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Libro 8-1

Il documento tratta delle modalità di interazione con il mercato delle criptovalute attraverso ordini di acquisto e vendita, distinguendo tra operazioni di speculazione e investimento. Vengono spiegati diversi tipi di ordini, tra cui ordini a mercato, ordini limit e ordini stop, evidenziando le strategie associate a ciascuno. Infine, si discute l'importanza della liquidità del mercato e delle tecniche per gestire le posizioni in profitto o in perdita.

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Il documento tratta delle modalità di interazione con il mercato delle criptovalute attraverso ordini di acquisto e vendita, distinguendo tra operazioni di speculazione e investimento. Vengono spiegati diversi tipi di ordini, tra cui ordini a mercato, ordini limit e ordini stop, evidenziando le strategie associate a ciascuno. Infine, si discute l'importanza della liquidità del mercato e delle tecniche per gestire le posizioni in profitto o in perdita.

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- Analisi grafica, analisi tecnica classica e non convenzionale applicate alle crypto –

Matteo Veronese

Lezione I – 03/02/2022

ORDINI: modalità attraverso le quali apriamo/chiudiamo/modifichiamo le nostre posizioni speculative, con


cui quindi interagiamo con il mercato e concretizziamo la nostra idea operativa.
SPECULAZIONE: orizzonte temporale medio/breve
INVESTIMENTO: orizzonte temporale lungo
LONG e SHORT rappresentano i due tipi di interazione che possiamo effettuare con il mercato; nello
specifico, la posizione long è quella di colui che ha un’aspettativa rialzista e positiva riguardo un certo
asset, crede quindi che il suo prezzo andrà a crescere. Se dovesse poi effettivamente esserci questa salita,
la differenza fra il prezzo di vendita e quello di acquisto determinerà il guadagno della mia operazione.
à BULLISH
L’operazione opposta è quella short, cioè quella messa in campo da colui che ha un’aspettativa ribassista
riguardo un certo asset, che crede quindi che il prezzo dello stesso andrà a scendere. à BEARISH
Ciò che è da capire riguardo la posizione short, è che in questo caso colui che opera si trova a vendere
un asset che non possiede effettivamente, si dice che lo vende allo scoperto. Successivamente avrà l’obbligo
di ricomprarlo nel momento della chiusura della posizione. La posizione short quindi inizia con una vendita
e si chiude con un acquisto, il contrario di quanto succede nella long.
Qualunque posizione si può definire conclusa quando ci siano state sia una vendita che un acquisto
dell’asset, non necessariamente in quest’ordine.
L’acquirente cerca di ottenere un prezzo più alto per chiudere la sua vendita con un guadagno. Il venditore
cerca di ottenere un prezzo più basso per chiudere il suo acquisto con un guadagno. In entrambi i casi è
la differenza fra prezzo di acquisto e vendita che determina il risultato dell’operazione.
Tutti questi scambi avvengono sugli exchange, dove si incontrano domanda e offerta nel book di
negoziazione (o order book), che possiamo vedere come un elenco di proposte, sia di vendita che di
acquisto. Generalmente sono indicate in verde le proposte di acquisto e in rosso quelle di vendita. Quando
vediamo che il primo prezzo di acquisto e il primo prezzo di vendita sono molti vicini di prezzo, vuol dire
che il mercato di quell’asset è molto liquido, cioè ci sono molti venditori e molti acquirenti, tanti da far sì
che il primo prezzo utile di acquisto e di vendita siano pressoché uguali. Una grande liquidità del mercato
è garanzia che il nostro ordine verrà rapidamente assorbito dal mercato.
Vediamo ora i vari tipi di ordini.

