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Nonostante quello che ho patito c' qualcuno che sta falsamente Nonostante quello che ho patito c' qualcuno

che sta falsamente diffondendo l'ipotesi che io sia croato a causa del cognome, solo Nonostante quello che io patito c' diffondendo l'ipotesiche ho sia croatolaqualcuno che sta falsamente per screditare la mia persona e a causa storia. Inizialmente il mia del cognome, solo per screditare di l'ipotesi che io sia mia storia. Inizialmente il cambiato di diffondendo mia persona e la croato a Nel 22 stato cognome in cognome la mio padre era Udovicich. causa del cognome, solo per mio padre era Udovicich. Nelprima dell'Italia, poi del fascismo stato cambiato in Udovisi, Udovisi, perch con l'avvento 22 screditare la mia persona e la mia storia. Inizialmente il molti hanno perch con l'avventoin base dell'Italia, poi del fascismo cognome di molti hanno deciso, prima ai loro sentimenti, di italianizzare i loro deciso, in base ai loro sentimenti,22 italianizzare i loro cognomi. dei mio padre era prova che Nel di stato cambiato in Udovisi, cognomi. Ma la Udovicich. sono istriano nell'-h finale, tipica Ma la prova che sono istriano nell'-h finale, un primo contatto con nomi della nomi della piccola penisola".dell'Italia, poi da tipica dei molti hanno perch con l'avvento prima Inizialmente, del fascismo piccola e n t e d e l l 'Inizialmente, a l i aun primozcontatto d ov iil itenente i l t e n penisola". e s e r c i t o i t da n o G ra i a n o U con s , o g g i deciso, in base emersa una di italianizzare i loro cognomi. dell'esercito italiano sentimenti,Udovisi, oggi settantunenne, Ma settantunenne, ai loro Graziano certa sua reticenza nel rilasciare emersa una sono istrianoreticenza appena tipica lultimo numero lintervista, indisponibilit svanita non finale, letto deilintervista, la prova che certa sua nell'-h nel rilasciare nomi della indisponibilit svanita non appena letto l'intervista a Pititto,Nuovo lultimo numero di un di Nuovo Fronte. "Mi piaciuta molto piccola "Mi il tenente Fronte. penisola". Inizialmente, da un primo contatto con a termine giudice molto piaciuta molto l'intervista a riesca aportare in gamba e mi auguro che Pititto, un giudice molto in gamba e miitaliano che riesca a portare a termine il suo lavoro dell'esercito il suo lavoro auguro Graziano Udovisi, oggi settantunenne, estremamente difficile. Uno dei principali motivi estremamente difficile.Udovisi deila principali motivi della iniziale delliniziale reticenza di Uno sofferenza che ogni emersa di certa la reticenza nel prova prova volta volta reticenza una Udovisi sua sua drammatica rilasciare lintervista, sofferenza che esperienza. Udovisi ogni che che racconta e rivive la racconta e pi che maisuaappena il suo lultimoper la Patria,Nuovo drammatica esperienza. indisponibilit svanita di il suo determinato rivive la non ribadire letto amore numeroUdovisi a determinato pi che il ricordo di oltre ventimila per la Patria, il suo senso del dovere e mai a ribadire il suo amore un giudice molto Fronte. "Mi piaciuta molto l'intervista a Pititto, fratelli italiani che senso del hanno fatta.ricordo di oltre ventimila fratelli italiani che non ce l' dovere e il vergognoso il fatto che non percepisca in gamba e mi auguro che riesca a portare a termine il suo lavoro

"Non sono croato ma italiano, e ne sono fiero!" "Non sono croato ma italiano, e ne sono fiero!" "Non sono croato ma italiano, e ne sono fiero!"

