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Nietzsche, il periodo giovanile: la denuncia della

decadenza occidentale
La prima fase della riflessione nietzschiana, quella che emerge negli scritti giovanili, è costituita
da brevi trattati che pur riguardando argomenti diversi sono contraddistinti da una cifra comune:
la polemica nei confronti della civiltà occidentale la quale secondo Nietzsche si trova in uno
stato di profonda decadenza.
Potremmo dire che ciascuna opera di questo periodo illumina aspetti diversi di questa
decadenza, interpretata come allontanamento dell'essere umano dalla sua natura più profonda,
rimozione degli aspetti più autentici della sua esistenza, come imbarbarimento e impoverimento
cuturale, paralisi creativa, incapacità di produrre qualcosa di veramente nuovo.
La decadenza riguarda senz'altro la civiltà europea nel suo complesso ma è particolarmente
evidente per Nietzsche nel caso del mondo tedesco che è galvanizzato dai successi militari
ottenuti durante la guerra franco-prussiana (1870-1) e conclusasi con la vittoria delle truppe
tedesche, non è affatto consapevole del proprio stato e si concepisce come una nazione
particolarmente avanzata anche sotto il profilo culturale.
Di fronte a questo quadro Nietzsche costruisce la sua stessa immagine assumendo il ruolo del
pensatore che annuncia verità scomode e ritraendosi con un certo autocompiacimento come un
filosofo destinato proprio per tale motivo a rimanere inascoltato ed incompreso.
Le origini della decadenza nella cultura greca e la falsa immagine della grecità
Dopo quasi 3 anni dell'inizio della docenza presso la cattedra di Basilea Nietzsche fa il suo
esordio nell'ambito delle pubblicazioni accademiche con un saggio di filologia, la scienza che
cerca di ricostruire la forma originaria e la corretta interpretazione dei testi letterari antichi "La
nascita della tragedia dallo spirito della musica" 1872.
Il volume risulta piuttosto una presa di congedo da tale disciplina sia per i toni polemici con cui
Nietzsche ne attacca il metodo e gli scopi sia perché proprio in reazione a questi il suo testo
non ha il carattere scientificamente rigoroso che ci si aspetterebbe da un saggio accademico
essendo ricco invece di interpretazioni di tipo filosofico e rimandi alla contemporaneità.
Il punto di partenza di Nietzsche è l'idea che l'immagine tradizionale della grecità, quella che ci
viene restituita dagli studi neoclassici i quali gli attribuiscono equilibrio, armonia e misura sia
falsa o quantomeno parziale perché elimina uno dei due elementi costitutivi della civiltà greca
per focalizzarsi unicamente sull'altro: questi due elementi sono più precisamente due impulsi
dicotomici che Nietzsche chiama "dionisiaco" e "apollineo".
L'impulso dionisiaco o spirito dionisiaco deriva il suo nome da Dioniso, dio della musica e del
vino di cui secondo il mito egli stesso aveva fatto dono agli uomini e dell'ebbrezza, e costituisce
l'eredità orientale della cultura greca: i riti dionisiaci provenivano infatti dalla Tracia (Asia
Minore).
Questo impulso si concretizza secondo Nietzsche negli aspetti istintuali e irrazionali della natura
umana, è la vitalità che non conosce limiti e misure, la tendenza al caos, alla perdita
dell'individualità e anche la valorizzazione della corporeità e di tutto ciò che ci lega alla natura e
alla terra.
Proprio in quanto istintualità e assenza di freni l'elemento dionisiaco tende però a generare
violenza, dolore e morte: non è difficile vedere qui la vicinanza delle riflessioni di Nietzsche alla
concezione schopenhaueriana della vita come manifestazione crudele e violenta di forze
irrazionali prive di senso e di finalità.
L'impulso apollineo o spirito apollineo prende il nome da Apollo, dio della luce e delle arti, e
nasce proprio sul terreno dionisiaco come tentativo di contenere il caos sublimandolo nella
forma, nel definito: in questo senso l'apollineo si esprime nell'attività di distinguere, individuare,
categorizzare.
L'apollineo è un impulso all'astrazione, all'organizzazione e dunque un tentativo di
razionalizzare gli eventi che ha come scopo ultimo quello di conferire un significato all'esistenza
rendendola più sopportabile.
