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LUIGI GHIRRI

1943 -1992
Le immagini di Luigi Ghiri sembrano
fuori dal tempo. La periferia diventa un
luogo mitico dove ritrovare la propria
memoria, un luogo-non luogo, simbolo
del vuoto del paesaggio. Il fotografo ita-
liano attraverso le sue fotografie com-
pie una riflessione sull’ambiguità delle
strutture dell’immagine,  alla ricerca di
una visione che sia la prosecuzione di
uno sguardo interiore.
DA PASSIONE
A PROFESSIONE
Trascorse l’adolescenza a Modena
dove si diplomò come geometra, non
si impose subito all’arte della fotogra-
fia come attività seria, ma l’interesse
affiorò già agli inizi dei suoi studi;
di fatti i suoi primi lavori emergono
negli anni 70 raggruppati in serie:
Kodachrome, Colazione sull’erba e
Atlante.
Contribuì allo sviluppo del linguaggio
fotografico partecipando alla bienna-
le di Venezia, approfondisce lo studio
della fotografia americana interes-
sandosi all’opera di Walker Evans.
Accettava sia committente pubbliche
che private, la sua testimonianza
dell’architettura italiana e paesaggi-
stica è di rilevante importanza visto
che tratta le trasformazioni dell’am-
biente contemporaneo.
Ogni serie è distinta dalle altre con
un particolare in comune; la valoriz-
zazione all’ambiente.
Un importante lavoro gli fu commis-
sionato dal Ministero della Cultura
francese lo incarica di fotografare
la Reggia di Versailles, dove dedica
una straordinaria serie.
Fu un grande attivista e partecipare
della Biennale di Venezia.
Nel 74’ inaugura la sua prima mo-
stra Fotografie 1970-1971
Per un breve periodo aprì uno studio
grafico.

Nel 75’ la rivista “Time-Life” gli dedi-


ca alcune pagine e lo presenta come
scoperta dell’anno.
Nel 77’ Fonda la casa editrice “Punto
e virgola” dove pubblica nel 78’ “Ko-
dachrome” una serie composta dal
suo periodo iniziale e dal progetto
“Paesaggi di Cartone”
Negli anni successivi fa molti incon-
tri che aumenteranno la sua fama e
gli daranno occasioni di organizzare
sue esposizioni personali in giro per
il mondo, espone alcune immagini di
“Colazione sull’erba” alla biennale.

Nel 80’ viene invitato personalmente


dal direttore della Polaroid Internatio-
nal presso i laboratori per realizzare
una serie di immagini a grande for-
mato.
Realizza altre serie su commissioni.
STILE
FOTOGRAFICO
Gli spazi che descrive  Luigi Ghirri,
hanno forme e colori diversi, e tutta-
via sembrano uguali in tutti i luoghi.
Sono spazi vuoti, entro i quali vive
la  possibilità della realtà rappresen-
tativa.  Paesaggi   sospesi, non reali-
stici, per certi versi metafisici, spesso
privi di figure umane, ma dove resta
ben visibile il passaggio dell’uomo.
L’uso della sovraesposizione, i colori
delicati pastello, il minimalismo nar-
rativo e il linguaggio concettuale sono
tratti caratteristici della sua opera.
Un perenne immutabile, che trattiene
la tensione e il desiderio che qualco-
sa accada.
Lontano dalla spettacolarizzazione,
la fotografia di Ghiri ricerca l’intimi-
tà. Il suo paesaggio è povero, ap-
parentemente asciutto e scarno. Ma
l’opera intera dell’artista emiliano
suggerisce che al di là di quello che
può accadere, ogni luogo del mon-
do contiene sempre la possibilità di
una nuova prospettiva del guardare.
Una fotografare “lentamente”, il to-
tale contrario della fotografia usa e
getta a cui siamo abituati nel web.
Uno sguardo semplice e minimalista,
chi si arricchisce continuamente di ri-
chiami concettuali.
ATLANTE
(week-end)
1973

L’album, composto da fotografie di


dettagli di un vero atlante geografi-
co, costituisce un momento chiave nel
percorso dell’autore, all’inizio della
sua indagine sulla realtà come “foto-
montaggio”; uno dei primi tentativi di
ripensare il concetto di “paesaggio” e di
interrogare i codici della sua rappresen-
tazione attraverso la fotografia.
COLAZIONE
SULL’ERBA
1972 - 1974

