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QUESTO VOLUME RACCOGLIE i romanzi Sotto il burqa, Il viaggio di

Parvana e Citt di fango, ambientati nellAfghanistan dei talebani


lacerato da una guerra che ha portato violenza e miseria in un Paese
gi stremato. La trilogia del burqa racconta il viaggio di Parvana e
della sua amica Shauzia per ritrovare le persone che amano, per non
perdere la speranza, per continuare a credere nel futuro.

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Deborah Ellis assistente sociale.
Quando pu viaggia, ascoltando le storie della gente. Ha ricevuto
moltissimi riconoscimenti per aver raccontato le difficili condizioni
dei bambini dei Paesi pi poveri del mondo.
Sotto il burqa ha vinto il premio Andersen nel 2002 come miglior
libro per lettori da 10 a 12 anni.

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Deborah Ellis

LA TRILOGIA DEL BURQA

Traduzione di CLAUDIA MANZOLELLI

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LA TRILOGIA DEL BURQA

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SOTTO IL BURQA

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Ai bambini della guerra

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Uno

Sono capace di leggere quella lettera] come il Pap


Parvana tra le pieghe del chador. O almeno quasi.
sussurr

Non os pronunciare quelle parole ad alta voce. Luomo seduto


accanto a suo padre non voleva certo sentirla parlare. E cos nessun
altro al mercato di Kabul. Parvana si trovava l solo per aiutare il
Pap a camminare fino al mercato, e poi di nuovo a casa dopo il
lavoro. Sedeva un po indietro sulla coperta, il capo e gran parte del
viso coperti dal chador.
In realt non avrebbe neppure dovuto essere l. I talebani avevano
ordinato a tutte le donne e le ragazze afghane di rimanere chiuse in
casa. Avevano persino proibito alle ragazze di frequentare la scuola.
Parvana era stata costretta a interrompere il suo sesto anno e a sua
sorella Nooria non era permesso di frequentare le superiori. La loro
mamma, redattrice in una radio di Kabul, era stata licenziata. Da pi
di un anno, ormai, vivevano barricate in una stanza, insieme con la
sorellina Maryam di cinque anni e il fratellino Ali di due.
Parvana usciva per qualche ora quasi tutti i giorni, per aiutare suo
padre a camminare. Era sempre molto contenta di uscire, anche se
questo significava restare seduta per ore su una coperta distesa a terra
nel mercato. Se non altro era qualcosa da fare. Aveva perfino
imparato a restare in silenzio e a nascondere il viso.
Era piccola per i suoi undici anni: per questo di solito riusciva ad
andare in giro senza essere fermata.
Questa ragazza mi aiuta a camminare spiegava il Pap additando
la propria gamba a chi chiedeva spiegazioni. Aveva perso la gamba
quando la scuola superiore in cui insegnava era stata bombardata. E
forse aveva subito anche qualche altro danno non visibile: spesso era

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cos stanco.
Il mio unico figlio maschio ha solo due anni aggiungeva. Parvana
si ritraeva un po pi indietro sulla coperta e cercava di farsi piccola
piccola. Aveva paura di guardare i soldati. Aveva visto cosa facevano,
soprattutto alle donne, come frustavano e picchiavano chiunque
secondo loro meritasse una punizione.
Aveva visto molte cose, stando seduta al mercato, giorno dopo
giorno. Quando i talebani erano nelle vicinanze, avrebbe voluto essere
invisibile.
Un cliente stava chiedendo a suo padre di rileggere una lettera.
Leggila piano, cos riesco a ricordarmela e a raccontarla alla
famiglia.
A Parvana sarebbe piaciuto ricevere una lettera. Il servizio postale
in Afghanistan era ripreso solo di recente, dopo anni di interruzione a
causa della guerra. Molti dei suoi amici avevano lasciato il paese con
le loro famiglie. Probabilmente erano in Pakistan, ma non ne era
sicura e quindi non poteva scrivergli. Anche la sua famiglia aveva
traslocato cos spesso a causa dei bombardamenti che i suoi amici non
sapevano pi dove viveva. Gli afghani sono sparpagliati sulla Terra
come le stelle nel cielo diceva spesso il Pap.
Suo padre fin di leggere la lettera per la seconda volta. Il cliente lo
ringrazi e pag. Ti cercher quando dovr rispondere.
La maggior parte della popolazione in Afghanistan non sapeva
leggere n scrivere. Parvana era una delle poche fortunate. Entrambi i
suoi genitori erano stati alluniversit, e credevano che tutti, comprese
le donne, avessero diritto a ricevere unistruzione.
Nel viavai dei clienti, il pomeriggio pass lentamente. La maggior
parte di loro parlava Dari, la lingua che Parvana conosceva meglio.
Quando un cliente parlava Pashtu, lei riusciva a capire la maggior
parte delle parole, ma non tutto. I suoi genitori sapevano anche
linglese. Suo padre aveva frequentato luniversit in Inghilterra, ma
era stato tanto tempo fa.
Il mercato era un luogo molto movimentato. Gli uomini facevano la
spesa per le loro famiglie e i venditori ambulanti vendevano per la
strada quello che potevano offrire. Alcuni, come il negozio del t,
avevano una propria bancarella. Con il suo grande samovar e molti
vassoi colmi di tazze, doveva stare in un posto fisso. I ragazzi

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correvano avanti e indietro per il labirinto del mercato, portando il t
ai clienti che non potevano lasciare i loro negozi, e riportando
indietro le tazze vuote.
Potrei farlo anchio disse Parvana a bassa voce. Avrebbe voluto
correre per il mercato e conoscere le sue stradine tortuose come le
quattro pareti di casa sua.
Suo padre si volt a guardarla. Preferirei vederti correre nel cortile
di una scuola. Poi si volt di nuovo per chiamare gli uomini che
passavano di l. Qui si legge e si scrive! Pashtu e Dari! Bellissimi
articoli in vendita!
Parvana sincup. Non era colpa sua se non poteva andare a scuola!
Avrebbe preferito essere l invece che stare seduta su questa scomoda
coperta, con la schiena che le faceva male. Le mancavano i suoi amici,
la sua divisa bianca e blu, fare nuove cose ogni giorno.
Storia era la sua materia preferita, soprattutto la storia afghana.
Tutti erano venuti in Afghanistan. I Persiani cerano arrivati
quattromila anni fa. Era arrivato anche Alessandro Magno, seguito dai
Greci, dagli Arabi, dai Turchi, dagli inglesi e alla fine dai sovietici. Un
conquistatore, Tamerlano da Samarcanda, aveva decapitato i suoi
nemici e impalato le loro teste una sopra laltra, come meloni su una
bancarella di frutta. Tutti questi popoli erano arrivati nel bellissimo
paese di Parvana con lintento di conquistarlo, ma gli afghani erano
sempre riusciti a scacciarli.
Adesso per il paese era governato dai soldati talebani. Erano
afghani e avevano idee molto rigide su come le cose dovevano essere
gestite. Quando per la prima volta occuparono la capitale Kabul e
proibirono alle ragazze di frequentare la scuola, Parvana non ne fu
particolarmente dispiaciuta. Aveva un compito di matematica che si
avvicinava e per il quale non si era preparata, ed era finita nei guai
per aver di nuovo chiacchierato durante la lezione. Linsegnante stava
per darle una nota quando i talebani avevano preso il comando.
Perch piangi? aveva chiesto a Nooria, che non la smetteva di
singhiozzare. Per me una vacanza proprio quello che ci vuole.
Parvana era sicura che i talebani avrebbero dato a tutti il permesso di
tornare a scuola nel giro di qualche giorno; e allora il suo insegnante
si sarebbe dimenticato di mandare quella nota a sua madre.
Sei solo una stupida! aveva urlato Nooria. Lasciami in pace!

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Quando unintera famiglia vive in una sola stanza, davvero
impossibile lasciare in pace gli altri. Dovunque andasse Nooria, cera
Parvana. E dovunque andasse Parvana, cera Nooria.
Entrambi i genitori di Parvana venivano da antiche e rispettabili
famiglie afghane. Grazie allistruzione che avevano ricevuto, erano
stati in grado di guadagnare ottimi stipendi. Avevano abitato in una
grande casa con il cortile, e avevano due domestici, la televisione, il
frigorifero e lautomobile. Nooria aveva una camera tutta per s e
Parvana divideva la sua con Maryam, la sorellina piccola. Maryam
parlava sempre tanto, ma adorava Parvana. Era stato certo piacevole
poter sfuggire a Nooria qualche volta.
La loro casa era stata distrutta da una bomba. Da allora avevano
traslocato diverse volte. Ogni volta in un posto sempre pi piccolo.
Durante ogni bombardamento perdevano un po delle loro cose. A
ogni bomba diventavano pi poveri. Ora vivevano tutti insieme in una
piccola stanza.
Da pi di ventanni ormai, il doppio dellet di Parvana, in
Afghanistan cera sempre stata una guerra.
Allinizio cerano stati i sovietici, che avevano invaso il paese a
bordo dei carri armati e con i loro aerei da guerra avevano
bombardato villaggi e campagne.
Parvana era nata un mese prima che i sovietici se ne andassero.
Eri una bambina cos brutta che i sovietici non potevano
sopportare di restare nello stesso paese in cui ceri tu Nooria si
divertiva a dirle. Sono fuggiti oltre il confine pi in fretta che
potevano. Erano terrorizzati.
Dopo la partenza dei sovietici, quelli che li avevano battuti decisero
che volevano continuare a combattere, cos cominciarono a
combattere tra loro. Molte bombe caddero su Kabul in quel periodo.
Molte persone morirono.
Le bombe facevano parte della vita di Parvana. Ogni giorno, ogni
notte, missili cadevano dal cielo e la casa di qualcuno saltava per aria.
Quando le bombe cadevano, la gente correva. Prima in una
direzione, poi in unaltra, cercando un posto al sicuro dalle bombe. Da
piccola Parvana veniva portata in braccio, ma quando divenne un po
pi grande dovette correre da s.
Adesso la maggior parte del paese era sotto il controllo dei talebani.

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La parola talebani indica gli studiosi di religione, ma il padre di
Parvana sosteneva che la religione dovrebbe insegnare alle persone a
diventare esseri umani migliori, a essere pi buoni. I talebani non
rendono certo lAfghanistan un posto migliore in cui vivere! diceva.
Nonostante le bombe continuassero a cadere su Kabul, ora erano
meno frequenti. Cera ancora una guerra in corso nel nord del paese, e
l cera il maggior numero di vittime in quel periodo.
Dopo qualche altro cliente, suo padre disse che per quel giorno
potevano smettere di lavorare.
Parvana balz in piedi, ma ricadde subito. Le si era addormentato
un piede. Se lo massaggi e prov ancora a reggersi. Questa volta ci
riusc.
Prima raccolse tutte le cose che avevano cercato di vendere: piatti,
tessuti, piccoli oggetti che erano sopravvissuti ai bombardamenti.
Come molti altri afghani, vendevano tutto ci che potevano.
Sua madre e Nooria passavano regolarmente in rassegna quello che
restava dei loro beni e decidevano di che cosa potevano privarsi. Cera
cos tanta gente a Kabul che vendeva oggetti di ogni genere che
Parvana si chiedeva se fosse rimasto qualcuno disposto a comprarli.
Suo padre ripose la carta e le penne nella borsa a tracolla.
Appoggiandosi al bastone e al braccio di Parvana, si alz lentamente.
Parvana scosse la polvere dalla coperta, la ripieg e i due si
incamminarono.
Per brevi tragitti suo padre riusciva a cavarsela soltanto con laiuto
del bastone. Per tratti di strada pi lunghi doveva sorreggersi a
Parvana.
Sei dellaltezza giusta le diceva.
Cosa faremo quando crescer?
Crescer anchio con te!
Suo padre aveva una protesi una volta, ma laveva venduta. Non era
stata una cosa programmata. Le protesi dovevano essere fatte su
misura, e larto adatto a una persona non necessariamente andava
bene a unaltra. Ma quando un uomo aveva visto la gamba artificiale
di suo padre sulla coperta, aveva ignorato qualunque altro oggetto in
vendita e aveva detto che voleva comprare quella. Aveva offerto un
prezzo cos alto che suo padre alla fine aveva ceduto.
Adesso cerano molte protesi in vendita al mercato. Da quando i

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talebani avevano ordinato alle donne di restare in casa, molti mariti
avevano portato via alle loro mogli le gambe artificiali. Non vai da
nessuna parte, a cosa ti serve una protesi? dicevano.
In tutta Kabul cerano edifici distrutti dalle bombe. I quartieri si
erano trasformati da case e uffici in mattoni e polvere.
Kabul era stata una bella citt, un tempo. Nooria ricordava i
marciapiedi, i semafori che cambiavano colore, le passeggiate serali
verso i ristoranti e i cinema, il piacere di curiosare nei bei negozi alla
ricerca di abiti e libri.
Per la maggior parte della vita di Parvana, la citt era stata in
rovina, e le era difficile immaginarla diversa. Le faceva male ascoltare
i racconti della vecchia Kabul, quella di prima dei bombardamenti.
Non voleva pensare a tutto quello che le bombe avevano spazzato via,
compresa la salute di suo padre e la loro bella casa. La faceva
arrabbiare, e dal momento che non poteva fare nulla della sua rabbia,
la rendeva triste.
Lasciarono la zona affollata del mercato e svoltarono in una
stradina secondaria. Parvana guidava suo padre con attenzione tra le
buche e le fenditure del terreno.
Quante donne in burqa riescono a camminare per queste strade?
gli chiese Parvana. Come fanno a vedere dove mettono i piedi?
Spesso cadono, infatti rispose suo padre. Era vero, Parvana le
aveva viste cadere.
Guard la sua montagna preferita. Si ergeva maestosa in fondo alla
loro strada.
Come si chiama quella montagna? aveva chiesto al Pap non
appena si erano trasferiti nel nuovo quartiere.
Quello il Monte Parvana.
Non vero aveva detto Nooria sprezzante.
Non dovresti mentire alla bambina aveva detto la Mamma. Tutta
la famiglia era fuori a passeggio, prima dellarrivo dei talebani. La
Mamma e Nooria indossavano soltanto scialli leggeri sui capelli. I loro
volti bevevano il sole di Kabul.
Sono le persone che danno i nomi alle montagne aveva detto il
Pap. Io sono una persona, e voglio chiamare quella montagna
Monte Parvana.
La Mamma si era arresa, ridendo. Anche il Pap rideva, e Parvana e

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anche la piccola Maryam, senza neppure sapere perch. Perfino la
scontrosa Nooria si era unita a loro. Il suono delle risate di tutta la
famiglia aveva raggiunto il Monte Parvana e la sua eco era tornata
indietro nella strada.
Ora Parvana e suo padre risalivano lentamente i gradini delledificio
in cui abitavano. Vivevano al terzo piano di un palazzo. Era stato
colpito da un missile ed era per met in macerie.
Le scale erano esterne, salivano serpeggiando sulla facciata e sul
retro. Erano state danneggiate da una bomba ed erano interrotte in
alcuni punti. Solo alcuni tratti della scala avevano la ringhiera. Non
appoggiarti al corrimano ripeteva sempre il Pap. Per lui era pi
facile salire che scendere, ma impiegava comunque tantissimo tempo.
Finalmente raggiunsero la porta di casa ed entrarono.

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Due

La Mamma e Nooria stavano di nuovo facendo le pulizie. Il Pap


diede un bacio ad Ali e a Maryam, and in bagno per lavarsi via la
polvere dai piedi, dal viso e dalle mani, poi si distese sul toshak per
riposare.
Parvana pos i pacchi e si tolse il chador.
Abbiamo bisogno dacqua disse Nooria.
Non posso sedermi un momento, prima? chiese Parvana alla
Mamma.
Ti riposerai meglio quando avrai finito il tuo lavoro. Adesso va. Il
serbatoio dellacqua quasi vuoto.
Parvana brontol tra s e s. Se il serbatoio era quasi vuoto, voleva
dire cinque viaggi alla fontana. Sei, perch sua madre non sopportava
di vedere il secchio vuoto.
Se lavessi presa ieri quando te lha chiesto la Mamma, oggi non
dovresti portarne cos tanta disse Nooria mentre Parvana le passava
accanto per prendere il secchio. Nooria sfoder il suo sorriso da
sorella maggiore e gett i capelli dietro le spalle. Parvana avrebbe
voluto picchiarla.
Nooria aveva bellissimi capelli, lunghi e folti. I capelli di Parvana
erano lisci e sottili. Avrebbe voluto avere i capelli come quelli di sua
sorella, e Nooria lo sapeva.
Parvana borbott per tutta la strada, dalle scale del palazzo fino
alla fontana del quartiere. Il ritorno, con il secchio pieno, fu anche
peggio, soprattutto le tre rampe di scale. Essere in collera con Nooria
le dava lenergia necessaria per andare avanti, cos continu a
brontolare.
Nooria non va mai a prendere lacqua, e neanche la Mamma. E

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nemmeno Maryam. Lei non ha mai niente da fare!
Parvana sapeva che stava parlando a vanvera, ma non riusc a
smettere. Maryam aveva appena cinque anni, e non era capace di
portare gi dalle scale un secchio dacqua vuoto, figuriamoci portar
su un secchio pieno. La Mamma e Nooria dovevano indossare il burqa
ogni volta che uscivano, e non era possibile che trasportassero un
secchio dacqua su per quelle scale sconnesse indossando il burqa. E
poi era pericoloso per le donne uscire per strada senza essere
accompagnate da un uomo. Parvana sapeva che toccava a lei andare a
prendere lacqua perch nessun altro in famiglia poteva farlo. Talvolta
questo la riempiva di risentimento. Talvolta la rendeva orgogliosa. Di
una cosa era certa: quello che provava non contava nulla. Che fosse di
umore buono o cattivo, lacqua era necessaria e toccava a lei andare a
prenderla.
Finalmente il serbatoio fu pieno, il secchio anche e Parvana pot
togliersi i sandali, appendere il chador e rilassarsi. Si sedette sul
pavimento accanto a Maryam e osserv la sorellina che disegnava.
Sei molto brava, Maryam. Un giorno venderemo i tuoi disegni per
molti, molti soldi. Diventeremo molto ricchi e vivremo in un palazzo,
e tu avrai abiti di seta blu.
Di seta verde disse Maryam.
Di seta verde acconsent Parvana.
Invece di stare l seduta senza far niente, potresti aiutarci. La
Mamma e Nooria stavano pulendo la credenza, ancora una volta.
Lavete pulita tre giorni fa!
Hai intenzione di aiutarci o no?
No, pens Parvana, ma si alz in piedi. La Mamma e Nooria erano
sempre occupate a pulire qualcosa. Dal momento che non potevano
lavorare o andare a scuola, non avevano molte altre cose da fare. I
talebani hanno detto che dobbiamo restare in casa, ma questo non
significa che dobbiamo vivere nello sporco amava ripetere la
Mamma.
Parvana odiava tutte quelle pulizie. Consumavano tutta lacqua che
lei andava a prendere. La sola cosa peggiore era quando Nooria si
lavava i capelli.
Parvana si guard intorno per la piccola stanza. Tutti i mobili che
ricordava delle altre case in cui avevano abitato erano stati distrutti

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dalle bombe o rubati nei saccheggi. Tutto quello che avevano adesso
era unalta credenza di legno, che si trovava gi nella stanza quando
lavevano presa in affitto. Conteneva tutte le poche cose che erano
riusciti a salvare. Due toshak erano sistemati contro le pareti, e quello
era tutto il loro arredamento. Un tempo avevano bellissimi tappeti
afghani. Parvana ricordava quando da bambina seguiva con le dita i
complicati disegni della trama. Adesso cera soltanto una stuoia di
poco valore sul pavimento di cemento.
A Parvana bastava fare dieci passi da un lato e dodici dallaltro per
attraversare la stanza principale. Era compito suo, di solito, spazzare
la stuoia con la piccola scopa. Ne conosceva ogni centimetro.
Alla fine della stanza cera un piccolo bagno alla turca, non uno di
quei moderni bagni occidentali come avevano una volta!
La cucina a gas era stata sistemata l dentro, perch una piccola
apertura in alto nel muro faceva entrare aria fresca nella stanza.
Anche il serbatoio dellacqua era l, un bidone di metallo che
conteneva cinque secchi dacqua; accanto al bidone cera una
bacinella.
Altre persone vivevano in quella parte delledificio che era ancora
in piedi. Parvana le vedeva quando andava a prendere lacqua o
quando usciva per andare al mercato con suo padre. Dobbiamo
mantenere le distanze le diceva il Pap. I talebani incoraggiano i
vicini a spiarsi. pi sicuro stare per conto nostro.
Era di certo pi sicuro, ma ci si sentiva molto soli. Magari cera una
ragazza della sua et proprio l vicino, e lei non lavrebbe mai
scoperto. Il Pap aveva i suoi libri, Maryam giocava con Ali, Nooria
aveva la Mamma, ma lei non aveva nessuno.
La Mamma e Nooria avevano sfilato le mensole della credenza per
pulirle. Ora stavano rimettendo tutto a posto.
Qui ci sono un po di cose che il Pap pu vendere al mercato.
Mettile vicino alla porta le disse la Mamma.
La stoffa rosso brillante attir lattenzione di Parvana. Il mio
shalwar kameez pi bello. Non possiamo venderlo!
Decido io cosa vendere, non tu. Non hai pi occasioni per
metterlo, a meno che tu non abbia intenzione di andare a una festa di
cui non mi hai parlato.
Parvana sapeva che non cera modo di ribattere. Da quando era

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stata costretta a lasciare il lavoro, la Mamma era di giorno in giorno
pi cupa. Parvana depose labito insieme agli altri articoli accanto
alla porta. Fece scorrere le dita sul prezioso ricamo. Era stato un
regalo per Eid, da parte di una zia di Mazar-e-Sharif, una citt del
nord. Si augurava che la zia si arrabbiasse con la Mamma per averlo
venduto.
Perch non vendiamo i bei vestiti di Nooria? Tanto lei non esce
mai.
Ne avr bisogno quando si sposer.
Nooria lanci uno sguardo di superiorit a Parvana. E rincar la
dose scuotendo la testa per far ondeggiare i lunghi capelli.
Poveretto quello che ti sposer disse Parvana. Avr una
presuntuosa per moglie.
Adesso basta disse la Mamma.
Parvana si arrabbi. La Mamma stava sempre dalla parte di Nooria.
Parvana odiava Nooria, e avrebbe odiato anche sua madre, se non
fosse stata la Mamma.
La sua collera diminu quando vide la Mamma prendere gli abiti di
Hossain e riporli sullo scaffale pi in alto della credenza. La Mamma
si rattristava sempre quando prendeva in mano i vestiti di Hossain.
Nooria non era sempre stata la pi grande. Hossain era il maggiore.
Era stato ucciso da una mina antiuomo quando aveva quattordici
anni. La Mamma e il Pap non parlavano mai di lui. Ricordarlo era
troppo doloroso. Nooria aveva raccontato di lui a Parvana, una delle
poche volte in cui avevano parlato.
Hossain rideva molto, e cercava sempre di far partecipare Nooria ai
suoi giochi, anche se era una ragazza. Non fare la principessina le
diceva. Un po di pallone ti far bene! Qualche volta, aveva detto
Nooria, lei accettava di giocare e Hossain le tirava sempre la palla in
modo che lei riuscisse a prenderla e a calciarla indietro.
Lui ti prendeva sempre in braccio e ti faceva giocare le aveva
raccontato Nooria. Sembrava proprio che gli piacessi, pensa!
Da come lo descriveva Nooria, anche a Parvana sarebbe piaciuto
Hossain.
Il dolore sul viso della Mamma le fece dimenticare la sua collera.
Parvana diede una mano a preparare la cena. La famiglia cenava
allafghana, seduta attorno a una tovaglia di plastica stesa per terra. Il

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cibo li rallegr e tutta la famiglia rimase seduta, finita la cena.
A un certo punto, Parvana lo sapeva, sua madre e Nooria si
sarebbero scambiate un segnale segreto e si sarebbero alzate nello
stesso momento per sparecchiare. Parvana non aveva idea di come
facessero. Cercava un cenno tra loro due, ma non riusciva a vederne.
Ali sonnecchiava in grembo alla Mamma, con un pezzo di nan
stretto in pugno. Di tanto in tanto si rendeva conto che stava per
addormentarsi e si rialzava, come se non sopportasse lidea di perdersi
qualcosa. Provava ad alzarsi, ma la Mamma lo faceva distendere di
nuovo. Dopo essersi agitato per un po, si arrendeva e ricominciava a
dormire.
Il Pap sembrava pi riposato: si era cambiato e aveva indossato il
suo bel shalwar kameez bianco. La barba lunga era ben pettinata.
Parvana pens che era molto bello.
Quando erano arrivati i talebani e avevano ordinato a tutti gli
uomini di farsi crescere la barba, Parvana aveva fatto molta fatica ad
abituarsi al nuovo viso di suo padre. Non aveva mai portato la barba,
prima. Anche lui aveva fatto fatica ad abituarsi. Gli faceva prurito,
allinizio.
Ora raccontava delle storie alla sua famiglia. Era un insegnante di
storia, prima che la sua scuola fosse bombardata. Parvana era
cresciuta con i suoi racconti, e cos era diventata la migliore allieva
della sua classe in quella materia.
Era il 1880 e gli inglesi stavano cercando di conquistare il nostro
paese. Noi volevamo che gli inglesi ci occupassero? chiese a Maryam.
No! rispose Maryam.
Certo che no. Molti popoli sono venuti in Afghanistan cercando di
occuparlo, ma noi li abbiamo sempre respinti. Siamo il popolo pi
ospitale della Terra. Un ospite da noi trattato come un re. Voi
ragazze dovrete ricordarlo. Quando un ospite entra in casa vostra,
deve avere il meglio.
O una ospite disse Parvana.
Il Pap le sorrise. O una ospite. Noi afghani facciamo tutto il
possibile per far sentire un ospite a proprio agio. Ma se qualcuno
viene nelle nostre case o nel nostro paese e si comporta da nemico,
noi difendiamo la nostra casa.
Pap, vai avanti gli disse Parvana. Aveva gi sentito quella storia

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molte volte, ma voleva ascoltarla di nuovo. Il Pap sorrise ancora.
Questa bambina deve imparare a essere paziente disse alla Mamma.
Parvana non aveva bisogno di guardare la Mamma per sapere che
stava pensando che avrebbe dovuto imparare molte altre cose.
Va bene acconsent il Pap. Andiamo avanti con la storia. Era il
1880. Nel deserto attorno alla citt di Kandahar, gli afghani
combattevano contro gli inglesi. Fu una battaglia terribile. In molti
morirono. Gli inglesi stavano vincendo, e gli afghani erano ormai
pronti ad arrendersi. Il morale era basso, non avevano pi energie per
continuare a combattere. Avevano cominciato a credere che
arrendersi e lasciarsi catturare potesse essere una soluzione. Si
sarebbero finalmente riposati e forse avrebbero potuto salvarsi.
A un tratto, una ragazza pi giovane di Nooria usc da una delle
case del villaggio. Corse verso il fronte della battaglia e si volt a
guardare le truppe afghane. Si tolse il velo dal capo, e con il sole che
le illuminava il viso e il capo scoperto, si rivolse alle truppe.
Possiamo vincere questa battaglia! grid. Non arrendetevi!
Rialzatevi! Avanti! Sventolando il velo come se fosse uno stendardo
di guerra, guid le truppe nello scontro finale contro gli inglesi. E gli
inglesi non ebbero scampo. Gli afghani vinsero la battaglia.
La morale, figliole il suo sguardo andava da una allaltra delle sue
figlie che le donne afghane sono sempre state le pi coraggiose del
mondo. Voi siete donne coraggiose. Siete tutte eredi della coraggiosa
Malali.
Possiamo vincere questa battaglia! grid Maryam, facendo
ondeggiare il braccio come se sventolasse uno stendardo. La Mamma
allontan la teiera dalla portata del suo braccio.
Come facciamo a essere coraggiose? chiese Nooria. Non
possiamo nemmeno uscire. Come facciamo a guidare gli uomini in
battaglia? Ne ho abbastanza della guerra. Non voglio vedere altro.
Ci sono molti modi per combattere una battaglia disse il Pap
tranquillo.
Come lavare i piatti della cena disse la Mamma.
Parvana fece una tale smorfia che il Pap scoppi a ridere. Maryam
cerc di imitarla, cosa che fece scoppiare a ridere anche la Mamma e
Nooria. Ali si svegli, vide che tutti ridevano e cominci a ridere
anche lui.

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Ridevano tutti quando i soldati talebani fecero irruzione.
Ali fu il primo a reagire. Il rumore della porta che sbatteva contro il
muro lo spavent e lui scoppi a piangere.
La Mamma balz in piedi, e in un istante Ali e Maryam si
ritrovarono in un angolo della stanza a piangere nascosti dietro le sue
gambe.
Nooria si copr con il chador e si rannicchi su se stessa. Spesso i
soldati sequestravano le donne giovani. Le portavano via e le loro
famiglie non le rivedevano pi.
Parvana non riusciva a muoversi. Era seduta come paralizzata
vicino alla tovaglia. I soldati erano altissimi, e i turbanti li facevano
sembrare ancora pi alti.
Due soldati afferrarono suo padre. Gli altri due rovistarono
lappartamento, versando i resti della cena sulla stuoia.
Lasciatelo! urlava la Mamma. Non ha fatto niente di male!
Perch sei andato a studiare a Londra? gridarono i soldati al Pap.
LAfghanistan non ha bisogno delle tue idee straniere! E lo
strattonarono verso la porta.
LAfghanistan ha bisogno di criminali analfabeti come voi disse il
Pap. Uno dei soldati lo colp sul viso. Il sangue gocciol dal naso sul
shalwar kameez bianco.
La Mamma si lanci verso i soldati, sferrando loro dei pugni.
Afferr il braccio del Pap e cerc di trarlo a s per allontanarlo da
loro. Uno dei soldati sollev il fucile e la colp alla testa. La Mamma
si accasci sul pavimento.
Maryam e Ali gridavano alle sue spalle con tutto il fiato che
avevano.
Vedere la Mamma a terra spinse finalmente Parvana ad agire.
Quando i soldati trascinarono fuori suo padre, cerc di afferrarlo per
la vita. Mentre i soldati la costringevano a lasciar andare la presa,
sent suo padre che le diceva: Prenditi cura degli altri, mia piccola
Malali. E poi scomparve.
Parvana guard impotente i due soldati che trascinavano il Pap gi
dalle scale: il suo elegante shalwar kameez si strappava contro il
cemento. Poi voltarono langolo e non vide pi niente.
Nella stanza, gli altri due soldati stavano squarciando i toshak con i
coltelli e buttavano per terra tutto ci che trovavano nella credenza.

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I libri del Pap! Nel fondo della credenza cera uno scomparto
segreto, costruito da suo padre per nascondere i pochi libri che non
erano andati distrutti nei bombardamenti. Alcuni erano libri inglesi di
storia e letteratura. Li teneva nascosti perch i talebani bruciavano i
libri che non tolleravano.
Non poteva permettere che trovassero i libri del Pap! I soldati
avevano cominciato a rovistare dallalto e via via scendevano verso i
ripiani pi bassi. Vestiti, coperte, vasi: tutto finiva sul pavimento.
Si avvicinavano al ripiano pi in basso, quello con il doppio fondo.
Parvana guardava con orrore i soldati che buttavano gi ogni cosa.
Fuori da casa mia url. Si gett contro i soldati con una tale forza
che entrambi caddero a terra. Li colp con i pugni finch non fu
scagliata da una parte. Pi che il dolore delle bastonate sulla schiena,
ne sent il rumore. Si copr la testa con le braccia e rimase cos finch
i colpi cessarono e i soldati se ne andarono.
La Mamma si alz e si prese cura di Ali. Nooria era immobile,
sempre rannicchiata su se stessa, terrorizzata. Solo Maryam aiut
Parvana.
Appena sua sorella la tocc con le mani, Parvana si ritrasse
pensando che fossero ancora i soldati. Maryam le accarezz i capelli
finch Parvana non cap che era lei. Si mise a sedere: aveva male
dappertutto. Lei e Maryam si abbracciarono, tremanti.
Non si rese conto di quanto tempo pass. Rimasero cos
abbracciate, immobili, finch Ali non smise di piangere e si
addorment stremato.

22
Tre

La Mamma depose con delicatezza Ali che dormiva in un punto libero


sul pavimento. Anche Maryam si era addormentata, e fu messa a
dormire accanto al fratellino.
Mettiamo in ordine disse la Mamma. Con gesti lenti, rimisero a
posto la stanza. A Parvana facevano male la schiena e le gambe.
Anche la Mamma si muoveva piano, curva.
La Mamma e Nooria rimisero a posto le cose nella credenza.
Parvana prese la piccola scopa nel bagno e raccolse il riso che era
stato rovesciato. Asciug il t con uno straccio. I toshak strappati
potevano essere riparati, ma di questo si sarebbero occupate
lindomani.
Quando la stanza fu a posto, tutta la famiglia, tranne il Pap, stese
trapunte e coperte per terra e si prepar a dormire.
Parvana non riusciva a prendere sonno. Sentiva che anche la
Mamma e Nooria si rigiravano in continuazione. Al minimo rumore
credeva che il Pap o i soldati fossero tornati. Il minimo rumore la
faceva sperare e temere allo stesso tempo.
Le mancava il russare del Pap. Aveva un modo di russare leggero e
piacevole. Durante i pesanti bombardamenti di Kabul, avevano
cambiato casa molte volte alla ricerca di un posto sicuro. Spesso
Parvana si era svegliata nel cuore della notte senza sapere dove si
trovava. Ma non appena udiva il Pap russare, si sentiva tranquilla.
Stanotte non si sentiva russare.
Dovera suo padre? Aveva un posto comodo dove dormire? Aveva
freddo? Aveva fame? Era spaventato?
Parvana non era mai stata in una prigione, ma alcuni dei suoi
parenti erano stati arrestati. Una zia era stata arrestata con centinaia

23
di alunne perch avevano protestato contro loccupazione del paese
da parte dei sovietici. Tutti i governi afghani avevano sempre messo
in prigione i loro nemici.
Non sei un vero afghano se non conosci qualcuno che stato in
prigione diceva a volte sua madre. Nessuno le aveva mai raccontato
comera una prigione. Sei troppo giovane per sapere queste cose le
dicevano quelli pi grandi. Non le restava che immaginare.
Doveva essere fredda, decise Parvana, e buia.
Mamma, accendi la lampada! Balz a sedere in preda a un
pensiero improvviso.
Silenzio, Parvana! Sveglierai Ali.
Accendi la lampada sussurr Parvana. Se lasciano andare il Pap,
avr bisogno di una luce alla finestra per guidarlo verso casa.
Come farebbe a camminare? Il suo bastone qui. Dormi, Parvana.
Cos peggio.
Parvana si distese di nuovo, ma non si addorment.
Lunica finestra della stanza era molto piccola, in alto sulla parete. I
talebani avevano ordinato di coprire tutte le finestre con uno strato di
vernice nera, perch non fosse possibile vedere le donne allinterno.
Non lo faremo aveva detto suo padre. La finestra cos in alto e
cos piccola che nessuno pu guardare dentro. Lavevano lasciata
comera.
In alcuni periodi, nelle belle giornate, un sottile raggio di sole
entrava dalla finestra. Ali e Maryam si sedevano in quel raggio di sole.
La Mamma e Nooria si univano a loro e per qualche momento il sole
scaldava le loro braccia e i loro volti. Poi la Terra continuava il suo
giro e il raggio di sole scompariva.
Parvana teneva gli occhi fissi nel punto in cui sapeva esserci la
finestra. La notte era cos scura che non riusciva a distinguere tra la
finestra e il muro. Continu a fissare il punto finch lalba finalmente
spazz via il buio e il mattino fece capolino.
Alle prime luci dellalba, la Mamma, Nooria e Parvana smisero di
far finta di dormire. In silenzio, per non svegliare i pi piccoli, si
alzarono e si vestirono.
Fecero colazione con il nan avanzato. Nooria stava per scaldare
lacqua per il t sulla piccola stufa a gas del bagno, ma la Mamma la
ferm. C dellacqua gi bollita di ieri sera. Berremo quella. Non

24
abbiamo tempo di fare il t. Io e Parvana dobbiamo andare a tirar
fuori vostro padre di prigione. Laveva detto con lo stesso tono con
cui avrebbe detto: Io e Parvana dobbiamo andare al mercato a
comprare le pesche.
Parvana non riusc a inghiottire, ma non disse niente.
Forse finalmente avrebbe visto comera linterno di una prigione.
La prigione era molto distante da casa loro. Alle donne non era
permesso prendere lautobus senza essere accompagnate da un uomo.
Dovevano percorrere tutta la strada a piedi. E se non avessero trovato
il Pap? Se i talebani le avessero fermate per strada? La Mamma non
avrebbe dovuto uscire di casa senza essere accompagnata da un uomo
o senza il permesso scritto di suo marito.
Nooria, scrivi il permesso per la Mamma.
Lascia stare, Nooria. Non andr in giro per la citt con un foglio
appuntato al burqa come se fossi un bambinetto. Ho una laurea!
Scrivilo lo stesso sussurr Parvana a Nooria mentre la Mamma era
in bagno. Lo terr nella manica.
Nooria approv. La sua calligrafia era pi adulta di quella di
Parvana. Scrisse veloce: Mia moglie ha il permesso di uscire. Firm
con il nome del Pap.
Non credo che servir a molto sussurr Nooria mentre porgeva il
foglio a Parvana. La maggior parte dei talebani non sa leggere.
Parvana non rispose. Pieg rapida il foglietto in quattro e se lo
infil nellorlo della manica.
Allimprovviso Nooria fece qualcosa di molto insolito. Abbracci
sua sorella. Torna presto le sussurr.
Parvana avrebbe preferito non andare, ma sapeva che stare a casa
ad aspettare sarebbe stato ancora pi difficile.
Sbrigati, Parvana le disse la Mamma. Tuo padre ci aspetta.
Parvana sinfil i sandali e si copr il capo con il chador. Segu la
Mamma fuori dalla porta.
Aiutare la Mamma a scendere le scale sconnesse era un po come
aiutare il Pap, perch il burqa che si gonfiava allaria non le
permetteva di vedere dove metteva i piedi.
La Mamma esit in fondo alle scale. Parvana credette che stesse
cambiando idea. Un istante dopo, sua madre si lev in tutta la sua
altezza, raddrizz le spalle e si tuff per le strade di Kabul.

25
Parvana cercava di starle dietro. Doveva correre per tenere il passo
lungo e veloce di sua madre, ma non osava restare indietro. Cerano
poche donne per la strada, ma tutte indossavano il burqa, che le
faceva sembrare tutte uguali. Se Parvana si fosse allontanata da sua
madre, temeva che non sarebbe pi riuscita a ritrovarla.
Di tanto in tanto, sua madre si fermava accanto a un uomo, a una
donna, a un gruppetto di uomini, a un venditore ambulante, e
mostrava una foto del marito. Non diceva nulla: si limitava a
mostrare la foto.
Parvana tratteneva il fiato ogni volta che sua madre faceva quel
gesto. Le fotografie erano illegali. Una qualunque di queste persone
avrebbe potuto consegnare Parvana e sua madre ai soldati.
Tutti guardavano la foto, poi scuotevano la testa. Molte persone
erano state arrestate. Molte erano scomparse. Sapevano che cosa stava
chiedendo loro sua madre senza che dovesse dire una sola parola.
Il carcere di Pul-i-Charkhi era molto lontano dalla casa di Parvana.
Quando finalmente giunsero in vista della grande fortezza, le
facevano male le gambe e i piedi si erano coperti di vesciche.
La prigione era buia e inquietante. Parvana si sent ancora pi
piccola.
Malali non avrebbe avuto paura, pensava. Malali avrebbe riunito un
esercito e preso dassalto la prigione. Malali si sarebbe leccata le dita
davanti a una sfida come questa. Le sue ginocchia non avrebbero
tremato, come invece tremavano quelle di Parvana.
Anche sua madre doveva essere spaventata, ma non lo dava a
vedere. And dritta verso la porta del carcere e disse alla guardia:
Sono qui per mio marito.
Le guardie la ignorarono.
Sono qui per mio marito! ripet la Mamma. Tir fuori la
fotografia di suo marito e la mostr a una delle guardie. stato
arrestato la notte scorsa. Non ha commesso nessun reato, voglio che
lo rilasciate!
Arrivarono altre guardie. Parvana tir piano la Mamma per il
burqa. Lei la ignor.
Sono qui per mio marito! ripeteva a voce sempre pi alta.
Parvana la tir pi forte per il burqa.
Stai tranquilla, mia piccola Malali le diceva la voce del Pap. A

26
un tratto si sent molto calma.
Sono qui per mio padre! grid.
Sua madre la guard attraverso il velo che le copriva gli occhi. La
prese per mano. Sono qui per mio marito disse di nuovo.
Parvana e sua madre continuarono a urlare la loro richiesta. Sempre
pi uomini si radunavano a guardarle.
State calme! ordin una delle guardie. Non potete stare qui!
Andate via! Tornate a casa!
Una delle guardie strapp la foto del Pap. Unaltra cominci a
colpire la Mamma con un bastone.
Lasciate andare mio marito! continuava a ripetere sua madre.
Un altro soldato si un al pestaggio e colp anche Parvana.
Non la colp molto forte, ma Parvana cadde a terra, sui frammenti
della foto di suo padre. In un lampo, nascose i pezzi sotto il chador.
Anche sua madre era a terra: i soldati la picchiavano sulla schiena
con i loro bastoni.
Parvana balz in piedi. Basta! Smettetela! Adesso ce ne andiamo!
Ce ne andiamo! Afferr per un braccio uno degli assalitori di sua
madre. Lui la allontan come se fosse una mosca.
Chi sei tu per dirmi cosa fare? Ma abbass il bastone. Fuori di
qui! disse, e sput addosso a Parvana e a sua madre.
Parvana singinocchi, prese sua madre per il braccio e la aiut ad
alzarsi. Lentamente, con la Mamma che si appoggiava a lei, si
allontanarono zoppicando dalla prigione.

27
Quattro

Era molto tardi quando Parvana e sua madre arrivarono a casa.


Parvana era cos stanca che dovette appoggiarsi alla Mamma per
salire le scale, proprio come suo padre si appoggiava a lei. Riusciva a
pensare solo al dolore che sentiva in ogni parte del corpo, dalla testa
ai piedi.
I piedi le bruciavano a ogni passo. Quando si tolse i sandali cap
perch. Non avvezzi a coprire distanze cos lunghe, i suoi piedi erano
coperti di bolle. Molte si erano rotte e la pelle era insanguinata e
arrossata.
Nooria e Maryam sgranarono gli occhi quando videro le condizioni
dei piedi di Parvana. Li spalancarono ancora di pi quando videro
quelli della Mamma. Erano ancora pi laceri e sanguinanti dei suoi.
Parvana si rese conto che la Mamma non era pi uscita da quando i
talebani avevano occupato Kabul un anno e mezzo prima. Poteva
uscire, se voleva. Aveva il burqa, e il Pap sarebbe andato con lei ogni
volta che glielo avesse chiesto. Molti mariti erano contenti che le loro
mogli restassero a casa, ma non lui.
Fatana, sei una donna che scrive diceva spesso. Devi andare in
giro per la citt e vedere quello che succede. Come farai a sapere cosa
scrivere, altrimenti?
Chi legger quello che scriver? Posso pubblicarlo? No. Perch
scrivere? Perch guardare? E poi questa situazione non durer a
lungo. Gli afghani sono un popolo brillante e deciso. Manderanno via
questi talebani. Quando accadr, quando avremo un governo
dignitoso in Afghanistan, allora uscir di nuovo. Fino ad allora,
rester qui.
Bisogna darsi da fare per avere un governo dignitoso diceva il

28
Pap, e tu sei una donna che scrive. Devi fare il tuo lavoro.
Se avessimo lasciato lAfghanistan quando ne avevamo loccasione,
adesso potrei fare il mio lavoro!
Noi siamo afghani. Questa la nostra casa. Se tutte le persone
istruite se ne vanno, chi ricostruir il paese?
I genitori di Parvana discutevano spesso su questargomento.
Quando si vive tutti in una sola stanza, non ci sono segreti.
I piedi della Mamma erano cos doloranti per la lunga camminata
che riusc a stento ad attraversare la stanza. Parvana era stata cos
presa dal suo dolore e dalla sua stanchezza da non rendersi conto di
quello che aveva passato sua madre. Nooria cerc di aiutarla, ma la
Mamma la allontan. Gett il burqa a terra. Il suo viso era rigato di
lacrime e sudore. Si lasci cadere sul toshak dove il Pap si era
riposato solo ieri.
La Mamma continu a piangere per molto, molto tempo. Nooria
pul con una spugna la parte del suo viso che non era affondata nel
cuscino. Lav la polvere dalle ferite che la Mamma aveva ai piedi.
La Mamma si comportava come se Nooria non ci fosse. Alla fine,
Nooria la copr con una coperta leggera. Pass molto tempo prima
che la Mamma smettesse di piangere e si addormentasse.
Mentre Nooria cercava di prendersi cura della Mamma, Maryam si
occupava di Parvana. Mordendosi le labbra tanto era concentrata,
port un catino pieno dacqua fino a dove era seduta Parvana. Non ne
vers neppure una goccia. Le pul il viso con un fazzoletto che non
riusciva neppure a strizzare. Le gocce caddero sul collo di Parvana.
Lacqua fece il suo effetto. La aiut a immergere i piedi nel catino, e
anche quello la fece sentire meglio.
Parvana rimase seduta con i piedi immersi nella bacinella finch
Nooria non ebbe preparato la cena.
Non ci diranno niente del Pap disse Parvana a sua sorella. Che
cosa faremo? Come lo troveremo?
Nooria disse qualcosa, ma Parvana non riusc a sentire niente.
Cominci a sentirsi le membra pesanti, gli occhi le si chiusero e non si
rese conto di nientaltro fino al mattino dopo.
Sent che qualcuno stava preparando la colazione.
Devo alzarmi a dare una mano, pens, ma non riusc a muoversi.
Per tutta la notte non aveva fatto altro che sognare i soldati. Le

29
urlavano contro e la picchiavano. In sogno lei gridava che liberassero
suo padre, ma nessun suono le usciva dalle labbra. Aveva anche
gridato: Sono Malali! Sono Malali! ma i soldati non le avevano
prestato attenzione.
La parte peggiore del sogno era vedere la Mamma che veniva
picchiata. Era come se Parvana guardasse la scena da molto lontano e
non potesse avvicinarsi per aiutarla.
Si alz di scatto, ma si rilass quando vide la Mamma distesa sul
toshak dallaltra parte della stanza. Era tutto a posto. La Mamma era
l.
Ti aiuto a lavarti si offr Nooria.
Non ho bisogno di aiuto disse Parvana, ma quando prov ad
alzarsi sent che i piedi le facevano molto male. Era meglio accettare
laiuto di Nooria e appoggiarsi a lei per attraversare la stanza fino al
bagno.
In questa casa tutti si appoggiano a qualcun altro disse Parvana.
Davvero? chiese Nooria. E io a chi mi appoggio?
Quello era un commento tipico di Nooria: Parvana si sent meglio.
Se Nooria aveva ricominciato a essere scontrosa, significava che le
cose stavano tornando alla normalit.
Si sent ancora meglio dopo essersi lavata il viso e pettinata i
capelli. Quando ebbe finito, trov riso freddo e t caldo ad aspettarla.
Mamma, non vuoi fare colazione? Nooria scosse piano sua madre.
La Mamma si lament e allontan Nooria con un gesto.
La Mamma pass la giornata rimanendo distesa. Si alz soltanto per
andare in bagno e bevve poche tazze di t da un thermos che Nooria
aveva sistemato accanto al toshak. Tenne il viso rivolto verso il muro
e non parl con nessuno.
Il giorno dopo, Parvana non aveva pi voglia di riposare. I piedi le
facevano ancora male, ma gioc lo stesso con Maryam e Ali. I
bambini, soprattutto Ali, non riuscivano a capire perch la Mamma li
ignorava.
La Mamma dorme gli ripeteva Parvana.
Quando si sveglia? chiese Maryam. Parvana non rispose.
Ali continuava ad andare verso la porta con il suo passo traballante,
additandola.
Vuole sapere dov il Pap disse Nooria. Vieni, Ali, cerchiamo la

30
tua palla.
Parvana si ricord della foto strappata e cerc i frammenti in tasca.
Il viso del Pap era un puzzle scomposto. Dispose i pezzi sulla stuoia
davanti a lei. Maryam la raggiunse e la aiut a metterli in ordine.
Mancava un pezzo. Si vedeva tutto il viso del Pap tranne il mento.
Appena troviamo dello scotch li riattacchiamo tutti insieme disse
Parvana. Maryam annu. Raccolse i pezzi in un mazzetto ordinato e lo
porse a Parvana, che lo nascose in un angolo della credenza.
Il terzo giorno si trascin lento e interminabile. Parvana pens
perfino di fare qualche lavoretto in casa, per far passare il tempo, ma
temeva di disturbare la Mamma. A un certo punto, tutti e quattro si
sedettero con le spalle contro il muro e guardarono la Mamma che
riposava.
Deve alzarsi disse Nooria. Non pu stare l stesa in eterno.
Parvana era stanca di stare l seduta ad aspettare. Aveva vissuto in
quella stanza per un anno e mezzo, ma cera sempre stato qualcosa da
fare, e i viaggi al mercato con il Pap.
La Mamma era sempre immobile. Loro cercavano di non
disturbarla. Parvana sentiva che se avesse continuato a parlare a bassa
voce e a tener buoni i bambini sarebbe esplosa.
Le sarebbe stato di conforto poter leggere, ma gli unici libri che
avevano erano i libri segreti di suo padre. Non osava tirarli fuori dal
nascondiglio. E se i talebani avessero fatto di nuovo irruzione?
Avrebbero preso i libri, e magari punito lintera famiglia.
Parvana not che Ali si comportava in modo strano. Sar malato?
chiese a Nooria.
Sente la mancanza della Mamma. Ali era in braccio a Nooria.
Non gattonava pi quando lo si metteva per terra. Passava la maggior
parte del tempo raggomitolato, a succhiarsi il pollice.
Non piangeva neanche pi tanto. Era piacevole avere un po di
quiete, ma a Parvana non piaceva vederlo cos.
La stanza poi cominciava a puzzare. Dobbiamo risparmiare
lacqua diceva Nooria. Perci non facevano pi le pulizie n il
bucato. I pannolini sporchi di Ali erano ammucchiati nel bagno. La
finestrella non si apriva granch e non bastava a rinfrescare laria.
Il quarto giorno il cibo cominci a scarseggiare.
Non abbiamo pi niente da mangiare disse Nooria a Parvana.

31
Non devi dirlo a me. Dillo alla Mamma. lei che grande. Tocca a
lei occuparsene.
Non voglio infastidirla.
Allora glielo dir io. Parvana and verso il toshak su cui era
distesa la Mamma e la scosse dolcemente.
Non abbiamo pi da mangiare. Non ci fu risposta. Mamma, non
c pi niente da mangiare. La Mamma si ritrasse. Parvana la scosse
di nuovo.
Lasciala in pace! Nooria la allontan. Non vedi che depressa?
Siamo tutti depressi disse Parvana. E abbiamo fame. Avrebbe
voluto urlare, ma non voleva spaventare i bambini. Lei e Nooria si
limitarono a fissarsi per ore.
Quel giorno nessuno mangi.
Non abbiamo niente da mangiare ripet Nooria a Parvana il
giorno seguente.
Non ci vado, l fuori.
Devi andarci. Non c nessun altro che pu farlo.
Mi fanno ancora male i piedi.
I tuoi piedi sopravviveranno, ma noi no, se non mangiamo
qualcosa. Adesso sbrigati!
Parvana guard sua madre, ancora distesa sul toshak. Guard Ali,
consumato dalla fame e dalla mancanza dei genitori. Guard Maryam,
che aveva gi le guance scavate e che da tanto tempo non vedeva la
luce del sole. Alla fine guard la sorella maggiore.
Nooria era terrorizzata. Se Parvana non le avesse obbedito, sarebbe
dovuta andare lei stessa a comprare da mangiare.
Adesso ce lho in pugno, pens Parvana. Posso umiliarla come lei ha
sempre fatto con me. Ma si sorprese a pensare che non provava alcun
piacere in questo. Forse era troppo stanca e affamata. Anzich voltarle
le spalle, prese i soldi dalla mano di sua sorella.
Cosa devo comprare? chiese.

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Cinque

Era strano essere al mercato senza il Pap. Parvana si aspettava quasi


di vederlo seduto sulla coperta al solito posto, a leggere e scrivere le
lettere dei suoi clienti.
Alle donne non era permesso di entrare nei negozi. Erano gli uomini
di solito a fare la spesa, ma se la facevano le donne, dovevano restare
fuori dal negozio e chiedere quello di cui avevano bisogno. Parvana
aveva visto dei negozianti venire picchiati per aver servito delle donne
dentro il loro negozio.
Parvana non era certa di poter essere considerata una donna. Se si
fosse comportata come tale e fosse rimasta fuori dal negozio, avrebbe
potuto finire nei guai perch non portava il burqa. Se entrava, poteva
finire nei guai per non essersi comportata come una donna.
Decise di comprare per prima cosa il nan. La bancarella del fornaio
era aperta, sulla strada. Si tir il chador bene sul viso, in modo che
fossero visibili solo gli occhi. Alz tutte e dieci le dita: dieci pagnotte.
Una pila di nan era appena stata sfornata, ma dovette aspettare un po
perch uscissero dal forno altre quattro pagnotte. Il ragazzo avvolse il
pane nel giornale e lo porse a Parvana, che pag senza alzare lo
sguardo.
Il pane era ancora caldo. Aveva un profumo! Parvana si ricord di
quanto era affamata. Avrebbe potuto ingoiare una pagnotta in un solo
boccone.
La bancarella della frutta e verdura era l accanto. Prima che
potesse chiedere quello che voleva, una voce dietro di lei grid: Che
cosa ci fai per la strada vestita in quel modo?
Parvana si volt e vide un soldato talebano che la fissava, lo
sguardo furioso e un bastone in mano.

33
Copriti! Chi tuo padre? Chi tuo marito? Saranno puniti per
averti lasciato uscire in questo modo! Il soldato sollev il braccio e
la picchi col bastone sulla spalla.
Parvana non lo sent neppure. Punire suo padre: lo avrebbero fatto
davvero?
Smettila di picchiarmi! url.
Il talebano fu cos sorpreso che si ferm per un istante. Parvana lo
vide immobile e cominci a correre. Urt una pila di rape sulla
bancarella della verdura e quelle rotolarono per la strada.
Stringendo al petto il pane ancora caldo, Parvana continu a
correre: i suoi sandali colpivano rumorosi il terreno. Non si curava
della gente che la fissava. Tutto ci che voleva era allontanarsi il pi
possibile dal soldato, pi veloce che poteva.
Era cos ansiosa di arrivare a casa che travolse una donna con un
bambino in braccio.
Sei Parvana?
Parvana cerc di liberarsi, ma la donna la tenne stretta per il
braccio.
Parvana, sei tu! Ma che modo questo di portare il pane?
La voce dietro il burqa era familiare, ma Parvana non riusciva a
ricordare a chi appartenesse.
Parla ragazzina! Non stare l a bocca aperta come un pesce sul
banco del mercato. Parla!
Signora Weera?
Oh, ma certo, ho il viso coperto. Continuo a dimenticarlo. Perch
corri, e perch stai schiacciando quel bel pane fresco?
Parvana si mise a piangere. Un talebanouno dei soldatimi sta
inseguendo.
Asciugati le lacrime. In questo caso correre era la sola cosa sensata
da fare. Ho sempre pensato che fossi una bambina sveglia e me lhai
appena dimostrato. Buon per te! Sei stata pi veloce di lui. Dove stai
andando con tutto quel pane?
A casa. Ci sono quasi.
Ci andremo insieme. un po che ho in mente di parlare con tua
madre. Dobbiamo fare un giornale e tua madre la persona che fa al
caso nostro.
La Mamma non scrive pi, e non credo che abbia voglia di ricevere

34
visite.
Impossibile! Andiamo.
La signora Weera era stata nellAssociazione delle Donne Afghane
con la Mamma. Parvana era sicura che a sua madre la sorpresa non
sarebbe dispiaciuta, quindi sincammin.
E smettila di stringere quel pane! Non ti scapper via dalle mani
da un momento allaltro, non temere!
Quando furono quasi in cima alla scala, Parvana si volt verso la
signora Weera. A proposito: la mamma non sta molto bene.
Allora il momento giusto per farle visita e prendermi cura di lei.
Parvana cedette. Raggiunsero lappartamento ed entrarono.
Nooria in un primo momento vide solo Parvana. Prese il pane.
Questo tutto quello che hai comprato? Dove sono il riso e il t?
Come puoi pensare che questo ci basti per vivere?
Non essere dura con lei. stata costretta ad andarsene dal mercato
prima di poter finire la spesa. La signora Weera entr nella stanza e
si tolse il burqa.
La signora Weera! esclam Nooria, unespressione di sollievo sul
volto. Finalmente qualcuno che potesse occuparsi di loro, che potesse
in parte toglierle dalle spalle il peso della responsabilit.
La signora Weera depose il bambino che portava in braccio sulla
stuoia accanto ad Ali. I due bambini si guardarono con diffidenza.
La signora Weera era una donna alta. Aveva i capelli bianchi, ma il
suo corpo era vigoroso. Era stata insegnante di educazione fisica
prima che i talebani la costringessero a lasciare il suo lavoro.
Che cosa succede qui? chiese. A passi rapidi e decisi si diresse in
bagno, cercando la fonte del cattivo odore. Perch questi pannolini
non sono stati lavati?
Siamo rimasti senzacqua e abbiamo paura di uscire.
Tu non hai paura, vero Parvana? Non aspett la risposta. Prendi
il secchio, ragazzina. Fai la tua parte per la squadra. Andiamo! La
signora Weera parlava ancora come se si trovasse su un campo da
hockey, a incitare tutti a fare del loro meglio.
Dov Fatana? chiese, mentre Parvana andava a prendere il
secchio dellacqua. Nooria accenn alla figura distesa sul toshak, sotto
la coperta. La Mamma si lament e cerc di rannicchiarsi ancora di
pi.

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Dorme disse Nooria.
Da quanto tempo cos?
Quattro giorni.
Dov vostro padre?
In prigione.
Capisco. Vide Parvana con in mano il secchio vuoto. Stai
aspettando che ci piova dentro e si riempia da solo? Vai!
Parvana obbed. Fece sette viaggi. La signora Weera le and
incontro in cima alle scale e prese i primi due secchi pieni, li vuot e
li riport indietro. Adesso aiutiamo tua madre a lavarsi. Non ha
bisogno di occhi che la fissano.
Parvana trasport il resto dellacqua nel bidone, come al solito. La
signora Weera aveva fatto alzare la Mamma e la stava lavando. La
Mamma sembrava non essersi accorta della presenza di Parvana.
La bambina continu a trasportare lacqua. Le braccia le facevano
male e le vesciche ai piedi avevano cominciato a sanguinare di nuovo,
ma non ci pensava. Prendeva lacqua perch la sua famiglia ne aveva
bisogno, perch era quello che suo padre si aspettava da lei. Adesso
che cera la signora Weera e che sua madre era in piedi, le cose
sarebbero state pi facili, e lei avrebbe fatto la sua parte.
Fuori dalla porta, gi per le scale, lungo la strada fino alla fontana
e poi il ritorno, fermandosi ogni tanto per riposare e per cambiare
braccio.
Al settimo viaggio la signora Weera la ferm.
Hai riempito il bidone e il catino, e c un secchio di scorta. Per
adesso basta.
A Parvana girava la testa per aver fatto tutti quegli sforzi a stomaco
vuoto, e aveva sete. Voleva bere, subito.
Cosa stai facendo? le chiese Nooria mentre Parvana prendeva una
tazza dacqua dal bidone. Sai che bisogna farla bollire prima!
Lacqua non bollita poteva farti stare molto male, ma Parvana era
cos assetata che non le importava. Voleva bere e port la tazza alle
labbra.
Nooria gliela strapp di mano. Sei la ragazza pi stupida che
conosco! Ci manca solo che ti ammali! Come pu una persona cos
stupida essere mia sorella!
Questo non il modo migliore per tenere alto lo spirito del

36
gruppo disse la signora Weera. Nooria, perch non lavi i bambini
per la cena? Usa lacqua fredda. Terremo questa prima pentola gi
bollita per bere.
Parvana torn nella stanza principale e si sedette. Sua madre si era
messa a sedere. Indossava abiti puliti. I suoi capelli erano pettinati e
raccolti allindietro. Sembrava di nuovo sua madre, ma aveva ancora
laria molto stanca.
Le sembr che passasse uneternit prima che la signora Weera le
porgesse una tazza colma di acqua bollita.
Stai attenta. Scotta!
Appena ci riusc bevve lacqua, prese unaltra tazza e bevve anche
quella.
La signora Weera e sua nipote si fermarono per la notte. Mentre
Parvana si abbandonava al sonno, la sent parlare con Nooria e con la
Mamma. La signora Weera stava raccontando del suo scontro con il
talebano.
Lultima cosa che sent prima di addormentarsi fu la signora Weera
che diceva: Dovremo inventarci qualcosa.

37
Sei

Volevano farla diventare un ragazzo. Come ragazzo sarai libera di


andare e venire dal mercato, potrai comprare quello che ci serve, e
nessuno ti fermer disse la Mamma.
la soluzione ideale disse la signora Weera.
Sarai un nostro cugino di Jalalabad disse Nooria che venuto a
stare con noi mentre il Pap via.
Parvana fissava tutte e tre. Era come se stessero parlando una lingua
straniera: non riusciva a capire quello che dicevano.
Se qualcuno ti chiede di te, dirai che sei andata da una zia a
Kunduz disse la Mamma.
Ma nessuno lo far.
A queste parole, Parvana si volt di colpo a fissare sua sorella. Se
mai cera stato un momento adatto per dirle qualcosa di cattivo, era
questo, ma non le venne in mente niente. Dopotutto, quello che diceva
Nooria era vero. Nessuno dei suoi amici laveva pi vista da quando i
talebani avevano chiuso le scuole. I suoi parenti erano dispersi in
diverse parti del paese, o addirittura in altri paesi. Nessuno avrebbe
chiesto di lei.
Indosserai gli abiti di Hossain. La Mamma esit e per un momento
sembr che stesse per piangere, ma si trattenne. Ti andranno un po
grandi, ma possiamo sistemarli, se necessario. Guard la signora
Weera. Quegli abiti sono rimasti l per troppo tempo. ora di tirarli
fuori.
Parvana cap che sua madre e la signora Weera dovevano aver
parlato a lungo mentre lei dormiva. Era contenta. Sembrava che la
Mamma si sentisse gi meglio. Ma questo non significava che lei fosse
daccordo con quello che avevano in mente.

38
Non funzioner disse. Non sembrer un ragazzo: ho i capelli
lunghi.
Nooria apr la credenza, prese lastuccio del cucito e piano lo apr.
Parvana ebbe la sensazione che Nooria si stesse divertendo quando
sollev le forbici e le fece schioccare, aprendole e chiudendole pi
volte.
Volete tagliarmi i capelli! Parvana si copr la testa con le mani.
Come fai a sembrare un ragazzo, altrimenti? disse la Mamma.
Tagliate i capelli di Nooria! lei la pi grande! compito suo
prendersi cura di me, non viceversa!
Nessuno mi scambierebbe per un ragazzo disse Nooria in tono
calmo, guardandosi il corpo. Vedere Nooria cos calma rese Parvana
ancora pi furiosa.
Tra poco anchio sar cos disse Parvana.
Ti piacerebbe, eh?
Affronteremo il problema quando si presenter disse rapida la
Mamma, cercando di evitare la lite che sapeva sarebbe scoppiata.
Fino ad allora, non abbiamo scelta. Qualcuno deve uscire, e tu sei
lunica che pu passare per un ragazzo.
Parvana ci pens. Le sue dita scivolarono dietro la schiena per
sentire fino a dove le arrivavano i capelli.
Devi essere tu a decidere disse la signora Weera. Noi possiamo
costringerti a tagliarti i capelli, ma sei tu che dovrai uscire e recitare
la parte. Sappiamo che ti stiamo chiedendo un grosso sacrificio, ma io
credo che tu ne sia capace. Cosa ne dici?
Parvana cap che la signora Weera aveva ragione. Potevano tenerla
ferma con la forza e tagliarle i capelli, ma per tutto il resto avevano
bisogno della sua collaborazione. Alla fine, spettava a lei decidere.
In un certo senso, questo le rese pi facile acconsentire.
Va bene disse. Lo far.
Bene disse la signora Weera. Questo lo spirito giusto.
Nooria fece schioccare di nuovo le forbici. Allora taglio disse.
Taglio io disse la Mamma, prendendo le forbici. Facciamolo
subito, Parvana. Pensarci non render le cose pi facili.
Parvana e sua madre andarono nel bagno, dove il pavimento di
cemento sarebbe stato pi pratico da ripulire dei capelli tagliati. La
Mamma port anche i vestiti di Hossain.

39
Vuoi guardare? chiese la Mamma, accennando allo specchio.
Parvana scosse la testa, poi per cambi idea. Era lultima volta che
vedeva i suoi capelli: voleva guardarli finch era possibile.
La Mamma lavor rapida. Prima tagli una grossa ciocca diritta
allaltezza del collo. La mostr a Parvana.
Ho un bel nastro da parte disse, possiamo intrecciarli e tenerli
per ricordo.
Parvana guard i capelli in mano a sua madre. In testa le erano
sembrati importanti, ma ora non pi.
No, grazie disse Parvana. Buttali via.
Le labbra di sua madre si strinsero. Se hai intenzione di tenere il
broncio disse, e lasci cadere i capelli sul pavimento.
Via via che i capelli cadevano, Parvana cominciava a sentirsi una
persona diversa. Vedeva tutto il suo viso. I capelli rimasti erano corti
e ispidi. Si arrotolavano in due morbidi ciuffi dietro le orecchie. Non
cerano pi ciocche lunghe che cadevano negli occhi, che
singarbugliavano in una giornata di vento, che ci mettevano ore ad
asciugarsi quando la pioggia la bagnava.
Erano un po buffi, pens Parvana, ma buffi in modo grazioso.
Sto bene, decise.
La Mamma strofin brusca le mani sulla testa di Parvana per
scuotere via i capelli tagliati.
Cambiati disse. E usc.
Rimasta sola, Parvana avvicin piano la mano alla testa. Si tocc i
capelli, prima con circospezione, poi strofin il palmo su tutto il capo.
I suoi nuovi capelli erano ispidi e soffici. Facevano il solletico alla
pelle della mano.
Le piacevano, pens, e sorrise.
Si svest e indoss gli abiti di suo fratello. Il shalwar kameez di
Hossain era verde pallido, sia lampia camicia che i pantaloni. La
camicia era troppo grande e i pantaloni troppo lunghi, ma
arrotolandoli in vita diventarono della misura giusta.
Cera una tasca cucita allinterno della camicia, sul lato sinistro. Era
abbastanza grande da tenerci dei soldi e qualche caramella, se mai
avesse avuto di nuovo delle caramelle. Cera unaltra tasca davanti.
Era bello avere delle tasche. I suoi abiti da ragazza non ne avevano.
Parvana, non hai ancora finito?

