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Il Gabinetto armonico di Filippo Bonanni e le sue fonti

Author(s): Cristina Ghirardini


Source: Acta Musicologica, [Vol.] 79, [Fasc.] 2 (2007), pp. 359-405
Published by: International Musicological Society
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/25071294 .
Accessed: 24/04/2011 13:30

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Il?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni e le sue fonti

Cristina ?hirardini

i ll'epoca in cui scrisse il?abinetto Arm?nico, il gesuita


A e naturalista romano Filippo Bonanni era da oltre
vent'anni responsabile del Museo del Collegio Romano (Fig. i). La celebre raccolta, nota
come Museo Kircheriano, fu costituita presso i Qesuiti a Roma nel 1651, in seguito al
lascito di Alfonso Donnini. La collezione di antichit? di Donnini,

infatti, era stata affidata alle cure di Athanasius Kircher e veniva ad


aggiungersi all'insieme di macchine gi? costituito da Kircher, con la
collaborazione di Kaspar Schott e di Qiorgio de Sepi, nell'ambito dei
intrf ?H?/ fli^^^B?I
suoi interessi per gli esperimenti ottici, catottrici e magnetici. Dal
1651 al 1680 la raccolta fu meta di visitatori provenienti da tutta
Europa, ma in seguito alla morte di Kircher prevalse ('incuria ehe
port? alla dispersione e al deperimento di aleuni oggetti.1
Bonanni divenne responsabile della collezione nel 1698.
Nella commemorazione a lui dedicata ad un anno dalla morte,
pubblicata nel ?Qiornale de' letterati d'ltalia? del 1726, l'anonimo
autore osserva che era come se Bonanni avesse "fatto tutto di
planta"2 ilMuseo Kircheriano, dato ehe nel 1698 esso "non era gi?
Fig.1: Ritrattodi FilippoBonanni,
de' letteratid'ltalia?,1726,p. 361
in quello stato, come ce lo dipinge Qiorgio delle Siepi, diseepolo e ?Cjiornale
Com
(Biblioteca unaledeil'Arcruginnasio,
Bologna).
macchinista del P. Chircherio, nel suo figurato libro, in Amsterdam
impresso. Era un'ombra di quel ch'era prima, rimasivi, ? vero, imarmi dell'antichit? eru
dita; ma d?lie tante macchine e magnetiche prove congegnatevi dal primo Custode, e

i. S?lle vicende che determinarono la nascita del Museo Kircheriano e poi lo smembramento nel
corso del XIX sec?lo si vedano: gli articoli contenuti nella parte "Il museo come enciclopedia con
creta" in Enciclopedismo in Roma barocca. Athanasius Kircher e t?Museo del Collegio Romano tra
Wunderkammer emuseo scientifico, a cura di Maristella Casciato, Maria ?razia lanniello e Maria Vitale,
Venezia, Marsilio Editori, 1986; il catalogo d?lia mostra allestita a Roma nel 2001 Athanasius Kircher.
IImuseo del mondo, a cura di Eugenio Lo Sardo, Roma, Edizioni De Luca, 2001 e Antonio Bartola,
Alie origini del Museo del Collegio Romano, ?Nuncius?, XIX n. 1, pp. 297-356. L'articolo di Bartola ?
particolarmente interessante ai fini della nostra ricerca perch? illustra inmaniera esaustiva il ru?lo
di Bonanni nel Museo, mettendo a disposizione del lettore un'ampia documentazione archivisttca.
2. ??iornale de' letterati d'ltalia?, 1726, p. 362.

Acta Musicologica, LXXIX/2 (2007), p. 359-405.


