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Luigi Pirandello

Il documento analizza il consonantismo nel passaggio dal latino alle lingue romanze, evidenziando come le consonanti siano più forti all'inizio delle parole e più deboli alla fine. Viene descritto il sistema consonantico latino, le innovazioni fonetiche e i processi di lenizione e spirantizzazione che hanno portato a cambiamenti significativi nelle lingue romanze. Infine, si discute il trattamento delle consonanti finali e le tendenze alla semplificazione linguistica nel passaggio dal latino al romanzo.

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Il documento analizza il consonantismo nel passaggio dal latino alle lingue romanze, evidenziando come le consonanti siano più forti all'inizio delle parole e più deboli alla fine. Viene descritto il sistema consonantico latino, le innovazioni fonetiche e i processi di lenizione e spirantizzazione che hanno portato a cambiamenti significativi nelle lingue romanze. Infine, si discute il trattamento delle consonanti finali e le tendenze alla semplificazione linguistica nel passaggio dal latino al romanzo.

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CONSONANTISMO

Parlando di consonanti per quanto riguarda il cambio linguistico il contesto


fonetico è importante, perchè tendenzialmente le consonanti sono forti in
posizione iniziale, in posizione finale sono più deboli, invece le consonanti
che stanno all'interno di parola sono soggette a cambiamento soprattutto in
virtù dei suoni circostanti e in virtù del fatto che cadono per Sincope
all'interno di parola e questo spesso comporta che 2 suoni consonantici si
trovino ravvicinati, e spesso la creazione di questi nuovi nessi consonantici
danno vita ad ulteriori modifiche all'interno della parola.
Ciò che si evince dal consonantismo romanzo è che rispetto alle vocali ci
sono meno cambiamenti che investono il periodo a-romanzo, e quei
cambiamenti che ritroviamo sono in realtà cambiamenti interni alle singole
lingue cioè in ogni lingua ci saranno le stesse tipologie di cambiamento ma
che creeranno tra una lingua e l'altra dei fonemi diversi accentuando la
differenziazione linguistica tra le lingue.
SISTEMA CONSONANTICO LATINO:
- 2 serie di occlusive, sorde e sonore: /p, t, k, kw/ e /b, d, g, gw/;
- 2 nasali: /m, n/;
- 3 spiranti (o fricative): /f, s/ + glottidale (o laringale) /h/;
- 2 liquide: laterale /l/, vibrante /r/;
- 2 approssimanti (o semivocali): /j, w/
Era un sistema chiaramente più semplice difatti il latino non conosce:

-fricative sonore /v/ e /z/


-fricative palatali /ʃ/ e /ʒ/
-affricate dentali (/ts/, /dz/) e palatali (/tʃ/, /dʒ/)
- nasale palatale /ɲ/ e laterale palatale /ʎ/
Questi suoni nascono perchè nella lingua dell'uso ( latino) tramite un
processo di ristrutturazione a livello sillabico-accentuale si inseriscono
delle innovazioni, questi processi a cui va incontro la lingua latina sono
interni al latino in realtà, i processi che caratterizzano questo cambiamento
del latino sono;
•fortitivo (rafforzamento delle approssimanti e dei gruppi con /j/)
• lenitivo (indebolimento dei fonemi intervocalici o intersonanti)
Per quanto riguarda le consonanti scomparse c'è poco da dire:
➢ labiovelari [kw] [gw]
lat. QUATTUOR >
it. quattro, sp. cuatro, port. quatro [kw]
fr. quatre [k]
rom. patru [p]
➢ laringale [h]
IC per HIC, ABERE per HABERE
Accanto alla perdita di questi fonemi abbiamo il meccanismo di lenizione
che già era insito nel latino arcaico, la prima forma di lenizione consiste
nella sonorizzazione cioè quando un suono sordo diventa sonoro, quindi
diremo che:
- si assiste a un processo per cui le sorde /p, t, k, kw/ → sonorizzano in [b,
d, g, gw];
- anche la /s/ → [z] (suono nuovo per il latino, dato dal contesto); ma con
oscillazione /s/ ~ /z/ in posizione intervocalica (chiese perf. ~ chiese sost.).
Quindi la sibilante in base al contesto può essere sonora.
Altrettanto evidente è il fenomeno di spirantizzazione ad es. dal I sec. d.C.
confusione tra B e V nelle epigrafi (= spirantizzazione):
u [w] > /β/ (b) > /v/
HABERE > it. avere; fr. avoir; sp. haber [β]
VINUM [winum] > /v/ it. vino, fr. occ. rom. vin
/b/-[β] sp. vino
Anche gli esiti romanzi quindi attestano questa evoluzione che comporta la
confusione tra questi 2 suoni perchè appunto vinum diventa vino, habere
diventa avere, quindi la B spirantizza in V.
Questo fenomeno ha delle ricadute sul piano morfologico perchè già in
epoca imperiale comporta confusione tra: cantavit (cantawit) [indicativo
perfetto: ho cantato, cantai, ebbi cantato] e cantabit [futuro semplice:
canterò] dovuta alla confluenza in [β].
Questo processo lenitivo che caratterizza la latinità poi continuerà nel
romanzo andando a distinguere le varietà occidentali e settentrionali,
questi cambiamenti nelle consonanti chiaramente vanno avanti e si
accentuano nel contesto romanzo e vediamo che i cambiamenti più
importanti sono:
- cambiamenti nei nessi iniziali
- trattamento delle finali
- lenizione
- palatalizzazione
NOTA SUL NESSO -NS-
Il nesso latino -NS- tende a ridursi ad -S- già in latino, come testimoniano
anche fonti epigrafiche (II a.C.):
• CONSUL > cosul “console”( assorbimento della n)
• Appendix Probi: MENSA NON MESA.

