UN MASSACRO ===
IN NOME DI DIO
All’alba del 7 giugno 1099 i crociati prendono d’assedio Gerusalemme, e, il
15 luglio, entrano in citté e si abbandonano a una carneficina indiscriminata,
falciando vittime tra musulmani, ebrei e forse anche cristiani. E la nascita del
Regno di Gerusalemme che, per circa un secolo, imporra il potere cristiano sulle
terre del Vicino Oriente
necessario che vi affret-
« tiate a soccorrere i vostri
fratelli orientali, che
hanno bisogno del vostro aiuto e lo
hhanmno spesso ri
me a molti di voi é gia stato detto, i
‘Turchi, gente che viene dalla Persia
e che ormai ha moltiplicato le guer-
re occupando le terre cristiane sino
ai confini della Romania uccidendo
‘moltie rendendoli schiavi, rovinan-
cpeucse of mon
peuple hii & foal
do le chiese, devastando il regno di
Dio, sono giunti fino al Mediterra-
neo cio’ al Braccio di San Giorgio.
Se li lasciate agire ancora per un
poco, continueranno ad avanzare
‘opprimendo il popolo di Dio. Per la
qual cosa insistentemente vi esor-
to — anzi non sono io a farlo, ma il
Signore — affinché voi persuadia-
te con continui incitamenti, come
araldi di Cristo, tutti, di qualunque
Ye ballon - \
& compari Ve fieaaiee Op]
Figs dour aler opr”
fie tere Doulire mev serie
aor
ordine (cavalieri e fant, recht e po-
veri), affinché accorrano subito in
aiuto ai cristiani per spazzare dalle
nostre terre quella stirpe malvagia.
Lo dico ai presenti ¢ lo comando
agli assenti, ma & Cristo che lo vuo-
le, Per tutti quelli che partiranno, se
incontreranno la morte in viaggio 0
durante la traversata 0 in battaglia
contro gli infedeli, vi sara
diata remissione dei pecce
DIGEMBRE —M{EDIORVOaccordo ai partenti per I'autorita
che Dio mi concede»,
Con questo appello, rivolto da
papa Urbano II al concilio di Cler-
mont nel 1095, e cosi raccontato
anni pid tardi dal cronista Fulche-
rio di Chartres, avrebbe avuto inizio
Vavventura che, nel luglio del 1099,
condusse alla sanguinosa conquista
di Gerusalemme; dopo una marcia
durata anni, battaglie e massacri,
migliaia di pellegrini e cavalieri
esultanti e piangendo di gioia, an-
darono a venerare il Sepolcro del
nostro Salvatore Gest, sciogliendo
ildebito che avevano contratto con
Lu: come si esprime un altro ano-
nimo cronista nelle Gesta dei franchi
e degi alti pellegrini.
‘Ma com’era stato possibile?
LBuropa altomedievale ci appare
oggi, magari in parte a torto, un
mondo chiuso in se stesso, che si
fermava sui bordi di un Mediter-
raneo dominato da marinai arabi
bizantini, Ma, a partire dalla fine
del X secolo, le migliorate condizio-
niclimatichee un rinnovato slancio
MEDIOgVO oICEMBRE
conalle ct ranonfra:
demografico avevano determinato,
tra uropa ¢ Mediterraneo setten-
trionale, una serie di reazioni socio-
cconomiche a catena che, aloro vol-
ta, erano state accompagnate da un
vorticoso movimento di rinascita ¢
diespansione politica
Tl atisveglio» dell’Europa
I monaco Rodolfo il Glabro ci ha
Jasciato un’immagine di questo
Hinnovamento destinata a restare
celebre: «Si era gia quasi all’anno
terzo dopo il Mille quando nel mon-
do intero, ma specialmente in Italia
e nelle Gallie, si ebbe un rinnova-
mento delle chiese basilicali; seb-
bene molte fossero ben sistemate
‘enon ne avessero bisogno, tuttavia
ogni popolo della cristianita faceva
a gara con gli altri per averne una
piti bella. Pareva che la terra stesse
come scrollandosi c liberandosi del-
Ja vecchiaia, si rivestisse tutta di un
candido manto di chieses,
Una cristianita in movimento
all’interno dei propri confini, ma or-
mai protesa anche verso I’estemo;
prefgue wsSue, Ce pw
fow bel femon plufeure
INouserent te fame prlert
nage oy fA terre doul
tre ser:
¢ in particolare verso quell’Oriente
ch’eta promessa diticchezze, con le
sue floride cita, i suoi mercati, Nim
bocco delle carovaniere dalle quali
sgiungevano spezie ealtre merci pre-
siate. E che, allo stesso tempo, con
la Terra Santa, era meta di pellegri-
nnaggie di ideali di redenzione per il
popolo cristiano; era il logo in cui
si sarebbe compiuta la promessa
