Grigioni, Trin, (CH), quota 1060 m circa
Casa di legno costruita nel 1566 per due famiglie,
Labitazione a destra nella foto & costruita con la
tecnica del Blockbau.. L’abitazione a sinistra inve-
ce é stata intonacata e dipinta nel 1758. Oggi I’edi-
fico é un condominio per cinque famiglie, ma la fi-
yo Pp PRS RL Bee S|: Se CMRI Si
la costruzione alpina
7
Tecniche costruttive
Innumerevoli volumi sono stati pubbli-
cati negli ultimi decenni sulle costruzioni
alpine; pochi quelli che esaminano le tec-
niche costruttive e ne mettono in risalto le
relazioni con I’architettura dell’edificio.
In Italia solo Mario Cereghini in “Co-
struire in montagna” del 1956' esamina
l’intero territorio alpino, anzi si occupa
della montagna in generale, e il suo inte-
resse si rivolge pid che altro alle tecniche
contemporanee. Uno dei pid interessanti
interventi é di Edoardo Gellner, architetto,
austriaco di cultura italiana, di grande
esperienza professionale, e riguarda le an-
tiche tecniche costruttive dell’ampezzano
e delle Dolomiti venete’. Gellner appro-
fondisce l’argomento con spiegazioni e
disegni esaurienti e dettagliati. Anche in
Savoia, in Svizzera e nei paesi di lingua
tedesca ci sono pubblicazioni che affron-
tano in modo approfondito, benché solo
descrittivo analitico, l’argomento delle
zone di loro competenza. In generale per
i libri che riguardano I’intero arco alpino
si limitano ad una illustrazione formale
dell’architettura, in riferimento ai tipi,
senza individuare il complesso e articola-
to rapporto che I’architettura storica ha
con le tecniche costruttive. Ritengo che
l’architettura della casa alpina pid che con
ipotetiche “tipologie”, espressione sche-
matica di esigenze funzionali distributive
prodotte dalla cultura locale, sia da porre
in relazione con il modo di costruire. Il
“tipo edilizio” ha pit significato in pianu-
ra, dove la costruzione a muri portanti na-
sce dall’accostamento di volumi semplici.
In montagna invece la complessita del-
l’'ambiente fa prevalere I’aspetto tecnolo-
gico. E nell’uso delle tecniche la creativi-
ta dei progettisti ha la sua espressione pit
varia e pit alta. Le innumerevoli soluzio-
ni presenti nel territorio alpino non con-
sentono classificazioni schematiche: at-
traverso l’analisi di edifici significativi
nelle varie zone delle Alpi fard in modo di
sottoporre al lettore un buon numero di
casi che permettano di comprendere ed
apprezzare la molteplicita di soluzioni e la
perizia con cui sono state realizzate. La
scelta non é stata fatta con i criteri di una
selezione scientifica capace di rappresen-
tare in modo emblematico tutti i casi pos-
sibili: la scelta € quasi casuale, determina-
ta dalla disponibilita di edifici ancora suf-
ficientemente integri o adeguatamente do-
cumentati. Inoltre non é stato possibile in-
dividuare elementi sufficienti a definire in
modo sistematico un iter evolutivo delle
tecniche costruttive: esporrd solo i casi in
cui dati attendibili sono stati ottenuti da
ricerche specifiche sviluppate da altri ri-
cercatori o da me.
Le considerazioni che seguono si riferi-
scono ad edifici costruiti prima degli anni
cinquanta del secolo scorso. Dopo la se-
conda guerra mondiale si diffondono nel-
52
Scanned with
i CamScanner’
le Alpi materiali e modi di costruire estra-
nei che sconvolgono la continuita di uno
sviluppo formale e tecnologico millena-
rio. Esaminerd pid avanti le problemati-
che, poste gia negli anni trenta, con |’in-
troduzione nel territorio alpino dei primi
tentativi di quella che allora si definiva ar-
chitettura moderna. Fard un accenno an-
che alle problematiche dell’ architettura
contemporanea.
Sulle Alpi tutte le costruzioni sono di
legno e pietra con pianta a base quadrata
o rettangolare e tetto a due falde: le ecce-
zioni, nelle costruzioni non precarie, sono
pid rare di quanto possa apparire ad un
primo momento. A contatto con il terreno
c’é uno zoccolo di pietra, ma il resto del-
l’edificio pud essere costruito in tutte le
combinazioni possibili tra i due materiali.
Tutto legno, compreso Ia struttura del tet-
to e la copertura. Tutta pietra, escluso la
struttura del tetto ma compresa la coper-
tura. Sole varianti limitate ad alcune zone:
la copertura di paglia’ e quella di cotto*.
