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Geografia dello sviluppo.

Spazi economie e culture fra XX secolo e III millennio, 2008


Per definire lo sviluppo e la sua geografia bisogna stabilire a che grado intermedio di complessit/semplificazione si vuole rappresentare la realt. La nostra geografia sar quindi quella che riteniamo pi efficace per realizzare un tipo di sviluppo desiderabile, ovvero di sviluppo sostenibile, cio in grado di assicurare buone condizioni di vita agli attuali abitanti del pianeta e ai discendenti. La rete delleconomia globale ordinata in maglie di diversa ampiezza ed composta da nodi, trame e orditi. I nodi sono le citt globali (x es. Londra, Francoforte, Singapore, ecc..) e i distretti scientifico-industriali con alta specializzazione (x es. la Silicon Valley); le trame e gli orditi sono le connessioni tra i nodi e sono rappresentati dalla complessit delle relazioni (politiche, produttive, di risorse umane, ecc..). Il paradigma centro-periferia oggi ormai superato; per Akio Morita, uno dei fondatori della Sony, occorre pensare globale, agire locale, da cui nasce il termine glocale.

CAPITOLO 1 - Scenari,approcci,concetti
Paradigma della globalizzazione
La globalizzazione ha portato lopacizzazione dello stato nazione agli effetti delleconomia e della politica globale ora risulta pi accettata nella rete del globale lefficacia dei livelli regionali, minori ma meglio attrezzati per relazionarsi con il globale. Stato-Nazione: il concetto di nazione si riferisce alle eredit storiche,linguistiche,di cultura e di origine. Ora gli attuali stati sono delle realt pluri-nazionali (x es. Italia con Sardegna e sud-tirolesi, Spagna con catalani e baschi, ecc..). Si definiscono quindi stato-nazione solo con riferimento alla loro unitariet politica. Critiche alla globalizzazione: Amin (interessato al problema dei monopoli tecnologici, finanziari, dei media, ecc.. nel Terzo Mondo), Joseph Stiglizz (interpretazione simile a quella di Amin), Ohmae (Globalizzazione in Russia, Gorbacev ha tolto delle barriere e ha permesso di arrivare ad uneconomia veramente globale).

Geografie della globalizzazione


Citt Globali: Il funzionamento delleconomia globale si basa su un articolazione di rapporti di centralit,perifericit
e marginalit diversa dalla distinzione fra Nord e Sud. Vi un continuo riposizionamento dei luoghi di comando. Il motore dello sviluppo capitalistico e i nodi cruciali dellorganizzazione economica mondiale sono le citt globali,la cui influenza si estende allintero pianeta (Londra,Tokyo,New York, e altre con un ruolo circoscritto come Parigi, Francoforte, Amsterdam, Sydney, Los Angeles,Hong Kong, o altre ancora che erano considerate periferia come San Paolo,Buenos Aires,Citt del Messico, ecc..).Da questo quadro possiamo parlare di geografia multi centrica e non statocentrica,dove spesso la citt acquista pi importanza rispetto allo stato,il quale sta cambiando la propria missione,diventando un sito strategico dinterconnessione e relazione tra una molteplicit di scale geografiche politiche. Ci non significa per che lo stato-nazione smetta di svolgere un ruolo fondamentale nel mondo globalizzato: tra locale e globale infatti non c discontinuit, ma una serie di relazioni dove lo stato nazionale svolge ancora un ruolo fondamentale, anche se trasformato in termini di qualit. Rapporti centralit/perifericit: si intravedono anche nelle dimensioni locali,e in particolare in quella urbana,dove gli spazi sono segnati da fenomeni che marcano la disuguaglianza fra gruppi sociali ed etnici e fra i quartieri di appartenenza,e sono diventati luoghi dove si riscontrano fenomeni di accresciuta ingiustizia socio-spaziale. Laumento dei flussi di immigrazione ha fornito alle imprese transnazionali una manodopera a basso costo, cos le citt globali diventando spazi duali con lite di manager sempre pi ricchi a discapito di classi lavoratrici sempre pi povere. Non si tratta per solo di disuguaglianze fra strati sociali, ma anche a livello territoriale con la segregazione residenziale dei gruppi svantaggiati. Gentrification: limborghesimento degli spazi, ovvero un processo non naturale,a cura delle amministrazioni locali, attraverso cui i quartieri un tempo sedi di attivit manifatturiere o portuali,vengono ristrutturati radicalmente e resi dei quartieri residenziali con crescenti prezzi immobiliari. E un fenomeno di imprenditorializzazione,in quanto dimostra che le amministrazioni rispondono pi alle regole di tipo imprenditoriale che allinteresse pubblico: gli abitanti sono infatti costretti a lasciare i quartieri storici di residenza. La Gentrification pu avvenire in diversi modi : 1. Creazione di zone defiscalizzate che incentivano linvestimento privato 2. Riqualificazione urbanistica,realizzata solitamente per grandi eventi (Olimpiadi, vertici internazionali, designazione di citt come capitali della cultura, ecc..) 3. Demolizione di interi lotti perch considerati non pi profittevoli

Lascesa delle citt globali asiatiche


A inizio secolo lAsia ha rafforzato sempre di pi il suo grande ruolo nelle relazioni economiche e geopolitiche globali; negli ultimi decenni ha vissuto un ampio processo di mutamento e di sviluppo, rallentato in parte solo dalla pesante crisi finanziaria del 1998. Negli anni Ottanta il centro economico dellAsia orientale era rappresentato dal Giappone (tanto che numerosi studiosi ne prevedevano un ruolo di leadership economica mondiale in grado di superare gli Stati Uniti), ma negli ultimi anni il centro propulsivo della regione si spostato sempre di pi verso la parte centro-meridionale giungendo in Cina, questo per 3 motivi: 1. Forte incremento del PIL 2. Le imprese esportatrici,protagoniste di questa ascesa hanno una crescente capacit di penetrazione nei mercati internazionali 3. Ruolo delle citt globali (da una parte Hong Kong e Singapore, due citt-stato, che da anni rappresentano centri affermati di organizzazione delle reti economiche e finanziarie globali; dallaltra parte la megalopoli di Shanghai, citt storicamente dinamica dal punto di vista economico che, anche se per molto tempo stata condizionata dalla chiusura imposta dal regime socialista, negli ultimi anni riuscita a progredire diventando citt globale). Queste tre citt devono la loro ascesa alladozione di strategie di governo imprenditoriale dello sviluppo urbano; esse hanno tutte le caratteristiche dellet della globalizzazione. Shangai: (13 milioni di residenti) specializzata nel settore manifatturiero e in quello finanziario,ha una capacit produttiva (PIL) doppia rispetto a Pechino. Grazie agli interventi di politica economica Shangai riuscita a ritagliare una posizione di primo piano nelleconomia nazionale della Cina. Nel 1990 il governo ha deciso di sostenere con grandi finanziamenti il programma di sviluppo dellarea di Pudong,che ha permesso per la prima volta ad alcune banche straniere autorizzate di operare in territorio cinese. Negli anni successivi lapertura del mercato azionario ha dato liberta alliniziativa privata. E stata valorizzata la sua posizione geografica,infatti si trova nella direttrice costiera in cui il governo cinese ha scelto di concentrare le strategie di sviluppo economico. Questa scelta data dallimprenditorialismo urbano che in Cina affidato al governo,a differenza degli USA dove affidato alla camera di commercio, e dellEuropa dove affidato alle amministrazioni locali. Hong Kong: Negli anni 80 molte imprese si trasferirono nelle regioni meridionali per godere dei costi di manodopera e materie prime pi bassi. Alla fine degli anni 90 ci fu la grande recessione provocata dalla crisi finanziaria asiatica del 1998, ma gi nel 2000 ci fu un risolleva mento delleconomia e di nuovo dei soddisfacenti tassi di crescita. La crescita e la trasformazione delleconomia di Hong Kong sono state rese possibili dalle strategie di glob-urbanizzazione degli attori economici e politici locali. La glob-urbanizzazione era un misto di cosiddette nel dialetto mandarino Guanxi (pratiche socio-culturali di relazione con agenzie e organizzazioni pubbliche e private) + Think Tank internazionali (trasformazione della citt in nodo cruciale delle reti globali, capace di stimolare lavanzamento economico e tecnologico dellintera regione). Singapore: Negli anni 90 stata attivata una strategia (in qualche modo aggressiva dal punto di vista culturale) basata sulla meritocrazia e lindividualismo competitivo, dove la citt veniva promossa come isola mondiale dellintelligenza (una sorta di imitazione della Silicon Valley californiana, dove ci sono le principali aziende ad alta tecnologia come Apple, eBay, Google, HP, Intel, Yahoo, ecc..). Lo sviluppo delleconomia di Singapore si diversificato in una variet di settori produttivi accomunati dallelevata propensione allinnovazione tecnologica (prodotti petroliferi, chimici, meccanici, biomedici, ecc..) e quindi non solo nellelettronica. Conclusioni: Sviluppo e sottosviluppo non sono pi in opposizione tra loro e non si escludono pi a vicenda. Il paradigma della modernizzazione (che poneva in conflitto lo sviluppo come stato [dei paesi ricchi] e lo sviluppo come processo [di tutti gli altri]) viene sostituito con il paradigma della globalizzazione (che riesce a catturare la complessit delle trasformazioni). Inoltre va evidenziato il distacco definitivo dalle logiche del paradigma centroperiferia.

CAPITOLO 2 - Teoria dello Sviluppo e della crescita:concetti e strumenti


Crescita o Sviluppo
Il concetto di crescita ricercato sin dal 18-19 secolo (in relazione con la Rivoluzione industriale), quando gli economisti si resero conto che la ricchezza poteva in crescere in maniera esponenziale allaumentare e al diversificarsi delle produzioni, e che quindi una maggiore quantit di ricchezza offre migliori condizioni di vita in termini politici, sociali, di dominio e di benessere. Si parla di crescita estensiva quando risulta dallaumento proporzionale delle quantit di fattori produttivi (terra, capitale e lavoro) necessari per ottenerla. Si parla invece di crescita intensiva quando risulta dallaumento pi che proporzionale di tali quantit; essa quindi favorita dallinnovazione del processo produttivo o dal miglioramento dellorganizzazione del lavoro. Un sistema economico cresce quando produce un aumento delle sue quantit di ricchezza, e nel momento in cui tale incremento riesce a riorganizzare (in termini di maggiore produttivit) il rapporto tra PIL e fattori produttivi. A una pi alta flessibilit corrisponder un maggiore sfruttamento dei vantaggi comparati di sistema (costo del lavoro); a

significative deregolamentazioni corrisponder una maggiore libert per le posizioni dominanti. La concezione occidentale di sviluppo implica che esso sia fortemente legato al compito della crescita della produzione assieme a quello del progresso sociale, per equiparare il livello della ricchezza al grado civilizzazione misurato in comportamenti, pratiche, relazioni e usi. La crescita economica non si lega allequit del processo di distribuzione della ricchezza, n alla sua trasformazione effettiva in benessere diffuso, che invece sono compito del mercato e della politica (pur nel presupposto di renderla sempre rinnovabile). Le societ sviluppate appaiono e sanno di essere evolute e mature, ma in realt sono soprattutto in grado di riprodurre la loro crescita. Parallelamente, per tutte le altre, ancora immature, invece il contrario: la parola sviluppo implica sempre un cambio favorevole, una scala dal semplice al complesso, dallinferiore al superiore, dal peggiore al migliore. La crescita rappresenta un processo che si traduce nellaumento, nel lungo periodo, di un indicatore rappresentativo della produzione di ricchezza di un paese. Si assegna definitivamente allo sviluppo il compito di modificare profondamente le societ: a queste non basta crescere, bisogna che al loro progresso economico corrisponda unevoluzione in termini di redditi reali, di condizioni di vita, di benessere, di qualit culturali, di libert individuali e collettive, di formazione, di sanit, ecc.. Occorre infine considerare che il mito della crescita non corrisponde automaticamente al miglioramento delle condizioni economiche, e che inoltre non sempre la crescita quantitativa delleconomia non sempre comporta un pari miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, igieniche, sanitarie, relazionali, ecc..

