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Crociate in Terra Santa

Le crociate furono una serie di guerre combattute tra l'XI e il XIII secolo fra
eserciti di regni, principati cristiani europei ed eserciti musulmani prevalente
mente sul terreno dell'Anatolia e nel Mediterraneo orientale (come pure in Egitt
o e in Tunisia). Tali conflitti si pongono nell'ambito della rapida espansione p
olitico-religiosa dei Selgiuchidi che nel XI secolo si proposero di invadere l'i
mpero bizantino.
La definizione di "crociata" stata data anche ad altri fatti bellici interni al
mondo cristiano - quali, nel XIII secolo, la cosiddetta "crociata albigese" (con
tro i catari) o la cosiddetta crociata contro il principato russo di Vladimir-Su
zdal e la citt di Novgorod - ma anche a confronti armati che hanno coinvolto in E
uropa forze cristiane di differenti Stati alle forze islamiche ottomane, di cui
forse la pi rilevante fu la cosiddetta "crociata di Varna".
Il termine "crociata" stato usato per la prima volta all'inizio del Settecento,
ben oltre quindi il periodo in cui esse si svolsero: la sua origine deriva dall'
incrocio della parola croisade (1570 circa) del francese medio e della parola sp
agnola cruzada del XVI secolo, entrambe derivate dalla parola cruciata del latin
o medievale, participio passato di cruciare (segnare con la croce), a sua volta
derivata dal latino crux (croce)[1].
Il nome quindi richiama la croce che i partecipanti alle crociate avevano cucita
sulle vesti, simbolo del loro pellegrinaggio e dei voti contratti. Nelle fonti
antiche si pu semmai trovare l'espressione cruce signati riguardo ai crociati anc
he se i soldati bizantini chiamarono se stessi "Soldati della Croce" gi all'epoca
di Eraclio. Per indicare le crociate veniva usata anche l'espressione votum cru
cis.[2]
Anche se tali campagne furono benedette[3] e spesso invocate dal papato e motiva
te da un sentimento eminentemente religioso che intendeva liberare dall'occupazi
one musulmana la terra dove nacque, predic e mor Ges, non si tratt propriamente di g
uerre di religione, dato che lo scopo non fu mai quello di costringere i musulma
ni a cambiare religione, neppure dopo le avvenute conquiste. Le armi, con cui i
crociati partirono e che impiegarono in Terrasanta, poco avevano a che fare con
la religione, quanto piuttosto con un desiderio di conquista e di liberazione de
lla Terra santa, che comportava inevitabilmente l'uso della forza, anche se non
mancarono richiami di autorevole fonte cristiana circa l'assenza di colpevolezza
(peccato) nell'eliminazione fisica degli invasori avversari nella fede.[4]
Le crociate non furono causate quindi da astratte visioni religiose contrapposte
, n soltanto - come pure affermano alcuni studiosi - dall'intento di conseguire u
n personale arricchimento materiale e d'immagine.[5] Il casus belli fu la richie
sta di soccorso, sostenuta anche da una lettera-appello dell'imperatore di Bisan
zio, Alessio I Comneno, rivolta da alcune comunit religiose cristiane orientali p
er fronteggiare e rintuzzare le angherie alle quali erano sottoposte dalle autor
it musulmane del posto e garantire ai pellegrini cristiani diretti in Terra santa
vita e sicurezza.
Ci non significa che le crociate non abbiano espresso rilevanti moventi politicoeconomici che germinavano all'interno del mondo feudale medievale europeo e biza
ntino e, come concreto obiettivo, il controllo della Terra santa e la sconfitta
dei musulmani locali. Le crociate sono altres considerate da alcuni studiosi e cr
itici come la ritardata risposta della cristianit all'espansione islamica del VII
secolo, che aveva portato alla invasione di territori enormi: Spagna, Siria-Pal
estina, Egitto, Nordafrica e Mesopotamia, che erano state terre cristiane dal I/
II/III secolo, di cui si considerava fosse lecito rientrare in possesso.[6]
Le ragioni del successo delle crociate furono sostanzialmente le seguenti: il nu

ovo fervore spirituale dell'Occidente; la possibilit, per le giovanissime repubbl


