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Coperture

NORMA ITALIANA Sistemi di raccolta e smaltimento delle acque UNI 10724


meteoriche
Istruzioni per la progettazione e l’esecuzione con elementi
discontinui
FEBBRAIO 1999

Roof coverings
Rain water drainage systems
Design and execution criteria by discontinuous elements

DESCRITTORI Copertura, acqua meteorica, sistema di scarico

CLASSIFICAZIONE ICS 91.060.20-20

SOMMARIO La norma definisce i criteri di progettazione ed esecuzione dei sistemi di


scarico delle acque meteoriche dalle coperture degli edifici, le caratteristi-
che dei prodotti e dei materiali da usare. Vengono altresì fornite indicazioni
sulla manutenzione e sul collaudo del sistema.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI

ORGANO COMPETENTE Commissione "Edilizia"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 20 gennaio 1999

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 1999


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 11 Nº di riferimento UNI 10724:1999 Pagina I di IV


PREMESSA
La presente norma è stata elaborata dalla Commissione "Edilizia"
dell’UNI, nell’ambito del Gruppo di lavoro 3 "Coperture discontinue"
della Sottocommissione 3 "Coperture, impermeabilizzazioni e filtra-
zioni", ed è stata approvata per la sua presentazione alla Commis-
sione Centrale Tecnica dell’UNI il 23 aprile 1997.
È stata quindi esaminata ed approvata dalla Commissione Cen-
trale Tecnica, per la pubblicazione come norma raccomandata, il
6 novembre 1997.

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione di nuove


edizioni o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso
dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.

Le norme UNI sono elaborate cercando di tenere conto dei punti di vista di tutte le parti
interessate e di conciliare ogni aspetto conflittuale, per rappresentare il reale stato
dell’arte della materia ed il necessario grado di consenso.
Chiunque ritenesse, a seguito dell’applicazione di questa norma, di poter fornire sug-
gerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato dell’arte
in evoluzione è pregato di inviare i propri contributi all’UNI, Ente Nazionale Italiano di
Unificazione, che li terrà in considerazione, per l’eventuale revisione della norma stessa.

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INDICE

1 GENERALITÀ 1
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 1
1.2 Campo di applicazione........................................................................................................................... 1
1.3 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 1
1.4 Terminologia complementare e dei pezzi speciali .................................................................. 3
1.5 Simboli grafici.............................................................................................................................................. 4
prospetto 1 Simboli grafici dei sistemi di raccolta e smaltimento ............................................................. 5

2 PRODOTTI 5
2.1 Canali di gronda - Caratteristiche generali ................................................................................. 5
prospetto 2 Profili ricorrenti di canali di gronda .................................................................................................. 5
prospetto 3 Profili ricorrenti di canali di gronda per edifici industriali...................................................... 6
prospetto 4 Caratteristiche fisiche e meccaniche dei canali di gronda di materie plastiche ...... 9
2.2 Converse - caratteristiche generali ................................................................................................. 9
prospetto 5 Profili ricorrenti di conversa .............................................................................................................. 10
2.3 Pluviali - caratteristiche generali .................................................................................................... 10
prospetto 6 Sezioni ricorrenti di pluviali ............................................................................................................... 11
2.4 Elementi di supporto; staffe e tiranti - Caratteristiche generali ..................................... 12
2.5 Materiali e prodotti per l’elemento di collegamento ............................................................. 12

3 INDICAZIONI PER LA PROGETTAZIONE 13


3.1 Individuazione delle azioni esterne e dei loro effetti ........................................................... 13
figura 1 Esempio di posizionamento del canale di gronda rispetto alla linea di
inviluppo delle coperture, in località dove sono prevedibili abbondanti
precipitazioni nevose e/o formazione di blocchi di ghiaccio ........................................... 14
3.2 Dilatazioni termiche .............................................................................................................................. 15
prospetto 7 Coefficienti di dilatazione termica lineare ................................................................................. 15
3.3 Criteri di dimensionamento idraulico ........................................................................................... 15
figura 2 Esempio di canale di gronda, a tratto unico e pendenza costante,
con imbocco del pluviale ad un estremo ................................................................................... 16
figura 3 Esempio di canale di gronda a tratti con pendenze opposte e convergenti .......... 17
figura 4 Esempio di canale di gronda a tratti con pendenze opposte e divergenti .............. 17
prospetto 8 Sezione idraulica dei canali di gronda in funzione della pendenza ............................ 18
3.4 Criteri di dimensionamento statico ............................................................................................... 18
figura 5 Esempio statico per la verifica dei carichi agenti su un singolo supporto ............... 19
figura 6 Esempio di rappresentazione grafica del carico dovuto alla neve .............................. 19
figura 7 Vista frontale della "larghezza" del carico dovuto alla neve ........................................... 19
figura 8 Esempio di schema delle forze agenti sul canale di gronda nel caso
di sollecitazione dovuta a scala appoggiata ............................................................................ 20
figura 9 Esempio di schema di equilibrio delle forze esterne nel caso di
scala appoggiata .................................................................................................................................... 21
figura 10 Esempio di schema di equilibrio delle forze interne nel caso di
scala appoggiata .................................................................................................................................... 21
figura 11 Esempio di schema di azioni parallele all’asse del canale di gronda nel caso
di scala appoggiata ............................................................................................................................... 22
figura 12 Esempio di schema delle azioni risultanti da depressione di vento sulla
superficie superiore e pressione di vento sulla superficie inferiore ............................ 23

4 INDICAZIONI PER L'ESECUZIONE 24


4.1 Posizionamento e fissaggio dei supporti dei canali di gronda....................................... 24
4.2 Posizionamento e fissaggio dei canali di gronda ................................................................. 24

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figura 13 Esempio di sistema di fissaggio che permette il movimento relativo
tra canale di gronda e supporto ..................................................................................................... 24
4.3 Metodi di giunzione dei tratti di canali di gronda .................................................................. 24
prospetto 9 Tecnologie per l’unione delle zone sormontate di canali di gronda ........................... 25
figura 14 Esempio di schema di esecuzione con rivettatura doppia e sigillatura .................. 25
4.4 Giunto di dilatazione ............................................................................................................................ 25
prospetto 10 Esempio di variazioni di lunghezza in mm/m a temperatura di posa di 18 °C..... 26
prospetto 11 Capacità di assorbimento contrazione e dilatazione necessaria per
i diversi materali ..................................................................................................................................... 26
figura 15 Esempio di schema di realizzazione con elemento di cappello (coprigiunto) ...... 27
figura 16 Esempio di schema di esecuzione per consentire la massima dilatazione ........... 27
figura 17 Esempi di applicazione di giunto per grondaia a sezione trapezoidale ................... 28
figura 18 Esempi di applicazione di giunto per grondaia a sezione circolare ........................ 29
figura 19 Esempio di banda elastomerica .................................................................................................... 30
figura 20 Esempio di realizzazione di giunto con banda elastomerica ......................................... 30
figura 21 Secondo esempio di realizzazione di giunto con banda elastomerica ..................... 31
figura 22 Esempio di staffa con fissaggio superiore ............................................................................... 31
figura 23 Esempio di sezione di gronda fissata con staffa e fissaggio superiore ................... 31
figura 24 Esempio di supporti con staffa in zona d’angolo .................................................................. 32
figura 25 Esempi di giunzione per gronde di PVC ................................................................................... 32
figura 26 Esempi di giunti a scorrimento o con elemento flessibile per gronde di PVC ...... 33
4.5 Posizionamento e fissaggio dei supporti dei pluviali .......................................................... 33
4.6 Metodi di giunzione dei tratti di pluviale .................................................................................... 33
4.7 Protezione contro i fulmini ................................................................................................................ 34

5 MANUTENZIONE 34

6 FASI TRANSITORIE E DI CANTIERE 35


6.1 Modalità di carico e trasporto di canali di gronda e pluviali ............................................ 35
6.2 Modalità di scarico ................................................................................................................................ 35
6.3 Stoccaggio al coperto.......................................................................................................................... 35
6.4 Stoccaggio all’aperto ........................................................................................................................... 35
6.5 Prodotti zincati......................................................................................................................................... 35
6.6 Prodotti preverniciati ............................................................................................................................ 36
6.7 Precauzioni nel corso del montaggio.......................................................................................... 36

7 COLLAUDO 36

APPENDICE A BIBLIOGRAFIA 37
(informativa)

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1 GENERALITÀ

1.1 Scopo
La presente norma definisce, per le soluzioni costruttive che l'esperienza pluriennale ha
ormai consolidato, le regole di esecuzione del sistema di raccolta, convogliamento e
smaltimento delle acque meteoriche dalle coperture degli edifici nel seguito denominato
impianto, le caratteristiche dei prodotti e dei materiali da utilizzare.
Sono inoltre riportate le indicazioni progettuali specifiche in riferimento ai tipi di prodotti trattati.
Per quanto attiene la progettazione e il dimensionamento idraulico, si rimanda alla UNI 91841).
Per quanto attiene le caratteristiche dei prodotti, per i canali di gronda ed i pluviali di metallo si ri-
manda alla UNI EN 612, mentre per quelli di materia plastica si rimanda alla UNI EN 607.