VALORE AGGIUNTO E PIL: Il Valore Aggiunto:


la differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti (output) da unazienda e il valore dei beni e servizi che detta azienda acquista allesterno (input). pari alla differenza tra ci che paga lutilizzatore di un determinato bene o servizio e ci che il produttore dello stesso bene o servizio ha pagato per acquisire linput. Il Valore Aggiunto pu essere calcolato: - Per sottrazione, deducendo dal valore della produzione complessiva il valore di tutti i fattori acquistati dallesterno ed effettivamente utilizzati nel processo produttivo; - Per somma, addizionando i seguenti costi: retribuzioni del lavoro e oneri sociali, interessi passivi (in dottrina vi dubbio se appartengano al VA o allinput, anche se non muta il VA aggregato), ammortamenti, utile netto dimpresa, imposte dirette. Il metodo della determinazione del VA per somma consente di conoscere la destinazione del VA stesso tra le diverse componenti dimpresa e la distribuzione della ricchezza che ne deriva. Il totale dei VA prodotti da tutte le imprese del sistema economico di un paese corrisponde al suo Prodotto Interno Lordo.

Il PIL:
considerato la misura della ricchezza prodotta in un paese e corrisponde al valore della produzione totale complessiva di tutti i beni e i servizi finali prodotti da un paese in un certo intervallo di tempo (lanno). Dal totale va sottratto il valore dei consumi intermedi inter-industriali (parte della produzione riutilizzata e scambiata tra le imprese stesse). Tale ammontare di ricchezza calcolato in base ai prezzi di mercato e, per questo, ad esso vanno sommati il totale dellIVA e quello delle imposte indirette sulle importazioni che intervengono, aumentandoli, nella formazione dei prezzi stessi. Il prodotto si definisce interno perch relativo a tutta la produzione di un determinato territorio-paese e non del complesso dei suoi abitanti, che possono produrre valore anche allestero; lordo in quanto il suo ammontare non tiene conto dellammortamento dei beni strumentali impiegati nella produzione. Il calcolo del PIL pu prodursi, cos, in ragione dei Valori Aggiunti (valore della produzione al netto del valore dei beni intermedi); oppure in ragione dei redditi (la differenza tra il valore della produzione e quello dei beni intermedi si suppone pari al reddito distribuito in salari e profitti). Per riassumere la ricchezza di un paese possibile, infine, calcolare il PIL anche attraverso la somma della spesa complessiva per consumi, presupponendo che il valore totale dei beni e dei servizi finali corrisponda alla spesa per consumi delle famiglie. In realt, a questo valore andrebbe aggiunta la spesa in macchinari, impianti e immobili sostenuta dalle imprese.

Linvenzione del sottosviluppo


Dagli anni 50 lo sviluppo diventa il termine per rilevare il suo contrario, in altre parole il sottosviluppo. Per molti anni c stata lidea dellesportazione della civilt, trasformandosi progressivamente in una concessione dello sviluppo ai paesi considerati immaturi, con la convinzione di garantire il benessere che gli mancava (come se la logica occidentale componesse il metro giusto per poter valutare il resto del mondo: il cosiddetto mito occidentale dello sviluppo). Il primo a parlare di sottosviluppo fu Thurman, il quale riconobbe lesistenza di squilibri fra mondi diversi e lesigenza di definire un programma in grado di rendere disponibili i benefici dei perfezionamenti tecnologici e del progresso

industriale per il miglioramento e la crescita delle aree sottosviluppate, individuando cos per la prima volta un compito umanitario e universale della riduzione delle disparit. Successivamente furono elaborate le teorie della dipendenza che interpretavano lo sviluppo e il sottosviluppo come due facce della stessa medaglia (richiamando cos il paradigma centro-periferia: spazi evoluti=centralit, territori sottosviluppati=perifericit). Linsieme delle teorie della modernizzazione si basava su 2 concezioni particolari: Lo sviluppo era possibile solo nellapplicazione delle leggi che hanno fatto gi avanzare i paesi occidentali; Il sottosviluppo era determinato da limiti strutturali dei paesi del Sud: classi sociali oligarchiche al potere, eccesso di statalismo e lentezze burocratiche, ridotto sviluppo tecnologico, scarso livello nelle esportazioni,ecc.. Di conseguenza, per consolidare la convinzione della crescita, elemento discriminante per una sua riuscita, era necessario ridurre la presenza dello Stato in economia (liberalismo), sostenere le produzioni di beni a massima attrattivit estera (soprattutto beni primari e libero scambio), ridurre le importazioni e attirare capitali esteri (far crescere le rendite e il debito pubblico). La configurazione del sottosviluppo come qualcosa da disciplinare attraverso la modernizzazione e ladozione delle tecniche del capitalismo fu fortemente messa in discussione dal modello dello scambio ineguale elaborato da Emmanuel e ripreso poi da Amin. Anche tale paradigma si concentrava sulle differenze tra centro e periferia. Lo slittamento delle ragioni di scambio tra i prodotti dei paesi sviluppati e quelli dei paesi sottosviluppati (a favore dei primi), collegato alla diversit quantitativa di Valore Aggiunto incorporato nei prodotti stessi, costituisce il meccanismo di sottrazione di ricchezza. Risulta impossibile invertire (nonostante le politiche di sostituzione delle importazioni) il dominio dei sistemi avanzati sugli altri: i livelli di produttivit pi elevati, i salari pi alti e, soprattutto, il controllo della tecnologia di punta, favoriscono il trasferimento di valore dalle periferie verso il centro che supera lammontare degli aiuti pubblici e degli investimenti privati che la periferia riceve. Negli anni 70 nacque la teoria della dipendenza che propugnava per i paesi del sottosviluppo la massima occupazione della forza lavoro come ricetta per promuovere lintegrazione sociale e, da questa, la pratica democratica e di partecipazione al potere con il conseguente rovesciamento delle oligarchie filo-occidentali. Questa teoria aveva due diverse correnti, quella dei rivoluzionari che volevano la distruzione del sistema capitalistico in tutte le forme adottate nei Sud del mondo, e quella dei riformisti, che volevano rifiutare i modelli libero-scambisti e rompere con lOccidente.

CRITICHE AL MITO DELLO SVILUPPO: Per Golub e Bairoch, le considerazioni riguardano 3 elementi:
1) tale meta-racconto ignora tutto ci che avvenuto nel mondo prima della Rivoluzione industriale europea, come se la storia moderna fosse cominciata soltanto con lascesa dellOccidente e la sua irruzione sulla scena mondiale. Invece opportuno ricordare che, prima della Rivoluzione industriale, il mondo non era verticale, gerarchico ed accentrato, ma orizzontale, decentrato e policentrico. Va ricordato che fino alla fine del XVIII secolo non cerano un sistema e un mondo al singolare, ma sistemi e mondi. Soprattutto, non esisteva uneconomia mondiale, ma una molteplicit di economie mondo (lEuropa, la Cina, lIndia, lImpero ottomano, ecc..), per cui leconomia di una parte soltanto del pianeta forma un tutto economico. Le economie mondo comprendevano al proprio interno lorganizzazione e la divisione del lavoro, le conoscenze scientifiche e le capacit tecnologiche; tra le diverse economie mondo cerano interrelazioni, scambi e fusioni, ma senza una vera e propria dimensione globale. In particolare, il racconto mitico occulta il fatto che le economie mondo che prosperavano in Asia avevano strutture economiche, produttive e commerciali di livello equivalente o persino superiore alle economie mondo europee. 2) Il meta-racconto ignora il ruolo della violenza e della coercizione nellespansionismo europeo in Asia (e altrove) nel corso del XIX secolo. Sebbene i fattori esogeni non possono spiegare interamente il declino relativo dellAsia nellOttocento, limperialismo resta comunque una variabile esplicativa determinante. 3) Il meta-racconto ignora il carattere per nulla liberale dellespansione capitalista che ha avuto luogo, alla fine del XIX secolo, in Europa e negli Stati Uniti, dove il liberalismo era fortemente limitato sia nello spazio sia nel tempo.

Teorie e pratiche del contro sviluppo:


Si tratta di criteri che hanno portato gli osservatori progressisti a promuovere la conoscenza critica delle concezioni del benessere, dellaccumulazione, dello scambio. Il contesto in cui maturano tali evoluzioni concettuali risponde, a considerazioni inerenti limpatto della crescita economica nellambiente naturale. Si tratta di posizioni teoriche ambientaliste o ecologiste che partono dalla considerazione che lo sfruttamento incontrollato delle risorse arrivi a inficiare lo stesso effettivo svolgimento. In questo clima matura il concetto di decrescita in seguito alla valutazione delle conseguenze che la crescita ha portato: basti pensare alle modificazioni ambientali che si determinano a monte e a valle del sistema produttivo del capitalismo attuale (spreco frenetico di risorse, cambiamenti climatici globali, guerre per il petrolio e per lacqua, ecc..). La crescita economica ha prodotto il saccheggio senza limiti della natura, loccidentalizzazione del mondo, la scomparsa di comunit e minoranze indigene. La decrescita non definita come un processo oppositivo alla crescita, quanto una pratica atea. Partendo dalla Rottura (prima fase) dei legami tra il Nord (ricco) e il Sud (povero), lavvio di un processo generale di rigenerazione si compone delle pratiche del rivalutare, ridefinire, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre,

riutilizzare, riciclare, tutti obiettivi interdipendenti tra loro e in grado di avviare il circolo virtuoso di una decrescita serena (Processo delle 8 R). Il grande limite di tale teoria emerge nella premessa che il Nord si dimostri disponibile a restituire il maltolto al Sud negli anni di colonizzazione, dipendenza e dominio. Non si tratta di un processo esclusivamente economico, strategico ed evolutivo, quanto finalizzato alla cancellazione del sottosviluppo intesa nel superamento della crescita. Secondo Max Weber il capitalismo coincide con la razionalizzazione dellattivit economica e la separazione della sfera familiare da quella produttiva. Per alcuni filoni delleconomia, lespansione del Terzo Mondo potrebbe rappresentare una minaccia allo sviluppo del centro: lo sviluppo dei pi poveri rappresenta un rischio per la crescita dei pi ricchi, le condizioni di sottosviluppo dei primi garantiscono lo sviluppo dei secondi. Bisogna analizzare i meccanismi che sostanziano le politiche del finanziamento del debito e di cooperazione allo sviluppo e, le strutture internazionali che se ne fanno portatrici: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, lOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la Banca Interamericana di Sviluppo, ecc.. Si riproduce un meccanismo di esclusione collegato al grado di rappresentanza politica ed economica dei paesi meno potenti (ineguaglianze); non sarebbe corretto pensare che gli interessi e legoismo dei pi ricchi rappresentino la sola categoria interpretativa per la comprensione e la valutazione delle relazioni tra il Nord ricco e il Sud povero. Infatti, i paesi industrializzati collaborano con i pi arretrati tramite aiuti e progetti di collaborazione allo sviluppo. Una forma corrente di cooperazione quella in cui i progetti di aiuto prevedono lobbligo, per i paesi beneficiari, di utilizzare le somme ricevute acquistando beni e servizi presso imprese del paese donatore.

