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STORIA DELL’ARTE

Pag.281

Nella seconda metà dell’800 spopolano i salon come la Great Exhibition di Londra (1851) e le esposizioni
universali di Parigi; all’ interno di esse si trovavano oggetti artigianali, macchine agricole, dipinti, sculture
ecc. A Parigi vennero organizzati altri salon non ufficiali, come il Pavillon du Realisme allestito da Courbet
(1855 il termine realismo assume anche il ruolo artistico oltre a quello storico, Courbet rivendica la libertà
dell’artista di studiare l’arte degli antichi e dei moderni, per lui vale in concetto di “arte viva” ovvero quello
di cogliere la realtà tramite l’arte) oppure il Salon des Refuses allestito da Napoleone III (per rivalutare gli
artisti scartati ai concorsi ufficiali, col tempo divenne più ambito dei concorsi ufficiali; il salon successore
sarà il Salon des Independants). Nel 1873 un gruppo di artisti fondò una società con lo scopo di
organizzare esposizioni libere, prima occasione quando Nadar mette a disposizione il suo studio (1874), qui
ci fu la prima mostra impressionista con molti artisti tra cui Monet.

Pag. 284

Napoleone III doveva attuare una politica di ristrutturazione e sistemazione urbana, dopo i primi interventi
inefficaci. Il piano Haussmann comprese tutte le zone di Parigi con lo scopo di allargare i confini. Dopo
l’attuazione di questo piano la città diventa come un sistema connesso dai suoi elementi (strade =
boulevards, piazze ..), molte altre città presero spunto da questo modello.

Pag.286-287

La Great Exhibition di Londra (1851) è la prima esposizione universale, da tutto il mondo c’erano artisti
pronti a esibire il progresso nei veri campi. Il luogo fu Hyde Park, il vincitore fu Joseph Paxton che
successivamente progettò il Crystal Palace, ovvero un’enorme struttura di legno, ferro, ghisa e vetro, con
questo progetto Paxton fa notare la differenza espressiva dei nuovi materiali, anche l’uso di prefabbricati
come novità; il progetto di Paxton fu completato da Owen Jones, un architetto, che puntò ad aumentare
l’effetto spaziale dell’edificio. Ci fu poi l’Esposizione a Parigi (1889) dove si notò fortemente l’uso moderno
del ferro, le opere principale furono la Tour Eiffel e il Palais de machines. La Tour Eiffel, progettata da
Gustave Eiffel, è rappresentata come la sintesi dello sviluppo costruttivo del ferro, venne mantenuta anche
dopo l’Esposizione perché era diventata il simbolo di Parigi: alta 300 m, 3 piani collegati con ascensori,4
piloni collegati da imponenti archi per decorazione.

Pag. 290-293

Attorno alla metà dell’Ottocento in Francia, un gruppo di artisti, guidato da Gustave Courbet, inizia a
rappresentare soggetti concreti come lavoratori e ceti popolari, senza idealizzazione. Courbet sostiene che
l’arte deve ritrarre solo ciò che l’artista può vedere e toccare.

-MILLET
Jean-François Millet, tra i protagonisti di questo movimento, predilige soggetti umili. Nei suoi dipinti, come
Le Spigolatrici (1857), mostra la dura vita dei contadini, evidenziando la loro fatica attraverso dettagli
realistici, mentre la composizione conferisce dignità e luminosità al lavoro manuale. Tre donne che
lavorano nelle ore più calde della giornata, lo sfondo rende il tutto più sereno. Le donne sono soddisfatte
del loro lavoro, ci sono note religiose. In L’Angelus (1858/1859), Millet rappresenta una coppia di contadini
in un momento di pausa al tramonto, simbolizzando la vita rurale e i suoi ritmi. Le figure, con il loro
rapporto con lo sfondo, acquisiscono monumentalità, riflettendo l’arcaicità e la solennità del mondo
contadino. Una donna e un uomo che pregano ringraziando e accettano la fatica.
-DAUMIER
Honoré Daumier (1808-1879) è un artista noto per la sua satira politica e caricatura giornalistica,
esprimendo la sua denuncia sociale attraverso vignette per “La Caricature”, che gli costarono il carcere nel
1832. Nella sua pittura, Daumier si concentra su “tipi” sociali deformati grottescamente, e la sua esperienza
come litografo e scultore influisce sulla sua tecnica. Nel dipinto Il vagone di terza classe (1865), rappresenta
l’interno di una carrozza ferroviaria popolare, mostrando passeggeri ai margini della società con sguardi
vuoti. L’abilità espressiva è evidente nel tratto vigoroso e incisivo, mentre l’uso di toni caldi e terrosi
accentua la sensazione di sovraffollamento. C’è una vera e propria denuncia sociale. Mette in evidenza non
la modernità del treno ma il movimento di passaggio tra la campagna e la città in cerca di lavoro, si vedono
anche ragazzini, lavoro minorile, usa quindi la sua arte per dare un giudizio.

