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INNIORFICI

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a cura di Gabriella Ricciardelli

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FONDAZIONE LORENZO VALLA ARNOLDO MONDADORI EDITORE

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Gli Inni orfici


La raccolta degli lnni or/ici comprende ottantasette composizioni esametriche indirizzate ognuna a una divinit, precedute da una pi lunga invocazione a circa settanta di, anch' essa in esametri. Questa composizione (generalmente indicata come proernio, dedica a Museo, E'xTj) nei manoscritti figura con la soprascritta 'OQlpE"C;; 1tQOC;;M01JOULOV, E'1:1Jxic;; XQIl, "tULQE. Queste ultime parole sono una dedica del copista 0 del donatore, 0 pi probabilmente dello stesso autore del proemio"; in questo casa Orfeo raccomanderebbe a Museo di fare buon uso del testo religioso che sta per insegnargli (urivve, v. 1). ln due versi (24,12; 76,10) la menzione della madre Calliope richiama ancora, seppure indirettamente, la figura di Orfeo, che nuovamente nominato in un verso aggiunto alla fine dell'inno 59, dove si legge: finito il canto delle Moire, che Orfeo ha tessuto. Secondo la tradizione, Orfeo era originario della Tracia e di origine almeno in parte divina. Era figlio, infatti, della musa Calliope e di.Eagro (Arg. orph. 9), ma si fa anche il nome di Apollo per il padre e di Polinnia 0 Menippe per la madre (test. 22-6 K). La dolcezza del suo canto aveva il potere di incantare gli di, gli uomini, gli animali e tutta la natura": Admeto rimpiange di non essere assistito dalla lingua e dal canto di Orfeo per poter ingannare con inni Persefone 0 Plutone (Euripide, Ale. 357 sgg.); durante la spedizione

1 Alla dedica a un arnica pensa West '968, p. 289, nt. 3; cfr. Petersen, p. 387; invece Kem '940, p. 2 r, pensa che haiQE sia rivolto a Museo. 2 Ved. Euripide, Bacch. 560, [ph. Aul. lUI, Med. 543; Apollonio Rodio, 1 23-31; G. Colli, La sapienza greca I, Milano '977, p. '37 sg.; West, Poemi or/ici, p. 16, nt. 3 (= OP, p. 4, nt. 1). Cfr. Platone, Leg. VIII 82ge; Eschilo, Ag. 1629 sgg. Sul rapporto di Orfeo con la rnusica ved. Landels, p. 150 sgg.

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GABRIELLA RICClARDELLl

INTRODUZIONE

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degli Argonauti Orfeo rasserena i compagni cantando' . La sua sposa, Euridice, muore per un morso di serpente e Orfeo discende nell' Ade per ricondurla sulla terra; vi quasi riuscito, ma si volge a guardarla e COS! la perde per sempre. ucciso dalle Bassaridi 0 da alcune donne di Tracia, ma la sua testa, staccata dal corpo, continua a cantare. Museo, figlio di Luna 0 Elena, discepolo di Orfeo-. 1 due sono spesso ricordati insieme: Orfeo ha insegnato agli uomini le iniziazioni e a non macchiarsi di sangue, Museo la cura delle malattie e gli oracoli; libri loro attribuiti erano esibiti da ciarlatani girovaghi, che cosi pretendevano di effettuare purificazioni e iniziazioni". Si diceva che, su ispirazione di Apollo, Orfeo avesse composto degli inni, che poi Museo aveva messo per scritto". Aristotele (de an. 1 5,' 410b 28) parla con scetticismo di cosiddetti carmi orfici e, almeno secondo la testimonianza di Cicerone (Nat. deor. 1 38,17), pensa che Orfeo non sia mai esistito; delle opere attribuite a Museo l'unica ritenuta autentica da Pausania (122,7; IX 27,2) l'inno a Demetra che i Licomidi usavano nei riti di Flia insieme a certi inni di Orfeo e di Panfo.

canto, lecito usare il termine orfismo come una comoda semplificazione per indicare un insieme di miti e credenze, la ricerca di un certo tipo di vita, il divieto di sacrifici cruenti, la fede nell' anima custodita nel corpo per scontare le proprie colpe, la punizione dopo la morte per i profani e la beatitudine per gli iniziati, nonch altri elementi tradizionalmente collegati a Orfeo'. TI pensiero di Orfeo dagli antichi associato alla scrittura; in Euripide tHipp. 952-5) Teseo accusa Ippolito di onorare il fumo di molti libri avendo Orfeo come signore; altrove (Ale. 967-9) si parla delle tavolette su cui scritta la parola di Orfeo; degli accenni di Platone ai libri di Museo e Orfeo si gi detto-, Affermando che non si pua attribuire a Demetra l'invenzione delle fave, Pausania aggiunge che chiunque ha visto (elsv) l'iniziazione di Eleule cose chiamate orfiche sa quello di cui si 0 ha letto (:rtEMl;a1:o) si sta parlando: per Eleusi, dunque, ci si richiama alla visione di cerimonie liturgiche, per Orfeo a testi scritti'. Festugire distingue i misteri cultuali da quelli letterari: i primi includono atti rituali, gli altri comunicano i loro segreti per mezzo di tradizioni scritte"; qualcuno ha pensato che l' orfismo potes se appartenere alla categoria dei misteri letterari: una semplice lettura sarebbe

