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Sociologia Del Lavoro

UNIPD 2020

Caricato da

Olga Abbiani
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Infarinatura sociologia lavoro/migrazioni

Akua O. Britwum sul lavoro precario: diverso punto di vista oltre quello occidentale
Contributi teorici: processi di lavoro globali e intersezione con migrazioni, potere e soggettività
(prospettiva intersezionale: considerare soggetti non neutri ma specifici, che producono soggettività
che risulta da “stigmi” come genere, colore pelle, classe, cittadinanza)

Concetto di globalizzazione

– Pensare la globalizzazione come eterogeneità, no omogeneità. Sistemi lavorativi tendono ad


essere più diversi nei diversi contesti (da un punto di vista tecnico il macchinario è lo stesso nei
diversi paesi, ma diversi sono i rapporti sociali nei luoghi di lavoro, influenzati dai rapporti sociali
esterni ai luoghi di lavoro, es razzismo, patriarcato…)
– Enorme capacità e possibilità di connessione anche se vita in un paese più “solitario”
– Dilatazione dello spazio permette interazioni sociali più ampie, che hanno ripercussioni locali
(internazionalizzazione dei mercati, merci, produzioni, sindacati, spostamento capitali, persone –
migrazioni -, miglioramento trasporti, comunicazioni, connessione digitale…)
– Globalizzazione come termine vago e principalmente descrittivo, ma cos’è l’essenza?
Arrighi e Silver: globalizzazione non ha portato al predominio di certi stati o certe dinamiche
internazionali, gli stati hanno ancora capacità così come i soggetti. Multinazionali influenzano
politiche statali, che però hanno loro potere nel decidere/controllare flussi finanziari o di persone: es
difficoltà movimento da 11 settembre in poi e controllo della mobilità/confini...

Dietro concetto globalizzazione si trovano dinamiche distinte che vengono offuscate da questo
concetto. Per Sassen ci sono 2 dinamiche:
1 formazione di istituzione e processi globali (es onu, fmi, bm…)
2 processi nei territori nazionali ma connessi a reti ed entità transconfinarie (es azienda di
Padova produce componente per auto assemblata in Cina)

*29.09.20 2° lezione globalizzazione

Narrazione occidentale: il racconto classico delle trasformazioni che sono avvenute nel corso
dell’ultimo secolo:
1) Fine ‘800 inizio periodo di espansione: livello di interconnessione tra economie nazionali inizia
a farsi più denso: mobilità di capitali e persone oltre i confini nazionali
(attuale globalizzazione no replica del passato: migrazioni internazionali devono fare i conti con
restrizioni e regolamenti più severi)
2) periodo di chiusura tra le 2 guerre mondiali (autarchia)
3) dal 2° dopoguerra sviluppo fordista (imprese e welfare, “età dell’oro” 1945-1975/80)
4) apocalisse post-1989 in cui i rapporti tra i paesi cominciano a modificarsi senza l’influenza delle
due super potenze contrapposte (usa-urss)

Bisogno di un cambiamento di prospettiva e tentativo di critica: attenzione alle narrazioni, ai


racconti e a come vengono presentate le cose.
--andare oltre modello di sviluppo lineare basato sul “modello occidentale” (pregiudizio
eurocentrico nei confronti dei paesi “in via di sviluppo”)
--oltre la prospettiva del nazionalismo metodologico: cogliere esistenza di molteplici forme di
mercificazione del lavoro ampliando lo sguardo dal locale per interconnetterlo con esperienze
altrove (== es. oltre la forma lavoro-salariato, modello classico dell’operaio salariato maschio
bianco; uscire da questo sguardo per vedere altre forme di lavoro: contadino algerino, contadino
siciliano, interconnessione delle forme e delle soggettività)
--studi post-coloniali, subaltern studies, global labour history importanti per rovesciare la
prospettiva (es rivoluzione industriale in inghilterra, ma accento anche su depredazione risorse
india)

(pubblicità 1965 Olio Sasso: processi di razionalizzazione (“serva” nera ma che parla il veneto) ma
anche di costruzione di un modello)

Forza di questo cambiamento di prospettiva:


*contro il determinismo lineare, tenere una visione più ampia
*dialettica tra globale e locale: due aspetti che presentano un mondo “multiscalare” (Sassen)
tutte e due gli aspetti si influenzano e incidono sull’altro
*tenere insieme il micro con il macro, non dimenticarsi ruolo del micro

Teoria segmentazione del lavoro per cui il lavoro è segmentato in base alle caratteristiche degli
individui (intersezione con genere, razza, età, ecc). Tenere presenti il livello macro ma anche il
livello micro: stratificazione non è mai “secca”, ma è articolata e dipende dal contesto e le sue
opportunità/risorse/tipo di lavoro (modelli micro sono generalizzabili o dipendono dalle specificità
di un luogo? Es Ricerca su Foxconn)

(Citazioni slide)
---Van der Linden “Global labour history”. Il lavoro standard non è l’unica forma di lavoro che
vediamo svilupparsi, soprattutto nei processi di inclusione dei marginalizzati
---Harrison “Agile e snella. Come cambia l’impresa nell’era della flessibilità”. Sistemi di
produzione a rete (piccole imprese locali), potere grandi multinazionali non solo manifatturiere, ma
anche grande distribuzione, informatiche/tecnologiche…

Ruolo dello Stato nella globalizzazione


Ci sono tre posizioni: 1) è stato sacrificato; 2) non è cambiato nulla; 3) lo stato si adatta e rimane
protagonista (Sassen)
Lo Stato riorganizza le sue funzioni sulla base dei processi globali, configurando nuovi standard e
nuove legalità (es zone di importazione speciali nel territorio statale; politiche migratorie e
lavorative…). Evidente soprattutto dopo 11 settembre 2001, gli stati più forti hanno ripreso in mano
le leve del potere inserendosi nei mercati e imponendo regole (regolazione flussi internazionali dei
capitali e delle persone –terrorismo--, ripresa patriottismo...)
La globalizzazione da una parte permette esercizio sovranità statale e potere nei confronti di altri
ma per altri stati più deboli è un aspetto che li mette in posizione di subalternità (neocolonialismo)

Standardizzazioni e differenziazioni:
---internazionalizzazione linea di assemblaggio (operazioni simili e generalizzate nelle
aziende/fabbriche), ma come dice Ong (antropologa) più che una diffusione omogenea si trovano
MILIEU locali: le relazioni sociali e lavorative sono pregne dei sistemi valoriali locali e vi è quindi
una congiuntura di relazioni lavorative e sistemi culturali. La cultura degli individui entra nei posti
di lavoro e si combina in maniera diversa e specifica al luogo, al di là della standardizzazione delle
mansioni (micro che si combina al macro)
---catene del valore o reti di produzione globali
---ruolo delle export processing zone (luoghi produzione per l’esportazione, zone di
esportazione speciali) aree che nel territorio statale hanno regolamentazione lavorativa diversa.

Eterogeneità:
*differenze tra paesi e al loro interno: i settori economici e i lavoratori sono da un lato
integrati nell’economia globale, mentre altri operano nel locale.
*bacini di lavoro differenziati, attratti o respinti (es apertura o chiusura corridoi di lavoro per
migranti, città o periferie globali)
*crisi delle teorie dello sviluppo: non vi è una progressiva modernizzazione delle società
arretrate, non vi sono società arretrate. Si alternano fenomeni e processi di arretratezza e
modernizzazione in uno stesso paese

Non c’è globalizzazione senza differenziazione (anche e soprattutto di culture e pratiche: come la
cultura viene messa a lavoro)

*30.09.20 3° lezione confini (non ce l’ho)

*5.10.20 4° lezione catene del valore globale e reti di produzione globale

Principali teorie della globalizzazione economica dal punto di vista della produzione

Prima teoria: Immanuel Wallerstein e il Sistema-Mondo. Definizione economia globale in


conformità a una divisione del lavoro tra stati territoriali e diversi status.
--Globalizzazione come “sistema mondo” eterogeneo, caratterizzato da differenze sostanziali,
divisione del territorio tra centri, periferie, semi-periferie.
--Economia capitalistica determina le condizioni di centro/periferico per cui sottosviluppo è
funzionale allo sviluppo (la divisione del lavoro internazionale si basa sulla differente posizione sul
territorio: nucleo occidentale “centro” ad alto livello tecnologico, legame con “periferia” il cui ruolo
è di fornire al centro le materie prime (forza lavoro, prodotti agricoli…).
--Legami stretti tra aree: gli stati di centro/periferia sono reciproci e i rapporti di scambio tra loro
ineguali. Semi-periferia a metà tra centro e periferia, area che potremmo collocare tra paesi europa
orientale e BRICS. Esistenza Paesi in via di sviluppo e Paesi dominati.
--Diffusione spaziale dell’attività economica secondo logica capitalista: logica interna (max
profitto) spinge il sistema produttivo a espandersi continuamente in senso estensivo (globale) e
intensivo (accumulo di capitale, intensificazione del lavoro, meccanizzazione).
(Circolazione dei capitali legata ai movimenti di denaro e anche alla riorganizzazione delle relazioni
sociali in cui lavoro assume forma particolare)

Critica di Sassen a questa teoria


--tra centro e periferia differenziazione non tanto territoriale ma funzionale, che
taglia la spazialità trasversalmente
--limiti dell’approccio di Wallerstein: economia mondiale caratterizzata da “catene
globali del valore” in cui unità di analisi non sono ambiti nazionali/territoriali ma aree e territori
della produzione globalizzata
***
Seconda teoria: Gary Gereffi e le Catene globali del valore (o merci) -CGV
--Destrutturazione del processo produttivo delle grandi imprese multinazionali (gestione di una
attività del processo)
--Paradigma della catena globale del valore mira a spiegare trasformazioni nella governance delle
nuove strutture produttive (quali sono i rapporti tra le imprese?)
--Tre tipi di governance: di mercato, di rete, di gerarchia.
--Analisi influenzata da studi di Wallerstein (divisione territoriale tra stati centrali, semi- e
periferici): si cerca di comprendere spostamento, da anni ‘50 fino a boom anni ‘90, della produzione
dal Nord al Sud del mondo (spostamento come premessa di molti studi/ricerche su concetto CGV)
--Diverso dal fordismo (diverse produzioni in un unico luogo)
CGV definizione= “insieme di reti interorganizzative raggruppate attorno a un bene o a un prodotto
che uniscono insieme famiglie, imprese e stati all’interno dell’economia mondiale.” Reti che sono
situate in specifici luoghi, socialmente costruiti e integrati a livello locale, e ciò sottolinea il
radicamento sociale dell’organizzazione economica.

Limiti della teoria: applicata a livello pratico si concentra l’attenzione sui rapporti tra le imprese,
tenendo più sullo sfondo il ruolo di famiglie, stati o radicamento sociale.

Tre tipi di governance:


1. di mercato in cui le relazioni tra committente e subfornitori si basano sui prezzi di mercato
(facilità a cambiare subfornitore o committente, es produzione biciclette);
2. di rete, che può essere:
modulare, le relazioni sono standardizzate e regolate da norme tecniche e prodotti modulari,
es produzione computer
relazionale, le relazioni non sono standardizzate ma basate su conoscenze tra subfornitori e
committenti, es abbigliamento di marca
captive (vincolato), in cui i rapporti tra committente e subfornitore sono di lungo periodo e
stretta fiducia, es produzione software
3. di gerarchia in cui il committente coordina un sistema produttivo esterno attraverso rapporti
gerarchici (es siderurgia, sistema moda media-bassa qualità)

All’interno delle CGV le imprese si differenziano in relazione a: forza del committente e luogo
(collocamento azienda quindi: risorse, forza lavoro, norme…).
Nell’approccio CGV punto fondamentale è analisi governance ma visione economica che non
guarda cosa accade all’interno del processo produttivo o condizioni di lavoro

Slide, schemi:
CGV producer-driven e buyer-driven
1)trainata dal produttore es Benetton: si parte dai manifatturieri connessi ai distributori e poi ai
commercianti al dettaglio oppure 2) trainata dal compratore es OVS, Coin, Walmart: la
multinazionale non è il produttore ma è il negozio, che ha rapporti diretti con commercianti e
rapporti indiretti (tramite commercianti) con imprese che producono; si compra quello che è già
prodotto, non chiede produzione ex-novo da vendere.
Relazione verticale global commodity chains – Relazione interconnessa world city network
Curva del sorriso (Stan Shih 1992) cambiamento del valore delle diverse attività della produzione
nel corso del tempo (1970s – 2000s)

Aspetti nella gestione delle catene


Tempo rigido e misurabile (esternalizzazione produzione = certezza dei tempi grazie a relazione con
sub-fornitori che devono mantenere rapporti di lavoro; produzione interna = possibili rallentamenti,
scioperi, norme, ecc)
Spazio just-in-time: consegne nel momento in cui servono (si evitano costi di magazzino)
Standardizzazione operazioni = operazioni concrete della produzione tendono a standardizzarsi (es
attenzione specifica ai tempi) ma NO omogeneizzazione economica= rapporti lavorativi all’interno
dei posti di lavoro non sono mai standardizzati (se lo fossero non ci sarebbe delocalizzazione)
Necessità di cooperare con altre imprese: fiducia, reputazione, dipendenza reciproca?
Differenziazione in base al prodotto (diverse catene se si producono computer, pomodori...)
Innovazione: come avvengono innovazioni? transfer da piccole imprese, obblighi di acquisto
macchinari da parte di multinazionali…?
Connessioni informatiche che rendono più efficiente la gestione della catena

Tre tipologie di rapporti di fornitura 1) merci standardizzate; 2) merci non-standard su specifiche


del compratore con macchinario particolare; 3) fornitori chiavi in mano
Critiche a questo paradigma della CGV (o merci): sostiene prospettiva delle imprese multinazionali
e guarda al punto di vista dei rapporti tra imprese (miglioramento business) ma carenza di analisi
della distribuzione del valore all’interno della catena o del benessere o agency dei lavoratori (es
paradigma CGV sostiene ipotesi miglioramento dei bassi benefici per lavoratori che si trovano alla
fine della catena se impresa si inserisce nella catena).
Senza un’analisi più contestuale e micro non si riesce a capire perché un luogo si posiziona in quel
modo nella catena del valore:
--contesto in cui si sviluppa un’impresa
--ruolo istituzioni (stati, UE, WTO…)
--forza lavoro e intermediari
--influenza presenza/assenza organizzazioni sindacali
--forme di riproduzione sociale (es rapporti tra i generi).
***
Terza teoria: Henderson, Produzione globale a rete (global production network)
--critica a concetto CGVche propone di considerare:
1. le relazioni tra locale e globale
2. la forza lavoro
3. i diversi attori e relazioni di potere
4. contesto socio-spaziale dei diversi nodi produttivi
(punti 2, 3 e 4 sono appunto le criticità mancanti nell’analisi secondo CGV)
--inoltre la produzione non è solo nella direzione da nord a sud del mondo; una parte della
produzione mondiale comincia a spostarsi dal sud verso il nord.

*6.10.20 5° lezione: catene del valore globale e reti di produzione globale


Catene Globale del Valore e Reti di Produzione Globale: concetti/teorie per spiegare come si sono
trasformati i processi produttivi nell’economia.

Investimenti diretti all’estero (anche su Sito UNCTAD)


1. oggi avvengono maggiormente da paesi occidentali verso i paesi occidentali: il 63% dei flussi
però in calo;
2. incremento nei paradisi fiscali (Isole vergini britanniche, Singapore)
3. incremento Cina e Europa orientale

Approccio produzione a rete di Henderson mette al centro il contesto con il quale spiegare le
condizioni di un luogo di lavoro. Principali elementi nei nodi della rete sono:
--istituzioni, quindi regioni, stati, entità sovrastatali
--organizzazioni internazionali, come OMC, e radicamento obbligato
--capacità (dello stato) di creare aree speciali per produzione nel territorio statale
--elementi di intersezionalità forza-lavoro (mai neutra, ma con caratteristiche specifiche)

radicamento obbligato connesso a decisioni e politica di dazi e convenienza

Limiti del concetto di produzione a rete


--teorizzazione del tutto: troppi elementi da tenere in considerazione (tutti gli elementi importanti)
--forza-lavoro definita spesso come un grumo indifferenziato (anche se si dovrebbe considerarne
intersezionalità)
--scarsa attenzione alle motivazioni per cui si strutturano reti produttive

Per altre teorie… attenzione al livello micro (focus sui nodi produttivi):
--differente intersezionalità di forza lavoro che è situata (tipo di produzione, condizioni di lavoro,
elementi sindacali, elementi storico-culturali, ideologia...)
--radicamento in elementi sociali e politici
--condizioni locali influenzano la gestione forza lavoro (molta o poca occupazione, atteggiamento
nei confronti dell’impresa, possibile competizione = gestione di pacificazione o conflittualità)
--importanza della riproduzione della forza lavoro (riproduzione degli esseri umani, sia in senso di
crescita sia in senso di prendersi cura di sé, tempo libero, relazioni...)
--diversa compressione dello spazio e del tempo

Tenere sempre presente: simultanei processi di standardizzazione e differenziazione


--analoga compressione spazio e tempo in varie parti del mondo grazie ai sistemi di produzione e
reclutamento just-in-time
--diversa la gestione della forza lavoro e le relazioni lavorative (contratti, composizione forza
lavoro, livelli di qualificazione che sono specifici dei luoghi di produzione)

(I processi produttivi e le mansioni svolte al loro interno tendono a convergere verso modalità
standardizzate negli stabilimenti gestiti da multinazionali, mentre sembrano differenziarsi a seconda
dei contesti locali se produzione subappaltata a medie imprese).