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Parvana si ferm un momento a guardarsi allo specchio, poi
raggiunse il resto della famiglia.
Il primo viso che vide fu quello di Maryam. La sua sorellina la
fissava come se non riuscisse a capire chi era appena entrato nella
stanza.
Sono io, Maryam disse Parvana.
Parvana! Maryam scoppi a ridere quando la riconobbe.
Hossain mormor sua madre.
Sei meno brutta come ragazzo che come ragazza disse Nooria
veloce. Se la Mamma avesse cominciato a ricordare Hossain, si
sarebbe messa a piangere di nuovo.
Stai bene disse la signora Weera.
Mettiti questo. La Mamma porse a Parvana un cappello. Era
bianco con bellissimi ricami.
Non avrebbe potuto pi indossare il suo bellissimo shalwar kameez
rosso, ma aveva un cappello nuovo.
Ecco i soldi disse sua madre. Compra quello che non sei riuscita
a comprare ieri. Le mise un pakul sulle spalle. Era di suo padre.
Torna presto.
Parvana infil i soldi nella nuova tasca. Si mise i sandali e fece per
prendere il chador.
Quello non ti serve disse Nooria. Parvana se nera dimenticata. A
un tratto si sent nuda. Tutti lavrebbero vista in faccia. Avrebbero
capito che era una ragazza!
Si volt verso sua madre e la supplic: Non costringetemi a farlo!
Ecco! disse Nooria, col suo tono pi cattivo. Ve lo avevo detto
che avrebbe avuto paura.
comodo giudicare la paura degli altri quando si sta sempre al
sicuro in casa!
Parvana fece un balzo indietro, si volt di scatto e usc, sbattendo la
porta.
Per la strada si aspettava che da un momento allaltro qualcuno le
puntasse un dito contro, accusandola di essere una ragazza. Ma non
accadde niente del genere. Nessuno le prestava attenzione. Pi veniva
ignorata, pi acquistava sicurezza.
Quando era stata al mercato con suo padre, era rimasta in silenzio e
si era coperta il viso il pi possibile. Aveva fatto del suo meglio per

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essere invisibile. Adesso, col viso scoperto, era invisibile in un modo
diverso. Era solo un altro ragazzo per la strada. Niente che meritasse
attenzione.
Quando arriv al negozio che vendeva t, riso e altri generi di
drogheria, esit un istante, poi entr. Sono un ragazzo, continuava a
ripetersi. Le dava coraggio.
Cosa vuoi? chiese il droghiere.
Deldel t balbett Parvana.
Quanto? Di che tipo? il droghiere era sgarbato, ma era cos di
carattere, non perch era entrata una ragazza nel suo negozio.
Parvana addit la qualit di t che di solito usavano a casa. Quello
il meno caro?
Questo quello che costa meno. Gliene indic un altro.
Prender quello che costa meno. Mi servono anche due chili di
riso.
Fammi indovinare. Vuoi quello che costa meno. Sei uno che non
bada a spese!
Parvana usc dal negozio con il riso e il t; si sentiva molto
orgogliosa di se stessa. Posso farlo! sussurr.
Le cipolle costavano poco, alla bancarella della verdura. Ne compr
qualcuna.
Guardate cosa ho portato! esclam, entrando in casa. Ce lho
fatta! Ho fatto la spesa, e nessuno mi ha fermata per la strada.
Parvana! Maryam corse ad abbracciarla. Parvana ricambi
labbraccio meglio che pot, carica comera di pacchetti.
La Mamma era di nuovo sul toshak, dava le spalle alla stanza, lo
sguardo rivolto verso il muro. Ali era seduto accanto a lei, le dava dei
piccoli colpetti dicendo Ma-ma-ma, cercava di attirare la sua
attenzione.
Nooria prese la spesa dalle mani di Parvana e le porse il secchio.
Gi che hai i sandali disse.
Cosha la Mamma che non va adesso?
Ssst! Parla piano! Vuoi che ti senta? stato doloroso per lei vederti
vestita come Hossain. Puoi rimproverarla per questo? E poi la signora
Weera tornata a casa, e questo lha rattristata. Adesso, per favore,
vai a prendere lacqua.
Lho presa ieri!

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Ho dovuto lavare un sacco di cose. Ali era rimasto senza pannolini.
Preferiresti lavare i pannolini anzich andare a prendere lacqua?
Parvana and a prendere lacqua.
Tieni quei vestiti le disse quando torn. Ci ho riflettuto. Se devi
essere un ragazzo fuori, devi esserlo anche in casa. Se arrivasse
qualcuno?
Parvana pens che avesse ragione. E la Mamma? Non la far stare
male vedermi coi vestiti di Hossain tutto il tempo?
Dovr farci labitudine.
Per la prima volta Parvana not i segni della stanchezza sul viso di
Nooria. Sembrava che avesse molto di pi dei suoi diciassette anni.
Ti aiuto a preparare la cena si offr.
Tu? Aiutarmi? Non faresti che intralciarmi.
Parvana si arrabbi. Era impossibile essere gentili con Nooria!
La Mamma si alz per cenare e fece uno sforzo per essere allegra.
Fece i complimenti a Parvana per la spesa, ma sembrava che le
costasse fatica guardarla.
Pi tardi, la notte, mentre tutti erano a letto, Ali si agit un po.
Dormi, Hossain disse la Mamma. Dormi, figlio mio.

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Sette

La mattina, dopo colazione, Parvana era di nuovo per la strada.


Prendi loccorrente per scrivere di tuo padre e la sua coperta, e vai
al mercato le disse la Mamma. Forse riesci a guadagnare qualcosa.
Hai osservato tuo padre tante volte. Fai le stesse cose che faceva lui.
A Parvana lidea piaceva. La spesa del giorno prima era andata
bene. Se riusciva a guadagnare dei soldi non avrebbe pi dovuto fare i
lavori domestici. Il travestimento da ragazzo aveva funzionato una
volta: perch non doveva funzionare ancora?
Mentre andava al mercato, sentiva la testa leggera senza il peso dei
capelli e del chador. Sentiva il sole sul viso e una brezza lieve, che
scendeva dalle montagne, rendeva laria fresca e gradevole.
Aveva la borsa di suo padre a tracolla. Le urtava contro le gambe.
Dentro cerano le penne e la carta per scrivere, e alcuni oggetti che
avrebbe provato a vendere, compreso il suo elegante shalwar kameez.
Sotto il braccio portava la coperta su cui si sarebbe seduta.
Scelse lo stesso posto in cui era stata col Pap. Era a ridosso di un
muro. Oltre il muro cera una casa. Il muro la nascondeva alla vista
per la maggior parte. Cera una finestra sopra il muro, ma era dipinta
di nero, secondo la legge talebana.
Se ci mettiamo sempre nello stesso posto, la gente sapr dove
trovarci, e si ricorder di noi quando avr bisogno di leggere o
scrivere qualcosa diceva sempre il Pap. A Parvana piaceva quel
parlare al plurale, come se anche lei fosse parte del lavoro. Il posto,
inoltre, era vicino a casa. Cerano punti pi frequentati al mercato, ma
ci voleva pi tempo per raggiungerli e Parvana non era sicura di
sapere la strada.
Se qualcuno ti chiede chi sei, di che sei Kaseem, il nipote del

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Pap le aveva detto la Mamma. Avevano ripassato la storia un sacco
di volte finch Parvana non laveva imparata a memoria. Di che il
Pap ammalato e tu sei venuto a stare con la famiglia finch non
star di nuovo bene.
Era meglio dire che il Pap non stava bene piuttosto che far sapere
alla gente che era stato arrestato. Nessuno ci teneva a passare per un
nemico del governo.
Chi mi pagher per leggere? aveva chiesto Parvana. Ho solo
undici anni.
Sei molto pi istruita della maggior parte della popolazione
afghana aveva risposto la Mamma. Comunque, se non riuscirai a
guadagnare cos penseremo a qualcosaltro.
Parvana stese la coperta sul duro pavimento dargilla del mercato,
sistem i suoi oggetti in vendita da un lato, come faceva il Pap, e la
carta e le penne di fronte a s. Poi si sedette e aspett i clienti.
La prima ora pass senza che nessuno si fermasse. Gli uomini le
passavano davanti, le rivolgevano uno sguardo e proseguivano.
Avrebbe voluto avere il chador dietro cui nascondersi. Era sicura che
da un momento allaltro qualcuno si sarebbe fermato, lavrebbe
indicata e avrebbe gridato: Una ragazza! La parola sarebbe
rimbalzata per il mercato come una maledizione, e tutti avrebbero
interrotto le loro occupazioni. Restare l ferma quella prima ora fu
una delle cose pi difficili che avesse mai fatto.
Si stava guardando in giro quando accadde qualcosa. Avvert
lombra su di s prima di vederla, perch luomo si muoveva tra lei e
il sole. Voltandosi, vide il turbante scuro delluniforme dei talebani.
Portava un fucile a tracolla, con la stessa naturalezza con cui lei
portava la borsa di suo padre.
Parvana cominci a tremare.
Sai leggere? le chiese luomo in Pashtu.
Parvana prov a rispondere, ma non le usc la voce. Annu.
Parla, ragazzo! Non so che farmene di un muto!
Parvana trasse un profondo respiro. S, so leggere disse in Pashtu,
in un tono di voce che si augur fosse abbastanza alto. So leggere e
scrivere in Dari e Pashtu. Se luomo davanti a lei era un cliente, si
augurava che il suo Pashtu fosse abbastanza buono.
Il soldato talebano continu a guardarla. Poi infil la mano nel

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gilet. Senza distogliere lo sguardo da Parvana, tir fuori qualcosa da
una tasca.
Parvana stava per chiudere gli occhi, aspettandosi di essere colpita,
quando vide che luomo aveva tirato fuori una lettera.
Si sedette accanto a lei sulla coperta.
Leggimi questa disse.
Parvana prese la busta che le porgeva. Veniva dalla Germania. Lesse
lindirizzo. indirizzata a Fatima Azima.
Era mia moglie disse luomo.
La lettera era molto vecchia. Parvana la tir fuori dalla busta e la
apr. Le pieghe erano incise nel foglio.
Cara nipote lesse Parvana. Mi dispiace molto di non poter essere
vicino a te per il tuo matrimonio, ma spero che questa lettera ti
giunga in tempo. una fortuna essere in Germania, lontano dalla
guerra. In cuor mio, per, io non ho mai lasciato lAfghanistan. Penso
sempre al nostro paese, alla famiglia e agli amici che probabilmente
non rivedr pi.
Nel giorno del tuo matrimonio ti mando gli auguri pi sinceri per
il tuo futuro. Tuo padre, mio fratello, un bravuomo e avr
sicuramente scelto per te, come tuo marito, un uomo altrettanto
buono. Non sar facile i primi tempi, lontana dalla tua casa, ma avrai
una nuova famiglia. Presto comincerai a sentire di appartenergli.
Spero che tu sia felice, che possa avere il dono di molti bambini e che
possa vivere abbastanza a lungo da vedere i figli dei tuoi figli.
Quando avrai lasciato il Pakistan e sarai tornata in Afghanistan
con tuo marito, non mi sar pi possibile rintracciarti. Ti prego, porta
con te la mia lettera, e non dimenticarmi, perch io non ti
dimenticher.
La tua affezionata zia Sohila.
Parvana smise di leggere. Il talebano stava in silenzio accanto a lei.
Devo leggerla unaltra volta?
Luomo scosse la testa e tese la mano per riavere la lettera. Parvana
la pieg e gliela porse. Con mani tremanti lui rimise la lettera nella
busta. Parvana vide una lacrima nei suoi occhi. Rotol lungo la
guancia e cadde sulla barba.
Mia moglie morta disse. Questa era tra le sue cose. Volevo
sapere cosa diceva. Rimase seduto ancora per qualche minuto, con la

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lettera in mano.
Vuoi che scriva una risposta? chiese Parvana. Suo padre diceva
sempre cos.
Il soldato talebano sospir e scosse la testa. Quanto ti devo?
Paga quanto ritieni giusto disse Parvana. Era quello che avrebbe
detto suo padre.
Luomo prese alcune monete dalla tasca e gliele diede. Senza dire
unaltra parola, si alz dalla coperta e se ne and. Parvana respir
profondamente. Fino a quel momento aveva visto i talebani soltanto
come gli uomini che picchiavano le donne e che avevano arrestato
suo padre. Provavano anche loro dei sentimenti, provavano dolore,
come gli altri esseri umani?
Questo la disorient. Poco dopo arriv un altro cliente: non voleva
farsi leggere niente ma comprare qualcosa. Per tutto il resto della
giornata, tuttavia, il pensiero di Parvana torn al soldato talebano che
aveva perso la moglie.
Arriv solo un altro cliente prima che lei tornasse a casa per il
pranzo. Un uomo che aveva camminato avanti e indietro davanti alla
sua coperta e alla fine si era fermato e si era deciso a parlarle.
Quanto costa quello? chiese, indicando il suo shalwar kameez.
La Mamma non le aveva detto quanto chiedere. Parvana cerc di
ricordare come era solita trattare sua madre con i venditori del
mercato, quando ancora poteva uscire a fare la spesa. Lei avrebbe
convinto il venditore ad abbassare il prezzo, da qualsiasi cifra fosse
partito. Si aspettano che tu tiri sul prezzo spiegava, per questo
partono da una cifra cos alta che solo un pazzo la pagherebbe.
Parvana pens in fretta. Immagin la zia di Mazar lavorare
duramente per ricamare labito e i risvolti dei pantaloni. Pens a
quanto si era sentita bella quando lo aveva indossato, e a quanto le
costava rinunciarci.
Disse un prezzo. Il cliente scosse il capo e fece una controfferta, un
prezzo un po pi basso. Parvana mostr le linee elaborate del ricamo
e disse un prezzo un po pi basso del primo. Dopo qualche altra
contrattazione, si accordarono su una cifra.
Era bello aver venduto qualcosa, avere un po di denaro in pi da
riporre nella piccola tasca della camicia. Era cos contenta che non le
dispiaceva neanche pi tanto vedere labito rosso acceso svolazzare

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nella brezza, mentre veniva portato via nel labirinto del mercato.
Parvana rimase seduta sulla coperta per un altro paio dore, finch
non si accorse che aveva bisogno di andare in bagno. Non cera
nessun posto nel mercato dove potesse andare, quindi dovette
raccogliere tutte le sue cose e andare a casa. Ripet molti dei gesti che
faceva di solito quando cera suo padre: riporre gli articoli nella borsa
a tracolla, scuotere la polvere dalla coperta. Sentiva la mancanza del
Pap.
Pap, torna da noi! sussurr guardando verso il cielo. Il sole
brillava. Come poteva il sole brillare cos quando suo padre era in
prigione?
Qualcosa attir la sua attenzione, un movimento rapidissimo. Le
parve che venisse dalla finestra oscurata, ma comera possibile?
Parvana si disse che doveva essere frutto della sua immaginazione.
Pieg la coperta e la infil sotto il braccio. Sentiva il denaro che
aveva guadagnato al sicuro nella tasca.
Sentendosi molto orgogliosa di se stessa, fece di corsa tutta la
strada verso casa.

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Otto

La signora Weera era tornata. Mi trasferisco qui oggi pomeriggio,


Parvana disse. Mi aiuterai tu.
Parvana avrebbe preferito tornare alla sua coperta, ma aiutare la
signora Weera sarebbe stato un diversivo, e acconsent volentieri. E
poi quando la signora Weera era con loro sua madre tornava a essere
quella di una volta.
Io e la signora Weera lavoreremo insieme annunci la Mamma.
Vogliamo fondare una rivista.
Quindi avremo parecchio da fare. Nooria bader ai bambini, io e
tua madre lavoreremo al nostro progetto e tu andrai a lavorare al
mercato dichiar la signora Weera, come se stesse assegnando i ruoli
su un campo da hockey. Lavoreremo insieme.
Parvana mostr il denaro che aveva guadagnato.
Fantastico! disse la Mamma. Sapevo che ce lavresti fatta.
Pap avrebbe guadagnato di pi disse Nooria, poi si morse la
lingua, come se volesse rimangiarsi le parole.
Parvana era troppo di buonumore per arrabbiarsi.
Dopo un pranzo a base di t e nan, Parvana usc con la signora
Weera per aiutarla a trasportare le sue cose. La signora Weera
indossava il burqa, naturalmente, ma aveva un modo di camminare
cos particolare che Parvana era sicura di riconoscerla tra tutte le altre
donne del mercato che indossavano il burqa. Si muoveva come se
stesse radunando dei bambini che bighellonavano dopo la scuola.
Camminava veloce, la testa alta e le spalle indietro. Per sicurezza,
tuttavia, Parvana le rimase vicino.
Di solito i talebani non infastidiscono le donne sole con bambini
piccoli disse la signora Weera, anche se non si pu mai star sicuri.

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Per fortuna so correre pi veloce di questi soldati. Persino tenerli a
bada se mi fermano. Ho avuto a che fare con molti ragazzi in tutti gli
anni in cui ho insegnato. Non ce nera uno che non potessi far
piangere con una bella sgridata!
Ho visto un soldato talebano piangere, oggi disse Parvana, ma le
sue parole si persero nellaria mentre lei e la donna avanzavano veloci
lungo le strade.
La signora Weera abitava con sua nipote in una stanza pi piccola
di quella di Parvana. Si trovava al pianoterra di un edificio in rovina.
Siamo le ultime dei Weera disse. Le bombe ne hanno portato via
qualcuno, la guerra gli altri, e la polmonite quelli che rimanevano.
Parvana non sapeva cosa dire. Non sembrava che la signora Weera
cercasse conforto.
Ci hanno prestato un karachi per il pomeriggio disse la signora
Weera. Il proprietario ne ha bisogno stasera per lavorare. Ma ce la
faremo in un viaggio solo, non vero?
Anche la signora Weera aveva perso molte cose durante i
bombardamenti. Quello che non hanno spazzato via le bombe, lo
hanno preso i banditi. Se non altro pi facile traslocare, no?
Parvana caric alcune trapunte e altre cose sul karachi. La signora
Weera aveva gi preparato tutto.
Ecco qualcosa che non hanno portato via. Prese da una scatola
una medaglia appesa a un nastro lucido. Lho vinta in una gara di
atletica. Ero la donna pi veloce di tutto lAfghanistan!
Il sole cattur il bagliore dorato della medaglia. Ho vinto anche
altre medaglie disse la signora Weera. Alcune sono andate perse, ma
altre le conservo ancora. Emise un sospiro, ma si riprese subito.
Basta ricreazione! Torniamo al lavoro!
Entro la fine del pomeriggio la signora Weera aveva traslocato e il
karachi era stato restituito. Parvana era troppo agitata per gli
avvenimenti della giornata per riuscire a stare ferma.
Vado a prendere lacqua si offr.
Tu che ti offri di fare qualcosa? chiese Nooria. Ti senti bene?
Parvana la ignor. Mamma, posso portare Maryam con me fino
alla fontana?
S, s, s! Maryam saltellava su e gi. Voglio andare con
Parvana!

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La Mamma esit.
Lasciala andare consigli la signora Weera. Parvana un
ragazzo, adesso. Maryam sar al sicuro.
La Mamma cedette, ma prima scambi alcune parole con Maryam.
Come devi chiamare Parvana quando sei fuori casa?
Kaseem.
Bene. E chi Kaseem?
Mio cugino.
Molto bene. Non dimenticarlo e fai tutto quello che dice Parvana.
Stai vicino a lei, promesso?
Maryam promise. Corse a mettersi i sandali. Sono troppo piccoli!
Scoppi a piangere.
pi di un anno che non esce spieg la Mamma alla signora
Weera. Naturale che le siano cresciuti i piedi.
Portameli qui e asciugati quelle lacrime disse la signora Weera a
Maryam. I sandali erano di plastica, ed erano un pezzo unico. Presto
andranno bene ad Ali, quindi meglio non tagliarli. Per oggi ti
fasceremo i piedi con degli stracci. Parvana ti comprer dei sandali
della tua misura domani. Dovrebbe uscire tutti i giorni disse alla
Mamma. Ma non preoccuparti. Ora che ci sono qua io rimetteremo
in sesto questa famiglia! Leg diversi strati di stracci attorno ai piedi
della bambina.
La pelle sar delicata se non uscita per tutto questo tempo disse
a Parvana. Stai attenta a dove vai.
Non sono convinta cominci a dire la Mamma, ma Parvana e la
sorellina corsero fuori prima che potesse fermarle.
Ci volle molto tempo per prendere lacqua. Maryam per un anno e
mezzo non aveva visto nulla al di fuori della stanza in cui viveva.
Tutto fuori era nuovo per lei. I suoi muscoli non erano abituati al
minimo esercizio. Parvana dovette aiutarla a salire e scendere i
gradini come faceva con il Pap.
Questa la fontana disse a sua sorella quando ci arrivarono.
Parvana camminava avanti, liberando il terreno dalle pietre pi
grosse. Apr il rubinetto e lacqua cominci a scorrere. Maryam rise.
Infil una mano sotto il getto, poi la ritrasse di scatto appena lacqua
fredda le tocc la pelle. Guard Parvana, con gli occhi spalancati.
Parvana laiut a farlo unaltra volta. Stavolta lasci che lacqua le

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scorresse sulla mano.
Non berne neanche un goccio lammon Parvana, poi le mostr
come fare a spruzzarsi il viso. Maryam la imit, spruzzandosi pi
acqua sui vestiti che sul viso, ma si divert molto.
Un viaggio bast per Maryam, come prima volta. Il giorno dopo,
Parvana port i sandali di Maryam al mercato da usare come misura
per un paio pi grandi. Ne trov un paio usati da un uomo che
vendeva la sua merce per la strada. Da allora, Maryam and con
Parvana alla fontana tutti i giorni e un po per volta sirrobust.
I giorni cominciavano ad assumere un disegno ben preciso. Parvana
usciva per andare al mercato la mattina presto, ritornava a casa per il
pranzo, e tornava al mercato nel pomeriggio.
Potrei anche restare l, se ci fosse un bagno disse.
Preferisco che torni a casa a mezzogiorno disse la Mamma.
Voglio essere sicura che va tutto bene.
Parvana aveva cominciato a lavorare da una settimana quando le
venne unidea. Mamma, io sono un ragazzo, giusto?
Lidea questa disse la Mamma.
Allora posso essere la tua scorta disse Parvana. E posso anche
essere la scorta di Nooria e voi potreste uscire qualche volta. Parvana
era elettrizzata allidea. Se Nooria fosse uscita un po, magari sarebbe
stata meno irritabile. Certo, non avrebbe potuto prendere molta aria
sotto il burqa, ma almeno sarebbe stato un piccolo diversivo.
Idea eccellente! disse la signora Weera.
Non voglio che tu mi faccia da scorta disse Nooria, ma la Mamma
le imped di continuare.
Nooria, Ali ha bisogno di uscire. Parvana se la cava bene con
Maryam, ma Ali troppo vivace. Dovrai tenerlo tu.
Anche tu dovresti uscire qualche volta, Fatana disse la signora
Weera alla Mamma. La Mamma non rispose.
Per il bene di Ali, Nooria accett lidea. Ogni giorno, dopo pranzo,
Parvana, Nooria, Ali e Maryam uscivano per unora. Ali aveva solo
pochi mesi quando erano arrivati i talebani. Tutto ci che conosceva
era il piccolo mondo in cui era stato chiuso per un anno e mezzo.
Nemmeno Nooria era mai uscita in tutto quel tempo.
Facevano il giro del quartiere finch le loro gambe erano stanche:
allora si sedevano al sole. Quando non cera nessuno, Parvana stava di

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guardia e Nooria alzava il burqa per lasciare che il sole le bagnasse il
viso.
Avevo scordato quanto bello diceva.
Quando non cera la fila alla fontana, Nooria lavava i bambini
direttamente l e risparmiava cos a Parvana la fatica di portare
lacqua. Talvolta la signora Weera e sua nipote andavano con loro e i
tre bambini facevano il bagno insieme.
Il lavoro alcuni giorni andava bene, altri meno. Talvolta Parvana
stava seduta per ore senza che nessun cliente si avvicinasse.
Guadagnava meno soldi di suo padre, ma la sua famiglia continuava a
mangiare, anche se la maggior parte dei giorni avevano solo nan e t.
I bambini erano vivaci come non lo erano pi stati da molto tempo.
Quel po di sole quotidiano e di aria fresca faceva loro molto bene,
sebbene Nooria si lamentasse del fatto che adesso era pi difficile
tenerli a bada quando erano in casa. Avevano pi energie e
chiedevano continuamente di uscire, cosa che non era possibile
quando Parvana era al lavoro.
Al termine di ogni giornata, Parvana consegnava a sua madre il
denaro che era riuscita a guadagnare. Qualche volta la Mamma le
chiedeva di comprare il pane o qualcosaltro mentre tornava a casa.
Altre volte, ed erano quelle che Parvana preferiva, la Mamma andava
con lei al mercato per fare la spesa per tutta la famiglia; le ragioni
della signora Weera lavevano finalmente convinta a uscire di nuovo.
Parvana era contenta di avere la Mamma tutta per s, anche se
parlavano solo di quanto olio comprare, o discutevano se potevano
permettersi il sapone quella settimana.
A Parvana piaceva il mercato. Le piaceva guardare la gente che si
muoveva per le strade, ascoltare i frammenti di conversazione che le
arrivavano allorecchio, leggere le lettere che la gente le portava.
Le mancava suo padre, ma col passare delle settimane cominci ad
abituarsi allidea che lui non ci fosse. Laiutava il fatto di essere cos
impegnata. A casa non si parlava di lui, ma qualche volta sentiva
piangere la Mamma e Nooria. Una notte Maryam fece un brutto sogno
e si svegli di soprassalto chiamando il Pap. La Mamma ci mise un
bel po per farla riaddormentare.
Poi, un pomeriggio, Parvana vide suo padre al mercato.
Lo vide da lontano, ma era sicura che fosse lui.

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Pap! grid. Balz in piedi e lo rincorse.
Corse in mezzo alla folla, urtando le persone in cui simbatteva,
finch finalmente non riusc a raggiungerlo e gli gett le braccia al
collo.
Pap, stai bene! Ti hanno rilasciato!
Chi sei, ragazzo?
Parvana fiss un viso sconosciuto. Indietreggi.
Vi ho scambiato per mio padre disse, con le lacrime che le
scendevano lungo le guance.
Luomo le pos una mano sulla spalla. Devi essere un bravo
ragazzo. Mi dispiace non essere tuo padre. Rimase un istante in
silenzio, poi disse a voce pi bassa: Tuo padre in prigione?
Parvana annu. Talvolta qualcuno viene rilasciato. Non disperare.
Luomo continu per la sua strada, e Parvana torn alla sua coperta.
Un pomeriggio, mentre stava per scuotere la coperta per tornare a
casa, not qualcosa di colorato sulla lana grigia. Si chin e raccolse la
piccola cosa colorata.
Era un rettangolino di tessuto ricamato, non pi lungo di cinque
centimetri e largo due e mezzo. Parvana non laveva mai visto prima.
Mentre si chiedeva da dove venisse, il suo sguardo si pos sulla
finestra oscurata dove era convinta di aver visto qualcosa muoversi
poche settimane prima. Adesso sembrava tutto tranquillo.
Il piccolo pezzo di stoffa ricamata doveva essere stato portato dal
vento sulla sua coperta, anche se non era una giornata molto
ventilata.
Non pot dare la colpa al vento qualche giorno dopo quando trov
un braccialetto di perline sulla coperta, dopo il lavoro. Guard in su,
verso la finestra.
Era aperta. Limposta sbatteva contro il muro della casa.
Parvana si avvicin per vedere meglio. Nel piccolo riquadro vide il
volto di una donna. La donna fece un rapido sorriso, poi chiuse la
finestra.
Qualche giorno dopo, Parvana era seduta a guardare i ragazzi che
correvano avanti e indietro tra i clienti e il negozio del t. Uno dei
ragazzi per poco non si scontr contro un asino. Parvana scoppi a
ridere e si volt dallaltra parte, quando uno dei ragazzi inciamp in
qualcosa e rovesci il vassoio pieno di tazze da t sulla coperta.

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Il ragazzo si sedette per terra di fronte a Parvana. Lei lo aiut a
raccogliere le tazze che erano rotolate via. Gli porse il vassoio e lo
guard in viso per la prima volta. Trasal e si copr la bocca con la
mano.
Il ragazzo del t era una sua compagna di scuola.

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Nove

Shauzia? sussurr
chiamarti?
Parvana. Chiamami Shafiq. Io come devo

Kaseem. Cosa ci fai qui?


Quello che fai tu, sciocca. Senti, devo tornare al negozio. Starai qui
ancora per un po? Parvana annu. Bene, torno dopo.
Shauzia raccolse le tazze e corse al negozio.
Parvana rimase l seduta, stupita, mentre la sua vecchia compagna
di scuola si confondeva con gli altri ragazzi del t. Solo guardandoli
attentamente Parvana riusciva a distinguere la sua compagna dagli
altri. Poi si rese conto che non era una buona idea continuare a
fissarla: qualcuno avrebbe potuto chiederle cosa stava guardando.
Cos distolse lo sguardo. Shauzia si confuse di nuovo con la folla del
mercato.
Shauzia e Parvana non erano mai state grandi amiche a scuola.
Frequentavano compagnie diverse. A Parvana sembrava di ricordare
che Shauzia fosse molto brava in ortografia, ma non poteva esserne
certa.
Quindi cerano altre ragazze come lei a Kabul! Cerc di ricordare
comera composta la famiglia di Shauzia, ma non lo sapeva. Non
riusc a concentrarsi molto sugli ultimi clienti della giornata, e fu
contenta quando finalmente vide Shauzia avvicinarsi alla sua coperta.
Dove abiti? le chiese Shauzia. Parvana indic da una parte.
Raccogliamo le tue cose e parliamo mentre camminiamo. Tieni, ti ho
portato queste. Porse a Parvana un pacchettino di carta che
conteneva alcune albicocche secche, una cosa che Parvana non
mangiava da secoli. Le cont. Ce nera una per ciascun componente
della sua famiglia, e una in pi che poteva assaggiare subito.

56
Laddent e sent un buon sapore dolce.
Grazie! Ripose il resto delle albicocche in tasca insieme ai
guadagni della giornata e cominci a raccogliere le sue cose. Non
cerano regalini sulla coperta, oggi. Ma non aveva importanza. Aver
incontrato Shauzia era gi abbastanza elettrizzante per quel giorno.
Da quanto fai questo lavoro? chiese Shauzia mentre si
allontanavano dal mercato.
Quasi un mese. E tu?
Sei mesi. Mio fratello se n andato in Iran quasi un anno fa a
cercare lavoro, e non abbiamo pi avuto sue notizie. Mio padre
morto di mal di cuore. Cos io ho cominciato a lavorare.
Mio padre stato arrestato.
Avete notizie?
No. Siamo state alla prigione, ma non hanno voluto dirci nulla.
Non siamo riuscite a sapere niente.
E forse non lo saprete mai. Di molte delle persone che vengono
arrestate non si hanno pi notizie. Scompaiono e basta. Ho uno zio
che sparito in questo modo.
Parvana afferr Shauzia per un braccio e la costrinse a fermarsi.
Mio padre torner disse. Lui torner!
Shauzia annu. E va bene. Per tuo padre sar diverso. Come va il
lavoro?
Parvana lasci andare il braccio di Shauzia e riprese a camminare.
Era pi facile parlare del lavoro che del Pap. Certi giorni bene, altri
male. Guadagni molto portando il t?
Non molto. Siamo in tanti e quindi non ci pagano bene. Forse se
lavorassimo insieme potremmo trovare un modo migliore per
guadagnare.
Parvana pens ai piccoli doni che trovava sulla coperta. Vorrei
continuare a leggere le lettere almeno un po, ma forse potremmo
trovare qualcosa da fare nel resto del tempo.
Vorrei vendere articoli da un vassoio a tracolla. Cos potrei
muovermi e seguire la gente. Ma prima devo guadagnare abbastanza
per comprare il vassoio e gli articoli da vendere, e non avanza mai
denaro.
Neanche a noi. Davvero potremmo guadagnare di pi? Spesso i
soldi non bastavano per il cherosene, e non potevano accendere la

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lampada la sera. Le notti cos erano molto lunghe.
Da quanto mi dicono gli altri ragazzi, guadagnerei pi di adesso,
ma che senso ha parlarne? Shauzia tacque. Poi cambi discorso. Ti
manca la scuola?
Le due ragazze parlarono dei loro vecchi compagni finch
svoltarono nella strada di Parvana, quella che in fondo aveva il Monte
Parvana. Era quasi come essere tornati ai vecchi tempi, quando
Parvana e i suoi amici facevano insieme la strada di ritorno da scuola,
lamentandosi degli insegnanti e dei compiti a casa.
Io abito qui disse Parvana, indicando la facciata e le scale
delledificio. Devi salire un momento a salutare gli altri.
Shauzia guard il cielo per cercare di capire lora. Va bene, ma mi
fermer solo pochi minuti. Quando tua madre mi chieder di
fermarmi per il t, devi dirle anche tu che non posso.
Parvana promise, e salirono le scale.
Furono tutti sorpresi quando Parvana entr in casa con Shauzia. La
abbracciarono come se fosse stata un vecchio amico, anche se
Parvana era convinta che non si fossero mai incontrati prima. Ti
lascer andar via senza pranzare con noi, stavolta disse sua madre,
ma adesso che sai dove abitiamo, devi venire qui a pranzo con la tua
famiglia.
C solo mia madre e le mie due sorelle piccole disse Shauzia.
Mia madre non esce mai. malata. Viviamo con i genitori di mio
padre e una delle sue sorelle. Tutti litigano sempre. una fortuna
poter uscire per andare a lavorare.
Pazienza. Tu comunque sei sempre la benvenuta qui disse la
Mamma.
Continui a studiare? le chiese la signora Weera.
La famiglia di mio padre non crede nellistruzione per le ragazze e
mia madre dice che finch viviamo nella loro casa dobbiamo fare
come vogliono loro.
Non gli importa che tu vada a lavorare vestita come un ragazzo?
Shauzia si strinse nelle spalle. Mangiano il cibo che compro io.
Perch dovrebbe importargli?
Stavo pensando di mettere in piedi una piccola scuola qui disse la
signora Weera, con grande sorpresa di Parvana. Una scuola segreta,
per pochissime ragazze, qualche ora la settimana. Devi frequentarla.

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Parvana ti far sapere quando.
E i talebani?
I talebani non saranno invitati. La signora Weera sorrise della sua
stessa battuta.
Cosa insegnerete?
Hockey rispose Parvana. La signora Weera era insegnante di
educazione fisica.
Lidea di un corso segreto di educazione fisica nel loro
appartamento era cos divertente che tutti scoppiarono a ridere.
Shauzia rideva ancora quando sincammin verso casa qualche
minuto dopo.
Ci fu molto di cui parlare, quella sera a cena.
Dobbiamo far visita a sua madre disse la Mamma. Vorrei
conoscere la sua storia per la nostra rivista.
Come farete a pubblicarla? chiese Parvana.
Fu la signora Weera a rispondere. Faremo uscire di nascosto le
storie in Pakistan, dove verranno stampate. Poi importeremo
illegalmente le riviste, un po alla volta.
Farete del contrabbando? chiese Parvana, un po spaventata per
quello che avevano intenzione di fare. Dopo tutto, se erano riuscite a
trasformarla in un ragazzo, potevano avere in mente altre cose per lei.
Lo faranno altre donne della nostra organizzazione disse la
Mamma. Abbiamo avuto visite, mentre tu eri al mercato. Alcune
hanno dei mariti che possono darci una mano.
Nooria aveva alcune idee per la scuola. Aveva deciso di andare al
college per diventare insegnante, una volta finita la scuola superiore,
prima che i talebani la costringessero a cambiare programma. Il Pap
aveva dato lezioni a lei e a Parvana per un po dopo che le scuole
erano state chiuse, ma la sua salute non era buona e la scuola in casa
non era durata a lungo.
Io posso insegnare aritmetica e storia disse Nooria. La signora
Weera pu insegnare scienze e la Mamma pu insegnare a leggere e
scrivere.
A Parvana non piaceva lidea che fosse Nooria a insegnarle
qualcosa. Come insegnante, sarebbe stata ancora pi autoritaria che
come sorella maggiore. Ma non ricordava qual era stata lultima volta
che aveva visto Nooria eccitata per qualcosa, quindi non disse nulla.

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Quasi ogni giorno Parvana e Shauzia sincontravano al mercato.
Parvana aspettava che fosse lamica ad avvicinarsi. Era ancora troppo
timida per correre tra i ragazzi del t a cercare Shauzia. Parlavano di
quando un giorno avrebbero avuto abbastanza denaro per comprare i
vassoi e vendere gli articoli da quelli, ma non riuscivano mai a
trovare un modo per realizzare il loro progetto.
Un pomeriggio, mentre Parvana stava lavorando, qualcosa atterr
sulla sua testa. Lo afferr in fretta. Dopo aver controllato che nessuno
stesse guardando, diede unocchiata rapida allultimo regalo della
Donna della Finestra. Era un grazioso fazzoletto bianco, con i bordi
ricamati di rosso.
Parvana stava per rivolgere lo sguardo in alto e ringraziare con un
sorriso, nel caso in cui la Donna della Finestra stesse guardando,
quando Shauzia arriv di corsa.
Che coshai l?
Parvana sobbalz e infil il fazzoletto in tasca. Niente. Com
andata la giornata?
Come al solito, ma ci sono delle novit. Un paio di ragazzi hanno
sentito parlare di un modo per guadagnare dei soldi. Molti soldi.
Come?
Non ti piacer. Non piace neanche a me, ma ci render di pi di
quello che facciamo adesso.
Di cosa si tratta?
Shauzia glielo disse. Parvana rimase a bocca aperta per lo stupore.
Shauzia aveva ragione. Lidea non le piaceva affatto.

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Dieci

Ossa. Avrebbero dissotterrato delle ossa. Non sono sicura che sia una
buona idea disse Parvana a Shauzia il mattino dopo. Aveva con s la
coperta e loccorrente per scrivere di suo padre. Non era riuscita a
parlare con sua madre dellintenzione di andare a dissotterrare le ossa,
quindi non aveva una scusa per lasciare a casa i suoi strumenti di
lavoro.
Bene, hai portato la coperta. La useremo per trasportare le ossa.
Shauzia ignor le obiezioni di Parvana. Andiamo. Dobbiamo
sbrigarci, o ci lasceranno indietro.
A Parvana essere lasciate indietro non sembrava poi cos terribile,
ma dopo aver dato una rapida occhiata al mercato e alla finestra
dietro cui cera la sua amica segreta, Parvana segu obbediente
Shauzia e di corsa raggiunsero il gruppo.
Il cielo era coperto di nuvole. Camminarono per quasi unora, lungo
strade che Parvana non conosceva, finch non ebbero raggiunto una
zona di Kabul quasi completamente distrutta dalle bombe. Non cera
un solo edificio intatto in tutta la zona: solo mattoni, polvere e
macerie.
Le bombe erano cadute anche sul cimitero. Le esplosioni avevano
scoperchiato le tombe. Qua e l, ossa bianche di persone morte da
tempo spuntavano dalla terra color ruggine. Stormi di grosse
cornacchie grigie e nere beccavano per terra attorno alle tombe in
rovina nella sezione pi recente del cimitero. La brezza leggera
portava un odore di marcio fino al punto in cui si trovavano Parvana
e Shauzia, allinizio della sezione pi vecchia. Le due bambine
guardarono i ragazzi sparpagliarsi a ventaglio e cominciare a scavare.
Parvana vide un uomo seduto su una grossa bilancia accanto al

61
muro di un edificio in parte distrutto. Chi quello?
Quello un commerciante di ossa. Le compra da noi.
Che cosa se ne fa?
Le vende a qualcun altro.
Perch qualcuno dovrebbe voler comprare delle ossa?
Che cosa ce ne importa? Basta che ci paghino.
Shauzia porse a Parvana una delle rozze assi che aveva portato con
s da usare come badili.
Andiamo, diamoci da fare.
Si avvicinarono alla prima tomba. E sese c ancora un corpo
l? disse Parvana. Voglio dire, se non ancora diventato ossa?
Troveremo un corpo con un osso che gli spunta fuori.
Camminarono un po, guardandosi intorno. Non ci volle molto.
Stendi la coperta disse Shauzia. Ci ammucchieremo le ossa e poi
faremo un fagotto.
Parvana stese la coperta. Avrebbe voluto essere ancora al mercato,
seduta sotto la finestra dietro cui abitava la sua amica segreta.
Le due ragazze si guardarono: ciascuna sperava che fosse laltra a
cominciare.
Siamo qui per guadagnare dei soldi, no? disse Shauzia. Parvana
annu. E allora guadagniamo dei soldi. Afferr un osso che spuntava
dal suolo e tir. Usc dalla terra come una carota da un orto. Shauzia
lo gett sulla coperta.
Non volendo essere da meno di Shauzia, Parvana prese il suo pezzo
di legno e cominci a grattare il terreno. Le bombe avevano fatto il
grosso del lavoro. Molte ossa erano appena coperte di terra ed erano
facili da sfilare.
Credi che gli importi quello che stiamo facendo? chiese Parvana.
A chi?
Alle persone che sono sepolte qui. Credi che gli importi che li
stiamo dissotterrando?
Shauzia si appoggi allasse di legno. Dipende che persone erano.
Se erano avari e cattivi, non gliene importer. Se erano persone buone
e generose, s.
A te importerebbe?
Shauzia la guard, apr la bocca per parlare, poi la richiuse e
ricominci a scavare. Parvana non le chiese pi niente.

62
Poco dopo, Parvana dissotterr un teschio. Ehi, guarda questo!
Us lasse di legno per togliere il grosso della terra attorno, poi scav
il resto con le mani per non romperlo. Lo porse a Shauzia come se
fosse un trofeo.
Sta sorridendo.
Certo che sorride. felice di essere allaria aperta dopo essere stato
sottoterra cos a lungo. Sei contento, Teschio? Fece annuire il teschio.
Vedi? Cosa ti avevo detto.
Appoggialo sulla lapide. Sar la nostra mascotte.
Parvana lo pos con attenzione sulla lapide spezzata. Sar il nostro
capo, che ci controlla perch lavoriamo bene.
Ripulirono la prima tomba e passarono a quella dopo, portando
Teschio con loro. Dopo poco, fu raggiunto da un altro teschio.
Quando la coperta fu piena di ossa, cerano cinque teschi disposti in
fila che sorridevano alle ragazze.
Devo fare la pip disse Parvana. Come faccio?
Anchio. Shauzia si guard intorno. C una porta laggi disse,
indicando un edificio diroccato l vicino. Vai prima tu. Io far la
guardia.
A me?
Alle nostre ossa.
Devo proprio andare qui?
Nessuno ci sta guardando. O cos, o te la tieni.
Parvana annu e pos il suo badile di legno. Le scappava gi da un
po.
Dopo aver controllato che nessuno guardasse da quella parte, si
avvi verso ledificio.
Ehi, Kaseem.
Parvana si volt verso lamica.
Stai attento alle mine disse Shauzia. E sorrise. Anche Parvana
sorrise. Shauzia probabilmente stava scherzando, ma pens che fosse
meglio tenere gli occhi aperti.
A Kabul ci sono pi mine antiuomo che fiori diceva sempre suo
padre. Le mine sono dappertutto, come i sassi, e possono farti saltare
per aria senza che tu te ne accorga. Ricorda quello che successo a
tuo fratello.
Parvana ricord che una volta un membro delle Nazioni Unite era

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stato nella sua classe con un disegno che mostrava i diversi tipi di
mine antiuomo. Cerc di ricordare che aspetto avessero. Tutto ci che
ricordava era che alcune erano camuffate da giocattoli: mine speciali
per far saltare per aria i bambini.
Parvana sbirci nel buio oltre la soglia. A volte i soldati
nascondevano le mine negli edifici, quando abbandonavano una zona.
Era possibile che qualcuno avesse messo delle mine anche l? Sarebbe
saltata per aria se fosse entrata?
Aveva tre possibilit. La prima era non fare la pip finch non fosse
tornata a casa. Ma non poteva: non ce la faceva pi. La seconda era
farla allaperto, dove qualcuno avrebbe potuto vederla e scoprire che
era una ragazza. La terza era entrare nel buio, farla dove nessuno
poteva vederla e sperare di non saltare per aria.
Scelse la terza possibilit. Trasse un profondo respiro e
mormorando una breve preghiera entr. Non salt per aria.
Niente mine? chiese Shauzia, quando Parvana fu di ritorno.
Le ho buttate via a calci scherz Parvana. Ma stava ancora
tremando.
Quando Shauzia torn dalla sua puntatina oltre la porta, fecero un
fagotto delle ossa ammucchiate nella coperta, vi gettarono dentro i
teschi e lo portarono in due fino al commerciante di ossa e alla sua
bilancia. Luomo dovette riempire tre volte il piatto della bilancia per
pesare tutte le loro ossa. Aggiunse i pesi, disse loro quanto era e cont
i soldi.
Parvana e Shauzia non dissero niente finch non si furono
allontanate dalla bancarella. Temevano che si fosse sbagliato e avesse
dato loro troppo denaro.
quello che ho guadagnato la scorsa settimana in tre giorni di
lavoro disse Parvana.
Te lavevo detto che avremmo guadagnato molti soldi! disse
Shauzia, e consegn met del denaro a Parvana. Per oggi basta, o
continuiamo a scavare?
Continuiamo a scavare. La Mamma laspettava per pranzo, ma
avrebbe pensato poi a qualcosa da dirle.
A met pomeriggio il cielo si apr un po. Luminosi raggi di sole
inondarono il cimitero.
Parvana diede a Shauzia un colpetto con il gomito e guardarono

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insieme oltre i tumuli delle tombe scavate: gli altri ragazzi sporchi e
sudati, i mucchi di ossa accanto a loro che risplendevano
nellimprovviso raggio di sole.
Dovremo ricordarci di tutto questo disse Parvana. Quando le
cose andranno meglio e saremo grandi, dovremo ricordarci che c
stato un giorno, quando eravamo bambine, in cui abbiamo
dissotterrato ossa per poi venderle perch le nostre famiglie potessero
mangiare.
Qualcuno ci creder?
No. Ma noi sapremo che accaduto.
Quando saremo due ricche e anziane signore, berremo il t e
ricorderemo questa giornata.
Le bambine si appoggiarono ai loro badili di legno, guardando gli
altri ragazzini che lavoravano. Poi il sole scomparve e si rimisero al
lavoro. Prima della fine della giornata avevano riempito la coperta
unaltra volta.
Se diamo tutto questo denaro alle nostre famiglie, troveranno un
modo per spenderlo, e noi non avremo mai i nostri vassoi disse
Shauzia. Credo che dovremmo tenercene un po, anzich darlo tutto
a loro.
Pensi di raccontare alla tua famiglia cosa abbiamo fatto oggi?
No disse Shauzia.
Neanchio disse Parvana. Credo che gli dar la somma che
guadagno di solito, forse un po di pi. Glielo dir un giorno, ma non
oggi.
Si separarono, decise a incontrarsi di nuovo molto presto il giorno
dopo per unaltra giornata di lavoro nel cimitero.
Prima di andare a casa, Parvana and alla fontana. I suoi abiti
erano sporchi. Li lav come meglio pot. Prese il denaro e lo divise in
due. Una parte la ripose in tasca per darla a sua madre. Il resto lo
nascose nel fondo della sua borsa a tracolla, accanto alla carta per
scrivere di suo padre.
Alla fine, infil tutta la testa sotto il rubinetto, sperando che lacqua
fredda lavasse via dalla sua mente le immagini di quello che aveva
visto per tutto il giorno. Ma ogni volta che chiudeva gli occhi, vedeva
Teschio e i suoi compagni allineati sulle lapidi che le sorridevano.

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Undici

Seiporta.
tutta bagnata disse Maryam non appena Parvana entr dalla

Stai bene? La Mamma si precipit verso di lei. Dove sei stata?


Perch non sei tornata per pranzo?
Stavo lavorando disse Parvana. Cerc di allontanarsi, ma sua
madre la tratteneva per le spalle.
Dove sei stata? ripet sua madre. Eravamo qui sedute,
terrorizzate al pensiero che ti avessero arrestata!
Tutto quello che aveva visto e fatto quel giorno torn prepotente
alla mente di Parvana. Gett le braccia al collo di sua madre e pianse.
La Mamma la tenne stretta a s finch non si fu calmata e non fu in
grado di parlare di nuovo.
Adesso dimmi dove sei stata oggi.
Parvana non aveva il coraggio di parlare guardando sua madre
negli occhi, cos nascose il viso contro il muro e glielo disse.
Ho scavato le tombe.
Cosa hai fatto? chiese Nooria.
Parvana si allontan dal muro e si sedette sul toshak. Raccont tutti
gli avvenimenti della giornata.
Hai visto delle ossa vere? le chiese Maryam. La signora Weera la
zitt.
Ecco cosa siamo diventati in Afghanistan disse la Mamma.
Dissotterriamo le ossa dei nostri antenati per sfamare le nostre
famiglie!
Le ossa vengono impiegate per diversi scopi spieg la signora
Weera. Per dare da mangiare ai polli, per fare olio per cucinare,
sapone e bottoni. Avevo sentito di ossa di animali utilizzate in questo

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modo, mai di ossa umane, ma suppongo che anche gli esseri umani
possano essere considerati animali.
Ma ne valsa la pena, almeno? chiese Nooria. Quanto hai
guadagnato?
Parvana estrasse il denaro dalla tasca e poi prese il resto dalla borsa
a tracolla. Lo mise sul pavimento in modo che tutti potessero vedere.
Tutto questo denaro per scavare delle tombe mormor la signora
Weera.
Domani tornerai a leggere le lettere. Basta con questa storia delle
tombe! dichiar la Mamma. Non abbiamo bisogno di denaro
guadagnato in questo modo!
No disse Parvana a sua madre.
Come?
Non voglio smettere, non ancora. Io e Shauzia vogliamo comprare
dei vassoi da portare a tracolla, e delle cose da vendere. In questo
modo potrei seguire la gente invece che aspettare che la gente venga
da me. Potrei guadagnare di pi.
Ce la caviamo bene anche con quello che guadagni leggendo le
lettere.
No, Mamma, non vero disse Nooria.
La Mamma si volt per rimproverare Nooria, ma Nooria continu.
Non c rimasto pi niente da vendere. Quello che Parvana guadagna
ci basta per il nan, il riso e il t, ma non ci avanza niente. Abbiamo
bisogno di soldi per laffitto, per il gas, per il carburante per le
lampade. Se pu guadagnare pi soldi in questo modo, e se intende
farlo, credo che dovremo lasciarla fare.
Ora toccava a Parvana essere sbalordita. Nooria che prendeva le sue
difese? Non era mai accaduto prima.
Sono contenta che tuo padre non sia qui a sentirti parlare a tua
madre senza il minimo rispetto!
Questo il punto disse la signora Weera in tono gentile. Il loro
padre non qui. Sono circostanze particolari. Le persone normali
sono chiamate a fare cose insolite, per tirare avanti.
Alla fine, la Mamma cedette. Devi dirmi tutto quello che succede
disse a Parvana. Lo scriveremo nella nostra rivista, cos tutti
sapranno.
Da quel momento in poi, mand Parvana al lavoro con un

67
pacchettino per il pranzo. Visto che non tornerai a mezzogiorno.
Anche se Parvana aveva molta fame durante il giorno, non poteva
sopportare lidea di mangiare in mezzo a tutte quelle ossa. Dava il suo
nan a uno dei tanti barboni di Kabul, cos che almeno qualcuno ne
facesse buon uso.
Dopo due settimane, avevano abbastanza denaro per comprare i
vassoi, comprese le cinghie per portarli a tracolla.
Dovremo vendere cose che non pesano molto disse Shauzia.
Decisero per le sigarette, che potevano comprare in grosse confezioni
e rivendere poi al pacchetto. Vendevano anche chewing-gum, in
pacchetti, e qualche volta una stecca intera. Scatole di fiammiferi
riempivano gli spazi vuoti sul vassoio.
Sono finiti i miei giorni come ragazzo del t! disse Shauzia
allegramente.
Io sono contenta di non dover tornare pi in quel cimitero disse
Parvana. Stava imparando a camminare e a mantenere lequilibrio
nello stesso tempo. Non voleva che tutte le sue belle cose da vendere
cadessero per terra.
La sua prima mattina di ritorno alla lettura delle lettere era quasi
trascorsa quando sent qualcosa caderle sulla testa.
Vuole qualcosa. E ha buone intenzioni, pens Parvana. Due tiri, uno
dietro laltro.
Stavolta il regalo era una perlina rossa di legno. Parvana se la fece
rotolare tra le dita e pens alla donna che glielaveva data.
Il cimitero era ormai alle sue spalle, lei era tornata a uscire con
Nooria e i bambini a mezzogiorno. Nooria era cambiata. Non diceva
niente di brutto a Parvana da settimane.
O forse sono io a essere cambiata, pens Parvana. Litigare con
Nooria semplicemente non aveva pi senso.
Nel pomeriggio sincontrava con Shauzia, e tutte e due andavano in
giro per Kabul alla ricerca di clienti. Non guadagnavano tanto quanto
al cimitero, ma se la cavavano bene. Parvana aveva cominciato a
conoscere Kabul.
C un sacco di gente disse Shauzia un venerd pomeriggio,
indicando verso lo stadio. Centinaia di persone andavano da quella
parte, a sciami, a frotte.
Bene! esclam Parvana. La gente vorr fumare e masticare

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chewing-gum mentre guarda la partita di calcio. Venderemo tutto.
Andiamo!
Corsero allingresso dello stadio pi in fretta che poterono senza
rovesciare per terra il loro carico di sigarette. Molti soldati talebani
esortavano la gente a entrare. Li spingevano attraverso i cancelli,
usando i bastoni per spronarli a muoversi pi in fretta.
Evitiamo quei tipi sugger Shauzia. Lei e Parvana si nascosero in
mezzo a un gruppo di uomini e scivolarono dentro lo stadio.
Le tribune erano quasi piene. Le due ragazze erano un po intimidite
da tutta quella folla, e stavano luna vicina allaltra mentre salivano le
gradinate.
troppo tranquillo perch sia una partita di calcio disse Shauzia.
Non ancora cominciata, per. Forse sar tutto pi movimentato
quando i giocatori scenderanno in campo. Parvana aveva visto
parecchi eventi sportivi in televisione, e gli spettatori erano sempre
allegri.
Qui nessuno era allegro. Gli uomini non sembravano per niente
contenti di trovarsi l.
molto strano Parvana sussurr nellorecchio a Shauzia.
Guarda! Un folto gruppo di soldati talebani attravers il campo
passando proprio vicino a loro. Le due ragazze si abbassarono in
modo da poter continuare a guardare il campo, senza essere viste.
Andiamocene di qui disse Shauzia. Nessuno comprer niente e
non so perch, ma comincio ad avere paura.
Appena inizia la partita ce ne andiamo disse Parvana. Se
cerchiamo di andarcene adesso, attireremo lattenzione.
Molti altri uomini entrarono in campo, ma non erano giocatori di
calcio. Alcuni venivano portati dentro con le mani legate dietro la
schiena. Un tavolo massiccio venne trasportato da due soldati.
Credo che quegli uomini siano prigionieri sussurr Shauzia.
Che cosa ci fanno dei prigionieri a una partita di calcio? chiese
piano Parvana.
Shauzia rabbrivid.
Uno degli uomini venne slegato e fatto curvare sopra il tavolo.
Diversi soldati lo tenevano gi, con le braccia allungate sul tavolo.
Parvana non riusciva a capire cosa stava succedendo. Doverano i
giocatori?

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Allimprovviso uno dei soldati sguain una spada, la alz sopra la
testa e la abbatt sulle braccia delluomo. Il sangue schizz
dappertutto. Luomo grid di dolore.
Shauzia cominci a strillare. Parvana le mise una mano sulla bocca
e la trasse a terra. Il resto dello stadio era silenzioso. Non cera la
minima traccia di allegria.
Tenete gi la testa, ragazzi disse una voce gentile sopra Parvana.
Avrete tempo quando sarete grandi per guardare simili spettacoli.
Le sigarette e le gomme erano cadute dai vassoi, ma gli uomini
attorno a loro raccolsero gli oggetti sparsi a terra e li restituirono alle
due ragazze.
Parvana e Shauzia, raggomitolate tra i piedi delle altre persone,
sentirono la spada abbattersi su altre sei paia di braccia.
Questi sono ladri urlavano i soldati alla folla. Vedete come
puniamo i ladri? Tagliamo loro le mani! Guardate!
Parvana e Shauzia non guardavano. Tennero gi la testa finch
luomo con la voce gentile disse: finita per questa settimana.
Avanti, alzatevi. Lui e altri uomini circondarono Parvana e Shauzia,
scortandole fuori dallo stadio.
Un istante prima di andarsene, Parvana intravvide un soldato
talebano, cos giovane che non aveva ancora la barba.
Teneva in mano una corda a cui erano appese quattro mani
mozzate, come perle su una collana. Rideva e mostrava il suo bottino
alla folla. Parvana si augur che Shauzia non avesse visto.
Andate a casa, ragazzi disse luomo gentile. Andate a casa e
cercate di ricordare cose pi belle.

70
Dodici

Parvana rimase a casa per qualche giorno. Usc per prendere lacqua, e
lei e Nooria portarono i bambini fuori a prendere un po di sole, ma
nientaltro: voleva restare con la sua famiglia.
Ho bisogno di fare una pausa. Non voglio vedere niente di brutto
per un po.
La Mamma e la signora Weera avevano sentito parlare degli
avvenimenti dello stadio da altre donne del loro gruppo. Alcune
avevano mariti e fratelli che vi avevano assistito. E questo succede
ogni venerd disse la Mamma. In che secolo viviamo!
Porteranno l il Pap? avrebbe voluto chiedere Parvana, ma non
lo fece. Sua madre non avrebbe saputo risponderle.
Durante i giorni passati a casa, Parvana insegn a Maryam a
contare, impar a cucire da Nooria e ascolt le storie della signora
Weera. Non erano belle come quelle del Pap. Erano quasi sempre
racconti di partite sui campi da hockey o altri avvenimenti sportivi.
Per erano divertenti e la signora Weera le raccontava in modo cos
entusiasta che riusciva a coinvolgere anche gli altri.
Nessuno disse a Parvana quando finirono le provviste, ma lei si alz
e and comunque a lavorare quel giorno stesso. Ci sono cose che
devono essere fatte e basta.
Sono contenta che tu sia tornata le disse Shauzia quando vide
Parvana al mercato. Mi sei mancata. Dove sei stata?
Non me la sentivo di lavorare rispose Parvana. Avevo bisogno di
un po di tranquillit.
Piacerebbe anche a me, ma c pi confusione a casa mia che qui
fuori.
La tua famiglia continua a litigare?

71
Shauzia annu. Ai genitori di mio padre la mamma non mai
piaciuta davvero. Adesso loro dipendono da lei. Questo li rende
insofferenti. Mia madre di cattivo umore perch deve stare per forza
con loro, dal momento che non ha nessun altro posto dove andare.
Cos tutti sono nervosi. Quando non litigano, stanno seduti a fissarsi.
Parvana pens a comera qualche volta a casa sua, con tutti che
andavano in giro a labbra serrate, cercando di trattenere le lacrime.
Ma sembrava che da Shauzia fosse peggio.
Posso confidarti un segreto? chiese Shauzia. Guid Parvana verso
un muretto e si sedettero.
Certo che puoi. Non lo dir a nessuno.
Sto mettendo da parte dei soldi, un po per volta. Me ne andr da
qui.
Dove? Quando?
Shauzia cominci a tamburellare coi piedi sul muro, ma Parvana la
ferm. Aveva visto un talebano picchiare un bambino perch colpiva
unasse di legno come se fosse un tamburo. I talebani odiavano la
musica.
Rester qui fino a primavera disse Shauzia. Per allora avr messo
da parte abbastanza soldi, ed meglio non viaggiare in inverno.
Credi che dovremo ancora vestirci come due ragazzi a primavera?
Manca ancora tanto tempo.
Io voglio continuare a essere un ragazzo insistette Shauzia. Se
ritorno a essere una ragazza, dovr restare chiusa in casa, e non potrei
sopportarlo.
Dove andrai?
In Francia. Mimbarcher su una nave e andr in Francia.
Perch in Francia?
Il viso di Shauzia sillumin. In tutte le foto che ho visto della
Francia il sole splende, la gente sorride, e ci sono tanti fiori. Anche i
francesi devono aver passato dei momenti difficili, ma non credo che
possano essere stati veramente brutti, non come qui. In una foto ho
visto un intero campo di fiori rossi. Voglio andare l. Voglio
camminare in quel campo e sedermi in mezzo ai fiori e non pensare
pi a niente.
Parvana si sforz di ricordare il planisfero. Non sono sicura che tu
possa arrivare in Francia con la nave.

72
Certo che s. Ho gi pensato a tutto. Dir a un gruppo di nomadi
che sono un orfano, e viagger con loro fino in Pakistan. Mio padre
una volta mi ha detto che si spostano a seconda delle stagioni, alla
ricerca di pascoli per le loro pecore. Una volta in Pakistan, mi diriger
verso il Mar dArabia, mimbarcher e raggiunger la Francia!
Parlava come se non ci fosse niente di pi semplice. La prima nave
che prender forse non andr in Francia, ma almeno andr via di qui.
Sar tutto pi facile una volta che sar andata via di qui.
Andrai da sola! Parvana non riusciva a immaginare di
intraprendere un simile viaggio da sola.
Chi far caso a un piccolo orfano? disse Shauzia. Nessuno mi
prester attenzione. Spero solo che non sia troppo tardi.
Cosa vuoi dire?
Sto cominciando a crescere. La sua voce divenne quasi un sospiro.
Il mio corpo sta cambiando. Se cambia troppo, e divento una
ragazza, sar costretta a rimanere qui. Non pensi che crescer troppo
in fretta, vero? Forse dovrei partire prima della primavera. Non vorrei
che certe cose mi saltassero fuori allimprovviso.
Parvana non voleva che Shauzia partisse, ma cerc di essere sincera
con lamica. Non ricordo com stato per Nooria. Vedevo soprattutto
che le crescevano i capelli. Ma non credo che crescere succeda tutta
un tratto. Direi che dovresti avere abbastanza tempo.
Shauzia ricominci a prendere a calci il muro. Poi si alz in modo
da non avere pi la tentazione. quello che mi auguro.
Lascerai la tua famiglia? Come faranno a trovare da mangiare?
Non posso farci niente! La voce di Shauzia si alz e cominci a
incrinarsi. Devo andarmene per forza. So che questo fa di me una
cattiva persona, ma cosaltro potrei fare? Morirei se restassi qui!
Parvana si ricord di alcune discussioni tra suo padre e sua madre:
sua madre insisteva perch lasciassero lAfghanistan, suo padre
insisteva perch restassero. Per la prima volta Parvana si chiese perch
sua madre non se ne fosse mai andata. Un istante dopo, si rispose da
sola. Non poteva andarsene di nascosto con quattro bambini a cui
badare.
Io vorrei soltanto tornare ad essere una bambina normale disse
Parvana. Voglio andare a scuola, tornare a casa e mangiare del cibo
che qualcun altro ha comprato per me. Rivoglio mio padre. Voglio

73
una vita normale e noiosa.
Non credo che potrei di nuovo stare seduta in una classe disse
Shauzia. Non dopo tutto questo. Mise in ordine il suo vassoio di
sigarette. Sarai capace di mantenere il mio segreto?
Parvana annu.
Vuoi venire con me? chiese Shauzia. Potremmo aiutarci.
Non so. Sentiva di poter lasciare lAfghanistan, ma lasciare la sua
famiglia? Non credeva di poterlo fare.
Anchio ho un segreto disse. Infil la mano in tasca e tir fuori i
piccoli doni che aveva ricevuto dalla Donna della Finestra. Disse a
Shauzia da dove venivano.
Ehi, un vero mistero. Chiss chi . Forse una principessa!
Forse possiamo salvarla! disse Parvana. Immagin se stessa
mentre scalava il muro, sfondava con il pugno nudo la finestra dipinta
e aiutava la principessa a calarsi fino alla strada. La principessa
sarebbe stata vestita di seta e gioielli. Parvana lavrebbe aiutata a
salire in groppa a un cavallo veloce e avrebbero galoppato per Kabul
in una nuvola di polvere.
Mi servir un cavallo veloce disse.
Cosa ne dici di uno di quelli? Shauzia indic un gregge di pecore
a pelo lungo che sbuffava tra i rifiuti del mercato.
Parvana rise e le ragazze tornarono al lavoro.
Su suggerimento di sua madre, Parvana aveva comprato frutta secca
e nocciole. Nooria e Maryam le impacchettarono in sacchettini da una
porzione ciascuno. Parvana li vendeva dalla sua coperta e dal vassoio.
Nel pomeriggio, lei e Shauzia giravano per il mercato in cerca di
clienti. A volte andavano al deposito degli autobus, ma l avevano
parecchia concorrenza. Erano molti i ragazzi che cercavano di
vendere qualunque cosa. Correvano incontro alla gente, ripetendo:
Comprate le mie gomme! Comprate la mia frutta! Comprate le mie
sigarette! Parvana e Shauzia erano troppo timide per questo.
Preferivano aspettare che fossero i clienti ad avvicinarsi a loro.
Parvana era stanca. Avrebbe voluto trovarsi in una classe, ad
ascoltare una noiosa lezione di geografia. Avrebbe voluto trovarsi con
i suoi compagni a parlare di compiti, di giochi e di quello che avrebbe
fatto durante le vacanze. Non voleva saperne pi niente di morte,
sangue e dolore.

74
Il mercato aveva smesso di essere interessante ai suoi occhi. Non
rideva pi quando vedeva un uomo litigare con il suo asino cocciuto.
Non le interessavano pi i frammenti di conversazione dei passanti.
Ovunque guardasse, vedeva persone affamate e malate. Le donne in
burqa stavano sedute per terra a chiedere lelemosina, con i bambini
in grembo.
E non cera fine a tutto questo. Non si trattava di una vacanza
estiva che prima o poi sarebbe finita per far posto alla vita di tutti i
giorni. Questa era la vita di tutti i giorni, e Parvana ne era stanca.
A Kabul era arrivata lestate. I fiori spuntavano dal suolo, incuranti
dei soldati talebani e delle mine antiuomo, e fiorivano come in tempo
di pace.
La casa di Parvana, con la sua piccola finestra, divenne molto calda
durante le lunghe giornate di giugno, e i bambini la notte facevano i
capricci per il caldo. Perfino Maryam aveva perduto il suo buon
umore e piagnucolava insieme ai due bambini pi piccoli. Parvana era
contenta di poter uscire durante il giorno.
Lestate port a Kabul la frutta dalle fertili vallate che non erano
ancora state spazzate del tutto dalle bombe. Parvana portava a casa
veri e propri piccoli banchetti nei giorni in cui riusciva a guadagnare
un po di pi. Mangiarono pesche una settimana, susine unaltra.
I passi montani portarono a Kabul commercianti in arrivo da tutto
lAfghanistan. Dalla sua coperta nel mercato, e quando andava a
vendere sigarette con Shauzia, Parvana vide uomini delle trib del
Bamyan, della regione del Deserto del Registan, vicino a Kandahar, e
del Corridoio di Wakhan, ai confini con la Cina.
A volte alcuni di questi uomini si fermavano a comprare sigarette o
frutta secca da lei. A volte avevano da farle leggere o scrivere una
lettera. Lei chiedeva sempre da dove venivano e comera laggi, cos
da avere qualcosa di nuovo da raccontare quando tornava a casa. A
volte le parlavano del tempo. Altre, delle bellissime montagne o dei
campi di papaveri da oppio in fiore, o dei frutteti carichi di frutti
maturi. Talvolta le raccontavano della guerra, di battaglie che
avevano visto e di persone che avevano perduto. Parvana ricordava
ogni cosa per raccontarla alla sua famiglia una volta a casa, la sera.
Grazie allaiuto delle donne del loro gruppo, la Mamma e la signora
Weera avevano cominciato a tenere lezioni segrete. Nooria era

75
linsegnante. I talebani non avrebbero esitato a chiudere qualunque
scuola avessero scoperto, perci Nooria e la signora Weera furono
molto prudenti. La scuola era frequentata solo da cinque alunne,
compresa Maryam. Avevano tutte suppergi la sua et. Erano divise in
due gruppi, e le lezioni non si tenevano mai alla stessa ora per due
giorni di seguito. A volte le alunne venivano da Nooria, o era Nooria
ad andare da loro. Talvolta Parvana le faceva da scorta, oppure
portava con s un vivacissimo Ali.
Sta cominciando a diventare troppo grande per essere portato in
braccio disse Nooria a Parvana durante una delle loro passeggiate di
mezzogiorno. La Mamma aveva concesso a Nooria di lasciare a casa
Ali, per prendersi una piccola pausa. Cera solo Maryam con loro, ma
non dava problemi.
Come vanno i tuoi studenti?
Non possono imparare granch se vengono poche ore la settimana
rispose Nooria. E poi non abbiamo n libri n materiale didattico.
Comunque, credo che sia sempre meglio di niente.
I piccoli doni dalla finestra continuavano ad atterrare sulla coperta
di Parvana, pi o meno ogni due settimane. A volte era un pezzo di
tessuto ricamato, altre un dolcetto o una perlina.
Era come se la Donna della Finestra le dicesse: Sono sempre qui
nellunico modo che le era possibile. Parvana controllava con cura
attorno alla sua coperta ogni volta che se ne andava dal mercato, nel
caso che un regalino fosse rotolato fuori.
Un pomeriggio sent dei rumori sopra di lei. Sembrava che un uomo
molto arrabbiato stesse picchiando una donna, che piangeva e urlava.
Parvana ud colpi e altre grida. Senza riflettere, balz in piedi e
guard verso la finestra, ma non riusc a vedere nulla attraverso il
vetro verniciato.
Quello che accade nella casa di un uomo, sono solo affari suoi
disse una voce alle sue spalle. Si volt e vide un uomo con un
pacchetto. Lascia perdere e occupati degli affari tuoi. Devi leggermi
una lettera.
Parvana pens di raccontare tutto alla sua famiglia, una volta
tornata a casa quella sera, ma non ne ebbe loccasione. Era la sua
famiglia, invece, ad avere delle novit.
Non indovinerai mai disse sua madre. Nooria si sposa.

