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M.GUIDA, S.

ROLANDO, 2015 1

DIAGONALIZZAZIONE / ESERCIZI SVOLTI

L’asterisco contrassegna gli esercizi meno basilari (perché più difficili o di approfondimento).

ESERCIZIO. Stabilire se la matrice


 
1 2 1
A =  0 2 0  ∈ R3,3
1 −2 1
è diagonalizzabile (in R) e, in caso affermativo, determinare una matrice D ∈ R3,3 diagonale ed
una matrice P ∈ R3,3 invertibile tali che P −1 AP = D.
Svolgimento. A è diagonalizzabile (in R) se e solo se (i) il polinomio caratteristico di A ha 3
radici reali λ1 , λ2 , λ3 (distinte o no) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni i = 1, 2, 3.
Il polinomio caratteristico di A è
1−λ 2 1
1−λ 1
P (λ) = 0 2−λ 0 = (2 − λ) = (2 − λ) (1 − λ)2 − 1
1 1−λ
1 −2 1 − λ
= (2 − λ) −2λ + λ2 = −λ (λ − 2)2 ,
che ha le 3 radici reali λ1 = 0 (autovalore semplice) e λ2 = λ3 = 2 (autovalore doppio). La
condizione (i) è allora verificata e risulta necessariamente dim V0 = m0 (in quanto λ = 0 è
autovalore semplice). Dunque A è diagonalizzabile se e solo se dim V2 = 2 (in quanto λ = 2 è
autovalore doppio). Poiché
   
−1 2 1 −1 2 1
R →R3 +R1
A − 2I3 =  0 0 0  3 −→  0 0 0
1 −2 −1 0 00
ha rango 1, risulta effettivamente dim V2 = 3 − ρ (A − 2I3 ) = 2 e quindi A è diagonalizzabile.
Per diagonalizzare A, determiniamo una base per ciascuno degli autospazi V0 , V2 ⊂ R3 di A,
ossia risolviamo in R3 i due sistemi lineari omogenei di matrici A e A − 2I3 . Il primo sistema è
 
 x + 2y + z = 0 x+z = 0
2y = 0 , cioè y=0 ,
 
x − 2y + z = 0 x+z =0
che è immediatamente risolto da (x, y, z) = (−z, 0, z) = z (−1, 0, 1), per cui risulta V0 =
L ((−1, 0, 1)). Tenendo conto della riduzione effettuata su A − 2I3 , il secondo sistema equiv-
ale alla sola equazione −x + 2y + z = 0 e pertanto è risolto da (x, y, z) = (2y + z, y, z) =
y (2, 1, 0) + z (1, 0, 1), fornendo V2 = L ((2, 1, 0) , (1, 0, 1)). Dunque risulta P −1 AP = D con D e
P ottenute disponendo gli autovalori di A sulla diagonale di D e le basi ricavate per gli autospazi
sulle colonne di P , in modo coerente 6 , cioè
   
000 −1 2 1
D = 0 2 0 e P =  0 1 0.
002 1 01

6
significa, ricordiamo, che sulla j-esima colonna di D c’è l’autovalore relativo all’autovettore disposto sulla
j-esima colonna di P
2 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2015

ESERCIZIO. Discutere, al variare di k ∈ R, la diagonalizzabilità della matrice


 
−9 k 3
A =  0 k 0  ∈ R3,3
3 0 −1
e diagonalizzarla per gli eventuali valori di k per cui A risulta simmetrica.
Svolgimento. A è diagonalizzabile (in R) se e solo se (i) il polinomio caratteristico di A ha 3
radici reali λ1 , λ2 , λ3 (distinte o no) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni i = 1, 2, 3.
Il polinomio caratteristico di A è
−9 − λ k 3
−9 − λ 3
P (λ) = 0 k−λ 0 = (k − λ) = (k − λ) ((9 + λ) (1 + λ) − 9)
3 −1 − λ
3 0 −1 − λ
= λ (λ + 10) (k − λ) ,
che ha le 3 radici reali λ1 = k, λ2 = −10, λ3 = 0. La condizione (i) è allora verificata ∀k ∈ R.
Se k = −10 e k = 0, allora λ1 , λ2 , λ3 sono distinti, quindi vale anche la condizione (ii) e A risulta
diagonalizzabile.
Se k = −10, allora λ1 = λ2 = −10 e A è diagonalizzabile se e solo se dim V−10 = 2 (perché
dim V0 = 1 è garantito dalla semplicità della radice λ3 ). Poiché
 