della seconda venuta del Messia,
I risveglio della societa euro-
pea che il monaco Rodolfo vede-
va attraverso il candid manto di
chiese, aveva tra le cause principali
Ia rottura di vecchi equilibri nelle
strutture fondiarie, vaste campa-
gne di bonifica e di disboscamento,
lo stabilirsi di un’economia mo-
netaria che comportd la nascita di
rnuovi mercati la crescita delle cit
, soprattutto, di alcuni centri ma-
rittimi, come Venezia, Genova, Pi-
sa, pid tardi Marsiglia e Barcellona,
una rinnovata mobilita, che dette
origine a viaggi di natura religiosa,
i pellegrinaggi, ma anche a nuovi
orizzonti commercial
Intanto l'inquietudine di ceti
guerrieri minacciati d'impoveri-
mento dalla nuova economia mo-
netarla e desiderosi d’ingaggio
mercenario 0 di nuove terre da
conquistare determinava una serie
i avventure militari, che la Chiesa
latina ~separata da quella greca a
causa di uno scisma prodottosi nel
1054 — provvide a fornire di una
giustificazione religiosa quando
s'indirizzavano verso i territori
dell'impero bizantino o quelli cu-
ropel sui quali (come nella Peni-
sola Tberica ¢ nelle isole mediter-
rane, in particolare la Sicilia) tra
VIIL e X secolo si era radicata la
civilt§ musulmana
1 «movimento crociato»
Tale complessa situazione ebbe tra i
vari esiti quelle spedizioni che la sto-
riografia occidentale ha chiamato
«crociate». L'abitudine a contare set-
Goffredo di Buglione (1060-1100) si
limberca per la prima crociata, miniatura
‘da una cronaca del 1467,
dal’oiandese WilDue pollegini, te, ootto, o nove spedizioni crociate ava nuovi sboceh grazie alt attivit
paricolae di stata per molto tempo privilegiata, di alcune citta affacciate sulle coste
| J | me mintwe dt specienetmanual scolastici:macc- adriatiche,tirreniche, provenzali
|. 7, | sole encase corre considerare che le spedizioni _catalane. Verso la fine del'X1 secolo
trtta dal guemiere incoraggiate ¢ legittimate questi fenomeni portarono all'avvio
4 commentaire dalla Chiesa che ebbero come sco- di un movimento del quale tuttavia,
de TAncien po iniziale la conquista (quindi il sul momento, nessuno fu in grado
«| Testament mantenimento o la riconquista) di di misurare la portata effettiva: la
Mill sec. Tours, -—»«Gerusalemme c dei «Luoghi Santir crociata, Lo stesso nome «crociatav
Bibliotheque cristiani e poi pit in generalelalotta _é tardo e nella sua formulazione de-
rmunicipale controYespansionedellIslam, dura- _finitiva non risale a prima del Due-
ono molto pitialungo—giungendo _cento. In realta, sembra che il movi
al XVIII secolo—e interessarononon mento sia nato quasi per caso, eche
solo ’area siro-palestinese, bensfan- solo pit tardi la Chiesa abbia pensa-
che quella iberica, oltre a venire pitt toa teorizzarlo in qualche modo.
tardi utilizzateanche contro obietti--- La crociata non @ una «guerra
Vi diversi da quelli musulmant santa», perché la religione cristia-
E opportuno, quindi, parlare _ na, pur ritenendo in qualche caso
non disingole «crociate», ma di un (quando siano, per esempio, di di
complesso ¢ articolato emovimen- sa) giuste le guerre, non accorda ad
to crociatoy, che determind nuove alcuna di esse un carattere santo, Es-
formazioni politico-istituzionali e sa rappresenta semmai un‘originale
produsse una sua cultura giuridica fusione di guerra e di pellegrinaggio
eletteraria. (ai crociati venivano accordati gli
Il movimento del pellegrinaggio _stessi priviegi splrituali che la Chie-
appare dalVinizio strettamente in-_sariconoscevaai pellegrini), ata sul
trecelato con quest’ultimo. A cso modello delle spedizioni antimusul-
partecipavano parecchiaristocratici, mane di Spagna, di Sicilia e d’Africa
che magari si proponevano di cor. meridionale, durante le quali si era
tare e difendere con le armiivian- _andata cffettivamente profilando
danti inermi. In questi ceti supe- una specie di sacralizzazione della
riori, il pellegrinaggio poteva anche guerra contro infedele, il cui clima
essere espressione di un certo disa-_sireypirava nelle chansons degeste.