Oppure casi intermedi: pietra sotto e le-
gno sopra; pietra su un lato e legno sul-
l’altro; pietra davanti e legno dietro, con
tutte le combinazioni di tetto. Con l’e-
sclusione delle valli in cui dal XII secolo
si sono insediate popolazioni Walser, e in
zone di passaggio o che hanno subito I’in-
fluenza tedesca, l’architettura sul versante
sud delle Alpi é in genere di origine latina
o romanica: ...dobbiamo constatare la re-
sistenza e la lunga sopravvivenza degli
elementi romani nella cultura alpina, ef-
fetti dell'adattamento degli autoctoni e
non di colonizzazione...°
Architettura di pietra che, in certe zone,
come per esempio in Ossola (I) e in alcu-
ne valli del Sopraceneri (CH), caratterizza
tutto l’edificio: murature, balconi, menso-
le, gradini, scale, coperture ma anche spal-
le, voltini, davanzali e soglie di porte e fi-
nestre: il legno compare a volte solo nel
timpano del tetto o nella sporgenza della
gronda (ill. 7/3). In altre invece, come nel-
le valli occitane (cap. 20), nella val d’Ao-
sta (I) (ill. 28/1 e 29/1), nelle valli del ber-
gamasco e del bresciano (1), nella Valtelli-
na (I), e in molte valli del Trentino, della
Carnia (I) (cap. 58) e del Friuli (I), in zone
particolari dell’Ossola (ill. 7/2)° il legno
integra la struttura di pietra: loggiati, bal-
coni, scale. A Gressoney (1), valle Walser,
ci sono edifici con il legno da una parte e
la pietra dall’altra (ill. 7/4) come nei Gri-
gioni (pag. 50). Nella Tarentaise (F) e nel-
la Haute Savoie (F) (cap. 24 e ill. 25/3),
come in alcune valli delle Dolomiti Vene-
te (I) e del Trentino (1), e nei Grigioni
(CH) (ill. 7/5) la base della costruzione é
di pietra ma il legno a volte prende il so-
pravvento e caratterizza l’aspetto esterno
dell’edificio. Nel Vallese (CH) e nel Kan-
ton Uri (CH), nel Vorarlberg (A) e nella
Carinzia (A), lI’ edificio é costruito, almeno
nei tempi pit antichi, con una struttura
quasi interamente di legno (cap. 42, ill.
47/1, ill. 48/2, cap. 49), anche se molte so-
Scanned with
i CamScanner’
No rivestite con intonaco e dipinte (ill.
43/4). Le case dell’ alta Valsesia (1) sono di
legno con la stalla di pietra (ill. 31/1). Le
cosiddette Gotthardhaus, nelle zone intor-
no al San Gottardo, sono di legno con so-
lo la cucina di pietra. Nell’ Ampezzano (1)
la pietra calcarea @ usata per costruire la
parte abitata della casa, mentre stalla e fie-
nile sono di legno (pag. 86 e ill. 54/1).
Nelle zone ladine e dopo il XVI secolo an-
che nell’ Oberbayern (D), nel Tirolo (Ie A)
e in alcune valli della Svizzera (in partico-
lare nel Vallese e nei Grigioni) influenza
italiana induce a soluzioni (ill. 7/5 e 7/6)
che permettono di intonacare la parte abi-
tata della casa per poterla decorare e di-
pingere a colori vivaci; in questi casi stal-
la e fienile, sul retro o sul fianco, sono di
legno a vista; l’abitazione é in pietra o pit
frequentemente in legno intonacato. Pit
recente, dal XIX secolo, il rivestimento
con piccole scaglie di legno (ill. 7/7), fre-
quente nel Vorarlberg.
Il motivo della scelta del materiale, pie-
tra o legno, non é la sola disponibilita.
Studi dettagliati estesi a tutto ]’arco alpi-
no’ hanno dimostrato che quasi ovunque,
almeno in origine, dove ambedue i mate-
riali erano disponibili, la scelta era dovu-
ta a ragioni culturali. In tempi successivi
in alcune zone, come per esempio nell’ al-
ta Savoia, il ridursi delle disponibilita in-
duce Je amministrazioni locali a vietare
l'uso del legno per le coperture o per |’in-
tera costruzione. Altrove il legno é stato
abbandonato con lo sviluppo e la concen-
trazione degli edifici, che accresceva il
pericolo di diffusione degli incendi".
La prevalenza di legno o pietra @ solo
uno degli elementi significativi della co-
struzione alpina. L’aspetto pit interessante
é costituito dalla incredibile varieta di solu-
zioni che la combinazione di questi due ma-
teriali rende possibile. Praticamente ogni
valle, nelle centinaia che costituiscono un
territorio di oltre 180.000 chilometri qua-
drati, ha soluzioni differenti. Una varieta ta-
le da non permettere una classificazione 0
una semplificazione, se non naturalmente
per aspetti limitati. Nel commento alle illu-
strazioni verranno individuate similitudini e
differenze in questo straordinario immenso
patrimonio di idee e soluzioni.
1 Mario Cereghini, “Costruire in montagna”, Ed.
del Milione, Milano, 1956.
Edoardo Gellner, “Architettura anonima ampez-
zana”, Franco Muzzio & C Editore, Padova 1981;
Edoardo Gellner, “Architettura Rurale nelle dolo-
miti venete”, Edizioni Dolomiti, Cortina, 1988.
Per Jo pil dimore temporanee in zone prealpine.
Zone prealpine e fondovalle a quota non elevata.
Paul Guichonnet, “Storia ¢ civilizzazione delle
Alpi”, Jaca Book, Milano, 1986.
6 Nel percorso dall’Ossola alla valle Goms attraver-
so Croveo, Osso, Goglio, Devero e la val Binn le
case passano gradualmente dalla pietra al legno.
Vedi per esempio: Giacomo Doglio e Gerardo
Unia, “Abitare le Alpi”, Edizioni I’ Arciere, Cu-
neo, 1980.
Per esempio nella frazione San Michele in val
Formazza dopo un incendio le case sono state ri-
costruite in pietra (ill. 32/1).
