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LIBRO DE ALEXANDRE E' un'opera del XIII secolo.

Viene scritta attraverso la modalit metrica cuaderna via cio strofe da 4 versi. Ci racconta le avventure di Alessandro Magno ma con l'aggiunta di elementi favolistici. Questo libro viene scritto partendo dal Mester de clereca cio un poeta per saper scrivere bene deve appartenere alla clereca che esempio morale e pedagogico. In questo libro si mostra la partecipazione della natura quando nasce o muore una persona nobile e importante. L'aquila simbolo del re. Si insiste sulle fonti scritte (vedi l'ultimo verso en escrito yaz esto) Pag 78 Alessandro intraprende un'avventura verso l'ignoto Si parla di infrazione perch quando c' una frontiera c' un divieto. Alessandro viene punito con la morte mentre cerca di conquistare l'India. APPUNTI CELESTINA

Pag 6. In verticale le lettere in grassetto compongono la firma di Rojas. Pag15 ci sono citazioni di seconda mano in quanto il poeta cita Eraclito avendo letto di quest'ultimo in Petrarca. Pag 16 quando si parla di animali ecc l'andamento favolistico. Echeneis significa remora, blocco. ROC secondo una leggenda un uccello enorme che attacc una nave uccidendo i marinai. Le donne del libro sono molto indipendenti. Quando a Melibea non ha nessuna intenzione di sposarsi, vuole solo viversi la storia. Questa storia d'amore viene ostacolata perch probabilmente uno dei due era un converso. Infatti era quasi vietato dalla legge il matrimonio tra conversos e viejos criastianos. Comunque certo che la storia non viene ostacolata per motivi economici perch entrambi erano di condizioni mediocri. Il lessico parentale nel libro molto ambiguo perch si riferisce sempre al sesso. Ad esempio PADRE si riferisce al sesso maschile e MADRE al sesso femminile. La Celestina era una ruffiana che usava la magia simpatica ovvero usando elementi che avevano sempatia tra di loro, unione. Era anche una partera cio assisteva ai parti. Celestina piange solo miseria. Melibea un personaggio molto posato ma anche autoritario. Infatti si impone su Calisto, sulla sua serva e perfino sui suoi genitori. Prima di morire Calisto chiede di confessarsi ma non ci riesce perch muore all'impatto. Melibea invece non si importa della salvezza della sua anima tanto che si suicida lanciandosi dalla torre. Il suicio infatti peccato ma a lei non importa. Comunque l'amore peccaminoso sar punito con la morte di tutti quelli che hanno avuto presunzione. Si tratta infatti di un esempio morale. A pag 213 sono elencati una serie di termini giuridici. Il giudice qui condanna i servi di Calisto, sebbene fossero i servi di una famiglia a lui amica. Ma lo stesso Calisto dovr rendersi conto che la legge non ammette pi corruzione. Sono le leggi draconiane cio molto severe.
LE RUOTE DELLA FORTUNA

LVI girando gli occhi verso dove mi portava vidi pi dentro tre ruote molto grandi le due erano ferme, immote e quiete ma quella del centro non smetteva di girare e vidi che al di sotto di tutte c'era

infinita gente caduta a terra che aveva su ogni fronte una scritta con il nome e la sorte per dove sono passati LVII su una delle ruote immobili, quella del futuro erano collocate (qui) persone che aspettavano di cadere era coperta con un opaco velo il suo moto Io, che di questo molto poco capivo, chiesi spiegazione poich ero in dubbio alla mia guida, pregandola che mi spieghassei questa figura che non capivo LVII lei mi rispose: << ti conviene sapere che le tre et, voglio dire, passato, presente e futuro, occupano ciascuna la propria ruota le due che sono ferme, la prima contiene la gente passata, e l'altra quella del futuro. quella che si muove nel mezzo regge la gente che ora sta vivendo. LVIII << ora conosci che la terza ruota contiene le forme visibili dei non ancora nati di molte persone profane e sacre di gente che verr al mondo. e per questo, le loro facce sono coperte da un velo anche se tu vedi i loro corpi da uomini perch le loro vite sono ancora senza nome e conoscerli per seso mortal non si pu. La vaquera de la Finojosa - Traduzione Ragazza cos bella non vidi entro i confini come una bovara della Hinojosa. Facendo la via del Calatraveno per Santa Maria, vinto dal sonno, attraverso una zona sterposa ho perso la strada, e vidi l la bovara della Hinojosa. In un verde prato di rose e fiori, mentre sorvegliava il bestiame con altri pastori,

la vidi cos graziosa che appena avrei creduto che fosse una bovara della Hinojosa. Non credo che le rose della primavera siano cos belle n di tale aspetto. Parlando apertamente, se avessi saputo prima di quella bovara, della Hinojosa, non avrei tanto guardato la sua grande bellezza, perch mi sarei lasciato nella mia libert. Invece dissi: "Carina, (perch sapevo chi era), dov la bovara della Hinojosa?" E come ridendo disse:" Benvenuto, gi capisco bene ci che chiedete: non desidera amare, n lo aspetta, questa bovara della Hinojosa". Garci Rodrguez deMontalvo-AMADS DE GAULA PREMETTO CHE NON L'HO RILETTO VISTO CHE HO SCRITTO 3 PAGINE DI QUADERNONE .-. La donzella ( Darioleta ) prima del parto gi pens a cosa farne del bambino una volta nato.Prese 4 tavole grosse che,come un'arca,potessero raccogliere la creatura con tutti i suoi panni e lunga come una spada,fece portare delle cose per formare il bitume ( per impermeabilizzare il legno ) con cui poterle unire senza che entrasse l'acqua e custod tutto sotto il letto senza che Elisena se ne accorgesse finch non mont le tavole assieme al bitume e la fece perfetta.La mostr ad Elisena e le disse :-Per che cosa pensate che l'abbia fatta?-Non lo so- disse Elisena -Lo dovreste sapere-Non mi interessa sapere nulla n da fare n da dire perch sono prossima a perdere l'allegriaAlla donzella spiacque molto vederla cos e vedendole le lacrime le si tolse davanti xk non la vedesse piangere.Non tard molto che ad Elisena giungesse il momento del parto sentendo i dolori come una cosa nuova ed estranea per lei in grande amarezza le si era posto il cuore perch non poteva gemere n lamentarsi cos la sua angoscia si raddoppiava.Ma dopo un p di tempo volle il potente Signore ( Dio ) che senza pericolo partorisse un figlio e prendendoglielo dalle mani la

