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Università degli Studi di Perugia Il fallimento

È una procedura concorsuale giudiziaria cui sono


assoggettati gli imprenditori commerciali in presenza di
presupposti indefettibili (oggettivi e soggettivi).

1.1 Caratteri
Concorsualità, riguarda tutti i creditori nel rispetto
della par condicio e salvo il rispetto delle legittime
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cause di prelazione.
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Universalità, riguarda l’intero patrimonio


dell’imprenditore.

1.2 Presupposti soggettivi


L’imprenditore commerciale; Esclusi dal fallimento
enti pubblici, società semplici e imprese agricole.
L’imprenditore che abbia superato determinati limiti
dimensionali (art. 1 l.fall.)
 L’imprenditore che abbia un ammontare di debiti
Università degli Studi di Perugia scaduti e non pagati superiore a 30.000 euro.
 Il superamento di tali soglie comporta l’assoggettamento
a fallimento anche del piccolo imprenditore.

1.3 Presupposti oggettivi: Lo stato di insolvenza.


Sopravvenuta inidoneità del debitore a soddisfare
regolarmente e con mezzi normali le proprie
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obbligazioni, valutate nel loro complesso.


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Vari indici (art. 7 l.fall.).

1.4 Altri presupposti oggettivi .


L’imprenditore non deve essere sottoposto a
procedura di liquidazione coatta amministrativa.
Non deve aver fatto domanda di concordato
preventivo.
Non devono sussistere i presupposti per
l’assoggettamento alla procedura di amministrazione
straordinaria.
Università degli Studi di Perugia 1.5 Peculiari ipotesi di assoggettabilità a fallimento.
•Imprenditore che ha cessato l’attività (art. 10
l.fall.).
•Imprenditore defunto: (art. 11 l.fall.) (art. 12 l.fall.).
•Imprenditore già fallito.

1.6 Fallimento delle società.


•Società con soci a responsabilità limitata:
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o il fallimento della società non investe anche i soci;


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o il fallimento viene dichiarato nei confronti della società,


nella persona degli amministratori che la
rappresentano e che sono sottoposti a talune
restrizioni di carattere personale.
•Società con soci a responsabilità illimitata:
o Il fallimento della società produce il fallimento anche
dei soci con responsabilità illimitata.
o Il socio è dichiarato fallito a prescindere dalla sua
qualità o meno di imprenditore.
o Il fallimento investe anche i soci occulti, anche dopo
la dichiarazione di fallimento della società.
Università degli Studi di Perugia 2. LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO. FASI:
Iniziativa per la dichiarazione di fallimento..
Istruttoria prefallimentare.
Provvedimenti del tribunale.

2.1 Iniziativa per la dichiarazione di fallimento.


Spetta a:
Creditori, con ricorso
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Imprenditore stesso, con ricorso.


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Pubblico ministero (art. 7 l.fall.)

2.2 Istruttoria prefallimentare


Consente di verificare la sussistenza dei
presupposti soggettivi e oggettivi del fallimento.
Con decreto in calce al ricorso vanno convocati il
debitore e i creditori istanti.
Il debitore va sentito in camera di consiglio.
Possono essere disposti, ad istanza di parte,
provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del
patrimonio dell’impresa.
2.3 Provvedimenti del tribunale: sentenza
Università degli Studi di Perugia dichiarativa di fallimento
È competente il tribunale del luogo dove
l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa.
Il fallimento è dichiarato con sentenza
provvisoriamente esecutiva (dal momento del
deposito della medesima in cancelleria).
Nomina del giudice delegato per la procedura e del
curatore fallimentare.
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Nella sentenza è stabilito il giorno, luogo e ora


dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato
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passivo, entro il termine perentorio di non oltre 120


giorni dal deposito della sentenza (180 giorni in caso
di particolare complessità della procedura).
Il termine perentorio di trenta giorni prima della
verifica dello stato passivo, per la presentazione di
domande di insinuazione al passivo.
La sentenza è notificata al fallito e comunicata per
estratto al pm, al curatore e all’istante.
La sentenza è annotata presso il registro delle
imprese.
Università degli Studi di Perugia 2.4 Reclamo contro la sentenza di fallimento.
Avverso la sentenza è proponibile ricorso da
depositarsi entro trenta giorni dalla data di
notificazione della stessa.
Il reclamo non produce effetti sospensivi della
sentenza.
La Corte d’Appello può sospendere in tutto o in parte
la liquidazione dell’attivo quando ricorrano gravi
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motivi, su richiesta della parte ovvero del curatore.


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2.5 Provvedimento che respinge l’istanza di


fallimento.
Se non ricorrono i presupposti per la dichiarazione di
fallimento il Tribunale respinge l’istanza con decreto
motivato.
Università degli Studi di Perugia 3. EFFETTI DELLA SENTENZA DICHIARATIVA DI
FALLIMENTO.

3.1 Effetti del fallimento nei confronti del


debitore dichiarato fallito.
Effetti di carattere patrimoniale:
o Privazione della disponibilità e
amministrazione di tutti i suoi beni, che passa
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in capo al curatore.
o Perdita di efficacia di tutti gli atti compiuti dal
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fallito dopo la dichiarazione di fallimento.


