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ACCADEMIA DELLA CRUSCA

ENTE NAZIONALE GIOVANNI BOCCACCIO

BOCCACCIO LETTERATO

Atti del convegno internazionale


Firenze - Certaldo, 10-12 ottobre 2013

a cura di
Michaelangiola Marchiaro e Stefano Zamponi

Firenze
2015
Il convegno è stato organizzato e promosso da

Ente Nazionale Giovanni Boccaccio

in collaborazione con

Accademia della Crusca


ASLI – Associazione per la Storia della Lingua Italiana

© 2015 Tutti i diritti sono riservati: nessuna parte di questo libro può essere riprodotta
in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei
diritti e dell’editore. L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che non
sia stato possibile rintracciare.

Cura editoriale: Ufficio Pubblicazioni dell’Accademia della Crusca

Stampato in Italia
da Emmeci Digital Media S.r.l. - Firenze
ISBN 978-88-89369-62-3
SUL TESTO DEL DECAMERON:
PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA

1. IL RICONOSCIMENTO DELL’AUTOGRAFIA DELL’HAMILTON 90 E LA STORIA EDI-


TORIALE DEL DECAMERON

Ma, si domanderà, fra tanti esemplari manoscritti del Decameron non si è


rinvenuto nessun autografo? Vana speranza! Non venne alla luce (e parreb-
be ormai che non debba venire) quella copia del capolavoro di mano del
Boccaccio stesso che sola avrebbe potuto risolvere tanti problemi, conva-
lidare o confutare le nostre ipotesi e salvarci da quella immane fatica del
collazionare e classificare più di cinquanta testi tutti probabilmente copie
di copie1.

Nel 1955 – con queste parole – Charles Singleton lamentava nella


sua edizione critica del Decameron il mancato ritrovamento dell’autogra-
fo del capolavoro del Boccaccio. Lo studioso elaborò allora una prima
proposta di organizzazione della tradizione, ampliando – rispetto alle
ricostruzioni precedenti – il numero dei testimoni presi in esame (in to-
tale 52 manoscritti e 5 testimoni a stampa)2. Tra i codici tenuti in con-
siderazione c’era anche l’Hamilton 90 della Staatsbibliothek di Berlino,
che occupava una posizione di particolare rilievo per la restituzione del

1
Charles S. Singleton, Nota, in G. Boccaccio, Il Decameron, a cura di Id., 2 voll., Bari,
Laterza, 1955, vol. II, pp. 329-448, a p. 332.
2
Negli anni immediatamente successivi, alcuni studiosi elaborarono osservazioni e obie-
zioni alla classificazione dei testimoni e alla prassi ecdotica seguita da Singleton: cfr. Antonio
Enzo Quaglio, Studi sul testo del “Decameron”, in «Paideia», X, 1955, pp. 449-472; Natalino
Sapegno, A proposito di una nuova edizione del “Decameron”, in «Giornale Storico della Lettera-
tura Italiana», CXXXIII, 1956, pp. 48-66; Pier Giorgio Ricci, Problemi di metodo per un’edizio-
ne critica del “Decameron”, in «Rinascimento», VIII/2, 1957, pp. 159-176 (con segnalazione di
ulteriori recensioni a p. 159 nota 1).
212 MAURIZIO FIORILLA

testo (soprattutto in ragione della sua antichità)3 ma che Singleton non


riteneva autografo, come del resto tutti gli editori precedenti o di poco
successivi4. Già nel 1948 però Alberto Chiari (con l’appoggio di Michele
Barbi) aveva sostenuto l’autografia dell’Hamilton 905. Studiosi e editori
del Decameron non credettero in quegli anni a questa proposta attri-
butiva, non supportata ancora da una rigorosa dimostrazione filologica
e paleografica. Il codice appariva viziato da un numero troppo elevato
di fraintendimenti ed errori non recati da altri manoscritti. Alcune di
queste sviste, come ad esempio «marito» per «Marato» (Dec., II 7, 41,
cfr. tav. 1a) o «belle monache» per «delle monache» (Dec., IX 2, 17, cfr.
tav. 1b), erano talmente grossolane da non essere in nessun modo ricon-
ducibili ad un copista-autore.
Nel ripercorrere la vicenda è importante sottolineare che, alla fine
della seconda guerra mondiale, l’Hamilton 90 era stato portato via da
Berlino per paura dei bombardamenti e non era dunque a disposizione
degli studiosi, che erano costretti a lavorare su fotografie. Ma nel 1962
Vittore Branca, venuto a conoscenza che il codice era stato depositato
alla Westdeutsche Bibliothek di Marburg6, riuscì a farlo arrivare presso
la Biblioteca Marciana di Venezia. L’esame diretto del manoscritto, con-
dotto insieme a Pier Giorgio Ricci, massimo esperto a quei tempi della
scrittura del Boccaccio (che aveva da poco scoperto l’autografo del De
mulieribus claris), fu decisivo per assegnarlo definitivamente alla mano
del Certaldese7. Le verifiche autoptiche permisero a Branca di accorgersi

3
Singleton collocava l’Hamilton 90 (B) nella parte più alta del ramo b del suo stemma (il
più vicino all’ultima volontà d’autore), insieme al Laurenziano Pluteo 42, 3 (FL3), da lui ritenuto
un collaterale del codice Berlinese; l’importanza del Laurenziano Pluteo 42, 1 (FL1), noto anche
come il Mannelli (o l’Ottimo), veniva invece ridimensionata perché considerato un apografo di B
(cfr. C.S. Singleton, Nota, cit., p. 386). Di diverso avviso sulla posizione da assegnare ai due codici
Laurenziani all’interno della tradizione manoscritta già Pier Giorgio Ricci (P.G. Ricci, Problemi di
metodo, cit., pp. 167-170 e 172-173); cfr. poi qui note 33 e 60. Notizie più dettagliate su questi tre
manoscritti e su altri testimoni verranno fornite nelle pagine successive (cfr. in part. il § 2).
4
Vedi almeno: Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di A.F. Massèra, 2 voll., Bari, La-
terza, 1927; Id., Il Decameron, a cura di G. Petronio, 2 voll., Torino, Einaudi, 1950; Id., Il De-
cameron, a cura di U. Bosco, 4 voll., Roma, Tumminelli, 1946-51; Id., Il Decameron, a cura di V.
Branca, Firenze, Le Monnier, 1951-52; Id., Il Decameron, a cura di N. Sapegno, Torino, UTET,
1955; Id., Decameron, a cura di M. Marti, Milano, Rizzoli, 1958; Id., Il Decameron, a cura di
V. Branca, Firenze, Le Monnier, 19602.
5
Alberto Chiari, Un nuovo autografo del Boccaccio?, in «La Fiera letteraria», III/27, 1948,
p. 4; vedi poi Id., Ancora dell’autografia del codice Berlinese del “Decameron”, Hamilton 90, in
«Convivium», n.s., XXIII/3, 1955, pp. 352-356.
6
Cfr. anche C.S. Singleton, Nota, cit., pp. 335-336.
7
Vittore Branca - Pier Giorgio Ricci, Un autografo del “Decameron” (codice Hamiltoniano
90), Padova, CEDAM, 1962.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 213

che le incredibili sviste e banalizzazioni presenti in alcuni passi dell’ope-


ra non erano state commesse da Boccaccio, ma da lettori successivi che
avevano maldestramente ripassato la scrittura in punti della pergamena
in cui il testo era divenuto poco leggibile a causa del distacco dell’inchio-
stro: con l’ausilio della lampada di Wood sotto la i di «marito» si poteva
ancora chiaramente vedere la a di «Marato» (cfr. tav. 1a), sotto la b di
«belle» si riusciva a leggere la d di «delle» (cfr. tav. 1b)8. Il manoscritto
restava comunque viziato da numerosi errori, effettivamente dovuti a
«deficienze» del Boccaccio copista9, ma la scrittura sull’originale risulta-
va ora più chiara e il confronto con altri sicuri autografi non lasciava più
dubbi. Con queste parole, ricordate da Branca, Ricci descrive il primo
contatto con il manoscritto:

Ricordo con emozione il primo incontro in Marciana: aprimmo il volume, ed


ecco il taglio caratteristico dei manoscritti usciti dallo scrittoio del Boccaccio,
ecco l’atmosfera particolare delle sue pagine, ecco la nota, cara bella scrittura.
Nessun dubbio possibile: avevamo innanzi l’autografo della più gran prosa
italiana10.

Il definitivo riconoscimento dell’autografia dell’Hamilton 90 ha rappre-


sentato un vero e proprio spartiacque nella ricostruzione del testo critico
del Decameron. Fino al 1962 gli editori avevano tenuto conto del codice
Berlinese non credendo però che fosse di mano del Boccaccio; questo ha
condizionato in modo significativo la restituzione del testo dell’opera per-
ché – nella scelta di lezioni, forme linguistiche e grafie – il manoscritto era
entrato in concorrenza con altri testimoni (senza avere l’autorità di un au-
tografo). Tutte le edizioni precedenti alla scoperta sono state perciò inevi-
tabilmente superate subito dall’edizione critica «secondo l’autografo Ha-
miltoniano» curata da Branca, uscita nel 1976, in cui per la prima volta il
“ritrovato” autografo del Decameron – con un esame accuratissimo – è stato
messo al centro della ricostruzione filologica, anche se lo studioso è dovuto
comunque ricorrere ad altri testimoni per emendare i numerosi sicuri errori
di copia del Boccaccio e sanare le lacune del manoscritto (dovute alla caduta

8
Vittore Branca, Prefazione, in G. Boccaccio, “Decameron”. Fac-simile dell’autografo con-
servato nel Codice Hamilton 90 della Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz di Berlino, a cura
e con introduzione di Id., Firenze, Fratelli Alinari, 1975, pp. 9-44, a pp. 12-13.
9
Cfr. ivi, pp. 38-43. Significative le parole con cui Vincenzo Pernicone intitolò un suo
contributo uscito un anno dopo la scoperta: Il codice Hamiltoniano 90 imbarazzante autografo
del “Decameron”, in «Belfagor», XVIII, 1963, pp. 583-594.
10
V. Branca, Prefazione, cit., p. 11.
214 MAURIZIO FIORILLA

di tre fascicoli e della carta iniziale)11. Merita rilevare che nel 1974 Single-
ton aveva pubblicato un’edizione diplomatico-interpretativa dell’Hamilton
9012; nel 1977 è uscita poi l’edizione critica a cura di Aldo Rossi, meno con-
servativa nei confronti dell’autografo (emendato in un numero maggiore di
luoghi rispetto al testo proposto da Branca) e con un tentativo di dare in
apparato anche un quadro degli stadi redazionali dell’opera13. Il testo fissa-
to da Branca nell’edizione critica del 1976, ripreso in quella pubblicata da
Mondadori14, è stato poi leggermente rivisto in quelle uscite per Einaudi15.
Queste due ultime edizioni, accompagnate da note di commento al testo
dell’opera, sono divenute punto di riferimento imprescindibile per studiosi
e lettori del Decameron, specialmente quella pubblicata per Einaudi, che
contiene rimandi alle fonti e preziose appendici bibliografiche (aggiornate
da Branca nel corso del tempo).
L’autorità dell’Hamilton 90 tuttavia ha spinto Branca, e spesso anche
Rossi, a conservare la lezione del codice anche in un certo numero di luoghi
problematici, casi in cui i vecchi editori, tra cui lo stesso Branca (cfr. qui
nota 4), erano invece – a mio avviso – opportunamente intervenuti. Già
Guido Martellotti, in una recensione alla scoperta di Branca e Ricci, pur
sottolineando la grande importanza della dimostrazione dell’autografia del
codice Hamiltoniano (fondamentale per ricostruire la lingua, le abitudini
grafiche del Boccaccio e anche per fissare il testo definitivo in alcuni luoghi
controversi), aveva messo in guardia il futuro editore dal pericolo di un