LA BANCA MONDIALE:
La Banca Mondiale rappresenta la pi importante istituzione di credito internazionale insieme al Fondo Monetario Internazionale. La Banca Mondiale finanzia lo sviluppo, ovvero mette in pratica le indicazioni del Fondo Monetario, e presta denaro a tassi particolarmente favorevoli ai paesi del Terzo Mondo. Si tratta di unistituzione che garantisce il prestito e il debito dei paesi in via di sviluppo. In seno alla Banca Mondiale, ogni paese dispone di un numero di voti proporzionale al capitale versato alla Banca (un dollaro = un voto). Nel 2004 i 5 maggiori azionisti erano gli USA, il Giappone , la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. La composizione del Consiglio dei 24 direttori esecutivi (organo che ha il compito, tra laltro, della concessione dei prestiti) corrisponde alla stessa logica: i 5 grandi donatori pi Cina, Arabia Saudita e Federazione Russa sono rappresentati da un loro membro permanente, mentre gli altri 16 rappresentano raggruppamenti di Stati (quello italiano svolge lo stesso ruolo anche per la Grecia, Malta, Portogallo, Albania e Timor Est). Le decisioni del Consiglio vengono assunte con maggioranze altamente qualificate (85%) e appare chiaro come gli USA da soli o pochi paesi europei compatti, possano facilmente esercitare un diritto di veto e ripetere cos la logica che protegge i donatori pi dei beneficiari. Anche la consuetudine consolidata di nominare alla presidenza della Banca un cittadino statunitense riprova la concentrazione del potere nelle mani dei paesi pi forti e conferma il sistema spartitorio di controbilanciare il peso internazionale con la presidenza del Fondo Monetario Internazionale sempre appannaggio di un europeo. Gli scopi della Banca sono: 1) Contribuire alla ricostruzione ed allo sviluppo dei territori dei paesi membri favorendo linvestimento di capitali per scopi produttivi; 2) Promuovere linvestimento privato straniero per mezzo della fornitura di garanzie o mediante la partecipazione a prestiti ed altri investimenti effettuati da investitori privati; 3) Promuovere lo sviluppo bilanciato ed a lungo termine del commercio internazionale ed il mantenimento dellequilibrio nelle bilance dei pagamenti incoraggiando gli investimenti internazionali per lo sviluppo delle risorse produttive nei paesi membri; 4) Organizzare i prestiti effettuati o le garanzie concesse in relazione a prestiti internazionali attraverso altri canali in maniera tale che i progetti pi utili ed urgenti vengano trattati per primi; 5) Condurre le proprie operazioni con il dovuto riguardo agli effetti degli investimenti internazionali sulle condizioni degli affari nei territori dei paesi membri.

Strumenti e misurazione dello sviluppo: Limiti del PIL e nuovi indicatori


Lo sviluppo legato ai procedimenti tecnici adottati per misurarne i livelli, per individuare le cause dei possibili limiti e le misure da adottare per il loro superamento. La costruzione di tali strumenti (o procedimenti) presuppone la conoscenza di dati che spesso non sono comparabili a causa delle tecniche di rilevamento; tali indicatori soffrono inoltre di limiti concettuali. Il sottosviluppo era considerato solo in termini di consumo e di scambi, ora si valuta anche in base alla salute, allistruzione e alla speranza di vita: ci dimostra che non vengono considerate solo le variabili quantitative, ma anche quelle qualitative e relative al grado di benessere. Il livello di sviluppo economico di un paese quantificato attraverso una serie di indicatori, i pi significativi sono: - PIL calcolato con riferimento allintera economia - PIL pro capite inteso come dato medio per abitante

- Tasso di crescita media annua - Tasso di crescita della popolazione - Tasso di disoccupazione lavorativa - Tasso di utilizzazione degli impianti - Variazione percentuale degli investimenti - Tasso della concentrazione della ricchezza Il pi noto indicatore di ricchezza di un paese il PIL, in cui si sommano i Valori Aggiunti prodotti nellanno. Il PIL sommato alle rimesse degli emigrati e i profitti delle aziende nazionali operanti allestero e sottraendo i redditi da lavoro e da capitale degli stranieri presenti nel territorio, costituisce il PNL (Prodotto Nazionale Lordo). Si tratta di indici che consentono una comparazione tra differenti paesi e la costruzione di una gerarchia tra gli stessi.

Difetti del PIL:


1. 2. 3. 4. Nel suo montante rientrano tutti gli elementi che hanno valenza economica, ma anche gli elementi che il buonsenso e il vivere civile considerano negativi (x es. pendolarismo dei lavoratori). Impossibile effettuare una stima contabile delle esternalit (x es. inquinamento) Impossibile contabilizzare effettivamente tutta la ricchezza creata (x es. lavori domestici) Presenza di errori dovuti al fatto che molti hanno linteresse di dimostrare un risultato positivo (x es. pratiche corruttive degli apparati amministrativi).

Nuovi indicatori - GPI: distingue nel suo procedimento la valutazione positiva (quelle in beni/servizi che aumenterebbero il
benessere) o negativa (criminalit, catastrofi, inquinamento) delle spese virtuose. - ISU (Indice di Sviluppo Umano): sintetizza attraverso quantit quelle che sono in realt qualit dello sviluppo; composto da 3 serie di dati essenziali: la longevit (calcolo dellindice di aspettativa di vita) , i risultati scolastici (calcolo dellindice di istruzione) e lo standard di vita (calcolo del PIL). LISU d un quadro chiaro della situazione dello sviluppo e del sottosviluppo. - IPU (Indice di Povert Umana): distinto in IPU-1 e IPU-2 relativi ai paesi sottosviluppati e sviluppati ; determinano la qualit della vita individuando il livello delle privazioni - ISG: considera le stesse componenti dellISU ma ponderandole nelle loro composizioni di genere (sesso) - MEG: concentra i dati circa le opportunit di occupazione di ruoli dirigenziali delle donne, considerando 3 ambiti: la partecipazione politica ed economica al processo decisionale e il potere sulle risorse economiche. Lesame comparato degli indici consente una serie di considerazioni inerenti le condizioni di vita nei singoli paesi.

CAPITOLO 3 Dimensioni culturali e diversit nello sviluppo


Lo sviluppo strettamente legato a quello sulla diversit culturale. Il concetto di arretratezza stato formulato da civilt floride, imperi con un ruolo politico dominante, per sottolineare le condizioni di minoranza e linferiorit dei valori e dei costumi rispetto ai propri (es. concezione dei barbari per greci (chi non parla),per romani (periferia),per cinesi (cultura diversa) ). Il perch di questa inferiorit/diversit stato un quesito di tipo culturale e politico per anni: spesso la risposta si attribuiva a combinazioni di fattori naturali che non permisero alluomo di dominarli, queste popolazioni potevano accedere al massimo ad un economia naturale fondata su risorse elementari ed estranee perci alle logiche delleconomia capitalista nonch alladeguamento delle risorse tecnologiche. Questinterpretazione spian la strada ai colonizzatori, i quali si sentirono in dovere , attraverso le loro tecniche evolute, di fronteggiare gli ostacoli di un ambiente inospitale per portare i valori occidentali visti come unica via per il progresso e valorizzazione delle risorse locali. Ma il rovescio di un cos nobile intento si rivela presto nella cancellazione delle popolazioni colonizzate o restringimento delle stesse in Riserve e sfruttamento delle risorse a discapito dei colonizzati.

La cultura delloppressione:
Lo sviluppo per una larga parte di mondo e per un lungo tempo stato associato ad una sudditanza politica ed uno stravolgimento culturale, perch gli spazi venivano sfruttati in maniera da soddisfare i bisogni delle economie colonizzatrici, diverse dalle abitudini locali senza che la popolazione guadagnasse nulla. Le vecchie abitudini delle popolazioni indigene e gli spazi occupati da secoli dagli antenati intralciavano i nuovi modi di lavorare perci vennero stravolti, facendoli sentire fuori posto (VD ESEMPIO ANDE E AFRICA). Non a caso gli stati che sono usciti dalla colonizzazione hanno ripreso le vecchie traduzioni che erano oscurate dal colonialismo,ma quello stravolgimento degli spazi ha reso difficile una rinascita.

E difficile parlare di Sviluppo quando:


i locali non controllano la base territoriale la colonizzazione stata breve e ha rispettato le forme di cultura (Marocco) dove in seguito a mescolanza di civilt ci sono forme di cultura creole (es. america iberica) regione di uno sviluppo sono rimaste sempre a margine (mezzogiorno).

LINVENZIONE DEL MAROCCO UTILE


Lesercito francese approd per la prima volta sulle coste Marocchine nel 1907 per una missione punitiva legata al massacro compiuto durante i lavori per l a realizzazione di uno scalo a Dar-el-Beida, una localit di alcuna migliaia di abitanti che fungeva da sbocco sullAtlantico. In quel periodo lattivit economica del Marocco era incentrata in altre regioni, che interpretavano al meglio la sua funzione di ponte tra lestremo Occidente arabo e le vaste contrade dei bacini del Niger e del Volta attraverso il Sahara. In queste zone si erano unite le fortune di mercanti e artigiani e gli splendori e i contrasti delle corti dei sultani, dando cos vita a centri di grande fascino culturale e di notevole influenza economica e politica, come Fs e Marrakech. Questo impianto territoriale era stato poco intaccato a partire dal 16 secolo con la realizzazione lungo l perimetro marittimo di alcune piazzeforti spagnole e portoghesi che avevano accompagnato lavanzata delle marinerie della penisola iberica lungo le rotte dellAtlantico sud-ovest e che avevano catturato parte dei traffici doro, avorio e schiavi attinti dallAfrica. Nel 1912 la campagna militare e le manovre diplomatiche francesi arrivarono al riconoscimento di un protettorato che avr poi fine nel 1956: in soli 44 anni, per, loccupazione francese cambia la geografia del marocco e stravolge la sua storia, nonostante sia stata guidata dal Generale Lyautey ( lafricano ), profondamente convinto di rispettare la cultura e gli insediamenti indigeni. Mentre il potere politico sinsedia a Rabat, il porto di Dal-er-Beida (Casablanca) diventa il gigantesco emporio dellAfrica nord-ovest , avviando cos la crescita di una delle maggiori metropoli del continente ( proprio qui negli anni 20 inizier il fenomeno delle Bidonvilles, citt di cartone e latta , diffuso nelle citt del 3 mondo ). I francesi diffusero limmagine di un Marocco utile che penetrava nei libri di scuola e oscurava la cultura ed equilibri territoriali del passato.

La colonizzazione dei modelli:


I processi di decolonizzazione solitamente sono mirati al recupero del retaggio culturale e al controllo delle risorse territoriali. Questi non trovano efficacia in presenza di:

mutamento del territorio condizionamenti imposte dalla banche penetrazione dei modelli occidentali formazione dei cittadini in luoghi gestiti dai colonizzatori (es. francesi),e spesso gli studi non sono applicabili in zona poco evolute lingua. Per lo sviluppo serve una sensibilit minuta e alcune teorie devono essere pensate per la specie, lambiente e la societ e per attribuirgli efficacia un ruolo centrale stato assunto dai fattori culturali, quindi la concezione di sviluppo cambia da un incremento di quantit di ricchezza, a un miglioramento delle condizioni di vita (espresse dallIndice di Sviluppo Umano). Si accolgono sempre pi tesi imperiate sul tramonto del mito dello sviluppo e sullemergere di una strategia di decrescita che trova significativi ascolti nelle economie avanzate ma parecchie diffidenze nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati.

