pp. 71 ss.
74 n - LA STRUTTURA D ELLA LINGUA EPICA
una ragionevole analogia delle situazioni gerarchiche renderebbe
attesa l'attribuzione del titolo di avaH, soprattutto a Zeus, ve
dremo che invece la divinit cui pi spesso ava si accompagna
Apollo. E qui errerebbe chi cercasse la ragione di ci in una
posizione privilegiata di Apollo all'interno del pantheon omeri
co. Veicolo del sintagma saranno state le comode formule:
, Ai<; UL <;, '
(quattro volte nell'Iliade, sette nell'Odissea)
(due volte nell'Iliade, sette nell'Odissea, inoltre in Stesicoro,
pap. Lill 76a,b,c. v.9).
N sar un caso che ava, che ricorre due volte nell'Iliade e
una volta nell'OJm^ (risp. F 3 51, II 23 3 , p 3 54) sia sempre ri
ferito a Zeus, in inizio di verso, in un contesto del genere:
ZEU ava, 8 ^ ...
Si tratta di formule a cui una struttura esametrica sembra com-
petere ab antiquo.
1 8 . Ognuno vede come la sinonimia presenti problematiche
particolari, e insofferenti d'essere ridotte a un denominatore co
mune. Senza dubbio l'origine dell'impianto sinonimico da ri
cercarsi in parte nelle medesime esigenze compositive che hanno
dato luogo a un sistema polimorfico, ma altrettanto avranno
contribuito alla conservazione dei doppioni la memoria del loro
originario spessore semantico, i fatti culturali che implicavano,
la loro diversa origine, infine il veicolo formulare. La funziona
lit della sinonimia alla tecnica compositiva del resto non sfug
gita ad Aristotele, Reth., 140^ 3 5: TWV S'voptaTWV TW JJLEV
jjLWvujjLLai ^pr]a'iiJ,oi (iiap TauTa<; yp xaxoupyEi)
TCOI/TQ TT) 8 cpjvtovupmi, Xyw Sa xupi TE xai cruvwvupia
olov T TTop \JE<rfrai xai T paSi^ EW TauTa yp oqjicp TEpa xai
xpia xai cruvcavipa X)a]Xoi<;.
1 9. L'impianto polimorfico, nel suo complesso, lo si visto,
presupposto dalla costituzione stessa della lingua epica. Q uan
do questa si costituita, gli aedi che primamente se ne sono ser
viti dovevano avere a disposizione le soluzioni prosodicamente
diverse ma funzionalmente uguali, senza le quali non sarebbe
concepibile questo tipo di composizione esametrica. Del resto
II - LA STRUTTURA DELLA LINGUA EPICA
un tale coacervo di forme vernacole ma inserite saldamente al
l'interno di un sistema non sarebbe concepibile a sua volta se
non in quanto lingua poetica di una comunit (comunque questo
termine vada inteso) in cui tali variet dialettali, anche se giunte
a stadi evolutivi diversi, dovevano essere gi presenti - e questa
comunit non sembra poter essere che quella micenea.
Abbassare la costituzione della lingua epica a epoca submice
nea comporta la grave difficolt di spiegare come, in un mondo
greco dominato da tendenze centrifughe, sul piano dell'espres
sione poetica sia stata possibile una sintesi sia di lingua ma an
che di materiale leggendario tanto matura, e condotta a tali con
seguenze. C' chi ritiene che la [j,f}vi,v sia il nucleo pi antico del-
Vlliade: orbene, la pifjviv stessa presuppone l'incontro gi av
venuto da tempo di un nucleo peloponnesiaco (Agamennone) e
di un nucleo tessalico (Achille) - se mai sono esistiti questi nu
clei distinti - . Anche qui, dunque, non incontro casuale, non
giustapposizione, ma sintesi tra componenti che gi erano pre
senti nel mondo miceneo.
20. La lingua poetica greca ha iniziato a formarsi in epoca mi
cenea, ma non si tratta di un processo compiutosi, e l cristalliz
zato. Essa invece ha continuato a formarsi nel corso dei secoli
che dall'et del Bronzo hanno portato a quella del Ferro. In que
sto processo ininterrotto all'antico si aggiunto il nuovo, s che
l'impianto polimorfico si andato sempre pi arricchendo, non
pi solo a mezzo di serie cronologicamente parallele, ma anche
a mezzo di serie cronologicamente sfasate ( il caso di f] V vs.
f)V dove questo non ricopra un r\c,). Il miceneo stato ovunque
soppiantato dal greco alfabetico, anche se la forza della tradizio
ne ha fatto s che nella lingua poetica il processo d'ammoderna
mento che nei sistemi colloquiali doveva essere proceduto pi
speditamente, e in misura pi generale, fosse rallentato e larga
mente limitato. Chiedersi quando la lingua epica ha assunto l'a
spetto con cui oggi noi la conosciamo in fondo un problema
mal posto, perch una sua fissazione definitiva non mai avve
nuta, neppure quando Omero, intorno ali'8 00 a.C., ha delimi
tato l'argomento della narrazione epica per eccellenza, un episo
dio del ciclo iliadico e le avventure vissute da Odisseo nel suo
ritorno. Ma ci riguarda la storia recente dei due poemi, ed esu
la dal nostro argomento.
Ili
POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
E TRADIZIONI PARALLELE
i. L'ipotesi della discendenza diretta dell 'epos omerico da un
archetipo, o da pi archetipi micenei, che, per usare le parole di
Raffaele Cantarella, si presentava naturale sia dal punto di vi
sta cronologico, in quanto costituiva il quasi immediato pre
cedente del periodo al quale si attribuiva la formazione dell'epos
omerico, sia per la documentata presenza, nei testi micenei, di
caratteri, di vocaboli e di forme che trovano indubbi riscontri
nella lingua omerica 16 , stata, tuttavia, respinta nel corso del
Convegno Internazionale sul tema La poesia epica e la sua for
mazione, tenutosi a Roma dal ventotto marzo al tre aprile del
millenovecentosessantanove. Q ui Carlo Gallavotti ha riconfer
mato la sua opinione gi compiutamente espressa al i Con
gresso Internazionale di Miceneologia 161 che il testo attuale
di Omero, cos com', non pu essere poesia che proviene, n
in piccola n in grande misura, dall'et micenea 162 . Alla quale
opinione, nel corso del medesimo Congresso, hanno dato il loro
assenso sia il Cantarella 163 sia il Pagliaro 164 . E che tale sia oggi
160. R. Cantarella, Poesia epica, pp. 63 - 77.
161. C. Gallavotti, Atti I Congr., pp. 79- 8 9.
162. C. Gallavotti, Poesia epica, pp. 79- 8 9.
163 . Art. cit., ad n. (160), passim.
164. A. Pagliaro, Poesia epica, pp. 3 1- 58 .
78 HI - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
l'opinione dominante, non c' dubbio alcuno: anche se non man
cano voci contrarie, come Luigia Achillea Stella, da ultimo nel
suo libro Tradizione micenea e poesia dell'Iliade, Roma 1978 ,
passim.
Gli argomenti che avanzano coloro che non credono a un rap
porto di discendenza diretta tra mondo miceneo ed epos omerico
sono, a quanto mi sembra, sostanzialmente di tre ordini:
vi sono vistose incongruenze tra la cultura materiale (poco o
nulla pu dirsi quella non materiale) micenea e quella riflessa
nell'Iliade e nell'Odissea. Q ueste incongruenze sono state so
prattutto sottolineate dal Finley 165 ;
far risalire l'epos omerico a un'epica micenea importa, di per
s, l'accettazione dell'ipotesi che il mondo miceneo conoscesse
una forma d'espressione poetica epica;
infine il Gallavotti (art. cit., ad n. 161) ha sostenuto la non
traducibilit di alcune formule omeriche in miceneo, perch l
risulterebbero ametriche. Ametriche, va detto, in quanto non
esametriche; il che, a sua volta, impone di affrontare la questio
ne dell'esistenza in miceneo di una poesia esametrica.