Pubblicato per la prima volta nel 1975


in occasione dell’esposizione realizza-
ta a Modena presso la Galleria d’Arte
Moderna, Colazione sull’erba prende a
prestito un tema ricorrente nella storia
dell’arte per raccontare il rapporto tra
la natura e gli spazi urbani, in partico-
lare la visione dimessa del quotidiano
quindi dei cortili e delle case della pri-
ma periferia.
KODACHROME
1971 - 1974

Il nome Kodachrome rappresentava per


Ghirri l’universalità del fare e del vede-
re fotografie, una democratizzazione
estrema dell’immagine. Il confronto/
conflitto tra il reale e il rappresenta-
to, l’interrogativo circa la possibilità di
poter ancora produrre senso tramite la
visione animano le riflessioni di Ghir-
ri, che individua nel potere selettivo
dell’inquadratura la via per ripensare la
nostra percezione delle cose.
IN SCALA
1977 - 1978

“Ho chiamato così questo lavoro per


suggerire immediatamente una lettu-
ra, la scala è una convenzione usata
abitualmente per riportare, riconoscere
le dimensioni di un oggetto nelle sue
dimensioni spaziali. Metro per passare
dal disegno alla costruzione, metro per
riportare il mondo fisico ad un grafico
interpretabile”
ITALIA AILATI
1971 -1979

“ Ho fotografato oggetti definiti Kitsch,


perché in essi spesso si legge dello
scarto e della differenza tra la copia e
il vero, tra il passato e il desiderio della
sua immagine al presente. Seguendo
poi l’etimologia della parola [kitsch], e i
significati inizialmente propri al termine
e cioè la variazione di scala, duplica-
zione, non vero, ripetizione identica,
ideologia dell’analogo, non si potreb-
bero anche catalogare come inevitabile
Kitsch tutte le fotografie?”
IL PAESE
DEI BALOCCHI
1972 - 1979

La vicinanza stilistica e concettuale è


molto evidente, mette in discussione le
nostre certezze e la nostra visione del
mondo, restituendoci come reale la
copia in cera di un’immagine estratta
da un dipinto, a sua volta ripresa dal-
la realtà. Tre livelli di separazione dal
dato oggettivo che fanno riflettere sul
concetto d’immagine e sulla sua natura
sfuggente. L’inganno in cui può cadere
lo spettatore delle fotografie di Ghirri
è frutto dell’abilità del fotografo, capa-
ce di rendere reale tutto ciò che passa
davanti all’obiettivo.
IDENTIKIT
1976 - 1979

Sono l’esplorazione dell’“universo


interiore” , Sono il viaggio intorno alla
propria stanza, ai dorsi dei suoi libri,
alla biblioteca di casa: i libri letti, com-
pulsati e amati.
LUCE NATURALE
1979

f/11 1/25
“Fascino dell’immagine sta anche nel
trovare un equilibrio tra quello che si
deve vedere e quello che non si deve
vedere. Non deve essere una fotoco-
pia della realtà. Il problema è sempre
quello. […] Mostrare come ci sia sem-
pre nella realtà una zona di mistero,
una zona insondabile che secondo me
determina anche l’interesse dell’imma-
gine fotografica”
POLAROID
1980 - 1081

I lavori di Ghirri sono notati da Manfred


Heiting, al tempo direttore della Pola-
roid Intl. di Amsterdam. In quel periodo,
la Ditta Polaroid invitava vari fotografi
per utilizzare una foto-camera speri-
mentale, la Giant Camera Polaroid,
che produceva foto Polaroid giganti, di
formato 50x60cm. Ghirri fu invitato nel-
la sede centrale per due anni – 1980-
1981 – e rifornito periodicamente di
modelli Polaroid da provare.
TOPOGRAFIA
ICONOGRAFIA
1980 - 1981

I suoi compagni di viaggio sono un


gruppo di artisti modenesi, preferiti al
locale club di fotoamatori. Con loro
condivide la riflessione sulla natura
del linguaggio artistico. «Potrei anche
intitolare questo lavoro “Alla ricerca
dell’originale perduto”, o un viaggio nel
quale si fondono storia e geografia, nel
quale si mescolano nozioni collettive e
personali, nel quale si trovano fotogra-
fie volutamente banali accanto ad altre
ben meditate, un viaggio nel perenne
immutabile accompagnato da un vivo
desiderio del miracoloso».
VERSAILLES
1985
IL PAESAGGIO
ITALIANO
1980 - 1989
IL PROFILO
DELLE NUVOLE
1970 - 1989
ALDO ROSSI
1970 - 1989