Le attività lavorative nella rete globale sono connesse a livello informatico ma soprattutto connesse
a un territorio: il contesto storico-sociale localizzato influisce nelle attività e nelle qualità soggettive
della forza lavoro da considerare con analisi della posizionalità per comprendere le trasformazioni e
riproduzioni della forza lavoro attraverso confini geografici e sociali; queste strategie interessano
molte figure lavorative, migranti e non.

*7.10.20 discussione sul programma svolto

video [Link]
crisi export veneto: in mezzo alla catena del valore, vivere con l’export, calo della domanda
produzione per diversi tipi di mercati, si parla di produzione ma poco di condizioni di lavoro,
blocco dell’economia dato dalle tante relazioni, ridurre, risparmiare il più possibile, la prima cosa
per ridurre/sopravviere economicamente: va a cadere sul lavoro esterno, “innovation’s lab”
micro-sociologia: lavoratore bianco, lavoratrici nel settore calzaturiero, nome solo di una donna tra
imprenditrici/imprenditori (atelier), genderizzazione del lavoro ricalcato dai media, lavoro esterno
da tagliare (non locali), mascherina italiana/leone di san marco, chiodino in mezzo ai denti
(caratteristiche lavoratori nel settore calzature: denti rovinati…)
intervista a imprenditori principalmente maschi e no operai… guardare le rappresentazioni che ci
vengono date
esportazioni in cina. Ma situazione in cina? Se si produce più localmente i salari locali devono
aumentare; se si esporta/importa non è importante che localmente il salario sia adeguato a un
consumo importante interno… veneto meno esportazioni; cina più produzione interna e meno
importazioni; ovvio che si è più sensibili nelle produzioni per esportazioni…

12.10.20 7° lezione Seminario Bruno Settis “Ford e i fordismi”


Il mondo nuovo, Huxley: anno 634, Era Ford. Il mondo omologato secondo i principi del fordismo.
Un esempio del mito di Ford che circolava negli anni ‘30.
Fordismo nella definizione di Giuliano Amato (è stato Presidente del, visto come processo storico
alla sua fine, che vide la convergenza tra mondi lavoro, impresa, istituzioni, non cercata da Ford,
estremo liberista e con forte ideologia antisindacale. Come nasce Fordismo così come nella
definizione di Amato?
1) Taylorismo. Rappresentato nel testo del 1911 “Principi dell’organizzazione scientifica” secondo
metodo sperimentale: osservazione lavoro da parte della figura esterna (ingegnere/manager) e
conseguente operazione intellettuale di scarto dei lavori inutili allo scopo di rendere più efficiente il
tutto. Coniugi Gilbreth collaboratori di Taylor: analisi e classificazione dei movimenti (scienza di
scomposizione).
2) Una delle prime applicazioni catene di montaggio a Chicago: “catena di smontaggio” un
processo continuo di macellazione (= connessione con presentazione del libro su Olocausto:
coscienza sopita con separazione delle attività dell’operaio, parte meccanismo)
3) Si arriva a Henry Ford meccanico e poi imprenditore, impersonifica questo fascio di innovazioni
e migliorie e decide di applicare catena di montaggio nelle sue fabbriche. Successo vendite porterà a
aprire fabbriche più grandi per produrre su vasta scala un ampio numero di automobili. Per lungo
tempo stesso modello: macchina modello T (“T” come segno della croce ne “Il mondo nuovo” di
Huxley). Macchina ancora diffusa come oggetto di lusso, borghese, non ancora di consumo per
classe operaia.
4) Importante ruolo Edison, elettricità: uno dei perni della 2° rivoluzione industriale importante per
tutte queste innovazioni applicate su scala industriale.
5) Sottovalutato nella lettura storica del fordismo: produzione di trattori oltre a automobili, centrale
nell’economia e per comprendere fordismo (mondo industriale, mondo agricolo)
--Tratti di razzismo di Ford (giornale settimanale di sua pubblicazione “The dearborn Independent”:
The international Jew, the world’s problem) intrecciato alla gestione della forza lavoro. Gran parte
immigrati, anche neri statunitensi (dal Sud). Forza lavoro composita gestita da Ford anche tramite
scuole di inglese (insegnamento valori e lingua americani ma anche strumento di disciplinamento:
cerimonia Melting Pot).
--Strumento di disciplinamento: Aumento salario graduato rispetto a condizioni da rispettare: alla
disciplina sul lavoro (no scioperi, no sindacato, seguire scuola di inglese), misura di repressione del
conflitto. Alti salari come primo modo di gestire e controllare la forza lavoro. Diffuso con una
diversa luce.
6) Dopo una stagione di monopolio mercato automobili da parte di Ford, General Motors comincia
a guadagnare grandi fette di mercato con strategia di differenziazione del prodotto, così anche Ford
cambia strategia e competizione.
Fabbrica come luogo di sfruttamento e non di crescita e prosperità (Modern times), mito di ford
però continua. Con la crisi e la depressione sindacato si fa strada anche nell’industria di ford.
Abitudine al negoziato tra sindacati e industriali.

Ricerca del lavoro a basso costo anche se nello stesso tempo si cerca di creare classe operaia con
salari da “classe media” (2 elementi del fordismo anni ‘50)

diffusione e circolazione del modello fordista (catena di produzione) – tra settori – tra livelli – tra
paesi
(in europa occasione 1° guerra mondiale: imprese per guerra). Limite fordismo per esperienza
europea: no alti salari fordisti. Francia, Germania, Italia.
Gramsci “americanismo e fordismo” idea che l’oggettività del processo industriale sia una cosa
sociale, sciogliere il nesso dell’esigenza dello sviluppo tecnico con l’interesse della classe
dominante (produzione, profitto)
Lenin : fordismo nelle imprese industriali statali
2° guerra mondiale e donne al lavoro

nixon e rostow: mondo produzione e consumo di massa come livello più alto raggiunto dalla
società, obiettivo da raggiungere per tutte le società

*13.10.20 8° lezione il ruolo della logistica


Fordismo si sviluppa perché non c’è mediazione collettiva del sindacato ma mediazione con il
singolo lavoratore. Poi fordismo diventa modello politico ed economico (lavori 8 ore al giorno ma
hai stipendio per consumare oltre che vivere + welfare in europa). Fordismo rimasto ancora oggi,
Welfare rimasto ancora oggi.
Logistica

[Schema del sistema produttivo:


Capitale iniziale investito in (lavoro, mezzi di produzione) = Merce, prezzo di vendita = Capitale
finale. Differenza fra Cf e Ci = profitto, plusvalore]

Nell’economia globale logistica elemento centrale di distribuzione delle merci su scala globale.
--in epoca greca significato di computare (arte del far di conto= numeri, logica, logistica)
--nell’800 innovazioni logistica spesso associate al settore militare, poi applicate nel settore
civile (organizzazione e gestione rifornimenti e trasporti eserciti)
--oggi, dall’enciclopedia Treccani: definizione rimanda alla “scienza di predisporre e gestire
un complesso di elementi (infrastruttura logistica) e loro attività (processi logistici)” [sistema
logistico]. Disciplina dei trasporti e dell’organizzazione.
--logistica può essere applicata in vari campi (urbanistica, innovazione, settore sociale,
industriale…).
--distinzione tra: logistica industriale (che riguarda il processo produttivo e la sua
organizzazione) e logistica come industria (che è il comparto produttivo di aziende specializzate in
servizi logistici, tipo TNT, SDA)

**Rivoluzione logistica a partire dagli anni ‘50 USA. Necessità militari prima e cambiamenti nel
settore distribuzione. Con rivoluzione si ha un aumento dell’uso dei container (mezzo pratico e
veloce, usato per trasportare oggi circa 90% merci, fenomeno gigantismo navale: si segue logica
economia di scala: maggiori capacità di trasporto e riduzione costo unitario di trasporto)
[limiti gigantismo navale: beneficio economia di scala se nave viaggia ad alti tassi di
utilizzo, mancata ristrutturazione e espansione reti di trasporto (crescita capacità di trasporto e non
per forza crescita container da trasportare), poca sostenibilità e cascading effect dovuta a
diminuzione dell’utilizzo delle navi sulla rete globale)
**Implicazioni politiche: logistica scienza manageriale che ridefinisce il potere istituzionale,
l’organizzazione del lavoro e del territorio. Logistica è modalità di trasporto ma anche punto di
appoggio su cui si sviluppa il sistema economico (essenziale essere in un luogo specifico, avere
infrastrutture, quindi anche scelte istituzioni e pubbliche…)
**Connessione con sviluppo ZES (zone economiche speciali) ovvero: estensione supply chain,
esternalizzazione produzione, dunque segmentazione del processo produttivo richiede sempre più
logistica per connettere i diversi segmenti. Bassi costi della logistica (es camionisti) permette
spostamenti di aree; più logistica determina sviluppo/industrializzazione di aree e
deindustrializzazione di altre aree
**Politica dei corridoi: logistica influenza capacità politica dei vari stati tramite questa politica
ovvero: costruire corridoi con grandi reti infrastrutturali, protocolli di comunicazione e
mobilitazione risorse, per connettere punti della catena di fornitura/produzione. Politica dei corridoi
produce: nuove forme di accesso allo spazio, strutture e servizi (cittadinanza logistica), una
moltiplicazione dei processi di giuridificazione, cioè norme e leggi che diversificano i territori,
influenza delle istituzioni finanziarie internazionali (orientamento delle loro azioni/priorità)
[politica attuata dagli stati, tra cui India più importante]
**Lavoro: crescita dell’occupazione nella logistica cambia 1) i rapporti tra produttori e distributori.
Grandi distributori (coop, eurospar, walmart, amazon…) hanno grande potere sui produttori, si
collocano alla fine della catena e premono sulla scelta dei prezzi facendo cadere queste pressioni sui
costi della produzione (lavoro) e sulle condizioni di lavoro (precarietà lavoratori, debole sindacato)
grazie anche a uso massiccio di container e just in time: serve forza lavoro interinale (che lavora
quando serve e basta) = peggioramento condizioni lavorative e deresponsabilizzazione delle
imprese.
Logistica diventa oggi modo in cui si connette un sistema economico frammentato tra paesi e
regioni ([Link] + anche [Link])
costi che si abbassano in base alle merci che vengono trasportate. Nonostante internet o
smartworking today fisicità rimane importante per la ns vita quotidiana= con logistica e economia
globale, moltiplicazione delle possibilità e rotte.
Just-in-Time nella catena logistica di distribuzione ma anche di produzione. Si mette in produzione
e tensione continua solo il consumo come produzione. Consumatori resi partecipi della produzione,
ruolo centrale nella comunicazione a livello informatico. Sono forme di controllo non solo per
consumatore ma anche per il venditore sul lavoratore, precisione enorme di questi processi (sempre
just in time). Condizione del lavoratore o del venditore nel sistema complessivo. Ricerca poi
lavoratori in ottica delle migliori condizioni per chi? Con caratteristiche comunque specifiche, non
lavoratore a caso. Questione non è solo discriminare ma per condizioni specifiche del sistema…
tracciature ma anche modi per evitare tracciature. Responsabilizzazione e auto-disciplina

*14.10.20 9° lezione Zone economiche speciali (EPZ: Export processing zone)


Descritte anche come “zone del lavoro vivo”: aree con giurisdizione del lavoro e economia diversa
da quello del resto del territorio, con varie etichette per differenziare che rimandano al fatto che è
una zona differente in cui si concentra produzione per esportazione, per commercio estero (export
processing zone, free zone, trade development zone, industrial processing zone...)

ZES è tentativo degli stati di mettere in campo esperimenti flessibili di sovranità graduale in cui
differenziazione territoriale è punto cruciale (Aihwa Ong)
*sovranità graduale, flessibilità: le strutture politiche e legislative non sono più omogenee
ma si moltiplicano in diverse forme: ZES non è uno stato di eccezionalità ma tentativo di
moltiplicazione normativa all’interno di un paese. Moltiplicazione di normative che produce
differenziazione nelle condizioni di lavoro e nelle condizioni della produzione.

**Definizioni secondo 3 organismi internazionali:


1) Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) mette in luce elemento di incentivi
speciali per attrarre investimenti stranieri, delocalizzazione parte di produzione ed esportazione (es
per poter sviluppare una determinata area magari con tassi di disoccupazione elevata)
2) Banca mondiale mette l’accento sull’idea di “area recintata” in un contesto legislativo più
liberale specializzata in produzione manifatturiera per l’esportazione
3) Oecd la definisce come una politica governativa che promuove esportazione in un
ambiente concorrenziale (incentivi speciali o esenzioni tariffarie)

**Elemento fondamentale per la liberalizzazione dell’economia da anni ‘70. Sviluppo ed


espansione ZES connesso a espansione delle imprese. Integrazione nel libero commercio e
connessione tra economie nazionali e economia globale
**Collocazione ZES nel sud del mondo principalmente e in zone strategiche (slide): America
Centrale (Messico al confine con USA, Panama, Colombia…), Coste Africa, Europa orientale
(Polonia), Turchia, sud India, sud-est Asiatico
**Rapporto fra stato e zone contraddittorio e controverso: dipendenza-indipendenza dallo stato
(zona opera in maniera indipendente rispetto alle leggi dello stato, ma è prodotta e può funzionare
solo in partnership con lo stato); riduzione del ruolo esclusivo dello stato, decisioni affidate ai
direttori di queste aree.
**Attività principale ZES: produzione di merci finite o semilavorati per l’esportazione,
generalmente in un regime di restrizione della libertà sindacale. Per attività manifatturiere, lavoro
pesante, richiesta forza-lavoro specifica non sempre presente in loco: migrazioni interne o
internazionali, solitamente forza lavoro in arrivo eccedente e conseguente svalutazione forza-lavoro.
Mansioni ripetitive, dequalificate, spesso assegnate a giovani donne sradicate dalla campagna
(perciò forza lavoro specifica: soprattutto caso Cina sotto i 25 anni). Caratteristica specifica delle
zone: turnover elevato (4-5 anni).
**Sviluppo ZES. Dai primi esperimenti nelle cosiddette “4 tigri asiatiche” degli anni 80 (Hong
Kong, Repubblica Corea, Singapore, Taiwan) alla moltiplicazione, con prima ZES moderna in
Irlanda anni 60 (Shannon). Irlanda in anni recenti “tigre” economica grazie anche a ZES. Centrale
per sviluppo politiche antisindacali e repressione movimento operaio (come avvenuto nelle 4 tigri
tra il 1947 e 1969). Citazione da “La nuova divisione internazionale del lavoro” (1980): “la
repressione del movimento operaio va di pari passo con un sistema economico orientato
all’esportazione”. [È la logica speculativa inglobata nel sistema capitalistico neo-liberale e
globalizzato che ha bisogno di condizioni convenienti di produzione, che si traduce (anche) in
poche tutele del lavoratore e che queste zone favoriscono]. Esperimenti ZES rafforzati ed estesi in
Asia orientale negli ultimi decenni XX secolo e inizio XXI secolo. Tentativi di svilupparsi
industrialmente con attrazione capitali e investimenti stranieri attraverso moltiplicazione ZES, che
progressivamente dalla costa orientale si sono diffuse anche più internamente. (Mappa nelle slide:
nuove ZES in Filippine, Vietnam, Thailandia, India, Cina). Estensione del fenomeno interessa
sempre più lavoratrici/tori.
**Logistica del lavoro vivo: cosa guardare nel fenomeno ZES?
--ZES connesse in una rete: punti di connessione con l’area circostante e con il resto del mondo
(quindi: ruolo fondamentale per esportazione, logistica, attrazione di investimenti)
--possibilità di espansione produttiva per le imprese (flessibilità grazie a diverse opportunità)
--molti studi guardano all’analisi del tipo di zona: legislazione, capacità di attrarre capitali stranieri,
inserimento del paese nel processo di globalizzazione
--ma anche analisi di cosa implicano questi luoghi: diffusione di forme di potere con scarsa
mediazione nelle relazioni lavorative tra gruppi manageriali e lavoratori (spesso vige una
legislazione che vieta sindacati e forme di organizzazioni), sovranità eterogenee nello spazio
politico
--intersezionalità della forza lavoro specifiche delle ZES da analizzare anche in relazione alle
esigenze produttive per capire come funzionano le ZES rispetto al territorio circostante/globale
**Zone producono politica. Non solo aree economiche o lavorative di produzione del valore. ZES
parte fondamentale delle linee di assemblaggio globale al di là del fatto che possono ospitare
produzione, commercio o centri tecnologici: attrazione sì di investimenti e tecnologie ma anche
influenza sulle politiche sociali/lavorative di un paese o di un territorio. ZES si inseriscono nelle
CGV: centri logistici che fluidificano produzione di valore e merci (“logistical hubs”)
**Zone modulari. Zone che creano differenze e divisioni all’interno della forza lavoro rispetto
all’esterno dell’area. Oltre a funzionare come “logistical hubs” sono anche “modular zones” con
ruolo di riassemblaggio/modulazione della circolazione di merci, capitali e forza lavoro.
**Zone socialmente sterilizzate dove le regole delle società locali sono piegate agli interessi degli
investitori. Isole artificiali dove vita esiste solo connessa alla produzione e al lavoro, irregimentata
nei tempi e richieste delle consegne internazionali (Gambino e Sacchetto).
**Lavoro nelle ZES: --donne, giovani, migranti interni (gruppi marginali e subalterni); --linee di
assemblaggio (lavoro pesante e ripetitivo); --turnover lavorativo; --mancanza di sindacato o
limitazioni alla sua azione.