76
Tredici

Madopo
non lo conosci neanche! disse Parvana a Nooria il giorno
a pranzo. Era la prima occasione che avevano per parlare
da sole.
Certo che lo conosco! Le nostre famiglie sono state vicine di casa
per anni.
Ma allora era un bambino. Io credevo che tu volessi tornare a
scuola!
Torner a scuola disse Nooria. Non hai sentito cosa ha detto la
Mamma ieri sera? Andr a vivere a Mazar-e-Sharif, nel nord. Non ci
sono talebani in quella parte dellAfghanistan. Le ragazze possono
ancora andare a scuola laggi. Tutti e due i suoi genitori hanno
studiato, e dicono che mi manderanno alluniversit di Mazar.
Tutto questo era scritto in una lettera che era arrivata mentre
Parvana era fuori. Le donne della famiglia dello sposo appartenevano
allo stesso gruppo della Mamma. La lettera era passata da un membro
del gruppo allaltro fino ad arrivare alla Mamma. Parvana aveva letto
la lettera, ma aveva ancora molte domande.
proprio quello che vuoi?
Nooria annu. Guarda che vita faccio qui, Parvana. Detesto vivere
cos. Sono stanca di badare ai bambini. Le mie lezioni sono cos rare
che non hanno quasi nessun valore. Non c futuro per me, qui. Se non
altro a Mazar potr andare a scuola, camminare per le strade senza il
burqa, e trovare un lavoro quando avr finito la scuola. Forse a Mazar
posso avere una vita. S, quello che voglio.
Ci furono molte discussioni, nei giorni che seguirono, su quello che
sarebbe successo. Parvana, che era al lavoro, non le ud, ma venne
informata dei progetti la sera, al suo ritorno.

77
Andremo a Mazar per il matrimonio annunci sua madre.
Possiamo stare dalla zia durante i preparativi. Poi in ottobre, quando
Nooria andr a vivere con la sua nuova famiglia, torneremo a Kabul.
Non possiamo lasciare Kabul! esclam Parvana. E il Pap? Che
cosa succede se esce di prigione e noi non siamo qui? Non sapr dove
cercarci!
Ci sar qui io disse la signora Weera. Dir a vostro padre dove
siete e mi prender cura di lui finch non sarete tornati.
Non ho intenzione di mandare Nooria a Mazar da sola disse la
Mamma. E dato che tu sei solo una bambina, verrai con noi.
No, non vengo ripet Parvana. Arriv persino a pestare i piedi.
Tu farai quello che dico io le disse la Mamma. Tutto questo
andare in giro per le strade ti ha convinta di essere superiore agli
altri.
Non andr a Mazar! ripet Parvana, pestando i piedi ancora una
volta.
Dal momento che i tuoi piedi hanno cos tanta voglia di muoversi,
faresti meglio a portarli fuori a fare una passeggiata disse la signora
Weera. E gi che ci sei, puoi prendere lacqua.
Parvana afferr il secchio e prov una certa soddisfazione nello
sbattere la porta dietro di s.
Tenne il broncio per tre giorni. Alla fine sua madre disse: Puoi
smettere di tenere il muso. Abbiamo deciso di lasciarti qui. Non certo
grazie al tuo pessimo comportamento. Una bambina di undici anni
non pu dire a sua madre cosa fare. Ti lasceremo qui perch sarebbe
troppo complicato spiegare la tua presenza. Tua zia manterr il
segreto, ma non possiamo contare sul fatto che tutti stiano cos
attenti. Non possiamo correre il rischio che si parli di te, una volta
tornati qui.
Sebbene fosse contenta di restare a Kabul, Parvana mise il broncio
perch non la portavano con loro. Non sono pi contenta di niente
disse a Shauzia il giorno dopo.
Neanchio disse Shauzia. Prima pensavo che se avessi potuto
vendere i miei articoli da un vassoio a tracolla sarei stata contenta,
ma non lo sono affatto. Guadagno di pi cos di quando facevo il
ragazzo del t, ma non abbastanza per fare la differenza. Siamo
sempre affamati. La mia famiglia litiga per tutto il tempo. Non

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cambiato niente.
Qual la soluzione?
Forse qualcuno dovrebbe buttare una grossa bomba su questo
paese, e tutto ricomincerebbe daccapo.
Ci hanno gi provato disse Parvana. Ha solo peggiorato le cose.
Una delle donne del gruppo avrebbe accompagnato la famiglia di
Parvana fino alla citt di Mazar. Suo marito sarebbe andato con loro
come scorta ufficiale. Se i talebani avessero chiesto qualcosa, la
Mamma avrebbe detto di essere la sorella delluomo, e Nooria,
Maryam e Ali sarebbero stati i nipoti.
Nooria pul la credenza unultima volta. Parvana la guard riporre
le sue cose. Se tutto va bene, saremo a Mazar tra un paio di giorni
disse Nooria.
Hai paura? le chiese Parvana. un lungo viaggio.
Non faccio che pensare a tutto quello che pu succedere, ma la
Mamma continua a dire che andr tutto bene. Avrebbero viaggiato
nel retro di un camion. Appena saremo fuori dal territorio dei
talebani, mi toglier il burqa e lo far in mille pezzi.
Parvana and al mercato il giorno dopo a comprare le provviste
necessarie per il viaggio. Voleva anche comprare un regalo a Nooria.
Gir per il mercato guardando gli oggetti in vendita. Alla fine si
decise per una penna in un astuccio di perline. Ogni volta che Nooria
lavesse usata alluniversit, o pi avanti, quando sarebbe stata una
vera insegnante, avrebbe pensato a Parvana.
Staremo via per la maggior parte dellestate ricord la Mamma a
Parvana la notte prima della partenza. Starai bene con la signora
Weera. Fai quello che ti dice, e non crearle problemi.
Io e Parvana ci faremo buona compagnia disse la signora Weera.
E per quando sarete di ritorno, la rivista sar arrivata dal Pakistan,
stampata e pronta per essere distribuita.
Partirono il giorno dopo molto presto. La mattina di met luglio era
fresca, ma la giornata prometteva di diventare molto calda.
meglio andare disse la Mamma. Non cera nessuno per le strade
e la Mamma, Nooria e la signora Weera avevano sollevato il burqa
per potersi vedere in viso.
Parvana baci Ali che, di cattivo umore per essere stato svegliato
cos presto, non stava fermo un attimo. La Mamma lo mise a sedere

79
sul fondo del camion. Parvana salut Maryam e laiut a salire.
Ci vediamo a met settembre disse la Mamma abbracciando
Parvana. Fa in modo che sia orgogliosa di te.
Prometto disse Parvana, cercando di non piangere.
Non so quando ci rivedremo disse Nooria poco prima di salire sul
camion. Teneva stretto in mano il regalo di Parvana.
Presto disse Parvana sorridendo, anche se le lacrime le rigavano le
guance. Non appena il tuo nuovo marito si render conto di quanto
sei prepotente, ti rimander a Kabul pi veloce che potr.
Nooria rise e sal sul camion. Lei e la Mamma si coprirono il viso
con il burqa. Laltra donna del gruppo e suo marito sedevano di fronte
a loro. Parvana e la signora Weera le guardarono allontanarsi e
salutarono con la mano finch il camion non fu scomparso.
Credo che potremmo concederci una tazza di t disse la signora
Weera, e tornarono in casa.
A Parvana le settimane che seguirono sembrarono strane. Erano
rimaste solo lei, la signora Weera e sua nipote, e la casa sembrava
quasi vuota. Poche persone significavano pochi lavori domestici,
meno rumore e pi tempo libero. A Parvana mancava perfino la
confusione di Ali. Via via che le settimane passavano, non vedeva
lora che tornassero tutti.
Le faceva piacere, per, avere pi tempo libero. Per la prima volta
da quando era stato arrestato suo padre, tir fuori i suoi libri dal
nascondiglio segreto della credenza. Le serate passavano leggendo e
ascoltando le storie della signora Weera.
La signora Weera aveva fiducia in lei. In alcune parti del paese, le
ragazze della tua et si sposano e hanno figli diceva. Io sono qui se
hai bisogno di me, ma se vuoi essere responsabile di te stessa per me
va bene.
Insisteva che Parvana tenesse per s parte dei suoi guadagni.
Qualche volta Parvana invitava Shauzia a pranzo a una delle
bancarelle di kebab che cerano al mercato. Trovavano un posto
nascosto dove fare la pip e continuavano a lavorare per tutto il
giorno. Parvana preferiva tornare a casa soltanto la sera. Significava
che un altro giorno era passato e la sua famiglia sarebbe ritornata
presto.
Verso la fine di agosto ci fu un forte nubifragio. Shauzia era gi

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tornata a casa. Aveva visto il cielo oscurarsi e non aveva voluto
correre il rischio di bagnarsi.
Parvana non era stata cos previdente. Aveva coperto il vassoio con
le braccia per riparare le sigarette e si era riparata in una casa
semidistrutta dalle bombe. Avrebbe aspettato che la tempesta
smettesse e poi sarebbe andata a casa.
Loscurit allesterno rendeva linterno ancora pi buio. I suoi occhi
ci misero un po per abituarsi. Mentre aspettava di vedere cosa
sarebbe successo, si appoggi al vano della porta, guardando la
pioggia trasformare la polvere di Kabul in fango.
Raffiche di vento miste a pioggia la costrinsero a ripararsi pi
allinterno delledificio. Augurandosi che non ci fossero mine, trov
un punto asciutto e si sedette. Il rumore della pioggia che colpiva il
terreno aveva un ritmo costante. Parvana cominci a ciondolare il
capo. Poco dopo si addorment.
Quando si svegli, aveva smesso di piovere, ma il cielo era sempre
scuro.
Devessere tardi disse Parvana ad alta voce.
Fu allora che sent una donna piangere.

81
Quattordici

Il rumore era troppo sommesso e triste per allarmarla.


Chi ? disse Parvana, a bassa voce. Era troppo buio per vedere
dovera seduta la donna. Parvana frug sul suo vassoio finch non
trov una delle scatole di fiammiferi che vendeva insieme alle
sigarette. Ne accese uno: brill una piccola luce. Tenne la fiamma alta
davanti a s per vedere dove si trovava la donna.
Ci vollero tre fiammiferi prima che riuscisse a vedere una figura
raggomitolata per terra, contro il muro. Continu ad accendere
fiammiferi per farsi strada fino al punto in cui era seduta la donna.
Come ti chiami? chiese Parvana. La donna continuava a piangere.
Ti dir il mio nome, allora. Mi chiamo Parvana. Dovrei dirti che mi
chiamo Kaseem, perch faccio finta di essere un ragazzo. Sono vestita
da maschio per poter lavorare, ma in realt sono una ragazza. Cos
adesso sai il mio segreto.
La donna taceva. Parvana scocc unocchiata alla porta. Si stava
facendo tardi. Se voleva arrivare a casa prima del coprifuoco, doveva
muoversi adesso.
Vieni con me disse Parvana. Mia madre via, ma c la signora
Weera a casa, e lei pu risolvere qualunque problema. Accese un
altro fiammifero e lo lev davanti al viso della donna. A un tratto si
rese conto che riusciva a vederle il viso. Era scoperto.
Dov il tuo burqa? Si guard in giro ma non lo vide. Sei uscita
senza il burqa?
La donna annu.
Che cosa ci fai fuori senza il burqa? Lo sai che potresti avere un
sacco di guai per questo.
La donna si limit a scuotere la testa.

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Parvana ebbe unidea. Ecco cosa faremo. Andr a casa e prender
in prestito il burqa della signora Weera e te lo porter. Poi andremo a
casa mia insieme. Daccordo?
Parvana fece per alzarsi, ma la donna la afferr per il braccio.
Di nuovo Parvana guard fuori, la notte si avvicinava. Devo far
sapere alla signora Weera dove sono. abituata al fatto che sto in
giro tutto il giorno, ma se non torno quando fa buio si preoccuper.
Ma la donna non la lasciava andare.
Parvana non sapeva cosa fare. Non poteva passare la notte in quel
posto, ma la donna era spaventata e non voleva essere lasciata sola.
Cercando a tastoni sul suo vassoio, trov due sacchettini di frutta
secca e nocciole.
Tieni disse, porgendone uno alla donna. Penseremo meglio dopo
aver mangiato qualcosa.
La donna ingoi frutta e noci in un solo boccone. Stai morendo di
fame disse Parvana, e le porse un altro sacchetto.
Mentre masticava, Parvana riflett, e finalmente decise cosa fare.
Questa lunica idea che mi viene in mente disse. Se tu hai unidea
migliore, dimmela. Altrimenti faremo cos. Aspetteremo finch sar
veramente buio. Poi andremo a casa mia insieme. Hai un chador?
La donna scosse la testa. Parvana avrebbe voluto avere con s il suo
pakul, ma era estate e laveva lasciato a casa.
Sei daccordo? chiese Parvana.
La donna annu.
Bene. Credo che dovremmo avvicinarci alla porta. Cos, quando
sar il momento, possiamo trovare la strada per uscire senza
accendere il fiammifero. Non voglio attirare lattenzione.
Tirando con dolcezza, Parvana aiut la donna ad alzarsi. Con
cautela percorsero il tratto tra il punto in cui si trovavano e la porta,
sempre nascondendosi alla vista dei passanti. Aspettarono in silenzio
che calasse la notte.
Kabul era una citt molto buia, di notte. Era sotto il coprifuoco da
pi di ventanni, ormai. Molti lampioni erano stati distrutti dalle
bombe, e molti di quelli che erano ancora in piedi non funzionavano.
Kabul era il cuore dellAsia centrale dicevano sua madre e suo
padre. Passeggiavamo per le strade a mezzanotte mangiando il
gelato. La sera andavamo a frugare nei negozi di libri e dischi. Era

83
una citt di luci, progresso ed entusiasmo.
Parvana non riusciva neppure a immaginare come doveva essere
stata.
Presto fu molto buio. Stai vicino a me disse Parvana, ma non ce
nera alcun bisogno. La donna era aggrappata alla sua mano. Non
lontano, ma non so quanto tempo ci vorr stasera. Non preoccuparti.
Sorrise, ostentando coraggio. Sapeva che era troppo buio perch la
donna vedesse il suo sorriso, ma sorridere la fece sentire meglio.
Sono come Malali, che guida le truppe in un territorio nemico
mormor tra s. Anche questo la aiut, sebbene fosse difficile sentirsi
uneroina in battaglia con un vassoio di sigarette a tracolla.
Le strette, tortuose stradine del mercato erano del tutto diverse al
buio.
Parvana sentiva i loro passi echeggiare per gli stretti corridoi. Stava
per dire alla donna di fare meno rumore, perch i talebani lo
consideravano un reato, ma poi cambi idea. Se i talebani le avessero
sorprese fuori dopo il coprifuoco, con la donna a capo scoperto, il
rumore sarebbe stato davvero il minore dei loro problemi. Parvana
ricord la scena dello stadio. Non voleva nemmeno sapere che cosa
avrebbero potuto fare i talebani a lei e alla sua compagna.
Parvana vide delle luci avvicinarsi e spinse la donna nel vano di una
porta finch il camion con i soldati non fu scomparso lungo la strada.
Parecchie volte inciamparono sul terreno irregolare. Per un
lunghissimo istante che parve senza fine, Parvana credette che si
fossero perse. Alla fine recuper lorientamento e ripresero a
camminare.
Quando arrivarono alla strada dove abitava, Parvana cominci a
correre trascinando la donna dietro di s. A quel punto era cos
spaventata che pens che se non fosse arrivata a casa subito sarebbe
crollata.
Sei tornata! La signora Weera era cos sollevata che abbracci sia
Parvana che la donna prima di rendersi conto di quello che stava
facendo. Hai portato qualcuno con te! Sei la benvenuta, cara.
Guard attentamente la donna. Parvana, non lavrai portata in giro
cos? Senza il burqa?
Parvana spieg che cosera successo. Credo che sia nei guai disse.
La signora Weera non ebbe la minima esitazione. Circond con un

84
braccio le spalle della donna. Ci racconterai dopo i dettagli. C
dellacqua calda per lavarti e cibo caldo per cena. Non devi essere
molto pi grande di Parvana!
Parvana guard la sua compagna. Non laveva ancora vista alla luce
fino a quel momento. Sembrava solo un po pi giovane di Nooria.
Portami dei vestiti puliti disse la signora Weera a Parvana.
Parvana prese il shalwar kameez della Mamma dalla credenza, e la
signora Weera accompagn la giovane donna nel bagno e chiuse la
porta.
Parvana riforn il suo vassoio per il giorno dopo, poi distese la
tovaglia sul pavimento. Non appena ebbe tirato fuori il nan e le tazze
per il t, la signora Weera usc dal bagno con lospite.
Con gli abiti della Mamma, i capelli puliti e raccolti, la donna
sembrava meno spaventata e meno stanca. Riusc a bere una tazza di
t e a mangiare pochi cucchiai di riso prima di addormentarsi.
Dormiva ancora quando Parvana usc per andare al lavoro il giorno
dopo.
Prendimi dellacqua, per favore le disse la signora Weera prima
che andasse al mercato. Gli abiti di quella povera ragazza hanno
bisogno di essere lavati.
Finalmente quella sera, dopo cena, la ragazza fu in grado di parlare.
Mi chiamo Homa disse. Sono fuggita da Mazar-e-Sharif dopo che
i talebani occuparono la citt.
I talebani hanno occupato Mazar! esclam Parvana. Non
possibile! Mia madre l. Mio fratello e le mie sorelle sono l.
I talebani hanno preso Mazar ripet Homa. Andavano di casa in
casa alla ricerca di nemici. Sono arrivati a casa mia. Sono entrati.
Hanno preso mio padre e mio fratello e li hanno portati fuori. Hanno
sparato a tutti e due, in mezzo alla strada. Mia madre ha cominciato a
colpirli, e hanno sparato anche a lei. Io sono corsa a nascondermi in
un armadio. Sono rimasta l per molto, molto tempo. Credevo che mi
avrebbero uccisa, ma dopo aver ucciso tutte le persone che cerano
nella mia casa, sono passati alle altre case.
Alla fine sono uscita dallarmadio e ho sceso le scale. La strada era
ricoperta di corpi. Alcuni soldati passavano su un camion. Ci hanno
proibito di seppellire i corpi dei nostri familiari, e persino di coprirli.
Ci dissero che dovevamo rimanere in casa.

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Ero terrorizzata allidea che potessero tornare indietro per me.
Quando si fatto buio, sono corsa fuori. Sono corsa da una casa
allaltra, cercando i soldati. Cerano corpi ovunque. I cani selvatici
avevano cominciato a mangiarne alcuni, e cerano pezzi di persone sui
marciapiedi e nelle strade. Ho visto un cane con un braccio in bocca!
Non potevo sopportare altro. Cera un camion fermo nella via. Col
motore acceso. Vi sono saltata dentro e mi sono nascosta tra i pacchi.
Dovunque il camion stesse andando, non poteva essere peggio di dove
mi trovavo.
Abbiamo viaggiato a lungo. Quando finalmente sono uscita, mi
trovavo a Kabul. Dal camion sono andata fino alla casa dove mi ha
trovato Parvana. Homa si mise a piangere. Li ho lasciati l! Ho
lasciato l mia madre, mio padre, mio fratello in mezzo alla strada, a
farli mangiare dai cani!
La signora Weera abbracci Homa, ma non cera niente che potesse
consolarla. La ragazzina pianse finch non si addorment, esausta.
Parvana non riusciva a muoversi n a parlare. Riusciva soltanto a
vedere limmagine di sua madre, di suo fratello e delle sue sorelle
morti per le strade di una citt sconosciuta.
Non c motivo di credere che sia successo qualcosa alla tua
famiglia, Parvana disse la signora Weera. Tua madre una donna
sveglia e in gamba, e anche Nooria. Dobbiamo pensare che sono sani
e salvi. Non dobbiamo disperare!
Parvana era disperata, ancora una volta. Fece ci che aveva fatto
sua madre. Si trascin fino al toshak, si copr con una coperta e decise
che sarebbe rimasta l per sempre.
Rimase distesa sul toshak per due giorni. cos che fanno le donne
della nostra famiglia quando sono infelici spieg alla signora Weera.
Non restano l per sempre disse la signora Weera. Poi si alzano e
ricominciano a combattere.
Parvana non le rispose. Non voleva alzarsi. Era stanca di
combattere.
La signora Weera allinizio fu gentile con lei, ma era troppo
impegnata con Homa e con sua nipote.
Nel tardo pomeriggio del secondo giorno, Shauzia si present alla
porta di Parvana.
Sono molto contenta di vederti disse la signora Weera,

86
accennando a Parvana. Uscirono sul pianerottolo a parlare un
momento, dove Parvana non potesse sentire. Poi rientrarono, dopo
aver preso un paio di secchi dacqua, e Shauzia si sedette sul toshak
accanto a Parvana.
Le parl per un po delle cose di tutti i giorni, di come andavano gli
affari, della gente che aveva visto al mercato, delle conversazioni con
i ragazzi del t e gli altri ragazzi. Alla fine le disse: Non mi piace
lavorare da sola. Il mercato non lo stesso senza di te. Perch non
torni?
Parvana sapeva di non poter rifiutare. Aveva sempre saputo che
avrebbe dovuto rialzarsi prima o poi. Non aveva intenzione di stare
stesa su quel toshak fino alla fine dei suoi giorni. Una parte di lei
desiderava fuggire da tutto, ma unaltra voleva alzarsi, vivere e
continuare ad essere amica di Shauzia. Con un piccolo aiuto da parte
di Shauzia, quella parte ebbe la meglio.
Parvana si alz e tutto ricominci come prima. Lavorava al
mercato, prendeva lacqua, ascoltava le storie della signora Weera e
cominci a conoscere Homa. Faceva tutte queste cose perch non
sapeva che altro fare. Ma si trascinava attraverso i giorni come in un
incubo spaventoso, un incubo da cui non cera risveglio al mattino.
Poi, un pomeriggio tardi, Parvana torn a casa dal lavoro e trov
due uomini gentili che aiutavano suo padre a salire le scale che
portavano allappartamento. Era vivo. Almeno una parte dellincubo
era finita.

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Quindici

Luomo che torn dalla prigione era a stento riconoscibile, ma


Parvana sapeva bene chi era. Il suo candido shalwar kameez era
sporco e strappato, il suo viso era teso e pallido, ma era suo padre.
Parvana lo abbracci cos forte che dovette essere allontanata dalla
signora Weera perch lui potesse stendersi.
Labbiamo trovato per terra fuori dalla prigione disse alla signora
Weera uno degli uomini che lavevano portato a casa. I talebani
lhanno rilasciato ma non era in grado di andare da nessuna parte da
solo. Ci ha detto dove viveva, cos io e il mio amico labbiamo steso
sul nostro karachi e labbiamo portato qui.
Parvana era distesa sul toshak con suo padre, abbracciata a lui;
piangeva. Si accorse che gli uomini si erano fermati a prendere il t,
ma fu solo quando stavano per tornare alle loro case prima del
coprifuoco che si ricord delle buone maniere.
Si alz. Grazie per aver riportato a casa il mio Pap disse.
Gli uomini se ne andarono. Parvana stava per sdraiarsi di nuovo
accanto a suo padre, ma la signora Weera la ferm. Lascialo riposare.
Avrai tempo per parlargli domani.
Parvana obbed, ma ci vollero giorni di cure amorevoli da parte
della signora Weera prima che suo padre cominciasse a stare meglio.
La maggior parte del tempo si sentiva male ed era troppo stanco per
parlare. Tossiva di continuo.
Quella prigione doveva essere fredda e umida disse la signora
Weera. Parvana la aiut a preparare del brodo e a farlo bere caldo a
suo padre, da un cucchiaio, finch lui non riusc a stare seduto e a
mangiare da solo.
Adesso sei sia mia figlia che mio figlio le disse il Pap non appena

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si sent abbastanza bene da notare il suo nuovo aspetto. Pass la
mano sulla testa rasata di Parvana e sorrise.
Parvana fece molti viaggi alla fontana. Il Pap era stato duramente
picchiato e le bende con limpiastro che la signora Weera metteva
sulle sue ferite andavano cambiate e lavate di frequente. Anche Homa
diede una mano, quasi sempre occupandosi della nipotina della
signora Weera, facendola giocare piano, cos che il Pap potesse
riposare.
A Parvana non importava che lui non fosse ancora in grado di
parlare. Era cos contenta di averlo di nuovo a casa. Pass le sue
giornate lavorando e aiutando la signora Weera. Quando suo padre si
sent meglio, lesse per lui dai suoi libri.
Homa sapeva un po linglese per averlo studiato a scuola e un
giorno Parvana torn a casa e trov Homa e suo padre che facevano
conversazione in inglese. Homa stentava un po, mentre le frasi di suo
padre fluivano dolcemente luna dopo laltra.
Ci hai portato a casa unaltra ragazza istruita, oggi? chiese il Pap
a Parvana, sorridendo.
No, Pap, ho portato solo cipolle. Per qualche ragione tutti lo
trovarono divertente, e per la prima volta dopo larresto di suo padre
ci fu allegria a casa di Parvana.
Almeno una cosa nella sua vita si era sistemata. Il Pap era a casa,
adesso. Forse sarebbe tornato anche il resto della famiglia.
Parvana era piena di speranza. Al mercato rincorreva i clienti come
facevano i ragazzi. La signora Weera consigli alcune medicine per
suo padre e Parvana lavor finch non ebbe guadagnato il denaro
necessario per comprarle. Sembrava che funzionassero.
Ora so di lavorare per un buon motivo disse a Shauzia un giorno,
mentre camminavano alla ricerca di clienti. Lavoro per riportare a
casa la mia famiglia.
Anchio lavoro per un buon motivo disse Shauzia. Per andarmene
dallAfghanistan.
Non ti mancher la tua famiglia?
Mio nonno ha cominciato a cercarmi un marito rispose Shauzia.
Lho sentito mentre parlava con mia nonna. Diceva che mi devo
sposare presto, finch sono giovane e valgo una buona dote, cos loro
guadagneranno abbastanza soldi da poterci vivere.

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Tua madre non glielo impedir?
Come potrebbe? Deve vivere con loro. Non ha nessun altro posto
dove andare. Shauzia guard Parvana. Non posso sposarmi! Non
voglio!
Come se la caver tua madre senza di te? Come far a procurarsi il
cibo?
Che cosa dovrei fare? chiese Shauzia, e la domanda le usc come
un lamento. Se restassi e mi sposassi, la mia vita sarebbe finita. Se
parto, avr una possibilit. Deve esserci un posto al mondo in cui
posso vivere. Sbaglio a pensarla cos? Si asciug le lacrime dal viso.
Che altro potrei fare?
Parvana non sapeva come consolare lamica.
Un giorno la signora Weera ricevette una visita: un uomo del suo
gruppo che era appena arrivato da Mazar. Parvana era al lavoro, ma il
Pap le raccont della visita la sera.
Molte persone sono fuggite da Mazar disse. Si trovano nei campi
profughi fuori citt.
La Mamma l?
Pu darsi. Non lo sapremo finch non andremo a vedere di
persona.
Come facciamo? Stai abbastanza bene da poter viaggiare?
Non star mai bene abbastanza disse il Pap, ma dobbiamo
andare.
Quando partiamo?
Appena riesco a organizzare un trasporto. Puoi portare un
messaggio da parte mia agli uomini che mi hanno aiutato a tornare a
casa dalla prigione? Credo che con il loro aiuto potremo partire tra un
paio di settimane.
Parvana aveva una domanda che voleva fare a suo padre da un po.
Perch ti hanno lasciato andare?
Non so neppure perch mi hanno arrestato. Come posso sapere
perch mi hanno lasciato andare?
Parvana dovette accontentarsi di questa risposta.
La sua vita sarebbe cambiata di nuovo. Era sorpresa della sua stessa
calma. Pens che dipendesse dal fatto che suo padre era di nuovo a
casa.
Li troveremo diceva Parvana, del tutto fiduciosa. Li troveremo e

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li riporteremo a casa.
La signora Weera sarebbe andata in Pakistan. Homa verr con me.
Le troveremo da lavorare laggi. Avevano intenzione di unirsi alle
donne del gruppo che aiutavano le donne afghane in esilio.
Dove andrete?
In uno dei campi c una mia cugina rispose la signora Weera. Mi
ha sempre chiesto di andare a stare con lei.
C una scuola l?
Se non c, ne apriremo una. La vita molto dura per gli afghani in
Pakistan. C molto da lavorare.
Parvana ebbe unidea. Portate Shauzia con voi!
Shauzia?
Vuole andarsene. Odia questo posto. Potrebbe venire con voi,
potrebbe essere la vostra scorta!
Shauzia ha la sua famiglia qui. Vuoi dire che disposta a lasciarla?
Abbandonare la squadra solo perch il gioco si fa duro?
Parvana non disse altro. In un certo senso la signora Weera aveva
ragione. Era proprio quello che Shauzia aveva in mente di fare. Ma
anche Shauzia aveva le sue ragioni. Non aveva il diritto di cercare una
vita migliore? Parvana non riusciva a decidere chi avesse pi ragione.
Il giorno prima della partenza per Mazar, Parvana sedeva sulla
coperta al mercato quando qualcosa la colp sulla testa. Era un
piccolo cammello di perline. La Donna della Finestra era ancora viva!
E stava bene, abbastanza almeno da far sapere a Parvana che era
ancora l. Parvana avrebbe voluto balzare in piedi e mettersi a ballare.
Voleva gridare e agitare la mano verso la finestra. Ma rimase seduta al
suo posto e cerc di trovare un modo diverso per salutare lamica
segreta.
Era quasi arrivata a casa quel pomeriggio quando le venne unidea.
Tornando al mercato dopo pranzo, raccolse alcuni fiori che erano
spuntati tra le rovine. Li aveva gi visti gli anni prima e sapeva che
erano del tipo che crescono anno dopo anno. Se avesse piantato i fiori
nel punto in cui di solito sedeva sulla sua coperta, la donna della
finestra avrebbe capito che non sarebbe pi tornata. Ma i fiori
sarebbero stati qualcosa di bello da guardare. Sperava che potesse
essere un bel pensiero.
In quel punto del mercato, Parvana scav il terreno duro. Us anche

91
le mani e delle pietre che trov l vicino.
Gli uomini e i ragazzi del mercato si riunirono intorno a lei,
incuriositi. Qualunque cosa diversa dal solito rappresentava un
diversivo. Quei fiori non cresceranno mai in questo terreno disse
qualcuno. Non abbastanza fertile.
Se anche dovessero crescere, verrebbero calpestati.
Il mercato non il posto giusto per i fiori. Perch li stai piantando
qui?
Tra le tante voci di scherno, se ne lev una diversa. Non vi piace la
natura? Questo ragazzo ha pensato di portare un po di bellezza nel
grigiore del mercato, e voi come lo ringraziate? Come lo aiutate? Un
vecchio si fece strada verso la prima fila della piccola folla. Con
difficolt singinocchi per aiutare Parvana a piantare i fiori. Gli
afghani amano le cose belle disse, ma hanno visto cos tanti orrori
che a volte dimenticano quanto pu essere bello un fiore.
Chiese a uno dei ragazzi del t che gironzolavano per il mercato di
prendere un po dacqua dal negozio. Gliela portarono e lui la vers
sui fiori, bagnando la terra tutto attorno.
Le piantine sembravano avvizzite. Non riuscivano a reggersi.
Sono morti? chiese Parvana.
No, non sono morti. Sembrano sofferenti adesso disse, ma le
radici sono sane. Quando verr il momento, queste radici
sorreggeranno piantine sane e forti. Diede un ultimo colpetto alla
terra e Parvana e un altro ragazzo lo aiutarono ad alzarsi. Sorrise di
nuovo a Parvana e si allontan.
Parvana rimase accanto ai fiori finch la folla non si disperse.
Quando fu certa che nessuno stesse guardando, si volt verso la
finestra e salut con la mano. Non poteva esserne sicura, ma le
sembr che qualcuno le rispondesse.
Due giorni dopo erano pronti a partire. Avrebbero viaggiato su un
camion, come aveva fatto il resto della famiglia.
Viagger come tua figlia o come tuo figlio? chiese Parvana al
Pap.
Scegli tu disse. Sarai comunque la mia piccola Malali.
Guardate qui! disse la signora Weera. Dopo essersi assicurata che
non ci fosse nessuno, tir fuori da sotto il burqa alcune copie della
rivista della Mamma. bella vero?

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Parvana diede una rapida occhiata alla rivista prima di nasconderla
di nuovo. fantastica disse.
Di a tua madre che molte copie di questa rivista stanno per essere
spedite alle donne di tutto il mondo. Lei ha contribuito a far sapere al
mondo che cosa succede in Afghanistan. Assicurati che lo sappia.
Quello che ha fatto molto importante. E dille che abbiamo bisogno
che torni per lavorare al prossimo numero.
Glielo dir. Abbracci la signora Weera. Sia la signora Weera che
Homa indossavano il burqa.
Era arrivato il momento di partire. A un tratto, proprio mentre il
camion era pronto a partire, arriv Shauzia.
Ce lhai fatta! disse Parvana, abbracciando lamica.
Addio, Parvana disse Shauzia. Porse a Parvana un sacchetto di
albicocche secche. Partir presto anchio. Ho incontrato dei nomadi
che mi porteranno fino in Pakistan: far il pastore. Non aspetter la
prossima primavera. Sarebbe troppo triste senza di te.
Parvana non riusciva a dirle addio. Quando ci rivedremo? le
chiese ansiosa. Come faremo a restare in contatto?
Ho pensato a tutto disse Shauzia. Ci incontreremo il primo
giorno di primavera tra ventanni esatti.
Va bene. Dove?
In cima alla torre Eiffel a Parigi. Ti ho detto che sarei andata in
Francia.
Parvana rise. Ci sar disse. Non diciamoci addio, allora. Solo
arrivederci.
Alla prossima volta.
Parvana abbracci lamica unultima volta, poi sal sul camion. Si
salutarono con la mano finch il camion non si fu allontanato.
Tra ventanni esatti, pens Parvana. Cosa sarebbe accaduto in quei
ventanni? Lei sarebbe stata ancora in Afghanistan? LAfghanistan
avrebbe finalmente trovato la pace? Sarebbe tornata a scuola, avrebbe
trovato un lavoro, si sarebbe sposata? Il futuro si stendeva
sconosciuto davanti a lei. Sua madre era l, da qualche parte, con suo
fratello e le sue sorelle, ma che cosaltro lattendeva, Parvana non
poteva dirlo. Qualunque cosa fosse, si sentiva pronta. Non vedeva
lora di andargli incontro.
Parvana si sedette sul camion accanto a suo padre. Mise in bocca

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unalbicocca e la lasci sciogliere per sentirne tutta la dolcezza. Tra la
polvere del parabrezza vide il Monte Parvana: la sua cima ricoperta di
neve brillava al sole.

94
IL VIAGGIO DI PARVANA

95
Ai bambini, ai quali chiediamo di essere
pi coraggiosi di quanto dovrebbero

96
Uno

Un uomo che Parvana non conosceva gett un ultimo badile di terra


sulla tomba di suo padre. Il mullah del villaggio aveva gi recitato la
jenazah, la preghiera funebre. La cerimonia era terminata.
Piccole pietre appuntite si conficcarono nelle ginocchia di Parvana
quando si inginocchi sul bordo della fossa e sistem le grosse pietre
che aveva raccolto l attorno. Le pos piano, una per volta. Non cera
motivo di fare in fretta. Non aveva nessun altro posto dove andare.
Le pietre non bastavano. Quelle che aveva raccolto servivano
appena a delimitare la met del perimetro di terra smossa.
Distanziale un po le disse un uomo, e si chin per aiutarla.
Distanziarono le pietre, ma a Parvana non piacevano gli spazi vuoti
tra una e laltra. Per un attimo pens di prendere alcune pietre dalle
altre tombe, ma poi si disse che non era giusto. Pi tardi ne avrebbe
cercate altre. Se cera una cosa che lAfghanistan aveva in abbondanza
erano le pietre.
Tirati su adesso, ragazzo le disse uno degli uomini. I capelli di
Parvana erano tagliati corti e lei indossava il semplice mantello e lo
shalwar kameez dei ragazzi. Non serve a niente restare l per terra.
Lasciatelo solo disse un altro. Deve piangere per suo padre.
Tutti noi abbiamo dei morti per cui piangere, ma non dobbiamo
farlo accasciati a terra. Avanti, ragazzo, alzati. Devi essere il ragazzo
forte di cui tuo padre sarebbe orgoglioso.
Andate via, pens Parvana. Andate via e lasciatemi sola con mio
padre. Ma non disse nulla. Lasci che la aiutassero ad alzarsi. Si ripul
la terra dalle ginocchia e si guard attorno nel cimitero.
Era un cimitero piuttosto grande, per un villaggio cos piccolo. Le
tombe si susseguivano in modo disordinato, come se gli abitanti del

97
villaggio fossero stati convinti che ciascuna di loro sarebbe stata
lultima.
Parvana si ricord di quella volta che, per guadagnare dei soldi,
aveva dissotterrato ossa in un cimitero a Kabul con la sua amica
Shauzia.
Non voglio che qualcuno dissotterri mio padre, pens, e decise che
avrebbe ammassato sulla sua tomba cos tante pietre che nessuno si
sarebbe mai preso la briga di rimuoverle.
Voleva parlare di lui alla gente. Voleva raccontare che era stato un
insegnante, che aveva perso la gamba quando la scuola in cui
insegnava era stata bombardata. Che le aveva voluto bene e le aveva
raccontato tante storie, e adesso lei si ritrovava sola in questa terra
vasta e desolata.
Ma rimase in silenzio.
Gli uomini attorno a lei erano quasi tutti anziani. I giovani, in un
modo o nellaltro, erano tutti storpi: a chi mancava un braccio, chi
aveva un occhio solo, chi aveva perso i piedi. Tutti gli altri uomini
erano in guerra, oppure erano morti.
Qui sono morte un sacco di persone disse luomo che laveva
aiutata. A volte ci bombardano i talebani. Altre volte gli altri. Un
tempo eravamo agricoltori. Adesso siamo solo dei bersagli.
Il padre di Parvana non era stato ucciso da una bomba. Era morto e
basta.
Adesso con chi starai, ragazzo?
Parvana serr la mascella fino a farsi male nel tentativo di frenare
le lacrime.
Sono solo riusc a dire.
Vieni a casa con me. Mia moglie si prender cura di te.
Sulla tomba di suo padre cerano solo uomini. Le donne erano
costrette a restare nelle loro case. I talebani non permettevano alle
donne di andarsene in giro per conto loro, ma Parvana aveva
rinunciato a cercare di capire perch i talebani odiassero tanto le
donne. Aveva altre cose a cui pensare.
Vieni, ragazzo disse luomo. La sua voce era gentile. Parvana
lasci la tomba del padre e lo segu. Gli altri uomini camminavano
dietro di loro. Parvana sentiva lo strascicare dei sandali sul terreno
duro.

98
Come ti chiami? le chiese luomo.
Kaseem rispose Parvana, pronunciando il suo nome da maschio.
Non si chiedeva pi se avrebbe dovuto fidarsi di qualcuno dicendo la
verit su se stessa. La verit poteva costarle la prigione, o la morte.
Era pi semplice e prudente non fidarsi di nessuno.
Andremo prima al tuo rifugio e prenderemo le tue cose. Poi
andremo a casa mia. Luomo sapeva dovera la capanna di Parvana e
suo padre. Era uno degli uomini che avevano portato il corpo di suo
padre al cimitero. Parvana pens che poteva essere uno di quelli che
erano venuti a dare unocchiata con regolarit, aiutandola nelle cure,
ma non poteva esserne sicura. Tutti gli eventi delle ultime settimane
erano confusi nella sua mente.
La capanna era al limitare del villaggio, addossata a una parete di
fango crollata in seguito allesplosione di una bomba. Non cera molto
da recuperare. Suo padre era stato seppellito insieme a tutto ci che
possedeva.
Parvana entr carponi e raccolse le sue cose. Avrebbe voluto restare
da sola, per piangere e pensare a suo padre, ma il tetto e le pareti
erano fatte di teli di plastica chiara. Sapeva che luomo fuori la
vedeva e che la stava aspettando per portarla a casa con lui. Si
concentr su quello che doveva fare e si costrinse a non piangere.
Arrotol le coperte, lo shalwar kameez di ricambio e la padella in
un fagotto. Era lo stesso fagotto che aveva portato con s durante il
lungo viaggio da Kabul. Adesso avrebbe dovuto portare anche le altre
cose: la borsa a tracolla dove suo padre custodiva la carta per
scrivere, le penne e altre piccole cose come i fiammiferi, e i pochi
preziosi libri che erano riusciti a tenere nascosti ai talebani.
Usc dal rifugio trascinando i fagotti. Poi tir gi il telo di plastica
da dove era appeso, sopra langolo diroccato di un edificio, lo pieg e
lo aggiunse alle coperte.
Sono pronto disse.
Luomo prese uno dei fagotti. Vieni con me disse e le fece strada
attraverso il villaggio.
Parvana non prest attenzione alle rozze case dai muri di fango e di
pietra distrutte dalle bombe che costituivano il villaggio. Aveva visto
molti posti come quello, viaggiando con suo padre. Non provava pi a
immaginare come poteva essere stato il villaggio prima dei

99
bombardamenti, con le case integre, i bambini che giocavano e i fiori
che sbocciavano. Chi aveva tempo per coltivare i fiori, adesso? Era gi
abbastanza difficile trovare qualcosa da mangiare tutti i giorni.
Teneva la testa bassa e calciava i sassi mentre camminava.
Questa la mia casa. Luomo si ferm davanti a una capanna di
fango. Per cinque volte stata distrutta dalle bombe, e per cinque
volte io lho ricostruita disse orgoglioso. Un lembo di tovaglia verde
strappato copriva lingresso. La sollev e fece cenno a Parvana di
entrare.
Ecco il ragazzino che ha perso il padre disse alla moglie. La
donna, china sul suo lavoro di cucito, lo mise da parte e si alz.
Parvana-Kaseem era molto giovane, quindi la donna non indoss il
burqa. Tre ragazzine osservavano da un angolo della stanza.
A Parvana, che era lospite, fu dato langolo pi accogliente della
stanza buia che costituiva lintera casa. Sedette per terra sulla stuoia
spessa e la donna le port del t. Il t era leggero ma il suo calore era
confortante.
Abbiamo perso nostro figlio disse la donna. morto di malattia,
come due delle nostre figlie. Potresti restare con noi, ed essere nostro
figlio.
Devo trovare la mia famiglia disse Parvana.
Hai qualcun altro, oltre a tuo padre?
Mia madre, una sorella maggiore, Nooria, una sorella minore,
Maryam, e un fratellino piccolo, Ali. Parvana li rivide nella sua
mente mentre pronunciava i loro nomi. Le venne da piangere ancora
una volta. Avrebbe voluto sentire sua madre che le diceva di sbrigare i
lavori di casa, o Nooria che le ordinava qualcosa nel suo solito modo
autoritario, o sentire le braccia dei due pi piccoli che la stringevano.
Anche la mia famiglia sparsa un po dappertutto disse la donna.
Stava per aggiungere qualcosaltro quando alcuni vicini entrarono in
casa. Lei prese rapida il burqa da un chiodo appeso alla parete, lo
indoss e port loro del t. Poi sedette in un angolo, silenziosa e senza
volto.
Gli uomini sedevano sulle stuoie lungo le pareti e guardavano
Parvana. Avevano assistito alla sepoltura.
Hai altri parenti da qualche parte? chiese uno di loro.
Parvana ripet i loro nomi. La seconda volta fu pi facile.

100
Sono in Pakistan?
Non so dove sono disse Parvana. Io e mio padre abbiamo
lasciato Kabul per cercarli. Partirono per Mazar-e-Sharif per il
matrimonio di mia sorella, ma i talebani occuparono la citt e adesso
non so dove sono. Io e mio padre abbiamo passato linverno in un
campo a nord di Kabul. Lui era malato, ma quando arriv la
primavera credette di sentirsi abbastanza bene da proseguire il
viaggio.
Parvana non voleva parlare di come la salute di suo padre era
peggiorata. Per giorni aveva creduto che sarebbe morto mentre
attraversavano da soli le terre desolate dellAfghanistan. Quando
avevano raggiunto il villaggio, non era pi stato in grado di
proseguire.
Avevano vagato a lungo di villaggio in villaggio, da un
accampamento provvisorio a campi pi grandi occupati dalla gente
sfollata dalla guerra. Cerano stati momenti durante il viaggio in cui
la tosse e la debolezza erano tali che suo padre non era stato in grado
di allontanarsi dal rifugio. Non avevano mai avuto molto cibo, ma
talvolta era stato troppo stanco persino per mangiare quel poco che
avevano. Parvana si era trascinata per il campo, in cerca di qualcosa
che potesse stuzzicare lappetito di suo padre, ma spesso era ritornata
alla loro capanna a mani vuote.
Non raccont agli uomini di quei momenti: cos come non raccont
loro che suo padre era stato in prigione, arrestato dai talebani per
aver studiato in Inghilterra.
Puoi restare qui con noi nel nostro villaggio disse uno degli
uomini. Questa sar la tua casa.
Devo trovare la mia famiglia.
Certo, questo importante disse uno degli uomini, ma non
prudente andartene in giro per lAfghanistan da solo. Resterai qui.
Continuerai la tua ricerca quando sarai pi grande.
La stanchezza invest Parvana come un carro armato. Rester
disse. A un tratto si sent troppo esausta per discutere. La testa le
croll sul petto e sent la padrona di casa che la adagiava da qualche
parte e la copriva con una coperta. Poi si addorment.
Parvana rimase nel villaggio per unaltra settimana. Ammucchi le
pietre sulla tomba di suo padre e cerc di raccogliere il coraggio di

101
andarsene.
Le ragazze della famiglia che la ospitava laiutarono a sentirsi
meglio. Giocava alla corda con le bambine pi piccole. Le pi grandi,
che dovevano avere un paio danni meno di lei, la accompagnavano
ogni giorno alla tomba di suo padre e la aiutavano a trasportare le
pietre e a impilarle in modo che fosse al sicuro dai saccheggiatori.
Le era di conforto avere di nuovo una madre che si prendeva cura
di lei e che le preparava il cibo, anche se non era davvero sua madre.
Vedere attorno a lei i lavori domestici di tutti i giorni, cucinare e
pulire le dava una sensazione di normalit. Da ospite, Parvana non era
tenuta a dare una mano in casa, quindi passava la maggior parte del
tempo riposandosi e pensando a suo padre. Era tentata di restare e di
diventare il figlio adottivo di quella brava gente che laveva accolta in
casa propria. Il viaggio che la attendeva sarebbe stato lungo e
solitario.
Ma doveva trovare la sua famiglia. Non poteva far credere di essere
un ragazzo per sempre. Ormai aveva tredici anni.
Un pomeriggio, verso la fine della settimana, un gruppetto di
bambini fece capolino sulla porta della casa in cui Parvana
alloggiava.
Oggi possiamo portarti con noi? chiesero. Puoi venire adesso?
I bambini lavevano pregata per giorni di andare a vedere con loro
lattrazione principale del villaggio. Parvana non aveva voglia di
vedere niente, ma quel giorno disse: Va bene, andiamo.
I bambini la trascinarono per mano in cima a una collina, dallaltra
parte del villaggio rispetto al cimitero.
In cima alla collina cera un carro armato sovietico arrugginito,
nascosto da alcuni massi. I bambini vi si arrampicarono come se fosse
laltalena del cortile della sua vecchia scuola di Kabul, che Parvana
ricordava solo vagamente. Giocarono alla guerra, sparandosi lun
laltro con dita-fucili, finch furono tutti morti, per poi saltare su e
ricominciare da capo.
Non divertente? chiesero a Parvana. Siamo lunico villaggio
della zona che ha un carro armato tutto suo.
Parvana ammise che il carro armato era bellissimo. Non disse loro
che ne aveva visti molti altri, e anche molte carcasse di aerei da
guerra. Non vi si avvicinava mai per il timore che le anime delle

102
persone morte saltassero fuori e la afferrassero.
La notte seguente Parvana venne svegliata da una mano che la
scuoteva con dolcezza. Una piccola mano era posata sulle sue labbra
per impedirle di gridare.
Vieni fuori le sussurr una voce nellorecchio. La pi grande delle
bambine raccolse il bagaglio di Parvana e si diresse alla porta.
Dovevano fare piano: il resto della famiglia dormiva nella stessa
stanza.
Parvana prese i sandali e la coperta che fungeva da mantello e usc
furtiva dalla casa.
Devi partire subito disse la ragazzina una volta allaperto. Ho
sentito gli anziani che parlavano. Vogliono consegnarti ai talebani. I
soldati possono arrivare da un momento allaltro e gli uomini pensano
che i talebani potrebbero pagare per te.
Parvana si avvolse nel mantello e fece scivolare i piedi nei sandali.
Tremava. Sapeva che quello che la ragazzina diceva era vero. Aveva
sentito storie simili nel campo invernale dove lei e suo padre avevano
sostato.
Qui c del cibo e qualcosa da bere disse la ragazzina, porgendo a
Parvana un involto. tutto ci che ho potuto prendere senza
rischiare di essere scoperta. Forse ti baster per arrivare al prossimo
villaggio.
Come posso ringraziarti?
Portami con te la preg la ragazzina. La mia vita qui niente. Ci
deve essere un posto migliore di questo oltre quelle colline, ma non
posso andare da sola.
Parvana non riusciva a guardare la ragazzina negli occhi. Se le
permetteva di scappare insieme a lei, tutti gli uomini del villaggio le
avrebbero inseguite: la ragazzina sarebbe andata incontro a guai seri
per aver disonorato la sua famiglia, e Parvana sarebbe stata
consegnata ai talebani.
Abbracci la ragazza, desiderando ardentemente di riabbracciare le
sue sorelle.
Torna dentro disse in tono severo. Non posso aiutarti. Poi
raccolse le sue cose, si volt rapida e lasci il villaggio senza mai
guardarsi alle spalle.
Continu a camminare fino al tardo pomeriggio del giorno

103
seguente, quando il sole si abbass allorizzonte. Trov un punto
riparato dal vento grazie ad alcune rocce e osserv lo splendido
paesaggio afghano. La terra era nuda e rocciosa, ma le colline
catturavano il colore del cielo e in quel momento rifulgevano di un
rosso brillante.
Si sedette, mangi un po di nan e bevve del t freddo. Non cera
nessuno in vista, solo le colline e il cielo.
Sono sola disse ad alta voce. Le sue parole si persero nellaria.
Desiderava qualcuno con cui parlare.
Vorrei che Shauzia fosse qui disse. Shauzia era la sua migliore
amica. Avevano finto insieme di essere due ragazzi a Kabul, cos da
poter guadagnare del denaro. Ma Shauzia era da qualche parte in
Pakistan, adesso. Non cera modo di parlare con lei.
O forse s. Parvana cerc nella borsa a tracolla di suo padre la sua
borsa a tracolla, adesso e tir fuori una penna e un blocco. Usando
la borsa come piano dappoggio, cominci a scrivere.

Cara Shauzia,
mio padre morto una settimana fa

104
Due

Quattordici per cinque,


ottantaquattro. Quattordici
settanta. Quattordici per sei,
per sette, novantotto. Parvana
ripeteva ad alta voce tra s le tabelline mentre camminava sulle
colline deserte. Era stato suo padre a insegnarglielo.
Il mondo la tua scuola diceva, prima di spiegare a Parvana una
lezione di scienze o di geografia. Era stato un insegnante di storia, ma
sapeva molte cose anche di altre materie.
Talvolta riuscivano a viaggiare nel retro di un carro o di un camion
da un villaggio allaltro, o da un campo profughi allaltro, alla ricerca
del resto della famiglia. Spesso per erano costretti a viaggiare a
piedi, e le lezioni contribuivano ad alleggerire il viaggio.
Se erano da soli, lui le insegnava a parlare e a leggere in inglese,
tracciando le lettere per terra quando si fermavano a riposare. Le
raccontava le storie tratte dalle tragedie di Shakespeare e le parlava
dellInghilterra, dove aveva frequentato luniversit.
Nelle notti serene, se non era troppo stanco, le insegnava a
riconoscere le stelle e i pianeti. Durante le lunghe e fredde notti
invernali le parlava dei grandi poeti afghani e persiani. Recitava i loro
versi e lei li ripeteva in continuazione finch non li imparava a
memoria.
La tua mente ha bisogno di tenersi in esercizio, come il tuo corpo
diceva. Una mente pigra non porta niente di buono. Talvolta,
mentre camminavano, parlavano del resto della famiglia. Quanti
anni ha adesso Ali? le chiedeva suo padre. Era stato in carcere per
diversi mesi e quando era stato rilasciato il bambino aveva lasciato
Kabul con il resto della famiglia. Parvana cercava di ricordare quanto
era grande il suo fratellino lultima volta che laveva tenuto in

105
braccio, e poi cercavano di immaginare quanto potesse essere
cresciuto da allora.
Maryam molto sveglia diceva Parvana.
Tutte le mie ragazze lo sono diceva suo padre. Diventerete tutte
donne forti e coraggiose e ricostruirete il nostro povero Afghanistan.
Ogni volta che Parvana e suo padre parlavano della famiglia, era
come se la mamma e gli altri bambini in quel momento fossero in
vacanza, al sicuro e felici. Non esprimevano mai le loro
preoccupazioni.
Talvolta camminavano in silenzio. Erano i momenti in cui il pap
stava troppo male per parlare. Le ferite che aveva riportato quando la
scuola in cui insegnava era stata bombardata non erano mai guarite
del tutto. Le botte ricevute in carcere, il cibo insufficiente e di scarsa
qualit, e i pochissimi farmaci a disposizione nei campi profughi
facevano s che spesso provasse forti dolori.
Parvana odiava quei momenti, perch sentiva che non cera niente
che potesse fare per migliorare le cose.
Possiamo fermarci un momento, pap diceva.
Se ci fermiamo, moriremo rispondeva sempre suo padre.
Andiamo avanti.
Oggi Parvana avvertiva un dolore familiare allo stomaco. Quel poco
di riso cotto, nan e more secche che le aveva dato la ragazza del
villaggio le era durato tre giorni. Aveva mangiato solo piccole
porzioni a ogni pasto, e poi laveva subito riavvolto nel fagotto per
non finire tutto in una sola volta. Ma erano passati quattro giorni da
quando aveva lasciato il villaggio, e adesso tutte le provviste erano
esaurite.
Quattordici per otto, centododici. Quattordici per nove,
centoventidue no, sbagliato. Cerc di capire dovera lerrore, ma
aveva troppa fame per riuscire a ragionare.
Un suono raggiunse le orecchie di Parvana attraverso la distesa di
terra deserta: un suono che non era umano n animale, n il rumore
di una macchina. Cresceva e diminuiva, e per un istante Parvana
pens che fosse il vento tra le colline. Ma la giornata era senza vento.
Neppure un filo di brezza le sfiorava il collo.
Parvana attravers una piccola valle circondata da colline non
molto alte. Lo strano suono rimbalzava da una cresta allaltra. Non

106
poteva dire di preciso da dove provenisse. Pens di nascondersi, ma
non cerano alberi n rocce dietro ai quali acquattarsi.
Devo andare avanti disse forte, e il suono della sua stessa voce le
diede un po di conforto.
Scese lungo una curva del sentiero che attraversava la valle, e il
suono la colp di nuovo.
Veniva da qualche parte alla sua destra, sopra di lei.
Parvana guard in su e vide la sagoma di una donna accovacciata
sulla cima della piccola collina.
Aveva sollevato il burqa e il suo viso era scoperto. Quel suono, che
non aveva nulla di umano, proveniva da lei.
Parvana arranc su per la collina. La salita fu piuttosto faticosa con
il carico sulle spalle, e quando raggiunse la cima era sudata e aveva il
respiro affannato.
Mentre riprendeva fiato prima di parlare, Parvana si par davanti
alla donna e la scosse con delicatezza.
Il lamento non cess.
Ti senti bene? chiese Parvana. Non ci fu risposta. Hai qualcosa
da mangiare o da bere? Di nuovo nulla, se non quel lamento.
Da dove poteva venire la donna? Parvana non riusciva a vedere
nessun villaggio o accampamento nelle vicinanze. La donna non aveva
bagaglio, n fagotti: nulla che indicasse che era in viaggio.
Come ti chiami? chiese Parvana. Da dove vieni? Dove stai
andando? La donna non la guard n mostr alcun segno di aver
percepito la presenza di Parvana.
Parvana lasci cadere il bagaglio e agit le braccia davanti al viso
della donna. Saltell su e gi e le batt le mani vicino alle orecchie.
Ancora niente, solo quel lamento.
Basta! grid Parvana. Smettila! Guardami! Si chin, afferr la
donna per le spalle e la scosse forte. Tu sei una persona adulta! Devi
prenderti cura di me!
La donna continu a gemere.
Parvana avrebbe voluto colpirla. Avrebbe voluto prenderla a calci e
scrollarla finch non avesse smesso di lamentarsi e le avesse dato
qualcosa da mangiare. La stava scuotendo con forza e lev una mano
per colpirla quando vide gli occhi della donna per la prima volta.
Quegli occhi erano senza vita. Parvana aveva gi visto sguardi come

107
quello nei campi profughi. Aveva visto persone che avevano perso
tutto e che avevano rinunciato a sperare di ritrovare amore, tenerezza
e gioia.
Alcune persone sono morte prima ancora di morire le aveva
raccontato una volta suo padre. Hanno bisogno di riposo, di quiete,
di un medico che sintenda di queste cose, e di qualcosa di meglio da
guardare. Ma dove potranno mai trovare queste cose in un campo
profughi? gi abbastanza difficile trovare delle coperte. Stai lontana
da quelle persone, Parvana. Tu non puoi aiutarle, ma loro ti
porterebbero via la speranza.
Parvana ricord le parole di suo padre. Non provava pi il desiderio
di colpire la donna. Dal momento che la donna non poteva aiutare lei,
e lei, Parvana, non poteva aiutare quella donna, raccolse il suo
bagaglio e ridiscese la collina. Poi cammin veloce, finch non ebbe
lasciato il lamento di dolore della donna lontano dietro di s.

108
Tre

Pi tardi, quel pomeriggio, Parvana era sdraiata a pancia in gi sulla


cima di una piccola cresta e sbirciava nella radura di sotto.
Un gruppo di poche capanne di fango un piccolo villaggio in
rovina. Parvana riconobbe la devastazione delle bombe. In
Afghanistan cera la guerra da pi di ventanni. Cera sempre stato
qualcuno che bombardava qualcun altro. Molte bombe erano cadute
su Kabul. Molte bombe erano cadute dappertutto.
Non si muoveva nulla sotto di lei, tranne un lembo di tessuto che
sventolava dal vano di una porta.
Parvana sapeva che talvolta i soldati occupavano un villaggio dopo
averlo bombardato e vivevano nelle case che la gente aveva
abbandonato. Li aveva visti fare cos durante il viaggio insieme a suo
padre.
Osserv il villaggio a lungo, ma non avvert nessun movimento.
Piano, prese a discendere la collina. Il grosso delle mura attorno al
villaggio era stato distrutto, ma cerano ancora molti punti in cui i
soldati potevano nascondersi.
Parvana attravers il piccolo insediamento, avanzando con cautela
tra il pietrisco. Sbirci allinterno di quello che restava delle case di
una sola stanza. Materassi, stuoie, vasellame e tazze per il t erano
disseminati ovunque.
La scena aveva un aspetto familiare. Laspetto del si-salvi-chi-pu.
Aveva visto la sua casa in quello stato, la sua famiglia afferrare poche
cose e precipitarsi fuori per sfuggire alle bombe.
Si chiese doverano le persone che avevano abitato l. Forse
sarebbero tornate indietro a ricostruire le loro case quando si fossero
sentite al sicuro.

109
Era strano, stare l in piedi da sola nel villaggio deserto. Si sentiva
osservata, ma l non cera rimasto nessuno a guardare.
Un lieve lamento portato dalla brezza. Sembrava un gattino.
Parvana segu quel suono.
Il lamento proveniva dallultima casa. Parvana si ferm sulla soglia.
Parte del soffitto era crollata e Parvana guard tra le macerie in cerca
della fonte di quel lamento.
Poi lo trov. Non era un gattino.
In un angolo della stanza cera un bambino, disteso a pancia in su.
Un lembo di tessuto sporco lo copriva a malapena, come se fosse stato
portato l dal vento. Il bambino piangeva stremato. Come se avesse
pianto per molto tempo e ormai non si aspettasse pi di vedere
qualcuno.
Parvana si avvicin.
Ti hanno lasciato qui tutto solo? Vieni qui, povero piccolo. Prese
in braccio il bambino. La tua famiglia era terrorizzata e si
dimenticata di te?
Poi sent il ronzio delle mosche e vide il corpo di una donna
coperto dalle macerie.
Parvana port svelta il bambino allaperto, riparandogli gli occhi
dal sole.
Non ti hanno dimenticato disse. La tua mamma ti avrebbe
portato via, se avesse potuto.
Alla luce, Parvana vide che il bambino era un maschietto, mezzo
nudo e molto sporco.
Dobbiamo lavarci disse. Ma prima di tutto dobbiamo mangiare.
Ci devessere del cibo da queste parti.
Parvana port il bambino in una casa meno danneggiata delle altre.
Prov ad adagiarlo da qualche parte, cos da poter cercare le cose di
cui aveva bisogno, ma il bambino si aggrapp a lei strillando. Non
aveva intenzione di essere lasciato solo di nuovo!
E va bene, piccolo. Non ti lascio. Pos invece i libri di suo padre e
le altre cose.
La casa era composta da una sola stanza. In un angolo cera un vaso
con del riso. Il riso era ammuffito, ma Parvana avrebbe raschiato via
la muffa. Cera anche una piccola pila di nan, raffermo e duro, ma che
importanza aveva? Era pur sempre del cibo.