Ilorfismo
Parlare di orfismo pua sembrare improprio, in quanto gli autori antichi non usano mai questa parola, pur riferendo di versi orfici (Aristotele, de an. 1 5,410b 28), di usanze dette orfiche (Erodoto, II 81,2), di un tipo di vira orfico (Platone, Leg. III 782c)6. D'altro
26189. Ved. anche West 1976, p. 221. Secondo Burkert (r982, p. 4 sgg.), a parte Olbia, la realt tangibile dietro il fenomeno dell'orfismo l'esistenza di sacerdoti itineranti che celebravano iniziazioni, gli Orfeorelesti, sacerdoti senza comunit; ved. Platone, Resp. II 364b'365a, Phdr. 244de. Per questo studioso (1977, p. 6), le antiche religioni rnisteriche e l' orfismo in particolare non sono religioni nd senso di sisterni chiusi: mancano di una ideologia definita e di un' organizzazione di cornunit, come di un culto ben definito, per cui la ricerca di un orfismo unico e integrato indifendibile. Cfr. Alderink, pp. 17, 18,22. 1 Cfr. Platone, Crat. 400C (= fr. 8 K), Phd. 69c (= fr. 5 K); Euripide, Hipp. 952'5; Aristofane, Ran. 103.6 (su questo passo ved. Linforth, p. 67 sgg.). 2 Ved. sopra, p. XIV con nt. 4. Sull'impottanza della scrittura nella tradizione orfica ved. M. Detienne, L'criture d'Orphe, Paris 1989, p. 113 sgg.; Burkert, Greci II, p. 428 sg.; G. Colonna, Riflessioni sul dionisismo in Etruria, in Dionysos, p. 123 sg.; M.S. Funghi, The Derveni Papyrus, in Laks-Most, p. 29. 3 Pausania, I 37,4; cfr. Diodoro, III 62,8, Plutarco, Quaestiones conuiuiales II 2 (Mor. 636d); ved. Cumont, Lux, pp. 243'4. 4 Ved. Festugire, Idal, pp. II6-32; tudes, pp. 369'7; cfr. Alderink, pp. 89, 95, per il quale l'assenza di prove su pratiche di culto 0 su un'organizzazione istituzionale nell'orfismo dimostra che i misteri orfici potevano solo essere letterari. La designazione di Festugire dell' orfismo come tradizione letteraria condivisa da Boulanger, p. 77 e, con qualche esitazione, da Boyanc 1941, pp. 169'7. Ved. anche Wilamowitz, Glaube II, p. 198 sg. Per una distinzione fra tradizione letteraria e orfismo volgare ved. Boyanc, Culte, pp. 13'51 e Schuhl, pp. 237'9.

1 Apollonio Rodio, I 492 sgg. e i passi citati in West, Poemi orfici, p. 16, nt. 4 (= OP, p. 4, nt. 4) Sul potere del sua canro, soprattutto per quanto riguarda le Argonautiche orficbe, ved. Ortiz de Landaluce, p. 273 sg. . 2 Suo disccpolo, bench pi vecchio di lui; ved. test. 166 K; cfr. Abd, p. 57; Pausama, 1 22,7; IV 1,5. Ma ved. Masaracchia, p. 180. Secondo un'altra tradizione sua figlio; ved. Diodoro, IV 250' (= rest. 97 K); cfr. lest. 168 K. 3 Aristofane, Ran. 1032 sg.; cfr. Platone, Prot. 316d; pseudo-Euripide, Rh. 941 sgg. isu cui ved. Linforth, p. 63 sgg.). Plarone, Resp. II 364e'365a; su questo passo ved. Linforth, p. 75 sgg.; Boyanc, Culte, p. Il sgg. 5 Ved. un papiro del II secolo a.c. (r B 15a DK), se si accettano le integrazioni di Diels. Cfr. frr. 24502-3.61 e 271 K; Linforth, p. 123 sg. 6 Cfr. West, Poemi or/ici, p. 14 sg. (= OP, p. 2 sg.), che con questa premessa si collega aile pumualizzazioni di Wilamowitz, Glaube II, p. 190 sgg., e di Linforth, pp.

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GABRIELLA RICCIARDELLI

INTRODUZIONE

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bastata a iniziare a misteri orfici', Forse il casa di ricordare Prodo, Hymni 4,2-4 'ljJuxI!EQ01tlOV ... / uvv <lQQlt'tOLOt KU1hjQUI!vu 1:EEToL (ede anime dei mortali ... purificatesi con le indicibili iniziazioni degli inni) e 5,12 sg. <lMML TJI!E1:QTJV U3tOXwoo ... fruTJT]v / EmLTJ (erna accogli anche la nostra ... offerta di buone

parole).