11
Giovanni Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano, a
cura di V. Branca, Firenze, presso l’Accademia della Crusca, 1976.
12
Giovanni Boccaccio, Decameron. Edizione diplomatico-interpretativa dell’autografo
Hamilton 90, a cura di C.S. Singleton, con la collab. di F. Petrucci, A. Petrucci, G. Savino e
M. Mardersteig, Baltimore-London, The Johns Hopkins University Press, 1974.
13
Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di A. Rossi, Bologna, Cappelli, 1977. Questa
edizione che – come dicevo – si caratterizza anche per un tentativo di individuare nella tradi-
zione possibili tracce di riscritture autoriali, ha avuto però meno fortuna per varie ragioni. Rossi
partiva da una differente proposta di organizzazione delle relazioni tra i principali testimoni,
non dimostrata fino in fondo e discutibile in alcuni passaggi, non fornendo nei suoi apparati
una giustificazione puntuale delle scelte testuali nei loci critici (sull’edizione cfr. anche Emilio
Lippi, Giovanni Boccaccio, in Storia della letteratura italiana, X, La tradizione dei testi, dir. da
E. Malato, Roma, Salerno Editrice, 2001, pp. 331-357, a p. 344).
14
Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di V. Branca, in Tutte le opere di Giovanni Boc-
caccio, a cura di Id., vol. IV, Milano, Mondadori, 1976 (poi ripubblicata nella collana “I Meri-
diani” nel 1985).
15
Il punto più avanzato è rappresentato dall’edizione uscita nel 1999 in cui, oltre a modi-
fiche apportate all’interpunzione e a segni diacritici sono state inserire nove rettifiche (Giovanni
Boccaccio, Decameron, a cura di V. Branca, 2 voll., Torino, Einaudi, 1999, vol. I, p. LXXVII); su
questo punto vedi anche Maurizio Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, in «L’Ellisse», V, 2010,
pp. 9-38, a pp. 11-12 nota 1.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 215

approccio ricostruttivo troppo incentrato sul manoscritto Berlinese, vista


la scarsa affidabilità della copia preparata da Boccaccio nella vecchiaia16.
Franca Brambilla Ageno poi, in due contributi usciti nel 1980, ha criticato
il mantenimento da parte di Branca di alcune lezioni dell’autografo, a suo
avviso da valutare piuttosto come sviste del Boccaccio-copista e dunque da
sanare ricorrendo ad altri codici della tradizione o per congettura17. Branca
ha in parte risposto alle obiezioni della Brambilla Ageno e discusso le so-
luzioni alternative all’autografo suggerite dalla studiosa18, accogliendo solo
in qualche caso le sue proposte19. Negli anni successivi Branca si è concen-
trato soprattutto sulle vicende redazionali del testo del Decameron, com-
piendo verifiche approfondite sul testo del manoscritto Italiano 482 della
Bibliothèque Nationale de France, che lo hanno portato a riconoscere defi-
nitivamente in questo testimone una versione anteriore dell’opera rispetto
a quella trasmessa dal codice Hamiltoniano20 (come aveva ipotizzato Aldo
Rossi); il punto di arrivo di questo filone di studi è stata la pubblicazione
nel 2002, in collaborazione con Maurizio Vitale, dell’intero corpus di va-
rianti del codice Parigino21. In una recensione a questo lavoro, Mario Marti
ha messo però in rilievo come non tutte le divergenze di lezione tra il Pari-

16
Guido Martellotti, recensione a V. Branca - P.G. Ricci, Un autografo del “Decameron”
(codice Hamiltoniano 90), cit., in «Studi sul Boccaccio», I, 1963, pp. 547-553, da cui si cita (poi
in Id., Dante e Boccaccio e altri scrittori dall’Umanesimo al Romanticismo, con una premessa di
U. Bosco, Firenze, Olschki, 1983, pp. 197-205).
17
Franca Brambilla Ageno, Il problema dei rapporti tra il codice Berlinese e il codice Man-
nelli del “Decameron”, in «Studi sul Boccaccio», XII, 1980, pp. 5-37; Ead., Ancora sugli errori
d’autore nel “Decameron”, ivi, pp. 71-93.
18
Vittore Branca, Studi sulla tradizione del testo del “Decameron”, in «Studi sul Boccaccio»,
XIII, 1981-1982, pp. 22-160 (poi in Id., Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio, II, Un
secondo elenco di manoscritti e studi sul testo del “Decameron” con due appendici, Roma, Storia e
Letteratura, 1991, pp. 331-370), in part. pp. 28-42.
19
Cfr. ivi, p. 38 nota 8. Per notizie su su altre recensioni e reazioni all’edizione critica del
1976 cfr. ivi, pp. 21-22, e vedi anche Id., Tradizione delle opere, cit., p. 261.
20
Vedi almeno: V. Branca, Studi sulla tradizione, cit., pp. 42-158; Id., Su una redazione del
“Decameron” anteriore a quella conservata nell’autografo Hamiltoniano, in «Studi sul Boccaccio»,
XXV, 1997, pp. 3-131; Id., Ancora su una redazione del “Decameron” anteriore a quella autogra-
fa e su possibili interventi “singolari” sul testo, in «Studi sul Boccaccio», XXVI, 1998, pp. 3-97;
Id. - Maria Grazia Ciardi Dupré dal Poggetto, Boccaccio “visualizzato” dal Boccaccio, in «Studi sul
Boccaccio», XXII, 1994, pp. 197-234; ma cfr. anche Aldo Rossi, Proposte per l’edizione critica del
“Decameron”, in Id., Il “Decameron”. Pratiche testuali e interpretative, Bologna, Cappelli, 1982,
pp. 155-190 (già in «Paragone», CCXCIV, 1974, pp. 3-31), in part. pp. 155-190. Per una sintesi
della storia editoriale del Decameron fino a questo punto vedi anche: Vittore Branca, Per la storia
del testo del “Decameron”, in R. Bragantini - P.M. Forni (a cura di), Lessico critico decameroniano,
Torino, Bollati Boringhieri, 1995, pp. 419-438; E. Lippi, Giovanni Boccaccio, cit., pp. 341-347.
21
Vittore Branca - Maurizio Vitale, Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni,
2 voll., Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002.
216 MAURIZIO FIORILLA

gino Italiano 482 e l’Hamilton 90 potevano essere catalogate come varianti


d’autore in quanto, almeno in alcuni casi, esse apparivano più facilmente
spiegabili come sviste compiute da Boccaccio nella trascrizione del Berline-
se e in altri – all’inverso – come possibili errori commessi da Giovanni d’A-
gnolo Capponi (il copista del codice Parigino)22. Questo breve contributo
di Marti, pur riflettendo sul percorso redazionale del testo, ha riaperto di
fatto anche la delicata questione delle lezioni problematiche dell’autografo
promosse da Branca nella sua edizione critica. Successivamente, in un arti-
colo del 2004, Giancarlo Breschi è tornato a ragionare in modo più ampio
sul ruolo del codice Parigino e sulle «vicissitudini editoriali» del capolavo-
ro boccacciano, proponendo di correggere altre lezioni dell’Hamilton 90
conservate da Branca nel suo testo critico23. In due articoli usciti nel 2010
e nel 2013, anche a partire da ulteriori riflessioni sui rapporti tra i tre prin-
cipali testimoni della tradizione manoscritta (che mi hanno portato a una
revisione dello stemma proposto da Branca), ho richiamato l’attenzione su
altri casi di lezioni dell’Hamilton 90 ardue da mantenere, per le quali ho
proposto una restituzione testuale alternativa24. Questi due articoli hanno
preparato e giustificato le modifiche apportate in circa 150 luoghi al testo
einaudiano curato da Branca (il più avanzato a livello editoriale) nell’edi-
zione pubblicata dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana nel 2011 (che con-
tiene però soltanto una parte di questi emendamenti)25 e in quella uscita
per la BUR nel 2013 (con il commento di Amedeo Quondam e le introdu-
zioni di Giancarlo Alfano)26. Nella messa a punto di queste due edizioni,

22
Mario Marti, Note e discussioni sulle due redazioni del “Decameron”, in «Giornale storico
della letteratura italiana», n.s., CLXXX, 2003, pp. 251-259.
23
Giancarlo Breschi, Il ms. Parigino It. 482 e le vicissitudini editoriali del “Decameron”. Po-
stilla per Aldo Rossi, in «Medioevo e Rinascimento», XVIII, 2004, pp. 77-119, in part. pp. 87-94.
24
M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit.; Id., Ancora per il testo del “Decameron”, in
«L’Ellisse», VIII/1, 2013, pp. 75-90. Elaborate a partire da differenti premesse ecdotiche e avan-
zate anche alla luce di ulteriori riflessioni filologiche, le soluzioni alternative al testo restituito da
Branca da me proposte in questi loci critici coincidono, in diversi casi, con il testo curato da Single-
ton e con altre edizioni elaborate prima della definitiva acquisizione dell’autografia dell’Hamilton
90 (che hanno privilegiato in quei punti le lezioni di altri testimoni), segno di quanto l’attribuzione
del codice alla mano del Boccaccio abbia profondamente condizionato la ricostruzione filologica
dell’opera. Tra queste edizioni c’è anche quella pubblicata dallo stesso Branca nel 1951-52 (cfr.
qui nota 4). Già Martellotti scriveva – nella ricordata recensione alla scoperta dell’autografo – che
Branca alla fine non avrebbe avuto «molto a mutare nella sua bella edizione del 1950» (G. Martel-
lotti, rec. a V. Branca - P.G. Ricci, Un autografo del “Decameron”, cit., p. 552).
25
Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di M. Fiorilla, illustrazioni di M. Paladino,
Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2011.
26
Giovanni Boccaccio, Decameron, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del
mondo di A. Quondam, Testo critico e Nota al testo a cura di M. Fiorilla, Schede introduttive e
notizia biografica di G. Alfano, Milano, BUR-Rizzoli, 2013.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 217

oltre ai già citati contributi della Brambilla Ageno, di Marti e Breschi, ho


tenuto conto anche di alcune preziose riflessioni su singoli luoghi del te-
sto boccacciano contenute in lavori di Michele Barbi e Giorgio Padoan e
nel saggio di Alfredo Stussi sulla lingua del Decameron27; ho accolto infine
ulteriori proposte di emendamento al codice Hamiltoniano presentate in
recenti contributi da Benedetta Fordred e Teresa Nocita28.