Effetti di carattere personale:
o Limitazioni delle libertà.
o Limitazioni delle capacità civili.
Effetti di carattere penale:
o Il debitore fallito è esposto a eventuali
imputazioni penali (bancarotta fraudolenta,
bancarotta semplice, ecc.)
Università degli Studi di Perugia 3.2 Effetti del fallimento nei confronti dei
creditori.
Divieto di intraprendere o proseguire azioni
esecutive o cautelari individuali.
Ciascun creditore può accedere alla ripartizione
dell’attivo; il relativo credito di ciascuno deve
essere accertato giudizialmente (legge fallimentare).
I creditori privilegiati.
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I creditori chirografari.
I creditori della massa
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3.3 Effetti del fallimento sugli atti posti in


essere dal fallito in pregiudizio dei creditori e
nei confronti dei terzi.
Il curatore deve procedere alla ricostruzione della
massa attiva del patrimonio dell’imprenditore.
Al fine di tutelare i creditori si può esercitare l’azione
revocatoria ordinaria e l’azione revocatoria
fallimentare.
Università degli Studi di Perugia 3.4 Azione revocatoria ordinaria.
Il curatore può far dichiarare inefficaci gli atti
dispositivi del debitore in frode ai diritti del creditore.
Legittimazione: spetta al solo curatore fallimentare
(ex art. 66 l.fall.).
Presupposti: esistenza di un valido rapporto di
credito; eventus damni (lesività, dell’atto dispositivo,
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delle ragioni del creditore) e scientia fraudis (da


parte del debitore). Per atti a titolo oneroso, è
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necessaria la partecipatio fraudis.


L’onere della prova dell’esistenza dei presupposti è
posto in capo al curatore.
L’azione può essere esercitata, davanti al Tribunale
fallimentare, nel termine di decadenza di tre anni
dalla dichiarazione di fallimento e comunque entro
cinque anni dal momento in cui è stato posto in
essere l’atto pregiudizievole.
3.5 Azione revocatoria fallimentare. (ex artt. 64
Università degli Studi di Perugia e ss. l.fall.)
Legittimazione: spetta al curatore fallimentare in via
esclusiva, che agisce nell’interesse di tutti i creditori.
Presupposti: compimento di atti dispositivi nel c.d.
«periodo sospetto».

3.6 Atti sottoposti a revocatoria fallimentare.


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Atti «anormali»: Il consilium fraudis si presume.


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Atti «normali»: atti rientranti nell’esercizio


dell’attività di impresa, posti in essere nei sei mesi
antecedenti la dichiarazione di fallimento e per i quali
il curatore deve dimostrare che l’altra parte conosceva
lo stato di insolvenza.
Atti a titolo gratuito e pagamenti di crediti non
scaduti: privi di effetto rispetto ai creditori, se
compiuti dal fallito nei due anni precedenti la
dichiarazione di fallimento. Operano ipso iure. Sono
acquisiti al patrimonio del fallimento mediante
trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento.
 Atti compiuti tra i coniugi: si presuppone che il
Università degli Studi di Perugia coniuge dell’imprenditore fallito sia a conoscenza
dello stato di insolvenza. Non c’è limite temporale.
Sempre assoggettati a revocatoria gli atti a titolo
oneroso; gli atti a titolo gratuito compiuti tra
coniugi più di due anni prima della dichiarazione di
fallimento.
3.7 Effetti della dichiarazione di fallimento sui
contratti in corso di esecuzione.
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Contratti già eseguiti da una delle parti (art. 72 ss.


l.fall.
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Contratti non ancora eseguiti o non


compiutamente eseguiti dalle parti:
o quelli basati sull’intuitus personae si sciolgono
ipso iure
o altri contratti proseguono con il subentro del
curatore nella stessa posizione giuridica del
fallito;
o altri rapporti giuridici pendenti sono sospesi; al
curatore è attribuita, previa autorizzazione del
comitato dei creditori, la facoltà di scelta tra
scioglimento e subentro.
 Compravendita:
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Al curatore è attribuita la facoltà di scelta, previa
autorizzazione del comitato dei creditori. Il
contraente in bonis può mettere in mora il curatore,
facendogli assegnare dal giudice un termine,
decorso il quale il contratto si intende sciolto.

4. GLI ORGANI DEL FALLIMENTO.


4.1 Il tribunale fallimentare (art. 24 l.fall.)
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È l’organo investito dell’intera procedura


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fallimentare.
I decreti del tribunale sono motivati e sono
reclamabili dinanzi alla Corte d’Appello.
Provvede alla nomina, revoca e sostituzione degli
organi della procedura
4.2 Il giudice delegato.
È nominato dal tribunale con la sentenza
dichiarativa di fallimento.
Esercita funzioni di vigilanza e controllo sulla
regolarità della procedura.
 Emette o provoca l’emissione di provvedimenti
Università degli Studi di Perugia urgenti per la conservazione del patrimonio del
fallito.
 Autorizza l’esercizio provvisorio dell’impresa, se
non disposto con sentenza di fallimento.
 Procede all’accertamento dei crediti e dei diritti
reali e personali vantati dai terzi.
 I provvedimenti del giudice delegato sono
pronunciati con decreto motivato e sono
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reclamabili davanti al tribunale, che provvede in


camera di consiglio.
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4.3 Il curatore fallimentare.