Cultura nella rete:


Cercare di distinguersi nella dimensione culturale divenuto sempre pi complesso, perch divenuto sempre + difficile discernere gli elementi culturali che formano dei luoghi e altri che mischiati formano non luoghi: cio porzioni di spazio estratte dal loro territorio e dalla loro cultura per essere proiettate verso il globale( in riferimento a grandi spazi di vendita, dove una folla anonima si muove tra disposizione dei parcheggi, banchi, segnaletica largamente uniformata). Ovviamente un discorso relativo, anche la globalizzazione ha alcuni limiti: - per ogni posto diversa la quantit di persone che possono accedere a certi consumi di modello occidentale globale; - ed diverso laspetto qualitativo dei consumatori, perch cambia a seconda dei gusti locali; - la produzione di massa conforma la gamma dei prodotti col potere dacquisto; - un altro limite della globalizzazione consiste nellinformazione, dove i centri di produzione di flussi informativi corrispondono a regioni e poteri economici e politici consolidati e canali di circolazione selettivo retto da regole che la periferia non in grado di violare. Lavanzata del mercato e dei flussi informativi di valenza planetaria sincrociano con la messa a punto di risposte locali dando vita a nuove sequenze di ambienti culturali.

LA CULTURA DELLINFORMALE:
Le grandi citt del Terzo Mondo sono gli spazi principali in cui nasce una nuova cultura inedita, chiamata dellinformale. Spesso ci si imbatte in attivit marginali e illegali e diventa difficile effettuare quei calcoli che ossessionano gli economisti occidentali (su occupazione, salari, consumi, ecc..). In moltissime circostanze non si conosce nemmeno il numero degli abitanti. in questi ambienti per che molti popoli dei paesi in via di sviluppo acquisiscono i pi consistenti contatti con i valori e le prospettive dello sviluppo che arrivano dalle altre regioni della Terra. Queste metropoli fungono da porta dellinnovazione, sia perch concentrano le infrastrutture di connessione con lesterno e molti degli investimenti affluiti dai paesi ricchi, sia perch riuniscono gran parte delle forze locali pi aperte alle esigenze dello sviluppo, sia, infine, sia perch la loro stessa grandezza li obbliga a trovare nuove soluzioni. In questi spazi dove si mescolano i disagi e le speranze dello sviluppo, la quotidianit ha introdotto una diffusa cultura della surroga senza la quale non sarebbe possibile sopravvivere ai vuoti delle dotazioni primarie e agli intoppi del mercato. Cos alla carenza dei trasporti pubblici e della benzina a LAvana si rimedia affittando a qualche pendolare un posto sulla propria motocicletta (e il pendolare potr anche essere una donna, violando rigorose tradizioni di distanza tra i sessi). Oppure a Santo Domingo, dove spesso vi linterruzione giornaliera dei flussi di energia elettrica, le massaie si abituano a stirare a notte fonda quando il rischio di interruzione minore. Avviene anche che dalle carenze nascano singole forme di attivit, come x es. la vendita (o rivendita) di acqua in molte citt nordafricane o il ripescaggio di materiali riciclabili tra i rifiuti in cui sono specializzati tantissimi bambini brasiliani. O persino che le persone si rifugiassero nei cimiteri, come accaduto al Cairo con lo stanziamento dei profughi della zona del Canale di Suez al tempo della guerra del 1973 contro Israele. Larte diffusa dellarrangiarsi costituisce una risposta di pratiche che si muovono dal basso e sono alimentate da reti di sostegno comunitarie, risposta mal tollerata dai poteri centrali perch non trova spazio nelle loro parole dordine e disegni, ma presenta margini di elasticit, creativit e resistenza che nessuna strategia ufficiale sarebbe in grado di assicurare date le condizioni in cui versano le masse diseredate di questi spazi.

Stimoli e freni culturali


Perch lItalia si sviluppata negli anni 70?
Innanzitutto perch ci sono dei:

soggetti con forte dinamismo, (Mezzadria: contratto agrario d'associazione con il quale un proprietario di terreni,concedente, e un coltivatore, mezzadro, si dividono, solitamente a met, i prodotti e gli utili di un'azienda agricola, podere. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia), la persistenza di solidi legami familiari, linsieme di relazioni dei centri piccoli e medi, ecc..), - decentramento di attivit dellarea industriale del Nord-Ovest, - dotazioni infrastrutturali di un certo rilievo - contenuta conflittualit del lavoro - decentramento di attivit dellarea industriale La capacit di rischi, i solidi legami familiari, la fitta rette di relazione hanno dimostrato che lo sviluppo deve essere retto da matrici culturali . Analizzando poi il decollo della Terza Italia sono emersi elementi che sottolineavano chiaramente le caratteristiche culturali tipiche del suo ambiente.

Perch il Sud Est Asiatico si sviluppato?


Il processo di decentramento produttivo avviato dai grandi paesi industriali (soprattutto il Giappone) si riconosceva nella capacit attrattiva che derivava prevalentemente dai bassi costi di manodopera. Presto per si cap che la vera chiave del successo consisteva in pratiche di vita moderate, con un livello dei consumi interni relativamente contenuti, e in un sistema di comando efficiente sia allinterno che allesterno delle fabbriche, oltre che in una particolare sintonia di interessi nazionali e di iniziativa privata CINA: vengono intravisti dei motivi ispirati dal confucianesimo, e con forte spinte individualistiche che sono: la capacit attrattiva derivante dai bassi costi (prima analisi) la vita morigerata dal sistema efficace e la sintonia fra linteresse nazionale e quella private INDIA: la centralit assunta dallinformatica che ha permesso di produrre masse notevoli di ingegneri con pretese economiche contenute. Se un paese vincolato da quadri sociali, vincoli religiosi, possibile arrivare allo sviluppo ma si rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Esempi di questi vincoli sono i valori religiosi che in certi stati vengono dati alla terra,il valore che non viene dato agli scritti (Giordania), oppure elementi che danno vita a distorsioni sociali, come il ruolo della donna che crea squilibrio della produzione, o i bambini e i vecchi non possono avere un ruolo importante nella conduzione familiare Gli ambiti dello sviluppo maggiormente influenzati dalle dinamiche culturali sono quelli degli atteggiamenti demografici e dellorganizzazione della famiglia. Fondamentale poi il ruolo riconosciuto alla donna nella societ: vi sono molti paesi, in particolare nel Vicino e Medio Oriente e nellAfrica sub sahariana, in cui si calcolano tuttora medie superiori alle sei gravidanze per donna e in cui, dunque, chiaro che si tratti di una mera funzione riproduttiva che incrementa la spirale demografica e contribuisce a scompensare gli equilibri generazionali e produttivi. La tradizionale distribuzione dei compiti allinterno delle famiglie integra poi abbastanza bene la produttivit marginale di vecchi e bambini finch la conduzione agricola fondata su tecniche elementari, su rese contenute e su pratiche di autoconsumo, ma diventa insostenibile quando si avviano colture moderne o quando ci si trasferisce nelle citt. Nascono cos gravi distorsioni sociali, come il dilagante abbandono degli anziani sui terreni meno produttivi (fenomeno dilagante nella Cina interna) o come la concentrazione della manodopera minorile nelle attivit con ridotti margini salariali (x es. la fabbricazione di palloni da calcio denunciata nel Bangladesh o di quella delle Barbie in Thailandia). In questi casi non tanto leccessivo peso delle impennate demografiche sullespansione del reddito e dei consumi pro capite, quanto il peso assunto dagli atteggiamenti demografici nel loro complesso: la concezione dei figli (maschi) come risorsa x es. in conflitto con le esigenze di qualificazione della manodopera (e quindi con i costi di formazione di un adolescente) che sono alla base di un processo non temporaneo di sviluppo.

LA SCOMMESSA DELLISTRUZIONE
Listruzione ha un ruolo strategico nello sviluppo, soprattutto per la progressiva elevazione delle competenze richieste dalla produzione, distribuzione e comunicazione. A volte gli sforzi dei governi per assicurare unadeguata formazione ai propri cittadini vengono ostacolati da caratteristiche ambientali o dellinsediamento: nelle aree montuose o subdesertiche o in quelle con diffuse pratiche nomadi o da piccoli nuclei sparsi difficile predisporre unefficiente organizzazione scolastica, soprattutto se le risorse di bilancio e i mezzi tecnici disponibili sono contenuti. Ancora maggiori sono i costi che derivano molto spesso dallelevata incidenza della popolazione in et scolastica, che genera sovraffollamento e precariet soprattutto nei cicli dellistruzione primaria. Inoltre bisogna tener conto della diffusione dei lavori minorili e lostilit di alcune tradizioni nei confronti dellistruzione femminile, tanto che in molti paesi il livello medio di alfabetizzazione delle donne resta di oltre 10 punti inferiore a quello degli uomini. Non vero per che i livelli distruzione dipendono in gran parte anche dal reddito pro capite disponibile: i dati sulla frequenza scolastica e sullalfabetizzazione di base mostrano che un ruolo cruciale compete ai modelli organizzativi ereditati ed impiantati dallo Stato e alle scelte politiche di fondo che effettuano coloro che governano. X es. nello Sri Lanka e nelle Filippine ladozione di modelli occidentali efficienti ha sconfitto lanalfabetismo, mentre nel vicino Pakistan si contano ancora quasi 2/3 di adulti analfabeti, o in un paese popoloso come la Nigeria dove il quoziente di

analfabetismo sceso appena sotto il 50%, mentre nel poverissimo Madagascar ormai inferiore al 20% e nellaltrettanto misero Burkina Faso supera addirittura l80%. In alcuni casi i governi hanno puntato sullistruzione per dare al loro paese un ruolo che la mancanza di risorse o la precaria situazione politica non avrebbero potuto garantire: x es. la Giordania, anche grazie agli aiuti in favore dei rifugiati palestinesi, ha fortemente investito nella formazione, contenendo sotto il 20% la quota di analfabeti (la met di quella dei paesi confinanti, Israele escluso) e preparando tecnici e laureati che hanno assicurato buoni quadri alleconomia locale e a quella dei paesi petroliferi del Golfo. Favorire listruzione quindi fondamentale per favorire lo sviluppo e alimentare una certa autonomia di controllo della propria economia, e lo ancor di pi investire nella ricerca scientifica: basta pensare alle potenzialit delleconomia sudcoreana (nonostante la crisi attuale) se si tiene conto che questa impiega oltre il 2% del proprio PIL nel campo della R&S (una quota che supera altamente quella italiana).

