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LE COPERTURE

Il tetto come archetipo


Il problema del tetto, quale naturale e
coerente coronamento dell'edificio, è un
aspetto sostanziale dell'architettura,
dell'architettura legato
alle ragioni stesse del costruire.

L'identità tetto=casa consente di rileggere


l'intera evoluzione della vicenda
insediativa umana.
umana

La configurazione piramidale del tetto è


un riferimento iconico forte, associato
all'idea archetipa della casa, ma è
anche una necessità funzionale e una
soluzione tecnologica che traduce in
termini fisici e spaziali un complesso di
rapporti che intercorrono tra l'uomo e
l'ambiente che lo circonda.
La nascita dell'architettura e della teoria
dei materiali da costruzione
Illustri trattatisti, nel corso dei secoli, si cimentarono
col mito affascinante delle origini dell'architettura,
tentandod di spiegare
i attraverso quello
ll i principi
i i i
naturali del linguaggio costruttivo.
Vitruvio
(80/70 a.C. circa - 25 a.C.)

Vitruvio nel II libro del suo De architectura


(metà del I sec. a.C.), tratta l’evoluzione
la casa nata dall‘esigenza primordiale di
un rifugio
if i d dalle
ll iintemperie
t i eddall'ostilità
ll' tilità
del mondo naturale disegnato sulla
dimensione umana.
“Dunque, essendo sorti dopo la scoperta del fuoco
un principio di comunità fra uomini, il loro
adunarsi e vivere insieme …. cominciarono in
tale assembramento alcuni a far tetti con
fronde, altri a scavare spelonche sotto i
monti di
monti, diversi
e i add apprestare
pp e t e con fango e
rami degli ambienti che li riparassero
imitando i nidi delle rondini e il loro modo
di costruire. Allora osservando gli altrui
ripari e aggiungendo innovazioni alle proprie
risoluzioni, migliorarono … E dapprima eretti
dei pali a forca e interposti dei rami allestirono
muri col fango. Altri disseccando zolle di fango
costruivano muri, intelaiandoli col legno, e per
ripararsi
i i dalle
d ll piogge
i e dai
d i calori
l i estivi
ti i li
coprivano con canne e fronde. Dopodiché
durante le procelle invernali i tetti non
poterono sostenere le piogge, facendo gli
spioventi ricoprirono con fango spalmato i tetti
inclinati e condussero in giù le acque cadenti”.
Marc-Antoine Laugier
Nel 1753 l'abate Marc-Antoine Laugier
nel suo Essai sur l'architecture,
“(...) L'uomo vuol farsi un alloggio che lo
copra senza seppellirlo.
lli l Al
Alcunii ramii
tagliati nel bosco sono i materiali adatti
al suo disegno. Egli ne sceglie quattro
dei più forti e li rizza
perpendicolarmente, disponendoli in
quadrato. Sopra ne dispone altri quattro
di traverso; e, su questi, altri inclinati a
spiovente,
i che
h sii riuniscono
i i a punta nell
mezzo. Questa specie di tetto è coperto
di foglie abbastanza fitte perché né il
sole né la pioggia possano penetrare; ed
ecco l'uomo sistemato. E' vero che il
freddo e il caldo gli faranno subire i loro
eccessi, in quella casa aperta da ogni
parte; ma allora, egli riempirà à di pali lo
spazio tra i pilastri, e così sarà al riparo
(...)”
Dalla capanna primitiva nascono la colonna, l'architrave e il
timpano: gli elementi basilari di ogni forma architettonica,
architettonica che
sono principi strutturali ma anche decorativi.

Derivando la teoria degli


g ordini dalla logica
g costruttiva,, Laugier
g opera
p il
superamento teorico della dicotomia classicista tra corpo edilizio
e ornamentazione accessoria.
La forma del tetto
La forma del tetto nasce e si specifica nel complesso rapporto tra
le azioni naturali - precipitazioni atmosferiche e forza di
gravità-,, le condizioni al contorno e le componenti
g p
funzionali, formali e simboliche dell’architettura.

g
Le infinite configurazioni assunte dai tetti nel corso del tempo
p sono
espressione e sintesi del rapporto dialettico tra i diversi fattori
interagenti e del prevalere dell’uno sull’altro, di cui:

Pioggia, pioggia battente, vento, neve e grandine


rappresentano importanti agenti degenerativi; il consapevole
sfruttamento della forza di gravità rappresenta l’adeguata
contromisura nei loro confronti.
confronti

Le condizioni al contorno rappresentano le opportunità e i vincoli


che il sito pone al progettista.
progettista
Le componenti funzionali si traducono principalmente nelle
modalità d’uso del sottotetto la cui abitabilità dipende
da fattori geometrici quali ll’altezza
altezza della parete verticale
verticale,
l’inclinazione delle falde e la loro conformazione;
da fattori energetici e di comfort quali l’isolamento
t
termoacustico,
ti l’i
l’inerzia
i ttermica
i e lla diff
diffusione
i d
dell vapore;
da fattori strutturali quali la tipologia e la disposizione
spaziale delle strutture, verticali ed orizzontali;
da fattori normativi.
Le tipologie di tetto
Le componenti formali
dipendono dalle
valutazioni soggettive
gg del
progettista rivolte
principalmente alla
congruenza stilistica tra
la configurazione del tetto
e quella dell’edificio nel
suo complesso.

Le componenti simboliche
influenzano e sono
influenzate dalle
caratteristiche del ‘luogo’,
inteso come spazio
esistenziale animato da
valenze storiche,
storiche culturali
e relazionali.
Genius loci
Genius loci è un'espressione che definisce l’ interazione di
luogo e identità, il "carattere" di un luogo.

Con la locuzione di genius loci si intende individuare


l'insieme delle caratteristiche socio-culturali,
architettoniche, di linguaggio, di abitudini che
caratterizzano un luogo, un ambiente.
ambiente

Un termine quindi trasversale, che riguarda le caratteristiche


proprie tra l’ambiente e l'uomo e le abitudini con cui vive
questo ambiente.
q
LONDRA
CORDOBA
HURGHADA
BANGKOK
La natura e il paesaggio
All’origine del costruire, quando le possibilità di lavorazione e
di trasformazione delle materie erano rudimentali, la
natura, valutata come elargitrice di materie prime
per la realizzazione di manufatti sotto forma di
sostanze plasmabili,
plasmabili ( le terre) , stratificabili ( le pietre)
intrecciabili ( i legni) ha esercitato un’influenza diretta
sull’architettura e sul paesaggio.

L’uso continuato e prevalente, per lungo tempo, del


materiale dominante, ovvero quello più ù facilmente
reperibile in loco, ha attivato tecniche esecutive e
sensibilità estetiche,
estetiche che sia pur variato nel linguaggio e
nelle inflessioni locali, ha determinato le caratteristiche
di ogni ambiente.
I materiali delle coperture
Per secoli dal materiale di copertura è stato possibile risalire alla
zona geografica di appartenenza dell’architettura.
Così ad esempio in Italia:
lastre di pietra e scandole di legno per le aree alpine e
montane in genere;

ardesia nera o grigia lungo le coste liguri;

tetti di canne o paglia nelle zone palustri del delta del Po;

coperture metalliche in rame o in bronzo nell’edilizia


monumentale urbana.

tegole e coppi in quasi tutto il resto del territorio nazionale;

tetti piani praticabili per alcune aree costiere e insulari del


meridione.
La copertura
La copertura di un edificio deve garantire le
g
seguenti p
prestazioni :
1. Requisiti di Sicurezza
2. Benessere
e esse e
3. Aspetto
4
4. Integrabilità
5. Gestione
6
6. Fruibilità
7. Reazione al fuoco
Requisiti di Sicurezza
resistenza meccanica ai carichi statici
resistenza meccanica ai carichi dinamici
resistenza agli urti
resistenza all'abrasione
resistenza al fuoco
reazione al fuoco
sicurezza
i alle
ll esplosioni
l i i
sicurezza ai fenomeni elettromagnetici
resistenza
i t alle
ll d
deformazioni
f i i
resistenza alle intrusioni
resistenza allo shock termico
resistenza agli agenti chimici, biologici e radioattivi
resistenza al gelo
stabilità dimensionale
Benessere
non rumorosità à
isolamento acustico
i l
isolamentot ttermicoi
inerzia termica
t
tenuta
t all'aria
ll' i
tenuta all'acqua
controllo della condensa intestiziale
controllo della condensa superficiale
resistenza alla formazione di muffe
ventilazione
non emissione di sostanze nocive
comfort tattile
controllo dell'illuminazione
dell illuminazione
Aspetto
compatibilità ambientale
regolarità
g di aspetto
p
regolarità delle finiture
controllo della regolarità
g g
geometrica
Integrabilità
facilità di integrazione fra manto e accessori
Gestione
contenimento dei consumi energetici
facilità delle operazioni
p di riparazione
p e
sostituibilità delle parti
resistenza all'irraggiamento
gg solare
resistenza al gelo
resistenza all'acqua
resistenza alla temperatura e agli sbalzi di
temperatura
resistenza agli attacchi biologici
resistenza agli agenti aggressivi chimici
Fruibilità
agibilità per manutenzione
facilità di manovra di parti mobili
flessibilità
Reazione al fuoco
Fermo restando il rispetto delle caratteristiche di
resistenza al fuoco delle strutture portanti e separanti
stabilite dal D.M. 9 aprile 1994 in funzione dell'altezza
antincendio dell'edificio, è consentito che gli elementi
strutturali della copertura
copertura, qualora non collaborino
alla statica complessiva del fabbricato ma debbano
garantire unicamente la propria stabilità, abbiano
caratteristiche di resistenza al fuoco commisurate alla
classe dei locali immediatamente sottostanti, con un
minimo di R 30,
30 indipendentemente quindi dalldall'altezza
altezza del
fabbricato.
La scelta formale della copertura
definisce il carattere dell'intero edificio.
Copertura a falde
La soluzione di copertura mediante il tetto a falde è
certamente il sistema più diffuso per tradizione
ma anche la buona affidabilità che tale soluzione
tecnologica
tec o og ca possiede.
poss ede

Si tratta di copertura composta da una o più


superfici piane poste con giacitura inclinata.

Le pendenze sono normalmente superiori al 10%.


El
Elementi
i ffunzionali
i li
Una copertura a falde inclinate si completa con la presenza di altri
elementi primari:

- La struttura di supporto, con la funzione di sopportare i carichi


permanenti e i sovraccarichi della copertura, che può essere di
tipo
p
1. continuo (ossia con uguale funzione portante in ogni punto: ad
esempio i solai in laterocemento)
2. discontinuo ((ossia con funzione p
portante solamente pper linee e/o
/
per punti: ad esempio le strutture lignee).