Per cui vediamo prima la forma corretta quindi del latino classico (Mensa)
che viene contrapposta alla forma scorretta (Mesa) che viene censurata
dall'Appendix probi.
Tale tendenza si registra anche nelle lingue romanze:
•PENSU > it./sp. peso; ME(N)SE > it. mese, fr. mois, sp. mes, port. mês
• SPONSUM > it. sposo, fr. époux, sp. port. esposo, cat. espòs, occ. espos
[in posizione iniziale S + cons. > E-S + cons.: e prostetica]
CONSONANTI INIZIALI
Sono più stabili.
Tendono a conservarsi, come il nesso cons. + R

F- > /h/ in asp. (grafia h o f ) > Ø


FABULARE > fablar/hablar > [aβlar]

➢No con F- + /r/, /ue/


(FRAXINUM > fresno, FŎNTEM > fuente)
Oggi questa fricativa iniziale h si perde del tutto.
Cambiamento nelle consonanti velari (k,g) quando seguite da consonante
palatale: /e, i/ e /a/
➢Tendono a palatalizzare
PALATALIZZAZIONE: ALCUNI FENOMENI:
1) fortizione di /j/ primario e secondario → confluisce con gli esiti di /gj/ e
/dj/ > /dʒ/ /ʒ/ /j/:
•IAM > it. già, sp. ya /ja/
•IŎCUM > it. gioco, fr. jeu, sp. juego
•DIŬRNUM > it. giorno, fr. jour, occ./cat. Jorn
Questi esempi riguardano il castigliano e la romania in generale.
2)Consonante + L
→ Riguarda PL-, BL-, FL-, CL-, GL-
→ Non investe tutte le lingue romanze
PLENUM > it. pieno, fr. plein, sp. lleno, port. cheio, occ. cat. ple, rom. plin
BLASPHEMARE > it. biasimare, fr. blâmer, sp. lastimar, cat. occ. blasmar,
rom. blestema
FLAMMAM > it. fiamma, fr. flamme, sp. llama, port. chama, cat. occ. flama
(cfr. rom. flacără < FLAGRARE)
CLAVEM > it. chiave, fr. clé, sp. llave, port. chave, cat. occ. clau, rom.
cheie
GLANDEM > it. ghianda, fr. gland, asp. port. lande, cat. occ. glan, rom.
ghindă
Questi esempi da un lato mostrano il meccanismo di palatalizzazione
soprattutto in questi nessi che riguardano le occlusive, però non sono tutte
le lingue romanze ad essere interessate da questo fenomeno perchè il
cambiamento NON interessa l’area galloromanza (+ catalano).
I primi a cambiare CL-GL > evolvono anche in romeno.
Il cambiamento si estende a contesti simili (pl- bl- fl-) in italiano, spagnolo
e portoghese.
Sono fenomeni che testimoniano la tendenza alla semplificazione
linguistica del latino che si evolve verso il romanzo.
TRATTAMENTO DELLE FINALI
Le finali tendono a cadere.
In latino molte parole terminavano in consonante: vari morfemi flessivi
avevano -S, -T e -M
Le consonanti finali, già ridotte durante la fase arcaica, tendono a cadere:
• -T, per quanto importante a livello morfologico, cade nell’uso (es.
Pompei) → confermato dagli esiti romanzi; -T/-D cadono anche nei
monosillabi POST > pos (Pompei) > it. poi, fr. puis, sp. pues; QUID >
afr. que, tosc. che.
• -M (-N) scompare precocemente; nei monosillabi, davanti a
consonante, -M (-N) subisce adattamenti fonosintattici (→ anche in
romanzo):
- CUM > it./sp. con; QUAM > occ. can, sp. cuan;
- REM > fr. rien, occ. ren;
- TAM > sp. tan.
In port., ma soprattutto in fr., la consonante nasale fa nasalizzare la vocale
precedente (e in sillaba chiusa la consonante scompare): TEMPUS > afr.
tens [tã:s], PONTE > pont [põ:].
• -S in metrica non fa posizione davanti a consonante → ma si restaura in
modo duraturo nell’uso (es. Pompei, Appendix Probi). Anche nel romanzo
è vitale nella flessione nominale (afr. Carles, sp. Carlos); si mantiene nei
monosillabi (nos in tutte le varietà, ma noi rom./it.).
• -R/-L nei monosillabi vengono protette da una vocale paragogica, che si
stabilizza nell’uso (> trattamento della tonica come vocale in sillaba
libera):- COR > *CŎRE > it. cuore, fr. coeur, cat./occ. cor;
- MĚL > *MĚLE > it. miele, fr./sp. miel, port./cat./occ. mel;
- SAL > SALE (Ennio, Catone, Varrone) > it. sale, sp./port./cat./occ.
sal, fr. sel, rom. sare.

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