Pag.292-293
Gustave Courbet (1819-1877), nato a Ornans, si forma artisticamente visitando musei e viene influenzato
dalla pittura veneta, olandese e spagnola. Anticipando le sue posizioni politiche, aderisce al pensiero anti-
imperialista di Pierre-Joseph Proudhon. Dopo che alcune sue opere furono rifiutate all’Esposizione
universale del 1855, Courbet apre il Pavillon du Realisme. La sua partecipazione alla Comune di Parigi nel
1871 e il successivo esilio in Svizzera segnano una svolta nella sua opera, spostando l’attenzione dalla
tematica sociale alla natura. Le sue opere, come Gli spaccapietre (1849), rappresentano il lavoro e la
miseria senza idealizzazione, evidenziando il disagio degli operai. Ritrae due uomini al lavoro in un primo
piano molto illuminato. Mette a fuoco lo stato delle loro vesti e dei loro oggetti consumati e vecchi. Il
pittore interpreta questa scena con uno sguardo che non compatisce ne drammatizza. Non è più una
semplice imitazione della realtà ma rappresentazione del mondo secondo una sua interpretazione. Un
funerale a Ornans (1849/1850) è una composizione semplice e statica, come la società contadina che
rappresenta. Le figure ai lati sono tagliate andando a simulare la casualità di un’inquadratura fotografica. Il
vuoto al centro fa abbassare lo sguardo verso la fossa, mentre la bara si trova ricoperta da un telo bianco e
nascosta dalle quattro figure che la portano. Il protagonista non è il defunto ma la comunità che afferma la
propria importanza sociale.

Pag. 296-297
L’atelier del pittore (1854-1855) di Courbet rappresenta la sua vita artistica e morale attraverso
un’allegoria. Il titolo, un ossimoro, suggerisce una lettura multilivello. La composizione è divisa in due
gruppi: a destra, figure della sua cerchia intellettuale come Baudelaire e a sinistra, una varietà di personaggi
che simboleggiano la società meno colta. Il pittore, al centro, crea un paesaggio con l’assistenza di una
figura nuda che rappresenta la cruda realtà e un bambino che simboleggia la spontaneità, la verità. La scena
si sviluppa orizzontalmente in tre nuclei narrativi, con una progressione di luce e colore, con un’atmosfera
teatrale. L’atelier diventa così un luogo mentale, ricco di allegorie, riflettendo la fusione tra esperienza
personale e realtà storica, conferendo all’opera un carattere realista e manifesto.

