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Kant, Critica della facoltà di giudicare (Kritik der Urteilskraft), 1790

o Critica del Giudizio


Esame approfondito delle possibilità e dei limiti della facoltà di giudicare, un’esame che la ragione fa su
se stessa sulla facoltà di giudicare in particolare formando giudizi riflettenti. Ragione sempre soggetto e
oggetto dell’indagine → Filosofia trascendentale (=che ha come suo oggetto di indagine il soggetto
razionale pensato come condizione di possibilità di conoscenza, della vita morale, del sentimento)
Anche in questa critica la filosofia trascendentale si mostra essere una filosofia del limite→ muove
dall’assunto che ragione esaminata è ragione umana, quindi finita e limitata (anche l’uomo stesso).
Giudizio: forza, capacità di giudicare→ formare giudizi (pensare)
Critica della ragion pura ha messo al centro una riflessione sui giudizi sintetici a priori come unici in
grado di fornire i principi alla scienza.
Anche all’interno della critica della ragion pratica compaiono dei giudizi, l’imperativo categorico è un
giudizio a priori, non è un giudizio teoretico, ma “semantico”(che ha un significato, ma la cui finalità non
è descrivere/conoscere ma comandare/esortare) secondo Aristotele.
Nella critica della facoltà di giudicare si prende in esame un modo particolare di funzionare della nostra
facoltà di giudicare→ sentire/aver gusto→ presi in esame giudizi RIFLETTENTI (“sentimentali”)

Tema del giudizio si riferisce da un lato in generale alla facoltà di giudicare, dall’altro più specificamente
a un modo particolare che è la facoltà di pensare/operare→ a questo proposito confronta l’oggetto di
questa critica, ovvero il giudizio riflettente, con il giudizio DETERMINANTE.

giudizio determinante ≠ giudizio riflettente


giudizio in cui “universale è dato” “universale va trovato”
(12 categorie) (concetto della finalità)
↓ ↓
il soggetto determina Il soggetto riflette su un contenuto già rappresentato
il contenuto di conoscenza (l’oggetto, il fenomeno) sul rapporto fra sè e questo
(l’oggetto, il fenomeno) oggetto

“Questa rosa è rossa” “Questa rosa è bella”=“Questa rosa mi piace”=


“Questa rosa sembra fatta apposta per me (sogg. razionale universale e necessario)
per soddisfare un mio bisogno estetico”
Nel giudizio determinante, cioè il giudizio di conoscenza, quando noi pensiamo in modo conoscitivo le
12 categorie (che sono i modi del pensiero) ci permettono di pensare un oggetto (che viene costruito
attraverso la conoscenza, all’interno delle forme a priori del tempo,dello spazio e delle categorie); quindi
si può dire che quando pensiamo in senso conoscitivo le 12 categorie fanno in modo che noi come
soggetto pensante determiniamo il contenuto della conoscenza, OGGETTIVIAMO (il fenomeno).

Nel giudizio riflettente (oggetto specifico della critica), unione di predicato e soggetto, l’universale va
trovato. L’universale che va trovato è il concetto della FINALITÀ (non è una categoria, non è un concetto
puro di intelletto, concetto mediante il quale strutturiamo oggetto), è un concetto che risponde a un
bisogno di tipo “sentimentale”. L’universale va trovato, è un principio a priori della ragione (in quanto
facoltà dell’avere gusto, del provare sentimenti) che determini un contenuto anche se lo cerchiamo
attraverso gli oggetti dell’esperienza.
Entrambi i casi sono concetti noumenici, che possono essere pensati ma non si riferiscono alla natura
come oggetto di conoscenza.

Cosa succede in un giudizio riflettente e perché lo chiamiamo così. In questo tipo di giudizio il soggetto
riflette su un contenuto che è già rappresentato e anche sul rapporto che esiste tra il soggetto e
l’oggetto.
Si parte in generale dalla questione del pensiero per dire che c’è un modo di pensare diverso dal modo
teoretico (e pratico) di pensare.

Problema generale della critica del Giudizio: (attraverso l’esame del giudizio riflettente)
l'accordo fenomeno-noumeno, sensibile-soprasensibile, necessità-libertà
Kant non voleva descrivere la realtà (ontologia e metafisica per lui non praticabili), ma analizzare le
capacità della ragione (di essere guida della conoscenza, produrre e generare conoscenza, indirizzare la
vita morale e fondare il nostro sentimento).
Tuttavia dalle 2 prime critiche emerge una differente immagine della realtà, infatti in quest’ultima opera
si parte da questo problema, che è stato messo in evidenza dagli stessi lettori e critici contemporanei di
Kant. Nonostante Kant abbia affermato che il primato della ragion pratica non ha niente a che vedere
con un’estensione della conoscenza, vi è da parte di più di un lettore di Kant (es. Fichte) che tramite la
critica della ragion pratica sia stata estesa la conoscenza, e che quindi Kant abbia affermato nella rpp
con valore teoretico l’esistenza di un mondo noumenico della libertà/metafisico (Kant ha sempre
ribadito essere un’esigenza/bisogno pratico).

