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Sommario

Introduzione 1. Il Caucaso: uno sguardo introduttivo


1.1 Geografia 1.2 Sintesi storica
1.2.1 Antichit 1.2.2 Dal Medioevo Caucasico alla fine del XVI secolo 1.2.3 La conquista russa 1.2.4 Amministrazione zarista fino al 1917 ed effimera indipendenza 1.2.5 Periodo sovietico 1.2.6 Recente storia del Caucaso Meridionale post-sovietico

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p.5 p.5 p.9 p.10 p.11 p.14 p.17 p.24 p.31 p.35

1.3 Distribuzione odierna dei popoli del Caucaso

2. La recente storia del Caucaso Settentrionale


2.1 Karaai-Circassia, Cabardino-Balcaria e Adighezia 2.2 Ossezia Settentrionale-Alania 2.3 Inguscezia 2.4 Cecenia 2.5 Daghestan

p.39 p.39 p.42 p.45 p.47 p.56

3. Anna Politkovskaja: testimonianze dirette di vita nel Caucaso Settentrionale


3.1 Anna Politkovskaja: nota biografica 3.2 Articoli tradotti
Voglia di un pezzo di patria L dove si ruba scoppia la protesta LElbrus sta pi in alto della Costituzione Lintera Cecenia nelle mani di una famiglia

p.60

p.60 p.61 p.63 p.69 p.76 p.82

4. Conclusioni
4.1 Tendenze dellamministrazione russa nel Caucaso Settentrionale 4.2 Il Caucaso oggi: considerazioni geopolitiche

p.88 p.88 p.90

Bibliografia

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Introduzione

Il presente elaborato intende dare una contestualizzazione generale alla regione del Caucaso, per poi determinarne lattuale valore di zona strategica nellottica russa; a queste conclusioni si arriver dopo aver esaminato le recenti dinamiche storico-politiche dellarea, avvalendosi anche di un lavoro di traduzione di articoli inediti della scomparsa giornalista Anna Politkovskaja. Il primo capitolo tenter di fornire un sintetico, seppur lungo quadro dinsieme degli aspetti geografici, storici (partendo dallAntichit e giungendo al crollo dellURSS, con unultima parte dedicata alla storia recente del Caucaso del Sud) e politico-etnografici (attuali) dellintera regione. Nel secondo capitolo ci si soffermer su unanalisi della recente storia (dalla caduta dellURSS) delle repubbliche nord-caucasiche allinterno della Federazione Russa. Il terzo capitolo metter a disposizione delle traduzioni di articoli (inediti in Italia) di Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006. Si tratta di una serie di materiali che mostreranno pi accuratamente e concretamente alcune realt dellodierna vita caucasica. Gli articoli saranno preceduti da una nota biografica allAutrice. La parte conclusiva porter a riflettere su due punti. Il primo riguarda alcune tendenze ricorrenti nella recente amministrazione russa nel Caucaso del Nord, e le possibili motivazioni. Il secondo, alla luce di un avvenimento recente quale la guerra in Ossezia Meridionale (2008), rappresenta la vera e propria deduzione conclusiva dellelaborato, lattuale idea russa del Caucaso come cuscinetto strategico.

1. Il Caucaso: uno sguardo introduttivo1


Se chi viaggia nel nostro Caucaso dalle cento lingue si accende la pipa, prima di averla finita avr gi attraversato molti paesi2

I.1 Geografia
Il nome Caucaso definisce in generale la vasta regione (364.300 km2 di superficie) situata fra il Mar Nero e il Caspio, della quale sono parte integrante, o vi si affacciano semplicemente, gli odierni stati di Turchia, Iran, Georgia, Armenia, Azerbaigian e Federazione Russa. Pi propriamente, per, si tratta del nome della doppia, solenne catena montuosa al centro dellarea stessa, che si estende a sua volta fra i due mari, ed riconosciuta da molti geografi come uno dei confini di terra fra Europa e Asia. Il sistema montuoso, orientato diagonalmente sullasse nord-ovest/sud-est, viene convenzionalmente suddiviso in Grande e Piccolo Caucaso. Il primo, decisamente pi impervio e identificabile sulle carte come catena a s stante, corre dalla penisola di Taman, fra il Mar Nero e il Mar dAzov, alla costa azera del Mar Caspio, nei pressi della penisola di Apsheron, per una lunghezza di circa 1200 chilometri. Vi si trovano delle vette imponenti, fra le quali il Monte Elbrus (il pi alto dEuropa, 5642 m.), il Dychtau (5203 m.), lo Shkhara (5058 m.) e il Kazbek (5047 m.). Soprattutto la parte definita Centrale (compresa fra lElbrus e il Kazbek) si presenta come molto impervia e fitta di rilievi rispetto alle parti Occidentale e Orientale, pur avendo al suo interno lunico passo degno di tale nome fra il versante settentrionale e meridionale (o almeno, lunica apertura transitabile da un esercito prima dellera moderna), il Darjal. Gli altri due punti di passaggio si trovano lungo la costa caspica (la strada pi agevole di tutte, chiamata dagli Arabi Porta delle Porte), e presso il litorale del Mar Nero, nellattuale Abchazia (ma questo passaggio ha rivestito
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Devo necessariamente premettere che lintero capitolo 1 (soprattutto la parte storica), vista la funzione introduttiva, stato tratto, dove non diversamente indicato, da Ferrari, 2007, che una delle poche opere esaustive in materia, nonch da enciclopedie on-line (Wikipedia, Wapedia, Encyclopdia Iranica), in particolare per gli aspetti geografici ed etnografici. 2 Citazione da M.B.Andrzejkowicz in Grecki, 2002, p.83

unimportanza storica molto minore rispetto agli altri due). Il Grande Caucaso, i cui confini nord-orientali sono rappresentati dalla sterminata Pianura Eurasiatica e dalla Depressione Caspica (solcate dagli importanti fiumi Kuban e Terek), si affaccia, a sud, sulle due piane alluvionali dei bacini del Rioni e dellAras-Kura (il primo sfocia nel Mar Nero, il secondo nel Caspio), una zona che ha maggiormente favorito linsediamento umano. Al centro, pur senza impedire che le due valli siano accessibili luna allaltra, una zona di rilievi minori (lantico Massiccio di Dziruli) collega il Grande al Piccolo Caucaso. Questultimo, individuabile nelle aree meridionali della Georgia e dellAzerbaigian e nellintera Armenia, ha una conformazione decisamente pi simile a quella di un altopiano, seppur imponente (il Monte Ararat raggiunge i 5156 m., lAragats i 4090), ma dai confini molto pi incerti del Grande Caucaso; nonostante, ad esempio, il fiume Aras segni per chilometri la frontiera politica meridionale di stati propriamente caucasici come lArmenia, la provincia azera di Naxivan e lo stesso Azerbaigian con Turchia e Iran, esso non rappresenta uninterruzione nel sistema di rilievi (piuttosto, una valle), sistema che sfuma semplicemente nei pi bassi altopiani del Medio e Vicino Oriente, cio quello Iranico e quello Anatolico. Il Caucaso inteso nel suo senso pi ampio di regione viene comunemente suddiviso fra Settentrionale e Meridionale. Si tratta, rispettivamente, del Caucaso russo (comprendente i Territori di Krasnodar e di Stavropol, le Repubbliche di Adighezia, Karaai-Circassia, Cabardino-Balcaria, Ossezia Settentrionale-Alania, Inguscezia, Cecenia e Daghestan, anche se a volte vi si aggiungono la Repubblica di Calmucchia e la Regione di Rostov sul Don, pi a nord), e della regione un tempo chiamata Transcaucasia secondo lottica russo-centrica, a sud del confine della Federazione; ne fanno quindi parte la Georgia (con le due repubbliche separatiste di Abchazia e Ossezia Meridionale), lAzerbaigian (con la repubblica separatista armenofona dellAlto Karabakh e lexclave del Naxivan a sud-ovest), e lArmenia, anche se le zone limitrofe dellIran e della Turchia, come gi detto, possono essere considerate parte dellarea, per motivi storici e geografici. Il Caucaso, gi variegato a livello geofisico, presenta delle notevoli differenze climatiche fra la parte Settentrionale, dagli inverni molto rigidi, e quella Meridionale, e soprattutto fra il clima mediterraneo e umido dellovest affacciato sul Mar Nero e quello secco e arido dellest che guarda alla Depressione Caspica. Pure le risorse naturali (petrolio, gas, carbone, altri minerali) sono distribuite in vari punti della 6

regione, comportando, come vedremo, interessi molteplici nel passato e ai giorni nostri. Ma la variet pi sorprendente, interessante e problematica quella che ha creato la storia, insieme agli aspetti geografici, rendendo questa naturale area di passaggio e collegamento una vera e propria cerniera strategica e, insieme, un incredibile scrigno di popoli estremamente diversi fra loro quanto a lingua, origini, tradizioni, religioni, storia e sviluppo.

I. Il Caucaso dal punto di vista fisico.

II. Caucaso: confini politico-amministrativi.

1.2 Sintesi storica


Esistono poche altre regioni dalla storia cos complessa come quella caucasica. Si tratta di una complessit inevitabile: la posizione stessa del Caucaso ne ha fatto da sempre un naturale crocevia fra steppe eurasiatiche, area mediterranea e mondo orientale, fra Asia ed Europa, fra grandi imperi di diverse epoche e, dal punto di vista energetico e, in qualche modo, culturale, fra Est e Ovest. La conformazione della regione ne ha costituito per secoli anche uneccellente barriera di difesa, a cui molti hanno ambito o in cui hanno semplicemente trovato rifugio. Le conquiste (tuttavia mai definitive, eccezion fatta per i secoli delloccupazione russa) e le ondate migratorie susseguitesi nel tempo hanno sempre pi favorito il tipico fenomeno dell ammassamento di popoli, spinti di volta in volta in luoghi sempre pi remoti da nuovi arrivati, o costretti ad accettare coloni sul loro stesso territorio. Il primo processo (quello di fuga) vale soprattutto per il Caucaso Settentrionale, dove si potrebbe quasi dire che ognuna delle scoscese vallate ospiti una diversa comunit, mentre il secondo (convivenza forzata) un fenomeno pi condiviso, in particolare nelle aree pianeggianti o in altopiano, dove isolarsi , logicamente, pi difficile (quindi, soprattutto nel Caucaso Meridionale abbiamo meno variet etnica e nazioni pi estese). Sono proprio questi i fattori (volont di conquista, complessit/diversit interetniche, isolamento geografico) che, nonostante limportanza enorme, nei secoli, del crocevia Caucaso, hanno pregiudicato lo sviluppo duraturo di possibili civilt e culture locali autonome (gli unici due paesi che vantano una storia statale e una cultura di risalto fra quelle dellarea, cio la Georgia e lArmenia, hanno sempre avuto, per fattori esterni e non, scarsa fortuna come nazioni indipendenti, unite e organizzate allinterno). Laddove altri crocevia storici dellumanit, in forza della loro condizione, si sono saputi organizzare in potenze rilevanti, sviluppare culture ricchissime e, in generale, stare al centro dellattenzione, il Caucaso sempre stato un crocevia debole, per cos dire, dimenticato, pur avendo allo stesso tempo sempre rivestito unimportanza enorme, sotto molteplici punti di vista. Far ora una sintesi della turbolenta storia della regione, ponendo laccento in particolare sui secoli della conquista russa, che non solo riguardano maggiormente largomento di questo elaborato, ma ci fanno vedere il Caucaso attraverso gli occhi

della pi importante potenza che attualmente vi si trova affacciata. Ci far poi comprendere, nei capitoli seguenti, come proprio nel momento presente il Caucaso sia in procinto di restare un crocevia debole, ma sempre meno dimenticato a livello globale. 1.2.1 Antichit Sin dai tempi pi remoti risulta evidente una marcata spaccatura storicoculturale (praticamente immutata fino ad oggi) fra il Caucaso Settentrionale, spesso a contatto con i nomadi delle steppe eurasiatiche, e quello Meridionale, influenzato dagli imperi mediorientali. Queste diversit di contatti hanno influito profondamente sullentit e sulla mentalit dei popoli dei due versanti: a nord si praticamente sempre mantenuta unorganizzazione tribale della societ, che, generalmente, non ha lasciato negli anni formazioni statali rilevanti, cultura scritta e grandi opere architettoniche, mentre a sud linflusso di culture sedentarie di tipo imperiale ha spinto nel verso contrario (seppur con successo molto limitato nel tempo). Il Caucaso Settentrionale sub invasioni dai tempi pi antichi (Cimmeri, Sciti, Sarmati, Alani, secc. XVIII-I a.C.), ed probabilmente per questo che i popoli indigeni del Caucaso non riuscirono mai ad abbandonare le montagne per le fertili terre a nord. Questi stessi invasori si spingevano anche nella Subcaucasia, dove posero fine al regno di Urartu attorno al 590 a.C. Nei secoli successivi, quando la regione si trov allincrocio di interessi e influssi sia greci (stabilirono basi nella Colchide, sul Mar Nero) che iranici (in quasi tutta la Subcaucasia), si possono attestare le prime, documentate presenze di Armeni e Georgiani. A met del VI sec. a.C. la Subcaucasia pass sotto la Persia e, nel 330 a.C., sotto limpero di Alessandro Magno; successivamente, fece parte del regno dei Seleucidi. La Georgia e lArmenia costituirono regni semi-indipendenti (la prima, per, dovr aspettare molto tempo prima di realizzare unidea di entit statale pangeorgiana, frammentata comera al suo interno) e molto attivi nel commercio. Dal I sec. a.C. inizi un forte interesse finalizzato a scambi economici da parte dei Romani, presto reso pi battagliero dalla presenza dei Parti; le guerre per il controllo del Vicino Oriente coinvolsero anche la Subcaucasia, che fin comunque per ruotare nellorbita politico-culturale iranica. La configurazione sociale e politica tipica 10

del mondo subcaucasico (scarso potere dellelemento citt, grande importanza della classe nobiliare, stato inteso come federazione di vari principi tribali facenti capo ad un principe-re) si radicalizz proprio allepoca della dinastia partica degli Arsacidi. Nel Caucaso del nord si pu segnalare lo stanziamento degli Alani, gli antichi Osseti (una trib nomade iranica) nei pressi del Darjal, in unepoca di progressiva integrazione fra gli indigeni sedentari e i nomadi iranici. I successivi contatti con la civilt mediterranea e gli interventi sporadici nelle guerre partico-romane a sud non furono comunque cambiamenti determinanti nella storia e nella struttura socio-politica di queste popolazioni. 1.2.2 Dal Medioevo Caucasico alla fine del XVI secolo Linizio del IV sec. d.C. vide la conversione al cristianesimo di Georgiani, Armeni e Albani (una popolazione che occupava lodierno Azerbaigian), una scelta che non solo modific radicalmente la loro cultura, ma si pose anche, per molti secoli a venire, in senso anti-orientale, peraltro proprio nel momento in cui Roma cedeva il terreno alla dinastia persiana dei Sasanidi; si tratt forse di una scelta poco oculata e molto rischiosa, dal momento che attir spesso repressioni e tentativi di assimilazione religiosa, a partire proprio dai Sasanidi mazdeisti, e scarso interesse (inizio di una frustrante tradizione di indifferenza da parte europea, proseguita fino a poco tempo fa3) da parte dei fratelli di Costantinopoli (coi quali, peraltro, si giunse allo scisma da parte degli Armeni, la cui Chiesa tuttora autonoma e si definisce Apostolica, mentre quella dei Georgiani rimase Ortodossa). Nonostante queste condizioni difficili, Georgiani ed Armeni svilupparono nel V secolo alfabeti e letterature proprie, in un contesto di grande fioritura culturale. Lo stesso non si pu dire degli Albani, il cui territorio fu il pi pesantemente iranizzato, anche perch la Persia intendeva sbarrare la via caspica nel Caucaso Settentrionale alle incursioni delle nuove popolazioni turche (lattuale citt di Derbent in Daghestan era una fortezza persiana il cui nome significa proprio Porta Sbarrata). Pi che larrivo del cristianesimo (al quale si convertirono in toto - o quasi solo gli Alani, fra le popolazioni giunte allepoca odierna) o le lotte fra Bisanzio e la Persia (i primi stabilirono una breve sovranit nellarea), lavvenimento pi influente per il Caucaso del Nord fu proprio larrivo dei nuovi invasori turchi (tra i quali i pi
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Si veda anche Ferrari, 2006, pp.7-20

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potenti furono indubbiamente i Chazari). Nella regione si era ormai quasi stabilita la disposizione attuale dei vari popoli, con caucasici occidentali e orientali separati dal cuneo degli Alani iranici, e la presenza delle trib turche che andavano disponendosi fra la pianura e la montagna. Nella seconda met del VII secolo, la Subcaucasia divenne una provincia araba, alla conquista sfugg solo la parte costiera della Georgia, dove nacque, intorno al 645, il regno di Abchazia. Fu un periodo controverso, in cui il mantenimento delle tradizioni religiose in Georgia e Armenia (non per in Albnia, che fu abbondantemente islamizzata) e la fioritura culturale si accompagnarono a grandi rivolte e guerre interne, in seguito alle quali emerse in entrambi i popoli la dinastia armena dei Bagratidi. Essi seppero poco a poco rafforzare i loro principati, che iniziarono ad agire (fine IX sec.) da stati-cuscinetto fra Bisanzio e il Califfato in declino. La presenza araba determin in Subcaucasia uno sviluppo relativamente sensibile delle citt e delle attivit commerciali. Nel periodo bagratide, a distanza rispettivamente di due secoli luna dallaltra, Armenia prima e Georgia poi conobbero sia i propri apogei politico-economicoculturali (rispettivamnte, i secoli X e XII) che i periodi pi bui della loro storia nazionale. La rovinosa serie di invasioni a partire dal XI secolo (Turchi Selgiuchidi, trib turcomanne e Mongoli a pi riprese, tutti, prima o poi, convertitisi allislam) e forze centrifughe allinterno della classe nobiliare furono le cause di una disfatta totale: nella met del XIII secolo Armenia e Georgia (che pure era riuscita nel 1122 a formare un regno unitario) non esistevano pi. In particolare, gli Armeni avevano inaugurato un colossale processo di emigrazione, degno del nome di diaspora, la nobilt georgiana era stata divisa, col risultato che la nazione si era frammentata nuovamente, e quella armena era stata completamente spazzata via, comportando una nuova, preponderante presenza nella societ di contadini e artigiani, che si affidavano alla Chiesa come unico punto di riferimento identitario. Cosa non facile, comunque, viste le violente persecuzioni religiose effettuate dai Mongoli, in unarea dove la cristianit rimase letteralmente lasciata a se stessa (Costantinopoli aveva gi perso la Penisola Anatolica). Lattuale Azerbaigian fu, inoltre, definitivamente islamizzato e linguisticamente turchizzato in questo periodo. Al nord, nel 965, Svjatoslav I di Kiev distrusse la potenza chazara, dando cos il via libera agli Alani, che crearono, eccezione nel Caucaso Settentrionale, uno stato potente e organizzato. La fine del Khanato dei Chazari permise inoltre una certa 12

diffusione dellislam nel Caucaso Nordorientale, prevalentemente in Daghestan, dal X al XIII secolo. La diffusione di cristianesimo e islam non era, comunque, ancora riuscita a spiazzare il paganesimo imperante nella regione. Gli Alani e altre popolazioni locali furono nuovamente costretti a retrocedere verso i monti dallarrivo dei Kipchaki (i Polovcy delle storie russe), una trib turca, e dalla successiva, imponente invasione mongola del 1237. Gli Alani si rifugiarono per sempre fra le gole pi impervie del Grande Caucaso Centrale, sconfinando addirittura in Georgia (questi territori sono ora chiamati Ossezia Settentrionale e Meridionale); gli stessi Kipchaki fuggirono verso le alte vallate a ovest, dando origine agli odierni karaai e balcari, o ad est, verso le steppe daghestane (dove oggi dimorano i discendenti nogai e cumucchi); in generale, poi, tutte le popolazioni caucasiche si ritirarono pi in alto o su terre lasciate libere ( il caso dei Cabardini, trib circassa che occup alcune delle vecchie terre degli Alani). La dominazione mongolica port, qui, un periodo di pace, nel quale anche il commercio era divenuto unattivit importante (cerano colonie di Genovesi sul Mar Nero). A far presagire lavvento di un nuovo periodo furono i Turchi, che, grazie ai Tatari di Crimea, loro vassalli, nel 1475 posero fine al commercio coi Genovesi e imposero con le loro guarnigioni un certo controllo sullarea occidentale, contribuendo peraltro alla progressiva islamizzazione dei Circassi. Nel XVI secolo, proprio i Turchi dellImpero Ottomano furono i fautori, insieme ai Safavidi di Persia, del violentissimo periodo di guerre, invasioni e continui cambiamenti di confini fra un impero e laltro nel Caucaso Meridionale. Si contrapponevano non solo due imperi, ma anche due confessioni islamiche: i Turchi sunniti e i Persiani sciiti. Questi ultimi, possedendo la Subcaucasia Orientale, territorio degli odierni azeri, vi imposero lislam sciita, e la regione, pur restando linguisticamente turcofona, sub unulteriore iranizzazione a livello culturale. LArmenia, che si trovava proprio al centro dellarea di guerra, fu devastata, e sub inoltre una crescente immigrazione musulmana (Curdi e Turchi); gli armeni si rifugiarono in regioni sempre pi ristrette, verso nord-est, perdendo gran parte dei territori dellArmenia storica. La Georgia, pur essendo, in teoria, pi riparata per la sua posizione, rimase contesa dai due antagonisti, ed era sempre pi esposta alle frequenti razzie dei popoli del Caucaso Settentrionale (i clan Vainachi, ad esempio, progenitori di ceceni e ingusci). I due imperi non riuscirono a metter piede in modo stabile al nord, dove, in sostanza, il quadro economico, etnografico e socio-politico rimase lo stesso: 13

leconomia rest legata allagricoltura e il commercio non andava oltre il livello locale; nonostante lormai completa islamizzazione sunnita del territorio (eccezion fatta per lOssezia), la sharia non riusc mai ad superare in importanza il codice consuetudinario caucasico (ladat di Cecenia e Daghestan, ad esempio). Ci furono, comunque, un paio di esperimenti statali degni di nota: il primo, lo shamkalato, struttura politica tipicamente mongolica facente capo ai vari capi tribali, che andava diffondendosi in Daghestan, soprattutto fra i turcofoni Cumucchi, che, insieme ai Nogai, controllavano i pascoli settentrionali della regione (mentre i popoli caucasici e iranici abitavano prevalentemente la parte montuosa). Il secondo fu il tentativo dei Cabardini (cresciuti in potenza e in complessit della struttura sociale, che faceva ora capo a vari principi) di esercitare in modo organizzato un forte controllo sul Caucaso nordoccidentale, tentativo poi sfumato alla fine del XVI sec.: si crearono i due stati della Grande e Piccola Cabarda.

1.2.3 La conquista russa La vittoria sui khanati tatari a met del XVI secolo apr la strada allultimo dei tre imperi che si affacciarono sul Caucaso, quello Russo. Ci fu una prima fase di contatti con le popolazioni della parte settentrionale, che si rivelarono per poco efficaci dal punto di vista della mediazione politica (non esisteva un ceto dlite individuabile per collaborare, oltre al fatto di trovarsi di fronte una diversa mentalit di organizzazione statale), e, a causa anche di sconfitte militari sul terreno, dellinizio del periodo di sconvolgimenti interni dei Torbidi (1604-1613) e del maggiore interesse rivolto ai confini prettamente europei del regno moscovita, lesperimento caucasico fu abbandonato per quasi un secolo. Rimasero comunque, fra i secoli XVII e XVIII, contatti coi Cabardini e con le cristianit caucasiche (in particolar modo coi georgiani), che da tempo invocavano un protettore correligionario nella zona. Una motivazione, quella del dovuto, sacro aiuto ai cristiani, che Pietro il Grande adott, fra le altre, per intervenire nuovamente nella regione, nella rinnovata ottica di un commercio con lOriente, in particolare con la Persia in declino: nel 1722 la Russia si annett quindi regioni della costa caspica. In seguito, gli interessi nellarea vennero meno per lindifferenza dei sovrani successivi a Pietro e per pressioni ottomane: ai turchi si lasci la parte occidentale del Caucaso 14

(tradendo cos, una prima volta, le promesse fatte a georgiani ed armeni), e la stessa fascia caspica venne abbandonata nel 1735. La regione subcaucasica venne abbandonata per qualche decennio, ma il periodo di prova era ormai finito. LImpero Russo era entrato in unottica di mire espansionistiche che non lasciavano certo fuori dai piani la calda area caucasica (allepoca i russi parevano interessati persino a uno sbocco mediterraneo Riasanovsky, 2005, p.268). Nel Caucaso Settentrionale si ag con linsediamento di stanicy4 cosacche lungo il Terek e il Kuban, con la costruzione di una linea di fortezze nella fascia pedemontana, da un mare allaltro (Vladikavkaz, Nalik e Groznyj hanno avuto, una dopo laltra, questa origine), e con dei tentativi di evangelizzazione delle popolazioni. La strategia di conquista e amministrazione russa nel Caucaso del Nord sar, da qui in avanti, caratterizzata pi da fallimenti che da successi; innanzitutto levangelizzazione avveniva nel momento sbagliato (solo i cristiani osseti accettarono a braccia aperte la presenza dei russi, divenendone, tradizionalmente, i migliori alleati nel Caucaso): la gi importante presenza dellislam nellarea, infatti, fu definitivamente rafforzata dalla predicazione delle confraternite sufi, soprattutto nella parte orientale; la presenza russa port, poi, ad uno scontro di civilt (nonch ad una ghiotta occasione per i montanari di fare nuove razzie), che produsse la prima grande insurrezione del Caucaso Settentrionale, nel 1785. Questa rivolta fece interrompere i lavori di costruzione della Strada Militare Georgiana, iniziata nel 1783; il nuovo conflitto con gli Ottomani del 1787 e la morte di Caterina II nel 1796 determinarono, alla fine, il ritiro dei russi dalla Transcaucasia (trascurando una seconda volta gli accordi con georgiani e armeni), dopo varie annessioni e perdite. Si conclude cos, coi russi letteralmente sul crinale, la prima fase della conquista. Sotto Alessandro I si torn allattacco, nel 1801, anno che apr la seconda fase, in cui si giunse alla presa definitiva della Transcaucasia (Trattato di Adrianopoli del 1829), ma solo al prezzo di quasi trentanni di guerra senza quartiere e avendo, nelle retrovie, il fastidioso problema delle insurrezioni dei montanari nord-caucasici, mai domi; inoltre, potenze europee come Francia e Inghilterra erano decise a tenere i russi fuori dai giochi caucasici, prestando aiuto ora alla Turchia, ora alla Persia. I georgiani subirono lonta di una terza, cocente delusione, con i nuovi occupanti che propugnavano una politica aggressiva, con scarso rispetto delle
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Tipici villaggi cosacchi, i cui abitanti si dedicano, per tradizione, allagricoltura e alla guerra.