1.2 Campo di applicazione


La presente norma si applica alla installazione di:
- converse di convogliamento;
- canali di gronda;
- bocchettone e/o bocchettoni da incasso ed altri elementi;
- pluviali esterni fino al pozzetto di raccolta escluso;
- accessori per l'evacuazione diretta;
realizzati con prodotti rigidi, preformati ed assemblati in opera.
Si ricorda che nelle zone caratterizzate da climi particolari (zone montane, zone litoranee
soggette a forti venti, ecc.) la progettazione e l'installazione dell'impianto dovranno tenere
conto delle sollecitazioni indotte dalle situazioni climatiche locali (resistenza del supporto,
ancoraggio dei prodotti, ecc.) non considerate nella presente norma.
In particolare, le indicazioni riportate nella presente norma tengono conto di condizioni
anche gravose, ma di deflusso di sole acque meteoriche. In condizioni di grandinate e/o
di gelo particolarmente intense, non sono previste indicazioni per assicurare la tenuta. Gli
accorgimenti conseguenti e/o un diverso dimensionamento degli elementi interessati de-
vono quindi essere oggetto di studio in fase progettuale, in funzione della destinazione
d'uso dell'edificio.

1.3 Riferimenti normativi


UNI 3310-2 Semilavorati di rame e sue leghe - Lamiere, nastri, bandelle piatti-
ne di rame, ottoni binari, al piombo e speciali, ottenuti da lavora-
zione plastica - Caratteristiche meccaniche
UNI 3812 Laminati di alluminio - Tolleranze dimensionali
UNI 3813 Laminati di leghe di alluminio - Tolleranze dimensionali
UNI 5649-1 Rame - Tipi di rame non legato da lavorazione plastica - Qualità,
prescrizioni e prove
UNI 7344 Profilati d’acciaio formati a freddo - Prescrizioni e tolleranze
UNI 7811 Prodotti finiti di acciaio formati a freddo per costruzioni metalliche
- Profilati cavi circolari - Dimensioni e caratteristiche
UNI 7812 Prodotti finiti di acciaio formati a freddo per costruzioni metalliche
- Profilati cavi quadrati - Dimensioni e caratteristiche
UNI 7813 Prodotti finiti di acciaio formati a freddo per costruzioni metalliche
- Profilati cavi rettangolari - Dimensioni e caratteristiche
UNI 8089 Edilizia - Coperture e relativi elementi funzionali - Terminologia funzionale
UNI 8090 Edilizia - Elementi complementari delle coperture - Terminologia
UNI 8091 Edilizia - Coperture - Terminologia geometrica
UNI 8627 Edilizia - Sistemi di copertura - Definizione e classificazione degli
schemi funzionali, soluzioni conformi e soluzioni tecnologiche
UNI 9001-2 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica -
Gruppo alluminio - Al 99,5 (1050 a)
1) È in corso di definizione una norma europea sull’argomento (prEN 12056-3).

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UNI 9003-1 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica -
Leghe alluminio-manganese - Lega Al Mn 1,2 Cu 0,12 (3003)
UNI 9003-2 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica - Le-
ghe alluminio-manganese-magnesio - Lega Al Mn 1,2 Mg 1,2 (3004)
UNI 9003-3 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica -
Leghe alluminio-manganese - Lega a1 Mn 1,2 (3103)
UNI 9005-1 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica -
Leghe alluminio-magnesio - Lega Al Mg 0,8 (5005)
UNI 9006-1 Alluminio e leghe di alluminio primarie da lavorazione plastica - Le-
ghe alluminio-magnesio-silicio - Lega Al Mg 0,5 Si 0,4 Fe 0,2 (6060)
UNI 9184 Edilizia - Sistemi di scarico delle acque meteoriche - Criteri di pro-
gettazione, collaudo e gestione
UNI 9328 Semilavorati di rame e leghe di rame - Lamiere e bandelle lamina-
te a freddo - Dimensioni, tolleranze e condizioni di fornitura
UNI 9329 Semilavorati di rame e leghe di rame - Nastri laminati a freddo -
Dimensioni, tolleranze e condizioni di fornitura
UNI 10372 Coperture discontinue - Istruzioni per la progettazione e l'esecu-
zione con elementi metallici in lastre
UNI 10725 Coperture - Canali di gronda di metallo - Metodi di prova
UNI EN 501 Elementi di coperture di lamiera metallica - Specifica per elementi
per coperture di lamiera di zinco non autoportante
UNI EN 607 Canali di gronda e relativi accessori di PVC non plastificato - Defi-
nizioni, requisiti e prove
UNI EN 612 Canali di gronda e pluviali di lamiera metallica - Definizioni, classi-
ficazioni e requisiti
UNI EN 638 Sistemi di tubazioni e condotte di materia plastica - Tubi di materiale
termoplastico - Determinazione delle caratteristiche a trazione
UNI EN 727 Sistemi di tubazioni e canalizzazioni di materia plastica - Tubi e
raccordi di materiale termoplastico - Determinazione della tempe-
ratura di rammollimento Vicat (VST)
UNI EN 743 Sistemi di tubazioni e condotte di materia plastica - Tubi di mate-
riale termoplastico - Determinazione del ritiro longitudinale
UNI EN 1462 Supporti per canali di gronda - Requisiti e prove
UNI EN 10142 Lamiere e nastri di acciaio a basso tenore di carbonio, zincati a caldo
in continuo, per formatura a freddo - Condizioni tecniche di fornitura
UNI EN 10143 Lamiere sottili e nastri di acciaio con rivestimento metallico appli-
cato per immersione a caldo in continuo - Tolleranze dimensionali
e di forma
UNI EN 10147 Lamiere e nastri di acciaio per impieghi strutturali, zincati per im-
mersione a caldo in continuo - Condizioni tecniche di fornitura
UNI EN 10169-1 Prodotti piani di acciaio rivestiti in continuo con materiale organico
(nastri rivestiti) - Informazioni generali (definizioni, materiali, tolle-
ranze, metodi di prova)
UNI ENV 1991-2-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-3:
Azioni sulle strutture - Carichi da neve
UNI ENV 1991-2-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4:
Azioni sulle strutture - Azioni del vento
UNI EN ISO 8256 Materie plastiche - Determinazione della resistenza all’urto-trazione
CEI 81-1 Protezione di strutture contro i fulmini
prEN 12056-1 Gravity drainage inside buildings - Scope, definitions, general and
performance requirements [Sistemi di scarico a gravità all’interno
degli edifici - Scopo, definizioni, requisiti generali e requisiti pre-
stazionali]

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1.4 Terminologia complementare e dei pezzi speciali
Nota La presente terminologia si intende ad integrazione delle definizioni riportate nelle UNI 8089, UNI 8090,
UNI 8091, UNI 9184 e UNI 10372.

1.4.1 Elementi con funzione prevalente di raccolta

1.4.1.1 canale di gronda: Elemento dell'impianto sviluppato lungo la linea di gronda.

1.4.1.2 canale di bordo: Elemento dell'impianto sviluppato lungo la linea di bordo. Il prodotto è, co-
struttivamente, identico al precedente ma cambia il posizionamento sull'edificio.

1.4.1.3 compluvio o conversa: Elemento sagomato che assicura la raccolta dell'acqua lungo la linea
di conversa, secondo la UNI 8091.

1.4.2 Elementi con funzione prevalente di contenimento e/o tenuta

1.4.2.1 scossalina o risalto di bordo: Elemento sagomato impiegato per completare le linee di bordo
delle coperture.

1.4.2.2 raccordo verticale: Elemento avente la funzione di assicurare la tenuta dell'acqua lungo le
linee di raccordo con superfici verticali.

1.4.3 Elementi con funzione prevalente di smaltimento

1.4.3.1 pluviale: Elemento tubolare che ha la funzione di convogliare l'acqua verso il suolo.

1.4.3.2 diametro utile o interno: Diametro della circonferenza interna della sezione del pluviale.

1.4.3.3 scarico diretto o doccione: Elemento che ha la funzione di scaricare liberamente l'acqua dal-
la gronda verso il suolo. Realizzato generalmente con forme di fantasia, assolve anche a
funzioni di tipo estetico.

1.4.3.4 scarico troppo pieno: Elemento che ha la funzione di eliminare l'acqua eccedente la capien-
za della bacinella.

1.4.3.5 spanditoio: Elemento avente la funzione di disperdere su tetti e terrazze l'acqua provenien-
te da sopralzi.

1.4.3.6 terminale al piede di pluviale: Elemento tubolare dotato di maggiore resistenza meccanica
rispetto al pluviale per prevenire danneggiamenti causati dall'urto di veicoli o altro. L'altez-
za di questo elemento varia generalmente tra 1,5 m e 2 m e può essere del tipo diritto per
innesti nei pozzetti, o del tipo a gomito a 90° per scarico diretto al suolo.

1.4.4 Terminologia degli accessori del canale di gronda

1.4.4.1 testata: Elemento avente la funzione di chiudere la parte terminale del canale di gronda.

1.4.4.2 angolare: Elemento avente la funzione di collegare due tratti del canale di gronda disposti
ad angolo tra loro.
Nota Tale definizione riprende quanto definito nel punto 3.1.6 della UNI EN 607.

1.4.4.3 giunto di dilatazione: Elemento avente la funzione di collegare due tratti del canale di gronda
in modo da assorbire le variazioni di lunghezza (dilatazioni e contrazioni) degli stessi con-
seguenti a fenomeni termici.

1.4.4.4 bocchettone: Elemento di raccordo tra il pluviale ed il canale di gronda.

1.4.4.5 bocchettone da incasso: Elemento di raccordo tra il pluviale e superfici piane o grondaie incassate.

1.4.4.6 griglia del bocchettone (parafoglie): Elemento di protezione avente la funzione di impedire
che foglie o altri oggetti possano penetrare ed ostruire il pluviale.

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1.4.5 Terminologia degli accessori del pluviale

1.4.5.1 curva o gomito: Elemento che permette la variazione di direzione; può essere realizzata per
stampaggio (curve stampate) o saldate (in due pezzi e a settori).