Opere e miti or/ici


Olrre gli Inni or/ici, si sono conservate altre due opere tarde attribuite a Orfeo: le Argonautiche or/iche e i Lithica. Ma della letteratura orfica abbiamo moltissimi frammenti che, con le testimos nianze degli autoti che ce Ii hanno tramandati, consentono di ricostruire miti legati al nome di Orfeo. il casa dei racconti sulla nascita degli di e sulla formazione dell'universo: cielo, terra, mare, monti sono di, per cui cosmogonia e teogonia si confondono. La suddivisione tradizionale poggia su una testimonianza di Damas cio (frr. 60, 54,28 K), che ricorda tre teogonie orfiche: l'eudemea, la ieronimiana, la rapsodica. Dal 1962 bisogna contare anche quella che alla base del papiro di Derveni, un testo in prosa con la citazione di alcuni esametri attribuiti a Orfeo, che vengono commentati e interpretati in chiave allegorica. Altre teogonie sono indicate da alcuni studiosi-, Della teogonia eudemea Damascio dice solo che in principio Notte (fr. 28 K). Pi informazioni abbiamo sulla teogonia secondo Ieronimo ed Ellanico (fr. 54 K; cfr. fr. 57 K) e ancora di pi su quella rapsodica. La teogonia ieronimiana pone in principio acqua e materia (ilTJ), dalla quale si condensa la terra. Dall'acqua e dalla terra nasce un drago alato con teste di leone, toro, dio; ha un

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1 Questa ipotesi potrebbe corroborare l'idea di <<sacrificid'inni, per i quali ved. Porfirio, de abstinentia II 34; Plotino, II 9 [33],9.33; cfr. Brisson, p. 2919. 2 Ved. West, Poemi orfici, p. 82 (= OP, p. 69), che oltre queste quattro teogonie ipotizza una teogonia di Protogono, della quale la teogonia di Derveni sarebbe una riduzione, e un'altra teogonia che si trovava aIl'inizio del cielo epico. Alderink (p. 25) prende in esame serte racconti generalmente considerati orfici dagli antichi e dai moderni: aile quartro teogonie aggiunge Euripide, fr. 484,2 sgg.; Aristofane, Au. 690-72; Apollonio Rodio, 1 496-51 1; un passo dello pseudo-Alessandro di Mrodisia.

doppio nome: Tempo ed Erade. Nella teogonia rapsodica, invece, tutto comincia direttarnente col Tempo (Xvo), dalla forma di serpente alato. A partire da questo punto, le due teogonie dovevano essere molto simili Fra loro; continuo perci esponendo solo il contenuto della teogonia rapsodica. Tempo si unisce a Necessit CAvciYKTJ), poi genera Etere, Caos e, almeno nella ieronimiana, Erebo; dall'Etere produce un uovo splendente (fr. 70 K), dal quale esce un dio dai molti nomi: Fanes, Meti, Erichepeo, Dioniso, Protogono, Eros, Bromio, Zeus. Ha ali d'oro, teste di cOSIluminoso che solo la Notte ariete, toro, leone e serpente; pu guardarlo (fr. 86 K). Questa insieme sua madre, sua sposa e sua figlia, se non si tratta di tre diverse Notti. Fanes ermafrodito e porta in s il seme degli di (fr. 85 K). Da solo genera chidna, dal viso di donna e dal corpo di drago; con la Notte d vita a Cielo e Terra. Fanes il primo re del cosmo, poi passa 10 scettro alla Notte, che a sua volta 10 passa al figlio Cielo. Questi si sposa con Terra; nascono le Moire, i Centimani, i Cidopi. Ma Cielo sa che verr deposto dai propri figli, per cui li getta nel Tartaro; allora Terra genera i Titani e li incita a evirare il padre. Cosi uno di loro, Crono, diventa re al posto di Cielo, ma a sua volta agisce tirannicarnente, ingoiando i propri figli. La moglie Rea, che ha preso il nome di Demetra, riesce a sottrargli Zeus, che allevato dalle Ninfe Adrasteia e Ida e protetto dai Cureti. Divenuto adulto, Zeus apprende dalla Norte che destinato a essere il quinto re degli di e viene istruito su come vincere Crono. Rea/Demetra prepara un banchetto, in cui il marito si ubriaca con una bevanda a base di miele ..Mentre dorme legato ed evirato da Zeus. Questi poi ingoia Fanes, forse seguendo una profezia dello stesso Crono. Fanes ha in s il seme di tutti gli di (fr. 85 K), per cui adesso Zeus ad avere ogni cosa dentro di s (frr. 167 e 169 K): etere, cielo, mare, terra, Oceano, Tartaro, Fiumi, tutti gli di e le dee, quanti sono gi nati e quanti debbono ancora nascere. Questo racconto si intravede anche nel papiro di Derveni'. Zeus riporta tutto alla luce, divenendo egli stesso l'intero universo: la sua testa il cielo, le chiome sono gli astri, le corna d'oro l'oriente e l'occidente; i suoi occhi sono il sole e la luna, la sua mente l'etere, il busto

Ved. West, Poemi orfici, p. 100 sg. (= OP, p. 88 sg.).