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tradizioni (soprattutto non mostravano di voler comprendere, a parte in certi casi, la complessit interna della societ nei rapporti burocratici). Inoltre, non mantennero le promesse di indipendenza del paese (la Georgia sarebbe dovuta diventare un regno vassallo) e addirittura della chiesa ortodossa nazionale, annettendola a quella russa. Gli armeni, invece, poterono ritenersi soddisfatti dei nuovi signori: oltre ai buoni rapporti fra la chiesa ortodossa russa e quella apostolica, la borghesia (ormai il ceto pi importante nella societ armena) si inser rapidamente e con successo nella vita politica ed economica dellImpero. Nel 1818 scoppi una nuova insurrezione nel Caucaso Settentrionale, la prima di una lunga serie (che viene considerata come una Guerra Caucasica vera e propria), inizialmente repressa dal generale-governatore Ermolov. Le troppe differenze politico-sociali (i montanari non accettarono in nessun modo il giogo zarista, mai veramente sentito come autorit, soprattutto nella parte orientale), la progressiva occupazione dei pascoli da parte delle stanicy e delle fortezze, i costumi bellicosi degli indigeni (per i quali la vendetta, ad esempio, un valore sacro, soprattutto fra i ceceni Castellani, 2008, pp.257-260), e la crescente capacit unificatrice dellislam fecero s che i vari imam che si ponevano alla guida delle ribellioni dette muridiche (dallarabo murid, discepolo) tenessero sotto scacco gli eserciti di Pietroburgo per un abbondante quarto di secolo. Lultimo, il pi famoso e importante fra i condottieri ribelli fu il leggendario imam daghestano amil, che ag dal 1834, iniziando il serio progetto di un imamato nel Caucaso Settentrionale, una formazione statale moderna e organizzata come una federazione pan-tribale, unita nel nome dellislam. Il progetto ebbe poco successo allovest, dove i principi cabardi combatterono per conto loro, sentendosi parte di un altro tipo di organizzazione statale, ma le forze di amil diedero comunque filo da torcere alla Russia, peraltro non approfittando in modo adeguato della concomitante Guerra di Crimea, fino al 1859, anno della cattura dellimam. Il nord-ovest resistette ancora, fino al 1864, subendo poi una repressione durissima e linsediamento forzato di cosacchi; in seguito a ci molte popolazioni del Caucaso Nord-Occidentale emigrarono in massa, lasciando praticamente ai russi la maggioranza in termini demografici nella regione, visibile ancor oggi. Le gesta di amil riecheggiarono ancora per anni nella parte sud-orientale: in Cecenia e Daghestan ci furono continue azioni di guerriglia. 1.2.4 Amministrazione zarista fino al 1917 ed effimera indipendenza

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Mentre al Nord riesce difficile in certi casi parlare persino di presenza dello stato russo sul territorio, o perlomeno, di coesistenza pacifica, in Transcaucasia si instaur un rapporto tutto sommato tranquillo (che molti storici propendono a definire coloniale) fra conquistatori e conquistati, fino allinizio del Novecento. Anche le intelligencii georgiana e armena, che andavano in quel periodo formandosi su stampo europeo, mostrarono di prediligere la dominazione zarista a quella ottomana o persiana, percepite invece come dispotiche e pericolose per le tradizioni nazionali. Ai russi, fondamentalmente, il Caucaso ora appariva funzionale alla progressiva industrializzazione del paese (la regione di Baku divenne importantissima per i suoi giacimenti petroliferi, e in generale la Transcaucasia era ricca di carbone e manganese Riasanovsky, 2005, p.425) oltre ad essere, ovviamente, uno sbocco e crocevia commerciale per il Medio Oriente, trovando in Turchia e Persia, sul finire dellOttocento, clienti sicuri per la vendita di beni industriali, che la Russia tendeva ad esportare pi in Asia che in Europa, spesso anche per la loro bassa qualit rispetto agli standard dellepoca (Riasanovsky, 2005, pp.425-426). Le campagne di conquista caucasiche vennero spesso propagandate col concetto di missione civilizzatrice cristiana, nonostante le violenze e le contraddizioni manifestatesi nelle amministrazioni e nelle guerre. Guerre che, insieme a paesaggi suggestivi e onirici, usanze esotiche, personaggi eroici, restarono impresse nelle pagine e nella produzione artistica di tutta una serie di autori russi che, al tempo del Romanticismo in Europa, si ritrovarono parimenti affascinati da questangolo remoto, selvaggio, affascinante e, per certi versi, terribile dellImpero, quasi un piccolo Oriente domestico (Magarotto, pp.21-35, Uspenskij, pp.37-50, in BertolissiMagarotto, 2004; Cavaion-Magarotto, 1992). In generale, la conquista russa port un relativo sviluppo in termini di sicurezza interna ed economia, soprattutto in Transcaucasia, mentre al nord chi ebbe rilevanti benefici furono i fedeli osseti (che occupavano una posizione strategica, in primis per il passo di Darjal, e in secondo luogo perch separavano i musulmani vainachi e daghestani dai circassi); Vladikavkaz continu ad essere la citt principale del Caucaso Settentrionale (oltre al punto di partenza della Strada Militare Georgiana), fu instaurato un sistema scolastico migliore di quello di altre regioni, e la partecipazione e limportanza degli osseti nellesercito e nella burocrazia aumentava. Dogni modo, lintera regione, dal punto di vista economico, alla fine rese meno delle aspettative, richiedendo invece ingenti e continui sforzi per essere controllata (e non 17

solo al Nord). Allalto grado di complessit delle problematiche interne al Caucaso si aggiunsero, inoltre, alcuni pesanti errori da parte dellamministrazione che, soprattutto nel periodo in cui erano i militari a governare, dimostr il pi delle volte di essere poco comprensiva, quando non completamente inadeguata. Si pu parlare di due tendenze di gestione politica da parte dei governatori e dei namestniki (intesi come vicer) del Caucaso: una centralista, cio mirata ad un adeguamento anche forzato alle leggi e ai costumi imperiali, e una regionalista, decisamente pi lungimirante, che tentava di mantenere, non senza compromessi, gli usi locali.5 Scorrendo i vari governatori, partiamo da un Aleksej Ermolov (generale, in carica dal 1816 al 1827), considerato pi regionalista, soprattutto per i buoni rapporti con la Georgia, anche se fu proprio lui a reprimere duramente i ceceni, con sanguinosi massacri, nella guerra 1816-25 (Con il loro esempio possono ispirare uno spirito di ribellione e lamore per la libert persino tra i pi fedeli sudditi dellimpero. [] non trover pace fino a che rimarr in vita un solo ceceno scriveva allo zar Alessandro I Andr Glucksmann, 2003, p.X). Lascesa al trono del gendarme Nicola I, dal carattere autoritario (Riasanovsky, 2005, pp.392-393), e le guerre con persiani e ottomani portarono ad una svolta centralista dellamministrazione, sotto la guida di Ivan Paskevi (1827-31), al quale si deve, peraltro, il confino delle sette eretiche dellortodossia russa (Vecchi Credenti su tutti) nel Caucaso settentrionale; sostenendo linsediamento di queste nuove colonie il governo di Pietroburgo si liberava di comunit malviste sia da esso che dalla Chiesa, e, contemporaneamente, aggiungeva un tassello di complessit allarea, forse volendo indebolire (o infastidire?) ancor di pi i montanari. Ancor oggi, fra i cosacchi della fascia pedemontana (soprattutto nel Territorio di Stavropol) sono presenti comunit di Vecchi Credenti, con varie sette minori (Grecki, 2002, pp.143-154). Il periodo dal 32 al 45 vide avvicendarsi come governatori Grigorij Rozen, Eugenij Golovin e Aleksandr Nejdgardt, la cui politica oscillava fra le due tendenze. Degna di nota la scelta pienamente centralistica di una riforma amministrativa nel 1840, tesa a russificare completamente la burocrazia, sia per quanto riguardava la lingua che le lites di funzionari. Visti alcuni insuccessi, Nicola opt per una diversa politica nella regione, e fu cos che nel Caucaso giunse il governatore pi illuminato della storia della
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Si veda anche Sestan, pp.109-137, in Bertolissi-Magarotto, 2004

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dominazione russa, Michail Voroncov (in carica dal 1845 al 54). Egli ridiede le occupazioni di alti funzionari alle lites locali, portandole vicine al trono russo, guadagnandosi il rispetto delle popolazioni e contribuendo notevolmente allindebolimento del fervore della rivolta muridica al nord. Si andava rafforzando una nuova idea del Caucaso come provincia da valorizzare, anzich di colonia, che, insieme alla recuperata fiducia popolare e a una nuova suddivisione amministrativa (1846), pi efficace e rispettosa delle differenze etnico-geografiche (la Transcaucasia fu divisa nei distretti di Kutaisi, Tbilisi, Shemakhi e Derbent, la Ciscaucasia in quelli del Terek e del Kuban), contribuirono a una crescita economica e culturale, particolarmente al Sud, mentre al Nord persistevano i soliti problemi di integrazione culturale nellImpero. Michail Romanov, fratello di Alessandro II, fu vicer dal 62 all82, anno dellassassinio dello zar. In seguito a questo delitto, a una generale paura di elementi sovversivi e alla percezione delleffettiva minoranza delletnia russa nel suo stesso impero, Alessandro III intraprese una politica repressiva e russificatrice, che si tradusse nel Caucaso con una svolta centralistica nelloperato dei principi Aleksandr Dondukov-Korsakov, Sergej eremetev e Grigorij Golicyn (periodo 1882-1904). Ci fu una campagna contro la cultura e leducazione in lingua nazionale in Georgia, e si riusc ad inasprire financo il rapporto con gli armeni, con abolizioni di scuole, repressioni verso la Chiesa Apostolica (cosa mai vista prima) e tralasciando completamente largomento annoso della liberazione degli armeni presenti nei territori ottomani. Nacquero, in questo periodo, movimenti di protesta e partiti politici in Georgia e Armenia, pi o meno ostili allo zar a seconda del caso: comunque certo che proprio in questi anni inizi a manifestarsi un certo nazionalismo antirusso nei due paesi (fenomeno nuovo per gli armeni, presente da tempo, seppur latente, fra i georgiani). Daltro canto, i musulmani del nord e gli azeri (che, peraltro, dalla met del XIX secolo avevano visto linizio dello sviluppo di una intelligencija propria e di una coscienza etnica pi forte), non venendo percepiti come minaccia eversiva in questo momento storico (essendo stato il loro sviluppo nazional-culturale finora non vistoso), non risentirono eccessivamente della politica di russificazione. Analizzando pi da vicino lo sviluppo economico della regione, si pu dire che lagricoltura ebbe un incremento al Nord per linsediamento di contadini affrancati nel 61, mentre la riforma agraria al Sud dette scarsi frutti, perch le terre rimasero in gran parte propriet dei nobili o dei religiosi, e soprattutto per lintroduzione del sistema 19

capitalistico, totalmente estraneo ai rapporti di produzione delle campagne locali. Il capitalismo, penetrato qui negli anni 60, comport la realizzazione di una migliore rete stradale, di ferrovie e un incremento del traffico portuale; il Caucaso infatti iniziava a destare forti interessi per i prodotti agricoli e minerari, anche allestero. Larrivo di capitali stranieri determin un aumento ancora maggiore del commercio e un deciso processo di industrializzazione (limitato alla parte meridionale): ne un esempio lampante la crescita straordinaria in questi anni della citt di Baku, legata allestrazione petrolifera. Insieme a Batumi e Tbilisi, questa citt divenne uno dei centri nevralgici della Transcaucasia: venne a crearsi un caso particolare di una citt moderna e multietnica (la nuova, numerosa classe operaia era costituita in gran parte da armeni e russi), in un certo senso al di fuori dellAzerbaigian tradizionale, che pure andava modernizzandosi velocemente. Gli armeni si ritrovarono di gran lunga i pi favoriti dal processo di industrializzazione: avevano sviluppato, nei secoli addietro, unabile mentalit imprenditoriale e mercantile e, di conseguenza, avevano acquisito ricchezze e presenza preponderante nella vita politica transcaucasica (e non solo), attirandosi in questi anni le invidie e antipatie di azeri e georgiani. Iniziavano ad attecchire le radici dei problemi interetnici fra i popoli caucasici. Anche per motivi del genere, gli anni seguenti furono caratterizzati da tensioni e rivolte. Nel 1902, in Guria, regione della Georgia, ebbe inizio una rivolta contadina, mentre nel 1903 ebbe luogo un grande sciopero generale da parte della classe operaia delle citt transcaucasiche, che faceva vita dura qui come nelle altre regioni dellImpero. La rivoluzione del 1905, a cui il Caucaso, a modo suo, partecip, port pi ad inasprimenti di carattere nazionalistico che di classe; basti pensare che il movimento rivoluzionario in Azerbaigian fu indebolito e bloccato da un sanguinoso conflitto scoppiato con gli armeni. Daltra parte, gli stessi armeni erano stati duramente colpiti dal governo russo nel 1903, con la confisca delle propriet della Chiesa. Nel frattempo, la rivolta in Guria stava continuando, arrivando persino a creare uneffimera repubblica. Alla fine, questa insurrezione, insieme alle altre, fu smorzata da un intelligente processo di mediazione dovuto al vicer Ilarion Voroncov-Dakov, discendente dellex governatore Michail, che venne mandato durgenza nella regione, e vi rimase dieci anni, limando sapientemente le differenze etniche ed economiche fra i vari popoli. Egli tendeva, astutamente, ad appoggiare gli elementi filogovernativi, consultando e coinvolgendo le lites delle tre nazioni, e mettendoli contro i 20

rivoluzionari. Le promesse della realizzazione di una costituzione da parte dello zar Nicola II nel 1905 aiutarono a stemperare gli animi, e ci furono, da parte del vicer, alcune concessioni riparatorie; come altre volte, gli armeni furono i pi soddisfatti (furono restituite delle propriet alla Chiesa e riaperte le scuole tradizionali), cos come ci fu delusione, ancora, fra i georgiani (le richieste di indipendenza politica e culturale non furono soddisfatte, e, inoltre, la Chiesa georgiana non torn allautocefalia, mentre la ribellione in Guria veniva, in ultimo, repressa militarmente). Nel territorio dellodierno Azerbaigian gli elementi rivoluzionari erano perlopi armeni o russi, quindi le misure riparatorie si concentrarono prevalentemente su Baku, dove, forse per calmare gli animi, venne creato un soviet a immagine e somiglianza di quello di Pietroburgo, fortificando ulteriormente il movimento operaio locale e migliorandone le condizioni di vita e lavoro. In generale, anche queste misure pacificatorie contribuirono, per assurdo, a un distrarsi dal problema della lotta di classe, e a un accentuarsi degli attriti interetnici. Il rafforzamento delle coscienze nazionali fu portato avanti dai partiti rivoluzionari (fra i quali spiccavano il Musavat azero, il Dashnaktsuthiun armeno e i Socialdemocratici georgiani, poi Menscevichi, tutti di ispirazione socialista). Gli stessi partiti, che godevano di grande popolarit fra la popolazione, non ebbero vita facile negli anni seguenti, essendo stati estromessi dalla vita politica e soggetti a dure repressioni. Al Nord non ci furono grandi sconvolgimenti, dal momento che, semplicemente, il mancato o molto ridotto processo di industrializzazione non aveva creato una classe operaia di rilevante entit (e anche qui, si trattava spesso di russi, a conferma del fatto che il Caucaso Settentrionale, coi suoi popoli indigeni, viveva come un corpo estraneo nellImpero). Gli anni 1905-14 videro un attenuarsi degli attriti interetnici e sociali; peraltro, i popoli caucasici avevano ora dei rappresentanti alla Duma. Degno di nota il tentativo da parte della Russia, nel 1912, di riaprire a livello internazionale la Questione armena (il dibattito sulla tutela della minoranza presente nellImpero Ottomano), col duplice intento di progettare unespansione verso gli Stretti e migliorare ulteriormente i rapporti con gli stessi armeni. La Questione ebbe di l a poco un diverso, tragico epilogo. La Prima Guerra Mondiale invest dunque in pieno anche il Caucaso; le operazioni belliche possono essere sintetizzate in tre fasi: una prima avanzata 21

ottomana, una pronta controffensiva zarista e una caotica ritirata degli stessi russi dovuta alla prima rivoluzione del 1917. Nel periodo del contrattacco russo in Anatolia (1915) si comp per mano turca quelloperazione di pulizia etnica nota come genocidio armeno; il massacro fu progettato per eliminare definitivamente il problema etnico in Anatolia (nella prospettiva di un futuro Turkestan unito e allargato a est). Alla fine della guerra, lArmenia Occidentale risult completamente svuotata: gli abitanti, per la maggior parte, erano stati uccisi, e pochi di loro trovarono rifugio in Siria e Libano o oltre le linee russe avanzanti. Gli armeni orientali appoggiarono in toto le azioni di guerra, collaborando attivamente (spinti dalla promessa di riconquista dellArmenia Occidentale, vero cuore della loro civilt); i georgiani, una volta ancora, espressero volont sfavorevoli (oltre al risentimento strisciante verso i russi, questa era percepita come lennesima guerra inutile, che, per la loro posizione geografica, non avrebbe portato altro che problemi); i musulmani del Caucaso Settentrionale e gli azeri, invece, non furono costretti a combattere, anche se ci fu un sostegno allo sforzo bellico (indispensabili erano le riserve petrolifere di Baku). I primi, oltre alle solito sentimento di non-appartenenza allImpero Russo, si sarebbero inoltre trovati nella condizione di combattere contro molti connazionali emigrati in varie ondate in Anatolia, e i secondi rimanevano ostili al filoarmenismo zarista, e non vedevano di buon occhio, strategicamente, un eccessivo indebolimento dellImpero Ottomano, turcofono come gli azeri. La Rivoluzione del 1917, rispetto a quella del 1905, incontr poca partecipazione nel Caucaso, soprattutto per il fatto di trovarsi in pieno fronte di guerra. Essa fu piuttosto presa come una ghiotta opportunit per conquistare lindipendenza. I montanari del nord, sotto la guida di Namuddin Gocinskij, si organizzarono nella Repubblica della Montagna, un modello statale simile a un imamato. Si trovarono ad affrontare prima i Bianchi di Denikin, tenendoli impegnati su un altro fronte, oltre a quello dei Rossi, prossimi avversari dei montanari; i Bolscevichi avevano gi organizzato una Sezione per il Caucaso del Nord, voluta da Stalin e diretta da Orjonikidze, che fu imposta alla regione molto presto. La scarsa adesione al comunismo da parte dei musulmani foraggi, comunque, una forte resistenza armata da parte di Gocinskij, che dur dallagosto 1920 al 1921. Nel Caucaso Meridionale, la caduta del vicer innesc la creazione di centri di potere locali, coordinati dai partiti nazionalisti, che decisero per di restare fedeli al governo provvisorio. I rossi Bolscevichi si trovavano in maggioranza soltanto a Baku, 22

il che determin, nel 1918, altri scontri fra armeni e azeri (questi ultimi, avversi al comunismo, furono sconfitti). La vita politica della Transcaucasia era ormai basata sia su contrapposizioni etnico-religiose, sia sullazione dei partiti: tuttavia, dopo la Rivoluzione dOttobre e la dispersione dellassemblea costituente nel 18, la fede nella politica e la sua efficacia crollarono. Sul finire del 17 ci fu un tentativo in extremis di istituire un Commissariato Transcaucasico comune, ma la situazione era gravissima: la Turchia era alle porte, e avanzava prepotentemente. Nel 1918 si decise la piena indipendenza dalla Russia (col contento del Musavat, le perplessit di Menscevichi georgiani e Dashnak armeni, e il disaccordo dei Bolscevichi), ma i contrasti interni della neonata Repubblica della Transcaucasia la fecero crollare dopo un solo mese, lasciando, inoltre, gli armeni completamente soli di fronte allavanzata turca, che si arrest temporaneamente al finire della Guerra. Nel 1918, lintervento su due fronti degli ottomani e dei britannici pose fine alla presenza bolscevica a Baku. Loccupazione inglese era finalizzata prevalentemente alla volont delle potenze europee di dare man forte ai Bianchi nella guerra civile (tant che nel 19 furono riconosciute a livello internazionale le neonate repubbliche indipendenti, sperando potessero diventare stati-cuscinetto contro lespansione comunista). Delle nuove nazioni indipendenti, lArmenia fu la pi disastrata: ai problemi delle distruzioni della guerra, delle epidemie, della miseria e dei conflitti di confine si aggiunse, nel 1920, un altro attacco turco, che rese ancor pi piccolo lormai minuscolo stato, fantasmatico ricordo del regno di un tempo. La Georgia si ritrov dei confini al cui interno la percentuale delle minoranze si aggirava sul 30%. Oltre a questo, per, la nazione seppe riprendere vigore, con una riforma agraria che abol le propriet nobiliari e rilanci la martoriata economia; perdipi, la borghesia armena aveva perso per sempre la sua supremazia nellarea. LAzerbaigian attravers tre fasi: la prima, con capitale a Ganja (dal 1918), loccupazione da parte della Gran Bretagna nel 19, e la consecutiva, effimera indipendenza, conclusa dallarrivo dellArmata Rossa nel 1920. Il paese, con le sue importanti risorse petrolifere, era destinato a soccombere, senza via duscita: i Rossi, visto il ritiro delle truppe britanniche nel 19, presero al volo loccasione e si impadronirono dellAzerbaigian, il cui neonato esercito, tra laltro, era tutto impegnato nel conflitto con gli armeni nellAlto Karabakh (provincia a maggioranza armena rivendicata da Erevan). La resistenza del Musavat, che tanto aveva cercato di potenziare il paese in 23

senso militare e culturale nei mesi dellindipendenza, fu stroncata immediatamente. Segu loccupazione dellArmenia, appena sconfitta dai turchi; la presenza sovietica venne dapprima accettata di buon grado in ottica anti-turca, ma le buone impressioni svanirono davanti alle dure repressioni nei confronti del Dashnaktsuthiun e alle immediate requisizioni proprietarie ai danni della popolazione. La rivolta dei Dashnak del 1921 dur appena un mese. La Georgia, il boccone pi indigesto, si era appena rafforzata, ma, nonostante il riconoscimento internazionale della Repubblica Socialista Georgiana, non venne aiutata dagli Alleati quando i Rossi procedettero alla sua conquista, che fu parimenti inevitabile. Il Trattato di Kars (13 ottobre 1921) sanc i confini definitivi, visibili ancor oggi, fra Unione Sovietica e Turchia, con i russi che riconquistavano una parte di Armenia, ma perdevano le ambizioni sui territori di Kars, Ardahan e Surmalu, probabilmente anche perch i sovietici intendevano ora mantenere buoni rapporti con la nuova Turchia kemalista. La Transcaucasia era decisamente troppo debole per poter sperare in una resistenza duratura, e il Caucaso intero interessava fortemente i comunisti (con pressioni dello stesso Stalin): oltre alla ricchezza petrolifera e mineraria, la regione avrebbe rappresentato una poderosa frontiera meridionale, e avrebbe offerto la possibilit ipotetica di esportare la rivoluzione in Turchia e Iran.

1.2.5 Periodo sovietico La dominazione sovietica nel Caucaso present alcuni innegabili elementi di rottura con il passato, nonch qualche aspetto di continuit. Fra questi ultimi si notarono, negli anni seguenti: un persistente rapporto di sudditanza fra centro e periferia, accanto a una parziale autonomia, e la tradizione di maggior presenza sulla scena politica centrale di esponenti georgiani e armeni piuttosto che azeri o nordcaucasici. Fra le novit si possono annoverare: la repressione senza eccezioni di altri partiti che non fossero quello comunista, e delle autorit religiose in genere (questa tipica prassi di insediamento del potere comunista fu oltremodo necessaria nel Caucaso, dal momento che il comunismo aveva molto poco seguito); la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica di Transcaucasia nel 1922, che rappresentava un inedito ritorno al passato recente per le giovani nazioni transcaucasiche (fu proprio lintento di limitare e diluire i singoli indipendentismi nazionali a dettare la 24

realizzazione di uno stato pi ampio). Ma il vero cambiamento, epocale (se non altro nella teoria), fu la cosiddetta politica delle nazionalit, un modo di suddividere amministrativamente il territorio che prendeva spunto dalle idee di uguaglianza dei popoli, rispetto delle culture locali e creazione di lite burocratiche su base etnica locale (il processo di korenizacija, radicamento del potere sul territorio da parte di elementi indigeni, per garantire unautonomia decisionale se non altro credibile: in Georgia ebbe particolare successo nel momento in cui estromise definitivamente la presenza di russi e armeni nella politica Ferrari, 2006, p.5). Il principio di base era semplice: ad ogni territorio doveva corrispondere unetnia e un adeguato riconoscimento culturale e amministrativo. Nella realt, per, la politica delle nazionalit si rivel spesso incoerente, in particolar modo nel Caucaso. Calcoli premeditati, effettiva complessit della regione, tale da rendere impossibili decisioni definitive, o scarso acume politico dettarono il teorema-corollario delle nazionalit titolari: in regioni dove esistevano delle forti minoranze, accadde, a volte, che esse fossero ignorate nella composizione dei quadri generali locali del partito, che includevano semplicemente esponenti delletnia dominante. Inoltre, lautonomia tanto decantata si dimostr effettivamente esistente sulle piccole decisioni e, pi avanti, sulle politiche culturali, ma si trov sempre, su molte scelte, in una condizione di dipendenza ferrea da Mosca. D'ogni modo, negli anni '20 si segue la strada della progressiva creazione di territori autonomi corrispondenti alla distribuzione etnica nel Caucaso Settentrionale, che, nel giro di vent'anni, sarebbero tutti divenuti Repubbliche o Territori Autonomi; solo il Daghestan non fu smembrato, per ovvie difficolt dovute al suo intricato puzzle etnico, e perch, comunque, si ritenne, a buona ragione, che un territorio che presentava una tale disgregazione etnica fosse pi facilmente governabile dal centro. Si discusso a lungo se considerare questa frammentazione sul confine meridionale della RSFSR6 come la sincera applicazione della politica leninista delle nazionalit o come un tentativo di dividere fra loro i musulmani, o anche altri popoli della zona che, a seguire i dettami della suddetta politica, avrebbero dovuto essere uniti in formazioni nazionali pi grandi: i caucasici circassi si ritrovarono invece divisi in tre regioni, cos come i turcofoni balcari furono tenuti separati dai karaai, e i ceceni dagli ingusci (uniti per nel '34 nella Repubblica Autonoma di Ceceno-Inguscezia). Si giunse
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Rossijskaja Sovetskaja Federativnaja Socialistieskaja Respublika, Repubblica Socialista Federata Sovietica Russa, corrispondente allodierna Federazione Russa.

