Sei sulla pagina 1di 14

lOMoARcPSD|4631521

Appunti - Sociologia Delle Migrazioni E Delle Relazioni


Interculturali
Sociologia Delle Migrazioni E Delle Relazioni Interculturali (Università Ca' Foscari
Venezia)

StuDocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.


Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)
lOMoARcPSD|4631521

Appunti lezione 10/02/2017

Le immigrazioni contemporanee sono un fattore di trasformazione sociale; hanno le seguenti caratteristi-


che :

• Fenomeno di carattere globale e strutturale, anche nel passato le migrazioni hanno interessato i 4 angoli
del mondo, ma oggi sono più estese, profonde e intense. Questa caratteristica si deve al fatto che si è rea-
lizzato il processo di formazione del mercato mondiale (globalizzazione) in corso da 5 secoli, ma negli
ultimi decenni è diventato più intenso. Maggiore ampiezza e profondità.

• Fenomeno permanente, di lungo periodo e di crescente ampiezza. Bisogna prepararsi a livello di lavoro
sociale, educativo per un fenomeno che sarà sempre più grande, poichè le cause di questo fenomeno
sono destinate a diventare a intensificarsi.

• Le migrazioni sono sempre più definitive, stabilizzate, e sempre meno temporanee. Tale caratteristica nei
paesi europei è simboleggiata da diversi elementi, quali:
- la riduzione dei tempi di ricongiungimento familiare;
- aumento dei matrimoni misti;
- aumento delle acquisizioni della cittadinanza;
- crescita delle carte di soggiorno di lunga permanenza;
- e altri indicatori sociali come l’incremento delle seconde generazioni; e della popolazione scolastica di
origine straniera.

Le caratteristiche del fenomeno migratorio consentono di essere oggetto di trasformazione sociale; perché
tocca tutte le sfere della società. La società di partenza viene toccata, e poi anche le società di arrivo. Le
società diventano multietniche, multiculturali e multireligiose.

Come e dove opera questo processo di trasformazione sociale?


1. nei luoghi di lavoro, il mondo di lavoro : 10% del PIL nazionale è prodotto dalla mano d’opera straniera;
questi lavoratori sono diventati nel corso del tempo un elemento strutturale del sistema produttivo. E’
aumentata la centralità e la socialità nel mondo lavoro, ormai i luoghi di lavoro sono diventati multinazio-
nali, internazionalI, e sono i luoghi in cui si incontrano attese di emancipazione sociale, di gente che arri-
va da tutto il mondo.
2. fuori dai luoghi di lavoro , perché la stabilizzazione lavorativa, il miglioramento abitativo moltiplica i rap-
porti tra stranieri e autoctoni; negli ultimi anni vi è stata una crescente connessione dovuta a una più ca-
pillare compresenza nei luoghi di lavoro, scuole, servizi, società sportive. Cambia la vita psichica conscia
e inconscia.

Questa trasformazione locale è ricca di potenzialità positive: la massima tra queste è di superare barriere
fisiche e mentali, la limitatezza delle barriere nazionale. Tali potenzialità si esprimono se cade il razzismo e
le discriminazioni.
Vi sono 2 possibilità riguardo questo fenomeno: o il reciproco scambio e l’integrazione reciproca oppure lo
scontro tra razze, la segregazione e l’aumento dei conflitti; prima via dell’immigrazione è più difficile la se-
conda è più facile e a portata di mano di tutti.

Cause dell’immigrazione
Rispetto a questo fenomeno globale dobbiamo tener presente delle CAUSE:

- La causa primaria sono le disuguaglianze di sviluppo, tra le nazioni del nord e del sud del mondo e al-
l’interno delle nazioni stesse. Storicamente ai paesi del sud del mondo è stata assegnata la funzione di
fornimento di mano d’opera a basso costo, questo a portato alle emigrazioni dalle periferie al centro. la
globalizzazione ha una doppia dimensione: unisce e gerarchizza.

Per quanto riguarda le disuguaglianza di sviluppo possiamo far riferimento a diversi fattori:
• Storiche legate al colonialismo storico
• Contemporanee legate al processo di globalizzazione neoliberista e neocolonialismo

COLONIALISMO STORICO ➔ Fino al ‘600 il mondo si presentava all’interno di un sostanziale equilibrio


dei livelli di sviluppo; alla fine del ‘600 tale equilibrio si rompe a causa del capitalismo europeo, che blocca
ed elimina i processi di sviluppo.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

L’Europa che dal ‘400 si specializza nel connettere mondi e si proietta verso gli altri continenti attraverso la
navigazione; si specializza anche nel distruggere mondi attraverso la superiorità militare, nell’eliminazione di
possibilità di sviluppo (fattore di regressione) .

Nel ‘550 si avvia il colonialismo, che va considerato come un processo e meccanismo unitario, come un
fenomeno globale. Vi sono stati vari tipi di colonialismo, ma queste esperienze specifiche di colonialismo
vanno considerate in modo unitario.
Caratteri generali del colonialismo storico:
- espansione dell’Europa contraddistinta dalla superiorità degli europei rispetto agli altri popoli;
- Espansione europea caratterizzata da una forte connotazione razzista;
- Sfruttamento di rapina della terra e della mano d’opera locale, che ha portato alla netta differenza tra di-
scriminazione razziale e sociale;
- le colonie rappresentano il retroterra di mano d’opera e materie prime.
Diverse forme di colonialismo

▷ Colonizzazione dell’AFRICA: fino al ‘500 in Africa vi erano dei regni basati sul sistema feudale che tratta-
vano in maniera paritaria con gli stati europei; la produzione coloniale ruppe questo equilibrio e inizia nel
‘600 quel lungo processo di assoggettamento dell’africa all’Europa, attraverso la tratta degli schiavi.
È una colonizzazione legata alle coste e ai porti africani in funzione della tratta degli schiavi.
Fasi dello schiavismo:
1) ‘600: la prima fase dello schiavismo è caratterizzata da prime catture di schiavi messe in atto dalla pira-
teria, a tal proposito si parla di schiavismo di pirateria, dove gli schiavi sono un elemento complementare
delle navi cariche di merci.
2) Metà ‘600 - inizi ‘700: lo schiavismo diventa strutturale, vi sono alleanze tra stati europei e capi africani.
gli europei partecipano alle guerre tra i paesi africani in cambio di schiavi.
3) Metà ‘700 diventa una vera e propria industria, quando nella tratta degli schiavi entrano gli stati Europei
che aumentano la richiesta di schiavi; perché devono andare a sostituire la mano d’opera americana a
causa dello sterminio dei nativi americani. La tratta degli schiavi diventa, quindi, un sistema organizzato,
ed è stato il 50% del capitale di avvio della rivoluzione industriale inglese. Il sistema coloniale è quello
che ha innescato lo sviluppo industriale moderno, attraverso un duplice processo: la produzione e il
commercio.
4) Nel ’800 il fenomeno del lavoro forzato all’interno del sistema della gestione delle colonie, molti paesi
europei entrarono nei paesi e controllarono la produzione agricola, e altri beni in funzione dei pesi euro-
pei.
Questo processo ha prodotto la distruzione dei modi tradizionali di produzione, anche le società locali hanno
subito una disconnessione con risultati pesantissimi.

