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CAPACITA’ E CONDENSATORI

Esercizio 1
Un conduttore sferico di raggio R1 = 3 cm è concentrico ad un secondo conduttore sferico cavo di
raggio interno R2 = 6 cm e raggio esterno R3 = 9 cm. Una carica q1 = 0.5∙10-9 C è depositata sul
conduttore interno. Determinare:
a) le cariche q2 e q3 presenti rispettivamente sulla superficie interna e sulla superficie esterna del
conduttore cavo;
b) il valore del modulo del campo elettrostatico alla distanza r = 5 cm ed r = 7 cm dal centro del
sistema ed in prossimità della superficie esterna del conduttore cavo;
c) la capacità del sistema.
Si ipotizzi che il sistema sia in vuoto e che il potenziale elettrostatico all’infinito sia nullo.

R1
R2

R3

a) I due conduttori sono in condizione di induzione elettrostatica completa. Sulla superficie interna
del conduttore cavo sarà quindi presente una carica indotta q2 = - q1 = - 0.5∙10-9 C, mentre sulla
superficie esterna sarà presente una carica indotta q3 = q1 = 0.5∙10-9 C.

b) In condizioni di equilibrio, all’interno dei conduttori il campo elettrostatico è sempre nullo. Di


conseguenza per un punto posto a distanza r = 7 cm dal centro del sistema vale: E (r = 7cm) = 0 in
quanto tale punto si trova all’interno del conduttore cavo.

Un punto a distanza r = 5 cm dal centro del sistema si trova all’interno della cavità tra i due
conduttori. Poiché il problema ha simmetria sferica è possibile applicare la legge di Gauss per
determinare il modulo del campo elettrostatico. Per la legge di Gauss il flusso del campo
elettrostatico attraverso una superficie chiusa è sempre uguale alla carica racchiusa diviso la
costante dielettrica del vuoto:

E  
q
0

Come superficie attraverso cui calcolare il flusso di E si sceglie una superficie sferica concentrica a
quelle date. Per la simmetria della distribuzione di carica, il campo elettrostatico è diretto sempre
radialmente verso l’esterno ed è quindi sempre parallelo alla normale alla superficie attraverso cui si
calcola il flusso. Inoltre il modulo di E dipende solo dalla coordinata radiale e quindi tutti i punti
che hanno ugual distanza dal centro del sistema hanno lo stesso valore di E.
Quindi:

E   E un d   E d  E  d E  4r 2 


q1

0
0.5 109
Er  5 cm  
q1 1
 12 4
 1.8 103 V/m
4 r  0 4  8.85 10 25 10
2

In prossimità della superficie esterna del conduttore cavo il campo elettrostatico si può ottenere

utilizzando il teorema di Coulomb: E  u n , dove un, normale alla superficie coincide con il
0
versore che indica la direzione radiale. Di conseguenza il modulo del campo elettrostatico vale:

q
4R 32 q 0.5 109
E   12 4
 5.55 10 2 V/m
0 4 0 R 3 4  8.85 10  8110
2

c) La capacità del sistema (che è un condensatore sferico) si determina come il rapporto tra la carica
q
sui conduttori e la differenza di potenziale tra di loro: C  1
V
La differenza di potenziale tra i due conduttori si può ottenere come:

q  1 1 
R2 R2 2 R
q dr
V   E  dr   E dr  1  2  1   
R1 R1
4  0 R 1 r 4  0  R1 R 2 

dove E è il campo elettrostatico nella cavità, calcolato utilizzando la legge di Gauss (vedere punto
b) del problema)

Di conseguenza la capacità vale:


q1  R R   0.03  0.06 
C  4 0  1 2   4  8.85 10 12  12
  6.67 10 F
q1  1 1   2
R  R 1  0.06  0 .03 
  
4  0  R 1 R 2 

N.B. La capacità di un condensatore dipende dalla forma delle sue armature. Infatti la formula che
fornisce la capacità per un condensatore sferico è differente dalla formula che fornisce la capacità
per un condensatore piano.
Tuttavia, se si pone R1, R2   si ritrova la formula della capacità per un condensatore piano,
effettuando la seguente approssimazione:

 R1  R 2  R2 
C  4 0    4 0  0
 R 2  R1  d d

Avendo posto R1  R2  R  , mentre  è l’area della superficie della sfera (= 4  R2)


Esercizio 2
Si considerino due conduttori sferici a distanza molto grande, il primo di raggio R 1 = 30 cm e il
secondo di raggio R2 = 20 cm. Essi posseggono, se isolati, la stessa densità di carica elettrica
superficiale  = 5∙10-4 C/m2. Trovare la densità di carica elettrica superficiale su ciascun conduttore
dopo che sono stati collegati tra loro mediante un filo metallico.

