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Un Massacro in Nome Di Dio

Archeo - Crociate 1099 - Gerusalemme.

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UN MASSACRO === IN NOME DI DIO All’alba del 7 giugno 1099 i crociati prendono d’assedio Gerusalemme, e, il 15 luglio, entrano in citté e si abbandonano a una carneficina indiscriminata, falciando vittime tra musulmani, ebrei e forse anche cristiani. E la nascita del Regno di Gerusalemme che, per circa un secolo, imporra il potere cristiano sulle terre del Vicino Oriente necessario che vi affret- « tiate a soccorrere i vostri fratelli orientali, che hanno bisogno del vostro aiuto e lo hhanmno spesso ri me a molti di voi é gia stato detto, i ‘Turchi, gente che viene dalla Persia e che ormai ha moltiplicato le guer- re occupando le terre cristiane sino ai confini della Romania uccidendo ‘moltie rendendoli schiavi, rovinan- cpeucse of mon peuple hii & foal do le chiese, devastando il regno di Dio, sono giunti fino al Mediterra- neo cio’ al Braccio di San Giorgio. Se li lasciate agire ancora per un poco, continueranno ad avanzare ‘opprimendo il popolo di Dio. Per la qual cosa insistentemente vi esor- to — anzi non sono io a farlo, ma il Signore — affinché voi persuadia- te con continui incitamenti, come araldi di Cristo, tutti, di qualunque Ye ballon - \ & compari Ve fieaaiee Op] Figs dour aler opr” fie tere Doulire mev serie aor ordine (cavalieri e fant, recht e po- veri), affinché accorrano subito in aiuto ai cristiani per spazzare dalle nostre terre quella stirpe malvagia. Lo dico ai presenti ¢ lo comando agli assenti, ma & Cristo che lo vuo- le, Per tutti quelli che partiranno, se incontreranno la morte in viaggio 0 durante la traversata 0 in battaglia contro gli infedeli, vi sara diata remissione dei pecce DIGEMBRE —M{EDIORVO accordo ai partenti per I'autorita che Dio mi concede», Con questo appello, rivolto da papa Urbano II al concilio di Cler- mont nel 1095, e cosi raccontato anni pid tardi dal cronista Fulche- rio di Chartres, avrebbe avuto inizio Vavventura che, nel luglio del 1099, condusse alla sanguinosa conquista di Gerusalemme; dopo una marcia durata anni, battaglie e massacri, migliaia di pellegrini e cavalieri esultanti e piangendo di gioia, an- darono a venerare il Sepolcro del nostro Salvatore Gest, sciogliendo ildebito che avevano contratto con Lu: come si esprime un altro ano- nimo cronista nelle Gesta dei franchi e degi alti pellegrini. ‘Ma com’era stato possibile? LBuropa altomedievale ci appare oggi, magari in parte a torto, un mondo chiuso in se stesso, che si fermava sui bordi di un Mediter- raneo dominato da marinai arabi bizantini, Ma, a partire dalla fine del X secolo, le migliorate condizio- niclimatichee un rinnovato slancio MEDIOgVO oICEMBRE conalle ct ranonfra: demografico avevano determinato, tra uropa ¢ Mediterraneo setten- trionale, una serie di reazioni socio- cconomiche a catena che, aloro vol- ta, erano state accompagnate da un vorticoso movimento di rinascita ¢ diespansione politica Tl atisveglio» dell’Europa I monaco Rodolfo il Glabro ci ha Jasciato un’immagine di questo Hinnovamento destinata a restare celebre: «Si era gia quasi all’anno terzo dopo il Mille quando nel mon- do intero, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si ebbe un rinnova- mento delle chiese basilicali; seb- bene molte fossero ben sistemate ‘enon ne avessero bisogno, tuttavia ogni popolo della cristianita faceva a gara con gli altri per averne una piti bella. Pareva che la terra stesse come scrollandosi c liberandosi del- Ja vecchiaia, si rivestisse tutta di un candido manto di chieses, Una cristianita in movimento all’interno dei propri confini, ma