Pag. 304-305
L’art pompier è un movimento artistico che aderisce alle convenzioni accademiche, che da importanza la
pittura di storia e l’idealizzazione del soggetto attraverso tecniche di esecuzione. Il termine potrebbe
derivare dagli appellativi usati per descrivere i neoclassici e i pompieri presenti ai Salon, simboleggiando
un’arte eccessiva e “pomposa” tipica francese, che rappresenta il ceto borghese e dei suoi valori
tradizionali. Il Salon de l’Académie des Beaux-Arts era il principale evento per la visibilità degli artisti.
Un’opera significativa di questo stile è “I Romani della decadenza (1847)” di Thomas Couture, che,
attraverso un forte contrasto tra vizio e virtù, riflette la decadenza morale dell’epoca. Un altro esempio è
“La nascita di Venere (1863)” di Alexandre Cabanel, un’opera che, pur presentando un nudo femminile in
una posa sensualizzante, rispetta i canoni classici, rendendola accettabile. Cabanel ottiene un grande
successo, mentre contemporaneamente opere più innovative, come “La Colazione sull’erba” di Manet,
vengono rifiutate dai Salon.
Pag. 306-307
L’invenzione della fotografia avvenne nella prima metà dell’Ottocento, combinando i principi della camera
oscura e della fotosensibilità. Già nel Seicento, l’uso di strumenti ottici era noto, ma fu nel Settecento che
artisti come Canaletto iniziarono a usarli per migliorare la rappresentazione della realtà. Nel 1826, Joseph-
Nicéphore Niépce ottenne la prima immagine permanente usando il bitume di Giudea. Nel 1837, Louis-
Jacques-Mandé Daguerre sviluppò il dagherrotipo, un metodo che produceva fotografie permanenti su
lastre d’argento. La presentazione di Daguerre da parte di François Arago nel 1839 segnò ufficialmente la
nascita della fotografia. La tecnica sollevò questioni sull’identità dell’opera d’arte, portando a critiche sul
suo status artistico, come evidenziato da Baudelaire. La fotografia e la pittura si influenzarono
reciprocamente, con molti artisti che utilizzarono la fotografia come strumento di lavoro, riducendo i tempi
di elaborazione. L’innovazione della fotografia istantanea nel 1860 permise uno studio più preciso del
movimento, come dimostrato dagli esperimenti di Degas. Questo sviluppo liberò la pittura dall’obbligo del
reale, aprendo la strada a nuove forme espressive.

Pag. 308-309
Nel 1853, la flotta americana guidata dal commodoro Perry costrinse il Giappone a aprire le sue relazioni
commerciali, rompendo un lungo isolamento. Questo evento avviò il fenomeno del japonisme in Europa, un
apprezzamento per l’arte giapponese che si diffuse rapidamente, influenzando artisti e movimenti artistici.
Nella pittura, il japonisme si manifestò in opere come il “Ritratto di Emile Zola” (1868) di Manet, che
incorpora elementi giapponesi, e “La Japonaise” (1876) di Monet, che gioca con l’estetica giapponese con
obiettivo di satira. Monet critica la superficialità dell’interesse occidentale per l’arte giapponese. Gli
impressionisti si ispirarono a temi della vita urbana e della natura. Opere come le “Trentasei vedute del
monte Fuji” (1830) di Hokusai influenzarono la loro concezione di rappresentare un soggetto attraverso
diverse condizioni di luce. Inoltre, gli impressionisti adottarono elementi formali delle stampe giapponesi,
come composizioni asimmetriche e l’uso di colori vivaci, contribuendo a una nuova visione artistica che
rompeva con le tradizioni precedenti.

Pag. 310-311
L’etichetta “Impressionismo” fu coniata dal critico Louis Leroy per deridere un gruppo di artisti che nel 1874
organizzò un’esposizione indipendente, dopo aver subito ripetuti rifiuti dal sistema accademico. Tra le
opere esposte, “Impression, soleil levant” di Claude Monet colpì Leroy, che colse l’importanza della diretta
osservazione della luce. Gli artisti, tra cui Cézanne, Degas e Pissarro, non avevano un programma comune,
ma il loro dialogo avveniva in luoghi informali, come il Café Guerbois. Le otto esposizioni della Société
Anonyme evidenziarono dissidi tra i membri. L’Impressionismo si caratterizza per la percezione della luce e
per la pittura en plein air, che aboliva la distinzione tra bozza e opera finita. Gli artisti utilizzavano tocchi di
colore puro, eliminando i contorni per creare un effetto di vibrazione e smaterializzazione. L’acqua e il suo
movimento erano soggetti ricorrenti, e l’arte cercava di catturare attimi, come dimostra “Impression, soleil
levant” (1872), dove Monet rappresenta un’alba con pennellate libere e colorate, trasmettendo un senso di
immediatezza e instabilità. Nella pittura impressionista, ricorrono scenari che mostrano il viaggio degli
artisti dal cuore di Parigi alla natura, ora facilmente accessibile grazie a nuovi strumenti. Il paesaggio
emerge come il genere predominante, sottolineando l’importanza dell’esperienza diretta.

