Contratti Pubblici 2025
Il Codice degli appalti aggiornato
al Decreto Correttivo
Tutti i 229 articoli del [Link]. 36/2023
aggiornati al [Link]. 209/2024, spiegazioni
chiare e mappe concettuali
Edizione II - 2025
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rispettivi proprietari e sono utilizzati a solo scopo illustrativo e didattico.
Introduzione
PARTE I: Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici: contesto,
struttura, novità
CAPITOLO 1: ORIGINE E FINALITÀ DEL CODICE
1.1 - La legge delega 78/2022
1.2 - Il PNRR come acceleratore normativo
CAPITOLO 2: ARCHITETTURA DEL CODICE
2.1 - I cinque Libri e la struttura sistematica
2.2 - Gli Allegati e le soft law
CAPITOLO 3: IL DECRETO CORRETTIVO 209/2024
3.1 - Finalità, principi e ratio del correttivo
3.2 - Le modifiche principali agli articoli del Codice
3.2.1 - Modifiche al Libro I – Principi, digitalizzazione, programmazione
3.2.2 – Modifiche al Libro II – Procedure, requisiti, criteri di aggiudicazione
3.2.3 – Modifiche ai Libri III e IV – Settori speciali e partenariati
3.2.4 – Modifiche al Libro V – Contenzioso, ANAC, disposizioni transitorie
3.3 – Considerazioni conclusive e prospettive applicative
CAPITOLO 4: LE PRINCIPALI NOVITÀ TEMATICHE
4.1 – Digitalizzazione e interoperabilità
4.1.1 – Il principio della digitalizzazione e il ciclo di vita digitale del contratto
4.1.2 – La piattaforma unica nazionale e il ruolo dell’ANAC
4.1.3 – Il nuovo sistema di qualificazione e il fascicolo virtuale dell’operatore economico
(FVOE)
4.2 – Prezzi, incentivi, sostenibilità
4.2.1 – Equo compenso e riequilibrio contrattuale
4.2.2 – Gli incentivi per le stazioni appaltanti e il personale tecnico
4.2.3 – Green Public Procurement e criteri ambientali minimi (CAM)
4.3 – PMI, rotazione e semplificazioni procedurali
4.3.1 – Accesso delle PMI e misure di valorizzazione
4.3.2 – Il principio di rotazione e le deroghe previste
4.3.3 – Le semplificazioni introdotte per velocizzare le gare
PARTE II: Il Codice commentato articolo per articolo
LIBRO I - DEI PRINCIPI, DELLA DIGITALIZZAZIONE,
DELLA PROGRAMMAZIONE, DELLA PROGETTAZIONE
PARTE I – DEI PRINCIPI
Art. 1 – Principio del risultato
Art. 2 – Principio della fiducia
Art. 3 – Principio dell’accesso al mercato
Art. 4 – Criterio interpretativo e applicativo
Art. 5 – Principi di buona fede e di tutela dell’affidamento
Art. 6 – Principi di solidarietà e di sussidiarietà orizzontale
Art. 7 – Principio di auto-organizzazione amministrativa
Art. 8 – Principio di autonomia contrattuale. Divieto di prestazioni d’opera intellettuale a titolo
gratuito
Art. 9 – Principio di conservazione dell’equilibrio contrattuale
Art. 10 – Principi di tassatività delle cause di esclusione e di massima partecipazione
Art. 11 – Principio di applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore. Inadempienze
contributive e ritardo nei pagamenti
Art. 12 – Rinvio esterno
Art. 13 – Ambito di applicazione
Art. 14 – Soglie di rilevanza europea e metodi di calcolo dell’importo stimato degli appalti.
Disciplina dei contratti misti
Art. 15 – Responsabile unico del progetto (RUP)
Art. 16 – Conflitto di interessi
Art. 17 – Fasi delle procedure di affidamento
Art. 18 – Il contratto e la sua stipulazione
PARTE II – DELLA DIGITALIZZAZIONE DEL CICLO DI VITA
DEI CONTRATTI
Art. 19 – Principi e diritti digitali
Art. 20 – Principi in materia di trasparenza
Art. 21 – Ciclo di vita digitale dei contratti pubblici
Art. 22 – Ecosistema nazionale di approvvigionamento digitale (e-procurement)
Art. 23 – Banca dati nazionale dei contratti pubblici
Art. 24 – Fascicolo virtuale dell’operatore economico
Art. 25 – Piattaforme di approvvigionamento digitale
Art. 26 – Regole tecniche
Art. 27 – Pubblicità legale degli atti
Art. 28 – Trasparenza dei contratti pubblici
Art. 29 – Regole applicabili alle comunicazioni
Art. 30 – Uso di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici
Art. 31 – Anagrafe degli operatori economici partecipanti agli appalti
Art. 32 – Sistemi dinamici di acquisizione
Art. 33 – Aste elettroniche
Art. 34 – Cataloghi elettronici
Art. 35 – Accesso agli atti e riservatezza
Art. 36 – Norme procedimentali e processuali in tema di accesso
PARTE III – DELLA PROGRAMMAZIONE
Art. 37 – Programmazione dei lavori e degli acquisti di beni e servizi
Art. 38 – Localizzazione e approvazione del progetto delle opere
Art. 39 – Programmazione e progettazione delle infrastrutture strategiche e di preminente
interesse nazionale
Art. 40 – Dibattito pubblico
PARTE IV – DELLA PROGETTAZIONE
Art. 41 – Livelli e contenuti della progettazione
Art. 42 – Verifica della progettazione
Art. 43 – Metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni
Art. 44 – Appalto integrato
Art. 45 – Incentivi alle funzioni tecniche
Art. 46 – Concorsi di progettazione
Art. 47 – Consiglio superiore dei lavori pubblici
LIBRO II – DELL’APPALTO
PARTE I – DEI CONTRATTI DI IMPORTO INFERIORE ALLE
SOGLIE EUROPEE
Art. 48 – Disciplina comune applicabile ai contratti di lavori, servizi e forniture di importo
inferiore alle soglie di rilevanza europea
Art. 49 – Principio di rotazione degli affidamenti
Art. 50 – Procedure per l’affidamento
Art. 51 – Commissione giudicatrice
Art. 52 – Controllo sul possesso dei requisiti
Art. 53 – Garanzie a corredo dell’offerta e garanzie definitive
Art. 54 – Esclusione automatica delle offerte anomale
Art. 55 – Termini dilatori
PARTE II – DEGLI ISTITUTI E DELLE CLAUSOLE COMUNI
Art. 56 – Appalti esclusi nei settori ordinari
Art. 57 – Clausole sociali nei bandi e criteri ambientali nei contratti pubblici
Art. 58 – Suddivisione in lotti
Art. 59 – Accordi quadro
Art. 60 – Revisione prezzi
Art. 61 – Contratti riservati
PARTE III – DEI SOGGETTI
Art. 62 – Aggregazioni e centralizzazione delle committenze
Art. 63 – Qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza
Art. 64 – Appalti che coinvolgono stazioni appaltanti di Stati membri diversi
Art. 65 – Operatori economici
Art. 66 – Operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e di ingegneria
Art. 67 – Consorzi non necessari
Art. 68 – Raggruppamenti temporanei e consorzi ordinari di operatori economici
Art. 69 – Accordo sugli Appalti Pubblici (AAP) e altri accordi internazionali
PARTE IV – DELLE PROCEDURE DI SCELTA DEL
CONTRAENTE
Art. 70 – Procedure di scelta e relativi presupposti
Art. 71 – Procedura aperta
Art. 72 – Procedura ristretta
Art. 73 – Procedura competitiva con negoziazione
Art. 74 – Dialogo competitivo
Art. 75 – Partenariato per l’innovazione
Art. 76 – Procedura negoziata senza pubblicazione di un bando
PARTE V – DELLO SVOLGIMENTO DELLE PROCEDURE
Art. 77 – Consultazioni preliminari di mercato
Art. 78 – Partecipazione alle consultazioni preliminari di candidati o offerenti
Art. 79 – Specifiche tecniche
Art. 80 – Etichettature
Art. 81 – Avvisi di pre-informazione
Art. 82 – Documenti di gara
Art. 82-bis – Accordo di collaborazione
Art. 83 – Bandi e avvisi: contenuti e modalità di redazione
Art. 84 – Pubblicazione a livello europeo
Art. 85 – Pubblicazione a livello nazionale
Art. 86 – Avviso volontario per la trasparenza preventiva
Art. 87 – Disciplinare di gara e capitolato speciale
Art. 88 – Disponibilità digitale dei documenti di gara
Art. 89 – Inviti ai candidati
Art. 90 – Informazione ai candidati e agli offerenti
Art. 91 – Domande, documento di gara unico europeo, offerte
Art. 92 – Fissazione dei termini per la presentazione delle domande e delle offerte
Art. 93 – Commissione giudicatrice
Art. 94 – Cause di esclusione automatica
Art. 95 – Cause di esclusione non automatica
Art. 96 – Disciplina dell’esclusione
Art. 97 – Cause di esclusione di partecipanti a raggruppamenti
Art. 98 – Illecito professionale grave
Art. 99 – Verifica del possesso dei requisiti
Art. 100 – Requisiti di ordine speciale
Art. 101 – Soccorso istruttorio
Art. 102 – Impegni dell’operatore economico
Art. 103 – Requisiti di partecipazione a procedure di lavori di rilevante importo
Art. 104 – Avvalimento
Art. 105 – Rapporti di prova, certificazioni delle qualità, mezzi di prova, registro online dei
certificati e costi del ciclo vita
Art. 106 – Garanzie per la partecipazione alla procedura
Art. 107 – Principi generali in materia di selezione
Art. 108 – Criteri di aggiudicazione degli appalti di lavori, servizi e forniture
Art. 109 – Reputazione dell’impresa
Art. 110 – Offerte anormalmente basse
Art. 111 – Avvisi relativi agli appalti aggiudicati
PARTE VI – DELL’ESECUZIONE
Art. 112 – Relazioni uniche sulle procedure di aggiudicazione degli appalti
Art. 113 – Requisiti per l’esecuzione dell’appalto
Art. 114 – Direzione dei lavori e dell’esecuzione dei contratti
Art. 115 – Controllo tecnico contabile e amministrativo
Art. 116 – Collaudo e verifica di conformità
Art. 117 – Garanzie definitive
Art. 118 – Garanzie per l’esecuzione di lavori di particolare valore
Art. 119 – Subappalto
Art. 120 – Modifica dei contratti in corso di esecuzione
Art. 121 – Sospensione dell’esecuzione
Art. 122 – Risoluzione
Art. 123 – Recesso
Art. 124 – Esecuzione o completamento dei lavori, servizi o forniture nel caso di procedura di
insolvenza o di impedimento alla prosecuzione dell’affidamento con l’esecutore designato
Art. 125 – Anticipazione, modalità e termini di pagamento del corrispettivo
Art. 126 – Penali e premi di accelerazione
PARTE VII – DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER ALCUNI
CONTRATTI DEI SETTORI ORDINARI
Art. 127 – Norme applicabili ai servizi sociali e assimilati
Art. 128 – Servizi alla persona
Art. 129 – Appalti riservati
Art. 130 – Servizi di ristorazione
Art. 131 – Servizi sostitutivi di mensa
Art. 132 – Disciplina comune applicabile ai contratti nel settore dei beni culturali
Art. 133 – Requisiti di qualificazione
Art. 134 – Contratti gratuiti e forme speciali di partenariato
Art. 135 – Servizi di ricerca e sviluppo
Art. 136 – Difesa e sicurezza
Art. 137 – Contratti misti concernenti aspetti di difesa e sicurezza
Art. 138 – Contratti e concorsi di progettazione aggiudicati o organizzati in base a norme
internazionali
Art. 139 – Contratti secretati
Art. 140 – Procedure in caso di somma urgenza e di protezione civile
LIBRO III - DELL’APPALTO NEI SETTORI SPECIALI
PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 141 – Ambito e norme applicabili
Art. 142 – Joint venture e affidamenti a imprese collegate
Art. 143 – Attività esposte direttamente alla concorrenza
Art. 144 – Appalti aggiudicati a scopo di rivendita o di locazione a terzi
Art. 145 – Attività svolte in Paesi terzi
Art. 146 – Gas ed energia termica
Art. 147 – Elettricità
Art. 148 – Acqua
Art. 149 – Servizi di trasporto
Art. 150 – Settore dei porti e degli aeroporti
Art. 151 – Settore dei servizi postali
Art. 152 – Estrazione di gas e prospezione o estrazione di carbone o di altri combustibili solidi
PARTE II – DELLE PROCEDURE DI SCELTA DEL
CONTRAENTE
Art. 153 – Norme applicabili
Art. 154 – Accordi quadro
Art. 155 – Tipi di procedure
Art. 156 – Procedura ristretta
Art. 157 – Procedura negoziata con pubblicazione di un bando
Art. 158 – Procedura negoziata senza pubblicazione di un bando
PARTE III – DEI BANDI, DEGLI AVVISI E DEGLI INVITI
Art. 159 – Disponibilità digitale dei documenti di gara
Art. 160 – Comunicazione delle specifiche tecniche
Art. 161 – Pubblicità e avviso periodico indicativo
Art. 162 – Avvisi sull'esistenza di un sistema di qualificazione
Art. 163 – Bandi di gara e avvisi relativi agli appalti aggiudicati
Art. 164 – Redazione e modalità di pubblicazione dei bandi e degli avvisi
Art. 165 – Inviti ai candidati
Art. 166 – Informazioni a coloro che hanno chiesto una qualificazione, ai candidati e agli
offerenti
PARTE IV – DELLA SELEZIONE DEI PARTECIPANTI E DELLE
OFFERTE
Art. 167 – Ulteriori disposizioni applicabili nella scelta del contraente
Art. 168 – Procedure di gara con sistemi di qualificazione
Art. 169 – Procedure di gara regolamentate
Art. 170 – Offerte contenenti prodotti originari di Paesi terzi
Art. 171 – Relazioni con Paesi terzi in materia di lavori, servizi e forniture
Art. 172 – Relazioni uniche sulle procedure di aggiudicazione degli appalti
Art. 173 – Servizi sociali e altri servizi assimilati
LIBRO IV - DEL PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO E
DELLE CONCESSIONI
PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 174 – Nozione
Art. 175 – Programmazione, valutazione preliminare, controllo e monitoraggio
PARTE II – DEI CONTRATTI DI CONCESSIONE
Art. 176 – Oggetto e ambito di applicazione
Art. 177 – Contratto di concessione e traslazione del rischio operativo
Art. 178 – Durata della concessione
Art. 179 – Calcolo del valore stimato della concessione
Art. 180 – Contratti misti di concessione
Art. 181 – Contratti esclusi
Art. 182 – Bando
Art. 183 – Procedimento
Art. 184 – Termini e comunicazioni
Art. 185 – Criteri di aggiudicazione
Art. 186 – Affidamenti dei concessionari
Art. 187 – Contratti di concessione di importo inferiore alla soglia europea
Art. 188 – Subappalto
Art. 189 – Modifica di contratti durante il periodo di efficacia
Art. 190 – Risoluzione e recesso
Art. 191 – Subentro
Art. 192 – Revisione del contratto di concessione
Art. 193 – Procedura di affidamento
Art. 194 – Società di scopo
Art. 195 – Obbligazioni delle società di scopo
PARTE III – DELLA LOCAZIONE FINANZIARIA
Art. 196 – Definizione e disciplina
PARTE IV – DEL CONTRATTO DI DISPONIBILITÀ
Art. 197 – Definizione e disciplina
PARTE V - ALTRE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI
PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO
Art. 198 – Altre disposizioni in materia di gara
Art. 199 – Privilegio sui crediti e ulteriori garanzie
Art. 200 – Contratti di rendimento energetico o di prestazione energetica
Art. 201 – Partenariato sociale
Art. 202 – Cessione di immobili in cambio di opere
PARTE VI – DEI SERVIZI GLOBALI
Art. 203 – Affidamento di servizi globali
Art. 204 – Contraente generale
Art. 205 – Procedure di aggiudicazione del contraente generale
Art. 206 – Controlli sull’esecuzione e collaudo
Art. 207 – Sistema di qualificazione del contraente generale
Art. 208 – Servizi globali su beni immobili
LIBRO V - DEL CONTENZIOSO E DELL’AUTORITÀ
NAZIONALE ANTICORRUZIONE. DISPOSIZIONI FINALI E
TRANSITORIE
PARTE I - DEL CONTENZIOSO
Art. 209 – Modifiche al codice del processo amministrativo di cui all'allegato 1 al decreto
legislativo 2 luglio 2010, n. 104
Art. 210 – Accordo bonario per i lavori
Art. 211 – Accordo bonario per i servizi e le forniture
Art. 212 – Transazione
Art. 213 – Arbitrato
Art. 214 – Camera arbitrale, albo degli arbitri ed elenco dei segretari
Art. 215 – Collegio consultivo tecnico
Art. 216 – Pareri obbligatori e determinazioni obbligatorie
Art. 217 – Determinazioni facoltative
Art. 218 – Costituzione facoltativa del collegio consultivo tecnico
Art. 219 – Scioglimento del collegio consultivo tecnico
Art. 220 – Pareri di precontenzioso e legittimazione ad agire dell’ANAC
PARTE II - DELLA GOVERNANCE
Art. 221 – Indirizzo, coordinamento e monitoraggio presso la Cabina di regia. Governance dei
servizi
Art. 222 – Autorità nazionale anticorruzione (ANAC)
Art. 223 – Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e struttura tecnica di missione
PARTE III - DISPOSIZIONI TRANSITORIE, DI
COORDINAMENTO E ABROGAZIONI
Art. 224 – Disposizioni ulteriori
Art. 225 – Disposizioni transitorie e di coordinamento
Art. 225-bis – Ulteriori disposizioni transitorie
Art. 226 – Abrogazioni e disposizioni finali
Art. 226-bis – Disposizioni di semplificazione normativa
Art. 227 – Aggiornamenti
Art. 228 – Clausola di invarianza finanziaria
Art. 229 – Entrata in vigore
PARTE III: Normativa complementare essenziale
CAPITOLO 5: TRASPARENZA E ANTICORRUZIONE
5.1 – Trasparenza amministrativa e contratti pubblici
5.1.1 – Il principio di trasparenza nel Codice dei contratti
5.1.2 – Obblighi di pubblicazione e accesso agli atti
5.2 – Accesso civico, trasparenza e prevenzione della corruzione
([Link]. 33/2013)
5.2.1 – L’accesso civico semplice e generalizzato
5.2.2 – Sezioni del sito istituzionale e obblighi delle PA
5.2.3 – Sanzioni e controlli sull’inadempimento
5.3 – Legge 190/2012 e ruolo dell’ANAC nella prevenzione della
corruzione
5.3.1 – Piani triennali e misure di prevenzione
5.3.2 – La vigilanza ANAC e i poteri sanzionatori
5.3.3 – Integrazione con il Codice e l’attività contrattuale
CAPITOLO 6: NORME ANTIMAFIA E SUBAPPALTO
6.1 – La documentazione antimafia e i controlli ([Link]. 159/2011)
6.1.1 – Informazioni e certificazioni antimafia
6.1.2 – Le interdittive e i poteri prefettizi
6.1.3 – Banca dati e interoperabilità
6.2 – Subappalto: evoluzione normativa e regole attuali
6.2.1 – Definizione e limiti del subappalto
6.2.2 – Obblighi di autorizzazione e responsabilità solidale
6.2.3 – Novità post [Link]. 36/2023 e correttivo 209/2024
CAPITOLO 7: CAD E DIGITALIZZAZIONE NELLA PA
7.1 – Il Codice dell’Amministrazione Digitale: principi generali
7.1.1 – Diritto all’uso delle tecnologie e inclusione digitale
7.1.2 – Responsabilità e obblighi delle amministrazioni
7.2 – Strumenti digitali nei contratti pubblici
7.2.1 – Firma digitale, PEC e identità digitale
7.2.2 – Piattaforme e documenti informatici
7.3 – Interoperabilità e gestione documentale nei contratti
7.3.1 – Infrastrutture e modelli di interoperabilità
7.3.2 – Il ciclo di vita digitale del contratto
CAPITOLO 8: EQUO COMPENSO E ATTESTAZIONE SOA
8.1 – La legge sull’equo compenso (L. 49/2023)
8.1.1 – Ambito di applicazione e soggetti tutelati
8.1.2 – Criteri per determinare l’equità del compenso
8.1.3 – Sanzioni e nullità delle clausole vessatorie
8.2 – Attestazione SOA e qualificazione per appalti
8.2.1 – Requisiti per il rilascio dell’attestazione
8.2.2 – Soggetti abilitati e controlli di qualità
8.2.3 – Durata e rinnovo dell’attestazione SOA
8.2.4 – Il ruolo dell’attestazione nel sistema digitale di qualificazione
CAPITOLO 9: DIRITTO EUROPEO E APPALTI PUBBLICI
9.1 – I principi europei in materia di contratti pubblici
9.1.1 – Libera concorrenza, trasparenza, parità di trattamento
9.1.2 – La clausola del mercato interno e i limiti nazionali
9.2 – Le direttive europee sugli appalti e la loro attuazione
9.2.1 – Direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE
9.2.2 – Recepimento in Italia e ruolo del legislatore nazionale
9.3 – Giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE
9.3.1 – Principali sentenze in materia di appalti
9.3.2 – Effetti diretti e disapplicazione del diritto interno
APPENDICE A – Glossario dei termini chiave
APPENDICE B – Mappe concettuali e schemi testuali
Le fasi della procedura di affidamento
Le soglie di rilevanza e le relative procedure
I soggetti del contratto pubblico
Tipologie di contratti pubblici
Cause di esclusione degli operatori
Principi generali del Codice
Digitalizzazione e interoperabilità
La progettazione nei lavori pubblici
Tipologie di procedure di gara
Verifica dei requisiti e aggiudicazione
APPENDICE C – Giurisprudenza amministrativa
Caso 1 – Esclusione per irregolarità formale non essenziale
Caso 2 – Soglia di anomalia e verifica dell’offerta economicamente
più vantaggiosa
Caso 3 – Legittimità del soccorso istruttorio per carenze documentali
Caso 4 – Avvalimento: requisiti e responsabilità tra ausiliaria e
concorrente
Caso 5 – Subappalto: limiti e obblighi dichiarativi
Caso 6 – Cause di esclusione obbligatorie e autodichiarazioni mendaci
Caso 7 – Obbligo di motivazione nell’aggiudicazione
Caso 8 – Raggruppamenti temporanei: principio di corrispondenza
tra requisiti e attività dichiarate
Caso 9 – Nullità dell’aggiudicazione per mancata pubblicazione del
bando
Caso 10 – Principio di rotazione negli affidamenti sotto soglia
APPENDICE D – Esercitazioni e domande
Domande a risposta multipla
Domande aperte
Risposte commentate alle domande a risposta multipla
Risposte commentate alle domande a risposta aperta
APPENDICE E – Tabella sinottica delle modifiche introdotte dal
[Link]. 209/2024
Conclusione
Introduzione
A chi è rivolto il manuale
Il presente manuale è pensato per rispondere alle esigenze di un pubblico
ampio ma ben definito, accomunato dalla necessità di comprendere e
applicare il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, aggiornato al [Link]. 31
marzo 2023, n. 36 e al Decreto Correttivo [Link]. 31 dicembre 2024, n.
209. La sua struttura, il tono utilizzato e l’organizzazione dei contenuti lo
rendono uno strumento adatto tanto allo studio teorico quanto all’uso
operativo nei contesti pubblici e professionali.
In primo luogo, questo volume si rivolge a coloro che si preparano ad
affrontare concorsi pubblici, specialmente per profili tecnici e
amministrativi in cui è richiesta la conoscenza della normativa sugli appalti.
L’attenzione all’aggiornamento normativo, la presenza di spiegazioni chiare
ma rigorose e l’equilibrio tra esposizione dottrinale e taglio pratico rendono
il manuale particolarmente utile per lo studio individuale. I box esplicativi,
i focus tematici e le esercitazioni in appendice offrono un supporto mirato
alla memorizzazione e alla comprensione dei concetti chiave, evitando
dispersioni e approfondimenti eccessivamente teorici.
Il manuale è altresì destinato a funzionari pubblici, responsabili unici del
procedimento (RUP), dirigenti e tecnici di stazioni appaltanti, che
necessitano di una guida sistematica e aggiornata per l’applicazione
quotidiana del Codice. In questo senso, l’opera non si limita a riportare il
testo normativo, ma ne illustra il significato applicativo e ne segnala le
modifiche introdotte dal Decreto Correttivo, evidenziando implicazioni
operative e criticità interpretative. Grazie a questa impostazione, il volume
può essere consultato rapidamente anche nei momenti decisionali, fungendo
da supporto alla corretta gestione delle procedure di gara, all’esecuzione dei
contratti e alla valutazione dei rischi giuridico-amministrativi.
Una terza categoria di lettori è rappresentata da professionisti del settore
giuridico e tecnico, come avvocati amministrativisti, ingegneri, architetti,
commercialisti e consulenti legali o aziendali, che assistono le imprese o gli
enti nella partecipazione alle gare d’appalto, nella redazione della
documentazione tecnica e nelle controversie con la pubblica
amministrazione. Per questi lettori, il manuale fornisce un compendio
organico del nuovo impianto normativo, facilitando la comprensione delle
logiche sottese al Codice e la sua interpretazione coerente con la
giurisprudenza più recente. I riferimenti sistematici, i richiami alla
normativa complementare e le schede riepilogative delle novità permettono
di affrontare con consapevolezza anche le problematiche più complesse.
Infine, il testo può rappresentare un utile punto di riferimento anche per
studenti universitari, in particolare nei corsi di laurea in giurisprudenza,
scienze politiche, economia e ingegneria gestionale. La chiarezza
dell’esposizione e l’ordine logico dei contenuti ne fanno uno strumento
efficace per l’apprendimento iniziale, senza rinunciare alla profondità
richiesta da un contesto accademico. L’uso integrato di glossari, mappe
concettuali e schemi esplicativi è pensato proprio per accompagnare il
lettore lungo un percorso di crescita progressiva nella comprensione del
diritto degli appalti pubblici.
In sintesi, questo manuale può essere:
un compagno di studio per chi si prepara a una selezione
pubblica;
un supporto operativo per chi lavora nella pubblica
amministrazione;
un riferimento tecnico per chi offre consulenza in materia di
contrattualistica pubblica;
una guida alla comprensione per chi affronta per la prima volta
questa disciplina complessa ma centrale nel sistema
amministrativo italiano.
Qualunque sia la tua esigenza, il libro è stato pensato per offrire
concretezza, affidabilità e aggiornamento. Sempre nel rispetto dei
principi che guidano la collana SmartConcorsi: chiarezza espositiva, rigore
normativo e orientamento pratico.
Come nasce e come si usa
Questo manuale nasce dall’esigenza di fornire una guida completa, chiara
e aggiornata al nuovo Codice dei Contratti Pubblici, introdotto con il
[Link]. 31 marzo 2023, n. 36 e profondamente modificato dal successivo
Decreto Correttivo, emanato con il [Link]. 31 dicembre 2024, n. 209. Il
contesto in cui prende forma questa pubblicazione è quello di un
cambiamento radicale della disciplina degli appalti pubblici, spinto da
molteplici fattori: l’urgenza di accelerare gli investimenti legati al Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’esigenza di semplificare le
procedure, di rafforzare la trasparenza e di valorizzare l’innovazione nella
pubblica amministrazione.
Il Codice del 2023 non è un semplice aggiornamento della disciplina
precedente: rappresenta una vera rifondazione normativa, che abbandona
molte delle impostazioni storiche del [Link]. 50/2016 per introdurre un
impianto più snello, digitalizzato e orientato a principi. Tuttavia,
l’ambizione riformatrice del legislatore ha richiesto un rapido intervento
correttivo: a meno di due anni dalla sua pubblicazione, numerosi articoli
sono stati modificati, abrogati o integrati dal [Link]. 209/2024, che ne ha
razionalizzato le disposizioni sulla base delle prime applicazioni pratiche e
delle osservazioni provenienti da enti, professionisti e istituzioni europee.
Alla luce di questa evoluzione normativa, si è reso necessario un testo che
non si limitasse a riportare il nuovo Codice, ma che fosse capace di
spiegarlo, interpretarlo e guidare il lettore nella sua applicazione
concreta, sia in ambito teorico (come nei concorsi e nello studio
universitario), sia in ambito operativo (come nelle stazioni appaltanti, negli
studi tecnici o negli enti locali).
Il presente volume è stato progettato con una struttura modulare, che
consente una consultazione efficace secondo il proprio livello di
preparazione e il contesto d’uso. Il manuale si articola in tre parti
principali, oltre a un’ampia sezione di appendici operative.
La prima parte è introduttiva e fornisce il quadro generale: presenta la
genesi normativa del Codice, le motivazioni sottese al suo impianto e le
modifiche apportate dal Decreto Correttivo. Questa sezione è utile per chi
desidera orientarsi rapidamente nel nuovo sistema, comprendendo
l’evoluzione e la logica sottostante agli articoli.
La seconda parte costituisce il cuore del manuale: il commento articolo
per articolo del Codice. Ogni disposizione normativa viene riportata nel
suo testo aggiornato, seguita da una spiegazione sintetica ma rigorosa,
utile a comprenderne il contenuto e le implicazioni pratiche.
Quando necessario, sono inseriti:
Focus tematici su concetti chiave o su modifiche normative
rilevanti;
Box di approfondimento sulle differenze rispetto al vecchio
Codice;
Spunti di riflessione o quesiti, particolarmente utili per la
preparazione a concorsi pubblici o esami universitari.
La terza parte raccoglie la normativa complementare essenziale: leggi e
disposizioni che, pur non facendo parte formalmente del Codice, sono
strettamente collegate alla disciplina degli appalti pubblici. Si pensi, ad
esempio, alla normativa sulla trasparenza amministrativa,
all’anticorruzione, al subappalto, alla digitalizzazione della PA, oppure alle
leggi recenti sull’equo compenso.
Infine, le appendici contengono strumenti didattici e pratici: un glossario
dei termini giuridici più usati nel Codice, mappe concettuali per lo studio
schematico, domande a risposta multipla con soluzioni commentate,
sentenze selezionate di giurisprudenza amministrativa, e una tabella
riepilogativa delle modifiche introdotte dal Decreto Correttivo.
Questo libro può quindi essere letto in modo sequenziale, come un
manuale classico, ma può anche essere consultato in maniera selettiva, ad
esempio cercando direttamente l’articolo di interesse o una tematica
specifica. L’indice analitico e sistematico posto alla fine del volume
consente una navigazione agevole tra i contenuti.
Il linguaggio utilizzato è volutamente sobrio e preciso, privo di tecnicismi
superflui ma rispettoso del lessico giuridico, con l’obiettivo di mantenere
sempre un equilibrio tra rigore e comprensibilità. Si è evitato ogni
approccio didascalico o semplificato, privilegiando invece una forma
espositiva chiara, lineare e ordinata, che consenta al lettore di cogliere i
concetti senza distrazioni, divagazioni o anticipazioni non necessarie.
In coerenza con la linea editoriale SmartConcorsi, anche questo volume si
propone di essere un testo autorevole ma accessibile, adatto sia a chi
affronta la materia per la prima volta, sia a chi deve approfondirla per
motivi professionali. Un manuale di studio, aggiornamento e
consultazione, costruito per restare valido nel tempo.
Obiettivi di chiarezza, sintesi, rigore
Nel trattare una materia complessa e stratificata come quella dei contratti
pubblici, il principale obiettivo di questo manuale è quello di fornire al
lettore uno strumento efficace e affidabile, capace di coniugare
completezza normativa, chiarezza espositiva e rigore giuridico. L’opera
è costruita su un’impostazione metodologica precisa, fondata sulla
consapevolezza che il diritto degli appalti è oggi al centro non solo
dell’attività amministrativa, ma anche delle prove concorsuali, dei percorsi
di formazione e delle sfide professionali quotidiane.
La prima esigenza che ha guidato la redazione di questo testo è stata quella
della chiarezza. Per chiarezza non si intende la banalizzazione dei
contenuti, né l’adozione di un tono divulgativo privo di profondità. Al
contrario, l’obiettivo è rendere leggibile e comprensibile ciò che per
natura è complesso, attraverso un linguaggio tecnico ma lineare, una
struttura ordinata, una scelta accurata dei termini e una esposizione
progressiva dei concetti. Ogni spiegazione è concepita per accompagnare il
lettore nella comprensione dell’articolo o dell’istituto esaminato, senza dare
per scontate conoscenze pregresse, ma senza nemmeno abbassare il livello
qualitativo dell’analisi.
Accanto alla chiarezza, questo manuale punta sulla sintesi, intesa non come
riduzione o semplificazione eccessiva, ma come capacità di selezionare
l’essenziale, di riassumere le implicazioni normative in modo ordinato e
mirato. La struttura dei commenti privilegia l’esposizione compatta, con
paragrafi contenuti e ben costruiti, privi di digressioni, esempi superflui o
anticipazioni di argomenti trattati altrove. L’obiettivo è quello di permettere
una lettura rapida ma profonda, in grado di adattarsi anche a tempi di
studio ridotti o a necessità operative.
Il terzo pilastro dell’impostazione editoriale è il rigore, inteso come
rispetto delle fonti, coerenza interpretativa e precisione tecnica. Ogni
spiegazione è costruita tenendo conto della ratio delle norme, delle più
recenti modifiche legislative e, ove opportuno, dei primi orientamenti
giurisprudenziali e delle prassi amministrative. Non vi sono scorciatoie
interpretative, né semplificazioni che possano generare equivoci: ogni
contenuto è filtrato alla luce di un metodo giuridico fondato, coerente e
rispettoso della disciplina vigente.
Questa triplice impostazione – chiarezza, sintesi, rigore – è la base
dell’approccio SmartConcorsi, la collana editoriale in cui si inserisce il
presente volume. I testi della serie sono progettati per rispondere alle
esigenze di chi studia per un concorso pubblico, ma anche di chi lavora
quotidianamente con la normativa e ha bisogno di manuali di rapido
accesso e alta affidabilità.
La logica SmartConcorsi prevede quindi:
un linguaggio tecnico ma accessibile, che evita il legalese senza
sacrificare la correttezza terminologica;
un layout logico e ordinato, che segue la struttura del Codice ma
offre anche approfondimenti mirati dove necessario;
una scrittura fluida e autorevole, che evita l’effetto blog, le
suddivisioni eccessive in microparagrafi o titoletti informali;
un uso misurato degli elenchi puntati, inseriti solo dove
migliorano davvero la comprensione;
una formattazione ragionata, con uso di corsivi per i termini
tecnici o latini e grassetti per evidenziare definizioni, snodi
normativi o modifiche legislative.
Anche l’apparato didattico risponde a questa filosofia: le mappe
concettuali sono pensate per il ripasso visivo, le domande di verifica
aiutano a consolidare le conoscenze, i focus tematici guidano l’attenzione
del lettore su snodi cruciali. Non si tratta di elementi decorativi, ma di
strumenti funzionali al metodo di studio e alla preparazione di qualità,
particolarmente adatti per affrontare selezioni pubbliche con
consapevolezza e competenza.
In sintesi, il manuale non vuole essere né un puro commentario tecnico, né
un testo scolastico, né una dispensa sintetica da memorizzare. Il suo scopo è
più ambizioso: fornire una comprensione completa e ragionata della
materia, senza rinunciare alla concretezza. In un settore in continua
evoluzione come quello dei contratti pubblici, avere un testo che unisca
solidità normativa e chiarezza espositiva è una necessità concreta. Questo
volume nasce per rispondere a quella necessità.
PARTE I:
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici: contesto,
struttura, novità
CAPITOLO 1:
ORIGINE E FINALITÀ DEL CODICE
L’introduzione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici, avvenuta con il
Decreto Legislativo 31 marzo 2023, n. 36, rappresenta uno dei più
rilevanti interventi di riforma degli ultimi anni nel panorama giuridico-
amministrativo italiano. Non si è trattato di una semplice revisione
normativa, ma di un processo organico e profondo di ripensamento
dell’intero sistema degli appalti pubblici, nella prospettiva di modernizzare,
semplificare e rendere più efficiente l’azione amministrativa. Tale
intervento si inserisce in un contesto nazionale ed europeo fortemente
dinamico, segnato da esigenze di rilancio economico, investimenti
straordinari e attese crescenti di legalità e trasparenza.
La riforma ha preso le mosse da una precisa volontà politica espressa dal
Parlamento attraverso la legge delega n. 78 del 21 giugno 2022, che ha
affidato al Governo il compito di riscrivere integralmente la normativa sugli
appalti pubblici. L’obiettivo della delega era ambizioso: superare le criticità
del precedente [Link]. 50/2016, spesso accusato di eccessiva complessità,
rigidità procedurale e scarsa efficacia applicativa. Il legislatore ha scelto di
dare vita a un testo nuovo, più snello e orientato a princìpi, capace di
garantire tempi certi, semplificazione amministrativa e valorizzazione della
qualità della spesa pubblica.
L’attuazione della delega ha condotto, in tempi relativamente rapidi, alla
redazione del [Link]. 36/2023, che ha introdotto un assetto innovativo sotto
molti profili. Il Codice è articolato in cinque Libri e corredato da numerosi
allegati, ciascuno dei quali riveste una funzione determinante per
l’attuazione concreta delle disposizioni. Il legislatore ha scelto di affidare al
nuovo impianto normativo una forte carica sistemica, fondata su princìpi
generali codificati nei primi articoli e destinati a guidare tutte le fasi del
ciclo di vita del contratto pubblico: dalla programmazione all’esecuzione.
L’urgenza di approvare il nuovo Codice entro termini precisi è stata
determinata anche dalla necessità di rispettare gli obblighi connessi al
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Le riforme del settore
dei contratti pubblici rappresentavano, infatti, una delle condizioni
indispensabili per accedere ai finanziamenti europei previsti dal Recovery
Plan. Da ciò è derivata una tempistica stringente, che ha imposto al
Governo di approvare il decreto legislativo entro il 31 marzo 2023, in modo
da garantire la sua piena efficacia operativa dal 1° luglio dello stesso anno.
Il nuovo Codice, quindi, non è soltanto una risposta a esigenze interne di
riforma, ma anche uno strumento pensato per collocare l’Italia nel solco
delle trasformazioni europee in materia di semplificazione, sostenibilità,
digitalizzazione e trasparenza.
Nonostante le buone intenzioni del legislatore, i primi mesi di applicazione
del [Link]. 36/2023 hanno evidenziato alcune criticità interpretative e
operative, che hanno reso necessario un intervento correttivo da parte
dello stesso Governo. Tale intervento si è concretizzato nel Decreto
Legislativo 31 dicembre 2024, n. 209, noto come “Decreto correttivo
2025”, che ha modificato numerosi articoli del Codice, affinando la tecnica
normativa e cercando di risolvere alcuni problemi emersi nella prassi.
Alla luce di questo scenario, comprendere l’origine e le finalità del nuovo
Codice non è un’operazione puramente teorica, ma un passaggio necessario
per cogliere la portata e l’intento delle disposizioni che seguiranno. Questo
capitolo ha quindi lo scopo di ricostruire il contesto normativo e politico
che ha portato alla redazione del [Link]. 36/2023, analizzando dapprima i
contenuti e gli obiettivi della legge delega e successivamente il ruolo
determinante svolto dal PNRR nel processo di accelerazione della riforma.
1.1 - La legge delega 78/2022
La legge 21 giugno 2022, n. 78, recante “Delega al Governo in materia di
contratti pubblici”, rappresenta l’atto di impulso politico-istituzionale che
ha dato origine al nuovo Codice dei contratti pubblici. Si tratta di una legge
di delega, approvata ai sensi dell’art. 76 della Costituzione, con cui il
Parlamento ha autorizzato il Governo a riformare l’intera disciplina degli
appalti pubblici, fissando principi, criteri direttivi e tempi di attuazione
precisi. Tale legge non nasce in un contesto neutro, ma si colloca all’interno
di una strategia di riforma più ampia, delineata nel quadro del Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ed è stata definita in modo da
adempiere a uno degli impegni chiave assunti dall’Italia nei confronti
dell’Unione Europea.
La legge delega si compone di un unico articolo, strutturato in 31 commi. Il
comma 1 individua l’oggetto della delega: il Governo è delegato ad
adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti
legislativi diretti a “razionalizzare, semplificare e digitalizzare” l’intera
normativa in materia di contratti pubblici, con abrogazione espressa del
[Link]. 50/2016 e dei relativi atti di soft law adottati nel tempo da ANAC e
Ministeri competenti.
Il primo elemento che colpisce nella lettura della delega è la volontà di
superare definitivamente il cosiddetto “Codice degli appalti del 2016”,
giudicato da molti operatori del settore come un corpo normativo
frammentario, difficile da applicare e inadeguato rispetto agli obiettivi di
semplificazione e velocizzazione della spesa pubblica. Non a caso, la legge
delega punta espressamente a introdurre un nuovo codice che sia in grado di
affrontare le sfide della modernizzazione amministrativa, della
digitalizzazione delle procedure e della valorizzazione della qualità dei
contratti.
Tra i principi e criteri direttivi più significativi indicati dal legislatore, si
possono evidenziare quelli contenuti nei commi da 2 a 28. L’impianto è
ampio e articolato, ma alcune direttrici meritano particolare attenzione, in
quanto hanno avuto un impatto diretto e visibile nella redazione del [Link].
36/2023.
Un primo asse portante è costituito dalla necessità di semplificare e
razionalizzare le procedure, con l’obiettivo di ridurre i tempi medi di
aggiudicazione, contenere gli oneri amministrativi per le imprese e favorire
la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese. Il legislatore
delegante ha chiesto al Governo di prevedere regole chiare, sintetiche e
facilmente applicabili, evitando sovrapposizioni normative e disposizioni di
dettaglio eccessive. In quest’ottica si inserisce, ad esempio, la richiesta di
ridefinire le soglie per gli affidamenti diretti e per le procedure negoziate,
con l’intento di ampliare le ipotesi di utilizzo di tali strumenti semplificati.
Un secondo principio fondamentale riguarda la digitalizzazione del ciclo di
vita del contratto pubblico. La delega ha indicato espressamente la
necessità di adottare modelli completamente digitali per tutte le fasi della
gara, dalla programmazione alla progettazione, dalla selezione del
contraente all’esecuzione, includendo anche i controlli e la rendicontazione.
A tal fine, viene richiesto il ricorso a piattaforme interoperabili, sistemi
telematici certificati e all’utilizzo del BIM (Building Information
Modeling) per i lavori pubblici, con una visione integrata della gestione
digitale dei procedimenti.
Altro tema chiave è quello della valorizzazione del principio di risultato,
introdotto nel nuovo Codice come principio guida. La legge delega ha
chiesto di adottare un sistema orientato agli esiti concreti dell’azione
amministrativa, in cui la legalità formale si accompagni alla qualità e
all’efficienza della prestazione ottenuta. Questo approccio, tipico del diritto
amministrativo contemporaneo, si traduce nella centralità dell’interesse
pubblico concreto, nell’equilibrio tra tempi, costi e qualità, e nell’obbligo
per la pubblica amministrazione di perseguire l’effettiva utilità del
contratto.
La legge delega si sofferma inoltre sulla necessità di garantire maggiore
certezza giuridica e stabilità interpretativa, prevedendo una
razionalizzazione delle fonti secondarie e della soft law, che nel
precedente sistema erano proliferate in modo eccessivo, generando
confusione e disomogeneità applicativa. In questo senso, la delega ha
richiesto l’inserimento diretto nel Codice di tutte le disposizioni rilevanti e
l’eliminazione di riferimenti a linee guida esterne non vincolanti.
Altri criteri significativi includono:
il rafforzamento delle misure di trasparenza e anticorruzione;
la revisione della disciplina del subappalto, con l’obiettivo di
garantire maggiore flessibilità ma anche più controllo;
l’introduzione di un sistema più efficiente di qualificazione delle
stazioni appaltanti e di verifica dei requisiti degli operatori
economici;
la promozione della sostenibilità ambientale e sociale negli
appalti, attraverso l’inserimento di criteri premiali legati al
rispetto dei CAM (Criteri Ambientali Minimi);
la tutela dell’equo compenso per i servizi professionali, a
garanzia della dignità del lavoro tecnico e intellettuale.
Il comma 29 della legge delega contiene la previsione dell’abrogazione
espressa del [Link]. 50/2016, con effetto dalla data di entrata in vigore del
nuovo codice. È interessante notare che il legislatore ha scelto di prevedere
una vacatio legis breve, stabilendo che il decreto legislativo attuativo
avrebbe dovuto entrare in vigore entro il 1° aprile 2023 e acquisire efficacia
dal 1° luglio 2023. Ciò ha consentito agli operatori un periodo transitorio
limitato ma sufficiente per l’adeguamento.
Infine, il comma 30 ha previsto l’attivazione di un tavolo tecnico
permanente, con il coinvolgimento di ANAC, Consiglio di Stato, Corte dei
conti, rappresentanti delle amministrazioni, delle imprese e degli enti locali,
al fine di monitorare l’attuazione del nuovo codice e proporre eventuali
correttivi. È proprio da questo tavolo tecnico che sono emerse, nei mesi
successivi, molte delle proposte che hanno poi trovato accoglimento nel
Decreto Legislativo 209/2024.
In conclusione, la legge delega 78/2022 rappresenta un esempio
paradigmatico di legge di cornice ben costruita, che ha definito con
precisione gli obiettivi della riforma e ha guidato la redazione del nuovo
codice secondo criteri coerenti e sistematici. La sua lettura consente di
comprendere non solo il contenuto delle norme attualmente vigenti, ma
anche lo spirito con cui sono state pensate, il che costituisce un elemento
essenziale per la loro interpretazione e applicazione consapevole.
1.2 - Il PNRR come acceleratore normativo
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rappresentato un
elemento decisivo nell’orientare, accelerare e condizionare la riforma dei
contratti pubblici culminata nel [Link]. 36/2023. Più che una semplice
cornice esterna, il PNRR ha agito come un vero e proprio motore di
cambiamento normativo, imponendo tempi certi, obiettivi vincolanti e un
approccio orientato al risultato. Il legame tra il nuovo Codice dei contratti
pubblici e il PNRR non è dunque occasionale o formale: è strutturale,
sostanziale e cronologicamente determinante.
L’approvazione del PNRR da parte del Consiglio dell’Unione Europea,
avvenuta il 13 luglio 2021, ha rappresentato un passaggio storico per
l’Italia. Il Piano assegna al nostro Paese risorse pari a circa 191,5 miliardi di
euro, a cui si aggiungono ulteriori fondi nazionali ed europei per un totale
complessivo superiore ai 235 miliardi. Tuttavia, l’accesso e l’effettivo
utilizzo di tali fondi non è automatico: è subordinato al rispetto di precisi
obiettivi (milestones) e traguardi (targets), definiti in modo dettagliato e
monitorati a livello europeo. Tra questi obiettivi, la riforma della
disciplina degli appalti pubblici è indicata come uno degli interventi-
chiave, necessario per garantire l’attuazione tempestiva, efficiente e
trasparente dei progetti finanziati.
In particolare, la Missione 1 – Componente 1 del PNRR, intitolata
“Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA”, prevede
esplicitamente la semplificazione delle procedure di gara e l’adozione di
un nuovo Codice dei contratti pubblici, che integri la transizione digitale
e sia coerente con i principi di legalità, concorrenza e rapidità. L’impegno
assunto dall’Italia era chiaro: adottare una nuova disciplina entro marzo
2023, renderla efficace da luglio dello stesso anno, e uniformarla agli
standard europei, soprattutto in termini di interoperabilità, tracciabilità e
apertura al mercato.
A seguito di questo impegno, il legislatore italiano ha adottato una strategia
normativa d’urgenza, che ha visto la combinazione di tre strumenti:
1. la legge delega n. 78/2022, che ha fissato i principi e criteri
direttivi della riforma;
2. il [Link]. 36/2023, che ha dato attuazione alla delega e introdotto
il nuovo Codice;
3. il successivo [Link]. 209/2024, che ha corretto, integrato e
perfezionato numerosi articoli in vista dell’attuazione piena del
PNRR.
Il ruolo del PNRR, tuttavia, non si esaurisce nella tempistica. Esso ha inciso
profondamente anche sulla struttura concettuale del nuovo Codice. A
partire dall’art. 1 del [Link]. 36/2023, il legislatore ha introdotto in modo
esplicito il principio del risultato, che richiama direttamente le logiche del
Piano: ottenere opere, servizi e forniture in tempi certi, con qualità
adeguata, nel rispetto delle regole. Si tratta di una vera e propria rivoluzione
culturale, che sposta l’attenzione dalla sola correttezza formale della
procedura all’effettiva utilità dell’azione amministrativa.
Il PNRR ha anche imposto una forte enfasi sulla digitalizzazione
dell’intero ciclo di vita del contratto pubblico, rendendo obbligatorio, dal
1° gennaio 2024, l’utilizzo delle piattaforme di approvvigionamento digitale
certificate e l’interoperabilità dei dati tra amministrazioni. Il nuovo Codice
recepisce integralmente questa esigenza, prevedendo all’art. 19 la
realizzazione del fascicolo virtuale dell’operatore economico, all’art. 22
l’interoperabilità tra banche dati, e all’art. 25 l’obbligo di redazione
elettronica dei contratti. Tali innovazioni mirano a ridurre drasticamente i
tempi di gara, ad aumentare la trasparenza e a contrastare in modo
strutturale fenomeni di corruzione e opacità amministrativa.
Un altro profilo in cui il PNRR ha esercitato un’influenza rilevante è quello
della qualificazione delle stazioni appaltanti. Uno dei problemi storici del
sistema italiano era l’eccessiva frammentazione e disomogeneità tra
amministrazioni appaltanti, molte delle quali prive delle competenze
tecniche e giuridiche necessarie per gestire procedure complesse. Il nuovo
Codice, su impulso del Piano, prevede un sistema di accreditamento
basato su requisiti oggettivi, volto a selezionare solo le amministrazioni in
grado di gestire gare di appalto sopra soglia in autonomia. Le altre
dovranno obbligatoriamente ricorrere a centrali di committenza qualificate.
Anche in questo caso, il principio è quello della responsabilizzazione e
dell’efficienza, coerente con gli obiettivi del Piano.
Sotto il profilo contenutistico, il PNRR ha anche influenzato l’introduzione
di criteri premianti legati alla sostenibilità ambientale e sociale, alla
parità di genere, alla promozione dell’occupazione giovanile e alla
innovazione tecnologica. Il nuovo Codice recepisce questi elementi
attraverso le disposizioni in materia di criteri di aggiudicazione (articoli 108
e seguenti), promuovendo un approccio olistico e orientato allo sviluppo
sostenibile. Il legislatore ha così inteso allineare la disciplina italiana alle
nuove priorità dell’Unione Europea, espressamente richiamate nella Guida
alla valutazione della sostenibilità degli appalti pubblici pubblicata dalla
Commissione europea nel 2021.
In questo quadro, va ricordato che l’adozione del nuovo Codice è stata
accompagnata da una campagna di formazione e sensibilizzazione rivolta
alle amministrazioni pubbliche, agli operatori economici e ai professionisti,
con l’obiettivo di garantire una transizione ordinata ed efficace verso il
nuovo sistema. ANAC, Consip, IFEL, Formez PA e altri enti hanno
contribuito a tale percorso, offrendo materiali, webinar e linee guida
operative. Anche queste iniziative sono state promosse nel contesto del
PNRR, che prevede specifici finanziamenti per la formazione del capitale
umano e il rafforzamento della capacità amministrativa.
Il PNRR ha quindi avuto un impatto multilivello: ha dettato il ritmo, ha
orientato il contenuto, ha condizionato la struttura tecnica e ha
influenzato la prassi amministrativa. Il Codice dei contratti pubblici 2023
non può essere letto o compreso pienamente senza considerare il quadro
sistemico in cui è nato. Ogni articolo, ogni allegato, ogni principio deve
essere interpretato alla luce degli obiettivi più ampi: accelerare gli
investimenti, garantire qualità ed efficienza, rendere il sistema pubblico più
moderno, trasparente e capace di affrontare le sfide globali.
Va sottolineato, inoltre, che il legame tra Codice e PNRR non è concluso.
Le prossime verifiche europee sui risultati raggiunti dall’Italia
riguarderanno anche il settore dei contratti pubblici: capacità di spesa, tempi
medi di aggiudicazione, qualità della programmazione, diffusione delle
piattaforme digitali. Il successo della riforma, quindi, non dipende solo dal
testo normativo, ma dalla sua attuazione concreta e dalla capacità del
sistema Paese di adattarsi al nuovo modello.
In sintesi, il PNRR non è stato solo uno stimolo alla riforma: è stato un
acceleratore normativo e sistemico. Ha imposto una scadenza, ma ha
anche offerto un’opportunità: quella di ripensare in profondità il modo in
cui la pubblica amministrazione italiana spende le risorse pubbliche,
acquista beni e servizi, realizza opere infrastrutturali. Il nuovo Codice è il
risultato di questa occasione: un testo che si muove tra esigenze interne di
riforma e vincoli europei di efficienza. Comprendere questo contesto è
essenziale per interpretare con coerenza l’intero impianto normativo.
CAPITOLO 2:
ARCHITETTURA DEL CODICE
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, adottato con il Decreto
Legislativo 31 marzo 2023, n. 36, rappresenta non solo una riforma
sostanziale della normativa sugli appalti, ma anche una significativa
innovazione nella struttura e nell’organizzazione del testo normativo.
Uno degli obiettivi centrali della riforma, esplicitamente richiamato sia
nella legge delega n. 78/2022 sia nel PNRR, era quello di garantire
maggiore chiarezza, coerenza e semplicità sistematica. Il nuovo Codice,
in linea con questa impostazione, si presenta come un testo più ordinato,
modulare e gerarchicamente leggibile rispetto al suo predecessore
([Link]. 50/2016), e incorpora al suo interno anche gli Allegati, che ora
hanno una funzione normativa pienamente riconosciuta.
L’impianto strutturale del Codice, confermato e in parte affinato dal
Decreto Legislativo 31 dicembre 2024, n. 209 (cd. Decreto correttivo),
mantiene la divisione in cinque Libri e un corpo organico di 35 Allegati,
concepito per assicurare una lettura coerente, sistematica e operativamente
efficace della disciplina.
La comprensione dell’impianto complessivo del Codice è un passaggio
preliminare essenziale per affrontarne lo studio dettagliato. Sapere come è
organizzato il testo, quali parti lo compongono, che tipo di disposizioni
sono contenute nei singoli Libri e come gli Allegati si integrano con la parte
normativa principale consente al lettore – studente, concorsista o operatore
del settore – di orientarsi in modo efficace all’interno della disciplina. Il
nuovo Codice è stato pensato come uno strumento funzionale alla
consultazione, ispirato alla logica della machine readability, ossia leggibile
tanto dagli operatori umani quanto dai sistemi digitali automatizzati.
La scelta di suddividere il testo in cinque Libri, ciascuno dei quali è
articolato in Capi e Sezioni, risponde all’esigenza di separare logicamente
i diversi ambiti di applicazione, evitando sovrapposizioni tra le regole
generali e quelle specifiche. Il Libro I contiene i principi generali, le
definizioni, le regole sulla digitalizzazione e la programmazione. È la base
teorica e strutturale del Codice, quella da cui devono essere lette e
interpretate tutte le disposizioni successive. Il Libro II disciplina in modo
puntuale i contratti pubblici nei settori ordinari: lavori, servizi e forniture.
È la parte più ampia e operativa, ed è destinata ad avere il maggior impatto
nella prassi. Il Libro III è dedicato ai settori speciali, ossia quei settori
(come acqua, energia, trasporti e servizi postali) soggetti a una disciplina
parzialmente derogatoria rispetto a quella generale. Il Libro IV riguarda i
partenariati pubblico-privati e le concessioni, strumenti complessi che
richiedono regole ad hoc. Infine, il Libro V raccoglie le norme in materia di
contenzioso, ruolo dell’ANAC, disposizioni transitorie e finali, fornendo
un quadro chiaro degli strumenti di tutela e delle norme di chiusura del
sistema.
Una delle principali novità introdotte dal [Link]. 36/2023 è la presenza, sin
dall’origine, di un corpo integrato di Allegati, 35 in totale, i quali non
hanno più solo una funzione esplicativa o tecnica, ma hanno valore
normativo a tutti gli effetti. Non si tratta più, come accadeva nel
precedente Codice del 2016, di rinvii a fonti esterne o a linee guida
dell’ANAC di incerta vincolatività. Gli Allegati sono ora parte integrante
del Codice, e vi è una reciproca interazione tra le disposizioni normative e
i contenuti allegati, che forniscono modelli, tabelle, standard e criteri
oggettivi per l’applicazione delle norme. Questo sistema contribuisce a una
maggiore certezza del diritto e rende il testo normativo più completo,
riducendo la necessità di interventi esterni successivi.
Inoltre, il nuovo Codice introduce un principio innovativo e strutturale: il
rinvio sistematico all’interpretazione secondo i principi. I primi articoli
del Codice, infatti, non si limitano a elencare definizioni o finalità, ma
stabiliscono un vero e proprio sistema di princìpi generali (tra cui il
principio del risultato, la fiducia, la concorrenza, la trasparenza, la legalità e
la digitalizzazione), che devono orientare sia l’applicazione delle norme, sia
l’adozione di atti e comportamenti da parte della pubblica amministrazione.
Si tratta di una scelta metodologica che riflette un cambio di paradigma:
dalla mera osservanza procedurale alla centralità della funzione pubblica
e dell’interesse collettivo.
La comprensione dell’architettura del Codice richiede dunque non solo una
lettura sequenziale delle sue parti, ma anche la capacità di cogliere i
collegamenti trasversali tra norme e Allegati, tra principi e regole
applicative, tra testo normativo e obiettivi del PNRR. Questo capitolo ha
l’obiettivo di guidare il lettore proprio in questa direzione: fornire una
mappa iniziale, una visione d’insieme, che consenta di affrontare con
metodo e consapevolezza l’analisi dei singoli articoli.
Nei prossimi paragrafi verranno quindi analizzati:
la struttura dei cinque Libri del Codice;
la funzione e l’inquadramento giuridico degli Allegati;
la logica sistematica che collega i principi generali agli istituti
concreti.
Solo partendo da questa architettura complessiva sarà possibile utilizzare il
Codice come strumento efficace di lavoro, di studio o di applicazione
pratica, secondo la visione integrata promossa dalla riforma.
2.1 - I cinque Libri e la struttura sistematica
Il Codice dei Contratti Pubblici, come riformato dal [Link]. 36/2023 e
aggiornato dal Decreto Correttivo [Link]. 209/2024, si presenta con una
struttura organica suddivisa in cinque Libri, ciascuno dotato di una
propria coerenza tematica e sistematica. Questa impostazione rappresenta
una scelta metodologica chiara da parte del legislatore: abbandonare la
logica frammentata del passato e proporre una disciplina modulare, fondata
su una gerarchia interna riconoscibile e funzionale.
L’intera architettura del Codice risponde al principio della progressione
logico-funzionale. Si parte infatti da norme di carattere generale (Libro I),
per poi affrontare le regole specifiche applicabili alla gran parte delle
procedure (Libro II), passare alla disciplina di settori speciali (Libro III),
trattare strumenti di partenariato e concessione (Libro IV), e concludere con
le norme relative al contenzioso, all’ANAC e alle disposizioni transitorie
(Libro V). Questa suddivisione consente di isolare le discipline particolari
senza disperdere i riferimenti comuni, facilitando così lo studio, la
consultazione e l’applicazione pratica del testo normativo.
Panoramica e descrizione sintetica dei cinque Libri
Libro I – Principi, digitalizzazione, programmazione e
progettazione
Contiene le disposizioni fondamentali, i princìpi generali, le
definizioni, le regole sulla digitalizzazione degli appalti e sulla
programmazione e progettazione dei contratti pubblici.
Costituisce il fondamento teorico e metodologico dell’intero
Codice. I primi articoli, in particolare, definiscono i princìpi
guida che regolano ogni fase del ciclo contrattuale.
Libro II – Contratti nei settori ordinari
Raccoglie le norme applicabili alle procedure di affidamento e di
esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture nei settori ordinari. È il Libro più esteso e operativo
del Codice. Si occupa delle soglie, dei criteri di aggiudicazione,
dei requisiti dei partecipanti, delle modalità di esecuzione e dei
controlli. È in questa parte che si concentra la disciplina
applicabile alla maggioranza delle amministrazioni pubbliche.
Libro III – Contratti nei settori speciali
Riguarda specificamente i settori dell’acqua, dell’energia, dei
trasporti e dei servizi postali. Questi ambiti presentano
caratteristiche peculiari che giustificano deroghe rispetto alla
disciplina generale. Il legislatore ha ritenuto opportuno isolare
tali disposizioni, conferendo loro autonomia normativa, pur
mantenendo riferimenti puntuali ai princìpi comuni.
Libro IV – Partenariato pubblico-privato e concessioni
Disciplina gli strumenti collaborativi tra pubblico e privato,
inclusi i contratti di concessione. In un contesto orientato alla
sostenibilità e all’ottimizzazione delle risorse, il partenariato
rappresenta un meccanismo strategico per la realizzazione di
opere pubbliche. Il Libro IV chiarisce le regole di affidamento e
gestione di tali rapporti.
Libro V – Contenzioso, ANAC, disposizioni finali e transitorie
Chiude il Codice affrontando i temi della giurisdizione, della
tutela giurisdizionale, delle sanzioni e delle competenze
dell’ANAC. Contiene inoltre le norme transitorie e finali
necessarie a coordinare l’entrata in vigore del Codice con la
normativa previgente e le prime applicazioni giurisprudenziali.
Questa suddivisione in Libri consente di identificare rapidamente le aree
tematiche, distinguendo le regole generali da quelle speciali e garantendo
una razionalizzazione normativa che rappresenta uno degli obiettivi
chiave della riforma.
Capi e Sezioni: una struttura a cascata funzionale
All’interno di ciascun Libro, le disposizioni sono ulteriormente suddivise in
Capi e, quando necessario, in Sezioni, secondo una logica gerarchica. I
Capi raccolgono gruppi omogenei di articoli relativi a un istituto, una fase o
un ambito del procedimento, mentre le Sezioni individuano sottoinsiemi
tematici all’interno dei Capi più estesi.
Ad esempio, nel Libro II, relativo ai settori ordinari, troviamo
un’articolazione in Capi che segue l’ordine delle fasi della procedura: dalla
selezione del contraente, all’aggiudicazione, all’esecuzione del
contratto. All’interno del Capo relativo alle procedure, sono poi
individuate Sezioni distinte per ciascuna tipologia procedurale
(procedura aperta, ristretta, negoziata, dialogo competitivo, ecc.).
Tale struttura, oltre a favorire l’organizzazione sistematica, consente una
consultazione mirata. Il lettore può individuare rapidamente la
disposizione di interesse a partire dal contesto applicativo, evitando ricerche
frammentarie. Il principio ispiratore è quello della semplificazione senza
semplificazioni: ordinare la materia senza alterarne la complessità
fisiologica.
L’uso della struttura a cascata (Libro → Capo → Sezione → Articolo)
favorisce anche la codificazione dei riferimenti normativi, utile sia per lo
studio che per la prassi operativa. Inoltre, risponde alla logica della
machine readability, già richiamata nel capitolo introduttivo, che consente
la lettura automatizzata e l’interoperabilità del Codice con piattaforme
digitali.
In questa prima analisi, emerge con chiarezza che il legislatore ha voluto
costruire un corpo normativo ordinato e modulare, capace di adattarsi ai
diversi profili applicativi (comuni, stazioni appaltanti, professionisti,
operatori economici) e alle diverse finalità d’uso (studio, redazione di atti,
gestione procedurale).
Uno degli aspetti più qualificanti dell’architettura del nuovo Codice è il
tentativo, pienamente riuscito, di garantire coerenza tra la parte generale
e la disciplina applicativa, superando la dicotomia rigida che
caratterizzava la struttura del [Link]. 50/2016. Il nuovo impianto normativo
assume infatti un approccio sistemico, dove le norme generali contenute
nel Libro I non sono meri principi astratti, ma veri e propri strumenti di
interpretazione e applicazione concreta delle disposizioni successive.
In tal senso, il Codice esplicita fin dai primi articoli l’importanza del ricorso
a un sistema ordinato di princìpi generali, la cui funzione è duplice: da un
lato, guidare le amministrazioni nella scelta e nell’attuazione delle
procedure; dall’altro, orientare l’interprete nella risoluzione delle incertezze
normative o applicative. Il principio del risultato (art. 1), il principio
della fiducia (art. 2), il principio della libera concorrenza (art. 3), il
principio di legalità (art. 4) e quello della trasparenza (art. 5)
costituiscono i pilastri logici e assiologici dell’intera disciplina.
Tali princìpi, non a caso, sono collocati all’inizio del testo normativo, in
posizione privilegiata e strategica. La loro enunciazione non è generica, ma
dettagliata, e ciascuno di essi è accompagnato da una descrizione operativa
che ne chiarisce la portata concreta. Questa impostazione riflette l’idea, di
matrice europea, che le norme sugli appalti pubblici non debbano essere
solo una tecnica amministrativa, ma un mezzo per perseguire finalità di
interesse pubblico, in coerenza con gli obiettivi economici e sociali
dell’Unione.
La centralità dei primi articoli è dunque evidente. Essi non introducono
semplici enunciazioni teoriche, ma stabiliscono la grammatica di base con
cui deve essere letto tutto il Codice. L’art. 1, ad esempio, definisce il
principio del risultato come “la realizzazione tempestiva e il miglior
rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei princìpi di legalità,
trasparenza e concorrenza”. Questo principio funge da bussola per tutte le
scelte procedurali e per l’interpretazione delle norme anche nei casi dubbi.
Altri articoli iniziali altrettanto rilevanti sono:
l’art. 6, che fornisce le definizioni fondamentali utilizzate in tutto
il Codice;
gli articoli 19 e seguenti, che introducono la disciplina della
digitalizzazione del ciclo di vita del contratto pubblico,
ponendo le basi per una PA completamente interoperabile;
gli articoli 37 e seguenti, che disciplinano la programmazione e
progettazione dei contratti, chiudendo il Libro I con una visione
integrata e anticipatoria rispetto alle fasi di affidamento e di
esecuzione.
Questi articoli, nel loro insieme, costituiscono il cuore metodologico del
Codice: non regolano una fase specifica della procedura, ma disegnano
l’intero quadro di riferimento in cui si colloca ogni contratto pubblico, dal
primo atto programmatorio alla fase conclusiva di esecuzione e controllo.
Tale impostazione comporta una stretta interazione tra Libro I e Libro
II, che rappresenta uno degli elementi distintivi della nuova architettura
normativa. Nel sistema delineato dal [Link]. 36/2023, le norme del Libro
II (settori ordinari) non sono pensate in modo autonomo o avulso rispetto
ai princìpi del Libro I: al contrario, le regole di affidamento, selezione,
aggiudicazione, stipulazione ed esecuzione devono essere interpretate e
applicate alla luce delle norme generali.
Un esempio concreto può essere individuato nell’utilizzo dei criteri di
aggiudicazione. L’art. 108, collocato nel Libro II, disciplina i criteri del
minor prezzo e dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Tuttavia, la
scelta tra questi criteri non può essere effettuata in modo discrezionale o
formale: deve tener conto del principio del risultato (art. 1) e delle
esigenze espresse nella programmazione (art. 37). Ciò dimostra come le
norme applicative debbano sempre essere lette in relazione sistemica con i
princìpi generali, pena una lettura parziale o fuorviante.
Un ulteriore esempio riguarda l’utilizzo delle piattaforme digitali
certificate. L’obbligo di gestione digitale delle procedure non nasce in
astratto: è previsto dal Libro I (artt. 22–25) e si traduce in modalità
operative nel Libro II, che disciplina le comunicazioni, la ricezione delle
offerte, la stipula dei contratti, l’esecuzione e i controlli. Anche qui si
evidenzia una continuità strutturale tra norma generale e applicazione
settoriale.
Va poi ricordato che il Libro I non è riservato esclusivamente agli
operatori giuridici. Contiene infatti disposizioni fondamentali anche per i
tecnici, gli ingegneri, gli architetti e i responsabili della programmazione
economico-finanziaria degli enti, che devono confrontarsi quotidianamente
con le fasi preliminari del contratto, come la redazione dei documenti di
fattibilità, dei quadri esigenziali e degli atti di programmazione triennale.
Nel complesso, la struttura del Codice riflette un’impostazione
piramidale rovesciata: dalla base dei princìpi generali si sviluppano, con
coerenza e continuità, tutte le disposizioni operative. È questo uno degli
elementi di maggiore modernità del nuovo impianto normativo, coerente
con gli orientamenti europei e con le esigenze della pratica amministrativa
contemporanea.
L’adozione di una struttura sistematica e interconnessa, capace di tenere
insieme princìpi, regole e strumenti, è ciò che consente al nuovo Codice di
presentarsi non come un insieme disordinato di norme, ma come una
disciplina unitaria e accessibile, pensata per essere compresa, studiata e
applicata in modo efficace.
2.2 - Gli Allegati e le soft law
Una delle novità più significative introdotte dal nuovo Codice dei
Contratti Pubblici, adottato con il [Link]. 36/2023 e aggiornato dal
Decreto Correttivo [Link]. 209/2024, riguarda la struttura integrata degli
Allegati, che assumono una funzione normativa organica, sistematica e
pienamente vincolante. Questo rappresenta un deciso cambio di paradigma
rispetto al passato, dove le fonti tecniche di dettaglio erano spesso lasciate
alla regolamentazione secondaria, alle linee guida dell’ANAC o ad atti
amministrativi di natura non vincolante.
Nel nuovo impianto, gli Allegati non svolgono più una funzione meramente
esplicativa o accessoria, bensì sono parte integrante e sostanziale del
Codice stesso, come espressamente dichiarato dall’art. 226, comma 2. Il
Codice ne prevede 35 in totale, ciascuno dedicato a specifici aspetti
procedurali, tecnici o documentali, in modo da accompagnare il lettore – e
l’operatore – lungo tutto il ciclo di vita del contratto, dalla fase di
programmazione a quella di esecuzione e controllo.
La ratio di questa scelta è duplice: da un lato, garantire certezza del diritto,
stabilendo direttamente nella fonte primaria tutti gli elementi essenziali
dell’azione amministrativa; dall’altro, ridurre al minimo la dipendenza da
fonti esterne, spesso eterogenee, talvolta non aggiornate e di dubbia
vincolatività. Il legislatore ha infatti voluto superare il sistema basato
sulla cosiddetta soft law, che aveva caratterizzato il Codice del 2016, in
cui ANAC svolgeva un ruolo rilevante attraverso linee guida, bandi-tipo e
atti a contenuto generale non sempre armonizzati né giuridicamente
cogenti.
L’inserimento degli Allegati all’interno del testo normativo assolve anche a
una funzione metodologica: favorire la standardizzazione e
l’interoperabilità delle procedure, elemento fondamentale per la
digitalizzazione del ciclo contrattuale, obiettivo prioritario indicato sia nella
legge delega n. 78/2022, sia nel PNRR. I contenuti degli Allegati, infatti,
sono pensati per essere facilmente implementabili nei sistemi telematici
certificati e nelle piattaforme di approvvigionamento digitale.
Gli Allegati possono essere suddivisi in diverse categorie funzionali, a
seconda del loro contenuto:
Allegati tecnici, come quelli relativi alla progettazione, al
collaudo, alla sicurezza e alla verifica della progettazione (es.
Allegato I.7 – Verifica preventiva della progettazione).
Allegati documentali, che raccolgono i modelli standard di atti
amministrativi, come le lettere di invito, i bandi-tipo, i verbali di
gara, i contratti standard.
Allegati procedurali, che descrivono step, griglie, check list e
schemi di comportamento obbligatori per stazioni appaltanti e
operatori.
Allegati dedicati a requisiti e soglie, come quelli che fissano le
classi e categorie delle opere (Allegato I.4), i criteri di
qualificazione delle imprese e delle stazioni appaltanti (Allegato
II.4), oppure la composizione delle commissioni di gara (Allegato
II.8).
La numerazione degli Allegati segue una logica tematica suddivisa per
sezioni (es. I, II, III…), e ogni Allegato è citato espressamente nel corpo del
Codice, rendendo evidente il rapporto tra norma e documento tecnico.
Questo collegamento diretto consente al lettore di comprendere in tempo
reale se un determinato articolo richiede la consultazione di un Allegato
specifico, riducendo il rischio di errori procedurali o interpretazioni
scorrette.
Un esempio emblematico è rappresentato dall’Allegato II.4, che disciplina
la qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di
committenza. Tale Allegato assume valore dirimente nell’applicazione del
nuovo sistema accreditato, e non è più lasciato a un successivo decreto o a
una delibera ANAC. Un altro caso di riferimento è l’Allegato I.7, dedicato
alla verifica della progettazione, che fornisce le istruzioni dettagliate per
garantire la correttezza e la conformità della progettazione prima
dell’appalto dei lavori.
Grazie a questa impostazione, il Codice è oggi autosufficiente, ossia dotato
al proprio interno di tutti gli strumenti normativi necessari all’attuazione
delle sue disposizioni. Questo consente non solo maggiore coerenza, ma
anche un notevole risparmio in termini di tempi e incertezze applicative. Il
legislatore ha quindi raggiunto l’obiettivo, dichiarato nella relazione
illustrativa, di “ridurre la proliferazione normativa e la dipendenza da
regolazioni esterne”.
La soft law, come era stata concepita nel quadro del [Link]. 50/2016, viene
di fatto ridimensionata. Il nuovo Codice attribuisce all’ANAC un ruolo
importante – come vedremo nel Libro V – ma ne riduce il potere
normativo indiretto, riportando il baricentro della regolazione all’interno
del testo legislativo. L’ANAC potrà adottare atti di indirizzo e linee guida
solo nei limiti espressamente previsti dal Codice, e comunque nel rispetto
del principio di legalità e del carattere vincolante degli Allegati. Ciò
comporta una maggiore responsabilità diretta delle amministrazioni
nella corretta applicazione delle norme e una maggiore uniformità dei
comportamenti, specialmente nelle procedure sotto soglia o nei settori
tecnici.
È importante sottolineare che, sebbene gli Allegati abbiano valore
normativo, essi mantengono una funzione integrativa e attuativa, e non
sostitutiva delle norme del Codice. La loro consultazione deve essere
sempre effettuata in relazione con l’articolato principale, evitando letture
isolate o parziali. Gli Allegati vanno quindi considerati parte integrante del
“sistema Codice”, non come appendici opzionali.
Da un punto di vista operativo, la presenza di Allegati normativi facilita
anche la formazione dei funzionari, la predisposizione dei bandi, la
verifica degli atti di gara e, non ultimo, la difesa giuridica delle scelte
amministrative, poiché riduce il margine di discrezionalità e offre un
ancoraggio normativo solido.
In sintesi, gli Allegati rappresentano un pilastro tecnico e giuridico del
nuovo Codice. Essi consentono di tradurre i princìpi generali in strumenti
applicativi concreti, superano le ambiguità delle fonti secondarie e
consolidano il percorso verso una regolazione più stabile, trasparente e
integrata. L’operatore che affronta la materia non può più prescindere da
questi strumenti: il Codice si legge anche negli Allegati, e la loro piena
comprensione è condizione necessaria per una corretta applicazione della
normativa.
CAPITOLO 3:
IL DECRETO CORRETTIVO 209/2024
L’approvazione del Decreto Legislativo 31 dicembre 2024, n. 209 –
comunemente indicato come Decreto Correttivo del Codice dei Contratti
Pubblici – rappresenta un passaggio fondamentale nel processo di
consolidamento della riforma avviata con il [Link]. 36/2023. Si tratta di un
intervento legislativo volto non a modificare l’impianto strutturale del
Codice, ma a razionalizzarlo, precisarlo e renderlo più facilmente
applicabile, in risposta alle criticità emerse nei primi mesi di applicazione
concreta.
Questo tipo di provvedimenti è fisiologico in presenza di riforme ampie e
ambiziose. Come accaduto in precedenti stagioni normative, anche la
riforma del 2023 ha evidenziato, nella sua fase attuativa, una serie di
problemi interpretativi, lacune sistematiche, contraddizioni tra articoli e
difficoltà operative. Il legislatore ha quindi ritenuto necessario procedere
con un intervento correttivo e integrativo, rispettando lo spirito originario
della legge delega n. 78/2022 ma introducendo modifiche puntuali a
numerosi articoli del Codice e aggiornando, in parte, anche i relativi
Allegati.
Il Decreto Correttivo si inserisce, inoltre, nel più ampio contesto delle
riforme collegate al PNRR, in cui la trasparenza, la digitalizzazione e
l’efficienza del sistema degli appalti pubblici costituiscono obiettivi centrali
e vincolanti. A tal fine, il decreto ha agito su diversi livelli: da un lato, ha
semplificato e chiarito alcune formulazioni normative; dall’altro, ha
introdotto miglioramenti operativi, recependo osservazioni provenienti da
stazioni appaltanti, associazioni di categoria, autorità indipendenti e giuristi.
Non si è trattato, quindi, di una riscrittura del Codice, ma di una rifinitura
normativa che rafforza la coerenza interna dell’impianto e migliora la sua
fruibilità per gli operatori. Questo spiega perché, pur coinvolgendo un
numero elevato di articoli – ben oltre cento – l’intervento non ha generato
discontinuità sistemiche, ma ha contribuito a stabilizzare la riforma,
rafforzandone i contenuti fondamentali.
Il decreto ha inciso in maniera più marcata su alcune aree specifiche:
i principi generali e la loro declinazione operativa;
le procedure di affidamento sotto soglia e le modalità di
selezione degli operatori;
la disciplina dei criteri di aggiudicazione, in particolare
l’equilibrio tra minor prezzo e offerta economicamente più
vantaggiosa;
i requisiti di partecipazione e la documentazione
amministrativa;
la qualificazione delle stazioni appaltanti e dei RUP;
la disciplina del subappalto, con ulteriori precisazioni e
condizioni;
il ruolo dell’ANAC e le regole sul contenzioso amministrativo.
L’intervento correttivo ha inoltre aggiornato e rafforzato alcuni elementi già
previsti nel Codice ma poco sviluppati nella versione originaria, come il
principio dell’equo compenso nei servizi professionali, il rispetto dei
criteri ambientali minimi, l’incentivo all’innovazione nei contratti e la
disciplina delle concessioni.
Un aspetto di rilievo è rappresentato dal metodo con cui è stato costruito il
decreto. Il testo approvato ha recepito in modo selettivo le proposte emerse
dai tavoli tecnici permanenti, attivati presso il Consiglio di Stato e in sede
ministeriale, e ha tenuto conto di numerosi contributi provenienti dal mondo
accademico, dalle associazioni professionali e dalle pubbliche
amministrazioni. In questo senso, il [Link]. 209/2024 può essere letto come
un esempio virtuoso di dialogo tra legislazione e prassi applicativa,
finalizzato alla costruzione di un sistema più stabile e condiviso.
Nelle sezioni che seguono, il presente capitolo analizzerà in dettaglio:
le finalità e la ratio del decreto correttivo, chiarendo il contesto
e gli obiettivi perseguiti dal legislatore;
le modifiche principali agli articoli del Codice, suddivise per
Libro, con spiegazione delle novità e del loro impatto concreto;
una riflessione conclusiva sui punti di forza, sulle criticità
residue e sulle prospettive evolutive della disciplina.
La parte operativa dell’analisi sarà affiancata, in appendice, da una tabella
riepilogativa delle modifiche, utile per lo studio e la consultazione rapida,
con indicazione dell’articolo modificato, del contenuto innovato e della
logica dell’intervento.
Comprendere il Decreto Correttivo significa oggi comprendere
pienamente il Codice dei Contratti Pubblici. Ignorare tale intervento
equivale ad adottare una visione parziale e non aggiornata della normativa,
con il rischio di interpretazioni errate o applicazioni non conformi. Per
questo motivo, il capitolo che segue costituisce un passaggio centrale
all’interno del presente manuale, e uno strumento essenziale per chiunque
operi o intenda operare nel settore degli appalti pubblici.
3.1 - Finalità, principi e ratio del correttivo
Il Decreto Legislativo 31 dicembre 2024, n. 209, noto come Decreto
Correttivo del Codice dei Contratti Pubblici, nasce in un contesto politico e
normativo in cui emerge con forza la necessità di dare stabilità e coerenza
a una riforma ambiziosa ma ancora in assestamento. Il [Link]. 36/2023,
entrato in vigore il 1° aprile 2023 ed efficace dal 1° luglio dello stesso anno,
ha introdotto una disciplina nuova e articolata, fondata su princìpi generali
codificati, forte digitalizzazione e snellimento delle procedure. Tuttavia, già
nei primi mesi di applicazione sono emerse numerose criticità, sia di
ordine interpretativo che pratico, che hanno richiesto un intervento
tempestivo da parte del legislatore.
Il contesto politico in cui prende forma il correttivo è caratterizzato da due
fattori principali. Il primo è di ordine interno: le segnalazioni provenienti
da stazioni appaltanti, centrali di committenza, ordini professionali,
associazioni imprenditoriali e autorità indipendenti, che hanno
evidenziato difformità applicative, incertezze procedurali e difficoltà
nell’utilizzo degli strumenti digitali previsti dal nuovo Codice. Il secondo
fattore è esterno, ed è rappresentato dal monitoraggio europeo
sull’attuazione del PNRR, che richiede non solo l’adozione formale delle
riforme, ma anche la loro attuazione effettiva, misurabile e coerente con gli
standard comunitari in termini di trasparenza, concorrenza e sostenibilità.
A livello normativo, il decreto correttivo si inserisce nel solco già tracciato
dal legislatore delegante, ovvero dalla legge 21 giugno 2022, n. 78, che
aveva previsto espressamente, all’art. 1, comma 1, la possibilità di adottare
uno o più decreti correttivi e integrativi entro 24 mesi dall’entrata in
vigore del primo decreto legislativo. Il termine per l’adozione era quindi
fissato al 31 marzo 2025. L’adozione del correttivo con anticipo, a fine
2024, è indice della volontà politica di intervenire rapidamente, per
consolidare la riforma e fornire certezze agli operatori, evitando una fase di
instabilità normativa che avrebbe potuto compromettere l’efficienza del
sistema.
Le criticità emerse nella prima applicazione del Codice sono state
numerose e di diversa natura. Alcune riguardano la formulazione di
articoli ambigui o troppo generici, che hanno lasciato margini
interpretativi eccessivi alle stazioni appaltanti. Altre sono legate alla
difficoltà di coordinare le nuove disposizioni con il diritto vigente, in
particolare con le norme sulla trasparenza, sull’anticorruzione, sulle
competenze dell’ANAC e sulla giurisdizione amministrativa. Ulteriori
problemi hanno riguardato la transizione digitale: sebbene il Codice
preveda l’obbligo di utilizzo di piattaforme interoperabili, in molti casi le
amministrazioni si sono trovate impreparate o prive di strumenti tecnologici
adeguati.
In altri casi, si è osservata una frammentazione nell’interpretazione delle
soglie di affidamento diretto, dei requisiti per la rotazione, dei criteri di
selezione e aggiudicazione, nonché nelle modalità di utilizzo degli
strumenti flessibili previsti per i contratti sotto soglia. Alcuni articoli sono
risultati ridondanti o in contrasto tra loro, specialmente nei rapporti tra le
disposizioni generali e le specifiche procedure. In alcune fattispecie,
l’assenza di riferimenti puntuali ha lasciato spazio a prassi divergenti tra
amministrazioni, minando l’uniformità e la prevedibilità dell’azione
pubblica.
Di fronte a questo quadro, il legislatore ha individuato tre obiettivi
dichiarati del correttivo: chiarezza, razionalizzazione e semplificazione.
Chiarezza, in primo luogo, significa migliorare la leggibilità e la
comprensibilità del testo, intervenendo sulla sintassi normativa,
sulle definizioni tecniche e sui rinvii interni, in modo da ridurre il
rischio di errori applicativi. Alcuni articoli sono stati riscritti o
integrati per fornire maggiore dettaglio senza compromettere
l’agilità del sistema.
Il secondo obiettivo, razionalizzazione, ha riguardato la
coerenza interna del Codice. Si è cercato di armonizzare le norme
generali con quelle speciali, di chiarire i rapporti tra articoli
apparentemente in contrasto e di collocare correttamente le
previsioni nei Libri e nei Capi di riferimento. Questo lavoro di
sistematizzazione ha avuto un impatto positivo sulla solidità
complessiva del testo.
Il terzo obiettivo, semplificazione, è stato perseguito attraverso la
riduzione di adempimenti ridondanti, l’introduzione di margini
più ampi per gli affidamenti diretti, la semplificazione
documentale e la standardizzazione di alcuni passaggi
procedurali. Tali interventi rispondono a un’esigenza concreta
degli enti pubblici, spesso sottodimensionati o privi di personale
specializzato.
Accanto a questi obiettivi, il correttivo ha dovuto anche gestire il delicato
equilibrio tra esigenze della prassi e compatibilità con gli impegni
europei. In particolare, le modifiche apportate dovevano:
rispettare i princìpi di concorrenza, trasparenza e parità di
trattamento stabiliti dalle direttive UE (2014/23, 2014/24,
2014/25);
non alterare i target del PNRR, già concordati con la
Commissione europea;
evitare regressioni normative che potessero essere percepite come
un passo indietro nella tutela dell’interesse pubblico.
In questo senso, ogni intervento correttivo è stato valutato non solo in base
alla sua utilità concreta, ma anche alla coerenza sistemica e alla
sostenibilità giuridica, in un’ottica di lungo periodo.
Dal punto di vista metodologico, il correttivo rappresenta anche un esempio
di dialogo tra normazione e prassi, in cui il legislatore ha tenuto conto dei
contributi provenienti dal mondo degli operatori. Gli enti locali, i
professionisti del settore, l’ANAC, il Consiglio di Stato e le imprese hanno
partecipato attivamente alla raccolta di segnalazioni, attraverso tavoli
tecnici, consultazioni pubbliche e osservazioni formali. Questo approccio
partecipato ha rafforzato la legittimazione della riforma e la sua capacità
di rispondere alle reali esigenze del sistema.
Infine, è importante notare che il decreto non si limita a correggere il testo
del Codice, ma interviene anche sugli Allegati, aggiornandone alcuni
contenuti, integrando definizioni e precisando passaggi tecnici. L’obiettivo
è quello di rendere l’intero corpo normativo, testuale e allegato, un blocco
coerente, autosufficiente e realmente operativo.
Il Decreto Correttivo 209/2024 si configura come un’operazione di
rifinitura e consolidamento, che interviene senza stravolgere l’impianto
originario del Codice, ma ne rafforza la funzionalità e ne migliora
l’usabilità. È un atto necessario per passare dalla fase teorica della riforma a
quella pienamente attuativa, e per garantire al nostro Paese un sistema di
contrattualistica pubblica moderno, efficiente e in linea con i migliori
standard europei.
3.2 - Le modifiche principali agli articoli del
Codice
L’intervento correttivo operato dal [Link]. 209/2024 ha interessato in modo
capillare l’intero impianto del Codice dei Contratti Pubblici, con
modifiche puntuali a numerosi articoli distribuiti lungo tutti e cinque i Libri.
L’intento non è stato quello di riscrivere il Codice, ma di intervenire
chirurgicamente su quelle disposizioni che, nei primi mesi di applicazione,
avevano generato incertezze interpretative, problemi operativi o incoerenze
sistemiche.
Le modifiche principali si concentrano su alcuni assi portanti: i principi
generali, le procedure di affidamento, i contratti sotto soglia, le
procedure speciali, la qualificazione delle stazioni appaltanti, il regime
delle garanzie, il contenzioso e gli strumenti digitali.
Il presente capitolo si articola per Libri del Codice, seguendo
l’impostazione sistematica adottata anche nel testo normativo. In ciascuna
sezione verranno analizzati gli interventi più rilevanti, con particolare
attenzione agli effetti che essi producono nella prassi amministrativa e sul
piano interpretativo.
Iniziamo dal Libro I, che ospita le disposizioni generali e i princìpi cardine
dell’intero sistema.
3.2.1 - Modifiche al Libro I – Principi, digitalizzazione,
programmazione
Il Libro I del Codice, dedicato ai princìpi generali e all’architettura
fondamentale della materia contrattuale, è stato oggetto di alcune modifiche
significative nel Decreto correttivo 209/2024, finalizzate a rendere più
chiari e coerenti i concetti portanti del nuovo impianto normativo. In
particolare, sono stati interessati gli articoli relativi al principio del
risultato, alla trasparenza, al principio della fiducia e agli strumenti per
la digitalizzazione delle procedure.
Una delle modifiche più rilevanti riguarda l’art. 1, principio del risultato,
su cui si fonda l’intera impostazione del nuovo Codice. La formulazione
originaria è stata oggetto di riflessione, soprattutto per la necessità di
chiarire il bilanciamento tra efficienza dell’azione amministrativa e tutela
della legalità. Il correttivo ha rafforzato la centralità del risultato,
precisando che esso non va inteso come obiettivo meramente economico,
ma come esito conforme all’interesse pubblico, da raggiungere in
coerenza con i princìpi di legalità, imparzialità e buon andamento. È stato
introdotto un inciso volto a evitare letture eccessivamente “aziendalistiche”
della norma, chiarendo che il risultato deve derivare da procedure corrette,
trasparenti e imparziali.
Accanto a questo intervento, il correttivo ha apportato modifiche anche
all’art. 2, che definisce il principio della fiducia. Tale principio, introdotto
in chiave innovativa dal [Link]. 36/2023, è stato spesso interpretato in modo
disomogeneo: alcune stazioni appaltanti ne hanno abusato per ridurre i
controlli, altre lo hanno completamente ignorato per timore di
responsabilità. Il [Link]. 209/2024 ha quindi rafforzato il principio,
stabilendo che esso deve ispirare l’azione amministrativa non solo nei
confronti degli operatori economici, ma anche nei rapporti tra
amministrazioni e tra responsabili del procedimento. È stato precisato che la
fiducia non esclude il controllo, ma lo presuppone in forma proporzionata,
razionale e tempestiva. Questo passaggio intende favorire un clima
collaborativo senza rinunciare al presidio della legalità.
Sul piano della trasparenza, il correttivo è intervenuto per aggiornare e
coordinare le disposizioni con le evoluzioni della normativa nazionale e
comunitaria. In particolare, l’art. 3, che disciplina la trasparenza come
principio e valore, è stato armonizzato con le previsioni del PNRR e con
la disciplina sulla digitalizzazione della PA. Il testo ora enfatizza la
necessità di una trasparenza sostanziale, che non si limiti alla
pubblicazione formale degli atti ma favorisca un effettivo controllo diffuso
da parte dei cittadini, degli organi di vigilanza e degli operatori economici.
Il blocco di modifiche più rilevante dal punto di vista operativo ha
riguardato la digitalizzazione, tema cardine del nuovo Codice. In
particolare, sono stati modificati gli articoli 19 e 22, con aggiornamenti che
incidono sulle modalità di utilizzo delle piattaforme digitali,
sull’interoperabilità dei sistemi e sul fascicolo virtuale dell’operatore
economico.
Il nuovo testo dell’art. 19, dedicato alla digitalizzazione del ciclo di vita
dei contratti, conferma l’obbligatorietà dell’utilizzo delle piattaforme
certificate, ma introduce una maggior flessibilità temporale per le
amministrazioni che dimostrino oggettive difficoltà tecniche. In parallelo, il
correttivo ha previsto una fase transitoria assistita da ANAC e AGID, per
accompagnare la piena attuazione delle misure previste.
L’art. 22, invece, relativo all’interoperabilità dei dati, è stato riscritto in
parte per chiarire che la raccolta e la trasmissione delle informazioni
devono avvenire secondo standard aperti, in grado di garantire
l’interscambio tra banche dati delle diverse amministrazioni. È stato inoltre
rafforzato il legame tra interoperabilità e trasparenza, stabilendo che tutti i
dati raccolti devono essere immediatamente accessibili agli enti di controllo
e, ove previsto, anche al pubblico.
Infine, è stato aggiornato anche il riferimento al fascicolo virtuale
dell’operatore economico (FVOE), previsto dall’art. 24. Il correttivo ha
specificato che il FVOE deve contenere in maniera aggiornata e verificabile
tutte le informazioni rilevanti ai fini della partecipazione agli appalti
pubblici. È stato ribadito il carattere vincolante e sostitutivo del fascicolo
rispetto a ulteriori richieste documentali, al fine di ridurre gli oneri
burocratici e accelerare le verifiche amministrative. Viene confermata,
infine, la centralizzazione della gestione del FVOE presso ANAC, con
obbligo per tutte le stazioni appaltanti di utilizzarlo in via esclusiva a partire
da una data che verrà definita con apposito decreto attuativo.
In sintesi, le modifiche apportate al Libro I del Codice rafforzano
l’impianto originario, ne chiariscono i contenuti e ne migliorano
l’applicabilità concreta, ponendo le basi per un sistema più efficiente,
coerente e moderno. I princìpi di risultato, fiducia e trasparenza
vengono rilanciati nella loro portata sistemica, mentre la digitalizzazione si
conferma come asse strategico della riforma, anche alla luce degli obiettivi
del PNRR e delle sfide tecnologiche che la pubblica amministrazione è
chiamata ad affrontare nei prossimi anni.
3.2.2 – Modifiche al Libro II – Procedure, requisiti, criteri di
aggiudicazione
Il Libro II del Codice dei Contratti Pubblici, dedicato alla disciplina delle
procedure di affidamento e dei requisiti per la partecipazione, rappresenta
uno degli ambiti in cui il Decreto correttivo 209/2024 è intervenuto in
modo più significativo. Le modifiche hanno riguardato, da un lato, la
semplificazione degli affidamenti sotto soglia e, dall’altro, la
rimodulazione dei criteri di selezione e di aggiudicazione, con l’intento
dichiarato di rendere le procedure più snelle, proporzionate e trasparenti, in
linea con i principi del PNRR e con le richieste della prassi applicativa.
Affidamenti sotto soglia: adeguamenti e chiarimenti
Uno dei principali interventi correttivi ha riguardato la disciplina degli
affidamenti sotto soglia, contenuta negli articoli 48 e 50 del Codice. In
sede applicativa, si erano registrate numerose criticità dovute a dubbi
interpretativi circa la rotazione, la motivazione, la selezione degli operatori
e l’utilizzo del principio della fiducia. Il [Link]. 209/2024 è intervenuto per
chiarire e uniformare la disciplina.
L’art. 50, che regola le procedure per affidamenti sotto soglia
comunitaria, è stato riscritto in parte per:
precisare che l'affidamento diretto è ammissibile entro i limiti
previsti, anche senza previa consultazione di più operatori,
purché la stazione appaltante motivi adeguatamente le ragioni
della scelta;
prevedere che la rotazione degli inviti e degli affidamenti non si
applica nei confronti degli operatori che hanno partecipato a una
procedura ma non sono risultati affidatari;
specificare che, nei casi di rinnovo o proroga tecnica, la
motivazione rafforzata deve dare conto della convenienza
economica e della continuità del servizio.
Tali modifiche mirano a fornire maggior certezza alle stazioni appaltanti,
evitando paralisi decisionali dovute a interpretazioni eccessivamente
formalistiche del principio di rotazione, che nel testo originario aveva
generato confusione e un’applicazione disomogenea sul territorio.
Inoltre, il correttivo ha rafforzato la centralità delle piattaforme digitali
anche per gli affidamenti sotto soglia, ribadendo l’obbligo di utilizzo per
tutte le fasi della procedura, dalla richiesta di preventivi alla stipula, con
l’obiettivo di garantire tracciabilità, controllo e trasparenza.
Requisiti di partecipazione: semplificazione e proporzionalità
Un altro ambito su cui è intervenuto il Decreto 209/2024 riguarda i
requisiti di ordine generale e speciale per la partecipazione alle
procedure, disciplinati principalmente dagli articoli 94, 95 e 100. In
particolare, sono stati introdotti correttivi volti a semplificare la fase di
verifica e a favorire la concorrenza, nel rispetto dei princìpi di
proporzionalità e ragionevolezza.
L’art. 94, che disciplina i requisiti di ordine generale, è stato integrato per:
chiarire che le cause di esclusione automatica devono essere
interpretate in senso tassativo;
precisare che la valutazione sulla gravità delle irregolarità fiscali
o contributive va effettuata al momento della presentazione
dell’offerta, evitando esclusioni tardive basate su situazioni
sopravvenute.
L’art. 95, relativo ai requisiti di idoneità professionale, capacità economico-
finanziaria e tecnico-professionale, è stato oggetto di una revisione volta a:
rafforzare il principio di proporzionalità nella definizione dei
requisiti;
facilitare la partecipazione delle micro e piccole imprese,
riducendo il ricorso a requisiti eccessivamente onerosi;
valorizzare l’esperienza pregressa documentata tramite il
Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE), evitando
duplicazioni e richieste superflue.
Infine, l’art. 100, che disciplina l’avvalimento, è stato aggiornato per
eliminare alcune rigidità formali. In particolare, è stato chiarito che le
dichiarazioni di avvalimento devono indicare in modo puntuale ma non
ridondante le risorse e i mezzi messi a disposizione, evitando un
formalismo sproporzionato rispetto all’effettiva sostanza del contratto.
Criteri di aggiudicazione e offerte anomale: coerenza e semplificazione
Un blocco rilevante di modifiche ha interessato i criteri di aggiudicazione,
contenuti negli articoli 108 e 110 del Codice. Le novità sono orientate a
garantire maggiore trasparenza nella scelta del criterio, più chiarezza
nella valutazione delle offerte anomale, e un rafforzamento del criterio
dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV).
L’art. 108, rubricato "Criteri di aggiudicazione", è stato aggiornato per:
incentivare il ricorso al criterio OEPV in luogo del solo minor
prezzo, soprattutto per i contratti di servizi e forniture con
contenuto tecnologico, sociale o ambientale;
chiarire che la scelta tra OEPV e minor prezzo deve essere
motivata nella determina a contrarre, sulla base della natura
dell’oggetto e del valore economico complessivo;
precisare i criteri premiali per l’inserimento di clausole sociali,
ambientali e di innovazione tecnologica, in coerenza con il
principio del risultato.
Sull’art. 110, che riguarda le offerte anomale, le modifiche hanno
semplificato il procedimento di verifica e al tempo stesso aumentato le
tutele contro ribassi ingiustificati. Il correttivo ha previsto che:
il calcolo delle soglie di anomalia si basi su formule
standardizzate definite con appositi atti attuativi, evitando
eccessiva discrezionalità;
le offerte giudicate anomale possano essere escluse solo in
seguito a un contraddittorio reale, documentato e motivato, con
tempi certi e perimetro chiaro della giustificazione richiesta;
venga rafforzato l’obbligo per le stazioni appaltanti di indicare in
gara i criteri per la valutazione delle giustificazioni, al fine di
garantire equità e trasparenza.
Interventi sulle soglie: adeguamenti tecnici e allineamenti europei
Il [Link]. 209/2024 è intervenuto anche per adeguare alcune soglie di valore
in coerenza con gli aggiornamenti europei. In particolare:
sono stati rivisti i limiti per l’utilizzo di procedure negoziate
senza bando, introducendo soglie differenziate per lavori, servizi
e forniture;
sono stati allineati i valori soglia a quelli fissati dalla
Commissione europea con regolamento periodico, assicurando
coerenza e semplificazione nei bandi pubblici.
L’adeguamento delle soglie è accompagnato da un rafforzamento delle
responsabilità delle stazioni appaltanti, che devono valutare attentamente
la scelta procedurale e motivare il ricorso a procedure semplificate anche
quando ciò sia formalmente consentito.
Le modifiche apportate al Libro II del Codice confermano l’intento del
legislatore di rendere più accessibili, chiare e proporzionate le regole di
partecipazione e selezione degli operatori economici. La combinazione tra
semplificazione sotto soglia, razionalizzazione dei criteri e maggiore
coerenza sulle soglie rappresenta un passo avanti verso un sistema di
appalti più efficiente e affidabile, in grado di rispondere con equilibrio
alle esigenze della prassi e ai vincoli derivanti dal PNRR e dal diritto
dell’Unione Europea.
3.2.3 – Modifiche ai Libri III e IV – Settori speciali e
partenariati
Il Decreto correttivo 209/2024 ha dedicato un’attenzione mirata anche ai
Libri III e IV del Codice dei Contratti Pubblici, seppure in misura minore
rispetto agli interventi più incisivi sui Libri I e II. Tali modifiche si
concentrano su aspetti tecnici di coordinamento normativo,
armonizzazione con il diritto dell’Unione Europea, e razionalizzazione
della disciplina dei partenariati pubblico-privati, incluse le concessioni e
il project financing.
Coordinamento tecnico tra le discipline
Le disposizioni del Libro III, dedicate ai settori speciali, sono state oggetto
di interventi prevalentemente tecnici, volti a garantire uniformità lessicale
e concettuale con il resto del Codice. In particolare, sono stati eliminati
alcuni riferimenti ridondanti, mentre altre norme sono state riformulate per
garantire una migliore coerenza terminologica con i principi generali e con
la struttura delle procedure descritte nei Libri precedenti.
L’obiettivo è stato quello di agevolare l’attività delle stazioni appaltanti
operanti in settori regolati — come acqua, energia, trasporti e servizi postali
— evitando incongruenze e ambiguità nell’applicazione delle regole. È
stata ribadita l’importanza della programmazione e digitalizzazione
anche nei settori speciali, in coerenza con le finalità generali del Codice.
Armonizzazione con il diritto dell’Unione Europea
Le modifiche ai Libri III e IV si inseriscono anche in un quadro più ampio
di recepimento dinamico del diritto UE, in linea con i rilievi formulati
dalla Commissione europea nella fase di dialogo successiva all’entrata in
vigore del [Link]. 36/2023.
Nel Libro IV, il legislatore ha rafforzato i riferimenti ai principi del
Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), in particolare
in materia di:
tutela della concorrenza,
accesso al mercato interno da parte di operatori esteri,
trasparenza e pubblicità degli atti nei partenariati e nelle
concessioni.
In questa ottica, sono stati corretti o riformulati alcuni passaggi che
potevano risultare ambigui in merito alla possibilità di negoziare
direttamente con il privato in assenza di gara. Il correttivo ha quindi
chiarito che il ricorso alla trattativa è ammesso solo nei limiti consentiti
dalla direttiva 2014/23/UE, garantendo l’allineamento alle norme
sovranazionali.
Razionalizzazione di concessioni e project financing
Un’ulteriore novità rilevante ha riguardato la parte del Libro IV dedicata
alle concessioni e al project financing, con interventi volti a rafforzare il
controllo dell’amministrazione pubblica nella fase esecutiva e a
riequilibrare i rapporti tra le parti.
Sono state introdotte:
specificazioni più puntuali circa il contenuto minimo degli atti
di gara per concessioni e partenariati;
maggiore chiarezza circa le responsabilità in caso di variazioni
progettuali o di riduzione della redditività stimata;
l’obbligo, per la stazione appaltante, di valutare l’equilibrio
economico-finanziario del piano in fase esecutiva, non solo in
fase di aggiudicazione.
Per il project financing, il correttivo ha ribadito l’importanza del
monitoraggio continuo delle prestazioni contrattuali e della
possibilità di revisione delle condizioni, in presenza di fatti
sopravvenuti o squilibri non imputabili alle parti.
3.2.4 – Modifiche al Libro V – Contenzioso, ANAC, disposizioni
transitorie
Il Decreto Correttivo 209/2024 ha apportato importanti perfezionamenti
anche al Libro V del Codice, dedicato al contenzioso, ai poteri
dell’ANAC e alle disposizioni transitorie e finali. Pur trattandosi di una
sezione del Codice meno estesa rispetto ai Libri centrali, il legislatore ha
riconosciuto la necessità di chiarire, aggiornare e rafforzare alcuni profili
che hanno mostrato criticità nella fase applicativa successiva all’entrata in
vigore del [Link]. 36/2023.
Rafforzamento del ruolo di vigilanza e regolazione dell’ANAC
Uno dei principali interventi correttivi ha riguardato l’Autorità Nazionale
Anticorruzione (ANAC), la cui funzione è stata esplicitamente rafforzata
sia sotto il profilo regolatorio che di vigilanza. Il correttivo ha chiarito i
limiti e la portata dei pareri di precontenzioso, ribadendone la natura non
vincolante ma comunque fortemente orientativa, in particolare per le
stazioni appaltanti.
Inoltre, è stato introdotto un meccanismo più trasparente per la
pubblicazione delle delibere ANAC, con indicazione esplicita delle
modalità di recepimento da parte delle amministrazioni. L'obiettivo è quello
di potenziare l'efficacia delle attività di vigilanza collaborativa, soprattutto
in materia di digitalizzazione dei contratti e controllo dei conflitti di
interesse.
Precisazioni sulle clausole di salvaguardia
Un’altra modifica rilevante ha riguardato le disposizioni transitorie e, in
particolare, le clausole di salvaguardia. Il Decreto Correttivo ha introdotto
maggiore chiarezza circa l’applicabilità del nuovo Codice ai procedimenti
già avviati prima del 1° luglio 2023, distinguendo tra fasi progettuali,
procedurali e di esecuzione già concluse o ancora pendenti.
È stata inoltre specificata la possibilità di applicare le disposizioni più
favorevoli del nuovo Codice, anche ai procedimenti avviati in vigenza del
[Link]. 50/2016, qualora ciò non determini violazione dei principi di parità
di trattamento e trasparenza. In questo modo si è cercato di risolvere dubbi
interpretativi emersi sia in dottrina che nella prassi operativa delle stazioni
appaltanti.
Nuove regole per le impugnazioni e i termini processuali
Infine, il correttivo è intervenuto su alcune disposizioni del contenzioso,
recependo parzialmente le osservazioni espresse dal Consiglio di Stato e da
alcune sezioni regionali della giurisdizione amministrativa. In particolare:
è stata ridefinita la decorrenza dei termini per l’impugnazione,
precisando meglio il momento in cui l’atto impugnabile diventa
conoscibile in via ufficiale;
è stato introdotto l’obbligo di motivazione rafforzata per i
provvedimenti di esclusione, al fine di prevenire un contenzioso
eccessivo o pretestuoso;
sono stati aggiornati i termini entro i quali è possibile proporre
richiesta cautelare, armonizzandoli con la digitalizzazione delle
comunicazioni e degli atti.
Queste modifiche intendono rendere più prevedibile e meno conflittuale
la fase successiva all’aggiudicazione, rafforzando la fiducia nel sistema
degli appalti e alleggerendo il carico giudiziario.
3.3 – Considerazioni conclusive e prospettive
applicative
Il Decreto Correttivo 209/2024, entrato in vigore a meno di due anni dalla
pubblicazione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici, rappresenta un
passaggio fondamentale per la messa a regime della riforma voluta dal
legislatore con il [Link]. 36/2023. Le modifiche apportate — tanto puntuali
quanto strutturali — confermano la volontà del sistema normativo di
adattarsi alle esigenze concrete degli operatori, nel rispetto dei principi
europei e delle tempistiche imposte dal PNRR. La portata degli interventi
ha suscitato un ampio dibattito tra gli interpreti e ha già prodotto
significativi spunti di riflessione, destinati a incidere anche sull'evoluzione
giurisprudenziale futura.
Prime reazioni della dottrina e degli operatori
Le prime analisi della dottrina giuridica evidenziano come il correttivo si
collochi a metà strada tra un’azione manutentiva e un’operazione di
raffinamento sistematico. I commentatori più autorevoli hanno sottolineato
la scelta del legislatore di non stravolgere l’impianto generale del Codice,
ma di intervenire con decisione su quelle disposizioni che, nella prassi,
avevano generato incertezza interpretativa o difficoltà operative. In
particolare, è stato apprezzato il rafforzamento del principio del risultato, la
chiarificazione di molte norme tecniche, e l’attenzione al ruolo delle micro
e piccole imprese.
Dal lato degli operatori, la percezione è meno uniforme. Le stazioni
appaltanti accolgono con favore la semplificazione di alcune procedure e
l’armonizzazione lessicale, ma restano perplesse sull’effettiva applicabilità
delle innovazioni più recenti in assenza di adeguati strumenti di formazione
e aggiornamento. Le imprese, dal canto loro, apprezzano la
razionalizzazione dei requisiti di partecipazione e la maggiore chiarezza
nella selezione delle offerte anomale, ma temono un aggravio dei costi in
fase di transizione normativa.
Attese giurisprudenziali
Il correttivo ha inevitabilmente acceso i riflettori sulla futura interpretazione
giurisprudenziale del nuovo assetto normativo. Numerose sono le
disposizioni che, pur essendo state chiarite o riscritte, lasciano margini di
discrezionalità applicativa che solo la giurisprudenza potrà delimitare in
modo stabile. Si pensi, ad esempio, alla nuova formulazione dei criteri di
rotazione, alle modifiche in materia di affidamenti sotto soglia o alla
ridefinizione del ruolo dell’ANAC.
I primi arresti giurisprudenziali sono attesi entro la fine dell’anno,
specialmente da parte dei TAR e del Consiglio di Stato, in relazione ai
contenziosi già pendenti o in via di definizione sulla base delle nuove
regole. Particolare attenzione è rivolta anche alla Corte dei Conti, per
quanto riguarda il nuovo sistema dei controlli e delle responsabilità
dirigenziali.
In questo quadro, sarà fondamentale il ruolo degli organi di giustizia nel
mantenere un equilibrio tra rigore normativo e flessibilità interpretativa,
affinché le innovazioni introdotte non restino sulla carta ma trovino una
traduzione operativa coerente con gli obiettivi di semplificazione e rapidità
dell’azione amministrativa.
Ruolo della formazione e della vigilanza
Uno dei principali fattori che determineranno il successo dell’attuazione del
correttivo è rappresentato dall’investimento in formazione continua per
tutti gli attori coinvolti: funzionari pubblici, responsabili unici del
procedimento (RUP), dirigenti, imprese, consulenti e professionisti. Il
legislatore ha fatto la sua parte sul piano normativo, ma spetta ora agli enti,
alle scuole superiori della pubblica amministrazione e agli ordini
professionali colmare il divario tra legge e prassi.
In parallelo, il rafforzamento del ruolo di ANAC e l’esplicita valorizzazione
delle soft law — come linee guida, schemi-tipo e pareri di precontenzioso
— confermano l’importanza di una vigilanza partecipativa, intesa non solo
come controllo repressivo, ma come accompagnamento tecnico e
giuridico. L’efficacia del nuovo Codice, corretto e aggiornato, dipenderà
anche dalla capacità dell’ANAC di agire come soggetto regolatore in senso
pieno, in grado di offrire chiarimenti tempestivi e strumenti operativi
aggiornati.
Gli elementi destinati a durare nel tempo
Non tutte le modifiche apportate dal Decreto 209/2024 avranno lo stesso
peso o la medesima permanenza nel tempo. Tuttavia, è possibile individuare
alcuni principi-guida e scelte sistematiche che sembrano destinati a
costituire l’ossatura stabile del diritto dei contratti pubblici per gli anni a
venire:
l’affermazione del principio del risultato come criterio
ordinatore dell’intera disciplina;
la digitalizzazione come requisito non solo tecnico, ma culturale
e organizzativo;
la spinta verso una maggiore responsabilizzazione delle stazioni
appaltanti, accompagnata da semplificazioni procedurali mirate;
il tentativo di rafforzare la certezza del diritto attraverso testi
normativi più chiari, coerenti e accessibili.
Questi elementi, se consolidati da una giurisprudenza uniforme e da una
prassi amministrativa virtuosa, potranno rappresentare il vero lascito della
stagione riformatrice aperta con il [Link]. 36/2023 e corretta dal [Link].
209/2024. In un contesto europeo in costante evoluzione, in cui gli appalti
pubblici rappresentano un importante volano di sviluppo e innovazione,
disporre di un sistema normativo stabile, comprensibile ed efficace
costituisce una condizione necessaria — seppur non sufficiente — per la
modernizzazione del Paese.
Per una visione sintetica delle modifiche normative analizzate, consulta
l’Appendice E in fondo al volume, contenente la Tabella delle modifiche
principali introdotte dal [Link]. 209/2024.
CAPITOLO 4:
LE PRINCIPALI NOVITÀ TEMATICHE
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, introdotto con il [Link]. 36/2023 e
successivamente aggiornato dal [Link]. 209/2024 (cd. Decreto Correttivo),
non si è limitato a riscrivere la disciplina degli appalti in chiave sistematica.
Ha invece proposto una vera e propria riforma culturale, operando scelte
metodologiche e strutturali profondamente innovative, che trovano la loro
espressione concreta in una serie di macro-temi trasversali. Questi temi
rappresentano le direttrici fondamentali lungo le quali il legislatore ha
deciso di guidare l’evoluzione del sistema: digitalizzazione e
interoperabilità, riequilibrio economico e sostenibilità, inclusione delle PMI
e semplificazione delle procedure.
Non si tratta solo di aggiustamenti tecnici, né di semplici aggiornamenti
normativi. La nuova impostazione risponde a esigenze emerse con forza
nella prassi amministrativa, nei confronti con la Commissione europea e
nella gestione delle risorse del PNRR. L’insieme di questi fattori ha imposto
un cambio di paradigma, orientato alla modernizzazione della pubblica
amministrazione, alla valorizzazione della qualità delle prestazioni, e al
superamento di logiche burocratiche che per lungo tempo hanno rallentato e
irrigidito l’azione contrattuale degli enti pubblici.
Tra le novità più significative si colloca senza dubbio l’affermazione del
principio della digitalizzazione dell’intero ciclo di vita del contratto
pubblico. Questo non è solo un obiettivo tecnico, ma un vero e proprio
pilastro metodologico del nuovo Codice, che mira a garantire trasparenza,
tracciabilità, interoperabilità tra le piattaforme, efficienza amministrativa e
maggiore controllo preventivo delle procedure. Il sistema informativo
nazionale diventa l’infrastruttura portante per la gestione, la qualificazione,
il monitoraggio e la vigilanza sugli appalti pubblici, in coerenza con i
principi di semplificazione e buon andamento.
Accanto all’innovazione digitale, si affermano altri temi di rilievo
strategico. Da un lato, si rafforza la disciplina dell’equo compenso e si
introduce una regolamentazione più puntuale degli strumenti per la
revisione dei prezzi, al fine di tutelare la sostenibilità dei contratti in un
contesto economico instabile e soggetto a forti oscillazioni. Dall’altro, si
valorizzano gli appalti verdi e i criteri ambientali minimi (CAM), che
diventano parte integrante delle strategie pubbliche per uno sviluppo
sostenibile. Anche in questo caso, la riforma non si limita ad affermazioni di
principio, ma introduce obblighi e procedure che rendono effettiva
l’applicazione dei criteri ambientali lungo tutte le fasi di affidamento.
Un ulteriore asse portante della riforma è rappresentato dal tentativo di
agevolare l’accesso delle micro, piccole e medie imprese al mercato degli
appalti pubblici. Si interviene con misure dedicate, che favoriscono la
partecipazione alle gare e limitano il rischio di esclusione automatica per
carenza di requisiti. Il principio di rotazione, le soglie per gli affidamenti
diretti, i criteri premiali e le semplificazioni documentali sono tutti
strumenti funzionali a una maggiore inclusività del mercato, coerente con
gli obiettivi di concorrenza e pluralismo economico.
Nel presente capitolo, si intende dunque offrire una trattazione tematica
ragionata, che consenta al lettore di cogliere con chiarezza l’architettura
normativa e la logica di fondo delle innovazioni introdotte. L’analisi non
seguirà la numerazione degli articoli, bensì un ordinamento per aree
tematiche trasversali, utile per una comprensione sistemica e funzionale dei
cambiamenti.
L’approccio adottato è in linea con i criteri redazionali del presente
manuale: rigore giuridico, aggiornamento normativo, chiarezza espositiva.
Dove opportuno, verranno segnalate le differenze rispetto al previgente
[Link]. 50/2016 e le interazioni con altri istituti del nuovo Codice, nonché i
primi orientamenti interpretativi della prassi amministrativa e della
giurisprudenza.
In sintesi, il capitolo si propone come una guida ragionata attraverso le
principali innovazioni concettuali e operative che caratterizzano il nuovo
scenario degli appalti pubblici, offrendo uno strumento utile tanto per lo
studio teorico quanto per l’applicazione pratica.
4.1 – Digitalizzazione e interoperabilità
La digitalizzazione del sistema dei contratti pubblici non rappresenta più
un’opzione, ma un obbligo normativo e operativo. Con il nuovo Codice, il
legislatore intende trasformare l’intero ciclo di vita del contratto in un
processo integralmente digitale, fondato su piattaforme certificate,
interoperabilità tra sistemi e tracciabilità continua.
Non si tratta soltanto di strumenti informatici, ma di un modello culturale e
organizzativo nuovo, basato su efficienza, trasparenza, accessibilità e
controllo. La digitalizzazione permea ogni fase: dalla programmazione alla
stipula, dall’esecuzione al collaudo. In questo contesto si colloca anche il
rafforzamento dell’ecosistema nazionale di e-procurement, che
comprende attori pubblici e privati, tecnologie, banche dati e procedure
digitali standardizzate.
La sezione che segue analizza i principali elementi di questa
trasformazione, con particolare attenzione al principio della
digitalizzazione, alla piattaforma unica nazionale, al ruolo centrale
dell’ANAC e al funzionamento del fascicolo virtuale dell’operatore
economico, veri cardini della nuova infrastruttura digitale degli appalti
pubblici.
4.1.1 – Il principio della digitalizzazione e il ciclo di vita digitale
del contratto
Tra le innovazioni più significative introdotte dal nuovo Codice dei
Contratti Pubblici vi è l’affermazione del principio della digitalizzazione
dell’intero ciclo di vita del contratto. Si tratta di un cambiamento strutturale
che, per la prima volta, non si limita a incentivare l’uso di strumenti
informatici, ma impone un vero e proprio obbligo sistemico di gestione
digitale degli appalti, dalla programmazione fino all’esecuzione e alla
rendicontazione finale.
Il principio è enunciato con chiarezza già nei primi articoli del Codice, in
particolare all’art. 19, dove viene stabilito che l’intero procedimento di
affidamento ed esecuzione deve avvenire mediante piattaforme digitali
interoperabili, certificate secondo standard tecnici stabiliti dall’AgID. Il
legislatore sottolinea così la volontà di garantire trasparenza, efficienza,
tempestività, tracciabilità e semplificazione, in linea con gli obiettivi di
modernizzazione amministrativa dettati dal PNRR e dagli atti di indirizzo
europei.
Il concetto di “ciclo di vita digitale del contratto” non è una semplice
espressione descrittiva: costituisce il perno attorno al quale ruota l’intera
riforma del sistema. Per ciclo di vita si intende l’insieme delle fasi che
compongono un contratto pubblico, ovvero:
programmazione, progettazione, pubblicazione della gara;
presentazione delle offerte e svolgimento della procedura;
aggiudicazione, stipula, esecuzione e collaudo;
eventuali contenziosi e rendicontazioni finali.
Ciascuna di queste fasi è ora soggetta all’utilizzo obbligatorio di
strumenti digitali, che devono dialogare tra loro attraverso
interoperabilità semantica, sintattica e tecnica, secondo quanto previsto
dagli articoli 20, 21 e 22 del Codice. Viene così superata la visione
frammentata del procedimento, che spesso produceva ritardi, duplicazioni
di documenti, difficoltà di accesso e carenze informative.
Un ruolo centrale in questo nuovo scenario è svolto dal Fascicolo virtuale
dell’operatore economico (FVOE), strumento previsto per garantire una
gestione unitaria, trasparente e automatizzata della documentazione relativa
ai partecipanti alle gare. Questo fascicolo consente alle stazioni appaltanti
di verificare in modo automatico i requisiti di partecipazione, evitando oneri
documentali superflui e riducendo il rischio di errori o discrezionalità nella
fase di verifica.
Parallelamente, il Codice rafforza l’utilizzo di strumenti già noti ma finora
utilizzati in modo non uniforme, come i modelli di offerta digitale, le
piattaforme certificate per lo svolgimento delle gare, e la firma
elettronica qualificata per tutti gli atti del procedimento. Non si tratta di
mere raccomandazioni, ma di obblighi normativi stringenti, il cui mancato
rispetto può determinare l’illegittimità della procedura e l’intervento
dell’ANAC.
Un aspetto particolarmente innovativo riguarda l’istituzione del cosiddetto
ecosistema nazionale di approvvigionamento digitale (e-procurement),
basato su una rete coordinata di piattaforme interoperabili. Il legislatore
individua come nodi principali:
la Piattaforma unica nazionale per la pubblicità legale,
attraverso la quale saranno pubblicati tutti gli atti relativi agli
appalti;
il Fascicolo virtuale dell’operatore economico, integrato con i
dati delle camere di commercio, dell’INPS e dell’Agenzia delle
Entrate;
il Sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e centrali
di committenza, anch’esso digitalizzato e gestito tramite ANAC.
Tale ecosistema digitale rappresenta un’evoluzione rispetto al quadro
normativo precedente, in cui la gestione informatica era lasciata
all’iniziativa delle singole amministrazioni, spesso con risultati
disomogenei e di dubbia affidabilità. La riforma si propone invece di
standardizzare i processi, rendendoli verificabili, accessibili e coerenti su
tutto il territorio nazionale.
Va rilevato, tuttavia, che il passaggio al digitale non è privo di criticità
applicative. Molte stazioni appaltanti, in particolare quelle di piccole
dimensioni, non dispongono ancora delle infrastrutture tecnologiche e delle
competenze necessarie. Per questo motivo, il Codice prevede una fase
transitoria e una serie di misure di accompagnamento, tra cui:
l’accreditamento progressivo delle piattaforme digitali;
la possibilità di avvalersi di centrali di committenza qualificate;
l’introduzione di linee guida operative, anche tramite i portali
dell’ANAC e del MIT.
L’obiettivo finale è quello di trasformare la digitalizzazione da vincolo
tecnico a occasione di miglioramento della qualità amministrativa,
riducendo margini di discrezionalità, aumentando la trasparenza, e
assicurando la tracciabilità di ogni passaggio.
Il principio della digitalizzazione rappresenta uno degli assi portanti della
nuova disciplina, non solo come strumento tecnico, ma come valore
giuridico e organizzativo. La sua effettiva attuazione costituisce una sfida
cruciale per la tenuta e l’efficacia del nuovo sistema, e richiede uno sforzo
coordinato da parte delle amministrazioni, degli operatori economici e degli
organismi di vigilanza.
4.1.2 – La piattaforma unica nazionale e il ruolo dell’ANAC
Nel quadro disegnato dal nuovo Codice dei contratti pubblici,
l’infrastruttura digitale occupa una posizione centrale, e in essa la
piattaforma unica nazionale di approvvigionamento digitale rappresenta
uno dei principali strumenti di attuazione del principio della
digitalizzazione. Si tratta di un ambiente tecnologico integrato, concepito
per abilitare e coordinare tutte le fasi della contrattualistica pubblica, dal
momento della programmazione fino alla conclusione dell’esecuzione
contrattuale.
La piattaforma si configura non solo come un repository di dati e
documenti, ma come un sistema operativo dell’intero ecosistema degli
appalti, orientato all’interoperabilità con le altre banche dati pubbliche, alla
trasparenza e al controllo. È su questa piattaforma che devono convergere le
funzionalità essenziali delle stazioni appaltanti, gli strumenti di
monitoraggio e le funzioni di verifica, a partire dal fascicolo virtuale
dell’operatore economico (FVOE), che trova qui la sua naturale
collocazione funzionale.
Il [Link]. 36/2023 attribuisce il compito di gestione, manutenzione e
implementazione della piattaforma all’Autorità Nazionale Anticorruzione
(ANAC), che vede significativamente rafforzato il proprio ruolo. L’ANAC
non si limita più a funzioni di indirizzo e vigilanza, ma assume competenze
di coordinamento tecnologico e regolatorio, divenendo attore chiave nella
digitalizzazione del procurement pubblico. L’articolo 19 del Codice
stabilisce con chiarezza che è l’Autorità a garantire la coerenza, la sicurezza
e l’affidabilità del sistema, in accordo con l’Agenzia per l’Italia Digitale
(AgID).
Tale centralizzazione operativa trova fondamento nella volontà del
legislatore di superare le frammentazioni del passato, dove ogni
amministrazione poteva adottare propri sistemi e strumenti, generando
disomogeneità, inefficienze e difficoltà di controllo. La piattaforma unica,
invece, promuove un modello standardizzato e interoperabile, in grado di
agevolare le stazioni appaltanti, semplificare le procedure e migliorare la
qualità dei dati raccolti e analizzati.
