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Trasparenza

dispensa pegaso sulla trasparenza nella pubblica amministrazione

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“ TRASPARENZA”

PROF. BIAGIO GILIBERTI


Università Telematica Pegaso Trasparenza

Indice

1 PRINCIPALI DECLINAZIONI DEL PRINCIPIO DI TRASPARENZA ------------------------------------------ 3


2 IL DIRITTO DI ACCESSO CIVICO -------------------------------------------------------------------------------------- 5
3 GLI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE --------------------------------------------------------------------------------- 10
4 VIGILANZA SULL'ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO DI TRASPARENZA E SANZIONI ----------------- 15
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 17

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Principali declinazioni del principio di


trasparenza
In un’ottica di ampliamento della base democratica e partecipativa del cittadino alla vita

pubblica, il [Link]. 14 marzo 2013, n. 33 (il “Decreto”) ha introdotto disposizioni di ampio respiro in

materia di trasparenza della pubblica amministrazione. Si tratta di disposizioni da ultimo modificate

ed integrate dal [Link]. 25 maggio 2016, n. 97, cui ha fatto seguito in data 28 dicembre 2016,

l’approvazione da parte dell’ANAC della Delibera n. 1310, recante le linee guida della materia.

Anzitutto il Decreto si premura di fornire la definizione del principio di trasparenza, che

viene individuato nella accessibilità totale ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche

amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli

interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento

delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche.

Come meglio si avrà modo di dire, le affermazioni appena enunciate vengono nel Decreto

coordinate con altri principi ed interessi primari dello Stato ed in particolare con il segreto d'ufficio,

quello segreto statistico e di protezione dei dati personali; cionondimeno il principio di trasparenza

è affermato quale valore cardine e principio generale, addirittura – lo dice espressamente il comma

2 dell’art. 2 del Decreto – quale declinazione del principio democratico e di quelli eguaglianza, di

imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell'utilizzo di risorse

pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione. La trasparenza, ancor di più, è intesa dal

legislatore del Decreto quale condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché

dei diritti civili, politici e sociali ed integra, al contempo, il diritto ad una buona amministrazione

e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

Due sono i poli – interconnessi l’uno con l’altro – in cui il legislatore ha inteso realizzare la

trasparenza: (a) nel rafforzamento e nella generalizzazione degli obblighi, gravanti sulle

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amministrazioni e sui soggetti alle medesime equiparate (ai sensi del Decreto), in tema di

pubblicazione dei propri documenti e dati; (b) nell’ampliamento del c.d. diritto di accesso rispetto

alla tradizionale figura normata dalla legge generale sul procedimento amministrativo (l. 7 agosto

1990, n. 241, la “l. 241”).

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2 Il diritto di accesso civico


Come rilevato in premessa, il Decreto prevede fin da subito (art. 2) – quale primaria forma

di attuazione del principio di trasparenza – l’istituzione di una nuova forma di accesso agli atti della

pubblica amministrazione. Quando si dice nuova forma di accesso, si intende un istituto di accesso

ai documenti amministrativi ben diverso nei suoi presupposti soggettivi ed oggettivi da quello, che

ormai potrebbe definirsi, tradizionale disciplinato dalla legge generale sul procedimento

amministrativo (l. 241).

Quest’ultimo, infatti, nella conformazione datane dalla l. 241, costituisce uno strumento di

tutela di posizioni individuali (in senso lato), come si evince dal suo art. 22, a mente del quale i

soggetti legittimati ad ottenere accesso ai documenti amministrativi sono tutti i soggetti privati,

compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e

attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al

quale è chiesto l'accesso. Non dunque un istituto volto a favorire in via generalizzata la trasparenza

e il controllo diffuso dell’operato della pubblica amministrazione, quanto piuttosto un mezzo volto a

rendere disponibili dati ed informazioni nell’ottica di consentire al cittadino direttamente interessato

la tutela di suoi diritti od interessi.

Occorre sottolineare che la norma, nel richiedere la sussistenza di un “interesse diretto,

concreto e attuale” (1), risponde all’esigenza di qualificare il diritto di accesso, quale istituto

strumentale alla tutela di posizioni qualificate e differenziate, piuttosto che quale grimaldello per

l’esercizio di un controllo generalizzato ed indiscriminato (2) sull’operato delle pubbliche

amministrazioni. A tal riguardo, occorre parimenti osservare che la giurisprudenza, al riguardo, ha

chiarito che: “Invero, il riconoscimento del diritto di accesso non costituisce presupposto per

1
Cfr. Cons. Stato, sez. III, 17 marzo 2017, n. 1213.
2
Lo vieta espressamente l’art. 24, co. 3 l. 241/1990: “non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un
controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni”.