Della prima obbiezione, mi pare si sia discusso a sufficienza
nel capitolo che precede. Cos, all'argomento di Carlo Gallavot
ti, secondo cui Omero ignorerebbe i cardini dell'amministrazio
ne e del governo di uno stato miceneo, giacch confonde il f -
va% con i pacriXfisc; (p. es. in u 194 appare il sintagma $c/LGikr\i
avccxTi) si pu rispondere, ricordando le osservazioni fatte in
2,17: ovvio che nell'epos del ix secolo il mondo del xiv seco
lo non sia che un ricordo, n si pu pretendere che tanto tempo
passi senza che agli istituti del vecchio mondo si sovrappongano
e s'intreccino quelli del nuovo, anche perch la tradizione mne
monica dei Greci non sembra aver avvertito la stessa esigenza di
rigore conservativo che caratterizza per esempio la tradizione
orale del corpus vedico. Ma i fatti che ho ricordato, e che non
sono che esempi, cui molti potrebbero aggiungersi (p. es. Attilio
De Lorenzi, analizzando i ruoli dell'Odissee iliadico e di Achille
in campo greco, di Ettore, di Alessandro e di Enea in campo
troiano ha creduto di rilevare significative congruenze tra questi
ruoli e quelli che sembrano potersi attribuire al lawagetas mice-
165. M. I. Finley, II mondo di Odissea, passim.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA jn
neo) 166 ci dicono in modo che a me sembra assai chiaro che
l'epos di quella tradizione antichissima conserva chiara memo
ria. Le incongruenze sono logiche e vorrei dire attese nell'ipotesi
della sostanziale continuit tra i due mondi, le congruenze sa
rebbero difficilmente spiegabili nell'ipotesi di un iato incolma-
bile tra essi.
Che poi la societ micenea fosse una societ preletteraria ap
pare, logicamente, improbabile. Anzi, per quel che valgono de
duzioni del genere, la societ micenea sembra una culla ideale
per il fiorire di una poesia di argomento epico e detta (uso vo-
lutamente un termine vago, perch ancora non ho affrontato il
problema, se questa poesia fosse recitata o cantata) da dicitori
professionisti. Ora, le testimonianze che possiamo invocare sul
l'attivit letteraria micenea - dal momento che mancano testi
monianze dirette dell'epoca - sono quelle di opere posteriori in
cui sia di quell'epoca pi o meno fedelmente conservata memo
ria: che dire, soprattutto, l'Iliade e l'Odissea.
Prenderemo, innanzi tutto, in considerazione la testimonian
za iliadica in 118 1 ss. Odissee, Aiace Telamonio e Fenice si reca
no alla tenda di Achille per ottenere che riprenda a combattere,
dopo i gravi rovesci che hanno subito, in campo, gli Achei. E
gli recano, nonch la promessa di riavere Briseide (qui, tra l'al
tro, una notazione sentimentale che pare in contrasto con le
motivazioni della [^r\vic, che Achille espone a Teti in A 3 64 ss.),
anche l'offerta di Agamennone, in aggiunta a doni numerosissi
mi, di dargli in sposa una figlia. Alla qual proposta Achille ri
sponde di preferire una donna delle sue condizioni (una spia in
pi della memoria tenace di due diversi livelli di regalit). Or
bene, l'ambasceria trova l'eroe che oceiSs S'cpoc xX,a vSpwv ac
compagnandosi colla cetra. Patroclo presente e silenzioso. Q ui
subito da istituire il confronto con le parallele situazioni odis-
seiche. In $40 ss. Alcinoo, dopo aver invitato nella sua casa 01
ocXXoi crxTQ 'KTOuxoi. $OLG'iKr\c> (si veda quanto detto prima sul
significato di Pao" iXT} <;), ordina di chiamare Demodoco.
La presentazione dell'aedo solenne. Egli appare come un
ispirato, detto dslov otSv (D 47). singolare la difformit
con la situazione di Tamiri trace, di cui cenno in B 597- 8 , e il
166. A. De Lorenzi, Atti I Congr., pp. 8 8 0- 98 .
$0 HI - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
cui nome associato nel De Musica dello pseudo- Plutarco a
quello di Demodoco stesso e di Pernio indicati come gli antece
denti di Stesicoro e degli antichi lirici che componevano versi
dell'epos rivestiti di melodie 167 , punito per la sua superbia con
la perdita della vista e del canto. Laddove Demodoco, dalla Mu
sa, ha avuto un bene e un male:
T V upt Moua'cpiXTicrE, 8 8 ou 8 'yadv TE xaxv TE*
jjlv aja po- , SiSou S'TjSEiav oiSTjv (#63 - 4).
La grande differenza tra il canto di Achille e quello di De
modoco non n nei soggetti (in d 73 detto esplicitamente che
argomento del canto sono anche qui i xX,a vSpwv, in cui bene
rientra il VE!XO<; tra Achille e Odisseo (fr 75) e il cavallo di Troia
($499 ss.), meno bene gli amori tra Ares e Afrodite ($ 266 ss.)),
n nell'accompagnamento con la cppiai/yH, che anzi appare com
ponente essenziale del canto (in d 99 Alcinoo fa esplicito riferi
mento ad essa), bens nel carattere professionista dell'aedo. De
modoco canta per un pubblico mentre Achille canta per se stes
so. Coerente con questa situazione odisseica l'altro grande in
tervento di un aedo nel racconto epico, quello di Pernio, costret
to dai Proci ad accompagnare il loro banchetto (a 154, p2 2,
3 58 ecc.). Del resto, sempre nell'Odissea, il carattere professio
nista dell'aedo esplicitamente dichiarato in p 3 8 4- 5:
[JlVTIV T] TQ TT pa XCCXG V T] TEXTOVOC
fi xal t)<nuv oiSv, o XEV TpTrifla'iv
A prima vista la testimonianza iliadica parrebbe riportarsi a
una situazione pi antica, in quanto riferentesi a una societ in
cui manca o meno spinta - la divisione del lavoro. Ma noi
sappiamo per certo che il mondo miceneo, che , in misura pi
o meno grande, lo sfondo storico dei racconti epici, un mondo
in cui la divisione del lavoro assai avanzata, molto pi di quel
che non appaia nel mondo descritto nell'epos. Non bisogna quin
di sopravvalutare questa singola testimonianza iliadica. In altri
luoghi del poema fatto esplicito riferimento a interventi di
aedi a carattere professionale, p. es. Z 604, H 720, s che il Pa
gliaro pot affermare che in questo (sd. nel carattere, per co
rsi dire, professionale) non sono avvertibili cospicue differenze
.167.6. Gentili, Q UCC 26, 1977, pp. 3 4- 5.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA 8 1
fra la figura che compare nell'Iliade e quella rappresentata nel
l'Odissea m. Achille canta per se stesso (non credo si possa
pensare che canti per Patroclo) con lo stesso atteggiamento con
cui uno di noi potrebbe leggere, in un momento di riposo, una
tragedia greca, la cui destinazione naturale per la recitazione
da parte di attori professionisti di fronte a un pubblico.
Se nell'Iliade mancano interventi di aedi simili a quelli odis-
seici, il motivo piuttosto ovvio, ed un motivo, per cos dire,
occasionale: l'Iliade ha come scena un campo di battaglia, non
una corte n un palazzo. Insistere quindi su questa opposizione
apparente, se non m'inganno fuorvierebbe. Importa invece
insistere sul motivo unificante, in cui pu forse delinearsi la so
luzione del nostro problema.
Sia il canto intimistico di Achille, sia quello pubblico di Pe
rnio e Demodoco sono accompagnati dalla cpppu/yH,: dell'impor
tanza di questo accompagnamento gi si detto, e si veda anche
9406, dove Odissee, nell'atto di tendere l'arco, :
<; cm vif]p cpp^ Lyyoc; mcnr[j(, vo<; xcu
il qual verso assicura del binomio <pp[uy5 : oiSr) e della sua
saldezza. Essa il simbolo dell'aedo, come il pp8 o<; lo del
rapsodo 169 . Insomma, coerentemente l'Iliade e l'Odissea, per
quel che valgono come testimoni del passato miceneo, lasciano
intendere la memoria di una poesia di argomento epico e cantata
o, quantomeno, accompagnata dalla musica: La poesia com'
rappresentata nei poemi omerici mostra strettissimi legami con
il canto e con la musica. Il termine tecnico di quest'arte per
l'appunto eiSsw 'cantare' 169 .
Sarebbe dunque, questa poesia cantata d'argomento epico,
quella canzone epico- lirica cui accennava Antonino Pagliaro,
da ultimo al Congresso romano gi citato: II canto di Achille,
con l'accompagnamento della cpppLiy^ , fatto tutto per s, rap
presenta, certo, quella forma di transizione dalla lirica all'epica,
che viene oggi indicata come canzone epico- lirica... 17 . Orbene,
l'esametro, che nel primo millennio il metro epico per eccel-
168 . A. Pagliaro, Aedi e rapsodi, p. 13 .
169. A. Pagliaro, Aedi e rapsodi, p. 5.
170. A. Pagliaro, Poesia epica, pp. 3 8 , 53 .
82 IH - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
lenza, appare inadatto al canto. Ma sarebbe erroneo estendere
all'et del Bronzo ci che vale per l'et del Ferro.