Il ruolo dell’ANAC, inoltre, si estende alla definizione delle regole
tecniche, dei protocolli di interoperabilità e delle specifiche funzionali dei
sistemi digitali, compresa l’integrazione con le piattaforme di controllo
(come quelle dell’Agenzia delle Entrate o dell’INPS). In questo senso,
l’Autorità si pone come garante non solo della correttezza procedurale,
ma anche della tenuta informativa e della trasparenza dell’intero sistema.
Dal punto di vista operativo, l’utilizzo della piattaforma unica non è
facoltativo: il Codice dispone che ogni stazione appaltante debba
accreditarsi e operare esclusivamente attraverso di essa, a pena di
nullità o di inefficacia degli atti posti in essere. Questo vincolo normativo
ha l’effetto di costringere le amministrazioni ad adeguarsi rapidamente a
una nuova cultura gestionale, fondata su tracciabilità, efficienza e
accountability.
Particolare rilievo assume anche la funzione di monitoraggio in tempo
reale, che consente ad ANAC e agli altri soggetti autorizzati di accedere ai
dati delle procedure in corso, evidenziare anomalie e prevenire
tempestivamente condotte illecite o inadempienze. Ciò potenzia la funzione
preventiva dell’azione amministrativa e riduce il rischio di contenziosi
successivi.
La digitalizzazione del procurement, tramite la piattaforma nazionale,
contribuisce anche a una più agevole raccolta e analisi dei dati per finalità
statistiche, di rendicontazione europea e di policy making. Le informazioni,
strutturate e omogenee, permettono di costruire indicatori affidabili
sull’efficacia e l’efficienza delle procedure, contribuendo a orientare le
future riforme legislative e regolatorie.
In conclusione, la piattaforma unica nazionale e il rafforzato ruolo
dell’ANAC costituiscono pilastri strategici della riforma, mirati a
garantire coerenza, affidabilità e controllo nel complesso sistema degli
appalti pubblici. La loro piena attuazione richiede però un adeguato
investimento in formazione, assistenza tecnica e aggiornamento culturale,
affinché l’innovazione tecnologica si traduca effettivamente in
miglioramento dei processi e qualità dell’azione amministrativa.
4.1.3 – Il nuovo sistema di qualificazione e il fascicolo virtuale
dell’operatore economico (FVOE)
Il nuovo Codice dei contratti pubblici ha introdotto un sistema di
qualificazione digitale degli operatori economici destinato a semplificare,
standardizzare e rendere più trasparente l'intero processo di selezione dei
soggetti partecipanti alle gare. Cuore di questo sistema è il Fascicolo
Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE), concepito come strumento
centrale per garantire l’automatismo e la tracciabilità delle verifiche sulle
dichiarazioni rese in sede di gara.
Il FVOE consente di superare definitivamente il tradizionale sistema
cartaceo o disomogeneo di verifica dei requisiti, sostituendolo con una
banca dati dinamica alimentata da fonti ufficiali e aggiornata in tempo
reale. Gli operatori economici non devono più fornire ogni volta la
medesima documentazione: i dati anagrafici, le certificazioni, i DURC, le
informazioni fiscali e giudiziarie, nonché i requisiti di capacità economico-
finanziaria e tecnico-professionale sono già contenuti nel fascicolo e resi
accessibili in modo automatizzato alle stazioni appaltanti.
Il funzionamento del FVOE si basa sull’integrazione con banche dati
pubbliche, quali l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, l’INAIL, le Camere di
Commercio, il Casellario giudiziale e l’Anagrafe nazionale della
popolazione residente. Questa rete interconnessa permette di effettuare
controlli rapidi, riducendo tempi, costi e rischi di errore o dichiarazioni
mendaci. In sostanza, si passa da una logica di verifica ex post a un
modello di accertamento automatico e trasparente ex ante.
Il FVOE rappresenta anche una garanzia di equità per gli operatori
economici, in particolare per le PMI, spesso penalizzate dalle complessità
burocratiche. La possibilità di essere “certificati” in modo continuativo e
centralizzato, e non a ogni singola procedura, migliora l’accessibilità al
mercato pubblico, soprattutto nei bandi con tempi ristretti o requisiti
stringenti.
In parallelo, il nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti,
previsto dagli articoli 62 e 63 del Codice, stabilisce precisi criteri per
valutare l’adeguatezza delle amministrazioni a gestire procedure di
affidamento. Tale sistema si articola su quattro ambiti fondamentali:
struttura organizzativa, competenze del personale, sistemi digitali e
attività svolte. L’obiettivo è evitare che enti privi delle competenze minime
possano bandire gare complesse, garantendo così qualità e legalità nelle
procedure.
Il sistema è gestito anch’esso tramite la piattaforma unica nazionale, sotto
il coordinamento dell’ANAC, che attribuisce e aggiorna il livello di
qualificazione in base a criteri oggettivi. Le stazioni appaltanti con un basso
livello di qualificazione possono bandire solo determinate tipologie di
appalto (sotto soglia, standardizzati, ecc.), mentre per le gare più complesse
è richiesta una maggiore qualificazione tecnica e digitale. In alternativa, è
prevista la possibilità di rivolgersi a centrali di committenza qualificate.
L’interazione tra FVOE e sistema di qualificazione rafforza
un’impostazione sistemica in cui ogni attore pubblico o privato del ciclo
contrattuale è tracciato, valutato e controllato su base oggettiva e digitale.
Questo consente non solo una maggiore responsabilizzazione, ma anche
una gestione preventiva del rischio. Le informazioni contenute nei
fascicoli possono infatti essere utilizzate per analisi predittive, audit mirati e
attività di vigilanza.
Tuttavia, il pieno funzionamento del FVOE presuppone una
standardizzazione nazionale dei dati, l’adeguamento dei sistemi
informatici degli enti, nonché una formazione diffusa per gli operatori. È
fondamentale che le PA adottino un approccio attivo nell’alimentare e
validare correttamente i dati, pena l’inefficacia del sistema. La qualità
delle informazioni rappresenta infatti il presupposto essenziale per
l’automazione delle verifiche e la tutela dell’interesse pubblico.
In conclusione, il nuovo sistema digitale fondato sul FVOE e sulla
qualificazione rappresenta una svolta epocale nella gestione delle gare
pubbliche, finalizzata a rendere il sistema più trasparente, efficiente e
meritocratico. Se implementato correttamente, esso potrà contribuire a
ridurre la discrezionalità, velocizzare le procedure, favorire la
concorrenza leale e garantire un accesso paritario alle opportunità offerte
dagli appalti pubblici.
4.2 – Prezzi, incentivi, sostenibilità
Negli ultimi anni, l’evoluzione del sistema degli appalti pubblici è stata
fortemente influenzata da eventi esterni e da dinamiche economiche che
hanno richiesto un ripensamento profondo dei meccanismi di
compensazione, dei sistemi incentivanti e dell’integrazione dei criteri
ambientali. Il Decreto Legislativo 36/2023, già in fase di prima attuazione,
ha dovuto fare i conti con l’instabilità dei prezzi di materie prime,
l’aumento dei costi energetici, la crescente attenzione verso la sostenibilità
ambientale e le esigenze delle pubbliche amministrazioni di attrarre
competenze tecniche qualificate.
A fronte di queste sfide, il nuovo Codice dei Contratti Pubblici ha
introdotto un insieme di strumenti normativi volti a riequilibrare i
rapporti contrattuali, rafforzare il principio dell’equo compenso,
promuovere la partecipazione delle stazioni appaltanti più piccole e
stimolare un approccio virtuoso attraverso la premialità. Inoltre, è stata
consolidata l’integrazione dei criteri ambientali minimi (CAM) e del
Green Public Procurement, in linea con gli obiettivi europei e con la
strategia nazionale di sostenibilità.
Questa sezione approfondisce le principali novità tematiche introdotte in
materia di prezzi, incentivi e sostenibilità, evidenziandone il significato
operativo e l’impatto concreto per tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di vita
dell’appalto pubblico.
4.2.1 – Equo compenso e riequilibrio contrattuale
Tra i principi più rilevanti affermati nel nuovo impianto normativo, spicca
quello dell’equo compenso, il quale ha assunto una centralità inedita nel
quadro degli appalti pubblici, in particolare con riferimento alle professioni
regolamentate e ai contratti a prestazioni intellettuali. Il Codice dei
Contratti Pubblici recepisce e rafforza le previsioni già introdotte dalla
Legge 49/2023, confermando l’obbligo per le stazioni appaltanti di
garantire un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità delle
prestazioni rese, in coerenza con il principio del risultato e con i vincoli
europei in materia di libera concorrenza.
L’equo compenso, in questo contesto, non è solo un principio etico o
deontologico, ma diventa uno strumento operativo per tutelare la qualità
della prestazione e la sostenibilità economica dell’offerta. Il legislatore
intende contrastare la logica del massimo ribasso indiscriminato, che spesso
ha comportato un abbassamento della qualità progettuale e l’emersione di
criticità nella fase esecutiva.
A supporto di questo principio, il nuovo Codice prevede:
l’utilizzo di parametri ministeriali di riferimento per la
determinazione dei corrispettivi,
l’obbligo di indicare il dettaglio del costo della manodopera e
degli oneri di sicurezza,
l’inammissibilità di offerte anormalmente basse che
implichino una violazione della normativa sull’equo compenso.
Accanto al principio dell’equo compenso, assume rilievo crescente il tema
del riequilibrio contrattuale, soprattutto a fronte degli eventi straordinari
che hanno caratterizzato l’economia recente: pandemia, crisi energetica,
instabilità geopolitica. L’articolato normativo prevede diverse misure
finalizzate ad assicurare la tenuta economica degli appalti nel medio-
lungo periodo.
In particolare:
è stata rafforzata la clausola di revisione prezzi, che da
facoltativa diventa obbligatoria per i contratti di durata superiore
a 12 mesi;
viene introdotto un meccanismo automatico di adeguamento
dei prezzi al superamento di determinate soglie di variazione;
si prevede la possibilità di attivare forme straordinarie di
compensazione qualora l’incremento dei costi sia superiore a
determinati limiti oggettivi fissati dal MIMS o da decreti
ministeriali ad hoc.
Il riequilibrio contrattuale non si esaurisce in un meccanismo di
aggiornamento tecnico, ma riflette una più ampia volontà di assicurare
l’equità contrattuale nel rapporto tra amministrazione e operatore
economico, riducendo il rischio di contenzioso e garantendo la continuità
dell’azione amministrativa.
Ulteriore elemento di innovazione è rappresentato dall’approccio sistemico
che il Codice propone: le misure su equo compenso e riequilibrio sono
collegate alla logica della programmazione degli investimenti, alla
valutazione dei rischi contrattuali e al monitoraggio continuo da parte delle
stazioni appaltanti, anche attraverso il supporto dell’ANAC e delle
piattaforme digitali.
Va inoltre evidenziato come il nuovo impianto normativo insista su un
principio di responsabilizzazione: la pubblica amministrazione non può
più disinteressarsi degli effetti economici del contratto dopo
l’aggiudicazione, ma è chiamata a monitorare l’evoluzione del mercato e ad
aggiornare le condizioni contrattuali in modo trasparente e tempestivo.
Infine, dal punto di vista operativo, si assiste a un progressivo
rafforzamento della sinergia tra giurisprudenza, dottrina e prassi
amministrativa: il riequilibrio contrattuale e l’equo compenso stanno già
trovando applicazione concreta in molteplici casi e sono destinati a
rappresentare uno dei principali snodi applicativi per il prossimo futuro, in
particolare in settori ad alta intensità tecnica o in mercati soggetti a forte
volatilità.
La centralità riconosciuta all’equità contrattuale nel nuovo Codice dei
Contratti Pubblici rappresenta un cambio di paradigma: l’obiettivo non è
soltanto rendere giustizia economica al prestatore d’opera, ma garantire la
qualità, la continuità e la sostenibilità dell’intero ciclo contrattuale, in
un’ottica di efficienza e affidabilità dell’azione amministrativa.
4.2.2 – Gli incentivi per le stazioni appaltanti e il personale
tecnico
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, in linea con l’obiettivo generale di
rafforzare la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni,
dedica un’attenzione significativa al tema degli incentivi per le stazioni
appaltanti e per il personale tecnico coinvolto nei processi di
programmazione, progettazione e gestione degli appalti. Questa scelta
normativa risponde a una duplice esigenza: da un lato, premiare il merito e
la responsabilità di chi svolge attività ad alto contenuto professionale;
dall’altro, stimolare l’efficienza dell’azione amministrativa e la qualità
delle prestazioni erogate.
Il riferimento principale è l’articolo 45 del [Link]. 36/2023, che regola in
modo dettagliato il sistema degli incentivi tecnici, confermando
l’impostazione già presente nella normativa previgente (art. 113 del [Link].
50/2016) ma apportando significative modifiche sul piano della struttura,
della trasparenza e dei criteri di riparto.
Finalità del sistema incentivante
L’obiettivo principale del legislatore è quello di valorizzare, in termini
economici, l’apporto qualificato del personale tecnico interno alla stazione
appaltante, incentivando le competenze e il presidio dei processi chiave,
dalla programmazione alla progettazione, dalla direzione lavori al collaudo.
Gli incentivi non vanno intesi come premi generici, ma come
riconoscimenti proporzionati alla responsabilità tecnica assunta e alla
qualità del lavoro svolto.
A tal fine, il Codice stabilisce:
l’obbligo per le stazioni appaltanti di destinare una quota degli
importi posti a base di gara (fino al 2%) per la costituzione di
un fondo per gli incentivi tecnici;
la necessità di definire, con appositi regolamenti interni, le
modalità di riparto del fondo tra le varie figure professionali
coinvolte;
il principio secondo cui l’erogazione dell’incentivo è
subordinata al raggiungimento di specifici obiettivi di
risultato e al rispetto dei tempi e dei costi previsti.
Si tratta, quindi, di un meccanismo che riconosce l’impegno e la
professionalità, ma che al contempo vincola l’erogazione a criteri di
efficienza e produttività, coerenti con il principio del risultato che permea
l’intero impianto del Codice.
Criteri di attribuzione e beneficiari
Il sistema di incentivi è rivolto principalmente al personale tecnico delle
amministrazioni aggiudicatrici, con particolare riguardo a ingegneri,
architetti, geometri, tecnici istruttori, direttori dei lavori, collaudatori,
responsabili unici del progetto (RUP) e componenti delle commissioni
tecniche.
Il Codice lascia alle singole amministrazioni una certa discrezionalità nella
definizione dei criteri di riparto, a patto che vengano rispettati i seguenti
princìpi:
proporzionalità rispetto all’apporto professionale fornito;
trasparenza nella determinazione dei beneficiari e degli
importi;
collegamento tra incentivo e specifici compiti svolti, anche in
forma parziale o ausiliaria.
Viene inoltre chiarito che il fondo per gli incentivi non può essere
utilizzato per attività amministrative ordinarie o per compiti meramente
gestionali, ma deve essere riservato a prestazioni tecniche qualificate, tali
da giustificare un riconoscimento economico aggiuntivo.
Impatto organizzativo e ruolo del regolamento interno
L’effettiva applicazione del sistema incentivante richiede un adeguato
coordinamento a livello organizzativo. In particolare, le amministrazioni
devono dotarsi di un regolamento interno che disciplini:
le modalità di costituzione e gestione del fondo;
i criteri di selezione dei beneficiari;
le percentuali massime riconoscibili per ciascuna fase del
procedimento;
i casi di esclusione, ad esempio per inadempienze o ritardi
imputabili al tecnico.
Questo regolamento assume un ruolo centrale per garantire l’efficacia dello
strumento, evitando derive interpretative e assicurando uniformità di
trattamento tra i dipendenti.
In assenza di tale regolamento, l’erogazione degli incentivi è sospesa, e ciò
sottolinea l’importanza di un presidio normativo interno coerente con i
princìpi generali del Codice.
Collegamenti con altri strumenti premiali
Il tema degli incentivi si collega anche ad altri strumenti di valorizzazione
delle professionalità interne, quali:
le progressioni economiche e di carriera previste dai contratti
collettivi;
la valutazione della performance individuale e organizzativa;
la possibilità di riconoscere ulteriori indennità per particolari
funzioni tecniche o gestionali, compatibilmente con i vincoli di
spesa.
In questo senso, gli incentivi tecnici rappresentano una componente
aggiuntiva ma non sostitutiva della valorizzazione complessiva del
personale pubblico, che deve essere ispirata a criteri meritocratici e di
responsabilità.
Il rafforzamento del sistema degli incentivi nel nuovo Codice dei Contratti
Pubblici costituisce una leva strategica per attrarre e trattenere competenze
qualificate all’interno delle amministrazioni, in particolare nelle realtà
territoriali più piccole o con minori risorse. Il meccanismo delineato dal
legislatore consente di coniugare rigore, trasparenza e premialità,
valorizzando l’apporto del personale tecnico come fattore cruciale per
l’efficienza e la qualità dell’intero ciclo degli appalti.
A condizione che venga implementato in modo coerente, il sistema degli
incentivi potrà contribuire a costruire una pubblica amministrazione più
attrattiva, professionale e responsabile, in grado di affrontare le sfide
della programmazione, dell’attuazione e del controllo dei contratti pubblici
con strumenti adeguati e con un rinnovato senso di appartenenza.
4.2.3 – Green Public Procurement e criteri ambientali minimi (CAM)
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici rafforza in modo sostanziale la
centralità della sostenibilità ambientale nelle procedure di affidamento. In
particolare, l’articolo 57 del [Link]. 36/2023 conferma l’obbligo per le
stazioni appaltanti di integrare, nei documenti di gara, i Criteri Ambientali
Minimi (CAM), già introdotti con il D.M. 11 gennaio 2017 e
successivamente aggiornati, come strumenti chiave per promuovere
un’economia circolare, ridurre le esternalità ambientali negative e orientare
la domanda pubblica verso beni, servizi e lavori più sostenibili.
L’approccio si inserisce nel solco delle strategie europee sul Green Deal e
sull’economia sostenibile, ma assume una valenza specificamente operativa
in quanto rende il Green Public Procurement (GPP) non più una scelta
opzionale, bensì un requisito normativo cogente, con impatti diretti su
progettazione, esecuzione e controllo degli appalti pubblici.
L’obbligatorietà dei CAM nel nuovo Codice
Il Codice ribadisce l’obbligo generalizzato di applicazione dei CAM,
precisando che le stazioni appaltanti devono:
includerli nei documenti di gara iniziali (disciplinare,
capitolato, ecc.);
adottare CAM coerenti con la tipologia di intervento o
fornitura;
motivare adeguatamente eventuali deroghe o impossibilità di
applicazione.
Non si tratta, quindi, di una semplice raccomandazione, ma di una
condizione vincolante per la legittimità dell’intera procedura di gara, il
cui mancato rispetto può dar luogo a contestazioni o persino ad
annullamenti da parte degli organi di controllo.
Il testo normativo chiarisce inoltre che, nei settori nei quali sono stati
adottati CAM aggiornati (es. arredi, edilizia scolastica, pulizia, ristorazione
collettiva, ICT), l’utilizzo di tali criteri è obbligatorio anche nelle fasi di
progettazione e valutazione delle offerte, influenzando i punteggi tecnici
e le soglie di ammissibilità.
Finalità e funzione dei CAM
I Criteri Ambientali Minimi rappresentano l’espressione operativa del
principio dello sviluppo sostenibile. Essi vengono definiti dal Ministero
dell’Ambiente (oggi MASE) in base a valutazioni scientifiche e tecniche, e
rispondono a due esigenze fondamentali:
Ridurre l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del
bene o servizio;
Stimolare il mercato verso la produzione e l’adozione di
soluzioni a minore impatto, anche attraverso l’innovazione
tecnologica.
I CAM possono riguardare requisiti su materiali riciclati, consumi
energetici, emissioni, durabilità, processi produttivi, packaging, modalità di
trasporto, smaltimento a fine vita, e altri aspetti rilevanti. In questo senso,
non sono meri requisiti di forma, ma costituiscono elementi qualificanti
della prestazione richiesta, e devono essere tradotti in parametri tecnici
misurabili e controllabili.
Ruolo delle stazioni appaltanti
L’attuazione effettiva del GPP richiede una maggiore preparazione
tecnica da parte delle stazioni appaltanti, le quali devono:
selezionare i CAM pertinenti al singolo appalto;
definire modalità di verifica e controllo del loro rispetto;
includere i criteri ambientali come elementi premianti nei
criteri di aggiudicazione (es. offerta economicamente più
vantaggiosa).
Tale operazione comporta una maturazione professionale degli uffici
tecnici, chiamati a dialogare con progettisti, imprese e organi di controllo,
per evitare approcci meramente formali o dichiarativi. In quest’ottica, la
formazione e la standardizzazione dei modelli di documentazione
possono costituire strumenti fondamentali per garantire l’effettiva
implementazione dei CAM.
Collegamenti con gli altri principi del Codice
L’attenzione alla sostenibilità ambientale è coerente con l’impianto
complessivo del Codice, che si fonda su princìpi come il risultato, la
fiducia, la legalità e l’accesso al mercato. In particolare:
il principio del risultato si concretizza anche nella capacità della
PA di ottenere forniture e servizi più efficienti sul piano
ambientale;
il principio dell’accesso al mercato è rafforzato dall’emergere di
nuove opportunità per le imprese green, spesso di piccole e
medie dimensioni;
la legalità è assicurata da regole chiare e sanzioni per il
mancato rispetto dei CAM, sia in sede di gara che in fase
esecutiva.
Il Codice richiama anche il rispetto dei criteri ambientali minimi come
elemento da valutare in sede di controllo delle prestazioni, e ciò apre
nuovi spazi per la vigilanza sia interna (RUP, direzione lavori) che esterna
(ANAC, Corte dei Conti).
Prospettive evolutive
Con l’entrata in vigore del [Link]. 36/2023, il Green Public Procurement
assume un ruolo strutturale e sistemico. Tuttavia, la piena attuazione di
questo modello richiederà:
un aggiornamento costante dei CAM, in linea con l’evoluzione
tecnologica e normativa;
un adeguamento delle competenze del personale pubblico,
con formazione specifica su analisi del ciclo di vita, prestazioni
energetiche, gestione ambientale;
una maggiore capacità delle imprese di documentare e
certificare i requisiti ambientali richiesti, anche attraverso
strumenti come le etichette ecologiche, le certificazioni ISO, le
dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD).
I CAM rappresentano uno dei pilastri portanti della nuova stagione degli
appalti pubblici, nella quale la qualità della spesa è misurata anche in
termini ambientali e sociali. La loro corretta applicazione non solo migliora
l’impatto delle politiche pubbliche, ma stimola una cultura dell’innovazione
sostenibile che può generare valore condiviso per l’amministrazione, i
cittadini e il mercato.
4.3 – PMI, rotazione e semplificazioni procedurali
La sezione 4.3 delinea un altro snodo strategico del Codice dei contratti
pubblici: la valorizzazione delle piccole e medie imprese (PMI) attraverso
misure specifiche, la previsione di meccanismi di rotazione per garantire
l’effettiva apertura del mercato e, in senso più ampio, l’introduzione di
semplificazioni procedurali volte a rendere le gare pubbliche più rapide,
trasparenti e accessibili. In un contesto economico ancora segnato dagli
effetti delle crisi recenti, e in cui il PNRR rappresenta un’opportunità ma
anche una sfida di capacità amministrativa, queste misure diventano
essenziali non solo per aumentare l’efficienza dell’azione amministrativa,
ma anche per favorire una maggiore inclusività del sistema degli appalti
pubblici.
Le norme contenute nel Libro II del Codice e, in particolare, gli articoli
dedicati alla partecipazione delle PMI, all’utilizzo di requisiti proporzionati,
alla suddivisione in lotti e al principio di rotazione, rispondono a
un’esigenza fondamentale: garantire che l’accesso agli appalti non sia
riservato a operatori strutturati o grandi imprese, ma che anche le realtà
più piccole possano competere e contribuire alla realizzazione delle
politiche pubbliche, in un’ottica di sviluppo diffuso e sostenibile.
4.3.1 – Accesso delle PMI e misure di valorizzazione
Il nuovo Codice dedica una particolare attenzione alle piccole e medie
imprese, nella consapevolezza che esse costituiscono la spina dorsale del
sistema produttivo nazionale e rappresentano un patrimonio di
competenze, radicamento territoriale e capacità innovativa. Il legislatore ha
introdotto e rafforzato strumenti specifici volti a promuovere la loro
effettiva partecipazione al mercato degli appalti pubblici, superando le
barriere economiche, amministrative e organizzative che storicamente
hanno limitato l’accesso delle PMI alle gare pubbliche.
La suddivisione in lotti: accesso e proporzionalità
Uno degli strumenti principali previsti per favorire l’accesso delle PMI è la
suddivisione dell’appalto in lotti funzionali o prestazionali, prevista
dall’art. 58 del [Link]. 36/2023. Tale disposizione impone alle stazioni
appaltanti, salvo motivate ragioni contrarie, di suddividere l’oggetto del
contratto in lotti per permettere la partecipazione anche di imprese meno
strutturate, con specializzazioni verticali o con una capacità esecutiva
circoscritta. Si tratta di una norma che rompe con la tendenza
all'accentramento degli appalti e che impone una valutazione strategica
ex ante da parte della PA sulle modalità di frammentazione delle
prestazioni.
La finalità è duplice: da un lato ampliare la platea degli operatori economici
coinvolgibili, dall’altro stimolare la concorrenza e migliorare la qualità
delle offerte, soprattutto in settori dove le PMI sono particolarmente forti
(artigianato, servizi locali, forniture specialistiche). Il mancato ricorso ai
lotti deve essere espressamente motivato nella documentazione di gara, a
conferma dell’approccio presuntivamente favorevole alla suddivisione.
Requisiti di partecipazione proporzionati
Un altro aspetto centrale è la definizione di requisiti di partecipazione che
siano proporzionati all’oggetto del contratto e non discriminatori. Il
principio di proporzionalità, richiamato dall’art. 100 del Codice e più volte
ribadito dalla giurisprudenza amministrativa, impone alla stazione
appaltante di calibrare i requisiti economico-finanziari e tecnico-
professionali sulla base della complessità, del valore e del rischio
connessi all’appalto, evitando soglie minime arbitrarie o eccessivamente
elevate che potrebbero escludere le PMI.
Tale principio trova attuazione anche nel divieto di fissare requisiti che
richiedano fatturati multipli rispetto al valore del contratto, o certificazioni
non strettamente necessarie. Inoltre, il Codice prevede che le stazioni
appaltanti valorizzino l’esperienza maturata anche in ambiti analoghi e
non esclusivamente identici, riconoscendo la flessibilità operativa delle PMI
e la possibilità di presentarsi in raggruppamenti temporanei (RTI) o
consorzi stabili.
Avvalimento e aggregazione tra imprese
Per agevolare la partecipazione, il Codice conferma e regolamenta l’istituto
dell’avvalimento, consentendo alle imprese prive di alcuni requisiti di
utilizzare quelli di un soggetto terzo, mediante apposito contratto. Tale
possibilità, sebbene non priva di complessità, rappresenta un’importante
leva di inclusione, soprattutto per operatori di recente costituzione o con
limitata esperienza diretta.
A ciò si aggiunge l’incentivo alla partecipazione in forma aggregata,
attraverso RTI, consorzi ordinari e stabili, reti di impresa. Tali forme
associative permettono di combinare competenze, risorse e capacità
esecutiva, superando i limiti dimensionali delle singole imprese. Il Codice
chiarisce i criteri di ripartizione dei requisiti e delle responsabilità, con
l’obiettivo di garantire trasparenza, solidità dell’offerta e piena concorrenza.
Clausole sociali e valorizzazione del territorio
Ulteriori misure a favore delle PMI riguardano le clausole sociali e quelle
di territorialità. Il Codice riconosce la possibilità per le stazioni appaltanti,
in coerenza con i principi di concorrenza e non discriminazione, di
prevedere clausole che favoriscano:
il mantenimento dei livelli occupazionali esistenti in sede di
subentro;
l’impiego di manodopera locale;
l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati;
la valorizzazione di filiere corte o produzioni locali, ove ciò sia
giustificato dall’oggetto dell’appalto.
Si tratta di strumenti che, se utilizzati correttamente, possono contribuire a
rafforzare il tessuto economico locale e stimolare lo sviluppo
sostenibile, con benefici in termini di coesione sociale e competitività.
Ruolo delle centrali di committenza e delle stazioni appaltanti
qualificate
Il Codice attribuisce un ruolo decisivo alle centrali di committenza e alle
stazioni appaltanti qualificate nel promuovere l’accesso delle PMI. Questi
soggetti, dotati di competenze specialistiche e maggiore capacità
organizzativa, sono chiamati a:
redigere bandi e capitolati accessibili e chiari;
ridurre gli oneri documentali e amministrativi;
prevedere modelli di partecipazione semplificati.
L’utilizzo di piattaforme telematiche interoperabili e di strumenti di e-
procurement può contribuire ulteriormente alla trasparenza e alla riduzione
dei costi di accesso, rendendo il sistema più efficiente e inclusivo.
Le disposizioni del Codice in materia di PMI delineano un modello
orientato alla partecipazione diffusa, alla trasparenza e all’efficienza, in
cui le imprese di minori dimensioni possono trovare spazio per operare,
innovare e crescere. Tuttavia, la reale efficacia di tali misure dipenderà da
una corretta applicazione da parte delle stazioni appaltanti, da
un’adeguata formazione del personale e da una cultura amministrativa
orientata al risultato e all’equità di accesso, in grado di trasformare i
principi normativi in pratiche virtuose e stabili nel tempo.
4.3.2 – Il principio di rotazione e le deroghe previste
Il principio di rotazione degli affidamenti rappresenta uno dei cardini su
cui si fonda la disciplina dei contratti pubblici, soprattutto per quanto
concerne gli affidamenti sotto soglia. Esso ha la finalità di evitare posizioni
di vantaggio concorrenziale da parte degli operatori economici già
affidatari di contratti precedenti e di favorire l’effettiva apertura del
mercato, promuovendo la partecipazione di nuove imprese, in particolare
di piccole e medie dimensioni. Il principio è strettamente connesso ai
canoni di imparzialità, concorrenza e buon andamento dell’azione
amministrativa, e trova fondamento nell’art. 49 del [Link]. 36/2023, oltre
che nella consolidata giurisprudenza dell’ANAC e dei giudici
amministrativi.
Natura e finalità del principio
In termini generali, il principio di rotazione impone alle stazioni appaltanti
di non affidare in modo continuativo a uno stesso operatore economico
contratti analoghi per oggetto e per valore, in particolare nell’ambito di
procedure negoziate senza bando o affidamenti diretti. L’obiettivo
principale è impedire che si consolidino rendite di posizione o prassi
clientelari, che ostacolerebbero la concorrenza e la possibilità di ingresso
per nuovi operatori, spesso meno conosciuti o con minore capacità
relazionale.
Il principio di rotazione si applica in modo più incisivo negli affidamenti di
importo inferiore alle soglie comunitarie, dove la discrezionalità della
stazione appaltante è maggiore e dove la selezione del contraente avviene
con procedure più snelle o su invito. È in tali ambiti che il rischio di
selezioni ripetitive o di affidamenti reiterati si fa più concreto.
Ambito di applicazione
L’articolo 49, comma 2, del Codice stabilisce che la stazione appaltante, nel
rispetto del principio di rotazione, non può invitare l’affidatario uscente a
una nuova procedura per l’affidamento del medesimo oggetto, salvo
specifica motivazione. In termini pratici, ciò significa che:
in caso di affidamento diretto, l’operatore economico uscente
non può essere nuovamente destinatario dell’incarico;
in caso di procedura negoziata, lo stesso operatore non può
essere tra gli invitati.
Tale previsione si applica sia agli affidamenti di lavori, forniture e servizi,
sia agli affidamenti di servizi sociali e altri servizi specifici di cui
all’Allegato IX.
La ratio è evitare il consolidamento di relazioni preferenziali e favorire la
rotazione degli affidamenti, in linea con una logica di apertura e
rinnovamento. Tuttavia, la norma non introduce un divieto assoluto, bensì
un vincolo che può essere derogato, purché ciò avvenga con adeguata
motivazione.
Le deroghe ammesse
Il Codice prevede che, in presenza di motivate ragioni, la stazione
appaltante possa derogare al principio di rotazione. Tali motivazioni devono
essere puntuali, specifiche e coerenti con l’interesse pubblico, e possono
riferirsi, ad esempio:
all’assenza di alternative valide sul mercato in termini di
disponibilità, competenze o localizzazione;
all’esigenza di garantire continuità del servizio in presenza di
situazioni straordinarie o temporanee;
a valutazioni di economicità o efficienza, quando l’affidamento
all’operatore uscente risulti, con adeguata istruttoria, più
vantaggioso in termini di costi, tempi o qualità.
In tali casi, l’invito o l’affidamento all’operatore uscente deve essere
giustificato nella determina a contrarre, con indicazione esplicita delle
ragioni derogatorie adottate. In mancanza di una motivazione solida,
l’affidamento potrebbe essere ritenuto illegittimo e soggetto ad
annullamento in sede giurisdizionale.
Ruolo della giurisprudenza e dell’ANAC
La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che il principio di rotazione
non si applica in caso di procedura aperta o ristretta, dove non vi è
margine per scelte discrezionali sui soggetti partecipanti. In questi casi,
infatti, tutti gli operatori economici qualificati possono presentare
offerta, e il principio di rotazione è assorbito dalla logica concorrenziale
della gara.
Al contrario, in tutte le procedure dove l’amministrazione opera una
selezione degli operatori economici da invitare, il principio assume
valore precettivo e va considerato come limite alla discrezionalità. ANAC
ha ribadito più volte, con linee guida e pareri, che l’inosservanza del
principio di rotazione rappresenta una violazione grave, anche nei casi
in cui l’affidamento avvenga con buona fede o continuità storica.
È importante evidenziare che l’applicazione rigida del principio non deve
sfociare in formalismi che penalizzino le stazioni appaltanti, ma richiede
un equilibrio ragionevole tra apertura alla concorrenza e buon
andamento della PA, specialmente in contesti operativi complessi o
marginali.
Rotazione e durata contrattuale
Il principio di rotazione è strettamente legato alla durata dei contratti.
Laddove il contratto abbia durata pluriennale, l’effetto “blocco” della
rotazione si dilata nel tempo, rendendo ancora più importante la
valutazione preventiva da parte della stazione appaltante circa l’impatto
sulla concorrenza. Alcuni operatori propongono, in alternativa, contratti di
durata breve con possibilità di rinnovo previo confronto competitivo, in
modo da bilanciare esigenze di continuità con la rotazione effettiva.
Il principio di rotazione, così come disciplinato nel nuovo Codice,
rappresenta uno strumento di garanzia della concorrenza e di
trasparenza amministrativa, soprattutto negli affidamenti sotto soglia.
Esso impone alle stazioni appaltanti un approccio attivo e consapevole nella
selezione degli operatori economici, e si traduce in un dovere di
motivazione e responsabilizzazione.
Le deroghe previste offrono una flessibilità utile ma devono essere
utilizzate con cautela, sempre nel rispetto dei principi generali
dell’ordinamento. Solo un’applicazione equilibrata e ben documentata potrà
garantire l’efficacia sostanziale del principio e la sua tenuta nel contesto
operativo degli appalti pubblici italiani.
4.3.3 – Le semplificazioni introdotte per velocizzare le gare
Uno degli obiettivi prioritari del nuovo Codice dei contratti pubblici –
confermato anche dalle modifiche del Decreto correttivo 209/2024 – è stato
quello di rendere più rapide ed efficienti le procedure di gara,
eliminando passaggi inutilmente complessi e incentivando un impianto
normativo snello, capace di coniugare certezza del diritto e celerità
dell’azione amministrativa. In tale contesto, l’intero impianto del [Link].
36/2023 si configura come un tentativo di superare le rigidità storiche che
hanno caratterizzato gli appalti italiani, spesso percepiti come farraginosi,
eccessivamente burocratici e poco attrattivi per gli operatori economici,
soprattutto di piccole dimensioni.
Le semplificazioni introdotte riguardano una pluralità di aspetti del ciclo di
vita del contratto pubblico, dalla programmazione fino all’esecuzione, ma si
concentrano in particolare nella fase di scelta del contraente, che è il
momento cruciale per la competitività e la qualità dell’intervento pubblico.
L’impatto maggiore si è registrato nelle procedure sotto soglia, ma non sono
mancate innovazioni anche per le gare sopra soglia e per gli affidamenti nei
settori speciali.
Digitalizzazione e riduzione dei tempi procedimentali
Uno dei cardini dell’intervento semplificatore è rappresentato dalla
digitalizzazione integrale delle procedure, resa obbligatoria e strutturata
su base nazionale grazie alla Piattaforma unica digitale. Tale strumento ha
ridotto drasticamente i margini di errore, i tempi di pubblicazione, la durata
dei confronti documentali e l’onere istruttorio a carico delle stazioni
appaltanti. Grazie alla semplificazione dell’accesso agli atti, alla
standardizzazione dei formati e all’interoperabilità tra le banche dati,
oggi l’intera catena informativa si sviluppa in un ecosistema digitale coeso,
riducendo i tempi di risposta, i contenziosi legati a irregolarità formali e i
disguidi nella trasmissione delle offerte.
A questo si affianca l’adozione di termini procedimentali più contenuti,
sia per la presentazione delle domande che per la verifica dei requisiti e
l’aggiudicazione. In particolare, le norme prevedono termini abbreviati per
le procedure negoziate e per gli affidamenti diretti, con l’obiettivo di
accelerare l’affidamento nei casi in cui il valore dell’appalto o le
caratteristiche del mercato giustifichino un iter più agile.
Affidamenti diretti e procedure negoziate semplificate
Il nuovo Codice ha alzato le soglie per l’affidamento diretto e per le
procedure negoziate senza bando, rendendo queste opzioni utilizzabili in
un ventaglio molto più ampio di situazioni. Per lavori di importo inferiore a
150.000 euro e per servizi e forniture sotto i 140.000 euro (limiti aggiornati
anche alla luce del Decreto correttivo), l’affidamento diretto può avvenire
senza previa consultazione di operatori economici, purché nel rispetto dei
principi di rotazione e trasparenza.
Nel caso di procedure negoziate, il numero minimo di operatori da
invitare è stato razionalizzato, e le stazioni appaltanti possono avvalersi di
elenchi predefiniti o sistemi di accreditamento per evitare lungaggini nella
selezione. In entrambi i casi, la documentazione richiesta agli operatori è
stata fortemente ridotta, e il ricorso al fascicolo virtuale dell’operatore
economico consente di evitare la duplicazione delle verifiche.
Abolizione o razionalizzazione di obblighi formali
Il Codice ha introdotto numerosi interventi di semplificazione
documentale, in particolare:
la riduzione dei casi in cui è richiesto l’obbligo di cauzione
provvisoria, limitata a gare di particolare complessità o valore;
la soppressione dell’obbligo di pubblicazione cartacea,
sostituita dall’unico obbligo di pubblicazione digitale attraverso
la Piattaforma;
la standardizzazione dei moduli di gara, tramite allegati e
modelli-tipo resi disponibili a livello nazionale.
Questi interventi puntano a ridurre gli oneri amministrativi a carico delle
imprese e ad abbattere le barriere all’ingresso nei mercati pubblici, in
particolare per le PMI e per gli operatori meno strutturati.
Centralità della fase esecutiva e responsabilizzazione delle stazioni
appaltanti
Un altro elemento di novità risiede nel riequilibrio tra fase di affidamento
e fase di esecuzione, con l’intento di superare l’ossessione per la formalità
nella scelta del contraente e concentrarsi sulla qualità dell’esecuzione
contrattuale. In questa prospettiva, le semplificazioni nelle gare si
accompagnano a un maggiore livello di responsabilizzazione delle
stazioni appaltanti, chiamate a motivare le proprie scelte, a gestire in
autonomia le procedure standardizzate e a garantire la trasparenza
dell’intero processo.
In particolare, il principio del risultato – che costituisce uno dei pilastri
dell’intero Codice – impone che ogni decisione amministrativa sia orientata
al conseguimento dell’interesse pubblico nel minor tempo possibile,
senza indulgere in formalismi che non apportino valore aggiunto.
Le semplificazioni introdotte dal nuovo Codice rappresentano un salto di
paradigma nella gestione degli appalti pubblici. Non si tratta di una
semplice riduzione degli adempimenti, ma di un cambio di mentalità, che
punta a valorizzare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa.
L’accelerazione delle gare, la digitalizzazione integrale e la
razionalizzazione delle procedure mirano a rendere il sistema più attrattivo,
dinamico e inclusivo.
Affinché queste misure abbiano pieno successo, sarà però indispensabile
accompagnare le semplificazioni con un’intensa attività formativa, di
vigilanza e di supporto tecnico alle amministrazioni, per evitare che la
libertà procedurale si traduca in incertezza o prassi disomogenee. Solo così
sarà possibile coniugare davvero velocità e legalità, snellezza e
trasparenza, nell’ambito di un nuovo modello di amministrazione pubblica
capace di raccogliere le sfide del presente e del futuro.
PARTE II:
Il Codice commentato articolo per articolo
Questa seconda parte del manuale propone un commento articolo per
articolo al Codice dei Contratti Pubblici, aggiornato al testo consolidato
dopo il [Link]. 209/2024. L’obiettivo è fornire una guida che unisca
chiarezza espositiva, sintesi dei concetti fondamentali e rigore giuridico,
per consentire un utilizzo efficace sia in fase di studio sia come strumento
di consultazione.
Ogni articolo è presentato secondo una struttura costante e facilmente
navigabile. Si apre con il testo aggiornato della norma, riportato
integralmente. Segue un commento ragionato, che si propone di chiarire il
contenuto giuridico ed evidenziare le implicazioni operative del precetto
normativo. Il linguaggio utilizzato è tecnico, ma accessibile, e cerca di
mediare tra la necessaria precisione concettuale e l’esigenza di rendere
comprensibili anche i passaggi più articolati.
Il criterio di esposizione scelto permette un utilizzo flessibile: il lettore può
leggere in sequenza l’intero Codice commentato, utilizzarlo per ripassi
mirati, o come strumento di aggiornamento professionale grazie
all’evidenziazione delle modifiche più recenti.
LIBRO I - DEI PRINCIPI, DELLA
DIGITALIZZAZIONE, DELLA
PROGRAMMAZIONE, DELLA
PROGETTAZIONE
PARTE I – DEI PRINCIPI
Art. 1 – Principio del risultato
Testo aggiornato (sintesi):
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti perseguono,
nell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti pubblici, il
miglior risultato possibile in termini di rapporto qualità/prezzo,
garantendo tempestività, legalità, trasparenza e concorrenza.
2. La concorrenza tra operatori economici e la trasparenza delle
procedure sono strumenti finalizzati al conseguimento del
risultato.
3. Il principio del risultato dà attuazione al buon andamento della
PA e ai correlati princìpi di efficienza, efficacia ed economicità,
in coerenza con gli obiettivi dell’Unione europea.
4. Costituisce criterio prioritario per:
a) valutare la responsabilità del personale amministrativo e
tecnico nelle varie fasi dell’appalto;
b) determinare gli incentivi economici secondo la contrattazione
collettiva.
Commento
Con l’articolo 1, il legislatore introduce il principio del risultato come
criterio fondante e trasversale dell’intero Codice. Non si tratta di una
semplice dichiarazione di intenti: questo principio permea ogni fase della
contrattazione pubblica, orientandola a generare valore concreto per la
collettività.
Il comma 1 impone a stazioni appaltanti ed enti concedenti di privilegiare
la qualità, la tempestività e l’economicità delle scelte, nel rispetto dei
principi di legalità, trasparenza e concorrenza.
Ma è al comma 2 che si chiarisce la funzione strumentale della trasparenza
e della concorrenza: non fini a sé stesse, ma strumenti al servizio del
risultato.
Il comma 3 riconduce il principio del risultato al buon andamento
dell’amministrazione (art. 97 Cost.), e ai valori europei di efficienza e
sostenibilità. La logica sottostante è quella di un’amministrazione
orientata agli esiti, capace di gestire il procedimento non solo con
correttezza formale, ma con efficacia operativa.
Infine, il comma 4 ne evidenzia l’incidenza concreta: il principio non solo
guida l’azione amministrativa, ma serve a valutare la responsabilità dei
funzionari e a stabilire criteri premiali per il personale, legando
strettamente performance e incentivazione.
Art. 2 – Principio della fiducia
Testo aggiornato (sintesi):
1. L’attribuzione e l’esercizio del potere nel settore dei contratti
pubblici si fondano sul principio della reciproca fiducia tra
amministrazione, funzionari e operatori economici.
2. Questo principio valorizza l’autonomia e la responsabilità
decisionale dei funzionari, soprattutto nella fase di acquisizione e
gestione delle prestazioni.
3. Ai fini della responsabilità amministrativa, costituisce colpa
grave la violazione di norme, vincoli o regole di prudenza e
diligenza, quando queste siano esigibili rispetto al ruolo e al
contesto.
4. Le amministrazioni adottano misure per rafforzare le competenze
del personale e assicurare la tutela del rischio, anche tramite
formazione e coperture assicurative.
Commento
Il principio della fiducia rappresenta una delle più significative
innovazioni del nuovo Codice dei Contratti Pubblici. Introdotto sin dalle
prime disposizioni, mira a riequilibrare il rapporto tra formalismo
normativo e capacità decisionale dei funzionari pubblici, ponendo al centro
l’affidabilità reciproca tra tutti gli attori del sistema degli appalti.
Con questo principio, il legislatore riconosce e promuove l’autonomia
amministrativa, rafforzando l’idea che l’azione pubblica non debba
paralizzarsi nella paura dell’errore, ma orientarsi verso il risultato, con
senso di responsabilità e buon senso applicativo.
Nel contesto operativo, ciò significa riconoscere maggiore margine di
azione ai dipendenti pubblici, soprattutto in scelte complesse o valutazioni
discrezionali, purché coerenti con gli standard di professionalità richiesti.
Il comma 3 introduce una definizione più stringente di colpa grave, fondata
sulla violazione evidente di norme o cautele che un funzionario diligente
avrebbe dovuto considerare. Tuttavia, viene esclusa la colpa nei casi in cui
il comportamento si sia basato su giurisprudenza prevalente o su pareri
delle autorità competenti.
Infine, il comma 4 valorizza la formazione, la protezione del personale e il
potenziamento delle competenze come strumenti essenziali per costruire
una pubblica amministrazione che sia più competente e meno difensiva. Il
principio della fiducia, quindi, non è astratto: ha implicazioni concrete su
organizzazione, contabilità, responsabilità e valorizzazione del personale.
Art. 3 – Principio dell’accesso al mercato
Testo aggiornato (sintesi):
Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti devono garantire, in ogni fase
della procedura, l’accesso effettivo al mercato da parte degli operatori
economici. Questo obiettivo deve essere perseguito secondo modalità
trasparenti e imparziali, ispirate ai principi fondamentali di concorrenza,
non discriminazione, pubblicità e proporzionalità.
Commento
L’articolo 3 introduce uno dei pilastri della riforma: il principio dell’accesso
al mercato, che rafforza la visione pro-concorrenziale del Codice. Non si
tratta di un semplice invito teorico, ma di una regola di comportamento
vincolante per tutte le amministrazioni aggiudicatrici. Il legislatore impone
che l’intera procedura di affidamento – dalla fase di progettazione fino
all’aggiudicazione – sia costruita in modo da non creare barriere
ingiustificate all’ingresso. Le condizioni di partecipazione, i criteri di
selezione e i requisiti devono essere proporzionati e motivati. Sono vietate
clausole discriminatorie, vincoli eccessivi o tecnicismi che, senza
giustificato motivo, ostacolano la partecipazione di micro, piccole e medie
imprese o di nuovi operatori. Al contrario, le amministrazioni devono
favorire la pluralità di offerte, anche mediante lotti funzionali,
semplificazioni procedurali e strumenti digitali. Questo principio si collega
in modo diretto con quello del risultato (art. 1): la qualità della prestazione
si ottiene solo in presenza di una concorrenza reale ed effettiva. In sintesi,
l’accesso al mercato non è solo una questione di equità, ma uno strumento
per massimizzare l’efficienza degli appalti pubblici.
Art. 4 – Criterio interpretativo e applicativo
Testo aggiornato (sintesi):
Le disposizioni del Codice dei Contratti Pubblici si interpretano e si
applicano in coerenza con i principi fondamentali espressi negli articoli 1
(principio del risultato), 2 (principio della fiducia) e 3 (accesso al
mercato).
Commento
L’articolo 4 assume un ruolo essenziale di collegamento sistematico:
stabilisce che ogni norma contenuta nel Codice deve essere letta alla luce
dei tre principi cardine posti in apertura della parte normativa. Questo
meccanismo consente di orientare l’interpretazione, superando approcci
formalistici e valorizzando l’effettività delle regole.
In particolare:
Il principio del risultato impone che l’intera attività contrattuale
sia finalizzata all’efficacia, alla tempestività e al miglior rapporto
qualità/prezzo;
Il principio della fiducia legittima l’azione amministrativa,
promuovendo l’autonomia decisionale dei funzionari pubblici,
purché fondata su competenza e trasparenza;
Il principio dell’accesso al mercato garantisce che ogni
disposizione sia applicata nel rispetto della concorrenza,
dell’imparzialità e della proporzionalità.
Il valore operativo di questa norma va ben oltre una clausola interpretativa
generica. Essa rappresenta un vero e proprio criterio guida per la
risoluzione di ambiguità o lacune, nonché per l’adozione di
comportamenti amministrativi coerenti con lo spirito del Codice.
Dal punto di vista concorsuale, l’articolo 4 deve essere memorizzato come
dispositivo-ponte tra i principi generali (Libro I) e le discipline settoriali
(Libri II e III). È infatti il fondamento su cui si costruisce la logica
interpretativa dell’intero sistema normativo.
Art. 5 – Principi di buona fede e di tutela dell’affidamento
Testo aggiornato (sintesi):
1. Tutti i soggetti coinvolti nella procedura di gara – stazioni
appaltanti, enti concedenti e operatori economici – devono
comportarsi secondo i principi di buona fede e tutela
dell’affidamento.
2. L’affidamento dell’operatore economico si fonda sulla legittimità
e correttezza dell’azione amministrativa, anche prima
dell’aggiudicazione.
3. L’affidamento non è incolpevole se l’illegittimità è facilmente
riconoscibile secondo la diligenza professionale. In tal caso, il
risarcimento è limitato al danno effettivo dimostrato.
4. Se l’aggiudicazione illegittima è frutto di comportamento illecito,
la responsabilità è anche dell’operatore economico, ai fini
dell’eventuale rivalsa.
Commento
Questo articolo introduce una regola di comportamento fondata su due
pilastri fondamentali del diritto amministrativo e civile: la buona fede e la
tutela dell’affidamento. In un settore ad alta densità procedurale come
quello dei contratti pubblici, il legislatore ha ritenuto essenziale sancire che
le relazioni tra PA e operatori economici non possono essere improntate
solo alla legalità formale, ma devono rispettare criteri di correttezza
sostanziale e reciproca lealtà.
Il comma 1 impone un comportamento collaborativo e trasparente sin
dall’inizio della procedura, estendendo l’obbligo anche agli operatori
economici.
Il comma 2 riconosce il diritto dell’operatore economico ad affidarsi alla
correttezza dell’azione amministrativa, anche in fasi preliminari.
Il comma 3 introduce una valutazione di colpa professionale: l’affidamento
non è tutelato se il vizio era facilmente riconoscibile da un concorrente
diligente.
Il comma 4 responsabilizza anche l’operatore economico in caso di
aggiudicazione ottenuta con comportamento scorretto, aprendo alla
possibilità di rivalsa da parte dell’amministrazione verso chi ha causato
il danno.
Dal punto di vista operativo, questo articolo funge da limite implicito alle
azioni risarcitorie: non tutti gli affidamenti sono meritevoli di tutela, ma
solo quelli fondati su un comportamento corretto e trasparente da parte
dell’operatore.
Art. 6 – Principi di solidarietà e di sussidiarietà orizzontale
Testo aggiornato (sintesi)
La pubblica amministrazione, in presenza di attività a spiccata valenza
sociale, può adottare modelli di amministrazione condivisa con gli enti del
Terzo settore, fondati sul principio di sussidiarietà orizzontale e privi di
rapporti sinallagmatici.
Tali modelli devono rispettare i principi di trasparenza, pari trattamento e
perseguimento del risultato.
Sono esclusi dal campo di applicazione del Codice gli strumenti disciplinati
dal Titolo VII del Codice del Terzo Settore ([Link]. 117/2017).
Commento
L’articolo 6 costituisce una novità assoluta rispetto al previgente Codice:
introduce nel tessuto normativo dei contratti pubblici una clausola di
apertura verso l’amministrazione condivisa, riconoscendo la possibilità di
costruire relazioni istituzionali diverse dall’appalto classico, con soggetti
del Terzo settore.
Si tratta di un riconoscimento formale del principio di sussidiarietà
orizzontale, sancito dall’art. 118, comma 4, della Costituzione, e del
principio di solidarietà sociale. Queste relazioni si fondano non sullo
scambio economico tra corrispettivi, ma su una condivisione della
funzione amministrativa per finalità pubbliche, come l’inclusione sociale, il
welfare di prossimità, l’assistenza a categorie fragili.
Il legislatore chiarisce che tali modelli non rientrano nell’ambito
applicativo del Codice, se regolati dal Titolo VII del [Link]. 117/2017,
cioè attraverso strumenti come le convenzioni, i co-progetti, o le co-
programmazioni.
È un’apertura significativa alla cosiddetta amministrazione condivisa, che
consente alle PA di agire non solo come acquirenti, ma come co-
protagonisti insieme al Terzo settore, in funzione della realizzazione di
interessi generali.
Art. 7 – Principio di auto-organizzazione amministrativa
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le pubbliche amministrazioni organizzano
autonomamente l’esecuzione di lavori e la prestazione di
beni e servizi, tramite auto-produzione, esternalizzazione
o cooperazione, nel rispetto delle norme del Codice e del
diritto dell’Unione europea.
2. È ammesso l’affidamento diretto a società in house, se
motivato con riferimento a vantaggi per la collettività,
esternalità positive e congruità economica, anche in
relazione a obiettivi di universalità, efficienza, qualità e
uso razionale delle risorse pubbliche.
3. Gli affidamenti in house per servizi di interesse
economico generale di livello locale seguono le regole
specifiche del [Link]. 201/2022.
4. La cooperazione tra stazioni appaltanti o enti concedenti,
volta a obiettivi comuni, è esclusa dal Codice se priva di
rapporti sinallagmatici e se rispetta determinate condizioni
(partecipazione effettiva, finalità comune, soglia di
mercato inferiore al 20%).
Commento
L’articolo 7 codifica un principio centrale nella riorganizzazione della
contrattualistica pubblica: la libertà della pubblica amministrazione di
scegliere come realizzare i propri obiettivi. Tale libertà – definita auto-
organizzazione – si esprime in tre forme principali:
auto-produzione, ossia esecuzione interna con risorse proprie;
esternalizzazione, mediante affidamenti a terzi tramite gara o
affidamento diretto;
cooperazione interistituzionale, con altre PA o enti pubblici.
Il principio è ispirato alla giurisprudenza europea e intende riconoscere alla
PA un margine di autonomia gestionale, purché le scelte siano motivabili e
conformi al diritto dell’Unione.
Particolarmente rilevante è il comma 2, che disciplina gli affidamenti diretti
a società in house: queste devono essere scelte solo se l’amministrazione
dimostra, con un atto motivato, che tale opzione è più conveniente o
strategica rispetto al ricorso al mercato. La valutazione può basarsi anche
sul confronto con standard Consip, benchmark regionali o di mercato.
Il comma 3 rinvia al [Link]. 201/2022 per gli affidamenti in house relativi a
servizi economici generali locali, richiamando un quadro normativo
parallelo ma compatibile.
Infine, il comma 4 regola la cooperazione tra amministrazioni, chiarendo
che essa non rientra nel Codice a condizione che:
riguardi solo soggetti pubblici,
persegua obiettivi di interesse comune,
escluda prestazioni a pagamento,
non superi una certa soglia di attività sul mercato (max 20%).
Si tratta di una deroga importante, che consente forme di collaborazione
pubblica flessibili, purché sorrette da reale condivisione e non simulate per
aggirare la concorrenza.
Art. 8 – Principio di autonomia contrattuale. Divieto di
prestazioni d’opera intellettuale a titolo gratuito
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le pubbliche amministrazioni godono di autonomia
contrattuale nello svolgimento delle proprie funzioni
istituzionali e possono concludere qualsiasi contratto, anche
gratuito, salvo divieti normativi espressi.
2. Le prestazioni d’opera intellettuale non possono essere
richieste a titolo gratuito, salvo casi eccezionali motivati. Si
applica, in ogni caso, il principio dell’equo compenso, secondo
quanto previsto dall’art. 41, commi 15-bis, 15-ter e 15-quater.
3. È ammessa la donazione di beni o prestazioni
all’amministrazione, senza obbligo di gara, purché vi sia coerenza
con l’interesse pubblico. Restano ferme le norme civilistiche in
materia.
Commento
L’articolo 8 del Codice ribadisce un principio cardine dell’ordinamento
contrattuale pubblico: l’amministrazione, pur vincolata alle norme del
Codice, mantiene autonomia negoziale nello scegliere le forme
contrattuali più idonee al perseguimento delle proprie finalità istituzionali.
Il comma 1 conferma che le amministrazioni possono stipulare contratti
anche gratuiti, a condizione che ciò non sia vietato da norme speciali o
generali. Questa flessibilità consente, ad esempio, la stipula di convenzioni,
protocolli d’intesa o contratti atipici, utili in ambito culturale, sociale o
scientifico.
Il comma 2 rappresenta una tutela importante per i professionisti: le
prestazioni intellettuali non possono essere rese gratuitamente, salvo in
situazioni eccezionali e motivate, evitando forme di sfruttamento del lavoro
professionale. Inoltre, viene garantita l’applicazione del principio
dell’equo compenso, con rinvio alle modalità dettagliate dell’art. 41 del
Codice, rafforzando così i diritti economici dei lavoratori autonomi.
Il comma 3 apre alla possibilità di ricevere donazioni da privati, sia in
forma di beni che di servizi. In tali casi non si applica l’obbligo di gara, ma
rimangono salvi i principi generali e le norme del Codice Civile. Questa
previsione può favorire forme di collaborazione virtuosa tra pubblico e
privato, in linea con l’interesse collettivo.
Nel complesso, l’articolo mira a bilanciare autonomia e responsabilità,
garantendo al contempo la tutela della professionalità e l’apertura a forme
di collaborazione disinteressata.
Art. 9 – Principio di conservazione dell’equilibrio contrattuale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Quando si verificano eventi straordinari e imprevedibili, al di
fuori della normale alea contrattuale e dei rischi di mercato, tali
da compromettere in modo significativo l’equilibrio iniziale del
contratto, la parte svantaggiata, che non abbia volontariamente
assunto quel rischio, ha diritto a ottenere una rinegoziazione
equa delle condizioni contrattuali. Le risorse per tale
rinegoziazione possono essere attinte dalle voci “imprevisti” e
“accantonamenti” previste nel quadro economico, o, se
necessario, anche dalle economie da ribasso d’asta.
2. Tale rinegoziazione deve limitarsi al ripristino dell’equilibrio
originario risultante dal bando e dall’aggiudicazione, senza
alterare la sostanza economica del contratto.
3. Qualora gli eventi sopravvenuti rendano parzialmente o
temporaneamente inutile o non utilizzabile la prestazione per
una delle parti, è previsto un adeguamento proporzionale del
corrispettivo, secondo le regole dell’impossibilità parziale.
4. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti sono incoraggiati a
prevedere esplicitamente nei contratti delle clausole di
rinegoziazione, da indicare già negli atti di gara, soprattutto
quando vi sia il rischio di instabilità contrattuale dovuta a fattori
esterni (ad es. durata eccessiva o contesto economico mutevole).
5. Questo principio trova applicazione anche attraverso il richiamo
agli articoli 60 e 120 del Codice, che disciplinano in modo più
dettagliato gli effetti e gli strumenti per gestire le sopravvenienze.
Commento
L’articolo 9 introduce nel Codice un principio di equilibrio contrattuale
ispirato alla buona fede e alla correttezza nei rapporti negoziali, con
l’obiettivo di salvaguardare l’operatività dei contratti pubblici in contesti di
crisi o instabilità. Si tratta di una novità significativa, che rafforza il profilo
dinamico del contratto pubblico come strumento di cooperazione, piuttosto
che di mera esecuzione rigida di prestazioni.
Il primo comma riconosce esplicitamente il diritto alla rinegoziazione
quando si verifichino circostanze straordinarie, esterne al rischio
normalmente previsto. Il criterio adottato è quello dell’alterazione
sostanziale dell’equilibrio originario, con esclusione dei casi in cui il
contraente abbia assunto consapevolmente quel rischio.
La norma richiede che la rinegoziazione sia proporzionata e limitata al
ripristino dell’equilibrio iniziale, senza produrre un effetto di
arricchimento o squilibrio ulteriore tra le parti. Si conferma dunque una
logica di stabilità e di rispetto del sinallagma contrattuale, evitando che le
sopravvenienze diventino un pretesto per alterare gli obblighi assunti in
gara.
Il terzo comma aggiunge un’ulteriore tutela: nei casi in cui l’utilità della
prestazione venga meno (in tutto o in parte, temporaneamente), si prevede
una riduzione del corrispettivo, secondo i criteri dell’impossibilità
sopravvenuta parziale. È una disposizione coerente con i principi civilistici
e conferma l’orientamento del Codice a integrare meccanismi flessibili di
riequilibrio.
Il quarto comma suggerisce di prevedere clausole contrattuali ad hoc per
gestire l’impatto delle sopravvenienze, già in fase di gara. Questa
previsione non è obbligatoria ma costituisce un’opzione raccomandata,
specie per contratti di lunga durata o esposti a fluttuazioni significative.
L’obiettivo è prevenire contenziosi e favorire soluzioni negoziali rapide ed
efficaci.
Il rinvio agli articoli 60 e 120 conferma la volontà del legislatore di
inserire tale principio in un sistema più ampio di strumenti giuridici per la
gestione delle variabili economiche e operative nei contratti pubblici,
assicurando continuità esecutiva e coerenza procedurale.
Art. 10 – Principi di tassatività delle cause di esclusione e di
massima partecipazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. I contratti pubblici non possono essere affidati agli operatori
economici per i quali siano accertate cause di esclusione, ma solo
se queste risultano espressamente previste dal Codice.
2. Le cause di esclusione indicate negli articoli 94 e 95 sono da
considerarsi tassative e si applicano automaticamente a tutti i
bandi e lettere di invito. Eventuali clausole che introducano
motivi ulteriori di esclusione sono da ritenersi nulle e prive di
effetto.
3. Le stazioni appaltanti possono stabilire requisiti speciali di ordine
economico-finanziario o tecnico-professionale, ma solo se
attinenti e proporzionati all’oggetto del contratto. In ogni
caso, tali requisiti devono essere compatibili con l’obiettivo di
favorire la partecipazione del maggior numero possibile di
operatori economici, in particolare di micro, piccole e medie
imprese, nel rispetto dei principi di economicità e concorrenza.
Commento
Questo articolo sancisce il principio della tassatività delle cause di
esclusione, un pilastro del nuovo Codice volto a garantire maggiore
trasparenza e uniformità nelle gare pubbliche. Le stazioni appaltanti non
possono più introdurre a proprio arbitrio motivi di esclusione ulteriori
rispetto a quelli previsti dalla legge: qualsiasi clausola in contrasto con
questo principio è da ritenersi nulla.
Il comma 1 impone un limite rigoroso: l’esclusione è legittima solo quando
si basa su disposizioni precise del Codice. Non è ammessa alcuna
interpretazione estensiva o discrezionale.
Il comma 2 rafforza ulteriormente questa impostazione: le cause di
esclusione contenute negli articoli 94 e 95 si applicano automaticamente a
ogni gara, a prescindere dalla loro esplicita ripetizione nei bandi. Qualsiasi
aggiunta che introduca esclusioni diverse è contraria alla legge e dunque
inefficace.
Il comma 3 apre invece uno spazio di flessibilità in merito ai requisiti di
partecipazione, che possono essere adattati in base alla complessità e alla
natura dell’appalto. Tuttavia, questi requisiti devono essere proporzionati,
pertinenti e giustificati, e non devono ostacolare ingiustificatamente
l’accesso alle gare. È fondamentale, inoltre, che siano coerenti con
l’obiettivo dichiarato di favorire la massima partecipazione, in
particolare delle PMI, e di contenere la spesa pubblica attraverso
economie di scala.
L’articolo 10 tutela la parità di trattamento tra gli operatori economici e
impone alle amministrazioni pubbliche una maggiore responsabilità nella
formulazione dei bandi, scoraggiando pratiche discriminatorie o
formalistiche.
Art. 11 – Principio di applicazione dei contratti collettivi
nazionali di settore. Inadempienze contributive e ritardo nei
pagamenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei contratti pubblici e nelle concessioni, al personale impiegato
devono essere applicati i contratti collettivi nazionali e
territoriali in vigore, corrispondenti al settore e alla zona di
esecuzione delle prestazioni. Tali contratti devono essere stipulati
dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più
rappresentative a livello nazionale, e devono essere coerenti con
l’attività oggetto dell’appalto, anche se svolta in via prevalente.
2. Le stazioni appaltanti devono indicare espressamente, nei bandi,
inviti e nella decisione di contrarre, quale contratto collettivo è
applicabile, in base al primo comma e a quanto previsto
dall’allegato I.01.
2-bis. Se nell’appalto o concessione sono previste prestazioni
accessorie o scorporabili che riguardano, per almeno il 30%, una
diversa categoria omogenea di attività, deve essere indicato anche il
contratto collettivo relativo a tale settore, sempre con riferimento alla
zona di esecuzione e alle organizzazioni più rappresentative.
3. Gli operatori economici possono indicare, in sede di offerta, un
contratto collettivo diverso, a condizione che garantisca tutele
equivalenti a quelle previste dal contratto indicato dalla stazione
appaltante.
4. In tal caso, prima dell’aggiudicazione, l’operatore economico
dovrà fornire una dichiarazione di impegno ad applicare il
contratto indicato o una dichiarazione di equivalenza delle
tutele, che sarà verificata secondo le modalità previste
all’articolo 110 e all’allegato I.01.
5. Le stazioni appaltanti devono garantire l’applicazione delle
stesse tutele anche al personale impiegato dai subappaltatori.
6. In caso di irregolarità contributive, la stazione appaltante può
trattenere dai certificati di pagamento gli importi corrispondenti e
versarli direttamente agli enti previdenziali, incluse le casse edili
nei lavori. Inoltre, opera una ritenuta dello 0,50% sull’importo
netto progressivo delle prestazioni, svincolabile solo alla
liquidazione finale previa verifica di regolarità. In caso di ritardo
nel pagamento delle retribuzioni, il RUP intima all’affidatario
di provvedere entro 15 giorni. Se la richiesta non è contestata
formalmente, la stazione appaltante può pagare direttamente i
lavoratori in corso d’opera, detraendo le somme dovute
dall’affidatario o, se previsto, dal subappaltatore.
Commento
L’articolo 11 assume un ruolo di garanzia sociale all’interno del Codice dei
Contratti Pubblici. Stabilisce il principio della coerenza contrattuale,
imponendo l'applicazione del contratto collettivo più adeguato al tipo di
attività oggetto dell’appalto, così da impedire l’utilizzo strumentale di
contratti meno tutelanti.
Il comma 1 fonda l’obbligo di applicazione dei CCNL più rappresentativi e
pertinenti, tutelando i diritti dei lavoratori su base territoriale e settoriale. I
commi 2 e 2-bis obbligano le stazioni appaltanti a rendere trasparente, fin
dalla fase iniziale della gara, l’indicazione dei contratti collettivi applicabili,
anche nel caso di prestazioni plurime o accessorie.
I commi 3 e 4 aprono uno spazio per la flessibilità dell’operatore, ma
condizionandola alla garanzia effettiva di tutele equivalenti. La
dichiarazione di equivalenza, se fornita, deve essere verificata
formalmente prima dell’affidamento.
Il comma 5 estende le stesse tutele anche al personale dei subappaltatori,
evitando disparità tra lavoratori impiegati nello stesso appalto. Il comma 6
introduce strumenti concreti per contrastare inadempienze contributive o
ritardi nei pagamenti salariali, inclusa la possibilità, in casi gravi, di
pagamento diretto ai lavoratori da parte della stazione appaltante.
Questo articolo incarna una visione del contratto pubblico come strumento
di equità e responsabilità sociale, e non solo come accordo tecnico-
economico. Rafforza il ruolo della pubblica amministrazione come garante
delle condizioni di lavoro dignitose nell’ambito della spesa pubblica.
Art. 12 – Rinvio esterno
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei casi in cui il presente Codice non contenga disposizioni
specifiche:
a) per quanto riguarda le procedure di affidamento e le attività
amministrative correlate, si applicano le norme della Legge 7
agosto 1990, n. 241, concernente il procedimento amministrativo
e il diritto di accesso ai documenti;
b) per quanto concerne la stipula e l’esecuzione dei contratti, si
applicano le regole previste dal Codice civile.
Commento
L’articolo 12 stabilisce un principio di sussidiarietà normativa, mediante
cui il Codice dei Contratti Pubblici si collega esplicitamente a due
fondamenti dell’ordinamento italiano: la legge sul procedimento
amministrativo (L. 241/1990) e il Codice civile.
Il comma 1 a) assicura che, per tutte le attività amministrative
non disciplinate direttamente dal Codice (es. istruttorie,
comunicazioni, conferenze di servizi), trovi applicazione la
disciplina generale della legge 241/1990. Si tratta di un rinvio
utile a colmare eventuali lacune, ma anche a ribadire l’obbligo di
trasparenza, motivazione degli atti, partecipazione
procedimentale e tutela del cittadino.
Al punto b) richiama invece il Codice civile, che disciplina la
fase negoziale ed esecutiva del contratto. Ciò include norme
sulla forma, sull’adempimento, sulla risoluzione e
sull’inadempimento contrattuale, integrando così il diritto
amministrativo con strumenti e regole tipici del diritto privato.
Questo articolo ha un’importanza pratica e sistematica: evita vuoti
normativi e garantisce continuità tra il diritto dei contratti pubblici e le
discipline generali. In sintesi, quando il Codice non dice nulla, non si resta
nel silenzio normativo: valgono le regole generali dell’amministrazione e
del diritto privato.
Art. 13 – Ambito di applicazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni contenute nel Codice si applicano ai contratti di
appalto e di concessione, che rappresentano le due principali
tipologie di affidamento di lavori, servizi e forniture da parte
delle amministrazioni.
2. Restano esclusi dall’applicazione del Codice i contratti:
– espressamente esclusi dalla normativa,
– attivi, ossia quelli con cui l’amministrazione riceve una
prestazione,
– gratuiti, anche se comportano per il contraente opportunità di
guadagno, diretto o indiretto.
3. Il Codice non si applica ai contratti societari o alle operazioni
straordinarie (fusioni, scissioni, acquisizioni), a condizione che
esse non comportino nuovi affidamenti di lavori, servizi o
forniture. In ogni caso, rimangono ferme le regole previste dal
Testo unico sulle società a partecipazione pubblica ([Link].
175/2016), in particolare per quanto riguarda la scelta del socio
privato e la cessione di quote o azioni.
4. Con regolamento del Ministro degli Affari Esteri e della
Cooperazione Internazionale, da adottarsi previo parere
dell’ANAC, saranno disciplinate le procedure di scelta del
contraente e l’esecuzione dei contratti da svolgersi all’estero,
ispirandosi ai principi del Codice e alle prassi dell’Unione
Europea e delle organizzazioni internazionali cui l’Italia aderisce.
Tuttavia, il Codice continua ad applicarsi integralmente per le
procedure svolte in Italia.
5. I contratti esclusi ai sensi del comma 2, se comportano possibilità
di guadagno economico per il contraente, anche in via indiretta,
devono comunque rispettare i principi fondamentali enunciati
agli articoli 1, 2 e 3 (risultato, fiducia e accesso al mercato).
6. Le definizioni rilevanti per l’applicazione del Codice sono
contenute nell’allegato I.1, che costituisce parte integrante della
disciplina.
7. Le disposizioni del Codice si applicano anche ai lavori pubblici
eseguiti da privati che, titolari di permesso di costruire o altro
titolo abilitativo, realizzano opere di urbanizzazione a
scomputo, totali o parziali, del contributo previsto per il rilascio
del permesso. Lo stesso vale per le opere eseguite in regime di
convenzione. Le modalità operative sono definite nell’allegato
I.12.
Commento
L’articolo 13 delinea con precisione l’ambito oggettivo e soggettivo di
applicazione del Codice, individuando sia le situazioni in cui la disciplina è
obbligatoria, sia quelle in cui opera l’esclusione.
I commi 1 e 2 stabiliscono la regola generale: il Codice si applica
a tutti gli appalti e concessioni, ma non si applica a contratti
attivi, gratuiti o formalmente esclusi. Questo serve a evitare che
obblighi formali eccessivi gravino su rapporti contrattuali che
non comportano una spesa pubblica.
Il comma 3 chiarisce che le operazioni societarie non sono
soggette al Codice salvo che implichino nuovi affidamenti.
Tuttavia, rimangono applicabili le norme del [Link]. 175/2016 per
garantire trasparenza e controllo pubblico.
Il comma 4 è pensato per le attività svolte all’estero, in
particolare dalla Farnesina: si introduce un regolamento speciale,
ma sempre nel rispetto dei principi fondamentali del Codice e
delle norme internazionali. Si evita così un’applicazione rigida in
contesti diplomatici o multilaterali.
Il comma 5 ha funzione di garanzia: anche i contratti
formalmente esclusi, ma con potenziale guadagno, devono
comunque rispettare i principi cardine del Codice, evitando
fenomeni elusivi.
Il comma 6 rafforza la certezza del diritto, rimandando
all’allegato I.1 per la terminologia tecnica e giuridica usata nel
Codice.
Infine, il comma 7 estende l’applicazione del Codice anche ai
privati che realizzano opere di urbanizzazione a scomputo del
contributo di costruzione. In questi casi, benché l’esecutore non
sia una PA, è garantito un controllo pubblico sull’affidamento
dei lavori, grazie alle regole contenute nell’allegato I.12.
L’articolo 13 configura un perimetro dinamico: circoscrive chiaramente
dove il Codice si applica in modo pieno, dove si applicano solo i principi, e
dove opera l’esclusione, sempre con attenzione all’equilibrio tra flessibilità
operativa e tutela dell’interesse pubblico.
Art. 14 – Soglie di rilevanza europea e metodi di calcolo
dell’importo stimato degli appalti. Disciplina dei contratti misti
Testo aggiornato (sintesi)
Soglie di rilevanza europea
1. Ai fini dell’applicazione del Codice, le soglie comunitarie sono:
a) 5.538.000 euro per appalti pubblici di lavori e concessioni;
b) 143.000 euro per appalti di forniture, servizi e concorsi di
progettazione banditi da autorità governative centrali (allegato I
della direttiva 2014/24/UE);
c) 221.000 euro per gli stessi contratti, quando banditi da stazioni
appaltanti sub-centrali o autorità centrali operanti in ambito difesa
(esclusi i prodotti elencati nell’allegato III);
d) 750.000 euro per appalti di servizi sociali e assimilati (allegato
XIV).
2. Nei settori speciali, le soglie sono:
a) 5.538.000 euro per lavori;
b) 443.000 euro per forniture, servizi e concorsi di progettazione;
c) 1.000.000 euro per servizi sociali e assimilati.
3. Le soglie sono aggiornate periodicamente dalla Commissione
europea, con pubblicazione nella Gazzetta ufficiale UE.
Calcolo dell’importo stimato
4. Il valore dell’appalto è calcolato sulla base dell’importo totale
stimato, al netto IVA, comprensivo di opzioni e rinnovi. Devono
essere considerati anche premi o compensi previsti per gli
offerenti.
5. Se la stazione appaltante è articolata in unità operative distinte, si
considera l’importo totale cumulato, salvo che ogni unità operi in
autonomia.
6. È vietato frazionare artificiosamente un appalto per restare sotto
soglia o eludere le regole del Codice, salvo motivazioni
oggettive.
7. Il valore stimato va quantificato al momento dell’indizione della
gara o dell’avvio della procedura.
Casi specifici di calcolo
8. Per appalti di lavori, il calcolo include anche forniture e servizi
forniti dalla stazione appaltante, se necessari all’esecuzione.
In caso di aggiudicazione per lotti distinti, il valore cumulato dei lotti
è rilevante ai fini dell’applicazione delle soglie.
11. Tuttavia, lotti sotto soglia (80.000 € per forniture e servizi;
1.000.000 € per lavori) possono essere aggiudicati con le regole
semplificate, purché il totale non superi il 20% del valore
complessivo.
Appalti regolari o rinnovabili
12. Per appalti ricorrenti:
a) si può calcolare in base al valore dei contratti degli ultimi 12
mesi (rettificato se necessario), oppure
b) sul valore stimato dei contratti previsti nei 12 mesi successivi.
Appalti con locazione, leasing o riscatto
13. Il valore stimato dipende dalla durata:
a) per contratti ≤12 mesi: l’intero importo;
b) per durata indeterminata o >12 mesi: mensile × 48.
Appalti di servizi (categorie particolari)
14. a) assicurativi: il premio;
b) bancari e finanziari: interessi, commissioni, compensi;
c) progettazione: onorari e compensi;
d) altri servizi:
– se ≤48 mesi: valore totale stimato;
– se >48 mesi o indeterminati: mensile × 48.
Appalti misti e accordi quadro
15. Il valore degli appalti misti di servizi e forniture considera
l’importo complessivo, inclusa posa e installazione.
16. Per accordi quadro e sistemi dinamici: valore massimo stimato
complessivo al netto IVA.
17. Per partenariati per l’innovazione: somma delle attività R&S più i
risultati finali attesi (beni, servizi o lavori).
Disciplina dei contratti misti
18. Un contratto misto segue le regole del tipo prevalente di
prestazione (in base al valore stimato).
19. Se le prestazioni sono separabili, si applicano i commi 20 e 21;
se non lo sono, si applica il comma 23.
20. Se l’appalto rientra solo in parte nell’ambito del Codice, la
stazione appaltante può scegliere se frazionare o aggiudicare un
contratto unico.
21. I contratti misti che uniscono appalti ordinari e concessioni
seguono le norme degli appalti ordinari, se l'importo della parte
ordinaria è sopra soglia.
22. Se un appalto coinvolge settori ordinari e speciali, valgono le
regole dei commi successivi.
23. Se le prestazioni non sono separabili, si segue la disciplina del
tipo di contratto prevalente.
24-26. Nei settori speciali:
a)se l'appalto riguarda più attività, si può optare per più contratti o
uno solo;
b) si applicano le regole dell’attività principale (25), o in caso di
incertezza, si usano i criteri del comma 26, con prevalenza delle
norme più restrittive.
27. I contratti misti nei settori speciali e con elementi concessori
seguono le regole dei settori speciali, se la parte soggetta a
quelle norme supera la soglia.
28. Per contratti misti con elementi di difesa e sicurezza: si applica
l’art. 137.
29. Per contratti misti di concessione: si applica l’art. 180.
Commento
L’articolo 14 è uno dei più tecnici e cruciali dell’intero Codice, in quanto
stabilisce le soglie di rilevanza europea che distinguono tra affidamenti
soggetti alle discipline nazionali e quelli regolati da norme comunitarie, con
implicazioni procedurali molto rilevanti.
Le soglie variano in funzione della tipologia di contratto, del settore
(ordinario o speciale), e talvolta anche dell’autorità aggiudicatrice (centrale
o sub-centrale). L’indicazione delle soglie aggiornate al Regolamento UE n.
2495/2023 conferisce al testo rilevanza attuale e allineamento normativo.
Il metodo di calcolo dell’importo stimato è rigoroso e dettagliato per
evitare elusioni delle soglie, come frazionamenti artificiosi o sottostime
strategiche. Sono previste anche deroghe, ma solo entro limiti precisi e
giustificabili.
Nella seconda parte dell’articolo, si affronta la disciplina dei contratti
misti, con regole finalizzate a evitare manipolazioni delle qualificazioni
richieste o della normativa applicabile. Viene data priorità al criterio
dell’oggetto principale e, in subordine, si considerano anche la separabilità
o meno delle prestazioni.
L’art. 14 è un presidio tecnico-legale volto a garantire trasparenza,
proporzionalità e rispetto delle soglie europee, evitando abusi
nell’organizzazione delle gare. La sua corretta applicazione è
fondamentale per la legittimità delle procedure e la tutela della
concorrenza.
Art. 15 – Responsabile unico del progetto (RUP)
Testo aggiornato (sintesi)
1. Fin dal primo atto che dà avvio a un intervento pubblico da
realizzare mediante un contratto, le stazioni appaltanti e gli enti
concedenti sono tenuti a nominare un Responsabile unico del
progetto (RUP), responsabile delle fasi di programmazione,
progettazione, affidamento ed esecuzione. La nomina può
avvenire anche nell’interesse di altre amministrazioni coinvolte.
2. Il RUP deve essere individuato tra i dipendenti, anche a tempo
determinato, della stazione appaltante o dell’ente concedente,
preferibilmente all’interno dell’unità con potere di spesa. Se
nell’organico non vi sono figure idonee secondo i requisiti
dell’allegato I.2, è possibile nominare il RUP tra i dipendenti di
altre amministrazioni pubbliche.
Per soggetti non pubblici, la nomina avviene secondo il proprio
ordinamento interno, con riferimento solo agli adempimenti
previsti dal Codice. L’incarico è obbligatorio e non
rinunciabile. In mancanza di nomina, il ruolo è attribuito al
responsabile dell’unità organizzativa competente per l’intervento.
3. Il nominativo del RUP deve essere indicato nei bandi o negli
avvisi di gara; se assenti, va riportato nell’invito a offrire o nel
provvedimento di affidamento diretto.
4. Sebbene il RUP sia unico, la stazione appaltante può adottare
modelli organizzativi che prevedano la nomina di responsabili
di procedimento distinti per diverse fasi (programmazione,
progettazione, esecuzione da un lato, e affidamento dall’altro). Le
responsabilità si suddividono tra i soggetti nominati, mentre il
RUP mantiene le funzioni di indirizzo, supervisione e
coordinamento.
5. Il RUP ha il compito di assicurare il completamento
dell’intervento nei tempi e secondo gli obiettivi, svolgendo
tutte le attività previste dall’allegato I.2 o comunque necessarie,
salvo che non siano di competenza di altri soggetti.
6. Le stazioni appaltanti possono istituire strutture di supporto al
RUP, e destinare fino all’1% dell’importo a base di gara per
incarichi di assistenza affidati direttamente dal RUP.
7. È previsto che le amministrazioni adottino un piano di
formazione per il personale coinvolto negli acquisti di lavori,
servizi e forniture, coerentemente con i programmi previsti
dall’art. 37 del Codice.
8. Nei contratti di lavori pubblici con contraente generale o in altre
forme di partenariato pubblico-privato, è vietato attribuire i
ruoli di RUP, direttore dei lavori o collaudatore allo stesso
contraente generale, al soggetto aggiudicatario del partenariato o
a soggetti ad essi collegati.
9. Le centrali di committenza e le aggregazioni di stazioni
appaltanti devono designare un RUP per le attività di loro
competenza, secondo le specificità e complessità delle
acquisizioni che gestiscono direttamente.
Commento
L’articolo 15 del Codice sancisce in modo chiaro la figura centrale del
Responsabile unico del progetto (RUP), quale presidio di efficienza,
legalità e continuità tecnica nell’ambito di ogni procedimento contrattuale
pubblico. Si tratta di una figura trasversale, che accompagna il ciclo di vita
dell’intervento: dalla programmazione all’esecuzione.
Il comma 1 stabilisce il principio della nomina obbligatoria, mentre il
comma 2 disciplina i criteri di scelta, valorizzando il personale interno ma
aprendo anche a soluzioni esterne in caso di carenze. La norma garantisce
flessibilità organizzativa ma esige sempre qualificazione professionale
(allegato I.2).
Il comma 3 introduce un vincolo di trasparenza, richiedendo la
pubblicazione del nominativo del RUP negli atti di gara. Il comma 4
consente la distribuzione operativa delle responsabilità tra più soggetti, ma
senza rinunciare all’unitarietà della regia attribuita al RUP.
Il comma 5 elenca le funzioni sostanziali: il RUP ha il compito di portare
a termine l’intervento, agendo come garante del risultato, non solo come
soggetto procedurale. I commi 6 e 7 rafforzano il ruolo del RUP dotandolo
di supporti organizzativi e risorse economiche, e prevedendo piani
formativi per rafforzare le competenze del personale coinvolto.
Il comma 8 introduce un divieto cruciale: evitare conflitti di interesse nei
contratti di partenariato, impedendo che il RUP o altri ruoli tecnici siano
ricoperti dall’aggiudicatario o da soggetti a esso collegati. Infine, il comma
9 estende l’obbligo di nomina anche alle centrali di committenza,
adeguandolo alle logiche di aggregazione e specializzazione degli acquisti.
L’articolo 15 eleva il RUP a figura strategica e responsabile, che coordina
l’intervento pubblico in modo integrato e trasparente, rafforzando la qualità
e la coerenza dell’azione amministrativa.
Art. 16 – Conflitto di interessi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Si configura un conflitto di interessi quando un soggetto che, in
qualsiasi modo, prende parte alla procedura di aggiudicazione o
alla fase di esecuzione di un contratto pubblico, detiene
direttamente o indirettamente un interesse personale,
finanziario o economico che può compromettere la sua
imparzialità e indipendenza, influenzando gli esiti della
procedura o della gestione del contratto.
2. In linea con il principio di fiducia, un eventuale conflitto di
interessi deve essere dimostrato da chi lo eccepisce, fornendo
presupposti concreti e documentati. L’interesse in questione
deve essere tale da poter essere soddisfatto solo subordinando
un interesse pubblico a quello privato, generando così uno
squilibrio nella condotta imparziale del procedimento.
3. Il personale coinvolto in una situazione di possibile conflitto ha
l’obbligo di informarne tempestivamente la stazione appaltante
o l’ente concedente, e di astenersi dal partecipare sia alla fase
di aggiudicazione che all’esecuzione.
4. Le stazioni appaltanti sono tenute ad adottare misure idonee a
prevenire, rilevare e gestire situazioni di conflitto di interessi, e
a verificare il rispetto dell’obbligo di astensione da parte del
personale coinvolto.
Commento
L’articolo 16 mira a garantire l’integrità dell’azione amministrativa,
tutelando il corretto svolgimento delle procedure di affidamento e di
esecuzione degli appalti. Il conflitto di interessi è definito in modo ampio,
includendo ogni forma di coinvolgimento personale o patrimoniale che
possa turbare l’equilibrio decisionale del soggetto incaricato.
Il comma 1 chiarisce che non è necessario un vantaggio certo o attuale: è
sufficiente che l’interesse personale sia idoneo a compromettere
l’imparzialità. L’eliminazione della locuzione “concreta ed effettiva”
rafforza l’idea di una tutela preventiva, che opera anche di fronte a un
rischio percepibile di distorsione.
Il comma 2 stabilisce un importante equilibrio: non ogni ipotesi di sospetto
o illazione può fondare l’eccezione di conflitto. Occorre una prova
specifica, fondata su elementi documentali e verificabili, che dimostrino
la possibilità concreta che un interesse privato prevarichi su quello
pubblico.
Il comma 3 richiama la responsabilità individuale del personale: l’obbligo
di comunicazione e astensione è un presidio di legalità e trasparenza. Il
comportamento omissivo è suscettibile di responsabilità disciplinare,
amministrativa e, nei casi più gravi, penale.
Infine, il comma 4 attribuisce alle stazioni appaltanti un ruolo attivo di
prevenzione e vigilanza. Non basta attendere la segnalazione: è necessario
predisporre sistemi di controllo e gestione del rischio, capaci di
individuare anche conflitti latenti o potenziali.
Questo articolo è uno strumento essenziale per rafforzare l’etica pubblica,
promuovere la fiducia dei cittadini nelle gare pubbliche e garantire
trasparenza e imparzialità in ogni fase del ciclo contrattuale.
Art. 17 – Fasi delle procedure di affidamento
Testo aggiornato (sintesi)
1. Prima di avviare una procedura di affidamento, la stazione
appaltante o l’ente concedente adotta una decisione formale di
contrarre, nella quale sono definiti gli elementi essenziali del
contratto e i criteri di selezione degli operatori economici e
delle offerte.
2. Quando si ricorre all’affidamento diretto, l’atto deve indicare in
modo chiaro: l’oggetto del contratto, l’importo, il contraente
selezionato, i motivi della scelta, e i requisiti generali e specifici
(economico-finanziari e tecnico-professionali), se richiesti.
3. Le stazioni appaltanti devono pubblicare i documenti di gara e
concludere la procedura nei termini stabiliti dall’allegato I.3. Il
superamento di tali termini costituisce silenzio inadempimento,
con rilievo anche ai fini del principio di buona fede, pure in caso
di contenzioso pendente.
3-bis. L’allegato I.3 stabilisce il termine massimo tra
l’approvazione del progetto e la pubblicazione del bando o
l’invio degli inviti a offrire.
4. Ogni concorrente può presentare una sola offerta, che è
vincolante per il periodo indicato nel bando o, in mancanza, per
180 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione. La
stazione appaltante può chiedere, con motivazione, un
differimento del termine di vincolo.
5. L’organo incaricato della valutazione redige la proposta di
aggiudicazione a favore dell’offerta migliore non anomala.
L’organo competente all’aggiudicazione verifica la legittimità
della proposta, accerta i requisiti in capo all’offerente e dispone
l’aggiudicazione definitiva, che ha efficacia immediata.
6. L’aggiudicazione non equivale ad accettazione dell’offerta.
L’offerta dell’aggiudicatario resta irrevocabile fino alla stipula.
7. Dopo l’aggiudicazione, la stipula del contratto avviene secondo
le modalità dell’articolo 18.
8. Salvo quanto previsto all’art. 50, comma 6, è possibile avviare
l’esecuzione del contratto anche prima della stipula, per
ragioni motivate. In caso di urgenza, l’esecuzione deve essere
avviata anticipatamente.
9. L’esecuzione d’urgenza è ammessa in presenza di eventi
imprevedibili, al fine di prevenire danni a persone, animali,
beni, alla salute pubblica, o per evitare la perdita di
finanziamenti UE o altre gravi lesioni all’interesse pubblico.
10. La pendenza di un contenzioso non può, di per sé, bloccare la
procedura o l’aggiudicazione, fatta salva l’adozione di misure
cautelari da parte del giudice amministrativo o di atti in
autotutela da parte del dirigente competente.
Commento
L’articolo 17 rappresenta l’ossatura procedurale del ciclo dell’appalto,
definendo in modo puntuale le fasi chiave dell’affidamento, dall’avvio
fino all’aggiudicazione e all’esecuzione.
Il comma 1 introduce la necessità di una decisione preliminare esplicita,
che dà certezza giuridica all’intervento e ne delimita le caratteristiche
essenziali. Nei casi di affidamento diretto (comma 2), l’atto di avvio
diventa ancora più importante, poiché sostituisce l’intera procedura
competitiva.
Il comma 3 garantisce la tempestività dell’azione amministrativa e
attribuisce valore giuridico al rispetto dei termini procedurali. La mancata
conclusione entro i termini configurerebbe inadempimento silente, con
possibili conseguenze anche in sede giudiziaria. Il comma 3-bis rafforza il
controllo sul rispetto dei tempi, vincolando le stazioni appaltanti alla celere
indizione della gara dopo l’approvazione del progetto.
Il comma 4 regola la fase dell’offerta: il vincolo temporale tutela la
stazione appaltante, evitando che l’offerente si sottragga unilateralmente. Al
contempo, lascia spazio a eventuali proroghe motivate, garantendo
flessibilità in caso di esigenze sopravvenute.
I commi 5 e 6 chiariscono il ruolo dell’organo valutatore e del soggetto che
dispone l’aggiudicazione: quest’ultima è efficace, ma non vincola ancora il
contraente, il cui impegno resta fermo fino alla stipula.
Dal comma 7 al 9, viene disciplinata la fase esecutiva: la stipula è regolata
dall’art. 18, ma è ammesso l’avvio anticipato, specie in caso di urgenza
(con tipologie di eventi dettagliate nel comma 9). Questo permette di
tutelare concretamente l’interesse pubblico nei casi critici.
Infine, il comma 10 introduce una regola fondamentale in chiave anti-
contenzioso: la semplice pendenza di un ricorso non blocca la procedura.
Solo misure cautelari del giudice o atti formali di autotutela possono
incidere.
L’articolo 17 riflette un impianto normativo orientato alla certezza, alla
velocità e alla tutela dell’interesse pubblico, bilanciando formalismo
procedurale e concrete esigenze operative.
Art. 18 – Il contratto e la sua stipulazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il contratto pubblico, per essere valido, deve essere stipulato per
iscritto, in modalità elettronica, nel rispetto del Codice
dell’amministrazione digitale ([Link]. 82/2005). Può essere
redatto in forma pubblica amministrativa da parte dell’ufficiale
rogante, in forma notarile informatica, o mediante scrittura
privata. Nei casi di procedura negoziata o affidamento diretto, è
ammesso anche lo scambio di corrispondenza commerciale,
tramite PEC o altri strumenti qualificati di recapito elettronico. I
capitolati e il computo metrico estimativo richiamati negli atti
di gara costituiscono parte integrante del contratto.
2. Dopo l’efficacia dell’aggiudicazione (art. 17, comma 5) e salvo
esercizio dei poteri di autotutela, la stipula del contratto deve
avvenire entro 60 giorni. Fanno eccezione:
a) i casi di sospensione cautelare (comma 4) o quelli previsti dall’art.
55, comma 2;
b) i termini diversi indicati nei documenti di gara;
c) le ipotesi di differimento concordato con l’aggiudicatario,
giustificato da esigenze dell’amministrazione e compatibile con la
celerità dell’azione.
3. In linea generale, il contratto non può essere stipulato prima di
32 giorni dall’invio delle comunicazioni di aggiudicazione, a
meno che:
a) sia pervenuta o ammessa una sola offerta e non vi siano ricorsi
pendenti o ancora da proporre;
b) si tratti di un appalto basato su accordo quadro;
c) l’affidamento sia effettuato tramite sistema dinamico di
acquisizione;
d) il valore sia inferiore alle soglie di rilevanza europea.
4. In caso di ricorso con istanza cautelare notificata alla stazione
appaltante, la stipula è sospesa fino alla decisione del giudice,
salvo che quest’ultimo si dichiari incompetente o rinvii la
decisione sul cautelare con il consenso delle parti.
5. Se la stipula non avviene entro il termine per inerzia
dell’amministrazione, l’aggiudicatario può contestare
formalmente il silenzio o liberarsi dal vincolo mediante
comunicazione notificata. In questo caso, non ha diritto a
indennizzi, salvo il rimborso delle spese sostenute per il
contratto.
6. Se la mancata stipula dipende dall’aggiudicatario, ciò può
costituire causa di revoca dell’aggiudicazione.
7. Ogni ritardo o mancata stipula non riconducibile ai casi sopra
previsti può rappresentare una violazione del principio di buona
fede, anche in presenza di ricorsi pendenti.
8. Quando la validità del contratto è subordinata a
un’approvazione, essa deve avvenire entro 30 giorni dalla
stipula; in caso contrario, l’approvazione si intende tacitamente
avvenuta.
9. Le amministrazioni possono stipulare polizze assicurative per
coprire i rischi legati alla firma del contratto o alla
sospensione/continuazione della sua esecuzione.
10. Il valore dell’imposta di bollo dovuta in sede di stipula è definito
nella tabella dell’allegato I.4, la quale sostituisce le modalità
ordinarie previste dal DPR n. 642/1972, prevedendo il
versamento una tantum e proporzionale al valore del
contratto.
Commento
L’articolo 18 disciplina la formalizzazione giuridica del contratto
pubblico, chiarendone requisiti di validità, tempistiche e modalità
esecutive. Il principio cardine è la forma scritta elettronica, coerente con
la digitalizzazione della PA, e l’obbligo di documentazione integrata
(capitolati, computi, ecc.).
Il comma 1 tutela la certezza giuridica: l’uso di PEC o di strumenti
qualificati per gli affidamenti diretti o negoziati agevola la rapidità, senza
sacrificare la tracciabilità. Il comma 2 impone un termine massimo di
stipula dopo l’aggiudicazione, con eccezioni mirate a bilanciare la celerità
con le esigenze concrete dell’amministrazione.
Il termine dilatorio di 32 giorni (comma 3) protegge gli operatori da
aggiudicazioni affrettate in presenza di possibili ricorsi. Tuttavia, sono
previste deroghe per appalti semplificati o con un solo concorrente. Il
comma 4 introduce una sospensione automatica in caso di ricorso con
domanda cautelare, a tutela della legittimità dell’azione amministrativa.
I commi 5 e 6 disciplinano le responsabilità delle parti: l’aggiudicatario
ha diritto alla risoluzione del vincolo se la stazione appaltante è
inadempiente, mentre rischia la revoca se è lui a ritardare o ostacolare la
stipula. Il comma 7 rafforza l’idea che la buona fede contrattuale sia
imprescindibile, anche in contesti conflittuali.
Il comma 8 prevede una clausola sospensiva, che garantisce certezza sui
tempi dell’approvazione. Infine, i commi 9 e 10 affrontano aspetti pratici:
copertura assicurativa per responsabilità civili e semplificazione
dell’imposta di bollo, entrambi strumenti per rendere più fluido e sicuro il
passaggio tra aggiudicazione e contratto.
PARTE II – DELLA DIGITALIZZAZIONE DEL
CICLO DI VITA DEI CONTRATTI
Art. 19 – Principi e diritti digitali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti sono tenuti a garantire
la digitalizzazione dell’intero ciclo di vita dei contratti
pubblici, nel rispetto delle regole dettate dal Codice
dell’amministrazione digitale ([Link]. 82/2005). L’attività
amministrativa deve essere ispirata ai principi di neutralità
tecnologica, trasparenza, protezione dei dati personali,
sicurezza informatica e cittadinanza digitale.
2. Viene attuato il principio dell’unicità dell’invio: ogni
informazione va trasmessa una sola volta a un unico sistema
informativo, che la rende poi accessibile ad altri soggetti,
evitando duplicazioni. Questo criterio si applica sia ai dati relativi
alla programmazione di lavori, forniture e servizi, sia alle
procedure di affidamento, anche quando il Codice non trova
piena applicazione.
3. Tutti i procedimenti amministrativi relativi ai contratti pubblici
devono essere gestiti in modalità digitale, attraverso le
piattaforme e i servizi tecnologici utilizzati dalle amministrazioni.
I dati devono essere accessibili e in formato aperto, come
previsto dal Codice dell’amministrazione digitale.
4. I soggetti pubblici che gestiscono banche dati sono tenuti ad
adottare misure organizzative e procedurali che garantiscano
l’accesso automatico e interoperabile alle informazioni, nel
rispetto degli standard tecnici e giuridici definiti dal [Link].
82/2005.
5. Tutti gli attori coinvolti (stazioni appaltanti, enti concedenti,
operatori economici) devono predisporre misure adeguate di
sicurezza informatica e protezione dei dati, garantendo al
tempo stesso la formazione e l’aggiornamento del personale
coinvolto nei procedimenti digitali.
6. Devono essere assicurate la tracciabilità delle attività, la
trasparenza dei dati, la conoscibilità degli algoritmi
decisionali impiegati e l’accessibilità delle piattaforme digitali,
nei limiti previsti dall’art. 35. I fornitori delle piattaforme sono
tenuti a garantirne la conformità alle regole tecniche fissate
dall’art. 26.
7. Quando compatibile con la procedura adottata, le amministrazioni
devono fare ricorso a sistemi automatizzati per la valutazione
delle offerte, secondo quanto stabilito dall’articolo 30 del
Codice.
8. Le regioni e le province autonome devono vigilare sul rispetto
delle disposizioni contenute in questa Parte e fornire supporto
operativo e tecnico agli enti del proprio territorio.
9. L’insieme di queste disposizioni rappresenta un esercizio della
funzione di coordinamento informativo, statistico e
informatico attribuita allo Stato dall’articolo 117, secondo
comma, lettera r), della Costituzione.
Commento
L’articolo 19 introduce il quadro normativo e tecnico per la gestione
digitale dei contratti pubblici, affermando principi coerenti con
l’evoluzione tecnologica della Pubblica Amministrazione. Il Codice non si
limita a prescrivere strumenti, ma delinea una visione sistemica e integrata
del digitale nella contrattualistica pubblica.
Il comma 1 definisce l’impianto generale, richiamando i diritti di
cittadinanza digitale e stabilendo valori guida: trasparenza, sicurezza,
protezione dei dati e neutralità tecnologica. Il comma 2 impone un
principio di non ridondanza, evitando che lo stesso dato sia richiesto più
volte a operatori o amministrazioni diverse.
Il comma 3 spinge verso una completa dematerializzazione dei
procedimenti, imponendo l’utilizzo di piattaforme interoperabili e la
disponibilità dei dati in formato aperto. Il comma 4 responsabilizza i
titolari delle banche dati pubbliche, chiedendo revisione interna e
semplificazione dei flussi informativi.
Il comma 5 introduce obblighi di sicurezza digitale per tutti i soggetti
coinvolti, richiedendo anche formazione continua del personale,
condizione essenziale per il funzionamento efficiente del sistema. I commi
6 e 7 promuovono la trasparenza algoritmica e l’uso di valutazioni
automatizzate, in un’ottica di efficienza ma anche di controllo pubblico.
Infine, i commi 8 e 9 rafforzano l’idea che la digitalizzazione non sia solo
un’opzione tecnica, ma un principio di sistema, attribuito allo Stato come
funzione costituzionale. Le Regioni devono conformarsi e offrire supporto,
contribuendo a un ecosistema tecnologico omogeneo ed efficiente.
Art. 20 – Principi in materia di trasparenza
Testo aggiornato (sintesi)
1. Oltre agli obblighi di pubblicità legale, la trasparenza
amministrativa richiede che dati, atti e informazioni relativi ai
contratti pubblici siano resi accessibili secondo quanto indicato
all’articolo 28 e in conformità al [Link]. 33/2013, che disciplina
la pubblicità, la trasparenza e l’accesso civico.
2. Lo scambio di dati e le comunicazioni finalizzate alla
conoscenza e alla trasparenza devono rispettare il principio
secondo cui le informazioni sono pubblicate una sola volta e in
un unico punto di accesso, evitando duplicazioni.
3. Le regioni e le province autonome sono tenute ad assicurare il
rispetto delle regole di trasparenza nel settore dei contratti
pubblici, sia direttamente che a supporto delle stazioni appaltanti
locali.
Commento
L’articolo 20 stabilisce i principi cardine della trasparenza applicati ai
contratti pubblici. Il richiamo all’art. 28 e al [Link]. 33/2013 sottolinea
l’esigenza di garantire l’accesso civico generalizzato e di contrastare
l’opacità nei procedimenti amministrativi.
Il comma 1 ribadisce che, oltre alla pubblicità legale (bando di gara,
avvisi, esiti), vi sono obblighi di trasparenza sostanziale: occorre
pubblicare anche documenti e dati rilevanti sull’intero ciclo di vita del
contratto, affinché siano fruibili da cittadini, imprese e organismi di
controllo.
Il comma 2 si inserisce nella logica dell’efficienza informativa: ogni
informazione deve essere pubblicata una sola volta in un punto univoco,
garantendo la tracciabilità e l’accessibilità senza moltiplicare gli
adempimenti. Questo principio è coerente con la digitalizzazione delle
procedure e con l’architettura dei sistemi informativi interoperabili.
Il comma 3 estende l’obbligo anche a Regioni e Province autonome,
attribuendo loro una funzione di coordinamento e responsabilità
territoriale nella promozione della trasparenza nel settore degli appalti
pubblici.
L’articolo mira a rendere l’intero sistema degli appalti più chiaro, aperto e
controllabile, come strumento di legalità e responsabilizzazione della
pubblica amministrazione.
Art. 21 – Ciclo di vita digitale dei contratti pubblici
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’intero processo che regola la gestione dei contratti pubblici si
sviluppa, in via ordinaria, attraverso le seguenti fasi:
programmazione, progettazione, pubblicazione, affidamento
ed esecuzione.
2. Tutte le attività riconducibili a questo ciclo devono essere
condotte attraverso piattaforme digitali interoperabili, in
conformità al Codice dell’amministrazione digitale ([Link].
82/2005) e nel rispetto delle specifiche indicate all’articolo 22
del presente Codice.
3. I soggetti coinvolti in una o più fasi del ciclo di vita digitale dei
contratti pubblici devono operare secondo le regole stabilite
nella presente Parte e, al momento dell’avvio delle procedure,
attenersi alle disposizioni previste dal [Link]. 82/2005 e all’art.
3 della Legge 136/2010, quest’ultima relativa alla tracciabilità
dei flussi finanziari.
Commento
L’articolo 21 delinea la struttura operativa e tecnologica del ciclo di vita
dei contratti pubblici, configurandola come un sistema integrato e
digitale, articolato in cinque fasi fondamentali: dalla programmazione
iniziale fino all’esecuzione del contratto.
Il comma 1 ha funzione ricognitiva: individua le tappe che costituiscono lo
standard procedurale nei contratti pubblici, offrendo un modello di
riferimento uniforme per tutte le amministrazioni.
Il comma 2 afferma il principio di interoperabilità delle piattaforme
digitali, ponendo l’accento sulla coerenza tecnologica tra i diversi
strumenti utilizzati. In questo modo, si evita la frammentazione dei sistemi
informatici e si promuove una gestione unitaria, trasparente e tracciabile.
Il comma 3 richiama due normative di particolare rilievo:
il Codice dell’amministrazione digitale, che regola la modalità
digitale dell’azione amministrativa,
e la Legge n. 136/2010, che impone obblighi di tracciabilità
finanziaria per prevenire fenomeni corruttivi, da applicare già in
fase di avvio procedurale.
L’articolo 21 funge da ponte operativo tra i principi digitali generali e le
applicazioni concrete nella contrattualistica pubblica, sottolineando
l’importanza della coerenza normativa, tecnica e organizzativa.
Art. 22 – Ecosistema nazionale di approvvigionamento digitale
(e-procurement)
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’ecosistema nazionale di e-procurement rappresenta
l’infrastruttura digitale attraverso cui viene gestito l’intero ciclo
di vita dei contratti pubblici. Esso è composto sia dalle
piattaforme digitali e dai servizi infrastrutturali di cui all’art.
23, sia dalle piattaforme di approvvigionamento elettronico
adottate dalle stazioni appaltanti, secondo quanto previsto all’art.
25.
2. Questo ecosistema è progettato per abilitare una serie di funzioni
digitali integrate, tra cui:
a) la redazione o acquisizione degli atti direttamente in formato
digitale nativo;
b) la trasmissione e pubblicazione di dati e documenti verso la
Banca dati nazionale dei contratti pubblici;
c) l’accesso elettronico completo alla documentazione di gara;
d) la presentazione del DGUE digitale (Documento di gara unico
europeo) e l’interazione con il fascicolo virtuale dell’operatore
economico;
e) l’invio delle offerte in formato elettronico;
f) la gestione e conservazione del fascicolo di gara in modalità
integralmente digitale;
g) il monitoraggio tecnico, contabile e amministrativo dei contratti
in fase esecutiva, compresa la gestione delle garanzie.
3. Le basi di dati di interesse nazionale partecipano attivamente
all’alimentazione dell’ecosistema di e-procurement, secondo le
regole previste dall’art. 60 del Codice dell’amministrazione
digitale ([Link]. 82/2005).
Commento
L’articolo 22 introduce il concetto di ecosistema digitale unitario per
l’approvvigionamento pubblico, fondato su piattaforme e servizi
interconnessi, destinati a garantire la gestione integrale, trasparente e
digitale dell’intera filiera contrattuale.
Il comma 1 specifica la composizione tecnica del sistema, che unisce le
infrastrutture digitali nazionali (art. 23) e le piattaforme operative delle
singole amministrazioni (art. 25), configurando un sistema multilivello
interoperabile.
Il comma 2 individua le funzionalità fondamentali dell’ecosistema. Si va
dalla redazione digitale degli atti, alla trasmissione centralizzata delle
informazioni alla BDNCP, fino al caricamento delle offerte e alla gestione
del fascicolo di gara. L’elemento centrale è la digitalizzazione completa
del procedimento, con accesso trasparente e sicuro per tutti gli attori
coinvolti.
Particolarmente rilevante è anche il monitoraggio dei contratti in fase
esecutiva, che consente un controllo puntuale e in tempo reale, non solo
sul piano tecnico ma anche contabile e amministrativo.
Il comma 3 sottolinea il ruolo delle basi dati pubbliche, che alimentano
l’ecosistema e ne assicurano completezza e affidabilità informativa, in
coerenza con la strategia nazionale di digitalizzazione e interoperabilità.
Art. 23 – Banca dati nazionale dei contratti pubblici
Testo aggiornato (sintesi)
1. La Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BDNCP) è
detenuta in via esclusiva da ANAC, che ne gestisce lo sviluppo e
il funzionamento. Essa costituisce il fulcro tecnologico
dell’ecosistema digitale di e-procurement, come previsto
dall’art. 62-bis del Codice dell’amministrazione digitale ([Link].
82/2005).
2. ANAC stabilisce con propri atti le sezioni interne della banca
dati e i servizi associati, definendone struttura e modalità di
utilizzo.
3. La BDNCP è progettata per funzionare in interoperabilità con:
le piattaforme digitali usate da stazioni appaltanti e enti
concedenti;
il portale dei soggetti aggregatori (D.L. 66/2014);
la Piattaforma digitale nazionale dati (art. 50-ter, [Link].
82/2005);
le basi di dati di interesse nazionale (art. 60, [Link].
82/2005);
tutte le piattaforme e banche dati dei soggetti pubblici
coinvolti nel ciclo di vita dei contratti.
I soggetti che non risultino ancora accreditati devono provvedere alla
registrazione, all’interoperabilità tecnica e alla condivisione delle
informazioni, secondo le Linee guida AGID, senza ulteriori oneri per la
finanza pubblica.
4. La BDNCP garantisce l’accesso ai servizi e alle informazioni
necessarie a gestire ogni fase del contratto pubblico, in coerenza
con gli obblighi di trasparenza previsti dal [Link]. 33/2013. Essa
è inoltre integrata con la piattaforma unica della trasparenza,
istituita presso ANAC.
5. ANAC stabilisce, tramite specifici provvedimenti:
quali informazioni debbano essere trasmesse alla BDNCP
dalle stazioni appaltanti attraverso le piattaforme di cui
all’art. 25;
l’estensione degli obblighi informativi anche agli
affidamenti diretti a società in house (art. 7, co. 2);
i termini di integrazione tecnica con le piattaforme e
banche dati richiamate dagli artt. 22 e 23, attraverso i servizi
digitali abilitanti forniti da ANAC sulla Piattaforma
digitale nazionale dati.
6. I dati raccolti nella BDNCP sono resi disponibili agli enti
regionali competenti e alle amministrazioni pubbliche, per
l’esercizio delle rispettive funzioni istituzionali, secondo quanto
previsto dagli artt. 50 e 50-ter del [Link]. 82/2005.
7. Qualora vengano omesse comunicazioni o attività necessarie
alla corretta interoperabilità, ANAC o le stazioni appaltanti ne
danno segnalazione all’AGID, che può attivare i poteri
sanzionatori previsti dall’art. 18-bis del Codice
dell’amministrazione digitale.
8. Tali omissioni o rifiuti, se ingiustificati, costituiscono violazioni
degli obblighi di transizione digitale e sono sanzionabili ai sensi
della stessa norma.
9. I dati raccolti dalla BDNCP possono essere utilizzati anche
nell’ambito delle procedure relative a finanziamenti pubblici,
per verificare l’effettiva spesa e il rispetto delle tempistiche
previste dalla normativa di riferimento.
Commento
L’articolo 23 disciplina in modo dettagliato la struttura e le finalità della
BDNCP, uno degli strumenti centrali del nuovo sistema digitale degli
appalti. La banca dati ha lo scopo di garantire trasparenza, tracciabilità e
interoperabilità su scala nazionale, raccordando tutti i soggetti pubblici
coinvolti nel ciclo di vita dei contratti.
Il comma 1 affida ad ANAC la piena titolarità della banca dati, compreso il
potere di sviluppo, gestione e regolazione. Il comma 2 conferisce ad ANAC
autonomia nella strutturazione interna e nella definizione dei servizi
digitali collegati.
Il comma 3 è il cuore operativo dell’articolo: la BDNCP non è un archivio
statico, ma un nodo digitale interconnesso con tutti i sistemi pubblici che
gestiscono dati contrattuali. La logica dell’interoperabilità obbligatoria
consente di eliminare silos informativi, ridurre i margini di errore e
velocizzare i controlli.
Nei commi 4 e 5, emerge il legame con gli obiettivi di trasparenza e
pubblicità legale (in particolare quelli ex [Link]. 33/2013) e la possibilità
per ANAC di modulare gli obblighi informativi in modo differenziato. È
importante sottolineare che questi obblighi si estendono anche a società in
house, a conferma della volontà di includere tutte le tipologie contrattuali
nel perimetro del controllo pubblico.
Infine, i commi 6–9 confermano la funzione istituzionale e collaborativa
della banca dati, che supporta le Regioni e le PA, e al tempo stesso
introduce sanzioni per chi ostacola l’interoperabilità, definendo così un
modello vincolante e sanzionabile di gestione digitale dei contratti
pubblici.
Art. 24 – Fascicolo virtuale dell’operatore economico
Testo aggiornato (sintesi)
1. All’interno della Banca dati nazionale dei contratti pubblici è
istituito il fascicolo virtuale dell’operatore economico,
strumento che consente di accertare l’assenza delle cause di
esclusione previste dagli artt. 94 e 95, la sussistenza dei requisiti
tecnici e professionali per l’esecuzione di lavori pubblici ai sensi
dell’art. 103, nonché dei criteri di selezione e delle capacità
richieste ai sensi dell’art. 100, secondo i dati e i documenti
caricati direttamente dall’operatore.
2. Il fascicolo virtuale è utilizzato in tutte le procedure di gara e
affidamento disciplinate dal Codice. I contenuti in esso presenti
– nei limiti temporali della loro validità – vengono aggiornati
automaticamente tramite interoperabilità tra sistemi
informatici, e sono riutilizzabili per ogni procedura a cui
l’operatore prende parte, semplificando gli adempimenti
documentali.
3. Gli enti pubblici responsabili del rilascio di certificazioni e
informazioni relative agli artt. 94 e 95 devono garantire, tramite
la Piattaforma digitale nazionale dati (art. 50-ter del [Link].
82/2005), l’accesso immediato e in tempo reale alle proprie
banche dati da parte della BDNCP, nel rispetto delle regole di
interoperabilità definite all’art. 23, comma 3.
Le norme settoriali che regolano l’accesso alle singole banche dati
non possono ostacolare l’interoperabilità.
Il mancato rispetto di tali obblighi è sanzionato ai sensi dell’art. 23,
comma 8.
L’ANAC garantisce l’accesso controllato al fascicolo virtuale da parte
di:
stazioni appaltanti ed enti concedenti,
operatori economici,
organismi di attestazione (art. 100, co. 4),
per le sole informazioni di rispettiva competenza. ANAC può inoltre
predisporre elenchi aggiornati di operatori già verificati, validi anche per
gare diverse da quella originaria.
4. Ai fini di cui sopra, ANAC, di concerto con il Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti e con AGID, adotta un
provvedimento entro 60 giorni dall’entrata in vigore del Codice
per definire:
le categorie di dati che devono essere inserite nel fascicolo
virtuale,
e le informazioni soggette a verifica obbligatoria tramite
la BDNCP, in relazione alla partecipazione e agli esiti delle
gare.
Commento
L’articolo 24 introduce un meccanismo di semplificazione e tracciabilità
digitale delle qualificazioni degli operatori economici: il fascicolo virtuale.
Questo strumento costituisce un archivio dinamico e centralizzato, utile a
ridurre i tempi e le incombenze burocratiche nella partecipazione alle gare
pubbliche.
Il comma 1 individua le principali finalità: semplificare la verifica
automatica dei requisiti, evitando duplicazioni e richieste reiterate.
Il comma 2 consente la riutilizzabilità trasversale dei dati, creando un
sistema dove ogni operatore mantiene aggiornate le proprie informazioni,
fruibili per qualsiasi nuova procedura, a condizione che restino valide nel
tempo.
Il comma 3 chiarisce che l’interoperabilità tra banche dati è obbligatoria e
non derogabile. Viene così garantita la piena automazione dei controlli,
con accessi differenziati e tracciabili per ciascun soggetto abilitato. ANAC
ha anche la facoltà di predisporre elenchi certificati, utili per semplificare
ulteriormente la partecipazione alle gare.
Il comma 4 completa il quadro normativo, attribuendo ad ANAC il compito
di definire modalità, tempistiche e contenuti del fascicolo, in accordo con
gli altri enti istituzionali coinvolti.
Questo articolo rafforza l’obiettivo del Codice di costruire un sistema
pubblico efficiente, digitale e interoperabile, in grado di ridurre gli oneri a
carico delle imprese e rendere più fluide le procedure di affidamento.
Art. 25 – Piattaforme di approvvigionamento digitale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le piattaforme di approvvigionamento digitale comprendono
tutti i sistemi informatici e servizi telematici, tra loro connessi e
interoperabili, impiegati dalle stazioni appaltanti e dagli enti
concedenti per gestire digitalmente una o più fasi del ciclo di
vita dei contratti pubblici, come definito all’art. 21, comma 1.
Queste piattaforme sono tenute a collegarsi con la Banca dati
nazionale dei contratti pubblici (art. 23) e con la Piattaforma
digitale nazionale dati (art. 50-ter del [Link]. 82/2005), al fine di
garantire una completa integrazione informativa.
2. L’uso delle piattaforme è obbligatorio per condurre le procedure
di gara e per la gestione dell’esecuzione contrattuale. Esse
devono rispettare le specifiche tecniche previste all’art. 26,
evitando qualsiasi effetto distorsivo, come:
ostacolare la parità di accesso tra operatori economici,
limitare la partecipazione alle gare,
modificare indebitamente l’oggetto dell’appalto.
In caso di malfunzionamento tecnico, anche temporaneo, le stazioni
appaltanti sono tenute a garantire comunque la partecipazione degli
operatori, anche sospendendo i termini per la ricezione delle offerte e
prorogandoli in proporzione alla gravità del disservizio.
3. Le amministrazioni che non dispongono di una propria
piattaforma possono ricorrere a piattaforme esterne, messe a
disposizione da:
altre stazioni appaltanti o enti concedenti,
centrali di committenza o soggetti aggregatori,
Regioni o Province autonome.
Questi soggetti possono a loro volta affidare la gestione tecnica e la
sicurezza della piattaforma a un operatore specializzato.
4. È vietato trasferire sui partecipanti (concorrenti o
aggiudicatari) costi legati all’utilizzo o alla gestione delle
piattaforme, che restano integralmente a carico
dell’amministrazione procedente.
Commento
L’articolo 25 rafforza la centralità delle piattaforme digitali nella gestione
degli appalti pubblici, stabilendo regole chiare sull’utilizzo,
sull’interoperabilità e sulla neutralità tecnologica.
Il comma 1 definisce le piattaforme come strumenti funzionali e abilitanti
all’intero ciclo contrattuale, da utilizzare in connessione con i sistemi
centrali come la BDNCP e la Piattaforma digitale nazionale dati, a garanzia
di una gestione omogenea e trasparente delle informazioni.
Il comma 2 introduce garanzie contro l’uso distorto delle piattaforme,
tutelando la concorrenza e la libertà di accesso degli operatori. È previsto
anche un meccanismo di contenimento dei danni in caso di disservizi, a
tutela del principio di affidabilità tecnologica della procedura.
Il comma 3 fornisce una soluzione sussidiaria per le amministrazioni prive
di risorse digitali proprie, favorendo l’interoperabilità inter-istituzionale e
la possibilità di affidarsi a soggetti più strutturati.
Il comma 4 stabilisce un principio essenziale: la gratuità dell’accesso e
dell’utilizzo delle piattaforme per gli operatori economici, prevenendo
ogni forma di onere improprio o barriera economica alla partecipazione alle
gare.
Art. 26 – Regole tecniche
Testo aggiornato (sintesi)
1. La certificazione dei requisiti tecnici delle piattaforme di
approvvigionamento digitale, compresa la verifica della loro
conformità alle funzionalità previste dall’art. 22, comma 2, è
definita con provvedimento dell’AGID, adottato d’intesa con
l’ANAC, la Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento per la trasformazione digitale, e con l’Agenzia
per la cybersicurezza nazionale. Il provvedimento deve essere
emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
Codice.
2. Il medesimo provvedimento stabilisce anche i requisiti tecnici, i
titoli richiesti e gli standard di riferimento che le piattaforme
devono possedere per essere considerate idonee all’interno
dell’ecosistema digitale degli appalti pubblici. Tali requisiti
tengono conto delle migliori prassi internazionali, con
particolare riguardo alla sicurezza dei dati e all’interoperabilità
dei sistemi.
3. La certificazione ufficiale, rilasciata dall’AGID, è condizione
necessaria per consentire l’integrazione delle piattaforme con la
Banca dati nazionale dei contratti pubblici. L’ANAC è
incaricata di tenere e aggiornare il registro delle piattaforme
certificate, accessibile alle amministrazioni e agli operatori
economici.
Commento
L’articolo 26 rappresenta un tassello fondamentale del processo di
digitalizzazione degli appalti pubblici, introducendo un sistema di
accreditamento e certificazione tecnica volto a garantire l’affidabilità e la
sicurezza delle piattaforme utilizzate per la gestione digitale del ciclo di vita
dei contratti.
Il comma 1 attribuisce all’AGID il compito di definire le regole tecniche
per la certificazione, in un’ottica di collaborazione interistituzionale con
ANAC, il Dipartimento per la trasformazione digitale e l’Agenzia per la
cybersicurezza. Questo modello a più livelli assicura che le piattaforme
rispettino criteri aggiornati, tecnologicamente solidi e coerenti con le
esigenze della transizione digitale della pubblica amministrazione.
Nel comma 2 viene chiarito che i requisiti da soddisfare riguardano non
solo la funzionalità operativa, ma anche il rispetto degli standard di
sicurezza informatica e delle norme di interoperabilità, elementi
essenziali per un ecosistema digitale integrato e sicuro.
Il comma 3 istituisce un meccanismo trasparente e tracciabile di
validazione delle piattaforme. Solo le piattaforme certificate potranno
interagire con la Banca dati nazionale, garantendo così l’allineamento
tecnologico dell’intero sistema. La gestione del registro da parte di ANAC
consente di verificare in ogni momento la conformità delle piattaforme in
uso da parte delle stazioni appaltanti.
Art. 27 – Pubblicità legale degli atti
Testo aggiornato (sintesi)
1. La pubblicità legale degli atti relativi ai contratti pubblici è
assicurata tramite la Banca dati nazionale dei contratti
pubblici, che provvede alla trasmissione delle informazioni
all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea e alla
successiva pubblicazione, secondo le modalità stabilite dagli
articoli 84 e 85 del Codice e dal provvedimento attuativo previsto
dal comma 4.
2. Gli atti soggetti a pubblicazione acquistano efficacia giuridica a
partire dalla data in cui risultano pubblicati nella Banca dati
nazionale dei contratti pubblici, indipendentemente da ulteriori
forme di diffusione.
3. Tutti i documenti di gara devono essere resi costantemente
accessibili tramite le piattaforme digitali di cui all’articolo 25,
nonché attraverso i siti istituzionali delle stazioni appaltanti e
degli enti concedenti. La connessione diretta con la Banca dati
nazionale assicura una disponibilità continua e integrata delle
informazioni.
4. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del Codice, l’ANAC è
tenuta ad adottare un provvedimento attuativo che definisce
quali dati e atti devono essere pubblicati, e quali modalità di
trasmissione devono essere seguite per assicurarne la validità
legale.
5. Le attività previste dal presente articolo sono svolte dall’ANAC
senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica, utilizzando
le risorse già disponibili a legislazione vigente.
Commento
Questo articolo disciplina il principio di pubblicità legale digitale nel
sistema degli appalti pubblici, spostando il baricentro informativo sulla
Banca dati nazionale dei contratti pubblici. L’obiettivo è garantire
trasparenza e certezza giuridica attraverso un canale unico, pubblico e
tracciabile.
Il comma 1 definisce la funzione primaria della Banca dati: centralizzare
la trasmissione e la pubblicazione degli atti, assicurando la conformità alle
norme europee. La pubblicazione tramite l’Ufficio dell’UE e secondo gli
articoli 84 e 85 rappresenta una condizione di validità.