Mondo fenomenico: meccanico, retto dalla necessità meccanica


Regno dei fini che noi speriamo esista, che tentiamo di realizzare essendo morali: mondo della libertà
(che esiste per noi, come certezza interiore di poterci autodeterminare) → Se un’immagine della realtà
si deve ricavare dalla critica della ragion pratica, questa è l’immagine di un modo soprasensibile,
noumenico della libertà.
Da questo punto di vista la Critica del Giudizio si pone il tentativo di accordare questi due modelli della
realtà, e il concetto mediante il quale viene cercato questo accordo è quello della FINALITÀ.
introduzione: Kant ribadisce gli esiti a cui è pervenuto attraverso la critica della ragion teoretica e
pratica: campo del soprasensibile che è illimitato ma anche inaccessibile per la nostra facoltà
conoscitiva, non può essere oggetto di conoscenza, ed è un campo che occupiamo con idee (campo a cui
si estende il nostro pensiero sia in ambito teoretico delle idee di ragione sia per l’uso pratico ovvero i
postulati).
Però è un campo a cui la ragione non può procurare altra realtà che una realtà pratica→ il massimo che
possiamo fare è postulare questo campo sul piano morale.
La nostra conoscenza non viene minimamente estesa al soprasensibile

1) Kant dice che esiste un baratro sterminato fra il mondo sensibile/dominio del concetto della
natura e il mondo soprasensibile/dominio del concetto della libertà→ non c’è niente che sembra
tenere insieme ciò che è oggetto della nostra conoscenza e un presunto mondo soprasensibile.
Riusciamo a pensare entrambi i mondi (uno lo conosciamo, l’altro lo postuliamo, che entrambi
pensiamo attraverso la ragione) ma tra loro non c’è nulla in comune, anzi ribadisce che non è
possibile alcun passaggio tra il primo (non può avere influenza sul secondo) e il secondo (deve
avere un'influenza sul primo)→ le azioni che compiamo sulla base della nostra libertà di
conformarci all’imperativo categorico, vanno a confluire nel mondo fisico).
Se non è possibile ricavare dalla conoscenza del mondo fenomenico una conoscenza del mondo
soprasensibile, è però possibile attraverso le nostre esigenze morali pensare che la libertà possa
andare a finire nel mondo fisico (ed interferirvi).
Infatti la nostra ragione ci porta a pensare la natura fatta in modo tale che la legalità della sua
forma (ordine necessario e meccanico sotto leggi) si possa accordare con la nostra libertà.
Da un lato noi conosciamo la natura come mondo sensibile, fenomenico, fisico e meccanico ma
dall’altro la ragione ci porta a pensare che in quel mondo ci sia spazio per la libertà.
2) Kant sta tematizzando la ricerca di un fondamento che renda possibile il passaggio dal modo di
pensare secondo i principi della ragione teoretica a quello secondo i principi della ragion pratica.
Questo fondamento (finalità) non estende in alcun modo la conoscenza
3) Qui istituisce distinzione tra giudizio determinante e giudizio riflettente.
4) legge: categorie (l. della sintesi nel giudizio sintetico a priori)
sussunzione: sintesi
Cerchiamo nel giudizio riflettente un universale che non si ricava nell'esperienza (finalità)
Il fondamento del giudizio riflettente è a priori.
La nostra capacità di provare sentimenti non lo prende fra le 12 categorie (altrimenti
“conoscenza”) → la finalità non è una categoria (non fa parte dell’attività del pensiero
teoretico), non può essere elemento costitutivo della conoscenza.
5) Il giudizio riflettente (che si fonda sulla finalità) è un modo di pensare che riguarda la forma delle
cose.
“come se”: il giudizio riflettente è un giudizio sentimentale → noi siamo in grado di
rappresentarci la natura come se i fenomeni fossero ordinati da un intelletto, da una legge
razionale di tipo finalistico, organizzati in modo tale da essere finalizzati a noi (noi=fine a cui
tendono) → la natura ci appare come se fosse finalisticamente organizzata però non possiamo
affermare la conoscenza della finalità delle cose, è un sentimento
Kant enuncia il concetto della finalità, con cui il soggetto razionale rappresenta la natura come
se fosse ordinata da un intelletto o da un dio architetto-legislatore del mondo.
6) Il concetto è la priori della ragione che si fonda sul giudizio riflettente, della capacità della
ragione di metterci in condizione di provare sentimenti → lo si può utilizzare per riflettere sulla
natura non per conoscere la natura, è solo una nostra rappresentazione mentale non teoretica
riguardo fenomeni che dal punto di vista teoretico rimangono ordinati secondo le leggi della
natura empiriche (= regolari e meccaniche, a cui sempre i fenomeni rispondono).
Il concetto della finalità è pensato per analogia al concetto di fine o scopo che utilizziamo
quando pensiamo al nostro agire intenzionale umano che è sempre in vista del raggiungimento
di un fine o scopo → questa rappresentazione la utilizziamo per analogia quando pensiamo il
concetto della finalità riferito all'esperienza o all’insieme della natura nel sentimento.
7) Il concetto della finalità non è un concetto della natura (= non è una categoria che serve a
determinare la conoscenza della natura) né della libertà (=che appartiene alla sfera patica), non
esprime niente del fenomeno conosciuto.
Sul piano dei sentimenti abbiamo il bisogno di vedere i fenomeni della nostra esperienza
connessi fra di loro (no solo causa-effetto) → questo è un atteggiamento sentimentale
(riflessione), è un bisogno del soggetto umano razionale che trova soddisfazione quando
incontriamo nella nostra esperienza qualcosa che sembra organizzato finalisticamente/ fatto per
uno scopo (ovvero noi) → siamo rallegrati, proviamo piacere e ci immaginiamo le cose
interconnesse in modo sistematico e finalistico senza però essere in grado di analizzare e
dimostrare questa connessione finalistica.

