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CONVENZIONE PER LARCHEOLOGIA URBANA DI SENIGALLIA

Francesco Belfiori

SENA GALLICA
Archeologia e storia della citt alla luce delle nuove scoperte

Vincitore del Premio per lArcheologia di Senigallia, anno 2012, seconda edizione Senigallia Archeologica

CAPITOLO I Introduzione storica e inquadramento di Senigallia.

1. La colonizzazione dellarea medio adriatica e in particolare dellAger Gallicus (295 a.C. 220 a.C.). Tutto il territorio oggi distribuito tra le attuali regioni amministrative Emilia Romagna, Marche e Abruzzo, riunito in et augustea sotto le regiones V (Picenum) e VI (Umbria et Ager Gallicus), dal III sec a. C. conosce una vicenda storica abbastanza omogenea1, la quale si inserisce nel quadro dellespansionismo romano nella Penisola iniziato, nel corso del IV sec. a.C., con le imprese belliche contro Etruschi e Sanniti2. Volendo trovare dei confini naturali a questa ampia fascia costiera medio adriatica, questi possono essere collocati, a nord e a sud rispettivamente, nel bacino del fiume Montone, vicino Ravenna, e in quello del fiume Saline3, presso Montesilvano (PE); i confini orientali e occidentali, sono necessariamente offerti dagli ostacoli geografici, il mare Adriatico e la fascia montuosa appenninica e subappenninica4. Il presente lavoro prender in considerazione solamente una porzione di questo ampio ambito geografico, precisamente quello che venne indicato nella nomenclatura delle regioni augustee, Ager Gallicus, corrispondente grossomodo alle attuali Marche settentrionali e alla provincia di Rimini, delimitato dal fiume Utens (Uso?, Bidente?, Montone?) o dallAriminus (Marecchia) a nord e dal fiume Aesis (Esino) a sud. Il confine meridionale lunico caposaldo sicuro che separa il territorio in questione dal Picenum a meridione. Per il resto, gi negli scrittori antichi, trapela una certa confusione nel contestualizzare e descrivere con chiarezza larea di riferimento5. Quello che certo, che nel corso del IV sec. a.C. essa fu assoggettata da trib galliche, i Senoni, che andarono ad occupare luoghi precedentemente abitati da Umbri e Piceni6, arrivando anche oltre il fiume Aesis7, e andando a minacciare gli interessi di Roma. Come accennato, i Romani si affacciarono sullAdriatico, contestualmente alla loro espansione ai danni dei popoli italici, primi tra tutti Etruschi e Sanniti. Il 295 a. C. in questo senso una data capitale. In seguito a due foedera in funzione antisenonica, nel 310 a.C. con i Camertes Umbri e nel 299 a.C. con i Picentes8, Roma spost decisamente i suoi interessi oltre lAppennino, e presso Sentinum, sconfisse una coalizione di Sanniti, Etruschi, Sabini, Umbri e, appunto, Galli Senoni, mettendo fine alla terza guerra sannitica e gettando cos le basi per il controllo dellarea.

PACI 2008, p. 335. Sulla romanizzazione dellUmbria e dellAger Gallicus da ultimo SISANI 2007. Per un ulteriore quadro generale delle motivazioni socio - economiche e dei rapporti tra Roma, Popoli Italici e Galli Senoni alla base delle Guerre Sannitiche e della Battaglia delle Nazioni: BRIZZI 1995, pp. 102109. 3 BANDELLI 2002, p. 21. 4 PACI 1998, p. 89. 5 PACI 1998, pp. 89-108. 6 CAMPAGNOLI 1999, pp. 24-29. 7 BANDELLI 2002, p. 22. 8 BANDELLI 2005, p. 13; BANDELLI 2002, p. 24; MONTANARI 2003, pp. 69-73.
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LAger Gallicus, oltre che di un inquadramento geografico, necessita quindi anche, e soprattutto, di una contestualizzazione politico - amministrativa: esso indica il territorio sottratto ai Galli Senoni allinizio del III sec. a.C., che diventa ager publicus (demaniale), ma che non coincide perfettamente con tutto il territorio che storicamente fu occupato dalle trib senoniche. Letnico, semplicemente una determinazione per distinguere questo territorio, compreso come detto a nord dellAesis e a sud dellUtens, che divenne limitaneo e di importanza strategico - militare fondamentale per la Repubblica, dal Picenum a sud e dalla Gallia Cisalpina a nord. Verso la catena appenninica esso delimitato dal passaggio morfologico dai rilievi subappenninici alla prima dorsale vera e propria, che segna linizio del territorio degli Umbri9. Successivamente alla battaglia delle Nazioni, quella di Sentinum, questo territorio vide una costante e progressiva opera di strutturazione e organizzazione da parte della res publica romana che port alla definitiva romanizzazione e assorbimento delle componenti etniche locali. Le tappe fondamentali di questo processo di presa di possesso della media costa adriatica da parte di Roma possono essere cos sintetizzate10: a. deduzione della prima colonia civium romanorum di Roma in Adriatico: Sena (290 288 a. C. oppure 283 a. C.); altre fondazioni furono: Hatria (289) e Castrum Novum Piceni (289 oppure 264 a.C.) , la prima colonia latina mentre la seconda pone problematiche di omonimia con il Castrum Novum, colonia romana, sulla costa tirrenica11(264 a.C.); b. campagna militare (e di sterminio) contro i Galli Senoni del 284 283 a. C. di Manio Curio Dentato; presa di possesso del Piceno nel 268 a.C e conseguente deduzione della colonia latina di Firmum (264 a.C.); c. deduzione di altre tre colonie nellAger Gallicus:una latina, Ariminum (268 a. C.), due civium romanorum, Aesis (247 a. C.?) e Pisaurum (184 a.C.); contemporanea a Pisaurum12, nel Picenum avviene la deduzione di Potentia (presso lodierna Porto Recanati), colonia romana alla foce del Flosis (Potenza); d. plebiscito del 232 a. C. promosso dal tribuno della plebe Gaio Flaminio per lassegnazione viritana di ager publicus: la Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno viritim dividundo; e. apertura della Via Flaminia nel 220 a.C.

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Cfr. nota 4; CAMPAGNOLI 2004, pp. 26-27. BRIZZI 1995, pp. 95-99; BANDELLI 2003, pp. 215-217; BANDELLI 1999, pp. 175-176. 11 A favore dellipotesi di una colonia romana sullAdriatico MIGLIORATI 1994, pp. 281-282; GROS-TORELLI 2007, p. 160 e LAFFI 2007, p. 21 sono propensi ad individuare la deduzione sulla costa tirrenica. 12 Livio, XXXIX, 44, 10.
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La Regio VI settentrionale e lAger Gallicus (da SISANI 2007, p. 447).

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La colonia di Sena rappresenta secondo le fonti la prima deduzione di Roma sullAdriatico. La data della sua fondazione risulta controversa. Livio (Per. XI) la pone dopo le celebrazioni dei trionfi di Manio Curio Dentato (cos. 290) su Sabini e Sanniti, quindi nel 290 o subito dopo; Polibio (II, 19,12) la posticipa alla campagna militare del 284 83 condotta dallo stesso Dentato in qualit di pr. suff. o pro cos., volta alla totale occupazione dellagro gallico e allo sterminio della popolazione13. Amministrativamente Sena rispondeva al modello della colonia maritima, cio una colonia civium Romanorum, fondata su suolo pubblico per iniziativa statale i cui cittadini godevano della civitas optimo iure e che, in numero di 300, venivano spediti da Roma nella nascitura citt con il compito precipuo di controllo e presidio militare di un territorio strategico e della costa. Essi non avevano autonomia giurisdizionale ma dipendevano interamente da Roma; non prestavano servizio nelle legioni (sacrosancta vacatio militiae), ma non potevano allontanarsi per pi di trenta giorni dal centro coloniario. Ogni cittadino riceveva un lotto di terra coltivabile, nel territorio di competenza della colonia, pari a 2 iugeri. Lorganizzazione di una colonia romana era volta a riprodurre in piccolo il modello sociale e agrario di Roma: la piccola propriet terriera a conduzione familiare; inoltre, con un modello simile, i cittadini romani con domicilio fuori dallUrbe, venivano sottoposti ad un controllo maggiore, perch, evitando di creare squilibri censitari ed economici allinterno di una citt i cui compiti non erano quelli economici o produttivi, essi restavano nelle medesime condizioni socio economiche nelle quali erano registrati a Roma14. La prassi contraria, sar invece caratteristica nelle coloniae latinae, che costituivano comunit indipendenti ben pi grandi, sia dal punto di vista demografico che da quello delle dimensioni urbane. In queste citt la distribuzione di appezzamenti di terra coltivabile differenziata tra ordini sociali diversi, era funzionale alla creazione di una societ dinamica e produttiva, che si autogestiva, ma che era anche veicolo dello sfruttamento di Roma sul territorio di sua competenza15.

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BANDELLI 1988, p. 5; BANDELLI 2005, p. 15. LAFFI 2007, pp. 17-21; 15 LAFFI 2007, p. 43.

Le colonie civium Romanorum, fra cui Sena, erano citt piccolissime nate in territorio nemico per scopi militari in contesti costieri e pianeggianti, con un assetto che non risent di pesanti condizionamenti fisici o morfologi 16. Esse sono ricordate in numero di dieci ed hanno la specificit di essere tutte marittime, proprio per i motivi funzionali di cui detto sopra: oltre alla nostra, Ostia (338 a.C.), Antium (338 a.C.), Terracina (329 a.C.), Minturnae (296 a.C.), Sinuessa (296 a.C.), Castrum Novum (264 a.C.), Pyrgi (264 a.C.), Alsium (247 a.C.) e Fregenae (245 a.C.).

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Le nove coloniae maritimae della costa tirrenica (da GROS-TORELLI 2007, p. 160)

Esistono due problemi proprio in connessione con questo elenco e che interessano il territorio in esame: il primo riguarda lo statuto e lanno di fondazione di Aesis17, menzionato come colonia civium romanorum, ma anomala sia per posizione (nellentroterra) sia per difficolt di periodizzazione; il secondo rappresentato dallomonimia di due centri: Castrum Novum sul Tirreno, dedotta a protezione di Roma nellanno dello scoppio della prima Guerra Punica18, e Castrum Nuvum Piceni, fondata secondo Livio lo stesso anno di Sena (290 a. C.)19. Secondo Bandelli, ragionevole e probabile ammettere lesistenza di due colonie con lo stesso nome, una delle quali, Castrum Novum Piceni, da collegare alle operazioni militari di ambito adriatico20, anche se Sena rimase la prima

GROSTORELLI 2007, pp. 158-165 ; SOMMELLA 1988, pp.21-22, 59 ; per un inquadramento storico delle coloniae maritimae, SALMON 1963. 17 BANDELLI 2005; BANDELLI 2002, pp. 36-37; SISANI 2007, pp. 55-56. 18 Velleio, I, 14, 4. 19 Livio, Per. XI, 6. 20 BANDELLI 2002, pp. 29-30.
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fondazione di diritto romano. Altra ipotesi21posticipa la fondazione della colonia romana di Castrum Novum Piceni contestualmente alla deduzione della colonia latina di Firmum, optando quindi per la tradizionale data del 264 a.C. indicata dalle fonti; la prassi di colonizzazione romana si configurerebbe quindi con una sorta di specularit, nellAger Gallicus e nel Picenum, con la deduzione sia di colonie latine (Ariminum, Hatria e Firmum) che di romane(Castrum Novum e Sena Gallica). Ritornando al problema principale, con soggetto largomento del presente elaborato, la datazione alta, quella di Livio, sarebbe da interpretare come la creazione di una testa di ponte, Sena appunto, in previsione di un miglior assoggettamento della zona. La datazione polibiana22, la pi seguita dalla storiografia, sarebbe invece da leggersi come semplice conseguenza della campagna di conquista di M. C. Dentato. La posizione che and ad occupare Sena, fu quindi di funzione strategica fondamentale per poter poi permettere a Roma di pianificare, organizzare e continuare la sua avanzata verso nord, ed in questottica che andrebbe letta la datazione alta di Livio. Essa controllava la costa e grazie al presidio della pianura e degli sbocchi vallivi, collegava il nuovo territorio a disposizione della Capitale con i passaggi e i valichi appenninici tramite i quali Roma comunicava con lAdriatico. Nuove prospettive economiche e di espansionismo politico e militare erano rese possibili grazie ad un sito che era un avamposto strategico in un territorio ancora da inquadrare alla luce della prassi istituzionale23. La citt fu fino al 268 a.C. lunico centro urbano,politico, militare della regione, posta ai confini dellItalia e la sua posizione egemone in tal contesto si attenu gradualmente, in concomitanza allascesa delle varie realt cittadine che sarebbero state installate in successione nel corso del III e del II sec. a.C.24. Recentissime indagini archeologiche, oggetto della presente trattazione (cap. III), sembrano poi confermare quanto riportato da Polibio. Cio che la citt sia sorta su di un sito precedentemente insediato da una popolazione protostorica, probabilmente gallica (anche se non si pu escludere la presenza mista di Galli e Piceni, considerando lalto grado di commistione etnica e culturale testimoniata dai corredi provenienti dalle necropoli galliche della zona, nelle quali anche la presenza di cultura materiale greca rappresenta un indizio inequivocabile di contatti e scambi intensi25): I Romani, vincitori dei nemici, ne uccisero la maggior parte, cacciarono via i superstiti e si impadronirono di tutta la regione, dove condussero la loro prima colonia in suolo gallico, la citt chiamata Sena dal nome dei primi abitatori gallici 26. Per quanto riguarda lazione militare di Manio Curio Dentato, essa dovette procedere come una campagna di sterminio vero e proprio. Esistono posizioni contrastanti circa questa interpretazione, ma la prassi non doveva essere sconosciuta ai Romani. Si esprimono favorevolmente a questa soluzione drastica sia Paci27 che Bandelli28 e da ultimo Sisani29, preferendo sostenere la sopravvivenza di sparuti gruppi di superstiti che nel giro di un cinquantennio vennero totalmente assorbiti nel substrato locale in via di rapida romanizzazione30.

MERCANDO-BRECCIAROLI TABORELLE-PACI 1981, p. 313. BANDELLI 2002, pp. 30-31; PACI 2008, p. 545. 23 ORTOLANI- ALFIERI 1978=ALFIERI 2000, pp. 166-167. 24 DE MARIA 1994, p.117; ALFIERI 1977. 25 BALDELLI 2003, pp. 51-56. 26 Polibio, II, 19, 12-13; analisi della fonte in SISANI 2007, pp. 47-52. 27 PACI 2008, pp. 112-115, pp. 548-556. 28 BANDELLI 2005, p. 15 29 SISANI 2007, p. 52, il quale con questo argomento legittima la data del 283 a.C. come data pi probabile per la fondazione di Sena Gallica. 30 CAMPAGNOLI 1999, pp. 29-32.
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Romanizzazione che prosegu con la fondazione di Ariminum31 nel 268 a.C., alla foce dellomonimo fiume Ariminus, attuale Marecchia, quindi proprio sul confine tra Ager Gallicus e Gallia Cisalpina. La colonia latina divent prima punto nevralgico di difesa32, controllo ed espansione di Roma verso nord ma anche verso lAdriatico, ponendo fine allimportanza primaria che fino a quel momento aveva privilegiato Sena, oramai non pi avamposto strategico di confine33. Tale fondazione, fu seguita da quella discussa di Aesis34 e, dopo la Seconda Guerra Punica nel 184 a.C., da quella di Pisaurum35, sul fiume Foglia (Pisaurus). Sia Rimini che Pesaro hanno restituito testimonianze di abitati precedenti alla deduzione della colonia romana36. Un cinquantennio dopo lannessione del territorio si colloca lultima tappa di colonizzazione e romanizzazione dellAger Gallicus. Il tribuno della plebe del 232 a.C. Gaio Flaminio propose lassegnazione viritana di grandi appezzamenti di ager publicus: tralasciando problematiche che riguardano lestensione e lidentit dei territori interessati da questo provvedimento (vi sono diverse interpretazioni riguardanti le modalit e i territori distribuiti37), importante sottolineare come questa fosse una mossa collegata a scontri di tipo socio economico tra classi sociali romane. Per assegnazione viritana si intende una distribuzione di terre del demanio a cittadini romani. Nel nostro caso questa avvenne per iniziativa di un esponente della plebe e and a colpire soprattutto le terre dei ricchi possessores che in cinquantanni avevano occupato abusivamente suolo pubblico. Inoltre la difficolt di esercitare i diritti politici da parte di cittadini dislocati nel lontano Ager Gallicus caus sicuramente malcontento in quanto il provvedimento promuoveva una dispersione del corpo civico lontano da Roma, allarmando cos il Senato circa una eventuale destabilizzazione dello stato alle fondamenta38. La Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno viritim dividundo39 fu come detto lelemento catalizzante per la formazione dei primi agglomerati proto urbani dai quali presero vita, in et triumvirale, nel nostro caso specifico i municipi di Ostra e Suasa (questultimo interessato da frequentazione testimoniata da sequenze stratigrafiche che rimandano alla met circa del III sec. a.C. come momento di prima fase insediativa, quindi collegabile allorganizzazione territoriale contestuale allimpianto di Sena40). Infine, lapertura della via Flaminia (220 19 a.C.)41, iniziativa del medesimo Flaminio circa un decennio pi tardi in carica di censore, comport la creazione di un collegamento che sarebbe diventato la principale arteria di comunicazione tra i territori separati

Per un quadro generale su Rimini: LENZI 2006; CALBI-SUSINI 1995. BRIZZI 1995, p. 99 e p. 108. 33 SOMMELLA 1988, pp. 59-61; TRAMONTI 1995, pp. 250-251; Cesare, successivamente al passaggio del Rubicone, non menziona Sena tra le citt che prende sotto il suo controllo, quasi a confermare il venir meno della sua importanza strategica rispetto a centri come Ariminum e Pisaurum (Cesare, De bello civili, I, 11). 34 Cfr. nota 10; CARDINALI 2003a, pp. 175-177. 35 Per una contestualizzazione storica, archeologica e topografica di Pesaro e delle emergenze archeologiche venute in luce negli ultimi anni, in generale: Pesaro nellantichit 1984; BALDELLIDESTRO-GIORGI 2001-2002; BALDELLI-DALLAGLIO-DESTRO-DI LUCA-GIORGI 2005; BALDELLI-DESTRO-GIORGI 2001;CAMPAGNOLI 1999; DALLAGLIO-DI COCCO 2004; VENANZONI 2010. 36 CAMPAGNOLI 1999, pp.24-29; CAMPAGNOLI 2004, pp. 23-27; ORTALLI 2006, pp. 285311. 37 BANDELLI 2002, pp. 33-40; PACI 2008, pp. 96-98 e pp. 115-117. 38 BANDELLI 2005, pp. 28-29. 39 OEBEL 1993; MONTANARI 2003, pp. 79-83. 40 SILANI-CASCI CECCACCI 2009, pp. 523-524. 41 LUNI 2000, pp. 17-47; BANDELLI 2002; MONTANARI 2003, pp. 83-85, 111-125; PACI 2008, p. 98.
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dallAppennino. Su di essa si svilupp poi tutto un sistema di viabilit minore che garant i collegamenti tra i vari centri, e tra questi e il territorio42. E questa lultima tappa che segna una decisa accelerazione nella trasformazione della zona in senso profondamente romano sul piano istituzionale, economico e culturale.

2. Organizzazione amministrativa dellAger Gallicus: colonie, praefecturae,municipi (220 a.C. met I sec. a.C.). Il fenomeno dellurbanesimo nellagro gallico, iniziato con la deduzione di Sena, colonia civium romanorum, seguita da quella di Ariminum citt federata, era poi continuato con la costituzione di nuclei insediativi di tipo proto urbano (vici, pagi, conciliabula)43, effetto soprattutto delle distribuzioni viritane stabilite dalla Lex Flaminia, che dava una decisiva spinta ad una tendenza gi praticata allindomani dellannessione dei nuovi territori. E il caso di citare anche la fondazione nel 184 a.C. di Pisaurum che organizz in forma urbana una colonizzazione che aveva interessato il territorio di riferimento gi dal III sec. a.C., ancora prima del plebiscito flaminio44. A citt vere e proprie quindi, si affianc un popolamento rurale di tipo sparso, che alle volte raggiungeva il carattere di dislocamento di nuclei insediativi rurali, in un territorio molto ampio45. Popolamento che necessitava di una organizzazione politica, amministrativa e giurisdizionale. Lager romanus non direttamente controllato dallUrbe, era diviso e gestito mediante un sistema di praefecturae, distretti territoriali che facevano riferimento ad un praefectus iure dicundo46, il quale, appoggiandosi alle poche entit locali, amministrava la giustizia per conto di Roma. Le funzioni del praefectus i. d. variavano di caso in caso: nelle citt, esse erano limitate allamministrazione della giustizia, poich per lamministrazione cittadina erano preposti i magistrati locali; nelle comunit rurali, o che erano in uno stato di sviluppo in senso urbano arretrato, essi gestivano anche lamministrazione del territorio e della popolazione di riferimento47. Questo modello organizzativo, che prevedeva un prefectus di nomina pretoria itinerante nella circoscrizione di sua competenza, risult funzionale ed efficace, consolidato a tal punto di perdurare oltre la rivoluzione amministrativa successiva alla Guerra Sociale (91 89 a.C.)48. Cesare informa della sua esistenza ancora nel 49 a.C., in occasione della sua discesa della penisola allinizio della guerra contro Pompeo49. Dopo la guerra sociale, la concessione della cittadinanza romana agli alleati italici (Lex Iulia), rese necessaria una riorganizzazione politico amministrativa dei territori e delle comunit che vi abitavano. Questa riforma rappresentata dalla municipalizzazione: ogni comunit di cittadini fu organizzata secondo uno schema unitario unico, il munici
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DALLAGLIO 1991, pp. 12-23 ; CAMPAGNOLI 1999, pp. 100-109. SISANI 2007, pp. 256-267. 44 SISANI 2007, pp. 199-204; COARELLI 2000. 45 LAFFI 1973, p. 41; PACI 2008, p. 424; DALLAGLIO 2010. 46 LAFFI 2007, p. 50; PACI 1998, p. 98. 47 LAFFI 1973, pp. 41-42. 48 PACI 2008, p. 427. 49 Cesare, De bello civili, I, 15.