1.4.5.2 voluta: Elemento di raccordo tra il bocchettone ed il pluviale che permette di compensare
la sporgenza del canale di gronda rispetto al muro esterno. Può essere di tipo allungabile
o a "collo di cigno".

1.4.5.3 imbuto o bacinella: Elemento che permette la confluenza di due pluviali in uno solo.

1.4.5.4 raccordo a Y: Elemento alternativo al precedente ma con la stessa funzione.

1.4.5.5 deviatore: Elemento che permette il recupero, anche parziale, dell'acqua piovana per usi
particolari, per esempio per irrigazione.

1.4.5.6 gocciolatoio o rompigoccia: Elemento inserito sul pluviale immediatamente prima del gomito
a rientrare nel muro. Impedisce le infiltrazioni dell'acqua che eventualmente scorre ester-
namente al pluviale.

1.4.6 Terminologia degli elementi di supporto

1.4.6.1 staffa (o cicogna): Supporto per il sostegno del canale di gronda e ad esso sottostante.

1.4.6.2 staffa a tirante: Supporto collocato superiormente al canale di gronda.

1.4.6.3 collare: Elemento per trattenere, alla giusta distanza dal muro, il pluviale sostenendolo sta-
ticamente. Viene fissato al muro tramite tassello ad espansione o zanca murata.

1.4.7 Terminologia geometrica riferita ai canali di gronda

1.4.7.1 bocca: Massima larghezza trasversale corrispondente alla sezione bagnata.

1.4.7.2 sviluppo: Larghezza iniziale della lamiera metallica con la quale sono stati fabbricati il ca-
nale di gronda o il pluviale.
Nota Tale definizione riprende quanto definito nel punto 3.8 della UNI EN 612.

1.4.7.3 sezione idraulica: Area che in sezione ortogonale al canale di gronda, ai fini del dimensio-
namento, si considera occupata dall'acqua.

1.4.7.4 lunghezza: Estensione longitudinale di ogni singolo pezzo.

1.4.7.5 larghezza: Dimensione massima di una sezione normale del canale di gronda.

1.4.7.6 profondità: Dimensione di seguito indicata con il simbolo a1.

1.4.7.7 spessore: Spessore del laminato o dell'estruso di seguito indicato con il simbolo s.

1.4.8 Finiture e completamenti


Elementi di completamento, di impiego facoltativo, con funzioni prevalentemente estetiche.

1.5 Simboli grafici


I simboli grafici rappresentanti i componenti dei sistemi di raccolta e smaltimento delle ac-
que meteoriche sono riportati nel prospetto 1.

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prospetto 1 Simboli grafici dei sistemi di raccolta e smaltimento

Descrizione Segni grafici Note

Bocchettone in pianta

Pluviale in pianta

Pozzetto in pianta

in prospetto
Pendenza e direzione scorrimento
e in pianta

2 PRODOTTI

2.1 Canali di gronda - Caratteristiche generali


La UNI EN 607 e la UNI EN 612 definiscono le caratteristiche delle gronde e le classifica-
no in base alla forma delle sezioni, come indicato nel prospetto 2:
prospetto 2 Profili ricorrenti di canali di gronda

Profilo Monoparete Doppia parete


d e

Tondo
c
a

d e

Quadro o rettangolare
c
a

b
d e d e

Trapezoidale
(sagomato e non)
c

c
a

b b

d e d e

Altri
c
c

a
a

b
Legenda
a altezza frontale
b larghezza inferiore
c altezza posteriore
d dimensione del ricciolo (diametro o larghezza)
e larghezza apertura superiore

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I profili ricorrenti per la realizzazione di canali di gronda per edifici industriali sono riportati
nel prospetto 3.
prospetto 3 Profili ricorrenti di canali di gronda per edifici industriali

Profilo Monoparete

d e
d e

c
c

a
a

b b

Trapezoidale
d e
d e
a

c
c

b b

Legenda
a altezza frontale
b larghezza inferiore
c altezza posteriore
d dimensione del ricciolo (diametro o larghezza)
e larghezza apertura superiore

La sezione reale prevedrà poi il completamento del profilo con riccioli e/o sagomature, dal
lato esterno, risvolti o alette dal lato interno.
La scelta del disegno e le combinazioni possibili di questi elementi di finitura sono lasciate
alla libertà progettuale del produttore, anche per fini estetici.
In ogni caso, dovendo il prodotto essere conforme a quanto prescritto dalla UNI 10725, si
sottolinea che le nervature contribuiscono ad aumentare la rigidità complessiva del cana-
le di gronda.
I materiali generalmente impiegati sono:
- acciaio al carbonio con trattamento superficiale di zincatura e zincatura-verniciatura;
- acciaio inossidabile;
- alluminio e sue leghe (senza o con trattamento superficiale: verniciatura, anodizzazio-
ne, ecc.);
- PVC-rigido;
- rame;
- zinco al titanio.
I materiali impiegati sono in forma di lamiere e nastri, chiamati per comodità di seguito nel
testo semplicemente "lamiere".

2.1.1 Prodotti di acciaio al carbonio con rivestimenti protettivi


I prodotti di acciaio al carbonio da utilizzare devono essere adeguatamente protetti
dall'azione aggressiva degli agenti atmosferici e di altre fonti inquinanti per mezzo di rive-
stimenti. I sistemi di protezione più correntemente utilizzati sono:
- rivestimenti di zinco o di lega zinco-alluminio;
- rivestimenti con vernici.
Possono tuttavia essere utilizzati anche altri idonei sistemi di rivestimento protettivo, pur-
ché adeguati all'impiego e di cui sia stata dimostrata l'efficacia.

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2.1.1.1 Lamiere zincate
Le caratteristiche delle lamiere sottili rivestite devono essere conformi alle UNI EN 10142
e UNI EN 10147.
La massa del rivestimento di zinco è di 275 g/m2 minimo (secondo la UNI EN 612) espres-
sa come somma della grammatura al metro quadro sulle due facce della lamiera.

2.1.1.2 Lamiere zinco-alluminate


L'acciaio può essere rivestito anche con leghe alluminio e zinco, a percentuali variabili, ot-
tenendo un rivestimento di massa inferiore rispetto alla semplice zincatura e con buone
caratteristiche di flessibilità. Si riportano i seguenti sistemi di protezione zinco-alluminio:
- acciaio con rivestimento 5% Al-Zn tipo ZA
Grado DX 51D+ZA o maggiore, con una massa minima del rivestimento, complessiva
su entrambe le parti, pari a 255 g/m2 (spessore per ogni parte: 20 µm), in conformità
al prEN 10214;
- acciaio con rivestimento 55% Al-Zn tipo AZ
Grado DX 51D+AZ o maggiore, con una massa minima del rivestimento, complessiva
su entrambe le parti, pari a 150 g/m2 (spessore per ogni parte: 20 µm), in conformità
al prEN 10215.

2.1.1.3 Lamiere zincate (o zinco-alluminate) con rivestimento organico (preverniciate o non)


Le lamiere preverniciate, realizzate con lamiere di cui in 2.1.1.1 e 2.1.1.2, devono essere
conformi alla UNI EN 10169-1.
Le lamiere preverniciate offrono migliori garanzie di resistenza alla corrosione ed un mag-
giore valore estetico rispetto alle lamiere solamente zincate. Infatti la protezione mediante
preverniciatura con il processo coil coating, si somma alla protezione galvanica conferita
dal rivestimento metallico; il colore è scelto tramite accordi tra fornitore e utilizzatore.
La preverniciatura in coil coating prevede l'applicazione di strati di vernice di natura e pre-
stazioni differenti in funzione delle condizioni di utilizzo.
In accordo con la UNI EN 612, per i prodotti preverniciati coil coating su supporto zincato,
lo spessore di vernice è di 25 µm minimo per faccia.
Sono disponibili sul mercato altri prodotti quali l'acciaio zincato antifessurazione preverni-
ciato: per le sue particolari condizioni di processo e di composizione, la copertura di zinco
antifessurazione e lo spessore di vernice idoneo per lattoneria nei colori standard posso-
no essere minori dei valori normati, purché il produttore garantisca prestazioni analoghe
a quelle dei prodotti normati.
Per i prodotti verniciati con altri sistemi lo spessore della vernice non deve essere minore
di 60 µm per faccia.

2.1.1.4 Stati di fornitura


La produzione di manufatti di acciaio con rivestimenti protettivi utilizza generalmente na-
stri di spessori compresi tra 0,6 mm e 1,5 mm e di larghezza fino a 1 250 mm (tolleranze
dimensionali secondo la UNI EN 10143). Per ogni riferimento relativo agli stessi manufat-
ti, si rimanda alla UNI EN 612.

2.1.2 Prodotti di acciaio inox


In conformità alla UNI EN 612, i prodotti di acciaio inox da utilizzare sono:
- X3 CrTi17 n° materiale 1.4510
- X6 CrNi19 10 n° materiale 1.4301
- X6 CrNiMo17 12 2 n° materiale 1.4401
La superficie di questo tipo di acciaio può anche essere trattata con rivestimenti organici
o metallici (terne-coated).

2.1.3 Prodotti di alluminio


I prodotti impiegati per realizzare gronde, pluviali, curve, imbocchi, sono ricavati dalla lavo-
razione di coil aventi caratteristiche e tolleranze corrispondenti alle UNI 3812 e UNI 3813.

UNI 10724:1999 Pagina 7 di 38


È preferibile utilizzare nastri preverniciati, tuttavia qualora non esistano vincoli architetto-
nici, è possibile impiegare anche nastri in alluminio grezzo.
Nel caso di nastri preverniciati essi vengono ottenuti applicando il rivestimento colorato
mediante processo di coil-coating.
A seconda della durata in anni che il rivestimento deve avere, vengono impiegate vernici
contenenti differenti tipi di resine.
A tale riguardo i prodotti vernicianti più usati sono a base di resine:
- poliestere;
- poliammidiche;
- PVDF.
Per l’alluminio, tuttavia, salvo rari casi, la verniciatura assolve ad una funzione esclusiva-
mente estetica.

