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Storia del nazionalismo in Ucraina

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Se oggi Kiev appare divisa tra un fronte russofilo e uno filo-occidentale, anche a causa di ci che
successe 8 secoli fa.
LEGGI LA 2 PARTE DELLA STORIA DEL NAZIONALISMO IN UCRAINA
[Carta di Laura Canali]
In Ucraina, polemiche politiche e manifestazioni di piazza stanno polarizzando da settimane
l'opinione pubblica in due fazioni contrapposte: una "filo-occidentale", l'altra "filo-russa". Le origini di
tale faglia politica e culturale sono ricostruibili attraverso la storia degli avvenimenti che, dopo una
genesi comune, vennero a distinguere l'elemento nazionale ucraino da quello russo.
Fu la Rus' di Kiev che nell'antichit riun le trib slavo-orientali(1) irradiatesi dalle paludi del
Pripjat, incentrandosi per lappunto su quella che sarebbe divenuta la capitale dellodierna Ucraina. Il
passaggio dalla preistoria alla luce della civilt, per tradizione, viene fatto coincidere con il 988, anno
in cui San Vladimir, dopo aver vagliato le principali tradizioni religiose del mondo coevo, decise di
optare per la cristianit constantinopolitana, reputata la pi adatta allo spirito delle genti della Rus: in
seguito al suo stesso battesimo, a quello dei suoi sudditi e della terra, avrebbe creato un vincolo
sacrale fra i 3 soggetti costituenti lo Stato (autocrazia, popolo, e territorio).

Lo Scisma dOriente (per gli ortodossi, dOccidente) non fece altro che suggellare la gi chiara
appartenenza della Rus alla sfera spirituale e culturale bizantina. Rispetto allorigine comune, i primi
elementi di discontinuit allinterno della Rus sopraggiunsero nel corso del XIII secolo, quando la
parte orientale dello Stato (la futura Russia) fu soggiogata dai tataro-mongoli, mentre quella
occidentale (in seguito, Ucraina) sub linvasione polacco-lituana. con questo duplice avvenimento
che si possono ravvisare le fondamenta di uno dei pregiudizi che, a partire dalla met dell'Ottocento,
avrebbe caratterizzato il sentimento anti-russo dei nazionalisti ucraini, per i quali i moscoviti sarebbero
stati corrotti dai costumi asiatici dei loro dominatori, assunti per effetto del plurisecolare contatto con i
tatari.

Sarebbe stata leroica resistenza offerta da Aleksandr Nevskij (2) contro gli svedesi, prima, e dai
Cavalieri portaspada di Alberto da Riga, poi, a garantire la continuit dello Stato erede della Rus. Il
fulcro del potere si sarebbe trasferito pi a Nord rispetto a Kiev, culla d'origine della Slavia-orientale. A
partire dal 1378-80, le vittorie ottenute da Dmitrij Donskoj contro i tatari fecero di Mosca, sino a quel
momento centro di minore importanza, il nuovo epicentro slavo-orientale, mentre i territori occidentali
dellantica Rus rimanevano parte del regno di Polonia-Lituania: i tragitti storici delle due aree slavo-
orientali finirono cos per divergere chiaramente.