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persino ad assegnare la parte settentrionale dell'Ossezia alla giurisdizione russa, e quella meridionale, dall'altra parte della scoscesa catena, a quella georgiana (per effettivi motivi di semplicit amministrativa o per un maligno tentativo di incuneare una minoranza all'interno della Georgia, al fine di annacquare ancor di pi il nazionalismo georgiano). A tutto ci si aggiunga una forte immigrazione russa sul territorio. Questo processo di spezzettamento arrivato per, nel corso dei decenni, ad un'inaspettata conseguenza: l'evoluzione del tipico sentimento di identit limitatamente clanico-tribale e (dove l'islam era presente) pan-islamica delle popolazioni nord-caucasiche verso un inedito sentimento di identit micronazionale, che ha peraltro integrato i primi due. Anche nel Caucaso Meridionale si pot assistere ad alcune suddivisioni piuttosto incoerenti: la regione dello Javakheti, prevalentemente armena, rest al distretto georgiano; il Naxivan e l'Alto Karabakh, a popolazione mista azera-armena, andarono al distretto di Baku, in un momento storico in cui Mosca preferiva favorire gli azeri per mantenere buoni rapporti con la Turchia. All'interno della Repubblica di Transcaucasia assunsero la denominazione di Repubblica Autonoma solo l'Abchazia, il Naxivan e l'Agiaria (regione della Georgia a confessione musulmana), e quella di Territorio Autonomo fu assegnata a Ossezia Meridionale e Alto Karabakh, tralasciando completamente altri territori contesi. Dal punto di vista economico, noto che gli anni Venti furono per l'Unione Sovietica un periodo di rapida transizione; tuttavia, nel '21, Lenin preannunci per il Caucaso una transizione pi lenta al socialismo. La confisca delle terre, decisamente pi morbida che altrove, unita ai danni delle recenti guerre rendeva la crescita agricola pi lenta; ma di questo ci si sarebbe occupati pi tardi, dal momento che il principale obiettivo nella regione fu una crescente industrializzazione (con i soliti scarsi successi a Nord). Si trattava anche di un progetto politico, in quanto una pi massiccia classe operaia avrebbe garantito una buona base al potere comunista. In questo periodo, l'Azerbaigian, pur essendo poco rappresentato nella vita politica sovietica, veniva tenuto in grande considerazione strategica non solo in un'ottica pro-turca, ma anche come avamposto verso il mondo islamico mediorientale. La regione si poteva ormai considerare una nazione vera e propria, consolidata, nonostante la persecuzione che subirono le strutture religiose locali (ma qui non vi furono ribellioni, al contrario di ci che avvenne nel Caucaso Settentrionale). 26

La Georgia continuava, al suo interno, a serbare un certo rancore verso la dominazione russa, precisamente da parte dell'intelligencija, del fronte dei Menscevichi e dei contadini, che giunsero persino a una rivolta nel '24 per la delusione dovuta alla mancata appropriazione delle terre confiscate ai proprietari terrieri, che rest a lungo un motivo di scontento. Ciononostante, la formula del potere ai georgiani contribu a una stabilizzazzione in campo politico, economico e culturale. L'Armenia sub in pochi anni una pesante trasformazione da paese prettamente rurale a una delle aree pi istruite e industrializzate dell'intera Unione. Il processo di sovietizzazione del paese (spesso attuato da armeni della diaspora, appena rientrati in patria e forse troppo estranei alla caratterizzazione contadina dell'Armenia) spinse molti contadini ad emigrare in citt, rendendo Erevan, per la prima volta e in tempo brevissimo, il centro vero e proprio della nazione. Dal '28, anno dell'entrata in vigore del primo piano quinquennale, la collettivizzazione forzata arriv anche nel Caucaso, dove ci furono forti resistenze contadine, a cui fecero eco ovvie repressioni, soprattutto ai danni dei kulaki7. In questo periodo, per tutta la durata degli anni Trenta, il Caucaso Settentrionale visse in uno stato che si pu definire di guerriglia costante, viste le continue e poderose ribellioni che si ebbero in Daghestan e soprattutto in Cecenia. La collettivizzazione delle campagne venne poi qui imposta come una punizione crudele, come in altre zone dell'URSS che avevano osato ribellarvisi: sembra che alcune delle dure carestie che colpirono queste zone (come in Ucraina e Kazakistan) fossero state in qualche modo pianificate dall'alto. Anche al Sud si ebbero rivolte, in risposta ad una collettivizzazione comunque pi morbida. La repressione, nel periodo del Terrore, non riguard solo la classe contadina ma, particolarmente nel '37 e nel '38, anche le intere lite politiche e culturali: le intelligencii, le istituzioni religiose e la vecchia guardia della dirigenza comunista subirono forse le purghe pi dure dell'intera URSS. Si tratta di una diretta conseguenza dello smembramento, nel '36, della Repubblica Transcaucasica e della formazione delle tre Repubbliche: Lavrentij Beria, georgiano, all'epoca esponente di spicco della sezione transcaucasica del Partito, si accinse zelantemente a colpire e eliminare subito eventuali elementi che avrebbero potuto riscaldare i nazionalismi locali. L'obiettivo fedelt della nuova guardia verso Stalin sembrava pienamente raggiunto. Il messaggio era chiaro: non sarebbe esistita nessuna autonomia, se non in modo
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Contadini ricchi e benestanti.

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totalmente leale all'Unione Sovietica. Nella Seconda Guerra Mondiale, il Caucaso (meglio, Baku con i suoi giacimenti petroliferi), fu uno degli obiettivi dei tedeschi, che per riuscirono ad occuparne, nel '42, solo la parte nord-occidentale. Nella produttiva economia di guerra, intanto, la produzione agricola e industriale (quest'ultima cresciuta di molto gi negli anni '30) ebbe un ulteriore aumento. Il tanto denunciato collaborazionismo coi nazisti, addotto come motivazione delle tremende punizioni che seguirono la guerra, fu in realt molto limitato, intrapreso prevalentemente da prigionieri che preferivano evitare i campi di prigionia tedeschi o vedevano il conflitto come una buona occasione per fuggire e combattere l'odiato giogo sovietico. Ciononostante, con l'accusa di collaborazionismo col nemico, a cavallo fra il '43 e il '44 si procedette a quell'immane tragedia che la deportazione dei popoli caucasici (un milione fra ceceni, ingusci, calmucchi, balcari e karaai) in remote regioni della Siberia e dell'Asia Centrale, in condizioni disumane. Le etnie daghestane non furono colpite da questo genocidio in piena regola, e al Sud lo furono soltanto le minoranze musulmane. Si trattava, evidentemente, di una deportazione su base etno-linguistica contro popolazioni ritenute poco affidabili. Nel dopoguerra il Caucaso Settentrionale doveva quindi sembrare semideserto, ragion per cui vi furono inviati slavi e altre etnie a ripopolarlo e a ricostruire le industrie. La Transcaucasia, vista come territorio fedele, fu ricompensata con concessioni di autonomia nelle sfere politiche e culturali (e, entro certi limiti, persino religiose). Preceduta da anni di vita difficilissima a causa di crisi industriali, mancanza di beni di consumo e alloggi, la morte di Stalin nel 1953 signific la fine, di l a poco, delle repressioni, e, nel futuro prossimo, una ripresa economica e un forte sviluppo demografico (soprattutto nelle tre capitali). Nel '56, su disposizione di Chruv, si attu la famosa riabilitazione delle popolazioni represse; nella maggior parte dei casi, per, i sopravvissuti (circa la met di coloro che erano stati caricati sui treni dodici anni prima) trovarono le loro case occupate da nuovi proprietari. A questo vergognoso problema si prefer non guardare se non nell'epoca della Russia contemporanea (peraltro in modo parziale, come avremo modo di notare), e ci favor il crearsi di un risentimento nascosto fra i popoli, che non esplose solo grazie al rigido controllo sovietico. I decenni successivi furono un periodo di tranquillit, in cui il potere, fondato 28

su lite burocratiche locali e fedeli, non aveva bisogno di repressioni per imporsi. L'economia caucasica si fondava principalmente sull'estrazione di petrolio (anche Groznyj, in questo periodo, divenne un centro estrattivo e di smistamento importante), sulla produzione di prodotti agricoli mediterranei e sul turismo. Tuttavia, i livelli di vita restarono bassi anche in confronto a quelli dell'URSS, e fioriva, ovunque, una ramificata economia sommersa e illegale che prepar il terreno alle future, leggendarie mafie caucasiche (Grecki, 2002, pp.65-66; Sinatti, 2008, pp.93-103). Dal punto di vista culturale si godeva di una relativa libert (inscritta nella formula Le culture devono essere nazionali nella forma e socialiste nel contenuto), con il consolidamento dei sistemi scolastici nazionali (processo pi difficile nel Caucaso Settentrionale) e una buona realt accademica locale. Dagli anni Settanta, comunque, inizi un inesorabile declino, dovuto alla situazione generale sovietica, alla diminuzione di investimenti dal centro e all'eccessivo incremento demografico nella regione, cosa che port ad una massiccia emigrazione verso altre zone dell'URSS. Fu questo il terreno in cui covavano, assopiti, i sentimenti nazionalisti, che registravano una lenta ma costante crescita dalla fine dello stalinismo. Si trattava di una valvola di sfogo naturale nel momento in cui la sovietizzazione aveva minato le basi della tradizionale vita caucasica; si cercava, paradossalmente, con pi affanno, un'identificazione etnica, una via di fuga dalla realt umana del grigio e piatto homo sovieticus, dall'assenza di democrazia e dai problemi quotidiani di sopravvivenza. In Armenia, Azerbaigian e Georgia (dove un'opposizione su pi fronti, una sorta di nazionalismo eterodosso, era riuscita ad ottenere senza repressioni l'adozione del georgiano quale lingua di stato), le energie centrifughe dei vari nazionalismi trovarono uno sbocco improvviso a partire dal 1985, nell'epoca in cui Michail Gorbav inaugur la perestrojka. Sullo sfondo di un'Unione Sovietica che stava colando a picco come una nave ormai ingovernabile, queste idee si rivelarono ancor pi incontrollabili e devastanti per il potere centrale, che non sapeva pi dove mettere le mani (Romano, in Riasanovsky, 2002, pp.595-628). Ne furono dimostrazione la repressione georgiana delle dimostrazioni di piazza da parte di osseti meridionali e abchazi, e la sanguinosa repressione per mano dello stesso esercito sovietico nelle manifestazioni nazionaliste dell'89 a T'bilisi. Nel 1990 si tennero elezioni libere, in cui trionf il dissidente secessionista Zviad Gamsakhurdia, il quale, nel '91, proclam senz'altro l'indipendenza della Repubblica Georgiana. La situazione delle proteste assunse dimensioni quasi 29

catastrofiche sui fronti armeno e azero, dove tutto part dalla manifestazione (1988) da parte del Comitato Karabakh di Levon Ter Petrosian, che chiedeva l'unificazione dell'Alto Karabakh (dove gli armeni rappresentavano allora l'80% della popolazione) all'Armenia. La mancata risposta (e la mancata repressione) da parte di Mosca comport una partecipazione di massa alle manifestazioni indipendentiste, a cui Baku rispose con un rifiuto; avvenne, di l a poco, un pogrom antiarmeno nella citt di Sumgait, in seguito al quale si verific la colossale migrazione di 200.000 armeni dall'Azerbaigian all'Armenia, e uno spostamento inverso da parte degli azeri (le exclave di Naxivan e Karabakh raggiunsero cos l'assoluta maggioranza azera e armena al proprio interno). Ter Petrosian, eletto presidente nel '90, dichiar nello stesso anno la sovranit della Repubblica Armena. In Azerbaigian nacque con un po' di ritardo rispetto alle altre repubbliche il movimento nazionalista del Fronte Popolare, con a capo Abulfaz Elchibey; laico e convintamente pan-turchista, il Fronte mirava a raggiungere l'indipendenza e la democrazia nel paese caspico. Un nuovo pogrom contro gli armeni a Baku provoc un'altra, violenta reazione da parte dell'esercito sovietico, a cui segu comunque la dichiarazione d'indipendenza degli azeri. L'URSS dimostr nella sua ultima fase di dominazione in Transcaucasia velleit autoritarie, che rimasero tali, senza successo, probabilmente per l'assenza di una strategia alle spalle o, semplicemente, perch non si sapeva pi cosa fare se non mostrare i muscoli, sullo sfondo di un crollo inesorabile e catastrofico.

1.2.6 Recente storia del Caucaso Meridionale post-sovietico

La regione subcaucasica, dopo il crollo dellURSS, ha vissuto in questi anni un periodo storico segnato da grandi incertezze, sia per fattori interni, dovuti principalmente al lascito dei problemi sovietici, che esterni, vista limprovvisa penetrazione nella zona da parte di un grande attore della scena geopolitica mondiale, gli Stati Uniti dAmerica. Gli interessi americani nel Caucaso Meridionale possono essere definiti energetico-strategici, dal momento che stanno seguendo un grande, ambizioso disegno che mira ad accerchiare via via larea che i politologi internazionali chiamano Heartland, ovvero lAsia Centrale, con le sue inestimabili

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risorse in termini di gas, risorse minerarie e petrolio 8. Si tratta di una regione di cui i media in generale parlano poco, ma che riveste unimportanza strategica enorme (linteressante teoria secondo la quale chi riveste una posizione privilegiata in Asia Centrale ha in mano il cuore dellEurasia e, in una visione pi ampia, il mondo, sembra avere ormai un consenso condiviso da tutti gli studiosi). una zona su cui vertono forti interessi americani, russi e cinesi, e la cui storia procede pi per mosse di posizionamento che per grandi eventi mediatici. In questi anni, la presenza degli Stati Uniti nel Medio Oriente (Iraq, Afghanistan, Pakistan, Georgia, nonch conflittualit con lIran e insediamento diretto di basi e capitali monetari nellAsia Centrale stessa) ha avuto anche (o principalmente?) la funzione di portarsi ai confini dellHeartland, sfruttando il momento storico di supremazia politico-militare. Il Caucaso Meridionale rappresenta, in questa prospettiva, un corridoio strategico verso lOccidente (progetto Nabucco), ed proprio per questo che, nel 2005, viene realizzata quella che stata brillantemente definita la Via della Seta del XXI secolo, ovvero un oleodotto che convoglia il petrolio kazako e azero attraverso la rotta BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan; questultima citt si trova in Turchia) e continua verso lEuropa, bypassando cos il tradizionale transito attraverso la Russia. Si pu discutere se questa strategia si sia rivelata veramente efficace, ma di certo linteresse da parte americana e occidentale molto forte. Tornando ai paesi subcaucasici, possiamo dire che, dal punto di vista degli equilibri e delle alleanze internazionali, si sono dovuti giostrare fra la sponda statunitense e quella russa9. La Georgia, che pu a ragione definirsi il paese pi filo-occidentale dei tre, inizi la propria avventura di indipendenza con la breve presidenza di Zviad Gamsakhurdia (1991-92), nazionalista ostile alla Russia (fece uscire il paese dalla CSI), e parimenti ostile verso le forti minoranze interne; nel giro di due brevi ma violenti conflitti armati (1991-1993), per, Ossezia Meridionale e Abchazia si liberarono immediatamente da Tbilisi, restando poi sotto la protezione di task forces russe (94), e in generale, da quel momento, restando in orbita russa, senza intrattenere alcun rapporto commerciale con la Georgia, n ricevendo ordini da essa. In pi, la regione dellAgiaria, abitata da georgiani musulmani, viveva di fatto in
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Riguardo a questo paragrafo, alla concezione di Heartland e agli interessi strategici sottesi, si veda anche Nordio, 2004; Paolini, 2004; Terracciano, online 9 Si veda anche Ferrari, 2004, pp.144-158 e Ferrari, 2006, pp.8-11

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uno stato di semi-indipendenza, e la provincia dello Javakheti rest un territorio ad alta tensione, pur senza mai dare origine a scontri o conflitti armati. Nel 1992, con un golpe, sal al potere Eduard Shevarnadze, ex ministro degli esteri di Gorbav, il quale, di fronte a problemi economici gravissimi, cerc di barcamenarsi fra un atteggiamento filooccidentale (che mirava a far uscire una volta per tutte la Georgia dalla dipendenza russa, mediante l'integrazione nella NATO e nella UE) e uno filorusso (dovuto all'indispensabile fornitura energetica). Nel 1996 la Georgia entr a far parte dell'Accordo di partenariato e collaborazione nell'ambito dell'Unione Europea, e dal 1999 siede nel Consiglio d'Europa. Nel 2000, Shevarnadze venne rieletto, ma da qui in poi i rapporti con la Russia andarono deteriorandosi sempre pi, soprattutto per l'arrivo in Georgia di truppe americane nel 2002 (siamo gi in ottica post-11 settembre). Shevarnadze inizi ad apparire insoddisfacente ad entrambe le potenze, per le sue continue mancate prese di posizione. L'economia, ai minimi storici, rese minima anche la popolarit del presidente, che venne destituito dalla Rivoluzione delle rose del 2004, foraggiata dagli USA; fu poi eletto presidente Mikheil Saakashvili, profondamente filoamericano. Egli, sin dai primi giorni, manifest un'idea di strategia microimperiale, volta a riportare tutte le minoranze sotto il controllo di T'bilisi, contando fin troppo sull'appoggio americano; vero che Washington ritiene la Georgia il paese chiave della propria strategia caucasica, ma sia USA che UE tentavano di ridurre a una maggiore prudenza l'entusiasmo di Saakashvili, il quale, una volta riportata sotto il proprio controllo l'Agiaria, nell'agosto del 2008 pens di poter fare lo stesso con Ossezia Meridionale e Abchazia, provocando le ire della Russia, andando incontro a una sconfitta pesante, alla decisiva perdita del controllo sulle due repubbliche secessioniste, e al coalizzarsi di una vasta opposizione contro il suo governo (Ablotia, online, 26/08/08). Il nodo principale della Georgia, finora irrisolto, resta quello dei pesanti problemi economici, che n la vicinanza politica (ma non fisica) agli Stati Uniti, n il decantato oleodotto BTC sul territorio georgiano possono risolvere10. L'Armenia, minuscola e senza sbocchi sul mare, ha sofferto pi delle altre nazioni il crollo sovietico. Un paese del genere ha bisogno di buoni rapporti, prima politici, e poi commerciali, coi paesi circostanti, ma per l'Armenia ci rappresenta un problema ulteriore. Nel 1991, l'Alto Karabakh proclam la propria indipendenza con un referendum plebiscitario; a ci segu una guerra con l'Azerbaigian che comport la
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Per quanto riguarda la storia recente della Georgia, si veda anche Comai, online, 26/08/08

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chiusura della frontiera turca e azera (portando il paese a una gravissima crisi economica nel '92-'93), e si concluse, per, con un'assoluta vittoria armena sul campo. Ci si tradusse non solo nell'occupazione del Karabakh, che da allora costituisce una repubblica indipendente, ma anche di una vasta parte (circa il 20%) del territorio azero contiguo (provocando l'esodo di migliaia di profughi). L'armistizio del '94 non ancora stato sostituito da accordi pi precisi, tenendo congelato, di fatto, questo conflitto, fino al giorno d'oggi. Bisogna ammettere che, senza l'aiuto economico della Russia, di cui l'Armenia resta il principale alleato nel Caucaso Meridionale (furono stipulati, tra le altre cose, dei contratti che garantivano ai russi la possibilit di tenere basi in Armenia per 25 anni), il paese avrebbe faticato molto a riprendersi, e forse non avrebbe nemmeno vinto la guerra. Il fattore Karabakh ebbe per un effetto boomerang per il piccolo stato, che non solo si vide chiudere due ampie frontiere, ma rimase in questo modo anche tagliato fuori dai progetti delle nuove strade energetiche. Pure il confine a nord sembra avere un futuro incerto: oltre alle tensioni presenti nella regione armenofona dello Javakheti in Georgia, il nuovo corso filoamericano dei vicini fa temere all'Armenia un'estromissione dai giochi nel Caucaso della Russia (anche se Mosca, ultimamente, sembra confermare il proprio interesse a restare nella regione). L'unica, ridotta frontiera aperta al transito di merci resta quella iraniana, ma non si tratta affatto di una strada sicura al 100%: dopo l'11 settembre, questi buoni rapporti con l'Iran fanno storcere il naso a Washington, con cui, pure, l'Armenia si dimostrata in grado di intessere rapporti costruttivi. In effetti, il paese resta aperto alla comunit internazionale (come la Georgia e l'Azerbaigian, ha firmato nel '96 l'Accordo per il partenariato, e ha un posto nel Consiglio d'Europa), cosa che lo ha aiutato non poco a superare le difficolt economiche interne e con l'estero. La situazione futura del paese resta per sempre in sospeso, e molto delicata. Dal punto di vista dell'avvicendamento politico, Ter Petrosian ricopr la carica di presidente fino al '98, quando fu sostituito da Robert Kocharian. Nel '99, tuttavia, si verific un episodio tragico: a causa di un attentato (i cui moventi restano tuttora oscuri), il primo ministro e altri deputati persero la vita proprio in aula parlamentare, evento che sciocc profondamente la nazione. Segu un periodo di instabilit al termine del quale, nel 2003, fu rieletto Kocharian. L'attuale presidente della Repubblica d'Armenia Serge Sergsian, vincitore delle elezioni 2008. L'Azerbaigian ha rivestito in questi anni grande importanza per la sua posizione strategica sulle rotte energetiche; una ricchezza potenziale che, per, il 33

paese non ha saputo sfruttare fino in fondo, dovendosi giostrare, inoltre, fra interessi russi e statunitensi. Nel 1991, il comunista Ayaz Mutalibov fu il primo presidente dell'Azerbaigian indipendente; nel suo breve mandato (fu sostituito da Elchibey nel '92) port immediatamente il paese nella CSI, che, poi, Elchibey abbandon. Anch'egli si dovette dimettere molto presto ('93), in seguito al fallito tentativo di ribaltare le sorti nel conflitto del Karabakh. Sal cos al potere Haydar Aliyev, proveniente dalle file comuniste. Aliyev si fece riconoscere per una gestione clanico-familiare del potere e per una prudenza nei rapporti con l'estero che si rivel davvero intelligente: riport l'Azerbaigian nella CSI, ma non fece mai entrare truppe russe sul suo territorio; nel '94 firm un accordo (definito da alcuni l'accordo del secolo) con un consorzio occidentale per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi caspici, in cui seppe assicurare una buona fetta di profitto a Baku, e contemporaneamente, alla Lukoil russa; si inser con successo nelle organizzazioni europee, migliorando nel frattempo i rapporti con USA e Turchia; dopo una parentesi di declino nei rapporti con la Russia (dovuta al filoarmenismo del Cremlino, e dall'avversione nei confronti del progetto BTC), dei colloqui con Putin ristabilirono una certa distensione, essendo diventato l'oleodotto alternativo una realt non pi cos importante per Mosca, e ottenendo implicitamente in cambio dall'Azerbaigian il fatto di non ospitare neanche militari americani (il paese si mosse molto prudentemente anche nel frangente della guerra in Iraq del 2003, non intervenendo). Nonostante, per, questo clima di distensione mediata e la presenza di capitali e interessi stranieri, l'economia nazionale non sembra ancora dare segni di sviluppo concreto. Nello stesso 2003, Aliyev padre pass il potere, in modo letteralmente dinastico, al figlio Ilham, il quale, negli anni seguenti, dovette adeguarsi a una politica in qualche modo pi filooccidentale, avvicinandosi alla NATO e agli USA: nel 2005 l'oleodotto, infatti, entr in piena funzione, e la Russia, dal canto suo, cercava di imbastire una controffensiva energetica, concentrandosi sulle proprie, tradizionali strade del gas e del petrolio11. Comune a tutti e tre gli stati subcaucasici l'interesse verso l'Unione Europea, ricambiato per solo verso il 2003 con un forte interessamento, principalmente per due motivi: la possibile entrata della Turchia in Europa, che porterebbe le frontiere dell'UE direttamente sul Caucaso, e la costante ricerca di vie alternative all'accesso
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Riguardo alla controffensiva energetica della Russia: Paolini, 2008, pp.47-50; Riscassi, online

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energetico, problema crescente degli ultimi anni12.