Nel comma 2, si afferma che gli effetti giuridici decorrono dalla
pubblicazione nel sistema nazionale, rafforzando il ruolo della Banca dati
come registro ufficiale.
Il comma 3 estende la trasparenza anche alla documentazione di gara, che
deve essere disponibile in modo continuo sia sulle piattaforme digitali
certificate che sui siti delle singole amministrazioni, attraverso
collegamenti diretti alla banca dati centrale.
Il comma 4 attribuisce all’ANAC un ruolo operativo essenziale: entro
sessanta giorni deve definire in modo preciso quali dati devono essere
pubblicati e come devono essere trasmessi.
Infine, il comma 5 chiarisce che tale sistema di pubblicità viene gestito
senza nuovi costi, confermando la sostenibilità amministrativa della
digitalizzazione degli atti.
Art. 28 – Trasparenza dei contratti pubblici
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le informazioni relative alla programmazione, gestione e
affidamento di lavori, servizi e forniture devono essere trasmesse
in modo tempestivo alla Banca dati nazionale dei contratti
pubblici, utilizzando le piattaforme digitali di cui all’articolo
25. Sono escluse dalla pubblicazione solo le informazioni
classificate come riservate ai sensi dell’articolo 35 o secretate
secondo quanto previsto dall’articolo 139.
2. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti garantiscono un
collegamento diretto tra la sezione “Amministrazione
trasparente” del proprio sito istituzionale e la Banca dati
nazionale, in conformità con le disposizioni del decreto
legislativo 14 marzo 2013, n. 33. In tale sezione devono essere
pubblicati, tra gli altri, la composizione delle commissioni
giudicatrici, i curricula dei commissari e i rendiconti finali
sulla gestione economica dei contratti eseguiti.
3. I dati conservati presso la Banca dati nazionale dell’ANAC
costituiscono l’unico riferimento ufficiale per la trasparenza dei
contratti pubblici. L’ANAC ne assicura la diffusione tramite il
proprio portale, anche attraverso la piattaforma unica della
trasparenza, e ne cura la pubblicazione periodica in formato
aperto. Tra i dati obbligatori figurano:
l’amministrazione proponente,
l’oggetto del contratto o bando,
l’elenco degli operatori economici invitati,
l’aggiudicatario,
l’importo contrattuale,
i tempi di esecuzione e
le somme liquidate.
4. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del Codice, l’ANAC
emana un provvedimento specifico che individua le informazioni
da trasmettere, le modalità operative e le tempistiche di
comunicazione necessarie a garantire il pieno rispetto degli
obblighi di trasparenza previsti dal presente articolo.
Commento
L’articolo 28 delinea un sistema avanzato di trasparenza digitale, fondato
sull’integrazione tra le piattaforme operative delle amministrazioni e la
Banca dati nazionale dei contratti pubblici, che funge da nodo centrale
per la raccolta e la pubblicazione dei dati.
Il comma 1 fissa l’obbligo di trasmettere informazioni lungo tutto il ciclo di
vita contrattuale, con l’unica eccezione rappresentata dai dati riservati o
secretati. Questa previsione garantisce la massima accessibilità alle
informazioni rilevanti, nel rispetto della sicurezza e della riservatezza.
Il comma 2 rafforza l’obbligo di pubblicazione sui siti istituzionali,
imponendo un collegamento diretto alla banca dati nazionale. Si stabilisce
l’obbligatorietà di pubblicare dati identificativi e rendiconti dettagliati,
utili sia al controllo pubblico sia al monitoraggio civico.
Nel comma 3 si riconosce l’autorità dell’ANAC come unico soggetto
responsabile della raccolta, pubblicazione e aggiornamento delle
informazioni. La pubblicazione in formato aperto risponde ai requisiti
dell’open government e favorisce il riutilizzo dei dati per fini statistici, di
controllo e di ricerca.
Il comma 4 conferisce all’ANAC il potere di regolare l’attuazione concreta
dell’articolo, assicurando omogeneità e coerenza tra tutte le
amministrazioni coinvolte nel sistema degli appalti pubblici.
Art. 29 – Regole applicabili alle comunicazioni
Testo aggiornato (sintesi)
1. Tutte le comunicazioni previste dal Codice, nonché gli scambi di
dati e informazioni tra i soggetti coinvolti nelle procedure di
affidamento, devono avvenire tramite le piattaforme digitali che
costituiscono l’ecosistema nazionale di approvvigionamento
definito all’articolo 22.
Ove tali piattaforme non prevedano modalità specifiche, le
comunicazioni devono essere effettuate utilizzando il domicilio
digitale del destinatario.
Nel caso di scambi tra pubbliche amministrazioni, si applica
quanto previsto dall’articolo 47 del Codice
dell’amministrazione digitale ([Link]. 82/2005), garantendo
interoperabilità e tracciabilità.
Commento
Questo articolo stabilisce le modalità ufficiali di comunicazione tra
stazioni appaltanti, enti concedenti, operatori economici e pubbliche
amministrazioni nell’ambito delle procedure regolate dal Codice.
Il principio chiave è la digitalizzazione completa e integrata delle
comunicazioni: ogni informazione, notifica o scambio deve transitare
attraverso piattaforme certificate e aderenti all’ecosistema definito dal
Codice, assicurando sicurezza, trasparenza e verificabilità delle interazioni.
L’uso del domicilio digitale (PEC o sistemi equivalenti riconosciuti) resta
lo strumento sussidiario per i casi non gestiti direttamente dalle piattaforme.
Per le comunicazioni tra enti pubblici, l’articolo richiama l’uso delle
infrastrutture digitali previste dal CAD, che assicurano efficienza,
legalità e risparmio di risorse.
L’impianto normativo mira dunque a rendere la comunicazione
interamente tracciabile, sicura e conforme ai principi
dell’amministrazione digitale, rafforzando la fiducia nel sistema degli
appalti pubblici.
Art. 30 – Uso di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei
contratti pubblici
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti, al fine di rendere più
efficienti i processi di programmazione, affidamento ed
esecuzione dei contratti pubblici, possono adottare soluzioni
tecnologiche automatizzate, comprese l’intelligenza artificiale e
le tecnologie basate su registri distribuiti (come la blockchain),
sempre nel rispetto delle normative vigenti in materia di
sicurezza, trasparenza e protezione dei dati.
2. Nell'acquisizione o nello sviluppo di tali strumenti, gli enti
devono:
a) garantire la disponibilità del codice sorgente, della
documentazione tecnica e degli elementi necessari a
comprendere il funzionamento dell’algoritmo;
b) inserire nei documenti di gara clausole specifiche per
l’assistenza e la manutenzione, finalizzate alla correzione di
errori e malfunzionamenti derivanti dall’automazione.
3. Le decisioni adottate mediante sistemi automatizzati devono
attenersi ai seguenti principi:
a) Trasparenza dell’algoritmo: ogni operatore ha diritto a sapere se
una decisione che lo riguarda è stata assunta in modo
automatizzato e, in tal caso, a ricevere informazioni
significative sulla logica applicata;
b) Presenza di supervisione umana: l’automazione non deve mai
sostituire integralmente il giudizio umano, che deve poter
confermare, modificare o annullare la decisione automatica;
c) Tutela contro la discriminazione: vanno adottate misure
tecniche e organizzative per prevenire effetti discriminatori nei
confronti degli operatori economici.
4. Devono essere inoltre predisposte misure correttive per garantire
l’accuratezza dei dati trattati e prevenire errori, tutelando le
persone fisiche da discriminazioni fondate su nazionalità, etnia,
opinioni, religione, salute, genere, orientamento sessuale o
altri fattori sensibili.
5. Infine, le pubbliche amministrazioni sono tenute a pubblicare,
nella sezione “Amministrazione trasparente” dei propri siti
istituzionali, l’elenco aggiornato delle soluzioni automatizzate
utilizzate per la gestione delle procedure e attività previste dal
Codice.
Commento
L’articolo 30 introduce un principio di apertura all’innovazione
tecnologica nel settore degli appalti pubblici, promuovendo l’uso
dell’automazione per velocizzare e razionalizzare le attività amministrative.
Tuttavia, il legislatore impone paletti rigorosi a tutela dei diritti degli
operatori economici e dei cittadini: trasparenza, controllo umano e assenza
di discriminazioni sono gli assi portanti di questo impianto normativo.
Il riferimento all’intelligenza artificiale e alla blockchain sottolinea la
volontà di allineare le procedure pubbliche alle tecnologie più avanzate,
purché queste siano comprensibili, controllabili e documentate. La
trasparenza è garantita anche dalla pubblicazione obbligatoria degli
strumenti adottati, con un chiaro orientamento all’accountability e alla
valutazione pubblica delle scelte algoritmiche.
Art. 31 – Anagrafe degli operatori economici partecipanti agli
appalti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Presso l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) è istituita
un’Anagrafe nazionale degli operatori economici coinvolti, a
qualsiasi titolo, nei contratti pubblici. Tale Anagrafe opera anche
attraverso l’integrazione con il registro delle imprese.
2. Il sistema censisce tutti i soggetti economici che partecipano a
procedure di gara o che sono in altro modo interessati
all’esecuzione di contratti pubblici. Sono inoltre registrati anche i
rappresentanti legali, i titolari di cariche e le persone fisiche
collegate agli operatori economici, allo scopo di garantire piena
trasparenza sull’assetto soggettivo dei partecipanti.
3. Per quanto riguarda le persone fisiche non presenti nel registro
delle imprese, l’Anagrafe ANAC assume valore certificativo,
attestando in modo ufficiale i ruoli e le cariche da esse ricoperte
in relazione ai contratti pubblici.
4. I dati raccolti all’interno dell’Anagrafe sono disponibili a tutti
gli attori dell’ecosistema digitale di approvvigionamento
pubblico, attraverso l’interoperabilità con le piattaforme
individuate agli articoli 23 (Banca dati), 24 (Fascicolo virtuale
dell’operatore) e 25 (Piattaforme digitali), e sono utilizzabili
esclusivamente per scopi connessi alla gestione del ciclo di vita
dei contratti pubblici.
Commento
L’articolo 31 istituisce un importante strumento di trasparenza e
controllo: un’anagrafe centralizzata che permette di identificare con
precisione tutti i soggetti economici coinvolti negli appalti pubblici.
Questo registro è utile per monitorare la composizione delle imprese
concorrenti, individuare eventuali interferenze o conflitti di interesse, e
semplificare le verifiche anagrafiche durante le varie fasi della procedura.
Il fatto che ANAC attribuisca valore certificativo ai dati sulle persone
fisiche non registrate presso le Camere di commercio rappresenta un
ulteriore strumento di certezza giuridica.
La condivisione dei dati con le piattaforme interoperabili consente infine
di automatizzare controlli e accertamenti, rendendo più snella e sicura
l’intera gestione dei contratti pubblici.
Art. 32 – Sistemi dinamici di acquisizione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per gli approvvigionamenti di beni, servizi o lavori di uso
comune, le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono
avvalersi di un sistema dinamico di acquisizione. Si tratta di un
meccanismo completamente elettronico, aperto per tutta la sua
durata a qualunque operatore economico in possesso dei requisiti
richiesti. Il sistema può essere suddiviso in categorie
merceologiche o territoriali, tenendo conto delle caratteristiche
dell’appalto e, se previsto, di eventuali limiti quantitativi.
2. Le gare indette nell’ambito di un sistema dinamico seguono le
regole della procedura ristretta. Ogni operatore che soddisfa i
criteri è ammesso senza restrizioni numeriche. Se il sistema è
articolato in categorie, vanno specificati i criteri di selezione per
ciascuna di esse.
3. Nei settori ordinari, i termini sono i seguenti:
almeno 30 giorni per la ricezione delle domande di
partecipazione dalla data del bando o dell’invito a
confermare interesse;
almeno 10 giorni per la presentazione delle offerte
successive.
4. Nei settori speciali, valgono gli stessi termini minimi:
30 giorni per le domande di partecipazione;
10 giorni per le offerte, in linea con quanto stabilito dall’art.
72, comma 5.
5. Tutte le comunicazioni relative al sistema dinamico sono
effettuate esclusivamente in via elettronica, in conformità con
l’art. 29.
6. Per istituire il sistema dinamico, la stazione appaltante deve:
pubblicare un bando specificando che si tratta di tale
sistema;
indicare quantità previste, modalità operative e criteri
tecnici;
precisare eventuali categorie merceologiche;
garantire accesso completo e digitale alla documentazione,
ai sensi dell’art. 88.
7. Durante tutta la durata del sistema, gli operatori economici
possono richiedere l’ammissione. Le domande sono valutate
entro 10 giorni lavorativi, prorogabili a 15 giorni in casi
motivati. Se l’invito per il primo appalto non è stato ancora
inviato, è possibile prolungare ulteriormente il termine,
specificandone la durata nei documenti di gara. L’esito della
valutazione va comunicato senza ritardi.
8. Per ogni appalto bandito all’interno del sistema, tutti gli operatori
ammessi (o quelli della categoria pertinente) sono invitati a
presentare offerta. L’aggiudicazione avviene:
9. nei settori ordinari, secondo i criteri definiti nel bando o
nell’invito a confermare interesse;
10. nei settori speciali, secondo i criteri già pubblicati o inclusi
nell’invito a presentare offerta.
11. I criteri sopra menzionati possono essere meglio specificati
nell’invito per ogni singolo appalto.
Nei settori ordinari, la stazione appaltante può richiedere
aggiornamenti del DGUE (Documento di gara unico
europeo) durante la validità del sistema, con termine di
risposta fissato a 5 giorni lavorativi.
Nei settori speciali, è consentita la stessa richiesta di
aggiornamento DGUE, a condizione che siano applicati i
criteri degli articoli 94, 95 e 99.
12. Il bando di istituzione del sistema deve indicarne la durata.
Qualsiasi modifica va comunicata alla Commissione europea con:
il medesimo modulo usato per l’avviso iniziale (in caso di
proroga);
l’avviso di aggiudicazione (in caso di chiusura anticipata).
13. È vietato richiedere contributi economici agli operatori, sia per
l’adesione sia durante la durata del sistema dinamico.
14. Il Ministero dell’economia e delle finanze, anche tramite
Consip S.p.a., può istituire e gestire sistemi dinamici centralizzati
per conto delle stazioni appaltanti, curandone tutti gli aspetti
operativi e tecnici.
15. Gli accordi quadro e le convenzioni di cui alla legge n.
488/1999 possono essere aggiudicati anche tramite il sistema
dinamico. In tal caso, se l’importo supera le soglie europee, si
applica il termine dilatorio previsto dall’art. 18, comma 3.
Commento
Il sistema dinamico di acquisizione consente una gestione flessibile e
trasparente degli appalti ricorrenti, semplificando l’accesso per gli operatori
economici e valorizzando la competizione in tempo reale. È particolarmente
indicato per l’acquisto di beni o servizi standardizzati e consente
un’evoluzione continua dell’elenco degli operatori ammessi, a beneficio
della concorrenza e della qualità dell’offerta.
Art. 33 – Aste elettroniche
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono utilizzare aste
elettroniche per ottenere ribassi sui prezzi o aggiornamenti su
specifici elementi delle offerte. Si tratta di un processo a fasi
progressive, completamente digitale, che interviene dopo una
prima valutazione delle offerte e consente la loro
classificazione automatica. Sono escluse le gare che riguardano
prestazioni intellettuali, come la progettazione, che non si
prestano a una valutazione meccanica.
2. È possibile introdurre un’asta elettronica all’interno di procedure
aperte, ristrette o negoziate, a patto che le caratteristiche
dell’appalto siano chiaramente definite. L’asta può essere usata
anche per riaprire il confronto competitivo nei contratti quadro
(art. 59, comma 4, lett. b e c) o nei sistemi dinamici di
acquisizione (art. 32).
3. Il criterio di aggiudicazione può basarsi su:
solo il prezzo, se l’aggiudicazione è prevista al minor
prezzo;
prezzo e altri parametri numerici, se la gara si basa sul
miglior rapporto qualità/prezzo.
4. Il ricorso all’asta elettronica va sempre indicato nel bando o
nell’invito, e i documenti di gara devono contenere almeno:
gli elementi soggetti all’asta, con valori espressi in cifre o
percentuali;
limiti minimi e massimi dei valori offerti;
modalità di svolgimento dell’asta e tempistiche;
scarti minimi richiesti per i rilanci;
caratteristiche tecniche del sistema utilizzato.
5. Prima dell’avvio dell’asta, le offerte devono essere valutate
integralmente secondo i criteri previsti nei documenti di gara.
6. Nei settori ordinari, è ammessa l’offerta che:
rispetta i requisiti di ammissione (artt. 94, 95, 99);
è conforme alle specifiche tecniche;
non è considerata irregolare, inaccettabile o inadeguata.
7. Nei settori speciali, valgono criteri analoghi (art. 167) e le stesse
esclusioni per irregolarità o inadeguatezza.
8. Sono considerate:
irregolari: le offerte che violano il bando, sono arrivate in
ritardo o sospette di turbativa d’asta;
inaccettabili: le offerte di operatori non qualificati o oltre
soglia di spesa;
inadeguate: le offerte che non rispondono in alcun modo
all’oggetto dell’appalto.
9. Gli offerenti ammessi ricevono contestualmente un invito
elettronico per partecipare all’asta, che inizia non prima di due
giorni lavorativi dalla comunicazione.
10. L’invito include:
esito della prima valutazione;
formula matematica che determina le riclassificazioni
durante l’asta, in base ai nuovi valori;
criteri espressi in forma numerica, anche per eventuali
varianti.
11. Durante l’asta, le amministrazioni comunicano in tempo reale la
posizione in classifica di ciascun partecipante. Possono anche
informare sul numero dei partecipanti o sugli scarti offerti, ma
non possono rivelare l’identità dei concorrenti.
12. L’asta elettronica si chiude in uno dei seguenti casi:
alla data e ora prestabilite;
quando non arrivano più rilanci validi entro un tempo
fissato;
al raggiungimento del numero di fasi previsto.
13. Se si opta per una chiusura a fasi (punto precedente), il
calendario delle fasi va comunicato agli operatori insieme
all’invito.
14. Una volta chiusa l’asta, la stazione appaltante o l’ente concedente
aggiudica il contratto in base al risultato finale dell’asta.
Commento
Le aste elettroniche sono strumenti di negoziazione trasparenti, veloci ed
efficaci, ideali per appalti standardizzati. La digitalizzazione consente di
massimizzare la concorrenza e ridurre i costi, ma è fondamentale rispettare
criteri chiari e trasparenza informativa per tutelare l’equità della procedura.
Art. 34 – Cataloghi elettronici
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono richiedere che
le offerte siano presentate sotto forma di catalogo elettronico,
oppure che tali cataloghi vengano inclusi all’interno
dell’offerta. È comunque ammesso allegare documentazione
integrativa per completare la proposta.
2. I cataloghi elettronici vengono predisposti dai candidati o dagli
offerenti secondo le specifiche tecniche e il formato elettronico
indicati nella documentazione di gara dalla stazione appaltante o
dall’ente concedente.
3. Quando è previsto o ammesso l’uso di cataloghi elettronici, le
amministrazioni devono:
nei settori ordinari, specificarlo nel bando o nell’invito a
confermare interesse, qualora la gara sia indetta tramite
avviso di pre-informazione;
nei settori speciali, indicarlo nel bando, nell’invito a
confermare interesse o, se si fa ricorso a un sistema di
qualificazione, nell’invito a offrire o a negoziare.
In ogni caso, la documentazione deve contenere tutti i dettagli
tecnici sul formato, le modalità di utilizzo e le specifiche del
dispositivo elettronico impiegato.
4. Nel caso in cui un accordo quadro sia stipulato con più operatori
economici a seguito della presentazione di cataloghi elettronici, la
riapertura del confronto competitivo per i contratti specifici può
avvenire mediante cataloghi aggiornati, secondo due modalità:
richiedendo agli offerenti di aggiornare i loro cataloghi per
adeguarli al contratto da aggiudicare;
utilizzando direttamente i cataloghi già presentati per
costruire offerte conformi, purché questa opzione sia stata
espressamente prevista nei documenti iniziali di gara.
5. Qualora si scelga di utilizzare cataloghi già trasmessi (comma 4,
lett. b), le stazioni appaltanti comunicano data e ora del prelievo
delle informazioni necessarie, offrendo la possibilità agli
offerenti di opporsi a tale utilizzo. È previsto un tempo congruo
tra la comunicazione e il prelievo effettivo. Prima
dell’aggiudicazione, le informazioni vengono restituite
all’offerente interessato, che può rettificare eventuali errori o
confermare la correttezza dell’offerta.
6. È possibile anche aggiudicare appalti tramite sistema
dinamico di acquisizione (SDA) richiedendo offerte presentate
in forma di catalogo elettronico. In alternativa, è ammesso
procedere secondo le modalità dei commi 4, lett. b) e 5, purché la
domanda di partecipazione al sistema dinamico sia accompagnata
da un catalogo elettronico conforme, che sarà completato
dall’operatore nel momento in cui l’amministrazione intenda
costruire l’offerta sulla base di quel catalogo.
Commento
L’utilizzo dei cataloghi elettronici rappresenta una delle soluzioni più
efficienti nella gestione delle gare digitali, in particolare per appalti
ricorrenti o ad alto contenuto standardizzato. Questo strumento consente
maggiore flessibilità, trasparenza e velocità nell’acquisizione di beni e
servizi, pur nel rispetto delle specifiche procedure di riapertura del
confronto competitivo e validazione dell’offerta.
Art. 35 – Accesso agli atti e riservatezza
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti devono garantire
l’accesso digitale agli atti relativi alle procedure di gara e alla
fase esecutiva dei contratti pubblici. Tale accesso si realizza
tramite acquisizione diretta dei dati all’interno delle piattaforme
informatiche, nel rispetto delle norme di cui agli articoli 3-bis e
22 e seguenti della legge n. 241/1990 e degli articoli 5 e 5-bis del
[Link]. n. 33/2013.
2. Salvo i casi in cui i contratti siano secretati o soggetti a misure
speciali di sicurezza, l’accesso agli atti può essere
temporaneamente sospeso nei seguenti casi:
a) Nelle procedure aperte, l’accesso all’elenco degli offerenti è
consentito solo dopo la scadenza del termine per la
presentazione delle offerte.
b) Nelle procedure ristrette, negoziate e gare informali, l’accesso è
limitato agli elenchi di richiedenti l’invito o manifestanti
interesse e a quelli degli invitati o degli offerenti, fino alla
scadenza del termine per le offerte. I soggetti esclusi dalla fase
di invito possono comunque accedere all’elenco dei richiedenti
dopo che siano stati notificati i nomi dei candidati ammessi.
c) Per quanto riguarda le domande di partecipazione, i requisiti di
ammissione (artt. 94, 95 e 98) e i verbali delle fasi di
ammissione, l’accesso è consentito solo dopo l’aggiudicazione.
d) Le offerte e i verbali relativi alla loro valutazione, nonché i
documenti a supporto, diventano accessibili solo dopo
l’aggiudicazione.
e) I documenti e i verbali relativi alla verifica di anomalia
dell’offerta sono consultabili esclusivamente dopo
l’aggiudicazione.
3. Fino al superamento delle fasi indicate sopra, gli atti e i dati
rimangono inaccessibili. La loro divulgazione anticipata da parte
di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio può costituire
reato penale ai sensi dell’art. 326 c.p.
4. A eccezione dei contratti secretati o coperti da misure di sicurezza
particolari, e salvo quanto previsto al comma 5, l’accesso agli atti
può essere limitato:
a) Qualora riguardi informazioni inserite nell’offerta che
costituiscano segreti tecnici o commerciali, innovazioni
protette, brevetti o contenuti ad alta innovazione, purché ciò sia
dichiarato motivando adeguatamente da parte dell’offerente.
b) Per i seguenti casi specifici:
Pareri legali utilizzati per risolvere controversie relative
agli appalti;
Relazioni riservate del direttore dei lavori, dell’esecutore
o del collaudatore riguardanti domande e riserve
dell’appaltatore;
Dati relativi alle piattaforme digitali e infrastrutture
informatiche protette da privative intellettuali.
Tuttavia, in riferimento al comma 4, lett. a) e lett. b, punto
3), l’accesso è consentito se risulta indispensabile per la
tutela in giudizio di un diritto rilevante nella specifica
procedura di gara.
5-bis. Gli operatori economici, al momento della
presentazione dell’offerta, devono rilasciare consenso al
trattamento dei dati personali attraverso il fascicolo
virtuale (art. 24), in conformità con il [Link]. 196/2003.
Tale consenso è necessario per verificare i requisiti di
partecipazione (art. 99) e per tutte le ulteriori finalità
previste dal codice.
Commento
Questo articolo riequilibra il diritto di accesso agli atti con la tutela della
riservatezza e la protezione delle informazioni sensibili. Viene
riconosciuta la centralità dell’accesso digitale e, al contempo, si stabiliscono
limiti chiari e ragionevoli a tutela della concorrenza e della sicurezza,
senza compromettere il diritto di difesa degli operatori.
Art. 36 – Norme procedimentali e processuali in tema di
accesso
Testo aggiornato (sintesi)
1. La stazione appaltante o l’ente concedente, nel momento in cui
comunica l’aggiudicazione ai sensi dell’art. 90, rende disponibili
sulla piattaforma digitale utilizzata (art. 25) l’offerta
dell’aggiudicatario, i verbali di gara e tutti gli atti e i dati
rilevanti ai fini dell’aggiudicazione. L’accesso è garantito a tutti i
partecipanti non ancora definitivamente esclusi.
2. Gli operatori economici che si collocano tra i primi cinque
classificati ricevono, oltre agli atti sopra indicati, anche le offerte
degli altri soggetti che rientrano nella stessa fascia di
graduatoria, sempre tramite la piattaforma.
3. Nella comunicazione dell’aggiudicazione, la stazione appaltante
o l’ente concedente deve indicare le decisioni adottate sulle
richieste di oscuramento di alcune parti delle offerte, avanzate
dagli operatori economici ai sensi dell’art. 35, comma 4, lett. a).
4. Le decisioni sull’oscuramento possono essere impugnate con
ricorso ex art. 116 del Codice del processo amministrativo, da
notificarsi e depositarsi entro dieci giorni dalla comunicazione
dell’aggiudicazione. I controinteressati possono costituirsi entro
dieci giorni dalla notifica del ricorso.
5. Se la stazione appaltante ritiene infondata la richiesta di
riservatezza, le sezioni dell’offerta che si intendevano oscurare
non possono comunque essere rese visibili prima della scadenza
del termine di impugnazione.
6. In caso di ripetute richieste infondate di oscuramento da parte
dello stesso operatore economico, l’amministrazione può
effettuare una segnalazione all’ANAC, che ha facoltà di applicare
una sanzione amministrativa pecuniaria, ridotta del 50% se
pagata entro 30 giorni dalla contestazione.
7. Il ricorso di cui al comma 4 è trattato con rito abbreviato e
fissato in camera di consiglio con termini dimezzati rispetto a
quelli ordinari. La decisione avviene nella stessa udienza con
sentenza semplificata, da pubblicarsi entro cinque giorni. La
motivazione può limitarsi a richiamare le tesi accolte dal giudice.
8. Lo stesso rito e gli stessi termini si applicano anche nei gradi
successivi di giudizio.
9. Il termine per impugnare l’aggiudicazione, nonché l’ammissione
o la valutazione delle offerte escluse, inizia a decorrere dalla
comunicazione dell’aggiudicazione ai sensi dell’art. 90.
Commento
L’articolo 36 disciplina in modo puntuale e strutturato le modalità e i tempi
per l’accesso agli atti dopo l’aggiudicazione, fornendo un equilibrio tra
trasparenza e tutela delle informazioni sensibili. Particolarmente innovativo
è l’obbligo di reciproca conoscibilità delle offerte tra i primi cinque
concorrenti, elemento che rafforza il controllo diffuso sulla correttezza della
procedura. Viene inoltre introdotta una procedura speciale e accelerata
per impugnare le decisioni di diniego o accoglimento delle richieste di
oscuramento, con termini brevi e una sentenza in forma semplificata. È
evidente l’intento del legislatore di favorire l’efficienza e la certezza del
diritto, contrastando al contempo gli abusi nel ricorso alla riservatezza,
grazie anche alla previsione di sanzioni da parte dell’ANAC in caso di
richieste infondate reiterate.
PARTE III – DELLA PROGRAMMAZIONE
Art. 37 – Programmazione dei lavori e degli acquisti di beni e
servizi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti sono tenuti a
predisporre e approvare:
un programma triennale relativo ai lavori pubblici;
un programma triennale per l’acquisto di beni e servizi.
Entrambi devono essere coerenti con la programmazione economico-
finanziaria e il bilancio dell’amministrazione, secondo le regole
contabili previste. Gli enti locali applicano in aggiunta le norme
specifiche per la loro categoria.
2. Il programma triennale dei lavori pubblici e i suoi aggiornamenti
annuali devono includere tutti gli interventi previsti di valore pari
o superiore alla soglia indicata all’art. 50, comma 1, lett. a).
I lavori che superano le soglie europee (art. 14, comma 1, lett. a)
possono entrare nella pianificazione solo dopo l’approvazione del
documento di fattibilità delle alternative progettuali (per il triennale) e
del documento di indirizzo alla progettazione (per l’annuale).
Sono ammessi all’elenco triennale anche i lavori di manutenzione
ordinaria sopra soglia, anche senza documento di fattibilità. Gli
interventi eseguiti in amministrazione diretta restano esclusi dalla
programmazione.
3. Il programma triennale per l’acquisto di beni e servizi, con i
relativi aggiornamenti annuali, riguarda le forniture e i servizi il
cui valore stimato è pari o superiore alla soglia indicata all’art.
50, comma 1, lett. b).
4. Tutti i programmi e i relativi aggiornamenti vanno pubblicati sia
sul sito istituzionale dell’amministrazione competente sia nella
Banca dati nazionale dei contratti pubblici, assicurando così
trasparenza e accessibilità.
5. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla
programmazione delle attività svolte dai soggetti aggregatori e
dalle centrali di committenza.
6. L’allegato I.5 al Codice specifica:
i modelli standard per la redazione dei programmi, i criteri
di priorità da seguire (inclusi completamenti e lavori
programmati ma non avviati) e le fonti di finanziamento;
le condizioni per modificare i programmi già approvati e
realizzare interventi non inizialmente previsti;
le modalità di coordinamento con l’attività programmatoria
dei soggetti aggregatori e delle centrali di committenza.
7. (comma abrogato)
Commento
L’articolo 37 definisce i capisaldi della programmazione pluriennale delle
attività di lavori pubblici e acquisti di beni e servizi da parte delle
amministrazioni. Si tratta di un momento cruciale, che condiziona
l’efficacia delle fasi successive dell’appalto e consente un utilizzo
consapevole delle risorse. Il legislatore ha stabilito soglie minime per
inserire le opere nei programmi, collegando l’inserimento all’approvazione
di documenti tecnici specifici che garantiscano una progettazione
consapevole e fattibile. Si evidenzia anche una chiara volontà di
promuovere la trasparenza e la responsabilità programmatoria,
obbligando alla pubblicazione online dei piani. Il coordinamento con i
soggetti aggregatori, disciplinato in via secondaria dall’allegato I.5,
introduce un elemento di efficienza complessiva nell’ottica di un
approvvigionamento integrato. Infine, l’esclusione delle attività in
amministrazione diretta riflette un principio di proporzionalità e snellezza
nella gestione di interventi minori.
Art. 38 – Localizzazione e approvazione del progetto delle
opere
Testo aggiornato (sintesi)
1. I progetti delle opere pubbliche sono approvati secondo quanto
previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 e dalle normative
statali e regionali vigenti. La procedura qui descritta si applica
anche alle opere d’interesse pubblico, comprese quelle
disciplinate dal [Link]. 3 aprile 2006, n. 152, se connesse a
concessioni di costruzione, gestione o servizi pubblici.
2. La procedura localizzativa non trova applicazione se il progetto
di fattibilità tecnico-economica è già stato riconosciuto conforme
alla pianificazione urbanistica e alle norme edilizie:
dal Ministero delle infrastrutture per le opere statali (escluse
quelle militari), previo parere degli enti locali interessati;
dal Comune, oppure dalla Regione o Provincia autonoma se
l’intervento coinvolge più comuni.
3. In mancanza della verifica di conformità di cui al comma
precedente, si avvia una conferenza di servizi semplificata (art.
14-bis della L. 241/1990) per approvare il progetto e localizzare
l’opera. Partecipano tutte le amministrazioni coinvolte, inclusi
enti locali e autorità con competenze in materia ambientale,
paesaggistica, sanitaria e culturale. Il Provveditorato
interregionale può assumere il ruolo di amministrazione
procedente tramite accordo, salvo debba esprimere un parere
formale.
4. Per le opere statali, il progetto di fattibilità viene trasmesso al
Consiglio superiore dei lavori pubblici o al Provveditorato
interregionale per il parere obbligatorio, ove previsto. Tale
progetto deve sempre includere un’alternativa progettuale a
consumo di suolo nullo.
5. In caso di carenze rilevate, l’organo tecnico restituisce il progetto
con osservazioni entro 15 giorni. Il progetto modificato deve
essere restituito entro altri 15 giorni. Il parere definitivo è reso
entro 45 giorni dalla prima ricezione o entro 20 giorni dalla
ricezione del progetto integrato. In assenza di risposta, il parere si
considera favorevole.
Una volta scaduti i termini di cui sopra o trasmesso il progetto
integrato, la stazione appaltante inoltra il progetto agli enti
competenti per gli ulteriori provvedimenti. Lo stesso vale per le
opere per cui non è richiesto il parere tecnico.
8. La conferenza di servizi valuta anche la compatibilità ambientale
e archeologica dell’opera, considerando gli esiti di eventuali
dibattiti pubblici. In caso di riscontro positivo per l’interesse
archeologico, si applicano le procedure dell’allegato I.8. Se il
dibattito pubblico è stato espletato, non si ricorre ad ulteriori
consultazioni collettive.
9. La conferenza si conclude in 60 giorni dalla convocazione,
prorogabili una sola volta per un massimo di 10 giorni su
richiesta motivata. Il silenzio-assenso è applicabile per i
partecipanti che non si pronunciano o motivano in modo
inadeguato il dissenso.
10. La determinazione conclusiva approva il progetto e ha effetti a
livello urbanistico, paesaggistico, edilizio ed espropriativo.
Costituisce variante agli strumenti urbanistici e comprende tutti i
titoli abilitativi necessari. Le comunicazioni previste dalla L.
241/1990 sostituiscono la partecipazione di cui all’art. 11 del
D.P.R. 327/2001. Gli enti locali devono attuare misure di
salvaguardia per le aree interessate.
11. Le amministrazioni coinvolte devono proporre soluzioni tecniche
e mitigative, anche se contrarie all’opera, indicando i costi relativi
e rispettando criteri di proporzionalità ed efficacia. Tali obblighi
si applicano a tutte le amministrazioni, comprese quelle con
competenze paesaggistiche e culturali.
12. Le stesse disposizioni del comma 11 si applicano anche alle
procedure già avviate ma non concluse all’entrata in vigore del
nuovo Codice.
13. I pareri e le autorizzazioni già acquisiti restano validi per appalti
successivi a revoche o annullamenti, purché il RUP verifichi
l’assenza di variazioni progettuali o normative. Sono esclusi i casi
in cui il vizio riguardi proprio quei pareri o autorizzazioni.
14. Restano in vigore le normative speciali relative ad opere
pubbliche di interesse nazionale, comprese quelle inserite nel
PNRR.
Commento
L’articolo 38 disciplina l’intero iter per l’approvazione e la localizzazione
dei progetti pubblici, con l’obiettivo di semplificare e accelerare le
procedure, soprattutto per le grandi opere. L’uso della conferenza di servizi
semplificata consente un confronto integrato tra tutte le amministrazioni
coinvolte e assicura che la localizzazione delle opere sia rapida ma ben
regolata. Importante è anche il principio della valutazione preventiva
dell’interesse archeologico e ambientale, nonché il riferimento alla
rigenerazione urbana e al consumo zero di suolo. Il sistema introdotto
promuove certezza dei tempi, chiarezza delle responsabilità e
valorizzazione dell’intesa tra enti territoriali, la quale assume efficacia
diretta anche sugli strumenti urbanistici vigenti. Infine, l’obbligo di
proporre soluzioni alternative e compatibili in caso di dissenso segna un
deciso superamento del mero “no” amministrativo, favorendo la
realizzazione di opere nel rispetto dei principi di proporzionalità ed
equilibrio tra interessi pubblici.
Art. 39 – Programmazione e progettazione delle infrastrutture
strategiche e di preminente interesse nazionale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il presente articolo regola le procedure per pianificare,
programmare e progettare quelle infrastrutture ritenute strategiche
e di rilevante interesse nazionale, la cui realizzazione è ritenuta
urgente per favorire la modernizzazione e lo sviluppo del Paese.
2. La qualifica di infrastruttura strategica e di preminente interesse
nazionale è attribuita dal Consiglio dei ministri mediante apposita
delibera, su proposta dei ministeri competenti, sentite le Regioni
coinvolte, oppure su iniziativa delle stesse Regioni, previa
consultazione con i ministeri. La valutazione si basa su elementi
come costi, benefici attesi, tempi di realizzazione e impatto
infrastrutturale.
3. Tali opere sono raccolte in un documento programmatico,
aggiornato di norma ogni anno, denominato Documento di
programmazione delle infrastrutture strategiche (DPIS). Esso
indica:
i criteri di rendimento attesi in termini di sviluppo,
sicurezza, equilibrio territoriale e sostenibilità ambientale;
le alternative progettuali analizzate;
le previsioni economiche e finanziarie;
il cronoprogramma di esecuzione.
4. Le infrastrutture individuate nel DPIS sono automaticamente
ricomprese nelle intese e negli accordi di programma quadro, così
da coordinarne la priorità e la coerenza con altri interventi già
previsti.
5. Per l’approvazione dei progetti di queste opere si applica la
procedura dell’art. 38, ma con termini ridotti: 30 giorni per
l’integrazione del progetto e 45 giorni per la conclusione della
conferenza di servizi, senza possibilità di proroga.
6. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici istituisce, senza oneri
aggiuntivi per la finanza pubblica, un comitato speciale incaricato
di esaminare i progetti relativi alle opere di cui al presente
articolo.
7. Ai fini della verifica dell’interesse archeologico, il progetto di
fattibilità tecnico-economica viene trasmesso alla soprintendenza
territorialmente competente dopo 15 giorni dall’invio al
Consiglio superiore dei lavori pubblici. Gli esiti della verifica
sono acquisiti durante la conferenza di servizi prevista
dall’articolo 38.
8. In presenza di dissensi qualificati tra le amministrazioni
coinvolte, la procedura di superamento dei contrasti può essere
sostituita da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
su proposta del Ministro delle infrastrutture e previa
deliberazione del CIPESS. Tale decreto ha effetto approvativo del
progetto e produce tutti gli effetti della conferenza di servizi
conclusiva di cui all’art. 38, comma 10.
9. Per garantire il controllo antimafia, è istituito presso il Ministero
dell’interno un Comitato di coordinamento, presieduto da un
Prefetto, che opera secondo modalità definite dal CIPESS. A tali
attività si affiancano anche i controlli finanziari previsti dall’art.
36 del D.L. 90/2014.
9-Bis. Le modalità operative e la composizione del Comitato di cui al
comma 9 sono
stabilite con decreto del Ministro dell’interno, d’intesa con i
Ministri della
giustizia e delle infrastrutture. In attesa del nuovo decreto,
continuano ad
applicarsi le disposizioni del decreto del Ministero dell’interno del
21 marzo
2017.
Commento
L’articolo 39 introduce una disciplina speciale e semplificata per la
programmazione delle infrastrutture strategiche, attribuendo al Governo
la facoltà di individuarle tramite delibera del Consiglio dei ministri, in
collaborazione con Regioni e ministeri competenti. Il cuore della norma è il
Documento di programmazione delle infrastrutture strategiche (DPIS), uno
strumento annuale che elenca le opere prioritarie secondo criteri oggettivi e
pianificati. Significativa è la riduzione dei tempi procedurali rispetto
all’ordinario iter approvativo (art. 38), e la previsione di un comitato
tecnico ad hoc presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici. La norma
prevede anche il ricorso al decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri per superare blocchi istituzionali, rafforzando così il potere
esecutivo su interventi infrastrutturali critici. Particolare rilievo assume
infine il monitoraggio antimafia e il raccordo tra valutazioni
archeologiche, ambientali e urbanistiche, che dimostrano come lo
snellimento delle procedure non significhi riduzione delle garanzie, bensì
maggiore integrazione tra strumenti e soggetti. Si tratta, in definitiva, di un
modello centralizzato e coordinato pensato per accelerare le grandi opere
senza sacrificare trasparenza e legalità.
Art. 40 – Dibattito pubblico
Testo aggiornato (sintesi)
1. Oltre ai casi in cui il dibattito pubblico è obbligatorio secondo
l’Allegato I.6, la stazione appaltante o l’ente concedente può
disporne lo svolgimento qualora ritenga l’intervento di particolare
rilevanza sociale o impatto sul territorio e sull’ambiente,
assicurando comunque rapidità ed efficienza nel procedimento.
2. (abrogato)
3. L’apertura del dibattito avviene con la pubblicazione sul sito
istituzionale di una relazione che illustra il progetto e analizza le
eventuali alternative tecniche.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione, possono presentare
osservazioni e proposte:
le amministrazioni statali coinvolte;
le regioni e gli enti territoriali interessati;
le associazioni e i comitati portatori di interessi diffusi,
coerenti con i propri scopi statutari.
5. Il procedimento si conclude entro 120 giorni con una relazione
redatta dal responsabile del dibattito pubblico, contenente una
sintesi delle osservazioni ricevute e delle eventuali proposte
accolte. La relazione è pubblicata sul sito istituzionale.
6. I risultati emersi vengono valutati ai fini della successiva fase
progettuale.
7. Per gli interventi finanziati con risorse del PNRR o del PNC, si
applicano le specifiche disposizioni previste dal decreto-legge 6
maggio 2021, n. 59.
8. L’Allegato I.6 definisce:
i casi in cui il dibattito è obbligatorio;
le regole di partecipazione e svolgimento;
criteri per la nomina e le funzioni del responsabile;
contenuti aggiuntivi delle relazioni iniziali e conclusive.
Commento
L’articolo 40 riconosce valore procedurale al dibattito pubblico come
strumento di partecipazione democratica, in particolare per interventi
infrastrutturali ad alto impatto sociale e ambientale. Sebbene obbligatorio
solo nei casi specifici indicati nell’Allegato I.6, il legislatore prevede anche
un’attivazione facoltativa, conferendo ampia discrezionalità alle stazioni
appaltanti e agli enti concedenti. La norma stabilisce una tempistica precisa
e una procedura trasparente, con pubblicazione degli esiti e una valutazione
effettiva delle proposte ricevute. È fondamentale sottolineare il ruolo dei
comitati e delle associazioni, che possono influire direttamente sulle scelte
progettuali. La previsione di regole ad hoc per il PNRR evidenzia l’urgenza
e la delicatezza di tali interventi, ma senza pregiudicare la partecipazione
pubblica.
PARTE IV – DELLA PROGETTAZIONE
Art. 41 – Livelli e contenuti della progettazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. La progettazione dei lavori pubblici si articola in due livelli:
progetto di fattibilità tecnico-economica
progetto esecutivo.
Essa deve garantire conformità normativa, soddisfacimento dei
bisogni collettivi, sostenibilità ambientale e sociale, accessibilità,
efficienza energetica e compatibilità geologica.
2. L’Allegato I.7 stabilisce contenuti e struttura dei livelli
progettuali, nonché i requisiti minimi per quadro delle necessità e
documento di indirizzo.
3. Definisce inoltre obblighi del RUP e contenuti specifici in caso di
uso di metodologie BIM (Building Information Modeling).
4. La verifica archeologica preventiva avviene secondo le modalità
dell’Allegato I.8. Le Regioni a statuto speciale possono
disciplinarla autonomamente.
5. - 5-bis. In base alla tipologia di intervento, può essere omesso il
primo livello progettuale. Alcuni lavori possono essere affidati
direttamente sulla base del progetto di fattibilità.
6. Il progetto di fattibilità identifica la soluzione più efficiente in
termini di costi/benefici, autorizzazioni, piano di manutenzione e
caratteristiche tecnico-funzionali.
7. Per opere in variante urbanistica, esso sostituisce il progetto
preliminare e definitivo.
8. Il progetto esecutivo definisce in dettaglio funzioni, costi, tempi,
manutenzione e – se previsto – i contenuti BIM. È preferibile che
sia redatto dallo stesso progettista del primo livello.
8-bis. I contratti di progettazione devono contenere clausole che obblighino
il
progettista a correggere gli errori in fase esecutiva. Sono nulli i patti
che
escludono tale responsabilità.
9. In caso di affidamento esterno, l’esecutivo parte solo dopo
l’approvazione del livello precedente.
10–11. I costi della progettazione e delle attività connesse (es. collaudi,
sicurezza,
controlli) sono coperti dalla stazione appaltante e inclusi nel quadro
economico.
12. I progetti di forniture e servizi seguono un solo livello progettuale. I
contenuti
minimi sono definiti nell’Allegato I.7.
13–14. Il costo del lavoro e delle lavorazioni è definito da tabelle
ministeriali, prezzari
regionali o fonti equivalenti. I costi di manodopera e sicurezza non
sono
soggetti a ribasso.
15–15-ter. I corrispettivi per progettazione e servizi tecnici si determinano
secondo
l’Allegato I.13. L’aggiudicazione si basa su 65% prezzo fisso e
35% ribasso
sul resto, con criteri qualità/prezzo.
15-quater. I corrispettivi dei servizi tecnici possono essere ridotti fino al
20% per
affidamenti diretti sotto soglia.
Commento
L’articolo 41 è un pilastro del nuovo Codice: definisce con rigore i livelli
progettuali, promuove la qualità dell’opera pubblica e introduce strumenti
avanzati come il BIM per razionalizzare le attività tecniche. Il progetto non
è più solo un disegno tecnico: è uno strumento di pianificazione strategica,
legato a efficienza, sostenibilità, inclusività e tutela ambientale. L’articolo
valorizza l’approccio per fasi, introduce clausole di responsabilità
specifiche per i progettisti, e assicura che anche i costi siano determinati
con criteri certi e trasparenti. È fondamentale per garantire che la
realizzazione dell’opera avvenga con coerenza, rispetto delle norme e
controllo sui costi e tempi.
Art. 42 – Verifica della progettazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei contratti relativi ai lavori, la stazione appaltante o l’ente
concedente deve accertare che il progetto rispetti le esigenze del
documento di indirizzo della progettazione e sia conforme alla
normativa vigente. La verifica si effettua durante lo sviluppo
progettuale, in base al livello richiesto per l’appalto. Nei casi di
affidamento integrato o partenariato pubblico-privato, la verifica
del progetto di fattibilità si conclude prima dell’avvio della gara;
quella del progetto esecutivo, prima dell’inizio dei lavori.
2. Il RUP garantisce la coerenza progettuale, supervisionando la
verifica se non la svolge direttamente. È obbligatoria
l’imparzialità tra chi progetta e chi verifica: le attività di verifica
non possono essere svolte dagli stessi soggetti incaricati della
progettazione, della direzione lavori, del collaudo o del
coordinamento sicurezza.
3. La verifica deve accertare anche l’osservanza di prescrizioni
precedenti all’affidamento. Se ha esito positivo, sostituisce gli
obblighi di autorizzazione per costruzioni in zona sismica e la
denuncia al Genio Civile. I progetti verificati devono essere
trasmessi in via telematica all’Archivio informatico nazionale
delle opere pubbliche del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti.
4. La validazione del progetto è l’atto formale che attesta l’esito
positivo della verifica. Deve essere firmata dal RUP, contenere il
riferimento al rapporto di verifica e includere eventuali
osservazioni del progettista. La validazione è necessaria per
procedere alla pubblicazione del bando o dell’invito.
5. L’allegato I.7 disciplina modalità, contenuti e soggetti
responsabili delle attività di verifica. I relativi costi sono inclusi
nelle risorse economiche dell’opera.
Commento
L’articolo 42 rafforza i meccanismi di controllo sulla qualità dei progetti
pubblici, ponendo la verifica al centro della tutela dell’interesse pubblico.
La distinzione netta tra chi progetta e chi verifica garantisce indipendenza e
imparzialità, elementi cruciali per prevenire errori e contenziosi in fase
esecutiva. La validazione formale diventa così non un semplice
adempimento burocratico, ma un atto che certifica l’affidabilità dell’intero
iter progettuale. Il ruolo del RUP è centrale nel vigilare sul rispetto delle
esigenze espresse nei documenti di indirizzo, assicurando la coerenza tra le
fasi progettuali e la conformità normativa. L’obbligo di deposito telematico
rappresenta infine un passo importante verso la digitalizzazione e la
tracciabilità degli atti pubblici.
Art. 43 – Metodi e strumenti di gestione informativa digitale
delle costruzioni
Testo aggiornato (sintesi)
1. A partire dal 1° gennaio 2025, le stazioni appaltanti e gli enti
concedenti sono tenuti ad adottare metodi e strumenti di gestione
informativa digitale delle costruzioni (BIM) per tutte le opere di
nuova realizzazione e per gli interventi su costruzioni esistenti il
cui valore stimato superi 1 milione di euro, oppure la soglia
prevista dall’art. 14, comma 1, lett. a), se l’intervento riguarda
immobili tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali ([Link].
42/2004). Tale obbligo non si applica agli interventi di
manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo il caso in cui tali
opere abbiano già previsto l’uso del BIM in precedenza.
2. Anche al di fuori dei casi obbligatori, le stazioni appaltanti
possono utilizzare i metodi digitali di progettazione e gestione
informativa, eventualmente attribuendo un punteggio premiale
nei bandi alle offerte che impiegano tali strumenti. Tuttavia,
questa facoltà è vincolata al rispetto delle condizioni e delle
misure contenute nell’allegato I.9.
3. Gli strumenti BIM devono essere interoperabili, ovvero basati su
formati aperti non proprietari, in modo da favorire la
concorrenza tecnologica, il coinvolgimento paritario dei
progettisti e il trasferimento dei dati tra amministrazioni
pubbliche e operatori economici.
4. L’allegato I.9 disciplina:
a) la formazione del personale, le dotazioni strumentali e
l’organizzazione interna necessarie;
b) i criteri per garantire l’uniformità nell’adozione dei metodi e
strumenti digitali;
c) l’interoperabilità dei dati tra l’anagrafe patrimoniale delle
stazioni appaltanti, l’Archivio informatico nazionale delle opere
pubbliche e i sistemi di rendicontazione degli investimenti
pubblici;
d) le modalità di scambio dati e interoperabilità;
e) le specifiche tecniche, sia nazionali che internazionali,
applicabili;
f) il contenuto minimo del capitolato informativo per
l’adozione del BIM.
5. (abrogato)
Commento
L’articolo 43 rappresenta un punto di svolta nell’innovazione della pubblica
amministrazione in materia di lavori pubblici. L’obbligo di utilizzare il
BIM per progetti rilevanti non solo modernizza i processi, ma aumenta la
trasparenza, la tracciabilità e l’efficienza dell’intera filiera progettuale ed
esecutiva. L’introduzione graduale è stata sostituita da un termine preciso
(gennaio 2025), superando i tempi precedentemente fissati dai decreti
ministeriali. L’enfasi sull’interoperabilità è fondamentale per evitare
vincoli tecnologici e favorire una sana concorrenza tra software e
professionisti. Inoltre, l’allegato I.9 assicura l’adozione uniforme del
sistema digitale su tutto il territorio nazionale, offrendo criteri tecnici,
formativi e organizzativi indispensabili per garantire che il BIM non sia un
mero adempimento formale, ma uno strumento realmente efficace e
integrato nei processi pubblici.
Art. 44 – Appalto integrato
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure per lavori pubblici, la stazione appaltante o l’ente
concedente in possesso della necessaria qualificazione può
decidere, con la delibera a contrarre, di affidare congiuntamente
la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori, purché
esista un progetto di fattibilità tecnico-economica già approvato.
Questa modalità non è consentita per gli appalti di manutenzione
ordinaria.
2. La decisione di procedere con l’appalto integrato deve essere
adeguatamente motivata, evidenziando le esigenze tecniche che
giustificano tale scelta e valutando il rischio di scostamenti
economici durante l’esecuzione rispetto al contratto originario.
3. L’operatore economico che partecipa alla procedura deve
dimostrare il possesso dei requisiti per la progettazione, oppure
deve associarsi a un progettista qualificato, indicandolo in sede di
offerta o costituendo un raggruppamento temporaneo. Il
requisito progettuale comprende anche la capacità di impiegare
metodi e strumenti digitali di gestione informativa.
4. L’aggiudicazione avviene sulla base del miglior rapporto
qualità/prezzo, secondo il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa. Nell’offerta devono essere distintamente
indicati il corrispettivo richiesto per la progettazione e quello
per l’esecuzione delle opere.
5. I lavori non possono iniziare prima dell’approvazione del
progetto esecutivo da parte della stazione appaltante, la quale
provvede alle verifiche di legge secondo quanto previsto dall’art.
42.
6. Se l’operatore si avvale di un soggetto esterno per la
progettazione, la stazione appaltante deve prevedere nei
documenti di gara le modalità per il pagamento diretto del
progettista per le attività svolte, al netto del ribasso,
subordinatamente all’approvazione del progetto e alla
presentazione delle fatture.
Commento
L’appalto integrato consente una semplificazione procedurale,
combinando in un unico contratto la progettazione esecutiva e l’esecuzione
dell’opera. Questo modello, tuttavia, impone precisi vincoli: può essere
utilizzato solo in presenza di un progetto di fattibilità già validato e non
si applica alla manutenzione ordinaria. Il legislatore ha inteso
salvaguardare la qualità progettuale richiedendo che l’operatore sia
qualificato anche sotto il profilo tecnico, oppure collabori con progettisti
esterni esperti. L’obiettivo è garantire continuità progettuale, evitando che
l’appaltatore improvvisi soluzioni progettuali in fase esecutiva. È previsto
anche un sistema trasparente di pagamento diretto al progettista, per
rafforzarne il ruolo e l’autonomia. L’adozione del criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa rappresenta un ulteriore presidio
qualitativo. Il sistema è quindi pensato per accelerare l’attuazione degli
interventi pubblici senza sacrificare i principi di qualità, trasparenza e
responsabilità tecnica.
Art. 45 – Incentivi alle funzioni tecniche
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le attività tecniche individuate nell’Allegato I.10 sono
finanziate utilizzando gli stanziamenti previsti per ciascuna
procedura di affidamento di lavori, servizi e forniture, come
indicato nei bilanci delle stazioni appaltanti e degli enti
concedenti.
2. Una quota massima pari al 2% dell’importo a base di gara può
essere destinata al personale interno che svolge funzioni
tecniche elencate nell’allegato I.10, anche in caso di appalti per
servizi o forniture con nomina del direttore dell’esecuzione. Le
amministrazioni possono comunque stabilire forme alternative di
retribuzione per tali funzioni.
3. L’80% delle risorse di cui al comma precedente è distribuito, per
ogni appalto, tra il RUP, i tecnici coinvolti e i loro collaboratori.
Gli importi includono gli oneri previdenziali e assistenziali.
Ciascuna amministrazione stabilisce i criteri per la ripartizione e
per eventuali riduzioni dell’incentivo in caso di ritardi o aumenti
ingiustificati dei costi dell’intervento.
4. Gli incentivi sono liquidati dal dirigente responsabile o da altro
incaricato, previa attestazione da parte del RUP. L’ammontare
massimo erogabile a ogni dipendente non può superare il suo
trattamento economico annuo lordo, salvo una maggiorazione
del 15% per le amministrazioni che adottano il BIM. Le somme
eccedenti non corrisposte o legate a prestazioni non svolte
vengono riassegnate alle finalità previste dal comma 5. Gli
incentivi spettano anche al personale dirigenziale, in deroga al
regime di onnicomprensività. In questo caso, è obbligatoria la
trasmissione dei dati sui compensi erogati agli organi di
controllo.
5. Il restante 20% delle risorse, al netto dei fondi vincolati, è
utilizzato per acquisti e attività strategiche. Le somme derivanti
da incentivi non erogati o da prestazioni non effettuate
confluiscono anch’esse in questa quota.
6. Le risorse di cui al comma 5 sono impiegate per migliorare
l’innovazione tecnologica, in particolare:
modellazione digitale (BIM);
sviluppo delle banche dati per il controllo della spesa;
strumenti e sistemi informatici per l’efficienza dei controlli.
7. Una parte delle risorse è inoltre destinata a:
formazione digitale del personale;
specializzazione tecnica dei dipendenti;
copertura degli oneri assicurativi obbligatori.
8. Se la stazione appaltante si avvale di una centrale di
committenza, può destinare fino al 25% dell’incentivo
complessivo anche al personale di quest’ultima, in relazione alle
funzioni tecniche effettivamente svolte.
Commento
L’articolo 45 introduce un sistema di incentivi premiali per valorizzare il
contributo tecnico dei dipendenti pubblici coinvolti negli appalti,
specialmente nelle fasi di progettazione, direzione e controllo. Tale
meccanismo mira a motivare il personale e a migliorare l’efficienza
operativa nella gestione dei contratti pubblici. Il tetto massimo del 2%
garantisce un equilibrio tra premi e sostenibilità economica, mentre la
suddivisione 80/20 delle risorse assicura che una quota significativa venga
reinvestita in formazione, tecnologie e strumenti digitali. L’introduzione
di premi anche per il personale dirigenziale, pur in deroga al regime
ordinario, è un segnale di attenzione verso ruoli strategici, ma è bilanciato
da obblighi di trasparenza e monitoraggio. Le norme sono orientate a
favorire l’adozione del BIM e la digitalizzazione degli appalti, sostenendo
una pubblica amministrazione più competente, aggiornata e pronta a gestire
con efficacia opere complesse e risorse pubbliche.
Art. 46 – Concorsi di progettazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. I concorsi di progettazione sono disciplinati, per quanto riguarda
i settori ordinari, dal Capo II della Direttiva 2014/24/UE e, per i
settori speciali, dal Capo II della Direttiva 2014/25/UE,
entrambe del 26 febbraio 2014.
2. In ambito di lavori pubblici, il concorso si svolge di norma in
un’unica fase, con elaborazione di progetti di livello
corrispondente a quello del progetto di fattibilità tecnico-
economica. Tuttavia, le stazioni appaltanti o gli enti concedenti
possono motivare il ricorso a un concorso in due fasi: nella
prima si selezionano le proposte ideative, nella seconda i
candidati ammessi presentano un progetto di fattibilità. Qualora
il concorso riguardi opere da affidare in concessione, la proposta
deve includere anche uno studio economico-finanziario relativo
alla costruzione e gestione dell’opera.
3. Con il pagamento del premio stabilito nel bando, la stazione
appaltante acquisisce la proprietà del progetto vincitore. Il
bando può prevedere l’affidamento diretto del progetto esecutivo
mediante procedura negoziata senza bando (nei settori speciali:
senza indizione di gara) al vincitore o ai vincitori del concorso, a
condizione che siano in possesso dei requisiti richiesti. In tal
caso, il valore dell’appalto è calcolato includendo premi e
compensi, oltre al valore stimato del contratto di progettazione.
4. Le stesse regole si applicano anche ai concorsi di idee, che hanno
l’obiettivo di acquisire una proposta progettuale, premiata con un
congruo riconoscimento economico. Possono partecipare anche
lavoratori subordinati abilitati alla professione e regolarmente
iscritti all’Ordine, ad eccezione dei dipendenti
dell’amministrazione banditrice. L’idea premiata diventa
proprietà della stazione appaltante e può costituire la base per
successivi concorsi o affidamenti di progettazione, ai quali i
vincitori potranno partecipare se in possesso dei requisiti
richiesti.
Commento
L’articolo 46 promuove l’uso dei concorsi di progettazione come
strumento per selezionare idee innovative e di qualità per la realizzazione di
opere pubbliche. L’impianto normativo favorisce la trasparenza e la
valorizzazione del merito progettuale, anche attraverso la possibilità di
premiare non solo i progetti, ma anche semplici idee, aprendo così la
partecipazione a un più ampio bacino di professionisti. L’acquisizione della
proprietà intellettuale da parte della PA è garantita dal pagamento del
premio. In particolare, la possibilità di affidare la progettazione esecutiva al
vincitore del concorso consente continuità progettuale e semplificazione
procedurale, a patto che siano rispettati i requisiti tecnici richiesti. Il
meccanismo premiale previsto anche per i concorsi di idee consente alle
amministrazioni di raccogliere spunti progettuali preliminari, da sviluppare
in fasi successive. Il sistema nel suo complesso mira a favorire qualità,
innovazione e competitività nella progettazione pubblica.
Art. 47 – Consiglio superiore dei lavori pubblici
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici rappresenta il più
autorevole organo tecnico consultivo dello Stato. Svolge la
propria funzione con indipendenza di giudizio e autonomia
piena, sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello
organizzativo.
2. L’organizzazione del Consiglio si articola in: Presidenza,
Assemblea generale, quattro Sezioni, Segreteria generale,
Servizio tecnico centrale e Osservatorio del collegio consultivo
tecnico.
3. Il Consiglio esercita funzioni consultive e formula pareri
obbligatori sui progetti di fattibilità tecnico-economica delle
opere di competenza statale o di concessionari statali, nonché
su quelle finanziate per almeno il 50% dallo Stato, qualora il
costo superi:
200 milioni di euro, per infrastrutture lineari;
50 milioni di euro, per gli altri interventi.
Esprime pareri facoltativi sui documenti di fattibilità delle alternative
progettuali inclusi nei programmi pluriennali dei ministeri.
Per le opere con costo compreso tra 25 milioni e 200 milioni di euro
(infrastrutture lineari) o tra 25 milioni e 50 milioni di euro (altri casi),
i pareri sono espressi dai Comitati tecnici amministrativi presso i
Provveditorati interregionali.
Nessun parere è richiesto se il costo complessivo è inferiore a 25
milioni di euro.
4. Le ulteriori competenze, la struttura organizzativa e il
funzionamento del Consiglio sono disciplinati dall’allegato I.11,
che sarà sostituito da un regolamento ministeriale adottato ai
sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 400/1988, previa
consultazione dello stesso Consiglio.
5. I pareri del Consiglio devono essere espressi entro 45 giorni
dalla ricezione del progetto. Trascorso tale termine senza risposta,
il parere si considera favorevole per silenzio-assenso.
Commento
Il Consiglio superiore dei lavori pubblici rappresenta una garanzia tecnica
di alto livello nel processo di approvazione delle opere pubbliche
strategiche, in particolare per quelle di grande impatto economico o
infrastrutturale. La sua funzione consultiva, sebbene non vincolante sotto
il profilo esecutivo, assume un ruolo cruciale nell’orientare le scelte
progettuali in fase di pianificazione. Il meccanismo differenziato di
competenza tra il Consiglio e i Comitati tecnici amministrativi garantisce
proporzionalità nella valutazione, riservando l’intervento del Consiglio alle
opere più rilevanti. Il termine di 45 giorni con silenzio-assenso assicura
celerità nel procedimento, evitando rallentamenti nei cronoprogrammi. La
futura sostituzione dell’allegato I.11 con un regolamento ad hoc consentirà
inoltre un adeguamento dinamico e tecnico della struttura organizzativa
alle esigenze operative. Questo assetto contribuisce al corretto
bilanciamento tra controllo tecnico, snellezza procedurale e autonomia
amministrativa.
LIBRO II – DELL’APPALTO
PARTE I – DEI CONTRATTI DI IMPORTO
INFERIORE ALLE SOGLIE EUROPEE
Art. 48 – Disciplina comune applicabile ai contratti di lavori,
servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza
europea
Testo dell’articolo (sintesi)
1. I contratti pubblici che hanno per oggetto lavori, servizi o
forniture e presentano un valore economico inferiore alle soglie
europee sono affidati ed eseguiti nel rispetto dei principi
generali previsti nel Libro I, Parti I e II del Codice dei contratti
pubblici.
2. Tuttavia, se la stazione appaltante rileva concretamente un
interesse transfrontaliero certo, anche per contratti sotto soglia,
è obbligata ad applicare le procedure ordinarie previste per gli
appalti sopra soglia.
3. Resta ferma, anche per questi contratti, l’obbligatorietà
dell’utilizzo degli strumenti di acquisto e negoziazione messi a
disposizione dalle normative vigenti in materia di contenimento
e razionalizzazione della spesa pubblica.
4. Le norme del Codice si applicano anche agli appalti sotto soglia,
salvo eccezioni esplicitamente previste nella Parte dedicata a tale
tipologia di affidamenti.
Commento
Questo articolo disciplina in modo chiaro il regime giuridico applicabile ai
contratti sotto soglia comunitaria, ossia quelli il cui valore non raggiunge i
limiti stabiliti dal diritto UE per l’applicazione delle procedure di gara
armonizzate. Tali contratti, pur beneficiando di un margine di flessibilità,
devono rispettare i principi fondamentali come trasparenza, parità di
trattamento, rotazione e proporzionalità. La previsione di applicare le
procedure ordinarie in caso di interesse transfrontaliero certo riflette
l’obbligo di garantire una concorrenza effettiva anche a livello europeo, a
tutela del mercato unico. Inoltre, l’obbligo di utilizzo degli strumenti di
acquisto centralizzati o convenzionati, quali le convenzioni Consip o i
mercati elettronici, si inserisce nel più ampio quadro della spending review
pubblica. L’articolo ribadisce infine che le disposizioni generali del
Codice sono applicabili anche agli affidamenti sotto soglia, salvo le
deroghe espressamente previste, mantenendo così coerenza e uniformità
di sistema.
Art. 49 – Principio di rotazione degli affidamenti
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Le procedure di affidamento disciplinate nella presente Parte
devono svolgersi nel rispetto del principio di rotazione, volto ad
evitare il consolidarsi di posizioni privilegiate.
2. In applicazione di tale principio, è vietato affidare o aggiudicare
un nuovo contratto al medesimo operatore uscente per due
affidamenti consecutivi, qualora la nuova commessa rientri
nello stesso ambito (settore merceologico, categoria di opere o
settore di servizi) di quella precedentemente svolta.
3. La stazione appaltante può suddividere gli affidamenti in fasce di
valore economico. In tal caso, il divieto di rotazione si applica
all’interno di ciascuna fascia, salvo le eccezioni previste nei
commi successivi.
4. Il contraente uscente può essere nuovamente invitato o
affidatario diretto, purché vi sia una motivazione specifica,
basata sulla struttura del mercato, l'assenza effettiva di alternative
valide e la qualità dimostrata del servizio precedentemente
svolto.
5. Il principio di rotazione non si applica qualora l’affidamento sia
preceduto da un’indagine di mercato senza limiti sul numero di
operatori invitabili, come previsto per le procedure negoziate ex
art. 50, comma 1, lettere c), d) ed e).
6. Infine, non si applica il principio di rotazione agli affidamenti
diretti di importo inferiore a 5.000 euro.
Commento
Il principio di rotazione rappresenta una garanzia di apertura e
concorrenza negli affidamenti sotto soglia, in particolare per evitare
fenomeni di assegnazione ripetuta sempre ai medesimi operatori. La norma
impone una alternanza obbligata nei contratti simili assegnati
consecutivamente allo stesso soggetto. Tuttavia, il Codice introduce anche
deroghe ragionevoli, che tengono conto delle caratteristiche del mercato
(es. settori a bassa concorrenza), delle performance precedenti del
contraente, o della trasparenza della selezione. Il criterio di suddivisione
in fasce economiche permette una maggiore flessibilità, mentre la soglia
minima dei 5.000 euro riconosce l’esigenza di snellezza per micro-acquisti.
In questo modo, la norma bilancia efficacemente le esigenze di rotazione
con la funzionalità operativa delle stazioni appaltanti.
Art. 50 – Procedure per l’affidamento
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Per i contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore
alle soglie europee (art. 14), le stazioni appaltanti applicano le
seguenti modalità:
a) Affidamento diretto per lavori sotto i 150.000 euro, anche senza
consultazione di più operatori, purché si scelgano soggetti con
esperienza documentata, anche tra iscritti ad albi o elenchi;
b) Affidamento diretto per servizi e forniture sotto i 140.000 euro,
compresi progettazione e servizi di ingegneria e architettura;
c) Procedura negoziata (senza bando), con almeno 5 operatori,
per lavori tra 150.000 euro e 1 milione di euro;
d) Procedura negoziata (senza bando), con almeno 10 operatori,
per lavori tra 1 milione di euro e la soglia europea;
e) Procedura negoziata (senza bando), con almeno 5 operatori,
per servizi e forniture sopra i 140.000 euro e sotto la soglia
europea.
2. Gli elenchi e le indagini di mercato seguono le regole
dell’allegato II.1. Il sorteggio casuale è ammesso solo in casi
eccezionali. I nominativi dei soggetti consultati vanno pubblicati
sul sito della stazione appaltante.
2-bis. La consultazione degli operatori economici per le lettere c), d) ed
e) va
pubblicata anch’essa online.
3. (Abrogato)
4. Le procedure negoziate ex lettere c), d) ed e) possono essere
aggiudicate sia con il criterio del prezzo più basso, sia con
l’offerta economicamente più vantaggiosa, fatta eccezione per i
casi indicati all’art. 108, comma 2.
5. Le imprese pubbliche e altri soggetti ex art. 141, comma 1,
applicano le regole dei propri regolamenti, nel rispetto dei
principi del diritto europeo, in caso di interesse transfrontaliero
certo.
6. Dopo la verifica dei requisiti, è possibile l’esecuzione anticipata
del contratto. In caso di mancata stipulazione, l’aggiudicatario
ha diritto al rimborso delle spese sostenute su ordine del direttore
dei lavori o dell’esecuzione.
7. In alternativa al collaudo, è ammesso il certificato di regolare
esecuzione, rilasciato dal direttore dei lavori (per lavori) o dal
RUP/direttore dell’esecuzione (per servizi/forniture), entro tre
mesi dalla conclusione.
8. I bandi e gli avvisi relativi a questi contratti sono pubblicati a
livello nazionale, secondo l’art. 85, ma non vanno inviati
all’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE.
9. Anche l’avviso sui risultati di gara segue le modalità del comma
8. Per le lettere c), d) ed e), l’avviso indica anche gli operatori
invitati.
Commento
L’articolo 50 disciplina in modo dettagliato le procedure di affidamento
sotto soglia, bilanciando semplicità operativa e garanzie di trasparenza. Gli
affidamenti diretti per importi contenuti permettono rapidità d’azione, ma
richiedono comunque idoneità professionale degli operatori. Le procedure
negoziate senza bando offrono maggiore competitività, obbligando però le
stazioni appaltanti a coinvolgere un numero minimo di soggetti, selezionati
tramite indagini di mercato o elenchi. L’obbligo di pubblicazione online
degli operatori consultati e dei risultati delle gare rafforza la trasparenza.
Inoltre, la norma consente flessibilità nei pagamenti e certificazione
semplificata delle prestazioni. Le disposizioni mantengono allineamento
con il diritto europeo, ma valorizzano anche strumenti e logiche di gestione
efficienti per i contratti pubblici di minore entità.
Art. 51 – Commissione giudicatrice
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Quando i contratti di cui alla presente Parte sono aggiudicati con
il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il RUP
può far parte della commissione giudicatrice, anche con il ruolo
di presidente.
Commento
Questo articolo introduce una deroga rispetto alla regola generale
secondo cui il RUP non può far parte della commissione giudicatrice. La
norma consente, in modo esplicito, che il responsabile unico del
procedimento partecipi e persino presieda la commissione nei casi in cui
l’appalto sotto soglia sia aggiudicato secondo il criterio del miglior
rapporto qualità/prezzo. Tale facoltà riflette l'esigenza di
razionalizzazione delle risorse nelle procedure semplificate, tipiche dei
contratti sotto soglia, e riconosce al RUP un ruolo centrale non solo nella
fase istruttoria ma anche in quella di valutazione delle offerte. Resta tuttavia
fondamentale garantire la trasparenza e imparzialità della procedura,
specialmente nei casi in cui il RUP abbia contribuito alla predisposizione
degli atti di gara.
Art. 52 – Controllo sul possesso dei requisiti
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Per le procedure di cui all’art. 50, comma 1, lettere a) e b),
relative a importi inferiori a 40.000 euro, gli operatori economici
dichiarano con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà il
possesso dei requisiti richiesti. La stazione appaltante verifica
successivamente tali dichiarazioni, anche mediante sorteggio su
un campione stabilito annualmente con criteri predeterminati.
2. Qualora, a seguito dei controlli, emerga l’assenza dei requisiti
dichiarati, la stazione appaltante dispone la risoluzione del
contratto, l’escussione della garanzia definitiva (se prestata), la
comunicazione all’ANAC e la sospensione dell’operatore
economico dalle gare indette dalla stessa stazione appaltante per
un periodo da 1 a 12 mesi.
Commento
L’articolo disciplina una procedura semplificata per il controllo dei
requisiti negli affidamenti diretti sotto soglia, fino a 40.000 euro. In
questa fascia, la verifica preventiva viene sostituita da una dichiarazione
sostitutiva da parte degli operatori economici, che consente di accelerare le
tempistiche di aggiudicazione. Tuttavia, per evitare abusi, è previsto un
controllo successivo a campione, la cui modalità di estrazione deve
essere prestabilita ogni anno. In caso di dichiarazioni mendaci, la norma
prevede sanzioni gravi: risoluzione del contratto, segnalazione all’ANAC,
escussione della garanzia (se presente) e sospensione da futuri
affidamenti. Si tratta dunque di un meccanismo che bilancia
semplificazione e rigore, incentivando la correttezza degli operatori anche
in ambiti contrattuali di minore valore economico.
Art. 53 – Garanzie a corredo dell’offerta e garanzie definitive
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Per gli affidamenti di cui all’art. 50, comma 1, non è
obbligatoria la presentazione della garanzia provvisoria (art.
106), salvo che, per le procedure indicate alle lettere c), d) ed e),
particolari esigenze giustifichino la sua richiesta. Tali esigenze
devono essere esplicitate nella decisione a contrarre,
nell’avviso o in un atto equivalente.
2. In caso di richiesta, la garanzia provvisoria non può superare
l’1% dell’importo indicato nell’avviso o nell’invito.
3. La garanzia può essere prestata tramite cauzione o fideiussione,
secondo quanto previsto dall’art. 106.
4. La stazione appaltante può motivare l’esonero dalla richiesta di
garanzia definitiva anche per contratti basati su accordo quadro.
Se richiesta, la garanzia definitiva è pari al 5% dell’importo
contrattuale.
4-bis. Non si applicano le riduzioni di cui all’art. 106, comma 8, né gli
aumenti
previsti all’art. 117, comma 2.
Commento
La disciplina delle garanzie nel sotto-soglia privilegia criteri di
semplificazione e proporzionalità, pur lasciando margini di valutazione
tecnica alla stazione appaltante. La garanzia provvisoria non è richiesta
per impostazione generale, ma può essere eccezionalmente introdotta per
specifiche esigenze, soprattutto nelle procedure negoziate con confronto
concorrenziale (art. 50, lett. c–e). Se prevista, il limite massimo è fissato
all’1% dell’importo stimato. Allo stesso modo, anche la garanzia
definitiva può essere esentata con adeguata motivazione, facilitando
l’affidamento nei contratti di modesta entità o a basso rischio. Si tratta di
misure pensate per ridurre gli oneri a carico degli operatori economici,
specialmente delle PMI, senza però compromettere la tutela dell’interesse
pubblico. È importante notare che non trovano applicazione né le
riduzioni premiali né gli aumenti previsti in altri contesti del codice.
Art. 54 – Esclusione automatica delle offerte anomale
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Nei contratti di lavori o servizi sotto soglia UE e senza interesse
transfrontaliero certo, aggiudicati con il criterio del prezzo più
basso, le stazioni appaltanti devono escludere automaticamente le
offerte anomale, se le offerte valide sono almeno cinque.
L’esclusione automatica deve essere prevista espressamente nei
documenti di gara.
Tale regola non si applica agli affidamenti diretti di cui all’art. 50,
comma 1, lettere a) e b).
È comunque sempre possibile valutare la congruità di offerte
apparentemente anomale, anche se non soggette ad esclusione
automatica.
2. Le stazioni appaltanti devono indicare negli atti di gara il metodo
per individuare le offerte anomale, scegliendo tra quelli indicati
nell’allegato II.2 oppure ricorrendo al sorteggio tra i metodi
compatibili, da effettuare in fase di valutazione.
3. (abrogato)
Commento
La norma prevede l’esclusione automatica delle offerte anomale nei casi in
cui l’aggiudicazione avvenga col criterio del prezzo più basso, e vi siano
almeno cinque offerte valide. L’obiettivo è velocizzare le procedure e
ridurre il contenzioso, evitando la fase di giustificazione e valutazione
dell’anomalia quando le condizioni minime di concorrenza sono
soddisfatte.
Tuttavia, l’esclusione automatica non si applica alle procedure più
semplificate (affidamenti diretti sotto soglia, art. 50, lett. a e b). In tali casi,
e in generale per le offerte sospette ma non ricadenti nel meccanismo
automatico, l’amministrazione conserva la facoltà di approfondire la
congruità, agendo in base a elementi specifici.
Infine, il metodo per calcolare l’anomalia dev’essere dichiarato a monte
oppure estratto a sorte tra quelli previsti (allegato II.2), garantendo
trasparenza e parità di trattamento.
Art. 55 – Termini dilatori
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Il contratto tra stazione appaltante e aggiudicatario deve essere
stipulato entro 30 giorni dall’aggiudicazione.
2. I termini dilatori previsti dall’art. 18, commi 3 e 4, non si
applicano alle procedure di affidamento sotto soglia UE.
Commento
La norma chiarisce che nei contratti di importo inferiore alle soglie di
rilevanza europea, la stipula deve avvenire entro un termine breve e
certo, pari a 30 giorni. Si tratta di una misura volta a garantire rapidità ed
efficienza nelle procedure semplificate.
Inoltre, è esclusa l’applicazione dei termini dilatori previsti per i
contratti sopra soglia, i quali servono a garantire la possibilità di proporre
ricorsi prima della stipulazione. Questa deroga si giustifica con la minore
complessità e rilevanza economica dei contratti sotto soglia, dove le
garanzie procedurali sono già assicurate da altri strumenti di controllo.
PARTE II – DEGLI ISTITUTI E DELLE
CLAUSOLE COMUNI
Art. 56 – Appalti esclusi nei settori ordinari
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Non si applicano le disposizioni del codice agli appalti pubblici di
lavori, servizi e forniture nei seguenti casi:
a) affidamento di servizi tra stazioni appaltanti sulla base di diritti
esclusivi previsti da norme compatibili con il TFUE;
b) appalti relativi a reti di telecomunicazione o servizi di
comunicazione elettronica;
c) appalti soggetti a procedure diverse in virtù di obblighi
internazionali (accordi o norme di organizzazioni
internazionali);
d) appalti integralmente finanziati da organizzazioni o
istituzioni finanziarie internazionali;
e) acquisizione o locazione di beni immobili o diritti su immobili;
f) appalti relativi alla produzione o trasmissione di contenuti
radiotelevisivi;
g) servizi di arbitrato e conciliazione;
h) specifici servizi legali (es. difesa, consulenza in contesti
giurisdizionali, attività notarili o tutori legali);
i) servizi finanziari relativi a titoli o strumenti finanziari,
operazioni con banche centrali e meccanismi europei di stabilità;
l) contratti di prestito;
m) contratti di lavoro;
n) servizi di protezione civile forniti da enti no profit (eccetto
trasporto
in ambulanza);
n-bis) acquisti e ricambi legati a munizionamento e prove di
resistenzabalistica;
n-ter) manutenzione delle attrezzature di cui alla lett. n-bis;
o) servizi di trasporto pubblico ferroviario o metropolitano;
p) servizi per campagne politiche acquistati da partiti in contesto
elettorale;
q) acquisti da imprese agricole situate in comuni montani o
isole minori, per importi annui non superiori a €20.000 per
impresa.
2. L’esclusione si applica anche alle convenzioni con cui un
soggetto (pubblico o privato) realizza a propria cura e spese
un’opera pubblica prevista da strumenti urbanistici, nel rispetto
degli articoli 94, 95 e 98.
Commento
L’articolo elenca una serie di casi specifici in cui gli appalti sono esclusi
dall’ambito di applicazione del codice per i settori ordinari. Si tratta
principalmente di appalti:
interni alla pubblica amministrazione, regolati da rapporti
istituzionali speciali;
disciplinati da norme sovranazionali o internazionali;
inerenti a particolari settori (media, difesa, giustizia, finanza);
di valore limitato e con impatto economico marginale.
Le esclusioni hanno lo scopo di semplificare le procedure, evitando
l’applicazione del codice in ambiti dove vigono già discipline autonome o
particolari garanzie. Si segnala l'importanza del rispetto dei principi
fondamentali del diritto europeo, in particolare per gli appalti internazionali
e per quelli con potenziale impatto transfrontaliero.
Art. 57 – Clausole sociali nei bandi e criteri ambientali nei
contratti pubblici
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Nelle procedure di affidamento di appalti pubblici relativi a lavori
e servizi (esclusi quelli di natura intellettuale), nonché nei
contratti di concessione, le stazioni appaltanti e gli enti
concedenti devono includere clausole sociali nei bandi, avvisi e
inviti. Tali clausole, elaborate nel rispetto del diritto dell’Unione,
devono prevedere, come condizioni necessarie per l’ammissione
o la valutazione dell’offerta, misure volte a:
promuovere pari opportunità generazionali e di genere;
favorire l’inclusione lavorativa delle persone disabili o
svantaggiate;
garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato,
con attenzione agli appalti nel settore dei beni culturali e
paesaggistici;
assicurare il rispetto dei contratti collettivi di settore,
stipulati da associazioni sindacali e datoriali
comparativamente più rappresentative, anche ai fini
dell’equità retributiva tra personale diretto e in subappalto.
2. Le amministrazioni appaltanti e concedenti devono contribuire
agli obiettivi ambientali della pubblica amministrazione
inserendo nella documentazione tecnica e contrattuale almeno le
specifiche tecniche e le clausole obbligatorie previste dai Criteri
Ambientali Minimi (CAM), definiti per ciascuna categoria di
appalto o concessione con apposito decreto del Ministero
dell’ambiente e della sicurezza energetica. I CAM:
devono essere tenuti in considerazione nella progettazione
e nella gara, specie per gli appalti nel settore
agroalimentare e della ristorazione;
possono includere criteri premianti che vanno considerati
nella valutazione dell’offerta economicamente più
vantaggiosa (art. 108);
devono essere valorizzati economicamente, incentivando
le amministrazioni ad applicarli;
si applicano anche agli interventi di ristrutturazione,
demolizione e ricostruzione, compatibilmente con la
tipologia dell’opera e il contesto territoriale.
2-bis. L’allegato II.3 disciplina strumenti premiali per le imprese che
adottano
misure concrete di inclusione sociale e pari opportunità, favorendo
in
particolare:
l’occupazione giovanile e femminile;
l’inserimento lavorativo di soggetti disabili o in condizione
di svantaggio.
Commento
L’articolo 57 ribadisce l’importanza di integrare principi di responsabilità
sociale e ambientale negli appalti pubblici. Le clausole sociali non sono
più facoltative, ma diventano strumenti vincolanti nei bandi per garantire
equità, inclusione e stabilità occupazionale. Inoltre, i criteri ambientali
minimi (CAM) rappresentano un pilastro della strategia di transizione
ecologica nella PA, anche in ottica di valutazione e premialità nelle
offerte.
L’obbligo di tenere conto dei CAM rafforza l’efficacia del Green Public
Procurement e incide concretamente sulla qualità e sostenibilità delle opere
e dei servizi finanziati con risorse pubbliche.
Art. 58 – Suddivisione in lotti
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Al fine di incentivare la partecipazione delle micro, piccole e
medie imprese, incluse quelle localmente radicate, le stazioni
appaltanti e gli enti concedenti suddividono gli appalti in lotti
funzionali, prestazionali o quantitativi, secondo le specificità
delle categorie merceologiche o delle specializzazioni richieste
per l’intervento.
2. Qualora non procedano alla suddivisione in lotti, le
amministrazioni devono fornire adeguata motivazione nel bando
o nell’avviso, giustificando la scelta alla luce dei principi europei
che tutelano la concorrenza e l’accesso delle PMI. In caso di
suddivisione, il valore dei singoli lotti deve essere congruo, tale
da garantire l’effettiva partecipazione anche alle microimprese.
3. Sempre nel bando o nell’avviso, devono essere esplicitati i criteri
qualitativi o quantitativi utilizzati per articolare la suddivisione
in lotti. È fatto divieto assoluto di ricorrere ad accorpamenti
artificiosi che ostacolino l’accesso al mercato o falsino la
concorrenza.
4. La stazione appaltante può limitare il numero di lotti
aggiudicabili al medesimo concorrente, sulla base di motivazioni
legate all’efficienza, all’organizzazione della prestazione o alla
struttura del mercato. Tale limitazione può essere applicata anche
a soggetti in rapporto di controllo o collegamento ai sensi dell’art.
2359 del codice civile. È inoltre possibile limitare il numero di
lotti per cui è ammessa la partecipazione, soprattutto nei casi in
cui si preveda un numero elevato di candidati. In ogni caso, le
ragioni della limitazione devono essere chiaramente indicate nel
bando e deve essere previsto un criterio non discriminatorio per
l’assegnazione dei lotti in eccedenza rispetto al limite stabilito.
5. Il bando o la lettera di invito possono prevedere la facoltà per la
stazione appaltante di attribuire più lotti a un singolo operatore,
anche in forma associata, definendo le modalità per valutare in
modo comparativo le offerte presentate sui singoli lotti rispetto a
quelle cumulative.
Commento
L’articolo 58 promuove l’accesso paritario al mercato da parte delle PMI,
superando il tradizionale ostacolo delle dimensioni degli appalti. La
suddivisione in lotti rappresenta uno strumento chiave per favorire
un’economia di prossimità, incoraggiando la partecipazione di operatori
locali o specializzati. Allo stesso tempo, si introducono strumenti di
flessibilità e razionalizzazione, permettendo alla PA di definire limiti
ragionati per le aggiudicazioni multiple, tutelando l’efficienza e l’equilibrio
competitivo.
Art. 59 – Accordi quadro
Testo dell’articolo (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono stipulare accordi quadro di
durata massima pari a quattro anni, salvo casi eccezionali
espressamente motivati in relazione all’oggetto dell’accordo
stesso. La decisione di contrarre, ai sensi dell’art. 17, deve
individuare i fabbisogni programmati e, in caso di affidamento a
più operatori (comma 4, lett. a), indicare anche le percentuali di
assegnazione ai diversi soggetti per garantire l’equilibrio
economico delle singole commesse. L’accordo quadro deve
sempre riportare il valore complessivo stimato dell’intera
operazione. È fatto divieto di ricorrere a tale strumento per
eludere le norme del codice o alterare le condizioni di
concorrenza. Inoltre, l’accordo non può essere utilizzato se
l’appalto da affidare comporta modifiche sostanziali delle
prestazioni previste.
2. Gli appalti derivanti da un accordo quadro sono aggiudicati solo
alle stazioni appaltanti e agli operatori economici che hanno
partecipato alla sua stipula. Le condizioni già stabilite non
possono essere modificate in modo sostanziale in fase esecutiva.
3. Se l’accordo è concluso con un unico operatore, gli appalti
successivi vengono aggiudicati nei limiti delle condizioni
pattuite, con possibilità di completamento dell’offerta su richiesta
scritta della stazione appaltante.
4. In caso di accordo con più operatori, l’esecuzione può avvenire
con tre modalità:
a) senza nuovo confronto competitivo, se l’accordo definisce tutte
le condizioni e stabilisce i criteri per l’individuazione
dell’operatore;
b) con riapertura del confronto competitivo, se mancano alcune
condizioni contrattuali;
c) in parte con e in parte senza confronto competitivo, se tale
opzione è prevista nei documenti di gara e sono indicati i criteri
per scegliere l’una o l’altra modalità.
5. I confronti competitivi, se previsti, seguono una procedura
codificata:
a) consultazione scritta degli operatori in grado di eseguire
l’appalto;
b) fissazione di un termine congruo per la presentazione delle
offerte;
c) riservatezza delle offerte fino alla scadenza;
d) aggiudicazione al miglior offerente sulla base dei criteri
predefiniti.
5 bis. Qualora, in fase di stipula del contratto attuativo, non sia possibile
garantire l’equilibrio contrattuale e non si riesca a ripristinarlo tramite
rinegoziazione secondo buona fede oggettiva, le parti possono
rinunciare alla stipula. Se invece tale squilibrio emerge durante
l’esecuzione, è ammessa la risoluzione per eccessiva onerosità
sopravvenuta, nel rispetto dell’art. 122, comma 5.
Commento
L’accordo quadro è uno strumento di razionalizzazione degli acquisti
pubblici, utile per programmare con efficienza l’affidamento di lavori,
servizi o forniture ricorrenti. Il legislatore impone limiti temporali e
procedurali rigorosi per evitare abusi, come l’elusione delle soglie o la
restrizione della concorrenza. La flessibilità operativa viene bilanciata con
obblighi di motivazione, trasparenza e salvaguardia dell’equilibrio
contrattuale. Particolarmente rilevante è la distinzione tra accordi stipulati
con un solo operatore e quelli aperti a più soggetti, che richiedono modalità
esecutive ben definite.
Art. 60 – Revisione prezzi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei documenti di gara deve sempre essere inserita una clausola
di revisione prezzi, obbligatoria per tutte le procedure di
affidamento, riferita alle prestazioni oggetto del contratto.
2. La clausola si attiva in caso di variazioni oggettive dei costi:
a) per lavori: variazione superiore al 5% dell’importo complessivo
→ revisione all’80% della parte eccedente;
b) per servizi e forniture: variazione oltre il 5% → revisione
all’80% della parte eccedente.
2-bis. È possibile inserire, per servizi e forniture, anche un meccanismo
di
adeguamento prezzi indicizzato, che si somma alle clausole di
revisione, ma non incide sul calcolo delle soglie di attivazione.
3. Le variazioni si calcolano tramite indici ISTAT:
a) per i lavori: indici di costo di costruzione;
b) per servizi e forniture: indici dei prezzi al consumo, alla
produzione o retribuzioni orarie.
4. Tali indici sono pubblicati sul sito ISTAT. Con apposito
provvedimento, il Ministero delle Infrastrutture può specificare
ulteriori categorie.
4-ter. Per servizi e forniture con indici settoriali specifici, è ammesso
l’uso di tali
indici in sostituzione degli indici ISTAT. In caso di prezzi già
indicizzati, la clausola di revisione può non essere applicata.
4-quater. L’allegato II.2-bis definisce le modalità tecniche e operative di
applicazione della clausola, anche in relazione al subappalto.
5. Le risorse per coprire la revisione sono reperite da:
a) accantonamenti per imprevisti (max 50%);
b) ribassi d’asta non vincolati;
c) economie da interventi ultimati, nei limiti autorizzati.
Commento
La revisione prezzi, obbligatoria per tutti i contratti pubblici, è uno
strumento fondamentale per garantire l’equilibrio economico nei rapporti
tra PA e operatori, soprattutto in contesti di instabilità dei prezzi. La soglia
del 5% come livello di attivazione tutela entrambe le parti da variazioni
marginali, mentre la percentuale dell’80% evita speculazioni. L’uso di
indici ISTAT o settoriali assicura trasparenza e oggettività nel calcolo.
Inoltre, la norma impone che le fonti di copertura siano interne al quadro
economico, senza generare nuovi oneri per l’amministrazione. È una
clausola oggi centrale in fase di redazione del capitolato.
Art. 61 – Contratti riservati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono riservare la
partecipazione alle procedure di appalto e concessione, o anche
solo la loro esecuzione, a operatori economici e cooperative
sociali (e relativi consorzi) il cui scopo principale sia l’inclusione
sociale e professionale di persone con disabilità o svantaggiate.
Tale riserva è ammessa anche nei programmi di lavoro protetti,
a condizione che almeno il 30% del personale impiegato rientri
in tali categorie.
2. (abrogato)
2-bis. Per gli affidamenti sotto soglia europea, escluse le ipotesi dell’art.
48,
comma 2, le stazioni appaltanti possono riservare la
partecipazione
o l’esecuzione anche alle piccole e medie imprese, quando ciò sia
giustificato dall’oggetto del contratto o dalle caratteristiche del
mercato.
3. Il bando o l’avviso di pre-informazione deve indicare
chiaramente che si tratta di appalto o concessione riservati.
4. Sono considerate persone con disabilità o svantaggiate:
1. i soggetti di cui all’art. 1 della L. 68/1999;
2. le categorie elencate nell’art. 4 della L. 381/1991, tra cui: ex
degenti di ospedali psichiatrici, soggetti in trattamento,
tossicodipendenti, alcolisti, minori in situazioni familiari
difficili, detenuti o internati, condannati ammessi a misure
alternative.
5. (abrogato)
Commento
L’art. 61 conferma l'importanza delle clausole sociali come strumenti per
promuovere inclusione e coesione. La possibilità di riservare appalti o
concessioni a soggetti che operano per l'inserimento di categorie
svantaggiate rappresenta un'applicazione concreta del principio di
sussidiarietà e solidarietà. Particolarmente rilevante è la soglia del 30% di
personale svantaggiato o disabile, che costituisce un parametro oggettivo.
Con il comma 2-bis, inoltre, si apre la possibilità di tutela delle PMI,
valorizzando realtà imprenditoriali locali o di prossimità, soprattutto negli
appalti sotto soglia. Fondamentale, infine, è che la natura riservata
dell’appalto sia esplicitamente dichiarata nel bando.
PARTE III – DEI SOGGETTI
Art. 62 – Aggregazioni e centralizzazione delle committenze
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono procedere direttamente
all’acquisizione di servizi e forniture entro i limiti degli
affidamenti diretti, e all’affidamento di lavori fino a 500.000
euro, anche tramite ordini su strumenti messi a disposizione da
centrali di committenza qualificate o da soggetti aggregatori.
2. Per appalti di importo superiore, è necessario che la stazione
appaltante sia qualificata secondo i criteri dell’art. 63 e
dell’Allegato II.4. In assenza di tale qualificazione, l’ANAC non
rilascia il CIG.
3–4. L’allegato II.4 elenca i requisiti di qualificazione, eventuali incentivi
e
criteri premianti, e può essere integrato con misure per il
coordinamento
dei soggetti aggregatori sotto la regia dell’ANAC.
5. Le stazioni appaltanti qualificate possono:
svolgere gare secondo i propri livelli di qualificazione;
affidarsi a centrali qualificate;
svolgere attività di committenza ausiliaria o di appalto
congiunto;
usare strumenti telematici e ordinare da centrali anche oltre
il proprio livello, se motivato;
eseguire contratti per conto di stazioni non qualificate.
6. Le stazioni non qualificate devono rivolgersi a soggetti qualificati
per le gare
di importo superiore, salvo:
gli affidamenti diretti;
l’uso autonomo di strumenti per appalti sotto soglia o per
manutenzioni ordinarie sotto 1 milione;
l’esecuzione di contratti nei limiti delle proprie
qualificazioni.
6-bis. È possibile ricorrere a soggetti qualificati anche sotto soglia, quando
necessario.
7. Le centrali di committenza:
progettano, aggiudicano e stipulano per conto di altri;
gestiscono convenzioni, sistemi dinamici e mercati
elettronici;
eseguono contratti in nome di stazioni non qualificate.
8–9. Gli accordi con centrali o stazioni qualificate devono essere
formalizzati
mediante accordi o convenzioni.
10. Le richieste delle stazioni non qualificate si considerano accolte se
non
respinte entro 10 giorni. In caso di diniego, ANAC assegna
d’ufficio
una centrale o stazione entro 15 giorni.
11. Le centrali qualificate e le stazioni con elevata qualificazione (art.
63, lett. b–
c) possono fornire supporto tecnico ad altre PA, anche senza
vincoli
territoriali.
12. La stazione appaltante resta responsabile delle attività svolte
direttamente
(es. aggiudicazione in SDA, confronti in accordi quadro).
13. Le centrali/stazioni qualificate che operano per altri soggetti devono
nominare un RUP dedicato e mantenere coordinamento con la
stazione
beneficiaria.
14. È ammesso l’appalto congiunto tra stazioni appaltanti, se almeno
una è
qualificata. In tal caso si nomina un RUP unico e le responsabilità
sono
solidali o distinte, a seconda delle fasi condivise.
15–16. È consentito rivolgersi anche a centrali di committenza UE,
motivando
la scelta secondo il principio del risultato amministrativo.
17. Le imprese pubbliche, enti aggiudicatori e soggetti privati non sono
soggetti a questi obblighi. Per essi l’Allegato II.4 può prevedere
criteri
speciali.
18. I contratti di partenariato pubblico-privato possono essere gestiti
solo
da soggetti adeguatamente qualificati.
Commento
L’articolo 62 disciplina in modo dettagliato l’architettura organizzativa
delle committenze pubbliche, introducendo una rigida distinzione tra
stazioni qualificate e non qualificate. Il sistema ruota intorno alla
centralizzazione degli acquisti per garantire competenza, efficienza e
controllo. Le centrali di committenza diventano soggetti strategici per
razionalizzare le procedure, specialmente nei piccoli comuni o nelle PA
sprovviste di struttura tecnica interna. Da segnalare l’automatismo della
procedura d’ufficio ANAC, che garantisce comunque l’espletamento delle
gare. Il tutto in linea con i principi di economicità, trasparenza e
risultato previsti dal nuovo codice.
Art. 63 – Qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali
di committenza
Testo aggiornato (sintesi)
1. Presso l’ANAC è istituito un elenco delle stazioni appaltanti
qualificate, comprensivo di una sezione riservata alle centrali di
committenza e ai soggetti aggregatori. L’iscrizione avviene al
verificarsi dei requisiti previsti dall’Allegato II.4.
2. La qualificazione si articola in tre livelli:
Primo livello: servizi e forniture fino a €750.000; lavori
fino a €1.000.000.
Secondo livello: servizi e forniture fino a €5 milioni; lavori
fino alla soglia europea.
Terzo livello: senza limiti di importo.
3. Ogni ente può operare nei limiti della propria qualificazione e
per importi inferiori. Per importi superiori, occorre affidarsi a
soggetti qualificati (art. 62, comma 6).
4. Sono iscritti di diritto: Ministero delle Infrastrutture, Consip,
Invitalia, Difesa Servizi, Agenzia del Demanio, Sport e Salute,
soggetti aggregatori nazionali e alcune PA territoriali (unioni di
comuni, province, città metropolitane, comuni capoluogo,
regioni). Altre iscrizioni potranno essere disposte con decreto del
Presidente del Consiglio, previa intesa in sede di Conferenza
Unificata.
5. La qualificazione copre tre aree:
Progettazione tecnico-amministrativa;
Gestione dell’affidamento;
Controllo sull’esecuzione contrattuale, incluso collaudo e
consegna.
6. È possibile ottenere la qualificazione per:
lavori oppure servizi/forniture,
singole fasi (progettazione, affidamento, esecuzione),
secondo quanto stabilito dall’Allegato II.4.
6-bis. Le stazioni qualificate che operano anche per conto terzi devono
coordinarsi nel rispetto del principio di leale collaborazione.
7. I requisiti per progettazione e affidamento riguardano:
assetto organizzativo e processi interni,
risorse umane e formazione,
esperienza pregressa nella gestione di appalti, anche con
metodi digitali (BIM e simili).
8. I requisiti per la fase esecutiva sono definiti separatamente
nell’Allegato II.4, che può includere anche specifiche per i
contratti di partenariato pubblico-privato.
9. Gli enti con strutture decentrate devono verificare internamente
il possesso dei requisiti per ciascuna articolazione e comunicarlo
all’ANAC.
10. La SNA accredita i soggetti formatori (pubblici e privati senza
fini di lucro) per la preparazione del personale, e verifica il
mantenimento dei requisiti.
11. È vietato aggirare i requisiti. L’ANAC può applicare sanzioni
fino a 1 milione di euro o sospendere la qualificazione in caso di
gravi irregolarità, tra cui:
uso fittizio di personale o strutture;
omissione della comunicazione di perdita dei requisiti;
simulazione di strutture autonome che in realtà dipendono
da altre amministrazioni.
12. In caso di perdita o sospensione della qualificazione, le gare già
avviate possono concludersi.
13. L’ANAC è l’organo incaricato di rilasciare e gestire il sistema di
qualificazione e può concedere iscrizioni con riserva, per
consentire un graduale adeguamento organizzativo e tecnico
delle amministrazioni richiedenti.
Commento
L’articolo 63 istituisce un sistema di accreditamento rigoroso per le
amministrazioni pubbliche che intendono gestire autonomamente procedure
di gara. La logica alla base è duplice: da un lato, garantire competenza
tecnica e trasparenza, dall’altro promuovere un modello accentrato che
valorizzi le centrali qualificate. Le fasce di importo e le funzioni
qualificate consentono una gestione modulare, adattabile alla dimensione e
all’organizzazione delle PA. Cruciale è anche il ruolo dell’ANAC, quale
garante del sistema e autorità sanzionatoria. La previsione di qualificazioni
con riserva consente infine un approccio progressivo, soprattutto per
piccoli enti locali in fase di transizione.
Art. 64 – Appalti che coinvolgono stazioni appaltanti di Stati
membri diversi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti italiane possono ricorrere a centrali di
committenza con sede in altri Stati membri UE, purché queste
operino nel rispetto delle norme nazionali dello Stato di
appartenenza.
2. È ammesso che amministrazioni e enti pubblici di più Stati
membri procedano congiuntamente all’aggiudicazione di un
appalto, alla conclusione di un accordo quadro o alla gestione di
un sistema dinamico di acquisizione. In questi casi, devono
regolare tramite accordo:
la normativa applicabile,
la ripartizione delle responsabilità,
le modalità operative e i termini per stipula ed esecuzione
del contratto.
3. Se tali attività sono svolte da un soggetto congiunto (es. Gruppo
europeo di cooperazione territoriale – GECT ai sensi del Reg.
CE 1082/2006), si può stabilire che le procedure d’appalto
seguano:
la legge dello Stato in cui il soggetto ha sede, oppure
quella dello Stato in cui opera effettivamente.
4. Gli accordi possono avere valenza generale o limitata, in base a
quanto indicato nell’atto costitutivo del soggetto congiunto:
possono riferirsi a un periodo determinato o indeterminato, a una
pluralità di appalti o a singole procedure.
Commento
L’articolo disciplina le forme di cooperazione transfrontaliera tra
amministrazioni pubbliche dell’Unione Europea. In linea con il principio
del mercato unico europeo, consente il ricorso a centrali di committenza
estere, rafforzando le possibilità di integrazione amministrativa e
competitività. Viene offerta flessibilità operativa grazie alla libertà di
scegliere la legge applicabile e il tipo di accordo. Il riferimento ai GECT
amplia le opportunità per progetti europei congiunti, con benefici in termini
di sinergie e razionalizzazione della spesa pubblica.
Art. 65 – Operatori economici
Testo aggiornato (sintesi)
a) Possono partecipare alle procedure di affidamento tutti gli operatori
economici indicati all’art. 1, lett. l) dell’Allegato I.1, inclusi quelli
stabiliti in altri Stati membri e costituiti secondo la normativa del
proprio Paese.
b) Sono operatori economici:
a) imprenditori individuali (anche artigiani) e società di ogni tipo,
comprese le cooperative;
b) consorzi di cooperative di produzione e lavoro, secondo le
leggi del 1909 n. 422 e del 1947 n. 1577;
c) consorzi tra imprese artigiane (L. 443/1985);
d) consorzi stabili, costituiti tra almeno tre soggetti (imprese
individuali, società commerciali, cooperative), con struttura
d’impresa comune e durata minima di 5 anni;
e) raggruppamenti temporanei di concorrenti (RTI), anche
costituendi, con mandato collettivo speciale a un mandatario;
f) consorzi ordinari tra i soggetti sopra indicati, anche in forma di
società consortile (art. 2602 c.c. e art. 2615-ter c.c.);
g) aggregazioni tra imprese in rete, ex D.L. 5/2009;
h) soggetti che hanno stipulato un contratto GEIE (Gruppo
Europeo di Interesse Economico) ex [Link]. 240/1991.
c) Per appalti che richiedano l’esecuzione di servizi o lavori, oppure
forniture con posa in opera, le stazioni appaltanti possono:
richiedere l’indicazione del personale incaricato, con
qualifiche professionali;
imporre che alcuni compiti essenziali siano eseguiti
direttamente dall’offerente.
Commento
Questo articolo definisce la platea dei soggetti legittimati a partecipare
alle gare pubbliche, garantendo l’accesso anche a forme di collaborazione
flessibili e moderne come i contratti di rete o i GEIE. È valorizzato il
principio della libertà di organizzazione imprenditoriale, pur nel rispetto
di criteri di trasparenza e professionalità richiesti per partecipare a
procedure di evidenza pubblica. In particolare, la previsione della
possibilità per le stazioni appaltanti di richiedere l’indicazione puntuale del
personale esecutivo introduce una garanzia qualitativa importante, specie
negli appalti con componenti operative ad alta specializzazione.
Art. 66 – Operatori economici per l’affidamento dei servizi di
architettura e di ingegneria
Testo aggiornato (sintesi)
1. La partecipazione alle procedure di affidamento dei servizi di
ingegneria e architettura è aperta a tutti i soggetti legittimati, a
prescindere dalla forma giuridica, nel rispetto del principio di non
discriminazione. Sono ammessi:
a) i prestatori di servizi di ingegneria e architettura
(professionisti singoli o associati, società di professionisti,
società di ingegneria, consorzi, GEIE, raggruppamenti
temporanei), inclusi restauratori di beni culturali e archeologi
abilitati;
b) le società tra professionisti, composte esclusivamente da
iscritti ad albi professionali, costituite in forma di società di
persone o cooperative;
c) le società di ingegneria, ossia società di capitali o cooperative
che operano nel settore ma non rientrano tra le società tra
professionisti;
d) i prestatori di servizi con sede in altri Stati membri dell’UE,
identificabili tramite codici CPV specifici, purché regolarmente
costituiti nel proprio ordinamento;
e) altri soggetti abilitati, secondo la legislazione nazionale, a
fornire servizi di ingegneria e architettura;
f) i raggruppamenti temporanei composti da soggetti di cui alle
lettere precedenti;
g) i consorzi stabili tra società di professionisti o società di
ingegneria, anche misti, con almeno tre membri attivi nel settore.
2. Per partecipare alle gare, tali soggetti devono possedere i
requisiti minimi indicati nella Parte V dell’Allegato II.12.
Le società costituite da meno di cinque anni possono utilizzare, per
dimostrare i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi:
i requisiti dei soci (per società di persone o cooperative);
i requisiti dei direttori tecnici o dei professionisti dipendenti
a tempo indeterminato (per società di capitali);
o i requisiti dei soggetti di cui alla lett. e) del comma 1.
Commento
Questo articolo amplia l’accesso alle gare per servizi di ingegneria e
architettura, garantendo pari opportunità a professionisti, società
strutturate, consorzi e raggruppamenti temporanei, con aperture
significative anche verso operatori europei. Viene inoltre riconosciuta una
forma di “tutela all’avviamento” per le società neocostituite, che possono
far leva sull’esperienza e le qualifiche dei propri soci o collaboratori per
documentare la propria idoneità.
La previsione di codici CPV specifici assicura trasparenza e compatibilità
con i mercati europei, mentre il riferimento all’allegato II.12 tutela la
qualità tecnica e organizzativa dei soggetti ammessi.
Art. 67 – Consorzi non necessari
Testo aggiornato (sintesi)
1. I requisiti tecnici e finanziari per l’ammissione alle procedure di
affidamento da parte dei consorzi di cui all’art. 65, comma 2, lett.
b), c) e d), e all’art. 66, comma 1, lett. g), sono regolati
dall’Allegato II.12. In particolare:
per servizi e forniture, i requisiti si considerano cumulati
in capo al consorzio, anche se posseduti dalle singole
consorziate;
per lavori svolti direttamente dal consorzio, si sommano i
requisiti propri a quelli delle consorziate;
per lavori eseguiti da consorziate designate, i requisiti
devono essere posseduti direttamente da queste ultime, o
acquisiti tramite avvalimento (art. 104).
2. (Abrogato)
3. Per tali soggetti, i requisiti generali (artt. 94 e 95) devono essere
posseduti sia da chi esegue le prestazioni sia da chi presta i
requisiti. Le eventuali autorizzazioni e abilitazioni sono in capo
al soggetto esecutore.
4. L’esecuzione delle prestazioni da parte di consorzi stabili non
costituisce subappalto, anche se svolta da consorziate designate.
I consorzi devono specificare in fase di offerta quali consorziate
utilizzeranno. Se la consorziata è a sua volta un consorzio, questo
deve indicare le consorziate esecutrici. È vietata la
partecipazione alla stessa gara in più forme (es. come
consorzio e come consorziata designata), salvo dimostrazione
dell’assenza di effetti sulla concorrenza o sull’affidabilità.
5. I consorzi di cooperative e quelli tra imprese artigiane possono
partecipare utilizzando requisiti propri, compresi mezzi,
attrezzature e personale delle consorziate.
6. Per i lavori, l’Allegato II.12 stabilisce i criteri per attribuire le
prestazioni tra consorzio e consorziate. In caso di scioglimento
del consorzio, i requisiti maturati ma non assegnati vengono
distribuiti proporzionalmente tra le consorziate, in base alla
loro partecipazione nell’ultimo quinquennio.
7. Possono essere oggetto di avvalimento solo i requisiti maturati
direttamente dal consorzio. È vietato aderire a più consorzi
stabili contemporaneamente.
8. Ai fini della qualificazione SOA, i consorzi di cui all’art. 65,
comma 2, lett. d) possono sommare le qualificazioni delle
consorziate. Per ottenere la classifica illimitata, è richiesto che
almeno:
una consorziata abbia già tale classifica, oppure
una abbia classifica VII e due abbiano classifica V o
superiore, oppure
tre consorziate abbiano almeno classifica VI.
La qualificazione per progettazione e costruzione può essere acquisita
anche se i requisiti sono posseduti da una sola consorziata. Se la somma
delle classifiche consorziate non corrisponde a una classifica esatta, si
applica la più vicina in base al superamento della metà dell’intervallo tra
due livelli.
Commento
L’articolo 67 disciplina in modo dettagliato la struttura dei consorzi e le
regole per l’attribuzione dei requisiti, con l’obiettivo di evitare pratiche
elusive e garantire la trasparenza e l’equità nella partecipazione alle gare.
Sono previste forme di responsabilità solidale, obblighi di designazione
trasparenti e limiti alla partecipazione multipla.
Il sistema mira a valorizzare la capacità aggregata dei consorzi, pur
mantenendo un controllo rigoroso sui requisiti effettivamente detenuti dai
soggetti esecutori.
Art. 68 – Raggruppamenti temporanei e consorzi ordinari di
operatori economici
Testo aggiornato (sintesi)
1. I RTI (Raggruppamenti Temporanei di Imprese) e i consorzi
ordinari possono partecipare anche se non ancora costituiti.
L’offerta deve essere sottoscritta da tutti i futuri partecipanti e
contenere l’impegno a costituire il raggruppamento in caso di
aggiudicazione, conferendo mandato collettivo speciale con
rappresentanza a un mandatario.
2. È obbligatorio indicare, già in sede di offerta, quali categorie di
lavori o servizi saranno eseguite da ciascun componente.
3. Non è richiesta una forma giuridica specifica per partecipare.
Tuttavia:
4. Le stazioni appaltanti possono:
a) richiedere una forma giuridica specifica dopo l’aggiudicazione,
se necessaria per l’esecuzione;
b) precisare nei documenti di gara le modalità di distribuzione
dei requisiti tra i membri, purché ciò sia proporzionato e
motivato.
5–6. Il mandato collettivo speciale va formalizzato con scrittura privata
autenticata, è gratuito, irrevocabile, e attribuisce potere di
rappresentanza al mandatario. In caso di inadempienza del
mandatario, il
mandato può essere revocato esclusivamente per consentire il
pagamento diretto agli altri membri.
7. Il mandatario ha rappresentanza esclusiva anche dopo il collaudo.
Tuttavia, la stazione appaltante può agire direttamente contro i
mandanti.
8. Il mandato non implica la nascita di un soggetto giuridico autonomo:
ogni
impresa mantiene la propria autonomia fiscale e gestionale.
9. L’offerta implica responsabilità solidale verso la stazione
appaltante, il
subappaltatore e i fornitori. Se i membri costituiscono una società
consortile,
questa subentra nel contratto senza necessità di autorizzazione,
affiancandosi alla responsabilità degli originari soggetti.
10. Possono essere previste condizioni di esecuzione differenti per gli
RTI, se giustificate e proporzionate.
11. I requisiti economici, finanziari e tecnici possono essere soddisfatti
cumulativamente tra i membri, ma ogni esecutore deve possedere
quelli
pertinenti alla propria parte di prestazione. Si applica l’allegato
II.12.
12. Un operatore singolo può includere nel raggruppamento imprese
qualificate
anche in categorie diverse, purché:
i lavori affidati a queste ultime non superino il 20%
dell’importo complessivo;
esse abbiano qualificazione sufficiente per i lavori che
eseguiranno.
13. Tutti i membri devono possedere i requisiti generali ex artt. 94 e
95.
14. È vietata la partecipazione multipla alla medesima gara (es. come
singolo
e come membro di un RTI o consorzio), salvo prova che ciò non
incide sulla
correttezza della gara.
15–16. È vietata l’associazione in partecipazione, sia prima che dopo
l’aggiudicazione. La sua violazione comporta esclusione,
annullamento
o risoluzione.
17–18. È ammesso il recesso di una o più imprese dal raggruppamento,
anche se ne
resta solo una, a condizione che i requisiti restino adeguati. Lo stesso
vale per i consorzi di cui all’art. 65, comma 2, lett. b), c), d), f).
19. In procedure ristrette, negoziate o di dialogo competitivo, un
operatore può
presentare offerta individualmente o come mandatario.
20. Le aggregazioni di imprese in rete possono applicare le stesse
disposizioni previste per i consorzi stabili, se ne possiedono i requisiti,
ai fini della qualificazione SOA.
Commento
Questo articolo disciplina le modalità di partecipazione collettiva alle gare
pubbliche, sia attraverso raggruppamenti temporanei sia mediante
consorzi ordinari, valorizzando la flessibilità organizzativa e la
possibilità di cumulo dei requisiti.
Particolare rilievo è dato alla responsabilità solidale, alla trasparenza
nella suddivisione delle prestazioni, e alla stabilità dei soggetti dopo
l’aggiudicazione, inclusa la possibilità di trasformazione in società
consortili.
Il divieto di partecipazioni multiple o mascherate mira a prevenire
comportamenti distorsivi della concorrenza, tutelando la parità di
trattamento tra operatori.
Art. 69 – Accordo sugli Appalti Pubblici (AAP) e altri accordi
internazionali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Quando i lavori, le forniture o i servizi sono inclusi negli allegati
1, 2, 4 e 5 e nelle note generali dell’appendice 1 dell’Unione
europea all’Accordo sugli Appalti Pubblici (AAP), oppure
rientrano in altri accordi internazionali vincolanti per l’Unione,
le stazioni appaltanti sono tenute a garantire agli operatori
economici di Paesi terzi firmatari un trattamento non meno
favorevole rispetto a quello previsto per gli operatori europei ai
sensi del Codice dei contratti pubblici.
Commento
Questa disposizione conferma il principio del reciproco riconoscimento
nelle gare pubbliche tra gli Stati membri dell’Unione Europea e i Paesi
terzi firmatari di accordi internazionali, in particolare l’AAP
dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).
L’obiettivo è garantire la parità di trattamento e l’accesso non
discriminatorio anche agli operatori economici stranieri, nel rispetto degli
impegni internazionali assunti dall’Unione. Le stazioni appaltanti devono
quindi verificare con attenzione se l’appalto ricade nell’ambito di
applicazione dell’AAP o di altri trattati, estendendo diritti e tutele ai
soggetti qualificati esterni all’UE.
PARTE IV – DELLE PROCEDURE DI SCELTA
DEL CONTRAENTE
Art. 70 – Procedure di scelta e relativi presupposti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per l’affidamento degli appalti pubblici, le stazioni appaltanti
adottano una delle seguenti procedure: procedura aperta,
ristretta, competitiva con negoziazione, dialogo competitivo o
partenariato per l’innovazione.
2. Solo nei casi espressamente previsti dall’articolo 76, è
ammesso il ricorso alla procedura negoziata senza
pubblicazione del bando.
3. La procedura competitiva con negoziazione o il dialogo
competitivo possono essere utilizzati quando:
a. l’appalto riguarda lavori, servizi o forniture e ricorre
almeno una delle seguenti situazioni:
i. le esigenze non sono soddisfabili con le altre
procedure;
ii. si richiedono soluzioni o progetti innovativi;
iii. la complessità tecnica, giuridica o finanziaria
dell’appalto impone una fase negoziale;
iv. le specifiche tecniche non possono essere
definite con precisione ex ante;
b. una procedura aperta o ristretta ha dato esito
negativo, con sole offerte inammissibili, purché
vengano invitati soltanto i soggetti già partecipanti che
soddisfano i requisiti minimi previsti.
4. Sono inammissibili le offerte che:
non rispettano i documenti di gara;
sono pervenute oltre il termine stabilito;
risultano viziate da corruzione o collusione;
sono anormalmente basse;
provengono da soggetti non qualificati;
superano la base d’asta, salvo deroga esplicita nel bando.
5. Il partenariato per l’innovazione è utilizzabile per sviluppare e
successivamente acquisire soluzioni innovative non reperibili
sul mercato, a condizione che i risultati rispettino i parametri
prestazionali e i costi concordati.
6. In tutte le procedure diverse dalla procedura aperta, la stazione
appaltante può limitare il numero di candidati, nel rispetto di
criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori. Il numero
minimo dev’essere:
cinque candidati per la procedura ristretta;
tre candidati per le altre procedure.
7. Durante le negoziazioni o il dialogo competitivo, la stazione
appaltante:
assicura parità di trattamento tra tutti i partecipanti;
non diffonde in modo discriminatorio informazioni
riservate;
protegge le soluzioni proposte dai partecipanti, salvo
consenso espresso e riferito a specifici dati;
nel caso del partenariato per l’innovazione, stabilisce
chiaramente nei documenti di gara il regime dei diritti di
proprietà intellettuale.
Commento
L’articolo 70 disciplina in modo sistematico le modalità di scelta della
procedura di gara. Il legislatore privilegia le procedure aperte e ristretta
come standard, riservando le forme più complesse – come la negoziazione
o il dialogo competitivo – a casi giustificati da esigenze tecniche,
innovative o complesse.
Il partenariato per l’innovazione si configura come strumento avanzato
per colmare i gap di mercato, ma richiede una precisa regolamentazione
degli aspetti economici e dei diritti di proprietà. Particolare attenzione
viene inoltre dedicata alla tutela delle informazioni riservate e al
mantenimento della concorrenza leale, soprattutto nelle fasi negoziali.
Nel complesso, l’articolo rappresenta il fulcro della scelta della procedura,
bilanciando esigenze di flessibilità, trasparenza e semplificazione.
Art. 71 – Procedura aperta
Testo aggiornato (sintesi)
1. La procedura aperta consente a qualsiasi operatore economico
interessato di presentare un’offerta in risposta al bando di gara.
2. Il termine minimo ordinario per ricevere le offerte è di 30 giorni
dalla data di trasmissione del bando, come previsto dall’articolo
84. Le offerte devono includere tutte le informazioni richieste
nei documenti di gara.
3. In presenza di motivi di urgenza, esplicitamente motivati dalla
stazione appaltante, tale termine può essere ridotto, ma non al di
sotto di 15 giorni dalla data di trasmissione del bando.
4. Se è stato pubblicato un avviso di pre-informazione ai sensi
dell’articolo 81, non utilizzato come mezzo di indizione, il
termine per la ricezione delle offerte può essere ridotto a 15
giorni, a condizione che:
a) l’avviso di pre-informazione contenga già tutte le informazioni
previste per il bando di gara, come specificato nell’Allegato
II.6, Parte I, lettera B, sezione B.1;
b) l’avviso sia stato inviato alla pubblicazione almeno 35 giorni
prima e non oltre 12 mesi prima della data di trasmissione del
bando di gara.
Commento
La procedura aperta è lo strumento più trasparente e inclusivo tra quelli
disponibili. Essa permette a tutti gli operatori interessati, senza
prequalifica, di partecipare direttamente alla gara, garantendo la massima
concorrenza.
Il legislatore definisce termini standard per la ricezione delle offerte – 30
giorni – ma consente deroghe motivate nei casi di urgenza oppure se vi è
stato un avviso di pre-informazione completo. La riduzione a 15 giorni in
tali ipotesi costituisce una deroga eccezionale, legata a precise garanzie di
trasparenza.
La flessibilità dei termini trova equilibrio in un rigoroso rispetto dei
principi di concorrenza e parità di trattamento, in linea con le direttive
europee. La procedura aperta rappresenta, nella prassi, la modalità preferita
per gli appalti ordinari, soprattutto quando si intende coinvolgere il
maggior numero possibile di operatori economici qualificati.
Art. 72 – Procedura ristretta
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nella procedura ristretta, tutti gli operatori economici
interessati possono presentare una domanda di partecipazione,
in risposta a un avviso di gara che contiene i dati richiesti
dall’Allegato II.6, Parte I, lettera B o C. Le domande devono
essere corredate dalle informazioni richieste dalla stazione
appaltante.
2. Il termine minimo per ricevere le domande è di 30 giorni dalla
data di invio del bando ai sensi dell’articolo 84. Se viene
utilizzato un avviso di pre-informazione per indire la gara, il
termine decorre dalla data di trasmissione dell’invito a
confermare l’interesse.
3. Dopo la valutazione delle domande, solo gli operatori
selezionati ricevono l’invito a presentare un’offerta. Anche in
questo caso, il termine minimo per la ricezione delle offerte è di
30 giorni dalla trasmissione dell’invito.
4. Se è stato pubblicato un avviso di pre-informazione che non ha
valore di indizione, il termine per presentare le offerte può essere
ridotto a 10 giorni, a condizione che:
a. l’avviso includa tutte le informazioni previste
dall’Allegato II.6, Parte I, lettera B, sezione B.1;
b. l’avviso sia stato trasmesso almeno 35 giorni e non
oltre 12 mesi prima dell’invio del bando.
5. Le amministrazioni di cui all’art. 1, comma 1, lettera d),
dell’Allegato I.1 possono concordare i termini per la
presentazione delle offerte insieme ai candidati selezionati,
purché tutti dispongano dello stesso tempo. In mancanza di
accordo, il termine non può essere inferiore a 10 giorni.
6. In presenza di urgenze motivate, i termini possono essere ridotti:
a. a 15 giorni per la presentazione delle domande;
b. a 10 giorni per la presentazione delle offerte, a partire
dall’invito.
Commento
La procedura ristretta rappresenta un compromesso tra apertura al
mercato e controllo della qualità dei partecipanti. In questa modalità, la
partecipazione non è automatica: ogni operatore può fare domanda, ma
solo chi supera la fase di preselezione è invitato a presentare un’offerta.
Ciò consente alle stazioni appaltanti di valutare con maggiore attenzione le
competenze e l’affidabilità degli operatori prima della fase di gara vera e
propria.
I termini standard sono fissati in 30 giorni sia per le domande che per le
offerte, ma sono previste riduzioni in caso di urgenza o di pre-
informazione completa, sempre nel rispetto dei principi di trasparenza e
concorrenza. L’accordo sui termini con i candidati selezionati (ammesso
solo per alcune amministrazioni) introduce ulteriore flessibilità, a
condizione che venga garantita parità di trattamento.
Questo tipo di procedura è frequentemente utilizzato nei contratti più
complessi, dove è opportuno limitare il numero di partecipanti alla fase
finale, salvaguardando al contempo l’apertura iniziale alla concorrenza.
Art. 73 – Procedura competitiva con negoziazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Possono partecipare alla procedura competitiva con
negoziazione tutti gli operatori economici che presentino
domanda di partecipazione in risposta a un avviso di indizione
di gara contenente le informazioni previste dall’Allegato II.6,
Parte I, lettere B o C.
2. Nei documenti di gara, le stazioni appaltanti definiscono
l’oggetto dell’appalto, descrivono le esigenze da soddisfare,
precisano le caratteristiche richieste delle prestazioni e
specificano i criteri di aggiudicazione. Devono inoltre
evidenziare gli elementi minimi obbligatori che tutti gli
offerenti devono rispettare.