Mappa India: sviluppo di ZES (coste)

Obiettivi dello Stato nel produrre ZES: creare occupazione e quindi benessere;
attrazione/trasferimento di capacità professionali e introduzione nuova tecnologia nell’area e quindi
sviluppo; sostenere esportazioni; incrementare valuta pregiata; sviluppare legami economici
internazionali; sviluppare aree economicamente arretrate e stimolare settori produttivi strategici…
IN PRATICA: SVILUPPO “ALL’OCCIDENTALE”
Obiettivi delle multinazionali, investitori: approfittare degli incentivi e costo del lavoro; relazioni
lavorative “pacificate” nel contesto ambientale; forza delle organizzazioni sindacali; stabilità
politica e sociale della zona; capacità professionali (di mansioni banali e ripetitive); localizzazione
strategica rispetto ai mercati e ai fornitori; qualità delle infrastrutture; presenza o meno di accordi
commerciali; valutazione della moneta locale e convenienza a investire
Quali incentivi? Bassa o inesistente tassazione su salari e profitti; rimpatrio investimenti e profitti
(non obbligo di mantenimento capitale nell’area); libertà di operare senza licenze per
importazioni/esportazioni; affitti gratuiti o finanziamenti a fondo perduto (terra, capannoni,
costruzione di stabilimenti); possibilità di essere proprietario fino al 100% degli immobili;
agevolazione importazione di manager e altra forza lavoro; agevolazione delle autorizzazioni;
selezione del personale a carico dello stato; divieto di sindacalizzazione.

Alcune tabelle sulle slide: 1) Stime ILO del 2006 (più recenti non ce ne sono): Asia in pole position
con più di 900 ZES e circa 56 mln lavoratori nelle ZES, segue america centrale, messico e Middle
East. In Europa tante ZES soprattutto in Polonia. 2) Numero di paesi con ZES cresciuto da 29
negli anni 70 a 130 nel 2006. 3) Combinazioni: spesso investimenti e mercati dei paesi seguono i
vecchi canali coloniali. 4) Cina “fabbrica del mondo”: ZES sull’area costiera orientale
principalmente e solo recentemente diffusione anche verso l’interno.

*19.10.20 10° lezione: EPZ il caso della Foxconn in Turchia


Foxconn impresa taiwanese che opera in Turchia e in altri luoghi dell'Europa orientale.
In Turchia le zone economiche speciali sono definite legislativamente “Free-Trade Zone”
Dopo primi tentativi senza successo di stabilire free zones (anni 30 assemblaggio auto Ford, dopo
seconda guerra mondiale) si sono sviluppate a metà degli anni 80: intento di promozione
investimenti (capitale e tecnologia) e produzione orientata all’esportazione, sostenere commercio
internazionale.
Contesto storico: colpo di stato e militar legislation del 1985. Restrizioni libertà sindacali e cambio
strategia in produzioni per esportazioni con intento di sviluppare il paese. Nuove politiche
economiche in un ambiente politicamente non democratico dopo periodo di libertà sindacali dagli
anni 60. Più libertà ad alcuni sindacati e agli industriali, “ora è arrivato il momento degli
imprenditori di ridere” citazione del 2004 su slide.
FZ e UE: legge garantisce vantaggi fiscali, incentivi, divieto di sciopero nei primi 10 anni di
lavoro, ma condizioni e libertà sindacali abolite nel tentativo di entrare nell’UE (anche se
condizioni di lavoro rimangono le stesse).
Aspettative del governo deluse: investimenti non in “greenfield factories” (a terreno libero) e
importazione tecnologie avanzate, ma in privatizzazioni di imprese pubbliche e attività trading e in
generale per il commercio interno
Cambiamenti nella legislazione: governo approva nuova Legge su FZ, dal 2010 si può beneficiare
degli incentivi FZ solo se esportazione per almeno l’85% dei prodotti, e nel 2011 l’esportazione
aumenta rispetto alle importazioni per la prima volta. Ma scelta FZ in Turchia dovuta a fattore
logistico: spostamento produzione per evitare pagare tasse
Dati recenti. dal 2012 ci sono 19 free zones, investimenti stranieri per circa 3 mld usd. Imprese
straniere sono quelle che occupano la maggior parte delle persone; dal punto di vista occupazionale
non è che poi ha occupato tante persone (56.000 latoratori che è 0.33% totale lavoratori turchi);
concentrazione in 3 free zones principalmente.; vari modelli di free zones: pubblico, in parte privato
e in parte pubblico, totalmente privato.
Foxconn nella FZ in Corlu (nella parte europea della Turchia) impresa stabilita nel 1996. La FZ
occupa 150 imprese e circa 2500 persone ed è materialmente recintata. La Foxconn occupa 430
persone e lo stabilimento è posizionato centralmente, vicino al corridoio pan-europeo (logistica),
collegato con Bulgaria, Grecia e Europa centrale; trasporto merci nei mercati più ricchi dell’Europa
Occidentale, Nord-Africa e Medio-Oriente

Ricerca del prof. Interviste a lavoratori, ex lavoratori, testimoni privilegiati (con interpreti). Una
delle caratteristiche di questo stabilimento è che sono tutti lavoratori turchi, alcuni manager stranieri
(uno scozzese) e alcuni lavoratori bulgaro-turchi (scappati durante il regime del socialismo reale,
ma da piccoli paesi di tradizioni turche: lavoratori e lavoratrici muhaccir con una diversa disciplina
del lavoro: forte socializzazione al lavoro industriale)
Stabilimento aperto nel 2010 e produce desktop per HP per Nord Africa e paesi del Medio Oriente.
Bassi livelli salariali per gli operai dai 300/350€; capi reparto poco di più 380/420€; manager
1500€. Due linee di assemblaggio che producono circa 5000 computer in 24H, 110/115 all’ora.
**Intervista Manager: nella zona si parla inglese, tante università tecniche in Turchia: lavoratori
che sanno lavorare nei processi lavorativi industriali. In alcuni paesi il lavoro è pagato meno ma c’è
anche meno flessibilità del lavoro e non sanno stare dentro la fabbrica (si guarda non solo al costo
del lavoro ma anche agli altri fattori)
**Apertura dello stabilimento, processi di apprendimento per i lavoratori/trici: hanno mandato
un po’ di lavoratori turchi nello stabilimento della repubblica ceca, così per fagli imparare il
mestiere (e farli lavorare allo stesso tempo). Quando era stato aperto lo stabilimento della rep ceca, i
lavoratori erano stati mandati in cina per imparare il lavoro e le tecniche (perché era il primo in
europa). Intervista con condizioni in rep ceca.
**Caratteristiche forza-lavoro: lavoratori turchi e no migranti. Più uomini che donne (60%-40%
circa) e solitamente donne operaie. Età dai 25 ai 45 anni: giovani adulti. Assunti direttamente a
tempo determinato.
**Lavoro femminile a Corlu: diffuso, zona della turchia più vicina alla grecia dove relazioni
patriarcali meno forti in particolare tra le donne bulgaro-turche (muhaccir): no comportamento
passivo, cercano attivamente di raccontare loro esperienza. Divisione di genere per ruoli interni e
tipo di produzione (es manager quasi tutti maschi, donne in pre-test, linea assemblaggio mista).
**Muhacir Bulgarians: turchi etnici che abitavano in quella che era la bulgaria e che emigrano
verso Turchia nei periodi di più discriminazione dal regime del socialismo reale. Comunità in
diverse zone. Non c’è molta differenza con i locali (“estetica” o di lingua), ma diversa attitudine al
lavoro (secolarizzazione, meno patriarcato, donne partecipano al mercato del lavoro). Forza lavoro
più disciplinata e facilmente integrabile nei processi lavorativi. Slide con intervista (25.42): doppia
nazionalità per alcuni (bulgara/europea/ - turca), possibilità di spostarsi in paesi dell’ue,
contrattazione diversa. Altra intervista 26.45.
**Processo lavorativo semplice basato sulla linea di assemblaggio, just-in-time e sistema basato
sul miglioramento continuo.
**Flessibilità della produzione: 1. funzionale (operatori multi-task: si possono spostare) 2.
numerica (studenti e disoccupati: tirocinio scolastico e apprendistato disoccupati pagato dallo stato)
3. oraria (sistema banca ore, flessibilità ore di lavoro al giorno/settimana in base a domanda e
possibilità recupero ore, no straordinari)
**Condizioni di lavoro e pratiche lavorative simili in tutti gli stabilimenti foxconn: lavoro veloce
(just-in-time), forte disciplina e controllo diretto (visivo) + basato su tecnologie quando possibile
per legislazione = elevato turnover (minaccia licenziamento poco efficace: alta possibilità di
occupazione manifatturiera nell’area).
**Grafico della gerarchia fatto dai lavoratori: come loro vedono il processo lavorativo e la
gerarchia, non sempre tra i lavoratori ci sono buoni rapporti (es caporeparti e operai). (suggerimento
ricerca)
**Livelli salariali (intervista su slide) paga regolare, ma bassa; malattia non pagata, straordinari
non pagati; lamentele.
**Sindacati: rinuncia all’iscrizione sindacale sotto richiesta dell’azienda Foxconn, pena il
licenziamento. Ad oggi peggioramento della situazione, con iscrizione al sindacato in maniera
informatica (sul sito web) da disposizioni dello Stato, ma con imprese.
Nel caso turco si articola un pezzo di catena di produzione globale in base alle caratteristiche
locali:
--stato che sostiene investimenti internazionali; --politiche lavorative e migratorie favorevoli; --
lavoro just-in-time, sistema orario banca-ore, uso di studenti e disoccupati; --disponibilità di forza
lavoro poco costosa e semi qualificata; --debolezza o assenza di sindacato e divieto di sciopero;
--opportunità di vendere prodotti in un mercato sub-continentale, evitando dazi e limiti di
importazione prodotti finiti; --prossimità al cliente e al mercato che garantisce una risposta rapida =
possibilità di mantenere livello di flessibilità e di just-in-time è connessa alla politica lavorativa
Foxconn e caratteristiche forza-lavoro: banca-ore, uso di studenti, flessibilità multi-tasking degli
spostamenti nei reparti e nelle diverse mansioni, donne, muhaccir.

*20.10.20 11° lezione agenzie di reclutamento


Intermediazione del lavoro a livello internazionale: mobilità del lavoro, della forza lavoro
*reti migratorie
*mediatori informali
*reclutamento forzato
*agenzie di reclutamento (nel paese d’origine)
**Reclutamento manodopera spesso associato con le migrazioni (investimenti in luoghi senza
ampia disponibilità di manodopera). Come? Navi negriere, sistema dei coolies, indentured (lavoro a
contratto). Reclutamento ha una storia (forza lavoro inviata negli USA dai paesi europei nel 900,
reclutatori in italia nelle campagne). Tramite industria reclutamento: direzione migrazioni di massa
dai paesi scarsamente industrializzati a quelli industrializzati; intermediazione negli anni 60 con
ruolo datori di lavoro importante: ricerca forza lavoro, e migrazioni organizzate da agenzie degli
stati (intermediari).
**Irregimentazione e autonomia (migranti)
Mobilità: autonoma, circolatoria, permanente, in forme legali/illegali o informali (amici, parenti).
Mobilità: si incrocia con politiche migratorie su due livelli 1. Unione Europea (libera circolazione)
2. Stati (sovranità decisionale).
*preferenza di immigrazioni just-in-time senza sistemazioni di lungo periodo
*campo di tensione dell’autonomia che va contro direttive e tentativi più ampi di gestione
dei flussi
**Agenzie di reclutamento reclutano le persone in un luogo per lavorare in un altro luogo. Si
strutturano e hanno compiti diversi, e diffusione consistente a partire dagli anni ‘90 soprattutto dopo
‘97 (ILO abbandona idea monopolio pubblico dei Centri per l’occupazione). Istituzioni a livello
internazionale equiparano ruolo pubblico con privato nei meccanismi di regolamento
offerta/domanda di lavoro (già nel ‘97 stima che 80% dei lavoratori migranti dai paesi asiatici verso
arabi passasse attraverso agenzie private di reclutamento. Paesi asiatici già organizzati in questo
senso).
**Agenzie di reclutamento internazionale: che conseguenze?
*trasformano il mercato del lavoro a livello internazionale (creano gruppi di lavoratori per
specifici lavori). Le agenzie mediando i lavoratori a livello locale incidono sul lavoro globale
*estraggono profitto da tale attività
*gestione diversa della manodopera (a tempo)
*sistema informatico di controllo e trasmissione di dati a livello internazionale (liste nere nel
settore marittimo, liste formali e informali per elencare soggetti disturbanti)
**Trasformazioni nei sistemi di occupazione
--Mediazione e non occupazione diretta: agenzie affittano e vendono il lavoro
--Recentemente assunzione diretta del lavoratore dalle agenzie, e affitato ad altre imprese
**Lavoro interinale: scissione legame fra datore di lavoro di fatto (rapporto generico) e di diritto
(contratto con agenzia). Rapporto tra tre parti: contratto (lavoratore-agenzia) e appalto di
servizi/d’opera (agenzia-impresa), tra lavoratore-impresa non c’è rapporto contrattuale ma
obbligazioni (inseriti dall’agenzia)
**Ruolo dello stato che ha cambiato funzione in questi anni, ma rimane importante perché
--stabilisce il livello di diffusione di queste agenzie (condizioni apertura, chi ci lavora, ecc)
--sostiene migrazioni per rimesse e valuta pesante (dollari, euro…)
--abbassa le tensioni interne (es disoccupazione)
**Circuiti di organizzazione sociale: come viene organizzato questo reclutamento?
--procacciamento del contratto (negoziazione tra reclutatori, datori di lavoro stranieri, uffici
governativi)
--reclutamento della forza lavoro (uffici governativi paesi che esportano forza lavoro, agenzie di
reclutamento e lavoratori che inoltrano richiesta)
--messa al lavoro (individuale: decisione dei lavoratori, comportamento migranti, situazioni
familiari, condizioni strutturali)
**Diverse forme di organizzazione del reclutamento
--con gestione completa o solo reclutamento; alloggio nel luogo di destinazione, libertà/difficoltà di
cercarsene uno; gestione della manodopera all’interno del posto di lavoro; gestione delle rimesse
(pagati direttamente nel paese d’origine)
**Per gli stati esportatori: cosa guadagnano? Principalmente abbassa la disoccupazione e ha
benefici finanziari (debiti esteri) ed economici (ottiene valuta pregiata). Una parte della popolazione
può migliorare condizioni di vita
**Produzione di nicchie. Specializzazione agenzie per paesi, genere e mansioni, così che il lavoro
diventa specifico in base ad alcune caratteristiche che vengono offerte/trovate e mediate
dall’agenzia o richieste dai datori di lavoro (in base a facilità di spostamenti, presenza di database e
richieste o necessità just-in-time; talvolta avviene anche in maniera informale senza ruolo agenzie).
Produzione di nicchie è costruzione sociale e politica per cui lavoratori/trici la scelgono/la
subiscono.

*22.10.20 12° lezione seminario democrazia al lavoro


Guglielmo Meardi, “Lavoro e democrazia nell'era dei populismi”

**La democrazia nel lavoro


A 50 anni dalla “Costituzione entra in fabbrica” (legge 300/70): 1970 storicamente per l’Italia,
generalmente e strutturalmente come centro di “secolo del lavoro”. Secolo che inizia in un certo
senso negli anni '20 consigli di fabbrica tedeschi, sviluppo nei 30 anni gloriosi del dopoguerra, poi
crisi.
“Parabola lunga” del lavoro, storia della democrazia industriale o del lavoro strettamente legata
a quella della democrazia politica. A partire dagli anni '20 nella maggior parte dei paesi
Occidentali avvio di un periodo di democratizzazione (per es suffragio universale e femminile),
oggi si parla sempre più di crisi della democrazia.

**Idea di democrazia nel lavoro: differenze istituzionali tra paesi ma aspetti comuni:
--lavoro non solo come rapporto economico ma anche come rapporto politico
--cittadinanza industriale: "status" del lavoratore (cittadino avente diritti inalienabili in quanto parte
della comunità) e non solo contratto di lavoro (diritti che dipendono dai rapporti di forza
contrattuali)
--livello micro (lavoro) e macro (mercato del lavoro, protezione sociale) di "politica contro
mercato"
Idea di base è che il mercato del lavoro è uno spazio politico in cui lo stato decommodifica la
merce lavoro assegnando agli individui dei diritti inalienabili che rimangono a prescindere dalla
posizione sul mercato (es malattia, ferie, ecc)

Tempi recenti: crisi della democrazia sia nel lavoro che nella politica. C’è un collegamento?