GIULIANO UDOVISI GRAZIANO UDOVISI GIUGLIANO UDOVISI

alcuna pensione di guerra, ma solo una pensione da insegnante, in base al lavoro svolto. Lo stato italiano non lo riconosce come combattente. L'unica soluzione che "Scalfaro prenda a cuore questo fatto e finalmente ci riconosca non soltanto come combattenti, ma ci ridia almeno tutti i nostri gradi, la nostra dignit, il nostro titolo personale, quindi anche la pensione, come stata data ai nostri infoibatori - ha invocato il nostro compatriota- ma questo significa sconfessare completamente il comunismo dei primi tempi, vuoi dire sconfessare Togliatti, vuoi dire sconfessare addirittura lo Stato italiano che finora ci ha trattato cos miseramente". Dopo tutto quello che ha subto, alla domanda di che cosa provasse nel sapere che il Tribunale penale di Roma non ha ancora potuto disporre l'arresto dei due massacratori jugoslavi Ivan Motika e Oskar Piskulic, rispettivamente di 89 e di 76 anni, a causa della loro avanzata et, ha risposto: "Noooo... inutile, dopo tanto tempo (sospirando lungamente in segno di sconforto). Sono miserie umane, soltanto miserie umane. Io non conosco i nomi di coloro che mi hanno torturato e infoibato, erano pi grandi di me, ora saranno morti. Forse saranno in mano a quei cani neri che hanno buttato per primi dentro le foibe, perch fossero quei cani neri a trattenere le anime degli infoibati e gli infoibatori potessero dormire i loro sonni tranquilli. Siamo stati percossi, torturati, perseguitati e sempre ci hanno chiamato "fascisti". comodo dare a noi, giuliani, istriani, fiumani, dalmati, la colpa di una guerra fatta da tutti gli italiani, iniziata nel 1940. Si parla ancora di fascisti; se anche lo fossimo stati che colpa avevamo per essere infoibati? Attenzione che i fascisti sono persone comuni, come lo sono comunisti, democristiani e altri. E gioire per le sofferenze inflitteci? Eh no! Troppo comodo anche per tutti i partiti che sono al potere. Non ci sto. L'altra mattina mi hanno telefonato dall'Australia per programmare un collegamento diretto tramite una stazione radio di nome "Rete Italia". Laggi ci sono tanti italiani che vogliono sentire le vicissitudini dellIstria e mi ha profondamente commosso di essere ricordato dai nostri fratelli istriani emigrati in Australia". Quello di Udovisi un triste diario di ricordi che fa parte di un macabro e vergognoso capitolo della storia, dimenticato da troppi. Ancora oggi non dorme sonni tranquilli, i suoi pensieri tornano indietro, a quel terribile sabato 5 maggio 1945, quando si present alle ore 17,30 direttamente presso il comando slavo. Il suo senso di responsabilit lo fece intervenire per cercare di salvare i suoi

sottufficiali. Niente da fare. I massacratori slavi non lo fecero neanche parlare ma, dopo avergli chiesto solo nome, cognome e grado, lo legarono con le mani dietro alla schiena col fil di ferro e lo stiparono in una cella tre metri per quattro, assieme ad altri trenta italiani, stretti come sardine, quasi senza aria e tutti con le mani legate col fil di ferro dietro la schiena. Morivano di sete e dopo imploranti richieste hanno offerto loro un fiasco con urina. Seminudi, avevano solo un paio di pantaloni addosso. "Bisogna ricordare che io non parlo per me stesso, ma almeno ventimila nostri italiani sono stati massacrati in questo modo, almeno ventimila!". Allora Udovisi era tenente della Milizia Difesa Territoriale, reggimento comandato da Libero Sauro, figlio di Nazario Sauro, l'eroe istriano. "Mi sono presentato insieme a un amico, che era mio ospite, proveniente dalla zona di Mantova e considerato un regnicolo, ossia un suddito del Regno d'Italia. Da sottolineare che serbi e croati, non appena occupata la zona istriana, hanno considerato slavi tutti coloro che vi risiedevano, ormai per loro non pi cittadini italiani". Ma, anche se considerati slavi, secondo il loro modo di pensare, eravate da eliminare? Non tutti. C'erano quelli che nel '43 hanno immediatamente impugnato le armi per difendere la popolazione e il territorio italiano. Poi ci sono stati quelli che stavano a guardare e quelli che stavano con gli slavi". Ma era gi allora tutto preordinato? "Oggi possiamo dare una risposta affermativa. Era gi preordinato un fattore politico, preparato a tavolino, cercare di creare nelle nostre terre la psicosi di terrorismo per ottenere remissione e obbedienza dalle masse. I padroni dovevano essere loro. Dopo l'8 settembre dominarono per circa un mese l'Istria, periodo durante il quale sono sparite alcune migliaia di persone. Il luogo si scoprir solo dopo, a causa di continui lamenti che provenivano dalle fenditure rocciose di chi ancora non era morto. Chiedo scusa alla popolazione istriana e alla nazione per non essere riuscito a salvare il territorio italiano. Eravamo in molti, ma non ce l'abbiamo fatta". Ma perch questi infoibati? "Perch italiani. Ma all'epoca il perch non si sapeva e ancora al giorno d'oggi c' qualcuno che mette in dubbio l'accaduto. All'epoca nemmeno i pi sapienti e colti riuscivano a individuarne i motivi e ripiegarono sull'unica ipotesi immaginabile: la vendetta. Ma come potevano essere vendette personali, se le vittime erano uomini, donne e bambini?". Ma perch siete stati additati come fascisti dai comunisti di allora? "Questo rimane sempre un grande interrogativo". Forse era l'unico modo per poter arrestare questa pulizia etnica? Non era una pulizia etnica, questa dizione stata

