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Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale

Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Edile - Architettura

CURVA DI PROBABILITA’ PLUVIOMETRICA

Al fine di effettuare il dimensionamento o la verifica di un sistema di drenaggio urbano, è


necessario provvedere al calcolo della massima portata che si troverà ad attraversare
ciascun tronco del sistema fognario.
Tale portata differisce a seconda dello schema considerato: possiamo avere, infatti,
fognature a schema separato, in cui troviamo un collettore per la raccolta delle acque
“bianche”, ossia derivanti da eventi meteorici, ed uno per le acque “nere”, che rappresentano
invece i reflui domestici, industriali ecc.; nei sistemi misti, invece, esiste un unico collettore in
cui vengono raccolte indistintamente tutte le acque di scarico.
Con riferimento ad un sistema misto, la massima portata che si trova ad attraversare una
certa sezione di chiusura di un tronco fognario è la seguente:

Qmax  Q fp  QP (T ) (1)

dove Qfp è la portata fecale di punta, Qp(T) è la massima portata di pioggia associata al
periodo di ritorno T.

Il calcolo della Qfp è piuttosto immediato, ed è analogo a quello già descritto per la rete di
distribuzione idrica: in effetti la portata in arrivo al sistema di drenaggio, a meno delle perdite
per evaporazione ed infiltrazione, è la stessa richiesta dalle utenze per i loro scopi, e quindi
si ha:
d  Ab
Q fp    CP  [l/s] (2)
86400

in cui:
d = dotazione idrica in l/ab/g
Ab = numero di abitanti
CP = coefficiente di punta ( CP  20  Ab0,2 )
 = coefficiente di dispersione (   0,8 )

La portata di pioggia supera di uno o anche due ordini di grandezza la portata fecale di
punta, e la sua valutazione è dunque molto più determinante ai fini del dimensionamento e
della verifica degli spechi fognari.
La massima portata di pioggia in arrivo ad una sezione di chiusura dipende, oltre che dal
periodo di ritorno, da altri parametri quali: l’estensione del bacino sotteso dalla sezione di
chiusura, la permeabilità del bacino stesso e la piovosità dell’area geografica interessata.

QP  f (T , A,  , i) Q fp (3)
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Appunti a cura dell’Ing. E. Galdiero
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Il periodo di ritorno (T) si definisce come il numero medio di anni che mediamente occorre
attendere prima che un dato evento si verifichi la prima volta. L’evento a cui ci stiamo
riferendo è, chiaramente, il raggiungimento della massima portata di pioggia per il nostro
bacino urbano.
Il bacino sotteso da una sezione di chiusura è la superficie che contribuisce alla formazione
della piena nella sezione stessa, ossia quella che raccoglie tutte le acque meteoriche che
vengono convogliate al tratto considerato. La sua area (A) viene tipicamente espressa in
ettari (ha).
La permeabilità del bacino viene caratterizzata mediante il coefficiente di afflusso (φ):
definita pioggia efficace quella che effettivamente raggiunge il sistema di drenaggio, per
coefficiente di afflusso si intende il parametro adimensionale che misura il rapporto tra la
pioggia efficace e la pioggia totale caduta sul bacino:

Pioggia efficace
 (4)
Pioggia totale

La piovosità nell’area di interesse viene invece misurata dall’intensità di pioggia (i),


espressa in genere in millimetri/ora (mm/h), che è il rapporto tra l’altezza di pioggia caduta
su un dato bacino e la durata dell’evento meteorico stesso ( t):

h
i (5)
t

L’altezza di pioggia (h) rappresenta la lama d’acqua che si posa uniformemente su una
superficie perfettamente orizzontale ed impermeabile in un certo intervallo di tempo.
La relazione statistica che lega la massima altezza di pioggia alla durata dell’evento
meteorico ed al periodo di ritorno è definita dalla cosiddetta curva di probabilità
pluviometrica, espressa dalla relazione seguente:

ht ,T  t  KT (6)

in cui è il parametro centrale della distribuzione e è un coefficiente di crescita, che


dipendente dalla forma della distribuzione di probabilità scelta.
Il parametro centrale della distribuzione viene stimato a partire dai dati pluviometrici che
conducono alla calibrazione dei coefficienti della seguente espressione:

t  at n (7)

in cui a è la massima altezza di pioggia per durata unitaria, espressa in millimetri/ora, e n un


esponente tipicamente inferiore a 1.
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I dati relativi alle precipitazioni vengono rilevati mediante apposite apparecchiature ubicate
presso le stazioni pluviometriche; in particolare si distinguono:

 pluviometri (e pluvionivometri), costituiti da un imbuto munito di griglia in superficie che


raccoglie le acque meteoriche convogliandole ad una vaschetta volumetrica posta
inferiormente. Al termine di un giorno si misura l’altezza di pioggia come rapporto tra il
volume raccolto e l’area della vaschetta stessa.

 pluviografi, che permettono la registrazione in continuo dell’altezza di pioggia durante un


evento meteorico. Sono costituiti da un imbuto che raccoglie la pioggia e la convoglia ad
un recipiente dotato di galleggiante collegato ad una penna che scrive su un tamburo
rotante; il sistema è dotato di un sifone che svuota automaticamente il recipiente al
raggiungimento del livello massimo.