1. Politica contro mercato


--1970 momento simbolico (politicamente per l’Italia ma anche apice 30 anni gloriosi in quasi tutto
l’Occidente): presa di parola vs. defezione (Hirschman). Possibilità istituzionale di presa di parola
importante per risoluzione conflittualità e rivendicazione diritti
--considerare il lavoro in modo politico porta a critica del lavoro come merce (impersonale,
anonima, astratta): lavoro collegato alla vita del lavoratore, il valore del lavoro nel contesto del
luogo di lavoro in cui avviene la produzione (trasferimento del valore)
--ambiguità della libertà del lavoratore (libertà di firmare il contratto, ma libertà ambigua, libertà
come nudità, necessità del lavoro per il sostentamento)
--forza lavoro, forme di controllo, "engagement" e "risorse umane" (valore del lavoro e problema
della voce)
--difesa collettiva dallo sfruttamento del rapporto asimmetrico

2. Democrazia rappresentativa: forma principale sia nel lavoro che nella politica (fin da
Sydney&Webb fine ‘900, storicamente poche eccezioni che confermano la regola)
--processo decisionale subordinato alla controparte, negoziazione dei diversi interessi in un sistema
di economia e mercato capitalista (non ci sono solo lavoratori)
--patologie simili alla democrazia politica (anch'essa rappresentativa): “casta” politica/sindacale?
Ma non come prevedeva Michels (oligarchie di ferro)

3. Risultati positivi della democrazia rappresentativa


--apice democrazia industriale intorno anni 70: compromesso fordista, presa di parola istituzionale
dei lavoratori con effetto di riduzione diseguaglianze e migliore redistribuzione del reddito
--Non solo fordismo: effetti della democrazia industriale su sicurezza del lavoro; pari opportunità;
cambiamento tecnologico (accettazione e utilizzo innovazione tecnologica per migliorare non solo
posizione competitiva e prodotto, ma anche le condizioni di lavoro; applicazione tecnologia e effetti
positivi delle condizioni di lavoro)
--collegamento storico con democratizzazione politica, fino agli anni 90 ma rapporto in declino

4. Perché in crisi?
--motivazioni strutturali
(fine modello fordista e inizio mondo neoliberale, situazione politica che cambia rapporti
decisionali all’interno del luogo di lavoro: non più contrattazione tra parti decisioni del datore)
(tecnologia: volatilità dei mercati e prodotti: 1) bisogno di maggiori e più veloci profitti per
il reinvestimento, al pari dell’avanzamento tecnologico; 2) bisogno di riorganizzazione del lavoro
per seguire volatilità mercato)
(globalizzazione: rapporto politico democratico sul lavoro facilitato dalla presenza di stato-
nazione dai confini territoriali stabili entro cui far rispettare questo rapporto, con globalizzazione e
porosità dei confini: meno potere di rispetto e negoziazione diritti)
--motivazioni soggettive
(diversificazione del lavoro rende più complessa una democrazia)
(affluent worker: lavoratori meno interessati)
(imprenditoria/gig economy, consapevole scelta di lavoro più flessibile e al di fuori di
status/diritti, più di tipo contrattuale)
[ma lavoratori marginali (donne e migranti) sono interessati a rivendicazione diritti e questione
politica del lavoro]
--livello micro-politico
(lavoratori meno interessati a assemblee, sindacati non per loro atteggiamento ma per
pratiche manageriali organizzative e istituzionali di silenziamento dei lavoratori)*es fordismo

5. Paradosso: ripoliticizzazione del lavoro. Tematica politica e democratica del lavoro è strutturale,
e se diminuisce la rappresentatività, emerge in altre forme di politica del lavoro (Cambiamento
governance del lavoro dal 92 al 2012: comparazione in Europa):
--passaggio al neoliberalismo puro oggi presente? Negli ultimi 20-25 anni rivalutazione associativa
del lavoro (sindacalizzazione, contrattazione, concertazione sociale, consigli di fabbrica) più altre
forme statali di regolamentazione del lavoro sono aumentate. Esiste un problema politico del lavoro
di cui qualcuno si fa carico: se i datori non se ne occupano, lo fa il governo per avere consenso
(esempio del salario minimo: esiste comunque una questione politica del salario; aumento dei diritti
individuali nel mondo del lavoro; aumento della spesa sociale)
--status lavoratore rimane MA come viene filtrato?

6. Problemi per la democrazia: politica del lavoro c’è, ma è meno democratica


--nel luogo di lavoro ci sono pratiche di silenziamento, post-fordismo e riduzione delle dimensioni
luoghi di lavoro (meno lavoratori, meno possibilità di istituzionalizzarsi in un gruppo
rappresentativo)
--status lavoratore non è filtrato dalla sua voce (rappresentatività) ma dalla politica (es ministero del
lavoro): filtro politico alle domande dei lavoratori, decisioni prese senza processi democrativi di
concertazione, negoziazione o ascolto delle proposte dal basso, infatti:
---tendenza al paternalismo sociale soprattutto evidente nei paesi emergenti (Brasile, India, Cina...),
che aumentano spesa sociale e creano sistemi sociali in modo più statalista e paternalista
---ciò produce un sovraccarico per il sistema politico, questioni che erano delegati alla
contrattazione e ora prerogativa del governo (es salari minimi)

--Questo apre lo spazio al populismo:


Nell’Europa dell'Est: caso lampante di un modello del mercato del lavoro costruito
istituzionalmente come volontà politica come mercato e non come politica. effetto: non un vero
mercato del lavoro come vorrebbe la teoria neoclassica, ma situazione in cui lo scontento dei
lavoratori che non possono prendere voce si manifesta in altre forme (uscita e defezione
nell’economia informale, cattiva condotta organizzativa, populismo politico, emigrazione). Europa
dell'est come “laboratorio” che si sta spostando a ovest?
--discorso populista supera il trilemma di Rodrik (democrazia, sovranità, integrazione
internazionale) e risponde meglio ai problemi lavoratori rispetto alle altre alternative
--critica dell’intermediazione e ipersemplificazione domande sociali: governi populisti più forti
degli ultimi anni (Ungheria, Polonia, Italia) hanno avuto politiche sociali importanti, tutte senza
contrattazione: paternalismo sociale

7. Una seconda chance?


--spettro populista come chiamata di allarme per il capitale (rivalutazione dei rapporti sindacali,
vincoli, costi ma prevedibili rispetto a politiche populiste “dall’alto”)
--voci ottimiste: più domanda di democrazia nel lavoro e importanza dell’educazione dei lavoratori
--nuove reti, tecnologia, nuove forme di organizzazione (contro post fordismo può aver
frammentato canali di democrazia precedenti)
--anche se spazi istituzionali sempre più stretti (Streeck)

Valeria Pulignano, E-Democrazia al lavoro: Effetti e problematicità dell'era digitale. Alcune


riflessioni

Punto di partenza: cittadini, uso tecnologia e democrazia rappresentativa (alcuni fattori: velocità e
portata distorsione della realtà, declino libertà di stampa, impatto nuove misure di sorveglianza dal
capitalismo digitale, gig-economy e influenza sugli individui, valorizzazione e accumulazione di
dati da parte di aziende tecnologiche: potere e capitale)
Due aspetti fondamentali oggigiorno: Populismo e Polarizzazione, attributi immanenti che
costituiscono la società che diventa sempre più 'asservita' a logiche di concentrazione di influenza e
ricchezza dove prevalgono logiche e tattiche di disturbo e manipolazione delle informazioni che
sono espressione di interessi di varia natura con il risultato di reprimere la capacità di scelta degli
individui, nonostante il termine con il quale le tecnologie approcciano il mondo e i cittadini sia
"FREEDOM", termine utilizzato ma non messa in pratica. Compromissione dei principi e processi
democratici che rischiano declino e recessioni.

Tre temi: E-Democracy e potere, E-Democracy e fiducia, E-Democracy e partecipazione,temi legati


e articolati l'uno con l'altro, non divisi.

1) E-Democracy al Lavoro e Potere


– Luciano Gallino affronta il tema tecnologia con lo sguardo alle implicazioni sociali e culturali:
ignoranza tecno-scientifica, cioè: a un allargamento tecnologico dovrebbe seguire allargamento
delle cose da sapere. Alcune aree di non sapere che potrebbero essere problematiche: nano
tecnologie, telecomunicazioni, tecnologie digitali (da approfondire). Ignoranza tecno-scientifica
legata al tema della tecnologia e democrazia.
– Mills, “Politica e Elite”: riflessione sul collegamento tra tecnologia, democrazia e potere.
Democrazia è strumento per prendere decisioni in modo condiviso e partecipato, ma attuali
modalità e processi di sviluppo tecnologico mettono in pericolo processo democratico e condiviso,
quando questi sistemi servono e vengono usati da piccoli gruppi e non dalle masse. Questo
comporta squilibri e erosione del senso di fiducia degli individui nel loro agire quotidiano come
attori democratici; rinuncia dell’agire democratico, si cede al controllo delle élite (es politici
utilizzano tecnologia come strumento, per vincere elezioni...)
– Colin Crouch,“Post-Democracy”: sconvolgimenti storici vissuti dalle democrazie in diverse parti
del mondo e pressioni alle privatizzazioni e riduzione del peso della polittica (“Hollowing out”:
svuotamento politica).
– Influenza su impegno individuale nei confronti delle istituzioni, dei partiti, della stampa e
organizzazioni civili. Oggi viene meno interazione cittadini e istituzioni, fondamentale per esercizio
democrazia, producendo squilibrio e risultati drammatici (Trump, Bolsonaro, Brexit, ascesa estrema
destra).
– Utilizzo forte delle nuove tecnologie nel diffondere disinformazione: uso improprio tecnologia
influisce sulla fiducia nei processi democratici. Fiducia come fattore indispensabile per esercizio di
una democrazia di diritto; quando partecipazione non è più concepita come diritto di cittadini ma
piuttosto come opportunità riservata a pochi eletti al fine di trarre profitto dai circuiti di una nuova
economy in espansione, i cittadini perdono fiducia a quelle istituzioni a cui facevano riferimento
perché non sono più espressione di quella voce.

2) E-Democrazia al Lavoro e Fiducia


Fiducia verso istituzioni democratiche è compromessa da disinformazione che è provocata da nuovi
sistemi di comunicazione di massa.
– Fake news (informazioni fabbricate con formato e contenuto simile a quello di notizie ma prive di
standard “legittimi” dell’informazione giornalistiche).
Compromissione della fiducia del pubblico e influenza sul comportamento civico e elettorale:
diffidenza verso politica, mobilitazione e dissenso ma spesso ritiro dalla partecipazione
– Potenziale di esposizione alla disinformazione erode la fiducia del pubblico nelle istituzioni
democratiche e politiche, riducendo propensione dei cittadini al voto spingendoli a votare per
candidati populisti.
– Ruolo fondamentale della tecnologia nella creazione e formazione di questi fenomeni.
– Difficoltà di accedere a informazioni di qualità online è preoccupante per molti europei. Survey
mette in evidenza come ci sia molta preoccupazione a riguardo di essere esposti a questi fenomeni
di fake news, e difficoltà di poter accedere a informazioni reliable (soprattutto giovani)

Fake news effetti su democrazia e politica, ma anche su economia e imprese [creatività]


– Comunicazione online e digitale diventata un elemento fondamentale per le imprese. Se i canali
digitali funzionano in maniera sbagliata questo comporta effetti negativi sull'economia, sui prezzi,
sulla fiducia degli stakeholder… Roland Berger "Democracy and digital disinformation": fake news
come modello di business legato all’utilizzo di piattaforme digitali e di nuove tecnologie crea
profitti (es su facebook). Fake news prosperano attraverso la digitalizzazione perché algoritmi di
filtro delle piattaforme mirano al coinvolgimento in rete e non selezionano contenuti secondo criteri
giornalistici standard: c’è una logica del capitale digitale che soggiace a questi fenomeni, da tenere
presente quando si cerca di comprendere effetti della tecnologia sulla democrazia.

Cosa si può fare?


a) conoscere processi attraverso i quali i comportamenti individuali vengono influenzati (per capire
come riacquistare fiducia nell'informazione); aspetto che si pone come condizione fondamentale di
ogni società di diritto, la cui mancanza potrebbe spiegare la crisi di irrazionalità della tecnologia che
soggiace all'ignoranza tecno-scientifica (Gallino)
b) leggi e regole per diffusione fake news
c) regolamentazioni per proteggere l'utente, fornendogli massima trasparenza sulle piattaforme
digitali (ma youtube?)

3) E-Democrazia al Lavoro e Partecipazione


Giganti piattaforme digitali raccolgono dati digitali per incitare in modo non democratico dagli
utenti (non partecipato) un maggiore consumo dei loro servizi e maggiore consegna dei dati
personali. Dati, algoritmi e controllo: algoritmi presenti nelle piattaforme gestiscono i dati,
esercitano un sistema di controllo attraverso i quali le piattaforme prendono ed eseguono decisioni
che influenzano il lavoro e limitano il coinvolgimento umano e la supervisione da parte del
lavoratore sul processo lavorativo:
– chi possiede e quindi gestisce i dati possiede il vantaggio competitivo maggiore che favorisce
ulteriore raccolta di dati e ulteriore vantaggio competitivo (Matthew effect) che rafforza le
asimmetrie dei rapporti di lavoro e rapporti sociali all'interno delle piattaforme (relazioni
capitalistiche di piattaforma)
– Democrazia legata alla capacità che i lavoratori hanno di poter utilizzare a loro modo i dati
raccolti e di influenzare proprie condizioni di lavoro: mondo piattaforme apre a un contesto nel
quale si nota assenza aspetti di contrattazione collettiva di lavoro, uno dei diritti fondamentale di
lavoro e uno degli strumenti attraverso i quali si partecipa e c'è voice, non viene esercitato. Spesso
uno dei problemi che limitano le capacità dei lavoratori di potere partecipare delle proprie
condizioni di lavoro è anche diatriba tra diritto del lavoro e competition law: mancanza da parte
della legislazione di riconoscere possibilità di lavoratori di poter essere soggetti contrattanti.

*26.10.20 13° lezione agenzie di reclutamento II


Conflittualità lavorativa su aspetti di democrazia nel lavoro, dentro e fuori i posti di lavoro.
Elemento centrale ma oggi forse meno dibattuto.

**Quali strumenti per il reclutamento per le agenzie? Registri di candidati già a disposizione
(segnati per caratteristiche lavorative e sociali: intersezionalità); Pubblicazione di annunci su
giornali o web; Richiesta a sub-agenti; Ricorso alla rete di contatti personali
**Gabelle: ricompensa all’agenzia, pratica diffusa in contrasto alle disposizioni OIL: dovrebbe
pagare solo l’imprenditore. Primo salario o una parte paga l’agenzia/forma informale di
reclutamento per il suo lavoro. Gabelle sono legate alla domanda e all’offerta; se il tipo di lavoro è
molto qualificato il lavoratore paga molto meno, se il lavoro è meno qualificato il lavoratore dovrà
pagare molto di più (perché la persona è facilmente sostituibile). Altre forme di gabelle sono legate
alle rimesse, che fluiscono attraverso agenzie o banche statali.
**Lavoro domestico: caratteristiche non basate sulle competenze ma su caratteristiche lavoratrice
quali:
--nazionalità, religione, età, lingue parlate, peso, colore pelle, livello istruzione, stato
matrimoniale
--affidabilità, creatività, socievolezza, deferenza all’autorità, adattabilità
Che mostra come la merce forza-lavoro non è comparabile a altre merci. Sono elementi che si
basano più sulla personalità, e non su elementi oggettivi, e quindi più facilmente ricerca si basa su
stereotipi e luoghi comuni che diventano quasi pratiche.
Il lavoro domestico è lavoro emozionale (Arlie Russell Hochschild) così come lavoro di hostess,
lavoro di ricevimento… non si vendono solo competenze ma anche “sorriso”, nel caso del lavoro
domestico questo aspetto di accoglienza, empatia è molto più pronunciato perché si ha a che fare
con bambini o anziani (soggetti “deboli”). Poi sorriso: diventa parte di me o riesco a staccarmene?
Forza lavoro è una merce speciale: individui con caratteristiche sue proprie (agenzie e datori di
lavoro nella scelta collaboratrici domestiche tendono a esprimere preferenze per specifiche
nazionalità, che spesso riflette gerarchie razziali==sistema che riproduce diseguaglianze)
**Lavoratrici domestiche in Italia. Reclutamento caratterizzato da “confronto all’americana” in
cui le datrici di lavoro scelgono e possibile penalizzazione giovani e belle; ci sono luoghi di
reclutamento fisici in cui è possibile trovare questo tipo di “merce” (mercato del lavoro è un luogo
denso di socialità, di relazioni e rapporti che si inseriscono/concretizzano sia in luoghi fisici come
luoghi di incontro, cooperative, associazioni, luoghi frequentati da un particolare gruppo etnico, che
in luoghi virtuali/informatici come siti web); uso delle reti migratorie.
Mazzacurati ha sottolineato modalità “blat” (mutuo soccorso gratuito che esisteva nell’est-Europa
tra amici/conoscenti per procurare merci/servizi nel contesto deficitario dell’economia pianificata
sovietica) che diventa sistema di ricerca/reclutamento lavoro domestico per lavoratrici dall’est-
Europa in Italia non più basato sulla fiducia ma dietro compenso monetario. Meccanismi traslati
(traduzione) dai paesi di origine in paesi “di destinazione” = capire meccanismi dei paesi di origine
e non solo il qui del paese di destinazione.
**Alienazione per le migranti:
--maternità surrogata e genitorialità a distanza (diverso rapporto “genitoriale” con figli datori
lavoro, presenza/assenza nella distanza con i propri figli: chiamate skype, rimesse…)
--mercato delle emozioni
--domestiche immigrate, mancata professionalità femminile e continua astensione al lavoro di cura
degli uomini
**Forme di difesa: --organizzazioni di lavoratrici domestiche (ACLI in particolare); --reti
migratorie amicali, reti di italiani: possibilità di diversificare offerta di lavoro; --mobilità nel
territorio e circolarità (visto e livelli di alienazione più bassi)