1.3 Distribuzione odierna dei popoli del Caucaso


Come si pu immaginare, in una regione complessa come quella caucasica molto improbabile che i confini politico-amministrativi coincidano con quelli etnici, e proprio per questo, soprattutto dopo la caduta dellURSS, si sono avuti disordini e conflitti. La carta qui a disposizione illuster meglio la situazione del mosaico Caucaso. Dal punto di vista delle origini etniche o della lingua parlata, possiamo suddividere i popoli in tre grandi gruppi: il caucasico, lindo-europeo e laltaico, ciascuno dei quali contiene dei sottogruppi. Il gruppo caucasico si divide nei rami occidentale (adigo-circasso e abchazo), orientale (vainaco e daghestano) e meridionale (kartli, o georgiano). Il gruppo indo-europeo qui rappresentato nei rami iranico, armeno, greco e slavo. La famiglia altaica comprende il sottogruppo turcofono e, volendo includere la Repubblica di Calmucchia, quello mongolico. Passando in rassegna, in breve, ogni regione, non tralascer di descrivere anche laltro fattore di diversit fra le etnie del Caucaso, quello religioso; in sintesi, le due maggiori fedi sono indubbiamente il cristianesimo e lislamismo, ognuna con le proprie confessioni, ma esistono anche rappresentanze minori di ebraismo e zoroastrismo (gli adoratori del fuoco). Si noti che nel Caucaso Settentrionale le religioni istituzionali si sono spesso insaporite di tradizioni ed elementi pagani, diminuendo le differenze reciproche, tant che in taluni casi si potrebbe parlare di panteismo. In generale, citer ogni popolo assieme alla sua religione predominante. La popolazione complessiva della regione caucasica stimata a 22 milioni e mezzo di persone (di cui 5.700.000 circa al Nord, 16.700.000 al Sud). La fonte a cui mi riferisco per le percentuali etniche principalmente un censimento del 2002, quello effettuato pi di recente, i cui risultati sono consultabili al preziosissimo sito www.ethno-kavkaz.narod.ru. Si noter unovvia distribuzione delletnia russa (sarebbe pi corretto parlare
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Si veda anche Ferrari, 2006, pp.11-17, 20-21

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di russofona, data la presenza anche di ucraini), sparsa sul territorio del Caucaso Settentrionale, in particolare nelle aree urbane (si noti anche che la percentuale dei russi scema progressivamente da nord-ovest a sud-est nelle Repubbliche), mentre nel Caucaso Meridionale, dopo il crollo dellUnione, questa presenza molto minore. Il russo, comunque, viene parlato un po ovunque nella regione come lingua franca (ovviamente in prevalenza al Nord). Laltra etnia rilevante distribuita (spesso come minoranza) su territori esterni alla madrepatria quella degli armeni, mentre sono ovunque presenti minoranze minuscole, sulle quali, in generale, sorvoler. Partendo da nord, ecco i dati delle repubbliche: Adighezia: adighi (24,2%, caucasici adigo-circassi, islamici sunniti), russi (66,5%, indoeuropei slavi, cristiani ortodossi) e armeni (3,4%, indoeuropei armeni, cristiani apostolici); KaraaiCircassia: karaai (38,5%, turcofoni, sunniti), russi (34,4%), circassi (11,3%, adigocircassi, sunniti), abchazi (7,4%, caucasici abchazi) e nogai (3,4%, turcofoni, sunniti); Cabardino-Balcaria: cabardini (55,3%, adigo-circassi, sunniti), balcari (11,6%, turcofoni, sunniti) e russi (25,9%); Ossezia Settentrionale-Alania: osseti (62,7%, indoeuropei iranici, ortodossi), russi (24,8%) e armeni (2,4%)13; Inguscezia: ingusci (77,3%, caucasici vainachi, islamici sunniti e sufi), ceceni (20,4%, vainachi, islamici sunniti, sufi e wahhabiti) e russi (stime oscillanti fra l1,3 e il 10%)14; Cecenia: ceceni (dal 70 al 93,5%) e russi (3,8%)15; Daghestan; vari (27,2%, caucasici), darghini (16,5%, caucasici), cumucchi (14,2%, turcofoni), lesghi (13%, caucasici), lachi (5,4%, caucasici), russi (circa 7%), tabasaran (4,3%, caucasici), azeri (4,3%, turcofoni, islamici sciiti), ceceni (3,4%), nogai (1,5%), rutuli (0,9%, caucasici), aguli (0,9%, caucasici), tsachur (0,3%, caucasici), e altre etnie minuscole.16 I Territori di Krasnodar e Stavropol sono in grande maggioranza etnicamente russi. Passiamo al Caucaso Meridionale (ho preso in considerazione anche le
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Una percentuale di ingusci (3%), quelli che vivevano nel Distretto Prigorodnyj, ha la residenza registrata in Ossezia, ma sono in realt fuggiti e rimasti, al tempo del censimento, tutti al di l del confine (v. capitolo 2.2 Ossezia Settentrionale). 14 Le stime demografiche dellInguscezia sono in questi anni molto incerte e mutevoli per larrivo (e, a volte, la ripartenza) di ondate di profughi ingusci e ceceni (v. cap. 2.3 Inguscezia). 15 Dati incerti per la presenza di ingusci e rappresentanti di etnie daghestane (nogai principalmente) nelle steppe settentrionali, ma soprattutto discutibili al giorno doggi, dopo che la Seconda Guerra Cecena ha ridotto di un decimo, si stima, la popolazione cecena e ha causato unulteriore emigrazione della popolazione russa (v. cap. 2.4 Cecenia). 16 Per il Daghestan dai trenta e pi popoli si d per scontato che la religione prevalente sia lislamismo sunnita e sufi (con recenti entrate wahhabite v. cap. 2.5 Daghestan).

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repubbliche separatiste di Abchazia, Ossezia Meridionale e Alto Karabakh): Abchazia17: abchazi (43,8%, ortodossi), armeni (20,8%), georgiani, svani e mingreli (21,3%, caucasici kartli, ortodossi), russi (11,6%); Ossezia Meridionale: osseti (64,3%), georgiani (25%), russi (2,8%), armeni (1,2%)18; Georgia19: georgiani (70%, ortodossi e sunniti20), armeni21 (9%), russi (3,5-7%), azeri (7%), osseti (3,5%), abchazi (1,5%) e greci (0,3%, indoeuropei greci, ortodossi); Armenia: armeni (93,3%), azeri (2,6%), russi (1,1%) e minoranze curde (iranici, musulmani); Alto Karabakh, a totale maggioranza armena (99,4% nel 2005); Azerbaigian 22: azeri (82,7%), armeni (5,6%), russi (5,6%) e minoranze di lesghi, vari, tsachur, tat e talisci (questultimi iranici). Gli azeri, inoltre, abitano anche una vasta zona dellIran settentrionale.

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Il censimento di riferimento, qui, del 2003 (www.ethno-kavkaz.narod.ru). Dati del 2008, resi incerti dalla guerra dei Cinque Giorni dellagosto 2008, come, in misura minore, per lAbchazia. 19 Vengono considerate anche Ossezia Meridionale e Abchazia. 20 Si consideri che il popolo georgiano composto da varie sub-etnie, fra le quali i kartveli, i mingreli, gli svani, i khevsuri. I georgiani dellAgiaria, inoltre, sono musulmani. 21 Gli armeni che abitano la regione dello Samtskhe-Javakheti. 22 Si ricordi che lArmenia occupa militarmente ancora il 20% del territorio azero.

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III. Caucaso: il mosaico etnolinguistico.

2. La recente storia del Caucaso Settentrionale

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Il primo brindisi tocca al karaai: Bevo con laugurio che sulla nostra santa terra karaai non resti un solo circasso! Poi tocca al circasso: Bevo con laugurio che dalla nostra santa terra circassa spariscano tutti i karaai! Infine alza il calice il russo: Mi asscocio ai vostri brindisi! 1

Rispetto alle neonate repubbliche del Caucaso Meridionale, che ebbero loccasione, dopo la caduta dellURSS, di intraprendere un seppur accidentato cammino politico personale, intrecciando il loro destino alle linee strategiche internazionali, le piccole repubbliche montanare restarono, come noto, in una condizione di autonomia (discutibile) nellambito della Federazione Russa. , quindi, il rapporto fra il Cremlino e queste sue province di confine che intendo ora analizzare, in questa panoramica da ovest a est dei singoli soggetti statali. Gli articoli di Anna Politkovskaja daranno unesperienza pi realistica e tangibile delle problematiche nord-caucasiche, spesso comuni alle diverse repubbliche.

2.1 Karaai-Circassia, Cabardino-Balcaria e Adighezia


Lelemento che accomuna le tre repubbliche del Caucaso Nord-Occidentale la forte presenza russa, che finisce spesso per imporsi sulle etnie locali. La Cabardino-Balcaria e la Karaai-Circassia sono entrambe creature artificiali dovute alla astuta suddivisione territoriale degli anni 20, che costrinse quattro popoli (due turchi, i balcari e i karaai, e due caucasici, i cabardini e i circassi) a convivere a due a due, in modo speculare per disposizione (i turchi occupano tradizionalmente la parte montuosa, dedicandosi alla pastorizia, e i caucasici la fascia pedemontana e pianeggiante, facendo dellagricoltura la loro occupazione principale).
1

Barzelletta udita a Nalik (Grecki, 2002, p.121)

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Le percentuali etniche appaiono invece specularmente rovesciate (letnia dominante in Cabardino-Balcaria sono i caucasici cabardini, in Karaai-Circassia i turcofoni karaai) (Grecki, 2002, p.111, 113). Le due popolazioni sono in competizione da secoli, anche se la comune fede islamica ha spesso agito come deterrente al verificarsi di scontri aperti in piena regola (Ferrari, 2007, pp.116-117). Le due repubbliche, soprattutto la Karaai-Circassia, sono state, comunque, negli ultimi decenni, teatro di turbolente proteste, che hanno a volte raggiunto discreti livelli di violenza. A fine anni 80 esplosero i nazionalismi locali, con tutte le organizzazioni etnico-nazionaliste che andavano proclamando sul proprio territorio, a turno, la nascita della repubblica di Balcaria, di Circassia, di Cabarda, e cos via. Ci fu poi una fase del sospetto, in cui i turchi temevano che i circassi stessero cospirando per mettere in piedi il progetto della Grande Circassia, e i circassi, a loro volta, aspettavano la fine del loro mondo, nel momento in cui i turchi avrebbero organizzato lo stato del Grande Turan Alla fine degli anni 90, il nazionalismo non pareva interessare pi a nessuno, se non a qualche sognatore, o in tempo di elezioni; gli stessi leader, una volta occupati incarichi ministeriali, si acquietarono di buon grado, mentre la politica tutta tornava sotto il segno della grigia nomenklatura, imposta dallalto (Grecki, 2002, pp.113-114) . Se, infatti, si scatenarono violente proteste in Karaai-Circassia nel 1999 e nel 2004 alla fine delle elezioni2 (i due candidati principali sono sempre schierati allinterno delle due etnie opposte, anche se si tratta di russi), tuttavia spesso Mosca a decidere da che parte deve pendere lago della bilancia, magari accontentando entrambe le fazioni (come nel caso di Semnov, vincitore nel '99 da parte karaai, quando al perdente Derev fu comunque assegnato il posto di rappresentante del presidente russo nel Caucaso Settentrionale - Grecki, 2002, pp.116-118, 120). Le autorit russe, ovvero il terzo incomodo (ma forse nel loro caso si potrebbe parlare di terzo comodo), hanno spesso speculato sulle ostilit interetniche, e ci ancora pi evidente nel Caucaso Nord-Occidentale, dove non solo furono create le due repubbliche miste, volutamente divise al loro interno e separanti etnie omogenee fra loro, ma le autorit centrali appoggiano una volta una fazione, una volta l'altra. Inoltre, si pu notare, in questi ultimi anni, un riutilizzo dei cosacchi in ambito paramilitare o di polizia, come organo di (re)pressione sui musulmani nei momenti in cui si intende mostrare la frusta (Ferrari, 2007, p.117). Una presenza militare pi massiccia si rese necessaria in Cabardino-Balcaria nel momento in cui ci fu,
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nell'ottobre del 2005, un potente attacco di miliziani islamici estremisti ai palazzi governativi di Nal'ik3, a cui la Russia rispose con un grande dispiegamento di forze, poi lasciate sul territorio per sicurezza. Era dal 2004 (dopo l'attentato di Beslan in Ossezia) che si sospettava della presenza di estremisti islamici in Cabardino-Balcaria (ragion per cui furono chiuse alcune moschee e fu imposto un controllo severo sulle scuole islamiche - Grecki, 2002, pp.111), sospetti che trovarono conferma negli attacchi del 2005, e nella annunciata costituzione, nello stesso anno, del Fronte del Caucaso da parte del ceceno Abdul-Chalim Sajdullaev, in un tentativo di esportare il conflitto ceceno-russo. Secondo Arsen Kanokov, uomo d'affari moscovita e nuovo presidente della Repubblica, succeduto nel 2005 a Valerij Kokov, l'estremismo religioso va d'ogni modo identificato come un elemento esterno ed estraneo alla regione4. Nel compenso, le tensioni interetniche delle due Repubbliche si sono dimostrate molto meno accese che in altri luoghi del Caucaso Settentrionale; ci sicuramente dovuto anche a una minore presenza di attriti e ingiustizie storiche (basti pensare che, ad esempio, al ritorno dalla deportazione del '43-44, karaai e balcari ebbero minori problemi nel reinsediamento di quanto accadde altrove Murdaca, online). La Repubblica di Adighezia , per la sua posizione, le sue ridotte dimensioni e la schiacciante maggioranza russa, ancor meno a rischio di possibili episodi insurrezionali. Anzi, si pu dire che la sua stessa esistenza in quanto unica patria possibile degli adighi sia stata pi volte messa in discussione e pericolo dalle forze dell'Unione Slava, formazione politica dei russi locali, che vorrebbe l'assorbimento dell'Adighezia nel Territorio di Krasnodar (Kasht, 2007). Scarsi furono i risultati del nazionalismo degli indigeni, limitato al Consiglio Nazionale d'Adighezia, che cerc invano di far riattecchire l'adyge chabze, il codice consuetudinario adigo, in un contesto ormai completamente cambiato dalla sovietizzazione, in cui le figure di riferimento della vita sociale (gli anziani in primis) erano quasi del tutto spariti o emigrati (il machadyrstvo, la diaspora secolare dei popoli circassi, assunse qui dimensioni colossali) (Grecki, 2002, pp.136-138). Fu per merito del primo presidente della Repubblica, Aslan Darimov, se si giunse a un'equiparazione (forzata dalle disposizioni del principio di parit, ideato da Darimov stesso) nella
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rappresentanza parlamentare fra russi e adighi, sebbene i secondi siano in netta minoranza. Ci suscito forti manifestazioni di piazza e lamentele, anche esagerate (si parl di pericolo di un fascismo adigo, quando i veri oppressori storici erano ben altri) da parte della comunit slava, e al rafforzamento, dall'altra parte, dell'idea di partecipare ad una lotta eroica per la propria patria nella fazione adiga, che continua a serbare nel cassetto il sogno, decisamente al di sopra della realt, di richiamare in massa i circassi del machadyrstvo alle loro regioni nate del Caucaso NordOccidentale (Grecki, 2002, pp.138-139; Kasht, 2007). In ultimo, dal punto di vista economico, la suddetta area presenta un elevato grado di povert, disoccupazione, corruzione (che ogni presidente eletto promette di sconfiggere), nonostante disponga di grandi potenzialit turistiche (per i paesaggi spettacolari e la possibilit di praticare sport di montagna), non adeguatamente sfruttate, nella mancanza di una vera e propria economia di mercato e di governi che favoriscano tutte le etnie. Inoltre, qui, come nel resto del Caucaso del Nord, si assiste ad un progressivo spopolamento dei villaggi contadini (ancora legati ad una forma di economia dipendente dallo stato), soprattutto da parte dei giovani, che emigrano alla volta delle grandi citt (Grecki, 2002, pp.119).

2.2 Ossezia Settentrionale-Alania


LOssezia Settentrionale (il nome Alania venne aggiunto ad indicare la leggendaria discendenza dagli antichi Alani nel 1991) resta anche negli anni recenti, da tradizione, la repubblica pi fedele e il migliore alleato del Cremlino nel Caucaso (Ferrari, 2007, p.116). Questa politica di lealt assoluta ha portato dei seri benefici nella regione, rendendola la pi prospera del Caucaso del Nord, con lurbanizzazione e lo sviluppo industriale pi alto fra le repubbliche 5, ma allo stesso tempo non la difese da gravi episodi di violenza. Il primo fra tutti, in ordine temporale, fu il conflitto osseto-inguscio per il controllo del Distretto Prigorodnyj (o Regione Urbana); questarea, la parte pi orientale dellOssezia, al di l del Terek (comprende quindi anche la sponda est della citt di Vladikavkaz, sponda che rappresentava un tempo la capitale inguscia), era,
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The Republic of North Ossetia-Alania; it.wikipedia.org/wiki/Ossezia_Settentrionale-Alania

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etnicamente e storicamente, territorio inguscio. Dopo la deportazione nel 44, il Prigorodnyj venne annesso allOssezia, e gli ingusci che ritornarono dal confino non poterono rientrare in possesso delle loro terre natali; addirittura, nel 1982 venne ufficialmente negato agli ingusci il permesso di stabilirvisi. Ci furono rivendicazioni da parte inguscia gi negli anni 1990-91, ma la situazione, inasprita anche dallarrivo di 100.000 profughi dallOssezia Meridionale (che in questo periodo combatteva per lindipendenza dalla Georgia), precipit nel 92, quando, in seguito ad una provocazione astutamente orchestrata dai russi, si ebbe una settimana di feroci combattimenti e rappresaglie, conclusasi con lintervento dellesercito e la ritirata definitiva degli ingusci al di l del confine. Ancora una volta Mosca si schier, rinunciando allimparzialit, e ancora una volta, chiaramente, contro una popolazione musulmana e vainaca, sempre recepita come elemento potenzialmente eversivo. Come spesso avviene nel Caucaso, anche questo conflitto non ha, per ora, trovato soluzione, e il suo stato di congelamento rappresenta per Mosca unottima arma per tenere in scacco i rapporti con le due repubbliche, quasi si trattasse di un ostaggio. Nel frattempo, si registra un crescente processo di urbanizzazione e insediamento di osseti nel Distretto sullo sfondo di una presenza in loco, ormai da tre generazioni, di quello stesso popolo, mentre le analisi storiografiche sulla reale composizione etnica dellarea nel passato si fanno sempre pi nebulose e strumentalizzate (Grecki, 2002, pp.74-77, 86-87; Ferrari, 2007, p.116).. Allepoca del secondo conflitto ceceno (1999-2009), lOssezia Settentrionale, che ospitava a Vladikavkaz e Mozdok degli importanti centri di comando dellesercito russo (Politkovskaja, 2003, passim), vide avverarsi tragicamente le sue preoccupazioni sul fatto che il conflitto potesse allargarsi al suo territorio: oltre a una piccola serie di sanguinosi attentati dinamitardi rivendicati da estremisti musulmani6, nel settembre del 2004 il mondo intero assistette alla strage della citt osseta di Beslan, dove un commando di miliziani ceceni, organizzato da amil Basaev, entr armato di esplosivo in una scuola elementare, prendendola totalmente in ostaggio; nelle convulse fasi finali dellassedio da parte dellesercito federale morirono 334 persone. Secondo un giornalista esperto di politica internazionale come Giulietto Chiesa, Basaev fu, in questa occasione, foraggiato nei mezzi e nellorganizzazione da Berezovskij, il miliardario oligarca in esilio, arcinemico di Putin e del suo nuovo entourage che ha escluso dal potere la cerchia degli oligarchi filooccidentali
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(Piovesana, online, 8/09/04). Ci che invece appare pi pesantemente certo, a livello di responsabilit, la smodata azione offensiva effettuata dallesercito nel corso della tentata liberazione: furono usati mezzi di artiglieria che, sembra, finirono per diventare la maggiore causa della carneficina. Inoltre, esistono voci che sostengono che Basaev fosse riuscito a corrompere agenti della polizia locale per far passare i suoi uomini ai checkpoints7 (Piovesana, online, 1/09/06). Le forze dellordine sarebbero quindi state a conoscenza delleventualit di unazione terroristica: una prospettiva decisamente inquietante. In seguito alle polemiche per la gestione dellazione di liberazione fu costretto a dimettersi dal ruolo di presidente Aleksandr Dzasochov, a cui subentr, nel 2005, Tajmuraz Mamsurov, un fedelissimo di Putin, appartenente a Russia Unita (il partito di Putin e Medvedev)8. Per fare un ultimo esempio dei rapporti politici esterni dellOssezia, segnalo una dichiarazione di Mamsurov, allepoca della guerra dellagosto 2008 in Ossezia del Sud, che disse (non senza retorica) di considerare Nord e Sud Ossezia come uno stato solo: si tratta effettivamente, visto il rivolgimento degli eventi, di una prospettiva forse non impossibile in futuro9.

2.3 Inguscezia
La minuscola, giovanissima Repubblica dInguscezia nacque su basi precarie che ne pregiudicarono, e ne pregiudicano ancoroggi, una normale condotta politica e il raggiungimento di condizioni di vita migliori da parte dei cittadini. Il soggetto pi piccolo della Federazione Russa decise di staccarsi dalla Repubblica Autonoma Ceceno-Inguscia nel 1991, senza stabilire frontiere precise (da una parte per il violento contenzioso con lOssezia di cui sopra, dallaltra per una serie di
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Nel Caucaso Settentrionale, questi posti di blocco sono molto frequenti: in teoria servono da punti di filtraggio e controllo del flusso di merci e passeggeri, ma si rivelano spesso, in realt, caselli del pedaggio della polizia che richiede tangenti ad ogni passaggio. Nelle odierne Cecenia e Inguscezia, inoltre, si tratta sovente di luoghi molto pericolosi, dove il trattenimento di persone si risolve fin troppo facilmente in crudeli rapimenti e torture a scopo estorsivo (Grecki, 2002, pp.19-21; Politkovskaja, 2003, 2007, 2008, passim). 8 http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/country_profiles/3621698.stm 9 http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/country_profiles/3621698.stm

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rivendicazioni su piccoli villaggi da parte della Cecenia, le cui guerre non hanno certo velocizzato il processo di definizione dei confini); era inoltre sprovvista di una capitale (Nazran la rappresent in via provvisoria, poi si procedette alla fondazione in tutto e per tutto di una nuova capitale, Magas), e di industrie e risorse naturali proprie, il che contribu a creare una disoccupazione a livelli altissimi, con un conseguente esodo migratorio (Grecki, 2002, p.74). Si aggiunga che, sia da est che da ovest, il paese ha dovuto ospitare, in questo ventennio, enormi quantit di profughi (giunti e ripartiti in diverse ondate); si calcola che, nel momento di picco (anno 2000, allinfuriare del secondo conflitto ceceno), dallOssezia Settentrionale erano gi presenti circa 60.000 profughi ingusci, e dalle guerre cecene affluirono cifre vicine ai 240.000 sfollati, arrivando allincredibile proporzione di un profugo per ogni inguscio10. Il paese dei profughi, gi provato da dure difficolt interne, era anche scarsamente considerato allesterno; oltre allo smacco subito nellattribuzione del Distretto Prigorodnyj allOssezia, gli ingusci lamentano una scarsa considerazione verso di loro da parte dei ceceni, da sempre ritenuti fratelli (Grecki, 2002, p.79). Un esempio su tutti, la mancata discesa in campo di questi ultimi al loro fianco nel conflitto del 92, percepita come una delusione (ma pare che Dudaev, in effetti, avesse fatto bene a non intervenire in quel frangente, evitando cos di attirarsi una guerra in casa almeno per altri due anni - Grecki, 2002, p.77). anche per questo che, nonostante, ad esempio, la partecipazione di alcuni ingusci ai conflitti della Cecenia, la giovane repubblica si mantenne, con il presidente Ruslan Auev, nellambito di una politica di moderazione e non-violenza nei confronti degli eventi dei vicini, fin dagli inizi. LInguscezia usc subito dal progetto di Dudaev di estensione del fronte indipendentista ad altre repubbliche musulmane del Caucaso (Ferrari, 2007, p.118), e non partecip alla Prima Guerra Cecena, mantenendosi cos al di fuori delle devastazioni. Queste, per, arrivarono nella guerra del 1999, che aveva una tendenza decisamente pi evasiva (gli scontri si erano effettivamente allargati ad altri territori). In seguito allo scontento del governo di Putin per la politica umanitaria e di accoglienza intrapresa da Auev nei confronti dei nuovi profughi ceceni (politica che dovrebbe sembrare assolutamente normale e legittima, nonostante la demonizzazione del popolo ceceno in tutto il Paese Politkovskaja, 2008, pp.139-145), e col desiderio
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en.wikipedia.org/wiki/Ingushetia

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di mantenere una disciplina e un controllo del territorio pi rigidi (vedremo poi, soprattutto nellambito ceceno, in cosa, in realt, si traduca questo concetto di controllo da parte dei servizi di sicurezza federali), nonch di avere unamministrazione magari meno competente ma assolutamente fedele, il Cremlino dispose, sul finire del 2002, la nomina a presidente dellex generale del KGB Murat Zjazikov (tramite elezioni truccate) (Politkovskaja, 2008, pp.221-229). Il periodo in cui Zjazikov rimase in carica fu contraddistinto da un inasprirsi dei problemi economici e sociali dellInguscezia (anche se il presidente non ammetteva mai problematiche e fallimenti, in puro stile sovietico), nonch da un autoritarismo dellamministrazione, che lasci invece campo libero alla proliferazione della malavita organizzata e alla speculazione selvaggia da parte delle alte sfere della burocrazia sulle risorse economiche ingusce e sui fondi statali che continuavano a piovere da Mosca11; furono decisamente gli anni della spartizione della torta, e del progressivo aumento della violenza nella repubblica, in unatmosfera che andava via via cecenizzandosi. Egli fece, inoltre, rimpatriare forzatamente i profughi ceceni (Ivanov, online; Politkovskaja, 2008, p.229, 2007, pp.25-32). Zjazikov fu sollevato dal suo incarico nel 2008 dal presidente russo Medvedev, vista la sua palese inadeguatezza a porre un freno alla spirale di violenza crescente12. Junus-Bek Evkurov, il nuovo governatore, sembra pi propenso al dialogo con la popolazione per la risoluzione di problemi legati agli abusi della precedente amministrazione, e si guadagnato una certa fiducia da Mosca per la sua condotta di riparazione del bilancio pubblico (Comai, online, 6/02/09), ma, a guardare gli sconcertanti rapporti di associazioni umanitarie come Human Rights Watch e osservazioni giornalistiche (quando i cronisti sopravvivono per raccontarle, evenienza non sempre sicura nella Russia contemporanea), sembra che il problema della sicurezza dovr aspettare ancora molto prima di essere risolto (Babitsky, online; Nuccio, online). LInguscezia viene descritta, oggi, come il luogo attualmente pi pericoloso del Caucaso del Nord, con una preoccupante sequela di omicidi, attentati, rapimenti e casi di tortura, per mano non solo della potente malavita locale (che il Cremlino chiede a Evkurov di sconfiggere), ma soprattutto dellinvasiva, intoccabile, disumana rete di controllo dellFSB, che ricorda da vicino proprio il processo di cecenizzazione nella repubblica vicina, ovvero una quantit smodata di soprusi
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Si veda larticolo L dove si ruba scoppia la protesta en.wikipedia.org/wiki/Ingushetia

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effettuati soprattutto sulla popolazione civile, che inizia a reagire e resistere pi che altro per fini di vendetta personale, e per disperazione (Del Re, 12/05/09; Bonfatti, 13/05/09). In questo quadro (e tenendo presente che esistono gravissimi problemi di disoccupazione), solo il tempo sapr dire se e come lInguscezia uscir dalle attuali condizioni di disagio, e se la nuova capitale Magas apparir sempre cos vuota e stridente, coi suoi nuovi palazzi di lusso, rispetto al territorio circostante, o se sar una capitale dalla quale gli ingusci si sentiranno pi garantiti e tutelati rispetto alla Vladikavkaz osseta e alla Groznyj cecena, che per loro hanno fatto cos poco (Bogatyreva, online).