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i CamScanner’
la casa di pietra
8
La casa di pietra
Nel medioevo, nelle zone di influenza
latina, le famiglie originarie' costruivano
case di pietra a vista’, con muri a secco di
pietre lavorate (ill. 8/1) o con la malta di
calce posta in modo da sigillare le fessure
senza che si veda dall’esterno (ill. 8/2) e
stesa invece sulla superficie interna per ra-
gioni igieniche e di luminosita. Frequente-
mente Ja malta dell’intonaco nei locali in-
terni e nei contomi delle finestre é mesco-
lata con polvere di marmo, che da un pre-
gevole effetto di lucentezza. Sugli spigoli
dell’edificio grandi blocchi lavorati in un
modo caratteristico, che lascia a volte nel
centro una sporgenza arrotondata, una spe-
cie di bugnato. Questo dettaglio ha valore
simbolico: I’edificio appartiene ad una fa-
miglia di proprietari originari titolari dei
diritti di uso delle risorse del territorio’.
I voltini delle porte, spesso affiancate (Os-
sola, Ticino, Valtellina), sono costituiti da
una grossa pietra pentagonale o rettango-
lare (portali megalitici) che nella zona al-
pina risalgono per lo piii ai secoli dal VII
al IX, e quelli delle finestre da un pezzo
unico o pill pezzi lavorati con la forma a
punta (ill. 8/5 e 8/6). Le spalle delle porte
sono costituite da grandi pietre alternate in
orizzontale e in verticale per garantire una
migliore connessione del portale con il
muro’, I cantonali con bugnato sono spes-
so residui di antichissime case torre, co-
Scanned with
:@ CamScanner’
struzioni a pianta quasi quadrata senza
porta al piano terreno (locale dispensa),
con una scale retrattile al primo piano (cu-
cina) e scalette interne per i piani succes-
sivi (camere da letto). Il lavoro di costru-
zione dei muri veniva fatto sotto la guida
di esperti mastri muratori che lavoravano
in quasi tutto l’occidente europeo. A volte
il mastro si occupava solo di cantonali e
portali, lasciando a maestranze meno qua-
lificate, spesso lo stesso proprietario della
casa, il completamento delle murature con
pietre pid o meno regolari. Questi edifici,
dal volume schematico nella loro podero-
Sa struttura, sono simili a piccoli castelli e
probabilmente erano integrati da altre co-
struzioni precarie. La funzione protettiva
non era di tipo militare, anche se in molte
occasioni poteva contribuire alla sicurezza
delle persone e dei prodotti agricoli, ma ri-
spondeva soprattutto ad una necessita di
solidita, di durata. Una societa equilibrata,
solida come le pietre squadrate dei suoi
muri, sicura di quello che faceva e voleva
fare, costruiva per un futuro interminabi-
le. Al contrario di quello che é stato pit
volte teorizzato, questi elementi architetto-
nici e le relative fabbriche non possono
appartenere a quella che é stata definita
“cultura” o “civilta contadina”, né, tan-
tomeno, ad esempi di architettura cosid-
detta “spontanea”*. Santino Langé appro-
fondisce questo aspetto di grande interes-
se, indispensabile per capire come |’ archi-
tettura alpina non sia un sottoprodotto del-
57
l’attivita dell’ uomo, ma appartenga a buon
diritto alle espressioni pid alte della sua
storia: l’arte popolare continuava a pro-
porre ...una concezione di artista che la
cultura romantica ha profondamente mo-
dificato, sostituendola nella tradizione ri-
nascimentale ed illuministica con l’imma-
gine dell’artista-genio, che riassume in sé
le problematiche di una intera epoca...
Nel medioevo invece /’artista, dall’Ante-
lami al pit modesto degli scalpellini, sen-
tiva in sé il ruolo di strumento della crea-
zione e non di creatore, di essere al servi-
zio di Dio e della comunita e non vicever-
Sai
Con Vimpoverimento dell’economia
alpina, dal XV e soprattutto dal XVII se-
colo in avanti, la tecnica costruttiva si
semplifica. E come spesso accade nelle
vicende umane comincid a corredare le
pietre dei portali di date ben incise pro-
prio alla fine dell’ eta dell’oro, sull’ orlo di
una lenta decadenza che annientera secoli
di vita, annullandone perfino il ricordo.
Le date sugli edifici sono, tranne rare ac-
cezioni, successive al XVI secolo (ill. 8/7
e 8/8) perché solo allora ebbe un incre-
mento rilevante la capacita di leggere e di
scrivere®. Restano i grandi cantonali, non
pid lavorati e senza il bugnato, ma il mu-
ro viene costruito con pietre pil piccole,
irregolari, e sovrapposte con apparente
casualita. In realta la posa é fatta in modo
da mantenere orizzontale la distribuzione
dei carichi. Per ottenere questo risultato
Scanned with
:@ CamScanner’
vanno evitate le pietre poste in verticale
che piacciono tanto agli amanti del finto
rustico attuale. Se le pietre sono irregola-
rie non hanno due misure prevalenti sul-
la terza, presentandosi quasi come lastre
piane, é necessario uno spessore del muro
di almeno 50 cm e molta attenzione nella
posa, in particolare se si tratta di muro a
secco, cioé senza malta. Dal XVII secolo
voltini, spalle e soglie si assottigliano al
punto che non sono in grado di sostenere
il peso del muro superiore, e diviene ne-
cessario sovrapporre una trave di legno
(ill. 8/11), un’altra pietra (ill. 8/12) o una
composizione di pietre messe in modo da
formare un volta a tutto sesto (ill. 8/4) 0
ribassata che trasferisce i carichi sui lati.
Le case dei vicini cominciano ad essere
intonacate e decorate con dipinti, secondo
un gusto italiano che viene da lontano nel
tempo e nello spazio. Anche le zone tede-
sche subiscono I’influenza italiana e in
Svizzera, in Baviera e in Austria molte ca-
se di legno verranno intonacate e dipinte.