gio sociale. In gran parte d’Europa, = ;
per i figli cadetti della nobilta non Contro gli «infedeli»
siprevedevano assegnavioni eredi-_In Spagna, in Sicilia ¢ in Africa il
tarie, per cui essi avevano soltanto _pontefice aveva assegnato ai capi
Ja scelta fra carriera ecclesiastica 0 _cristiani la bandiera di San Pietro
aventura guerticra, Questo aiutaa_—_ (simbolo di rapporto feudale, ma
spiegare 'afflusso di cavalieri venuti anche di benedizione); le cronache
‘un po' da ogni parte della cristiani-_ di quelle imprese parlano d'inter-
toccidentale, ma soprattutto dalla venti divini e di miracoli a favore
Francia, in quelle guerre combattu- dei combattenti della fede; la guer- Ccartina che
tecontroimusulmani nella Peniso- ra fra cristiani e «infedeliv viene Mustra i percorsi
la Iberica e che vanno nellorocom- —_rappresentata come simbolo del seguit dai diversi
pplesso sotto il nome spagnolo di re-_conflitta spirituale tra Virtiie Vizio, contingent che
conquista, La Chiesa romana, nell’X1__€ cosivia. Alla fine del secolo siera__parteciparono alla
secolo impegnata nel confronto con cioé arrivati a concepire il conflitto prima crociata,
Timpero, favori le campagne dei re contro i musulmani come qualcosa
spagnoli ¢ incoraggio la cavalleria di spiritualmente meritorio. Su cid
europea a intervenire al loro fianco. _fece leva papa Urbano Il, quando,
Nel frattempo, anche al di fuori mel 1095, a Clermont in Alverni
della Penisola Iberica, alcune im- _sollecitd la nobilta francese, usci-
prese militari mostravano una nuo- ta dalla lunga crisi costituita dalle
va aggressivita da parte del mondo guerre feudali, ad accorrere in aiuto
occidentale. La rinnovata mobilita dell'impero di Costantinopoli mi-
interna al continente europeo tro-_nacciato dai Turchi selgiuchidi.
ocawoe MenoR |
eeF82cr0 Romano again
udiot™"° Imporo
rma Germanico "*=%
sadn
“rot
Ss
Nel corso dell'X1 secolo la dar
al-Islam (letteralmente la «terra
dell'Islan», dove la fede islamica &
conosciuita ¢ seguita) si era arric-
chita di un nuovo grande popolo,
proveniente dall'Asia Centrale,
Alcune trib turche avevano in-
fatti accettato il Corano. Dorigine
etnica e linguistica molto diversa
sia dai semiti arabi, sia dagli indo-
europei persiani, i Turchi, appar-
tenenti a un ceppo uralo-altaico
affine al mongolo, parlavano una
lingua della grande famiglia ugro-
finnica. Originari dell’ Asia Nord-
MEDIORVO iceMaRE
ia Rus’ alKiey
onto
Unghera
steeds Pecenogn
orientale, dopo una lunga serie di
migrazioni, essi avevano accupato
nel X secolo un’ampia area asiati
a, che dai confini dell India e del-
la Persia giungeva fino a quelli del-
la Cina. La loro struttura politica
e sociale si configurava come una
grande confederazione di tribti con
a capo dei kiagar (letteralmente
«signori di popoliv), nome che fu
contratto in khan.