2.4 Cecenia
La Repubblica Cecena, con i suoi recenti, tragici avvenimenti, ha costituito il problema pi spinoso per la stabilit del Caucaso Settentrionale negli ultimi anni, contribuendo, col suo esempio, alla preoccupata volont di Mosca di insediare in tutta la regione poteri politici fortemente autoritari, attenti alla sicurezza interna e fondamentalmente leali verso la Russia. La pi popolosa e temuta nazione del Caucaso del Nord rappresenta da secoli una spina nel fianco del potere russo, in un tradizionale rapporto di inimicizia che era, di nascosto, continuato anche negli ultimi anni dellURSS, quando la disoccupazione dilagante nella Repubblica spingeva bande di ceceni ad assaltare i convogli ferroviari (Grecki, 2002, p.62). Ma essi avevano ben altro alle spalle, una storia lunghissima di lotta continua nel nome della resistenza per la libert e del testardo mantenimento dei propri costumi. Fu proprio la loro particolare organizzazione della societ che determin negli anni il continuo rifiuto, la continua incomprensione verso leggi ed amministrazioni fondamentalmente diverse dalle proprie. La societ cecena, il cui punto di partenza la famiglia, per poi allargarsi nei concetti di stirpe, clan e tuchum (trib: i tuchum della nazione cecena sono nove) ha sempre dimostrato scarso spirito di unione fra i clan diversi, i quali portano avanti interessi propri: lunione della nazione si ha solo quando essa minacciata da un attacco esterno. C, per, un altro concetto di unione fra le varie componenti cecene, cio lobbedienza incondizionata alladat, la Legge, il

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peculiare codice consuetudinario vainaco che si basa sui valori di ospitalit, amicizia, fedelt e onore familiare. Nonostante anche la religione sia tenuta molto in considerazione nella mentalit cecena, persino la sharia, la legge coranica, ricopre un ruolo minore rispetto alladat, mentre la legislazione russa viene percepita come qualcosa di esterno, imposto (Grecki, 2002, p.62-64). Anche lislam ceceno di un tipo molto particolare, derivato dalla predicazione delle confraternite sufi, e diviso in strutture familiari, i vird, i cui rappresentanti sono ritenuti pi influenti e importanti dei muft e mullah ufficiali. Si tratta di un islam pacifico e molto caratterizzato da tradizioni locali, anche di tipo pagano. La recente corrente wahhabita, proveniente dallArabia Saudita, profondamente intollerante verso tutte le altre dottrine, anche islamiche, giudicate impure, ha attecchito molto poco fra la popolazione, coinvolgendo principalmente una parte della giovent, ma su questo torneremo pi avanti (Politkovskaja, 2008, 161-164). La storia dellindipendentismo ceceno nasce nel 1991, quando Dochar Dudaev, ex generale dellaviazione sovietica, proclam la fondazione della Repubblica Cecena dIkerija13 (Ferrari, 2007, p.117), ispirandosi ai modelli statali laici e democratici delle neonate repubbliche baltiche e contando ottimisticamente (e peccando di sopravvalutazione) su fattori positivi per leconomia come la presenza di giacimenti petroliferi e la vicinanza del Mar Caspio (Derluguian, 2008, p.20). Mosca rispose a questa dichiarazione dindipendenza dichiarandone lincostituzionalit e con un duro blocco economico, che port a un forte esodo dei russi dalla regione. Al momento, il potere centrale aveva ben altri problemi a cui pensare, pertanto un intervento militare diretto non era possibile, e si lasci, quindi, la Cecenia in una condizione di limbo politico, per due anni (Derluguian, 2008, p.21). In questi due anni, frattanto, la situazione nella repubblica di Dudaev andava a rotoli. Oltre al pesante embargo, la nazione si trov presto preda delle organizzazioni mafiose (che risalivano agli anni 70 Grecki, 2002, pp.65-66) e a una generale situazione caotica, che confermava un problema di fondo nella mentalit cecena, a guardar bene riassumibile con questo esempio: come la Legge, sentita alla stegua di massima istituzione morale, parla di come si deve governare, non di chi deve farlo, cos nella vita politica cecena unidea di parlamento accettabile, ma non
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Questo nome, che in ceceno definisce la parte montuosa del paese, viene comunque esteso dagli indipendentisti anche alla parte pianeggiante.

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quella di presidente. Spesso i presidenti ceceni, soprattutto in tempo di pace, furono considerati quasi alla stregua di usurpatori di una posizione di guida a capo della quale, nella mentalit delladat, non previsto nessuno al di fuori della Legge stessa (Grecki, 2002, p.72). Oltre allo svantaggio di avere questa componente mentale anarcoide allinterno di uno stato nazionale (con una popolazione di un milione di cittadini, certamente non pochi), Dudaev dimostr presto di essere un leader autoritario, in conflitto con il parlamento; sciolse le Camere nello stesso periodo in cui le sciolse Elcin, e con simili spargimenti di sangue, mentre venivano chiuse scuole e fabbriche e sospesi salari e stipendi. In una situazione catastrofica, in cui erano anche iniziate proteste di massa, il Dudaev leader, per assurdo, si salv proprio nel momento in cui Elcin dichiar guerra alla repubblica, nel 94, permettendo al presidente di potersi muovere in un ambiente pi adatto a lui, quello della strategia bellica. Agli occhi dei ceceni, in questa circostanza Dudaev torn ad essere, di diritto, il capo indiscusso (Grecki, 2002, p.65-67). Le motivazioni russe alla guerra facevano principalmente capo alla volont di difendere lintegrit statale della Federazione: si pensava che altri soggetti potenzialmente separatisti ed economicamente importanti avrebbero potuto seguire lesempio ceceno (per quanto, in realt, si stesse dimostrando un esperimento disastroso), innescando, nella peggiore delle ipotesi, una reazione a catena su tutto il territorio russo. Altri possibili motivi di fondo, pi nascosti, potevano essere la volont di mantenere il controllo sulloleodotto che dal Caspio passa proprio dalla Cecenia, o la ricerca da parte dellesercito di unoccasione che potesse scongiurare lannunciata politica di tagli nei propri confronti (Grecki, 2002, p.67; Romano, 2005, p.638). Una piccola guerra vittoriosa, inoltre, avrebbe risollevato il morale dellesercito e lorgoglio nazionale, oltre, ovviamente, al prestigio di Elcin stesso (Benvenuti, 2008, p.62). Il corvo bianco, per, non poteva ancora sapere a quali disastri stava andando incontro. Dopo una prima, stentata occupazione della pianura e delle citt (Groznyj resistette per ben due mesi), le armate di Mosca si impantanarono per due anni in un logorante, continuo tentativo, senza successo, di stanare i ceceni dalle montagne, mentre montavano il disappunto e la contrariet dellopinione pubblica, che percepiva (si era ancora in un periodo di libert di informazione) linutilit di questa guerra e la disfatta che stava colpendo lex Armata Rossa. Le forze cecene, composte da liberi cittadini che imbracciarono volontariamente le armi non solo per difendere famiglia e 49

patria, ma anche per vendicare gli antichi soprusi della deportazione e della faticosa riabilitazione territoriale, giunsero nel 96 a riconquistare Groznyj. Ai russi non rimaneva che riconoscere che si trattava di una guerra le cui sorti erano ormai impossibili da ribaltare, e firmarono, a Chasavjurt (in Daghestan), un accordo di lunga tregua, in cui si concedeva alla Cecenia lindipendenza per un periodo di cinque anni, al termine dei quali si sarebbe dovuto ridefinire lo status della repubblica in rapporto alla Federazione. Laccordo fu firmato dal generale Aleksandr Lebed e dal nuovo presidente ceceno Aslan Maschadov, mentre Dudaev era stato nel frattempo ucciso da un missile russo (Ferrari, 2007, p.118; Grecki, 2002, p.67; Derluguian, 2008, pp.22-23). I successivi negoziati politici con la Russia si dimostrarono inconcludenti, dal momento che Mosca offriva unampia autonomia (pi per motivi politici che economici; lo stesso petrolio ceceno, il motivo in teoria pi appetibile, non presente in grandi quantit); Groznyj scartava decisamente questa opzione, chiedendo invece unindipendenza de facto, soprattutto dopo una guerra praticamente vinta (Ferrari, 2007, p.118). Anche i tentativi di riconciliamento dal punto di vista civile ed economico fallirono; Maschadov li aveva cercati in quanto la Russia rappresentava, commercialmente, un vicino ricco in beni e denaro, indispensabili a uneconomia distrutta come quella che la Cecenia si ritrov dopo il conflitto (Derluguian, 2008, p.23). Le fabbriche non esistevano pi, e la coltivazione dei campi appariva compromessa dalla presenza di mine. Inoltre, emigrare in Russia era, in questo periodo, ovviamente difficile, per via della campagna di intolleranza crescente verso le nazionalit caucasiche (Grecki, 2002, p.70). Maschadov si trov inoltre di fronte al problema della reintegrazione dei combattenti in occupazioni pacifiche. Un nutrito gruppo di giovani combattenti si dimostrava particolarmente recalcitrante a deporre le armi, nonostante le esortazioni: fra questi vi era amil Basaev, divenuto famoso nel 95 per lo spettacolare attacco allospedale di Budnnovsk, nel Territorio di Stavropol', dove aveva sequestrato pi di mille ostaggi. La mancanza di altre occupazioni, e una certa incapacit psicologica di abbandonare le armi portarono molti ex-combattenti a trovare lavoro in svariate bande armate il cui lavoro consisteva nel vagare per la repubblica compiendo razzie e saccheggi; in questo periodo nacque e si svilupp anche il fenomeno dell'industria dei sequestri, che effettuava rapimenti a scopo estorsivo, in modo molto ben organizzato (Grecki, p.67, 69-70; Derluguian, 2008, p.24). La Cecenia si trovava, gi nel '97, nuovamente in una 50

situazione caotica, in cui assomigliava quasi ad una federazione di bande armate, con a capo i vari comandanti (per non dire del traffico dilagante di stupefacenti e di armi). Fra le bande di guerriglieri di ventura si aggiravano anche alcuni gruppi di wahhabiti (fra di loro c'era il comandante arabo Qattab, divenuto in seguito stretto collaboratore di Basaev), chiamati spregiativamente i barbuti, legati a finanziamenti del fondamentalismo saudita (quindi percepiti come stranieri), armati fino ai denti ma non molto popolari e praticamente mai implicati in ruoli amministrativi. Maschadov per, decise di porre Basaev a capo del governo, neutralizzando un potente nemico interno e cercando di accontentare la classe dei comandanti; inoltre, introdusse la sharia per far contenti i mullah e puntava su buoni rapporti con El'cin per rendersi affidabile agli occhi dei russi; il presidente, cercando di mantenere molti rapporti, in realt concludeva poco e si piegava troppo (Derluguian, 2008, pp.24-25; Castellani, 2008, p.135; Grecki, 2002, p.69-70). Di l a poco, comunque, gli eventi, che egli non era pi in grado di controllare, presero una piega nuovamente tragica. Nel 1999 ebbero luogo a Mosca e in altre parti della Russia attentati dinamitardi, fra i quali i pi impressionanti rigaurdarono il crollo di alcuni edifici e l'esplosione di bombe nella metropolitana della capitale, atti che provocarono centinaia di morti e furono velocemente attribuiti al fondamentalismo islamico, senza che mai fossero presentate prove sufficienti a confermare tale teorema (tant' che si sospetta anche una possibile implicazione dell'FSB nei piani), in un'atmosfera di shock generale e vulnerabilit molto simile a quella che si verificher l'11 settembre 2001 in America (Benvenuti, 2008, pp.69-70; Ferrari, 2007, p.119). Inoltre Basaev, frustrato dalla sua occupazione governativa, decise di imbracciare nuovamente le armi proprio nell'agosto di quell'anno, quando guid insieme a Qattab un commando di miliziani all'attacco del Daghestan, nel farneticante tentativo di instaurare un califfato musulmano nel Caucaso Orientale. Appena una settimana dopo (16 agosto), a Mosca si insedi come capo del governo Vladimir Putin, che si decise presto per una nuova campagna militare in Cecenia, nell'intento di riportare l'ordine e la sovranit russa nella regione ed eliminare il fondamentalismo islamico (alcuni ipotizzano, in modo plausibile, che l'inizio del progetto dell'oleodotto Baku-Supsa in Subcaucasia, in ottica anti-russa, sia in realt stato il motivo scatenante della guerra, volendo riappropriarsi della conduttura Caspio-Cecenia-Russia Castellani, 2008, pp.138-139). Questa volta la maggioranza dei russi, ancora scioccata dai presunti attentati terroristici, diede piena fiducia alla guerra (Grecki, 2002, pp.7051

71; Benedetti, 2007, pp.99-100; Benvenuti, 2008, p.69). Rispetto al primo conflitto le operazioni belliche si svolsero in modo pi deciso e organizzato, ma anche molto pi cruento. Alla cacciata dei seguaci di Basaev dal Daghestan fece seguito una seconda fase in cui si bombardarono e occuparono la pianura e le citt pedemontane, come nel '94. La successiva, logorante, violenta guerriglia che ebbe luogo nell'impervia zona montuosa caus un brutale imbarbarimento del conflitto, con i boeviki della resistenza, da un lato, che giustiziavano senza piet i prigionieri russi, e i soldati federali, dall'altro, che iniziarono un alquanto illogico, crudele e inutile accanimento sulla popolazione, soprattutto nelle famigerate operazioni antiterrorismo nelle citt e nei villaggi, che diventavano spesso occasione di razzie, rapimenti (i russi impararono molto presto il gioco del sequestro a scopi estorsivi), violenze e omicidi. Si pu parlare, infatti, dal punto di vista russo, di una strategia monolitica e muscolare di violenza militare e chiusura politica: per quanto riguarda quest'ultimo atteggiamento, basti dire che il Cremlino non cerc mai il dialogo con nessuno dei rappresentanti ceceni (nemmeno con Maschadov, che era il pi moderato, nonch il presidente in carica), al fine di eliminare senza mezzi termini il fronte indipendentista, e trovare un nuovo capo locale completamente fedele a Mosca, anche fosse stato un incompetente. Questa figura fu individuata nella persona di Achmad-Chadi Kadyrov, ex muft dei ribelli, nonch personaggio dal passato controverso e dagli spiccati interessi per la finanza, ora favorevole a una riunificazione con la Russia; egli fu nominato Presidente della Repubblica. (Ferrari, 2007, pp.119-120; Politkovskaja, 2008, p.164) La popolazione civile, stremata per i soprusi subiti, accett l'autorit del nuovo capo di stato, mentre i ribelli, asserragliatisi sulle montagne, continuavano a resistere, ma iniziavano a manifestare delle fondamentali spaccature all'interno del fronte. Gli indipendentisti ceceni, a dire il vero, erano sempre stati divisi tra una fazione occidentalista, che si proponeva di conservare le tradizioni del popolo ceceno e si sentiva appartenente al mondo europeo (e il cui esponente principale fu senz'altro Maschadov) e una orientalista (in cui Basaev ebbe il ruolo di comando), di ispirazione wahhabita e araba, che intendeva instaurare uno stato teocratico islamico. Iniziavano, ora, ad affiorare tensioni, differenze di punti di vista anche fra i singoli comandanti dello stesso schieramento, col risultato che il fronte della resistenza si indebol di molto. Maschadov, negli ultimi anni (fu ucciso nel 2006, come Basaev), praticamente non si fece pi nemmeno udire dal popolo, che si sent da 52

lui abbandonato (Politkovskaja, 2003, pp.66-68). La frammentazione del fronte ceceno fu un fattore importante per la progressiva supremazia territoriale russa. Il processo di radicalizzazione violenta delle parti, comunque, non cess: i federali continuavano il loro programma di annientamento del nemico, intendendo con questo termine anche la popolazione inerme, che continuava a subire violenze indicibili nel silenzio della comunit internazionale; soprattutto dopo l'11 settembre 2001 Putin si avvicin all'Occidente nella cosiddetta lotta al terrorismo internazionale, presentando l'intervento in Cecenia come guerra al fondamentalismo islamico (vero , comunque, che esistevano dei legami fra Basaev e Al-Qaida), e condannando cos le parti in gioco nel conflitto a una manicheistica distinzione fra terroristi islamici e difensori della civilt nella presentazione dei media (Ferrari, 2007, p.120; Politkovskaja, 2003, 2008). Lo stesso presidente Kadyrov taceva sulle operazioni anti-terrorismo e sulle zaistki (in questo contesto traducibili come spedizioni punitive contro la popolazione). La radicalizzazzione dell'azione degli orientalisti si concretizz non pi nell'azione sul campo di battaglia, ma nell'organizzazione di scioccanti attentati di risposta a Mosca (Teatro Dubrovka, 2002) e a Beslan (2004), nei quali persero la vita centinaia di persone, terroristi compresi (Ferrari, 2007, p.120; Politkovskaja, 2003, 2006, 2007, 2008, passim). Nel 2004, in seguito alla morte di Kadyrov in un attentato, divenne presidente Alu Alchanov, anche se il potere reale pass nelle mani del figlio di Kadyrov, Ramzan, che divenne capo del governo (Politkovskaja, 22/05/06). Egli si circond di una brutale milizia privata (quelli che Anna Politkovskaja chiama con disprezzo kadyrovcy), che si inser progressivamente nei meccanismi delle operazioni speciali insieme all'esercito, fino a soppiantarlo. Infatti, sotto Ramzan Kadyrov si apr l'ultima fase, detta di cecenizzazione, del conflitto, in cui le milizie del presidente, e soprattutto i mercenari ceceni, iniziarono ad intervenire nelle operazioni belliche, seguendo per propositi di vendetta personale: la guerra inizi ad assomigliare piuttosto a una situazione di guerriglia fra le milizie governative e una terza forza di resistenza, composta semplicemente da persone che avevano subito violenze fra i familiari o i conoscenti, e che, in base all'adat, cercavano in tutti i modi la vendetta contro i kadyrovcy, i federali o, pi raramente, i boeviki, in un circolo vizioso, una spirale distruttiva di repressioni-vendette-repressioni (Ferrari, 2007, p.121; Politkovskaja, 14/11/06). Questa terza forza era decisamente pi imprevedibile 53

delle ormai sconfitte due fazioni indipendentiste, in quanto non agiva su basi politiche, n avendo altri scopi se non farsi giustizia da s (non credendo pi in una possibilit di indipendenza della Cecenia), n dava luogo a coordinamenti di grandi gruppi individuabili e duraturi. Curiosamente, i miliziani di questo movimento spontaneo venivano a volte impiegati dalle stesse odiate forze delle autorit, che li finanziavano (permettendogli cos l'acquisto di nuove armi) in cambio di favori come la protezione di convogli facenti parte di traffici illegali, o addirittura l'eliminazione di qualche esponente scomodo dei boeviki (sfruttando eventuali volont di regolamenti di conti). Eliminare qualcuno non per mano propria, ma per mezzo di un avversario terzo (cio questo anonimo esercito di vendicatori) certamente una tecnica pi sicura e comoda (Politkovskaja, 2008, pp.211-213). Questo graduale spostamento delle animosit verso uno sfogo intraetnico l'ultimo anello della catena della cecenizzazione del conflitto: finita la fase pi acuta, e sconfitti o dispersi gli indipendentisti, i russi poterono iniziare a impiegare sempre meno uomini in Cecenia, dove, nell'aprile del 2009, stata dichiarata finita la guerra, o il suo terminale regime di operazioni speciali (che continuano per in Inguscezia e Daghestan). La situazione politica della Repubblica si al momento stabilizzata, e l'economia in lenta ripresa, ma come testimoniano recenti attentati attribuibili ancora alla terza forza, deduciamo che la situazione della sicurezza interna ben lungi dal dichiararsi stabile (infatti sono state ritirate le truppe dell'esercito federale e quelle del Ministero degli Interni, ma restano in osservazione reparti dei servizi segreti e i federali ceceni), e che la politica di violenza indisturbata sulla popolazione ha lasciato segni profondi, che manterranno a lungo vivi sentimenti di odio e vendetta, tanto pi vivi in questo angolo del Caucaso (Comai, online, 26/08/08; Sgueglia, 17/04/09; Yukos, 18/04/09). Guardando indietro, si pu certamente affermare che almeno lo scopo delleradicazione di volont secessioniste stato perseguito con successo dalla politica putiniana. Restano i pesanti interrogativi umani sul come questo processo stato portato a termine, e non mi riferisco solo ai continui, insulsi e arbitrari soprusi sugli innocenti e alla complice indifferenza del Cremlino, ma anche ad un meccanismo pi complesso, oscuro e malato, che pure si avvaleva di crimini contro i cittadini comuni, ed ebbe inizio negli anni in cui latmosfera di guerra aperta si trasform in quella relativamente pi tranquilla di guerriglia, con gli indipendentisti nascosti nelle vallate scoscese, prima della fase di cecenizzazione. Si fece strada, in 54

questo periodo, lidea che la situazione di guerra poteva, se ben sfruttata, offrire delle ottime occasioni per arricchirsi: i soldati semplici chiedevano tangenti ai posti di blocco o semplicemente optavano per le razzie nelle zaistki, i generali che ricoprivano incarichi amministrativi spesso gonfiavano le richieste di fondi pubblici in termini di quantit di denaro necessario, facendone sparire una parte (questo anche su fondi destinati ad aiuti umanitari e pensioni), gli ufficiali si arricchivano con le richieste di riscatto di parenti (o cadaveri degli stessi) sequestrati, e, in generale, le promozioni dallalto volavano premiando pi azioni crudeli che di vero eroismo guerresco Ci si rese conto, in contrasto con la logica di guerra, che pi il manicomio ceceno proseguiva, pi si allontanava, volutamente, la fine del conflitto, e pi si poteva mangiare e spartirsi pezzi della torta (Politkovskaja, 2008, pp.189207). Questa occasione non venne colta solo dai federali, ma anche dalle organizzazioni malavitose, dagli stessi boeviki e, pi tardi, dai kadyrovcy. Si cre ben presto una situazione di connivenza criminale (e interetnica) fra schieramenti che, in realt, avrebbero dovuto essere acerrimi nemici sul campo di battaglia. Sotto lombrello protettivo dellesercito, prosperavano, ad esempio, lestrazione illegale di petrolio (effettuata con metodi spicci, deleteri per lambiente circostante Politkovskaja, 2008, pp.195-201) e il traffico di armi da una fazione allaltra e verso lesterno della repubblica. Si trattava di uneconomia sommersa e criminale, che non aveva niente a che vedere con le reciproche ostilit nelle operazioni belliche; cera una sorta di tacito accordo fra le parti per allungare i termini dello stato di guerra e poter spremere fino allultima goccia, indisturbati, questa gigantesca disponibilit di ricchezza. La conferma agghiacciante di tutto ci sta nei racconti di espisodi in cui, ad esempio, lesercito russo, ben sapendo che in un dato villaggio si era fermato un distaccamento di boeviki, non alzava un dito, salvo poi organizzare una spedizione punitiva (si legga: razzie e violenze) nei confronti degli abitanti dello stesso villaggio quando i miliziani se ne erano andati. Un altro esempio degli accordi fra parti teoricamente avverse rappresentato dalla appurata tendenza dei servizi segreti ad appoggiare gli orientalisti contro la fazione di Maschadov; in unottica di intelligence, normale, in molte guerre, cercare di esaltare le rivalit interne ad uno schieramento nemico per indebolirne la resistenza, ma, per ovvi motivi, si sceglie sempre di favorire la fazione maggioritaria nella lotta contro laltra, non certamente quella pi in difficolt e con pi scarsa popolarit sul territorio, come erano gli 55

orientalisti di Basaev (peraltro anche i pi pericolosi nelle azioni al di fuori della Cecenia). chiaro che in casi come questi si va verso il prolungamento indefinito del conflitto invece che verso una sua veloce risoluzione, ma, come abbiamo visto, la condizione di guerra continua si era rivelata molto vantaggiosa per le parti in gioco (Politkovskaja, 2003, pp.72-73). Tutto ci dur fino a quando non si pot pi sostenere questo teatrino e gli attori, arricchitisi a sufficienza, uscirono di scena (per essere comunque sostituiti, nel processo di cecenizzazione, dalle bande criminali di Kadyrov). Viene da chiedersi quanto tempo in meno avrebbe richiesto questa guerra per essere risolta, non fosse stato per questi subdoli giochi micro-strategici, e, soprattutto, viene da chiedersi quante vite umane avrebbero potuto essere risparmiate.