*Il lavoro in distacco


Soprattutto con imprese manifatturiere e di costruzione
Forma di mobilità che ha ripercussioni sull’organizzazione sindacale e sui rapporti lavorativi. Per i
sindacati europei è una sorta di social dumping che mina i diritti del lavoratore. Ma fenomeno
sfaccettato che può portare a conflittualità nel luogo di lavoro (es “british job for british workers”
xenofobia e razzismo) e deregolamentazione (tentativi UE di regolare e tutelare ma più
regolamentazione c’è e più è possibile trovare scorciatoie). Lavoro in distacco è inneggiato da
liberismo spinto

**Fatti e cifre: Provenienza dei lavoratori: Polonia; Germania; Belgio; Lussemburgo; Regno Unito.
Destinazione: Germania, Francia, Belgio; Paesi Bassi. Prevalenza da paesi ad alto salario e
fenomeno diffuso nei paesi Europa centro-settentrionale principalmente tra paesi vicini (il 40%),
spostamenti di lavoratori qualificati: Aziende in UE che creano rete di filiali e forte
interconnessione nel sistema produttivo europeo. Rete di produzione “intercontinentale” oltre che
globale con stabilimenti dislocati in aree unione europea e relazioni con altri paesi (nei paesi sud-
europa si usano altri strumenti e modalità per abbassare i salari, per es lavoro informale)
Nel 2006 il lavoro in distacco interessava il 0,3%-0,5% degli occupati, nel 2014 1,92 milioni, nel
2018 2,3 milioni (più che raddoppiati dal 2006 al 2014) ma percentuale ancora bassa: 0.7% degli
occupati. Concentrato in alcuni settori (es manifattura e costruzioni).
Grafico nelle slide: 1) lavoratori mandati e ricevuti. Italia ne spedisce più di quelli che riceve:
rapporto che è cambiato nel corso degli ultimi 10/12 anni (delocalizzazioni, manodopera italiana
negli altri paesi costa di meno).
[Il distacco funziona che azienda che manda ci guadagna in termini di costo del lavoro, paga meno
tasse: cambiamento dal punto di vista economico (versamento contributi in un altro paese, sto dietro
le regole di un altro paese per pensione), e dal punto di vista legislativo (sono soggetto alla
normativa di un altro paese, diverse tutele e diritti)]
Grafici su slide.
**Lavoro in distacco mostra processo dell’interconnessione tra diversi paesi: globalizzazione
in un continente o mini-globalizzazione in UE. Queste connessioni hanno cambiato la mobilità: più
restrizioni alle migrazioni internazionali, c’è più mobilità interna e si fa maggiore affidamento a
agenzie e soggetti terzi per reclutamento forza lavoro esterno

[questione del lavoro in distacco anche: difficoltà di reperire forza di lavoro per determinate
mansioni a determinati salari ha spinto imprese ad assumere persone non comunitarie e inviarle in
altri paesi. Es: sempre più imprese ungheresi assumono personale serbo o ucraino e li inviano in
rep. Ceca, o imprese polacche assumono ucraini e li inviano in germania (es macellai e lavoratori in
distacco). Lavoro in distacco attraverso personale non comunitario. In alcune aree tassi di
disoccupazione molto bassi (ucraina, rep ceca, ungheria) al di là della situazione covid; ristretto il
bacino di reclutamento lavoratori che vengono quindi reclutati in paesi limitrofi. Mobilità sta
assumendo diverse forme e problematiche: condizioni, legalità, tipo di lavoro, ...]

*27.10.20 14° lezione: (ripresa lavoratori in distacco)

**Forma di mobilità ‘in concorrenza’ e in alternativa alla migrazione internazionale, con


minori problematiche (temporaneo, non c’è interesse di integrazione, scarso turnover lavorativo),
che può essere usato per lavoro just-in-time e low-cost (soprattutto settore costruzioni).
**Cessione alle imprese della gestione mobilità internazionale del lavoro e lavoratori in distacco
risultano soggetti alle leggi commerciali che regolano i rapporti tra imprese.
**Difficoltà di esercitare diritti sindacali e contrattare all’interno del luogo di lavoro: le differenti
regolazioni dei paesi producono contraddizioni tra diritti/doveri, convenienza per imprese, conflitti.
**Strumento di flessibilità del lavoro in distacco come flusso ordinato di manodopera e gestito
dalle imprese; è una modalità caratterizzata dalla moltiplicazione delle normative europee e
nazionali, dove è possibile trovare una collocazione grigia per le imprese.
**Risposte al lavoro in distacco. Lavoratori chiedono maggiori tutele, sindacati europei
richiedono maggiore formalizzazione istituzionale, datori si concentrano sulle restrizioni, letteratura
guarda a questa area come lavoro atipico e bisognoso di tutele (1. difficoltà di implementare
regolazioni a livello nazionale; 2. restrizione dell’agency e effetti disciplinanti sulla forza lavoro in
formazione; 3. suggerisce introduzione di diritti universali e regolazione di settore indipendente
dallo specifico rapporto di lavoro)
**Conflitto dato da sovrapposizione tra legislazioni diverse; opera su più livelli (di legislazioni,
sindacale, tra lavoratori); produce tensioni perché introduce manodopera con diritti e salari diversi
tra loro che portano a forme protezionistiche e xenofobe ma anche a forme di solidarietà e sostegno.

*migrazioni internazionali e mercato del lavoro


Nell’attuale panorama economico internazionale le agenzie svolgono un ruolo cruciale grazie allo
spostamento forza-lavoro da un luogo all’altro dove esattamente serve. Ruolo agenzia da un lato
riduce agency lavoratore, dall’altro la rinforza in quanto lavoratore usa agenzia per muoversi in
differenti luoghi di lavoro.
Agenzie sostengono articolazione delle reti di produzione globale, spostando la manodopera e
contribuendo allo sviluppo delle zone economiche speciali. Questioni cruciali: reti di produzione
globale, confini, migrazioni internazionali.
**Concetti generali.
--Migrazione connessa alla questione del lavoro, esistenza di una tensione tra due poli: migrazione
forzata/coatta e migrazione libera.
--Immigrato è allo stesso tempo emigrato (letteratura si sofferma spesso solo sul momento
dell’immigrazione e meno sul momento dell’emigrazione). Fondamentale capire la partenze dal
proprio paese d’origine, motivazioni e condizioni per l’emigrazione, per comprendere il passaggio
successivo: l’immigrazione (Sayad “La doppia assenza”: diffusione teoria del “bambino
addormentato” nel paese di origine)
--Migrante parola che genera un significato più politico, parola che cerca di tenere insieme la duale
esperienza della migrazione (emigrato e immigrato) creando una condizione specifica degli
individui che non termina né con lo stabilimento nel paese di destinazione, né con il ritorno al paese
di origine, ma che incide sulla persona e rimane al di là dell’esperienza concreta.
--Concetti che ci dicono come le diverse società reagiscono all’inserimento del cosiddetto intruso,
da chi arriva da un altro luogo ed è straniero rispetto a una società. (es Lo straniero di Simmel: che
non è il migrante, ma è colui che diventa il giudice della comunità perché non ha legami con
nessuno**). Tutte le società elaborano modelli teorici sulla presenza di diverse componenti della
popolazione in cui collocare gli “intrusi”
--Molte società producono miti originari per necessità di un ordine, il mito ci aiuta a ricostruire un
modello di società ordinata e perfetta nel passato che è inesistente
--Migrazioni sono studiate secondo diverse prospettive disciplinari; analizzate da diversi punti di
vista (qui: sociologia del lavoro). Ciò produce un sapere frammentato.
**Livelli di analisi
--Macro livello che tiene presente rapporti tra stati, economie e normative dei diversi stati, variabili
ampie (entità sovrastatali) --Meso è livello intermedio dei rapporti familiari, amicali, parentali che
può essere utile per comprendere dove un certo tipo di immigrazione avverrà --Micro livello del
singolo individuo e della sua situazione specifica. Tenere a mente i vari livelli per comprendere al
meglio situazioni e scelte a livello micro.
--Modelli migratori che si sviluppano su poli di: libere-forzate; e sui poli di: individuo-società
(comunque sempre estremi)
--Mappa delle migrazioni e mappa delle biografie: migrazione come fatto generico ma anche
singolare e specifico, cogliere diversità tra ogni individuo. Operazione sociologica di riduzione a
idealtipi (tenendo presente che riduzione lascia sempre fuori qualcosa)
[**Lo straniero di Simmel: analisi simmeliana dello straniero compare come excursus “Lo spazio
degli ordinamenti spaziali della società” nel capitolo Soziologie (Simmel, 1908). Simmel analizza
lo straniero dal punto di vista dello spazio e relazioni spaziali: Vicinanza/Lontananza, Astrattezza e
generalità dei legami.]

*28.10.20 15° lezione migrazioni internazionali e mercato del lavoro I

**Diverse teorie migrazioni:


1) Neoclassica tiene conto di fattori di attrazione e spinta, presuppone attori razionali che scelgono
in base a utilità (vantaggi e svantaggi) e spostamenti da paesi poveri a ricchi (aree di destinazione
con attese maggiori rispetto alle aree di provenienza). Teoria inadeguata che limita comprensione
delle forme di mobilità contemporanee: la mobilità non è solo data da economia o razionalità ma è
un fenomeno umano, prodotto da sentimenti diversi o per motivi di emancipazione.
2) Nuova economia delle migrazioni considera la famiglia come unità di produzione, riproduzione
e consumo che distribuisce i membri nei diversi mercati del lavoro e nei diversi luoghi allo scopo di
diversificare “portafoglio occupazionale” per ridurre rischi del reddito familiare. Limite: considera
famiglia come attore razionale e disponibilità/passività dei soggetti a partecipare al piano di
distribuzione familiare.
3) Mercato del lavoro segmentato: migrazioni si generano su dualismo del lavoro (Sassen, Città
nell’economia globale): strutturazione di un mercato del lavoro secondario nei paesi occidentali
poco attraente per i lavoratori autoctoni. Flusso di manodopera costruito dalla domanda che richiede
collocazione dei migranti in lavoro secondario (es attraverso agenzie) [tipo il senso comune da
giornali italiano per cui “gli immigrati svolgono il lavoro che gli italiani non vogliono fare”].
Limite: i migranti sono passivi e forza lavoro disponibile a muoversi. Ruolo datori di lavoro
considerato fondamentale per sviluppare le emigrazioni (ma migrazioni possono anche essere
autonome).

4) Teoria sistema mondo (Sassen, Wallerstein): analizza come i rapporti diseguali tra diverse parti
del mondo (Nord e Sud del mondo) producono emigrazione. Migrazioni internazionali hanno
origine dalle trasformazioni sociali, economiche e politiche che accompagnano espansione dei paesi
capitalistici nei paesi arretrati; investimenti nel Sud del mondo producono trasformazioni nella
società locale e (anche) emigrazioni. Limite: analisi a un livello macro che spiega poco il livello
micro degli individui e della loro autonomia.
5) Capitale sociale e umano: cerca di collegare il livello micro (umano e familiare) al livello meso
(intermedio, regionale). Livello di capitale sociale e umano produce mobilità: aiuta a superare
ostacoli burocratici. Ruolo delle rimesse importante per diffusione di comportamenti migratori
all’interno della comunità di origine: modifica struttura del reddito e spinge a nuove migrazioni. Da
prime emigrazioni se ne sviluppano altre: creazione e espansione reti migratorie (tipo a catena/linea
di assemblaggio). Limiti: si sofferma sugli aspetti culturali e meno sugli aspetti lavorativi, politici,
burocratici che possono ostacolare le migrazioni. Si accentua il livello meso pensando che il
capitale sociale e umano possa essere aumentato grazie alle migrazioni, ma non considera limiti:
emigrazione in assenza di capitale sociale, o non-emigrazione in presenza di capitale sociale.
6) Causazione cumulativa: non è una teoria vera e propria ma un’appendice della teoria del
capitale sociale e umano, per cui nel corso del tempo processo di espansione delle reti migratorie
tende ad auto-perpetuare questo tipo di mobilità: ogni atto migratorio crea un’infrastruttura sociale
che permette ulteriori migrazioni (moltiplicazione delle reti migratorie).
7) Concetto di trans-nazionalismo: teoria sviluppata principalmente da antropologi secondo la
quale i migranti sono “ibridi” a cavallo tra i confini e guardano in due luoghi contemporaneamente.
C’è una continuità delle esperienze migratorie per cui si vive simultaneamente aspetti di differenze
culturali, connessioni economiche e legami sociali ed emotivi tra diversi luoghi (es lavoratrici
domestiche). Si concentra sugli aspetti culturali non in virtù di integrazione ma di situazioni ibride.
Limite: non considera quanto gli aspetti materiali possano limitare questo trans-nazionalismo.
[Migrazione, attraversamento confine: moltiplicazione livelli salariali ma degradazione status e
sapere. Migrazioni non legate però solo alle questioni economiche ma anche personali]
**Approccio sistemico/olistico quando si considerano le migrazioni: “fatto sociale totale”
--studio macro, meso, micro delle società partenza e destinazione (es le politiche migratorie
richieste just-in-time, circolari, o politiche migratorie come centri di reclutamento/espulsione)
--rapporti lavorativi e livelli sindacali nei paesi partenza/destinazione
--mezzi di trasporto e livelli di comunicazione nell’epoca data (solo 2% telefonate sono
internazionali)
--legami tra comunità nelle quali i migranti spendono parte o tutta la loro vita, rapporti tra stati a
livello politico-istituzionale (colonie, neo-colonie, im/emigrazione selezionata) e economico
(presenza scambi commerciali)
--rapporti sociali dal punto di vista del genere, lavoro, religione in entrambi i paesi
--conflitti bellici
--modalità di mobilità, volume della mobilità, spazi culturali creati
**Caratteristiche degli studi sulle migrazioni internazionali:
--chi studia chi? Solitamente ricercatori occidentali guardano alle migrazioni che arrivano nei loro
paesi occidentali: limite alla comprensione. Oggi presenza migrazione “orizzontale” (tra paesi del
“Sud del mondo”).
--L’organizzazione in stati sovrani incide sull’internazionalità delle migrazioni (aumento confini
statali nel tempo: 43 nel 1900, 193 nel 2000)
--Struttura dei mercati del lavoro sulla base della divisione internazionale del lavoro, influenza su
mobilità
--Aspetti materiali e culturali
--Ambiguità delle definizioni (rifugiato, asilante, migrante)
--Legami tra migrazioni internazionali e globalizzazione di merci e capitali