110
Faremo un banchetto, piccolo disse Parvana. Aveva notato che
cera un ruscello al limitare del villaggio. Prese una brocca da uno
scaffale e and a prendere lacqua.
Il bambino non era capace di bere dalla tazza. Si rovesci addosso
la maggior parte dellacqua, ma Parvana era sicura che dovesse averne
inghiottita almeno un po. Intinse un pezzo di nan nellacqua e lo
diede al bambino. Il piccolo mangi tutto ci che lei gli diede,
tenendo lo sguardo fisso su di lei.
Devi avere pi o meno let che aveva il mio fratellino Ali lultima
volta che lho visto disse. No, forse mi sbaglio. Sei pi piccolo.
Comunque, so tutto sui bambini. Ti laver, poi mi laver anchio. E
poi mangeremo qualcosaltro.
Dovette tornare nella casa del bambino per vedere se cerano degli
indumenti puliti. Trov un completino lavorato a maglia, dei pezzi di
stoffa da usare come pannolini e un cappellino. La casa era troppo
danneggiata per sperare di trovare altro, e a Parvana non piaceva
lidea di avvicinarsi troppo al corpo della donna.
Dovrei seppellirla, pens, ma non ce la faccio, non ce la faccio
proprio.
Distese un lenzuolo sul viso della donna: se non altro avrebbe
tenuto lontane le mosche. Non voleva pi tornare l.
Poi prese il bambino e gli indumenti puliti e and al ruscello.
Sei un bambino cos bravo gli disse, mentre gli toglieva i vestiti
sporchi e lo lavava. Parlava con quel tono buffo che i grandi usano
quando si rivolgono ai bambini. Sar facile prendersi cura di te.
Nessun problema. Sar come avere una bambola. Parvana aveva
sempre desiderato avere una bambola.
Lacqua era fredda, ma il bimbo non si lament. Non staccava lo
sguardo da Parvana. La sua pelle era infiammata per via dei pannolini
sporchi, ed era molto magro, ma per il resto sembrava che stesse bene.
Parvana lo rivest con gli indumenti puliti.
Va meglio?
Parvana non sapeva se la famiglia del bambino parlava la lingua
Dari oppure no. Forse erano di lingua Pashtu, e lui non capiva una
parola di quello che lei gli stava dicendo. Decise che non aveva alcuna
importanza. Era cos bello avere di nuovo qualcuno con cui parlare.
Appoggi il bambino a una roccia, con una coperta che facesse da

111
imbottitura, in modo che lui potesse vedere che lei era l vicino.
Appoggi il suo shalwar kameez di ricambio l vicino, si tolse gli abiti
sporchi ed entr nellacqua.
S, lo so cosa stai pensando, sono una ragazza disse al bambino.
Ma questo sar il nostro segreto, daccordo? Il bambino farfugli
qualcosa.
Parvana us la sabbia per grattare via lo sporco dalla pelle e dai
vestiti, che poi stese al sole ad asciugare.
Di ritorno nella casa meno distrutta, divise dellaltro pane raffermo
col bambino. Con la pancia piena, il piccolo si addorment.
Parvana lo adagi con dolcezza su un toshak e lo copr. Si sedette
accanto a lui e lo guard mentre dormiva. Era pulito e bello, e
quando lei gli toccava il piccolo palmo della mano, le sue dita
minuscole si richiudevano attorno al pollice. Non cera traccia della
guerra sul suo faccino addormentato, o nel modo in cui respirava nel
sonno.
Ti chiamer Hassan disse, perch tutti devono avere un nome.
Si distese accanto a lui. Sogni doro sussurr. E si addorment a
sua volta.
La mattina seguente Parvana si stiracchi, apprezzando la
morbidezza del materasso sotto di lei: di solito dormiva per terra.
Ancora mezza addormentata, si chiese se cera qualche possibilit di
arrotolare il materasso in un fagotto e portarlo con s.
Hassan borbott qualcosa e Parvana si svegli del tutto. Lui la stava
guardando, e quando si accorse che anche lei lo guardava, fece una
smorfia e agit le braccia.
Buongiorno, Hassan disse Parvana. Era stupendo avere qualcuno
vicino.
Lo prese in braccio e cauta guard fuori. Era tutto tranquillo.
Nessun esercito era entrato nel villaggio mentre dormivano.
Hai fame, Hassan? chiese. Cosa ne dici di riso pilaf dorato, con
aggiunta di uva secca e con dei grossi pezzi di agnello arrosto? Poi
potremmo mangiare bolani, pomodori e cipolle, e pasticcio di
tagliatelle dolci. Buono, no?
Mentre gli descriveva il menu, Parvana prese in braccio il bambino.
Lui si aggrapp a lei come la scimmietta avvinghiata a un albero che
aveva visto una volta sul libro di geografia, a scuola. Gratt via la

112
muffa verde lanuginosa dal riso freddo nel tegame e lo divise con il
bambino.
Dopo colazione, esplorarono il resto del piccolo insediamento alla
ricerca di oggetti utili. Parvana non si avvicin alla casa del bambino
e non vide altri cadaveri.
Una piccola costruzione alle spalle delle case risult essere un
granaio con due capre e qualche gallina. Parvana sapeva vagamente
come mungere una capra, e fu molto soddisfatta quando il suo gran
spremere si trasform in latte che sprizzava nel secchio. Ne diede la
maggior parte ad Hassan, e ne bevve un poanche lei. Era caldo e
dolce.
Le galline non avevano intenzione di lasciarle prendere le loro uova
e cercavano di beccarle le mani ogni volta che si avvicinava.
Ho pi bisogno di voi di quelle uova disse, raccolse un pezzo di
legno e colp le galline finch non saltarono fuori dai loro nidi,
chiocciando contrariate. Mise al sicuro le uova su uno scaffale alto,
nella casa in cui dormivano. Non voleva correre il rischio di
calpestarle senza volerlo.
Finch Hassan riusciva a vederla, faceva il bravo: cos Parvana fece
in modo di non allontanarsi mai da lui.
And di casa in casa, estraendo dalle macerie ci che poteva esserle
utile. Appoggi tutto su un telo di plastica, che trascin da una casa
allaltra. Quando ebbe finito, tutto giaceva disteso davanti a lei.
Non mi piace prendere le cose altrui disse ad Hassan, ma se devo
occuparmi di te, il tuo villaggio deve aiutarmi in qualche modo.
Parvana pass in rassegna tutto quello che aveva raccolto e con
attenzione scelse ci che poteva portare con s. Aveva gi una piccola
padella, ma prese anche un coltello affilato, unaltra coperta, candele,
qualche scatola di fiammiferi, un paio di forbici piccole e della corda.
Aggiunse un cucchiaio dal manico lungo e due tazze. Le tazze erano
piccole e forse sarebbe riuscita a insegnare ad Hassan a tenerne una in
mano. Sembrava un bambino sveglio.
Fece anche un pacco con del cibo: farina, riso, cipolle, carote e delle
albicocche secche, tutto quello che riusc a racimolare. Mise nel
bagaglio un piccolo bricco di olio per cucinare.
Infine aggiunse un incredibile tesoro: un pezzo di sapone avvolto in
una carta con delle rose disegnate. La confezione sembrava piuttosto

113
vecchia. Parvana si chiese dove potevano averlo preso quelle persone
e per quale occasione lo stessero conservando.
Sistem i bagagli vicino alla porta della casa in cui avevano trovato
riparo, vicino agli altri suoi averi.
Adesso siamo pronti per rimetterci in viaggio disse ad Hassan.
Andiamo a cercare la mia mamma. Mi far aiutare da lei a
prendermi cura di te. Ma sar io il tuo capo, non lei, intesi? Nooria
mia sorella maggiore cercher senza dubbio di tiranneggiarti. Non
pu farne a meno. Ma io non glielo permetter.
Era pronta a partire, ma ancora non se la sentiva.
Metter un po in ordine la casa, prima disse ad Hassan, che la
osservava assonnato dal toshak.
Con una piccola scopa trovata appesa a un gancio, Parvana spazz
il pavimento. Cera molta polvere e le ci volle diverso tempo, ma il
pavimento aveva un altro aspetto quando ebbe finito. Il resto della
piccola casa adesso sembrava molto pi sporco in confronto al
pavimento pulito, cos lasci Hassan che dormiva sul materasso e
corse al ruscello a riempire una brocca dacqua. Pul le pareti e gli
scaffali, ritornando al ruscello due volte a prendere lacqua pulita.
Lintera casa adesso aveva un altro aspetto.
Potrei piantare dei cespugli di rose fuori si disse a bassa voce per
non svegliare il bambino. LAfghanistan aveva sempre avuto dei
bellissimi giardini. Lo aveva sentito dire ai suoi genitori. I giardini
erano stati distrutti dalle bombe prima che lei nascesse.
Gett lacqua sporca fuori dalla porta della casa, stese lo straccio ad
asciugare e si rese conto di essere molto stanca. Si distese accanto ad
Hassan e si addorment.
Si svegli nel cuore della notte. Era buio, e per un istante non riusc
a ricordare dovera. Fu colta dal panico. Poi Hassan si mosse appena
nel sonno. Parvana lo circond con il proprio corpo, chiuse gli occhi
per allontanare loscurit e scivol di nuovo nel sonno.
Il mattino dopo costru un focolare vicino al ruscello per cucinare
tutte e cinque le uova che aveva trovato. Troppo tardi si rese conto
che avrebbe dovuto ungere la pentola con dellolio, perch le uova si
attaccarono al fondo e non vennero bene come quando le preparava
sua madre. Erano comunque buone, e lei e Hassan le mangiarono fino
allultima briciola. Gratt perfino il fondo della pentola con un

114
bastoncino per raccogliere anche gli ultimi pezzetti.
Le uova le ricordarono le galline.
Sar difficile uccidere una gallina? chiese ad Hassan.
Lo port con s al piccolo fienile e bevvero altro latte di capra. Poi
adagi il bambino sulla paglia e si concentr sulle galline.
Una di voi sar la nostra cena. C qualche volontaria?
Nessuna gallina si fece avanti.
Io sono pi grande di voi ricord loro, rivolta alla pi grassa.
Questa la fissava di rimando mentre Parvana si avvicinava sempre di
pi. Poi, proprio nel momento in cui stava per afferrarla, le sfugg al
volo. Hassan rise.
Non mi sei daiuto disse Parvana, ma rideva anche lei.
Le galline non sembravano intenzionate a farsi prendere, e
costrinsero Parvana a dar loro la caccia per tutto il piccolo fienile,
con gran divertimento di Hassan.
Stava per prepararsi al balzo finale sulla gallina che aveva chiuso in
un angolo, quando qualcosa fuori dalla finestra del fienile attir la
sua attenzione.
Un istante dopo aveva gi afferrato Hassan e correva come una
pazza in direzione della casa in cui avevano dormito. Raccolse i
fagotti che contenevano i loro pochi averi e corse in preda al panico
fuori dal villaggio.
In lontananza aveva visto i turbanti neri dei soldati talebani. Si
dirigevano verso il villaggio. Se lavessero trovata e avessero pensato
che era un ragazzo, avrebbero potuto costringerla ad arruolarsi. Se
avessero scoperto che era una ragazza
Era un pensiero troppo orribile.
Parvana non pensava. Continuava a correre sulle colline,
allontanandosi il pi possibile dal villaggio.
Non seppe mai perch Hassan non si mise a piangere, perch i
talebani non la videro arrampicarsi su per le colline, perch non
inciamp sotto il peso di tutte le cose che trasportava. Corse e
continu a correre. Quando finalmente si ferm, ben tre colline la
separavano dai talebani.
Hassan non sembrava disturbato per il fatto di essere stato
sballottato in giro. Doveva essergli sembrato divertente, anzi, e fece a
Parvana un gran sorriso.

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Bello, essere piccoli, eh? disse Parvana, riprendendo fiato e
pulendo la saliva sul viso di Hassan.
Sapeva che non poteva continuare a trasportare tutto quel carico. Il
peso lavrebbe stremata prima che potessero arrivare da qualunque
parte. Ma non osava liberarsi del cibo.
Non sappiamo quando ne troveremo dellaltro disse ad Hassan.
Apr gli altri fagotti e decise che probabilmente avrebbero avuto
bisogno di tutto allo stesso modo.
Restavano i libri di suo padre.
Apr linvolto. Quattro grossi volumi con la spessa copertina rigida
e un libro pi piccolo con la copertina di carta giacevano sul
lenzuolo. Cera anche una copia della rivista clandestina per cui sua
madre aveva scritto degli articoli a Kabul. Era stata portata di
nascosto in Afghanistan da alcune donne che lavevano stampata in
Pakistan. Parvana avrebbe dovuto darla a sua madre quando lavesse
incontrata di nuovo.
Nasconder sottoterra i tre libri pi grossi disse, e un giorno
torner a prenderli.
Servendosi di una pietra, scav una buca nel suolo duro, grande
abbastanza da contenere i libri. Uno era di scienze, uno di storia e il
terzo era di poesia persiana. Non poteva permettersi di sacrificare un
lenzuolo, cos la terra rossa ricadde sulle copertine.
Pest bene il terreno, poi ci spinse sopra con i piedi delle rocce e dei
ciottoli, cos che nessuno capisse che l era stato seppellito qualcosa.
Pens a suo padre sottoterra insieme ai suoi libri: almeno avrebbe
avuto qualcosa da leggere.
Con il cuore gonfio, Parvana riprese i bagagli e il bambino, e
prosegu il suo viaggio.

116
Quattro

Rannicchiata vicino allingresso della grotta, Parvana tese lorecchio


per sentire il rumore di qualcuno o qualcosa che potesse esservi
entrato prima di lei.
Hassan si agit. Parvana gli pos un dito sulle labbra, ma lui non
cap il suo gesto, o forse lo ignor. Continu ad agitarsi e a scalciare,
emettendo dei gridolini.
Portare con s un bambino in viaggio non era come portare un
bagaglio. Un bagaglio poteva essere spostato da una spalla allaltra.
Poteva essere appoggiato per terra quando le braccia erano stanche, o
anche gettato a terra in un moto di frustrazione quando non si sapeva
da che parte andare.
Ma un bambino andava portato con attenzione e non si poteva farlo
scivolare o gettarlo a terra. Hassan era grazioso, ma era anche
pesante, non stava fermo e aveva bisogno di essere cambiato.
A Parvana dolevano le braccia e la schiena. Non cera un modo
confortevole di trasportare tutto ci che le occorreva, e neppure le
tabelline riuscivano a distrarla dal dolore.
La grotta, vicino a un piccolo ruscello, era il posto ideale dove
riposare per un paio di giorni, se non ci fossero stati dei lupi
allinterno.
Hassan strill, e Parvana rinunci allidea di entrare furtivamente.
Si affacci allingresso della grotta e guard dentro; poi entr.
Pi che una vera grotta, si trattava di una roccia sporgente. Quando
i suoi occhi si furono abituati alla luce fioca, Parvana vide parte della
parete in fondo. La grotta era abbastanza alta perch lei potesse stare
in piedi e larga tanto da sdraiarsi, e restava ancora spazio per i
bagagli. Le rocce si ergevano tuttintorno come un bozzolo, creando

117
un accogliente rifugio dove potevano dormire al sicuro senza il rischio
che qualcuno li sorprendesse alle spalle. Si sarebbero fermati l per un
po e lei si sarebbe riposata le braccia.
Fuori dalla mia grotta!
Parvana si volt e corse via prima ancora che leco della voce
contro le pareti della grotta si fosse spento. Le sue gambe
continuarono a muoversi in preda al terrore anche quando fu esausta.
Quando finalmente rallent, il suo cervello le sugger qualcosa che
qualche momento prima era stata troppo spaventata per ascoltare.
La voce che aveva urlato nella grotta era quella di un bambino.
Parvana smise di correre e riprese fiato. Si volse e guard la grotta.
Non aveva intenzione di permettere che un bambino le impedisse di
riposare per qualche giorno!
Andiamo a vedere chi c dentro disse ad Hassan.
Ritornarono allingresso della grotta.
Ciao disse Parvana.
Ti ho detto di stare lontano dalla mia grotta! grid la voce. Era
senza dubbio una voce di bambino.
Come fai a dire che la tua grotta? chiese Parvana.
Ho un fucile. Vattene o sparo.
Parvana esit. Molti ragazzini in Afghanistan avevano un fucile. Ma
se davvero aveva un fucile, perch non le aveva ancora sparato?
Non ti credo gli disse Parvana. Non credo che tu sia un assassino.
Devi essere un bambino come me.
Fece qualche altro passo avanti, cercando di vedere nel buio.
Una pietra la colp alla spalla.
Smettila! grid Parvana. Ho un bambino in braccio.
Ti avevo avvertita di stare alla larga.
E va bene, hai vinto gli disse Parvana. Io e Hassan ti lasceremo
solo. Pensavamo che ti sarebbe piaciuto dividere il nostro pasto, ma
evidentemente preferisci tirare sassi.
Ci fu un momento di silenzio.
Lascia l il cibo e vattene.
Prima devo cucinarlo disse Parvana mentre si voltava per
andarsene. Se lo vuoi, esci a prendertelo.
Parvana adagi il bambino dove poteva tenerlo docchio e continu
a parlare mentre raccoglieva erbacce secche e rametti per accendere il

118
fuoco. Lacqua del ruscello era pulita e scorreva rapida, quindi decise
che avrebbero potuto berla anche senza farla bollire.
Immerse la tazza. Ecco qui, Hassan, un po dacqua fresca disse.
buona, vero? Bevila tutta. Adesso prepariamo unottima cena
calda. Gli diede un pezzo di nan raffermo per tenerlo buono mentre
preparava la cena.
Parvana sent il rumore di qualcosa che si trascina. Con la coda
dellocchio vide un ragazzino che guardava fuori dalla grotta. Era
seduto per terra. Lei gli port dellacqua.
Era sporco dalla testa ai piedi, e puzzava come i canali di scolo che
attraversavano gli accampamenti dove aveva passato linverno. Una
delle gambe dei pantaloni era abbandonata per terra, vuota. Doveva
avere nove o dieci anni, pens Parvana.
Appoggi lacqua dove lui potesse prenderla, poi torn al suo
lavoro. Sent che stava bevendo.
Portami da mangiare ordin il ragazzo, scagliandole la tazza.
Non mi piace che mi si tirino le cose disse Parvana. Se vuoi
qualcosa da mangiare, vieni qui a prendertela.
Non posso camminare! grid. Come fai a essere cos stupido da
non accorgertene? Portami da mangiare!
Parvana gli port del nan. Il ragazzo le rivolse uno sguardo colmo
di odio e rabbia. E paura, pens Parvana. I suoi capelli erano
incrostati di sporcizia. Il viso era graffiato e i vestiti laceri. Tenne il
pane fuori dalla sua portata.
Davvero hai un fucile? gli chiese.
Non te lo dico. Tese la mano per prendere il pane.
Tu rispondi alla mia domanda, e io ti dar del cibo.
Il ragazzino esplose in un furioso accesso di rabbia. Grid,
maledisse e gett manciate di terra e sassi a Parvana. Lo scoppio dira
lo lasci senza fiato, in preda alla tosse. La tosse era profonda e gli
squassava il petto, proprio come succedeva a suo padre. Parvana si
chiese dove una persona tutta pelle e ossa potesse trovare lenergia per
rendersi tanto sgradevole.
Potrei farlo cadere con un soffio, pens Parvana.
Non ce lho un fucile ammise il ragazzo alla fine, ma posso
averne uno quando voglio, quindi stai attento a quello che fai!
Parvana gli porse il pane. Lui lo inghiott in un istante. Prese

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dellaltra acqua e la mise a bollire sul fuoco. Quando il riso fu cotto,
ne mise un po su un piatto e lo port al ragazzo.
Come ti chiami?
Il ragazzo sincup e fiss il riso. Asif. Parvana gli diede il riso. Poi
diede da mangiare ad Hassan.
Io mi chiamo Parvana disse, imboccando Hassan. Sto cercando la
mia famiglia. Ho trovato questo bambino in un villaggio distrutto
dalle bombe. Lho chiamato Hassan. Prese un boccone di riso.
Perch hai un nome da ragazza? chiese Asif.
Parvana si sent gelare. Come aveva potuto commettere un errore
cos madornale? Pens velocemente a qualcosa da rispondere per
porre rimedio, ma a un tratto si sent troppo stanca per mentire
ancora.
Sono una ragazza disse. Facevo finta di essere un maschio a
Kabul per poter lavorare. Quando io e mio padre abbiamo cominciato
questo viaggio, stato pi facile continuare a fingere di essere un
maschio.
Perch tuo padre non lavorava? Era pigro?
No, mio padre non era affatto pigro, e non osare dire unaltra
parola su di lui! Parvana scagli una pietra per terra. Il rumore
spavent Hassan, che cominci a piangere.
Dico quello che mi pare. Non prendo ordini da una ragazza la
provoc Asif.
Prenderai ordini da me, eccome, se vuoi mangiare dellaltro cibo
url Parvana. Oh, sta zitto, Hassan!
Alzare la voce con il bambino per farlo smettere di piangere riusc
soltanto a ottenere di farlo piangere ancora pi forte.
Parvana rivolse le spalle a entrambi. Cerc di ignorarli mentre
osservava le fiamme del piccolo fuoco ridursi in cenere.
Poi si calm. Il pianto di Hassan si era ridotto a un flebile
piagnucolio. Parvana lo prese in braccio e lo cull fino a quando non
si fu addormentato. Poi distese una coperta e ve lo avvolse, per
ripararlo dallaria fredda della notte.
Si era quasi dimenticata del bambino della grotta, quando lui le
rivolse unaltra domanda.
E allora dov tuo padre adesso?
Parvana mise delle pagliuzze sui carboni e le guard trasformarsi in

120
fiamme.
morto rispose piano.
Asif rimase in silenzio ancora per un po. Poi disse: Lo sapevo che
eri una ragazza. Sei troppo brutta per essere un maschio. La sua voce
era pi debole di prima, come se la sua voglia di combattere si fosse
esaurita. Parvana vide che si lasciava scivolare a terra. Gli port una
coperta.
Cosa facevi nella grotta?
Non risponder pi alle tue stupide domande.
Se me lo dici ti far usare la coperta.
Non voglio la tua coperta puzzolente rispose lui, strisciando per
terra. Parvana non sapeva se coprirlo o prenderlo a calci.
Poi Asif parl di nuovo, cos piano che lei dovette chinarsi per
sentire le sue parole.
Sono stato inseguito da un mostro disse. Anzi, stavo inseguendo
un mostro. scomparso in un buco della grotta e probabilmente
uscir stanotte e ti manger, cosa di cui sar molto felice.
Parvana si allontan senza coprirlo n prenderlo a calci. Lasci la
coperta per terra lontano dalla sua portata.
Si sedette accanto ad Hassan. Nel cielo cera ancora un po di luce.
Prese carta e penna.

Cara Shauzia,
oggi ho incontrato una strana creatura. Per met bambino e per met
animale selvaggio. Ha perso una gamba e si nasconde in una grotta.
Penserai che mi sia stato riconoscente per essermi presa cura di lui, e
invece diventa sempre pi ostile. Come pu una persona cos piccola essere
tanto malvagia?
Ma non ha importanza. Non un problema mio. Domani me ne andr e
lo lascer qui. Devo trovare la mia famiglia, e lui mi rallenterebbe troppo.
Forse potrei lasciare indietro anche il bambino. Loro non sono i miei
fratelli. Non sono un problema mio.

Era ormai troppo buio per continuare a scrivere. Parvana ripose il


foglio e la penna. Rivolse per un istante lo sguardo al cielo,
ripensando alle lezioni di astronomia di suo padre.
Si alz e torn da Asif. Dormiva steso sul suolo, quasi abbracciato
alla nuda terra. Prese la coperta l accanto: lo copr, poi and a

121
dormire accanto ad Hassan.

122
Cinque

Hai Non
bisogno di un bagno disse Parvana ad Asif.
dirmi cosa devo fare scatt Asif.
Puzzi.
Anche tu.
No, io non puzzo disse Parvana, anche se sapeva che forse era
vero, almeno un po. Non quanto Asif, per.
Se non ti lavi, non mangi gli disse decisa.
Non mi serve il tuo cibo schifoso. Ho un sacco di roba da mangiare
nella grotta. Cose buone. Non quella brodaglia che cucini tu.
E va bene. Continua a marcire nella tua puzza. Non me ne importa
niente. Noi oggi ce ne andiamo comunque, anche se dovremo
percorrere chilometri e chilometri per liberarci del tuo odore.
Probabilmente dovremo arrivare addirittura fino in Francia.
Francia? Non esiste un posto con quel nome.
Non hai mai sentito parlare della Francia? E poi dai della stupida a
me?
Asif le tir la coperta. Non arriv molto lontano, perch mentre la
lanciava cominci a tossire. La sua camicia era aperta e Parvana gli
vide le costole sollevarsi nello sforzo di respirare tra un colpo di tosse
e laltro.
Parvana si volse e sbatt la coperta per togliere la terra. La polvere
la fece starnutire, cosa che la fece arrabbiare ancora di pi.
Hai riempito di puzza anche la coperta disse ad Asif in tono di
accusa, ma lui era troppo occupato a tossire per prendersela. Stese la
coperta al sole perch perdesse il cattivo odore. Era una cosa che le
aveva insegnato suo padre.
Anche tu puzzi disse stizzita ad Hassan. Se non altro, cera

123
qualcuno che doveva fare come diceva lei. Port via ad Hassan le
pietre con cui stava giocando e cominci a svestirlo con modi bruschi.
Il bambino url contrariato.
Non si fa cos.
Parvana trasal sentendo la voce inaspettata di Asif, si volse e vide
che si era trascinato fino al ruscello.
Come osi arrivarmi di nascosto alle spalle in questo modo?
Non si fa cos ripet lui.
So esattamente quello che faccio. Ho una sorella e un fratello
piccoli.
Devono odiarti.
Invece mi vogliono molto bene. Sono la sorella migliore del
mondo.
Staranno facendo salti di gioia perch ti sei persa per strada, cos
non sono costretti a vederti.
Parvana lasci scivolare in braccio ad Asif il piccolo Hassan, che
continuava a piagnucolare. Credi di poter fare di meglio?
Accomodati, prova tu.
Hassan smise allistante di piangere. Parvana fiss a bocca aperta la
rabbia che svaniva dal viso di Asif mentre le piccole dita di Hassan gli
afferravano il naso.
Vai a cercare le mie stampelle disse a Parvana. Lei stava per
urlargli in risposta che non accettava ordini da lui, ma le stampelle le
sembrarono una buona idea.
Dove sono?
Se lo sapessi, non ti chiederei di andare a cercarle le rispose con
una logica irritante.
Le trov poco lontano dallingresso della grotta. Non erano vicine.
Dovevano essergli cadute mentre cercava di scappare da qualunque
cosa lo stesse inseguendo, pens. Port le stampelle al ruscello.
Asif sedeva nel ruscello, vestito, con Hassan in braccio. Il piccolo
borbottava mentre Asif lo strofinava per lavarlo.
Parvana pos le stampelle e apr uno dei bagagli per prendere i
vestiti puliti per Hassan. Sotto gli abiti del bambino cera il suo
shalwar kameez di ricambio. Tir fuori anche quello, poi prese il
pezzo di sapone dalla borsa di suo padre. Lo tolse dallinvolucro, che
ripose nella borsa: aveva un buon profumo.

124
Potrebbero servirti disse, e pos il sapone e i vestiti sulla riva.
Lasci anche un pannolino pulito per Hassan. Non mangiarti il
sapone non pot non aggiungere, in tono appena un po scontroso.
Asif prese il sapone, ma ignor il commento. Era troppo occupato a
giocare con il bambino.
Parvana si allontan seguendo il torrente e si mise a strofinare i
vestitini di Hassan con la sabbia. Stava stendendo i pannolini puliti ad
asciugare quando Asif la chiam: pulito, adesso. Vieni a prenderlo.
Aspettava che Asif le porgesse il bambino, poi per cap che non ne
aveva la forza. Entr nel ruscello e prese Hassan.
Adesso vattene, cos posso lavarmi disse Asif.
Parvana port Hassan allingresso della grotta e lo vest. Aveva un
aspetto pi roseo e allegro, dopo il bagno. Cera ancora del pane e
gliene diede un pezzo da masticare.
Ehi, stupida, vieni qui!
Non devo rispondergli, si disse Parvana.
Ti ho detto di venire qui.
Parvana continu a giocare con Hassan, ignorando il ragazzo nel
ruscello.
Non mi ricordo come ti chiami disse Asif in tono un po meno
scortese.
Parvana prese in braccio Hassan e scese al torrente. Asif si era tolto
la camicia e laveva buttata sulla riva. Si era lasciato scivolare
nellacqua, come se non ce la facesse pi a tenersi su. Aveva i capelli
pieni di sapone.
Parvana prese una delle tazze ed entr nel torrente. Asif volse lo
sguardo mentre lei avanzava alle sue spalle.
Parvana trasal quando vide le cicatrici che Asif aveva sulla schiena.
Alcune erano vecchie ed erano ormai segni indelebili sul suo corpo:
altre erano recenti, coperte di croste e infette.
Deve essere stato inseguito davvero da un mostro, pens Parvana.
Non restare l a guardare borbott il ragazzo rabbiosamente.
Tira indietro la testa. Riemp la tazza dacqua. Chiudi gli occhi
ordin, e la bocca. Poi, facendo con Asif come sua madre faceva
con lei, gli sciacqu il sapone dai capelli.
Lo sforzo fatto per lavarsi aveva stremato Asif, che si addorment
al sole subito dopo aver indossato lo shalwar kameez di ricambio di

125
Parvana.
Dopo aver lavato gli indumenti e averli stesi ad asciugare, Parvana
sistem Hassan su una coperta e prese il foglio e la penna.

Cara Shauzia,
diventa sempre pi difficile ricordare il tuo viso. Talvolta ti penso e
riesco a ricordarti solo nelluniforme blu con il chador bianco che
indossavamo a scuola a Kabul. Avevi i capelli lunghi, allora. Anchio.
Qualche volta mi tocco la schiena con la mano cercando di ricordare
dove mi arrivavano i capelli. Credo di ricordarmelo, ma potrei sbagliarmi.
difficile ricordare che dormivo in un letto, e che dovevo fare i compiti
prima di poter guardare la televisione o giocare con i miei amici. difficile
ricordare che mangiavamo gelato e torte. Ero davvero la stessa persona?
Un giorno ho davvero lasciato una fetta di torta nel piatto perch non mi
andava? Deve essere stato un sogno. Quella non poteva essere la mia vita.
La mia vita polvere e rocce, ragazzi cattivi e bambini pelle e ossa, e
lunghi giorni passati cercando mia madre senza avere la minima idea di
dove possa essere.

126
Sei

Parvana spazz la piccola grotta usando uno dei suoi sandali come
scopa. Le piaceva vedere il pavimento pulito, anche se sapeva che non
sarebbe durato a lungo.
Potremmo sistemarci qui disse tra s. Lo avrebbe detto ad Hassan,
ma Hassan era al torrente con Asif. Anche se era sola, parlava ad alta
voce. Le piaceva il modo in cui le sue parole rimbalzavano tra le
pareti della piccola grotta.
In questangolo potremmo mettere dei ripiani disse facendo
scorrere le dita su un pezzo di roccia sporgente che avrebbe potuto
reggere delle tavole, se fosse riuscita a trovare del legno. Io e
Maryam potremmo dormire davanti, la mamma e Ali nel retro, cos
Ali non potrebbe uscire carponi di nascosto senza passarci sopra.
E Nooria? Parvana sincup mentre misurava lo spazio angusto con
lo sguardo. Poi fece spallucce: Nooria avrebbe dormito fuori.
Soddisfatta per il pavimento della grotta, Parvana si rimise il
sandalo prima di raggiungere gli altri al torrente.
Cosa stavi facendo? chiese Asif. Lui stava intrecciando dei fili
derba nel tentativo di costruire una piccola barca. Hassan lo
osservava.
Stavo pulendo la grotta.
E perch? solo una grotta, stupido pulirla.
Credi di avere sempre ragione, eh? disse Parvana incrociando le
braccia. Be, ci sono un sacco di cose che non sai. Magari non solo
una grotta. Magari c un tesoro.
Ma che cosa stai dicendo? Hassan ha pi buon senso di te. Non c
nessun tesoro.
S, invece insistette Parvana. esattamente il tipo di grotta in cui

127
Alessandro Magno nascondeva i suoi tesori. Aspett che Asif le
chiedesse chi era Alessandro Magno cos da potergli mostrare ci che
sapeva, ma lui continu a lavorare alla sua barca.
Parvana tamburell per un po col piede, poi gli disse:
Alessandro Magno era un generale che visse tantissimo tempo fa.
Port via un tesoro da ogni posto che conquist.
Allora era un ladro. Avrebbero dovuto tagliargli le mani.
Non era un ladro insistette Parvana, ma mentre lo diceva si chiese
se per caso non fosse vero. La gente lo amava. E gli dava i propri
tesori.
Stai dicendo che lui conquistava una citt e la gente era cos
contenta da dargli le proprie cose?
cos, ti dico insistette lei.
Allora erano tutti degli stupidi dichiar Asif. Se io avessi un
tesoro, non ne darei via neanche una piccola parte. Fin di intrecciare
i fili derba e mise la piccola barca in acqua. Rimasero a guardarla
mentre veniva trascinata via dalla corrente.
E poi perch avrebbe dovuto sotterrare il suo tesoro? chiese Asif.
Perch non lha tenuto con s?
Forse era troppo ingombrante per essere trasportato disse
Parvana. Aveva con s cos tanti tesori che i suoi cavalli erano
stracarichi, e ha dovuto sotterrarne una parte per non spezzare le loro
schiene.
E perch non tornato a prenderselo?
Forse non ricordava qual era la grotta giusta. Forse aveva cos tanti
tesori che non aveva bisogno di pensare a quello sepolto. Come faccio
a saperlo? Il pensiero di Parvana vol rapido ai libri di suo padre,
nella buca sottoterra. Come avrebbe fatto a ritrovarli? Scacci quella
domanda dalla mente. La rattristava, e non voleva essere triste mentre
era impegnata in una noiosa discussione con Asif.
Quindi, secondo te, sottoterra in quella vecchia grotta c un
tesoro?
Ne sono sicura disse Parvana. Perch non avrebbe potuto essere
cos? Pi ci pensava, pi era certa che uno scrigno colmo di monete
doro e gioielli giaceva sepolto nella grotta, e aspettava solo di essere
dissotterrato.
Se c un tesoro l dentro, appartiene a me dichiar Asif. Ho

128
trovato io la grotta per primo.
Parvana esplose: Indossi i miei vestiti, mangi il mio cibo, e questo
tutto quello che sai dire per ringraziarmi? Sei davvero terribile.
Va bene, va bene. Lo divider con te.
Certo che lo farai.
Asif si sollev con laiuto delle stampelle. Si era tirato su solo a
met quando ricadde allindietro. Parvana lo prese per le spalle e gli
diede una spinta.
Andiamo disse Asif.
Dove?
Alla grotta. Cominciamo a scavare. Scosse la testa in segno di
disapprovazione. Di cosa credevi che stessi parlando? Meglio trovare
qualcosa con cui scavare. E si avvi zoppicando.
Il pensiero del tesoro era diventato cos reale nella mente di
Parvana che non fece caso al fatto che lui le stesse dando degli ordini.
Trov un paio di pietre appuntite della misura giusta, prese in braccio
Hassan e raggiunse Asif nella grotta.
Presto il pavimento della grotta non fu pi liscio, via via che
Parvana e Asif lo raschiavano con le pietre. Di tanto in tanto una delle
pietre con cui scavavano colpiva qualcosa, e loro si entusiasmavano
finch non scoprivano di aver trovato solo unaltra pietra.
Cosa comprerai con la tua parte di tesoro? chiese ad Asif.
Cavalli rispose lui. Comprer molti cavalli, i pi veloci.
Cavalcher senza sosta e quando il mio cavallo sar stanco ne
comprer un altro, e poi un altro, poi un altro ancora. Non sar mai
costretto a fermarmi.
E il cibo?
Che cosa me ne faccio? Dovr cavalcare, non camminare.
Io comprer una grande casa disse Parvana. Una casa magica, in
cui le bombe scivolano sul tetto senza mai esplodere. Sar una casa di
pietra bianca, come quella in cui abitavo una volta, ma pi grande,
con una casetta pi piccola in giardino per mia sorella Nooria, cos
non dovr vederla continuamente. Indosser abiti bellissimi e tanti
gioielli, e avr molti servitori, cos non dovr pi fare i lavori
domestici. Riusciva a vedersi nella mente, vestita con uno shalwar
kameez rosso fiammante come quello che le aveva cucito la zia,
quello che era stata costretta a vendere molto tempo prima a Kabul

129
perch la sua famiglia potesse comprare da mangiare.
Tutti i gioielli del mondo non ti faranno diventare bella disse Asif.
E poi che valore hanno i gioielli? Non puoi mica mangiarli, o
bruciarli per scaldarti, o
La pietra di Parvana urt qualcosa di duro.
Mi sembra di sentire qualcosa.
solo unaltra pietra.
Spost altra terra. No, non credo. Scav pi a fondo. Sembra uno
scrigno!
Asif us la sua pietra per aiutarla a scavare. S! uno scrigno!
Scavarono sempre pi in fretta, scagliando la terra per tutta la
grotta.
Fai attenzione ad Hassan. proprio dietro di te riusc a dire
Parvana, sbuffando e ansimando per lo sforzo. Asif fece in modo che
la terra non finisse addosso al bambino.
Un po alla volta, lo scrigno venne in superficie. Parvana si mise in
ginocchio per tirarlo fuori e Asif si chin per aiutarla. Gemendo per lo
sforzo, tirarono fuori lo scrigno. Era di metallo verde, lungo due volte
il sandalo di Parvana e largo un sandalo e mezzo.
Credevo che lo scrigno di un tesoro fosse pi grande disse Asif.
I diamanti non sono molto grandi rispose Parvana. Portiamolo
fuori alla luce, cos vedremo brillare i gioielli quando lo avremo
aperto. Trascin lo scrigno al sole, fuori dalla grotta. Mentre Asif la
raggiungeva arrancando, lei torn indietro a prendere Hassan, cos
che anche lui potesse assistere allapertura dello scrigno.
Asif picchi con un sasso contro la serratura incrostata di terra
finch non cedette. arrugginito disse Asif.
rimasto sottoterra per migliaia di anni disse Parvana. Anche tu
saresti arrugginito.
Asif rimosse i pezzi del lucchetto dalla serratura.
Pronta?
Pronta. Avvicin le mani a quelle di Asif e aprirono insieme lo
scrigno.
Era pieno di pallottole.
I due ragazzi abbassarono lo sguardo e rimasero l a fissarle, troppo
sorpresi per dire qualsiasi cosa. Hassan parlott e tese la mano per
toccare quei piccoli oggetti.

130
Asif richiuse lo scrigno sbattendo il coperchio.
Un tesoro grid. Perch ti ho dato retta? Si trasse in piedi con
laiuto delle stampelle, rifiutando lofferta di aiuto di Parvana. La urt
con la spalla mentre si allontanava zoppicando dalla grotta.
Parvana riapr lo scrigno. Forse gli occhi le avevano giocato un
brutto scherzo.
Invece no. Tutto ci che vide furono file di pallottole allineate, e
quando vi fece scorrere sopra le dita, nessun gioiello le scintill
davanti. Non erano altro che pallottole.
Non erano state sotterrate da Alessandro Magno. Le pallottole a
quel tempo non erano ancora state inventate. Probabilmente erano
state sepolte dagli uomini che avevano combattuto quella guerra che
era cominciata molto tempo prima che lei nascesse. Forse luomo che
le aveva nascoste era morto. Forse non ricordava pi doverano. Forse
aveva tante pallottole da non aver bisogno di queste.
Non faceva differenza. Non cera nessun tesoro.
Con un grosso sforzo, Parvana sollev lo scrigno sopra la sua testa e
lo scagli pi lontano che pot. Lo scrigno atterr con un tonfo, e le
pallottole si sparpagliarono per terra. Sembravano semi sul terreno,
ma Parvana sapeva che da loro non sarebbe germogliato cibo.
Prese in braccio Hassan e si sedette con lui, con lo sguardo rivolto
lontano dalla grotta. Volt il bambino cos che lui non potesse vederla
in faccia. Si vergognava di se stessa per essersi fatta prendere la mano
da uno stupido sogno, come se fosse ancora una bambina.

131
Sette

Parto domani disse Parvana ad Asif il giorno seguente. Avevano


dormito fuori, tutti quanti. Parvana non aveva voglia di spianare
di nuovo il pavimento della grotta. Non aveva voglia di pensare a
quanto era stata sciocca.
Dove andrai? chiese Asif.
A cercare mia madre.
Ma dove la cercherai?
Parvana si guard attorno e scelse una direzione. Da quella parte.
Perch proprio da quella parte?
Perch fa parte del mio piano.
Hai un piano?
Certo che ho un piano. Lunico piano di Parvana consisteva nel
continuare a camminare nella speranza di incontrare sua madre, per
caso, da qualche parte. Ma non vedo perch dovrei parlartene.
Non voglio neanche saperlo disse Asif. Sar un piano stupido.
Sar bellissimo liberarmi di te, pens Parvana. Come saranno
tranquilli e piacevoli i miei giorni e le mie notti.
Forse credi che mi piacerebbe venire con te disse Asif.
Parvana fece finta di non aver sentito.
Forse credi che ti sarei grato se mi portassi con te continu Asif.
Penserai che non sono capace di badare a me stesso se rimango qui
da solo.
Parvana rimase in silenzio, sentendosi superiore perch riusciva a
non rispondere alle provocazioni di Asif.
Decise di lavare tutti i vestiti, cos tutto sarebbe stato pulito quando
si fosse messa di nuovo in cammino.
Asif pest per terra con il piede. Immagino che porterai con te il

132
bambino.
Vuoi che lo lasci a te?
Non me ne importa.
Parvana prese Hassan e i pannolini sporchi e li port al torrente.
Stava ancora strofinando il primo pannolino quando sent il rumore
delle stampelle di Asif alle sue spalle.
Arriverai magari a passare molto vicino a tua madre disse Asif.
Tu andrai da una parte, lei da unaltra, passerete vicino luna allaltra
e continuerete a camminare per sempre finch cadrete tutte e due,
perch avrete finito la terra su cui camminare disse Asif. Sarebbe
molto pi sensato restare qui. Tua madre probabilmente passer di
qui un giorno o laltro, per cercarti. In effetti credo che verr presto, e
si arrabbier molto quando le dir che non hai voluto fermarti qui ad
aspettarla.
Cosa ti fa credere che mia madre verr qui presto? chiese
Parvana. E se avesse avuto ragione? Sent accendersi la speranza.
solo una sensazione rispose Asif. Non vale la pena di tentare?
Non sa niente, si disse Parvana. Dice cos per dire: era delusa ma
non sorpresa.
Lav il resto dei pannolini e li stese ad asciugare. Vorrei che tu
sapessi lavarti i tuoi pannolini da solo disse ad Hassan.
Hassan tese la mano per prendere una pietra che luccicava,
ignorando le lamentele di Parvana.
Ti darebbe davvero molto fastidio se venissi con te, vero? disse
Asif. Non lo sopporteresti. Probabilmente non fai altro che sperare
che io resti qui.
Parvana lisci le pieghe di uno dei pannolini lavati. Non disse nulla.
In questo caso disse Asif verr. Solo per il gusto di darti
fastidio.
Parvana avvert uno strano, inaspettato senso di sollievo. Aveva
sempre saputo, in cuor suo, che non sarebbe mai stata capace di
lasciarlo l.
Oh, no, per favore gli disse.
Niente da fare disse lui. Ormai ho deciso. E non cercare di
svignartela senza di me, perch ti raggiungerei e te ne pentiresti.
Il pensiero di Asif che raggiungeva qualunque cosa pi veloce di
una lumaca la fece sorridere, ma si trattenne appena in tempo. Prese

133
la borsa a tracolla e si sedette un po pi distante per scrivere alla sua
amica.

Cara Shauzia,
domani ce ne andremo di qui. Mi piace fermarmi in un posto, ma ogni
volta ripartire diventa sempre pi difficile. Dopo tutto questo viaggiare
dovrei essermi abituata. Invece no.
Ma dobbiamo partire per forza. Stiamo finendo le provviste. Ci restano
quattro mestoli di riso e un po dolio.
Non so se troveremo del cibo dove andremo, ma so che non ne
troveremmo pi qui, se restassimo.
Magari troveremo un posto bellissimo con tantissime cose da mangiare,
e degli adulti che possano badare ad Hassan, e una camera in cui poter
dormire lontano da tutti quelli che mi danno fastidio.
Sono sempre stata cos scontrosa?
Spero che ci siano un sacco di cose da mangiare dove sei tu. Vorrei che
potessi mandarcene un po.
Alla prossima volta,
La tua amica
Parvana.

Il mattino dopo, Parvana rilav i pannolini che Hassan aveva


sporcato e li avvolse in un telo. Li avrebbe stesi ad asciugare non
appena si fossero fermati a riposare.
Cominci a riporre le provviste.
E se non troviamo dellacqua nel posto in cui andiamo? chiese
Asif. Come farai a cucinare il riso? Non ci avevi pensato, vero?
Parvana non ci aveva pensato, in effetti, malgrado le costasse fatica
ammetterlo. Tir fuori la padella dal bagaglio.
Forse dovrei cucinarlo adesso disse. Non mi fa piacere. Non so
quanto durer una volta cotto, prima di fare la muffa.
Lo mangeremo prima che faccia la muffa disse Asif. Non ne resta
molto.
Parvana sapeva che aveva ragione lui. Quattro piccole tazze di riso
non sarebbero durate a lungo con due ragazzi e un bambino. Raccolse
delle erbacce e dei rametti secchi. Asif li spezz nella giusta misura,
accese un fiammifero e in pochissimo tempo ebbero un bel fuoco.
Parvana and a prendere lacqua e cucinarono il riso.

134
Potremmo mangiarne un po finch caldo? chiese Asif.
Parvana pens che fosse una buona idea. Ne mangeremo solo un
po disse. Deve bastarci finch non troveremo dellaltro cibo.
Mangiarono il riso caldo direttamente dalla pentola. Hassan sedeva
in braccio ad Asif e lui lo imboccava.
Sembrava che avessero appena cominciato a mangiare quando
Parvana si accorse che la pentola era piena di riso solo per met.
Smettila di mangiare! grid, strappando la pentola dalle mani di
Asif. Deve durarci!
E allora perch ne hai mangiato cos tanto?
Non dare la colpa a me! Sei tu che hai continuato a ingozzarti
come se fossimo gente ricca, piena di sacchi di riso dappertutto. In
preda allira, Parvana agit il braccio in modo cos violento che la
pentola le scivol dalle dita e cadde per terra.
Atterr capovolta.
Nessuno di loro parl. Rimasero l, a fissare la pentola rovesciata.
Dopo un lungo, terribile istante, Parvana si avvicin alla pentola e
cautamente la sollev. La maggior parte del riso era ancora attaccato
al fondo della pentola. Doveva averlo cotto troppo.
Ce nera altro per terra. Asif si trascin fin l e insieme raccolsero il
riso, un granello alla volta, e lo rimisero nella pentola.
Quando tutti i bagagli furono pronti, Parvana prese il blocco per
scrivere.

Cara Shauzia,
brutto, quando peggioro le cose. Perch mi comporto cos male?
Perch non riesco a essere migliore?

Aiut Asif ad alzarsi, prese i bagagli e il bambino e si


incamminarono, lasciandosi alle spalle la grotta. Non si voltarono
indietro.

135
Otto

Camminarono per due giorni prima di finire il cibo, e poi


camminarono per altri due giorni.
Parvana avvertiva il dolore allo stomaco tipico di quando non
mangiava. Era un misto di dolore e di vuoto. Anche la testa le
sembrava vuota; si sentiva stupida.
Hassan aveva pianto, il primo giorno che il riso era finito, ma il
secondo giorno il pianto si era ridotto al flebile lamento di quando
Parvana lo aveva trovato.
Hassan ha bisogno di riposo disse Asif. Parvana sospett che fosse
Asif ad aver bisogno di riposo, anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Si muoveva sempre pi a fatica e il suo viso aveva la stessa
espressione che aveva visto su quello di suo padre quando soffriva
molto.
Parvana pos a terra Hassan, poi i bagagli. Sostenne Asif per il
braccio mentre lui si sedeva. Quando era stanco, spesso scivolava gi
e cadeva su un fianco quando cercava di sedersi. Questo lo metteva in
imbarazzo e lo rendeva scontroso.
Non c rimasta dellacqua? chiese Asif.
Parvana sleg il fagotto che conteneva la bottiglia di plastica e la
agit per far sentire ad Asif che ce nera rimasta ancora un po. Lui
tese la mano, e lei gliela porse.
Stava per ricordargli di andarci piano, di non berne troppa, ma che
cosa sarebbe cambiato? Non avrebbe fatto alcuna differenza se Asif
avesse bevuto un sorso o due. Dovevano comunque trovare altra
acqua, il prima possibile.
Asif vers un goccio dacqua nel tappo della bottiglia. Parvana lo
osserv mentre la versava, poco per volta, in bocca ad Hassan, senza

136
sprecarne neanche una goccia.
buona? chiese Asif al bambino. Ne vuoi ancora? Diede ad
Hassan tre tappi pieni dacqua prima di berne uno a sua volta. Poi
restitu la bottiglia a Parvana.
Hai fratelli o sorelle? chiese Parvana ad Asif. Si rese conto di non
sapere niente di quel ragazzino che viaggiava insieme a lei. Sapeva
che abitava in una grotta, ma non aveva idea di cosa facesse prima.
Sapeva che era un tipo difficile, ma non sapeva il perch. Non sapeva
chi gli aveva voluto tanto male da ferirgli la schiena in quel modo.
Sono solo rispose lui, asciutto.
Anche io disse Parvana, ma ho una famiglia da qualche parte. E
tu? Tu non hai una famiglia da qualche parte?
Asif cerc di far giocare Hassan con il dito, ma sembrava che
Hassan non fosse interessato a giocare. Sembrava che non gli
interessasse niente.
No rispose Asif alla fine.
Se ne sono andati? Cosa successo?
Un tempo avevo una famiglia. Ora non ce lho pi. E questo
tutto. Non avrebbe aggiunto altro, e Parvana si chiese perch mai
avrebbe dovuto prendersi la briga di chiederglielo.
Tir fuori il suo blocco.

Cara Shauzia,
unaltra giornata di fame, e niente in giro che somigli a cibo. Non so pi
neppure se ho fame. So solo che sono stanca, e ho sempre voglia di
piangere. Abbiamo quasi finito lacqua e non so cosa fare.
Ti ricordi quelle fiabe che leggevamo a scuola, quando qualcuno colpiva
con la bacchetta magica una roccia e ne sgorgava acqua, o qualcuno
sfregava una lampada magica e saltava fuori un genio pronto a esaudire
tre desideri? Ci credevo, quando ero piccola, ma adesso so che una roccia
solo una roccia, e che sfregare una lampada serve solo a farla brillare.
Forse quando sar vecchia e passer tutto il tempo a sognare a occhi
aperti sotto il sole potr credere di nuovo a queste cose. Ma in che cosa
creder fino ad allora?

Non molto intelligente da parte tua disse Asif portare tutte


quelle cose nella borsa. Ti stanchi e diventi irritabile. Sei una stupida.
Parvana scagli il blocco per terra. Come osi darmi della stupida?

137
Sono costretta a portarmi dietro tutte queste cose. Chi le porta,
altrimenti?
Io potrei portare qualcosa. Potrei portare Hassan.
Non essere ridicolo. Riesci a malapena a camminare.
Potrei portarlo in spalla. Ora non mi fa pi cos male. Asif si tolse
il mantello e lo pieg in una specie di fascia. Hassan si pu sedere
qui dentro e tu potresti legarmelo attorno al collo.
Parvana pens alle braccia che le dolevano. Credi che funzioner?
Certo che funzioner. Ci ho riflettuto.
Provarono subito. Parvana aiut Asif ad alzarsi, e dovette legargli in
spalla la fascia con il bambino, ma sembrava che potesse funzionare.
Hassan non sembr accorgersi della differenza. Piagnucolava, ma lo
faceva anche quando lo portava Parvana.
Anche con il bambino in spalla, Asif riusciva a usare le grucce, cos
si rimisero in marcia. Seguirono una strada sterrata perch era
pianeggiante e facile da percorrere. Di tanto in tanto passava un
camion o un carro trainato da un asino, e malgrado Parvana facesse
segno di fermarsi, tiravano dritti.
Verso la fine della giornata raggiunsero un villaggio, piccolo quasi
quanto quello da cui veniva Hassan. Non era stato bombardato, o se
era successo, gli abitanti lo avevano ricostruito da tempo.
I vecchi sedevano sui gradini davanti alle loro case, schermandosi
gli occhi con le mani per guardare Parvana, Asif e Hassan che
percorrevano lentamente la strada che attraversava il villaggio.
Parvana si sentiva a disagio, con i loro sguardi puntati addosso, ma
non poteva farci niente.
Credi che dovremmo chiedere dellacqua? chiese sottovoce ad
Asif.
Non sembrano troppo amichevoli. Potrebbero farci un sacco di
domande e crearci dei problemi disse Asif. Vediamo se riusciamo a
trovare qualcun altro a cui chiedere. Magari un bambino.
Videro alcuni bambini che giocavano con un pallone dalla forma
strana. Era sgonfio, e non arrivava molto lontano quando lo
calciavano.
Dove possiamo trovare dellacqua? chiese loro Asif.
C una casa del t laggi disse uno dei bambini. Volete giocare
con noi?

138
Adesso ho sete rispose Asif, magari pi tardi.
I bambini tornarono al loro gioco. Parvana e Asif proseguirono
lungo la strada e arrivarono al negozio del t.
Non abbiamo soldi disse Parvana. Dovremo chiedere la carit.
Io non chiedo la carit disse Asif. Posso lavorare.
Parvana sospir. Era troppo stanca per lavorare. Chiedere la carit
sarebbe stato pi facile.
Il negozio del t era una piccola capanna con pochi tavolini.
Cerano tre uomini allinterno, seduti in silenzio. Un grosso bollitore
era sistemato in un angolo della stanza.
Shauzia era stata un ragazzo del t a Kabul: correva avanti e
indietro per il mercato portando i vassoi colmi di tazze da t ai
mercanti nei loro chioschi. Ma non sembrava che ci fosse bisogno di
un ragazzo cos in quel villaggio.
Stiamo cercando lavoro disse Asif.
Uno degli uomini si agit sulla sedia. Non c lavoro qui, ragazzo.
Credi che ce ne staremmo qui seduti immobili se ci fosse qualcosa da
fare?
Faremo qualunque cosa disse Parvana, e non dovrete pagarci. Ci
darete solo qualcosa da mangiare e da bere.
Luomo bevve un sorso di t e riflett un istante prima di
rispondere, come se Parvana e Asif fossero due ragazzini ben nutriti
che chiedevano di lavorare per divertimento.
Tu non sei in grado di lavorare disse infine luomo rivolto ad Asif.
Mio fratello bader al bambino disse Parvana, io lavorer per
tutti e due.
Come ti chiami? chiese luomo.
Kaseem rispose Parvana, dando il suo nome da ragazzo.
Il mio pollaio ha bisogno di essere pulito disse luomo. Se farai
un buon lavoro ti dar del cibo, ma poi dovrete andarvene. Ho
soltanto un pollaio, e non ho intenzione di dar via il cibo gratis.
Il pollaio si trovava nel retro del piccolo cortile. Era davvero molto
sporco.
Qui c dellacqua, se vuoi bere disse luomo indicando un barile
di acqua piovana. Se va bene per i polli, va bene anche per voi. Ti
porter del cibo quando avrai finito. E torn dai suoi amici.
Il cortile era rinchiuso da una recinzione che era per la maggior

139
parte caduta, mentre quella del pollaio era in buone condizioni.
Parvana prese Hassan dalle spalle di Asif e li aiut a sistemarsi
allombra di due alberi sparuti. Port loro dellacqua con un mestolo,
ma Asif le fece cenno di bere per prima. Lei vuot il mestolo in un
secondo, poi lo riemp di nuovo. Asif ne diede ad Hassan, prima di
bere.
Parvana pens alle galline che si erano prese gioco di lei nel
villaggio distrutto dalle bombe. Non aveva voglia di essere presa in
giro, oggi, e le galline parvero capirlo, perch si allontanarono in tutta
fretta.
Lavor sodo, grattando via il letame delle galline con un vecchio
pezzo di legno e ammonticchiando la paglia sporca fuori nel cortile,
cercando di non sporcarsi troppo. Prima avesse finito, prima
avrebbero mangiato.
Tra la paglia trov delle uova che il padrone aveva dimenticato di
raccogliere. Come poteva fare per prenderle? Se le avesse messe in
tasca, si sarebbero viste, e probabilmente si sarebbero anche rotte.
Guard Asif che dormiva insieme ad Hassan, appoggiato alla coperta
arrotolata a mo di cuscino.
Parvana si guard attorno. Era sbagliato rubare. Aveva visto che
cosa accadeva ai ladri in base alla legge talebana. Venivano tagliate
loro le mani. Non voleva correre quel rischio. Ma allo stesso tempo
voleva quelle uova!
Raccolse le uova e si guard attorno per vedere che non ci fosse
nessuno in giro. Avrebbe voluto attraversare il cortile di corsa,
nascondere le uova nella coperta arrotolata e tornare nel pollaio.
Ma non poteva farlo. Suo padre non sarebbe stato orgoglioso di lei,
se avesse rubato. Spesso erano stati affamati durante il loro viaggio, e
sebbene avessero avuto lopportunit di rubare, suo padre non aveva
voluto sentirne parlare. Le nostre pance sarebbero piene stasera
aveva detto, ma come potremmo vivere con noi stessi domani?
Parvana rimise le uova al loro posto e riprese a pulire il pollaio. Era
davvero molto sporco, ma se non altro era piccolo e presto ebbe
finito.
Ecco il tuo cibo disse luomo, portandole una piccola ciotola di
riso nel cortile.
Ma noi siamo tre disse Parvana.

140
Ma hai lavorato solo tu. Ti sembro ricco?
Tu sei sicuramente pi ricco di noi disse Parvana. Siamo solo dei
bambini.
Se aiutassi tutti i bambini poveri che ci sono in Afghanistan, presto
sarei povero come voi. Se non vuoi il riso, lo porto via.
Lo vogliamo disse Asif. Ma luomo restava immobile e teneva la
scodella fuori dalla portata del braccio di Asif.
Per favore disse Asif, per favore, possiamo avere quel riso?
Parvana vide che la sua mano stava tremando.
Finalmente luomo porse la scodella ad Asif, poi torn in casa.
I bambini divisero quel pugno di riso, in un silenzio sinistro. Poi
Parvana riemp le loro bottiglie dacqua, mentre Asif risciacquava
qualche pannolino per Hassan.
I grandi non dovrebbero voltare le spalle ai bambini disse con
rabbia mentre strizzava i pannolini.
Vorrei aver rubato quelle uova mormor Parvana, rivolgendo uno
sguardo torvo alla casa del t.
Torna a prenderle adesso disse Asif.
troppo rischioso.
Allora torneremo dopo.
Trovarono un punto alla periferia del villaggio dove potevano
fermarsi senza essere visti. Stesero i pannolini ad asciugare e
aspettarono che facesse buio.
Lasciando Hassan che dormiva nel nascondiglio insieme ai loro
pochi averi, Parvana e Asif ritornarono furtivi verso il villaggio e nel
cortile sul retro della casa del t.
Parvana trov le uova che aveva lasciato l qualche ora prima, e le
mise nella borsa a tracolla insieme alle lettere per Shauzia.
Asif, muovendosi con cautela, prese una gallina cos piano che
questa non emise neppure un suono. La avvolse nel suo mantello e la
porse a Parvana. Poi uscirono furtivi dal cortile.
Al limitare del villaggio presero Hassan e le loro cose e
continuarono a camminare finch il villaggio non fu molto lontano
alle loro spalle.
Le persone che truffano i bambini si meritano che gli succeda
qualcosa di brutto disse Parvana. Non mi dispiace neanche un po.
Uova per colazione disse Asif.

141
E scoppiarono a ridere.

142
Nove

Parvana non riusciva a dormire. Il suo stomaco era vuoto e le faceva


male.
Quando si erano trovati con la gallina e le uova, avevano creduto di
avere tutto il cibo del mondo. Hassan faceva fatica a mangiare la
carne perch aveva ancora pochi dentini, quindi Parvana e Asif
avevano lasciato a lui le uova. Parvana le aveva cucinate in modo che
fossero morbide e gustose. Non avevano pi olio per cuocere, ma era
stata attenta che non si attaccassero troppo alla padella.
Asif uccise la gallina in modo rapido e preciso, e Parvana cominci
a pensare che cerano cose che era in grado di fare, oltre a lamentarsi
e a trattarla male.
Mangiarono tutta la carne che poterono, lasciando ad Hassan le
parti pi morbide. Si sentivano tutti meglio, quando mangiavano.
Hassan ricominci a mostrare interesse per le cose che lo
circondavano, e Parvana non era pi cos scontrosa.
Ma alla fine non ci fu pi niente da mangiare, e loro furono di
nuovo affamati.
Era passata una settimana da quando era finita la gallina? Parvana
non riusciva pi a tenere il conto del tempo. Giaceva distesa sulla
terra dura, chiedendosi a cosa servisse mangiare un giorno se il giorno
dopo dovevano soffrire la fame di nuovo.
Chiuse gli occhi e cerc di addormentarsi.
Aveva scelto il punto in cui sdraiarsi senza troppa attenzione. Cera
un sasso che le tormentava la schiena. In qualunque posizione, era
sempre scomoda. Ma la notte era fredda, e lei se non altro era al
caldo. Se si fosse alzata per trovare un punto pi comodo, avrebbe
sentito freddo. Se fosse rimasta l al caldo, sarebbe rimasta scomoda.

143
Se non altro, non aveva la preoccupazione di svegliare Hassan
muovendosi. Ormai il piccolo dormiva sempre con Asif.
Il sasso le si era conficcato nella schiena, e lei decise di alzarsi. Si
sarebbe riscaldata di nuovo dopo.
Uno, due, tre sussurr, e gett indietro la coperta.
Laria fredda la afferr. Cerc di muoversi rapidamente prima di
congelarsi, ma non riusciva a trovare un punto liscio dove stendere la
sua coperta. Cos se la avvolse sulle spalle e si sedette per terra.
Forse sono lunica persona sveglia sulla faccia della Terra
sussurr. Tutti gli altri dormono e sognano, mentre io sono sveglia e
veglio su di loro. Parvana, il difensore. Sorrise.
Si mise a canticchiare senza parole una canzone sulla luna che
aveva imparato a scuola. La musica si diffuse nellaria fredda della
notte e sembr far brillare di pi le stelle.
Sent il rumore di qualcosa che strisciava dietro di lei. Cap senza
voltarsi che Asif era sveglio e si aspett che le dicesse qualcosa di
scortese perch stava canticchiando.
Invece si trascin fino a lei. Tir gentilmente il lembo della coperta
di Parvana e lei la avvolse attorno alle spalle di entrambi. Aggiunse le
parole alla musichetta che stava canticchiando. Poi Asif cant una
canzone nuova, e insieme cantarono una canzone che sapevano tutti e
due.
Rimasero l seduti a cantare e a guardare le stelle finch furono
entrambi cos stanchi che riuscirono a riaddormentarsi, anche con lo
stomaco che faceva male per la fame e i sassi appuntiti sotto la
schiena.

144
Dieci

Cara Shauzia, oggi saremo costretti a camminare di nuovo. Preferirei


restare qui seduta. Sono cos stanca. Ma non faccio che pensare a quello
che diceva sempre mio padre: Se ci fermiamo moriremo.
Hassan si lascia cadere in giro, sembra un sacco di riso. Ha lo sguardo
appannato e non risponde quando gli parli. come se fosse gi andato via.
Lerba che abbiamo mangiato ieri ci ha fatto male allo stomaco. Una
gran quantit di materia puzzolente uscita dai nostri corpi. stato
abbastanza brutto per me e per Asif, ma stato anche peggio per Hassan,
che non ha pi vestiti di ricambio. un bene che oggi il sole sia caldo,
perch l nudo, in attesa che il bucato si asciughi. Uno di noi a turno
deve sventolarlo per tenere lontane le mosche.

Aspetta un momento, pens Parvana. Hassan non aveva mangiato


lerba. Avevano provato a dargliene un po, ma non laveva voluta. E
allora perch sta male?
Poi cap. Aveva dimenticato di far bollire lacqua prima di berla.
Sapeva perfettamente che andava fatto. Anche a Kabul, dove
lacqua proveniva da una fontana della strada, doveva essere bollita
prima di berla. Lacqua non bollita faceva star male la gente. Lo
sapevano tutti.
Guard il piccolo stagno vicino al quale avevano vissuto e da cui
avevano bevuto per tre giorni. Lacqua dei ruscelli, che si muoveva
rapida, poteva essere bevuta, ma quella degli stagni doveva prima
essere bollita. Quante volte glielaveva detto suo padre? Non cera da
stupirsi che stessero male.
Riprese in mano la penna.

145
Sono stanca di dover ricordare sempre un sacco di cose. Voglio che
qualcun altro lo faccia per me.

Parvana ripose loccorrente per scrivere nella borsa a tracolla e


raccolse dei ramoscelli per fare un fuoco, cos da poter bollire lacqua.
Finch non arrivava qualcun altro, toccava a lei occuparsi di tutto.
Se non altro, con i dolori di stomaco, non avremo voglia di
mangiare disse, quando i vestiti del bambino furono asciutti e loro si
furono rimessi in cammino.
Asif non rispose. Sembrava che il solo fatto di muoversi
prosciugasse tutte le sue energie. Parvana sapeva che avrebbe dovuto
portare Hassan al posto suo, ma non si offr di farlo.
Passarono altri due giorni. I bambini si fermarono ancora.
Parvana sedeva con loccorrente per scrivere in grembo. Stava per
scrivere unaltra lettera a Shauzia, ma non poteva sopportare di
scrivere ancora di quanta fame avevano, o quanto erano assetati, o
quanto puzzava Hassan. Era stanca di scrivere quelle cose. Avrebbe
voluto poter scrivere qualcosa di nuovo.
Se solo il mondo fosse diverso, pens. Chiuse gli occhi e immagin
una vallata verde e ombreggiata, come quella da cui proveniva la
famiglia di sua madre, solo pi luminosa e pi bella di quanto sua
madre le avesse raccontato. Pens al genere di posto in cui avrebbe
voluto vivere. Poi apr gli occhi e cominci a scrivere:

Cara Shauzia,
oggi siamo arrivati in una vallata nascosta tra le montagne afghane, cos
segreta che solo i bambini sono in grado di trovarla. tutta verde, tranne
dove blu o gialla o rossa, o di altri colori. I colori sono cos brillanti che
subito ti sembra che possano far male agli occhi, ma non cos. Tutto
pace.

Parvana continu a scrivere, e mentre le sue parole riempivano la


pagina riusciva a vedere la Verde Vallata, sempre pi chiara. Era quasi
diventata vera.
Scrivi di nuovo alla tua amica? le chiese Asif, seduto poco
lontano.
Vuoi che ti legga quello che le sto scrivendo?
Perch dovrei aver voglia di sentire quello che si scrivono due

146
ragazze?
Ti piacer disse Parvana. Lascia che te lo legga.
Asif non disse di s, ma non disse nemmeno di no, cos Parvana gli
lesse quello che aveva scritto.

La Verde Vallata ricca di cibo. Ogni giorno mangiamo come se


stessimo celebrando la fine del Ramadan. Ho appena finito un piatto
gigante di riso Kabuli con uva secca e grossi pezzetti di agnello arrosto. Poi
ho mangiato unarancia grande quanto la mia testa e tre coppette di gelato
alla fragola. Nessuno in Afghanistan mangia pi gelato alla fragola, tranne
i bambini della Verde Vallata, e possiamo averne quanto ne vogliamo.
Ti piacerebbe stare qui. Magari quando ti stancherai della Francia
potrai venire qui, ed qui che ci incontreremo anzich sulla Torre Eiffel.
Ora che ho trovato questo posto, non ho alcuna intenzione di andarmene.
Qui si pu bere lacqua senza prima farla bollire, e non ci fa stare male.
Gli altri bambini mi dicono che acqua magica. Tutti i bambini che ci sono
qui hanno gambe e braccia. Nessuno di loro cieco, e nessuno infelice.
Forse persino ad Asif ricrescer la gamba.

Parvana fin di leggere. Trasse un profondo sospiro e pos la lettera.


Suonava stupida. Mentre laveva scritta, era riuscita a immaginare
tutto in modo cos nitido! Ma ora riusciva a pensare solo alla sua
pancia vuota, alla terribile tosse di Asif e alla sua gamba volata via,
allodore insopportabile emanato da Hassan.
Verde Vallata. Asif calci la terra con il piede. Non esiste un
posto cos.
No disse Parvana in tono piatto, non esiste un posto cos. Lho
inventato io.
Perch?
Parvana si strinse nelle spalle. Pensavo solo forse pensavo che se
lo avessi immaginato sarebbe diventato vero.
Proprio come il tesoro di Alessandro Magno nella grotta le
rinfacci Asif.
Parvana era furiosa con se stessa per aver condiviso il suo sogno
con Asif, ma soprattutto per aver avuto un sogno. La gamba di Asif
non sarebbe ricresciuta, non avrebbero mai avuto cibo a sufficienza e
lacqua non bollita avrebbe continuato a far stare male la gente.
Strapp il foglio dal blocco, lo appallottol e lo gett nel campo.

147
Una folata daria spinse la carta appallottolata di nuovo verso di lei.
Era l per terra, poco distante.
Parvana raccolse un sasso e lo tir al foglio accartocciato. Lo
manc e ne scagli un altro con rabbia.
Pessimo tiro disse Asif.
Oh, immagino che tu possa fare di meglio, con quelle braccine
pelle e ossa che ti ritrovi.
Potrei tirare meglio di te anche senza braccia!
La sfida era stata lanciata. Parvana aiut Asif ad alzarsi e gli porse
dei sassi. Lui si appoggi a una stampella per tirare. Il primo tiro di
Asif arriv molto pi lontano di quello di Parvana.
Te lavevo detto!
Il mio tiro di prima non conta insistette Parvana. Non stavo
gareggiando. Lanci un altro sasso. Questa volta and molto meglio.
Continuarono a tirare le pietre. A volte i lanci di Asif arrivavano pi
lontano, altre volte vinceva Parvana. Lei continuava a passargli i sassi,
e lui continuava a lanciarli.
Chiunque in grado di tirare lontano sassi cos piccoli disse Asif.
Portami delle pietre pi grandi e ti faccio vedere come si fa a tirare i
sassi sul serio.
Parvana ammonticchi delle pietre cos grosse da dover essere
scagliate con due mani. Doveva sostenere Asif mentre lui le lanciava,
perch non riusciva a reggersi con la stampella e a gettarle allo stesso
tempo. Lo sforzo lo fece tossire, ma continu a tirare.
Parvana raccolse la pietra pi grossa del mucchio. Era piuttosto
pesante. La sollev con tutte le sue forze e la gett nel campo.
La terra rugg ed esplose davanti a loro, come se un mostro lavesse
perforata dalle viscere.
I bambini urlarono. Urlarono e urlarono, mentre la polvere ricadeva
al suolo.
Asif colp la spalla di Parvana con un sasso. Ci hai portato in un
campo minato! grid. La rabbia faceva s che la sua voce superasse le
urla di Hassan. Sei la ragazza pi stupida del mondo. Con tutto
quello scrivere, tu e la tua Francia, non sai quello che fai! Ora
salteremo tutti per aria! Sei solo una stupida, stupida, stupida!
Mentre urlava verso di lei, la mano di Asif cercava di afferrare
qualcosa, dove un tempo cera la gamba che aveva perduto.

148
Qualcosa spinse Parvana a circondare con le braccia il fragile corpo
di Asif. Si lasciarono cadere a terra, strinsero Hassan, odoroso e in
lacrime, si abbracciarono e piansero, piansero.

149
Undici

Parvana non sapeva da quanto tempo erano l seduti immobili.