or- mai protesa anche verso I’estemo; prefgue wsSue, Ce pw fow bel femon plufeure INouserent te fame prlert nage oy fA terre doul tre ser: ¢ in particolare verso quell’Oriente ch’eta promessa diticchezze, con le sue floride cita, i suoi mercati, Nim bocco delle carovaniere dalle quali sgiungevano spezie ealtre merci pre- siate. E che, allo stesso tempo, con la Terra Santa, era meta di pellegri- nnaggie di ideali di redenzione per il popolo cristiano; era il logo in cui si sarebbe compiuta la promessa della seconda venuta del Messia, I risveglio della societa euro- pea che il monaco Rodolfo vede- va attraverso il candid manto di chiese, aveva tra le cause principali Ia rottura di vecchi equilibri nelle strutture fondiarie, vaste campa- gne di bonifica e di disboscamento, lo stabilirsi di un’economia mo- netaria che comportd la nascita di rnuovi mercati la crescita delle cit , soprattutto, di alcuni centri ma- rittimi, come Venezia, Genova, Pi- sa, pid tardi Marsiglia e Barcellona, una rinnovata mobilita, che dette origine a viaggi di natura religiosa, i pellegrinaggi, ma anche a nuovi orizzonti commercial Intanto l'inquietudine di ceti guerrieri minacciati d'impoveri- mento dalla nuova economia mo- netarla e desiderosi d’ingaggio mercenario 0 di nuove terre da conquistare determinava una serie i avventure militari, che la Chiesa latina ~separata da quella greca a causa di uno scisma prodottosi nel 1054 — provvide a fornire di una giustificazione religiosa quando s'indirizzavano verso i territori dell'impero bizantino o quelli cu- ropel sui quali (come nella Peni- sola Tberica ¢ nelle isole mediter- rane, in particolare la Sicilia) tra VIIL e X secolo si era radicata la civilt§ musulmana 1 «movimento crociato» Tale complessa situazione ebbe tra i vari esiti quelle spedizioni che la sto- riografia occidentale ha chiamato «crociate». L'abitudine a contare set- Goffredo di Buglione (1060-1100) si limberca per la prima crociata, miniatura ‘da una cronaca del 1467, dal’oiandese Wil Due pollegini, te, ootto, o nove spedizioni crociate ava nuovi sboceh grazie alt attivit paricolae di stata per molto tempo privilegiata, di alcune citta affacciate sulle coste | J | me mintwe dt specienetmanual scolastici:macc- adriatiche,tirreniche, provenzali |. 7, | sole encase corre considerare che le spedizioni _catalane. Verso la fine del'X1 secolo trtta dal guemiere incoraggiate ¢ legittimate questi fenomeni portarono all'avvio 4 commentaire dalla Chiesa che ebbero come sco- di un movimento del quale tuttavia, de TAncien po iniziale la conquista (quindi il sul momento, nessuno fu in grado «| Testament mantenimento o la riconquista) di di misurare la portata effettiva: la Mill sec. Tours, -—»«Gerusalemme c dei «Luoghi Santir crociata, Lo stesso nome «crociatav Bibliotheque cristiani e poi pit in generalelalotta _é tardo e nella sua formulazione de- rmunicipale controYespansionedellIslam, dura- _finitiva non risale a prima del Due- ono molto pitialungo—giungendo _cento. In realta, sembra che il movi al XVIII secolo—e interessarononon mento sia nato quasi per caso, eche solo ’area siro-palestinese, bensfan- solo pit tardi la Chiesa abbia pensa- che quella iberica, oltre a venire pitt toa teorizzarlo in qualche modo. tardi utilizzateanche contro obietti--- La crociata non @ una «guerra Vi diversi da quelli musulmant santa», perché la religione cristia- E opportuno, quindi, parlare _ na, pur ritenendo in qualche caso non disingole «crociate», ma di un (quando siano, per esempio, di di complesso ¢ articolato emovimen- sa) giuste le guerre, non accorda ad to crociatoy, che determind nuove alcuna di esse un carattere santo, Es- formazioni politico-istituzionali