Parallelamente a questo processo si è articolato un processo atto a legittimarlo, ossia il razzismo, figlio della
schiavitù, il quale è servito a legittimare l’assoggettamento fisico, materiale. Il colonialismo, tratta degli
schiavi, razzismo hanno prodotto conseguenze sul continente africano.

▷Colonizzazione dell’ AMERICA LATINA : nell’America Latina ha avuto luogo il più grande genocidio della
storia. Dall’inizio del ’500 alla metà del ‘600 l’America Latina ha perso 90- 95% della popolazione; annienta-
mento fisico ma anche culturale, vengono definiti paesi “senza storia” in quanto è stato cancellato tutto. Av-
venuto prevalentemente attraverso 3 meccanismi:
- sterminio in battaglia
- il sovraccarico del lavoro
- diffusione delle malattie
Tale annientamento è stato legittimato attraverso la disumanizzazione degli Indios, rappresentati come uo-
mini senza anima, avevano lo statuto giuridico di cose.

Caratteristiche del colonialismo in America Latina:


• Espropizione di oro e argento
• Espropriazione di risorse
• Annientamento fisico della popolazione, a causa dello sfruttamento lavorativo

A questo processo parteciparono tutti i Paesi Europei e pose le basi delle disuguaglianze di sviluppo attuali,
dello sfruttamento e del sottosviluppo.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

La società dell’America latina ha due caratteristiche : da un lato un altissimo livello di polarizzazione sociale
e dall’altro un altissimo livello di militarizzazione.
Inoltre, le società sono caratterizzate da una classe di proprietari locali, che loro volta lavoravano per gli inte-
ressi in Europa, le popolazioni locali erano quindi sotto controllo sia dei proprietari locali sia ai proprietari eu-
ropei.Questo ha dato vita a delle forme politiche molto dure che portarono alle dittature latino - americane.
L’ America latina era principalmente caratterizzata da un’economia di piantagioni in funzione dell’economia
industriale e la condizione di queste popolazioni era pesantissima sopratutto per le donne, poiché al lavoro
forzato si univa la riproduzione della forza lavoro.

➢ Le radici dell’attuale divario tra nord e sud del mondo, risalgono ai secoli passati, secoli in cui è avvenuta
la formazione del mercato mondiale con dei centri ed altri paesi a cui è relegato il ruolo di periferia.
La creazione di un mercato mondiale del lavoro è un fattore fondamentale per studiare le migrazioni. A di-
verse fasi del mercato del lavoro corrispondono diverse fasi delle migrazioni, sono quindi dei fenomeni corre-
lati.

Appunti lezione 11/02/2017

Disuguaglianze di sviluppo contemporanee


Nel ‘900 per molti paesi ex colonizzati si sono aperte delle possibilità di sviluppo, non basato sull’estrover-
sione (lavorare per altri) ma uno sviluppo autocentrato. Tale sviluppo ha trovato però delle difficoltà:
- la prima di tutte è la crisi del debito estero; il circolo vizioso del ‘600 si è presentato con altre modalità,
situazioni che costringono ad adottare piani per l’ adeguamento.
- la seconda riguarda la disparità di ricchezza, intesa non solo come la disuguaglianza di reddito e ricchez-
za tra e aree del mondo, ma anche le disuguaglianze di sviluppo tra i vari territori; perché oggi è presente
una forte centralizzazione all’interno dei paesi occidentali di qualsiasi cosa (come: prestiti commerciali,
attività bancarie, ricerca, educazione, della detenzione dei brevetti.. questi sono indicatori di rapporti delle
aree del mondo).
Si presenta il meccanismo della dissacumulazvione originaria, che non riescono a contrastare.

Qualsiasi forme di naturalizzazione atta a spiegare le immigrazioni, i movimenti migratori, sono forme di raz-
zismo, non si emigra per un qualsiasi motivo ma vi sono degli elementi oggetti alla base. Le cause sono sto-
riche e sociali della migrazione è un fenomeno socialmente definito, ed è una combinazione di eventi sog-
gettivi e oggettivi.

Altre cause dell’immigrazione:


• meccanizzazione/industrializzazione della produzione agricola ⇾ il problema è che tale industrializzazione
elimina in modo drastico la forza lavoro; che è costretta ad abbandonare le campagne per sopravvivere. In
pratica, sopratutto per il ruolo delle compagnie transnazionali si è realizzato un sistema di abbassamento
dei costi a diretto vantaggio delle multinazionalei agroalimentali che ha contribuito al processo di esporta-
zione della terra.
Filiera = catena con diversi anelli in posizione gerarchica, massimo potere è detenuto dalle olding finanziarie
che comandano la produzione.

Fenomeno dell’ accaparramento della terra (landgrabbing) nei paesi del sud del mondo da parte delle multi-
nazionali, governi stranieri, e privati. Le popolazioni locali persero così il potere di controllo e accesso delle
risorse naturali collegate alla terra come l’acqua; una larga parte dei campi venne dedicata a culture alimen-
tari non per la popolazione locali, infatti vennero destinate alle monocolture e non per le esigenze locali; ri-
ducendo i beni per il fabbisogno della produzione locale.

• Disastri ambientali ⇾ i cosiddetti ecoprofughi, sono gli emigrati a seguito dei cambiamenti climatici e am-
bientali. Le emigrazioni ambientali sono prodotte prevalentemente da 2 fattori :
- catastrofi ambientali, come alluvioni e terremoti;
- fenomeni di desertificazione, erosione del suolo, deforestazione, allargamento, causate da lenti cambia-
menti climatici; come inquinamento dell’aria e acqua, piogge irregolari, ecc.

• Interminabile sequenza delle guerre “locali” ⇾ guerre che hanno insanguinato i Balcani, Africa da parte dei
paesi occidentali. Vi è un nesso fortissimo tra guerre e emigrazione, le guerre producono una grande ri-
serva di persone private di tutto e alla ricerca del mercato. Le guerre negli ultimi anni si sono allargate e
acutizzate con effetti più profondi nelle popolazioni; sono asimmetriche si formano coalizioni internazionali
potenti capaci di distruggere in modo più profondo e le possibilità di difesa degli stati è poca.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

Le guerre non causano effetti immediati ma hanno conseguenze anche del lungo periodo, non solo a livello
ambientale ma disconnettono il corpo sociale, e tutto ciò porta all’emigrazione.

• Crescita delle aspettative delle popolazioni del sud del mondo ⇾ aspettative del voler partecipare. Le popo-
lazioni cercano quella possibilità, laddove quelle condizioni si sono storicamente accumulate.
• Forte richiesta di mano d’opera straniera a basso costo, con pochi diritti, da parte del sistema economico
produttivo dei paesi occidentali.

Tanto queste cause si ingrandiscono, tanto le immigrazioni aumentano.

Appunti lezione 17/02/2017

Migrazione in Europa
Le condizioni degli immigrati sono legate alle caratteristiche dei contesti di arrivo. Caratteristiche delle mi-
grazioni del periodo post-bellico:
- forte penuria di capitali, mancano mezzi di produzione
- forte penuria di mano d’opera, questa scarsità condiziona il ritmo della crescita
- unitarietà del rapporto di lavoro
- Prevalenza delle MANCA

• Per fronteggiare questa penuria i paesi avviano delle politiche attive di reclutamento di mano d’opera
straniere. Le prime politiche di reclutamento avvengono all’interno del paese, dalle campagne alle città.
(migrazione interna)
• Altro meccanismo è quello che riguarda le migrazioni all’interno dei paesi europei, sia per una questione
di vicinanza sia territoriale che culturale.
• Successivamente questi paesi si rivolgono a paesi non europei, la Francia ad esempio recluta nei paesi
magrebini, Germania verso la Turchia, il Belgio verso il Marocco, il regno unito verso i Caraibi.