2. ESEMPI DI PROPOSTE TESTUALI ALTERNATIVE ALLE EDIZIONI CRITICHE DI BRAN-


CA E ROSSI

In questa seconda parte dell’intervento, ricollegandomi ai miei due articoli


pubblicati su «L’Ellisse» nel 2010 e nel 2013, vorrei dare almeno qualche
esempio del mio lavoro di revisione filologica del testo del Decameron (con-
dotto per loci critici), spiegando le ragioni che mi hanno portato a discostar-
mi in diversi punti dalle edizioni critiche curate da Branca e da Rossi29.
Ritengo opportuno per prima cosa fornire indicazioni essenziali sui
principali manoscritti della tradizione (e sui loro rapporti), ripercorren-
do in sintesi i criteri filologici che mi hanno guidato nelle scelte testua-
li fino a questo punto (da me già illustrati più dettagliatamente in altre
sedi)30. Sono dunque ripartito da un riesame della tradizione manoscritta
più autorevole: l’Hamilton 90 (copiato da Boccaccio attorno al 1370) che
trasmette l’ultima redazione dell’opera31; il ms. Pluteo 42, 1 della Biblio-

27
Michele Barbi, Sul testo del “Decameron”, in «Studi di filologia italiana», I, 1927, pp.
9-68; Giorgio Padoan, In margine al Centenario del Boccaccio, in «Studi e problemi di critica
testuale», XIV, 1977, pp. 5-41; Alfredo Stussi, Lingua, in Lessico critico decameroniano, a cura di
R. Bragantini e P.M. Forni, Torino, Bollati Boringhieri, 1995, pp. 192-221 (in part. p. 208 nota
52 e p. 211 nota 57).
28
Benedetta Fordred, “Errori” del Boccaccio o varietà della lingua trecentesca?, in «L’Ellis-
se», VIII/1, 2013, pp. 43-74; vedi ora anche Ead., Errata corrige, in «L’Ellisse», IX/1, 2014, in
corso di stampa; Teresa Nocita, Loci critici della tradizione decameroniana, in P. Canettieri - A.
Punzi (a cura di), Dai pochi ai molti. Studi in onore di Roberto Antonelli, Roma, Viella, 2014, vol.
II, pp. 1205-1210.
29
Vedi M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit.; Id., Ancora per il testo del “Decameron”,
cit. Per un elenco completo delle revisioni testuali al testo curato da Branca, rimando da ultimo
alla mia Nota al testo (in part. pp. 116-121) della nuova edizione BUR-Rizzoli (cfr. qui nota 26).
30
Per ulteriori dettagli sullo stemma e sulla prassi ecdotica rimando a M. Fiorilla, Per il
testo del “Decameron”, cit., pp. 13-16; vedi anche Id., Ancora per il testo del “Decameron”, cit.,
pp. 76-77; Id., Decameron, in T. De Robertis et al. (a cura di), Boccaccio autore e copista, catalogo
della mostra (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 11 ottobre 2013 - 13 gennaio 2014),
Firenze, Mandragora, 2013, pp. 129-136, in part. pp. 132-134.
31
Per una descrizione dell’Hamilton 90 (con bibliografia precedente) cfr. Marco Cursi,
Il “Decameron”: scritture, scriventi, lettori. Storia di un testo, Roma, Viella, 2007, pp. 39-45 e
218 MAURIZIO FIORILLA

teca Laurenziana di Firenze (copiato nel 1384 da Francesco d’Amaretto


Mannelli)32, che riflette, con minime differenze, lo stesso stadio redazio-
nale33; il Parigino Italiano 482 (di mano di Giovanni d’Agnolo Capponi e
databile al settimo decennio del XIV secolo), che – come si è già detto –
tramanda una precedente stesura dell’opera, caratterizzata da un buon
numero di sicure varianti d’autore34. Diversi elementi spingono a ritenere
che questi tre manoscritti siano collegati ad un precedente autografo o co-
munque ad un codice scritto sotto la sorveglianza dell’autore e, anche per
questo, si configurano come i tre esemplari che occupano i gradini più alti
della tradizione manoscritta35. In alcuni casi ho tenuto conto anche di due

161-164 (n. 1); vedi poi: Marco Cursi - Maurizio Fiorilla, Boccaccio, in G. Brunetti - M. Fiorilla -
M. Petoletti (a cura di), Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il Trecento, I, Roma, Salerno
Editrice, 2013, pp. 43-103, a p. 48 (n. 1); Marco Cursi, L’autografo berlinese del “Decameron”, in
Boccaccio autore e copista, cit., pp. 137-138 (n. 22); Id., La scrittura e i libri di Giovanni Boccaccio,
Roma, Viella, 2013, pp. 107-110.
32
Per una descrizione del Laurenziano Pluteo 42, 1 (con bibliografia precedente) cfr. M.
Cursi, Il “Decameron”: scritture, scriventi, cit., pp. 47-52 e 180-182 (n. 15); vedi poi Id., Il codice
“Ottimo” del “Decameron” di Francesco d’Amaretto Mannelli, in Boccaccio autore e copista, cit.,
pp. 140-142 (n. 24).
33
Barbi aveva avanzato l’ipotesi che il codice Mannelli fosse un collaterale dell’Hamilton
90 (cfr. M. Barbi Sul testo del “Decameron”, cit., p. 51 e segg.). A favore invece di una discen-
denza diretta del codice Laurenziano dall’autografo Berlinese si sono schierati successivamente,
oltre a Singleton (cfr. qui nota 3), anche Maria Sampoli Simonelli, Giorgio Padoan, Aldo Rossi
e la Brambilla Ageno: cfr. Maria Sampoli Simonelli, Il “Decameron”: problemi e discussioni di cri-
tica testuale, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, s. II, XVIII, 1949, pp. 129-172,
in part. pp. 169-172; G. Padoan, In margine al Centenario, cit., pp. 39-41; A. Rossi, Proposte,
cit., pp. 157-170; F. Brambilla Ageno, Il problema, cit., pp. 5-37. La tesi di Barbi è stata ripresa
e sostenuta, con significativi riscontri, da Ricci (cfr. qui nota 3) e soprattutto da Branca (cfr.
Vittore Branca, Introduzione, in G. Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo
Hamiltoniano, cit., pp. VI-CXXXV, in part. pp. LXIII-LXXXII; Id., Studi sulla tradizione, cit., pp. 21-
60). Sul problema vedi però l’Addendum in fondo al contributo.
34
Per una descrizione del Parigino Italiano 482 (con bibliografia precedente) cfr. M. Cursi,
Il “Decameron”: scritture, scriventi, cit., pp. 31-36 e 217-219 (n. 44); vedi poi M. Cursi - M.
Fiorilla, Boccaccio, in Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il Trecento, cit., pp. 137-138 (n.
22); Marco Cursi, Il “Decameron” illustrato di Giovanni d’Agnolo Capponi, in Boccaccio autore e
copista, cit., pp. 142-144 (n. 24); Id., La scrittura, cit., pp. 113-128.
35
In una nota marginale del Laurenziano Pluteo 42, 1 Mannelli dichiara di avere di fronte
l’originale dell’opera (cfr. da ultimo M. Cursi, Il codice Ottimo del “Decameron”, cit., p. 142). Cap-
poni copiava con ogni probabilità da un perduto autografo, databile forse alla seconda metà degli
anni ’50 (su questo punto cfr. M. Cursi, Il “Decameron” illustrato, cit., p. 144; Id., La scrittura, cit.,
pp. 113-128). Non si può escludere inoltre che un’integrazione interlineare presente nel codice
Parigino sia di mano dello stesso Boccaccio (cfr. da ultimo M. Cursi, Il “Decameron” illustrato,
cit., p. 144; Id., La scrittura, cit., p. 125); l’attribuzione dei 18 disegni a penna del manoscritto alla
mano del Certaldese o anche l’ipotesi che essi siano stati eseguiti sotto il suo controllo (V. Branca -
M.G. Ciardi Dupré dal Poggetto, Boccaccio “visualizzato” dal Boccaccio, cit., pp. 198-225; Vittore
Branca, Il narrar boccacciano per immagini dal tardo gotico al primo Rinascimento, in Boccaccio
visualizzato, a cura di Id., 3 voll., Torino, Einaudi, I pp. 3-37, in part. pp. 5-14) sono invece state
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 219

codici parziali appartenenti ad una tradizione prossima a quella del co-


dice Parigino e databili alla stesso periodo: l’antologia conservata nel ms.
II, II, 8 della Biblioteca Nazionale di Firenze, noto anche come frammen-
to magliabechiano (che contiene Introduzioni e Conclusioni delle prime
IX Giornate, insieme alla novella IX 10)36 e il ms. Vitali 26 della Biblioteca
Passerini-Landi di Piacenza (di cui si sono salvate solo 35 carte)37.
Richiamerò da questo punto in avanti i tre testimoni principali con
le loro sigle: P (Parigino Italiano 482), Mn (Laurenziano Pluteo 42, 1),
B  (Hamilton 90). Branca ipotizzava che P, Mn e B discendessero da un
unico originale modificato dal Boccaccio nel corso del tempo38. B e Mn
presentano però sicuri errori congiuntivi, che sono in diversi casi con-
temporaneamente separativi rispetto a P; questo costringe a correggere lo
stemma di Branca e a postulare l’esistenza di almeno due diversi esemplari
di servizio perduti: il primo da cui è stato tratto P e un secondo (caratteriz-
zato da un buon numero di varianti d’autore e già viziato da alcuni errori
di copia) da cui dovrebbero essere discesi Mn e B, tra loro collaterali39. La
tradizione appare dunque divisa in due rami, uno rappresentato dal solo P
e l’altro dal perduto antigrafo di Mn e B.
Nella ricostruzione dell’ultimo stadio redazionale dell’opera bisogna
naturalmente sempre ripartire da B (o da Mn nei punti in cui l’autografo
presenta lacuna). B però va corretto non solo nelle sue numerose sviste pa-

ridimensionate o smentite in studi di questi ultimi anni (cfr. almeno M. Cursi, Il “Decameron”
illustrato, cit., p. 143; Id., La scrittura, cit., pp. 127-128; Lucia Battaglia Ricci, Scrivere un libro di
novelle. Giovanni Boccaccio autore, lettore, editore, Ravenna, Longo, 2013, pp. 57-93).
36
Per una descrizione del ms. II, II, 8 (con bibliografia precedente) cfr. M. Cursi, Il “Deca-
meron”: scritture, scriventi, cit., pp. 21-31 e 196-197 (n. 27); vedi poi Id., Un’antichissima anto-
logia decameroniana confezionata a Napoli, in Boccaccio autore e copista, cit., pp. 139-140 (n. 23);
Id., La scrittura, cit., pp. 110-112. Per alcuni dati testuali sul codice cfr. almeno A. Rossi, Prati-
che testuali, cit., pp. 198-204; V. Branca - M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio, cit., pp. 208-209.
37
Per una descrizione del Vitali 26 (con bibliografia precedente) cfr. M. Cursi, Il “De-
cameron”: scritture, scriventi, cit., pp. 26-39 e 228-230 (n. 52); vedi poi Id., La scrittura, cit.,
pp. 112-113. Per un esame testuale dei frammenti si rimanda a: Annalisa Grippa, Le carte pia-
centine del “Decameron”, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena»,
XX, 1999, pp. 77-120.
38
Cfr. V. Branca, Introduzione, cit., pp. LXXXIV-LXXXVI.
39
Il Mannelli, oltre a presentare alcune lezioni singolari, non contiene tutti gli errori
dell’Hamilton 90 e non recepisce alcune delle correzioni presenti in interlinea nell’autografo (cfr.
ivi, pp. LXIV-LXXVIII). Segnalo però che da recenti riscontri di tipo paleografico, effettuati insieme
a Marco Cursi, è emerso come non tutte queste modifiche assegnate da Branca al Boccaccio (cfr.
ivi, in part. pp. LXXII-LXXIII) siano con sicurezza attribuibili alla mano del Certaldese. Conto di
tornare in futuro più approfonditamente su tutti gli interventi marginali e interlineari presenti
nell’Hamilton 90, riesaminadoli globalmente anche a partire da un dettagliato confronto con il
sistema di correzione usato da Boccaccio in altri suoi autografi.
220 MAURIZIO FIORILLA

lesi (quando il suo testo si configura come del tutto irricevibile), ma anche
in tutti quei casi in cui presenta un testo fortemente problematico (per-
ché compromette la sintassi e il senso del testo) contro una buona lezione
che trovi l’accordo di P e Mn, soprattutto quando le lezioni dell’autografo
sono anche paleograficamente simili a quelle degli altri due testimoni e
inquadrabili in tipologie di errore tipiche del Boccaccio copista. La con-
cordanza di P e Mn, appartenenti a due rami diversi, dovrebbe infatti re-
stituirci l’originale, fatti salvi i casi in cui, attraverso un esame delle varianti
in gioco, non sia possibile ipotizzare che Boccaccio, trascrivendo B, sia
tornato autore introducendo in extremis cambiamenti intenzionali o che P
e Mn siano viziati da un errore poligenetico40. Quando B e Mn appaiono
entrambi portatori di errori è possibile ricorrere a P (valutando sempre
con attenzione che non ci siano in quei punti rielaborazioni autoriali)41.
Nei casi invece in cui P e B offrano, in perfetto accordo, una lezione pos-
sibile (anche se problematica) e Mn in quel punto rechi una lezione ap-
parentemente migliore, è sempre preferibile mantenere – come ha fatto
giustamente lo stesso Branca – la lezione degli altri due testimoni42. Non
mancano situazioni in cui tutta la tradizione appare compromessa in par-
tenza da un errore, un lapsus d’autore; in questi casi – fin dove possibile –
si può provare a proporre correzioni ope ingenii. Naturalmente si tratta, in
tutti i quadri possibili fin qui prospettati, di situazioni molto delicate, in
cui bisogna sempre valutare con cura – caso per caso – prima di interveni-
re su B, per non rischiare di prevaricare l’ultima volontà del Boccaccio o
contaminare due diverse versioni dell’opera. Esaminando il testo dell’Ha-
milton 90 – per dirla con le parole di Michael Reeve – in moltissimi casi si
ha però proprio la netta impressione di essere «in contatto coll’autore in
quanto copista anziché coll’autore in quanto autore»43.