Pag.314-317
Édouard Manet (1832-1883), figlio di un ufficiale, abbandona la carriera legale per dedicarsi all’arte,
studiando con Thomas Couture e osservando i maestri del passato. La sua opera “Musica alle Tuileries”
(1862) rappresenta la vita contemporanea parigina, con figure riconoscibili, in un formato ridotto che si
distacca dallo stile accademico. Raffigura una scena di vita contemporanea presso i giardini delle Tuileries,
dove si suonava e i parigini si godevano la musica accomodati su delle sedute di ferro. Manet esplora
un’arte antinarrativa, come evidente in “Olympia” (1863), che suscita scandalo per la rappresentazione
diretta del nudo e l’identità della donna. Quest’opera viene confrontata con la Venere di Urbino di Tiziano
con cui trova somiglianze nella rappresentazione e su alcuni elementi, mentre ci sono molte differenze sui
dettagli come le pose, proporzioni, luci, animali, visuale.. che rendono la donna di Tiziano una figura ideale
mentre quella di Manet rappresenta la donna reale.
Pag. 318-319
Colazione sull’erba: L’opera di Manet, rifiutata al Salon del 1863 e poi esposta al Salon des Refusés, suscita
scandalo per la sua audace rappresentazione di un nudo in un contesto contemporaneo. Ispirato da scene
di bagnanti sulla Senna, Manet utilizza modelli reali per ritrarre una conversazione all’aperto tra figure nude
e vestite. La composizione piramidale richiama opere classiche, ma si distacca dalla tradizione grazie a una
resa pittorica priva di chiaroscuro e prospettiva, enfatizzando i toni e la superficie. La natura morta sulla
sinistra è eseguita con cura, mentre il nudo è trattato in modo più sommario, sfidando la gerarchia artistica.
Integrando un nudo in una scena quotidiana, Manet provoca scandalo e conferisce un connotato erotico
all’ordinario. Il diretto sguardo della figura nuda destabilizza lo spettatore, influenzando artisti futuri come
Picasso, che realizzerà studi ispirati a quest’opera. La tela rappresenta quattro figure in una radura. La
moda dei due uomini li qualifica come contemporanei del pittore, l’ordinarietà della situazione è però
stravolta dalla presenza della donna nuda che inchioda con lo sguardo lo spettatore.

La colazione sull'erba di Claude Monet è un'opera incompiuta realizzata tra il 1865 e il 1866, ispirata al
dipinto di Édouard Manet. Monet reinterpreta la scena di un picnic all'aperto in un bosco, dove un gruppo
di figure eleganti si rilassa in mezzo alla natura. Il dipinto, progettato su una vasta scala, evidenzia il tipico
stile impressionista di Monet con l'uso innovativo della luce naturale e delle pennellate rapide per catturare
le variazioni atmosferiche. Nonostante l'ambizione del progetto, Monet abbandonò l'opera a causa delle
difficoltà tecniche e finanziarie, ma essa resta un esempio significativo della sua ricerca stilistica.

Pag. 320-324
Claude Monet (1840-1926) è considerato l’impressionista per eccellenza grazie alla sua coerenza artistica e
all’approccio diretto alla natura, caratterizzato dalla pittura en plein air. Cresciuto a Le Havre, Monet
sviluppa il suo stile osservando i maestri e dipingendo senza preparazione, il che gli consente di ottenere
una luminosità unica. Tra le sue opere significative, “Papaveri” (1871-1877) mostra figure immerse in un
prato, con una pennellata libera che cattura l’essenza del paesaggio. La composizione è impostata su due
zone cromatiche complementari, giocate sull’azzurro del cielo e l’arancione del prato. Le figure della moglie
e del figlio sono replicate due volte e risultano completamente immerse nel contesto naturale della collina
fiorita con una presenza importante di papaveri. Stabilitosi a Giverny nel 1883, Monet inizia a creare opere
in serie, come i “Covoni” e le “Ninfee”. Queste opere riflettono una progressiva astrazione e una ricerca
della luce, con un forte focus sulla percezione soggettiva. Le “Ninfee”, in particolare, rappresentano il
culmine della sua indagine, registrando la luce e l’atmosfera in modo intimo e personale. Alla sua morte, il
ciclo delle “Ninfee” viene donato allo Stato francese e collocato nelle sale ovali dell’Orangerie, a
simboleggiare il suo percorso artistico.