Nel i millennio vale in linea di massima l'assioma: poesia epi
ca = poesia esametrica, ma nulla autorizza a estendere tale as
sioma al millennio precedente. Anzi, si palesano cospicui mo
tivi per negarlo. Cito ancora il Pagliaro: II fatto che l'esametro
risultato dall'unione di metri brevi eolici e gli eolismi, che in
notevole numero appaiono nella lingua d'arte dei poemi omeri
ci, incoraggiano a pensare che la fase intermedia fra il canto liri
co dei primordi e l'epos recitativo possa essere, per l'appunto,
rappresentato dalla canzone epico- lirica m.
Ecco che si delineano, se non m'inganno, delle possibili solu
zioni ai problemi che qui si agitano. Q uesta canzone epico- lirica
potrebbe essere, in qualche modo, l'antecedente miceneo del
l'epos e, forse, non solo dell'epos. Penso qui alla IV Pitica di
Pindaro:
[jiaxp ptoi. v i<n)ai xaT'[Jia i.T v wpa
yp auvnTEi/ xai Tiva
\olai 8 'ayrpou aocpiac; Tpoi<; (vv. 43 9- 48 ).
La iv Pitica, nell'insieme delle Odi, un unicum. Q ui il mito,
che negli altri componimenti presente, ma per cenni, per epi
sodi, assume uno sviluppo inaudito. Il tono non per narra
tivo, le differenze con lo stile omerico sono grandissime (lo spa
zio riservato ai dialoghi per esempio minimo). A ben vedere
questa piccola epopea degli Argonauti si differenzia dalle altre
Odi non per la qualit, ma per la quantit della narrazione dedi
cata all'et eroica. Che del resto Pindaro avvertisse il carattere
non omerico della sua ode lo dice egli stesso, dove afferma di co
noscere un OLJJLOV... Ppaxv, un 'canto breve' evidentemente con
trapposto al 'canto lungo' di Omero. Orbene, quest'ode pinda
rica, in qualche modo, ci testimonia un canto di argomento epi
co non esametrico e di tipo melico. Con ci non voglio dire che
la iv Pitica sia una canzone epico- lirica nel senso dato all'e
spressione nelle pagine che precedono. Ma voglio sottolineare
che l'esistenza di un modo diverso da quello di Omero, cio non
171. A. Pagliaro, Poesia epica, 3 8 55.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA 8 3
esametrico e non recitativo, di narrare il mito testimoniato e
non un postulato scientifico.
D'altro canto l'ode pindarica non pu essere rettamente in
tesa come un episodio isolato. Bene il Puech m afferma: L'oeu-
vre... est de beaucoup la plus longue que Pindare ait compose,
et e'est en mme temps une des plus belles. Le mythe y prend
un dveloppement exceptionnel: l'on serait tent de dire che
l'ode devient ici une petite epope, s'il ne fallait observer tout
de suite que l'allure du rcit - quelques proportions que ce r-
cit atteigne - reste absolement differente de celle du pome pi-
que et tout a fait conforme a la manire habituelle de Pindare.
Les grands hymnes de Stsichore, si nous en entrevoyons sans
trop d'inexactitude le caractre et si Q uintilien \_Instit. orat. x,
i, 62] a eu raison de dire que ce pote avait porte sur sa lyre
le fardeau de l'epope, peuvent seuls, semble- t- il, entrer en
comparaison.
Il richiamo a Stesicoro senza dubbio illuminante. Il recente
ritrovamento di un inno a lui certamente attribuibile (vd. B.
Gentili, Q UCC 26, 1977, pp. 7 ss.) ha migliorato la situazio
ne in cui versa la nostra conoscenza dell'opera stesicorea, rispet
to agli anni in cui scriveva il Puech, ma ancora non si pu dire
che si possa superare di molto la soglia dell'impressione. Dai re
perti papiracei, comunque, e inoltre dalle relativamente nume
rose notizie degli antichi (lo scol. ad hom. 469 - Page 58 5 ac
compagna la notizia con una citazione consistente) sembra emer
gere anche qui un modo diverso da Omero di narrare il mito.
In questo senso potrebbe leggersi il famoso passo platonico del
Fedro 243 A (Page 192). Q ui si da notizia - la prima, per anti
chit - della IIaXi,Vtoi8 ia, il carme con cui Stesicoro ritratt il
ruolo di Elena nella vicenda troiana, e riebbe la vista degli irati
Castore e Polluce.
L'episodio ha avuto grande risonanza nell'antichit, se a Ora-
zio (Ep. xvn, vv. 42- 4) pareva sufficiente un cenno a evocarlo:
infamis Helenae Castor offensus vice
fraterque magni Castoris, vieti prece
adempta vati reddidere lumina.
172. A. Puech, Pindare, p. 62.
84 HI - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
II passo platonico, ai nostri fini, merita grande attenzione:
cmv SE TOL<; { juxptvou<7i ite.pl nufroXoyiav xc)ap[j,<; pxaio<;, ov " O-
[jnripoc; [Jiev ox TJI.O- & ETO, Zrr]crixopo<; S* TWV yp
Sia TT]V 'EX,VT)c; xaxTiyopiav ox T)YV Ticr v wo- rcEp " O[j,ir]po<;,
{ J,OUCTLX <; & v eyvco TTQ V amav xal TIOIEI E dc;'
ox CH;'ETU[Jt,o<; Xyo<; OUTO<;,
o8 ' 3 a<; EV
xa, iroiT)0'a<; STQ izffav TTQ V xaXoujavTv IlaXivcoLStav Tiapaxp'niJ.a v-
Non interessa qui approfondire l'opinione di Stesicoro sul
perch questo racconto non vero (al problema ha dedicato
un saggio Vittore Pisani, concludendo per l'origine stesicorea
dello stratagemma, secondo cui a Troia non sarebbe andata la
vera Elena, bens un suo eiSwXov 173 ); interessa piuttosto il si
billino OCTE |Jiou<nx<; wv 'quippe qui lyricus est', palesemente in
contrapposizione con " O[j/ripo<;. Il contrasto qui sui contenuti
e non sulla forma data a essi. Ma non si capirebbe bene perch
Stesicoro non avrebbe sbagliato come invece ha sbagliato Ome
ro per essere, Stesicoro, un poeta lirico. Anche qui sembra allu
dersi a una tradizione parallela a quella omerica del corpus mi
tico greco riferentesi all'et eroica, argomento degli epe. Che poi
gli inni stesicorei trattassero materia latamente epica, nessuno
dubita.
4. Tradizione parallela a Omero, ho detto. Ma se vero tutto
ci, allora se ne hanno da trarre conclusioni importanti per ci
che riguarda il rapporto stesso tra la lingua di Pindaro, ma anche
dei Lirici lesbii (vd. i, 5), e quella di Omero. La commistione
dialettale propria della lingua della poesia greca sempre stata
spiegata come una creazione di Omero: il carattere mistilingue
per esempio di Alceo come un modo di far poesia esemplato
da Omero.
Non voglio dire che ci, in parte, non sia vero. Ma, forse, se
Omero si riallacciato a una tradizione a lui precedente, in cui
la materia epica gi aveva trovato espressione in canti, e se le
formule che egli ha introdotto nell'esametro in parte preesiste
vano all'esametro stesso, e se infine pure l'esametro risulta, co
me parso al Pagliaro, dalla giustapposizione di due metri brevi
173 . V. Pisani, LC, pp. 3 23 - 46.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA 85
eolici (vd. sopra), pu ben essere che a questa tradizione in par
te si ricollegassero direttamente anche i Lirici, senza la media
zione di Omero. Orbene, queste canzoni epico- liriche, se real
mente a forme siffatte d'espressione poetica bisogna pensare per
cercar d'immaginare come poteva essere la poesia di epoca mice
nea, con ogni probabilit erano a carattere mistilingue, nel senso
di presentare un impianto polimorfico fondato sulla coesistenza,
all'interno di un sistema a registro poetico, artificiale, di
forme di diversa provenienza dialettale e di diversa struttura
prosodica. Q uesta, mi si dir, una descrizione sommaria del
l'impianto polimorfico omerico. E, infatti, credo che la liceit
storica della violenta giustapposizione di forme diversamente
vernacole nella lingua di Omero (probabilmente ancora pi spin
ta di quanto oggi non appaia, perch il testo dell'Iliade e dell'O-
dissea ha senza dubbio subito un processo pi o meno spinto di
ionizzazione) sia da ricercare proprio nella qualit mistilingue
dei monumenti micenei che, non sar ozioso ripeterlo, sembrano
alludere a un'integrazione gi piuttosto avanzata tra quei due
tipi linguistici, continentale e egeo- anatolico, che, nel mil
lennio successivo, saranno continuati rispettivamente dal tessa-
lico soprattutto e dall'arcado- cipriota (vd. i, 3 0). Ma di ci gi
si parlato diffusamente nei capitoli che precedono. Q uel che
qui importa e che , se non m'inganno, in qualche modo preli
minare alla confutazione dell'obbiezione gallavottiana secondo
cui molte formule omeriche non sarebbero traducibili in mice
neo, innanzi tutto stabilire se ipotizzabile una poesia mice
nea, e a questa domanda mi pare si possa dare una risposta af
fermativa; e, in secondo luogo, se possibile quantomeno cer
care d'intuire come fosse questa poesia: e anche a questa do
manda mi pare di poter dare una risposta positiva.