3. Le informazioni fornite devono essere sufficienti per consentire
agli operatori economici di comprendere la natura e
l’estensione dell’appalto, così da decidere se partecipare.
4. Il termine minimo per la domanda di partecipazione è di 30
giorni dalla trasmissione del bando, oppure dalla trasmissione
dell’invito a confermare l’interesse se si utilizza l’avviso di pre-
informazione.
5. Il termine minimo per ricevere le offerte iniziali è di 25 giorni
dalla trasmissione dell’invito. Tali termini possono essere ridotti
nei casi previsti dall’articolo 72.
6. Solo gli operatori invitati dopo la valutazione possono presentare
offerte. Le offerte iniziali e quelle successive (eccetto l’offerta
finale) possono essere negoziate, ma non in relazione ai requisiti
minimi e ai criteri di aggiudicazione.
7. Se indicato nei documenti di gara, la procedura può svolgersi in
fasi successive, per ridurre il numero di offerte da negoziare. In
questo caso, le modifiche ai documenti di gara (escluse quelle che
riguardano i requisiti minimi) devono essere comunicate a tutti
gli offerenti, concedendo tempo adeguato per eventuali
modifiche delle offerte.
8. Conclusa la fase negoziale, la stazione appaltante informa gli
offerenti e stabilisce un termine per la presentazione delle
offerte finali. Queste devono rispettare i requisiti minimi e
saranno valutate secondo i criteri di aggiudicazione e, ove
previsti, i costi del ciclo di vita.
9. La stazione appaltante può decidere di aggiudicare l’appalto
direttamente sulla base delle offerte iniziali, senza
negoziazione, se questa possibilità è stata espressamente
prevista nei documenti di gara.
Commento
La procedura competitiva con negoziazione rappresenta uno strumento
flessibile e strutturato, pensato per appalti complessi o innovativi che
richiedono un confronto tecnico ed economico approfondito con i
concorrenti.
Rispetto alla procedura ristretta, qui la fase di presentazione delle offerte è
dinamica e articolata in più fasi, con possibilità di negoziare contenuti
per migliorarne la qualità. Restano comunque intoccabili i requisiti minimi
e i criteri di aggiudicazione, a tutela dell’equità del confronto competitivo.
Questa modalità è adatta a scenari in cui:
le esigenze della stazione appaltante non sono perfettamente
standardizzabili;
l’oggetto del contratto è tecnicamente complesso;
si vogliono stimolare soluzioni innovative attraverso una
dialettica tecnica con i concorrenti.
L’aggiudicazione può avvenire anche senza negoziazione, ma solo se
chiaramente indicato nei documenti iniziali. È quindi cruciale per gli
operatori valutare sin da subito l’opportunità di presentare un’offerta
iniziale solida e competitiva.
Art. 74 – Dialogo competitivo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il dialogo competitivo è una procedura alla quale possono
chiedere di partecipare tutti gli operatori economici interessati,
presentando domanda in risposta a un bando o a un avviso di
gara, corredato dalle informazioni richieste.
2. Il termine minimo per la ricezione delle domande è fissato in
30 giorni dalla trasmissione del bando, ai sensi dell’art. 84.
3. Le esigenze della stazione appaltante, i requisiti da soddisfare,
il criterio di aggiudicazione, la durata della procedura e
l’eventuale riconoscimento di premi o compensi ai partecipanti
devono essere indicati nel bando, nell’avviso o in un
documento descrittivo. L’aggiudicazione avviene
esclusivamente secondo il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa.
4. Prima dell’avvio del dialogo, la stazione appaltante può avviare
una consultazione tecnica con i candidati selezionati. Questi
ultimi, entro 30 giorni dalla chiusura della consultazione, possono
decidere di recedere dalla procedura.
5. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti dell’appalto ed è finalizzato a
definire, con i partecipanti, le soluzioni più idonee per soddisfare
i bisogni della stazione appaltante. La procedura può prevedere
fasi successive per restringere progressivamente il numero di
soluzioni ammesse.
Una volta concluso il dialogo, la stazione appaltante invita i
partecipanti rimasti a presentare un’offerta finale, costruita sulla base
della soluzione o delle soluzioni individuate. Le offerte possono essere
chiarite o perfezionate, ma non possono essere modificate negli
aspetti essenziali, per evitare alterazioni concorrenziali o
discriminazioni.
6. Le offerte finali sono valutate secondo i criteri di aggiudicazione
già indicati nei documenti di gara.
7. Dopo la valutazione, la stazione appaltante può effettuare
negoziazioni finali con l’aggiudicatario, al fine di confermare
o dettagliare gli aspetti contrattuali. Tali negoziazioni non
devono però modificare elementi essenziali dell’offerta né
falsare la concorrenza.
Commento
La procedura di dialogo competitivo si rivolge a situazioni
particolarmente complesse o tecnologicamente innovative, in cui non è
possibile definire a priori soluzioni tecniche e modalità contrattuali precise.
A differenza della procedura competitiva con negoziazione, qui la stazione
appaltante collabora attivamente con i partecipanti per individuare la
migliore soluzione progettuale o tecnica prima di richiedere le offerte
definitive.
È una procedura articolata, che richiede:
competenza tecnica della stazione appaltante nel condurre il
dialogo;
una strategia chiara nella definizione delle esigenze;
un’attenta gestione delle fasi negoziali, che devono sempre
garantire parità di trattamento e riservatezza delle
informazioni sensibili.
La possibilità di prevedere premi o compensi per i partecipanti rappresenta
un incentivo alla partecipazione qualificata, ma implica un impegno
economico per l’amministrazione. L’aggiudicazione avviene sempre sulla
base del miglior rapporto qualità/prezzo, con particolare attenzione agli
aspetti progettuali e funzionali dell’appalto.
Art. 75 – Partenariato per l’innovazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono attivare un partenariato per
l’innovazione quando il mercato non offre soluzioni disponibili
in grado di soddisfare specifiche esigenze di prodotti, servizi o
lavori innovativi. Nei documenti di gara devono descrivere con
chiarezza gli obiettivi e i requisiti minimi che ogni proposta
deve soddisfare, fornendo un quadro sufficientemente preciso da
consentire ai potenziali candidati di valutare la propria
partecipazione.
2. Qualsiasi operatore economico può presentare domanda di
partecipazione, allegando le informazioni richieste.
3. Il partenariato può essere avviato con uno o più operatori
economici. Il termine minimo per presentare domanda è di 30
giorni dalla trasmissione del bando (art. 84). La gara è sempre
aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più
vantaggiosa (art. 108).
4. La selezione dei candidati si basa sulla capacità di svolgere
attività di ricerca e sviluppo e sulla competenza
nell’attuazione di soluzioni innovative. Solo gli operatori
invitati possono presentare progetti.
5. Il partenariato si articola in fasi progressive che seguono lo
sviluppo del progetto innovativo, fino all’eventuale realizzazione
del prodotto o servizio.
Ogni fase prevede:
obiettivi intermedi,
valutazione dei risultati,
remunerazione proporzionata al grado di sviluppo.
La stazione appaltante può interrompere il partenariato o ridurre il
numero di operatori, a condizione che tale possibilità e i relativi
criteri siano previsti nel bando.
6. Le offerte (iniziali e intermedie) possono essere negoziate, tranne
che nei punti relativi ai requisiti minimi e ai criteri di
aggiudicazione. Il dialogo può svolgersi per fasi, con riduzione
progressiva del numero di offerte negoziate. Gli operatori
vengono informati per iscritto delle eventuali modifiche ai
documenti di gara, ad eccezione dei requisiti minimi, e ricevono
tempo sufficiente per adeguare le offerte.
Commento
Il partenariato per l’innovazione rappresenta lo strumento più avanzato tra
le procedure flessibili previste dal Codice. Viene utilizzato per
accompagnare lo sviluppo di soluzioni non ancora esistenti, in
particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico, ambientale o sanitario.
I caratteri distintivi di questa procedura sono:
l’avvio su iniziativa pubblica, a fronte di esigenze non
risolvibili con beni o servizi presenti sul mercato;
l’impostazione per fasi, che consente alla stazione appaltante di
interrompere il rapporto se gli obiettivi non vengono raggiunti;
la progressività della remunerazione, che tutela l’interesse
pubblico rispetto ai rischi del progetto.
Dal punto di vista operativo, è fondamentale per la stazione appaltante:
definire con precisione i requisiti minimi iniziali;
assicurare trasparenza e imparzialità durante il negoziato;
saper valutare le competenze tecnologiche e innovative dei
candidati nella fase di preselezione.
Per la sua complessità, il partenariato per l’innovazione è raro ma
strategico, ad esempio nei progetti di ricerca pubblica, infrastrutture
intelligenti, o transizione ecologica.
Art. 76 – Procedura negoziata senza pubblicazione di un bando
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono utilizzare questa procedura senza
bando solo in presenza dei presupposti indicati e motivando
puntualmente nel primo atto della procedura la specifica
situazione di fatto, le caratteristiche del mercato e i relativi
principi (artt. 1–3). Eventuali consultazioni di mercato possono
includere analisi anche di operatori esteri.
2. È ammesso il ricorso nei seguenti casi eccezionali:
a. Nessuna offerta valida in una precedente procedura
aperta/ristretta, a condizione che non siano modificate le
condizioni dell’appalto;
b. Esistenza di un solo operatore economico idoneo, per:
i. opere d’arte uniche;
ii. motivi tecnici;
iii. tutela di diritti esclusivi;
c. Urgenza imprevedibile (non imputabile alla stazione
appaltante) che impedisce l’utilizzo delle altre
procedure nei tempi richiesti.
3. Le eccezioni per l’assenza di concorrenza sono valide solo se non
esistono alternative ragionevoli e se non dipendono da
limitazioni arbitrarie imposte nella definizione dell’appalto.
4. Per gli appalti di forniture si può ricorrere a tale procedura nei
seguenti casi:
beni prodotti per finalità di ricerca e sviluppo (salvo fini
commerciali);
consegne complementari dallo stesso fornitore per evitare
incompatibilità tecniche (max 3 anni);
acquisti su mercati regolamentati di materie prime;
occasioni eccezionali (fornitore che cessa l’attività o
procedure concorsuali).
5. È ammesso anche per servizi a valle di un concorso di
progettazione, purché sia aggiudicato al vincitore (o a uno dei
vincitori, se previsto).
6. La procedura può riguardare la ripetizione di servizi o lavori
analoghi già affidati al precedente aggiudicatario, se indicato
nella prima gara, entro 3 anni dalla stipula del primo contratto.
7. Ove possibile, devono essere consultati almeno tre operatori
economici idonei, selezionati sulla base di requisiti professionali
e finanziari. L’aggiudicazione avviene secondo il miglior
rapporto qualità/prezzo (art. 108), previa verifica dei requisiti.
Commento
La procedura negoziata senza bando rappresenta una deroga eccezionale
alle regole ordinarie di evidenza pubblica. È utilizzabile solo in circostanze
specifiche e ben circoscritte, da motivare in modo dettagliato e
documentato. Il legislatore intende infatti evitare usi arbitrari o distorsivi
dello strumento, che potrebbe compromettere la trasparenza e la
concorrenza.
Uno degli ambiti più ricorrenti è l’assenza di offerte valide in precedenti
procedure aperte o ristrette, oppure l’estrema urgenza determinata da
eventi oggettivamente imprevedibili, come calamità naturali o gravi
emergenze sanitarie. In questi casi, la rapidità decisionale diventa
necessaria, ma non può mai essere giustificata da una cattiva
programmazione da parte della stazione appaltante.
Un secondo filone è costituito dai casi in cui l’appalto può essere affidato
solo a un soggetto specifico, per ragioni tecniche o legate alla tutela di
diritti esclusivi. Anche in questo caso è fondamentale dimostrare che non
esistano soluzioni alternative o altri operatori qualificati.
Infine, il Codice consente l’utilizzo della procedura negoziata in settori
speciali, come le forniture di ricerca, gli acquisti complementari, gli
affidamenti successivi a concorsi di progettazione, e le ripetizioni
programmate di servizi o lavori. Tuttavia, anche in questi casi, resta
fermo l’obbligo di rispettare i principi fondamentali di concorrenza,
proporzionalità e trasparenza. La selezione di almeno tre operatori,
laddove possibile, mira proprio a garantire un confronto effettivo tra offerte,
tutelando l’interesse pubblico e prevenendo il rischio di affidamenti
discrezionali.
PARTE V – DELLO SVOLGIMENTO DELLE
PROCEDURE
Art. 77 – Consultazioni preliminari di mercato
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono effettuare consultazioni
preliminari di mercato per:
predisporre adeguatamente gli atti di gara;
scegliere la procedura di gara più opportuna;
informare gli operatori economici degli appalti programmati
e dei relativi requisiti.
2. A tal fine, è possibile acquisire:
informazioni e consulenze;
relazioni e documentazione tecnica;
contributi da esperti, operatori di mercato, autorità
indipendenti o altri soggetti qualificati.
Tali elementi sono utilizzabili anche nella pianificazione e nello
svolgimento delle procedure, purché non falsino la concorrenza
né violino i principi di trasparenza e non discriminazione.
Commento
L’articolo 77 introduce uno strumento utile e ormai consolidato nel diritto
degli appalti: le consultazioni preliminari di mercato. Si tratta di un’attività
preparatoria e informativa, con cui le stazioni appaltanti raccolgono dati e
analisi sul contesto tecnico, economico o giuridico in cui si inserisce la
futura procedura.
L’obiettivo è duplice: da un lato migliorare la qualità della programmazione
e della progettazione della gara, dall’altro aumentare la trasparenza verso
gli operatori potenzialmente interessati.
La norma consente anche il ricorso a esperti esterni, autorità indipendenti o
soggetti di mercato, valorizzando così competenze specialistiche e
conoscenze pratiche che possono arricchire la strategia di gara. Tuttavia, il
legislatore pone limiti stringenti: le informazioni acquisite non devono
compromettere la concorrenza né creare disparità tra gli operatori. La
consultazione, infatti, non può trasformarsi in un’anticipazione selettiva
della gara, né in un canale preferenziale per alcuni soggetti.
In definitiva, lo strumento è legittimo e utile, ma va maneggiato con
attenzione e nel rispetto dei principi generali del Codice.
Art. 78 – Partecipazione alle consultazioni preliminari di
candidati o offerenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Se un candidato, un offerente o un’impresa a essi collegata ha
partecipato alla preparazione della procedura d’appalto (ad
esempio fornendo documentazione tecnica o informazioni ai
sensi dell’art. 77, comma 2), la stazione appaltante deve
adottare misure adeguate per garantire che la concorrenza non
venga falsata. Al minimo, deve:
comunicare a tutti i candidati le informazioni rilevanti
emerse durante le consultazioni;
fissare termini congrui per la presentazione delle offerte.
2. Se vi è il rischio che venga violato il principio di parità di
trattamento, la stazione appaltante invita il soggetto coinvolto
nella fase preliminare a dimostrare, entro 10 giorni, che la sua
partecipazione non ha alterato la concorrenza.
Se le giustificazioni non sono ritenute sufficienti, il candidato o
offerente viene escluso dalla procedura.
3. Le misure adottate in relazione a questi casi devono essere
riportate nella relazione unica prevista dall’articolo 112.
Commento
Questo articolo affronta un nodo delicato: il possibile vantaggio
competitivo che un operatore economico può ottenere se ha contribuito a
impostare la gara o ha avuto accesso a informazioni privilegiate prima
della pubblicazione del bando. Il rischio è che la sua partecipazione alla
fase preliminare comprometta la parità di condizioni tra tutti gli operatori.
Il legislatore introduce quindi una tutela rafforzata: è consentita la
partecipazione, ma solo se la stazione appaltante adotta contromisure
concrete per neutralizzare il vantaggio, come la condivisione delle
informazioni con tutti i partecipanti e la concessione di tempi congrui per
elaborare le offerte.
Se tali misure non bastano a garantire trasparenza e imparzialità,
l’operatore coinvolto dovrà fornire prove specifiche. In mancanza di
giustificazioni valide, scatterà l’esclusione automatica, a presidio del
corretto svolgimento della gara.
Infine, l’articolo impone che ogni scelta o esclusione sia documentata in
modo trasparente, obbligando la stazione appaltante a inserire queste
informazioni nella relazione unica, che rappresenta uno degli strumenti
fondamentali di tracciabilità dell’azione amministrativa.
Art. 79 – Specifiche tecniche
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le specifiche tecniche da utilizzare nelle procedure di
affidamento sono definite e disciplinate secondo quanto previsto
dall’allegato II.5.
Commento
Le specifiche tecniche costituiscono un elemento essenziale nella
predisposizione degli atti di gara, in quanto definiscono con precisione le
caratteristiche tecniche delle prestazioni richieste. Il rinvio all’allegato
II.5 consente di mantenere flessibilità e aggiornabilità dei contenuti
tecnici, lasciando che siano normati in una sede separata e più agevolmente
modificabile rispetto al corpo principale del Codice.
Attraverso le specifiche tecniche si garantisce che le prestazioni oggetto
dell’appalto siano conformi agli standard di qualità, siano valutabili con
criteri oggettivi e permettano il confronto concorrenziale tra le offerte. La
loro redazione deve avvenire nel rispetto dei principi di trasparenza, non
discriminazione e proporzionalità, evitando l’uso di riferimenti che
possano favorire un determinato marchio, produttore o tecnologia, salvo
giustificate eccezioni previste dalla normativa.
Art. 80 – Etichettature
Testo aggiornato (sintesi)
a) Le etichettature da utilizzare nelle procedure di affidamento sono
definite e disciplinate dall’allegato II.5.
Commento
Il riferimento alle etichettature assume rilevanza crescente negli appalti
pubblici, specie in relazione agli obiettivi ambientali, sociali e qualitativi.
Attraverso l’uso di etichette, le stazioni appaltanti possono richiedere che
beni, servizi o processi di produzione rispettino determinati standard
certificati, ad esempio in tema di sostenibilità, sicurezza o origine etica.
Tuttavia, l’impiego delle etichettature deve essere sempre conforme ai
principi di trasparenza, parità di trattamento e proporzionalità,
evitando discriminazioni indirette. Le disposizioni dell’allegato II.5
precisano i requisiti che un sistema di etichettatura deve possedere per
essere legittimamente richiamato in una procedura di gara. È fondamentale
che l’etichetta sia accessibile a tutti i potenziali concorrenti, basata su
criteri oggettivi e gestita da un organismo indipendente. In mancanza di tale
etichetta, la stazione appaltante deve comunque ammettere prove
equivalenti, al fine di non limitare indebitamente la concorrenza.
Art. 81 – Avvisi di pre-informazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti devono rendere nota, entro il 31
dicembre di ogni anno, l’intenzione di bandire appalti per l’anno
successivo tramite avviso di pre-informazione, pubblicato sul
sito istituzionale e contenente le informazioni di cui all’allegato
II.6, Parte I, lettera B, sezione B.1.
Per appalti sopra soglia (art. 14), l’avviso è pubblicato:
dall’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE; oppure
dalla stazione appaltante sul proprio sito, con
comunicazione ad ANAC, che trasmette un avviso all’UE
(contenente le info di cui all’allegato II.6, Parte I, lettera A).
2. Le stazioni sub-centrali possono utilizzare l’avviso come
indizione di gara (per procedure ristrette o competitive con
negoziazione), se ricorrono tutte le seguenti condizioni:
a) L’avviso riguarda specificatamente le forniture/lavori/servizi
oggetto dell’appalto.
b) Indica che sarà utilizzata la procedura ristretta o negoziata,
senza ulteriore pubblicazione.
c) Contiene le informazioni dell’allegato II.6, Parte I, sezioni
B.1 e B.2.
d) È stato pubblicato tra 35 giorni e 12 mesi prima dell’invito a
confermare l’interesse.
3. L’avviso di cui al comma 2 deve essere pubblicato anche sul sito
istituzionale, come pubblicazione nazionale supplementare (ex
art. 85).
4. Il periodo di validità dell’avviso è di 12 mesi, estensibile a 24
mesi per appalti di servizi di cui all’Allegato XIV della direttiva
2014/24/UE.
Commento
L’avviso di pre-informazione rappresenta uno strumento di trasparenza e
pianificazione nelle procedure di affidamento. Esso consente agli operatori
economici di conoscere in anticipo le intenzioni delle stazioni appaltanti,
facilitando così la preparazione alle future gare.
Nel sistema delineato dal Codice, l’avviso assume un duplice valore: da un
lato informativo, in quanto rende pubbliche le strategie di
approvvigionamento dell’amministrazione; dall’altro, funzionale
all’indizione della gara, laddove utilizzato da stazioni sub-centrali in
procedure ristrette o negoziate.
Affinché abbia valore legale quale indizione di gara, l’avviso deve però
contenere tutti gli elementi richiesti, avere un orizzonte temporale
definito, e rispettare precisi intervalli di pubblicazione.
La collaborazione tra la stazione appaltante e ANAC garantisce il
necessario collegamento con il sistema europeo, rafforzando il principio di
concorrenza nel mercato unico. L’estensione del periodo di validità a 24
mesi per alcuni servizi mira infine ad assicurare maggiore flessibilità negli
appalti più complessi o continuativi.
Art. 82 – Documenti di gara
Testo aggiornato (sintesi)
1. Fanno parte dei documenti di gara, in particolare:
il bando, l’avviso di gara o la lettera d’invito;
il disciplinare di gara;
il capitolato speciale;
le condizioni contrattuali proposte dalla stazione
appaltante.
2. In caso di contrasti tra i documenti, prevalgono le disposizioni
del bando o dell’avviso di gara.
Commento
I documenti di gara costituiscono la base giuridica e tecnica dell’intera
procedura di affidamento, definendone regole, modalità operative e
contenuti contrattuali. La loro chiarezza e coerenza sono fondamentali per
assicurare trasparenza, parità di trattamento e certezza del diritto.
Il Codice individua in modo tassativo i principali atti costitutivi:
bando/avviso, disciplinare, capitolato speciale, condizioni contrattuali.
Questi documenti, nella prassi, delineano l’oggetto dell’appalto, le regole di
partecipazione, i criteri di aggiudicazione, le specifiche tecniche e gli
obblighi reciproci tra le parti.
La norma introduce inoltre un criterio gerarchico tra i documenti: in caso di
contraddizioni o conflitti, prevalgono le disposizioni contenute nel bando o
nell’avviso di gara, in quanto atti pubblici aventi funzione di indizione
della procedura e massima rilevanza giuridica.
Tale previsione tutela l’affidamento degli operatori economici, evitando
incertezze interpretative e contenziosi. Risulta quindi essenziale che le
stazioni appaltanti redigano i documenti in modo unitario e coordinato,
assicurandone la coerenza interna.
Art. 82-bis – Accordo di collaborazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono includere nei documenti di gara
uno schema di accordo di collaborazione plurilaterale tra i
soggetti coinvolti nella fase esecutiva dell’appalto (lavori, servizi
o forniture). Questo accordo disciplina modalità e obiettivi della
cooperazione reciproca, orientata al principio del risultato (art.
1), con finalità di prevenzione dei rischi e gestione delle
controversie. Non sostituisce né integra il contratto principale o
gli altri contratti collegati.
2. Lo schema è redatto in coerenza con l’allegato II-6-bis,
definendo:
obiettivi principali e collaterali della collaborazione;
eventuali premialità per il loro conseguimento;
rispetto del principio di fiducia (art. 2).
3. Dopo l’aggiudicazione, l’accordo viene sottoposto alla firma
dell’appaltatore e delle altre parti coinvolte in misura
significativa, come da art. 2 dell’allegato II-6-bis. L’accordo può
prevedere modalità di adesione successive da parte di ulteriori
soggetti operativi nella fase esecutiva.
4. Le stazioni appaltanti devono comunicare gli accordi stipulati
alla piattaforma del Servizio contratti pubblici (art. 223, c. 10).
Quest’ultimo monitora i risultati raggiunti e ne riferisce
periodicamente alla Cabina di regia (art. 221).
Commento
L’introduzione dell’accordo di collaborazione rappresenta una delle
innovazioni più rilevanti del nuovo Codice, poiché consente alla stazione
appaltante di promuovere un approccio cooperativo e partecipativo
nell’esecuzione dell’appalto, andando oltre la semplice logica contrattuale.
L’obiettivo è duplice: da un lato, prevenire rischi e contenziosi, dall’altro
rafforzare l’allineamento tra interessi pubblici e privati nel
perseguimento del risultato. L’accordo si configura come uno strumento
non vincolante in senso negoziale, ma capace di creare un quadro
operativo condiviso, fondato sulla fiducia reciproca e sull’individuazione
di obiettivi comuni.
In particolare, l’apertura a premialità per il raggiungimento degli obiettivi
collaterali e la possibilità di aderire successivamente all’accordo lo
rendono flessibile e adattabile, incentivando comportamenti virtuosi anche
nei soggetti esecutori indiretti.
Infine, la comunicazione al Servizio contratti pubblici consente un
monitoraggio centrale dell’efficacia di questo strumento, con l’intento di
raccogliere dati utili per una valutazione sistemica e per eventuali future
evoluzioni normative.
Art. 83 – Bandi e avvisi: contenuti e modalità di redazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Tutte le procedure di scelta del contraente sono avviate tramite
bandi o avvisi di gara, salvo eccezioni previste dalla legge. Ogni
bando/avviso deve indicare il Codice Identificativo di Gara
(CIG), acquisito tramite la Banca dati nazionale dei contratti
pubblici.
2. I bandi, gli avvisi di pre-informazione e quelli relativi agli
appalti aggiudicati devono riportare le informazioni previste
dall’allegato II.6. I bandi di gara devono inoltre specificare:
la durata del procedimento di gara, nel rispetto dei limiti
previsti dall’art. 17, comma 3;
i criteri ambientali minimi ai sensi dell’art. 57, comma 2.
3. Dopo l’adozione da parte di ANAC dei bandi-tipo, le stazioni
appaltanti devono conformarsi ad essi nella redazione dei bandi.
Eventuali deroghe devono essere esplicitamente motivate nella
delibera a contrarre.
Commento
L’articolo 83 stabilisce le regole generali per la redazione dei bandi e
degli avvisi di gara, elementi centrali per garantire trasparenza e
uniformità nelle procedure di affidamento. L’indicazione obbligatoria del
CIG assicura la tracciabilità dell’intera procedura nella Banca dati
nazionale dei contratti pubblici, in coerenza con l’obiettivo di
digitalizzazione e controllo centralizzato.
La previsione dei contenuti obbligatori (durata della gara, criteri
ambientali minimi) rafforza l’attenzione verso l’efficienza amministrativa e
la sostenibilità, integrando nei bandi parametri ambientali ormai
irrinunciabili.
Un aspetto innovativo è rappresentato dai bandi-tipo predisposti da
ANAC, che mirano a uniformare le modalità di redazione e a semplificare
la fase di controllo e valutazione. La possibilità di derogare resta, ma è
subordinata a una motivazione puntuale, che garantisca il rispetto del
principio di legalità e la prevenzione di pratiche elusive.
L'articolo, nel suo complesso, si inserisce nella logica di standardizzazione
e trasparenza che il Codice persegue in tutte le fasi della contrattazione
pubblica.
Art. 84 – Pubblicazione a livello europeo
Testo aggiornato (sintesi)
1. I bandi, gli avvisi di pre-informazione e gli avvisi relativi agli
appalti aggiudicati di valore pari o superiore alle soglie di cui
all’art. 14 sono redatti dalle stazioni appaltanti e trasmessi
all'Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea tramite la
Banca dati nazionale dei contratti pubblici, secondo quanto
previsto dall’allegato II.7. La conferma di ricezione da parte
dell’Ufficio, contenente la data di pubblicazione, costituisce
prova della pubblicazione. (Nota: l’allegato II.7 sarà sostituito da
un apposito regolamento ministeriale.)
2. I bandi e gli avvisi sono pubblicati integralmente in lingua
italiana, salvo quanto previsto per il bilinguismo nella Provincia
autonoma di Bolzano. Il testo italiano è l’unico legalmente
valido. Una sintesi degli elementi principali è pubblicata in tutte
le altre lingue ufficiali dell’UE, a cura dell’Ufficio delle
pubblicazioni dell’Unione europea.
3. Le stazioni appaltanti possono anche inviare per la pubblicazione
volontaria avvisi relativi ad appalti sotto soglia, purché il formato
e le modalità siano conformi a quanto indicato nel comma 1.
Commento
L’articolo 84 disciplina le modalità di pubblicazione a livello europeo
degli atti di gara, elemento essenziale per garantire trasparenza, pubblicità
e concorrenza transnazionale negli appalti pubblici. La trasmissione dei
bandi avviene tramite la Banca dati nazionale, che funge da snodo tra le
stazioni appaltanti italiane e l’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE,
assicurando così un sistema coordinato e tracciabile.
Particolare rilievo assume il principio secondo cui la conferma della
pubblicazione da parte dell’UE costituisce prova legale, evitando
contenziosi sul rispetto dei termini.
L’obbligo di redazione in lingua italiana, unito alla traduzione sintetica
nelle lingue europee, bilancia le esigenze di uniformità normativa
nazionale con quelle di accessibilità internazionale.
Infine, la possibilità di pubblicare anche appalti non soggetti all’obbligo
europeo amplia l’efficacia della pubblicazione, consentendo maggiore
visibilità anche a procedure sotto soglia, se le stazioni appaltanti lo
ritengono utile. Questo articolo si inserisce pienamente nel sistema
multilivello del nuovo Codice, che punta all’integrazione tra banche dati
nazionali e circuiti informativi europei.
Art. 85 – Pubblicazione a livello nazionale
Testo aggiornato (sintesi)
1. I bandi, gli avvisi di pre-informazione e quelli relativi agli appalti
aggiudicati sono pubblicati, successivamente alla pubblicazione
europea (art. 84), sulla Banca dati nazionale dei contratti pubblici
(BDNCP) dell’ANAC e sul sito istituzionale della stazione
appaltante o dell’ente concedente. Tuttavia, se entro 48 ore dalla
conferma di ricezione non è avvenuta la pubblicazione europea, si
può procedere direttamente con la pubblicazione nazionale.
2. I documenti pubblicati a livello nazionale non devono contenere
informazioni differenti da quelle già inviate all’UE. Deve essere
sempre indicata la data di trasmissione all’Ufficio europeo o, se
del caso, la data della pubblicazione sul sito istituzionale della
stazione appaltante.
3. Gli avvisi di pre-informazione (art. 81, comma 1) non possono
essere pubblicati sul sito della stazione appaltante prima
dell’invio all’Ufficio delle pubblicazioni UE dell’apposito avviso
di annuncio. Ogni avviso deve specificare la data dell’invio.
4. Una volta ricevuta conferma della pubblicazione europea, o
decorso il termine di 48 ore, la BDNCP pubblica ufficialmente gli
atti. Da quel momento, le stazioni appaltanti devono rendere
accessibili i documenti di gara tramite link ipertestuale
comunicato alla BDNCP. L’accesso deve essere garantito fino al
completamento della procedura e dell’esecuzione del contratto.
Gli effetti giuridici della pubblicazione decorrono dalla
pubblicazione nella Banca dati ANAC.
5. Le pubblicazioni sulla BDNCP e sul sito della stazione appaltante
sono gratuite. Eventuali informazioni supplementari possono
essere pubblicate solo in formato digitale, sempre tramite il sito
istituzionale della stazione appaltante.
Commento
L’articolo 85 regola la pubblicazione a livello nazionale dei principali atti
di gara, stabilendo un coordinamento preciso con la pubblicazione
europea. Il principio cardine è quello di evitare duplicazioni e incoerenze:
per questo motivo, gli atti nazionali non possono contenere informazioni
difformi da quelli trasmessi all’UE.
La Banca dati ANAC riveste un ruolo centrale: è il punto ufficiale di
pubblicazione nazionale, da cui decorrono gli effetti giuridici della
pubblicazione, con ricadute importanti sui termini e sulla validità degli atti.
La norma prevede anche una clausola di salvaguardia: se entro 48 ore non
si riceve conferma della pubblicazione europea, è possibile procedere alla
pubblicazione nazionale per non ritardare la procedura.
Infine, si ribadisce il principio della gratuità della pubblicazione nazionale
e l’obbligo di disponibilità digitale dei documenti, in linea con la
modernizzazione del ciclo contrattuale e la piena trasparenza
amministrativa.
Art. 86 – Avviso volontario per la trasparenza preventiva
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’avviso volontario per la trasparenza preventiva è uno
strumento facoltativo utilizzato per comunicare, prima della
stipula di un contratto, l’intenzione di affidare un appalto senza
bando.
Il formato dell’avviso è definito dalla Commissione europea in base
alle direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE.
L’avviso deve includere:
a. la denominazione e il recapito della stazione appaltante;
b. la descrizione dell’oggetto dell’appalto;
c. la motivazione della scelta di procedere all’affidamento
senza bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE;
d. la denominazione e i dati dell’operatore economico
destinatario del contratto;
e. eventuali ulteriori informazioni ritenute rilevanti dalla
stazione appaltante.
Commento
L’avviso volontario per la trasparenza preventiva è uno strumento previsto
per rafforzare la legittimità degli affidamenti diretti, soprattutto in
assenza di una procedura aperta o ristretta. Non è obbligatorio, ma può
risultare strategico per prevenire contenziosi, poiché ha l’effetto di
limitare la possibilità di impugnazione del contratto da parte di altri
operatori economici.
La pubblicazione anticipata di un simile avviso dimostra la volontà della
stazione appaltante di agire in modo trasparente, anche quando la
normativa consente una deroga alle regole dell’evidenza pubblica.
Risulta quindi particolarmente utile nei casi di affidamento diretto per
motivi tecnici o di esclusiva, o in situazioni di urgenza. Tuttavia, affinché
l’effetto deflattivo sia efficace, è indispensabile che l’avviso sia completo,
veritiero e trasmesso tempestivamente, nel rispetto dei criteri fissati dalle
direttive europee.
Art. 87 – Disciplinare di gara e capitolato speciale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il disciplinare di gara definisce in modo puntuale le regole
procedurali che governano la selezione delle offerte.
2. Il capitolato speciale regola invece i contenuti tecnici ed
economici del futuro contratto tra stazione appaltante e
aggiudicatario.
3. Entrambi i documenti devono indicare, per quanto di
competenza:
le specifiche tecniche,
le etichettature,
i rapporti di prova,
le certificazioni e altri mezzi di prova richiesti,
il costo del ciclo di vita, secondo quanto previsto
dall’allegato II.8.
Commento
Il disciplinare e il capitolato speciale rappresentano due pilastri
fondamentali della documentazione di gara. Il primo regola le modalità di
partecipazione, i criteri di valutazione e ogni fase del procedimento
selettivo; il secondo entra nel cuore dell’appalto, definendo obblighi,
prestazioni, standard qualitativi e profili economici.
Insieme, assicurano trasparenza, certezza del diritto e coerenza tra la
fase di affidamento e quella di esecuzione. Inoltre, la previsione di elementi
come il costo del ciclo di vita e le certificazioni risponde all’obiettivo di
garantire sostenibilità e affidabilità tecnica, in linea con i principi del
nuovo Codice.
Art. 88 – Disponibilità digitale dei documenti di gara
Testo aggiornato (sintesi)
1. A partire dalla pubblicazione dell’avviso o dall’invio dell’invito a
confermare l’interesse, i documenti di gara devono essere resi
disponibili in formato digitale, con accesso gratuito, illimitato
e diretto. L’avviso o l’invito riportano il link ipertestuale per
l’accesso.
2. Se l’uso dei mezzi elettronici non è possibile, l’avviso o l’invito
ne motivano l’impossibilità e specificano le modalità alternative
di trasmissione dei documenti. In tali casi, il termine di
presentazione delle offerte è prorogato fino a 5 giorni.
3. Le informazioni integrative richieste devono essere comunicate
a tutti gli offerenti oppure pubblicate sulla piattaforma digitale
di approvvigionamento e sul sito istituzionale, almeno:
6 giorni prima della scadenza per la presentazione delle
offerte;
4 giorni prima, se i termini sono stati ridotti.
Commento
La disposizione assicura il rispetto dei principi di trasparenza, parità di
accesso e semplificazione digitale nella fase di pubblicazione e
distribuzione dei documenti di gara. La digitalizzazione integrale
dell’accesso documentale rappresenta un punto fermo del nuovo Codice,
riducendo le asimmetrie informative e semplificando la partecipazione degli
operatori economici.
La possibilità di proroga dei termini nei casi eccezionali di trasmissione
non elettronica tutela i diritti dei partecipanti, senza pregiudicare la
speditezza della procedura. Infine, la previsione di un termine minimo per
fornire chiarimenti e integrazioni sui documenti di gara garantisce un
livello adeguato di informazione e coerenza, evitando modifiche dell’ultima
ora che possano alterare l’equilibrio concorrenziale della gara.
Art. 89 – Inviti ai candidati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure ristrette, nel dialogo competitivo, nei partenariati
per l’innovazione e nelle procedure competitive con
negoziazione, le stazioni appaltanti:
inviano simultaneamente e per iscritto gli inviti ai candidati
selezionati;
utilizzano piattaforme di approvvigionamento digitale;
nel caso di avviso di pre-informazione, invitano gli operatori
economici già interessati a confermare nuovamente il
proprio interesse.
2. Gli inviti:
indicano il collegamento ipertestuale per l’accesso diretto ai
documenti di gara resi disponibili in formato elettronico;
contengono le informazioni richieste dall’allegato II.9;
sono corredati dei documenti di gara, salvo che questi siano
già accessibili ai sensi dell’art. 88.
Commento
La disposizione disciplina le modalità con cui le stazioni appaltanti devono
formulare gli inviti nelle procedure a partecipazione limitata. L’obiettivo
è assicurare che ogni candidato riceva le stesse informazioni nello stesso
momento, riducendo al minimo il rischio di disparità di trattamento.
L’uso delle piattaforme digitali di approvvigionamento e l’obbligo di
comunicazione scritta simultanea rafforzano i principi di trasparenza e
tracciabilità. È centrale anche l’indicazione del link elettronico per
accedere ai documenti di gara, in linea con l’automazione e la
digitalizzazione delle procedure prevista dal Codice.
Infine, la possibilità per gli operatori già interessati, nel caso di pre-
informazione, di confermare il proprio interesse, consente di semplificare
le procedure senza compromettere il confronto competitivo. Si garantisce
così una continuità procedurale tra la fase preliminare e quella di invito
formale.
Art. 90 – Informazione ai candidati e agli offerenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti, entro cinque giorni dall’adozione del
relativo provvedimento, devono comunicare:
a. la decisione motivata di:
i. non aggiudicare un appalto;
ii. non concludere un accordo quadro;
iii. riavviare la procedura;
iv. non attuare un sistema dinamico di
acquisizione;
→ La comunicazione va indirizzata a tutti i
candidati o offerenti interessati.
b. l’aggiudicazione al soggetto aggiudicatario.
c. l’aggiudicazione (e il nome dell’aggiudicatario) anche
a:
i. tutti i candidati e concorrenti che hanno
presentato un’offerta ammessa;
ii. coloro la cui offerta non sia stata esclusa in via
definitiva;
iii. soggetti che abbiano impugnato bando o invito,
se non già respinti in via definitiva.
d. l’esclusione, con indicazione dei motivi, a tutti i
candidati e offerenti esclusi (inclusi i casi di non
equivalenza o non conformità dell’offerta).
e. la data di stipulazione del contratto all’aggiudicatario e
ai soggetti di cui alla lettera c).
2. Le comunicazioni di cui alle lettere b e c indicano anche la
scadenza del termine dilatorio per la stipulazione del contratto
(art. 18, comma 1).
3. Salvo quanto previsto dall’art. 35, non si divulgano le
informazioni se la loro diffusione:
ostacola l’applicazione della legge o è contraria all’interesse
pubblico;
lede interessi commerciali legittimi di soggetti pubblici o
privati;
pregiudica la concorrenza.
Commento
Questo articolo stabilisce le tempistiche e le modalità di comunicazione
obbligatorie da parte della stazione appaltante a tutti gli operatori economici
coinvolti nella procedura. La comunicazione tempestiva e trasparente è uno
degli strumenti fondamentali per tutelare la parità di trattamento e
consentire eventuali impugnative nei termini previsti.
Il legislatore definisce chiaramente chi deve essere informato e su cosa,
distinguendo tra aggiudicatari, esclusi, concorrenti ammessi e soggetti
impugnanti. Particolarmente importante è l’indicazione della scadenza del
termine dilatorio, che consente ai non aggiudicatari di valutare se attivare
un ricorso prima della stipula del contratto.
Viene infine ribadito il principio della riservatezza: quando la diffusione di
informazioni può nuocere agli interessi pubblici o privati oppure
compromettere la concorrenza, l’obbligo di comunicazione può subire una
legittima limitazione, sempre nel rispetto dell’articolo 35.
Art. 91 – Domande, documento di gara unico europeo, offerte
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’operatore economico che intende partecipare a una procedura di
gara compila tramite piattaforma di approvvigionamento
digitale i seguenti documenti:
domanda di partecipazione;
documento di gara unico europeo (DGUE);
offerta;
eventuali altri documenti richiesti.
2. La domanda di partecipazione include:
dati identificativi e forma giuridica del concorrente;
eventuale dichiarazione di avvalimento;
riferimenti a dati e documenti sui requisiti speciali (artt. 100
e 103) contenuti nel fascicolo virtuale (art. 24).
3. Il DGUE, in formato digitale conforme al modello UE, contiene
le dichiarazioni dell’operatore e delle imprese ausiliarie in merito
a:
possesso dei requisiti generali (Titolo IV, Capo II);
possesso dei requisiti speciali (artt. 100 e, se richiesto,
103).
4. Il DGUE include anche:
tutte le informazioni richieste dalla stazione appaltante;
nel caso di raggruppamenti (artt. 65 e 66), l’indicazione
della ripartizione delle prestazioni tra i soggetti coinvolti.
5. Le offerte (tecniche ed economiche), redatte digitalmente,
devono:
essere corredate dai documenti richiesti;
contenere il prezzo, i costi del personale, i costi per la
sicurezza e le caratteristiche della prestazione;
riportare l’impegno a eseguire la prestazione alle condizioni
indicate nei documenti di gara;
fornire ogni altra informazione richiesta.
Commento
L’articolo 91 disciplina le modalità formali e digitali per la partecipazione
alle procedure di gara, ribadendo il passaggio definitivo alla gestione
telematica integrale delle domande e delle offerte. L’obiettivo è duplice:
semplificare il procedimento per gli operatori economici e uniformare la
documentazione secondo criteri europei.
Il cuore del sistema è il documento di gara unico europeo (DGUE), che
consente all’operatore economico di autocertificare il possesso dei requisiti,
rimandando a una verifica successiva. Tale meccanismo snellisce i tempi e
riduce il carico documentale, pur salvaguardando la trasparenza e
l’efficacia del controllo pubblico.
Degna di nota è anche l’integrazione con il fascicolo virtuale
dell’operatore economico, che centralizza le informazioni rilevanti,
migliorando l’interoperabilità tra le piattaforme digitali. Il legislatore insiste
inoltre sull’obbligo di dettagliare nelle offerte non solo il prezzo
complessivo, ma anche i costi del lavoro e della sicurezza, per garantire il
rispetto dei principi di legalità e tutela dei lavoratori.
Art. 92 – Fissazione dei termini per la presentazione delle
domande e delle offerte
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti stabiliscono termini congrui per la
presentazione delle domande e delle offerte, rispettando i limiti
minimi previsti dagli articoli 71–76 e tenendo conto:
della complessità dell’appalto;
del tempo necessario per preparare l’offerta;
dell’eventuale visita dei luoghi o consultazione in loco dei
documenti.
2. I termini fissati sono prorogati, in modo proporzionato, nei
seguenti casi:
se le informazioni integrative richieste sono ricevute meno
di 6 giorni prima del termine (o meno di 4 giorni nei casi
di procedura accelerata);
se i documenti di gara vengono modificati in modo
significativo;
nei casi previsti dall’art. 25, comma 2 (terzo periodo). La
proroga deve essere tempestivamente pubblicata sul sito
istituzionale della stazione appaltante.
3. In caso di proroga, gli operatori che hanno già presentato offerta
possono ritirarla e sostituirla.
4. Per gli adempimenti richiesti senza termine specifico nel corso
della gara, si applica un termine standard di 10 giorni, salvo
diversa indicazione da parte della stazione appaltante.
Commento
L’articolo 92 tutela l’equilibrio tra l’efficienza della procedura e il rispetto
dei diritti degli operatori economici. La flessibilità nella fissazione dei
termini consente alle stazioni appaltanti di adattarsi alla natura
dell’appalto, ma impone al contempo l’obbligo di tenere conto di elementi
concreti come la consultazione della documentazione o l’accesso ai luoghi
dell’esecuzione.
Il meccanismo di proroga automatica rappresenta una garanzia
importante per i concorrenti: se l’amministrazione apporta modifiche
significative o ritarda la trasmissione di informazioni rilevanti, il termine di
presentazione deve essere necessariamente prorogato. È una forma di
bilanciamento tra potere organizzativo e trasparenza.
Infine, la previsione di un termine generale di 10 giorni per le richieste
amministrative assicura uniformità e chiarezza nella tempistica procedurale,
riducendo il rischio di esclusioni arbitrarie o contenziosi. L’intero impianto
risponde al principio del risultato, garantendo concorrenza leale e pari
accesso alle gare.
Art. 93 – Commissione giudicatrice
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure basate sull’offerta economicamente più
vantaggiosa, dopo la scadenza per la presentazione delle offerte,
viene nominata una commissione giudicatrice. Su richiesta del
RUP, essa può supportare anche nella verifica dell’anomalia.
2. La commissione è composta da un numero dispari di membri,
al massimo cinque, esperti nel settore dell’appalto. È ammessa
la nomina di commissari supplenti.
3. I membri devono essere dipendenti della stazione appaltante o
delle amministrazioni beneficiarie, in possesso di adeguata
professionalità. Può farne parte anche il RUP. In assenza di
competenze interne, è possibile nominare funzionari di altre PA
o, in caso di documentata indisponibilità, professionisti esterni.
Le nomine devono seguire criteri di trasparenza, competenza e
rotazione.
4. La commissione può operare anche in modalità telematica,
garantendo la riservatezza. Tutte le attività si svolgono tramite la
piattaforma digitale di approvvigionamento.
5. Non possono essere nominati come commissari:
soggetti che negli ultimi due anni abbiano ricoperto
incarichi politici nella stazione appaltante;
soggetti condannati (anche con sentenza non definitiva) per
reati contro la PA (Capo I, Titolo II, Libro II del Codice
Penale);
soggetti in situazione di conflitto di interessi, come definite
dall’art. 7 del D.P.R. 62/2013.
6. Se l’aggiudicazione o l’ammissione è annullata, si riconvoca la
stessa commissione, salvo che il vizio riguardi la sua
composizione.
7. Per le gare con criterio del minor prezzo o costo, la valutazione è
affidata a un seggio di gara (anche monocratico), composto da
personale interno alla stazione appaltante. Si applicano le
incompatibilità delle lettere b) e c) del comma 5.
Commento
La commissione giudicatrice svolge un ruolo cruciale nella selezione delle
offerte quando si applica il criterio dell’offerta economicamente più
vantaggiosa. La sua istituzione avviene dopo la scadenza del termine di
presentazione, in modo da garantire imparzialità e indipendenza.
Il legislatore ha ristretto composizione e modalità di nomina per rafforzare
i principi di trasparenza, rotazione e competenza tecnica. La possibilità di
includere funzionari esterni o, in ultima istanza, professionisti liberi, amplia
il raggio di azione in caso di carenza interna, ma obbliga sempre a una
motivazione documentata.
Il ricorso alla modalità telematica e alla piattaforma digitale assicura
tracciabilità e riservatezza durante la fase di valutazione, rafforzando la
digitalizzazione delle procedure pubbliche.
Infine, per gli appalti basati sul minor prezzo, non è necessaria una
commissione tecnica: è sufficiente un seggio di gara, anche con un solo
componente, purché scelto tra personale competente e non in conflitto
d’interessi. L’impianto normativo cerca così un punto di equilibrio tra
rigore procedurale e proporzionalità organizzativa.
Art. 94 – Cause di esclusione automatica
Testo aggiornato (sintesi)
1. Sono escluse le imprese condannate in via definitiva per reati
gravi, tra cui:
associazione a delinquere (anche di tipo mafioso) e
delitti connessi (es. traffico di stupefacenti, riciclaggio,
reati ambientali gravi);
reati contro la pubblica amministrazione (corruzione,
turbativa d’asta, concussione, ecc.);
falsità contabili, frode, terrorismo, tratta di esseri
umani;
altri reati da cui derivi l’incapacità di contrattare con la
PA.
2. È causa di esclusione anche la sussistenza di provvedimenti
antimafia (es. interdittive o tentativi di infiltrazione), salvo
ammissione al controllo giudiziario prima dell’aggiudicazione.
3. L’esclusione si applica se la condanna ha colpito:
i titolari, direttori tecnici o amministratori delle imprese
(a seconda della forma giuridica);
i soggetti con poteri di rappresentanza, direzione o
controllo;
amministratori di persone giuridiche socie.
4. Sono esclusi anche gli operatori economici destinatari di:
sanzioni interdittive ex [Link]. 231/2001 o [Link]. 81/2008;
mancata presentazione del certificato di collocamento
obbligatorio (L. 68/1999);
mancata presentazione del rapporto sulla parità di genere,
se obbligatorio;
procedure concorsuali in corso o già aperte (liquidazione,
concordato, ecc.), salvo provvedimenti di prosecuzione;
iscrizione al casellario ANAC per false dichiarazioni o
documentazione.
5. Sono esclusi gli operatori con violazioni gravi e definitivamente
accertate in materia fiscale o contributiva, salvo regolarizzazione
avvenuta prima del termine per la presentazione dell’offerta.
6. Non si applica l’esclusione se il reato è stato depenalizzato, se è
intervenuta riabilitazione, estinzione della pena o revoca della
condanna.
Commento
L’articolo 94 individua le cause di esclusione automatica dalle gare
pubbliche, ossia quelle che impongono alla stazione appaltante di escludere
il concorrente senza margini di valutazione discrezionale. Si tratta, infatti,
di violazioni oggettivamente gravi, accertate con sentenza definitiva o
provvedimenti equivalenti.
Al centro vi sono reati che minano la fiducia nell’integrità dell’operatore
economico: mafia, corruzione, frodi fiscali e finanziamenti illeciti, ma
anche la violazione di norme fondamentali sulla sicurezza del lavoro, sulla
parità di genere e sulla tutela dei minori. Tali esclusioni si estendono anche
a soggetti collegati (titolari, direttori tecnici, amministratori di fatto), per
evitare che la responsabilità penale venga elusa mediante cambi di forma
giuridica o intestazioni fittizie.
Rilevanti sono anche le disposizioni legate al casellario ANAC: l’iscrizione
per false dichiarazioni costituisce un impedimento alla partecipazione fino
alla sua cancellazione. Inoltre, l’articolo dà rilievo alla regolarità
contributiva e fiscale, a condizione che la violazione sia grave e
definitivamente accertata.
Infine, il legislatore prevede eccezioni a tutela della libertà d’impresa: il
divieto di partecipazione non scatta nei casi in cui sia stata ottenuta la
riabilitazione, oppure quando le sanzioni sono state estinte o il reato è stato
depenalizzato. Anche per le imprese in crisi viene mantenuto un certo
margine di tutela, purché abbiano intrapreso per tempo percorsi
autorizzativi o risanatori previsti dalla normativa fallimentare o dal Codice
della crisi d’impresa.
Queste disposizioni garantiscono un equilibrio tra la tutela della legalità e
l’accesso non discriminatorio alle gare pubbliche.
Art. 95 – Cause di esclusione non automatica
Testo aggiornato (sintesi)
1. La stazione appaltante esclude un operatore economico quando
accerta:
gravi infrazioni accertate alle norme in materia di salute,
sicurezza sul lavoro, ambiente e obblighi sociali o
lavorativi (inclusi contratti collettivi e norme internazionali);
conflitto di interesse non risolvibile ai sensi dell’art. 16;
distorsione della concorrenza derivante dal
coinvolgimento dell’operatore nella fase preparatoria della
gara;
collegamento tra offerte presentate da diversi operatori,
imputabili a un unico centro decisionale;
illecito professionale grave che compromette l’affidabilità
dell’offerente, accertato con mezzi adeguati (art. 98).
2. È prevista l’esclusione anche in caso di gravi violazioni non
definitivamente accertate di obblighi fiscali o previdenziali,
dimostrabili con mezzi di prova adeguati. Tali violazioni devono
risultare gravi, anche in base al valore dell’appalto. L’esclusione
non si applica se l’operatore ha:
pagato o si è impegnato a pagare quanto dovuto (comprese
sanzioni o interessi);
estinto il debito prima della scadenza dell’offerta;
compensato il debito con crediti certificati verso la PA.
3. L’esclusione non è disposta nei casi di illecito professionale
legato a reati (art. 98, comma 3, lett. h) quando:
il reato è stato depenalizzato;
è intervenuta riabilitazione;
la pena accessoria perpetua è stata dichiarata estinta;
il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna;
la condanna è stata revocata.
Commento
L’articolo 95 disciplina le cause di esclusione non automatica, attribuendo
un potere valutativo alla stazione appaltante. A differenza delle ipotesi
previste dall’art. 94, qui l’esclusione richiede un accertamento motivato e
fondato su mezzi di prova adeguati.
Tra le ipotesi più rilevanti figurano le gravi infrazioni in materia di
sicurezza, ambiente e diritti dei lavoratori, nonché situazioni di conflitto
di interesse e illeciti professionali. Quest’ultima categoria, in particolare,
rappresenta una delle più delicate e controverse: l’illecito deve essere tale
da compromettere la fiducia nell’affidabilità dell’operatore, ma
l’accertamento deve essere fondato su elementi solidi, secondo quanto
dettagliato nell’art. 98.
Un’altra causa significativa riguarda le violazioni fiscali e contributive,
anche non ancora accertate in via definitiva. Tuttavia, per evitare esclusioni
arbitrarie o sproporzionate, il legislatore prevede che il concorrente possa
evitare l’estromissione regolarizzando la propria posizione entro il
termine di presentazione dell’offerta.
Infine, anche per le cause legate a condanne per reati, l’articolo prevede
delle eccezioni umanizzanti, come la riabilitazione o la depenalizzazione,
che consentono di rientrare nel circuito delle gare pubbliche, a tutela dei
principi di proporzionalità e ragionevolezza. Questo articolo mira a
garantire un equilibrio tra la necessità di affidare i contratti pubblici a
soggetti affidabili e il rispetto del diritto alla partecipazione, alla luce dei
principi europei di trasparenza, concorrenza e non discriminazione.
Art. 96 – Disciplina dell’esclusione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti escludono l’operatore economico in
qualsiasi momento della procedura se accertano che, per fatti
avvenuti prima o durante la gara, si trovi in una delle
condizioni previste dagli artt. 94 e 95.
2. L’operatore non è escluso se, pur rientrando in una delle cause
(tranne art. 94, comma 6 e art. 95, comma 2), adempie agli
obblighi previsti e dimostra quanto indicato al comma 6.
3. Se la causa è antecedente all’offerta, l’operatore:
a) dimostra di aver adottato le misure correttive;
b) se impossibilitato prima della gara, le adotta
successivamente, secondo il comma 4.
4. Se la causa emerge dopo la presentazione dell’offerta, l’operatore
adotta le misure correttive e le comunica tempestivamente.
5. L’aggiudicazione non può essere ritardata per consentire
l’adozione delle misure.
6. L’operatore economico può essere considerato affidabile se
dimostra:
di aver risarcito o assunto impegni per il danno causato;
di aver collaborato pienamente con le autorità;
di aver adottato misure tecniche e organizzative concrete
per evitare il ripetersi dei fatti.
La stazione appaltante valuta l’idoneità delle misure considerando
gravità, contesto e tempestività. Se ritenute insufficienti, deve
motivare la decisione.
7. In caso di sentenza definitiva di esclusione, non è possibile
accedere ai benefici dei commi 2–6 durante il periodo
sanzionatorio.
8. Se la sentenza non indica la durata dell’incapacità a contrattare:
a) l’esclusione è perpetua, nei casi di pena accessoria perpetua
(salvo estinzione ex art. 179 c.p.);
b) ha durata di 7 anni nei casi previsti dall’art. 317-bis, co. 1,
secondo periodo, c.p.;
c) ha durata di 5 anni negli altri casi. In entrambi, la
riabilitazione interrompe l’effetto escludente.
9. Se la pena principale ha durata inferiore a quella indicata al
comma 8, l’esclusione è pari alla durata effettiva della pena
principale.
10. Le cause di cui all’art. 95 operano:
a) per 3 anni dalla commissione del fatto (lett. a);
b) per la singola gara interessata (lett. b, c, d);
c) per 3 anni nei casi di cui alla lett. e, con decorrenza da:
i. atti giudiziari o misure cautelari per illeciti penali;
ii. provvedimenti sanzionatori delle autorità di settore;
iii. commissione del fatto in altri casi.
11. L’impugnazione dei provvedimenti non sospende il decorso del
triennio.
12. L’operatore ha l’obbligo di comunicare immediatamente
eventuali provvedimenti rilevanti se non presenti nel fascicolo
virtuale. In caso di omissione, il termine triennale decorre dalla
data in cui la stazione appaltante ne ha avuto conoscenza.
13. Le cause di esclusione non si applicano alle imprese sottoposte
a sequestro o confisca ai sensi dell’art. 240-bis c.p. o del Codice
Antimafia, se affidate a un custode/amministratore giudiziario
e solo per i fatti anteriori all’affidamento.
14. L’operatore deve comunicare ogni fatto o provvedimento
potenzialmente rilevante ai fini dell’esclusione. L’omissione,
sebbene non sia automaticamente causa di esclusione, può
rilevare ai sensi dell’art. 98, co. 4.
15. In caso di false dichiarazioni o documentazione nelle gare o nei
subappalti, la stazione appaltante ne dà segnalazione all’ANAC,
che può disporre l’iscrizione nel casellario informatico per un
massimo di 2 anni, se ritiene la falsità grave e rilevante. Al
termine, l’iscrizione perde efficacia e viene cancellata.
Commento
L’articolo 96 costituisce la struttura operativa delle cause di esclusione
previste dagli articoli precedenti. Introduce il principio del self-cleaning,
che consente all’operatore economico, in presenza di una causa ostativa, di
rimediare e dimostrare la propria riacquisita affidabilità, evitando così
l’esclusione automatica.
Questo meccanismo tutela la concorrenza effettiva e permette il
reinserimento nel mercato di soggetti che abbiano corretto i propri
comportamenti. Tuttavia, resta ferma l’esigenza per la stazione appaltante
di valutare con rigore la sufficienza delle misure adottate, sulla base della
gravità del reato o dell’illecito, del tempo trascorso e dell’efficacia delle
contromisure.
Particolarmente rilevante è l’obbligo di autodenuncia: il legislatore, nel
solco del principio di trasparenza, impone all’operatore di comunicare
tempestivamente eventuali elementi rilevanti, anche se non ancora iscritti
nel fascicolo virtuale. L’omissione di tale comunicazione, sebbene non
comporti l’esclusione automatica, incide sulla valutazione di affidabilità
da parte della stazione appaltante.
Infine, l’articolo rafforza la funzione deterrente nei confronti delle false
dichiarazioni, prevedendo l’intervento dell’ANAC e l’iscrizione nel
casellario informatico, strumento ormai centrale nel monitoraggio
dell’integrità degli operatori economici.
Art. 97 – Cause di esclusione di partecipanti a raggruppamenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Un raggruppamento non è automaticamente escluso dalla gara
se uno dei suoi partecipanti incorre in una causa di esclusione
(automatica o non automatica) oppure perde un requisito di
qualificazione, a condizione che:
siano rispettati i commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell’art. 96;
si verifichino le condizioni previste al comma 2 del presente
articolo;
siano adempiuti i seguenti oneri:
a. In sede di presentazione dell’offerta, il
raggruppamento:
i. comunica alla stazione appaltante la causa
escludente o la perdita del requisito,
indicando il soggetto coinvolto;
ii. dimostra di aver adottato misure correttive o
l’impossibilità di adottarle prima della
presentazione;
b. Prima dell’aggiudicazione, se la causa si verifica
successivamente alla presentazione:
i. adotta e comunica le misure previste dal
comma 2.
2. Se un partecipante al raggruppamento è colpito da una causa di
esclusione (artt. 94 o 95) oppure perde un requisito essenziale
(art. 100), il raggruppamento può evitare l’esclusione
dimostrando di aver:
estromesso o sostituito il soggetto interessato con un altro
munito dei requisiti richiesti;
mantenuto immutata l’offerta in termini sostanziali.
Se le misure correttive sono adottate in modo tempestivo e
sufficiente, il raggruppamento può proseguire nella procedura. In caso
contrario, la stazione appaltante dispone l’esclusione con
motivazione.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche:
a. ai consorzi ordinari;
b. ai consorzi fra imprese artigiane;
c. ai consorzi stabili, ma solo in riferimento:
i. alle consorziate esecutrici;
ii. alle consorziate i cui requisiti vengono
utilizzati dal consorzio ai fini della
qualificazione.
Commento
Questo articolo introduce una flessibilità organizzativa importante per i
raggruppamenti temporanei di imprese e per i consorzi. La logica è
quella di salvaguardare la partecipazione congiunta, senza pregiudicare
l’intero gruppo in caso di inadempimenti individuali, purché vengano
adottate misure correttive tempestive e l’offerta non venga alterata
sostanzialmente.
La norma tutela quindi sia la continuità della gara, sia i principi di
concorrenza e trasparenza, richiedendo alla stazione appaltante una
valutazione attenta e motivata. Resta comunque ferma la responsabilità
del raggruppamento di monitorare l’affidabilità dei propri componenti,
assicurando che chi perde i requisiti venga sostituito senza ritardi.
L’estensione ai consorzi (in particolare a quelli stabili e artigiani) conferma
l’intento di uniformare il trattamento giuridico delle forme aggregate di
partecipazione, evitando vuoti normativi e assicurando equilibrio tra
rigore e pragmatismo.
Art. 98 – Illecito professionale grave
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’illecito professionale grave rileva solo se commesso
direttamente dall’operatore economico offerente, salvo i casi
specificati al comma 3, lettere g) e h).
2. L’esclusione dell’operatore è disposta quando:
a. sono presenti elementi sufficienti a configurare
l’illecito;
b. l’illecito risulta idoneo a compromettere l’integrità e
l’affidabilità dell’operatore;
c. sussistono mezzi di prova adeguati ai sensi del comma
6.
3. Costituiscono indici di illecito professionale:
a. sanzioni dell’AGCM o di autorità di settore, se rilevanti;
b. condotte volte a influenzare il processo decisionale,
ottenere indebitamente informazioni o fornire dati falsi
o fuorvianti;
c. persistenti inadempienze contrattuali, sfociate in
risoluzioni o sanzioni;
d. grave inadempimento verso subappaltatori;
e. violazione del divieto di intestazione fiduciaria;
f. omessa denuncia di gravi reati estorsivi da parte di
soggetti offesi;
g. contestazione per reati di cui all’art. 94, comma 1;
h. commissione accertata o contestata di reati quali
esercizio abusivo della professione, bancarotta, reati
tributari, reati societari, commerciali, urbanistici o ex
[Link]. 231/2001.
4. La valutazione di gravità tiene conto della natura della
violazione, del danno causato e del tempo trascorso,
considerando anche eventuali modifiche nell’organizzazione
dell’impresa.
5. Possono essere considerate anche dichiarazioni false o omesse
nella stessa gara per supportare la valutazione di gravità.
6. I mezzi di prova variano a seconda della condotta contestata e
includono:
a. provvedimenti sanzionatori esecutivi;
b. gravi e concordanti indizi;
c. risoluzioni per inadempimento o condanne risarcitorie;
d. provvedimenti giudiziari, anche non definitivi;
e. sentenze, decreti penali, misure cautelari.
7. La stazione appaltante motiva l’esclusione, valutando l’idoneità
dei provvedimenti a incidere sull’affidabilità dell’offerente.
L’impugnazione degli atti è considerata ma non sospende
automaticamente la valutazione.
Commento
L’articolo 98 disciplina con precisione i presupposti per l’esclusione di un
operatore economico a causa di illeciti professionali gravi. Rispetto al
sistema precedente, si assiste a un’evoluzione più dettagliata e tassativa
nella definizione delle condotte rilevanti, affiancata da un elenco preciso di
mezzi probatori che le stazioni appaltanti devono utilizzare per motivare le
proprie decisioni.
Il sistema si fonda su una triplice condizione per l’esclusione: la
configurazione dell’illecito, la sua rilevanza per l’affidabilità, e la presenza
di prove adeguate. L’intento è limitare discrezionalità eccessive da parte
delle amministrazioni, pur lasciando loro un margine di valutazione.
Viene inoltre attribuito rilievo alle condotte penalmente rilevanti, anche
se non ancora sfociate in sentenze definitive. Tuttavia, in tali casi, è
richiesto un livello di motivazione particolarmente accurato per evitare
esclusioni arbitrarie e garantire il rispetto del principio di proporzionalità
e del diritto alla presunzione d’innocenza.
L’articolo si inserisce nel sistema delle cause escludenti non automatiche, e
dialoga strettamente con l’art. 95, fornendo il quadro probatorio di
riferimento per l’accertamento di gravi illeciti professionali. L’obiettivo
del legislatore è quello di proteggere l’affidamento della pubblica
amministrazione, evitando al contempo esclusioni strumentali o punitive
non giustificate da un adeguato apparato fattuale e documentale.
Art. 99 – Verifica del possesso dei requisiti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti verificano l’assenza di cause di
esclusione automatica (art. 94) tramite:
il fascicolo virtuale dell’operatore economico (art. 24);
la consultazione dei documenti allegati dall’operatore;
l’interoperabilità con la Piattaforma Digitale Nazionale
Dati (art. 50-ter CAD) e le banche dati pubbliche.
2. Con le stesse modalità, è verificata anche:
l’assenza di cause di esclusione non automatica (art. 95);
il possesso dei requisiti speciali (artt. 100 e 103).
3. Non possono essere richiesti all’operatore documenti già
disponibili, se:
presenti nel fascicolo virtuale;
già acquisiti in precedenti procedure;
ottenibili tramite interoperabilità con piattaforme o banche
dati pubbliche.
3-bis. In caso di malfunzionamenti tecnici, anche parziali, della
piattaforma
del fascicolo virtuale:
a. decorsi 30 giorni dalla proposta di aggiudicazione,
l’organo competente può procedere all’aggiudicazione
previa acquisizione di autocertificazione resa ai sensi del
D.P.R. 445/2000;
b. l’autocertificazione deve attestare il possesso dei requisiti e
l’assenza delle cause di esclusione non verificabili a causa
del malfunzionamento;
c. permane l’obbligo di completare le verifiche in un termine
congruo;
d. se risulta affidamento a un operatore privo dei requisiti, la
stazione appaltante:
i. recede dal contratto;
ii. liquida solo le prestazioni eseguite e le spese
sostenute nei limiti dell’utilità conseguita;
iii. effettua le segnalazioni alle autorità competenti.
Commento
L’articolo 99 introduce un sistema di verifica dei requisiti fondato
sull’interoperabilità digitale, in linea con gli obiettivi di semplificazione e
trasparenza previsti dal nuovo Codice. L’utilizzo del fascicolo virtuale
come strumento principale consente di evitare duplicazioni documentali e di
velocizzare la fase di controllo preliminare.
Particolarmente rilevante è la previsione del comma 3-bis, che consente la
prosecuzione della procedura anche in caso di malfunzionamenti
informatici, bilanciando l’esigenza di efficienza con quella di legalità
sostanziale. Tuttavia, tale meccanismo impone alla stazione appaltante
l’onere di completare successivamente le verifiche e, in caso di
difformità, l’obbligo di recesso contrattuale e segnalazione.
La norma rafforza l’affidamento sull’infrastruttura digitale, ribadendo la
necessità per le pubbliche amministrazioni di dotarsi di strumenti
interoperabili, aggiornati e affidabili, pena la perdita di funzionalità
cruciali nella gestione delle gare.
Art. 100 – Requisiti di ordine speciale
Testo aggiornato (sintesi)
1. I requisiti di ordine speciale richiesti agli operatori economici
sono:
a) idoneità professionale;
b) capacità economica e finanziaria;
c) capacità tecniche e professionali.
2. Le stazioni appaltanti devono richiedere requisiti proporzionati
e pertinenti all’oggetto dell’appalto.
3. Per appalti di servizi e forniture, è richiesta:
iscrizione al registro delle imprese (CCIAA) o presso
ordini professionali competenti, per attività pertinenti,
anche se non coincidenti con l’oggetto dell’appalto;
per operatori di altri Stati UE, è sufficiente una
dichiarazione di iscrizione in registri equivalenti, ai sensi del
D.P.R. 445/2000.
4. Per appalti di lavori di importo ≥ 150.000 euro, è obbligatoria la
qualificazione SOA, rilasciata da organismi autorizzati da
ANAC, in base a categorie di opere (generali o specializzate) e
relative classifiche di importo. Tale attestazione è condizione
necessaria e sufficiente per partecipare.
5. Per il rilascio o il rinnovo dell’attestazione di qualificazione,
l’operatore deve:
a) essere iscritto nei registri per un’attività coerente con la
categoria richiesta;
b) non essere incorso in cause di esclusione nei 3 anni
precedenti;
c) possedere certificazioni di qualità conformi alle norme
europee.
6. La SOA valuta e attesta:
capacità economica e finanziaria,
dotazioni tecniche e risorse umane,
esperienza professionale pregressa, assegnando la
classificazione per importi.
7. Fino all’adozione del nuovo regolamento, il periodo
documentabile è quello degli ultimi 15 anni e la qualificazione
dura 5 anni, con verifica obbligatoria entro il terzo anno.
8. Il regolamento attuativo disciplinerà:
procedura di rilascio e rinnovo;
criteri per la capacità tecnica ed economica;
criteri di qualificazione per raggruppamenti;
documentazione delle esperienze;
verifiche a campione e sanzioni.
9. Lo stesso regolamento definirà anche:
requisiti soggettivi e tecnici degli organismi di attestazione;
sanzioni in caso di violazioni;
obblighi di vigilanza, pubblicazione e comunicazione
all’ANAC.
10. Sarà prevista anche una disciplina specifica per servizi e
forniture, comprensiva di tipologie, classificazioni, procedure,
attestazioni e regime sanzionatorio.
11. In attesa del regolamento, per i servizi e le forniture le stazioni
appaltanti possono richiedere:
a) fatturato globale ≤ 2x valore dell’appalto, calcolato nei 3
migliori anni degli ultimi 5;
b) esperienza triennale nei 10 anni precedenti per contratti
analoghi, anche con soggetti privati.
12. Le stazioni appaltanti non possono richiedere requisiti ulteriori
rispetto a quelli previsti, salvo quanto previsto da altre norme.
13.
Gli organismi di attestazione devono segnalare
all’ANAC i casi di false dichiarazioni o documenti non
veritieri.
Commento
L’articolo 100 raccoglie i requisiti tecnici e professionali (cd. requisiti di
ordine speciale) necessari alla partecipazione alle gare pubbliche. La norma
stabilisce un principio di proporzionalità e pertinenza, imponendo alle
stazioni appaltanti di calibrare i requisiti in relazione all’oggetto
dell’appalto.
Per gli appalti di lavori pubblici, la disciplina ruota attorno al sistema di
qualificazione SOA, fondato su requisiti di capacità economica, attrezzature
e personale, e su una documentata esperienza pregressa. È previsto un
sistema transitorio fino alla piena operatività del regolamento attuativo,
che disciplinerà nel dettaglio sia le condizioni per gli operatori che le
responsabilità degli organismi di attestazione.
Negli appalti di servizi e forniture, in attesa del nuovo regime
regolamentare, è previsto un modello semplificato, basato su fatturato e
contratti analoghi. La previsione di un limite massimo al fatturato richiesto
(il doppio del valore dell’appalto) rappresenta una misura volta a garantire
l’accesso concorrenziale e prevenire prassi discriminatorie.
Infine, l’obbligo di segnalazione delle false dichiarazioni rafforza il legame
tra sistema di qualificazione e funzione di vigilanza ANAC, contribuendo a
mantenere alta l’affidabilità del sistema degli appalti pubblici.
Art. 101 – Soccorso istruttorio
Testo aggiornato (sintesi)
1. Salvo che, alla scadenza del termine per la presentazione
dell’offerta, il documento risulti presente nel fascicolo virtuale
dell’operatore economico, la stazione appaltante assegna un
termine compreso tra 5 e 10 giorni per:
a) Integrare la documentazione allegata alla domanda di
partecipazione o al DGUE, esclusi i documenti costituenti
l’offerta tecnica ed economica. Sono sanabili, se recanti data
certa anteriore alla scadenza del termine di presentazione delle
offerte:
i. la mancata presentazione della garanzia provvisoria;
ii. del contratto di avvalimento;
iii. dell’impegno al conferimento del mandato collettivo
speciale in caso di RTI non ancora costituiti.
b) Sanare omissioni, inesattezze o irregolarità della domanda di
partecipazione, del DGUE o di altri documenti richiesti, con
esclusione dei documenti di offerta.
Non sono sanabili le irregolarità che rendono assolutamente
incerta l’identità del concorrente.
2. L’operatore economico che non risponde alla richiesta della
stazione appaltante nel termine assegnato è escluso dalla
procedura.
3. La stazione appaltante può richiedere chiarimenti sull’offerta
tecnica o economica e relativi allegati. L’operatore deve
rispondere entro 5–10 giorni, senza modificare il contenuto delle
offerte.
4. Fino alla data di apertura delle offerte, l’operatore può richiedere
rettifica di errori materiali, purché:
non venga presentata una nuova offerta o non si configuri
una modifica sostanziale;
sia garantito l’anonimato del concorrente.
Commento
L’articolo 101 regola l’istituto del soccorso istruttorio, strumento volto a
evitare l’esclusione automatica per vizi formali o irregolarità non
sostanziali. Il meccanismo è attivabile solo se il documento mancante o
irregolare non è già presente nel fascicolo virtuale al momento della
scadenza del termine di presentazione.
Il legislatore distingue con chiarezza tra documentazione sanabile e
elementi insuscettibili di integrazione, come l’offerta tecnica ed
economica, o l’identità del concorrente. Tale rigore è funzionale a garantire
trasparenza, imparzialità e parità di trattamento.
Importante anche il richiamo alla data certa dei documenti sanabili e la
possibilità di rettificare errori materiali, ma solo fino all’apertura delle
offerte e senza alterarne la sostanza. L’articolo riafferma inoltre il diritto
della stazione appaltante a richiedere chiarimenti sulle offerte, entro
termini ristretti, ma senza ammettere modifiche postume.
Nel complesso, il soccorso istruttorio rappresenta un importante strumento
di semplificazione e garanzia del contraddittorio, a condizione che non
pregiudichi la par condicio tra concorrenti.
Art. 102 – Impegni dell’operatore economico
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei bandi, avvisi e inviti, le stazioni appaltanti richiedono agli
operatori economici di assumere specifici impegni, coerenti con
le prestazioni oggetto del contratto, in particolare:
a. Garantire la stabilità occupazionale del personale
impiegato;
b. Applicare i contratti collettivi nazionali e territoriali di
settore, con riferimento a quelli:
i. sottoscritti da associazioni comparativamente
più rappresentative;
ii. con ambito di applicazione strettamente
connesso all’attività oggetto dell’appalto,
anche se svolta in via prevalente;
iii. assicurando pari tutele economiche e
normative ai lavoratori in subappalto e
contrastando il lavoro irregolare;
c. Favorire pari opportunità generazionali, di genere e
l’inclusione lavorativa per persone con disabilità o
svantaggiate.
2. L’operatore economico deve indicare nell’offerta le modalità
con cui intende adempiere agli impegni assunti.
La stazione appaltante verifica l’attendibilità degli impegni assunti
esclusivamente sull’offerta dell’aggiudicatario, anche tramite le
modalità previste all’art. 110.
Commento
L’articolo 102 introduce l’obbligo per le stazioni appaltanti di prevedere, in
sede di gara, vincoli chiari a carico degli operatori economici per
garantire condizioni di lavoro eque, sostenibili e inclusive. Questi impegni
non sono generici intenti, ma veri e propri obblighi contrattuali a cui
l’operatore deve dare seguito attraverso l’offerta, indicando le concrete
modalità attuative.
Particolarmente rilevante è il richiamo ai contratti collettivi applicabili,
con una chiara preferenza per quelli sottoscritti da organizzazioni più
rappresentative a livello nazionale e coerenti con l’oggetto dell’appalto. Ciò
serve a evitare l’uso di contratti di comodo o meno garantisti.
L’articolo attribuisce inoltre centralità ai profili sociali dell’appalto,
richiedendo pari opportunità e inclusione per categorie svantaggiate. Questo
orientamento riflette l’evoluzione della normativa sugli appalti verso
principi ESG (Environmental, Social and Governance).
La verifica dell’attendibilità è limitata all’aggiudicatario, il che riduce il
carico burocratico in fase di valutazione, ma garantisce comunque che gli
impegni dichiarati siano concreti e realizzabili. L’art. 110, richiamato nel
testo, prevede strumenti di controllo efficaci e sanzionatori.
Art. 103 – Requisiti di partecipazione a procedure di lavori di
rilevante importo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per gli appalti di lavori di importo pari o superiore a
€20.658.000, oltre ai requisiti generali di cui all’art. 100, la
stazione appaltante può richiedere requisiti aggiuntivi relativi a:
a. Capacità economico-finanziaria dell’operatore
economico:
i. l’operatore deve fornire parametri
economico-finanziari significativi, certificati
da società di revisione o soggetti abilitati, a
supporto delle valutazioni tecniche
dell’organismo di attestazione;
ii. in alternativa, la stazione appaltante può
richiedere un volume d’affari in lavori pari a
due volte l’importo a base di gara,
conseguito nei migliori 5 anni del decennio
antecedente alla pubblicazione del bando;
c. Capacità professionale, solo per appalti di importo
pari o superiore a €100.000.000, quando è richiesta la
classifica illimitata:
iii. l’operatore deve dimostrare di aver eseguito
lavori analoghi per entità e tipologia rispetto
alla categoria prevalente posta in gara;
iv. la prova è fornita tramite certificati di
esecuzione lavori rilasciati dalle stazioni
appaltanti.
Commento
L’articolo 103 introduce una disciplina specifica per gli appalti di lavori
di rilevante entità, stabilendo requisiti rafforzati che si affiancano a quelli
ordinari. Si tratta di un livello superiore di selezione, giustificato dal rischio
economico e organizzativo associato alla realizzazione di grandi opere.
Sotto il profilo finanziario, la norma riconosce alle stazioni appaltanti la
facoltà di scegliere tra due modelli di verifica: uno basato su analisi
finanziarie certificate, che offre un’immagine puntuale della solidità
aziendale; l’altro basato sul volume d’affari pregresso, che privilegia la
dimensione storica e la continuità operativa.
Quanto alla capacità professionale, la norma interviene solo nei casi di
grandi appalti (≥ 100 milioni), richiedendo esperienze documentate
direttamente riferibili alla categoria di lavori in gara. Ciò garantisce che
gli operatori coinvolti dispongano di un’esperienza adeguata in progetti di
complessità e scala paragonabili.
L’articolo si collega direttamente al sistema di qualificazione previsto
dall’art. 100 e dall’allegato II.12, e riflette un’impostazione selettiva ma
proporzionata, coerente con i principi di efficacia e affidabilità dell’azione
amministrativa in materia di lavori pubblici.
Art. 104 – Avvalimento
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’avvalimento è un contratto con cui una o più imprese
ausiliarie si impegnano a mettere a disposizione di un operatore
economico le risorse tecniche, umane e strumentali necessarie
per la partecipazione e l’esecuzione dell’appalto.
Deve essere stipulato in forma scritta, con specificazione
delle risorse fornite;
È normalmente oneroso, salvo che sia motivato da un
interesse dell’ausiliaria.
2. Per partecipare ad appalti di lavori ≥ €150.000 o appalti di
servizi e forniture, l’avvalimento deve riguardare le risorse
necessarie alla qualificazione dell’operatore.
3. Se l’avvalimento riguarda requisiti abilitativi o professionali
dell’ausiliaria (art. 100, comma 3), questa deve eseguire
direttamente le prestazioni, secondo le regole del subappalto.
4. Alla domanda di partecipazione, l’operatore allega:
il contratto di avvalimento (in originale o copia autentica);
la certificazione SOA o ANAC, se prevista (comma 2);
la dichiarazione dell’ausiliaria che attesti:
a. il possesso dei requisiti generali (Capo II);
b. il possesso dei requisiti specifici (art. 100);
c. l’impegno a fornire le risorse per tutta la durata
dell’appalto.
5. Se emergono dichiarazioni mendaci, l’operatore ha max 10
giorni per sostituire l’impresa ausiliaria, purché ciò non
modifichi sostanzialmente l’offerta. In caso contrario, è escluso.
6. La stazione appaltante verifica:
il possesso dei requisiti da parte dell’ausiliaria (artt. 91 e
105);
l’assenza di cause di esclusione;
la possibilità per l’operatore di sostituire soggetti non
idonei.
7. L’operatore economico e l’ausiliaria rispondono in solido
verso la stazione appaltante. Gli obblighi antimafia si estendono
anche all’ausiliaria.
8. Il contratto è eseguito dall’operatore che partecipa alla gara,
cui è rilasciato il certificato di esecuzione, salvo i casi di cui al
comma 3.
9. In corso di esecuzione:
il RUP verifica l’effettivo impiego delle risorse ausiliarie;
invia le comunicazioni obbligatorie a entrambe le parti
(art. 29);
la stazione appaltante trasmette all’ANAC le dichiarazioni
di avvalimento e i dati sull’aggiudicatario.
10. L’avvalimento non è ammesso per soddisfare il requisito
dell’iscrizione all’Albo dei gestori ambientali (art. 212, [Link].
152/2006).
11. Nei documenti di gara può essere richiesto che compiti essenziali
o complessi siano eseguiti direttamente dall’offerente o da un
componente del raggruppamento.
12. Quando l’avvalimento serve a migliorare l’offerta, impresa
ausiliaria e impresa concorrente non possono partecipare
entrambe alla gara, salvo dimostrazione documentale di assenza
di collegamento decisionale.
In caso di dubbio, la stazione appaltante può richiedere
chiarimenti entro un termine non prorogabile.
Commento
L’avvalimento è uno strumento essenziale per ampliare la partecipazione
alle gare da parte di imprese prive di alcuni requisiti, consentendo il ricorso
a soggetti terzi. L’articolo 104 disciplina in modo puntuale natura,
contenuto e limiti dell’istituto.
Viene ribadito l’obbligo di specificità contrattuale e l’effettiva
disponibilità delle risorse, sottolineando la necessità di un rapporto reale
e verificabile tra ausiliaria e concorrente. Il sistema di responsabilità
solidale garantisce tutela per l’amministrazione, mentre il RUP ha precisi
compiti di verifica in corso d’opera.
La norma introduce anche limiti e incompatibilità, in particolare nei casi
di avvalimento incrociato per miglioramento dell’offerta, per evitare
conflitti d’interesse e pratiche elusive.
Nel complesso, il legislatore punta a un avvalimento trasparente,
controllato e non fittizio, in linea con i principi europei di
proporzionalità, effettività e concorrenza.
Art. 105 – Rapporti di prova, certificazioni delle qualità, mezzi
di prova, registro online dei certificati e costi del ciclo vita
Testo aggiornato (sintesi)
1. I rapporti di prova, le certificazioni di qualità, gli altri mezzi
di prova e i criteri per la determinazione del costo del ciclo di
vita sono disciplinati dall’Allegato II.8.
2. In fase di prima applicazione del Codice, tale allegato è abrogato
alla data di entrata in vigore del regolamento sostitutivo, adottato
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400.
3. Il nuovo regolamento sostituisce integralmente l’Allegato II.8,
assumendone anche la funzione di allegato al Codice dei
contratti.
Commento
L’articolo 105 rinvia integralmente alla disciplina tecnica contenuta
nell’Allegato II.8, la quale regola le modalità attraverso cui gli operatori
economici possono dimostrare il possesso di requisiti tecnici e qualitativi,
anche in chiave ambientale e di sostenibilità, mediante certificazioni
accreditate, prove di laboratorio, marcature CE o altri documenti validi.
Il riferimento al costo del ciclo di vita risponde all’esigenza di valutare le
offerte non solo in termini di prezzo, ma considerando l’intero impatto
economico e ambientale del prodotto o servizio, dalla produzione allo
smaltimento.
L’articolo si limita a un rinvio normativo ma riveste grande importanza
operativa, poiché l’idoneità dei mezzi di prova incide direttamente
sull’ammissione o esclusione degli operatori e sulla valutazione dell’offerta.
L’adozione di un regolamento sostitutivo dell’allegato assicura
l’aggiornamento tecnico continuo e l’allineamento con le normative
europee.
Art. 106 – Garanzie per la partecipazione alla procedura
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’offerta deve essere corredata da una garanzia provvisoria pari
al 2% del valore complessivo della procedura. La stazione
appaltante può motivatamente ridurre l’importo fino all’1% o
aumentarlo fino al 4%, in base al rischio e alla natura delle
prestazioni. In caso di gare aggregate da centrali di committenza,
la garanzia non può superare il 2%. Per i RTI (anche non ancora
costituiti), la garanzia deve coprire le obbligazioni di tutte le
imprese partecipanti. La garanzia può essere prestata come
cauzione o fideiussione.
2. La cauzione va costituita tramite bonifico o altri strumenti
elettronici, presso l’istituto di tesoreria o soggetti autorizzati. Si
applica il comma 10 per lo svincolo.
3. La fideiussione può essere rilasciata da banche, assicurazioni o
intermediari finanziari autorizzati e vigilati, con firma digitale
e verificabilità telematica oppure tramite tecnologie a registri
distribuiti secondo i requisiti AGID.
4. La garanzia deve prevedere:
rinuncia alla preventiva escussione del debitore
principale,
rinuncia all’eccezione ex art. 1957 c.c.,
operatività entro 15 giorni su semplice richiesta scritta
della stazione appaltante.
5. La garanzia ha durata minima di 180 giorni dalla presentazione
dell’offerta. Il bando può prevedere una durata diversa e
l’impegno al rinnovo da parte del garante.
6. La garanzia copre l’eventuale mancata aggiudicazione dopo
proposta, o la mancata sottoscrizione del contratto per cause
imputabili all’affidatario o per interdittiva antimafia.
7. La garanzia è svincolata automaticamente al momento della
sottoscrizione del contratto.
8. Sono previste riduzioni dell’importo della garanzia:
30% per certificazione UNI CEI ISO 9000 da ente
accreditato;
50% per micro, piccole e medie imprese o loro
raggruppamenti/consorzi;
10% (cumulabile) se la fideiussione è digitale e verificabile
online o via registri distribuiti;
fino al 20% (cumulabile) per certificazioni o marchi
indicati nei documenti di gara ai sensi dell’Allegato II.13.
In caso di cumulo, ogni riduzione si applica sull’importo
residuo. I requisiti vanno dichiarati nell’offerta e documentati.
9. Le fideiussioni devono essere conformi allo schema tipo di cui
all’art. 117, comma 12.
10. La stazione appaltante svincola la garanzia dei non aggiudicatari
con la comunicazione dell’aggiudicazione. In ogni caso, la
garanzia perde efficacia dopo 30 giorni dall’aggiudicazione.
11. L’articolo non si applica agli appalti di servizi aventi a oggetto la
progettazione, il piano di sicurezza e il supporto al RUP.
Commento
L’articolo 106 disciplina in modo analitico le garanzie provvisorie
richieste agli operatori economici in fase di partecipazione alla gara. Il
sistema si basa su un importo standard del 2%, con possibilità di
modulazione da parte della stazione appaltante, in base a criteri oggettivi e
motivati.
La norma tiene conto della necessità di contenere gli oneri per gli
operatori, prevedendo riduzioni significative per imprese certificate,
MPMI e soggetti che utilizzano strumenti digitali avanzati (blockchain e
firme digitali). Questo favorisce l’accesso al mercato delle PMI e la
dematerializzazione dei procedimenti.
Il sistema è coerente con il principio di semplificazione e con il
rafforzamento delle garanzie a tutela dell’amministrazione, prevedendo
clausole contrattuali molto rigorose (es. escussione a prima richiesta,
rinuncia all’eccezione ex art. 1957 c.c.). L’articolo si collega direttamente
alle procedure operative della fase di selezione, incidendo sia
sull’ammissione sia sull’effettiva stipula del contratto.
Art. 107 – Principi generali in materia di selezione
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’aggiudicazione degli appalti avviene sulla base dei criteri
stabiliti negli articoli da 108 a 110, previa verifica dei seguenti
requisiti, secondo quanto previsto dall’articolo 91 e dall’allegato
II.8 in materia di mezzi di prova e registro online:
a) Conformità dell’offerta al bando o all’invito e ai documenti
di gara;
b) Provenienza dell’offerta da un soggetto non escluso ai sensi
del Capo II del Titolo IV e in possesso dei requisiti di cui
all’articolo 100 e, se applicabile, all’articolo 103.
2. La stazione appaltante può rifiutare l’aggiudicazione
all’offerente con offerta economicamente più vantaggiosa se
accerta che questa non rispetta gli obblighi in materia
ambientale, sociale o del lavoro, come previsti dalla normativa
UE, nazionale o da convenzioni internazionali richiamate
nell’allegato X della Direttiva 2014/24/UE.
3. Nelle procedure aperte, la stazione appaltante può prevedere,
negli atti di gara, che l’esame delle offerte preceda la verifica
dell’idoneità degli offerenti. Se esercita questa facoltà, la verifica
dei requisiti deve avvenire in modo imparziale e trasparente,
solo dopo la scadenza del termine per la presentazione delle
offerte.
Commento
L’articolo 107 definisce i principi fondamentali che presiedono alla fase
di selezione dell’operatore economico. Esso rappresenta un punto di
raccordo tra i requisiti soggettivi dell’offerente (assenza di cause di
esclusione e possesso dei requisiti) e i contenuti dell’offerta, che devono
essere pienamente coerenti con quanto previsto nella documentazione di
gara.
L’importanza di questo articolo risiede anche nella possibilità, per
l’amministrazione, di escludere offerte formalmente vantaggiose qualora
emergano violazioni in materia sociale, ambientale o lavorativa: un
chiaro segnale dell’orientamento del legislatore verso un sistema di appalti
pubblici sempre più etico e sostenibile.
La previsione contenuta nel comma 3, relativa all’inversione
procedimentale, consente di ottimizzare i tempi nelle procedure aperte,
ma impone un controllo rigoroso ex post dei requisiti soggettivi, per
garantire imparzialità e trasparenza nel procedimento.
Art. 108 – Criteri di aggiudicazione degli appalti di lavori,
servizi e forniture
Testo aggiornato (sintesi)
1. Gli appalti sono aggiudicati secondo il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base:
a) del miglior rapporto qualità/prezzo,
b) dell’elemento prezzo o costo,
c) del costo del ciclo di vita.
2. Il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo è obbligatorio
per:
a) servizi sociali e di ristorazione in ambito ospedaliero,
assistenziale e scolastico;
b) servizi ad alta intensità di manodopera;
c) servizi di ingegneria e architettura di importo ≥ 140.000 euro;
d) servizi e forniture tecnologiche o innovative di importo ≥
140.000 euro;
e) dialogo competitivo e partenariato per l’innovazione;
f) appalti integrati;
g) lavori con contenuto tecnologico notevole o innovativi.
3. È ammesso il criterio del minor prezzo per servizi e forniture
standardizzate o con condizioni di mercato definite, esclusi
quelli ad alta intensità di manodopera.
4. I documenti di gara devono specificare i criteri di
aggiudicazione pertinenti, tra cui:
aspetti qualitativi, ambientali e sociali,
impatto economico e tecnico,
cybersicurezza per beni e servizi informatici connessi a
interessi strategici nazionali, con limite massimo del 10%
per il punteggio economico.
Nei contratti ad alta intensità di manodopera il tetto per il
punteggio economico è del 30%.
5. Il costo può essere espresso come prezzo/costo fisso, con
competizione basata solo su aspetti qualitativi.
6. I criteri sono considerati connessi all’oggetto dell’appalto se
riguardano qualsiasi fase del ciclo di vita del bene o servizio.
7. I documenti di gara indicano:
criteri e ponderazioni (forcelle ammesse),
sub-criteri e sub-punteggi,
criteri premiali per PMI, operatori locali e prodotti a basse
emissioni,
bonus per aziende con certificazione di parità di genere.
8. Se la ponderazione non è possibile, si adotta l’ordine
decrescente di importanza. Le stazioni appaltanti devono
comunque garantire la comparabilità numerica tra le offerte.
9. L’offerta economica deve indicare, a pena di esclusione:
costi della manodopera,
oneri per la sicurezza (escluse forniture senza posa e
servizi intellettuali).
10. È ammesso non aggiudicare l’appalto se nessuna offerta è
ritenuta conveniente o idonea, purché previsto nel bando e deciso
entro 30 giorni dalla valutazione.
11. Nei lavori aggiudicati con il criterio del miglior rapporto
qualità/prezzo, non è attribuito punteggio per opere o
prestazioni aggiuntive rispetto al progetto esecutivo.
12. Eventuali variazioni successive all’aggiudicazione non
influenzano:
il calcolo della media
la soglia di anomalia
gli esiti degli altri lotti della stessa gara.
Commento
L’articolo 108 conferma la centralità del principio di economicità nella
selezione delle offerte, con una preferenza esplicita per l’offerta
economicamente più vantaggiosa. Il legislatore definisce un quadro
articolato, dove l’equilibrio tra qualità, prezzo e sostenibilità è centrale,
soprattutto per appalti ad alta intensità lavorativa o ad elevato contenuto
tecnologico.
L’incentivazione alla cybersicurezza e alla parità di genere rappresenta
un’evoluzione del sistema, orientata a una visione strategica e inclusiva
degli acquisti pubblici. È significativa anche l’introduzione del costo del
ciclo di vita, che amplia la prospettiva oltre il semplice prezzo iniziale.
Particolarmente rilevante è il divieto di assegnare punteggio a prestazioni
aggiuntive nei lavori, volto a garantire equità tra concorrenti. L’articolo si
colloca così al centro del meccanismo selettivo degli appalti, disciplinando
con precisione i criteri da applicare e il quadro operativo per la loro
ponderazione.
Art. 109 – Reputazione dell’impresa
Abrogato
Art. 110 – Offerte anormalmente basse
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti valutano congruità, serietà, sostenibilità e
realizzabilità dell’offerta che appaia anormalmente bassa,
basandosi su elementi specifici indicati nel bando o nell’avviso.
2. In tali casi, è richiesto per iscritto all’offerente di fornire
spiegazioni su prezzo o costi, entro un termine massimo di 15
giorni.
3. Le spiegazioni possono riguardare:
a) l’economia del processo produttivo o del metodo di costruzione;
b) soluzioni tecniche adottate o condizioni favorevoli
dell’offerente;
c) originalità della proposta tecnica.
4. Non sono ammesse giustificazioni relative a:
a) trattamenti salariali minimi inderogabili;
b) oneri per la sicurezza previsti dalla normativa vigente.
5. L’offerta è esclusa se le spiegazioni:
a) non giustificano il livello dei prezzi o dei costi;
b) violano obblighi ambientali, sociali o lavorativi stabiliti da
normativa europea o nazionale;
c) non rispettano gli obblighi di cui all’art. 119;
d) contengono oneri di sicurezza incongrui rispetto alla natura
dell’appalto;
e) prevedono costi del personale inferiori ai minimi retributivi.
6. Se l’anomalia deriva da un aiuto di Stato incompatibile con il
mercato interno, l’offerta è esclusa previa consultazione
dell’offerente e informativa alla Commissione europea, salvo
prova contraria fornita dall’offerente stesso.
Commento
L’articolo 110 regola la gestione delle offerte sospettate di anomalia,
imponendo alle stazioni appaltanti un’analisi dettagliata degli elementi
economici e tecnici dell’offerta. La norma tutela la regolarità della gara
evitando il rischio di affidamenti a soggetti non in grado di garantire
prestazioni sostenibili, pur garantendo il principio del contraddittorio.
Rispetto alla normativa previgente, viene rafforzata la centralità del costo
del personale e degli oneri di sicurezza, che non possono essere oggetto di
giustificazione. Inoltre, sono introdotte verifiche stringenti in presenza di
aiuti di Stato, in attuazione del diritto europeo.
Il testo offre così un bilanciamento tra tutela della concorrenza e garanzia
di affidabilità esecutiva, favorendo una selezione trasparente e non distorta
da pratiche scorrette o dumping contrattuale.
Art. 111 – Avvisi relativi agli appalti aggiudicati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti che hanno sottoscritto un contratto
pubblico o concluso un accordo quadro inviano un avviso di
aggiudicazione, secondo le modalità previste all’art. 84, entro 30
giorni dalla sottoscrizione del contratto o dalla conclusione
dell’accordo. L’avviso deve essere conforme all’allegato II.6,
Parte I, lettera D.
2. Se la gara è stata indetta tramite avviso di pre-informazione, e
non sono previsti ulteriori affidamenti nel periodo coperto da tale
avviso, l’avviso di aggiudicazione deve contenere l’indicazione
specifica di tale decisione.
3. In caso di accordi quadro ex art. 59, non è obbligatoria la
pubblicazione di un avviso per ogni singolo appalto basato su tale
accordo. È sufficiente inviare avvisi raggruppati su base
trimestrale, entro 30 giorni dalla fine del trimestre.
4. Per gli appalti basati su sistemi dinamici di acquisizione,
l’avviso va inviato entro 30 giorni dall’aggiudicazione. Anche in
questo caso è possibile l’invio trimestrale degli avvisi, con
scadenza entro 30 giorni dalla chiusura del trimestre.
5. Alcune informazioni sull’aggiudicazione o sulla conclusione
dell’accordo quadro possono non essere pubblicate se:
la divulgazione ostacola l’applicazione della legge;
è contraria all’interesse pubblico;
pregiudica interessi commerciali legittimi;
danneggia la concorrenza tra operatori economici.
Commento
L’articolo 111 disciplina gli obblighi di pubblicazione degli esiti di gara,
imponendo alle stazioni appaltanti l’invio tempestivo di avvisi di
aggiudicazione entro 30 giorni. Tali obblighi si applicano anche agli
accordi quadro e ai sistemi dinamici di acquisizione, per i quali è
ammesso l’invio aggregato trimestrale.
La disposizione rafforza la trasparenza amministrativa, coerentemente
con i principi di pubblicità e parità di trattamento. Tuttavia, consente
deroghe mirate alla pubblicazione, qualora emergano esigenze superiori
legate alla sicurezza, alla tutela della concorrenza o agli interessi economici
riservati.
L’articolo si inserisce nell’architettura normativa che disciplina le fasi post-
aggiudicazione, contribuendo a rendere accessibili e verificabili gli esiti
delle procedure da parte degli operatori economici, della cittadinanza e
degli organi di controllo.
PARTE VI – DELL’ESECUZIONE
Art. 112 – Relazioni uniche sulle procedure di aggiudicazione
degli appalti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per ogni appalto o accordo quadro di importo pari o superiore
alle soglie UE (art. 14) e per i sistemi dinamici di acquisizione,
la stazione appaltante redige una relazione unica che include
almeno:
a) Dati identificativi: nome e indirizzo della stazione appaltante,
oggetto e valore dell’appalto o accordo quadro.
b) Risultati della selezione:
i. nominativi e motivazioni della selezione dei
candidati/offerenti;
ii. nominativi e motivazioni della esclusione.
c) Motivazioni di rigetto delle offerte anormalmente basse.
Nome dell’aggiudicatario, motivazioni della scelta, parti
dell’appalto eventualmente subappaltate, e nominativi dei
subappaltatori se noti.
In caso di procedure competitive con negoziazione o dialoghi
competitivi, giustificazione ai sensi dell’art. 70.
d) In caso di procedure negoziate senza bando, giustificazione ai
sensi dell’art. 76.
e) Eventuali motivazioni per mancata aggiudicazione o mancata
istituzione del sistema dinamico.
f) Eventuali conflitti di interesse e le misure adottate.
2. La relazione non è richiesta per appalti basati su accordi quadro:
con un solo operatore economico;
che rispettano tutte le condizioni fissate nel quadro stesso.
3. Quando l’avviso di aggiudicazione (art. 111 o art. 127, co. 3)
contiene tutte le informazioni richieste, è possibile fare
riferimento a tale avviso.
4. Le stazioni appaltanti documentano tutte le fasi della
procedura:
comunicazioni con operatori economici;
deliberazioni interne;
documenti di gara;
dialogo/negoziazione (se presenti);
selezione e aggiudicazione.
La documentazione va conservata per almeno 5 anni dalla
data di aggiudicazione, o fino al passaggio in giudicato della
sentenza in caso di contenzioso.
5. La relazione o suoi elementi essenziali sono comunicati alla
Cabina di regia (art. 221), che provvede alla trasmissione alle
autorità competenti e alla Commissione europea, se richiesto.
Commento
L’articolo 112 introduce l’obbligo di redazione di una relazione unica di
aggiudicazione per le gare sopra soglia e per i sistemi dinamici, con
l’obiettivo di assicurare trasparenza, tracciabilità e accountability
dell’azione amministrativa.
Le informazioni richieste coprono ogni fase della procedura, dalla
selezione alla motivazione dell’aggiudicazione, fino alla gestione di
eventuali conflitti di interesse, e si affiancano alla documentazione di gara.
La previsione di esonero per alcune tipologie di affidamenti semplifica gli
adempimenti quando tutte le condizioni siano già definite contrattualmente.
L’articolo rafforza il sistema dei controlli interni ed esterni, prevedendo
un meccanismo di comunicazione alla Cabina di regia, a garanzia della
conformità comunitaria delle procedure e della disponibilità dei dati
anche per finalità sovranazionali.
Art. 113 – Requisiti per l’esecuzione dell’appalto
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono stabilire requisiti specifici per
l’esecuzione del contratto, a condizione che:
a) siano conformi al diritto europeo e ai principi di parità di
trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e
innovazione;
b) siano chiaramente indicati nel bando di gara, nell’invito (se
senza bando) o nel capitolato d’oneri;
c) riguardino in particolare esigenze di carattere sociale e
ambientale.
2. Gli operatori economici devono accettare esplicitamente tali
requisiti al momento della presentazione dell’offerta, qualora
risultino aggiudicatari.
Commento
L’articolo 113 rafforza la possibilità per le stazioni appaltanti di introdurre
clausole esecutive di tipo ambientale, sociale o etico, allineate con le
politiche europee di sviluppo sostenibile. La norma tutela la libertà delle
amministrazioni di modulare gli obblighi contrattuali in base alle esigenze
del contesto, senza tuttavia compromettere i principi concorrenziali.
La previsione secondo cui tali requisiti devono essere chiaramente indicati
negli atti di gara impedisce che siano introdotti ex post o applicati in modo
arbitrario, tutelando così la certezza giuridica per gli operatori economici.
L’obbligo di accettazione preventiva in sede di offerta contribuisce a
vincolare l’esecutore agli impegni aggiuntivi fin dal momento della
partecipazione, evitando il rischio di controversie nella fase esecutiva del
contratto.
Art. 114 – Direzione dei lavori e dell’esecuzione dei contratti
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’esecuzione dei contratti di lavori, servizi o forniture è diretta
dal RUP, che controlla la qualità delle prestazioni. Il RUP si
avvale del direttore dell’esecuzione o del direttore dei lavori,
del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, del
collaudatore o commissione di collaudo e del verificatore di
conformità, accertando l’effettivo svolgimento delle rispettive
funzioni.
2. Per i contratti di lavori, la stazione appaltante nomina prima della
gara, su proposta del RUP, un direttore dei lavori, coadiuvato se
necessario da un ufficio di direzione composto da direttori
operativi, ispettori di cantiere e, se previsti, dalle figure
dell’allegato I.9.
3. Il direttore dei lavori (e l’eventuale ufficio) controlla l’esecuzione
dell’intervento a livello tecnico, contabile e amministrativo,
anche tramite strumenti digitali di gestione informativa di cui
all’allegato I.9.
4. Nei contratti inferiori a 1 milione di euro, senza complessità o
rischi interferenti, il direttore dei lavori può svolgere anche il
ruolo di coordinatore per la sicurezza, se in possesso dei
requisiti. Altrimenti, si nomina un direttore operativo idoneo,
che assume piena responsabilità del coordinamento.
5. L’allegato II.14 disciplina compiti e attività del direttore dei
lavori, dei suoi assistenti, dei direttori operativi, degli ispettori di
cantiere e delle figure dell’allegato I.9. Tale allegato sarà
sostituito da regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma
3, L. n. 400/1988, su proposta del MIT.
6. Le stazioni appaltanti pubbliche affidano la direzione lavori ai
propri dipendenti; in mancanza, a personale di centrali di
committenza o altre PA, previo accordo o convenzione. Se non
vi sono risorse o competenze interne, oppure in caso di lavori
complessi, l’incarico è affidato secondo le modalità del Codice.
7. Per servizi e forniture, la direzione dell’esecuzione è di norma
svolta dal RUP, che può farsi assistere da direttori operativi, e
assicura la regolare esecuzione tecnica, contabile e
amministrativa, anche tramite strumenti digitali (allegato I.9).
8. L’allegato II.14 individua i contratti di servizi e forniture per cui
il direttore dell’esecuzione deve essere distinto dal RUP.
9. Se la stazione appaltante non ha personale idoneo, si applicano
le modalità previste dal comma 6.
10. Per i contratti di cui al comma 8, la stazione appaltante può
nominare, su proposta del direttore dell’esecuzione e sentito il
RUP, assistenti con funzioni di direttore operativo, secondo
quanto previsto dall’allegato II.14.
Commento
L’articolo 114 definisce l’intero sistema di governo dell’esecuzione
contrattuale in ambito pubblico, differenziando nettamente il regime dei
lavori da quello dei servizi e forniture. La norma introduce una struttura
multilivello in cui il RUP esercita la regia generale, mentre figure tecniche
specifiche curano gli aspetti operativi.
Per i lavori, il direttore dei lavori è il perno centrale, coadiuvato da figure di
supporto nei casi più complessi. Viene inoltre valorizzato l’uso di
metodologie digitali (come il BIM) per aumentare il controllo tecnico e
amministrativo.
Nel caso di servizi e forniture, il ruolo principale è attribuito al RUP, con
possibili eccezioni previste per contratti di particolare rilievo, dove la
distinzione tra RUP e direttore dell’esecuzione è obbligatoria.
L’impostazione dell’articolo favorisce una maggiore professionalizzazione
dei ruoli, nel rispetto dei principi di efficienza, legalità e trasparenza
nell’esecuzione dell’appalto, mantenendo flessibilità operativa in funzione
della natura e complessità del contratto.
Art. 115 – Controllo tecnico contabile e amministrativo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le modalità con cui il direttore dei lavori svolge le attività di
direzione, controllo e contabilità sono stabilite nell’allegato
II.14, utilizzando le piattaforme digitali previste dall’art. 25,
con l’obiettivo di assicurare trasparenza e semplificazione.
2. L’esecutore dei lavori è tenuto a rispettare gli ordini di servizio
impartiti dal direttore dei lavori, senza sospendere o ritardare
l’esecuzione. Eventuali riserve devono essere iscritte nei modi e
nei tempi indicati nell’allegato II.14, pena decadenza dal
diritto a ogni pretesa collegata ai fatti o alle contabilizzazioni
registrate.
3. Nei contratti di servizi e forniture, le modalità per la direzione,
il controllo e la contabilità da parte del RUP o del direttore
dell’esecuzione (se nominato) sono definite dal capitolato
speciale o, in assenza, dall’allegato II.14. Anche in questi casi è
richiesto l’utilizzo delle piattaforme digitali ex art. 25.
4. Per i contratti di cui al comma 3, il capitolato speciale disciplina
anche il trattamento delle contestazioni in corso d’esecuzione,
salvo quanto previsto per l’iscrizione delle riserve (comma 2,
secondo periodo).
5. Le piattaforme digitali adottate garantiscono il collegamento
diretto con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (art.
23), consentendo la trasmissione delle informazioni richieste
dall’ANAC ai sensi dell’art. 222, comma 9.
Commento
L’articolo 115 disciplina le modalità operative del controllo tecnico,
contabile e amministrativo, centrale nella fase di esecuzione
contrattuale. Viene confermata la centralità delle piattaforme digitali,
previste dall’art. 25, come strumento essenziale per assicurare tracciabilità,
efficienza amministrativa e semplificazione procedurale.
Nei lavori pubblici, il potere direttivo e ispettivo del direttore dei lavori è
rafforzato dall’obbligo per l’esecutore di attenersi senza ritardi ai suoi
ordini. La disciplina delle riserve è strettamente legata al rispetto delle
forme e dei termini previsti nell’allegato II.14, a tutela della certezza
giuridica e della regolarità del procedimento contabile.
Per servizi e forniture, è il capitolato speciale a regolare operativamente i
controlli, lasciando spazio alla personalizzazione contrattuale. In mancanza
di tale disciplina, si applicano le previsioni normative generali.
Infine, il collegamento con la Banca dati ANAC garantisce
l’interoperabilità e la supervisione nazionale, elemento chiave per la
trasparenza del sistema dei contratti pubblici.
Art. 116 – Collaudo e verifica di conformità
Testo aggiornato (sintesi)
1. I contratti pubblici sono sottoposti a:
collaudo per i lavori;
verifica di conformità per servizi e forniture,
al fine di certificare il rispetto di caratteristiche tecniche,
economiche, qualitative, obiettivi e tempi, in coerenza con il
contratto.
2. Il collaudo o la verifica devono essere completati:
entro 6 mesi dall’ultimazione,
estensibile a 12 mesi per casi complessi (allegato II.14),
riducibile nei casi di opere/servizi di limitata complessità.
Il certificato di collaudo è provvisorio e diventa definitivo
dopo 2 anni, anche in assenza di approvazione formale.
3. L’appaltatore risponde per vizi o difformità denunciati prima
della definitività del certificato di collaudo, anche se
riconoscibili, salvo l’art. 1669 c.c.
4. I collaudatori sono:
da 1 a 3, scelti tra i dipendenti dell’amministrazione
aggiudicatrice o di altre amministrazioni, con
requisiti di moralità e competenza.
i. I collaudatori interni devono appartenere a
strutture funzionalmente indipendenti.
ii. Le stazioni non pubbliche nominano almeno
un collaudatore pubblico.
4-bis. Il collaudo statico è affidato preferibilmente a personale interno o di
altre
amministrazioni. In caso di mancanza, si interpellano almeno 3 enti
pubblici
prima di ricorrere a incarichi esterni.
4-ter. Nei lavori complessi è ammessa una segreteria tecnico-
amministrativa
a supporto del collaudatore, a carico di quest’ultimo (art. 29-bis,
allegato
II.14).
5. La verifica di conformità per servizi e forniture è svolta da RUP
o direttore dell’esecuzione. Se l’appalto è complesso o
innovativo, si può nominare un verificatore autonomo.
6. È vietato nominare collaudatori/verificatori nei seguenti casi:
Magistrati o avvocati dello Stato (in servizio o in
quiescenza con conflitto territoriale);
Dipendenti pubblici (attivi o in quiescenza) con potenziali
conflitti di interesse (art. 16);
Soggetti con rapporti lavorativi recenti con l’operatore
economico;
Soggetti coinvolti nella procedura di gara o nella direzione
del contratto.
7. Le modalità e i tempi del collaudo e i casi in cui esso può essere
sostituito da certificato di regolare esecuzione sono disciplinati
nell’allegato II.14.
8. Le verifiche di conformità avvengono secondo le tempistiche
fissate nel capitolato. Tali verifiche possono non coincidere con i
pagamenti periodici.
9. Nei contratti con prestazioni periodiche o continuative, la
verifica avviene durante l’esecuzione, salvo eccezioni motivate.
10. Al termine dei lavori devono essere redatti:
a) un consuntivo scientifico (per beni culturali);
b) l’aggiornamento del piano di manutenzione e della
modellazione informativa;
c) una relazione tecnico-scientifica sui risultati ottenuti.
11. Le verifiche tecniche e accertamenti di laboratorio obbligatori
sono disposti dalla direzione lavori o dal collaudatore e imputati a
fondi accantonati.
Tali spese non sono soggette a ribasso e sono regolate dai criteri
dell’allegato II.15.
Commento
Il collaudo e la verifica di conformità rappresentano fasi essenziali di
controllo sull’esecuzione del contratto, finalizzate ad attestare la
corrispondenza tra quanto realizzato e le previsioni contrattuali. La norma
distingue nettamente tra lavori e servizi/forniture, imponendo tempi certi e
forme di verifica proporzionate alla complessità dell’intervento. Centrale è
la garanzia di imparzialità e competenza tecnica di chi svolge il collaudo
o la verifica, con stringenti incompatibilità per evitare conflitti di interesse.
L’articolo valorizza inoltre gli strumenti digitali e informativi,
promuovendo una gestione trasparente e tracciabile delle fasi esecutive,
anche mediante consuntivi scientifici e aggiornamenti sul ciclo di vita
dell’opera.
Art. 117 – Garanzie definitive
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per la sottoscrizione del contratto, l’aggiudicatario costituisce una
garanzia definitiva pari al 10% dell’importo contrattuale,
sotto forma di cauzione o fideiussione (art. 106).
a) In caso di accordo quadro (art. 59), la garanzia è al massimo
il 2% per l’accordo e fino al 10% per i contratti attuativi.
b) In caso di appalti aggregati, la soglia del 10% è confermata.
2. Se il ribasso è superiore al 10%, la garanzia è aumentata:
a. +1 punto percentuale per ogni punto di ribasso oltre il 10%;
b. +2 punti per ogni punto di ribasso oltre il 20%.
3. La garanzia copre:
a) tutte le obbligazioni contrattuali;
b) eventuali danni per inadempimenti;
c) rimborsi per somme pagate in eccesso.
Essa cessa con il certificato di collaudo provvisorio o regolare
esecuzione. È reintegrabile se si riduce durante l’esecuzione. Si
applicano
le riduzioni di cui all’art. 106, comma 8.
4. Negli appalti di lavori, l’appaltatore può sostituire la garanzia con
ritenute del 10% sugli stati di avanzamento. Le ritenute sono
svincolate:
a. al collaudo provvisorio o
b. entro 12 mesi dall’ultimazione dei lavori.
La stazione appaltante può opporsi per motivi di rischio.
5. La garanzia può essere incamerata per:
a) completare il contratto dopo risoluzione per inadempimento;
b) violazioni di norme sul lavoro e sicurezza.
6. La mancata costituzione della garanzia definitiva comporta:
a) decadenza dell’affidamento;
b) acquisizione della garanzia provvisoria;
c) aggiudicazione al secondo in graduatoria.
7. La fideiussione deve essere conforme all’art. 106, con rinuncia
all’escussione preventiva e operatività entro 15 giorni su
richiesta scritta della stazione appaltante.
8. La garanzia è progressivamente svincolata:
a) fino all’80% durante l’esecuzione,
b) il resto alla data del collaudo provvisorio o regolare esecuzione
(max 12 mesi da ultimazione lavori).
Lo svincolo è automatico, previa presentazione degli stati di
avanzamento. È nullo ogni accordo che deroga a tale automatismo.
9. Il pagamento della rata di saldo richiede una garanzia/cauzione
pari alla rata maggiorata degli interessi legali calcolati fino alla
definitività del collaudo o verifica.
10. L’esecutore dei lavori consegna almeno 10 giorni prima
dell’avvio lavori una polizza assicurativa per:
a) danni a opere e impianti (copertura pari al valore del contratto);
b) responsabilità civile verso terzi (massimale: 5% del contratto –
min. 500.000 €, max 5.000.000 €).
La copertura decorre dalla consegna lavori e termina con il
collaudo
provvisorio (o dopo 12 mesi).
Se è previsto un periodo di garanzia, la polizza è sostituita da una
assicurazione di garanzia post-esecuzione.
Il mancato pagamento del premio non pregiudica la validità verso la
stazione
appaltante.
11. Per lavori > 2× soglia art. 14, è obbligatoria:
a) Polizza decennale per rovina o gravi difetti costruttivi
(indennizzo 20–40% del valore dell’opera);
b) Polizza responsabilità civile verso terzi (valida 10 anni –
massimale 5% dell’opera, min. 500.000 €, max 5.000.000 €).
12. Le garanzie e polizze devono essere conformi agli schemi tipo
approvati con decreto ministeriale (D.M. 16 settembre 2022, n.
193).
a) Prevedono rivalsa e diritto di regresso.
b) Possibile emissione congiunta da più garanti, con designazione
di un mandatario.
13. In caso di RTI, le garanzie sono presentate dalla mandataria per
conto di tutti i partecipanti, che restano solidalmente
responsabili.
14. È possibile esonero dalla garanzia per operatori di comprovata
solidità o forniture particolari, se motivato e subordinato a
miglioramento del prezzo o delle condizioni.
Commento
L’articolo 117 disciplina in modo dettagliato la garanzia definitiva,
prevedendo sia le modalità di costituzione sia le eccezioni e i meccanismi di
svincolo. La ratio della norma è assicurare alla stazione appaltante una
tutela concreta e proporzionata durante tutta l’esecuzione del contratto.
L’aumento della garanzia nei casi di ribassi anomali protegge da
comportamenti opportunistici, mentre la progressiva liberazione consente
una gestione equilibrata delle risorse dell’operatore. Di particolare rilievo
sono le norme sulle polizze assicurative, che impongono specifiche
coperture per rischi connessi alla fase esecutiva e post-esecutiva, soprattutto
nei contratti più rilevanti. La presenza di schemi tipo garantisce uniformità
e certezza nei rapporti tra operatori e amministrazioni.
Art. 118 – Garanzie per l’esecuzione di lavori di particolare
valore
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per gli affidamenti a contraente generale, e per appalti > 100
milioni di euro (se previsto nei documenti di gara),
l’aggiudicatario presenta due garanzie in sostituzione della
garanzia definitiva dell’art. 117:
Garanzia di buon adempimento (copre obbligazioni e
danni da inadempimento);
Garanzia per la risoluzione (copre i costi in caso di
risoluzione del contratto).
2. Se i lavori sono riaffidati a un nuovo soggetto, anche questo è
tenuto a presentare entrambe le garanzie.
3. La garanzia di buon adempimento:
è pari al 5% fisso dell’importo contrattuale, senza
maggiorazioni per ribassi;
è costituita secondo le modalità dell’art. 117, commi 1 e 2;
resta valida fino al collaudo provvisorio, al certificato di
regolare esecuzione o max 12 mesi dopo l’ultimazione.
4. La garanzia per la risoluzione:
è pari al 10% dell’importo contrattuale,
con massimo di 100 milioni di euro.
5. Questa seconda garanzia copre:
spese di riaffidamento;
l’eventuale maggior costo del nuovo affidamento rispetto
all’originario;
gli importi già pagati o da pagare per gli stati
d’avanzamento.
6. La garanzia per la risoluzione è efficace:
dalla stipula del contratto fino al certificato di
ultimazione dei lavori;
oppure fino a 3 mesi dopo il riaffidamento, se avvenuto
prima.
7. Le garanzie devono contenere:
rinuncia al beneficio di preventiva escussione;
rinuncia all’eccezione ex art. 1957, c. 2 c.c.
8. In caso di escussione, il pagamento avviene entro 30 giorni dalla
richiesta scritta della stazione appaltante, con indicazione del
titolo.
9. Gli schemi-tipo per queste garanzie sono adottati secondo l’art.
117, comma 12. (Schemi vigenti: D.M. 16 settembre 2022, n. 193)
Commento
L’articolo 118 introduce una disciplina rafforzata per gli appalti di importo
molto elevato o per l’affidamento a contraente generale, sostituendo la
tradizionale garanzia definitiva con due strumenti più specifici: la garanzia
di buon adempimento, di importo fisso, e la garanzia per la risoluzione,
che copre le eventuali conseguenze economiche in caso di scioglimento del
contratto. La previsione di limiti massimi, modalità automatiche di
cessazione e vincoli tecnici per le fideiussioni è funzionale a garantire
certezza e tempestività nel recupero dei costi da parte della stazione
appaltante. Anche in questo caso, l’obbligo di utilizzare schemi-tipo
ministeriali assicura uniformità e riduzione del contenzioso.
Art. 119 – Subappalto
Testo aggiornato (sintesi)
1. I contraenti devono eseguire direttamente le prestazioni del
contratto. È vietata la cessione integrale del contratto e la sua
esecuzione prevalente da parte di terzi. Il subappalto è
ammesso, secondo le modalità del presente articolo.
2. Il subappalto è il contratto tra appaltatore e terzo per l’esecuzione
di parte delle prestazioni, con mezzi e rischio a carico del
subappaltatore. È considerato subappalto anche un contratto che:
a. preveda impiego di manodopera,
b. superi il 2% dell’importo dell’appalto o i 100.000
euro,
c. abbia un’incidenza della manodopera >50%.
Le stazioni appaltanti possono indicare attività da eseguire
obbligatoriamente in proprio.
Almeno il 20% delle prestazioni subappaltabili deve essere affidato
a PMI, salvo diversa motivazione.
È obbligatoria la comunicazione preventiva dei subcontratti e delle
relative modifiche.
3. Non sono considerati subappalti:
attività secondarie affidate a lavoratori autonomi (previa
comunicazione),
subforniture informatiche a catalogo,
servizi <20.000 € annui in comuni montani o isole minori,
prestazioni accessorie pre-esistenti alla gara.
4. Il subappalto è autorizzato se:
il subappaltatore è qualificato,
non sussistono cause di esclusione,
le prestazioni subappaltabili sono state indicate in offerta.
5. Il contratto di subappalto va trasmesso almeno 20 giorni prima
dell’avvio delle attività, con dichiarazione del subappaltatore e
documentazione tecnica.
6. Contraente e subappaltatore sono responsabili in solido verso la
stazione appaltante.
7. L’affidatario è responsabile del rispetto dei contratti collettivi
da parte dei subappaltatori.
8. In caso di ritardi o inadempienze retributive/contributive, si
applicano le sanzioni di cui all’art. 11.
9. In caso di contestazione, il RUP trasmette la questione
all’Ispettorato del lavoro.
10. I subappaltatori con cause di esclusione devono essere sostituiti.
11. La stazione appaltante può pagare direttamente i
subappaltatori in tre casi:
sono micro/piccole imprese,
inadempienza dell’appaltatore,
su richiesta del subcontraente.
12. I subappaltatori devono:
garantire pari condizioni normative ai lavoratori,
applicare lo stesso contratto collettivo o uno equivalente,
ricevere i costi di sicurezza e manodopera senza ribasso,
essere soggetti alla verifica dell’applicazione da parte della
stazione appaltante.
13. Nei cantieri devono essere esposti i nomi delle imprese
subappaltatrici.
14. Il DURC deve includere la verifica della congruità della
manodopera.
15. I piani di sicurezza devono essere messi a disposizione degli
organi di controllo. L’obbligo di coordinamento è in capo
all’affidatario (o mandatario).
16. È necessaria la dichiarazione di assenza di legami societari tra
appaltatore e subappaltatore.
L’autorizzazione al subappalto si intende concessa dopo 30
giorni (o 15 giorni per importi minori) se non perviene risposta.
17. Alcune prestazioni, pur subappaltabili, non possono essere
ulteriormente subappaltate se indicato nei documenti di gara.
18. Le norme sul subappalto si applicano anche a RTI, consorzi e
procedure negoziate.
19. Le Regioni a statuto speciale possono prevedere ulteriori casi di
pagamento diretto.
20. L’appaltatore riceve i certificati di esecuzione al netto delle
prestazioni subappaltate. I subappaltatori possono ottenere
certificazioni proprie solo per la loro parte eseguita.
Commento
L’articolo 119 disciplina in maniera estesa e dettagliata il subappalto,
garantendo il rispetto dei principi di legalità, sicurezza, trasparenza e tutela
dei lavoratori. Viene ribadita la centralità dell’affidatario nell’esecuzione
diretta dell’appalto, ma è ammessa la possibilità di subappaltare nel rispetto
di rigidi requisiti. Viene rafforzata la tutela dei lavoratori tramite l’obbligo
di applicazione dei contratti collettivi e la responsabilità solidale
dell’appaltatore. Inoltre, sono previste forme di pagamento diretto ai
subappaltatori, vincoli sulle prestazioni ulteriormente subappaltabili,
obblighi di comunicazione e verifica, e specifiche modalità di
autorizzazione. La norma costituisce un presidio contro irregolarità e
infiltrazioni criminali, promuovendo anche la partecipazione delle PMI.