- La p
parte “termoisolante”,, con la funzione di impermeabilizzare
p e
portare la resistenza termica globale della copertura

a to di
- Il manto d copertura
cope tu a (copp
(coppi marsigliesi,
a s g es , embrici..)
e b c )

- Sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche


Fattori determinanti la forma geometrica
La forma geometrica di un tetto, ossia della
superficie di copertura di un edificio, viene
determinate da una o più facce piane inclinate,
dette falde
a de o pioventi.
po e t

1
1. Pendenza ( clima e materiale impiegato)
2. Caratteristiche del deflusso
3. Protezione o meno delle facciate
f e degli spazi
perimetrali esterni
4. Scelta architettonica
P
Progettazione
i degli
d li elementi
l i costruttivi
i i

La forma del tetto può essere:


a due
d e falde costituite
ostit ite da s
superfici
pe fi i inclinate
in linate che
he s'incontrano
s'in ont ano
nel colmo e si profilano nella fronte del timpano;
appadiglione
g aventi le linee di g
gronda orizzontali e tante
falde quante sono le facciate dell'edificio.
Falda: superficie di copertura
inclinata e geometricamente
piana

Pendenza di falda:
inclinazione della falda rispetto
al p
piano orizzontale misurata in
gradi o in percentuale

Pendenza d d’esercizio:
esercizio:
pendenza effettiva del
manto di copertura che, a
causa della sovrapposizione
degli elementi, risulta sempre
inferiore a quella di falda di
qualche
l h gradod percentuale
t l
Terminologia geometrica dei tetti
Linea di colmo, l’intersezione
orizzontale di due falde alla
sommità del tetto;
Linea di gronda, linea perimetrale
i f i
inferiore della
d ll ffalda
ld su cuii
insiste l’elemento di raccolta
delle acque meteoriche;
Linea di displuvio l’intersezione
inclinata di due falde ad angolo
convesso (saliente);
Linea di compluvio, l’intersezione
inclinata di due falde ad angolo
concavo (rientrante).
(rientrante)
Linea di raccordo: linea risultante
dall’intersezione di due falde di
pendenza diversa ma non
opposta
pp
Linea di bordo: linea ad
andamento inclinato che
costituisce il limite laterale del
tetto
Sporto o cornicione: parte
sporgente del tetto rispetto alla
parete dell’edificio
Cartella: elemento di raccordo tra
l’intradosso di una falda e
l’estradosso di un’altra
Terminologia
g geometrica
g degli
g elementi
complementari
Grembiule: elemento che
garantisce la tenuta all’acqua
nel raccordo tra manto di
copertura e corpi emergenti
Conversa: elemento che
garantisce la tenuta all’acqua
p
in corrispondenza dei
compluvi
Scossalina: elemento che
garantisce la tenuta all’acqua
in corrispondenza delle linee
di bordo
Canale di gronda: elemento
per la raccolta dell’acqua
piovana corrispondente alla
linea di gronda
Pluviale: elemento per lo
q
scarico incanalato dell’acqua
piovana
Doccione: elemento per lo
scarico a dispersione
dell’acqua
dell acqua piovana
Terminologia delle soluzioni di
continuità.
Comignolo, sfiato,
portantenna: elementi
accessori normalmente
raccordati al manto
mediante grembiuli

Botola o passo d’uomo e


finestra a tetto: elementi
che consentono
l accessibilità,
l’accessibilità
l’illuminazione naturale del
sottotetto e l’accessibilità al
tetto

Abbaino: elemento che


consente
co se te l’illuminazione
u a o ee
l’aerazione naturale del
sottotetto, permettendo
l’affaccio
Punti critici nella progettazione
‡ Raccordo tra le falde, soprattutto nela caso di
forme irregolari e di strutture di supporto
discontinue
‡ Bordi e colmo
‡ Integrazioni con aperture ed impianti
‡ Di
Discontinuità
ti ità d
dell manto
t di copertura
t
Pendenza
La pendenza è influenzata anche dalla tipologia dell’elemento costituente il
manto di copertura: per tutti i prodotti la pendenza minima delle falde è
del 30%, con l’eccezione della tegola marsigliese, per la quale essa deve
essere maggiorata di almeno 5 punti percentuali.
percentuali
Se la pendenza è inferiore ai valori ottimali si possono verificare
infiltrazioni causate da pioggia battente o da precipitazioni
p
temporalesche; ;
mentre con piogge di scarsa portata non vi è un buon ruscellamento, si
deposita lo sporco e l’acqua può ristagnare tra le sovrapposizioni o in
corrispondenza degli incastri degli elementi del manto.
Compluvi
Quando la linea di gronda e quella di
colmo hanno la stessa lunghezza,
sono parallele
ll l ed
d orizzontali,
i li il canale
l
di gronda raccoglie in ogni tratto una
pari quantità di acqua.
Se la regolarità geometrica della falda
è elusa, come nel caso dei compluvi
inclinati, possono crearsi problemi
di deflusso. In questi casi si prevede,
in corrispondenza dei compluvi, una
conversa.
conversa
Falde
Quando la lunghezza di
falda è considerevole
(10÷12 m),
m) la pioggia che
scorre può oltrepassare i
bordi di tenuta delle
t
tegole l
infiltrandosi al di sotto
del manto.
Resistenza ai carichi
La struttura portante del tetto, che di
norma ha la funzione di sostenere i
carichi permanenti (il peso proprio più
il peso della sovrastruttura) e i
sovraccarichi accidentali di qualsiasi
natura
t (dovuti
(d ti aglili agenti
ti atmosferici,
t f i i
alla presenza di attrezzature, alle
variazioni igrotermiche, al passaggio di
operai…), può essere ricondotta
a due principali tipologie:
1. a ppiano
a o portante co t uo, se la
po ta te continuo, a
funzione portante si esplica lungo
l’intero piano della falda;
2 a piano portante discontinuo
2. discontinuo,
se la funzione portante si esplica
unicamente lungo delle linee
Anche gli strati e gli elementi funzionali che
costituiscono la sovrastruttura del tetto devono avere
doti di resistenza commisurate alle funzioni che devono
assolvere In particolare
assolvere. particolare, i manti di copertura devono
resistere ai carichi dovuti al passaggio di installatori
e manutentori rispetto ai quali assume una specifica
rilevanza la resistenza alla sollecitazione di flessione.

Una prerogativa del tetto è, naturalmente, la resistenza


alle precipitazioni atmosferiche e, in particolare, ai
carichi dovuti alla grandine, alla neve, al ghiaccio e
alla spinta
p del vento.
Strutture portanti dei tetti a falde
La struttura portante dei tetti a falde può essere
realizzata mediante varie soluzioni:
‡ orditura in legno strutturale;
‡ capriata e profilati in acciaio;
‡ capriata e pannelli di calcestruzzo armati
precompresso;
‡ solai di calcestruzzo armato.
Orditura in legno strutturale
La struttura principale è normalmente costituita da travi in
legno forte, come quercia, larice, castagno e abete,
disposte secondo i vari criteri costruttivi.

È norma comune, per economia e semplicità à costruttiva, porre


le travi sui due appoggi classici: da una parte sul muro
perimetrale e dall
dall'altra
altra sul muro di spina mediano o su
pilastri.

L'interasse di queste travi può variare da 3 a 5 m e in


tali casi si chiamano “falsi puntoni”. Se non esiste il muro di
spina, si ricorre ad apposite capriate.
I legnami da tetto si possono dividere in tre categorie:
1. strutture
t tt portanti
t ti complesse
l (
(capriate
i t o iincavallature);
ll t )
2. grossa armatura (travi di colmo, falsi puntoni o
paradossi; terzere, arcarecci o correnti; converse o
p
cantonali, banchine o radici). La grossa orditura, a seconda
della sua disposizione, distingue i tetti nei due tipi:
‡ orditura alla piemontese:
p
‡ orditura alla lombarda.

3. piccola orditura, costituita da correntini o listelli


orizzontali, paralleli alle linee di gronda, nei tetti alla
piemontese;
i t e da
d travicelli
t i lli o correntini
ti i o murali,
li iinclinati
li ti
secondo la pendenza del tetto, nei tetti alla lombarda.
O dit alla
Orditura ll lombarda
l b d
L’orditura alla lombarda è caratterizzata
dalla presenza di arcarecci o terzere che
sono travi disposte parallelamente
alle linee di gronda ed appoggiate
su capriate o su muri trasversali.
Nell'orditura
Nell orditura alla lombarda si trovano i
falsi puntoni in corrispondenza dei
pilastri e a un interasse medio di 3-4,50
m; su di essii sii dipongono
di le
l ttravii
(squadrate o tonde) in senso orizzontale
(terzere o arcarecci); l'interasse varia
tra 1,20 e 1,70 m fino alla trave più alta
che costituisce il colmo.
In g
genere sotto la p parte terminale dei
puntoni, si fissano delle mensole
(passafuori), sporgenti per 0,70-1,00 m,
che hanno lo scopo di portare la
grondaia.
O dit alla
Orditura ll piemontese
i t
L’orditura alla piemontese è
costituita da una trave di colmo,
appoggiata su capriate o
direttamente sui muri, e da
cosiddetti falsi puntoni o travi
di
disposti
ti secondo
d lla pendenza
d d
delle
ll
falde. Tra il muro perimetrale e il
colmo, a un interasse di 1,30-
1,70 m, lungo la linea di massima
pendenza, si fanno appoggiare i
falsi punton, i quali, a loro volta,
appoggiano superiormente sulla
trave di colmo e inferiormente su
una banchina o dormiente,
dormiente
costituita da una trave fissata ai
muri perimetrali.
Le capriate
Quando nel fabbricato non esistono né pilastri né muri di
spina su cui appoggiare le teste dei puntoni, occorre
procedere
d altrimenti
l i i a sostenere lla copertura, con la
l
pendenza necessaria. Si possono adottare in questo
caso delle capriate di varie forme e dimensioni,
proporzionali
i li alle
ll llucii d
da coprire.
i
Per luci di 5-7 m, le capriate sono costituite da due
puntoni, catena e monaco;
Per luci di 7-10 m, occorrono anche due saettoni; per luci
superiori, si può anche adottare il tipo “a palladiana”
irrobustito da una controcatena orizzontale.
Vantaggi del legno
Tra i pregi del legno ricordiamo
‡ facilità di lavorazione, leggerezza ed economicità.
‡ alta resistenza a compressione e a trazione (soprattutto se la si
riferisce al peso)
‡ stabilità dimensionale
‡ resistenza nei riguardi degli sbalzi di temperatura,
‡ ottime qualità isolanti
‡ inattaccabilità da parte di agenti chimici
‡ lavorabilità.

Tra gli svantaggi invece bisogna sottolineare


‡ l'anisotropia (non omogeneità) della sua struttura che gli provoca un
sostanziale diverso comportamento tra la direzione longitudinale (lungo
l'asse della pianta la resistenza è massima) e quella trasversale.
‡ La sensibilità alte variazioni di umidità ambientale (igroscopia) che
ne provocano il rigonfiamento per assorbimento o il ritiro per
essiccamento,
i t iinfluenzandone
fl d lla stabilità
t bilità dimensionale.
di i l
‡ il possibile deterioramento da parte di insetti, microrganismi o di
funghi se posto in opera in ambienti umidi,
‡ difetti costitutivi del tessuto legnoso che ne possono indebolire la
resistenza (nodi e deviazioni della fibratura)
‡ infiammabilità.
Premesse di carattere generale per la
scelta e la protezione del legno
Al fine di contenere i fenomeni del ritiro e del rigonfiamento bisogna
controllare o richiedere in capitolato che
• l'umidità media del legname da porre in opera sia compresa tra il
12-14%.