donzella vide che era bello e se avesse avuto sorte sarebbe diventato un bel ragazzo.Ma non tard a mettere in esecuzione quello che conveniva da come lo aveva pensato prima e lo avvoplse in ricchissimi panni e lo mise vicino a sua madre e port l'arca.E le disse Elisena:-che volete fare?-Metterlo qu e lanciarlo nel fiume- disse lei - E forse con la buona sorte si potr salvare.La madre lo teneva fra le braccua piangendo fortemente e dicendo - Piccolo mio come mi pesa il pericolo che state per affrontare!La donzella prese pergamena e calamaio e stil una lettera in cui diceva:"Costui Amads senza tempo( bambini che venivano esposti nella ruota dei conventi offerti alla carit pubblica)figlio di re.E senzatempo lei diceva perch credeva che ben presto sarebbe morto e questo nome era l molto apprezzato perch cos si chiamava il santo Amadigi a cui la donzella lo raccomand.Questa lettera la ricopr di cera( perch con l'acqua la carta si sarebbe inumidita ),l'arrotol in una corda e la appese al collo del bambino.Elisena aveva l'anello che il re Peryn le aveva dato quando part e lo mise nella stessa cordicella e nell'arca misero anche la spada del re Peryn che la prima notte che aveva dormito con Elisena la butt per terra e la donzella l'aveva custodita,e anche se ne sent la mancanza non aveva osato chiedere di lei perch il re Garnter(padre di Elisena)non si arrabbiasse con quelli che entravano nella stanza.Fatto questo mise la tavola cos bel legata,in modo che l'acqua non potesse entrare.La mise sul fiume e la lasci andare e poich l'acqua era tanta e la corrente era forte ben presto la condusse al mare che non era lontano.In quel momento appariva l'alba e successe una cosa meravigliosa di quelle che il Signore quando gli piace suol fare.Apparve un battello sul quale un cavaliere scozzese andava con sua moglie che portava avanti e indietro dalla piccola Bretagna,incinta di un bambino che si chiamava Gandaln e andando il pi velocemente possibile verso la Scozia,essendo giorno, videro l'arca e chiamando 4 marinai ordin loro che ben presto lanciassero in mare una barchetta e gli portassero l'arca.Il che fu fatto.Il cavaliere prese l'arca,apr il coperchio e vide il bambino che prese tra le sue braccia e disse : - Costui deve essere di buona discendenzaE lo diceva per i ricchi panni,l'anello e la spada che bellissima gli parve e cominci a dire ogni male della donna che per paura aveva cos crudelmente abbandonato quella creatura e conservando quelle cose preg csua moglie di farlo allattare e lei gli fece dare il seno da quella nutrice che stava gi allattando suo figlio Gandaln;e prese il seno con grande voglia di succhiare per cui il cavaliere e la donna si rallegrarono molto.Cos andarono per mare con buon tempo fino a che arrivarono nel porto di una citt scozzese che si chiamava Antalia e di l partendo giunsero in un loro castello di quelli buoni di quella terra dove fece allevare il bambino vome se fosse suo ffiglio e tale lo credevano tutti perch dei marinai non si pot sapere pi nulla perch nella barca dov'erano se ne andarono navgando verso altri lidi. igo Lpez de Mendoza - "Carta-Prohemio" COMINCIA IL PROEMIO E CARTA CHE IL MARCHESE DI SANTILLANA INVIO' AL CONNESTABILE DI PORTOGALLO CON LE SUE OPERE All'illustre signor don Pedro, grandissimo Connestabile di Portogallo, il Marchese di Santillana, Conte del Real, etc., salute, pace e grande considerazione.In questi giorni passati, Alvar Gonales de Alcntara, familiare e servitore della casa del signor Infante don Pedro, illustrissimo Duca di Coimbra, vostro padre, da parte vostra, signore, mi preg che inviassi i miei detti e canzoni alla vostra magnificenza. In verit, signore, in altre creazioni di maggior importanza, sebbene a me pi travagliate, vorrei compiacere alla vostra nobilt, perch queste opere - o almeno la maggior parte non sono di tali materie, n cos ben formate e articolate, che sembrano degne di memorabile registro. Perch, signore, cos come disse l'Apostolo: Cum essem parvulus cogitabam ut parvulus, loquebar ut parvulus. Perch queste tali cose allegre e giocose vanno e corrono con il tempo della nuova era della giovent, da sapere, con il vestire, con il giocare, con il danzare e con altri tali esercizi cortesi. E cos, signore, molte cose piaccino a voi che gi non piacciono non devono piacere