2.1.3.1 Caratteristiche chimiche del materiale


L’alluminio impiegato nei prodotti per lo smaltimento delle acque meteoriche non è puro,
in quanto per elevare le proprie caratteristiche di resistenza oltre che consentirne la for-
mabilità mediante processi meccanici industrializzati, viene legato in fase di produzione
con altri metalli alliganti.
I prodotti devono soddisfare quanto previsto dalla UNI EN 612, tuttavia per l’uso specifico
le leghe più usate sono:
- 1050 A (secondo la UNI 9001-2);
- 3003 (secondo la UNI 9003-1);
- 3004 (secondo la UNI 9003-2);
- 3103 (secondo la UNI 9003-3);
- 3105 (secondo la UNI 9003-5);
- 5005 - 5754 (secondo la UNI 9005-1).
- L’eventuale impiego della lega 6060 della UNI 9006-1 è limitata prevalentemente alla
realizzazione di tubi estrusi di forte spessore, impiegati come parte terminale dei plu-
viali.
Per questi ultimi la verniciatura avviene mediante ciclo industriale a polveri o in alter-
nativa come post-verniciatura effettuata con metodi tradizionali (pennello, spruzzo).
- La lega 8006 è prevalentemente usata per la realizzazione dei gomiti di convoglia-
mento acque.

2.1.3.2 Caratteristiche fisiche e meccaniche


Le lastre e i nastri di alluminio per gronde, pluviali ed accessori, vengono commercializ-
zate secondo dimensioni standard comprese tra 300 mm e 1 500 mm.
Per quanto concerne lo spessore varia da un minimo di 0,8 mm sino a 1,2 mm.
Per applicazioni particolarmente gravose sono disponibili prodotti con spessore max. sino
a mm 2.
La scelta dello spessore più idoneo deve essere eseguita in funzione dello sviluppo geo-
metrico del manufatto.

2.1.4 Prodotti di materie plastiche


La materia plastica utilizzata per la realizzazione di canali di gronda è principalmente il po-
livinilcloruro (PVC). Le principali caratteristiche dei canali di gronda sono descritte nel pro-
spetto 4 (vedere anche la UNI EN 607).

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prospetto 4 Caratteristiche fisiche e meccaniche dei canali di gronda di materie plastiche

Caratteristica Limiti di accettazione Metodi di prova


Resistenza all’urto Nessuna rottura o fessura visibile appendice A
senza ingrandimento UNI EN 607
Resistenza alla rottura 42 MPa min. UNI EN 638
Allungamento a rottura 100% min. UNI EN 638
Resistenza a urto-trazione 500 KJ/m2 min. ISO 8256
Contrazione a caldo 3% max. UNI EN 743
Metodo B
Temperatura di rammollimento Vicat 75 °C min. UNI EN 727

Per le altre caratteristiche di prodotto si rimanda alla norma UNI EN 607.

2.1.5 Prodotti di rame

2.1.5.1 Caratteristiche fisico-chimiche dei materiali


In accordo con la UNI EN 612, il rame è del tipo Cu-DHP la cui composizione chimica è
definita dalla UNI 5649-1.
Le caratteristiche meccaniche del laminato sono definite dalla UNI 3310-2.
Gli stati fisici, da indicare nella designazione del materiale, sono generalmente incrudito
(H10) o ricotto (R) con caratteristiche di migliore formabilità.

2.1.5.2 Caratteristiche dimensionali dei semilavorati


Le lastre ed i nastri di rame sono commercializzate secondo le dimensioni definite rispet-
tivamente dalle UNI 9328 e UNI 9329.
In genere le dimensioni commerciali dei nastri per gronde e pluviali sono comprese tra
250 mm e 750 mm.
Per quanto concerne lo spessore dei nastri e delle lamiere è necessario adottare un va-
lore non minore di 0,6 mm, e pertanto maggiormente reperibili sono 0,6 mm e 0,8 mm.

2.1.5.3 Finitura superficiale


Il laminato di rame è generalmente fornito lucido di laminazione. Nel tempo, in seguito
all'azione aggressiva dell'atmosfera, si avranno modificazioni dell'aspetto superficiale che
provocheranno, dopo stadi intermedi instabili di colore bruno di varie tonalità, la formazio-
ne della caratteristica patina colore verde.
Sono inoltre disponibili su richiesta laminati preinverditi sui quali la formazione accelerata
della patina naturale è ottenuta industrialmente.

2.1.6 Prodotti di zinco al titanio


Zinco-rame-titanio, secondo quanto definito nella UNI EN 501.

2.2 Converse - caratteristiche generali


I profili più ricorrenti per la realizzazione di converse sono riportati nel prospetto 5.

UNI 10724:1999 Pagina 9 di 38


prospetto 5 Profili ricorrenti di conversa

Profilo Monoparete

d e e

a
b b

Trapezoidale
d e d e
a

c
b

Legenda
a altezza frontale
b larghezza inferiore
c altezza posteriore
d dimensione del ricciolo (diametro o larghezza)
e larghezza apertura superiore

2.2.1 Prodotti metallici


Vengono realizzati con i medesimi materiali impiegati per i canali di gronda di cui in 2.1.

2.2.2 Prodotti di materie plastiche


Non vengono generalmente impiegati, per la realizzazione di converse, prodotti di mate-
riale plastico rigido.

2.3 Pluviali - caratteristiche generali


Le sezioni più ricorrenti per la realizzazione di pluviali sono riportate nel prospetto 6.

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prospetto 6 Sezioni ricorrenti di pluviali

Sezione Forma

Tonda

a spigolo vivo

Quadrangolare

a spigolo arrotondato

rettangolare

2.3.1 Prodotti di acciaio al carbonio con rivestimenti protettivi


Vengono realizzati con i medesimi materiali impiegati per i canali di gronda di cui in 2.1.1.

2.3.2 Prodotti di acciaio inox


Vale quanto prescritto per i canali di gronda in 2.1.2.

2.3.3 Prodotti di alluminio


Vale quanto prescritto per i canali di gronda in 2.1.3.

2.3.4 Prodotti di materie plastiche


La materia plastica utilizzata per la realizzazione dei pluviali è principalmente il policloruro
di vinile (PVC)2).

2) Al momento della pubblicazione della presente norma è in corso di elaborazione in sede CEN il progetto di norma euro-
pea prEN 1453, parti da 1 a 3.

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2.3.5 Prodotti di rame
Vale quanto prescritto per i canali di gronda in 2.1.5.

2.3.6 Prodotti di zinco al titanio


Vale quanto prescritto nella UNI EN 501.

2.4 Elementi di supporto; staffe e tiranti - Caratteristiche generali


La UNI EN 1462 specifica i requisiti degli elementi di supporto per canali di gronda.

2.4.1 Prodotti di acciaio al carbonio con rivestimenti protettivi


Oltre a quanto previsto dalla UNI EN 1462, valgono le prescrizioni relative ai profilati di ac-
ciaio formati a freddo (UNI 7344, UNI 7811, UNI 7812, UNI 7813, Istruzioni CNR 10022/84)
o ai prodotti laminati a caldo (DM 9 gennaio 1996 e Circolare 15 ottobre 1996), in merito al
materiale da impiegare.

2.4.2 Prodotti di acciaio inox


Vale quanto prescritto nella UNI EN 1462.

2.4.3 Prodotti di alluminio


Vale quanto prescritto nella UNI EN 1462.

2.4.4 Prodotti di rame


Vale quanto prescritto nella UNI EN 1462.

2.4.5 Prodotti di zinco al titanio


Vale quanto prescritto nella UNI EN 1462.

2.5 Materiali e prodotti per l’elemento di collegamento


In attesa della definizione di apposite normative i criteri di scelta devono essere quelli in-
dicati nei punti seguenti.

2.5.1 Materiali
Nel caso di canali di gronda e pluviali metallici, il materiale dell’elemento di collegamento
deve essere uguale a quello dell’elemento di tenuta. Qualora, per particolari esigenze
meccaniche, sia necessario adottare un metallo differente, esso dovrà essere elettrochi-
micamente compatibile e dotato di una resistenza alla corrosione non minore di quella
dell’elemento di tenuta.

2.5.2 Viti, bulloni e chiodi


La resistenza di questi elementi deve essere garantita dal produttore in accordo con la
normativa vigente. In particolare dovrà essere indicato:
- le caratteristiche di resistenza;
- lo sforzo di sfilamento in relazione al tipo e spessore del supporto e, per supporti di le-
gno, alla profondità di penetrazione.

2.5.3 Rivetti
I rivetti devono essere di tipo cieco.

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3 INDICAZIONI PER LA PROGETTAZIONE

3.1 Individuazione delle azioni esterne e dei loro effetti

3.1.1 Azioni del vento


Per la determinazione dell'azione del vento si rimanda a quanto previsto dalla legislazione
vigente3) e alla UNI ENV 1991-2-4.
La legislazione vigente distingue nove zone in cui è divisa convenzionalmente l'Italia, ad
ognuna delle quali è associata una velocità di riferimento variabile da 25 m/s a 31 m/s (i
valori più alti sono riferiti alla zona di Trieste ed alle isole, escluse Sicilia e Sardegna).
L'azione del vento è particolarmente forte in corrispondenza dei bordi della copertura, lun-
go le linee di gronda, e si esplica con pressioni, depressioni, vortici.
I valori di depressione possono essere maggiori di 200 daN/m2. Questa possibilità fa as-
sumere particolare importanza al fissaggio dei canali di gronda e delle staffe.