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GABRIELLA

RlCClARDELLI

INTRODUZIONE

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l'aria, il ventre la terra, la cintura il mare, i piedi sono il T artaro (fr. 168 K). COSI risolto uno dei terni che stanno pi a cuore al pensiero greco: la dialettica tra unit e molteplicit dell'universo. Questo problema compare anche in un dialogo dove Zeus chiede alla Notte come fare affinch il tutto sia uno e allo stesso tempo ogni cosa stia a s. Notte consiglia a Zeus di circondare tutto con l'etere e di porre in mezzo il cielo, la terra, il mare e le costellazioni di cui si incoronail cielo, e di legare poi tutto con un forte legame, sospendendo all'etere una catena d'oro', Zeus, che ora il re degli di, genera molti figli da diverse dee. Insegue ReaiDemetra; essi si uniscono intrecciandosi in forma di serpenti, e generano Persefone/Core. Anche a Persefone Zeus si unisce sotto forma di serpente, dan do vita a Dioniso. Come gi' Zeus neonato, Dioniso custodito dai Cureti. TI padre gli cede 10 scettro mentre an cora bambino, e 10 presenta come nuovo re (rr. 207 e 208 K). I Titani attirano Dioniso, 10 uccidono e, fattolo in sette pezzi, 10 cucinano e poi 10 mangiano; solo il cuore si salva grazie a Pallade/ Atena (frr. 210 e 35 K). Cosi nasce un nuovo Dioniso. I Titani colpevoli sono fulminati da Zeus, e dalla fuliggine depositata dai loro corpi bruciati nasce il genere umano, nel quale convivono una natura buona (dionisiaca) e una cattiva (titanica)". Questo mito fu tramandato completamente solo nella tarda antichit, ma se ne intravedono accenni gi in Pindaro (fr. 133,1 norvv :n:aaLO :n:vttEO) e in Callimaco (fr. 643)3. Un' altra opera attribuita a Orfeo tramandata in un papiro mutilo del 1secolo a.c. (fr. 49 K). Altri elementi del mito, che in diversi punti si differenzia da quello narrato nell'inno omerico a Deme-

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1 Frr. 164.6 K; cfr. Ricciardelli 1993, p. 46 sg.; P. Lvque, Aurea catena Homeri. Une tude sur l'allgorie grecque, Paris 1959, p. 13 sgg.; West, Poemi or/ici, p. 248 sg. (= OP, p. 237 sgg.). 2 Olrre una breve aIlusione in Pindaro (fr. 1)); cfr. Rose, pp. 247'50; A1derink, p. 72 sgg.), ved. Clemente A1essandrino, Protr. 2,17-8; [rr. )4-6, 214, 220 K. Per la doppia natura degli uomini, che non si trova in nessun aurore antico, ma solo nei neoplatonici del V secolo (Prodo e Olimpiodoro), ved. A1derink, pp. 65-7; CasarIio, Storia, p. 392. 3 Ved. Linforth, pp. 307-64; Burkert, Homo necans, p. 274 sg., nt. 52 (= p. 249, nt. 43); Di Marco, p. 1)5 sgg. Burkert 977, p. 4 sg.) ricorda che Platone (Crat. 400C) attribuisce a Orfeo e ai suoi seguaci la dottrina dell'anima imprigionata nel corpo per aver commesso dei crirnini, mentre il discepolo di Platone, Senocrate, commenta il passe del Fedone (62b) riferendolo ai Titani e a Dioniso. Ved. anche test. 194 K.

tra, si ricavano soprattutto da Clemente Alessandrino, che riporta alcuni versi orfici per additarne il contenuto osceno. il racconto del rapimento di Persefone e della sua ricerca da parte della madre Demetra, l'unico mito al quale viene dato un certo spazio nella raccolta degli Inni or/t' (ved, inni 18, 29, 41, 7r). Si legge sul papiro che, mentre Core (Persefone) sta cogliendo un narciso, si apre la terra e ne esce il dio dei morti Aidoneo (Ade) sul suo carro tirato da cavalle immortali. Questi rapisce la fanciuIla. Tornata dalla Sicilla, Demetra la cerca e, nel territorio di Eleusi, giunge alla casa dove vivono Baubo, Disaule, Trittolemo, Eumolpo ed Eubuleo. Baubo la accoglie con ospitalit e le offre il ciceone, ma l'addolorata Demetra 10 rifiuta finch, per rallegrarla, Baubo si solleva il peplo, denudandosi. Allora la dea sorride e accetta la bevanda (fr. 52 K). Baubo le affida il figlio Demofonte. Per renderlo immortale, Demetra di nascosto 10 unge d'ambrosia e 10 pone ogni notte su un rogo; scoperta da Baubo, rivela la sua identit e il motivo del viaggio. A Eubuleo e Trittolemo, che le danno informazioni sul rapimento di Persefone, Demetra concede il dono di seminare i campi (fr. 51 K). Un documento di tipo diverso sono le lamine, usualmente chiamate orfiche, alcune delle quali (Pelinna, pponio) rivelano un rapporto con Bacco. Si tratta di lamelle d'oro di pochi centimetri, iscritte in epoche diverse (tra la fine del V secolo a.c. e il III secolo d.C.) e trovate su alcuni defunti in diverse localit del mondo greco (Italia meridionale, Roma, Tessaglia, Creta). Tutte presentano un testa pi 0 mena breve. Semplificando, si possono distinguere due tipi: nel primo (Ipponio, Petelia, Entella, Farsalo, Malibu, le sei di Creta), l'elemento caratterizzante la dichiarazione, da parte dell'anirna, di morire di sete, con la richiesta dell'acqua che scorre dalla fonte di Memoria. Per ottenerla, il defunto dovr dire: Sono figlio di Terra e Cielo, talora con l'aggiunta ma la mia stirpe celeste, oppure il mio nome Asterio. Alcune lamine di questo gruppo (Ipponio, Petelia, Entella, Farsalo) presentano, all'inizio, indicazioni topografiche affinch il defunto possa orientarsi opportunamente nel mondo sotterraneo e, alla fine, preannunciano la concessione dell' acqua e la conseguente beatitudine. Riporto la traduzione di una di queste lamine, quella di Petelia: Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte, / presso di essa si erge un bianco cipresso; / a questa fonte non avvicinarti neppure. / Ne troverai un' altra, fresca acqua che scorre / dallago di Memoria; innanzi vi