a me. Per, virtuosissimo signore, protestando che la mia volont sea e fuesse nient'altro di quella che dico, perch la vostra senza dubbio aya lugar e vuestro mandado se faga, dall'una e l'altra parte, e per i libri e canioneros agenos, fize ricercare e scrivere - per ordine secondo il quale quelle che io fize - quelle che in questo piccolo volume vi invio. Ma come vuole che di tanta insufficienza queste mie operette, che voi, signore, demandades, siano, o per fortuna pi di quanto le stimo e reputo, vi chiedo ertificar me plaze molto che tutte le cose che entrano e vanno secondo questa regola del canto poetico vos plegan; del quale mi facciano cos certo le vostre graziose domande, come alcune gentili cose di tali che io ho visto composte dalla vostra prudenza. Com' certo questo sia un zelo eleste, un affetto divino, un insaziabile cibo dell'anima; il quale, cos come la materia prende forma e l'imperfetto la perferzione, mai questa scienza di poesia e gaia scienza presero n si sbagliarono se non negli animi gentili, grandi ingegni e spiriti elevati. E cos' la poesia - che nel nostro volgare chiamiamo gaia scienza - se non una finzione di cose utili, coperte o velate da una bellissima copertura, composte, distinte e scandite per una certa storia, peso e misura? E certamente, virtuosissimo signore, sbagliano quelli che vogliono pensare o dire che soltanto le tali cose consistono e tendono a cose vane e lascive: che, bene come i prosperi frutteti abbondano e dnno buoni frutti tutto l'anno, cos gli uomini ben nati e istruiti, ai quali queste sicenze sono infuse dall'alto, usano di quelle e di tale esercizio secondo le et. Carvajal - "Villancete" Uscendo da un oliveto, pi bella che adorna vidi la pastorella, che mi fece tornare dal mio cammino. Me ne tornai in sua compagnia, sulle pendici di una montagna, supplicando, se le piacerebbe, di mostrarmi la sua capanna. Disse: Non potete aver successo, signore, questa volta; che superfluo chiedere a chi non solito dare niente. Se la lealt non mi concorda dell'aspetto pi pulito, di tutto mi innamorai, tante era la sua bellezza. Dissi: Cosa volete dire, signora, che siete sposata? Che non chiedo di arrabbiarvi, n offendervi mia innamorata. Replic: Andare alla buon'ora, non vi curate di amare una villana; invece servite tale signora, non scambiate la seta per la lana; n vogliate prendervi gioco di me, ma sappiate che sono gi di un altro. Vidi la pastorella, che mi fece tornare dal mio cammino.

LAZARILLO DE TORMES Personaggi: Lazaro de Tormes (il protagonista); un giovane servo originario di Tejares in Spagna, che racconta le sue avventure e le sue fatiche per ottenere una condizione discreta nella societ. Antona Prez; la madre di Lazaro, presente nel primo capitolo insieme al patrigno Zaide e al fratellino. Il cieco; il primo padrone di Lazaro, che lo prende quando ancora bambino. E una persona molto astuta che si guadagna da vivere dicendo preghiere a chi lo richiede. Tratter Lazaro male, insegnandoli per lastuzia, ma gli far patire la fame, motivo per cui Lazaro se ne liberer fuggendo. Il prete; il secondo padrone di Lazaro. Costui una persona ingorda e spilorcia che fa patire la fame a Lazaro pi di quanto lavesse patita con il cieco. Lazaro trover un modo per cibarsi del suo pane, ma quando il prete se ne accorger lo picchier fino a fargli un grosso taglio in fronte. Lazaro guarir dopo quindici giorni e sar cacciato via dal prete come se fosse figlio del diavolo. Lo scudiero; il terzo padrone di Lazaro che vive a Toledo. Questo il pi bravo padrone che Lazaro abbia avuto, peccato che era pi povero di lui e che il protagonista stesso dovesse mantenerlo con le sue elemosina. Lo scudiero tiene al suo onore, per cui si trova in quella sciagurata condizione, e che lo costringer a scappare da Toledo lasciando cos Lazaro senza padrone. Un frate della Mercede; il quarto padrone di Lazaro, molto interessato alle vicende terrene, che Lazaro ricorda perch gli don il primo paio di scarpe. Lazaro lo lascia subito per non essere costretto a seguirlo in tutti i suoi pellegrinaggi. Un venditore di bolle papali; il quinto padrone di Lazaro, di una sfacciataggine senza vergogna. Riesce a vendere indulgenze in tutti i modi truffaldini possibili. Lazaro non ci dice perch lo lascia ma sappiamo che anche con lui incontra mille difficolt. Un cappellano; il sesto padrone di Lazaro, con cui il protagonista incomincia a guadagnare dei soldi e lo lascia per un lavoro migliore visto la sua nuova condizione che lo vede un po pi agiato e finalmente sazio dal mangiare. Un alguacil; con cui Lazaro resta poco perch era un mestiere pericoloso. La moglie di Lazaro, una donna per bene che sposa quando trova un lavoro discreto e in cui riesce bene: il banditore. In paese si dice che gli faccia le corna con il Vescovo di cui Lazaro ha gran rispetto, ma lui non ci crede e cos vive il resto della sua vita felice e contento. Ambientazione: -Luoghi: Salamanca, Toledo e girovagando la Castiglia con i vari padroni. -Spazio: La Spagna della prima et moderna, fresca delle scoperte di Colombo. -Tempo: XV - XVI secolo. Riassunto: Questo libro racconta le avventure di Lazaro de Tormes, un giovane servo spagnolo originario di Tejares che impara a vivere grazie alle varie esperienze vissute con i suoi padroni. Le varie avventure lo tempreranno; infatti Lazaro sar un uomo buono ed onesto che lavorer con impegno e dignitosamente. Lazaro al servizio nel libro di vari padroni, che ho elencato prima, che saranno tutti diversi per mestiere ma molto simili come comportamento nei suoi riguardi. Infatti faranno patire tutti, in un modo o in un altro, la fame a Lazaro che sar costretto in molte occasioni a rubargli di nascosto il mangiare venendo alla fine scoperto e cacciato. Lazaro riuscir per a volte a farsi rispettare liberandosi lui dei suoi padroni con aneddoti vendicativi ma anche divertenti. Ad esempio nel primo capitolo Lazaro si libera del suo primo padrone, il cieco, facendogli credere