• limitare il futuro assorbimento di umidità atmosferica da parte


delle fibre legnose, mediante vernici a base di olio e di resine
sintetiche per gli esterni e di alcool per gli interni.
interni

• praticare delle spennellature di antisettico contro l'attacco dei


c o ga s , oppu
microrganismi, oppure e iniettare
etta e la
a sosta
sostanzaa nei
e fori
o delle
de e gallerie
ga e e
provocate dai parassiti. Le sostanze antisettiche che comunemente
vengono usate sono il catrame e i suoi derivati, i composti di fluoro, di
arsenico, di rame e di zinco

• per controllare l'infiammabilità del materiale bisogna procedere alla


sua ignifugazione per impedire che in presenza di fiamma l'ossigeno
atmosferico venga a contatto con la cellulosa. In tal senso si possono
t tt
trattare le
l superfici
fi i creando
d strati
t ti protettivi
t tti i vetrosi
t i (borace,
(b
silicati) o ì carboniosi (vari composti organici) oppure con
trattamenti effettuati per iniezione con preparati ai silicati, acetati,
borati e alcuni carbonati e cloruri.
Controlli in cantiere
Al fine di ottenere una buona realizzazione del tetto è bene procedere a una
serie di controlli in cantiere sia sulla qualità del materiale che sulla qualità
della posa in opera dei vari elementi strutturati.
Èb buona norma:
1. Verificare che nel legname non siano presenti difetti costitutivi quali la
cipollatura, i nodi risultanti da rami ammalorati, la fibratura elicoidale, i
cretti formatisi in conseguenza del gelo o di scariche di fulmini e le
perforazioni dovute ad insetti;
2. Controllare che la specie legnosa presenti le migliori caratteristiche di
stabilità con riferimento al rigonfiamento e al ritiro conseguenti
alle variazioni di umidità (il legno deve essere posto in opera con una
umidità il più possibile uguale a quella prevista nella sua fase d'esercizio,
molto importante nel caso di tetti a vista) e di conseguenza verificare che
in una eventuale fase di stoccaggio tale grado di umidità non venga
modificato;
3. Controllare che i legni vengano trattati con sostanze chimiche di
difesa preventiva dall'attacco di funghi ed insetti;
4
4. Controllare che tutti gli elementi siano lavorati con la massima cura e
precisione e che tutte le giunzioni abbiano la forma e le dimensioni
prescritte, oltreché tagli netti, in modo da ottenere un perfetto
combaciamento dei pezzi che devono essere uniti;
5
5. Controllare che tutte le parti dei legnami che rimangono incassate nella
muratura siano, prima della posa in opera, convenientemente spalmate di
catrame vegetale o di carbolineaum.
Le specie legnose
Le specie più usate nel settore della costruzione dei tetti in Italia sono::
Specie resinose
Abete rosso: È un legnog tenero,, con canali resiniferi,, senza durame apparente,
pp , di colore
biancastro o giallognolo, lievemente lucido con debole odore resinoso.
Abete bianco: È un legno tenero, senza canali resiniferi (contiene però resina nella
corteccia), per lo più senza durame apparente, di colore biancastro o giallo rosato
opaco. E’ meno pregiato dell'Abete rosso in quanto ha minore regolarità di struttura,
maggiore
i ttendenza
d alla
ll cipollatura
i ll t e di conseguenza minore
i d
durata.
t
Larice: È un legno da semiduro a duro, con canali resiniferi, nettamente differenziato,
con durame rosso salmone o bruno rossastro e alburno giallastro,. Le sue
caratteristiche più importanti sono la durevolezza, la buona resistenza meccanica e il
suo piacevole aspetto con toni di rosso bruno e porporino.
porporino
Pino silvestre: È un legno tenero, con canali resiniferi, durame rosato o bruno rossastro
e alburno biancastro. È molto lavorabile e ha discrete doti intrinseche.
Specie latifoglie
C t
Castagno: È un legno
l semiduro
id differenziato,
diff i t a durame
d bruno
b e llargo alburno
lb bi
bianco
giallastro: Il piú grande pregio del Castagno è la lunga durata soprattutto della sua
parte centrale (durame).
Rovere: È un legno duro differenziato a durame giallo bruno o itterico, con alburno più
chiaro o biancastro.
biancastro Le sue doti specifiche sono la lunga durata del durame,durame la facilità
di lavorazione e il piacevole aspetto delle sezioni radiali con le lucide specchiature dei
raggi midollari. Simile al Rovere nelle sue caratteristiche intrinseche è la Farnia
(Quercia gentile).
Il legno lamellare
Il lamellare permette la realizzazione di coperture complesse e
di grandi dimensioni, unendo contemporaneamente
capacità strutturali e libertà espressiva. (curvature con
raggi intorno ai 5 m). II processo di produzione consiste
nella riduzione del tronco in assi e quindi nella
ricomposizione delle stesse, tramite incollaggio.
Le caratteristiche proprie del lamellare sono:
1. la leggerezza, circa 1/5 rispetto al calcestruzzo, prerogativa
che riduce i costi di spostamento all'interno dello
stabilimento di produzione e permette di dimensionare le
fondazioni delle costruzioni in misura inferiore;
2. l'elevata resistenza aglig agenti
g aggressivi
gg chimici e
corrosivi, esistenti negli ambienti: una volta protetto contro
l'attacco di muffe e insetti offre ottime garanzie di
resistenza. Ne è consigliato l'uso in ambienti salini, a
temperature altissime o a elevata umidità
3. l' l
l'elevato
t isolamento
i l t termico
t i e acustico
ti e
manutenzione minima;
4. la standardizzazione dei giunti, degli attacchi metallici,
della bulloneria e della ferramenta facilita le operazioni
di montaggio e ad accelerare i tempi.
tempi
5. se sottoposto all'azione della fiamma mantiene intatta la
sezione resistente, con un coefficiente pari a 2.4 (le norme di
sicurezza antincendio impongono un coefficiente minimo di
1).
1)
Altri tipi di strutture
Oltre al legno, soluzioni strutturali molto usate, in Italia, per
la realizzazione di una copertura a falde sono il cemento
armato e gli elementi laterocementizi.
laterocementizi

Le solette in cemento armato pieno vengono usate


soprattutto quando si devono superare luci consistenti e
generalmente hanno un comportamento a piastra.

I solai in laterocemento sono di tipo variabile con travetti


gettati in opera o prefabbricati a seconda della facilità
p
costruttiva o della reperibilitá in loco dei materiali. Questo
tipo di struttura, per il maggior peso rispetto a quella in
legno, provoca notevoli spinte orizzontali che devono essere
opportunamente assorbite dalle strutture verticali e da
cordoli
d li orizzontali
i t li posti
ti iin circolo
i l all margine
i d
della
ll ffalda.
ld
Termoigrometria delle coperture a falde

Il comfort ambientale è dovuto alla composizione e giustapposizione di una serie di strati che
formano il "pacchetto tetto" , di cui:
1. presenza o meno dello strato di ventilazione, necessario soprattutto per evitare
che l'irraggiamento solare surriscaldi gli ambienti sottostanti e di smaltire il
p
vapore interno nel p
periodo invernale
2. presenza o meno dell‘ elemento termoisolante, che ha lo scopo di controllare le
dispersioni termiche in periodo invernale.
Schemi funzionali del tetto UNI 8627
Ventilazione e microventilazione
‡ Per quanto riguarda la circolazione dell'aria in
copertura, si possono avere dimensioni
differenti dell'intercapedine in funzione della
zona climatica, dell
dell'esposizione
esposizione e della
pendenza della falda e delle esigenze di
progetto. In particolare:
microventilazione sottotegola (o
mi o entil ione sottomanto)
microventilazione ottom nto)
lama d'aria ventilante posta direttamente fra
l'intradosso delle tegole e il primo piano continuo
sottostante qualora tale spessore sia attorno ai 3-4
centimetri. I benefici di questa circolazione d
d'aria
aria
sono indispensabili per il buon funzionamento del
tetto
ventilazione sottomanto (tetto ventilato)
l
lama d'
d'aria
i ventilante
til t postat all di sotto
tt degli
d li
elementi di supporto delle tegole (al di sotto
della microventilazione) e il primo piano continuo
sottostante qualora tale spessore sia almeno di 6-8
centimetri La ventilazione sottomanto può essere
centimetri.
separata dalla microventilazione sottotegola
oppure la ventilazione sottomanto può essere
compresente con la microventilazione sottotegola
con uno spessore complessivo dell'intercapedine di
10 - 12 centimetri
i i
ventilazione sottotetto (tetto ventilato - solaio
aerato) lama d'aria ventilante posta al di sotto
del solaio inclinato di falda e l'estradosso del
solaio orizzontale sottostante. In questi casi lo
p
spessore di circolazione é ampio
p e investe
l'intero volume sottotetto. All'estradosso é
presente l'indispensabile microventilazione
sottomanto

IIn un tetto microventilato


i il é presente una sola
l
orditura di listelli di supporto e ancoraggio del
manto di tegole generalmente di 4 centimetri
Un tetto microventilato può anche essere
realizzato posando le tegole su pannelli isolanti-
ventilanti sottotegola prefabbricati

In un tetto ventililato lo spessore della lama d


d'aria
aria
deve aumentare considerevolmente.

In situazioni non particolari sono necessari 7-8


centimetri di lama dd'aria
aria libera, al di sotto della
normale listellatura di supporto di 4 centimetri.
Quindi una prima orditura di circa 8 centimetri di
spessore e una seconda superiore di 4 centimetri
Ventilazione
Se il sottotetto non è abitato la
ventilazione può essere attivata da
una struttura portante discontinua
oppure da aperture contrapposte
nelle chiusure verticali.
Quando il sottotetto è abitato
la limitazione del flusso di calore
entrante si può garantire mediante la
ventilazione
til i sottomanto.
tt t

Questa può realizzarsi mediante una


doppia orditura di listelli:

la p
prima - di ventilazione –
perpendicolare alla linea di gronda;

la seconda - di supporto delle tegole


– parallela alla linea di gronda.
Micro-ventilazione del sottomanto
E’ essenziale per l’efficienza e l’affidabilità del tetto e
consente di tenere asciutto l’intradosso del manto
impedendo il degrado degli elementi di supporto.
Si attua posando a secco gli elementi del manto.
In corrispondenza della linea di gronda, si prevedono reti
p
parapasseri.
p
Per incrementare la microventilazione possono adottarsi
particolari tegole d’aerazione.
Dovendo ricorrere al fissagggio ‘umido’ degli elementi
costituenti la linea di colmo è indispensabile
che:
- la malta sia posta solo sulle parti marginali del
coppo;
- nella seconda fila dal colmo siano previste delle tegole
d’aerazione.
L posa del
La d l manto t mediante
di t allettamento
ll tt t di maltalt è
assolutamente da evitare, poiché, oltre ad impedire la
circolazione dell’aria e creare zone in cui l’acqua è più
facilmente trattenuta,
trattenuta impedisce le naturali variazioni
dimensionali di origine termica dei manufatti laterizi del
manto.
Isolamento termico dei tetti a falde

Per una buona efficienza termica del tetto (basse dispersioni,


alta capacità di accumulo di calore) è bene posizionare lo
strato termo-isolante sempre al di sopra del solaio di
copertura.
Lo strato termoisolante può essere
collocato in diverse posizioni.
In caso di compresenza di uno strato
ventilante, lo strato coibente dovrà
essere sempre collocato al di
sotto dello strato di ventilazione.

in caso di sottotetto non abitato é


possibile stendere uno strato
t
termoisolante
i l t sull'estradosso
ll' t d
dell'ultimo solaio orizzontale

in caso di sottotetto abitato,


l'isolamento termico può essere
collocato all'intradosso del solaio
inclinato di falda, protetto da un
controsoffitto
Per sfruttare la massa del solaio ai fini
dello smorzamento dell
dell'onda
onda termica é
più opportuno collocare lo strato
termoisolante all'esterno.

