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Scarico delle acque meteoriche

Un impianto di scarico delle acque pluviali comprende:


- canali di gronda ( grondaie ), nei quali convergono acque provenienti dalle falde dei tetti e dai
solai piani di copertura;
- le pluviali, colonne di scarico verticali, che ricevono, nella parte alta, le acque provenienti dalle
grondaie o da solai piani;
- i collettori di scarico, che raccordano alla base le pluviali, convergendo verso lo scarico finale,
che può essere un corso d’acqua superficiale, ovvero la rete fognaria urbana di acque bianche o
di acque miste; mai devono accedere nelle fogne destinate ad acque nere.
Per smaltire correttamente le acque meteoriche, il progettista architettonico degli edifici, deve
prevedere tetti, solai piani di copertura e terrazze intermedie con pendenze versanti su canali di
gronda e doccioni. Tali pendenze, mai inferiori allo 0,5%, dovranno essere opportunamente
maggiorate in zone di alta piovosità o di innevamento, anche per evitare accumulamento di neve o
sovraccarichi sui solai.
Dimensionamento pluviali
La sezione da attribuire ad una pluviale che parte dalla copertura di un edificio è determinata dalla
superficie del tetto piano ( ovvero della proiezione su piano orizzontale delle falde)che su essa
converge.
In Italia è uso attribuire alle pluviali una sezione netta di : 1 cm2 per ogni 3 m2 di tetto
Quando i percorsi verticali delle pluviali sono rilevanti, alla base delle colonne possono realizzarsi
urti, sovrapressioni e fenomeni elastici che producono rumori, con pericoli di rotture o comunque di
rapida usura. In tali punti è necessario predisporre dei pozzetti con funzione di ammortizzatori oltre
che di sifonaggio, in modo da bloccare riflussi di cattivi odori provenienti dai collettori.
Canali di gronda o grondaie
Essi possono avere sezione semicircolare o rettangolare, ma in ogni caso l’area della sezione
trasversale utile per il passaggio dell’acqua Sg deve essere pari a circa 1,5 volte la somma delle
sezioni delle pluviali alimentate ΣSp.
Nel caso di grondaia a sezione semicircolare dovrà essere:
Sg = 1,5 x ΣSp Sg = metà della sezione circolare di diametro D
1 π × D2
× = 1,5 × ΣSp
2 4
dalla quale si ricava il diametro della grondaia:
1,5 × 8 × ΣSp n
π × Φ i2
D=
π
dove Σ Sp = ∑
i =1 4
dove Φi è il diametro della i-esima pluviale alimentata.
Nel caso di grondaia semicircolare che alimenta una sola pluviale di diametro Φ sarà, dopo semplici
passaggi:
D = 3×Φ
I canali di gronda devono avere pendenze costanti verso le pluviali, non inferiori allo 0,5%.
Collettori di scarico
Essi sono ubicati al soffitto del piano cantinato o interrato e comunque ad una quota superiore a
quella del pelo libero della fogna comunale di acque bianche ( o miste ), ovvero di altri recapiti
superficiali ( mari, torrenti, fiumi, ecc), per consentire il flusso naturale delle acque di scarico. Se
ciò non e possibile occorre prevedere una vasca di raccolta, con un impianto di sollevamento delle
acque verso i recapiti finali.
I collettori sono costituiti da tubazioni circolari, di diametro netto proporzionato in funzione del
numero di pluviali che in essi cadono e della pendenza realizzabile, che in nessun caso deve
risultare inferiore all’1%.
Riferendoci a regioni con regime pluviometrico massimo di 10 cm di acqua all’ora, la Geberit
(azienda del settore degli impianti igienici-sanitari), consiglia per le pluviali, i canali di gronda e
collettori i seguenti diametri minimi in funzione delle superfici dei tetti:

Superficie di tetto Pluviali Grondaie semicircolari Collettori


in proiez. orizzontale mm mm mm
fino a 8 m2 50 80 40
9 a 25 m2 50 100 50
26 a 50 m2 50 100 70
51 a 75 m2 75 100 70
76 a 140 m2 75 125 80
141 a 170 m2 100 125 80
171 a 230 m2 100 150 100
231 a 335 m2 125 150 100
336 a 350 m2 125 200 125
351 a 500 m2 150 200 125
501 a 1000 m2 175-200 250 150

Per piovosità maggiori, le sezioni dei collettori di scarico, come del resto ogni altra componente
dell’impianto pluviale, vanno proporzionalmente aumentate.