La finalità è un concetto soggettivo della ragione umana universale e necessaria, a priori, che
fonda il giudizio riflettente (ovvero il nostro sentimento) e che ci fa vedere i singoli o una
concatenazione di fenomeni come se fossero finalizzati a noi.
Questo sentimento è estremamente piacevole ma è soltanto un sentimento.
es. rosa è bella → ci provoca piacere ma non aggiunge nulla alla conoscenza dell’oggetto, stiamo
solo riflettendo sul modo in cui esso ci appare
L’oggetto della critica del giudizio è la capacità della ragione di formare giudizi riflettenti o di pensare per
determinare la volontà all’azione: questa attività è il sentire.
Termine “sentimento” non così utilizzato allora ma sarà portato alla ribalta pochi anni dopo la stesura
della critica del giudizio a partire dalla nascita del Romanticismo tedesco 1795.
Kant e il suo criticismo si collocano dunque a metà tra l’illuminismo e il romanticismo → ha avuto il
merito di valorizzare il sentimento come un’attività specifica dell’uomo (attività della ragione) e di
differenziare il sentimento dalla conoscenza e dalla determinazione morale della volontà → riconoscere
AUTONOMIA AL SENTIMENTO.
Anche di FONDARE IL SENTIMENTO SUL SOGGETTO e non farlo derivare dall’oggetto → rivoluzione
copernicana.

Nel GIUDIZIO RIFLETTENTE (sentimentale) il soggetto riflette sul contenuto che è già
appreso/rappresentato, sull’oggetto (fenomeno o insieme di fenomeni), sulla forma di questo oggetto e
sul rapporto soggetto-oggetto.
É un sentimento piacevole quello che viene espresso dal giudizio riflettente, un sentimento che è riferito
al modo in cui il soggetto si predispone nei confronti di questo oggetto del suo sentimento.

giudizio estetico ≠ giudizio teleologico


o di gusto
immediato mediato
singoli fenomeni - sul bello concatenazione di fenomeni
(natura)
(naturale e artistico)
- sul sublime - matematico

- dinamico

Il giudizio riflettente assume queste due forme.


Il giudizio estetico o di gusto è un sentimento (piacevole) immediato che sorge nella contemplazione di
singoli fenomeni.
Esso ha due forme:
- il giudizio estetico sul bello, naturale o artistico che esso sia
- il giudizio estetico sul sublime, che Kant distinguerà in sublime matematico e dinamico
Un oggetto, nello stesso momento della sua conoscenza ci appare come se fosse un oggetto finalizzato a
noi e che ci provoca piacere, senza che vi sia alcun concetto/ragionamento.
Tuttavia sullo sfondo vi è il concetto della finalità: contemplazione di un oggetto della natura o arte → ci
stiamo rappresentando mentalmente quell’oggetto come se fosse fatto per noi.

Il giudizio teleologico è un sentimento mediato, che sorge in noi a partire da un ragionamento, che si
riferisce alla natura nel suo insieme oppure ad una concatenazione di fenomeni.
Teleologico (= finalistico) è il sentimento della finalità della natura.
Noi proviamo piacere rispetto alla natura e al suo ordine alla luce di un ragionamento (mediato)

SCHEMA:
Sentimento: facoltà di giudicare secondo i giudizi riflettenti, la facoltà di sentire.
→ è una facoltà che ci consente di rappresentarsi la finalità delle cose e di formulare giudizi riflettenti
Giudizi riflettenti riflettono sull’oggetto, sulla sua forma e sul piacere che quell’oggetto genera in
me/sono in grado di provare
- giudizi estetici → cogliamo immediatamente o intuitivamente la finalità dei fenomeni/oggetti
esperienza.
- giudizi teleologici → pensiamo concettualmente la finalità della natura (come concatenazione di
fenomeni) mediante la nozione di “fine” (mediato).
≠ giudizi determinanti della scienza (giudizi di conoscenza) perché riflettono su un oggetto già prodotto
nella conoscenza.
(es. pietà di Michelangelo → non aggiungo niente a conoscenza dell’oggetto → quanto mi bene di fronte
a quell’oggetto)