Pertanto l'impulso dionisiaco o spirito umano? esprime vitalità, sfrenatezza, corporeità, legame
con la natura ma anche mancanza di senso e tragicità del vivere mentre l'impulso apollineo o
spirito umano esprime il tentativo di ordinare e razionalizzare la realtà per dare un senso
all'esistenza e renderla sopportabile, prende il nome da Apollo, il dio greco della luce, delle arti
figurative e della forma, e trova la sua espressione soprattutto nella scultura, nell'architettura
dorica e nella poesia epica mentre l'impulso dionisiaco prende il nome da Dioniso e prende
espressione soprattutto nella musica e nella poesia lirica.
Se il dionisiaco è associato alla indistinzione caratteristica delle ebbrezze dei riti orgiastici e alla
valorizzazione della nostra animalità, del nostro legame con la natura, alla fascinazione per gli
aspetti irrazionali ed esoterici, l'elemento apollineo si manifesta nella filosofia, tipica attività di
riflessione e di concettualizzazione, nelle leggi, in ogni forma di organizzazione sociale, nel
sogno in quanto modalità di rappresentazione sebbene inconscia.
Anche gli dei dell'Olimpo nella prospettiva di Nietzsche sono espressione dell'elemento
apollineo, sono un artificio creato dagli uomini per dare un senso al disordine e alle atrocità
dell'esistenza.
In particolare per ciò che concerne l'arte se il disionisiaco si manifesta soprattutto nella musica
e nella poesia lirica, due forme meno concettualizzati e più indefinite nei contenuti, l'apollineo
predilige le forme più limpide e definite delle arti figurative, scultura, architettura e poesia epica.
È nel quadro dell'opposizione fra dionisiaco e apollineo che occorre reinterpretare secondo
Nietzsche una delle produzioni artistiche più alte della cultura greca ossia la tragedia: per
comprenderne correttamente la natura bisogna riscoprire l'elemento dionisiaco da cui essa ha
avuto origine, elemento che è stato via via rimosso dai drammaturghi poiché avvertito come
inquietante.
Secondo l'interpretazione nietzscheana la tragedia greca arcaica sarebbe infatti nata dal
ditirambo, un canto corale dedicato a Dioniso che veniva accompagnato da flauti, tamburi e
danze collettive, e gradualmente dal ditirambo sarebbero state inserite poi parti recitate che con
il tempo conquistato uno spazio sempre maggiore, portando un elemento di razionalità e ordine
nell'esuberante vitalità del canto corale.
Con la tragedia attica di Eschilo e Sofocle l'arte greca avrebbe poi operato quello che Nietzsche
descrive il "miracolo metafisico" di far coesistere in perfetta armonia l'impulso dionisiaco e
quello apollineo: nelle opere di questi autori infatti si realizza una equilibrata alternanza di parti
corali e parti narrative.
Ai canti del coro, residuo del ditirambo e perciò espressione dell'elemento dionisiaco, si
alternano i personaggi che narrando le loro vicende tendono di comprendere e di
razionalizzarle: in questo modo gli eventi orribili che capitano agli esseri umani vengono
interpretati e sublimati e si restituisce un senso al dramma della vita.
L'armonica coesistenza di apollineo e dionisiaco avrebbe avuto secondo Nietzsche breve
durata essendo tonnato equilibrata quanto precaria: già con Euripide l'impulso apollineo
avrebbe iniziato a prevalere su quello dionisiaco poiché nelle sue tragedie infatti il ruolo del coro
è ridimensionato a fronte dell'inserimento di ulteriori parti dialogiche e di una maggiore
importanza attribuita al prologo, elemento razionalizzante a cui fu affidata la funzione di
spiegare agli spettatori il contenuto dell'opera.
Per Nietzsche le scelte di Euripide si spiegano considerando l'influsso esercitato su di lui
dall'amico e concittadino Socrate (filosofo) che credeva nelle possibilità della ragione umana: è
il razionalismo socratico cioè la convinzione che esiste una verità e che l'essere umano debba
cercare di raggiungere e che dunque la realtà non sia caos e insensatezza ma che sia
comprensibile e in qualche modo controllabile mediante la ragione ad aver determinato la
rimozione del dionisiaco a favore dell'apollineo: con Euripide che ha fatto proprio il socratismo la
tragedia greca muore suicida segnando l'inizio della decadenza artistica e culturale del mondo
greco.