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l’esercizio di un’azione popolare, dovendo in ogni caso l’interessato essere titolare di una

posizione differenziata e giuridicamente rilevante, anche meramente potenziale” (3).

Diversamente, l’accesso del Decreto risponde ad esigenze ben diverse: consentire la

conoscenza generalizzata dell’operato dell’amministrazione, nell’ottica di realizzare il principio di

trasparenza. Di qui la formula ampia usata dal Decreto per il quale chiunque ha libero accesso ai

dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni e dei soggetti alla stessa equiparati

(si veda infra).

L’obbligo di dare accesso (e, come si vedrà, quelli connessi di pubblicazione) si rivolge alle

pubbliche amministrazioni (la definizione si rinviene all'art. 1, comma 2, del dlgs. 30 marzo 2001,

n. 165), ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di

garanzia, vigilanza e regolazione. Inoltre, il Decreto estende il suo ambito di applicazione anche: a)

agli enti pubblici economici e agli ordini professionali; b) alle società in controllo pubblico (con

esclusione delle società quotate); c) alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato

comunque denominati, anche privi di personalita' giuridica, con bilancio superiore a

cinquecentomila euro, la cui attivita' sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi

finanziari consecutivi nell'ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalita' dei

titolari o dei componenti dell'organo d'amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche

amministrazioni. Inoltre, sempre ai sensi del Decreto, la disciplina prevista per le pubbliche

amministrazioni si applica, in quanto compatibile, limitatamente ai dati e ai documenti inerenti

all'attivita' di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea, alle societa'

in partecipazione pubblica, e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato, anche

privi di personalita' giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano

3
Cfr. N. PAOLANTONIO, L’accesso alla documentazione amministrativa, in F. G. SCOCA (a cura di), Diritto
amministrativo, Torino, 2014, 272.

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funzioni amministrative, attivita' di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni

pubbliche o di gestione di servizi pubblici.

Tanto riferito in ordine ai soggetti tenuti a garantire l’accesso, occorre evidenziare con

maggior dettaglio rispetto a quanto solo accennato in precedenza che il Decreto stabilisce che

l’obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni (e ai soggetti,

dalla legge, a queste equiparate) di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di

chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione.

L’accesso civico, tuttavia, non si limita a questa forma di possibilità, dal momento che il successivo

co. 2 dell’art. 5 stabilisce anche che chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti

dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del

presente decreto, nei limiti posti dal successivo art. 5-bis (4). Ciò al fine di favorire forme diffuse di

controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di

promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

L'esercizio del diritto in esame, dunque, non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto

alla legittimazione soggettiva del richiedente e, di conseguenza, l'istanza di accesso civico non

richiede motivazione. Il rilascio di dati o documenti in formato elettronico o cartaceo è gratuito.

Nell’ipotesi in cui l’amministrazione individui soggetti controinteressati all’accesso è tenuta a

dare comunicazione agli stessi. Il procedimento di accesso civico deve concludersi con

provvedimento espresso e motivato nel termine di trenta giorni dalla presentazione dell'istanza

con la comunicazione al richiedente e agli eventuali controinteressati.

Nei casi di diniego totale o parziale dell'accesso o di mancata risposta, il richiedente può

presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della

trasparenza, che decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni. Qualora si
4
Cfr. al riguardo il parere reso in materia dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali in data 15 dicembre
2016.

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tratti di atti delle amministrazioni delle regioni o degli enti locali, il richiedente può altresì

presentare ricorso al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito.

L'accesso civico di cui all'art. 5, co. 2, è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un

pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici inerenti a: a) la sicurezza pubblica e

l'ordine pubblico; b) la sicurezza nazionale; c) la difesa e le questioni militari; d) le relazioni

internazionali; e) la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato; f) la conduzione di

indagini sui reati e il loro perseguimento; g) il regolare svolgimento di attività ispettive.

Inoltre, l'accesso di cui all'articolo 5, co. 2, è altresì rifiutato se il diniego è necessario per

evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati: a) la protezione dei

dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia; b) la libertà e la segretezza

della corrispondenza; c) gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi

compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali.