*2.11.20 16° lezione migrazioni internazionali e mercato del lavoro II


**Migrazioni internazionali nelle diverse ere economiche: mantenere una prospettiva di lungo
periodo lungo il corso del capitalismo.
1. 1600-1790: Contratti e coercizione. Poca libertà nella mobilità: contratti di servitù
(coolies) e di possesso.
2. 1790-1850: crescita progressiva dei coloni liberi, ma ci sono ancora schiavi
3. 1850-1913: età delle migrazioni di massa dall'Europa, connessa agli avvenimenti europei
(carestie, guerre, conflitti politici--anarchici, comunisti, socialisti)
4. Ottocento e primi Novecento:l'emigrazione asiatica
5. 1914-1945: Guerra, depressione e restrizione. Timore elementi comunisti ecc da
rivoluzione bolscevica. Meno bisogno di forza lavoro (seconde generazioni di afroamericani liberi
comincia a fluire verso le città del nord, emancipandosi dal sud schiavista; in Italia fascismo cerca
di regolare il flusso di emigrazione anche con conquista ‘impero’)
6. 1946-2000: migrazioni di massa vincolate. Modello del lavoratore ospite, rotatorio:
emigrazione limitata nel tempo e rientro dopo 2 anni (figura Gastarbeiter in particolare per
Germania, Svizzera, Belgio). In Europa fino al 73 crisi petrolio; ancora oggi applicato nei paesi del
Golfo Persico (soprattutto con lavoratori asiatici)---->> punto 7
7. Periodo post-1970: lavoratori a contratto nel Golfo Persico. In occidente crisi petrolifera e
recessione ma dall’altra parte miglioramento (Paesi Golfo).
Schema in cui i gradi di libertà si restringono e si allargano sulla base di molteplici fattori che
possono intervenire nel corso del tempo, che danno più o meno agibilità agli individui.
**Migrazioni oggi: Secondo IOM (organizzazione internazionale delle migrazioni) nel 2018: --solo
il 3% della popolazione mondiale è migrante (260 mln); --di questi, 150 mln sono lavoratori
migranti; --50 mln senza documenti; --25 mln rifugiati (più della metà da Siria, Afghanistan e
Somalia; più dell’80% rifugiati vive nel Sud del mondo).
Ci sono più migrazioni interne che internazionali: 700-800 mln
Dove sono migrazioni? --sempre più tra paesi Sud-Sud: 40% rispetto a Sud-Nord: 35%; --
700-800 mln migranti interni; --Asia area di emigrazioni consistente (destinazione)
(grafici nelle slide)
Non emigrano di più i poveri: più propensione dai cittadini da paesi a basso-medio reddito;
migrazione del povero quando è in condizioni facili.
Rimesse (466 mld dollari) che i migranti mandano a casa incidono sui paesi di origine
**Situazione “win-win” delle migrazioni: alcuni autori hanno sottolineato che le emigrazioni
produrrebbero 3 win. Tendenza piuttosto diffusa di vedere le migrazioni internazionali come
situazione vincente per tutti:
1. salari e competenze più alti per migranti, rimesse incrementano reddito nel paese di origine,
portano benessere;
2. forza-lavoro necessaria nei paesi di destinazione, incremento attività economica e effetti multipli;
3. rimesse nei paesi di origine, competenze dei migranti che ritornano e sviluppo economico locale.
Visione problematica e limitata: rimesse non sempre presenti, perdita dei costi di formazione,
manca la componente umana. Critica: immagine pacificata che non tiene conto delle tensioni che
vivono le persone (poli: individualità-forze esterne).
Studiare le migrazioni comporta ripensamento delle teorie della società:
--1. Fenomeno migratorio rompe ‘ordine’ apparente. --2. Forza della singolarità –3. Capire
motivazioni del rifiuto della migrazione
**Migrazione e stato: Le condizioni sociali producono l’immigrato (Sayad). Liberarsi del doppio
vincolo cieco: oltre prospettiva individualista e impostazione economicista delle migrazioni
Da un lato aspetto dell’individualismo metodologico che minimizza i rapporti di forza (tra
soggetti: lavoratori, partiti, sindacati, stati, aziende…)
Dall’altro immigrati considerati solo strumento economico, che depoliticizza il fenomeno.
Per Sayad il migrante compie un atto di smascheramento: “ri-storicizza” ricordando condizioni
storiche e sociali dello stato, ricordandoci come è stato pensato lo stato e quindi “denaturalizza”
ciò che viene considerato naturale. Diritto è riflesso dei rapporti di forza che hanno luogo nella
pratica, strumento al servizio degli interessi del dominante (legge turco-napolitano, bossi-fini,
salvini...)
**Scuola e integrazione: scuola attua trasmissione generazionale di valori, gerarchie, attitudini
relazionali e comportamentali (luogo di fabbricazione del cittadino, dunque di naturalizzazione)

Retorica costi-benefici nella migrazione: migrante oggetto strumentalizzato economicamente.


Questa retorica può essere uno strumento per razionalizzare le migrazioni? Estremizzazione
dell’aspetto economico e visione riduttiva: vivacità non solo da economia ma da incontro culturale.
Prospettive sono sempre doppie: benefici da una parte ma costi dall’altra... diventare merci? Non
per forza negativo al 100%

*3.11.20 17° lezione migrazioni e lavoro: i sociologi italiani


Dal secondo dopoguerra (con istituzionalizzazione disciplina) le migrazioni interne, le emigrazioni
all’estero, le migrazioni in Europa.
Sociologi italiani in questo periodo cominciano ad analizzare la mobilità degli italiani; alcuni
aspetti generali di questi studi sulle emigrazioni italiane rimangono ancora oggi nello studio
delle immigrazioni:
1. ossessione del mercato del lavoro (italiano): migranti rispetto a questo sono complementari,
sostitutivi, concorrenziali?
2. descrizione sommaria delle caratteristiche dei migranti, poca analisi loro soggettività
3. poco presente analisi trasformazioni divisione lavoro internazionale
Limiti degli studi italiani su immigrazioni oggi: manca uno sguardo dei fattori nel loro
complesso, non si tiene conto della soggettività dei migranti, e anche ciò che accade all’interno del
luogo di lavoro è poco presente
**Prime prove della sociologia del lavoro sono gli studi sulla mobilità migratoria interna.
Istituzionalizzazione della disciplina solo nel secondo dopoguerra, diventa più importante verso
anni 60-70; sono cosiddetti “sociologi scalzi”, al di fuori dell’università (quelli dentro l’università
hanno scarso interesse a riguardo).
**Due approcci principali di ricerca che rimangono anche oggi:
1. funzionalismo integrazionista (di matrice Parsons-iana), un approccio “cattolico” con interesse ai
processi di integrazione nelle società di arrivo. Per i migranti integrazione più difficile nella società
(razzismo e discriminazione), più facile nei posti di lavoro (secondario)
2. programmazione e controllo dei flussi migratori (necessità per il paese): un approccio “laico”
improntato a stabilire quote, che trova applicazione nella legge Turco-Napolitano con quote e centri
di identificazione e controllo/gestione. Approcci vengono messi in pratica dalle istituzioni e si
riflettono anche nei comportamenti e attitudini pubbliche.
**Prime immigrazioni significative in Italia alla fine anni 70, che diventano primi studi su
immigrazione. Due flussi migratori differenziati: 1. migranti tunisini in Sicilia (all’epoca la tunisia
ospitava ancora italiani, c’è un legame) si inseriscono nel lavoro agricolo e nel lavoro marittimo
(marinai); 2. inserimento lavoratrici domestiche nelle zone urbane principali e nelle famiglie più
benestanti, convivono con la famiglia (Capo verde, somalia, eritrea, filippine, luoghi dove presenza
di sacerdoti cattolici italiani è diffusa). Primi flussi di lavoratrici domestiche sono sostenute dalla
chiesa (?)
**Irregolarità amministrativa: primi studi, anni 80-90, sottolineano situazione di forte
ricattabilità che vivono i migranti prodotta dalla contraddizione permesso soggiorno/permesso, per
cui i migranti si inseriscono nell’economia sommersa (clandestina). Assente ruolo degli
imprenditori.
**Trasformazioni produttive e sindacato: nel corso degli anni 70 trasformazione nell’economia
italiana ovvero dissoluzione della grande impresa, connessa alle lotte sindacali, e nascita piccole-
medio imprese. Nelle lotte sindacali non sono inseriti i lavoratori migranti. L’immigrazione verso
l'Italia non incrocia quella politicizzazione forte all’interno dei posti di lavoro anni 60-70 ma
incrocia in maniera decisiva la destrutturazione produttiva e la sconfitta del mondo del lavoro. Nel
caso italiano l’immigrazione molto più consistente negli anni 80-90, momento in cui movimento
operaio e sindacale è in crisi.
**Costruzione dell’immaginario definito e diffuso tramite studi del centro CENSIS (ancora oggi
presente). Uno dei primi studi (anni 70)
--stime numeriche: mezzo milione di immigrati in Italia, 20-30% senza documenti
--sottolinea tre aspetti: 1. costi e benefici; 2. fattori di attrazione ed espulsione; 3. migranti occupati
nei lavori che gli italiani non vogliono fare
Sayad: migranti mettono in funzione sorta di “specchio” che riflette i meccanismi e mentalità della
società; eloquente sottolineare l’importanza dell’aspetto economico in tutti questi punti, rispetto a
un fenomeno che ha diverse sfaccettature. Rapporto costi/benefici ricade sui migranti positivamente
se benefici maggiori, ma negativamente nei momenti di crisi economica, quando i costi sono
insostenibili. Per secondo punto: fattori attrazione/espulsione riducono ruolo soggettivo migranti
nella scelta di spostarsi. Terzo punto pensiero diffuso non solo in italia ma che non tiene conto ruolo
degli imprenditori che scelgono manodopera. Guardare agli aspetti economici nel breve termine (“il
guadagno immediato”) ci rende più ciechi rispetto a un panorama più ampio e rispetto al futuro: es
anche ambiente.
**Esplosione degli studi negli anni 90 in cui si segnalano: *stadi dell’immigrazione (prima
giovani maschi soli, poi donne e famiglia con ricongiungimento, ma arrivano anche donne sole
dall’est); *forme dell’integrazione (economica nel lavoro più facile, culturale nella società più
complicata); *reti e catene migratorie (chi arriva per prima trascina altri con proprie reti sociali);
*imprenditoria etnica (negozi aperti da migranti, filone che sottolinea come migranti senza
cittadinanza che non possono partecipare alla sfera politica, si impegnano più nella sfera
economica)
**Forme di razzializzazione forti negli ultimi 20 anni in Italia: volantino pubblicato nel 2008 in
una bacheca di una fabbrica a Pieve di Soligo (Treviso): progressivamente una parte della
popolazione locale vede i migranti come un pericolo soprattutto per un eventuale inserimento e
trasformazione delle caratteristiche popolazione. Richiamo a retoriche e strategie coloniali fasciste:
guerra, abbattimento, idea di razze da non mescolare, degradazione dell’altro visto come animale
ecc… (capi da abbattere, lessico usato)
**Contestazione e limiti degli approcci sviluppati in Italia in questo settore di studio.
*ampliare analisi anche sui paesi di origine oltre che di arrivo
*sguardo geopolitico: connessioni con processi produttivi internazionali, catene produttive,
divisione internazionale del lavoro
*soggettività dei migranti e dei non-migranti (chi non emigra)
*migranti considerati come eccedenze temporanee (ci sono solo quando servono)
*segregazioni e sistemazioni: forme di differenziazione e di solidarietà.

*4.11.20 18° lezione seminario con Ruggero Cefalo (Transizioni duali)


Rapporto tra giovani e lavoro, in particolare il passaggio da educazione a lavoro in due paesi: Italia
e Germania, e l’impatto della crisi 2008 soprattutto sulla popolazione giovanile
1. Giovani e mercato del lavoro, opportunità e rischi (qualità di vita e soddisfazione, ma anche
disoccupazione).
--Due aspetti che mostrano tendenze generali ma che hanno un andamento specifico in base a ogni
Paese (condizioni del paese, normative, aiuti, ecc)
*ciclicità disoccupazione che risente dell’andamento dell’economia
*importanza delle competenze e dell’esperienza (doppio skill bias nei confronti dei giovani)
--Periodo di ingresso e stabilizzazione nel mercato di lavoro: “job shopping”, più tempo per
occupazione stabile, rischio di rimanere intrappolati nella precarietà
--Come gli stati filtrano tendenze presenti in ambito giovani-lavoro? Sistemi di transizione scuola-
lavoro: interazione con il contesto economico, demografico, culturale
2. Esiti delle transizioni in Italia e in Germania – inizio ricerca nel 2015, italia nel pieno post-
crisi economica, retorica e rischi sulla generazione perduta senza il proprio spazio nel mondo
dell’occupazione; senso di crisi che ha portato a fare politiche, riforme di aiuto (es Jobs Act). Si
tendeva a osservare il modello tedesco di riforma che sembrava vincente (disoccupazione che
scendeva). Modello duale di transizione scuola-lavoro italiano tentativo di emulare quello che
succedeva in Germania.
--DATI (grafici slide). Impatto crisi economica del 2008 in Italia più forte soprattutto sulla
popolazione giovanile (oltre che donne, stranieri). Impatto crisi economica in Germania non ha lo
stesso impatto devastante dell’Italia sulla disoccupazione giovanile (rapporto tra disoccupazione
giovanile e disoccupazione: Italia 4,0, Germania 1,6). Tra 2005 e 2018 la situazione occupazione
giovanile in Italia non è migliorata molto, paese in difficoltà in ambito occupazione giovanile.
Ruolo del sistema educativo su disoccupazione. Per titoli di studio, low-skilled fanno fatica sia in
Italia che in Germania a trovare lavoro. Ma in Italia fatica anche se presenti titoli di studio
(istruzione terziaria e secondaria superiore)
Dati di contesto: scarsa produttività del sistema economico italiano (presenza piccole-medio
imprese) e domanda di lavoro dequalificata, in Germania il sistema produttivo è basato più sulla
grande impresa e la domanda di lavoro è sui medium/high skilled. Politiche in Germania possono
essere collegate a questi aspetti (titoli di studio che contano, resistenza economica/produttiva del
paese).
3. Struttura istituzionale dei sistemi di transizione.
--Formazione Professionale in Germania (schema in slide): divisione tra scuole professionali,
sistema di transizione, e sistema duale (scelto da circa metà degli studenti)
--Sistema duale struttura fondamentale del sistema educativo tedesco e della transizione
scuola-lavoro: --doppio status: studente e apprendista selezionato e assunto dall’impresa con
contratto di apprendistato (integrazione scuola e lavoro). Apprendistato su base volontaria da parte
dello studente che va a fare domanda a un’azienda, ma esclusività di selezione da parte dell’azienda
che si fa carico dei costi di formazione, titolo di studio o qualifica professionale. --Co-gestione del
sistema tra azienda, stato (regolazioni statali e scuola come agente pubblico), parti sociali (camera
di commercio). Sistema enorme all’interno della Germania; tassi di assunzione sono estremamente
elevati (spesso studente assunto dall’azienda che ti ha formato). Sistema duale visto come
investimento dell’impresa.
--Formazione professionale in Italia dopo la Buona Scuola (emulazione modello tedesco)
Introduzione alternanza scuola-lavoro come apprendistato I livello durante la formazione, mentre
apprendistato II livello dopo la formazione. Difficoltà in Italia: Vocational Gap del sistema di
transizione scuola-lavoro
4. Conclusioni: Educazione duale o sistema duale? Sistema duale è nucleo della formazione
professionale tedesca (Germania: doppio status di studenti e lavoratori). Nucleo del sistema di
formazione professionale italiano è l’educazione scolastica cui si aggiunge l’alternanza come forma
di educazione duale (Italia: doppio luogo di apprendimento). In Germania l’apprendistato è un
percorso autonomo di formazione professionale, in Italia l’apprendistato è uno strumento per la
realizzazione dell’alternanza
Lati oscuri del “Modacle” tedesco: Sistema duale come ponte verso settori core della forza lavoro
ma alte barriere di ingresso, tendenza di riproduzione della classe sociale (del background familiare
ecc), frammentazione delle misure di politica attiva del sistema di transizione, forte rischio di
flessibilizzazione e precarietà per i low-achievers

*9.11.20 19° lezione presentazioni

“Dollari e no”

*lezione su migrazioni e lavoro: le stratificazioni dell'incertezza


Sociologia delle migrazioni analizza e indaga intreccio tra esperienze migranti e costruzione loro
identità. Quali reti sociali e culturali (positive, multiculturalità o negative, forme di razzismo) la
condizione “bastarda” (Bourdieu) dei migranti produce direttamente o indirettamente. L’identità
migrante è in continua costruzione durante l’esperienza di vita e lavoro.
Lo Straniero nelle trattazioni classiche della sociologia: come è stato costruito il nostro modo
di vedere il migrante?

1) Max Weber uno dei primi studiosi a occuparsi di questo tema. Importante per tipo di lettura che
propone
**Saggi: Dalla terra alla Fabbrica = Lettura di Weber, con ricerca sul campo, tentativo di
comprendere cosa avviene in queste aree, fondamentale per costruzione stato-nazione Germania.
Analisi di ciò che accade nei territori a est dell’Elba, ricerca empirica su fenomeno delle
emigrazioni di massa dei tedeschi verso le città e dell’immigrazione polacca nelle campagne
(bracciantato agricolo).
--Analisi composizione della popolazione, come si sta modificando in queste aree
--Composizione della manodopera ha a che fare con la costruzione dello stato nazionale.
--Inserimento di lavoratori migranti polacchi può modificare lo stato nazionale che si sta costruendo
in Germania e trasformare l’assetto politico sociale.
--“Dramma nazionalistico”: la questione dell’integrazione
In questi scritti viene definito il “problema dell’est”, cioè delle immigrazioni (che all’epoca
toccava la Germania e che si trascina fino alla fine 2°GM, e che attualmente tocca altri paesi tra cui
l'Italia).
Weber legge questi flussi migratori secondo la Teoria neoclassica: elementi push e pull (spinta e
attrazione): 1. elementi push per i braccianti tedeschi: situazione nelle campagne; 2. elementi pull
per braccianti: la città (nuova libertà con salario, prima: divisione della produzione); 3. motivazioni
soggettive dei migranti interni tedeschi
Critica indiretta a Marx in questa analisi (illusioni, l’uomo non vive “di solo pane”) per cui in primo
luogo l’uomo deve essere soddisfatto nei suoi bisogni materiali; per Weber il comportamento
dell’uomo non è legato solo a elementi materiali, ma anche a illusioni, magie, ideologie e idee,
elementi culturali che hanno poi forza materiale. (Poi Weber collegherà la nascita del capitalismo
all’etica protestante).
Analisi di Weber:
1. Il punto di analisi centrale è la Ragion di Stato: sostituzione dei tedeschi con i polacchi porta a
una maggior debolezza dello stato nazionale, dal lato militare e in relazione ai centri di dominio
politico: cambiano rapporti e peso che la nobiltà agraria ha nello stato nazionale perché:
2. le campagne si trasformano a livello di struttura relazionale e vi è una dissoluzione rapporti
sociali: cambiano i rapporti sociali e i rapporti di potere. Rottura dei legami tra braccianti tedeschi e
proprietari terrieri con l’arrivo dei polacchi (non c’è rapporto sociale di lungo periodo come prima)
perché:
3. nuova costituzione del lavoro con il passaggio ai salari nel corso dell’’800 che investe anche il
lavoro agricolo (e per questo rottura rapporti sociali precedenti)
Singolarità e classe: salarizzazione, “niente di personale”, formazione di classi dagli interessi
nazionali o internazionali

Attenzione a singolarità e motivazioni dei tedeschi ma non dei polacchi. Nella sua analisi Weber fa
emergere una “dualità” del mercato del lavoro in relazione alla presenza dei polacchi che 1. in
concorrenza con lavoratori agricoli tedeschi vincono hanno “stomachi diversamente costituiti” che
dipende dalle abitudini alimentari su una diversa “scala della civiltà”; 2. parla del problema
dell’integrazione o della temporaneità, problematica se i tedeschi si assimilano ai polacchi e non il
contrario, “sciami di nomadi” annullano lavoro culturale tedesco (visto come migliore: meglio
allora i cinesi che non si integrano). Elementi 1 e 2 importanti da ricordare perché Weber uno
dei primi sociologi che si interroga su queste forme di mobilità e integrazione: presenza di un
linguaggio fortemente divisorio (noi/loro) e gerarchizzazione delle nazionalità. Mostra
trasformazione rapporti sociali, produttivi, politici delle campagne e dall’altra definisce un tipo di
lettura delle migrazioni che inizia a configurare un mercato duale del lavoro in base alla
gerarchizzazione dei lavoratori, in relazione alla nazionalità/cultura.