Approfondimento:
La quantità di acqua determinante per il dimensionamento delle condotte pluviali dipende dai
seguenti fattori:
1) dall’intensità pluviometrica (i.p), varia da regione a regione ed è espressa in cm/ora/m2 oppure in
l/s/m2. Le intensità pluviometriche più usate sono:
10 cm/ora/m2 = 1,66 l/min/m2 = 0,027 l/s/m2
15 cm/ora/m2 = 2,50 l/min/m2 = 0,041 l/s/m2
20 cm/ora/m2 = 3,33 l/min/m2 = 0,055 l/s/m2
2) dalla totalità delle superfici esposte (s.e) alla pioggia, determinata mediante proiezione
orizzontale;
3) dalla pendenza e dalla natura delle superfici esposte, espressa dal coefficiente di riduzione K
(tabellato). Quest’ultimo viene interpretato come un coefficiente di ritardo allo scorrimento
dell’acqua dalla superficie del tetto alla bocchetta di captazione, dovuto alla rugosità e/o al potere
assorbente delle superfici esposte alla pioggia..
La formula di calcolo è la seguente:
Portata d’acqua ( l/s) = i.p (l/s/m2) x s.e ( m2) x K

K
Genere di superficie esposta
Coefficiente di riduzione
- Per tetti inclinati con tegole, ondulati plastici, fibrocemento,
fogli di materiale plastico 1,00
- Per tetti piani con materiale plastico o simile
- Tetti piani con rivestimento in lastre di cemento o simile
- Piazzali, viali, ecc, con rivestimento duro 0,80
- Tetti piani con rivestimento in ghiaia
- Piazzali, viali, ecc, con ghiaietto o simile 0,60
- Tetti piani ricoperti di terra (tetto giardino)
0,30
Scarico delle acque usate
Con il termine di acque usate si intendono le acque di rifiuto, cioè le acque fecali o nere, le acque
saponose o bianche e le acque grasse che devono essere eliminate a seguito dell’impiego degli
apparecchi sanitari.
La rete di scarico delle acque usate deve essere indipendente dai sistemi di scarico di acque
meteoriche e di liquidi inquinanti (scarichi di laboratori, acque oleose provenienti da autorimesse,
scarichi di grandi cucine, ecc)
L’impianto di scarico si articola in:
- diramazioni di scarico, tratti di tubazioni che collegano i sifoni delle apparecchiature
igienico-sanitarie alle colonne verticali di scarico.
- colonne di scarico, raccolgono l’acqua di più diramazioni e le portano ai collettori.
- collettori di scarico, convogliano l’acqua proveniente dalle colonne alla rete fognaria.

Un impianto di scarico non è sufficiente da solo a garantire negli ambienti condizioni igieniche
esenti da inquinamento, specie in termini di cattivi odori. Occorre accertarsi che tra gli impianti
fecali e l’ambiente chiuso si interponga sempre un tappo idraulico, di acqua pulita (sifone), che
impedisca ai cattivi odori che accompagnano le acque usate di accedere negli ambienti stessi.
Ciò si ottiene con uno specifico impianto detto di ventilazione, che ha lo scopo di disperdere sia i
cattivi odori presenti in rete, sia di evitare che nella rete fognaria si determino risucchi che
potrebbero annullare i tappi di acqua presenti nei sifoni.
Il sifonaggio viene realizzato sia vicino ad ogni apparecchio sanitario che nelle reti.
Le reti fognarie possono essere:
- a sifone unico ( o pozzetto sifonato), disposto in prossimità del collegamento tra collettore
fecale e rete fognaria esterna;
- a sifone multiplo, più diffuso, che prevede l’installazione di un sifone alla base di ciascuna
colonna fecale, prima dell’accesso ai collettori.
Dimensionamento di reti di scarico.
Per il dimensionamento delle reti di scarico, si utilizza il metodo delle unità di scarcio (US).
Si definisce :
1 U.S. = alla portata di scarico di un lavabo o bidet con tubo di scarico da 32 mm =
= 28 l/min (= 0,06 l/s)
I valori delle U.S. delle altre apparecchiature sanitarie sono state calcolate per confronto.

