JOHANNES ALTHUSIUS
Biografia
Giureconsulto calvinista, considerato il teorico politico calvinista per eccellenza, Johannes Althusius (1563-
1638) studiò a Basilea e a Ginevra, da dove deriva il suo rigido spirito calvinista. Nella prima parte della sua
vita fu professore di diritto, in seguito (dal 1590) fu rettore a Herborn, università calvinista destinata all’
educazione dei teologi riformati.
Dal 1604 in poi fu, per oltre trent’anni, syndicus della città riformata di Emden, capoluogo storico della
Frisia orientale, al confine con le Province Unite (Paesi Bassi del Nord, allora centro economico dell'Europa).
Emden, oggi Bassa Sassonia, si trovava all’epoca nella contea di Nassau, dominata da un principe luterano.
Pur essendo entro i confini dell’Impero, dopo una strenua lotta per la sua indipendenza religiosa ed
economica aveva acquisito lo status di “città libera”, in sostanza di una repubblica indipendente, sotto il
protettorato delle Province Unite: un modello di Stato federale al quale si ispira Althusius nella sua teoria
politica. Città portuale sul fiume Ems, Emden era divenuta negli anni precedenti rifugio di molti perseguitati
religiosi provenienti da tutta Europa.
In quel periodo l’Europa, dilaniata dai conflitti religiosi e dalle persecuzioni delle minoranze religiose
(calvinisti e ugonotti), è attraversata da una migrazione di massa di giuristi. Questo fenomeno riguarda in
particolare moltissimi giuristi ugonotti del sud della Francia, che hanno aderito al programma umanista e
portano avanti importanti istanze di riforma del diritto, che si fondono con istanze di riforma religiosa.
Molti giuristi umanisti aderiscono al protestantesimo o ad altre correnti minoritarie. La monarchia francese
osteggia le minoranze religiose, in quanto è alleata con la Chiesa di Roma, portando avanti anche vere e
proprie stragi di ugonotti, che culminano nella notte di San Bartolomeo (23-24 agosto 1572) e vedono fra le
vittime anche diversi giuristi e studenti. Per questo, i sopravvissuti fuggono in area tedesca, nell’Impero,
dove c’è una maggiore accettazione del protestantesimo: molti stati hanno aderito alla riforma
(specialmente la versione luterana).
Nella seconda metà del 1500, Emden è un luogo di asilo per molti seguaci della Riforma, in particolare i
calvinisti, diventando una sorta di “Ginevra del Nord” e raggiungendo un elevato livello di sviluppo
economico-culturale. Tuttavia, a fine 1500 i signori della Frisia orientale (Edzardo II e poi Enno III) avviano
una politica tesa a centralizzare il potere politico e far prevalere il luteranesimo sulle altre confessioni.
Nasce un conflitto fra i signori di Frisia e la città di Emden, che si svolge su due piani:
- Il tentativo di impiantare in Frisia il modello di Stato assoluto e centralistico, contro il quale
Emden rivendica autonomia;
- Lo scontro fra le confessioni riformate, ossia luterani e calvinisti.
In qualità di syndicus, Althusius sostiene con forza la causa politico-religiosa di Emden e collabora con i
calvinisti della Frisia occidentale (nelle Province Unite) che lottano contro la Spagna cattolica.
Althusius si inserisce nel calvinismo politico, la corrente di pensiero che nasce a Ginevra a metà 1500, nel
pieno della cosiddetta Zweite Reformation (il passaggio in cui il calvinismo acquista una maggiore
importanza rispetto alla corrente luterana) e raggiunge la Francia ugonotta, la Germania renana, la Frisia,
l’Olanda, l’Inghilterra, e con i coloni puritani arriva nel “nuovo mondo”. Althusius aderisce al modello di
governo misto (aristocratico-repubblicano) e teorizza il diritto di resistenza contro il tiranno (cfr. il filone del
monarcomachesimo e in particolare le Vindiciae contra tyrannos del 1579).