Mi sembra doveroso, a quanto punto, riprendendo un cenno
gi fatto in 1,5, ricordare che stato proprio il Gallavotti a sot
tolineare tra i primi l'esistenza di rapporti diversi tra la lirica
greca classica e il miceneo: Se la poesia di Omero non si rifa
a composizioni esametriche di et micenea, ma a forme liriche
(come ci parso possibile), nella lirica dell'et classica oltre che
in Omero ci sar dato di rintracciare qualche espressione tradi
zionale di antica origine... 174 . E qui lo studioso cita fatti di
174. C. Gallavotti, Atti I Congr., p. 8 53 .
86 m - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
singolare rilevanza: tra i quali mi limiter a ricordare la pre
senza, a Lesbo, di una triade divina, il cui culto risale, secondo
il mito, ad Agamennone, costituita da Zeus, Hera e Dioniso, e
di cui notizia sia in Saffo 175 sia in Alceo:
]. p a T SE
... ]... EuSEiXov Tp, vo<;
x[T ]<ro- av v SE
poaxpwv *h]xav
x/TC(ovu[j(,aa'<7av vciaov Aia
ai S'AoXiQ iav [x]u8 a)apuxv 9iov (manca la forma a mozione!)
aV, T V Ss TpTOV
wvu[ji,aai a'[a]v
Zvvuo" crov wpLTio'Tav... PLF 129, vv. 1- 9)
e che il Gallavotti ritiene possa essere quella stessa triade...
che ravvisiamo in un testo di Pilo (Tn3 i6), l dove sono nomi
nati insieme, e separatamente da altri numi, proprio Zeus, con
Hera e con il figlio di Zeus (di-wo i-je-we, altrove di-wo-nu-
so} m, o la probabile presenza in Saffo di un gen. sg. Il p{ JLOLO,
con vocalismo tipicamente eolico nel tema del nome e tuttavia
con desinenza in - o LO: e tale desinenza parrebbe accettabile
quindi non come un omerismo, ma come un elemento ormai di
susato del sostrato eolico- miceneo a Lesbo 177 . Io veramente
non parlerei di sostrato eolico- miceneo a Lesbo, vd. i, 14 e
19: ma, come gi si detto, il Gallavotti ritiene che i caratteri
del miceneo rimandino a un tipo dialettale eolico, e in tal senso,
credo, va letta la sua affermazione .
5 . Ma tempo di passare alla gi pi volte accennata confu
tazione dell'obbiezione galla vottiana, che ho considerato il ter
zo argomento a sfavore della diretta discendenza di Omero dal
mondo miceneo. Terzo non per importanza, perch rappresente
rebbe, se dimostrato, una prova perentoria in senso negativo, e
tale stata in effetti considerata da non pochi studiosi (p. es.
dal Cantarella, vd. 3 , i). Io credo che a questa si possano op
porre due ordini di considerazioni. Il primo di indole gene
rale: il Gallavotti, a quanto mi sembra, confronta tra loro real-
1/5. PLF 17.
176. C. Gallavotti, Affi I Congr., pp. 8 53 - 4.
177. C. Gallavotti, Atti I Congr., p. 8 42.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA 87
t incommensurabili. La soluzione delPaporia del Gallavotti e,
direi, di altre aporie o non rette interpretazioni dei dati micenei
sta innanzi tutto nella qualit particolare dei monumenti traditi.
Q uesti, nel loro complesso, sono esemplari di un registro lingui
stico di tipo, per usare l'efficace immagine del Durante, ragio-
nieresco, dove in linea di massima non avrebbero avuto ragion
d'essere le soluzioni polimorfiche proprie di un registro poetico.
Ma che una sorta di polimorfia in epoca micenea gi esistesse,
desumibile anche da questi documenti inadatti per loro natura
ad accoglierla e a testimoniarla: penso ai due morfemi di geni
tivo, -o. jo e -o, quale che sia la realt fonetica adombrata qui dal
segno grafico; o ai due morfemi di dativo, - / ed -e, che con ogni
probabilit rispecchiano gli alfabetici -i ed - ei. Orbene, se tracce
cos consistenti dell'esistenza di un impianto polimorfico restano
pure in una documentazione cos sorprendentemente normaliz
zata, e specializzata all'espressione di fatti documentari e non
poetici, non difficile immaginare che, per il registro proprio
dell'espressione poetica, l'impianto polimorfico dovesse essere
ben pi complesso e articolato. D'altro canto, se per assurdo del
greco coevo di Omero, o poco a lui successivo, conoscessimo
solo la documentazione epigrafica non poetica, dovremmo ban
dire dalla possibilit d'essere accolto in un esametro, o comun
que in una sequela dattilica, il sintagma v yopf], che mostra
l'impossibile sequenza www_ (in Omero opera la prima leg
ge di Schulze), o il nom. sg. LO- UTQ , che costituisce eretico (risolto
dalla seconda legge di Schulze). N sarebbe metrico l'inizio stes
so dell'Odissea (OLI):
avSpa [JLOi W 7T MoOffa TioX TpOTrov, o^ piXa
in quanto la sequela avSpa \ioi costituisce, di per s, eretico (dal
punto di vista della prosodia omerica interviene qui la cosiddetta
correptio epica, cio l'abbreviamento di vocale lunga o dittongo
avanti a vocale in tesi). Fin qui siamo nell'ambito delle libert
prosodiche. Ma anche forme di uso corrente come (peppiefta
Xu[j,d)a e cos via sarebbero state impossibili, dal punto di vista
di un greco in cui il morfema - { JLEdda non coesistesse con - { Jtsda.
E gli esempi di tal genere non si contano.
Q ueste, ovviamente, sono considerazioni d'ordine generale.
Le abitudini prosodiche della poesia micenea ci sono irremedia-
8 8 HI - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
bilmente ignote fatto salvo il caso improbabile di trovare un
monumento poetico dell'epoca - e dell'impianto polimorfico po
co sappiamo, per i motivi che ho sopra indicato. Pure, talune
aporie gallavottiane possono essere risolte, o almeno avviate a
soluzione, pur col poco che abbiamo. Il Gallavotti, per esempio,
afferma che una formula come 8 lo; 'AxiXXs*; in miceneo risul
terebbe *diwios Akhilleus, con una serie di quattro brevi in
conciliabili con il verso eroico (art. cit., pp. 8 42). Alla quale ob-
biezione si pu rispondere: il verso eroico contempla - si vi
sto sopra - la possibilit di una sequela di quattro o pi brevi,
ed il caso contemplato dalla prima legge di Schulze. Ovvia
mente parlare di legge di Schulze per il miceneo anacronistico,
in parte: ma tutta l'operazione compiuta dal Gallavotti com
porta un margine di anacronismo. Inoltre gli allungamenti testi
moniati in Omero potrebbero - dico potrebbero - ripetere abi
tudini prosodiche tradizionali. Ma c' di pi: la congiunzione
formulare tra nome ed epiteto assai elastica: per esempio Et
tore detto xopuftccioXo^ soprattutto nel sintagma xopufraioXoc;
" ExTtop (E 68 0, H 158 e cos via), ma So^ in quello " ExTopa
Sov ( 471, N 68 8 e cos via) e in quello " ExTOpi, Sitp (E 211,
H 75 e cos via). La non traducibilit di un complesso nome- epi
teto in miceneo non va considerata troppo rigidamente 177bls .