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pium, inteso come comunit urbana autonoma ed indipendente sottoposta allo Stato Romano e i cui cittadini erano cittadini romani. Lordinamento municipale prevedeva un collegio di quattro magistrati con funzioni amministrative e giuridiche (quattuorviri)50. I municipi di nuova istituzione, cio in territorio ex alleato ricevettero questo ordinamento canonico, che divenne lunico mezzo di collegamento tra Roma e il territorio da questa controllato, nel quale per le nuove entit erano amministrativamente e giuridicamente autonome. I quattro magistrati erano due quattuorviri iure dicundo e due quatturviri aedilicia potestate51. Nel caso dellagro gallico, territorio gi appartenente a Roma prima della guerra e abitato da cittadini romani, lottimo funzionamento del sistema delle prefetture fece ritardare la concessione da parte dellUrbe dellautonomia giurisdizionale, che nel caso dei municipi retti da quattuorviri era invece una caratteristica fondamentale. Accanto agli ordinamenti pienamente cittadini delle colonie di antica fondazione, la mancanza di strutture urbane e il perfetto funzionamento del sistema prefettizio ritard la municipalizzazione dellarea52. Connesso alla municipalizzazione il fenomeno dellurbanesimo: infatti ogni comunit doveva organizzarsi in senso urbano, tramite istituzioni e strutture atte alla vita politica53, indispensabili e necessarie per il funzionamento di una comunit cittadina autonoma e autogestita. Questo ancor prima della concessione, da parte dellautorit centrale, dello statuto municipale(lex municipi)54. La mancata municipalizzazione immediatamente successiva alla Guerra Sociale dei territori dellex ager romanus, evidente dal diverso ordinamento di municipi quali Suasa, Ostra, Forum Sempronii55, retti da duoviri, in quanto tale ordinamento subentr in un periodo storico nel quale ormai quello quattuovirale era stato superato, cio con un cinquantennio di ritardo, sotto Cesare o Augusto56. Questa regione era gi beneficiaria della cittadinanza, in quanto ager populi romani e gestita mediante lo schema prefettizio che perdur pi a lungo, in quanto efficiente e ben funzionante. Il quadro che emerge da quanto detto che nellAger Gallicus, in seguito alla conquista vennero fondate tre colonie nel III sec. a.C.: esse sono, in ordine cronologico, Sena, Ariminum, Aesis. Nel II sec. a.C. venne creata Pisaurum. Segu listituzione, in et augustea, della colonia di Fanum Fortunae. Il resto del territorio, organizzato in conciliabula, pagi e vici, fu gestito dal sistema prefettizio fino a circa la met del I sec. a.C., quando con un cinquantennio di ritardo rispetto ai territori degli ex alleati latini, fu interessato dalla municipalizzazione, che nel nostro caso ha come citt pi rappresentative Suasa57, Ostra58 e Forum Sempronii59. Questa premessa risulta fondamentale, come detto, per comprendere la fondazione delle citt nellAger Gallicus. La municipalizzazione fu una rivoluzione di enorme impatto, con la quale un territorio fondamentalmente rurale e abitato in maniera sparsa, andava a dotarsi di nuove citt, con tutte le problematiche connesse: la scelta delle sedi60, il grado di sviluppo urbano da cui partire nei singoli casi, lo spostamento della popolazione, programmi edilizi e monumentali.

LAFFI 1973, pp. 38-42; PACI 1998, p. 97; LAFFI 2007, p. 53; SISANI 2007, pp. 270-271. LAFFI 1973, p. 38; LAFFI 2007, p. 53. 52 LAFFI 1973, pp. 47-48; PACI 1998, p. 98; PACI 2008, p. 428; SISANI 2007, p. 269. 53 LAFFI 1973, p. 39; PACI 2008, p. 428. 54 LAFFI 2007, pp. 58-59. 55 PACI 1998, pp. 98-101; PACI 2008, p. 426. 56 LAFFI 1973, pp. 40-52; PACI 2008, p. 427. 57 Su Suasa: DALLAGLIO-DE MARIA 1988; DALLAGLIO-DE MARIA 1994-1995; DALLAGLIO-DE MARIA-PODINI 2007; GIORGI-LEPORE 2010. 58 CARDINALI 2003b, pp. 185-186. 59 LUNI 2003, pp. 190-192. 60 PACI 2003, pp. 33-39.
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Dalla prospettiva dei riscontri archeologici il I sec. a.C. diventa determinante in questo senso, in quanto vero e proprio punto di svolta e di cambiamento della consistenza concreta dei centri abitati, importante anche per capire quello che successe ai centri urbani gi esistenti, come le colonie di antica fondazione, prima tra tutte Sena. Dopo la prima ondata di fervore edilizio e urbanistico del II sec. a.C. che riguard soprattutto le colonie romane e le federate colonie latine61, due processi storici tra loro dipendenti e reciprocamente influenti vanno a segnare il I sec. a.C., e nel caso dellAger Gallicus, la seconda met del secolo: la municipalizzazione e lo sviluppo urbano delle stesse sedi scelte come municipi62. Inoltre, dal 91 a.C., fino allascesa di Augusto, i territori di riferimento furono martoriati e devastati da operazioni ed avvenimenti bellici in rapida successione63, che sicuramente dovettero essere tenuti in considerazione nel momento della ricostruzione e del ripristino delle citt. In particolare, Sena fu saccheggiata e devastata da Pompeo nell82 a.C. durante la guerra tra Silla e Mario64, poi nuovamente lagro fu teatro delle manovre militari nella guerra tra Cesare e Pompeo. Lintensa attivit edilizia collegata ai problemi di ricostruzione postbellica ma anche di ristrutturazione del sistema amministrativo del territorio, dal I sec. a.C. ben documentata dalla forte impennata del numero di testimonianze epigrafiche restituite dai vari centri urbani riferibili, soprattutto dalla met del secolo, ad interventi pubblici da parte dei magistrati locali, ma anche ad opere di evergetismo privato65. 3. Let triumvirale augustea. Il lasso di tempo che va dallanno successivo alla morte di Cesare (44 a.C.) alla definitiva affermazione del principato, segna il periodo di pi intense trasformazioni e modificazioni del territorio marchigiano. Let triumvirale augustea un momento di rottura totale con il passato e getta le fondamenta per il futuro assetto del mondo romano. Nel caso specifico dellAger Gallicus e anche del Picenum66, questa fase caratteristica per due fenomeni complessi e dalle conseguenze tangibili: la sistemazione di veterani (assegnazioni viritane e rifondazioni coloniali) e un deciso impulso alla monumentalizzazione e alla ricerca del decoro urbano67, tendenza continuata poi sotto il principato augusteo68. La colonizzazione, gi dalla prima met del I sec. a.C., con lopera innovatrice e rivoluzionaria di Mario, aveva assunto motivazioni e prassi nuove69: conseguentemente alla creazione di eserciti personali, in cui i proletari nullatenenti avevano la possibilit di ottenere salario e bottino, le assegnazioni di terre e le sistemazioni di veterani in nuove colonie divennero i mezzi di ricompensa alla fine del servizio militare. Per i soldati congedati si pales lopportunit di riscatto e di miglioramento della propria condizione sociale e quindi politica, nel quadro di riferimento della nuova struttura cittadina nella quale erano entrati.

CAMPAGNOLI 2004, p. 33. Nel II sec. a.C. gli investimenti nelledilizia e nella costruzione di opere di pubblica utilit si inquadrano nel fenomeno di sviluppo urbanistico perpetuato dalle aristocrazie senatorie che miravano alla creazione di vaste clientele e a politiche di prestigio personale. Per largomento, che sar ripreso nel corso dei capitoli successivi, si rimanda a Livio, XLI, 27, 1112; GROS-TORELLI 2007, pp. 181-191. 62 GABBA 1976, pp. 317-318; SOMMELLA 1988, pp. 109-111. 63 MONTANARI 2003, pp. 93-103. 64 Appiano, I, 88; GABBA 1976; SOMMELLA 1988, pp. 113. 65 PACI 2008, pp. 351-358. 66 DELPLACE 1993. 67 PACI 2008, p. 386. 68 ZANKER 1989, pp. 335-353; SOMMELLA 1988, 143-187. 69 LAFFI 2007, pp. 30-35.
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Le colonie diventarono quindi iniziative personali legate alla figura del generale che, in forza del suo imperium, nominava il collegio che avrebbe dovuto scegliere il sito della deducenda colonia. Silla, Cesare, Antonio, Ottaviano sistemarono i propri veterani in terre spesso gi strutturate ed abitate, andando a colpire le comunit che durante le guerre avevano parteggiato per la fazione avversa. Confische, proscrizioni, espropri furono funzionali alla creazione di una nuova classe media di proprietari terrieri, che and a costituire la base del consenso attorno al quale un generale manteneva alta la sua posizione politica. In territorio marchigiano70, tra il 42 a.C. e il 41 a.C. questa prassi and ad interessare Ancona, citt federata trasformata in colonia di Antonio, e Pisaurum, antica colonia romana rifondata dallo stesso Antonio. Nel Picenum, sempre dopo la battaglia di Filippi (42 a.C.), stessa sorte tocc a Firmum (colonia latina nel 264 a.C. poi municipium dall89 a.C.) mentre dopo il 31 a.C. fu la volta di Falerio e Asculum. NellAger Gallicus invece, oltre al gi citato caso di Pesaro, tra il 31 a.C. ed il 27 a.C. Augusto fond la colonia di Fanum Fortunae, mentre gran parte del territorio fu assegnato individualmente ai veterani nei loro municipi di origine, tramite lacquisto forzoso ad opera dello stesso Augusto. Questa prassi comport enormi sconvolgimenti sociali, politici ed economici: migliaia di soldati che andarono ad occupare citt e territori causarono profonde modificazioni in ogni aspetto della vita cittadina, cos come nelle campagne. Nelle citt questo signific dotare i centri delle strutture necessarie allo svolgimento delle mansioni amministrative, giudiziarie e politiche quando mancavano (ad esempio nel caso di Ancona che era stata una citt greca), oppure solo dei luoghi atti alla vita sociale della nuova classe cittadina romana (terme, teatri, anfiteatri) che non necessariamente erano stati presenti fino a quel momento. Inoltre nelle nuove colonie militari, un fattore determinante e di primo piano, fu la concretizzazione allinterno della struttura urbana di tutto quel complesso apparato ideologicamente connotato che il principato promuoveva e che doveva rendere partecipi i cittadini della nuova situazione storica, innalzandoli anzi al ruolo di protagonisti della vittoria e primi artefici della nuova condizione di pace e benessere di cui Augusto era stato il promotore. I cittadini della penisola, diventavano quindi i fautori, i garanti e primi beneficiari della Pax Augusta, in una condizione di totale privilegio che doveva essere resa ben visibile e concretizzata nelle strutture urbane tramite programmi monumentali, figurativi e celebrativi71. Le colonie dal punto di vista formale tendevano a riprodurre i modelli offerti dalla capitale, che venivano realizzati grazie alla componente civica locale, destinataria di ingenti finanziamenti, e in quanto ideologicamente partecipe, ben disposta ad atti di energetismo privato. NellAger Gallicus lesempio pi calzante offerto dalla colonia di Fanum Fortunae72, colonia voluta da Augusto con la porta munita di iscrizione celebrativa del princeps, attraverso il quale la Via Flaminia entrava in citt, le mura e il complesso forense con la basilica progettata da Vitruvio. Ci che importante sottolineare che quello che caratterizza Fano, colonia augustea e quindi di primo piano, non accadde nei centri di antica fondazione, come colonie e municipi. Lo sfarzo monumentale in questi casi non arriv agli stessi livelli e il linguaggio celebrativo, cos come il rinnovamento urbanistico, si mantennero su livelli pi modesti e controllati, in relazione anche ai finanziamenti provenienti dallUrbe e alle capacit economiche delle comunit locali. Questi centri pur partecipando al nuovo clima e al generale rinnovamento urbanistico, che con fasi diverse e in relazione a fasi storiche differenti

70 71

PACI 2008, pp. 388-395. PACI 2008, pp. 395-414. 72 Fano Romana 1992.

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era iniziato alla met del secolo, espressero il loro consenso con modalit e forme celebrative proporzionali alle loro capacit di investimento73. Il rinnovamento urbanistico di et augustea si motiva quindi essenzialmente per due fattori: uno pratico e amministrativo, uno ideologico e celebrativo. Ovviamente la misura con la quale questo avveniva variava da centro a centro proporzionalmente allimportanza del sito, alla disponibilit economica dei privati cui spesso erano affidate queste opere e anche alla volont di investire da parte del governo centrale. Questo elemento deve essere tenuto ben in considerazione quando si ha a che fare con la visibilit del dato archeologico. Sena menzionata nel Liber coloniarum come localit interessata, nel territorio di sua competenza, da provvedimenti a favore dei veterani74: Ager Senogalliensis et Potentinus, Ricinensis et Pausulensis, item sunt adsignati , assegnato cio nello stesso modo dellAger Firmo Piceno (limitibus triumuiralibus in centuriis est per iugera ducena adsignatus). La citt non viene mai menzionata come sede di una rifondazione coloniale. Questo non implica che non fosse stata oggetto di intervanti monumentali, architettonici ed urbanistici che come gi detto sono caratteristici del I sec. a.C. in generale per la regione, e ancor pi, del particolare momento storico. Inoltre alla luce di quanto detto, sotto Augusto dovette partecipare, comunemente a tutta la penisola, al rinnovamento urbanistico volto alla celebrazione della Pax Augusta. Resta indubbio che dopo l82 a.C. Sena non viene pi nominata dalle fonti: persa la sua precipua funzione di presidio militare, svolto nel III sec a.C., essa divent una citt secondaria posta in un territorio nel quale i centri militarmente importanti erano altri. Sotto limpero le varie comunit del territorio in esame vennero organizzate nella Regio VI Umbria et Ager Gallicus, in riferimento al sistema voluto da Augusto. La funzione amministrativa della divisione per regiones non mai stata provata75; le ampie autonomie cittadine vennero mantenute, e le regioni non costituivano in intermediario tra il potere centrale e le varie civitates, il cui rapporto restava diretto, in ossequio alla tradizione repubblicana76. Il sistema sembra essere piuttosto un mezzo per catalogare le circa 400 realt cittadine nelle quali si articolava lItalia, senza fini amministrativi concreti77. Eventi storici notevoli che caratterizzano la regione non sono riscontrabili fino allet Tardo Antica78, quando sia il Piceno sia lAgro Gallico sono teatro delle operazioni nellambito della guerra greco gotica (535-553). In seguito il territorio in esame, lAger Gallicus di et repubblicana, incluso nella Regio VI a partire dalla riforma augustea fino a quella di Diocleziano (diocesis italiciana),divent dominio dellesarcato bizantino dItalia con la citt di Sena che, insieme a Pesaro, entr a far parte della Pentapoli, la linea di presidio costiero che da Rimini giungeva sino ad Ancona79.


PACI 2008, pp. 414-422. PACI 2008, p. 390; DELPLACE 1993, p. 162; SILANI-CASCI CECCACCI 2009, p. 524 (con relative note). 75 LAFFI 2007, p. 108. 76 LAFFI 2007, pp. 85, 94. 77 LAFFI 2007, pp. 115-117. 78 ALFIERI 1977, pp. 93-94; ALFIERI 1983. 79 Sulla Pentapoli bizantina si veda ALFIERI 1973.
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CAPITOLO II

Area archeologica e museo La Fenice: nuovi dati sugli edifici80.

1. Il sito.

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Pianta generale del sito al termine dei lavori di scavo (per gentile concessione dellArchivio fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario 27748) e quote assolute s.l.m.

Le ipotesi proposte dallAlfieri81 e dalla Stefanini82 circa lentit della citt romana (e il suo sviluppo areale) sono state limitate per forza di cose dalla mancanza di riscontri concreti e di dati certi provenienti dallarcheologia. Entrambi gli Autori hanno infatti, seppur brillantemente, basato le loro ricostruzioni su elementi del tessuto urbano post ro La redazione del presente capitolo il risultato dello studio e della revisione dei dati di scavo consultati presso gli archivi della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Desidero ringraziare il personale per la disponibilit e laiuto offertomi, in particolare la Dott.ssa Raffaella Ciuccarelli e il Geom. Emanuele Mandolini. La nomenclatura delle unit stratigrafiche nel presente testo la stessa consultata in documentazione. 81 ORTOLANI-ALFIERI 1978=ALFIERI 2000, pp. 177-184. 82 STEFANINI 1991, pp. 148-156.


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mano, che rappresenterebbero delle persistenze sulle quali cercare, con i limiti connessi ed insiti a questa pratica, di ancorare la topografia urbana romana. La citt si presenta come tipico sito a continuit di vita. La mancanza di soluzioni di continuit nellinsediamento rende difficile la ricostruzione del tessuto urbano antico, sul quale, nel corso dei secoli, si sono impostate, rimaneggiandolo, modificandolo e anche distruggendolo, le fasi medievali, rinascimentali, moderne e, infine, la citt contemporanea di Senigallia. Un evento decisivo in questo senso resta la grande opera restauratrice e di ricostruzione che fu intrapresa a favore del recupero della citt, decaduta e ridotta ad un cumulo di macerie, da Sigismondo Malatesta fra il 1448 e il 1459, continuata a partire dal 1474 da Giovanni Della Rovere83. Resta pertanto indispensabile e di importanza imprescindibile il contributo che dai primi anni 90 larcheologia ha portato alla conoscenza delle fasi romane, totalmente obliterate dalle fasi di vita successive della citt. Il teatro La Fenice sorge nellisolato delimitato da Via Leopardi, Via Pisacane e Via Battisti e occupa larea collocata allinterno del bastione cd. di S. Martino, appartenente alla cinta cinquecentesca della citt. Contestualmente allopera di ricostruzione della struttura (1989), si reso necessario un intervento archeologico per il recupero di manufatti che emergevano dallarea interessata dallintervento84. Tale intervento stato condotto nel 1990 ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche (direzione scientifica dott. P. Quiri dott.ssa M. Salvini) ed continuato a fasi alterne fino al 2002, anno della definitiva musealizzazione e inaugurzione dellarea archeologica. Essa incentrata sullincrocio di due assi stradali basolati, un cardine ed un decumano minori: il primo (U.S. 85) di andamento NE-SO lungo 31 m ed intersecato perpendicolarmente dal secondo (U.S. 47) che si conserva per la lunghezza di 65 m. La loro larghezza massima conservata di circa 3,30 m (11 piedi). Lincrocio a 2,308 m s.l.m. e ad una profondit di 4,300 m dal piano stradale attuale (via Pisacane). Le due strade vanno a delimitare quattro isolati dellantica Sena, visibili parzialmente per i termini imposti dalla superficie dellarea indagata che non permettono di avere una visuale completa del modulo degli isolati stessi. Di questi, quello a NE occupato dai resti di una domus (Salvini 2003, pp. 22-32) , quello a SE da un complesso di tabernae parallele alla strada, e separate dalla stessa da un marciapiede, mentre le due restanti insulae di NO e SO ospitano i resti di una massicciata (U.S. 86, U.S. 87 costituite da frammenti laterizi e ciottoli), probabilmente il piano di preparazione per un lastricato o comunque per una pavimentazione da riferire a unarea libera85.


ORTOLANI-ALFIERI 1978=ALFIERI 2000, pp. 169-177; sulla storia medievale di Senigallia da ultimo VILLANI 2008. 84 SALVINI 2003, p. 6. 85 SALVINI 2003, p. 6, 11; Relazione dellintervento di scavo stilata dal dott. P. QUIRI, (Prot. 13436 pos. ZA 45/24), per gentile concessione dellArchivio Protocolli della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche (= RELAZIONE QUIRI).
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Parallelo al decumano con pendenza grossomodo SE, corre un condotto fognario (U.S. 128), che accoglieva oltre alle acque di scolo della strada e delle tabernae poste alla sua sinistra, quelle della fontana alla quale il fognolo collegato. Esso si conserva per una profondit massima di 0,85 m. rispetto al piano stradale romano e una larghezza di 0,42 m86; il fondo pavimentato con basoli, ma la presenza di grosse tegole al posto di questi nelle vicinanze della fontana fanno pensare a due fasi costruttive successive, forse un restauro.