Alla seconda riforma appartengono diversi giuristi ugonotti francesi, e proprio in Francia troviamo le prime
opere in cui giuristi calvinisti (con le categorie concettuali e la formazione del giurista) protestano contro la
monarchia francese. Scrivono pamphlet che rivendicano la libertà di credere, producendo opere via via
sempre più strutturate. A queste teorie si aggiunge un diverso filone di dottrine che si oppone all’opera di
Bodin non solo sul piano teologico, ma anche sul piano politico. La teoria bodiniana sostiene la monarchia
francese anche dopo la strage di San Bartolomeo, nonostante Bodin stesso sia a favore della libertà di
religione; tuttavia, la sua idea di sovranità e dei poteri del sovrano giustifica la repressione degli ugonotti da
parte della monarchia.
POLITICA METHODICE DIGESTA ATQUE EXEMPLIS SACRIS ET PROFANIS ILLUSTRATA (1603-1614)
La Politica è l’opera maggiore di Althusius, nella quale prende forma la più ampia e compiuta teoria politica
anti-assolutista, proto-democratica e federalista della prima età moderna. Si tratta del tentativo di costruire
un sistema compiuto del diritto pubblico, che poggia sugli insegnamenti della storia da un lato e sui principi
della teologia dall’altro: in concreto, come recita il sottotitolo, sugli esempi tratti dalla storia sacra (in
particolare dalle Sacre Scritture) e dalla storia umana (letteratura, classici e storici). Infatti i giuristi
protestanti, e di confessione calvinista in particolare, continueranno ancora, in età moderna, a cercare e
trovare nelle Sacre Scritture non solo le verità religiose ed etiche, ma anche le norme della vita sociale a cui
informare l’ordinamento giuridico-politico.
La prima edizione dell’opera è del 1603, ma le vicende politiche di Emden e le esperienze personali di quel
periodo spingono Althusius a pubblicare due nuove edizioni della Politica (1609 e 1614), che rivoluzionano
il testo originario. Infatti, la partecipazione alle lotte politiche, in qualità di giurista di riferimento dei
calvinisti di Frisia, porta Althusius ad aggiornare e integrare la Politica, soprattutto nell’edizione del 1614. In
particolare dà maggiore spazio a:
- Amministrazione della città in autonomia dai livelli superiori;
- Resistenza contro tirannide;
- Concetti di teologia federale e sussidiarietà.
Dal punto di vista del contenuto l’opera è costruita tutta intorno ad un nucleo essenziale: i diritti sovrani
sono del popolo. Il principe non è “proprietario” del potere che esercita, ma amministratore della cosa
pubblica, pubblico ufficiale: in questo senso Althusius definisce il principe come il Sommo magistrato.
L’istituzione del Sommo magistrato ha origine in un contratto di mandato: la sua funzione è quella di un
mandatario, che deve agire entro i limiti del mandato e, in ogni caso, sempre e soltanto nell’interesse del
mandante (la comunità politica). Coadiuvano il Sommo magistrato nel governo della comunità gli Efori,
rappresentanti del regno: una magistratura ripresa dalla costituzione spartana del V sec., con il compito
specifico di sorvegliare.
Da questa impostazione trae origine la definizione della dottrina althusiana (e di altri teorici che lo seguono)
come teoria della sovranità limitata o della sovranità divisa, o come teoria della doppia maiestas (una
maiestas realis del popolo, rappresentato dagli Efori, e una maiestas personalis in capo al principe o
Sommo magistrato).
La Politica è organizzata in capitoli, con una struttura molto vicina ai testi contemporanei: ognuno affronta
un problema rappresentato nella tavola iniziale che illustra il piano generale della materia. Si parte dalle
consociationes inferiori: la famiglia, ossia la struttura politica più piccola. Più famiglie insieme formano una
comunità più articolata.