2.5 Daghestan
La vasta e complessa Repubblica del Daghestan rappresenta un soggetto particolare anche rispetto alle repubbliche nord-caucasiche. Grecki, parlando del Daghestan, ne fa unefficace sintesi quando dice Se il Caucaso il crogiolo del mondo, il Daghestan il crogiolo del Caucaso (Grecki, 2002, p. 23). Si tratta di una regione in cui si parlano circa trenta lingue, nonostante le etnie dotate di passaporto (cio con una nazionalit diversa da quella russa segnata sul passaporto) siano quattordici. Come altrove, la politica di riconoscimento delle etnie dipesa dalle scelte fatte dal Partito in epoca sovietica, il quale, dopo accesi dibattimenti (pi che legittimi nel caso daghestano), stabil il numero di etnie nazionali, vale a dire maggioritarie, che disponevano di programmi scolastici e culturali propri (cosa che, nel loro caso, facilit una maggiore salvaguardia della lingua e delle tradizioni e la formazione di lite culturali nazionali). Le etnie maggioritarie occupavano le pi alte cariche politiche nella particolare struttura di governo della Repubblica, il Consiglio di Stato (simile ad una presidenza collettiva), disponendosi secondo taciti accordi (esemplificando, i lesghi potevano avere il diritto prenotato ad occupare un tale ministero, i cumucchi un altro, gli vari la poltrona di primo segretario, e cos via). Le etnie minori, ovviamente, si dovevano accontentare della suddivisione delle amministrazioni distrettuali. In modo paritetico, quando, al crollo dellUnione, si

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manifest una prevedibile miriade di nazionalismi diversi ma impetuosissimi, i movimenti delle etnie maggiori accamparono megalomani diritti di egemonia politica sul Daghestan intero, quelli minori rivolgevano lattenzione a contenziosi locali, mentre significativo il fatto che le pretese dei nazionalisti russi daghestani (non certo in minoranza nellarea) fossero rivolte al semplice mantenimento dei propri confini stabiliti (Grecki, 2002, pp.23-24). Nella prima met degli anni 90, sparatorie ed esplosioni echeggiavano in tutta la repubblica, ma i tentativi di instaurare il predominio di una etnia sulle altre, o di costituire singoli staterelli etnici, si rivelarono vani in partenza: nessuno disponeva anche solo dei numeri in percentuale per imporre la propria leadership. Si accantonarono quindi i progetti di predominio o costituzione di stati indipendenti e si torn a ragionare per una spartizione del potere e delle ricchezze in comune, secondo lidea del paradosso daghestano, ovvero il fatto che leccessivo frazionamento poteva, seguendo accordi ben chiari, produrre una forte unit. Cos fu, ma le vere strutture di potere decisionale passarono dalla sede del Consiglio di Stato alle varie mafie etniche, che si suddivisero democraticamente i vari business della Repubblica (la pesca, lallevamento di caviale, lestrazione di gas e petrolio, lamministrazione burocratica). Va da s che il Daghestan un paese in cui le organizzazioni malavitose, ricchissime, dettano legge appoggiandosi alla politica con lo strumento della corruzione, mentre la popolazione, rimasta fuori dai circoli produttivi rimasta a livelli di povert incredibili. I politici fanno il bello e il cattivo tempo, disponendo di unimmunit parlamentare che li difende dalle accuse di corruzione, fenomeno dilagante, il cui simbolo stato, per circa quindici anni, il vecchio presidente Magomedali Magomedov, proveniente dalla nomenklatura sovietica, cos come il suo sostituto (in carica dal 2006), Muchu Aliev, designato direttamente da Putin (Grecki, 2002, pp.24-25) Forse, proprio per questa continuit di esperienza di una leadership di tipo sovietico (assente nelle altre repubbliche Ferrari, 2007, p.117), memore dei tempi della concordia politica, unita al fatto di non aver subito, nellepoca dellURSS, tragedie come quella della deportazione (che non colp le etnie daghestane), il paese ha saputo restare in una condizione di insospettabile tranquillit per molti di questi anni, ricalcando gli equilibri passati; certo, la legalit e la trasparenza politica sono, qui, concetti percepiti in modo relativo, ma la cosa non sembra affatto aver preoccupato il Cremlino, che, occupato comera nella crisi cecena, poteva solo 57

ringraziare di avere, nel Caucaso Meridionale, una repubblica stabile, fedele (per limpossibilit di costituire, nella frammentazione etnica, una seria resistenza, e anche per la cruciale dipendenza economica dalla Russia Ferrari, 2007, p.117), una repubblica che criticava i separatismi e lavava i panni sporchi in casa, rapidamente e senza rumori (le rare volte in cui casi di corruzione eclatante vennero esaminati in tribunale, si procedette sempre a rinvii o archiviazioni) (Grecki, 2002, pp.24-25). Quando il Daghestan fu invaso dal reparto islamico di Basaev e Qattab nel 99, il paese diede unaltra prova di lealt schierandosi, nelle due settimane dei combattimenti, decisamente contro gli invasori (sicuramente anche per paura di far sprofondare nel caos la repubblica, come era avvenuto in Cecenia) (Ferrari, 2007, p.117). Eppure, nonostante la maggior parte della popolazione resti a favore dello status quo amministrativo (fedelt alla Russia e a Putin) e religioso (lidentit islamica di matrice sufi molto forte e radicata, grazie alla predicazione delle confraternite anche in epoca sovietica Ferrari, 2007, p.117), proprio in questi ultimi anni che si segnala un aumento della tensione nel paese, dovuto ad una limitata ma problematica diffusione dellislamismo wahhabita. Oltre alle tensioni fra le due confessioni islamiche, si registra in questi anni, in particolare dal 2004 ad oggi, una crescente serie di attacchi in stile guerriglia e attentati dinamitardi ai danni dei militari russi, presenti in Daghestan nelle tre basi militari di Budnnovsk, Kaspijsk e Bujnaksk (Kendal, online). La strategia delle tensioni sembra puntare a risvegliare un certo antirussismo fra i musulmani tradizionali (antirussismo che, di fondo, sempre esistito, pi che altro in guisa di una diversa percezione culturale di s, dovuta alla disobbedienza secolare, ma sicuramente non con lintenzione di scardinare la dipendenza attuale da Mosca); peraltro, sembrano provate infiltrazioni fra le fila dei wahhabiti di esponenti dello jihadismo internazionale, probabilmente memori del tentativo di Basaev di instaurare un califfato islamico del Caucaso Orientale e, nel passato remoto, della poderosa ribellione muridica e dei continui tentativi di ribellione al potere nella regione, durati fino alla Seconda Guerra Mondiale (Kendal, online). Le conseguenti preoccupazioni del Cremlino hanno imposto anche qui la realt delle operazioni antiterrorismo, che potrebbero rivelarsi, come altrove, unarma a doppio taglio nei confronti della popolazione innocente. La situazione si complica ulteriormente col recente manifestarsi di violenze attribuibili anche alle mafie etniche, nonch un pericoloso aumento della repressione nei confronti di chi (attivisti, giornalisti, musulmani moderati) vuole evidenziare e 58

criticare la corruzione e i legami mafiosi nella politica o le intolleranti idee dellislamismo wahhabita (Comai, online, 4/12/08). Nel nominare Muchu Aliev presidente del Daghestan, Vladimir Putin gli ha affidato la missione di controllare la possibile insorgenza del fondamentalismo islamico e di riportare stabilit nella repubblica14, in un incerto momento storico, in cui alcune forze sembrano voler suggerire una seconda volta tendenze centrifughe, e in unarea dal passato infuocato, ma che negli ultimi quindici anni si tenuta miracolosamente in piedi senza le tensioni e le catastrofi viste in altre repubbliche nord-caucasiche.

3. Anna Politkovskaja: testimonianze dirette di vita nel Caucaso Settentrionale


Io osservo semplicemente ci che accade nel momento che passa, e racconto di ci che vedo (Anna Politkovskaja)

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3.1 Anna Politkovskaja: nota biografica1


Anna Stepanovna Mazepa (Politkovskij il cognome del marito) nasce a New York il 30 agosto 1958, da genitori ucraini che lavorano allONU in qualit di diplomatici. Studia giornalismo allUniversit di Mosca, laureandosi con una tesi su Marina Cvetaeva. Inizia la carriera di giornalista alla testata moscovita Izvestija, nel 1982; dal 1993 al 99 lavora per la Obaja Gazeta, collaborando anche con radio e tv. Dal 99 al 2006, anno della sua tragica morte, corrispondente per il Caucaso Settentrionale (e soprattutto per la Cecenia) della Novaja Gazeta, una testata di orientamento liberale e democratico, ritenuta fra le pi indipendenti (meglio, fra le poche indipendenti) del panorama giornalistico russo. qui che Anna acquista la fama, anche a livello internazionale, di giornalista spavalda e risoluta nel denunciare i vari angoli dinferno (per usare unespressione di uno dei suoi libri) della Russia putiniana, descrivendo minuziosamente, sino allangoscia, gli orrori e le ipocrisie della guerra in Cecenia, dei massacri al Teatro Dubrovka (evento a cui partecipa in qualit di mediatrice, come sempre in prima linea quando si trattava di salvare vite umane) e nella scuola di Beslan (dove non pu essere presente per un tentativo di avvelenamento avvenuto in aereo). Proprio per questa sua volont di raccontare a tutti i costi ci che a molti suoi concittadini sembra irraccontabile (forse per un riflesso della passata - ma non troppo - condizione di sottomissione al potere da homo sovieticus, pi spesso per motivi meramente politici) Anna, lasciata pressoch sola nella sua missione, rischia pi volte la vita (oltre al gi citato avvelenamento, subisce lesperienza della tortura, si deve rifugiare allestero, nel 2001, per minacce di morte, che si ripetono pi avanti da parte di Ramzan Kadyrov, il quale giunge a giurare pubblicamente di ucciderla), ma nonostante ci continua indomita a presenziare nelle zone calde del Caucaso russo, prestando, dove pu, aiuto a chi lasciato ancor pi da solo e in difficolt di lei. Questa sua caparbiet al servizio della verit, pi umana che giornalistica, le costa infine la vita, il 7 ottobre 2006, quando viene uccisa a colpi darma da fuoco nellascensore di casa. Il processo per Anna viene palesemente intralciato dalle autorit, e finora le indagini non sono arrivate a concludere nulla di concreto, nonostante i sospetti, pi che logici, cadano sullentourage di Kadyrov (la
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Per questa parte ho attinto alle varie biografie della giornalista presenti nei suoi libri, e a questi materiali: Sgueglia, 18/11/08; Sergeev, online, 21/11/08; Di Pasquale, online; Chi non amava Anna Politkovskaja, online, 9/10/06

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giornalista, peraltro, stava scrivendo un articolo sulla pratica della tortura in Cecenia da parte delle milizie governative), fedele vassallo di Putin, per il quale, pure, limplacabile Politkovskaja rappresentava una dolorosa spina nel fianco per la propria reputazione democratica. Anna, vincitrice di molti premi per la libert di stampa, apparteneva a quelllite liberale che si afferm in Russia al tempo della perestrojka e della caduta dellURSS, che aveva come valori massimi lapplicazione della democrazia e dei diritti umani, forse perdendo, a volte, il contatto con la dura realt della Russia contemporanea, ma portando avanti una battaglia pi che nobile: per orribile, bestiale che sia il periodo in cui ci troviamo, questo non giustifica mai, agli occhi di Anna, la nostra trasformazione, il nostro adattamento allo stesso ruolo di bestie. Questa la Politkovskaja che ha impressionato il pubblico internazionale. Io ho sentito il bisogno, nella scelta degli articoli da tradurre, di evidenziare un tratto meno evidente del suo giornalismo: quello di acuta osservatrice della societ e della politica del suo tempo, cos come spesso traspare, in sordina, dai suoi numerosi articoli e libri.

3.2 Articoli tradotti


Gli articoli scelti per la traduzione sono tutti inediti; i testi originali provengono dal ricco archivio online dei lavori di Anna Politkovskaja per Novaja Gazeta, e sono qui consultabili: http://politkovskaya.novayagazeta.ru/pub/pub.shtml. Voglia di un pezzo di patria la traduzione di , articolo del 13/02/06; L dove si ruba scoppia la protesta stato tradotto da , , del 31/03/05; L'El'brus sta pi in alto della costituzione, da , 20/07/06; infine, L'intera Cecenia nelle mani di una famiglia la traduzione di , pubblicato nel 9/06/05.

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VOGLIA DI UN PEZZO DI PATRIA


In Daghestan non si vuole applicare la legge sulla riabilitazione dei popoli deportati. Nonostante la Corte Costituzionale abbia recentemente ribadito, ancora una volta, che lo stato deve restituire le case e le terre requisite nel 44

La casa di Roza Roza Ibragimovna Umaeva, nata nel 1924, morta un anno fa. difficile definire facile la sua vita, persino se la si paragona a coloro che nacquero nellURSS in quello stesso 24. Nel 37 a Roza fu attribuito lo status di Membro della Famiglia 62

di un Traditore della Patria1; suo padre Ibragim Umaev mor fucilato su disposizione della trojka2 (poi riabilitato negli anni '60). A vent'anni, Roza aggiunse al suo stato di figlia di suo padre, lesa nei propri diritti, anche il titolo di trasferita speciale: fu deportata il 23 febbraio del 1944 come cecena. In quel giorno, al grido di Grazie, Stalin!, l'NKVD3 sfratt non solo ceceni e ingusci dalla Ceceno-Inguscezia, ma anche ceceno-akkini4 dal Daghestan. Dal 1959 Roza ha provato a riprendersi la casa a Chasavjurt, la casa che apparteneva ai suoi genitori, ai tre fratelli e a lei stessa, in via Ordonikidze, al numero 142 (al tempo 106). Ledificio fu sequestrato come propriet dello stato nel 44, e dato in seguito ad unaltra famiglia, non nemica del popolo. Pass del tempo, Roza si trasfer a Groznyj, ma comunque non smise di battersi per la restituzione di questo fazzoletto di terra e dei vecchi muri; i ceceni sono fatti cos. La gente che si era stabilita nella casa si rifiutava di obbedire spontaneamente alla legge sulla riabilitazione dei popoli deportati. Il 20 dicembre del 1999 il Tribunale Cittadino di Chasavjurt e, poi, la Corte Suprema del Daghestan hanno rifiutato a Roza Ibragimovna la confisca dellabitazione a proprietari estranei illegalicon riferimento alle deportazioni politiche. La motivazione era pi che strana. I riabilitati hanno perso il diritto alle proprie case per due ragioni. In primo luogo, nel 68 nella loro abitazione furono eseguite delle riparazioni generali. A spese dello stato. Si potrebbe pensare, non ha lo stesso stato privato la famiglia Umaev prima del padre, poi della casa e dei diritti, spedendoli in mezzo alla nuda steppa dellAsia Centrale, in condizioni disumane? Seconda ragione del rifiuto: ci sarebbe stata una privatizzazione della casa da parte di persone mandate l dopo il 44, e questo rende la restituzione impossibile Anche questa scusa non regge alle critiche: la privatizzazione ha raggiunto la casa
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len Semi Izmennika Rodiny: per i figli dei nemici della patria Stalin cre colonie speciali, e ide una legge secondo la quale si potevano arrestare e processare anche ragazzini dai 12 anni in su. 2 Negli anni del Grande Terrore (1937-38) furono create le Operativnye Trojki (Trojki Operative), atte a reprimere elementi antisovietici (primo grado: fucilazione; secondo grado: deportazione in un lager per un periodo dagli otto ai dieci anni). Il nome deriva dallorganizzazione a tre dellunit: il direttore era lufficiale locale dellNKVD, e gli altri due membri il procuratore locale e il segretario locale del comitato VKP (Partito Comunista Pansovietico). 3 Narodnyj Kommissariat Vnutrennych Del: Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, organo politico sovietico con diramazioni poliziesco-militari (ad es. la eka), che si occupava di svariati affari di stato. 4 Si veda la Nota alla fine dellarticolo.

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paterna di Roza nel 98, quando la legge sui riabilitati era gi in vigore, e non permetteva tale atto Alla fine, nonna Roza si rivolta a Strasburgo, al Tribunale Europeo per i diritti delluomo. Non ha visto da viva la risposta secondo cui la causa Umaeva contro la Federazione Russa sarebbe stata sicuramente presa in esame. Quanti di questi deportati sono morti, senza cos realizzare il desiderio delle madri e dei padri che scomparvero nei lager e nelle deportazioni straordinarie..? I ceceno-akkini oggi sono sicuri: le autorit del Daghestan non vogliono la loro piena reintegrazione nei diritti, continuano a considerarli deportati per assunzione di manodopera organizzata. E come pensare altrimenti? Dal 91 agli akkini sono state restituite 10 case e 29 lotti, in tutto. Tra laltro, la maggior parte dei beni restituiti sono stati, nei fatti, riscattati da loro stessi Naturalmente, il problema della restituzione delle abitazioni molto complesso; ostacolato da un altro: dove mettere i trasferiti con la forza, quelli che, ormai, hanno vissuto nelle case degli akkini per decenni? Nel 1993 in Daghestan uscita la famosa delibera governativa n28, secondo la quale stato stabilito di spostare i lachi (popolazione caucasica del Daghestan, n.d.t.) del circondario di Novolakskij su nuovi terreni, e quindi di rimandare gli akkini nelle loro case, peraltro, con un principio ben preciso: il numero di nuove case costruite in futuro per i lachi doveva corrispondere a quello delle vecchie ricevute in futuro dai ceceni. Una per ciascuno. Si stavano per spostare 9 villaggi (costruire 9 centri abitati in una nuova localit) e 3300 strutture. La realizzazione del programma era prevista per il 96 Ecco il totale: dopo 12 anni (dal 93) in nuove localit sono state costruite 580 abitazioni (per 1500 persone). E restituite 10 Auch A Chasavjurt si pu fare la seguente scoperta: Auch vivo, anche se non c. Pi Auch, cancellato dalle carte nel 44, resta assente, pi duramente le autorit si oppongono alla ricostruzione del quartiere, e pi diventa forte la memoria della gente, e pi ancora esiste Auch Cos come gli anziani, sopravvissuti alla deportazione, si alzano la mattina con la speranza della ricostruzione di Auch, anche i giovani, per i quali esso rappresenta una leggenda, parlano dellassoluta necessit di lottare per ci che loro non hanno mai visto, ma solo sentito. Quando fu emanata la legge del 91, il governo del Daghestan cre due 64

comitati organizzativi per la riabilitazione. Quello laco e quello ceceno5. Il primo comitato era responsabile del trasferimento dei lachi (e dei rappresentanti di altre nazionalit) su nuove terre dal circondario di Novolakskij, realizzato al posto di quello di Auch dopo lo sgombero. Il secondo comitato si occupava di restituire le case ai ceceni e ripristinare il soppresso circondario di Auch. Per il comitato laco le autorit hanno fatto ogni cosa: hanno stanziato denaro dal budget per gli edifici su nuovi terreni, e sebbene esso sia stato in gran parte sprecato, sono comunque comparse 580 case, delle strade, condutture idriche, canali, scuole, ospedali. Il comitato ceceno, come hanno scritto i suoi membri lanno scorso a Putin, al Cremlino, ha ricevuto il diritto di registarsi nel foglio paga per una durata di 14 anni. Il quartiere Novolakskij non diventato Auch. Il villaggio di Leninaul non tornato ad essere Akta-auch (il nome prima del 44), come avevano chiesto gli akkini. A Kalininaul non hanno ridato il tradizionale nome Jurt-auch Vi ricordo che sono state restituite solo 10 abitazioni Fra i funzionari del circondario praticamente non figurano ceceni Certo, la legge del 91 invitava il potere esecutivo a stabilire un cosiddetto periodo di transizione ovviamente, non tutto subito, ed era una cosa saggia. Ma in realt successo il contrario. Inoltre, la prudenza consigliata stata semplicemente sostituita da nuove deportazioni. Non c, fra le etnie daghestane, negli ultimi anni, maggior numero di persone rapite e portate via, chiss dove, come fra gli akkini Il secondo comitato organizzativo ha scritto, recentemente, tonnellate di appelli; le lettere a Putin, a Fradkov e Gryzlov 6 sono ritenuti i principali: Chiediamo di rispettare le leggi e controllare la loro attuazione. E di mandare in Daghestan una commissione dinchiesta su come viene qui condotta la riabilitazione territoriale Enon successo niente, unaltra volta. Sono giunte risposte, ma ancora una volta tutto rimasto cos. Non c alcuna prospettiva per una riabilitazione territoriale di Auch e della sua gente nemmeno un accenno. Lattuazione della legge del 91
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Nel testo originale mi sono imbattuto in quello che ritengo un errore di distrazione, un inversione logica, da parte dellAutrice: in questa frase c in realt scritto eenskij i lakskij, non viceversa, e quindi si usa, nelle frasi seguenti, pervyj in riferimento al comitato ceceno, e vtoroj a quello laco. Nel contesto ci non avrebbe senso (ovviamente i lachi si occupavano dei lachi e i ceceni dei ceceni), pertanto ho sentito il bisogno di correggere, invertendo io stesso nella traduzione. 6 Michail Fradkov e Boris Gryzlov, uomini di spicco della scena politica russa, con presenze in vari ruoli alle spalle. Al tempo dellarticolo Fradkov ricopriva la carica di Primo Ministro, Gryzlov era il segretario di Russia Unita, il partito di Putin.

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delle autorit del Daghestan stata trasformata in una farsa, facendo ovviamente affidamento sul sostegno da parte delle autorit supreme russe. Oltre a questo, si teme che questa legge finir per essere gettata nellimmondezzaio della politica. Come ricordiamo, un tentativo analogo si verific nella seconda met del 2005, quando il Parlamento dellOssezia Settentrionale-Alania (una repubblica, a dir poco, collega dellufficiale Daghestan quanto a malcontento per la legge del 91), dopo essersi assicurato il consenso del presidente Putin, rivolse una conseguente interpellanza alla Corte Costituzionale della Federazione Russa per il riconoscimento di incostituzionalit della legge Sulla riabilitazione delle etnie deportate. Lorrore dellabolizione della riabilitazione ha aleggiato nellaria per qualche mese; era tremendo persino pensare alle conseguenze di una tale decisione. Tanto pi che la Corte ha convocato una seduta su questo tema, a porte chiuse, e l dove c un segreto, nel nostro paese, aspettati una fregatura. Ora, a dire il vero, il pericolo stato scongiurato. La Corte ha recentemente emanato una delibera: la legge costituzionale. Quindi, significa che va applicata. Lattentato contro di essa non passato, il tentativo dei popoli non deportati di mettere nuovamente con le spalle al muro i deportati non riuscito. Che questo riesca a smuovere il famoso problema del distretto Prigorodnyj in Ossezia Settentrionale? Il problema di Auch in Daghestan? Quello di passare da una riabilitazione formale ad una che sia di fatto? I nipoti adulti di Roza Ibragimovna Umaeva vivono a Chasavjurt. Attendono la possibilit che si avveri la sua ultima volont. Non si deve farli aspettare a lungo e penosamente. Una tragedia che si protrae per decenni sotto gli occhi di uno stato che attua repressioni una politica da vicolo cieco. Un piccolo promemoria: quando, allinizio degli anni 90, la Cecenia inizi a scaldarsi, su un unico punto lopposizione incontr un successo incondizionato. Sul fatto che bisognava organizzare la vita in modo che la deportazione non si ripetesse pi: il 44 sbuc da dietro langolo e proprio in quel momento cement la nazione contro quelli che avevano un tempo sfrattato altri. Vale la pena di ricordarlo. E di non rifare stupidaggini. Di non risvegliare il peggio. Di non provocare lo scontro fra i popoli.

Anna Politkovskaja, corrispondente della Novaja 66

Chasavjurt, Daghestan

Nota I ceceno-akkini sono ceceni che vivono nel territorio del Daghestan (nei distretti di Chasavjurt, Babajurt, Novolakskij e Kazbek) e che parlano una lingua a met fra il ceceno e linguscio ufficiali. Akkino deriva dalla parola Akki o Auch, lantica denominazione delle terre fra i fiumi Terek e Sulak, dove vivevano gli antenati degli akkini, ancora allinizio del dopo Cristo. Alla fine della Guerra del Caucaso del XIX secolo il territorio di Akki (o Auch) fu incluso nella regione del Terek col nome di distretto di Chasavjurt che, nel 1921, con la suddivisione amministrativa sovietica, rientr a far parte dellallora neonata Repubblica del Daghestan. Nel 1943, fu persino creato un circondario di Auch in Daghestan, come per favorire una sistemazione compatta dei cecenoakkini; senonch il 23 febbraio 1944 furono spediti, in modo compatto, in Asia Centrale (di 37 mila deportati ceceno-akkini 20 mila perirono nellesilio). Nel giugno del 1944 il distretto di Auch fu ribattezzato Novolakskij e una parte dei suoi centri abitati fu unita a quello di Kazbek. Quindi assunsero nomi nuovi tutti i villaggi dai quali erano stati sloggiati gli akkini. Vi furono trasferiti a forza lachi e avari dagli aul (villaggio nel Caucaso e in Asia Centrale, n.d.t.) di montagna. Alla fine degli anni 50, dopo il XX congresso del PCUS (la denuncia del culto di Stalin, dalla quale proprio ora, a febbraio del 2006, sono trascorsi cinquantanni), si permise ai deportati di tornare a casa. Parte di essi allora ottenne anche la riabilitazione territoriale. Per i ceceni e gli ingusci, ad esempio, nel 1957 fu ricreata la ASSR (Avtonomnaja Sovetskaja Socialistieskaja Respublika: Repubblica Socialista Sovietica Autonoma, n.d.t.) della Ceceno-Inguscezia. Nel 1958, anche ai cecenoakkini fu consentito di tornare nel Caucaso, ma in qualit di deportati per assunzione di manodopera organizzata (secondo la comune delibera del governo nei documenti direttivi). Quelli che provarono comunque a stare autonomamente nei loro villaggi primigenii, per 10-15 anni non poterono ricevere la registrazione di domicilio. Solo verso l'inizio del 1990 la maggioranza degli akkini ricevette la riabilitazione politica (riabilitazione significava che il Ministero degli Interni 67

aveva dato loro i relativi certificati). E il 26 aprile 1991 fu creata una delle pi oneste e democratiche leggi dei tempi nuovi: Sulla riabilitazione dei popoli deportati, che stabil il concetto di riabilitazione territoriale (art. 3 e 6: la riabilitazione territoriale delle etnie deportate prevedela restaurazione delle frontiere etno-territoriali che esistevano prima del forzato cambiamento anticostituzionale).

13.02.2006

LA DOVE SI RUBA SCOPPIA LA PROTESTA


La polizia spiega come in Inguscezia spariscono milioni dal bilancio

possibile vedere in Russia uno scenario kirghiso1? Ora questa domanda, anche non fosse sulla bocca di nessuno, sicuramente ronza nel cervello. E le risposte sono analoghe: dove si ruba, significa che permesso. Il 28 marzo in Inguscezia stato impedito il comizio dellopposizione: da molto tempo si cercava di sopprimere il tentativo di organizzarlo. Le persone che avevano deciso di fare il comizio, cos, non sono nemmeno arrivate al luogo in cui si sarebbe dovuto svolgere: tutto stato bloccato. Le ragioni di questo secco no da parte delle autorit stanno negli slogan politici. Lopposizione esigeva le dimissioni immediate del presidente Murat Zjazikov e la restituzione allInguscezia del distretto Prigorodnyj, in Ossezia Settentrionale. In risposta il presidente Zjazikov ha mandato
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Ci si riferisce ai recenti sconvolgimenti in Kirghizistan (aprile 2005), dove il presidente Akaev stato costretto a fuggire allestero in seguito a massicce e violente proteste contro presunti brogli nelle ultime elezioni per il parlamento.