di saltare un ruscello. Pioveva e i due dovevano trovare una locanda per ripararsi, Lazaro dice di averla trovata solo che bisognava saltare un piccolo ruscello prima di arrivarci. Il cieco dice cos a Lazaro di metterlo davanti al ruscello nella direzione giusta per saltare, e Lazaro lo mette invece davanti ad un pilastro che c in strada; Lazaro fa finta di saltare e subito dopo il vecchio con tutta la forza salta battendo violentemente la testa contro il pilastro e rimanendo cos in fin di vita mentre Lazaro scappa. Questo dimostra lastuzia di Lazaro che si prende anche gioco dei suoi padroni. - Stile ed interpretazione: Il libro rappresenta la situazione sociale di un servo nei confronti del proprio padrone allinizio del nel XV secolo. Oltre al contesto sociale viene introdotto nel libro un certo humour che trae spunto dalle sfortunate vicende del protagonista che per reagisce sempre in modo positivo riuscendo alla fine a ottenere una vita dignitosa. Prevale lordine cronologico della fabula, visto che i fatti vengono raccontati in base alla sequenza dei padroni a cui Lazaro stato sottomesso. Prevale la forma di durata del riassunto, visto che raccontata quasi tutta la vita del protagonista in sole 80 pagine. - Considerazioni personali: Il libro molto scorrevole e nonostante non sia particolarmente intrecciato nei fatti coinvolge il lettore. La vita di Lazaro raccontata in modo satirico, ma riesce a far comprendere quanto era dura allepoca la vita di una persona di condizione sociale inferiore. Non particolarmente lungo come libro, e questo forse aiuta una pi facile memorizzazione dei fatti al lettore, evitando cos anche di annoiare; infatti viene raccontato solo lessenziale di ogni situazione, e solo gli aneddoti pi interessanti sono portati alla luce. Viene suscitata in me compassione per il protagonista, ma allo stesso tempo interesse per la sua vita complicata che per alla fine si raddrizza verso la strada migliore, quasi a dire e tutti vissero felici e contenti. Lopera divisa in sette trattati e in sintesi racconta in prima persona la storia diLzaro Gonzlez Prez,un bambino di umili origini che rimasto orfano per parte di padre venne subito messo a servizio di un cieco. Attraversando varie disavventure, Lzaro da ingenuo riesce a sviluppare un forte istinto di sopravvivenza, anche grazie ad un inganno del cieco che gli fa capire quanto il mondo sia crudele. Successivamente viene preso a servizio da un avaro uomo di chiesa, poi la volta di un nobile decaduto le cui uniche ricchezze sono i ricordi dei tempi andati. Lazarillo prova simpatia per lui, anche se il nobile se ne approfitta per cercare di guadagnare dalle elemosine che il ragazzo si guadagna, finch non si ritrova nuovamente abbandonato a se stesso. Lazarillo si mette poi al servizio di un monaco, poi assiste un venditore di indulgenze in una frode. Questi due ultimi episodi, quello del monaco e quello della finta vendita di indulgenze vennero prese di mira dalla censura dellepoca che imped la pubblicazione dellopera. Infine, si narra di quando Lzaro diventa un predicatore grazie allintercessione dellarciprete della chiesa toledana di San Salvador, che gli offre inoltre una casa tutta sua e loccasione di sposarsi con una sua serva per smontare i pettegolezzi di una sua relazione con la ragazza. Purtroppo per Lzaro le malelingue non si placano e suo malgrado diventa oggetto delle burla del paese, poich la moglie realmente lamante dellarciprete. La narrazione si chiude con una riflessione del protagonista che, nellintento di ridicolizzare la letteratura idealista del momento, afferma di aver trovato la felicit anche a costo di aver perso lonore, e di fronte ai pettegolezzi del paese non vede altra via duscita che fare orecchie da

mercante.

Lazarillo de Tormes un romanzo anonimo spagnolo di cui non si conosce con certezza la data di composizione. Se vaghi e scarsi sono i riferimenti storici in esso contenuti, qualche indizio potrebbe essere fornito dal presunto erasmismo che vi traspare (diffuso in Spagna tra il 1525 e il 1539) e che renderebbe ipotizzabile la composizione gi nel 1525. Comunque la data di pubblicazione non va oltre il 1550. Nel 1554 si hanno tre edizioni pubblicate a Burgos (quella preferita dai moderni e pi vicina all'originale), Alcal de Henares e Anversa (quest'ultime rimandano ad uno stesso testo e la versione di Alcal presenterebbe consistenti aggiunte). Proibito dall'Inquisizione nel 1559, l'opera di un autore colto che attinge alla tradizione popolare e realistica dei fabliau medievali e allanovellistica, considerato il prototipo della letteratura picaresca, sviluppatasi tra il XVI eXVII secolo. Il romanzo scritto in prima persona: il protagonista che parla, narrando le proprie avventure in modo quasi cronachistico, senza commenti o riflessioni d'ordine morale. La figura di Lazarillo, antieroe per eccellenza, e le sue vicende sconclusionate riflettono la situazione di incertezza della Spagna di Carlo V, soggetta a una grave crisi economica e caratterizzata da squilibri sociali. Il giovane un vagabondo che si serve di mille espedienti per procurarsi di che vivere; sempre in viaggio, sempre affamato, non disdegna di servirsi di mezzi illeciti pur di tirare avanti. Presta i suoi servizi a un mendicante cieco, a un prete avaro, a uno scudiero squattrinato, a un frate che commercia bolle papali, a un pittore da strada, a un capo sbirro, a un cappellano e alla fine a un arciprete, per cui fa il banditore di vini. Di quest'ultimo sposa la serva, le cui grazie continuer a condividere con il padrone.
La Celestina La Celestina, scritta da Francisco de Rojas, composta da 15 capitoli; solo 14 sono stati scritti da Rojas poich egli stesso ci dice di aver trovato un manoscritto anonimo col primo atto della vicenda, da lui continuata. La narrazione inizia con una descrizione della stessa Celestina, fatta da Parmeno. La madre di Parmeno, Claudina, era unamica di Celestina, bruciata sul rogo perch accusata di stregoneria. Fino ad allora i generi erano stati sempre divisi nettamente; la loro divisione rispecchiava quella tra le classi. Per questo, la tragedia,espressione dello stile alto, aveva per temi le gesta eroiche e la nobilt di sentimenti delle classi alte. La commedia, al contrario, esprimeva lo stile basso, collegato a persone di bassa estrazione sociale e ad elementi della quotidianit. Cera poi una categoria intermedia, quella dello stile medio appunto, in cui confluivano generi misti. Lopera mescola generi che fino ad allora erano rimasti ben divisi; per questo motivo definita tragicommedia. Anche i caratteri ed i valori dei personaggi non sono quelli che dovrebbero essere; i nobili ad esempio (in realt pi degli altoborghesi che dei nobili) non sono pi portatori dei valori feudali. Allepoca lopera dovette probabilmente sembrare rivoluzionaria. Ma non va dimenticato che Celestina venne pubblicata nel 1499, in piena Inquisizione, e data la delicatezza dei temi (magia e stregoneria), lautore dovette ricorrere a degli espedienti per evitare la condanna. Fu cos che Rojas, uomo di legge di origine conversa, fece apparire Celestina non come schiava del demonio, bens come sua sfruttatrice. Non essendosi sottomessa al diavolo, Celestina non pu essere mandata al rogo come strega. I personaggi, la ruffiana per prima, ci tengono alla loro libert e non vogliono sottomettersi a nessuno.