Q uesto tipo di considerazioni aiuta a risolvere non poche del
le formule intraducibili del Gallavotti. Altri casi per si pre
stano a soluzioni diverse. Prendiamo in considerazione il fre
quente sintagma rcoipivt Xccwv: per il Gallavotti risulterebbe
intraducibile in quanto, in miceneo, apparirebbe come poimenei
lawon, e poimenei costituirebbe eretico. Gi si visto come la
prosodia omerica risolva la difficolt costituita dal eretico con la
seconda legge di Schulze, ma in questo caso l'edificio morfo-
17/bls.Un bcH'c- '.cmpio " p:uj.,'h',iyia ^ .ippleulvislico e - Lito dal sistema 7:51; U]V~
op7crj'.o; v5pv~Xawv, per cui F. Bader da queste forme concorrenti (BSL 73 ,
pp. 157 ss.):
norn. o^ v:'.;'.c^ v'prTr; (B 8 ^ 7, Ivi no, y 454)
voj. coxa'- .c /,av (3 102, O 221)
DDE ('(postcons.) opxcqiov vpGv (Z 99)
((postvoc.) TCOijJtva Xaiv (T 3 8 6)
dat. TioiiJivi. Xacv (B 254, 5 528 )
dove si noter facilmente il movente prosodico delle scelte (tra parentesi molto
interessante il vocalismo di opxap;o<;, che parrebbe analogo a quello del mie. o.ka,
vd. i, 19, se i due termici sono corradicali e da riconnettersi all'att.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA 89
logico stesso del miceneo a offrirci una soluzione ovvia: penso
infatti alla compresenza dei due morfemi di dativo singolare, di
cui si detto prima e, distesamente, in i, io. Nulla impedisce
di pensare che in questo e in altri casi analoghi la desinenza uti
lizzata fosse -i e non -ei. N del tutto vero, come afferma il Gal-
lavotti, che un esametro non potrebbe terminare con un geni
tivo in - ou: il miceneo (come del resto ricorda in nota il Gal-
lavotti stesso) dispone di una terminazione di gen. sg. in - o, che,
con la pi frequente uscita -o. jo, costituirebbe dal punto di vi
sta prosodico in fine di verso la stessa coppia polimorfica degli
alfabetici - ou vs. - oto (vd. i, 9).
per vero che il genitivo monosillabico in - sw, dal punto di
vista del miceneo, impensabile, in quanto presuppone un fe
nomeno fonetico comunque successivo ai monumenti in Lineare
B, che dire la metatesi quantitativa 178 . S che il primo verso
dell'Iliade risulterebbe subito ipermetro:
Che argomenti opporre a ci? Innanzi tutto, restando all'in
terno delle abitudini scansive omeriche, si potrebbe pensare al
l'elisione di nT))aif lSlo 'A^ikripoc, in niq)a]f lSa' 'A- e tale
fu la soluzione proposta dal Fick per eliminare dalla sua Iliade
eolica il ionismo costituito dalla terminazione di genitivo in - EW.
Ma, oppone il Gallavotti, una tale ipotesi era sufficiente per una
traduzione in eolico del testo iliadico, non per una traduzione in
miceneo, perch qui dovremmo avere HnXT)f 101' 'AxiXfjfo^
con il eretico 179 . Ma anche a quest'obbiezione non impossibile
rispondere. Prima di tutto i patronimici in - i8 r)<; ignoti al mi
ceneo che noi conosciamo (la precisazione, necessaria, del
Gallavotti stesso, I. e.} appaiono nella tradizione greca come ele
mento segnatamente letterario, legato alla tradizione omerica, e
comunque a un'intonazione elevata, il che implicito nel foggia
re il patronimico secondo quello degli eroi dell'epos, secondo
mostra il fatto che, fuori dalla letteratura, questi patronimici
sono usati soprattutto da grandi famiglie, come i Ba/yx^ Sai
e i KuipeXiSoa a Corinto, i IlEKritrupaTiSai ad Atene, gli Sxo-
178 . A. Meillet, Aperfu, pp. 90- 1. Diversamente C.J. Ruijgh, Lingua 21, 1968 , pp.
3 8 8 - 9.
179. C. Gallavotti, Atti I Congr., p. 8 45.
< )O m - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA
nSou in Tessaglia, i IlEvihXiSou a Lesbo e cos via 18 . Anche
qui, dunque, il primo argomento da opporre all'aporia gallavot-
tiana la qualit della documentazione micenea, che non avreb
be avuto ragione, come bene afferma il Wathelet 18 1 , di utilizza
re forme siffatte. Inoltre, per quel che vale, giover ricordare
che il Lejeune da come possibile la lettura Fopy^ Sa^ del ko.ki.da
di KN Sdo403 ecc. (diversamente Ruijgh, Etudes, 262), inoltre
che antroponimi in - iScc<; sono noti al cipriota e all'arcadico, i
parlari che, lo si visto pi volte, meglio degli altri hanno
conservato fattezze di tipo o, meglio, di antichit micenea in
<epoca alfabetica. Comunque sia, anche qui il succo del proble
ma un altro, e cio questo: nessuno, credo, afferma o pu se
riamente pensare che VIliade e l'Odissea, cos come le conoscia
mo, siano completamente traducibili in miceneo. Un'operazione
siffatta, oltre a essere impossibile, non avrebbe maggior fonda
mento scientifico della famosa - ma criticabile traduzione degli
epe in eolico, operata anni orsono dal Fick. Operazioni, questa
quella, entrambe gravemente antistoriche, perch mortificano
e travisano l'intima natura della lingua di Omero: che una lin
gua poetica greca del ix secolo, mista e tale da non potersi nep
pure concepire epurata da parte delle esperienze dialettali che in
essa dal passato, prossimo e remoto, convergono, ma in modo
tale, da non risultare l'una giustapposta all'altra, ma tutte corre
late tra di loro a formare un sistema, evidentemente caratteriz
zato da esigenze diverse da quelle di un sistema colloquiale, ma
pur sempre un sistema, dove i singoli elementi hanno contratto,
reciprocamente, dei vincoli tali, che eliminare questo o quel trat
to compromette o pu compromettere l'esistenza medesima del
sistema di cui il tratto parte.
Cos alcune delle aporie del Gallavotti sono effettivamente ir
riducibili. Le contrazioni sono ineliminabili dal testo omerico,
n eliminabili sono i genitivi ionici in - EW: cos in O 8 5 trovo il
genitivo " AVclo di " A^ Tac; (cfr. mie. a.ta), ma nel verso suc
cessivo trovo " AXieto: un esempio tra i molti di una coppia
polimorfica costituita da due forme non contemporanee, ma
in cui l'una continuazione dell'altra (della qual situazione offre
un esempio macroscopico la coppia 'Fiev vs. fjv, o, per chi crede
.18 0. P. Wathelet, Les traits eoi., pp. 3 46- 9.
Ili - POESIA MICENEA, POESIA OMERICA C) i
che il genitivo in - ou rappresenti la continuazione di - oio, la cop
pia - oio vs. - ou). Il digamma pu far sentire i suoi effetti, ma se
li facesse sentire sempre molti versi omerici risulterebbero iper-
metri: fatto, questo, inconciliabile con la situazione micenea,
dove w-, salvo che avanti o, appare ben solido. E gli esempi po
trebbero continuare. Ma da tutto ci non pu che concludersi
una cosa di per s ovvia, e cio che l'Iliade e l'Odissea apparten
gono all'epoca alfabetica, al i millennio e non al Tardo Elladico.
Nuclei leggendari, formule, gruppi di versi, e il patrimonio che
questi portavano, sono stati tramandati (credo, nonostante gli
argomenti della Stella, oralmente), incastonati in cornici recen-
ziori, essi stessi sottoposti a un processo ininterrotto di moder-
nizzazione. La genialit di Omero ha prodotto per cos dire un
salto di qualit: due epe tra i molti tramandati sono assurti a
modello della letteratura greca successiva, e la loro lingua, an
zich seguitare nel processo di adeguamento alla realt coeva, si
per cos dire bloccata, e ha costituito pur essa modello, intrec
ciandosi cos, e parzialmente sovrapponendosi, a quelle tradi
zioni parallele, le cui tracce ho cercato brevemente di seguire.
BIBLIOGRAFIA
La pagine che seguono rappresentano una bibliografia essenziale dei
problemi agitati nel testo.
Le abbreviazioni sono riportate di seguito all'indicazione completa del
l'opera, tra parentesi. In linea di principio gli articoli sono indicati, nel
corso della trattazione, con il cognome dell'Autore, la Rivista in cui sono
apparsi, l'annata, l'anno e le pagine.
Le relazioni tenute in Congressi vengono citate qui con il titolo in ex-
tenso, mentre l'indicazione degli Atti in cui sono pubblicate abbreviata.
L'indicazione completa del volume riportata dopo l'elenco delle abbre
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240- 8 .
, El bronce de Idalion a la luz de la serie E de Pilos, Kadmos 11,
1972, pp. 79- 8 6.
, La creacin de los dialectos griegos del primer milenio, Em 44,
1976, pp. 245- 78 .
, Micnico, dialectos paramicnicos y aqueo pico, Em 44, 1976, pp.
65- 113 .
, Te-re-fa wa-na-ka-te-ro y los vaxTOTeXecrTOU, Minos io, 1969, pp.
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- , On th Position of th Linear B Dialect, Myc. Studies, (gi cit.), pp.
141- 6.
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(Handb}.
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, Mycnien et grec d'Homre. 2. La particule xou, AG 3 3 , 1964, pp.