Questa operazione può essere effettuata


posando gli elementi termoisolanti al di
sotto della listellatura di supporto.
pp

Il materiale impiegato per l'isolamento


termico dovrà ppossedere una densità
sufficiente a garantire una adeguata
resistenza meccanica.
N.B.
N B Gli strati di ventilazione e di
isolamento termico possono essere
presenti o meno a seconda delle
condizioni termoigrometriche che si
vogliono ottenere.
La presenza dello spessore di
microventilazione non ricade invece nelle
scelte facoltative
f in quanto deve essere
sempre presente dato che coinvolge la
corretta messa in opera di un manto
impermeabile discontinuo.
discontinuo
Permeabilità al vapore
Nei tetti sono spesso presenti strati
integrativi di tenuta all’acqua (e al
vapore) di tipo continuo posti negli strati
‘freddi’ della copertura (al di sopra
dello strato con funzione termo-
isolante).
isolante)

Una elevata impermeabilità della


soluzione adottata, in periodo Poichè, le barriere al vapore compromettono
Poichè
invernale, può dare luogo alla la traspirabilità del tetto e, conseguentemente,
formazione di condensa del vapore la purezza dell’aria interna, è sempre
proveniente dagli
p g strati interni,, preferibile allontanare il vapore d’acqua
d acqua
causando il rapido degrado e la anziché bloccarlo.
perdita di prestazioni termiche della A tale scopo, si può ricorrere
copertura stessa. ad una camera di ventilazione ≥ 200 cm2 per
metro di larghezza della falda o all’impiego di
membrane traspiranti.
Tenuta all’acqua
Occorre prevedere al di sotto del
manto uno strato di tenuta all’acqua complementare
di tipo continuo (ad esempio, membrane bituminose
o sintetiche). Lo strato di tenuta all’acqua
continuo è da considerarsi indispensabile: nella
parte bassa della falda per un’altezza di almeno 150
cm dalla
d ll gronda
d verso il colmo,l poiché
i hé questa è lla
parte del tetto che riceve l’acqua di tutta la falda;
in corrispondenza delle soluzioni di continuità della
f ld quando
falda, d questat iincontra t elementi
l ti emergenti;
ti
più in generale, in tutte quelle situazioni in cui
possono prevedersi ristagni d’acqua o di neve.
La posa degli strati impermeabili deve avvenire
per sovrapposizioni orizzontali, con lo strato
superiore che sormonta quello inferiore di circa
10 cm
cm.
E’ bene impiegare membrane impermeabili
traspiranti le quali consentono il passaggio del
vapore ma bloccano l’infiltrazione
vapore, l infiltrazione dell’acqua
dell acqua
meteorica.
La membrana impermeabile sottomanto viene
stesa, in aderenza, sfiammandola direttamente
sul solaio di falda
Il fissaggio della listellatura di supporto al solaio di
falda, pur in presenza di una membrana
impermeabile, viene comunque effettuata con
chiodi di acciaio o tasselli a espansione.
espansione
Infiltrazioni da queste forature potrebbero avvenire
solo con una serie di disavventure coincidenti:
rottura o spostamento delle tegole, infiltrazione di
acqua all di sotto del
d l listello
li ll di supporto proprio
i in
i
coincidenza del foro, mancata sigillatura delle
L'inserimento all'interno della membrana per "memoria elastica" e appaiono
gronda della guaina fa si che abbastanza improbabili
l'eventuale acqua di infiltrazione
venga direttamente canalizzata allo
scarico
Oltre alle
Olt ll ttradizionali
di i li li
listellature
t ll t
in legno o a quelle più recenti
in acciaio o in materiale
plastico, gli strati di micro-
ventilazione possono
realizzarsi anche mediante

speciali pannelli termo-


i l
isolantii con estradosso
d
conformato

lastre nervate

in maniera da garantire il
posizionamento e
ll’ancoraggio
ancoraggio del manto.
manto
Lattonerie
Il sistema di raccolta e
smaltimento
dell’acqua piovana è
b
basatot sull binomio
bi i
canale di gronda-
pluviale.
Le gronde
Raggiunta per gravità la
gronda, l’acqua, grazie ad
un’inclinazione
’i li i del
d l canale
l
compresa tra 0.3-0.5 %,è
diretta ai pluviali.

Normalmente si prevedono
sezioni di gronde e pluviali
di 0.8-1.0 cm2 per m2 della
proiezione, sul piano
orizzontale della falda
orizzontale, falda.
La linea di gronda
La linea di gronda è un punto delicato
poichè qui l’acqua può insinuarsi
sotto il manto anche grazie all
all’azione
azione
del vento e per questo motivo è
consigliabile che la prima fila di
tegole abbia una sporgenza sul
canale di gronda pari a circa 1/3 della
sua larghezza.

Per evitare che l’acqua tracimi verso


la parete, il canale di gronda deve
avere il bordo esterno più basso di
quello interno di 1-2 cm.
I pluviali
I pluviali, ovvero le tubazioni discendenti che
convogliano le acque dal canale di gronda alle
fognature, sono generalmente di metallo o di
resina, con diametro di circa 100 mm e
vengono collegati al canale di gronda in modo
tale da raccogliere ll'acqua
acqua che interessa circa
50 mq di falda.

La collocazione del pluviale può avvenire


internamente o esternamente alla muratura.

Devono inoltre essere sempre provvisti di griglia


di protezione superiore e di ispezione inferiore.
I canali di gronda e i pluviali possono essere
realizzati in vari modi:
‡ canali di gronda di lamiera zincata, acciaio
inox e rame; la sezione più usata in questi casi
è quella semicircolare poiché le altre comportano
un maggiore impiego di materiale e una
maggiore difficoltà di collegamento.
‡ canali di gronda formati da cornicioni di
calcestruzzo armato; spesso abbinato ad uno
strato impermeabilizzante.
‡ canali di gronda in PVC.
Manti di copertura
Coperture discontinue
Quando il fondamentale requisito di tenuta all’acqua è garantito
mediante la sovrapposizione o l’incastro di elementi contigui
posati in pendenza,
p p , e non mediante la continuità di un apposito
pp
strato funzionale, il tetto è ascritto all’unità tecnologica delle
coperture discontinue.

Di cui :
‡ coperture di tegole in laterizio;
‡ coperture
p di tegole
g in cemento;;
‡ coperture di lastre in fibrocemento;
‡ coperture di lastre in pietra;
‡ coperture di lastre di materie plastiche;
‡ coperture di tegole bituminose;
‡ coperture di pannelli metallici coibentanti;
‡ coperture di rame;
‡ coperture di lamiere grecate di acciaio zincato, rame, alluminio,
ecc.
Coperture continue
Il manto è attuato con elementi molto ampi congiunti insieme
durante la posa in opera, in modo da assicurare la tenuta
per qualsiasi pendenza.

Le coperture continue sono:


‡ coperture impermeabilizzate a freddo;
‡ coperture
t iimpermeabilizzate
bili t a caldo;
ld
‡ coperture impermeabilizzate con membrane sintetiche;

‡ coperture impermeabilizzate con membrane bituminose.


Manti di copertura in laterizio
Con l’espansione dell’Impero
Romano, la disposizione ‘maritata’
(composta da tegole piane - le
cosiddette tegulæ - accostate e
sormontate lungo i bordi da
tegole curve dette imbrices) si diffuse
in tutto il bacino del Mediterraneo;
successivamente, nel medioevo, si
affermò
ff ò la
l disposizione
di i i a coppii
soprammessi (detta anche ‘spagnola’
o ‘monaco e suora’) realizzata con file
parallele di tegole curve con
concavità verso l’alto sormontate
lungog i bordi dai medesimi
elementi con la concavità rivolta
verso il basso.
Tipi di copertura storici

Disposizione ‘maritata’, di Disposizione a ‘monaco e


epoca
p medievale,, composta
p suora’ a coppi soprammessi
suora
da tegole piane sormontate (misure in cm).
da coppi
Inoltre l'aspetto dei tetti a falda, pur
essendo rivestiti da tipi analoghi di
tegole in terracotta, varia notevolmente
a seconda che si tratti di paesi orientali
od occidentali.
Nei primi - soprattutto in Cina, Corea,
Giappone - le coperture sono ancora
caratterizzate
tt i t dda una struttura
t tt
morfologica elaborata del colmo e
delle tegole lungo la linea di
gronda con bordi ricurvi, profili
aggettanti
tt ti e disegni
di i a rilievo;
ili per
contro la tradizione europea e
statunitense già mostra (salvo il caso
g
della Svizzera e dell'Inghilterra in cui si
trovano ancora esempi di tegole di
colmo invetriate, sormontate da
pannelli decorativi) un livello avanzato
di uniformità dei manti derivante da
tegole standardizzate prive di
gerarchie e orpelli ornamentali che
pure in passato avevano offerto esempi
mirabili.
Gli elementi del manto
Gli elementi in laterizio per coperture in Italia
possono essere ascritti a due tipologie principali:
i coppi e le tegole.
I coppi

I coppi hanno la forma di un tronco di cono tagliato con un piano


parallelo al suo asse longitudinale; vengono prodotti con la
tecnica dell’estrusione o dello stampaggio.
P
Possono dar
d vitait alla
ll disposizione
di i i cosiddetta
idd tt a ‘coppi
‘ i
soprammessi’ (con manto inferiore realizzato con coppi con
concavità verso l’alto - detti ‘di canale’ – e manto superiore
con coppi con concavità verso il basso - detti ‘didi coperta
coperta’)),
oppure a quella ‘maritata’ se il coppo di canale è
sostituito da una tegola piana (detta ‘embrice’ o ‘romana’).
L prima
La i disposizione,
di i i rispetto
i tt alla
ll seconda,
d garantisce
ti una
maggiore resistenza alle sollecitazioni prodotte dal calpestio di
installatori e manutentori.
I corrispondenza
In i d della
d ll linea
li di gronda
d ttrovano applicazione
li i
coppi di coperta più corti di quelli standard detti trequarti.
Le tegole
Le tegole possono essere di
diverso tipo, anch’esse
possono essere prodotte per
estrusione e per stampaggio.
La più antica è la già
menzionata tegola piana o
embrice o romana impiegata
solitamente insieme al
coppo, più raramente
insieme ad altre tegole piane
soprammesse Le tegole
soprammesse.
piane prodotte tramite
stampaggio sono dotate di
speciali risalti per la battuta
del coppo sovrastante.
La tegola portoghese e olandese