Analitica del bello

secondo la qualità bello è l’oggetto di un piacere disinteressato

secondo la quantità bello è ciò che piace universalmente senza concetto

secondo la relazione bello è la rappresentazione di una finalità senza scopo

secondo la qualità bello è l’oggetto di un piacere disinteressato

Kant analizza il SENTIMENTO DEL BELLO (seguendo lo schema utilizzato nella C.r.p. per i giudizi e
categorie).
1) qualità: il sentimento del bello è un sentimento piacevole/gradevole puro, che nasce
immediatamente dalla contemplazione della forma di un oggetto rispetto al quale non si ha
alcun interesse
→ sentimento del bello deriva da una contemplazione intellettuale dell’oggetto

TESTO
Non parliamo di conoscenza quando ci interroghiamo rispetto alla bellezza di qualcosa, ma di un
sentimento → il giudizio di gusto non è un giudizio di conoscenza ma è estetico.
Estetico:
- il giudizio di gusto è un giudizio estetico che ha a che fare con la sensazione/percezione.
- (da 1750: Baumgarten pubblica “Estetica”) particolare branca della filosofia che tematizza il
piacevole del bello e dell’arte.
Kant chiama il giudizio sul bello “GIUDIZIO ESTETICO” che è immediato, ha a che fare con la
sensazione/percezione della forma di un oggetto ed è riferito al sentimento della bellezza che questa
percezione fa immediatamente nascere in noi → è un sentimento che scaturisce immediatamente e
piacevole.

Kant fa una distinzione fra il sentimento piacevole del bello e le altre forme del piacere (sentimenti):
Il bello è un sentimento puro, disinteressato, chi lo prova è disinteressato all’esistenza e al possesso
della cosa che viene percepita → punto di vista puramente contemplativo.
Sottolinea anche che si tratta del lato soggettivo → “l’oggetto è bello” è il sentimento che prova il
soggetto razionale di fronte ad esso o che in me ricavo da questa rappresentazione.

Non è sentimento di gusto:


- legato al corpo della donna, desiderato sensualmente
- esprimere di aver fame di fronte ad un piatto piacere che immaginiamo di ottenere
gustandolo).
- oggetti di cui diciamo che sono belli in quanto funzionali
Universalità e necessità sono le caratteristiche della ragione e dal momento che è la ragione a fondare il
giudizio riflettente ed in particolare il sentimento estetico sul bello → il bello è un sentimento che
NECESSARIAMENTE TUTTI gli uomini sempre provano di fronte a determinati fenomeni della natura o
opere dell’arte umana.
Per Kant non è “bello ciò che piace soggettivamente (individualmente).
Il sentimento del bello puro a priori che io provo in quanto essere umano e condivido con tutta
l’umanità → nel momento in cui viene provato da me, come singolo individuo, si afferma come un
sentimento che so che anche gli altri provano (o dovrebbero).

Molti hanno detto che questo è uno degli aspetti meno attuali di Kant, sicuramente il romanticismo ha
posto un’altra idea del bello più legata all’individualità e alle differenze che distinguono un individuo
dall’altro (noi più influenzati da questo per “sentimento” e “s. del bello” soggettivo).
(Kant usa come esempi fiori, conchiglie, disegni, tappezzerie → oggetti legati al gusto del suo tempo dai
quali sembra difficile pretendere l’universalità e la necessità del giudizio di gusto).

Sebbene Kant sembri superato affermando il bello come “universale e necessario tuttavia lui era un
illuminista ed è convinto che ciò che rende uomo un uomo sia la ragione, la medesima in tutti gli uomini.
Inoltre sta cercando di isolare un sentimento puro, non viziato dai nostri bisogni, sensibilità ed animalità
(esperienze estetiche veramente autentiche per Kant sono poche).
É vero però che ci sono forme particolari che piacciono a tutti così come ci sono delle opere dell’arte
umana che sono state prodotte in un dato momento storico secondo il gusto del tempo ma che
continuano a piacerci nonostante culturalmente noi nuovi spettatori non apparteniamo più a
quell'epoca in cui quel prodotto artistico è stato realizzato.
Esistono delle esperienze del bello che possono essere definite universali e necessarie ed è solo di
queste che Kant vuole occuparsi.

Rispetto alla questione dell’universalità e necessità dell'arte sono stati fatti dei tentativi di attualizzare
Kant ed interpretarlo in chiave più attuale alla luce del fatto che il nostro modo di rapportarci al bello, in
particolare artistico, è abbastanza cambiato.
Questo tentativo tiene conto del fatto che l’arte figurativa non è più arte realistica (lo è in minima
parte), è astratta.
Se attualizziamo Kant traduciamo il concetto dell’universalità e necessità dell’arte in quello della sua
UNIVERSALE COMUNICABILITÁ o UNIVERSABILITÁ (neologismo): non diremmo più che bello è ciò che
piace a tutti ma bensì che ognuno di noi prova uno specifico sentimento del bello, ma dal momento che
siamo tutti esseri razionali e capaci di provare sentimenti siamo capaci di comunicare i nostri sentimenti
e di condividerli.

2) quantità: piace a tutta l’umanità.


3) relazione: provo un sentimento fondato sull’intuizione che quell’oggetto potrebbe/sembra
essere fatto per me/miei bisogni (→ pura contemplazione).