Il corpo politico maggiore è composto da tante entità minori. Gli individui, nella dottrina di Althusius (e altre
dottrine dell’epoca), non sono la cellula di questa entità, ma piuttosto le cellule minime sono le varie
comunità: città, province, corporazioni. C’è un’idea di Stato che non corrisponde a quella teorizzata da
Bodin e che si affermerà in seguito di uno Stato formato da individui. Quello teorizzato da Althusius è lo
Stato “per corpi e per ceti” e gli efori sono i rappresentati dei vari corpi e ceti. Il corpo politico è spesso
rappresentato e analizzato usando gli stessi termini che si usano nella medicina per descrivere il corpo
umano: lo Stato è come un organismo che si compone di organi e membra, ciascuna delle quali è
importante. C’è la testa, ossia il sommo magistrato o principe, ma ci sono anche tutte le altre parti del
corpo e sono tutte importanti, per quanto piccole.
La politica simbiotica
La politica dev’essere “simbiotica”, perché intende realizzare una perfetta simbiosi sociale, ossia santa,
giusta, vantaggiosa e felice. Questa unione è il frutto di un patto espresso o tacito e consiste nella
condivisione di diritti simbiotici nella consociazione pubblica. È il modo giusto, legale e legittimo di
amministrare la cosa pubblica, dà l’ordine e la costituzione dello Stato.
Le consociazioni simbiotiche sono fondate sul patto all’insegna della metafora teologico-federale.
Nell’opera Disputatio politica de regno, Althusius getta una luce più viva sulla sua recezione della
problematica del pactum-foedus. Il patto civile o pactum, “vincolo della comunione” e costitutivo della
consociazione simbiotica, è duplice, poiché è stretto in primo luogo tra “i singoli membri di tutto il corpo
della respublica”, e in secondo luogo tra l’intero popolo e il sommo magistrato. Grazie al patto viene
costituito il politeuma e grazie al politeuma la vita sociale viene gestita secondo le leggi al fine della mutua
prestazione dei diritti e alla mutua comunicazione delle cose e delle opere, in modo che gli abitanti della
consociazione possano vivere quietamente e tranquillamente, con pietà e onestà.
Il termine “politeuma” proviene dalle Scritture (Paolo, Filippesi, 3,20). Althusius lo definisce come
“comunanza del diritto che è nello Stato” (Politica, I, 5), inoltre afferma: “il politeuma è il diritto e il potere
di mettere in comune e partecipare delle risorse utili e necessarie che vengono raccolte dai membri
consociati per l’esistenza del corpo costituito. Lo si può chiamare diritto simbiotico pubblico” (Politica, V,
5). Il cittadino simbiotico è definito dal possesso pieno del politeuma di cui usufruisce e da cui è obbligato.
Il politeuma è dunque costituito dal consenso dei membri della consociazione, è la forza politica e
spirituale della comunità consociata che legittima l’obbligo politico che sta alla base del rapporto tra popolo
e magistrato.
In virtù del patto e del politeuma la sovranità appartiene originariamente al popolo consociato e può
essere solo delegata al sommo magistrato che è un mandatario (contractus mandati) per il perseguimento
del bene comune. Questa è la differenza sostanziale con la sovranità assoluta teorizzata da Bodin.
Nel pensiero di Althusius i termini “politica” e “simbiotica” sono quasi sinonimi, al punto da giustificare la
formula “politica simbiotica”. Questo è uno degli elementi più originali del discorso di Althusius, perché lo
distingue da due grandi filoni teorici: l’aristotelismo politico e il contrattualismo hobbesiano a fondamento
della teoria dello Stato moderno. Infatti, la visione di Althusius è alternativa a quella con cui Hobbes
teorizzerà lo Stato/la società civile come creazione artificiale che supera lo stato di natura violento, ma essa
non coincide neppure con quella tradizionalmente aristotelica. Anche per Althusius gli esseri umani sono
“animali sociali”, ma ciò dipende sia dalla loro natura debole e difettosa, sia dal disegno divino di una vita in
comune conforme alla legge e alla giustizia, per come esse sono definite dalle Sacre Scritture. Per Althusius
la società nasce nel momento in cui gli uomini, spinti dalla debolezza della propria natura, scelgono di
realizzare la volontà di Dio, anziché ignorarla e vivere nel peccato. La comunità o simbiosi è “santa” non nel
senso cattolico, ma perché i suoi membri accolgono la chiamata di Dio (Beruf) e svolgono le loro attività
mondane e terrene secondo le Scritture. La nascita della società come adesione al disegno di Dio non è un
passaggio scontato, ma implica un “patto” esplicito o implicito.
