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Antonella Mam

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Le chiese basiliane della Sicilia orientale

sommarietto

e chiese di Sicilia e di Calabria, a cui le considerazioni che seguono fanno riferimento, ebbero fondazione nel loro copioso contingente tra lXI e il XII secolo ad opera di monaci greci (da qui il termine basiliane) ai quali furono sollecitate con proventi e privilegi dai Normanni. Questi ultimi, che avevano appena conquistato queste terre sottraendole alla dominazione araba, infatti, confidarono nei monaci per il rinvigorimento del cristianesimo e per lo sviluppo rurale di territori rimasti a lungo dimenticati. La commistione nel linguaggio architettonico che possibile rileggere in questi edifici, ed in particolare in quelli siciliani(1), e le tecniche costruttive che si pongono allattenzione e si disvelano allanalisi nascono da un interessante intreccio della cultura costruttiva della committenza, delle maestranze locali e di

quelle di probabile origine araba. La presenza del laterizio in questi edifici non gi preponderante quanto protagonista; la presenza di pingue argilla nel Valdemone(2) e le reminiscenze romane hanno certamente determinato questa peculiarit. Si aggiunge a ci che queste fabbriche sorgono in siti di particolare visibilit sulla costa, sulle valli e sui monti circostanti ma, proprio per questo, sono di difficile accesso: era quindi preferibile approntare materiale in loco organizzando delle fornaci per loccasione, piuttosto che cavare materiale lapideo e trasportarlo, sebbene dalle zone viciniori. Il materiale lapideo, che comunque presente, appare o come limitato inserto o come costitutivo dellopus mixtum, utilizzato quale pietrame informe o appena sbozzato. Ci perch il materiale reperibile in loco era di difficile lavorazione e intaglio(3).

Il laterizio presente gi sin dalle fondazioni e nella muratura, sia in forma di mattoni o di pianelle, utilizzati per frequenti ma irregolari ripianamenti o listature(4), sia in cocci di mattoni o di tegole, quali rincocciature o rinzeppature tra gli scapoli di pietra. Tutti gli elementi strutturali, quali lesene, pilastri e colonne, archi, arconi e volte, pennacchi e cupole, e paramenti, dalla duplice funzione strutturale ed iconografica, nei quali si ritrovano gradevoli motivi ad archi intrecciati (Mili), sono realizzati in laterizi ed arricchiti da inserti lapidei policromi (Casalvecchio, Itla). Gli inserti scandiscono e vivacizzano il ritmo delle archeggiature cieche, ne rimarcano il rilievo e consentono una pi incisiva lettura del motivo arabo degli archi a tutto sesto intrecciati che originano archi acuti(5). Ancora evidente la presenza di late-

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rizio nelle malte, sotto forma di cocci o grani aggiunti nella mescola, o per ottenere lidraulicit della malta o per riutilizzare i cocci quali materia prima-seconda, fungendo da carica o aggregato della malta e riducendo la necessit di reperimento di maggiori quantit di sabbia o pietrischetto. Non mancano, cos come consueto anche in altri edifici, pavimentazioni in materiale ceramico (almeno quelle originali) e coperture, sia a tetto, con coppi e canali di terracotta, sia a terrazzo, resi impermeabili da plurimi strati di battuto, i pi profondi con conglomerato a base di malta di calce idraulica, sabbia, pietrisco e cocci di mattoni e tegole, e lultimo strato di finitura a coccio pesto fino tipo signino. Mattoni e tegole, come gi accennato, venivano prodotti in loco in fornaci approntate per loccasione: ci testimoniato dal fatto che la pasta di fondo del materiale data dalla cottura, non sempre omogenea e controllata, di argille locali reperibili nel circondario e che lo scheletro sabbioso dato da sabbie a spigoli arrotondati prelevati dai greti delle fiumare pi vicine e da frantumi di laterizio da riciclo(6). Le dimensioni dei pezzi si presentano in tutti gli edifici variabili, sia tra quelli che si suppongono originari, sia tra quelli dovuti ad interventi successivi o a pi recenti interventi di restauro (secolo XX); ci a testimonianza delle diverse epoche, ma anche del fatto che gli elementi fossero prodotti con gamme dimensionali dedicate ed adattate alla morfologia degli elementi strutturali, morfologici e decorativi che intendevano ottenersi. Le forme pi frequenti sono quelle dei mattoni (nei vari assortimenti dimensionali) e tegole, ma non mancano dischi per colonne e losanghe per i paramenti di facciata. La gamma dei colori assai vasta per leterogeneit della materia prima e per le differenze di cottura, che si de-