Potevano essere ore o minuti.
Si scherm gli occhi con la mano e si guard attorno nel campo di
pietre. Guardandolo non si poteva capire quanto era pericoloso.
Talvolta le mine erano disseminate sulla superficie, dipinte a colori
vivaci per farle sembrare graziosi oggetti. La gente provava a
raccoglierle e perdeva le braccia. La maggior parte delle mine
antiuomo erano nascoste qualche centimetro sotto terra. La gente non
sospettava di camminarci sopra finch la bomba non esplodeva.
Parvana non sapeva che cosa fare. Se si trovavano in un campo
minato, e avessero fatto un passo falso, la terra sarebbe esplosa sotto
di loro. Dovevano farsi strada attraverso il campo e rischiare di
saltare per aria? Dovevano rimanere doverano e aspettare di morire
di fame e di sete? Come faceva a sapere qual era la decisione giusta?
Era troppo stanca e demoralizzata per tirare a indovinare. Comunque,
sembrava che fossero destinati a morire. Non si sarebbe mai
incontrata con Shauzia, dopotutto. Pens alla sua amica, seduta in
cima alla Torre Eiffel, che aspettava, aspettava, aspettava.
Parvana pos il mento sulla spalla di Asif e il loro pianto divenne
un tenue singhiozzo. Guard il campo. Non vedeva altro che pietre e
polvere e colline, con altre pietre e altra polvere.
Qualcosa cattur il suo sguardo. Avanzava verso di loro. Sbatt le
palpebre pi volte per essere sicura di vedere bene, poi si rizz a
sedere.
Sta arrivando qualcuno disse attraverso il campo minato.
Asif si volt e guard nella direzione indicata da Parvana.
Mi sembra una ragazza disse Asif.

150
S, hai ragione disse Parvana, vedendo il chador che sventolava
sulle spalle della figuretta che veniva di corsa verso di loro.
Credi che sia vera? chiese Asif.
Parvana non sapeva che cosa pensare. Cose che le erano sembrate
vere si erano rivelate frutto della sua immaginazione.
Non possiamo immaginarcela tutti e due, no?
Prima che avessero il tempo di stupirsi, la ragazzina era davanti a
loro, in carne e ossa.
Bambini! esclam. Sono secoli che non vedo dei bambini! e si
chin per abbracciarli.
Parvana e Asif erano troppo sorpresi per ricambiare labbraccio.
La ragazza era pi piccola di Asif. Indossava un sudicio chador
verde che le copriva i capelli. E c un bimbo piccolo! Ma
meraviglioso! Non morto nessuno?
La mente di Parvana, annebbiata dalla fame, reag lentamente.
Cosa?
Lesplosione disse la ragazza, agitando le mani. Non morto
nessuno?
No, no, non morto nessuno.
Come si chiama il bambino? chiese la ragazza.
Fu Asif a risponderle. Si chiama Hassan.
Peccato che siate tutti maschi disse la ragazza. Ho aspettato
tanto una sorella.
Lei una ragazza disse Asif, indicando Parvana col pollice.
Davvero? Sei una ragazza strana.
Asif ridacchi. Parvana gli rivolse uno sguardo torvo. Avrebbe
potuto dire la stessa cosa di quella bambina. Indossava un abito che
somigliava a un lungo scampolo di tovaglia a fiori con un buco per
farci passare la testa. Un pezzo di corda faceva da cintura. Aveva il
viso ricoperto di piaghe simili a quelle che Parvana aveva visto sui
volti di altri bambini. Suo padre le aveva spiegato che erano causate
dalle malattie e dalle infezioni. La ragazzina portava un assortimento
di braccialetti e collanine fatte di oggetti che Parvana fece fatica a
identificare: un chiodo appeso alla collanina, e qualcosa che
somigliava alla spirale allestremit di una lampadina. La sua
bigiotteria ciondolava e tintinnava mentre lei si pavoneggiava davanti
a loro.

151
Parvana si sent troppo sopraffatta dalla vitalit della ragazza per
farle altre domande.
Bene, andiamo disse la ragazza.
Andiamo dove?
A casa mia, naturalmente. Porto sempre a casa tutto ci che trovo
nel campo minato. Voi siete anche meglio di un camion o di un asino.
Avete mai mangiato carne dasino? Ovviamente non ho potuto
portare a casa lasino intero. Ho dovuto tagliare un pezzo alla volta, e
pezzi piccoli, che potevo trasportare. Sono tornata indietro per
prendere il resto, ma allora le mosche e gli avvoltoi lavevano trovato.
Non mi piace mangiare cose su cui si sono posate le mosche, e gli
avvoltoi mi fanno paura.
La ragazza continu a parlare mentre raccoglieva i due fagotti,
lasciando a Parvana il compito di portare Hassan e ad Asif quello di
portare se stesso.
Aspetta! le grid Parvana. E le mine?
Le mine non mi fanno niente le grid la ragazza in risposta.
Seguitemi e non faranno niente nemmeno a voi.
La ragazza fece loro strada attraverso il campo minato. Si muoveva
cos rapidamente, saltellando, che Parvana dovette dirle parecchie
volte di aspettarli. Il campo minato era disseminato di scheletri di
animali, ruote di camion e cocci di bottiglie.
La ragazzina li condusse lungo un breve canyon, poi in una piccola
radura protetta su tutti i lati da colline rocciose.
Benvenuti a casa mia disse, allargando le braccia come se stesse
dando loro il benvenuto in un castello.
La prima cosa che colp Parvana fu la puzza. Lodore di carne
marcescente sembrava impregnare la radura. Vide carcasse di pecore e
capre macellate per met a terra, coperte di mosche.
La casa era una capanna di fango, come molte altre che Parvana
aveva visto durante il suo viaggio. Stava crollando in diversi punti. Il
fango era rappezzato, ma solo fino a una certa altezza. Parvana cap
che la ragazzina, che non doveva avere pi di otto anni, non riusciva
ad arrivare pi in alto. Una tovaglia, pi buchi che stoffa, pendeva
dallingresso.
A parte le carcasse degli animali, cerano rifiuti per tutta la radura:
assi rotte, bottiglie vuote, pezzi di finimenti di cuoio, corde sfilacciate,

152
sudici pezzi di cartone e grovigli di erbacce. Cera anche un altro
odore. Parvana cap che la ragazzina aveva usato lo spiazzo come
latrina.
Non cera nessun altro nella radura, e nessuno usc dalla casa per
venir loro incontro.
Vivi qui da sola? chiese Parvana.
Oh no, vivo qui con la nonna: venite a conoscerla. Le piacerete.
Li condusse in casa. Cera buio dentro, e cattivo odore.
Ho trovato dei bambini, nonna. Non stupendo? Salutate la
nonna disse a Parvana e Asif.
In un primo momento Parvana pens che la ragazzina fosse del
tutto matta, e che nella stanza non ci fosse nessuno. Piano piano i suoi
occhi si abituarono alloscurit che regnava nella piccola capanna.
Vide una credenza alta, delle stuoie logore appoggiate al muro e un
mucchio di vestiti in un angolo.
La ragazzina and verso il mucchio di vestiti nellangolo, si
inginocchi e sembr avvicinarsi per ascoltare. La nonna dice che
molto felice di conoscervi, e che potete restare quanto desiderate.
Sar meglio che la bambina venga con noi sussurr Asif a
Parvana. matta quanto te.
Parvana stava per dare ragione ad Asif, quando guard pi
attentamente il mucchio di vestiti.
Si inginocchi e vi pos sopra una mano. Sent le ossa di una spina
dorsale e il lieve su e gi di un respiro.
La nonna della bambina era rannicchiata su un materasso sottile,
con la schiena rivolta alla porta. Aveva una panno nero avvolto
attorno al corpo. Anche il viso era coperto. Non si mosse n emise
alcun suono. Solo limpercettibile movimento del respiro e il fatto di
non sentire lodore della morte dissero a Parvana che la vecchia era
ancora viva.
La ragazzina si comportava come se tutto fosse assolutamente
normale. Li condusse fuori.
La nonna ha bisogno di tanto riposo disse, prima di cominciare a
volteggiare, in un turbinio di attivit.
Parvana ricord che anche sua madre era stata cos, distesa su un
toshak, a casa, quando suo padre era stato arrestato. E ripens anche
alla donna sulla collina.

153
Avrebbe voluto fare alla ragazzina centinaia di domande, ma si
limit a fargliene una.
Come ti chiami?
Leila disse la bambina, e porse loro dellacqua e del riso freddo. Il
cibo e lacqua rianimarono Parvana e Asif, ma nessuno di loro riusc a
convincere Hassan a mangiare. Sembrava che non gli interessasse.
quasi morto disse Leila come se stesse facendo una
constatazione.
No, invece insistette Asif. Star bene. Bagn langolo della sua
camicia con lacqua e lo mise in bocca ad Hassan. Per un
interminabile minuto sembr che Hassan non facesse altro che restare
l seduto immobile. Poi cominci a succhiare lacqua.
Lo vedi? Star bene. Fece un impasto con un po di riso e Hassan
mangi anche quello.
Cera un pozzo nella radura, con una pompa a mano, e poterono
lavarsi. Leila port loro degli indumenti puliti.
Questi erano di mia madre disse.
Parvana si sent molto fiera di se stessa perch riusc a non ridere
quando Asif usc dalla capanna indossando uno shalwar kameez da
donna, che doveva andargli bene finch i suoi abiti non fossero stati
lavati e asciugati. Il suo corpo magro si perdeva nei vestiti troppo
grandi e uno sguardo torvo gli incupiva il viso.
A Parvana piacque indossare di nuovo abiti femminili. Lo shalwar
kameez che le diede Leila era azzurro chiaro con ricami bianchi
davanti. La fece sentire di nuovo carina.
Nel cortile cera un focolare circondato da pietre, su cui era
possibile posare delle pentole. Leila cucin riso e carne stufata per
cena. Prima di servirla, prese un po di cibo dalla pentola e lo mise in
un piccolo buco, che scav con le dita per terra. Parvana era troppo
stanca per chiederle che cosa stesse facendo.
stufato di piccione disse la ragazzina. Spero che vi piaccia.
Parvana non avrebbe battuto ciglio nemmeno se fosse stato
avvoltoio. Qualunque cibo sarebbe stato buono. Asif vers con un
cucchiaio il brodo dello stufato tra le labbra di Hassan. Hassan ingoi
tutto, tenendo lo sguardo fisso in quello di Asif.
Consumarono il pasto serale nellunica stanza della capanna, con la
nonna di Leila. Leila parl in continuazione mentre metteva un po di

154
cibo in un piatto, sollevava un po la coperta dal viso della nonna e
metteva sotto il piatto.
Parvana guard attentamente. Alla fine vide dei movimenti molto
lenti sotto la coperta, mentre la vecchia prendeva piccoli bocconi di
cibo dal piatto e li portava alla bocca.
Leila continu a parlare per tutto il tempo. Le parole le sgorgavano
dalle labbra come da una pentola in ebollizione.
Lo so che parlo troppo disse, ma passato cos tanto tempo
dallultima volta che ho avuto qualcuno con cui parlare, soprattutto
dei bambini. Certo, ho la nonna, ma lei non parla molto.
Per quanto poteva vedere Parvana, la nonna non parlava affatto.
sempre stata cos tranquilla? chiese Parvana a Leila.
Oh no, una volta parlava sempre. Tutte le donne della mia famiglia
sono delle gran chiacchierone. Si calmata solo quando se n andata
mia madre.
Le mamme non se ne vanno disse Asif.
Lei andata a cercare mio fratello e mio padre. Qualcuno venne
qui e ci disse che erano rimasti uccisi in una battaglia, ma lei non gli
credette e part, per andare a vedere di persona. Non ancora tornata.
Siedo sulla collina ogni giorno per vedere se arriva, ma non ancora
tornata. Sembrava confusa, pens Parvana, come se non riuscisse a
capire perch sua madre ci metteva tanto.
Asif rivolse alla ragazzina la domanda che Parvana non osava farle.
Da quanto tempo andata via?
Leila sembr incerta.
partita prima dello scorso inverno? chiese Parvana.
S disse Leila. Prima dellinverno. Le notti erano ancora calde
quando se n andata.
Erano passati mesi.
Sei rimasta qui da sola per tutto questo tempo?
Non da sola insistette Leila, con la nonna.
Asif e Parvana si scambiarono uno sguardo. Stare con una nonna
come quella era terribile quanto essere da soli.
Continua pure a parlare quanto vuoi disse Parvana. Noi ti
ascoltiamo.

155
Dodici

Passarono la notte nella piccola capanna. Leila divise il suo materasso


con Parvana e Asif dorm accanto ad Hassan. Parvana cadde in un
sonno profondo, senza sogni.
La svegliarono le mosche.
Dovremo fare qualcosa, pens mentre si grattava i morsi dinsetto
alle caviglie. Avrebbero dovuto fare qualcosa anche per le pulci nei
letti, pens.
Si rese conto che aveva deciso di fermarsi per un po.
Gli altri dormivano ancora. Con delicatezza, Parvana sollev il
braccio di Leila, che le attraversava il petto, e usc.
La radura era un piccolo mondo racchiuso in se stesso. Dal modo in
cui le colline la circondavano, era difficile dire se cera qualcosa, l
fuori.
Parvana fece il giro della piccola capanna. Sul retro cera un pezzo
di terra che sembrava essere stato un orto. Nel terreno erano piantati
dei bastoni che dovevano aver sorretto piante di pomodori, come
quelle che aveva visto negli orti dei villaggi che aveva attraversato
con suo padre.
Vicino allorto cera una gabbia arrugginita piena di piccioni: la
gabbia era pi alta di Parvana, ma il bastone che la reggeva si era
rotto e poggiava per terra. Il suolo era ricoperto di escrementi. La
maggior parte dei piccioni saltellavano nel letame sul fondo. Uno
stava cercando di aprirsi un varco in un buco della rete. Parvana
infil la mano nellapertura e sent la testa morbida del piccione
contro il palmo.
Ieri sera abbiamo mangiato uno di questi disse Leila alle sue
spalle. Ne mangiamo solo qualcuno, cos loro continuano a fare i

156
piccoli e noi ne abbiamo altri da mangiare.
Leila port Parvana a fare un giro della radura. Questi sono alberi
di mele disse indicando due alberi incolti dalle foglie di un verde
brillante, con piccole mele verdi che pendevano dai rami. Le mele
saranno mature in autunno. Sono buone, ma bisogna mangiare
attorno ai vermi.
In un altro punto del cortile cerano sacchi di farina e di riso.
Parvana vide dei buchi fatti dai topi in alcuni sacchi.
Vieni a vedere la mia casa del tesoro disse Leila.
La casa del tesoro si rivel in realt un insieme di assi di legno
appoggiate a una roccia. Leila spost una delle tavole. Parvana diede
unocchiata allinterno e vide latte di olio per cucinare, rotoli di
tessuto, una scatola di lampadine, pentole, sandali di diverse misure,
un copricapo da uomo, un rotolo di corda, diversi thermos e una
scatola di pezzi di sapone, alcuni dei quali mangiucchiati dai topi.
Da dove arriva tutta questa roba? chiese Parvana.
Un venditore ambulante saltato per aria nel campo. Quella fu
davvero una giornata buona. Abbiamo trovato tutte queste cose.
Questo vestito me lo sono fatto con un pezzo di quella stoffa.
Parvana cerc di capire: Vuoi dire che vai nel campo quando senti
unesplosione?
Certo, cos che ho trovato anche voi, no?
Cosa successo al venditore ambulante?
Oh, lui saltato per aria. E cos anche il suo carro e i suoi vestiti.
Niente che potessimo riutilizzare. Ho dovuto fare un sacco di viaggi
per portare qui tutte queste cose.
Parvana immagin Leila come un ragno in attesa che una mosca
cada nella sua trappola.
Asif le aveva raggiunte in tempo per sentire lultima parte del
racconto. Vai davvero nel campo? stupido.
Parvana gli rivolse uno sguardo torvo.
Intende dire che pericoloso.
Non per me disse Leila. La terra mi vuole bene. Ogni volta che
mangio, metto alcune briciole di cibo nella terra per nutrirla. questo
che mi protegge. Oh, no, non pericoloso per me. Fate come me e
non sar pericoloso nemmeno per voi.
Sei mezza matta, vero? chiese Asif.

157
Non badare a lui disse Parvana, cingendo le spalle della ragazzina
con il braccio. sempre di cattivo umore.
Voi due fate proprio una bella coppia disse Asif alle loro spalle,
mentre si allontanava zoppicando per andare da Hassan, che lo
chiamava dalla capanna. Siete due sognatrici.
Leila rivolse un sorriso a Parvana.
Diventiamo sorelle disse.
A Parvana sembr una bella idea.
Va bene. Saremo sorelle.
I tuoi fratelli possono essere anche miei?
Vuoi dire Asif e Hassan? Loro non sono i miei fratelli. Diciamo che
ci siamo trovati per caso.
Questo fa di loro i tuoi fratelli disse Leila.
S, immagino di s ammise Parvana, e si chiese come avrebbe
reagito Asif scoprendo di averla per sorella.
E quindi sono anche i miei fratelli, e mia nonna tua nonna.
Parvana non le disse come si sentiva ad avere un mucchietto su un
materasso come nonna. Non aveva importanza. Una nonna era pur
sempre una nonna, ed era bello averne una.
Chi ti ha insegnato a cucinare e a occuparti di tutto? chiese
Parvana.
Guardavo mio padre e mio fratello lavorare prima che partissero
per la guerra. La nonna e la mamma mi hanno insegnato le altre cose,
e qualcosa me lo sono inventato. Leila saltell via: doveva accendere
il fuoco per preparare il t del mattino.
Parvana trov Asif che si trascinava tra pezzi di legno rotti vicino
alla gabbia dei piccioni.
Vorrei fermarmi qui per un po gli disse.
Se credi che io abbia intenzione di fermarmi qui con quella
ragazzina matta e con quella matta di sua nonna, allora sei matta
come loro.
Non ti ho detto che devi restare disse Parvana. Ho detto che io
resto. E anche Hassan aggiunse.
Probabilmente speri che io me ne vada disse Asif. Saresti infelice,
se restassi.
Parvana sapeva gi come sarebbe andata a finire. Rimase in
silenzio.

158
Allora rester decise Asif. Ma solo per darti fastidio. Colp
ancora una volta le macerie con la stampella, prima di andarsene.
Parvana sospir. Asif era proprio un ragazzo difficile.

Cara Shauzia,
abbiamo trovato davvero la Verde Vallata. un po piccola, a dire il
vero, e ci vorr molto lavoro per renderla bella, ma possiamo farcela.
Questo un luogo in cui i bambini sono al sicuro. Nessuno viene ferito o
picchiato o portato via nella notte. Tutti sono gentili con tutti, e nessuno ha
paura.
Non permetteremo alla guerra di entrare qui dentro. Costruiremo un
luogo felice e libero, e se qualcuno di coloro che fanno la guerra passer
di qua, si sentir troppo buono per continuare a uccidere.

Parvana si guard attorno nella radura. Cera cos tanto lavoro da


fare. Sorrise.
Avrebbe cominciato con la pulizia del cortile.

159
Tredici

Iprimi giorni, Parvana tenne i suoi piani per s. Lei e Asif avevano
bisogno di riposare e di prendersi cura di Hassan, e voleva che Leila
avesse la possibilit di abituarsi a loro prima di cominciare a
cambiare le cose.
Us una vecchia tavola di legno per ricoprire di terra le carcasse
degli animali. Avrebbero dovuto essere seppellite, ma non era
abbastanza forte per farlo, in quel momento.
La terra terr lontane le mosche spieg a Leila, che aveva
cominciato a seguirla dappertutto.
Non ci avevo mai pensato disse Leila. Nessuno me laveva detto.
Abbass lo sguardo e si fiss i piedi. Io cerco di fare le cose per
bene.
Parvana si chin, cos da riuscire a guardare Leila negli occhi. Tu
fai molte cose per bene le disse. Se una cosa non la sai, non la sai.
Non c niente di cui vergognarsi.
Parvana scost i capelli dal visino di Leila e pot vedere il suo
sorriso. Allimprovviso indietreggi, poi si costrinse a guardare di
nuovo.
Sotto i capelli che ricadevano sulla fronte di Leila cera una grossa
piaga, simile a quelle pi piccole che aveva sul resto del viso. Ma
questa aveva dei piccoli vermi bianchi attaccati alla ferita.
Vieni con me disse, e condusse Leila al sole.
Cosa fate? chiese Asif.
Parvana gli mostr la piaga.
Lascia che me ne occupi io disse il ragazzo. Ho pi pazienza di
te.
Parvana stava per ribattere, ma poi cap che Asif aveva ragione. Lui

160
era pi paziente. And a scaldare dellacqua per lavare la ferita. Era
ci che faceva sempre sua madre.
Non ti eri accorta di avere i vermi sulla faccia? sent Asif chiedere
a Leila.
Qualche volta me ne accorgo e cerco di toglierli, ma non sempre li
sento.
Parvana prese un pezzo di sapone dalla casa del tesoro, poi accese il
fuoco sotto una pentola colma dacqua. Tagli alcune strisce di
tessuto e port tutto da Leila e Asif. Lungo la strada diede unocchiata
ad Hassan. Stava sonnecchiando nella casetta, non lontano dalla
nonna.
Ecco quello che vi serve disse Parvana ad Asif e Leila. Ma loro
non la sentirono. Leila parlava senza prendere fiato, mentre Asif con
pazienza toglieva i minuscoli vermi dalla ferita.
Sono le mosche stava dicendo. Depositano nella piaga le uova, e
poi nascono i vermi.
Come fai a sapere tutte queste cose? chiese Leila.
E chi lo sa? stava per dire Parvana. Ma si morse la lingua. Asif
sorrideva.
Posso continuare io disse Parvana.
E perch? Non abbiamo bisogno di te. Asif fin di togliere i vermi
e con delicatezza tampon la ferita con un pezzo di stoffa imbevuto
dacqua calda. Devi lavarti la faccia sempre disse a Leila. In effetti
devi lavarti sempre anche tutto il resto.
So che dovrei farlo disse Leila. Adesso che ci siete qui voi lo far.
Quando eravamo io e la nonna e basta, spesso me ne dimenticavo.
Parvana li lasci soli. Non avrebbe saputo definire quello che
provava. Era gelosa? E di che cosa? Nella sua mente, si pun con un
calcio. Eccoli l, finalmente al sicuro, con cibo e acqua, e lei teneva il
broncio. Che cosa cera che non andava in lei?
Qualunque cosa fosse, non era ancora riuscita a capirlo. Quello che
invece capiva bene era il lavoro. Indoss i suoi vecchi abiti da
ragazzo, per non sporcare quelli femminili, e cominci a darsi da fare.
Poco a poco, la Verde Vallata prese forma. Il lavoro peggiore fu
trascinare le carcasse degli animali fuori dalla radura e seppellirle nel
canyon. Asif le leg, Parvana e Leila le trascinarono, e i tre bambini
insieme scavarono le buche. Poi scavarono anche una vera e propria

161
latrina e ripulirono il cortile di tutto ci che attirava le mosche. Dopo
tutto quel lavoro, il ronzio continuo diminu.
Come fate a sapere come si fa? chiedeva Leila dopo ogni nuova
cosa che facevano.
Parvana non ne era sicura. A mia madre piaceva che fosse tutto
pulito e in ordine, e dovevo sempre aiutarla. E poi ho visto come la
gente faceva queste cose nei campi profughi e nei villaggi che ho
attraversato viaggiando con mio padre. E alcune cose dipendono
davvero soltanto dal buonsenso.
Buonsenso? Tu? rise Asif.
Parvana lo ignor. Era arrivata alla conclusione che Asif poteva
essere gentile con chiunque, tranne che con lei.
Dobbiamo tenere lontani i topi dal riso e dalla farina disse Asif.
Rovist nel ciarpame del cortile finch non ebbe messo insieme
abbastanza assi di legno e teli di plastica per costruire dei contenitori
a prova di topi. Us delle corde per legare i vari pezzi quando non
trov chiodi sufficienti.
Voi ragazze ripulite il resto del riso e della farina ordin, io far
delle borse di plastica in cui conservare il cibo che ancora buono.
Parvana not che Asif era sempre di buonumore quando poteva
dare ordini a qualcuno. Parvana e Leila trascinarono i sacchi
rosicchiati dai topi fino in cima alla collina di avvistamento.
Possiamo guardare se arriva mia madre, mentre ripuliamo il riso
disse Leila. E possiamo guardare anche se arriva la tua.
Perch no? rispose Parvana, buttando un pezzo di sterco di topo
gi dalla collina.
Magari la tua mamma e la mia si incontreranno, e verranno qui a
piedi attraverso il campo. Non sarebbe fantastico?
Sarebbe fantastico, s, ma improbabile.
Ma potrebbe succedere insistette Leila. Non ci credi? Non credi
che potrebbe succedere?
E va bene si arrese Parvana, potrebbe succedere.
Questo fece s che Leila si lanciasse in una lunga e dettagliata
descrizione immaginaria di come le loro mamme si sarebbero
incontrate, e di come avrebbero inspiegabilmente saputo che le loro
bambine si trovavano insieme, e infine di come avrebbero deciso che
era ora di tornare da loro. Quando Leila si interruppe un istante per

162
prendere fiato, Parvana era quasi arrivata a crederle.
La mamma di Asif morta disse Leila. E cos anche suo padre, e
tutti gli altri della sua famiglia.
Come lo sai?
Me lha detto lui. Viveva con uno zio che lo picchiava, cos
scappato.
Perch a te lha detto? A me non ha mai raccontato niente disse
Parvana, ma Leila stava gi parlando di qualcosaltro. Parvana smise
di ascoltare. Era troppo occupata ad arrabbiarsi per il comportamento
di Asif.
Via via che i giorni passavano, la Verde Vallata cominciava ad
assumere un aspetto migliore, e cos pure i bambini. Le piaghe di Leila
cominciarono a guarire, e un giorno Parvana le lav e le pettin i
capelli. Non possedeva un vero pettine e dovette usare le dita, ma i
capelli di Leila erano molto pi belli quando ebbe finito. Parvana li
raccolse in due lunghe trecce, e rise quando Leila fece ondeggiare la
testa da una parte allaltra per sentire le trecce che dondolavano.
Hassan perse quel brutto aspetto abbattuto.
come una pianta disse Parvana. Se non la annaffi, la pianta
avvizzisce, ma quando ricominci a bagnarla si riprende. Il piccolo
aveva cominciato ad andare a quattro zampe. Era molto pi facile
prendersi cura di te quando restavi fermo dove ti mettevo a sedere
gli disse Parvana. Dovevano tenerlo docchio di continuo, dal
momento che tutto ci che trovava lo metteva in bocca, che fosse
commestibile o meno.
Hassan si lasciava imboccare da tutti, ma decisamente preferiva
quando era Asif a farlo. Quando si annoiava con Asif, strisciava in
giro in cerca di altri divertimenti. Gli piaceva guardare i piccioni, e
quando i ragazzi non lo vedevano da nessuna parte, di solito era l che
lo trovavano.
Hassan sta in piedi! grid un giorno Asif. Le ragazze arrivarono di
corsa. Hassan si era alzato aggrappandosi alla rete della gabbia dei
piccioni. Faceva le smorfie e rideva mentre allungava la mano per
prendere i piccioni, ma quando stacc le mani dalla gabbia, ricadde
sul sedere. Parve stupito, poi tese la mano e si alz di nuovo.
Poi, una mattina, i bambini non riuscirono a trovarlo da nessuna
parte. Non era alla gabbia dei piccioni n in casa. Parvana avvert una

163
sensazione di gelo allo stomaco.
Non pu essere andato nel campo minato!
Be, non stare l impalata. Corrigli dietro! url Asif.
Leila fu pi veloce. Hassan aveva percorso a quattro zampe tutto il
canyon ed era arrivato sul bordo del campo minato. Leila lo afferr.
Non puoi andare l gli disse, mentre Hassan strillava. Non sei
ancora protetto. Lo porse a Parvana, mentre lui si dimenava e
protestava per lavventura interrotta.
I bambini discussero il problema. Non possiamo permettergli di
andare nel campo minato disse Parvana, ma non possiamo
nemmeno passare tutto il giorno a inseguirlo dappertutto.
Asif propose una soluzione.
Leghiamogli una corda lunga attorno alla vita: cos libero di
andare in giro senza finire dove non deve. Provarono, e parve
funzionare.
Trovando qualcosa a cui appoggiarsi, Asif scopr che era in grado di
riparare le pareti della capanna. Ide una struttura fatta di lunghe assi
di legno che gli permettevano di raggiungere anche i punti pi in alto.
Presto la casa ebbe un aspetto pi solido.
Leila e Parvana raccolsero delle piante di fiori selvatici ai bordi del
campo minato e le ripiantarono nel cortile. Leila orl le aiuole con
una fila di pietre. Parvana ripens ai fiori che aveva piantato una
volta nel mercato di Kabul. Si chiese se avessero germogliato.
Nessuno di loro sapeva come coltivare ortaggi, ma quando Parvana
estirp le erbacce dallorto, si accorse che vi stava gi crescendo
qualcosa.
Forse sono caduti dei semi dagli ortaggi dellanno scorso disse a
Leila, che la stava aiutando.
Forse una magia disse Leila. Te lho detto che la terra mi vuole
bene.
Leila cominci a sotterrare pezzi del cibo di Hassan insieme ai suoi
allinizio di ogni pasto. Dopo le insistenze di Leila, Parvana prese a
fare la stessa cosa. Allinizio si sentiva sciocca, ma poi divenne
unabitudine.
Asif si rifiut di imitarle. Non ci sono protezioni contro le mine
antiuomo insisteva. Siete due stupide.
cos che hai perso la gamba? gli chiese Parvana. Non aveva mai

164
osato farlo prima di allora, per se lui aveva avuto voglia di parlare a
Leila della sua famiglia, forse era disposto a parlare anche della sua
gamba.
Ma si sbagliava.
No, non stata una mina antiuomo disse Asif, rivolgendole uno
sguardo torvo. stato un lupo, me lha mangiata. Ma io ho
mangiato il lupo, quindi ho vinto io.
Sei davvero coraggioso disse Leila. Asif le sorrise e spinse il mento
in avanti.
Parvana si limit a sgranare gli occhi.
Ogni pomeriggio Parvana andava in cortile, sceglieva un posticino
allombra e scriveva alla sua amica.

Cara Shauzia,
stamattina abbiamo aggiustato e ripulito la gabbia dei piccioni. Vorrei
che avessimo dei semi da piantare. Con tutto il concime dei piccioni,
avremmo un orto rigogliosissimo.
Ci vorrebbero anche dei polli. I piccioni sono buoni, ma io preferisco il
pollo.
Magari un altro venditore ambulante salter per aria nel campo minato,
un venditore ambulante con polli e semi, lanterne e olio per lanterne, e
giocattoli per Hassan, libri per me, una gamba per Asif, gioielli veri per
Leila, e dei nuovi toshak. Soffici e senza pulci.
Fino ad allora, dovremo arrangiarci con quello che abbiamo.

Parvana rilesse quello che aveva scritto, pensando a come sarebbe


stato bello avere tutte quelle cose. Poi si rese conto che per poter
realizzare i suoi desideri, un venditore ambulante sarebbe dovuto
morire.
Per un istante si chiese che cosa stava diventando. Poi risolse la
questione. Non lho creato io, questo mondo disse tra s. Io devo
solo viverci.

165
Quattordici

Leila e Parvana si occupavano a turno della nonna. La vecchia


comunque non aveva bisogno di molte attenzioni. Restava sempre nel
suo angolo, mangiava e dormiva. Parecchie volte al giorno Parvana o
Leila le portavano un catino, e la lasciavano sola mentre lei lo usava.
Poi portavano fuori il catino e lo vuotavano nella latrina.
In principio i bambini stavano attenti a non fare troppo rumore
quando erano con la nonna, ma presto se ne dimenticarono e
chiacchierarono in casa quanto fuori. Talvolta Hassan la usava come
sostegno nei suoi tentativi di reggersi in piedi. Se anche alla nonna
dispiaceva, non lo faceva capire.
Parvana trov degli aghi e del filo nella casa del tesoro.
Fammi mettere a posto il tuo vestito disse a Leila. Come lhai
fatto tu carino, ma io posso renderlo ancora pi bello.
Anche se il vestito che Parvana fece per Leila aveva una manica
diversa dallaltra non era molto brava nel cucito aveva pur sempre
un aspetto pi normale di prima, e il colore della stoffa lavata
metteva in risalto il celeste degli occhi della bambina.
Un giorno, parecchie settimane dopo il loro arrivo, Parvana decise
di ripulire la polvere che cera sulle mensole nella piccola casa.
Ripens a come sua madre e Nooria pulivano la credenza di continuo
nella piccola stanza che la famiglia condivideva a Kabul, usando
lacqua che lei andava a prendere con tanta fatica.
Magari avrebbero potuto aggiungere una stanza alla loro casetta
nella Verde Vallata, o anche due stanze. Sua madre, la nonna e Nooria
avrebbero dormito in una stanza. Hassan sarebbe stato un perfetto
fratellino piccolo per il suo fratellino Ali, e Asif avrebbe potuto
dividere la camera con loro e prendersene cura. Lei avrebbe potuto

166
dormire nella terza stanza con la sorellina Maryam e con Leila.
Sarebbe stato cos bello, essere tutti insieme.
Sent una fitta di nostalgia per la sua famiglia.
Lasci cadere la stoffa nel cesto e corse sulla collina, al punto di
osservazione. Leila era gi lass.
Avvistato niente, oggi?
Ho visto passare dei camion disse Leila, ma non credo che loro
mi abbiano visto, perch non mi hanno sparato.
La guerra non ci trover, qui disse Parvana accarezzando i capelli
di Leila. La strada lontana. Ancora nessuna mamma in vista?
Leila scrut di nuovo il paesaggio.
No, niente mamme per oggi.
Magari domani disse Parvana.
Magari domani.
Parvana si accovacci accanto alla sua nuova sorellina. Se non si
fanno vivi, dovr rimettermi in viaggio per cercarli.
Potremmo fare dei turni quass disse Leila. Se qui c sempre una
di noi, non potranno passare senza che ce ne accorgiamo.
Devo riprendere il viaggio, pens Parvana. Ripens ai lunghi mesi di
fame e stanchezza, viaggiando attraverso il paese. Sarebbe stata sola,
stavolta. Non poteva chiedere ad Asif di andare con lei. Quel posto
stava ormai diventando la sua casa. E non sarebbe stato giusto portare
via Hassan da quel luogo in cui era ben nutrito e felice.
Resterai qui per sempre, vero? chiese Leila, intrecciando le sue
dita con quelle di Parvana. Noi siamo sorelle: devi restare.
Rester disse Parvana, ma non disse per sempre. Strinse la mano
di Leila, poi torn alle pulizie della casa.
Riprender la mia ricerca promise ad alta voce mentre finiva di
spolverare gli scaffali. Lo far. Solo non ancora.
Una volta presa questa decisione, si sent molto meglio, e trasse un
respiro profondo e soddisfatto. Poi si guard attorno nella piccola
stanza in cerca di qualcosaltro da fare.
Aveva gi spazzato la stuoia per terra con un ramo frondoso, ma
non era soddisfatta del risultato. Avrebbe dovuto essere portata fuori
e sbattuta per essere ripulita dalla polvere. Anche i toshak avevano
bisogno di essere lasciati allaria. Forse il calore del sole avrebbe
snidato pulci e pidocchi.

167
La mamma non mi riconoscerebbe rise Parvana, faccio i lavori
domestici senza che nessuno me lo dica. Indossava sempre abiti
femminili, adesso, tranne quando faceva qualche lavoro pesante. I
capelli erano pi lunghi: presto sarebbe stata in grado di raccogliere le
ciocche dietro le orecchie.
Port nel cortile due dei tre toshak. Poi si chin, afferr un angolo
della stuoia e tir. Ma la stuoia non si mosse.
Il toshak della nonna, ecco perch! Il materasso su cui era
rannicchiata era posato su quella stuoia.
Hai bisogno di essere messa allaria come il resto
dellarredamento disse Parvana. Rise di se stessa. Le sue parole
suonavano come quelle dellamica autoritaria di sua madre, Weera.
Parvana usc nel cortile. Leila era ridiscesa dal punto di
osservazione e stava battendo uno dei toshak con un bastone, per far
uscire polvere e pulci. Asif teneva Hassan occupato con un pezzo di
legno che strisciava per terra come se fosse una macchinina. Simulava
il rumore di unauto e Hassan cercava di imitarlo.
La nonna pu camminare? chiese Parvana a Leila.
Prima che partisse la mamma, camminava.
Portiamola fuori disse Parvana. Le far bene, e noi potremo dare
una bella pulita dentro.
Asif non poteva essere di grande aiuto, ma entr anche lui in casa,
con Hassan che zampettava alle sue spalle, cercando di afferrare le
stampelle del suo fratello grande.
Parvana e Leila si accovacciarono davanti allanziana donna.
Adesso ti portiamo fuori, nonna disse Leila.
La donna non rispose.
Come faremo? chiese Leila. Non possiamo trasportarla.
Portatela fuori con il materasso sugger Asif. Come se avesse
capito, Hassan si arrampic sul materasso accanto alla nonna. Rise in
modo sciocco, da bambino.
Le ragazze afferrarono i lembi del materasso e lo trascinarono
piano attraverso la stanza e fuori dalla porta. Parvana vide che le
vecchie mani sottili della nonna si aggrappavano ai bordi del
materasso per non cadere, ma lanziana donna non fece altri
movimenti. Hassan si divertiva ad essere trasportato.
Mettiamola un po al sole sugger Leila. Se fa troppo caldo, la

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sposteremo allombra.
Hassan pens che lanziana donna fosse qualcosa su cui ci si potesse
arrampicare, e Asif dovette portarlo via e tenerlo occupato giocando
con lui.
Parvana e Leila portarono fuori la stuoia, batterono la polvere e la
lasciarono al sole. Poi ripulirono per bene linterno della casa, finch
non ebbe un odore e un aspetto migliori.
Dopo quella volta, portarono fuori la nonna tutti i giorni. Un
pomeriggio Hassan, approfittando della loro distrazione, sfil il
chador dal capo dellanziana donna e se lo mise sulla testa, ridendo
divertito.
La nonna si rannicchi per coprirsi il viso. Leila prese il chador ad
Hassan e fece per restituirlo alla nonna, ma Parvana la blocc:
Laviamolo prima propose.
Mentre il chador era steso ad asciugare, Leila pettin con le dita i
lunghi capelli grigi dellanziana donna. Piano piano il suo corpo si
distese, e la vecchia rivolse il viso verso il sole. Parvana non poteva
esserne certa, ma le sembr che lanziana donna sorridesse.
Passarono i giorni e le settimane, giorni dorati di sole, di cibo a
sufficienza e di lavoro felice. Le piaghe sul viso di Leila guarirono del
tutto, Hassan sirrobust e Asif smise di tossire. La notte sedevano
attorno al fuoco e raccontavano storie o cantavano. Hassan spesso si
addormentava in braccio ad Asif, ma talvolta, se la nonna sedeva
fuori con loro, prendeva sonno contro di lei, e Parvana vedeva
lanziana donna accarezzare i capelli del bambino che dormiva.

Cara Shauzia,
nei giorni in cui si sente meglio, la nonna sta seduta col viso rivolto alla
porta, quando in casa. Talvolta attraversa momenti difficili e ritorna a
fissare il muro. Le dico che va bene cos. So tutto sui momenti difficili.
Ancora nessuna notizia delle nostre mamme. Leila dice che solo
questione di tempo. Spero che Nooria non vorr cominciare a comandare
appena arriva qui. Spero che rispetter il fatto che ho scoperto questo
posto prima di lei, e qui si fa come dico io, ma forse sperare troppo.
Nelle giornate migliori, la nonna prova ad alzarsi. Le sue gambe non
sono ancora abbastanza forti da riuscire a sostenerla a lungo.
A volte Hassan prova a stare in piedi insieme a lei. Si allenano insieme,
e i loro tentativi sono cos simili che davvero divertente osservarli.

169
Perfino Asif ride, anche se non gentile da parte mia dire cos, perch in
realt adesso ride quasi sempre. Diciamo alla nonna che ridiamo del
bambino, ma in realt ridiamo di tutti e due.

Io non so scrivere disse Leila, sedendosi accanto a Parvana. Non


sono mai stata a scuola. La mamma non ci era andata. E neanche la
nonna. Avrebbero voluto che ci andassi io, ma adesso la scuola non
c pi.
Posso insegnarti io a leggere e scrivere disse Parvana. Asif sedeva
l accanto: reggeva le mani di Hassan cercando di farlo stare in piedi
da solo. Parvana vide che alzava la testa, ma non disse niente.
Puoi insegnare anche alla nonna?
Parvana annu: Certo.
Ha sempre desiderato avere un libro continu Leila. Mi diceva
sempre che se avesse avuto un libro, avrebbe imparato a leggerlo, e si
sarebbe seduta a leggere il suo libro dopo aver finito i lavori della
giornata. Diceva che le avrebbe dato nuove cose a cui pensare, e le
sarebbe piaciuto tanto.
Parvana seppe allistante che cosa doveva fare.
Aveva tenuto con s due dei libri di suo padre. Uno era un libricino
con la copertina di carta leggera. Laltro era grande, con la copertina
rigida. Port il libro pi grande alla nonna.
La nonna era in uno dei suoi giorni difficili. Era tornata nel solito
angolo, lo sguardo rivolto verso il muro e il viso coperto.
Ho un regalo per te, nonna disse Parvana, appoggiando il libro sul
materasso. Pos la mano dellanziana donna sulla copertina. un
libro, tutto per te. Ti insegner a leggerlo.
La mano sottile e rugosa accarezz la copertina e tocc le pagine
col pollice. Parvana stava per tornare da Leila, quando lanziana
donna le prese la mano e gliela strinse.
Prego disse Parvana. Fece scivolare lultimo libro di suo padre
nella borsa a tracolla, dove teneva le lettere per Shauzia.
Suo padre sarebbe stato contento, pens. E sorrise.

170
Quindici

Passarono le settimane. Parvana avvertiva il trascorrere del tempo, ma


non teneva il conto dei giorni. Talvolta pioveva, ma la maggior parte
dei giorni erano soleggiati. Dalle serate pi fresche, Parvana cap che
lestate stava lentamente scivolando nellinverno.
Stiamo per finire lultimo sacco di farina disse Asif una mattina.
Si era assunto lincarico di occuparsi delle provviste. Ed rimasta
solo una latta di olio per cucinare, e un sacco e mezzo di riso.
Ne sei sicuro? chiese Parvana.
Asif si limit a rivolgerle uno sguardo sdegnato, poi le volse le
spalle e si allontan.
Parvana si inerpic fino al punto di osservazione per aspettare sua
madre, e per pensare. Laria in cima alla collina era fredda.
Prov a immaginare quanto sarebbe durato il cibo rimasto.
Avevano anche le mele, ora, ma non erano molte.
Anche se facessimo attenzione, il cibo non durerebbe tutto
linverno disse Parvana al vento. Era stata troppo occupata a
divertirsi, quando invece avrebbe dovuto preoccuparsi dellinverno
che arrivava.
Leila si arrampic su per la collina e si sedette accanto a lei. Una
delle trecce le si era allentata. Parvana gliela rifece mentre parlavano.
Ancora niente mamme? chiese Leila.
Non per oggi.
Magari domani.
Le scorte di cibo stanno finendo disse Parvana. Un attimo dopo
avrebbe voluto rimangiarsi le parole. Non era giusto far preoccupare
la bambina. Ma lo avrebbe comunque scoperto presto: e allora?
Non ti preoccupare disse Leila. Il campo minato si prender cura

171
di noi.
Spero che lo faccia presto.
Osservarono un gruppo di aeroplani che avanzavano in un angolo
del cielo. Un istante dopo si ud il rumore, come il rombo di un tuono
lontano. Poi videro la polvere alzarsi dalle colline in lontananza.
Le due ragazzine avevano gi visto altre volte quegli aeroplani. Non
erano niente di speciale.
Ecco gli adulti che si uccidono tra loro disse Parvana, e rivolse lo
sguardo in unaltra direzione, in cerca di sua madre.
Io uccido disse Leila.
Parvana la guard.
Uccido i piccioni disse Leila. Non mi piace farlo, ma non una
cosa difficile. Deve essere molto pi difficile uccidere una capra o un
asino. Credi che sia difficile uccidere un bambino? chiese a un tratto.
Deve esserlo disse Parvana, ma per certe persone sembra
tremendamente facile.
Facile come uccidere un piccione?
Pi facile, forse.
Noi mangiamo i piccioni che uccidiamo disse Leila. Loro cosa
fanno coi bambini che uccidono?
Parvana non prov neppure a rispondere a quella domanda.
Circond con un braccio le spalle della sorellina e insieme guardarono
le bombe cadere in lontananza.
Via via che i giorni passavano, i bambini vedevano sempre pi
aeroplani nel cielo. Il rumore delle esplosioni infuriava attorno a loro
tutta la notte, una notte dopo laltra.
Non riesco a dormire, con tutto questo rumore si lamentava Leila.
Quei grandi non sanno che ci sono dei bambini che cercano di
dormire, quaggi?
Forse dovremmo andarcene diceva Asif.
Qui non ci succeder niente disse Parvana. E poi la nonna non
potrebbe andare molto lontano. Lanziana donna era riuscita a fare
pochi passi nel cortile, ma si muoveva ancora con molta fatica.
Ogni notte il cielo tuonava come per un temporale. Il rumore
cessava al mattino e i bambini restavano a letto fino a tardi per
recuperare un po del sonno perduto.
Il pomeriggio, Parvana faceva scuola. Leila era ansiosa di imparare,

172
ma le riusciva difficile restare ferma e in silenzio durante le lezioni. La
nonna sedeva accanto a Leila, teneva in mano il libro e ascoltava.
Parvana non avrebbe saputo dire quanto stava imparando, ma le
piaceva averla l.
Non so che farmene della tua stupida scuola aveva dichiarato
invece Asif. Si occupava di Hassan durante le lezioni, ma Parvana
aveva notato che erano sempre abbastanza vicini da riuscire a sentire
quello che lei diceva. Talvolta lo vedeva mentre provava a scrivere le
lettere nella terra con la punta della stampella, ma Asif si assicurava
sempre di aver cancellato le tracce subito dopo.
Un pomeriggio, Parvana stava insegnando a Leila a contare usando
dei sassi. Hassan era sul piede di Asif, e si teneva stretto alla gamba
del ragazzo. Ogni volta che Asif muoveva un passo, Hassan
ondeggiava e rideva. Parvana li guardava indispettita i risolini
distraevano Leila ma loro continuavano il gioco.
A un tratto sentirono il rumore di unesplosione nel campo oltre il
canyon.
Avete sentito? grid Leila balzando in piedi. Ve lavevo detto che
il campo minato si sarebbe preso cura di noi! Si precipit lungo la
gola, verso il campo minato. Parvana la segu.
Ma siete pazze? url Asif. Tornate qui!
Parvana non gli prest attenzione. Anche se Leila era partita per
prima, le gambe di Parvana erano pi lunghe, e presto raggiunse la
ragazzina. Sfrecciarono attraverso il campo verso il punto in cui la
polvere galleggiava ancora a mezzaria per lesplosione.
una capra! esclam Leila. La mina ne ha preso solo una parte.
Il grosso intatto!
Presero entrambe una gamba della povera capra e la trascinarono
attraverso il campo minato. Parvana rivide nella mente limmagine
del ragno che afferra la mosca caduta nella tela.
Asif le aspettava allimbocco del canyon. Agitava la stampella e
gridava.
Siete due idiote! Avreste potuto restare uccise!
Se non la smetti di chiamarci idiote, non mangerai carne per cena
disse Parvana. Lei e Leila ridevano evitando la stampella.
Indossarono i loro abiti da lavoro e prepararono la capra per la
cena. Asif tolse la pelle e fece a pezzi la carcassa. Decisero di cucinare

173
arrosto la maggior parte della carne, e di mettere le ossa pi piccole
in una pentola per farle bollire e preparare un brodo.
Laviamoci e cambiamoci sugger Parvana dopo che la parte
sgradevole del lavoro fu conclusa ed ebbero sotterrato i resti della
capra nel canyon. Facciamo una festa.
A Leila lidea piacque molto e, via via che si avvicinava lora di
cena e lodore della carne arrosto riempiva la Verde Vallata, perfino
Asif cominci a entrare nello spirito della festa. Si lav e indoss abiti
puliti, poi lav e vest Hassan.
Dopo aver aiutato la nonna a lavarsi e cambiarsi, Parvana si ripul
per bene e indoss lo shalwar kameez della madre di Leila. I suoi
capelli appena lavati erano soffici. Agit la testa per sentirli
ondeggiare sul collo. Stavano proprio crescendo!
Sfil un fiore da una delle bottiglie che Leila teneva sul davanzale e
se lo mise dietro lorecchio.
Oh, Parvana, sei cos bella! esclam Leila. Non bella, Asif?
Asif guard Parvana e fece un versaccio. Parvana gli volt le spalle.
Non gli avrebbe permesso di rovinarle la festa.
La capra arrosto era deliziosa. Parvana non sapeva di preciso
quanto si sarebbe conservata la carne cotta senza andare a male,
quindi mangiarono tutti pi che poterono.
Cera ancora un po di luce nel cielo. Parvana and in casa a
prendere la sua borsa a tracolla. Aveva intenzione di scrivere a
Shauzia del pasto che era stato regalato loro dal campo minato, ma
quando torn al fuoco, Leila e Asif stavano cantando. Mise la borsa in
spalla e si un a loro finch il fuoco non si ridusse a rosse braci.
Stavano ancora cantando quando scese la notte e le bombe
ricominciarono a cadere.
Il rumore del tuono fu pi forte, quella notte. Parvana sentiva la
terra vibrare sotto il suo corpo. Abbracci Leila. Asif teneva Hassan
accanto a s.
Il cuore di Parvana batteva forte nel petto, mentre i bambini
continuavano a cantare. Parvana era troppo spaventata per pensare a
unalternativa.
Poi una bomba cadde proprio appena fuori dalla Verde Vallata. La
terra trem violentemente. Il fragore attravers le piccole mani che i
bambini tenevano pigiate sulle orecchie. Hassan grid.

174
Parvana e Asif portarono i pi piccoli verso i massi tondeggianti al
limitare della radura.
Nonna! Vieni quaggi! gridava Leila.
Ma la nonna si era rannicchiata su se stessa e si era coperta la testa.
Leila tent di andare da lei, ma Parvana non glielo permise. Con
una mano trattenne Leila. Con laltra si tenne stretta ad Asif, che
proteggeva Hassan col suo corpo.
Parvana stringeva forte i suoi fratelli, mentre la terra tremava
sempre di pi. Continu a tenere stretta Leila, anche se la ragazzina si
dimenava e gridava perch voleva raggiungere la nonna.
La tratteneva ancora quando una bomba cadde sulla Verde Vallata.
Polvere, rocce e detriti ricaddero sulle schiene dei bambini. Parvana
non avrebbe saputo dire chi di loro stesse gridando: forse era proprio
lei.
Si tennero stretti luno allaltro nel buio della notte, mentre le
bombe continuavano a cadere attorno a loro.
Con la luce del giorno torn il silenzio.
Nel centro del cortile cera un enorme cratere.
La nonna non cera pi. La casa non cera pi.
La Verde Vallata non esisteva pi.

175
Sedici

Cara Shauzia, siamo di nuovo in viaggio. In un certo senso come se non


ci fossimo mai fermati. Forse la Verde Vallata stata solo un sogno.
Dovrei smettere di sognare. Tutti i miei sogni si trasformano in macerie.
Era difficile anche prima, ma questa volta lo ancora di pi. pi
difficile dormire sulla nuda terra dopo mesi passati dormendo su un vero
materasso. pi difficile sopportare la fame dopo aver mangiato
regolarmente per mesi. Ed difficile trascorrere le giornate vagando senza
meta dopo aver avuto di nuovo una casa.
Mi auguro che tu viva in un posto bellissimo. Dovrai avere una vita
davvero fantastica per compensare il disastro che diventata la mia.
Leila non voleva lasciare la radura. Diceva che sua madre sarebbe
tornata e non lavrebbe trovata. Ha voluto che lasciassi un biglietto per sua
madre. Sono contenta che Leila non sappia leggere molto bene, perch ho
dovuto scrivere che non avevo idea di dove saremmo andate.
Hassan piange, piange e piange. Allinizio mi sentivo triste per lui.
Adesso detesto sentirlo piangere.

Come se sapesse quello che Parvana stava scrivendo, Hassan lanci


un grido ancora pi forte.
Parvana scagli lontano il blocco.
Smettila! grid. Abbiamo provato ad aiutarti e non ci siamo
riusciti, quindi smettila di piangere!
Non capisce quello che dici disse Asif, prendendo in braccio il
bambino. Era abituato a mangiare e adesso arrabbiato con noi
perch non gli diamo pi niente.
Parvana non sopportava che Asif riuscisse a comportarsi meglio di
lei. Raccolse il blocco e lo ripose nella borsa a tracolla. Poi si accorse

176
che anche Leila piangeva, di nuovo.
Vuoi che ti insegni a leggere? le chiese Parvana in tono gentile.
Mio padre mi faceva sempre un po di scuola quando facevamo delle
soste.
Leila scosse il capo e si asciug le lacrime che le rigavano le guance.
Dovevo andare dalla nonna disse. Dovevi lasciarmi andare.
Parvana cerc di abbracciare la ragazzina, ma Leila sfugg
allabbraccio. Leila piangeva piano non come Hassan ma Parvana
era stanca di sentirla piangere. Si allontan e si sedette dando loro la
schiena. Non sapeva che cosa fare.
Una fila di carri armati pass in lontananza, e due aerei
sfrecciarono nel cielo sopra di lei, ma non vide cadere nessuna
bomba. Parvana non gli prest molta attenzione. I carri armati erano
una cosa normale. Le bombe erano una cosa normale. Perch
mangiare non doveva essere una cosa normale?
Avevano salvato tutto il possibile, dopo che la casa era stata
bombardata. Cera del riso per terra. Lo avevano raccolto un granello
alla volta. Non cera abbastanza acqua per cucinarlo e neppure una
padella, quindi i bambini dovettero masticare i chicchi crudi.
Il cibo e lacqua bastarono per appena due giorni. Poi finirono.
Questo era accaduto due giorni prima. Hassan non mangiava da
ancora pi tempo di loro, perch non era in grado di masticare il riso
crudo.
Lunica coperta che avevano era il mantello che Asif portava sulle
spalle quando le bombe avevano cominciato a cadere. Quella coperta
e la borsa a tracolla di Parvana era tutto ci che possedevano. Hassan
non aveva vestiti o pannolini di ricambio e aveva ricominciato a
puzzare.
Parvana lo portava in braccio per la maggior parte del tempo.
Avrebbe voluto andare a quattro zampe, quindi non faceva che
scalciare e agitarsi ogni volta che lo si portava in braccio. Lui
puzzava, e quindi anche Parvana. Il suo bellissimo abito celeste adesso
era solo uno straccio sporco.
Stiamo peggio di prima disse Parvana al vento. E come se non
bastasse, adesso indossava abiti femminili. Quello che avrebbe fatto
dora in poi, lo avrebbe dovuto fare da ragazza: una ragazza che stava
diventando troppo grande per mostrarsi a viso scoperto in pubblico,

177
secondo la legge talebana. Non aveva neppure qualcosa per coprirsi il
capo. La notte della festa era stata troppo occupata a godersi la
bellezza dei suoi capelli per pensare di coprirli.
Hai intenzione di restare seduta l come unidiota? le grid Asif.
Dovette urlare per superare le grida di Hassan.
Parvana rimase seduta dando loro la schiena ancora per un po, poi
si alz. Torn dagli altri, prese Hassan, aiut Asif ad alzarsi e scosse
Leila con dolcezza.
Andiamo disse.
I bambini ripresero a camminare, perch non cera nientaltro da
fare.
Verso met pomeriggio Asif lanci un grido. C un ruscello!
Parvana guard nella direzione indicata da Asif. Era vero. Non era
un ruscello vero e proprio, ma se non altro era dellacqua.
Dovremmo prima farla bollire disse Parvana, ma Asif e Leila
stavano gi bevendo. Parvana cap di aver detto una sciocchezza. Non
avevano modo di bollire lacqua. Se si fossero ammalati, pazienza. Era
sempre meglio che morire di sete.
Mise le mani a coppa e bevve a lungo. Lacqua era fangosa, ma non
aveva alcuna importanza. Raccolse dellacqua per far bere Hassan.
Poi cominci a svestire il bambino.
Cosa stai facendo? chiese Asif.
Lo lavo, e lavo i vestiti. Nel caso non lavessi notato, puzza.
Credevo che fossi tu a puzzare.
Parvana strapp il mantello dalle spalle di Asif. Per tenere al caldo
il bambino disse. Per un momento si augur che Hassan bagnasse la
coperta sarebbe servito ad Asif di lezione ma cambi subito idea
quando ricord che sotto quella coperta dovevano dormire tutti e tre.
Rimasero vicino al ruscello per il resto della giornata, bevendo
acqua ogni volta che la fame si faceva sentire.
I vestiti di Hassan non sono ancora asciutti disse Leila al calare
della sera. Non possiamo mettergli i vestiti bagnati. Prender freddo.
Avremmo dovuto aspettare fino a domani prima di lavarli.
Asif si tolse la camicia e lavvolse attorno al bambino. Parvana sent
Asif tremare per tutta la notte.
Il mattino seguente faceva freddo. Hassan aveva sporcato la camicia
di Asif e Parvana dovette lavarla. Asif si mise la coperta sulle spalle

178
mentre aspettava che la camicia si asciugasse, ma ci volle un bel po,
nellaria fredda. Alla fine la indoss di nuovo, ma non era ancora
asciutta.
Non hai idea di dove siamo, vero? Asif accus Parvana, mentre il
suo corpo magro tremava al contatto degli indumenti freddi e bagnati
sulla pelle.
No, non ne ho idea rispose Parvana, troppo stanca per pensare a
qualcosa di confortante.
Sai dove stiamo andando?
Stiamo andando a cercare del cibo rispose Parvana. Adesso ne
sai quanto me, e se non ti va sei libero di andartene per conto tuo.
Non credere che non mi farebbe piacere brontol Asif.
C del cibo nella tua borsa? chiese Leila.
Certo che no.
Perch non provi a guardare? sugger Leila. Forse c dentro
qualcosa di cui ti sei dimenticata.
Non me lo dimenticherei, se avessi del cibo. Non ho niente da
mangiare nella borsa.
E allora perch non controlli? disse Asif. Se non lo fai perch ci
nascondi qualcosa. Probabilmente hai un sacco di provviste l dentro e
mangi mentre noi dormiamo.
Parvana si lasci sfuggire un profondo sospiro annoiato e vuot il
contenuto della borsa a tracolla per terra, cos che tutti potessero
vedere quello che conteneva.
Fiammiferi, un blocco per scrivere pieno di lettere alla mia amica,
penne, il giornale di mia madre, un libro. Toccava gli oggetti uno a
uno, passandoli in rassegna. Niente cibo.
Che libro quello? chiese Leila.
Parvana prese in mano il piccolo libro con la copertina di carta
leggera. in inglese disse, indicando le lettere.
Tu sai linglese la esort Leila. Dicci cosa c scritto.
Parvana non conosceva benissimo linglese, e dovette concentrarsi,
cosa piuttosto faticosa. La sua mente era in preda a quella sensazione
di lentezza che la attanagliava quando era affamata. Studi con
attenzione le parole, come le aveva insegnato suo padre, poi le
tradusse.
Uccidere un tordo beffeggiatore lesse piano.

179
Cos un tordo beffeggiatore? chiese Asif.
Parvana non lo sapeva di preciso. un po come un pollo disse.
un libro che spiega come uccidere i polli.
Mi sembra stupido comment Asif. Perch uno dovrebbe scrivere
un intero libro su come si uccidono i polli?
Ci sono un sacco di modi per uccidere un piccione disse Leila.
Forse ci sono tanti modi anche per uccidere i polli. Forse questo un
libro che spiega il modo migliore per uccidere un pollo. O magari
spiega cosa fare con un pollo dopo che stato ucciso. Sapete, i diversi
modi di cucinarlo.
A me piace soprattutto arrostito sul fuoco disse Asif. Ti ricordi
quella gallina che abbiamo rubato quella volta? chiese a Parvana.
Era buonissima.
Parvana annu. Era stato un pasto davvero speciale.
Mia madre faceva sempre lo stufato di pollo disse Parvana. Una
volta lo prepar per il mio compleanno, quando abitavamo ancora in
una grande casa con tante stanze. Facemmo una festa. Anche Nooria
fu gentile, quel giorno. Pi per abitudine che nella speranza di
vederla, Parvana si guard attorno per vedere se arrivava sua madre.
Pensi che il libro abbia lo stesso sapore del pollo? chiese Leila.
Non credo disse Parvana.
Magari s disse Asif. Probabilmente se lo vuole tenere tutto per
s. abbastanza avara da fare una cosa del genere.
Parvana non avara disse Leila, ed era la prima cosa gentile che
diceva a Parvana dopo la notte del bombardamento. Se quel libro
fosse buono da mangiare, lo dividerebbe con noi.
pi avara di una vecchia capra insistette Asif.
Oh, basta, provate un po! Parvana strapp alcune pagine dal
libro sul tordo beffeggiatore e le porse ai due ragazzi.
E tu? chiese Leila. Anche tu devi essere affamata.
Parvana strapp una pagina anche per s e per Hassan, ma Hassan
aveva di nuovo lo sguardo assente e non mostr alcun interesse.
Cosa stiamo aspettando? chiese Parvana. Addent la pagina,
strappandone un pezzo coi denti. Gli altri fecero lo stesso.
Il libro non sapeva di pollo. Non sapeva di niente, ma era pur
sempre qualcosa da masticare, e ciascuno di loro prese unaltra
pagina, finita la prima.

180
Dove andremo dopo questo posto? chiese Asif.
Decider qualcun altro disse Parvana sdraiandosi per terra. Sono
stanca di essere il capo.
Se non ha importanza dove andiamo, perch non seguiamo il
ruscello? sugger Leila. Almeno avremo da bere lungo la strada.
Parvana si rizz a sedere e guard la ragazzina con ammirazione.
Almeno uno di noi usa il cervello disse.
Stavo per dirlo io salt su Asif.
I bambini guardarono su e gi lungo il ruscello. Da quella parte ci
sono degli alberi disse Asif. Magari troveremo qualcosa da
mangiare.
Avere un piano, anche se piccolo, era una cosa buona, e i bambini
si rimisero in marcia.

181
Diciassette

Ibombardamenti continuarono una notte dopo laltra. Talvolta erano


molto lontani, talvolta un po pi vicini, ma sempre, quando calava il
buio, il rumore del tuono riempiva il cielo.
Chi stanno bombardando? chiese Leila una notte. Tutti e quattro i
bambini erano stretti sotto lunica coperta. I due pi piccoli stavano
nel mezzo, dove faceva pi caldo. Parvana aveva il solito vecchio
problema del sasso nella schiena, ma spostarsi avrebbe voluto dire
costringere tutti e quattro a muoversi. Asif e Hassan dormivano.
Parvana, chi stanno bombardando? chiese di nuovo Leila.
Non lo so le rispose piano Parvana. Persone come noi,
immagino.
Perch le bombe le vogliono uccidere?
Le bombe sono solo delle macchine disse Parvana. Non sanno chi
vogliono uccidere.
E chi lo sa?
Parvana non ne era certa. Dal momento che le bombe cadono dagli
aerei, qualcuno deve averle messe l, ma non so chi stato e
nemmeno perch vogliono uccidere la gente che stanno bombardando
stanotte.
Perch hanno voluto uccidere la nonna? Lei non ha mai conosciuto
nessuno che mette delle cose sugli aerei, come facevano a sapere di lei
per volerla uccidere?
Non lo so disse Parvana. Prese la mano di Leila sotto la coperta.
Noi siamo sorelle, no?
S, siamo sorelle.
Io sono la tua sorella maggiore ed mio dovere proteggerti le
disse. per questo che ti ho impedito di andare dalla nonna quella

182
notte. Lo capisci?
Lo capisco disse Leila. Stavi facendo il tuo dovere. Ero arrabbiata
con te, ma adesso non lo sono pi.
Quando mor mio padre, mi faceva sentire meglio ricordare alcune
cose di lui. Perch non mi racconti qualcosa che ricordi della tua
nonna?
Le piaceva cantare disse Leila, dopo averci pensato un momento.
Mi aveva insegnato una canzone che parlava di un uccello. Ti
piacerebbe sentirla?
Parvana disse di s. Leila cant.
come se fosse ancora qui, quando penso a lei che faceva queste
cose disse. Credi che sia felice ora? Cosa star facendo?
Secondo me le persone riescono a fare solo ci che desiderano,
dopo che sono morte disse Parvana. La tua nonna voleva leggere,
quindi probabilmente ora seduta al sole, in un posto caldo,
circondata dai libri, che legge e sorride.
Mi piacerebbe essere circondata da cose belle disse Leila.
Tu sei una cosa bella le disse Parvana.
Come te. Siamo tutte e due belle rise Leila.
Voi ragazze non riuscite mai a smettere di parlare? si lament
Asif. Volse loro le spalle, trascinando la coperta con uno strattone.
Parvana non la riprese. Ad Asif era tornata la tosse. Si avvicin un
po di pi a Leila per proteggerla dal freddo della notte buia.
Nei giorni seguenti i bambini non si allontanarono dal ruscello,
seguendolo via via che diventava sempre pi sottile. Lacqua li fece
star male tutti e quattro, ma continuarono a berla. Mangiarono foglie
ed erba e qualche altra pagina del libro sul tordo.
Hassan smise di piangere. Piagnucolava a fatica, adesso, e non volle
mangiare nessuna delle foglie che cercarono di infilargli in bocca.
Non voltava neppure la testa, n cercava di sputarle. Gli cadevano
dalle labbra perch non aveva la forza di trattenerle.
Il terreno lungo il ruscello era roccioso e difficile da percorrere.
Dovevano procedere lentamente perch Asif non cadesse. Talvolta
vedevano delle persone in lontananza, ma non avevano la forza di
correre verso di loro e chiedere aiuto, e le loro voci non arrivavano
molto lontano.
Camminavano da quattro giorni quando Leila vide qualcosa dritto

183
davanti a loro.
Guardate disse.
Parvana aveva camminato con lo sguardo fisso a terra, cercando il
punto meno accidentato per le stampelle di Asif. Lev lo sguardo.
Poco distante, davanti a loro, cerano delle persone su un carro. Non
sembravano soldati.
Magari ci daranno un passaggio disse Parvana.
Vado avanti a vedere disse Leila.
Via via che si avvicinavano, Parvana vide una donna col burqa e dei
bambini sul carro, e un uomo in piedi l accanto.
I tre bambini raggiunsero Leila. Lei li guard e scosse il capo, poi
indic la ruota rotta del carro.
Non possiamo aiutarvi disse luomo. Non riusciamo ad aiutare
neppure noi stessi.
Potete almeno darci del cibo per il bambino? chiese Parvana,
mostrando loro Hassan affinch vedessero come stava male.
La donna sul carro scopr il bambino che teneva in braccio. Aveva
lo stesso aspetto di Hassan. Parvana vide che anche gli altri bambini
avevano lo sguardo spento, e piaghe sul viso simili a quelle che aveva
avuto Leila.
Il nostro bambino sta per morire disse luomo. E anche il vostro.
Lui non morir disse Asif.
Luomo continu come se Asif non avesse detto niente.
Io sono un contadino, ma le bombe hanno devastato la mia terra.
C stata cos poca pioggia, niente che aiutasse la terra a riprendersi
dalle bombe. Questo ruscello era un fiume, un tempo. Da ragazzo
venivo qui a pescare. Lacqua era buona da bere. Ora non ci sono che
rocce. Possiamo bere le rocce? Possiamo forse mangiarle? Tocc con
delicatezza la ruota rotta del carro, troppo sfinito perfino per
arrabbiarsi.
Dove andiamo adesso? gli chiese Parvana.
Abbiamo sentito dire che c un campo profughi da quella parte.
Indic un punto oltre il fiume. Non so di preciso dove. Andate da
quella parte. Incontrerete altre persone. Un sacco di gente sta
cercando di sfuggire ai bombardamenti.
Parvana tese la mano e prese quella della donna sotto il burqa. La
donna si ritrasse. Poi i bambini ripresero la loro strada.