*10.11.20 20° lezione seminario Alberto Prunetti (trilogia di romanzi)


Classe operaia – nuova classe lavoratrice (trilogia). Idea della collana : darsi voce da sé. Nei
romanzi, racconti di tipo soggettivo.
Ricerca di prossimità, no distanza: assertività e poetica (uso del linguaggio più retorico) insieme.
Non parlare di soggetti in maniera astratta ma cercare di far entrare il lettore nella storia e nei
personaggi. Dare un volto a quello che nella letteratura sociologica rimane un numero
Tentativo di ibridare la sociologia e la narrativa: lettore che non si sente esterno ma spinto a
identificarsi con il protagonista. Uso dell’umorismo.
Letteratura industriale italiana: scrittori intellettuali, industriali, progressisti verso classe operaia ma
coglievano solo aspetti oggettivi e si sottolinea la distanza tra chi scrive e chi viene raccontato
(inchiesta/analisi e i suoi oggetti) che ha dimensione di violenza, autorità (ti prendo la voce)
Inchiesta letteraria “faccia da turco”, “working the state l’autobiografia dell’america”
scuola di barbiana di don milani (“esperienze pastorali”)
Linea del colore nel lavoro: conflitto sociale anni 60/70. Idea che conflitto sociale creava solidarietà
oltre le linee di colore. Oggi meno conflitto sulle tematiche del lavoro, prevalgono le fratture tra
colore, lavoratori migranti… dove c’è conflittualità non c’è razzismo (anche idea di identità).
Giustizia negativa (david groeber) che si realizza dove non c’è conflitto sociale
cosa vale la pena raccontare oggi? Importante anche come raccontare. Racconti in prima persona
delle esperienze? Storicizzare e andare oltre l’aspetto individualistico/narcisistico (trovare il senso
al di fuori). Incrocio tra linee di classe, di genere, di etnicità per capire dove sta andando il conflitto
Collana working class: figlia di una vestaglia blu simona baldanzi – ferriera pia valentinis (graphic
novel) – spesso generazione dei figli che raccolgono la storia . Narrativa del presente: anni 2000
letteratura del precariato (michela murgia es) limite di questa narrativa che tende a non storicizzare
l’analisi magari più di classe
borse di studio per permettere a questi di scrivere… (inghilterra). Francia tanta narrativa che parla
delle origini operaie trans-fuga di classe (didier ribon). In inglhilterra più difficile uscire dallo
stigma della classe. Kid the val (black e donna) irlandese: “common people”
bisogno di raccontare e di riprenderci la parola
classe operaia “la noia” == forma di demonizzazione. Non soffermarsi sulle sofferenze, dare
speranza di mondi migliori. Narrativa: tensione tra poli opposti. Non rimanere nella nostalgia

*11.10.20 21° lezione migrazioni e lavoro: stratificazione dell’incertezza


Ripresa categorie dello Straniero
2) Simmel: straniero come uomo doppio e giudice. Scrive all’inizio del 900 ma propone figura
dello straniero fuori fuoco: straniero permette alla comunità di vedersi, come un riflesso= mezzo
comparativo e oggettivo rispetto alla società che riesce a definire l’identità comunità, e strumento
per consolidare l’unità. Tema del confine e dello spazio (vicinanza/lontananza): straniero che non ha
legami interni può fare il giudice. Tutte le comunità e tutte le società hanno dei legami molto forti
interni, ma per giudicarla serve un esterno
3) Sombart: Migrante-imprenditore. Ebrei, eretici, stranieri in genere = ruota che fa girare il
capitalismo. Espulsi e marginalizzati dal punti di vista politico/culturale, si sviluppano sul lato
economico. Sombart vede la migrazione come motore dello sviluppo capitalistico. Straniero in terra
nuova senza legami, rottura con le abitudini e relazioni precedenti; estraneazione civile, politica e
culturale può determinare volontà di affermazione economica in quanto cittadinanza e integrazione
culturale gli vengono rifiutati.
4) Park e l’uomo marginale: scuola di Chicago anni 20, sforzo dei migranti e loro strategie per
superare ostacoli della società per evitare marginalizzazione. Primi elementi di analisi che
formano e danno un’impronta alle scienze sociali verso comprensione dei meccanismi che
portano all'integrazione. Assenza di legami dei migranti produce: 1) secolarizzazione di rapporti
precedentemente ritenuti sacri; 2) individualizzazione
[Autori da inquadrare storicamente: primi movimenti di massa di individui che si muovono più o
meno liberamente]
5) Schutz e il pensare come al solito (anni 70). L’irruzione dello straniero mette in discussione il
dato per scontato. Straniero passa da osservatore a un aspirante partecipante del gruppo/comunità:
ruolo dell’apprendimento.

Le categorie usate: straniero – immigrato. Bourdieu afferma che “straniero” è una categoria
privilegiata a cui gli immigrati non hanno accesso. Straniero di Simmel probabilmente descrive una
situazione del passato lontano, (16° secolo che non quella del 20° secolo). Oggi non si parla di
stranieri (che sono quelli accettabili, ricchi, es dagli USA) ma di migranti, figura sempre meno “sul
confine” e portatore di stigma al di là dell’erogazione della propria forza-lavoro.

6) Goffman, lo Stigma. Cosa succede quando l’individuo ha una qualche deformazione fisica,
visibile o invisibile o qualche altro segno, marcatore evidente? Lettera ragazza senza naso segnala
centralità dei difetti nel determinare rapporti sociali (Stigma e identità negata). Oltre a critica
all’idea statunitense del rapporto tra merito/riuscita, di cui la cultura occidentale è imbevuta,
Goffman sottolinea come i processi di stigmatizzazione rivelano i rapporti di forza nelle società (es
“accettazione fantasma” dello stigma). Inoltre l’identità delle persone è deducibile da caratteristiche
(identità sociale virtuale e attualizzata).
Normalità è caratterizzata da persone che si comportano nel modo in cui ci si aspetta.
Stigmatizzazione è legata a deformazioni fisiche, aspetti criticabili del carattere, o a elementi legati
a ‘razza’, nazione, religione. (Nota 3: appartenenza alle classi subalterne)
1) Stigma dalla nascita: famiglia/vicinato funzione di controllo e protezione, possono aiutare a
attenuare nei primi anni i processi di stigmatizzazione. Fuori da questo contesto i processi di
stigmatizzazione cominciano ad essere più forti e a segnare confini in maniera più precisa.
2) Stigma in tarda età (es ex detenuto) o screditabile non consapevole (es chi aveva uno stigma ma
non ne era consapevole= società diverse stigmatizzano in modi diversi)
3) Socializzati in comunità estranea e bisogno di processi di risocializzazione
Cerchiamo tutti di nascondere il nostro stigma, ma stigma può anche portare a qualcosa di positivo
(es Alex Zanardi): tentativo di rovesciare lo stigma

7) Sayad, Migrazione come fatto sociale totale (“La doppia assenza”, 2002) : fatto in cui sono
coinvolte tutte le sfere dell’essere umano. 1) trasformazione di tutti i paesi interessati dalla
migrazione (arrivo, transito, partenza); 2) migrante segnala una doppia assenza/presenza; 3) destino
del lavoro dequalificato (è quello che ci aspettiamo); 4) calcolo razionale della mentalità
occidentale che si diffonde anche nei paesi partenza per es con le rimesse, e controllo degli
stomaci/delle esigenze di chi rimane a casa; 5) migrazioni mostrano il funzionamento degli stati
*migrazioni ed Unione Europea
--varie ricerche sul campo dal 1997 ad oggi (osservazione partecipante, interviste semi strutturate e
in profondità, tenere uniti nell’analisi paesi di emigrazione e di immigrazione es: ricerca del prof)
--attenzione al processo di mobilità degli investimenti produttivi e dei/lle lavoratori/trici migranti
(più recentemente investimenti cinesi, taiwanesi nei paesi dell’est)
--critica al concetto di transizione: paesi dell’est come in transizione dal socialismo al capitalismo;
ma transizione dovrebbe riguardare tutti i paesi, anche quelli occidentali; e perché questo li
etichetterebbe come una sorta di paesi in via di sviluppo
**Costruzione di una nuova Unione Europea
--globalizzazione in un continente, mini globalizzazione (migrazioni ‘interne’, sbiancamento delle
migrazioni, just-in-time, lavoro in distacco)
--diversificazione dei sistemi migratori: verso est, verso Ovest, da sud (dopo crisi 2008:
emigrazioni)
--fenomeni migratori “maturi”: nel tempo stabilimento di reti sociali, facilità e conoscenza delle
aree di immigrazione
--Filtraggio, respingimenti, espulsioni delle migrazioni
--Eterogeneità delle modalità di migrazioni (agenzie/distacco, imprese, famiglia, individualmente)
--lavoratori poveri nell’UE: 10% di tutti gli occupati== riduzione dei livelli salariali per es…

*16. e 17.11.20 22° e 23° lezione presentazioni


ruolo degli afroamericani nella costruzione del successo e benessere
[Link]

tema della soggettività e agency dei subalterni


[Link]

femonazionalismo, da omonazionalismo
sessualizzazione del razzismo: desiderio di dominare il corpo della donna nera, umiliazione
dell’uomo nero
razzializzazione del sessismo: patriarcato come caratteristica dell’Altro

Fanòn, Rawick

temi dei libri (Gaia Randi, Giampaolo Mastella, Noemi Pellin) = schiavitù, costruzione del
capitalismo e delle disuguaglianze, agency disarticolata

*20.11.20 24° lezione seminario Antonio Casilli, Eloisa Betti algoritmi, lavoro, precarizzazione

1) Antonio
digital labour. Ruolo dell’automatizzazione nel contesto del lavoro umano. Doxa da diversi secoli:
idea che automatizzazione sia connessa con fine del lavoro umano, ma purtroppo questa idea stenta
a realizzarsi (pedigree storico…: lunga storia di questo pensiero)
Old machinery == temptation to employ machines, scelta investitori : lavoro di marginali e
macchine == seguendo principi di costo

2012 due ricercatori della Oxford martin school working paper: The future of employment.
Orizzonte 2030: scomparsa dell’85% dei working jobs (messo in dubbio: scelte metodologiche e
teoriche questionabili == massimo 8-9% perdita lavoro, o stabilità: ogni lavoro che scompare, più
lavoro che si articola con le forme di automazione == es stare dietro alle macchine…)
---Oggi dal punto di vista tecnico e socio-economico impatto conseguenze dell’uso
dell’automazione, ma si trascurano modalità concrete di produzione di soluzioni di machine
learning (dati come fattore principale).
Automatizzazione intelligente si basa sui dati = dati prodotti dal lavoro vivo (negoziato sulle
piattaforme digitali)
Lavoro vivo = lavoro digitale (latino digitus = del dito, del click, libro “schiavi del click”) *datified
*taskified

tre tipi di digital labor: lavoro on-demand (molto visibile); micro-lavoro (lavoro delle folle); lavoro
sociale in rete (gratuito, produttori di contenuti, ma molto tempo fa. Ora colossi: facebook e
google…)
continuum di queste realtà= tra sotto-remunerato, micro-remunerato, “gratuito”
rischi derivanti da covid che si distribuiscono in modo diverso == fattorini on demand forte
aumento, anche micro-lavoro (happen), visibilità e importanza del lavoro dei moderatori di
contenuti all’interno del lavoro sociale in rete è diventata più grande da quando media sociali hanno
ammesso che senza moderatori calo della qualità dei servizi forniti online

---lavoro on-demand (uber, fattorini) ==produrre dati attraverso l’app (“driving dead miles”) per
migliorare i sistemi di gps, per permettere management algoritmico che si basa sui dati passeggeri e
uber (score), zone e prezzi (colori) in base alle domande di prestazione = aumento coefficiente di
moltiplicazione, incentivazione economica degli autisti per andare lì (creazione management
algoritmico= non ordini diretti ma incentivi)

---micro-lavoro
dati e machine learning (veicoli a guida autonoma)
invisibilizzazione degli operatori di guida (attiva cancellazione della presenza umana)== prototipo
di ford in cui autista è cammuffato da sedile
guida autonoma==serve molto lavoro vivo, anche dati quindi
monitoraggio, etichettamento, catalogazione… da chi fatto? “human robots”, micro-lavoratori
(amazon mechanical turk = artificial artificial-work) perché? Allenare le intelligenze artificiali, che
è un Modello matematico che deve essere calibrato con dati sempre nuovi e sempre di più
micro-mansioni vocali, micro-mansioni grafiche
anche google ha meccanismo UHRS per allenare intelligenza artificiale di bing

---lavoro sociale in rete


interazione su piattaforme sociali, ma anche metadati: informazioni contestuali del dato. Lavori
micro-sotto pagati== moderatori (video di youtube) in paesi dove costo lavoro basso e diritti poco
esistenti, rischi di stress e poca sensibilità al lavoro

---kickfarmers (produzione di like sui contenuti) ==effetto di invisibilizzazione del lavoro, lavoro di
dati come lavoro più ‘white’…

paesi che cominciano ad essere ad alto reddito= vendita di sistemi ad intelligenza artificiale.
Acquisto di dati arricchiti e filtrati per addestrare questi sistemi artificiali? Dal sud-est asiatico a
nord america + altri flussi: da america del sud (venezuela e colombia verso america nord e europa /
spagna) + africa francofona = dati per paesi francofoni ; da nord africa a paesi del golfo e cina

flussi e diseguaglianze globali, postcoloniali che rinviano al “take away message”: lavoro degli
esseri umani è sempre più essenziale per il lavoro dei robot. E soprattutto conseguenza della
precarizzazione è molto evidente come conseguenza di questo ‘sogno’
**Per approfondimenti segnalo Casilli A.A. (2019). En attendant les robots. Enquête sur le travail
du clic. Paris: Editions du Seuil e il saggio di F. Pirone e E. Rebeggiani, “I lavoratori del clic.
Digitalizzazione, lavoro e intelligenza artificiale nel programma di ricerca Digital Platform Labor
di Antonio Casilli pubblicato nel n.155/2019 della rivista Sociologia del lavoro**
2) Eloisa
Lavoro precario: fenomeno connesso al capitalismo maturo/neoliberista o fenomeno storico? Punto
di partenza da interpretazione del lavoro precario visto come deviazione del lavoro standard. Tema:
continuità tra condizione attuale del lavoro precario con quello della sua percezione nel passato
percezione attuale del lavoro precario è mutuata da 1. una diffusione di questo fenomeno a nuove
categorie di lavoratrici/tori rispetto a quanto accadeva prima (da ultimo 40ennio del capitalismo); 2.
il concetto di stabilità lavorativa che emerge in un’epoca specifica (trentennio glorioso, età dell’oro,
dopo 2°GM) = sono aspetti importanti per interpretazione lavoro precario come deviazione dalla
norma, ma si basa una costruzione (modello occupazionale standard) che esiste grazie alle
invisibilizzazione di lavoro precario genderizzato e razzializzato

Riflessione: norma non è tale né universale (specifica di un periodo e specifica di alcuni paesi:
occidentali e nord-americano).
lavoratrici/tori: storiografia studi fondamentali per mettere in discussione questa interpretazione
lavoro precario: anche nel trentennio glorioso in particolare le lavoratrici/tori migranti di questi
paesi non hanno conosciuto livelli analoghi di stabilità rispetto a lavoratore adulto bianco.

