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Libro 10-3

Il documento tratta dei concetti di trend nel trading, spiegando come identificare trend rialzisti, ribassisti e laterali attraverso massimi e minimi crescenti o decrescenti. Viene inoltre discusso l'importanza del time-frame nell'analisi dei trend e si presentano diversi tipi di grafici, come il grafico line-on-close, il bar chart e il candlestick, evidenziando le loro caratteristiche e applicazioni. Infine, si sottolinea l'importanza di considerare le chiusure dei prezzi e le ombre nei grafici per una corretta interpretazione delle tendenze di mercato.

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Libro 10-3

Il documento tratta dei concetti di trend nel trading, spiegando come identificare trend rialzisti, ribassisti e laterali attraverso massimi e minimi crescenti o decrescenti. Viene inoltre discusso l'importanza del time-frame nell'analisi dei trend e si presentano diversi tipi di grafici, come il grafico line-on-close, il bar chart e il candlestick, evidenziando le loro caratteristiche e applicazioni. Infine, si sottolinea l'importanza di considerare le chiusure dei prezzi e le ombre nei grafici per una corretta interpretazione delle tendenze di mercato.

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LEZIONE 3 – 15/02/22

TREND: con il termine trend indichiamo la tendenza del prezzo di un asset a dirigersi marcatamente verso
una direzione, che potrà essere in alto (trend rialzista), in basso (trend ribassista) o anche in senso laterale
(in questo caso parliamo però di assenza di trend). Possiamo utilizzare dei riferimenti tecnici e grafici per
capire quando c’è un trend. Il principale aiuto che la tecnica ci da per capire quando è in corso un trend è
il concetto dei massimi e minimi crescenti/decrescenti. Nel primo caso individuiamo un trend in salita (long)
à troveremo quindi una serie di massimi che toccano valori sempre più alti, accompagnati anche da
concomitanti minimi progressivamente crescenti.

In genere in questa situazione troviamo, sovrapposta al grafico, una trendline, o linea di tendenza, che
unisce i minimi/massimi crescenti e conferma la tendenza che ho individuato basandomi sul prezzo.
Quando il prezzo viene ingabbiato tra queste due linee (trendline che unisce i massimi e trendline che
unisce i minimi), individuiamo un trend ben definito. Proprio la presenza di questo corridoio ci permette
anche di capire quando c’è un’eventuale rottura del trend, che si verifica proprio quando il prezzo fuoriesce
dal canale (spazio compreso fra le due trendlines): la tendenza al rialzo viene negata quando il prezzo
segna un minimo inferiore a quello precedente (considerando che un trend long era definito da minimi
crescenti). Proprio quest’ultimo minimo, cioè quello precedente, potrebbe essere un buon livello per
piazzare una chiusura della posizione long (che avevo aperto precedentemente avendo individuato la
tendenza rialzista del prezzo), poiché quando infranto definisce la rottura del trend. Nel trend rialzista è
più importante tenere d’occhio la rottura della linea inferiore del canale.
Il contrario vale per un trend ribassista: i minimi successivi sono
decrescenti, così come i massimi, e il trend viene infranto quando si
registra un massimo superiore a quello precedente à è più importante
la linea superiore del trend.

Quando le due linee che definiscono il canale tendono ad essere pressoché orizzontali, siamo in assenza
di un trend, quindi in una situazione di lateralità (congestione/accumulo).

Relatività del trend: tutto quello che secondo me è rialzista/ribassista in un grafico, deve essere messo in
relazione con il time-frame che sto analizzando: ipotizziamo che io osservo un grafico a 4h e trovo
un’assenza di trend; se mi sposto ad esempio su un time-frame più ampio la situazione molto probabilmente
cambierà drasticamente e troverò dei trend ben marcati e distinti. Allo stesso modo, un movimento che ci
può parere fortemente rialzista/ribassista, se visto su un time-frame più basso potrà essere scomposto in
diverse sezioni con trend opposti. Possiamo riassumere questo concetto di relatività dicendo che più è
piccolo il time-frame e maggiore sarà il numero di trend individuabili nello stesso arco di tempo; al contrario,
man mano che saliamo col time-frame, i diversi mini-trend diventano rumore.
Si ricordi che possiamo parlare di rottura del trend rialzista quando viene rotto l’ultimo minimo importante.
Al contrario possiamo parlare di rottura del trend ribassista quando viene infranto l’ultimo massimo
importante. Non basta quindi che ci sia un allontanamento minimo dal canale, si deve superare un certo
livello definito dal minimo/massimo precedente. Con infrazione del livello, intendiamo che il prezzo chiude
una candela al di sotto/al di sopra del livello prestabilito à non basta che ci vada per qualche secondo o
mezza giornata (in base al time-frame che stiamo vedendo), deve chiudere almeno una candela di quel
time-frame al di sotto/sopra del minimo/massimo.
TIPI DI GRAFICI

GRAFICO LINE-ON-CLOSE, anche detto grafico lineare. È il grafico costituito semplicemente da una linea
continua che definisce, momento per momento, il prezzo. Il nome “line-on-close” indica che la linea unisce
tutte le chiusure del prezzo nel periodo di riferimento: ad esempio su un grafico giornaliero, la linea unisce
tutte le chiusure di giornata. L’elemento più importante, quindi, in questo tipo di grafico, è il prezzo di
chiusura. L’attenzione focalizzata sulle chiusure comporta, ovviamente e di conseguenza, un disinteresse
sugli altri prezzi, come le aperture, i massimi o i minimi di giornata.