La tegola
l portoghese
h e quella
ll olandese
l d inglobano
l b morfologicamente
f l lle
caratteristiche del coppo e dell’embrice e rappresentano
l’evoluzione della disposizione maritata:
la parte piana consente il rapido deflusso dell’acqua;
la parte curva conferisce all’elemento la resistenza meccanica
necessaria.
La tegola olandese diffe
differisce
isce da quella
q ella portoghese
po toghese principalmente
p incipalmente perpe il
profilo meno accentuato della parte curva.
Sono dotate di speciali incavi e risalti che rendono possibili gli incastri
con gli elementi adiacenti garantendo così la tenuta all
all’acqua
acqua.
Vengono prodotti elementi con la parte curva a destra oppure a
sinistra.
La tegola marsigliese
La tegola marsigliese,
grazie alla sua forma,, è
g
molto versatile e può
essere impiegata anche
per realizzare
li coperture
t
leggermente curve.
I particolari incastri di
sovrapposizione
reciproca garantiscono
efficacemente la tenuta
q
all’acqua.
Tegole in cemento
Caratteristica peculiare delle tegole in cemento è la possibilità di
essere prodotte con profili di diverso tipo.
La forma può essere sagomata in base a criteri di funzionalità
fisico-morfologica, di aspetto, e di praticità di montaggio.
Le forme prevalentemente in uso sono quelle simili alle tegole in
laterizio; rispetto a queste, però, presentano il vantaggio di
poter essere prodotte, direttamente in fase di lavorazione, in
una vasta gamma di colori che va dalle tonalità
caratteristiche del cotto,, fino ai colori nuovi nel campo
p di manti
di copertura.

Fra le principali caratteristiche ricordiamo


ll'ottima
ottima resistenza all
all'imbibizione
imbibizione, al gelo,
gelo
alle aggressioni fisiche e chimiche,
la durabilità
la buona stabilità dimensionale.

Possono essere applicare su supporti di vario tipo (solai con


listellatura in legno, in cemento ecc.) e la posa in opera
ottimale si ottiene se la pendenza della falda è compresa
t
tra il 29% e il 45%.
45%

Non è possibile utilizzare questi prodotti in pendenze inferiori al


16% e, naturalmente, in pendenze superiori al 100%.
Tegole bituminose

Sin dall'antichità le popolazioni alpine e nord europee usarono rivestire i tetti dei loro edifici con
scaglie di pietra o di legno fissate le une sulle altre, sopra un graticcio ligneo, a embrice.
Tale costume non era tuttavia privo di inconvenienti: la pietra, col suo peso elevato,
richiedeva strutture d'appoggio adeguatamente rinforzate; il legno, più leggero, non
garantiva
ti alla
ll lunga
l l'impermeabilità
l'i bilità del
d l tetto;
t tt entrambe
t b le
l soluzioni
l i i necessitavano
it poii di
una costante manutenzione. La ceramica, d'altro canto, aveva lo svantaggio del costo
elevato e di una limitata durata nel tempo.
La soluzione delle tegole bituminose nacque perciò dall'idea di ovviare a tali difetti sfruttando la
moderna tecnologia delle membrane bituminose e adattandola alla produzione di “squame”
simili per forma alle tegole naturali della tradizione, ma più leggere, maneggevoli e
facili da montare (mediante inchiodatura o fissaggio a caldo), e praticamente prive
della necessità di manutenzione.
Le tegole bituminose apportano alle strutture un peso addizionale estremamente contenuto e
permettono di assecondare soluzioni geometriche e colori tra le più azzardate e pendenze di
qualsiasi tipo (meglio se dal 30% fino alla verticale).
Accanto alla tipologia tradizionale, si è aggiunta recentemente un'ultima generazione di tegole in
bitume con rivestimento in graniglia ceramizzata che, oltre a costituire un’inalterabile
un inalterabile
colorazione e finitura delle tegole, protegge gli strati di bitume sottostanti dai raggi
ultravioletti impedendo così qualsiasi forma di degrado delle tegole nel tempo. ( Tegola
Canadese)
Coperture in fibre vegetali
La capanna primitiva è rimasta una diffusa sopravvivenza nel corso della storia presso
molte comunità rurali.
Tale permanenza dei coperti in fibra vegetale in ambito contadino è chiaramente
giustificata dalla disponibilità in loco del materiale di scarto delle lavorazioni
agrarie occorrente alla loro esecuzione e dalla possibilità di costruirli e ricostruirli
senza dover ricorrere a manodopera specializzata esterna all'azienda agricola.
Per la realizzazione delle capanne e delle loro coperture sono state utilizzate le fibre
vegetali più varie. La paglia (in particolare quella di segala, essiccata e posta
in opera a strati di 20-30 cm), usata sin dall'antichità nelle costruzioni, ha trovato
impiego nella maggior parte dei casi, sfruttando spesso tralci di salice per le
legature in fasci da fissare ai supporti delle falde formati da rami o da
correntini in legno.
L loro
La l realizzazione
li i è sempre
stata effettuata con risorse
locali attraverso l'uso di
materiali biodegradabili di
facile approvvigionamento e
compatibili con l'ambiente
naturalistico di cui:
naturalistico,
1. legni non pregiati (pioppo,
salice, in misura minore olmo,
rovere di scarto e solo più
tardi legnami selezionati) per
la struttura portante
utilizzati in elementi non
squadrati atti a ridurre le
operazioni di lavorazione;
2. fusti di salice perp
l'impalcatura delle pareti e
della copertura;
3. fasci di canne palustri per
il tamponamento delle
pareti e del tetto a
spioventi.
La sezione cava delle
canne conferisce
inoltre all'involucro
avvolgente un
elevato valore
termoisolante che lo
renderebbe idoneo a
soddisfare
ddi f i moderni
d i
criteri di risparmio
energetico. In effetti, gli
alti costi attuali di
costruzione
t i e
manutenzione di questo
tipo di coperture,
g
congiuntamente alla
loro scarsa sicurezza in
caso di incendio, le ha
relegate nell'ambito dei
tetti storici.
Peculiarità di questi manufatti : sono ecologici e mimetici
rispetto al paesaggio naturale
Coperture in pietra
La copertura dei tetti in pietra stratificata, già impiegata ai
tempi dei Romani, è stata riscoperta in Europa soltanto nel
secolo XI.
XI Mentre granito,
granito gneiss,
gneiss calcare o arenaria ebbero
soltanto un'importanza locale, l'argilloscisto fu utilizzato in
gran parte dell'Europa (Germania, Inghilterra, Francia,
Austria e Ungheria).
La diffusione di questa copertura per tetti ebbe successo
anche grazie ai numerosi regolamenti urbani d d'epoca
epoca
medioevale che vietavano di adoperare materiali
infiammabili, quali incannicciate, paglia e legno.
I Italia,
In It li soprattutto
tt tt nellell zone di montagna
t a causa della
d ll
facile reperibilità del materiale, si è sviluppata e mantenuta
viva nei secoli la tradizione all'uso di ppietre naturali p
per la
formazione dello strato di tenuta all'acqua.
Le lastre
Per le coperture si impiega materiale lapideo scistoso, facilmente
divisibile a spacco, con un elevato grado di tenuta all'acqua,
resistente all'esposizione
p agli
g agenti
g atmosferici e ai cicli di g
gelo e
disgelo (ardesie, quarzo-scisti e alcuni tipi di gneiss)
Le lastre vengono sagomate in forme il più possibile regolari sia
come spessore che come formati.
Gli spessori ottenibili naturalmente con la suddivisione delle rocce
secondo i piani di scistosità variano in funzione del litotipo. Con le
attuali tecniche di lavorazione si ottengono lastre di spessori
costanti e formati regolari (quadrati
(quadrati, rettangolari,
rettangolari poligonali).
poligonali)
Le lastre di pietra si impiegano nella realizzazione dei manti di tenuta
delle coperture inclinate.
Gli elementi vengono semplicemente sovrapposti ll'uno uno con l'altro
l altro
oppure fissati meccanicamente con chiodi o zanche su un'orditura
portante costituita da listelli di legno.
Coperture in scandole di pietra
I vantaggi dell’ardesia sono:
Ecocompatibilità.
Eleganza
Impermeabilità (non assorbe umidità),
pessima conducibilità (è un ottimo
isolante naturale che permette
bassissime variazioni di temperatura nei
locali sottostanti)
Antigelività (può essere esposta a
qualsiasi clima e temperatura senza
riportare danni)
danni).
PISA, Piazza dei Miracoli Resistenza al tempo, come mostrano le
tetto della Cappella Da Pozzo numerose coperture vecchie di secoli
sparse in
i ttutta
tt lla Liguria.
Li i
Tetto alla francese
Tetto a squame
Spessore manto di
ardesia: 20/30 mm
Fissaggio con ganci
di rame o acciaio
inox o chiodi
Tripla Abbadini alla Genovese
Fissaggio con chiodi zincati
e malta
Posa su tavolato
l o su lletto
di malta
Tetto a doppia sovrapposizione

Spessore
p manto di 20/30
/ mm
Fissaggio con ganci di rame o
acciaio inox o chiodi
Coperture metalliche
Non è molto frequente l'impiego di lastre metalliche nell'edilizia residenziale.
Alcuni tipi di lastre, come quelle in rame, soprattutto per il costo molto
elevato della materia prima, sono usate solo per abitazioni di notevole
pregio estetico (oltre naturalmente a opere edilizie emergenti).
emergenti)

Nella maggior parte dei casi, una copertura in rame è caratterizzata da


superfici inclinate, piane, curve o di forme diverse, nervate dai
giunti verticali emergenti dalle lamiere o dai nastri, e patinate
dalla caratteristica colorazione che il metallo assume a seconda della
composizione chimica dell'atmosfera che lo circonda.

Esistono diverse tecniche di esecuzione di un manto in rame, ma quelle


più in uso oggi, poiché si prestano per la loro semplicità di montaggio a
una riduzione del costo gglobale della copertura,
p sono il sistema di
copertura a lastre e quello a nastri.

Questi prodotti hanno un'ottima resistenza agli agenti atmosferici, ma sono


facilmente attaccabili al contatto con altri metalli.
metalli

Possono essere posate su supporti tipo solette in calcestruzzo o tavolato


eg o
in legno.
Le lastre di metallo sono versatili, leggere e
agevolmente modellabili. La loro notevole
duttilità e lavorabilità le rende idonee a
qualunque
q q articolazione morfologica
g del volume
di copertura, indipendentemente dalla pendenza
degli spioventi.

‡ Particolarmente indicate nelle costruzioni


industriali dove le grandi superfici e le basse
pendenze impongono l’utilizzo di superfici
continue, le coperture metalliche in lastre in acciaio
o alluminio
ll i i possono avere un rivestimento
i ti t
ardesiato protettivo, oppure essere preverniciate
con colori a scelta.