Il libro ricco in proverbi e sentenze, pronunciate nei momenti pi disparati. Per questo possiamo dire che c verosimiglianza ma non realismo. (Avete mai visto un popolano parlare di mitologia greca??? O un moribondo che si mette a sparare aforismi e sentenze???? Ma andiamo!) Lopera pervasa di moralidad, tant vero che Rojas fa morire tutti i suoi personaggi sin confesin, e quindi dannati. Il suo fine ultimo quello di creare un escarmiento, ossia la rappresentazione di un comportamento da non seguire. Da questo punto di vista lopera ancora spiccatamente medievale

Rojas e la magia Pur essendo laico, anche Rojas credeva nella magia, come del resto tutti gli uomini del suo tempo. Celestina, il personaggio da lui creato, hechichera (= fattucchiera) e alcahueta (= ruffiana,) nonch partera(= levatrice). La magia pi ricorrente allepoca era la philocaptio, una magia volta ad attrarre lamore attraverso un oggetto incantato appartenente allinnamorato.

Alla fine del 400 in Germania esce il manuale di Sprenger ed Isinfor, due frati, sulle modalit di condanna delle streghe. Il Martello delle Streghe (o Malleus Maleficarum, questo il suo nome) elencava le modalit di riconoscimento di possessione demoniaca, fatture e stregonerie, nonch delle pene ad esse legate. In realt, molte delle donne condannate al rogo appartenevano a congreghe di illuminate, che auspicavano ad un ritorno al cristianesimo delle origini. Ormai, il degrado e la mercificazione della Chiesa le avevano spinte ad allontanarsene. Molte di loro erano anche erboriste e questo bastava a farle condannare. Diavolo: dal greco dia bolos che deriva da dividere. Il suo opposto simbolo= che unisce. Per tutte queste ragioni Rojas fa in modo che Celestina non si sottometta mai al diavolo, cos da non rientrare nella casistica prevista dal Martello. Nel discorso di Celestina al cimitero, si verifica un sincretismo teologico e religioso(ossia una fusione): Plutone viene a coincidere con Lucifero, il pi bello degli angeli ormai decaduto.

Celestina : stile Lopera di Rojas risente dellinfluenza della comoedia humanistica, con cui ha alcuni tratti in comune: I personaggi, di estrazione medio-borghese; La giustificazione dellautore di aver scritto solo per svago, tipica degli ambienti universitari; La finalit didattica Testo narrativo in forma di dramma; Satira anticlericale; Lunghi monologhi e soliloqui; Attualizzazione dellopera. Lopera un capovolgimento della classica novela sentimental; lamore non pi un sentimento platonico e cortese, ma qualcosa di carnale e consumato. Va ricordato che in spagnolo col termine novela si indica il romanzo. Il termine romance indica un tipo di verso. Non c pi rispetto delle unit aristoteliche di tempo, azione e tono. Sul frontespizio della prima edizione c unimmagine di Celestina che bussa alla porta di Melibea, con sotto un lungo titolo, che doveva servire un po da riassunto della storia, scritto in caratteri gotici. Dalla Celestina deriva il genere della celestinesca; molte delle opere di questo genere avranno come protagonista Claudina, di cui sopra.