Nel corso dell’XI secolo una tri-
bi originariamente turkmena —ap-
partenente cio® a un ramo specifico
dell'etnia turea~ che, dal nome di
ial mace: = teniti
a
ewan
Me
un loro klar chiamato Selgiug, noi
denominiamo «selgiuchide», con-
vertita all'Islam da pochi decenni,
giunse dalle steppe dell’Asia Cen-
trale a rafforzare con la sua fede
giovane e la sua forza militare (i
Turchi erano cavalieri e arcieri for-
midabili) il pericolante potere del
califfo abbaside di Baghdad,
In quanto uralo-altaici, i Tur
chi appartenevano alla medesima
famiglia etnolinguistica che aveva
dato origine a una serie di popoli
che, dal IV secolo in poi, si crano
rovesciati dall’Oriente sull’Occi-
77
dente: gti Unni, gli Avari, i Bulgari,
i Magiari o Ungari. Non solo rapi-
J | damente islamizzati, ma anche
iranizzati nella lingua e nei costu-
mi il persiano fu loro sempre pitt
| familiar dt quanto non fosse Vara-
bo -, i Turehi selgiuchidi fondarono
¢ \} costum impero politico-militare che
dall’ Anatolia si estendeva alla Per-
sia centrale. A causa dell’invasio-
ne turca, si pud dire che nel corso
§ | dell’xt secolo la Penisola Anatolica
venne quasi completamente isla-
mizzata a scapito di Bisanzio,
Conversioni forzate
| A differenza deghi Arabi, inuovi ar-
rivati, musulmani convertiti di fre-
sco, tendevano a diffondere Islam
anche con la violenza, ricorrendo
alle conversioni forzate e al terrore.
[Link] di questo impero era il Khan,
‘che aveva ormai assunto il titolo di
«sultanoy (da una parola araba de-
signante Fesercizio del potere) ¢ che
risiedeva a Baghdad affiancando, in
una sorta di diatchia, il califfo
gli ordini del califfo era una rete
di capi militari (aglta) edi governa-_e che avrebbe dovuto cosi sfuggire —_dettero a partire tumultuosamente
tori (bey e atabeg), che allinfluenza delle aristocrazie locali__yerso Oriente e che, lungo la strada,
nocome icustodidellIslam sunita dei poteri imperiali. Questa Chie- si macchiarono di delitti comuni ¢
specie contro il rivale califfato sclita sa riformata si era servita spesso di di stragi dirette soprattutto contro
del Cairo, ma che, un po' dappertut- questi agitatori che infiammavano le comunita ebraiche delle valla-
to, si scontravano nascostamente o i ceti subalterni, specie cittadini, te del Reno e del Danubio che essi
apertamente con i wali (funzionari nella lotta controiilclero «simonia-_attraversarono. Tra i «profetiv che
‘giuridico-amministratividel califfo), cow e «concubinario» rimasto fedele li guidavano, 1a memoria storica
glivemirin (principi) ¢ gli «sceicchi» _allimperatore. ha tramandato il nome di Pietro
(anziani, capitribi) arabie arabo- _Con la vittoria dei fautori della d’Amiens, detto I'Eremita, un pre
persiani, i quali mal sopportavano —_Riforma, per®, cil periodo di stabi-_dicatore di dubbia collocazione nel
i nuovi arrivati. Questo creava una _lizzazione che all‘indomani di essa quadro ecclesiastico, ma dotato di
situazione di tensione militare e di si era aperto, gli agitatori religiosi _fascino trascinatore (vedi, in questo
frammentazione politica della quale _eranodiventati scomodi. Alorovol- —_nurmero, Vartiolo alle pp. 28-39)
glioccidentali avrebbero approfitta- ta, essicrano profondamentedelusi Pietro ¢ i capipopolo come lui,
to, soprattutto pera Palestina, che si dell’esito della riforma ecclesiastica, _tuttavia, non erano assolutamente
trovava a essere zona diconfine trai * che aveva condotto a tutt‘altro che in grado di guidare delle spedizioni
due poteri musulmani in lotta. ad una Chiesa di «poveri e ugua- ordinate; vi furono semmai guerrie-
L’Europa del tempo, invece, liv come s'immaginava fosse stata _ri alla ricerca dell'avventura ¢, forse
era piena di predicatori itineranti quella delle origini. aloro volta, animati da una sorta di
e di agitator religiosi. Nei decen- ruvido entusiasmo religioso, che cer-
ni precedenti si era consumato il La lunga marcia cavano di inquadrare queste folle, Le
primo scontro tra papato ¢ impero La spedizione in Oriente siprestava__xcrociate dei poverin si risolsero co-
nelle figure di Gregorio VII ed En- a venir presentata come il ritorno munqueinaltrettantifallimenti. So-
rico IV: frutto, in realta, diun mo- alla Casa del Padre, la conquista lo sparuti gruppi di sopravvissut di
vimento ecclesiastico che mirava della Gerusalemme Celeste. Si ot _queste spedizioni furono incontrati
alla costruzione di una Chiesa or- _ ganizzarono cost schiere di «poveri nel 1096 dai capi delle grandi spedi-
ganizzata verticisticamente sotto pellegrini», sommariamente arma-_zioni feudal, e si accodarono a esse.