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Panoramica in corso di scavo, con ben evidente lincrocio degli assi stradali (fotografia dellArchivio Fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario F1200002).


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RELAZIONE QUIRI.

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Canaletta U.S. 128 e strada U.S. 47.

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Le spalle del condotto sono costruite in frammenti laterizi e ceramici, ma sono presenti anche blocchetti di arenaria. La fontana (U.S. 500, U.S. 510)87, di cui rimane il fondo (quota s.l.m. 2,186 m) pavimentato in blocchetti quadrangolari in cotto e parte delle pareti impermeabilizzate da cocciopesto idraulico88 (consistevano probabilmente in lastre litiche congiunte da grappe metalliche e impermeabilizzate), doveva essere uno dei punti di rifornimento idrico pubblico della citt ed era alimentata da un tubo in piombo (fistula) che corre sotto il cardine89. La fontana era posta sopra al marciapiede che trovava posto alla sinistra del decumano ( a SO) e copriva lo speco.


Relazione dellintervento di scavo e restauro (da dossier dellArchivio Fotografico e Disegni) condotto nel 2002 dalla Soc. Coop. Archeologia (Fi), (Prot. 12105 pos. VI 3), per gentile concessione della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche (= RELAZIONE 2002). 88 GIULIANI 2006, pp. 218-219, 222-223. 89 SALVINI 2003, p. 12.
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La fontana posta in corrispondenza dellincrocio stradale (angolo SO). Si conservano il fondo in tessere di cotto, parte delle pareti impermeabilizzate con malta idraulica e la fistula che la riforniva dacqua.

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Lo spazio disponibile maggiore rispetto al lato NE della strada (larghezza 1,40 m), dove invece il marciapiede doveva essere pi stretto (0,90 m), a ridosso del muro perimetrale della domus di cui stata trovata, oltre alla fossa di spoliazione, un lacerto murario che indica chiaramente lingombro che questo doveva avere, e lo spazio residuo tra labitazione e la strada. La presenza di due marciapiedi, di cui quello a sinistra del decumano pi largo, antistante le tabernae e probabilmente coperto da un portico, resa evidente dai basoli alle estremit della strada disposti verticalmente, funzionali al rialzamento del piano di calpestio dei pedoni rispetto alla carreggiata, la quale presenta tra laltro tracce di usura causate dal passaggio delle ruote dei carri (profonde mediamente 3 cm). Le botteghe90, presenti nel quadrante SO, interpretate come osterie (cauponae), parallele al decumano, sono servite dal marciapiede che copriva la fogna a sua volta riparato da un portico annesso alle tabernae. Le acque piovane erano fatte scolare dal tetto, tramite un gocciolatoio e una caditoia, direttamente in un pozzetto (che serviva anche alla raccolta idrica delle strade) collegato alla cloaca (U.S. 542 costituita da due spallette perpendicolari e legate a U.S. 128 che formano un pozzetto per la raccolta delle acque; lapertura di comunicazione tra questo e lo speco risulta per tamponata)91.


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SALVINI 2003, pp. 14-15; RELAZIONE QUIRI. RELAZIONE 2002.

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U.S. 542 legata a U.S. 128 (fotografia dellArchivio Fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, fotografia n. 74 del Dossier di scavo prot. 12105 pos. VI - 3 ).

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La serie di tabernae costituita da un muro parallelo al fognolo che poggiava su di una massicciata, comune anche al marciapiede, composta da frammenti laterizi e anfore (U.S. 32, conservata per una lunghezza di 6,5 m). LU.S. 34, lU.S. 35 e lU.S. 183 definiscono tale muro esterno, cio il fronte verso la strada, costruito in blocchetti di arenaria. Una serie di muri perpendicolari al medesimo (U.S. 36, U.S. 37, U.S. 39 in opera laterizia e arenaria) vanno a completare il complesso, che si presenta ripartito in una serie di vani disposti paratatticamente e dalle dimensioni simili92. La distanza totale tra il muro perimetrale delle botteghe e quello antistante pertinente alla domus nellaltro lato del decumano pari a 8 m (27 piedi). Una taberna ha restituito tracce di due piani di pavimentazione sovrapposti (U.S. 42 , U.S. 38 ) in coccio pesto, luno datato al periodo tardo repubblicano, laltro allet tardo antica93, separati da uno strato di abbandono (U.S. 515). Essi testimoniano luso prolungato di tali ambienti anche a distanza di secoli, forse con un relativo cambiamento duso. La diversa tecnica edilizia impiegata nella messa in opera delle murature fa pensare ad almeno due fasi costruttive diverse e riconducibili genericamente allet romana, mentre una terza fase, cui appartiene l U.S. 38 appunto riferibile alla Tarda Antichit. Delle due tecniche edilizie, sulla base del confronto con i muri della domus, il cui impianto datato alla tarda et repubblicana prima et augustea94, costruiti con frammenti di tegole sia in fondazione che in alzato, quella in blocchi di arenaria ipoteticamente potrebbe essere pi antica, ma come si vedr in seguito mancano (a parte pochi dati) dei capisaldi certi a cui ancorare la cronologia dellintera area.


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RELAZIONE QUIRI. RELAZIONE QUIRI. 94 SALVINI 2003, pp. 17-18, pp. 30-32; RELAZIONE QUIRI.

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U.S.M. 34 e U.S.M. 35. Particolare della tecnica edilizia impiegata nella costruzione delle tabernae .

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Il settore interessato dal cambiamento della destinazione duso in concomitanza con la fine del periodo romano: da zona usata per fini commerciali e funzionali, ad area cimiteriale95; forse le tabernae, coerentemente ai cambiamenti che interessano lo stile di vita e il modo di abitare, vengono riutilizzate come singole unit abitative, senza lesclusione che parte degli edifici in muratura superstiti sia stata integrata da strutture che prediligevano lutilizzo di materiale deperibile (anche se non ne sono state trovate tracce). La pavimentazione in cocciopesto tardo antica potrebbe quindi essere compatibile con questo periodo. Effettivamente questo fenomeno riscontrabile in tutta larea interessata dallo scavo. Infatti, se per un verso si registra la crescita del deposito archeologico, costituito soprattutto da strati di abbandono, crolli e butti che obliterano le fasi romane, dallaltro la comparsa di tombe e sepolture le cui fosse vanno a tagliare i livelli duso romani (strada, domus, botteghe, area aperta a NO e SO) testimoniano la progressiva ma inarrestabile trasformazione del paesaggio urbano durante la Tarda Antichit e lAlto Medioevo96. I pozzi (U.S. 53, U.S. 61, U.S. 84), le vasche (U.S. 157, U.S. 178) e le sepolture sono indizi inequivocabili di un cambiamento in corso nella struttura della citt e nella gestione dei suoi spazi. Per quanto riguarda il consistente numero di tombe, esse sono concentrate soprattutto nellarea compresa a NO e SO delle strade anche se, come gi detto, tombe in densit e numero minori sono presenti anche allinterno delle tabernaee e delle domus, con fosse che vanno a tagliare direttamente i pavimenti. Le tombe, datate genericamente allet medievale, potrebbero essere riferite ad un sepolcreto che fu probabilmente connesso alla chiesa di S. Martino97, situata alla fine del

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SALVINI 2003, p. 15. Sulla citt altomedievale: BROGIOLO-GELICHI 1998. 97 VILLANI 2008, pp. 52-55; SALVINI 2003, p. 38.

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400 nellattuale via Leopardi, presso Porta Nuova (oggi Piazza Saffi), che diede il nome al baluardo che appunto cinge larea del teatro. Tuttavia, mancando sicuri supporti stratigrafici o ceramici (da corredo), e considerando come le fosse taglino come detto direttamente i piani duso romani, probabile che le sepolture siano da riferire allet tardo antica o altomedievale. Pi verosimilmente dobbiamo pensare ai secoli di massima trasformazione e di passaggio dallAntichit al Medioevo vero e proprio, quando cio il deposito archeologico non aveva sottratto del tutto alla vista le strutture della citt romana, ma viceversa quando questa doveva presentarsi ancora visibile nelle sue strutture e interessata da un popolamento e una frequentazione stabile anche se in modi e connotati diversi. La maggior parte delle inumazioni sono in fossa semplice, senza corredo, anche se non mancano testimonianze di un ricorso a tipologie pi strutturate ed elaborate: alla cappuccina (tegole di copertura disposte a doppio spiovente), in cassa laterizia, su fondo di tegole98.

2. Le domus. Prendendo come sistema di riferimento lincrocio costituito dai due assi stradali, il settore contenuto nellinsula di NE lunico che restituisce chiare testimonianze di edilizia abitativa privata dellantica Sena. La ricostruzione in pianta del contesto abitativo stata resa possibile, nonostante le cattive condizioni in cui ci si trovati ad operare (presenza di acqua durante lo scavo, terreno gi sconvolto e perdita dei rapporti stratigrafici, danneggiamento delle strutture romane da parte di attivit edilizie cronologicamente posteriori) essenzialmente sulla base di tre elementi: le fosse di spoliazione dei muri chiaramente distinguibili per essere riempite da terreno organico e da argilla pi scura e plastica99; lacerti murari delle fondazioni o dellalzato in opera laterizia (tegole fratte tenute insieme da semplice argilla in cavo di fondazione contro terra. Lalzato probabilmente doveva continuare in tegole almeno per quanto riguarda lo zoccolo. Confronti possibili con la citt di Suasa 100 dove i muri delle domus repubblicaU.S. 143, limpluvium in opus spicatum della Domus A.
SALVINI 2003, pp. 36-38. RELAZIONE QUIRI. 100 CAMPAGNOLI 1988 = DALLAGLIO-DE MARIA 1988, pp. 134-142; CAMPAGNOLI 1994-1995 = DALLAGLIO-DE MARIA 1994-1995, pp. 103-114; CAMPAGNOLI 2010, p. 322323; ZACCARIA 2010b.
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ne di quella dei Coiedii, relativamente alla medesima fase, hanno fondazioni in ciottoli, zoccolo in tegole e alzato in mattoni crudi, lateres); lacerti pavimentali (strato di preparazione o piano duso: i pavimenti in opus signinum erano allettati su uno strato di ghiaia, ciottoli e malta a sua volta appoggiato sopra ad un vespaio di frammenti ceramici e laterizi disposti di taglio, con funzione drenante e di isolamento dallumidit). Secondo lipotesi proposta dalla Salvini, i resti emersi dallo scavo sono pertinenti ad una singola domus101, del tipo ad atrio, a pianta rettangolare con la tradizionale impostazione dellasse principale che insiste sullallineamento fauces atrium tablinum. Lingresso posto verso il cardine, sul marciapiede coperto da un portico di cui sono visibili le basi di due pilastri (U.S. 135, U.S. 136) costruite in opera laterizia (frammenti di tegole e laterizi messi in opera con semplice argilla), di 3x3 piedi di lato e allineati con lingresso della domus. Questo era costituito da corridoio, ai cui lati erano disposte due stanze a pianta quadrata e simmetriche (lacerti murari U.S. 148, U.S. 149), usate solitamente dal proprietario come spazi commerciali o come locali da affittare. Superato il corridoio daccesso si arrivava nel vano centrale della casa, latrio. Probabilmente di tipo tuscanico, munito di impluvio in opus spicatum (U.S. 143, fig. 6; laterizi di lunghezza 11,6 cm x 2 cm disposti su 34 corsi; la pavimentazione dellimpluvio ha forma rettangolare con lato N di 2,1 m; lato S di 2,16 m; lato E di 2,67; lato O di 2,65), una vasca centrale per il rifornimento idrico della casa che raccoglieva lacqua che cadeva dal tetto tramite unapertura funzionale anche allilluminazione (compluvium).

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Fosse di spoliazione dei muri delle domus (fotografia dellArchivio fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario F1200007).

A destra e a sinistra dellatrio, che verso il tablino (separato dallatrio dal muro U.S. 179) munito delle due alae (due vani direttamente comunicanti con la corte, senza muro divisorio, che si presentano pertanto come estensioni laterali dellatrio medesimo) si dispongono dei vani (cubicula), di cui quelli a sinistra rispetto allingresso sono in doppia serie parallele una dietro allaltra. Quelli meglio conservati si trovano incastonati tra i

101

SALVINI 2003, pp. 22-32.

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contrafforti (pavimentazioni in cocciopesto102 U.S. 97, U.S. 151, U.S. 152, U.S. 92) delle mura roveresche a N e ad E, le cui fondazioni hanno tagliato la stratigrafia riferibile allepoca romana.

U.S. 97 (sopra), pavimento in cocciopesto decorato a losanghe dellala della Domus B; U.S. 151 e U.S. 152 (seguente), riferibili ai cubicula della Domus B. Si noti la soglia in calcare che mette in comunicazione il vano con quello che era latrio dellabitazione.

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GIULIANI 2006, pp. 222-226.

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Volendo invece trovare confronti locali, stringenti sia dal punto di vista planimetrico, cronologico e anche della tecnica edilizia e messa in opera, non si pu fare a meno di citare la citt romana di Suasa e ci che essa ha restituito a proposito di edilizia abitativa privata. Da una parte la Domus dei Coiedii, il cui nucleo iniziale da cui si sviluppa la grande residenza di II sec. d. C. Casa del Primo Stile, Suasa (da DE una semplice casa ad atrio (met I sec. a.C. fine I sec. MARIA 2009, p. 174). d.C.)103, dallaltra il settore dislocato a sud della medesima, che fu spianato e non pi riedificato al momento dellampliamento della residenza nel II sec. d.C., sigillando cos stratigrafie e strutture riconducibili al III e al II sec. a.C. (con tracce di frequentazione gi nel IV a.C.)104. In particolare la Casa del Primo Stile105(II sec. a.C.), una domus ad atrio, tuscanico, munito di impluvium in opus spicatum, in questi elementi identica a quella della Fenice. Si entrava nellatrio attraverso le fauces, obliterate dallEdificio 3 nel III sec. d.C. Dallo stesso atrio partiva un corridoio laterale (6) che conduceva nel probabile tablinum (5), alla sua destra, allineato con ingresso e corte interna. La planimetria, fortemente assializzata e longitudinale, era completata da due cubicula (7-7a) e da un oecus triclinium (10), tutti posizionati dietro al tablino. Il modello in questione, pur non rinunciando alla ricercatezza e al lusso (decorazioni parietali e musive, opus signinum), semplifica e riduce allessenziale il modello della casa ad atrio.

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CAMPAGNOLI 2010, pp. 322-327; DALLAGLIO-DE MARIA 1988, pp. 80-102; DALLAGLIO-DE MARIA 1994-95, pp. 78-102. 104 ZACCARIA 2010a, pp. 160-163; DE MARIA 2009, pp. 184-185. 105 ZACCARIA 2010a, pp. 163-168; DE MARIA 2009, pp. 175-177.
103

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La tecnica edilizia106 impiegata nella messa in opera delle strutture prevede una fondazione contro terra in una fossa mediamente profonda 40 cm e larga 50 cm, riempita di ciottoli fluviali e argilla; una zoccolatura che impiega tegole intere (65 cm x 51 cm con aletta alta 6 cm) su filari regolari con giunti alterni e alette in paramento mantenute coese da argilla e frammenti fittili; elevato in materiale deperibile (mattoni crudi, lateres), coperto da intonaco disposto su tre strati.

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Premesso che nella guida dellarea archeoParticolare della tecnica edilizia impiegata per la messa in opera dei logica107le strutture premuri delle domus. Lutilizzo della tegole rese coese da strati di argilla e se in esame sono datate ghiaia contenuti tra le alette appare caratteristico in questi territori in un lasso di tempo per tutta let repubblicana. compreso tra I a.C. I d.C., e rimandando al paragrafo successivo (Paragrafo 4, Tabella n. 2) questioni circa la cronologia dinsieme, possibile partire dalle decorazioni pavimentali superstiti onde poter inquadrare meglio un possibile momento di messa in opera delle abitazioni. Come gi esposto, la tipologia della decorazione dei pavimenti in coccio pesto geometrica; precisamente a rete di losanghe entro doppia cornice perimetrale, il tutto disegnato da tessere marmoree bianche tangenti su un lato.


106 107

ZACCARIA 2010b, pp. 177-184. SALVINI 2003, che resta lunica risorsa bibliografica di riferimento.

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Particolare dellapparato decorativo dellU.S. 97.

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Due rinvenimenti analoghi da Pesaro108, uno in prossimit della chiesa di S. Ubaldo (1950) e laltro presso Palazzo Montani (1947), sono stati interpretati come le testimonianze pi antiche restituite dalla citt. Dal punto di vista stilistico il reticolo di losanghe e le cornici multiple, semplici decorazioni geometriche dalleffetto cromatico forte e ricercato per contrapposizione tra le tessere bianche su fondo rosso, sono peculiari dellultimo secolo della Repubblica109, ma con dilatazioni temporali che giungono allinizio dellI sec. d.C.110. Nella Domus dei Coiedii inoltre, tracce di pavimentazione in cocciopesto a decorazioni geometriche e a squame, costituite da tessere bianche, sono state rilevate sotto i piani duso di II e III sec. d.C. e ricondotte al II sec. a.C.111 Le indicazioni stratigrafiche relative allarea della Fenice interessata dallindagine archeologica, hanno comunque datato lo strato (U.S. 134) tagliato dalle fosse di fondazione


MERCANDO 1984, pp. 181-182. Per il mosaico presso la chiesa di S. Ubaldo pp. 189-192; analogo a questo quello rinvenuto vicino palazzo Montani, al quale si rimanda alla p. 199; DI COCCO 2004, p. 97, 99-100. 109 Cfr. nota precedente; MERCANDO 2003, pp. 318-319, dove lAutore spiega che, a parte poche eccezioni, lopus signinum con decorazioni geometriche composte da tessere bianche o con le stesse tessere disposte casualmente sulla superficie, pur nella semplicit dello schema, costituisce una scelta allinsegna della sobriet e del cromatismo deciso, tipica degli ultimi decenni della Repubblica. 110 MERCANDO 1984, p. 181. 111 CAMPAGNOLI 2010, pp. 322.
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degli edifici al pieno I sec. a.C. (vernice nera e relative forme vascolari)112. Inoltre tra i rinvenimenti numismatici va segnalata una moneta datata 90 80 a.C.113, recuperata a contatto con lU.S. 174 (piano di preparazione pavimentale, ma dallattendibilit non assoluta in quanto potrebbe essere residuale o anche riferibile, in qualit di riutilizzo di un manufatto pi antico, alla sepoltura tardo antica che la taglia, U.S. 175). In conclusione, partendo dalle indicazioni cronologiche fornite dallanalisi dei materiali e integrandole con i dati derivati dallanalisi stilistica delle decorazioni pavimentali, sembra essere lecito stimare il periodo di edificazione di queste abitazioni, tipiche case ad atro romano italiche, pienamente nel I sec. a.C., verosimilmente alla met del secolo, rinunciando quindi ad una dilatazione temporale che arrivi fino al I sec. d.C. In questo periodo, e probabilmente gi durante la prima et augustea, la citt doveva aver raggiunto la sua forma compiuta e la sua massima estensione, coerentemente ai programmi edilizi volti alla restaurazione successiva ai disastri bellici del I sec. a.C.114. La monumentalizzazione e il decoro urbano incentivati dalle politiche prima triumvirali e poi augustea, potrebbero essere stati attuati successivamente (I sec. d.C.), concretizzati il pi delle volte dallevergetismo privato115. Resta da precisare in che rapporto, soprattutto cronologico, si trovano a convivere da una parte le strutture fino ad ora prese in esame, dallaltra il tessuto urbano (reticolo stradale e isolati) nel quale sono inserite e contestualizzate. 3. Le strade. LU.S. 85 e lU.S. 47 sono rispettivamente un cardo ed un decumanus, entrambi minori, dellantico tracciato stradale urbano della citt di Sena. Il primo si sviluppa in direzione NE SO ed intersecato perpendicolarmente dal secondo, di andamento NO SE, a formare un incrocio che delimita quattro insulae (isolati) del tessuto cittadino romano. Entrambi larghi 11 piedi romani, quindi circa 3,30 m, sono lunghi 65 m il decumano e 31 m il cardine. La loro disposizione ruotata di circa 45 dallideale orientamento secundum caelum, ottenuto con gli assi principali della nascitura citt che seguono la disposizione celeste dei punti cardinali e quindi con un perfetto incrocio perpendicolare di due assi, uno NS e uno EO. La rotazione di met angolo retto rispetto a questo modello ideale, che si riscontra nel tracciato stradale in esame, tiene conto della conformazione della linea di costa, alla quale parallelamente posiziona il decumano e perpendicolarmente il cardine: c quindi una pianificazione secundum natura loci.116 Il selciato stradale presenta una sezione trasversale che evidenzia un profilo della carreggiata cd. a dorso d'asino, cio convesso, per facilitare lo scolo delle acque verso i lati; nei pressi dellincrocio la presenza di un dosso sul cardine funzionale al rallentamento dei carri in procinto di attraversare il quadrivio.