A lui è affidata l’amministrazione dell’intero
patrimonio del fallito e il compimento di tutte le
operazioni della procedura.
Redige il bilancio dell’ultimo esercizio del fallito.
Previa autorizzazione del comitato dei creditori,
effettua le riduzioni di crediti, le transazioni, i
compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di
diritti dei terzi.
Università degli Studi di Perugia  Propone l’affitto di azienda o l’esercizio
provvisorio della stessa.
 Propone il programma di liquidazione dei beni
del fallito.
 Presenta ogni quattro mesi un prospetto delle
somme disponibili.
 Esamina le domande di ammissione al passivo,
contesta e impugna le ammissioni.
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 Promuove la chiusura del fallimento quando si


verifichi una delle cause previste dall’art. 118 l.fall.
Prof.

 Unitamente all’istanza di chiusura del fallimento, il


curatore deposita un rapporto riepilogativo
finale.

4.4 Il comitato dei creditori.


È organo collegiale composto di tre o cinque membri
scelti tra i creditori.
È nominato dal giudice delegato entro trenta giorni dalla
sentenza di fallimento.
Università degli Studi di Perugia  Il comitato dei creditori è responsabile per culpa in
vigilando per le omissioni del curatore, quando il
danno sia collegabile all’omessa vigilanza del
comitato stesso.
 Svolge funzioni consultive.
 Funzioni gestorie: approva il programma di
liquidazione presentato dal curatore e vi apporta le
modifiche necessarie.
 Funzioni autorizzatorie degli atti del curatore,
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come il compimento di atti di straordinaria


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amministrazione.
 Funzioni ispettive.

5. LA PROCEDURA FALLIMENTARE.
1.Apposizione di sigilli e presa in consegna dei
beni del fallito da parte del curatore.
2.Accertamento del passivo.
3.Liquidazione dell’attivo e ripartizione dell’attivo.
Università degli Studi di Perugia 5.1 Apposizione dei sigilli e presa in consegna
dei beni del fallito da parte del curatore
fallimentare.
L’apposizione dei sigilli sui beni del fallito.
Redazione dell’inventario dei beni sottratti alla
disponibilità,
Sorge l’obbligo del curatore di provvedere
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all’amministrazione, per gli atti di straordinaria


amministrazione dovrà chiedere l’autorizzazione del
Prof.

comitato dei creditori.


Può essere autorizzata dal tribunale la
continuazione temporanea dell’esercizio
dell’impresa.
L’autorizzazione del tribunale può anche essere
rilasciata successivamente.
La continuazione dell’impresa è affidata al curatore,
sotto la vigilanza del comitato dei creditori.
Università degli Studi di Perugia 5.2 Accertamento del passivo.
Con tale fase si individuano i creditori ammessi a
partecipare alla ripartizione dell’attivo, all’esito
dell’accertamento giudiziale di un an e quantum del
loro credito,
Il curatore fallimentare redige l’elenco dei creditori
con l’indicazione dei rispettivi crediti e diritti di
prelazione.
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Il curatore predispone altresì un elenco dei titolari


Prof.

di diritti reali e personali sui beni del fallito.


Il curatore comunica ai creditori risultanti dall’elenco
che possono partecipare alla procedura depositando
domanda di ammissione al passivo e la data fissata
per l’esame dello stato passivo, nonché quella entro la
quale vanno presentate le domande.
I creditori presentano domanda di ammissione al
passivo con ricorso almeno trenta giorni prima
dell’udienza.
Università degli Studi di Perugia  Il curatore predispone un progetto di stato
passivo che va depositato nella cancelleria almeno
quindici giorni prima dell’udienza.
 All’udienza fissata, il giudice decide su ciascuna
domanda di ammissione al passivo, accogliendola
in tutto o in parte, respingendola o dichiarandola
inammissibile.
 All’esito dell’esame delle domande, il giudice
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delegato forma lo stato passivo e lo rende


esecutivo con decreto depositato in cancelleria.
Prof.

 Contro il decreto del giudice è proponibile:


o Opposizione, la domanda viene accolta solo in
parte o respinta;
o Impugnazione, la domanda è rivolta nei
confronti del creditore concorrente.
o Revocazione, proposta nei confronti del
creditore concorrente o nei confronti del
curatore, quando la domanda è stata respinta.
 La competenza a decidere sulle impugnazioni è del
Università degli Studi di Perugia
tribunale fallimentare.
 La fase di accertamento dello stato passivo può
mancare.
 I creditori che non abbiano proposto domanda nei
termini possono proporre domanda tardiva,
partecipando alla ripartizione solo dell’eventuale
residuo, dopo il riparto tra i creditori intervenuti
tempestivamente, salva l’esistenza di cause di
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prelazione.
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5.3 La liquidazione dell’attivo.


È l’operazione effettuata dal curatore con cui i beni
del fallito vengono convertiti in denaro, ai fini del
soddisfacimento dei creditori.
Il curatore predispone un programma di
liquidazione, approvato dal comitato dei creditori,
entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario.
L’esecuzione degli atti del programma di
liquidazione deve essere autorizzata dal giudice
delegato.
 Le vendite devono avvenire secondo procedure
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competitive. Il curatore può decidere la modalità
di vendita più conveniente (art. 107 l.fall.).
 Nel programma di liquidazione il curatore può
prevedere che le vendite di beni immobili e mobili
registrate siano effettuate dal giudice delegato, con
incanto o senza incanto.

5.4 La ripartizione dell’attivo.


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Prof.