Il patto
Il momento del patto è importante per definire il rapporto fra chi governa e la comunità. Per questo per
Althusius è importante il contratto di mandato, che secondo lui è alla base dell’incarico di governare e
comporta una serie di diritti e obblighi per chi governa e per la comunità.
Per questo motivo Althusius ha una concezione pattizia della legge. Ritroviamo il concetto importante della
necessità di un consenso della comunità sul contenuto delle leggi: alla base del diritto positivo non c’è la
volontà di chi governa ma del corpo politico nel suo insieme. Un altro aspetto, più direttamente legato alla
questione del diritto naturale, è il fatto che secondo Althusius nessuna legge, per quanto promulgata nelle
forme previste, può essere davvero vincolante se non ha un contenuto di diritto naturale o meglio “se non
contiene qualcosa dell’equità naturale”. Il diritto divino, a partire dal Decalogo e in tutte le sue possibili
esplicazioni, si riflette nella natura e viene in qualche modo a coincidere con il diritto naturale, tanto che
Althusius utilizza molto l’espressione “equità naturale”, fonde il concetto di aequitas della canonistica (su
cui Althusius non può basarsi interamente in quanto riformato) e di diritto naturale. La giustizia divina è
percepita dall’uomo attraverso la natura e in sintesi attraverso la propria coscienza. Fondamentale un passo
delle Lettere ai Romani di San Paolo spesso citato da Althusius, in cui si dice che la legge di Dio è iscritta nei
cuori degli uomini, i quali ascoltando la propria coscienza, in modo in parte istintivo in parte razionale, sono
in grado di distinguere l’equo dall’iniquo. In questo senso, il diritto è vincolante solo quando dà la possibilità
di mettere in pratica leggi divine naturali.
La simbiosi “santa” e la vocatio
“Simbiosi santa” è un’espressione centrale per capire la pienezza del significato della Politica e del progetto
politico e sociale nel contesto della Zweite Reformation. I caratteri della forma mentis puritana sono
elementi della ideologia radicale affermante gli scopi rivoluzionari contro il mondo tradizionale sul piano
politico e socioeconomico. Il santo puritano coincide col modello della Politica althusiana. L’archetipo
biblico del patto tra Dio e l’uomo, tra Dio e il suo popolo, e poi sotto altra forma tra il popolo e il suo
magistrato, è la figura retrostante il patto calvinista tra i “santi” sia in Althusius, sia nel puritanesimo, ed è
ciò in virtù del quale essi sono chiamati a formare repubbliche di “santi”. I santi erano uomini
d’opposizione impegnati “nella riforma concreta della società umana, nella creazione di una repubblica dei
santi”. Essi si consideravano “strumenti divini” e la loro era una politica di demolitori, di architetti e
costruttori, duramente impegnati nel mondo politico. Una concezione militante che deve necessariamente
avere, per Althusius, il presupposto della sancta symbiosis, per realizzare una vocatio sentita dagli eletti
come integralmente fondante l’attività umana e sociale (profondo e tragico senso della predestinazione).
Nella descrizione dei quattro aggettivi della simbiosi, “santa” viene prima di giusta (secondo il diritto
simbiotico-politeuma), vantaggiosa e felice, perché questo aggettivo sta alla base della teoria
supralapsariana della caduta/vocatio/Beruf. In quel periodo protestanti e calvinisti discutevano sull’ordine
dei decreti di Dio riguardo al destino umano, il che aveva portato a formare due dottrine:
- La dottrina supralapsariana di Gomar (calvinisti), secondo cui era venuto prima il decreto di
elezione o disapprovazione sugli uomini, e poi il decreto della caduta nel peccato originale;
- La dottrina infralapsariana di Arminio (protestanti), che invece riteneva che Dio aveva destinato gli
uomini alla condanna o alla salvezza solo dopo la caduta del peccato originale.