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I risultati delle registrazioni per ciascun bacino idrografico italiano venivano pubblicati ad
opera del Servizio Idrografico (fino al 1997 per la Campania) sui cosiddetti Annali Idrologici,
divisi per regione e costituiti da due volumi: nel primo (Parte I) sono riportati i dati
termometrici (temperatura) e pluviometrici (piogge) dell’area in esame, mentre nella Parte II
sono illustrati i dati idrometrici (portate) rilevate per i corsi d’acqua presenti.
I dati di interesse ai fini dello studio delle curve di probabilità pluviometrica sono quelli
illustrati nella Tabella III, Sezione B della Parte I: questa tabella, infatti, riporta per ciascuna
stazione pluviometrica i massimi annuali dell’altezza di pioggia per eventi meteorici di durata
pari a 1, 3, 6, 12 e 24 ore.

La stima dei coefficienti a e n viene condotta effettuando una regressione lineare sui dati
pluviometrici: operando una trasformazione logaritmica sull'espressione della , infatti, si
ha:

ln t  ln(at n )

ln t  ln a  n ln t
Y  B  nX (8)

avendo posto:

Y  ln t ; X  ln t ; B  ln a

La relazione (8) è l'espressione di una retta nel piano X,Y con coefficiente angolare n ed
intercetta B. Nello stesso piano possiamo diagrammare le medie delle massime altezze di
pioggia per le durate sopra elencate (1, 3, 6, 12, 24 h) per la stazione pluviometrica in
questione, ottenendo un diagramma simile a quello in figura:

2.70

y = 0.2271x + 1.516
R² = 0.9977
1.80
log(μt)

0.90

0.00
0.00 0.50 1.00 1.50
log(t)

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Il coefficiente angolare e l'intercetta della retta di regressione forniscono i ricercati valori di a


e n.

Il coefficiente di crescita, come già ricordato in precedenza, dipende invece dalla forma della
distribuzione di probabilità scelta per la variabile aleatoria, che in questo caso è proprio la
massima altezza di pioggia legata ad un evento meteorico di durata t. In particolare, il
modello probabilistico più semplice per la rappresentazione dei valori estremi di una data
grandezza è la legge di Gumbel, per la quale risulta:

 T 
1  K 'log ln  
KT   T 1  (9)
1  0, 25K '

K’ è un parametro legato al coefficiente di variazione (CV), secondo la relazione:

1, 795 1
  0, 45 (10)
K' CV

CV, a sua volta, dipende dai parametri statistici del campione di dati a disposizione,
rappresentati dalla media e dalla deviazione standard; per ciascuna durata t si possono
calcolare, infatti:

h ti
valore medio ht  i 1
(11)
N

h 
N 2
ti  ht
deviazione standard t  i 1
(12)
N

t
coefficiente di variazione CVt  (13)
ht

t 1, 3, 6, 12, 24

Il coefficiente di variazione è la media dei 5 valori calcolati precedentemente:

 CV
j 1
tj

CV  (14)
5

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La suddetta metodologia consente di ricostruire la curva di probabilità pluviometrica adatta a


rappresentare piogge estreme di durata superiore ad un’ora. Tuttavia, in buona parte delle
applicazioni quali il dimensionamento e la verifica di un sistema di drenaggio urbano, gli
eventi meteorici di interesse presentano durate critiche inferiori all’ora. Tali eventi, nel
modello proposto, saranno anche quelli caratterizzati da maggiore intensità, e pertanto è
opportuno procedere ad un raffinamento della curva di probabilità pluviometrica in
corrispondenza di essi.
A tale scopo, è opportuno fare riferimento ai dati contenuti nella Tabella V, Sezione B della
Parte I: questa tabella, infatti, riporta per ciascuna stazione pluviometrica i dati relativi agli
eventi di notevole intensità e breve durata.
Nelle colonne di questa tabella sono annotati i valori delle altezze di pioggia per durate
inferiori all’ora (definiti tipicamente per durate di 10, 15, 20, 30, 40 e 50 minuti) che non
corrispondono necessariamente ad eventi estremi, bensì ad eventi ritenuti a giudizio
dell’operatore particolarmente rilevanti in termini di intensità (i cosiddetti “scrosci”).
E’ opportuno tenere in considerazione il diverso contenuto informativo di questa tipologia di
dati, nonché la minore oggettività utilizzata per la loro raccolta: tali aspetti possono essere
facilmente riscontrati anche analizzando la quantità dei dati riportati nelle tabelle, che
tipicamente non risultano disponibili per tutte le suddette durate.
I valori delle altezze di pioggia possono essere diagrammati nel piano bilogaritmico costruito
precedentemente ottenendo una “nuvola di punti” che, in virtù delle durate considerate, sarà
collocata interamente a sinistra dell’asse delle ordinate.