Si tratta di migrazioni, fino alla fine degli anni 60, coordinate, monazionali, composte da contingenti di lavora-
tori maschi , spesso celibi e hanno luogo nel quadro di accordo fra stati; organizzate come migrazioni tempo-
ranee e poco qualificate, che negli anni successivi si trasformano in migrazioni definite.
È una migrazione incentivata dagli stati e dai mercati, tra gli immigrati vi sono contratti di lavoro stabili, sicuri;
questo non vuol dire che la condizione degli immigrati fosse rosea, infatti globalmente occupano una posi-
zione inferiore a alle persone locali, sono nella fascia più precaria della classe operaia.

In questo periodo (dagli anni ’50 fino alla metà degli anni ’70) emergono dei modelli di politica migratoria
➾ modelli di controllo del lavoro straniero per ciò che riguarda l’arrivo e l’integrazione delle immigrati. Sono
modelli fallimentari rispetto agli immigrati poiché non corrispondo all’emancipazione degli stessi.
Rispondono a un profondo utilitarismo migratorio, sono politiche del lavoro straniero che sono subordinate ai
bisogni del mercato del lavoro.

• Politiche migratorie = riguardano l’ingresso e il soggiorno dell’immigrato


• Politiche di immigrazione: riguardano l’integrazione sociale (scuole, salute, ecc.)
L’ intento della Francia è quello si assimilare gli immigrati alla cultura francese, ed estendere la cittadinanza
agli immigrati residenti; anche l’Inghilterra è aperta per ciò che riguarda la concessione della cittadinanza.
L’esperienza inglese riconosce gli immigrati in quanto gruppi etnici a cui vanno riconosciuti dei diritti, ed è
una politica che favorisce lo sviluppo di una comunità autonoma. L’ esperienza tedesca, invece, ci segnala
come gli immigrati dovessero essere provvisoriamente presenti, e come la loro presenza potesse dipendere
dal fabbisogno tedesco.
Le politiche di immigrazione falliscono perché non hanno risposto alle aspettative e ai bisogni umani di
emancipazione sociale degli immigrati.

Anni ’50-’60 cresce il problema è avvenuto un inserimento interiorizzato e subordinato, non si può parlare
infatti, di una reale parità tra immigrati e autoctoni.
Anni ’60-’70 in Europa avviene lo sviluppo dei sistemi di welfare; si consolidano i diritti sociali di cittadinanza,
e gli immigrati traggono beneficio da questa situazione.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

➢ MODELLO ASSIMILATIVO (Francia) l’immigrato è destinato a diventare cittadino. Politica migratoria che
favorisce l’uguaglianza, vi è l’idea di un universalismo ideale. La cultura e la religione sono un ostacolo
all’integrazione e all’evoluzione per diventare cittadino Francese
a tutti gli effetti

➢ MODELLO CULTURALE (Olanda) la comunità garantisce accesso ai servizi, lavoro e favorisce inte-
grazione tra cittadini autoctoni e immigrati. Riconoscimento delle differenze culturali.

➢ GERMANIA : non è attenta all’uguaglianza e crea dei contesti di esclusione, tutto questo porta alla ghet-
tizzazione. L’immigrato è ospite, vi era l’idea di non far radicare gli immigrati nel Paese. In Germania forte
era il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, infatti il permesso di soggiorno era le-
gato a “quel” datore di lavoro ⇾ estraniazione. Gli immigrati si trovavano quindi dentro ad un sistema chiu-
so, dove i diritti erano posseduti dal datore di lavoro. Veniva in questo modo estrapolata, in maniera chi-
rurgica, la forza lavoro dell’immigrato.
Vennero attuati anche degli interventi di lingua, si continuava a tutelare la lingua di appartenenza per evi-
denziare l’emarginazione e per favorire il rientro in patria.
L’ esperienza tedesca non mira all’assimilazione ma si basa sull’estraniazione.

Appunti lezione 18/02/2017

Ripresa delle immigrazione a partire dagli anni ’80; queste nuove immigrazioni hanno luogo in una società
diversa rispetto i decenni precedenti, avvengono all’interno della società neoliberista. Questo fatto caratteriz-
za le politiche migratorie.

Quadro socio-economico e politico all’interno del quale avvengo le nuove migrazioni:


- misure di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione
- bassi ritmi di crescita, sia al centro che alle periferie del mondo
- crescita della disoccupazione di massa
- crescita e accentuazione delle disuguaglianze, sia tra paesi sia all’interno dei paesi
- centralizzazione finanziaria e concentrazione industriale
- rapporto salariale sempre più complesso
- smantellamento dei sistemi di protezione sociale
- smantellamento dei meccanismi che controllano l’economia
- la trasformazione dei rapporti di lavoro con il pretesto della modernizzazione industriale
- crescita del debito pubblico
Per quanto riguarda la produzione:
- meccanismi basati non più su grandi dimensioni = decentralizzazione
- riduzione dell’incidenza dei lavoratori dipendenti a vantaggio dei lavoratori autonomi
- Mobilitazione dell’offerta di lavoro non tradizionale, giovani donne e straniere.

Passaggio dal capitalismo fordista a quello capitalista flessibile ⇨ è in questo periodo che avvengo le nuove
migrazioni.
Contesto non solo economico e produttivo perché la globalizzazione neoliberista riguarda anche le forme del
sistema del dominio sociale. E l’aumento delle migrazioni vede una ripresa negli anni ’80 all’interno di una
nuova direzione nazione del lavoro.
Le nuove migrazioni hanno luogo in un contesto di BLINDATURA SOCIALE, tolleranza zero.
Cosa comporta questo per l’emigrazione? Dagli anni ’80 ha luogo un progressivo processo di convergenza a
ribasso delle diverse politiche migratorie di tanti paesi europei; collegato al processo di clandestinazione de-
gli immigrati.

Processo di convergenza in una politica selettiva repressiva e restrittiva; che avviene in una serie di momen-
ti:
- 1974: misure di rimpatrio, più o meno volontario, messe in atto dagli stati
- anni ’80-’90: trattato di Shenghel il quale libera la circolazione comunitaria, vi è una difficoltà ad entrare in
questo cerchio
- politiche delle quote nazionali
- normativa organica restrittiva e repressiva; il modello per questo processo è stata la legge Bossi e Fini.
Queste legislazioni producono clandestinità e generalizzano la vecchia figura del lavoratore ospite; ma
nella società del capitalismo flessibile.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

- in questo processo di convergenza a ribasso ha un ruolo fondamentale l’assimilazione, questa politica ha


reso più complicato il movimento e il soggiorno.

le misure di contrasto alla povertà rendono più rischioso e costoso, l’ingresso regolare e la permanenza, al-
largano l’area della clandestinità e del lavoro sommerso.
Nella seconda metà degli anni ’70 ci fu la prima grande crisi dell’economia. Capitalistica industriale, questo
ha portato ad una serie di politiche volte alla subordinazione del lavoro; sono politiche rivolte alla reazione
alla crisi, politiche restrittive, sono costretti ad accettare condizioni inferiori rispetto alla popolazione autocto-
na.
Desalarizzaziosione→ la svalutazione del lavoro immigrato si ripercuote sul lavoro della classe lavoratrice.
Delocalizzazione in loco:
- abbassamento dei salari
- gerarchizzazione del mercato del lavoro
- sostegno di nuovi contratti di lavoro
- aumenta la concorrenza, la competizione
Le politiche migratorie non sono una variabile indipendente ma dipendono dal mercato, influenzano le condi-
zioni e la vita dell’immigrato; sono ristrette o aperte in base alle esigenze del mercato del lavoro, non verso
gli immigrati. Il sistema economico è frutto quindi della criminalizzazione degli immigrati- divieti con politiche
restrittive- clandestinazione - inferiorità degli immigrati. nei confronti della popolazione autoctona e dipen-
denza materiale forzata.