40
Per un esempio cfr. M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 22-23 (caso relativo
a Dec., I 3, 5).
41
Nel passaggio dalla versione di P a quella di BMn, Boccaccio in fondo non ha variato
molto, e quando lo ha fatto si è limitato ad aggiungere, eliminare o rielaborare (con minime
sostituzioni o inversioni) piccoli segmenti, senza toccare la struttura dell’opera e delle singole
novelle o porzioni ampie del proprio testo.
42
La lezione di Mn può essere accolta, in queste situazioni, solo nel caso in cui i presunti
errori degli altri due testimoni siano valutabili come poligenetici e si possa escludere contem-
poraneamente che la variante attestata dal Mannelli sia frutto di congettura. Vedi ad esempio il
caso relativo a Dec., VI 1, 1 discusso in M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 33-34
(mentre per altri casi simili cfr. p. 34 nota 118); sul problema cfr. già F. Brambilla Ageno, Il
problema, cit., p. 12 nota 30.
43
Michael D. Reeve, Manuscripts and Methods. Essays on editing and transmission, Roma,
Storia e Letteratura, 2011, pp. 21-22.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 221

A partire da quanto enunciato fin qui, ripresenterò nelle pagine suc-


cessive una piccola scelta di casi problematici in cui (sulla base del con-
fronto con P, Mn e B) ho proposto soluzioni alternative alle edizioni cri-
tiche di Branca e Rossi (in alcuni di questi luoghi è possibile un riscontro
anche con il frammento magliabechiano II, II, 8 e con i frammenti del
Vitali 26). I brani del Decameron saranno riportati in corpo minore (pre-
ceduti dall’indicazione numerica del passo) e le lezioni in discussione evi-
denziate in corsivo; all’interno del testo inserirò sempre la lezione a mio
avviso da accogliere, facendo seguire (in parentesi quadra) quella pro-
mossa da Branca nell’edizione critica del 1976 e nelle successive edizioni
(cfr. qui note 11, 14 e 15) e da Rossi nell’edizione critica del 1977 (cfr.
qui nota 13). Ogni passo sarà accompagnato da apparato critico con le
lezioni offerte da P, Mn e B; all’interno di questo apparato, qualora siano
riscontrabili varianti d’autore in P, le lezioni del codice Parigino saranno
contrassegnate con asterisco.
Comincio con un caso in cui P e Mn si oppongono a B44, in cui la
forzata conservazione della lezione dell’autografo può avere conseguenze
significative anche sul piano linguistico:

III 8, 6: Ma udendo che, quantunque Ferondo fosse in ogni altra cosa sempli-
ce e dissipito [dissipato Branca dissipito Rossi] in amare questa sua moglie…

disipito P dissipito Mn dissipato[?] B

La lezione da accogliere è in questo caso quella trasmessa da P e Mn


(promossa giustamente a testo anche da Rossi): disipito/dissipito (cfr.
tav. 1e e tav. 1d). La lezione trasmessa da B, dissipato (cfr. tav. 1c), scel-
ta da Branca, si può accettare solo a patto di considerarla una variante
d’autore. Ma questo non pare proprio possibile. Dissipito (dal latino tar-
do dissipı˘dus, formato da dis- e sapı˘dus) significa ‘privo di sapore’, ‘insul-
so’, ‘sciocco’45, e si adatta perfettamente al contesto del passo della novella.
Boccaccio peraltro usa dissipito con il medesimo significato anche a Dec.,

44
Per altri casi simili, in cui è possibile correggere una lezione problematica di B ricorrendo
P e Mn (in perfetto accordo tra loro o in accordo parziale), si vedano: G. Breschi, Il ms. Parigino It.
482, cit., p. 87; M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 16-23; Id., Ancora per il testo del
“Decameron”, cit., pp. 78-81; B. Fordred, “Errori” del Boccaccio, cit., p. 51; T. Nocita, Loci critici,
cit., pp. 1207-1210. Per alcuni di questi casi cfr. già F. Brambilla Ageno, Il problema, cit., pp. 11-14.
45
Cfr. Grande dizionario della lingua italiana, dir. da S. Battaglia e G. Bàrberi Squarotti, 21
voll., Torino, UTET, 1962-2002, vol. IV, p. 776; vedi anche il lemma nella banca dati del TLIO
(http://tlio.ovi.cnr.it).
222 MAURIZIO FIORILLA

VIII 9, 12: «Bruno, udendo il medico, e parendogli la domanda dell’altre


sue sciocche e dissipite, cominciò a ridere» (il riscontro con l’autografo
in questa seconda occorrenza del termine permette inoltre di privilegia-
re la grafia dissipito di Mn). Nell’edizione Einaudi (nella nota relativa a
Dec., III 8, 6) Branca parafrasa il dissipato riferito a Ferondo con «scipito,
sciocco, senza sale in zucca»46. Ma dissipato non aveva nell’italiano anti-
co lo stesso significato di dissipito, bensì quello di ‘disperso’, ‘sparpaglia-
to’, ‘che procede senza ordine’ (è infatti participio passato di dissipare,
dal latino dissipaˉre, composto da dis- e supaˉre)47. Ferondo però nella sua
indole e nei suoi comportamenti è solo uno sciocco (come Boccaccio
ribadisce nel corso di tutta la novella). Il mantenimento della lezione di
B costringe Branca ad assegnare erroneamente a dissipato il significato
di dissipito. La somiglianza paleografica tra le due lezioni conferma che
siamo probabilmente di fronte ad una svista del Boccaccio copista. È
possibile richiamare qui anche il principio elaborato da Scevola Mari-
otti, secondo cui quando nella tradizione di un testo «due varianti sono
più vicine tra loro per la forma che per il senso, è più probabile che si
tratti di varianti di tradizione che di varianti d’autore»48. A questo si
aggiunga che lo stesso Branca ha rilevato come, esaminando il testo di B
ai raggi ultravioletti, si resti in dubbio se la lezione originaria nell’auto-
grafo fosse davvero dissipato (non si può escludere del tutto che sia stato
riscritto da mano posteriore su un originario dissipito)49. La banca dati
del TLIO tra i possibili significati di dissipato registra in ultima posizione
anche ‘che ha modi semplici’, rimandando però come unica occorrenza
a questo passo del Decameron (avvertendo correttamente tuttavia che si
tratta di una lezione molto dubbia). Il mantenimento dell’incerta lezione
dell’autografo, vista anche l’importanza del testo boccacciano, rischie-
rebbe di falsare il significato della parola nel quadro della storia della
nostra lingua50.

46
G. Boccaccio, Decameron, a cura di V. Branca (Torino 1999), cit., vol. I, p. 415.
47
Cfr. Grande dizionario della lingua italiana, cit., vol. IV, p. 776; vedi anche Manlio Cor-
telazzo - Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 5 voll., Bologna, Zanichelli,
1979-1988, vol. II, p. 52.
48
Scevola Mariotti, Note al testo dell’“Hermaphroditus” del Panormita, in Id., Scritti me-
dievali e umanistici, a cura di S. Rizzo, Roma, Storia e Letteratura, 20103, pp. 381-394 (già in
Filologia umanistica per Gianvito Resta, a cura di V. Fera e G. Ferraù, Padova, Antenore, 1997,
vol. II, pp. 1233-1245), a p. 338.
49
Cfr. G. Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano, cit.,
p. 237; V. Branca - M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio, cit., p. 68.
50
Cfr. anche M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 33-34.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 223

Anche quando l’accordo tra P e Mn è parziale, per la presenza di va-


rianti d’autore, il confronto può aiutare a riconoscere e sanare errori di B51:

II 6, 55: Quello che tu offeri di voler fare sempre il disiderai, e se io avessi


creduto che conceduto mi dovesse esser suto, lungo tempo è che [tempo che
Branca tempo ‹ha› che Rossi] domandato l’avrei.

tempo ha che* P tempo è che Mn tempo che B

P ha la lezione lungo tempo ha che mentre Mn riporta lungo tempo


è che. Entrambe le lezioni sono possibili perché Boccaccio nel Decame-
ron usa tutte e due le espressioni, anzi può alternarle all’interno della
stessa novella: «già è gran tempo» (Dec., III 5, 10); «senza dubbio gran
tempo ha (Dec., III 5, 19)». È possibile rilevare poi come la lezione del
Mannelli trovi riscontro almeno in un altro passo dell’opera «e per ciò
tempo è che per me si faccia quello che v’agraderà» (Dec., III 9, 50).
Il passaggio da tempo ha che a tempo è che è dunque valutabile come
variante d’autore. In B (promosso a testo da Branca) manca il verbo
(tempo che). Sarà dunque in questo caso da privilegiare la lezione del
Mannelli perché dovrebbe riflettere uno stadio redazionale più avanza-
to. Rossi promuove a testo la lezione del Parigino; la sua scelta dipende
dal fatto che Mn nella sua edizione è fortemente svalutato perché rite-
nuto copia diretta da B52.
Anche quando tra P e Mn le tracce di rielaborazioni autoriali sono più
significative il confronto può essere produttivo:

X 10, 19: Allora Gualtieri, presala per mano, la menò fuori e in presenza di
tutta la sua compagnia e d’ogn’altra persona la fece spogliare ignuda: e fattisi
quegli vestimenti venire che fatti avea fare [e fattisi quegli vestimenti che fatti
aveva fare Branca fattisi ‹venire› quegli vestimenti che fatti avea fare Rossi],
prestamente la fece vestire.

e fattisi venire quelli panni che fatti avea fare* P e factisi quegli vestimenti venire che
facti avea fare Mn e factisi quegli vestimenti che facti avea fare B

Si noti come P rechi (rispetto a Mn e B) una prima sicura variante


d’autore: la lezione panni al posto di vestimenti (cfr. tavv. 2a, 2b e 2c); in
P cambia la posizione del verbo venire, collocato dopo fattisi (cfr. tav. 2c),