SENZA che il CONCETTO o lo SCOPO sia effettivamente pensato all’interno di un ragionamento e senza
che il concetto della finalità funga (come la categoria nel g. det.) a costruire la conoscenza dell'oggetto
→ si fonda sulla rappresentazione di una finalità ma la finalità non è un concetto che serva ad
aggiungere niente alla conoscenza dell’oggetto rispetto al quale proviamo questo sentimento piacevole.
(sento che quell’oggetto è fatto per me ma non posso affermarlo “finalizzato a me” perchè se no
sarebbe conoscenza).

Anche se Kant utilizza l’espressione “oggetto bello per me/uomini” bello non è una caratteristica
dell’oggetto ma è il sentimento che il soggetto prova di fronte a questo oggetto.
il libero gioco delle facoltà

immaginazione // intelletto

Il fondamento del giudizio estetico sul bello è il cosiddetto “libero gioco delle facoltà”, le cui due facoltà
a cui si fa riferimento sono l’immaginazione e l’intelletto.
Immaginazione e intelletto sono due attività specifiche della ragione teoretica (cioè come facoltà di
conoscenza).

Con questa espressione Kant intende dire che nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un oggetto di
fronte al quale proviamo il sentimento del bello l’immaginazione e l’intelletto entrano in gioco e si
relazionano in modo da disporsi armonicamente e dinamicamente.
Quel senso di armonia e proporzione che noi proviamo di fronte a certi oggetti della natura e dell’arte
non è dell’oggetto ma fra le nostre facoltà (im. e int.).
LIBERO: è un modo che Kant utilizza per sottolineare la spontaneità → totale radicamento del
sentimento nel soggetto razionale → sono le nostre attività che si dispongono liberamente in modo da
formare questo sentimento piacevole.

- Nell’ambito teoretico, quando costruiamo l’oggetto di conoscenza il rapporto che si istituisce fra
la ragione e l’intelletto è un rapporto RIGIDO: ogni concetto puro dell’intelletto ha il suo schema
prodotto dall’immaginazione e mediante il quale il molteplice dell’esperienza può essere
sussunto al di sotto della categoria stessa → rapporto rigido apposta per strutturare il contenuto
di esperienza come contenuto di conoscenza.
- Nel giudizio riflettente invece accade che le facoltà si dispongano in modo
dinamico/libero/armonico.

Dal momento che l’immaginazione e l’intelletto sono attività della ragione universale e necessaria
questo libero gioco delle facoltà che fonda il sentimento del bello in me lo fonda anche allo stesso modo
in ogni altro uomo → accade in tutti gli uomini spontaneamente.

Nel momento in cui fruiamo di un fenomeno naturale o di un prodotto umano come spettatori, e
proviamo il sentimento del bello, facciamo una ESPERIENZA DI LIBERTÁ cioè un’esperienza di
indipendenza dal mondo fisico perché questo è un atto di contemplazione pura (non legato al bisogno
dell’oggetto) e anche potenziamento della nostra umanità, spontaneo.

bello naturale ↔ bello artistico

Il bello è un sentimento puro che ha il proprio fondamento nel soggetto che prova quel sentimento (a
priori) → non è una caratteristica dei fenomeni naturali o artistici rispetto ai quali proviamo questo
sentimento.

Non vi è alcuna differenza fra il sentimento del bello naturale e il sentimento del bello artistico
→ il sentimento del bello è tale indipendentemente dal fatto che esso sia provato di fronte ad un
oggetto che esiste in natura o che è prodotto dall’arte umana.

Interdipendenza e sostanziale identità: in natura ci piace ciò che sembra fatto ad arte e reciprocamente
nelle opere dell’arte ci piace ciò che sembra prodotto naturalmente/spontaneamente → in questo
modo lega i due sentimenti mostrandone la sostanziale UNITÁ ma ribadisce anche il concetto di finalità
→ nella natura ci piace ciò che sembra fatto ad arte cioè che sembra fatto secondo una
REGOLA/progetto e nell’arte che è fatta secondo un disegno intelligente ci piace ciò che ci fa sembrare il
profoto artistico prodotto in modo del tutto NATURALE e spontaneo.

Per Kant un’opera d’arte in cui si vedesse lo sforzo fisico e concettuale con cui l’artista l’ha realizzata, si
leggesse il progetto intellettuale che sta sotto l’opera d’arte → non opera davanti a cui si può provare
sentimento del bello (scopo arte moderna: perturbare/far riflettere/scandalizzare ≠ generare
sentimento del bello)

“estetica della ricezione” ≠ “estetica della produzione”

Finora Kant ha parlato del sentimento del bello affermando appunto che questo è un sentimento
naturale, universale, necessario, con cui un soggetto si rapporta ad un determinato oggetto → sta
descrivendo un soggetto che FRUISCE di uno spettacolo della natura o arte e che gode di questo →
estetica della ricezione.

Nei paragrafi dedicati al “genio” affronta tema dell’estetica della produzione (/creazione) → riflessione
su cosa produce quelle opere umane rispetto alle quali gli uomini provano il sentimento del bello.
Kant afferma che per godere del bello è sufficiente il gusto, ma per produrre un’opera che possa essere
considerata bella sul piano artistico (cioè capace di suscitare il sentimento del bello) ci vuole il GENIO

§ 46. L’arte bella è l’arte del genio.