Caratteristiche dell’immigrazione di oggi:


• le migrazioni sono DESTRUTTURATE
• IMPEDITE e NON INCENTIVATE dai governi
• MIGRAZIONI a VENTAGLIO, non più, mono nazionali , POLINAZIONALI
• fenomeni migratori INDIVIDUALI e FRAMMENTATI
• FEMMINILIAZZAZIONE dell’immigrazione
• FORTE PRESENZA dei GIOVANI
• CLANDESTINIZZAZIONE dell’immigrazione
• carattere POLIZIESCO/MILITARE che hanno assunto le politiche migratorie
• forte aumento della migrazione TEMPORANEA
• manodopera straniera PRECARIA, FLESSIBILE, ATOMIZZATA; immigrazione motivata dal mercato e di-
sincentivata dallo Stato
• immigrazione che si inserisce nel SETTORE TERZIARIO A BASSA QUALIFICA
• immigrazione che si inserisce nell’ECONOMIA SOMMERSA

Tema della clandestinità ⇾ normative come quella Bossi-Fini inducono alla clandestinità; inoltre dal 2000 la
cittadinanza si trasforma in un percorso ad ostacoli, infatti gli immigrati sono devono dimostrare il diritto di
poter restare nel paese, limitando così l’accesso e costringendo gli immigrati alla clandestinità. Per ottenere
il permesso di soggiorno di lunga durata gli immigrati devono sottoscrivere un contratto di accoglienza e in-
tegrazione; tuttavia l’integrazione non è un obiettivo ma un requisito per restare.

Ma chi il clandestino? Costruzione sociale, in base all’andamento storico. Rappresenta il massimo della pre-
carizzazione, è il prototipo del lavoratore senza diritti.

Appunti lezione 24/02/2017

Caratteristiche dell’immigrazione:
- precarizzazione della vita dell’immigrato
- clandestinità strutturale
- restrizione di politiche migratorie
- criminalizzazione dell’immigrazione ⇾ le campagne di criminalizzazione hanno le seguenti ricadute: lo
sfruttamento di questo lavoro nel quadro delle istituzioni vigenti nel mercato del lavoro e l’inferiorizzazio-
ne; spezzano le nuove forme di socialità tra popolazioni del posto e quelle straniere, legami che nascono
nei luoghi dello sport o a scuola. Quindi anche le popolazioni locali vengono influenzate.
- Ritorno dell’assimilazionismo ⇾ negli ultimi due decenni in Europa vi è stato un ritorno di questa idea, in
parallelo all’eclissi del multiculturalismo. È finalizzato al massimo adattamento sociale degli immigrati alle
condizioni a cui sono costretti. In questa fase di neoassissimilazione impone una massima assimilazione

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

culturale, senza prevedere una vera inclusione sociale; compresenza di assimilazione ed esclusione, si
parla infatti di assimilazionismo frammentato.
- Selezione degli immigrati, sia in arrivo sia di quelli già presenti. Vi sono molteplici forme di selezione degli
immigrati in arrivo , il primo riguarda i test di lingua. Tuttavia, la selezione avviene anche sugli immigrati
già presenti nel territorio, secondo criteri di omogeneità etnico- culturale, utilità economica e convenienza
politica.
- Xsenofobia in nome dello stato sociale

ITALIA
Oggi gli immigrati in Italia sono poco più di 5 milioni, 5 milioni di stranieri residenti = quelli che sono iscritti
all’anagrafica, oltre a questi in Italia ci sono 350 mila non sono residenti.
Nel tempo si è arrivati a questa cifra. Fino agli ’80 la presenza degli stranieri in Italia ara limitata; il processo
di incremento avviene negli anni ’90 ma soprattutto negli anni 2000.
- presenza femminile, carattere principale di questa presenza straniera : molto significativa fin dall’inizio.
oggi le donne sono il 53% degli immigrati.
- forte pluralità nazionale
- prevalgono i luoghi della compresenza, i luoghi abitativi si modificano
Come sono distribuirti gli immigrati in Italia? 60 % al nord, 25% centro, 15% al sud
Negli ultimi anni si trovano in Italia meno stranieri e molti si sono cancellati dall’anagrafe del comune, una
parte è rientrata in patria l’altra parte sono emigrati in altri paesi.
È aumentata la migrazione degli autoctoni locali verso l’estero, la crisi ha rallentato gli arrivi, ma non gli ha
spenti.

▷Negli anni ’70-’80-’90 gli immigrati arrivavano principalmente nel sud ed erano impiegati nel settore dell’a-
gricoltura. Negli anni ’90-2000 si verificò lo spostamento degli immigrati dal sud al nord, avvenne il passag-
gio di settore da agricolo a quello industriale: spostamento verso grandi città poi città medie, di provincia poi
paesi piccoli. I movimenti migratori si adeguavano al contesto sociale di inserimento.

LAVORO DEGLI IMMIGRATI


Negli ultimi anni la popolazione straniera è aumentata, questo è dovuto all’incremento naturale (nuove nasci-
te). Le famiglie immigrate si adeguano al modello familiare dei paesi che li accolgono; il 15% delle nascite è
costituito da figli stranieri e l’aumento si deve ai ricongiungimenti familiari.
Dal 2008 (crisi dell’Italia) c’è stata una riduzione dei nuovi arrivi, molti stranieri sono ripartiti dall’Italia verso i
paesi di origine o vero i paesi non colpiti dalla crisi. Questo ha portato ad una frattura della famiglia o ad
esempio situazioni in cui il coniuge parte per altri paesi e lascia la famiglia in Italia, il saldo migratorio è quin-
di più basso rispetto agli anni precedenti, e questo calo si nota dalle iscrizioni anagrafiche dei comuni.
Stranieri extracomunitari sono 3 milioni, 200 mila invece i soggiornanti che hanno permesso di soggiorno e
un contratto di lavoro. Nel 2010 sono stati rilasciati 200 mila permessi di lavoro e altri tanti permessi per mo-
tivi familiari.
I permessi di lavoro sono in forte calo; calano perché gli immigrati entrano per via illegale e poi si richiede il
permesso familiare ⟹ si passa da un’ immigrazione da lavoro a una per popolamento, l’immigrazione per
familizzazione cambia la società, infatti non c’è più l’immigrato solo, concentrato sul lavoro e lo stipendio ma
anche la famiglia.