iche marinare, di arricchirsi; l'opportunit, per il papato di aumentare il propri
o prestigio mentre era in corso la lotta con l'Impero; la possibilit, per i sovra
ni laici, di impegnare nelle guerre masse insofferenti e vassalli indisciplinati
e ribelli; il desiderio di avventura, assai vivo in una parte della societ feuda
le, e l'attrazione esercitata dalle ricchezze dell'Oriente.[7]
In epoca contemporanea il termine "crociata" non ha perso le sue forti caratteri
zzazioni ideologiche. Esso infatti viene a volte utilizzato con una connotazione
negativa - quando ad esempio si voglia sottolineare un conflitto i cui moventi
siano pi ideologici che ideali - mentre conserva la sua originaria valenza semant
ica positiva, quando il termine venga usato per indicare attivit e lotte caratter
izzate da un forte afflato culturale o sociale (ad esempio "crociata contro il f
umo", "contro le droghe" o "contro l'alcol"). Cos, una mazziniana come Giorgina C
raufurd Saffi (acattolica di origine e moglie del triumviro della Repubblica Rom
ana del 1849 Aurelio Saffi) a proposito di una campagna laica contro la prostitu
zione e per il riscatto delle donne che vi erano coinvolte, parlava di una santa
crociata, che oggi si combatte contro il Vizio eretto a sistema - contro il Male
, accettato prima come ineluttabile "necessit", quindi, organizzato, protetto, sa
nzionato da legge di Stato (1881)[8].
Come la maggior parte delle guerre di ogni tempo, anche le crociate furono carat
terizzate da episodi di violenza belluina: non mancarono saccheggi, violenze e d
evastazioni. Basti ricordare, nel corso della prima crociata, il massacro degli
abitanti musulmani della siriana Ma?arrat al-Nu?man (l'11 dicembre 1098): dopo a
ver trucidato tutti gli uomini, le donne e i bambini furono venduti dai crociati
come schiavi[9]. Ancor pi impressionante fu il massacro compiuto dai crociati do
po la presa di Gerusalemme (1099): vennero passati a fil di spada tutti gli ebre
i e i musulmani presenti, eccezion fatta per la guarnigione fatimide, che vers un
cospicuo riscatto ai vincitori, potendo cos, grazie a quell'oro, scampare alla s
orte dei loro correligionari.[10]
L'episodio pi cruento fu probabilmente la conquista di Costantinopoli, nel corso
della quarta crociata, da parte dei guerrieri veneziani di Enrico Dandolo, a dis
petto della comunanza di fede religiosa: la presa della capitale ebbe come conse
guenza l'improvviso gravissimo indebolimento della solidit dell'impero bizantino.
La nascita dell'impero latino di Costantinopoli avvi infatti un inarrestabile de
clino che culminer con il definitivo annichilimento della potenza bizantina da pa
rte ottomana nel 1453.[11]
La prima crociata fu quella che ottenne i maggiori successi e port alla nascita d
egli Stati crociati d'Outremer che sopravvissero fino al 1303. Alla prima crocia
ta seguirono altre spedizioni (8 crociate ufficiali) nel corso del XII e XIII se
colo che per quasi mai raggiunsero gli obiettivi che si erano prefisse.
Dopo la definitiva conquista di Outremer, il movimento crociato e l'ideologia re
ligiosa che lo sosteneva non rallent immediatamente il suo impeto ideologico, ma
al contrario, sopravvisse per tutta l'Et moderna (si pensi alle guerre contro l'i
mpero ottomano o alle guerre di religione che si combatterono dopo la Riforma pr
otestante) e si estinse non per il fallimento delle spedizioni "De recuperatione
Terrae Sanctae" o di fronte al sorgere degli stati nazionali, ma perch la teolog
ia morale che lo sosteneva cominci pian piano a metter in dubbio la liceit del ric
orso alla violenza. Inoltre, dal tardo XVI secolo al XVII secolo all'idea di "gu
erra santa" si sostitu quello di "guerra giusta". Contemporaneamente, e sempre mo
lto lentamente ma in maniera irreversibile, all'idea del Cristo schierato politi
camente e quindi all'idea che si combatteva "perch lo vuole Dio", si sostitu un'id
ea di una divinit neutrale e disinteressata ai conflitti politici tra gli uomini.
Nel XVIII secolo, con l'Illuminismo, si arriv a considerare le crociate come il
frutto di un'epoca fanatica e superstiziosa[12], per poi essere nuovamente rival
utate nel corso del romanticismo