Art. 120 – Modifica dei contratti in corso di esecuzione
Testo aggiornato (sintesi)
1. È possibile modificare i contratti pubblici senza nuova procedura
nei seguenti casi, purché la struttura e l’operazione economica
restino sostanzialmente inalterate:
a) modifiche previste da clausole chiare, precise e inequivocabili
nei documenti iniziali di gara;
b) esigenze sopravvenute di lavori, servizi o forniture
supplementari, quando cambiare contraente:
i. è impraticabile per ragioni tecniche o economiche;
ii. comporterebbe notevoli disagi o aumenti di costo;
c) varianti in corso d’opera dovute a circostanze imprevedibili, tra
cui:
i. nuove normative o provvedimenti di autorità
competenti;
ii. eventi naturali straordinari e casi di forza maggiore;
iii. rinvenimenti non prevedibili;
iv. difficoltà tecniche (es. geologiche) emerse in corso
d’opera;
d) sostituzione del contraente per:
i. clausole contrattuali che lo prevedono;
ii. successione per morte, insolvenza o ristrutturazione
societaria;
iii. subentro della stazione appaltante negli obblighi verso
il subappaltatore.
2. Nei casi b) e c), le modifiche sono ammesse solo se l’aumento di
prezzo non supera il 50% del contratto iniziale. Tale limite si
applica a ciascuna modifica.
3. Sono ammesse anche modifiche sotto soglia, se entrambe le
seguenti condizioni sono rispettate:
sotto le soglie ex art. 14;
valore inferiore a:
i. 10% per servizi/forniture
ii. 15% per lavori (sul valore iniziale, al netto di
modifiche precedenti).
4. Se il contratto prevede una clausola di indicizzazione, i valori si
riferiscono al prezzo aggiornato.
5. Sono sempre consentite le modifiche non sostanziali.
6. È sostanziale la modifica che altera considerevolmente struttura o
equilibrio economico del contratto. In particolare:
mutamento delle condizioni tali da ammettere/attrarre altri
concorrenti;
alterazione dell’equilibrio economico a favore
dell’aggiudicatario;
estensione rilevante dell’oggetto del contratto;
sostituzione dell’aggiudicatario non prevista.
7. Non sono sostanziali, nei limiti previsti, le modifiche progettuali
che:
permettono risparmi da compensare con altri aumenti;
introducono soluzioni equivalenti o migliorative senza
maggiori costi;
risolvono questioni tecniche emerse durante l’esecuzione.
8. Il contratto può sempre essere rinegoziato ex art. 9. In mancanza
di clausola, la parte svantaggiata può chiedere rinegoziazione, ma
non sospendere l’esecuzione. Il RUP propone entro 3 mesi. In
caso di stallo, si può ricorrere al giudice.
9. È possibile prevedere nei documenti di gara la facoltà della
stazione appaltante di imporre variazioni entro il quinto
dell’importo iniziale, alle condizioni originarie.
10. Se prevista, l’opzione di proroga va eseguita agli stessi prezzi e
condizioni, o a condizioni di mercato migliori.
11. In caso di ritardi oggettivi nella nuova aggiudicazione, è possibile
prorogare il contratto uscente per il tempo strettamente
necessario, per evitare danni gravi all’interesse pubblico.
12. Le cessioni di credito seguono le regole della legge n. 52/1991;
l’allegato II.14 disciplina l’opponibilità.
13. Salvo quanto previsto per la rinegoziazione, modifiche e varianti
devono essere autorizzate dal RUP. Quelle ex comma 7
richiedono approvazione della stazione appaltante.
14. Le modifiche ex comma 1, lettere b) e c), devono essere
pubblicate nella GUUE. Se sotto soglia, la pubblicità è nazionale.
15. Il RUP comunica le modifiche e varianti all’ANAC secondo
l’allegato II.14. In caso di omissioni o violazioni, ANAC può
intervenire ed elevare sanzioni (art. 222).
15-bis. Le stazioni appaltanti, in contraddittorio con progettista e
appaltatore,
valutano eventuali errori/omissioni nella progettazione
esecutiva che possano
pregiudicare la realizzazione o l’utilizzo dell’opera, per
correggerli secondo
il principio del risultato.
Commento
L’articolo 120 disciplina le modalità attraverso cui un contratto pubblico
può essere modificato durante l’esecuzione, mantenendo un equilibrio tra
flessibilità operativa e tutela della concorrenza. Le modifiche ammesse
senza nuova gara sono rigidamente delimitate e classificate in modifiche
previste, necessarie, imprevedibili o soggettive (per subentro). Particolare
attenzione è rivolta alla tutela della trasparenza e alla proporzionalità dei
costi, evitando che le varianti alterino sostanzialmente l’equilibrio iniziale o
consentano elusioni della procedura concorsuale. La possibilità di
rinegoziazione ex art. 9 conferisce un ulteriore strumento di adattamento
contrattuale in risposta a eventi straordinari, ma richiede la leale
collaborazione tra le parti e un ruolo attivo del RUP. La norma valorizza la
pubblicità degli atti modificativi e attribuisce ad ANAC un potere di
vigilanza, a presidio dell’interesse pubblico.
Art. 121 – Sospensione dell’esecuzione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il direttore dei lavori può sospendere i lavori con verbale
motivato, quando emergano circostanze speciali imprevedibili
che impediscono l’esecuzione regolare e a regola d’arte. Il
verbale va trasmesso al RUP entro 5 giorni.
2. Il RUP può disporre la sospensione per necessità o motivi di
pubblico interesse.
3. Per opere pubbliche sopra soglia (art. 14), la sospensione è
disposta dal RUP previo parere del collegio consultivo tecnico, se
esistente. In caso di gravi ragioni tecniche senza accordo tra le
parti, si applica l’art. 216, comma 4.
4. La sospensione ha durata strettamente necessaria. Una volta
cessate le cause, il RUP ordina la ripresa e definisce il nuovo
termine contrattuale.
5. Se la sospensione supera:
¼ del tempo contrattuale complessivo, oppure
6 mesi complessivi,
l’esecutore può chiedere la risoluzione senza indennizzo. Se la
stazione appaltante si oppone, l’esecutore ha diritto solo al
rimborso degli oneri aggiuntivi.
6. In caso di impedimenti parziali, l’esecutore prosegue i lavori
eseguibili. Per la parte sospesa si redige verbale. Per opere sopra
soglia, si applica il comma 3.
7. Le contestazioni dell’esecutore vanno inserite, a pena di
decadenza:
nel verbale di sospensione e in quello di ripresa,
oppure solo in quello di ripresa (se la contestazione riguarda
solo la durata).
In caso di mancata firma, l’esecutore deve fare riserva sul
registro di contabilità.
Se la sospensione supera ¼ del tempo contrattuale, il RUP deve
avvisare ANAC. In caso contrario, ANAC può sanzionare la
stazione appaltante (art. 222, co. 13).
8. L’esecutore può chiedere proroga del termine per cause non
imputabili, con congruo anticipo.
Il RUP decide entro 30 giorni, sentito il direttore dei lavori e, per
opere sopra soglia, anche il collegio consultivo tecnico.
9. Fuori dal caso di proroga, i lavori vanno ultimati entro il termine
contrattuale, salvo ritardi non imputabili alla stazione
appaltante.
Una volta ultimati, l’esecutore lo comunica e si procede a
verifica. Nessun indennizzo è previsto per ritardi non imputabili
all’amministrazione.
10. In caso di sospensione non prevista dai commi 1, 2 e 6,
l’esecutore può chiedere risarcimento previa iscrizione di riserva
(comma 7). L’entità del danno va determinata secondo l’art. 1382
c.c. e i criteri dell’allegato II.14.
11. Le regole si applicano anche a servizi e forniture, riferendosi al
direttore dell’esecuzione.
Per appalti di servizi e forniture sopra 1 milione di euro si
applicano anche i commi 3, 6 (secondo periodo) e 8 (quarto
periodo).
Commento
L’articolo 121 disciplina le sospensioni dell’esecuzione contrattuale per
cause eccezionali, fornendo un equilibrio tra esigenze tecniche e tutela
dell’interesse pubblico. Viene distinta la sospensione totale (per
impedimenti generali) da quella parziale (per impedimenti su singole
lavorazioni), imponendo in entrambi i casi il rispetto di precise formalità,
come la redazione di verbali e l’avviso ad ANAC per sospensioni
prolungate. Importanti sono anche i limiti temporali e le garanzie
procedurali previste per l’esecutore, che può invocare la risoluzione o
ottenere compensazioni in determinati casi. La norma assume particolare
rilievo nei contratti di elevato importo, dove è previsto il coinvolgimento
del collegio consultivo tecnico. La disciplina è estesa, con adattamenti,
anche a servizi e forniture, a conferma della centralità del principio di
proporzionalità e della necessità di formalizzare ogni deroga al regolare
svolgimento del contratto.
Art. 122 – Risoluzione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono risolvere il contratto in
qualsiasi momento nei seguenti casi:
a) Modifica sostanziale del contratto che richiede una nuova
procedura, ai sensi dell’art. 120;
b) Superamento delle soglie nei casi di modifiche ai sensi dell’art.
120, commi 1 (lett. b e c) e 3 (lett. a e b);
c) L’aggiudicatario era, al momento dell’aggiudicazione, in una
situazione di esclusione obbligatoria (art. 94, co. 1);
d) L’aggiudicazione ha violato gli obblighi dei trattati UE,
accertata dalla Corte di giustizia (art. 258 TFUE).
2. Le stazioni appaltanti devono risolvere il contratto se:
a) È intervenuta decadenza dell’attestazione di qualificazione
per false dichiarazioni;
b) È intervenuto un provvedimento definitivo di misure antimafia
o una condanna definitiva per i reati del Capo II, Titolo IV,
Parte V.
3. Il contratto può essere risolto per grave inadempimento
dell’appaltatore, tale da compromettere le prestazioni.
Il direttore dei lavori o dell’esecuzione avvia il procedimento in
contraddittorio con l’appaltatore, secondo l’art. 10 dell’Allegato
II.14.
Il RUP propone la risoluzione, che avviene con atto scritto.
4. In caso di ritardo per negligenza, il direttore dei lavori (o
dell’esecuzione) assegna un termine (minimo 10 giorni) per
adempiere.
Decorso inutilmente il termine e redatto verbale in contraddittorio, il
contratto è risolto con atto scritto, salvo il pagamento delle penali.
5. In tutti i casi di risoluzione, l’appaltatore ha diritto solo al
pagamento delle prestazioni regolarmente eseguite.
6. Nei casi di cui ai commi 1 (lett. c, d), 2, 3 e 4, gli importi di cui al
comma 5 sono decurtati degli oneri derivanti dalla risoluzione.
In sede di liquidazione finale, può essere addebitata anche la
maggior spesa sostenuta per il nuovo affidamento, se non si
ricorre all’art. 124, comma 2.
7. L’Allegato II.14 disciplina le attività post-risoluzione del
direttore dei lavori e dell’organo di collaudo o verifica di
conformità.
8. In caso di risoluzione, l’appaltatore deve sgomberare i cantieri e
le aree nel termine assegnato.
In caso di inadempimento, la stazione appaltante interviene d’ufficio
e addebita i costi.
Per eventuali ostacoli giurisdizionali al ripiegamento, la stazione
appaltante può prestare cauzione (1% del valore del contratto) o
fideiussione, come da art. 106.
Resta salvo il diritto dell’appaltatore al risarcimento danni.
Commento
L’articolo 122 regola i casi in cui è possibile o necessario procedere alla
risoluzione del contratto d’appalto. Vengono distinte le ipotesi di facoltà
discrezionale della stazione appaltante (comma 1), da quelle in cui la
risoluzione è obbligatoria (comma 2), con un focus particolare su gravi
irregolarità e violazioni normative.
La disposizione attribuisce un ruolo chiave al RUP e al direttore dei
lavori, prevedendo un procedimento strutturato anche in caso di
inadempimento semplice, rafforzando così la trasparenza e legittimità
dell’azione amministrativa.
In caso di risoluzione, si stabilisce il principio del pagamento solo per le
prestazioni eseguite, con possibilità di compensazioni in caso di danni o
costi aggiuntivi per il nuovo affidamento.
La norma ha anche una rilevante valenza operativa, imponendo tempi certi
per lo sgombero e prevedendo misure cautelative patrimoniali in presenza
di contenziosi, tutelando in tal modo l’interesse pubblico e la continuità
dell’opera.
Art. 123 – Recesso
Testo aggiornato (sintesi)
1. La stazione appaltante può recedere in qualsiasi momento dal
contratto, fermo restando quanto previsto dagli articoli 88,
comma 4-ter, e 92, comma 4, del Codice antimafia ([Link].
159/2011).
In tal caso, l’appaltatore ha diritto a:
a) il pagamento dei lavori o delle prestazioni già eseguite;
b) il valore dei materiali utili:
i. in cantiere (per i lavori);
ii. in magazzino (per servizi e forniture);
c) un indennizzo pari al 10% dell’importo delle opere, servizi o
forniture non eseguite, calcolato secondo l’art. 11 dell’Allegato
II.14.
2. Il recesso deve essere comunicato per iscritto, con un
preavviso minimo di 20 giorni.
Decorso tale termine:
la stazione appaltante prende in consegna lavori, servizi o
forniture;
si procede al collaudo definitivo o alla verifica di
regolarità.
3. L’Allegato II.14 regola:
il rimborso dei materiali;
la facoltà di ritenzione della stazione appaltante;
gli obblighi di rimozione e sgombero a carico
dell’appaltatore.
Commento
L’articolo disciplina il diritto di recesso unilaterale della stazione
appaltante, espressione di una prerogativa pubblicistica, esercitabile senza
necessità di motivazione specifica, purché nel rispetto delle garanzie per
l’appaltatore.
Si prevede infatti una tutela patrimoniale minima per il contraente
privato, garantendo il pagamento di quanto già eseguito e un indennizzo
forfettario per l’incompiuto, fissato nel 10%, in linea con la consolidata
prassi contrattuale.
Il meccanismo del preavviso e della presa in consegna favorisce una
transizione ordinata, evitando l’interruzione improvvisa dell’esecuzione.
L’Allegato II.14 integra la disciplina con aspetti operativi importanti, come
la gestione di materiali e la liberazione delle aree, rafforzando il principio
di continuità dell’azione amministrativa.
In sintesi, la norma offre un equilibrio tra interesse pubblico e tutela
dell’affidatario, consentendo alla P.A. di agire con flessibilità senza
compromettere i diritti acquisiti.
Art. 124 – Esecuzione o completamento dei lavori, servizi o
forniture nel caso di procedura di insolvenza o di impedimento
alla prosecuzione dell’affidamento con l’esecutore designato
Testo aggiornato (sintesi)
1. In presenza di situazioni che ostacolano la prosecuzione del
contratto, quali:
liquidazione giudiziale, coatta amministrativa o concordato
preventivo,
risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 122,
recesso ex art. 88, comma 4-ter, del Codice antimafia,
dichiarazione giudiziale di inefficacia del contratto,
le stazioni appaltanti possono interpellare in ordine di
graduatoria i partecipanti alla gara originaria per l’eventuale
affidamento dell’esecuzione o completamento del contratto,
purché ciò risulti tecnicamente ed economicamente
sostenibile.
2. L'affidamento a un nuovo operatore:
avviene di norma alle stesse condizioni dell’aggiudicatario
originario;
può avvenire alle condizioni offerte dall’interpellato, se
previsto espressamente nei documenti di gara.
3. Deroga per appalti di rilievo:
per lavori pubblici sopra soglia (art. 14) o servizi/forniture
oltre 1 milione di euro, si applicano le disposizioni dell’art.
216, commi 2 e 3, in luogo dei commi 1 e 2 del presente
articolo.
4. Se il soggetto aggiudicatario è in liquidazione giudiziale, il
curatore può:
stipulare il contratto (se l’aggiudicazione è antecedente alla
dichiarazione di liquidazione),
eseguire contratti già stipulati, previa autorizzazione del
giudice delegato,
purché l’autorizzazione sia rilasciata entro il termine
previsto dall’art. 18, comma 2. In caso contrario, il curatore
è sciolto da ogni obbligo e si procede come da commi 1 e 2.
5. Se l’impresa ha presentato domanda di concordato preventivo, si
applicano:
i commi 1 e 2 dell’art. 95 del Codice della crisi d’impresa;
se la domanda è successiva all’aggiudicazione, la stipula del
contratto deve essere autorizzata nei tempi stabiliti dal
comma 4, in conformità con i commi 3 e 4 dell’art. 95.
6. Rimangono valide le disposizioni di cui all’art. 32 del D.L.
90/2014 (convertito nella L. 114/2014), in materia di gestione
straordinaria delle imprese a fini di prevenzione della corruzione.
Commento
L’articolo 124 disciplina le modalità con cui le stazioni appaltanti possono
garantire la continuità dell’esecuzione di un contratto pubblico in caso di
insolvenza o impedimento giuridico che colpisca l’operatore economico
aggiudicatario. Il legislatore introduce una procedura sostitutiva che
consente di interpellare progressivamente i concorrenti della
graduatoria originaria, evitando così nuove gare e riducendo i tempi di
interruzione dell’opera o del servizio.
La clausola di mantenimento delle condizioni economiche originarie,
salvo diversa previsione, tutela la trasparenza e la concorrenza. Tuttavia, nei
casi di maggior rilievo economico, si applicano norme specifiche (art. 216),
a conferma della necessità di maggiore cautela nei contratti più complessi o
onerosi.
Il ruolo del curatore fallimentare assume rilevanza cruciale per evitare la
dispersione del valore dell’impresa: può infatti procedere alla stipula o
esecuzione dei contratti, ma solo previa autorizzazione entro termini
definiti.
Infine, il richiamo al Codice della crisi e al D.L. 90/2014 assicura la
coerenza con il sistema delle misure preventive e conservative nei confronti
delle imprese pubbliche o private coinvolte in situazioni critiche, con
particolare riguardo alla prevenzione della corruzione e alla tutela
dell’interesse pubblico.
Art. 125 – Anticipazione, modalità e termini di pagamento del
corrispettivo
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’anticipazione del prezzo è pari al 20% del valore del
contratto. Nei documenti di gara può essere prevista una
maggiorazione fino al 30%.
Nei contratti pluriennali di servizi e forniture,
l’anticipazione è calcolata sul valore della singola annualità
ed erogata entro 15 giorni dall’avvio della prestazione
utile.
Per appalti di lavori, l’anticipazione è corrisposta entro 15
giorni anche in caso di consegna urgente (art. 17, commi 8–
9).
Per contratti oltre 500 milioni di euro, si applicano le
scadenze definite nel contratto.
In caso di appalto integrato, l’anticipazione è distinta tra
progettazione e lavori.
Non si applica ai contratti elencati nell’allegato II.14.
2. L’erogazione è subordinata a garanzia fideiussoria maggiorata
degli interessi legali per il recupero.
La garanzia è gradualmente ridotta in base allo stato di
avanzamento.
L’anticipazione è revocata in caso di ritardi imputabili
all’esecutore, con obbligo di restituzione e interessi legali.
3. Per i lavori, gli acconti sono pagati entro 30 giorni dallo stato di
avanzamento, salvo diverso termine (max 60 giorni) giustificato e
previsto nel contratto.
4. Lo stato di avanzamento è adottato dal direttore lavori o, in
mancanza, dall’esecutore. In caso di disaccordo, si procede previa
valutazione e contraddittorio.
5. Il RUP emette il certificato di pagamento entro 7 giorni
dall’adozione dello stato di avanzamento. L’esecutore può
emettere fattura immediatamente, anche senza il certificato.
6. Per servizi e forniture periodici con acconti, si applicano i commi
3, 4 e 5.
7. A collaudo positivo (o verifica di conformità), il RUP rilascia il
certificato di saldo entro 7 giorni. Il pagamento avviene entro 30
giorni, salvo diverso termine (max 60 giorni) giustificato.
8. Resta fermo quanto previsto dall’art. 4, comma 6, del [Link].
231/2002.
9. In caso di ritardo, si applicano interessi moratori ex artt. 5 e 6
del [Link]. 231/2002.
10. Le piattaforme digitali devono garantire la tracciabilità delle
fatture elettroniche, l’interoperabilità con i sistemi di contabilità
pubblica e l’integrazione con il sistema di pagamento previsto
dall’art. 5 del CAD.
Commento
L’articolo disciplina in dettaglio le regole per l’anticipazione del
corrispettivo e i termini di pagamento nei contratti pubblici. L’obiettivo è
garantire tempestività nei pagamenti e tutela dell’equilibrio finanziario
degli esecutori, anche mediante strumenti di controllo come la fideiussione
e la digitalizzazione delle procedure. Vengono distinti i casi dei lavori, dei
contratti pluriennali e degli appalti integrati, con attenzione alla
scansione temporale prevista nel contratto. Il sistema premia la regolarità
contributiva, introduce sanzioni in caso di ritardi ingiustificati e si
coordina con la disciplina generale sugli interessi moratori.
Art. 126 – Penali e premi di accelerazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. I contratti di appalto prevedono penali per il ritardo
nell’esecuzione delle prestazioni:
sono commisurate ai giorni di ritardo e proporzionali
all’importo del contratto;
sono calcolate in misura giornaliera tra lo 0,5‰ e l’1,5‰
dell’ammontare netto contrattuale;
non possono superare complessivamente il 10% del
valore netto del contratto.
2. Negli appalti di lavori, la stazione appaltante può riconoscere un
premio di accelerazione se i lavori si concludono in anticipo
rispetto al termine contrattuale o prorogato:
il premio è commisurato al numero di giorni di anticipo e
all’importo del contratto,
è corrisposto solo se l’esecuzione è conforme e in
condizioni di sicurezza,
è calcolato secondo i criteri fissati nei documenti di gara e
finanziato con le somme della voce “imprevisti”.
2-bis. Premi di accelerazione possono essere previsti anche negli appalti
di
servizi e forniture, se compatibili con l’oggetto dell’appalto. I
criteri di
riconoscimento e determinazione devono essere indicati nei
documenti di
gara.
Commento
L’articolo introduce un sistema di penalità e premialità per regolare
l’esecuzione temporale dei contratti pubblici. Le penali, proporzionali e
definite con precisione, servono da deterrente contro i ritardi, mentre i
premi di accelerazione incentivano la consegna anticipata, se effettuata in
modo conforme e sicuro. Questi meccanismi, ancorati a criteri economici e
temporali stabiliti in gara, valorizzano l’efficienza senza compromettere la
qualità. La previsione della premialità estesa anche a servizi e forniture,
se adeguatamente motivata e regolata, amplia le leve gestionali della
stazione appaltante in chiave meritocratica.
PARTE VII – DISPOSIZIONI PARTICOLARI
PER ALCUNI CONTRATTI DEI SETTORI
ORDINARI
Art. 127 – Norme applicabili ai servizi sociali e assimilati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per l’affidamento dei servizi sociali e assimilati (allegato X,
direttiva 2014/24/UE), di valore pari o superiore alla soglia di cui
all’art. 14, comma 1, lett. d), le stazioni appaltanti procedono
con:
a) bando o avviso di gara contenente le informazioni dell’allegato
II.6, Parte I, lett. E;
b) oppure con avviso di pre-informazione (valido max 24 mesi),
contenente i dati dell’allegato II.6, Parte I, lett. F, specificando
che non seguirà un bando ulteriore.
2. Il comma 1 non si applica in caso di procedura negoziata senza
bando, se ricorrono i presupposti dell’art. 76.
3. Dopo l’affidamento, va pubblicato un avviso di aggiudicazione
(allegato II.6, Parte I, lett. G). Gli avvisi possono essere
raggruppati trimestralmente, ma inviati entro 30 giorni dalla
fine del trimestre.
4. Per gli affidamenti nei settori speciali (anche ex art. 173), bandi
e avvisi devono rispettare l’allegato II.6, Parte III e i formulari
UE.
5. Tutti gli avvisi devono essere pubblicati secondo l’art. 164.
Commento
L’articolo 127 regola le modalità di affidamento per i servizi sociali e
assimilati, riconoscendo a questi una disciplina semplificata ma comunque
trasparente. Le stazioni appaltanti possono scegliere tra bando tradizionale
e avviso di pre-informazione, in linea con il principio di proporzionalità. È
inoltre prevista la pubblicazione dell’aggiudicazione, anche in forma
cumulativa, per garantire tracciabilità. La norma coordina le fonti europee
(direttiva 2014/24/UE) con gli allegati tecnici nazionali e valorizza
l’autonomia amministrativa, pur mantenendo obblighi di pubblicità e
tracciabilità delle procedure.
Art. 128 – Servizi alla persona
Testo aggiornato (sintesi)
1. In deroga all’art. 127, per l’affidamento dei servizi alla persona
si applicano le seguenti disposizioni.
2. Sono considerati servizi alla persona (ai sensi dell’allegato XIV
della direttiva 2014/24/UE):
a) servizi sanitari, sociali e connessi;
b) prestazioni sociali;
c) altri servizi pubblici, sociali o personali, anche erogati da
sindacati, associazioni politiche o giovanili.
3. L’affidamento deve garantire:
qualità, continuità, accessibilità, disponibilità e
completezza del servizio;
attenzione alle esigenze di categorie svantaggiate;
coinvolgimento degli utenti.
4. Le stazioni appaltanti approvano gli strumenti di
programmazione nel rispetto delle norme nazionali e regionali
(art. 37).
5. Le finalità di cui agli artt. 62 e 63 possono essere attuate anche
tramite forme associative (es. distretti sociosanitari).
6. Si applicano le procedure di aggiudicazione di cui agli artt. 32–
34, 59 e 71–76.
7. Si applicano anche gli artt. 79, 80, 84, 85, 89, 94, 95, 98–101,
110.
L’aggiudicazione avviene con il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa.
8. Per contratti sotto soglia, valgono comunque i principi di
qualità e inclusività indicati al comma 3.
Commento
L’articolo definisce le regole per l’affidamento dei servizi alla persona,
differenziandoli da quelli sociali in senso stretto. Si tratta di servizi
sensibili, destinati a utenti fragili o portatori di bisogni specifici, per cui la
norma impone standard elevati di qualità e impone l’uso del criterio
dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Viene garantito il
coordinamento con la programmazione territoriale e la normativa settoriale,
favorendo soluzioni organizzative flessibili. Anche per importi sotto soglia,
prevale l’approccio inclusivo e centrato sull’utente, che costituisce il
cuore di questa disciplina speciale.
Art. 129 – Appalti riservati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti possono riservare la partecipazione a
determinati enti per l’affidamento di servizi sanitari, sociali e
culturali (allegato XIV, direttiva 2014/24/UE), mediante bando
conforme ai criteri seguenti.
2. Possono beneficiare della riserva solo enti che:
a) abbiano come scopo statutario la realizzazione di una missione
di servizio pubblico legata ai servizi affidati;
b) prevedano il reinvestimento degli utili per finalità statutarie o
distribuzione basata su logiche partecipative;
c) siano gestiti secondo principi partecipativi o con
coinvolgimento attivo di dipendenti, utenti o portatori
d’interesse.
3. Non possono partecipare enti che, nei 3 anni precedenti, siano
già stati aggiudicatari di appalti o concessioni relativi agli stessi
servizi, secondo questo articolo.
4. Il contratto può avere una durata massima di 3 anni.
Commento
Questo articolo introduce la possibilità per le stazioni appaltanti di
riservare l’accesso a specifiche categorie di enti no-profit o partecipativi
nell’ambito di servizi di interesse pubblico. La riserva è vincolata a
requisiti rigorosi, sia statutari che organizzativi, per garantire che il
beneficiario operi davvero nell’ottica del bene collettivo. L’esclusione
temporanea degli enti già aggiudicatari previene situazioni di monopolio,
favorendo il rinnovamento e la pluralità dell’offerta. La durata limitata a
tre anni rafforza questa logica, assicurando ciclicità e rotazione
nell’affidamento dei servizi.
Art. 130 – Servizi di ristorazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. I servizi di ristorazione (allegato XIV, direttiva 2014/24/UE)
sono aggiudicati esclusivamente con il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa, basato sul miglior rapporto
qualità/prezzo. La valutazione tecnica premia:
a) la qualità degli alimenti, in particolare:
i. prodotti biologici, tipici, tradizionali, DOP/IGP;
ii. filiera corta;
iii. agricoltura sociale;
b) il rispetto delle norme ambientali e dei criteri ambientali
minimi (art. 57);
c) la formazione degli operatori.
2. Nei servizi destinati a scuole e strutture pubbliche per minori
(asili, primarie, secondarie), si applica l’obbligo previsto
dall’art. 4, comma 5-quater, del D.L. 104/2013.
3. Le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche o
ospedaliere possono introdurre priorità per prodotti
agroalimentari dell’agricoltura sociale, secondo la L.
141/2015.
4. Le linee guida nazionali per la ristorazione scolastica,
ospedaliera e assistenziale sono definite con decreto
interministeriale. In attesa della loro adozione, le stazioni
appaltanti devono indicare specifiche tecniche nei documenti di
gara per garantire la qualità.
Commento
L’articolo 130 tutela la qualità e la sostenibilità nella gestione dei servizi di
ristorazione pubblica, imponendo l’uso del criterio qualitativo per
l’aggiudicazione. Viene valorizzata la provenienza etica e ambientale dei
prodotti alimentari, l’educazione alimentare tramite la formazione degli
operatori e la filiera corta. Particolare attenzione è riservata alla refezione
scolastica e ospedaliera, con riferimenti normativi esterni e decreti in fase di
definizione. La norma riflette un modello di acquisto pubblico
responsabile, che integra salute, ambiente e inclusione sociale.
Art. 131 – Servizi sostitutivi di mensa
Testo aggiornato (sintesi)
1. I buoni pasto rappresentano un servizio sostitutivo della mensa
aziendale, utilizzabile presso esercizi convenzionati.
2. L’affidamento è riservato a società di capitali che:
abbiano capitale versato ≥ 750.000 euro;
siano costituite con oggetto sociale specifico;
presentino bilancio revisionato da società iscritta al registro
ex art. 2409-bis c.c.
3. Il possesso dei requisiti è comprovato tramite SCIA trasmessa al
Ministero delle imprese e del made in Italy.
4. Gli operatori con sede in altri Stati UE possono operare se
autorizzati nel proprio Paese.
5. L’affidamento avviene solo con offerta economicamente più
vantaggiosa, secondo criteri stabiliti nel bando:
a) ribasso sul valore nominale del buono pasto;
b) qualità e ampiezza della rete convenzionata;
c) sconto massimo del 5% verso gli esercenti (inclusi eventuali
servizi aggiuntivi);
d) tempi di pagamento agli esercenti;
e) progetto tecnico.
6. L’allegato II.17 definisce:
esercenti abilitati,
caratteristiche dei buoni,
contenuto degli accordi.
Per buoni elettronici è obbligatorio un unico terminale.
7. L’impegno all’attivazione della rete convenzionata entro il
termine fissato in gara è sufficiente per partecipare. La mancata
attivazione comporta decadenza dall’aggiudicazione.
8. Buoni pasto utilizzabili per l’intero valore nominale da parte del
lavoratore, senza trattenute da parte delle parti contrattuali
coinvolte.
Commento
L’articolo 131 disciplina in modo rigoroso il mercato dei servizi sostitutivi
di mensa, garantendo standard elevati per gli operatori, trasparenza nella
selezione e tutela dell’utente finale. Viene richiesto un capitale minimo
significativo, l’obbligo di revisione del bilancio e l’adozione di criteri di
aggiudicazione orientati alla qualità, con particolare attenzione alla rete
convenzionata e ai tempi di pagamento. Il buono pasto deve sempre
mantenere il suo pieno valore nominale, anche nella forma elettronica. Il
sistema tutela anche la concorrenza europea, aprendo agli operatori esteri
autorizzati nei rispettivi Paesi.
Art. 132 – Disciplina comune applicabile ai contratti nel settore
dei beni culturali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le norme del presente Titolo si applicano ai contratti relativi a:
beni culturali tutelati ai sensi del [Link]. 42/2004
(Codice dei beni culturali e del paesaggio);
scavi archeologici, anche subacquei.
Per tutto ciò che non è disciplinato specificamente, si
applicano le norme generali del Codice dei contratti.
2. Ai contratti nel settore dei beni culturali non si applica l’istituto
dell’avvalimento (art. 104), a causa della specificità del settore,
riconosciuta anche dall’art. 36 del TFUE.
Commento
L’articolo 132 stabilisce le regole generali per i contratti relativi ai beni
culturali, distinguendoli per la loro delicatezza e rilevanza pubblica. Le
norme si applicano a interventi di restauro, tutela e scavi, incluso il contesto
subacqueo. In virtù della natura tecnica e fiduciaria di tali prestazioni,
viene escluso il ricorso all’avvalimento, per evitare che i requisiti richiesti
siano soddisfatti da soggetti diversi da quelli che eseguono direttamente le
attività. Si conferma così l’importanza della specializzazione diretta in un
ambito che tutela l’identità culturale e storica nazionale.
Art. 133 – Requisiti di qualificazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per i lavori relativi ai beni culturali:
i requisiti di qualificazione degli esecutori e dei direttori
tecnici,
i livelli e contenuti della progettazione,
le modalità di collaudo,
sono stabiliti nell’Allegato II.18 del Codice.
Commento
L’articolo 133 rinvia all’Allegato II.18 per la disciplina di dettaglio relativa
a qualificazione, progettazione e collaudo nei contratti riguardanti beni
culturali. Si tratta di ambiti specialistici che richiedono competenze
tecniche elevate e una conoscenza approfondita del patrimonio artistico e
archeologico. Il rinvio all’allegato garantisce coerenza normativa e
aggiornabilità tecnica, assicurando che solo soggetti con reale esperienza e
competenza possano operare in questo settore particolarmente sensibile per
la tutela del patrimonio storico e artistico.
Art. 134 – Contratti gratuiti e forme speciali di partenariato
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali,
l’amministrazione può stipulare contratti gratuiti (art. 8, comma
1), nel rispetto delle prescrizioni dell’amministrazione
competente su:
progettazione,
esecuzione,
direzione lavori,
collaudo.
2. Lo Stato, le Regioni e gli enti territoriali possono attivare forme
speciali di partenariato con enti pubblici o privati per interventi
su beni culturali (restauro, gestione, fruizione), utilizzando
procedure semplificate di individuazione del partner, anche
ulteriori rispetto all’art. 8.
3. Resta fermo quanto previsto dall’art. 106, comma 2-bis, del
[Link]. 42/2004 (Codice dei beni culturali).
4. Per contratti di sponsorizzazione > 40.000 euro, è obbligatoria:
pubblicazione online per 30 giorni di avviso di ricerca
sponsor o proposta ricevuta;
successiva negoziazione libera, nel rispetto dei principi di
imparzialità e dei requisiti tecnici (artt. 66, 94, 95, 97, 100);
se lo sponsor realizza direttamente i
lavori/servizi/forniture, si applicano solo le norme su
qualificazione di progettisti ed esecutori;
la stazione appaltante e l’amministrazione competente
impartiscono le necessarie prescrizioni tecniche.
Commento
L’articolo 134 favorisce il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati
nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, tramite
strumenti flessibili come i contratti gratuiti e le sponsorizzazioni. Le
procedure semplificate agevolano interventi anche in mancanza di risorse
pubbliche, mantenendo il controllo tecnico delle amministrazioni
competenti. La norma tutela la trasparenza tramite pubblicazione
obbligatoria degli avvisi, ma consente margini di negoziazione diretta,
garantendo però il rispetto dei principi di imparzialità e dei requisiti
tecnici essenziali. L’approccio bilancia efficienza, apertura al partenariato e
tutela dell’interesse pubblico.
Art. 135 – Servizi di ricerca e sviluppo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del Codice si applicano ai contratti per servizi
di R&S (allegato II.19) solo se:
i risultati appartengono esclusivamente alla stazione
appaltante,
il servizio è interamente retribuito dalla stazione
appaltante.
2. Le stazioni appaltanti possono ricorrere agli appalti pre-
commerciali, nel rispetto dei principi generali (artt. 1–3), se:
i risultati non appartengono in via esclusiva alla stazione
appaltante;
la prestazione non è interamente retribuita;
il bisogno non può essere soddisfatto con soluzioni già
disponibili sul mercato.
3. Abrogato
Commento
L’articolo 135 disciplina i servizi di ricerca e sviluppo, distinguendo tra
contratti pienamente regolati dal Codice e appalti pre-commerciali, che
seguono logiche più flessibili. Questi ultimi incentivano l’innovazione
pubblica, permettendo partenariati con soggetti esterni anche senza piena
titolarità sui risultati o remunerazione integrale. La norma esclude
l’applicazione del Codice in assenza di certe condizioni, lasciando margine
a strumenti alternativi di sperimentazione e sviluppo tecnologico. Si
tratta di un equilibrio tra tutela degli interessi pubblici e dinamicità
dell’innovazione.
Art. 136 – Difesa e sicurezza
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il Codice si applica ai contratti nei settori difesa e sicurezza,
salvo:
a) quelli disciplinati dal [Link]. 208/2011;
b) quelli esclusi anche da tale decreto ai sensi dell’art. 6.
2. L’applicazione del Codice è esclusa quando non è possibile
tutelare gli interessi essenziali di sicurezza dello Stato,
soprattutto per garantire la riservatezza delle informazioni.
3. Per le concessioni in questi settori si applica il Libro IV, salvo i
casi esclusi dal [Link]. 208/2011, art. 6.
4. Ai contratti e agli interventi connessi ad accordi internazionali
(anche all’estero o tramite il Genio militare) si applica l’allegato
II.20, senza i limiti di importo dell’art. 14.
4-bis. Non si applica l’obbligo di riserva del 50% ai micro e piccoli
operatori (ex
art. 119, comma 2, quinto periodo).
5. Per acquisti all’estero da parte dell’amministrazione della difesa
(macchinari, strumenti di precisione):
possibile anticipazione fino a 1/3 del prezzo, previa
garanzia idonea.
Commento
L’articolo 136 disciplina i contratti legati a difesa e sicurezza, settori
sensibili che richiedono una regolazione differenziata. Il Codice si applica
solo in parte, lasciando spazio al [Link]. 208/2011 e prevedendo deroghe
specifiche per motivi di sicurezza nazionale o in caso di cooperazione
internazionale. L’esclusione dell’obbligo di riserva per le PMI e la
possibilità di anticipazioni su acquisti esteri rispondono all’esigenza di
efficienza operativa. L’intero impianto normativo mira a conciliare
trasparenza amministrativa con la necessaria riservatezza strategica in
materia di difesa.
Art. 137 – Contratti misti concernenti aspetti di difesa e
sicurezza
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’articolo disciplina i contratti misti che coinvolgono:
appalti/concessioni soggetti al Codice,
appalti disciplinati dall’art. 346 TFUE o dal [Link].
208/2011.
2. Se le parti del contratto sono separabili, si applicano i commi
3–5; se non sono separabili, si applica il comma 6.
3. Se si affidano contratti distinti per ogni parte, ciascun contratto
segue la disciplina propria della parte.
4. Se si sceglie un appalto unico:
a) Se include parti soggette all’art. 346 TFUE, può essere escluso
da Codice e [Link]. 208/2011, con giustificazione oggettiva;
b) Se include parti soggette solo al [Link]. 208/2011, si applica
quel decreto, sempre con giustificazione oggettiva.
5. Non è ammessa la scelta dell’appalto unico per eludere
l’applicazione del Codice o del [Link]. 208/2011.
6. Se le parti non sono separabili:
si può escludere il Codice se è presente una componente
disciplinata dall’art. 346 TFUE;
altrimenti si applica il [Link]. 208/2011.
Commento
L’articolo 137 regola i contratti misti che coinvolgono sia componenti
civili sia componenti di difesa e sicurezza, stabilendo una disciplina
flessibile ma rigorosa. Quando le componenti sono separabili, ciascuna
parte segue la sua normativa di riferimento; se invece sono inseparabili,
prevale la parte più sensibile (difesa o sicurezza), a condizione che vi sia
una motivazione oggettiva. La norma mira a evitare elusioni normative,
mantenendo un equilibrio tra esigenze di flessibilità operativa e rispetto
dei principi del diritto europeo e nazionale.
Art. 138 – Contratti e concorsi di progettazione aggiudicati o
organizzati in base a norme internazionali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il Codice non si applica ad appalti pubblici, concessioni e
concorsi di progettazione in ambito difesa o sicurezza (ex [Link].
208/2011) quando disciplinati da:
a) accordi internazionali tra lo Stato e uno o più Paesi terzi (per
progetti comuni);
b) accordi relativi alla presenza di truppe di stanza;
c) norme procedurali di un'organizzazione internazionale (per
appalti propri);
d) norme internazionali per appalti/concessioni gestiti da uno Stato
membro su incarico dell’organizzazione.
2. Gli accordi di cui alla lett. a) devono essere comunicati alla
Commissione europea.
3. Il Codice non si applica neanche quando gli appalti/concessioni
sono:
interamente finanziati da un’organizzazione o istituzione
internazionale;
prevalentemente cofinanziati, previo accordo sulle
procedure d’appalto applicabili.
Commento
L’articolo 138 disciplina le deroghe al Codice dei contratti per gli appalti
legati alla difesa, sicurezza e cooperazione internazionale. Quando i
contratti sono regolati da accordi o norme internazionali, il Codice non si
applica, a tutela di specifici equilibri diplomatici e operativi. Viene
valorizzata la flessibilità procedurale nel quadro di collaborazioni con
Paesi terzi, truppe alleate o organizzazioni sovranazionali. La previsione di
comunicazione alla Commissione europea e la possibilità di accordi
procedurali riflette l’obiettivo di conciliare sovranità, sicurezza e
cooperazione internazionale.
Art. 139 – Contratti secretati
Testo aggiornato (sintesi)
1. È possibile derogare alle procedure di affidamento previste dal
Codice nei seguenti casi:
a) contratti con classifica di segretezza;
b) contratti la cui esecuzione richiede misure di sicurezza
speciali, secondo norme vigenti.
2. La classifica di segretezza o la necessità di misure speciali
devono essere indicate in provvedimento motivato della
stazione appaltante, che spiega:
i presupposti giuridici (es. L. 124/2007, art. 42);
le specifiche cause che giustificano la deroga.
3. Possono eseguire tali contratti solo operatori economici:
in possesso dei requisiti del Codice,
con nulla osta di sicurezza (art. 42, co. 1-bis, L. 124/2007).
4. L’affidamento avviene con gara informale, invitando almeno
cinque operatori qualificati, se compatibile con i requisiti di
sicurezza.
5. La Corte dei conti esercita controllo:
preventivo sui provvedimenti motivati e sugli atti di
affidamento,
sulla regolarità e gestione dei contratti,
con relazione annuale al COPASIR entro il 30 giugno.
Commento
L’articolo 139 disciplina i cosiddetti contratti secretati, cioè contratti
pubblici sottratti alle ordinarie regole di trasparenza e concorrenza per
motivi di sicurezza nazionale. La deroga è consentita solo con
provvedimento motivato, che deve evidenziare le ragioni sostanziali e
giuridiche. Restano tuttavia garantiti alcuni presìdi, come il nulla osta di
sicurezza per gli operatori e un controllo rafforzato della Corte dei conti,
che deve vigilare anche sull’efficacia gestionale. Il bilanciamento tra
segretezza operativa e accountability istituzionale è il perno della norma.
Art. 140 – Procedure in caso di somma urgenza e di protezione
civile
Testo aggiornato (sintesi)
1. In caso di eventi imprevisti o imprevedibili che minacciano
l’incolumità pubblica o privata, il RUP o altro tecnico può
ordinare interventi immediati, fino a 500.000 euro (o entro la
soglia UE per servizi/forniture), redigendo verbale motivato.
2. L’affidamento può avvenire direttamente, in deroga agli artt. 37
e 41, a operatori scelti dal RUP o tecnico.
3. Il corrispettivo è concordato; in mancanza, si applicano prezzari
ufficiali ridotti del 20%.
4. Entro 10 giorni il RUP redige una perizia giustificativa e la invia
per l’approvazione e copertura spesa.
5. Se il contratto non viene approvato, l’esecuzione è sospesa, con
liquidazione della parte svolta.
6. È somma urgenza anche quella prevista dal Codice della
Protezione Civile ([Link]. 1/2018); la condizione dura max 15
giorni o fino allo stato di emergenza.
7. Gli affidatari autocertificano i requisiti; la verifica deve
avvenire entro 60 giorni. Se assenti, il contratto è risolto, salvo il
pagamento delle prestazioni utili.
8. In via eccezionale, l’affidamento diretto è ammesso anche sopra
soglia per max 30 giorni, entro limiti stabiliti dal [Link]. 1/2018.
Non ammesso per lavori ≥ soglia UE e servizi/forniture ≥ triplo
soglia UE.
9. Per forniture/servizi ≥ 140.000 €, senza prezzari disponibili, si
può stabilire prezzo provvisorio, con successiva valutazione di
congruità.
10. Gli atti devono essere pubblicati sul sito dell’ente e inviati
all’ANAC per controllo.
11. In stato di emergenza nazionale (art. 24, [Link]. 1/2018) si può
derogare a:
a) art. 14, co. 12, lett. a (stima valore appalti omogenei);
b) art. 15, co. 2 (RUP anche esterno);
c) art. 37 (assenza di programmazione);
d) art. 49 (semplificazioni procedurali);
e) art. 108, commi 1–4, 6–8, 11 (criterio minor prezzo).
12. In emergenze regionali/nazionali, anche senza provvedimenti
formali:
a) importi raddoppiati per affidamenti diretti (entro soglie art.
14);
b) termine per perizia esteso a 30 giorni;
c) amministrazione competente è il soggetto attuatore, se
individuato.
Commento
L’articolo 140 disciplina le procedure di affidamento in situazioni di
somma urgenza o di protezione civile, consentendo interventi immediati
senza rispettare le normali regole del Codice. Per garantire prontezza e
sicurezza, il RUP può ordinare esecuzioni rapide e affidamenti diretti entro
limiti stabiliti, con possibilità di deroghe estese in casi eccezionali. Tuttavia,
restano obblighi di motivazione, trasparenza e verifica, nonché controlli
ex post da parte della stazione appaltante e dell’ANAC. La norma bilancia
l’urgenza operativa con il rispetto delle garanzie legali e contabili,
evitando abusi o scorciatoie ingiustificate.
LIBRO III - DELL’APPALTO NEI SETTORI
SPECIALI
PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 141 – Ambito e norme applicabili
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del presente Libro si applicano a:
stazioni appaltanti o enti concedenti che svolgono le
attività degli artt. 146–152;
altri soggetti che svolgono tali attività in virtù di diritti
speciali o esclusivi.
2. Le imprese pubbliche e i titolari di diritti speciali o esclusivi
applicano queste norme solo ai contratti strumentali rispetto
alle attività degli artt. 146–152.
3. Oltre a questo Libro, si applicano anche:
a) Libro I, Parte I, Titolo I (tranne art. 6);
b) Libro I, Parte I, Titolo II: artt. 13, 14, 16, 17, 18 (art. 15 solo per
amministrazioni aggiudicatrici);
c) Libro I, Parte II;
d) Libro I, Parte IV: artt. 41–46;
e) Libro II, Parte II: artt. 57, 60, 61;
f) Libro II, Parte III, Titolo I: art. 64;
g) Libro II, Parte III, Titolo II;
g-bis) Libro II, Parte V, Titolo IV: art. 106;
h) Libro II, Parte V, Titolo IV, Capo II (nei limiti degli artt. 167–
169);
i) Libro II, Parte VI: artt. 113, 116, 117, 119, 120 (commi 1, 3–
15), 122, 125;
i-bis) Libro V, Parte I, Titolo II: artt. 215–219.
3-bis. Per i servizi di ricerca e sviluppo si applica l’art. 135.
4. Le imprese pubbliche e i titolari di diritti speciali possono
adottare atti interni per:
adattare le funzioni del RUP alla propria organizzazione;
definire la variante in corso d’opera, secondo esigenze
settoriali e nel rispetto del diritto UE.
5. Le stazioni appaltanti/enti concedenti determinano liberamente
l’oggetto e la suddivisione in lotti, senza obbligo di motivazione
aggravata, ma indicano nel bando:
se le offerte sono ammesse per uno, più o tutti i lotti.
Commento
L’articolo 141 apre il Libro dedicato ai settori speciali, stabilendo un
regime flessibile per appalti in ambiti come energia, trasporti o
telecomunicazioni. Questi soggetti, anche se operano con diritti esclusivi o
in monopolio, applicano solo parte del Codice, mantenendo maggiore
autonomia organizzativa e operativa. È prevista la possibilità di adattare
il ruolo del RUP o la gestione delle varianti in base alle peculiarità del
mercato. Si conferma l’estensione di molte disposizioni generali, ma con
un approccio modulare e settoriale, che valorizza l’efficienza senza
rinunciare ai principi fondamentali del diritto dell’Unione europea.
Art. 142 – Joint venture e affidamenti a imprese collegate
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il codice non si applica se sono rispettate le condizioni previste,
ai contratti aggiudicati:
a) da una joint venture (composta da sole stazioni appaltanti o enti
concedenti, per attività ex artt. 146–152) a uno dei suoi membri;
b) da una stazione appaltante/ente concedente alla joint venture
di cui fa parte.
2. Il codice è escluso anche nei seguenti casi, se ricorrono le
condizioni:
a) affidamento a un’impresa collegata;
b) affidamento da joint venture a impresa collegata a uno dei suoi
membri.
3. La deroga del comma 1 si applica se:
la joint venture è costituita per almeno 3 anni;
l’atto costitutivo impone la partecipazione per la medesima
durata.
4. La deroga del comma 2 si applica se:
almeno l’80% del fatturato medio triennale dell’impresa
collegata deriva da prestazioni verso l’ente concedente o
imprese collegate.
5. Se l’impresa è di recente costituzione, è sufficiente una
proiezione attendibile del fatturato conforme alla soglia
dell’80%.
6. In caso di più imprese collegate attive in settori affini, il calcolo
dell’80% avviene cumulando i fatturati.
7. Su richiesta della Commissione europea, le stazioni appaltanti
devono comunicare:
a) nomi delle imprese/joint venture interessate;
b) natura e valore dei contratti;
c) ogni elemento utile a verificare il rispetto delle condizioni di
legge.
Commento
L’articolo 142 introduce importanti deroghe al codice per i contratti tra enti
pubblici o imprese internamente collegate, limitando l’obbligo di gara
quando vi è integrazione strutturale e funzionale tra le parti. L’eccezione
si applica sia alle joint venture pubbliche che alle imprese collegate,
purché ricorrano condizioni rigorose: durata minima, vincolo di fatturato e
trasparenza nei rapporti. Si tratta di una norma di semplificazione, pensata
per settori speciali dove cooperazione interna e integrazione verticale
possono garantire efficienza, evitando formalismi non necessari nei rapporti
infragruppo o tra partner pubblici.
Art. 143 – Attività esposte direttamente alla concorrenza
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le norme del codice non si applicano ai contratti per attività ex
artt. 146–152 se l’attività è direttamente esposta alla
concorrenza su mercati liberamente accessibili. L’attività può
riguardare solo una parte del settore o del territorio nazionale.
2. La valutazione dell’esposizione è di competenza della
Commissione europea, tenendo conto:
del mercato dell’attività,
del mercato geografico di riferimento.
3. L’esposizione alla concorrenza si valuta considerando:
caratteristiche dei servizi/prodotti;
prodotti/servizi alternativi disponibili;
presenza di più fornitori;
dinamiche della domanda e dell’offerta.
4. Il mercato geografico di riferimento è l’area in cui vi è
omogeneità concorrenziale, distinta da territori adiacenti. Si
valutano:
ostacoli all’ingresso, preferenze dei consumatori,
differenze di prezzo e quote di mercato.
5. Sono considerati mercati liberamente accessibili quelli indicati
dalla direttiva 2014/24/UE. Se non espressamente indicati, è
necessario dimostrare la libertà di fatto e di diritto.
6. Il Presidente del Consiglio dei ministri, con il Ministro
competente, può chiedere alla Commissione UE di escludere
l’applicazione del codice, presentando tutti i dati e atti rilevanti,
incluse valutazioni delle Autorità indipendenti.
7. Anche le stazioni appaltanti possono presentare richiesta alla
Commissione, corredandola, ove manchi una posizione
dell’Autorità indipendente, delle informazioni indicate al comma
6.
8. L’esclusione si verifica se:
a) la Commissione adotta un atto di esecuzione entro il termine
stabilito;
b) non adotta l’atto entro tale termine.
9. Le richieste possono essere modificate, con consenso della
Commissione, anche per attività o territori. In tal caso decorre
nuovo termine per l’atto di esecuzione.
10. Se una richiesta è già in corso, eventuali richieste ulteriori sulla
stessa attività saranno esaminate nell’ambito della prima e non
avviano nuove procedure.
Commento
L’articolo 143 rappresenta uno strumento strategico per escludere
dall’applicazione del Codice i contratti relativi ad attività che operano in
contesti già pienamente concorrenziali. Il riconoscimento di tale
condizione non è automatico, ma richiede una valutazione della
Commissione europea, basata su criteri economici e geografici rigorosi. La
norma favorisce la semplificazione procedurale nei settori liberalizzati,
tutelando al contempo il principio di concorrenza e la parità di accesso ai
mercati. Fondamentale il ruolo delle Autorità indipendenti e la
trasparenza nelle comunicazioni con Bruxelles.
Art. 144 – Appalti aggiudicati a scopo di rivendita o di
locazione a terzi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del codice non si applicano agli appalti destinati
alla rivendita o alla locazione a terzi, quando:
la stazione appaltante o l’ente concedente non gode di
diritti speciali o esclusivi sull’oggetto dell’appalto;
altri operatori possono liberamente vendere o locare alle
medesime condizioni.
2. Su richiesta della Commissione europea, le stazioni appaltanti o
gli enti concedenti comunicano le categorie di prodotti o
attività escluse, specificando le informazioni commerciali
sensibili.
3. Il codice non si applica alle categorie di prodotti o attività
indicate al comma 1 se la Commissione europea ha confermato
l’esclusione con atto pubblicato nella Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea.
Commento
Questo articolo introduce una deroga mirata per appalti relativi a beni o
servizi destinati alla compravendita o locazione commerciale, purché
l’ente non operi in regime di privilegio o esclusiva. La ratio è evitare
l’applicazione del codice in contesti di piena concorrenza, dove il potere
di mercato dell’ente pubblico è assente. L’esclusione non è automatica:
richiede una valutazione trasparente da parte della Commissione europea,
che può confermare l’esenzione mediante pubblicazione ufficiale. Ciò
garantisce equilibrio tra flessibilità operativa e tutela del mercato.
Art. 145 – Attività svolte in Paesi terzi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del codice non si applicano ai contratti relativi
ad attività ex artt. 146–152 svolte in Paesi terzi, purché non vi
sia sfruttamento materiale di reti o aree all’interno
dell’Unione europea.
2. Le stazioni appaltanti o gli enti concedenti devono comunicare,
su richiesta della Commissione europea, le categorie di attività
escluse in base al comma 1, specificando quali informazioni
hanno carattere commerciale sensibile.
3. L’esclusione si applica comunque alle attività inserite negli
elenchi ufficiali della Commissione europea, pubblicati
periodicamente nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Commento
L’articolo 145 sancisce l’inapplicabilità del codice per le attività settoriali
svolte fuori dall’UE, a condizione che non vi siano ripercussioni
sull’utilizzo di infrastrutture o reti europee. La norma riflette il principio
di non interferenza dell’ordinamento UE su contratti che non
coinvolgono direttamente il mercato interno. La verifica dell’esclusione
spetta alla Commissione europea, che può aggiornare gli elenchi tramite
pubblicazione ufficiale. È quindi essenziale per gli enti mantenere piena
trasparenza e corretta interlocuzione con le istituzioni europee.
Art. 146 – Gas ed energia termica
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del codice si applicano ai contratti relativi ai
settori gas ed energia termica solo se riguardano:
a) la gestione di reti fisse pubbliche connesse a produzione,
trasporto o distribuzione;
b) l’alimentazione di tali reti con gas o energia termica, inclusa la
generazione, produzione e vendita all’ingrosso o al dettaglio.
2. L’alimentazione di reti pubbliche non rientra nel campo di
applicazione del codice se:
a) la produzione di gas o energia è derivata da un’attività diversa
da quelle disciplinate dal presente o dai successivi articoli (147–
149);
b) l’alimentazione serve solo a valorizzare economicamente tale
produzione e rappresenta al massimo il 20% del fatturato
annuo medio dell’ente negli ultimi tre anni.
3. Sono esclusi dall’applicazione del codice i contratti per la
fornitura di energia o combustibili destinati alla produzione
energetica effettuata da soggetti che operano nei settori indicati al
comma 1.
Commento
Questo articolo delimita l’ambito di applicazione del codice per i settori del
gas e dell’energia termica, tutelando le attività con un impatto rilevante
sul servizio pubblico. Sono invece escluse le attività residuali o
collaterali, come l’alimentazione occasionale di reti pubbliche derivante da
impianti secondari o da surplus produttivi. Inoltre, l’esclusione per
l’acquisto di combustibili o energia destinata alla produzione riconosce
la natura industriale e non contrattuale di questi approvvigionamenti. È una
disciplina pensata per evitare vincoli procedurali ingiustificati nei casi di
attività marginali o interne al ciclo produttivo dell’ente.
Art. 147 – Elettricità
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il codice si applica ai contratti relativi al settore dell’elettricità
solo nei seguenti casi:
a) Gestione o messa a disposizione di reti fisse destinate al
servizio pubblico in relazione alla produzione, trasporto o
distribuzione;
b) Alimentazione di tali reti con elettricità, inclusa la
generazione, produzione e vendita all’ingrosso o al dettaglio.
2. L’alimentazione delle reti pubbliche non rientra nel campo di
applicazione del codice se:
a) la produzione di elettricità è finalizzata al consumo interno
dell’ente per attività non rientranti tra quelle di cui al presente
articolo o agli articoli 146, 148 e 149;
b) l’immissione in rete è limitata al surplus derivante dal
consumo proprio e non supera il 30% della produzione
complessiva nel triennio di riferimento.
3. Sono esclusi dall’applicazione del codice i contratti per la
fornitura di energia o combustibili impiegati per la produzione
elettrica da parte di stazioni appaltanti o enti concedenti che
operano nel settore di cui al comma 1.
Commento
La norma segue la medesima impostazione dell’articolo precedente (settore
gas), ma applicata al comparto elettrico. La ratio è quella di limitare
l’obbligo di applicare il codice ai casi in cui vi sia una concreta funzione
di servizio pubblico, evitando oneri procedurali per le attività connesse a
produzione interna o scambi marginali. Il limite del 30% della
produzione totale consente di individuare con chiarezza le casistiche
escluse. Rilevante anche l’esclusione per i contratti di fornitura energetica
destinata alla produzione, già considerata attività economica autonoma e
non contrattualistica pubblica.
Art. 148 – Acqua
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il codice si applica agli appalti nel settore idrico solo per le
seguenti attività:
a) Gestione o messa a disposizione di reti fisse destinate al
servizio pubblico connesse alla produzione, trasporto o
distribuzione di acqua potabile;
b) Alimentazione di tali reti con acqua potabile, inclusa la
produzione, generazione e vendita all’ingrosso o al dettaglio.
2. L’alimentazione di reti pubbliche non rientra nell’ambito di
applicazione del codice se:
a) la produzione di acqua potabile è funzionale ad altre attività
non previste dagli articoli da 146 a 149;
b) la quantità immessa in rete non supera il 30% della
produzione totale, calcolata come media triennale, ed è dovuta
al surplus rispetto al consumo interno.
3. Il codice si applica agli appalti o concorsi organizzati da soggetti
che svolgono le attività di cui al comma 1 quando riguardano:
a) Progetti di ingegneria idraulica, irrigazione o drenaggio, se
oltre il 20% dell’acqua prodotta è destinato all’alimentazione
potabile;
b) Smaltimento o trattamento delle acque reflue.
4. Sono esclusi dal codice gli appalti per l’acquisto di acqua, se
effettuati da soggetti che svolgono attività di cui al comma 1.
5. Sono escluse anche le concessioni per la gestione o fornitura
delle reti fisse connesse alla produzione, trasporto o distribuzione
di acqua potabile, oppure alla loro alimentazione.
6. Sono escluse le concessioni collegate alle attività di cui al
comma 5 che riguardino:
a) Progetti di ingegneria idraulica, irrigazione o drenaggio in cui
oltre il 20% dell’acqua è destinata a fini potabili;
b) Smaltimento o trattamento di acque reflue.
Commento
L’articolo disciplina in modo articolato l’ambito di applicazione del codice
per il settore idrico, distinguendo tra attività rilevanti, situazioni escluse
e applicazioni indirette. Sono soggetti alle regole del codice solo i contratti
strettamente connessi alla gestione e alimentazione delle reti pubbliche
per la fornitura di acqua potabile, con esclusione di casi residuali (es.
produzione interna) o specifiche forniture (es. acquisto di acqua).
Particolare attenzione è rivolta ai progetti infrastrutturali misti, per i
quali si stabiliscono soglie percentuali (20% e 30%) che definiscono
l'applicabilità o meno del codice, soprattutto per attività collaterali come
ingegneria idraulica e trattamento reflui.
Art. 149 – Servizi di trasporto
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il codice si applica alle attività di messa a disposizione o
gestione di reti destinate a fornire servizi di trasporto pubblico
mediante:
ferrovia,
tram (tranvia),
filobus,
autobus,
sistemi automatici,
sistemi a fune (es. funivie o cabinovie).
2. La rete si considera esistente quando il servizio di trasporto è
fornito secondo prescrizioni operative stabilite da autorità
pubbliche, riguardanti:
le tratte da coprire,
la capacità di trasporto disponibile,
la frequenza del servizio.
3. Sono esclusi dall’applicazione del codice i contratti relativi ai
servizi di trasporto pubblico di passeggeri per ferrovia o
metropolitana.
4. Sono escluse anche le concessioni relative a:
servizi di trasporto aereo, sulla base di licenza rilasciata ai
sensi del regolamento (CE) n. 1008/2008;
servizi di trasporto pubblico di passeggeri, ai sensi del
regolamento (CE) n. 1370/2007.
Commento
L’articolo distingue in modo chiaro le attività di trasporto pubblico
soggette al codice da quelle escluse. La norma si applica ai servizi
terrestri gestiti su reti pubbliche (ferrovie, autobus, filobus, ecc.), quando
il servizio è regolato da prescrizioni pubbliche, segno della rilevanza
dell’interesse collettivo. Tuttavia, esclude esplicitamente i servizi
ferroviari e metropolitani destinati al trasporto passeggeri, così come i
trasporti aerei e le concessioni soggette a normative europee specifiche,
introducendo una significativa deroga per settori già coperti da discipline
UE armonizzate. Questa esclusione mira a evitare sovrapposizioni
normative e a garantire coerenza con i regolamenti comunitari già
operanti in ambito trasporti.
Art. 150 – Settore dei porti e degli aeroporti
Testo aggiornato (sintesi)
Le disposizioni del codice si applicano alle attività di
sfruttamento di aree geografiche finalizzate alla messa a
disposizione di:
a) aeroporti,
b) porti marittimi o interni,
c) altri terminali di trasporto
ai vettori aerei, marittimi e fluviali.
Commento
L’articolo individua il campo di applicazione del codice negli interventi
infrastrutturali relativi a porti e aeroporti. In particolare, esso si riferisce
all’attività di gestione o realizzazione di spazi e strutture utilizzabili da
compagnie aeree, marittime e fluviali. Si tratta quindi di contratti
funzionali all’accesso e utilizzo di terminali da parte dei vettori di
trasporto, collocandosi nel cuore dei cosiddetti settori speciali, ossia quelli
in cui l’interesse pubblico si incrocia con il funzionamento del mercato.
Non si entra nel merito della tipologia contrattuale (appalto, concessione,
ecc.), ma si stabilisce che qualsiasi attività economica rientrante nella
logica di gestione di queste infrastrutture è soggetta alla normativa sugli
appalti pubblici, salvo le esclusioni previste nei successivi articoli del Libro
III.
Art. 151 – Settore dei servizi postali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del codice si applicano alle attività relative:
a) alla prestazione di servizi postali;
b) alla prestazione di altri servizi, diversi da quelli postali, solo
se:
i. sono svolti da un ente che fornisce anche servizi postali;
ii. tali servizi postali non siano esposti alla concorrenza su
mercati liberamente accessibili, secondo quanto previsto
dall’art. 143.
2. Ai fini del codice, salvo quanto stabilito dal [Link]. 22 luglio
1999, n. 261, si intendono:
a) per invio postale: ogni invio indirizzato nella sua forma
definitiva al momento della presa in carico,
indipendentemente dal peso, e contenente corrispondenza, libri,
cataloghi, giornali, periodici, pacchi con o senza valore
commerciale;
b) per servizi postali: attività di raccolta, smistamento, trasporto
e distribuzione degli invii postali, comprese sia quelle rientranti
nel servizio universale ai sensi della direttiva 97/67/CE, sia
quelle escluse;
c) per altri servizi diversi dai servizi postali:
i. servizi preparatori o successivi all’invio postale;
ii. servizi di smistamento o spedizione di posta non
indirizzata, come invii pubblicitari.
Commento
L’articolo definisce l’ambito di applicazione del codice nel settore postale,
distinguendo tra servizi propriamente postali e servizi connessi. Il punto
chiave è che anche i servizi non strettamente postali rientrano nel codice
se forniti da soggetti che già operano nel settore postale non esposto alla
concorrenza. La norma quindi si fonda su un criterio sostanziale di
concorrenzialità (vedi art. 143), utile a evitare che enti dominanti sfruttino
la loro posizione per ottenere affidamenti diretti anche su servizi ancillari.
Le definizioni incluse nel comma 2 assumono rilievo operativo, poiché
delimitano in maniera chiara il contenuto minimo dell’attività postale e dei
servizi affini. Si noti che l’ambito applicativo copre anche le attività non
universali, il che amplia la sfera di applicazione della disciplina, salvo le
esclusioni espressamente previste.
Art. 152 – Estrazione di gas e prospezione o estrazione di
carbone o di altri combustibili solidi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni del codice si applicano alle attività che
comportano lo sfruttamento di un’area geografica per le seguenti
finalità:
a) estrazione di petrolio, estrazione o produzione di gas;
b) prospezione o estrazione di carbone o altri combustibili solidi.
2. Sono escluse dall’applicazione del codice le attività di
sfruttamento territoriale finalizzate a:
prospezione di petrolio e gas naturale;
produzione di petrolio;
se e in quanto direttamente esposte alla concorrenza su mercati
liberamente accessibili (ai sensi dell’art. 143).
Commento
L’articolo definisce l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione del
codice nei settori estrattivi. La disciplina si applica in presenza di attività
connesse allo sfruttamento di risorse naturali come carbone, combustibili
solidi, gas naturale e petrolio, ma con una distinzione fondamentale:
restano escluse le attività di prospezione e produzione petrolifera quando
esse si svolgano in un mercato concorrenziale.
L’esclusione, già presente in altri articoli dedicati ai settori speciali,
ribadisce il principio di proporzionalità e concorrenzialità: se un’attività
si svolge in un contesto realmente competitivo, non si giustifica
l'applicazione delle rigide regole del codice. Di conseguenza, la verifica
dell’esposizione alla concorrenza è cruciale e va condotta con riferimento
all’articolo 143, che disciplina i criteri e le condizioni per l’esclusione.
PARTE II – DELLE PROCEDURE DI SCELTA
DEL CONTRAENTE
Art. 153 – Norme applicabili
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti nei settori speciali
applicano, con riferimento alle procedure di scelta del contraente,
i seguenti articoli del codice:
a) Articolo 71 – Si applica con l’adattamento che l’avviso di pre-
informazione è da intendersi riferito all’avviso periodico
indicativo (Allegato II.6, Parte II).
b) Articolo 74 – Si applica con le seguenti specifiche:
i. Nel dialogo competitivo nei settori speciali, qualsiasi
operatore economico può presentare domanda di
partecipazione in risposta a un avviso di indizione di
gara (art. 155, co. 3, lett. b e c);
ii. Il termine minimo per la presentazione è di norma 30
giorni dalla data di trasmissione del bando o dell’invito
a confermare interesse;
iii. In nessun caso può essere inferiore a 15 giorni.
c) Articoli 70, comma 6, e 75 – Si applicano con le seguenti
modifiche per il partenariato per l’innovazione nei settori
speciali:
i. È consentito a qualsiasi operatore presentare domanda
in risposta a un avviso di indizione di gara (art. 155,
co. 3, lett. b e c);
ii. Il termine per ricezione delle domande è di norma di
almeno 30 giorni, mai meno di 15 giorni.
d) Articoli 77, 78, 79 e 80 – Applicabili senza deroghe.
e) Articolo 85 – Si applica con la precisazione che l’avviso di pre-
informazione è da intendersi come avviso periodico indicativo.
Commento
L’articolo 153 definisce l’adattamento delle regole procedurali
applicabili alle procedure di affidamento nei settori speciali, garantendo un
equilibrio tra flessibilità settoriale e rispetto dei principi di trasparenza e
concorrenza. Le deroghe riguardano principalmente la tempistica minima
e le modalità di accesso per le procedure di dialogo competitivo e
partenariato per l’innovazione, che nei settori speciali devono rimanere
più agili.
Viene inoltre specificata l’equivalenza tra pre-informazione e avviso
periodico indicativo, a riprova della volontà di favorire l’efficienza
amministrativa in contesti tecnici complessi, come quelli energetici,
portuali o idrici. Le modifiche lessicali e temporali sono circoscritte e non
pregiudicano l’effettività delle tutele sostanziali.
Art. 154 – Accordi quadro
Testo aggiornato (sintesi)
1. Negli appalti nei settori speciali, l’utilizzo degli accordi
quadro è disciplinato come segue:
Gli appalti specifici basati su un accordo quadro sono
aggiudicati secondo regole e criteri oggettivi, stabiliti nei
documenti di gara dell’accordo quadro.
Tali regole possono prevedere la riapertura del confronto
competitivo tra gli operatori economici già selezionati
nell’accordo.
Le condizioni previste devono garantire la parità di
trattamento tra tutti gli operatori coinvolti.
Quando è prevista la riapertura del confronto:
i. La stazione appaltante o l’ente concedente
stabilisce un termine congruo per la
presentazione delle offerte;
ii. L’appalto è aggiudicato sulla base della migliore
offerta, secondo i criteri già definiti nel
capitolato d’oneri.
È vietato utilizzare l’accordo quadro per:
i. Eludere l’applicazione del codice;
ii. Ostacolare, limitare o distorcere la concorrenza.
Commento
L’articolo 154 chiarisce l’utilizzo degli accordi quadro nei settori speciali,
strumenti contrattuali particolarmente rilevanti per gestire appalti ripetitivi
in contesti altamente tecnici o operativi. L’enfasi è posta sul rispetto di
criteri trasparenti e non discriminatori, indispensabili per tutelare la
concorrenza anche in ambiti meno regolati rispetto ai settori ordinari.
La possibilità di riaprire il confronto competitivo consente di adattare
l’aggiudicazione alle esigenze del singolo appalto, mantenendo al tempo
stesso un contenimento dei tempi e dei costi procedurali. Tuttavia, il
ricorso a questa forma di contrattazione non può essere strumentale
all’elusione delle regole né alla chiusura del mercato. È quindi
fondamentale che le condizioni siano chiare sin dalla fase di
impostazione dell’accordo quadro.
Art. 155 – Tipi di procedure
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti nei settori speciali
utilizzano, per l’aggiudicazione degli appalti pubblici, le seguenti
procedure di affidamento:
Procedura aperta
Procedura ristretta
Procedura negoziata preceduta da indizione di gara
Dialogo competitivo
Partenariato per l’innovazione
2. È ammesso il ricorso alla procedura negoziata senza bando
esclusivamente nei casi previsti dall’articolo 158.
3. L’indizione della gara può avvenire tramite:
a) Avviso periodico indicativo (art. 161), nei casi di procedura
ristretta o negoziata
b) Avviso sull’esistenza di un sistema di qualificazione (art.
162), nei casi di procedura ristretta, negoziata, dialogo
competitivo o partenariato per l’innovazione
c) Bando di gara (art. 163)
4. Nei casi di indizione tramite avviso periodico indicativo
(comma 3, lett. a), gli operatori economici interessati sono
invitati a confermare per iscritto il proprio interesse, come
previsto dall’articolo 165.
Commento
L’articolo 155 stabilisce le modalità procedurali per l’aggiudicazione dei
contratti nei settori speciali, ossia quei settori (es. energia, trasporti, acqua,
servizi postali) in cui la concorrenza può essere più debole o condizionata
da elementi di monopolio o concessioni esclusive. Il legislatore lascia
ampio spazio alla flessibilità procedurale, consentendo un ricorso esteso
alla negoziazione, al dialogo competitivo e al partenariato per
l’innovazione, strumenti pensati per esigenze complesse o
tecnologicamente avanzate.
Particolare attenzione è dedicata alle forme di indizione della gara, le
quali, nei settori speciali, possono avvenire anche tramite sistemi di
qualificazione o avvisi periodici, superando la centralità del tradizionale
bando. Tuttavia, resta fermo l’obbligo di trasparenza e tracciabilità, con
la necessità per gli operatori di confermare formalmente l’interesse in fasi
successive.
Art. 156 – Procedura ristretta
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure ristrette, ogni operatore economico può
presentare una domanda di partecipazione in risposta a un avviso
di gara, fornendo le informazioni richieste dalla stazione
appaltante o ente concedente.
Il termine minimo per la ricezione delle domande è:
i. Di norma: almeno 30 giorni dalla data di
trasmissione del bando o dell’invito a confermare
interesse
ii. In ogni caso: non inferiore a 15 giorni
2. Solo i candidati selezionati vengono invitati a presentare
un’offerta.
Le amministrazioni possono limitare il numero dei
candidati da invitare, secondo quanto previsto dall’art. 70,
comma 6
Il termine per presentare le offerte può essere:
i. Concordato con i candidati selezionati, purché
identico per tutti
ii. Imposto, in assenza di accordo: non inferiore a 10
giorni dalla data di invio dell’invito
Commento
La procedura ristretta costituisce uno strumento utile per le stazioni
appaltanti o gli enti concedenti che vogliano selezionare preventivamente
gli operatori economici più qualificati, riservando la fase di offerta solo a
un numero limitato di soggetti. Si tratta di una procedura bifasica: prima la
richiesta di partecipazione, poi l’invito a presentare l’offerta.
La norma assicura celerità e flessibilità, prevedendo termini abbreviati
rispetto alla procedura aperta. Tuttavia, impone comunque garanzie
minime di trasparenza e parità di trattamento, soprattutto nella
definizione dei termini, che devono essere uniformi per tutti i partecipanti.
Il meccanismo consente quindi una gestione efficiente delle gare complesse,
tutelando al contempo i principi del diritto europeo.
Art. 157 – Procedura negoziata con pubblicazione di un bando
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nella procedura negoziata con bando, ogni operatore
economico può presentare una domanda di partecipazione in
risposta all’avviso di gara, fornendo le informazioni richieste.
2. Il termine minimo per la ricezione delle domande di
partecipazione è:
Di norma: almeno 30 giorni dalla trasmissione del bando o
dalla data dell’invito (se è usato un avviso periodico
indicativo)
In ogni caso: non inferiore a 15 giorni
3. Solo gli operatori selezionati partecipano alla negoziazione.
La stazione appaltante o l’ente concedente può limitare il
numero di candidati, secondo l’art. 169, comma 2
4. Il termine per la presentazione delle offerte:
Può essere concordato con i candidati selezionati, a
condizione che sia uguale per tutti
In assenza di accordo, non può essere inferiore a 10 giorni
dalla trasmissione dell’invito a presentare offerta
Commento
La procedura negoziata con bando rappresenta una modalità più flessibile
rispetto alla procedura ristretta, in quanto consente alla stazione appaltante
o all’ente concedente di avviare un confronto diretto con gli operatori
economici selezionati.
Tale procedura è tuttavia sottoposta a precisi vincoli temporali nella fase
iniziale di selezione e di ricezione delle offerte, per garantire trasparenza e
concorrenza. Le disposizioni sui termini minimi tutelano gli operatori,
mentre la possibilità di negoziare le condizioni consente di adattare il
contratto alle esigenze tecniche o economiche più complesse.
Rispetto alla procedura ristretta, qui emerge un ruolo più attivo della
stazione appaltante nel definire progressivamente l’oggetto del contratto,
pur rimanendo entro i limiti del diritto europeo e dei principi generali del
codice.
Art. 158 – Procedura negoziata senza pubblicazione di un
bando
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono utilizzare la
procedura negoziata senza pubblicazione del bando nei casi
previsti dal comma 2, motivando espressamente la scelta nel
primo atto della procedura.
Devono tenere conto delle circostanze di fatto, delle
caratteristiche dei mercati interessati e degli esiti di
eventuali consultazioni di mercato, anche su scala europea
o extraeuropea.
2. È ammesso il ricorso alla procedura nei seguenti casi:
a) Nessuna offerta o offerta/domanda appropriata pervenuta in una
gara precedente, senza modifica sostanziale delle condizioni
iniziali.
b) Appalti destinati esclusivamente a scopi di ricerca, studio o
sperimentazione, non legati al profitto.
c) Prestazioni fornite solo da un determinato operatore
economico, per:
i. Opere d’arte o rappresentazioni artistiche uniche
ii. Motivi tecnici (assenza di alternative reali non
imputabile alla PA)
iii. Diritti esclusivi o di proprietà intellettuale (assenza di
soluzioni equivalenti)
d) In caso di estrema urgenza, per eventi imprevedibili non
imputabili alla PA, che rendono inattuabili le procedure
ordinarie.
e) Forniture complementari, con compatibilità tecnica garantita
solo dal fornitore originario.
f) Ripetizione di lavori o servizi analoghi già affidati con
procedura ordinaria, purché previsti nel progetto iniziale.
g) Acquisti su mercati delle materie prime.
h) Acquisti di occasione particolarmente vantaggiosa e
temporanea.
i) Acquisti da operatori in liquidazione o cessazione di attività.
j) Servizi derivanti da un concorso di progettazione, destinati al
vincitore o a uno dei vincitori.
3. Quando possibile:
La stazione appaltante consulta almeno tre operatori
economici qualificati, selezionati in base a requisiti
economici e professionali.
L’affidamento avviene all’operatore che presenta l’offerta
più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti
di partecipazione.
Commento
La procedura negoziata senza bando rappresenta un canale eccezionale di
affidamento, che deroga alla regola della pubblicità, e richiede
giustificazioni stringenti. È destinata a situazioni particolari, come
urgenze, assenza di concorrenza effettiva, ripetizione di prestazioni già
affidate o particolari condizioni di mercato.
L’elemento distintivo è l’esigenza di motivare puntualmente l’esclusione
della gara, attraverso un’analisi oggettiva delle circostanze concrete e dei
mercati di riferimento. Il legislatore impone inoltre l’obbligo, ove possibile,
di consultare più operatori per mantenere una logica concorrenziale
residuale. Questo assicura che, pur in deroga, il principio del miglior
rapporto qualità/prezzo e della parità di trattamento rimanga integro.
PARTE III – DEI BANDI, DEGLI AVVISI E
DEGLI INVITI
Art. 159 – Disponibilità digitale dei documenti di gara
Testo aggiornato (sintesi)
1. A partire dalla pubblicazione dell’avviso o dall’invio dell’invito a
confermare interesse, i documenti di gara devono essere
disponibili in formato digitale, in modo:
gratuito
illimitato
diretto
Devono essere accessibili tramite un collegamento
ipertestuale indicato nell’avviso o nell’invito.
2. Se la gara è indetta tramite avviso sull’esistenza di un sistema di
qualificazione, l’accesso ai documenti digitali deve avvenire:
il più presto possibile
non oltre l’invio dell’invito a presentare offerta o a
negoziare.
3. Se non è possibile usare strumenti digitali per motivi tecnici:
l’avviso o l’invito devono indicarlo espressamente;
in questi casi, il termine per la presentazione delle offerte è
prorogato, fino a un massimo di 5 giorni.
4. Se l’impossibilità di utilizzare strumenti digitali è dovuta a
esigenze di riservatezza:
gli atti di gara devono indicare le misure adottate per la
tutela delle informazioni;
anche in questo caso è prevista una proroga dei termini fino
a 5 giorni, salvo diverso termine concordato con tutti i
candidati selezionati.
5. Le informazioni integrative richieste sui documenti di gara
devono essere:
comunicate a tutti gli offerenti o
pubblicate sulla piattaforma digitale di approvvigionamento
e sul sito istituzionale:
i. almeno 6 giorni prima del termine per la presentazione
delle offerte;
ii. almeno 4 giorni prima se il termine è già stato ridotto.
Commento
L’articolo 159 ribadisce l’obbligo di garantire la massima trasparenza e
accessibilità digitale nella gestione delle gare. L’uso della piattaforma
digitale e del sito istituzionale per la pubblicazione della documentazione
rappresenta un punto fermo per assicurare l’efficienza amministrativa, la
parità di condizioni di accesso e la pubblicità degli atti.
La norma individua due sole eccezioni:
impossibilità tecnica (con proroga dei termini),
tutela della riservatezza (con proroga e misure cautelative
esplicitate).
Infine, viene introdotto un obbligo stringente per la tempestiva
comunicazione di chiarimenti o integrazioni, con scadenze specifiche per
evitare che ritardi o asimmetrie informative compromettano la par condicio
tra i concorrenti.
Art. 160 – Comunicazione delle specifiche tecniche
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti sono tenuti, su
richiesta degli operatori economici interessati:
a mettere a disposizione le specifiche tecniche relative agli
appalti di forniture, lavori o servizi;
anche quando le specifiche tecniche siano menzionate in
avvisi periodici indicativi.
Tali specifiche devono essere rese disponibili in formato digitale,
in maniera:
i. gratuita
ii. illimitata
iii. diretta.
2. In deroga, è ammessa la trasmissione con mezzi diversi da
quelli digitali nei seguenti casi:
impossibilità tecnica di fornire l’accesso digitale;
necessità di tutelare la riservatezza delle informazioni.
3. Se le specifiche tecniche sono basate su documenti già
liberamente accessibili online, è sufficiente fornire il
riferimento digitale ai documenti stessi.
Commento
L’articolo disciplina la trasparenza e l’accessibilità delle specifiche
tecniche, che sono fondamentali per la corretta partecipazione degli
operatori economici. La norma si inserisce nel solco della digitalizzazione
delle procedure e della piena disponibilità informativa a garanzia della
concorrenza.
Sono previste due eccezioni alla trasmissione digitale:
mancanza di accesso diretto, ad esempio per limiti tecnologici,
esigenze di riservatezza, che impongano l’invio riservato delle
specifiche.
Infine, si riconosce la possibilità di semplificazione documentale: se le
specifiche sono già pubblicate online da fonti ufficiali (norme UNI, CEI,
ISO, ecc.), basta citarne il collegamento anziché riprodurle integralmente.
Art. 161 – Pubblicità e avviso periodico indicativo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti o gli enti concedenti possono rendere
nota l’intenzione di programmare appalti mediante la
pubblicazione di un avviso periodico indicativo, preferibilmente
entro il 31 dicembre di ogni anno.
L’avviso deve contenere le informazioni previste
dall’allegato II.6, Parte II, Sezioni A e C
Deve essere pubblicato sul sito istituzionale
dell’amministrazione e reso accessibile tramite
collegamento ipertestuale.
Per appalti di importo pari o superiore alla soglia dell’art.
14, si applica anche l’articolo 84.
2. Quando la gara è indetta mediante avviso periodico indicativo,
ai fini dell’utilizzo di procedure ristrette o procedure negoziate
precedute da indizione di gara, l’avviso deve rispettare tutte le
seguenti condizioni:
a) Fare riferimento in modo specifico alle forniture, lavori o servizi
oggetto dell’appalto.
b) Indicare che la procedura sarà ristretta o negoziata senza
ulteriore pubblicazione del bando e invitare gli operatori a
manifestare interesse.
c) Includere, oltre alle informazioni di cui alla Sezione A
dell’allegato II.6, anche quelle della Sezione B.
d) Essere stato trasmesso per la pubblicazione tra 35 giorni e 12
mesi prima dell’invio dell’invito a confermare interesse.
3. Gli avvisi di cui al comma 2 possono essere pubblicati sul sito
istituzionale anche come pubblicazione supplementare a livello
nazionale.
Il periodo di validità dell’avviso è massimo 12 mesi dalla
data di trasmissione per la pubblicazione.
Per gli appalti di servizi sociali o altri servizi specifici
(allegato II.6), l’avviso ex art. 127, comma 1, lett. b), può
coprire fino a 2 anni.
Commento
L’avviso periodico indicativo è uno strumento di programmazione e
trasparenza, utile per anticipare la volontà della stazione appaltante di
bandire determinati appalti. Non è obbligatorio, ma se utilizzato
correttamente, sostituisce il bando tradizionale per alcune procedure
ristrette o negoziate, a condizione che siano rispettate precise condizioni
temporali e contenutistiche.
La norma rafforza il principio di accessibilità digitale, imponendo la
pubblicazione sul sito istituzionale e la disponibilità tramite link diretto.
Inoltre, introduce una flessibilità specifica per i servizi sociali e assimilati,
prevedendo una durata estesa dell’avviso fino a due anni.
La pubblicazione dell’avviso, se tempestiva e ben strutturata, consente di
ridurre i tempi procedurali successivi, incentivando anche una maggiore
competitività nella fase di manifestazione di interesse.
Art. 162 – Avvisi sull'esistenza di un sistema di qualificazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono istituire e
gestire un proprio sistema di qualificazione degli operatori
economici.
Il sistema deve essere reso pubblico tramite avviso
conforme all’allegato II.6, Parte II, Sezione H, che indichi le
finalità e le modalità per accedere alle disposizioni regolanti
il funzionamento.
È ammesso l’uso di un sistema di qualificazione istituito da
altra stazione appaltante, ente concedente o organismo terzo,
previa comunicazione agli operatori economici interessati.
2. Quando la gara è indetta tramite avviso sull’esistenza del
sistema, i soggetti ammessi a partecipare (nelle procedure
ristrette o negoziate) devono essere già qualificati all’interno del
sistema medesimo.
3. L’avviso deve specificare la durata di validità del sistema di
qualificazione.
Per appalti sopra soglia (art. 14), le amministrazioni devono
notificare all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione
europea, ai sensi dell’art. 84, ogni modifica del periodo di
efficacia, utilizzando:
i. Lo stesso modello utilizzato per l’avviso iniziale, se
il sistema viene modificato ma non chiuso;
ii. Un avviso di aggiudicazione (ex art. 163), se il
sistema viene chiuso.
Commento
Il sistema di qualificazione è uno strumento particolarmente adatto ai
settori speciali, dove le esigenze tecniche, organizzative e operative
richiedono una valutazione preventiva degli operatori economici.
Con esso, le stazioni appaltanti possono costruire un albo dinamico e
trasparente, da cui attingere per selezionare i candidati da invitare alle
procedure ristrette o negoziate.
Il legislatore consente l’adozione di sistemi gestiti da terzi, incentivando
soluzioni interoperabili e meno onerose per le singole amministrazioni.
È centrale, però, garantire trasparenza tramite la pubblicazione dell’avviso
e aggiornamento tempestivo delle modifiche, specialmente quando si
superano le soglie comunitarie.
Questo meccanismo anticipa e razionalizza la fase di selezione, con effetti
positivi in termini di efficienza, continuità operativa e riduzione dei tempi
procedurali.
Art. 163 – Bandi di gara e avvisi relativi agli appalti aggiudicati
Testo aggiornato (sintesi)
1. I bandi di gara possono essere utilizzati come mezzo di indizione
di gara per tutte le procedure.
Devono contenere le informazioni previste nell’allegato
II.6, Parte II e sono pubblicati secondo quanto stabilito
dall’articolo 164.
2. Entro 30 giorni dalla conclusione di un contratto o di un accordo
quadro, le stazioni appaltanti o gli enti concedenti devono inviare
un avviso di aggiudicazione.
L’avviso deve riportare i risultati della procedura e
contenere le informazioni previste nell’allegato II.6, Parte
II, Sezione G.
La pubblicazione avviene secondo l’art. 164 e si applicano
anche le disposizioni dell’articolo 111, commi 2–5.
3. Per i servizi di ricerca e sviluppo (R&S):
a) Se il contratto è stato aggiudicato con procedura negoziata
senza bando (art. 158, comma 2, lett. b), l’avviso può limitarsi
all’indicazione generica: “servizi R&S”.
b) In alternativa, l’avviso può contenere informazioni in misura
pari o superiore a quelle fornite nell’avviso iniziale di indizione
della gara.
4. Le informazioni non destinate alla pubblicazione, indicate
nell’allegato II.6, Sezione G, sono pubblicate in forma
semplificata e solo per fini statistici.
Commento
L’articolo disciplina due momenti fondamentali del ciclo di gara: la
pubblicazione del bando e l’avviso finale di aggiudicazione.
Nel primo caso, il legislatore garantisce la massima trasparenza e
apertura alla concorrenza, rendendo il bando uno strumento flessibile per
ogni procedura, purché conforme ai modelli standardizzati europei.
L’avviso di aggiudicazione assolve a una funzione di pubblicità post-gara,
informando gli operatori e il mercato sui risultati della procedura. La
scadenza di 30 giorni e i contenuti obbligatori assicurano certezza,
tracciabilità e accountability.
Per i contratti di servizi R&S, è prevista una tutela rafforzata della
riservatezza dei dati, per bilanciare trasparenza e tutela dell’innovazione,
specialmente nei casi di procedura negoziata senza bando.
Il richiamo all’articolo 111 garantisce coerenza con la disciplina dei
contratti pubblici anche nella fase successiva all’aggiudicazione.
Art. 164 – Redazione e modalità di pubblicazione dei bandi e
degli avvisi
Testo aggiornato (sintesi)
1. I bandi e gli avvisi di cui agli articoli 161–163 devono contenere
le informazioni indicate nell’allegato II.6, Parte II (Sezioni da A
a H), utilizzando i modelli di formulari stabiliti dalla
Commissione europea.
Tali documenti sono trasmessi all’Ufficio delle
pubblicazioni dell’Unione europea secondo l’articolo 84,
in conformità all’allegato II.7.
2. I bandi e gli avvisi sono pubblicati:
Per esteso, in una delle lingue ufficiali dell’Unione
europea a scelta della stazione appaltante o dell’ente
concedente.
Il testo integrale è l’unico facente fede.
Le stazioni italiane usano la lingua italiana, salvo diversa
disposizione (es. bilinguismo in provincia di Bolzano).
Una sintesi è pubblicata nelle altre lingue ufficiali UE, nel
rispetto di trasparenza e non discriminazione.
3. L’Ufficio delle pubblicazioni garantisce la pubblicazione
continuativa del testo integrale e della sintesi per:
a) Avvisi periodici indicativi: per 12 mesi, o fino a ricezione di un
avviso di aggiudicazione che confermi la chiusura della
procedura.
i. Per i servizi sociali o specifici, l’avviso resta valido
fino alla scadenza indicata o alla ricezione di un
avviso di aggiudicazione.
b) Avvisi relativi a sistemi dinamici di acquisizione: per l’intero
periodo di validità del sistema.
c) Avvisi su sistemi di qualificazione: per l’intera durata del
sistema qualificato.
4. È possibile pubblicare anche avvisi non obbligatori, purché
redatti secondo i modelli ufficiali di cui al comma 1.
5. La pubblicazione a livello nazionale segue quanto disposto
dall’articolo 85.
Commento
L’articolo 164 disciplina in modo dettagliato le modalità formali e
sostanziali di redazione e pubblicazione dei bandi e degli avvisi nelle gare
pubbliche.
L’obiettivo è garantire uniformità, trasparenza e certezza giuridica,
attraverso l’utilizzo di formulari predefiniti a livello europeo e la
trasmissione obbligatoria all’Ufficio delle pubblicazioni UE.
Importante è la validità temporale degli avvisi, che consente una
programmazione coerente delle gare da parte delle stazioni appaltanti e una
visibilità certa per gli operatori economici.
La possibilità di pubblicare avvisi facoltativi introduce ulteriore flessibilità,
favorendo la pubblicità volontaria anche per appalti sotto soglia o in
settori non obbligatori.
L’obbligo di utilizzare la lingua italiana, con eccezioni limitate, riafferma
l’importanza del principio di comprensibilità, pur mantenendo l’apertura
al mercato europeo grazie alla sintesi multilingue.
Art. 165 – Inviti ai candidati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure ristrette, nei dialoghi competitivi, nei partenariati
per l’innovazione e nelle procedure negoziate con indizione di
gara, le stazioni appaltanti o gli enti concedenti invitano
simultaneamente e per iscritto i candidati selezionati a:
presentare le offerte,
partecipare al dialogo,
oppure negoziare.
Quando la gara è indetta tramite avviso periodico indicativo,
l’invito è rivolto agli operatori economici che avevano già
manifestato interesse, chiedendo loro di confermarlo.
2. L’invito deve indicare:
l’indirizzo digitale presso cui sono disponibili direttamente i
documenti di gara;
le informazioni previste dall’allegato II.9, Parte II.
Se i documenti non sono accessibili in modo gratuito,
illimitato e diretto, ai sensi dell’art. 88, e non sono
disponibili con altri mezzi, l’invito deve contenere il
collegamento ipertestuale per l’accesso ai documenti.
Commento
L’articolo 165 formalizza la fase di invito ai candidati ammessi alla
seconda fase delle procedure selettive. Il principio di simultaneità e forma
scritta garantisce la parità di trattamento, mentre l’uso di strumenti
digitali per l’accesso ai documenti rafforza la trasparenza e l’efficienza.
La previsione di inviti anche per chi ha manifestato interesse in risposta a
un avviso periodico indicativo consente di mantenere continuità
procedurale e chiarezza delle intenzioni, rafforzando l’obbligo di
trasparenza in ogni fase della procedura. L’integrazione con l’allegato II.9
e con l’art. 88 tutela l’accesso informativo anche in casi particolari di
riservatezza o indisponibilità digitale.
Art. 166 – Informazioni a coloro che hanno chiesto una
qualificazione, ai candidati e agli offerenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per quanto riguarda le informazioni a chi chiede la qualificazione,
ai candidati e agli offerenti, si applicano le disposizioni
dell’articolo 90 e i commi 2, 3 e 4 del presente articolo.
2. Le stazioni appaltanti o gli enti concedenti che istituiscono o
gestiscono un sistema di qualificazione devono:
informare il richiedente della decisione entro sei mesi dalla
presentazione della domanda;
se la decisione richiede più di quattro mesi, devono
motivare la proroga entro due mesi e indicare la nuova
scadenza per la decisione.
3. In caso di rigetto della qualificazione, il richiedente deve essere:
informato immediatamente e comunque entro 15 giorni
dalla decisione,
con motivazioni fondate sui criteri di qualificazione
previsti dall’art. 168.
4. Le stazioni appaltanti o gli enti concedenti possono revocare una
qualificazione solo per motivi fondati sui criteri dell’art. 168,
previa:
comunicazione scritta all’operatore economico delle
ragioni,
almeno 15 giorni prima della data fissata per la
decisione di revoca.
Commento
L’articolo 166 rafforza la trasparenza procedurale nei rapporti tra
amministrazione e operatori economici, soprattutto nella fase di
qualificazione. La previsione di termini certi e motivazioni obbligatorie
tutela il diritto alla conoscenza degli esiti e permette all’operatore di
esercitare eventuali azioni di opposizione o ricorso.
La revoca della qualificazione è ammessa solo per cause oggettive, con un
preavviso minimo di 15 giorni, a garanzia del principio di affidamento e
continuità dei rapporti tra operatori e stazioni appaltanti. L’articolo trova
applicazione anche nei casi di sistemi di qualificazione autonomi gestiti
da enti concedenti.
PARTE IV – DELLA SELEZIONE DEI
PARTECIPANTI E DELLE OFFERTE
Art. 167 – Ulteriori disposizioni applicabili nella scelta del
contraente
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nelle procedure di scelta del contraente nei settori speciali, la
selezione dei partecipanti e delle offerte avviene nel rispetto delle
seguenti disposizioni:
a) Le amministrazioni pubbliche devono nominare una
commissione giudicatrice.
b) I termini per le domande di partecipazione sono quelli
previsti dall’art. 92, comma 1.
c) Salvo quanto previsto dagli artt. 168 e 169, è verificata
l’assenza di cause di esclusione di cui agli artt. 94, 95 (in
riferimento agli accordi internazionali dell’allegato XIV alla
direttiva 2014/25/UE), 96, 97 e 98, con richiesta della
documentazione prevista dall’art. 99.
d) Salvo quanto previsto dagli artt. 168 e 169, è accertato il
possesso dei requisiti di partecipazione di cui agli artt. 100 e
103.
e) È ammesso il soccorso istruttorio nei limiti e con le modalità
dell’art. 101.
f) Gli operatori economici presentano la documentazione
prevista dagli artt. 91 e 105.
g) È ammesso il ricorso all’avvalimento secondo l’art. 104.
h) La verifica della conformità delle offerte e
l’aggiudicazione dell’appalto avvengono secondo quanto
previsto dagli artt. 107, 108 e 110.
2. In caso di selezione dei partecipanti a procedure ristrette,
negoziate, dialoghi competitivi o partenariati per l’innovazione,
nonché per la qualificazione ex art. 168 o l’aggiornamento dei
sistemi di qualificazione, le stazioni appaltanti o enti concedenti:
a) non impongono condizioni discriminatorie (amministrative,
tecniche o finanziarie) a solo parte degli operatori;
b) non richiedono prove già contenute in documentazione già
valida e disponibile.
Commento
L’articolo 167 rappresenta una norma di raccordo tra il regime generale
degli appalti e quello speciale. Esso estende ai settori speciali le principali
garanzie procedurali del codice, includendo accertamenti sui requisiti,
criteri di selezione, avvalimento e modalità di aggiudicazione.
L’accento è posto sull’uniformità del trattamento degli operatori
economici, evitando condizioni selettive arbitrarie o richieste documentali
ridondanti. In questo contesto, il principio di semplificazione
amministrativa si concretizza nel divieto di chiedere più volte le stesse
informazioni, se già disponibili in atti validi. Il rispetto di tali regole
garantisce parità di accesso, concorrenza effettiva e trasparenza nelle
gare, anche in settori ad alta specializzazione o sotto regime derogatorio.
Art. 168 – Procedure di gara con sistemi di qualificazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono istituire e
gestire un sistema di qualificazione degli operatori economici,
accessibile su richiesta in qualsiasi momento.
2. Con appositi atti pubblicati sui siti istituzionali e trasmessi agli
operatori interessati che ne facciano richiesta, vengono stabiliti:
Norme e criteri oggettivi di funzionamento;
Eventuali stadi di qualificazione, aggiornamenti periodici e
durata;
Requisiti economici, finanziari, tecnici e professionali,
anche quelli di cui agli artt. 100 e 103, con applicazione
degli artt. 91 e 105;
In caso di specifiche tecniche, si applicano anche gli artt. 79,
80 e 105.
3. Gli atti regolatori prevedono che:
Non possono essere iscritti gli operatori che rientrano nelle
cause di esclusione di cui agli artt. 94–98 e 169;
È consentita l’acquisizione dei requisiti tramite avvalimento
ai sensi dell’art. 104;
Le norme e i criteri possono essere aggiornati, con obbligo
di comunicazione agli iscritti.
4. Gli operatori qualificati sono iscritti in un elenco,
eventualmente suddiviso in categorie in base al tipo di appalti.
5. La documentazione richiesta per l’iscrizione (certificati,
dichiarazioni sostitutive) è definita dalla stazione appaltante:
Non può essere richiesto materiale già valido e
disponibile presso la stessa amministrazione;
I documenti in lingua straniera devono essere accompagnati
da una traduzione certificata in italiano da autorità
diplomatiche o traduttore ufficiale.
6. I contratti relativi ai lavori, forniture o servizi inclusi nel
sistema sono aggiudicati tramite procedura ristretta o
negoziata, riservata agli operatori iscritti nel sistema di
qualificazione.
Commento
L’articolo disciplina la possibilità per le amministrazioni di istituire sistemi
di qualificazione preventiva, che costituiscono un filtro tecnico e giuridico
per l’accesso alle gare nei settori speciali. Questo strumento è
particolarmente utile per appalti ricorrenti o complessi, dove la selezione
preventiva dei fornitori consente un’economia di scala procedurale e una
maggiore efficacia nella gestione del ciclo dell’appalto.
La norma stabilisce garanzie di trasparenza e di non discriminazione,
imponendo criteri oggettivi e la possibilità di accesso continuativo.
L'obbligo di pubblicazione, la possibilità di aggiornamento dei requisiti, e il
rispetto dei principi del soccorso istruttorio e dell’avvalimento,
contribuiscono a mantenere il sistema aperto e conforme ai principi
europei di concorrenza.
Art. 169 – Procedure di gara regolamentate
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le imprese pubbliche e i soggetti titolari di diritti speciali o
esclusivi possono, con appositi atti pubblicati sui propri siti
istituzionali, stabilire in anticipo quali condotte costituiscono
gravi illeciti professionali ai fini dell’applicazione degli artt. 95,
comma 1, lett. e) e 98, fermo restando quanto previsto dall’art.
94 in merito alle cause di esclusione automatica.
2. Nelle procedure ristrette, negoziate, dialoghi competitivi e
partenariati per l’innovazione, le stazioni appaltanti o enti
concedenti possono:
Definire norme e criteri oggettivi per ridurre il numero di
candidati da invitare;
Tali criteri devono riflettere un equilibrio tra le esigenze
della procedura e i mezzi necessari per gestirla;
Il numero selezionato deve comunque garantire un livello
adeguato di concorrenza.
Commento
L’articolo 169 consente agli operatori nei settori speciali una maggiore
flessibilità e autonomia regolatoria nella gestione delle procedure di gara,
in particolare nella fase di selezione dei candidati. In primo luogo, consente
di predeterminare e rendere pubblici i comportamenti che configurano
gravi illeciti professionali, rafforzando la trasparenza e la prevedibilità
del sistema di esclusione.
In secondo luogo, legittima la riduzione del numero di partecipanti nelle
procedure non aperte, a condizione che siano utilizzati criteri oggettivi e
proporzionati, volti a conciliare efficienza procedurale e tutela della
concorrenza. Questo consente di evitare la gestione di un numero
eccessivo di offerte in fasi in cui ciò risulterebbe sproporzionato, senza
compromettere la parità di trattamento tra gli operatori economici.
Art. 170 – Offerte contenenti prodotti originari di Paesi terzi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il presente articolo si applica alle offerte contenenti prodotti
originari di Paesi terzi con cui l’Unione europea non ha
stipulato accordi di reciprocità in ambito multilaterale o
bilaterale, che garantiscano accesso comparabile ed effettivo delle
imprese europee ai loro mercati. Restano salvi eventuali obblighi
internazionali assunti.
2. Le offerte per appalti di forniture o appalti misti possono essere
respinte se i prodotti originari di Paesi terzi superano il 50% del
valore totale dell’offerta, secondo il regolamento (UE) n.
952/2013.
Se l’offerta non è respinta, la stazione appaltante o l’ente
concedente deve motivare formalmente la decisione,
allegando una relazione documentata al provvedimento di
aggiudicazione.
I software nelle reti di telecomunicazione sono considerati
prodotti.
3. Se due o più offerte risultano equivalenti in base ai criteri di
aggiudicazione (art. 108), ha priorità l’offerta non soggetta a
respingimento ai sensi del comma 2.
Le offerte si considerano equivalenti se la differenza di
prezzo è pari o inferiore al 3%.
Non si applica la preferenza se l’offerta comporta
incompatibilità tecnica, difficoltà di manutenzione o costi
sproporzionati dovuti all’acquisto di materiali tecnicamente
difformi da quelli già in uso.
4. Nel calcolo della percentuale di prodotti originari dei Paesi terzi,
si escludono i Paesi terzi beneficiari di un’estensione del codice
mediante decisione del Consiglio dell’Unione europea.
5. Tra i criteri per l’offerta economicamente più vantaggiosa (art.
108, comma 4), può essere inserita la percentuale di prodotti
originari di Paesi terzi per ciascuna voce merceologica.
Questo criterio deve rispettare i principi di non
discriminazione e proporzionalità nei rapporti con Paesi
terzi.
Commento
L’art. 170 introduce una clausola di tutela commerciale nell’ambito degli
appalti pubblici, volta a garantire reciprocità negli scambi internazionali.
L’obiettivo è scoraggiare l’ingresso di offerte basate su prodotti provenienti
da Paesi che non garantiscono parità di accesso alle imprese dell’UE.
Particolarmente rilevante è la possibilità di escludere offerte in cui i prodotti
extra-UE superano la soglia del 50%, nonché la preferenza per offerte con
componenti europee in caso di equivalenza economica. Tuttavia, l’articolo
bilancia questa preferenza con criteri di proporzionalità, evitando
discriminazioni ingiustificate e salvaguardando la compatibilità tecnica e
l’efficienza delle forniture.
La previsione dell’uso della percentuale di prodotti extra-UE tra i criteri
di aggiudicazione offre inoltre uno strumento selettivo coerente con una
strategia di autonomia e sicurezza economica.
Art. 171 – Relazioni con Paesi terzi in materia di lavori, servizi
e forniture
Testo aggiornato (sintesi)
1. In caso di difficoltà incontrate dalle imprese italiane
nell’aggiudicazione di appalti in Paesi terzi, la Cabina di regia
di cui all’art. 221 informa la Commissione europea, previa
segnalazione da parte del:
Ministero delle imprese e del made in Italy, oppure
Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale.
Le segnalazioni riguardano ostacoli generali di fatto o di diritto e si
concentrano in particolare sull’eventuale violazione del diritto
internazionale del lavoro, come indicato nell’allegato XIV della
direttiva
2014/25/UE.
2. Restano salvi gli impegni internazionali già assunti dall’Italia nei
confronti dei Paesi terzi, in particolare nel quadro
dell’Organizzazione mondiale del commercio, in materia di
appalti pubblici.
Commento
L’articolo 171 rafforza il ruolo istituzionale di vigilanza nei confronti dei
mercati esteri, prevedendo una procedura di interlocuzione con la
Commissione europea per tutelare le imprese italiane che subiscono
ostacoli discriminatori o sistemici negli appalti pubblici internazionali. La
norma evidenzia una attenzione specifica al rispetto dei diritti del lavoro,
collegandosi al quadro normativo europeo.
Al contempo, il legislatore ribadisce il principio di continuità e legalità
degli impegni assunti, garantendo il rispetto degli accordi multilaterali e
bilaterali, specie quelli nell’ambito del WTO. Questo equilibrio tra difesa
dell’accesso ai mercati e rispetto delle regole globali rafforza la coerenza
dell’azione pubblica in ambito internazionale.
Art. 172 – Relazioni uniche sulle procedure di aggiudicazione
degli appalti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti conservano una
documentazione adeguata per ogni appalto, accordo quadro o
sistema dinamico di acquisizione, in modo da poter giustificare
successivamente:
a) le decisioni su qualificazione, selezione e aggiudicazione;
b) l’uso della procedura negoziata senza gara, ai sensi dell’art.
76 e dell’art. 158;
c) la non applicazione delle regole relative a tecniche e strumenti
digitali o aggregati, in virtù delle deroghe previste dal Codice;
d) i casi in cui, pur essendo richiesto l’uso digitale, si sia ricorso a
mezzi diversi per le comunicazioni.
2. Se l’avviso di aggiudicazione contiene tutte le informazioni
richieste (art. 111 o art. 127, comma 3), la stazione appaltante può
fare riferimento diretto ad esso come documento giustificativo.
3. Ogni fase della procedura è documentata (sia digitale che
analogica), comprese:
comunicazioni con gli operatori economici,
delibere interne,
preparazione dei documenti di gara,
eventuale dialogo o negoziazione,
selezione e aggiudicazione.
La documentazione è conservata per almeno 5 anni dalla data di
aggiudicazione, o fino al giudicato in caso di contenzioso.
4. Le informazioni o documenti principali possono essere
trasmessi alla Cabina di regia (art. 221), per l’eventuale
comunicazione a:
Commissione europea,
autorità nazionali o internazionali competenti.
Commento
L’articolo disciplina l’obbligo di documentazione e trasparenza per le
procedure di affidamento nei settori ordinari e speciali. Si tratta di un
presidio fondamentale per la tracciabilità delle decisioni, volto a garantire
la responsabilità amministrativa e il controllo ex post da parte degli organi
competenti.
L’obbligo non si limita agli esiti finali, ma si estende anche alle
motivazioni delle scelte procedurali, comprese eventuali deroghe.
L’utilizzo dell’avviso di aggiudicazione come riepilogo informativo
rappresenta una semplificazione, purché i dati in esso contenuti siano
completi.
Il legislatore impone inoltre una conservazione di lungo periodo della
documentazione, che risponde non solo a esigenze di trasparenza, ma anche
di tutela giuridica in caso di contenziosi. L’articolo si inserisce così in una
visione coerente con i principi europei di responsabilità, buona
amministrazione e accesso alle informazioni.
Art. 173 – Servizi sociali e altri servizi assimilati
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per l’aggiudicazione degli appalti nei settori speciali relativi a:
servizi sociali
altri servizi assimilati (indicati nell’Allegato XIV alla
direttiva 2014/24/UE)
si applicano le seguenti disposizioni del codice:
articoli 127, 128, 129, 130 e 131, salvo quanto previsto dall’art.
141,
comma 2.
Rimane altresì fermo quanto disposto dal Titolo VII del Codice del
Terzo Settore ([Link]. n. 117/2017), che disciplina il coinvolgimento
degli enti del Terzo Settore nell’erogazione di tali servizi.
Commento
L’articolo 173 richiama le regole speciali e semplificate applicabili ai
contratti aventi per oggetto servizi di natura sociale, culturale, educativa,
sanitaria e assimilati, nei settori speciali (es. trasporti, energia, acqua). Tali
servizi sono considerati particolari in virtù della loro sensibilità sociale, e
per questo motivo il Codice prevede una disciplina più flessibile.
Il rinvio agli articoli 127–131 consente di modulare le regole rispetto alle
caratteristiche specifiche di questi servizi, valorizzando elementi come la
qualità, la continuità, l’accessibilità e il radicamento territoriale. È
fondamentale, inoltre, il coordinamento con il Codice del Terzo Settore,
che riconosce agli enti non profit un ruolo attivo nella gestione di tali
appalti attraverso convenzioni, coprogettazioni e altri strumenti
collaborativi.
Il richiamo all’art. 141, comma 2, serve a escludere dall’applicazione del
codice quei servizi che non rientrano nella nozione di appalto pubblico,
confermando l’importanza di una valutazione puntuale caso per caso.
LIBRO IV - DEL PARTENARIATO PUBBLICO-
PRIVATO E DELLE CONCESSIONI
PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 174 – Nozione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il partenariato pubblico-privato è un’operazione economica
caratterizzata da quattro elementi congiunti:
a) rapporto contrattuale di lungo periodo tra un ente concedente e
uno o più operatori economici privati per il perseguimento di
un interesse pubblico;
b) copertura finanziaria in misura significativa a carico del
soggetto privato, correlata al rischio operativo assunto;
c) la parte privata realizza e gestisce il progetto, quella pubblica
fissa gli obiettivi e verifica l’attuazione;
d) il rischio operativo è attribuito in capo al soggetto privato.
2. Per ente concedente, si intendono le amministrazioni
aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori di cui all’art. 1 della
direttiva 2014/23/UE.
3. Il PPP di tipo contrattuale include:
la concessione (anche in forma di finanza di progetto),
la locazione finanziaria,
il contratto di disponibilità,
altri contratti misti stipulati da amministrazioni pubbliche
che presentino le caratteristiche del comma 1.
Tali contratti sono disciplinati dai Titoli II, III e IV della Parte II
del
Codice (probabile refuso normativo, si intende Parte V).
Le regole su:
allocazione del rischio,
durata del contratto,
soglie e calcolo del valore stimato sono definite dagli
articoli 177, 178 e 179.
4. Il PPP di tipo istituzionale si attua tramite la costituzione di un
ente a partecipazione mista pubblica e privata. È regolato dal
Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica
([Link]. 175/2016) e da norme settoriali.
5. Solo gli enti concedenti qualificati ai sensi dell’art. 63 possono
stipulare contratti di PPP.
Commento
L’articolo definisce il concetto di partenariato pubblico-privato, chiarendo
che si tratta di una forma di collaborazione tra soggetti pubblici e privati
orientata alla realizzazione di opere o alla gestione di servizi di interesse
generale. Il tratto distintivo del PPP è l’assunzione di un rischio operativo
da parte del privato, che investe risorse proprie e partecipa attivamente alla
gestione del progetto.
Il legislatore distingue due modelli:
partenariato pubblico-privato contrattuale, dove la relazione è
regolata da un contratto a prestazioni corrispettive;
partenariato pubblico-privato istituzionale, che si basa sulla
creazione di una società mista.
Il partenariato pubblico-privato si configura come uno strumento strategico
per ottimizzare le risorse pubbliche, sfruttando le capacità gestionali e
organizzative del settore privato. Tuttavia, l’accesso è riservato a soggetti
qualificati, a garanzia della correttezza, della trasparenza e della
sostenibilità delle operazioni.
Art. 175 – Programmazione, valutazione preliminare, controllo
e monitoraggio
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le pubbliche amministrazioni adottano un programma triennale
delle esigenze pubbliche che possono essere soddisfatte tramite
partenariato pubblico-privato.
2. Il ricorso al partenariato pubblico-privato è preceduto da una
valutazione preliminare di convenienza e fattibilità, volta ad
accertare:
la sostenibilità finanziaria del progetto da parte del privato,
l’allocazione efficiente del rischio operativo,
la convenienza economica rispetto all’appalto tradizionale,
la capacità innovativa del progetto,
la sostenibilità sul bilancio pluriennale e la capacità di
indebitamento dell’ente.
La valutazione include un confronto tra costi e benefici del
partenariato pubblico-privato e quelli di un
appalto equivalente.
3. Nei casi di progetti di interesse statale o finanziati dallo Stato:
Se l’importo è pari o superiore a 250 milioni di euro, è
richiesto parere non vincolante al NARS, che si pronuncia
entro 45 giorni, previo parere della Ragioneria generale
dello Stato (entro 25 giorni).
Se l’importo è tra 50 e 250 milioni di euro, il parere non
vincolante è emesso dal DIPE, di concerto con la
Ragioneria dello Stato, entro 45 giorni.
In entrambi i casi, il parere deve essere richiesto:
i. prima della pubblicazione del bando (per iniziativa
pubblica),
ii. prima della dichiarazione di fattibilità (per iniziativa
privata).
In caso di dissenso dal parere, l’ente deve motivare
espressamente la scelta e indicare la modalità di
contabilizzazione adottata.
4. (soppresso)
5. L’ente concedente nomina, sentito l’operatore economico, il RUP
quale responsabile unico del progetto di partenariato. Il RUP
coordina l’esecuzione del contratto sotto il profilo tecnico e
contabile, vigilando su quantità, qualità e rispetto delle
prestazioni.
6. L’ente concedente esercita un controllo continuativo
sull’operatore privato, con particolare attenzione al mantenimento
del rischio operativo. Il privato deve fornire tutte le informazioni
necessarie secondo le modalità contrattuali.
7. Il monitoraggio dei partenariati pubblici-privati è affidato al
DIPE e alla Ragioneria generale dello Stato, che operano
tramite un portale dedicato.
Gli enti concedenti devono:
trasmettere le informazioni sui contratti stipulati,
allegare al bilancio d’esercizio un documento riepilogativo
con CUP, CIG, valore complessivo, durata, quota pubblica
e quota privata.
8. Il portale di monitoraggio pubblica e aggiorna periodicamente le
migliori prassi in materia di finanziamento e struttura tecnica
dei PPP.
9. Ai fini della contabilità pubblica, si applicano le regole
Eurostat, vincolanti per le amministrazioni pubbliche ai sensi
dell’art. 1, commi 2 e 3, della legge n. 196/2009.
9 bis. Il DIPE, in accordo con ANAC e MEF – Ragioneria Generale
dello Stato, approva contratti-tipo per le diverse forme di PPP previste
nel Codice (Parti II, III, IV e V).
Commento
L’articolo disciplina in modo organico la programmazione e la gestione
operativa del partenariato pubblico-privato, stabilendo una serie di
adempimenti obbligatori e controlli multilivello a garanzia dell’interesse
pubblico. La valutazione preliminare rappresenta lo snodo centrale: non
solo verifica la fattibilità economica, ma raffronta in modo strutturato il
partenariato pubblico-privato con l’alternativa dell’appalto.
Particolare rilievo è attribuito:
alla qualificazione preventiva del progetto,
al parere tecnico contabile da parte di NARS, DIPE e
Ragioneria,
al ruolo del RUP come figura chiave per la supervisione,
al monitoraggio obbligatorio e trasparente tramite il portale
nazionale.
Il coinvolgimento della Presidenza del Consiglio, del MEF e dell’ANAC
nella definizione di contratti-tipo, rafforza la standardizzazione e la
qualità tecnica dei partenariati.
PARTE II – DEI CONTRATTI DI
CONCESSIONE
Art. 176 – Oggetto e ambito di applicazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. La presente Parte disciplina le procedure di aggiudicazione delle
concessioni avviate da enti concedenti, nonché la relativa fase
esecutiva.
2. Alle concessioni di servizi economici di interesse generale si
applicano le disposizioni contenute in questa Parte, salvo
specifiche esclusioni previste dal codice.
Per gli aspetti non regolati dal codice, si applicano:
i. il [Link]. 23 dicembre 2022, n. 201 (servizi
pubblici locali),
ii. le altre norme speciali di settore.
Commento
L’articolo delimita chiaramente l’ambito di applicazione delle norme
sulle concessioni, collocandole all’interno del più ampio contesto
normativo degli appalti pubblici. Il principale riferimento soggettivo è
costituito dagli enti concedenti, mentre dal punto di vista oggettivo si fa
riferimento a contratti di concessione che implicano il trasferimento di un
rischio operativo in capo al concessionario.
L’articolo introduce un richiamo esplicito ai servizi economici di
interesse generale, che rientrano pienamente nell’ambito applicativo della
Parte V, ma la cui disciplina può essere completata o derogata da altre
fonti: in particolare dal [Link]. 201/2022, che regola i servizi pubblici
locali, e da norme settoriali che possono prevalere in caso di disposizioni
specifiche.
Il sistema normativo si struttura così su più livelli, e richiede una lettura
coordinata tra il Codice, il [Link]. 201/2022 e le normative speciali
applicabili al caso concreto.
Art. 177 – Contratto di concessione e traslazione del rischio
operativo
Testo aggiornato (sintesi)
1. La concessione comporta il trasferimento al concessionario di
un rischio operativo, legato alla realizzazione dei lavori o alla
gestione dei servizi.
Il rischio può essere:
i. dal lato della domanda: legato alla quantità
effettiva di domanda per i lavori o servizi;
ii. dal lato dell’offerta: legato alla capacità del
concessionario di rispettare i livelli qualitativi
e quantitativi previsti dal contratto.
2. Il rischio operativo si considera trasferito quando, in condizioni
normali, il concessionario non ha la garanzia di recuperare gli
investimenti o i costi sostenuti.
La perdita potenziale deve essere effettiva e rilevante,
e non solo teorica.
La valutazione avviene tramite il valore attuale netto
di investimenti, costi e ricavi.
3. È rilevante, ai fini della qualificazione come concessione, solo il
rischio operativo derivante da fattori eccezionali non
prevedibili e non imputabili alle parti.
Non rilevano i rischi dovuti a cattiva gestione,
inadempimenti o forza maggiore.
4. Anche in assenza di corrispettivo in denaro da parte dell’ente
concedente, il contratto è una concessione se:
il recupero degli investimenti dipende esclusivamente
dalla domanda o dalla fornitura del servizio.
Nei contratti con rischio solo dal lato dell’offerta, è
previsto:
i. pagamento condizionato alla disponibilità
dell’opera,
ii. sistema di penali in caso di mancata o ridotta
prestazione,
iii. variazioni del corrispettivo tali da incidere
sul valore attuale netto dell’investimento.
5. Il contratto deve garantire l’equilibrio economico-finanziario,
inteso come la contemporanea presenza di:
convenienza economica (ricavi ≥ costi),
sostenibilità finanziaria (capacità di rimborsare debiti e
remunerare il capitale di rischio).
6. Se il progetto non è sostenibile senza aiuto pubblico, è ammesso
un intervento pubblico di sostegno (contributi, garanzie,
trasferimenti patrimoniali).
Tuttavia, se il concessionario è integralmente garantito
contro le perdite, il contratto non è più una concessione,
ma un appalto.
La previsione di un indennizzo in caso di risoluzione
anticipata per causa dell’ente o per forza maggiore non
esclude la qualificazione come concessione.
7. Ai fini della contabilità pubblica, si applicano i criteri
Eurostat.
Un contributo pubblico eccedente le soglie Eurostat
impone la contabilizzazione nel bilancio pubblico.
Commento
Questo articolo definisce il cuore della qualificazione giuridica della
concessione: la traslazione del rischio operativo. Il legislatore intende
evitare che si ricorra a questo schema contrattuale in modo improprio,
ovvero in assenza di un’effettiva esposizione del privato al rischio di
mercato.
L’articolo distingue tra rischi reali e nominali, sottolineando che il rischio
deve incidere sulla redditività attesa del concessionario e non essere
solamente una clausola formale. Viene inoltre chiarito che la concessione
non coincide con un semplice contratto di appalto retribuito a
disponibilità, ma deve prevedere un meccanismo economico sostenuto da
flussi di domanda e prestazione effettiva.
Infine, il riferimento alle regole Eurostat serve a vincolare le pubbliche
amministrazioni al rispetto della corretta imputazione dei contratti nel
bilancio pubblico, rafforzando il legame tra contenuto economico del
contratto e trattamento contabile.
Art. 178 – Durata della concessione
Testo aggiornato (sintesi)
1. La durata delle concessioni è limitata e definita dall’ente
concedente in base ai lavori o servizi richiesti.
2. Per le concessioni di durata superiore a cinque anni, la durata
massima non può eccedere il tempo necessario affinché il
concessionario:
recuperi gli investimenti effettuati,
ottenga un ritorno sul capitale investito,
tenendo conto anche degli investimenti aggiuntivi
finalizzati al miglioramento della qualità, della
sostenibilità ambientale o alla riduzione dei costi per gli
utenti.
3. Nel calcolo della durata, si considerano sia gli investimenti
iniziali sia quelli successivi, effettuati nel corso della
concessione.
4. La durata massima deve essere indicata nei documenti di
gara, salvo che essa non costituisca criterio di aggiudicazione.
5. I contratti di concessione non sono prorogabili, salvo il caso di
revisione previsto all’art. 192, comma 1.
I contratti aggiudicati senza gara ai sensi dell’art. 186,
comma 2, non sono mai prorogabili.
Alla scadenza, la gestione delle tratte autostradali è
affidata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
che valuta il modello di gestione transitoria più adatto per
garantire sicurezza e continuità del servizio, anche sotto il
profilo economico.
Commento
L’articolo 178 stabilisce i limiti temporali alla durata delle concessioni,
fondandoli su un principio di proporzionalità tra tempo di affidamento e
rientro economico dell’investimento. La norma è pensata per evitare
affidamenti eccessivamente lunghi, potenzialmente distorsivi della
concorrenza, e per garantire che le concessioni restino strumenti funzionali
a investimenti sostenibili e verificabili.
Particolarmente rilevante è il divieto di proroga automatica o tacita, che
rafforza la trasparenza e la ciclicità delle gare pubbliche. La previsione
di una gestione transitoria affidata al Ministero nelle concessioni
autostradali sottolinea l’esigenza di continuità dei servizi essenziali,
bilanciata dal dovere di avviare tempestivamente nuove procedure di
affidamento.
Art. 179 – Calcolo del valore stimato della concessione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il valore di una concessione corrisponde al fatturato totale
generato dal concessionario per l’intera durata del contratto, al
netto dell’IVA, e comprende:
il corrispettivo per lavori e servizi oggetto della concessione,
le forniture accessorie connesse.
2. Il valore è calcolato:
al momento dell’invio del bando, oppure
in assenza di bando, al momento dell’avvio della
procedura di aggiudicazione.
Se, al momento dell’aggiudicazione, il valore effettivo
supera di oltre il 20% quello stimato, prevale il valore
effettivo.
3. Il valore stimato è determinato con un metodo oggettivo indicato
nei documenti di gara. L’ente concedente considera anche:
a) Clausole di opzione previste nel contratto;
b) Introiti da tariffe o multe pagate dagli utenti, diverse da quelle
riscosse per conto dell’ente;
c) Pagamenti o vantaggi economici da enti pubblici, incluse
compensazioni e sovvenzioni;
d) Vantaggi da terzi per l’esecuzione della concessione;
e) Entrate da vendite di beni inclusi nella concessione;
f) Forniture e servizi messi a disposizione dall’ente, se necessari
alla prestazione;
g) Premi o compensi riconosciuti ai candidati o offerenti.