L'analisi di Nietzsche non si limita alla cultura greca ma la sua diagnosi di decadenza si estende
al mondo occidentale: con il razionalismo socratico avrebbe infatti avuto inizio un processo di
occultamento della dimensione tragica dell'esistenza e di successiva valorizzazione delle
possibilità della ragione.
Questo processo sarebbe stato sviluppato da Platone, quindi proseguito con il cristianesimo e
con la sua visione positiva della storia dell'umanità, poi con il razionalismo moderno e
l'illuminismo per sfociare negli esperimenti democratici ed egualitari della rivoluzione francese e
nelle sue conseguenze nefaste che sarebbero secondo Nietzsche sotto gli occhi di tutti.
Il quadro pessimistico delineato da Nietzsche non si risolve però in una sentenza di condanna
definitiva ma al contrario la comprensione delle cause dell'attuale decadenza del mondo
occidentale è necessaria proprio per uscire da questa situazione.
Si tratta di recuperare l'eredità greca che è stata rimossa e in particolare di ravvivare
quell'impulso vitale dionisiaco da cui la civiltà ellenica ha avuto origine: una missione che per
Nietzsche può essere realizzata unicamente dalla cultura tedesca.
Già la filosofia di Kant e poi quella di Schopenhauer hanno abbandonato l'illusione socratica di
poter arrivare a conoscere la cosa in sé, la verità permanente celata dall'illusorio velo di Maya
ma è quella musica di Wagner, a cui "La nascita della tragedia" è dedicata, che si può ripetere il
miracolo metafisico del mondo ellenico con la sua opera d'arte totale che fonde la musica e il
teatro con la danza: Wagner è stato capace di legare in un'unica forma artistica i due opposti
impulsi, dionisiaco e apollineo, della vita e della cultura umana, riconoscendo e attribuendo a
entrambi il giusto spazio e valore.

In questo contributo il filosofo Maurizio Ferraris approfondisce il rapporto che lega Dioniso e
Apollo nell'analisi nietzschiana della tragedia greca.
Egli nota come Nietzsche abbia cercato di smontare l'immagine canonica del mondo greco,
erroneamente visto come modello di compostezza, fermezza, tranquillità e dominio di sé,
introducendo un elemento tragico, magmatico, indistinto, il cui oblio ha causato la morte della
tragedia.
È come se Nietzsche cercasse di trasferire all'interno dell'opera classica per eccellenza, la
tragedia, questa maniera di smontare le cose e di fare vedere che sotto questa patina di
fermezza, di ragionamento, di compostezza e di dominio di sé: sotto ciò c'è qualcosa di
terrificante e sconvolgente, qualcosa che farà di lì a poco Freud con l'interpretazione dei sogni.
I principi che operano in questo sono l'apollineo e il dionisiaco.
L'apollineo sarebbe il momento formale e classico cioè di compostezza, dominio, il principio è la
ragione e in fondo i Greci sono stati gli inventori della geometria, della matematica e
dell'astronomia e dunque sono persone ben razionali (statue di Apollo).
Però c'è un elemento che viene da un altro mondo, il mondo orientale, Dioniso, un dio orientale
arriva in Grecia e che dice Nietzsche "Guardate che è proprio in Dioniso che c'è l'originalità nel
mondo greco perché questa forma espressiva caratteristica del mondo greco che è la tragedia
altro non è che la trasformazione dei riti dionisiaci che erano delle manifestazioni barbariche:
c'era questo capo che veniva sgozzato e divorato durante una specie di orgia, in una sorta di
"rito tribale" in cui veniva distrutto questo animale".
"Guardate che è dal rito dionisiaco che vien fuori il coro della tragedia che narra le peripezie
dell'eroe nella tragedia: c'è prima il coro e solo dopo ci sono i personaggi e quindi in un certo
senso la tragedia inizia a diventare apollinea.
Alla fine i personaggi non solo parlano ed esprimono dei sentimenti ma iniziano anche a
ragionare: qui Nietzsche afferma che Socrate fa morire la tragedia perché questi personaggi
diventano delle individualità molto razionali, logiche e apollinee e a questo punto la tragedia
muore.