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GABRIELLA RlCClARDELU

INTRODUZIONE

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sono custodi. / Di': "Sono figlia di Terra e di Cielo stellato, ma la mia stirpe celeste; questo anche voi 10sapete. / Sono arsa di sete e vengo mena: ma datemi presto / l'acqua fresca che scorre dallago di Memoria". / Ed essi ti daranno da bere dalla fonte divina, / e alsacro a Memoria, lora poi regnerai con gli altri eroi. / Questo quando sar sul punto di morire .... ln margine si legge: ... la tenebra che intorno avvolge. Le altre lamine formano un gruppo mena coerente. Riporto la traduzione di una di quelle trovate a Turi (II BI): Venge pura dai puri, 0 sovrana degli inferi, / Euele, Eubuleo e altri di immortali; / perch mi vanto di essere anch'io vostra stirpe Felice. / Ma mi uccise la Moira e il Folgoratore che si slancia dagli astri. / Volai via dal doloroso cielo di gravi dolori, / con piedi veloci entrai nella desiderata corona; / mi immersi nel grembo della sovrana regina degli inferi, / con piedi veloci uscii dalla desiderata corona. / "Felice e beatissimo, sarai dio invece che mortale." / Capretto caddi nellatte. il testo di questa lamina sembra voler dire che l'allontanamento dal cielo doloroso delle rinascite definitivo. Pi modestamente in altre due lamine di Turi, peraltro simili a questa, gli ultimi due righi sono sostituiti dalla richiesta di essere inviati da Persefone alle sedi dei beati. Un'altra lamina di Turi (II B 2) presenta un teste cornposito: la dichiarazione da uomo sei divenuto dio; capretto cadesti seguita dall'indicazione del cammino verso i prati e i nellatte boschi di Persefone, mentre alcune parole ricordano le lamine deI primo gruppo. Questa lamina era avvolta in un' altra (Turi III 1) di difficile interpretazione. Alle lamine del secondo gruppo se ne possono accostare altre due trovate in Tessaglia, a Pelinna (II B 3 e 4), che pero presentano un teste molto differente. T raduco la pi lunga: Ora moristi e ora nascesti, tre volte Felice ("tQWO~lE), in questo giorno. / Di' a Persefone che Bacco stesso ti liber; / toro ti slanciasti nellatte; / subito ti slanciasti nellatte; / ariete cadesti nellatte. / Hai il vino come ricompensa, 0 beato / e ti aspettano sotto terra riti quali gli altri beati, il rilievo dato al numero tre (con "tQWOj3lE e con le tre formule al centro della composizione) mi sembra voler indicare che, come nella lamina di Turi (Il BI), la vicenda umana dell'anima si definitivamente conelusa. COS!Pindaro (01. 2,68 sgg.) scrive che quanti hanno avuto la forza di conservare per tre volte, qui e nell'aldil, l'anima priva di ingiustizia, hanno poi percorso fino in

fondo la strada che conduce alla fortezza di Crono; Empedoele (fr. 103,6 == 31 B l l 5,20) parla di una pena che dura tre volte diecimila stagioni; Platone (Phdr. 249a) dice che l'anima di chi ha amato la sapienza, se sceglie per tre periodi di mille anni la vita filosofica, al termine del terzo millennio pu essere arnmessa a rivedere le idee.