4. Il metodo scelto non può avere finalità elusive:
È vietato frazionare artificiosamente la concessione per
sottrarla all’applicazione del codice,
Sono ammesse eccezioni solo per ragioni oggettive.
5. Se l’appalto riguarda lotti distinti, si calcola il valore
complessivo stimato dell’opera o del servizio.
6. Se il valore totale dei lotti è pari o superiore alla soglia di cui
all’art. 14, si applicano le regole della presente Parte a ciascun
lotto.
Commento
L’articolo 179 disciplina con precisione le modalità di calcolo del valore
economico della concessione, elemento fondamentale per la corretta
applicazione del codice.
Il legislatore introduce un criterio di oggettività, finalizzato a garantire
trasparenza, coerenza e parità di trattamento. La previsione di includere
tutte le forme di entrate, anche indirette, rafforza la correttezza del calcolo.
Particolarmente importante è il divieto di elusione, volto a evitare pratiche
scorrette come il frazionamento artificioso degli importi per sottrarsi alle
soglie normative. Il riferimento al valore dei lotti permette di mantenere
una visione complessiva dell’operazione anche in caso di suddivisione.
Art. 180 – Contratti misti di concessione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le concessioni che includono lavori e servizi sono aggiudicate
applicando le regole previste per la prestazione prevalente.
2. Se una concessione mista comprende servizi sociali o altri
servizi specifici indicati nell’allegato IV della direttiva
2014/23/UE, l’oggetto principale è determinato in base al valore
stimato più elevato tra i servizi.
3. I contratti misti che contengono elementi di concessione e
elementi di appalto pubblico sono regolati secondo la disciplina
degli appalti.
4. Se le parti del contratto non sono oggettivamente separabili, si
applica la disciplina riferita all’oggetto principale del contratto.
Nel caso in cui il contratto comprenda sia una concessione
di servizi sia una fornitura, prevale la parte con valore
stimato più elevato.
5. I contratti misti che includono:
concessioni di lavori e servizi,
concessioni relative a immobili o diritti immobiliari (come
terreni, fabbricati o diritti reali), sono aggiudicati seguendo
le regole della presente Parte.
Commento
L’articolo 180 disciplina in modo sistematico le concessioni miste, ovvero
quei contratti che comprendono più tipologie di prestazioni: lavori,
servizi, forniture o elementi patrimoniali.
Il principio guida è l’individuazione dell’oggetto principale, criterio che
consente di determinare quale disciplina applicare. La norma impone un
criterio oggettivo di prevalenza, basato sul valore economico delle
componenti.
Particolare attenzione è rivolta ai casi in cui le componenti del contratto
non siano separabili: in tali circostanze, prevale la disciplina riferita alla
parte economicamente più rilevante.
Questo meccanismo garantisce certezza giuridica, evita arbitri
interpretativi e preserva l’unitarietà del contratto, assicurando al tempo
stesso il rispetto delle soglie e delle normative europee.
Art. 181 – Contratti esclusi
Testo aggiornato (sintesi)
1. Non rientrano nel campo di applicazione della presente Parte le
concessioni relative a servizi non economici di interesse
generale.
2. Sono escluse anche le concessioni indicate agli articoli 10, 11, 12,
13, 14, 16 e 17 della direttiva 2014/23/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014.
3. Per i contratti di concessione esclusi dal presente ambito si
applicano comunque i principi generali stabiliti nel Titolo I
della Parte I del Libro I del codice.
Commento
L’articolo 181 chiarisce quali contratti non sono soggetti alle regole sulle
concessioni contenute nel codice. In primo luogo, ne sono esclusi i servizi
non economici d’interesse generale, ovvero quei servizi pubblici
essenziali che non sono offerti sul mercato a fini lucrativi, come
l’istruzione pubblica o la sicurezza interna.
Viene inoltre richiamato il blocco di esclusioni previste dalla direttiva
2014/23/UE, che comprendono tra l’altro le concessioni nel settore della
difesa, tra Stati o collegate ad accordi internazionali.
Pur restando fuori dal regime ordinario delle concessioni, tali contratti sono
comunque soggetti ai principi fondamentali del codice, come trasparenza,
parità di trattamento e proporzionalità, per garantire una gestione corretta
ed efficiente delle risorse pubbliche.
Art. 182 – Bando
Testo aggiornato (sintesi)
1. Gli enti concedenti rendono nota la volontà di aggiudicare una
concessione tramite bando di concessione.
2. Il bando contiene le informazioni dell’allegato IV.1 e, se
opportuno, ulteriori elementi utili, anche secondo i modelli
uniformi predisposti dall’Autorità.
3. Il bando:
Vieta al concessionario di usare beni pubblici per attività
non previste nella gara.
Consente l’affidamento di una quota di servizi accessori a
operatori terzi.
4. Devono essere specificati i requisiti tecnici e funzionali richiesti
per i lavori o servizi oggetto della concessione.
5. I bandi e i relativi allegati (es. schema di contratto, piano
economico-finanziario) sono strutturati per garantire adeguati
livelli di bancabilità. Le offerte possono dover essere corredate
da manifestazioni di interesse degli istituti finanziatori.
6. Per i servizi sociali e altri servizi specifici (allegato IV della
direttiva 2014/23/UE), l’ente concedente pubblica un avviso di
pre-informazione.
7. Non è richiesto il bando nei seguenti casi, se i lavori o servizi
possono essere affidati solo a un operatore specifico per:
a) Creazione di un’opera d’arte unica
b) Assenza di concorrenza per motivi tecnici
c) Esistenza di un diritto esclusivo
d) Tutela di diritti di proprietà intellettuale o diritti esclusivi
8. Le eccezioni di cui sopra si applicano solo se non esistono
alternative ragionevoli e se l’assenza di concorrenza non deriva
da limitazioni artificiose.
9. Non è necessario un nuovo bando se non sono pervenute offerte o
candidature appropriate, purché non vi siano modifiche
sostanziali al contratto. In tal caso, va inviata relazione
all’Autorità di regolazione.
10. Un’offerta è considerata non appropriata se non è pertinente
rispetto alla concessione e non può soddisfare le esigenze
espresse nei documenti di gara, salvo modifiche sostanziali.
11. Per le concessioni sopra soglia UE, i bandi e gli avvisi sono
redatti e inviati all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione
europea, secondo quanto previsto dall’art. 84.
12. La pubblicazione a livello nazionale dei bandi e avvisi segue
quanto previsto all’art. 85.
Commento
L’articolo 182 disciplina la fase di pubblicazione del bando per
l’aggiudicazione delle concessioni, elemento essenziale per garantire
trasparenza, concorrenza e correttezza nelle procedure.
Particolarmente rilevante è la previsione di eccezioni alla pubblicazione del
bando, ammesse solo in circostanze eccezionali e ben motivate, al fine di
evitare distorsioni del mercato.
La norma insiste anche sulla bancabilità del progetto, ovvero sulla sua
capacità di attrarre risorse finanziarie sostenibili, e sulla verificabilità delle
offerte, che devono rispondere puntualmente ai criteri tecnici ed economici
stabiliti.
Il richiamo alla trasmissione degli avvisi all’UE e alla pubblicazione
nazionale ribadisce la necessità di allineamento con il diritto europeo,
soprattutto nei contratti sopra soglia.
Art. 183 – Procedimento
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le concessioni sono aggiudicate in base ai criteri stabiliti
dall’ente concedente, a condizione che:
a) l’offerta rispetti i requisiti minimi eventualmente previsti;
b) l’offerente soddisfi le condizioni di partecipazione tecniche,
professionali, finanziarie ed economiche;
c) non ricorra alcuna causa di esclusione ai sensi degli artt. 94, 95
(in relazione all’allegato X della direttiva 2014/23/UE), 96, 97 e
98.
2. I requisiti minimi comprendono caratteristiche tecniche, fisiche,
funzionali e giuridiche che ogni offerta deve possedere.
3. Il bando descrive la concessione e le condizioni di
partecipazione. L’invito a presentare offerte (o altri documenti)
specifica i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi.
4. L’ente concedente può limitare il numero di candidati o
offerenti, in modo trasparente e oggettivo, garantendo
comunque la concorrenza.
5. Tutti i partecipanti ricevono informazioni sulla struttura della
procedura e su un termine indicativo per il completamento. Le
modifiche sono comunicate a tutti e, se rilevanti, pubblicate.
6. È obbligatorio l’utilizzo di strumenti digitali, in conformità al
Libro I, Parte II. Tali strumenti assicurano trasparenza e
tracciabilità.
7. L’ente può avviare negoziazioni, senza modificare l’oggetto della
concessione, i criteri di aggiudicazione o i requisiti minimi. Le
negoziazioni avvengono preferibilmente con dialogo
competitivo (art. 74).
8. Le condizioni di partecipazione sono verificate sulla base di
autocertificazioni o referenze. I requisiti devono essere non
discriminatori, proporzionati e coerenti con l’oggetto della
concessione.
9. L’operatore economico può avvalersi di capacità di terzi,
indipendentemente dal rapporto giuridico, purché dimostri che
disporrà delle risorse per tutta la durata della concessione.
L’ente può richiedere la responsabilità solidale per la capacità
finanziaria.
10. I raggruppamenti di operatori economici possono far valere le
capacità dei partecipanti al gruppo o di altri soggetti.
11. Si applicano le regole sul soccorso istruttorio previste dall’art.
101.
Commento
L’articolo 183 disciplina il procedimento di aggiudicazione delle
concessioni, improntato a trasparenza, concorrenza effettiva e
proporzionalità.
La norma consente ampi margini di negoziazione e flessibilità, nel rispetto
dei requisiti essenziali, e favorisce la partecipazione anche tramite
raggruppamenti e avvalimento, purché siano garantite le capacità
tecniche ed economiche necessarie.
Il riferimento al soccorso istruttorio e alla digitalizzazione delle procedure
conferma l’orientamento volto alla semplificazione amministrativa e alla
piena tracciabilità.
Infine, la possibilità di condurre negoziazioni, pur con limiti stringenti,
riflette l’esigenza di modellare le concessioni su misura, senza
comprometterne la par condicio tra concorrenti.
Art. 184 – Termini e comunicazioni
Testo aggiornato (sintesi)
1. Gli enti concedenti fissano i termini per la presentazione delle
domande o delle offerte tenendo conto della complessità della
concessione e del tempo necessario per la preparazione, nel
rispetto dei termini minimi stabiliti.
2. Se la partecipazione alla gara richiede una visita in loco o
consultazioni specifiche, i termini devono essere adeguatamente
superiori ai minimi previsti dall’art. 39 della direttiva
2014/23/UE, per garantire l’accesso alle informazioni necessarie.
3. Il termine minimo per la ricezione delle domande di
partecipazione (e delle offerte, se previste) è di 30 giorni dalla
data di trasmissione del bando (artt. 84 e 85).
4. Se la procedura è articolata in fasi, il termine minimo per la
presentazione delle offerte iniziali è di 22 giorni dalla
trasmissione dell’invito a offrire.
5. L’ente concedente comunica entro 15 giorni agli offerenti le
decisioni di aggiudicazione, i motivi del rigetto o della mancata
aggiudicazione e, su richiesta scritta, i vantaggi e le
caratteristiche dell’offerta vincente.
6. È facoltà dell’ente concedente non divulgare alcune
informazioni se ciò compromette l’interesse pubblico, la
concorrenza leale o la tutela dei dati sensibili e commerciali.
Commento
L’articolo 184 disciplina in modo puntuale i termini temporali e gli
obblighi informativi nelle procedure di concessione. La norma tutela il
diritto alla partecipazione e alla trasparenza, bilanciandolo con la tutela di
informazioni sensibili o strategiche.
L’enfasi posta sull’adeguatezza dei tempi per la visita dei luoghi o per
l’analisi dei documenti garantisce che nessun operatore economico sia
penalizzato nelle fasi preparatorie.
Inoltre, la comunicazione motivata delle decisioni – inclusa la
comparazione tra offerte – costituisce un importante presidio contro
l’arbitrarietà e rafforza i diritti degli offerenti.
Il bilanciamento tra trasparenza e riservatezza consente all’ente
concedente di operare con discrezione nei casi in cui la pubblicazione
integrale dei dati possa compromettere l’efficacia del procedimento o i
diritti di terzi.
Art. 185 – Criteri di aggiudicazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’ente concedente pone a base di gara almeno un progetto di
fattibilità; l’aggiudicatario è responsabile della redazione del
livello progettuale successivo. Le concessioni sono aggiudicate in
base a criteri oggettivi, che garantiscano una valutazione
competitiva e l’individuazione del vantaggio economico
complessivo per l’ente concedente.
2. I criteri di aggiudicazione devono essere connessi all’oggetto
della concessione, non devono attribuire libertà incondizionata
di scelta all’ente concedente e devono includere anche criteri
ambientali, sociali o legati all’innovazione. Tali criteri devono
essere accompagnati da requisiti verificabili.
3. I criteri devono essere elencati in ordine decrescente di
importanza.
4. In via eccezionale, se un’offerta propone una soluzione
innovativa con prestazioni straordinarie non prevedibili da un
ente diligente, quest’ultimo può modificare l’ordine dei criteri per
tenerne conto, informando tutti gli offerenti ed emettendo un
nuovo invito a presentare offerte.
5. La commissione aggiudicatrice, prima di assegnare il punteggio
all’offerta economica, verifica l’adeguatezza e la sostenibilità
del piano economico-finanziario.
6. I componenti della commissione di valutazione devono essere
altamente qualificati e competenti. Il bando può prevedere
l’oscuramento dei nomi degli operatori economici partecipanti.
Commento
L’articolo 185 detta i criteri guida per l’aggiudicazione delle concessioni,
orientando la procedura verso una valutazione comparativa trasparente e
competitiva. La scelta di porre a base di gara un progetto di fattibilità
riflette l’esigenza di assicurare un punto di partenza tecnico solido, pur
lasciando margine all’operatore privato per sviluppare la progettazione
esecutiva.
La norma incentiva l’adozione di criteri qualitativi avanzati, tra cui quelli
ambientali e sociali, legati a parametri verificabili. L’eccezione introdotta al
comma 4 consente di valorizzare le soluzioni altamente innovative,
promuovendo il miglioramento della qualità delle prestazioni anche oltre le
aspettative iniziali dell’amministrazione.
Infine, l’obbligo di valutazione del piano economico-finanziario e l’elevato
profilo richiesto per i commissari assicurano rigore tecnico ed economico
nella fase decisiva dell’aggiudicazione.
Art. 186 – Affidamenti dei concessionari
Testo aggiornato (sintesi)
1. Ai concessionari che siano anche stazioni appaltanti si applicano
le disposizioni del codice in materia di appalti.
2. I titolari di concessioni di lavori e servizi pubblici (escluse quelle
del Libro III), già attive alla data di entrata in vigore del codice e
di importo pari o superiore alla soglia europea, non affidate
secondo il diritto UE vigente al momento dell’affidamento o
proroga:
devono affidare tra il 50% e il 60% dei contratti mediante
procedura ad evidenza pubblica;
la quota è stabilita convenzionalmente tra concedente e
concessionario, considerando dimensione, oggetto, valore,
durata residua e investimenti della concessione;
devono essere previste clausole sociali per la stabilità e la
tutela delle professionalità.
3. Se le prestazioni oggetto della concessione risultano indivisibili:
il concessionario corrisponde al concedente tra il 5% e il
10% degli utili previsti dal piano economico-finanziario;
la quota è stabilita considerando oggetto, valore, durata e
investimenti.
4. Le concessioni esistenti rientranti nei commi 2 e 3 devono essere
adeguate entro sei mesi dall’entrata in vigore del codice.
5. L’ANAC definisce le modalità di calcolo delle quote entro 60
giorni dall’entrata in vigore del codice e vigila sull’applicazione
dell’articolo, considerando il valore delle prestazioni.
6. Per i concessionari autostradali:
le quote di cui al comma 2 si calcolano sui piani
economici-finanziari allegati agli atti convenzionali;
la verifica avviene ogni cinque anni da parte del
concedente;
in caso di squilibrio si applicano misure correttive nei
successivi aggiornamenti del piano economico-finanziario;
in caso di mancato rispetto delle quote, l’ente può richiedere
garanzie fideiussorie, svincolabili dopo verifica positiva.
7. Le concessioni autostradali che interessano più regioni possono
essere affidate dal Ministero delle Infrastrutture a società in
house anche costituite ad hoc da altre amministrazioni pubbliche.
8. Il controllo analogo può essere esercitato tramite comitato
costituito con accordo ex art. 15 L. 241/1990.
Commento
L’articolo 186 disciplina gli obblighi di trasparenza e concorrenza negli
affidamenti effettuati dai concessionari, sia nel caso in cui essi siano
stazioni appaltanti, sia quando gestiscono concessioni di lunga durata e
grande rilevanza economica. In particolare, si stabilisce un vincolo
percentuale di affidamenti a terzi tramite procedure pubbliche, salvo
casi di indivisibilità, in cui è previsto un versamento compensativo.
La norma ha un forte impatto nel settore autostradale, prevedendo una
verifica quinquennale del rispetto delle quote e misure correttive in caso di
squilibri. È significativa l’attenzione alla vigilanza dell’ANAC e alla
necessità di trasparenza e concorrenza effettiva anche per soggetti privati
che svolgono funzioni di rilievo pubblico.
La possibilità per il Ministero delle Infrastrutture di affidare direttamente a
società in house interregionali rappresenta uno strumento flessibile per
gestire infrastrutture complesse, pur richiedendo solidi meccanismi di
controllo.
Art. 187 – Contratti di concessione di importo inferiore alla
soglia europea
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per l’affidamento di concessioni di valore inferiore alla soglia
europea (art. 14, comma 1, lett. a), l’ente concedente può
utilizzare la procedura negoziata senza bando, consultando
almeno 10 operatori economici, ove esistenti. Tali operatori
sono selezionati tramite indagini di mercato o elenchi di
operatori, rispettando il criterio di rotazione degli inviti.
2. L’ente concedente mantiene la facoltà di utilizzare le procedure
ordinarie di gara anche per concessioni sotto soglia.
3. A tali contratti si applicano le norme sull’esecuzione contenute
nel Titolo III della presente Parte.
Commento
L’articolo 187 introduce una disciplina semplificata per le concessioni
sotto soglia europea, favorendo l’utilizzo della procedura negoziata per
garantire rapidità e proporzionalità. Tuttavia, l’obbligo di consultazione di
almeno dieci operatori e il rispetto del principio di rotazione assicurano un
livello minimo di concorrenza e trasparenza. La possibilità di ricorrere alle
procedure ordinarie rimane aperta, offrendo flessibilità agli enti concedenti.
L’applicazione delle norme sull’esecuzione ordinarie garantisce, infine,
coerenza nella fase di attuazione contrattuale.
Art. 188 – Subappalto
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il subappalto nei contratti di concessione è disciplinato dalle
stesse regole previste per gli appalti pubblici, secondo quanto
stabilito dall’articolo 119 del presente codice.
Commento
L’articolo 188 stabilisce un principio di uniformità normativa tra
concessioni e appalti in materia di subappalto. Il richiamo all’articolo 119
implica che trovano applicazione tutte le regole relative ai limiti
percentuali, alle condizioni autorizzative, alla responsabilità solidale e
agli obblighi di tracciabilità previsti per gli appalti. Tale scelta normativa
mira a garantire omogeneità, trasparenza e controllo sull’esecuzione delle
prestazioni, anche quando affidate a soggetti terzi.
Art. 189 – Modifica di contratti durante il periodo di efficacia
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le concessioni possono essere modificate senza nuova
procedura nei seguenti casi:
a) se previste clausole chiare nei documenti di gara iniziali,
inclusi indici di revisione prezzi;
b) per lavori o servizi supplementari da parte del concessionario
originario, quando:
i. la sostituzione è impraticabile per motivi economici o
tecnici;
ii. il cambiamento comporterebbe duplicazioni di costi o
gravi disagi;
c) se si verificano circostanze imprevedibili che:
i. giustificano la modifica;
ii. non alterano la natura della concessione;
iii. non comportano aumenti di valore superiori al 50%;
d) in caso di sostituzione del concessionario per:
i. clausola contrattuale iniziale;
ii. ristrutturazioni societarie;
iii. assunzione obblighi da parte dell’ente concedente
verso i subappaltatori;
e) se le modifiche non sono sostanziali, indipendentemente dal
valore.
2. Le modifiche sono sempre ammesse senza nuova gara se il valore
è:
a) inferiore alla soglia di cui all’art. 8 della direttiva
2014/23/UE;
b) inferiore al 10% del valore iniziale della concessione.
3. In caso di modifiche successive, il calcolo del valore si basa sulla
somma complessiva delle modifiche. Non devono alterare la
natura generale della concessione.
4. Una modifica è considerata sostanziale se:
a) avrebbe potuto modificare l’esito della gara;
b) altera l’equilibrio economico a favore del concessionario;
c) estende l’ambito della concessione;
d) comporta la sostituzione del concessionario al di fuori dei casi
previsti.
5. Nei casi di cui ai commi 1, lettere b) e c), l’ente concedente deve
pubblicare un avviso sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione
Europea, contenente le informazioni previste dalla direttiva
2014/23/UE.
6. Per i casi delle lettere a) e b), l’aumento di valore non può
superare il 50% della concessione iniziale. Tale limite vale
anche per modifiche successive.
Commento
L’articolo 189 disciplina le condizioni in cui è consentita la modifica di
una concessione già in essere, evitando di dover ricorrere a una nuova
procedura di gara. Viene mantenuto il bilanciamento tra flessibilità
contrattuale e tutela della concorrenza.
Sono previsti diversi casi ammissibili di modifica: da clausole contrattuali
iniziali, a sopravvenienze tecniche, fino a modifiche dovute a circostanze
imprevedibili. Tuttavia, tali deroghe sono vincolate da criteri rigorosi, tra
cui il limite percentuale del 50% sull’aumento di valore e il divieto di
alterare la natura sostanziale del contratto.
Queste disposizioni intendono garantire la continuità dell’azione
amministrativa e dell’interesse pubblico, senza però compromettere la
trasparenza e la parità di trattamento tra operatori economici.
Art. 190 – Risoluzione e recesso
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’ente concedente può dichiarare risolta la concessione se:
a) la concessione è stata modificata in modo tale da richiedere una
nuova procedura di aggiudicazione;
b) il concessionario si trovava in una condizione di esclusione già
al momento dell’aggiudicazione;
c) la Corte di giustizia dell’Unione europea ha accertato la
violazione di obblighi UE da parte dello Stato membro in
relazione alla concessione.
2. La risoluzione per inadempimento segue le regole del codice
civile. Il contratto deve contenere una clausola penale e criteri
chiari per l’indennizzo.
3. In caso di risoluzione imputabile al concessionario:
4. l’ente concedente deve comunicare per iscritto l’intenzione di
risolvere anche agli enti finanziatori;
5. entro 120 giorni, i finanziatori possono proporre un nuovo
operatore economico con adeguate caratteristiche;
6. il subentro è valido solo dopo il consenso dell’ente concedente.
7. Se il recesso avviene per motivi di pubblico interesse, spettano
al concessionario:
a) il valore delle opere realizzate (al netto degli ammortamenti) o i
costi effettivi sostenuti;
b) i costi sostenuti a seguito del recesso, inclusi quelli per la
chiusura anticipata dei contratti finanziari;
c) un indennizzo per il mancato guadagno tra il 2% e il 5% degli
utili previsti, secondo i criteri definiti nel bando di gara e
specificati nel contratto.
8. Le somme dovute al concessionario sono destinate
prioritariamente al pagamento dei finanziatori e dei titolari di
titoli emessi.
9. In caso di cessazione del rapporto, tranne che per
inadempimento del concessionario, questi può continuare la
gestione ordinaria dell’opera fino al pagamento delle somme
dovute, salvo investimenti improcrastinabili autorizzati dal
concedente.
10. Il recesso ha efficacia solo dopo il pagamento delle somme
spettanti al concessionario.
Commento
L’articolo 190 disciplina le modalità con cui può avvenire l’interruzione
anticipata di un rapporto concessorio, distinguendo tra risoluzione per
inadempimento e recesso per motivi di interesse pubblico. In entrambi i
casi, si pongono precisi limiti e tutele, in particolare per garantire:
la continuità dei servizi in caso di subentro;
la tutela degli investimenti effettuati dal concessionario;
la protezione degli interessi dei finanziatori, tramite
destinazione prioritaria delle somme dovute.
La previsione di indennizzi predefiniti rafforza la certezza giuridica e la
bancabilità delle operazioni, favorendo una gestione efficiente e trasparente
delle concessioni.
Art. 191 – Subentro
Testo aggiornato (sintesi)
1. Alla scadenza dell’affidamento o in caso di cessazione anticipata,
le reti, impianti e dotazioni patrimoniali essenziali, non
duplicabili a costi socialmente sostenibili, sono assegnati al
nuovo gestore del servizio.
2. Sono inoltre ceduti al nuovo gestore i beni strumentali realizzati
in attuazione dei piani di investimento concordati con l’ente
concedente.
3. Se la durata dell’affidamento è inferiore al periodo necessario per
ammortizzare gli investimenti, o in caso di cessazione anticipata
non imputabile al concessionario, il gestore subentrante è tenuto a
corrispondere un indennizzo pari al valore contabile non
ammortizzato, rivalutato con i deflatori ISTAT e al netto dei
contributi pubblici. I criteri di calcolo dell’indennizzo devono
essere indicati nel bando o nella lettera di invito.
4. Restano salvi eventuali accordi diversi già stipulati tra le parti
prima dell’entrata in vigore del codice.
5. Il subentro nei servizi di interesse economico generale a livello
locale è regolato dall’art. 23 del [Link]. 23 dicembre 2022, n. 201.
Commento
L’articolo 191 garantisce la continuità del servizio pubblico nei casi di
subentro di un nuovo gestore, stabilendo precise regole per il
trasferimento dei beni essenziali alla prosecuzione della gestione. Viene
tutelato l’equilibrio economico del concessionario uscente tramite un
meccanismo di indennizzo equo, evitando penalizzazioni in caso di
cessazione anticipata non imputabile.
La previsione di criteri certi, collegati al valore contabile non
ammortizzato e alla trasparenza nei bandi di gara, favorisce la
programmazione e la sostenibilità degli investimenti nel lungo periodo.
Art. 192 – Revisione del contratto di concessione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il concessionario può chiedere la revisione del contratto quando
si verificano eventi straordinari e imprevedibili, incluso il
mutamento normativo o regolatorio, non imputabili al
concessionario, che incidano in modo significativo
sull’equilibrio economico-finanziario dell’operazione. La
revisione è ammessa solo nei limiti necessari a ripristinare i livelli
di equilibrio e di traslazione del rischio pattuiti al momento
della stipula. Gli eventi che rientrano nei rischi a carico del
concessionario non giustificano la revisione.
2. In sede di revisione non sono ammesse modifiche che alterino la
natura della concessione, né modifiche sostanziali che, se
contenute inizialmente, avrebbero potuto cambiare gli esiti della
procedura di aggiudicazione.
3. Per opere di interesse statale o finanziate con contributo statale,
la revisione è subordinata al parere non vincolante del NARS,
che si esprime di concerto con il MEF – Ragioneria Generale
dello Stato, previa valutazione del DIPE della Presidenza del
Consiglio.
Negli altri casi, l’ente concedente può richiedere il parere del
NARS.
In caso di discostamento dal parere reso, l’ente concedente è
tenuto a motivare adeguatamente la decisione, specificando in
particolare le modalità di contabilizzazione adottate.
4. Se non si raggiunge un accordo sul riequilibrio del piano
economico-finanziario, le parti possono recedere dal contratto.
In tal caso, al concessionario spettano i rimborsi previsti all’art.
190, comma 4, lettere a) e b), esclusi gli oneri relativi allo
scioglimento anticipato dei contratti di copertura del rischio
sul tasso d’interesse.
Commento
L’articolo 192 introduce un meccanismo di revisione contrattuale mirata
a fronte di eventi eccezionali e non prevedibili che compromettano
l’equilibrio economico-finanziario originario. La disposizione bilancia
l’interesse pubblico e la tutela dell’investimento privato, imponendo che la
revisione non alteri la natura della concessione né falsi la concorrenza.
Viene rafforzato il ruolo di controllo e parere tecnico del NARS e del
MEF, soprattutto nei progetti finanziati con fondi statali. Infine, viene
mantenuta la possibilità di recesso bilaterale, garantendo al concessionario
un ristoro limitato ma coerente con i principi di proporzionalità e
trasparenza.
Art. 193 – Procedura di affidamento
Testo aggiornato (sintesi)
1. L'affidamento in concessione di lavori o servizi mediante
finanza di progetto può avvenire:
su iniziativa privata, anche per proposte non incluse nella
programmazione (comma 3);
su iniziativa dell’ente concedente, per proposte già
programmate (comma 16).
2. Un operatore economico può presentare una manifestazione di
interesse, chiedendo all’ente concedente informazioni e dati per
elaborare la proposta. In presenza di interesse pubblico
preliminare, tali dati sono pubblicati nella sezione
Amministrazione trasparente del sito istituzionale.
3. Le proposte private non richiedono manifestazione di interesse
né avviso pubblico. Devono includere:
un progetto di fattibilità (coerente con l’art. 6-bis, allegato
I.7),
una bozza di convenzione,
un piano economico-finanziario asseverato,
la descrizione delle caratteristiche del servizio e della
gestione,
i requisiti del promotore.
Gli investitori istituzionali o operatori economici interessati possono:
associarsi o consorziarsi con soggetti qualificati;
avvalersi delle capacità di altri;
subappaltare integralmente a soggetti qualificati.
4. Verificato l’interesse pubblico e la coerenza con la
programmazione, l’ente pubblica un avviso e concede almeno 60
giorni per la presentazione di proposte alternative.
5. Entro 45 giorni dalla scadenza dell’avviso, l’ente individua, in
modo comparativo, una o più proposte coerenti con i propri
fabbisogni da sottoporre a valutazione.
6. I soggetti selezionati sono invitati ad apportare modifiche; in
alternativa, l’ente può indire una conferenza di servizi
preliminare. La valutazione si conclude con provvedimento
motivato entro 60 giorni (prorogabili a 90).
7. Il progetto selezionato è integrato con elaborati aggiuntivi e, una
volta approvato, è inserito nella programmazione dell’ente.
8. Il progetto approvato, con gli allegati e una sintesi del piano
economico-finanziario, è posto a base di gara. Si applicano le
regole su trasparenza, riservatezza e contratti secretati. Il
criterio di aggiudicazione è l’offerta economicamente più
vantaggiosa.
9. Il promotore può modificare la propria configurazione
giuridica fino alla scadenza per le offerte. Il bando prevede la
possibilità di esercizio del diritto di prelazione.
10. I concorrenti, incluso il promotore, devono presentare:
il piano economico-finanziario asseverato,
le caratteristiche del servizio,
varianti migliorative e modifiche alla convenzione,
le garanzie previste (art. 106).
11. L’ente concedente:
a) esamina le offerte ricevute nei termini;
b) redige la graduatoria e nomina l’aggiudicatario;
c) approva il progetto definitivo elaborato dall’aggiudicatario.
12. Il promotore non aggiudicatario può:
esercitare prelazione entro 15 giorni, impegnandosi a
rispettare le stesse condizioni;
oppure, se non esercita la prelazione, ricevere
dall’aggiudicatario il rimborso delle spese progettuali
(massimo 2,5% dell’investimento).
Se esercita la prelazione, deve rimborsare le spese sostenute
dall’aggiudicatario.
13. Il bando può valorizzare criteri premiali per innovazione,
sviluppo e digitalizzazione.
14. Le camere di commercio possono aggregarsi alle proposte,
mantenendo la propria autonomia decisionale.
15. L’aggiudicatario presta la garanzia ex art. 117 e una cauzione
annuale pari al 10% del costo operativo per la gestione
dell’opera. La mancata presentazione costituisce grave
inadempimento.
16. L’ente può pubblicare un avviso pubblico per sollecitare proposte
su progetti già programmati. Le informazioni devono essere
pubblicate nella sezione Amministrazione trasparente.
17. Le proposte ricevute tramite avviso seguono la stessa procedura
di valutazione, gara e garanzie previste dai commi precedenti.
Commento
L’articolo 193 regola le modalità di affidamento in concessione mediante
finanza di progetto, favorendo la partecipazione dei privati sia attraverso
proposte spontanee sia su sollecitazione pubblica. La norma risponde
all’esigenza di ampliare il ricorso al partenariato pubblico-privato
garantendo allo stesso tempo trasparenza, concorrenza e tutela
dell’interesse pubblico.
La procedura valorizza il ruolo del promotore, riconoscendogli il diritto di
prelazione e il rimborso delle spese in caso di non aggiudicazione, elementi
che incentivano la qualità delle proposte. La disciplina rafforza inoltre le
garanzie per l’ente concedente, imponendo criteri di valutazione oggettivi,
obblighi di trasparenza e solide cauzioni. Il riferimento ai criteri premiali
legati all’innovazione e alla digitalizzazione testimonia l’orientamento
verso investimenti sostenibili e tecnologicamente avanzati.
Art. 194 – Società di scopo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei casi di affidamento in concessione mediante finanza di
progetto per importi superiori alla soglia europea (art. 14,
comma 1, lett. a), il bando di gara impone la costituzione di una
società di scopo da parte dell’aggiudicatario, con forma di società
per azioni o società a responsabilità limitata, anche consortile.
Il bando stabilisce l’ammontare minimo del capitale
sociale.
Se l’offerta è presentata da un raggruppamento di soggetti,
deve essere indicata, a pena di esclusione, la quota di
partecipazione al capitale sociale per ciascun componente.
2. I lavori e i servizi eseguiti dalla società di scopo sono considerati
prestati in proprio, anche se affidati direttamente ai soci
(originari o subentrati), purché in possesso dei requisiti di legge.
3. La società di scopo subentra automaticamente
all’aggiudicatario nel rapporto concessorio, senza necessità di
autorizzazioni amministrative.
In caso di anticipazioni di prezzo da parte dell’ente
concedente, i soci della società sono responsabili in solido
per l’eventuale rimborso, salvo rilascio di garanzie
bancarie o assicurative che liberano i soci.
Le garanzie cessano alla data di collaudo dell’opera.
Il contratto di concessione regola le modalità di cessione
delle quote societarie.
I soci che hanno fornito i requisiti per la qualificazione
devono rimanere nella società e garantire l’adempimento
fino al collaudo.
Banche e investitori istituzionali (art. 193, comma 1)
possono entrare o uscire dal capitale sociale in qualsiasi
momento, se non hanno concorso alla qualificazione.
4. Il contratto di concessione deve prevedere le modalità di
sostituzione dei soci che perdono i requisiti di qualificazione
durante l’esecuzione contrattuale.
5. Il bando-tipo per l’affidamento contiene anche lo schema di
convenzione, da allegare agli atti di gara.
Commento
L’articolo 194 disciplina l’obbligo di costituire una società di scopo per
l’esecuzione delle concessioni di rilevante valore economico, rafforzando
la trasparenza e la responsabilità nell’attuazione degli interventi
infrastrutturali in finanza di progetto. L’obbligo di indicare le quote sociali
fin dall’offerta garantisce la tracciabilità dei soggetti coinvolti e dei
requisiti tecnici e finanziari. Di particolare rilievo è la previsione secondo
cui la società subentra di diritto nella concessione e può ricevere
anticipazioni soggette a garanzie.
Viene inoltre tutelato l’interesse pubblico con vincoli che assicurano la
permanenza dei soggetti qualificati fino al collaudo dell’opera. La norma
bilancia apertura al capitale privato con garanzie di affidabilità,
rendendo più attrattivo l’investimento da parte di soggetti terzi senza
compromettere la stabilità del rapporto concessorio.
Art. 195 – Obbligazioni delle società di scopo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le società di scopo possono emettere obbligazioni e titoli di
debito, anche in deroga ai limiti degli artt. 2412 e 2483 del
codice civile, a condizione che siano destinati esclusivamente a:
investitori istituzionali;
clienti professionali di cui all’art. 6, commi 2-quinquies e 2-
sexies del TUF ([Link]. 58/1998);
società controllanti o controllate dei soggetti suddetti.
Tali titoli possono essere dematerializzati e non sono
trasferibili a soggetti diversi da quelli sopra indicati.
Non si applicano le norme degli articoli 2413, 2414-bis
(commi 1 e 2), 2415–2420 del codice civile.
2. Le obbligazioni possono essere emesse esclusivamente per
finanziare o rifinanziare il debito contratto per la realizzazione
dell’infrastruttura o delle opere connesse al servizio di
pubblica utilità.
3. La documentazione di offerta deve indicare in maniera chiara
ed evidente il grado di rischio associato all’operazione
finanziaria.
4. Il collocamento delle obbligazioni deve avvenire entro 18 mesi,
o nel termine più breve fissato nel contratto di concessione.
Trascorso tale termine, il contratto è risolto di diritto, salvo che
siano già state attivate altre forme di finanziamento.
5. Fino all’avvio della gestione dell’infrastruttura o alla scadenza
dei titoli, le obbligazioni possono essere garantite con modalità
stabilite da un decreto del MEF, di concerto con il MIT. Fino
all’adozione del nuovo decreto, resta in vigore quello del 7
agosto 2012 (GU n. 210/2012).
6. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 5 si applicano anche a società
operanti nei settori:
servizi pubblici locali (art. 3-bis, D.L. 138/2011);
trasporto e stoccaggio gas ([Link]. 164/2000);
trasmissione energia elettrica (Piano sviluppo rete
nazionale);
reti di comunicazione elettronica ([Link]. 259/2003);
telecomunicazioni pubbliche;
autorizzazioni ai sensi dell’art. 46 del D.L. 159/2007.
Il decreto del comma 5, per questi casi, è adottato
congiuntamente al Ministero delle imprese e del made in
Italy.
7. Le garanzie reali o personali (incluse cessioni di credito a scopo
di garanzia) a tutela delle obbligazioni possono essere costituite
in favore dei sottoscrittori o di un rappresentante comune, che
è legittimato ad esercitare tutti i diritti derivanti dalle garanzie
stesse, anche in giudizio.
Commento
L’articolo 195 amplia le possibilità di finanziamento delle società di
scopo, rendendo più flessibile il ricorso al mercato dei capitali. La deroga a
diverse norme del codice civile consente di adattare l’emissione di
obbligazioni alle peculiarità delle infrastrutture in concessione, con un
focus esclusivo su investitori professionali e istituzionali.
L’obbligo di indicazione del rischio rafforza la trasparenza, mentre la
scadenza per il collocamento impone un vincolo temporale all’operazione.
Le previsioni sulle garanzie e sulla rappresentanza dei sottoscrittori
assicurano una maggiore protezione degli investimenti.
Infine, l’estensione dell’ambito applicativo ad altri settori strategici
(energia, comunicazioni, servizi pubblici) testimonia la centralità del
modello di finanziamento tramite obbligazioni nel nuovo Codice dei
contratti.
PARTE III – DELLA LOCAZIONE
FINANZIARIA
Art. 196 – Definizione e disciplina
Testo aggiornato (sintesi)
1. Gli enti concedenti possono ricorrere alla locazione finanziaria
(leasing) per finanziare la realizzazione, acquisizione o
completamento di opere pubbliche o di pubblica utilità.
2. Nel contratto di leasing, la società locatrice acquista un bene
esistente o da realizzare da un operatore economico e lo concede
in godimento alla pubblica amministrazione, dietro pagamento
di un canone periodico fisso, comprensivo di eventuali servizi
accessori.
3. Quando il contratto trasferisce il rischio operativo secondo l’art.
177, si applicano le norme sulle concessioni e sul partenariato
pubblico-privato. In assenza di tale trasferimento, si applicano le
disposizioni in materia di appalti pubblici di lavori.
4. L’ente concedente pone a base di gara almeno un progetto di
fattibilità, comprensivo del piano finanziario. L’aggiudicatario
cura i successivi livelli progettuali e realizza l’opera.
5. Se l’offerente è un raggruppamento temporaneo d’imprese
(RTI) composto da soggetto finanziatore e soggetti
realizzatori, ciascuno è responsabile in base all’obbligazione
assunta. Il soggetto finanziatore può anche partecipare
singolarmente, avvalendosi del soggetto realizzatore.
6. In caso di liquidazione giudiziale, inadempimento o altre cause
impeditive, uno o più membri dell’RTI possono essere
sostituiti, sia in fase di gara che in fase esecutiva. L’ente
concedente può negare l’assenso solo se il subentrante non
possiede i requisiti richiesti.
7. Il pagamento da parte dell’ente concedente è condizionato
all’esito positivo del collaudo o della verifica di conformità. Il
soggetto aggiudicatario è tenuto a garantire la manutenzione
dell’opera fino al riscatto.
8. L’opera segue il regime delle opere pubbliche sotto il profilo
urbanistico, edilizio ed espropriativo, se il contratto prevede
che al termine del leasing il riscatto è obbligatorio. L’ente
concedente può concedere il diritto di superficie sull’area
pubblica.
9. L’opera può anche essere costruita su un’area già nella
disponibilità dell’aggiudicatario. Anche in tal caso si applicano
le disposizioni sul riscatto obbligatorio.
10. Il contratto deve sempre prevedere la facoltà di riscatto
anticipato.
Commento
L’articolo introduce in modo organico la possibilità per le pubbliche
amministrazioni di utilizzare il leasing per realizzare opere pubbliche, con
o senza trasferimento del rischio operativo. Si distingue tra contratti
qualificabili come concessioni, soggetti alla disciplina del partenariato
pubblico-privato, e contratti che restano nell’ambito dell’appalto
pubblico.
Il legislatore assicura la flessibilità dello strumento ma pone garanzie
importanti: dalla manutenzione fino al riscatto, alla sostituibilità dei
soggetti inadempienti, fino alla verifica tecnica delle opere. L’opera
oggetto del contratto, anche se costruita su terreno privato, acquisisce
natura pubblica se vi è obbligo di riscatto finale.
Questa soluzione rafforza la bancabilità delle operazioni, senza
compromettere gli interessi pubblici, ed estende l’ambito operativo del
partenariato pubblico-privato in un settore, come quello infrastrutturale,
dove è fondamentale garantire continuità realizzativa e tutela del bilancio
pubblico.
PARTE IV – DEL CONTRATTO DI
DISPONIBILITÀ
Art. 197 – Definizione e disciplina
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le parti contrattuali definiscono il contenuto del contratto di
disponibilità nel rispetto delle disposizioni del presente articolo,
avvalendosi dei bandi-tipo dell’ANAC e dei contratti-tipo
predisposti dal DIPE, di concerto con l’autorità di regolazione
del settore e il MEF – Ragioneria Generale dello Stato.
2. Il corrispettivo è costituito da un canone di disponibilità,
commisurato al periodo effettivo di godimento dell’opera, a
condizione che l’eventuale mancato o ridotto godimento non sia
imputabile all’ente concedente ai sensi del comma 4.
3. Se è previsto il trasferimento della proprietà dell’opera
all’ente concedente, il corrispettivo comprende anche:
a) un eventuale contributo in corso d’opera, fino al 50% del
costo di costruzione;
b) un prezzo di trasferimento, da versare al termine del contratto,
determinato in base al valore residuo di mercato, detratte le
somme già versate per canoni e contributi.
4. Salvo diverso accordo, il rischio per mancato o ritardato
rilascio di autorizzazioni o altri atti amministrativi grava
sull’ente concedente, eccetto quanto previsto al comma 5.
5. Il rischio per autorizzazioni rilasciate da autorità diverse
dall’ente concedente, relative alla progettazione e a eventuali
varianti, è invece a carico dell’operatore economico.
6. Le varianti in corso d’opera devono essere comunicate all’ente
concedente, che può opporsi se alterano le caratteristiche
specifiche dell’opera previste nel capitolato prestazionale.
7. Il contratto stabilisce le modalità di ripartizione degli oneri
sopravvenuti che incidano sul corrispettivo pattuito, se derivanti
da norme di legge o da provvedimenti amministrativi.
8. L’ente concedente può attribuire all’operatore economico il ruolo
di autorità espropriante, come definito dall’art. 3 del DPR
327/2001, conferendogli il potere espropriativo.
9. L’ente concedente redige un capitolato prestazionale, allegato al
bando, con indicazione:
delle caratteristiche tecniche dell’opera,
dei criteri di determinazione e riduzione del canone,
delle modalità di prestazione di garanzie e cauzioni.
10. Il bando deve indicare i criteri di valutazione delle offerte,
ordinati per importanza.
11. Il contratto può essere stipulato solo con operatori economici in
possesso dei requisiti generali di qualificazione e
partecipazione.
12. L’ente concedente ha diritto, nei termini contrattuali, di verificare
l’esecuzione dell’opera, controllarne lo stato prima della
consegna e richiedere modifiche, purché non ne alterino le
caratteristiche essenziali.
13. Il contratto definisce i casi e le modalità di modifica del
rapporto, incluso l’adeguamento del canone di disponibilità,
per ricondurre il contratto a equità, anche considerando la
tutela dei creditori di cui all’art. 199.
Commento
Il contratto di disponibilità rappresenta una forma flessibile di
partenariato pubblico-privato, basata sulla disponibilità dell’opera a
fronte di un canone, con ripartizione dei rischi tra ente concedente e
operatore economico.
L’articolo stabilisce un impianto normativo strutturato e garantista, che
mira a tutelare:
l’interesse pubblico (verifica e opposizione alle varianti),
la sostenibilità economica (rischi chiari e contrattualizzati),
la continuità esecutiva (clausole di equità e adeguamento dei
canoni).
Il coinvolgimento di autorità regolatorie e la possibilità di attribuire potere
espropriativo all’operatore testimoniano la strategicità di questo
strumento, specialmente in ambiti infrastrutturali complessi.
PARTE V - ALTRE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI
PARTENARIATO
PUBBLICO-PRIVATO
Art. 198 – Altre disposizioni in materia di gara
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le proposte presentate ai sensi dell’art. 193, comma 1, primo
periodo, possono avere ad oggetto, in alternativa alla
concessione, qualsiasi tipologia di contratto di partenariato
pubblico-privato.
2. Gli operatori economici aggiudicatari di contratti di
partenariato pubblico-privato possono sempre avvalersi, anche
al di fuori della finanza di progetto, della facoltà di costituire
una società di scopo secondo quanto previsto dagli articoli 194 e
195.
3. Gli investitori istituzionali di cui all’articolo 193, comma 1,
quarto periodo, anche al di fuori della finanza di progetto,
possono partecipare alle gare:
associandosi o consorziandosi con operatori economici in
possesso dei requisiti per l’esecuzione dei lavori o servizi,
se ne sono privi;
soddisfacendo i requisiti economici, finanziari, tecnici e
professionali avvalendosi, anche integralmente, delle
capacità di altri soggetti;
subappaltando, anche integralmente, le prestazioni
contrattuali a imprese in possesso dei requisiti previsti, a
condizione che il nominativo del subappaltatore sia
comunicato, con il suo consenso, entro la scadenza del
termine per la presentazione dell’offerta.
Commento
L’articolo 198 introduce disposizioni integrative che mirano a rafforzare la
flessibilità operativa e giuridica nell’ambito delle gare per partenariati
pubblico-privati. La possibilità di estendere l’applicazione delle proposte
spontanee anche a forme contrattuali diverse dalla concessione rappresenta
un’importante apertura alla pluralità di strumenti di PPP. Inoltre, la
facoltà di costituire società di scopo e il ricorso all’avvalimento o al
subappalto totale garantiscono una maggiore accessibilità alle gare per
soggetti finanziari, pur mantenendo elevati standard di qualificazione. Si
conferma così un modello flessibile ma rigoroso, coerente con le finalità
del Codice.
Art. 199 – Privilegio sui crediti e ulteriori garanzie
Testo aggiornato (sintesi)
1. I crediti dei soggetti che finanziano o rifinanziano la
realizzazione di lavori pubblici, opere di interesse pubblico o la
gestione di pubblici servizi godono di privilegio generale sui
beni mobili, inclusi i crediti:
del concessionario,
delle società di scopo,
delle società affidatarie di contratti di partenariato
pubblico-privato,
dei contraenti generali.
Tale privilegio è riconosciuto ai sensi degli articoli 2745 e seguenti del
codice
civile.
2. Il privilegio deve risultare da atto scritto, pena la nullità del
contratto di finanziamento. L’atto deve contenere:
l’esatta identificazione dei finanziatori originari,
l’identità del debitore,
l’ammontare in linea capitale del finanziamento o della
linea di credito,
gli elementi costitutivi del finanziamento.
3. Per essere opponibile ai terzi, il privilegio deve essere:
trascritto nel registro previsto dall’art. 1524, secondo
comma, del codice civile;
pubblicato mediante avviso nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana.
L’avviso deve riportare gli estremi dell’avvenuta trascrizione.
Entrambe le formalità si eseguono presso gli uffici competenti
del luogo in cui ha sede l’impresa finanziata.
4. Salvo quanto previsto dall’art. 1153 del codice civile, il
privilegio è esercitabile anche verso terzi acquirenti dei beni
dopo la trascrizione.
Qualora non sia possibile farlo valere verso il terzo acquirente,
il privilegio si trasferisce sul corrispettivo ottenuto dalla
cessione.
5. Per favorire la bancabilità delle operazioni, tutti i crediti
presenti e futuri della società di scopo, anche verso pubbliche
amministrazioni:
possono essere ceduti in garanzia o costituiti in pegno,
senza necessità di consenso del debitore ceduto,
anche se non ancora liquidi o esigibili.
6. I beni su cui la società di scopo vanta diritti reali possono essere
ipotecati o dati in pegno esclusivamente a garanzia di
finanziamenti:
destinati alla realizzazione o rifinanziamento degli
investimenti o
dei fabbisogni previsti dal contratto di partenariato
pubblico-privato.
Commento
L’articolo disciplina una struttura di garanzia articolata, finalizzata a
sostenere l’accesso al credito nei contratti di PPP. L’attribuzione del
privilegio sui beni mobili e l’estensione alle garanzie su crediti futuri
costituiscono strumenti essenziali per agevolare la bancabilità delle
operazioni, rendendo il finanziamento privato più sicuro e attrattivo.
La possibilità di cedere crediti senza autorizzazione del debitore, la
trasferibilità del privilegio, nonché l’uso di ipoteche e pegni mirati,
riflette una normativa orientata alla tutela dei finanziatori, nel rispetto
dell’equilibrio contrattuale tra soggetto pubblico e investitore privato.
Art. 200 – Contratti di rendimento energetico o di prestazione
energetica
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei contratti di rendimento energetico o di prestazione
energetica, i ricavi di gestione dell’operatore economico sono
determinati e corrisposti in funzione del livello di miglioramento
dell’efficienza energetica o di altri criteri di prestazione
energetica stabiliti contrattualmente, purché quantificabili in
relazione ai consumi.
Il miglioramento dell’efficienza energetica è calcolato secondo le
norme vigenti in materia di attestazione della prestazione
energetica degli immobili e delle altre infrastrutture energivore.
Tale misura è messa a disposizione dell’ente concedente a cura
dell’operatore economico e deve essere verificata e monitorata per
tutta la durata del contratto.
Il monitoraggio può avvenire anche mediante piattaforme
informatiche dedicate alla raccolta, gestione, elaborazione e
valutazione dei consumi energetici.
Commento
L’articolo 200 disciplina i contratti di rendimento energetico (Energy
Performance Contract – EPC), uno degli strumenti più rilevanti nell’ambito
della transizione ecologica e dell’efficientamento del patrimonio
immobiliare pubblico. Si tratta di contratti in cui l’operatore economico
viene remunerato non in base alla semplice prestazione eseguita, ma in
funzione dei risultati energetici ottenuti, valutati secondo parametri
oggettivi e misurabili.
Il testo introduce un principio fondamentale: il pagamento è legato al
miglioramento dell’efficienza energetica, calcolato secondo criteri tecnici
precisi. Questo implica una chiara allocazione del rischio di performance
sull’operatore economico, che è incentivato a progettare e gestire interventi
realmente efficaci nel tempo.
La norma valorizza anche l’uso della digitalizzazione nel monitoraggio,
promuovendo l’impiego di strumenti informatici per assicurare la
tracciabilità dei risultati e la trasparenza nella gestione. Si tratta di
un’impostazione coerente con gli indirizzi europei e con il principio del
miglior rapporto tra qualità e prezzo nell’uso delle risorse pubbliche.
Art. 201 – Partenariato sociale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Gli enti concedenti, con atto generale, stabiliscono – tenendo
conto:
dei bandi-tipo predisposti da ANAC, e
dei contratti-tipo predisposti dal DIPE, di concerto con
l’Autorità di regolazione di settore e con il MEF –
Ragioneria generale dello Stato – i criteri e le condizioni
per la conclusione di contratti di partenariato sociale,
aventi ad oggetto:
a) Gestione e manutenzione di aree verdi urbane e immobili rurali
destinati ad attività sociali e culturali, ceduti al Comune tramite
convenzioni urbanistiche.
i. Spetta un diritto di prelazione ai cittadini residenti o
domiciliati nel comprensorio, se costituiti in consorzio
rappresentante almeno i due terzi della proprietà.
ii. Il consorzio può usufruire di incentivi fiscali.
b) Gestione, manutenzione, valorizzazione di piazze, strade,
interventi di decoro urbano o recupero di beni inutilizzati, da
destinare a fini d’interesse generale.
i. I progetti possono essere presentati da cittadini, singoli
o associati, beneficiari di incentivi fiscali attinenti
all’attività svolta o utile alla comunità locale.
c) Realizzazione di opere di interesse locale, da acquisire al
patrimonio indisponibile dell’ente concedente, sulla base di
progetti dei cittadini, singoli o associati, e a loro spese.
i. L’esecuzione è esente da oneri fiscali e
amministrativi, salvo l’IVA.
2. Le parti contrattuali determinano il contenuto dei contratti di
partenariato sociale entro i limiti normativi, tenendo conto dei
bandi e contratti-tipo indicati al comma 1.
3. Microimprese, piccole e medie imprese, come definite
dall’allegato I.1, art. 1, comma 1, lett. o), possono concludere
contratti di partenariato sociale.
4. Con l’atto generale di cui al comma 1 sono stabiliti:
i modi di esercizio del diritto di prelazione da parte dei
consorzi di cittadini;
la natura e misura degli incentivi fiscali, nei limiti previsti
da norme speciali richiamate dal [Link]. 50/2016.
Commento
L'articolo 201 introduce e disciplina i contratti di partenariato sociale,
strumento di coinvolgimento diretto della cittadinanza o delle PMI nella
gestione e valorizzazione di beni e servizi pubblici. Il modello mira a
incentivare forme collaborative di amministrazione condivisa, ispirate al
principio di sussidiarietà orizzontale.
Le tipologie di interventi ammesse coprono un ampio spettro di azioni,
dalle attività di decoro urbano alla realizzazione vera e propria di opere
pubbliche, purché finalizzate a fini di interesse generale. Il legislatore
riconosce espressamente diritti di prelazione e incentivi fiscali per
stimolare l'adesione e la partecipazione civica, con particolare riguardo ai
cittadini residenti e alle micro/piccole imprese.
Il ricorso ai bandi-tipo e contratti-tipo predisposti da ANAC e DIPE,
insieme alla concertazione con autorità regolatrici e con il MEF, assicura
omogeneità, trasparenza e legalità nella definizione delle condizioni
contrattuali. Viene rafforzata così la coerenza con i princìpi generali del
codice, in particolare quelli di economicità, efficienza, equità sociale e
coinvolgimento della comunità locale.
L’articolo rappresenta un esempio concreto della tendenza a valorizzare
strumenti di partenariato non solo economico, ma anche civico, con
finalità di utilità sociale. Va letto anche in continuità con le disposizioni in
tema di amministrazione condivisa e atti di cittadinanza attiva già
sperimentati a livello comunale e metropolitano.
Art. 202 – Cessione di immobili in cambio di opere
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il bando di gara, redatto anche tenendo conto:
dei bandi-tipo predisposti dall’ANAC,
dei contratti-tipo,
può prevedere:
a) come corrispettivo, totale o parziale, il trasferimento
della proprietà di beni immobili dell’ente concedente
all’operatore economico o, se richiesto, a terzi da lui
indicati, purché in possesso dei requisiti di
partecipazione alla gara. Gli immobili devono:
i. essere indicati nel programma triennale dei
lavori o nell’avviso di pre-informazione (per
servizi e forniture),
ii. non essere più destinati a scopi di interesse
generale,
iii. avere valore di mercato adeguato al corrispettivo.
b) la trasferibilità della proprietà anche prima della
conclusione dei lavori, purché sia prestata una garanzia
fideiussoria pari al valore dell’immobile.
i. La fideiussione deve essere conforme alle
modalità previste dal codice per la partecipazione
alle gare.
ii. Lo svincolo della garanzia avviene in modo
progressivo, secondo le modalità applicabili alla
cauzione definitiva.
Commento
L’articolo 202 disciplina una particolare forma di remunerazione
alternativa nei contratti pubblici: la cessione di beni immobili in cambio
della realizzazione di opere o della fornitura di servizi. Questo meccanismo
consente agli enti concedenti di valorizzare il proprio patrimonio
immobiliare non più funzionale a scopi di interesse generale,
convertendolo in risorse per l’attuazione di progetti pubblici senza ricorrere
a stanziamenti finanziari diretti.
Il trasferimento della proprietà può avvenire anche prima della fine dei
lavori, a condizione che l’operatore economico (o un soggetto terzo da lui
indicato) fornisca adeguate garanzie fideiussorie, che tutelino l’interesse
pubblico in caso di inadempimento. La disciplina ricalca le regole generali
in materia di cauzione definitiva, garantendo così uniformità e coerenza
applicativa.
L’uso di tale facoltà deve comunque essere programmato e trasparente: gli
immobili da cedere devono risultare esplicitamente inseriti nel programma
triennale dei lavori (se si tratta di lavori) oppure segnalati tramite avvisi di
pre-informazione (per servizi e forniture). In questo modo, si garantisce la
pubblicità e la tracciabilità dell’operazione, evitando che si trasformi in
una mera forma di alienazione patrimoniale non giustificata da interessi
pubblici.
Il ricorso a questa modalità è particolarmente adatto nei contesti in cui
l’ente locale dispone di beni immobili sottoutilizzati ma non ha risorse
sufficienti per finanziare direttamente opere pubbliche. Si tratta, quindi, di
un modello utile soprattutto per gli enti territoriali, in un’ottica di gestione
integrata e patrimoniale del proprio bilancio.
PARTE VI – DEI SERVIZI GLOBALI
Art. 203 – Affidamento di servizi globali
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’affidamento di servizi globali avviene tramite contratti
(anche diversi da quelli tipici del Codice) con cui un operatore
economico si impegna a perseguire un risultato amministrativo,
mediante prestazioni professionali e specialistiche, in cambio di
un corrispettivo commisurato al risultato ottenuto e all’attività
necessaria per conseguirlo.
2. Tali contratti possono essere sottoscritti solo da operatori
economici in possesso:
della specifica qualificazione prevista dall’art. 207;
dei requisiti generali di partecipazione alle gare.
3. Il contenuto contrattuale è definito dalle parti entro i limiti
normativi, considerando i bandi-tipo e contratti-tipo
predisposti da ANAC.
Commento
L’articolo 203 disciplina l’affidamento di servizi globali, fondato su
contratti orientati al raggiungimento di un risultato più che alla mera
esecuzione di prestazioni. Il corrispettivo dipende sia dal risultato ottenuto,
sia dalle attività svolte. L’accesso a tali affidamenti è riservato a soggetti
qualificati ai sensi dell’art. 207. La previsione mira a valorizzare
l’efficienza e la specializzazione, soprattutto in ambiti complessi. La
presenza di bandi-tipo e contratti-tipo ANAC garantisce coerenza e
trasparenza nella definizione delle clausole contrattuali, rafforzando la
qualità dell’affidamento e la tutela dell’interesse pubblico.
Art. 204 – Contraente generale
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’affidamento al contraente generale avviene tramite un
contratto che obbliga l’operatore economico a:
realizzare un’opera,
perseguire un risultato amministrativo,
con organizzazione autonoma dei mezzi e gestione a
proprio rischio,
in cambio di un corrispettivo legato al risultato e alle
prestazioni.
L’affidamento è possibile solo in presenza di:
complessità ed eterogeneità delle prestazioni richieste,
importo non inferiore a 100 milioni di euro.
2. I rapporti contrattuali sono regolati dal bando, dal contratto e
dalle norme del codice su appalti e concessioni.
3. Il contraente generale è tenuto:
a) a redigere il progetto esecutivo;
b) ad assicurare il prefinanziamento dell’opera, in tutto o in parte;
c) a comunicare informazioni antimafia al soggetto
aggiudicatore.
4. Il contratto può prevedere:
a) che l’operatore abbia potere espropriante ai sensi del DPR
327/2001;
b) che individui i modi di gestione dell’opera e la selezione dei
gestori.
5. L’ente concedente redige il progetto di fattibilità tecnico-
economica, approva quello esecutivo e le sue varianti.
6. Il bando e il contratto stabiliscono:
a) criteri di determinazione e riduzione del corrispettivo;
b) tempi e modalità di pagamento (dopo il collaudo per lavori
anticipati);
c) risorse proprie del contraente (comma 14);
d) ripartizione degli oneri sopravvenuti;
e) misure antimafia, con costi non soggetti a ribasso.
7. Il rischio da varianti richieste dall’ente, o da forza maggiore, è a
carico dell’ente concedente.
8. Il rischio da varianti dovute a errori del progetto esecutivo è a
carico del contraente generale.
9. Negli altri casi, l’operatore comunica le varianti che alterano
caratteristiche, tempi o risultato, per permettere l’opposizione
dell’ente.
10. Le varianti non possono giustificare l’uso della procedura
negoziata senza bando.
11. Il contraente può costituire una società di scopo, con soggetti
dotati di professionalità, anche investitori istituzionali. La
società è disciplinata dall’art. 194 e dalle presenti disposizioni.
12. Se non diversamente previsto, il contraente e i soci sono
responsabili solidalmente con la società di scopo.
In alternativa, la società può fornire garanzie bancarie/assicurative
per liberare i soci.
Le garanzie cessano con il collaudo. La cessione di crediti segue le
regole generali del codice.
13. Il contraente può affidare prestazioni a terzi, dotati dei requisiti
richiesti.
Ai terzi non si impongono oneri ulteriori. Il subappalto è
ammesso nei limiti previsti per i lavori pubblici.
14. Il bando/contratto definisce la quota dell’opera da prefinanziare
con risorse proprie.
Per tale quota, il contraente o la società di scopo possono emettere
obbligazioni, previa autorizzazione.
L’ente garantisce il pagamento entro i limiti del debito verso il
contraente, secondo decreto MEF-MIT.
15. Il corrispettivo delle prestazioni prefinanziate è versato con
certificato di pagamento, esigibile alla scadenza.
Il certificato costituisce riconoscimento definitivo del credito del
finanziatore, ceduto senza rivalsa.
Il cessionario non subisce eccezioni o compensazioni tra debitore e
contraente.
16. Il bando/contratto fissa il termine finale di pagamento dei
crediti definitivi in caso di mancato o tardivo risultato.
17. Il riconoscimento del credito non opera se le garanzie si sono
ridotte o se non sono ripristinate.
18. L’ente concedente controlla le prestazioni e verifica l’opera
prima della consegna.
Può proporre varianti, purché non alterino le caratteristiche e i
risultati previsti.
Nomina il direttore dei lavori e i collaudatori, ed effettua il collaudo
finale.
Commento
L’articolo 204 regola l’affidamento a contraente generale per opere
complesse e di alto valore economico. Il modello prevede un forte
trasferimento di responsabilità e rischi all’operatore, che gestisce i mezzi e
prefinanzia parte dell’opera. È previsto l’utilizzo di società di scopo e
l’emissione di obbligazioni garantite. Le varianti progettuali sono
rigidamente disciplinate per tutelare l’interesse pubblico. Il sistema punta a
garantire efficienza, qualità e tempestività, specialmente in grandi
infrastrutture, mantenendo un controllo pubblico saldo tramite direzione
lavori e collaudo. La struttura contrattuale è complessa, ma bilanciata da
norme a garanzia della legalità e trasparenza.
Art. 205 – Procedure di aggiudicazione del contraente generale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il bando di gara individua il progetto di fattibilità tecnico-
economica e, in base alla complessità dell’opera e del risultato da
perseguire, stabilisce un numero minimo e massimo di
concorrenti da invitare, garantendo effettiva concorrenza.
Se le domande superano il numero massimo, l’ente
seleziona gli operatori sulla base di criteri pertinenti e noti
nel bando.
2. L’aggiudicazione avviene secondo il criterio dell’offerta
economicamente più vantaggiosa, valutando:
a) valore tecnico ed estetico delle varianti;
b) incremento del prefinanziamento offerto rispetto a quanto
previsto;
c) altri elementi utili al raggiungimento del risultato
amministrativo.
3. Il bando può richiedere all’offerente di dimostrare:
a) l’assenza di cause di esclusione (artt. 94–98), con verifica
obbligatoria per l’aggiudicatario;
b) la disponibilità di risorse finanziarie per il prefinanziamento;
c) il possesso di requisiti professionali e finanziari da parte delle
imprese affidatarie o dell’offerente.
4. Non possono partecipare imprese collegate né lo stesso
operatore in più forme associative (RTI, consorzi, ecc.).
5. Il contraente generale con la classifica richiesta può partecipare
in associazione o consorzio con imprese ammesse o qualificabili
in qualunque classifica.
Le imprese associate contribuiscono alla dimostrazione dei
requisiti di cui al comma 1.
6. Gli affidamenti degli enti concedenti nei settori speciali
seguono anche le norme del Libro III.
7. Gli affidamenti degli altri enti concedenti sono disciplinati
anche dal Libro II, Parte IV.
Commento
L’articolo 205 disciplina in modo dettagliato la procedura di gara per
l’aggiudicazione al contraente generale, assicurando concorrenza,
trasparenza e selezione qualitativa. L’aggiudicazione avviene sempre con il
criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che valorizza
aspetti progettuali e finanziari come il prefinanziamento. Sono previsti
requisiti stringenti di partecipazione, limiti alla pluralità di partecipazioni
e un riferimento alle discipline settoriali speciali per garantire coerenza
normativa. La struttura garantisce l’ingresso di operatori solidi e qualificati,
in linea con l’obiettivo di realizzare infrastrutture complesse e di grande
impatto.
Art. 206 – Controlli sull’esecuzione e collaudo
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il collaudo delle infrastrutture avviene secondo le norme
previste per gli appalti di lavori, sia in termini di modalità sia
di tempistiche.
2. Per le infrastrutture di grande rilevanza o complessità, l’ente
concedente può autorizzare le commissioni di collaudo ad
avvalersi di soggetti specializzati per attività di supporto e
indagine.
Gli oneri sono a carico dei fondi destinati all’infrastruttura.
Modalità e limiti sono stabiliti da un decreto
interministeriale (MIT e MEF), da adottare entro sei mesi
dall’entrata in vigore del codice.
Il soggetto incaricato del supporto non può avere legami
con chi ha progettato, diretto, eseguito o controllato l’opera.
Commento
L’articolo 206 regola il collaudo delle infrastrutture, prevedendo
strumenti rafforzati per quelle di particolare complessità. In tali casi, l’ente
può ricorrere a supporti specialistici esterni, a condizione di totale
terzietà e indipendenza rispetto ai soggetti coinvolti nella realizzazione
dell’opera. La previsione assicura maggiore trasparenza e imparzialità,
valorizzando il principio del controllo tecnico qualificato nella fase finale
dell’intervento pubblico.
Art. 207 – Sistema di qualificazione del contraente generale
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il contraente generale può essere una:
società commerciale,
società cooperativa,
consorzio di cooperative (legge 25 giugno 1909, n. 422;
[Link]. 14 dicembre 1947, n. 1577),
consorzio stabile (come definito dal codice),
a condizione che:
a) possieda i requisiti professionali, patrimoniali e finanziari
indicati al comma 2;
b) non ricorrano motivi di esclusione ai sensi degli artt. 94–98.
2. È istituito un sistema di qualificazione, definito dal
regolamento di cui all’art. 100, comma 4, fondato su
classifiche commisurate all’importo lordo delle gare a cui il
soggetto può partecipare.
Il contraente non può partecipare a gare di importo superiore
alla propria classifica.
Può tuttavia unirsi ad altro contraente per cumulare i
requisiti necessari.
3. In via transitoria, fino all’entrata in vigore del regolamento:
la qualifica di contraente generale è attestata dal
Ministero delle infrastrutture, su richiesta, con validità
triennale;
in caso di ritardo del Ministero, è possibile partecipare alla
gara e concludere il contratto anche con attestazione
scaduta, se già in possesso.
Commento
L’articolo 207 istituisce un sistema di qualificazione per i contraenti
generali, basato su requisiti tecnici, finanziari e professionali, e su
classifiche riferite al valore delle gare. La norma garantisce che solo
soggetti adeguatamente strutturati possano operare in ambiti complessi e
di grande valore. Nella fase transitoria, è prevista una forma di
riconoscimento provvisorio a tutela della continuità operativa. L’impianto
rafforza la selezione qualitativa e la trasparenza dell’affidamento,
tutelando l’interesse pubblico.
Art. 208 – Servizi globali su beni immobili
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’affidamento di servizi globali aventi ad oggetto beni
immobili si realizza tramite un contratto con cui un operatore
economico si impegna a:
organizzare i mezzi necessari,
gestire a proprio rischio,
garantire all’ente il miglior godimento dei beni,
perseguire un risultato amministrativo definito nel bando e
nel contratto,
in cambio di un corrispettivo commisurato al risultato
ottenuto e all’attività svolta.
2. Il bando e il contratto devono stabilire:
a) i criteri di determinazione e riduzione del corrispettivo in
base a risultati e prestazioni;
b) le modalità e tempistiche di pagamento;
c) la ripartizione degli oneri sopravvenuti derivanti da norme o
provvedimenti esterni.
3. L’aggiudicazione segue il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa, valutando in particolare ogni elemento utile al
miglior perseguimento del risultato amministrativo.
4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 204, commi 11, 12, 13,
14 e 18.
Commento
L’articolo 208 disciplina i servizi globali su beni immobili, configurandoli
come contratti ad esecuzione complessa basati su obiettivi di risultato e
non solo su prestazioni standard. L’operatore assume un rischio operativo
e gestionale, con obbligo di garantire un utilizzo ottimale del bene. Il
richiamo ad alcune disposizioni dell’art. 204 estende regole su società di
scopo, garanzie, affidamenti a terzi e controlli, assicurando coerenza
normativa e elevati standard di trasparenza e responsabilità.
LIBRO V - DEL CONTENZIOSO E
DELL’AUTORITÀ NAZIONALE
ANTICORRUZIONE. DISPOSIZIONI FINALI E
TRANSITORIE
PARTE I - DEL CONTENZIOSO
Art. 209 – Modifiche al codice del processo amministrativo di
cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104
Testo aggiornato (sintesi)
1. Al Codice del processo amministrativo ([Link]. 2 luglio 2010,
n. 104, allegato 1) sono apportate le seguenti modifiche:
a. L’articolo 120 è sostituito con un nuovo testo dal titolo:
«Art. 120 – Disposizioni specifiche ai giudizi di cui
all'articolo 119, comma 1, lettera a)» (omissis);
b. L’articolo 121 è sostituito con un nuovo testo dal titolo:
«Art. 121 – Inefficacia del contratto nei casi di gravi
violazioni» (omissis);
c. All’articolo 123, comma 1, l’alinea è così modificata:
le parole «di cui all’articolo 121, comma 4» sono
sostituite da «di cui all’articolo 121, comma 5»;
d. L’articolo 124 è sostituito con un nuovo testo dal titolo:
«Art. 124 – Tutela in forma specifica e per equivalente»
(omissis).
Commento
L’articolo 209 apporta modifiche al Codice del processo amministrativo
al fine di adeguarlo alla nuova disciplina dei contratti pubblici. Gli
interventi riguardano articoli cruciali per il contenzioso in materia di
appalti, come l’inefficacia del contratto, le tutele giurisdizionali e le
disposizioni procedurali accelerate. L’obiettivo è garantire una maggiore
coerenza sistemica tra normativa sostanziale e processuale, rafforzando
l’effettività del controllo giurisdizionale e assicurando una tutela efficace e
tempestiva degli interessi pubblici e privati coinvolti nelle procedure di
affidamento.
Art. 210 – Accordo bonario per i lavori
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per i lavori pubblici del Libro II, qualora le riserve iscritte sui
documenti contabili comportino una possibile variazione
dell’importo contrattuale tra il 5% e il 15%, si applicano le
procedure di accordo bonario previste dai commi seguenti.
2. Il procedimento riguarda tutte le riserve iscritte fino all’avvio
del procedimento ed è ripetibile per riserve ulteriori, entro il
limite complessivo del 15% del contratto.
Le domande non possono eccedere quanto già quantificato
nelle riserve.
Non sono oggetto di riserva gli aspetti progettuali
verificati ex art. 42.
Il RUP attiva sempre l’accordo bonario prima del collaudo,
verifica di conformità o certificato di regolare esecuzione, a
prescindere dall’importo delle riserve.
3. Il direttore dei lavori comunica immediatamente al RUP le
riserve e trasmette una relazione riservata.
4. Il RUP valuta l’ammissibilità e la non manifesta infondatezza
delle riserve per verificare il superamento della soglia del 5%.
5. Entro 15 giorni dalla comunicazione:
il RUP, acquisita la relazione tecnica, può chiedere alla
Camera arbitrale una lista di 5 esperti;
l’esperto viene scelto d’intesa con il soggetto che ha
presentato le riserve o, in mancanza di accordo, è nominato
dalla Camera arbitrale, che ne fissa il compenso secondo
l’allegato V.1;
la proposta motivata deve essere formulata entro 90 giorni
dalla nomina;
se il RUP non richiede l’esperto, formula egli stesso la
proposta entro 90 giorni dalla comunicazione iniziale.
6. L’esperto o il RUP:
conducono una verifica in contraddittorio, raccolgono
dati, pareri, e valutano la disponibilità economica;
trasmettono la proposta di accordo al dirigente e al
soggetto riservante;
se accettata entro 45 giorni, si redige verbale sottoscritto
da entrambe le parti;
l’accordo ha valore di transazione;
sulla somma riconosciuta sono dovuti interessi legali dal
60° giorno dopo l’accettazione da parte della stazione
appaltante;
in caso di rifiuto o mancata risposta, si può ricorrere ad
arbitri o giudice ordinario.
Commento
L’articolo 210 introduce una procedura strutturata per la definizione
extragiudiziale delle riserve nei lavori pubblici. L’accordo bonario mira a
evitare contenziosi, ridurre i tempi e garantire la continuità dell’esecuzione.
Il coinvolgimento di esperti indipendenti e la previsione di limiti
quantitativi rafforza l’equilibrio tra tutela dell’interesse pubblico e diritti
dell’appaltatore. Il ruolo centrale del RUP e la disciplina dei termini
rendono la procedura efficace e trasparente, in linea con i principi di
efficienza e buon andamento dell’amministrazione.
Art. 211 – Accordo bonario per i servizi e le forniture
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni dell’articolo 210 sull’accordo bonario si
applicano, in quanto compatibili, anche ai contratti di servizi e
di fornitura continuativa o periodica di beni, in presenza di
controversie sull’esecuzione delle prestazioni dovute.
Commento
L’articolo 211 estende la procedura dell’accordo bonario anche ai servizi e
alle forniture ricorrenti, adattandola alle caratteristiche dei relativi
contratti. In presenza di contestazioni sull’esecuzione, le parti possono
risolvere la controversia senza ricorrere al contenzioso, mediante una
proposta conciliativa elaborata con le modalità già previste per i lavori
pubblici. L’obiettivo è garantire celerità, economicità e stabilità
contrattuale, anche nei contratti non aventi per oggetto opere.
Art. 212 – Transazione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le controversie su diritti soggettivi derivanti dall’esecuzione di
contratti pubblici di lavori, servizi e forniture possono essere
risolte tramite transazione, ma solo se non vi siano altri rimedi
alternativi all’azione giudiziaria.
2. Se l’importo oggetto della concessione o rinuncia supera:
100.000 euro (servizi e forniture),
200.000 euro (lavori pubblici),
è necessario acquisire un parere legale, da parte:
dell’Avvocatura dello Stato (per amministrazioni centrali),
di un legale interno o, in mancanza, del funzionario più
elevato competente per il contenzioso (per
amministrazioni subcentrali).
3. La proposta di transazione può provenire:
dal soggetto aggiudicatario,
dal dirigente competente, previa consultazione del RUP.
4. La transazione deve essere redatta in forma scritta, pena
nullità.
Commento
L’articolo 212 disciplina il ricorso alla transazione come strumento di
risoluzione delle controversie nei contratti pubblici, subordinandolo
all’assenza di rimedi alternativi. Per garantire controllo e trasparenza,
l’atto richiede una valutazione preventiva da parte di un legale, qualora
superi determinate soglie economiche. L’obbligo di forma scritta assicura
certezza e tracciabilità dell’accordo. La disposizione mira a bilanciare
celerità nella definizione delle controversie e tutela dell’interesse
pubblico.
Art. 213 – Arbitrato
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le controversie su diritti soggettivi derivanti dall’esecuzione di
contratti pubblici (lavori, servizi, forniture, concorsi di
progettazione o idee) possono essere deferite ad arbitri, anche in
caso di mancato accordo bonario ex artt. 210–211.
L’arbitrato si applica anche a contratti con soggetti
pubblici o finanziati con fondi pubblici.
2. La stazione appaltante/ente concedente può prevedere nel
bando o invito se il contratto includerà una clausola
compromissoria.
L’aggiudicatario può rifiutarla entro 20 giorni dalla
conoscenza dell’aggiudicazione.
In corso d’esecuzione, le parti possono comunque decidere
di compromettere in arbitrato.
3. È nulla la clausola compromissoria non autorizzata dall’organo
di governo.
Serve autorizzazione motivata.
4. Il collegio arbitrale è composto da tre membri, nominati dalla
Camera arbitrale dei contratti pubblici:
ciascuna parte nomina un arbitro;
il Presidente è scelto dalla Camera arbitrale tra soggetti
iscritti all’albo ex art. 214, co. 2.
5. La nomina degli arbitri deve rispettare i principi di pubblicità e
rotazione e le norme del codice.
6. Non possono essere nominati arbitri:
magistrati e avvocati/procuratori dello Stato in servizio;
soggetti già coinvolti come arbitri, difensori o funzionari nel
biennio precedente;
chi ha espresso pareri, redatto atti, diretto o collaudato le
opere oggetto della controversia.
7. La violazione delle regole di nomina comporta nullità del lodo.
8. La domanda di arbitrato e gli atti correlati vanno inviati alla
Camera arbitrale, che comunica l’ammontare del deposito. Il
Presidente può nominare un segretario.
9. La sede del collegio arbitrale è scelta dalle parti o, in mancanza,
presso la sede della Camera arbitrale.
10. Si applica il codice di procedura civile, eccetto il giuramento
(non ammesso).
Le prove sono ammesse secondo le regole ordinarie.
11. I termini processuali sono perentori solo se previsti nella
convenzione arbitrale, in un atto separato o nel regolamento
adottato dal collegio.
12. Il lodo si considera pronunciato con l’ultima firma e diventa
efficace con il deposito presso la Camera arbitrale.
Entro 15 giorni dal deposito, si versa l’1‰ del valore della
controversia all’ANAC.
13. Il deposito del lodo presso la Camera precede quello presso il
tribunale, ex art. 825 c.p.c.
Il deposito può avvenire anche in formato digitale.
Le parti possono richiedere copia dell’originale depositato.
14. Il lodo è impugnabile:
per nullità,
per violazione di norme di diritto sul merito.
Il termine per impugnare è 90 giorni dalla notifica (o 180
giorni dal deposito, se non notificato).
15. La Corte d’appello può sospendere il lodo su istanza di parte
per gravi motivi (art. 351 c.p.c.).
Segue iter accelerato: discussione, sentenza, eventuale
istruttoria entro 90 giorni.
La disciplina dei compensi arbitrali è regolata dall’allegato V.1,
sostituito in
futuro da regolamento ministeriale.
Commento
L’articolo 213 introduce una disciplina articolata e garantista per
l’arbitrato nei contratti pubblici, ponendo attenzione a trasparenza,
imparzialità e competenza tecnica degli arbitri. Il ricorso è ammesso solo
per diritti soggettivi, e richiede clausole compromissorie regolarmente
autorizzate. La nomina degli arbitri è vincolata a criteri rigorosi di
incompatibilità, con vigilanza affidata alla Camera arbitrale. Il deposito
del lodo segue una procedura codificata, con effetti giuridici immediati e
possibilità di impugnazione anche sul merito, rafforzando la tutela delle
parti. Il sistema contribuisce a definire le controversie con maggiore
celerità rispetto al contenzioso ordinario, senza rinunciare ai principi di
legalità e imparzialità.
Art. 214 – Camera arbitrale, albo degli arbitri ed elenco dei
segretari
Testo aggiornato (sintesi)
1. Presso l’ANAC è istituita la Camera arbitrale per i contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
2. La Camera:
cura la formazione e gestione dell’Albo degli arbitri,
redige il codice deontologico,
gestisce gli adempimenti per la costituzione e il
funzionamento del collegio arbitrale.
3. Gli organi della Camera arbitrale sono:
il Presidente,
il Consiglio arbitrale.
4. Il Consiglio arbitrale:
è composto da cinque membri nominati dall’ANAC tra
esperti di contrattipubblici, dotati di onorabilità e
indipendenza;
al suo interno l’ANAC sceglie il Presidente;
l’incarico dura 5 anni ed è retribuito nei limiti delle risorse
ANAC;
i soggetti iscritti all’Albo non possono svolgere incarichi
professionali per le parti coinvolte nei giudizi arbitrali,
durante e per 3 anni successivi alla permanenza.
5. La Camera si avvale di una segreteria tecnica con personale
ANAC.
6. Annualmente, la Camera rileva i dati del contenzioso e li
trasmette all’ANAC e alla Cabina di regia (art. 221).
7. Possono iscriversi all’Albo degli arbitri:
a) magistrati ordinari, amministrativi, contabili, militari e tributari
a riposo;
b) avvocati abilitati al patrocinio in Cassazione e iscritti agli
albi;
c) ingegneri e architetti laureati da almeno 10 anni e iscritti
all’albo;
d) professori universitari (anche in pensione) e dirigenti
pubblici con comprovata esperienza nei contratti pubblici.
8. L’ANAC pubblica sul proprio sito:
elenco degli arbitrati in corso e chiusi,
relativi dati, nominativi e compensi di arbitri e periti.
9. L’iscrizione all’Albo degli arbitri e all’elenco dei periti:
ha validità triennale,
può essere rinnovata dopo due anni dalla scadenza,
resta soggetta ai casi di ricusazione ex art. 815 c.p.c.
Ulteriori regole sono contenute nell’allegato V.1.
Commento
L’articolo 214 definisce l’organizzazione e le funzioni della Camera
arbitrale presso l’ANAC, ponendola al centro del sistema di arbitrato nei
contratti pubblici. La struttura garantisce imparzialità e competenza
tecnica, grazie a un albo selettivo di arbitri e un consiglio autonomo. La
pubblicazione trasparente di dati e compensi assicura il controllo pubblico,
mentre i limiti all’attività professionale degli iscritti rafforzano
l’indipendenza del giudizio arbitrale. L’articolo valorizza quindi
l’arbitrato come strumento credibile e controllato di risoluzione delle
controversie, alternativo alla giurisdizione ordinaria.
Art. 215 – Collegio consultivo tecnico
Testo aggiornato (sintesi)
1. Per prevenire o risolvere rapidamente controversie e dispute
tecniche nell’esecuzione dei contratti, ciascuna parte può chiedere
la costituzione di un Collegio Consultivo Tecnico (CCT).
Il CCT è formato secondo l’allegato V.2, che garantisce
indipendenza di giudizio e valutazione.
Per i lavori pubblici di importo pari o superiore alle
soglie UE, inclusi concessioni e partenariati pubblico-
privati, la costituzione del CCT è obbligatoria.
2. Il CCT:
può esprimere pareri oppure,
in assenza di volontà contraria delle parti, adottare
determinazioni vincolanti aventi valore di lodo
contrattuale (ex art. 808-ter c.p.c.).
In tal caso, il CCT agisce con finalità conciliativa per
garantire l’esecuzione celere e conforme dell’opera.
3. L’inosservanza dei pareri o delle determinazioni del CCT:
è valutata ai fini della responsabilità per danno erariale;
costituisce, salvo prova contraria, grave inadempimento
contrattuale.
L’osservanza delle determinazioni esclude la
responsabilità erariale, salvo dolo.
Commento
L’articolo 215 introduce lo strumento del Collegio Consultivo Tecnico
come meccanismo stabile e strutturato per anticipare e gestire le
controversie in fase esecutiva, riducendo il rischio di contenziosi lunghi e
dannosi. La natura obbligatoria del CCT per gli appalti di rilevanza
europea rafforza la tutela dell’interesse pubblico. Il valore di lodo
contrattuale attribuibile alle sue decisioni rappresenta un’innovazione
significativa, in linea con le esigenze di celerità, tecnicità e certezza
operativa. Inoltre, l’articolo collega in modo diretto l’osservanza delle
determinazioni del CCT alla responsabilità erariale, incentivando
comportamenti conformi e virtuosi da parte delle amministrazioni e degli
operatori economici.
Art. 216 – Pareri obbligatori e determinazioni obbligatorie
Testo aggiornato (sintesi)
1. Nei casi di iscrizione di riserve, proposte di variante o dispute
tecniche insorte durante l’esecuzione di un contratto di lavori di
importo pari o superiore alle soglie UE, è obbligatoria
l’acquisizione del parere del collegio consultivo tecnico
(CCT), oppure – su concorde richiesta delle parti – di una sua
determinazione.
Se le parti convengono che la determinazione abbia valore di lodo
contrattuale (ex art. 808-ter c.p.c.), non è più esperibile l’accordo
bonario sulle riserve.
2. Il parere del CCT è obbligatorio nei casi di risoluzione
contrattuale.
Qualora i lavori non possano proseguire con l’operatore iniziale,
prima di procedere alla risoluzione, la stazione appaltante deve
consultare il collegio anche per valutare se sussistano motivi
tecnici o economici per proseguire con lo stesso soggetto.
3. Il CCT può valutare anche la possibilità di:
a) eseguire direttamente i lavori tramite altri enti o società
pubbliche;
b) interpellare i soggetti in graduatoria per affidare il
completamento, se tecnicamente ed economicamente sostenibile;
c) indire una nuova procedura per il completamento dell’opera;
d) proporre la nomina di un commissario straordinario, ai sensi
dell’art. 4 del D.L. 18 aprile 2019, n. 32, convertito dalla L. 14
giugno 2019, n. 55.
4. Quando la sospensione è imposta da gravi ragioni tecniche e le
parti non trovano un accordo sulle modalità di superamento, il
CCT deve, entro 15 giorni dalla comunicazione:
verificare la legittimità tecnica della sospensione;
indicare le modalità di prosecuzione dei lavori o le
eventuali modifiche da apportare.
In questi casi, la pronuncia assume valore di lodo contrattuale,
a meno che le parti non abbiano espressamente escluso tale
possibilità ai sensi dell’art. 217.
Commento
L’articolo 216 rafforza il ruolo del collegio consultivo tecnico nei contratti
pubblici, rendendo il suo intervento obbligatorio nei casi più critici
dell’esecuzione contrattuale: riserve, sospensioni, varianti, risoluzioni. La
possibilità di attribuire valore di lodo contrattuale alle sue determinazioni
consente una gestione efficiente e definitiva delle controversie, con un
forte impatto sulla celerità e regolarità dell’esecuzione dell’opera. Il
parere del collegio è inoltre un presidio di oggettività tecnica,
fondamentale per orientare l’amministrazione nella scelta del percorso più
adeguato a completare i lavori, evitando interruzioni dannose e
responsabilità per inadempimento.
Art. 217 – Determinazioni facoltative
Testo aggiornato (sintesi)
1. Quando il parere del collegio consultivo tecnico (CCT) non è
obbligatorio, le sue determinazioni assumono valore di lodo
contrattuale (ex art. 808-ter c.p.c.) salvo diversa volontà delle
parti, espressa dopo la nomina del Presidente ma prima
dell’insediamento del collegio.
La possibilità di attribuire valore di lodo contrattuale è esclusa nei
seguenti casi:
pronuncia su una risoluzione contrattuale;
sospensione coattiva dei lavori;
determinazione sulle modalità di prosecuzione dei lavori.
Tuttavia, in caso di sospensione per gravi ragioni tecniche
(art. 216, comma 4), la determinazione del CCT può
valere come lodo contrattuale.
2. Se le parti escludono il valore di lodo, la determinazione del
CCT – anche se facoltativa – produce comunque gli effetti di
cui all’art. 215, comma 3, cioè:
responsabilità per danno erariale in caso di inosservanza;
esonero da responsabilità se osservata, salvo dolo.
3. Le determinazioni che assumono valore di lodo contrattuale
sono impugnabili nei casi e con le modalità previste dall’art.
808-ter, comma 2, del codice di procedura civile.
Commento
L’articolo 217 disciplina le determinazioni facoltative del collegio
consultivo tecnico, ossia quelle non richieste per legge ma attivate su
iniziativa delle parti. In questi casi, le determinazioni possono acquisire
efficacia vincolante (lodo contrattuale), rendendo superfluo il contenzioso
e garantendo certezza e tempestività. Tuttavia, in materie particolarmente
delicate come la risoluzione del contratto o la sospensione coattiva,
questa possibilità è preclusa. L’articolo riconosce comunque una forte
valenza sostanziale anche alle determinazioni prive di efficacia di lodo,
promuovendone l’osservanza tramite effetti sulla responsabilità
amministrativa.
Art. 218 – Costituzione facoltativa del collegio consultivo
tecnico
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono costituire,
tramite il RUP e secondo le modalità dell’allegato V.2, un
collegio consultivo tecnico (CCT) composto da tre membri,
anche prima dell’esecuzione del contratto, al fine di:
prevenire e risolvere problemi tecnici o giuridici di
qualunque natura;
fornire supporto sulla definizione delle caratteristiche
delle opere;
esprimere pareri sulle clausole e condizioni del bando o
dell’invito;
supportare la verifica dei requisiti di partecipazione;
valutare i criteri di selezione e aggiudicazione.
Commento
Con l’articolo 218 viene estesa la funzione preventiva del collegio
consultivo tecnico anche alla fase che precede l’esecuzione del contratto,
in una logica di gestione proattiva del contenzioso. La norma riconosce al
CCT un ruolo strategico nel fornire pareri qualificati su aspetti tecnici e
giuridici già nella predisposizione degli atti di gara, favorendo la
trasparenza, l’efficacia delle procedure e la corretta selezione
dell’aggiudicatario. L’utilizzo facoltativo dello strumento permette alle
amministrazioni di personalizzare la governance del contratto,
adattandola alla complessità dell’intervento.
Art. 219 – Scioglimento del collegio consultivo tecnico
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il collegio consultivo tecnico è sciolto:
alla conclusione dell’esecuzione del contratto;
anticipatamente, qualora non sia obbligatoria la sua
costituzione, su accordo tra le parti.
1 bis. Il contratto si considera eseguito alla data della sottoscrizione
dell’atto
di collaudo o di regolare esecuzione, salvo la presenza di riserve
o
contestazioni relative al collaudo stesso. In tal caso, il collegio si
scioglie
dopo l’adozione della pronuncia sulla questione.
Commento
L’articolo disciplina le modalità di scioglimento del collegio consultivo
tecnico, definendone con chiarezza la durata funzionale. Il collegio cessa
automaticamente con la conclusione del contratto, ma in caso di istituzione
non obbligatoria, può estinguersi anticipatamente su decisione congiunta
delle parti. Il collegamento alla fase di collaudo rafforza il ruolo del CCT
come garante della regolarità finale dell’esecuzione, assicurando che
eventuali riserve pendenti siano esaminate prima del definitivo
scioglimento.
Art. 220 – Pareri di precontenzioso e legittimazione ad agire
dell’ANAC
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’ANAC può esprimere pareri di precontenzioso su richiesta
della stazione appaltante, dell’ente concedente o di altre parti
interessate, entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta, previo
contraddittorio.
L’operatore economico che richiede o aderisce al parere
può impugnarlo solo per violazione di regole di diritto.
Se la stazione appaltante non si conforma al parere, deve
motivare la decisione entro 15 giorni, informando le parti e
l’ANAC. In tal caso, l’ANAC può agire come da comma 3.
2. L’ANAC è legittimata ad agire in giudizio contro bandi, atti
generali o provvedimenti su contratti di rilevante impatto, se
ritiene siano in violazione delle norme sui contratti pubblici.
3. In presenza di gravi violazioni del codice, l’ANAC può emettere
un parere motivato entro 60 giorni dalla notizia della
violazione, indicando i vizi di legittimità.
Il termine massimo per l’emissione del parere è stabilito
da apposito regolamento.
Se la stazione appaltante non si adegua entro il termine
fissato (massimo 30 giorni), l’ANAC può proporre ricorso
al giudice amministrativo entro ulteriori 30 giorni, ai sensi
dell’art. 120 del Codice del processo amministrativo.
4. L’ANAC, con proprio regolamento, può definire i casi o le
tipologie di atti, anche relativi alla fase esecutiva, per cui
esercita i poteri sopra descritti.
Commento
L’articolo 220 rafforza il ruolo dell’ANAC come garante del corretto
svolgimento delle gare pubbliche, introducendo uno strumento di
precontenzioso rapido e formalizzato. Il parere emesso ha valore quasi
vincolante, al punto che una sua inosservanza può attivare un controllo
giurisdizionale diretto da parte dell’Autorità. La norma consente quindi
all’ANAC di intervenire anche in fase esecutiva, garantendo trasparenza,
legalità e uniformità nell'applicazione del codice, soprattutto nei contratti di
maggiore impatto.
PARTE II - DELLA GOVERNANCE
Art. 221 – Indirizzo, coordinamento e monitoraggio presso la
Cabina di regia. Governance dei servizi
Testo aggiornato (sintesi)
1. È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la
Cabina di regia per il codice dei contratti pubblici, la cui
composizione e modalità di funzionamento sono disciplinate
nell’allegato V.3.
2. La Cabina di regia rappresenta la sede istituzionale per:
il coordinamento nell’attuazione del codice;
l’analisi delle proposte di modifica legislative e
regolamentari;
l’indirizzo delle stazioni appaltanti;
la condivisione di informazioni;
la diffusione delle migliori e peggiori pratiche.
3. Ogni amministrazione coinvolta nell’applicazione del codice trae
indicazioni operative dalla Cabina di regia.
Per i primi due semestri dall’entrata in vigore del codice, è
istituito uno sportello unico di supporto tecnico (help
desk) presso la segreteria della Cabina, in collaborazione
con il Ministero delle infrastrutture e l’ANAC.
L’help desk:
i. svolge monitoraggio sull’attuazione delle
misure del codice,
ii. sostiene l’applicazione concreta,
iii. individua eventuali criticità.
Entro il 7º e il 13º mese, la Cabina trasmette una relazione
al Governo sull’attività dell’help desk, proponendo
eventuali interventi normativi e raccomandazioni operative.
4. La Cabina ha i seguenti compiti specifici:
a) effettuare una ricognizione sull’attuazione del codice e sulle
difficoltà riscontrate dalle stazioni appaltanti;
b) coordinare, anche con piani di azione, l’adozione di
regolamenti attuativi e atti di indirizzo;
c) esaminare le proposte di modifica normativa per valutarne
l’impatto, garantendo omogeneità e certezza giuridica;
d) sovrintendere alla digitalizzazione del sistema dei contratti
pubblici, in coordinamento con ANAC;
e) promuovere accordi e convenzioni anche con soggetti privati
per facilitare la bancabilità delle opere pubbliche;
f) nel contesto del partenariato pubblico-privato, promuovere le
nuove procedure, favorire il coordinamento, condividere
informazioni e alimentare la banca dati prevista all’art. 175,
comma 7.
5. La Cabina segnala violazioni specifiche o problemi sistemici
all’ANAC per le azioni di competenza.
6. Ogni anno la Cabina, anche con il supporto dell’ANAC, trasmette
alla Commissione europea una relazione di controllo contenente:
principali cause di incertezza giuridica o scorretta
applicazione del codice;
dati su frodi, corruzione, conflitti di interesse o altre gravi
irregolarità;
livello di partecipazione delle PMI alle gare pubbliche.
7. La Cabina è la struttura di riferimento nazionale per la
cooperazione con la Commissione UE sull’attuazione delle
norme sugli appalti e concessioni e per l’assistenza reciproca tra
Stati membri.
8. Il CIPESS elabora politiche specifiche in materia di servizi e
forniture strategici, con un piano nazionale a elevato contenuto
innovativo e tecnologico, anche con il coinvolgimento degli
operatori economici.
9. Il piano nazionale dei servizi definisce le modalità attuative e
può prevedere progetti specifici affidati a centrali di
committenza.
Commento
L’articolo 221 rafforza il ruolo di indirizzo strategico e coordinamento
tecnico della Cabina di regia, rendendola il fulcro dell’attuazione del
codice dei contratti. La previsione dell’help desk tecnico nei primi 12
mesi mostra l’intenzione del legislatore di garantire un accompagnamento
operativo per le amministrazioni, prevenendo disallineamenti applicativi. Il
coinvolgimento diretto del CIPESS e l’integrazione con l’Unione europea
delineano un sistema multilivello di governance, volto a rendere il sistema
degli appalti più efficiente, trasparente e digitale.
Art. 222 – Autorità nazionale anticorruzione (ANAC)
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’ANAC esercita attività di vigilanza e controllo sui contratti
pubblici, nei limiti previsti dal codice, per prevenire e contrastare
fenomeni di illegalità e corruzione.
2. Promuove efficienza e qualità delle stazioni appaltanti tramite:
bandi-tipo, capitolati-tipo e contratti-tipo,
atti amministrativi generali,
strumenti di consultazione e verifica dell’impatto
regolatorio.
3. L'ANAC può:
a) Vigilare su tutti i contratti pubblici, anche quelli secretati o
esclusi dal codice;
b) Controllare la corretta esecuzione dei contratti;
c) Segnalare fenomeni distorti o gravi inadempienze al Governo e
al Parlamento;
d) Proporre modifiche normative;
e) Presentare la relazione annuale sull’attività svolta;
f) Vigilare sul sistema di qualificazione degli operatori;
g) Controllare il rispetto delle procedure ordinarie, anche in
caso di urgenza o protezione civile;
h) Svolgere vigilanza collaborativa con le stazioni appaltanti
tramite protocolli d’intesa;
i) Elaborare costi standard e prezzi di riferimento per beni e
servizi;
j) Esercitare poteri di qualificazione delle stazioni appaltanti
(art. 63);
k) Supportare la digitalizzazione degli appalti pubblici (art. 23).
4. Gestisce il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e
centrali di committenza.
5. Può disporre ispezioni dirette o tramite Guardia di Finanza.
6. In caso di irregolarità:
trasmette gli atti a organi di controllo e Procure competenti,
segnala pregiudizi all’erario alla Corte dei conti.
7. Collabora con l’Autorità garante della concorrenza per il
rating di legalità delle imprese.
8. Utilizza la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (art. 23).
9. Le stazioni appaltanti devono trasmettere i dati obbligatori
all’ANAC; il RUP è esonerato da sanzioni per 1 anno se
adempie entro 60 giorni con autocertificazione.
10. Presso la banca dati è istituito il casellario informatico degli
operatori economici:
include provvedimenti, reputazione (art. 109), qualificazione
(art. 103),
registra le sanzioni interdittive (art. 94, comma 5, lett. e-f).
11. Presso l’ANAC opera la Camera arbitrale (art. 214).
12. È confermato quanto previsto dalla legge 23 dicembre 2005, n.
266, art. 1, comma 67.
13. L’ANAC può irrogare sanzioni amministrative pecuniarie:
da €500 a €5.000 per omessa o rifiutata trasmissione di
documenti/informazioni,
da €500 a €10.000 per dati non veritieri, salvo sanzione
penale.
14. Le sanzioni incassate restano per il 50% nella disponibilità
ANAC; il resto va al bilancio dello Stato.
15. Presso l’ANAC è istituito l’elenco dei soggetti aggregatori.
16. L’ANAC garantisce l’accessibilità e consultazione pubblica dei
propri atti regolatori, anche tramite il sito istituzionale.
Commento
L’articolo 222 fornisce un quadro articolato dei poteri e delle funzioni
attribuite all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nell’ambito dei
contratti pubblici. Il ruolo dell’ANAC non si limita alla semplice vigilanza,
ma si estende alla produzione normativa flessibile, al monitoraggio
continuo delle procedure di gara, e al supporto operativo alle stazioni
appaltanti, anche tramite strumenti come protocolli di vigilanza
collaborativa.
Particolarmente rilevante è l’attribuzione di poteri sanzionatori, che
conferisce efficacia coercitiva all’azione dell’Autorità, e la gestione di
banche dati e casellari informatici, fondamentali per garantire
trasparenza, tracciabilità e reputazione degli operatori economici. Inoltre, il
sistema integrato di costi standard e prezzi di riferimento mira a contenere
la spesa pubblica e uniformare i comportamenti delle amministrazioni.
L’articolo rafforza infine la funzione preventiva e consultiva dell’ANAC,
riconoscendole un ruolo centrale nella governance degli appalti pubblici,
anche in coordinamento con la Cabina di regia e altri enti istituzionali.
Art. 223 – Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e
struttura tecnica di missione
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nell’ambito
delle proprie funzioni, promuove:
le attività tecniche e amministrative per la progettazione e
approvazione delle infrastrutture;
il supporto alla vigilanza sulla realizzazione delle opere, in
collaborazione con regioni e province autonome.
2. Nell’ambito del principio di leale collaborazione con enti
territoriali:
a) riceve e promuove proposte progettuali;
b) propone intese quadro con le regioni per coordinare e
realizzare le opere;
c) promuove progetti di fattibilità anche tramite accordi
procedimentali;
d) fornisce supporto al CIPESS per la vigilanza sull’affidamento e
l’esecuzione delle opere strategiche;
e) collabora con stazioni appaltanti con azioni di supporto;
f) cura l’istruttoria sui progetti per l’approvazione CIPESS e
acquisisce i pareri previsti;
g) assegna risorse progettuali e realizzative a carico dei fondi ex
art. 39;
h) verifica l’avanzamento lavori con sopralluoghi e si avvale, ove
necessario, del Corpo della Guardia di finanza o del Servizio
Alta Sorveglianza.
3. Il Ministero può istituire una struttura tecnica di missione, con
decreto ministeriale, composta da:
dipendenti pubblici e tecnici regionali,
esperti e progettisti tramite incarichi o collaborazioni,
personale altamente specializzato con contratti a termine,
università, enti di ricerca, società specializzate,
funzioni anche come Nucleo di valutazione e verifica degli
investimenti pubblici.
4. Per le opere strategiche, il Ministro può proporre al Presidente del
Consiglio la nomina di commissari straordinari che:
seguono l’opera e coordinano le azioni tra i soggetti
coinvolti,
prevengono conflitti o contenziosi,
possono essere affiancati da sub-commissari.
5. Le spese della struttura tecnica sono coperte:
dai fondi ex art. 1, comma 238, della legge 311/2004,
e dalle risorse annualmente assegnate al Ministero.
6. Il Presidente del Consiglio può attribuire poteri sostitutivi ai
commissari, consentendo loro di adottare tutti gli atti necessari
per la realizzazione delle infrastrutture, anche in luogo degli enti
competenti.
7. I commissari agiscono in autonomia e nell’interesse pubblico,
riferendo periodicamente a Governo, Ministero e CIPESS.
Possono avvalersi della struttura tecnica e delle risorse regionali,
nonché di soggetti terzi.
8. Il decreto di nomina del commissario definisce:
il compenso,
i costi ammissibili,
le modalità di erogazione delle somme a valere sul quadro
economico dell’intervento.
9. Ai commissari già nominati ai sensi dell’art. 20 del D.L.
185/2008 si applicano le disposizioni sopra indicate.
10. Il Ministero fornisce supporto e assistenza alle stazioni appaltanti,
anche tramite la piattaforma Servizio Contratti Pubblici, in
collaborazione con le autonomie speciali di Trento e Bolzano.
Commento
L’articolo 223 definisce in maniera estesa il ruolo strategico del Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) nella realizzazione delle opere
pubbliche, soprattutto quelle ritenute prioritarie per lo sviluppo del Paese.
Il MIT funge da cabina di regia tecnica e amministrativa: promuove intese,
progetti, vigilanza, assegnazione di risorse e monitoraggio degli
avanzamenti.
Uno dei dispositivi centrali è la struttura tecnica di missione, che
consente al Ministero di dotarsi di competenze trasversali e altamente
specializzate, superando i vincoli della macchina burocratica ordinaria.
Inoltre, l’attivazione dei commissari straordinari assicura tempi più rapidi
e strumenti decisionali eccezionali per sbloccare opere complesse o
bloccate, con la possibilità di agire in sostituzione delle amministrazioni
ordinarie.
Il sistema di supporto si articola anche attraverso piattaforme informatiche e
un collegamento funzionale con il CIPESS, l’ANAC e i territori coinvolti,
con l’obiettivo di realizzare le opere pubbliche in tempi certi, con
trasparenza e nel rispetto delle esigenze delle comunità locali.
PARTE III - DISPOSIZIONI TRANSITORIE, DI
COORDINAMENTO E ABROGAZIONI
Art. 224 – Disposizioni ulteriori
Testo aggiornato (sintesi)
1. Le disposizioni degli articoli da 215 a 219 si applicano anche ai
collegi consultivi tecnici già costituiti e attivi alla data di entrata
in vigore del presente codice.
2. Dalla data di efficacia del codice, il decreto-legge 16 luglio 2020,
n. 76 (convertito dalla legge n. 120/2020) è modificato come
segue:
a) Art. 1, comma 5: sostituito. Le gare per servizi legati ai
concorsi pubblici ex D.L. 34/2020 rientrano nel Libro II, Parte
I del nuovo codice;
b) Art. 2-bis: abrogato;
c) Art. 8, comma 1: soppressione delle parole relative al termine
del 30 giugno 2023.
3. Il TUEL ([Link]. 267/2000) è modificato all’art. 107, comma 3,
lett. a): per contratti sotto soglia aggiudicati con il criterio
dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la commissione
giudicatrice può essere presieduta dal RUP.
4. L’articolo 37 del [Link]. 33/2013 (Trasparenza) è sostituito con
un nuovo testo (non riportato nel presente articolo).
5. L’articolo 38, comma 2 del [Link]. 33/2013 viene aggiornato: il
riferimento normativo passa dall'art. 21 del vecchio codice appalti
([Link]. 50/2016) all’art. 37 del nuovo codice.
6. Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ([Link].
14/2019) è modificato all’art. 95, comma 5: è soppressa la
clausola che vietava la funzione al soggetto mandatario.
7. Gli organi costituzionali adeguano i propri ordinamenti ai
principi del nuovo codice nell’ambito della loro autonomia e
delle prerogative costituzionali.
8. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento
e Bolzano adeguano la normativa locale nel rispetto dei propri
statuti e norme di attuazione.
Commento
L’articolo 224 raccoglie una serie di disposizioni finali e di
coordinamento normativo, con l’obiettivo di raccordare il nuovo codice
dei contratti pubblici alle norme previgenti e ai sistemi autonomi. La sua
funzione è duplice:
Da un lato, assicura la continuità operativa per strutture già
attive (come i collegi consultivi tecnici).
Dall’altro, adegua o abroga disposizioni di altri testi normativi
che risultano superati o incompatibili con la nuova disciplina.
Significativo è il riferimento al RUP come presidente della commissione
giudicatrice, nei casi sotto soglia: una misura che semplifica e snellisce le
procedure, soprattutto nei piccoli enti. Allo stesso tempo, l’articolo
conferma la necessità di rispetto della specialità statutaria delle
autonomie (Regioni speciali e Province autonome), salvaguardando la loro
potestà legislativa.
Si tratta quindi di una norma di chiusura sistemica, fondamentale per
garantire l’armonizzazione normativa tra il nuovo codice e l’ordinamento
giuridico generale.
Art. 225 – Disposizioni transitorie e di coordinamento
Testo aggiornato (sintesi)
1. Fino al 31 dicembre 2023:
La pubblicazione di bandi e avvisi continua ad avvenire
sulla Gazzetta Ufficiale (serie speciale), entro sei giorni
feriali dal ricevimento.
Restano in vigore le norme degli artt. 70, 72, 73, 127 c.2,
129 c.4 del [Link]. 50/2016 e il D.M. 2 dicembre 2016.
Le spese di pubblicazione sono rimborsate
all’amministrazione dall’aggiudicatario entro 60 giorni.
Le pubblicazioni complementari avvengono solo in via
telematica e senza costi per le stazioni appaltanti.
Continuano anche le pubblicazioni sulla piattaforma SCP
del MIT (ex Allegato B al [Link]. 33/2013).
Dal 1° gennaio 2024 acquistano efficacia gli artt. 27, 81, 83,
84, 85 del nuovo codice.
2. Dal 1° gennaio 2024 diventano efficaci anche gli articoli:
19–26, 28–31, 35–37 c.4, 99, 106 c.3 u.p., 115 c.5, 119 c.5 e 224 c.6.
Tuttavia, fino al 31 dicembre 2023 continuano ad applicarsi alcune
norme transitorie del [Link]. 50/2016, per l’operatività delle
procedure relative a:
a) Atti di programmazione, progettazione, affidamento ed
esecuzione
b) Trasmissione dati e documenti
c) Accesso agli atti
d) DGUE
e) Offerte
f) Fascicolo di gara
g) Controlli e garanzie
3. Il requisito di piattaforma digitale di cui agli artt. 4 c.1 lett. c) e
6 c.1 lett. c) dell’Allegato II.4 si applica dal 1° gennaio 2024.
4. In via transitoria, le competenze e la composizione del Consiglio
superiore [Link]. rimangono quelle vigenti, inclusi i riferimenti
al D.L. 77/2021.
5. Fino all’adozione del nuovo regolamento MAECI, resta valido il
D.M. 2 novembre 2017, n. 192.
5-bis. Per i lavori su beni culturali, fino al nuovo decreto di cui all’art.
226-bis,
può essere incaricato un tecnico con esperienza quinquennale, in
alternativa al restauratore.
6. Per i contratti del Ministero della Difesa, continua ad applicarsi
il D.P.R. 236/2012, se compatibile.
7. Per le garanzie dell’art. 117 c.12, si applica il D.M. 19 gennaio
2018, n. 31, in attesa del nuovo decreto.
8. Le procedure legate al PNRR, PNC e fondi UE restano
disciplinate dai D.L. 77/2021 e D.L. 13/2023, anche dopo il 1°
luglio 2023.
9. I procedimenti in cui l’incarico di progettazione è già stato
formalizzato, restano soggetti al vecchio art. 23 del [Link].
50/2016.
10. I progetti relativi a infrastrutture strategiche già avviati
secondo il [Link]. 163/2006, seguono ancora quella disciplina.
11. Anche per la VIA delle grandi opere già avviata al momento
dell’entrata in vigore del [Link]. 50/2016, si applica la vecchia
disciplina.
12. Le proroghe sulla pubblica utilità e sul vincolo espropriativo
sono approvate direttamente dai soggetti aggiudicatori. Il MIT
riferisce al CIPESS entro il 31 dicembre di ogni anno.
13. Per i consorzi stabili:
valgono le regole del [Link]. 163/2006 e del D.P.R.
207/2010;
i requisiti nei servizi e forniture sono verificati sui
consorziati, anche se non designati in gara.
14. (abrogato)
15. Gli schemi dei regolamenti attuativi sono trasmessi alle
Commissioni parlamentari, che esprimono parere entro 30 giorni.
Decorso il termine, possono essere adottati comunque.
16. Dal momento dell’efficacia del nuovo codice, le linee guida
ANAC del [Link]. 50/2016 sono sostituite dalle disposizioni e
allegati del nuovo codice.
Commento
L’articolo 225 rappresenta una norma di raccordo fondamentale, che
accompagna il passaggio tra il vecchio e il nuovo codice. Il legislatore ha
previsto un complesso regime transitorio per assicurare:
la continuità operativa degli appalti in corso;
la graduale sostituzione delle norme previgenti;
il rispetto delle specificità di settori delicati (beni culturali,
difesa, PNRR).
Molte delle disposizioni hanno una decorrenza differita al 1° gennaio
2024, a dimostrazione della complessità dell’intero sistema. Inoltre, per
ambiti particolarmente sensibili come il PNRR o la valutazione di impatto
ambientale, si conservano riferimenti a leggi precedenti per garantire
celerità e semplificazione.
Particolarmente rilevante è il principio per cui, a partire dalla data di
efficacia del nuovo codice, tutte le linee guida ANAC e i regolamenti
previsti dal [Link]. 50/2016 decadono, lasciando spazio esclusivamente a
quanto contenuto nel nuovo corpus normativo e nei suoi allegati.
Art. 225-bis – Ulteriori disposizioni transitorie
Testo aggiornato (sintesi)
1. Certificazione delle piattaforme digitali di
approvvigionamento:
Il provvedimento previsto dall’art. 26, c. 1, è adottato
dall’AGID, di intesa con ANAC, Presidenza del Consiglio
(Dipartimento per la trasformazione digitale) e Agenzia per
la cybersicurezza nazionale, entro 60 giorni dall’entrata in
vigore della presente disposizione.
2. Esclusione dall’obbligo BIM (Building Information
Modeling):
Le regole dell’art. 43 non si applicano ai procedimenti di
programmazione già avviati alla data di entrata in vigore, se
è già stato redatto il documento di fattibilità delle
alternative progettuali (Allegato I.7, art. 2, c. 5).
3. Applicazione transitoria dell’art. 67:
Continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di
efficacia del codice, per:
i. contratti con bando o avviso già pubblicato;
ii. contratti senza bando, ma con invio degli inviti a
presentare offerte già effettuato.
4. Progetti in finanza di progetto:
L’art. 193 non si applica ai procedimenti in corso, ovvero:
i. quando è già stata presentata una proposta di
fattibilità dal promotore;
ii. oppure quando l’ente ha già pubblicato un
avviso per la sollecitazione di proposte su
progetti inclusi nella programmazione del
partenariato pubblico-privato.
5. Applicazione ai collegi consultivi tecnici:
Le disposizioni di cui agli artt. 215–219 e all’Allegato V.2
si applicano anche ai collegi già esistenti, salvo espressa
volontà contraria delle parti.
Fanno eccezione i collegi relativi a contratti di servizi e
forniture già costituiti alla data di entrata in vigore.
Commento
L’articolo 225-bis aggiunge ulteriori precisazioni transitorie a tutela
dell’equilibrio tra innovazione normativa e continuità amministrativa. Il
legislatore definisce una serie di eccezioni puntuali per:
garantire che i progetti già in fase avanzata (es. con DGFA
redatto o proposta partenariato pubblico-privato presentata) non
siano bloccati da obblighi sopravvenuti;
chiarire che la nuova disciplina BIM e la digitalizzazione
integrale non si applicano retroattivamente;
definire i limiti di validità delle vecchie norme, come nel caso
dell’art. 67 (con particolare riferimento ai contratti in
affidamento).
Significativa è anche la conferma dell’applicabilità immediata delle
nuove norme sui collegi consultivi tecnici, fatta salva la volontà contraria
delle parti, escludendo però i contratti di servizi e forniture già coperti
da collegi preesistenti.
Art. 226 – Abrogazioni e disposizioni finali
Testo aggiornato (sintesi)
1. Dal 1° luglio 2023 è abrogato il decreto legislativo 18 aprile
2016, n. 50.
2. Le disposizioni del [Link]. 50/2016 continuano ad applicarsi
solo ai procedimenti già avviati alla data di efficacia del nuovo
codice (ai sensi dell’art. 229, comma 2), ossia:
a) alle procedure e ai contratti per cui i bandi o gli avvisi di gara
siano stati pubblicati prima della data di efficacia;
b) in assenza di bando, ai contratti per i quali siano stati già
inviati gli inviti a presentare offerta;
c) per le opere di urbanizzazione a scomputo, ai procedimenti
disciplinati da convenzioni urbanistiche stipulate prima della
data di efficacia;
d) per accordo bonario, transazione o arbitrato (artt. 210 e 211),
alle controversie relative a contratti pubblici banditi o avviati
prima dell’entrata in vigore del nuovo codice.
3. Dal 1° luglio 2023, sono espressamente abrogati anche i
seguenti provvedimenti:
a) Regio Decreto 3 maggio 1923, n. 1612
b) Art. 11, comma 5, lettere d) e f), della legge 23 dicembre 1992,
n. 498
c) DPR 27 aprile 2006, n. 204
d) Art. 1, comma 32, della legge 6 novembre 2012, n. 190
e) Decreto MISE 7 giugno 2017, n. 122
f) Decreto MiBACT 22 agosto 2017, n. 154
g) Decreto MEF 28 settembre 2022 (GU n. 239/2022)
3-bis. È abrogato anche l’articolo 12 del d.l. 28 marzo 2014, n. 47
(convertito dalla legge 23 maggio 2014, n. 80), con decorrenza
immediata.
4. Dal 1° gennaio 2024 è abrogato anche il DM Infrastrutture 2
dicembre 2016, salvo quanto previsto dall’art. 225.
5. Ogni richiamo normativo al [Link]. 50/2016 deve intendersi
riferito alle disposizioni corrispondenti del nuovo codice o, in
mancanza, ai principi desumibili dal nuovo testo normativo.
Commento
L’articolo 226 costituisce la clausola di chiusura normativa del nuovo
codice, formalizzando l’abrogazione del precedente [Link]. 50/2016 e di una
serie di norme settoriali e regolamenti ministeriali ormai superati. Tuttavia,
per garantire continuità giuridica e operativa, viene precisato che il
codice del 2016 continua a disciplinare i procedimenti in corso, intendendo
come tali tutte le attività per cui siano già stati pubblicati i bandi o inviati
gli inviti, oppure – nel caso delle urbanizzazioni – le convenzioni
urbanistiche già firmate.
La norma chiarisce inoltre che ogni richiamo normativo fatto al vecchio
codice deve essere automaticamente traslato alle corrispondenti norme del
nuovo, o ai suoi principi, realizzando così un raccordo normativo di tipo
mobile. Anche le abrogazioni puntuali elencate nei commi successivi
eliminano definitivamente norme ormai superate, molte delle quali
risalgono a codici e regolamenti precedenti o a decreti ministeriali che
regolavano singoli aspetti poi assorbiti dal nuovo codice.
Art. 226-bis – Disposizioni di semplificazione normativa
Testo aggiornato (sintesi)
1. Possono essere abrogati e sostituiti con regolamenti adottati ai
sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 400/1988, i seguenti
allegati:
a) Allegato I.3 – Termini delle procedure di appalto, su proposta
del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro
per la pubblica amministrazione;
b) Allegato II.12 – Sistema di qualificazione e requisiti per gli
esecutori di lavori, su proposta del Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti, sentita l’ANAC.
2. Possono essere abrogati e sostituiti con regolamenti adottati ai
sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 400/1988, i seguenti
allegati (indicati per titolo abbreviato):
a) I.01 – Contratti collettivi
b) I.2 – Attività del RUP
c) I.5 – Programmazione e schemi tipo (con CIPESS e Conferenza
unificata)
d) I.6 – Dibattito pubblico (con Ministero ambiente e cultura)
e) I.7 – Quadro esigenziale, documenti e progetti (con CSLP)
f) I.8 – Interesse archeologico (con Ministero cultura)
g) I.9 – Gestione informativa digitale
h) I.10 – Attività tecniche finanziate
i) I.11 – Consiglio superiore lavori pubblici (con CSLP)
j) I.13 – Parametri progettazione (con Ministero giustizia)
k) I.14 – Prezzari regionali (con ISTAT e Conferenza permanente)
l) II.1 – Elenchi operatori e indagini (con ANAC)
m) II.2 – Calcolo soglia anomalia (con ANAC)
n) II.2-bis – Revisione prezzi
o) II.3 – Clausole sociali e inclusione (con PCM, MIT, MLPS)
p) II.4 – Qualificazione stazioni appaltanti e centrali di
committenza (con PCM, ANAC e Conferenza unificata)
q) II.5 – II.11, II.13 – II.14, II.16 – II.20 – Vari aspetti tecnici,
informativi, procedurali, ambientali, militari
r) IV.1 – Bandi concessione (art. 182)
s) V.1 – V.3 – Arbitri, collegio consultivo, cabina di regia
3. Allegato I.4 – Imposta di bollo: può essere sostituito con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
4. Gli allegati sostituiti tramite i provvedimenti indicati nei commi
1–3 sono abrogati contestualmente all’entrata in vigore dei
nuovi regolamenti. Ogni nuovo provvedimento deve specificare
il riferimento all’articolo sostanziale del codice cui si collega.
Commento
L’articolo 226-bis introduce una importante leva di semplificazione
normativa, prevedendo che numerosi allegati tecnici al codice possano
essere modificati o sostituiti con regolamenti adottati dai ministeri
competenti o dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, secondo le
modalità previste dalla legge n. 400/1988.
Tale possibilità consente maggiore flessibilità operativa, evitando di dover
intervenire con un nuovo decreto legislativo per aggiornare elementi tecnici
o procedurali del codice, e rappresenta uno strumento per mantenere
allineata la normativa alle evoluzioni tecnologiche, ambientali e digitali,
in particolare in materia di progettazione, qualificazione, contrattualistica e
strumenti informativi.
La previsione secondo cui i regolamenti sostitutivi dovranno indicarsi nel
titolo il corrispondente articolo del codice mira a garantire trasparenza
normativa e facilità di raccordo tra disposizioni di rango legislativo e
regolamentare.
Art. 227 – Aggiornamenti
Testo aggiornato (sintesi)
1. Ogni intervento normativo che incide sulle disposizioni del
codice dei contratti pubblici o dei suoi allegati, oppure sulle
materie da essi disciplinate, deve essere realizzato mediante:
modifica esplicita,
integrazione,
deroga, oppure
sospensione
delle specifiche disposizioni interessate.
Commento
L’articolo 227 introduce un principio di chiarezza e trasparenza
normativa: eventuali modifiche al codice o ai suoi allegati devono essere
formulate in modo espressamente dichiarato, evitando modifiche implicite,
frammentarie o per rinvio generico.
In tal modo, il legislatore si impegna a garantire certezza del diritto e
riconoscibilità immediata delle fonti che incidono sul settore dei contratti
pubblici, favorendo una lettura sistematica e una corretta applicazione delle
norme da parte degli operatori, delle stazioni appaltanti e dei giudici
amministrativi.
Questo approccio mira anche a evitare la stratificazione normativa e la
sovrapposizione di regole incoerenti o mal coordinate, contribuendo alla
semplificazione dell’ordinamento e alla sua effettiva accessibilità.
Art. 228 – Clausola di invarianza finanziaria
Testo aggiornato (sintesi)
1. L’attuazione del codice e dei suoi allegati non deve comportare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate devono adempiere agli obblighi
previsti utilizzando esclusivamente:
le risorse umane,
le risorse strumentali e
le risorse finanziarie
già disponibili a legislazione vigente.
Commento
L’articolo 228 introduce una clausola di salvaguardia finanziaria,
imponendo che l’attuazione del nuovo codice dei contratti pubblici avvenga
a costo zero per le finanze pubbliche. Si tratta di una previsione ormai
tipica nelle riforme normative, volta a contenere la spesa e a rispettare i
vincoli di bilancio imposti dalla legislazione nazionale e dai trattati europei.
Il principio di invarianza finanziaria implica che nessun nuovo
stanziamento potrà essere richiesto per l’applicazione del codice: gli enti
devono organizzarsi con i mezzi già disponibili. Questo comporta una forte
responsabilizzazione delle amministrazioni, che sono chiamate a
razionalizzare l’impiego delle risorse, ottimizzando gli strumenti digitali,
i processi interni e la formazione del personale.
La clausola potrà tuttavia creare criticità operative, specialmente per le
amministrazioni di minori dimensioni o con risorse già limitate, che
potrebbero trovarsi in difficoltà nel garantire l’adeguata applicazione delle
nuove norme.
Art. 229 – Entrata in vigore
Testo aggiornato (sintesi)
1. Il codice dei contratti pubblici, con i relativi allegati, entra in
vigore il 1° aprile 2023.
2. Le disposizioni del codice e dei suoi allegati acquistano
efficacia il 1° luglio 2023.