La Celestina L'opera, cominciata a titolo di divertimento, come rappresentazione diretta della realt, si poi trasformata gradatamente, su una trama di delicata psicologia, in un intrigo di passioni, che si scioglie fatalmente nel lutto e nella tragedia. L'ordito della commedia di una semplicit lineare: Calisto, entrando in un giardino per rintracciarvi il suo falcone, s'incontra con Melibea, la cui bellezza subitamente lo abbaglia: una visione, seguita da una pienezza affettiva, che lo esalta e lo porta a esaltare. Le prime parole d'amore, che gli sgorgano dal cuore in tumulto, sono ascoltate sdegnosamente da Melibea, che lo respinge sentendosi colpita nel suo onore. In preda alla disperazione Calisto, tornato a casa, non pi padrone di s. La bellezza di Melibea gli splende nell'anima ed egli la vagheggia perdutamente, tra le lagrime, come un sogno lontano di felicit. Invano il suo servo Sempronio lo mette in guardia contro gli inganni dell'amore. Melibea per lui la sua stessa vita: quella bellezza che di s lo asseta, dando palpiti al suo cuore. Sempronio lo consiglia allora di rivolgersi a Celestina, una vecchia mezzana, che in amore sa piegare le volont ribelli. Accecato dalla passione e ignaro della via ignobile per cui si mette. Calisto manda Sempronio a chiamare e Celestina e l'accoglie in casa senza ascoltare Parmeno, l'altro suo servitore, che gli fa presente la figura di quella mala femmina, esperta di tutti i raggiri, simulatrice astuta e sempre pronta a favorire il vizio e a gettare nel disonore le sue vittime per cavarne danaro. Dopo di essersi accordata con Sempronio circa la ripartizione degli utili, Celestina, allettata da una vistosa caparra, si mette al servizio di Calisto. Ma prima essa disarma Parmeno, rivelandogli che la madre di lui esercitava la sua stessa professione e assicurandolo che nella sua casa di piaceri egli potr godere le grazie di una bella figliola, cugina e compagna dell'amante di Sempronio. Cos nel primo atto si creano le condizioni vitali di un'azione che si svolge entro un'atmosfera torbida e malsana, dove la parola risuona equivoca e perversa, trasparente espressione di un'esperienza peccaminosa. Da una parte, Calisto: la realt di un'amore umano che si dona tutto al suo sogno e che, aspirando alla bellezza ideale, si angoscia e si tormenta, incurante dei mezzi pur di trionfare e di giungere al suo fine. Dall'altra parte, la Celestina: un'anima perversa, che calcola soltanto il proprio interesse materiale, e lo esige sfacciatamente, e vi provvede con un'intelligenza lucida e perspicace, piegando senza scrupolo ai propri fini ogni impeto generoso di natura o la forza bruta dell'istinto. E Celestina, sollecitata e pressata da Calisto, si mette all'opera. Con un pretesto che le fornito da una delle sue molteplici attivit, ella penetra nella casa di Melibea e riesce a parlarle da sola. Melibea, quando crede di comprendere le ambigue parole della vecchia, si chiude nel suo orgoglio di donna e s'indigna che si sia dubitato della sua onest. Ma Celestina, con proteste ipocrite, le spiega che venuta a chiederle il suo amuleto, per guarire Calisto che soffre di un terribile mal di denti. Senza pi motivi, lo sdegno di Melibea sfuma d'incanto e subentra in lei la compassione. Ella donna, o perci portata a compatire. Ella dar l'amuleto all'uomo che soffre, e s'interessa intanto di lui, esigendo che nulla gli sia raccontato dei suoi scatti irosi. Melibea giunge a pregare Celestina di ritornare da lei per un'orazione contro il male del suo protetto. Dalla materna piet germina l'amore, che divampa impetuoso nella sua anima, stringendola alla vecchia mezzana, divenuta necessaria anche per lei. Ormai ella tutta per l'uomo al quale spiritualmente si dona, con una passione irrefrenabile, giustificata in se stessa dalla sincerit e dalla purezza del sentimento: umile offerta del suo cuore, accompagnata da lagrime e sospiri, da timori e da preghiere.

E Celestina, che bada soltanto al proprio interesse, ne approfitta, portando i due giovani innamorati al loro primo colloquio notturno. Sempronio e Parmeno si recano allora alla casa della vecchia, per avere la loro parte del premio del lenocinio; e poich ella rifiuta, senz'altro la uccidono. Afferrati dalla polizia, accorsa sul luogo del delitto, essi vengono consegnati al boia. Ormai l'idillio di Calisto e Melibea, suscitando rancori e svegliando occulte gelosie nella casa di Celestina, si svolge in un'ombra penosa di lutti e di sangue. Contro Calisto si appuntano gli odi delle male femmine che hanno perduto in Celestina la loro madre ausiliatrice. Esse anelano a fare vendetta, appoggiandosi a un amico della loro casa: il Centurione, figura di soldato smargiasso, largo di promesse, ma che far soltanto del rumore. Intanto si svolge l'ultimo colloquio tra Calisto e Melibea. L'amore torna cos a fiorire in una nota di passione dolcissima, che, chiamando tutte le cose perch partecipino della sua ebbrezza, invoca dagli astri una sosta dell'attimo sovranamente bello. Ma, congedandosi frettolosamente dalla sua amata, Calisto mette un piede in fallo sulla scala a pioli e cadendo si uccide. Melibea, dopo aver disimulato ai suoi genitori una passione della cui violenza potr scusarla solo Iddio, si getta a sua volta dall'alto di una terrazza, per unirsi alla creatura del suo sogno, come nell'amore cos ancora nella morte. Celestina: una figura di basso livello sociale che pensa solo al proprio profitto personale. Si serve di tutti coloro che possano tornarle utili per i sui fini senza soffermarsi troppo sulle conseguenze che potrebbero derivarne, infatti sar proprio la sua poca lungimiranza che la uccider. Calisto: giovane nobile, rappresenta la parodia dell'eroe cavalleresco, presentandone le caratteristiche ma non le qualit. il desiderio carnale che fa funzionare il suo amore e non il sentimento amoroso puro e purificato raggiungibile solo tramite l'amore platonico. Egli rappresenta la figura dell'antireligioso, poich, vedendo la sua amata Melibea come dea, va contro la religione Cattolica. Inoltre, l'amore lo rende menefreghista nei confronti della morte dei suoi servi Parmeno e Sempronio e della prostituta Celestina, attirando su se stesso l'astio da parte di Elicia e Areusa. Melibea: bella e desiderata anche lei rappresenta la parodia della tipica figura femminile delle opere di cavalleria e di amor cortese. Infatti dopo il rifiuto iniziale non impiega molto tempo a lasciarsi travolgere dal desiderio fisico e dalla passione verso Calisto, perdendo ogni pudore, e la sua verginit. Incarna la figura della peccatrice, ingannando la sua famiglia e concedendosi, prima del matrimonio e per mezzo di un "amore illegale", al suo amato. Sempronio: elemento corrotto, anche lui pur di ottenere un ricavo personale tradisce il proprio padrone affidandolo a Celestina, con la quale ha rapporti di puro interesse. Parmeno: antieroe per diverse ragioni. Innanzi tutto figlio di una fattucchiera, quindi appartiene ad un basso livello sociale. Non sappiamo niente della sua origine o provenienza. Ultimo ma non meno importante fatto da considerare, che lui inizialmente sar un servo fedele ma poi tradir anche lui il padrone perch verr corrotto da Celestina, con la promessa di un appagamento carnale da parte di Areusa (ragazza che lavora per la mezzana), della quale lui innamorato. Tristan e Socia: dopo la morte dei servi Sempronio e Parmeno, diventano i nuovi servi di Calisto. Non si hanno molti riferimenti alla loro vita passata o presente durante la vicenda, ma sappiamo che Tristan viene ingannato da Areusa, che usa la sua sensualit e la sua bellezza per estorcere ad egli la verit sugli incontri di Calisto e Melibea. La linea che collega gli amanti non pi retta come nei romanzi cortesi ma tortuosa e spezzata, molti altri personaggi entrano in gioco nel corteggiamento e anche di bassa estrazione sociale. Tutti si muovono su di uno sfondo urbano e vorticoso. La fine tragica dell'opera simboleggia la fine delluniverso medievale e linizio di un nuovo mondo eterodosso. La societ descritta dominata dallidea dellonnipotenza del denaro e viene messa in contrasto con il mondo cavalleresco, dove non conta il denaro ma lonore e la stirpe. I personaggi sanno che, con le monete d'oro, possono avere quello che vogliono, anche lamore. La mezzana Celestina la rappresentanza terrena del denaro, un'entit che tutto pu dietro adeguato compenso.