Orfismo e dionisismo
Numerose sono le testimonianze sull'opera poetica attribuita a Orfeo, scarse e vaghe quelle sulle associazioni e sui culti orfici, poich l' orfismo ricopre in parte, e differentemente secondo le regioni e le epoche, le manifestazioni di altre correnti filosofico-religiose, quali il pitagorismo e il dionisismo'. Orfeo veniva associato a tutti i misteri pi noti, ma in particolare a quelli di Dioniso-. A proposito dell'usanza egiziana di non entrare nei santuari n farsi seppellire con vesti di lana, Erodoto osserva che c' accordo con (persone 0) usi detti orfici e bacchici, anche se in realt sono egiziani e pitagorici. Ancora pi importante al riguardo un passo di Plutarco (Alex. 2) dove, a proposito delle donne della Macedonia, si parla di riti orgiastici orfici e dionisiaci ("to.'OQ(jllXO. ... oQylUOf.lO.). Sembra dunque che cerxui "to.1tEQirv ~lOVUOOV te forme di rito fossero chiamate orfiche e dionisiache insieme 0 in alternativa. La connessione di orfismo e dionisismo sembra ... / ~ciXXEUE)4, anconfermata da Euripide, Hipp. 952-4 ('OQ(jlu pu avere un significato generico, non legato neche se j3uXXEUElV cessariamente a Dioniso. A Olbia (Russia meridionale) sono state trovate delle piastre d'osso del tardo V secolo a.C; probabilmen-

1Ved. Brisson, pp. 2917-9; Burkert 1977, p. 6 sgg. Cfr. Kem, OF, pp. 27-30, test. 94-101; Antb. Pal. VII 9,5; Diodoro, III 65,6 (<<ecco perch le iniziazioni istituite da Dioniso sono chiamate orfiche); Apollodoro, 1 3,2; Cicerone, Nat. deor. III 58. Su Orfeo fondatore dei misteri eleusini e di tutti i pi importanti misteri, ved. Aristofane, Ran. 1032; pseudo-Euripide, Rh. 943; Pausania, II 30,2; Masaracchia, p. 24 con nt. JI, p. 180 con nt. 21; West 1976, p. 221; Brisson, p. 2925. 3 Erodoto, II 81,1-2. Secondo Rohde II, p. 435, Erodoto nei suai viaggi dovette avere notizie di comunit chiuse che prendevano il nome da Orfeo e onoravano Bacco. Per Wilamowitz (Glaube II, p. 190), invece, Orfeo non ha nulla a che fare con i misteri dionisiaci; dr. Linforth, p. 39 sgg. Sul rapporto tra Dioniso e Orfeo ved. Di Marco, p. 102 sgg.; Dettori, p. 292. 4 Cfr. Burkert 1977, pp. 4 e 8. Di diverso avviso Linforth, p. 55.
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GABIUELLA R1CClARDELU

INTRODUZIONE

XXIII

te erano segni di riconoscimento di un gruppo di iniziati. Una di queste presenta la scritta dIO OP<l>IKOI. La prima parola una forma abbreviata dei nome Dioniso; la seconda deve indicare i membri di una comunit che venerava Dioniso richiamandosi agli insegnamenti di Orfeo! e che (a quanto si ricava da un'altra di queste tavolette, su cui si legge rnorte-vita), credeva in un'esistenza dopo la morte.

Dioniso
Gi si detto (p. XVIII) del mito, narrato in opere attribuite a Orfeo, di Dioniso figlio di Persefone, cheviene fatto a pezzi dai Titaru e nnasce, Nelle Baccanti, Euripide presenta Dioniso, figlio di Sernele e Zeus, che torna dall' Asia a Tebe, la citt di sua madre, e punisee inesorabilmente coloro che non aceettano i suoi riti e hanno diffamato la madre. Secondo questo mito, Zeus ha sedotto Semele, figlia del re di Tebe, e con lei ha coneepito Dioniso. Le sorelle di Semele diffondono la diceria che in realt padre del bambino un sempliee mortale. A sua volta, per gelosia, Era persuade la donna a chiedere a Zeus di apparirle in tutto il suo splendore. il dio la esaudiscee Semele muore folgorara-; dal suo corpo Zeus estrae Dioniso, 10 cuee nella coscia e, quando la gestazione completata, 10 consegna alle Ninfe (Hymn. homo 26,3 sg.) 0 adaltre divinit per farlo allevare. Le tavolette in lineare B documentano il culto di Dioniso in et micenea; di lui si parla nell'Iliade; a lui sono dedicati tre inni omerici. Eppure nelle Baccanti il dio presentato come uno straniero, giunto dalla regione del monte Tmolo, dalla Lidia e dalla Frigia ': 0 meglio, Penteo e gli altri 10 chiamano straniero, perch

ancora non sanno che in realt figlio della tebana Semele. Ma, a parte l'ignoranza sull'origine tebana del dio, Dioniso appare come straniero in quanto diverse'. Egli diverso rispetto agli altri e anche rispetto a s stesso: selvaggio e apportatore di civilt (come inventore del vino e dell'aratro), d gioia e follia; la sua natura contraddittoria. Henrichs 10 definisee un paradosso, la somma di numerose conrraddizioni-, La sua stessa identit ambigua: in 30,2 detto tQLyovO (<<generatotre volte) e tljlU'll (<<dalladupliee natura), sia che con questo termine si intenda la sua natura divina e animale sia, pi probabilmente, quella maschile e insieme femminile. Dioniso infatti si confonde col dio orfico Protogono 0 Fanes, androgino", il cui potere congloba l'uno e il moltepliee, 10 stesso e l'altro.