La dottrina supralapsariana si colloca fra una visione antropologica e una visione teologico-biblica della
natura e del destino dell’uomo. La vocatio è il segno di distinzione/salvezza dell’immagine divina che è
nell’uomo prescelto da Dio prima della caduta. Il patto di natura e di opere serve al riconoscimento di
questa vocatio divina che dev’essere accolta e coltivata con opere per la giustificazione umana.
Althusius era un seguace del gomarismo, dunque questa teoria deve integrare la qualificazione della
“simbiosi santa”, perché con essa si sottolinea il richiamo althusiano alla teologia federale. Ciò non significa
una subordinazione della politica alla religione, ma il necessario e corretto rapporto tra politica, morale e
integrità della vita consociata (polemica con machiavellismo su amoralità/immoralità della politica).
Partendo da una concezione pessimistica del destino umano, Althusius supera la traditio cattolica/papista
degenerata per ricongiungersi secondo i canoni della Riforma a una lettura diretta ebraico-primo cristiana
nella quale trova gli elementi fondamentali pattizi per una simbiosi santa, giusta, vantaggiosa e felice.
Il concetto di “santo” non è inteso nella sua accezione cattolica, ossia santo come uomo che nella sua vita
ha dato dimostrazione di possedere qualità eroiche nella propria fede. Per il calvinismo politico, la santità
significa partecipare in modo molto attivo a una serie di lotte che danno una giustificazione del proprio
destino umano: si tratta della dottrina della predestinazione. Santo è colui che sente la chiamata di Dio
(vocatio) in questa direzione e mette in pratica una serie di attività per dare uno sbocco alla
predestinazione.
La vocatio alla simbiosi è dovuta anche a un comportamento santo, non è dovuta a una condizione umana
di incapacità. Affermando che è solo la condizione umana di debolezza e incapacità di autosufficienza a
spingere gli uomini alla simbiosi, Althusius avrebbe ripreso l’aristotelismo; tuttavia, lui inserisce l’elemento
della santità che è dato dal suo appartenere al calvinismo politico. In questo senso, implica che la simbiosi
riesce a realizzare una società giusta, vantaggiosa e felice ma non basta questa spinta materialistica, serve
anche la spinta spirituale della chiamata, la vocatio. Se non c’è la santità ben difficilmente si arriverà alle
altre tre caratteristiche dell’associazione.
Le consociazioni simbiotiche
Tutte le consociazioni althusiane sono simbiotiche: sono costituite da uomini simbiotici che agiscono
direttamente, personalmente nelle minori private e in aggregazioni di popolo nelle pubbliche. Le
consociazioni si distinguono in:
- Private = famiglia e collegio;
- Pubbliche:
Minori = città e province;
Maggiori = Stati e la consociazione universale (politía).
Il sommo magistrato
Capitolo XIX 1. Sommo magistrato è chi, costituito secondo le leggi in vista del benessere e dell’utilità
della consociazione universale, ne amministra e manda a esecuzione i diritti.
2. I diritti della consociazione universale e del corpo politico, infatti, sotto il profilo della proprietà e del
potere appartengono al corpo della consociazione universale, ovvero ai membri del regno; invece, sotto il
profilo dell’esercizio e dell’amministrazione, spettano al proprio sommo magistrato, al quale sono affidati
dal corpo dello Stato.
I diritti sovrani sono come l’anima del corpo politico, dunque come l’anima non può mai separarsi dal
corpo, così i diritti non possono mai essere separati dalla consociatio, neppure se la comunità lo volesse: un
contratto sociale che ponesse alla sua base la donazione dei diritti di sovranità sarebbe invalido. Il
magistrato è solo l’amministratore dei diritti della sovranità.
La simbiosi, e dunque i sommi magistrati, possono assumere diverse forme di governo:
- Monarchiche = il sommo magistrato è ingaggiato con un contratto di mandato per mandare ad
effetto quanto viene deciso dal corpo consociato. La maiestas resta alla consociatio simbiotica, ma
il potere è trasferito a uno solo, il monarca (diverso dal sovrano);
- Poliarchiche:
Aristocratica;
Democratica = il sommo magistrato è il popolo stesso, il corpo consociato, non viene delegata
questa funzione. Tuttavia viene demandata con contractus mandati la capacità amministrativa
concreta ad alcuni magistrati, che NON sono sommi magistrati, perché rimane il popolo.