Successivamente alla liquidazione, le somme ricavate


sono ripartite tra tutti i creditori ammessi, nei
limiti di quanto ricavato e nel rispetto dei diritti di
prelazione.
Il curatore ogni quattro mesi dall’approvazione dello
stato passivo, presenta un prospetto delle somme
disponibili e un progetto di ripartizione delle
medesime.
Il giudice ordina il deposito del progetto di
ripartizione in cancelleria, disponendo che siano
avvisati a mezzo per tutti i creditori.
Università degli Studi di Perugia  Entro quindici giorni dalla ricezione della
comunicazione, i creditori possono proporre
reclamo contro il progetto di riparto al giudice
delegato.
 Decorso tale termine, il giudice delegato dichiara
esecutivo il progetto di ripartizione.
 In caso di reclami, il progetto di riparto è dichiarato
esecutivo con accantonamento delle somme
corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione.
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 Nella distribuzione delle somme, hanno la


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precedenza i creditori ammessi in prededuzione.


 Successivamente, vengono soddisfatti i creditori
privilegiati, secondo l’ordine previsto dalla legge.
 Infine sono soddisfatti i creditori chirografari, in
misura proporzionale al credito di ciascuno.
6. LA CESSAZIONE DELLA PROCEDURA
Università degli Studi di Perugia FALLIMENTARE.
6.1 Cause di chiusura del fallimento.
Se nel termine stabilito dalla sentenza dichiarativa di
fallimento non sono state proposte domande di
ammissione al passivo.
Nel caso di ripartizione finale dell’attivo senza
soddisfacimento integrale dei creditori.
Quando è compiuta la ripartizione finale
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dell’attivo.
Prof.

Quando nel corso della procedura si accerta


l’impossibilità di soddisfare, anche in parte, i
creditori concorsuali.
La chiusura della procedura di fallimento nel caso di
compiuta ripartizione finale dell’attivo non è impedita
dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore
mantiene la legittimazione processuale.
In ossequio a tale disposizione, dopo la chiusura del
fallimento, le somme ricevute dal curatore per effetto
di provvedimenti definitivi sono fatti oggetto di riparto
supplementare tra i creditori secondo le modalità
disposte dal tribunale.
Università degli Studi di Perugia 6.2 Forme di chiusura del fallimento.
È dichiarata con decreto motivato dal tribunale.
È ammesso reclamo alla Corte d’Appello.
Il decreto diviene esecutivo una volta decorsi i
termini per la proposizione del reclamo senza che
questo sia presentato o se il reclamo viene rigettato.
Sono prescritte le stesse forme di pubblicità
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previste per la sentenza dichiarativa.


Prof.

6.3 Effetti della chiusura del fallimento.


Cessano gli effetti del fallimento sul patrimonio del
fallito e le incapacità personali.
I creditori possono esperire nuovamente azioni
individuali contro il debitore, anche per i crediti
fatti valere nel fallimento e di cui siano rimasti
insoddisfatti.
Università degli Studi di Perugia 6.4 Riapertura del fallimento.
Quando la procedura è stata chiusa per ripartizione
finale dell’attivo senza soddisfacimento integrale
dei creditori per mancanza di attivo o per
annullamento o risoluzione del concordato
fallimentare.
La riapertura può essere disposta su istanza del
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debitore o di qualunque creditore entro cinque


anni dal decreto di chiusura.
Prof.

Nel patrimonio del fallito devono risultare esistenti


attività in misura tale da rendere utile il
provvedimento o quando il fallito offra garanzia di
pagare almeno il 10% ai creditori vecchi e nuovi.
Il tribunale provvede sull’istanza con sentenza
emessa in camera di consiglio, reclamabile alla
stregua di una sentenza dichiarativa di fallimento.
Università degli Studi di Perugia 7. IL CONCORDATO FALLIMENTARE.
Nozione
È un accordo tra il fallito (o un terzo, assuntore del
concordato) e i creditori concorrenti, attraverso il
quale si attua il soddisfacimento, anche solo parziale, di
questi ultimi, senza ricorrere alla liquidazione
giudiziaria del patrimonio del fallito.
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7.1 Caratteri.
Prof.

È obbligatorio per tutti i creditori anteriori


all’apertura del fallimento, compresi quelli che non
hanno presentato domanda di ammissione al passivo.
In seguito alla conclusione del concordato il fallito è
completamente sdebitato.
Nessuna azione esecutiva individuale potrà essere
successivamente esperita contro di lui da parte dei
creditori anteriori all’apertura del fallimento.
Università degli Studi di Perugia 7.2 Proposta di concordato.

Può essere presentata dal fallito dopo il decorso di


un anno dalla dichiarazione di fallimento e purché non
siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo
stato passivo.
Può essere presentata da uno o più creditori o da un
terzo, purché il debitore abbia tenuto la contabilità e da
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essa il curatore possa formare un elenco di creditori.


È presentata con ricorso al giudice delegato.
Prof.

Possono essere presentate più proposte; il comitato


dei creditori sceglie la proposta da sottoporre ai creditori.
Il giudice delegato acquisito il parere favorevole del
comitato dei creditori e del curatore, verificata la
ritualità della proposta, ordina la comunicazione della
stessa ai creditori a mezzo PEC.
Università degli Studi di Perugia  I creditori fanno pervenire presso la cancelleria del
tribunale eventuali dichiarazioni di dissenso; la
mancata risposta è considerata voto favorevole.
 La proposta di concordato deve assicurare il
pagamento di almeno il venti per cento
dell’ammontare dei crediti chirografari, tranne nel
caso di concordato con continuità aziendale ex art.
186-bis.
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7.3 Approvazione del concordato.