184
Questo deve essere largine del fiume disse Parvana quando
raggiunsero le sponde rocciose. Vedete dove lacqua ha scavato il
suolo?
Largine del fiume era profondo. Asif dovette risalirlo stando
seduto, arrampicandosi allindietro, mentre Leila gli portava le
stampelle. Procedeva lentamente, e lo sforzo lo fece tossire. Dovettero
fermarsi a riposare prima di poter procedere.
Sento odore di fuoco disse Leila pi tardi, quel pomeriggio. Forse
pi avanti ci sono delle persone che stanno preparando la cena.
Magari hanno tantissimo cibo e lo divideranno con noi.
Non credo che qualcuno da queste parti possa avere tanto cibo
disse Parvana. Anche lei sentiva lodore del fuoco. Ma possiamo
comunque andare a vedere.
Seguirono lodore. Ne scoprirono la fonte ai piedi di una piccola
collina.
In piedi in cima alla collina, i bambini guardarono sotto di loro il
bosco di alberi anneriti. Alcuni tronchi stavano ancora fumando.
Che cos? chiese Leila.
un frutteto disse Asif. Vedete gli alberi tutti in fila? un posto
dove si coltiva la frutta.
Sugli alberi non sarebbe pi cresciuto niente, adesso.
Mio zio aveva un frutteto disse Asif. Coltivava soprattutto
pesche, e file di cespugli di bacche. Diceva che gli rubavo le bacche.
rubare, quando prendi del cibo perch hai fame? Io non facevo che
lavorare per lui, e lui non mi dava abbastanza cibo.
per questo che ti frustava? chiese Parvana. Se Asif avesse avuto
voglia di parlare, lei lo avrebbe ascoltato.
Non mi ha mai detto perch mi frustava. Non credo che gli servisse
una ragione. Quando mi sorprendeva a mangiare le bacche, mi
rinchiudeva nella capanna. Diceva che sarebbe andato a cercare i
talebani per farmi tagliare le mani.
Come hai fatto a uscire?
Le stampelle sono molto utili per forzare le serrature disse Asif.
Poi si incammin gi per la collina, verso il frutteto carbonizzato. Gli
altri lo seguirono. Trovarono subito i crateri delle bombe.
A Parvana il frutteto non piaceva. Le sembrava di vedere qualcosa
strisciare lungo i tronchi anneriti e silenziosi. Si chiese che tipo di

185
alberi fossero. Peschi? Albicocchi? Ciliegi?
Non si udivano uccelli cantare. Ecco perch tutto era cos
silenzioso.
Leila, insegnaci la canzone delluccello che cantava la tua nonna.
Non ho voglia di cantare.
Ma io s. Ci aiuter a non avere paura.
Leila insegn loro la canzone. La cantarono finch non furono usciti
dal frutteto. Era un luogo di morte, e Parvana fu felice di lasciarselo
alle spalle.

186
Diciotto

Cara Shauzia, luomo del carro con la ruota rotta aveva ragione. Abbiamo
visto un sacco di gente, in viaggio proprio come noi. Abbiamo chiesto la
carit a tutti quelli che abbiamo incontrato. Labbiamo chiesta anche a
persone che cercavano di chiederla a noi. La maggior parte della gente
non ha nulla. Se hanno qualcosa, lo dividono con noi, talvolta solo un
boccone, ma ci aiuta a restare in vita un altro giorno.
La gente continua a dirci che dovremmo portare Hassan da un dottore,
ma non conosciamo nessun dottore e non abbiamo soldi per pagarne uno.
Mi chiedo se quelluomo mai riuscito a tirar fuori il suo carro dal
fiume. Mi chiedo se il loro bambino vivr.
Mi chiedo se noi vivremo.

I bambini percorrevano una vera e propria strada e avanzavano


nella stessa direzione degli altri viandanti. Talvolta un camion pieno
di soldati li superava. Una volta una breve fila di carri armati li
oltrepass nel fragore e tutti dovettero spostarsi dalla strada per farli
passare. Parvana ripens al carro armato su cui giocavano i bambini
nel villaggio dovera morto suo padre. Si chiese se i bambini
avrebbero giocato anche su questi carri armati, un giorno.
Poco dopo sentirono i carri armati sparare a qualcosa.
Gli aerei bombardavano di giorno come di notte. Alcune bombe
erano cos potenti che il rumore scaraventava a terra i bambini. Asif si
fer il viso quando cadde contro una roccia. Gli usc molto sangue
dalla fronte. Dovette ripulire la ferita con la coperta, perch non
avevano bende.
Caddero altre bombe. Una esplose proprio davanti a loro. La fila di
gente si disperse, accalcandosi ai lati della strada.

187
Gi! gridava la gente. Riparatevi!
Parvana corse col bambino sul ciglio della strada. Asif fu subito
dietro di lei. Teneva la faccia a terra, mentre le rocce e la polvere si
sollevavano a ondate, quando si rese conto che Leila non era con loro.
Sbirci tra i detriti che piovevano attorno a loro, e vide Leila in
piedi sulla strada. La ragazzina teneva le mani a coppa davanti alla
bocca e urlava qualcosa al cielo.
Parvana fece scivolare Hassan verso Asif e corse sulla strada. Via via
che si avvicinava, riusciva a sentire le parole di Leila.
Basta! gridava Leila agli aerei. Smettetela!
Gli aerei la ignoravano, le bombe continuavano a cadere.
Parvana non seppe mai dove trov la forza. Afferr Leila e corse
con lei in braccio verso il ciglio della strada, poi si distese sopra di lei
per impedirle di tornare allo scoperto. La sua mano libera trov
quella di Asif. Rimasero cos finch gli aerei non cessarono di
bombardare.
Quando tutto fu di nuovo tranquillo, eccetto per il pianto delle
persone che avevano perso i loro cari e le grida di dolore di coloro
che erano rimasti feriti, i bambini si alzarono e ripresero a
camminare. Non avrebbero potuto aiutare nessuno, e nessuno era in
grado di aiutare loro.
Parvana vide un uomo che cullava un ragazzino senza vita, una
donna ferita con il burqa gettato allindietro sul capo che annaspava
in cerca di aria, un bambino che scuoteva una donna stesa a terra, e
lei non gli rispondeva.
I bambini dovettero aggirare bestie da soma senza vita, carri
distrutti e pezzi di oggetti disseminati per la strada: scarpe, padelle,
una brocca verde per lacqua, una pala rotta. Cera fumo e odore di
benzina, e i rumori della sofferenza e della pazzia. Tutto dava a
Parvana la sensazione di avanzare dentro un incubo a occhi aperti.
E se fossimo tutti morti? chiese Asif.
Parvana non cerc neppure di rispondere. Continu a camminare.
I bambini camminarono per il resto della giornata. Non erano che
quattro corpi in pi nella lunga fila di persone che andavano avanti
solo perch indietro non cera nulla a cui tornare.
come se non fossi pi io disse Parvana, parlando pi a se stessa
che a unaltra persona. La parte di me che sono davvero io se n

188
andata. Ora sono solo parte di questa fila di persone. Di me non
rimasto nulla. Sono niente.
Non sei niente le disse Asif. Poi fece una smorfia. Sei unidiota.
Questo non niente.
Prima che lui potesse impedirglielo, Parvana avvolse il fragile corpo
del ragazzo in un gigantesco abbraccio. Con sua enorme sorpresa, lui
ricambi labbraccio, prima di allontanarla con un moto di disgusto.
Ripresero a camminare.
Via via che il cielo si scuriva, le montagne e le colline diventavano
sfere di fuoco e colonne di fumo a causa delle bombe che cadevano. A
Parvana pizzicavano gli occhi per il fumo denso che impregnava
laria. La gola, gi inaridita per la sete, le bruciava ogni volta che
provava a deglutire.
La notte era ormai quasi su di loro quando raggiunsero la cima di
un piccolo crinale e guardarono gi.
Sotto di loro, fino a dove arrivava lo sguardo, si stendeva un mare
di tende e persone.
Parvana sapeva che cosa stavano guardando. Era gi stata in un
posto simile a quello, con suo padre, linverno precedente.
Era un campo profughi. Un campo per rifugiati dalla guerra civile.
Era una casa per quattro bambini stanchi e affamati.

189
Diciannove

Centinaia di persone arrivano qui ogni giorno spieg linfermiera


della Mezzaluna Rossa a Parvana e agli altri, mentre si prendeva
cura di Hassan. Le cose andavano gi abbastanza male. Poi qualcuno
ha sganciato una bomba sul nostro deposito di provviste. Tende,
coperte, cibo, medicinali: tutto andato in fumo prima che
Hassan si riprender? chiese Asif.
Linfermiera aveva svestito il bambino, lo aveva lavato e cambiato
con pochi movimenti esperti.
gravemente denutrito e disidratato disse linfermiera, infilando
un ago nel braccio di Hassan e fermandolo con del nastro adesivo.
Cosa vuol dire? chiese Asif.
Vuol dire che ha molta fame e sete spieg linfermiera.
Questo lo so quasi url Asif. Le ho chiesto se star bene.
Faremo del nostro meglio disse linfermiera, e fece per andare
verso un altro paziente.
Questa non una risposta. Asif tese la stampella per fermare
linfermiera, e per una volta Parvana apprezz i suoi modi bruschi.
Linfermiera si ferm e si volt.
Sta molto male disse. Non so dire se si rimetter o no. Ho visto
altri bambini nelle sue condizioni riprendersi, quindi non perdete la
speranza. Adesso, mi dispiace, ma dovete andarvene.
Asif si lasci scivolare per terra accanto alla culla di Hassan.
Parvana e Leila si sedettero accanto a lui.
Dov il resto della vostra famiglia? chiese linfermiera.
Siamo noi rispose Parvana.
Linfermiera annu. Mi raccomando, non intralciate chi passa
disse, ma con gentilezza.

190
Lospedale non era altro che una grande tenda. Avevano fatto la fila
per ore, prima di riuscire a entrare. Dal punto del pavimento in cui si
trovava, Parvana non riusciva a vedere granch di quello che
succedeva attorno a loro, ma sentiva lamenti e pianti, e i rumori del
campo che filtravano attraverso la tenda.
Asif e Leila si distesero per terra sotto la culla di Hassan e si
addormentarono subito, ma a Parvana bastava poter stare seduta. Le
sembrava di poter stare seduta per il resto della sua vita.
Qualche istante dopo, linfermiera fu di ritorno. Ecco unaltra
coperta. Non dite a nessuno che ve lhanno data qui. Non ne abbiamo
abbastanza, e non vogliamo creare disordini. Diede a Parvana anche
del pane e delle tazze di t. Non potrete rimanere qui per tutto il
tempo disse. Ma per il momento restate pure.
Per il momento bastava a Parvana. Lei non afghana disse
allinfermiera, che parlava Dari con accento straniero.
Sono francese disse linfermiera. Sono qui in Afghanistan con
unorganizzazione di soccorso francese.
Ha mai visto i campi di fiori viola? chiese Parvana, che per
leccitazione aveva afferrato il braccio dellinfermiera. La mia amica
Shauzia voleva andare l. Esistono davvero?
S, li ho visti disse linfermiera. I fiori si chiamano lavanda. Con
loro si fa un profumo. La tua amica ha scelto un bel posto dove
andare. Adesso bevi il tuo t finch caldo. Sveglia i tuoi fratelli.
Anche loro devono bere qualcosa di caldo. Dormiranno pi tardi.
Parvana li svegli. Bevvero il t e tornarono a dormire.
Parvana pass la giornata tra il sonno e la veglia. Ogni volta che
stava per addormentarsi, le bombe esplodevano in lontananza.
Oppure cominciava a sognare che stavano ancora camminando,
camminando senza meta, e si svegliava di nuovo. Ogni volta dava
unocchiata ad Hassan. Sembrava cos piccolo in quella culla, con
quel tubicino che gli spuntava dal corpo. Qualche volta, svegliandosi,
trov Asif gi in piedi, che vegliava sul bambino.
Dopo un paio di giorni, lospedale divenne cos affollato che
linfermiera dovette chiedere ai bambini di andarsene.
Sono sicura che troveremo delle famiglie che vorranno prendervi
con loro disse.
Staremo qui fuori disse Parvana. Vogliamo restare vicino a

191
nostro fratello.
Linfermiera diede loro una lettera. LOrganizzazione Mondiale per
la Nutrizione ha allestito un forno dallaltra parte del campo disse.
Mostrate questa lettera, e riceverete del pane ogni giorno be, quasi
ogni giorno. Vi porter del cibo ogni volta che potr, ma non sar
molto, n molto spesso.
Come ultimo regalo, prima di lasciarli diede loro un telo di plastica.
Parvana gliene fu grata: sapeva come costruire un rifugio, con quello.
Fuori dallospedale, Parvana distese il telo contro la recinzione che
divideva lospedale dal resto del campo. Costru una piccola tenda,
lasciando un pezzo di telo sufficiente per rivestire il pavimento.
Siamo qui solo da pochi giorni e abbiamo gi cibo, un riparo,
unaltra coperta, e Hassan gi stato curato da uninfermiera disse
Parvana, sforzandosi di far s che la sua voce suonasse allegra.
Non mi piace qui disse Leila. C tanto rumore, pieno di gente,
e c cattivo odore. Non possiamo tornare alla Verde Vallata? Forse la
nonna adesso sta bene. Magari seduta in cima alla collina per vedere
se torniamo.
Passeremo linverno qui disse Parvana in tono deciso. Non ricord
a Leila che la nonna era morta. Siamo una famiglia. Staremo
insieme. Io sono la pi grande, quindi farete come dico io.
Non aggiunse che le sue gambe non avevano la forza di fare un solo
passo in pi. Per quanto quel posto potesse essere brutto, era pur
sempre un luogo dove stare. Cerano degli adulti, e la possibilit di
avere del cibo con una certa regolarit. E poi non avrebbe saputo
dove altro andare.
Andr a prendere il pane si offr Asif. Era gi disteso nella
capanna, e tossiva. Sia lui che Leila tossivano in continuazione,
adesso.
No, andr io disse Parvana.
Non avrebbe voluto andare. Non avrebbe voluto vagare in quel
mare di gente disperata. Sapeva dalle sue precedenti esperienze in
altri campi che andare a prendere il pane o qualunque altra cosa
significava stare in piedi in fila per ore. Non poteva permettere che
andasse Asif.
meglio che tu stia qui a tener docchio le nostre cose gli disse. A
Leila disse: E anche tu devi restare, cos uno di voi pu dormire

192
mentre laltro monta di guardia.
Disse loro che non sarebbe tornata prima di sera. Poi si mise la
borsa a tracolla e si incammin nella direzione che linfermiera aveva
indicato loro.
I giorni di Parvana assunsero un ritmo preciso. Cominci a
muoversi al loro interno come in un sogno.

Cara Shauzia,
la notte non riesco a dormire. Mi addormento per un po, poi Asif
tossisce, o tossisce Leila, oppure piangono nei loro incubi, i vicini gridano, e
io mi sveglio di nuovo. Di giorno non riesco a dormire perch passo le mie
giornate facendo la coda.
Spesso il tempo passato in fila sprecato. Per tre volte mi sono messa in
fila per prendere il pane, solo per vederlo finire prima che arrivasse il mio
turno.
Due giorni fa correva voce che nel campo qualcuno stesse scegliendo le
persone da portare in Canada. Sono rimasta in fila tutto il giorno, ma non
successo niente. La fila si sciolta e non sono riuscita a scoprire se le
persone del Canada erano davvero qui oppure no. Per giunta, quel giorno
mi sono persa la fila per il pane.
Quando abbiamo montato la nostra capanna, eravamo da soli in quel
punto. Entro la fine della giornata, quando sono tornata col pane, non
cera pi un centimetro di terreno libero attorno al nostro rifugio. Subito
non sono riuscita a trovarlo, e ho vagato in preda al panico prima di
riuscire finalmente a ritrovare la nostra casa.
La tosse di Asif peggiorata. La tosse di Leila peggiorata, la notte
sentiamo molto freddo. Hassan per sta meglio. Asif lo va a trovare tutti i
giorni, lasciando Leila di guardia alle nostre cose. Ieri ci ha raccontato che
Hassan riuscito ad afferrargli le dita e che ha riso quando Asif gli ha
fatto le facce buffe. Dice che c un altro bambino su un materasso sotto la
culla di Hassan, quindi linfermiera non mentiva quando ci ha detto che
non potevamo restare l perch non cera spazio.
Ovunque vado, cerco mia madre. Dovrei fare una ricerca pi attenta,
tenda per tenda, ma passo tutte le mie giornate in fila. Non spero neanche
di incontrarla. Sperare una perdita di tempo.
Linfermiera mi ha raccontato che in Francia i campi di fiori viola
esistono davvero. Spero che tu sia l. Vorrei esserci anchio.

193
Parvana ripose il blocco e avanz di qualche centimetro con il resto
della fila. Avrebbe dovuto essere pi riconoscente, pens. Dopotutto
non erano pi soli, e un adulto si stava prendendo cura di Hassan.
Cerc di provare gratitudine mentre guardava le tende, che si
estendevano fino allorizzonte.
Scusa, per che cos questa fila? le chiese un bambino.
Per un lungo istante Parvana non fu in grado di ricordarlo. Era stata
in fila cos a lungo. Acqua si ramment, e mostr la latta vuota che
un tempo conteneva olio, che aveva avuto in dono da qualcun altro.
Alla fine arriv il suo turno al camion dellacqua, e trascin la
tanica piena fino al loro rifugio.
I bombardamenti continuavano, e i profughi non smettevano di
arrivare al campo, stringendosi in ogni centimetro di spazio
disponibile.
Perch mai devono affollarsi qui? si lamentava Parvana, man
mano che i nuovi arrivati minacciavano di occupare la capanna dei
bambini. C un intero campo al di l dellospedale. Perch non vano
laggi?
un campo minato disse Asif.
Come lo sai?
La guard con il solito disprezzo. So un sacco di cose pi di te.
A Parvana sembr di essere tornata nel minuscolo appartamento
che divideva con la sua famiglia a Kabul. Ogni volta che litigava con
Nooria, non aveva un posto dove andare per stare lontana da lei.
Adesso che tutto lo spazio era stato occupato da tende e rifugi, non
cera pi un posto dove andare per sfuggire ad Asif.
Guard fuori dal telo del loro rifugio. Pochi centimetri pi in l
cera la tenda del vicino. Luomo e sua moglie stavano discutendo ad
alta voce in una lingua che Parvana non capiva.
tutto qui? pens. Sono andata tanto lontano solo per trovarmi in
questo posto? questa la mia vita?

194
Venti

Le settimane passarono. Il clima divenne pi freddo. Cerano giorni in


cui il pane non arrivava perch i camion che lo trasportavano
venivano bombardati.
Forse il campo minato ci dar qualcosa da mangiare disse Leila.
Oh, certo, e anche qualcosa con cui cucinarlo disse Parvana in
tono aspro. Smetti di sognare.
Leila scoppi a piangere. Parvana la lasci sola nella tenda. Asif era
andato a trovare Hassan, che stava molto meglio ma veniva tenuto in
ospedale perch l faceva pi caldo. Parvana era felice di non doversi
preoccupare di lui. Avanzava a passi pesanti tra le tende, fingendo di
cercare sua madre, ma cercando in realt di smaltire la rabbia.
Il campo puzzava di corpi non lavati. Non cera un posto dove
lavarsi, e comunque era troppo freddo. Parvana non aveva un
maglione n un mantello, e il freddo la metteva ancor pi di cattivo
umore.
Copriti! un uomo le sput addosso. Sei una donna. Dovresti
coprirti!
Pensa ai fatti tuoi, pens Parvana. Non era la prima volta che un
uomo le si rivolgeva in quel modo. Si sarebbe coperta volentieri se
avesse avuto qualcosa per farlo, possibilmente qualcosa di caldo.
Cambi direzione e si allontan dalluomo.
La maggior parte delle donne rimanevano nelle tende. Gli uomini e
i ragazzi stavano fuori se cera abbastanza posto dove stare,
guardandosi attorno e aspettando, perch non cera altro da fare.
Ovunque andasse, Parvana sentiva tossire e piangere, vedeva bambini
ricoperti di orrende piaghe e con i nasi gocciolanti, vedeva persone
senza un braccio o una gamba e altre che sembravano aver perso la

195
testa. Alcuni parlavano da soli. Altri facevano una strana danza, si
dondolavano e piangevano.
Anche dopo essere stata l per settimane, Parvana non era riuscita a
vedere lintero campo. Forse non aveva fine. Forse continuava
allinfinito: un mare infinito di lamenti, cattivo odore e gente
affamata.
Un uomo camminava con un bambino in braccio. Qualcuno
compri il mio bambino, cos che io possa dare da mangiare alla mia
famiglia pregava. Gli altri miei figli stanno morendo di fame.
Qualcuno compri il mio bambino, vi prego!
Un grido disperato raggiunse le orecchie di Parvana, e lei si rese
conto che proveniva dalla sua bocca.
Una donna col burqa, il viso coperto, si avvicin a Parvana e la
abbracci. Le parl piano in Pashtu. Parvana non capiva le parole, ma
si abbandon allabbraccio confortante della donna e lo ricambi. Poi
la donna si affrett a raggiungere il marito.
Non era cambiato nulla, ma a un tratto Parvana si sent pi calma e
forte. Torn alla capanna per scusarsi con Leila e trasmetterle la forza
di quellabbraccio.
Pi tardi, quel giorno, udirono il rombo di un aereo.
Stanno per bombardarci! grid Leila, nascondendosi sotto la
coperta.
Non sembra un aereo da bombardamento disse Asif. Andiamo a
vedere.
Lui e Parvana lasciarono la capanna. Una pioggia di piccoli oggetti
gialli cadeva dal cielo.
Leila, vieni fuori a vedere grid Parvana, mentre uno degli oggetti
si posava non lontano dal punto in cui si trovavano loro. Va tutto
bene. Non ci stanno bombardando.
La gente del campo fiss per un lungo minuto il pacchetto giallo
brillante, chiedendosi se sarebbe esploso. Alla fine un ragazzino si
avvicin a uno dei pacchetti, lo colp appena con un calcio, poi lo
raccolse. Lo rigir tra le mani e strapp la plastica gialla.
cibo! esclam. Poi si strinse il pacchetto al petto e corse via.
Cibo! Parvana vide altri pacchetti a terra e corse verso di loro, ma
molte altre persone fecero la stessa cosa. Scoppi una rissa quando un
centinaio di persone si accapigliarono per un solo pacchetto. Parvana

196
venne travolta dalla folla. Afferr Leila e Asif.
Possiamo anche tornare alla capanna disse. Qui non c niente
per noi.
Ci sono molti altri pacchetti laggi disse Leila, indicando il campo
minato. Sembrano fiori.
Parvana guard. Il campo era punteggiato di giallo brillante.
I bambini vennero spinti di nuovo, quando la folla delusa si
precipit verso il campo minato. Parvana e gli altri vennero spinti
vicino alla fragile recinzione che separava la zona sicura da quella
pericolosa.
Tornate indietro! Alcuni uomini armati di bastoni cercarono di
riportare lordine. State lontani dal campo! pericoloso!
Ma la gente continuava a spingere.
Vogliamo quel cibo!
La mia famiglia muore di fame!
Parvana ud frammenti di altre grida: tutti urlavano la stessa cosa.
Parvana si sent tirare per il braccio. Si chin.
Io posso prendere i pacchetti di cibo disse Leila nellorecchio di
Parvana. Le mine non mi faranno niente.
Tu resti qui con me. La gente continuava a spingere e a gridare
attorno a loro. Hai capito? grid Parvana a Leila. Devi restare con
me.
Torner subito disse Leila, e sfrecci via.
Parvana si fece strada tra la folla e afferr il braccio di Leila.
Continu a trattenerla, anche se la ragazzina si agitava per liberarsi.
Dobbiamo portare Leila via da qui prima che faccia qualcosa di
stupido grid Parvana ad Asif, ma le sue parole si persero nel fragore
della folla.
Asif scosse il capo. Non riusciva a sentirla.
Parvana trasse un lungo respiro e stava per gridare di nuovo il suo
messaggio quando nel campo minato si ud unesplosione.
In preda al terrore, Parvana diede uno strattone al braccio che
teneva ben saldo, e una bambina le fin addosso. Parvana la guard,
in preda allo shock.
Non era Leila.
Leila! grid, facendosi largo fino alla recinzione. Vide la sorellina
riversa a terra nel campo minato.

197
Ora la folla taceva. Parvana riusciva a sentire Leila che gemeva.
ancora viva! grid Parvana. Dobbiamo andare a prenderla!
Bisogna aspettare che arrivi la squadra antimine le disse uno degli
uomini di guardia.
Quando arrivano?
Li aspettavamo due giorni fa.
Devo andare a prenderla! Parvana si curv per passare sotto la
recinzione. La guardia la afferr per la vita e la trattene.
Non puoi aiutarla! Resterai uccisa anche tu.
nostra sorella! Asif aveva cominciato a picchiare luomo con la
stampella. Lasciala andare!
Quando la guardia alz le braccia per proteggersi dai colpi della
stampella di Asif, Parvana si liber e sgusci sotto la rete.
Non pens alle mine nel terreno. Non pens alla folla che gridava
oltre la rete. Riusciva a pensare solo a Leila.
Riusc a raggiungere la ragazzina. Leila era coperta di sangue. La
mina laveva ferita alladdome e alle gambe. Guard Parvana ed emise
un gemito.
Parvana si inginocchi accanto a lei e le carezz i capelli. Non
temere, sorellina le disse. Poi prese in braccio Leila e ritorn verso il
campo.
La loro amica infermiera aspettava alla rete. La gente aiut Parvana
ad adagiare Leila a terra con delicatezza. Parvana si sedette e tenne in
grembo la testa di Leila. Avvertiva appena la presenza di Asif
inginocchiato accanto a lei e dellinfermiera che cercava di aiutare
Leila.
Leila stava cercando di dire qualcosa. Parvana si chin per riuscire
a sentirla.
La voce della ragazzina era lieve, colma di dolore. Erano cos belli
disse. E mor.
Un vortice di attivit frenetiche si mise in moto attorno a Parvana,
ma nulla di ci che accadde la sfior. Sentiva Asif piangere accanto a
lei. Sentiva la gente parlare e spingere per vedere che cosera successo,
ma il dolore che provava era unimpenetrabile barriera di oscurit che
teneva tutto il resto al di fuori. Teneva il capo chino, e guardava Leila
negli occhi. Glieli chiuse e le lisci i capelli.
morto un altro bambino! grid una donna. Di quanti altri

198
bambini afghani ha bisogno il mondo? Perch il mondo ha tanta fame
delle vite dei nostri figli?
La donna si inginocchi accanto al corpo di Leila.
Chi questa bambina? chiese.
la sorella di questi due ragazzi disse qualcuno.
Dove sono i suoi genitori? Ha dei genitori? A che punto siamo
arrivati, se una bambina muore senza la sua mamma vicino?
Qualcosa nella voce della donna penetr la barriera di oscurit
nellanimo di Parvana.
Parvana lev il capo. La donna indossava un burqa. Parvana tese la
mano e sollev il burqa.
Il viso di sua madre ricambi il suo sguardo.
Parvana scoppi a piangere. Pianse e pianse, pensando che non
sarebbe mai stata capace di smettere.

199
Ventuno

Cara Shauzia, scrivo questa lettera seduta in un altro cimitero. il solo


luogo tranquillo di tutto il campo. Indosso un maglione caldo che la
mamma ha trovato per me.
Ieri abbiamo seppellito Leila. Ho messo delle pietre attorno alla sua
tomba, proprio come le misi attorno a quella di mio padre molto tempo fa.
Non la stessa cosa, per. Non sono sola, stavolta. Ho di nuovo la mia
vecchia famiglia: la mamma, Nooria e la mia sorellina Maryam. E la mia
nuova famiglia: Hassan e Asif.
Il mio fratellino Ali morto linverno scorso. La mamma crede che sia
morto di polmonite, ma non ne sicura. Non cerano dottori a disposizione
in quel momento. Ho raccontato loro di come morto il pap. La mamma
dice che non stata colpa mia.
Ci sono tante cose che ancora non le ho detto, ma c tempo. Le nostre
storie possono aspettare.
stato per puro caso che ci siamo ritrovate. La tenda della mamma si
trova dalla parte opposta del campo rispetto alla nostra capanna. Al
momento dellincidente era allospedale con una vicina che era troppo
timida per andare in infermeria da sola. Quando ha sentito lesplosione
uscita di corsa.
Lavrei ritrovata comunque, alla fine. Era solo questione di tempo.
Lei e Nooria fanno parte di unorganizzazione femminile qui nel campo.
I talebani sono impegnati a combattere, quindi non si preoccupano di
quello che fanno le donne nei campi profughi.
Le donne dellorganizzazione gestiscono una piccola scuola e cercano di
mettere insieme le persone che hanno bisogno di qualcosa con ci di cui
hanno bisogno. La mamma dice che Nooria molto brava. Posso capire
perch. Sarebbe brava in qualunque cosa le permettesse di esercitare la

200
sua autorit con le persone che la circondano.
Non ancora stata scortese con me, ma solo questione di tempo. Una
vecchia acida capretta non si trasforma in una colomba solo perch
passato del tempo.
meraviglioso lamentarsi di nuovo di Nooria! Mi fa sentire caldo
dentro, come se ci fosse di nuovo qualcosa di normale al mondo.
Ho dato alla mamma il giornale che ho portato con me da Kabul:
stata molto contenta di vederlo. Ha intenzione di farlo circolare tra le
altre donne del campo, per portare loro un po di serenit.
Corrono molte voci. Qualcuno dice che gli americani stanno
bombardando. Altri che i talebani hanno lasciato Kabul. La gente dice un
sacco di cose. Dice persino che una persona seduta tranquilla in una citt
pu premere un pulsante e distruggerne unaltra, ma so che questo non
possibile.

Unaltra lettera alla tua amica? Asif arriv zoppicando alle sue
spalle e si accoccol per terra accanto a lei.
Parvana non gli rispose, nella speranza che lui capisse e la lasciasse
in pace.
Mi stupisce che tu abbia unamica disse Asif. Probabilmente te la
sei inventata. Stai scrivendo tutte quelle lettere a te stessa.
Oh, vattene gli disse Parvana.
Asif naturalmente non si mosse. Le concesse alcuni secondi di
silenzio, poi disse: Ho appena parlato con tua madre. E con le tue
sorelle. Sono tutte molto pi simpatiche di te. Dubito persino che
facciate parte della stessa famiglia.
Tu e Nooria andreste daccordo disse Parvana. Siete tutti e due
insopportabili.
Avrai intenzione di fermarti qui con la tua famiglia adesso, vero?
Certo. Perch non dovrei?
Be, se credi che io abbia intenzione di restare qui con te e con
loro, te lo puoi scordare.
Eccoci di nuovo, pens Parvana. Non ricordo di averti chiesto di
restare.
Voglio dire, le tue sorelle sono simpatiche, e tua madre gentile,
ma probabilmente sono svitate come te.
Pu darsi.
Asif rimase in silenzio ancora un attimo. Parvana sapeva che cosa

201
sarebbe successo, e aspettava.
Tu probabilmente vorresti che me ne andassi disse. Perch non lo
ammetti?
Voglio che tu te ne vada.
Molto probabilmente non sopporteresti di vedermi restare.
Non lo sopporterei.
Bene disse Asif, allora rester, solo per darti fastidio.
Parvana sorrise e torn alla sua lettera.

stato un lungo viaggio, e non ancora finito. So che non voglio vivere
in questo campo per sempre, ma dove vorrei andare? Non ne ho idea.
Cosa ci accadr adesso? Saremo colpiti da una bomba? I talebani
verranno qui a ucciderci per vendicarsi del fatto che hanno dovuto
lasciare Kabul? Resteremo sepolti sotto la neve quando arriver, e
scompariremo per sempre?
Il domani pieno di dubbi. Per oggi, la mamma qui, e cos pure le mie
sorelle, e i miei nuovi fratelli.
Spero che tu sia in Francia. Spero che tu sia al caldo, che tu non abbia
fame, e che sia circondata da fiori viola. Spero che tu sia felice e che non
sia sola.
In un modo o nellaltro, riuscir ad arrivare in Francia, e ti aspetter in
cima alla Torre Eiffel, prima che siano passati ventanni.
Fino ad allora rester
La tua migliore amica
Parvana.

202
CITT DI FANGO

203
Ai bambini che vagano,
smarriti, lontano da casa

204
Uno

Quando ha detto che torna la signora Weera?


Shauzia aveva ripetuto la stessa domanda cos tante volte che
la donna che si trovava nella capanna della signora Weera non alz
neppure lo sguardo. Si limit a indicare la porta.
Va bene, allora vado disse Shauzia. Ma non mi allontano. Star
seduta qui fuori finch non arriva.
La donna si concentr di nuovo sul suo lavoro al tavolo
improvvisato. Quello non era soltanto lufficio dellAssociazione
Vedove, la sezione del campo profughi in cui vivevano le donne
rimaste vedove con i loro bambini. Era anche lufficio di
unorganizzazione segreta femminile che operava oltre il confine tra il
Pakistan e lAfghanistan. Laggi i talebani erano ancora al potere.
Lorganizzazione della signora Weera faceva funzionare scuole
clandestine, ospedali e anche un giornale.
Shauzia avrebbe voluto saltare sul tavolo e scaraventare i fogli sul
pavimento di terra battuta, solo per ottenere una minima reazione da
parte della donna. Invece usc e si lasci scivolare per terra accanto
alla porta, con la schiena appoggiata al muro.
Jasper, il suo cane, occupava la maggior parte dellunica striscia
dombra attorno alla capanna. Sollev la testa da terra qualche
centimetro in segno di saluto, ma solo per un istante. Faceva troppo
caldo per qualsiasi altro movimento.
Le strade e i muri del campo erano fatti di fango, che assorbiva e
tratteneva il calore come un forno per cuocere il pane, arrostendo
tutto ci che cera dentro, compresa Shauzia. Le mosche le si
posavano sul viso, sulle mani e sulle caviglie. La donna folle che
abitava l accanto si dondolava e gemeva.

205
Ti ricordi quando eravamo nei pascoli in montagna? chiese
Shauzia a Jasper. Ti ricordi comera fresca e pulita laria? Si
sentivano cantare gli uccelli e non le donne piangere. Infil una
mano sotto il chador per scostare i capelli che le si erano appiccicati
al collo. Forse sarebbe stato meglio restare con i pastori disse,
scacciando una mosca e riavvolgendo la testa e le spalle nel chador.
E avrei dovuto tenere i capelli corti come un maschio anzich farli
ricrescere. stata unidea della signora Weera. La signora Weera non
fa che darmi ordini, lei e le sue stupide idee, e non mi compra
neppure un paio di sandali decenti. Guarda questi! Si tolse un
sandalo e lo mostr a Jasper, che continu a tenere gli occhi chiusi. Il
sandalo era tenuto insieme da pezzi di corda.
Shauzia si rimise il sandalo.
E vivere in questo caldo non fa bene neanche a te disse a Jasper.
Sei un cane da pastore. Dovresti essere in montagna con le pecore, o
meglio ancora sul ponte di una grande nave, insieme a me, col vento
delloceano che ci soffia attorno.
Shauzia non era sicura che sulloceano soffiasse il vento, ma
immaginava che fosse cos. Dopotutto, cerano le onde.
Mi dispiace di averti portato qui, Jasper. Credevo che questo posto
sarebbe stato un passo avanti verso un futuro migliore, e non un
punto morto. Mi perdoni?
Jasper apr gli occhi, drizz le orecchie un momento, poi torn al
suo sonnellino. Shauzia interpret quel piccolo gesto come un s.
Jasper viveva con i pastori, ma non appena lui e Shauzia si erano
incontrati, avevano capito subito che da quel momento in poi
sarebbero rimasti sempre insieme.
Shauzia si appoggi al muro e chiuse gli occhi. Se si sforzava, forse
riusciva a ricordare che effetto faceva sentire laria fresca sul viso.
Forse sarebbe riuscita a rinfrescarsi un po.
Shauzia, raccontaci una storia!
Shauzia continu a tenere gli occhi chiusi.
Andate via. Non era dellumore adatto per intrattenere i bambini
del campo.
Raccontaci dei lupi.
Shauzia apr un occhio e rivolse una mezza occhiata ai bambini
attorno a lei.

206
Vi ho detto di andarvene. Non avrebbe mai dovuto essere gentile
con loro. Ora non lavrebbero pi lasciata in pace.
Cosa fai?
Sto qui seduta.
Allora ci sediamo qui con te. I bambini si lasciarono cadere a
terra, pi vicini a lei di quanto avrebbe desiderato, considerato il
caldo. Molti di loro avevano i capelli rasati a causa di una recente
epidemia di pidocchi. La maggior parte aveva il naso che colava. Tutti
avevano grandi occhi e guance scavate. Il cibo non bastava mai.
Smettila di spingere disse Shauzia, allontanando una bambina che
le si era appoggiata. Gli orfani che la signora Weera accoglieva e
portava a vivere nel campo erano particolarmente appiccicosi. Siete
peggio delle pecore.
Raccontaci dei lupi.
Una storia sola, e poi mi lascerete in pace?
Una sola.
Ne sarebbe valsa la pena, se poi se ne fossero andati. Aveva bisogno
di un po di tranquillit per pensare a quello che voleva dire alla
signora Weera. Stavolta non intendeva farsi fermare dalla sua
richiesta di sbrigare uno dei soliti lavoretti.
E va bene, vi racconter dei lupi. Shauzia prese un bel respiro e
cominci a raccontare.
successo quando facevo il pastore. Avevamo portato le pecore
nei pascoli pi alti, in Afghanistan, dove laria pulita e fresca.
Io so fare lAfghanistan con il pugno.
Anche io.
Una decina di pugni sudici scattarono in avanti verso il viso di
Shauzia. I pollici erano rivolti allins per rappresentare la stretta
striscia di terra della provincia del Badakhshan.
Non interrompetemi. Volete sentire la storia, s o no? disse
Shauzia, agitando le mani.
Eravamo su ai pascoli, dove tutto verde erba, cespugli, alberi di
pistacchio, querce grandissime di un verde bellissimo.
Shauzia si guard attorno in cerca di qualcosa a cui paragonarlo. Il
campo era tutto di fango grigio-giallognolo. Molti di quei bambini
avevano trascorso l tutta la loro vita.
Guardate lo shalwar kameez di Safa. Nei pascoli in montagna tutto

207
verde cos. Cera del verde sotto lo strato di sporco che ricopriva i
vestiti di Safa. Le scorte dacqua erano scarse e nessuno poteva fare il
bucato.
I bambini fecero ooh e aah e cominciarono a parlare dei colori.
Shauzia dovette zittirli per finire di raccontare la sua storia. Almeno,
poi, lavrebbero lasciata in pace.
Rivide i pascoli nella sua mente e per un attimo riusc a isolarsi dal
rumore, dalla sporcizia e dalla puzza del campo profughi. Un notte
buia ero sveglia a curare le pecore, perch le pecore sono stupide e
non sanno badare a se stesse. Gli altri pastori tutti adulti
dormivano. Io ero lunica sveglia. Ero seduta vicino a un piccolo
fuoco e guardavo le scintille che salivano al cielo come stelle.
Cera un silenzio incantato sulle colline. Sentivo solo il russare dei
pastori. Poi, allimprovviso, ho sentito ululare un lupo!
Shauzia imit lululato del lupo. Alcuni bambini trasalirono, altri
scoppiarono a ridere e le donne che cucivano l vicino smisero per un
istante di parlare tra loro.
Poi un altro ululato, e poi un altro ancora! Cera un intero branco
di lupi nel bosco, che non desideravano altro che sbranare le mie
pecore.
Mi sono alzata e ho visto che i lupi cominciavano a uscire furtivi
dal riparo degli alberi. Se volevano mangiarsi le pecore, prima
avrebbero dovuto vedersela con me. Ne ho contati quattro, poi
cinque, poi sei, sette lupi giganti che venivano verso di me, pronti a
balzare in avanti.
Mi sono chinata e ho raccolto due pezzi di legno con la punta
arrossata dal fuoco. Li ho presi proprio nel momento in cui i lupi
balzarono verso di me. Erano affamati e molto forti, ma io ero furiosa
perch avevano disturbato la quiete di quella notte e sono stata pi
forte di loro. Ho dato calci e ho fatto oscillare i pezzi di legno, e alla
fine loro erano cos stanchi che sono caduti sfiniti ai miei piedi e si
sono addormentati. La mattina dopo si vergognavano cos tanto che
sono tornati furtivi nel bosco, riconoscenti del fatto che non ridessi di
loro.
Ciao, bambini! La signora Weera si abbatt sul campo come una
folata di vento. Ogni volta che racconti questa storia aggiungi un
lupo disse a Shauzia, passandole accanto svelta per entrare nella

208
capanna.
Shauzia balz in piedi e la segu.
Signora Weera, ho bisogno di parlarle.
I talebani hanno scoperto unaltra delle nostre scuole per ragazze
stava dicendo la signora Weera alla sua assistente. Dobbiamo vedere
che cosa possiamo
Signora Weera!
Ma la signora Weera continu a ignorare Shauzia.
Shauzia sent il solido corpo di Jasper contro di lei, e questo le
diede coraggio.
Signora Weera, voglio essere pagata! grid.
Cos cattur finalmente lattenzione della signora Weera. Vuoi
essere pagata? Per aver raccontato delle storie? Non si mai sentita
una cosa del genere.
Non per le storie.
La signora Weera si era gi allontanata sulle sue robuste gambe da
insegnante di educazione fisica.
Signora Weera! grid Shauzia. Ho bisogno di essere pagata!
La signora Weera torn indietro. Quale dei due? Vuoi essere pagata
o ne hai bisogno? Sono certa che tutti noi vorremmo essere pagati, ma
ne abbiamo davvero bisogno? E non vieni gi pagata? Non hai
mangiato oggi? Stanotte non avrai un tetto sotto cui dormire?
Stavolta non mi arrendo, promise Shauzia a se stessa. Quando sono
arrivata qui le ho detto quali erano i miei piani. Le ho detto che
volevo guadagnare dei soldi, ma lei mi ha tenuto talmente impegnata
con i suoi lavoretti che non ho avuto il tempo di trovare un lavoro
vero.
Direi che portare conforto ai tuoi compatrioti afghani nel campo
profughi pu essere considerato un vero lavoro per la vita.
Per la vita! esclam Shauzia con orrore. Lei si aspetta che lo
faccia per tutta la vita? Non ho lasciato lAfghanistan per vivere nel
fango! E con le braccia indic le pareti di fango che costituivano
lAssociazione Vedove, sapendo che al di l di questi, nel resto del
campo profughi, cerano solo altri muri di fango. Forse tutto il mondo
aveva muri di fango e lei non sarebbe mai riuscita a sfuggirvi.
La signora Weera rivolse a Shauzia uno sguardo severo. Ancora
quella storia assurda della Francia, vero?

209
Non una storia assurda.
Shauzia convinta di riuscire ad arrivare al mare, balzare su una
nave, sbarcare in Francia ed essere accolta a braccia aperte annunci
la signora Weera alla folla che si stava radunando per vedere il
motivo di tanta agitazione. Quando tutti risero, Shauzia cap che
quello era il motivo numero uno per cui detestava vivere in un campo
profughi. Non si poteva neppure discutere in privato.
Vuole passare il resto della sua vita seduta in un campo di grano!
continu la signora Weera.
un campo di lavanda, pens Shauzia, ma non si prese la briga di
ribattere. E non voglio passarci la vita. Voglio solo restare l
abbastanza da dimenticare il suono della tua voce.
Perch non hai iniziato il corso per infermiera come avevamo
deciso? Nel giro di qualche anno potresti lavorare come assistente
infermiera e guadagnare del denaro. Il mare non va da nessuna parte.
E neppure la Francia, per quel che ne so.
Qualche anno? Non posso passare qualche anno qui! Diventerei
pazza! Come lei! Shauzia indic la donna folle. Era una donna senza
nome. Era stata trovata a dondolarsi e gemere per le strade di
Peshawar. I soccorritori lavevano portata allAssociazione Vedove.
Anche l si dondolava e piangeva in continuazione ma, come diceva la
signora Weera: Se non altro al sicuro dalle botte che le davano i
ragazzi per la strada.
Smettila! url Shauzia alla donna, incapace di continuare a
sopportare quel lamento. La donna la ignor.
Cerca di avere pi rispetto per gli altri disse la signora Weera,
dura. Perch non puoi essere come la tua amica Parvana? Lei molto
pi educata.
A Parvana non piaci, proprio come non piaci a me, pens Shauzia,
ma anche stavolta tenne la bocca chiusa. La signora Weera, aveva
imparato Shauzia, aveva la capacit di sentire solo quello che le
interessava.
Se non mi pu pagare per il lavoro che svolgo qui, sar costretta
ad andarmene e a cercare un lavoro che mi faccia guadagnare dei
soldi.
Il tono della signora Weera si ammorbid. Non hai idea di com l
fuori. Hai sempre avuto qualcuno che si preso cura di te. Non sei in

210
grado di cavartela da sola.
Cosa vuol dire che ho sempre avuto qualcuno che si preso cura di
me? Me la sono sempre cavata da sola! Di sicuro la mia famiglia non
si presa cura di me. Unimmagine indesiderata affior alla mente di
Shauzia, di lei che tornava a casa dopo una giornata di lavoro passata
nelle strade di Kabul, in una stanza buia, piccola e affollata di gente
che sapeva chiederle solo: Quanti soldi hai guadagnato? anzich
Come stai?
La tua famiglia, pur con tutti i suoi difetti, aspettava che tornassi a
casa ogni sera. Tu guadagnavi il denaro per comprare loro da
mangiare, ma loro cucinavano il cibo per te e ti davano un posto dove
stare la notte. Quando vivevi sulle montagne i pastori si occupavano
di te e adesso tutte noi dellAssociazione Vedove ci occupiamo di te.
Vi occupate di me? Non mi ha comprato neanche dei sandali
decenti, come mi aveva promesso. Lei non fa altro che darmi ordini.
Perch non se ne torna in Afghanistan a dare ordini ai talebani, invece
che a me?
Shauzia, adesso basta. Sei troppo grande per fare i capricci come
un bambino.
E allora la smetta di trattarmi come un bambino! La smetta di
trattarmi come se fossi uno di loro! Shauzia fece un gesto con la
mano per indicare il gruppo di bambini piccoli che seguivano la
discussione con le bocche spalancate per il divertimento. Shauzia ebbe
il sospetto che trovassero questa storia pi interessante di quella dei
lupi.
La signora Weera trasse un respiro profondo. Vuoi che ti tratti
come una persona adulta? disse, calma. Va bene, lo far. In quanto
persona adulta, hai la possibilit di scegliere. Se decidi di restare qui,
resterai senza lamentarti. Metterai a disposizione il tuo tempo e le tue
doti migliori senza aspettarti del denaro in cambio, perch capirai che
non ce n. Se invece decidi che questa vita non fa per te, sai dov la
porta. Abbiamo gi abbastanza problemi ad aiutare quelli che
apprezzano il nostro aiuto. Prenditi un paio di giorni per pensarci e
poi dimmi che cosa hai deciso di fare.
Shauzia rimase senza parole. Lei e la signora Weera si scambiarono
sguardi duri.
Non mi servono un paio di giorni per pensarci disse Shauzia,

211
fredda, sperando che il tono della sua voce fosse pi coraggioso di
quanto si sentisse in realt in quel momento. Partir domani, e
trover un bel lavoro che mi far diventare ricca, e allora andr in
Francia e non torner mai pi qui!
Molto bene disse la signora Weera, calma. Stasera daremo una
festa daddio in tuo onore.
E detto questo, se ne and.

212
Due

Non cera modo di sfuggire al rumore che faceva la signora Weera


russando, e Shauzia sapeva che non valeva la pena di provare a farla
smettere. Di solito si metteva il cuscino sulle orecchie, oppure si
agitava e si girava facendo lunghi sospiri rumorosi, nella speranza di
svegliare la signora Weera, ma niente di tutto questo funzionava mai.
La signora Weera dormiva come faceva tutto il resto, a tutta velocit,
e non perdeva tempo a preoccuparsi se disturbava qualcun altro.
Talvolta Shauzia andava a dormire in unaltra capanna, ma quella
della signora Weera le garantiva qualcosa che non avrebbe trovato da
nessunaltra parte: un minimo di riservatezza. Shauzia dormiva su un
toshak steso sotto il tavolo. Un lenzuolo che pendeva da un lato del
tavolo creava un piccolo spazio privato tutto per lei.
Non serve a tenere lontano il rumore del russare diceva a Jasper,
che dormiva sempre con lei. Ma mi d limpressione di un posto al
mondo che solo mio.
Quella notte Shauzia rimase sveglia nella sua piccola stanza fino a
tardi, dopo che la signora Weera laveva lasciata da sola in cortile. Il
resto della giornata era andato di male in peggio.
Alla festa daddio di Shauzia, quella sera, tutti i membri
dellAssociazione avevano mangiato insieme nel cortile attorno al
fuoco. La signora Weera aveva tenuto un discorso su quanto avesse
apprezzato il duro lavoro svolto da Shauzia.
So che Shauzia riuscir a realizzare il suo sogno di raggiungere il
mare e di costruirsi una nuova vita migliore in Francia. Aveva
continuato raccontando le belle cose che aveva sentito dire della
Francia, e di come sarebbe stata felice Shauzia di vagare nei campi di
grano.

213
Per tutto il tempo del discorso i pugni di Shauzia erano rimasti
serrati per la rabbia.
Dopo il discorso della signora Weera, anche le altre donne avevano
parlato bene di Shauzia. Di come sapesse rendersi utile, di quanto
fosse brava, e di come fossero sicure che laspettasse un futuro
brillante.
Poi erano intervenuti i bambini.
Shauzia, non andartene! avevano gridato, e i pi piccoli avevano
pianto e le si erano stretti contro. Resta qui e raccontaci delle storie!
Shauzia era furiosa: sapeva che la signora Weera aveva organizzato
quella festa per convincerla a restare al campo profughi.
Poi la signora Weera aveva detto: Ho una bella notizia per te,
Shauzia. Ti ho trovato un lavoro a Peshawar. Farai la cameriera in un
centro di lavoro di cucito e di accoglienza diurna. Potrai vivere nel
centro e il lavoro ti far guadagnare abbastanza da poter mettere da
parte qualcosa, anche dopo aver pagato il vitto e lalloggio. Non
stupendo? E poi potr venirti a trovare ogni settimana quando mi
incontrer con i responsabili del progetto. Ti accompagner l domani
e ti aiuter a sistemarti.
Le altre donne avevano applaudito e avevano detto che Shauzia era
proprio fortunata, ma lei si era sentita fremere per la rabbia.
E continuava a fremere di rabbia anche ora, sdraiata sul suo
materasso, con il russare della signora Weera tutto attorno a lei.
Crede di poter controllare ogni cosa sussurr a Jasper. Crede di
poter controllare anche me.
Ripens al suo primo giorno allAssociazione Vedove. Aveva vagato
per il campo dopo essere stata lasciata dai pastori, e uno dei
soccorritori laveva indirizzata l.
Non appena aveva varcato la porta di quella sezione del campo e
aveva visto la signora Weera, avrebbe voluto tornare indietro, ma
ormai era troppo tardi.
Io ti conosco! aveva esclamato la signora Weera con la sua voce
tonante. Tutte le persone presenti avevano smesso di fare ci che
stavano facendo e avevano fissato Shauzia. Tu sei lamica di
Parvana.
La signora Weera era stata insegnante di educazione fisica e
istruttrice di hockey prima che i talebani chiudessero le scuole

214
femminili e costringessero le insegnanti a lasciare il loro lavoro. Era
vissuta per qualche tempo con la famiglia di Parvana, a Kabul.
Shauzia ricordava quanto fosse autoritaria allora, e non fu sorpresa
che lo fosse ancora.
Con poche falcate la signora Weera aveva attraversato il cortile. Si
era fermata davanti a Shauzia. Shauzia riusciva a immaginare che
cosa vedeva la donna davanti ai suoi occhi: una ragazzina magra che
portava sul viso i segni dei mesi trascorsi allaria aperta, con i vestiti
sporchi e stracciati, ma con la schiena ben dritta e la testa alta.
Puzzi di pecora aveva detto la signora Weera, ma possiamo
rimediare. E vedo che sei ancora vestita come un maschio.
Rimedieremo anche a questo. Aveva urlato che le portassero acqua
calda e abiti femminili.
Preferirei continuare a sembrare un maschio aveva detto Shauzia.
Se mi vesto da ragazza non potr fare pi niente.
Che assurdit aveva detto la signora Weera. Era una parola che
Shauzia le aveva sentito dire spesso. Qui non comandano i talebani.
Qui comando io. Oh, hai anche un cane. Si era chinata per studiare
Jasper che, saggiamente, aveva fatto due passi indietro. Bel cane era
stato il suo verdetto.
Poi si era voltata e Shauzia si era concessa un piccolo sorriso di
sollievo. Evidentemente la signora Weera non si ricordava di come si
era arrabbiata con lei lultima volta che si erano incontrate a Kabul.
Ma aveva sorriso troppo presto.
Te ne sei andata da Kabul senza porti il minimo problema di come
la tua famiglia sarebbe sopravvissuta senza di te.
Non mi volevano bene! aveva gridato Shauzia. Non facevano che
darmi addosso, e volevano che sposassi un vecchio che neanche
conoscevo solo per guadagnare dei soldi. Non ero niente per loro!
Non si abbandona la propria squadra solo perch il gioco non va
come vorresti tu aveva replicato la signora Weera. E ora, prima che
ti sistemi, avrei un lavoretto da farti fare.
Da quel momento in poi Shauzia aveva fatto continui lavoretti per
la signora Weera.
Basta disse a Jasper. E non far la cameriera per farla contenta.
Non ho bisogno di una casa. Dormivo allaperto insieme ai pastori.
Posso dormire allaperto in citt. Cos tutto quello che guadagner

215
potr risparmiarlo per raggiungere il mare.
Infil la mano sotto il cuscino dove teneva il suo bene pi prezioso:
una fotografia ritagliata da una rivista che ritraeva una distesa di
lavanda in Francia. Non riusciva a vederla al buio, ma tenerla in
mano la fece sentire meglio.
Ecco di che cosa aveva davvero bisogno: di trovarsi in una distesa
di fiori violetti, dove nessuno le avrebbe dato fastidio. Sarebbe
rimasta seduta l finch il rumore avesse abbandonato la sua testa, e
la puzza del campo profughi le sue narici. Dopo essere rimasta l
abbastanza a lungo da sentirsi di nuovo bene, sarebbe andata a Parigi
e si sarebbe seduta in cima alla Torre Eiffel, finch la sua amica
Parvana non lavesse raggiunta lass, come si erano promesse a Kabul.
Allora avrebbero passato il resto dei loro giorni bevendo t e
mangiando arance, e prendendo in giro la signora Weera.
Si alz sui gomiti. Partiamo stanotte disse a Jasper. Lui agit la
coda: quello era lincoraggiamento che le serviva.
Si alz e cerc a tentoni nellangolo linvolto dei suoi vecchi abiti
da ragazzo. Li indoss. Poi afferr una grossa ciocca di capelli e, con
le forbici che trov sul tavolo, tagli e tagli finch i capelli furono di
nuovo corti. Si mise il cappello, si gett lo scialle sulle spalle e prese
la borsa a tracolla. Non possedeva altro.
Resistendo alla tentazione di dire Addio! alle orecchie della
signora Weera, Shauzia lasci in silenzio la capanna, con Jasper che la
seguiva.
Oltrepassarono la capanna dove si teneva il corso di cucito, e quella
dove si insegnava a leggere alle donne. Queste capanne servivano
anche ad alcune famiglie da ripari per la notte.
Shauzia entr nel magazzino delle provviste. Non cera molto, ma
prese i pochi pezzi di nan avanzato dai pasti della giornata e avvolse
un po di riso bollito freddo in un pezzo di stoffa. Mise il cibo e una
piccola bottiglia dacqua nella borsa a tracolla.
Fuori nel cortile si guard attorno unultima volta. Tutto era
silenzioso, a parte il russare della signora Weera, e lontano, fuori
dallAssociazione Vedove, qualcuno piangeva.
Non cera nessun motivo per restare l. Il campo era buio. Shauzia
cominci a pentirsi della sua decisione di mettersi in cammino nel
cuore della notte. Ma prima che potesse ripensarci si volse, usc dal

216
portone dellAssociazione e riprese il suo viaggio verso il mare.

217
Tre

Shauzia sent un forte colpo di clacson alle sue spalle, e si spost con
un balzo dalla strada mentre un enorme camion la super ruggendo.
Il fumo che usciva dal tubo di scappamento la fece tossire.
Jasper stava incollato alle sue gambe, cos incollato che Shauzia
faceva fatica a camminare. Lo sent tremare.
Va tutto bene, Jasper gli disse, accarezzandolo, ma anche lei era
agitata.
Quando avevano lasciato il campo era ancora buio, e avevano
continuato a camminare anche quando era spuntata lalba. Ormai era
giorno pieno e pi si avvicinavano alla citt di Peshawar, pi il
traffico si faceva caotico.
La strada era ingombra di ogni tipo di veicolo. Cerano autobus cos
affollati che la gente viaggiava appesa fuori, e piccole auto a tre ruote
che sembravano giocattoli che sfrecciavano nel traffico. Erano tutte di
colori vivaci e di forme diverse. Cerano piccoli furgoni bianchi, taxi e
automobili. A Shauzia parve che tutti questi veicoli suonassero i
clacson nello stesso momento.
I veicoli dividevano la strada con le motociclette, che trasportavano
intere famiglie, e con biciclette stracariche di pacchi. Cerano carri
trainati da cavalli, da asini, da un bufalo e perfino da un cammello.
Shauzia si ferm a guardare un uomo anziano che pedalava con tutte
le forze su una bicicletta stracarica di legname. La bicicletta
traballava e ondeggiava e per poco non venne investita da un autobus.
Era davvero troppo. Shauzia port Jasper in una piccola zona
dombra sotto un albero. Si sedettero e guardarono il traffico che
sfrecciava veloce, trattenendo il respiro.
Forse abbiamo sbagliato a venire qui disse Shauzia. Non credevo

218
che fosse cos rumoroso. Non avevo idea che ci fosse cos tanta
confusione. Diede una grattatina a Jasper dietro un orecchio, pi per
dare conforto a se stessa che a lui.
Avremmo fatto meglio a restare con le pecore disse. Almeno
laria era respirabile e non faceva cos caldo. E poi il mare cos
lontano. E se non ce la facessimo? E se restiamo bloccati qui?
Jasper le diede un colpetto sulla mano per chiederle di continuare a
grattare.
Credi che ce la faremo? gli chiese. Lui fece andare la coda e le
lecc il viso.
Shauzia prese dalla tasca la fotografia del campo di lavanda e la
guard, forse per la milionesima volta.
Ecco dove voglio andare disse, pi a se stessa che a Jasper. E per
arrivare l, prima devo passare di qui.
Rimise in tasca la foto, si alz e trasse un profondo respiro pieno di
gas di scarico.
Andiamo disse a Jasper. Poi sorrise. Finger di essere un potente
guerriero, come Gengis Khan, che conquist lAfghanistan. Invader
questa citt indifesa. Niente ostacoler la mia avanzata! Si
incammin sulla strada con aria sicura di s, come avrebbe fatto
Gengis Khan, ma suonarono di nuovo il clacson e riprese a camminare
sul ciglio della strada. Era sempre Shauzia, ma se non altro stava
andando avanti.
Io ho visto le macchine e i camion a Kabul disse a Jasper,
posandogli una mano sulla testa per tranquillizzarlo. Lui tremava
ancora. Invece tu non hai visto altro che pecore. Ma non
preoccuparti. Ti ci abituerai.
Jasper non era cos sicuro. Scartava a ogni suono di clacson e a
ogni rombo di motore. Quando Shauzia trov per terra un pezzo di
corda blu, la raccolse, ne leg un capo attorno al collo di Jasper e
tenne laltro in mano come un guinzaglio.
per il tuo bene disse. Solo finch non avrai pi paura.
Jasper rasp la corda con la zampa un paio di volte. Poi lecc la
guancia di Shauzia e ripresero a camminare.
Ci sono cos tanti afghani qui: sembra di essere a Kabul. Perfino il
mercato sembrava quello di Kabul, con la frutta accatastata sui
banchi allaperto e capre scuoiate appese ai ganci. I macellai

219
sventolavano i giornali per tenere lontane le mosche.
Tuttavia, due cose erano diverse. Una era che, sebbene alcune donne
portassero il burqa, molte altre avevano il volto scoperto, e nessuno le
picchiava per questo.
Laltra cosa diversa rispetto a Kabul era che le case erano intatte. L
non erano cadute bombe. Shauzia era vissuta tutta la vita tra le
macerie delle bombe. Non vederne le parve strano.
Ci devono essere un sacco di modi per fare soldi, qui. Shauzia
dubitava che Jasper riuscisse a sentirla con il rumore del traffico, ma
gli parlava lo stesso, per il bisogno di avere qualcuno con cui parlare.
Tutto intorno a lei vedeva ragazzi della sua et e anche pi giovani,
che lavoravano. Li vide trafficare nelle autofficine, martellare pezzi di
metallo nelle botteghe dei fabbri, vendere arance dai carretti, portare
i vassoi del t. Vide ragazzi sporgersi dalle fiancate degli autobus.
Balzavano gi e facevano salire i passeggeri, incassando i soldi del
biglietto, poi risalivano sulla passerella mentre lautobus ripartiva
dalla fermata. Shauzia costeggi un cantiere e vide alcuni ragazzini
sporchi che guidavano asini carichi di mattoni.
Lingue diverse le vorticavano attorno. Riconobbe le lingue afghane
Pashtu, Dari e Uzbek e ne sent anche altre che immagin essere le
lingue pakistane.
La folla si infittiva sempre pi e Shauzia afferr il guinzaglio di
Jasper con mano pi salda.
Un fiumiciattolo lento e maleodorante scorreva in mezzo al
mercato. Shauzia vide negozi che vendevano gioielli e cibo in scatola.
Vide un negozio che vendeva solo burqa, allineati contro le pareti,
appesi come fantasmi azzurri. Ovunque cera gente che vendeva
articoli dai vassoi o dai karachi.
Shauzia attravers il mercato osservando i negozi e cercando di
immaginarsi a lavorare in uno di quelli. Quando fu troppo stanca per
camminare ancora, trov un posto per terra allombra di un muro e vi
si appoggi. Jasper si sedette accanto a lei. Prese dalla borsa la
bottiglia di plastica, bevve qualche sorso dacqua e ne mise un po nel
palmo della mano per Jasper. Divisero un pezzo di pane che Shauzia
aveva portato con s dal campo. Poi bevvero dellaltra acqua, per
mandar gi il pane.
Fu piacevole mangiare qualcosa. Shauzia era esausta. Chiuse gli

220
occhi per riposare.
Questo posto mio.
Shauzia apr gli occhi. Davanti a lei cera una donna coperta dal
burqa.
Questo posto mio ripet la donna. Io vengo qui ogni giorno.
Mi sono solo seduta un momento disse Shauzia.
Vai a sederti da unaltra parte.
Troppo stanca per discutere, Shauzia si alz, imitata da Jasper.
La donna prese il loro posto. Mi aiuti supplic rivolta a un
passante, che la ignor. Solo una o due rupie disse a un altro.
Raccoglie molti soldi in questo modo? le chiese Shauzia.
Una decina di rupie al giorno.
tanto?
abbastanza da lasciare i miei bambini affamati.
Se si togliesse il burqa, la gente potrebbe vederla in viso prov
a suggerire Shauzia.
Che cosa vuoi saperne, tu? ribatt la donna, in collera. Tengo il
viso coperto, cos la gente non pu vedere la mia vergogna. In
Afghanistan ero un capufficio. Sono laureata. E guardami adesso!
Anzi, no, non guardarmi! Vattene!
Shauzia rimase l un momento, dispiaciuta di aver ferito i
sentimenti della donna e allo stesso tempo in collera per essere stata
costretta ad alzarsi quando finalmente era riuscita a mettersi comoda.
Alla fine, non sapendo che cosa fare del suo dispiacere n della sua
collera, se ne and seguita da Jasper.
Quella donna laveva spaventata. Se una persona che era stata
alluniversit era ridotta a chiedere lelemosina, che speranze poteva
avere lei?
Si inginocchi accanto a Jasper e finse di armeggiare con il
guinzaglio. Teneva la testa china cos che nessuno potesse vedere che
stava piangendo.
Non mi piace, qui sussurr. Jasper lecc le sue lacrime. Shauzia lo
abbracci stretto. Poi si alz e ripresero a camminare.
Cerano molti mendicanti nel mercato. Alcuni erano donne, a viso
coperto e scoperto. Altri erano persone malate, con arti deformi. Altri
ancora erano ragazzi della sua et. La gente passava davanti alle mani
tese dei mendicanti come se fossero invisibili.

221
Le persone a cui chiedono lelemosina sembrano povere quanto
loro disse Shauzia. Si volt dallaltra parte. Era uno spettacolo
troppo triste da guardare.
Continuarono ad attraversare il mercato.
Devo cercare un lavoro, pensava Shauzia, ma ogni volta che
arrivava vicino a un negozio si sentiva troppo timida per entrare a
chiedere.
Non sei in grado di cavartela da sola aveva detto la signora
Weera. Shauzia ricord che tutti avevano riso a quelle parole.
Fece un respiro profondo ed entr nel negozio pi vicino,
unedicola.
Mi serve un lavoro! disse alluomo dietro la catasta di libri.
Le fu immediatamente ordinato di uscire dal negozio, e cos pure da
altri quattro in cui entr.
Il giorno scivolava via. Il mercato rimaneva aperto anche dopo il
tramonto, ma le lampadine appese qua e l tra i pali e i fili creavano
ombre strane e inquietanti nelle strade. Shauzia e Jasper si infilarono
in uno spazio angusto tra due negozi. Dallodore Shauzia cap che
dividevano quello spazio con frutta andata a male e altri rifiuti, ma se
non altro erano lontani dalla gente, dalle macchine e dalle ombre.
Shauzia si appoggi al muro, provando nostalgia per il russare della
signora Weera, e si addorment seduta.

Shauzia si svegli prima dellalba, in un mattino grigio, la testa


posata su un mucchio di avanzi. Jasper era gi sveglio e masticava
qualcosa che aveva trovato tra i rifiuti.
Shauzia si alz e si diresse a una fontana che aveva visto nel
mercato. Si spruzz lacqua sul viso, e sia lei che Jasper bevvero a
lungo. Lacqua riemp loro lo stomaco, almeno per il momento.
Pass la giornata cercando un lavoro. Molti negozianti dissero che
era troppo sporca per lavorare nel loro negozio. Altri avevano gi
personale a sufficienza.
Il sole stava cominciando a tramontare quando Shauzia pass
davanti a una macelleria; il bancone era quasi vuoto ma era
incrostato di sporcizia e di sangue rappreso.
Il suo negozio ha bisogno di una bella pulita disse al macellaio
che sedeva su uno sgabello appena fuori dalla porta, bevendo una
tazza di t. Potrei farlo io.

222
Il macellaio mand gi un sorso di t, la squadr dalla testa ai piedi
e disse: Questo un mestiere da uomini. Tu sei un ragazzo. Vattene.
Shauzia non si arrese. Io posso pulire il suo negozio disse di
nuovo. Si mise le mani sui fianchi e lo guard dritto negli occhi. Era
affamata e stanca, e non era dellumore adatto per stare a sentire
quelle assurdit.
Luomo bevve un altro sorso di t e lo tenne in bocca per un po
prima di deglutire.
un bel cane disse, indicando Jasper. Sembra affamato.
Certo che affamato, pens Shauzia. Come me.
Aspetta. Il macellaio scomparve allinterno e torn con due pezzi
di carne avvolti in un foglio di giornale.
carne buona disse il macellaio accarezzando le orecchie di
Jasper mentre questi ingoiava la carne. Carne buona per un buon
cane. Si alz. Fatti trovare qui presto, domattina. Ti dar mezza
giornata di lavoro per pulire il negozio. Se farai un buon lavoro, ti
pagher. Spar dentro il negozio, ma ricomparve un istante dopo.
Puoi portare il cane disse prima di scomparire definitivamente.
Grazie gli grid Shauzia. Si inginocchi e gett le braccia al collo
di Jasper.
Ho un lavoro! Aveva voglia di cantare.
Doveva mangiare qualcosa. Non appena Jasper fin la carne,
andarono dal fornaio, che stava per chiudere.
Se mi d un pezzo di pane, la pagher domani disse. Domattina
lavorer.
Il fornaio prese una pagnotta di nan da una piccola pila e lo gett a
Shauzia. Lei non se lo aspettava, e il pane cadde per terra. Lo raccolse,
svelta.
Che cosa le devo?
Vattene, accattona. Ti ho dato del cibo, adesso vattene.
Il volto di Shauzia si accese per la vergogna. Lei non era
unaccattona.
Apr la bocca per ribattere, ma cambi idea. Poteva avere ancora
bisogno di pane gratis in futuro.
Divise il pane con Jasper. Poi entrambi bevvero alla fontana. Il cibo
nello stomaco le dava una sensazione piacevole.
Il mercato era silenzioso. Tutte le bancarelle erano chiuse. Shauzia

223
vide gente che dormiva nellombra e sui gradini dei negozi.
Lei e Jasper tornarono alla macelleria. Anche quella aveva chiuso.
Si sedettero sul gradino.
Cos sono sicura di essere in orario domattina disse. Il gradino
aveva uno strano odore, ma lei era molto stanca e si addorment
allistante.