Il diritto di cui all'articolo 5, co. 2, è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di

divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge.

L'accesso civico non può essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di

differimento.

Disposizioni specifiche sono dettate dall’art. 5 ter in materia di accesso per fini scientifici ai

dati elementari raccolti per finalità statistiche.

La giurisprudenza, a seguito dell’introduzione dell’accesso civico, è stata chiamata a chiarire

le distinzioni tra accesso ai sensi dell’art. 22 e l’accesso civico, rilevando che l'accertamento del

diritto di accesso ai sensi dell'art. 22 della l. 241/ 1990 è cosa diversa dal diritto della generalità dei

cittadini alla più ampia accessibilità alle informazioni concernenti l'organizzazione e l'attività della

P.A. (art. 5, co. 1) che si realizza tramite la pubblicazione obbligatoria di una serie di documenti

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(5). Più in generale, ovverosia con riguardo anche alle ipotesi di cui all’art. 5, co. 2, la principale

differenza si rinviene in ciò che la richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione

quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente e non deve essere motivata.

Non par dubbio, specie in virtù dell’accesso civico dell’art. 5, co. 2, che il legislatore abbia

deciso di ampliare notevolmente il diritto di accesso – rispetto alle già ampie facoltà dell’art. 22 –

introducendo una forma di azione popolare.

Note di studio: dall'introduzione del c.d. accesso civico consegue che tutti i cittadini hanno

diritto di chiedere e ottenere che le amministrazioni pubblichino e diano accesso ad atti e

documenti e informazioni che detengano e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato.

5
Cfr. TAR Campania, Napoli, sez. VI, 30 settembre 2016, n. 4508.

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3 Gli obblighi di pubblicazione


Come accennato in precedenza, assieme al diritto di accesso civico, il Decreto impone

generalizzati obblighi di pubblicazione di dati e informazioni delle pubbliche amministrazioni.

In particolare, l’art. 6 del Decreto stabilisce che le pubbliche amministrazioni garantiscono

la qualità delle informazioni riportate nei siti istituzionali nel rispetto degli obblighi di

pubblicazione previsti dalla legge, assicurandone l'integrità, il costante aggiornamento, la

completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l'omogeneità,

la facile accessibilità, nonché la conformità ai documenti originali in possesso

dell'amministrazione, l'indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità.

Il Decreto prosegue stabilendo che i documenti contenenti atti oggetto di pubblicazione

obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblicati tempestivamente sul sito istituzionale

dell'amministrazione.

I dati, le informazioni e i documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della

normativa vigente sono pubblicati per un periodo di 5 anni, decorrenti dal 1° gennaio dell'anno

successivo a quello da cui decorre l'obbligo di pubblicazione, e comunque fino a che gli atti

pubblicati producono i loro effetti (fatti salvi i diversi termini previsti dalla normativa in materia

di trattamento dei dati personali ed altre disposizioni specifiche di legge). Decorsi detti termini, i

relativi dati e documenti sono comunque accessibili ai sensi dell'istituto dell’accesso civico.

Ai fini della piena accessibilità delle informazioni pubblicate, nella home page dei siti

istituzionali è collocata un'apposita sezione denominata «Amministrazione trasparente», al cui

interno sono contenuti i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa

vigente.

Specifiche disposizioni vigono in materia di pubblicazione sulla banche dati e di

coordinamento con il Piano triennale per la prevenzione della corruzione.

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A tal ultimo riguardo, infatti, è stabilito (art. 10) che ogni amministrazione indica, in

un'apposita sezione del Piano triennale per la prevenzione della corruzione i responsabili della

trasmissione e della pubblicazione dei documenti, delle informazioni e dei dati ai sensi del Decreto.

Il medesimo art. 10 stabilisce inoltre uno specifico obbligo di trasparenza gravante in capo

alle pubbliche amministrazioni. Si prevede in particolare che ogni amministrazione ha l'obbligo di

pubblicare sul proprio sito istituzionale nella sezione: «Amministrazione trasparente»:

a) il Piano triennale per la prevenzione della corruzione;

b) il Piano e la Relazione di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n.

150;

c) i nominativi ed i curricula dei componenti degli organismi indipendenti di valutazione di

cui all'articolo 14 del decreto legislativo n. 150 del 2009.