Il massimo che individuiamo su un grafico line-on-close potrebbe non corrispondere al massimo effettivo
individuabile su un bar chart o su un candlesticks. Esso non ci permette quindi di vedere, spesso, i massimi
o minimi storici, perché non sempre questi coincidono con i prezzi di chiusura delle candele, che si possono
discostare talora dai precedenti di diversi punti percentuali. Il grafico line-on-close per cui non tiene conto
delle shadows, ossia delle ombre, quelle parti di candele che si sviluppano fra la chiusura/apertura e il
massimo/minimo.
Lo stesso grafico line-on-close può essere opportuno e idoneo se eseguiamo un’operatività basata sulle
trendline. In tale tipo di operatività, come detto in precedenza, la focalizzazione ricade sul prezzo di
chiusura della candela, poiché abbiamo detto che un trend si può dire interrotto se una candela chiude
sotto il minimo/massimo precedente.
Per cui questo discorso varia in base al tipo di operatività che vogliamo mettere in pratica: una trendline
tracciata unendo solo le chiusure potrebbe discostarsi di diversi punti percentuali da una trendline tracciata
unendo le ombre; per questo è importante che il grafico a cui ricorriamo non vada in contrasto con il tipo
di operatività da seguire.
Se si lavora su un grafico con time-frame molto basso, è sconsigliato operare con un line-on-close. Esso
risulta più idoneo per l’operatività su time-frame più ampi, come il daily o il weekly. Sui periodi più ampi
acquistano importanza le shadows.
BAR CHART, anche detto grafico a barre: le barre rappresentano, ciascuna, il time-frame di riferimento; sul
giornaliero, ogni barra è una giornata. In questo tipo di grafico troviamo il livello di apertura, il massimo
e il minimo. L’ampiezza della barra definisce l’escursione del prezzo fra il massimo e il minimo di giornata,
o comunque del periodo di riferimento: ad esempio se una barra è molto ampia, sappiamo che il massimo
di giornata è stato molto distante dal minimo.

Ai lati della barra troviamo due lineette, che rappresentano l’apertura (a sinistra)
e la chiusura (a destra) del periodo.
Un’altra aggiunta di questo tipo di grafico è la distinzione delle barre rialziste e
ribassiste in due colori, rispettivamente verdi e rosse.
Nell’uso del bar chart, SI FACCIA ATTENZIONE A QUESTO: una barra è verde
se ha avuto un’apertura più bassa della chiusura; è rossa se l’apertura è più alta
della chiusura. Il colore della barra, quindi, non dipende dal livello che il prezzo
ha raggiunto rispetto alla barra precedente, ma solo dalla differenza di prezzo fra
apertura e chiusura interni alla barra, quindi al periodo. Una barra rossa quindi
non necessariamente sarà decrescente per il periodo, perché potrebbe aver chiuso
ad un livello di prezzo più alto rispetto alla barra precedente, ma comunque
inferiore alla sua apertura.
Queste barre ci permettono comunque di capire, a colpo d’occhio, cosa sia
successo all’interno del periodo di riferimento.
CANDLESTICKS: la novità introdotta da questo tipo di grafico è il corpo della candela. Dove termina il
corpo della candela inizia la shadow, sia superiormente che inferiormente.

Individuiamo quindi 3 aree: il corpo (distanza fra apertura e chiusura) e due shadows, ossia le ombre, che
rappresentano la distanza fra il massimo e l’apertura/chiusura della candela (superiore) e la distanza fra
il minimo e l’apertura/chiusura (inferiore); se si tratti di apertura o chiusura dipende dal colore della
candela, cioè se sia bianca (rialzista) o nera (ribassista). Nel caso di una candela rialzista l’ombra
superiore è la distanza tra il massimo e la chiusura, mentre l’inferiore tra il minimo e l’apertura, perché
stiamo parlando di una candela rialzista. Nel caso di una nera, ribassista, la shadow superiore è la distanza
fra massimo e apertura e l’inferiore tra minimo e chiusura.
La candela giapponese non offre tante informazioni in più rispetto al grafico a barre; l’unico elemento di
novità, come detto, è il corpo della candela, aspetto d’impatto visivo che ci permette di capire subito che
tipo di seduta è stata. Una candela in cui non vediamo shadows denota una giornata (o comunque il
periodo di riferimento) dominata completamente o da venditori o da compratori, perché vuol dire che il
prezzo è andato in un’unica direzione.

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