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sul luogo del comizio cos tanti blindati e forze armate, che gli esponenti dellopposizione hanno finito per essere molto meno numerosi delle persone armate: uno spettacolo davvero strano. Nelle ore seguenti, il presidente Zjazikov ha ulteriormente aggravato la situazione: ha iniziato a rilasciare interviste cos strane, che risultato evidente che aveva molta paura. Ma di cosa? Un po di tempo prima dei fatti del 28 marzo, alla redazione sono pervenuti dei documenti ufficiali riguardanti i bagordi dei burocrati in Inguscezia, ossia i verbali delle verifiche delle strutture del potere esecutivo relative agli adempimenti di bilancio della repubblica e allutilizzo mirato dei finanziamenti federali. A condurre le verifiche stata la Direzione Generale del Ministero degli Interni nel Circondario Federale Meridionale2 coadiuvata dai collaboratori del dipartimento di controllo dellapparato con a capo il rappresentante del presidente della Federazione Russa nel Circondario Meridionale. Il periodo in cui sono state effettuate le ispezioni quello della presidenza di Murat Zjazikov: dal 2002 al primo semestre del 2004. La data di attuazione del documento, il 2 novembre 2004. Il numero dato dalla Direzione Generale, il 425. La firma, quella del primo vicecapo del Direzione, capo dellUfficio per le Indagini Operative in materia di reati economici e fiscali, il generale-luogotenente della polizia Valerij Napalkov. Non si pu non fidarsi. Leggere queste carte avendo sullo sfondo le nervose dichiarazioni del presidente Zjazikov fatte a partire dal 28 marzo, sproporzionate rispetto alle dimensioni del comizio dellopposizione, porta a delle riflessioni; non forse questo che Murat Zjazikov teme tanto? Il fatto che possa saltar fuori la corruzione dei suoi burocrati? Veniamo alle cifre. La somma dellutilizzo non mirato dei finanziamenti federali quantificata in 3,9 milioni di rubli, di cui 2,8 milioni nel 2003 e 1,1 milioni nel primo semestre del 2004 Nellanno 2003 e nel primo semestre del 2004 sono state accertate infrazioni finanziarie per un totale di 181,4 milioni di rubli. Nel totale delle infrazioni i finanziamenti federali ammontano a 72,5 milioni di rubli, ovvero il 40% dello stesso totale. Si noti che la minuscola Inguscezia persino pi piccola della vicina Cecenia.
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Uno dei 7 super-soggetti federali introdotti nella riforma amministrativo-territoriale del governo Putin: include il Caucaso russo e le steppe meridionali del Don e del Volga.

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Come si sono accumulati questi milioni? Alcuni meccanismi si iniziano a capire dal documento firmato dal generale-luogotenente Napalkov. Come noto, in Inguscezia esistono alcune questioni scottanti. La sistemazione dei profughi (peraltro si tratta di profughi giunti in diverse ondate); ledilizia per i cittadini bisognosi della repubblica, principalmente per quelli che hanno perso la casa dopo lalluvione del 2002; il petrolio di Malgobek come principale fonte di ricchezza della repubblica, al cui controllo tutti i membri delle alte sfere locali hanno aspirato e aspirano; infine, lagricoltura, della cui ripresa va tanto fiero Murat Zjazikov. Petrolio e alloggi Senza la necessaria garanzia da parte del governo della repubblica stato illegalmente assegnato credito dal bilancio alla Inguneftegazprom SpA nella misura di 30 milioni di rubli. Di questa stessa cifra, senza lintroduzione di cambiamenti alla legge sul bilancio, stato decurtato il tetto dei sussidi abitativi anagrafici. Certo, la Inguneftegazprom la principale impresa della repubblica. Ed comprensibile che il presidente Zjazikov desideri intensamente avere buoni rapporti con questa SpA, la cui organizzazione il sostegno delle autorit. Ma questo sostegno si rivelato troppo caro per la gente che sta in Inguscezia. La situazione degli alloggi il punto pi dolente di tutto il paese, tuttavia lInguscezia fa eccezione persino nel nostro paese. Qui si consuma la pi acuta crisi delle abitazioni, in presenza di migliaia di profughi, e tagliare proprio alla voce sussidi abitativi anagrafici a favore del petrolio la cosa pi sciagurata che si potesse anche solo pensare. Eppure lhanno pensata. Nel 2003 alla Inguneftegazprom SpA sono stati assegnati 27 milioni di rubli in qualit di fondi per la realizzazione di un programma di stabilizzazione e potenziamento del complesso petrolifero della Repubblica dInguscezia per il 2003. Di questi sono stati restituiti osservando le scadenze solamente 10,5 milioni di rubli, e la restituzione degli altri stata prorogata. Tra laltro, secondo i dati statistici, lestrazione del petrolio diminuisce ogni anno stato stabilito che limpresa Inguneftegazprom SpA dal 2002 esegue estrazioni di petrolio senza licenza, non dichiara nelle registrazioni leffettiva quantit di petrolio estratto. E tutto questo grazie a un credito prorogato? In unarea superfinanziata? 70

Converrete con me, si tratta di una politica economica sui generis. Il 15/08/2003 la Inguneftegazprom SpA, dietro garanzia della Repubblica dInguscezia, ha stipulato un contratto con unimpresa norvegese (segue il nome dellimpresa, n.d.A.) per la fornitura di tecnologie per incrementare lestrazione petrolifera. La Inguneftegazprom SpA, per il lavoro eseguito, doveva trasferire finanziamenti ricevuti dal bilancio per una somma di 775 dollari USA sul conto corrente dellimpresa. Il denaro stato trasferito per mezzo di due mandati di pagamento (del 19/12/03 e del 10/03/04), ma le condizioni contrattuali non sono state rispettate. Nellinsieme, in conseguenza degli abusi di gestione della Inguneftegazprom SpA sono stati provocati danni materiali allimpresa e allo stato per un ammontare di pi di 25 milioni di rubli allimpresa e allo stato il reato, riguardante le parti 2, punto b, articolo 171, pt. 2, p. b, art. 199, pt. 1, art. 201 del Codice Penale della Federazione Russa, stato denunciato dalla procura della repubblica nel corso di una recente verifica (il 5/10/2004). (Le cause sono state congelate, vengono palesemente trattenute allinterno della procura, n.d.A.). Nel Territorio Federale Meridionale, come negli altri, esiste un programma federale mirato, Il Sud della Russia. Nel 2003, secondo questo programma, per la costruzione di diversi impianti lInguscezia ha ricevuto 479,2 milioni di rubli. Nei fatti sono stati destinati alla costruzione degli impianti 320,5 milioni di rubli. Cio il 70% circa dei fondi. Dov il rimanente 30%? Non si riusciti a scovarne traccia. Lagricoltura Sono stati osservati casi di emissione di un nuovo credito in presenza di debiti di restituzione. Da parte del Ministero delle Finanze della Repubblica dInguscezia sono stati stanziati fondi al Ministero dellAgricoltura e dei Beni Alimentari, nella fattispecie 119 milioni di rubli; di questi ne sono stati restituiti 14,7 milioni stata ignorata la possibilit di acquistare tecnologie agricole per mezzo di un leasing, che prevedeva un versamento iniziale del 20% del valore del leasing. A maggio del 2003 il Ministero dellAgricoltura e dei Beni Alimentari della Repubblica dInguscezia ha indirizzato una lettera al ministro dellAgricoltura della Federazione Russa, A.V. Gordeev, con la richiesta di incaricare la Rosagrolizing SpA di acquistare presso i fornitori trebbiatrici Chersonec-200 nel numero di 20 unit. Ma senza aspettare risposta dalla Rosagrolizing, il Ministero, in assenza di fondi di 71

bilancio, ha acquistato 13 trebbiatrici mediante accredito diretto di 20,9 milioni di rubli dalla Novaja lizingovaja kompanija, SRL di Mosca. La suddetta somma si compone di: 3,2 milioni di rubli come proventi dalla produzione di zucchero, accrediti diretti di 9 milioni dal fondo della repubblica sul conto della Banca AzionarioCommerciale Sojuzobemabank, e di 8,6 milioni dai fondi ricevuti precedentemente e per altri fini dal conto della Cassa di Risparmio di Nazran' . Come potete indovinare, il ricavato della vendita delle barbabietole da zucchero non quindi finito in tasca a chi le ha coltivate; i funzionari hanno semplicemente derubato i produttori. Ci significa che anche i produttori non hanno restituito nulla allo scopo di rimborsare il finanziamento: i soldi delle barbabietole hanno fatto un bel giro a Mosca. Col risultato, tra laltro, che in tutto laffare lInguscezia ha ricevuto non 20 trebbiatrici, come previsto, come pianificato e depositato nel bilancio, ma solo 13. L'alluvione Il successivo doloroso capitolo degli sprechi riguarda i cosiddetti soldi dell'alluvione. Su di essi in Inguscezia girano delle leggende avvincenti. Si dice, per esempio, che la bella casa nuova di uno degli amministratori della repubblica, su un'alta collina nel villaggio di Barsuki, dove le acque dei fiumi straripanti non sarebbero proprio in nessun modo riuscite ad arrivare, sia proprio una casa dell'alluvione. Qui sono stati inghiottiti i fondi assegnati alle famiglie la cui abitazione stata distrutta o danneggiata. La gente sicura di questo, ma nessuno ne ha le prove: le autorit sanno tenere i segreti della propria nomenklatura allo stesso modo dei segreti della Patria. Quando ho telefonato alla Direzione Generale del Ministero degli Interni nel Circondario Meridionale, che eseguiva le verifiche e ha scritto questi documenti, la prima cosa in cui mi sono imbattuta stato un certo nervosismo: Ma dove le ha prese queste carte? Non che se le procurate illegalmente? Che diritti aveva per farlo?! Nessuno. Cos come le autorit dell'Inguscezia, che hanno a pi riprese rubato dai soldi della piena. Anche se la tenuta di Zjazikov a Barsuki qui non c'entra nulla. Nel 2003, in occasione dei controlli sull'utilizzo dei finanziamenti assegnati per la cancellazione dei segni della catastrofe naturale nei distretti di Nazran', Suna e Malgobek, stato scoperto che dei cittadini che non avevano registrato la residenza al momento dell'alluvione hanno ricevuto illegalmente fondi 72

per 9,5 milioni di rubli. Sono state intentate 4 cause penali per un totale di infrazioni finanziarie pari a 3,1 milioni. Ma dove sono le tracce dei restanti 6,4 milioni? Al Ministero delle Costruzioni della Repubblica d'Inguscezia stata riscontrata una spesa non mirata dovuta all'incremento del volume dei lavori eseguiti per la costruzione di impianti di depurazione nel distretto di Malgobek (distrutti nell'alluvione, n.d.A.), per un totale di 546.000 rubli. Gi, questo trucco, affinato nel tempo, dell'incremento del volume dei lavori Quanti nuovi insediamenti potrebbero gi esserci, se non fosse che Nel 2003 e nel primo semestre del 2004, durante i controlli su 253,9 milioni di finanziamenti dei fondi federali destinati alla realizzazione del programma federale mirato Il Sud della Russia (prima di tutto si tratta di alloggi, n.d.A.), sono state accertate violazioni finanziarie pari a 48,9 milioni di rubli, ovvero il 20% dei finanziamenti In tutto il 2003 e 2004, in merito ad appropriazioni indebite di finanziamenti, sono stati denunciati 185 reati, di cui 38 di entit massiccia e particolarmente massiccia. La stragrande maggioranza delle cause intentate riguarda le appropriazioni indebite dei fondi erogati per la cancellazione dei danni dell'alluvione del giugno 2002: 33 reati, con danni per un totale di 17,7 milioni di rubli. Da questo punto di vista, tutto quello che successo il 28 marzo in Inguscezia non assolutamente stato casuale. Anche il presidente Zjazikov ha intuito perch fossero necessarie misure preventive: le proteste avvengono l dove si ruba ecco dove sta l'essenza dello scenario kirghiso. A cui si aggiunga il ristagno, eterna sentinella della corruzione, e la continua ricerca di nemici del presidente come manovra di distrazione da parte del potere. Di questo parla non tanto l'opposizione a Zjazikov, assolutamente, ma proprio la gente che vuole lavorare, guadagnare, ma che costretta una volta ancora a vagare per tutta la Russia in cerca di lavori edili dai privati. Ecco di cosa, evidentemente, si preoccupava il presidente. Di poter essere travolto. E ha preso misure di gran lunga pi poderose del comizio stesso. Anna Politkovskaja, corrispondente della Novaja

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Il punto di vista di Murat Zjazikov (da un'intervista dell'emittente radio Echo Moskvy, 28/03/2005) Comizi virtuali, persone virtuali che dicono che da qualche parte nella repubblica, qui, manchi qualcuno, che il presidente non sia allaltezza tutto un bazar incontrollato, tutta gente che oggi vuole linstabilit nel Sud della Russia gente che vorrebbe che qui ci fosse ci che succede in altri soggetti della Federazione. Ecco perch non riusciranno nei loro intenti Il tempo dei comizi, il tempo delle provocazioni passato, da noi non ci sar nulla del genere. Non permetter a nessuno di fare queste cose, qui. Chi vuole occuparsi di questo, che si trasferisca in unaltra repubblica, si scelga un altro paese, che se ne occupi pure. <> Sono le stesse forze che, a suo tempo, dilaniavano lURSS <> si capisce, per cosa si rinfocolano queste questioni3 <> Le autorit dellInguscezia decideranno sempre tutto solamente per vie politiche, solamente ricorrendo al dialogo Non c bisogno di organizzare uno show, qui facciamo tutto nei limiti della costituzione, e tutto normale. Il tentativo, sotto questa maschera, non altro che una faccenda sporca; da noi non c del torbido, noi abbiamo, qui, un soggetto dove saranno rigorosamente applicate le leggi e la costituzione Nonostante contro la repubblica sia stata scatenata una guerra mediatica, anche utilizzando i mass media centrali Esiste una legge che deve regolamentare tutto, tutto devessere in conformit con le esistenti leggi federali. La Repubblica dInguscezia un soggetto della Federazione Russa; abbiamo principi comuni, dobbiamo basarci esclusivamente sulla legge

31.03.2005

Zjazikov si riferisce probabilmente alla richiesta dellopposizione di reintegrare il Distretto Prigorodnyj in Inguscezia.

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LELBRUS

STA

PIU

IN

ALTO

DELLA

COSTITUZIONE
La Corte Costituzionale non riuscita a decidere se il passaggio dei villaggi presso lElbrus sotto la giurisdizione della citt di Nalik sia da considerarsi legale o meno

La Corte Costituzionale russa, riunitasi il 17 giugno nella sua ultima seduta prima della pausa estiva, ha deciso di non entrare nel merito dei regolamenti fondiari, e ha annunciato una decisione molto strana sul problema dei cosiddetti territori fra un villaggio e laltro in Cabardino-Balcaria. La Corte ha comunicato che non di sua competenza stabilire se sia costituzionale o meno togliere terreni ai villaggi a favore delle citt. Ma allora di chi la competenza? Vi ricordo in sintesi questo problema molto spinoso, del quale abbiamo gi scritto. Il 2 marzo 2005 in Cabardino-Balcaria sono entrate in vigore due leggi della 75

repubblica: Sullo status e i confini delle formazioni municipali e, a titolo di continuazione, Sullorganizzazione amministrativo-territoriale. I promotori della loro approvazione hanno cambiato radicalmente la Cabardino-Balcaria. La maggior parte dei villaggi pi grandi, come Chasanja e Belaja Reka, tradizionali centri della vita dei balcari, hanno, giuridicamente parlando, smesso di essere villaggi in senso proprio e di esistere come formazioni municipali con i propri consigli, deputati, finanze, con una crescente autogestione locale. La burocrazia del luogo si sfregata le mani con piacere. Ci mancherebbe: i villaggi sono stati regalati a Nalik, alla sua amministrazione cittadina, come un tempo lo fu la Crimea allUcraina. E insieme a quelli anche i pascoli e i campi per la fienagione che circondano i villaggi, che una volta si trovavano sotto la giurisdizione degli organi rurali di autogestione locale. Si noti che i pascoli e i campi per il fieno sono una questione di principio per gli stessi Chasanja e Belaja Reka. Nei villaggi la gente impiegata in modo tradizionale da decenni prevalentemente nellallevamento del bestiame. Ed ecco che nel 2005 questi allevatori sono stati messi di fronte al fatto compiuto: dora in poi, per pascolare il bestiame in quei luoghi dove loro e i loro antenati lo avevano fatto, dovranno pagare laffitto a Nalik. E solo Nalik adesso decider come usare quelle terre: se darle in affitto ai precedenti padroni o appaltarli a nuovi come suolo edificabile. In termini semplici, questo significa che i villaggi presso la citt si sono trovati in una condizione di ferrea dipendenza da essa. E i centri abitati di montagna, lontani da Nalik, nei distretti di erek, Elbrus, e alcune parti di quello di egem e del distretto Zolskij hanno cos perso il diritto di gestire i terreni circostanti. Questi diritti sono stati distribuiti fra le autorit distrettuali leali, come ricompensa per la fedelt. Ne risultata una configurazione di potere che pare molto strana nel contesto del XXI secolo, in un paese che si definisce democratico, cio che d impulso allautogestione locale e alliniziativa dei cittadini. In presenza, tra laltro, di una costituzione allavanguardia. Naturalmente, nessuno ha chiesto niente, in anticipo, agli abitanti dei villaggi, la loro opinione non interessava a nessuno. Le leggi nascevano allinterno dellamministrazione del presidente della Cabardino-Balcaria (allora ancora V.Kokov); il parlamento le ratificava e basta. (Daltra parte, non ci sono state revisioni nemmeno sotto lodierno presidente-mercante A.Kanokov). 76

Come ben capite, la terra vale ovunque come oro, e a maggior ragione nel Caucaso, dove non molta e per essa si fanno guerre da secoli. E iniziata una lotta. Con essa sono presto arrivate le vittime. Padre di sei figli, il capo dellamministrazione del villaggio di Chasanja, Artur Zokaev, leader del movimento per il cambiamento delle leggi approvate, promotore dellorganizzazione del referendum locale contro le prepotenze dellamministrazione, e pure autore di una denuncia al Tribunale Supremo della Cabardino-Balcaria, stato ucciso a colpi darma da fuoco nella notte del 15 maggio 2005 sulla soglia di casa sua a Chasanja (le dinamiche del delitto non sono ancora state chiarite). Ebbene, il Tribunale Supremo della Repubblica, dopo aver esaminato la denuncia di Zokaev, ha deciso di lasciare le leggi in vigore Da parte del procuratore della repubblica, Ju.Ketov, sono state, inoltre, intentate cause penali contro i capi delle amministrazioni rurali (quello del villaggio di Elbrus, U.Kurdanov, e quello del distretto di Elbrus, Ch.Machitov), che avevano osato, per vie giudiziarie, contestare il sequestro forzoso delle terre E quando il 9 ottobre 2005 si comunque svolto il referendum sulle sorti dellistituzione municipale di Chasanja se stare con Nalik o vivere in modo indipendente -, il referendum che aveva ideato lassassinato Artur Zokaev, e il 99,4% degli abitanti di Chasanja ha votato a favore dellautonomia, alle autorit della repubblica sfuggito questo risultato Il parere popolare rimasto come sospeso: e ancora una volta non interessava a nessuno. Parallelamente alla preparazione del referendum, i gruppi mobilitatisi proprio a Chasanja, cos come a Belaja Reka, Karasu, Bezenga e Elbrus si sono rivolti con una denuncia collettiva alla Corte Costituzionale della Federazione Russa, chiedendo una disamina sulla costituzionalit delle leggi della repubblica, che liquidano lautonomia dei loro villaggi e li privano dei territori fra di essi. Questo avvenuto pi di un anno fa. La denuncia stata messa in lista dattesa; la nostra Corte Costituzionale, a dire il vero, oberata di lavoro: nel nostro paese c un mare di leggi ottuse, e il popolo lotta attivamente contro le infrazioni alla Costituzione. Per la Cabardino-Balcaria, questanno dattesa per la disamina della questione a Mosca stato molto difficile. Tutto rimasto sospeso in aria. La gente nei villaggi che aveva firmato la denuncia viveva e sperava che Mosca ridesse loro i diritti: questo gli sembrava ovvio. Anche le autorit temevano di attivarsi, speravano che la delibera della Corte finisse per favorire loro, o perlomeno, che tutto finisse per 77

insabbiarsi. Lespropriazione strisciante prosperava. Chi ha realmente governato i villaggi in questo periodo? chiedo a Ojus Gurtuev, presidente del consiglio degli anziani del villaggio di Belaja Reka e attivista per la procedura giuridica alla Corte Costituzionale. In effetti nessuno. Li abbiamo governati da soli, soprattutto gli anziani. I capi designati avevano paura di prendere qualsivoglia iniziativa. Anche se ci minacciavano continuamente qualora non ci fossimo rassegnati. Per esempio, volevano toglierci addirittura il pronto soccorso. Nel villaggio di Verchnjaja Balkarija (il pi grande villaggio di alta montagna nella Cabardino-Balcaria, n.d.A.) hanno ceduto il cimitero del villaggio ai territori inter-villaggio, e la gente ha perso i diritti su quegli ettari! Nel Caucaso, con il nostro particolare rapporto con la morte, questo semplicemente non si pu fare. Negli centri abitati intorno all'El'brus di Verchnij Baksan, Nejtrino, Tegenekli, Bajdaevo, El'brus, Itkol e Terskol hanno lasciato a disposizione solo la striscia di strada lungo il fiume Come fanno a vivere gli abitanti dei villaggi? Con cosa si sfamano? Quest'anno tutto quanto andato a poco a poco allo sfacelo sotto i nostri occhi, infatti, formalmente, a far parte dei territori inter-villaggio risultato l'80% delle terre che avevamo a disposizione. Abbiamo vissuto tra grandi difficolt. Dai materiali della riunione degli anziani del popolo balcaro, tenutasi il 20 maggio 2006 a Nal'ik, dove si essenzialmente discusso di questa grave crisi terriera: Il consiglio del villaggio stato sciolto dalle autorit cittadine (si parla del villaggio di Chasan'ja, n.d.A.) Il nuovo capo, senza autorit, il giovane e bravo ragazzo Friev si trova con le mani legate da Nal'ik. Gran parte dei giovani ha abbandonato il villaggio in cerca di lavoro, il resto tira avanti con la pensione dei vecchi e delle vecchie. La disoccupazione d vita a tossicodipendenza e alcolismo, nichilismo sociale, esasperazione e caduta dei costumi morali Situazioni analoghe si verificano negli altri villaggi. Si sono mai incontrati durante l'anno i membri del gruppo che si era mobilitato e aveva sporto denuncia alla Corte Costituzionale col presidente Kanokov, per spiegargli cosa sta succedendo? Si pu trovare insieme un'uscita da questa crisi? chiediamo ancora a Ojus Gurtuev. Non riusciamo a fare breccia. Al massimo, chi ci riceve sono i vicecapo 78

dell'amministrazione presidenziale. E tutti gli appelli scritti a Kanokov restano senza risposta. Quindi come avete visto questa decisione formale della Corte? Dalle bozze della delibera della Corte Costituzionale federale del 17 giugno del 2006 A proposito della cessazione dei lavori per la verifica della costituzionalit della messa in vigore delle leggi della Repubblica di Cabardino-Balcaria Sullorganizzazione amministrativo-territoriale della Cabardino-Balcaria e Sullo status e i confini delle formazioni municipali in Cabardino-Balcaria: la risoluzione del problema relativo alla violazione o meno dei diritti dellautogestione locale con la messa in vigore delle leggi della Cabardino-Balcaria, nel presente caso impossibile senza una verifica delle normative corrispondenti, contenute nella summenzionata legge federale (si intende la legge Sui principi generali dellorganizzazione delle autonomie locali nella Federazione Russa del 6 ottobre 2003, n.d.A.), le quali per ora non sono state contestate n da coloro che hanno presentato denuncia alla Corte Costituzionale della Federazione, n nelle sedute della Corte. In queste circostanze il proseguimento dei lavori sulla presente questione da parte della Corte Costituzionale federale significherebbe arrogarsi funzioni non proprie allorgano di giustizia Io proprio non capisco come questo possa essere successo. Come potremo spiegare ora alla gente dei villaggi, che dei cervelloni sono stati un anno abbondante a decidere che non hanno il diritto di decidere in merito? Ma se nella nostra denuncia fossero esistiti appigli formali che davano la possibilit di rinviarla in questo modo, perch in un anno non ce lhanno fatto sapere? O non ci hanno invitato a riscriverla, ad esempio? Perch non ce lhanno suggerito? Eppure a tutti assolutamente a tutti, nella repubblica interessa proprio la delibera sulla sostanza del problema delle terre. Non possono non averlo capito, i membri della Corte. Cosa avete intenzione di fare ancora? Il consiglio degli anziani si divider in gruppi di due-tre persone, e andremo per i villaggi. A chiedere moderazione, pazienza. Esorteremo la gente a non abbandonare la strada del diritto fino in fondo. Speriamo che ci sostengano. Per prima cosa sul fatto che scriveremo una denuncia al Tribunale Europeo dei Diritti Umani. E in secondo luogo, sul fatto che riscriveremo lappello alla Corte Costituzionale, 79

perch non restino cavilli tecnici per sotterfugi formali. La strada giuridica, certo, molto lunga. La gente si stancata di aspettare, vuole vivere secondo le regole della modernit, secondo la Costituzione. per questo che se ne vanno dai villaggi. Nel nostro paese sta crescendo una tendenza pericolosa: rimandare le decisioni gravose per chiss quanto tempo. Congelarle. Tra laltro, comprendendo perfettamente il pericolo che, al tempo stesso, non solo prolunghi le sofferenze di migliaia di persone, ma che inneschi un meccanismo in un certo modo invisibile agli occhi, capace di fare da detonatore. Ma che questo non avverr in tua presenza Quelli che costituiscono il circolo di coloro che prendono le decisioni sempre pi spesso preferiscono agire nei limiti di questa tendenza: pi vantaggioso sbarazzarsi silenziosamente della responsabilit, che prendersela. Per cos dire, il non prendersi responsabilit come priorit e garanzia di sicurezza personale. Questa tendenza, ovviamente, non poteva non includere la Corte Costituzionale. Listituzione pi indipendente di tutte. Lultimo Muro del Pianto della gente. Con questa decisione sulla questione delle terre come se fosse crollato un pezzo di muro. Anna Politkovskaja, corrispondente della Novaja

Il punto di vista ufficiale Come ha comunicato il rappresentante del presidente della CabardinoBalcaria alla Corte Costituzionale della Federazione, lesperto in scienze giuridiche Z.Kairokov, questa ordinanza lo soddisfa. Contemporaneamente, D.Chagarova, direttrice dellufficio stampa dellamministrazione del presidente della Cabardino-Balcaria A.Kanokov, ha rifiutato alla Novaja Gazeta qualsiasi altro commento che rimandi alla decisione da parte dellamministrazione di attendere fino a quando la Corte Costituzionale russa non avr notificato ufficialmente alla stessa amministrazione lavvenuta decisione e le avr inviato il testo. Al momento lamministrazione del presidente della Cabardino-Balcaria non ha ricevuto la registrazione del numero di tale notifica ufficiale.