inventata nel 1980 da uno psichiatra serbo. Io lo chiamo terrorismo etnico". Perch Sandro Pertini, in qualit di capo dello Stato, and a Belgrado a riverire la salma di Tito e non pass mai a visitare le foibe? Dovendo rappresentare l'unit d'Italia non avrebbe dovuto omaggiare prima di tutto quei luoghi dove migliaia di compatrioti innocenti sono stati trucidati? "Fino a pochi anni fa nessun presidente della Repubblica Italiana ha mai onorato della sua presenza una foiba: solo Cossiga, nel 1991 e in seguito Scalfaro, che ha definito il tutto "una montagna di sofferenze". La verit che ci sono stati molti, per non dire moltissimi, non solo ex capi di Stato, ma anche leader di partito, che sono stati pi vicini ai nostri persecutori che a noi perseguitati. Ci sono tanti italiani che hanno infierito su di noi. Il Pm Giuseppe Pititto li ha trovati e ha parlato di crimini contro l'umanit. Come sono stati perseguitati gli ebrei e qualcuno doveva pagare qui in Italia, cos italiani, croati, serbi e sloveni, tutti gli jugoslavi, cio slavi del sud, hanno detto che eravamo noi a dover pagare, come se noi avessimo dichiarato loro guerra". Ma perch il governo italiano non ha difeso le proprie terre e si comportato cos irresponsabilmente? "Basti pensare che abbiamo un segretario dei partito della sinistra triestina (Pds) che ha affermato sui giornali che negli anni '43-'48 il comunismo diede copertura e legittimazione alle foibe. Quindi, era tutto preordinato, tutto predisposto. Il nostro sforzo di combattere gli slavi fu totalmente vano". Lei aveva solo 19 anni quando stato sul punto di morire. Se la sente di raccontare la sua storia? "Io non sono stato catturato, ma mi sono presentato direttamente al comando slavo e non per consegnare le armi, perch ero gi in borghese. Rientrato con il mio reparto a Pola di notte, nessuno sapeva del mio ritorno, tranne alcuni dei miei compagni. Non sarebbero riusciti mai a trovarmi, ma uno dei miei sottufficiali, parlando con mia madre, disse che gli slavi li stavano cercando dappertutto e chiese se potevo fare qualcosa. Capii che avevo il dovere di presentarmi al comando slavo per dire che avevo mandato la maggioranza dei miei uomini a Trieste. Solo cos, forse, avrebbero smesso di cercarli. Sono intervenuto solo per salvare qualche mio soldato". Ha sortito qualche effetto questo gesto di grande coraggio? Assolutamente no. Per, ringraziando Iddio, mi sono salvato sia io che il mio amico presentatosi con me. Lui, essendo stato considerato regnicolo, quindi abitante del Regno d'Italia, era stato mandato in un campo di concentramento e per cercare di mantenere buoni i contatti con lItalia lo hanno considerato prigioniero di guerra, mentre per quel che mi riguarda mi hanno considerato un traditore, perch