Dioniso e Orfeo
Nelle Bassaridi di Eschilo, Dioniso e Orfeo sono nemici (test. 113 K), eppure Dioniso la divinit principale degli orfici e Orfeo colui che secondo la tradizione ha fondato i misteri del dio. Molti elementi li accomunano: Orfeo figlio di una dea (Calliope) e di un uomo (Eagro), Dioniso di una donna (Semele) e di un dio (Zeus). Entrambi sono considerati stranieri, e per entrambi si fa il nome della Tracia; Dioniso col vino d agli uomini l'oblio dei maIi quotidiani, Orfeo pacifica gli animi col canto. Sciogliendo le inimicizie e le guerre, Dioniso stabilisee la concordia e la paee; Or-

1 Cfr. Burkert 1982, p. 12, che sotrolinea la funzione del suffisse -ikos di caratterizzare per differenziazione. Lo stesso studioso (p. 2 sg.), peraltro, raccomanda cautela nd parlare di serra orfica; cfr. Id. 1977, p. 4. Sulle piastre diOlbia ved. A.S. Rusyaeva, Vestnik drevnei istorii CXLIII 1978, pp. 87-104; F.Tinnefdd, <<ZPE>, XXXVIII 1980, pp. 67'71; M.L. West, ibM. XLV 1982, pp. 17-29; Id., Poemi orfi, p. 28 sg. (= OP, p. 17 sg.); SEC XXVIII, pp. 659-61; Dettori, p. 292. 2 Cfr. Euripide, &cch. 6 sgg., 88 sgg.; Hymn. hom.I,2sgg.; Ovidio, Met. III 259sgg.; Igino, Fab.167 el 79. Ved. anche quanta resta ddleBassarididiEschilo. 3 Sulla presenza di Dioniso nei testi pi antichi ved. Casadio, Storia, p. 9 sgg.; Privitera, p. 1 sgg.; P.Wathdet, Dionysos cbe: Homre ou lafolie divine, Kernos IV '991,

pp. 6,82. Secondo Musti, p. ,o8,Ie tavolette in lineare B attestano solo un nome del dio, mentre non sappiamo se i riti orgiastici appartenessero 0 mena al fondo miceneo; inoltre, l'area dove sorge Pergamo quella che in Euripide appare come particolarmente vocata a forme di culti e riti orgiastici e quindi la pi adatta al culto di Dioniso-Bacco (quand'anche le radici di questo culte fossero per ipotesi puramente ~reche). Cfr. Detienne '986, p. 58, per il quale Dioniso si presenta sempre sotte la maschera dello straniero: il dio che viene da fuori. Lo studioso 10 definisce (p. 62) 10 straniero che porta stranezza, il dio dell'altro: cfr. Versnel, pp. 132-3 con bibI. cit. alla nt. 152; Graf in Plassmann, p. ,65; Thomas, pp. 33-49. 2 Ved. Henrichs 1979, p. 3 sg., per il quale anche i miti riflettono l'ambiguit della natura di Dioniso. Questi sono di due tipi base: i cosiddetti miti di resistenza, che trattano l'opposizione al suc culto e sono violenti, mentre un Dioniso differente e ~i benefico appare nei cosiddetti miti dell' arrivo. Ved. 42,4 con nota. Cfr. Thomas, pp. 33-49; Turcan '958, pp. 243-91.

XXIV

GAIlRlELLA RlCClARDELLI

INTRODUZIONE

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feo col suo canto mette pace tra i compagni 1. Dioniso scende nell'Ade per prelevare la madre Semele,.Orfeo per tentare di recuperare la sposa Euridice; Dioniso insegna i riti d'iniziazione e comunica i misteri agli uomini pii e giusti, Orfeo insegna le cerirnonie d'iniziazione-. Dioniso fatto a pezzi dai Titani, Orfeo dalle donne di Tracia; dell'uno si salva il cuore palpitante, dell'altro la resta che canta. Sia Dioniso che Orfeo sono messi in relazione con i rnorti e con una vita do po la morte, come provato anche da alcune pitture; la fede nell'immortalit, accomunando i misteri dionisiaci e il credo orfico, ne favori la confusion:J

Le associazioni dionisiacbe
1 misteri dionisiaci variano secondo i luoghi e le epoche"; essi si diffondono in tutto il mondo greco sia come culto ufficiale sia in tiasi autorizzati dalla citt. Dall'et di Alessandro Magno si moltiplicano le associazioni misteriche soprattutto fra i Greci d'Asia e delle isole, come provato da un gran numero di iscrizioni. Alessandro identifica s stesso con Dioniso, e i monarchi ellenistici si appropriano del culto del dio: Tolemeo II d'Egitto nel 280-270 a.c. ordina una grandiosa processione, con numerosi personaggi divini tra i quali Dioniso, i technitai del teatro col poeta tragico Elisco nel ruolo di sacerdote del dio e moite specie di tiasi'': Tole-