Le cariche che i due conduttori sferici possiedono quando sono separati valgono rispettivamente:

Q1  4R12  4 0.3 5 104  5.65 104 C


2

Q2  4R 22  4 0.2 5 104  2.51104 C


2

Poiché i due conduttori sono a grande distanza durante tutto il processo posso trascurare il
fenomeno dell’induzione elettrostatica.
Collegati tra loro i due conduttori si portano allo stesso potenziale V. Ciò causa una ridistribuzione
delle cariche sulla loro superficie. Le cariche che i due conduttori possiedono una volta collegati
valgono:

Q1'  C1V  4 0 R1 V Q'2  C2 V  4 0 R 2 V

Q1' R 1
da cui  , essendo la capacità di una sfera conduttrice immersa in vuoto pari a C  4 0 R .
Q '2 R 2
La carica complessiva sui due conduttori non varia a seconda che siano o meno collegati da cui:

Q1  Q2  Q1'  Q'2

Mettendo quindi a sistema le equazioni:

 Q1' R 1  3
  Q1'  Q '2  Q1'  4.90 10 4 C
 2
 Q '2 R 2  3   ' 4
Q  Q  Q '  Q '  Q 2  Q 2  8.16 10  4 C
' '
Q 2  3.26 10 C
 1 2 1 2
2

Dai valori delle cariche complessive depositate sulle superfici dei conduttori è quindi possibile
determinare le densità di carica:

 ' Q1' 4.90 10 4


1    4.33 10 4 C / m 2
 4R 1 4 0.3
2 2


1' 
'
Q2 3.26 10  4
  6.48 10  4 C / m 2
 4R 2 4 0.2
2 2
Esercizio 3
Trovare la capacità equivalente alla combinazione

C1
V C3
C2

con C1=10 F, C2=5 F e C3=4 F.

I due condensatori con capacità C1 e C2 sono collegati in serie. La capacità equivalente di tale serie
vale:

1 1
 1 1   1 1
Ceq ,serie          3.33 F
 C1 C2   10 5 

Tale serie è collegata in parallelo con il condensatore di capacità C3. Di conseguenza la capacità
equivalente del sistema di condensatori vale:

Ceq  Ceq ,serie  C3  7.33 F

Esercizio 4
Le armature di un condensatore piano sono costituite da piastre quadrate di lato L, distanti d. Il
condensatore viene caricato alla tensione V e successivamente le armature vengono isolate in modo
che la carica su di esse rimanga costante. Calcolare
a) l’energia U immagazzinata nel condensatore.
Successivamente si introduce tra le armature e parallelamente ad esse una lamina metallica piana,
molto estesa, spessa h. Calcolare
b) il lavoro che si deve effettuare per introdurre tale lamina
c) la nuova caduta di potenziale V’ ai capi delle armature.
d) Come sarebbe variata l’energia potenziale del condensatore se il processo di introduzione della
lamina fosse avvenuto mantenendo costante la differenza di potenziale ai capi delle armature ?

a) Essendo il condensatore ad armature piane e parallele, la sua capacità vale:

 0   0 L2
C 
d d
e l’energia immagazzinata è pari a:

1 1  0 L2 2
U  CV 
2
V
2 2 d
b) Dopo che si è inserita la lamina il sistema è assimilabile ad una serie di due condensatori piani
uno con distanza x tra le armature e l’altro con distanza d-h-x.:
Le capacità dei due condensatori
valgono rispettivamente:
+ + + + + + + + + +
x E x
 L 2
 L2
- - - - - - - - - -
C1  0
x
e C2  0
dhx d h + + + + +  + + + + +
d-h-x
da cui la capacità equivalente del - - - - - - - - - -
sistema vale:

1 1
 1 1   x dhx  0 L2
Ceq         
 C1 C 2   0 L
2
 0 L2  dh

Indipendente da x, cioè dalla distanza dalle armature a cui è inserita la lamina.

1 1 Q2
L’energia immagazzinata dal sistema in questa nuova configurazione vale: U'  Ceq V'2 
2 2 Ceq
dove Q è la carica sulle armature (che si mantiene costante durante tutto il processo).
 0 L2
Di conseguenza Q  C V  V
d
e quindi:

1 Q 2 1  02 L4 V 2 d  h 1  0 L2 V 2
U'    d  h 
2 Ceq 2 d 2  0 L2 2 d 2

Il lavoro necessario per inserire la lamina varrà quindi:

1  0 L2 V 2  d  h  1  0 L2 hV 2
W = Uiniz – Ufin = U – U’ = 1   [1]
2 d  d  2 d2

Come si evince dall’equazione precedente W > 0. Ciò significa che il lavoro viene effettuato dalle
forze del campo elettrico che risucchiano la lamina all’interno del condensatore.