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La proposta di concordato deve essere approvata,


anche per silentium, dalla maggioranza dei creditori
ammessi al voto.
Se i creditori hanno approvato la proposta, il giudice
delegato dispone che sia data comunicazione al
proponente, al fallito e ai creditori dissenzienti.
Il giudice delegato fissa un termine per la
proposizione di eventuali opposizioni e per il
deposito della relazione conclusiva del comitato dei
creditori.
7.4 Omologazione del concordato.
Università degli Studi di Perugia Il tribunale fallimentare è investito del giudizio di
omologazione.
All’omologazione del concordato possono opporsi il
fallito, i creditori dissenzienti e qualsiasi altro
interessato, nel termine stabilito dal giudice delegato.
Se non vi sono opposizioni il tribunale omologa il
concordato, con decreto motivato.
Se vi sono opposizioni, il tribunale assume i mezzi
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istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio, anche


delegando uno dei componenti del collegio.
Prof.

Il tribunale può omologare il concordato, malgrado


l’opposizione, se ritiene che i creditori dissenzienti
possono essere soddisfatti dal concordato in misura non
inferiore rispetto alle alternative concretamente
praticabili.
In questo caso, il controllo del tribunale afferisce anche
alla convenienza della proposta concordataria; il
decreto motivato è reclamabile davanti alla Corte
d’Appello entro 30 giorni dalla notificazione e,
successivamente, soggetto anche a ricorso per
Cassazione.
 Esaurite le impugnazioni o scaduti i termini per le
Università degli Studi di Perugia opposizioni, il concordato acquista piena efficacia.
 Il d.l. 83/2015 conv. in l. 132/2015 ha previsto
l’aggiunta all’art. 163, prevedendo le c.d. «proposte
concorrenti», consistenti nella presentazione, da
parte dei creditori che rappresentino almeno il 10%
dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale
depositata ai sensi dell’art. 161, di una proposta
concorrente e relativo piano, non oltre trenta giorni
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prima della adunanza dei creditori.


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7.5 Effetti del concordato.


Il concordato vincola il fallito o il terzo garante o
assuntore all’adempimento degli obblighi assunti.
È obbligatorio per tutti i creditori anteriori
all’apertura del fallimento, compresi quelli che non
abbiano presentato domanda di ammissione al passivo.
Con il decreto di omologazione che diviene definitivo, il
tribunale dichiara chiuso il fallimento.
7.6 Annullamento e risoluzione del concordato.
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Il concordato può:
Essere risolto per inadempimento del fallito.
Essere annullato per dolosa esagerazione del passivo o
dissimulazione dell’attivo.

8. L’ESDEBITAMENTO.
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Prof.

Al debitore ritornato in bonis è accordato il beneficio


della liberazione dai debiti residui nei confronti dei
creditori concorsuali non soddisfatti.

8.1 Presupposti e caratteri.


Presupposto soggettivo è l’ammissione soltanto del
fallito persona fisica.
Presupposto oggettivo è che siano stati soddisfatti,
almeno in parte, i creditori concorsuali.
 Il fallito deve aver cooperato con gli organi della
Università degli Studi di Perugia procedura.
 Il fallito non deve aver ritardato lo svolgimento della
procedura concorsuale.
 Non deve aver beneficiato di altra esdebitazione nei 10 anni
precedenti.
 Non deve aver commesso attività gravemente distrattive.
 Non deve essere stato condannato per bancarotta
fraudolenta.
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Prof.

8.2 Procedimento di esdebitazione.


Il beneficio può essere concesso dal tribunale su
ricorso presentato dal debitore.
Il tribunale decide con decreto.
Vengono sentiti il curatore e il comitato dei
creditori.
Università degli Studi di Perugia  Il tribunale dichiara esigibili, nei confronti del
debitore dichiarato fallito, i debiti concorsuali non
soddisfatti integralmente.
 Contro il decreto, il debitore, i creditori non
integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e
chiunque ne abbia interesse, possono proporre
reclamo ex art. 26 l.fall.
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8.3 Effetti dell’esdebitazione.


Prof.

I creditori che hanno partecipato al fallimento non


possono agire individualmente contro il debitore fallito
per la parte del credito insoddisfatto.
Ha effetto nei confronti dei creditori concorsuali che
avrebbero potuto partecipare al concorso e non hanno
presentato domanda di ammissione al passivo o ne siano
stati esclusi, solo per l’eccedenza rispetto a quanto tali
creditori avrebbero potuto percepire.
Sono esclusi dall’esdebitazione gli obblighi di
mantenimento e alimentari e le obbligazioni derivanti da
rapporti estranei all’impresa.
Università degli Studi di Perugia Il concordato preventivo
È una procedura alternativa al fallimento con la quale
l’imprenditore può evitare che la crisi dell’impresa sfoci
nel fallimento, regolando i rapporti con i propri creditori
attraverso un accordo, accettato dalla maggioranza
degli stessi e approvato dal tribunale competente per la
dichiarazione di fallimento.
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1.1 Caratteri
È una procedura concorsuale di massa.
Prof.