La costruzione di pietra successiva al
XVI secolo non richiede, come quella di
legno, una complessa programmazione,
un progetto preliminare con la predisposi-
zione degli elementi da comporre. L’ese-
cuzione é pili schematica. Si posano le
pietre sulla parte consistente del terreno,
cioé togliendo la superficie di coltivo, ma
senza fondazioni (ill. 8/3), che non sono
necessarie. Tutto I’ edificio si appoggia, si
potrebbe dire aderisce al terreno, o ne fa
parte, come se nascesse dallo stesso. L’e-
dificio di pietra nasce in modo naturale,
quasi per germinazione, ed é affascinante
vedere come muore, quando, abbandona-
to da decenni, crolla il tetto, si disfano i
muri, torna lentamente ad essere natura
(ill. 8/10). Si dice che la buona architettu-
ra é quella che lascia delle buone rovine.
Certo non si potra dire lo stesso delle
squallide casette di blocchetti di calce-
struzzo che si costruiscono oggi.
Negli edifici semplici, sui muri che
crescono per corsi orizzontali e paralleli si
posano direttamente le travi di legno dei
solai, e la costruzione prosegue omogenea
fino al tetto. Negli edifici pid importanti
Veventuale interrato 0 seminterrato e
spesso anche il piano terra sono realizzati
a botte o a crociera. Per costruire le volte
si crea una casseratura di legno, che lascia
un segno nella calce usata per connettere
e legare le pietre. Fino a questo punto la
costruzione non presenta particolari com-
plessita compositive e strutturali. La co-
struzione dell’edificio veniva realizzata
con l’assistenza di mastri specialisti nella
costruzione dei cantonali e dei portali, ma
spesso la muratura ordinaria era realizza-
ta dallo stesso proprietario. La tecnica co-
struttiva della pietra romanica si esprime
in un linguaggio semplice, con geometrie
lineari: la qualita del suo contenuto si ba-
sa sui rapporti volumetrici, sulla luce, sul-
la capacita del progettista di indurre sen-
sazioni con mezzi limitati. Al contrario il
gotico sfrutta la pietra in maniera com-
plessa: perfino l’architetto americano F.
LI. Wright, fortemente critico su tutta l’ar-
chitettura europea, rimase colpito dall’au-
dace intelligenza strutturale dell’ uso della
pietra nel gotico. La raffinatezza del ro-
manico richiede sensibilita ma non grande
capacita tecnica. E questo purtroppo ha
avuto rilevanti conseguenze sull’educa-
zione al costruire: i progettisti delle zone
della pietra hanno perso il gusto di quel
complesso esercizio mentale di valutare,
confrontare, coordinare, controllare tutti
gli elementi della progettazione. Hanno
finito per scadere in un pressappochismo
ed una superficialita disarmanti: l’unica
attenzione @ al conseguimento dei per-
messi, cioe i progettisti si preoccupano so-
lo di norme e regolamenti, e il progetto di-
viene pura espressione burocratica. Non é
un caso che nelle zone dove si costruisce
con il legno l’esercizio alla complessita,
la capacita di risolvere, di approfondire,
di non accontentarsi, ha indotto ad una
pratica che finisce per esprimersi anche in
una maggiore attenzione all’inserimento
nel contesto storico e paesistico ambienta-
le. In verita anche nelle costruzioni di pie-
tra esiste un elemento di grande impegno
tecnologico che, come vedremo successi-
vamente, avrebbe potuto contribuire al ri-
scatto delle professionalita progettuali ed
esecutive: il tetto.
Larchitettura latina di pietra aggrega
di solito gli edifici in nuclei, utilizzando
59
zone del territorio che non sottraggono
spazio alla coltivazione e sono opportuna-
mente collocate in relazione a sorgenti
d’acqua, cave, percorsi, esposizione al so-
le. La semplicita di alcune costruzioni di
pietra (ill. 8/11 e 8/13) non deve trarre in
inganno: non si tratta di edifici poveri, ma
con funzioni limitate. L’attivita rurale in
molte zone si sviluppa in almeno due, fre-
quentemente tre o quattro, ordini di edifi-
ci di proprieta di una famiglia: la casa di
abitazione principale (inverno), la baita o
le baite a mezza montagna (primavera au-
tunno) e la baita d’alpeggio (estate), que-
ste ultime dotate di uno o piii locali per
labitazione temporanea. L’utilizzo non @
esclusivo delle stagioni indicate, perché
spesso membri della stessa famiglia svol-
gevano ruoli diversi nella casa a valle, o
nelle localita di prima montagna (detta
nelle Alpi occidentali muanda dal latino
ad mutandum, ad indicare il mutamento
stagionale, la primavera; o addirittura de-
nominata framois dal latino trasmutare),
mentre spesso gli alpeggi erano gestiti da
professionisti pagati. Le aziende famiglia-
ri sono integrate a volte anche da masse-
rie in zone esposte al sole e favorevoli al-
la coltivazione della vite: fino alla straor-
dinaria espansione della viabilita sette-
centesca l’economia autarchica delle co-
munita imponeva la produzione locale del
vino. Anche I'edificio della masseria & co-
stituito da una semplice costruzione con
alcuni locali d’abitazione per |’epoca del-
la vendemmia. Altre funzioni sono svolte
in edifici specifici di proprieta privata o,
pid’ frequentemente, comunitaria come il
forno, il mulino, la pressa per I’uva, e ne-
gli alpeggi la casera per la produzione del
formaggio e alcune grandi stalle. Ogni
edificio ha quindi funzioni e caratteristi-
che specifiche e ]’attivita rurale si svilup-
pa nella loro gestione coordinata. La con-
seguenza pil interessante é che dove le
funzioni rurali non vengono svolte in un
edificio complesso contenente il fienile, la
stalla, il forno, spazi per attivita artigiana-
li e 'abitazione, la casa principale é solo
residenziale ed assume spesso, come gia
ho avuto occasione di dire’, I’aspetto di un
piccolo palazzo (ill. 8/12), accentuato dal-
la forma regolare e spesso dalle decora-
zioni. Naturalmente nel tempo alcuni
semplici edifici rurali sono stati trasfor-
mati parzialmente in abitazioni: in questo
caso nell’edificio di pietra a vista vengo-
no inserite finestre decorate dalla lisciatu-
ra di malta con graniglia di marmo detta
collarino*. Quando la trasformazione ri-
guarda |'intero edificio veniva pit fre-
quentemente usata la tecnica del graffito o
della pittura. Anche se nelle Alpi gli sche-
mi stilistici hanno forme particolari ed
epoche di sviluppo a volte ritardate rispet-
to al resto dell’ Europa, ad un occhio eser-
citato non sfuggono precisi elementi di
datazione. Viceversa abitazioni sono state
degradate ad edifici rurali. Non tutti gli
edifici hanno funzioni correlate con le at-
tivita rurali, ma nella casa di pietra, quale
che sia la destinazione, la tecnica costrut-
tiva é fondamentalmente la stessa, con
differenze che si limitano all’accuratezza
esecutiva e ai dettagli.