Tutte le consociazioni simbiotiche sono uguali dal punto di vista della costituzione pattizia, per questo
Althusius non ha alcun pregiudizio sulla monarchia.
Capitolo XXXIX 57. Lo Stato, ovvero il magistrato democratico, si ha quando, in nome del popolo
consociato nel corpo del regno, ovvero degli abitanti tutti, alcuni di essi, eletti in tempi precisi da tutti gli
abitanti, comandano in alternanza e in successione sugli altri cittadini, singoli e tutti, in modo che i diritti di
sovranità e di sommo potere siano esercitati e amministrati secondo i voti di tutto il popolo raccolti per
centurie, tribù o curie.
58. In una politía di tipo democratico […] a fare da sommo magistrato è l’intero popolo di tutto il regno,
ovvero il corpo della consociazione universale, per volontà del quale i diritti di sovranità vengono
amministrati da due o più persone che rappresentano il popolo e svolgono ogni incombenza col consenso e
su ordine di questo [contractus mandati].
Pactum, foedus e confederationes
Althusius è erede della corrente della teologia federale o del covenantalism, secondo cui il patto biblico fra
Dio e gli uomini è preso a modello dagli individui per stringere un patto che regola la convivenza sociale (il
termine “patto” traduce il latino pactum e foedus e l’inglese covenant). Questa corrente si intreccia con il
calvinismo politico, raggiungendo l’America, evolvendo nel tempo e influenzando a fine Settecento la
nascita del federalismo moderno negli Stati Uniti. Al covenantalism si associa un’idea di sovranità e Stato
radicalmente alternativa a quella hobbesiana e tipica della modernità europea: la sovranità è condivisa a
più livelli, senza centralizzazione politico-istituzionale. Althusius e gli altri esponenti di questo filone
possono contribuire a superare il modello di Stato centralista, territoriale e sovrano dominante in Europa a
partire dal Seicento, ma poi entrato in crisi nel corso dell’età contemporanea.
In quest’ottica è importante la distinzione di Althusius fra due tipi di “patto”:
- Pactum, strumento con cui individui o consociazioni minori si fondono con mutua obbligazione in
consociazioni via via maggiori, fino a quella “universale” o Stato;
- Foedus, strumento che lega diverse consociazioni in una confederazione. La confederazione può
essere plena e non-plena (cap. XVII):
La plena confoederatio è una consociazione che unisce regni e/o provincie diverse, coi loro
abitanti, in una consociatio universalis unificandone in un unico corpo le leggi fondamentali
e i diritti di sovranità, dunque è una federazione statuale autentica;
La non-plena confoederatio è una forma istituzionale di alleanza stabile tra province o
regni, che però non mette in discussione i reciproci diritti sovrani (iura maiestatis), ma è
istituita a seguito di patto per un tempo prefissato o non, al fine di recarsi mutuo aiuto
contro i nemici e mantenersi in relazioni di lealtà, pace e amicizia.
In questo modo Althusius intuisce alcuni nodi che diventeranno centrali nel pensiero federalista moderno
(cfr. Hamilton e The Federalist). Quello di Althusius è un “proto-federalismo” con elementi che poi saranno
superati dagli autori successivi (es. il diritto di secessione), ma testimonia che nel pensiero politico europeo
è esistita una corrente oggi in parte recuperabile per depotenziare lo Stato nazionale e centralista in chiave
federativa, a vantaggio di enti inferiori (autonomie) e superiori (Unione europea).
Attenzione alla differenza tra pactum simbiotico e contractus mandati:
- Pactum simbiotico = costituisce la simbiosi e determina il soggetto-popolo titolare della sovranità;
- Contractus mandati = si pone lungo l’accezione tradizionale (scolastica medievale, etc.), della
commissione di un mandato di pieno potere di amministrazione che però non trasferisce sovranità
al magistrato esecutivo.