e sa rappresenta semmai un‘originale produsse una sua cultura giuridica fusione di guerra e di pellegrinaggio eletteraria. (ai crociati venivano accordati gli Il movimento del pellegrinaggio _stessi priviegi splrituali che la Chie- appare dalVinizio strettamente in-_sariconoscevaai pellegrini), ata sul trecelato con quest’ultimo. A cso modello delle spedizioni antimusul- partecipavano parecchiaristocratici, mane di Spagna, di Sicilia e d’Africa che magari si proponevano di cor. meridionale, durante le quali si era tare e difendere con le armiivian- _andata cffettivamente profilando danti inermi. In questi ceti supe- una specie di sacralizzazione della riori, il pellegrinaggio poteva anche guerra contro infedele, il cui clima essere espressione di un certo disa-_sireypirava nelle chansons degeste. gio sociale. In gran parte d’Europa, = ; per i figli cadetti della nobilta non Contro gli «infedeli» siprevedevano assegnavioni eredi-_In Spagna, in Sicilia ¢ in Africa il tarie, per cui essi avevano soltanto _pontefice aveva assegnato ai capi Ja scelta fra carriera ecclesiastica 0 _cristiani la bandiera di San Pietro aventura guerticra, Questo aiutaa_—_ (simbolo di rapporto feudale, ma spiegare 'afflusso di cavalieri venuti anche di benedizione); le cronache ‘un po' da ogni parte della cristiani-_ di quelle imprese parlano d'inter- toccidentale, ma soprattutto dalla venti divini e di miracoli a favore Francia, in quelle guerre combattu- dei combattenti della fede; la guer- Ccartina che tecontroimusulmani nella Peniso- ra fra cristiani e «infedeliv viene Mustra i percorsi la Iberica e che vanno nellorocom- —_rappresentata come simbolo del seguit dai diversi pplesso sotto il nome spagnolo di re-_conflitta spirituale tra Virtiie Vizio, contingent che conquista, La Chiesa romana, nell’X1__€ cosivia. Alla fine del secolo siera__parteciparono alla secolo impegnata nel confronto con cioé arrivati a concepire il conflitto prima crociata, Timpero, favori le campagne dei re contro i musulmani come qualcosa spagnoli ¢ incoraggio la cavalleria di spiritualmente meritorio. Su cid europea a intervenire al loro fianco. _fece leva papa Urbano Il, quando, Nel frattempo, anche al di fuori mel 1095, a Clermont in Alverni della Penisola Iberica, alcune im- _sollecitd la nobilta francese, usci- prese militari mostravano una nuo- ta dalla lunga crisi costituita dalle va aggressivita da parte del mondo guerre feudali, ad accorrere in aiuto occidentale. La rinnovata mobilita dell'impero di Costantinopoli mi- interna al continente europeo tro-_nacciato dai Turchi selgiuchidi. ocawoe MenoR | ee F82cr0 Romano again udiot™"° Imporo rma Germanico "*=% sadn “rot Ss Nel corso dell'X1 secolo la dar al-Islam (letteralmente la «terra dell'Islan», dove la fede islamica & conosciuita ¢ seguita) si era arric- chita di un nuovo grande popolo, proveniente dall'Asia Centrale, Alcune trib turche avevano in- fatti accettato il Corano. Dorigine etnica e linguistica molto diversa sia dai semiti arabi, sia dagli indo- europei persiani, i Turchi, appar- tenenti a un ceppo uralo-altaico affine al mongolo, parlavano una lingua della grande famiglia ugro- finnica. Originari dell’ Asia Nord- MEDIORVO iceMaRE ia Rus’ alKiey onto Unghera steeds Pecenogn orientale, dopo una lunga serie di migrazioni, essi avevano accupato nel X secolo un’ampia area asiati a, che dai confini dell India e del- la Persia giungeva fino a quelli del- la Cina. La loro struttura politica e sociale si configurava come una grande confederazione di tribti con a capo dei kiagar (letteralmente «signori di popoliv), nome che fu contratto in khan. Nel corso dell’XI secolo una tri- bi originariamente turkmena —ap- partenente