Verifica empirica di questo assunto attraverso prospettiva di genere= effettive condizioni di lavoro
nell’industria e agricoltura.

Tra le forme di continuità una è interessante = 1. correlata allo sviluppo tecnologico e


controintuitiva == lavoro a domicilio di carattere industriale (economia digitale e sue forme)
per lungo tempo considerata una forma arretrata, ma si è sviluppato con compenetrazione sviluppo
grande fabbrica = forma estremamente conveniente, precaria, anche se meno sviluppata dal lato
sviluppo tecnologico, e ancora diffusa (soprattutto ma non solo nei paesi del sud del mondo,
informale, svolto sempre per stesse ragioni rispetto a italia anni 50-60-70: convenienza, ricattabilità,
inserita in filiere produttivi transnazionali (tessile, abbigliamento e altro… elettronico)

allargare lo sguardo a un altro tema 2. trasformazioni tecnologiche. Lavoro non scompare con
sviluppo di nuove tecnologie, in prospettiva storica = prospettiva di cambiamento e transizione
collegate alla microelettronica, informatizzazione, digitale. Ottica di storicizzare fenomeno del
lavoro precario, in cui trasformazioni tecnologiche hanno avuto un ruolo ambivalente == estensione
della precarizzazione a nuove categorie di lavoratrici/tori

Ciclo o fasi di precarizzazioni. Cambiamento nelle forme di lavoro precario, nell’intensità,


coinvolgimento di categorie nuove durante il tempo e che si innesta con trasformazione sistema
capitalistico anni 70
se si guarda a ciclo si riesce a cogliere le continuità, mutamenti + capire fattori che innescano
fenomeno di precarizzazione. Fattori:
1. crisi (indebolimento potere contrattuale forza lavoro e possibilità creare nuovi processi di
precarizzazione)
2. aspetti delle teorie keynesiana e neoliberista: presupposti diversi su stabilità manodopera e ruolo
occupazione nella società (ideologie)
3. ruolo di istituzioni, del diritto del lavoro e sua evoluzione, ambiguo rispetto allo sviluppo
tecnologico
(stabilizzazione formale nel 30ennio glorioso, ma anche facilitazione dei processi di
precarizzazione)

teoria femminista fondamentale per capire che precarietà si scopre e viene definita come fenomeno
nuovo da scienze economiche sociale quando è lavoratore maschio adulto intacca quella specifica
categoria specifica di lavoratori al centro del contratto sociale del 30ennio glorioso
(destabilizzazione)
categorie concettuali adottate
necessario rinnovamento di riflessione = precarietà come eccezione rispetto a una norma
occupazionale standard

‘89= cesura macro politica che comporta disgregazione di un altro sistema di stabilità occupativa
legato al contesto dei paesi del socialismo reale. transizione e nostalgia con deindustrializzazione

capire la globalizzazione e precarizzazione nell’ultimo trentennio: considerare fasi di


trasformazione. Leggere impatto su condizioni di lavoro

come i paesi non occidentali si sono confrontati con questo processo di precarizzazione
dimensione di genere e dimensione globale = importante per disancorarsi da una prospettiva
eurocentrica, che oggi è una dimensione transnazionale (precarietà)
1. paesi sud del mondo ruolo fondamentale perché *Ronaldo Muca = stabilità mai stata la norma;
*Sud-america e paesi asiatici = interruzione processo di stabilizzazione grazie a trasformazioni nel
contesto occidentale (processo contrario = informalizzazione delle condizioni di lavoro,
brasilianizzazione dell’occidente Ulrich Beck)
associazione informalizzazione e precarizzazione == possiamo capire meglio processi di
precarizzazione contemporanei, fuori da prospettiva eurocentrica ma includendo varie parti del
mondo. Processi informalizzazione ‘tipici’ del sud del mondo che si sviluppano sempre di più nei
paesi occidentali (flessibilità, sviluppo del lavoro informale)
Quali paesi inclusi in questa visione: paesi america latina, paesi africani, contesto cinese/giapponese
(asiatico)

Prospettiva storica consente di aprire riflessioni interessanti sotto profilo comparazione temporale in
termini di continuità e discontinuità, vedendo anche persistenze delle forme lavorative pur nel
contesto di un maggiore sviluppo tecnologico
Prospettiva gender studies applicati a una prospettiva storica: connessioni tra genere, precarietà ma
anche con concetto intersezionalità
dimensione sfera lavoro ricreativo e riproduttivo == precarietà nella storia (che ha suo impatto nelle
potenzialità della donna nel lavoro / diritto o impedimento)

*30.11.20 28° lezione seminario Nicola Quondamatteo: gig economy e lotta dei riders
“Non per noi ma per tutti”
Nicola Quondamatteo, “Non per noi ma per tutti”
Colin Crouch: il lavoro nella gig economy

Capitalismo delle piattaforme (=infrastruttura digitale che connette due o più gruppi e permette loro
di interagire)
Piattaforma come modello d’impresa che frammenta la prestazione lavorativa e si basa
sull’occultamento della propria natura d’impresa (sottovalutazione della piattaforma come datore di
lavoro: si presenta come mero intermediario ma non è così effettivamente)

Fenomeni non sono novità assolute. “Uberizzazione” inizia con i processi di outsourcing (es apple,
nike, poste tedesche). Con capitalismo delle piattaforme si ha però processo più ampio di
deregolamentazione (contratti a termine poco regolati…)

--gig economy: gig= compito, operazione una tantum. Prestazione spezzettata in tante singole
esecuzioni istantanee flessibili, ciascuna delle quali è poi offerta su internet al miglior offerente.
Spinta a informalizzazione, frammentazione e deregolamentazione del lavoro, che è controllata e
monitorata da algoritmi e esposta a valutazione (“ipertaylorismo”, “sovrasubordinazione”).

Due esiti più importanti della gig economy: 1. tendenza alla cottimizzazione dei processi produttivi
– favorita dallo spezzettamento della prestazione lavorativi ; 2. creazione di sistema di competizione
estrema tra giggers (contesa per aggiudicarsi la chiamata)

Fuga dalla subordinazione: uno dei punti chiavi della gig economy. Viene presentata una narrazione
neoliberista: costruzione di soggettività coerenti con principi di competizione e mercato:
*Lessico (Martin)
*idea di libertà del lavoro che si coniuga con bisogno di autonomia dei lavorativi (“lavora quando
vuoi”: ma libertà apparente, punteggio più basso se non lavori nei giorni con più richieste=
autodisciplinamento dei lavoratori)

Riders Union Bologna


--mutualismo
--spazi sociali
--scioperi
--contrattazione metropolitana: Carta dei diritti di Bologna (contrattazione trilaterale: riders union,
sindacati confederali + comune + piattaforme che decidono di sottoscrivere: impegno a garantire
alcuni diritti di base al di là di qualificazione contrattuale, applicazione però limitata ai firmatari)

Tavolo al Ministero del Lavoro: tentativo di aprire un tavolo di contrattazione tra le parti
**Estremismo padronale e nascita di Assodelivery
**contrattazione non funziona: percorso giuridico (legge 128/2019 che riconosce diritto di
assicurazione inail al di là della qualificazione del contratto) clausola aperta sullo status
lavoratori/rappresentatività: accordo separato assodelivery – ugl (rimane cottimo)
Basi accordo separato sono poco solide: all’interno del contratto lavoro rider qualificato come
autonomo
Scelta di Just Eat: passo indietro rispetto a gig economy? Optano per assumere lavoratori come
dipendenti a tutti gli effetti
**sociologia dei consumi

*1.12.20 29° lezione continuo migrazioni e UE

alcuni aspetti relativi a migrazioni per lavoro e spostamento produzione, oggi più veloce
circa metà migranti in Europa sono cittadini europei (importante per struttura mercato del lavoro)
UE: ampio mercato del lavoro: 500 mln persone UE-28 (dati slide).
7% disoccupazione (2018): media ovviamente di paesi…

[Link]
fbclid=IwAR2DupQ3q_CtUrr1x801nDOnvDDs01c2sPsv8Cdwngjo92EyWA98YPNVifA : come ci
si è mossi nella pandemia, come alcuni paesi dell’est sono diventati di immigrazione (asiatici)
per capire migrazioni oggi in Europa si deve guardare in più direzioni
Migrazioni multidirezionali: una delle funzioni degli Stati è di regolare le condizioni di lavoro, in
particolare i livelli dei salari

**Forza lavoro migrante nell’UE (comunitari e non; irregolari; lavoratori in distacco): circa 10%
dei lavoratori in Europa è un cittadino di un altro paese (europeo o non). In questo blocco del 10%
non c’è omogeneità: i flussi sono caratterizzati da eterogeneità di luogo e di tempo
**Migrazioni. Direzioni
--da sud (flusso richiedenti asilo), verso ovest: larga parte arriva da sud ma non interessati a
fermarsi nei paesi dell’europa meridionale, più verso paesi europa nord-occidentale (germania,
paesi bassi, belgio, inghilterra...)
--da est, verso ovest, paesi “coronari” UE (moldavia, serbia, bosnia, georgia, ucraina…): da alcuni
anni molti cittadini di questi bisogni possono entrare in EU senza bisogno visto lavorativo
(“turismo”); inoltre da questi paesi si emigra anche verso la Russia (un fattore di attrazione:
lingua…). “Sbiancamento” flussi migratori
--da est, a est: nei paesi Europa orientale ci sono migrazioni ( mobilità è conosciuta e scontata in
questi territori) e presenza diffusa di imprenditoria e ONG straniere (nuovi sistemi occupazionali:
dal punto di vista occupazionale c’è un tipo di sindacalizzazione debole che si rifà ai modelli del
socialismo reale)
**Mercato del lavoro, stratificazione
Rifugiato = figura diversa dal migrante di lungo periodo, meno conoscenze e competenze nel luogo:
accelerazione di forme di razzializzazione (nella società, nel mercato del lavoro):
1) elemento centrale nella politica (controllo, confini, proteste e solidarietà) 2) Connessione stretta
al mercato del lavoro e fenomeno di “profughizzazione del lavoro migrante” rafforzano
segmentazione del lavoro e indeboliscono condizioni e diritti forza-lavoro (necessità relative a
permesso di soggiorno, permesso umanitario, di lavoro e mercificazione volontariato, forme di
degradazione e svalutazione conoscenze tanto nel Nord quanto nel Sud)
**Stratificazione attraverso filtraggio della mobilità (no “fortezza europa” o “porte aperte” ma
controllo della libertà di movimento). Diffusione di differenti forme di reclutamento (es forme di
caporalato si estendono e si modificano: gang masters e connotati etnici ma anche organizzazioni
informali di aiuto, non per forza sfruttamento); istituzionalizzazione (agenzie di reclutamento
internazionali, lavoratori in distacco) e informalità (legalità, semi-legalità o illegalità) dei flussi e
mobilità di lavoro tra nord/sud europa (ma visione in transizione)
Cartine e grafici nelle slide tra cui: rimesse molto d’aiuto per alcuni paesi eu

**Riconfigurazioni della produzione vi è un rapporto stretto tra mobilità del lavoro e mobilità del
capitale cioè tra percorsi migratori e delocalizzazioni [Sassen: investimenti stranieri all’estero,
trasformando il paese di destinazione, possono produrre anche migrazioni (investimenti Italia-
Romania anni 90)]. Nei paesi in cui avvengono investimenti si creano zone a differente valore
aggiunto (assenteismo, turnover, rimesse; paesi orientali per quelli Europa occidentale) e i modelli
relazionali tra diversi paesi richiamano catene produttive del valore e loro estensione
**Rapporto tra migranti e delocalizzatori: immaginario dell’Europa orientale: area “primitiva”,
degradata e di fuga. Ma nella realtà sono aree con una funzione produttiva, attraversata da
movimenti (migranti e capitale produttivo) organizzati (produzione di merci e processi lavorativi).
In queste aree due figure centrali sono migranti e delocalizzatori in tensione tra loro in funzione dei
diversi obiettivi (chi tende a scappare e chi tende verso aree nuove per forza lavoro a condizioni
convenienti)
**Imprenditoria all’estero (prof ricerche in est europa negli anni 90-00: aree viste come “el
dorado”, interesse dal punto di vista metodologico: riflessività dell’intervistatore in base agli
intervistati). Richiesta di un ritorno a uno stato di natura hobbesiano: imprenditori spesso uomini,
voglia di costruirsi una nuova vita. Trasferimento della produzione connesso ad aspetti della vita
riproduttiva e percorso personale in cui bisognava rimettersi alla prova. Delocalizzatori che però
hanno più forza economica rispetto migranti (rapporti di forza tra autoctoni/migranti – gli
imprenditori).
**Dinamiche occupazionali nei paesi est: condizioni infelici, mansioni banalizzate sulla “norma”
(lavoro a cottimo), imprenditori lamentavano: assenteismo elevato, turnover lavorativo, rimesse che
incidevano sulla propensione al lavoro; persone che avevano fatto anche esperienze lavorative
all’estero: ci si sa difendere. livelli salariali bassi e strategie familiari (assunzione di chi “accetta” i
sacrifici)
**Delocalizzazione e immigrazione. Intervista a franco del grande (slide): doppia cittadinanza con
cittadinanza rumena, console per bangladesh in romania con obiettivo: gestione del flusso di
manodopera dal bangladesh alla romania. Immigrazione ha significati diversi in base a: chi, dove.
**Nuovo ordine sociale del personale italiano: chi fa mimetismo (si integra, assimila, per quanto
con redditi più elevati, ai comportamenti locali; chi fa separazione dal contesto locale e rimane con
“la sua razza”); c’è la riaffermazione del proprio ruolo o ricerca nuovi percorsi professionali per
misurare proprie forze; inoltre presenti forme di inferiorizzazione dell’altro (razza e questioni di
genere: intervista slide successiva: intersezione tra ‘razza’ e genere). Mito dell’eterna giovinezza : la
pensione vissuta in un altro modo
**Organizzazioni sindacali e consapevolezza diritti che emergono. Caso dacia-renault: sciopero di
una 20ina di giorni consecutivi e aumenti salariali. Anche il mondo del lavoro nei paesi dell’est
(Ungheria e Slovacchia) è stato investito da più consapevolezza di diritti (di come ottenerli
piuttosto)
--Idealtipi, figure sociali che emergono da questi processi di mobilità
Conclusioni: aree fortemente integrate, scambio di pratiche e comportamenti, divisione
internazionale del lavoro, forme di lotta e resistenza (collettive e individuali).

*1.12.20 30° lezione presentazioni


presentazioni
1)decolonizzare il marxismo
--tradurre e localizzare il marxismo tenendo conto delle specificità culturali (Amilcar Cabral ---
PAICG)
--Giacobini Neri : racconto della rivoluzione dimenticata (Haiti prima repubblica nera della storia)
--Pantere Nere : movimento violento ma anche con programmi concreti di aiuti
--Claudia Jones: analisi intersezionale della sua condizione di triplice sfruttamento: lavoratrice,
donna, nera. Black community in GB. Rivoluzione in Haiti (e Santo Domingo?)
2)l’acciaio in fumo
--”progetto di sviluppo” del sud: fallisce l’idea di sviluppo autonomo dell’economia locale:
mezzogiorno subalterno al nord (acquirente e produttore di beni intermedi necessari al nord)
--scelta del siderurgico : strategica al tempo (bene di consumo durevole, 1951: CECA, produzione
in serie, operaio di massa) --- volontà di rendere italia competitiva e indipendente dai mercati esteri
--scelta Taranto: città, porto, vicinanza alle materie prime (nord africa e medio oriente) e ai mercati
--Finsider-Italsider e Ilva, privatizzazione Riva (clima di terrore: Riva segue i suoi interessi per
profitto azienda)
--questione ambientale emerge verso fine anni 90 (consapevolezza ecologica tarda), ruolo dello
Stato
--Movimenti di cittadini attivi, liberi e pensanti : resistenze, ma anche tensione: bisogno di lavoro
questione tra lavoro e ambiente come nodo centrale
3)capitalismo della sorveglianza
--accumulazione di informazioni: DATI per offrire servizi migliori (studio degli utenti attraverso i
dati)
--aziende come amazon, facebook, google, microsoft, apple giustificano: offrire esperienze virtuali
sempre più personalizzate e continua (fluidità)
--problematiche nascoste: come vengono usati i dati (chi accede, cosa producono?). Mappe prodotte
da dati vendute ad aziende terze ---uso per marketing, pubblicità (nuove forme di mercato)
--capitalismo basato non più su produzione beni e servizio ma accumulo e vendita di dati per creare
prodotti predittivi
--a livello normativo: limitatezza del diritto, fenomeno recente (leggi sulla privacy introdotte da
poco)
--accumulo di dati sempre di più anche attraverso prodotti venduti e anche comprati (smartwatch,
automobili, smart home); applicazioni (es Pokemon go: basato sull’energia emozionale delle
persone)
--effetto massa delle tecnologie , nascondere interessi dietro a altre funzionalità che portano ad
accettare le regole senza piena consapevolezza
--capitalismo della sorveglianza distrugge rapporto capitalistico con la società (sostituire le persone
con mezzi digitali/tecnologici è possibile?)
4)Schiavi del clic (Casilli)
ludificazione (playbor)
coscienza e lavoro nei social: contenuto messo a lavoro da qualcuno

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