1 Particolari nelle valli occitane, vicini nell’Osso-
la, patrizi nel Sopraceneri, regolieri nell’ampez-
zano, antichi originari in Valtellina: godevano
con modalita diverse in ogni luogo di diritti nel-
la gestione delle proprieta comuni.
Santino Langé, “L’eredit& romanica, la casa eu-
ropea in pietra” Jaca Book, Milano, 1989.
Il portale...elemento importantissimo della casa
romanica, che sicuramente affonda in una me-
moria di caratiere celtico. Alcuni notevoli studi
approfondiscono i rapporti tra la datazione degli
edifici e la forma e dimensione in pianta e la mo-
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dalita costruttiva dei portali: Santino Langé:
opera citata; Duilio Citi: Incidenza del cenobio
Bobiense nella formazione degli insediamenti
rurali in Maritima in “Archivio Bobiense”,
1989; Duilio Citi, Giovanni Buzzi e Osvaldo
Gabarino: Montecrestese: una pieve comunale
esemplare ai margini dell’area latino-padana.
Morfologia insediativa e tipologie edilizie e
Esempi qualificanti di edilizia alpina nell’ambi-
to della dimora rurale in pietra dell’Europa oc-
cidentale in “La dimora alpina”, Atti del conve-
gno di Varenna, 1995.
Duilio Citi e Osvaldo Gabarino: opera citata.
Santino Langé: opera citata.
Pier Paolo Viazzo, La societa alpina e Sergio
Ottonelli, Le decorazioni del legno: lo stile
Queyras nelle valli italiane, in “L’ uomo e le Al-
pi’, Vivalda Editori, Torino, 1993.
Vedi “Casa rurale 0 dimora alpina” (cap. 4).
Vedi “Collarino, graffito e pittura” (cap. 18).
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9
La casa di legno
1 Germani, scriveva Tacito nel I secolo
d. C., stanno divisi ¢ sparsi la dove li ab-
bia fissati una sorgente, un campo, un bo-
sco... lasciano intorno ad ogni casa libe-
ro spazio... 0 per difesa contro l’incendio
o per insipienza ad edificare. Non usano
pietre squadrate...per tutto hanno buono
il legname. La casa isolata comprende il
fienile, la stalla, il forno, spazi per attivita
artigianali e l’abitazione, é un edificio
complesso che richiede spazi adeguati’.
Le tecniche costruttive con il legno so-
no: a blinde, travi sovrapposte e intreccia-
te negli angoli; a ritti e panconi, travi ver-
ticali e orizzontali con tavole di riempi-
mento; a crociera, dove il legno viene
sfruttato ne] modo pil complesso e razio-
nale, e soluzioni miste che combinano nei
modi pid diversi le tre precedenti.
La tecnica a blinde (0 a castello, in te-
desco Blockbau,) prevede la sovrapposi-
zione di tronchi tondi o squadrati con un
incastro intrecciato negli angoli (ill. 9/1,
9/2, 9/5). L’edificio risulta condizionato
dalla lunghezza dei tronchi di abete o lari-
ce a disposizione, anche se si possono
adottare espedienti, come per esempio il
ritto scanalato sui due lati (ill. 9/3) come
nel dettaglio, soluzione che si rifa a quel-
la successiva a ritti e travi.
I tronchi semplicemente appoggiati
uno sull’altro possono subire deformazio-
ni che danneggiano la tenuta del sistema
di chiusura. Nei dettagli sono illustrate al-
cune soluzioni per migliorare la connes-
sione, spinotti, incastri o scanalature. In
alcuni casi si stringono i tronchi tra due
robusti listelli verticali collegati con tra-
verse di legno (ill. 9/4 e 9/6). Listelli o rit-
ti scanalati (come nella successiva solu-
zione a ritti e panconi) sono necessari per
delimitare i vani porta o finestra, dove i
tronchi non avrebbero un elemento di
contenimento (ill. 9/4). Le divisioni inter-
ne sono a blinde e in facciata si vedono le
teste dei divisori trasversali (ill. 9/7). Ne-
gli edifici pid rustici per sigillare comple-
tamente le fessure tra le travi vengono in-
filati paglia, muschio, sterco di vacca. Nei
fienili la sovrapposizione pud essere fatta
facendo in modo che tra un tronco e I’al-
tro ci sia lo spazio necessario all’ aerazio-
ne o pil’ semplicemente si usano tronchi
non squadrati, che nell’ accostamento
puntuale e irregolare lasciano passare pii
aria. La particolarita del sistema a blinde
é che non é tecnicamente possibile am-
pliare una costruzione aggiungendo alle
cellule gia eseguite altre cellule: Blockbau
un sistema bloccato. Nel Vallese, dove @
molto diffuso, le case si sviluppano in al-
tezza (ill. 4/4). La costruzione a blinde,
prima della realizzazione, veniva provata,
nelle soluzioni meno semplici e diffuse,
con modellini in scala.