«Il genio è il talento (dono naturale) che dà la regola all’arte»


«Il genio è la disposizione innata dell’animo (ingenium) per mezzo della quale la natura dà la regola
dell’arte»

Non stiamo parlando di individui ma di una disposizione innata/capacità che alcuni individui possiedono.
Il genio è quella capacità di produrre opere d’arte secondo una regola che non si mostra e che sembra
essere la regola stessa della natura.
L’opera dell’arte bella è un’opera che viene prodotta secondo un progetto/regola ma come se quella
regola fosse la natura stessa → come se attraverso l’artista di genio la natura prolungasse la sua capacità
creativa.

Sul piano sentimentale l’uomo tende a rappresentarsi la natura come un tutto vivente, organico, capace
di autoprodursi, rigenerarsi e produrre forme nuove → (sul p.sent) noi tendiamo a rappresentarci
l’opera del genio artistico nell’uomo come un’opera che sembra prolungare la natura stessa.

Con questo riferimento alla natura Kant vuole evidenziare l’aspetto della SPONTANEITÁ/LIBERTÁ:
è un'esperienza che il fruitore dell’opera d’arte fa quando davanti ad essa si trova così come quando si
trova davanti ad un’opera della natura che gli susciti il sentimento del bello.
Ma la spontaneità e la libertà sono anche a fondamento anche dell’esperienza del produrre artistico.

- Nell’uomo comune che fruisce dell’opera d’arte o della natura è il libero gioco delle facoltà, che
tutti gli uomini possiedono, a generare il sentimento
- Mentre in questo caso l’artista che produce al tempo stesso secondo una regola ma anche
liberamente è dotato di questa capacità particolare che è il genio.
Il genio che mette in opera delle regole per arrivare al risultato finale non è comunque in grado di
spiegare cosa lo spinge a creare l’opera d’arte e da cosa gli venga quella che noi chiameremmo
“ispirazione”.
Nella creatività/capacità di produrre opere che parlino attraverso il tempo, esemplari, che piacciano
anche ad uomini di epoche differenti, questa incapacità di spiegare sul piano razionale cosa accada nel
processo creativo: sono tratti caratteristici dell’ARTISTA (uomo dotato) di genio e sono tratti che
possono essere considerati elementi che di fanno parlare di Kant come di un PRECURSORE delle idee del
ROMANTICISMO.

Analitica del sublime


sublime “oggetto di un piacere negativo”

Il sentimento del sublime è un sentimento che appare immediatamente nel momento in cui
contempliamo un oggetto come un sentimento fortemente negativo ma che viene accompagnato/si
rovescia in un piacere molto più forte del sentimento negativo da cui è stato generato.

Edmund Burke, Ricerca sull’origine delle idee del sublime e del bello, 1757 ( → opera pre di più di 30 y.)

Burke aveva parlato all’interno di quest’opera del sublime come di una caratteristica degli oggetti così
come del bello allo stesso modo.
- il bello → insieme di caratteristiche di oggetti che appaiono chiari, precisi, distinti, dotati di una
facilmente riconoscibile, piccoli, ben proporzionati ed armonici.
- il sublime → insieme di caratteristiche che appartengono ad oggetti smisurati, informi, enormi,
sproporzionati, cupi.

Kant tiene presente questa riflessione di Burke ma trasferisce una riflessione sull’oggetto sul soggetto
→ (non è l'oggetto osservato che ha determinate caratteristiche e che può essere definito bello o
sublime) → il sentimento del soggetto razionale di fronte a certi oggetti che fa si che si viva l’esperienza
del bello o del sublime.

L’esperienza del sublime è per Kant legata ad oggetti che hanno le caratteristiche della grandezza
apparentemente incommensurabile, che ci appaiono smisurati.
Il sublime (no proprietà di questi oggetti) è il sentimento con cui ci poniamo di fronte a questi oggetti,
sentimento di una finalità mancata → effetto spiacevole → che si rovescia in una finalità raggiunta di
grado più alto.

Il sentimento del sublime:


- sublime matematico → sentimento che si prova di fronte a spettacoli della natura o a
produzioni artistiche che ci appaiono smisuratamente grandi (es. imponente catena montuosa,
piramidi).
- sublime dinamico → sentimento che si prova di fronte a rappresentazioni della natura che ci
appaiono come infinitamente potenti e violenti (es. vulcano in eruzione, oceano in tempesta).

Il sentimento iniziale in entrambi i casi è negativo: ci sentiamo infinitamente piccoli rispetto a ciò che ci
appare infinitamente grande o infinitamente impotenti di fronte alla potenza distruttrice della natura.
Questo sentirci nulla/annichiliti si rovescia in un sentimento di SUPERIORITÁ rispetto alla natura stessa.
Sublime matematico → di fronte alla considerazione che ci sono delle manifestazioni della natura o
dell’arte che sono smisurate, che non riusciamo ad abbracciare con un unico sguardo mentale noi ci
scopriamo come quegli unici soggetti razionali nell’universo che sono in grado di CONCEPIRE L’INFINITO
(in antinomie della ragion pura → ci interroghiamo se la natura sia infinita e illimitata nel tempo e nello
spazio o finita e limitata).