Anti-assolutismo e anti-tirannicismo
Il sommo magistrato diventa tirannico quando pretende di essere assoluto. La tirannia può essere di due
tipi:
- Tirannia ex parte exercitii = dipende dall’esercizio da parte del magistrato delle funzioni di governo
e amministrative;
- Tirannia ex defectu tituli = dipende dal fatto che il magistrato non ha titolo legittimo, è un
usurpatore.
Gli efori
L’amministrazione è ripartita fra il sommo magistrato e gli efori, i rappresentanti del regno (embrione della
teoria della separazione dei poteri), i cui compiti principali sono di controllare e censurare. Il compito di
censura/sorveglianza è rivolto da un lato verso i membri della comunità, ma dall’altro verso chi governa: si
instaura una mutua censura degli efori e del sommo magistrato, uno dei primi casi in cui si trova l’idea di
una limitazione reciproca fra le magistrature che governano. Il ruolo degli Efori, dunque, è di controllare e
indire la lotta anti-tirannica nel primo caso (tirannia ex parte exercitii).
In caso di tirannide conclamata e incorreggibile, anche a uno solo degli ottimati (efori) o una sola parte di
uno Stato può separarsi, e riconoscere un altro sovrano oppure scegliersi una nuova forma di Stato. Si
riconosce in questa formula una legittimazione del diritto di secessione. Si ha tirannide conclamata e
incorreggibile quando:
- È in questione la salvezza pubblica e manifesta della parte tiranneggiata;
- Le leggi fondamentali patrie non siano osservate dal magistrato, ma anzi siano pervicacemente e
senza rimedio violate;
- Lo comandi in modo palese il vero culto e il comandamento di Dio.
Alla base della comunità non c’è solo un patto fra gli uomini, ma anche un patto con Dio. Il patto con il
proprio governante è successivo e la sua legittimità riposa nel primo patto, quello di cui fa parte anche Dio.
In questo senso, disobbedire ai comandi iniqui di chi governa non è solo giusto ma necessario, perché prima
del patto con il governante è necessario rispettare il patto con Dio.
In Althusius c’è sempre un richiamo alla Legge morale, che è in sostanza la legge divina: i doveri religiosi che
ogni individuo ha nei confronti di Dio. I Calvinisti dividono i doveri fra quelli che l’uomo ha verso Dio (prima
tavola) e i doveri dell’uomo verso gli altri (seconda tavola). Il Decalogo è la Legge fondamentale, la Legge
morale, da cui discendono tutte le altre norme. La politica si occupa dei problemi di relazione fra gli uomini,
la teologia invece dei problemi religiosi. Il principio fondamentale è che i doveri dell’uomo verso Dio hanno
comunque la precedenza sugli altri: la politica è autonoma dalla teologia soltanto tenendo presente che la
teologia (la fede) ha un valore fondamentale e questo ambito ha riflessi in tutti gli altri aspetti della vita
dell’uomo. Laddove si verificasse una sovrapposizione di ambiti, dev’essere sempre la teologia/fede ad
avere il sopravvento.
Chi governa in modo iniquo viola i doveri che ha verso Dio, quindi anche se gli efori non hanno ancora
stabilito che si tratta di un comportamento tirannico, l’individuo in base ai doveri che ha verso Dio ha non
solo il diritto ma il dovere di non obbedire. L’individuo non ha il potere di richiamare il magistrato, non ha il
potere di opporsi o di resistere attivamente (né tantomeno di ucciderlo), ma ha il diritto/dovere di porre in
essere questa forma di resistenza passiva di non obbedire.
Per poter esercitare il diritto di resistenza, non è necessario che tutti gli efori decidano all’unanimità che il
magistrato è un tiranno, Althusius ritiene sufficiente seguire il principio di maggioranza. Per evitare di
calpestare i diritti delle minoranze, tuttavia Althusius afferma che se solo una delle comunità sta subendo
iniquità (es. una provincia) e non riesce ad avere il supporto delle altre, anche il singolo rappresentante di
quella comunità può attivare forme di resistenza attiva (invitare il magistrato a modificare le sue decisioni)
e potrà anche mettere in atto la secessione, una specifica forma del diritto di resistenza.