Juan Ruiz - "Libro del buen amor" Il Libro de Buen Amor formato da quartine di alessandrini. Il concetto fondamentale dell'opera che tutti gli uomini sono portati ad agire in conseguenza dell'amore e della sua forza, l'autore apporta anche esempi della sua stessa vita. Viene inserita, nel testo che fa da cornice, una battaglia tra don Carneval e donna Quaresima, Pasqua trionfa su don Carneval insieme ad amore. Le avventure amorose del poeta ricominciano, sebbene senza successo, per essere interrotte continuamente da parentesi didattiche, apologhi, favole, poesie liriche. Del libro vi sono tre manoscritti, uno di questi contiene solo un terzo dell'opera. La stesura dell'opera discontinua e poco organica, ci sono brani aggiunti in seguito alla sua strutturaione; le uniche opere che presentao struttura organizzata sono l'Apollonio e l'Alexandre, per il resto si pensa che lo scrittore tenda ad identificare il principio di organizzazione della sua opera sul piano dell'esperienza e della coscienza del vivere. L'intervento didattico necessario, dunque, per ricordare il bene a chi trascinato dall'amore loco. Pitas Pajas Pitas Pajas storia una delle storie pi divertenti e meglio costruite del Libro del buen amor , che, nonostante la sua brevit (undici strofe) e apparente semplicit, continua a rappresentare molti enigmi. Incluso nel dibattito tra Don Amor e larciprete, in cui il primo, adottando l'atteggiamento da professore, decida di trasmettere al suo allievo alcuni suggerimenti per avere successo in amore. I suoi tre comandamenti (non essere pigro, non abbandonare le donne e non bere) sono esemplificate con due storie a fumetti, il "Ensienplo de los dos perezosos" (457-467) e "Enxienplo de lo que contei a don Pitas Payas, pintor de Bretaa"(474-484), e l'exemplum del ermitao borracho (528-543). I primi due sono stati descritti spesso dai critici come fabliaux , anche se in nessuno dei due casi stata dimostrata la corrispondenza con i modelli francesi. Il protagonista dal curioso nome, don Pitas Pajas, un pittore della Bretagna, sposato da poco, deve lasciare la sua giovane moglie per recarsi nelle Fiandre. Prima di partire dipinge nel grembo di sua moglie, un agnello per evitare ogni possibile follia. Ma la moglie, annoiata dalla lunga assenza del marito - che si prender due anni per tornare -, cercher un amante, in modo che l'immagine finisca cancellata. Dopo aver saputo del suo ritorno, ha chiesto di rifare il disegno, ma nella fretta si tradurr in una pecora adulta, "Conplan cabea, con tutta la sua attuazione". Quando Don Pitas Pajas cerca la prova della fedelt coniugale essere sorpresa dal cambio, lha spiegata alle donne come il risultato naturale dellinvecchiamento. Alla trama della commedia deve essere aggiunto il peculiare linguaggio utilizzato dalla coppia, alternando francesismi occitani e forme catalane, che suscitano l'ilarit del pubblico. CONDE LUCANOR-DON JUAN MANUEL Patronio il consigliere del conte e tutti gli esempi sono incorniciati in una conrice dove il conde lucanor chiede consiglio a Patronio su un avvenimento che gli capitato.Patronio prima di rispondere gli fa un esempio,cio gli racconta una storia in cui c' un avvenimento simile.Alla fine dell'esempio si ricava una morale,cio questo esempio lancia un insegnamento.Fu terminato nel 1335 e si compone in 2 prologhi e 5 parti : 1-conde lucanor 50 esempi + 1 che fa da epilogo 2- proverbi,non esempi.Parte che si suddivide in 3 parti in cui Patronio risponde a una richiesta fatta da un amico del conte il quale vorrebbe avere degli insegnamenti pi brevi,allora Patronio da i suoi insegnamenti attraverso i proverbi. 5- Trattato dottrinario.L'autore si preoccupa della salvezza dell'anima del lettore e parla in maniera

oscura del corpo e dell'anima.