Sublime dinamico → sentimento che ci coglie davanti allo spettacolo di fenomeni naturali infinitamente
potenti e violenti e di fronte ai quali è evidente che non siamo in grado di resistere → ci coglie nella
contemplazione di questi fenomeni e non trovandoci travolti da questi fenomeni (luogo in cui si ha un
punto di vista sul fenomeno) → di fronte a questo spettacolo noi ci sentiamo immediatamente
impotenti e ci sappiamo con certezza immediata che la potenza della natura può annientare e non
saremmo in grado di resistere.
Nel stesso momento in cui noi proviamo questo sentimento che è estremamente sgradevole sentiamo
anche sorgere in noi un SENTIMENTO DI GRANDEZZA perchè io che sono quel piccolo essere vivente che
la natura può schiacciare ma sono quell’unico essere vivente nell’universo che essendo dotato di
ragione è LIBERO e AUTONOMO → sento di essere superiore alla natura → questo mi da un senso di
elevazione che è ancora maggiore rispetto al sentimento del sublime matematico.

sublime matematico → idee di ragione

sublime dinamico → legge morale/libertà

Il sublime matematico → evoca le idee di ragione cioè la nostra capacità di pensare, anche se non di
conoscere, l’infinito e l’incondizionato.
Il sublime dinamico → evoca in noi la legge naturale, questa certezza che risiede in noi di essere liberi.

Modo in cui sorge in noi il fondamento soggettivo del sentimento del sublime → l’immaginazione viene
mortificata dalla rappresentazione di un infinito matematico o dinamico.
Dall’impossibilità dell’immaginazione di immaginare/cogliere tutto insieme ciò che si sta vedendo
→ ne scaturisce il dispiacere.
Il gioco non armonioso che si genera al nostro interno tra l’IMMAGINAZIONE e la RAGIONE (terza
facoltà, facoltà dell’incondizionato).

TESTO:

- bello → considerato la presentazione di un concetto indeterminato → la finalità è riferita


all’intelletto come facoltà che conosce entro un certo limite.
- sublime → la finalità però rapportata alla ragione quindi alla tendenza della ragione ad andare
oltre i propri limiti ed a pensare l’incondizionato.
- La bellezza rimanda immediatamente alla finalità tanto che l’oggetto rispetto al quale proviamo
il sentimento del bello sembra “COME PREDISPOSTO” per il nostro giudizio (riflettente).
- Invece ciò che produce in noi il sentimento del sublime (che ci appare smisurato) può apparire
quanto alla forma “URTANTE” per il nostro giudizio → il giudizio non riesce a comprendere in
modo univoco.

Kant sta riprendendo concetti che ha incontrato nella lettura di Burke ma:
- mentre quest’ultimo affermerebbe che la natura caotica è sublime
- Kant afferma che la natura caotica è tale per cui il tentativo di osservarla e tenerla insieme in
una rappresentazione dell’intelletto produce in noi questo sentimento gradevole e sgradevole al
tempo stesso che è il sublime ( → sposterebbe il centro dell'osservazione dall’oggetto al
soggetto).

Il bello e il sublime sono dei sentimenti con cui ci rapportiamo ad oggetti che hanno determinate
caratteristiche (diverse in un caso o nell’altro), non caratteristiche dell’oggetto.
Interrogarci su cosa renda bello un oggetto o su cosa renda sublime uno spettacolo naturale dal punto di
vista di Kant non ha nessun senso e sarebbe uno sforzo vano.

CRITICA DEL GIUDIZIO TELEOLOGICO


organismo

natura: ordine causale necessario → finalisticamente ordinato → per l’uomo


| ↓
| per i suoi bisogni teoretici per b. pratici
| intelligibilità libertà
|

Dio architetto
e legislatore della natura

Il giudizio teleologico è un particolare tipo particolare di giudizio riflettente e quindi di sentimento che è
proprio della ragione e puro (non si fonda sul bisogno di possedere una cosa ma che si fonda sulla
contemplazione di questa).
La peculiarità del giudizio teleologico è che, a differenza di quello estetico (immediato), è mediato e si
fonda sulla rappresentazione concettuale della finalità (sottintesa nel giudizio estetico).
Kant parla del giudizio teleologico (finalità della natura) come di un’esigenza che nasce spontaneamente
ed inevitabilmente nell’uomo come un modo di interpretare la natura.

Egli nota che già nel tentativo di comprendere la struttura di un organismo, la vita organica di un singolo
oggetto che possa essere concepito organismo, sentiamo come insufficiente il modello meccanicistico,
che l’uso teoretico della ragione ci porta ad affermare → ci sembra che il modello meccanicistico sia
insufficiente a spiegare la vita anche nelle sue forme più semplici (vegetale).