Sempre in tema di obblighi di pubblicazione, il Decreto – all’art. 12 – tratta degli atti di

carattere normativo e amministrativo generale, stabilendo che, fermo restando quanto previsto per le

pubblicazioni nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, le pubbliche amministrazioni

pubblicano sui propri siti istituzionali i riferimenti normativi con i relativi link alle norme di

legge statale pubblicate nella banca dati «Normattiva» che ne regolano l'istituzione,

l'organizzazione e l'attivita'. E’ fatto al contempo obbligo di pubblicare le direttive, le circolari, i

programmi e le istruzioni emanati dall'amministrazione e ogni atto, previsto dalla legge o comunque

adottato, che dispone in generale sulla organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui

procedimenti ovvero nei quali si determina l'interpretazione di norme giuridiche che le riguardano o

si dettano disposizioni per l'applicazione di esse, ivi compresi i codici di condotta, le misure

integrative di prevenzione della corruzione, i documenti di programmazione strategico-gestionale e

gli atti degli organismi indipendenti di valutazione.

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Dopo aver trattato della pubblicazione degli atti normativi, il Decreto entra nel vivo della

regolamentazione degli obblighi di pubblicazione di varie categorie di atti.

Ad esempio, l’art. 13 del Decreto detta la disciplina in materia di obblighi di pubblicazione

concernenti l'organizzazione delle pubbliche amministrazioni, stabilendo che le pubbliche

amministrazioni pubblicano e aggiornano le informazioni e i dati concernenti la propria

organizzazione, corredati dai documenti anche normativi di riferimento. Sono pubblicati, tra gli

altri, i dati relativi: a) agli organi di indirizzo politico e di amministrazione e gestione, con

l'indicazione delle rispettive competenze; b) all'articolazione degli uffici, le competenze di ciascun

ufficio, anche di livello dirigenziale non generale, i nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici;

c) all'illustrazione in forma semplificata, ai fini della piena accessibilità e comprensibilità dei dati,

dell'organizzazione dell'amministrazione, mediante l'organigramma o analoghe rappresentazioni

grafiche; d) all'elenco dei numeri di telefono nonchè delle caselle di posta elettronica istituzionali e

delle caselle di posta elettronica certificata dedicate, cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi

richiesta inerente i compiti istituzionali.

Ugualmente, i successivi articoli entrano nel dettaglio di esigenze di trasparenza specifiche.

In particolare, vengono prese in considerazione la pubblicazione di dati concernenti i titolari di

incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali;

quelli relativi ai titolari di incarichi di collaborazione o consulenza; le informazioni che riguardano

gli incarichi conferiti nelle società controllate. Gli esempi possono continuare (bandi di concorso;

performance e alla distribuzione dei premi al personale; dati sulla contrattazione collettiva, enti

pubblici vigilati e enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché partecipazioni in società di

diritto privato).

Particolare attenzione merita l’art. 23 in tema di obblighi di pubblicazione concernenti i

provvedimenti amministrativi. Ai sensi della norma in parola, le pubbliche amministrazioni

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pubblicano e aggiornano ogni sei mesi, in distinte partizioni della sezione «Amministrazione

trasparente», gli elenchi dei provvedimenti adottati dagli organi di indirizzo politico e dai dirigenti,

con particolare riferimento ai provvedimenti finali dei procedimenti di: a) scelta del contraente per

l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalita' di selezione

prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici; b) accordi stipulati dall'amministrazione con

soggetti privati o con altre amministrazioni pubbliche.

Inoltre, interessante è anche la disciplina in materia di finanziamenti. L’art. 26 del Decreto

stabilisce che le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti con i quali sono determinati i criteri e

le modalita' cui le amministrazioni stesse devono attenersi per la concessione di sovvenzioni,

contributi, sussidi ed ausili finanziari e per l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere

a persone ed enti pubblici e privati.

Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti di concessione delle sovvenzioni,

contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese, e comunque di vantaggi economici di qualunque

genere a persone ed enti pubblici e privati, di importo superiore a mille euro. La pubblicazione

costituisce condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongano concessioni e

attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare al

medesimo beneficiario. E' esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche

destinatarie dei provvedimenti, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo

stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati.