3.1.2 Carico da neve


Per la determinazione del carico da neve si rimanda a quanto previsto dalla legislazione
vigente3) e alla UNI ENV 1991-2-3.
La legislazione vigente distingue tre zone in cui è divisa convenzionalmente l'Italia, ad
ognuna delle quali sono associati valori di carico da neve variabili con l’altitudine (h).
Per alcune situazioni di esempio tali valori (da moltiplicare per il coefficiente di forma della
copertura) sono:
h ≤ 200 m h = 500 m h = 1 000 m
- zona I daN/m2 160 250 537
2
- zona II daN/m 115 193 470
2
- zona III daN/m 75 141 408
Bisogna inoltre prevedere che sulla gronda possono gravare dei carichi superiori a quelli
definiti secondo quanto innanzi esposto, dovuti alla formazione di blocchi di neve ghiac-
ciata che possono essere presenti in prossimità della parte bassa delle falde.
Per tale ragione si possono creare anche delle forze che agiscono sulla gronda con dire-
zioni non verticali (per esempio parallelamente alla linea di massima pendenza della falda
di copertura).
Nelle località dove sono prevedibili abbondanti precipitazioni nevose e formazioni di bloc-
chi di neve ghiacciata è possibile adottare opportuni accorgimenti per ridurre il carico di
neve sulla gronda. Tra questi, per esempio, si cita il posizionamento più in basso della
gronda (figura 1) rispetto alla linea di inviluppo della copertura (tenendo comunque conto
dell’effettiva possibilità di raccolta dell’acqua di ruscellamento); oppure l'impiego di cavi
scaldanti ad isolamento minerale disposti a serpentina nella zona adiacente alla gronda e
linearmente nella gronda stessa; o ancora l'uso diffuso di paraneve.

3) Al momento della pubblicazione della presente norma è in vigore il DM 16 gennaio 1996 e circolare sui carichi e sovrac-
carichi.

UNI 10724:1999 Pagina 13 di 38


019:
3.1.3

3.1.4

3.1.5
figura 1

4)
Esempio di posizionamento del canale di gronda, rispetto alla linea di inviluppo delle coperture, in
località dove sono prevedibili abbondanti precipitazioni nevose e/o formazione di blocchi di ghiaccio
Legenda
1
_
2
_
Linea di inviluppo
Canale di gronda

Carichi concentrati
d
1

Gli unici carichi concentrati sulla gronda sono relativi alle fasi di manutenzione, in partico-
lare si considera l'appoggio di una scala. Non sono ammessi carichi concentrati dovuti a
usi impropri, quali pedonamento, salvo quando specificato diversamente in fase di pro-
getto/esecuzione, come per esempio per i canali di gronda e le converse appoggiati su
struttura portante continua, idonea al pedonamento.

Aggressività dell'atmosfera
Gli elementi componenti il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche de-
vono resistere all'aggressività dell'atmosfera in relazione al particolare ambiente nel quale
saranno installati, come classificato nella UNI 8627, punto 7.1.7, che suddivide l'ambiente
in quattro classi:
a - marino
b - industriale
c - urbano
d - rurale.
Se si tiene conto del peggioramento delle condizioni ambientali, la classificazione suddet-
ta può essere ulteriormente integrata nel modo seguente:
- misto, contenente in proporzioni variabili gli inquinanti tipici delle atmosfere sopra
elencate;
- montano, caratterizzato da una maggiore concentrazione di raggi UV.

Piovosità
Il valore della piovosità permette di definire le portate d'acqua da smaltire e quindi il di-
mensionamento degli elementi del sistema, come specificato in 3.3.
Si devono considerare i dati statistici, nelle varie stagioni e per la zona in cui si opera, di
durata e di quantità (in millimetri) delle piogge con le intensità (in mm/h) più significative.
Il valore delle portate può essere definito anche tenendo conto del rischio di danni che
una tracimazione può dare luogo nei confronti del tipo di edificio in cui il canale di gronda
è installato (destinazione d’uso, valore storico, ecc.)4).

I dati statistici si possono desumere da rilevamenti delle stazioni meteorologiche dell'Aeronautica, dalle stazioni dell'Uffi-
cio centrale di ecologia agraria del Ministero dell’Agricoltura e Foreste.

UNI 10724:1999 Pagina 14 di 38


3.2 Dilatazioni termiche
Tutti i materiali utilizzati per la realizzazione del sistema di raccolta e smaltimento delle
acque meteoriche sono soggetti al fenomeno della dilatazione (e contrazione) termica per
effetto delle variazioni di temperatura. Tenendo conto del diverso comportamento dei ma-
teriali e del tipo di struttura interessata, occorre valutare la possibilità di scorrimento reci-
proco delle parti, in funzione delle temperature che esse possono raggiungere.

3.2.1 Coefficiente di dilatazione


Si riportano nel prospetto 7 i valori dei coefficienti di dilatazione termica lineare dei metalli
più comunemente utilizzati:
prospetto 7 Coefficienti di dilatazione termica lineare

Alluminio 23,6 × 10-6 °C-1


Acciaio 12,0 × 10-6 °C-1
Acciaio inox 17,0 × 10-6 °C-1
PVC rigido 60/80 × 10-6 °C-1
Piombo 29,3 × 10-6 °C-1
Rame 16,8 × 10-6 °C-1
Zinco 27,4 × 10-6 °C-1
Zinco al titanio 22,0 × 10-6 °C-1

L'intervallo di temperatura superficiale da considerare, sulla base dei dati disponibili in let-
teratura, è compreso tra un minimo di - 20 °C e un massimo di 60 °C.
I canali di gronda e le converse vengono fissati ai supporti (staffe, a loro volta ancorate al-
la struttura) con sistemi che permettono lo scorrimento reciproco.
Essi risultano invece fissati, con ridotta possibilità di scorrimento, in corrispondenza dei
pluviali e degli angoli interni.
Generalmente si cerca di evitare scorrimenti reciproci (dovuti alla dilatazione termica) tra
canale e staffe superiori a 10 mm ÷ 15 mm.
Per tale ragione si cerca di mantenere la lunghezza dei tratti di gronda in condizioni esposte
(esterne, ecc.) minore di 12 m. Per canali di gronda protetti su supporto continuo, tale valore
può essere superiore. Per lunghezze elevate vengono predisposti giunti di dilatazione.

3.2.2 Effetto della struttura


Per la determinazione dei valori degli allungamenti relativi tra canale di gronda e struttura
portante, il progettista dovrà tenere conto dei diversi coefficienti di dilatazione termica del-
la struttura portante e del canale di gronda e della loro differenza di temperatura.

3.3 Criteri di dimensionamento idraulico


La dimensione della gronda (sezione idraulica) e la sua pendenza devono essere deter-
minati in funzione della quantità d'acqua da smaltire nell'unità di tempo.
Tale portata dipende:
- dalla superficie della copertura che interessa la gronda;
- dalla zona climatica dove è situato l'edificio (piovosità);
- dal grado di protezione necessario correlato al rischio di danni per tracimazione, in re-
lazione alla tipologia ed alla destinazione d’uso dell’edificio.
In caso di mancanza di dati statistici sulla piovosità in prima approssimazione si tiene con-
to di portate di almeno 0,05 l/s m2 (pari a 3 l/min m2 ovvero 180 mm/h).
La progettazione e il collaudo degli impianti di scarico delle acque meteoriche saranno
conformi alle prescrizioni contenute nella UNI 91845).

5) Vedere nota 1 a pagina 1.

UNI 10724:1999 Pagina 15 di 38


Il corretto deflusso delle acque dell'impianto è assicurato solo se non vi sono ostruzioni
nelle grondaie, nei bocchettoni, nelle cipolle, ecc. dovute a fogliame, corpi estranei, gran-
dine od altro, e se il sistema fognario ricevente è adeguatamente dimensionato. Inoltre
per evitare danni ai fabbricati sottostanti dovuti a tracimazione di acqua dai canali, il pro-
gettista deve prevedere la predisposizione alle loro estremità di troppopieni di sicurezza.
Il gestore deve procedere ad una periodica pulizia e manutenzione dell'impianto; è co-
munque sempre opportuno che le converse siano abbondantemente dimensionate rispet-
to ai canali di bordo.
Il progettista deve, inoltre, prevedere la predisposizione di opportuni accorgimenti che con-
sentano di effettuare le operazioni di manutenzione in sicurezza e facilitare gli interventi.

3.3.1 Pendenza
La portata d'acqua di una gronda è in relazione alla sua pendenza. A parità di sezione
idraulica e di forma, maggiori pendenze permettono maggiori portate d'acqua.
Generalmente le pendenze adottate sono comprese tra i 2 mm e i 5 mm ogni metro.
Nelle strutture prefabbricate e nelle strutture in cui i piani di appoggio dei canali di gronda
sono orizzontali devono essere create le pendenze necessarie, che devono essere spe-
cificate in sede di progettazione, indicandone le modalità esecutive.

3.3.2 Posizionamento degli scarichi


Le gronde vengono disposte in pendenza, con il punto più basso in corrispondenza
dell'imbocco del pluviale.
Possono presentare un unico tratto, a pendenza costante, con l'imbocco del pluviale ad
un estremo (figura 2), oppure tratti a pendenze opposte e convergenti (con pluviale cen-
trale) (figura 3) o divergenti (con pluviali agli estremi) (figura 4).
figura 2 Esempio di canale di gronda, a tratto unico e pendenza costante, con imbocco del pluviale ad un
estremo
Legenda
1
_ Pluviale

10 m max.