‡ Le loro dimensioni e la particolare profilatura


contribuiscono a diminuire le giunzioni ed ad
aumentare la resistenza statica permettendo di
snellire le sotto costruzioni portanti.
portanti

‡ Abbinate ad isolanti di diversa natura diventano di


p “a sandwich” e p
tipo possono anche essere
impiegate in edifici pubblici moderni o in quelli privati
prevalentemente a destinazione terziaria.
Coperture in alluminio
estrema resistenza alla rottura
estrema resistenza alla corrosione l’alluminio non arrugginisce
Particolarmente resistente alle tempeste perché il fissaggio
può essere adattato alla forza del vento
manutenzione zero non si rompe ne’arrugginisce
estremamente leggero è 10 volte più leggero di un tetto
tradizionale
estrema resistenza alle intemperieperché l’aggraffatura è
meglio della sovrapposizione
particolarmente ecologico perché l’alluminio è riciclabile al
100%
estrema varietà di colori
TEGOLE SCANDOLE

NASTRI PREVERNICIATI SCAGLIE QUADRE


TEGOLE METALLICHE
Coperture in RHEINZINK®
Zinco-titanio
RHEINZINK è una lega di zinco elettrolitico con grado di purezza del
99,995%
, e una determinata quantità
q di rame e titanio.
Tipologie di
d posa

Il giunto a listello è il Sistema a scatto per


sistema più antico E’ una tetti di svariate
giunzione longitudinale, geometrie con falde Le scaglie hanno
dove inclinate risvolti sui quattro lati
viene disposto un listello tra i 10° e i 75° per da permettere un
in legno completo di un montaggio Incatenamento con
linguette di fissaggio agevole e veloce. aggraffature di tipo
fra una lastra e l’altra.
semplice.
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0,70 mm
200 m2
ALDO ROSSI Paris, France, 1991
Coperture in rame
„ Il rame possiede per natura tutte le proprietà che caratterizzano
un metallo per edilizia di elevato pregio:
„ Superficie nobile,
„ lavorazione facile,
„ durata lunga,
„ eccellente deformabilità,
deformabilità
„ elevato allungamento alla rottura,
„ alto punto di fusione, rendono il rame particolarmente adatto a
tutte le tecniche di lavorazione specifiche per i metalli
metalli, dalla
tradizionale brasatura alla moderna edilizia delle facciate.
Qualità estetica: dopo
l’installazione, in seguito
all’azione
all azione degli agenti
atmosferici si innesca un
processo di ossidazione che
sviluppa un tono di colore
marrone, che col tempo tende a
scurire.
S i piani
Sui i i iinclinati,
li ti titipici
i iddelle
ll
coperture, la superficie ossidata
continua a mutare a causa
Cappella del cimitero «Waldfriedhof»
dell’azione delle acque pluviali,
Monaco-Unterschleissheim costituendo leghe di rame
architetti basiche.
Fischer-Lenz-Schöpke, Monaco Col passar del tempo viene poi
a crearsi la patina verde tipica
del rame
rame, che dà agli edifici un
aspetto inconfondibile e che
inoltre, grazie alle sue proprietà
Le superfici del rame
1 lastre e nastri in rame
con la classica superficie
laminata rosso lucida;
2 lastre e nastri in rame
di colore marrone su
entrambi i lati ottenuto
con un processo di
ossidazione simile a
quello naturale;
3 llastre
t iin rame patinate
ti t
verdi su un solo lato con
uno speciale processo
termo chimico e
termo-chimico
meccanico del tutto
simile al colore generato
negli anni dall’azione
dall azione
degli agenti atmosferici.
4 nastri in rame stagnati
per un rivestimento
metallico di colore grigio
opaco
Renzo Piano Building Workshop
Chiesa del pellegrinaggio di Padre Pio, San Giovanni Rotondo

La copertura di dimensioni imponenti, è stata


realizzata in rame pre-patinato TECU® Patina, che
crea un significativo punto d’incontro fra tradizione e
innovazione tecnologica. E’ da secoli che il rame
viene usato nella costruzione delle cupole delle
chiese, e questo per un ottimo motivo: è un materiale
naturale che trae la sua ben nota resistenza nel
tempo direttamente dalla propria natura. Sotto
l’ ff tt degli
l’effetto d li agentiti atmosferici,
t f i i lel superfici
fi i iin rame
esposte all’aria formano uno strato di ossido
protettivo che si evolve nel tempo, e finisce per
conferire al materiale la sua caratteristica patina
verde. Il verderame tipico dei tetti delle chiese
europee è quindi presente da subito in questo
materiale preinverdito
preinverdito, per cui non è necessario
aspettare lunghi anni perché il processo di
ossidazione sia completo. Allo stesso tempo, l’ottima
lavorabilità del rame,
rame che costituisce uno dei suoi
particolari pregi, si mantiene del tutto intatta.
Toyo Ito CASA EN MAGOMEZAWA
Toyo Ito Galeria U
MVRDV Hagenhailand, Ypenburg
MVRDV Media Galaxy, Eyebeam Inst.
Bohigas, aeroporto Siviglia
Tetti in legno
L'uso di manti di tenuta in scandole di
legno per la formazione di tetti è
documentato sin dall'epoca romana nella
N t
Naturalis li Hi
Historia
t i di Pli
Plinio.
i Sostituite
S tit it già

a partire dal III sec. a.C. da rivestimenti
fittili nuovi e più affidabili, le scandole di
legno sono rimaste nell nell'uso
uso corrente per
secoli, nelle nazioni nordiche ricche di
foreste (Germania, Gran Bretagna,
Scandinavia ecc.) e caratterizzate da un
clima
li rigido
i id e dda pesantii nevicate
i e nelle
ll
aree geografiche, circoscritte
prevalentemente all'arco alpino -
Trentino Alto Adige,
Trentino, Adige Friuli .
Per un buon mantenimento nel tempo del
manto in legno, le corrette modalità di
utilizzo delle scandole prevedono falde
molto spioventi (con un'inclinazione di
almeno il 40%) alquanto aggettanti sui
muri esterni della costruzione ai fini di
facilita e il deflusso
facilitare defl sso della neve
ne e e delle
acque pluviali.
Le scandole
Le scandole sono realizzate con essenze quali il larice, per
l'inattaccabilità e la lunga durata, l'abete rosso e il pino di alta
montagna, per la resistenza e la durezza, il rovere e il castagno, per
la resistenza e la durata.
Queste varietà sono caratterizzate da fibre forti e compatte e dalla
presenza di naturali sostanze protettive autoprodotte che li rendono
impermeabili e resistenti.
Sono di dimensioni e forme variabili(quadrate, rettangolari, con lati
arrotondati
t d ti o smussati) ti) in
i correlazione
l i alle
ll specifiche
ifi h culture
lt locali,
l li
sono normalmente realizzate a “spacco di accetta” oppure segate.
Le scandole sono inoltre lavorate con scanalature per favorire lo
scorrimento dell’acqua sulla falda.
La posa in opera
La posa in opera avviene a semplice, doppio o
triplo strato alternati e sovrapposti, fissati con dei
chiodi su arcarecci portascandole disposti in tavole
che forniscono il collegamento all’orditura del tetto.
necessitano forti pendenze.
La pezzatura minuta degli elementi consente loro
di adattarsi
d i ffacilmente
il alle
ll scanalature
l e aii piani
i i
leggermente arcuati.
L'impregnazione delle scandole mediante sostanze
i
impermeabilibili all'acqua
ll' ne hha aumentato
t t iin genere
le prestazioni e la durata nel tempo. (si calcola in
60-70 anni la durata media di un tetto rivestito in
scandole).
scandole)
Solitamente sotto le scandole viene consigliato
l’inserimento di strati impermeabilizzanti per
smaltire ll’infiltrazione
infiltrazione dell
dell’acqua
acqua, soprattutto nel
caso di falde con limitata pendenza.
Coperture trasparenti
Le applicazioni principali delle coperture vetrate sono avvenute soprattutto nel settore dei grandi
edifici collettivi, padiglioni per mostre o esposizioni o più in generale, interventi di particolare
prestigio ed effetto architettonico, ma da alcuni decenni questa tecnologia si è diffusa anche
nell'edilizia civile e minore.

L'introduzione di coperture trasparenti per il recupero energetico passivo o di serre solari, ha


coinciso con l'affrancamento e l'accettazione di nuovi canoni espressivi e valori estetici, tanto da
generalizzarli anche al di fuori della specifica applicazione energetica.
Per qquanto riguarda
g le richieste p
prestazionali e i requisiti
q non esiste una normativa specifica
p in merito,,
ma si può fare utile riferimento a quella in vigore per i serramenti esterni

Le prestazioni fondamentali richieste sono: permeabilità all'aria, tenuta all'acqua, resistenza al carico
del vento, resistenza alle sollecitazioni d'uso, coibenza termica, isolamento acustico.

Oltre a queste prestazioni, un componente per luce dal tetto dovrebbe soddisfare una serie di requisiti
accessori quali:
sicurezza d'uso: in funzione della presenza di angoli vivi o elementi taglienti (ad esempio particolare
cura va pposta nel pposizionamento delle finestre da tetto onde evitare, q quando aperte,
p interferenze
con le persone), della facilitàà di azionamento di eventuali accessori di manovra, degli effetti
provocati da eventuali accidentali rotture e cadute delle lastre vetrate;
abitabilità: oltre alle particolari doti di tenuta alla pioggia battente, ai temporali, alla neve, andrà
garantita la rispondenza ai fattori igrotermici e in particolar modo alla condensa.
In merito ai requisiti di abitabilità andranno inoltre verificate le possibilità offerte dal punto di vista
dell'applicazione di componenti oscuranti per il controllo del grado di illuminazione compresa
l'eliminazione dei riflessi.
manutenibilitá: facilità di manutenzione, riparazione o sostituzione sono requisiti particolarmente
importanti, molto spesso viene sottovalutata l'onerosità di una semplice riparazione o sigillatura su
una volta non pedonabile,
pedonabile o raggiungibile dall
dall'interno
interno unicamente con un trabattello
trabattello.
I materiali trasparenti
A fianco dei tradizionali vetri per copertura retinati o stampati e dei più recenti e
diffusissimi vetrocamera, segnaliamo le vetrate riflettenti, in grado di migliorare
notevolmente le prestazioni di isolamento termico di una normale vetrocamera, e le
vetrate a bassa emissività. Queste ultime sono in grado di assommare alla bassa
componente conduttiva e convettiva di propagazione del calore, già ottima nelle
vetrate isolanti, una ridotta dispersione all'irraggiamento.

Per quanto riguarda le lastre in materiali plastici, generalmente curvabili a freddo


o presagomate a caldo, segnaliamo le monolitiche e le alveolari in
policarbonato e metacrilato. I tipi alveolari sono prodotti in lastre con gli elementi
di connessione perpendicolari alle facce esterne o inclinati, con trasparenza più
elevata; sono inoltre disponibili sotto forma di estrusi sagomati, componibili con
appositi
iti profili
fili di assemblaggio.
bl i
Un'altra categoria di prodotti è costituita dalle lastre piane, grecate o ondulate,
prodotte sia in vetroresina (anche colorata) che in PVC rigido bi-orientato.