Un ulteriore importante motivo di cesura si ebbe nel 1596, questa volta in ambito confessionale. I
vertici del regno di Polonia, sino a quel momento realt fra le pi tolleranti dellEuropa del XVI secolo,
decisero infatti di varare una politica tesa alla cattolicizzazione delle comunit slave-orientali site
allinterno dei propri confini (le progenitrici degli odierni ucraini occidentali), con lausilio della
Compagnia di Ges. Per effetto di tale politica, tali genti, gi cristiano-ortodosse, furono costrette
(stando alla vulgata ortodossa) a riconoscere il primato di Pietro in cambio del mantenimento del rito
slavo-bizantino(3) e del diritto a contrarre matrimonio in favore del clero secolare. Nacque cos la
maggiore delle Chiese uniate d'Europa, diffusasi con tale forza in Ucraina occidentale da attrarre in
seguito gli strali dello zar Nicola I (nel 1839) e successivamente di Stalin (1945). Lortodossia
moscovita, elevata nel 1589 al rango di patriarcato (4), per tutta risposta cre a Kiev l'Accademia
Mogiliana. Sorta come baluardo culturale a protezione dellortodossia, avrebbe permesso la
penetrazione dell'umanesimo latino in territorio kieviano e, di qui, anche verso Mosca, secondo una
declinazione mediata dagli influssi culturali polacchi. La Chiesa uniate rimane la pi grande pietra di
scandalo gravante sui rapporti fra Santa Sede e patriarcato di Mosca: era considerata dalla prima
un'espressione di una cattolicit mai pienamente realizzata, dalla seconda uno sgradito tentativo ordito
da Roma di fare proseliti in un territorio gi cristianizzato da oltre un millennio. Sarebbe stata proprio
l'esistenza di tale Chiesa il principale ostacolo alla missione pastorale di papa Woitia in Russia.

Alla frattura religiosa se ne sarebbe sovrapposta un'altra, di natura politico-territoriale. Nel 1654,
nel contesto delle guerre fra il Gran principato di Mosca e la Polonia, rispetto a cui il Cosaccato
ucraino(5) costituiva un territorio parzialmente autonomo, Bohdan Chmielnicki sottoscrisse con Aleksej
Michajlovi, secondo sovrano della dinastia Romanov, il trattato di Perejaslav, che sanc il passaggio
della parte orientale(6) del Cosaccato sotto il controllo moscovita. Ancora oggi la storiografia russa,
discendente in linea diretta da quella sovietica, e quella ucraina(7), di tendenze nazionaliste, si
accapigliano sul significato di tale accordo: se per i primi era il compimento di un percorso ineluttabile,
per i secondi non era altro che un patto fra pari sancito temporaneamente in mera funzione anti-
polacca.

In seguito alla terza spartizione della Polonia (1795), lImpero zarista acquis anche la parte
orientale delle terre polacche, ovvero la pravoberenaja Ukraina (quella sita sulla sponda destra del
fiume Dnepr), entrando cos in diretto contatto con le regioni dell'Europa centrale, mentre la Galizia
orientale entrava a far parte dellImpero austro-ungarico, seguendone le sorti sino al 1918. Da quel
momento, sino alla rinascita di una Polonia indipendente, gli sciovinisti polacchi avrebbero rivendicato
con forza i cosiddetti kresy wschodnie (le marche orientali dellarea da essi identificata come di propria
appartenenza storico-culturale), mere zapadnye krajia per l'Impero russo, regioni occidentali gi
appartenute alla Rus(8), dando cos vita a un contrasto ideologicamente insanabile. Per quanto
riguarda i territori "piccolo-russi" (termine ottocentesco per definire i gubernija sud-occidentali, popolati
in maggioranza da ucraini), non vi sarebbero stati altri sconvolgimenti sino agli anni della Rivoluzione
dottobre e della guerra civile, che avrebbero trasformato lUcraina in autentico campo di battaglia.

La breve parentesi indipendentista ucraina(9) al termine della prima guerra mondiale, permessa
dalla sconfitta russa e dalla pace di Brest-Litovsk con gli Imperi centrali (1918), sarebbe stata
brutalmente interrotta dall'intervento dell'Armata Rossa che, nel 1922, avrebbe ricondotto l'Ucraina
all'Unione Sovietica in qualit di repubblica federata, mentre la Galizia orientale, assurta a culla del
nazionalismo ucraino, diveniva parte del rinato Stato polacco.