Negli anni ’80 una parte importante degli immigrati era concentrata nei centri dei accoglienza, poi concentrati
nel mercato privato.
Oggi invece c’è una presenza sia in alloggi privati di proprietà (l’8-9 % degli immigrati ha la casa di proprietà)
sia nell’alloggio pubblico sia nell’affitto.
Le aree di alloggio abitativo sono quei quartieri delle città che erano dedicate alle migrazioni rurali del sud
Italia, ex quartieri operai; sono aree meno privilegiate, povere di servizi e che sono state segnate da provve-
dimenti locali di discriminazione. Sono aree più soggette agli stigmi politici e ai pregiudizi dei cittadini autoc-
toni.
In queste zone avvengono svuotamenti della popolazione autoctona per mantenere la distanza sociale.
Caratteristiche dei quartieri occupati in prevalenza dagli immigrati:
- Forte insediamento a basso costo immobiliare
- Situazioni che obbligano il subaffitto e la coabitazione forzata
- Apertura di attività etniche commerciali trasformando in questo modo le società

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

Questi cambiamenti sono legati al tema del lavoro degli immigrati


Negli anni ’80 si avviava un processo di insediamento lavorativo degli immigrati in settori dell’agricoltura, del-
l’edilizia e del lavoro domestico. Il lavoro degli immigrati era un lavoro precario, pericoloso, a bassa qualifica,
poco pagato, sporco, nocivo e a bassa desiderabilità sociale.
Negli anni 2000-2010 tale fenomeno è cresciuto e rappresenta il 15% della forza lavoro dell’Italia. Caratteriz-
zato da: lavori pesanti, a bassa qualifica, nocivi e mal pagati. È rimasta la condizione di lavori peggiori por-
tando ad un doppio dualismo del mercato del lavoro; dualizzazione di genere (lavori per gli uomini e lavori
per le donne) e altro dualismo tra lavori precari e quelli stabili.

Si può parlare di una stratificazione razziale del mercato del lavoro, poiché la fascia più bassa del mercato
del lavoro è costituita dagli immigrati (con la crisi questa fasci si è accentuata); il mercato del lavoro è fram-
mentato, stratificato e segmentato.
L’effetto di questa disparità comporta basse possibilità di mobilità VERTICALE ⇢ fenomeno del miglioramen-
to professionale; e ORIZZONTALE ⇢ fenomeno del cambiamento di settore.

LAVORO DI CURA
Il lavoro di cura 24h/24 implica convivenza forzata tra l’assistito e l’assistente “badante” (☞ termine che sva-
lorizza entrambe le figure). Tale convivenza forzata coinvolge tutti i soggetti interessati, ossia l’assistito, l’as-
sistente e la famiglia.
• ci sono dei pro: entrata garantita e i costi sono ridotti
• ci sono dei contro: segregazione nella casa, vi è una convivenza forzata e il lavoro è continuo, identifica-
zione della casa come luogo di lavoro, non c’è tempo per sé, un po’ di privacy e vi sono pure delle rica-
dute sulla salute psicologica.
Non solo le ore di non lavoro sono a discrezione del datore di lavoro vi è anche una dipendenza logistica dei
trasporti, flessibilità del lavoro di cura, scarso riconoscimento sociale, definizione vaga dei compiti e sovrap-
posizione dei compiti che sono difficili, delicati e specialistici.
Il lavoro di cura viene molto svalutato e in realtà è un lavoro molto complicato poiché comporta la mercifica-
zione del lavoro di cura e della vita intima; dove in denaro si inserisce nei rapporti che inizialmente erano
protetti dal mercato.
Il rapporto tra assistito e assistente è una relazione forte e significativa, dipendono l’uno dall’altro; questo
rapporto non è sempre asimmetrico. L’assistente ha a che fare con la morte, inoltre tali rapporti possono du-
rare anni, mesi e si interrompono con la morte o con il ricovero. In questa relazione si inserisce anche la fa-
miglia, che richiede un investimento emotivo elevato, l’assistente deve trasmettere affetto, amore come un
proprio familiare.
Queste relazioni creano legami idilliaci; tra questi soggetti c’è vicinanza fisica ed emotiva ma divergenza a
livello culturale e linguistico.

Per effetto di alcuni episodi il lavoro di cura è dovuto al welfare, all’entrata delle donne nel mercato del lavo-
ro, infatti 1 milione di donne straniere sono occupate nel lavoro di cura; questo lavoro principalmente è nel
sommerso.
Si è visto che esiste una concentrazione dei lavoratori immigrati in certe mansioni, tale concentrazione è il
frutto di meccanismi strutturali del mercato e di fenomeni sociali. a questo si combinano altre disparità: un
alto tasso di disoccupazione, un alto tasso di sottooccupazione, dequalificazione più alta, maggiore precarie-
tà contrattuale e di più lunga durata rispetto agli autoctoni. A questo si unisce una condizione lavorativa che
non migliora nel tempo, e questo si ripercuote sui. salari.
Il 5% della forza lavoro straniera lavora in agricoltura, il 9%nell’industria, l’11% nelle costruzioni e il restante
65% lavora nel terziario.

CONDIZIONE GIURIDICA DELL’IMMIGRATO in Italia


La condizione giuridica dello straniero si combina con la condizione lavorativa dello straniero, che lo penaliz-
za. C’è una rappresentazione dell’immigrato come una realtà speciale, a tal proposito servono leggi e prov-
vedimenti specifici.
Esiste una politica migratoria trentennale che ha prodotto un’ inferiorizzazione sociale, culturale, degli immi-
grati, realtà di negazione dei diritti

L’ Italia diventa paese di migrazione nel ’73; prima importante legge, è la legge del 1990 legge Martelli, prima
di arrivare a tale legge si deve descrivere il periodo compreso tra gli anni ’74 e ’90.
In questo periodo la situazione viene regolata con un R.D. del 1931 TULPS, regola il soggiorno, la presenza
di giostrai, mendicanti, poveri, giocolieri, stranieri; ossia i soggetti “pericolosi”.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

Fino al 1990 il TULPS regola e considera l’immigrato come un nemico interno che va gestito secondo leggi
di polizia. Questa impostazione continuerà per i decenni successivi, non finisce nel ’90, infatti nel 2009 ven-
gono promulgate le disposizioni sulla sicurezza, all’interno della quale vi è la migrazione in un’ottica militari-
stica.
Tuttavia la normativa del TULPS non riesce a governare la situazione che si presenta negli anni ’80 per cui
si fa ricorso in maniera sistematica alle circolari amministrative (disposizioni interne dei ministeri, non è fonte
di diritto), ancora oggi in Italia, non essendoci una legge sull’esilio, l’immigrazione è regolato da circolari.

L. 943 del 1986: istituisce degli istituiti giuridici che saranno ripresi nelle legislazioni successive che costitui-
ranno la base delle legislazioni successive. Introduce un meccanismo di programmazione dell’occupazione
straniera attraverso la creazione di liste speciali di collocamento e di chiamata diretta che confluiranno all’in-
terno del decreto Flussi che costituirà l’elemento tecnico-giuridico che produrrà la clandestinità di massa.
Questa legge poi prevede una sanatoria, che sana persone che sono presenti in Italia in modo irregolare e
concede loro la regolazione attraverso l’attività lavorativa.
La sanatoria è un provvedimento speciale, vengono regolamentati gli immigrati, essi devono presentare la
domanda entro un certo tempo devono provare il fatto che lo fossero già presenti in Italia tempo prima.
Ogni legge è stata accompagnata da una sanatoria, nel corso degli anni le sanatorie hanno visto un aumen-
to del numero delle persone sanate; ogni volta i criteri per sanare le persone variano.