Fratture culturali:
Il contratto tra universi culturali non ha sempre la stessa valenza. Nella maggior parte dei casi e soprattutto in passato succedeva che la superiorit tecnica o militare portava a dominanza e condanna, anche ora in vari paesi ci sono tensioni legate alla coesistenza di diverse componenti etniche, religiose o linguistiche che si sono create al tempo della spartizione europea delle colonie, quando si erano ignorate queste componenti nelle aree di insediamenti. Esempi: Nigeria: 100 trib con 200 lingue diverse, 3 gruppi principali in continuo scontro per motivi religioso India vs Pakistan: uno scontro religioso (mussulmani vs induisti) Canada: quasi secessione del Quebec, una parte anglofona Belgio: trasformazione del 1993 dal Belgio Unitario ad un organismo federale diviso tra Fiandre, Vallonia e regione di Bruxelles Ci sono casi in cui per la fusione fra diverse culturale ha portato delle spinte positive e ha dato dinamismo come per esempio nel Sud Est Asiatico, che riuscito ad attingere manodopera da diversi stati. In altri invece c una paura delleccessiva immigrazione che porta a problemi culturali (es. limitazione della laicit della Francia a causa delluso del velo a scuola da parte di alcune allieve) o economiche ( limitazione del processo di sviluppo, nei paesi del Golfo ai lavoratori stranieri viene tenuta una distanza culturale che nn agevoli lintegrazione degli stessi per non condizionare il funzionamento delleconomia locale).

La societ dopo l11 Settembre:


Si sostenuto che la globalizzazione dei mercati avrebbe portato a ripolarizzare il mondo sulla base di 3 grandi insiemi geoeconomici incentrati - uno sugli USA, - uno sullUE - uno, si diceva, sul Giappone (ma ora sempre pi sulla Cina [e lIndia?]). Rispetto a questi 3 gli altri sub sistemi Regionali sarebbero federati in via + o - subordinata o emarginati (vd Africa). Dall11 Settembre ci si resi conto che il mondo non pi tripartito ma che nata la cosiddetta geocultura, ovvero sette/otto grandi insiemi in competizione nel mondo. Da quellattentato sono nate due fratture. Una di natura teologica che vede gli USA che intendono eliminare i radicalismi islamici per esportare il modello democratico (sconfiggere i talebani, e attaccare qaedisti in Somalia). Laltra frattura consiste nel fatto che sono fallite alcune politiche di multiculturalismo illuminate e si sono inasprititi alcuni scontri preesistenti. A vari decenni di politiche dintegrazione e accoglienza degli immigrati, subentrano diffidenza e paure per il potenziale eversivo espresso dalle altre genti. Lintervento degli USA viene visto come tentativo di diventare una potenza egemonica e un tentativo di prevaricare identit culturali. Lo sviluppo durevole non concepibile se non trova sostegno in risorse immateriali ben radicate nella cultura dei luoghi, ovvero valori culturali capaci di incoraggiare gli sforzi necessari per attivare o mantenere vivi i ritmi di sviluppo, cos come per fronteggiare le crisi e per resistere alla concorrenza. Nulla come la cultura destinato a circolare e diffondersi nel mondo attuale: la grande circolazione degli uomini e delle loro idee prospetta la nascita di spazi sempre pi ricchi di caratteri culturali diversi. Non ci si riferisce solo alla grande presenza di immigrati dalle varie regioni della Terra nelle metropoli dei paesi pi ricchi, ma anche della musica, delle arti, delle abitudini gastronomiche, delle correnti religiose, ecc.. Il passato e le sue economie si sono spesso alimentati di grandi prestiti culturali tra aree differenti, e anche oggi le prospettive sono quelle di una vasta societ multiculturale in cui gli spazi e le logiche dello sviluppo e sottosviluppo si intersecano strettamente.

CAPITOLO 4 La scala locale dello sviluppo


Linvenzione della dimensione locale
Dagli anni 70 la dimensione del locale dello sviluppo ha avuto un andamento crescente, sia per quanto il Sud,e i suoi problemi, sia per quanto riguarda le aree avanzate,in riferimento a quelle regioni in ritardo in situazione di marginalit e/o declino. Infatti sino a quegli anni, a partire dal dopo guerra, la dimensione del locale risultava ininfluente nelle scelte riguardanti lo sviluppo. I Fondi Strutturali, cio le risorse che lUE destina alla promozione dello sviluppo e della coesione dei diversi Paesi, in relazione alle diverse situazioni economico-territoriali che li caratterizzano, hanno ampiamente contribuito allaffermazione della dimensione locale. La centralit del locale si sviluppata anche in Italia con le PMI (Piccole e Media Imprese) che hanno dimostrato come leconomia periferica (periferica in senso geografico, perch trattasi di zone lontane dal centro sviluppo, ma anche in senso concettuale, perch sono imprese diverse da quelle grandi che governano leconomia) sia una valida alternativa al fordismo e al ruolo centrale del capitalismo. Questo caso dimostra che: un processo di sviluppo locale deve essere accompagnato dal dinamismo della realt locale, la quale sintuisce da alcuni fattori non economici (fiducia, cultura tradizionale) i processi globali hanno bisogno di ancorarsi al territorio. Queste motivazioni sono rafforzate dal re-scaling, ovvero il cambio delle scale territoriali, dove lo stato vede il suo ruolo diventare pi debole, me allo stesso momento vede crescere realt come quelle delle amministrazioni locali, degli organismi sovranazionali, decentramenti politici, comune e province. Non esiste pi quella relazione gerarchica fra i diversi livelli istituzionali, in quanto con la governance, la ripartizione dei poteri basata sui principi di sussidiariet e complementariet: principi chiavi delle politiche europee

LESSICO DELLO SVILUPPO LOCALE: Sussidiariet: principio guida nella distribuzione delle funzioni fra diversi livelli, secondo il quale ogni funzione

deve essere attribuita al livello pi basso allinterno del sistema gerarchico considerato: Regioni-Stati NazionaliComunit Sovranazionali. - Sussidiariet Verticale: autonoma capacit decisionale e gestionale dellente di livello inferiore; - Sussidiariet Orizzontale: riorganizzazione dei rapporti tra poteri pubblici e societ civile. Governance un cambiamento di politiche, obiettivi e interventi sia nella forma che nelle modalit di

coordinamento delle dinamiche economiche, sociali e territoriali che si basa sul coinvolgimento e partecipazione volontaria di una molteplicit di attori . Lesempio di good governance stato assunto dalla Banca Mondiale per diffondere alcuni principi imprenditoriali e neo liberiste nel terzo mondo. Un altro esempio di good governance lo troviamo nel Libro Bianco promulgato dalla UE nel 2001, con il quale la Ue simpegna a rafforzare i principi basilari di proporzionalit e sussidiariet posti alla base dellintegrazione europea. Patrimonio territoriale: il territorio nel suo insieme, che tiene legata la societ attuale alle sue radici, come un deposito di memoria e identit; composto da beni culturali che normalmente assumono un valore patrimoniale, ma anche da elementi di valore storico, culturale, sociale, ambientale, identitario e simbolico, in relazione ai contesti sociali in cui sono inseriti. Capitale territoriale: ricchezze che si sono prodotte nel passato, ma che possono essere impiegate nella produzione di beni nel presente, ossia linsieme delle risorse immobiliari locali che producono valori duso e di mercato nei rapporti intersoggettivi attuali.

Scheda: Lo sviluppo locale nelle organizzazioni internazionali


Molti dei programmi e progetti sostenuti dalle principali org.ni internazionali (come lOCSE, la Banca Mondiale, lILO, lUNDP o la FAO) per promuovere lo sviluppo si richiamano alle centralit della dimensione locale, sottolineando gli aspetti economico-imprenditoriali (sostegno al lavoro e alle imprese), gli aspetti sociali (riduzione povert, equit di genere, sviluppo umano) o politici (ruolo della decentralizzazione politica, fiscale e amministrativa, importanza delle pratiche partecipative e della governance). OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro: svolge unimportante azione nella diffusione dello sviluppo locale, principalmente per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle opportunit occupazionali. LOIL ha messo in atto una serie di programmi per intervenire in alcune aree del mondo uscite da situazioni di conflitto, e ha cos promosso la costituzione di LEDA, cio di agenzie di sviluppo, costituite da attori pubblici e privati, rivolte alla fornitura di servizi per le PMI e il lavoro (credito, formazione, consulenza, ecc..). OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico): ha impostato programmi per la promozione dello sviluppo locale, ed in particolare il programma LEED, in cui lo sviluppo locale assume unesplicita dimensione economica rivolta alla promozione delle PMI, allapertura internazionale dei mercati, alla competitivit territoriale, lattenzione verso il Terzo settore e la responsabilit sociale delle imprese. UNDP (United Nations development Programme): nei suoi programmi lo sviluppo locale soprattutto orientato verso la dimensione sociale e politica; in particolare il programma LIFE riguarda il miglioramento dellambiente urbano e la riduzione dellesclusione sociale attraverso ladozione di pratiche partecipative. Negli ultimi anni inoltre lUNDP ha definito e attuato un approccio allo sviluppo (il DGD), in cui si combinano i processi di decentralizzazione, la promozione di azioni di governance, lo sviluppo urbano e rurale. Banca Mondiale: suddivide la propria azione sullo sviluppo locale in due filoni: il primo quello del LED, i cui obiettivi possono essere riassunti in 3 fasi (lattrazione di investimenti, le azioni rivolte allimprenditoria locale e la promozione della competitivit); il secondo quello del LD, rivolto prevalentemente alla riduzione della povert attraverso ladozione di approcci partecipativi e decentralizzati (CDD). Dalla fine degli anni 90, questi due filoni sono riuniti nellapproccio integrato, formula con cui la Banca Mondiale intende collegare le diverse dimensioni dello sviluppo locale e le diverse logiche di intervento attraverso cui promuoverlo (governance, empowerment, fornitura di infrastrutture collettive e di servizi pubblici).

Il Livello locale come attore dei processi di sviluppo


Per una politica di sviluppo, esistono fattori di diverso livello di mobilit: Mobilit transnazionale: (tecnologia, lavoro molto qualifica) Circuiti nazionali e regionali (servizi pubblici e privati) Fattori immobili (legati alla specificit del territorio introvabili fuori da esso) Nella societ globale i pi importanti sono questi ultimi, in quanto consentono alla dimensione locale di porsi come operatore attivo dei processi dello sviluppo solo se e quando gli attori locali definiscono azioni collettive rivolte alla valorizzazione delle specificit territoriale dei diversi luoghi. Per quanto concerne il discorso sullo sviluppo locale, questi aspetti sono riassunti come patrimonio territoriale, sottolineando i valori su cui puntare , riconoscendo infine le risorse di cui il territorio dotato: (insieme localizzato di beni comuni che producono vantaggi collettivi non visibili e condivisi da tutti, essi sono immobili cio stabilmente incorporati in certi luoghi, specifici cio difficilmente reperibili altrove con le stesse caratteristiche, patrimoniali cio non producibili nel breve periodo perch si accumulano e si sedimentano solo nel lungo ).