Commento
Questo articolo distingue tra entrata in vigore formale e efficacia
operativa del codice:
Il 1° aprile 2023 è la data in cui il nuovo Codice dei contratti
pubblici, con i relativi allegati, è formalmente entrato
nell’ordinamento giuridico.
Tuttavia, le sue disposizioni hanno prodotto effetti vincolanti
solo a partire dal 1° luglio 2023, garantendo un periodo
transitorio di tre mesi. Questo intervallo ha consentito a stazioni
appaltanti, operatori economici e istituzioni di adattarsi alle
nuove regole, predisponendo gli adeguamenti organizzativi e
procedurali necessari.
La formula di chiusura dell’articolo, di stampo tradizionale, attesta la
pubblicazione del decreto nella Raccolta ufficiale e richiama l’obbligo
generale di osservarlo e farlo osservare, a tutela della legalità e
dell’efficacia normativa.
PARTE III:
Normativa complementare essenziale
CAPITOLO 5:
TRASPARENZA E ANTICORRUZIONE
Nel sistema degli appalti pubblici, trasparenza e prevenzione della
corruzione rappresentano due pilastri essenziali per garantire l’integrità
dell’azione amministrativa e la fiducia dei cittadini. Non si tratta solo di
obblighi normativi, ma di principi sostanziali che orientano l’intera
architettura del Codice dei contratti pubblici e il comportamento delle
stazioni appaltanti.
La trasparenza amministrativa è ormai considerata uno dei cardini della
democrazia amministrativa: essa consente non solo il controllo diffuso
sull’operato della pubblica amministrazione, ma anche la partecipazione
consapevole degli operatori economici e della società civile. Nel contesto
contrattuale, tale trasparenza si traduce in obblighi specifici di
pubblicazione, accessibilità delle informazioni, tracciabilità dei processi
decisionali e rendicontazione delle attività.
Al tempo stesso, la lotta alla corruzione ha assunto un ruolo sempre più
strutturale e preventivo, passando da un approccio repressivo a uno
sistemico. La Legge 190/2012, istitutiva del quadro nazionale
anticorruzione, e il successivo [Link]. 33/2013 in materia di trasparenza,
hanno definito strumenti, responsabilità e obblighi che incidono
profondamente anche sulla contrattualistica pubblica. L’Autorità
Nazionale Anticorruzione (ANAC) è divenuta il punto di riferimento per
la definizione delle strategie, il monitoraggio delle prassi e l’intervento
correttivo nei casi di violazione o criticità.
Il nuovo Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023), con i successivi
aggiornamenti introdotti dal Decreto Correttivo 209/2024, ha recepito e
potenziato molti di questi principi. Non solo ribadisce l’importanza della
trasparenza come principio generale (art. 3), ma collega strettamente le
logiche di semplificazione e digitalizzazione agli obiettivi di tracciabilità e
prevenzione del malaffare. I Piani triennali per la prevenzione della
corruzione e della trasparenza (PTPCT), l’accesso civico generalizzato,
la pubblicazione degli atti di gara, l’obbligo di utilizzare piattaforme
interoperabili e il rafforzamento dei controlli interni sono elementi che
agiscono in sinergia per realizzare un sistema più efficiente e corretto.
Questo capitolo affronta quindi i fondamenti giuridici e gli strumenti
applicativi che governano il rapporto tra contratti pubblici, trasparenza e
anticorruzione. Si analizzeranno, in particolare:
i principi generali di trasparenza e gli obblighi di
pubblicazione;
l’impianto normativo del [Link]. 33/2013;
le misure previste dalla Legge 190/2012;
il ruolo strategico e operativo dell’ANAC;
l’integrazione di questi strumenti con le disposizioni del nuovo
Codice.
L’obiettivo è offrire al lettore non solo una ricognizione normativa, ma
anche una guida operativa per comprendere come questi strumenti possano
essere utilizzati efficacemente nella pratica quotidiana, nello studio e nella
preparazione concorsuale.
5.1 – Trasparenza amministrativa e contratti
pubblici
Nel contesto degli appalti pubblici, la trasparenza non rappresenta un
semplice adempimento formale, ma un principio cardine dell’intero
sistema. Essa costituisce una condizione essenziale per garantire legalità,
imparzialità e corretto utilizzo delle risorse pubbliche. L’evoluzione
normativa ha progressivamente rafforzato gli obblighi di pubblicità e
accessibilità, integrandoli in modo sempre più stringente all’interno delle
discipline di settore.
La presente sezione approfondisce il principio di trasparenza, i suoi riflessi
operativi nel Codice dei contratti pubblici, nonché le norme in materia di
pubblicazione, accesso civico e prevenzione della corruzione.
5.1.1 – Il principio di trasparenza nel Codice dei contratti
Il principio di trasparenza è uno degli assi portanti del diritto
amministrativo contemporaneo e trova nel settore dei contratti pubblici un
terreno di applicazione particolarmente rilevante. Esso assume una funzione
sia preventiva, in chiave anticorruzione, sia sostanziale, quale strumento di
garanzia per il cittadino e per gli operatori economici. L’attuazione concreta
della trasparenza mira a consentire un controllo diffuso sull’operato della
pubblica amministrazione, assicurando visibilità ai processi decisionali e
tracciabilità ai flussi di spesa.
Nel Codice dei contratti pubblici, il principio è enunciato espressamente
all’art. 3, comma 1, lettera l), e si traduce in una serie di obblighi giuridici
riferiti a ciascuna fase del procedimento contrattuale: dalla programmazione
alla scelta del contraente, fino all’esecuzione e alla liquidazione delle
prestazioni. Il legislatore impone alle stazioni appaltanti una disclosure
sistematica di atti, dati e informazioni, affinché il ciclo di vita dell’appalto
sia conoscibile e verificabile.
Il concetto di trasparenza va però ben oltre la mera pubblicazione di
documenti: implica una accessibilità sostanziale, fondata su strumenti
digitali, standardizzazione e tempestività. In questo senso, il nuovo Codice
valorizza le tecnologie dell’informazione come leva per rendere più efficaci
i controlli sociali e istituzionali, in linea con gli obiettivi del PNRR e della
normativa europea.
L’ANAC svolge un ruolo centrale nel presidiare il rispetto degli obblighi di
trasparenza. L’Autorità definisce i contenuti obbligatori delle pubblicazioni
attraverso Linee guida e Delibere, e gestisce le piattaforme digitali su cui
devono confluire i dati. In particolare, il Portale unico della trasparenza e
la Banca dati nazionale dei contratti pubblici costituiscono i due pilastri
del nuovo ecosistema informativo. Su tali portali devono essere caricati gli
atti relativi a bandi, aggiudicazioni, stipule, esecuzioni, varianti e collaudi.
L’approccio sistemico adottato dal Codice consente di rafforzare la
trasparenza non solo come principio, ma come infrastruttura organizzativa.
Ogni operatore pubblico è chiamato a garantire il rispetto degli obblighi
informativi, anche attraverso l’integrazione con le piattaforme di e-
procurement, i fascicoli digitali e i registri delle performance.
Va tuttavia rilevato che il rispetto formale degli obblighi di pubblicazione
non è di per sé garanzia di trasparenza effettiva. In diversi casi, la mole dei
documenti pubblicati può generare un sovraccarico informativo, rendendo
difficile la consultazione da parte degli utenti. Per questo motivo,
l’effettività del principio richiede anche un impegno nella qualità dei dati,
nella chiarezza espositiva e nell’accessibilità delle piattaforme.
Il legislatore, consapevole di queste criticità, ha affiancato agli obblighi di
pubblicazione anche strumenti di razionalizzazione e vigilanza. Tra questi,
si segnalano:
l’adozione di formati standardizzati per la pubblicazione degli
atti;
la previsione di controlli automatici sulle scadenze e la
completezza dei dati;
l’introduzione di sanzioni in caso di inadempimento.
Il principio di trasparenza, nel quadro del Codice dei contratti pubblici,
assume un significato che travalica la dimensione formale e si proietta verso
una visione integrata e operativa della pubblica amministrazione. Solo
attraverso una concreta attuazione di tale principio è possibile costruire un
sistema di appalti fondato su fiducia, responsabilità e accountability.
5.1.2 – Obblighi di pubblicazione e accesso agli atti
Nel sistema dei contratti pubblici, gli obblighi di pubblicazione
rappresentano lo strumento principale attraverso cui si rende effettivo il
principio di trasparenza. Essi si concretizzano in una serie di adempimenti
normativi che impongono alle stazioni appaltanti la pubblicazione di dati,
informazioni e documenti relativi all’intero ciclo di vita dell’appalto.
Parallelamente, l’accesso agli atti garantisce ai cittadini e agli operatori
economici la possibilità di esercitare un controllo diretto e puntuale sulle
attività amministrative, rafforzando così la fiducia nell’azione pubblica.
La normativa di riferimento è articolata e stratificata. Accanto alle
disposizioni del Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023), si
affiancano le norme contenute nel [Link]. 33/2013 in materia di trasparenza
amministrativa, nonché i provvedimenti adottati dall’ANAC, che ha il
compito di definire in dettaglio le modalità e gli strumenti di pubblicazione.
Gli obblighi di pubblicazione riguardano, in particolare:
gli atti di programmazione triennale e annuale degli acquisti;
gli avvisi di pre-informazione e i bandi di gara;
gli atti di aggiudicazione e stipula del contratto;
le modifiche contrattuali, comprese varianti e proroghe;
gli esiti dell’esecuzione, come collaudi, verifiche e liquidazioni;
le eventuali risoluzioni, riserve o contenziosi.
Il nuovo Codice ha rafforzato tali obblighi, stabilendo che la pubblicazione
debba avvenire in formato digitale, tramite piattaforme certificate, e
secondo criteri di aggiornamento tempestivo e standardizzazione dei dati.
L’obiettivo è duplice: garantire la massima accessibilità delle informazioni
e favorire l’interoperabilità tra i diversi sistemi informatici della pubblica
amministrazione.
In questo quadro si colloca l’istituzione della Piattaforma digitale
nazionale dei contratti pubblici, gestita da ANAC, che costituisce il
principale strumento di raccolta, organizzazione e diffusione delle
informazioni relative agli appalti. Tutti i soggetti obbligati devono
pubblicare i dati attraverso tale infrastruttura, pena la nullità degli atti e
l’applicazione di sanzioni amministrative.
Oltre alla pubblicazione obbligatoria, l’ordinamento riconosce tre diverse
forme di accesso ai documenti:
1) Accesso documentale (ex L. 241/1990), finalizzato alla tutela di
un interesse giuridicamente rilevante;
2) Accesso civico semplice, previsto dall’art. 5, comma 1 del [Link].
33/2013, che consente a chiunque di richiedere documenti o
informazioni soggetti a obbligo di pubblicazione e non presenti sui
siti;
3) Accesso civico generalizzato (FOIA), introdotto dal [Link].
97/2016, che estende il diritto di accesso a qualsiasi documento
detenuto dalla PA, anche in assenza di un obbligo di pubblicazione
e di un interesse diretto.
Queste forme di accesso sono accomunate dall’obiettivo di garantire la
trasparenza e prevenire fenomeni corruttivi, ma presentano differenze
rilevanti in termini di presupposti, limiti e procedura. In particolare,
l’accesso documentale richiede la motivazione e la dimostrazione di un
interesse qualificato, mentre l’accesso civico semplice e generalizzato si
basano su una logica di controllo diffuso e non necessitano di motivazione
specifica.
Le amministrazioni devono rispondere entro termini brevi (di norma, 30
giorni) e possono respingere l’istanza solo in presenza di motivazioni
legittime, legate alla tutela della riservatezza, alla sicurezza nazionale o alla
protezione di dati personali sensibili. In caso di diniego o mancata risposta,
l’interessato può presentare ricorso al Responsabile per la prevenzione
della corruzione e della trasparenza (RPCT), al difensore civico o al
giudice amministrativo.
L’attuazione efficace di questi strumenti richiede un equilibrio tra esigenze
di trasparenza e tutela di altri interessi pubblici o privati. Per questo
motivo, l’ANAC ha adottato Linee guida che supportano le
amministrazioni nella gestione delle richieste di accesso, suggerendo criteri
interpretativi e modelli operativi.
Gli obblighi di pubblicazione e il diritto di accesso agli atti non sono meri
adempimenti burocratici, ma strumenti fondamentali per garantire il
controllo democratico, la legalità dell’azione amministrativa e la
responsabilità delle stazioni appaltanti. Una corretta applicazione di
queste norme contribuisce a costruire un sistema degli appalti più
trasparente, affidabile e inclusivo.
5.2 – Accesso civico, trasparenza e prevenzione
della corruzione
([Link]. 33/2013)
La disciplina della trasparenza amministrativa ha subito una profonda
evoluzione negli ultimi anni, passando da un principio informatore
dell’attività pubblica a un vero e proprio diritto fondamentale dei cittadini.
Il Decreto Legislativo 33/2013, così come modificato dal [Link]. 97/2016,
ha ridefinito il quadro normativo in materia, ponendo la trasparenza al
centro delle politiche di prevenzione della corruzione e introducendo
strumenti di controllo diffuso sull’operato della pubblica amministrazione.
La trasparenza non si esaurisce più nella semplice pubblicazione di atti e
documenti, ma si configura come accessibilità totale alle informazioni
concernenti l’organizzazione e l’attività delle amministrazioni, con
l’obiettivo di favorire la partecipazione, migliorare la qualità dei servizi e
prevenire fenomeni illeciti.
Nel sistema delineato dal [Link]. 33/2013, due strumenti assumono rilievo
centrale:
l’accesso civico semplice, che garantisce l’ottenimento di atti
oggetto di pubblicazione obbligatoria;
l’accesso civico generalizzato, che estende il diritto di accesso a
ogni dato o documento in possesso dell’amministrazione, anche
in assenza di obblighi di pubblicazione.
Tali strumenti si affiancano al classico accesso documentale disciplinato
dalla Legge 241/1990, ma si distinguono per ratio, presupposti e modalità
operative.
La sezione che segue analizza il funzionamento di queste forme di accesso,
soffermandosi in particolare sulla loro applicazione in ambito contrattuale e
sul ruolo degli enti responsabili, come l’ANAC e i Responsabili per la
prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT).
5.2.1 – L’accesso civico semplice e generalizzato
L’accesso civico rappresenta uno degli strumenti più incisivi di cui dispone
il cittadino per esercitare un controllo diretto sull’attività delle pubbliche
amministrazioni. Esso si articola in due forme distinte, ma complementari,
introdotte dal [Link]. 33/2013 e riformulate con il successivo [Link].
97/2016:
1) Accesso civico semplice: consente a chiunque di richiedere
documenti, informazioni o dati che le pubbliche amministrazioni
hanno l’obbligo di pubblicare (art. 5, comma 1);
2) Accesso civico generalizzato (detto anche FOIA – Freedom of
Information Act): permette l’accesso a dati e documenti ulteriori,
anche se non soggetti a obbligo di pubblicazione, al fine di favorire
forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni
istituzionali (art. 5, comma 2).
Entrambe le forme si fondano su un principio di accessibilità totale, ma
presentano differenze rilevanti in termini di ambito di applicazione,
presupposti e limiti.
L’accesso civico semplice può essere esercitato da chiunque, senza
necessità di motivazione, nei confronti di documenti non pubblicati ma la
cui pubblicazione è obbligatoria per legge. In questo caso,
l’amministrazione ha l’obbligo di pubblicare i documenti richiesti e di
comunicarlo al richiedente entro 30 giorni. L’inerzia o il rifiuto non
motivato costituiscono inadempimento.
L’accesso civico generalizzato, invece, ha una portata molto più ampia. Il
cittadino può richiedere qualunque informazione detenuta dalla PA, anche
se non soggetta a obbligo di pubblicazione, purché non vi siano limiti
specifici previsti dalla legge. Non è richiesto un interesse diretto né una
motivazione specifica, ma la richiesta può essere rifiutata nei casi in cui:
la divulgazione possa arrecare pregiudizio concreto a interessi
pubblici o privati rilevanti (es. sicurezza, ordine pubblico, segreto
commerciale);
la documentazione richiesta riguardi dati personali sensibili, non
adeguatamente anonimizzati;
sussistano richieste manifestamente irragionevoli o reiterate
che comportino un carico eccessivo per l’amministrazione.
In entrambi i casi, le PA sono tenute a istituire un canale di accesso
(email, form online, sportello) e a designare un responsabile per la
trasparenza che coordini le risposte alle istanze. Il RPCT ha anche
funzione di “arbitro” in caso di controversie, prima di eventuali ricorsi al
giudice amministrativo.
L’introduzione dell’accesso civico generalizzato ha rappresentato una svolta
culturale per la pubblica amministrazione italiana, avvicinandola ai modelli
anglosassoni di trasparenza. Tuttavia, non sono mancate difficoltà
interpretative e resistenze applicative. In molti casi, le amministrazioni
hanno risposto in modo difensivo, negando l’accesso per timore di
violazioni sulla privacy o per eccessiva prudenza giuridica.
Per facilitare una gestione uniforme e corretta, l’ANAC, d’intesa con il
Garante per la protezione dei dati personali, ha adottato Linee guida
operative, con esempi di casi ammissibili, modelli di risposta, criteri di
bilanciamento tra trasparenza e riservatezza.
L'accesso civico – nelle sue due declinazioni – si pone oggi come uno degli
strumenti più efficaci di controllo civico. Se correttamente applicato,
rafforza la legittimazione dell’azione amministrativa, alimenta la fiducia nei
confronti delle istituzioni e rappresenta una garanzia concreta contro
sprechi, opacità e corruzione. La sua efficacia, tuttavia, dipende dalla
volontà delle amministrazioni di non considerarlo come un fastidio
burocratico, ma come un elemento strutturale del buon governo.
5.2.2 – Sezioni del sito istituzionale e obblighi delle PA
Il Decreto Legislativo 33/2013, nel disegnare il sistema di trasparenza
amministrativa, impone alle pubbliche amministrazioni di organizzare i
propri siti istituzionali secondo criteri di accessibilità, aggiornamento e
chiarezza. Il sito web dell’ente diventa così il canale privilegiato per la
diffusione di informazioni utili al cittadino e per il monitoraggio dell’azione
amministrativa. Non si tratta solo di uno strumento tecnico, ma di un
obbligo giuridico che condiziona la legittimità stessa dell’attività
dell’amministrazione.
L’articolo 9 del [Link]. 33/2013 impone che ogni pubblica amministrazione
strutturi il proprio sito in una sezione denominata “Amministrazione
trasparente”, chiaramente visibile nella homepage. Tale sezione deve
raccogliere, in modo organico e facilmente consultabile, tutti i contenuti
previsti dagli obblighi di pubblicazione elencati nel decreto, organizzati per
aree tematiche.
I principali ambiti di pubblicazione includono:
Organizzazione dell’amministrazione: organigramma, incarichi
dirigenziali e posizioni organizzative.
Consulenti e collaboratori: incarichi esterni con compensi e
modalità di selezione.
Personale: dotazione organica, assenze, incarichi conferiti al
personale.
Bandi di concorso: avvisi e graduatorie.
Performance: obiettivi strategici, indicatori, risultati.
Enti controllati: partecipazioni societarie e informazioni sugli
organi di governo.
Beni immobili e gestione del patrimonio.
Provvedimenti amministrativi: autorizzazioni, concessioni,
sovvenzioni.
Bilanci: preventivi, consuntivi e piano degli indicatori.
Servizi erogati: standard di qualità, tempi di attesa e customer
satisfaction.
Pagamenti dell’amministrazione.
Opere pubbliche: programmazione, stato di avanzamento,
soggetti coinvolti.
Contratti pubblici: bandi, esiti, contratti stipulati, collaudi.
Ogni dato pubblicato deve rispettare requisiti di aggiornamento
tempestivo, completezza, formato aperto (leggibile senza software
proprietari), e riferibilità temporale. I dati devono essere accessibili anche
da soggetti con disabilità, in conformità con la normativa sull’accessibilità
digitale (Legge 4/2004 – cosiddetta Legge Stanca).
Inoltre, il [Link]. 33/2013 richiede che ogni amministrazione indichi
chiaramente:
il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della
Trasparenza (RPCT);
la data di aggiornamento di ogni singolo documento o
informazione;
i recapiti per richiedere l’accesso civico o segnalare
inadempimenti.
Per rafforzare la qualità e la confrontabilità dei dati pubblicati, l’ANAC ha
messo a disposizione schemi-tipo e format standardizzati, che le
amministrazioni sono tenute a seguire.
Nel contesto degli appalti pubblici, la sezione "Amministrazione
trasparente" riveste un’importanza strategica. Qui devono confluire tutte le
informazioni relative alla programmazione, affidamento, esecuzione e
controllo dei contratti pubblici, incluse quelle relative ai criteri di
aggiudicazione, agli importi, ai contraenti, ai ribassi applicati, ai tempi di
esecuzione e ai soggetti coinvolti nel procedimento.
La mancata pubblicazione o l’incompletezza delle informazioni
obbligatorie non è una mera irregolarità formale, ma può dar luogo a
responsabilità disciplinari, sanzioni amministrative e persino
impugnazioni dei provvedimenti amministrativi da parte dei soggetti
interessati.
Il rispetto dell’obbligo di pubblicazione è quindi un presupposto
fondamentale per garantire la legittimità, la trasparenza e la fiducia dei
cittadini nell’operato delle pubbliche amministrazioni. La qualità dei
contenuti, la facilità di accesso e la tempestività dell’informazione
costituiscono elementi essenziali di buona amministrazione.
5.2.3 – Sanzioni e controlli sull’inadempimento
Il sistema della trasparenza amministrativa, per essere efficace, deve essere
sorretto da meccanismi sanzionatori e di controllo in grado di garantire il
rispetto degli obblighi di legge. Il [Link]. 33/2013, in combinato disposto
con la normativa anticorruzione (L. 190/2012), prevede una rete di
responsabilità, verifiche e sanzioni che coinvolgono tanto i soggetti apicali
quanto i responsabili delle strutture operative.
La figura centrale è il Responsabile per la prevenzione della corruzione e
della trasparenza (RPCT), che ha il compito di:
verificare il rispetto degli obblighi di pubblicazione;
monitorare il corretto esercizio del diritto di accesso civico;
segnalare eventuali inadempimenti agli organi competenti.
In caso di mancata o incompleta pubblicazione di dati, documenti o
informazioni obbligatorie, l’RPCT deve attivare le misure correttive
previste dal Piano triennale per la prevenzione della corruzione e della
trasparenza (PTPCT), e può proporre azioni disciplinari nei confronti dei
responsabili.
Il sistema sanzionatorio è delineato in particolare dagli articoli 46 e 47 del
[Link]. 33/2013, che prevedono:
sanzioni amministrative pecuniarie fino a 500 euro per i
dirigenti responsabili;
riduzione del trattamento accessorio legato alla performance,
in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di trasparenza;
inserimento dell’inadempimento tra gli elementi valutabili ai
fini della responsabilità dirigenziale e della rotazione degli
incarichi;
eventuale responsabilità contabile, nei casi in cui la mancata
trasparenza abbia causato danni economici all’ente o a terzi.
Accanto a queste misure, l’ANAC esercita un potere di vigilanza e
segnalazione. Essa può:
ordinare la pubblicazione dei dati mancanti;
proporre la modifica dei PTPCT;
segnalare i casi più gravi alla Corte dei Conti, al Dipartimento
della funzione pubblica o ad altre autorità competenti.
Il cittadino, infine, ha un ruolo attivo nel sistema di controllo. Attraverso
l’accesso civico può segnalare inadempimenti, sollecitare la pubblicazione
di informazioni e presentare istanze di riesame in caso di diniego o
silenzio. Se il RPCT non provvede entro 20 giorni, il cittadino può
rivolgersi al difensore civico o adire il giudice amministrativo per
ottenere la pubblicazione forzata.
Va sottolineato che le sanzioni non hanno solo una finalità punitiva, ma
svolgono una funzione deterrente e pedagogica: servono a promuovere un
cambio culturale all’interno delle amministrazioni, orientandole verso una
gestione più aperta e responsabile.
Il rispetto degli obblighi di trasparenza non è quindi un adempimento
formale, ma una componente sostanziale della qualità amministrativa. I
controlli e le sanzioni rafforzano il patto fiduciario tra cittadini e pubbliche
istituzioni, contribuendo alla costruzione di un’amministrazione più etica,
responsabile e orientata al bene comune.
5.3 – Legge 190/2012 e ruolo dell’ANAC nella
prevenzione della corruzione
Il sistema italiano di prevenzione della corruzione nella pubblica
amministrazione ha subito una svolta decisiva con l’adozione della Legge 6
novembre 2012, n. 190, nota come Legge Severino. Questo provvedimento
ha introdotto una strategia organica e strutturata, fondata su strumenti di
pianificazione, responsabilizzazione interna e vigilanza esterna, per
contrastare in via preventiva i fenomeni corruttivi.
La logica della Legge 190/2012 non si limita all’individuazione di illeciti,
ma punta a creare condizioni organizzative e procedurali tali da ridurre le
opportunità di corruzione. In quest’ottica, la trasparenza, l’etica pubblica,
la rotazione del personale, la tracciabilità degli atti e la gestione dei conflitti
di interesse diventano componenti fondamentali dell’azione amministrativa.
Un elemento centrale della riforma è la costituzione dell’Autorità
Nazionale Anticorruzione (ANAC), dotata di poteri di regolazione,
monitoraggio, raccomandazione e sanzione. L’ANAC svolge un ruolo
propulsivo nell’elaborazione di linee guida, nella valutazione dei Piani
triennali anticorruzione (PTPCT), e nel controllo del rispetto degli obblighi
previsti.
Il nesso tra prevenzione della corruzione e contratti pubblici è
particolarmente rilevante: proprio gli appalti rappresentano uno degli ambiti
più esposti al rischio corruttivo, per via del coinvolgimento di risorse
economiche significative, della discrezionalità amministrativa e della
molteplicità degli attori. La Legge 190 ha pertanto previsto misure
specifiche volte a garantire integrità, imparzialità e trasparenza nell’intero
ciclo dell’appalto.
La sezione che segue analizza i principali strumenti operativi previsti dalla
normativa, a partire dai Piani triennali di prevenzione della corruzione,
che rappresentano la cornice di riferimento di ogni ente per individuare aree
a rischio, misure organizzative, e soggetti responsabili.
5.3.1 – Piani triennali e misure di prevenzione
I Piani triennali per la prevenzione della corruzione e della trasparenza
(PTPCT) sono lo strumento attraverso cui ogni amministrazione pubblica,
ente o organismo di diritto pubblico pianifica, attua e verifica le misure
necessarie per prevenire fenomeni corruttivi. Introdotti dalla Legge
190/2012 e successivamente integrati con il [Link]. 33/2013, i Piani
costituiscono un atto di indirizzo strategico e gestionale, obbligatorio e
soggetto a verifica da parte dell’ANAC.
Il contenuto dei PTPCT è articolato su più livelli:
Analisi del contesto esterno e interno: l’ente deve valutare il
proprio profilo organizzativo, la natura delle funzioni svolte, le
dimensioni e l’eventuale esposizione a pressioni esterne.
Mappatura dei processi a rischio: ogni amministrazione è
tenuta a individuare, all’interno della propria struttura, le attività
più esposte a fenomeni di corruzione o cattiva gestione, come
l’affidamento di appalti, la concessione di autorizzazioni, la
gestione del personale.
Misure di prevenzione: per ogni area a rischio devono essere
individuate misure specifiche, tra cui:
la rotazione del personale impiegato nei settori più
sensibili;
la tracciabilità delle decisioni;
la formazione del personale;
la gestione dei conflitti di interesse;
l’adozione di codici di comportamento e sistemi di
segnalazione interna (whistleblowing);
la verifica preventiva dei requisiti di integrità nei
procedimenti di selezione del personale o affidamento
di incarichi.
I PTPCT devono essere approvati annualmente e coprire un orizzonte
triennale, con aggiornamenti in caso di mutamenti organizzativi o legislativi
rilevanti. L’adozione del Piano è di competenza dell’organo di indirizzo
politico, su proposta del Responsabile della Prevenzione della
Corruzione e della Trasparenza (RPCT), che ne cura la redazione e
l’attuazione.
Un principio chiave introdotto dalla normativa è la cosiddetta
responsabilizzazione diffusa: non è solo il RPCT a doversi occupare della
prevenzione della corruzione, ma ogni dirigente e responsabile di struttura è
chiamato a implementare le misure previste nel proprio ambito di
competenza. In questo senso, il Piano assume anche una funzione di
monitoraggio gestionale e controllo interno.
Per facilitare l’adozione di Piani coerenti ed efficaci, l’ANAC ha emanato
specifiche Linee guida, che individuano standard minimi, modelli di
riferimento e buone pratiche. Inoltre, ha istituito un Sistema di
monitoraggio dei PTPCT, che consente di valutare il livello di attuazione
delle misure, anche ai fini della rendicontazione sulla performance
organizzativa.
La trasparenza amministrativa è parte integrante del Piano: ogni PTPCT
deve contenere una sezione dedicata alla gestione degli obblighi di
pubblicazione, all’accesso civico e alla qualità dei dati divulgati. È quindi
evidente il legame strutturale tra prevenzione della corruzione e accesso alle
informazioni, entrambi strumenti di presidio dell’integrità.
In caso di inadempimento o mancata adozione del Piano, si attivano
responsabilità disciplinari e sanzionatorie a carico dei dirigenti preposti.
L’ANAC, oltre a esercitare la vigilanza, può adottare provvedimenti
correttivi, segnalare criticità agli organi di controllo o alla Corte dei Conti,
e attivare poteri sostitutivi in situazioni gravi.
I PTPCT rappresentano la colonna portante della strategia di prevenzione.
Non si tratta di meri adempimenti formali, ma di strumenti dinamici di
governo del rischio corruttivo, in grado di incidere realmente
sull’efficienza e la legalità delle amministrazioni pubbliche. La loro
efficacia dipende dalla qualità della progettazione, dalla capacità attuativa
degli enti e dal monitoraggio costante da parte dell’ANAC.
5.3.2 – La vigilanza ANAC e i poteri sanzionatori
La vigilanza esercitata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC)
costituisce uno dei pilastri del sistema italiano di prevenzione della
corruzione. In base alla Legge 190/2012 e alle successive disposizioni
attuative, l’ANAC ha ricevuto poteri ampi e trasversali, con l’obiettivo di
garantire l’effettiva applicazione delle misure anticorruzione da parte delle
pubbliche amministrazioni e degli enti destinatari della normativa.
Il ruolo dell’ANAC si articola su due livelli principali: quello della
vigilanza collaborativa e quello della vigilanza ispettiva e sanzionatoria.
Il primo mira a supportare le amministrazioni nella corretta adozione e
attuazione dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione e della
Trasparenza (PTPCT), attraverso indicazioni operative, modelli
standardizzati e l’emanazione di linee guida vincolanti. In questa funzione,
l’Autorità agisce come guida tecnica e promotrice della cultura
dell’integrità amministrativa.
Parallelamente, ANAC esercita una vigilanza più incisiva e correttiva nei
casi in cui vengano rilevati inadempimenti, gravi omissioni o
comportamenti contrari alle finalità della normativa.
L’art. 45 del [Link]. 33/2013 (modificato nel tempo per rafforzare l’efficacia
dell’azione dell’Autorità) riconosce all’ANAC il potere di:
verificare il rispetto degli obblighi di pubblicazione e
trasparenza;
accertare la corretta adozione dei PTPCT e delle misure di
prevenzione;
comminare sanzioni pecuniarie nei confronti dei dirigenti
responsabili in caso di mancata pubblicazione di dati obbligatori;
trasmettere relazioni e segnalazioni alla Corte dei conti,
all’Ispettorato della funzione pubblica o ad altre autorità
competenti;
attivare poteri sostitutivi, richiedendo la nomina di un
commissario ad acta nei casi di persistente inadempienza.
L’impianto sanzionatorio si fonda sul principio di responsabilità
dirigenziale: le sanzioni, infatti, non colpiscono genericamente
l’amministrazione ma il dirigente inadempiente, con importi che possono
variare in base alla gravità e alla durata dell’inadempimento. Questo
meccanismo mira a rafforzare il coinvolgimento diretto dei responsabili
apicali nel presidio dell’anticorruzione.
Un ulteriore ambito di intervento dell’ANAC è rappresentato dal
monitoraggio dei contratti pubblici, ambito nel quale l’Autorità esercita
una vigilanza funzionale alla prevenzione di pratiche collusive, conflitti di
interesse e utilizzo distorto del potere discrezionale. A tal fine, l’ANAC:
verifica la coerenza delle procedure con i principi di legalità,
economicità e imparzialità;
acquisisce dati e documenti relativi alle gare d’appalto, anche
tramite accesso diretto alle piattaforme digitali;
può disporre ispezioni, accedere agli atti, richiedere chiarimenti e
proporre modifiche organizzative o procedurali.
Va inoltre ricordato che l’ANAC dispone di poteri regolatori, attraverso i
quali può adottare linee guida, bandi-tipo, regolamenti e determinazioni
interpretative, che vincolano le amministrazioni nella predisposizione degli
atti e delle procedure. Questa funzione normativa rafforza la certezza
giuridica e uniforma le prassi su tutto il territorio nazionale.
Infine, l’Autorità collabora con la giurisdizione penale e contabile,
trasmettendo segnalazioni circostanziate qualora emergano profili di
responsabilità penale o di danno erariale. Il suo ruolo, pur essendo
amministrativo, contribuisce a creare un circuito virtuoso di controllo,
prevenzione e responsabilizzazione.
L’efficacia della vigilanza ANAC dipende anche dalla qualità delle
segnalazioni, dal coinvolgimento attivo delle amministrazioni e dalla
disponibilità di strumenti tecnologici avanzati. In questo senso, l’evoluzione
verso un sistema integrato di tracciabilità digitale, l’adozione di indicatori
di rischio, e il consolidamento della banca dati nazionale dei contratti
pubblici, rappresentano strumenti chiave per potenziare l’azione di
controllo e prevenzione.
5.3.3 – Integrazione con il Codice e l’attività contrattuale
Il legame tra la Legge 190/2012 e il Codice dei Contratti Pubblici ([Link].
36/2023) è strutturale e strategico. La normativa anticorruzione, infatti, si
innesta profondamente nella disciplina degli appalti pubblici,
configurandosi come un presidio trasversale di legalità e integrità lungo
tutto il ciclo dell’appalto.
Il Codice dei Contratti recepisce e potenzia le indicazioni della Legge
190/2012, riconoscendo il rischio corruttivo come una variabile da gestire
attivamente. In particolare, l’art. 3 del Codice richiama espressamente la
necessità di garantire il rispetto dei principi di legalità, imparzialità,
trasparenza, concorrenza e buona amministrazione, tutti strettamente
connessi al presidio anticorruzione.
L’integrazione si concretizza in diverse disposizioni:
Obblighi di pubblicazione nella fase di affidamento: i bandi,
gli avvisi, le aggiudicazioni e i contratti devono essere pubblicati
attraverso la Piattaforma unica nazionale, nel rispetto dei requisiti
di trasparenza previsti anche dalla Legge 190.
Verifica dei requisiti di moralità e integrità degli operatori
economici, attraverso il Fascicolo virtuale dell’operatore
economico e il sistema delle white list antimafia, strumenti che
operano in chiave preventiva.
Designazione obbligatoria del RPCT come figura coinvolta nel
controllo delle procedure a rischio, tra cui gli affidamenti sotto
soglia, le proroghe contrattuali e le varianti in corso d’opera.
Integrazione tra PTPCT e programmazione degli acquisti,
con l’individuazione delle fasi contrattuali più esposte e
l’adozione di misure specifiche nei Piani anticorruzione.
Particolarmente rilevante è il ruolo delle centrali di committenza e delle
stazioni appaltanti qualificate, che devono dimostrare non solo capacità
tecnica, ma anche l’adozione di strumenti organizzativi coerenti con i
principi anticorruzione. L’ANAC, in sede di qualificazione, verifica anche
questi profili, rafforzando l’efficacia preventiva del sistema.
Inoltre, l’obbligo di utilizzo di piattaforme digitali certificate e
interoperabili favorisce il controllo incrociato delle informazioni, la
tracciabilità degli atti e la riduzione delle opacità. La digitalizzazione, in
questo senso, diventa uno strumento anticorruzione strutturale, in grado
di limitare margini di discrezionalità e rendere i procedimenti più
verificabili.
Infine, le clausole dei contratti pubblici devono recepire espressamente
obblighi di comportamento etico, responsabilità in caso di violazioni, e
modalità di gestione dei conflitti di interesse, in coerenza con i codici di
comportamento delle amministrazioni.
In sintesi, la Legge 190 e il Codice dei contratti non operano come
normative autonome, ma si rafforzano a vicenda: la prima fornisce il quadro
di valori e strumenti di prevenzione, il secondo ne realizza l’applicazione
concreta nel campo degli appalti. Una corretta integrazione tra i due
strumenti normativi è quindi essenziale per garantire procedure trasparenti,
competitive e orientate alla legalità.
CAPITOLO 6:
NORME ANTIMAFIA E SUBAPPALTO
La prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici rappresenta
uno degli obiettivi strategici dell’ordinamento italiano, in un settore
storicamente esposto a fenomeni corruttivi, collusivi e di criminalità
organizzata. Il legislatore ha da tempo individuato nei contratti pubblici
una delle aree più vulnerabili all'influenza delle organizzazioni mafiose, che
mirano a ottenere vantaggi economici, espandere il controllo sul territorio e
infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale lecito.
In questo contesto si inserisce l’apparato normativo antimafia, con un ruolo
fondamentale attribuito al Codice dei Contratti Pubblici, alla Legge n.
190/2012, al [Link]. 159/2011 (Codice Antimafia) e ad altre disposizioni
complementari che mirano a tutelare la legalità nella filiera degli appalti. Le
misure adottate non si limitano a un controllo ex post, ma prevedono forme
di prevenzione amministrativa, fondate sull’interdizione,
sull’informazione antimafia e sull’incrocio di banche dati pubbliche.
L’obiettivo è quello di colpire le organizzazioni criminali non solo sul piano
repressivo, ma anche attraverso strumenti che ne impediscano l’infiltrazione
a monte nei processi decisionali e nelle relazioni contrattuali con la
pubblica amministrazione.
Particolarmente delicata è anche la disciplina del subappalto, un istituto
che, pur rispondendo a esigenze legittime di flessibilità operativa e
specializzazione tecnica, si presta talvolta a usi distorti, come la creazione
di filiere opache, l’elusione dei controlli o l’abbattimento illecito dei costi.
Per questo motivo, il legislatore ha introdotto regole specifiche per la
tracciabilità, la responsabilità e la trasparenza del subappalto,
individuando limiti, obblighi di autorizzazione e requisiti soggettivi per gli
esecutori.
Nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici ([Link]. 36/2023), il subappalto
viene sottoposto a un regime che, pur eliminando alcuni vincoli quantitativi
eccessivamente rigidi del passato, rafforza il presidio giuridico contro gli
abusi, mantenendo saldo il principio della responsabilità solidale e l’obbligo
di controllo in capo alle stazioni appaltanti. Contestualmente, il sistema
delle white list, le informazioni antimafia e le verifiche su operatori
economici e loro rappresentanti continuano a costituire strumenti essenziali
per prevenire il rischio di contiguità criminali.
Questo capitolo analizza, in primo luogo, la normativa antimafia applicabile
ai contratti pubblici e le modalità con cui essa si integra nel procedimento di
affidamento e gestione degli appalti. In secondo luogo, si approfondisce la
disciplina del subappalto, con particolare attenzione agli obblighi imposti
alle stazioni appaltanti e ai soggetti esecutori, alle novità normative
introdotte dal nuovo Codice e alle criticità operative emerse nella prassi.
Il quadro che ne risulta è quello di un sistema articolato, in cui la tutela
della legalità e dell’interesse pubblico richiede un equilibrio tra esigenze
di efficienza amministrativa e rigorosi presidi di controllo. L’evoluzione
normativa, spinta anche da orientamenti europei e da esigenze di
semplificazione, non può prescindere da un consolidamento degli strumenti
di prevenzione, formazione e vigilanza, in grado di garantire la tenuta del
sistema nel lungo periodo.
6.1 – La documentazione antimafia e i controlli
([Link]. 159/2011)
Uno dei pilastri del sistema di prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli
appalti pubblici è costituito dalla documentazione antimafia, prevista e
disciplinata dal Decreto Legislativo n. 159/2011, noto come Codice
Antimafia. Tale documentazione ha l’obiettivo di garantire che i soggetti
che intrattengono rapporti economici con la pubblica amministrazione –
siano essi appaltatori, subappaltatori, fornitori o prestatori d’opera – siano
privi di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata.
La documentazione antimafia si fonda su un sistema di verifica preventiva,
che consente alle autorità competenti di accertare l’affidabilità dei soggetti
economici coinvolti nei contratti pubblici. Essa si articola principalmente in
due strumenti distinti ma complementari: le informazioni antimafia e le
certificazioni antimafia. Entrambi vengono rilasciati dalla Prefettura
territorialmente competente, sulla base delle risultanze di banche dati e
accertamenti di polizia.
Il rilascio della documentazione antimafia rappresenta una condizione
necessaria per la stipula o la prosecuzione di contratti pubblici, e il
mancato ottenimento o il rilascio negativo può comportare l’esclusione
dell’operatore economico, la risoluzione del contratto o l’interdizione da
successive gare. Si tratta, quindi, di un presidio fondamentale non solo per
la legalità, ma anche per la tutela dell’affidamento pubblico, della
concorrenza leale e dell’immagine della pubblica amministrazione.
Questa sezione esamina le regole, le finalità e le modalità operative con cui
si attuano i controlli antimafia, con un focus iniziale sulle informazioni e
certificazioni antimafia, cuore del sistema di prevenzione delineato dal
Codice Antimafia.
6.1.1 – Informazioni e certificazioni antimafia
Il sistema della documentazione antimafia, regolato dagli articoli 83 e
seguenti del [Link]. 159/2011, distingue due tipologie di strumenti: le
certificazioni antimafia e le informazioni antimafia. Entrambe hanno lo
scopo di accertare l’insussistenza di cause di decadenza, sospensione o
divieto previste dall’art. 67 del Codice Antimafia, ma si differenziano per
ambito applicativo, contenuto e procedimento di rilascio.
Certificazione antimafia
La certificazione antimafia è una dichiarazione meramente negativa, che
attesta l’assenza a carico del soggetto controllato di cause ostative previste
dalla normativa. Viene rilasciata automaticamente attraverso la Banca
Dati Nazionale Antimafia (BDNA), gestita dal Ministero dell’Interno, e ha
una validità di sei mesi. La richiesta può essere effettuata anche in via
telematica da parte delle stazioni appaltanti o degli enti interessati.
Questa certificazione è richiesta per rapporti contrattuali di valore
inferiore alle soglie previste per le informazioni antimafia, o nei casi in
cui non sussistano particolari rischi di infiltrazione. È uno strumento agile,
pensato per garantire rapidità nelle procedure ordinarie senza rinunciare a
un controllo preventivo, anche se limitato ai dati già disponibili nei registri
ufficiali.
Informazioni antimafia
Le informazioni antimafia, invece, hanno un contenuto più articolato e
sostanziale: non si limitano ad attestare l’assenza di cause ostative, ma
contengono un giudizio discrezionale della Prefettura, fondato su
elementi informativi, indiziari e di contesto, che possono far emergere
tentativi di infiltrazione mafiosa anche in assenza di condanne definitive.
Questo tipo di verifica è richiesto per:
contratti o subappalti di importo superiore a 150.000 euro (per i
settori ordinari);
concessioni e autorizzazioni significative;
partecipazioni a gare da parte di consorzi, RTI o imprese
aggregate;
attività ritenute “a rischio”, anche sotto soglia, come smaltimento
rifiuti, trasporti, vigilanza privata.
Le informazioni antimafia sono rilasciate entro 30 giorni dalla richiesta,
con possibilità di proroga in casi complessi. La Prefettura effettua
accertamenti presso le forze dell’ordine, incrocia dati tra varie banche dati e
può avvalersi di informative riservate. Il rilascio di un’informazione
interdittiva comporta l’esclusione immediata del soggetto dalla procedura
di gara o la risoluzione del contratto in essere.
Effetti e obblighi per le stazioni appaltanti
Le stazioni appaltanti hanno l’obbligo di verificare la documentazione
antimafia prima dell’aggiudicazione definitiva. Nei casi di contratti
d’urgenza, possono procedere con l’aggiudicazione provvisoria, ma
devono poi acquisire la documentazione entro 45 giorni.
L’obbligo è esteso anche ai subappaltatori e ai fornitori indicati in fase di
gara, nonché a soggetti partecipanti a raggruppamenti o consorzi.
L’inosservanza di tali obblighi può comportare responsabilità
amministrativa o erariale per l’ente.
Il sistema di certificazioni e informazioni antimafia costituisce un
presidio essenziale nella difesa della legalità negli appalti pubblici. La sua
efficacia dipende, tuttavia, dalla tempestività dei controlli, dalla qualità
delle informazioni disponibili, e dalla collaborazione tra enti, che
devono operare in un’ottica integrata. Per questo motivo, il rafforzamento
della Banca Dati Nazionale Antimafia, l’interoperabilità dei sistemi e
l’adozione di protocolli di legalità tra amministrazioni e Prefetture
rappresentano elementi strategici per garantire un’applicazione coerente e
tempestiva della normativa.
6.1.2 – Le interdittive e i poteri prefettizi
Nel sistema delineato dal [Link]. 159/2011 (Codice Antimafia), uno degli
strumenti più incisivi per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose nei
contratti pubblici è rappresentato dalla informativa antimafia interdittiva,
emessa dal Prefetto territorialmente competente. Si tratta di un
provvedimento amministrativo di natura cautelare e preventiva, che non
presuppone necessariamente l’esistenza di condanne penali a carico
dell’impresa, ma si fonda su una valutazione complessiva di elementi
indiziari che lascino presumere un tentativo di infiltrazione mafiosa
nell’attività economica.
La natura dell’interdittiva
L’interdittiva antimafia non è una sanzione, bensì una misura di
prevenzione amministrativa, il cui scopo è impedire che soggetti anche
solo potenzialmente vicini alla criminalità organizzata possano accedere a
risorse pubbliche o partecipare a procedure ad evidenza pubblica. La sua
funzione è eminentemente anticipatoria: si interviene prima che il danno
all’interesse pubblico si realizzi, sulla base di un principio di massima
precauzione istituzionale.
Il presupposto per l’adozione dell’interdittiva non è, dunque, la
responsabilità penale dell’imprenditore, ma il ragionevole sospetto che
l’impresa sia soggetta, anche indirettamente, all’influenza di ambienti
mafiosi. È sufficiente, ad esempio, che emergano rapporti di parentela,
frequentazioni abituali, cointeressenze economiche o passati professionali
tra i vertici aziendali e soggetti noti alla giustizia per appartenenza ad
associazioni criminali.
Gli elementi indiziari valutabili
Nella prassi, le Prefetture si avvalgono di una molteplicità di fonti e banche
dati per acquisire informazioni rilevanti: rapporti di polizia, sentenze,
procedimenti penali in corso, accessi nei cantieri, denunce di estorsione,
segnalazioni degli enti locali. Non è richiesto un riscontro giudiziale, ma è
necessaria una motivazione congrua e dettagliata, che colleghi
logicamente i fatti rilevati con il sospetto di condizionamento mafioso.
La giurisprudenza ha più volte affermato che le interdittive antimafia non
sono meri atti discrezionali, ma devono rispettare il principio di
proporzionalità e ragionevolezza. Il Prefetto, pur disponendo di ampi
margini valutativi, deve evitare provvedimenti generici, basati su meri
automatismi o su elementi risalenti nel tempo senza attualità del rischio.
Effetti dell’interdittiva
L’effetto principale dell’interdittiva è l’impossibilità per l’impresa di
partecipare a procedure pubbliche, stipulare contratti con la pubblica
amministrazione o proseguire quelli già in essere. Nei casi più gravi può
comportare anche la revoca di autorizzazioni, concessioni, iscrizioni ad
albi e registri.
In particolare, le stazioni appaltanti devono, a seguito della ricezione
dell’informativa interdittiva:
escludere l’impresa dalle gare in corso;
risolvere il contratto eventualmente già stipulato, salvo che sia
giunto a uno stato di esecuzione tale da rendere preferibile il
completamento con misure di vigilanza rafforzata;
eseguire un aggiornamento delle verifiche su subappaltatori e
consorziati.
L’interdittiva produce quindi una sorta di effetto paralizzante sull’attività
economica dell’impresa, motivo per cui la sua adozione deve essere
attentamente ponderata e giustificata.
La tutela giurisdizionale dell’impresa
Il soggetto destinatario di un’interdittiva può proporre ricorso al TAR
territorialmente competente, chiedendo l’annullamento dell’atto per eccesso
di potere, carenza di istruttoria o violazione dei principi di proporzionalità.
In sede cautelare, il giudice può sospendere l’efficacia dell’interdittiva ove
ravvisi elementi di fondatezza nella contestazione.
Tuttavia, la giurisprudenza amministrativa ha generalmente confermato un
ampio margine di apprezzamento prefettizio, considerata la finalità di
tutela dell’ordine pubblico economico. Solo nei casi di palese illogicità,
contraddittorietà o incongruenza del provvedimento, i giudici hanno
accolto i ricorsi, richiedendo motivazioni dettagliate e attuali.
I poteri ulteriori del Prefetto
Oltre all’emissione dell’interdittiva, il Prefetto può adottare misure di
supporto o sostituzione nei confronti di imprese coinvolte in contratti
pubblici già in corso. Tali strumenti sono previsti dall’art. 94-bis del Codice
Antimafia e sono finalizzati a salvaguardare la continuità dell’esecuzione
dell’opera pubblica, quando la revoca immediata del contratto risulterebbe
dannosa per l’interesse pubblico.
Tra queste misure si segnalano:
il controllo giudiziario dell’impresa, richiesto dalla stessa
impresa come misura alternativa all’interdittiva, qualora intenda
collaborare con l’autorità giudiziaria;
l’amministrazione straordinaria o il commissariamento, per le
imprese coinvolte in attività strategiche o in appalti
particolarmente rilevanti.
Questi poteri straordinari riflettono l’esigenza di bilanciare il contrasto alla
criminalità con la continuità dei servizi pubblici e la tutela
dell’occupazione.
L’interdittiva antimafia è uno strumento fondamentale ma delicato, che
opera su un terreno di confine tra la prevenzione amministrativa e le
garanzie individuali. Il potere prefettizio, pur ampio, deve essere esercitato
con equilibrio, in modo da evitare derive arbitrarie e garantire un’azione
amministrativa efficace, ma rispettosa dei principi di legalità e
proporzionalità. In un sistema di contratti pubblici orientato alla trasparenza
e alla legalità, il controllo antimafia rappresenta un presidio
imprescindibile, ma richiede competenze, risorse e coordinamento per
essere effettivamente efficiente.
6.1.3 – Banca dati e interoperabilità
Nel quadro normativo delineato dal [Link]. 159/2011 e, più in generale,
dalla legislazione antimafia, un ruolo strategico è svolto dalla Banca dati
nazionale unica della documentazione antimafia (BDNA). Questa
infrastruttura informativa rappresenta un punto di snodo essenziale per
garantire l’efficacia, la tempestività e la coerenza dei controlli sui soggetti
che partecipano, a vario titolo, alle procedure di affidamento di contratti
pubblici.
La BDNA è stata istituita presso il Ministero dell’Interno, ma la sua
gestione operativa è affidata alla Direzione centrale per i servizi
antidroga e per l’amministrazione generale del medesimo Ministero.
Essa raccoglie, aggiorna e rende disponibili le informazioni antimafia
rilevanti per consentire agli enti pubblici e alle stazioni appaltanti di
effettuare i dovuti controlli nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge.
Funzioni e caratteristiche della BDNA
La Banca dati antimafia assolve principalmente a due funzioni:
1) Fornire automaticamente le informazioni antimafia
(comunicazioni e certificazioni) a tutti i soggetti obbligati, evitando
richieste dirette e ripetitive alle Prefetture;
2) Garantire l’interoperabilità dei sistemi informatici coinvolti nel
ciclo di affidamento dei contratti pubblici, attraverso la connessione
con le principali banche dati pubbliche, tra cui quelle del Ministero
della Giustizia, dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate e delle
Camere di Commercio.
La consultazione della BDNA avviene per via telematica, attraverso accessi
profilati e tracciati, nel rispetto della normativa in materia di protezione
dei dati personali. Le comunicazioni antimafia possono essere estratte
automaticamente in caso di controlli su soggetti che non rientrano nei
parametri previsti per la richiesta della certificazione, mentre quest’ultima
viene generata solo al termine del processo istruttorio effettuato dalla
Prefettura competente.
L’interoperabilità tra sistemi
Il concetto di interoperabilità è centrale nella visione del legislatore: non si
tratta solo di permettere lo scambio di dati tra sistemi differenti, ma di
armonizzare strutture, linguaggi, protocolli e formati in modo che le
informazioni siano immediatamente leggibili, verificabili e integrabili da
parte delle amministrazioni pubbliche.
Il Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023) rafforza questa
impostazione, imponendo l’obbligo per le piattaforme di e-procurement e
per le banche dati pubbliche di essere interoperabili secondo criteri
semantici, sintattici e tecnici, così come definiti dalle Linee guida AgID.
La BDNA rappresenta un tassello fondamentale in questo ecosistema: non
solo perché rende disponibile un’informazione vitale per la legalità del
sistema, ma anche perché si integra con altri strumenti, come:
il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE), nel
quale confluiscono automaticamente le verifiche antimafia;
la Piattaforma unica nazionale per la pubblicità legale;
il sistema informativo dell’ANAC per la qualificazione delle
stazioni appaltanti.
I vantaggi della digitalizzazione
L’integrazione della BDNA nel sistema digitale dei contratti pubblici
comporta numerosi vantaggi. Anzitutto, consente una drastica riduzione
dei tempi di attesa per l’ottenimento delle informazioni antimafia, che in
passato potevano ritardare anche di diverse settimane l’avvio o la
prosecuzione delle attività contrattuali. In secondo luogo, permette un
maggiore controllo sull’affidabilità dei soggetti economici, anche
attraverso l’utilizzo di algoritmi predittivi e alert automatici in caso di
aggiornamenti critici.
Inoltre, l’automazione delle verifiche consente alle stazioni appaltanti di
alleggerire il carico amministrativo, evitando duplicazioni e garantendo
una maggiore omogeneità nelle prassi. Tuttavia, questi benefici si
realizzano solo a condizione che le amministrazioni locali e gli enti minori
siano adeguatamente formati e dotati degli strumenti informatici
compatibili, esigenza più volte sottolineata anche dall’ANAC nei propri
rapporti annuali.
La Banca dati nazionale antimafia, nella sua configurazione attuale, è un
elemento imprescindibile per la trasparenza e la sicurezza del sistema
degli appalti pubblici. La sua piena interoperabilità con le altre
componenti dell’ecosistema digitale consente un controllo più efficace e
tempestivo, riducendo il rischio di infiltrazioni mafiose. Allo stesso tempo,
pone sfide organizzative e tecnologiche che richiedono investimenti,
formazione e un coordinamento centrale efficiente. La prevenzione
amministrativa, oggi più che mai, passa attraverso l’uso intelligente e
integrato delle informazioni digitali.
6.2 – Subappalto: evoluzione normativa e regole
attuali
Il subappalto rappresenta uno degli istituti più delicati nel panorama dei
contratti pubblici. Da un lato, esso risponde a esigenze legittime di
flessibilità operativa e di specializzazione; dall’altro, è storicamente
considerato uno degli strumenti maggiormente esposti al rischio di
infiltrazioni illecite, elusione dei controlli e perdita di responsabilità diretta.
La disciplina del subappalto ha subito nel tempo una progressiva
evoluzione normativa, spesso oscillando tra esigenze di liberalizzazione e
volontà di rafforzare la vigilanza pubblica. Il nuovo Codice dei contratti
pubblici ([Link]. 36/2023), anche alla luce delle pronunce della Corte di
Giustizia dell’Unione Europea e degli obblighi del PNRR, ha riformulato il
quadro regolatorio, prevedendo una disciplina più flessibile ma
accompagnata da strumenti rafforzati di controllo, trasparenza e
tracciabilità.
La presente sezione analizza in modo sistematico le regole attuali sul
subappalto, a partire dalla definizione e dai limiti applicativi, fino ad
arrivare alle modalità autorizzative, ai controlli e agli obblighi delle stazioni
appaltanti e degli operatori economici.
6.2.1 – Definizione e limiti del subappalto
La nozione di subappalto trova la sua definizione all’interno del nuovo
Codice dei contratti pubblici, e rappresenta un istituto fondamentale per la
realizzazione degli appalti complessi. Secondo l’art. 119 del [Link].
36/2023, si configura come subappalto qualsiasi contratto mediante il quale
l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di prestazioni o lavorazioni
rientranti nell’oggetto del contratto di appalto principale, assumendone
comunque la piena responsabilità verso la stazione appaltante.
Il principio generale che ispira la normativa è la responsabilità unitaria
dell’appaltatore principale, che risponde direttamente del corretto
adempimento contrattuale, anche nel caso in cui decida di affidare a
soggetti terzi una parte delle attività. Il subappaltatore, dunque, non ha
alcun rapporto contrattuale con l’amministrazione e non può far valere
diritti nei confronti della stessa.
Un sistema evolutivo: da limite quantitativo a controllo sostanziale
Fino all’entrata in vigore del nuovo Codice, la disciplina italiana prevedeva
limiti percentuali rigidi al subappalto, con soglie che si sono
progressivamente innalzate nel tempo: dal 30% al 40%, fino alla
soppressione del tetto massimo a seguito delle modifiche introdotte dal D.L.
77/2021 (convertito in L. 108/2021), in attuazione delle sentenze della
Corte di Giustizia UE che hanno più volte censurato tali limiti come
contrari ai principi di libertà di impresa e proporzionalità.
Il [Link]. 36/2023 conferma questa impostazione, eliminando
definitivamente limiti quantitativi rigidi e stabilendo che le stazioni
appaltanti possano indicare nel bando, in via eccezionale e motivata, un
limite massimo alle prestazioni subappaltabili, solo se strettamente
necessario a garantire integrità, sicurezza o altri interessi pubblici rilevanti.
Questa scelta rafforza il principio di libertà di organizzazione
dell’impresa, attribuendo agli operatori economici il potere di decidere
come strutturare l’esecuzione delle prestazioni, purché nel rispetto delle
condizioni contrattuali, dei requisiti di qualificazione e dei profili di
responsabilità solidale.
I limiti oggettivi: prestazioni non subappaltabili
Accanto all’eliminazione dei tetti quantitativi, il Codice individua una serie
di prestazioni non subappaltabili per legge, in quanto strettamente
connesse a profili di sicurezza pubblica o tutela dell’interesse collettivo.
In particolare, non possono essere oggetto di subappalto:
le lavorazioni ad alto contenuto tecnologico o di sicurezza che
devono essere eseguite direttamente dall'appaltatore;
le attività per cui la stazione appaltante abbia espressamente
previsto l’esecuzione diretta, motivando tale scelta in base al
principio di proporzionalità;
i servizi o le forniture per i quali vi siano vincoli normativi
specifici di esecuzione.
Tali limiti sono eccezionali e devono essere chiaramente indicati nella
documentazione di gara, con una motivazione coerente con i principi
generali del Codice e con la giurisprudenza comunitaria.
Limiti soggettivi e requisiti dei subappaltatori
Il Codice non impone limiti rigidi sul numero o sulla natura giuridica dei
subappaltatori, ma stabilisce che devono possedere i medesimi requisiti di
qualificazione previsti per l’esecuzione della prestazione affidata. In altre
parole, un subappaltatore può eseguire solo lavorazioni o servizi per i quali
risulta tecnicamente e professionalmente idoneo, secondo criteri verificabili
e tracciabili.
Inoltre, la normativa impone obblighi dichiarativi rigorosi già in fase di
offerta: l’appaltatore deve indicare in modo trasparente la volontà di
ricorrere al subappalto, le categorie di prestazioni interessate e, ove già noti,
i nominativi dei soggetti terzi coinvolti. Tali informazioni costituiscono
presupposto essenziale per le successive verifiche da parte della stazione
appaltante.
La disciplina attuale del subappalto si fonda su un bilanciamento tra libertà
imprenditoriale e tutela dell’interesse pubblico. L’eliminazione dei limiti
quantitativi è compensata da un rafforzamento dei controlli documentali,
dei requisiti tecnici e degli obblighi di trasparenza. Il Codice promuove un
utilizzo del subappalto come strumento funzionale, non elusivo,
valorizzando l’efficienza operativa senza abbassare la soglia di legalità e
responsabilità.
La prossima sottosezione approfondirà il regime autorizzativo e gli
adempimenti necessari affinché il subappalto sia valido, regolare e
conforme alla normativa vigente.
6.2.2 – Obblighi di autorizzazione e responsabilità solidale
La disciplina del subappalto, pur essendo stata significativamente
semplificata con il nuovo Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023),
mantiene alcuni obblighi procedurali stringenti volti a garantire il
controllo pubblico sull’esecuzione dei contratti e sulla filiera dei soggetti
coinvolti. In particolare, due sono gli snodi fondamentali del sistema:
l’obbligo di autorizzazione da parte della stazione appaltante e il regime di
responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore.
L’obbligo di autorizzazione preventiva
Il Codice, all’articolo 119, prevede che il ricorso al subappalto debba essere
espressamente autorizzato dalla stazione appaltante. A tal fine, l’operatore
economico deve presentare una richiesta motivata, contenente almeno:
l’indicazione delle prestazioni che intende subappaltare;
i dati del subappaltatore (ove già individuato);
la documentazione comprovante il possesso dei requisiti da parte
del subappaltatore.
L’autorizzazione non ha natura meramente formale: la stazione appaltante è
tenuta a verificare l’assenza di motivi ostativi, come l’interdizione
antimafia, la carenza di requisiti tecnici o la mancanza di idoneità morale
del soggetto terzo.
L’autorizzazione deve essere rilasciata prima dell’inizio dell’esecuzione
della prestazione da parte del subappaltatore. L’eventuale inizio anticipato
senza autorizzazione è considerato violazione grave e può comportare la
risoluzione del contratto, nonché l’esclusione dell’appaltatore da successivi
affidamenti.
Nel caso in cui il subappaltatore non sia noto in fase di gara, l’operatore
economico potrà indicarne solo la categoria di attività e richiederne
l’autorizzazione successivamente, ma sempre prima dell’avvio delle
prestazioni subappaltate. In ogni caso, la mancanza di trasparenza o la
presentazione di dati falsi/incompleti costituisce causa di esclusione o
risoluzione contrattuale, secondo le valutazioni discrezionali della stazione
appaltante.
Procedure semplificate per specifiche categorie
Il Codice introduce forme di semplificazione procedurale per alcune
categorie di affidamenti, come quelli effettuati da stazioni appaltanti
qualificate o da centrali di committenza. In tali casi, la richiesta di
autorizzazione può avvenire tramite moduli standard, piattaforme digitali
certificate o accesso diretto al Fascicolo virtuale dell’operatore economico.
Tale semplificazione, tuttavia, non elimina l’obbligo sostanziale di
controllo da parte dell’amministrazione, che rimane responsabile del
monitoraggio della legalità e della regolarità dell’esecuzione, anche nella
fase successiva all’autorizzazione.
Obbligo di indicazione in offerta
Un elemento essenziale ai fini dell’autorizzazione è la dichiarazione
preventiva dell’intenzione di ricorrere al subappalto in sede di offerta.
La mancata indicazione, sebbene non comporti automaticamente
l’esclusione dalla gara, può compromettere l’autorizzabilità del subappalto
stesso in fase esecutiva. Questo vincolo garantisce la trasparenza del
procedimento e impedisce manovre elusive o modifiche in corso d’opera
prive di giustificazione.
Il regime di responsabilità solidale
Una volta autorizzato, il subappalto non comporta una dismissione di
responsabilità da parte dell’appaltatore principale.
Al contrario, la normativa impone un regime di responsabilità solidale, che
implica:
l’obbligo dell’appaltatore di verificare la regolarità contributiva,
fiscale e lavorativa del subappaltatore;
la responsabilità congiunta per eventuali danni causati alla
stazione appaltante o a terzi;
l’obbligo di garantire il pagamento delle retribuzioni ai lavoratori
del subappaltatore, in caso di inadempimento di quest’ultimo.
Questa impostazione tutela l’interesse pubblico e i diritti dei lavoratori,
evitando fenomeni di sfruttamento, evasione e assenza di tutele. Inoltre, in
caso di inadempimento da parte del subappaltatore, la stazione appaltante
può agire direttamente nei confronti dell’appaltatore principale, senza
necessità di dimostrare dolo o colpa.
Il controllo sull’esecuzione
Anche dopo l’autorizzazione, la stazione appaltante mantiene un potere-
dovere di controllo costante sull’attività subappaltata. In particolare,
deve:
vigilare sul rispetto delle clausole contrattuali e delle normative
di settore;
verificare che le lavorazioni siano eseguite da soggetti
autorizzati;
controllare i flussi finanziari e l’effettiva tracciabilità dei
pagamenti.
Il mancato rispetto di tali obblighi, o l’inosservanza delle prescrizioni
imposte in sede di autorizzazione, può determinare la risoluzione del
contratto o l’attivazione di sanzioni pecuniarie a carico dell’appaltatore.
L’attuale disciplina del subappalto, pur orientata a una maggiore apertura e
flessibilità operativa, mantiene una struttura solida di autorizzazioni e
responsabilità. L’autorizzazione preventiva e la responsabilità solidale
rappresentano due pilastri essenziali per garantire l’equilibrio tra libertà
contrattuale e tutela dell’interesse pubblico. Il rispetto rigoroso di tali
obblighi è condizione imprescindibile per la legalità, l’efficienza e la
trasparenza delle procedure di affidamento.
6.2.3 – Novità post [Link]. 36/2023 e correttivo 209/2024
La disciplina del subappalto è stata significativamente ridefinita dal nuovo
Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023), ma ha subìto ulteriori
interventi di affinamento e chiarimento con il Decreto Legislativo
correttivo n. 209/2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 aprile
2024 ed entrato in vigore il 29 giugno 2024. Questi aggiornamenti
rispondono all’esigenza di armonizzare la disciplina nazionale con il diritto
dell’Unione Europea e di semplificare l’attuazione operativa delle nuove
norme da parte delle stazioni appaltanti e degli operatori economici.
Eliminazione definitiva dei limiti quantitativi
Una delle principali conferme del correttivo 209/2024 è l’eliminazione
definitiva di qualsiasi limite percentuale generalizzato al subappalto.
Tale impostazione, già anticipata nel [Link]. 36/2023, viene ulteriormente
ribadita alla luce delle osservazioni mosse dalla Commissione europea e
dalle sentenze della Corte di Giustizia dell’UE che avevano censurato la
normativa italiana nella versione previgente (in particolare le sentenze C-
63/18 e C-402/18).
Il correttivo chiarisce che eventuali limiti alle lavorazioni subappaltabili
possono essere introdotti solo in casi eccezionali e motivati, nel rispetto
dei principi di proporzionalità e trasparenza, e devono essere indicati
espressamente nei documenti di gara.
Razionalizzazione del procedimento autorizzativo
Il [Link]. 209/2024 introduce semplificazioni procedurali per
l’autorizzazione del subappalto, in particolare nei casi di affidamenti sotto
soglia o di utilizzo di piattaforme certificate. È ora previsto che, per le
lavorazioni di importo contenuto o prive di particolari profili di rischio, la
richiesta di autorizzazione possa avvenire mediante una dichiarazione
semplificata da parte dell’appaltatore, con verifica ex post da parte della
stazione appaltante. Questa misura mira a ridurre i tempi burocratici e
favorire la fluidità delle operazioni esecutive, senza sacrificare i controlli
sostanziali.
Inoltre, viene rafforzata l’integrazione tra le piattaforme digitali di
approvvigionamento e la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, al
fine di automatizzare parte dei controlli documentali sul subappaltatore
(ad esempio requisiti di regolarità contributiva e iscrizioni camerali).
Maggiore chiarezza sull’indicazione in offerta
Un punto critico della disciplina previgente riguardava l’obbligo di indicare
in sede di offerta le categorie che si intendevano subappaltare. Il correttivo
interviene per chiarire che l’omessa indicazione non comporta
l’esclusione automatica, ma solo l’impossibilità di ricorrere al subappalto
per le prestazioni principali non dichiarate, salvo casi particolari e
sopravvenienze oggettive debitamente motivate.
Questa precisazione contribuisce a superare l’incertezza interpretativa che
aveva generato contenzioso e disparità di trattamento tra stazioni appaltanti.
La nuova formulazione si colloca nel solco del principio del risultato e della
tutela dell’efficienza dell’azione amministrativa.
Nuovi obblighi di tracciabilità e monitoraggio
Il correttivo 209/2024 rafforza anche il sistema di tracciabilità delle
prestazioni subappaltate. In particolare, impone che:
ogni lavorazione svolta in subappalto sia registrata nella
piattaforma digitale;
i pagamenti effettuati al subappaltatore siano visibili e verificabili
dalla stazione appaltante;
sia aggiornato in tempo reale il fascicolo virtuale dell’operatore
economico, con l’inserimento dei dati dei soggetti terzi coinvolti.
Queste misure, coerenti con la logica del ciclo di vita digitale del contratto,
rafforzano il presidio della legalità e semplificano le attività di vigilanza,
anche per gli organi di controllo esterni.
Armonizzazione con la disciplina antimafia
Infine, il correttivo introduce un richiamo esplicito alla necessità di
effettuare verifiche antimafia anche per i subappalti non superiori alla
soglia comunitaria, nel caso in cui siano presenti indici di rischio o
situazioni territoriali particolarmente sensibili. Le stazioni appaltanti, in tali
ipotesi, possono avvalersi dell’interoperabilità tra le piattaforme digitali e la
Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia (BDNA), in
linea con le disposizioni già contenute nel [Link]. 159/2011.
Le novità introdotte dal [Link]. 209/2024 si inseriscono in un disegno
normativo complessivo che mira a semplificare, chiarire e rendere più
coerente la disciplina del subappalto, senza rinunciare alla legalità e alla
trasparenza. L’equilibrio tra apertura del mercato, controllo pubblico e
responsabilità dell’appaltatore rimane il fulcro del sistema, anche alla luce
degli obblighi assunti dallo Stato italiano nel quadro del PNRR e della
governance europea degli appalti pubblici.
CAPITOLO 7:
CAD E DIGITALIZZAZIONE NELLA PA
Negli ultimi due decenni, l’innovazione tecnologica ha modificato in
profondità il funzionamento delle amministrazioni pubbliche, spingendo
verso una gestione sempre più digitale dei procedimenti amministrativi, dei
servizi erogati e delle relazioni con cittadini e imprese. In questo contesto, il
Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) – introdotto con il [Link].
82/2005 – rappresenta il principale strumento normativo attraverso cui lo
Stato italiano ha delineato l’architettura giuridica e operativa della
trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.
Il CAD non è solo una raccolta di regole tecniche, ma un vero e proprio
corpus normativo di rango primario che individua diritti, doveri,
responsabilità e modalità operative per l’utilizzo delle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione (ICT) nell’attività amministrativa.
La sua portata è trasversale: riguarda tutte le pubbliche amministrazioni, ma
incide anche sulle modalità di interazione tra queste e i cittadini, le imprese
e gli altri enti pubblici o privati.
Negli anni, il CAD è stato oggetto di numerose modifiche e aggiornamenti,
finalizzati ad adattare la normativa alle evoluzioni tecnologiche e alle
direttive europee, nonché alle esigenze di semplificazione e
interoperabilità. Particolare impulso è stato dato alla sua applicazione con il
Piano triennale per l’informatica nella PA e, più recentemente, con il
PNRR, che ha previsto investimenti e riforme per rendere effettiva la
digitalizzazione dei servizi pubblici.
Nel quadro dei contratti pubblici, la rilevanza del CAD è aumentata in
modo esponenziale con l’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti
([Link]. 36/2023), che pone la digitalizzazione come principio generale e
richiede l’adozione di strumenti e procedure digitali per l’intero ciclo di vita
dell’appalto. La stretta connessione tra il CAD e il Codice è ormai
ineludibile: la digitalizzazione degli appalti non può avvenire in assenza di
un solido impianto normativo di riferimento, capace di garantire sicurezza,
interoperabilità, validità giuridica degli atti, accessibilità e tracciabilità.
Il presente capitolo analizza i profili essenziali del Codice
dell’Amministrazione Digitale, soffermandosi su:
i principi generali e i diritti digitali riconosciuti a cittadini e imprese;
le regole tecniche e i formati dei documenti digitali;
le firme elettroniche, la PEC e i domicili digitali;
l’interoperabilità tra sistemi informatici e l’infrastruttura
nazionale dei dati;
i doveri delle pubbliche amministrazioni nella gestione
informatica dei procedimenti;
le ricadute del CAD nel sistema degli appalti pubblici.
L’obiettivo è fornire una visione sistematica e operativa delle norme digitali
che regolano la PA, evidenziandone i punti di forza, i margini di
discrezionalità e le criticità applicative ancora irrisolte. In un contesto in cui
la trasformazione digitale non è più una scelta, ma un obbligo funzionale e
normativo, comprendere il contenuto e la portata del CAD diventa
imprescindibile per chiunque operi nel settore pubblico o si relazioni con
esso.
7.1 – Il Codice dell’Amministrazione Digitale:
principi generali
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), introdotto con il [Link].
82/2005, rappresenta il pilastro normativo dell’innovazione digitale nella
Pubblica Amministrazione italiana. Esso sancisce i principi generali su cui
si fonda il processo di trasformazione digitale, con l’obiettivo di rendere
l’azione amministrativa più efficiente, trasparente, accessibile e inclusiva.
Il CAD ha introdotto diritti digitali in capo a cittadini e imprese, obblighi in
capo alle amministrazioni, e ha tracciato le linee guida per l’adozione di
strumenti informatici nell’ambito dei procedimenti pubblici.
Tra i principi fondamentali vi sono: il diritto all’uso delle tecnologie, la
parità nell’accesso digitale, l’interoperabilità dei sistemi, la neutralità
tecnologica, la semplificazione dei procedimenti, e la tutela dei dati
personali. Questi principi, letti alla luce del nuovo Codice dei Contratti
Pubblici, costituiscono la cornice normativa essenziale per comprendere e
attuare la digitalizzazione degli appalti pubblici.
La presente sezione analizza i principi generali del CAD, iniziando dal
riconoscimento del diritto all’uso delle tecnologie e dai meccanismi
predisposti per assicurare l’inclusione digitale.
7.1.1 – Diritto all’uso delle tecnologie e inclusione digitale
Uno degli elementi centrali del CAD è il riconoscimento, sin dall’articolo 3,
del diritto di cittadini e imprese a utilizzare le tecnologie
dell’informazione e della comunicazione nei rapporti con la Pubblica
Amministrazione. Questo diritto, che ha natura sostanziale, comporta per le
amministrazioni pubbliche l’obbligo di mettere a disposizione strumenti e
canali digitali idonei a garantire la piena fruibilità dei servizi, senza
discriminazioni di ordine tecnico, territoriale o sociale.
Il legislatore ha chiarito che il ricorso alle tecnologie digitali non è una
facoltà discrezionale della PA, bensì un dovere funzionale, destinato a
rafforzare la qualità e l’efficienza dell’azione amministrativa. Le tecnologie
digitali diventano dunque il mezzo attraverso cui esercitare diritti,
presentare istanze, accedere a documenti, ottenere informazioni e
interagire con l’amministrazione in tutte le fasi del procedimento.
A garanzia di questo diritto, il CAD prevede che:
tutte le PA adottino strumenti digitali compatibili con standard
aperti;
i servizi online siano accessibili anche da dispositivi mobili;
i siti web istituzionali rispettino requisiti di accessibilità, in
particolare per le persone con disabilità (Legge 4/2004 – Legge
Stanca);
siano previste forme di assistenza digitale per soggetti in
condizione di fragilità o digital divide.
Il principio di inclusione digitale, strettamente legato al diritto all’uso delle
tecnologie, mira a evitare che l’innovazione digitale diventi fonte di nuove
diseguaglianze. La digitalizzazione deve, al contrario, rappresentare
un’opportunità di democratizzazione, capace di estendere l’accesso ai
servizi e ridurre le barriere di tipo geografico, economico, sociale o
culturale.
Per questo motivo, il CAD impone alle amministrazioni di agire secondo
criteri di universalità, uguaglianza e imparzialità, garantendo l’effettività
del diritto anche mediante:
l’utilizzo di linguaggi semplici e comprensibili nei portali
istituzionali;
l’offerta di sportelli digitali assistiti, accessibili anche in
presenza fisica;
la promozione di campagne di alfabetizzazione digitale, anche
in collaborazione con soggetti del terzo settore e istituzioni
educative.
Va ricordato che il diritto all’uso delle tecnologie non si esaurisce nella
possibilità di accedere ai servizi online, ma si estende anche alla validità
giuridica degli atti digitali, all’utilizzo della firma elettronica, della PEC,
del domicilio digitale, e alla tracciabilità dei procedimenti. In questo senso,
il CAD attribuisce al digitale una piena equivalenza giuridica rispetto agli
strumenti tradizionali, superando la logica cartacea come unica garanzia di
legalità e trasparenza.
Infine, il principio di inclusione digitale si riflette anche nelle politiche
pubbliche promosse a livello nazionale e locale. Il Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare, ha rafforzato l’orientamento
del legislatore verso un modello di amministrazione digitale “a misura di
cittadino”, in cui il diritto all’uso delle tecnologie diventa uno strumento
concreto di partecipazione, controllo e cittadinanza attiva.
Il diritto all’uso delle tecnologie rappresenta una delle conquiste più
significative dell’ordinamento digitale. La sua piena attuazione dipende
dalla capacità delle amministrazioni di garantire accessibilità, assistenza,
affidabilità e semplicità, traducendo l’innovazione tecnica in un valore
giuridico e sociale, fondato sull’inclusione e sull’equità.
7.1.2 – Responsabilità e obblighi delle amministrazioni
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) non si limita a sancire diritti
in capo ai cittadini e alle imprese: stabilisce altresì una serie di obblighi
puntuali e responsabilità dirette a carico delle pubbliche amministrazioni,
volte a garantire la piena attuazione della transizione digitale. L’intero
impianto normativo del CAD è improntato a una logica di effettività: il
legislatore non si limita a indicare principi, ma attribuisce conseguenze
giuridiche precise in caso di inadempimento.
Uno dei profili più rilevanti riguarda l’obbligo di digitalizzazione dei
procedimenti amministrativi. Ai sensi dell’art. 12 del CAD, le
amministrazioni sono tenute a utilizzare in modo esclusivo strumenti
digitali per la gestione dei procedimenti, dalla ricezione delle istanze alla
conclusione con provvedimento espresso. La normativa impone l’adozione
di sistemi informatici interoperabili e l’uso di firme elettroniche qualificate,
marcature temporali e protocolli digitali.
Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare conseguenze rilevanti:
gli atti adottati in modalità non conforme sono soggetti a illegittimità, ed è
ammessa la responsabilità dirigenziale, oltre alla possibilità di interventi
sostitutivi da parte di autorità competenti, tra cui l’Agenzia per l’Italia
Digitale (AgID) e, in ambito contrattuale, l’ANAC.
Altro profilo cruciale è quello relativo alla gestione e conservazione dei
documenti informatici. Ai sensi degli artt. 40-bis e seguenti, le
amministrazioni devono garantire la tenuta, l’accesso, la trasparenza e la
conservazione nel tempo dei documenti in formato digitale, attraverso
l’adozione di sistemi di gestione documentale conformi alle regole
tecniche. Il documento informatico, se dotato degli elementi richiesti
(formato, firma, marcatura temporale), ha la stessa validità legale
dell’originale cartaceo.
Tale obbligo comporta, tra le altre cose, la necessità di formare e aggiornare
il personale addetto, di dotarsi di manuali di gestione documentale, e di
nominare un responsabile della conservazione digitale. Si tratta di
adempimenti non meramente burocratici, ma funzionali a garantire la
continuità amministrativa, la trasparenza e la tracciabilità delle attività
istituzionali.
Sul piano della comunicazione, le PA devono assicurare che ogni
comunicazione avvenga prevalentemente in modalità elettronica,
utilizzando la Posta Elettronica Certificata (PEC), le piattaforme pubbliche
di interoperabilità e i canali istituzionali ufficiali. In caso contrario, il
cittadino può eccepire l’invalidità della notifica o del provvedimento
adottato.
Di particolare rilievo è anche l’obbligo di accessibilità digitale, sancito
dall’art. 3 del CAD e dalla Legge 4/2004 (Legge Stanca). Ogni sito web
istituzionale e ogni applicazione digitale deve essere fruibile da parte di
persone con disabilità, secondo i criteri WCAG (Web Content Accessibility
Guidelines). Le amministrazioni sono tenute a pubblicare annualmente una
dichiarazione di accessibilità, indicando le azioni correttive adottate per
rimuovere eventuali barriere digitali.
La responsabilità delle amministrazioni non si limita agli aspetti tecnici: si
estende anche al profilo organizzativo e gestionale. La trasformazione
digitale non può essere relegata all’infrastruttura informatica, ma richiede
un ripensamento complessivo dei processi, con semplificazione delle
procedure, reingegnerizzazione dei flussi documentali, e integrazione tra i
diversi settori dell’ente. L’inadempimento a tali obblighi può dar luogo a
responsabilità amministrativa, contabile o addirittura disciplinare, nei
confronti dei dirigenti o funzionari responsabili.
Infine, occorre ricordare che il CAD prevede specifici strumenti di
monitoraggio e sanzione. L’AgID esercita un’attività di vigilanza e
controllo sull’attuazione del Codice, anche attraverso l’adozione di linee
guida vincolanti e l’attivazione di poteri sostitutivi in caso di
inadempimento grave o reiterato. Le amministrazioni sono inoltre tenute a
trasmettere regolarmente i dati sullo stato di attuazione della
digitalizzazione all’interno del sistema pubblico.
La responsabilità delle amministrazioni nel quadro del CAD è ampia e
articolata, e non si esaurisce nella mera adozione di strumenti digitali. Essa
investe la capacità dell’ente di garantire, in modo strutturale, l’accesso ai
diritti digitali, il rispetto delle norme tecniche, la piena trasparenza e
l’efficienza dell’azione amministrativa. La trasformazione digitale non è
una prerogativa tecnica, ma un dovere giuridico e organizzativo, la cui
attuazione condiziona la legittimità stessa dell’operato pubblico.
7.2 – Strumenti digitali nei contratti pubblici
Nel contesto della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, i
contratti pubblici rappresentano uno dei settori in cui l’impiego di strumenti
digitali non è solo incentivato, ma diviene obbligatorio per garantire
legalità, tracciabilità e trasparenza. La digitalizzazione delle procedure
contrattuali costituisce uno dei cardini della riforma introdotta dal nuovo
Codice dei Contratti Pubblici e rispecchia gli obiettivi strategici del Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
La gestione dei contratti attraverso strumenti informatici richiede
l’adozione di tecnologie che assicurino l’identificazione certa delle parti, la
trasmissione sicura delle informazioni e la validità giuridica degli atti
digitali. In quest’ottica, firma elettronica qualificata, posta elettronica
certificata (PEC) e identità digitale (SPID o CIE) rappresentano elementi
indispensabili per l’operatività quotidiana della contrattualistica pubblica.
Questa sezione analizza i principali strumenti abilitanti previsti dal Codice
dell’Amministrazione Digitale (CAD) e dal nuovo Codice dei Contratti,
mettendo in luce le implicazioni giuridiche e operative della loro adozione
nei procedimenti di gara, nelle fasi di aggiudicazione e nella gestione del
rapporto contrattuale.
7.2.1 – Firma digitale, PEC e identità digitale
La digitalizzazione dei contratti pubblici si fonda sull’impiego di strumenti
tecnologici che garantiscano l’autenticità, l’integrità e la provenienza degli
atti. In questo ambito, tre strumenti digitali assumono un ruolo centrale: la
firma elettronica qualificata (FEQ), la posta elettronica certificata (PEC) e
l’identità digitale (SPID o CIE). Tali strumenti non solo assicurano
l’efficacia giuridica delle procedure, ma ne costituiscono condizione di
validità.
La firma elettronica qualificata è lo strumento che consente di attribuire
ad un documento informatico la stessa efficacia probatoria di una firma
autografa, ai sensi dell’art. 25 del CAD. Essa è basata su un certificato
qualificato rilasciato da un prestatore di servizi fiduciari accreditato e su un
dispositivo sicuro per la creazione della firma. L’utilizzo della FEQ è
obbligatorio per sottoscrivere la maggior parte degli atti rilevanti nel ciclo
di vita del contratto pubblico, tra cui:
la presentazione delle offerte nelle gare telematiche;
la firma del contratto da parte dell’aggiudicatario e della stazione
appaltante;
le comunicazioni formali tra operatori economici e pubbliche
amministrazioni.
Il nuovo Codice dei Contratti ([Link]. 36/2023) rafforza tale obbligo e
prevede espressamente, all’art. 19, che tutte le comunicazioni avvengano
mediante strumenti digitali certificati, tra cui la FEQ, pena l’invalidità degli
atti.
La PEC (Posta Elettronica Certificata) rappresenta, invece, il canale di
trasmissione privilegiato per le comunicazioni ufficiali tra le parti. È
l’equivalente digitale della raccomandata con ricevuta di ritorno e
garantisce certezza dell’invio, della consegna e dell’integrità dei contenuti.
Le stazioni appaltanti sono tenute a dotarsi di indirizzi PEC istituzionali
pubblicati in appositi elenchi (INI-PEC), e devono indicare tali recapiti nei
bandi e negli atti di gara.
Inoltre, la PEC è spesso il mezzo attraverso cui vengono inoltrate le
richieste di chiarimento, le integrazioni documentali e le comunicazioni
relative a esclusioni, aggiudicazioni e stipule. Il mancato utilizzo della PEC
nei termini previsti può comportare l’inammissibilità delle comunicazioni o
la loro irrilevanza giuridica nel procedimento.
L’identità digitale (SPID e CIE) costituisce il terzo pilastro per l’accesso
ai servizi digitali. L’art. 64 del CAD impone l’utilizzo di sistemi di
identificazione elettronica per accedere ai servizi online delle pubbliche
amministrazioni, comprese le piattaforme di e-procurement e i portali
utilizzati per la gestione delle gare. SPID (Sistema Pubblico di Identità
Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica) consentono una verifica sicura
dell’identità dell’operatore economico, del rappresentante legale o del
funzionario pubblico coinvolto nel procedimento.
Questi strumenti non sono intercambiabili con modalità cartacee o non
certificate: la mancata identificazione digitale o l’utilizzo di strumenti
diversi da quelli previsti comportano l’impossibilità di accedere alle
funzionalità delle piattaforme e l’invalidità delle azioni compiute.
Oltre agli aspetti tecnici, l’adozione di FEQ, PEC e SPID comporta effetti
rilevanti sul piano della responsabilità. Il loro utilizzo presuppone la
consapevolezza e la corretta gestione dei poteri di firma, della delega e della
rappresentanza. In caso di uso improprio, le responsabilità civili,
amministrative o penali possono ricadere sia sull’operatore economico sia
sul funzionario della PA. Per tale motivo, è essenziale che ciascun soggetto
coinvolto sia adeguatamente formato e che le amministrazioni
predispongano policy interne per la gestione di identità digitali e strumenti
di firma.
Infine, occorre rilevare che questi strumenti non si esauriscono nella loro
dimensione tecnica. Essi materializzano sul piano operativo i principi di
trasparenza, responsabilità e legalità che il legislatore ha posto alla base
della riforma. In assenza di FEQ, PEC e SPID, il ciclo di vita del contratto
digitale non può realizzarsi in modo conforme alle norme vigenti, con il
rischio di invalidità procedurale, contenziosi e sanzioni.
La sfida, dunque, non è solo dotarsi degli strumenti, ma utilizzarli in modo
coerente, corretto e sistemico. L’efficacia del nuovo sistema dei contratti
pubblici passa anche – e soprattutto – dalla capacità degli attori coinvolti di
padroneggiare questi dispositivi, comprenderne la portata giuridica e
valorizzarne le potenzialità in chiave di modernizzazione.
7.2.2 – Piattaforme e documenti informatici
Nel sistema dei contratti pubblici, il ricorso a piattaforme digitali e
documenti informatici costituisce un presupposto tecnico-giuridico
essenziale per l’attuazione del principio della digitalizzazione. L’obbligo di
utilizzare strumenti interoperabili, sicuri e certificati per l’intero ciclo di
vita del contratto è esplicitamente previsto dal Codice dei Contratti
Pubblici (artt. 19 ss.) e trova fondamento nel Codice dell’Amministrazione
Digitale (CAD), che ne definisce struttura, validità e modalità di gestione.
Le piattaforme digitali oggi rappresentano il luogo virtuale ma
giuridicamente rilevante in cui si svolge l’intero procedimento: dalla
pubblicazione dei bandi all’invio delle offerte, dall’aggiudicazione alla
stipula e alla gestione della fase esecutiva.
La natura giuridica delle piattaforme digitali
Le piattaforme di approvvigionamento digitale sono sistemi informatici
appositamente progettati per gestire le procedure di affidamento secondo
criteri di sicurezza, tracciabilità e conformità normativa. Il Codice ne
disciplina l’utilizzo imponendo il rispetto di standard tecnici nazionali ed
europei e richiedendo la certificazione da parte dell’Agenzia per l’Italia
Digitale (AgID).
Le piattaforme devono garantire:
l’identificazione certa dei soggetti coinvolti (tramite SPID o
CIE);
l’autenticazione e la firma digitale degli atti;
la conservazione a norma dei documenti e la loro
immodificabilità;
la tracciabilità completa delle operazioni effettuate;
l’interoperabilità con le banche dati pubbliche (ANAC, INPS,
Camere di commercio, Agenzia delle Entrate, ecc.).
È importante sottolineare che il mancato utilizzo di piattaforme conformi
può determinare l’invalidità degli atti di gara o addirittura l’illegittimità
dell’intera procedura. Inoltre, il sistema deve consentire l’integrazione con
il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) e con la
Piattaforma Nazionale dei Contratti Pubblici, costituendo un vero
ecosistema digitale.
Le piattaforme certificate: principali soggetti
Tra le principali piattaforme certificate utilizzate dalle stazioni appaltanti e
dalle centrali di committenza troviamo:
MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica
Amministrazione), gestito da Consip, per gli acquisti di beni e
servizi sotto soglia;
TuttoGare, Start, Sintel, SardegnaCAT e altri portali regionali,
per la gestione delle procedure di gara telematica;
e-procurement ANAC, per la pubblicità legale degli atti e
l’interconnessione con le banche dati pubbliche.
Tutte queste piattaforme devono essere accreditate presso ANAC e
conformi ai requisiti di interoperabilità definiti dall’AgID.
Il documento informatico
Il documento informatico è l’unità base dell’intero procedimento digitale.
Ai sensi dell’art. 20 del CAD, esso ha valore giuridico e probatorio se:
è redatto secondo le regole tecniche stabilite;
è sottoscritto con firma elettronica qualificata o digitale;
è conservato secondo modalità che ne garantiscano integrità,
immodificabilità e leggibilità nel tempo.
Nel settore dei contratti pubblici, i documenti informatici rilevanti
comprendono: il bando o l’avviso, il disciplinare di gara, le offerte
economiche e tecniche, i verbali di gara, il contratto, i SAL (Stati
Avanzamento Lavori), le fatture elettroniche, le certificazioni e i collaudi.
In tutte le fasi, è vietato l’uso di supporti cartacei se non in casi eccezionali,
debitamente motivati. L’art. 22 del Codice dei Contratti sancisce il principio
della natività digitale degli atti: ogni documento deve nascere, circolare ed
essere conservato in formato digitale.
La conservazione a norma
Uno degli aspetti più delicati è quello della conservazione digitale dei
documenti, che deve avvenire in conformità alle regole tecniche AgID. La
conservazione non coincide con il semplice salvataggio del file, ma
richiede:
la produzione di un pacchetto di archiviazione con metadati
identificativi;
l’apposizione di una marca temporale e di una firma digitale del
conservatore;
la registrazione in un sistema certificato e l’accessibilità per tutta
la durata legale prevista.
Le stazioni appaltanti possono ricorrere a servizi di conservazione
accreditati, esterni o interni, purché siano garantiti i criteri di sicurezza,
disponibilità e protezione dei dati.
Sfide operative e margini di miglioramento
Nonostante il quadro normativo sia chiaro, la piena digitalizzazione del
ciclo contrattuale incontra ancora ostacoli pratici. Tra i principali:
l’eterogeneità delle piattaforme in uso e la scarsa interoperabilità
effettiva;
la difficoltà delle piccole stazioni appaltanti nell’adeguarsi
tecnicamente;
la formazione insufficiente del personale nella gestione dei
documenti informatici;
la mancanza di policy interne coerenti con la normativa vigente.
Tuttavia, il legislatore ha previsto misure di accompagnamento per
supportare la transizione: linee guida operative, manuali AgID, supporti
dell’ANAC e, soprattutto, l’obbligo di adeguamento progressivo per tutte le
amministrazioni.
Piattaforme e documenti informatici non sono più meri strumenti accessori,
ma condizioni essenziali di legittimità, efficienza e trasparenza. La
corretta gestione di questi elementi rappresenta un indicatore diretto della
maturità digitale dell’amministrazione pubblica e un fattore determinante
per l’affidabilità del sistema di appalti pubblici.
7.3 – Interoperabilità e gestione documentale nei
contratti
La digitalizzazione dei contratti pubblici non può prescindere da una
corretta interoperabilità tra i sistemi e da un’efficiente gestione
documentale. La trasformazione digitale del settore, infatti, non si limita
alla sostituzione di strumenti analogici con quelli informatici, ma impone
un ripensamento dell’intero ecosistema amministrativo in cui i dati, i
documenti e le piattaforme devono dialogare tra loro in modo coerente,
sicuro e conforme alla normativa.
L’interoperabilità non è solo una questione tecnica, ma un principio
organizzativo fondamentale per assicurare trasparenza, semplificazione e
tempestività nell’azione amministrativa. Essa consente lo scambio
automatizzato e tracciabile di informazioni tra amministrazioni, operatori
economici, banche dati pubbliche e piattaforme digitali, evitando
duplicazioni, errori materiali, ritardi e inutili richieste di documentazione ai
partecipanti.
In parallelo, la gestione documentale assume un ruolo centrale: ogni
documento generato nel corso della procedura deve essere nativo digitale,
tracciabile, conservabile a norma e accessibile nei tempi e nei modi previsti
dalla legge. Il Codice dei Contratti e il Codice dell’Amministrazione
Digitale pongono l’accento sulla qualità, integrità e reperibilità del dato
amministrativo, elementi ormai imprescindibili per la corretta conduzione
delle gare e l’esercizio dei poteri di controllo.
Questa sezione approfondisce i presupposti giuridici e tecnici
dell’interoperabilità e della gestione documentale applicati al settore dei
contratti pubblici, soffermandosi in particolare sulle infrastrutture
condivise, sugli standard adottati, sulla governance tecnica e sui
meccanismi di coordinamento tra soggetti pubblici e privati.
7.3.1 – Infrastrutture e modelli di interoperabilità
Nel contesto della digitalizzazione della pubblica amministrazione,
l’interoperabilità rappresenta un presupposto tecnico e giuridico
fondamentale per garantire l’efficienza e la continuità dei processi.
L’obiettivo non è soltanto quello di consentire lo scambio di dati tra
piattaforme, ma di assicurare che questo avvenga in modo strutturato,
tracciabile e conforme alle regole comuni, così da rafforzare la coerenza e
l’affidabilità del sistema pubblico.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) definisce
l’interoperabilità come la capacità dei sistemi di cooperare mediante lo
scambio di informazioni e metadati, assicurando comprensibilità,
affidabilità, sicurezza e disponibilità. Nel settore dei contratti pubblici, tale
principio si concretizza nell’obbligo per tutti gli attori coinvolti —
amministrazioni, operatori economici, piattaforme digitali e soggetti di
vigilanza — di adottare infrastrutture e standard capaci di comunicare tra
loro in maniera integrata, evitando frammentazioni e duplicazioni.
Un ruolo centrale è affidato all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che
definisce le regole tecniche in materia di interoperabilità semantica,
sintattica e tecnica, coordinando la costruzione di un ecosistema uniforme.
Le sue disposizioni, contenute nel Modello di Interoperabilità per la PA
(ModI) e nei successivi aggiornamenti normativi, rappresentano la base per
la progettazione dei sistemi informatici impiegati negli appalti pubblici.
L’interoperabilità riguarda l’intero ciclo di vita del contratto pubblico —
dalla programmazione all’affidamento, dall’esecuzione alla rendicontazione
— e impone una visione unitaria dell’infrastruttura digitale. Questo
comporta, ad esempio, che i dati inseriti in fase di gara possano essere
riutilizzati senza modifiche nelle fasi successive, e che gli obblighi
informativi verso banche dati centrali siano assolti in modo automatico. La
coerenza di questi flussi dipende dalla qualità delle interconnessioni tra le
piattaforme, nonché dall’adozione di protocolli standard per il
riconoscimento, l’autenticazione, la trasmissione e la conservazione dei
dati.
In questo contesto si collocano strumenti chiave come il Fascicolo Virtuale
dell’Operatore Economico (FVOE), la Piattaforma unica nazionale per
la pubblicità legale, il Sistema di qualificazione delle stazioni
appaltanti, nonché le piattaforme telematiche accreditate per lo
svolgimento delle procedure di gara. Tutti questi elementi devono essere tra
loro interoperabili, anche attraverso l’integrazione con banche dati esterne
come quelle delle Camere di Commercio, dell’INPS o dell’Agenzia delle
Entrate.
Un’attenzione particolare è dedicata alle infrastrutture abilitanti come
SPID, CIE, PEC, pagoPA e Sistema Pubblico di Connettività (SPC),
che assicurano il riconoscimento digitale degli utenti, la sicurezza delle
comunicazioni e l’uniformità del trattamento informativo. Anche le regole
sulla formazione e conservazione dei documenti informatici, definite con
apposite linee guida, si inseriscono nel quadro dell’interoperabilità,
assicurando che i documenti digitali prodotti dalle amministrazioni abbiano
valore giuridico e siano idonei alla conservazione nel tempo.
Va però evidenziato che la realizzazione di un sistema pienamente
interoperabile richiede non solo adeguamenti tecnici, ma anche un
cambiamento culturale e organizzativo da parte delle pubbliche
amministrazioni. Le difficoltà maggiori si riscontrano ancora oggi presso
enti di piccole dimensioni, che faticano ad aggiornare le proprie dotazioni
informatiche e a formare il personale sulle modalità corrette di utilizzo. Per
affrontare tali criticità, il legislatore ha previsto strumenti di
accompagnamento, come il ricorso a centrali di committenza qualificate, il
supporto tecnico fornito da AgID e ANAC, e una fase transitoria per
l’accreditamento delle piattaforme.
In conclusione, l’interoperabilità costituisce il fondamento tecnico
dell’intero processo di digitalizzazione degli appalti pubblici. Solo
assicurando una piena integrazione tra sistemi, banche dati e procedure sarà
possibile garantire trasparenza, tracciabilità e semplificazione, trasformando
la digitalizzazione da vincolo a reale opportunità di efficienza
amministrativa.
7.3.2 – Il ciclo di vita digitale del contratto
Il concetto di “ciclo di vita digitale del contratto” rappresenta uno degli
elementi più innovativi e caratterizzanti del nuovo Codice dei Contratti
Pubblici, introdotto con il [Link]. 36/2023. Esso costituisce una delle
principali espressioni del principio di digitalizzazione e mira a garantire
trasparenza, efficienza e tracciabilità lungo tutte le fasi della procedura di
affidamento e di esecuzione del contratto pubblico.
Secondo quanto previsto dall’articolo 19 del Codice, il ciclo di vita del
contratto deve svolgersi esclusivamente in modalità digitale, mediante
l’utilizzo della Piattaforma digitale nazionale dei contratti pubblici
(PDNCP) gestita dall’ANAC e delle relative interfacce. Questo implica che
ogni passaggio, dal momento della programmazione alla fase di esecuzione,
deve essere documentato e tracciato digitalmente, attraverso formati e
standard interoperabili.
Le fasi del ciclo di vita digitale
Il ciclo di vita del contratto comprende una serie di fasi ben definite, che
devono essere tutte tracciate digitalmente per garantire la completa
visibilità e l’immodificabilità ex post dei dati e dei documenti. Tali fasi
sono:
Programmazione degli acquisti e progettazione dell’intervento;
Pubblicazione degli avvisi e bandi di gara;
Affidamento del contratto, incluse tutte le comunicazioni con gli
operatori economici;
Stipula del contratto in forma digitale;
Esecuzione e monitoraggio delle prestazioni contrattuali;
Pagamenti, rendicontazione e verifica degli adempimenti.
In ciascuna fase, i dati devono essere resi disponibili secondo le specifiche
tecniche stabilite dall’ANAC, che ha il compito di definire formati aperti,
vocabolari controllati e standard condivisi, affinché i sistemi delle
stazioni appaltanti e degli operatori economici possano interagire
correttamente.
L’obbligo del formato digitale nativo
Il Codice stabilisce che ogni documento amministrativo rilevante
nell’ambito del ciclo di vita del contratto debba essere redatto in formato
digitale nativo. Questo significa che non è sufficiente una digitalizzazione
di documenti cartacei, ma è necessario che l’intero flusso documentale sia
creato, gestito e archiviato digitalmente sin dall’origine.
L’obiettivo è duplice: da un lato assicurare l’efficienza operativa della
pubblica amministrazione e, dall’altro, facilitare i controlli, le verifiche e la
revisione storica delle attività contrattuali da parte degli organi di
vigilanza e controllo, inclusa la Corte dei Conti.
L’interconnessione dei sistemi
Uno degli aspetti fondamentali per il corretto funzionamento del ciclo di
vita digitale è rappresentato dall’interconnessione tra le diverse piattaforme
e banche dati coinvolte. Il Codice fa esplicito riferimento all’integrazione
con:
il Fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE);
la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici;
le piattaforme regionali e dei soggetti aggregatori;
il sistema di fatturazione elettronica e le interfacce con
la Ragioneria Generale dello Stato.
L’interoperabilità consente non solo una riduzione dei tempi e degli
errori, ma anche un riutilizzo dei dati per finalità diverse, come ad
esempio la semplificazione dei controlli o la predisposizione automatica dei
modelli di documenti.
Firma digitale e tracciabilità
Un aspetto rilevante del ciclo di vita digitale è rappresentato dall’obbligo di
utilizzo della firma digitale per tutti gli atti rilevanti. Ciò garantisce
l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità dei documenti, elementi
centrali nella logica di un’amministrazione digitale trasparente e
responsabile.
La firma digitale, associata ai meccanismi di log digitale e marcatura
temporale, consente di ricostruire in modo certo e verificabile tutte le
operazioni effettuate, dall’emissione di un bando alla firma del contratto,
fino al pagamento dell’ultima fattura.
Vantaggi attesi e criticità
L’attuazione del ciclo di vita digitale del contratto porta con sé una serie di
vantaggi significativi:
riduzione dei tempi di gara e di stipula;
abbattimento della burocrazia cartacea;
maggiore trasparenza e controllo pubblico;
recupero di efficienza nelle fasi esecutive.
Tuttavia, non mancano le criticità. In primo luogo, la disomogeneità dei
sistemi informatici utilizzati dalle diverse stazioni appaltanti può
ostacolare l’effettiva interoperabilità. In secondo luogo, il livello di
digitalizzazione del personale pubblico non è sempre adeguato agli
standard richiesti, rendendo necessario un forte investimento in formazione
e assistenza tecnica.
Infine, la piena attuazione del ciclo digitale richiede un monitoraggio
continuo da parte dell’ANAC e degli altri soggetti istituzionali, affinché
l’impianto normativo trovi concreta applicazione nella prassi
amministrativa quotidiana.
Il ciclo di vita digitale del contratto non è solo un vincolo normativo, ma
rappresenta un vero e proprio paradigma organizzativo e culturale.
L’obiettivo non è soltanto “informatizzare” le procedure esistenti, ma
ripensarle interamente in chiave digitale, integrando le tecnologie
nell’attività quotidiana delle amministrazioni e nel rapporto con gli
operatori economici.
Solo in questo modo sarà possibile garantire appalti più efficienti,
trasparenti e coerenti con i principi di legalità e buon andamento dell’azione
amministrativa.
CAPITOLO 8:
EQUO COMPENSO E ATTESTAZIONE SOA
Nel panorama dei contratti pubblici, due tematiche di crescente rilevanza
giuridica e operativa sono quelle relative all’equo compenso dei
professionisti e all’attestazione SOA per la qualificazione degli operatori
economici nei lavori pubblici. Entrambe le questioni, pur riferendosi a
soggetti diversi – da un lato i liberi professionisti, dall’altro le imprese –
concorrono al perseguimento di un obiettivo comune: assicurare che i
contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni siano fondati su requisiti
di serietà, adeguatezza e affidabilità.
Il principio dell’equo compenso è stato formalmente recepito nel Codice dei
Contratti Pubblici in attuazione della Legge n. 49 del 2023, la quale ha
riconosciuto la necessità di garantire ai professionisti iscritti a ordini e
collegi un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro
svolto, nonché conforme ai parametri ministeriali. Tale misura si inserisce
in un contesto più ampio di tutela del lavoro autonomo e di contrasto alle
pratiche di ribasso eccessivo, che negli anni hanno indebolito la qualità
delle prestazioni richieste, specialmente nelle attività di progettazione,
direzione lavori e collaudo.
L’applicazione dell’equo compenso nei contratti pubblici impone alle
stazioni appaltanti l’adozione di criteri oggettivi nella determinazione del
corrispettivo, evitando gare al massimo ribasso per servizi intellettuali e
rafforzando l’obbligo di rispetto dei minimi tariffari stabiliti con decreto
ministeriale. Questo si traduce in una maggiore trasparenza e dignità
professionale, ma comporta anche nuovi obblighi per le amministrazioni,
che devono dimostrare la coerenza tra prestazione richiesta e compenso
offerto.
Accanto al tema dell’equo compenso, il Codice dei Contratti ribadisce il
ruolo cruciale dell’attestazione SOA (Società Organismo di
Attestazione), necessaria per la partecipazione a gare di lavori pubblici di
importo pari o superiore a 150.000 euro. L’attestazione, rilasciata da
soggetti abilitati e vigilati dall’ANAC, certifica il possesso di requisiti
tecnici, organizzativi ed economico-finanziari da parte dell’impresa, nonché
il rispetto delle norme in materia di regolarità contributiva, sicurezza e
capacità esecutiva.
Nel nuovo impianto normativo, l’attestazione SOA non è soltanto uno
strumento di selezione tecnica, ma assume una valenza strategica in termini
di qualificazione digitale, grazie al fascicolo virtuale dell’operatore
economico e all’integrazione dei dati nel sistema della Piattaforma digitale
nazionale. Il legislatore punta a semplificare e razionalizzare i controlli,
evitando duplicazioni e garantendo maggiore efficienza nella gestione delle
procedure.
Nel corso di questo capitolo verranno analizzate, da un lato, le disposizioni
normative che disciplinano l’equo compenso nei contratti pubblici, le soglie
di applicazione e le modalità operative; dall’altro, i requisiti e le procedure
per l’ottenimento dell’attestazione SOA, le categorie di lavori previste,
nonché le conseguenze in caso di falsità o perdita dei requisiti.
Entrambi i temi si rivelano essenziali per comprendere l’evoluzione del
sistema dei contratti pubblici in chiave di qualità, responsabilità e
professionalità. La loro corretta applicazione costituisce non solo una
garanzia per la pubblica amministrazione, ma anche una tutela concreta per
i soggetti che operano con serietà nel settore.
8.1 – La legge sull’equo compenso (L. 49/2023)
L’introduzione dell’equo compenso nel settore dei contratti pubblici
rappresenta una delle novità più significative dell’ultima stagione
legislativa. Con la Legge 21 aprile 2023, n. 49, il legislatore ha inteso
rafforzare la tutela dei lavoratori autonomi, in particolare di quei
professionisti che operano nell’ambito di rapporti contrattuali con la
pubblica amministrazione e con soggetti economicamente forti. Tale
normativa nasce dall’esigenza di contrastare il fenomeno dei compensi
inadeguati rispetto alla quantità, alla qualità e alla complessità delle
prestazioni rese, specialmente nei settori tecnici, legali e di progettazione.
L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di ristabilire un equilibrio
negoziale tra le parti, promuovendo la valorizzazione del lavoro
professionale e la qualità delle prestazioni, in un’ottica di maggiore equità,
trasparenza e sostenibilità. A tal fine, la legge individua precise regole da
seguire nella determinazione del compenso, ispirandosi ai parametri
ministeriali vigenti e introducendo meccanismi di nullità parziale o
integrale dei contratti che non rispettano tali criteri.
Nel contesto dei contratti pubblici, l’equo compenso assume una rilevanza
ulteriore: non si tratta solo di una questione privatistica o deontologica, ma
di un principio che incide direttamente sulla legittimità delle procedure di
affidamento e sulla regolarità amministrativa delle gare. Come vedremo
nelle sezioni che seguono, le stazioni appaltanti devono tenerne conto già in
fase di programmazione, progettazione e redazione dei documenti di gara.
8.1.1 – Ambito di applicazione e soggetti tutelati
La Legge n. 49/2023 definisce con chiarezza i confini entro cui si applica il
principio dell’equo compenso, individuando sia i soggetti beneficiari della
tutela, sia le controparti contrattuali obbligate al rispetto delle nuove
disposizioni. Tali definizioni sono cruciali per comprendere la portata della
riforma e per individuare correttamente i casi in cui essa si applica anche
nell’ambito degli appalti pubblici.
I professionisti destinatari della tutela
Il legislatore ha inteso tutelare in via prioritaria i lavoratori autonomi
iscritti ad ordini o collegi professionali, riconoscendo la specificità del
lavoro intellettuale e la necessità di garantirne una remunerazione congrua.
Sono dunque soggetti alla disciplina sull’equo compenso:
i liberi professionisti che esercitano in forma individuale o
associata;
gli studi professionali;
le società tra professionisti (STP) costituite ai sensi della Legge
n. 183/2011.
La norma si applica anche nel caso in cui la prestazione sia resa da un
soggetto diverso da una persona fisica, purché la natura dell’attività svolta
resti riconducibile a una prestazione professionale ordinistica.
Sono invece esclusi dall’ambito applicativo della legge i lavoratori
autonomi non iscritti a ordini o collegi, così come le imprese o le società
commerciali che svolgono attività di consulenza non riconducibili alle
professioni regolamentate.
Le controparti obbligate
Un altro aspetto centrale della Legge n. 49/2023 riguarda l’individuazione
dei soggetti che, in qualità di committenti, sono tenuti a corrispondere un
compenso equo. Tra questi rientrano:
le pubbliche amministrazioni, in tutte le loro articolazioni
(Stato, Regioni, enti locali, enti pubblici non economici, ecc.);
le società a partecipazione pubblica, anche non totalitaria,
quando la partecipazione pubblica supera determinate soglie di
controllo;
le banche e le assicurazioni, considerate soggetti “forti” in
quanto in grado di incidere significativamente sulle condizioni
contrattuali;
le imprese con più di cinquanta dipendenti o con un fatturato
annuo superiore a 10 milioni di euro.
La ratio di tale delimitazione risiede nella volontà di evitare che rapporti
contrattuali asimmetrici si traducano in condizioni economiche penalizzanti
per i professionisti, costretti spesso ad accettare compensi irrisori per non
perdere opportunità di lavoro.
Il legame con i contratti pubblici
Nel settore dei contratti pubblici, l’equo compenso si applica
principalmente ai servizi professionali e intellettuali, come ad esempio le
prestazioni di progettazione, direzione lavori, coordinamento della
sicurezza, collaudo tecnico-amministrativo, supporto giuridico o contabile.
La legge impone che tali prestazioni siano compensate in misura non
inferiore a quanto previsto dai parametri stabiliti con decreto
ministeriale, generalmente aggiornati dal Ministero della Giustizia.
L’obbligo per le stazioni appaltanti è duplice: da un lato devono
determinare correttamente il valore economico della prestazione
professionale in sede di gara; dall’altro, devono verificare che le offerte
presentate dai concorrenti non risultino anormalmente basse rispetto ai
parametri minimi, anche in assenza di una soglia di ribasso formale.
In caso di violazione del principio dell’equo compenso, il contratto può
essere parzialmente nullo nella parte relativa alla determinazione del
compenso, oppure interamente nullo se risulta evidente la sproporzione e la
lesione del decoro professionale.
L’ambito di applicazione della Legge n. 49/2023 delinea un sistema in cui il
compenso non è più soltanto oggetto di libera contrattazione, ma elemento
giuridicamente vincolato, quando il professionista si confronta con una
controparte economicamente prevalente. In tale logica, il principio
dell’equo compenso va letto non come una deroga al libero mercato, ma
come uno strumento di riequilibrio contrattuale, volto a impedire
pratiche abusive e a valorizzare la competenza dei professionisti.
Nel quadro dei contratti pubblici, questa impostazione si traduce in un
obbligo preciso per le amministrazioni, chiamate ad applicare con rigore i
criteri oggettivi nella determinazione del compenso. Ciò rappresenta una
garanzia non solo per il professionista, ma anche per la qualità dell’azione
amministrativa, che si fonda sulla competenza tecnica di chi ne supporta
l’attività.
8.1.2 – Criteri per determinare l’equità del compenso
L’equità del compenso, nel contesto dei rapporti tra professionisti e
pubblica amministrazione, non è lasciata a una valutazione soggettiva o
discrezionale. La Legge n. 49/2023 stabilisce criteri oggettivi per assicurare
che il corrispettivo pattuito rifletta in modo congruo la natura e il valore
della prestazione svolta, con riferimento ai parametri ministeriali vigenti. In
tal senso, l’equo compenso assume una valenza tecnica e giuridica, che
richiede alle stazioni appaltanti di adottare strumenti adeguati nella
predisposizione della gara, nella valutazione delle offerte e nella
redazione dei contratti.
Il principio di proporzionalità
Il primo criterio guida è quello della proporzionalità, secondo cui il
compenso deve essere commisurato alla quantità, qualità e complessità
dell’attività svolta. Ciò implica una valutazione non meramente numerica,
ma attenta al valore intrinseco della prestazione professionale, alla sua
durata, alla responsabilità assunta, al livello di specializzazione richiesto e
alla rilevanza economica dell’incarico.
Questo principio si oppone a pratiche consolidate, come il ricorso al
massimo ribasso per servizi intellettuali, che rischiano di compromettere la
qualità delle prestazioni rese e l’effettiva tutela dell’interesse pubblico.
I parametri ministeriali
Il principale riferimento oggettivo è costituito dai parametri stabiliti con
decreto ministeriale, aggiornati periodicamente dal Ministero della
Giustizia in collaborazione con gli ordini professionali. Tali parametri
fissano, per ciascuna categoria professionale, valori minimi e massimi per
le diverse tipologie di attività (es. progettazione architettonica, consulenze
legali, perizie tecniche), sulla base di variabili quali:
valore economico dell’opera o dell’affare;
tempo stimato per lo svolgimento dell’incarico;
grado di difficoltà e responsabilità;
eventuale urgenza o complessità.
Nel caso dei contratti pubblici, le stazioni appaltanti sono tenute a utilizzare
tali parametri come base di calcolo per la determinazione dell’importo a
base d’asta, evitando la previsione di compensi inferiori al minimo
stabilito. L’inosservanza di tale criterio può determinare la nullità della
clausola contrattuale o addirittura del contratto stesso.
Verifica dell’anomalia dell’offerta
L’applicazione del principio dell’equo compenso comporta anche una
revisione del concetto di anomalia dell’offerta nei servizi professionali.
Anche in assenza di un ribasso eccessivo formale, le amministrazioni
devono verificare che l’offerta economica sia congrua e non in contrasto
con i parametri ministeriali.
La verifica dell’anomalia non può basarsi esclusivamente su formule
matematiche o medie aritmetiche: occorre una valutazione tecnica
approfondita, che tenga conto del tipo di prestazione, del tempo necessario
e delle risorse impiegate. In caso di incongruità, l’amministrazione può
richiedere giustificazioni all’operatore economico e, se queste non sono
sufficienti, escludere l’offerta.
Divieto di clausole discriminatorie o sproporzionate
Altro elemento rilevante nella determinazione dell’equo compenso è il
divieto di inserire nei contratti clausole che possano alterare l’equilibrio tra
le parti. Si considerano incompatibili con il principio dell’equità:
compensi determinati unilateralmente dal committente;
obblighi accessori non proporzionati al valore del compenso;
limitazioni eccessive di responsabilità a carico del professionista;
meccanismi di revisione unilaterale del prezzo.
Laddove il contratto contenga clausole di questo tipo, la legge prevede
specifiche forme di tutela per il professionista, come vedremo nella
sottosezione successiva.
8.1.3 – Sanzioni e nullità delle clausole vessatorie
La Legge n. 49/2023 non si limita a enunciare principi di equità e
correttezza, ma introduce strumenti sanzionatori concreti per garantire la
loro effettiva applicazione. In particolare, la norma stabilisce la nullità
delle clausole contrattuali che violano i criteri dell’equo compenso, oltre a
definire modalità di tutela per i professionisti coinvolti in rapporti
contrattuali squilibrati.
Clausole nulle di diritto
Ai sensi dell’art. 3 della legge, sono da considerarsi nulle di diritto tutte le
clausole che:
prevedono un compenso non equo o inferiore ai parametri
ministeriali;
attribuiscono al committente il potere esclusivo di determinare il
compenso;
impongono obblighi o condizioni sproporzionate rispetto alla
prestazione richiesta;
escludono rimborsi per spese sostenute o impongono penali
ingiustificate;
vietano al professionista di proporre azioni giudiziarie.
La nullità è relativa, nel senso che si applica soltanto alla singola clausola e
non travolge l’intero contratto, salvo il caso in cui l’intero compenso
risulti manifestamente inadeguato. In quest’ultima ipotesi, il professionista
può agire per la dichiarazione di nullità integrale del contratto e per
ottenere la liquidazione del compenso secondo equità.
Ricorso al giudice e tutele processuali
In caso di violazione del principio di equo compenso, il professionista ha
diritto a ricorrere al giudice per ottenere:
la dichiarazione di nullità delle clausole illegittime;
la liquidazione giudiziale del compenso, sulla base dei
parametri ministeriali;
il risarcimento del danno, qualora dimostri di aver subito una
lesione economica o di immagine.
La legge prevede un termine di decadenza di 3 anni per l’esercizio
dell’azione, decorrente dalla data di conclusione del contratto o dalla data di
esecuzione della prestazione, a seconda dei casi.
Inoltre, l’azione può essere proposta anche dalle associazioni professionali
maggiormente rappresentative sul piano nazionale, in difesa degli interessi
collettivi della categoria, con la possibilità di ottenere provvedimenti
inibitori e risarcimenti collettivi.
Vigilanza e responsabilità amministrativa
La vigilanza sull’applicazione dell’equo compenso è affidata anche agli
ordini professionali, che possono segnalare agli organi competenti le
violazioni riscontrate, con possibilità di attivare ispezioni e sanzioni
deontologiche. Nei casi in cui la controparte sia una pubblica
amministrazione, la violazione delle norme sull’equo compenso può dar
luogo a responsabilità amministrativa per danno erariale, soprattutto se
la clausola nulla ha determinato una perdita di risorse pubbliche o un
contenzioso evitabile.
8.2 – Attestazione SOA e qualificazione per appalti
L’attestazione SOA rappresenta uno strumento fondamentale nel sistema di
qualificazione degli operatori economici che intendono partecipare a gare
pubbliche per l’esecuzione di lavori. Essa certifica il possesso, da parte
dell’impresa, dei requisiti previsti dal legislatore in termini di capacità
economica, tecnica e organizzativa, costituendo un presupposto
imprescindibile per l’accesso agli appalti di lavori pubblici di importo
superiore a determinate soglie.
Il sistema di qualificazione tramite SOA è stato introdotto dal D.P.R. n.
34/2000 e successivamente integrato e riorganizzato dal Codice dei
Contratti. Il nuovo [Link]. 36/2023 ne ha confermato la centralità,
prevedendo un processo sempre più digitalizzato e interconnesso con le
piattaforme pubbliche (in particolare con il Fascicolo virtuale dell’operatore
economico e la Banca dati nazionale dei contratti pubblici), con l’obiettivo
di rendere più efficiente e trasparente la selezione dei soggetti affidatari.
L’attestazione è rilasciata da appositi organismi autorizzati, le Società
Organismo di Attestazione (SOA), sottoposte alla vigilanza dell’ANAC, e
ha validità quinquennale, con verifica triennale. In questa sezione verranno
analizzati i requisiti necessari per ottenere l’attestazione, le categorie di
lavori cui si riferisce, e le modalità di controllo e revoca previste dalla
normativa vigente.
8.2.1 – Requisiti per il rilascio dell’attestazione
Per ottenere l’attestazione SOA, un’impresa deve dimostrare di possedere
una serie articolata di requisiti generali, economico-finanziari e tecnico-
organizzativi, stabiliti dal legislatore al fine di assicurare l’affidabilità e la
solidità del soggetto che intende eseguire lavori pubblici. Tali requisiti
devono essere documentati attraverso la presentazione di atti, bilanci,
certificazioni e referenze tecniche, e vengono verificati dalle SOA secondo
standard normativi precisi e uniformi.
Requisiti di ordine generale
I requisiti generali coincidono con quelli previsti, in via generale, per la
partecipazione agli appalti pubblici. L’impresa richiedente l’attestazione
deve dimostrare di:
essere in regola con la normativa in materia di antimafia e
requisiti morali (assenza di condanne penali, interdizioni,
fallimenti, ecc.);
non trovarsi in condizioni di esclusione automatica ai sensi
dell’art. 94 del [Link]. 36/2023;
essere in regola con gli obblighi fiscali e contributivi;
rispettare la normativa in materia di sicurezza sul lavoro e tutela
ambientale.
Tali requisiti devono essere posseduti non solo dall’impresa in quanto
soggetto giuridico, ma anche dagli amministratori, soci rilevanti e
direttori tecnici, secondo le specifiche previste dalla legge.
Requisiti economico-finanziari
L’impresa deve inoltre dimostrare la propria solidità economica e
patrimoniale, attraverso la presentazione dei bilanci approvati relativi agli
ultimi cinque anni. In particolare, deve dimostrare di:
aver realizzato un fatturato globale in lavori non inferiore a una
soglia minima prestabilita;
disporre di attrezzature e mezzi d’opera coerenti con la
categoria e la classifica per cui chiede l’attestazione;
aver impiegato una media annua di personale dipendente
coerente con la dimensione aziendale dichiarata;
essere in possesso di idonea capacità economico-finanziaria,
valutata anche sulla base degli indici di bilancio.
L’importo complessivo dei lavori eseguiti (e documentati) nel quinquennio
precedente costituisce uno degli indicatori principali per la determinazione
della classifica SOA, che stabilisce il limite massimo di importo lavori per
cui l’impresa è qualificata a concorrere.
Requisiti tecnico-organizzativi
Sul piano tecnico, l’impresa deve dimostrare l’effettivo possesso di
esperienza nel settore dei lavori pubblici, presentando documentazione
relativa a contratti eseguiti, certificati di regolare esecuzione, collaudi o
SAL (stati di avanzamento lavori) approvati. Tali documenti devono:
riguardare lavori eseguiti direttamente (non subappaltati);
essere coerenti con la categoria richiesta (es. opere generali,
opere specializzate);
rientrare nel periodo di riferimento di cinque anni.
In alcuni casi, è richiesta anche la documentazione relativa al possesso di
sistemi di qualità certificati (ISO 9001) e di attestazioni in materia di
sicurezza (ISO 45001), soprattutto per le categorie di lavori più complesse o
di rilevanza pubblica particolare.
Dimostrazione documentale
La verifica dei requisiti avviene su base documentale, con possibilità di
accertamenti diretti da parte della SOA. Le imprese devono presentare:
bilanci, visure camerali, DURC e modelli fiscali;
contratti, stati di avanzamento lavori, certificati di esecuzione;
elenco del personale, atti costitutivi e statuti societari;
attestazioni di qualità e sicurezza, ove richieste.
Tutta la documentazione deve essere aggiornata e coerente, e ogni
dichiarazione deve essere supportata da prove oggettive e verificabili. La
SOA può richiedere integrazioni, chiarimenti e – in caso di incongruenze –
sospendere o rigettare la richiesta di attestazione.