La prima sull’immigrazione è quella del 1990 , la legge Martelli: che guarda l’immigrazione in modo pretta-
mente lavoristico. È una legge che fa politica di chiusura nei confronti dell’immigrazione e si può entrare al-
l’interno del paese solo attraverso il decreto Flussi, che stabilisce il numero ingressi per lavoro consentito.
Negli anni successivo i decreti flussi prevedevano delle quote molto basse, quindi gli immigrati entravano
attraverso il canale dell’illegalità.
Questi decreti Flussi funzionano attraverso il meccanismo della chiamata nominativa: attraverso la presun-
zione che ci fosse stata una domanda tra il datore di lavoro e il lavoratore straniero nel paese d’origine (il
percorso invece è quello di partire in modo illegale, attraverso il passaparola si cerca lavoro). La gran parte
degli immigrati, infatti, arriva in modo irregolare e si attende così una sanatoria o un decreto flussi per la re-
golamentazione lavorativa e amministrativa, con conseguente cessione dei permessi di soggiorno.

La legge Martelli però prevede l’avvio dell’iter burocratico sia in capo al datore di lavoro; la richiesta del per-
messo di soggiorno non è un diritto che esercita lo straniero, ma è il datore di lavoro che chiede per lo stra-
niero il permesso di soggiorno. Quindi, il meccanismo di chiamata nominativa, l’esistenza di un contratto di
lavoro che richiede un incontro anticipato tra lavoratore e datore nel paese d’origine ⇾ meccanismo adatto ai
processi dell’ irregolarizazzione dell’economia.

Questi meccanismo messi insieme hanno avuto effetti inattesi: costringe all’irregolarità e alla clandestinità la
massa degli immigrati, che per essere in regola attendono una sanatoria o un decreto flussi (=sanatoria ma-
scherata). Si parla a tal proposito di clandestinità forzata da cui si emerge solo con il lavoro e in questo pro-
cesso di emersione si acquistano pari diritti. È l’integrazione a basso conflitto: questo perché, si danno pochi
diritti e spezzettati per non avere conflitti con gli autoctoni.

Nel 1998 arriva la legge turco Napolitano; legge quadro sull’immigrazione: si affronta globalmente il feno-
meno.
• istituzionalizza il percorso di inserimento sociale basato sulla clandestinità e su un inserimento lavorativo di
tipo subordinato, previsto dalla Legge Martelli. prende in considerazione due categorie: i regolari e gli irre-
golari; i primi hanno porzioni di diritti diverse dai secondi ➝ è la differenza giuridica.
• introduce uno strumento tecnico-giuridico: il soggiorno deve essere legato alla presenza contemporanea di
3 elementi ➝ lavoro, alloggio e un permesso di soggiorno. se manca una di queste condizioni l’immigrato
diventa clandestino; a questo punto la sanatoria viene richiesta più volte = OVER STAIRES ossia stranieri
che hanno perso il titolo del permesso di soggiorno e lo riprendono. Questo strumento giuridico è un po-
tente fattore di continua discriminazione sociale; stabilisce che la clandestinità è un passaggio “obbligato”,
che la regolarizzazione avviene in un secondo memento in base al datore di lavoro, instaurando così una
forte dipendenza.
• prevede, per gli irregolari, una molteplicità di permessi di soggiorno (lavoro ,studio, religione, famiglia) e
ogni tipologia ha i suoi diritti specifici; ad esempio: il permesso di soggiorno per il lavoro viene attribuito a
seconda della durata, temporaneo, di diversi mese, anni o tipo indeterminato. ogni tipo di permesso di
soggiorno ha i propri diritti, per esempio quello temporaneo ne ha pochi via via si aumenta ➝
questa si chiama stratificazione civica, cioè disuguaglianza di diritti.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

Negli anni 2000, con la legge Bossi-Fini, avviene un peggioramento costituito dalla criminalizzazione e pre-
carizzazione. Questa legge si basa sulla ridefinizione dei presupposti del soggiorno, con l’introduzione del
controllo del soggiorno: il soggiorno deve subordinato all’occupazione e a un contratto di lavoro, facendo
corrispondere la durata del permesso di soggiorno al contratto di lavoro, con 6 mesi massimi di ricerca del
lavoro (poi estesi a 12). Vi è quindi un forte legame tra lavoro, soggiorno e alloggio, e diventa un fattore isti-
tuzionale di clandestinità di massa.
La legge restringe i diritti degli immigrati, che a loro volta sono sottoposti ad una fortissima precarietà; è una
normativa molto rigida, l’immigrato è appeso dalla volontà discrezionale del datore di lavoro.

Allo stesso tempo nel 2003 è stata approvata la legge di riforma del mercato di lavoro, liberalizza il mas-
simo della flessibilità lavorativa; l’immigrato si trova dominato da una forza caratterizzata da massimo della
rigidità (la Bossi-Fini) ma dall’altro lato esiste una forza contraria, la legge del 2003, che è caratterizzata dal
massimo di flessibilità. Tutto questo rende l’immigrato continuamente dentro e fuori da quel sistema di ga-
ranzie e quindi è costretto ad accettare qualsiasi condizione di lavoro che gli viene proposta.
È una legge che nel regolamentare promuove la visione del gostarbester, penalizza il radicamento sociale, il
ricongiungimento familiare ed incentiva il lavoro temporaneo.

Nel 2007 - 2008 si è verificato un inasprimento della cultura immigratoria, forte connotazione razziale. Se-
guono tutta una serie di provvedimenti penalizzanti presi dai comuni italiani, che vanno a ledere i diritti di
uguaglianza e restringe i diritti di cittadinanza.
La legge 94 del 2009 intitolata “disposizioni in materia di pubblica sicurezza “ il tema dell’immigrazione viene
incorporato alle questioni di sicurezza. È una legge che si caratterizza da un inasprimento della politica mi-
gratoria, dove assume rilevanza il carattere repressivo e poliziesco.
Tra i diversi punti, uno in particolare riguarda da un lato la trasformazione del reato di clandestinità in reato
penale, dall’altro l’introduzione dell’aggravante della clandestinità in caso di reati commessi dagli immigrati.
La legge prevedeva poi una serie di penalizzazioni, ad esempio il censimento etnico dei nomi, la schedatura
degli homeless, restrizione del diritto di ricongiungimento familiare e agli immigrati senza permesso di sog-
giorno è negata la possibilità di ottenere autorizzazioni o aiuti tra cui le prestazioni sociali.

➢Dal punto di vista nazionale, non esiste una politica nazionale verso gli immigrati per quanto riguarda la
politica sociale. Le politiche sociali verso l’immigrazione sono demandate agli enti locali, e questo com-
porta squilibri tra diversi territori, infatti, non vi è un indirizzo generale.
Altra caratteristica delle politiche sociali è il fatto di essere legata ad una logica di emergenza, sono basate
sulla discrezionalità dei singoli sindaci, e questo rappresenta un forte limite.
Inoltre, l’ente comunale affida le politiche al privato sociale, in questo modo gli enti si svincolano dal gestire
tali politiche e delegano al terzo settore.

Questo si riflette nel lavoro sociale, perché molte volte le politiche migratorie considerano l’immigrato come
soggetto debole, questa associazione è erronea poiché l’immigrato si può trovare nella condizione di sogget-
to debole ma in realtà dovrebbero essere considerati come soggetti attivi delle politiche di immigrazione.
È un problema che deve essere affrontato e preso come pretesto di trasformazione sociale.