RELAZIONE QUIRI; La fondazione degli edifici avviene tagliando uno strato a matrice argillosa, di colore giallastro con abbondanti inclusi datato al I sec. a.C.; questo piano duso caratterizzato inoltre da frequenti tracce di carbonizzazione che coprivano buona parte della superficie. E stata avanzata lipotesi che tali tracce, per la loro presenza sensibile e tangibile, siano da riferire al passaggio di Pompeo, che nell82 a.C. saccheggi la citt (Appiano, Bell. Civ. I, 88). 113 Denario d'argento CN. LENTULUS: sul dritto busto di Marte di spalle, con elmo a cresta e lancia appoggiata sopra la spalla sinistra; sul retro vittoria su biga alata che tiene una ghirlanda. Riferimenti darchivio: inventario del materiale esposto presso larea archeologica prot. 13715 pos. ZA 45/24; riferimenti bibliografici: GUIDO 1998, pp. 91-92, con bibliografia di rimando ai cataloghi CRAWFORD 1974, 345/1; GRUEBER 1910, 2440-2442; BERGER 1989, 3027-3028; SYLLOGE NUMMORUM ROMANORUM, Res Publica, V, 2142-2148. 114 GABBA 1976. 115 PACI 2008, pp. 395-422; GROS-TORELLI 2007, pp. 179, 188, 243-248. 116 DILKE 1979, pp. 11-13, 25, 40-46; Misurare la terra 1983, p. 79-80.
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Il basolato stradale, in pi punti lacunoso, costituito da ciottoli fluviali ben connessi tra loro di dimensioni variabili (diametri 40 - 70 cm), sezione conica e faccia piatta, annessi ad uno strato di posa costituito da sabbia, ghiaino e calce di pozzolana117. Le indagini condotte nel 1997 e nel 2002, hanno permesso di acquisire dati circa la struttura profonda delle strade e sullopera di sistemazione e di preparazione che ha interessato la sede che avrebbe dovuto accogliere il passaggio del tracciato stradale. I rilievi delle sezioni n. 2 e n. 3 relative al saggio condotto sotto la rampa di ingresso tra i contrafforti n.6 e n.7 delle mura (anno 1997)118, mostrano come la costruzione della strada sia stata preceduta da una preparazione attenta, basata sulla stratificazione di pi strati di

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SALVINI 2003, p. 8. Documentazione prodotta e consegnata presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche dalla Soc. Coop. Archeosistemi (RE), esecutrice dei lavori di scavo. Dossier consultato per gentile concessione dellArchivio Fotografico e Disegni, (sezioni n. inventario 31699; relazione scavo con relative schede U.S.)
118 117

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U.S.

Descrizione Struttura orientata NO SE costruiti in ciottoli di grandi dimensioni. Strato a matrice sabbiosa ghiaiosa di colore giallo nerastro, posto negli gli interstizi tra i basoli. Strato a matrice sabbiosa di colore grigio - giallastro contenente frammenti laterizi, ghiaino e calce di pozzolana Strato sottile di laterizi sminuzzati immersi in strato limoso. Strato di matrice limo sabbiosa con abbondanti frammenti laterizi di dimensioni medio grandi. Strato a matrice limo sabbiosa di colore giallo verdastro contenente abbondanti frustuli carboniosi.

Rapporti stratigrafici 8 copre 22, 23, 25, 26. 8 contemporaneo a 12. 12 contemporaneo a 8 12 posteriore a 22.

Interpretazione Basolato stradale, recante evidenti tracce del passaggio di carri SUMMUM DORSUM. Strato di coesione tra gli elementi litici che formano il tracciato stradale. Strato intermedio atto ad accogliere la pavimentazione stradale - NUCLEUS Testa della massicciata, costituita dalla stessa matrice ma con inerti pi piccoli e sminuzzati. Massicciata per la preparazione della strada RUDUS.

12

22

22 coperto da 8 e da 12. 22 copre 25.

25

25 coperto da 8. 25 coperto da 22. 25 copre26.

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26 coperto da 8 e da 25. 26 copre 23.

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23 coperto da 26. 23 copre 24.

Strato di posa per la massicciata.

Strato a matrice sabbiosa Strato preparatorio / sotdi colore grigio con ghia24 coperto da 23. tofondazione funzionale ia molto fine nella sua 24a b copre lo strato 24a - b alla messa in opera della parte superiore (a) e con geologico. massicciata STATUgranulometria maggiore MEN. in profondit (b). Tab. 1: stratificazione individuata sotto il piano stradale, nome U.S. e interpretazione119.


119

ADAM 1988, pp. 300 301.

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allettamento che, costipati e ricchi in ghiaia, ciottoli e frammenti laterizi vanno a creare una serie di piani funzionali alla posa dei basoli, conferendo complessivamente coerenza e stabilit allintera infrastruttura. Due ulteriori saggi volti ad indagare in profondit la stratigrafia della strada, questa volta condotti nel 2002, hanno poi permesso di constatare la presenza di terreno geologico e vergine (U.S. 550 strato a matrice argillosa verdastro e plastico totalmente privo di inclusi), sopra il quale si impostano gli starti di preparazione della strada120.

+1,9 s. l. m.
Strati di preparazione rinvenuti sotto il basolato (Archivio Fotografico e Disegni, Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario 31699, elaborazione di Francesco Belfiori).

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Una forchetta temporale con estremi I sec a.C. e III sec. d.C. sarebbe riferibile alle fasi di vita e occupazione di questa porzione della citt romana. La mancanza di materiali e testimonianze riconducibili a questo lasso di tempo motivata proprio dal corretto funzionamento delle strutture tipicamente cittadine e dalla presenza delle istituzioni romane che garantivano la corretta manutenzione dellarea pubblica, parallelamente ai privati cittadini che abitavano nellarea e che curavano i propri spazi121. Per quanto riguarda lo specifico caso delle strade, non stato possibile individuare il taglio di fondazione per la posa degli strati sottostanti il basolato, e dunque i rapporti stratigrafici che avrebbero potuto chiarire definitivamente in che periodo il tracciato fu realizzato sono indisponibili (la stratigrafia romana stata intercettata e sconvolta dalle fosse di fondazione dei contrafforti delle mura e non sono stati condotti altri saggi chiarificatori). Generalmente, la pavimentazione doveva essere una caratteristica prevista sin dal momento della progettazione della rete stradale, specialmente se urbana, tuttavia sembra che i basoli non fossero usati prima del II sec. a.C. 122. Confronti con il castrum di Ostia propongono lipotesi di una rete infrastrutturale in terra battuta, almeno per la citt di III sec. a.C.123; inoltre gli assi viari costituivano gli elementi principali tramite i quali lastrazione del piano urbanistico ortogonale predisposto a priori veniva concretizzata, onde per cui lincrocio della Fenice appare certamente risalire al momento della fondazione della citt. La fase in vista come detto, probabilmente ad un momento posteriore al II sec. a.C.

120 121

RELAZIONE 2002. SALVINI 2003, p. 17. 122 ADAM 1988, p. 301. 123 CICERCHIA 1983, pp. 55, 59-60.

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4. Cultura materiale. Antecedentemente al I sec. a.C., il materiale rinvenuto124 (vernice nera di III sec. a.C. e monete: un sestante in bronzo 205-195 a. C. con al dritto testa di Mercurio e al rovescio prora di nave e scritta ROMA; un asse di fine III a.C. con testa di Giano al dritto e prora di nave al rovescio)125, non in relazione con alcun tipo di struttura stabile che possa essere considerata pi antica della domus (anche se resta valido quanto detto in precedenza circa una possibile organizzazione degli isolati e delle strade un secolo addietro). Inoltre, non si pu fare a meno di sottolineare ed evidenziare le gi citate difficolt operative che hanno ostacolato lattivit di escavazione e gli impedimenti fisici geologici (falda acquifera alta) che non hanno certo favorito lacquisizione del dato; dato che quindi si presenta fortemente limitato, privo dei contributi fondamentali derivanti da unaccurata analisi stratigrafica, i quali possano permettere di arrivare ad unarticolata sequenza relativa delle attivit che hanno interessato il sito e ad una altrettanto sicura cronologia assoluta cui riferirla. Parimenti, I dati a disposizione126 saranno riproposti e, compatibilmente alle capacit di chi scrive, aggiornati e completati. a. Le fasi di vita dellarea, preso come termine cronologico di partenza il I sec. a.C., coprono tutti gli ultimi decenni della Repubblica, let augustea e i secc. I II III d.C. La relativa scarsezza di materiali pu appunto testimoniare, argumentum ex silentio, la vita e la manutenzione dellarea, lo smaltimento dei rifiuti e degli scarti e quindi il lasso temporale in cui le organizzazioni e gli istituti cittadini hanno effettivamente funzionato127. Da segnalare un gruppo coerente di monete del periodo antonino (Marco Aurelio o Lucio Vero, Commodo), rinvenuto a diretto contatto con il selciato stradale128. b. La grande maggioranza della cultura materiale resta comunque riferibile al periodo posteriore al III IV sec. d.C. momento nel quale inizia leffettivo abbandono della zona e il deposito archeologico inizia ad innalzarsi di quota129. Terra sigillata italica, chiara, africana, medio adriatica e ceramica dipinta tarda, lucerne con simbologia cristiana, oltre ad un consistente numero di monete (Severo Alessandro, Decio, Valeriano, Gallieno, Costanzo II, Valentiniano, Teodosio) sono presenti nei 50 cm di deposito archeologico al di sopra del basolato stradale che rappresenta la porzione di terreno sottoposta allindagine archeologica130. c. Relativamente al periodo alto medievale (secc. VII IX), abbonda la ceramica invetriata tipo Forum Ware e i contenitori in pietra ollare.

Inventario del materiale esposto, per gentile concessione dellArchivio Protocolli della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche (prot. 13715, pos. ZA 45/24 = INVENTARIO); Relazione preliminare dei materiali, per gentile concessione dellArchivio Protocolli della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche (prot. 9381 pos. ZA 45/24 = RELAZIONE PRELIMINARE MATERIALI); SALVINI 2003, p. 16. 125 ERCOLANI COCCHI-MORELLI-NERI 2004, p. 135. 126 SALVINI 2003, 15-21; RELAZIONE QUIRI. 127 SALVINI 2003, p. 17. 128 SALVINI 2003, p. 17; RELAZIONE QUIRI, altre testimonianze numismatiche, sono state recuperate allinterno delle domus e tra i bastioni rinascimentali, ma proprio la costruzione di questi ultimi, con il relativo movimento di terra causato dalla loro fondazione, ha di fatto sconvolto la stratigrafia lasciando quindi ampi dubbi sullattendibilit cronologica dei reperti. 129 RELAZIONE PRELIMINARE MATERIALI. 130 SALVINI 2003, pp. 18-21.
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d. Successivamente al X sec. compaiono forme tipiche, quali boccali, paioli, testi e lampade. e. Le fasi pi recenti (secc. XIV - XVI) hanno restituito ceramiche graffite e maioliche. A questo periodo appartengono due ritrovamenti numismatici: un bolognino del XIV sec. battuto dalla Repubblica autonoma di Ancona ed un denaro emesso a Rimini (1230 1385) 131. f. Per quanto riguarda altre classi ceramiche, oltre alla ceramica comune e da cucina, indicazioni cronologiche ed economiche sono offerte dai contenitori dai trasporto, le anfore. Anfore vinarie di produzione adriatica (apule - brindisine, tipo Forlimpopoli), tirreniche (da vino), africane (da olio) e ispaniche (da garum) testimoniano la natura e il volume dei commerci che interessarono la citt dal II sec. a.C. fino al VI sec. d.C.132. Nel complesso larea ha vissuto vicende ed avvenimenti omogenei e comuni che, dato archeologico alla mano, almeno a partire dal I sec. a. C. si sono protratti fino ai giorni nostri. Rispetto alla totalit della cultura materiale, la presenza schiacciante di ceramica tardo antica, altomedievale, medievale e rinascimentale testimonia come effettivamente lo scavo abbia piuttosto scoperto e liberato le strutture costituenti parte della citt romana dal deposito formatosi in seguito allabbandono dellarea. Inoltre, lassenza di una successione stratigrafica certa rende difficile capire per quanto tempo e fino a che periodo le strade e la domus abbiano funzionato, siano state frequentate o per lo meno rimaste a vista. Probabilmente le prime conobbero un oblio pi veloce delle seconde. Resta indubbio che in tutta larea e in tutta la citt, a partire dal IV sec. d.C., si innesta un processo di trasformazione e di cambiamento nel concepire lo spazio urbano e nel modo di viverlo che porta al formarsi di una realt insediativa diversa, trasformata rispetto a quello che doveva essere lassetto tipico della citt di et romana. 5. La Tarda Antichit. Il processo a cui accennato sopra si verifica in quel periodo di passaggio tra Antichit e Medioevo compreso grossomodo tra il IV e il VII secolo chiamato Tarda Antichit. Con modalit e schemi di diverso ordine, riconducibili a pi cause, esso comporta una trasformazione profonda del Mondo Antico. Nel volgere di quattro secoli si entra in una nuova fase della storia dellumanit, il Medioevo, il cui ordine politico, sociale, economico e culturale, oltre che religioso, profondamente diverso dal passato, imperniato invece sullassetto derivato dalla civilt greco romana. Nel caso delle citt133, queste vanno incontro a sensibili cambiamenti, nel modo di concepire lo spazio urbano e nel modo di viverlo, ma anche nella struttura e nelle componenti concrete cittadine. Dopo questa premessa di carattere generale, consideriamo le modificazioni tipiche di questo momento storico nel contesto di riferimento di questo capitolo134.

RELAZIONE PRELIMINARE MATERIALI; SALVINI 2003, p. 21. SALVINI 2003, p. 18. 133 BROGIOLO-GELICHI 1998. 134 SALVINI 2003, pp. 36-38; per un confronto con contesti urbani vicini: VENANZONI 2010, pp. 95-100, dove vengono presentate ed interpretate le trasformazioni relative alle domus di Piazzale Matteotti a Pesaro, durante il medesimo periodo; si consulti inoltre ORTALLI 2003 che tratta i fenomeni relativi alle trasformazioni urbane tra III e VI sec. in Cisalpina, con particolare attenzione al caso di Ariminum.
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Il deposito archeologico presente al di sopra delle strade e degli edifici, testimonia il graduale ma inarrestabile abbandono dellarea coincidente con un cambiamento nella topografia del tessuto urbano e un cambiamento di funzione delle aree prima destinate ad uso abitativo, commerciale e di comunicazione. Tale cambiamento manca di sicuri dati stratigrafici che possano permettere di ricostruire con certezza e precisione le modalit ed

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Deposito formatosi sopra il basolato stradale e piano di calpestio relativo al XVII secolo (fotografia dellArchivio fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario F1210014).

i tempi con i quali si pass ad una realt pi frammentaria, disomogenea e meno organizzata dal punto di vista urbanistico, topografico, burocratico e amministrativo rispetto al modello della citt romana. Sicuramente, si percepisce come intorno al III IV sec. larea non si presentasse pi come invece doveva apparire in et augustea e nei primi secoli dellImpero. Il venire meno dello Stato e della presenza delle istituzioni nel periodo tardo antico, a partire dal III sec. pi impegnati a fronteggiare la crisi economica e gli impegni militari, dovette essere carico di conseguenze concrete e sensibili anche in una citt ormai del tutto secondaria e di provincia come Sena.

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Fasi Cronologia

Evidenze archeologiche

Periodizzazione

Note

III-II sec. a.C.

Impianto urbanistico; strade e fognature.

Et repubblicana

Impianto e orientamenti delle strade III sec. a.C.; lastricatura successiva (II-I sec. a.C.) La diversa tecnica edilizia suggerisce una anteriorit rispetto alle domus; fase ipotetica. Larea interessata a ricostruzione e riqualificazione successivamente alle distruzioni belliche (indicazioni stratigrafiche e materiali). Fase di vita dellarea (gruppo monetale coerente a contatto col basolato). Destrutturazione del tessuto urbano romano; riqualificazione dellarea in chiave cimiteriale e suo utilizzo come cava di materiale.

II

II sec. a.C.

Tabernae?

Et repubblicana

III

I sec. a.C.

Domus.

Et tardo repubblicana triumvirale (met del secolo)

IV

I-III sec. d.C.

Domus; tabernae; strade; fognature.

Et imperiale

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Post III sec. d.C.

Sepolcreto; pavimenti e muri tardi sopra i piani pavimentali delle domus e delle tabernae; focolari; pozzi; calcare.

Tarda Antichit Alto Medioevo.

Tab. 2: tabella riassuntiva delle macrofasi individuate nellarea archeologica La Fenice (per i dettagli delle note si rimanda ai paragrafi).

Il collasso del sistema che garantiva la manutenzione urbana, tra cui il corretto funzionamento delle fogne e lo smaltimento dei rifiuti provoc gradualmente lobliterazione delle strade sotto i tipici strati di colore scuro ricchi di componenti organiche (U.S. 25), mentre il deposito aumentava a causa dei crolli di edifici che andavano in rovina e dei butti volontari di materiale eterogeneo135. Il cambiamento tangibile dello stile di vita e dei modelli abitativi (cfr. Paragrafo 2, lipotesi a proposito delle tabernae ) oltre alla necessit di recuperare materiale da costruzione dagli edifici antichi in rovina usati come vere e proprie cave, sono elementi caratteristici delle citt tardo antiche. Tutto ci reso tangibile dalla presenza di pozzi, calcare e

135

BROGIOLO-GELICHI 1998, pp. 78-86.

33

vasche, oltre a muretti che si impostano sopra i piani duso riferibili alla domus provocando una modifica nellarticolazione degli spazi. I limiti e i confini tra le propriet private e gli spazi pubblici vanno a farsi vaghi ed indefiniti, favorendo cos linstallazione di tombe isolate o sepolcreti136, altro elemento chiave che differenzia questo periodo dal passato romano, la cui legge imponeva le sepolture extra moenia.

U.S. 21, pozzo riferibile alle attivit lavorative che si insediarono nellarea dopo il collasso del sistema urbano romano (fotografia dellArchivio fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario F1210019).

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Stratificazione rilevata sopra i pavimenti delle domus. Strato di abbandono U.S. 25, e muretto (fondazioni e alzato) che va a modificare larticolazione planimetrica dellabitazione pi antica.


136

BROGIOLO-GELICHI 1998, pp. 98-101.

34

La riconversione in chiave funzionale e funeraria degli spazi abitativi romani parzialmente obliterati da strati di abbandono, riccamente organici un fenomeno tipico dei secoli tardo antichi (fotografia dellArchivio fotografico e disegni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, n. inventario F1200013).

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Il nuovo paesaggio urbano doveva quindi caratterizzarsi non necessariamente per lo spopolamento o per un abbandono totale e definitivo degli spazi, quanto piuttosto per una riorganizzazione dei modelli insediativi e della densit della popolazione, che ora risiedeva in maniera sparsa, non continua, in un tessuto urbano policentrico137 e non pi omogeneo, ma caratterizzato da ruderi, edifici in rovina e da nuovi poli attrattivi come potevano essere gli edifici di culto cristiani138. Inoltre la crescita del deposito non da ultimo causato da cataclismi naturali, come verosimilmente per Sena potevano essere le piene del Misa o limpaludamento della linea costiera, confer al paesaggio urbano, prima lastricato e sottoposto a manutenzione, un aspetto rurale139. La denominazione dellarea che insiste sullattuale Piazza Garibaldi e Via Cavallotti, comprendente anche gli isolati della Fenice, sono indicati dalla documentazione medievale come civitas veteres, abbandonata e caratterizzata dallaffiorare di ruderi. Essa comprendeva anche i Prati della Maddalena, la medesima area sulla quale sorgeva la chiesa che era rimasta fuori dalle maura della citt rinascimentale, anche in seguito alla restaurazione roveresca e malatestiana140. I fenomeni che interessarono tipicamente le citt tardo antiche e altomedievali, dovettero verosimilmente verificarsi anche a Senigallia. Sicuramente, rimane un grande vuoto nella documentazione storica e archeologica che non permette al momento di avanzare

137 138

BROGIOLO-GELICHI 1998, p. 17-18. BROGIOLO-GELICHI 1998, pp. 95-98. 139 BROGIOLO-GELICHI 1998, pp. 86-95. 140 Per la citt in et comunale e rinascimentale si veda VILLANI 2008.

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ipotesi pi specifiche o approfondite. Le uniche ancore a cui aggrapparsi sono gli eventi che interessarono tutto il territorio marchigiano in et Tardo Antica141: la riorganizzazione dioclezianea dellItalia in province, in un contesto storico a partire dal III sec. di crisi economica profonda e minacce esterne da parte dei barbari; gli avvenimenti legati alla Guerra Greco-Gotica (535-553)142 che dovettero ulteriormente accelerare quel processo di destrutturazione e trasformazione della citt; lentrata di Senigallia nella Pentapoli Bizantina alle dipendenze dellEsarcato di Ravenna. Il dominio bizantino dItalia fu comunque un fattore deterrente per le citt che ne fecero parte143. Esso favor una pi lenta e meno inesorabile decadenza verso forme di insediamento che non possono essere definite di tipo urbano, come accadde invece ai centri sottoposti al dominio dei Longobardi144.

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Una panoramica generale delle Marche durante la Tarda Antichit offerta in ALFIERI 1983. Procopio di Cesarea, De bello gothico, IV, XXIII. 143 ORTALLI 2001, pp. 53-54. 144 ALFIERI 1983, pp. 23-34.