UNI 10724:1999 Pagina 16 di 38


figura 3 Esempio di canale di gronda a tratti con pendenze opposte e convergenti
Legenda
1
_ Pluviale

Esempio: 15 m

figura 4 Esempio di canale di gronda a tratti con pendenze opposte e divergenti


Legenda
1
_ Pluviale
2
_ Giunto di dilatazione

1 1

La posizione dell'imbocco dei pluviali viene scelta tenendo conto:


- delle disposizioni legislative vigenti6);
- delle possibilità di raccordo con le fognature;
- delle effettive possibilità di convogliare le acque di gronda verso tale punto tenendo
conto della geometria del tetto;
- dell'estetica della facciata e del posizionamento dei pluviali, incassati nelle murature
oppure esterni in facciata. Se i pluviali sono esterni, su facciata, in genere non attra-
versano le lastre a sbalzo dei balconi.
A titolo esemplificativo si riportano nel prospetto 8 le superfici (in orizzontale) di tetto, la
sezione idraulica dei canali di gronda richiesta in funzione della pendenza. Il dimensiona-
mento è riferito a 3 l/min m2 (180 mm/h) di pioggia.

6) Per esempio l’art. 889 del Codice Civile ed i Regolamenti Comunali.

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prospetto 8 Sezione idraulica dei canali di gronda in funzione della pendenza

Gronde
Superficie della copertura Sezione idraulica con pendenza Esempi di sezioni idrauliche
m2 0,5% (indicativo)
40 40 cm2 ( ∅ 100 mm) semicircolare:

150
125

70 60 cm2 ( ∅ 125 mm)

sezione idraulica:
60 cm2 90 cm2

100 90 cm2 ( ∅ 150 mm) 200


180
150 120 cm2 ( ∅ 175 mm)

220 160 cm2 ( ∅ 200 mm)

sezione idraulica:
125 cm2 160 cm2
Pluviali metallici
Superficie della copertura Dimensione pluviale
m2 mm

103 ∅ 80
187 ∅ 100
298 ∅ 120
Pluviali di PVC
Superficie della copertura Dimensione pluviale
m2 mm

100 ∅ 75
182 ∅ 110
328 ∅ 125

3.4 Criteri di dimensionamento statico

3.4.1 Dimensionamento dei supporti


Per il dimensionamento dei supporti e delle altre parti delle gronde, le azioni da prendere
in considerazione sono:
1) carico neve;
2) appoggio scala per manutenzione;
3) azione del vento.
Il supporto dovrà comunque soddisfare i requisiti della UNI EN 1462.
Si riportano esempi di verifiche relative alle azioni citate, le cui entità devono essere com-
misurate alle diverse situazioni climatiche e realizzative specifiche, tenendo conto della
legislazione vigente.

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figura 5 Esempio statico per la verifica dei carichi agenti su un singolo supporto
Legenda
1
_ Canale di gronda
2
_ Supporto

A 1 2

i (parte di pertinenza
al supporto)
i interasse i interasse
supporti supporti

3.4.1.1 Esempio di verifica: carico da neve


figura 6 Esempio di rappresentazione grafica del carico dovuto alla neve
Legenda
1
_ Neve ghiacciata

Dimensioni in mm

1
h =500

90 cm2
150

figura 7 Vista frontale della "larghezza" del carico dovuto alla neve
Legenda
1
_ Neve ghiacciata

Dimensioni in mm
h =500

i (parte di pertinenza
al supporto)

UNI 10724:1999 Pagina 19 di 38


Per il carico della neve si considera un blocco di neve ghiacciata alto 50 cm e largo quan-
to la gronda sulla quale essa grava.

Esempio di determinazione dei carichi gravanti sulle staffe per:


- gronda con bocca di 150 mm;
- interasse i staffe (assunto per semplicità di calcolo) pari a 1 m;
- massa volumica neve ghiacciata pari a 800 kg/m3.
Sezione: 90 cm2 + 15 cm × 50 cm = (90 + 750) cm2 = 840 cm2;
Carico su una staffa: F = 0,084 m2 × 1 m × 800 kg/m3 × 9,81 m/s2 ≅ 66 daN7).

Nel suddetto esempio il risultato porta ad utilizzare, secondo la UNI EN 1462, una staffa
classe H (750 N).
Nel caso in cui le staffe di estremità siano posizionate in corrispondenza della testata del
canale di gronda, occorrerà prevedere un incremento del carico sulla penultima staffa do-
vuto all’assenza dell’effetto di continuità sugli appoggi.

3.4.1.2 Esempio di verifica: appoggio di una scala


Si considera una scala con due longheroni, distanti tra loro 40 cm, e pioli trasversali.
Le condizioni di vincolo statico sono riportate nelle figure 8, 9, 10 e 11.
figura 8 Esempio di schema delle forze agenti sul canale di gronda nel caso di sollecitazione dovuta a scala
appoggiata
Legenda
1
_ Scala

RB

O VB
HB
B

P
RA

VA 1

HA

7) Applicando la legislazione vigente (DM 16 gennaio 1996) si perviene ad un valore analogo in zona 1 con un’altitudine h
di 850 m ed un coefficiente di forma della copertura µ = 1 (carico pari a 410 daN per ogni metro quadro di copertura).

UNI 10724:1999 Pagina 20 di 38


9:&'
figura

figura
9

10
Esempio di schema di equilibrio delle forze esterne nel caso di scala appoggiata

UNI 10724:1999
A

XA
VA

RA
RA

HA

A
YA
O

-YA
P

P
α
K

α
RB

RB

K
B

Equilibrio forze esterne

Esempio di schema di equilibrio delle forze interne nel caso di scala appoggiata

Pcosα = R B +X A

Equilibrio forze interne

Pagina 21 di 38
figura 11 Esempio di schema di azioni parallele all’asse del canale di gronda nel caso di scala appoggiata

RB' R
B"

La condizione più sfavorevole si ha quando il punto K di applicazione del carico si trova


presso l’appoggio B sulla grondaia.
In tal caso RB si può assumere pari a:
RB = P . cosα; [1]
Con α = 60° RB è dell’ordine di P/2.
Considerando il peso di una persona con attrezzi ed eventuali effetti dinamici si può as-
sumere:
RB = RB' + RB" ≅ 80 daN con direzione come nelle figure 9 e 10. [2]
La scala deve essere appoggiata e non appesa alla gronda.

3.4.1.3 Esempio di verifica: azione del vento


L'azione del vento si considera diretta dal basso verso l'alto, risultante della depressione
sulla superficie superiore e della pressione sulla superficie inferiore (figura 12).
Secondo la legislazione vigente occorre individuare la velocità di riferimento del vento da
cui ricavare la pressione cinetica di riferimento e, tenendo conto del coefficiente di espo-
sizione, del coefficiente di forma e del coefficiente dinamico, pervenire alla pressione di
calcolo. La velocità di riferimento dipende dalla zona (1 - 9) e dall’altitudine, il coefficiente
di esposizione dipende dall’altezza della costruzione sul suolo, dalla rugosità e dalla to-
pografia e dall’esposizione del sito.

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4 INDICAZIONI PER L'ESECUZIONE
Dalla corretta esecuzione dipendono sia la resistenza alle azioni esterne sia il funziona-
mento dell’impianto, ossia la capacità di raccogliere e convogliare le acque meteoriche.

4.1 Posizionamento e fissaggio dei supporti dei canali di gronda


I supporti sono fissati alla struttura in modo da ottenere la pendenza (3.3.1) di progetto.
Allo scopo si potrà posizionare il primo e l’ultimo supporto di pertinenza del tratto di canale
di gronda riportando la differenza di quota di posa.
Fissati questi due supporti, si potrà identificare, per mezzo di un filo teso, la linea retta a
cui dovranno allinearsi i supporti intermedi eventualmente interponendo tra essi e la strut-
tura opportuni spessori. Si può anche piegare i supporti ad altezze progressive, prima del-
la posa, dopo aver segnato su di essi i punti di piega.
Il fissaggio dei supporti sarà realizzato per mezzo di chiodi, viti, bulloni o tasselli mecca-
nici in funzione del materiale costituente la struttura portante.
Il fissaggio dovrà possedere caratteristiche meccaniche tali da resistere ai carichi verticali
di progetto.

4.2 Posizionamento e fissaggio dei canali di gronda


I tratti di canale saranno appoggiati agli elementi di supporto preventivamente fissati in
modo che il bordo anteriore del canale si trovi ad una quota minore rispetto al bordo inter-
no di almeno 10 mm.
Se non vengono utilizzati angolari prefabbricati, si procederà al taglio dei canali per la
realizzazione degli angoli.
L’angolo di taglio sarà secondo la bisettrice dell’angolo della linea di gronda.
Il canale di gronda potrà essere fissato al supporto per mezzo di rivetti o chiodi a ribadire
se non è necessario predisporre una compensazione delle dilatazioni. In caso contrario si
provvederà al fissaggio con sistemi che permettono il movimento relativo tra canale e
supporto, un esempio è riportato nella figura 13.
figura 13 Esempio di sistema di fissaggio che permette il movimento relativo tra canale di gronda e supporto
Legenda
1
_ Linguette

4.3 Metodi di giunzione dei tratti di canali di gronda

4.3.1 Canali di gronda metallici


I tratti di canale sormontati per almeno 100 mm saranno uniti tra loro secondo le tecnolo-
gie specifiche per ciascun materiale come indicato nel prospetto seguente:

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prospetto 9 Tecnologie per l’unione delle zone sormontate di canali di gronda

Rivettatura e brasatura Rivettatura doppia e sigillatura Saldatura elettrica


Acciaio x
Alluminio x
Inox x
Rame x x x
Zinco x x

a) rivettatura e brasatura
Una fila di rivetti o chiodi a ribadire in numero da 5 a 9, in funzione dello sviluppo del
canale, completata da una brasatura dolce (a stagno e sue leghe) dal lato interno del-
la gronda;
b) rivettatura doppia e sigillatura
Doppia fila di rivetti (30 mm ÷ 40 mm di distanza) intercalata con tre cordoni di sigil-
lante (per esempio: siliconi);
figura 14 Esempio di schema di esecuzione con rivettatura doppia e sigillatura
Legenda
1
_ Cordoni di sigillante
2
_ File di rivetti sfalsati

1 1 1

2 2

c) saldatura elettrica di testa


Per il rame sono idonee saldature di tipo MIG o TIG.
Gli elementi di supporto potranno essere accoppiati a tiranti superiori (1 tirante ogni 2 o 3
supporti).
Il fissaggio dei canali attraverso i soli tiranti è ammesso quando almeno la generatrice infe-
riore del canale di gronda è appoggiata ad un supporto continuo e di adeguata resistenza.