ufficiale. Che sentimento rimasto in lei dopo quella tragica storia? L'amaro in bocca, anche perch l'Italia ha fatto ben poco. Certo gli slavi potevano ammazzarci in altro modo. Per quale motivo le foibe? Avevano forse cercato di cancellare le loro tracce, nascondendo i corpi martoriati nelle fenditure rocciose". E poi che successo? "Ad un certo punto ci hanno prelevati in sei e portati in un'altra stanza per torturarci tutta la notte. Dopo mezz'ora non sentivo pi nulla, avrebbero potuto anche tagliarmi a pezzettini, ma non me ne sarei reso conto. Ormai il corpo non rispondeva pi ai riflessi, era inerme, e quando a un certo momento mi hanno ordinato di alzarmi in piedi, ho cercato di guardarmi intorno: il mio volto era talmente tumefatto, livido e gonfio che vedevo a malapena da due piccole e lunghe fessure degli occhi, dovevo avere la testa rovinata. Ricordo di aver visto un mio compagno di fronte a me, la cui schiena era completamente rossa e mi chiesi per quale motivo lo avessero dipinto di quel colore, invece era tutto il sangue che stava uscendo dalle innumerevoli ferite. Se lui era ridotto in quel modo, se gli altri erano cos, allora anch'io ero in quelle condizioni, ma non me ne rendevo conto. E quando ci hanno fatto alzare in piedi per portarci fuori entrarono due ufficiali, un uomo e una donna, la quale disse che il pi alto doveva stare davanti alla fila. Nessuno si mosse, allora questo ufficiale mi prese per i capelli, mi stratton spingendone davanti a lei, la quale senza dire una parola mi spacc la mascella sinistra con il calcio della pistola. Mi misero alla testa della fila perch ero ufficiale, gli altri erano dietro, ma l'ultimo non ce la faceva a stare in piedi. Forse perch lo avevano massacrato pi degli altri, forse perch pi debole, non so. Sin dal primo momento di prigionia ci avevano legato le mani dietro la schiena col fil di ferro, per non slegarcele mai pi, neanche durante le torture. Si pu facilmente immaginare come quei maledetti fili taglienti avessero solcato la carne dei polsi e come continuavano a incidere sulle ferite al minimo movimento. Poi ci misero in fila e ci portarono fuori seminudi, senza scarpe: forse il fresco della notte ha fatto in modo che capissi qualcosa di pi, in quanto la testa era completamente imbambolata, il cervello funzionava relativamente. A quel punto altri soldati, ben vestiti, ci portarono fuori, nel bosco, non erano quelli che ci avevano torturato. Dovevano essere dei militari, qualcuno della banda d'accordo con loro e anche borghesi, partigiani comunisti, erano tutti contro di noi. Ci hanno disposti in fila l'uno dietro all'altro, sempre con le mani dietro la schiena e ulteriormente legati insieme tramite un filo di ferro che scorreva sotto il braccio sinistro di

ognuno, per formare una fila dritta, fino ad arrivare all'ultimo che, non avendo la forza di stare in piedi, essendo svenuto a terra, era stato legato non al braccio, ma intorno al collo. Ricordo di aver sentito suggerire da due che parlavano in italiano, nel nostro dialetto, di legarlo attorno al collo. Sicuramente durante il tragitto l'ultimo morto soffocato dal filo che ci legava l'un l'altro. Abbiamo camminato per un viottolo, non so per quanto tempo, ero distrutto e il fil di ferro che mi univa ai compagni era una tortura. Appena riuscii a farlo scorrere leggermente lungo il braccio, fino al polso, mi sembr un sollievo; in quel momento sono scivolato e caduto. Immediatamente mi arrivata una botta con il calcio di una mitragliatrice al rene destro. A causa di ci ho subito tre operazioni al rene, che da quel momento ha sempre prodotto calcoli". Quante altre conseguenze ha avuto? "Tante. Non solo sono stato leso in modo tale da essere sordo all'orecchio sinistro e al destro ci sento per met. Ma dal tragitto di trasferimento da Pola fino a Fianona me ne hanno fatte di tutti i colori, mi hanno fatto mangiare della carta, dei sassi, mi hanno sparato vicino alle orecchie, si divertivano tanto a vederci sobbalzare. Mi hanno accompagnato verso un posto e ci hanno detto: "Fermatevi. La liberazione vicina". Dentro di me ho mandato un pensiero al Cielo. Ho guardato dentro alla foiba, ma non vedevo niente, perch era mattina presto. Gi in fondo si scorgeva solo un piccolo riflesso chiaro. Si sono tirati indietro e quando ho sentito il loro urlaccio di guerra mi sono buttato subito dentro come se questa foiba rappresentasse per me un'ancora di salvezza. Dopo un volo di 15-20 metri, non lo so, sono piombato dentro l'acqua. Venivo trascinato sempre pi gi e mi dimenavo con tutta la poca forza rimasta in corpo. Ad un certo momento, non so perch, sono riuscito a liberarmi una mano. Ho immediatamente nuotato verso l'alto e ho toccato una zolla con dell'erba, era in realt una testa con dei capelli. L' ho afferrata e tirata in modo spasmodico verso di me e sono riuscito a risalire, ringraziando Iddio. Ho salvato un fratello". Questa persona dov' ora? " andata in Australia, e purtroppo morta, per ha lasciato la sua testimonianza. Ha lasciato l'Italia, non trovava lavoro, non trovava pi pace. Ha sofferto per la lontananza dalla sua terra e per la tortura subita".