Sistemi per grandi vetrate


Sono stati sviluppati soprattutto negli Stati Uniti e basano la loro tecnologia
sull'accoppiamento di una struttura leggera in alluminio o acciaio a una
lastra semplice o doppia in Plexiglass o vetro isolante. Questi sistemi, che
permettono
tt la
l realizzazione
li i di coperture,
t cupolel e volte
lt trasparenti
t ti anche
h di notevole
t l
dimensione, sono ancora scarsamente diffusi nel nostro paese e si caratterizzano per
l'ampia possibilità compositiva e creativa offerta nella fase di progettazione.
Massimiliano Fuksas Fiera di Milano
Frank Gehry DZ Bank Building
Itsuko Hasegawa
Museum of Fruits, Yamanashi
Componenti in vetro
Componenti in vetro
I componenti in vetro comprendono le tegole trasparenti, l'U-Glass e il vetrocemento.
Le tegole trasparenti, utilizzate per illuminare sottotetti non coibentati in falda, vengono realizzate in
vetro p
particolarmente resistente,, nelle tipologie
p g Coppo,
pp , Marsigliese
g e Olandese,, con caratteristiche
morfologiche identiche agli analoghi prodotti in laterizio e ad essi sostituibili con facilità.

La produzione dell'U-Glass comprende il tipo normale e quello armato con fili di acciaio inox nel senso
della lunghezza. Grazie alle ottime caratteristiche di autoportanza questo materiale può essere
impiegato in copertura
copertura, ove viene consigliata la posa a greca
greca, con alternanza di colmi e canali,
canali e
pendenza non inferiore al 10%.

II vetrocemento per applicazioni orizzontali viene prodotto sia nella versione a doppia parete saldata a
fuoco con camera d'aria rarefatta, sia in quella cava con bordi rinforzati. Entrambi i modelli possono
essere impiegati per realizzare strutture orizzontali portanti,
portanti volte e cupole
cupole, lucernari
lucernari, pensiline,
pensiline
ecc.

Finestre da tetto
I sistemi di apertura più diffusi sono quelli a bilico e a vasistas, ai quali si sono aggiunti recentemente
modelli ad apertura combinata laterale+ vasistas.
Telai e battenti sono realizzati generalmente in legno, ma anche in alluminio o materiale plastico;
appositi profili di raccordo laterale con la copertura e grembiale inferiore deformabili, garantiscono
la migliore tenuta con qualsiasi tipo di tegola o coppo adottato.
Fra i numerosi accessori segnaliamo gli elementi di oscuramento interni o esterni
esterni, tessili o alla
veneziana, e i sistemi di comando a distanza manuali, elettrici o automatici, o automatici per
l'evacuazione fumi.
Cupolini e lucernari
Trovano impiego sulle coperture a tetto
piano e possono essere costituiti da
elementi semplici o più elementi
combinati. I materiali principalmente
utilizzati sono le lastre acriliche o di
policarbonato, sia in versione a
parete semplice che doppia.
Le tipologie
p g p più diffuse sono q
quelle
piramidali, a cupola, a tunnel,
dotate preferibilmente di profilo di
raccolta ed evacuazione condensa.
II montaggio può avvenire direttamente su
muretti
tti appositamente
it t predisposti
di ti o su
basamenti prefabbricati in vetroresina.
Cupolini, sistemi a shed, lucernari possono
essere forniti in versione fissa o
apribile con comando manuale
apribile, manuale,
elettrico e antífumo.
Copertura piana
La copertura piana è una struttura orizzontale con collegamento tra solaio e
rivestimento eseguito mediante massetto di calcestruzzo alleggerito per la
formazione delle pendenze.
I tettii piani
i i sono caratterizzati
i idda una pendenza
d minima,
i i sufficiente
ffi i per
assicurare lo scorrimento dell’acqua fino agli scarichi.
Secondo la normativa UNI si definiscono tetti piani quelli con pendenza
minore del 5%.
Richiede un'attenta progettazione ed esecuzione,
• per la necessità di una accentuata rigidità delle strutture portanti
(strutture troppo elastiche possono presentare deformazioni che
d
danneggianoi il manto
t continuo),
ti )
• per i problemi di raccordo e tenuta con eventuali corpi emergenti
(scale ecc.) ed elementi complementari della copertura,
• per la difficoltà di individuazione di eventuali perdite del manto
continuo e delle relative riparazioni.
Tipologie di tetti piani
I tetti piani possono essere divisi in due gruppi:
‡ tetti p piani non p praticabili,, quando
q non sono
accessibili alle persone se non per
manutenzione;
‡ tetti piani praticabili,
praticabili se sono accessibili alle
persone, sono protetti contro il rischio di
cedimenti e sono dotati di pavimentazione;
p ;
Si distinguono in:
1. tetti a g giardino p pensile, q
quando sono dotati di
uno strato di terra nel quale si possono coltivare
erba, arbusti e fiori.
2 terrazze,
2. terrazze quando sono adatte al soggiorno -
tetti carrabili, quando sono percorribili da veicoli.
David Chipperfield, hotel Yokohama,
David Chipperfield, casa Knight
Rem Koolhas, Floirac 1994-96
Definizione degli strati funzionali
Nelle coperture a tetto piano sono presenti i
seguenti strati:
‡ strato di impermeabilizzazione;
‡ strato di pendenza;
‡ strato di separazione;
‡ strato di isolamento termico;
‡ barriera al vapore strato portante.
Strato di impermeabilizzazione
Il sistema di impermeabilizzazione, costituito da un insieme di strati
la cui scelta dev’essere fatta tenendo conto di alcuni fattori:
‡ grado di accessibilità della copertura con conseguente entità dei
carichi;
‡ condizioni climatiche che possono danneggiare la copertura
sottoforma di irraggiamento
gg solare,, sbalzi termici e temperature
p
elevate.
‡ necessità di un isolamento termico all’interno.

Questo strato può essere realizzato come:


‡ impermeabilizzazione a caldo
‡ impermeabilizzazione a freddo
‡ impermeabilizzazione con membrane sintetiche
‡ impermeabilizzazione con membrane bituminose. Questo strato va
protetto dall
dall’azione
azione dei carichi e dai raggi UV particolarmente
dannosi per certe membrane, perciò si sovrappone uno strato di
protezione superficiale.
Strato di pendenza
‡ Questo strato ha il compito di smaltire le
acque. La sua pendenza può variare dallo
0,5%
, al 5%. Lo strato di pendenza
p è
generalmente realizzato con un getto di
calcestruzzo o con aggregati leggeri, con uno
spessore che varia dai 3 ai 5 cm, spianato in
modo da eliminare le irregolarità.
irregolarità Questo
strato a volte costituisce anche il supporto
dello strato di impermeabilizzazione.
‡ Le pendenze non devono essere inferiori
all'1,50%, e sono realizzate mediante un
massetto di conglomerato cementizio
magro o alleggerito.
‡ La loro predisposizione sarà tale da
consentire il convogliamento verso
ciascun punto di scarico delle acque
raccolte da un'area di copertura non
eccedente i 60 mq.
Strato di separazione
‡ Questo strato evita i danni prodotti con il movimento del supporto con lo
strato di impermeabilizzazione.
Barriera al vapore
‡ Essa ha una doppia funzione, oltre che impedire la
condensazione del vapore all’interno degli strati, protegge
lo strato isolante dall’umidità p presente negli g strati
sottostanti non ancora del tutto asciugati.
‡ Durante la stagione invernale, il vapore risale attraverso la
soletta portante e può condensarsi dentro lo strato isolante.
A causa della
d ll membrana
b impermeabilizzante
i bili t l’l’acqua non può
ò
evaporare verso l’esterno, così si accumula negli strati e una parte
riscende verso il basso. Durante la stagione estiva, l’acqua
accumulata negli strati si trasforma in vapore causano la
formazione di bolle sulla membrana impermeabile. La barriera al
vapore riesce ad evitare entrambi gli inconvenienti poiché
impedisce la formazione della condensa. I materiali comunemente
i
impiegati
i ti per questo
t metodot d sono fogli
f li di alluminio,
ll i i membrane
b di
bitume polimero. Parecchi tipi di pannelli isolanti sono prodotti con
la barriera al vapore applicata sulla faccia. La barriera al vapore è
necessaria quando l’isolante
l isolante possiede una forte permeabilità al
vapore; può invece non essere messa se l’isolante non è
permeabile al vapore (vetro cellulare).
Strato portante
‡ Questo strato ha la funzione di resistere ai carichi e al peso
proprio degli strati costituenti.
‡ La struttura può essere realizzata sia mediante solai in cemento
armato (per carichi piuttosto elevati o luci considerevoli), sia con
solai in laterocemento la cui tipologia varia al variare dei carichi
e delle luci di campata, pannelli di copertura prefabbricati, un
t
tavolato
l t iin llegno o d
da pannelli
lli ttruciolari.
i l i
‡ Buona norma è comunque il controllo della freccia - il cui
valore deve essere estremamente basso - con l'aumento della
rigidezza ottenibile tramite spessori più grandi
grandi, con un incremento
dell'armatura e con l'inserimento di cordoli rompitratta.
Lo strato di impermeabilizzazione
Lo strato di impermeabilizzazione può essere realizzato con
1. membrane per impermeabilizzazione . Le membrane di
impermeabilizzazione sono fornite in rotoli di determinate dimensioni,
che
h vengono adattate
d alle
ll superfici
fi i e saldati
ld i tra loro.
l
Queste membrane solitamente offrono i seguenti vantaggi:
‡ rapidità di posa su grandi superfici, anche se inclinate
‡ uniformità
if ità d
dello
ll spessore e d
della
ll composizione.
i i

1. prodotti sfusi.
I prodotti sfusi dopo ll’applicazione
applicazione a caldo o a freddo costituiscono uno strato
di un determinato spessore, senza giunti e impermeabile.
Le impermeabilizzazioni eseguite con questi tipi di prodotti solitamente
p
presentano:
‡ semplicità di applicazione, anche su superfici inclinate
‡ adattamento a forme complesse delle superfici di supporto, soprattutto
se non sono di grandi dimensioni.
Isolamento termico di tetti piani
Strato di isolamento termico
Lo strato termoisolante può essere posizionato in diversi modi rispetto agli
altri strati:
‡ tetto freddo: caratterizzato da un’intercapedine disposta tra lo strato
impermeabilizzante e lo strato di isolamento. Questa intercapedine
consente di smaltire il vapore attraverso delle aperture poste ai lati della
copertura migliorando il comportamento del tetto all’inerzia termica.
Questo tipo di tetto è molto costoso e necessita di una progettazione
attenta.
‡ tetto
t tt caldo:
ld è lo
l strato
t t iisolante
l t compreso ttra lla b barriera
i all vapore e lo
l
strato di impermeabilizzazione. È una soluzione più semplice del tetto
freddo ma richiede maggiore attenzione poiché l’impermeabilizzazione è
particolarmente esposta
p p ai raggi
gg del sole e all’accumulo di calore.
‡ tetto rovescio: lo strato isolante è posizionato sopra lo strato di
impermeabilizzazione. Non serva la barriera al vapore poiché tale funzione
viene svolta dallo strato impermeabilizzante; è però necessario l’impiego
di un materiale isolante insensibile al gelo e all
all’acqua
acqua. Ad esso si
sovrappone uno strato di ghiaietto sia per l’irraggiamento solare che per le
precipitazioni atmosferiche.
Copertura piana pedonabile con
piastrelle
Costituita da uno strato di sabbia spessa 2
cm disposto sulla membrana di
impermeabilizzazione e da uno strato
di separazione (esempio
cartonfeltro) sul quale viene
gettato un massetto di
calcestruzzo dello spessore di 3
cm. LaL pavimentazione
i t i f tt di
fatta
piastrelle viene posata con uno strato
di colla. Questa protezione permette
alla copertura di essere fruibile,
essendod cosìì utilizzabile
tili bil come
terrazzo. Le coperture a terrazza
consentono l'aumento, o il recupero, di
p
spazi "vivibili" e ppregiati,
g ma devono
anche assicurare comfort e sicurezza
agli ambienti sottostanti.
La necessità di garantire una sicura
tenuta del manto,, anche per p
l'impossibilità di eseguire manutenzioni
a lavoro finito, richiede grande
attenzione nella progettazione e nella
perfetta
pe etta realizzazione
ea a o e delde "pacchetto".
pacc etto
Copertura piana con manto ardesiato
Lo strato
impermeabile
viene prodotto con
scaglie di ardesia
o da lamine di
alluminio o di
rame. Lo strato
ardesiato
d i t protegge
t
il manto, migliora
la resistenza agli
agenti atmosferici
e riduce
id all minimo
i i
gli interventi di
manutenzione.