4.3.2 Canali di gronda di materia plastica


I sistemi di giunzione sono generalmente realizzati mediante apposito giunto con guarni-
zioni dello stesso tipo di quello di dilatazione.

4.4 Giunto di dilatazione


I giunti di dilatazione delle grondaie e delle converse devono essere realizzati per consen-
tire le contrazioni e le dilatazioni conseguenti: alle variazioni di temperatura di cui in 3.2.1;
ai diversi coefficienti di dilatazione dei materiali che costituiscono la grondaia o la conver-
sa, di cui nel prospetto 7.

4.4.1 Calcolo delle contrazioni e delle dilatazioni


Viene utilizzata la formula:
∆L = L × coefficiente dilatazione × ∆t [5]
dove:
L è la lunghezza del canale;
∆t è la variazione di temperatura;
∆L è la variazione totale di lunghezza.

UNI 10724:1999 Pagina 25 di 38


Nel prospetto 10 sono riportati a titolo di esempio le variazioni di lunghezza (in contrazio-
ne e dilatazione), espresse in millimetri per ogni metro di canale di gronda, con una tem-
peratura di posa pari a 18 °C.
prospetto 10 Esempio di variazioni di lunghezza in mm/m a temperatura di posa di 18 °C

Variazione in millimetri ogni metro rame alluminio acciaio PVC


In contrazione (∆t1 = 38 °C) 0,64 0,89 0,46 2,66
In dilatazione (∆t2 = 42 °C) 0,70 0,99 0,50 2,94
Totale (∆t = 80 °C) 1,34 1,88 0,96 5,60

Per temperature estreme di calcolo pari a - 20 °C e + 60 °C e, per esempio, per una di-
stanza tra due punti fissi pari a L = 14 m, aggiungendo al valore calcolato di ∆L un gioco
di sicurezza di 5 mm, si ottengono i seguenti valori di progetto della capacità massima di
assorbimento (contrazione e dilatazione) di variazioni di lunghezza necessaria da parte
del giunto:
C = 5 mm + ∆L = 5 mm + 14 000 mm × coefficiente di dilatazione × 80 °C [mm] [6]
prospetto 11 Capacità di assorbimento contrazione e dilatazione necessaria per i diversi materali

Capacità di assorbimento necessaria rame alluminio acciaio PVC


C (mm) 23,8 31,3 18,4 83,4

4.4.2 Modalità esecutive dei giunti


Esistono sostanzialmente due tipi di giunti:
- a scorrimento reciproco (a cannocchiale);
- ad assorbimento con elemento elastico deformabile.

4.4.2.1 Giunti a scorrimento


Per l’esecuzione dei giunti a scorrimento occorre che una delle estremità delle grondaie da
collegare abbia dimensioni tali da poter essere inserita nell’altra estremità. Sulla prima estre-
mità si predispone una chiusura sul bordo, mentre sulla seconda la chiusura deve essere ar-
retrata di uno spazio che consenta abbondantemente lo scorrimento necessario massimo
calcolato (normalmente per grondaie metalliche, l’arretramento è di 50 mm ÷ 80 mm).
Le chiusure alle estremità debbono essere fissate e sigillate per evitare perdite; succes-
sivamente al montaggio delle due parti di gronda le chiusure vengono coperte con un ele-
mento di cappello (coprigiunto) realizzato come nella figura 15 che ha la funzione di con-
sentire lo smaltimento dell’acqua nel breve tratto compreso tra le due chiusure di estremi-
tà. La lunghezza del coprigiunto deve essere tale da consentire la massima dilatazione
prevista senza che esso forzi sulle chiusure (figura 16). Si ricorda che i due tratti di gronda
interessati da questo tipo di giunto devono convogliare l’acqua in due pluviali differenti op-
pure in un imbuto.
Nelle figure 17 e 18 sono rappresentati due esempi di applicazione su grondaie a sezione
trapezoidale e semicircolare.

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figura 15 Esempio di schema di realizzazione con elemento di cappello (coprigiunto)

Dimensioni in mm a
b b

s 60 a 80

Smontaggio = 5 + dilatazione max.


Smax = Smontaggio + contrazione max.
Smin = 5
a = Smax + 2b
figura 16 Esempio di schema di esecuzione per consentire la massima dilatazione

Dimensioni in mm a
b b

Smin = 5
Smontaggio = 5 + dilatazione max.
Smax = Smontaggio + contrazione max.

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figura 17 Esempi di applicazione di giunto per grondaia a sezione trapezoidale

Sezione
trasversale

Sezione
longitudinale

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figura 19 Esempio di banda elastomerica

figura 20 Esempio di realizzazione di giunto con banda elastomerica

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figura

figura

figura
21

22

23
Secondo esempio di realizzazione di giunto con banda elastomerica
Legenda
1 Giunto di espansione
2 Neoprene vulcanizzato

Esempio di staffa con fissaggio superiore


2

Esempio di sezione di gronda fissata con staffa e fissaggio superiore

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figura 24 Esempio di supporti con staffa in zona d’angolo

figura 25 Esempi di giunzione per gronde di PVC


Legenda
1 Coprigiunto
2 Manicotto
3 Anelli
4 Canale

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4.5

4.6

(&'
figura 26 Esempi di giunti a scorrimento o con elemento flessibile per gronde di PVC
Legenda
1
2
3
4
5
6
Giunto
Guarnizione
Molla di pressione
Testata
Elemento flessibile
Gronda

zontale, maggiore di 10°.


2

3
Giunto a scorrimento

Giunto con elemento flessibile

Giunto con elemento flessibile

Posizionamento e fissaggio dei supporti dei pluviali


5
5
2

I supporti dei pluviali devono essere posizionati secondo linee possibilmente rette e verti-
cali, ad una distanza regolare dal filo del muro di almeno 50 mm. Per particolari confor-
mazioni degli edifici, il tratto di raccordo tra due segmenti verticali dovrà presentare un’in-
clinazione tale da permettere il corretto deflusso delle acque evitando il ristagno di so-
stanze eventualmente trasportate. Si consiglia pertanto un’inclinazione, rispetto all’oriz-

I supporti saranno fissati per mezzo di tasselli ad espansione o zanche murate diretta-
mente sul muro esterno dell’edificio, sono da preferire i supporti a collare con bulloni o viti
per il serraggio del pluviale (vedere figure da 22 a 26).
I supporti saranno in numero di 1 per ogni tratto di tubo di lunghezza minore di 3 m e in nu-
mero minore di 2 per lunghezze maggiori.

Metodi di giunzione dei tratti di pluviale


I tratti di tubo possono essere giuntati tra loro per inserimento di tratti troncoconici o,
quando esistono, nelle bicchierature.

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4.7 Protezione contro i fulmini
L’impianto di protezione contro i fulmini deve essere progettato, data la specialità della
materia, da professionisti del settore. È tuttavia opportuno che vi sia un pieno coordina-
mento tra tutte le competenze, non esclusa quella dell’installatore, affinché si possano
adottare tutti gli idonei accorgimenti costruttivi che permettono di realizzare un impianto
efficace, semplice e senza pregiudicare l’estetica della copertura.
Si ritiene opportuno riportare alcune importanti considerazioni inerenti gli obblighi di legge
o normativi in merito.
In base alla legislazione vigente, l’impianto di protezione è obbligatorio8) nel caso in cui
l’edificio, anche solo in parte, sia adibito a particolari attività9) o dove norme specifiche
(per esempio norme sull’edilizia scolastica, emanate dal Ministero dei Lavori Pubblici) ne
prevedano espressamente l’adozione.
La legislazione vigente sulla sicurezza degli impianti civili10), che si applica espressamen-
te anche a questi impianti, considera come "costruiti a regola d’arte" gli impianti realizzati
secondo le normative UNI e CEI.
È pertanto fondamentale richiamare la CEI 81-1 "Protezione di strutture contro i fulmini",
la quale fornisce il metodo per il calcolo della probabilità di fulminazione, in funzione
dell’orografia e climatologia della zona, della morfologia dell’edificio, dell’influenza di altre
strutture vicinali, ecc., e la classificazione del volume da proteggere. In base a questi ele-
menti il progettista determina il grado di protezione da ottenere.
La probabilità di fulminazione, come si evince dalla norma, è indipendente dal materiale
con cui è realizzata la copertura.
Si rammenta infine che in caso di copertura metallica, purché realizzata con gli spessori
previsti dalla citata CEI 81-1, essa può assolvere anche alla funzione di organo di capta-
zione naturale. Connettendo tra loro copertura, gronda metallica e tubi pluviali metallici,
questi ultimi, purché di sezione idonea (spessore di parete × circonferenza del tubo), pos-
sono essere impiegati anche come organi di discesa naturali.