N.B. L’equazione [1] non considera eventuali perdite di energia nel processo transitorio di
inserimento della lamina

c) La differenza di potenziale tra le armature del condensatore di partenza quando al suo interno è
inserita la lamina vale:

Q  0 L2 V d  h d  h
V'    V
Ceq d  0 L2 d

Si noti che V’ < V  la differenza di potenziale tra le armature è diminuita.


d) Nel caso in cui l’inserimento della lastra avvenga mentre le armature del condensatore sono
mantenute a differenza di potenziale costante, l’energia immagazzinata nel condensatore dopo
l’inserimento della lastra diventa:

1 1  0 L2 V 2
U’’ = Ceq V 
2

2 2 dh

e di conseguenza la variazione di energia potenziale durante il processo di inserimento della lamina


varrà:

 0 L2 V 2  1 1  1  0 L2 hV 2
Ufin – Uiniz = U’’ – U =   
2  d  h d  2 dd  h 

In questo caso Ufin > Uiniz.

N.B. Affinché il condensatore operi a differenza di potenziale costante è necessario che durante
l’intero processo resti collegato ad un generatore (sistema non isolato). In questa configurazione,
allo scopo di mantenere costante la differenza di potenziale tra le armature, è necessario che ci sia
anche un trasferimento di carica tra le armature che viene fatto ad opera del generatore. Il lavoro
compiuto dalle forze del campo durante il processo di inserimento della lastra non è quindi legato
solo alla variazione dell’energia elettrostatica del condensatore ma anche al lavoro svolto dal
generatore.

Esercizio 5
Dato un condensatore piano con armature di area S a distanza d, cortocircuitate tra loro e messe a
terra, si inserisca tra le armature un sottile foglio metallico piano carico, con carica complessiva Q,
parallelamente alle armature stesse. Se il foglio viene inserito alla distanza d’=d/3 da una delle due
armature, calcolare la carica presente alla fine su entrambe le armature.

d

d' 

Poiché le due armature sono mantenute allo stesso potenziale, dopo l’introduzione del foglio
metallico il sistema si configura come il parallelo di due condensatori:

VA
- - - - Q1
E + + + + + + + + Q
VA + + + + + Q
VB  Q1 - - - - - - - - Q2
- - - - Q2
VB
Le capacità dei due condensatori sono:

𝜀0 𝑆 𝜀0 𝑆
𝐶1 = e 𝐶2 =
2 𝑑
3𝑑 3
da cui
9 𝜀0 𝑆
𝐶𝑡𝑜𝑡 = 𝐶1 + 𝐶2 =
2 𝑑

Nella configurazione finale, sulle armature  inizialmente scariche  si troverà la carica


complessiva Q. Si può dunque scrivere il sistema:

𝑄1 𝑄2
𝑉1 = 𝑉2 =
{ ovvero { 𝐶1 𝐶2
𝑄1 + 𝑄2 = −𝑄
𝑄1 + 𝑄2 = −𝑄
che risolto dà
1
𝑄1 = − 3 𝑄
{ 2
𝑄2 = − 3 𝑄

Esercizio 6
Determinare come varia l’energia potenziale elettrostatica immagazzinata in un condensatore piano,
posto in vuoto, quando le armature, di area S, si allontanano di una distanza dh e il lavoro
necessario per allontanarle se:
a) il condensatore è isolato (ossia la carica sulle armature rimane costante durante l’intero processo)
b) le armature del condensatore sono mantenute a differenza di potenziale costante durante l’intero
processo
Si ipotizzi che l’energia cinetica dell’armatura mobile rimanga costante durante l’intero processo
studiato. Per svolgere il punto a) si ipotizzi nota la carica q presente sulle armature, per svolgere il
punto b) si ipotizzi nota la differenza di potenziale V tra le armature.
V

h h
dh dh

-q q

x x

a) condensatore isolato: la carica sulle armature rimane costante


Si ipotizzi di allontanare l’armatura positiva di un tratto dh: la capacità del condensatore
diminuisce.
1 q2
Di conseguenza l’energia potenziale immagazzinata nel condensatore U e  varia come:
2 C
1 q2
dU e  dh
2  0S
Se le armature si allontanano, h aumenta e quindi dh > 0 e dUe > 0.
Si può quindi concludere che se il condensatore è isolato all’allontanarsi delle armature l’energia
potenziale elettrostatica in esso immagazzinata aumenta.
Da notare che nel caso opposto di avvicinamento l’energia potenziale elettrostatica immagazzinata
nel condensatore diminuisce (infatti se le armature si avvicinano, h diminuisce e quindi dh < 0 e
dUe < 0) .