È una procedura giudiziale perché è necessaria, oltre


all’accordo dei creditori, anche l’omologazione del
tribunale.
L’imprenditore è definitivamente liberato per i debiti
eccedenti la percentuale concordataria.
Attua il soddisfacimento dei crediti a stralcio, con
effetto estintivo della obbligazione originaria.
Evita gli effetti penali, personali e patrimoniali del
fallimento.
L’imprenditore non subisce lo spossessamento e
conserva l’amministrazione dei suoi beni.
2. PRESUPPOSTI DEL CONCORDATO
Università degli Studi di Perugia PREVENTIVO.
Deve essere imprenditore commerciale.
L’imprenditore deve trovarsi in stato di crisi.
Proposizione da parte del debitore di una proposta di
concordato che deve contenere
o Ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti
attraverso qualsiasi forma.
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o Attribuzione delle attività ad un assuntore.


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o Suddivisione dei creditori in classi, secondo


posizione giuridica e interessi economici omogenei.
o Trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a
classi diverse.

3. ORGANI DEL CONCORDATO PREVENTIVO.


3.1 Tribunale fallimentare.
Decide l’ammissione e procede all’omologazione del
concordato.
Dichiara il fallimento nel caso di inadempimento
degli obblighi assunti col concordato.
Università degli Studi di Perugia  Annulla il concordato in caso di esagerazione
dolosa del passivo o sottrazione o dissimulazione
dell’attivo.
 Decide sui reclami contro i provvedimenti del
giudice delegato.
 Nomina il giudice delegato.
 Incarica un commissario giudiziale.
Titolo Modulo

3.2 Il giudice delegato.


Prof.

Ha competenza generalizzata in materia di


direzione dell’amministrazione dei beni
dell’imprenditore e dell’esercizio dell’impresa.
Risolve le eventuali controversie sorte nel corso
della procedura di concordato ed emette i decreti che
possono essere impugnati solo in tribunale.
Presenzia l’adunanza dei creditori e ne dirige lo
svolgimento.
Promuove davanti al tribunale fallimentare
l’eventuale dichiarazione di fallimento.
Università degli Studi di Perugia  Autorizza le attività di straordinaria
amministrazione.
 È giudice istruttore nel giudizio di omologazione
del concordato preventivo.

3.3 Il commissario giudiziale.


Esprime parere motivato sull’omologazione.
Titolo Modulo

3.4 L’assemblea dei creditori.


Prof.

 Si discute se sia organo del concordato preventivo.


 Vota sulla proposta di concordato e il suo voto è
vincolante per il tribunale fallimentare solo se è
negativo.
 La proposta è approvata se ottiene il voto
favorevole dei creditori che rappresentino la
maggioranza dei crediti ammessi al voto.
 Se la proposta non è approvata, il giudice delegato
riferisce al tribunale, che deve dichiarare il
fallimento, sempre che ricorrano le condizioni di
insolvenza.
 Intervengono tutti i creditori esistenti alla data
Università degli Studi di Perugia della proposta di concordato da parte
dell’imprenditore, secondo l’elenco presentato dallo
stesso e verificato dal commissario, compresi quelli
il cui credito sia in contestazione.
 Non possono votare i creditori con diritto di
prelazione sui beni del debitore, salvo che rinuncino
a tale diritto; il coniuge, i parenti e gli affini fino al
quarto grado del debitore; i cessionari e gli
Titolo Modulo

aggiudicatari dei crediti di questi ultimi da meno di


un anno prima della proposta di concordato.
Prof.

4. PROCEDURA DEL CONCORDATO


PREVENTIVO.
4.1 La proposta di ammissione alla procedura.
Può essere presentata esclusivamente
dall’imprenditore in stato di crisi con ricorso al
tribunale competente per la dichiarazione di
fallimento.
Deve essere allegata una relazione aggiornata sulla
situazione patrimoniale, economica e finanziaria
dell’impresa.
 Deve essere allegato l’elenco nominativo dei
Università degli Studi di Perugia creditori e l’elenco dei titolari dei diritti reali o
personali sui beni del debitore.
 Deve essere allegato un piano contenente la
descrizione analitica delle modalità e dei tempi di
adempimento della proposta.
 Può essere presentata una proposta di concordato
«in bianco» unitamente ai soli bilanci relativi agli
ultimi tre esercizi. Il Tribunale assegna al debitore
un termine, compreso tra 60 e 120 giorni per
Titolo Modulo

integrare il ricorso.
Prof.

 Il tribunale potrà nominare un commissario


giudiziale che vigili sul corretto adempimento del
concordato.
 Il commissario giudiziale quando accerta che il
debitore ha posto in essere una delle condotte
previste dall’art. 173 l.fall., ne riferisce al
tribunale che, verificata la sussistenza delle
condotte, può con decreto dichiarare improcedibile
la domanda e, su istanza del creditore o richiesta
del pubblico ministero, dichiara il fallimento se ne
ricorrono i presupposti con sentenza reclamabile ex
art. 18 l.fall.
Università degli Studi di Perugia  Il tribunale dispone gli obblighi informativi
periodici relativi alla gestione finanziaria
dell’impresa e all’attività compiuta per la
predisposizione del piano, che il debitore deve
assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la
vigilanza del commissario giudiziale.
 Il debitore, con periodicità mensile, deposita una
situazione finanziaria dell’impresa, pubblicata,
entro il giorno successivo, nel registro delle imprese
Titolo Modulo

a cura del cancelliere.