5 MANUTENZIONE
La manutenzione del sistema di raccolta e smaltimento delle acque è necessaria per il
corretto funzionamento dello stesso nel tempo.
La frequenza e il tipo di manutenzione dipende da diversi fattori, tra questi si possono ri-
cordare:
- la vicinanza a sorgenti inquinanti (ciminiere, camini, ecc.);
- la vicinanza ad alberi di alto fusto con possibilità di caduta ed accumulo sulla coper-
tura di foglie, ecc.;
- la presenza considerevole di volatili che stazionano nei pressi della copertura (piccio-
ni, ecc.);
- il tipo di elemento di copertura (per esempio: tegole con strato di protezione in grani-
glia, lastre di pietra scistosa, ecc.);
- localizzazione geografica della copertura (clima della zona, presenza di venti che creano
depositi eolici, ecc.);
- l’esposizione della falda di copertura che facilita la presenza di muffe, ecc.
Lo scopo della manutenzione è quello di controllare ed eventualmente ripristinare il cor-
retto deflusso dell’acqua; tra le principali operazioni si ricorda:
- rimozione dei detriti depositati nelle gronde (foglie, ecc.);
- pulizia delle zone di scarico: imbocco pluviali, griglie di protezione;
- controllo di eventuali danneggiamenti (parti staccate, gronde piegate, abbassate,
ecc.) e ripristino della situazione iniziale;
- eliminazione di perdite in gronde e pluviali in corrispondenza dei giunti.

8) Al momento della pubblicazione della presente norma è in vigore il DPR 547 del 27 aprile 1955, art. 88.
9) Al momento della pubblicazione della presente norma è in vigore il DPR 689 del 26 maggio 1959.
10) Al momento della pubblicazione della presente norma è in vigore la Legge 5 marzo 1990, n. 46.

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La frequenza delle operazioni di manutenzione dipende quindi dalle situazioni particolari
innanzi citate, in linea di massima tali operazioni si effettuano contemporaneamente al
controllo della copertura e spesso sono richieste dopo forti temporali, forti nevicate, forti
venti. Una frequenza comunque annuale è consigliabile in ogni caso.

6 FASI TRANSITORIE E DI CANTIERE

6.1 Modalità di carico e trasporto di canali di gronda e pluviali


Il carico, presso lo stabilimento di produzione, deve essere fatto esclusivamente con gru
a ponte munite di bilanciere o imbragatore a fasce, oppure con carrelli con forche rivestite
di gomma.
La disposizione dei prodotti sull’automezzo sarà effettuata secondo le indicazioni del tra-
sportatore. Il carico deve viaggiare sempre coperto.

6.2 Modalità di scarico

6.2.1 Scarico automezzi con gru


Si può impiegare qualsiasi tipo di gru purché munita di bilanciere e tiranti a fascia morbida.
Non devono essere usati per lo scarico funi metalliche, corde, catene o simili.
Si consiglia di imbragare i pacchi lasciando sporgere il 20% - 25% della lunghezza del
materiale ad ogni estremità.

6.2.2 Scarico con carrello a forche


La lunghezza delle forche deve sempre impegnare l’intera larghezza del collo da scarica-
re. L’interasse tra le forche deve essere proporzionato alla lunghezza del pacco e non do-
vrebbe avere un valore minore del 50% della lunghezza del collo stesso.

6.3 Stoccaggio al coperto


I colli di materiale devono essere immagazzinati in locali coperti chiusi, con leggera ven-
tilazione, privi di umidità e non polverosi.
Per immagazzinare i pacchi di materiali sovrapposti fra di loro, è indispensabile inserire
trasversalmente dei distanziatori, legno o polistirolo, posti ad interasse di 100 cm max. È
consigliabile non sovrapporre più di 2 pacchi.
I pacchi, anche se stoccati al coperto, debbono appoggiare sempre su di un piano con
una pur minima pendenza.

6.4 Stoccaggio all’aperto


I semilavorati di metallo devono essere stoccati al coperto ed al chiuso; quando questo
non è possibile e si deve ricorrere allo stoccaggio all’aperto, è importante ricordare che
detti materiali, quando sono impaccati, possono essere danneggiati dalla pioggia, dalla
condensa, dalla polvere, dai raggi ultravioletti, ecc.
È tassativo, quando non si può evitare lo stoccaggio all’aperto, che i pacchi siano posizio-
nati con una leggera inclinazione per impedire il ristagno di acqua.
Coprire con teloni in caso di maltempo e rimuovere la copertura per ventilare il materiale
ed impedire la condensa, non appena le condizioni lo consentono.

6.5 Prodotti zincati


Il montaggio del materiale deve avvenire entro pochi giorni dal ricevimento. In caso con-
trario procedere all’apertura dei pacchi ventilandoli e proteggendoli, per evitare la forma-
zione di ossido (ruggine bianca).

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6.6 Prodotti preverniciati
Possono essere protetti da film autoadesivo che li preserva da alterazioni durante il tra-
sporto e il montaggio; è necessario rimuovere il film in caso di stoccaggio prolungato od
esposizione ai raggi ultravioletti, poiché la pellicola pelabile può provocare processi di
condensazione dando luogo ad alterazioni ed ammorbidimento della vernice.
Qualora non fossero state adottate le precauzioni sopra indicate, si potrebbero presenta-
re chiazze di ruggine o alterazione del colore.
In detti casi è consigliabile la sostituzione degli elementi danneggiati con altri nuovi; qua-
lora non fosse possibile è opportuno pulire la superficie con un panno vaselinato.

6.7 Precauzioni nel corso del montaggio

6.7.1 Tagli in cantiere


Usare seghe a disco dentato o seghetti alternativi.
Evitare il taglio con mola a disco.
Proteggere la zona di taglio con nastro per ottenere un taglio pulito.
Non proiettare trucioli o scintille sulla superficie della lamiera per evitare graffi o alterazio-
ne della vernice.
Pulire immediatamente i depositi di scorie rimasti sulle lamiere.
Asportare i trucioli che rimangono vicino al luogo della foratura.

7 COLLAUDO
Una volta posizionato il canale con la pendenza prevista e sistemate e sigillate tutte le
giunzioni tra i vari pezzi o settori si procede al collaudo di tenuta dei giunti e dello scorri-
mento dell’acqua.
Il collaudo può essere effettuato facendo scorrere l’acqua, con opportuna adduzione, per
5 min in prossimità del giunto, verificando la tenuta del giunto e lo scorrimento dell’acqua
nella direzione della bocchetta di smaltimento.
La verifica deve essere effettuata in tutte le zone di giunzione e scarico dei canali.

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APPENDICE A BIBLIOGRAFIA
(informativa)
UNI 7443 Tubi e raccordi di policloruro di vinile (PVC) rigido (non pla-
stificato) per condotte di scarico e ventilazione all'interno dei
fabbricati - Tipi, dimensioni e requisiti
UNI 8088 Lavori inerenti le coperture dei fabbricati - Criteri per la sicurezza
UNI 9031 Profilati di PVC rigido (non plastificato) per canali di gronda
- Tipi, requisiti e prove
UNI 9183 Edilizia - Sistemi di scarico delle acque usate - Criteri di pro-
gettazione, collaudo e gestione
UNI 9460 Coperture discontinue - Codice di pratica per la progettazio-
ne e l'esecuzione di coperture discontinue con tegole di la-
terizio e cemento
UNI 10636 Lastre ondulate di fibrocemento per coperture - Istruzioni
per l’installazione
UNI ENV 1993-1-1 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Par-
te 1-1: Regole generali e regole per gli edifici
UNI ENV 1993-1-3 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Par-
te 1-3: Regole generali - Criteri complementari per l’impiego
dei profilati e lamiere sottili piegati a freddo
UNI ENV 1993-1-4 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Par-
te 1-4: Regole generali - Criteri supplementari per acciaio
inossidabile
UNI EN 10169-2 Prodotti piani di acciaio rivestiti con materiale organico (na-
stri rivestiti) - Prodotti per edilizia per applicazioni esterne
DM 9 gennaio 1996 Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo
delle strutture di cemento armato, normale e pre-compresse
e per le strutture metalliche
DM 16 gennaio 1996 Norme tecniche relative ai criteri generali per la verifica di si-
curezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi
prEN 1453-1 Plastics piping systems with structured wall pipes for soil and
waste discharge (low and high temperature) inside buildings -
Unplasticized polyvinyl chloride (PVC-U) - Specifications for
pipes and the system [Sistemi di tubazioni di materia plastica
con tubazioni a parete strutturata per lo scarico di acque nere
ed usate (bassa e alta temperatura) all’interno dell’edificio -
Policloruro di vinile non plastificato (PVC-U) - Specifiche per
tubazioni e sistemi]
prENV 1453-2 Plastics piping systems with structured wall pipes for soil and
waste discharge (low and high temperature) inside buildings -
Unplasticized polyvinyl chloride (PVC-U) - Assessment of
conformity [Sistemi di tubazioni di materia plastica con tuba-
zioni a parete strutturata per lo scarico di acque nere ed usate
(bassa e alta temperatura) all’interno dell’edificio - Policloruro
di vinile non plastificato (PVC-U) - Verifica della conformità]
prEN 1453-3 Plastics piping systems with structured wall pipes for soil
and waste discharge (low and high temperature) inside
buildings - Unplasticized polyvinyl chloride (PVC-U) -
Guidance for installation [Sistemi di tubazioni di materia
plastica con tubazioni a parete strutturata per lo scarico
di acque nere ed usate (bassa e alta temperatura) all’in-
terno dell’edificio - Policloruro di vinile non plastificato
(PVC-U) - Guida per l’installazione]

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