1 −10 3
A + 10I3 =  0 0 0 
3 0 9
ha evidentemente rango 2, risulta dim V−10 = 3 − ρ (A + 10I3 ) = 1 = 2 e quindi A non è
diagonalizzabile.
Se k = 0, allora non occorre controllare la condizione (ii) perché A risulta simmetrica (reale) e
quindi diagonalizzabile7 .
In definitiva A è diagonalizzabile se k = −10, mentre non è diagonalizzabile se k = −10.
Guardando la matrice A, risulta evidente che A è simmetrica se e solo se a12 = a21 , cioè k = 0.
Per procedere alla diagonalizzazione, assumiamo allora k = 0 e determiniamo una base per
ciascuno degli autospazi V0 e V−10 di A, ossia risolviamo in R3 i due sistemi lineari omogenei di
matrici
   
−9 0 3 1 0 3
A =  0 0 0  e A + 10I3 =  0 10 0  .
3 0 −1 3 0 9
Il primo equivale a 3x − z = 0 e quindi una base di V0 = {(x, y, 3x) : x, y ∈ R} è BV0 =
((1, 0, 3) , (0, 1, 0)). Il secondo equivale a
x + 3z = 0
y=0
e quindi una base di V−10 = {(−3z, 0, z) : z ∈ R} è BV−10 = ((−3, 0, 1)). Dunque risulta
   
00 0 1 0 −3
P −1 AP =  0 0 0  con P =  0 1 0  .
0 0 −10 30 1

7
Si ricordi tutte le matrici simmetriche reali sono diagonalizzabili (tramite una matrice di passaggio che può
essere scelta ortogonale).
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Osservazione importante sull’esercizio precedente. Facciamo notare che:


(a) le colonne di P sono ortogonali in R3 ;
(b) la matrice P non è ortogonale.
L’osservazione (a) è in accordo con il fatto che autovettori relativi ad autovalori diversi di una
matrice simmetrica reale sono tra loro ortogonali (e quindi i vettori di V0 sono tutti ortogonali
a tutti i vettori di V−10 ), ma l’aver trovato una base di V0 fatta essa stessa di vettori ortogonali
tra loro è accidentale: questo si può sempre fare, ma in V0 esistono anche basi non ortogonali
e, con i conti svolti, avremmo potuto trovare una di queste.
Circa l’osservazione (b), P non è ortogonale perché i vettori di BV0 e BV−10 non sono unitari,
mentre una matrice è ortogonale se e solo se le sue colonne sono versori a due a due ortogonali.
Per diagonalizzare A mediante una matrice ortogonale, diciamo N , si sarebbero allora dovute
unire basi ortonormali di V0 e V−10 , prendendo ad esempio BV0 = √110 (1, 0, 3) , (0, 1, 0) e
BV−10 = √1 (−3, 0, 1) , e quindi
10
 
√1
0 − √310
10
 
N =  0 1 0 .
√3 0 √1
10 10

ESERCIZIO. Stabilire per quali valori di k ∈ R l’endomorfismo f : R3 → R3 definito da


f (x, y, z) = (x + y + z, ky + 2z, 2kz)
è semplice.
Svolgimento. La matrice di f rispetto alla base canonica di R3 è
 
11 1
M = 0 k 2 
0 0 2k
(ottenuta ad esempio disponendo sulle righe i coefficienti dei polinomi ordinati x + y + z, ky +
2z, 2kz) ed f è semplice se e solo se (i) il polinomio caratteristico di M ha 3 radici reali λ1 , λ2 , λ3
(distinte o no) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni i = 1, 2, 3.
Poiché M è triangolare, le radici del suo polinomio caratteristico sono gli elementi della sua
diagonale principale, ossia λ1 = 1, λ2 = k, λ3 = 2k. La condizione (i) è allora verificata ∀k ∈ R
e si deve discutere la condizione (ii), analizzando le molteplicità delle radici e le dimensioni degli
autospazi associati.
Le tre radici λ1 , λ2 , λ3 sono semplici se e solo se k = 0, 1/2, 1; in tal caso, anche la condizione
(ii) è verificata e quindi f è semplice.
Diversamente, cioè se k = 0 oppure k = 1/2 oppure k = 1, allora risulta

 λ2 = λ3 = λ1 se k = 0
λ1 = λ3 = λ2 se k = 1/2

λ1 = λ2 = λ3 se k = 1.
Si hanno quindi sempre una radice semplice ed una radice doppia, diciamo λi con mλi = 2. In
ciascun caso si vede facilmente che risulta ρ (M − λi I3 ) = 2, da cui segue
dim Vλi = 3 − ρ (M − λi I3 ) = 1 = 2 = mλi .
Dunque f non è semplice per k = 0, né per k = 1/2, né per k = 1.
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ESERCIZIO. Sia f : R3 → R3 l’applicazione lineare tale che


f (x, y, z) = (x + ay + 3z, 2y + az, 4y + 2az) .
(i) Dire per quali valori di a ∈ R l’applicazione f è diagonalizzabile.
(ii) Per a = 0, determinare una base di R3 composta da autovettori di f .
(iii) Calcolare dim ker f e dim im f per ogni a ∈ R.