Le politiche di sviluppo locale


Ci sono stati due cambiamenti nella ridefinizione delle scale gerarchiche con le quali si concepisce lo sviluppo il riconoscimento del ruolo dei valori e delle risorse territoriali cambiamento del ruolo degli attori locali e la loro capacit di azione e autorganizzazione. Si passato da un approccio top down, mirato a erogare incentivi e sussidi diretti con procedure centralizzate ad un approccio con politica bottom up mirata a supportare le condizioni in grado di sostenere e promuovere lo sviluppo delle imprese ( di fornire le risorse immobili locali che procurano vantaggi competitivi alle imprese). Queste politiche bottom up superano lapproccio settoriale adottando un approccio territoriale, lo sviluppo pertanto non pi considerato come dinamismo economico di un aggregato di imprese ma come contenuto multidimensionale raggiunto solo attraverso valorizzazione e incremento delle capacit radicate nel territorio. Nello sviluppo locale, quindi la situazioni dei ruoli la tale: Livello Nazionale: lo Stato ha ruolo sostanziale in queste politiche perch deve dare un quadro di riferimento nazionale coerente; Livello Internazionale: ha il compito di trasferire con rete globale processi radicati nella specificit. Lingresso degli organismi internazionali nei processi di sviluppo locale diventano riferimento chiaro ed esplicito per il territorio in cui agiscono. Si pu dire che hanno un ruolo di riduttore della diversit, in maniera che lo sviluppo locale sia compatibile con le ideologie neo liberali. Gli organismi sopracitati sono lOIL (org internaz del lavoro), OCSE (org x la coop e lo svil econ), UNDP (dimensione sociale e politica) e la Banca Mondiale. Un problema generale consiste nella riproducibilit dello sviluppo locale che per definizione specifico e differenziato, le organizz internaz hanno il compito impossibile di trasferire processi radicati nei diversi contesti e possono farlo solo attraverso la semplificazione degli aspetti procedurali, riprodurre riti e parole dordine qdi i dettami teorici x la ricostruzione di partenariati e messa in atto di meccanismi di partecipazione x valorizzare le specificit endogene.

Problemi dello sviluppo locale:


il locale si configura come uno specifico sguardo alle problematiche dello sviluppo, in contrapposizione alle logiche esogene e globali che considerano lo sviluppo locale come una semplice anomalia o come un processo da omologare alle dinamiche agenti a scala pi ampia. Il riconoscimento del ruolo attivo che la dimensione locale pu giocare allinterno dei processi dello sviluppo non deve nascondere la presenza di rischi e problemi irrisolti: - Visione localistica che indica lo sviluppo locale come concezione chiusa del luogo, causa la convinzione che il locale il luogo della tradizione e solidariet oppure porta a una visione del tutto regressiva.

Primo problema Istituzioni


Necessario capire la divisione delle competenze e dei poteri fra Stati ed enti locali, in un processo di completa ridefinizione delle loro relazioni Coerente ripartizione delle risorse Adeguata semplificazione dellazione amministrativa

Secondo problema Local Trap ( il locale sempre preferibile alle altre)


Il locale non sempre la dimensione ottimale per promuovere lo sviluppo, anzi spesso fuorviante perch oscura altre possibilit. il locale, per la complessit del territorio una macchina complessa che produce diversit e innovazione culturale, in grado di agire come interfaccia con le reti dei flussi sovra locali, il depositario e il mezzo di trasmissione dei saperi contestuali relativi alle modalit insediative e produttive appropriate ai diversi ambiente: esso tende ad accrescere lautocontenimento dei flussi di materia di energia, riducendo limpronta ecologica e rispondendo alla crescente domanda di usi e consumi localmente diversificati.

CAPITOLO 5 Geografia Politica e sviluppo


Il lento declino del secolo lungo
Il 900(secolo breve) finito. Il secolo lungo(100 anni)ha registrato potenti cambiamenti e innescato processi che,in molti casi,sono ancora in corso. Poi un lungo periodo di pace o,se si vuole,la pi Grande Guerra:la Guerra Fredda tra USA,Unione Sovietica e i paesi appartenenti alle reciproche sfere dinfluenza . Una guerra che ha prodotto un equilibrio fondato sul terrore di un conflitto atomico e non priva di effetti sul piano dei rapporti,non solo politici,anche al di fuori dei due blocchi contrapposti. Lelemento introdotto dalla guerra fredda e dal bipolarismo sintetizzato dallossimoro sovranit limitatache caratterizzava la condizione politica degli stati appartenenti alluno quanto allaltro blocco di potere. Il numero delle guerre hanno lasciato dei processi ancora in corso: I paesi decolonizzati:stati liberi perch fondati su libere competizioni tra i diversi parlamentari o,che sotto la guida di un solo partito si definivano repubbliche democratiche,in realt libert e indipendenza erano affidate,in maniera diretta o indiretta,a regimi militari. Terzo Mondo:paesi poveri rispetto al mondo sviluppato capitalistico e comunista. Il concetto di terzo mondo veniva riferito a territori dalle dimensioni sub-continentali:Africa,Sud-Est,bel presto fin con lindividuare il Sud povero del pianeta rispetto al Nord ricco. Si andavano per a creare dei divari anche allinterno dello stesso Sud del mondo;vi erano infatti,tra i paesi del terzo mondo i produttori di petrolio e i promotori di processi industriali,in avanti rispetto agli altri e tutto questo impediva che il mondo venisse semplicemente diviso in due zone(il Sud povero e il Nord ricco).

Dal bipolarismo al riemergere dei conflitti regionali


La sconfitta-scomparsa degli URSS non ha portato automaticamente allunipolarismo americano e a un nuovo ordine basato sullegemonia incontrastata di questo paese (America) capaci di garantire sicurezza e pace. Sparita la maniaccia Sovietica,popoli e paesi (ex Jugoslavia ed ex URSS) hanno rispolverato antiche rancori e volont di affermazione alla scala regionale. Con la fine del duopolio,gli USA restano lunica potenza con interessi globali in grado di intervenire per difenderli,ma venuto meno il nemico,si sono moltiplicate le aree dove linterevento ritenuto necessario. Allo stato attuale,la leadership mondiale americana deve fare i conti con la possibilit di candidarsi come garante dellintero pianeta,ruolo troppo oneroso anche per il pi importante Stato della terra. Lintervento degli USA si focalizza sempre di pi su operazioni volte a garantire la sicurezza interna. Gli USA non possono pi fare affidamento,come nel passato,soltanto su un atteggiamento reattivo;non possono permettere ai nemici di attaccare per primi,perci il dipartimento della difesa statunitense india,di conseguenza,alcuni significativi mutamenti di strategia da attuare tra i quali il passaggio dal condurre la guerra contro nazioni a condurre la guerra in paesi con cui non siamo in guerra (porti sicuri); da una deterrenza standardizzata a una deterrenza su misura per le potenze canaglia (pi pronti ad assumersi rischi,mettendo in gioco le vite dei cittadini); dal rispondere dopo che una crisi comincia (approccio reattivo) ad azioni preventive tali da evitare che i problemi diventino crisi (approccio proattivo). NB deterrenza: provvedimento da parte dello stato nei confronti di un individuo per evitare che compia altri reati; insieme di comportamenti ed azioni tesi ad influenzare i comportamenti e le azioni di un soggetto in modo da minimizzare la possibilit che esso aggredisca un altro soggetto o metta in essere comportamenti od azioni ritenuti lesivi della convivenza civile, sia tra persone che tra Stati.

Lindebolimento del ruolo degli stati-nazione


La fine del bipolarismo non ha portato a una semplificazione dei rapporti internazionali,diretti da un unico soggetto e sorretti da processi di globalizzazione delleconomia;anzi per molti versi,le cose si sono complicate sia perch si sono moltiplicati i soggetto (stati) desiderosi di contare sulla scena mondiale,sia perch lo stesso ruolo degli Stati-nazione risulta pi debole. Questo indebolimento si coglie sia in quelle aree nelle quali listituzione delle stato un fatto recente(stati nuovi;post-coloniali),sia nei paesi sviluppati dove le istituzioni statutali sono il risultato di una tradizione storica consolidata(stati UE che hanno fatto rinunce della sovranit in campo economico e monetario). In definitiva il 900 stato soprattutto un secolo denso di avvenimento e processi in parte conclusi,ma

contemporaneamente i complessi cambiamenti avvenuti non hanno risolto antiche problemi(divari sociali ed economici tra Nord e Sud)e ne hanno creati altri(nuove povert).

Nostalgia dellEuropa
La storia dellEuropa si compone cos: Fino al 1945:le potenze primarie combattevano in terreno di casa o neutro per conquistare territori Dopo la seconda guerra mondiale: parabola discendente delle potenze Futuro: la creazione dellUE per competere con gli USA e gli stati emergenti (Cina,India,Brasile) La formazione dellUnione Europea ha portato una forte rottura con il passato,perch essa sempre di meno un associazione temporanea di scopo,e sempre di pi un forte elemento politico,come dimostra il trattato di Schengen che prevede oltre che la libera circolazione nei territori dellEuropa,anche delle uniformi leggi anti-terrorismo per tutti gli stati Membri.

Lessenza culturale e politica della globalizzazione


Un significativo elemento che si coglie nelle nuove dinamiche il rapporto,ancora indefinito,che tende a stabilirsi tra leconomia globale e la politica. In passato le relazioni tra stati erano finalizzate soprattutto al raggiungimento di alleanze militari e intese commerciali;oggi si riscontra la necessit di pervenire a confronti alla scala globale pressoch continui,nel tentativo di governare processi di portata mondiale,dai quali nessuno pu chiamarsi fuori. Queste considerazioni inducono a riflettere su un aspetto talvolta trascurato della globalizzazione:la sua assenza culturale e politica. Aspetti,tra cui le differenze culturali,religiose,etniche,contribuiscono non poco a rendere lo scenario ancora pi complesso e ad allontanare lipotesi del raggiungimento di in ordine globale. Appare necessario perci fare un corpus di regole fondato non solo su valori economici,ma anche sulla politica che ha il compito di elaborare nuovi strumenti,per garantire il diritto allo sviluppo.

Tecnologia e luoghi
La consapevolezza delle straordinarie possibilit offerte dalla tecnologia possono indurre a immaginare un mondo in cui la tecnica abbia il sopravvento sulla politica. Il rischio dunque,quello di credere che la tecnologia possa sostituirsi alla politica come strumento per lindividuazione della soluzione migliore per tutti. Limiti: 1) alla crescita complessiva dei sistemi tecnologici si accompagna spesso una maggiore vulnerabilit 2) pi gli strumenti sono avanzati,meno risultano accessibili e ci comporta una crescita del divario tra le aree sviluppate e quelle eluse dai vantaggi connessi al processo delle tecnologie. La questione non ,quella di porre limiti al progresso scientifico,ma di garantire governabilit e accesso alle conquiste realizzate dalluomo. Per quanto le nuove forme assunte dalleconomia si basino su flussi di informazione,va osservato che tali informazioni consono altro che materie prime:devono essere lavorate,trattate e trasmesse per poter diventare beni e risorse. La rappresentazione pi efficace degli attuali sistemi globalizzati la rete composta da nodi dotati di particolari caratteristiche, e tratti di collegamento, materiali e immateriali, lungo i quali si scambiano informazioni, ordini, capitali, conoscenze. Potrebbe essere considerata come mezzo per catturare,il progresso,la ricchezza presente nellambiente circostante ma anche un messo per incrementare la ricchezza e il progresso ed in questo senso che essa restituisce allambiente in cui si trova pi di quanto preleva da esso. La rete permette quindi,da un lato la comunicazione fra i nodi,dallaltro lirrigabilitdella superficie che copre;non sono omogenee,ovvero non si presentano ugualmente fitte dappertutto. Problema della tecnologia il digital divide,ovvero la differenza fra stati tecnologicamente avanzati e stati che hanno appena iniziato la rivoluzione tecnologica.

Verso uno spazio politico globale?