Un capo apposito (il Capo III) è dedicato poi agli obblighi di pubblicazione concernenti l'uso

delle risorse pubbliche: le pubbliche amministrazioni pubblicano i documenti e gli allegati del

bilancio preventivo e del conto consuntivo entro trenta giorni dalla loro adozione, nonche' i dati

relativi al bilancio di previsione e a quello consuntivo in forma sintetica, aggregata e semplificata,

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anche con il ricorso a rappresentazioni grafiche, al fine di assicurare la piena accessibilità e

comprensibilità.

Gli esempi potrebbero continuare (ad esempio, ex multis, citando gli obblighi di trasparenza

del servizio sanitario nazionale).

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4 Vigilanza sull'attuazione del principio di


trasparenza e sanzioni
La concreta realizzazione del principio di trasparenza è presidiata da un apparato

sanzionatorio molto articolato. Ma non solo.

Anzitutto il Decreto si è premurato di prevedere l’istituzione di soggetti cui sono affidati

precisi compiti e responsabilità di realizzazione e controllo delle prescrizioni di legge in materia di

trasparenza.

In particolare, è stata prevista l’istituzione del responsabile della sicurezza (art. 43). E’

stabilito in particolare che, all'interno di ogni amministrazione, il responsabile per la prevenzione

della corruzione svolge, di norma, le funzioni di responsabile per la trasparenza.

Costui è chiamato a svolgere stabilmente un'attività di controllo sull'adempimento da

parte dell'amministrazione degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente,

assicurando la completezza, la chiarezza e l'aggiornamento delle informazioni pubblicate, nonchè

segnalando all'organo di indirizzo politico, all'Organismo indipendente di valutazione (OIV),

all'ANAC e, nei casi piu' gravi, all'ufficio di disciplina i casi di mancato o ritardato

adempimento degli obblighi di pubblicazione.

Si è detto da ultimo dell’OIV, quest’ultimo ai sensi dell’art. 44 è l'organismo indipendente di

valutazione che verifica la coerenza tra gli obiettivi previsti nel Piano triennale per la

prevenzione della corruzione e quelli indicati nel Piano della performance, valutando altresì

l'adeguatezza dei relativi indicatori.

Tra i soggetti cui è affidato un ruolo attivo nel monitoraggio della realizzazione del principio

di trasparenza rientra l’ANAC (art. 45). L’ANAC controlla l'esatto adempimento degli obblighi di

pubblicazione previsti dalla normativa vigente, esercitando poteri ispettivi mediante richiesta di

notizie, informazioni, atti e documenti alle amministrazioni pubbliche e ordinando di procedere,

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entro un termine non superiore a trenta giorni, alla pubblicazione di dati, documenti e informazioni

ai sensi del Decreto, all'adozione di atti o provvedimenti richiesti dalla normativa vigente ovvero

alla rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i piani e le regole sulla trasparenza.

L’ANAC controlla l'operato dei responsabili per la trasparenza a cui può chiedere il

rendiconto sui risultati del controllo svolto all'interno delle amministrazioni.

Si fa presente che il mancato rispetto dell'obbligo di pubblicazione costituisce illecito

disciplinare e l’ANAC è tenuta a segnalare l'illecito all'ufficio competente dell'amministrazione

interessata ai fini dell'attivazione del procedimento disciplinare a carico del responsabile della

pubblicazione o del dirigente tenuto alla trasmissione delle informazioni. L'ANAC segnala altresì

gli inadempimenti ai vertici politici delle amministrazioni, agli OIV e, se del caso, alla Corte dei

conti, ai fini dell'attivazione delle altre forme di responsabilità. I provvedimenti dell’ANAC sono

pubblici.

Tanto illustrato in ordine ai soggetti preposti ai controlli, non è da tralasciare il regime delle

sanzioni. E’ stabilito dal Decreto che l'inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla

normativa vigente e il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso civico, al di fuori delle

ipotesi previste dall'articolo 5-bis, costituiscono elemento di valutazione della responsabilità

dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all'immagine dell'amministrazione e sono

comunque valutati ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento

accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili.

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Bibliografia
 M. Clarich, Manuale di diritto amministrativo, Santarcangelo di Romagna, 2013

 G. Carlotti – A. Clini (a cura di), Diritto amministrativo – parte sostanziale,

Santarcangelo di Romagna, 2014;

 G. Corso, Manuale di diritto amministrativo, Torino, 2013

 F.G. Scoca (a cura di), Diritto amministrativo, Torino, 2014

 D. Sorace, Diritto delle amministrazioni pubbliche, Santarcangelo di Romagna, 2013

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