Il baricentro della nuvola avrà le seguenti coordinate:

N N

 log  ti   log  h i
 i 1
;   i 1
(15)
N N

Affinché si ottenga una curva di probabilità pluviometrica che non presenti discontinuità, è
sufficiente congiungere tale punto con l’intercetta della retta di regressione ricavata in
precedenza, ottenendo il nuovo andamento della c.p.p. nell’intervallo di durate considerato.
Quest’ultima avrà, ovviamente, intercetta equivalente a quella della curva per durate
superiori all’ora (B) e, pertanto, lo stesso coefficiente a. L’esponente, invece, si ottiene dalla
semplice relazione trigonometrica che segue:

B 
n (16)

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Vale la pena di far notare come la curva di probabilità pluviometrica così costruita risulta
continua in ogni punto, ma che la sua derivata presenta una discontinuità in corrispondenza
della durata pari a 1 ora.
Tale caratteristica, unitamente al fatto che l’intensità di pioggia può crescere indefinitamente
al ridursi della durata dell’evento meteorico, rappresenta uno dei principali limiti nell’adozione
del modello di curva di tipo “monomio”.

2.70

log(μt)
y = 0.2271x + 1.516
R² = 0.9977
1.80

0.90

0.00
-1.00 -0.50 0.00 0.50 1.00 1.50
log(t)

Riepilogando, i passi da seguire per la calibrazione della curva di probabilità pluviometrica


per una data area di studio sono dunque i seguenti:

Piogge di durata superiore a 1 ora

- individuazione della stazione pluviometrica di riferimento (la più vicina);


- raccolta dagli annali idrologici (Parte I, Sez. B, Tabella III) per tutti gli anni disponibili dei
massimi annuali dell’altezza di pioggia per le durate 1, 3, 6, 12 e 24 ore;
- verifica della correttezza dei dati (per valutare possibili errori di trascrizione, ecc.) - per
ciascun anno deve risultare, ovviamente:

t1  t2  ht1  ht 2
- calcolo del valor medio (11), della deviazione standard (12) e del coefficiente di variazione
(13) per ciascuna durata;
- rappresentazione dei valori medi dei massimi delle altezze di pioggia annuali nel piano
bilogaritmico ln t ,ln ht 

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- determinazione del coefficiente angolare (n2) e dell’intercetta (B) della retta di regressione
(linea di tendenza), che restituiscono immediatamente i coefficienti del parametro centrale
della distribuzione di probabilità:

n2 ; a  e B
- calcolo del coefficiente di variazione medio per la stazione pluviometrica (14);
- calcolo del coefficiente K’ tramite la (10);
- scelta del periodo di ritorno;
- determinazione del coefficiente di crescita mediante la (9).

Piogge di durata inferiore a 1 ora

- raccolta dagli annali idrologici (Parte I, Sez. B, Tabella V) per tutti gli anni disponibili delle
altezze di pioggia per eventi di notevole intensità e breve durata;
- rappresentazione della nuvola di punti corrispondente ai dati raccolti nel piano
bilogaritmico;
- calcolo delle coordinate del baricentro della nuova di punti secondo le (15);
- determinazione del coefficiente angolare per piogge di durata inferiore all’ora (n1)
mediante la (16).

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Effetto Area

Quando consideriamo eventi meteorici che interessano un’area di vasta estensione, l’altezza
di pioggia non sarà la stessa su tutti i punti, ma sarà massima in una certa zona, detta centro
di pioggia. In particolare, allontanandosi dal centro di pioggia, si risconteranno altezza di
pioggia sempre decrescenti, come illustrato nella figura sottostante.

La figura mostra, inoltre, come l’effetto area risulti molto più evidente in fenomeni meteorici di
breve durata, mentre tende a ridursi per eventi meteorici prolungati nel tempo.
I dati di pioggia elaborati per il singolo pluviografo corrispondono alle precipitazioni di
massima intensità, e si riferiscono quindi ad eventi meteorici caratterizzati da un centro di
pioggia vicino al punto di installazione della stazione pluviometrica: la valutazione
dell’afflusso meteorico ipotizzando un’altezza di pioggia uniforme su tutto il bacino
porterebbe, pertanto, ad una sovrastima dell’afflusso stesso.
Il problema può essere affrontato sostituendo ai coefficienti a e n della curva di probabilità
pluviometrica i coefficienti a’ e n’, ricavabili dalle relazioni seguenti calibrate dal Poggi in
riferimento alle fognature della città di Milano:

a' A  A 
2

 1  0, 052   0, 002    
a 100  100  
 (15)
A 
n ' n  0, 0175 
100

in cui A è la superficie del bacino espressa in ettari.


Tuttavia, considerata anche la scarsità dei dati impiegati per la calibrazione delle (15), si
ritiene opportuno applicarle sono per bacini di notevole estensione ( 200 -1000ha), preferendo
trascurare l’effetto area per bacini più piccoli.
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Riferimenti

G. Ippolito, Appunti di Costruzioni Idrauliche, Liguori Editore.

Annali idrologici disponibili presso :


 Biblioteca dell'ex D.I.G.A. (Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed
Ambientale), Via Claudio 21, Napoli, Edificio 8 Piano II°.
 Sito internet dell’ISPRA: http://www.acq.isprambiente.it/annalipdf/

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