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CAPITOLO III

Gli scavi di Via Cavallotti: nuove scoperte sulla storia della citt antica.

1. Levidenza archeologica

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Area archeologica di Via Cavallotti 24, Senigallia (AN), con indicate le principali strutture riportate in luce, riferibili alle due macrofasi individuate: protostorica (V-IV sec. a.C.) e romana (III-I sec. a.C.).

Durante la ristrutturazione di due cantine allinterno del palazzo settecentesco sito al civico 24, preceduto da indagine geofisica non intrusiva stato eseguito lo scavo archeologico che ha permesso di riporta alla luce una serie di strutture che in seriazione cronologica assoluta sono state attribuite a tre periodi principali: il primo databile tra V e IV sec. a.C., un secondo collocabile tra gli inizi del III e la met del II sec. a.C. e un terzo

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periodo tra la fine del II a.C. e let augustea145. Il primo periodo (o periodo preromano) individuato nel settore S-O dello scavo, costituito principalmente da una struttura abitativa, certamente edificata in materiali deperibili, e dai relativi strati di vita. Le dimensioni delledificio sono ipoteticamente di m 9 x 5: stata individuata la parete perimetrale a nord, costituita da una trave lignea disposta orizzontalmente e fondata entro un cavo riempito di ghiaia e argilla; lalzato era in graticcio di canne intonacato in argilla, andata distrutta ma parzialmente conservata e rinvenuta in crollo in quanto esposta a un probabile incendio146.

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U.S. 165, acciottolato i livelli duso della struttura preromana. Allinterno dellabitazione una pavimentazione in ciottoli con ampi resti di frequentazione (residui di cibo, frammenti di macine) ospitante nel settore S-E alcune grandi buche, interpretabili forse come silos per derrate (poi defunzionalizzate e riutilizzate come butto) sembra con ogni probabilit poter essere interpretata come zona residenziale; al contrario unarea di focolari, disposti nel settore S-E dellabitazione probabilmente collocati in uno spazio aperto sembra suggerire unarea a destinazione funzionale. Il rinvenimento poi di una fusaiola in ceramica di impasto conferma come almeno una parte della struttura fosse adibita a uso domestico147. Tra i materiali pi significativi rinvenuti nei livelli di frequentazione della fase preromana (US 164,149,154) si segnalano frammenti di skyphoi a figure rosse, forse di produzione alto-adriatica, databili alla seconda met del IV sec. a.C., altri frammenti di ceramica a figure rosse probabilmente di importazione attica numerosi esemplari di ceramica a

145 146

LEPORE et alii 2012, p. 4-6. LEPORE et alii 2012, pp. 4-6. 147 LEPORE et alii 2012, pp. 4-6.

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bande rosse, frammenti di ceramica grigia e frammenti di ceramica dimpasto, databili tra V e IV sec. a.C.148
Tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. la stratigrafia testimonia una fase di arresto e immediatamente dopo una riorganizzazione dellarea tramite interventi volontari di apprestamento e bonifica: infatti allincendio e al crollo delle strutture preromane, segue lo spianamento delle macerie e a un rialzamento dei piani duso, individuato a livello stratigrafico da diverse unit stratigrafiche che, composte per lo pi da argille e limi di riporto, possono essere datate, sulla base dei materiali rinvenuti, tra gli inizi del III e il corso del II sec. a.C. e individuano il momento della prima frequentazione det romana, da ricollegarsi probabilmente alle vicende storiche dellinizio della romanizzazione dellAger Gallicus, a seguito della battaglia di Sentinum (295 a.C.). In seguito a questo evento entriamo nel secondo periodo della colonna stratigrafica149: una sequenza di murature collegate e disposte in maniera ortogonale a formare almeno 4 ambienti, di cui non si possiedono resti di vere e proprie pavimentazioni ma, come precedentemente evidenziato, solo dei pianiduso.

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U.S.M. 24 e U.S.M. 25 conservate al livello delle fondazioni.

Tutte queste murature costruite in ciottoli fluviali legati con malta di argilla, hanno le fondazioni che tagliano i precedenti strati di spianamento e di rialzamento, denotando cos il primo momento insediativo attribuibile con certezza allet romana, molto probabilmente agli inizi del III sec. a.C. Le strutture sembrano per essere pertinenti ad una porzione di un edificio a carattere rustico/produttivo come indica la presenza di un pozzo rivestito con anelli circolari di terracotta150.


148

LEPORE et alii 2012, pp. 4-6. LEPORE et alii 2012, pp. 4-6.

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Il dolio U.S.M. 77. La sua posa avvenne dopo il tombamento e la defunzionalizzazione del pozzo U.S.M. 78.

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In un terzo periodo151, sempre attribuibile allet romana, tra la met del II sec. a.C. e let augustea, si assiste a una variazione nella disposizione degli ambienti, probabilmente dettata da motivi funzionali: nel corso del I sec. a.C. Il pozzo viene defunzionalizzato e al suo posto viene interrato un dolio e allo stesso tempo costruito un nuovo pozzo. Questultimo, del diametro di circa 1,20 m, si caratterizza per la presenza di una camicia realizzata con colli di anfore spezzate allaltezza del rigonfiamento della spalla e disposte orizzontalmente su corsi subparalleli. La quasi totalit delle anfore rappresentata dal tipo Lamboglia 2 (II-I sec. a.C.). Questa sistemazione databile alla media et repubblicana e trova confronti in altri contesti marchigiani152 e in area emiliano-romagnola153.

LEPORE et alii 2012, p. 4-6. Nei pressi della colonia romana di Potentia sono state scavate alcune vasche pertinenti ad edifici rustici che adottano la stessa soluzione tecnica e costruttiva (tra laltro mettendo in opera la stessa tipologia di anfore individuata in Via Cavallotti: Lamboglia 2 e Dressel 6): MERCANDO 1979: 184-186 e 281-283. 153 Su questo tipo di apprestamento si veda anche ANTICO GALLINA 1996: 85-86.
152


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La camicia di U.S.M. 132 utilizza colli di anfore disposti radialmente a corsi sovrapposti, forse con funzioni drenanti e di controllo della variazione del livello delle falda acquifera.

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In questa seconda fase det romana gli interventi principali vedono lampliamento del complesso edilizio con la spoliazione del muro USM 93 verso O e la costruzione della muratura USM 23. Ben evidente il passaggio tra i due periodi riferibili allet romana per levolversi delle tecnica edilizia che inizialmente prevede luso di ciottoli fluviali e successivamente di tegole intere legate con argilla e ghiaia154.


154

LEPORE et alii 2012, p. 4-6.

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U.S.M. 23, U.S.M. 24 e U.S.M. 70. La prima si appoggia alla seconda: evidente la diversa tecnica edilizia impiegata nella fase di ampliamento della superficie dellAmbiente 1.

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Unapertura di un passaggio, delimitato da due muri, al centro del muro N-S (sul quale presente anche lincasso per una soglia) va a sostituire una precedente apertura, tamponata con tegole coerentemente quindi con le muratura di ampli azione delledificio. A conferma del carattere rustico produttivo delledificio resta una vaschetta pavimentata in frammenti di tegole, allettati in una preparazione impermeabile, di argilla pulita e ghiaia (USM 29). La struttura pertinente ad un torchio (di cui non resta traccia in quanto ligneo) collegato a dei dolia interrati presenti lungo il lato E ed individuati solo attraverso le loro fosse di spoliazione155, ai quali era destinato il prodotto della spremitura delluva. In et augustea si registra la chiusura del pozzo, mentre per quanto riguarda le successive fasi di vita dellarea sono stati raccolti indizi che parlano di un riutilizzo delle murature romane, o almeno della ripresa del loro orientamento dalle fosse di spoliazione dei muri delimitanti il corridoio dentrata allAmbiente 1. I materiali rinvenuti allinterno delle fosse di spoliazione di questi muri con fondazione in frammenti di gesso, riportano a un orizzonte di XII-XIII secolo. Alla luce di questi elementi il sito, molto vicino al corso del fiume che in et romana scorreva con unansa pi allinterno della platea rispetto ad oggi, potrebbe trovare una sua caratterizzazione funzionale in chiave produttivo artigianale (prendendo in considerazione i doli, i pozzi e il negativo di quella che doveva essere una grande cisterna profonda 1,40 m, spoliata dallUS 87), ma non si pu escludere che siano stati riportati in luce alcuni vani di servizio di unabitazione privata facente parte del tessuto urbano dellantica Sena Gallica. Quello che certo che, dati alla mano possiamo suddividere lorizzonte cronologico di riferimento dello scavo di Via Cavallotti in due macrofasi: una protostorica/pre-romana (fine V e IV sec. a.C.);

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LEPORE et alii 2012, p. 4-6.

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una romana, al cui interno possibile individuare una sottoperiodizzazione (III sec. a.C. I sec.d.C.); Al termine di questa presentazione circa le importanti novit che sono emerse dalla campagna di scavo di Via Cavallotti 24, oltre alle interessanti questioni e problematiche che si sono aperte e che attendono una risposta per comprendere meglio la genesi della colonia romana e il suo sviluppo, siamo comunque in grado di fermare dei punti dai quali partire, da un lato per integrare le conoscenze sul passato della citt acquisite fino ad oggi, e dallaltro per impostare nuovi criteri e indirizzi di ricerca utili al proseguo delle ricerche e degli studi. Innanzi tutto la prima novit dimportanza notevole che risulta dallindagine, ed la prova archeologica che mancava nel caso di Sena (ma gi ipotizzata dallAlfieri e che rende veritiere le parole lasciateci dagli Autori antichi)156, che la citt sorse in un contesto gi interessato dal popolamento protostorico, ancora difficile da connotare precisamente in quanto gallico o piceno (ma molto probabilmente eterogeneo)157, non come semplice frequentazione ma organizzato in maniera stabile. Tale contesto, che doveva concretizzarsi in forme insediative di tipo proto urbano, influenza limpianto della citt e ne determina, almeno nel caso del nostro sito, gli orientamenti. Resta da stabilire chi siano gli abitanti che risiedevano nel luogo dove sorse la Sena Gallica romana. Per i confronti con citt romane limitrofe e per il rapporto tra abitato protostorico e citt romana si rimanda al capito successivo, al paragrafo inerente i rapporti tra colonia e preesistenze. Altra constatazione importante sta nel fatto di avere, allinterno della documentazione archeologica per Senigallia, strutture pi antiche di quelle finora conosciute, cio di quelle scavate sotto il teatro La Fenice (Capitolo II). Si aprono poi delle problematiche che riguardano il rapporto, dal punto di vista dellurbanistica, tra queste due porzioni di citt antica. La questione pi evidente ruota intorno alla discordanza di orientamenti tra il reticolo stradale e gli edifici della Fenice con quelli di Via Cavallotti in quanto le murature delle due aree archeologiche divergono di 45, oltre ad un evidente salto cronologico che separa i due contesti. A proposito di cronologia, non sembra azzardato collegare il sito di Via Cavallotti ad un determinato e ben preciso momento della storia romana dellAger Gallicus e del Picenum, e quindi della colonia. Partendo e dallo studio dei materiali e dai dati affidabili forniti dalla stratigrafia fino ad ora enumerati e riferiti, le strutture scavate sono con buona probabilit da riferire alla prima fase stabile di vita della colonia romana costituitesi come citt vera e propria, quella successiva al castrum, la cui individuazione rimane incerta e varr trattata in seguito.


ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 160-165 (con relative note) dove lautore enumera e commenta le fonti antiche che citano la citt e a proposito della sua origine e della presenza senonica sul sito della futura colonia. 157 LEPORE et alii 2012, p. 8.
156

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CAPITOLO IV

Sena Gallica: la fase precoloniale, il castrum e lo sviluppo della citt romana. Lo schema urbanistico e le mura.

1. Premessa. Prima di analizzare il problema di come doveva presentarsi la citt romana, inizialmente castrum e successivamente centro dalla compiuta dimensione urbana, alla luce dei nuovi elementi e delle conoscenze deducibili dai dati fino a questo momento presentati, resta da definire e approfondire il rapporto tra il popolamento protostorico, nello specifico dellet del Ferro finale per quanto riguarda la fascia medio adriatica, e lorganizzazione territoriale,amministrativa e giudiziaria romana, consequenziale alla presa di possesso delle aree di riferimento, in et augustea istituzionalizzate sotto il toponimo di Ager Gallicus. Avendo la presente ricerca come oggetto di studio precipuo Sena Gallica il problema verr trattato da una prospettiva urbana, che tenga conto della continuit di insediamento che unisce, quasi senza soluzione di continuit, le preesistenze riferibili allo stato degli studi ad un generico periodo preromano, e le strutture inerenti la citt romana vera e propria. Si tratta quindi di definire il passaggio dallabitato protostorico e protourbano, alla citt romana di Sena Gallica, attraverso una fase di passaggio e consolidamento, quella del castrum. Dopo i recenti scavi di Via Cavallotti 24 (cfr. Capitolo III), ormai provato archeologicamente che la platea dove sorse la citt romana allinizio del III sec. a.C., fu precedentemente occupata da un insediamento stabile, riconducibile ad un orizzonte cronologico di V IV sec. a.C.158 e si sta delineando grazie alle varie indagini e ricerche archeologiche, lungo la linea costiera adriatica dellAger Gallicus, ma anche del Piceno, una certa omogeneit di situazioni che interessano le sedi delle nasciture colonie romane, inizialmente occupate da abitati riferibili alle popolazioni dellItalia preromana. I confronti pi stringenti da questo punto di vista, ma che resteranno utili ed indispensabili per analizzare anche gli altri temi affrontati nel presente capitolo, sono da ricercarsi nelle altre due colonie repubblicane dellagro gallico, Ariminum colonia latina del 268 a.C. e Pisaurum, colonia romana del 184 a.C., che seppur di differente tipologia giuridica e amministrativa, ma anche urbanistica, sembrano essere influenzate da elementi comuni a quelli registrati a Sena Gallica; elementi che a loro volta determinano lo svilupparsi di situazioni e fenomeni che possono costituire terreno di confronto per poter tirare delle somme preliminari e provvisorie, utili ad una prima definizione della storia urbanistica e archeologica di Senigallia romana, in attesa di nuovi e sempre pi puntuali studi e ricerche archeologiche.

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SISANI 2007, pp. 83 e 89, dove ancora si fa riferimento alla deduzione della colonia su sito non occupato precedentemente e ai materiali pi antichi recuperati in area urbana (STEFANINI 19941995) che collocano la prima frequentazione e occupazione dellarea nel III sec. a.C.
158

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2. Rapporti con la fase precoloniale. LAlfieri, nel suo lavoro su Sena Gallica159, in mancanza di sicuri ed auspicabili interventi di scavo che gli potessero restituire dati concreti ipotizz che, allorigine non solo del nome della colonia, ma allorigine della citt stessa vi fosse stato un centro protostorico, inizialmente villaggio peschereccio piceno, e successivamente con larrivo dei Galli Senoni centro militarmente notevole allo sbocco della Valle del Misa, grazie alle notevoli possibilit di difesa offerte dallambiente lagunare160. Oggi, grazie alla disponibilit di maggiori dati di scavo,interventi di archeologia urbana e studi topografici e geomorfologici, siamo in grado di definire meglio quello che lAlfieri aveva brillantemente ipotizzato e dedotto. Il paesaggio di riferimento caratterizzato da una omogeneit che influisce in maniera determinante sulle scelte antropiche di popolamento e stanziamento: da ovest ad est i profili altimetrici diminuiscono progressivamente, dallAppennino alla costa. I fiumi mantengono lo stesso andamento ovest-est, dalle montagne perpendicolarmente alla costa, e la loro azione di accumulo alternata allincisione dei sedimenti, ha modellato il paesaggio in modo da formare da nord a sud unalternanza di dorsali collinari e solchi vallivi, conferendogli la tipica struttura a pettine161. Proprio le valli fluviali e i fiumi stessi rappresentano elementi naturalmente predisposti alla circolazione, mentre sulla costa i cordoni lagunari, le falesie e le foci diventano luoghi preferenziali per linsediamento e gli scambi commerciali. In et protostorica, la primaria necessit di difesa e sicurezza porta a optare per un luogo morfologicamente rialzato rispetto al territorio circostante162. Oltre ai numerosi e documentati siti dellentroterra che rispondono a queste dinamiche, le novit offerte dallarcheologia consentono di allargare il discorso anche ai centri costieri che sorsero in situazioni geomorfologiche simili, cio in prossimit della foce di un fiume in un contesto di sbocco vallivo, sopra platee alluvionali formatesi grazie allopera di sedimentazione da parte degli alvei fluviali che si immettevano in un ambiente costiero lagunare che impediva lazione redistributiva del mare163. La platea alluvionale si presenta come alto morfologico, elemento geografico favorevole allo stanziamento umano, che offre protezione allabitato dalla minaccia di mareggiate e al tempo stesso garantisce la difendibilit del sito, alla quale concorre anche la presenza degli altri elementi naturali quali il mare o uno o pi corsi dacqua. A Rimini, a Pesaro, ed ora a Senigallia, le principali colonie costiere di III e II sec. a.C., queste caratteristiche geomorfologiche, figlie del macro contesto geografico piuttosto omogeneo di cui si detto sopra, si presentano costantemente, e in tutte le citt scavi in area urbana hanno dato la conferma dellesistenza, anteriormente alle colonie dedotte da Roma, di abitati stabili di carattere protourbano. Detto delle emergenze archeologiche di Senigallia sulle quali ritorneremo, che avvalorano lipotesi di Alfieri, a Pesaro, scavi condotti nel 1977 nel cortile della scuola media G. Picciola, in unarea che era compresa allinterno del tracciato delle mura coloniali,

ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 159-165, dove vengono citati anche gli Autori antichi che fanno menzione di un abitato precedente alla deduzione della colonia romana. Tra gli altri contributi nei quali lAutore ipotizza un centro preromano precedente la colonia civium romanorum: ALFIERI 1949, ALFIERI 1977, ALFIERI 1990, tutti raccolti in ALFIERI 2000. 160 ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 161-163. 161 ALFIERI 1977, pp. 87-89. 162 ALFIERI 1977, pp. 89-91; ALFIERI 1990 = ALFIERI 2000, pp. 301-305 dove vengono passati in rassegna gli abitati protostorici di altura, sia dellinterno che costieri. 163 ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 154-156; STEFANINI 1991, p. 143; ALFIERI 1990 = ALFIERI 2000, p. 298.
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individuarono resti di un abitato preromano, consistente in due edifici a pianta rettangolare164; le fondazioni murarie erano costruite con ciottoli messi in opera a secco, stessa tecnica impiegata per la realizzazione degli zoccoli dei muri che invece erano costruiti con materiali deperibili, legno e argilla, secondo la tecnica dellopus craticium. Il materiale raccolto durante lo scavo, ceramica attica e dimpasto, consente di ascrivere il sito alla cultura picena, e di circoscrivere il periodo di vita dellabitato tra VI e IV sec. a. C. (Piceno IVB e V)165. Nel pesarese inoltre ben noti sono i siti daltura quali la necropoli di Novilara, e la necropoli presso Santa Marina di Focara166, luogo che doveva ospitare un approdo frequentato da mercanti greci che intrattenevano rapporti commerciali stabili con le popolazioni autoctone (Piceni e Umbri, ma anche Etruschi da Verucchio), che nel corso del VII e del VI sec. a.C. convivevano di fatto in unarea che divenne un polo attrattivo e commerciale per le diverse genti dellItalia preromana167. Pi a sud inoltre utile menzionare il sito di Monte Giove presso Fano168, dove una sepoltura con vasi attici attesta la presenza nel V sec. a.C. di un sito daltura, che potrebbe avvalorare la tendenza, ipotizzata dal Baldelli169, di una successione diacronica in et preromana tra abitato daltura e abitato costiero, questo perpetuato poi dalle fondazioni romane poste regolarmente lungo la costa in prossimit delle foci fluviali. Da quanto emerge da Pesaro, con il sito daltura di Novilara (VIII-VI sec. a.C.) in rapporto con il sito urbano presso le scuole G. Picciola (VI-IV sec. a.C.) e da Senigallia, con il sito di Montedoro di Scapezzano170 (abitato Piceno la cui vita compresa tra VIII e IV sec. a.C.) collegato al sito preromano di Via Cavallotti (V-IV sec. a.C.), questa ipotesi che propone lo spostamento del popolamento e dello stanziamento umano dai colli e dalle alture prospicienti il mare verso il polo attrattivo costiero sembra suffragata. Resta da analizzare il caso di Rimini che, come vedremo, da una parte fornisce un valido confronto, il pi stringente con Sena Gallica, per quanto riguarda la continuit di insediamento tra il centro preurbano e la citt romana e dallaltro, prendendo Verucchio come centro daltura di riferimento del successivo impianto costiero, costituisce il terzo esempio di spostamento diacronico di abitato daltura protostorico verso la pianura costiera171. La foce del Marecchia, dove nel 268 a.C. fu dedotta la colonia latina di Rimini, era da tempo interessata dalla presenza umana: tracce di frequentazione rinvenute nei dintorni di Rimini fanno ipotizzare un insediamento di carattere commerciale, probabilmente un approdo, gravitante nellorbita del centro egemone della zona, Verucchio172. Pi nel dettaglio, la frequentazione del luogo che ospit la deducenda colonia di Ariminum, ebbe inizio fin dallVIII sec. a.C., con la documentazione materiale che diventa copiosa nel V e nel IV sec. a.C., testimone di insediamento stabile protourbano173 e di vivaci scambi commerciali tra Greci, Etruschi, Umbri, Apuli e genti campane174. In particolare negli scavi dellex San Francesco175, oltre a focolari e buche di palo, la novit pi rilevante