il potere accentratore dei pontefici, tie per niente disciplinati, che si Glialtriperirono pitt o meno tragica-
78. DICEMBRE —MEDIOEVO
ce,‘mente per strada, dopo aver sangui-
nosamente attaccato e saccheggiato
Ie comunita ebraiche tedesche.
Lecolonne dei principi feudalie
dei loro vassalli, con i quali viaggia-
vano tuttavia anche pellegrini iner-
mi, s‘incontrarono nel 1096 a Co-
stantinopoli. Capo spirituale della
spedizione era Adcmaro di Montell,
vescovo di Le Puy; inoltre, vi erano
i Provenzali guidati da Raimondo
di Saint-Gilles conte di Tolosa
marchese di Provenza, i Tedeschi
di Goffredo di Buglione, duca della
Bassa Lorena, i Fiamminghi di Ro-
berto, conte di Fiandta, i Francesi di
Ugo Magno, i Normanni di Roberto,
duca di Normandia, i Normanno-
italici di Boemondo di Taranto.
Gli scopi di questa grande spe-
dizione non erano tuttavia ancora
chiari quando le truppe giunsero a
Costantinopoli. idea di arrivare fi-
no in Terra Santa ¢ conquistare Ge-
rusalemme dovette maturare pian
piano, ¢ forse su influenza anche
dei «poveri pellegrini», i quali alla
loro spedizione attribuivano un ca-
rattere apocalittico, Ma, a Bisanzio,
MEDIOgYO iceeRE
Riparian
cvameneta eS?
il oro attivo preoccupd non poco il
basieus Alessio Comneno: in parti-
colar modo, questi non poteva certo
essere contento dellartivo dei Nor
manni italo-meridionali, che gi
piti volte avevano attentato ai confi-
ni dell'impero ¢ sulle intenzioni dei
quali aveva ogni diritto di dubitare.
Il «folle» attacco franco
Divisi in differenti colonne che a
tratti si runivano, le truppe baro-
nali ¢ i pellegrini attraversarono
Yaltopiano anatolico e vinscro ri-
petutamente truppe turche inviate
contro dioro da potentati che sen-
za dubbio avevano sottovalutato la
pericolosita di questi nuovi arriva-
ti, Nell’estate del 1098 i Franchi
(come in Oriente erano chiamati
tutti gli euro-occidentali) riusci
rono a impadronirsi di Antiochia,
una delle piti grandi metropoli del
Vicino Oriente. 11 mondo islamico
vicino-orientale non si aspettava
quell‘attacco, per pit versi folle; e,
per giunta, era diviso a causa della
rivalita fra Tarchi e Arabi, fra sun
niti e sciit
Strasburgo, chiesa di S.
Giovane. Particolare di un affreseo
allegorico raffigurante le nazioni europe
in processione verso 'a Croce. Nel tratto
ilustato si vedona i regni di Svania,
Aragona, Sicilia, Castigia, Ungheria,
Polonia, e Oriente, XXIV sec,
Un elemento importante del
sucesso dei Franchi, nonostante
la loro ignoranza della geogratia ¢
della climatologia vicino-orientale
(teansitarono per il deserto altipia-
ho anatolico in piena estate) e la
tigiosita fra i capi, fu ’obiettivo
fattore sorpresa: gli emirati d’Ana-
tolia edi Siria, a loro volta del resto
ostili tra loro, non potevano certo
pensare che si potesse essere cosi
pazzi da affrontare gh eccessi estivi
o invernali di un clima continentale
tra i pit duri
Altro fattore di sucesso fu la
confusione tattica ¢ strategica dei
crociati, la loro mancanza di un
obiettivo chiaro: erano abili e co-
raggiosi guerrieri, ma indisciplina-
i, privi di un piano comune, inca-
paci di coordinate le loro forze. 1
79‘Turchi erano abituati alle periodi-
che controffensive bizantine e alla
presenza, anche se mai numerica~
mente tanto massiccia, di merce-
nari occidentali; ma non potevano
rendersi conto del fatto che ci si
trovava dinanzi a un fatto nuovo:
un pellegrinaggio armato diretto a
Gerusalemme.