Paradossalmente allunificazione mondiale e al consolidamento dei mercati ,si assiste allindebolimento del ruolo degli stati nel governo delle economia e alla frammentazione realizzata (Cecoslovacchia,ex Jugoslavia)o paventata(Padania),delle stesse compagini statali,si coglie un ulteriore elemento apportatore di caos insito nei processi economici che nei paesi sottosviluppati alimenta i flussi migratori e in quelli sviluppati contribuisce alla diffusione di un profondo senso di precariet e malessere. Tali problemi esigono che si adotti una prospettiva politica globale e che si creino nuove istituzioni politiche globali. Cominciano a venir fuori posizioni che non sono anti-globalizzazione ma che,viceversa,auspicano una globalizzazione vera(senza esclusi),un processo che,al contrario di quanto sta accadendo ,non genera omologazione,subordinazione di massa,ma reali opportunit per tutti. In un mondo fato di differenze geografiche,culturali e religiose,ci che pu tenere insieme lumanit unidea di globo inteso come il luogo dove si realizza lunione tra diversi. Occorrer immaginare perci una strategia globale per lo sviluppo,che potr far leva sullenorme patrimonio di conoscenze scientifiche e

tecnologiche che il genere umano nel suo complesso ha accumulato.

Uno sguardo allItalia


Il nostro paese potrebbe essere rappresentato come un mosaico di differenze di carattere economico,culturale e forse anche politico. Lindebolimento dello stato-nazione costituito dallarticolato rapporto con lUE ;i meccanismi di allocazione delle risorse comunitari rivelano mutati equilibri fra stato,regioni e unione,in un quadro complesso nel quale il rapporto fra regione e unione sempre meno mediato dallo stato. Linterazione tra Italia e UE non si esaurisce nel confronto sulla migliore distribuzione possibile delle risorse comunitarie ma soprattutto in campo economico-finanziario per il raggiungimento di obiettivi di equilibrio macroeconomico. Il consolidamento del rapporto con lUE comporta innegabili vantaggi ma anche la rinuncia a pi ampi margini di autonomia decisionale in ambiti economici e sociali un tempo governati solo a livello nazionale. In Italia la dialettica tra interesse nazionale,locale e globale diventa sempre pi complessa,per con questa entrata lItali pu conservare un sistema economico tale da assicurare risorse alla collettivit. Il caso italiano sembra confermare che,in termini economici i processi di globalizzazione non possono essere separati dalla valorizzazione della dimensione territoriale;anche sul piano politico e sociale appare sempre pi necessario sviluppare una coscienza democratica globale radicata in autentiche comunit locali. LItalia ha colto limportanza di concentrare la propria attenzione su porzioni di territorio molto circoscritte;si tratta di una particolare forma disporre attuato attraverso il controllo territoriale della organizzazioni criminali(mafia,camorra)per tali soggetti la dimensione di quartiere rappresenta sia una possibilit di protezione in caso di fuga o latitanza sia un luogo di identificazione e legittimazione culturale del comportamento mafioso.

CAPITOLO 6 - Il post-sviluppo nel Sud globale:sfida possibile o nuova illusione?


Le prospettive critiche del post-sviluppo
Due filoni 1) elabora uninterpretazione critica dei presupposti socio-economici delle teorie e delle pratiche
dominanti dello sviluppo:la filosofia sociale di riferimento e la dottrina economica che la ispira; 2) offre un lavoro di decostruzione,vale a dire di smontaggio dei meccanismi socio-culturali e ideologici che hanno permesso a queste stesse teorie e pratiche politiche di conseguire,per alcuni decenni,una posizione egemonica nelle reazione tra Nord e Sud del mondo.

Le alternative delleconomia solidale:la scuola anti-utilitaristica

Le critiche alle teorie economiche convenzionali,avevano posto particolare accento sul loro carattere desocializzato,cio sulla scarsa considerazione rivolta ai fattori sociali e antropologici che presiedono ai processi di sviluppo. La riscoperta delle opere di Mauss e Polanyi giunge in soccorso dellesigenza di colmare tale lacuna teoricointerpretatitva. E proprio allopera di Mauss che si richiama la scuola anti-utilitarista che ha scelto di dare vita a un movimento intellettuale entro la cui fila spiccano esponenti di punta della scuola del post-sviluppo. Come Polanyi anche Mauss si dedic a elaborare una teoria dello scambio che fosse in grado di mettere in crisi il primato dellhomo economicus; egli noto per la sua teoria del dono come fatto sociale totale,secondo cui nellatto del donare possibile rinvenire alcuni gesti fondativi del legame sociale:il dare,il ricevere o il rifiutare un dono sono alla base della definizione di un rapporto di reciprocit,che al contempo volontario e obbligatorio per la valenza magica del dono stesso. Il razionalismo utilitarista trova sintesi nel principio secondo cui lazione umana in massima parte orientata al soddisfacimento dellinteresse individuale. Muovendo dalla prospettiva concettuale appena delineata,i nuovi anti-utilitaristi hanno spiegato come allorigine dellazione sociale non risiedano soltanto motivi di calcolo e interesse,ma anche di obbligo,spontaneit,amicizia,solidariet:ovvero qualit relazionali,che trovano esemplificazione nella potenza simbolica insita nellatto del donare. La ripresa del pensiero di Mauss permette a questi autori di pensare a un paradigma sociale che porsi in alternativa sia allindividualismo metodologico delle dottrine liberali sia allolismo,cos terzo paradigma degli anti-utilitaristi che arriva a proporre la fondazione di unantropologia relazionale e solidale nellintento di affermare il primato dellalleanza e dellassociazione solidale tre gli individui come pratiche sociali per loro natura disinteressate al perseguimento di obiettivi convenzionali di massimizzazione degli utili. Mentre nel Primo Mondo( il mondo occidentale) il discorso anti-utilitarista ha trovato ampio riscontro nella sfera delleconomia no profit e del volontariato laico,lapplicazione di tale prospettiva interpretativa alla realt di ci che un tempo si chiamava terzo mondo,ha indotto questi autori a guardare con attenzione alle iniziative di auto organizzazione sociale e di esplicita o implicita resistenza alla occidentalizzazione sociale. Queste iniziative possono assumere la forma di reti diffuse di economia formale o di strategie di sopravvivenza,dedite non solo ad attivit di produzione e vendita ma anche a pratiche che afferiscono prevalentemente alla sfera extra economica della vita associata:lautocostruzione di abitazioni,lorganizzazione di feste popolari, ecc..

La critica dello sviluppo come razionalit di governo:il post-modernismo radicale


Altro principale filone interpretativo che anima la letteratura sul post-sviluppo:quello di formazione anglosassone impegnato nella decostruzione dello sviluppo come ordine del discorso e fonte di una nuova razionalit governamentale. Lobiettivo fondamentale consiste nel decostruire criticamente il tema dello sviluppo,guardando a esso come a un terreo discorsivo che ha alimentato la formazione di pratiche e azioni egemoniche di politica economica e sociale e di rappresentazione culturale. Secondo questi autori ,lo sviluppo ha funzionato da potente concetto organizzatore nellideazione e nella realizzazione pratica di programmi e strategie di governo che hanno interessato diverse sfere della vita associata nei paesi in via di sviluppo:leconomia,la condizione di esclusione sociale,lassetto territoriale. Lelemento distintivo di questo sistema di governo,risiede nel fatto di aver relativizzato la centralit dello Statonazione,demandando poteri,funzioni e responsabilit ad altri soggetti di natura pubblica,parzialmente pubblica o privata. La questione radicale e post-modernista del post-sviluppo che forse ha fatto pi discutere quella che riguarda l cosiddetta invenzione della povert nei paesi del Sud del mondo. Da un lato,questi autori,hanno ricostruito in modo efficace il processo che fu allorigine della scoperta del fenomeno dellindigenza materiale nei paesi in via di sviluppo allindomani della Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento in poi la povert assume il ruolo di caposaldo indiscusso e ,per molti versi,vero e proprio pretesto del discorso dello sviluppo e delle connesse strategie politico-economiche promosse dalla Banche Mondiale e da altri organismi internazionali;in particolare sottolineano la funzione svolta dalla povert come stimolo alla formazione di nuove tecnologie politiche di governo della societ e alla conseguente organizzazione di un ceto di funzionari,esperti tecnici deputato alla formulazione e allimplementazione dei programmi di sviluppo. I programmi da essi gestiti hanno finito con il realizzare,secondo critici neo-faucaultiani dello sviluppo,unopera di lento quanto inesorabile disciplinamento socio-culturale delle popolazioni destinatarie delle politiche di cooperazione. Tale opera ha avuto unimportanza persino prioritaria rispetto allobiettivo dichiarato di riduzione della povert,che appunto giustifica ladozione delle politiche di sviluppo. Ci che interessa rilevare a questo punto come il post-sviluppo abbia funzionato non solo da prospettiva di partenza per la formulazione di istanze politiche e culturali che vogliono rompere con gli schemi e gli approcci del passato,ma in modo paradossale speculare allo sviluppo stesso ha funzionato anche da strumentario concettuale per lorganizzazione di pratiche e strategie concrete di governo e autogoverno delle societ nei paesi del Sud globale.

Tra autorganizzazione locale e reti internazionali: esperienze e pratiche del postsviluppo


Negli ultimi anni si diffusa la volont di esplorare alternative concrete allo sviluppo dominante. I sostenitori del postsviluppo hanno evidenziato una spiccata sensibilit nei confronti delle esperienze di autorganizzazione della societ civile. Recentemente si invece diffusa lesigenza di andare oltre le prime formulazioni del discorso sul post-sviluppo, e di influire con maggiore incisivit sulle strategie e sulle esperienze concrete di sviluppo dal basso. Alcuni studiosi ritengono che occorra ripensare, riformulare e rifondere lo sviluppo; altri, come le geografe Gibson e Graham, sostengono che la sfida del post-sviluppo non consiste nel rinunciare allo sviluppo n nel ritenerlo una pratica irrimediabilmente corrotta e fallimentare, ma che la sfida quella di immaginare e praticare lo sviluppo in maniera diversa. Le due geografe si sono dedicate alla discussione e alla produzione attiva della politica post-capitalista, ovvero una politica che ragiona e opera in modo concreto intorno allobiettivo immediato (e quindi non rinviabile al futuro) di costruire uneffettiva alternativa alla realt economica del capitalismo globale, promuovendo una vera e propria politica delleconomia possibile. Alcuni hanno sostenuto che tale approccio presupponga che tutto sia possibile in presenza della volont di perseguire lobiettivo prefissato, creando cos una sorta di illusioni e false speranze alle popolazioni dei paesi poveri. Tuttavia Gibson e Graham dimostrarono la propria tesi esponendo lesperienza di sviluppo economico comunitario di cui furono testimoni nelle Filippine. Lobiettivo di tale programma di cooperazione era quello di permettere che i filippini espatriati cessassero di avere una fruizione prevalentemente individuale, come solitamente accade nei paesi di emigrazione, e fossero invece utilizzate dalla comunit locale, con laiuto di organizzazioni non governative e altri soggetti associativi, nellintento di sostenere leconomia informale gi esistente. Per quanto riguarda il sostegno delle economie diverse, altri autori hanno sottolineato la necessit di guardare non tanto alle potenziali alternative non capitalistiche allo sviluppo (come propongono le due geografe), quanto alle strutture ibride di organizzazione economica, capaci di combinare in forme creative e sempre mutevoli la relazione con leconomia del mercato globale. Le forme ibride di cooperazione tra attori forti e attori deboli si generano sia nellattivit economica imprenditoriale sua nella governance dei processi di sviluppo comunitario. Nei paesi meno ricchi, infatti, sono sempre pi frequenti i contratti di collaborazione su specifici progetti umanitari e di sviluppo economico tra il governo locale e nazionale, e le associazioni non governative straniere e organizzazioni internazionali ufficiali(Banca Mondiale, Fao, UNESCO, ecc..). Le organizzazioni non governative di origine internazionale sono state costituite per drenare fondi per limplementazione dei programmi di sviluppo o di incoraggiare rapporti di cooperazione, scambio e solidariet tra soggetti alla pari.