CAMPAGNOLI 2004, pp. 23-24; LUNI 1995, pp. 186-192. CAMPAGNOLI 2004, p. 25; CAMPAGNOLI 1999, p. 24, 42-43. 166 CAMPAGNOLI 1999, pp. 24-27, con carta di distribuzione dei rinvenimenti dellEt del Ferro nella Valle del Foglia e nel pesarese. 167 CAMPAGNOLI 2004, pp. 25-26. 168 BALDELLI 1977. 169 BALDELLI 1977, pp. 303-309. 170 BALDELLI 1991, pp. 73-75. 171 BALDELLI 1977, p. 307. 172 MALNATI 2006, p. 75-76; ORTALLI 2000, p. 501. 173 ORTALLI 2000, p. 501. 174 ORTALLI 2006, pp. 293-294. 175 ORTALLI 2006, pp. 295, con bibliografia citata.
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consiste in fondazioni in ciottoli che dovevano sostenere muri messi in opera con materiali lignei. Altri edifici appartenenti alla fase precoloniale, coerenti con una datazione che rimanda alla seconda met del IV sec. a.C. sono stati riportati alla luce presso Palazzo Massani176, dove la presenza di piani di calpestio, allineamenti di buche di palo, impianti produttivi seminterrati e una fornace, dimostrano come, relativamente alla fase preromana, gli abitanti della zona avessero raggiunto alti gradi di sedentariet organizzata e integrata da attivit produttive e commerciali. Anche in questo caso gli edifici prevedevano la loro edificazione tramite legno, argilla e pietrame, solo riservato a certi elementi strutturali . A questa fase, nel corso della prima met del III sec. a.C. ne segue unaltra, la prima relativa alla presa di possesso del territorio da parte dei Romani, che vede la costruzione di un grande edificio ligneo composto da pi vani quadrangolari che insistono su un cortile aperto interno, pavimentato con un acciottolato. La vita di questo edificio dur circa un ventennio, dopodich fu soggetto a opera di sistematica demolizione e spianamento, onde poter preparare e regolarizzare il sito della nascitura colonia177. Tralasciando le primissime fasi romane di Ariminum, dove probabilmente sorse un conciliabulum che successivamente lasci spazio alla colonia, come nel caso di Pisaurum, tracce di insediamento protostorico, probabilmente umbro, ma verosimilmente caratterizzato dalla convivenza di pi etnie, sono datate tra V e IV sec. 178. Inoltre si registra stratigraficamente alla met del IV sec. a.C. una rottura con la fase umbra e la comparsa di materiale riconducibile ad una sfera culturale gallica179. Enumerato quanto riguarda Pisaurum e Ariminum, possibile ora ritornare a focalizzare lattenzione sulla colonia romana di Sena. Nel capitolo III sono state descritte e interpretate, nei limiti delle possibilit di chi scrive, le emergenze archeologiche che potranno ora essere inserite in un quadro pi organico e ampio di considerazioni e di ipotesi, forti dei confronti e delle analogie che caratterizzano questi siti costieri. Da quanto emerge dallanalisi, in tutti e tre i casi, la colonia romana and ad occupare un sito precedentemente interessato da stanziamento antropico dellEt del Ferro finale, il quale nel momento di pianificazione della citt fu sottoposto ad opera di programmatica e sistematica demolizione, mentre la citt sorse su livelli di riporto e regolarizzazione del suolo. Le strutture preromane facenti parte del sito di Via Cavallotti, come gi spiegato, furono rasate, abbattute e sigillate sotto strati di riporto volontario, cos come appurato e rilevato ad Ariminum180. Inoltre anche le tipologie costruttive limitatamente alla fase preromana sembrano rispondere ad un unico modello che, seppur con varianti locali, ricorrono alla tipica edilizia allinsegna di materiali deperibili (legno, argilla) e piani duso in terra battuta o acciottolati. Tecnica che viene ripresa e impiegata nei primi e provvisori stanziamenti romani (castra e conciliabula) e successivamente utilizzata tipicamente nei contesti rurali. Dal punto di vista culturale e commerciale poi, i materiali utili alla datazione delle strutture preromane forniscono anche importanti indicazioni circa i contatti con lambiente greco e italico, in un clima che potremmo definire di koin culturale, fortemente influenzato dal mondo ellenico, caratterizzante lEt del Ferro finale, e alla quale con qualche decennio di ritardo partecipano i Galli Senoni, ultimi advenarum (Livio, V, 34,3). Non a caso nel quadro di sottomissione e romanizzazione dellarea, nei vari teatri che ospitarono gli scontri bellici, saranno le medesime componenti etniche, con esclusio
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ORTALLI 2006, pp. 293-296; ORTALLI 2001, pp. 28-30. ORTALLI 2006, pp. 295-297. 178 ORTALLI 2006, p. 306; 179 SISANI 2007, p. 69. 180 ORTALLI 2001, p. 29; ORTALLI 2006, p. 296.

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ne dei Piceni, i cui interessi erano minacciati dai Celti che premevano da Nord e che avevano gi sottratto loro terre, a far fronte comune contro Roma181. Sito della citt romana Sena Gallica Foce del Sena (Misa182) Sito costiero Via Cavallotti (V-IV sec. a.C.) Piceni/Galli Senoni Scuole medie G. Picciola (VI-IV sec. a.C.) -Piceni Ex S. Francesco, Palazzo Massani (V-IV sec. a.C.)Umbri Sito daltura Montedoro di Scapezzano (VIII-IV sec. a.C.) - Piceni Novilara (VIIIVI sec. a.C.) Piceni Verucchio (VIIVI sec. a.C.)Etruschi Citt romana Colonia civium romanorum inizi III sec. a.C. Colonia civium romanorum 184 a.C. (dopo conciliabulum nel III sec. a.C.) Colonia latina 268 a.C.

Pisaurum

Foce del Pisaurus (Foglia)

Ariminum

Foce dellAriminus (Marecchia)

Tab. 3: le colonie costiere dellAger Gallicus (III II sec. a.C.) in rapporto alla rispettiva fase preromana.

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E importante notare infine come la dislocazione delle citt romane sia quindi parzialmente figlia, almeno limitatamente a questo contesto territoriale e ai casi di studio in esame, di un precedente schema, cio quello del popolamento protostorico, caratterizzato da centri di foce, a vocazione commerciale, che intrattenevano rapporti economici con le presenze greche in adriatico e, come gi detto, contemporaneamente favorivano i contatti e lintegrazione tra le varie componenti etniche gravitanti su questa zone, Etruschi, Umbri, Piceni e successivamente Celti183. 3. Il castrum e lo sviluppo della citt romana. Allindomani della Battaglia di Sentino, o al pi tardi dopo la campagna militare e di sterminio di Manio Curio Dentato del 284 a.C., la platea alluvionale alla foce del Sena fu interessata dal primo stanziamento romano sulla costa adriatica. Sena Gallica nacque come colonia marittima (per la definizione e le questioni giuridiche si rimanda al Capitolo I), facente parte del gruppo delle dieci tradizionalmente ricordate dalle fonti184 e la sola che si affacciasse sul Mare Superum. Nella sua prima fase la colonia si presentava, coerentemente alle sue preminenti funzioni militari di difesa e presidio, con i connotati di accampamento, dalle piccole dimensioni, munita di mura e ospitante un nucleo limitato di cittadini185.

SISANI 2007, pp. 43-52. LAutore si esprime, per quanto riguarda la Battaglia di Sentinum, a favore di una presenza nello schieramento nemico dei soli Sanniti e Galli, relegando Umbri e Etruschi ad un ruolo marginale. 182 ALFIERI 1949 = ALFIERI 2000, pp. 86-89. 183 ORTALLI 2006, p. 305. 184 Cfr. Capitolo I. 185 Per una bibliografia di confronto con le coloniae maritimae di III sec. a.C.: CICERCHIA 1983; BRANDT 1985; MIGLIORATI 1994; GROS-TORELLI 2007, pp. 158-165.
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Confronti con le aree urbane di Ostia (m 125,7 x m 193,94), Minturno (m 182 x m 155), Pyrgi (m 220 x m 250) e Sinuessa (m 213 x m 250)186, portano ad ipotizzare anche per Sena Gallica un perimetro quadrangolare con i lati che dovevano racchiudere una superficie compresa tra i 2,5 e i 5 ettari. Poich nel tessuto urbano attuale non possono essere individuate tracce o persistenze che suggeriscano un ipotetico svolgimento del circuito murario antico (per le mura si veda il paragrafo successivo), verosimile ipotizzare che il castrum, dovesse sorgere in mezzo alla platea alluvionale, in particolare nellarea compresa tra Via Pisacane, Via Fratelli Bandiera e Via Mastai, cio nel punto pi alto che il terrazzo offriva (ca. 7, 74 m s.l.m.)187 e solo in un secondo momento la citt and incontro ad uno sviluppo urbanistico che la port ad occupare lintera area oggi coincidente con il centro storico, delimitata a nord e a ovest dal fiume Misa, la cui ansa in questo lato piegava in maniera pi marcata rispetto al corso attuale incidendo la platea, a sud dal Fosso della Penna ( il cui corso coincide grossomodo con Via IV Novembre) e ad est dal mare. I successivi interventi di espansione e sviluppo della citt romana, i cambiamenti conseguenti allentrata nellAlto Medioevo e ancora di pi i programmi urbanistici rinascimentali hanno probabilmente cancellato ogni traccia di questo primo impianto urbano, ancor pi perch ipotizzabile che gran parte degli edifici ad esso inerenti fossero costruiti solo parzialmente con pietra e laterizi a favore di unedilizia ancora in materiali deperibili188, ma quello che certo che la colonia, in quanto tale, sorse in seguito ad un preciso piano urbanistico, regolare e sistematico. Alla necessit di razionalizzazione formale che il presupposto alla base della limitatio, dovettero rispondere gi allepoca del castrum la realizzazione della cortina muraria, come detto quadrangolare, e la divisione interna degli isolati, tramite un reticolo stradale ortogonale con funzioni di parcellizzazione catastale centrato su due assi viari principali ortogonali, il cardo maximus e il decumanus maximus. A tal proposito a Senigallia sono connesse diverse problematiche, qui trattate nei limiti delle possibilit del presente lavoro, possono essere cos sintetizzati: Modulo degli isolati e loro disposizione (per strigas/per scamna/ quadrati). Sviluppo della citt a partire dal castrum originario. Rapporto tra le due aree archeologiche note, i cui orientamenti delle strutture murarie di riferimento sono divergenti di 45. ll modulo degli isolati con la loro disposizione un elemento che veniva deciso a tavolino, una sorta di modello geometrico che veniva stilato ancora prima della fondazione concreta della citt. La Fenice ha restituito lincrocio di due assi stradali, il cui orientamento divergente di 45 dagli assi cardinali, che invece sembrano perfettamente rispettati nellorientamento delle murature presenti nel sito di Via Cavallotti disposte secundum caelum. Il forte salto cronologico che intercorre tra i due siti, potrebbe far pensare a due diverse fasi della citt romana, una successiva allaltra, con le strutture di Via Cavallotti datate in base alla cultura materiale al III sec. a.C., mentre la domus dellarea La Fenice,

PAGANO 1995, p. 61. STEFANINI 1991, p. 151. A questo proposito non sembra inverosimile lipotesi che ci sia stata una sorta di spostamento dellarea insediativa, allinterno della platea, concomitante allarrivo dei primi coloni romani. I resti di abitato protostorico che sono stati rinvenuti vicino alle rive del Misa, che allepoca scorreva molto pi vicino a Via Cavallotti, potrebbero far pensare ad una scelta insediativa da parte dei primi abitatori preromani, che tenesse conto delle necessit difensive, garantite dalla platea e dal fiume, ma anche di approvvigionamento idrico. Al momento di fondazione del castrum, successivamente alla distruzione delle precedenti costruzioni, il polo abitativo si sarebbe spostato pi al centro della platea, nel suo punto pi alto, da dove nel corso del III, del II e del I sec. a.C. la citt si sarebbe espansa andando ad occupare tutta la platea. 188 MIGLIORATI 1994, p. 282.
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alla cui contestualizzazione cronologica stato dedicato il Capitolo II, alla met del I sec. a.C. Prendendo come assodato che le strade costituivano gli elementi principali tramite i quali lastrazione del piano urbanistico ortogonale predisposto a priori veniva concretizzata, appare molto probabile che nel disegno originale del castrum, lorientamento di strade ed isolati sia stato proprio quello NE-SO per il cardine, con il decumano ovviamente perpendicolare. Inoltre lubicazione dellincrocio stradale romano tra Via Pisacane,Via Leopardi, Via fratelli Bandiera e Via Battisti alla luce di quanto precedentemente affermato, lascia dedurre che larea dove sorge questo sito dovesse essere stata gi parte dellimpianto castrense. Il fatto poi che la lastricatura sia da riferirsi ad un momento successivo189non costituisce elemento a sfavore dellipotesi circa lorientamento delle strade. A ulteriore sostegno di questa teoria, la perifericit del sito di Via Cavallotti, sorto a ridosso dellansa del Misa che come detto incideva pi in profondit la platea rispetto a quello che il corso attuale, sembra poter giustificare una divergenza di orientamenti; in Via Cavallotti la direzione N-S delle strutture murarie sarebbe pertanto giustificabile in quanto queste furono messe in opera mantenendo lorientamento di precedenti costruzioni, che a loro volta dovettero tenere conto di una presenza ingombrante quale lansa del fiume che scorre in quella direzione. Le strutture sarebbero state costruite cio secundum natura loci, anche se in questo caso la direzione coincide con quella dellasse cardinale N-S. Si tratta quindi di dover fare i conti, a causa della sua visibilit, con la parzialit del dato archeologico che necessita di essere filtrato e ragionato. Ritornando al sito di via Cavallotti, periferico rispetto alla topografia del sito, questo riferibile ad una fase successiva quella del castrum, concomitante con il processo di definizione stabile delle forme urbane e delle infrastrutture tipiche della citt. Nel corso del III sec. a.C. la progressiva presa di possesso e organizzazione del territorio, non solo urbano, ma di tutto lagro gallico, fece venir meno le urgenze di difesa per le quali la citt era nata, la quale pot costituirsi nelle sue prime forme urbane vere e proprie, abbandonando i connotati del castrum. Inoltre con la fondazione di Ariminum (268 a.C.) il baricentro di espansione e presidio territoriale si spost decisamente verso nord, ponendo fine di fatto allimportanza di Sena. Tenendo sempre validi i confronti con Ostia, Minturno e Sinuessa, molto importante notare come gi nel corso del III e del II sec. a.C., la superficie urbana di queste citt and incontro ad una espansione al di fuori delle mura con la costruzione di nuovi edifici extra moenia190. Questo sviluppo orizzontale sembra verosimilmente contraddistinguere anche le vicende urbanistiche della colonia romana di Sena Gallica, proprio in concomitanza con quel particolare periodo storico che culmin con la lex Flaminia, che da una parte normalizz e regolarizz il territorio, dallaltra favor lo sviluppo urbano nellunico centro della zona oltre alla pi settentrionale Ariminum. Vale la pena di aggiungere che per tipologia, funzione e condizione giuridica, le colonie marittime specialmente nella loro prima fase di vita ebbero delle peculiarit di tipo urbanistico architettonico: prima fra tutte la minore funzione catalizzatrice del Foro in chiave civico - amministrativa, che pertanto doveva mancare di edifici quali la curia e il comizio in quanto i cittadini, di diritto romano, dipendevano direttamente da Roma, a favore di una connotazione soprattutto religiosa191. In definitiva quindi solo nel corso del II sec. a.C., in

Cfr. Capitolo II. PAGANO 1995, p. 58; MIGLIORATI 1994, p. 281; CICERCHIA 1983, p. 46, 54; per un inquadramento del fenomeno anche in chiave socio-economica, oltre che archeologica: GROSTORELLI 2007, pp. 181-184. 191 GROS-TORELLI 2007, p. 162, dove si esclude addirittura lesistenza di un foro e degli edifici connessi; PAGANO 1995, pp. 58-61, invece preferisce ammettere lesistenza di un, seppur embrionale, impianto forense, aggiungendo anche lautonomia amministrativa e giurisdizionale delle
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merito ai fenomeni di sviluppo urbano sopra descritti, Sena e le altre colonie marittime, oltre a conoscere uno sviluppo orizzontale della superficie urbana, si sarebbero dotate delle infrastrutture peculiari della citt romana, allineandosi al generale fenomeno di sviluppo urbana tipico del periodo192. Stando a quanto accade nel resto del mondo romano, ci sentiamo di proporre come lettura pi plausibile anche per Sena Gallica, a questo stato degli studi, che tale sviluppo orizzontale della citt sia avvenuto in seguito alla pacificazione dellagro gallico e alla sua organizzazione, processo che dovette durare per tutto il III sec. a.C., per poi proseguire deciso nel corso del II sec. a.C., al termine del quale quasi tutta la platea venne occupata. Lo sviluppo extra moenia determin ovviamente una nuova pianificazione degli isolati che dovettero rispettare il modulo e la disposizione dellantico disegno urbano. La divergenza che colpisce in via Cavallotti potrebbe anche essere ricondotta, oltre a quanto detto poco fa, allimpossibilit di escludere che nel contesto della nuova superficie urbana il sito rimanesse comunque fuori dal nuovo circuito murario sempre che, venute meno le necessit difensive, fosse stato ricostruito. La questione rimane aperta ma lelemento incontrovertibile della perifericit e i connotati commerciali che caratterizzano il sito, oltre al particolare ricorso a colli di anfore da usare nella messa in opera dellincamiciatura del pozzo che trova confronti solo in contesti produttivi rustici193, non possono far scartare tale natura per questo sito. Appare inoltre necessario, se non indispensabile approcciare il problema delle geometrie urbane, abbandonando lidea di rigidit e regolarit paratattica caratterizzante la topografia della citt romana, constatando piuttosto come nel passaggio dallastratto e razionale piano programmatico alla realizzazione concreta delle strutture entrassero in gioco questioni pratiche che necessitavano di elasticit ed adattabilit a pi fattori: dalla natura del luogo alla dimensione e tipologia dei fabbricati che dovevano essere costruiti allinterno delle insulae, passando per il non trascurabile fattore che consisteva nella prassi, al momento di impostare il disegno di pianificazione urbana, di escludere lingombro delle strade194 dal reticolo lineare e ortogonale che scandiva il modulo degli isolati. Le quali strade pertanto andavano a occupare parte delle insulae con lintera larghezza della carreggiata o con met di essa. Inoltre poteva verificarsi una convivenza, sempre allinterno del reticolo modulare, di isolati dalle dimensioni diverse. Questi concetti sono spiegati e motivati in maniera puntuale e rigorosa da Ortalli195, il quale ben evidenzia come da una parte non venisse rispettata la rigida geometria del piano urbanistico e dallaltra come le zone marginali e periferiche, frequentemente riservate ad attivit produttive ed artigianali, seguissero uno sviluppo del tutto indipendente anche se allinterno del pomerio. Linsieme di queste considerazioni, oltre alla provata tendenza dei Romani a mantenere gli orientamenti nel caso di strutture preesistenti, anche limita
colonie cos come si deduce da documenti epigrafici relativi ai magistrati delle citt in esame i IIviri, nel IV sec. a.C. designati ognuno con il titolo di praetor. 192 Tra le fonti il riferimento pi evidente Livio, XLI, 27, 5-13 a proposito dellattivit edificatoria che interess particolarmente lAger Gallicus e il Picenum sotto la censura del 174 a.C. di Q. Fulvius Flaccus e A. Postumius Albinus, i quali per primi destinarono a colonie romane e citt federate fondi stanziati da Roma per la costruzione di infrastrutture e dotazioni pubbliche: botteghe del complesso forense e mura urbiche ad Auximum, Capitolium, mura e pavimentazione stradale a Pisaurum, complesso forense, acquedotto e mura a Potentia. Si rimanda per tale argomento a: COARELLI 1977 (specialmente alle pp. 3-7); PAGANO 1995, p. 58; CAMPAGNOLI 2004, pp. 31-33; DELPLACE 1993, pp. 14-24; GROS-TORELLI 2007, p. 184. 193 Cfr. Capitolo III. 194 SOMMELLA 1988, pp. 240-250. 195 ORTALLI 2001, pp. 42-45.