51
Per altri casi dello stesso tipo cfr. M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 23-25.
52
Cfr. anche ivi, p. 23.
224 MAURIZIO FIORILLA

mentre in Mn (cfr. tav. 2b) si trova dopo vestimenti (seconda variante d’au-
tore). In B il verbo invece venire manca (cfr. tav. 2a) e, come già rilevato
dalla Brambilla Ageno, non può trattarsi di una omissione volontaria del
Boccaccio ma di un suo errore, un salto determinato con ogni probabilità
dall’attacco identico delle due parole (vestimenti/venire)53. Branca pro-
muove a testo anche in questo caso la lezione dell’autografo, proponendo
di parafrasare fattisi con ‘eseguiti’54. Ma il verbo venire è necessario perché
Boccaccio aveva già detto in precedenza che Gualtieri aveva fatto prepa-
rare le vesti (cfr. § 14). Il marchese fa portare ora gli abiti perché Griselda
possa indossarli. L’omissione di venire difficilmente può essere dunque
una variante d’autore e andrà catalogata anche in questo caso come errore
singolare di B. Rossi promuove a testo giustamente vestimenti di B e Mn
ma riporta il verbo venire nella posizione trasmessa da P. Si tenga conto
che la collocazione di venire nel Mannelli, con il verbo alla fine della fra-
se, propone oltretutto un costrutto più elevato (pienamente giustificato in
una novella come quella di Griselda). Alla luce del quadro testuale esami-
nato, anche in questo caso è preferibile a mio avviso accogliere a testo la
lezione del Mannelli, perché B è viziato da un errore e P sembra riflettere,
anche nella posizione del verbo venire, uno stadio redazionale anteriore55.
Specialmente in quest’ultimo caso mi pare difficile che la lezione di
Mn possa essere frutto di congettura. Quando inoltre Mannelli inserisce
all’interno del testo elementi che non sono nell’antigrafo da cui sta co-
piando (nel tentativo di sanare una lacuna) avverte il lettore. Si prenda ad
esempio il passo che segue:

IX 1, 5: Dico adunque che nella città di Pistoia fu già una bellissima donna
vedova, la qual due nostri fiorentini, che per aver bando di Firenze a Pistoia
dimoravano [dimoravano Branca ‹vi› dimoravano Rossi], chiamati l’uno Ri-
nuccio Palermini e l’altro Alessandro Chiarmontesi…

a Pistoia dimoravano P là dimoravano in marg. deficiebat riferito a là Mn dimoravano B

Rinuccio e Alessandro dimoravano a Pistoia secondo il testo trasmesso


da P (cfr. tav. 3d) ma assente in B (cfr. tav. 3a) e Mn, in cui Mannelli ha cer-
cato di sanare la lacuna inserendo l’avverbio là, accompagnato in margine
da deficiebat (cfr. tav. 3b) perché assente nell’antigrafo da cui copiava. Il

53
Cfr. F. Brambilla Ageno, Il problema, cit., p. 13 nota 40.
54
Cfr. G. Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano, cit.,
p. 705.
55
Cfr. anche M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 24-25.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 225

segmento presente in P in effetti è necessario, altrimenti il verbo dimoravano


rimane privo dell’indicazione del luogo dove i due fiorentini risiedevano
dopo essere stati esiliati da Firenze; lo stesso Branca, che promuove a testo
B, rileva nel suo commento come nel testo sia necessario sottintendere «là, a
Pistoia, con facile costruzione a senso»56. La lezione del Mannelli, pur accol-
ta in passato da alcuni editori come Massèra e Bosco57, non può essere pro-
mossa a testo perché frutto di una congettura del copista58. Rossi mette a te-
sto vi dimoravano, lezione del codice Laurenziano Pluteo 42, 3 (cfr. tav. 3c),
che già Singleton collocava molto in alto nel suo stemma considerandolo
addirittura un collaterale di B (cfr. qui nota 3). Questo codice, databile al
terzo quarto del XIV secolo59, era ritenuto da Rossi autorevole e apparte-
nente ad uno stadio redazionale intermedio. Il codice Laurenziano però, se
esaminato in luoghi problematici, presenta evidenti tracce di contaminazio-
ne tra le due redazioni del Decameron, oltre a rivelare la presenza di lezioni
singolari, che in molti casi sembrano riflettere corruzioni e rimaneggiamenti
(forse da ricollegare a iniziative dello stesso copista del manoscritto o forse
ereditate dall’antigrafo)60. La lezione vi dimoravano quasi sicuramente non
nasce dunque da una revisione autoriale; l’unico testo che si può promuo-
vere è quindi anche in questo caso – a mio avviso – quello trasmesso da P 61.
Non sempre tuttavia Mannelli decide di tentare di sanare la lacuna
presente nel suo antigrafo. A volte, come in questo caso, si limita a segna-
lare il problema:

56
G. Boccaccio, Decameron, a cura di V. Branca (Torino 1999), cit., vol. II, p. 1034.
57
Cfr. anche M. Fiorilla, Ancora per il testo del “Decameron”, cit., p. 81 note 28 e 29.
58
Se si confrontano gli interventi del Mannelli in punti problematici con il resto della
tradizione manoscritta, emerge chiaramente come il copista abbia proceduto ope ingenii e non
ope codicum. Per un quadro riassuntivo delle integrazioni testuali segnalate con deficiebat cfr.
almeno C.S. Singleton, Nota, cit., pp. 406-414 (tavv. VIII e IX), e V. Branca, Introduzione, cit.,
pp. LXXVII-LXXVIII (tav. XVIII/4).
59
Per una descrizione del codice (con bibliografia precedente), cfr. M. Cursi, Il “Decame-
ron”: scritture, scriventi, cit., pp. 183-184 (n. 17).
60
Basti qui ricordare la lezione perduto Amorotto al posto di perduto Marato a Dec., II 7, 41
(il personaggio è chiamato Amorotto in tutta la novella) e la lezione a preghare e ·cconfortare (a
Dec., V 10, 46), là dove P e Mn hanno confortar/confortare, mentre B ha pregar a testo e confortar
in margine (variante alternativa lasciata dallo stesso Boccaccio); nel Laurenziano 42, 3 è entra-
ta dunque a testo anche una variante alternativa, fenomeno riscontrabile in altri codici seriori
contaminati del Decameron (cfr. Aldo Maria Costantini, Correzioni autografe dell’Hamilton 90.
Una proposta, in Miscellanea di studi in onore di Vittore Branca, II, Boccaccio e dintorni, Firenze,
Olschki, 1983, pp. 69-77, in part. p. 72 nota 10). Per questi esempi e per segnalazioni di ulteriori
corruzioni e interpolazioni del codice Laurenziano cfr. M. Fiorilla, Ancora per il testo del “Deca-
meron”, cit., p. 81 nota 29. Sul codice cfr. inoltre qui note 3, 59, 67.
61
Cfr. anche M. Fiorilla, Ancora per il testo del “Decameron”, cit., pp. 81-82.
226 MAURIZIO FIORILLA

IX 10, 8: Compar Pietro d’altra parte, essendo poverissimo e avendo una picco-
la casetta in Tresanti appena bastevole a lui e a una sua giovane e bella moglie e
all’asino suo, quante volte donno Gianni in Tresanti capitava tante sel menava
a casa, e come poteva, in riconoscimento dell’onor [in riconoscimento Branca in
riconoscimento ‹dell’onor› Rossi] che da lui in Barletta riceveva, l’onorava.

in riconoscimento dell’onor P in riconoscimento in marg. † deficit hic aliquid Mn in


riconoscimento B

Mannelli si è reso conto che dopo in riconoscimento doveva seguire “qual-


cosa” e ha apposto in margine una crux accompagnata da deficit hic aliquid;
una mano posteriore ha poi sanato la lacuna inserendo dello honor e la frase
non deficit amplius (cfr. tav. 4b). Il testo di B (cfr. tav. 4a), accolto da Branca,
riporta la stessa lezione di partenza di Mn. P e il frammento magliabechiano
II, II, 8 (cfr. rispettivamente tavv. 4c e 4d) riportano invece correttamente in
riconoscimento dell’onor (onore nel ms. II, II, 8), necessario alla sintassi e al
senso. Quest’ultima lezione (preferita anche da Rossi) va promossa a testo62.
Non sempre tuttavia il Mannelli si accorge di segmenti caduti nel te-
sto. Diverse sono le omissioni di B e Mn rispetto a P, dovute a mio avviso a
errori di trasmissione del testo e non a cambiamenti intenzionali del Boc-
caccio. Mi limito ad un solo esempio:

X 9, 102-103: Ella similmente alcuna volta guardava lui non già per rico-
noscenza alcuna che ella n’avesse, ché la barba grande e lo strano abito e
la ferma credenza che aveva che egli fosse morto gliele toglievano ma per la
novità dell’abito [toglievano Branca Rossi]. Ma poi che tempo parve a messer
Torello di volerla tentare se di lui si ricordasse…

toglievano ma per la novità dell’abito P toglievano BMn

Il codice P presenta un segmento di testo in più (assente sia in B sia


in Mn), necessario alla sintassi e al senso del passo: ma per la novità dell’a-
bito  subito dopo  gliele toglievano. Non può trattarsi di una scorciatura
d’autore, perché, se si elimina ma per la novità dell’abito, nella frase manca
il secondo elemento della correlazione avviata da  non già: la moglie di
Messer Torello (tornato a Pavia ma in quel momento sotto travestimento)
lo guardava non già perché lo avesse in qualche modo riconosciuto, per-
ché la barba e lo strano abito e la sicurezza che fosse morto le impedivano
di vedere in lui il marito, ma per la novità dell’abito. Qui è avvenuto un

62
Cfr. ivi, pp. 82-83.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 227

saut du même au même: la frase successiva inizia infatti con Ma poi. Anche
questo caso è a mio avviso da scartare quindi la lezione di B e Mn (accolta
sia da Branca sia da Rossi) a favore di quella di P63.
B e Mn, oltre alle omissioni, contengono altri tipi di errori congiuntivi
che si possono correggere con P:

IV 3, 23-24: E avuta una vecchia greca gran maestra di compor veleni, con
promesse e con doni a fare un’acqua mortifera la condusse: la quale essa,
senza altramenti consigliarsi, una sera a Restagnon riscaldato e che di ciò non
si guardava diè bere. La potenzia di quella fu tale, che avanti che il matutino
venisse l’ebbe ucciso; la cui morte sentendo Folco e Ughetto e le lor donne,
senza sapere che di [di che Branca Rossi] veleno fosse morto, insieme con la
Ninetta amaramente piansero e onorevolmente il fecero seppellire. Ma non
dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia
che alla Ninetta l’acqua avvelenata composta avea…

che di P di che BMn

Branca e Rossi accolgono la lezione di che veleno (trasmessa da B e


Mn) ma P reca a testo che di veleno. Restagnone era stato ucciso dalla Ni-
netta (ingelosita) con un veleno preparato da una vecchia greca. Come già
rilevato dalla Brambilla Ageno64, dal contesto della novella emerge chiara-
mente che Folco, Ughetto e le loro donne credevano che Restagnone fosse
morto di morte naturale e non di veleno (quel che ignoravano non era cioè
di quale veleno fosse morto ma che era morto di veleno). Dopo qualche
giorno la vecchia greca viene sorpresa a preparare altre acque avvelenate
e confessa a quel punto di aver aiutato la Ninetta a uccidere Restagnone.
L’inversione che di/di che non può essere dunque una variante d’autore e
bisogna promuovere a testo la lezione di P65.
È possibile rivolgersi a P anche in casi in cui Mn presenti una lezione
sospetta e B presenti lacuna66, o la lezione sia illeggibile come nel caso che
segue:

63
Cfr. anche ivi, p. 84.
64
Cfr. F. Brambilla Ageno, Il problema, cit., p. 26 nota 69.
65
Cfr. anche M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., p. 30. Per ulteriori casi in cui una
lezione di B e Mn va corretta con P si vedano: M. Marti, Note e discussioni, cit., pp. 255-257;
G. Breschi, Il ms. Parigino It. 482, cit., pp. 87-92; M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit.,
pp. 25-33; Id., Ancora per il testo del “Decameron”, cit., pp. 81-87; B. Fordred, “Errori” del Boc-
caccio, cit., pp. 52-53; T. Nocita, Loci critici, cit., pp. 1207-1210; su diversi di questi casi aveva ri-
chiamato l’attenzione la Brambilla Ageno (cfr. F. Brambilla Ageno, Il problema, cit., pp. 25-30).
66
Per alcuni esempi cfr. M. Fiorilla, Ancora per il testo del “Decameron”, cit., pp. 87-89.
228 MAURIZIO FIORILLA