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nunciano nei toni variabili dal giallo al rosso bruno intenso e negli spessori, che talora presentano un nucleo grigio come segno di scarsa cottura in profondit. Certamente la qualit delle argille locali ed il loro assortimento hanno influito non poco sulla cromia della pasta vetrosa di fondo degli elementi. Sono di notevole interesse sia gli apparecchi murari, sia le policromie generate dal connubio con materiali lapidei di ogni specie. Come ovvio, lassestamento prevalente quello a filari orizzontali con mattoni di fascia a giunti sfalsati; ma non mancano altre soluzioni che trovano nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Casalvecchio Siculo lespressione pi variegata ed interessante. Oltre, appunto, ai consueti assestamenti di fascia o di punta, si registrano notevoli variazioni sempre pi incalzanti di faccia, di coltello, di faccia e di punta alternati in unico filare, a spina di pesce, con grigliati a losanga e a zigzag (Casalvecchio, Mili), a riseghe singole e doppie, sporgenti o rientranti, a reticolo semplice (opus reticulatum) o misto con materiale lapideo. Lesito di tale variegato uso degli assestamenti gi di rilievo, ma viene esaltato dal motivo policromo dovuto alla combinazione con un numero copioso di materiali lapidei, quali arenaria gialla, arenaria rossa e quarzarenite di provenienza locali, calcarenite bianca della zona iblea e probabilmente degli altopiani siracusani (distanti anche centinaia di chilometri), pomice lavica nera (schiuma di vetro di origine vulcanica) e basalti della zona etnea (distanti alcune decine di chilometri), metamorfiti locali, calcare conglomeratico o calcare grigio compatto, marmo rosa di Taormina o marmo rosso di San Marco di Alunzio (anche queste localit distano decine di chilometri). Questi edifici, ognuno dei quali appare singolare e dallidentit conno-

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tata, nella loro variet icnografica e volumetrica e nelleterogeneit costruttiva, hanno comunque delle costanti nelle materie e nelle modalit esecutive che denunciano chiaramente la loro contemporaneit. Losservazione comparata con quelle della Calabria conferma queste riflessioni: nessun edificio simile ad un altro, ma appare inconfutabile una matrice comune, un filo rosso che li lega, e che non solamente negli aspetti planimetrici ed iconografici che avrebbero una loro ragion dessere nel rito greco-ortodosso di officiare e nelle regole monastiche, ma anche negli aspetti costruttivi, di consueto cos ben radicati al territorio di edificazione e comunque diversi in edifici di medesima matrice con ubicazione cos distante. Spingersi nellosservazione degli edifici del Valdemone sino allepoca post-bellica del XX secolo fa verificare quanto evidente e pervasiva sia la caratteristica commistione tra materiale lapideo e laterizio. Daltronde, non un caso che, ancora nella provincia di Messina, permangano delle realt produttive di laterizi di rilievo nel panorama regionale. Nelle chiese basiliane si leggono agevolmente quei riferimenti a tecniche e linguaggio che identificano non solo la collocazione geografica delle fabbriche, ma anche lorigine storica delle costruzioni. Si legge chiaramente la permanenza di tecniche costruttive romane, peraltro ancora oggi evidenti ed identificabili in siti archeologici della provincia, primo fra tutti il teatro di Taormina: come non ricordare gli opera quali testaceum, mixtum, caementicium(7), spicatum. Ed ancora, tecniche di matrice romana, ma di ritorno dalloriente come forme ormai mature della costruzione bizantina, per esempio il cloisonn(8), delle quali i monaci greci non mancarono di caratterizzare i loro edifici. Si riscontrano, inoltre, ed in modo