 Il tribunale può in ogni momento sentire i
Prof.

creditori; qualora nel termine fissato dal giudice il


debitore non depositi la documentazione prescritta,
può essere dichiarata inammissibile la proposta di
concordato e aprirsi la procedura di fallimento.
 Dalla proposizione della proposta di concordato fino
al momento in cui il tribunale non si pronuncia
sull’ammissibilità del ricorso, il debitore può
compiere gli atti di ordinaria amministrazione,
ma necessita dell’autorizzazione del Tribunale per
gli atti di straordinaria amministrazione.
Università degli Studi di Perugia  Il tribunale svolge il controllo relativo alla
sussistenza dei presupposti per l’ammissione alla
procedura.
 Se il controllo ha esito negativo, il Tribunale,
sentito il debitore in camera di consiglio, con
decreto non soggetto a reclamo, dichiara
inammissibile la proposta di concordato. Il
Tribunale in tali casi può dichiarare il fallimento del
debitore, sussistendone i presupposti.
Titolo Modulo

 Se il controllo ha esito positivo, con decreto non


Prof.

soggetto a reclamo, il Tribunale dispone


l’ammissione al concordato e dichiara aperta la
procedura.
 Col medesimo decreto vengono nominati gli organi
della procedura e viene ordinata la convocazione dei
creditori non oltre trenta giorni dalla data del
provvedimento.
 Il decreto di ammissione è soggetto a registrazione
nel registro delle imprese.
4.1.1 Effetti della proposta nei confronti dei terzi.
Università degli Studi di Perugia
Dal ricorso e fino al momento in cui il decreto di
omologazione diviene definitivo, i creditori anteriori non
possono, a pena di nullità, iniziare o proseguire azioni
esecutive individuali nei confronti del debitore.
Restano inibite per lo stesso periodo anche le azioni
cautelari nei confronti del debitore.
Gli effetti della domanda di concordato si producono dal
momento della pubblicazione nel registro delle imprese a
Titolo Modulo

cura del cancelliere.


Prof.

4.1.2 Effetti dell concordato sui contratti in corso di


esecuzione.
Col ricorso di ammissione al concordato preventivo, il
debitore potrà domandare al Tribunale l’autorizzazione a
sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione al momento
della proposizione della domanda.
La facoltà di scioglimento è preclusa per i rapporti di
lavoro subordinato, per le locazioni e i contratti preliminari
di compravendita di immobili ad uso abitativo.
Su richiesta del debitore, può essere autorizzata anche la
sospensione del contratto per sessanta giorni prorogabili.
4.2 Approvazione dei creditori.
Università degli Studi di Perugia La proposta di concordato dichiarata ammissibile
deve essere approvata dalla maggioranza dei
creditori ammessi al voto.
Il commissario giudiziale procede alla verifica
dell’elenco dei creditori.
I creditori convocati e quelli che ritengono di vantare
un credito anteriore alla presentazione della proposta
di concordato e che possono provare, devono riunirsi
Titolo Modulo

in apposita adunanza presieduta dal giudice delegato


per votare la proposta.
Prof.

I creditori dissenzienti hanno la facoltà di


comunicare la loro valutazione negativa della proposta.
In difetto, vale la regola del silenzio assenso (i creditori
che non hanno mespresso un voto sfavorevole sono
considerati consenzienti ai fini del computo della
maggioranza).
I creditori possono modificare il proprio voto fino
all’udienza di omologazione.
Se il concordato non viene approvato dai creditori, il
Tribunale, su istanza dei creditori o del pubblico
ministero, sussistendone i presupposti, dichiara il
fallimento dell’imprenditore.
4.3 Omologazione del Tribunale.
Università degli Studi di Perugia
L’omologazione del Tribunale è necessaria dopo
l’approvazione dei creditori.
Il Tribunale fissa un’udienza in camera di consiglio
per la comparizione delle parti e del commissario
giudiziale.
Il provvedimento è pubblicato e notificato, a cura
del debitore, al commissario giudiziale e agli eventuali
Titolo Modulo

creditori dissenzienti.
Prof.

Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali


creditori dissenzienti e qualsiasi interessato devono
costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza,
nello stesso termine il commissario deposita il proprio
motivato parere.
Se non sono proposte opposizioni, verificata la
regolarità della procedura e l’esito della votazione, il
Tribunale omologa il concordato con decreto motivato
non soggetto a gravante.
 Se sono proposte opposizioni, il Tribunale può
Università degli Studi di Perugia omologare il concordato, effettuando un controllo
sul merito della convenienza dello stesso. Il
Tribunale può decidere di omologare se ritiene che il
credito del creditore dissenziente opponente possa
essere soddisfatto in misura non inferiore rispetto
alle alternative concretamente praticabili al di fuori
della procedura concordataria. Il decreto motivato
con cui provvede è provvisoriamente esecutivo.
Titolo Modulo

 Se il Tribunale respinga l’omologazione del


concordato, su istanza del creditore o richiesta del
Prof.

pubblico ministero, accertata la sussistenza dei


presupposti, dichiara il fallimento con separata
sentenza, emessa contestualmente al decreto.
 Contro il decreto che respinge l’omologazione può
essere proposto reclamo alla Corte d’Appello, che
si pronuncia in camera di consiglio; con lo stesso
reclamo, è impugnabile la sentenza dichiarativa di
fallimento.
 Il concordato preventivo omologato è obbligatorio
per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura
della procedura di concordato.
 Il concordato della società ha efficacia nei confronti
Università degli Studi di Perugia dei soci illimitatamente responsabili.
 Conclusa la fase dell’omologazione, il concordato
deve essere eseguito e può essere annullato o risolto
nelle stesse ipotesi previste per il concordato
fallimentare.