Nei primi anni della seconda guerra mondiale, sulla base del patto Molotov-Ribbentrop, i territori
ucraino-occidentali e moldavi furono annessi all'Unione Sovietica sino al giugno del 1941, quando la
Wehrmacht tedesca scaten l'operazione Barbarossa. Fu solo nel 1944 che questi territori furono
nuovamente liberati (secondo lottica ufficiale sovietica), nonostante l'accanita resistenza offerta dai
nazionalisti dellEsercito insurrezionale ucraino (Upa) di Stepan Bandera che condussero la guerriglia
sino al principio degli anni Cinquanta(10). Con la vittoria contro il nazi-fascismo, Stalin incamer i beni
della Chiesa uniate per devolverli al patriarcato di Mosca: si tratta degli stessi beni di cui i sostenitori
della Chiesa dellUcraina occidentale si sarebbero reimpossessati nel 1991, dopo la caduta dellUrss.

Lultima modifica agli assetti territoriali risale al 1954, quando Nikita Chruv, primo segretario del
Partito, cedette la Crimea alla Repubblica federativa sovietica di Ucraina, a memento dei 300 anni
della (pretesa) dedizione di Chmielnicki alla Moscovia. Crollata l'Unione Sovietica, tale cessione
avrebbe dato adito a una nuova contesa, dal momento che Sebastopoli era l'ancoraggio pi importante
per la flotta russa (gi sovietica) del Mar Nero. Non meno importante, la diffusione della lingua ucraina
in Crimea appariva marginale, quantomeno nei confronti di quelle preponderanti: russa e turco-tatara.

[Carta di Laura Canali]
In virt di questa storia possibile individuare, in Ucraina, una forte polarizzazione che corre sulla
base dei meridiani: nellEst russofono (quando non autenticamente russo), la maggioranza della
popolazione guarda ancora a Mosca, depositaria di formidabili legami storici, religiosi e spirituali,
corroborati dai numerosi legami familiari con i russi d'oltreconfine(11). Viceversa, le regioni occidentali
del paese appaiono tendenzialmente nazionaliste, ucrainofone e uniate. Il baricentro delle due aree
corre lungo le anse del fiume Dnepr, che segna la zona di trapasso degli orientamenti politici e -
tendenzialmente - anche fra il prevalere dell'uno o dell'altro idioma(12). Se vero che le terre a Est del
Dnepr, pi la citt di Kiev, sono (ri-)entrate a far parte dellorbita russa nel 1654, anche vero che
lingresso nella sfera russa della pravoberenaja Ukraina, che ha nella Volinia la sua regione principale,
risale al 1795, mentre la Galizia orientale stata annessa allUrss solo nel 1945. La Crimea, infine, fu
lultimo territorio entrato a farne parte, in piena guerra fredda. Questa periodizzazione utile per
determinare i diversi gradienti dellefficacia della penetrazione della cultura e della lingua russa nello
Stato ucraino: a ci corrispondono gli orientamenti politici tendenzialmente filorussi dei cittadini delle
regioni orientali(13) oppure quelli filoeuropei degli abitanti delle aree occidentali, storicamente posti in
pi stretto contatto (bench da posizioni spesso di subalternit) con la Polonia, lAustria e lUngheria.

La partita che si giocata a Vilnius il 28 e il 29 di novembre fra la Russia e lUnione Europea, de
facto, ha avuto come posta in palio il controllo di alcune delle repubbliche ex sovietiche e la loro
inclusione nellarea d'influenza europea, piuttosto che in quella dellUnione eurasiatica guidata dalla
Federazione Russa. LUnione Europea, gi tanto gravata da pesanti problemi interni, poteva
ragionevolmente sperare di estendere la propria influenza allUcraina, la seconda delle repubbliche ex
sovietiche per potenzialit economiche e popolazione? Comera noto a Catherine Ashton e, pi in
generale, ai vertici dellUnione, sarebbe stato molto difficile riuscire a convincere Yanukovich ad
accettare gli aiuti economici promessi da Bruxelles in cambio della richiesta di un rinnovamento del
sistema politico per mezzo di riforme volte ad accentuare la trasparenza delle istituzioni ucraine. Daltra
parte, Mosca ha potuto mettere sul tavolo la sua grande influenza geopolitica, oltre che il peso delle
proprie elargizioni, specialmente in ambito energetico. Inoltre, Putin non chiedeva a Kiev di mettere
mano al proprio sistema politico. Perch tanta magnanimit? Dal punto di vista del Cremlino, lUcraina
non solo parte del suo "estero vicino" nonch culla della nazione russa(14), ma rappresenta un
considerevole mercato, peraltro estremamente recettivo nei confronti delle proprie indicazioni(15).