TEMA del RAZZISMO


Dal 2000 in poi al centro del sistema del rapporto….è stata messa la categoria “razza”, come elemento cen-
trale del funzionamento della società. Aspetto relativamente nuovo per Italia, in sostanza negli ultimi 15 anni
tutta la gestione della questione sociale( insieme di problemi che tocca la popolazione: ovvero l’impoveri-
mento, l’acutizzazione delle disuguaglianze, il divario sud- nord, l’incremento dei rischi sociali, delle vulnera-
bilità, la polarizzazione sociale e l’incremento della disoccupazione) è stata sussulta dall’immigrazione ➝
tutti i problemi sociali sono problemi di immigrazione, è avvenuta una etnicizzazione della questione so-
ciale.

Dagli anni 200 in poi, è avvenuta un’ascesa del razzismo in Europa e in Italia: ripresa e acutizzazione rispet-
to agli anni precedenti. Le cause di fondo del ritorno del razzismo sono di carattere politico, economico e
sociale.
Le cause del razzismo storico italiano sono le seguenti:

• radici delle dottrine razziali che hanno caratterizzato l’Italia e sono radicate nel colonialismo europeo, non
sono radici morte, ma continuando dare linfa vitale al razzismo contemporaneo.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

• quando si parla del razzismo in Italia ci viene in mente il fascismo, l’anti-ebraismo e antisemitismo; in realtà
le cose stanno in maniera diversa.
Il fascismo ha attinto ad una tradizione liberale, positivista, cattolica, che già solitamente era razzista e
attinge ad una pratica italiana di pressione che precede il razzismo-fascista. Non fa altro che sistematizzare
e estremizzare i diversi apporti che gli presentono, a livello di dottrina, di guerre e di politiche. I primi stati
razziali sono gli Stati Uniti, Sud Africa e l’Australia.

- razzismo anti-africano è legato al razzismo coloniale. Il razzismo anti-africano italiano ha come ber-
saglio i popoli coloniali, ed è servito a legittimare la creazione di un proprio impero coloniale.
Il razzismo è un’arma con cui si giustificano le invasioni, facendole passare come liberazioni. È servito
anche per la creazione di un identità italiana più coesa, attraverso l’inferiorizzazione del nero e favoren-
do la razza italiana come suprema.
- razzismo anti-slavo ha le sue radici nel pensiero irredentista democratico, anti imperialista; comporta-
va l’esclusione della cultura slava in quei territori di confine creando il presupposto per l’espansione
dell’Italia ad est, nei Balcani. Il razzismo è quindi l’elemento di giustificazione dell’espansione e succes-
siva invasione della Jugoslavia e Albania.
- razzismo anti- meridionale; per lungo tempo c’è stato questo processo di inferiorizzazione del meri-
dione di Italia. L’Italia storicamente non ha goduto di colonie, ma utilizza quella che viene definita la co-
lonia interna, ossia il meridione. Questo tipo di relazione disuguale andava legittimata, e questo forte
sviluppo disuguale nel ‘800 aveva bisogno di trovare una giustificazione sul piano dottrinale, con la co-
struzione di stereotipi ani- meridionali. A tal proposito si parla di brigantaggio, ossia forme di lotta e resi-
stenza da parte di oppressi, che sono rimasti affamati con la privatizzazione delle terre.
Contributo del pensiero positivista che associa meridionale e delinquente.
- antisemitismo, ha avuto la sua massima espansione nel razzismo, l’ebreo era visto come un elemento
di disturbo nell’evoluzione della omogenizzazione culturale degli italiani.

• altra causa di fondo è il rapporto sociale (subordinazione) che l’Italia ha instaurato con gli immigrati. Il raz-
zismo è stato il risultato di rapporti sociali disuguali, quindi la condizione di inferiorità ha prodotto attitudini
razziste tra la popolazione.

• altro motivo di acutizzazione è dovuto alla estraneità degli immigrati alla società (emarginazione)

• il razzismo vuole bloccare i processi di avanzamento sociale, cioè l’acutizzazione del razzismo vuole riso-
spingere gli immigrati dalla società, vuole sia rallentare i processi ma vuole anche condizionare la direzio-
ne dei processi sociali.

• aggravamento della situazione economica del nostro paese (precarizzazione, povertà delle famiglie), il
razzismo parte dall’istituzione e scende dall’altro verso il basso: diffusione avvenuta tramite socializzazio-
ne.

Cause di tipo politico: legalizzazione dell’Italia tematiche di questo partito diventano patrimonio e fatti propri
di una parte della popolazione italiana; è avvenuta una generalizzazione degli avvenimenti ostili.

FORME in cui è avvenuta l’intensificazione del razzismo:


• l’immigrato è considerato oggetto del razzismo e reso colpevole per aver sollecitato/generato il razzismo
tra la popolazione locale
• istituzione della campagne mediatiche di criminalizzazione mirata : i mass media creano stereotipi che in-
feriorizzano l’immigrazione. Orientamento funzionale alla condizione di inferiorità sociale e disprezzo ope-
rati secondo una continua creazione di categorie.
• mobilitazioni popolari
• razzismo municipale/amministrativo: provvedimenti comunali emanati da delibere che hanno stabilito prov-
vedimenti contro l’immigrazione (sgombero famiglia mal alloggiate, campi nomadi). Gli enti locali hanno
fatto da apripista, sono diventati poi di dominio nazionale.
Mix tra politiche identitarie e di sicurezza: le politiche identitarie hanno delineato i temi dell’immigrazione
➝la cultura degli immigrati è un fattore di esclusione ➝ criminalità ➝ provvedimenti contro gli immigrati.
razzismo selettivo in cui vengono distinti buoni e cattivi, lavoratori e fannulloni ecc.

CONSEGUENZE dell’ascesa del razzismo:


Nel ramo degli operatori sociali, in particolare gli assistenti sociali, si vengono a creare 3 ordini di problemi
riguardanti la professione:

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

- applicazione difficile del codice deontologico


- restringimento dell’autonomia professionale
- necessità di trasformare il lavoro sociale nell’affrontare le differenziazioni contro i principi di uguaglianza,
giustizia, equità e parità sociale
- ostacola ala rimozione di altri principi come la dignità e l’unicità della persona
Di conseguenza è necessario che l’assistente sociale, modifichi il proprio lavoro, l’utente si aspetta una ri-
sposta di emancipazione da parte del professionista; a questo proposito la figura dell’AS va considerata
come un tecnico-politico.

RAZZISMO E INTERCULTURALITA’
Ormai è assodato per la scienza moderna che esiste solo un’unica razza: la specie umana; all’interno di
essa si posso differenziare diverse popolazione, ma gli elementi comuni prevalgono sulle differenze, per
questo non ha senso di parlare di razze biologicamente superiori.
Esistono delle risoluzioni che affermano che tutti i gruppi umani sono dinamici, anche se ci sono delle razze
sono talmente mescolate che le differenze sfumano.
La scienza moderna ci assicura che in termini biologici le razze non esistono e che se anche le razze sono
esistite sono in uno stato di parità. Ma la realtà ci parla ancor dell’esistenza sociale delle razze; oggi la razza
è una realtà, sociale, politica, ideologica, è un fattore pieno di significato per una parte della popolazione.
non solo le razze contano ancora, ma sul piano sociale sono ancora disuguali.
La razza non è una categorie non è evaporata, è una frattura che crea stratificazione, differenziazione socia-
le, perché legato alla razza c’è il tema del razzismo.
La categoria sociale di razza, discriminante e gerarchizzante è viva e operante, operante collegata alla clas-
se sociale.