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20.07.2006

LINTERA CECENIA NELLE MANI DI UNA FAMIGLIA


Cinque anni di kadyrovismo sullo sfondo degli ultimi avvenimenti nella repubblica

Esattamente cinque anni fa, nel giugno del 2000, Putin ha sostituito il capo dell'amministrazione provvisoria della Cecenia. In luogo del rigido federale/dirigente economico Nikolaj Koman, fu inaspettatamente incaricato Achmat-Chadi Kadyrov, stretto collaboratore di Dudaev ed ex muft delle forze ribelli ai tempi della prima guerra cecena, che aveva poi rinnegato le precedenti convinzioni e prestato giuramento al Cremlino. Cos iniziato il processo di cecenizzazione del conflitto. Il senso di tutto ci allora stava in un solo scopo: lasciamo pure che loro si scannino l'uno con l'altro, lasceremo sul campo meno dei nostri. Cio, il Cremlino ha deciso di sostituire un tipo di guerra civile reparti federali contro gran parte della popolazione cecena con un altro: un conflitto intraetnico, scontri di ceceni contro ceceni per il potere nella repubblica e i soldi provenienti da Mosca. 81

Innanzitutto, la cecenizzazione (il kadyrovismo) riuscita del tutto: Putin stato perspicace. I ceceni hanno cominciato a massacrarsi a vicenda. Le delazioni hanno sostituito le lettere. Di conseguenza, in capo a cinque anni, centinaia di persone sono morte e sparite in queste epurazioni etniche fra ceceni. Ma il piano progettato da Putin stato persino superato da Kadyrov padre. Costui dimostrato capace non solo di organizzare e capeggiare questo tipo di guerra civile, ma anche di allevare un proprio degno successore (Kadyrov figlio). E quando Achmat-Chadi morto in un attentato, il 9 maggio del 2004, Ramzan Achmatovi non solo ha tenuto alta la sua bandiera, ma ha pure surclassato il padre. Le cronache cecene di questa primavera (in base ai dati del centro di difesa dei diritti Memorial e ad informazioni personali) ne sono la prova.

1 aprile Kuraloj, capoluogo distrettuale. Omar Ediev, prelevato dai kadyrovcy direttamente da casa, a distanza di quattro giorni inaspettatamente tornato. Lo hanno trattenuto a Centoroj, alla base principale dei kadyrovcy ( il villaggio natale dei Kadyrov), in una prigione illegale l intorno, e lo hanno torturato: volevano informazioni sui miliziani. Al giorno doggi questa una procedura tipica, durante la quale Ediev stato fortunato: adesso si sta solo curando, ma intanto sopravvissuto Villaggio di Cocan-Jurt. Lungo la via apaev passava in macchina il locale sceriffo1 di Kadyrov, Alvi Usmanov (Kadyrov figlio ha piazzato suoi osservatori in tutti i villaggi, e spesso proprio essi rappresentano i veri capi delle amministrazioni dei villaggi). Usmanov uscito dalla macchina, si avvicinato a Vischadi Kovraev, che si trovava l con altre persone, e gli ha sparato alle gambe, dicendo Non te lavevo permesso, di venire in paese, si seduto in macchina e se n andato. 2 aprile Villaggio di Duba-Jurt. Durante la notte sono stati rapiti da casa loro SajdChusejn e Sulejman Elmurzaev, per mano di militari sconosciuti, che parlavano in
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Il termine russo usato oprinik, un chiaro riferimento alla ferrea e temuta istituzione di controllo diretto e ramificato nel territorio creata da Ivan il Terribile, l' oprinina.

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russo. Sono il padre e il fratello di Idris Elmurzaev (rapito dai federali nel 2004, il suo corpo mutilato stato trovato il 9 aprile dellanno scorso). Non trovando giustizia in Cecenia, gli Elmurzaev, padre e figlio, si sono rivolti al Tribunale di Strasburgo con la denuncia del fatto che nessuno sta indagando sullassassinio di Idris. Il cadavere del padre, Sajd-Chusejn, stato trovato l8 maggio nel ruscello Suna. Dove sia Sulejman cosa ignota. La famiglia sicura che lunica ragione della tragedia sia stata la denuncia al Tribunale Europeo per i diritti umani. La morte e la sparizione delle persone che sporgono denuncia a Strasburgo sono un nuovo segno distintivo della cecenizzazione. Sia i kadyrovcy che i federali puniscono sistematicamente chi prova, secondo loro, a rovinare limmagine della Cecenia in Europa. Localit Gechi. Duk-Vacha Dadachaev, 25 anni, stato prelevato da casa sua da militari sconosciuti a volto coperto, parlanti russo. Il 12 aprile hanno lasciato il suo corpo, con segni di tortura e morte violenta, alla periferia del villaggio di Kulary. Questa tragedia, come quella accaduta agli Elmurzaev di Duba-Jurt, una tipologia di delitto sempre pi rara fra quelle effettuate dai federali. A loro oggi in Cecenia sono attribuibili non pi del 10% di epurazioni del genere. Il 5% circa dei rapimenti e delle rappresaglie continuano ad effettuarli i miliziani nei confronti di coloro che collaborano coi federali. Tutte le altre vittime sono di responsabilit dei kadyrovcy. Persino al momento della morte di Kadyrov padre questa proporzione era diversa, cinquanta a cinquanta, per dire. La met delle persone morte e assassinate veniva eliminata per mano dei federali (essenzialmente le truppe dei distaccamenti del Comando Generale di Ricognizione dello Stato Maggiore e il Centro per Operazioni Speciali del FSB (Federalnaja Sluba Bezopasnosti, Servizio di Sicurezza Federale, l'organo di polizia erede del KGB, n.d.t.)). Solo laltra met veniva eliminata dal cosiddetto servizio di sicurezza del presidente Kadyrov. 7 aprile Groznyj, centro abitato di Baronovka. Sono stati uccisi per mano di truppe sconosciute due collaboratori della polizia investigativa del Ministero degli Interni della Repubblica Cecena. la classica rappresaglia dei miliziani contro chi collabora coi federali. 8 aprile Localit Melu-Che. Il ventiduenne Anzor Elgireev stato rapito dai 83

kadyrovcy. Li ha incontrati alla periferia del villaggio, ed scoppiata una lite. La famiglia ritiene che Anzor sia imprigionato a Centoroj Groznyj. Alla seduta del Consiglio di Stato stato prelevato dal posto di lavoro il sostituto del presidente, Danilbek Tamkaev, un abitante del villaggio di Kuraloj. Aveva scritto una denuncia segreta a carico di un altro cittadino di Kuraloj, Omar Ediev, dopodich il servizio di sicurezza del capo dellamministrazione di Kuraloj, Idris Gaibov (classica scena: ognuno dei governatori di Kadyrov dispone apertamente di bande personali, denominate servizi di sicurezza) ha deportato Ediev a Centoroj, alla base principale di Kadyrov. Vi stato trattenuto sotto tortura per 36 ore, mentre gli chiedevano di attribuirsi le responsabilit relative alla delazione. Ma non ha confessato. Poi, dopo di lui, arrivato lo stesso Gaibov, dopo aver riconosciuto la delazione come falsa. E allora i kadyrovcy hanno rapito i figli del delatore. Pi tardi sono stati licenziati dal lavoro gli altri parenti di Tamkaev.

13 aprile Localit Tangi-u. Ramzan Mucalchanov, del 1964, stato rapito, probabilmente dai kadyrovcy. Dove si trovi non dato a sapersi 16 aprile Localit Majrtup. A mezzanotte i kadyrovcy, giunti su molte macchine, hanno fatto irruzione nella casa dei Dediev e hanno effettuato un pogrom. Hanno devastato a colpi di mitragliatrice la mobilia, hanno spaccato tutto e sono usciti. Cinque anni fa la casa dei Dediev era stata razziata allo stesso modo. Con gli sforzi del padrone di casa, il cinquantacinquenne Jachja, i banditi erano stati riconosciuti. Ma erano entrati a far parte del servizio di sicurezza di Kadyrov e sono diventati intoccabili per la giustizia. I Dediev non hanno abbandonato i tentativi di accertarne la responsabilit; come risultato, ritiene la famiglia, arrivato un nuovo pogrom. La gente in Cecenia sicura: la met dei crimini commessi dai kadyrovcy sono provocati dalla loro volont di coprire vecchie tracce di reato, come nel caso dei Dediev. 19 aprile Groznyj. A tarda sera, dalla parte della fascia boschiva attigua al sovchoz Rodina, stato aperto il fuoco sulla base dellOMON (Otrjad Milicii Osobogo 84

Naznaenija, Reparto di Polizia per le Operazioni Speciali, n.d.t.) ceceno. La mattina del 20 aprile gli uomini dellOMON, rastrellando il territorio da dove era stato fatto fuoco, hanno trovato una Niva (automobile depoca sovietica, n.d.t.) bianca, abbandonata, che era stata fatta arrivare alla base. Quando i soldati hanno provato ad avviarla tuonata unesplosione: la Niva era stata minata. Sono morti in due: Alichan Elurkaev e Ruslan Makaev. Naturalmente, si trattava di una sorpresa preparata dai miliziani. 5 maggio Villaggio di Oktjabrskoe. Nella notte, per opera dei soldati del cosiddetto reggimento del petrolio, un gruppo di sicurezza paramilitare (vi vengono assunti molti dei kadyrovcy), sono stati rapiti i tre fratelli ersiev: Adam, di 53 anni, Kurej, di 51, e Movla, 47. Tutto ci si rivelato essere un controsequestro di ostaggi, cosa molto diffusa nella Cecenia di oggi. Le condizioni di rilascio dei fratelli ersiev consistevano nel costituirsi alle autorit di uno dei membri della famiglia, partecipante alle forze armate illegali. 6 maggio Due controsequestri (Ramzan Kadyrov sta tentando di presentare per il 9 maggio gli assassini di suo padre, trovati da lui in persona). Goschoz (gosudarstvennoe chozjajstvo, azienda agricola statale, simile ai kolchoz sovietici, n.d.t.) Argunskij. I kadyrovcy hanno preso il padre del comandante in campo Dokka Umarov. Luogo di detenzione: sconosciuto. Cos come per Dokka Umarov. Novye Atagi. Catturato dai kadyrovcy un adolescente di 13 anni, della famiglia Chamadov, per costringere alla consegna suo cugino, appartenente alle formazioni armate della Repubblica Cecena dIkerija. Il luogo di detenzione dello studente di seconda media ignoto. 11 maggio Groznyj. I kadyrovcy hanno sequestrato dalla loro casa padre e figlio della famiglia Sajdulaev: il cinquantaquattrenne Charon e Apti. Charon sospettato di avere legami coi miliziani, mentre Apti stato preso per fare pressione psicologica sul padre per lottenimento di informazioni. Entrambi si trovano nella base dei kadyrovcy 85

ad Argun. 12 maggio Villaggio Ichoj-Jurt. La sera entrato in paese un distaccamento di miliziani, una ventina di persone circa. Hanno comprato dei viveri e se ne sono andati. Dopo questo, sul villaggio stato imposto il blocco, mentre i kadyrovcy controllavano i dintorni. Si udito un combattimento. Gli abitanti hanno visto i corpi di due kadyrovcy uccisi. I miliziani sono usciti dallaccerchiamento. Il mattino dopo i kadyrovcy hanno comunicato di aver trovato due cadaveri di miliziani nel bosco. Quando li hanno portati al Dipartimento Distrettuale per gli Affari Interni di Gudermes, in uno di loro hanno identificato Ilman Chadisov, nato nel 1982, rapito a marzo dai kadyrovcy, che lo avevano tenuto prigioniero a Centoroj. Dopo questo, i poliziotti hanno sospeso le operazioni di riconoscimento del secondo corpo, e lhanno sotterrato nel cimitero ortodosso di Gudermes, anche se il morto era musulmano. A parere della gente, i kadyrovcy, per disfarsi dei corpi, hanno spacciato per miliziani uccisi alcuni prigionieri del carcere illegale di Centoroj, a cui loro stessi avevano sparato Fino ad oggi, tutto tale e quale. A Mosca consuetudine ritenere che i Kadyrov hanno mantenuto il controllo della situazione in Cecenia, e che sarebbe stato ancora peggio, se non ci fossero stati loro. Ma potrebbe essere peggio di cos? Ecco la domanda principale, al giorno d'oggi, che necessita di una risposta chiara. La guerra continua. D'altra parte, cos' questa, se non una guerra? Il bilancio dei cinque anni della cecenizzazione del conflitto rappresenta un clamoroso vicolo cieco dal punto di vista politico. Maschadov morto, di possibili interlocutori non ce ne sono pi. Hanno cacciato la popolazione fra due fuochi i kadyrovcy e i miliziani. Vai a destra, verso i miliziani, e i kadyrovcy ti annientano. Vai a sinistra, verso i kadyrovcy, e i miliziani ti sparano. Inoltre, dal punto di vista giuridico, l'esistenza degli stessi kadyrovcy, di Centoroj, delle prigioni e delle segrete create da Ramzan assolutamente illegale. Nella stessa misura in cui lo sono i drappelli che si ribellano a loro. Ma la cosa pi sorprendente che tutti loro in qualche modo coesistono, anche se si danno battaglia l'uno con l'altro. Basaev promette un'estate di fuoco sul territorio della Russia, scordandosi di Ramzan, che ha sotto il naso. Ramzan gioca al massacro proprio sulla pelle della 86

gente, della quale pure a Basaev non importa un accidente. Ebbene, la gente in Cecenia ha lavorato la terra questa primavera, ha continuato a insegnare ai bambini, a curare i malati, e i burocrati hanno continuato a rubare. Ma la pi grande preoccupazione di tutti, proprio di tutti, senza eccezioni, rimasta il perfezionamento dell'arte di sopravvivere durante le rappresaglie organizzate di massa. Gli effetti collaterali della cecenizzazione oggi sono pi che evidenti: la nascita e il rafforzamento delle organizzazioni musulmane clandestine non avvengono solo in Cecenia, ma anche nelle altre repubbliche caucasiche. Anna Politkovskaja, corrispondente della Novaja

09.06.2005

4. Conclusioni

La Russia esister come un paese indipendente e sovrano, o non esister affatto1

4.1 Tendenze dellamministrazione russa nel Caucaso Settentrionale


Al crollo dellURSS abbiamo potuto assistere a come la politica dei confini tracciati a tavolino sia stata lelemento scatenante di tensioni e conflitti (se ne possono contare ben sette negli ultimi ventanni) fra i popoli del Caucaso, di cui, per ora, solo uno, quello ceceno, giunto a una risoluzione ufficiale definitiva (2009). Il Caucaso Settentrionale, che aveva tutte le potenzialit di esplodere come una polveriera da quando Boris Elcin invit qualsiasi regione che lo ritenesse giusto a prendersi tutta lindipendenza che voleva (Benvenuti, 2007, pp.26-27) affermazione
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Concetto pi volte espresso da Vladimir Putin nellambito della politica estera del paese (Caracciolo, online)

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subito corretta negli anni seguenti), logicamente visto da Mosca come unarea la cui instabilit e le eventuali volont secessioniste sono potenzialmente contagiose. Pertanto, c una chiara volont da parte russa, ancor pi evidente nellera Putin, di mantenere questi possedimenti periferici, con ogni mezzo, pur essendo essi delle remote province dallimportanza politico-economica discutibile (e forse resa tale per calcoli dallalto, come vedremo). Ho individuato quattro tendenze comuni e ricorrenti nellamministrazione del Cremlino nellarea. Ci sono elementi di continuit e discontinuit rispetto alle epoche passate. Il primo, alquanto evidente fenomeno la politica del divide et impera, che una delle pi efficaci tecniche di cui una potenza disponga per governare, distraendo i colonizzati e mettendoli luno contro laltro, portandoli su problemi di cui lamministrazione centrale si lava le mani. Lo abbiamo visto negli esempi pi astuti della diplomazia zarista, nellambigua suddivisione amministrativa sovietica, nellintroduzione forzata degli slavi, nei diversi trattamenti applicati nei casi delle deportazioni e della riabilitazione territoriale; recentemente, abbiamo avuto gli esempi delle tensioni interetniche nel Caucaso Nord-Occidentale, nel Distretto Prigorodnyj, e ancora la politica di cecenizzazione e la paradossale perfetta unione frammentaria del Daghestan. Una seconda tendenza, tipica dellera putiniana (per molti versi neosovietica), limposizione di governatori vassalli (tramite una legge secondo la quale il presidente della Federazione pu eleggere di persona i governatori delle repubbliche), fedeli al presidente e alla Russia. Tutti i presidenti delle repubbliche del Caucaso del Nord sono stati, negli ultimi anni, designati dal centro, e molti provengono da ambienti vicini a Russia Unita, dallex KGB, dallesercito o dalla vecchia, praticamente restaurata nomenklatura sovietica. La classe politicoburocratica delle repubbliche ha infatti degli atteggiamenti da parlamento sovietico, quelli del firmacarte (abbiamo visto come, nel caso del Daghestan, questa persistenza della vecchia nomenklatura abbia favorito la stabilit interna). La terza tendenza quella di fare scarse concessioni a un processo di economia di mercato, che potrebbe rilanciare larea e le pretese secessioniste (lunica, parziale eccezione pare essere, guarda caso, la fedele Ossezia Settentrionale con la sua relativamente progredita economia). Si preferisce, da parte moscovita, mantenere le repubbliche in condizioni di economia statale, anche se ci comporta lerogazione continua di sussidi di disoccupazione: la realt dei goschoz di pianura (Grecki, 2002, p.119) (che qui soppiantarono gli aul, dalleconomia tipicamente di sussistenza), una delle 88

poche fonti produttive e opportunit di lavoro, la cui grave crisi spinge molti giovani allemigrazione in citt; essi, qui, finiscono molto spesso ad ingrossare le fila della criminalit organizzata (Grecki, 2002, p.38). Criminalit che, insieme ai clan dei presidenti, degli alti funzionari e dellesercito, ha in mano le vere voci del business locale. Si tratta comunque di uneconomia che ha un mercato ma gestita dallo stato corrotto. Mosca sembra considerare questo mangia-mangia come una ricompensa, o un contentino, necessari e tuttavia sopportabili (gli esempi delle ruberie dei fondi pubblici in Inguscezia, della torta cecena e del potere delle mafie daghestane tornano alla mente). Lultimo fenomeno, pi difficilmente visibile, ma frutto di un processo lungo secoli, che passa dal centralismo zarista e soprattutto dal processo di sovietizzazione, va individuato in quello snaturamento delle strutture politiche, sociali e culturali caucasiche che sta facendo lentamente scomparire le tradizioni, e potrebbe, in futuro, indebolire i nazionalismi rimasti. Si pensi alle situazioni difficili di popoli come gli adighi, a esempi di insufficenti programmi linguistici e culturali nazionali, allaccentramento dei poteri decisionali e della vita sociale e lavorativa nelle citt (laddove la storia del Caucaso Settentrionale ha nellelemento villaggio il suo centro pi tipico Grecki, 2002, pp.31-32), come abbiamo visto in CabardinoBalcaria, o ancora allesodo dei giovani dai villaggi verso le citt o la Russia, dove si perdono intere generazioni di un popolo (c anche, peraltro, il risvolto, negativo per la stabilit, dei giovani che aderiscono al wahhabismo). Tutte queste tendenze, non si sa se volute intenzionalmente o meno, unite ai limiti e agli errori di reazione degli stessi autoctoni, stanno indubbiamente mantenendo il Caucaso Settentrionale in una condizione di costante debolezza che ne rende pi facile il controllo dal centro (nonostante stiamo parlando di repubbliche dotate di autonomia).

4.2 Il Caucaso oggi: considerazioni geopolitiche


Parlando dellintera regione caucasica, abbiamo osservato le diverse valenze che le sono state attribuite nei secoli dallamministrazione russa, dallidea di punto di passaggio e, insieme, di colonia produttiva (escludendo il Nord) dellepoca zarista, a quella, fattasi strada pi gradualmente, di provincia, seppur remota, in epoca

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tardo-zarista e sovietica. Al giorno doggi, con il Caucaso governato da Mosca solo nella sua met settentrionale (e abbiamo visto come il possesso di questarea sia ritenuto importante soprattutto per il mantenimento dellintegrit statale), com vista dal Cremlino la fascia subcaucasica, su cui si affaccia, e quale valore attribuito allintera regione? Un evento molto recente ci aiuter a formulare una risposta a questa domanda. Il 7 agosto 2008 lesercito georgiano, su ordine del megalomane presidente filoamericano Saakashvili, intraprende unimprovvisa e cruenta azione di bombardamento pesante su Tskhinvali, capitale della repubblica separatista dellOssezia Meridionale, e su altre localit del paese, colpendo le basi della guarnigione di peacekeeping russo-osseta, ma anche moltissimi obiettivi civili, al punto di provocare centinaia di morti. La reazione russa non si fa attendere, e, nel giro di soli cinque giorni (in cui entra in guerra contro Tbilisi anche lAbchazia), le sorti del conflitto vengono ribaltate a favore di Mosca, con la riconquista dei territori perduti in Ossezia Meridionale, la pesante disfatta dellesercito georgiano (addestrato, peraltro, dagli americani), e limposizione di una zona cuscinetto (poi gradualmente abbandonata una volta raggiunti accordi internazionali) sul territorio georgiano a protezione delle due repubbliche (Mini, 2008, pp.53-66). Queste hanno fatto immediatamente seguire delle dichiarazioni definitive di indipendenza, che non cambiano, in sostanza, nulla: entrambe sono state, de facto, protettorati della Russia per pi di quindici anni, dipendendone economicamente. I cittadini di Ossezia Meridionale e Abchazia, inoltre, posseggono gi da qualche anno passaporti russi. Le reazioni internazionali a questo evento (tralasciando una generale, clamorosa campagna di disinformazione da parte della stampa occidentale, che ha ribaltato la realt della causa del conflitto parlando di invasione dellesercito russo in Georgia Starcev, 2008, pp.163-188) sono state, inizialmente, di dura condanna da parte degli Stati Uniti e dei paesi NATO (pur con varie sfumature a seconda della qualit dei rapporti con Mosca). Ad uno sguardo attento, viene da chiedersi come possano indignarsi questi paesi, impegnati con la NATO in conflitti in giro per il mondo (e di dubbie motivazioni), in presenza di una guerra da considerarsi (purtroppo) legittima, dove uno stato (la Russia) impegnato in una missione di peacekeeping (le task forces presenti dal 94, introdotte con accordi unilaterali ma riconosciuti internazionalmente) in un paese dove i cittadini posseggono passaporto russo (e sono quindi cittadini russi, giuridicamente parlando), ha risposto allattacco 90

improvviso e indiscriminato di un altro paese (la Georgia), eliminandone la minaccia e ritirandosi sulle posizioni di partenza. Non sarebbe stato moralmente pi appropriato, forse, come comunit internazionale, criticare con pi forza loperato dei russi nella Seconda Guerra Cecena? Una seconda serie di dichiarazioni, decisamente meno riportate dai media, ma pi indicative di quello che successo in realt, costituita da delle severe critiche da parte dei paesi UE e NATO al presidente Saakashvili per la sua imprudenza. Pare che la Georgia, che tanto ha scalpitato, in questi anni, per entrare a far parte delle suddette organizzazioni, dovr ora aspettare quel momento ancora pi a lungo, avendo i paesi europei percepito il rischio appena corso. Ci ha infatti determinato una decisa tendenza generale a posticipare la data di un possibile ingresso della Georgia nel Patto Atlantico, organizzazione percepita come antagonista dai russi: si tratta, pi o meno, di una situazione simile alla crisi cubana del 1962, quando gli USA si allarmarono, legittimamente, alla decisione sovietica di installare testate nucleari nella vicina isola. La Guerra dei Cinque Giorni ha mostrato al mondo quanto la Russia sia preoccupata dalla tendenza filoamericana della Georgia, e con quanta prontezza e determinazione sia pronta a rispondere ad eventuali attacchi (dimostrandosi, peraltro, lungimirante, in passato, quando invi i propri militari a proteggere Abchazia e Ossezia del Sud, in unoperazione che, alla luce degli eventi attuali, si trasformata dal solo peacekeeping ad un piecekeeping) (Cabras, online, 29/08/08). Gli interessi americani e atlantici in Georgia e in Azerbaigian vanno dalla volont di assicurarsi un approvigionamento alternativo di risorse energetiche (il progetto Nabucco, inserito nella partita mondiale per lAsia Centrale), come visto prima, a uneffettiva volont (nel caso della presenza americana in Georgia) di pressione psicologica su una potenza rivale. Esistono oggi, nel Caucaso, due assi portanti, uno orizzontale, filoamericano, composto da Turchia, Georgia e Azerbaigian, e uno verticale, composto da Russia e Armenia (si aggiungano anche dei buoni rapporti con lIran). Alcuni osservatori ritengono che lazione della Russia dellestate scorsa sia stata funzionale ad un disturbo del progetto Nabucco, che disturberebbe a sua volta il tradizionale monopolio russo nellapprovigionamento energetico allEuropa. La mia idea unaltra. Innanzitutto, loleodotto BTC, o quello, minore, Baku-Supsa, se sono stati effettivamente colpiti (esistono versioni controverse e contrastanti su questo fatto), lo sono stati in unazione molto marginale, che sembrerebbe pi dimostrativa 91

che altro, alla stregua di un monito. Ma soprattutto, se i tentativi di aggirare la Russia nel gioco degli approvigionamenti energetici potevano effettivamente infastidirla in passato, ora, con nuovi, vantaggiosi accordi commerciali con Kazakistan e Turkmenistan (questo s, invece, sar un fronte caldo per le risorse globali), e una rinnovata offensiva energetica verso i mercati europei, essa si pu dire assolutamente non preoccupata dal fatto di subire una concorrenza a sud, che resta peraltro minima (e ora ancor pi instabile) in confronto alle potenzialit attuale del circuito russo (Paolini, 2008, pp.45-51). Mosca, infatti, crede da molto tempo in unidea di multipolarismo negli equilibri mondiali4, il contrario dellormai obsoleto unipolarismo americano dellera Clinton-Bush. Proprio per questo si sente allarmata allaffacciarsi improvviso e aggressivo di potenze avversarie su quegli stati ex-sovietici che sente ancora, in una certa misura, come giardino di casa. Se per gli Stati Uniti il Caucaso Meridionale rappresenta un corridoio strategico (in funzione sia energetica che strategicoaggressiva), la Russia vorrebbe considerarlo un cuscinetto strategico, in unottica che esula, in questo caso, dalla lotta per le risorse mondiali, ma rimane prettamente difensiva, cos come la guerra dellagosto 2008 ha avuto, ritengo, funzioni puramente strategico-difensive. Lintero Caucaso, quindi, al momento percepito dal Cremlino come una frontiera strategica vera e propria, da difendere, mentre la rinnovata presenza di una lotta fra imperi, di crescente rilevanza, rappresenta un nuovo motivo di ostacolo al libero sviluppo delle civilt dellantichissimo crocevia.

Riguardo allidea di multipolarismo di Mosca, si veda Caracciolo, online.

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