ORDINE A MERCATO, anche detto AL MEGLIO: è un tipo di ordine che assolve all’esigenza di entrare ad
ogni costo nel mercato. Entrando a mercato, si è disposti a pagare anche una cifra superiore rispetto a
quella del prezzo corrente dell’asset à per avere la garanzia che il mio ordine di acquisto venga eseguito,
sono disposto a pagare un prezzo più alto di quello corrente: questo perché, se fossi disposto a pagare
solo il prezzo attuale e non di più, se durante il mio ordine il prezzo dovesse effettivamente salire, seppur
minimamente, il mio ordine non verrebbe eseguito e io rimarrei fuori dal mercato.
Se lo strumento è molto liquido, il prezzo a cui verrà eseguito il mio ordine a mercato sarà vicino a quello
corrente; se invece lo strumento è poco liquido, il prezzo potrebbe discostarsi anche parecchio da quello
corrente, perché ci sono pochi venditori, e probabilmente nessuno disposto a vendere al prezzo corrente.
Con l’ordine a mercato non c’è la possibilità di decidere il prezzo di ingresso.
Tale prezzo dipenderà da due fattori: il primo, come visto, è la liquidità dello strumento. L’altro è la
grandezza del mio ordine: se voglio acquistare una quantità minima, molto probabilmente il prezzo di
ingresso sarà vicino a quello corrente; se al contrario la quantità che voglio muovere è molto importante e
non facilmente assorbibile, il prezzo di ingresso potrebbe risultare più alto di quello attuale.

ORDINI LIMIT: in questo caso l’operatore non ha fretta di entrare nel mercato, è indifferente al tempo ed
è disposto ad aspettare che l’asset raggiunga il prezzo a cui lui è disposto a comprare/vendere.
L’operatore che “opera” limit si pone contro il mercato, nel senso che vuole comprare più basso del mercato
e vuole vendere più alto del mercato. Se ad esempio un asset è a 36k e l’operatore vuole entrare a 35k,
egli compirà un’operazione contraria al movimento del mercato, cioè effettuerà un acquisto durante un
ribasso (necessario per portare il prezzo da 36k a 35k). Nell’ordine di vendita limit, al contrario ma allo
stesso modo, l’operatore andrà a vendere durante una salita (nuovamente, contro il mercato).
L’ordine limit sottende un’inversione attesa; l’operatore che acquista limit crede quindi che l’asset, dopo
essere sceso a prendere il suo prezzo, invertirà e tornerà a salire, motivo per cui lo acquista a quel prezzo.
Allo stesso modo, l’operatore che vende limit lo fa perché crede che l’asset, dopo essere salito a prendere
il suo prezzo limit, invertirà e andrà a scendere.
Colui che opera con ordine limit è un trader passivo, nel senso che aspetta il prezzo e attende che sia lui
a raggiungerlo; viceversa l’ordine a mercato è quello più attivo che ci sia, poiché è l’operatore a mercato
che va a prendere il prezzo, non il contrario.
ORDINE BUY LIMIT: è un ordine limite che si utilizza per entrare in una posizione long. L’operatore si
aspetta che il prezzo si abbassi rispetto a quello attuale fino a raggiungere o superare il suo target, per
poi invertire e tornare a salire.

A 38k credo che, se raggiunge 35,5k,


torna poi a salire per cui imposto un ordine
di acquisto a quel prezzo.
È importante tenere a mente che raramente, se non mai, si riesce a cogliere effettivamente il prezzo esatto
a cui l’asset invertirà, motivo per cui è opportuno costruire la posizione di ingresso con diversi ordini a
prezzi decrescenti à la posizione va progettata a costruita.

ORDINE SELL LIMIT: al contrario del precedente, è


usato per aprire una posizione short, non una long.
Crediamo che il prezzo, una volta salito a prendere
il nostro target, invertirà e inizierà a scendere,
motivo per cui abbiamo impostato un ordine di
vendita al prezzo limit (più alto dell’attuale).
Gli ordini limit però possono essere usati anche per chiudere una posizione, non solo per aprirla. L’ordine
limit per uscire da una posizione si definisce take profit.
In questo caso avevo
impostato un buy limit a
35,5k, e avevo impostato
un altro ordine, un sell limit,
a 37,7k per chiudere la
mia posizione di acquisto
traendone profitto. Faccio
questo perché credo che,
una volta raggiunti i 37,7k,
il prezzo riprenderà a
scendere.
Chiudiamo una posizione
long con un sell limit.