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tamente ad un isolato o a parte di esso196 devono far ripensare la citt romana, e nel nostro caso Sena Gallica che rappresenta un caso di studio dove tutte queste anomalie sembrano occorrere, come ad una entit molto pi eterogenea e diversificata al suo interno almeno in questa fase che lAutore definisce formativa197, allinsegna di irregolarit e asimmetrie, contro una visione tradizionale rigidamente ortogonale. Riassumendo, tra III e II sec. a.C. quindi avvenne una progressiva espansione urbana: recenti scavi presso lex Politeama Rossini, hanno restituito tracce concrete di strutture romane e una stratificazione di pi piani pavimentali, pertanto la colonia romana doveva estendersi dal Misa alla Rocca, allaltezza della quale correva lantica linea di costa, arretrata di circa trecento metri rispetto allattuale198. Accanto a opere preliminari di apprestamento dellagro cittadino, tramite azioni di spianamento, livellamento e riporto, successive alla rasature delle pi antiche fasi insediative, seguiva la costruzione delle infrastrutture pubbliche e degli impianti a destinazione privata (tutte azioni rilevate nella stratigrafia offerta dallo scavo in Via Cavallotti, cfr. Capitolo III). Una maggiore riqualificazione degli spazi, anche allinsegna della regolarit e della definizione, sar invece la tendenza prevalente soprattutto del I sec. a.C. punto nodale vero e proprio per lacquisizione dei connotati definitivi e delle forme urbane dei vari centri199, Sena Gallica compresa. Nel Capitolo I del presente lavoro si gi accennato al I sec. a.C. come periodo allinsegna di una forte attivit edilizia e di definizione del fenomeno urbanistico che, se da una parte contraddistinto dalla nascita di nuovi centri, i municipia (nellagro gallico verso la met del secolo), dallaltra coinvolge anche i centri di antica fondazione. Sena Gallica, come Ariminum, esce martoriata e devastata dalla Guerra Civile tra Silla e Mario, con Pompeo che saccheggia e punisce la citt nell82 a.C. per essersi schierata dalla parte della fazione mariana200. Appiano parla esplicitamente di assedio e saccheggio e tracce archeologiche nella stratigrafia rilevata negli scavi sotto il teatro la Fenice rimandano proprio a questo momento come punto cruciale di rottura con le fasi precedenti e riqualificazione del tessuto urbano201. Per questo, la domus della Fenice sembra trovare una loro legittima storicizzazione in questo periodo, partendo dai dati stratigrafici e in secondo luogo stilistici (in riferimento alle decorazioni pavimentali). Met del I sec. a.C., cio contestualmente a questi programmi di ricostruzione, rinnovamento e riqualificazione urbana ai quali poi seguirono quelli di decoro e monumentalizzazione che

ORTALLI 2001, p. 43. ORTALLI 2001, p. 42. 198 STEFANINI 1991, p. 143. 199 ORTALLI 2000, p. 504; GROS-TORELLI 2007, p.185 (La nuova fase urbanistica [] copre il periodo tra gli ultimi decenni del II e la fine del I sec. a.C. [] da allItalia un volto urbanistico definitivo); SOMMELLA 1988, p. 119 ([] dal periodo che culmin nella dittatura sillana del 79 traggono le premesse per la completa urbanizzazione sia le aree italiche, [], sia lenorme comprensorio cisalpino); si aggiunga anche DE MARIA 1983, pp. 341-342 che riassume nella cronologia e nelle motivazioni politico istituzionali ci che, tesi del presente paragrafo, interess anche Sena Gallica (Non comunque certamente un fatto casuale che noi disponiamo di una consistente documentazione di attivit edilizie, spesso caratterizzate da precisi intenti di monumentalizzazione, per il periodo che viene di solito definito col termine di et sillana e che possiamo individuare pi esattamente nei decenni che si collocano attorno agli anni della guerra sociale. E un fenomeno questo ben noto in tutta la penisola, da porre in relazione principalmente coi mutamenti politici ed istituzionali derivanti dalla estesa municipalizzazione, completata poi nel nord della penisola subito dopo la met del I secolo.). 200 Appiano, I, 88; ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, p. 167; MONTANARI 2003, p. 97. 201 Cfr. Capitolo II.
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sono peculiari del periodo triumvirale e augusteo202. Alla fine del secolo in questione lo sviluppo urbanistico port la citt a configurarsi in maniera definitiva, con un assetto urbano molto pi compatto e articolato. Il sito di Via Cavallotti conferma questa versione, con let augustea che rappresent un momento di riordino e riqualificazione dellarea203. Al termine di questa disamina resta da proporre una ulteriore considerazione: limpressione che si ha, e che lo studio sulla citt sta confermando, che limportanza di Sena Gallica fu con ogni probabilit circoscritta agli anni immediatamente successivi alla sua fondazione, cio ai decenni centrali della prima met del III sec. a.C.; la deduzione di Ariminum e lo spostamento del baricentro di espansione ma anche economico a nord, reso irreversibile dallapertura della Via Flaminia, tagliarono fuori dai grandi traffici Sena, la quale esaur pertanto il suo ruolo di caposaldo territoriale per diventare una cittadina di provincia in un territorio ormai pacificato e che si sarebbe arricchito nei secoli seguenti di nuovi centri urbani. Il limite maggiore che fino ad ora ha impedito una pi approfondita comprensione del tessuto cittadino, lesatta cognizione circa lubicazione di edifici fondamentali caratterizzanti la citt romana. LAlfieri ipotizz una possibile collocazione del Foro, e quindi anche degli edifici ad uso civile e cultuale ad esso connessi, in corrispondenza dellattuale Piazza del Comune, quindi allinsegna di una continuit duso e di vocazione pubblica di questa porzione della citt204. Resta ora da definire nel dettaglio gli elementi di topografia urbana affrontabili in base allo stato attuale degli studi e della ricerca sulla citt. Appurata come appena detto la mancanza totale di informazioni circa i contesti monumentali riscontrabili di norma in una citt romana, i prossimi due paragrafi verteranno uno sullo studio dellipotetico modulo con il quale il tessuto urbano venne pianificato e realizzato e laltro sullipotesi ricostruttiva circa il tracciato difensivo della citt e la sua tipologia.

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Cfr. nota precedente; SOMMELLA 1988, pp. 109-123, 143-164; GROS-TORELLI 2007, pp. 201-213; per il caso specifico marchigiano MERCANDO-BRECCIAROLI TABORELLI-PACI 1981, p.317; per un contesto urbanistico che ha il suo pieno sviluppo in piena et augustea, con il connesso discorso monumentale e architettonico volto allesaltazione del Principato si veda Fanum Fortunae (Fano Romana 1992; per la topografia urbana ALFIERI 1992, nello stesso volume); per i programmi monumentali connessi alla comunicazione dellideologia si rimanda a ZANKER 1989, pp. 335-353. 203 Cfr. Capitolo III. 204 ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, p. 183.
202

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4. Lo schema urbanistico. Tentativi di proposta di un modello circa il piano programmatico che fu alla base della fondazione di Sena Gallica sono stati elaborati in passato dallAlfieri e dalla Stefanini 205 . Rimandando a questi lavori per le questioni specifiche ed approfondite con le quali i due Autori hanno cercato di risolvere il problema, si cercher in questa sede di proporre una ulteriore opzione circa il modulo che disegnava le insulae del tessuto urbano romano. A differenza delle ipotesi AlIpotesi di piano programmatico proposta da N. Alfieri (da fieri Stefanini, che in manALFIERI 2000, p. 179). canza di dati archeologici concreti avevano incentrato le proprie ipotesi ricostruttive su elementi dellurbanistica romana sopravvissuti attraverso i secoli nel quadro attuale della topografia urbana moderna, questo tentativo di lettura potr avvalersi della documentazione archeologica offerta dagli scavi sotto al teatro La Fenice, per i quali si rimanda al Capitolo II. Si tratta quindi di un approccio al contesto di riferimento che si avvarr delle misure che si sono potute rilevare allinterno del sito, soprattutto quelle relative agli ingombri delle domus, senza comunque tralasciare le preziose informazioni che sono state raccolte e offerte dai precedenti studi di cui sopra. Il fatto di poter disporre di un Ipotesi di modello urbanistica con modulo delle insulae incrocio stradale che delimita par in rapporto 1:2, con isolati disposti per strigas (da STEFANINI 1991, p. 155). zialmente quattro insulae non offre garanzie circa il modulo e la dispo
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ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 153-193; STEFANINI 1991, pp. 141-159.

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sizione degli stessi isolati, in quanto la visibilit del dato archeologico parziale. Lorientamento NE-SO per il cardine, con il decumano perpendicolare, costituisce comunque una prova esaustiva a favore della felice intuizione avuta per primo dallAlfieri circa ladattamento secundum natura loci dellimpianto coloniale, che si allinea alle necessit geomorfologiche imposte dal contesto, con gli assi viari che si sviluppano perpendicolari e paralleli alla linea di costa. Il medesimo autore poneva un limite allo sviluppo estensivo della citt verso ovest, cio verso il Misa, non oltre Via Fratelli Bandiera. Proprio tra questa e Via Pisacane, posta pi a ponente, si colloca il Teatro. Le emergenze archeologiche smentiscono quindi lipotesi circa lentit dellarea urbana e al tempo stesso offrono spunti di riflessione.

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Ipotesi di ricostruzione dellestensione areale di Sena Gallica e del suo piano programmatico.

Tuttavia quanto esposto nel presente paragrafo si propone come ulteriore tentativo, metodologicamente diverso rispetto ai precedenti, per definire lassetto urbano della colonia, partendo dal dato materiale offerto dagli scavi archeologici che vada ad integrare le considerazioni avanzate in base ad elementi del tessuto cittadino moderno, interpretati come persistenze della passata pianificazione della citt romana. 5. Le mura della colonia206. Nel corso dei precedenti paragrafi si fatto pi volte cenno alla struttura che, insieme alla lottizzazione catastale funzionale allassegnazione di terra ai coloni e alla disposizione degli isolati allinterno del castrum, per prima and e delineare forma ed estensione di Sena Gallica. La cortina muraria di una citt di nuova fondazione infatti oltre a rispondere alle primarie esigenze difensive, accentuate ancor pi nelle coloniae civium romano
Da lavori di sbancamento per la costruzione di una palazzina in Via Baroccio, sono emerse nuove testimonianze ancora inedite e in corso di studio che potrebbero risultare decisive per la comprensione dellandamento e della natura delle mura della colonia.
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rum, era un elemento che definiva e marcava lo spazio urbano, in contrapposizione allager di competenza dellurbs. Le mura concretizzavano lidea stessa di citt, creando unantitesi tra linterno e lesterno, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra lordine sottoposto alla legalit garantita dallAutorit, espressione a sua volta della legge divina, e il disordine e linsicurezza del mondo extraurbano207. Alla fondazione della citt presiedevano pertanto cerimonie e rituali che rientravano sotto la sfera del sacro e che marcavano indelebilmente questo momento solenne e carico di risvolti ideologici e magico religiosi208. Tutto ci trovava la sua massima espressione nel fendere il terreno con laratro che, attraverso il segno del sulcus primigenius, tracciava il pomerium209, limite inviolabile che sanciva la definitiva separazione tra lo spazio razionale della citt e il resto del mondo, governato da forze misteriose e irrazionali. Questa profonda scissione era attenuata e superata solamente dalle porte urbiche, punti di contatto e passaggio tra linterno (ordine e razionalit) e lesterno (disordine e ignoto) che sorgevano in corrispondenza dei tratti risparmiati volontariamente dallaratro. Le mura andavano quindi a difendere e a marcare ulteriormente larea resa sacra e inviolabile dal pomerio. Entrando nel caso specifico, a Senigallia non si sono conservate rovine che testimonino n il tracciato n la tipologia della cinta; inoltre come gi avuto modo di accennare, resta aperto il problema circa le vicende urbanistiche che interessarono lo sviluppo della citt, e compatibilmente a queste, quelle delle mura . Infatti, se si ammette che nella fase iniziale la citt doveva verosimilmente presentarsi cinta da una cortina quadrangolare che muniva la piccola area insediativa posta nel punto pi alto della platea, conformemente alla tipologia castrense, in seguito allo sviluppo della colonia e alla sua espansione sullintera superficie della platea furono certamente apportate modifiche ed interventi di allargamento. Se invece si ammette che sin dallorigine la cinta difensiva correva lungo tutta la platea, allora saremmo di fronte ad unanomalia rispetto agli altri castra, molto pi piccoli nelle dimensioni e differenti nella forma urbis. Gli unici elementi che lAlfieri aveva ritenuto pertinenti alle mura romane, successivamente inglobati nelle strutture della Rocca, consistono in due tratti in blocchi di tufo ed una torre costruita in blocchi calcarei bugnati, che saggi stratigrafici hanno definitivamente chiarito appartenere alle prime fasi di costruzione della fortezza post romana210 che riutilizza materiale anteriore. Resta comunque valida lindicazione circa rinvenimenti sporadici di blocchi di tufo, probabilmente impiegati nelle mura della colonia, occorsi in pi occasioni durante lavori nel centro cittadino211. Un altro elemento che fornisce indicazioni circa lestensione della citt verso meridione, il rinvenimento nel 1965 in Via IV Novembre, contestualmente a lavori, di sedici blocchi di tufo coi quali era stato messo in opera un monumento funerario212. La presenza di una tomba rende palese il fatto di trovarsi in area extraurbana, infatti Via IV Novembre nel suo tracciato corrisponde in parte allantico Fosso della Penna213, il quale pertanto doveva rappresentare il limite naturale di sviluppo urbano in direzione sud, con le mura che correvano a nord dellalveo. Dal punto di vista geomorfologico si registra poi un salto di quota notevole tra Via IV Novembre e la sua parallela settentrionale, Via Leopardi, con


207 208

GROS-TORELLI 2007, pp. 31-32; GUARNIERI 2000, p. 117. GROS-TORELLI 2007, pp. 24-32; ROSADA 1992, pp. 124-125. 209 GROS-TORELLI 2007, p. 27. 210 STEFANINI 1991, pp. 144, 151. 211 STEFANINI 1991, pp. 146-148. 212 STEFANINI 1991, p. 148. 213 ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, p. 156.

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una scarpata che rappresenterebbe proprio il limite della platea214 sopra alle quale forse trovavano luogo le fortificazioni romane. E utile anche citare una pianta della citt, disegnata da G. Tiraboschi (1726) e riprodotta da G.B. Tondini (1795), nella quale vengono riportate le mura urbiche di XIII secolo che si svilupperebbero perpetuando lantico tracciato murario romano, che da quanto si pu constatare dalla predetta pianta avrebbe cinto tutto il perimetro della platea alluvionale215. Effettivamente sembra lecito supporre che la citt romana, una volta occupata la platea nella sua fase di apogeo trovasse i limiti naturali al suo sviluppo orizzontale negli elementi idrografici che la circondano: il mare ad est, il Misa a ovest e a nord, il Fosso della Penna a sud. La questione inerente alle mura che dovevano correre o meno in corrispondenza di questi limiti geografici potr essere solamente risolta da future ricerche topografiche e da mirati interventi archeologici in zone sensibili. Se per un verso quindi la platea poteva essere cinta su quattro lati da mura, per laltro non si pu escludere che solamente uno o due di essi fossero stati fortificati: ad Ariminum, in et repubblicana accanto al sistema difensivo murario che cingeva la citt solo nei lati orientale e meridionale, era presente un aggere in terra e legno cui era riservato il compito di rafforzare i restanti lati, quello settentrionale e occidentale, gi resi sicuri dalla presenza del mare e del Marecchia216. Lipotesi anche nel caso di Sena Gallica potrebbe trovare ragion dessere per analogia di elementi geomorfologici simili caratterizzanti il sito, e comunque la manPianta delle mura di Senigallia nel 1264, opera di G. Tiraboschi (1726), riprodotta da G. B. Tondini, 1795. canza di emergenze monumentali relative alle mura non permettono di rifuggire a priori da questa soluzione. Infine, possono essere fatte delle considerazioni circa la tipologia edilizia con la quale leventuale perimetro difensivo fu eretto: per la fase del castrum217 e per tutta let repubblicana, la tipologia edilizia che appare pi probabile come soluzione costruttiva quella che impiega lopus quadratum pseudoisodomo, o meglio ancora lopera poligonale avan
ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, p. 157. ORTOLANI-ALFIERI 1978 = ALFIERI 2000, pp. 174-177; VILLANI 2008, pp. 21-28. 216 GUARNIERI 2000, p. 117, 119; CAMPAGNOLI 2004, p. 40. 217 Si rimanda ai confronti con le altre colonie marittime che contemplano anche lanalisi delle strutture difensive tipiche dei castra.
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zata di III o IV tipo con blocchi di arenaria gialla (tufo), pi coerente ad un orizzonte di III sec. a.C. I rinvenimenti sporadici, oltre ai vistosi reimpieghi nelle fondazioni degli edifici rinascimentali e moderni e nelle mura rinascimentali, portano ad assumere queste due soluzioni come le pi probabili. Inoltre confronti con le cinte repubblicane delle citt limitrofe e dellAger Gallicus e del Picenum, legittimano questa posizione. Nella Regio VI Ariminum, Pisaurum, Urvinum Metaurense, Pitinum Mergens e Aesis, nella Regio V Auximum, Septempeda, Firmum e Asculum restituiscono tutte vistose e imponenti tracce monumentali che vanno a caratterizzare larchitettura difensiva militare di et repubblicana218. In diversi esempi, a Rimini e a Pesaro, si registra una stratificazione muraria da ricondurre ai diversi interventi di ripristino e restauro delle strutture. Stratificazione ben evidente per il mutare delle tecniche edilizie relative alle diverse fasi storiche di vita del monumento: quindi se per let repubblicana lopus quadratum (o poligonale) egemone , in et imperiale e poi in quella tardo antica, le mura vengono restaurate o ricostruite in laterizio219. Resta ancora da stabilire dove fosLe mura di Ariminum, opera poligonale di IV stile (da GUARNIERI 2000, p. 123). sero le porte, probabilmente tre escludendo il lato a mare e prendendo come riferimento un recinto difensivo che circondava completamente la citt, la quale necessitava anche di un ponte per oltrepassare il Misa; come tutte le citt romane gli accessi sorgevano in corrispondenza degli assi viari maggiori e immettevano, al di fuori del centro abitato, sulle vie di comunicazione principali che servivano il territorio220: a nord verso Ariminum , a sud verso Ancona e il Picenum, a ovest verso lentroterra, sfruttando il diverticolo vallivo della Via Flaminia che da Sentinum arrivava in citt passando per Ostra221. In conclusione al capitolo resta indispensabile sottolineare le difficolt palesi incontrate e tuttora recanti impedimento nella ricostruzione del tessuto urbano di Sena Gallica, specialmente per quegli elementi di topografia urbana che non possono avere, al momento attuale, un lauto aiuto dal dato archeologico. Interventi futuri per la sua acquisizione saranno in questo senso indispensabili. Nei casi in cui si potuto contare sul valido sostegno e sui contributi offerti dallarcheologia, che in un contesto urbano deve trovare possibilit di manovra e compatibilit con un sito interessato da continuit di vita, stato possibile, anche grazie alluso incrociato di diverse tipologie di fonti e alla sperimentazione di nuove tecnologie, ottenere una visione pi limpida che possa, da qui ai prossimi anni, far chiarezza sul passato della citt.


Per una panoramica generale sulle mura in opus quadratum nelle Marche, LUNI 2003, pp. 208212. Per le mura di Ariminum, ORTALLI 1995, pp. 471-478; ORTALLI 2006, p. 290; DE MARIA 1983, pp. 337-340. A proposito della cinta di Pisaurum, CAMPAGNOLI 2004, pp. 40-47; CAMPAGNOLI 1999, pp. 47-48. Su Auximum, BALDONI 2001 (con bibliografia precedente). 219 Cfr. con Ariminum e Pisaurum. 220 DALLAGLIO 1991. 221 STEFANINI 1991, p. 155.
218

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6. Appendice: un contesto cultuale sotto la Chiesa di Santa Maria Maddalena?

La porzione della citt moderna che si sviluppa intorno alla Chiesa di Santa Maria Maddalena fu progettata ed edificata nel XVIII sec. Il progetto urbanistico comport anche lampliamento ad ovest delle mura rinascimentali e la rettificazione dellansa del Misa. Le ultime ipotesi sono propense a ricostruire una situazione simile per quanto riguarda let romana: la stessa porzione di citt abbandonata solo nel corso del Medioevo era parte della colonia romana e lansa del fiume scorreva regolarizzata da argini diritti. La regolarizzazione dellalveo fluviale fu messa in opera dagli ingegneri romani al momento della costruzione delle mura che correvano lungo i margini della platea. Nella Protostoria e nel Medioevo invece il fiume scorreva incidendo maggiormente la platea: la prova data dalle font iconografiche per quanto riguarda landamento dellansa nel Medioevo, e quelle archeologiche relativamente alla Protostoria, cio gli orientamenti dei muri preromani di Via Cavallotti che influenzano anche le strutture posteriori.