A ritti e panconi (Stéinderbohlenbau) e
a ritti e travi (Sttéinderblockbau) sono so-
luzioni apparentemente semplici, dove la
struttura portante é@ costituita da una ossa-
tura di pilastri e travi di legno e il sistema
di controvento coincide con le chiusure in
tavole o travi di legno, posizionate in oriz-
zontale o in verticale in scanalature sui la-
ti dei pilastri (ill. 9/8 e 9/9). Per creare un
sistema di chiusure con un efficace con-
trollo termico, si pongono in opera sia ta-
vole orizzontali che verticali con un riem-
pimento di materiale leggero (paglia) con
funzione di coibente. Nei fienili che @ ne-
cessario lasciare areati si adotta solo uno
strato di tavole, spesso leggermente di-
stanziate. Raramente la soluzione a ritti e
travi é utilizzata da sola, in genere il siste-
ma é coordinato con le blinde negli ango-
li o addirittura con la successiva soluzio-
ne a crociera.
Nella tecnica a crociera (0 a intelaiatu-
ra, Bundwerk) la funzione portante é affi-
data ad elementi verticali che, per resiste-
re ai carichi di punta, sono legati in dia-
gonale o in croce (ill. 9/11 e 9/12). La cro-
ce consiste in genere in quattro aste incli-
nate di 26° rispetto alla colonna (ill. 9/10).
La struttura é integrata da diagonali con
funzione di controvento poste in opera a
45°. La crociera fatta in questo modo é
diffusa nell’Ampezzano e nella Val Puste-
ria, dove tuttavia esistono anche soluzioni
basate sullo stesso principio ma assai pid
complesse (Rahmenbundwerk) come
quelle del Nord Tirolo e della Germania.
I] tamponamento é costituito da tavoloni
Scanned with
:@ CamScanner’
posti in opera in verticale o in orizzontale
all’interno delle colonne: la pressione del
fieno costipato spinge la tavole contro la
struttura. La soluzione ha il vantaggio, ri-
spetto a quella a blinde, di una maggiore
leggerezza, con un notevole risparmio di
legname. Richiede tuttavia una maggiore
= professionalita. In genere la realizzazione
Z PBS era effettuata con una sorta di prefabbri-
cazione di tutta la struttura portante, pre-
disponendo a pié d’opera sul terreno in
IES piano gli elementi della costruzione e pro-
7 L vandone il montaggio. Poi gli elementi
venivano contrassegnati da un numero ro-
mano e montati nello spazio.
La tecnica a blinde é basata su una la-
vorazione del legno che non richiede
macchinari sofisticati. Le travi, sovrappo-
ste a volte senza squadrature, richiedono
a Li incastri negli angoli da realizzare con una
accetta 0 con una sega a mano. Invece i si-
stemi che utilizzano tavole si diffondono
~ —— 3 —_r solo dopo il XVI secolo con la generale
xX — fs ae —_ adozione della sega idraulica’, che sfrutta
» i __ la caduta dell’acqua dei torrenti, e rende
: = ; 7 facile ed economico il taglio longitudina-
- f
le dei tronchi.
A F\ La costruzione in legno, a blinde, a rit-
i erat: . = = ti e panconi, a crociera, 0 in tutte le possi-
x PS RX? bili forme combinate, induce di per se
JN stessa al coordinamento delle dimensioni
F e ad una programmazione preliminare
dell’esecuzione dell’edificio cioé al pro-
getto. Progetto come previsione dell’ esito
della costruzione. La costruzione in pietra
<>
t
Scanned with =;
‘ k CamScanner’}
non é altrettanto condizionata da fattori
dimensionali e quantitativi. La costruzio-
ne in legno costringe a razionalizzare, ad
una rigorosa logica progettuale, abitua a
tener conto nella progettazione di molte
componenti, a volte di difficile soluzione
o anche contradditorie. Non é un caso che
nelle zone dove si costruisce con il legno
l’esercizio alla complessita, la capacita di
risolvere, di approfondire, di non accon-
tentarsi, ha indotto ad una pratica che fi-
nisce per esprimersi anche in attenzione
all’inserimento nel contesto storico e pae-
sistico ambientale. I] legname era proget-
tato, lavorato e assemblato da mastri car-
pentieri che si trasmettevano ed hanno
perfezionato nel tempo conoscenze tecni-
che di grande complessita: le soluzioni
non erano basate soltanto, come spesso si
crede, sull’uso di giunti ad incastro, diffu-
si con forme elaborate pit che altro dal
XVIII secolo, ma spesso sulla semplice
sovrapposizione degli elementi con limi-
tate lavorazioni degli appoggi. Un sistema
che lascia elasticita all’ edificio, ma richie-
de particolare perizia per renderlo resi-
stente alle sollecitazioni di carico. Le tec-
niche attuali, basate su connessioni con
piastre di metallo, viti, chiodi, hanno mo-
dalita di funzionamento molto diverse, ¢
la logica che governava le antiche solu-
zioni é andata perduta’.