5. LA DISCIPLINA DEI FINANZIAMENTI.


Viene modificato l’art. 182-quater l.fall. Con cui si
Titolo Modulo

prevede la prededucibilità dei finanziamenti in


Prof.

esecuzione del concordato preventivo, da qualunque


soggetto esterno siano erogati nonché i finanziamenti
concessi in funzione del concordato.
I finanziamenti in funzione del concordato sono
prededucibili a condizione che siano stati previsti
dal piano concordatario e che la prededuzione sia
stata disposta nel provvedimento di accoglimento della
domanda di ammissione.
La prededucibilità dei finanziamenti che da apposito
professionista siano riconosciuti come funzionali alla
migliore soddisfazione dei creditori.
 Il regime dei finanziamenti funzionali al
Università degli Studi di Perugia concordato vale anche per il concordato «in
bianco». Anche in questo caso il professionista deve
attestare che tali prestazioni siano essenziali per la
prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali ad
assicurare la migliore soddisfazione dei creditori.

6. CONCORDATO CON CONTINUITÀ AZIENDALE.


Titolo Modulo

Per continuità aziendale deve intendersi la


prosecuzione dell’attività di impresa da parte del
Prof.

debitore, la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il


conferimento dell’azienda in esercizio a una o più
società anche di nuova costituzione.
Il concordato preventivo con continuità aziendale
prevede diversi benefici per l’imprenditore:
Il piano deve contenere l’analitica indicazione di
costi e ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività di
impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle
relative modalità di copertura.
 Il debitore può prevedere nel piano una moratoria
Università degli Studi di Perugia sino a un anno per il pagamento dei creditori
muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia
prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali
sussiste la causa di prelazione.
 La continuità implica che i contratti in corso di
esecuzione alla data di deposito del ricorso non si
risolvano, anche in presenza di patti contrari.
Titolo Modulo

7. ANNULLAMENTO E RISOLUZIONE DEL


CONCORDATO.
Prof.

Il concordato può essere:


1.Risolto su domanda dei soli creditori, in caso di
inadempimento di non scarsa importanza degli
obblighi assunti.
2.Annullato, se sia stata scoperta una esagerazione
dolosa del passivo o la dissimulazione dell’attivo.
3.Ad annullamento e risoluzione consegue la
dichiarazione di fallimento, se ne ricorrono i
presupposti.
Università degli Studi di Perugia 8. ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI.
Si tratta di accordi di ristrutturazione dei debiti
conclusi tra l’imprenditore e una maggioranza di
creditori.
Gli accordi garantiscono che gli atti posti in essere in
esecuzione degli stessi non siano assoggettati a
revocatoria fallimentare, nel caso dovesse
sopraggiungere il fallimento.
Titolo Modulo

Lo scopo è agevolare la concessione del credito


all’imprenditore per evitare la crisi irreversibile.
Prof.

8.1 Caratteri e disciplina.


L’accordo può essere stipulato tra l’imprenditore in
crisi con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei
crediti.
Deve garantire l’integrale e tempestivo pagamento
dei creditori che non hanno partecipato alla sua
stipulazione.
Il termine per il pagamento dei creditori estranei
all’accordo è fissato in 120 giorni dall’omologazione.
 Deve quindi essere depositato dal debitore nella
Università degli Studi di Perugia cancelleria del Tribunale unitamente alla
documentazione richiesta per il concordato
preventivo e accompagnato da una relazione di un
esperto.
 È pubblicato nel registro delle imprese e acquista
efficacia dal giorno della pubblicazione.
 Dal giorno della pubblicazione, per sessanta giorni,
i creditori per titolo e causa anteriore a tale data
Titolo Modulo

non possono iniziare o proseguire azioni


cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore.
Prof.

 Il divieto può essere richiesto anche


dall’imprenditore nel corso delle trattative e prima
della formalizzazione dell’accordo di
ristrutturazione.
 Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e
ogni altro interessato possono proporre
opposizione.
 Il Tribunale, decise le opposizioni, ove ve ne siano,
procede all’omologazione dell’accordo con decreto
motivato emesso in camera di consiglio.
 Il decreto del Tribunale è reclamabile entro
Università degli Studi di Perugia quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro
delle imprese, davanti alla Corte d’Appello.
 Il d.l. 98/2011 conv. in l. 111/2011 ha esteso alle
imprese agricole in crisi gli accordi di
ristrutturazione di debiti.

Il commissario giudiziale della procedura di


Titolo Modulo

concordato preventivo, quando il concordato


preveda la prosecuzione dell’attività di impresa,
Prof.

deve depositare, ogni sei mesi, successivamente


alla presentazione della relazione particolareggiata,
un rapporto riepilogativo e trasmetterlo ai
creditori a mezzo posta elettronica certificata.
Alla chiusura del concordato, il commissario deposita
un rapporto riepilogativo finale.

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