Svolgimento.
(i) La matrice di f rispetto alla base canonica di R3 è
 
1a 3
Ma =  0 2 a 
0 4 2a
ed f è semplice (o diagonalizzabile) se e solo se (i) il polinomio caratteristico di Ma ha 3
radici reali λ1 , λ2 , λ3 (distinte o no) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni i = 1, 2, 3.
Il polinomio caratteristico di Ma è
1−λ a 3
2−λ a
P (λ) = 0 2−λ a = (1 − λ) = (1 − λ) λ (λ − 2 − 2a) ,
4 2a − λ
0 4 2a − λ
che ha le 3 radici reali λ1 = 1, λ2 = 0 e λ3 = 2 + 2a. La condizione (i) è allora verificata
∀a ∈ R e si deve discutere la condizione (ii), analizzando le molteplicità di tali radici e le
dimensioni degli autospazi associati.
Le radici λ1 , λ2 , λ3 sono tutte semplici se e solo se a = − 12 , −1; in tal caso, vale anche la
condizione (ii) e quindi f è semplice.
Diversamente, cioè se a = − 12 oppure a = −1, allora risulta

λ1 = λ3 = 1 = λ2 se a = − 12
,
λ2 = λ3 = 0 = λ1 se a = −1
per cui si hanno sempre un autovalore semplice ed uno doppio. La dimensione dell’au-
tospazio associato all’autovalore semplice è automaticamente pari alla sua molteplicità
(cioè 1), quindi occorre valutare solo la dimensione dell’autospazio associato all’autovalore
doppio.
Per a = − 12 , l’autovalore doppio è λ = 1 e risulta
     
0 −1/2 3 0 −1/2 3 0 −1/2 3
M−1/2 − I3 =  0 1 −1/2  →  0 0 11/2  →  0 0 11/2  ,
0 4 −2 0 0 22 0 0 0

per cui ρ M−1/2 − I3 = 2. Allora dim V1 = 3 − ρ M−1/2 − I3 = 1 = 2 = m1 e pertanto


f non è semplice.
Per a = −1, l’autovalore doppio è λ = 0 e risulta
   
1 −1 3 1 −1 3
M−1 − 0I3 = M−1 =  0 2 −1  →  0 2 −1 
0 4 −2 0 0 0
per cui ρ (M−1 ) = 2. Allora dim V0 = 3 − ρ (M−1 ) = 1 = 2 = m0 e pertanto f non è
semplice.
Dunque f è semplice se e solo se a = − 12 , −1.
(ii) Poniamo a = 0. Poiché per tale valore di a l’endomorfismo f risulta semplice, esistono basi
di R3 composte da autovettori di f . Una tale base si ottiene determinando una base per
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ciasuno degli autospazi V0 , V1 , V2 di f ed unendole. I sistemi lineari che individuano tali


autospazi sono rispettivamente i sistemi lineari omogenei di matrici
     
103 00 3 −1 0 3
M0 =  0 2 0  , M0 − I3 =  0 1 0  , M0 − 2I3 =  0 0 0  .
040 0 4 −1 0 4 −2
Risolvendo tali sistemi, si trova
V0 = {(−3z, 0, z) : z ∈ R} = L ((−3, 0, 1)) , V1 = {(x, 0, 0) : x ∈ R} = L ((1, 0, 0)) ,
V2 = {(6y, y, 2y) : y ∈ R} = L ((6, 1, 2)) ,
per cui una base di R3 composta da autovettori di f è A = ((−3, 0, 1) , (1, 0, 0) , (6, 1, 2)).
(iii) Per ogni a ∈ R, si ha
   
1a 3 1a3
dim im f = ρ (Ma ) = ρ  0 2 a  = ρ  0 2 a  = 2
0 4 2a 000
e dim ker f = 3 − ρ (Ma ) = 1.