Il giudizio teleologico più propriamente è quello che riguarda la natura cioè una serie di fenomeni
ordinati secondo leggi.
Rispetto alla natura noi conosciamo scientificamente le sue leggi e i principi generali su cui si fonda
(espressi nella forma del giudizio sintetico a priori) → per noi esseri umani l’unica conoscenza possibile è
quella scientifica del mondo fenomenico ordinato secondo leggi di necessità.

Punto di partenza del giudizio teleologico è la conoscenza che abbiamo della natura come un ordine
causale e necessario ma la nostra ragione come facoltà del sentire ci porta a pensare/immaginare la
natura come un insieme di fenomeni non solo ordinato causalmente/meccanicamente ma anche
finalisticamente ordinato.
Quella stessa catena di cause ed effetti che scientificamente percorriamo in modo discendente (causa →
effetto) nel nostro sentimento/immaginazione è percorsa al contrario, in modo ascendente, andando
alla ricerca di cause finali → per noi esseri umani razionali capaci di provare sentimenti è naturale per la
nostra ragione rappresentarci la natura:
- non solo come un ordine meccanico
- ma anche come un ordine organizzato secondo un progetto intelligente/disegno/progetto
architettonico

Ed è per noi del tutto naturale pensare che questo ordine finalistico, che sentiamo senza poter
conoscere, si orienti in direzione dell’uomo → l’uomo sia fine ultimo verso cui l’insieme della natura
tende (= “uomo come re della natura/universo”).

Pensare la natura come un insieme di fenomeni ordinati secondo una relazione di causa finale (non
rigidamente ordinata secondo cause meccaniche) ci porta a immaginare che la natura sia fatta apposta
per noi:
- per soddisfare i nostri bisogni teoretici (di conoscenza) → la natura sia intelligibile proprio per
noi che siamo gli unici esseri intelligenti nell’universo.
- per soddisfare i nostri bisogni pratici (rendere possibile la nostra esistenza come soggetti
morali) → come soggetti liberi.

Nel giudizio teleologico a partire dalla catena di concetti, attraverso ragionamenti, passiamo dalla
constatazione dell’ordine meccanico della natura → alla rappresentazione della natura secondo un
ordine finalistico → alla raffigurazione di noi stessi come fine/scopo verso cui tutti i fenomeni naturali
tendono sia sul piano dei nostri bisogni teoretici e ancora di più di quelli pratici.

All’interno di questo ragionamento giungiamo a supporre/immaginare/sperare nell’esistenza di un dio


architetto del mondo → se la natura è ordinata secondo un progetto intelligente è naturale che vi sia un
ente intelligente che l’abbia organizzata in questo modo.
Viene anche naturale pensare che questo supposto ordine finalistico della natura scaturisca da un dio
che è anche legislatore (morale) della natura → un dio che ha messo gli eventi naturali in ordine al fine
di rendere possibile la nostra azione libera.

Il giudizio teleologico torna ancora una volta sulla IPOTESI DI DIO.


Dio è:
- C.r.p. → un’idea di ragione che viene esclusa dall’ambito della conoscenza.
- C.r.pr. → come legislatore morale un postulato, a cui si perviene nell’elaborazione del concetto
del sommo bene.
- C.g. → un’ideale del giudizio (riflettente) teleologico che da senso al nostro sentimento
finalistico della natura e che ci aiuta a pensare la natura come un ordine finalistico in cui ci sia
spazio per la nostra libertà.

Anche in questo caso Kant non vuole andare oltre i risultati a cui è pervenuto nella critica della ragion
pura → sul piano della conoscenza rimane il fatto che dio non è oggetto di conoscenza e che non può
esistere alcuna prova dell’esistenza di dio.
Ma dio, come le altre idee di ragione, può essere:
- un principio regolativo che spinge ad andare avanti nella nostra conoscenza.
- un’esigenza che l’umanità sente come un’esigenza di ordine sul piano morale e sul piano
dell'organizzazione della natura.
Noi speriamo che ci sia dio, che ci sia un’ordine della natura intelligente ed una giustizia nel mondo, ci fa
piacere immaginare la natura come un mondo in cui siamo liberi, possiamo realizzarci come soggetti
morali e godere del piacere di fenomeni che sono fatti apposta per noi → con questo non aggiunge nulla
all’ambito della conoscenza.

Il giudizio teleologico ci rimanda:


- al ineludibile esigenza di metafisica che Kant aveva introdotto nella dialettica della ragion pura.
- alle antinomie sul mondo dinamiche.
- alla prova fisico-teologica dell’esistenza di dio.

Ciò che Kant esclude e continua ad escludere sul piano teoretico viene invece ammesso come un modo
di interpretare sentimentalmente la natura, la sua organizzazione e le sue cause.
«Ogni interesse della mia ragione (così lo speculativo, come il pratico) si concentra nelle tre domande
seguenti:
Cosa posso sapere? Was kann ich wissen? können (essere in grado)
Cosa devo fare? Was soll ich tun? sollen (obbligazione morale)
Cosa posso sperare?». Was darf ich hoffen? dürfen (essere lecito)

Critica della ragion pura. Dottrina trascendentale del metodo.

«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più
spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me».
Critica della ragion pratica. Conclusione.