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Grilli Valentina VA

12/05/2021

Trattazione sintetica di Italiano

Nel Novecento si fa sempre più esasperato il fenomeno della concentrazione delle industrie con i
monopoli e si tratta pertanto di un periodo di crisi che in ambito letterario prese il nome di
“Decadentismo” come poesia che esprime un disagio legato non soltanto ai cambiamenti di
carattere storico ma anche alla crisi del positivismo perché viene meno il presupposto ottimista
secondo il quale si poteva portare anche alle classi meno abbienti una condizione di benessere.
Pascoli e Dannunzio sono due autori aderenti alla corrente del Decadentismo novecentesco che
tentano di evadere dalla dura realtà a loro contemporanea, fatta di guerre e violenze, seppur
adottando soluzioni diametralmente opposte. D’annunzio critica la società da cui riceve onore e
prestigio perchè non vuole essere emarginato ma vuole avere “l’aureola che era caduta nel fango” e
si riveste del ruolo del poeta vate che possiede un rapporto simbiotico e misterico con la natura e si
può dunque parlare a buon diritto di panismo per cui si verifica una fusione in quanto il superuomo
diventa natura e la natura si umanizza. La lirica “La pioggia nel pineto” costituisce una perfetta
rappresentazione del panismo in quanto il superuomo subisce una metamorfosi in natura ma al
contempo la natura stessa si umanizza perchè inizia come a parlare utilizzando come linguaggio la
pioggia. Pascoli invece sviluppa l’immagine del fanciullino cioè di colui che guarda la realtà con
stupore ma anche talvolta con sgomento perché non riesce a cogliere il profondo mistero che è
nelle cose, se non in maniera frammentaria, però coglie alcuni messaggi segreti che la natura gli
manda. In Pascoli il poeta che rappresenta il fanciullino è anch’esso un poeta veggente che
mediante passaggi di carattere intuitivo e alogico, riesce a cogliere nelle piccole cose il mistero della
natura. Pascoli dunque vede attraverso gli occhi del fanciullino quella che è la realtà delle cose che
sfuggono all’uomo troppo intellettuale dei nostri tempi come si può notare ad esempio nella lirica “X
Agosto” in cui il poeta considera le stelle, attraverso un rapporto intuitivo, come il pianto del cielo. Al
giorno d’oggi, purtroppo, il legame con la natura è stato messo da parte per perseguire la smania di
produzione, l’espandersi della tecnologia per garantire l’agio della città. Siamo ormai tanto abituati a
“poggiare i piedi sull'asfalto” che quando ci capita di venire in contatto con un luogo naturale
incontaminato ne siamo incantati: questo è indice del fatto che noi abbiamo bisogno di avere in
contatto con la natura. A seguito dell’esperienza del lockdown nel 2020 la natura sembra essersi
risvegliata in quanto si sono riprodotte specie in via d’estinzione e sono fioriti fiori che sembravano
scomparsi e pertanto tutti noi abbiamo potuto riscoprire la bellezza del contatto con la natura e
comprendere come l’inquinamento causato da un eccesso di industrializzazione l’abbia
danneggiata. Mantellini nella sua opera “10 splendidi oggetti morti” ci mostra chiaramente come
questo rapporto con la natura si stia perdendo con il tempo proprio a causa dell’avanzamento del
progresso tecnologico e quindi l’affermazione degli strumenti emblematici della modernità quali ad
esempio gli smartphone. Colpisce infatti particolarmente quando l’autore afferma che cercando il
cielo su internet uno dei primi risultati sia un canale televisivo e non il cielo blu a cui tutti dovremmo
pensare: da ciò comprendiamo come ormai nel ventunesimo secolo purtroppo tutta la nostra realtà
sia vista da noi non più mediante i nostri ma bensì attraverso i dispositivi elettronici.