Nelle alte valli del Vallese, dei Grigio-
re=2i, del Canton Ticino, nella regione del
==an Gottardo, ed anche in altre zone ad g3
DS ZI OK SEK SE
6 lech 7
AAAS
ovest fino al confine con le Alpi occiden-
tali francesi e ad est fino al confine con le
Alpi orientali, si trova un tipo di costru-
zione detta Gotthardhaus, caratterizzata
dalla cucina con i muri di pietra e il sog-
giorno in legno. Le case del San Gottardo
sono destinate solo all’abitazione e |’ atti-
vita rurale si svolge in un complesso di
edifici distinti ¢ a quote diverse. Nel XVI
secolo in Engadina e nella regione del San
Gottardo la costruzione di legno, con
struttura a pilastri e travi di legno é rive-
stita di tavole di legno (perlinata). Dopo
un periodo di devastazioni belliche e per
difendersi meglio dagli incendi, ma anche
per la moda che dal rinascimento italiano
si diffonde nell’arco alpino, le case ven-
gono via via ricostruite o rivestite di pie-
tra e decorate.
In Baviera e in Tirolo invece la casa é
di solito costruita in pietra o in legno in-
tonacato ai piani bassi, mentre la struttura
de] sottotetto e il retro o il fianco destina-
ti a fienile e stalla sono costruiti in legno
a vista con sistemi misti a ritti e panconi e
a crociera, con elaborate lavorazioni di
puntoni, tiranti e incastri. Per intonacare il
lato esterno delle travi venivano infilati
chiodi di legno a distanza di pochi centi-
metri (ill. 7/6 e 9/14), in modo da creare
una superficie in grado di trattenere il pe-
so dell’ intonaco e di farlo aderire al legno,
che, dotato di una diversa mobilita, non
il supporto pid adatto. Il movimento in
corrispondenza dell’incastro delle travi
Scanned with
i CamScanner’
nel sistema a blinde é tale che l’intonaco
resiste con maggior difficolta e spesso
forma crepe o addirittura distacchi.
Dalla meta del XIX secolo, con I’intro-
duzione di elementi di connessione metal-
lici (chiodi, piastre, viti), le tecniche co-
struttive del legno cambiano. La costru-
zione in tavole di piccole dimensioni con-
nesse con i chiodi inventata da George W.
Snow‘ non viene adottata nelle zone alpi-
ne. Molto usate invece le tecniche con
piastre: Il’eliminazione degli incastri inta-
gliati rende pid semplice e veloce l’esecu-
zione. La connessione tuttavia é rigida’ e
annulla i vantaggi della elasticita della
struttura tradizionale, abilmente sfruttata
dagli antichi costruttori per compensare
gli effetti delle variazioni di carico (neve,
sollecitazioni termiche, vento).*
Pid recente I’invenzione del legno la-
mellare, materiale reso possibile dai col-
lanti che connettono listelli (/amelle) di
legno. Ben diverse le forme e le dimen-
sioni realizzabili: portate e luci delle travi
introducono possibilita nuove, utilizzabili
anche per edifici di grande dimensione e
con funzioni particolari, come impianti
sportivi, sale convegno, capannoni indu-
striali o commerciali, e molte altre.
1 Le aree di diffusione della dimora in legno nella
regione alpina italiana sono indicate sulla pianti-
na a pag. 100 di Giuseppe Barbieri e¢ Lucio
Gambi, “La casa rurale in Italia”, Leo Olschki
Editore, Firenze, 1970.
2 Antonio Frattari e Ilaria Garofolo, “Evoluzione
degli edifici intelaiati di legno”, Daniela Piazza
editore, Torino, 2004.
3 Nonostante la recente sterminata letteratura sul-
le problematiche alpine la logica delle tecniche
di costruzione @ illustrata con poche eccezioni,
in modo solo descrittivo e limitatamente ad al-
cune delle innumerevoli soluzioni esistenti sul
ternitorio.
4 Detta balloon frame, vedi nota | al capitolo “Ar-
chitettura contemporanea™ (cap. 67).
5 Con le piastre metalliche si possono costruire
elementi di connessione a cerniera o a carrello,
ma non mi risulta che siano stati usati in costru-
zioni alpine recenti.
6 Vedi in particolare “Casa a Oubre Rong” (cap.
31).
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i CamScanner’
10
La struttura del tetto
Copertura e struttura del tetto sono cor-
relate, ed ogni soluzione dell"una implica
scelte sull’altra. Per chiarezza espositiva
distinguo i due argomenti, proponendo
semplici schemi, che saranno poi svilup-
pati e chiariti in esempi concreti.
Nell’arco alpino la struttura del tetto, a
parte arcaici sporadici casi di coperture a
volta o finta volta di pietra, é in genere co-
Stituita da una di queste soluzioni: a travi
orizzontali (arcarecci), a correnti (detta
anche a cavailo, in quanto i correnti sono
appoggiati a cavallo di una trave di col-
mo), a capriate 0 travi reticolari, e a so-
luzioni miste che combinano nei modi pii
diversi le tre precedenti.
Le travi orizzontali 0 arcarecci appog-
giano su muri o pilastri portanti di pietra o
di legno, o su capriate, come nella tavola
allegata (ill. 10/1). L’elemento portante
non puo essere distanziato oltre la massi-
ma lunghezza della trave: poiché la trave
di legno é sollecitata solo a flessione e il
tetto deve sopportare il carico della coper-
tura (legno o pietra) a cui va sommato il
carico della neve e del vento, la distanza
libera non puo superare i quattro 0 cinque
metri. La pendenza dipende dal tipo di
manto di copertura.