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, Les verbes sputo et epurai en mycnien et dans les formules de l'epo
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, The Prehistory of Greek Dialects, TAPA 101, 1970 (71), pp. 557
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, Sonant fr/ and Greek Dialectology, SMEA 13 , 1971, pp. 106- 22.
LISTA DELLE ABBREVIAZIONI
DEI PERIODICI-
AAHG = Anzeiger fur die Atertumswissenschaft. Herausgegeben voti
der Oesterreichischen humanistischen Gesellschaft. Innsbruck.
AC = L'Antiquit Classique. Bruxelles.
AGI = Archivio Glottologico Italiano. Firenze.
AION = Annali, Istituto Orientale di Napoli. Napoli.
AOAW = Anzeiger der Oesterreichischen Akademie der Wissenschaften,
Philosophisch- historische Klasse. Wien.
ASGM = Atti del Sodalizio Glottologico Milanese. Milano.
ASNP = Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Lettere, storia
e filosofia. Firenze.
BICS = Bulletin of th Institute of Classical Studies of th University
of London. London.
BSL = Bulletin de la Socit de Linguistique de Paris. Paris.
CPh = Classical Philology. Chicago.
EM = Emrita. Boletn de lingustica y filologa clsica. Madrid.
IF = Indogermanische Forschungen. Zeitschrift fr Indogermanistik
und allgemeine Sprachwissenschaft. Berlin.
JIES = The Journal of Indo- European Studies. Hattiesburg, Miss.
KZ = Zeitschrift fur vergleichende Sprachforschung auf dem Gebiete
der indogermanischen Sprachen, begrndet von A. Kuhn. Got-
tingen.
LEC = Les Etudes classiques. Namur.
MH = Museum Helveticum. Schweizerische Zeitschrift ftir klassische
Atertumswissenschaft / Revue suisse pour l'tude de l'anti-
quit classique. Basel.
MSL = Mmoires de la socit de linguistique de Paris. Paris.
PdP = La Parola del Passato. Rivista di studi antichi. Napoli.
Q UCC = Q uaderni urbinati di cultura classica. Urbino.
REA = Revue des Etudes Anciennes. Bordeaux & Paris.
* In linea di principio sia le abbreviazioni sia le indicazioni in extenso dei periodici
riproducono quelle riportate sulla Bibliographie Linguistique.
II2 LISTA D ELLE ABBREVIAZIONI
REG = Revue des Etudes Grecques. Paris.
RFIC = Rivista di Filologia e di Istruzione Classica. Nuova serie. Torino.
RHA = Revue Hittite et Asianique. Paris.
RIL = Rendiconti dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Classe
di lettere e scienze morali e storiche. Milano.
- RPh = Revue de Philologie, de Littrature et d'Histoire anciennes.
Troisime srie. Paris.
SFFBU = Sbornk Prac Filosofick Fakulty Brnnsk University. Brno.
SMEA = Studi Micenei ed Egeo- Anatolici. Roma.
SSL = Studi e Saggi Linguistici. Supplemento alla rivista L'Italia
dialettale. Pisa.
TAPA = Transactions and Proceedings of th American Philological
Association. Cleveland, Ohio.
ZPE = Zeitschrift fiir Papyrologie und Epigraphik. Bonn.
Al (re abbreviazioni
Atti I Congr. = Atti e memorie del i Congresso Internazionale di Miceneologia,
(Roma 27 settembre - 3 ottobre 1967) Roma 1968 .
Poesia epica = Atti del Convegno Internazionale (Roma 28 marzo - 3 aprile
1969) sul tema: La poesia epica e la sua formazione, Roma
1970.
I Colloqui Internazionali di Micenologia, i cui Atti sono citati in Bibliografia, sono
II i (Gif 1956) il il (Pavia 1958 ) e il IV (Cambridge 1965).
INDICE DEGLI AUTORI
Adrados F. R., 6 n. 7, 15 e n. 26
Arena R., 3 0 n. 69
Bader F., 3 7, 8 8 n. i77bis
Bartonk A., 6 e n. 5.7, 15
Bechtel F., 9 e n. 14
Bennet E. L., 3 5 n. 8 2
Bezzenberger A., io n. 14
Biancofiore F., 47 n. 112
Bjorck G. B., 67 n. 150
Buck C. D., 9 n. 14
Cantarella R., 52, 77 e n. 160, 8 6
Carpenter R., 48 n. 113 , 49 n. 116.116
bis
Cassola F., 23 n. 51, 24, 28 n. 65, 42
n. 102, 45 n. 103 .104, 47 n. iio.in,
48 n. 113 , 49 n. 118
ChadwickJ., 6 n. 7, 12 n. 16, 15, 16,
3 2, 3 3 e n. 78 , 3 5 e n. 8 2
ChantraineP., 13 n. 17, 14 n. 24, 25 ,
3 1 n. 70, 3 3 n. 78 , 3 9 e n. 94, 40 n.
95> J> 8 , 59 n. i3 3 bis, 62, 63 e n. 144.
145, 66 n.149
De Lorenzi A., 78 , 79 n. 166
Deroy L., 27 n. 62, 3 1 n. 70
Desborough V. R., 48 n. 114
Doria M., 6 n. 7, 12 n. 16, 13 n. 21
Durante M., 13 n. 17, 15, 26 n.6j, 29,
46 n. 107.108 , 56, 57, 61 e n. 13 8 , 62
n. 140.142, 63 e n. 145, 64 n. 146,
67 n. 151, 69 n. 155.156, 8 7
Evangelisti E., 9 n. 12, 26 n. 57, 45 n.
15, 51 n. i2ibis, 60 n. 13 5
Fick A., 90
Finley M. L, 61 n. 13 7, 78 e n. 165
Friedrich J., io n. 15, 13 n. 22, 14 n. 22
FriskH., 14 n. 23 .24, 72 n. 158
Furumark A., 48 .
Gallavotti C., 27, 28 , 3 7 e n. 8 9, 3 8 e n.
92, 3 9, 40 n. 98 , 49 e n. 116, 61 e
n. 13 6, 77 e n. 161.162, 78 , 8 5 e n.
174, 8 6 e n. 176.177, 8 7, 8 8 , 8 9 e
n. 179
Gentili B., 8 0 n. 167, 8 3
Georgiev V., 6 n. 7, 3 2, 3 3 n. 78
Gerard M., 3 1 n. 70
Giacomelli R., 48 n. ii2bis
Grammont M., 50
Grassmann H., 44
Gusmani R., 45, 46 n. 106, 51 n. 123
Hamm E. M., 3 1 e n. 70
Hoffmann O., 9 n. 14, 3 2
Householder F. W., 8 n. 12
Humbert J., 13 n. 17
Kieckers E., 19, 25 n. 52, 3 6 n. 8 5
INDICE DEGLI AUTORI
Knitl E., 3 6 n. 8 6bis
Kretschmer P., 21, 28 n. 67, 41 n. zoo,
43
Kronasser H., io n. 15, 13 n. 22, 3 8 n.
90, 59 n.13 3
LarocheH., 3 4 n. 78 , 46 n. 109
Latte K., 26 n. 51, 64 n. 147
Lazzeroni R., io n. 15
LejeuneM., 6 e n. 6.7, 8 e n. 11, e n.
13 .14, n, 12 n. 16, 14, 15, 16, 19
11.47, 28 e n. 64, 3 0 n. 68 .69, 3 1
n. 70.71, 3 2, 3 3 n. 78 , 3 4 n. 79, 3 5 e
n. 8 3 , 3 6 e n. 8 5, 50, 51 n. 124.126,
63 , 65 n. 148 , 90
Leskien A., io n. 14
Levi D.., 17 n. 44
LobelE., 3
Luria S., 12 n. 16
MacDonell A. A., 14 n. 22
Maddoli G., 73 n. 159
Masson O., 3 2
Mayer M. L., io n. 14
Meillet A., 12 n. 16, 8 9 n. 178
Merlingen W., 15, 16
Metri G., io n. 14
Morpurgo A., 3 5, 3 7
Mhlestein H., 69 n. 157
NilssonM.P., 61
Orlandini P., 48 n. 113
8 1 e Pagliaro A., 62, 77 e n. 164,
n. 168 .169.170, 8 2 e n. 171, 8 4
Palmer L., 3 5, 67 n. 151
Peruzzi E., 40 n. 97
Pisani V., 4 n. 3 , 6 n. 7, 8 n. io, io n.
15, n, 13 n. 17, 14 n. 22, 15, 28 n.