IX 9, 23: Quindi, dopo alquanti dì pervenuti [divenuti Branca pervenuti Ros-


si] a Antiocia, ritenne Giosefo Melisso seco a riposarsi alcun dì.

pervenuti P divenuti Mn [...]venuti B

Il testo di B è oggi leggibile solo in parte (cfr. tav. 5a), mentre la solu-
zione offerta da Mn, divenuti (cfr. tav. 5b) appare poco perspicua, essendo
Giosefo e Melisso ‘giunti’ ad Antiochia. P, insieme con il Vitali 26, ha la
lezione attesa (che va promossa a testo): pervenuti (cfr. tavv. 5c e 5d)67.
Anche in questa situazione Branca pensa evidentemente alla possibilità
di una variante d’autore; più facile pensare a mio avviso ad un errore di
ripetizione determinato dal dì che precede (dì/divenuti)68.
Non mancano casi di lapsus d’autore, in cui il perfetto accordo di P, B
e Mn ci restituisce l’originale, costringendoci a postulare la presenza di er-
rori nati in fase di composizione e mai più sanati dal Boccaccio. Mi limito
a illustrare anche qui un solo caso:

II 8, 99: Oltre a questo, onorò il re molto molto Perotto [molto Giachetto


Branca Rossi] e volle ogni cosa sapere di tutti i suoi preteriti casi; e quando
Giachetto prese gli alti guiderdoni per l’avere insegnati il conte e’ figliuoli, gli
disse il conte...

molto Giachetto PBMn

Branca e Rossi restituiscono il testo come segue: «Oltre a questo,


onorò il re molto Giachetto e volle ogni cosa sapere di tutti i suoi pre-
teriti casi». Già Michele Barbi rilevava come la lezione Giachetto fosse
da correggere in Perotto, perché il personaggio Giachetto (a differenza
di quello di Perotto) non è stato protagonista all’interno della novella di
avventure «che fossero ignote al re e cui egli potesse interessarsi in quel
momento»69. È probabile che Boccaccio non se ne sia mai accorto e che
l’incongruenza narrativa sia stata sanata per congettura in due codici
quattrocenteschi70. Scambi di nomi dello stesso tipo da parte di un au-

67
Il Laurenziano Pluteo 42, 3 ha invece in questo punto dì venuti (lezione accolta da Sin-
gleton), forse generatasi proprio a partire dalla corruzione materiale del testo di B.
68
Cfr. anche M. Fiorilla, Ancora per il testo del “Decameron”, cit., p. 89; B. Fondred, Errata
corrige, cit.
69
Cfr. ivi, p. 42; vedi F. Brambilla Ageno, Ancora sugli errori, cit., p. 90 nota 45.
70
La lezione Perotto (al posto di Giachetto) è attestata in due codici del XV secolo, il ms.
II, II, 20 della Nazionale di Firenze e il Barberiniano 4058 della Biblioteca Apostolica Vaticana
(cfr. M. Barbi, Sul testo del “Decameron”, cit., p. 42).
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 229

tore non sono del resto infrequenti: diversi esempi simili si possono rin-
tracciare nella letteratura classica ma anche in quella romanza71. Inoltre,
come ha mostrato Sebastiano Timpanaro nelle sue belle pagine dedicate
ai lapsus polari72, le possibilità di errore aumentano se si presentano due
condizioni (che in questo caso in effetti si verificano entrambe): quando
i due nomi sono riferibili a figure legate fra loro strettamente all’inter-
no del racconto, che si muovono in coppia cioè, e in quest’ultima parte
della novella Giachetto e Perotto sono nominati continuamente l’uno a
fianco all’altro (cfr. §§ 87, 91-92, 94-100); se i nomi hanno somiglianza
fonica (e Giachetto e Perotto la presentano). Per questo il suggerimento
di Barbi va accolto e bisogna ripristinare Perotto al posto di Giachetto in
questo punto della novella73.
A conclusione di questa seconda sezione dell’intervento vorrei fornire
qualche esempio di minime sviste di trascrizione da B e da Mn (nei punti
in cui B è lacunoso) presenti nelle edizioni di Branca o di Rossi74. Comin-
cio da un caso singolare:

I Intr. 55: ma maravigliomi forte, avvedendomi ciascuna di noi aver senti-


mento di donna, non prendersi per noi [per voi Branca per noi Rossi] a quello
di che ciascuna di voi [di voi Branca di noi Rossi] meritamente teme alcun
compenso.

per noi PBMn di voi [?] P di voi BMn

Branca riteneva dubbia la lettura in B del per voi e del di voi che segue
subito dopo75. Nel codice Hamiltoniano però mi pare si leggano bene le
lezioni per noi e di voi (cfr. tav. 6a)76, confermate entrambe anche da Mn

71
Per alcuni esempi cfr. Sebastiano Timpanaro, Il lapsus freudiano. Psicanalisi e critica te-
stuale, Firenze, La Nuova Italia, 19752, p. 127 e segg.; Miguel de Cervantes, Don Quijote de la
Mancha, edición del Instituto Cervantes 1605-2005, dirigida par F. Rico, Barcelona, Galaxia
Gutemberg-Círculo del Lectores-Centro para la Edición de los Clásicos Españoles, 2004, vol. I,
p. 436; M.D. Reeve, Manuscripts and Methods, cit., p. 6.
72
S. Timpanaro, Il lapsus freudiano, cit., p. 129.
73
M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 34-35. Per altri esempi di possibili errori
d’autore cfr. ivi, p. 34 e si vedano: Id., Ancora per il testo del “Decameron”, cit., pp. 89-90; G. Bre-
schi, Il ms. Parigino It. 482, cit., p. 91; F. Brambilla Ageno, Ancora sugli errori, cit., p. 90 nota 45.
74
Per altri casi, oltre a quelli segnalati qui di seguito, cfr. G. Breschi, Il ms. Parigino It. 482,
cit., pp. 92-93; M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 35-36.
75
«può restare il dubbio che sia da leggere per noi … di noi, oppure per noi … di voi, op-
pure per voi … di noi: ma il confronto coi noi precedenti e seguenti inclina alla lezione adottata»
(G. Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano, cit., p. 18).
76
Stessa trascrizione fornisce Singleton nella sua edizione diplomatico-interpretativa
dell’Hamilton 90 (cfr. G. Boccaccio, Decameron. Edizione diplomatico-interpretativa, cit., p. 9).
230 MAURIZIO FIORILLA

(cfr. tav. 6b) e in parte anche da P, dove si legge chiaramente per noi, men-
tre non del tutto sicura mi pare la lezione di voi (cfr. tav. 6c). Curiosamente
Branca trascrive da B erroneamente per noi (mentre Rossi ha correttamen-
te per voi) e correttamente di voi (mentre Rossi mette a testo di noi senza
segnalare un intervento congetturale).
Sottopongo ora una lezione in cui B è lacunoso e dunque bisogna ri-
partire da Mn:

VII 8, 49: Noi ti perdoniam questa sì come a ebbro, ma guarda che per la vita
tua da quinci innanzi simili novelle noi non sentiam [sentiamo BrancaRossi]
più, ché per certo, se più nulla ce ne viene agli orecchi, noi ti pagheremo di
questa e di quella.

sentiam P sentiamo corr. in sentiam Mn

In Mn la o finale di sentiamo è stata espunta (cfr. tav. 6d); si dovrà


dunque trascrivere sentiam, lezione confermata anche da P (cfr. tav. 6e).
Chiudo con un ultimo passo (in cui B è ancora assente per lacuna), su
cui ha richiamato la mia attenzione recentemente Benedetta Fordred:

X 4, 43: e priegote che, perch’ella sia nella mia casa vicin di tre mesi stata, che
ella [ella Branca che ella Rossi] non ti sia men cara.

che ella P Mn

In questo caso Branca, a differenza di Rossi, ha trascritto erroneamen-


te da Mn, omettendo il che, regolarmente presente anche nel testo di P77.

3. VERSO UN NUOVO TESTO CRITICO

Il lavoro di revisione del testo del Decameron è stato da me svolto fin qui
principalmente sui tre più autorevoli manoscritti della tradizione e su una
scelta di loci critici, selezionati a partire dai più significativi studi filologici
pregressi e dall’esame del prezioso elenco di varianti tra Hamilton 90 e Pa-
rigino Italiano 482 pubblicato da Branca e Vitale. Le indagini e le verifiche

77
Cfr. anche V. Branca - M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio, cit., vol. II, p. 267. Per il
fenomento sintattico della ripetizione del che cfr. da ultimo Fordred, “Errori” del Boccaccio,
cit., pp. 59-65. Nella nuova edizione BUR-Rizzoli (cfr. qui nota 26) non ho fatto in tempo a intro-
durre quest’ultima modifica al testo Branca (ma provvederò a inserire la correzione nelle prossime
ristampe).
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 231

effettuate (che mi hanno portato a discostarmi in alcuni luoghi dalle due


più recenti edizioni critiche), e i problemi testuali emersi mi hanno spinto
a elaborare il progetto di una nuova edizione critica dell’opera, che vorrei
realizzare a partire dal riesame sistematico di tutti i manoscritti dei secoli
XIV e XV e di alcuni testimoni a stampa78. Dopo la definitiva acquisizione
dell’autografia dell’Hamilton 90, il percorso filologico di un’edizione ba-
sata sull’intera tradizione, già indicato come necessario dal Barbi79, è stato
infatti abbandonato.
Fornisco qui di seguito, seguendo la scansione proposta da Marco Cur-
si, un elenco aggiornato dei 53 manoscritti (interi o parziali) e delle 8 miscel-
lanee umanistiche che tramandano il testo del Decameron; notizie essenziali
sui testimoni seguono (tra parentesi quadre) le singole segnature.

Proto-diffusione (1360-1375):
BERLIN, Staatsbibl. Preussischer Kulturbesitz, Hamilton 90 [membr., sec. XIV, ini-
zio ottavo decennio, autografo];
FIRENZE, Bibl. Nazionale Centrale, II, II, 8 [cart., sec. XIV, parziale];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 482 [membr., sec. XIV, settimo decennio,
idiografo?];
PIACENZA, Bibl. Passerini Landi, Vitali 26 [cart., sec. XIV, settimo decennio, fram-
mento] 80.

Prima diffusione (1376-1425):


CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Barberiniano Latino 4057 [cart.,
sec. XVin.];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Barberiniano Latino 4058 [cart.,
1423];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Rossiano 947 [cart., 1395, acefalo];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Vaticano Latino 98931-3 [cart., sec.
XIV, ultimo quarto e sec. XV, terzo quarto];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 1 [cart., 1384];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 2 [cart., sec. XIV, ultimo quarto];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 90 sup. 105 [cart., sec. XVin.];
FIRENZE, Bibl. Nazionale Centrale, Banco Rari 37 [cart., 1396];
FIRENZE, Bibl. Riccardiana, 1061 [cart., sec. XIV, ultimo quarto, parziale];
GENÈVE-COLOGNY, Bibl. Bodmeriana, Bodmer 38 [cart., 1409];

78
Per la tradizione a stampa del Decameron vedi da ultimo Rhiannon Daniels, Boccaccio
and the Book. Production and Reading in Italy: 1340-1520, London, Legenda, 2009.
79
M. Barbi Sul testo del “Decameron”, cit., p. 39; vedi anche E. Lippi, Giovanni Boccaccio,
cit., p. 345.
80
Per un esame complessivo della proto-diffusione cfr. M. Cursi, Il “Decameron”: scritture,
scriventi, cit., pp. 19-45; per le schede sui singoli codici cfr. qui note 31, 32, 34, 36, 37.
232 MAURIZIO FIORILLA

MILANO, Bibl. Nazionale Braidense, Castiglioni 12 [membr., sec. XIVex.-XVin.,


carta di prova];
MODENA, Bibl. Estense Universitaria, U, 4, 16 (It. 479) [membr., sec. XIV, ultimo
quarto];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 62 [cart., sec. XIVex.];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 483 [membr., sec. XVin.];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 1474 [cart., sec. XIV, ultimo quarto];
PARMA, Bibl. Palatina, Palatino 24 [cart., sec. XV, primo decennio, mutilo];
UDINE, Bibl. Comunale Vincenzo Joppi, 30 [cart., sec. XV, primo decennio, par-
ziale];
VENEZIA, Bibl. Nazionale Marciana, Italiano X, 446 (11917) [cart., sec. XIV, ulti-
mo quarto];
YALE UNIVERSITY (New Haven, Ct, USA), Beinecke Rare Book and Manuscript
Libr., 978 [membr., sec. XIVex., frammento]81.