224
Quattro

Shauzia si svegli al rumore del macellaio che apriva la saracinesca


del negozio.
Il tuo cane avr caldo, qui fuori disse. Portalo nel retro. Sullo
scaffale c una pentola. Dagli da bere.
Shauzia e Jasper seguirono il macellaio attraverso il negozio fino a
un piccolo cortile di cemento sul retro. Sotto una tenda cera spazio
sufficiente perch Jasper potesse sdraiarsi allombra.
Shauzia trov la pentola, la riemp dacqua e la port a Jasper.
Aspettami qui disse. Se far un buon lavoro forse ti dar
dellaltra carne, o almeno qualche osso da rosicchiare.
Pulisci il negozio disse il macellaio. Le indic dove trovare il
secchio, le spazzole e il detersivo. Adesso vado a fare colazione.
Torner presto per tenerti docchio.
Shauzia si mise al lavoro. Lavor svelta, lavando gli scaffali vuoti e
i vassoi dove veniva riposta la carne per essere venduta. Il sangue
rappreso non le dava fastidio. Uno dei suoi compiti tra i pastori era
raccogliere il letame di pecora e comprimerlo in tavolette. Usavano le
tavolette quando non trovavano legna per il fuoco.
Quello s che era stato un lavoro sgradevole. Il sangue rappreso non
era niente, a confronto.
Se quelluomo era soddisfatto del suo lavoro, forse gliene avrebbe
offerto dellaltro.
Il disinfettante che le era stato detto di usare aveva un odore forte
ma sapeva di pulito.
Shauzia ebbe unidea.
Port il secchio nel cortile sul retro, si tolse i vestiti e si lav con
lacqua saponata, poi lav svelta anche gli abiti.

225
Lo so che sono ridicola disse a Jasper mentre indossava la maglia
strizzata ma ancora bagnata. Si asciugher, ma almeno adesso sono
abbastanza pulita perch qualcuno mi dia da lavorare.
Torn al lavoro.
Ti sei versato addosso un po dacqua, vedo disse il macellaio
quando torn dalla colazione. Approv il lavoro che Shauzia aveva
fatto e le vers una tazza di t da un thermos che aveva riempito al
negozio del t. Prendi del pane disse, indicando una pila di pagnotte
avvolte nel giornale.
Shauzia prese una pagnotta e ne diede met a Jasper che la ingoi
in un baleno, poi annus in giro cercandone ancora.
Magari pi tardi gli disse lei, e lui agit la coda.
Quando ebbe finito il suo lavoro, il caldo aveva asciugato quasi del
tutto i suoi abiti.
Ha altro lavoro per me oggi? chiese.
Non oggi. Oggi sono chiuso, quindi non ci sono consegne n
clienti. Sei un buon lavoratore. Forse ti dar da lavorare di tanto in
tanto. Ho detto forse aggiunse quando il volto di Shauzia si illumin.
Vai a prendere il tuo cane e ti pagher.
Shauzia and a riprendere Jasper.
Il macellaio estrasse una banconota da dieci rupie da un mazzetto
che teneva in tasca. Esit un momento. Poi ne aggiunse altre dieci.
Prendi il resto del pane disse. E lei lo fece.
Guarda mostr il pane a Jasper. Tre pagnotte. Oggi mangeremo
da re e ne avremo anche per domani. Cibo, soldi e abiti puliti, e siamo
appena arrivati in citt! Sar facile, vedrai.
Ma non ebbe altra fortuna quel giorno, n quello dopo. Il giorno
dopo ancora i suoi sandali si ruppero. Li leg con un pezzo di corda
che trov per terra, ma tennero soltanto per una mezza giornata. Non
erano rotte solo le cinghie. Aveva consumato la suola fino al
pavimento.
Non posso continuare cos disse guardando comerano ridotte le
piante dei suoi piedi.
Rimasero seduti sul ciglio della strada per un bel po, pensando a
che cosa fare.
A met pomeriggio un venditore ambulante che spingeva un
karachi pieno di sandali di gomma le pass davanti.

226
Ecco quello che mi serve! Shauzia gli grid di fermarsi e si
incammin cauta per raggiungerlo, i piedi nudi doloranti a contatto
con il suolo bollente.
Quanto costa un paio di sandali? chiese.
Il venditore disse il prezzo. Era pi di quanto Shauzia avesse in
tasca.
Non ho abbastanza soldi. Avrebbe voluto piangere. I piedi nudi le
bruciavano. Doveva saltellare in continuazione da un piede allaltro.
Il venditore la guard un momento, poi rovist nel fondo del carro.
Alla fine le porse diversi sandali non appaiati.
Prova questi disse. Shauzia ne prov diversi finch non ne trov
due della sua misura. Uno era marrone, laltro verde.
Perch ha tutti questi sandali senza il compagno? chiese.
Anche le persone con una sola gamba hanno bisogno di scarpe
rispose luomo.
Questi quanto costano?
Quanti soldi hai?
Shauzia gli mostr i soldi che aveva in tasca.
Vanno bene le disse. E li prese tutti.
Adesso aveva i sandali, ma non aveva pi soldi.
tutta colpa della signora Weera disse a Jasper, mentre
guardavano luomo dei sandali che si allontanava con il suo carretto.
Se mi avesse comprato i sandali come doveva Shauzia non fin di
formulare il pensiero. Prendersela con la signora Weera a un tratto le
parve una perdita di tempo. Non cerano mai abbastanza soldi
allAssociazione per cose come le scarpe.
E di questi che cosa ne faccio? chiese a Jasper, facendo dondolare
i suoi vecchi sandali logori. Decise di lasciarli sul marciapiede. Li pos
per terra, ma prima che avesse fatto qualche passo un ragazzo si
chin a raccoglierli.
Dopotutto, forse avrebbe dovuto tenerli.
Le prime notti che trascorse a Peshawar, Shauzia dorm sempre in
posti diversi. La citt non era mai del tutto silenziosa, la notte. Cera
sempre il rumore di colpi di fucile, di discussioni e dei camion. Si
udivano suoni che potevano essere pianti, o risa. A volte era difficile
distinguerli.
Quando la gente le passava accanto, la ignorava, oppure la fissava.

227
Talvolta le facevano cadere addosso dei rifiuti. Shauzia si disse che
era perch non lavevano vista, ma pi spesso accadeva, pi difficile le
risultava crederci.
Un giorno, quando lei e Jasper erano a Peshawar ormai da pi di
una settimana, Shauzia trov un buon posto per dormire tra due case,
in una stradina tranquilla. Era una specie di ripiano, grande
abbastanza per lei e per Jasper.
Questa sar una buona casa per noi disse a Jasper.
In un bidone dei rifiuti l vicino trov una vecchia scatola di
cartone. La ruppe e utilizz i pezzi per rivestire il piano di cemento.
Sedette sul cartone per sentire che effetto faceva.
Nessuno dormir pi comodo di noi in tutta la citt disse a
Jasper, che la raggiunse sul letto, agitando la coda.

Shauzia cerc lavoro con ancora pi impegno. Fece diversi mestieri,


alcuni per qualche giorno, altri solo per poche ore. Nel mercato del
vestiario, con i tessuti di tutti i colori dellarcobaleno appesi come una
foresta variopinta, aiutava a scaricare i rotoli di tessuto e a dividere i
bottoni nei barattoli.
Lavor ancora per il macellaio, e un giorno dispose teste di pecora
sul banco fuori dal negozio. Alla fine di quella giornata lui le diede un
bellosso per Jasper. In pi, la raccomand a un suo amico che aveva
una drogheria e Shauzia lavor da lui un giorno, per fare le pulizie.
Ovunque andasse, vedeva gruppi di bambini che trascinavano
sacchi di plastica blu, rovistando nellimmondizia.
Lo far anchio, se sar necessario disse a Jasper, ma non credo
che potrei fare molti soldi in quel modo.
Lavor un paio di giorni come ragazzo del t per sostituire un
ragazzo ammalato. Quello era il lavoro che aveva fatto a Kabul,
portare il t in tazze di metallo disposte su un vassoio ai mercanti che
non potevano lasciare i loro negozi neppure per una breve pausa. Era
molto brava: riusciva a correre per le stradine del mercato senza
rovesciarne neanche una goccia. Ovunque portasse il t, chiedeva se ci
fosse del lavoro per lei. Fu ricompensata: le offrirono di spazzare un
magazzino di mobili.
Un giorno, anzich cercare lavoro, and alla stazione.
Uno di questi treni porta al mare? chiese alluomo in biglietteria.
Allora vuoi andare a Karachi? disse luomo.

228
Karachi ripet Shauzia. Come il carro. caro?
Andata e ritorno?
Solo andata.
Il bigliettaio le disse il prezzo. Era molto, molto pi di quanto fosse
riuscita a mettere da parte. Shauzia lo ringrazi e usc. Era ormai
quasi uscita dalla stazione quando alcune persone che partivano per
un viaggio le diedero qualche rupia perch le aiutasse a portare i
bagagli.
Da allora, i giorni in cui non aveva altri lavori andava alla stazione
e portava i bagagli dei passeggeri, che le davano la mancia. Non
poteva andarci troppo spesso. Cerano degli uomini che facevano i
facchini di mestiere e quando la vedevano, la mandavano via.
Ma era meglio cos. Le costava fatica stare alla stazione e guardare
altre persone salire sui treni e partire.
Quando sarebbe toccato a lei?
Io chiedo meno dei facchini disse una sera a Jasper. Un giorno
qualcuno chieder meno di me e io non trover pi lavoro. Il
problema che siamo cos tanti. Ci sono un sacco di afghani qui, e
abbiamo tutti bisogno di soldi.
Ogni sera aggiungeva qualche rupia in pi al borsellino che portava
appeso al collo. Ogni sera si sentiva un po pi vicina al mare.
Un giorno vide la sua immagine riflessa nella vetrina di un negozio.
I suoi capelli stavano diventando di nuovo lunghi. Stava
ricominciando a sembrare una ragazza.
And da uno dei barbieri che lavoravano per la strada. Si sedette su
un pezzo di cartone che il barbiere aveva sistemato sul cemento per
far stare pi comodi i clienti. Accanto a lui, in una piccola scatola,
cerano le forbici, le spazzole e i rasoi, e un piccolo specchio, cos che
i clienti potessero controllare il lavoro, una volta finito.
Vorrei tagliarmi i capelli gli disse Shauzia, e si accordarono sul
prezzo. Non avrebbe avuto pi bisogno di tagliarli per parecchio
tempo. Mentre lavorava, il barbiere scherzava sul fatto di fare un bel
taglio anche a Jasper. Le sue battute non erano divertenti, ma
aiutarono Shauzia a non pensare ai suoi capelli.
Da allora cerc di evitare la sua immagine riflessa, ma in compenso
la sua testa era molto pi fresca.
Una volta arrivata in Francia, li avrebbe fatti ricrescere, promise a

229
se stessa.
Ogni sera comprava del cibo con il denaro guadagnato durante il
giorno e lo divideva con Jasper. Nelle giornate peggiori, quando non
riusciva a guadagnare molto, comprava solo del pane. In quelle
migliori comprava un piccolo pasticcio di carne da un venditore
ambulante, dopo averlo osservato mentre cuoceva la carne profumata
di spezie in un enorme tegame rotondo.
Qualche volta, un droghiere per cui lavorava le dava un frutto
insieme alla paga. Quello era un trattamento speciale. E il naso di
Jasper a volte lo aiutava a trovare qualcosa di buono per strada.
Ogni sera, quando il cielo imbruniva, Shauzia sedeva con Jasper nel
loro piccolo angolo, e lei gli raccontava del mare finch non erano
pronti tutti e due per dormire. Shauzia si sentiva sola, ma di solito era
troppo stanca per perdere tempo a pensarci.
Una notte Shauzia fu svegliata di soprassalto dai latrati di Jasper.
Apr gli occhi e si ritrov delle luci puntate sul viso.
Prov ad alzarsi, ma Jasper era sopra di lei e abbaiava, furioso.
Sent qualcosa che la afferrava e cerc di divincolarsi. Tra i latrati
di Jasper, sent delle voci maschili cariche di rabbia. Ogni volta che
quegli uomini cercavano di afferrarla, venivano dissuasi dalle ganasce
di Jasper che scattavano e dai suoi denti aguzzi.
Torneremo con un fucile e ammazzeremo il tuo cane dissero gli
uomini. Aspettaci qui.
Scoppiarono a ridere e se ne andarono. Jasper annus Shauzia e le
lecc il viso, poi si distese sopra di lei.
Shauzia si aggrapp a Jasper e lott per respirare, in preda al
panico.
Dobbiamo andare via di qui disse, spingendolo gi con dolcezza.
Si incamminarono lungo il viottolo. Shauzia tremava cos tanto che
faceva fatica a camminare e si aggrapp alla pelliccia di Jasper in
cerca di sostegno.
Camminarono per il resto della notte ed evitarono tutte le persone
che incontrarono.

230
Cinque

Shauzia e Jasper camminarono finch il cielo non cominci a


schiarire. Esausti, crollarono sui gradini di un negozio di armi sulla
moderna via principale del Saddar Bazaar. Riuscirono a dormire un
po, finch furono mandati via dal proprietario che era arrivato ad
aprire il negozio.
La testa di Shauzia era pesante per la mancanza di sonno. Andava a
urtare in continuazione contro la gente che incontrava e inciampava
nelle pietre irregolari della pavimentazione. Entr per sbaglio in
unedicola e per poco non rovesci un banco pieno di giornali.
Attento a quello che fai! le grid il giornalaio, in collera. Luomo
diede anche un calcio a Jasper e il cane ringhi.
Shauzia spinse via il cane ed entrambi finirono addosso a un
antiquario afghano che stava sistemando la merce fuori dal negozio.
Anche lui url contro di loro.
Non mi piace qui disse Shauzia a Jasper. Si inginocchi per
accarezzarlo e tranquillizzarlo. Affond il viso nella sua morbida
pelliccia e sent il suo buon odore di cane. Il mondo era pieno di
adulti irascibili e ci che Shauzia desiderava pi di tutto era non
doverne vedere mai pi uno.
Continuarono a camminare. Shauzia avrebbe voluto trovare un
posto tranquillo dove riposare, ma ovunque si sedessero, veniva
ordinato loro di andarsene.
Lasci la strada principale e si inoltr nelle stradine strette e buie
del vecchio mercato. Finalmente usc di nuovo alla luce del sole nel
punto in cui il mercato finiva e cominciavano i binari della ferrovia.
Anche l cera un sacco di gente, ma non era affollato come nei
negozi. Shauzia riusc a respirare un po. Lei e Jasper si

231
incamminarono lungo i binari.
Un piccolo gregge di capre e pecore rovistava con il muso tra i
cespugli di erbacce. Famiglie di afghani avevano improvvisato dei
rozzi ricoveri per terra, accanto ai binari. Un venditore ambulante
pakistano di abiti usati esponeva logore maglie di Topolino e gonne di
tweed su grandi teli di plastica. Laria puzzava di gas di scarico,
escrementi e del fumo dei piccoli fuochi per cucinare accesi qua e l.
Un gruppo di bambini afghani rovistava in un mucchio di
immondizia in cerca di qualsiasi cosa si potesse riutilizzare,
trascinandosi dietro grossi sacchi blu. Shauzia li osserv per un po,
restando al di l dei binari. Jasper agit la coda e tir il guinzaglio,
cos Shauzia lo lasci andare. Il cane si avvicin ai bambini
scodinzolando e spingendoli con il muso, in cerca di coccole.
Shauzia rimase in disparte mentre i bambini quattro ragazzini e
una bambina piccola accarezzavano Jasper. La bambina allinizio
era spaventata. Jasper era alto quanto lei. Ma il cane le lecc il viso e
lei rise, e Shauzia cap che non aveva pi paura.
Si chiama Jasper disse, abbandonando il suo posto di
osservazione sui binari e avvicinandosi ai bambini. un antico nome
persiano.
Cosa sa fare? chiese uno dei bambini.
Un sacco di cose. un cane molto in gamba. Jasper, seduto!
Shauzia mostr ai bambini che cosa era in grado di fare Jasper. I
bambini lasciarono da parte i loro sacchi e giocarono con Jasper: gli
tiravano un bastone che il cane andava a riprendere.
Due dei ragazzi potevano avere pi o meno let di Shauzia. Gli
altri due erano pi piccoli, avevano forse otto o nove anni. La
bambina doveva averne pi o meno cinque, pens Shauzia. Sia lei che
il pi piccolo dei maschi erano scalzi. Shauzia si chiese come
facessero a camminare.
Si chiese anche che cosa cercassero nellimmondizia, e prese uno dei
loro sacchi per guardarci dentro.
Ehi, quello mio! Stai rubando? Uno dei ragazzi pi grandi le
diede uno spintone per allontanarla dal suo sacco. Shauzia cadde
allindietro; frammenti di ghiaia le si conficcarono nelle palme delle
mani. Jasper le fu accanto in un baleno, abbaiando contro i bambini.
Non stavo rubando disse Shauzia con voce ferma. Volevo solo

232
vedere che cosa raccogliete. Accarezz Jasper con gesti lenti e dolci
per calmarlo.
Si alz. Jasper aveva smesso di abbaiare. La bambina si avvicin
per accarezzarlo e lui riprese a scodinzolare.
Non hai mai raccolto rifiuti? chiese a Shauzia il ragazzino che
laveva spinta.
Ti sembro uno che raccoglie rifiuti? ribatt Shauzia ripulendosi
gli abiti. Io lavoro.
Che lavoro fai?
Lavori veri.
E allora perch non te ne torni ai tuoi lavori e la smetti di rubare
le nostre cose?
Shauzia diede un calcio al sacco del ragazzo. Non c proprio
niente da rubare l dentro.
Questo lo chiami niente? Il ragazzo afferr il suo sacco e
cominci a tirare fuori il contenuto, sventolandolo sotto il naso di
Shauzia.
Tre bottiglie di plastica, un giornale intero e due barattoli di latta
vuoti. meglio di quanto riusciresti a trovare tu.
Staremo a vedere ribatt Shauzia.
Questo il nostro mucchio di rifiuti si intromise un altro ragazzo.
Perch dovremmo dividerlo con te?
Il mio cane da guardia disse Shauzia. Attaccher chiunque ci
dar fastidio.
Il ragazzo che aveva spinto Shauzia aveva dei graffi sul viso, come
se avesse preso parte ad altre zuffe.
Un cane da guardia disse. Non sembra cos feroce. Tuttavia
indietreggi.
Visto che non hai paura, vieni avanti e accarezzalo disse Shauzia.
E va bene, lo far. Il ragazz si inginocchi e tese una mano.
Jasper ringhi e il ragazzo si ritrasse.
Va tutto bene, Jasper disse Shauzia, posando una mano sulla
spalla del ragazzo. Vieni avanti e accarezzalo ripet, rivolta al
ragazzo. Adesso sa che sei mio amico, non ti far del male.
Il ragazzo tese la mano. Jasper la annus, poi la spinse col muso.
Ieri notte stavo dormendo in un vicolo raccont Shauzia. Degli
uomini hanno cercato di prendermi. Jasper li ha fatti fuggire.

233
Il tuo cane protegger anche noi? chiese la bambina.
Certo. E sar contento, anche. Non vero, Jasper? Jasper stava
gi scodinzolando cos forte che non poteva fare di pi.
Io mi chiamo Zahir disse il ragazzo dal viso escoriato. Gli altri
ragazzi si chiamavano Azam, Yousef e Gulam, e la bambina Looli.
Io sono Shafiq disse Shauzia, dando loro il suo nome da ragazzo.
Un ragazzo che conosco stato preso da alcuni uomini, in quel
modo disse Zahir. Lo hanno portato con loro e gli hanno tagliato
qualcosa dalla pancia prima di lasciarlo andare.
Era ancora vivo? chiese Shauzia.
rimasto vivo per un po rispose Zahir.
Poi morto aggiunse Yousef.
Avanti disse Zahir. Guarda nel mio sacco.
Shauzia pass in rassegna la collezione di pezzi di cartone, giornali,
bottiglie e lattine.
Vendiamo queste cose a un commerciante di rifiuti disse Zahir.
Non tutto disse Gulam. Quello che si pu bruciare lo portiamo a
casa, per cucinare.
Avete una famiglia? chiese Shauzia.
Gulam e Looli vivono con i loro zii disse Yousef. Noi invece
siamo soli.
Come me disse Shauzia. Quanti soldi riuscite a guadagnare?
Pi o meno cinque rupie. A volte dieci. Puoi venire con noi, se
vuoi disse Zahir.
I bambini si rimisero al lavoro. Shauzia si rese conto di quanto
fosse stata fortunata a trovare i lavori che aveva trovato. Si un agli
altri ragazzi e passarono in rassegna i rifiuti che altre persone aveva
gettato via.
Cominci a rovistare nellimmondizia con un piede.
Non cos disse Looli. Stava masticando dei coni raffermi che una
gelateria aveva buttato via. Con le mani. Mostr a Shauzia come
scavare nel mucchio di rifiuti per scovare qualsiasi cosa vi fosse
sepolta.
I rifiuti mandavano un cattivo odore, ma era una cosa che non dava
fastidio a Shauzia. Dopotutto, era vissuta in mezzo alle pecore per
mesi. Anche le mosche le erano familiari. Scav per bene nel mucchio,
aprendo i sacchetti di plastica e vuotando per terra il contenuto. Mise

234
la carta e gli stracci che trov nel sacco della bambina.
Domani avrebbe ricominciato a cercare un lavoro come si deve, si
disse, ma oggi voleva solo stare insieme ad altri bambini.
Jasper, grazie al suo infallibile naso da cane, riusc a trovare tra i
rifiuti qualcosa da mangiare, ma anche a Shauzia le cose non
andarono male. Oltre alla carta e ai pezzi di legno di una cassa da
imballaggio rotta, trov anche un barattolo di spezie vuoto e una
scatola di cracker, con ancora dei cracker dentro!
Ehi, ho trovato del cibo! esclam.
Un secondo dopo si ritrov lunga distesa nella spazzatura.
Tutta la roba da mangiare la prendo io disse Zahir, tenendo in
alto la scatola di cracker.
Ma Shauzia aveva fame ed era stanca di subire angherie. Si rialz in
un baleno senza riflettere e si scagli sul ragazzo. Rotolarono tra i
rifiuti, cercando di colpirsi. Jasper saltava attorno a loro, abbaiando.
Gli altri bambini raccolsero i cracker caduti e li mangiarono. Shauzia
e Zahir smisero di azzuffarsi prima che ci fosse un vero vincitore.
Rimasero seduti in mezzo ai rifiuti, a ripulirsi e guardarsi di sottecchi.
Non provare mai pi a prendermi qualcosa di mano disse Shauzia
in tono aspro.
E tu cerca di ricordarti chi che comanda qui ribatt Zahir con lo
stesso tono.
Dato che i cracker erano spariti, fecero una tregua e ricominciarono
a rovistare nel mucchio dellimmondizia.
Pi tardi quel pomeriggio, uno dei bambini pi piccoli trov un
pezzo di corda, lo leg a un sacchetto di plastica e si mise a correre
nella discarica, in quella terra desolata che si estendeva al di l dei
binari. Il sacchetto fluttuava sopra di lui come un uccello, in alto sui
mucchi di rifiuti e su tutta la gente che cercava di costruirsi una casa
nellimmondizia.
A Shauzia parve bellissimo.

Il sole era ormai basso nel cielo quando Looli gett le braccia
attorno al collo di Jasper e lo abbracci.
Adesso dobbiamo andare disse.
Shauzia guard la bambina che prendeva per mano il fratello,
mentre questi si buttava su una spalla il sacco della bimba e il suo
sullaltra, e poi si incamminavano insieme.

235
Anche gli altri ragazzi si misero i sacchi in spalla e si avviarono in
unaltra direzione.
Vieni? le grid Zahir. O hai un lavoro importante da fare?
Gli altri ragazzi risero. Shauzia si chiese se fare loffesa, ma decise
di no. Guard Jasper, si strinse nelle spalle e si affrett a raggiungere i
ragazzi.
Per la prima parte della serata vagabondarono per Peshawar come
un branco di animali, buttando di tanto in tanto un pezzo di
immondizia nei loro sacchi. Dateci dei soldi! gridavano a tutti quelli
che incontravano, e scoppiavano a ridere quando la gente scappava
spaventata. Shauzia restava un po indietro: non si divertiva, ma le
faceva piacere avere compagnia.
Quando scese la notte, si ritrovarono vicino a un grande albergo
moderno. Era cos bello che Shauzia rimase senza fiato.
un palazzo? chiese. Lei e i ragazzi erano acquattati tra i
cespugli. Dallaltra parte della strada, una grande costruzione bianca
brillava alla luce dei fari. Automobili percorrevano piano il lungo
viale bordato di vasi traboccanti di colori. Un uomo con una
splendida uniforme era di guardia allingresso.
un albergo disse Zahir. Non sai cos un albergo?
Certo che lo so ment Shauzia. Non cerano posti come quello in
Afghanistan. Cosa facciamo qui? La ghiaia cominciava a pungerle la
pelle delle ginocchia.
Vedi quella luce nel salone? Zahir indic una costruzione bassa e
lunga che si estendeva su un lato dellalbergo. Vuol dire che stasera
c una festa.
Continuo a non capire.
Zahir rise della sua stupidit.
Siamo qui per gli avanzi. Non hai fame?
Lasciarono i sacchi nascosti tra gli alberi e corsero verso il retro
dellalbergo. Shauzia sent rumore di metallo e di vetro che
tintinnava, e di acqua che scorreva. Sent gli odori della cucina
provenire dalla porta aperta. Avvert un vuoto allo stomaco per la
fame.
Poco dopo gli addetti alla cucina portarono fuori i bidoni
dellimmondizia dalla porta sul retro. Portarono i bidoni fino alla rete
di cinta, e misero delle pietre sui coperchi.

236
Perch fanno cos? chiese Shauzia.
Per tenerci alla larga. Ma noi siamo pi furbi di loro.
Gli addetti alla cucina rientrarono. Shauzia e i ragazzi si
avvicinarono carponi ai bidoni. Shauzia zoppicava un po, le faceva
male una gamba per essere stata a lungo in ginocchio sui sassi. Jasper
era tra loro, ma era abbastanza intelligente da non fare il minimo
rumore.
I ragazzi tolsero le pietre dai coperchi dei bidoni. Shauzia li aiut.
Capovolsero piano i bidoni. Rovistarono tra gli avanzi della festa,
gettando da una parte i tovaglioli di carta appallottolati e altri rifiuti
per cercare il riso freddo e le ossa di pollo che avevano ancora dei
pezzi di carne attaccati.
Shauzia stacc la carne dalle ossa per darla a Jasper, perch le ossa
di pollo gli facevano male. Il suo naso lo aiut a trovare anche altre
cose da mangiare.
Shauzia non riusciva a infilarsi il cibo in bocca abbastanza in fretta.
Pezzi di cartilagine di montone, bocconi di pasticcio di carne
macinata, patate lucide di olio alle spezie: portava tutto alla bocca
con una mano mentre con laltra continuava a rovistare tra i rifiuti,
cercando altro cibo. Quando un mozzicone di sigaretta fin per errore
in una manciata di riso e spinaci, Shauzia lo separ dal cibo con i
denti, lo sput e continu a masticare.
Attorno a lei sentiva solo il rumore di ragazzi affamati che
masticavano.
Ehi, voi! Via di qui o chiamiamo la polizia! gridarono gli addetti
alla cucina dalla porta.
Shauzia stava per allontanarsi, ma gli altri ragazzi si misero a urlare
a loro volta. Scagliarono ossi e altri rifiuti contro il personale. Jasper
abbaiava e pezzi di spazzatura volavano per aria. Shauzia raccolse
una manciata di cibo e si un a loro. Rise quando vide che il personale
della cucina alzava le mani per proteggersi dagli avanzi volanti.
Era bello gridare e lanciare. Shauzia non ricordava lultima volta
che aveva urlato cos. Quando era tra i pastori non poteva alzare la
voce, perch avrebbe spaventato quelle stupide pecore. A Kabul non
poteva urlare perch sarebbe stato stupido da parte sua attirare
lattenzione: lultima cosa di cui aveva bisogno era che i talebani la
guardassero abbastanza da vicino da scoprire che era una ragazza.

237
Ma qui poteva gridare, e lo fece, e si divert un mondo.
Gli uomini sparirono per qualche istante, poi tornarono sulla porta
agitando padelle e coperchi. Shauzia vide che stavano arrivando
anche le guardie, con i fucili puntati.
I ragazzi si sparpagliarono e si allontanarono prima che gli adulti
potessero raggiungerli. Quando le acque si furono calmate, tornarono
a recuperare i loro sacchi e si misero in cerca di un posto per dormire.
Quella notte Shauzia rimase con i ragazzi. Dormirono,
raggomitolati vicini, in una tromba di scale maleodorante. Jasper
faceva la guardia e loro dormirono al sicuro.

238
Sei

Shauzia era tra i banconi del negozio di drogheria frequentato dai


ricchi. Fece scorrere le dita lungo le file di confezioni allettanti. Le
immagini che ritraevano promettevano cose buone. Torte, biscotti
ricoperti di cioccolato, carne, formaggio: il cibo pi meraviglioso che
avesse mai visto.
E ce nera cos tanto! A chi poteva importare se lei avesse preso un
paio di scatole per se stessa e per il suo cane? Cera cos tanta roba!
La venne lacquolina in bocca mentre le sue dita indugiavano su
una lattina: sulletichetta era disegnato un pesce. Sarebbe stato cos
facile farla scivolare dallo scaffale nella sua borsa.
Di nuovo tu!
Una mano robusta lafferr per la spalla, come un artiglio. Shauzia
lasci andare la lattina di pesce e venne spinta fuori dal negozio.
la quarta volta oggi che ti mando fuori. Se torni, chiamo la
polizia.
Il commesso spinse Shauzia fuori dal negozio con tanta forza che
lei colp il selciato nello stesso istante in cui la feroce calura di
Peshawar colpiva lei. Il negozio era cos piacevolmente fresco: come
essere circondati dalla neve.
Si rialz da terra, troppo arrabbiata per accorgersi dei graffi che
aveva sulle mani e sulle caviglie. Rimase pi vicino possibile alla
porta del negozio. Almeno sarebbe riuscita a sentire un soffio daria
fresca quando i ricchi entravano e uscivano.
Jasper era allungato nella sottile striscia dombra che costeggiava il
negozio. Aveva cos caldo che era riuscito a malapena a ringhiare
quando avevano buttato fuori Shauzia.
Lei non poteva stare allombra perch sarebbe stata troppo lontana

239
dal passaggio della gente a cui voleva chiedere lelemosina.
Ha qualche rupia da darmi? chiese a un uomo che usciva dal
negozio. Lui le pass davanti ignorando la sua mano tesa. La donna
che usc qualche istante dopo le porse una banconota da due rupie,
appallottolata. Con quella, Shauzia aveva raccolto sei rupie in tutto il
giorno.
Odio tutto questo disse a Jasper. Odio dover essere gentile con
questa gente che non gentile con me. Odio chiedere loro qualunque
cosa. La prossima persona che passa, prendo i soldi e mi metto a
correre. Se non me li danno loro, me li prendo da me.
Jasper fece roteare gli occhi, per nulla impressionato. Era un
discorso che aveva gi sentito altre volte.
Nel negozio Shauzia era rimasta sconcertata alla vista di tutte
quelle belle confezioni di cibo allineate sugli scaffali. La gente che
faceva la spesa l doveva avere un sacco di soldi. E di certo a queste
persone che avevano un sacco di soldi non sarebbe dispiaciuto di
darne un po a lei.
Ma i ricchi non erano pi generosi dei poveri.
Alla gente Shauzia chiedeva un lavoro, oltre che denaro, ma
nessuno aveva un lavoro per lei. Avrebbe preferito lavorare che
chiedere lelemosina. Chiedere lelemosina la faceva sentire meschina.
Un uomo e una donna in abiti occidentali scesero da un furgoncino
bianco insieme a due bambini e attraversarono il parcheggio, diretti al
negozio. Shauzia li vide e tese la mano.
Guarda quel cane! I due bambini corsero da Jasper. In un baleno
il cane era in piedi e agitava la coda.
Attenti, bambini. Non lo conoscete disse luomo.
Shauzia cap che parlavano inglese e rispolver le poche parole che
aveva imparato a scuola.
Si chiama Jasper disse.
Luomo e la donna cercarono di convincere i loro bambini a
entrare.
Mi serve un lavoro disse Shauzia. Tese la mano, nel caso
preferissero darle del denaro.
Parli bene linglese disse piano la donna. Poi mise una banconota
da dieci rupie nella mano di Shauzia. Avanti, bambini, entriamo.
Magari fosse sempre cos, pens Shauzia, infilando in tasca il

240
denaro. Quando la famiglia riusc, i bambini corsero subito verso
Jasper.
Mamma, possiamo portarlo a casa con noi? chiese uno dei due.
di questo ragazzo disse la donna. Il bambino mise il broncio e
strinse Jasper cos forte che il cane dovette scrollarsi per allontanarlo.
Luomo diede a Shauzia unaltra banconota da dieci rupie. Compra
del cibo anche per il tuo cane disse. Poi la famiglia caric tutto in
auto e se ne and.
Shauzia e Jasper rimasero fuori dal negozio per il resto della
giornata, ma riuscirono a racimolare solo poche altre rupie. Shauzia
compr un tortino di carne che divise con Jasper e del nan. Poi and
a cercare gli altri ragazzi.
Usavano il vecchio cimitero cristiano come accampamento. Di
giorno era ombreggiato e fresco, e le erbacce erano abbastanza
morbide per dormirci sopra la notte. Le lapidi segnavano le tombe di
soldati britannici che erano morti combattendo gli Indiani. Shauzia
non sapeva in quale guerra. Ma non era importante.
Quanto hai fatto oggi? chiese Zahir. Shauzia mostr linvolto con
il nan. Non disse quanti soldi aveva raccolto.
Uno dei ragazzi aveva rubato delle arance dal karachi di un
vecchio. Mangiarono insieme. Zahir chiese del cibo in pi ad alcuni
dei ragazzi, ma lasci in pace Shauzia.
Ciao, posso unirmi a voi? Un ragazzino, con il solito sacco blu ai
piedi, li guardava dallaltra parte della recinzione del cimitero.
Certo. Vieni dentro. Zahir gli and incontro.
Shauzia sapeva che cosa sarebbe successo.
Butta prima il sacco gli sugger Zahir. Sar pi facile scavalcare.
Il ragazzino gett il sacco tra le braccia aperte di Zahir. Zahir
aspett che il ragazzo fosse in cima alla recinzione, poi lo spinse
indietro sul marciapiede. Il ragazzino riprov un paio di volte a
scavalcare, ma poi cap che il suo sacco era perduto e che non cera
niente che potesse fare per riprenderselo.
Shauzia non partecip alla zuffa per accaparrarsi il sacco rubato,
ma non fece neppure nulla per aiutare il ragazzo. Non aveva paura di
sfidare Zahir, ma lultima cosa di cui aveva bisogno era qualcuno che
dipendesse da lei, che si aspettasse qualcosa da lei. Non sarebbe mai
riuscita a raggiungere il mare, cos.

241
Io so badare a me stessa. Pu farlo anche lui sussurr a Jasper
mentre si sistemavano tra le croci e le tombe e si preparavano per
dormire.

Ogni mattina Shauzia lasciava il cimitero. Qualche volta portava


Jasper con s ma pi spesso lo lasciava allombra, con una ciotola
dacqua che prendeva da una fontana fuori dalla chiesa l vicino. Si
incamminava verso Saddar Bazaar oppure faceva lautostop verso
altre parti della citt per cercare lavoro.
Spostandosi cos tanto attraverso Peshawar, presto arriv a
conoscere bene la citt. Sapeva in quali zone era pi facile trovare
lavoro, quali negozi davano il cibo ai mendicanti alla fine della
giornata e quali grandi alberghi avevano bidoni dellimmondizia che
potevano essere razziati. Impar dove si trovavano le fontane, dove
poteva lavarsi un po o prendere dellacqua da bere. Impar in quali
parchi poteva fare un riposino al riparo dalla calura del giorno e quali
invece avevano guardie che lavrebbero cacciata via prima che fosse
riuscita a mettersi comoda.
Se era fortunata, trovava da lavorare. Se no, chiedeva lelemosina. A
poco a poco riusc a mettere da parte qualche rupia nel suo
borsellino.
Ci stiamo avvicinando sempre di pi al mare disse a Jasper una
sera che erano da soli nel cimitero. Gli mostr il rotolino del denaro.
Lui lo annus e agit la coda. Shauzia ripose il denaro nel borsellino e
lo nascose sotto la camicia prima che gli altri ragazzi ritornassero e lo
vedessero.
Non sappiamo niente di questi ragazzi disse Shauzia a Jasper.
Tutto ci che sappiamo che sono affamati, e non ci si pu fidare
della gente che ha fame. Se sapessero che ho dei soldi, me li
ruberebbero, proprio come io li ruberei a loro. Be, non so se io lo
farei.
Nuovi ragazzi entravano e uscivano dal gruppo. Non sempre
Shauzia imparava i loro nomi. Nessuno raccontava mai molto di s.
Parlare di certe cose era troppo doloroso.
*

Ha qualche rupia da darmi?

242
Ormai Shauzia sapeva fare questa domanda in Dari, Pashtu, Urdu,
in pakistano e in inglese.
Anche se odio chiedere lelemosina, vale sempre la pena di venire
qui la domenica disse a Jasper.
Qui era il Chief Burger di Jamrud Road, vicino alla Citt
Universitaria, dove viveva la maggior parte degli stranieri. Le persone
che compravano il cibo da portar via restavano in strada e facevano
le loro ordinazioni dalle finestre. Dopo aver ordinato, non avevano
altro da fare che guardare Jasper che faceva le sue prove di abilit.
Al proprietario del chiosco Jasper piaceva. Gli dava da bere e gli
allungava bocconi di carne macinata. Far gli hamburger pi piccoli,
oggi. Se i clienti se ne accorgono, sar troppo tardi. Avr gi incassato
il loro denaro!
Shauzia era felice che il suo cane mangiasse. Anche a lei sarebbe
piaciuta la carne, ma non la chiese mai e non le fu mai offerta.
Non sapeva se era per la chiesa, per la pizza o per i giochi di Jasper,
ma la domenica riusciva a raccogliere sempre un bel po di denaro.
Talvolta anche pi di quello che guadagnava quando lavorava.
Cerano dei clienti fissi al Chief Burger. Shauzia li riconosceva, una
settimana dopo laltra, e loro si ricordavano di lei, o meglio, si
ricordavano di Jasper, dal momento che era lui che salutavano per
primo.
Shauzia sperava sempre che le dessero un pezzo di pizza insieme
alle rupie, ma non succedeva mai.
Neppure le persone che vedeva sempre, come per esempio la coppia
con il furgoncino bianco che aveva incontrato per la prima volta
davanti alla drogheria. I loro due bambini piangevano quando
dovevano smettere di giocare con Jasper e andare a casa.
Avete qualche rupia da darmi? grid.
Vorresti dei soldi? le chiese un uomo, avvicinandosi.
I grandi fanno delle domande cos stupide, pens Shauzia.
S, ho bisogno di soldi rispose, educata, tendendo la mano. Ma
cerco anche un lavoro.
Luomo le porse una banconota da cento rupie.
Shauzia credette che gli occhi le schizzassero fuori dalle orbite. Non
aveva mai visto niente di cos bello.
Vieni con me disse luomo. Ti dar un lavoro e poi ti dar anche

243
degli altri soldi.
Oh, grazie disse Shauzia. Lavorer sodo. Vieni, Jasper. Si chin
per prendere il guinzaglio.
Lascia qui il cane disse luomo. Afferr Shauzia per un braccio.
Jasper ringhi.
Shauzia fece per chinarsi a rassicurarlo, ma luomo rafforz la
stretta e cominci a spingerla lungo il marciapiede, verso la sua auto.
Aspetti! disse Shauzia. Lasci che mi occupi del mio cane.
Luomo non si ferm. La strinse ancora pi forte.
Mi sta facendo male! grid Shauzia. Jasper, sentendo il panico
nella voce di Shauzia, cominci a latrare rivolto alluomo. Ma questi
continuava a tirare Shauzia per il braccio.
No! Shauzia cercava di divincolarsi. Non voglio venire con lei!
Cominci a formarsi una piccola folla. E la folla attir la polizia.
Cosa succede qui? chiese un poliziotto.
Questo ragazzo mi ha rubato cento rupie disse luomo.
Non le ho rubate! stato lui a darmi i soldi! grid Shauzia. Ha
cercato di farmi entrare nella sua macchina, ma io non volevo.
Perquisitelo disse luomo. Gli troverete in tasca il mio biglietto
da cento rupie.
Shauzia non voleva che la perquisissero e trovassero il resto del suo
denaro. Tir fuori dalla tasca la banconota da cento e la porse
alluomo.
Se la riprenda.
La prese invece uno degli agenti.
una prova disse.
Poi la immobilizzarono. Jasper abbaiava furiosamente e si scagli
contro gli agenti.
Shauzia grid e cerc di liberarsi, ma i poliziotti erano pi forti e la
spinsero nel retro del loro furgone.
Guard fuori dal piccolo finestrino nel portellone dietro in tempo
per vedere uno dei poliziotti che colpiva Jasper forte, con un calcio.
Poi il furgone si mosse e lei non pot vedere nientaltro.

244
Sette

Vuota le tasche. Lagente alla stazione di polizia indic il bancone.


Shauzia guard le persone nella stanza. Erano tutti uomini,
sedevano dietro grandi scrivanie, bevevano e la fissavano mentre le
pale dei ventilatori a soffitto giravano sopra le loro teste. Nessuno si
mosse per aiutarla. Lei era lunica ragazza nella stanza e si sent
piccola, piccolissima.
Non ho fatto niente di male! aveva continuato a ripetere da
quando la polizia laveva gettata nel furgone.
Vuota le tasche! ripet lagente. Vuotale, o lo faremo noi.
Con le mani che tremavano, Shauzia prese dalla tasca le poche
rupie che aveva guadagnato quel giorno e le pos sul bancone.
Lagente apr la foto che ritraeva il campo di lavanda. La guard, la
fece girare perch la vedessero gli altri, poi la ripieg.
Questa puoi tenerla disse. Poi not la corda che Shauzia aveva al
collo. Coshai l?
Shauzia finse di non capire, ma non funzion. Luomo tir fuori il
borsellino e glielo sfil dal collo. Lo apr e fece cadere i soldi sul
bancone davanti a lui.
Shauzia fiss le rupie che aveva guadagnato con tanta fatica, quelle
che avrebbero dovuto portarla al mare.
Con un rapido gesto della mano dellagente, scomparvero in un
cassetto.
Sono miei! grid Shauzia.
Che cosa tuo?
I soldi che mi avete preso. Sono miei!
Cosa ci fa un ragazzo come te con tutti questi soldi? Devi essere un
ladro!

245
Shauzia cerc di balzare sul bancone per riprendersi i soldi, ma era
troppo alto e i poliziotti troppo forti. La immobilizzarono, e un
istante dopo si ritrov in cella.
Atterr su qualcosa di morbido, ma balz in piedi allistante. Si
aggrapp alle sbarre e cerc di passarci attraverso.
Non potete tenere i miei soldi! grid. Li ho guadagnati! Sono
miei!
Uno degli agenti picchi col bastone contro le sbarre, a pochi
centimetri dalle sue mani. Shauzia indietreggi.
Vedi di calmarti, o nessuno di voi manger stasera.
Voglio i miei soldi! grid Shauzia alle spalle della guardia che si
allontanava.
Smettila di urlare. Cos li fai solo arrabbiare disse una voce dietro
di lei.
Shauzia si volt. La cella era piena di ragazzi. Alcuni sembravano
un po pi grandi di lei. Altri avevano la sua et, altri ancora erano
pi piccoli. Erano tutti seduti per terra, e la fissavano.
Be, anche loro mi hanno fatto arrabbiare ribatt Shauzia,
prendendo a calci le sbarre. Perch dovrebbe importarmi se si
arrabbiano?
Perch se la prenderanno con tutti noi.
Quindi siediti e zitto, o ti faremo star zitto noi.
Shauzia si lasci scivolare per terra. Gli altri ragazzi dovettero
stringersi per farle posto.
Mi riprender i miei soldi disse piano. Si strinse le ginocchia per
smettere di tremare e fece una smorfia per trattenere le lacrime.
Puoi dimostrare che hanno preso i tuoi soldi? chiese un ragazzo.
Puoi dimostrare che avevi dei soldi? chiese un altro.
Me li riprender ripet Shauzia. Qualcuno dei ragazzi si limit a
ridere di lei.
Loro non mi conoscono, pens Shauzia. Ridono perch non sanno
quanto sono determinata.
Il panico e la rabbia di Shauzia scivolarono nello sconforto via via
che il pomeriggio passava. Era impossibile trovare una posizione
comoda in quella cella. Laria era bollente e immobile. Shauzia
avrebbe voluto sdraiarsi, o appoggiare la schiena contro qualcosa, o
anche solo allungare le gambe davanti a s. Sul pavimento di cemento

246
della cella cerano troppi ragazzi.
Presto cominci a sentire i crampi alle gambe e un dolore alla
schiena.
La cella puzzava di corpi non lavati e di altre cose sgradevoli.
Shauzia faceva fatica a respirare, e si chiese come facessero gli altri
ragazzi.
Forse sono stati rinchiusi qui dentro cos a lungo che ci sono
abituati, come io ero abituata allodore delle pecore.
Sperava di non restare in quella cella abbastanza a lungo da
abituarsi al cattivo odore.
Durante le prime, poche ore, Shauzia sobbalzava a ogni rumore che
venisse da fuori, ogni volta che suonava il telefono nellufficio, ogni
volta che passava un agente.
Rilassati le disse uno dei ragazzi pi grandi. Non andrai da
nessuna parte.
Come lo sai?
Una volta che sei dentro, ci sei per sempre rispose. Io avevo sei
anni quando mi hanno rinchiuso. E guardami adesso: sono cos
vecchio che presto mi crescer la barba. Gli altri ragazzi risero.
Shauzia pens che probabilmente stavano solo scherzando. Anche i
pastori scherzavano in quel modo. Lavevano presa in giro perch era
impacciata nello sbrigare le faccende domestiche e ridevano perch a
una pecora piaceva prenderla a testate nel sedere.
A Shauzia non era importato granch, allora. Non cera molto altro
per cui ridere. Adesso invece era concentrata sul non far trapelare la
sua paura. La rabbia era buona. La paura era pericolosa.
Se la tua famiglia pu pagare dei soldi, la polizia potrebbe anche
lasciarti andare disse il ragazzo accanto a lei a bassa voce. Non
starai qui per sempre. Non dargli retta.
Cosa me ne importa? Sono stato in prigione un sacco di volte.
Non sei abbastanza grande per aver fatto qualsiasi cosa un sacco di
volte disse un altro dei ragazzi grandi, e di nuovo scoppiarono a
ridere.
Da quanto sei qui? chiese Shauzia al ragazzo seduto accanto a lei.
Lui si volt appena e indic una serie di segni sul muro. Quelli
sono miei, uno per ogni notte. Il suo gruppo di tacche non era
lunico. Ce nerano molti altri, sulle pareti.

247
Shauzia cont le tacche. Era l da almeno tre mesi. Ma non fece
capire loro che sapeva contare.
Io non ho una famiglia disse il ragazzo, vergognandosi. Non qui,
almeno. Loro sono in Afghanistan. Io sono venuto qui per guadagnare
e per poi aiutarli a lasciare il paese, e invece sono finito in prigione. Il
poliziotto mi ha chiesto: Dove sono i tuoi documenti? Io non ho
documenti: la mia casa stata bombardata. Come faccio ad avere i
documenti? Cos sto seduto qui, e basta.
Stai raccontando di nuovo quella storia? si lament un altro
ragazzo. Quante volte dobbiamo sentirla? Noi siamo sfortunati
quanto te.
A voce pi bassa, il ragazzo accanto a Shauzia continu: Siamo
tutti afghani in questa cella: i pakistani vengono tenuti da unaltra
parte. La tua famiglia qui a Peshawar?
Shauzia non poteva rispondere. Era troppo impegnata a sforzarsi di
non piangere.
A un tratto aveva capito che se anche fosse squillato il telefono, non
sarebbe stato per lei. Non cera nessuno che avrebbe pagato la polizia
per rilasciarla, nessuno che sapesse che lei si trovava l.
Immagin di fare tacche sul muro, tacche infinite che avrebbero
riempito lintera parete, sovrapponendosi a quelle degli altri ragazzi.
Come poteva resistere in quel luogo affollato, senza spazio per
correre, senza la possibilit di raggiungere il mare? Era stata
allaperto per troppo tempo, libera di muoversi come voleva. Il
soffitto la opprimeva. Come avrebbe potuto resistere l dentro?
Era un pensiero insopportabile. Pens a Jasper, invece. Preoccuparsi
per il suo cane era pi facile che preoccuparsi per se stessa.
C un bagno? chiese dopo un po.
Non senti lodore? Un ragazzo indic col pollice un punto in
fondo alla cella, protetto da un divisorio.
Shauzia si mosse tra i ragazzi sul pavimento come avrebbe
attraversato un giardino fiorito. Il divisorio garantiva un minimo di
intimit, ma il bagno non era altro che un buco per terra.
Le pecore sono pi pulite, pens, e non si trattenne pi del
necessario.
Un agente entr con un vassoio pieno di tazze di metallo colme di
t e una pila di nan.

248
La cena disse.
I ragazzi si avventarono sul cibo come i cani randagi che aveva
visto a Kabul, spingendosi luno con laltro per arrivare al pane.
Lagente rideva.
Shauzia ignor il cibo. Lagente aveva lasciato aperta la porta della
cella. In un lampo Shauzia fu in piedi e per met fuori dalla cella.
Dove credi di andare? Lagente la afferr.
Non dovrei essere qui grid Shauzia, cercando di divincolarsi.
Non ho fatto niente di male!
Torna dentro! Lagente la spinse in cella. Shauzia cadde sul
vassoio, rovesciando le tazze di t che non erano ancora state prese.
La porta della cella sbatt richiudendosi.
Uno dei ragazzi la spinse da parte. Era il mio t, quello che hai
rovesciato disse con rabbia, e quello del mio amico. Da adesso in
poi ci darai il tuo, per farti perdonare.
Non devo darvi proprio niente rispose Shauzia, dura.
Stai attento disse il ragazzo. Non puoi sfuggirmi.
Shauzia torn al suo posto sul pavimento. Ovviamente non cera pi
pane n t.
Tieni le disse il ragazzo accanto a lei. Prendi un po del mio
pane. Spezz la sua pagnotta a met e ne porse una parte a Shauzia.
Shauzia sapeva che se avesse accettato la sua gentilezza avrebbe
dovuto a sua volta essere gentile con lui e questo lavrebbe resa
debole. Cos rifiut lofferta. Aveva avuto fame altre volte prima di
allora. In quel momento, era lultima delle sue preoccupazioni.
Il ragazzo accanto a lei fece unaltra tacca nel muro con la tazza di
metallo. Anche gli altri ragazzi aggiunsero tacche al loro gruppo di
segni.
Ne far uno anche per te disse il ragazzo accanto a lei, e fece una
prima tacca su un pezzo di muro vuoto.
Shauzia la guard solo un istante, e si volt.
Lagente pass a ritirare le tazze, poi spense la luce.
Sogni doro, ragazzi sogghign.
I ragazzi si distesero per terra meglio che poterono nella cella
sovraffollata. Shauzia fece lo stesso, ma poi si rimise a sedere quando
uno dei ragazzi cominci a lamentarsi con una cadenza lenta e
ritmata.

249
Picchiatesta le dissero. Il ragazzo si dondolava e lamentandosi
sbatteva in continuazione la testa contro il muro. Quando la luce
accesa va tutto bene, ma non sopporta il buio. Fa cos tutte le notti. Ti
ci abituerai.
Oppure presto farai come lui disse un altro ragazzo, e molti
risero.
Shauzia guard Picchiatesta per un po, poi si ridistese. Le pulci le
pizzicavano il collo e le caviglie. Si avvolse nello scialle per tenere
lontane le pulci, ma presto ebbe troppo caldo e dovette scoprirsi.
La notte parve durare per sempre. Alcuni ragazzi gridavano nel
sonno e le pulci continuavano a pizzicarla.
Preoccupazione e paura non le permettevano di addormentarsi.
Prov a dirsi che sarebbe andato tutto bene. Che la polizia avrebbe
capito di aver fatto un errore e il giorno dopo lavrebbero lasciata
andare.
Ma non ci credeva davvero. La gente scompariva nelle prigioni
afghane: forse accadeva lo stesso in Pakistan.
Era terribile essere lontana da Jasper, non averlo l vicino a
proteggerla, non poter tendere una mano e sentirlo respirare accanto
a lei.
Sarebbe impazzita in quel posto terribile? Sarebbe diventata matta,
l rinchiusa al buio? In Afghanistan aveva visto persone che avevano
perso la ragione. La follia aveva preso le loro menti poco alla volta,
finch di loro non era rimasto niente: solo follia su due gambe.
Protese la mano e la pos piano sul petto del ragazzo che dormiva
accanto a lei. Sentiva il suo cuore battere. Sentiva i suoi polmoni
inspirare aria e poi espirare.
Chiuse gli occhi e finse che fosse Jasper. E finalmente si
addorment.

250
Otto

La colazione in prigione consisteva in altro pane e t. Shauzia afferr


la sua razione di pane e bevve la sua tazza di t prima che il ragazzo
che laveva minacciata potesse prenderseli. Ma il t non bast a
placare la sua sete.
Quello era mio! brontol il ragazzo.
Te lo rendo appena faccio la pip disse Shauzia.
Gli altri risero, ma stavolta non di lei.
Il ragazzo stava per avvicinarsi, ma proprio in quel momento
comparve un agente sulla porta della cella.
Preparatevi per la doccia disse.
Gli altri ragazzi scattarono in piedi.
Lacqua fredda, servir a rinfrescarci le spieg un ragazzo.
Mentre siamo fuori, puliranno la cella e il bagno. Dopo andr meglio,
vedrai.
Shauzia era terrorizzata. Di certo avrebbero fatto la doccia tutti
insieme. Non poteva farsi vedere da tutti quei ragazzi.
Era cos spaventata che quasi non riusciva a pensare.
Gli altri ragazzi premevano contro le sbarre, ansiosi di entrare nelle
docce per primi. Era unoccasione per sgranchirsi le gambe e tutti
urlavano, spingevano e si colpivano nellimpazienza di uscire. Shauzia
si lasci spingere lontano dalle sbarre, finch si ritrov da sola in
fondo alla cella. Si appiatt contro il muro.
Forse, se avesse spinto abbastanza forte, sarebbe riuscita a passare
attraverso il muro.
Si ud un forte colpo contro le sbarre: lagente aveva usato il
bastone per far indietreggiare i ragazzi.
Il ragazzo che stato portato qui ieri faccia un passo avanti grid

251
lagente.
Sono io! gridarono gli altri ragazzi. Io sono stato portato qui
ieri!
In quel trambusto Shauzia sent unaltra voce che parlava in inglese,
poi in Dari.
Non nessuno di questi ragazzi disse la voce. C qualcun altro
qui? Il ragazzo arrestato davanti al Chief Burger?
Shauzia si catapult in avanti, facendosi largo fino alla porta della
cella. Dallaltra parte delle sbarre cera uno dei clienti abituali della
pizza della domenica, il pap dei due bambini che andavano matti per
Jasper.
Luomo le sorrise. Hai un cane davvero in gamba.
Shauzia si sporse attraverso le sbarre e fece cenno alluomo di
abbassarsi, cos che potesse parlargli senza farsi sentire dagli altri.
Mi faccia uscire lo supplic. giorno di doccia.
Luomo parve perplesso. Allora Shauzia premette il viso contro le
sbarre.
Sono una ragazza! sussurr.
Lui la guard attentamente, poi le strizz locchio e prese a parlare
con le guardie. Si allontanarono dalla porta della cella. Shauzia non
riusciva a sentire quello che dicevano, ma vide che il signore
occidentale tirava fuori il portafogli e gesticolava parlando con
lagente. Il cuore di Shauzia sprofond quando vide che luomo
riponeva il portafogli, ma poi le fece un balzo nel petto quando lo tir
fuori di nuovo. Discussero ancora un po. Poi luomo annu, estrasse
alcune banconote dal portafogli e le porse allagente.
Un agente apr la porta della cella, tese il braccio nella calca di
ragazzini e tir fuori Shauzia. Lei si volt a guardare i ragazzi in cella,
ma poi desider di non averlo fatto. Perfino il pi prepotente
sembrava piccolo e smarrito dietro le sbarre.
Il signore occidentale la prese per un braccio e la guid verso
luscita.
Un momento! grid. Hanno i miei soldi!
Luomo continu a guidarla attraverso la stazione di polizia. I tuoi
soldi sono andati. Mai esistiti disse piano. Andiamocene di qui
prima che cambino idea.
La rabbia che provava le rimbalzava dentro senza trovare una via

252
duscita. Ma Shauzia se ne dimentic non appena usc dalla stazione
di polizia e una grossa creatura pelosa le si gett addosso con tanta
furia da farla quasi cadere.
Jasper!
Lui le lecc il viso, e Shauzia sarebbe rimasta volentieri seduta per
terra per ore ad abbracciarlo, se luomo non li avesse fatti salire in
fretta e furia sul furgoncino.
Shauzia e Jasper sporsero la testa fuori dal finestrino e si lasciarono
scompigliare dallaria, mentre il furgoncino si muoveva veloce nel
traffico caotico di Peshawar. Era magnifico sentire laria sul viso,
anche se calda e piena di gas di scarico.
Come ti chiami? chiese luomo.
Shauzia. Il mio nome da ragazzo invece Shafiq disse Shauzia, e
ritrasse la testa. Rise quando vide Jasper, con tutto il pelo del muso
schiacciato allindietro per il vento.
Io sono Tom.
Come hai fatto a trovarmi?
Lui le porse una bottiglia dacqua, e Shauzia bevve avidamente
mentre lui raccontava.
stato il tuo cane disse. Quando siamo arrivati da Chief Burger
per la solita pizza, ieri, Jasper si praticamente gettato su di noi.
Abbiamo chiesto un po in giro e abbiamo saputo cosera successo. Mi
dispiace che ci sia voluto tutto questo tempo, ma prima abbiamo
dovuto trovarti e poi convincere la polizia a lasciarti andare.
Dove stiamo andando?
Barbara, mia moglie, mi ha fatto promettere che ti avrei portato a
casa se riuscivo a tirarti fuori di prigione. Sar felice di sapere che sei
una ragazza. Perch fai finta di essere un ragazzo?
Mi andava cos ment Shauzia, tenendo nascosta la sua vita
privata pi per abitudine che per sfiducia nei confronti di Tom.
La tua famiglia rimasta in Afghanistan? chiese Tom.
Sono morti ment di nuovo, e rimise la testa fuori dal finestrino.
Non ricordava quando era stata lultima volta che aveva viaggiato su
un mezzo cos veloce.
Se avessi un furgone come questo, pens, arriverei al mare in un
baleno.
Svoltarono nella Citt Universitaria, un quartiere con grandi alberi,

253
mura alte e arbusti fioriti che riversavano sulla strada i loro germogli.
Il furgone si lasci alle spalle il rumore del traffico di Jamrud Road e
svolt diverse volte, fino a fermarsi davanti a un alto portone di ferro
che si apriva in un muro.
Tom scese e apr il portone, poi guid dentro il furgone.
Shauzia e Jasper, scesi dal furgone, ebbero la sensazione di trovarsi
in un altro mondo.
tornato pap! tornato pap! I due bambini sfrecciarono fuori
e attraversarono il giardino di corsa per abbracciare il loro pap.
Dietro di loro, asciugandosi le mani in uno strofinaccio, veniva
Barbara. Pos le mani sulle spalle di Shauzia.
E cos Tom riuscito a tirarti fuori! Benvenuto a casa nostra.
Shauzia guard Barbara. Aveva un sorriso caldo. Shauzia non
ricordava nessuno che le avesse mai sorriso in quel modo prima di
allora, tranne Parvana.
Devi essere affamato disse Barbara. In questa casa c un sacco di
cibo per nutrire un ragazzo affamato.
Il ragazzo affamato in realt una ragazza disse Tom, facendo
fare una piroetta al suo bambino pi piccolo.
Barbara guard Shauzia. Una ragazza! Ma fantastico! Avr un
po di compagnia in questa casa piena di maschi. Entra. Potrai lavarti
e mangiare, e poi ci racconterai tutto di te.
A Shauzia quasi bruciavano gli occhi per tutti i colori vivacissimi
dei fiori che cerano in giardino. Gli uccelli cantavano sugli alberi. Il
resto di Peshawar, al di l della recinzione, poteva anche non esistere.
Shauzia sgran gli occhi quando Barbara la fece entrare in casa.
Solo lingresso era pi grande della stanza che aveva diviso con tutta
la sua famiglia a Kabul.
Tom ingegnere le spieg Barbara mentre le mostrava una stanza
dopo laltra. Costruisce ponti, soprattutto nel nord del Pakistan.
Siamo qui con un contratto di due anni. Le nostre famiglie dicevano
che eravamo matti a venire quaggi, soprattutto con i bambini, ma a
noi piace un po di avventura. Siamo di Toledo, negli Stati Uniti.
Laggi non c molto spazio per lavventura.
Shauzia era contenta che Barbara chiacchierasse. Si sentiva a
disagio in tutto quel lusso. La casa aveva un soggiorno con grandi
portefinestre che affacciavano sul giardino. Le sedie sembravano

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soffici e cerano tantissimi cuscini di tutti i colori. Dalla televisione i
personaggi dei cartoni animati cantavano unallegra canzoncina
inglese. Giocattoli erano sparsi per terra.
Questa la sala da pranzo disse Barbara mentre attraversavano
una stanza con un lungo tavolo di legno circondato da sedie. Shauzia
guard i piatti accatastati nella credenza con le antine di vetro. E
questa la cucina.
Entrarono in una grande stanza luminosa, da cui veniva il buon
profumo che Shauzia aveva sentito quando era entrata in casa.
Barattoli di cibo e allegre confezioni di biscotti e cracker erano stipati
sulle mensole. Una ciotola traboccava di frutta fresca.
Shauzia avrebbe voluto fermarsi per guardare ogni cosa e sentire
tutti quei buoni profumi, ma Barbara continu il suo giro.
Salirono al piano di sopra, dove cerano altre stanze e altri
giocattoli sul pavimento. Vestiti da bambino erano sparsi dappertutto.
Perdona il disordine disse Barbara quando Shauzia inciamp in
un camioncino. Sto cercando di insegnare ai bambini a tenere in
ordine, ma si rifiutano di collaborare. Poi mostr a Shauzia una
deliziosa stanza tappezzata di azzurro con piccoli fiori disegnati sulle
pareti. Cera un bagno alloccidentale, rubinetti luccicanti e un box
doccia con la tenda azzurra.
Anche la mia famiglia viveva in questo modo, pens Shauzia,
molto, molto tempo fa, prima che le bombe cominciassero a cadere.
Quel ricordo sembrava appartenere alla vita di unaltra persona, non
alla sua.
E ora nella doccia disse Barbara. Mostr a Shauzia come usare i
rubinetti. Usa tutto il sapone che vuoi. Lascia i tuoi vestiti per terra.
Ti trover qualcosa di pulito da indossare.
Poi la lasci sola.
Shauzia fu felice di poter riprendere fiato. Fece scorrere le dita sulla
carta da parati azzurra, poi sent quanto erano lisce le piastrelle.
Sul lavandino cera uno specchio. Shauzia si avvicin e si guard.
Non riconobbe il viso che le restitu lo sguardo. Erano passati anni
dallultima volta che si era guardata allo specchio. Nella stanza che
aveva diviso con la sua famiglia a Kabul non cerano specchi.
Nella sua mente, si vedeva ancora come una ragazzina con la divisa
della scuola e i lunghi capelli scuri arricciati sulle punte. Ma il volto

255
che la fissava ora era pi grande di quanto ricordasse. Era pi
affusolato e le guance erano scavate. Shauzia si chiese chi fosse quella
ragazza.
Al piano di sotto si sent il chiacchiericcio dei bambini che
rientravano dal giardino. Shauzia ud le zampe di Jasper che
unghiavano la scala di marmo e poi lo sent uggiolare fuori dalla
porta del bagno. Lasci la sua immagine riflessa nello specchio e lo
fece entrare.
A te non importa che aspetto ho, vero Jasper? La sua coda che
scodinzolava la fece sentire meglio.
Si sfil gli abiti sporchi ed entr nella doccia. Gir i rubinetti e
lasci che lacqua calda le scorresse sul corpo. Il sapone aveva un
buon profumo di fiori e spezie. Si insapon e risciacqu, si insapon e
risciacqu di nuovo, lavando via tutto il sudiciume e il cattivo odore.
Perch non vai in giardino con i bambini? le sugger Barbara
quando Shauzia apparve in cucina con uno shalwar kameez da donna.
Era una sensazione bellissima, sentirsi puliti e indossare abiti puliti. La
sua pelle aveva un buon profumo, come il sapone. Barbara le diede un
bicchiere di latte freddo. La cena sar pronta tra poco.
Shauzia e Jasper andarono in giardino, dove i due bambini
giocavano. Uno dei due aveva preso il camion dellaltro e
cominciarono a litigare. Shauzia non riusciva a guardarli. Erano
paffuti, e il loro ridere e litigare feriva le sue orecchie.
Assaggi il latte. Era cremoso, buono. Ne vers un po nel palmo
della mano e lo diede a Jasper.
Voglio farlo io! grid uno dei bambini, e le si strinsero attorno,
avidi, pieni di pretese. Shauzia indietreggi per sfuggire allassedio,
ma i bambini continuarono a tormentarla.
Fu salvata da Tom, che li chiam per la cena.
Shauzia, tu siedi qui. Barbara accost una sedia per lei al lungo
tavolo di legno. Davanti a lei cerano un piatto giallo vivo e posate
lucide. Sul tavolo cerano piatti da portata colmi di pollo e insalatiere
colme di verdure. Barbara le vers un altro bicchiere di latte mentre
Tom controllava che i bambini si lavassero le mani.
Hai mai usato una forchetta prima dora? le chiese Barbara.
Shauzia annu. Molti afghani mangiavano con le mani, ma la sua
era una famiglia moderna. Avevano perso tutte le posate durante un

256
bombardamento e da allora avevano mangiato con le mani, ma
Shauzia ricordava come si usa una forchetta.
Vide Tom e Barbara che posavano il tovagliolo in grembo e fece lo
stesso.
Una volta che ebbe cominciato a mangiare, pens che non sarebbe
mai pi riuscita a smettere. Allinizio cerc di imitare gli adulti
usando la forchetta come si deve, ma andava troppo lenta, cos
cominci a usare anche le mani. Aveva occhi solo per il cibo. Barbara
continu a riempirle il piatto e Shauzia mangi tutto, senza riuscire a
distinguere fino in fondo tra pollo, riso e verdure.
Quando cominci a sentirsi sazia, si ricord di mettere da parte del
cibo per il giorno dopo. A questo scopo le torn utile il tovagliolo.
Hai ancora un po di spazio per il dolce? chiese Barbara, e le pos
davanti una coppetta di gelato al cioccolato.
Voglio il gelato! piagnucol Jake, il bambino pi piccolo.
Prima finisci le carote disse Barbara.
No!
Mangiane almeno una disse Tom.
Shauzia guard Jake che, imbronciato, metteva in bocca il pezzo di
carota pi piccolo che fosse riuscito a trovare. Barbara port via il
piatto e lo sostitu con la coppetta di gelato. Shauzia guard il piatto
ancora pieno di cibo che Barbara riportava in cucina, ma poi rivolse
la sua attenzione al gelato.
Era cos buono. Prese la coppetta e lecc quello che restava sul
fondo.
Paul, posa la coppetta disse Tom al bambino pi grande.
Ma lei lha fatto!
Non importa. Tu sai che non si fa.
Shauzia si sent le guance in fiamme. Aveva fatto un errore.
Lavrebbero cacciata via?
Ti ho preparato il letto nella stanza degli ospiti disse Barbara.
Vuoi vedere dov? Poi potrai andare a dormire quando lo desideri.
Shauzia annu e si alz da tavola, tenendo il tovagliolo pieno di
cibo lungo il fianco.
Jasper dorme con me, stanotte annunci Jake.
No, invece. Dorme con me ribatt Paul.
Shauzia li lasci discutere. Jasper trotterell al suo fianco mentre

257
lei e Barbara andavano di sopra.
Dopo essersi lavata i denti con uno spazzolino rosso, nuovo, vide la
sua stanza. Cera un letto vero, con lenzuola, coperte e cuscino.
Barbara le diede una camicia da notte da indossare. Allimprovviso
Shauzia si sent molto stanca.
Barbara labbracci. Dormi bene. Siamo felici che tu sia con noi.
Le braccia di Shauzia rimasero ciondoloni lungo i fianchi. Non era
sicura di poter restituire labbraccio. Non era sicura di ricordare come
si facesse.
Barbara le mostr come spegnere la luce, poi la lasci sola.
Shauzia nascose il cibo sotto il letto. Si mise la camicia da notte e
scivol nel letto, tra le lenzuola pulite. Il suo stomaco era cos pieno
che le faceva male, e la sua pelle profumava ancora del sapone usato
per la doccia.
Jasper balz sul letto e si distese accanto a lei.
Credo che ci chiederanno di restare sussurr. Io potrei fare le
pulizie e la notte, quando tutti dormono, potrei giocare con qualcuno
di quei giocattoli. Potrei tornare a scuola, e imparare qualunque
cosa!
Si resse sui gomiti e guard Jasper negli occhi. Ho ancora
intenzione di raggiungere il mare. E di andare in Francia. Ma per te
andrebbe bene se ci fermassimo qui per un po?
Jasper scodinzol e le lecc una mano.
Shauzia riappoggi la testa sul cuscino soffice. Vorrei che la
signora Weera mi vedesse ora sussurr. Poi sorrise e si addorment.
Si svegli qualche ora dopo. Dopo essersi assicurata che tutti
stessero dormendo, scese in cucina in punta di piedi. La pattumiera
era piena di cibo perfettamente intatto. Lo prese, lo port di sopra e
lo nascose sotto il letto.
Nel caso che un giorno fosse stata di nuovo affamata.