cio® a un ramo specifico dell'etnia turea~ che, dal nome di ial mace: = teniti a ewan Me un loro klar chiamato Selgiug, noi denominiamo «selgiuchide», con- vertita all'Islam da pochi decenni, giunse dalle steppe dell’Asia Cen- trale a rafforzare con la sua fede giovane e la sua forza militare (i Turchi erano cavalieri e arcieri for- midabili) il pericolante potere del califfo abbaside di Baghdad, In quanto uralo-altaici, i Tur chi appartenevano alla medesima famiglia etnolinguistica che aveva dato origine a una serie di popoli che, dal IV secolo in poi, si crano rovesciati dall’Oriente sull’Occi- 7 7 dente: gti Unni, gli Avari, i Bulgari, i Magiari o Ungari. Non solo rapi- J | damente islamizzati, ma anche iranizzati nella lingua e nei costu- mi il persiano fu loro sempre pitt | familiar dt quanto non fosse Vara- bo -, i Turehi selgiuchidi fondarono ¢ \} costum impero politico-militare che dall’ Anatolia si estendeva alla Per- sia centrale. A causa dell’invasio- ne turca, si pud dire che nel corso § | dell’xt secolo la Penisola Anatolica venne quasi completamente isla- mizzata a scapito di Bisanzio, Conversioni forzate | A differenza deghi Arabi, inuovi ar- rivati, musulmani convertiti di fre- sco, tendevano a diffondere Islam anche con la violenza, ricorrendo alle conversioni forzate e al terrore. [Link] di questo impero era il Khan, ‘che aveva ormai assunto il titolo di «sultanoy (da una parola araba de- signante Fesercizio del potere) ¢ che risiedeva a Baghdad affiancando, in una sorta di diatchia, il califfo gli ordini del califfo era una rete di capi militari (aglta) edi governa-_e che avrebbe dovuto cosi sfuggire —_dettero a partire tumultuosamente tori (bey e atabeg), che allinfluenza delle aristocrazie locali__yerso Oriente e che, lungo la strada, nocome icustodidellIslam sunita dei poteri imperiali. Questa Chie- si macchiarono di delitti comuni ¢ specie contro il rivale califfato sclita sa riformata si era servita spesso di di stragi dirette soprattutto contro del Cairo, ma che, un po' dappertut- questi agitatori che infiammavano le comunita ebraiche delle valla- to, si scontravano nascostamente o i ceti subalterni, specie cittadini, te del Reno e del Danubio che essi apertamente con i wali (funzionari nella lotta controiilclero «simonia-_attraversarono. Tra i «profetiv che ‘giuridico-amministratividel califfo), cow e «concubinario» rimasto fedele li guidavano, 1a memoria storica glivemirin (principi) ¢ gli «sceicchi» _allimperatore. ha tramandato il nome di Pietro (anziani, capitribi) arabie arabo- _Con la vittoria dei fautori della d’Amiens, detto I'Eremita, un pre persiani, i quali mal sopportavano —_Riforma, per®, cil periodo di stabi-_dicatore di dubbia collocazione nel i nuovi arrivati. Questo creava una _lizzazione che all‘indomani di essa quadro ecclesiastico, ma dotato di situazione di tensione militare e di si era aperto, gli agitatori religiosi _fascino trascinatore (vedi, in questo frammentazione politica della quale _eranodiventati scomodi. Alorovol- —_nurmero, Vartiolo alle pp. 28-39) glioccidentali avrebbero approfitta- ta, essicrano profondamentedelusi Pietro ¢ i capipopolo come lui, to, soprattutto pera Palestina, che si dell’esito della riforma ecclesiastica, _tuttavia, non erano assolutamente trovava a essere zona diconfine trai * che aveva condotto a tutt‘altro che in grado di guidare delle spedizioni due poteri musulmani in lotta. ad una Chiesa di «poveri e ugua- ordinate; vi furono semmai guerrie- L’Europa del tempo, invece, liv come s'immaginava fosse stata _ri alla ricerca dell'avventura ¢, forse era piena di predicatori itineranti quella delle origini. aloro volta, animati da una sorta di e di