I correnti' sono due travi agganciate a
cavallo sul colmo del tetto (Hdngedach,
tetto appeso). In questa soluzione i carichi
3S
frovi ov struttura @ biinde( biockbew)
oO 3m
es
70
trevi @ Correnti eu etrutture @ biinde
(biockbeu)
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I
verticali si scindono e agiscono parzial-
mente lungo I’asse della trave che quindi
non funziona solo a flessione, ma anche a
trazione, in modo quindi congeniale al le-
gno, che nella direzione delle fibre offre
una resistenza migliore rispetto a quella
perpendicolare alle fibre. L’aggancio sul
colmo é delicato, e lo era soprattutto con
le tecniche che si usavano nei secoli pas-
sati: un chiodo di legno che attraversava
le due travi (ill. 10/2) o un chiodo di legno
che fa da fermo sulla trave orizzontale di
colmo. Affinché non si strappi l’aggancio
la pendenza del tetto a correnti di solito
non supera, 0 supera di poco, i 26 gradi.
In alcuni [Link] c’é nemmeno I’aggan-
cio: sul corrente si crea una tacca che, for-
mando un piano orizzontale, si appoggia
sulla trave squadrata di colmo e rimane
stabile per attrito, senza chiodi. Una pen-
denza cosi limitata é adatta come vedre-
mo alle scandole di legno ed alle pietre
sottili soltanto appoggiate. Pendenze leg-
germente diverse possono essere adottate
con altri tipi di copertura. Agganciato con
chiodo di legno o per attrito (cerniera) sul
colmo e libero di scorrere (carrello) sulla
trave banchina, in corrispondenza del mu-
ro d’ambito dell’ edificio, il corrente sog-
correnti con colmo @ terzera eu trevi
ratleolert getto alla variazione di carico della neve
~ ed alle sollecitazioni termiche é libero, e
PS questo riduce le deformazioni di flessio-
Riseaihasitlteuctimunathatees ~ ne. La sporgenza della gronda sotto il pe-
Sa PS Ss so della neve che, in virtd della limitata
pendenza, non scivola verso il basso, si
71
Scanned with
i CamScanner’
pone in equilibrio con I’altro lato ed an-
che questo contribuisce a ridurre le defor-
mazioni. Con il sistema a correnti é possi-
bile coprire una superficie larga quasi il
doppio della lunghezza massima di una
trave, e cid lo rende particolarmente adat-
to alle grandi case-tetto di origine tedesca
o savoiarda. II timpano frontale é di solito
di 12 — 15 metri ma supera in qualche ca-
so anche i 20 metri. II colmo richiede pe-
rd un sostegno continuo, trave di colmo,
che deve essere supportata da un muro
portante o da pilastri che costituiscono un
vincolo allo schema distributivo interno.
Per ridurre Ia flessione del corrente si pud
introdurre una o pil terzere, cio’ travi dettegiic per sumen-
orizzontali parallele al colmo ed alla ban- nee:
china, utili soprattutto nelle zone soggette
a grandi innevamenti. La terzera richiede
un muro o pilastri di sostegno, e questo
ostacola ancor pit la distribuzione inter-
na, Oppure una Capriata.
Le travi reticolari ottimizzano lo sfrut-
tamento del legno facendolo funzionare
prevalentemente a compressione e a tra-
zione. La forma pid semplice di trave re-
ticolare @ quella della capriata costituita
da due puntoni inclinati ed un tirante oriz-
zontale (ill. 10/3). Il puntone é infilato in
una tacca nel tirante, che per ragioni di re-
sistenza non va realizzata troppo in punta
(viene arretrata di almeno 30 cm). Perché
i puntoni non escano dalla sede della tac-
ca la pendenza delle falde deve essere su-
3
Puatont ou ‘trent!
°
4
corrent! con treve di colme ew puntoni @ tirent! corrent! con trave di colme ew tre
|
U
periore ai 35° (70%) circa. II peso del tet- Q am tetisolert
72
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i CamScanner’
2
travt reticotert
© treve di colme su punto~
10/4
to contribuisce alla tenuta, quindi la ca-
priata semplice non va bene con copertu-
re leggere come le scandole o le tavole di
legno; pud pero servire per irrigidire ter-
zere di tetti con copertura di legno, perché
in questo caso il carico corrisponde ad
una maggior superficie di tetto. L’inclina-
zione accentua la componente dei carichi
orientata nella direzione del puntone, che
quindi pit @ inclinato meglio funziona.
Come vedremo questa soluzione semplice
ma efficace @ usata in zone dove la coper-
tura @ particolarmente pesante.
La trave reticolare permette di risolve-
re problematiche molto complesse in par-
ticolare dove sono necessari ampi aggetti
frontali o laterali, come si vede nel dise-
gno assonometrico a pagina 25.
Il legname delle strutture dei tetti era
progettato, lavorato e assemblato come
per le costruzioni di legno da mastri car-
pentieri che si trasmettevano ed hanno
perfezionato nel tempo conoscenze tecni-
che di grande complessita.
1 Frequentemente gli autori di testi che illustrano
le costruzioni alpine confondono i correnti coni
puntoni, altri considerano correnti i listelli oriz-
zontali. La confusione nei termini non permette
di capire la relazione che esiste tra scelte tecno-
logiche strutturali ed architettura. Le definizioni
adottate in “Costruire sulle Alpi” riprendono
quelle adottate da Edoardo Gellner in “Architet-
tura anonima ampezzana” e “Architettura rurale
delle dolomiti venete”.
74
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{kJ CamScanner