ESERCIZIO. Data la matrice


 
1 2 −2 1
1 0 2 −1 
A=
0
,
0 3 −1 
0 0 3 −1
stabilire se A è diagonalizzabile (in R).
Svolgimento. A ∈ R4,4 è diagonalizzabile (in R) se e solo se (i) il polinomio caratteristico di
A ha 4 radici reali λ1 , λ2 , λ3 , λ4 (distinte o no) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni i = 1, 2, 3, 4.
Il polinomio caratteristico di A è
1−λ 2 −2 1
−λ 2 −1 2 −2 1
1 −λ 2 −1
P (λ) = = (1 − λ) 0 3 − λ −1 − 0 3 − λ −1
0 0 3 − λ −1
0 3 −1 − λ 0 3 −1 − λ
0 0 3 −1 − λ
3 − λ −1 3 − λ −1 3 − λ −1
= (1 − λ) (−λ) −2 = [(1 − λ) (−λ) − 2]
3 −1 − λ 3 −1 − λ 3 −1 − λ
= λ2 − λ − 2 [(3 − λ) (−1 − λ) + 3] = λ2 − λ − 2 λ2 − 2λ = λ2 − λ − 2 (λ − 2) λ.
Poiché λ2 −λ − 2 = 0 se e solo se λ = 2 oppure λ = −1, le radici di P (λ) sono λ1 = 0 (autovalore
semplice), λ2 = −1 (autovalore semplice) e λ3 = λ4 = 2 (autovalore doppio). La condizione (i)
è allora verificata e risulta necessariamente dim V0 = m0 = 1 e dim V−1 = m−1 = 1 (in quanto 0
e −1 sono autovalori semplici). Dunque A è diagonalizzabile se e solo se dim V2 = 2 (in quanto
λ = 2 è autovalore doppio). Si ha
     
−1 2 −2 1 −1 2 −2 1 −1 2 −2 1
 1 −2 2 −1  R2 →R2 +R1  0 0 0 0  R4 →R4 −3R3  0 0 0 0 
A − 2I4 =   0 0 1 −1 
 −→ 
 0 0 1 −1 
 −→ 
 0 0 1 −1 

0 0 3 −3 0 0 3 −3 0 0 0 0
e quindi ρ (A − 2I4 ) = 2, da cui segue dim V2 = 4 − ρ (A − 2I4 ) = 2. Dunque A è diagonalizz-
abile.
6 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2015

ESERCIZIO*. Studiare la diagonalizzabilità della matrice


 
1 1 0
A = 0 0 2
0 −1 0
in R e in C. In caso A sia diagonalizzabile, determinare una matrice P che la diagonalizzi.
Svolgimento. A è diagonalizzabile in K se e solo se (i) il polinomio caratteristico di A ha 3
radici λ1 , λ2 , λ3 in K, distinte o no (il che è automatico se K = C) e (ii) dim Vλi = mλi per ogni
i = 1, 2, 3.
Il polinomio caratteristico di A è
1−λ 1 0
−λ 2
P (λ) = 0 −λ 2 = (1 − λ) = (1 − λ) λ2 + 2 ,
−1 −λ
0 −1 −λ

che ha la sola radice reale λ1 = 1 e due radici complesse λ2,3 = ±i 2. Dunque
• la condizione (i) non è verificata se K = R, per cui A non è diagonalizzabile in R;
• la condizione (i) è (ovviamente) verificata se K = C e le radici λ1 , λ2 , λ3 ∈ C sono tutte
semplici, per cui anche la condizione (ii) è verificata e quindi A è diagonalizzabile in C.
Per procedere alla diagonalizzazione di A in C, determiniamo una base per ciascuno degli au-
tospazi V1 , Vi√2 , V−i√2 ⊂ C3 di A, ossia risolviamo in C3 i tre sistemi lineari omogenei di matrici
   √ 
0 1 0 √ 1 − i 2 1√ 0
A − I3 =  0 −1 2  , A − i 2I3 =  0 −i 2 2√  ,
0 −1 −1 0 −1 −i 2
 √ 
√ 1+i 2 √ 1 0
A + i 2I3 =  0 i 2 √ 2 .
0 −1 i 2
Il primo sistema è

y = 0
−y + 2z = 0 ,

−y − z = 0
che è immediatamente risolto da (x, y, z) = (x, 0, 0) e quindi risulta V1 = L ((1, 0, 0)). Riducendo
per righe la matrice del secondo sistema, si ottiene
 √   √ 
√ R3 →R3 − 1
√ R2 
1 − i 2 1
√ 0 1 − i 2 1√ 0
 
−i 2 2 
i 2
A − i 2I3 −→  0 −i 2 √ 2 = 0
2
0 0 −i 2 − i√2 0 0 0
e pertanto il sistema equivale a
√ √
1√−i 2 x+y =0 y =− 1−i 2 x
, cioè √ √ √ √ .
−i 2y + 2z = 0 z = i 22 y = −i 22 1 − i 2 x = − 2+i2 2 x
√ √
Dunque Vi√2 = L 1, −1 + i 2, −1 − i/ 2 . Risolvendo analogamente anche il terzo sistema,
√ √
si trova V−i√2 = L 1, −1 − i 2, −1 + i/ 2 . In definitiva, disponendo coerentemente gli
autovalori di A sulla diagonale e le basi degli autospazi sulle colonne, risulta
 
  1 1 1
1 √0 0  √ √ 
P −1 AP =  0 i 2 0√  con P =   0 −1 + i 2 −1 + i 2
.
0 0 −i 2 1
0 −1 − √2 i −1 − √2 i 1