Validità e aggiornamento dell’attestazione
L’attestazione ha una validità quinquennale, ma al terzo anno deve essere
sottoposta a verifica intermedia, per accertare il mantenimento dei
requisiti. In caso di perdita di uno o più requisiti, la SOA può procedere alla
revoca parziale o totale dell’attestazione.
Nel corso della validità, l’impresa può richiedere integrazioni, variazioni o
aggiornamenti (es. aumento della classifica, estensione ad altre categorie),
purché supportati da nuova documentazione idonea.
8.2.2 – Soggetti abilitati e controlli di qualità
Il sistema di attestazione SOA si basa su un modello decentrato e
regolamentato, nel quale il rilascio dell’attestazione è affidato a soggetti
privati autorizzati, denominati Società Organismo di Attestazione (SOA).
Tali soggetti operano sotto la vigilanza dell’Autorità Nazionale
Anticorruzione (ANAC), che svolge una funzione di controllo,
coordinamento e regolazione dell’intero sistema.
Le SOA sono società di capitali costituite esclusivamente allo scopo di
eseguire le attività di attestazione, secondo quanto previsto dalla normativa
vigente. Il loro compito è quello di verificare, in modo imparziale e
documentato, il possesso e la permanenza dei requisiti da parte delle
imprese richiedenti. L’attività di attestazione deve svolgersi nel pieno
rispetto delle norme in materia di trasparenza, imparzialità e tracciabilità.
Autorizzazione e requisiti delle SOA
Per poter operare, le SOA devono ottenere l’autorizzazione dell’ANAC,
che ne verifica preliminarmente:
la struttura organizzativa e il possesso dei requisiti soggettivi e
oggettivi;
la presenza di personale qualificato e indipendente, in grado di
valutare la documentazione tecnica, contabile e giuridica delle
imprese;
l’adozione di strumenti e procedure idonee a garantire
uniformità di giudizio, riservatezza delle informazioni e
assenza di conflitti di interesse.
Ogni SOA è tenuta a redigere un regolamento interno, approvato
dall’ANAC, che disciplini nel dettaglio le modalità operative, i tempi di
istruttoria, i criteri di valutazione e la gestione dei rapporti con le imprese. È
fatto divieto alle SOA di svolgere attività diverse da quelle strettamente
connesse alla qualificazione, per evitare interferenze o interessi
commerciali che possano compromettere l’imparzialità dell’operato.
Funzionamento e attività istruttoria
L’istruttoria per il rilascio dell’attestazione si basa sull’analisi documentale
del materiale fornito dall’impresa richiedente. Le SOA devono accertare:
la veridicità dei dati forniti;
la congruità tra documenti e requisiti richiesti;
la coerenza tra le categorie SOA richieste e i lavori eseguiti.
L’istruttoria si conclude con una relazione motivata, che può sfociare nel
rilascio dell’attestazione, in un diniego oppure nella richiesta di
integrazioni. La SOA è tenuta a comunicare tempestivamente all’ANAC
ogni atto rilevante, compresi i provvedimenti di sospensione, revoca o
annullamento.
In caso di false dichiarazioni o documentazione irregolare, l’impresa può
essere segnalata alle autorità competenti e iscritta nel Casellario
informatico ANAC, con conseguente esclusione dalle gare pubbliche.
Controlli e vigilanza da parte dell’ANAC
L’ANAC svolge una funzione di supervisione sull’intero sistema delle
SOA, avvalendosi di poteri ispettivi e sanzionatori. L’Autorità verifica il
rispetto delle norme da parte delle SOA attraverso:
controlli documentali e ispezioni dirette presso le sedi delle
società;
analisi dei dati trasmessi periodicamente dalle SOA;
indagini su segnalazioni o reclami provenienti dalle imprese o
dalle stazioni appaltanti.
In caso di violazioni, l’ANAC può:
irrogare sanzioni pecuniarie;
disporre la sospensione temporanea dell’autorizzazione;
revocare l’autorizzazione in caso di gravi e reiterate irregolarità.
L’efficacia del sistema di attestazione dipende in larga misura dalla
correttezza e trasparenza dell’attività svolta dalle SOA. A tal fine,
l’ANAC promuove anche attività di formazione, aggiornamento
professionale e confronto continuo con gli operatori del settore, allo scopo
di armonizzare le prassi operative e prevenire comportamenti opportunistici
o elusivi.
Accreditamento e qualità del servizio
Per garantire standard elevati, molte SOA si dotano di sistemi di gestione
della qualità certificati, in particolare secondo la norma ISO 9001. Tale
certificazione, pur non essendo obbligatoria, rappresenta un elemento di
affidabilità e professionalità che rafforza la fiducia degli operatori
economici.
Inoltre, il rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, economicità e
buon andamento è un requisito essenziale anche per la legittimità dei
provvedimenti adottati dalle SOA. Eventuali comportamenti discriminatori
o negligenti possono essere oggetto di contenzioso amministrativo da parte
delle imprese escluse o penalizzate ingiustamente.
8.2.3 – Durata e rinnovo dell’attestazione SOA
L’attestazione SOA, una volta rilasciata, ha una validità di cinque anni, ma
non è stabile per l’intero quinquennio: il legislatore ha previsto, infatti, un
meccanismo di verifica intermedia al terzo anno, volto ad accertare il
mantenimento dei requisiti dichiarati al momento del rilascio. Questo
sistema garantisce che le imprese qualificate conservino nel tempo
l’affidabilità tecnico-economica necessaria per l’esecuzione di lavori
pubblici.
Validità quinquennale e verifica triennale
La durata dell’attestazione decorre dalla data del provvedimento di rilascio.
Entro il terzo anno, l’impresa è obbligata a sottoporsi alla verifica dei
requisiti, attraverso un’istruttoria semplificata che accerta:
la permanenza dei requisiti generali (regolarità contributiva,
requisiti morali, ecc.);
la continuità dell’attività di impresa;
la validità delle attestazioni relative a lavori eseguiti, fatturato,
personale e mezzi.
Il mancato rispetto dell’obbligo di verifica triennale comporta la decadenza
dell’attestazione, con conseguente cancellazione della qualifica e
impossibilità di partecipare a nuove gare fino all’ottenimento di una nuova
certificazione.
Rinnovo al termine del quinquennio
Al termine dei cinque anni, l’impresa può chiedere il rinnovo
dell’attestazione, mediante una nuova istruttoria completa, simile a quella
prevista per il primo rilascio. È necessario presentare:
documentazione aggiornata su bilanci, lavori eseguiti, personale,
attrezzature;
attestazioni recenti su sicurezza, qualità e regolarità fiscale;
eventuali aggiornamenti relativi alla compagine societaria o ai
direttori tecnici.
Il rinnovo può essere richiesto fino a 90 giorni prima della scadenza, ed è
consigliabile avviare la procedura con un congruo anticipo per evitare
soluzioni di continuità nella partecipazione alle gare.
Rinnovi parziali, integrazioni e variazioni
Nel corso della validità dell’attestazione, l’impresa può richiedere:
aggiornamenti o integrazioni (es. aumento di classifica,
aggiunta di categorie);
variazioni soggettive (es. cambiamenti nella compagine
societaria, nella direzione tecnica);
rinnovi parziali nel caso in cui alcuni requisiti siano
temporaneamente non disponibili.
Tutte le modifiche devono essere documentate e approvate dalla SOA
competente, che verifica la coerenza e la permanenza del quadro generale.
Revoca e decadenza
Oltre alla scadenza naturale, l’attestazione può decadere o essere revocata
nei seguenti casi:
perdita di uno o più requisiti essenziali;
accertamento di dichiarazioni false o documentazione non
veritiera;
mancato superamento della verifica triennale;
mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza, fiscalità o
contrattualistica pubblica.
La revoca ha effetto immediato e comporta l’inserimento dell’impresa nel
Casellario informatico, con conseguente esclusione dalle gare pubbliche per
un periodo variabile a seconda della gravità dell’infrazione.
8.2.4 – Il ruolo dell’attestazione nel sistema digitale di
qualificazione
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici ([Link]. 36/2023) si fonda su un
modello di amministrazione digitale e trasparente, che attribuisce una
funzione centrale alla gestione informatizzata dei requisiti di partecipazione
e alla tracciabilità delle procedure. In questo contesto, l’attestazione SOA
non è soltanto un documento formale, ma si inserisce a pieno titolo nel
sistema digitale di qualificazione degli operatori economici, contribuendo
alla costruzione di un’infrastruttura interconnessa tra imprese, stazioni
appaltanti e autorità di vigilanza.
L’integrazione tra l’attestazione SOA e gli strumenti digitali previsti dal
Codice consente di migliorare l’efficienza amministrativa, ridurre gli oneri
documentali e rafforzare i controlli preventivi e successivi. L’impresa
qualificata diventa parte di un ecosistema digitale in cui ogni dato è
verificabile, aggiornabile e accessibile in tempo reale dalle amministrazioni
autorizzate.
Il Fascicolo virtuale dell’operatore economico
Elemento chiave del nuovo sistema è il Fascicolo virtuale dell’operatore
economico (FVOE), istituito presso l’ANAC e alimentato dalle diverse
fonti pubbliche e dai soggetti accreditati. Il fascicolo contiene tutte le
informazioni rilevanti per la verifica dei requisiti, compresi quelli derivanti
dall’attestazione SOA.
In particolare, il FVOE:
registra i dati anagrafici, legali e tecnici dell’impresa;
conserva l’elenco delle categorie e classifiche per cui l’impresa è
attestata;
monitora la validità e le scadenze delle attestazioni;
archivia eventuali sospensioni, revoche o aggiornamenti.
L’inserimento dei dati nel fascicolo avviene in modalità automatica da parte
delle SOA, le quali sono tenute a comunicare tempestivamente ogni
variazione all’ANAC. Questo consente alle stazioni appaltanti di accedere,
durante le procedure di gara, a un quadro completo e aggiornato della
posizione dell’operatore economico, senza necessità di richiedere ulteriori
documenti.
Interoperabilità con le piattaforme digitali
L’attestazione SOA è parte integrante del più ampio sistema di
interoperabilità delineato dal Codice, che include la Piattaforma digitale
nazionale dei contratti pubblici (PDNCP), i portali regionali, il sistema di
e-procurement e i servizi fiscali e previdenziali. Tutte queste componenti
dialogano tra loro grazie a formati standardizzati e protocolli condivisi,
definiti dall’ANAC e dai soggetti tecnici competenti.
L’obiettivo è creare un ambiente in cui la qualificazione dell’operatore non
sia più un procedimento burocratico da ripetere a ogni gara, ma una
condizione oggettiva, stabile e verificabile digitalmente, capace di
accompagnare l’impresa lungo l’intero ciclo del contratto, dalla
programmazione all’esecuzione.
In questo contesto, l’attestazione SOA assume una funzione abilitante, in
quanto costituisce una delle basi dati certificate su cui si fondano le
decisioni delle stazioni appaltanti. Inoltre, essa può essere utilizzata in
combinazione con altri strumenti digitali, come la firma elettronica, la
marcatura temporale e i registri blockchain, per rafforzare la tracciabilità
delle operazioni e la prevenzione delle frodi.
Controlli automatizzati e riduzione degli oneri documentali
L’inserimento dell’attestazione SOA nel sistema digitale consente
l’attivazione di controlli automatizzati e incrociati, che facilitano il lavoro
delle stazioni appaltanti e migliorano l’affidabilità delle verifiche.
Attraverso algoritmi di controllo, il sistema è in grado di segnalare:
la scadenza di un’attestazione nel corso di una gara;
l’incongruenza tra categorie SOA richieste e quelle possedute;
eventuali incompatibilità soggettive o interdizioni registrate nel
Casellario ANAC.
Grazie a tali funzionalità, viene ridotto drasticamente il margine di
errore umano, con un conseguente incremento dell’efficienza
amministrativa e una riduzione dei contenziosi.
Contestualmente, le imprese vedono semplificati gli adempimenti
documentali, in quanto non sono più tenute a presentare copie cartacee
delle attestazioni, né a richiedere certificati alle SOA per ogni gara: è
sufficiente che i dati siano aggiornati nel fascicolo virtuale.
Evoluzione verso un sistema “a punti” e modulare
Il Codice dei Contratti lascia intravedere la possibilità, in futuro, di
evolvere verso un sistema di qualificazione più dinamico e modulare, in
cui l’attestazione SOA possa essere integrata da ulteriori parametri di
valutazione, come:
indicatori reputazionali;
certificazioni ambientali e sociali;
cronologia di esecuzione dei contratti pubblici.
Tale sistema, già sperimentato in alcune realtà europee, potrebbe prevedere
l’attribuzione di un profilo digitale di qualificazione, aggiornato in tempo
reale in base alle performance e alla regolarità dell’operatore, favorendo
una selezione più qualitativa e meno formale.
Nel nuovo quadro normativo, l’attestazione SOA non è più un documento
statico, ma un elemento dinamico dell’identità digitale dell’operatore
economico. La sua funzione va oltre la mera verifica dei requisiti: essa
partecipa attivamente alla costruzione di un sistema di appalti pubblici
fondato sulla trasparenza, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione delle
imprese affidabili.
L’integrazione tra attestazione e strumenti digitali non solo semplifica le
procedure, ma rafforza la legalità, l’efficienza e la qualità dell’azione
amministrativa, contribuendo a realizzare appalti pubblici più giusti,
competitivi e sostenibili.
CAPITOLO 9:
DIRITTO EUROPEO E APPALTI PUBBLICI
Il sistema degli appalti pubblici italiano non può essere compreso appieno
se non alla luce del diritto dell’Unione europea, che ne costituisce la fonte
primaria di ispirazione normativa e il quadro di riferimento sovraordinato.
Fin dagli anni ’90, infatti, l’Unione ha elaborato una disciplina organica in
materia di contratti pubblici, con l’obiettivo di garantire l’apertura dei
mercati, la concorrenza leale e il corretto utilizzo delle risorse
pubbliche all’interno dello spazio europeo.
Tali principi si fondano sui Trattati istitutivi dell’UE, in particolare sugli
articoli che garantiscono la libera circolazione delle merci, dei servizi e
delle persone (artt. 49, 56 e 59 TFUE), e si traducono in una serie di
direttive settoriali, recepite negli ordinamenti nazionali e periodicamente
aggiornate. Le direttive, che costituiscono il nucleo della legislazione
europea sugli appalti, stabiliscono le regole comuni che gli Stati membri
devono rispettare nella predisposizione, aggiudicazione ed esecuzione dei
contratti pubblici.
Nel contesto italiano, il recepimento delle direttive europee ha
rappresentato un processo normativo complesso e articolato, culminato nel
[Link]. 50/2016 e successivamente nel [Link]. 36/2023, che ne ha
aggiornato i contenuti in linea con la più recente Direttiva 2014/24/UE e
con l’evoluzione giurisprudenziale della Corte di Giustizia dell’Unione
europea. Il Codice attuale riflette pienamente l’influenza del diritto europeo,
incorporando sia i principi generali sia le specifiche procedure imposte dal
legislatore comunitario.
L’importanza del diritto europeo non si esaurisce nella fase normativa:
anche l’interpretazione e l’applicazione delle norme sugli appalti pubblici
sono fortemente condizionate dalla giurisprudenza europea, che svolge un
ruolo essenziale nell’orientare l’azione delle stazioni appaltanti, dei giudici
amministrativi e degli operatori economici. Le sentenze della Corte di
Giustizia hanno chiarito, ad esempio, il concetto di interesse
transfrontaliero, le condizioni di ammissibilità delle clausole sociali e
ambientali, il principio di proporzionalità nelle cause di esclusione, e l’uso
della motivazione nelle procedure negoziate.
Nel presente capitolo verranno analizzati i fondamenti del diritto europeo in
materia di contratti pubblici, le principali direttive vigenti e i meccanismi di
raccordo tra l’ordinamento nazionale e quello europeo. Particolare
attenzione sarà riservata ai principi di non discriminazione, trasparenza,
parità di trattamento e proporzionalità, che rappresentano il cuore
dell’intero sistema, nonché agli strumenti giuridici che l’Unione europea ha
predisposto per garantire l’effettività delle regole comuni: procedure di
infrazione, ricorsi in via principale, e cooperazione tra Stati membri.
L’armonizzazione normativa perseguita dall’Unione non implica
un’uniformità assoluta, ma consente agli Stati membri una certa
discrezionalità nell’adattamento delle regole alle specificità nazionali,
purché siano rispettati gli obiettivi e i vincoli imposti dal diritto
dell’Unione. In tale ottica, il Codice italiano si configura come normativa
di recepimento e attuazione, la cui legittimità è sempre subordinata al
rispetto delle fonti sovraordinate.
Lo studio del diritto europeo è dunque indispensabile per chiunque voglia
comprendere, applicare o conciliare le regole in materia di appalti pubblici,
in quanto costituisce la cornice giuridica essenziale entro cui si muove
l’intero sistema.
9.1 – I principi europei in materia di contratti
pubblici
Alla base del diritto dell’Unione europea in materia di contratti pubblici si
colloca un insieme di principi fondamentali, che ne guidano l’impianto
normativo e orientano l’azione degli Stati membri nell’attuazione delle
direttive. Tali principi, anche se non sempre codificati in modo esplicito nei
singoli atti legislativi, derivano direttamente dai Trattati istitutivi
dell’Unione e costituiscono vincoli cogenti per tutte le amministrazioni
aggiudicatrici.
In particolare, la libera concorrenza, la parità di trattamento, la non
discriminazione, la trasparenza e la proporzionalità sono considerati i
capisaldi su cui si fonda l’intero sistema europeo degli appalti pubblici. La
loro finalità principale è quella di tutelare il mercato interno, prevenendo
pratiche protezionistiche e garantendo l’accesso paritario agli operatori
economici di tutti gli Stati membri.
L’importanza di questi principi è confermata dalla giurisprudenza della
Corte di Giustizia dell’Unione europea, che ne ha precisato contenuti e
limiti applicativi. Tali principi devono essere rispettati non solo nella fase di
aggiudicazione, ma anche nella programmazione, nella definizione delle
specifiche tecniche, nella gestione delle procedure negoziate e
nell’esecuzione del contratto. Inoltre, influenzano direttamente
l’interpretazione e la legittimità delle norme nazionali, che devono sempre
essere conformi al quadro europeo.
9.1.1 – Libera concorrenza, trasparenza, parità di trattamento
Il principio di libera concorrenza è il fondamento stesso del sistema
europeo degli appalti pubblici. Esso impone che tutte le amministrazioni, in
qualità di committenti pubblici, agiscano in modo da non ostacolare
l’accesso al mercato da parte degli operatori economici, garantendo
condizioni eque e non discriminatorie. La concorrenza consente di
migliorare la qualità delle offerte, ridurre i costi per le pubbliche
amministrazioni e stimolare l’innovazione.
Per rendere effettiva la concorrenza, è necessario che il procedimento di
gara sia imparziale, aperto e accessibile, e che non contenga clausole che,
anche indirettamente, favoriscano determinati soggetti a scapito di altri.
Sono contrarie al principio della concorrenza tutte le condizioni che
restringono in modo ingiustificato il numero dei partecipanti, come requisiti
tecnici sproporzionati, tempi troppo ristretti o barriere linguistiche e
documentali non motivate.
Il principio di parità di trattamento è strettamente connesso alla
concorrenza. Esso impone che tutti i concorrenti siano messi nelle stesse
condizioni durante lo svolgimento della procedura, dalla pubblicazione del
bando fino all’aggiudicazione del contratto. Le amministrazioni devono
astenersi da qualsiasi comportamento che possa avvantaggiare un operatore
rispetto agli altri, sia in modo diretto sia attraverso pratiche meno evidenti,
come comunicazioni informali, anticipazioni di informazioni o valutazioni
non oggettive.
Un’applicazione coerente del principio di parità richiede l’adozione di
criteri di selezione chiari e predeterminati, nonché di metodologie
trasparenti per la valutazione delle offerte. Ogni deroga o eccezione deve
essere giustificata da ragioni obiettive e proporzionate, in assenza delle
quali la procedura è da considerarsi viziata.
Il principio di trasparenza completa questo quadro, assicurando che tutte le
fasi della procedura di gara siano conoscibili, tracciabili e documentate.
Le amministrazioni aggiudicatrici devono garantire che le regole del gioco
siano chiare fin dall’inizio e che ogni operazione compiuta nel corso della
gara sia registrata in modo verificabile. La trasparenza ha una duplice
funzione: da un lato garantisce la legittimità dell’azione amministrativa;
dall’altro consente ai concorrenti di esercitare il proprio diritto alla difesa in
caso di contenzioso.
La trasparenza si traduce, sul piano pratico, nella pubblicazione
tempestiva e completa dei bandi, degli atti di gara, dei verbali e dei
provvedimenti di aggiudicazione. Inoltre, impone che i criteri di selezione
siano dettagliati, le motivazioni espresse chiaramente e che gli esiti della
procedura siano accessibili anche ai concorrenti non aggiudicatari.
Questi tre principi – concorrenza, parità e trasparenza – sono
interdipendenti e devono essere letti come un sistema unitario. La
violazione di uno di essi comporta, nella maggior parte dei casi, una lesione
degli altri. La Corte di Giustizia ha più volte ribadito che tali principi hanno
efficacia diretta, e che i soggetti lesi possono farli valere dinanzi ai giudici
nazionali anche in assenza di recepimento esplicito nella normativa interna.
Nel contesto del nuovo Codice dei Contratti Pubblici, il rispetto di questi
principi non è soltanto un dovere giuridico, ma costituisce la condizione
essenziale per la legittimità dell’intera procedura. La loro applicazione
rigorosa è il presupposto per garantire un sistema degli appalti pubblico
europeo realmente aperto, concorrenziale e meritocratico.
9.1.2 – La clausola del mercato interno e i limiti nazionali
Uno dei pilastri del diritto dell’Unione europea è la cosiddetta clausola del
mercato interno, espressione dei principi fondamentali di libera
circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, sanciti
dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Tale
clausola trova applicazione diretta anche nel settore degli appalti pubblici,
ponendo limiti stringenti alle normative e alle prassi nazionali che possano,
in modo diretto o indiretto, ostacolare la partecipazione di operatori
economici esteri alle procedure di gara.
In questo contesto, gli Stati membri sono tenuti ad astenersi dall’introdurre
norme o criteri che, anche solo potenzialmente, possano costituire una
barriera all’accesso al mercato unico europeo. È dunque vietato adottare
misure che impongano condizioni discriminatorie basate sulla nazionalità,
sulla sede dell’impresa, sulla lingua o su altre caratteristiche non
strettamente legate alla capacità tecnica e professionale del concorrente.
La clausola del mercato interno: contenuto e funzione
La clausola del mercato interno è una disposizione di principio, che si
traduce nella necessità per tutte le amministrazioni pubbliche di
garantire un accesso effettivo e non discriminatorio alle gare pubbliche,
indipendentemente dalla provenienza geografica degli operatori economici
all’interno dell’Unione. Essa impone una lettura “euro-unitaria” delle
procedure di affidamento, nella quale i confini statali non possono costituire
ostacoli alla partecipazione.
L’obiettivo è quello di promuovere la concorrenza tra imprese europee,
stimolando l’innovazione e l’efficienza, e garantendo che le risorse
pubbliche siano impiegate secondo criteri di economicità, qualità e
imparzialità. In tal senso, ogni disposizione nazionale che possa limitare
tale accesso deve essere valutata alla luce della sua compatibilità con il
diritto europeo, ed eventualmente disapplicata in caso di conflitto.
Limiti ai requisiti localistici e alle riserve nazionali
Uno degli effetti più rilevanti della clausola del mercato interno è il divieto
di requisiti localistici, ovvero di condizioni che, pur non escludendo
formalmente operatori stranieri, creano una barriera indiretta alla loro
partecipazione. Tra questi si possono citare:
l’obbligo di avere una sede operativa nel territorio nazionale o in
una specifica regione;
la richiesta di precedenti esperienze lavorative presso
amministrazioni italiane;
la previsione di adempimenti o certificazioni redatte
esclusivamente in lingua italiana, senza possibilità di
equivalenza.
Tali clausole, anche quando motivate da esigenze organizzative o di
controllo, sono considerate restrittive della concorrenza europea, salvo
che non siano giustificate da motivi di ordine pubblico, tutela della salute,
sicurezza o altri interessi pubblici prevalenti, nel rispetto del principio di
proporzionalità.
Inoltre, la clausola vieta ogni forma di riserva nazionale o preferenza per
imprese italiane, anche se finalizzata a sostenere l’economia locale o
l’occupazione. La Corte di Giustizia ha più volte chiarito che l’interesse
nazionale economico non può giustificare una restrizione alla libertà di
stabilimento o di prestazione dei servizi.
Interesse transfrontaliero certo e potenziale
La giurisprudenza europea ha stabilito che i principi del mercato interno si
applicano non solo alle gare di rilevanza comunitaria, soggette a
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, ma anche
alle gare sotto soglia, laddove vi sia un interesse transfrontaliero certo o
potenziale. In tal caso, le stazioni appaltanti devono comunque rispettare i
principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione.
L’interesse transfrontaliero viene valutato sulla base di criteri oggettivi,
come:
la natura dell’appalto;
l’ubicazione geografica;
il valore economico;
le caratteristiche del mercato di riferimento.
Qualora sussista tale interesse, l’applicazione del diritto europeo è
obbligatoria anche per gli appalti esclusi formalmente dal campo di
applicazione delle direttive.
Implicazioni per la normativa nazionale
Il principio del mercato interno rappresenta un limite esterno alla
legislazione statale, che deve essere sempre interpretata in modo conforme
al diritto dell’Unione. In caso di contrasto, i giudici nazionali hanno il
dovere di disapplicare la norma interna, anche in assenza di un esplicito
intervento del legislatore.
Nel settore degli appalti pubblici, ciò significa che le amministrazioni
aggiudicatrici devono progettare e gestire le procedure di gara in modo
da evitare qualsiasi forma di discriminazione o restrizione indebita,
anche implicita. Il rispetto della clausola del mercato interno è condizione
necessaria per la legittimità degli atti e per la tutela effettiva degli operatori
economici europei.
9.2 – Le direttive europee sugli appalti e la loro
attuazione
La disciplina europea in materia di appalti pubblici si fonda su un corpus
normativo articolato, costituito principalmente da direttive che
definiscono il quadro giuridico uniforme per tutti gli Stati membri. Queste
direttive, adottate nell’ambito delle politiche del mercato interno, sono
vincolanti quanto agli obiettivi da raggiungere, lasciando tuttavia agli Stati
membri la scelta delle forme e dei mezzi di attuazione. Ne deriva che il
legislatore nazionale è tenuto a recepirne il contenuto nell’ordinamento
interno, conformando la normativa nazionale ai principi, ai criteri e alle
procedure fissati a livello europeo.
Il pacchetto normativo attualmente in vigore è costituito dalle Direttive
2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE, approvate il 26 febbraio 2014 ed
entrate in vigore nel 2016. Queste direttive hanno sostituito i testi
precedenti del 2004, introducendo numerose innovazioni tese a semplificare
le procedure, rafforzare la trasparenza, promuovere la concorrenza e
garantire una maggiore apertura del mercato degli appalti pubblici.
Il legislatore italiano ha recepito tali direttive principalmente con il [Link].
50/2016, abrogato e sostituito poi dal [Link]. 36/2023, che ne rielabora i
contenuti alla luce dei principi di digitalizzazione, semplificazione e
centralità del risultato. La normativa nazionale, pur mantenendo un certo
margine di autonomia, è fortemente condizionata dalla cornice europea, che
funge da parametro di legittimità e di interpretazione dell’intero sistema.
In questa sezione verranno analizzate le tre direttive principali, con
particolare attenzione ai loro contenuti essenziali, agli obiettivi perseguiti e
alle modalità con cui sono state trasposte nel diritto italiano.
9.2.1 – Direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE
Le tre direttive adottate nel 2014 costituiscono il nucleo centrale della
normativa europea sugli appalti pubblici e disciplinano, rispettivamente,
gli appalti pubblici “classici”, gli appalti nei settori speciali e le concessioni
di servizi e lavori. Il loro obiettivo comune è assicurare una
regolamentazione armonizzata e coerente delle procedure di affidamento
negli Stati membri, nel rispetto dei principi del mercato interno e
dell’efficienza della spesa pubblica.
Direttiva 2014/24/UE – Appalti pubblici
La Direttiva 2014/24/UE riguarda gli appalti pubblici di lavori, forniture
e servizi aggiudicati da amministrazioni aggiudicatrici tradizionali (Stato,
enti locali, enti pubblici non economici). Essa rappresenta la base normativa
principale per la disciplina dei contratti pubblici e ha introdotto importanti
innovazioni rispetto alla normativa del 2004. Tra gli elementi di rilievo si
segnalano:
la semplificazione delle procedure, con particolare attenzione
alla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese e all’uso
degli strumenti elettronici;
la valorizzazione degli aspetti qualitativi, attraverso
l’introduzione del criterio dell’offerta economicamente più
vantaggiosa basata sul miglior rapporto qualità/prezzo;
la promozione dell’innovazione e della sostenibilità, mediante
l’inserimento di clausole ambientali e sociali e l’utilizzo degli
appalti come leva strategica per obiettivi di interesse generale;
il rafforzamento delle tutele procedurali, con norme più
precise sulle cause di esclusione, l’avvalimento, la suddivisione
in lotti e l’accesso delle PMI.
Il Codice dei Contratti italiano, in particolare il [Link]. 36/2023, recepisce
integralmente i contenuti della direttiva, inserendoli in un sistema che si
distingue per il forte orientamento alla digitalizzazione delle procedure e
alla semplificazione normativa, nel rispetto degli standard europei.
Direttiva 2014/25/UE – Settori speciali
La Direttiva 2014/25/UE si applica agli appalti nei settori speciali, ovvero
quei settori in cui le attività sono svolte in regime di concessione o di
monopolio legale o di fatto: acqua, energia, trasporti e servizi postali. A
differenza del settore “classico”, in questi ambiti la presenza di operatori
pubblici e privati è più articolata, e le regole di concorrenza richiedono un
equilibrio tra apertura del mercato e tutela degli interessi strategici
nazionali.
La direttiva si caratterizza per:
una maggiore flessibilità procedurale, compatibile con le
esigenze operative delle utilities;
un’attenzione alla garanzia della concorrenza effettiva,
soprattutto nei mercati ancora parzialmente liberalizzati;
la possibilità di escludere le procedure europee in caso di
presenza di una concorrenza effettiva verificata e stabilizzata nel
tempo.
Nel Codice dei Contratti, queste disposizioni sono disciplinate da norme
specifiche che richiedono alle amministrazioni aggiudicatrici un’attenta
valutazione delle condizioni di mercato e una giustificazione rigorosa
dell’eventuale ricorso a procedure non aperte.
Direttiva 2014/23/UE – Concessioni
La Direttiva 2014/23/UE regola l’affidamento di concessioni di lavori e
servizi, fino ad allora disciplinato in modo frammentario e non omogeneo
tra gli Stati membri. Essa si propone di:
stabilire un quadro giuridico unitario per l’aggiudicazione delle
concessioni;
garantire una concorrenza leale e trasparente anche per questa
tipologia contrattuale;
chiarire la distinzione tra concessione e appalto, sulla base del
criterio del rischio operativo trasferito all’operatore
economico.
Le concessioni si distinguono dagli appalti in quanto comportano un
trasferimento parziale o totale del rischio economico sull’aggiudicatario,
che trae la propria remunerazione dall’utilizzo dell’opera o dal corrispettivo
pagato dagli utenti. La direttiva stabilisce che, anche in presenza di tale
rischio, le procedure di affidamento devono comunque rispettare i principi
generali dell’Unione, come pubblicità, trasparenza e parità di trattamento.
Il [Link]. 36/2023 recepisce i contenuti della direttiva, definendo un regime
procedurale semplificato ma comunque ispirato ai principi comuni in
materia di contratti pubblici.
Il sistema europeo degli appalti pubblici si fonda, dunque, su un’architettura
normativa tripartita, in cui ciascuna direttiva risponde a esigenze specifiche
ma si inserisce in un quadro coerente e unitario. Il recepimento delle
direttive da parte degli Stati membri, compresa l’Italia, è obbligatorio e
costituisce una condizione essenziale per la legittimità delle procedure
nazionali.
Lo studio delle direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE è
indispensabile per comprendere le logiche sottese al sistema attuale degli
appalti pubblici, nonché per interpretare correttamente le norme italiane alla
luce del diritto europeo.
9.2.2 – Recepimento in Italia e ruolo del legislatore nazionale
Il recepimento delle direttive europee in materia di appalti pubblici
costituisce un passaggio essenziale per l’effettiva armonizzazione del diritto
nazionale con gli standard comunitari. Le direttive, infatti, pur non avendo
efficacia diretta come i regolamenti, vincolano gli Stati membri quanto al
risultato da raggiungere, lasciando loro un margine di discrezionalità sulle
modalità di attuazione. In questo contesto, il legislatore italiano ha un
compito cruciale: tradurre i principi e le norme delle direttive in un corpus
normativo coerente, efficace e rispettoso delle peculiarità dell’ordinamento
interno.
L’Italia ha tradizionalmente recepito le direttive europee sugli appalti
attraverso decreti legislativi di riordino sistematico, anziché mediante
semplici modifiche puntuali. Questo approccio ha consentito di elaborare
codici organici, come il [Link]. 163/2006, poi abrogato dal [Link]. 50/2016,
a sua volta sostituito dal vigente [Link]. 36/2023. In ciascuna di queste fasi,
il recepimento non si è limitato a un adattamento formale, ma ha
comportato un intervento più ampio di riforma del sistema degli appalti,
ispirato ai principi comunitari.
Dal [Link]. 50/2016 al [Link]. 36/2023
Il [Link]. 50/2016 ha rappresentato il primo atto organico di recepimento
del pacchetto di direttive del 2014. Il testo normativo, predisposto anche
con il supporto dell’ANAC e del Consiglio di Stato, ha cercato di coniugare
i vincoli europei con le esigenze di razionalizzazione, semplificazione e
contrasto alla corruzione presenti nel contesto italiano. Tuttavia,
l’attuazione concreta si è rivelata complessa, dando luogo a frequenti
modifiche e a un elevato grado di stratificazione normativa, anche per
effetto dei numerosi decreti attuativi mancanti o adottati con ritardo.
Proprio per superare tali criticità, il legislatore ha approvato il [Link].
36/2023, che abroga integralmente il Codice precedente e recepisce in
modo più sistematico le direttive europee, alla luce anche dei principi
contenuti nel PNRR e nella normativa emergenziale legata alla ripresa post-
pandemica. Il nuovo Codice si caratterizza per:
una struttura più semplificata e coerente;
il ricorso sistematico alla digitalizzazione delle procedure;
un impianto ispirato alla fiducia negli operatori economici e
alla responsabilità delle stazioni appaltanti;
un maggiore raccordo con il diritto europeo, sia nella parte
generale che nelle disposizioni specifiche su soglie, criteri, cause
di esclusione e strumenti di qualificazione.
Il margine di discrezionalità nazionale
Pur dovendo rispettare i contenuti vincolanti delle direttive, il legislatore
nazionale dispone di un certo spazio di autonomia nell’attuazione. Questo
margine riguarda in particolare:
la scelta delle procedure applicabili agli appalti sotto soglia
comunitaria;
l’individuazione di ulteriori requisiti soggettivi o tecnici,
purché non discriminatori;
la definizione di modalità semplificate di verifica dei requisiti;
l’adozione di misure per la promozione delle PMI, compatibili
con i principi europei.
Tale discrezionalità non è assoluta: ogni scelta normativa deve comunque
rispettare i principi generali del diritto dell’Unione europea, in
particolare quelli di concorrenza, parità di trattamento, trasparenza e
proporzionalità. In caso di contrasto, il giudice nazionale ha il potere – e in
alcuni casi l’obbligo – di disapplicare la norma interna e di garantire la
prevalenza del diritto europeo.
Il ruolo dell’ANAC e delle fonti secondarie
Accanto al legislatore, un ruolo importante nell’attuazione delle direttive è
svolto anche dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che
elabora linee guida, bandi tipo e standard tecnici a supporto delle stazioni
appaltanti. Questi strumenti, pur non avendo valore legislativo,
costituiscono fonti di indirizzo autorevoli e sono spesso richiamati
direttamente nei bandi di gara.
L’ANAC funge anche da ponte operativo tra il diritto europeo e la prassi
nazionale, traducendo i principi comunitari in regole applicabili nei diversi
contesti settoriali. Il suo ruolo è ulteriormente rafforzato nel Codice del
2023, che attribuisce all’Autorità competenze in materia di interoperabilità
digitale, qualificazione delle stazioni appaltanti e vigilanza sul rispetto delle
soglie europee.
Rilievi critici e prospettive
Nonostante i ripetuti tentativi di riforma, il recepimento delle direttive
europee in Italia ha incontrato, nel tempo, varie difficoltà: complessità
normativa, eccesso di vincoli formali, carenze attuative e contenzioso
diffuso. Il [Link]. 36/2023 rappresenta un passo avanti verso una maggiore
coerenza e funzionalità del sistema, ma il successo effettivo dipenderà dalla
capacità delle amministrazioni di applicare correttamente le nuove
regole, dalla qualità delle piattaforme digitali e dalla formazione continua
degli operatori.
Il recepimento non deve essere inteso come un mero adempimento tecnico,
ma come un processo dinamico di integrazione normativa e culturale, in
cui il legislatore italiano gioca un ruolo strategico per garantire la
compatibilità tra le esigenze del sistema Paese e le regole del mercato unico
europeo.
9.3 – Giurisprudenza della Corte di Giustizia
dell’UE
La Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) svolge un ruolo
centrale nell’interpretazione e nell’applicazione del diritto europeo in
materia di contratti pubblici. Le sue pronunce non si limitano a risolvere
controversie tra istituzioni comunitarie o tra Stati membri, ma assumono
valore vincolante per tutti gli organi giurisdizionali nazionali,
contribuendo in modo decisivo alla costruzione di un sistema uniforme e
coerente di regole applicabili agli appalti pubblici in tutta l’Unione.
La Corte ha il compito di garantire il rispetto del diritto dell’Unione,
chiarendo i contenuti delle direttive, precisando l’ambito di applicazione dei
principi generali e risolvendo i dubbi interpretativi sollevati dai giudici
nazionali mediante il meccanismo del rinvio pregiudiziale. In questo
modo, la giurisprudenza europea diventa fonte viva del diritto, capace di
orientare l’evoluzione della normativa e di influenzare direttamente la
prassi amministrativa e giurisdizionale degli Stati membri.
Nel presente capitolo esamineremo le principali sentenze della Corte in
materia di appalti pubblici, con riferimento a temi quali l’interesse
transfrontaliero, il principio di proporzionalità, le cause di esclusione, le
clausole sociali e ambientali, e l’interpretazione dei requisiti di
partecipazione. Tali pronunce costituiscono un punto di riferimento
essenziale per comprendere l’effettiva portata del diritto europeo e per
garantire la corretta applicazione delle sue regole da parte delle stazioni
appaltanti italiane.
9.3.1 – Principali sentenze in materia di appalti
La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE)
ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’interpretazione del
diritto europeo degli appalti pubblici. Le sentenze pronunciate dalla Corte
non solo hanno chiarito concetti chiave contenuti nelle direttive, ma hanno
anche stabilito principi applicabili direttamente alle procedure svolte
dagli Stati membri, influenzando profondamente il contenuto e l’evoluzione
dei codici nazionali.
Una delle sentenze più rilevanti è C-76/81, Transporoute, che per la prima
volta ha affermato che anche appalti di valore inferiore alla soglia
comunitaria possono avere interesse transfrontaliero e che, in tali casi,
devono comunque rispettare i principi generali del diritto europeo
(trasparenza, parità di trattamento, proporzionalità). Questo orientamento è
stato confermato e rafforzato da successive pronunce, tra cui la C-458/03,
Parking Brixen, nella quale la Corte ha chiarito che le concessioni di
servizi, pur escluse formalmente dalla disciplina delle direttive precedenti,
sono soggette ai principi fondamentali del Trattato.
La sentenza C-324/98, Telaustria e Telefonadress ha segnato un altro
punto di svolta: in essa la Corte ha affermato che il principio di trasparenza
impone agli enti aggiudicatori di assicurare un adeguato livello di
pubblicità in tutte le fasi della gara, anche in assenza di obblighi normativi
espliciti. Questo principio ha influenzato profondamente la disciplina
nazionale in materia di pubblicazione degli atti di gara e delle motivazioni
dei provvedimenti.
Importante è anche la sentenza C-406/08, Uniplex, in cui la Corte ha
precisato che le norme nazionali in materia di impugnazione degli atti di
gara devono rispettare i principi europei dell’effettività e della certezza del
diritto. Secondo la Corte, i termini per proporre ricorso devono essere
chiari, prevedibili e non eccessivamente restrittivi, in modo da non
rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di difesa da parte
degli operatori economici.
Un altro aspetto chiave è stato affrontato nella causa C-31/87, Gebroeders
Beentjes, con la quale la Corte ha chiarito che il rispetto delle condizioni
ambientali e sociali può essere legittimamente previsto come criterio di
aggiudicazione, purché sia correlato all’oggetto dell’appalto e indicato in
modo chiaro nei documenti di gara. Questa pronuncia ha aperto la strada
all’inserimento dei criteri ambientali minimi (CAM) e di clausole sociali
nei bandi italiani, ora pienamente recepite anche nel Codice dei contratti
pubblici.
La giurisprudenza europea ha anche affrontato il tema delle cause di
esclusione e dei requisiti di partecipazione, ribadendo il principio della
proporzionalità. Nella sentenza C-171/15, Bietergemeinschaft
Technische Gebäudebetreuung, la Corte ha stabilito che le
amministrazioni non possono escludere un concorrente per una mancanza
meramente formale se la documentazione può essere integrata o chiarita
senza alterare la sostanza dell’offerta. Tale principio ha trovato riflesso
nell’evoluzione della normativa italiana sull’"soccorso istruttorio".
Un’ulteriore pronuncia di grande impatto è la C-550/07, Commissione c.
Germania, in cui la Corte ha dichiarato l’illegittimità del ricorso
sistematico a forme di affidamento diretto tra enti pubblici in assenza di
condizioni rigorose. Secondo la Corte, anche gli affidamenti in house
devono rispettare condizioni precise e non possono eludere i principi di
concorrenza.
Complessivamente, la giurisprudenza della CGUE ha avuto il merito di
uniformare l’interpretazione delle norme sugli appalti in tutti gli Stati
membri, limitando le prassi distorsive e chiarendo l’ambito applicativo
delle direttive. Le sentenze, pur riferendosi a casi specifici, producono
effetti generalizzati e sono considerate fonte interpretativa primaria da
parte dei giudici e delle amministrazioni.
Per gli operatori economici e per le stazioni appaltanti italiane, la
conoscenza della giurisprudenza europea non è soltanto una questione
teorica: essa costituisce uno strumento essenziale per valutare la
legittimità di clausole, bandi, provvedimenti e decisioni, nonché una
guida per impostare correttamente le procedure in modo conforme al diritto
dell’Unione.
9.3.2 – Effetti diretti e disapplicazione del diritto interno
Uno degli elementi caratterizzanti dell’ordinamento dell’Unione europea è
la primazia del diritto comunitario su quello degli Stati membri. Tale
principio si traduce nella possibilità, e in alcuni casi nell’obbligo, per i
giudici nazionali e le pubbliche amministrazioni di disapplicare le norme
interne contrastanti con il diritto europeo, anche in assenza di un
intervento legislativo abrogativo o modificativo.
Questo meccanismo trova fondamento nelle pronunce storiche della Corte
di Giustizia, in particolare nella celebre sentenza C-6/64, Costa c. ENEL,
con la quale la Corte ha stabilito che il diritto dell’Unione non può essere
invalidato da norme interne successive o contrarie. A questa si affianca la
pronuncia C-106/77, Simmenthal, che ha chiarito che la disapplicazione
della norma nazionale è un obbligo immediato per il giudice, che non
deve attendere l’intervento del legislatore nazionale.
Nel settore degli appalti pubblici, ciò comporta che in presenza di norme
interne in contrasto con le direttive europee, il giudice amministrativo (e,
in casi specifici, anche l’amministrazione) è tenuto ad applicare
direttamente le norme dell’Unione.
Questo accade in particolare quando la direttiva è:
sufficientemente chiara, precisa e incondizionata;
non correttamente recepita o non recepita nei termini.
In tali circostanze si parla di effetto diretto verticale della direttiva, che
consente al singolo di invocare i suoi diritti nei confronti dello Stato, inteso
anche come amministrazione aggiudicatrice. Tuttavia, l’effetto diretto
orizzontale, cioè tra privati, non è generalmente ammesso, salvo che le
disposizioni della direttiva trovino corrispondenza in norme generali del
Trattato o in principi consolidati della giurisprudenza europea.
Oltre all’effetto diretto, un altro strumento applicativo è quello della
interpretazione conforme, che impone al giudice nazionale di interpretare
il diritto interno alla luce delle finalità e dei contenuti delle direttive
europee. Questo principio, affermato nella sentenza C-106/89, Marleasing,
consente di colmare le lacune normative e di evitare la disapplicazione
formale, quando l’adeguamento può avvenire per via ermeneutica.
Per quanto riguarda le amministrazioni, la possibilità di disapplicazione
diretta è più controversa. In linea generale, solo il giudice è titolare di
questo potere. Tuttavia, in presenza di giurisprudenza consolidata o
pronunce pregiudiziali della CGUE, anche le amministrazioni possono
ritenersi obbligate a non applicare norme nazionali palesemente
incompatibili con il diritto europeo, in particolare quando ciò eviti
contenziosi inutili o ritardi ingiustificati.
Infine, nei casi in cui lo Stato membro ometta o ritardi il recepimento delle
direttive, oppure applichi norme in violazione del diritto europeo, è
possibile attivare la procedura di infrazione prevista dagli articoli 258–
260 TFUE. La Commissione europea può intervenire e, se necessario, adire
la Corte di Giustizia per ottenere una condanna dello Stato inadempiente,
anche con sanzioni pecuniarie.
L’obbligo di disapplicazione costituisce uno strumento fondamentale per
garantire l’effettività del diritto europeo e per impedire che le divergenze
normative interne ostacolino la realizzazione del mercato unico. In ambito
di contratti pubblici, tale obbligo assume una rilevanza ancora maggiore, in
quanto coinvolge risorse pubbliche, diritti di partecipazione e principi
concorrenziali di rilevanza comunitaria.
La consapevolezza degli effetti diretti e del dovere di disapplicazione
rappresenta, dunque, una competenza essenziale per chi opera nel settore
degli appalti pubblici, sia in veste di concorrente, sia come
amministrazione, sia come giudice, al fine di garantire un sistema conforme
ai valori fondanti dell’Unione europea.
APPENDICE A – Glossario dei termini chiave
A
Accordo quadro
Contratto concluso tra una o più stazioni appaltanti e uno o più operatori
economici per stabilire le condizioni relative a futuri appalti specifici,
durante un periodo determinato. Non determina un obbligo immediato di
acquisto.
Affidamento diretto
Procedura semplificata mediante la quale la stazione appaltante assegna
l’appalto a un operatore economico individuato, senza bando di gara, nel
rispetto dei principi di rotazione, trasparenza e congruità economica.
Appalto integrato
Affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei
lavori, sulla base di un progetto definitivo messo a disposizione dalla
stazione appaltante.
Appalto pubblico
Contratto a titolo oneroso stipulato tra una pubblica amministrazione e un
operatore economico per l'acquisizione di lavori, servizi o forniture.
Avvalimento
Istituto giuridico che consente all’operatore economico di soddisfare i
requisiti di partecipazione a una gara mediante il supporto dei mezzi e delle
risorse di un altro soggetto ausiliario.
B
Bando di gara
Atto con cui la stazione appaltante rende pubblica la volontà di affidare un
contratto, definendo oggetto, requisiti, modalità di partecipazione e criteri
di aggiudicazione.
Base d’asta
Importo massimo previsto dalla stazione appaltante per l’affidamento del
contratto, al netto dell’IVA. Costituisce il limite entro cui devono essere
formulate le offerte.
Beneficiario
Soggetto destinatario della prestazione oggetto del contratto, che può
coincidere o meno con l’amministrazione aggiudicatrice.
Busta amministrativa
Parte della documentazione di gara contenente gli atti richiesti per la
verifica dei requisiti generali e speciali del concorrente.
C
Capitolato speciale
Documento tecnico contrattuale che definisce le caratteristiche, le modalità
di esecuzione e le condizioni specifiche della prestazione oggetto
dell’appalto.
Centrale di committenza
Soggetto pubblico o privato che svolge gare d’appalto per conto di altre
stazioni appaltanti, aggregando la domanda e ottimizzando le procedure.
Centro di costo
Unità interna alla pubblica amministrazione cui è attribuita la responsabilità
della gestione finanziaria e operativa di una spesa o di un contratto.
Certificato di esecuzione lavori
Attestazione formale rilasciata dalla stazione appaltante al termine di un
contratto d’appalto, che documenta l’esecuzione regolare delle prestazioni.
CIG (Codice Identificativo Gara)
Codice numerico univoco assegnato da ANAC a ogni procedura di
affidamento per consentire la tracciabilità dei flussi finanziari e dei dati
contrattuali.
Codice dei contratti pubblici
Insieme di norme che disciplinano l’attività contrattuale delle pubbliche
amministrazioni, attualmente regolato dal [Link]. 36/2023.
Commissione giudicatrice
Organo collegiale nominato dalla stazione appaltante per valutare le offerte,
secondo criteri oggettivi e nel rispetto delle regole di imparzialità.
Consip
Centrale di committenza nazionale che opera per conto delle pubbliche
amministrazioni, svolgendo gare e stipulando convenzioni quadro.
Contratto pubblico
Accordo stipulato a titolo oneroso tra un soggetto pubblico e un operatore
economico, per l’esecuzione di lavori, la fornitura di beni o la prestazione
di servizi.
Criterio del minor prezzo
Sistema di aggiudicazione in cui l’offerta migliore è quella che propone il
prezzo più basso rispetto alla base d’asta, a parità di condizioni tecniche.
Criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa
Metodo di aggiudicazione che valuta sia il prezzo sia altri elementi
qualitativi dell’offerta, secondo parametri predeterminati nella lex specialis.
D
Dialogo competitivo
Procedura di gara articolata in una fase di confronto con gli operatori
selezionati, finalizzata a individuare la soluzione più adatta alle esigenze
dell’amministrazione, prima della fase di offerta.
Direttiva europea
Atto normativo dell’Unione Europea che vincola gli Stati membri al
raggiungimento di determinati obiettivi, lasciando liberi i mezzi e le forme
di recepimento nel diritto interno.
Disciplinare di gara
Documento che integra il bando e definisce in dettaglio le regole operative
della procedura, i documenti richiesti e le modalità di valutazione delle
offerte.
Divieto di commistione
Principio secondo cui non è ammesso valutare elementi tecnici dell’offerta
nella fase in cui si esaminano i requisiti amministrativi, e viceversa. Serve a
garantire la trasparenza e la parità di trattamento.
Documento di gara unico europeo (DGUE)
Dichiarazione standardizzata con la quale l’operatore economico
autocertifica il possesso dei requisiti per partecipare a una procedura di
affidamento, in formato elettronico.
Documento di programmazione triennale
Strumento di pianificazione con cui la stazione appaltante individua, su
base triennale, i propri fabbisogni di lavori, servizi e forniture, indicando
priorità e risorse.
Durata dell’appalto
Periodo temporale entro cui deve essere eseguita la prestazione contrattuale.
Può includere eventuali proroghe o rinnovi, se previsti nei documenti di
gara.
Durc (Documento unico di regolarità contributiva)
Certificazione che attesta la regolarità nei versamenti previdenziali,
assistenziali e assicurativi dell’operatore economico, necessaria per
partecipare alle gare.
E
E-procurement
Sistema elettronico che consente di gestire telematicamente le fasi della
procedura di gara, dalla pubblicazione all’aggiudicazione.
Errori professionali gravi
Violazioni documentate di obblighi contrattuali precedenti o comportamenti
scorretti durante la partecipazione a gare, che giustificano l’esclusione ai
sensi dell’art. 94 del Codice.
Esclusione automatica
Meccanismo previsto per alcune procedure sotto soglia, che consente alla
stazione appaltante di escludere offerte anomale in base a parametri
oggettivi predeterminati.
Esclusione per gravi illeciti professionali
Motivo di esclusione che riguarda comportamenti contrari all’etica o alla
diligenza professionale, idonei a compromettere l’affidabilità dell’operatore
economico.
Esecuzione del contratto
Fase successiva all’aggiudicazione in cui l’operatore economico realizza la
prestazione prevista, sotto la vigilanza della stazione appaltante e nel
rispetto delle clausole contrattuali.
F
Fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE)
Archivio digitale istituito presso ANAC che raccoglie dati e documenti
rilevanti ai fini della partecipazione alle gare, aggiornato automaticamente
dai sistemi informativi pubblici.
Fase di verifica dei requisiti
Controllo effettuato dalla stazione appaltante per accertare che
l’aggiudicatario possieda effettivamente i requisiti dichiarati in fase di gara.
Fattori premiali
Elementi valutativi aggiuntivi che attribuiscono punteggi a offerte che
superano determinati standard qualitativi o propongono soluzioni
innovative.
Fideiussione
Garanzia prestata da un soggetto terzo per assicurare l’adempimento degli
obblighi contrattuali o la serietà dell’offerta. Può essere bancaria o
assicurativa.
Finanza di progetto (project financing)
Modalità di realizzazione di opere pubbliche in cui il soggetto privato
finanzia l’investimento e recupera i costi tramite la gestione economica
dell’infrastruttura.
Fornitura
Contratto pubblico avente ad oggetto la cessione di beni mobili alla
pubblica amministrazione, con o senza posa in opera o servizi accessori.
G
Gara a procedura aperta
Procedura in cui ogni operatore economico può presentare un’offerta,
purché in possesso dei requisiti richiesti, senza limitazioni nella
partecipazione.
Gara a procedura ristretta
Procedura articolata in due fasi: nella prima, gli operatori manifestano
interesse; nella seconda, solo i soggetti selezionati possono presentare
offerta.
Garanzia definitiva
Cauzione obbligatoria prestata dall’aggiudicatario a garanzia della corretta
esecuzione del contratto, da restituire dopo la verifica finale positiva delle
prestazioni.
Garanzia provvisoria
Cauzione a garanzia della serietà dell’offerta, prestata in fase di
partecipazione alla gara, da svincolare dopo l’aggiudicazione o l’esclusione.
Gestione in house
Forma di affidamento diretto a un soggetto formalmente distinto dalla
pubblica amministrazione, ma da essa controllato in modo analogo a un
proprio servizio.
H
Habilitazione
Termine utilizzato in alcuni contesti europei per indicare l’accreditamento o
il riconoscimento formale di un operatore abilitato a partecipare a procedure
ad evidenza pubblica. Nel contesto italiano, si avvicina al concetto di
“qualificazione”.
Helpdesk ANAC
Servizio di supporto fornito dall’Autorità Nazionale Anticorruzione per
assistere stazioni appaltanti e operatori economici nella gestione delle
piattaforme e nella risoluzione di problematiche tecniche o interpretative.
HUB di interoperabilità
Struttura digitale centrale che consente lo scambio di dati tra le piattaforme
telematiche utilizzate dalle stazioni appaltanti e le banche dati pubbliche,
garantendo la coerenza delle informazioni e la semplificazione
amministrativa.
I
Imposta di bollo
Tributo dovuto per alcuni atti e documenti nell’ambito della procedura di
gara, come la domanda di partecipazione o il contratto, salvo esenzioni
previste dalla normativa vigente.
Incompatibilità
Situazione in cui un soggetto, per ragioni di conflitto di interessi o di legami
con l’operatore economico, non può far parte della commissione
giudicatrice o partecipare alla procedura.
Indagine di mercato
Attività preliminare con cui la stazione appaltante acquisisce informazioni
sul mercato di riferimento per valutare la disponibilità di operatori e
prodotti, utile alla successiva definizione della procedura di gara.
Indicatore di anomalia
Parametro matematico o qualitativo utilizzato per identificare le offerte
potenzialmente anomale, cioè eccessivamente basse rispetto alla media
delle offerte valide.
Interesse transfrontaliero
Presunzione che un appalto, pur sotto soglia europea, possa comunque
interessare operatori di altri Stati membri, con conseguente obbligo di
rispettare i principi europei.
Interpello ANAC
Procedura mediante la quale le amministrazioni possono sottoporre
all’Autorità quesiti interpretativi relativi all’applicazione delle norme sui
contratti pubblici.
Intervento sostitutivo
Facoltà riconosciuta alla stazione appaltante di sostituirsi all’appaltatore
inadempiente, anche in via d’urgenza, per assicurare la continuità della
prestazione contrattuale.
Invarianza della soglia
Meccanismo volto a garantire che la soglia di anomalia delle offerte non
venga modificata in funzione dell’esclusione automatica di singole offerte
dalla procedura di calcolo.
L
Legge di bilancio
Norma statale annuale che disciplina la previsione e l’allocazione delle
risorse pubbliche; può contenere disposizioni specifiche in materia di
contratti pubblici.
Legge obiettivo
Strumento legislativo utilizzato in passato per accelerare la realizzazione di
grandi opere strategiche, oggi superato dal nuovo impianto normativo del
Codice dei Contratti.
Lettera di invito
Documento con cui la stazione appaltante invita formalmente gli operatori
selezionati a presentare offerta in una procedura ristretta o negoziata.
Livello progettuale
Grado di approfondimento tecnica richiesto nella redazione dei progetti di
lavori pubblici. Il Codice distingue tra progetto di fattibilità tecnico-
economica, progetto definitivo e progetto esecutivo.
Locazione operativa
Contratto attraverso il quale la pubblica amministrazione acquisisce la
disponibilità di beni strumentali per un periodo definito, senza opzione di
riscatto.
Lotti
Suddivisione dell’appalto in più parti omogenee o complementari,
finalizzata a favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese e a
garantire una maggiore concorrenza.
Lotto funzionale
Partizione di un appalto che consente di affidare separatamente porzioni
autonome e indipendenti dell’opera o della prestazione complessiva.
M
Mandatario
Nel raggruppamento temporaneo d’imprese, è l’operatore economico che
assume la rappresentanza esclusiva del gruppo nei confronti della stazione
appaltante.
Margine di discrezionalità
Spazio di autonomia decisionale riconosciuto alla pubblica amministrazione
nella valutazione delle offerte, nei limiti del rispetto dei criteri di gara e dei
principi generali.
Margine di preferenza
Differenziale di punteggio previsto da alcune normative europee o
nazionali, volto a favorire, in condizioni paritarie, offerte che promuovano
sostenibilità ambientale, innovazione o inclusione sociale.
Massimo ribasso
Criterio di aggiudicazione basato sull’offerta economica più bassa.
Ammesso solo in casi specifici previsti dal Codice, con obbligo di verifica
dell’anomalia.
MePA (Mercato Elettronico della PA)
Piattaforma telematica gestita da Consip, che consente alle pubbliche
amministrazioni di acquistare beni e servizi sotto soglia mediante ordini
diretti o richieste di offerta.
Microimpresa
Impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo o un
totale di bilancio inferiore a 2 milioni di euro. Spesso beneficiaria di misure
di semplificazione.
Misure compensative
Strumenti correttivi adottati per riequilibrare gli effetti economici negativi
derivanti da circostanze imprevedibili sopravvenute durante l’esecuzione
del contratto.
Modello di offerta
Schema predisposto dalla stazione appaltante che l’operatore deve
compilare per presentare la propria proposta economica o tecnica, nel
rispetto dei criteri indicati nei documenti di gara.
Modifica contrattuale in corso d’esecuzione
Variazione delle condizioni contrattuali originarie ammessa solo nei limiti e
nei casi previsti dall’art. 120 del Codice, come imprevisti o necessità
tecniche.
Monitoraggio degli appalti
Attività di raccolta, analisi e verifica dei dati relativi agli appalti pubblici,
svolta da ANAC per garantire trasparenza, legalità ed efficienza.
Motivazione dell’esclusione
Obbligo per la stazione appaltante di indicare in modo chiaro e
circostanziato le ragioni che giustificano l’esclusione di un operatore
economico dalla gara.
Motivi di esclusione facoltativi
Ragioni che consentono, ma non impongono, l’esclusione del concorrente,
come significative carenze nell’esecuzione di precedenti contratti o conflitti
di interesse non sanati.
Motivi di esclusione obbligatori
Cause tassative previste dal Codice che impongono l’esclusione
dell’operatore, come condanne penali gravi, violazioni fiscali o contributive
gravi.
N
Negoziazione
Fase della procedura in cui la stazione appaltante discute direttamente con
gli operatori economici ammessi, allo scopo di migliorare le condizioni
dell’offerta, nel rispetto dei limiti previsti dal Codice.
Nomina della commissione
Atto formale con cui la stazione appaltante istituisce la commissione
giudicatrice, selezionando membri esperti e imparziali sulla base dei criteri
stabiliti.
Norme tecniche di riferimento
Standard approvati da organismi ufficiali (UNI, ISO, ecc.) che regolano le
caratteristiche di prodotti o servizi e sono spesso richiamati nei capitolati
come requisiti di conformità.
Notifica di aggiudicazione
Comunicazione formale con cui la stazione appaltante informa l’operatore
economico dell’aggiudicazione provvisoria o definitiva del contratto,
avviando i termini per eventuali ricorsi.
O
Obblighi di pubblicazione
Insieme di adempimenti in materia di trasparenza amministrativa che
impongono la pubblicazione di bandi, esiti, provvedimenti e altri atti
rilevanti sulle piattaforme ufficiali.
Obbligo di motivazione
Principio generale secondo cui ogni decisione dell’amministrazione deve
essere accompagnata da una spiegazione chiara e verificabile, anche in
ambito contrattuale.
Obbligo di tracciabilità
Vincolo imposto alle amministrazioni e agli operatori economici di
utilizzare strumenti che garantiscano la tracciabilità dei flussi finanziari
legati agli appalti pubblici, per prevenire la corruzione.
Offerta
Proposta formulata da un operatore economico in risposta alla procedura di
gara, contenente l’impegno a fornire beni, servizi o lavori alle condizioni
richieste.
Offerta anomala
Proposta economica o tecnica ritenuta sospettosamente bassa rispetto alla
media o ai parametri di riferimento, che necessita di verifica e
giustificazione.
Offerta economicamente più vantaggiosa
Criterio di selezione che premia il miglior rapporto tra qualità e prezzo,
valutato sulla base di elementi oggettivi e predeterminati.
Offerta fuori termine
Proposta presentata oltre il termine stabilito dal bando, che comporta
l’esclusione automatica dalla procedura di gara.
Operatori economici
Soggetti, persone fisiche o giuridiche, in grado di offrire sul mercato
prestazioni oggetto di appalto. Includono imprese, professionisti, consorzi e
raggruppamenti temporanei.
Organismo di attestazione (SOA)
Soggetto privato autorizzato dall’ANAC al rilascio dell’attestazione SOA,
che certifica il possesso dei requisiti per partecipare ad appalti di lavori
pubblici sopra soglia.
P
Partecipazione alla gara
Atto formale con cui un operatore economico presenta la propria
candidatura o offerta, nel rispetto delle modalità e dei requisiti previsti nei
documenti di gara.
Periodo di stand still
Periodo di sospensione tra l’aggiudicazione e la stipula del contratto,
finalizzato a consentire eventuali ricorsi degli operatori esclusi. La sua
violazione può comportare l’inefficacia del contratto.
Piattaforma di approvvigionamento digitale
Sistema informatico che gestisce tutte le fasi della procedura di gara,
dall’indizione alla stipula del contratto. Deve essere accreditata secondo gli
standard di interoperabilità previsti dal Codice.
Principio di proporzionalità
Richiede che le condizioni di partecipazione, i requisiti e le esclusioni siano
adeguati rispetto all’oggetto e al valore dell’appalto, evitando imposizioni
eccessive o discriminatorie.
Principio di rotazione
Regola secondo cui, a parità di condizioni, non si deve affidare l’appalto al
medesimo operatore già affidatario di un precedente contratto, salvo
motivazione.
Principio di trasparenza
Fondamento dell’azione amministrativa, implica che ogni fase della
procedura di affidamento sia conoscibile, documentata e verificabile da
parte dei soggetti interessati.
Procedura aperta
Gara pubblica alla quale ogni operatore economico può partecipare,
presentando direttamente la propria offerta senza fasi preliminari di
selezione.
Procedura negoziata
Gara in cui la stazione appaltante consulta alcuni operatori selezionati, con i
quali negozia le condizioni contrattuali. È ammessa solo nei casi previsti
dal Codice.
Profilo del committente
Sezione del sito istituzionale della stazione appaltante destinata alla
pubblicazione di atti e comunicazioni relativi alle procedure di gara, per
garantire trasparenza.
Progetto definitivo
Fase intermedia della progettazione, più dettagliata rispetto a quella di
fattibilità, che definisce compiutamente le opere da realizzare in termini
tecnici e dimensionali.
Progetto di fattibilità tecnico-economica
Livello preliminare della progettazione di lavori pubblici, utile per valutare
la sostenibilità tecnica, economica e ambientale dell’intervento proposto.
Progetto esecutivo
Livello di progettazione più dettagliato, che contiene tutti gli elementi
tecnici necessari per dare avvio all’esecuzione dell’opera o del servizio.
Pubblicazione in GUUE
Obbligo previsto per gli appalti sopra soglia europea, che impone la
pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, a
garanzia della massima trasparenza.
Pubblicazione in piattaforma ANAC
Obbligo di trasmettere dati e documenti di gara alla piattaforma digitale
ANAC per garantire tracciabilità, monitoraggio e trasparenza delle
procedure.
Q
Quadro economico dell’appalto
Prospetto riepilogativo dei costi complessivi previsti per l’esecuzione
dell’appalto, suddiviso in importi per lavori, forniture, spese tecniche e
oneri accessori.
Quota di subappalto
Percentuale dell’appalto che può essere affidata a soggetti terzi da parte
dell’appaltatore principale. È soggetta a limiti e condizioni previsti dalla
legge.
R
Raggruppamento temporaneo di imprese (RTI)
Forma di collaborazione tra più operatori economici per partecipare
congiuntamente a una gara, mantenendo ciascuno la propria autonomia
giuridica.
RDO (Richiesta di Offerta)
Procedura telematica utilizzata all’interno del Mercato Elettronico della PA
per confrontare più offerte e selezionare quella economicamente più
vantaggiosa.
Recesso unilaterale della stazione appaltante
Facoltà di sciogliere il contratto per motivi di interesse pubblico, previa
congrua indennità per l’appaltatore, nei casi previsti dal Codice.
Requisiti di capacità economico-finanziaria
Condizioni richieste per dimostrare l’idoneità economica dell’operatore a
sostenere l’esecuzione dell’appalto, come fatturato minimo o coperture
assicurative.
Requisiti di capacità tecnico-professionale
Elementi che attestano l’esperienza e la competenza dell’operatore
economico in relazione all’oggetto dell’appalto (lavori eseguiti, personale
qualificato, certificazioni).
Responsabile Unico del Progetto (RUP)
Figura chiave della stazione appaltante che gestisce l’intero ciclo
dell’appalto, dall’indizione della gara alla chiusura del contratto,
assicurandone la regolarità.
Rettifica del bando
Modifica del contenuto di un bando già pubblicato, che può riguardare
requisiti, termini o condizioni. Deve essere pubblicata con le stesse
modalità del bando originario.
Revoca della gara
Decisione della stazione appaltante di annullare la procedura prima
dell’aggiudicazione, per sopravvenute ragioni di interesse pubblico o vizi
insanabili.
Ribasso percentuale
Metodo con cui l’operatore formula la propria offerta economica, indicando
la riduzione rispetto alla base d’asta fissata dalla stazione appaltante.
Rischio operativo
Rischio legato all’incertezza dei ricavi e dei costi derivanti dall’esecuzione
dell’appalto. È un elemento distintivo nei contratti di partenariato pubblico-
privato.
Riserva
Annotazione formale dell’appaltatore, redatta nel registro di contabilità, con
cui si contestano determinati aspetti dell’esecuzione o si richiedono
compensazioni economiche.
Risorse proprie dell’operatore
Elementi (personale, mezzi, know-how) che l’operatore economico mette a
disposizione per l’esecuzione dell’appalto, distinti da quelli acquisiti tramite
avvalimento.
S
Scheda di sintesi del contratto
Documento riepilogativo redatto a fini informativi o di trasparenza, che
sintetizza le principali caratteristiche dell’appalto (oggetto, durata, importo,
aggiudicatario).
Sconto sull’importo a base d’asta
Forma di offerta economica in cui l’operatore propone una riduzione sul
prezzo fissato dalla stazione appaltante, in misura percentuale o assoluta.
Scorrimento della graduatoria
Procedura che consente di assegnare l’appalto al secondo classificato in
caso di rinuncia, esclusione o decadenza dell’aggiudicatario.
Sicurezza sul lavoro
Insieme di norme e misure obbligatorie per la tutela della salute e
dell’incolumità dei lavoratori impegnati nell’esecuzione dell’appalto.
SOA - Soggetti abilitati alla certificazione
Organismi privati accreditati presso l’ANAC che rilasciano, rinnovano o
revocano le attestazioni SOA necessarie per la partecipazione a determinati
appalti pubblici di lavori.
Soccorso istruttorio
Procedura che consente all’operatore economico di integrare o chiarire
documenti carenti o irregolari della propria offerta, evitando l’esclusione
automatica in caso di errori formali.
Soft law
Indicazioni, linee guida o raccomandazioni non vincolanti, ma dotate di
valore interpretativo o orientativo, come quelle emesse da ANAC o dalla
Commissione UE.
Soggetto aggregatore
Ente pubblico con competenze specifiche in materia di acquisti
centralizzati, che opera per conto di più amministrazioni al fine di ottenere
economie di scala e semplificazioni procedurali.
Soggetto esecutore
Chi materialmente realizza la prestazione oggetto dell’appalto, che può
coincidere con l’aggiudicatario o essere un subappaltatore autorizzato.
Soglia comunitaria
Importo oltre il quale si applicano le direttive europee in materia di appalti
pubblici. È fissata periodicamente dalla Commissione UE e varia in base
all’oggetto e alla tipologia dell’amministrazione.
Stazione appaltante
Soggetto pubblico o assimilato che indice e gestisce la procedura di gara
per l’affidamento di un appalto, assumendosi tutte le responsabilità
amministrative e contrattuali.
Stipula del contratto
Atto conclusivo della procedura di gara, mediante il quale
l’amministrazione e l’aggiudicatario formalizzano il contratto e ne danno
esecuzione.
Subappalto
Affidamento a terzi, da parte dell’aggiudicatario, di parte delle prestazioni
contrattuali. È ammesso entro i limiti previsti e deve essere autorizzato
dalla stazione appaltante.
Subentro in corso d’esecuzione
Passaggio dell’appalto da un operatore economico a un altro in fase
esecutiva, ammesso in casi specifici come cessione d’azienda o sostituzione
dell’aggiudicatario inadempiente.
T
Tariffe professionali
Parametri di riferimento previsti per determinare il compenso equo dei
professionisti nei contratti pubblici, specie in caso di incarichi di
progettazione o consulenza.
Termine dilatorio
Intervallo di tempo che deve decorrere prima che un determinato atto
produca effetti giuridici, ad esempio il periodo di stand still prima della
stipula del contratto.
Termine perentorio
Scadenza che non può essere prorogata e il cui superamento comporta
l’esclusione dalla procedura o l’inefficacia dell’atto compiuto fuori termine.
Trasparenza amministrativa
Principio che impone la pubblicazione e la tracciabilità degli atti delle
pubbliche amministrazioni, con particolare attenzione alle procedure di
appalto.
Trattativa diretta
Procedura di affidamento riservata a una singola impresa, usata per importi
contenuti nel MePA, previo confronto tra offerta pubblicata e condizioni
contrattuali.
U
UE (Unione Europea)
Ordinamento sovranazionale che ha un impatto rilevante sulla disciplina
degli appalti pubblici, soprattutto tramite direttive, regolamenti e sentenze
della Corte di Giustizia.
Ufficio di direzione lavori
Struttura tecnica che, sotto la responsabilità del direttore dei lavori,
sovrintende all’esecuzione dell’opera pubblica, verificando qualità, tempi e
conformità contrattuale.
Utilizzatore finale
Destinatario diretto del bene o servizio oggetto dell’appalto, che può
coincidere o meno con l’amministrazione aggiudicatrice.
V
Validità dell’offerta
Periodo di tempo durante il quale l’operatore economico si impegna a
mantenere ferme le condizioni proposte, salvo proroghe richieste dalla
stazione appaltante.
Valutazione di congruità
Esame delle offerte anomale per accertare che siano sostenibili dal punto di
vista tecnico ed economico, senza sacrificare la qualità o violare obblighi
normativi.
Verifica dei requisiti
Controllo formale e sostanziale, effettuato dalla stazione appaltante, sulla
documentazione presentata dagli operatori economici, per accertarne
l’ammissibilità alla procedura.
Z
Zonizzazione urbanistica
Classificazione del territorio comunale in zone con destinazioni d’uso
differenziate, che può incidere sulla fattibilità o sulla localizzazione di
interventi oggetto di appalto.
APPENDICE B – Mappe concettuali e schemi
testuali
Questa appendice ha l’obiettivo di offrire una panoramica sintetica e
immediatamente memorizzabile dei principali istituti trattati nel manuale.
Le mappe concettuali testuali sono pensate per agevolare il ripasso,
evidenziando le relazioni logiche tra concetti, le fasi delle procedure e i
ruoli coinvolti. Ogni mappa è accompagnata da una breve introduzione che
ne contestualizza il contenuto, seguita da uno schema in forma di bullet
points narrati, con struttura gerarchica e spiegazioni essenziali.
Utilità per la preparazione
Queste mappe non sostituiscono lo studio della parte teorica, ma ne
rappresentano un efficace strumento di sintesi. Sono particolarmente utili:
nelle fasi di ripasso prima della prova,
per orientarsi tra concetti simili,
per memorizzare classificazioni e fasi procedurali.
Struttura della sezione
Ogni scheda è dedicata a un tema-chiave del Codice dei contratti pubblici. I
contenuti sono organizzati per aiutare a visualizzare rapidamente le
informazioni fondamentali e le connessioni logiche. Le schede possono
anche essere stampate e utilizzate come supporto mnemonico.
APPENDICE C – Giurisprudenza amministrativa
La disciplina dei contratti pubblici, pur essendo fondata su norme scritte e
codificate, è fortemente influenzata dall’interpretazione giurisprudenziale,
soprattutto da parte dei giudici amministrativi. Il contenzioso in materia di
appalti rappresenta una delle aree più dense del diritto amministrativo
italiano, e i princìpi affermati dal Consiglio di Stato e dai TAR costituiscono
una fonte imprescindibile per comprendere l’effettiva applicazione del
Codice.
Questa appendice raccoglie una selezione ragionata di dieci sentenze
significative, scelte per la loro ricorrenza e rilevanza pratica. Si tratta di casi
emblematici che affrontano questioni cruciali: dall’esclusione per
irregolarità formali al principio di rotazione, dall’avvalimento al
subappalto, fino all’obbligo di motivazione nei provvedimenti di
aggiudicazione.
Ogni scheda è strutturata in modo da offrire:
una sintesi chiara e autonoma del caso, utile per cogliere la
questione giuridica affrontata e la soluzione offerta dal giudice;
un commento operativo, pensato per chi lavora quotidianamente
con il Codice e deve tradurre i princìpi giurisprudenziali in scelte
concrete e consapevoli;
i riferimenti normativi collegati, per permettere un agevole
rinvio agli articoli del [Link]. 36/2023 rilevanti per ciascun caso.
L’obiettivo di questa sezione non è quello di fornire un repertorio esaustivo
delle sentenze in materia, ma di focalizzare l’attenzione sui nodi
interpretativi più delicati, fornendo spunti di riflessione e strumenti di
orientamento a chi, per ragioni di studio o di lavoro, opera nel campo dei
contratti pubblici.
Questa appendice si rivolge quindi a chi prepara concorsi pubblici e,
soprattutto, a professionisti, funzionari e operatori del settore che
necessitano di esempi concreti per consolidare la propria conoscenza
normativa e orientarsi tra prassi applicative e margini di discrezionalità
amministrativa.
Caso 1 – Esclusione per irregolarità formale non
essenziale
Sintesi della sentenza
Il TAR Lazio ha chiarito che un’irregolarità formale non essenziale nella
documentazione di gara – ad esempio, la mancata apposizione della firma
su un allegato privo di valore sostanziale – non può comportare
automaticamente l’esclusione dell’operatore economico.
L’Amministrazione deve valutare se tale irregolarità abbia effettivamente
inciso sulla par condicio dei concorrenti o sulla completezza dell’offerta.
TAR Lazio, Roma, Sez. III, sent. n. 1174/2023
Commento pratico
La sentenza ribadisce il principio di proporzionalità e la necessità di evitare
automatismi esclusivi, soprattutto quando l’irregolarità non compromette la
validità dell’offerta o la parità di trattamento. Le stazioni appaltanti sono
tenute a valutare caso per caso, motivando l’eventuale esclusione. Questo
orientamento rafforza l’idea che la forma non può prevalere sulla
sostanza, a meno che non ricorrano elementi oggettivi che giustifichino la
misura espulsiva. È quindi essenziale che i RUP e le commissioni valutino
con attenzione il contenuto e l’incidenza dell’irregolarità, evitando
interpretazioni eccessivamente formalistiche.
Riferimenti normativi collegati
Art. 10, [Link]. 36/2023 – Principio di risultato
Art. 101, co. 1 – Cause di esclusione
Art. 102 – Soccorso istruttorio
Caso 2 – Soglia di anomalia e verifica dell’offerta
economicamente più vantaggiosa
Sintesi della sentenza
Il Consiglio di Stato ha stabilito che la stazione appaltante non può
escludere automaticamente un’offerta sospetta di anomalia, ma è tenuta
ad attivare la verifica di congruità e a motivare adeguatamente l’eventuale
esclusione successiva. L’anomalia non è di per sé causa di esclusione, ma
impone una verifica tecnica e documentale.
Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 273/2022
Commento pratico
Nel caso di offerta economicamente più vantaggiosa, la verifica
dell’anomalia assume una funzione garantista. Il Consiglio di Stato
conferma che la procedura di verifica non è automatica, ma costituisce
un contraddittorio tra amministrazione e operatore. Ciò implica che anche
un’offerta molto bassa, o con ribassi fuori norma, debba essere valutata nel
merito. È cruciale, per le stazioni appaltanti, motivare in modo chiaro e
documentato ogni decisione in merito all’esclusione. Per gli operatori, è
invece importante predisporre un’analisi credibile dei costi e dei margini, al
fine di superare il vaglio dell’amministrazione.
Riferimenti normativi collegati
Art. 110 – Offerte anomale
Art. 108 – Offerta economicamente più vantaggiosa
Art. 13 – Principi di concorrenza e trasparenza
Caso 3 – Legittimità del soccorso istruttorio per
carenze documentali
Sintesi della sentenza
Il TAR Lombardia ha affermato che è illegittima l’esclusione dalla gara di
un operatore economico che ha omesso un documento richiesto, quando tale
omissione è sanabile tramite soccorso istruttorio. La norma consente infatti
di integrare le dichiarazioni mancanti o incomplete, purché non si alterino i
contenuti dell’offerta tecnica o economica.
TAR Lombardia, Milano, Sez. I, sent. n. 308/2022
Commento pratico
Il soccorso istruttorio si configura come strumento fondamentale per
garantire la massima partecipazione e la correttezza della gara. L’esclusione
è giustificata solo nei casi in cui il vizio riguardi elementi sostanziali e non
sanabili. Il TAR chiarisce che la finalità del soccorso è evitare esclusioni
sproporzionate per errori formali, sempre che l’operatore non ne tragga un
vantaggio sleale. Le stazioni appaltanti devono quindi attivare tale
procedura ogniqualvolta l’integrazione sia compatibile con il principio di
parità e non incida sull’offerta. Il rigetto pregiudiziale senza attivazione del
soccorso costituisce violazione del principio di buon andamento.
Riferimenti normativi collegati
Art. 102 – Soccorso istruttorio
Art. 3 – Principio di massima partecipazione
Art. 10 – Principio di risultato
Caso 4 – Avvalimento: requisiti e responsabilità
tra ausiliaria e concorrente
Sintesi della sentenza
Il Consiglio di Stato ha chiarito che, in materia di avvalimento, l’operatore
economico concorrente e l’impresa ausiliaria rispondono in solido per il
possesso e il corretto utilizzo dei requisiti prestati. Inoltre, l’obbligo
contrattuale tra le parti deve essere chiaro, dettagliato e riferito ai requisiti
effettivamente prestati, pena l’esclusione dalla procedura.
Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 5793/2021
Commento pratico
L’avvalimento è uno strumento che consente l’accesso alle gare anche a chi
non possiede direttamente tutti i requisiti, ma implica precisi obblighi
formali e sostanziali. La sentenza ribadisce che non basta una
dichiarazione generica, ma è necessaria una documentazione puntuale,
comprensiva del contratto di avvalimento e degli impegni reciproci.
L’ausiliaria deve essere realmente in grado di mettere a disposizione risorse
e competenze, e risponde congiuntamente dell’esecuzione. Per le stazioni
appaltanti, la verifica della reale disponibilità dei mezzi prestati è
obbligatoria. L’operatore deve evitare l’utilizzo strumentale
dell’avvalimento come forma elusiva.
Riferimenti normativi collegati
Art. 104 – Avvalimento
Art. 100 – Requisiti di partecipazione
Art. 97 – Operatori economici
Caso 5 – Subappalto: limiti e obblighi dichiarativi
Sintesi della sentenza
Il TAR Campania ha stabilito che la mancata indicazione della volontà di
ricorrere al subappalto in sede di offerta non comporta più, di per sé,
l’esclusione dell’operatore economico. Tuttavia, resta fermo l’obbligo di
dichiarare i subappalti prima dell’esecuzione, con indicazione delle attività
e delle percentuali.
TAR Campania, Napoli, Sez. II, sent. n. 567/2023
Commento pratico
Dopo le modifiche normative introdotte prima con il D.L. Semplificazioni e
poi consolidate nel nuovo Codice, la disciplina del subappalto è stata
resa più flessibile, ma richiede comunque trasparenza. Non è più
obbligatorio dichiarare fin da subito tutte le attività subappaltate, ma la
dichiarazione deve avvenire comunque prima della stipula o in fase di
esecuzione, pena la decadenza del diritto a subappaltare. Le stazioni
appaltanti devono vigilare sul rispetto dei limiti percentuali, sui requisiti del
subappaltatore e sulla natura delle lavorazioni subappaltate. L’operatore
economico deve gestire con attenzione l’equilibrio tra esecuzione diretta e
affidamento a terzi, in quanto il subappalto non può essere usato per
aggirare i vincoli di qualificazione o responsabilità.
Riferimenti normativi collegati
Art. 119 – Subappalto
Art. 102 – Soccorso istruttorio
Art. 105 – Obblighi informativi
Caso 6 – Cause di esclusione obbligatorie e
autodichiarazioni mendaci
Sintesi della sentenza
Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità dell’esclusione di un
concorrente che aveva reso dichiarazioni mendaci in merito all’assenza di
procedimenti penali, nonostante la documentazione fosse in corso di
aggiornamento. La dichiarazione falsa, anche se priva di dolo pieno,
compromette l’affidabilità dell’operatore.
Cons. Stato, Sez. III, sent. n. 8852/2022
Commento pratico
Le cause di esclusione obbligatorie, soprattutto quelle legate alla moralità
professionale e alla correttezza dichiarativa, impongono un elevato
standard di trasparenza. Le autodichiarazioni sono strumenti
fondamentali nel sistema di qualificazione, ma implicano una forte
responsabilità per l’operatore. Anche un’omissione o una dichiarazione
parzialmente falsa può essere sanzionata con l’esclusione. La
giurisprudenza ha chiarito che non rileva la sola intenzione, ma l’effetto
fuorviante della dichiarazione. Le stazioni appaltanti non hanno
discrezionalità in questi casi: l’esclusione è automatica. È quindi essenziale
che gli operatori aggiornino costantemente la propria posizione giuridica e
si avvalgano, se necessario, del soccorso istruttorio solo in caso di carenze
non sostanziali.
Riferimenti normativi collegati
Art. 94 – Cause di esclusione automatica
Art. 95 – Verifica dei requisiti
Art. 97 – Operatori economici
Caso 7 – Obbligo di motivazione
nell’aggiudicazione
Sintesi della sentenza
Il TAR Lazio ha ribadito che l’aggiudicazione definitiva deve essere
motivata in modo completo e coerente, soprattutto nei casi in cui la
stazione appaltante opti per l’offerta economicamente più vantaggiosa.
L’omessa o generica motivazione configura violazione dei principi di
trasparenza e imparzialità.
TAR Lazio, Roma, Sez. I, sent. n. 10014/2022
Commento pratico
Anche nel nuovo Codice, la motivazione resta un obbligo non meramente
formale: deve spiegare le ragioni della scelta, l’attribuzione dei punteggi e
le eventuali esclusioni. Soprattutto nei casi di valutazione discrezionale
dell’offerta tecnica, la motivazione garantisce la sindacabilità della
decisione e la tutela della concorrenza. Non è sufficiente un semplice
punteggio numerico se non accompagnato da una giustificazione chiara. Le
stazioni appaltanti devono redigere verbali dettagliati e coerenti, evitando
incongruenze e omissis. L’operatore economico può contestare
l’aggiudicazione solo se dispone di elementi documentali idonei a
dimostrare l’inadeguatezza della motivazione.
Riferimenti normativi collegati
Art. 17 – Motivazione e trasparenza
Art. 108 – Criteri di aggiudicazione
Art. 110 – Offerte anomale
Caso 8 – Raggruppamenti temporanei: principio
di corrispondenza tra requisiti e attività
dichiarate
Sintesi della sentenza
Il Consiglio di Stato ha stabilito che, nei RTI, vi deve essere
corrispondenza tra i requisiti dichiarati dai singoli partecipanti e le
prestazioni effettivamente eseguite. La mancanza di tale coerenza
comporta l’esclusione del raggruppamento, anche se il requisito è posseduto
complessivamente.
Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 4901/2021
Commento pratico
Il principio di corrispondenza impedisce che vi siano partecipanti “di
facciata” nei RTI, ovvero soggetti che dichiarano requisiti ma non eseguono
le relative prestazioni. Ogni impresa deve possedere i requisiti
proporzionali alle prestazioni che intende svolgere e la distribuzione
delle quote va indicata chiaramente fin dall’offerta. Le stazioni appaltanti
devono verificare il possesso e la coerenza interna del raggruppamento,
senza affidarsi solo al possesso cumulativo. L’inosservanza di tale principio
può comportare esclusioni anche in fase avanzata della procedura.
Riferimenti normativi collegati
Art. 68 – RTI e consorzi ordinari
Art. 67 – Requisiti di qualificazione
Art. 97 – Operatori economici
Caso 9 – Nullità dell’aggiudicazione per mancata
pubblicazione del bando
Sintesi della sentenza
Il TAR Sicilia ha affermato che l’omessa pubblicazione del bando di gara
nella Gazzetta Ufficiale o sui canali previsti comporta la nullità
dell’aggiudicazione, in quanto lesiva della trasparenza e della concorrenza.
TAR Sicilia, Palermo, Sez. III, sent. n. 1713/2023
Commento pratico
La pubblicazione è un adempimento essenziale per garantire l’effettiva
conoscibilità della procedura. L’omissione o l’irregolarità della
pubblicazione invalida l’intera procedura di affidamento, anche se
successivamente l’aggiudicazione è avvenuta regolarmente. Per le stazioni
appaltanti, ciò implica l’obbligo di documentare puntualmente ogni fase
pubblicitaria e di utilizzare i canali corretti (GUUE, GURI, sito
istituzionale, piattaforme digitali). L’operatore economico che non ha
potuto partecipare per mancata pubblicazione può proporre ricorso e
ottenere l’annullamento degli atti. È quindi fondamentale che la
pubblicazione avvenga nei tempi e nei modi previsti dal Codice.
Riferimenti normativi collegati
Art. 84 – Pubblicità degli atti
Art. 85 – Trasparenza delle procedure
Art. 17 – Motivazione e legalità
Caso 10 – Principio di rotazione negli affidamenti
sotto soglia
Sintesi della sentenza
Il Consiglio di Stato ha confermato che il principio di rotazione si applica
anche agli affidamenti diretti e negoziati sotto soglia. Tuttavia, la stazione
appaltante può derogare, purché motivi in modo adeguato il perché
dell’invito o dell’affidamento al contraente uscente.
Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 525/2022
Commento pratico
Il principio di rotazione ha lo scopo di evitare che un medesimo operatore
economico ottenga reiteratamente affidamenti diretti, compromettendo la
concorrenza. Tuttavia, non si tratta di un divieto assoluto: è ammessa la
deroga in presenza di specifiche esigenze, come la continuità del servizio,
l’assenza di altri operatori qualificati o l’economicità. L’elemento chiave è
la motivazione scritta, che deve rendere esplicite le ragioni della scelta. Le
stazioni appaltanti non possono affidarsi a consuetudini o preferenze
pregresse. Gli operatori esclusi devono essere in grado di verificare che la
scelta sia stata legittima e non arbitraria.
Riferimenti normativi collegati
Art. 49 – Principio di rotazione
Art. 50 – Affidamento diretto
Art. 54 – Procedura negoziata senza bando
APPENDICE D – Esercitazioni e domande
Questa appendice è stata pensata per offrire uno strumento pratico di
consolidamento, utile sia a chi sta affrontando un percorso di studio per
concorsi pubblici, sia a chi – per ragioni professionali – desidera verificare
in modo attivo la comprensione dei principali istituti del Codice dei
Contratti Pubblici.
Le domande a risposta multipla commentate e le tracce aperte svolte
qui raccolte non rappresentano una semplice simulazione, ma sono
concepite come verifiche guidate, focalizzate sugli snodi concettuali più
rilevanti: principi, soglie, fasi della procedura, digitalizzazione, SOA,
giurisprudenza.
In particolare:
i 40 quiz coprono l’intero spettro tematico del manuale e sono
accompagnati da spiegazioni sintetiche che chiariscono il perché
della risposta corretta, distinguendola dalle opzioni errate;
le 5 domande aperte (con risposte guida) ricalcano le tracce
tipiche dei concorsi più qualificati, ma risultano utili anche per il
ripasso strutturato e la preparazione a colloqui tecnici.
L’uso di questo materiale permette non solo di valutare il proprio grado di
preparazione, ma anche di identificare eventuali aree da approfondire,
secondo un approccio attivo e critico.
Che si tratti di una verifica personale, di un’esercitazione in aula o di un
supporto a un corso di formazione, le schede di questa sezione
rappresentano un ponte tra la teoria e la pratica.
Domande a risposta multipla
1. Quale tra le seguenti non è una fase della procedura di
affidamento di un contratto pubblico?
A) Programmazione
B) Stipula del contratto
C) Redazione del bilancio preventivo
D) Aggiudicazione
2. Chi è il Responsabile Unico del Progetto (RUP)?
A) Il direttore dei lavori
B) L'operatore economico aggiudicatario
C) Il funzionario che sovrintende all’intero ciclo dell’appalto
D) Il rappresentante dell’ANAC
3. L’avvalimento è uno strumento che consente:
A) Di presentare un’offerta congiunta tra più operatori
B) Di utilizzare i requisiti di un altro soggetto per partecipare a una
gara
C) Di affidare direttamente i lavori a un soggetto già qualificato
D) Di eseguire l’appalto in regime di monopolio
4. Il principio di rotazione si applica:
A) Solo agli appalti sopra soglia
B) Soltanto alle concessioni
C) Agli affidamenti sotto soglia per evitare reiterati incarichi allo
stesso operatore
D) Solo nelle procedure aperte
5. La soglia comunitaria per lavori pubblici è attualmente fissata
a:
A) €215.000
B) €5.538.000
C) €140.000
D) €750.000
6. Quale tra questi soggetti è tenuto a garantire l'interoperabilità
delle piattaforme digitali per gli appalti?
A) Il Ministero dell’Interno
B) L’operatore economico
C) La stazione appaltante
D) La Commissione europea
7. L’offerta economicamente più vantaggiosa:
A) Prevede esclusivamente il prezzo più basso
B) Non è ammessa negli appalti pubblici
C) Tiene conto sia del prezzo che della qualità
D) Si utilizza solo per gli appalti sopra soglia UE
8. Quale dei seguenti non è un requisito per ottenere l’attestazione
SOA?
A) Regolarità contributiva
B) Possesso di attestato di lingua straniera
C) Adeguate referenze bancarie
D) Idonea capacità tecnica
9. Il subappalto:
A) È sempre vietato nel Codice dei contratti
B) Deve essere autorizzato e comunicato nei termini stabiliti
C) È obbligatorio in tutti gli appalti
D) Si può attivare senza limiti o controlli
10. Il soccorso istruttorio:
A) È vietato nelle gare pubbliche
B) È una procedura sanzionatoria
C) Consente di correggere vizi formali e completare la
documentazione
D) Riguarda solo l’esecuzione del contratto
11. La Commissione giudicatrice:
A) Viene nominata dall’operatore economico
B) È composta da funzionari ANAC
C) Valuta le offerte secondo i criteri stabiliti nel bando
D) Redige il progetto definitivo
12. In un RTI (Raggruppamento Temporaneo di Imprese):
A) Tutte le imprese devono eseguire l’intero appalto
B) È obbligatorio un mandato collettivo con rappresentanza
C) L’impresa mandataria rappresenta le altre
D) Le imprese partecipano in concorrenza tra loro
13. Quale tra questi non è un principio generale del Codice?
A) Legalità
B) Concorrenza
C) Segretezza amministrativa
D) Trasparenza
14. L’aggiudicazione di un appalto avviene:
A) Senza motivazione
B) Con provvedimento espresso e motivato della stazione appaltante
C) Dopo la stipula del contratto
D) Per sorteggio, se le offerte sono pari
15. La programmazione dei lavori pubblici:
A) È facoltativa per gli enti locali
B) Si realizza su base quinquennale
C) Avviene attraverso il programma triennale e il suo aggiornamento
annuale
D) È compito dell’operatore economico
16. Il principio di parità di trattamento:
A) Consente l’esclusione di operatori stranieri
B) Impone il rispetto delle quote rosa
C) Obbliga l’amministrazione a trattare in modo identico tutti i
partecipanti
D) Si applica solo nei contratti sopra soglia
17. Il fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE):
A) È un archivio informatico gestito da ANAC
B) Viene compilato dal direttore dei lavori
C) Sostituisce l’offerta economica
D) È facoltativo per le gare sopra soglia
18. Le linee guida ANAC:
A) Hanno valore normativo pieno
B) Sono prive di qualsiasi effetto
C) Hanno funzione interpretativa e applicativa del Codice
D) Sono vincolanti solo per gli operatori economici stranieri
19. In caso di offerta anomala, la stazione appaltante:
A) Esclude automaticamente l’operatore
B) È obbligata a svolgere una verifica di congruità
C) Deve richiedere un aumento del prezzo
D) Può ignorarla e proseguire l’aggiudicazione
20. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di appalti:
A) Emana regolamenti applicabili direttamente
B) Sostituisce il giudice nazionale in fase esecutiva
C) Interviene attraverso sentenze di interpretazione vincolante
D) Ha solo funzione consultiva
21. Quale documento contiene le condizioni tecniche e contrattuali
dell’appalto?
A) Avviso di preinformazione
B) Capitolato speciale d’appalto
C) Lettera di invito
D) Verbale di aggiudicazione
22. L’esecuzione anticipata del contratto è ammessa:
A) Solo con autorizzazione del MEF
B) Nei contratti sotto soglia
C) In casi di urgenza debitamente motivati
D) È sempre vietata
23. Il project financing è:
A) Una modalità per appalti sotto soglia
B) Un sistema di finanziamento tramite sovvenzioni europee
C) Una forma di partenariato pubblico-privato
D) Una procedura di affidamento ristretta
24. L’obbligo di pubblicazione dei dati di gara serve a:
A) Rendere più veloce la gara
B) Garantire la trasparenza e la tracciabilità
C) Consentire accesso solo agli operatori italiani
D) Semplificare la stipula del contratto
25. In quale caso si applica il principio di invarianza della soglia di
anomalia?
A) Solo negli appalti di lavori sopra soglia
B) Quando si esclude un concorrente prima del calcolo della soglia
C) Quando si modificano i criteri di valutazione
D) Se la commissione cambia i punteggi dopo l’aggiudicazione
26. L’esclusione automatica per offerta anomala è ammessa:
A) Sempre
B) Solo sopra soglia
C) In caso di affidamenti sotto soglia con almeno 5 offerte valide
D) Quando lo richiede l’ANAC
27. Il parere di precontenzioso ANAC:
A) Ha valore vincolante per il giudice amministrativo
B) Può essere richiesto dalle parti per risolvere una controversia
C) È obbligatorio prima di ogni aggiudicazione
D) Sostituisce il soccorso istruttorio
28. Quale dei seguenti non è un compito dell’ANAC?
A) Emanare linee guida
B) Controllare le piattaforme digitali
C) Stipulare direttamente contratti pubblici
D) Gestire la Banca dati nazionale dei contratti pubblici
29. L’attestazione SOA ha validità:
A) Due anni, con verifica al secondo
B) Cinque anni, con verifica al terzo
C) Illimitata
D) Dieci anni, senza verifiche
30. Il principio di risultato introdotto dal [Link]. 36/2023 implica:
A) Il rispetto delle norme comunitarie
B) L’orientamento dell’azione amministrativa verso l’effettività,
l’efficienza e la qualità della prestazione
C) La riduzione dei costi di esecuzione
D) L’obbligo di centralizzazione degli acquisti
31. Il programma biennale degli acquisti di beni e servizi è
obbligatorio:
A) Solo per le Regioni
B) Per le sole stazioni appaltanti statali
C) Per tutte le amministrazioni che superano determinate soglie
D) Solo nei contratti sopra €750.000
32. Il DGUE (Documento di Gara Unico Europeo):
A) È un modello di offerta tecnica
B) Contiene le specifiche progettuali
C) È una dichiarazione standard per autocertificare i requisiti
D) È riservato agli operatori extracomunitari
33. La pubblicazione nella GUUE è obbligatoria:
A) Per gli affidamenti diretti
B) Per gli appalti sopra soglia comunitaria
C) Solo per i contratti di concessione
D) In nessun caso, è facoltativa
34. In caso di offerta con ribasso anomalo, l’operatore può:
A) Essere automaticamente escluso
B) Modificare l’importo dopo l’aggiudicazione
C) Giustificare la congruità dell’offerta in contraddittorio
D) Sostituire l’offerta con una nuova
35. Il livello progettuale esecutivo:
A) Serve per la programmazione triennale
B) Non è necessario nei contratti pubblici
C) Precede la redazione del capitolato
D) È richiesto prima della fase di esecuzione dei lavori
36. In un contratto misto, il Codice prevede che:
A) Si applichi sempre la disciplina dei lavori
B) Si consideri come prevalente la componente con valore
economico più elevato
C) Non si possa partecipare in RTI
D) Non sia prevista soglia
37. Il principio di proporzionalità implica che:
A) Le procedure siano sempre negoziate
B) I requisiti richiesti siano adeguati all’oggetto e al valore del
contratto
C) Le soglie siano eliminate
D) Si dia preferenza agli operatori economici più piccoli
38. Il dialogo competitivo è ammesso:
A) Solo per i servizi sociali
B) Per appalti complessi dove la PA non può definire da sola
soluzioni tecniche
C) In sostituzione dell’affidamento diretto
D) Solo per appalti di forniture
39. Il principio di trasparenza si concretizza tramite:
A) L’uso esclusivo del MEPA
B) La pubblicazione degli atti, la tracciabilità e la motivazione
C) L’affidamento senza gara
D) La partecipazione di una sola impresa
40. Le direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE hanno
riguardato:
A) I contratti pubblici di lavoro subordinato
B) Il partenariato transfrontaliero
C) La riforma del contenzioso amministrativo
D) L’armonizzazione della disciplina sugli appalti pubblici nell’UE
Domande aperte
1. Le fasi della procedura di affidamento: descrivile e analizzane la
funzione
Ricostruisci in modo ordinato le principali fasi che compongono il
ciclo di vita di un appalto pubblico, evidenziando per ciascuna gli
attori coinvolti, gli atti tipici e le finalità perseguite. Puoi fare
riferimento anche ai principi applicabili e ai vincoli procedurali
previsti dal Codice.
2. Il principio di rotazione: disciplina, finalità e casi di deroga
Spiega in cosa consiste il principio di rotazione negli affidamenti
sotto soglia, con quali modalità si applica, quali obiettivi intende
perseguire e in quali casi può essere superato. Indica anche le
conseguenze di una mancata motivazione da parte della stazione
appaltante.
3. Il sistema di digitalizzazione degli appalti pubblici e le piattaforme
interoperabili
Descrivi gli elementi principali del sistema digitale previsto dal
[Link]. 36/2023, soffermandoti su strumenti come le piattaforme di
approvvigionamento digitale, la Banca dati nazionale dei contratti
pubblici e il fascicolo virtuale dell’operatore economico. Evidenzia
vantaggi, criticità e obblighi per le stazioni appaltanti.
4. Il subappalto: evoluzione normativa e limiti attuali
Analizza il concetto di subappalto alla luce del nuovo Codice.
Esponi le regole principali, i limiti quantitativi, i requisiti del
subappaltatore e gli obblighi dichiarativi. Puoi includere anche un
breve confronto con il previgente regime normativo.
5. Le direttive europee sugli appalti pubblici: sintesi e impatto
sull’ordinamento italiano
Esponi i contenuti essenziali delle direttive europee 2014/24/UE,
2014/25/UE e 2014/23/UE, specificando le materie regolate e le
finalità di armonizzazione. Descrivi come sono state recepite in
Italia e in che modo influenzano la disciplina nazionale dei contratti
pubblici.
Risposte commentate alle domande a risposta multipla
1. Risposta corretta: C – Redazione del bilancio preventivo
Commento: Il bilancio preventivo è un atto contabile
dell’amministrazione, ma non costituisce una fase della
procedura di affidamento di un contratto pubblico, che si articola
invece in: programmazione, progettazione, selezione del contraente,
aggiudicazione, stipula, esecuzione.
2. Risposta corretta: C – Il funzionario che sovrintende all’intero
ciclo dell’appalto
Commento: Il RUP è figura obbligatoria in ogni appalto pubblico.
Ha compiti di coordinamento e vigilanza, e garantisce il buon
andamento e la regolarità procedurale di tutte le fasi.
3. Risposta corretta: B – Di utilizzare i requisiti di un altro
soggetto per partecipare a una gara
Commento: L’avvalimento consente a un operatore economico di
partecipare a una gara utilizzando i requisiti di capacità (tecnica,
economica, ecc.) messi a disposizione da un’impresa ausiliaria.
4. Risposta corretta: C – Agli affidamenti sotto soglia per evitare
reiterati incarichi allo stesso operatore
Commento: Il principio di rotazione serve a garantire il ricambio
tra affidatari, evitando affidamenti ripetuti agli stessi soggetti nei
contratti sotto soglia comunitaria.
5. Risposta corretta: B – €5.538.000
Commento: È la soglia attualmente in vigore per i lavori
pubblici secondo la normativa UE. Al superamento di tale importo,
si applicano le regole delle direttive europee.
6. Risposta corretta: C – La stazione appaltante
Commento: Le PA devono utilizzare piattaforme interoperabili
per la gestione digitale degli appalti, in conformità con gli standard
stabiliti dalla normativa e verificati da ANAC.
7. Risposta corretta: C – Tiene conto sia del prezzo che della
qualità
Commento: L’offerta economicamente più vantaggiosa si basa su
criteri misti, e consente di premiare le proposte che garantiscono il
miglior rapporto qualità/prezzo.
8. Risposta corretta: B – Possesso di attestato di lingua straniera
Commento: L’attestazione SOA richiede requisiti tecnici,
economici e organizzativi, ma non comprende alcuna
certificazione linguistica.
9. Risposta corretta: B – Deve essere autorizzato e comunicato nei
termini stabiliti
Commento: Il subappalto è ammesso, ma solo se dichiarato e
autorizzato nei limiti e con le modalità previste dal Codice.
Superati certi limiti, può comportare l’esclusione.
10. Risposta corretta: C – Consente di correggere vizi formali e
completare la documentazione
Commento: Il soccorso istruttorio è un meccanismo di
integrazione documentale pensato per evitare esclusioni per errori
o mancanze formali non essenziali.
11. Risposta corretta: C – Valuta le offerte secondo i criteri stabiliti
nel bando
Commento: La Commissione giudicatrice non ha potere
discrezionale autonomo, ma deve attenersi rigorosamente ai criteri
e ai punteggi indicati nei documenti di gara.
12. Risposta corretta: C – L’impresa mandataria rappresenta le
altre
Commento: Nel RTI, la mandataria agisce in nome e per conto
delle altre imprese componenti. Questo consente una gestione
unitaria dei rapporti con la stazione appaltante.
13. Risposta corretta: C – Segretezza amministrativa
Commento: La segretezza non è un principio del Codice. I principi
fondamentali sono legalità, concorrenza, trasparenza, pubblicità,
parità di trattamento e rotazione.
14. Risposta corretta: B – Con provvedimento espresso e motivato
della stazione appaltante
Commento: L’aggiudicazione è un atto amministrativo formale e
motivato, che conclude la fase di selezione dell’offerta.
15. Risposta corretta: C – Avviene attraverso il programma
triennale e il suo aggiornamento annuale
Commento: La programmazione dei lavori è obbligatoria per le
amministrazioni aggiudicatrici e si basa su strumenti triennali con
aggiornamento annuale.
16. Risposta corretta: C – Obbliga l’amministrazione a trattare in
modo identico tutti i partecipanti
Commento: Il principio di parità di trattamento impone uguale
considerazione tra operatori, senza favoritismi o discriminazioni
arbitrarie.
17. Risposta corretta: A – È un archivio informatico gestito da
ANAC
Commento: Il FVOE consente alle stazioni appaltanti di verificare
i requisiti dichiarati dagli operatori economici tramite banche dati
certificate.
18. Risposta corretta: C – Hanno funzione interpretativa e
applicativa del Codice
Commento: Le linee guida ANAC non hanno valore normativo
primario, ma orientano l’applicazione del Codice e integrano le
norme in modo operativo.
19. Risposta corretta: B – È obbligata a svolgere una verifica di
congruità
Commento: La semplice anomalia non comporta esclusione
automatica: è necessario avviare un contraddittorio per accertarne
la sostenibilità.
20. Risposta corretta: C – Interviene attraverso sentenze di
interpretazione vincolante
Commento: La Corte di Giustizia UE fornisce interpretazioni
autentiche delle direttive, che vincolano i giudici nazionali nei casi
concreti.
21. Risposta corretta: B – Capitolato speciale d’appalto
Commento: Il capitolato contiene le specifiche tecniche e
contrattuali della prestazione da eseguire, integrando la lex
specialis con clausole vincolanti per l’operatore economico.
22. Risposta corretta: C – In casi di urgenza debitamente motivati
Commento: L’esecuzione anticipata è possibile solo in via
eccezionale, con motivazione specifica e limitata a quanto
strettamente necessario, nel rispetto delle condizioni di legge.
23. Risposta corretta: C – Una forma di partenariato pubblico-
privato
Commento: Il project financing consente di realizzare opere
pubbliche mediante capitali privati, recuperando l’investimento
tramite l’utilizzo dell’infrastruttura (es. pedaggi, canoni).
24. Risposta corretta: B – Garantire la trasparenza e la tracciabilità
Commento: La pubblicazione dei dati di gara favorisce la vigilanza
pubblica e la concorrenza, impedendo trattative opache e rendendo
tracciabili le scelte della PA.
25. Risposta corretta: B – Quando si esclude un concorrente prima
del calcolo della soglia
Commento: La soglia di anomalia va calcolata prima
dell’esclusione delle offerte anomale, altrimenti si compromette la
regolarità del procedimento. Il principio di invarianza lo garantisce.
26. Risposta corretta: C – In caso di affidamenti sotto soglia con
almeno 5 offerte valide
Commento: L’esclusione automatica si applica solo per
affidamenti sotto soglia, con almeno cinque offerte ammesse e
previa previsione nel bando.
27. Risposta corretta: B – Può essere richiesto dalle parti per
risolvere una controversia
Commento: Il parere di precontenzioso ANAC non è vincolante,
ma costituisce un utile strumento di chiarimento per prevenire o
risolvere contenziosi tra PA e operatori.
28. Risposta corretta: C – Stipulare direttamente contratti pubblici
Commento: L’ANAC non gestisce appalti, ma esercita funzioni di
regolazione, vigilanza, controllo e supporto alla trasparenza e
legalità.
29. Risposta corretta: B – Cinque anni, con verifica al terzo
Commento: L’attestazione SOA ha validità quinquennale, ma è
subordinata a una verifica intermedia di conferma al terzo anno.
30. Risposta corretta: B – L’orientamento dell’azione
amministrativa verso l’effettività, l’efficienza e la qualità della
prestazione
Commento: Il principio di risultato è uno dei pilastri del nuovo
Codice e impone alla PA di orientare la propria azione al
raggiungimento di obiettivi concreti, misurabili e di qualità.
31. Risposta corretta: C – Per tutte le amministrazioni che superano
determinate soglie
Commento: La programmazione biennale di beni e servizi è
obbligatoria per le PA che superano soglie stabilite dal Codice, al
fine di garantire razionalità e trasparenza.
32. Risposta corretta: C – È una dichiarazione standard per
autocertificare i requisiti
Commento: Il DGUE consente agli operatori economici di
dichiarare il possesso dei requisiti in una forma standard,
riducendo gli oneri documentali nella fase di gara.
33. Risposta corretta: B – Per gli appalti sopra soglia comunitaria
Commento: La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione
Europea è obbligatoria per gli appalti sopra soglia, per assicurare
la massima pubblicità a livello europeo.
34. Risposta corretta: C – Giustificare la congruità dell’offerta in
contraddittorio
Commento: L’operatore economico ha diritto a dimostrare la
congruità dell’offerta anomala, offrendo spiegazioni che la stazione
appaltante è tenuta a valutare.
35. Risposta corretta: D – È richiesto prima della fase di esecuzione
dei lavori
Commento: Il progetto esecutivo contiene tutti gli elementi
tecnici necessari per la realizzazione dell’opera e precede l’avvio
dei lavori.
36. Risposta corretta: B – Si consideri come prevalente la
componente con valore economico più elevato
Commento: Nei contratti misti, la disciplina applicabile è quella
relativa alla prestazione economicamente principale, in base al
valore.
37. Risposta corretta: B – I requisiti richiesti siano adeguati
all’oggetto e al valore del contratto
Commento: Il principio di proporzionalità impone che le stazioni
appaltanti non eccedano nei requisiti di partecipazione, evitando
ostacoli ingiustificati alla concorrenza.
38. Risposta corretta: B – Per appalti complessi dove la PA non può
definire da sola soluzioni tecniche
Commento: Il dialogo competitivo si usa quando la PA ha bisogno
del confronto con il mercato per individuare la soluzione più adatta
a esigenze complesse.
39. Risposta corretta: B – La pubblicazione degli atti, la
tracciabilità e la motivazione
Commento: La trasparenza si concretizza attraverso accessibilità,
tracciabilità e motivazione delle decisioni, che garantiscono
controllo e legalità.
40. Risposta corretta: D – L’armonizzazione della disciplina
sugli appalti pubblici nell’UE
Commento: Le tre direttive del 2014 hanno l’obiettivo di
uniformare la normativa europea in tema di appalti,
promuovendo concorrenza, trasparenza e accesso paritario al
mercato interno.
Risposte commentate alle domande a risposta aperta
1. Le fasi della procedura di affidamento: descrivile e analizzane la
funzione
Il ciclo di vita di un appalto pubblico si articola in sei fasi fondamentali,
ciascuna con attori, atti e obiettivi distinti, disciplinati dal [Link]. 36/2023 in
un’ottica di efficienza, trasparenza e risultato.
1. Programmazione
La stazione appaltante individua i fabbisogni e li inserisce nel
programma triennale dei lavori o nella programmazione biennale di
beni e servizi. Questa fase ha una funzione strategica e anticipatoria:
garantisce razionalità e coerenza agli investimenti pubblici.
2. Progettazione
Comprende i livelli progettuali richiesti (fattibilità, definitivo,
esecutivo), a seconda dell’appalto. Gli attori coinvolti sono i
progettisti interni o esterni, coordinati dal RUP. La qualità del progetto
incide direttamente sulla corretta esecuzione.
3. Scelta del contraente
La stazione appaltante individua l’operatore economico attraverso una
procedura (aperta, ristretta, negoziata, ecc.). È la fase centrale della
concorrenza e richiede l’applicazione dei principi di parità di
trattamento, trasparenza, proporzionalità e rotazione.
4. Aggiudicazione
Dopo la valutazione delle offerte e la verifica dei requisiti, viene
adottato il provvedimento di aggiudicazione, che deve essere motivato
e preceduto, se necessario, da un soccorso istruttorio o da verifiche di
anomalia.
5. Stipula del contratto
Il contratto è stipulato in forma scritta e regola l’esecuzione
dell’obbligazione. Fino alla stipula, le parti non sono vincolate. La
stipula è preceduta da controlli obbligatori (es. verifica antimafia).
6. Esecuzione e collaudo
L’esecuzione è seguita dal RUP e dal direttore dell’esecuzione (o dei
lavori), con verifiche di conformità e regolarità. Il collaudo (o il
certificato di regolare esecuzione) conclude il procedimento.
L’intero processo è improntato al principio del risultato (art. 1 [Link].
36/2023), che impone di garantire efficacia, legalità e qualità nella spesa
pubblica.
2. Il principio di rotazione: disciplina, finalità e casi di deroga
Il principio di rotazione, disciplinato dall’art. 49 del [Link]. 36/2023, è uno
degli strumenti cardine per garantire effettiva concorrenza negli
affidamenti diretti e nelle procedure negoziate sotto soglia.
La rotazione prevede che, salvo motivate eccezioni, l’operatore economico
uscente non possa essere invitato o affidatario nella procedura
successiva, per evitare rendite di posizione e favorire l’accesso al mercato
di nuovi soggetti.
L’obiettivo è duplice:
prevenire fenomeni di affidamenti reiterati;
stimolare la concorrenza anche tra micro e piccole imprese.
Tuttavia, il Codice prevede deroghe motivate. È possibile riaffidare un
contratto allo stesso operatore:
quando il precedente affidamento è stato pienamente
soddisfacente;
se vi sono ragioni oggettive legate alla continuità del servizio;
in assenza di alternative con requisiti idonei.
In ogni caso, la motivazione deve essere puntuale e analitica. La
giurisprudenza ha ribadito che l’inosservanza del principio o la
motivazione generica possono determinare l’illegittimità
dell’affidamento.
Infine, la rotazione si applica solo agli affidamenti sotto soglia, non alle
procedure ordinarie, né a quelle sopra soglia, dove l’accesso è garantito dai
principi europei.
3. Il sistema di digitalizzazione degli appalti pubblici e le piattaforme
interoperabili
Il nuovo Codice dei contratti pubblici ([Link]. 36/2023) ha rafforzato il
processo di digitalizzazione, rendendolo strutturale e obbligatorio per tutte
le fasi del ciclo dell’appalto. L’obiettivo è aumentare trasparenza, efficienza
e tracciabilità.
Gli strumenti principali sono:
Piattaforme di approvvigionamento digitale
Sono sistemi certificati che gestiscono in modalità integrata tutte le fasi
dell’appalto. Devono essere interoperabili e connesse ai registri pubblici. La
stazione appaltante ha l’obbligo di utilizzarle per garantire conformità
normativa.
Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP)
Gestita da ANAC, è il fulcro dell’ecosistema digitale. Raccoglie dati,
documenti e atti relativi agli appalti. Le piattaforme devono trasmettere
automaticamente le informazioni alla banca dati.
Fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE)
Semplifica la verifica dei requisiti e riduce gli oneri documentali per le
imprese. È aggiornato in tempo reale tramite le banche dati ufficiali.
Vantaggi
Riduzione degli errori e dei tempi procedurali
Tracciabilità automatica
Accesso in tempo reale alle informazioni
Criticità
Costi di adeguamento per le stazioni appaltanti più piccole
Complessità tecnica nella fase iniziale di implementazione
Il mancato utilizzo delle piattaforme certificate determina l’inefficacia del
contratto, a conferma del carattere cogente della digitalizzazione nel nuovo
sistema.
4. Il subappalto: evoluzione normativa e limiti attuali
Il subappalto è l’istituto con cui l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di
parte delle prestazioni contrattuali. La normativa ha subito un’evoluzione
significativa: si è passati da una disciplina restrittiva a un sistema più
flessibile.
Il [Link]. 36/2023 abolisce il limite quantitativo massimo del 30% previsto
dal vecchio Codice, sostituendolo con un limite personalizzato: la stazione
appaltante può indicare nel bando eventuali restrizioni motivate, nel
rispetto della libertà d’impresa e della direttiva 2014/24/UE.
Condizioni per il subappalto:
Va indicato in sede di offerta.
Deve essere autorizzato dalla stazione appaltante.
Il subappaltatore deve possedere i requisiti minimi.
I corrispettivi devono essere tracciabili.
È sempre vietato il subappalto “a cascata” (cioè l’ulteriore subappalto da
parte del subappaltatore), salvo deroghe puntuali.
Il nuovo impianto mira a semplificare e a favorire la partecipazione delle
PMI, senza compromettere trasparenza e controllo.
5. Le direttive europee sugli appalti pubblici: sintesi e impatto
sull’ordinamento italiano
Le direttive europee del 2014 costituiscono il pilastro normativo della
disciplina comunitaria in materia di appalti:
2014/24/UE: disciplina gli appalti pubblici tradizionali;
2014/25/UE: riguarda i settori speciali (acqua, energia, trasporti,
poste);
2014/23/UE: regola l’aggiudicazione delle concessioni.
Tutte perseguono obiettivi comuni: trasparenza, accesso al mercato,
semplificazione e lotta alla corruzione. Le norme sono pensate per
armonizzare le discipline nazionali e garantire parità di condizioni tra gli
operatori UE.
In Italia, il recepimento è avvenuto con il [Link]. 50/2016 e, in modo
organico, con il nuovo [Link]. 36/2023. Quest’ultimo attua il principio del
risultato, introduce la digitalizzazione obbligatoria e rafforza il controllo dei
requisiti.
L’impatto delle direttive è evidente:
I principi europei sono ora principi generali interni (parità,
concorrenza, non discriminazione).
Gli appalti sopra soglia devono rispettare le regole UE su
pubblicità, termini, criteri.
Le violazioni gravi possono determinare l’illegittimità
dell’intera procedura e la disapplicazione della norma interna.
Le direttive, quindi, non si limitano a ispirare la normativa italiana, ma
ne costituiscono un vincolo giuridico e interpretativo permanente.
APPENDICE E – Tabella sinottica delle modifiche
introdotte dal [Link]. 209/2024
Questa tabella riepilogativa è pensata per offrire una sintesi chiara e
immediata degli interventi normativi apportati al Codice dei Contratti
Pubblici ([Link]. 36/2023) dal Decreto Legislativo 31 dicembre 2024, n.
209.
Per ciascun articolo modificato, vengono indicate in forma schematica:
Il contenuto originario sintetico
La modifica intervenuta
La ratio della modifica o finalità evidenziata
Riferimenti al Libro e al Capo di appartenenza
Lo scopo è duplice: da un lato, offrire un supporto utile alla consultazione
veloce, adatto anche in fase di ripasso o aggiornamento professionale;
dall’altro, agevolare la comprensione sistematica delle innovazioni
introdotte dal Decreto correttivo.
La tabella non sostituisce l’analisi testuale e ragionata svolta nel Capitolo 3,
ma ne rappresenta un efficace completamento, specie per chi voglia
focalizzarsi su un confronto rapido tra “prima e dopo” delle disposizioni più
rilevanti.
Artic Oggetto Libro/Parte Tipo di modifica Finalità/Ratio
olo
Art. 1 Principio del Libro I – Riformulazione Rafforzare
risultato Parte l’orientamento agli esiti
generale linguistica con concreti dell’azione
chiarimento amministrativa
esplicito dei
concetti di
efficienza ed
efficacia
Art. 2 Principio della Libro I – Introduzione di comma Promuovere trasparenza
fiducia Parte aggiuntivo per valorizzare e responsabilizzazione
generale il comportamento reciproca nel rapporto
collaborativo degli contrattuale
operatori economici
Art. 6 Definizioni Libro I – Aggiornamento Adeguamento al
Parte definizioni
generale (interoperabilità, ciclo di lessico digitale e
vita, dati di qualità) chiarificazione
concetti chiave
Art. Digitalizzazion Libro I – Precisazioni su Rendere effettivo
15 e Parte interoperabilità e
generale fascicolo digitale il principio della
digitalizzazione e
ridurre incertezze
applicative
Art. Affidamenti Libro II – Innalzamento soglia per Accelerare le
50 diretti Contratti lavori e servizi
sotto soglia procedure
semplificate
Art. Rotazione degli Libro II – Chiarimenti sulle Evitare abusi nelle
52 affidamenti Contratti condizioni di rotazione e
sotto soglia obblighi motivazionali assegnazioni
ripetute
Art. Requisiti Libro II – Adeguamento delle cause Allineamento alla
98 generali Partecipazion ostative con maggiore normativa europea e
e e selezione chiarezza sui requisiti maggiore certezza per le
morali stazioni appaltanti
Art. Offerte Libro II – Ridefinizione Facilitare il lavoro
108 anomale Partecipazion
e e selezione criteri di anomalia delle commissioni
e introduzione e aumentare la
nuovo calcolo trasparenza nelle
semplificato aggiudicazioni
Art. Commissioni Libro II – Modifiche ai criteri Garantire
112 giudicatrici Partecipazion
e e selezione di nomina e maggiore
incompatibilità dei imparzialità e
membri competenza nelle
valutazioni
Art. Concessioni Libro III - Allineamento a Rendere più
174 Settori
speciali direttive UE e efficiente il
rafforzamento dei coordinamento nei
profili tecnici settori esclusi
Art. Project Libro IV - Integrazione Promuovere forme
188 Financing Partenariati
procedurale e di cooperazione
chiarimenti su pubblico-privato
responsabilità efficaci e
pubblico/privato controllabili
Art. Competenze Libro V – Ampliamento delle Rafforzare il ruolo
222 ANAC Vigilanza e funzioni consultive e di regolatore e di supporto
contenzioso coordinamento dell’Autorità
Conclusione
Arrivati a questo punto, dopo un percorso articolato e denso, è lecito
fermarsi un momento e voltarsi indietro. Quello che hai tra le mani non è
soltanto un manuale tecnico o una guida aggiornata al nuovo Codice dei
Contratti Pubblici: è uno strumento pensato per accompagnarti, con rigore e
chiarezza, lungo uno dei territori più complessi e strategici dell’azione
amministrativa e del mercato.
Abbiamo esplorato insieme i principi fondanti del nuovo impianto
normativo, le sue regole operative, gli istituti cardine, le innovazioni digitali
e gli obblighi documentali. Non ci siamo limitati alla teoria, ma abbiamo
cercato di restituirti una visione funzionale, viva, ancorata alle esigenze di
chi lavora nella pubblica amministrazione, nelle imprese, nella consulenza o
nella preparazione a un concorso. Ogni capitolo, ogni approfondimento,
ogni esercizio è stato pensato per semplificare senza banalizzare, per
chiarire senza appiattire, per formare senza mai perdere di vista
l’applicazione concreta.
Il nuovo Codice non è un semplice aggiornamento legislativo: è il segno di
un cambio di paradigma. Parla di trasparenza come dovere attivo, di
digitalizzazione come diritto di cittadinanza, di risultato come misura
dell’agire pubblico. E proprio per questo richiede consapevolezza,
competenza, metodo. Con questo libro, il nostro obiettivo è stato darti una
bussola. Ma sarà la tua pratica quotidiana a trasformare la conoscenza in
padronanza, la lettura in padronanza operativa.
Che tu stia studiando per affrontare una prova selettiva, o che tu stia
lavorando ogni giorno con atti, bandi, contratti e procedure, il nostro
augurio è che le pagine che hai letto possano continuare a parlarti anche
oltre la prima lettura. Che possano diventare un riferimento stabile, uno
strumento da consultare con fiducia, ma anche una base da superare, con
l’esperienza.
La materia dei contratti pubblici, oggi più che mai, è uno snodo decisivo per
il buon funzionamento delle istituzioni e per lo sviluppo del Paese.
Conoscerla in profondità significa non solo rispettare le regole, ma
contribuire a renderle vive, utili, giuste.
Grazie per aver condiviso questo percorso.
Adesso tocca a te.