agitator religiosi. Nei decen- ruvido entusiasmo religioso, che cer- ni precedenti si era consumato il La lunga marcia cavano di inquadrare queste folle, Le primo scontro tra papato ¢ impero La spedizione in Oriente siprestava__xcrociate dei poverin si risolsero co- nelle figure di Gregorio VII ed En- a venir presentata come il ritorno munqueinaltrettantifallimenti. So- rico IV: frutto, in realta, diun mo- alla Casa del Padre, la conquista lo sparuti gruppi di sopravvissut di vimento ecclesiastico che mirava della Gerusalemme Celeste. Si ot _queste spedizioni furono incontrati alla costruzione di una Chiesa or- _ ganizzarono cost schiere di «poveri nel 1096 dai capi delle grandi spedi- ganizzata verticisticamente sotto pellegrini», sommariamente arma-_zioni feudal, e si accodarono a esse. il potere accentratore dei pontefici, tie per niente disciplinati, che si Glialtriperirono pitt o meno tragica- 78. DICEMBRE —MEDIOEVO ce, ‘mente per strada, dopo aver sangui- nosamente attaccato e saccheggiato Ie comunita ebraiche tedesche. Lecolonne dei principi feudalie dei loro vassalli, con i quali viaggia- vano tuttavia anche pellegrini iner- mi, s‘incontrarono nel 1096 a Co- stantinopoli. Capo spirituale della spedizione era Adcmaro di Montell, vescovo di Le Puy; inoltre, vi erano i Provenzali guidati da Raimondo di Saint-Gilles conte di Tolosa marchese di Provenza, i Tedeschi di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, i Fiamminghi di Ro- berto, conte di Fiandta, i Francesi di Ugo Magno, i Normanni di Roberto, duca di Normandia, i Normanno- italici di Boemondo di Taranto. Gli scopi di questa grande spe- dizione non erano tuttavia ancora chiari quando le truppe giunsero a Costantinopoli. idea di arrivare fi- no in Terra Santa ¢ conquistare Ge- rusalemme dovette maturare pian piano, ¢ forse su influenza anche dei «poveri pellegrini», i quali alla loro spedizione attribuivano un ca- rattere apocalittico, Ma, a Bisanzio, MEDIOgYO iceeRE Riparian cvameneta eS? il oro attivo preoccupd non poco il basieus Alessio Comneno: in parti- colar modo, questi non poteva certo essere contento dellartivo dei Nor manni italo-meridionali, che gi piti volte avevano attentato ai confi- ni dell'impero ¢ sulle intenzioni dei quali aveva ogni diritto di dubitare. Il «folle» attacco franco Divisi in differenti colonne che a tratti si runivano, le truppe baro- nali ¢ i pellegrini attraversarono Yaltopiano anatolico e vinscro ri- petutamente truppe turche inviate contro dioro da potentati che sen- za dubbio avevano sottovalutato la pericolosita di questi nuovi arriva- ti, Nell’estate del 1098 i Franchi (come in Oriente erano chiamati tutti gli euro-occidentali) riusci rono a impadronirsi di Antiochia, una delle piti grandi metropoli del Vicino Oriente. 11 mondo islamico vicino-orientale non si aspettava quell‘attacco, per pit versi folle; e, per giunta, era diviso a causa della rivalita fra Tarchi e Arabi, fra sun niti e sciit Strasburgo, chiesa di S. Giovane. Particolare di un affreseo allegorico raffigurante le nazioni europe in processione verso 'a Croce. Nel tratto ilustato si vedona i regni di Svania, Aragona, Sicilia, Castigia, Ungheria, Polonia, e Oriente, XXIV sec, Un elemento importante del sucesso dei Franchi, nonostante la loro ignoranza della geogratia ¢ della climatologia vicino-orientale (teansitarono per il deserto altipia- ho anatolico in piena estate) e la tigiosita fra i capi, fu ’obiettivo fattore sorpresa: gli emirati d’Ana- tolia edi Siria, a loro volta del resto ostili tra loro, non potevano certo pensare che si potesse essere cosi pazzi da affrontare gh eccessi estivi o invernali di un clima continentale tra i pit duri Altro fattore di sucesso fu la confusione tattica ¢ strategica dei crociati, la loro mancanza di un obiettivo chiaro: erano abili e co- raggiosi guerrieri, ma indisciplina- i, privi di un piano comune, inca- paci di coordinate le loro forze. 