La situazione attuale dunque assai complessa, anche perch lUcraina, in quasi tutte le analisi
politiche, viene percepita come area di frizione fra la sfera d'influenza europea e quella russa. E se
fosse invece considerata quale ponte funzionale all'avvicinamento fra la Federazione Russa e lUnione
Europea(16)? Magari la Russia tornerebbe a esser considerata parte dellEuropa(17), a dispetto della
tradizione di pensiero eurasista che, gemmata dal pensiero slavofilo, tanto ha pervaso le coscienze dei
russi. Se l'Unione Europea considerasse i rapporti con Mosca non pi un fatto di ostpolitik ma di
autentica politica interna - o quantomeno rientranti nell'ambito di una relazione fra soggetti apparentati,
potrebbe svolgere nei confronti dellUcraina unazione pi attrattiva e, al contempo, renderebbe pi
improbabile uno scenario di spaccatura interna.


Note:(1) Questo Stato era popolato prevalentemente da slavi-orientali, bench non esclusivamente:
molte erano infatti le trib finniche, in una buona misura assorbite dagli stessi slavi; inoltre, a dar
credito alla teoria normanna, sviluppata da vari storici ottocenteschi e in particolare da Pogodin,
furono i Varjagi (normanni svedesi) a fornire le lite a una societ ancora esclusivamente contadina,
poco articolata o stratificata da un punto di vista sociale. Gli scandinavi vennero presto assorbiti nello
Stato che aveva tributato loro tanta generosa accoglienza, pur lasciarono in eredit, ad esempio, una
forte influenza sullonomastica: Oleg e il suo corrispettivo femminile Olga derivano da Olaf, mentre
Igor da Ingvar.
(2) Su questo soggetto storico, nel 1938, Ejzentejn avrebbe per lappunto dedicato il suo capolavoro,
censurato lanno successivo per effetto dellavvicinamento alla Germania hitleriana imposto dal patto
Molotov-Ribbentrop.
(3) Con lintroduzione, successivamente, di minime varianti, a opera dal sinodo di Zamo nel 1720;
cfr.: A. M. Ammann S.J., Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi , U.T.E.T., Torino, 1948, pp. 359-
365.
(4) Tra laltro, ci comport il superamento gerarchico da parte di Mosca nei confronti della Matropolia
kieviana, rispetto alla quale in origine Mosca dipendeva.
(5) I cosacchi furono percepiti dagli storiografi e scrittori dellOttocento, e in particolare da Kostomarov
e evenko, quali progenitori degli ucraini moderni. Limmagine stereotipata del cosacco nella
letteratura polacca fu essenzialmente creato da Sienkiewicz, nel suo romanzo Con il fuoco e con la
spada (Ogniem i mieczem, 1884). In Sienkiewicz molto forte il sentimento contrastante di passione e
repulsione provato nei confronti dellUcraina; cfr.: K. Konstantynenko, La minoranza di una minoranza:
gli ucraini nellopera di Sienkiewicz, in Le minoranze come oggetto di satira, A. Pavan, G. Giraudo (a
cura di), Padova, E.V.A., 2001, Vol. I, pp. 208-213. Allopposto, nella letteratura russa, la pi celebre
rappresentazione della figura del cosacco quella rappresentata dal racconto gogoliano di Taras Bul
ba (1834), racconto lungo che nasce sulla base degli studi di storia ucraina condotti da Gogol, e che
ha conosciuto numerose trasposizioni cinematografiche, anche in Occidente.
(6) I territori a Est del fiume Dnepr, pi la citt di Kiev, che sorge lungo la sponda alla sinistra
idrografica del fiume stesso. La parte occidentale del Cosaccato rimase sotto il controllo del regno di
Polonia.
(7) Sostenuta da quella della diaspora canadese, un autentico potentato.