Combinando ordini buy e sell limit si può effettuare un’operatività di tipo reverse, cioè chiudere una
posizione long in profitto ad un determinato punto, e sempre in quel punto intanto aprire una posizione
short per approfittare del ribasso che ne conseguirà à invertirò quindi la mia posizione.

Al contrario, utilizziamo un
buy limit per chiudere una
posizione short in take
profit. Nuovamente,
usciamo perché crediamo
che giunti a quel prezzo,
l’asset invertirà e riprenderà
a salire.

Quindi: se entro long a limit è perché prevedo un’inversione da ribassista a rialzista ad un determinato
prezzo; se entro short è perché prevedo invece un’inversione da rialzista a ribassista. Il take profit
prevederà una nuova inversione, nel caso del buy limit, credo che ci sarà un’inversione da ribassista a
rialzista; nel caso di sell limit è perché credo che ci sarà un’inversione da rialzista a ribassista.
ORDINI STOP: mentre con l’ordine limit io operatore mi aspetto un’inversione, con l’ordine stop mi aspetto
una continuazione del trend à mi aspetto che un mercato ribassista continui a scendere, un rialzista continui
a salire. Quindi vado a favore del trend, e non contro.
Attendendomi un ulteriore ribasso, quando siamo a 36,4k io decido di impostare un sell stop a 36k. Se
l’asset dovesse effettivamente continuare a scendere e pescare i 36k, allora ci sarebbe l’innesco della mia
operazione e partirebbe uno short, che andrebbe in profitto se, superati i 36k, si continuasse a scendere.
L’ordine stop ha due prezzi: il primo è la campanella, cioè l’avviso di raggiungimento del prezzo che
avevamo impostato; il secondo è quello a cui poi effettivamente vendiamo. A questo punto ci sono due
possibilità: 1) vendere a mercato, ossia dopo l’innesco della campanella si vende al primo prezzo utile
perché si è convinti che tanto superato il campanello scenderà molto à SELL STOP AT MARKET
2) SELL STOP LIMIT: superato il campanello d’allarme, al posto di posizione l’ordine di vendita al mercato,
possiamo stabilire un prezzo limite di vendita sotto al quale non siamo più disposti a vendere.

Ovviamente in opposizione al sell stop, troviamo l’ordine BUY STOP:


Entrambi gli ordini stop visti finora erano utilizzati per aprire posizioni, rispettivamente short e long; ma gli
ordini stop possono essere utilizzati anche per chiudere in perdita delle posizioni in corso.

Abbiamo ipotizzato che, arrivato a 35,9k, l’asset avrebbe subito un ribasso, quindi a quel livello
impostiamo l’apertura di una posizione short con un sell stop (di prosecuzione del trend). Ma dopo qualche
punto a nostro favore, l’asset torna a salire e va a nostro sfavore; allora impostiamo uno STOP LOSS,
attraverso un buy stop, a 37,7k, di modo che le nostre perdite si arresteranno a 37,7k e non andranno
oltre. Utilizziamo lo stop loss per chiudere un’operazione in perdita ma limitando le perdite ad un livello
che noi decidiamo.
Così come lo stop può essere usato per limitare le perdite, può essere utilizzato anche come STOP PROFIT:
Abbiamo una posizione long che è in profitto, ma ad un certo punto l’asset inverte e inizia a scendere,
erodendo il mio profitto. Allora imposto un ordine di sell stop come stop profit, ossia un ordine di vendita
ad un prezzo al di sotto del quale non sono disposto ad erodere i guadagni della posizione long.

Il caso opposto è la chiusura in profitto di una posizione short, con impostazione di un buy stop profit ad
un livello più alto dell’attuale, messo per limitare l’erosione del profitto derivante da un’ipotetica risalita,
contraria al mio short.

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