mec IV Filopatore, detto Nuovo Dioniso, si fa tatuare sul corpo una foglia di edera, d nomi dionisiaci ai demi di Alessandria e con un decreto tenta di controllare i misteri dionisiaci privati. L'Asia Minore non da meno: quando Antonio entra a Efeso, le donne si abbigliano da Baccanti, gli uomini e i ragazzi da Satiri e Pan; la citt si riempie di edera, tirsi, strumenti musicali'. A Pergamo viene stabilito il culto di Dioniso Kathegemon, con un suo sacerdote; gli Attalidi si vantano di discendere da Dioniso, e a Eumene II, divinizzato dopo la morte, dedicato un altare dai Bacchoi del dio. Sempre a Pergamo compare il termine boukolos', ln epoca romana il culto di Dioniso con i suoi misteri era il pi diffuso nel mondo ellenizzato, sia a livello statale, sia a livello di associazioni private". Questa l'epoca che ci interessa, nella quale sono di grande importanza le iscrizioni. Da queste sappiamo che alcune associazioni dionisiache avevano una gerarchia di adepti molto articolata: il casa dell'iscrizione degli Iobacchi ad Atene (databile probabilmente al 1760 al 177 d.C), di quella di Cillae in Tracia, presso Filippopoli (del 241-244 d.C., la pi tarda riguardante un'associazione dionisiaca) e di quella di Agrippinilla, rinvenuta a sud di Roma". Agrippinilla (0 suo padre) aveva portato i misteri dionisiaci dall' Asia Minore a Roma, dove aveva fondato un'associazione familiare; alcune cariche dei suoi membri ricorrono in iscrizioni dell'Asia Minores. Di particolare interesse quella

1 Pel' Dioniso ved. Diodoro, III 64,7; per Orfeo p. XIV, nt.
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i,

l'cr Dioniso ved. Diodoro, III 64,7 e 65,6; per Orfeo ved. p. XIV, nt. 3. Sui parallelismi tra i racconti su Orfeo e quelli su Dioniso ved. anche Diodoro, IV 25,4; l.). Jesnick, The image of Orpbeus in Roman Mosaic, Oxford 1997, pp. 39-40. 3 Dioniso bambino rappresentato molto spesso sui sarcofagi; ved. Nilsson, Gescbicbte II, p. 293. Secondo Boulanger, p. 77, l'orfismo vuole assicurare un definitivo ritorno al divino e non ha nienre a che fare con pratiche orgiastiche che procurano un'unione momentanea con la divinit, per cui la sua assimilazione ai misteri di Dioniso sarebbe arbitraria. 4 Lo spazio temporale abbraccia molti secoli, quello geografico comprende la Grecia, l'Italie, la Macedonia, la zona dei mar Nero, l'Asia Minore, Creta, l'Africa; cfr. Nilsson, Dionysiac Mysleries. p. '44; Burkert '993, p. 260. 5 Questa processione descritta da Callisseno (FGrHist 627 F 2 = Ateneo, V '96a203b). Uno dei personaggi che vi prende parte la personificazione dell'anno ('EVLaU1:), con una grande comucopia; questi nominato in proem. ,8. Nella processione c' anche un riferirnento alle teletai, ai Sileni e ai Satiri; cfr. Burkert 1993, p. 263.

1 Ved. Plutarco, AnI. 24,4-5: Antonio era chiamato Dioniso XOQLl:T] (per questo termine cfr. 17,5; ved. anche 9,9; 55,9) e f.LELtXLO (cfr. 73,2; 72,2; proem. 30), ma per molti era Wf.LT]Ol:~ e YQLWVLO, altri due titoli di Dioniso, che ne evidenziano l'asperto feroce. 2 Su cui ved. sotro, p. XXVI, nt. I. Sul culto di Dioniso a Pergamo ved. Musti, p. 105 sgg.; sul culto pergameno degli di in generale ved. E.V. Hansen, The Attalids of Pergamon, Ithaca and London '97,2, pp. 434-70. 3 Ved. Cumont, Lux, p. 243; Wilamowitz, Glaube II, p. 37'; Burkert 1993, p. 265 sg.; Graf, in Plassmann, p. ,66. 4 Per l'iscrizione degli Iobacchi ved. Moretti, pp. 247-58. Quella di Cillae in Tracia stata pubblicata da G. Mihailov, lnscriptiones Graecae in Bulgaria repertae III " Serdicae 196" p. 25' sgg., n. '517; ved. anche Moretti, pp. 247-9. Per quella di Agrippinilla ved. Scheid, pp. 275-90; Cumont '933, p. 237 sgg.; Ch. Alexander, La grande inscription bachique du Metropolitan Museum, AJA XXXVII '933, pp. 2P-70, tavole XXX-XXXIII. Su queste iscrizioni ved. anche Nilsson, Dionysiac Mysterier, pp. 46-7,51-2; Id., Gescbicbte II, p. 358 sgg. S Ved. Nilsson, Dionysiac Mysler?S, p. 47 sgg., che ricorda altre iscrizioni che arrestano culti misterici di Dioniso in diverse localit. Sulle iscrizioni delle citt dell'Asia ved. Quandt, De Baccho; Wamowitz, Glaube Il, p. 371 sgg.