Razzismo = è un rapporto materiale di sfruttamento tra razza, popolazioni, nazioni, classi; che comprende
un’ ideologia che giustifica questa denominazione.
Interiorizza idealmente chi è già in una situazione materialmente inferiore; e in questo modo mette a disposi-
zione manodopera a basso costo.
Il razzismo è figlio del colonialismo, della società moderna capitalistica e a tal proposito è un elemento socia-
le insito nella struttura della società. È un prodotto della modernità e i suoi elementi provengono dalle scien-
ze naturali e sociale del 17-18-19 secolo; è servita una ideologia, razziale, atta a legittimare lo sfruttamento
dei popoli che lavoravano per altri.
Nel mondo antico non c’era un pensiero sistematizzato sulle razze, l’ideologia razzista inizia a espandersi
nel ‘500 e raggiunge lo stato di pensiero organico, nel corso dell’evento dell’età moderna occupando una
posizione centrale nel sistema dei rapporti sociali.
Contribuisce anche alla creazione della borghesia, con l’idea che ci sia una classe superiore, contribuisce
alla creazione del clero, contribuiscono tutta una serie di scienziati, intellettuali che provengono da correnti
positivistiche, illuministiche, conservatrici o economistiche.

Dottrina razziale ha le seguenti caratteristiche:


- il fattore razza centrale nella storia, nella vita passata, presente e futura dell’umanità: la storia umana è
lotta tra le supremazie di razze
- le razze sono diverse e sono disuguali, vi è una disuguaglianza naturale tra le razze e le cause di queste
disuguaglianze poggiano su questioni naturali
- vi è una gerarchia tra le razze: al vertice si trova la razza bianca, caratterizzata da prestanza fisica, digni-
tà, bellezza, volontà equilibrio; al basso si trovano le razze considerate inferiori, quella nera, contraddi-
stinta da instabilità animalità bestialità e eccessi. le razze inferiori sono condannati a obbedire le classi
superiori. [Hitler non inventa nulla fa diventare il razzismo questione di partito]
- le razze tra loro sono ostili, e la mescolanza tra le razze è un fenomeno che va combattuto in tutti i modi,
perché la mescolanza porta la classe superiore al rischio di decadimento. La commistione è il principio
della fine, perché le classi subordinate aspirano ad elevarsi, a migliorarsi e a “succhiare il sangue” delle
classi superiori.
L’ ideologia razziale è una dottrina ellitista, volontaristica e antiegualitaria.

Oggi si usa il termine etnia, ma sotto questo termine si allude alle disuguaglianze tra le razze, perché l’etnia
è una categoria dell’antropologia culturale con cui si definiscono i popoli primitivi. Si torna indietro, le popola-
zioni vengono nominate allo stadio inferiore delle razze. L’etnia rappresenta una stadio primordiale dell’evo-
luzione, qualificando gli immigrati come etnie, si riportano queste allo stadio primordiale.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)


lOMoARcPSD|4631521

➢ 3 elementi del razzismo:


- dottrinale
- istituzionale: diventa una politica di stato, azioni dell’istruzione
- popolare : quelle forme di razzismo che attecchisco all’interno della popolazione

Vi sono relazioni che unisco queste elementi: il razzismo popolare è infatti l’esito del razzismo dottrinale e
istituzionale; è appreso e interiorizzato dall’alto e non è il risultato immediato dell’ignoranza delle classi popo-
lari ma viene appreso. Se il razzismo fosse naturale sarebbe inutile combatterlo, ma è di seconda natura; se
fosse frutto dell’ignoranza il razzismo potrebbe essere eliminato con l’istruzione.
L’ideologia mistifica tutto, ribalta il rapporto causa ed effetto e fa pensare che il razzismo ha radici popolari,
in realtà il razzismo è incorporato e può diventare attitudine e socialmente appresa.
Il razzismo ha una doppia dimensione materiale e ideale, si presenta come ideologia dell’imperialismo, colo-
nialismo e ideologia dello sfruttamento della classe lavoratrice.
Il razzismo contro i neri è tutt'uno con il classicismo la questione razziale è legata a quella sociale. l’oppres-
sione di razza è collegata a quella di classe.

Che avviene questo processo di razionalizzazione?


La cultura dell’immigrato è rappresentata come una essenza. La cultura è mobile, elemento sovraordinto al
sistema sociale perciò se questa è cultura , ci sono delle differenze tra culture che sono ineluttabili , quindi è
bene mantenerle separate = inconciliabilità delle differenze culturali.
L’immigrato è portatore di differenze culturali assolute: assolutizzazione delle culture.
Il suo comportamento sociale è determinato della cultura; sta alla base del comportamento sociale dell’im-
migrato, si parla a tal proposito di culturalizzazione dei comportamenti sociali.
Anche l’integrazione è una responsabilità che ricade sulla cultura dell’immigrato, che viene rappresentato
imbevuto di norme; è una visione esssenzialista della cultura ⇾ l’immigrato viene rappresento come un’es-
senza.
Questa relazione di potere asimmetrica viene occultata in modo da naturalizzare la diversità culturale; que-
sta visione costruisce l’immigrato come diverso, ma in senso assoluto, assolutizzando la sua diversità
avviene come: la differenza culturale viene definita come ovvia, evidente e la relazione con essa è di oppo-
sizione. Quando una rappresentazione è efficace diventa fondata.
è un approccio che porta allo stereotipo, le disuguaglianze sociali prendono il nome delle differenze culturali.
Dietro a termini come cultura e etnia ci sono pratiche di esclusione: relativizzazione.

Difronte a questa situazione si pone il problema dell’interculturalità, del pluralismo culturale. Non ci sono
ricette per affrontare questa situazione, ci sono strade che vengono percorse:
• assimilazione: cioè la negazione, gli immigrati non hanno alcuna forma di riconoscimento
• riconoscimento dell’identità culturale degli immigrati: si basa, a differenza della prima, sul riconoscimento
della dignità altrui. All’ interno di questa seconda opzione si apre la possibilità di integrazione.
Il pluralismo culturale porta a conflitti di valore che non riguardano solo l’immigrazione, ma anche altri aspetti
della vita. Questi conflitti derivano da come si considera la cultura e l’identità; quindi le relazioni interculturali
sono delle comunicazione hanno delle implicazioni, politiche. Tuttavia non devono far finita che i conflitti non
esistono ma far dialogare le diverse regole buone per trovare l’intesa comune: modello teorico molto facile,
cosa diversa è la realtà.

FILM: in questo film vi sono diverse questioni che possono essere analizzate, in particolare ci sono 4/5 ele-
menti di particolare importanza:
- politica migratoria inglese: comunitario dall’altro razionalismo dall’altro e etnicizzazione degli immigrati
- conflitti generazionali, conflitti di valore tra figli e genitori
- conflitti tra culture, ossia punti di vista diversi
- razzismo, xnefobia
- questione del comunitarismo imposto dalla società dominante, dalla società britannica e comunitarismo
interno, legato sull’identità come libera scelta
Il film enfatizza gli stereotipi, film capostipite dei film sulla differenze.

Scaricato da Manana Mkhinini (many2012@hotmail.it)