Il tutto consente di
realizzare falde
colorate, dal rosso
al verde scuro
Coperture piane zavorrate con ghiaia
tonda
La zavorra stabilizza il manto,
proteggendolo dall'irraggiamento e
dall'invecchiamento, riduce la
temperatura di esercizio ed attenua
gli sbalzi termici.
Costituita da uno strato di ghiaietto
spesso 4 o 5 cm, che h consente l’accesso
l’
alla copertura per la manutenzione e nel
caso di collegamento indipendente,
assume lla ffunzione
i di coprire
i la
l
membrana. Il ghiaietto deve essere
tondeggiante e posato sciolto su uno
strato di separazione filtrante
(esempio tessuto non tessuto). Questa
protezione è molto economica e anche
utile per ridurre gli effetti delle escursioni
termiche. La posa a secco rende il manto
indipendente dai movimenti strutturali e
consente velocità ed economia di
esecuzione.
Coperture piane parzialmente pedonabili
con quadrotti su sostegno (pavimentazione drenata)
Realizzata con lastre di
calcestruzzo 50 x 50 cm,
appoggiate sullo strato
impermeabilizzante con
elementi angolari di
plastica,
l ti in
i modod da
d formare
f
giunti aperti capaci di scolare
l’acqua verso gli scarichi.
Questa protezione permette
l’utilizzo della copertura come
terrazzo e inoltre ha anche il
Preparazione del fondo vantaggio di rimuovere
Barriera vapore
facilmente la pavimentazione
Posa pannelli stiferite
Manto impermeabile costituito da due membrane
per la manutenzione della
bituminose con armatura in fibra poliestere (spessore > 4 membrana
mm). La prima membrana sarà posata a secco, con la
sigillatura dei sormonti, e successivo incollaggio, per
impermeabilizzante.
rinvenimento a fiamma, della seconda membrana.
Strato di separazione in nontessuto.
Posizionamento dei sostegni e posa dei quadrotti, spessore
4 cm, peso 80 kg/mq.
Tetto carrabile con manto bituminoso
Il tetto carrabile assicura una
adeguata resistenza al passaggio e
alla sosta di veicoli. Questo è
possibile g
p grazie ad una tecnologia
g
che utilizza conglomerato di
cementizio armato.

Una particolare attenzione


all'esecuzione dei risvolti e dei
collegamenti tra il massetto e la
struttura.
L'armatura del massetto deve
essere calcolata in relazione alla
portata, sotto carico costante, del
pannello coibente.
coibente
Tetto a giardino pensile
Il tetto verde può ò essere di due tipi:
estensivo oppure intensivo, in
funzione del tipo di vegetazione scelto.
Accanto alle funzioni primarie di protezione
d ll'
dall'acqua, dal
d l rumore e di
protezione termica, la soluzione di
tetto verde offre grandi vantaggi
estetici, di miglioramento del clima e
soprattutto ecologici,
ecologici perché restituisce
all'ambiente preziosi spazi verdi.
Per proteggere queste coperture dall’umidità
del terreno e dalle radici si utilizzano
delle barriere chimiche (p(prodotti con
azione diserbante che proteggono la
membrana dal proliferare delle radici) e
quelle fisiche,cioè l’inserimento di una
lamina metallica e un film di materiale
sintetico.
sintetico

Preparazione del fondo Caratteristiche specifiche del sistema:


Barriera vapore
Posa pannelli stiferite
‡ Ricostituzione di superfici verdi
Manto impermeabile costituito da due membrane bituminose ‡ Ritenzione idrica che alleggerisce il carico
con armatura in fibra poliestere, spessore > 4 mm. del sistema di drenaggio e smaltimento
Posa della prima membrana e applicazione, per rinvenimento delle acque meteoriche
a fiamma, della seconda membrana di tipo "antiradice".
Strato di protezione costituito da un feltro nontessuto in fibra
‡ Esteticamente g gradevole
poliestere da 200 gr/mq. ‡ Favorisce la produzione di ossigeno
Distribuzione dello strato drenante, posa dello strato filtrante
e del terriccio.
Emilio Ambasz House Castelli
ALDO ROSSI
Giardino pensile, Palazzo Agostini, Pisa
Particolarità esecutive
Impermeabilizzazione dei cornicioni
‡ Realizzata con membrana posata in aderenza e dotata di risvolti per
la sovrapposizione del manto del tetto.
Giunti di dilatazione
i giunti permettono una corretta dilatazione termica degli elementi della
copertura in modo che non si vengano a creare tensioni
potenzialmente
t i l t pericolose
i l per l’i
l’integrità
t ità strutturale
t tt l di queste.
t Si
usano giunti a omega, meccanici, o protetti da grembiale.
Bocchettoni di scarico
‡ Oltre
Olt allall sceltalt d
dell materiale
t i l d deii pluviali,
l i li bi
bisogna prestare
t attenzione
tt i
alle pendenze in prossimità dell’imbocco ed alla posizione dei pluviali
rispetto ad elementi verticali. Le contropendenze in prossimità
dell’imbocco
dell imbocco, generate dell dell'ispessimento
ispessimento delle sovrapposizioni tra il
manto e l’imbocco, provocano ristagni d’acqua, che accelerano il
deterioramento del manto. Per evitare il problema, la zona di imbocco
(compresa l’area di sovrapposizione) deve essere situata ad un livello
i f i
inferiore alla
ll quotat minima
i i d
della
ll pendenza.
d
L'illuminazione attraverso coperture
piane
‡ L'illuminazione naturale attraverso le coperture viene solitamente preferita
a quella data dalle finestrature in quanto permette di fornire illuminazione
anche all’ interno del capannone industriale, senza venir bloccata
dall’ombra prodotta da eventuali macchinari.
macchinari L’illuminazione naturale,
naturale che
deve essere opportunamente schermata permette di guadagnare anche
ore di luce diminuendo l’uso di sistemi artificiali. Alcuni tipi di sistemi di
illuminazione:
‡ copertura a Shed: La parte che della trave forma il canale di gronda, viene
impermeabilizzata con guaine e coibentata con poliuretano. La parte in
falda viene coibentata con lana di vetro protetta da alluminio, oppure da
lastre in fibrocemento.
‡ copertura a capriate sfasate: utilizzata in capannoni e infrastrutture per
determinati lavori, deve essere opportunamente schermata
‡ copertura a due livelli: soluzione che fornisce livelli di illuminazione e
ventilazione molto buoni.
buoni La superficie esposta a sud deve essere protetta
a soleggiamento.
‡ copertura suborizzontale a piastra con cupolette o lucernari: la semplicità
di qquesta soluzione,, data da lucernari di varie forme e dimensioni in
policarbonato o metacrilato, ha però alcuni lati negativi quale la difficile
eliminazione dell’abbagliamento, la manutenzione periodica e il rumore
prodotto dalla pioggia battente.
Tetti solari
A seguito della ricerca sulla produzione dell'energia solare, si sono sviluppati
prodotti e metodi per la trasformazione dell'energia solare luminosa in
corrente elettrica nonché per l'utilizzo edilizio del calore solare assorbito
p
dalla superficie metallica
Le Lastre RHEINZINK prefabbricate comprensive di cellule solari FV offrono la
combinazione di produzione di corrente elettrica solare ecologica e
classiche tecniche di posa per coperture e facciate, in cui i moduli solari
fotovoltaici a strati sottili vengono forniti già incollati sulle lastre
RHEINZINK e pronti per l'installazione: cellule solari trasformano, tramite
semiconduttori, la luce solare in corrente elettrica continua.
II sistema FV, nel suo insieme, capta e trasforma l'energia solare disponibile
e la
l rende
d utilizzabile
tili bil per l'utenza
l' t sotto
tt fforma di energia
i elettrica.
l tt i
I moduli sono abitualmente assemblati in modo da fornire 12-24 Volts. Un
modulo tipo, formato da 36 celle, ha una superficie di circa mezzo metro
quadrato ed eroga,
q g , in condizioni ottimali,, circa 40-50 W. Un metro
quadrato di moduli produce una energia media giornaliera tra 0,4 e 0,6
kWh, in funzione dell'efficienza di conversione e dell'intensità della
radiazione solare.
Si applica nelle coperture con pendenza maggiore di 3 3° o rivestimenti di
facciata verticali. I singoli elementi di rivestimento vengono collegati tra
loro mediante un semplice collegamento di cavo elettrico. Una serie di
moduli solari permette di ottenere un potente generatore di corrente, il
quale può essere collegato dall dall'elettricista
elettricista autorizzato a uno o più inverter
ovvero alla rete pubblica di corrente
LA COPERTURA DIVENTA ARCHITETTURA
l'Architettura
Secondo Vitruvio, l'Architettura ha tre componenti
fondamentali:
‡ firmitas (struttura);
‡ utilitas (funzione
(funzione, destinazione d'uso);
‡ venustas (bellezza).
Se manca una di esse non c'è architettura; infatti
se manca la prima l'edificio non sta in piedi,
crollerebbe; se manca la seconda non si può ò
parlare di architettura, ma di scultura; se manca
l tterza non è architettura,
la hit tt ma semplice
li edilizia.
dili i
Adalberto Libera
Casa Malaparte, Capri
Zaha Hadid
Landesgartenschau, Weil am Rhein
Collegio Alicante del Rosal
Moreno arquitectos Maipú, Chile
LE CORBUSIER
Chapelle Notre Dame du Haut
Water Termple, 1309-1 Ura, Higashiura-
Cho, Tsuna-gun, Hyogo Prefecture
Tadao Ando
Meditation space UNESCO Paris
MVRDV Villa Hunting

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