Il lavoro compiuto dalle forze del campo elettrostatico quando le armature vengono allontanate di
un tratto dh, è pari all’opposto della variazione dell’energia potenziale elettrostatica immagazzinata
nel condensatore (infatti essendo il condensatore elettricamente isolato le forze elettrostatiche
compiono lavoro a spese dell’energia elettrostatica del sistema):

1 q2
dW  - dU e   dh < 0
2  0S

La variazione di energia potenziale elettrostatica è positiva, il lavoro è negativo: il processo non


avviene spontaneamente. Il lavoro per allontanare le armature deve essere fornito dall’esterno
applicando una forza che si opponga a quella attrattiva presente tra le armature:

1 q2
dW  Fattr  dh  Fattr  - ux
2  0S

Tenendo conto che durante il processo si ipotizza che l’energia cinetica dell’armatura mobile non
cambi, applicando il teorema dell’energia cinetica dW  dWext  dE k  si trova che il lavoro
compiuto dalle forze esterne vale:
1 q2
dWext  - dW  dh  0
2  0S

b) le armature del condensatore sono mantenute a differenza di potenziale costante: la differenza di


potenziale tra le armature si conserva
In tale configurazione il condensatore è collegato ad un dispositivo (generatore) in grado di
mantenere costante la differenza di potenziale tra le armature:

h
dh

-q q

x
La variazione di energia potenziale elettrostatica immagazzinata nel condensatore vale:

1  V
2
dUe = d CV 2   dC
2  2
  S S
dove dC = d 0    02 dh
 h  h
Se le armature vengono allontanate si ha che dh > 0 e di conseguenza dC < 0
Poiché la capacità diminuisce e la differenza di potenziale tra le armature si mantiene costante si ha
1  S V2
dU e   0 2 dh < 0.
2 h

Si può quindi concludere che se le armature del condensatore sono mantenute a differenza di
potenziale costante all’allontanarsi delle armature l’energia potenziale elettrostatica in esso
immagazzinata diminuisce.
Da notare che nel caso opposto di avvicinamento l’energia potenziale elettrostatica immagazzinata
nel condensatore aumenta (infatti se le armature si avvicinano: dh < 0 e dUe > 0).

Il lavoro necessario per allontanare la armature si può ottenere sfruttando la relazione dW  Fattr  dh
dove Fattr è sempre la forza attrattiva presente sulle armature del condensatore.
In questo caso:

1 q2 1 C2 V 2 1  0SV 2
Fattr - ux  - ux  - ux
2  0S 2  0S 2 h2

Si noti che, a differenza del caso precedente, |Fattr| non è costante ma varia durante il processo di
allontanamento, poiché durante tale processo variano sia q che h. Il lavoro compiuto dalle forze del
1  SV 2
campo a seguito dell’allontanamento delle armature vale: dW  Fattr  dh = - 0 2 dh < 0.
2 h
Anche in questo caso il lavoro compiuto dalle forze del campo è negativo. Il processo quindi non
avviene spontaneamente ma anche in questo caso deve essere fornito lavoro dall’esterno. Come nel
caso precedente, avendo ipotizzato nulla la variazione di energia cinetica dell’armatura mobile, si
può scrivere:

dWext  - dW .

N.B. Poiché il condensatore non è isolato in questa configurazione non è più possibile definire il
lavoro compiuto dalle forze del campo elettrostatico del condensatore durante lo spostamento delle
armature come l’opposto della variazione dell’energia potenziale del condensatore. Infatti in questa
configurazione, allo scopo di mantenere costante la differenza di potenziale tra le armature, è
necessario che ci sia anche un trasferimento di carica dq tra le armature

 0SV
dq  V dC   dh  0
h2

che viene fatto ad opera del generatore. Si può definire tale lavoro del generatore come:

 0SV 2
dWgen  dq V   dh  2 dU e
h2
Il lavoro compiuto dalle forze del campo durante il processo di allontanamento tra le armature è
quindi compiuto non solo a spese dell’energia elettrostatica del condensatore ma anche a spese del
generatore. Di conseguenza:

 0SV 2
dW  - dUe  dWgen  dU e   dh < 0
2h 2

in accordo con quanto calcolato precedentemente.