Traduzione DESNUDA EN UNA QUECA Nuda in una camicia stava la ragazza orgogliosa, lavando alla fontana le mani sulla treccia (?). Senza orecchini n collana scoperta la testa in una corta maglietta, come ninfa di Diana, bellezza naturale, guardava la ragazza orgogliosa, la bocca piena di sorriso, le mani sopra la treccia. (?) La cornice di tipo orientale serve ad addolcire l'insegnamento.E' dedicato ai nobili,cavalieri,corte.I temi sono vari e derivano da varie fonti.La scrittura schematica,ogni racconto comincia con il conte che esprime un dubbio,Patronio risponde attraverso un esempio e il conte ricava un insegnamento. Jorge Manrique - "Coplas por la muerte de su padre" I Ricordi l'anima addormentata, ravvivi i sensi e si svegli contemplando come scorre la vita, come arriva la morte cos calma, quando velocemente se ne va il piacere, come dopo averlo ricordato, d dolore, come, a nostro parere, qualsiasi tempo passato fu migliore. II Perch se vediamo il presente come a un certo punto andato e fatto, se giudichiamo saggiamente, daremo il non venuto per passato. Non signora mai essere ingannati, no, pensando che esso deve durare ci che si attende pi che dur ci che si visto, che tutto deve passare in questo modo. III Le nostre vite sono fiumi che vanno a finire in quel mare che il morire; l vanno diritti i signori a finir se stessi

e consumarsi; l i fiumi ricchi d'acqua, l gli altri medi e pi piccoli, arrivati sono uguali quelli che vivono delle loro mani e anche i ricchi. IV Ho detto delle invocazioni di famosi poeti e oratori; non m'importa delle sue finzioni, che traggono yervas secretas sus sabores. Quel che solo affido, quel che solo io invoco in verit, che in questo mondo in cui viviamo, il mondo non conobbe la sua divinit. V Questo mondo il modo per l'altro, che si soffermato senza rammarico; ma cumple tener buen tino per andare questa giornata senza sbagliare; partiamo quando nasciamo, camminare mentre viviamo e arriviamo quando finiamo; cos quando moriamo, ci riposiamo. VI Questo mondo sarebbe bello se lo utilizzassimo come dovremmo, perch, secondo la nostra fede, vincere ci che serviamo. Anche il figlio di Dio per accoglierci in cielo scese a nascere qui tra noi, e a vivere in questo paese dove mor. VII

Se fosse in nostro potere trasformare il be viso corporeo come potremmo rendere l'anima cos gloriosa angelica, quale diligenza tanto viva troveremmo tuttora, e cos vicina, per adornare la schiava, dexndonos la signora scomposta! VIII Vedi di quanto poco valore sono cose tra le quali camminiamo e corriamo, che, in questo mondo infido, ancora prima che moriamo le perdiamo. Di quelle annulla l'et, di quelle i casi disastrosi che accaddero, di quelle, per la loro qualit, nei pi alti stati desfacellen. IX Ditemi: la bellezza, la delicata freschezza e colorito del viso, il colore e il candore, quando arriva la vecchiaia, perch? Gli imbrogli e la leggerezza e la forza del corpo della giovent, tutto diventa graveza quando raggiunge il confine della vecchiaia. X Perch il sangue de los godos, e el linage e la nobilt cos cresciuta, per quante strade e modi si unir la sua grande altezza in questa vita! Alcuni, per poco valore, per quanto baxos e abbattuti che se li tengono;

altri che, non avendo, con mestieri no devidos si mantengono. XI Gli Stati e la ricchezza, che ci hanno bloccato, chi lo mette in dubbio? Non chiediamo loro fermezza, forse sono di una signora che si muove: che i beni sono della Fortuna, che ritorna con la sua ruota presurosa, che non pu essere una, n essere stabile in una cosa. XII Per dico che accompagnano e raggiungono fasta la fuesa con il suo proprietario: per questo non ci ingannano, perch se va la vita apriesa come un sogno; e i piaceri di qui sono, nei quali ci deleitamos, temporali, e gli affanni di l, per i quali speriamo, eterni. XIII I piaceri e le dolcezze di questa vita turbolenta che abbiamo non sono se non corridoi, e la morte, la celada in cui cadiamo. Non guardando al nostro danno, corriamo a passo veloce senza scopo; di poi vediamo l'inganno e vorremmo girare, non c' modo. XIV Questi re potenti che vediamo nelle scritture gi passate, con esperienze tristi, lacrimosi,

furono le sue buone fortune squilibrate; cos che non c' cosa forte, che a papi e imperatori e prelati(?), cos li tratta la Morte come ai poveri pastori de ganados. XV Diciamo ai troiani, di cui non vediamo i mali, n le glorie; diciamo ai romani, di cui ascoltiamo e leggiamo le storie; non ci curiamo di sapere ci che fu del secolo passato; veniamo a quello di ieri, che comunque dimenticato come quello. XVI Cos' successo al re don Juan? Gli Infantes di Aragn, che successo loro? Che ne stato di tanta galanteria? Che ne stato di tanta invenzione che portarono?Le fiere e i tornei, le mura, i confini e cimeras, sono andati perduti?Che n stato se non verduras dei tempi? XVII Che ne stato delle dame, i loro copricapi, i loro vestiti, i loro profumi? Che ne stato delle fiamme dei fuochi appiccati dagli amanti? Che ne stato di quel trobar, le musiche accordate che taan? Che ne stato di quel danzare, quei vestiti placcati(?) che traan? XVIII Perch l'altro, suo erede,

don Enrique, che poteri ha raggiunto! Quanto blando, quanto halaguero il mondo con i suoi piaceri si dava! Ma vedrai quanto nemico, quanto contrario, quanto crudele si dimostrato; essendo stato amico, quanto poco durato con lui, cosa ti ha dato! XIX I regali sprecati, gli edifici reali pieni d'oro, las baxillas tan febridas, gli enriques e i reali del tesoro, los jaezes, i cavalli della sua gente e gli abbigliamenti, cos belli, dove andremo a trovarli? Cosa furono se non rugiade dei prati?
EGLOGA I GARCILASO le Egloghe sono un genere polimetrico. La prima dedicata al vice re di Napoli ( Pedro de Toldeo) che, all'inizio viene elogiato e celebrato. Salicio apre l'egloga raccontando il suo amore infelice per la ninfa Galatea. La I egloga ha come fonti dichiarate, dei "debiti" che ha verso alcuni poeti come Virgilio, Orazio, Teocrito... La i egloga ha una struttura bipartita, vi la presenza di ossimori, iperbaton (costruzione non regolare del verso), cultismi semantici, latinismi. Dopo un breve incipit, inizia l'elogio al vice re di napoli.