(8) Sin dal tempo della riscossa di Mosca, il potere autocratico aveva giustificato le conquiste dei
territori occidentali collocandole nellegida della raccolta delle terre della Rus, pretese come slave-
orientali da sempre, e perci, per leffetto di un corto circuito logico che il centro si concedeva, da
sempre russe.
(9) Una mirabile rappresentazione, realizzata da un punto di vista insieme nazionale e bolscevico,
delle piazze di Kiev nelle mani degli indipendentisti, si ha nel film Arsenal, di Oleksandr Dovenko, del
1929.
(10) Un aspro contrasto oppone ancora oggi i nazionalisti ucraini, molto forti soprattutto in Galizia, e i
russi in merito alla memoria della seconda guerra mondiale, chiamata dai secondi la grande guerra
patriottica. Echi di ci si hanno, oltre che in ambito politico e nella discussione storiografica, anche
nelle arti. Ad esempio, sul medesimo tema, sono imperniati su valori antitetici il film del regista ucraino-
sovietico Boris Ivenko Annyka (1968), ligio al sistema di valori sovietico, e le opere del regista
Oleksandr Januk, caratterizzate da un orientamento nazionalista e favorevole allUpa come ad
esempio Neskorennyj, del 2000.
(11) A questo proposito esemplificativa una vignetta satirica comparsa nella stampa ucraina
allindomani del 1991: mamma e pap sono seduti in camera da letto in compagnia dei due figlioli,
mentre stato tracciato un nuovo (innaturale) confine che passa proprio per il letto; la signora chiede
al marito Ivan, stato segnato il nuovo confine. Per quale cittadinanza opteremo, la mia o la tua?, in
A. Wilson, The Ukrainians. Unexpected Nation, New Haven and London, Yale University Press, 2000,
p. 188.
(12) Va aggiunto che, nelle aree centrali, i prostonarode, ossia la gente semplice, si esprime in
surik, un dialetto avente per base il russo ma fitto di idiotismi ucraini.
(13) In questo frangente storico, alcuni fatti potrebbero contraddire tale tendenza: parte delle comunit
dellUcraina orientale e persino alcuni magnati delleconomia, strattamente dipendenti dal gas russo,
avrebbero infatti adottato un atteggiamento favorevole al movimento di opposizione Euromajdan; cfr.:
F. Dragosei, Paura del Cremlino. Gli oligarchi ucraini scelgono lEuropa, Corriere della Sera,
13/12/2013, p. 19.
(14) Per comprendere appieno il significato del profondo legame che lega i russi al territorio ucraino,
cfr.: A. Solzenicyn, La questione russa del secolo XX, Torino, Einaudi, 1995, pp. 98-101.
interessante notare che ledizione italiana reca in copertina una famiglia di Gidzivka (Ucraina).
(15) Considerato il fatto che la Federazione Russa rimane di gran lunga il paese dalle relazioni
commerciali pi forti con lUcraina, va detto che il volume dei rapporti con la Polonia sta aumentando
significativamente. Cfr.: A.M. Merlo, Accordo di associazione in sospeso, in Il Manifesto, 11/12/2013.
(16) Questione, tra laltro, in agenda negli anni di Elcin, ma poi accantonata in seguito ai successi
conseguiti da Putin nell'ambito di una politica estera prettamente eurasiatica.
(17) In termini geopoltici, la configurazione del soggetto derivato da tale associazione potrebbe essere
chiamato Paneuropa, o Eurussia, cfr.: M. Armellini, LEuropa del futuro sar Eurussia o non sar. Le
occasioni mancate del 68 e dell89, in LEuropa del disincanto. Dal 68 praghese alla crisi del
neoliberismo, F. Leoncini (a cura di), Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 2011, pp. 151-174.
(17/01/2014)
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