Rispetto al numero di cavalieri
che avevano cominciato la mar-
cia, stimabili tra i 5000 € i 7000,
ne giuinsero tra i 1000 € i 1500, ac-
compagnati da circa 12 000 fanti
e alcune migliaia di pellegrini: la
distinzione tra queste due ultime
categorie non doveva essere sem-
pre chiara. In tutto si pud ipotizzare
la presenza di 20 000 persone circa.
Degli altri, quelli che non erano pe-
riti in viaggio, si erano fermati nelle
terre conquistate o avevano scelto
di rientrare prematuramente,
Fu quest’orda di guerrieri arma-
tie di pellegrini originariamente
seminermi, ma induriti dal lungo
‘viaggio, inferociti dalle privazioni e
preda d’un repentino fanatico en-
iusiasmo che si abbatté su Gerusa-
Jemme allinizio di giugno del 1099.
‘Negli anni appena precedentila cits
1A aveva subito una serie di cambi
dipotere che ne avevano indebolito
le difese, come testimonia il croni-
sta arabo Ibn AI-Ath: «Gerusalem-
me apparteneva a Tag’ ad-dawla
‘Tutish che Paveva concessa in fet
do all’emiro Suqman ibn Artag il
Turcomanno. Ma, quando i Franchi
vinsero i Turchi sotto Antiochia €
ne fecero strage, questi si indebo-
lirono e dispersero allora gli Egi-
iani, vista la debolezza dei Turchi,
marciarono su Gerusalemme sotto
il comando di al-Afdal ibn Badr
al-Giamali ¢ la assediarono. Erano
nella citta Suqman ¢ tlghazi figli di
Artiq, il loro cugino Sunig ¢ il lo-
ro nipote Yaquti. L’Egiziano mont
contro Gerusalemme piti di quaran-
ta macchine d’assedio, che demoli-
rono vari punti delle mura; gli abi-
tanti sidifesero, ea lotta eFassedio
durarono pitt di quaranta giorni.
Alla fine, gli Egiziani si resero pa-
droni della citta per capitolazione
nello sha’ban del 489 (agosto 1096
80
Un’orda di guerrieri armati e pellegrini
induriti dal viaggio e dalle privazioni si
abbatté su Gerusalemme nel 1099
[in realta 1098]). Al-Afdal trattd
generosamente Sugman, Ighazi
€ i loro compagni, fece loro larghi
donativi, e li lascid andare, ed essi
sirecarono a Damasco, ¢ poi passa-
rono l’Eufrate, ¢ Suqman si fermda
Edessa, mentre Iighazi se ne andd
nell'Iraq. Gli Egiziani misero come
Tuogotenente in Gerusalemme un
certo Iftikhar al-Dawla, che virestd
almomento di cui parliamo».
Tra le fila dei crociati
Giunti davanti alle mura, in molt!
silasciarono andare a manifestazio-
ni di entusiasmo e di commozione.
Ma, nonostante il fervore, i Franchi
erano tutt’altro che uniti tra loro;
molti seguivano i grandi signori,
altri avevano formato bande indi
pendent: il risultato era tno seat
so coordinamento preoccupante.
11 6 giugno, per proprio conto,
‘Tancredi prese Betlernme; il
sgiomo successivo Gerusalem-
me era circondata: Gotfredo,
Roberto di Fiandra e Rober-
to di Normandia disposero
i propri uomini di fronte alle
mura da nord a sud fino alla Tor-
re di Davide, mentre Raimondo
di Tolosa, che disponeva del con-
{m basso acquamanile bronzeo in
forma di cavalier, Xl sec. Firenze,
‘Museo Nazionale del Bargello,
A destra UAssedio di Antiocia,
particolar di una miniatura
tratta da un’edizione di Historia.
rerum in partbus transmarinis
gestarum, compasta da Gugtielmo
diTiro (1130 circa-post 1186),
arcivescovo di Tio © cancellere
dol regno di Gerusalemme. Lione,
Biblithéque municipale.