Conclusioni
Nello scenario della globalizzazione si fa sempre pi instabile la distinzione tra Nord e Sud del mondo, tra mondo avanzato e mondo arretrato. I processi di innovazione economica, territoriale e organizzativa possono verificarsi nei paesi del Nord cos come in quelli del Sud del mondo; inutile ricercare le disuguaglianze e i ritardi solo nelle periferie geografiche del pianeta, poich sono ben presenti anche negli spazi centrali del capitalismo globale.

CAPITOLO 15 - Dalla citt del terzo Mondo alla citt del Sud globale lo sviluppo come questione urbana
Eventi come quello dello Tsunami Asiatico,con le sue circa 200.000 vittime,e delluragano Katrina,che ha sconvolto il New Orleans, rappresentano eventi catastrofici che influiscono fortemente su realt sociali nellera della Globalizzazione. Questi fenomeni mettono in evidenza: inadeguatezze strutturali mancanza di una politica di prevenzione improvvisazione di piani di evacuazione della citt In tali situazioni pressoch impossibile trovare il divario che c fra Nord e Sud del mondo. Le Bidonville: Sono forme dinsediamento urbano precarie e insalubri,spesso edificate con materiali di recupero,che nascono dalloccupazione abusiva di siti inadatti alledificazione. Sono un fenomeno esteso oltre il sud del mondo,e sono frutto,pi che di inaspettate esplosioni demografiche,di governance urbanistiche sbagliate o inesistenti.

La crescita dellurbanizzazione
La crescita demografica mostra i suoi effetti prevalentemente nelle grandi metropoli dei PVS. Ad un incremento della popolazione dei paesi in via di sviluppo,corrisponde un ritmo meno sostenuto o addirittura arrestato per i paesi pi

avanzati. Il grado di urbanizzazione cambia invece a seconda dei continenti: abbastanza uniforme in Usa,Europa e America Latina,dove si attesta fra il 70% e l80% .Nettamente inferiore invece lAsia,dove ancora al 40%,dato che lurbanizzazione in quelle zona un fenomeno recente e la maggior parte della popolazione vive nelle aree rurali. Nel Sud la popolazione si concentra in poche sovradimensionate citt,creando la cosiddetta primacy o supremazia delle citt-capitali nei sistemi urbani nazional, rappresenta oggi uno dei fattori che maggiormente differenziano le trame urbane di paesi poveri da quelle dei paesi pi ricchi (numero di abitanti di una citt superiore al doppio della seconda del paese). Al Nord invece troviamo una distribuzione territoriale della popolazione pi equilibrata e un maggiore decentramento della funzione strategica delleconomia,in quanto la crescita dei centri maggiori si accompagna allincremento dei ceti medi. E cambiata anche la concezione di centralit per le metropoli,ora non pi dovuta alla presenza di grandi agglomerati urbani,ma dovuta a dotazioni funzionali pi leggere e invisibili:controllo strategico degli scambi e dei flussi finanziari internazionali,produzioni innovative.Per questo motivo ora le metropoli non devono pi far fronte a grandi crescite demografiche,ma devono rispondere alle esigenze derivate dalle trasformazioni che ha portato lo scenario della globalizzazione America Latina:il rapporto tra popolazione urbana e rurale simile a quello dei paesi pi ricchi,il modello di urbanizzazione incentrato su citt di grandi dimensioni,che attirano una quota prevalente della popolazione urbana(effetto primacy). America Centrale:ha una quota di popolazione urbana al di sotto della media continentale. Il problema prevalente nelle citt latinoamericane quello della povert. Medio Oriente:situazione contraddittoria:da un lato guerre e conflitti nei centri di grande tradizione urbana come Baghdad e Beirut,dallaltro lemergere di alcune capitali,come Dubai che per le sue caratteristiche arriva a rappresentare quasi un modello della citt globale periferica. Africa: il 38% risiede nelle aree urbane;in questo continente i tassi di crescita sono fra i pi sostenuti al mondo. E caratterizzata dalla presenza i paesi ancora profondamente rurali(Uganda) e altri invece che dispongono di centri urbani ormai ampiamente occidentalizzati(Sud Africa).A motivare questa lentezza,c il fatto che sia un paese giovane,dove appena conclusa la decolonizzazione,ed inoltre un paese caratterizzato da marginalit economica. I problemi socio-ambientali dei paesi del Sud del mondo non sono tanto la conseguenza di pressioni eccessive della popolazione,quanto di fattori riconducibili alla sfera del governo dello sviluppo economico e territoriale.

La sfida della governance (= cambiamento)


Il fenomeno che pi caratterizza attualmente lo scenario mondiale dellurbanizzazione il gigantismo urbano,ovvero il fenomeno di quelle metropoli capace di attirare a loro molta gente con opportunit di sviluppo,di risorse materiali e immateriali e di infrastrutture. Tali realt nel Sud del mondo appaiono come un ammasso disordinato nel quale si sovrappongono diverse tipologie urbane e urbanistiche,ovvero legali e illegali (razionalizzazione urbana e abusivismo). La struttura di governance delle grandi metropoli dei paesi poveri si basa sullintegrazione tra le politiche promosse dai governi nazionali e le iniziative messe in campo dalle organizzazioni internazionali ufficiali. Dagli anni 80 le forme dintervento delle organizzazioni internazionali si sono ispirate largamente allapproccio del self-reliance,nellobiettivo di stimolare le capacit istituzionali di sviluppo dal basso presenti nelle societ locali,contribuendo cos al superamento delle politiche di sviluppo guidate dallalto. Il nuovo ruolo del territorio e dei sistemi locali si traduce in una rivendicazione da parte delle istituzioni regionali e municipali di pi ampie autonomie del governo urbano. Le istituzioni locali,le organizzazioni non governative e con esse le forme associative dei cittadini,appaiono in grado di mobilitare risorse dal basso e di raccordarle ai livelli superiori dei governi nazionali,la cui capacit dintervento si venuta drasticamente a ridurre con laffermarsi del regime politico neo-liberista a livello internazionale. Alcune megalopoli dei paesi poveri rivestono un ruolo strategico nella nuova rete mondiale. Lemergere di questi centri urbani mina legemonia delle citt globali:Londra,NY,LA,Tokyo,Francoforte,Parigi. In tale prospettiva diventa fondamentale la sperimentazione di politiche urbane e di forme maggiormente dinamiche di governance della citt,in grado di garantire al tempo stesso competitivit e spazio dazione per i soggetti interessati alle relazioni economiche con lestero e alla stabilit e coesione sociale allinterno. Limportanza della sfida della governance trova riscontro nelle raccomandazioni continuamente ribadite dalle organizzazioni internazionali di impegnarsi nellelaborazione delle cosiddette good (o best) practices,vale a dire pratiche e condotte di governo che si scaturiscono dalla capacit intorno a un progetto di politica sociale o del territorio un ampio coinvolgimento della popolazione e degli attori locali. Lesigenza di promuovere una pi effettiva proiezione nei flussi economici internazionali,richiede alle politiche urbane di puntare al potenziamento infrastrutturale,azioni di mktg territoriale e di promozione dellimmagine che perseguono un miglioramento della qualit ambientale,il raggiungimento di uno sviluppo urbano sostenibile diventa obiettivo imprescindibile per ogni citt del pianeta.

La questione abitativa e il governo dellemergenza

Lantropologo indiano-statunitense descrive uno scenario di Mumbai caratterizzato da drammatici contrasti sociali ed etnici. In un contesto segnato dalle forze della globalizzazione e dallesacerbarsi dei conflitti etnici,lo spazio urbano si caratterizza per la peculiare ibridazione fra ambiti diversi della vita associata,quelli deputati alle funzioni dellabitare e quelli dedicati alla vita pubblica. La citt ha il poterei compiere una trasformazione di s da parte dei suoi abitanti meno abbienti:persone che risiedono in quartieri poveri e disagiati modificano il proprio aspetto nel trasferimento quotidiano verso il luogo di lavoro,urbanizzando il proprio corpo e la sua rappresentazione. Linurbamento della popolazione rurale si realizza,nella maggioranza dei casi,in maniera spontanea e ci si riflette nelle forme dinsediamento:fenomeni di abusivismo edilizio e di autocostruzione delle abitazioni originano la formazione di grandi baraccopoli,che sorgono in maniera illegale,prendendo nomi diversi a seconda dei contesti geografici: slums, favelas, ecc..

Incentivare il mercato,garantire i residenti:la ricostruzione degli slums a Mumbai


Alcuni studiosi hanno mostrato come operazioni di demolizione e successiva ricostruzione degli insediamenti possano produrre benefici per gli abitanti degli slums,anche se non sono esenti da rischi dinsuccesso. Parte dei lotto ricostruiti sono stati poi offerti a prezzi di mercato a nuovi compratori,mentre il resto stato concesso agli abitanti gi residenti mediante un meccanismo di incentivazione reso possibile finanziariamente dallaccresciuto sfruttamento del suolo ottenuto con le pi elevate densit residenziali.;soltanto una parte minoritaria dei piani di ricostruzione stata portata a compimento. Ci accaduto perch il mercato immobiliare di Mumbai ha perso di effervescenza provocando un abbassamento dei valori delle propriet e rendendo cos pi difficile finanziare loperazione di ricostruzione e incentivazione con i proventi dalle vendite degli immobili. Per scongiurare lespulsione degli abitanti degli slums dalle proprio aree di residenza,si scelto di offrire loro ampi incentivi:gli abitanti meno abbienti hanno ricevuto a titolo gratuito in propriet le nuove abitazioni,usufruendo anche di una riduzione fiscale sulla casa e di un sostegno finanziario per affrontare le spese di mantenimento degli immobili. Un ruolo maggiormente protagonista dello Stato sarebbe in grado di limitare le distorsioni che possono presentarsi nellesecuzione di simili progetti.

Imparare dal Sud :New Orleans dopo Latrina


New Orleans ha vissuto drammaticamente i mesi successivi al disastro socio-ambientale dellagosto 2005(luragano Katrina). Si dovuto attendere almeno 10 mesi perch le autorit locali,con il timido sostegno del governo federale,mettessero in campo un piano finalmente organico di riqualificazione urbanistica e residenziale delle arre colpite dal disastro. Ma persino da quel momento,il processo il risanamento urbano proceduto molto lentamente,impedendo cos a circa met della popolazione ella citt di far ritorno alle proprie case. In tale situazione di disagio materiale e di sfiducia verso il ruolo delle istituzioni,sono proliferate iniziative di organizzazione e mobilitazione dal basso d parte delle comunit di quartiere,che hanno redatto piani autogestiti di sviluppo urbano,realizzato interventi essenziali di riqualificazione degli spazi e delle abitazioni e ricreato i legami comunitari che a seguito del disastro erano andati distrutti. Si assistito a un movimento di segno opposto:una pratica sociale urbana come quella delle mobilitazioni popolari per la riqualificazione dei quartieri disagiati stata sperimentata nel contesto di una citt dellOccidente,riecheggiando da vicino modelli di azione collettiva che abitualmente prendono forma nelle citt del Sud.