67, 3 6 n. 8 7, 41, 42, 51 n. 121.122,
8 4
Porzig W., 28 n. 67, 41 e n. 100, 42
Puech A., 8 3 e n. 172
Pugliese Carratelli G., 47 n. 112
Risch E., 60.7
RuijghC.J., 6 n. 8 , 12 n. 16, 13 n. 21,
14 n. 23 .24, 15 e n. 28 , 17 11.42, 3 7,
62 n. 13 9, 8 9 n. 178 , 90
Ruiperez M. S., 7 e n. 9
S a c c o n i A . , 1 3 n . 2 1
S c h e r e r A . , 7 , 1 6 n . 3 7 , 2 0 n . 5 0 , 2 5 n .
5 2 , 2 6 n . 5 7 , 3 8 n . 9 2 , 5 1 n . 1 2 5 , 6 7
n . 1 5 1
SchulzeW., 8 8
SchwyzerE., io n. 15, n n. 15, 12 n.
16, 13 n. 17, 26 n. 57, 3 1 n. 71, 3 6
n. 8 7, 3 8 e n. 91
Severyns A., i n. i, 6 n. 7, 15 e n. 27
Sommer F., io n. 15
Steiner A., 9 n. 14
Stella L. A., 78
Sturtevant E., 13 n. 22
Thumb A., 7, 16 n. 3 7, 19, 20 n. 50,
25 n. 52, 26 n. 57, 3 6 n. 8 5, 3 8 n. 92,
51 n. 125, 67 n.151
Ullmann S., 68 n. 154
Van Brode L., 46 n. 106
Ventris M., i, 6 n. 7, 12 n. 16, 15, 16,
3 2, 3 3 e n. 78 , 3 5 e n. 8 2
VilborgE., 8 e n. 12, 11 n. 16, 13 n.
19.20.21, 16 n. 3 6.3 7, 26 n. 57, 27
n. 63 , 3 7, 67 n. 151
Wathelet P., 6 n. 7, 12 n. 16, 13 n. 17,
15, 16, 19 n. 47.48 , 25 e n. 52.54, 26
n. 55.56, 28 n. 64, 3 1 n. 70, 3 2, 3 5
n. 8 2.8 3 , 3 6 n- 8 7, 3 7 n - 8 9, J> 6, 59,
63 n. 143 , 65, 67 n. 151.153 , 90 e
n. 18 0
INDICE DELLE PAROLE
Albanese
pese, 51
zjarm, 51
Antico persiano
patiy, 25
Armeno
hing, 51
Jer, 51
mard, 51
Avestico
patti, 25
Caldeo
ptari, 3 6 n. 8 7
Greco
ay , 3 7
ay T , 3 7
ayi, 3 7
ayiT , 3 7
5utT] i,, 27 n. ^
eiSetv, 8 1
XX, Tpio<;, 72
" AX- cao, 90
;, 90
, 90
i, 70
<;, 71
66
, 66, 67
66
, 65
68
70
n. 8 6bi
ava, 3 7
ava, 74
avaxTi,, 4, 78
, 73
, 73 , 74
vopaq, o
L- , 63
60
vSpcv, 71, 8 8 n.
vpa<;, 60
vpec;, 60
vT)p, 60, 70, 71, 72
c, 3 , 70, 71
, 71, 72
oiSf), 8 1
oi,8 v, 79
aop, 14, 68
aTiTcetcraTOU, 3 0
roi, 9
a- KUTEicraTW, 3 1
pyupOv, 9 e n. 14
pypw, 9 e n. 14
'ApicTT yovoi;, 9
, 9
n6
IND ICE D ELLE PAROLE
l, 65
iQ , 27, 8 8 n. i77bis
;, 3 6 e n. 8 7
, 70
cm:i<;, 69, 70
COITI, 6j
auw, 64
, 8 9
Pa" i, 14 n. 22
;, 73
, 73
fao- i}i <;, 73 , 78 , 79
Patrizi, 78
BsXcpoi,, 3 0
, 50
;, 65
, 3 , 70, 71
, 71
, 63
64
yvcx;, 71
, 72
8 at, 72
SaTOi, 7
AeXcpoi, 3 0
, 3 7, 45
, 8
26
; , 12
12
Ali, 12 e n. 16
Siov, 8 8
8 o<;, 8 8
Sito, 8 8
8 p\J, 72
SouXiQ , 4
Soupi, 73
, 66
e, 66
edai, 19, 60
73
, 72
yw, 66, 67
ywv, 66, 67
'E5aXiOv, 9
, 66
T)V, 60
frev, 66
& V, 66
evai, 67
elo, 66
3 1 0.70
8 8
" ExTopi, 8 8
8 8
66
, 66
66
JJ,V, 67
e;j, vai, 67
U J, 66
[J,W, 66
, 67
67
p,oi, 66
k, 9
io, 66
'O, 66
EOO, 66
, 3 7 n. 8 9
, 3 7 n. 8 9
i, 3 7 n. 8 9
'EpacriT:T XEp,o^ , 3 6 n. i
puacrajJiEvoi;, 68
acri, 60
- u, 65
E , 66
EU, 66
CP PE, 7
CpOETO, 7, 8
q> Ta<;, 3 7 n. 8 9
BXEI, 4
, 9
21
21
, 78
p oivo<;, 64
, 50
, 26
60
Zfjva, 60
, 64
2 n. 60
fjcV, O, 90
TJT]V, 60
66
, 66
, 66
66, 67
, 66
, 66
72
, 71
fpw, 66
66
, 66
fjv, 66 e n. 13 4, 90
fa, 60 n. 13 4
, 59
59
, 21
21
, 45
51
, 51
u, 3 4 n. 78
3 2 n. 73 , 45
58 , 70
, 3 2
, 28
, 28
OL, 3 3 n. 78
, 69
INDICE DELLE PAROLE
xc;, 51
II/
14
, 3 7
TTUT], 8 7
io n. 14
xs, 3 1
XELTUl, 7
% LV ^ , 5 1
xt,<;, 51
, 45
, 64
xoo<;, 51
xop^ a, 28
xop^ Ca, 28
xopudaioXcx;, 8 8
xopucrtrco, 25
X TO^ , 51
xo, 51
;, 45
, 12 n. 16
Xaiv, 8 8 e n.
, 3 8
, 59, 8 7
, 59
jjixapei;, 70
;, 64
<;, 64
;, 64
, 14, 68
, 72
66
,, 64
[,isu, 66
fj,r)V, 12 n. 16
JAT VLV, 75
iif,vi<;, 79
(j/rj- uc., 63 , 65
[jiiv, 66
pio, 66
viTpov, 45
vob, 66
vaii, 66
V JLV, 66
, 14, 68
xavoc, 45
,, 80
ol, 66
OuLlOV, 8 2
ovripucri^ , 64
xoia, 51
, 51
, 51
xpuo L<;, 3 9
Twv, 3 3 n. 78
TTI., 3 1 n. 72
n. 177015
, 8 8 n. i77bis
6pxa[j,oi;, 8 8 n. 177015
oNeoi, 50
OTI, 51
OTW, 5 0
Tiap, 8 , 9, ii
7T SE, IO
i, 6 n. 7, 3 1
t, 8 9
9

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S
.