Pag. 324-325
Monet sviluppa la serie sulla cattedrale di Rouen tra il 1892 e il 1894, osservando per diversi mesi gli effetti
della luce sulla facciata dalla sua finestra. Conclude la serie a Giverny, esponendo venti delle oltre trenta
tele alla galleria Durand-Ruel nel 1895.
Descrizione: Le tele mostrano angolazioni variate della cattedrale, con inquadrature ravvicinate che
rivelano come la luce cambi l’aspetto della pietra in diversi momenti della giornata e delle stagioni,
classificati come grigio, bianco e azzurro.
Analisi: Monet non utilizza linee per definire la forma; la luce ne determina la percezione, smaterializzando
la tridimensionalità. La sua tecnica prevede pennellate di colore puro che si influenzano a vicenda, creando
ombre colorate e un effetto vibrante. L’artista mira a catturare l’“istantaneità” della luce, conferendo un
carattere quasi mistico alla visione.
Riflessioni: La serie evidenzia l’impossibilità di una registrazione oggettiva della realtà; ogni osservazione è
influenzata dalla soggettività e dalla mutabilità della percezione nel tempo.
Pag. 326-329
Cenni biografici: Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), figlio di un sarto, si trasferisce a
Parigi, dove si forma nell’atelier di Charles Gleyre. Qui incontra Monet e inizia a
dipingere en plein air, adottando un approccio spensierato che si riflette nei suoi
soggetti. L’esordio sulla Senna: Nel 1869, Renoir e Monet lavorano insieme a La
Grenouillère (1869), ristorante sulla Senna divenuto luogo di ritrovo mondano,
rappresentando scene di vita all’aperto. Renoir utilizza una composizione tradizionale
con figure equilibrate immerse nella natura, con figure immerse nella natura; mentre
Monet esplora la luce e il colore cercando di lavorare sulla luce e con il riflesso di essa.
La fase impressionista: Renoir si distingue per la sua stesura a macchie di colore, che
cattura gli effetti di luce.

Il Ballo al Moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir, dipinto nel 1876, è una delle
opere più celebri dell'Impressionismo. Raffigura una vivace scena all'aperto nel
famoso locale parigino, il Moulin de la Galette, dove le persone si divertono ballando e
socializzando. Il dipinto cattura l'atmosfera gioiosa e spensierata della Parigi di fine
Ottocento, con la luce che filtra tra gli alberi e si riflette sui volti e sugli abiti dei
partecipanti. Renoir utilizza pennellate morbide e colori luminosi per dare vita a una
scena ricca di movimento e vibrante di energia.

Pag. 330-333
Cenni biografici: Edgar Degas (1834-1917), nato a Parigi, si forma all’École des Beaux-Arts, sviluppando un
forte attaccamento al disegno. Si distingue nel gruppo impressionista per il suo approccio indipendente,
preferendo lavorare in studio piuttosto che en plein air, e mantiene un interesse per l’osservazione diretta.
Degas esplora temi contemporanei, come le corse di cavalli e il balletto, utilizzando la fotografia per
studiare il movimento. Le sue opere, caratterizzate da inquadrature decentrate, riflettono un’attenta
osservazione dei gesti.
Degas si concentra su momenti di pausa nelle corse e nella danza, evidenziando pose e luci. Le sue
composizioni pongono l’accento sull’atmosfera e sul contesto, con un forte interesse per il suolo come
elemento chiave.
La classe di danza (1871/1874) il pittore sceglie di raffigurare due momenti slegati dall’azione vera e
propria. La sfilata è una scena precedente l’inizio della corsa e la classe un momento di pausa della lezione.
L’attenzione va al disegno e agli effetti della luce, come mostrano le ombre nella sfilata.
Nel dipinto L’assenzio, Degas rappresenta la vita parigina con uno sguardo critico e realistico. Le figure
esprimono solitudine e malessere, evidenziando la condizione femminile dell’epoca.
Degas ritrae donne in varie professioni, come stiratrici e modiste, con uno stile sincero che enfatizza la
fatica e il movimento, evitando retoriche.
Degas esplora rituali quotidiani, come il bagno, attraverso opere come La tinozza, in cui la figura femminile
è rappresentata con naturalezza e intimità.

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