Seconda diffusione (1426-1490)82:


CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Barberiniano Latino 4105 [cart.,
sec. XV, terzo quarto];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Barberiniano Latino 4106 [cart.,
sec. XV, terzo quarto];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Chigiano M, VII, XLVIa [cart.,
sec. XV, terzo quarto];
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Ferraioli 885 [cart., sec. XV, terzo
quarto, parziale];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Mediceo Palatino 107 [cart., 1464];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 3 [cart., sec. XV, terzo quarto];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 4 [cart., 1458];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 5 [cart., sec. XV, secondo quarto];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 42, 6 [cart., 1462];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 90 sup. 106 I [cart., sec. XV, secondo
quarto];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 90 sup. 106 II [cart., 1438];
FIRENZE, Bibl. Nazionale Centrale, II, I, 24 [cart., sec. XV, terzo quarto];
FIRENZE, Bibl. Nazionale Centrale, II, II, 20 [cart., 1469];

81
Per un esame complessivo della prima diffusione cfr. ivi, pp. 47-83. In particolare per il
Laurenziano Pluteo 42, 1 cfr. qui nota 32, mentre sulla carta Castiglioni conservata alla Biblioteca
Braidense di Milano (scoperta da Cursi successivamente alla pubblicazione del suo volume), si
veda Id., Un’antica carta di prova del “Decameron” (Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, cod.
Castiglioni 12)?, in «Studi sul Boccaccio», XXXVII, 2009, pp. 105-126. Per le schede su tutti gli
altri codici (con bibliografia precedente), cfr. Id., Il “Decameron”: scritture, scriventi, cit., pp. 164-
165 (n. 2); 165-166 (n. 3); 171-172 (n. 8); 173-176 (n. 10); 180-182 (n. 15); 182-183 (n. 16); 189-190
(n. 22); 193-194 (n. 25); 198-200 (n. 29); 202-203 (n. 32); 207-208 (n. 36); 215-216 (n. 42); 219-220
(n. 45); 223-225 (n. 49); 226-227 (n. 50); 233 (n. 55); 234-236 (n. 57); 238 (n. 60).
82
Cfr. ivi, pp. 85-119.
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 233

LONDON, British Libr., Additional 10297 [cart., sec. XV, secondo quarto];
MILANO, Bibl. Ambrosiana, C 225 inferiore [cart., sec. XV, terzo quarto];
MODENA, Bibl. Estense Universitaria, α, J, 6, 6 (It. 346) [cart., 1437];
MONTEVARCHI, Bibl. dell’Accademia Valdarnese del Poggio, 1 [cart., sec. XV, se-
condo quarto, mutilo)];
NAPOLI, Bibl. Nazionale Vittorio Emanuele III, XIII, F, 2 [cart., sec. XV, terzo
quarto, mutilo];
NAPOLI, Bibl. Nazionale Vittorio Emanuele III, XIII, F, 3 [cart., sec. XV, terzo
quarto, mutilo];
OXFORD, Bodleian Libr., Holkham misc. 49 [membr., sec. XV, terzo quarto];
PARIS, Bibl. de l’Arsenal, 8538 [cart., sec. XV, secondo quarto];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 63 [cart., 1427];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 484 [cart., sec. XV, metà];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 487 [cart. e membr., sec. XV, terzo quarto];
PARIS, Bibl. Nationale de France, Italien 488 [cart., sec. XV, terzo quarto];
PARMA, Bibl. Palatina, Palatino 48 [cart., 1434];
STOCKHOLM, Kungliga Bibl., V, u, 6 [cart., sec. XV, terzo quarto];
VENEZIA, Bibl. Nazionale Marciana, Italiano X, 14 (6950) [cart., sec. XV, ultimo
quarto];
VENEZIA, Bib. del Seminario Patriarcale, 952 (XXI, E, 3) [cart., 1449];
YALE UNIVERSITY (New Haven, Ct, USA), Beinecke Rare Book and Manuscript
Libr., 967 [membr., sec. XV, terzo quarto, frammento]83.

Miscellanee umanistiche:
CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Apostolica Vaticana, Vaticano Latino 5337 [cart., sec.
XV, ultimo quarto, parziale];
DARMSTADT, Hessische Landes-und-Hochschulbibl., 2001 [cart., sec. XV, terzo
quarto, parziale];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Mediceo Palatino 90 [cart., sec. XV, ultimo
quarto, parziale];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 41, 20 [cart., sec. XV, ultimo quarto,
parziale];
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, Pluteo 90 sup. 89 [cart., sec. XV, terzo quarto];

83
Per un esame complessivo della seconda diffusione cfr. ivi, pp. 85-119. Per le schede sui
singoli codici (con bibliografia precedente) cfr. ivi, pp. 166-168 (n. 4); 168-169 (n. 5); 169-170
(n. 6); 170-171 (n. 7); 178-179 (n. 13); 182-183 (n. 16); 183-184 (n. 17); 184-185 (n. 18); 185-
187 (n. 19); 187-188 (n. 20); 190-191 (n. 23); 191-192 (n. 24); 195-196 (n. 26); 197-198 (n. 28);
203-204 (n. 33); 204-206 (n. 34); 206-207 (n. 35); 208-209 (n. 37); 210-211 (n. 38); 211-212 (n.
39); 212-213 (n. 40); 213-214 (n. 41); 216-217 (n. 43); 220-221 (n. 46); 221-222 (n. 47); 222-223
(n. 48); 227-228 (n. 51); 231-232 (n. 54); 233-234 (n. 56); 236-237 (n. 58); 237-238 (n. 59). Se-
gnalo che il codice Holkham misc. 49 è stato recentemente riprodotto in facsimile dall’Istituto
della Enciclopedia Italiana; la riproduzione fotografica del codice è accompagnata da un volume
con studi di Teresa Nocita, Federica Toniolo e Marco Cursi (cfr. Giovanni Boccaccio, “Decame-
ron”. Testo e saggi, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2013).
234 MAURIZIO FIORILLA

FIRENZE, Bibl. Riccardiana, 1095 [cart., sec. XV, ultimo quarto, parziale];
FIRENZE, Bibl. Riccardiana, 1121 [cart., sec. XV, terzo quarto, parziale];
SIENA, Bibl. Comunale, I, VI, 25 [cart., sec. XV, terzo quarto, parziale]84.

L’allargamento dei riscontri a tutti i codici del Decameron (trecenteschi


e quattrocenteschi) non potrà non ripartire dal lavoro filologico e inter-
pretativo di Vittore Branca e dalle sue edizioni del testo boccacciano, dalle
edizioni curate da Charles Singleton e da Aldo Rossi, dalle preziose rifles-
sioni sulla tradizione manoscritta elaborate da studiosi precedenti come
Michele Barbi e Franca Brambilla Ageno; ma potrà contare ora anche sui
significativi avanzamenti che gli studi di questi ultimi anni hanno portato
e stanno portando sul versante filologico, linguistico e paleografico. Solo
una revisione dell’intera tradizione condotta sulla base di tutti i dati oggi
disponibili consentirà di accertare se esistono altri testimoni portatori di
tradizione e di costruire uno stemma più completo, che chiarisca meglio le
relazioni fra tutti i manoscritti (compresi i quattro testimoni della proto-
diffusione e il Mannelli). Si potranno così forse acquisire nuovi dati utili
alla risoluzione di luoghi problematici dell’ultima redazione e alla rico-
struzione di eventuali altre fasi intermedie del percorso compositivo del
testo boccacciano.
In questa nuova edizione critica prevedo di inserire tre diverse fa-
sce di apparato: una prima fascia in cui verranno registrate contempora-
neamente le varianti d’autore (contrassegnate con asterisco come negli
esempi forniti qui al § 2), gli errori d’autografo e le altre varianti di tra-
smissione; una seconda fascia dedicata alla discussione dei casi proble-
matici; una terza fascia riservata alla segnalazione delle principali fonti
dell’opera. Conto di tornare a ragionare anche sull’interpunzione85, sulla
resa della veste grafica86 e di riconsiderare alcuni aspetti della lingua del
Decameron, anche alla luce della tradizione manoscritta87. Come nelle

84
Per un esame delle complessivo delle miscellanee umanistiche cfr. M. Cursi, Il “Decame-
ron”: scritture scriventi, cit., pp. 119-126. Per le schede sui singoli codici (con bibliografia prece-
cente), cfr. ivi, pp. 172-173 (n. 9); 176-177 (n. 11); 177-178 (n. 12); 179-180 (n. 14); 188-189 (n.
21); 200-201 (n. 30); 201-202 (n. 31); 230-231 (n. 53).
85
Sugli usi interpuntivi nell’Hamilton 90 cfr. almeno Patrizia Rafti,“Lumina dictionum”. In-
terpunzione e prosa in Giovanni Boccaccio. IV, in «Studi sul Boccaccio», XXIX, 2001, pp. 3-66.
86
Rispetto alla proposta di Branca, mi sono per ora limitato a modificare la restituizione
della seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere, resa con sè (al posto
di se’). Su questo punto cfr. Arrigo Castellani, Da sè a sei, in «Studi linguistici italiani», XXXV,
1999, pp. 3-15.
87
A partire dai ricchi e documentati spogli linguistici di Maurizio Vitale (cfr. V. Branca -
M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio, cit., vol. I), vorrei ad esempio nuovamente affrontare il
problema relativo alla conservazione o meno di singole occorrenze di forme non fiorentine at-
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 235

edizioni pubblicate dalla Treccani e dalla BUR-Rizzoli, intendo ripro-


durre il sistema delle maiuscole messo a punto da Boccaccio nel codice
Hamiltoniano88.
MAURIZIO FIORILLA

ADDENDUM

Il presente lavoro era già in ultime bozze quando ho avuto modo di leggere un
recente contributo di Alfonso D’Agostino, Ancora sui rapporti fra l’autografo
berlinese del “Decameron” e il codice Mannelli, pubblicato da qualche tempo in
«Rhesis. International Journal of Linguistics, Philology, and Literature», (http://
www.diplist.it/rhesis/index.php), Literature, 3.2, 2012, pp. 44-85. In questo sag-
gio D’Agostino è tornato sul problema dei rapporti tra B e Mn, ripercorrendo
innanzitutto i dati e le argomentazioni portate in contributi precedenti (in parti-
colare gli studi di Vittore Branca e di Franca Brambilla Ageno)89 sulla questione
se Mn sia collaterale o discendente diretto di B (cfr. qui nota 33). Alla luce di
ulteriori riflessioni sui luoghi discussi da Branca e dalla Brambilla Ageno, ma an-
che a partire da un riesame del comportamento di Mn in luoghi in cui B presenta
correzioni, lo studioso ritiene – in attesa di futuri approfondimenti – «preferibile
considerare il codice Mannelli come una copia dell’autografo Hamiltoniano e non
un suo collaterale»90.