1 79 ‘Turchi erano abituati alle periodi- che controffensive bizantine e alla presenza, anche se mai numerica~ mente tanto massiccia, di merce- nari occidentali; ma non potevano rendersi conto del fatto che ci si trovava dinanzi a un fatto nuovo: un pellegrinaggio armato diretto a Gerusalemme. Rispetto al numero di cavalieri che avevano cominciato la mar- cia, stimabili tra i 5000 € i 7000, ne giuinsero tra i 1000 € i 1500, ac- compagnati da circa 12 000 fanti e alcune migliaia di pellegrini: la distinzione tra queste due ultime categorie non doveva essere sem- pre chiara. In tutto si pud ipotizzare la presenza di 20 000 persone circa. Degli altri, quelli che non erano pe- riti in viaggio, si erano fermati nelle terre conquistate o avevano scelto di rientrare prematuramente, Fu quest’orda di guerrieri arma- tie di pellegrini originariamente seminermi, ma induriti dal lungo ‘viaggio, inferociti dalle privazioni e preda d’un repentino fanatico en- iusiasmo che si abbatté su Gerusa- Jemme allinizio di giugno del 1099. ‘Negli anni appena precedentila cits 1A aveva subito una serie di cambi dipotere che ne avevano indebolito le difese, come testimonia il croni- sta arabo Ibn AI-Ath: «Gerusalem- me apparteneva a Tag’ ad-dawla ‘Tutish che Paveva concessa in fet do all’emiro Suqman ibn Artag il Turcomanno. Ma, quando i Franchi vinsero i Turchi sotto Antiochia € ne fecero strage, questi si indebo- lirono e dispersero allora gli Egi- iani, vista la debolezza dei Turchi, marciarono su Gerusalemme sotto il comando di al-Afdal ibn Badr al-Giamali ¢ la assediarono. Erano nella citta Suqman ¢ tlghazi figli di Artiq, il loro cugino Sunig ¢ il lo- ro nipote Yaquti. L’Egiziano mont contro Gerusalemme piti di quaran- ta macchine d’assedio, che demoli- rono vari punti delle mura; gli abi- tanti sidifesero, ea lotta eFassedio durarono pitt di quaranta giorni. Alla fine, gli Egiziani si resero pa- droni della citta per capitolazione nello sha’ban del 489 (agosto 1096 80 Un’orda di guerrieri armati e pellegrini induriti dal viaggio e dalle privazioni si abbatté su Gerusalemme nel 1099 [in realta 1098]). Al-Afdal trattd generosamente Sugman, Ighazi € i loro compagni, fece loro larghi donativi, e li lascid andare, ed essi sirecarono a Damasco, ¢ poi passa- rono l’Eufrate, ¢ Suqman si fermda Edessa, mentre Iighazi se ne andd nell'Iraq. Gli Egiziani misero come Tuogotenente in Gerusalemme un certo Iftikhar al-Dawla, che virestd almomento di cui parliamo». Tra le fila dei crociati Giunti davanti alle mura, in molt! silasciarono andare a manifestazio- ni di entusiasmo e di commozione. Ma, nonostante il fervore, i Franchi erano tutt’altro che uniti tra loro; molti seguivano i grandi signori, altri avevano formato bande indi pendent: il risultato era tno seat so coordinamento preoccupante. 11 6 giugno, per proprio conto, ‘Tancredi prese Betlernme; il sgiomo successivo Gerusalem- me era circondata: Gotfredo, Roberto di Fiandra e Rober- to di Normandia disposero i propri uomini di fronte alle mura da nord a sud fino alla Tor- re di Davide, mentre Raimondo di Tolosa, che disponeva del con- {m basso acquamanile bronzeo in forma di cavalier, Xl sec. Firenze, ‘Museo Nazionale del Bargello, A destra UAssedio di Antiocia, particolar di una miniatura tratta da un’edizione di Historia. rerum in partbus transmarinis gestarum, compasta da Gugtielmo diTiro (1130 circa-post 1186), arcivescovo di Tio © cancellere dol regno di Gerusalemme. Lione, Biblithéque