Le tubazioni vengono determinate in base al numero delle unità di scarico allacciate e alla
probabilità del loro contemporaneo uso.
Per le diramazioni:
Per le colonne di scarico:

Il diametro della colonna calcolato viene mantenuto per tutta la sua lunghezza dalla base alla
sommità.

Per i collettori:

I collettori devono essere installati con una pendenza tale da mantenere la velocità di deflusso entro
un campo predeterminato.

La velocità minima è di circa 0,6 m/s per evitare la separazione delle sostanze solide trascinate. La
velocità massima è quella compatibile con il tipo di materiale di cui è composto il condotto per
evitare fenomeni di abrasione ( ved. tabella seguente).
Il proporzionamento delle reti di scarico può seguire il seguente procedimento:
1) Rappresentare graficamente lo schema dell’impianto ipotizzato
2) Indicare in corrispondenza di ciascun allaccio le intensità di scarico o le unità di scarico.
3) Segnare sui tratti di rete le pendenze e le intensità di scarico che li riguardano
4) Riportare i dati letti sullo schema che qui si propone.

Qt Qr U.S.

Per tener conto della contemporaneità di funzionamento delle diverse utenze, l’intensità di scarico
reale si ottiene da quello teorico Qt, attraverso le seguenti formule, suggerite dalla Geberit:
Case d’appartamenti:
Qr = 0,5 Qt
Grandi ristoranti, hotel, ospedali, cliniche, comunità:
Qr = 0,7 Qt
Industrie, laboratori, ecc:
Qr = 1,2 Qt
ESEMPIO
Ventilazione primaria e secondaria
Con il termine ventilazione di un impianto di scarico si intende l’installazione di tubazioni che
permettono il passaggio del necessario quantitativo d’aria fino all’uscita dei sifoni degli apparecchi
idrosanitari, industriali e di laboratorio.
Tale impianto si divide in:
- ventilazione primaria
- ventilazione secondaria.

L’impianto di ventilazione primaria, costituito da una colonna di ventilazione ottenuta dal


prolungamento della colonna di scarico delle acque fecali fino al di sopra dell’ultimo solaio, sopra
del punto più alto dell’edificio e terminante con un cappello esalatore (detto mitra).

La ventilazione primaria determina la


fuoriuscita all’esterno dei gas puzzolenti
presenti nella tubazione, senza accedere negli
ambienti. Ciò è assicurato dal fatto che, nella
colonna fecale esiste la pressione atmosferica
uguale a quella che si esercita nella parte del
sifone lato ambiente.

In assenza di ventilazione primaria, invece, una massa d’acqua discendente, costituirebbe un


vero e proprio pistone liquido, mettendo in depressione alcuni tratti delle rete e producendo il
risucchio dell’acqua presente nei sifoni, spinta dalla pressione atmosferica presente nell’ambiente
dove è ubicato l’apparecchio sanitario. In altri tratti della rete il pistone liquido , invece, creerebbe
compressione, ossia pressione sul pelo libero del sifone, lato colonna, maggiore di quella esistente
nell’ambiente ove è ubicato l’apparecchio sanitario, con spinta verso l’esterno della massa
costituente il tappo idraulico.
Sistemi di ventilazione primaria a gancio

Viene adoperato nel caso in cui risultano


installate più apparecchiature, e consiste nel
creare una specifica canna di ventilazione
parallela a quella di scarico che collega
all’atmosfera i punti terminali di tutti i tratto di
diramazione.

In basso si propone un particolare impianto


a gancio, che si applica nei casi in cui sono
disposti in serie vaso, vasca e lavello.
La ventilazione secondaria

La ventilazione secondaria è
costituita da una colonna montante
parallela alla fecale, che alla base
collega col sifone ai piedi della fecale,
ed in sommità si collega alla colonna
di ventilazione primaria, al di sopra
dell’utenza a più alta quota della
fecale.
A questa colonna sono collegati i
sifoni di tutte le apparecchiature
installate.

I diametri delle reti di ventilazione vanno definiti in rapporto ai corrispondenti diametri delle reti di
scarico.
La ventilazione primaria si realizza con tubi dello stesso diametro della parte più in alto della fecale.
Le diramazioni interne hanno diametri legati al tipo di apparecchiatura servita (ved. Tabella1)
Le colonne di ventilazione hanno diametri fissati in funzione dei diametri delle fecali e dello
sviluppo verticale totale (ved. Tabella 2)