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La chiesa di S. Maria Maddalena sorge a poca distanza dal civico 24 di Via Cavallotti, lungo la medesima strada. Ledificio, esistente sin dallet medievale, sorge in quelli che erano definiti Prati della Maddalena, una porzione della citt che fino al XVIII sec. era sita in contesto extraurbano e rurale, ad ovest delle mura roveresche il cui ricordo oggi visibile lungo Via Pisacane, nella scarpa loro pertinente che ancora oggi conservata ai piedi degli edifici222che si sono addossati sopra il reticolo difensivo. La chiesa entr a far parte del centro storico in seguito dellampliamento settecentesco della citt, che fece arrivare lestensione della superficie urbana a ridosso dellansa del Misa, che fu corretta e irreggimentata, come da situazione attuale223. La chiesa costituisce unanomalia allinterno del tessuto urbano, in quanto lunico edificio che mantiene un orientamento grossomodo N-S, esattamente come quello rilevato nei muri che sono emersi in seguito alle indagini archeologiche nello stabile poco distante (Capitolo III). Oltre a questa anomalia, le immediate vicinanze della Chiesa, che ospitano lo Stabilimento dellOpera Pia Mastai Ferretti, hanno restituito nel corso degli anni224, contestualmente ai lavori di realizzazione dello stesso stabilimento che contemplarono lo scavo per le fondazioni e per le cantine, una serie di elementi architettonici (architravi, tamburi di colonne, capitelli) e, da ultimo, materiale fittile integro (lucerne e coppe). Gran parte degli elementi architettonici sono conservati presso lo Stabilimento, e unanalisi autoptica condotta da chi scrive ha appurato essere stati realizzati per buona parte secondo uno stesso modulo,

222 223

VILLANI 2008, pp. 60-63. VILLANI 2008, p. 224-225. 224 Si rimanda alla carta archeologica in STEFANINI 1991, p. 146-149.

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oltre che col medesimo materiale. Il materiale fittile invece, visionato e fotografato dal prof. Giuseppe Lepore direttore del progetto, conservato in mani private, gentilmente messo a disposizione per un primo studio. I risultati delle misurazioni condotte sui reperti e la loro datazione su base stilistica (capitello corinzio italico, e rocchi di colonna dello stesso modulo) ad un orizzonte di fine II inizio I sec. a.C.225 , unitamente alla presenza di ceramica (di III e II sec. a.C., coerente alla cultura materiale del sito di Via Cavallotti), solitamente conservata integra in contesti tombali e cultuali, hanno fatto avanzare lipotesi preliminare circa la possibile presenza di un tempio o di un luogo sacro sotto alla Chiesa della Maddalena, allinsegna della persistenza delluso cultuale della zona.

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Materiale fittile integro rinvenuto nei pressi della chiesa di Santa Maria Maddalena. Le lucerne sono offerte tipiche caratterizzanti i luoghi di culto (fotografia di Giuseppe Lepore).

In attesa di riscontri ed accertamenti decisivi che possano fare luce su strutture concrete, tramite scavo o indagine non intrusiva (geofisica), si registra comunque la tendenza in et post romana a riutilizzare come materiale intero o da calcinazione gli elementi architettonici, visibili anche nelle fondazioni delle mura roveresche del bastione di S. Martino226. Vengono forniti in questa sede i primi dati raccolti durante lanalisi del materiale architettonico e la documentazione fotografica riguardante sia gli elementi lapidei che il materiale fittile.


Si segnala come riferimento bibliografico per lanalisi dei capitelli corinzio italici, DE MARIA 1981. 226 Per un confronto sulla pratica del reimpiego di elementi architettonici romani in edifici medievali, LEPORE 2005.
225

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Manufatto 1 2 3 4 Tamburo di colonna Tamburo di colonna Tamburo di colonna Tamburo di colonna Capitello corinzio italico

Ubicazione attuale Opera Pia Opera Pia Opera Pia Opera Pia

Materiale Calcare Arenaria gialla Arenaria gialla Arenaria (?) Arenaria gialla

Altezza 19 cm 52 cm 41 cm 30 cm 33-34 cm

Diametro 34 cm 49 cm 49 cm 47 cm ca. 49 cm (alla base)

Circonferenza ca. 114 cm 167-68 cm ca. 168 cm 160 cm 166-67 cm (alla base)

Opera Pia

Tab. 4 227 : materiale e modulo degli elementi architettonici conservati presso lo Stabilimento dellOpera Pia Mastai Ferretti.

Unulteriore analisi dei singoli manufatti pu essere sintetizzata in quanto segue, con i numeri dellelenco che corrispondono a quelli della tabella: 1. Presenta un foro quadrangolare centrale funzionale alla messa in opera della colonna , tramite linserimento di un perno metallico e di piombo fuso228. Dimensioni della cavit: 9 x 9 cm x ca. 5 cm di profondit. Scanalature molto usurate larghe circa 5 cm. 2. Anche sulla superficie dattesa di questo tamburo presente lo stesso foro dalle dimensioni simili: 9 x 10 cm x ca. 5 cm di profondit; 20 scanalature ad angolo vivo, larghe 6 cm circa (usurate). 3. Sopra al manufatto appoggiato il capitello corinzio italico; non stato possibile osservare leventuale presenza di un foro funzionale alla messa in opera. La superficie presenta 20 scanalature ad angolo vivo (usurate), larghe circa 6 cm. Il manufatto danneggiato, mancante di un grosso frammento vicino alla superficie di contatto con il capitello. 4. Il manufatto un semilavorato e le scanalature non sono neanche abbozzate. E presente una sola prima e iniziale definizione delle facce. 5. Il diametro superiore non stato rilevato, essendo labaco a pianta rettangolare di 51 x 59 cm (un angolo frammentario); il diametro inferiore grossomodo uguale a quello del tamburo della colonna sul quale il capitello poggia (tab. 4, n. 3), a sua volta con caratteristiche identiche a quelle dellaltro tamburo in arenaria (tab. 4, n. 2). Da una prima analisi (materiale e moduli) i tre manufatti, numeri 2, 3 e 5 sembrerebbero pertinenti ad un unico monumento.

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Fotografie del materiale dellOpera Pia sono pubblicate in VILLANI 2008, p. 30. GIULIANI 2006, p. 267.

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Vale la pena ricordare e riassumere in questa sede, che in citt sono presenti anche altri elementi architettonici, recuperati durante lavori di scavo o visibili quali reimpieghi in edifici medievali e moderni. I numeri 7, 8 e 9229 sono stati reimpiegati nelle fondazioni delle mura rinascimentali del bastione di S. Martino. I tre tamburi sono disposti paratatticamente appoggiati orizzontalmente con una superficie dappoggio in vista (quindi impossibile quantificarne laltezza), nella porzione del bastione compreso tra il secondo ed il terzo contrafforte a destra della rampa daccesso. Il numero 8 in particolare stato segato per facilitarne la posa. I numeri 7 e 9 presentano entrambi 16 scanalature ad angolo vivo. Dai diametri verosimile interpretarli come pertinenti a una stessa colonna, tenendo conto che discrepanze di pochi centimetri nelle misure sono da imputare alle usure e ai deterioramenti accusati nel tempo.

Manufatto

Ubicazione attuale Palazzo Mastai (museo Pio IX) Area archeologica e Museo La Fenice Area archeologica e Museo La Fenice Area archeologica e Museo La Fenice Via dellAngelo Via dellAngelo

Materiale

Altezza

Diametro Superiore: 53 cm Base: 39 cm

Circonferenza

Capitello corinzio

Calcare

51 cm

Superiore: 160 cm Base: 120 cm

Tamburo di colonna

Calcare

46 cm

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Tamburo di colonna

Calcare

48 cm

Tamburo di colonna Tamburo di colonna Tamburo di colonna

Calcare

45 cm

10 11

Arenaria Arenaria

22 cm 24 cm

45 cm 45 cm

148-150 cm 150 cm

Tab. 5: tabella riassuntiva degli elementi architettonici provenienti da contesti romani ignoti a Se nigallia.


229

VILLANI 2008, p. 31.

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Interessante notare nel manufatto numero 9 la presenza al centro della superficie di una cavit cd. a coda di rondine (sezione a trapezio isoscele), che testimonia luso dellolivella quale metodo di sollevamento. Questa era costituita da tre elementi metallici, inseriti nella cavit che, uniti da un quarto asse orizzontale ad una staffa, permettevano di fissare il tutto al gancio della machina tractoria, senza che lelemento litico potesse sfuggire dalla presa dellolivella230. Misure della cavit: 7,5 x 4 cm; profondit 9 cm; lato obliquo della cavit ca. 8 9 cm. Il capitello corinzio, in calcare conservato presso il museo Pio IX ed stato scoperto durante i medesimi lavori di costruzione dello Stabilimento Pio citato in precedenza. Lultimo rinvenimento qui effettuato, non pi visionabile in quanto il manufatto fu riutilizzato nelle fondazioni di del nuovo edificio, un frammento di architrave decorato231. Infine, in questo riepilogo del materiale lapideo Capitello corinzio italico in arenaria, II-I sec. a.C. architettonico di et romana, (Stabilimento dellOpera Pia, Senigallia, AN). non fori luogo fare cenno ai documenti epigrafici restituiti dalla colonia : il primo conservato sotto il portico del Palazzo Comunale232, il secondo presso Palazzo Baviera233 contestuale al rinvenimento in Via IV Novembre del monumento funerario gi menzionato in precedenza, una terza proveniente dal medesimo contesto di Via IV novembre oggi visitabile presso larea archeologica La Fenice234 , da dove, durante gli scavi sono emersi altri due piccoli frammenti iscritti, recuperati allinterno di una calcara235. Si rimanda a quanto pubblicato per un approfondimento sulla documentazione scritta in questione.

Capitello corinzio in calcare, et augustea (Palazzo Mastai Museo Pio IX, Senigallia, AN)


230 231

GIULIANI 2006, p. 258. SALVINI 1991, p. 148. 232 GASPERINI 2005. 233 PACI 1982. 234 PACI 2004. 235 DE MARINIS-PACI-QUIRI 2005.

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CONCLUSIONI La ricerca qui presentata, seppur trattando di dati ancora in corso di analisi, si prefissata lobiettivo di offrire da un lato una revisione pi dettagliata di quanto appreso in passato su Senigallia, tramite la ripasso della documentazione darchivio in modo tale di poter inquadrare al meglio loggetto di studio, dallaltro di presentare le novit ottenute nel corso dellultimo anno dal Progetto di Archeologia Urbana sulla citt. Ci che importante tenere in considerazione che si giunti si a una conoscenza pi articolata e approfondita su Sena Gallica, ma soprattutto che si sono aperte nuove problematiche e temi che necessariamente costituiranno il terreno sul quale la ricerca dovr confrontarsi nei prossimi anni. Quanto stato scritto quindi non cerca assolutamente di presentarsi come insieme di nozioni acquisite e archiviate come definitive, ma piuttosto come punto di partenza, anche foriero di novit e spunti originali, per proseguire sulla strada appena tracciata volta a un inquadramento sempre pi dettagliato della storia della citt. Lurbanistica nei suoi vari aspetti, nel caso del presente studio, stata il tema principale che ha occupato la maggior parte della ricerca. Ovviamente non si potuto fare a meno dellaiuto fondamentale degli scavi archeologici aperti nel corso degli anni, i quali hanno fornito la base dei dati sui quali poi si impostato un discorso organico per la conoscenza degli sviluppi urbani nel corso dei secoli, fino allo stabilizzarsi della citt romana nei suoi connotati. Unauspicata sempre maggiore disponibilit di spazi dove esercitare larcheologia servir a completare quanto fino ad ora raccolto e presentato, proprio perch come detto, se da un lato sono stati fatti progressi e passi in avanti, dallaltro proprio il progredire della conoscenza ha comunque fornito un dato inequivocabile, cio la sua parzialit e la necessit di perfezionarla e ampliarla costantemente, a un livello di dettaglio sempre pi esatto. Il presente capitolo servir quindi, a conclusione del percorso fino a ora svolto, a presentare e riassumere quanto pi diffusamente si scritto in precedenza. Questi dati si collocano tuttavia alla fine del periodo preso in esame per la storia urbana di Senigallia in et romana, quello tra III sec.a.C. momento della sua deduzione come colonia civium romanorum sullAdriatico, e let augustea, quando la citt dovette assestarsi nei suoi connotati urbani definitivi. Partendo dalle sue origini quindi, la novit pi rilevante senza dubbio la scoperta di una fase di occupazione stabile della platea alluvionale alla foce del fiume Misa riconducibile al V-IV sec. a.C., smentendo quindi la tradizionale impostazione che voleva Sena Gallica costruita in un contesto non precedentemente insediato. Gli scavi di Via Cavallotti, hanno costatato la presenza di un abitato preurbano dellEt del Ferro finale allorigine del castrum romano, cos come ad Ariminum e Pisaurum, confermando quindi una situazione comune che interessa la costa medio adriatica allinsegna delle dinamiche insediative di continuit tra et protostorica e romana, legate intimamente ai commerci via mare e le sedi di approdo e mercato frequentate sia dai Greci che dai popoli italici, in questo caso Piceni, ma anche Galli Senoni, ultimi arrivati nel IV sec. a.C. La prima fase della citt romana, piccolo insediamento dalle funzioni militari (300 coloni), di presidio territoriale e di testa di ponte per la futura avanzata verso nord, non ravvisabile archeologicamente doveva essere caratterizzato, sulla base dei confronti delle colonie marittime di III sec. a.C. (Ostia, Minturno, Pyrgi, Sinuessa), da edifici costruiti ancora allinsegna di unedilizia in materiale deperibile e dallassenza di emergenze monumentali, pur tuttavia reso nella sua concretezza solo dopo un preciso piano programmatico ortogonale e regolare. E lecito supporre che le uniche eccezioni fossero le mura, re64

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cinto rettangolare in opera quadrata pseudoisodoma a blocchi di arenaria, e probabilmente almeno un tempio che insisteva sulla piazza forense, di ridotte dimensioni sollevata dalle funzioni civili, in quanto i cittadini, trapiantati da Roma in territorio ancora ostile e non abitato, rispondevano per questioni amministrative alla capitale. Lo scavo di Via Cavallotti suggerisce inoltre che il passaggio da questo insediamento provvisorio, a una strutturazione urbana vera e propria che si estese a tutta la platea alluvionale sulla quale la citt si estende, sia da collocarsi subito dopo la deduzione della colonia e il suo maggiore sviluppo forse nel momento in cui lagro gallico fu organizzato per lo sfruttamento agricolo e munito delle necessarie infrastrutture a seguito della Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno viritim dividundo. Da una parte quindi la nascita di insediamenti protourbani rurali, i conciliabula, dallaltro lo sviluppo delle colonie in una dimensione finalmente urbana, con le conseguenze connesse sul piano edilizio e monumentale. In questo senso il confronto con Ariminum fondamentale, perch permette di inquadrare le vicende urbanistiche di Sena Gallica sotto unottica comune. Nel suo completo sviluppo la citt mantenne modulo degli isolati identico a quello che aveva caratterizzato la parcellizzazione allinterno del castrum ipoteticamente posto al centro della platea, dove appunto sorge il teatro La Fenice, i cui scavi hanno restituito un incrocio stradale. Le strade in questione, nel III sec. a.C. potrebbero essere state in semplice terra battuta, mentre nella fase riportata in luce dagli scavi sono basolate, caratteristica che acquisirono probabilmente dopo il II sec. a.C. Lo sviluppo orizzontale prosegu per tutto i III e il II sec. a.C., mantenendo in certi settori della citt, come Via Cavallotti, orientamenti che si discostano dal piano programmatico in quanto insistono sopra a preesistenze strutturali che ne condizionarono lo sviluppo planimetrico. Resta tuttavia importante notare che, seppur nella divergenza degli orientamenti, le strutture sono racchiuse allinterno dellinsula che invece rispondeva allorientamento con il quale la citt fu dedotta. Lespansione della superficie urbana comunque un fenomeno comune anche alle atre colonie marittime, e dovette essere appoggiata e finanziato da fondi provenienti dalla capitale, come suggeriscono i numerosi interventi di edilizia pubblica e crescita urbana incoraggiati in tutto il territorio e ricordato dalle fonti (Livio, XLI, 27, 5-13). Si arriva quindi al I sec. a.C. che , come detto, il periodo nel quale la citt assunse i connotati definitivi, allinsegna dellorganicit del tessuto urbano conseguente alle ricostruzioni post belliche e ai programmi di monumentalizzazione e decoro urbano tipici dellet triumvirale e augustea, che portarono probabilmente a superare i connotati pi eterogenei e diversificati con cui il tessuto cittadino doveva presentarsi in precedenza durante il suo progresso. Decoro e munumentalizzazione quindi al termine di questo percorso che port Sena alla sua realt definitiva, con la citt che non fu sede di una seconda deduzione. Il suo ager fu tuttavia interessato delle assegnazioni individuali a favore dei veterani, mentre il centro urbano, anche grazie a opere di energetismo privato, dovette arrivare ad assumere le caratteristiche tipiche della citt romana compiuta e formata. Lultimo periodo preso in esame, quello tardo antico documentato nella stratigrafia del sito della Fenice e nei cambiamenti cui andarono incontro gli immobili, testimonia come la citt fu sottoposta a un progressivo e inesorabile fenomeno di disarticolazione urbana e planimetrica dei singoli edifici, con fenomeni quali la crescita del deposito, la comparsa di sepolture, linvasione degli spazi pubblici e il riutilizzo del materiale da costruzione che prepararono lingresso di Senigallia nel Medioevo. Si detto come uno studio pi approfondito e mirato abbia aperto nuove problematiche e indirizzi di ricerca da approfondire. Vale la pena quindi di accennare a quelli che potranno essere gli interventi utili e finalizzati a convalidare le ipotesi fino ad ora propo65

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ste. Partendo dal macrocontesto, sicuramente si sta delineando una linea comune di passaggio tra lEt del Ferro e quella romana, e quindi studi incrociati potranno chiarire i rapporti tra i vari centri urbani romani dellAger Gallicus e la situazione precedente alla romanizzazione. In concreto si tratta di focalizzare lattenzione sulla nascita stessa della citt in questo territorio, partendo dai presupposti e disegnando le linee di sviluppo che la romanizzazione con la sua organizzazione infrastrutturale ed economica del territorio port con s. Uno sguardo ampio che tenga in considerazione non solo la citt di Sena, ma al contrario tutto il territorio e le altre citt in esso sorte, potrebbe essere il migliore degli approcci con il quale operare una sintesi storica chiarificatrice e completa. Allinterno della citt invece rimangono aperte delle questioni fondamentali per i suoi connotati effettivi; se questo lavoro ha di fatto proposto una storia dellurbanistica di Sena Gallica sulla base delle due aree archeologiche principali, ora si tratta di capire effettivamente quali caratteristiche dovessero esserle proprie: dalla verifica del modulo al tracciato delle mura (per le quali importanti novit sono in fase di acquisizione grazie alle nuove scoperte verificatesi in Via Baroccio, necessariamente non incluse nel presente elaborato), dallindividuazione del Foro e degli altri edifici civili e religiosi a quella del porto e delle sue funzioni, questione fondamentale trattandosi di una colonia marittima. Indagini non intrusive sarebbero ideali per indagare zone non direttamente ispezionabili ma fondamentali per la loro posizione e per il loro potenziale informativo e per le possibili novit che potrebbero offrire alla conoscenza della topografia urbana. Gli studi sulla cultura materiale potrebbero inserire la citt allinterno della storia degli scambi commerciali e dei processi economici, offrendo al tempo stesso importanti nozioni di carattere culturale per capire al meglio vita privata, usi e costumi degli antichi abitanti di Sena negli aspetti pi disparati. Ovviamente lattivit di sorveglianza archeologica nei vari cantieri della citt sar indispensabile per il monitoraggio delle emergenze e per la prosecuzione e larricchimento della carta archeologica. Ulteriori proposte di lavoro riguardano infine la musealizzazione e la comunicazione, cercando di invertire la tendenza a riservare quanto si sta facendo a un pubblico di specialisti e addetti ai lavori, ma inserire larcheologia allinterno dei grandi flussi turistici in maniera tale da suscitare linteresse e lentusiasmo della gran parte della popolazione. Tutto ci ovviamente ha come oggetto Sena Gallica, ma larcheologia urbana ha la caratteristica di essere diacronica e di affrontare tutta la storia di un sito. Quindi ipotesi di lavoro potrebbero riguardare la Senigallia medievale e rinascimentale, ad esempio partendo da nuove ricerche sulla Rocca. Dal punto di vista metodologico, lo studio di un sito a continuit di vita deve necessariamente fare i conti con limpossibilit di disporre del dato archeologico nella sua interezza: da una parte per problemi di visibilit causata dalla persistenza insediativa, dallaltro perch proprio questa pu aver asportato parte del deposito precedentemente formatosi. Nel caso di Senigallia ci palese, in quanto in epoca rinascimentale, la citt fu oggetto di un massiccio intervento di ricostruzione voluto da Giovanni della Rovere. Inoltre, problemi concreti circa la coesistenza tra necessit di ricerca e sviluppo della citt moderna non sempre rendono il connubio felice. Proprio in questottica si colloca il Progetto di Archeologia Urbana: quello di essere un valido aiuto per i bisogni e le necessit di sviluppo di Senigallia pianificando e prevedendo ci cui vanno incontro i lavori edilizi e infrastrutturali indispensabili a una citt di oggi. Larcheologia preventiva diventa quindi non tanto una presenza dintralcio e fastidio, ma piuttosto una risorsa utile al risparmio di energie umane e finanziarie in un primo momento, contribuendo in un secondo al progresso economico e culturale della citt tramite la riscoperta del suo passato e della sua identit.
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DOCUMENTI DARCHIVIO E BIBLIOGRAFIA

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