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forse pi sorprendente, motivi e tecniche di matrice islamica che si suppone permangano per la presenza qualificata nei cantieri di maestranze arabe o formatesi alla scuola di queste. Ci si riferisce ad archi intrecciati presenti nellarchitettura arabo-normanna in Sicilia (fra i pi famosi, la Cattedrale di Palermo nelle absidi e le arcinote absidi del Duomo di Monreale), cos come alle tarsie bicrome con impianto geometrico reticolare o in forme floreali stilizzate, alle cupole ad anelli concentrici(9), allaccenno alle archeggiature polilobate, alla maestria delle soluzioni singolari dei pennacchi di raccordo tra pianta, quadrata o rettangolare, del tamburo o della parte sottostante e la cupola con intrecci e combinazioni di archi aggettanti. Infine, i motivi di raccordo della cupola della Chiesa di Casalvecchio che rimandano con immediatezza alle muquarnas(10). Tale palinsesto di segni e tracce, connotato dalla presenza del laterizio, dimostra come questo materiale sia versatile allartificio umano caricandosi, pur nellessenziale modularit dei pezzi, di quel surplus che caratterizza il passaggio dallelemento semplice ad apparati costruttivi caratterizzati da tettonica, morfologia e iconografia complesse e singolari.
Note 1. Quelle ancora oggi in piedi in ordine antiorario sono: Chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Casalvecchio Siculo, Chiesa dei SS.Pietro e Paolo a Itla, Chiesa di S Maria a Mili San Pietro, Chiesa di S. Filippo di Demenna o Fragal a Frazzan, Chiesa dei SS. Alfio, Cirino e Filadelfio a San Fratello. Tutti gli edifici insistono nella provincia di Messina. 2. L'isola fu suddivisa amministrativamente in tre valli: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto e questa suddivisione si mantenne sino al 1818. Il Valdemone coincideva con lattuale provincia di Messina con in pi alcuni territori oggi siti nella parte settentrionale delle province di Enna (Nicosia e Troina) e Catania e della parte occidentale della provincia di Palermo (Cefal). 3. Come ad esempio le metamorfiti prelevate in loco a Casalvecchio Siculo e il calcare grigio a San Fratello.

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4. Pur non essendo presenti diatoni, ovvero conci trasversali alla sezione muraria, i ripianamenti, sebbene non passanti, garantivano, essendo diffusi e profondi, il collegamento delle cortine esterne del muro, una pseudo-monoliticit possibile per la solidariet tra cortine e sacco. 5. Larco acuto, infatti, fu anticipato, rispetto allarchitettura gotica di cui divenne il simbolo, nellarchitettura araba e consequenzialmente in quella normanna, sia con funzioni decorative che strutturali. 6. Cfr. Arcidiacono N., Musmeci G., Galati R., op.cit. in bibliografia. 7. Cos, per esempio, i nuclei murari non ricordano tanto il cosiddetto sacco, solitamente terra o sfabricidi o materiale quasi sciolto di pezzatura minore rispetto a quello delle cortine, bens il conglomerato (opus caementictium) fatto di grani lapidei e cocci di laterizio saldamente legati con malta di calce di particolare tenacia. Tale nucleo contribuisce a collegare le cortine e a rendere il muro strutturalmente monolitico. 8. Letteralmente tramezzato, si riferisce ad una tecnica muraria orientale ove i conci lapidei erano intramezzati orizzontalmente e verticalmente da laterizi. Lalternanza del materiale lapideo con ricorsi orizzontali in laterizio traeva origine dalla muratura listata, non gi per i giunti verticali in laterizio tipici invece del cloisonn. (Cfr. Latina op.cit. in bibliografia). 9. Cupole realizzate da anelli concentrici in mattoni disposti di punta secondo giaciture coniche (Cfr. Margani op.cit. in bibliografia). Questa tecnica era utilizzata dagli arabi pi frequentemente con conci lapidei che formano anelli concentrici via via aggettanti per dare la forma sferica o emisferica nei catini. 10. La muquarnas una soluzione decorativa propria dellarchitettura musulmana, originata dalla suddivisione della superficie delle nicchie angolari raccordanti il piano d'imposta circolare della cupola con il quadrato o il poligono di base, in numerose nicchie pi piccole. Il muquarnas si diffuse rapidamente in tutto lIslam a iniziare dal sec. XII secolo. Fu usato, oltre che nelle cupole, in volte di ogni tipo, in nicchie di portali, come elemento di raccordo tra parete e cornice, e fu realizzato in pietra, mattoni, stucco, legno, ceramica.

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Riferimenti bibliografici Arcidiacono N., Musmeci G., Galati R., Analisi e rilievi diagnostici. Relazione tecnica, Tecnorestauri s.r.l., Acireale (CT). Basile F., Larchitettura della Sicilia normanna, Catania 1975. Latina C., Muratura portante in laterizio, Roma 1994. Margani G., Chiese basiliane in Sicilia. Studio delle tecniche costruttive, Dottorato di ricerca in Ingegneria Edile, XII ciclo, 1999.

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