Durante la cosiddetta «Crociata dei
Baroni la cit resistette per oltre
sette mosi,dallttobre del 1097 al
giugno del 1098.MEDIOgVO bicewarEj
tingente piti numeroso, si schierd
sul lato occidentale, dalla Torre di
Davide al Monte Sion. tl governa-
tore fatimide di Gerusalemme, If-
tikhar al-Dawla, aveva cercato di
preparare al meglio le difese; un
primo assalto portato il 13 giugno
con lausilio di una sola scala fallé
miseramente e intorno alla citta gli
assedianti, gia provati, presero a
soffrire la fame c la sete,
Processioni di fede
Predicatori visionari cercavano di
risollevare gli anim; I'8 luglio fu or-
ganizzata una grande processione
intorno alle mura che avrebbe do-
vuto indurne il crollo, sul modello
della Gerico biblica,
Cost il cronista Tudebode: xl ve-
scovi e i preti consighiarono che si
facesse una processione intorno al-
lacitta. B vescovi e preti dunque, a
piedi mudi, vestiti dei paramenti sa-
erie portando in mano delle croci,
vennero dalla chiesa di Santa Maria
sul Monte Sion alla chiesa di Santo
Stefano Protomartire cantando
pregando che il Signore Gest Cristo
liberasse la Sua Santa Citta e il Suo
Sepolero dai pagani ¢ li mettesse
nelle mani dei cristiani che si sfor-
zavano di fare il Suo santo servizio.
I chierici erano dunque parati per la
cerimonia; presso di loro stavano i
cavalieri ei sergenti armati
Quando i cristiani giunsero al-
la chiesa di Santo Stefano e, com’e
uso nelle nostre processioni, vi fe~
cero sosta, i Saraceni (cost le fonti
sono solite chiamare i musulmani
indicandoli quale tribii discendet
te della biblica Sara, mentre pitt
correttamente gli Arabi sarebbe-
ro la progenie di Agar) da sopra le
‘mura si misero a berciare sconcia~
mente, a suonare strumenti a fiato
€ insomma a fare tutto il baccano
che potevano, Poi, davanti a tutti i
ristiani, battevano con un bastone
la santissima croce per mezzo della
quale il Cristo ha redento "'umano
genere con Ieffusione del Suo san-
gue; e inoltre, per addolorare mag-
giormente i cristiani, tentavano di
spezzarla sbattendola contro le mu-
(seguea p. 85)
a2
«BARON» IN TERRA SANTA
UGO DLVERMANDOIS E STEFANO DLBLOIS:
Ugo, fratello del re di Francla Filippo
1, era nato nel 1057. Le cronache
lo chiamano «Hugus Magnus»;
quelle in volgare +Hués Ii
Maines»; da alcuni giudicato
un titolo onorifico (Ueo il
Grande), potrebbe essere
inveoe il risutato di una
‘eformazione del termine
sainsnée,ciod *Minorer.
Nel suo contingente verano
cavalieri del Valois ¢ della
Borgogna. Discese verso il sud
Italia per imbarcarsi, ma durante
la traversata dell Adratico
venne sorpreso da una tempesta
chie disperse la sua flottigia; rset
comunque a raggiungere Durazzo e di
ui Costantinopoli. Con artvo di Goftredo
di Bugiione, Ugo di Vermandois si unt al corpo di spedizione che inizi® la
marcia verso 'Anatolia: partecipd agli assedi principal e ad Antiochia guido
la catica dei cavalieri francesie flamminghi A questo punto Ugo decise di
abbandonare la spedizione. Il vescovo Ademaro gli aid il compito di informare
‘Alessio Comneno delia caduta di Antiochia e ci chiedere il suo intervento per
consentie il baizo finale verso Gerusalemme. Ma una vota rintrato, la sua
partenza fu vista come un atto di codardia. Al pari di quello di Stefano, conte di
Blois (genero di Guglielmo il Conquistatore per averne sposato la fijia Adele),
‘che aveva abbandonato 'essedio di Antiochia prima della vittoria. Entrambi
furono dunque costetti a rientrare per portare a termine Il voto di crociata
nella seconda spedizione trovarono la morte.
Im alto disegno del siglo del
conte Stefano Il di Bois,
(1045 circa-1102),
A sinistra Ugo | dl Francia, conte
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