L' approfondimento
Il racconto del tenente Udovisi
Il racconto che segue di Graziano Udovisi. Narra ci che ha subito dopo essere stato torturato assieme ai suoi compagni di sventura. "C' un movimento intorno, devo piegare di molto all'indietro la testa per vedere qualcosa e scorgo corpi, anzi delle masse informi alterate come maschere, dipinte d'un colore rossastro. Per quanto posso, punto meglio il mio sguardo sul corpo pi vicino e noto un lento, continuo sgorgare di sangue dalle tante ferite che rendono la sua schiena una poltiglia informe. Pure un altro si guarda intorno. Un occhio diventato una massa nera, gonfia, chiusa, mostruosa, si e r g e s u l vo l t o r i g a t o d i s a n g u e , c h e c o l a d a l c a p o e dall'irriconoscibile fronte... Con uno sforzo cerco di alzarmi, traballo, cado sui ginocchi vorrei stendere le mani... le mani no, non posso aiutarmi sono legate dietro la schiena col filo di ferro "Presto bastardi, traditori, presto! Mettevi in fila!" comanda il grosso, alto caporione calciando il corpo steso per terra e strattonandomi per i capelli... [Ha inizio il calvario verso l Foiba. Il capo] ... mi si avvicina e sferza ripetutamente il mio corpo rabbiosamente. Mi fa avanzare, estrae lentamente la pistola dalla fondina, la impugna per la canna e picchia con forza il calcio dell'arma all'altezza del mio orecchio gi precedentemente leso. Sento la mascella staccarsi, cedere. Al momento non sento dolore. La lunga tortura mi ha reso insensibile... "Avanti, avanti!" Il filo di ferro preme l dove si fossato, nell'incavo interno del gomito, sul tendine del muscolo, e il dolore si manifesta gradualmente con il tremito di tutto il corpo... Cado... Fulminea arriva la pesante vigliacca botta... Vengo sospinto sul terreno in pendenza... c' una roccia ai miei piedi, bianca, che scende in verticale e si perde in una grande fossa scura, voragine gi conosciuta in altra parte, non lontano da qui. Madonna, Madonna mia! la foiba! "Siamo pronti, il masso legato al collo" dicono alcune voci... Il mortale crepitio delle armi assordante, vedo la fiamma uscire da uno dei mitragliatori puntato su di noi. Mi sento spingere, non attendo oltre, mi butto... Cado su di un ramo sporgente che sembra trattenermi, ma subito si strappa e rovina con me. Precipito in quella gola nera. Un tonfo, pi tonfi e l'acqua si chiude su di noi. Mi sento trascinare gi verso il fondo. L'istinto di conservazione mi fa muovere ritmicamente gambe e braccia

indolenzite per giungere in superficie. Tocco una grossa zolla erbosa, no una testa e tra le mie dita ci sono i capelli. Afferro e tiro spasmodicamente verso di me quel corpo quasi inerte. Risaliamo insieme, sono a pelo d'acqua, emergo con la testa e respiro a pieni polmoni." Gli assassini sono rimasti sul posto, hanno sentito fruscii sospetti provenienti dal fondo e per chiudere definitivamente l'impresa eroica lanciano una bomba a mano, poi ancora una seconda. I due infoibati, dopo un po' si rendono conto che tutto sembra finito. "L'amico - racconta Udovisi - mi fa notare una rientranza che ci pu accogliere. Ascoltiamo se giunge qualche suono di voce o rumore di passi... Con fatica ci arrampichiamo e ci rannicchiamo in quel breve spazio". Il sottotenente Graziano Udovisi non stato riconosciuto invalido di guerra, non gli stato riconosciuto il grado n il servizio militare prestato, non ha potuto ottenere quindi la pensione di guerra e non percepisce alcunch. In compenso lo Stato italiano elargisce la pensione ai suoi infoibatori, con puntualit e continuit. In dollari. E con reversibilit al 100%, secondo la proposta fatta anni addietro da Tina Anselmi. Altrettanto avvenuto per Giovanni Radeticchio, costretto ad emigrare in Australia.