INDICE DELLE PAROLE 119
TOL, 66
TO , 38
TOU;, 21
TO <;, 21
TO 71,, 21
ToXejjimoc;, 3 6
TO(V), io n. 14
T s" o<;, 25
TOU, 67
TO V, 67
TOUVT], 67
, 27
t- , 3 6 e n. 8 7
, 66, 67
60
66
58 , 66
66
66
66
66
66
66
, 58 , 66
3 7
, 40
21
, 21
, 14, 68
;, 21
cpdtTic;, 21, 63 , 65
(ppei, 7
CppECTOI,, 7
i,, 7
L, 7, 8
cppofjiea, 7
, 8 7
3 0
, 3 2 n. 73 , 43
pec;, 58 , 70
, 27
, 8 0, 8 1
;, 72
^ , 70, 71, 72
;, 3 8
Xpvoi., 3 8
;, 3 8
;, 3 8
Ittito
abat-, 46 n. 109
adama(kuni), 46 n. 109
agalla, 46 n. 109
agga, 46 n. 109
ahhijawa, 45
akmara, 46 n. 109
aku(w)a, 46 n. 109
aliwasu, 46 n. 109
amalu, 46 n. 109
anasa, 46 n. 109
angulli, 46 n. 109
anniya, 4.6 n. 109
anum, 46 n. 109
Aranabsu, 46 n. 109
ariya, 46 n. 109
arto, 46 n. 109
atahsu, 46 n. 109
a//a, 46 n. 109
attall, 46 n. 109
awayana, 46 n. 109
rfZe, 46 n. 109
c:zuma(na), 46 n. 109
azu(w)elka, 46 n. 109
kadu, 46 n. 109
kagga, 46 n. 109
kallawiya, 46 n. 109
kapparaya, 46 n. 109
karawani, 46 n. 109
& W- , 14 n. 22
<?/ , 46 n. 109
kilija, 46 n. 109
kistu-, 45
kukkana C?), 46 n. 109
kukran, 46 n. 109
kuna, 46 n. 109
^ w, 46 n. 109
kuranna, 46 n. 109
kuwanna-, 45
lahanni-, 45
lullu, 46 n. 109
m ala ha, 46 n. 109
mana'i, 46 n. 109
manna, 46 n. 109
muttanani, 46 n. 109
multi, 46 n. 109
'i- n:tov, 3 3 n. 78
120
INDICE DELLE PAROLE
palla, 46 n. 109
pallalla, 46 n. 109
pallatati, 46 n. 109
panaga, 46 n. 109
papaia, 3 4 n. 78
parata, 46 n. 109
parn-, 14 n. 22
piyassilli, 46 n. 109
pulii, 46 n. 109
sarpa, 46 n. 109
talhama, 46 n. 109
talya, 46 n. 109
tamesit, 46 n. 109
tameti, 46 n. 109
tanuwa, 46 n. 109
tapisana-, 45
tarpa(na)lli-, 45
tattiya, 46 n. 109
taurasi, 46 n. 109
ara, 46 n. 109
wiliya, 46 n. 109
Latino
^ 5, 70
homo, 70
mortales, 70
quinque, 51
13 n. 17
Lido
, 3 6 n. 8 7
Lituano
, 3 2 n. 73
Miceneo
a.da.ma.o, 46 n. 109
a.ka.ma.jo, 46 n. 109
a.ka.re.u, 46 n. 109
- A k h i l l e u s , 8 8
a . k u . w o , 4 6 n . 1 0 9
a . m a . r u . t a , 4 6 n . 1 0 9
a . n a . k a . t a , 4 6 n . 1 0 9
a . n i . j a , 2 5
a . n i . j a . t o , 4 6 n . 1 0 9
< f . n u . m e . n o , 4 6 n . 1 0 9
a . p a . t o , 4 6 n . 1 0 9
< z . p a , 3 7
a . p u . d o . k e , 3 7
a . p u . d o . s i , 1 9 , 3 7
a . r e e . n a . r o , 4 6 n . 1 0 9
a . r a . t a , 4 6 n . 1 0 9
a . r i . j a . t o , 4 6 n . 1 0 9
a . r i . j a . w o , 4 6 n . 1 0 9
a . r i . w o , 4 6 n . 1 0 9
a . / r f , 9 0
t . t , 4 6 n . 1 0 9
< z 2 . A z , 4 6 n . 1 0 9
a . t a . r o , 4 6 n . 1 0 9
a . w o . i . j o , 4 6 n . 1 0 9
a . z a , 4 6 n . 1 0 9
d a . m a . t e , 3 7
d a . m o , 8 e n . 1 2
< # / > * , 3 7 , 4 5
* d i w i o s , 8 8
d i . w o , 8 6
d i . w o . n u . s o . j o , 8 6
d o . e . r a , 4 , 1 2 n . 1 6
d o . e . r o , n , 1 2 n . 1 6
d o . s e , 1 6
d u . m a . t e , 3 7
d u . n i . j o ( . j o ) , 1 2 n . 1 6
e . f . J / ' , 1 9
e . & e , 1 9
e . p i . k o . w o , 5
< ? . t f < ? . t , 5 , 3 7
e . r a . w o , 1 6
, 7 3
i.je.to.qe, 7
i.je.we, 8 6
i.^ o, 3 7
k a . k e , 4 6 n . 1 0 9
k a . k e . u . s i , 1 6
k a . k i . j o , 3 8
k a . n a . p e . u . s i , 1 6
k a . p a . r i . j o , 4 6 n . 1 0 9
k a . r a . e . r i . j o ( . j o ) , 1 2 n . 1 6
k a . r a . w a . n i . t a , 4 6 n . 1 0 9
k a . t o , 4 6 n . 1 0 9
k a . z a , 3 8
k i . r i . j a . i . j o , 4 6 n . 1 0 9
k o . k i . d a , 9 0
k o . t o ( . i ) n a , 1 6
k o . w a , 4
k u . k a . r o , 4 6 n . 1 0 9
k u . n e . u , 4 6 n . 1 0 9
k u . r o , 4 6 n . 1 0 9
k u . r u . n o . j o , 4 6 n . 1 0 9
INDICE DELLE PA ROLE
121
l a w a g e t a s , 7 8
l a w o n , 8 8
m a . n o , 4 6 n . 1 0 9
m a . r a . p i . j o , 4 6 n . 1 0 9
m e . n o , 1 2 n . 1 6
m u ? . t i , 4 6 n . 1 0 9
m u ?. t o . n a , 4 6 n . 1 0 9
o . k a , 5 , 2 7 , 8 8 n .
o . n a . s e . u , 4 6 n . 1 0 9
o . p a , 5
o . p a . w o . n e . j a , 3 3 n . 7 8
o . p a 2 . w o . n i , 3 3 n . 7 8
o . p e . q a , 3 5
o . q e . q a , 3 5
o . t a . k i , 4 6 n . 1 0 9
o . n . q e , 2 5
p a . n a . k i , 4 6 n . 1 0 9
p a . p a . j o , 3 4 n . 7 8
p a 2 . p f f . j o , 3 4 n . 7 8
p a . p a . r o , 3 4 n . 7 8
p a 2 . p a r . r o , 3 4 n . 7 8
p a . r a . t o , 4 6 n . 1 0 9
p a . r o , 8 e n . 1 2
p e . z , 1 6
p e . r e . q o . t a , 3 5
p e . r e . q o . t a . o , 3 5
p i . j a . s i . r o , 4 6 n . 1 0 9
p i . r i . e . t e . s i , 1 5
p o . t o . r c . m a . t a , 3 6
p o m e n e , 8 8
p o . s e . d a . o , 2 . 5
p . s i , 2 5
p o . l o . r i . j o , 3 6
p z / . r / , 4 6 n . 1 0 9
p u . t a , 4 6 n . 1 0 9
p u . t o , 4 6 n . 1 0 9
q e . r e . q o . t a . o , 3 5
q e . t o . r o . p o . p t , 2 7
r a . p a . t o , 1 2 n . 1 6
r u . r o , 4 6 n . 1 0 9
s c . r a . p e . d o , 4 6 n . 1 0 9
s a . s a . j o , 3 4 n . 7 8
s i . r i . j o ( . j o ) , 1 2 n . 1 6
t a . m i . d e . s o , 4 6 n . 1 0 9
t a . n a . w o , 4 6 n . 1 0 9
t a . r a . m a . t a , 4 6 n . 1 0 9
t a . u . r o , 4 6 n . 1 0 9
t a . t a . r o , 3 4 n . 7 8
t e . o . j o , i i n . 1 5 , 1 2 n . 1 6
t e . o . n a , n , 1 2 n . 1 6
t e . p a 2 . d e , 3 4 n . 7 0
t e . p a . i , 3 4 n . 7 8
t e . r e . j a , 2 6
t e . r e . j a . e , 2 6
t e . r e . t a , 3 1 n . 7 0
t e . u . t a . r a . k o . r o , 1 2 n . 1 6
l i . r i . s i , 1 6
t i . r i . t i . j a , 1 9 n . 4 8
/ o . e , 6 7 n . 1 5 1
t o . m a . k o , 3 7
t o . m e , 6 7 n . 1 5 1
t o . p a , 3 3 n . 7 2
t o . p a 2 , 3 3 n . 7 8
l o . p e . z a , 2 7
t o . r i . j o , 4 6 n . 1 0 9
t o . r o . q e . j o . m e . n o , 2 6
t o . t i . j a , 4 6 n . 1 0 9
i u . m a . k o , 3 7
t u . s i . j e . u , 4 6 n . 1 0 9
t u . t i . j e . u , 1 9 n . 4 8 .
. r c r , 4 6 n . 1 0 9
u . t a . j o ( . j o ) , 1 2 n . 1 6
w a . n a . k e . t e , A
/ - a v a t ; , 7 3
w e . u . d a . n e . w e , 8
w i . r i . j a . n o , 4 6 n . 1 0 9
w i . r i . n e . j o , 3 8
w i . r i . n i . j o , 3 8
i v o . d e . w i . j o ( . j o ) , 1 2 n . 1 6
w o . n o , 1 6
w o . z e , 2 7
w o . z e . m e . n o , 2 7
z e . u . k e . u . s i , 1 6
Paleoslavo
i/jf, io n. 14
zym', 3 2 n. 73
Sanscrito
bhas-, 72
gharmas, 51
panca, 51
pitr-, 12, 13 n. 17
rajan(-i), 14 n. 22
/fflC-, 69
Composizione e stampa
della tipografia Paideia
Brescia, febbraio 198 1