testate – in modo isolato – nell’Hamilton 90 e non riscontabili in altri autografi del Boccaccio;
sulla questione cfr. anche Giorgio Varanini, Idiotismi grafico-fonetici nei codici Hamiltoniano
90 e Trivulziano 193, in Miscellanea di studi in onore di Vittore Branca, cit, pp. 79-94, in part.
pp. 88-89. Basti qui il riferimento alla forma non anafonetica conseglio messa in bocca ad una
donna fiorentina a Dec., III 3, 9, là dove sia il Parigino sia il Mannelli recano consiglio (cfr.
V. Branca - M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio, cit., vol. I, p. 321).
88
Sul sistema di iniziali dell’Hamilton 90 cfr. almeno Francesca Malagnini, Mondo com-
mentato e mondo narrato nel ‘Decameron’, in «Studi sul Boccaccio», XXX, 2002, pp. 3-124;
Ead., Il sistema delle maiuscole nell’autografo berlinese del ‘Decameron’ e la scansione del
mondo commentato, in «Studi sul Boccaccio», XXXI, 2003, pp. 31-69; Teresa Nocita, Per
una nuova paragrafatura del testo del “Decameron”. Appunti sulle maiuscole del cod. Hamilton
90 (Berlin, Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz), in «Critica del testo», II/3, 1999, pp.
925-934; Ead., Le ballate del codice Hamilton 90, in F. Brugnolo - F. Gambino (a cura di), La
lirica romanza del Medioevo. Storia, tradizioni, interpretazioni, Atti del VI Convegno triennale
della Società Italiana di Filologia Romanza (Padova-Stra, 27 settembre-1 ottobre 2006), 2
voll., Padova, Unipress, II, pp. 877-890. A questo argomento ha inoltre dedicato diversi studi
anche Lucia Battaglia Ricci (cfr. da ultimo il suo recente volume Scrivere un libro di novelle,
cit., pp. 27-54).
89
Cfr. V. Branca, Introduzione, cit., pp. LXIII-LXXXII; Id., Studi sulla tradizione, cit., pp. 21-
60; F. Brambilla Ageno, Il problema, cit.
90
A. D’Agostino, Ancora sui rapporti, cit., p. 85.
236 MAURIZIO FIORILLA

Considerare Mn un apografo diretto di B ha chiaramente ricadute ecdotiche


nei luoghi in cui l’autografo è portatore di errori e P e Mn recano varianti fra loro
differenti ed entrambe possibili, senza che Mannelli segnali di essere intervenuto
sul testo del suo antigrafo. In questi casi – osserva D’Agostino91 – per non rischia-
re di promuovere a testo una congettura del Mannelli (non dichiarata dal copi-
sta) sarebbe preferibile scegliere la lezione di P (prassi ecdotica seguita da Aldo
Rossi). Se però Mn non è copia diretta di B ma un suo collaterale, la sua lezione
dovrebbe derivare direttamente dall’originale e privilegiare il testo di P avrebbe
una controindicazione altrettanto negativa per l’editore: la contaminazione di due
diversi stadi redazionali92.
Al di là dei riflessi su singoli luoghi problematici nella restituzione della ver-
sione finale del Decameron, la definizione dei rapporti tra B e Mn – vista l’im-
portanza dei due testimoni – è preliminare alla costituzione di un nuovo testo
critico. La questione, significativa anche ai fini della ricostruzione del percorso
redazionale dell’opera, andrà dunque riaffrontata globalmente, insieme al rie-
same dell’intera tradizione. Sulla base dei dati testuali attualmente disponibili
non è possibile infatti arrivare ad una conclusione definitiva, ma un allargamen-
to dei riscontri, con una nuova collazione integrale dei due manoscritti, ritengo
possa consentire il recupero di altri elementi utili alla soluzione del problema.
Mi limito a richiamare l’attenzione ad esempio su una lezione di un certo rilie-
vo di cui mi sono accorto recentemente, sulla quale non si sono soffermati né
Branca né la Brambilla Ageno, e che va proprio a favore della tesi sostenuta
da quest’ultima: Mn a Dec., II 7, 41 ha la lezione erronea «marito»93; riflette
dunque la correzione di mano posteriore sul testo di B (cfr. qui pp. 212-213).
E tuttavia questo caso, per ora apparentemente unico, non può bastare da solo
a dimostrare la diretta dipendenza di Mn da B, anche alla luce del fatto che i
ragionamenti fatti a favore di un’ipotesi o dell’altra si fondano per ora solo su
alcuni luoghi e quindi su dati parziali. Altri riscontri si potrebbero aggiungere
anche in direzione contraria: non mancano ad esempio altri casi – non segnalati

91
Cfr. ibidem.
92
Si vedano i casi di Dec., II 6, 55, X 10, 19 (esaminati qui alle pp. 223-224) e III 7, 92-93:
cfr. M. Fiorilla, Per il testo del “Decameron”, cit., pp. 23-25; su questi e altri casi simili (relativi a
Dec., III 7, 54 e IX 9, 25) vedi poi D’Agostino, Ancora sui rapporti, cit., pp. 47-48 e 66-68. Negli
altri miei interventi sul testo Branca in cui, a volte anche accogliendo proposte di altri studiosi,
ho proposto di allontanarmi dalla lezione dell’autografo Hamiltoniano, Mn invece o riporta in
accordo con P la lezione a mio avviso da accogliere o risulta portatore dello stesso errore di B
(mantenuto o corretto con segnalazione esplicita di un intervento congetturale): la lezione pro-
mossa a testo va a coincidere dunque in ogni caso con quella di P (cfr. ad esempio i casi relativi a
Dec., III 8 6, IX 1, 5, IX 10, 8, X 9, 102-103, IV 3, 23-24 discussi qui alle pp. 221-222 e 224-228),
fatti salvi naturalmente i lapsus d’autore, in cui anche la lezione del codice Parigino appare erro-
nea (come nel caso di Dec., II 8, 99 discusso qui alle pp. 228-229).
93
Il dato è emerso dalla collazione di una mia allieva, Giada Comitangelo, che si sta laure-
ando in Filologia italiana presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi sulla novella II 7
del Decameron (di cui sta elaborando un nuovo testo critico).
SUL TESTO DEL DECAMERON: PER UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA 237

da Branca – in cui Mn presenta lezioni differenti da B in accordo con P; un


altro elemento problematico su cui bisognerà tornare a ragionare è il comporta-
mento del Mannelli – assai poco coerente se si immagina avesse di fronte B – in
corrispondenza dei cinque luoghi del Decameron in cui Boccaccio ha lasciato
varianti alternative94. Dati più precisi sul rapporto tra i due testimoni potranno
emergere dal riesame testuale e paleografico di tutte le correzioni presenti in
margine e in interlinea in B (sia quelle per le quali è stata proposta e discussa
l’attribuzione a Boccaccio95 sia quelle assegnate a lettori successivi). Ulterio-
ri elementi significativi potranno infine forse venire dal confronto di B e Mn
con tutti gli altri manoscritti del Decameron e da uno studio approfondito del
comportamento del Mannelli copista, non solo ripercorrendo nuovamente per
intero la sua trascrizione del Decameron (con tutti i suoi interventi a margine e
in interlinea) ma estendendo l’indagine alla sua copia del Corbaccio.
Anche la complessità di questo problema, dimostra la necessità di una nuova
edizione critica del Decameron basata su un nuovo esame, approfondito e integrale,
dell’intera tradizione dell’opera.
M.F.

94
Su questo punto cfr. M. Fiorilla, Decameron, cit., pp. 133-134.
95
Cfr. V. Branca, Introduzione, cit., pp. LXII-LXXIV; F. Brambilla Ageno, Il problema, cit.,
pp. 20-22; A. D’Agostino, Ancora sui rapporti, cit., pp. 51-62; vedi anche qui nota 39.
MAURIZIO FIORILLA

Tav. 1a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 22v (part.)

Tav. 1b. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 98r (part.)

Tav. 1c. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 43r (part.)

Tav. 1d. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 57r (part.)

Tav. 1e. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 72r (part.)
MAURIZIO FIORILLA

Tav. 2a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 108v (part.)

Tav. 2b. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 168r (part.)

Tav. 2c. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 211v (part.)
MAURIZIO FIORILLA

Tav. 3a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 97r (part.)

Tav. 3b. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 139r (part.)

Tav. 3c. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.3, f. 170v (part.)

Tav. 3d. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 176r (part.)
MAURIZIO FIORILLA

Tav. 4a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 103v (part.)

Tav. 4b. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 148r (part.)

Tav. 4c. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 187v (part.)

Tav. 4d. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II II 8, f. 35r (part.)


MAURIZIO FIORILLA

Tav. 5a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 103v (part.)

Tav. 5b. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 147v (part.)

Tav. 5c. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 187r (part.)

Tav. 5d. Piacenza, Biblioteca Passerini-Landi, Vitali 26, f. 34r (part.)


MAURIZIO FIORILLA

Tav. 6a. Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90, f. 3v (part.)

Tav. 6b. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 7v (part.)

Tav. 6c. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 8v (part.)

Tav. 6d. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 42.1, f. 115v (part.)

Tav. 6e. Paris, Bibliothèque nationale de France, Italien 482, f. 145v (part.)
INDICE

Stefano Zamponi, Premessa .......................................................... Pag. 5

Anna Bettarini Bruni - Giancarlo Breschi - Giuliano Tanturli,


Giovanni Boccaccio e la tradizione dei testi volgari .................. » 9
Marco Petoletti, Il Boccaccio e la tradizione dei testi latini ............. » 105
Luciano Formisano, Boccaccio e i modelli galloromanzi ................. » 123
Teresa De Robertis, Il posto di Boccaccio nella storia della scrittura » 145
Sandro Bertelli, L’immagine di Omero nel Dante Toledano ........... » 171
Francesca Pasut, Una recente scoperta e il rebus di Boccaccio
disegnatore ................................................................................. » 177
Nicoletta Maraschio - Francesca Cialdini, La lingua del
Decameron nella riflessione grammaticale del Salviati ............. » 189
Maurizio Fiorilla, Sul testo del Decameron: per una nuova
edizione critica ........................................................................... » 211
Roberta Cella, La morfologia verbale nel Decameron e
l’evoluzione del fiorentino trecentesco ....................................... » 239
Francesca Malagnini, Tra i gialli dell’autografo del Decameron:
«Fiammetta e dioneo» (cc. 3r e 4r) ............................................ » 255
Paolo Rondinelli, «Ho udito dire mille volte...». Presenza dei
proverbi nel Decameron e loro fortuna in lessicografia ............. » 297
Roberto Leporatti, Osservazioni sulle Rime di Giovanni Boccaccio
in margine all’edizione critica .................................................... » 319
Ginetta Auzzas, Sull’epistola a Francesco Nelli ............................... » 339
Giorgio Bernardi Perini, A proposito del Buccolicum carmen di
Giovanni Boccaccio .................................................................... » 351
Attilio Bettinzoli, Boccaccio, Apuleio e le Genealogie deorum
gentilium .................................................................................... » 365
Claude Cazalé Bérard, Boccaccio e Aristotele: dagli Zibaldoni alle
Esposizioni. La genealogia di una poetica ................................. » 381
William E. Coleman, The Sismel Teseida: an edition in four
dimensions ............................................................................... Pag. 407
Marco Maggiore, Sulla ricezione medievale del Teseida nell’Italia
meridionale ................................................................................ » 415
Federico Baricci, Dal Serventese del dio d’Amore a Nastagio
degli Onesti. La punizione dell’amore negato nel Medioevo
romanzo ...................................................................................... » 437
Victoria Kirkham, Le tre corone e l’iconografia di Boccaccio .......... » 453
Lucia Battaglia Ricci, Letture figurate del Decameron ................... » 485
Laura Regnicoli, Per il Codice diplomatico di Giovanni Boccaccio » 511

Tavole ............................................................................................... » 529


Indice dei manoscritti ...................................................................... » 565
Indice dei nomi ................................................................................ » 571