258
Nove

Igiorni seguenti passarono confusi, in un alternarsi di mangiare e


dormire.
Shauzia non si era resa conto di quanto fosse stanca. In quel
paradiso racchiuso tra quattro mura cerano uccelli, fiori e nessun
mucchio di immondizia in cui scavare.
Faceva tre pasti al giorno al grande tavolo da pranzo, pi gli
spuntini che Barbara le preparava tra un pasto e laltro.
Fai come se fossi a casa tua disse a Shauzia. Vogliamo che ti
senta a tuo agio.
Perch fate questo per me? chiese Shauzia.
Tom guadagna molto pi di quanto ci serve per vivere qui le disse
Barbara. Ci piace dividere ci che abbiamo con le persone meno
fortunate di noi. E poi, noi donne dobbiamo restare unite! Abbracci
Shauzia ancora una volta e stavolta Shauzia ricambi labbraccio.
Talvolta i mendicanti suonavano il campanello in strada e Tom o
Barbara aprivano il portone e davano loro delle arance o qualche
moneta. Il portone era molto alto e di ferro robusto, quindi Shauzia
non vide mai nessuna di quelle persone che venivano a suonare alla
porta, ma era felice che ricevessero un aiuto.
Avrebbe voluto dare una mano in casa, invece non faceva altro che
dormire. Si sedeva un momento dopo colazione o dopo pranzo, in
soggiorno o in veranda, per svegliarsi solo diverse ore pi tardi.
Mi dispiace disse a Barbara, dopo aver dormito tutto il
pomeriggio e non averla aiutata ancora una volta a preparare la cena.
Devi essere cos stanca le disse Barbara, passandole un braccio
attorno alle spalle. Presto avrai recuperato le forze e ti sentirai
meglio.

259
A Shauzia piaceva quando Barbara le sorrideva. Le piaceva
guardare lei e Tom che facevano la lotta con i loro bambini, mentre
giocavano o leggevano loro una storia della buonanotte.
Tom e Barbara con lei parlavano Dari, ma i due bambini parlavano
solo inglese. Shauzia ripeteva ogni nuova parola che sentiva nella sua
mente, poi la sussurrava a Jasper finch riusciva a pronunciarla bene
ad alta voce. A poco a poco il suo inglese miglior molto.
Nessuno parlava del futuro. Shauzia non osava chiedere. Forse si
erano dimenticati che era unestranea. Non voleva essere lei a
ricordarlo. Forse pensavano a lei come a uno dei loro figli.
Una mattina Shauzia si svegli e si sent finalmente riposata.
Credo di aver recuperato il sonno arretrato disse a Jasper. Anche
Jasper aveva un ottimo aspetto. Mangiava bene, e il suo mantello era
lucido e soffice per i ripetuti bagni e perch veniva spazzolato
regolarmente.
Hai un aspetto luminoso, oggi le disse Tom a colazione.
Vorrei cominciare a dare una mano in casa disse Shauzia,
contenta che lo avessero notato. Sono molto brava a fare le pulizie.
Abbiamo gi una donna delle pulizie disse Jake, con la bocca
piena di uova strapazzate.
Waheeda viene solo due volte alla settimana, e non basta a tenere
in ordine questa casa disse Barbara. Se solo voi due aiutaste un po,
raccogliendo i vostri giocattoli ogni tanto.
Dillo alla mia mano disse Paul, allungando il braccio, con la
palma della mano allins, verso sua madre.
Sai che non mi piace quel gesto. una cosa che ha visto in un
film disse Barbara a Shauzia.
Forse per un po non dovresti pi guardare film disse Tom. Paul
sbatt la forchetta sul tavolo, facendo schizzare pezzi di uovo
dappertutto. E poi attacc con lassordante piagnucolio che disturbava
gli orecchi di Shauzia.
Shauzia approfitt della confusione per prendere delle altre uova
dal piatto di portata e per metterle nel tovagliolo insieme al pane
tostato. La scorta di cibo sotto il suo letto cresceva di giorno in
giorno. Se Tom e Barbara le avessero detto di andarsene, avrebbe
avuto cibo a sufficienza per un po. Magari le sarebbe bastato finch
fosse arrivata al mare.

260
Oggi pomeriggio vorrei portare i bambini in piscina disse Barbara
a Shauzia, mentre lavavano insieme i piatti del pranzo. Noi andiamo
allAmerican Club. Vorrei che tu potessi venire, ma solo per
americani. Sai, niente stranieri. Te la senti di restare qui da sola per
qualche ora?
A Shauzia la domanda parve un po ridicola. Dopotutto aveva
badato a se stessa per cos tanto tempo.
Star bene disse.
Li salut con la mano mentre uscivano con la macchina e poi chiuse
il portone.
Era quasi rientrata in casa quando sent suonare il campanello.
Se suonano alla porta, non rispondere le aveva raccomandato
Barbara. Io ho la chiave, quindi noi entreremo senza suonare.
Shauzia stava per fare come le aveva detto Barbara, ma il
campanello suon di nuovo. Non poteva lasciare qualcuno l fuori a
suonare. Apr la porticina del portone. Davanti a lei cera una donna
afghana con un bambino in braccio e la mano tesa.
Hai qualcosa da darmi per il mio bambino?
S, vieni in giardino. Shauzia corse in casa e riemp un sacchetto
di plastica con della frutta e dei biscotti presi dalla dispensa. Lo porse
alla donna, che la ringrazi molte volte e poi se ne and.
stato divertente disse Shauzia a Jasper. Entr in casa e si era
appena seduta sul pavimento del soggiorno per mettersi a giocare,
quando il campanello suon di nuovo.
Stavolta era un gruppo di bambini che portavano dei sacchi di
plastica: cercavano cartone o lattine da aggiungere alla loro raccolta.
Shauzia ebbe unidea.
Entrate disse. Venite a giocare.
Port cibo per tutti e fece vedere loro i giocattoli. Sembrava che i
bambini non sapessero che cosa farne. Shauzia chiuse con delicatezza
una piccola mano attorno a una macchinina e la fece andare avanti e
indietro sul pavimento.
Il campanello suon altre volte. Shauzia fece entrare una donna
incinta e la accompagn di sopra perch riposasse in una stanza buia
e fresca. Un uomo anziano bevve un bicchiere di latte e si addorment
in giardino, allombra.
Molte altre donne e bambini si presentarono alla porta. Shauzia

261
fece entrare tutti. Alle persone che abitano qui piace dividere quello
che hanno con chi meno fortunato di loro. Jasper salut tutti e
diede loro il benvenuto.
Shauzia distribu cibo a tutti finch la dispensa e il frigorifero
furono vuoti. Quando non ebbe pi cibo da dare, regal giocattoli,
vestiti, coperte, qualunque cosa potesse servire ai poveri.
Con tutte quelle persone che mangiavano e i bambini che giocavano
con i giocattoli e con Jasper, sembrava che in casa ci fosse una festa.
Ecco un cuscino per la sua schiena disse a una donna, e le diede
anche un paio di sandali di Barbara per sostituire quelli logori che
portava ai piedi. Accompagn le persone in bagno perch potessero
fare la doccia, e trov una scorta di sapone nellarmadietto del bagno.
Regal anche quello.
Quando Barbara e i bambini tornarono a casa, Shauzia era in bagno
che aiutava due bambine a lavarsi i capelli. Le bambine ridevano cos
forte davanti alle bolle di sapone che Shauzia non sent Barbara urlare
la prima volta. Poi Barbara url di nuovo e stavolta Shauzia sent.
Che cosa succede qui? gridava Barbara. Shauzia!
Shauzia, le mani occupate a risciacquare i capelli, le grid in
risposta: Sono di sopra.
In un secondo, Barbara raggiunse Shauzia in bagno.
Guarda come sono pulite disse Shauzia avvolgendo le bambine
negli asciugamani da bagno.
Chi sono tutte queste persone? Che cosa stai facendo?
Shauzia le sorrise. Condivido quello che abbiamo con le persone
meno fortunate. Come voi avete fatto con me.
Condividi ma cosa?
Hanno suonato alla porta. Avevano bisogno di tutto.
E tu li hai fatti entrare?
Shauzia non riusciva a capire. Credevo che ti avrebbe fatto piacere.
Credevo che fosse quello che ti piace fare. Siete cos ricchi.
Dove sono i loro vestiti? Il volto di Barbara era duro mentre
guardava le due bambine che sgocciolavano sul pavimento del bagno.
Shauzia indic il lavandino. Aveva lavato i vestiti prima di fare il
bagno alle bambine. Pensava di coprirle con un lenzuolo mentre il
caldo sole di Peshawar asciugava i loro abiti.
Barbara strizz i vestiti e li porse a Shauzia.

262
Aiutale a vestirsi le disse, e torn di sotto. Shauzia la sent dire a
tutte quelle persone che dovevano andarsene.
Mamma! C una signora che dorme nel mio letto! strill Jake, e
in un baleno anche la signora incinta fu messa alla porta.
Shauzia aiut le bambine a indossare i loro abiti bagnati e poi le
accompagn fuori dal portone.
Mi dispiace disse loro.
stato divertente disse una delle due. Adesso profumiamo di
buono. Shauzia le guard che si incamminavano lungo la strada,
portandosi dietro il loro sacco.
Guarda che disastro disse Barbara, raccogliendo piatti e giocattoli
disseminati per la stanza.
Ti aiuter disse Shauzia chinandosi a raccogliere un piatto.
Barbara le mise una mano sulla spalla. Hai gi fatto abbastanza:
per favore, vai a sederti in giardino. Non cera calore sul volto di
Barbara, e neppure nella sua voce.
Tom torn a casa unora dopo. Shauzia rimase fuori, ma sentiva le
loro voci che si alzavano e si abbassavano di tono.
Non rimasto niente da mangiare! Sono spariti giocattoli e vestiti.
Estranei nei nostri letti!
Poco dopo Tom usc con i bambini.
Andiamo a prendere la pizza! disse Jake. Shauzia e Jasper
possono venire con noi?
No, tanto torniamo subito disse Tom, e se ne andarono in
macchina.
Quella sera finalmente Shauzia assaggi la pizza. Le piacque molto,
ma latmosfera a tavola era troppo tesa perch potesse godersela.
Dopo cena, Shauzia lav i piatti. Barbara e Tom portarono i
bambini di sopra per prepararli per la notte. Shauzia sent urlare di
nuovo: stavolta era uno dei bambini.
Un istante dopo Tom la chiam dalle scale. Shauzia, puoi salire un
momento?
Erano tutti nella sua stanza. Una fila di formiche spuntava da sotto
il suo letto.
Perch nascondevi il cibo sotto il letto?
Per avere qualcosa da mangiare quando Shauzia non fin la
frase.

263
Quando?
Quando non avessi avuto niente.
Vado a prendere la scopa disse Tom dopo un momento di silenzio
impacciato. Raccolse gli avanzi di cibo andati a male e infestati dalle
formiche. Barbara lav il pavimento. Per tutto il tempo Shauzia
rimase in un angolo, guardandoli mortificata.
Il giorno dopo per la colazione dovettero aspettare finch Tom non
torn dalla drogheria con la spesa. Era ormai met mattina quando
cominciarono a mangiare.
Vorremmo comprarti dei vestiti disse Barbara quando si sedettero
a tavola. Vorremmo che avessi qualcosa di nuovo da portare con te
al campo profughi.
Shauzia pos il bicchiere di latte sul tavolo. Si impose di non
lasciare trapelare nulla dalla sua espressione.
Non che non sia stato bello averti qui disse Barbara, ma
abbiamo bisogno di stare tra noi, in famiglia.
Stamattina sono andato a trovare un mio amico che lavora per
unagenzia che si occupa di assistenza umanitaria disse Tom. Mi ha
parlato di una sezione speciale del campo profughi riservata alle
vedove e agli orfani. La donna che la gestisce sempre disponibile ad
accogliere nuovi bambini.
L potrai andare a scuola disse Barbara, allegra. Lamico di Tom
dice che tengono un corso per infermiere.
Ci sono cos tanti bambini afghani come te disse Tom. Non
possiamo prenderci cura di tutti.
Shauzia raddrizz la schiena e alz il mento. Lei non aveva bisogno
che nessuno si prendesse cura di lei.
I bambini adorano il tuo cane disse Barbara. Saremmo felici di
tenerlo qui con noi. Del resto, che vita farebbe al campo profughi?
Jasper si avvicin a Shauzia e le pos le zampe in grembo.
Bene disse Barbara, freddamente. Preferisci abiti da femmina o
da maschio?
Da maschio, grazie rispose Shauzia. Poi mangi tutto quello che
cera sul tavolo. Il cibo era cibo. E lei era ancora molto lontana dal
mare.
Lungo tutta la strada verso il campo profughi, nel furgoncino, tenne
un braccio attorno al collo di Jasper. Sentiva ancora il profumo del

264
bucato sui suoi abiti. Teneva in grembo la borsa con uno shalwar
kameez da uomo nuovo, delle caramelle, una macchinina con solo
due ruote che le aveva regalato Jake e una saponetta profumata.
Barbara e i bambini rimasero a casa mentre Tom portava indietro
Shauzia, lungo la stessa strada che aveva percorso a piedi tempo
prima per arrivare in citt. Tom teneva lo sguardo fisso sul traffico e
non le rivolse la parola.
Potrei spingerlo gi dal sedile, pens Shauzia, immaginando Tom
che rotolava lungo la strada. Lei avrebbe preso il suo posto al volante
e avrebbe guidato fino al mare. Quanto poteva essere difficile
guidare? Cerano un sacco di pessimi guidatori a Peshawar. Lei
sarebbe stata solo uno in pi.
Ma non lo fece. Non spinse Tom gi dal furgone, ed era ancora sul
furgone quando quello varc il cancello del campo profughi e si
ritrov nellintrico di strade delimitate da muri di fango.
Qui starai bene disse Tom, dopo aver fermato il furgone davanti
allingresso dellAssociazione Vedove. Ci sono molti altri bambini
qui, e mi hanno detto che la signora che gestisce questo posto sar
felice di accoglierti.
Shauzia e Jasper scesero dal furgone.
Vuoi che ti accompagni? chiese Tom.
Shauzia scosse il capo. Era giusto ringraziare Tom, e dunque
Shauzia lo fece, e lo fece di cuore.
Ma quando vide il furgone allontanarsi, non pot fare a meno di
pensare che lavevano tolta da una prigione solo per rinchiuderla in
unaltra.
Shauzia tornata! I bambini si riversarono per le strade e
buttarono le braccia al collo di Shauzia e Jasper. Jasper salut tutti e
agit la coda cos veloce che non si riusciva a distinguerla.
Shauzia fu sopraffatta ancora una volta dal cattivo odore che
regnava nel campo profughi. Non riusciva gi pi a sentire il profumo
di bucato dei suoi vestiti e il profumo di fiori e spezie aveva gi
abbandonato la sua pelle.
Apr la borsa e regal le caramelle, la macchinina e lo shalwar
kameez. Tenne per s solo la saponetta.
Lavrebbe usata per fare il bagno a Jasper.
Quando finalmente fossero arrivati al mare.

265
Dieci

File e file di fiori violetti, interi campi di fiori violetti. Sole che brilla
nel cielo di un turchese sgargiante. Un posto in cui nulla di brutto pu
accadere.
Pieghe profonde rigavano la foto. Shauzia laveva tenuta in tasca,
piegata, per tanto tempo. I bordi erano rovinati.
Non riesco a capire, Jasper disse Shauzia. Erano seduti allombra
di un muro. Prima guardavo questa foto e riuscivo a immaginarmi
laggi, seduta tra i fiori. Era unimmagine cos chiara. Era un posto
magico. Adesso sembra solo una fotografia ritagliata da una rivista.
La mostr a Jasper. Lui non lev neppure la testa. Laveva vista troppe
volte.
Forse hai ragione tu ammise Shauzia. Forse dovrei dimenticare.
Ci vorrebbero secoli per mettere da parte il denaro, e non so se me la
sento di provarci unaltra volta. Lidea di ricominciare da capo
terribile. E poi, che cosa c di tanto speciale in un campo di fiori
violetti? Probabilmente pieno di spine. E di serpenti.
Cominci a strappare la pagina di giornale. Jasper sollev la testa
ed emise un ringhio sommesso. Shauzia allora ripieg la foto e la mise
in tasca.
Fiss i muri di fango dallaltra parte della strada.
Per non posso restare qui. Non posso passare il resto della mia
vita a guardare questi muri.
Si distese per terra e avvicin il capo al muso di Jasper. Ti dir un
segreto disse piano. Voglio ancora andare in Francia. Voglio ancora
raggiungere il mare. Ma non voglio pi essere da sola. Come posso
fare?
Jasper le lecc il naso. Non era una risposta, ma lei si sent meglio.

266
Nessuno parl a Shauzia del periodo in cui era stata via. La signora
Weera doveva aver detto a tutti di non farlo. I bambini pi piccoli la
abbracciavano e le dicevano che avevano sentito la sua mancanza,
allo stesso modo abbracciavano Jasper e dicevano la stessa cosa anche
a lui, ma nessuno le chiese che cosa fosse successo e perch fosse
tornata.
Allinizio avrebbe preferito che qualcuno lo facesse, soprattutto i
ragazzi della sua et. Aveva bisogno di litigare.
Col passare dei giorni, per, la rabbia che provava si affievol.
Passava la maggior parte del tempo cercando zone dombra nel
campo.
La signora Weera la infastidiva come sempre, ma in modo del tutto
nuovo.
Non le assegnava pi lavoretti da fare.
Vorrai rimetterti in cammino presto per raggiungere il mare le
disse quando Shauzia prese le taniche vuote per andare a riempirle
alla pompa dellacqua delle Nazioni Unite, appena fuori dal campo.
Conserva le tue energie per quello.
La signora Weera prese le taniche dalle mani di Shauzia e chiam
un ragazzo perch andasse a prendere lacqua.

Erano passate due settimane da allora. Oziare mentre gli altri


lavoravano era stato divertente in principio, ma Shauzia era cos
annoiata che non riusciva pi a sopportarlo.
Sei ancora qui? le chiese la signora Weera, incrociandola durante
uno dei suoi spostamenti da una parte allaltra del campo. Ero
convinta che saresti ripartita gi da un bel po. Una ragazza attiva
come te deve annoiarsi terribilmente, se passa tutto il suo tempo
seduta a far niente. E prosegu a passi lunghi e veloci, come sempre.
Shauzia balz in piedi. Avrebbe voluto urlarle qualcosa dietro, ma
non riusc a pensare a niente da dire, cos tir un calcio contro il
muro della capanna. Quando sent male al piede si arrabbi ancora di
pi, e in pi due ragazzi l accanto avevano assistito alla scena.
Stavano giocando a calcio, usavano una piccola pietra al posto
della palla, e smisero di giocare per scoppiare a ridere.
Cosa avete da guardare? grid Shauzia. E perch perdete tempo a
giocare con tutto quello che c da fare qui? Vedete quelle taniche
vuote, laggi? Andate a riempirle. Fate come vi dico!

267
A ogni parola Shauzia si avvicinava sempre di pi ai ragazzi, finch
si trov a urlare proprio davanti ai loro volti. Si ferm a riprendere
fiato e questi scapparono via, afferrando le taniche e correndo verso
la pompa dellacqua delle Nazioni Unite.
stato divertente! disse Shauzia a Jasper. Guard il campo con
uno sguardo nuovo. La signora Weera convinta di essere brava a far
funzionare le cose, ma qui ci sono un sacco di cose che non vanno
come si deve. Qualsiasi cosa faccia lei, io posso farla dieci volte
meglio. Andiamo.
Si mise in moto, ma poi si accorse che Jasper non si era mosso. Era
rimasto seduto e la fissava.
Shauzia si chin e gli gratt le orecchie. Non guardarmi cos.
Andremo al mare. Andremo in Francia e manderemo alla signora
Weera una lettera in cui le diremo come siamo felici lontano da lei.
Ma andremo quando lo decider io, e non quando lei ci dice di
andare. E adesso non ho voglia di andare.

Shauzia si tuff in un vortice di attivit. Invece di prendere ordini


dalla signora Weera, cominci a pensare con la propria testa.
Organizz delle spedizioni di approvvigionamento con gli altri
ragazzi. Battevano altre zone del campo e raccoglievano assi di legno
abbandonate, pezzi di tubi e qualunque cosa trovassero che potesse
rivelarsi utile.
Cominci a dare lezioni di matematica ai pi piccoli, usando i sassi
per insegnare loro a contare.
Un giorno lavorerete diceva loro. Se non saprete contare, non
capirete mai se il vostro capo cerca di imbrogliarvi.
Andava al magazzino a prendere la razione di farina e olio per
cucinare assegnata allassociazione, e faceva i turni per le taniche
dacqua da riempire alla pompa delle Nazioni Unite. Si tenne alla
larga dalla signora Weera e la signora Weera la lasci in pace.
Trov anche unamica. Farzana era di qualche anno pi giovane di
Shauzia ed era appena arrivata. Era vissuta in unaltra zona del campo
con una zia. La signora Weera laveva portata allAssociazione Vedove
quando la zia era morta e non cera nessun altro che potesse occuparsi
di lei.
Non era la mia vera zia raccont Farzana a Shauzia. Avevo una
zia, ma morta. Sono passata da una persona allaltra. Sono contenta

268
di essere qui perch c tanta gente. Non voglio pi essere costretta a
spostarmi quando qualcuno muore.
Farzana accompagnava spesso Shauzia nei suoi giri fuori
dallassociazione. Shauzia era contenta di avere di nuovo unamica.
Era un po come aver ritrovato Parvana.

Tutto nel campo profughi sembrava sullorlo del baratro: anche la


gente. Ogni giorno vedevano nuove persone sedute per terra,
appoggiate ai muri che delimitavano le strade, gli sguardi persi nel
vuoto. Altri parlavano da soli. Molti avevano unaria cos triste che
Shauzia si chiese se sarebbero mai stati in grado di sorridere di nuovo.
Devo andarmene di qui, pensava. Non voglio fare questa fine.
La strade e i muri di argilla trattenevano la calura estiva.
Mi sento come una pagnotta di nan nel forno disse Farzana, un
pomeriggio particolarmente caldo.
Laria era immobile. Le due ragazze erano sedute nel punto pi
fresco che erano riuscite a trovare, il pi lontano possibile dagli altri,
ma non era una sistemazione soddisfacente. Per avere un po di spazio
per s, erano costrette a sopportare la puzza delle fogne a cielo
aperto. Se volevano sfuggire al cattivo odore, dovevano sopportare di
stare in mezzo a tutti gli altri.
I bambini pi piccoli erano infastiditi dal gran caldo e molti di loro
avevano male alla pancia. Il campo risuonava di pianti e lamenti.
Al mare sarebbe pi fresco disse Shauzia soprapensiero.
Che cos il mare? chiese Farzana.
Il Mare Arabico, su cui si affaccia la citt di Karachi spieg
Shauzia. Finisce nellOceano Indiano.
Che cos un oceano? chiese Farzana.
Shauzia era incredula. Un oceano , be, acqua, tantissima acqua
concentrata in un solo posto.
Farzana rimase in silenzio per un po. C un oceano in questo
campo. Ti ci porter questa sera, appena rinfresca un po. nella
parte del campo dove vivevo con mia zia.
Si addormentarono allombra. Se la signora Weera stava urlando
ordini in giro per il campo, loro per fortuna non la sentirono.
Ecco il nostro oceano disse Farzana, pi tardi. Davanti a loro cera
una grossa vasca di cemento, lunga circa trenta passi per lato. Era
piena dacqua. Era anche piena di rifiuti, di schiuma verde e detriti.

269
Nuvole di zanzare e altri insetti le ronzavano attorno.
Shauzia vide una donna che immergeva un secchio in quella melma
e prendeva dellacqua.
Questo non un oceano disse Shauzia. Un oceano una distesa
dacqua a perdita docchio. profondo, azzurro e ha un buon
profumo, e io ci andr presto.
Mi piacerebbe vederlo disse Farzana. Portami con te.
Non posso portarti con me fino alloceano. molto lontano, e sar
gi abbastanza difficile per me arrivare l da sola. E poi non mi
fermer una volta arrivata l. Continuer il mio viaggio, e non voglio
che qualcuno mi rallenti. Come faccio a portarti con me?
Farzana volse le spalle a Shauzia. Non ho bisogno che qualcuno mi
porti con s da nessuna parte. Posso andare fino al mare da sola.
Shauzia la guard allontanarsi. La ragazzina teneva la testa alta, ma
Shauzia sapeva di averla ferita.
Forse avrei dovuto dire di s disse a Jasper. Sarebbe stata una
bugia, ma lavrebbe resa felice per un po. Qualche volta era difficile
capire qual era la cosa pi giusta da fare.
Shauzia rincorse lamica.
E va bene disse. Ti porter con me. Andremo al mare insieme.

270
Undici

Shauzia scacci le mosche che continuavano a posarsi sul suo viso


sudato. Attorno a lei, molte altre persone ripetevano lo stesso gesto.
Ogni volta che veniamo qui dobbiamo aspettare disse un uomo
vicino a lei. Credono che non abbiamo nientaltro da fare? Io dovrei
cercare un lavoro.
C da lavorare da queste parti? chiese Shauzia.
A Peshawar si trova lavoro rispose luomo.
Shauzia scacci le mosche ancora una volta. Non era pronta per
tornare a Peshawar.
Era seduta per terra insieme a centinaia di altre persone, davanti al
magazzino centrale del campo profughi. Aspettavano che fosse
distribuita la farina.
Perch non posso andare a prenderla alla fine della giornata?
aveva chiesto Shauzia alla signora Weera.
Perch allora la nostra razione sarebbe sparita. Bisogna essere l e
prendere la propria parte quando arriva. La farina veniva distribuita
da un grosso camion di unorganizzazione umanitaria.
Alla fine della giornata una delle guardie del magazzino annunci
alla folla: Niente farina, oggi. Tornate alle vostre case.
Che cosa vuol dire niente farina? grid un uomo. La vedo dalla
finestra. Io ho dei bambini da sfamare.
Quella farina per altre persone disse la guardia. Non ce n
abbastanza per voi, oggi. Tornate alle vostre case.
Non cera nientaltro da fare. Shauzia e gli altri tornarono alle loro
capanne.
Possiamo farne a meno per qualche giorno disse la signora Weera
quando Shauzia le raccont che cosera successo.

271
E come? chiese Shauzia. Limmagine degli scaffali pieni e del
frigorifero di Tom e Barbara affior alla mente di Shauzia. La scacci.
Dovremmo lamentarci.
Ce la caveremo disse la signora Weera, ponendo fine alla
discussione. Se la sarebbero cavata mangiando di meno.
Shauzia torn al magazzino alla fine della settimana, quando era
prevista la distribuzione. Accadde la stessa cosa, e Shauzia ritorn
allAssociazione Vedove a mani vuote.
Quando successe di nuovo la settimana dopo, Shauzia era
esasperata. E affamata.
Dovrei tornare in citt si lament con la signora Weera. Potrei
trovare lavoro laggi, e comprare da mangiare.
E come faresti a portare qui il cibo? le chiese la signora Weera.
Non sai quello che dici, Shauzia.
Perch dovrei portare qui il cibo? Io non sono responsabile di tutte
queste persone!
S che lo sei. E anche io. Noi abbiamo due braccia, due gambe, due
occhi buoni e dei cervelli che funzionano. Abbiamo una responsabilit
nei confronti di tutti quelli che non hanno ci che abbiamo noi.
Allora facciamo qualcosa url Shauzia. Nel campo sono tutti
affamati e noi ce ne stiamo qui impalate sulle nostre gambe buone a
far niente.
Ho gi parlato con quelli che gestiscono il campo rispose la
signora Weera. Non possiamo fare niente. Lorganizzazione
umanitaria che ci porta la farina dipende dalle donazioni. Se non
hanno soldi, come fanno a comprare la farina per noi?
Ma la farina c, nel magazzino. Lho vista dalla finestra.
Quella farina deve essere per altri gruppi.
Quindi noi dobbiamo morire di fame?
Ho gi parlato con altre organizzazioni femminili: sono sicura che
troveranno il modo di aiutarci. Fino ad allora, dovremo portare
pazienza.
Shauzia se ne and pestando i piedi, frustrata.
Noi detestiamo portare pazienza, vero Jasper? Jasper fece andare
la coda in segno di approvazione.
Shauzia si ricord delle spedizioni ai bidoni dellimmondizia degli
alberghi. E le venne unidea.

272
Le guardie controllano solo le porte sul davanti del magazzino
disse a Farzana. Non controllano le finestre sul retro. Sono troppo
pigri.
Idearono un piano. Avevano bisogno dellaiuto di una decina di
altri ragazzi. Accettarono tutti. Tutti avevano fame.
La mattina dopo si misero in marcia molto presto, appena il cielo
cominci a schiarire. Jasper and con loro. Nessuno degli adulti li
vide partire. Farzana e uno dei ragazzi pi piccoli andarono davanti al
magazzino. Il loro compito era tenere impegnate le guardie parlando
loro e facendo infinite domande. Gli altri ragazzi andarono sul retro.
Shauzia forz una finestra con un coltello che aveva preso dalla
cucina.
Cominciarono subito a portar fuori i sacchi di farina dalla finestra e
li caricarono sul carretto che avevano portato con s.
Shauzia non seppe mai come si era sparsa la voce di quello che
stavano facendo. Non ricordava di aver visto nessuno mentre
andavano al magazzino, ma nel campo cera un sacco di gente che
non aveva niente di meglio da fare che guardare quello che facevano
gli altri.
Il carretto era pieno solo per met quando i primi adulti
cominciarono a comparire. Gli uomini pi robusti spinsero da parte i
bambini e cercarono di afferrare i sacchi dal carretto. I bambini si
gettarono sui sacchi nel tentativo di proteggerli.
Il trambusto attir le guardie, e le grida delle guardie attirarono
altra gente.
Nel giro di qualche minuto, si era radunata una piccola folla. Tutti
premevano contro la finestra e cercavano di buttar gi la porta per
arrivare ai sacchi di farina. Una folla attira sempre una folla ancora
pi grande, e presto ci fu una vera e propria sommossa.
Una moltitudine di persone affamate e disperate si accalcarono
attorno al magazzino. Shauzia era preoccupata per Farzana e il
ragazzino che era con lei, ma non cera modo di raggiungerli. La folla
di adulti era troppo numerosa e inferocita.
Cera un gran urlare e spingere. La gente picchiava con bastoni
contro il magazzino e quando non riusciva ad arrivare ai muri del
magazzino picchiava altra gente.
Shauzia teneva ancora stretto tra le braccia un sacco di farina. Lo

273
us per proteggersi dalle spinte della ressa.
Qualcuno afferr il sacco e cominci a tirare. Shauzia lev lo
sguardo. Un uomo grosso il doppio di lei stava cercando di strapparle
il sacco dalle braccia.
Ho dei bambini affamati da nutrire! gridava.
E io che cosa sono? gli url Shauzia in risposta.
Ma luomo era pi grosso di lei, e pi forte. Lev il braccio e colp
la testa di Shauzia con il pugno. Lei cadde a terra. Batt la testa e vide
luomo fuggire con il suo sacco di farina.
Avrebbe voluto alzarsi e rincorrerlo. Avrebbe voluto colpirlo come
lui aveva colpito lei, e riprendersi la farina che serviva per s e per i
suoi amici. Ma quellimpulso non fu in grado di raggiungere il suo
corpo. E tutto ci che pot fare fu restare distesa a terra e vedere le
gambe dei rivoltosi che correvano da ogni parte.
Molti sacchi di farina si ruppero durante la battaglia. Il terreno
attorno a Shauzia in breve somigli a Kabul dinverno, con la farina
che volteggiava in aria per poi posarsi al suolo.
I rivoltosi non fecero caso a Shauzia. Il suo corpo rotolava da una
parte allaltra mentre la gente correva intorno e sopra di lei, spesso
mettendole un piede sopra come se fosse un pezzo di legno e non una
persona.
Qualcuno di molto grosso e pesante le sal su una gamba. Shauzia
sent uno schiocco. Url per il dolore. Ma il suo grido si perse tra le
grida della folla.
Ricevette un altro colpo in testa e tutto divent nero.
Era priva di sensi quando Jasper finalmente la trov. Si par sopra
di lei e abbai furioso a chiunque tentasse di avvicinarsi,
proteggendola dalla folla inferocita.

274
Dodici

La testa di Shauzia era come sepolta sotto un carico di macigni. I


rumori che avvertiva attorno a s non le erano familiari, e lei lottava
per riuscire ad aprire gli occhi. Riusc ad aprire un occhio solo in
parte, ma non abbastanza da poter vedere. Lo sforzo fu troppo grande
per lei e si lasci sprofondare di nuovo nel buio.
La volta dopo riusc a stare sveglia abbastanza a lungo da emettere
un suono. Il petto e la testa le dolevano terribilmente, e che cosa cera
che non andava nella sua gamba? Apr la bocca appena un po, per
farne uscire un gemito. Poi svenne.
Shauzia.
Shauzia sent che qualcuno la chiamava dal fondo di un lungo,
lunghissimo tunnel.
Shauzia.
A poco a poco il tunnel parve accorciarsi.
Va tutto bene, Shauzia. ora di svegliarsi.
Cera qualcosa di familiare in quella voce, ma il cervello di Shauzia
lavorava troppo lentamente per riuscire a mettere a fuoco a chi
appartenesse.
Shauzia! Svegliati! Basta con queste assurdit!
Questo fece il miracolo. Una parte della nebbia che avvolgeva la
mente di Shauzia si dirad. Riusc ad aprire gli occhi abbastanza a
lungo da mettere a fuoco il viso della signora Weera chino su di lei.
Che cosa
Sei allospedale disse la signora Weera. Sei un po ammaccata,
ma niente di cui preoccuparsi. Presto sarai di nuovo in campo.
Lallegria insolente della signora Weera colp gli orecchi di Shauzia.
Mosse appena il braccio per dire alla signora Weera di andarsene.

275
No, non devi ringraziarmi disse la signora Weera, prendendo la
mano di Shauzia e tenendola tra le sue. Per un istante Shauzia si sent
al sicuro come mai prima di allora.
Poi la signora Weera parl ancora.
E lo so che ti dispiace per aver creato tanto scompiglio. Ci
occuperemo di questo pi tardi. Adesso devi cercare di riposare e di
riprenderti. Sarai di nuovo in forma prima che te ne renda conto.
Mentre la signora Weera era in piedi accanto a lei, Shauzia aveva la
sensazione che il letto ondeggiasse. Fu contenta che la sua visita non
durasse troppo a lungo.
Dal momento che avrete qui Shauzia per un po, perch non
cominciate a farle fare il corso per infermiera? tuon la signora
Weera allo staff dellospedale.
Shauzia non ebbe la forza di protestare. Possibile che la signora
Weera facesse sempre di testa sua?
Il giorno dopo Shauzia si sentiva un po meglio, e riusc ad aprire
gli occhi abbastanza da vedere il grosso gesso che le ingabbiava la
gamba.
Hai qualche costola rotta le disse una delle infermiere. Ti far
male il petto per un po, ma andranno a posto. Eravamo preoccupati
per la testa, ma piuttosto dura. Non sembra che tu abbia subito dei
danni. Ma dovresti vederti il viso. ricoperto di graffi.
Mi fa male dappertutto disse Shauzia. Dal momento che non
possedeva uno specchio, non le importava nulla di sapere comera il
suo viso. Potete darmi qualcosa per il dolore?
Dovrai sopportarlo disse linfermiera. Siamo a corto di
antidolorifici. Siamo a corto di tutto, in realt. Il dolore passer col
tempo.
La gamba guarir? Shauzia aveva paura di conoscere la risposta.
una semplice frattura. Sei settimane di gesso e andr a posto.
Sei settimane!
Non gridare, per favore. Hai qualche posto pi interessante in cui
andare?
Certo che ce lho! Crede che abbia voglia di restare qui?
Credo che nessuno di noi vorrebbe essere qui, ma ci siamo.
Be, io non dovr restare qui disse Shauzia, decisa.
Nessuno ti tiene prigioniera disse linfermiera, controllando le

276
bende della donna nel letto accanto a Shauzia.
Come faccio a camminare con questa gamba?
La gamba solo rotta, non saltata per aria. Smettila di
lamentarti. Sei pi fortunata della maggior parte delle persone che
sono qui.
Linfermiera se ne and, e Shauzia per ribattere avrebbe dovuto
urlare. Non lo fece solo perch era troppo debole.
Deve essere stata istruita dalla signora Weera borbott tra s.
Cerca di avere pazienza le disse la donna nel letto accanto al suo.
Era quasi interamente ricoperta da bende. Le avvolgevano il viso
lasciando scoperto solo un occhio. La sua voce era vecchia e roca.
Con la pazienza, tutto si aggiusta.
La pazienza non porta altro, se non quello che hai gi replic
Shauzia. Non si aggiusta proprio niente, con la pazienza. La pazienza
ti fa solo dimenticare di aver mai desiderato di avere qualcosa di
meglio. La pazienza ti paralizza.
Quando si costretti a scegliere solo tra avere pazienza e non
averne, scegliere di averne pi facile per aiutarci a sopportare.
Questo sar valido per lei. Lei anziana. Probabilmente non
farebbe pi nulla neppure se ne avesse la possibilit. Ma io sono
giovane. Ho dei progetti.
Quanti anni hai?
Quattordici.
Io sedici disse la donna.
Shauzia rimase in silenzio a lungo. Poi chiese: Che cosa ti
successo?
Un uomo mi ha gettato dellacido sul viso.
E perch lha fatto?
Non era daccordo con quello che stavo facendo. Credevo che sarei
stata al sicuro in un campo profughi, ma non c pi nessun posto
sicuro per me, ormai.
Che cosa hai fatto per dargli tanto fastidio?
Stavo insegnando a leggere a sua figlia.
Era un talebano?
Che importanza ha? Non tutti gli uomini che hanno idee sbagliate
sono talebani. Parlare mi fa male. Adesso lasciami riposare.
Shauzia la lasci riposare e si addorment lei stessa.

277
Quando si svegli, il letto accanto al suo era vuoto.
Afferr il braccio di uninfermiera che passava di l.
Lei dov? chiese, indicando il letto.
Non ce lha fatta.
Vuoi dire che morta?
Lasciami andare.
Non te ne importa niente, vero? Non sei neppure triste perch
morta. Non hai fatto niente per aiutarla!
Linfermiera si divincol. Hai idea di quanti morti vediamo qui?
Come potrei piangere per tutti? Non fai altro che stare l a lamentarti.
Come ti permetti di criticarmi?
Adesso basta si intromise uninfermiera pi anziana.
Cosa si aspettano da noi? Non abbiamo abbastanza bende, n cibo,
n acqua. Il tono di voce dellinfermiera aumentava per la
disperazione. Oggi sono morti altri tre bambini. Che razza di posto
questo? Gli animali sono trattati meglio.
Smettila! le ordin la donna pi anziana. Stai spaventando i
pazienti. Prenditi una pausa e calmati. Non sei abituata a tutto questo
come me.
Linfermiera pi giovane scoppi a piangere e corse via.
Shauzia si volt dallaltra parte. Non voleva vedere il letto vuoto.
Il giorno dopo le portarono un paio di stampelle. Esercitati a
camminare con queste le disse linfermiera, ma non allontanarti
troppo. Molte altre persone devono usarle oggi.
Era bellissimo potersi muovere di nuovo, anche se usare le
stampelle non era facile. Shauzia si allontan un po, poi si volt per
tornare indietro.
Si ferm un momento a guardare lospedale.
Era una grande tenda, con i lembi dellingresso aperti per far
entrare la poca brezza che soffiava. Lenzuoli appesi che fungevano da
divisori garantivano ai pazienti un minimo di riservatezza, non molta
in realt, e li proteggevano dalla polvere. Intorno allospedale, i
familiari delle persone ricoverate sedevano per terra, aspettando che
guarissero. I bambini piangevano. Medici e infermiere erano occupati
con la lunga fila di persone che erano l per farsi visitare,
disinfettavano ferite e cambiavano bende, e cercavano di dare
conforto a coloro che piangevano per il dolore fisico o la

278
disperazione.
Nessuno stava controllando che Shauzia restituisse le stampelle.
Svolt in una stradina stretta, delimitata da pareti di fango, e
lospedale scomparve dalla sua vista. Doveva andarsene da quel posto.
Prima, per, doveva trovare Jasper, a cui non era stato permesso di
stare con lei in ospedale. Sarebbe andata per lultima volta
allAssociazione Vedove, avrebbe preso il suo cane e se ne sarebbero
andati senza dire niente a nessuno.
Niente pi signora Weera. Niente pi persone malate, disperate e
folli. Soltanto lei, il suo cane, e lo sconfinato mare blu.

279
Tredici

Shauzia avanzava lentamente. Camminare con le stampelle non era


facile. Rivoli di sudore le scorrevano dentro lingessatura,
procurandole prurito e dolore allo stesso tempo. Una parte di lei
avrebbe desiderato tornare nel suo letto dospedale, ma si fece forza e
continu a camminare.
Ehi, ragazzo, dove vai con questo caldo? le grid un uomo seduto
sul ciglio della strada, mentre lei gli passava davanti.
Ehi, vecchio, che cosa fai l fermo ad aspettare con questo caldo?
gli chiese lei.
Aspetto e basta rispose luomo. Ecco che cosa faccio. Non
ricordo che cosa aspetto, ma aspetto. Un giorno anche tu ti siederai ad
aspettare, come me.
Mai! disse Shauzia.
Ti affanni a camminare con questo caldo, ma per andare dove,
poi? Non c altro posto che questo. Questa strada o quella, la stessa
cosa. Un giorno te ne renderai conto, e allora ti siederai ad aspettare.
Shauzia si allontan, luomo stava ancora parlando.
Incontr molti altri come lui, seduti ad aspettare, la seguivano con
lo sguardo mentre lei avanzava a fatica lungo la strada. Le stampelle
erano troppo corte per lei e presto le fecero venire mal di schiena.
Non si ferm pi a parlare con nessuna delle persone che incontr, e
neanche loro le rivolsero la parola. Si limitavano a guardarla, e ad
aspettare.
La gamba le faceva davvero molto male. Aveva caldo ed era stanca.
Aveva bisogno di riposare un po allombra e di stendere la gamba.
Si volt per tornare allospedale, ma si rese conto di essersi persa.
Aveva continuato a camminare senza guardare dove stesse

280
andando. Le strade e i sentieri nel campo profughi si diramavano
ovunque. Non era mai stata in quella parte del campo, durante i suoi
vagabondaggi per sfuggire alla signora Weera. Non aveva idea di dove
si trovava n di come fare per tornare indietro.
Chiese a uno degli uomini sul ciglio della strada da che parte fosse
lAssociazione Vedove. Luomo rimugin la domanda mentre Shauzia
si appoggiava impaziente alle stampelle.
Un altro uomo si avvicin: Che cosa succede? chiese al primo.
Questo ragazzo cerca lAssociazione Vedove.
Perch vuoi andare l, ragazzo?
I due uomini attirarono lattenzione di un terzo. I tre attirarono
lattenzione di altri tre e in breve una decina di uomini si erano
radunati nella via stretta a discutere sulla direzione da prendere per
raggiungere lAssociazione Vedove, e anche sullesistenza di
unAssociazione Vedove.
Perch vuoi andare laggi, ragazzo? le chiesero di nuovo. Non
sai che sono state loro a cominciare la rivolta per il cibo? Stai alla
larga da quella gente. Tutte quelle donne che vivono da sole non
portano niente di buono.
La discussione si spost sulla rivolta per il cibo. Quegli uomini
dissero che le donne avevano usato una bomba per far saltare la porta
del magazzino.
Shauzia approfitt della confusione per infilarsi in una stradina e
sgusciare via da quegli uomini e dai loro racconti senza senso.
Continu a camminare, svoltando da una parte e poi dallaltra,
nella speranza di imbattersi in qualcosa di familiare.
I muri di fango finirono tutto a un tratto e Shauzia si ritrov a
contemplare un mare sterminato di tende.
Era la zona del campo occupata dagli ultimi arrivati. La signora
Weera gliene aveva parlato, ma Shauzia non laveva mai vista.
Non c pi posto per loro in questo campo, ma continuano ad
arrivare. Dove altro potrebbero andare? Non hanno niente aveva
detto la signora Weera. Alcuni di loro aspettano sei mesi o anche di
pi prima di avere una tenda.
Shauzia si volt. Quella non era la direzione giusta per tornare
allAssociazione Vedove, n per uscire dal campo.
La prospettiva di tornare indietro nellintrico di muri di fango la

281
fece voltare di nuovo verso le tende. Forse avrebbe potuto
attraversarle e trovare una strada pi breve per tornare
allAssociazione Vedove. La sua bussola interiore le sugger che era la
cosa giusta da fare.
Avanz a fatica nel campo nuovo.
Non cerano strade n sentieri. Cera appena lo spazio per
camminare tra le tende, e in alcuni punti non si riusciva neppure a
passare.
Alcune persone avevano vere tende di tessuto bianco, con la scritta
UNHCR stampata su un fianco a lettere nere cubitali. Altri avevano
tende fatte di stracci tenuti insieme. Altri ancora avevano tende di teli
di plastica sottile tesi su bastoni.
Shauzia infil la testa in qualcuna delle tende: Sapete da che parte
si trova lAssociazione Vedove? chiedeva.
Le persone nelle tende la fissavano con sguardi vuoti. La
temperatura dentro era ancora pi alta che fuori, ma la gente si
ammassava comunque allinterno. In realt non cera altro posto dove
stare.
Dammi le stampelle grid una voce da una delle tende. Shauzia si
chin e vide una donna anziana seduta. Aveva una gamba sola.
Dammi le stampelle, cos posso andarmene di qui. Detesto questo
posto orribile.
Shauzia si allontan pi veloce che pot. Nella fretta, inciamp nel
piolo di una tenda e fin lunga distesa sul terreno duro.
I bambini l attorno scoppiarono a ridere. Shauzia cap che erano
annoiati e che quella scena era per loro un diversivo, ma non era
dellumore adatto per intrattenere nessuno. Agit minacciosa una
stampella.
Non questo il modo di comportarsi disse un uomo, aiutandola
ad alzarsi. Tu sei pi grande di loro: dovresti dare il buon esempio.
Shauzia si allontan zoppicando senza ringraziarlo.
Sent il rumore di un camion e vide la gente accorrere da tutte le
parti portando brocche e vasi. Shauzia segu la folla.
Era un camion cisterna. Le guardie cercarono di convincere le
persone a mettersi in fila e ad aspettare il proprio turno, ma erano
tutti troppo assetati per aspettare con ordine. Si assieparono attorno
al camion.

282
Shauzia rimase ai margini della folla e osserv la scena da un
piccolo dosso.
Chi riusciva a riempire la brocca con la preziosa acqua il pi delle
volte ne vedeva cadere la met nel tentativo di riattraversare la folla.
A un uomo fecero letteralmente volar via la brocca, ma quando cerc
di tornare al camion per riempirla di nuovo non riusc pi a farsi
strada tra la massa di persone. Cominci ad agitare la brocca per la
frustrazione, colpendo alla cieca sulla testa una persona accanto a lui.
Luomo lo colp a sua volta e in breve si scaten una rissa.
Shauzia si volt e si allontan. Non voleva rompersi anche laltra
gamba.
Trov la strada per arrivare alla fine della distesa di tende, dove
cera una specie di strada. Un furgoncino bianco, di quelli utilizzati
dalle organizzazioni umanitarie, veniva verso di lei, e Shauzia si par
in mezzo alla strada per fermarlo.
Mi sono perso grid.
Un uomo scese dal furgone. A che zona del campo appartieni? le
chiese.
Appartengo al mare! Shauzia scoppi a piangere. Appartengo
alla Francia! A un campo di fiori violetti, dove non ci sono cattivi
odori, dove nessuno grida e mi spinge da una parte allaltra. Ecco a
che cosa appartengo.
Luomo aiut Shauzia a sedersi al posto del passeggero e aspett
che smettesse di piangere prima di chiederle: Dove vivi, adesso?
Shauzia si asciug le lacrime dalle guance: AllAssociazione
Vedove disse.
Si misero in moto. Il mare di tende e di disperati sembrava
continuare allinfinito.
Chi sono? chiese Shauzia.
Hanno appena lasciato lAfghanistan le spieg luomo. La gente
cerca di raggiungere il confine prima dellattacco degli americani.
Gli americani stanno per attaccare?
Sono infuriati per quello che successo a New York.
Cosa successo?
Luomo tenne una mano sul volante mentre con laltra raccolse
qualcosa sul fondo del furgone.
Ecco. Porse a Shauzia una pagina di giornale che aveva trovato da

283
qualche parte.
Shauzia guard la foto. Nuvole di fumo salivano dalle macerie di
un palazzo.
Sembra Kabul disse Shauzia, lasciando cadere la foto.
Appoggi la testa al finestrino. Le persone che oltrepassavano col
furgone non sembravano abbastanza in forze da far saltare in aria
qualcosa. Poi chiuse gli occhi e non li riapr finch non arrivarono
allAssociazione Vedove.
Il suo letto allospedale era stato assegnato a qualcun altro, le disse
la signora Weera. Improvvis un charpoy per Shauzia in un punto
allombra. Jasper si sdrai per terra sotto di lei e i bambini
dellassociazione le si assieparono attorno, chiedendole di raccontare
loro delle storie, finch la signora Weera ordin loro di andarsene
perch Shauzia potesse riposare.
Il giorno dopo ci fu un attacco contro lAssociazione Vedove. Una
mezza dozzina di uomini cerc di scavalcare i muri, gridando che le
donne che vivevano l dentro erano immorali e non avrebbero dovuto
vivere sole senza un uomo che le sorvegliasse.
La signora Weera e le altre donne cercarono di tenere lontani gli
uomini, armate di scope e di qualunque altra cosa riuscirono a
trovare. Shauzia era bloccata sul suo charpoy. Le stampelle erano
state restituite allospedale, cos non pot fare altro che stare a
guardare e urlare verso quegli uomini. Jasper aiut a spaventare gli
intrusi abbaiando e mostrando i denti.
La signora Weera dovette assoldare altre guardie. Non lo disse
apertamente, ma Shauzia cap che era preoccupata per come sarebbe
riuscita a pagarle.
Shauzia pass le settimane che seguirono con le donne del gruppo
di cucito. Fece lorlo a tovaglioli e tovaglie e aspett che la sua gamba
guarisse.

284
Quattordici

Linfermiera
gesso.
della Mezzaluna Rossa pos le grosse forbici e apr il

La gamba di Shauzia era pelle e ossa, e sembrava molto debole.


Prova ad alzarti disse linfermiera.
Shauzia spost con cautela il peso sulla gamba malata. Sent una
fitta di dolore, ma per il resto sembrava che andasse tutto bene.
Jasper annus la gamba appena liberata e le diede una leccatina.
Era una semplice frattura disse linfermiera. Sei stata fortunata.
Cerca di stare alla larga dalle sommosse, dora in poi.
Shauzia fece qualche altro passo, provando la stabilit della gamba.
Oggi pomeriggio sar pronto il vostro kit di pronto soccorso disse
linfermiera alla signora Weera, che aveva accompagnato Shauzia
allospedale. Quando partite?
Domani, credo. O forse stanotte. Devo ancora decidere se per noi
pi sicuro viaggiare col buio o aspettare la luce del giorno.
Sar rischioso in entrambi i casi disse linfermiera.
Dove va? chiese Shauzia. Possibile che stesse davvero per liberarsi
della signora Weera?
La signora Weera una donna molto coraggiosa disse
linfermiera. Merita rispetto. Riporter alcune infermiere in
Afghanistan.
Torna in Afghanistan? quasi grid Shauzia. Perch?
Stanno bombardando la nostra gente ripose la signora Weera,
calma. In milioni si sono ammassati al confine, cercando di uscire
dal paese, ma i confini sono stati chiusi. C bisogno di infermiere,
laggi.
Se hanno chiuso i confini, come far a entrare?

285
Dovremo entrare clandestinamente, forse dalle montagne.
Solo voi donne? Non ce la farete mai. I talebani vi arresteranno.
Dobbiamo correre il rischio disse la signora Weera. La gente ha
bisogno di noi, e ci aiuteranno come potranno. Adesso dobbiamo
tornare al campo. Ho molte cose da fare.
Lassociazione era stata un fervore di attivit nelle ultime settimane,
ma Shauzia non aveva prestato molta attenzione. Il gruppo di cucito
aveva smesso di realizzare graziosi lavoretti di ago e filo per tagliare
strisce di tessuto per fare bende e rammendare vecchie lenzuola.
Shauzia aveva notato quel cambiamento, ma non aveva chiesto
spiegazioni.
Quella sera si sedette per terra, la schiena appoggiata alla capanna
in cui dormiva che fungeva anche da ufficio per lassociazione. Le
donne continuavano a entrare e uscire. Nessuna di loro faceva caso a
lei.
Farzana and a sedersi vicino a Shauzia. Jasper scodinzol e
appoggi il muso in grembo a Farzana.
Sar terribilmente tranquillo, qui, senza la signora Weera disse
Farzana.
La sentiremo ancora russare la notte. Anche se fosse dallaltra
parte del mondo, riusciremmo a sentirla russare. Probabilmente
spaccher i timpani ai soldati talebani e prender il loro posto al
comando dellAfghanistan.
In quel caso avrebbe un intero paese a cui dare ordini disse
Farzana con un sorrisetto. Le piacerebbe di certo.
Credi che i talebani abbiano delle leggi folli? Quelle della signora
Weera lo saranno ancora di pi. Costringer tutti a giocare a hockey
tutti i pomeriggi.
Farzana rise di nuovo. Far giocare proprio tutti, anche i vecchi e
quelli con le stampelle.
completamente pazza! Shauzia ora era arrabbiata. Scagli un
sasso attraverso il cortile, mancando di un soffio una delle donne
indaffarate. pazza a tornare in Afghanistan, soprattutto senza un
uomo. Crede di poter fare qualunque cosa solo perch lo vuole.
matta!
A te che cosa importa? le chiese Farzana. Tu andrai al mare.
Giusto disse Shauzia. Adesso che mi hanno tolto il gesso,

286
finalmente mi metter in cammino.
Non mi porterai con te, vero? chiese Farzana.
Shauzia non rispose.
Non c problema continu Farzana. La signora Weera me
laveva detto, che non mi avresti portato con te, ma io tanto lo sapevo
gi.
Shauzia non sapeva che cosa dire. Accarezz la soffice pelliccia di
Jasper. Non le piaceva il modo in cui si sentiva.
Allora perch stai seduta qui? le chiese Farzana. Perch non te ne
vai subito?
Andr disse Shauzia. Sto raccogliendo le forze. Il mare molto
lontano.
Vai a raccogliere le forze da qualche altra parte disse Farzana.
Non mi va di averti intorno, adesso.
Io ero seduta qui prima che arrivassi tu.
Devi fare sempre come dici tu? Io resto esattamente dove sono. Sei
tu che te ne vai.
E va bene, e con molto piacere, anche. Shauzia si alz. Stare da
sola sar sempre meglio che stare con te. Andiamo, Jasper.
Jasper le rivolse uno sguardo, ma la sua testa rimase posata sul
grembo di Farzana.
Stupido cane disse Shauzia, e se ne and zoppicando.
Trov un posto dove sedersi contro il muro di cinta
dellassociazione, dove non sarebbe stata costretta a vedere nessuno.
Poi sfil di tasca la foto della Francia.
Forse era la luce fioca della sera. Forse era la rabbia che provava
per Jasper, che aveva preferito Farzana a lei. Qualunque fosse il
motivo, il campo di fiori violetti non era affascinante come sempre. In
realt le parve insulso.
Shauzia infil in tasca la foto e si appoggi al muro. Rimase l
seduta a lungo, a pensare.

Stanno partendo! La signora Weera sta partendo!


Shauzia sent gridare e si alz. Doveva vederle partire. Doveva
essere certa che la signora Weera stesse proprio andando via.
Tutti gli abitanti dellassociazione si radunarono nel cortile per
salutare. Shauzia rimase in disparte, a osservare la scena, desiderando
fuggire ma sentendosi obbligata a restare.

287
La signora Weera and a cercarla e la avvolse in uno dei suoi
giganteschi abbracci.
Sei una ragazza davvero speciale le disse a bassa voce. Ti auguro
di raggiungere il mare. E che la Francia ti accolga a braccia aperte.
Saranno fortunati, ad averti tra loro.
La signora Weera la lasci andare e raggiunse le sue infermiere. Con
un ultimo saluto, lasciarono il campo.
Gli altri tornarono alle loro case. Shauzia, Farzana e Jasper
rimasero in piedi sulla soglia a guardare le donne che si mettevano in
viaggio.
Sarebbero pi al sicuro se ci fosse un uomo con loro disse
Shauzia.
O anche un ragazzo disse Farzana.
Senza riflettere oltre, Shauzia entr in azione. Afferr la borsa a
tracolla e il suo scialle nella capanna. Si ferm solo un istante dove si
trovavano Farzana e Jasper.
Prenditi cura di lui disse a Farzana. E se mai riuscirete ad
arrivare al mare, fagli il bagno tra le onde con questa. Shauzia le
diede la saponetta profumata di Tom e Barbara. Poi infil la mano in
tasca e tir fuori la foto del campo di lavanda, e la diede a Farzana.
Infine si chin ad abbracciare forte Jasper. Sapeva che a lui non
importava di vederla piangere.
Shauzia lasci il campo e si incammin per unirsi alla signora
Weera e le infermiere.
Aveva davanti quasi ventanni prima di incontrare la sua amica
Parvana sulla cima della Torre Eiffel a Parigi. Sarebbe andata laggi.
Ma prima cerano delle cose che doveva fare.
La signora Weera camminava veloce. Shauzia dovette correre per
raggiungerla.

288
Glossario

Badakhshan Provincia nel nordest dellAfghanistan.


Bolani Una specie di gnocco.
Burqa Indumento lungo, a forma di tenda, indossato dalle donne.
Copre completamente il corpo, compreso il viso, con una fitta rete
nella zona degli occhi.
Chador Indumento indossato da donne e ragazze per coprire il capo
e le spalle.
Charpoy Letto costituito da unintelaiatura su cui vengono
annodate fettucce e corde sottili.
Dari Una delle due lingue principali parlate in Afghanistan.
Eid Festa musulmana che si celebra alla fine del Ramadan, il mese
del digiuno.
Gengis Khan Conquistatore mongolo (1162-1227) che fond un
vastissimo impero che si estendeva dalla Cina alla Persia.
Jenazah Preghiera funebre mussulmana.
Karachi Piccolo carro su ruote trainato a mano, usato per vendere
articoli al mercato.
Kebab Pezzi di carne infilzati su uno spiedo e cotti sul fuoco.
Mezzaluna Rossa Il corrispettivo mussulmano della Croce Rossa,
organizzazione internazionale che porta soccorso agli ammalati e ai
feriti in tempo di catastrofi naturali e di guerra.
Mina antiuomo Bomba nascosta nel terreno, che esplode quando ci
si cammina sopra.
Mullah Religioso e insegnante dellislamismo.
Nan Pane afghano, di forma piatta, allungata o rotonda.
Pakul Scialle di lana grigio o marrone, indossato da uomini e
ragazzi.

289
Pashtu Una delle due lingue principali parlate in Afghanistan.
Pilaf Piatto a base di riso che contiene di solito anche verdure,
carne e spezie.
Ramadan Mese di digiuno del calendario musulmano.
Rupia Unit monetaria del Pakistan.
Shalwar kameez Completo formato da una camicia lunga e ampia
e da pantaloni. Quelli maschili sono a tinta unita, con tasche sui lati e
sul petto. Quelli femminili sono di colori e modelli diversi, talvolta
impreziositi da ricami e perline.
Sovietici LUnione Sovietica, prima della sua divisione,
comprendeva la Russia e altri stati comunisti.
Talebani Esercito afghano che occup la capitale Kabul dal
settembre 1996 allautunno del 2001.
Toshak Stretto materasso usato nelle case afghane al posto delle
sedie e del letto.
Nazioni Unite (ONU) Organizzazione internazionale che si occupa
di promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo economico.
UNHCR Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Uzbek Lingua parlata dalle popolazioni uzbeche dellAsia centrale.

290
Nota dellautrice

LAfghanistan un piccolo paese dellAsia centrale. Il paesaggio


caratterizzato dalla catena montuosa dellHindu Kush, da rapidi corsi
dacqua e da deserti dorati. Le sue fertili vallate un tempo
producevano in abbondanza frutti, grano e ortaggi. Nel corso della
storia, conquistatori ed esploratori hanno sempre visto lAfghanistan
come una via daccesso verso lEstremo Oriente.
LAfghanistan entrato in guerra nel 1978, quando gli eserciti
filoamericani si opposero al governo filosovietico. Nel 1980 lUnione
Sovietica invase lAfghanistan e le operazioni belliche si
intensificarono da entrambe le parti con bombardamenti e con
limpiego di armi moderne.
Dopo che i Sovietici lasciarono lAfghanistan nel 1989, scoppi una
guerra civile tra i vari gruppi politici per il controllo del Paese. I capi
di alcuni di questi gruppi erano noti come signori della guerra ed
erano persone molto violente.
Milioni di afghani divennero rifugiati politici e trovarono
accoglienza nei campi profughi in Pakistan, in Iran e in Russia. Molti
hanno trascorso tutta la loro vita in questi campi. Milioni di persone
sono state uccise, mutilate, accecate.
I soldati talebani, un esercito di estremisti, occuparono la capitale
Kabul nel settembre del 1996. Imposero leggi molto restrittive per le
ragazze e le donne. Le scuole femminili furono chiuse e venne proibito
alle donne di lavorare; furono imposte severe regole per
labbigliamento. Vennero bruciati i libri, distrutti i televisori, e fu
proibita la musica in ogni sua manifestazione. I talebani
massacrarono migliaia di loro oppositori, molti dei quali civili, e ne
imprigionarono molti altri.

291
Anche se oggi i talebani non sono pi al potere in Afghanistan, pi
di ventanni di guerra hanno devastato il Paese. Ponti, strade e centrali
elettriche sono andati distrutti, compromettendo la fornitura di acqua
potabile. Tutti gli eserciti hanno disseminato mine antiuomo nei
terreni agricoli, in modo da rendere impossibili le coltivazioni. Di
conseguenza, molte persone muoiono di fame, o in seguito alle
malattie causate dalla malnutrizione.
Il pi importante segno di speranza in Afghanistan dato dalla
riapertura delle scuole: tutti, bambini e bambine, adesso hanno diritto
a ricevere unistruzione. La terribile povert e la distruzione nel Paese
fanno s che la popolazione abbia bisogno dellaiuto di tutto il resto
del mondo affinch possano essere costruite scuole e garantiti i servizi
di base. Con questo aiuto, il popolo afghano sar in grado di
ricostruirsi una vita, e ricominciare a sperare.

292
Nota delleditore

Quando Deborah Ellis ha scritto Sotto il burqa, lAfghanistan era


devastato dalla guerra civile tra i talebani e lAlleanza del Nord, che si
consumava tra battaglie e infinite privazioni per la popolazione civile; ma
solo pochi giornalisti appassionati ne seguivano e ne conoscevano le
vicende in maniera dettagliata. LAfghanistan non era un argomento da
prima pagina.
Poi, l11 settembre 2001, lattentato alle Twin Towers di New York. E
una nuova guerra, la guerra degli Stati Uniti e dei loro alleati contro il
responsabile del misfatto, Osama bin Laden, un ricchissimo arabo accusato
di finanziare e sostenere il terrorismo, e contro i talebani che lo
nascondevano e lo proteggevano proprio l, in Afghanistan.
stato cos che in breve tempo parole come burqa, talebani, Kabul sono
diventate note non solo agli adulti, ma anche a bambini e ragazzi.
Quelle narrate da Deborah Ellis sono storie immaginate, ma basate su
racconti di vite vere. Non sappiamo che cosa succeder a tutte le Parvana
e alle Shauzia che vivono laggi. N che cosa sta succedendo loro adesso.
Possiamo solo sperare che come loro non smettano di guardare avanti.

293
Indice
Cover
Abstract
Deborah Ellis
Frontespizio
Copyright
La trilogia del burqa
Sotto il burqa
Ai bambini della guerra
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque
Sei
Sette
Otto
Nove
Dieci
Undici
Dodici
Tredici
Quattordici
Quindici
Il viaggio di parvana
Ai bambini, ai quali chiediamo di essere pi coraggiosi di quanto
dovrebbero
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque
Sei
Sette
Otto
Nove

294
Dieci
Undici
Dodici
Tredici
Quattordici
Quindici
Sedici
Diciassette
Diciotto
Diciannove
Venti
Ventuno
Citt di fango
Ai bambini che vagano, smarriti, lontano da casa
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque
Sei
Sette
Otto
Nove
Dieci
Undici
Dodici
Tredici
Quattordici
Glossario
Nota dellautrice
Nota delleditore

295

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