municipale. Durante la cosiddetta «Crociata dei Baroni la cit resistette per oltre sette mosi,dallttobre del 1097 al giugno del 1098. MEDIOgVO bicewarE j tingente piti numeroso, si schierd sul lato occidentale, dalla Torre di Davide al Monte Sion. tl governa- tore fatimide di Gerusalemme, If- tikhar al-Dawla, aveva cercato di preparare al meglio le difese; un primo assalto portato il 13 giugno con lausilio di una sola scala fallé miseramente e intorno alla citta gli assedianti, gia provati, presero a soffrire la fame c la sete, Processioni di fede Predicatori visionari cercavano di risollevare gli anim; I'8 luglio fu or- ganizzata una grande processione intorno alle mura che avrebbe do- vuto indurne il crollo, sul modello della Gerico biblica, Cost il cronista Tudebode: xl ve- scovi e i preti consighiarono che si facesse una processione intorno al- lacitta. B vescovi e preti dunque, a piedi mudi, vestiti dei paramenti sa- erie portando in mano delle croci, vennero dalla chiesa di Santa Maria sul Monte Sion alla chiesa di Santo Stefano Protomartire cantando pregando che il Signore Gest Cristo liberasse la Sua Santa Citta e il Suo Sepolero dai pagani ¢ li mettesse nelle mani dei cristiani che si sfor- zavano di fare il Suo santo servizio. I chierici erano dunque parati per la cerimonia; presso di loro stavano i cavalieri ei sergenti armati Quando i cristiani giunsero al- la chiesa di Santo Stefano e, com’e uso nelle nostre processioni, vi fe~ cero sosta, i Saraceni (cost le fonti sono solite chiamare i musulmani indicandoli quale tribii discendet te della biblica Sara, mentre pitt correttamente gli Arabi sarebbe- ro la progenie di Agar) da sopra le ‘mura si misero a berciare sconcia~ mente, a suonare strumenti a fiato € insomma a fare tutto il baccano che potevano, Poi, davanti a tutti i ristiani, battevano con un bastone la santissima croce per mezzo della quale il Cristo ha redento "'umano genere con Ieffusione del Suo san- gue; e inoltre, per addolorare mag- giormente i cristiani, tentavano di spezzarla sbattendola contro le mu- (seguea p. 85) a2 «BARON» IN TERRA SANTA UGO DLVERMANDOIS E STEFANO DLBLOIS: Ugo, fratello del re di Francla Filippo 1, era nato nel 1057. Le cronache lo chiamano «Hugus Magnus»; quelle in volgare +Hués Ii Maines»; da alcuni giudicato un titolo onorifico (Ueo il Grande), potrebbe essere inveoe il risutato di una ‘eformazione del termine sainsnée,ciod *Minorer. Nel suo contingente verano cavalieri del Valois ¢ della Borgogna. Discese verso il sud Italia per imbarcarsi, ma durante la traversata dell Adratico venne sorpreso da una tempesta chie disperse la sua flottigia; rset comunque a raggiungere Durazzo e di ui Costantinopoli. Con artvo di Goftredo di Bugiione, Ugo di Vermandois si unt al corpo di spedizione che inizi® la marcia verso 'Anatolia: partecipd agli assedi principal e ad Antiochia guido la catica dei cavalieri francesie flamminghi A questo punto Ugo decise di abbandonare la spedizione. Il vescovo Ademaro gli aid il compito di informare ‘Alessio Comneno delia caduta di Antiochia e ci chiedere il suo intervento per consentie il baizo finale verso Gerusalemme. Ma una vota rintrato, la sua partenza fu vista come un atto di codardia. Al pari di quello di Stefano, conte di Blois (genero di Guglielmo il Conquistatore per averne sposato la fijia Adele), ‘che aveva abbandonato 'essedio di Antiochia prima della vittoria. Entrambi furono dunque costetti a rientrare per portare a termine Il voto di crociata nella seconda spedizione trovarono la morte. Im alto disegno del siglo del conte Stefano Il di Bois, (1045 circa-1102), A sinistra Ugo | dl Francia, conte

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