- //
Cristina ?hirardini ?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni

d'altre stimabilissime cose, i solo avanzi e rifiuti".3 Tra le iniziative che stavano maggior
mente a cuore a Bonanni, il ?Qiornale deJ letterati d'ltalia? ricorda il procurare oggetti
rari provenienti da luoghi lontani, che egli sistemava in armadi e scansie, la librer?a e il

"gabinetto arm?nico, in cui varj semmoventi e sonori concerti si conservano".4


Da questo sp?ciale ambiente del museo scatun in Bonanni l'idea di scrivere un
trattato sugli strumenti musicali: come egli stesso dichiara nel proemio del ?abinetto
Arm?nico, infatti, fu l'osservazione degli automi sonori del Museo Kircheriano a stimo
lare in lui l'int?ressein quella direzione. La prima edizione del trattato fu stampata nel
1722, a cui fa seguito una seconda emissione nel 1723. Nel 1776 I'abate Qiacinto Ceruti
pubblic? una seconda edizione corredata di una traduzione in francese.5 Entrambe le
edizioni contengono una serie di tavole che illustrano gli strumenti descritti, le quali nel

frontespizio dell'edizione del 1776 sono attribuite ad Arnold van Westerhout, un incisore

originario di Anversa, attivo a Roma dal 1681.6


Il proemio del trattato si apre con un'articolata descrizione degli automi sonori
conservati nel Museo del Collegio Romano e il titolo stesso del trattato, "gabinetto arm?

nico", allude alia "camera" in cui essi erano conservati.


Al termine della descrizione degli automi Bonanni dichiara come l'osservazione di

queste macchine gli suggen di scrivere un trattato sugli strumenti musicali:

Questa variet? di suoni mi suggert la variet? degl'lstromenti, che 0 percossi dalla mano,
o animati dal fiato, rendono tutti suono diverso; Onde suggeriscono alia mente quasi

infinite proporzioni, in ciascuna delle quali, molto studio, e fatica si pu? impiegare
per bene comprenderle.
E perche a me non era possibile farne un'esatta ricerca, mi contentai raccorne sola
mente li nomi, e rappresentarne in pittura la forma, esprimendone ciascuno in mano
del Suonatore proporzionato, acciocch? si vedesse il Pastore in atto di suonare la

Zampogna, ed il Soldato la Tromba.


Intal modo espressi servirono per ornamento del ?abinetto, e per trattenimento erudito
a chi li rimira, ed acciocch? questa espressione non restasse sepolta in esso, furono

fatti tutti delineare, e intagliare da manoperita; Onde ciascuno potesse sapere il nome,
e l'uso delle Nazioni, dalle quati si adoperano, aggiungiendone quelle poche notizie,
ehe ho potuto raccorre.7

3. ??iornale de' letterati d'Italia?, 1726, p. 375. Il"f?gurato libro" a cui l'autore fa riferimento ? il catalogo
del Museo Kircheriano che ?iorgio de Sepi diede aile stampe nel 1678: ?iorgio De Sepi, Romani Co lieg ii
Societatis Jesu Museum celeberrimum [...], Amsterdam, ex Off?cina Janssonio - Waesbergiana, 1678.
4. ??iornale de' letterati d'Italia?, 1726, p. 386.
5. Filippo Bonanni, Descrizione degiistromenti armonici d'ogni genere [...], Roma, Monaldini, 1776.
6. Su van Westerhout e sulla sua produzione si veda Didier Bodart, L' uvre du graveur Arnold van
Westerhout (1651-1725). Essai de catalogue raisonn?, Bruxelles, Palais des Acad?mies, 1974.
7. Filippo Bonanni, ?abinetto Arm?nico, Roma, nella Stamperia di ?iorgio Placho, 1723, p. 3. Inquesta
sede si far? riferimento all'emissione del 1723 del ?abinetto Arm?nico, dato che per la nostra in
dagine si ? utilizzato l'esemplare del 1723 conservato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di
Milano. Avendo verificato l'identit? del contenuto d?lie emissioni del 1722 e del 1723, si ? scelto di
lavorare sull'esemplare privo di lacune pi? f?cilmente reperibile per chi scrive.

36o
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Il riferimento a pitture che illustrano ciascun suonatore con in mano lo


strumento, che costituivano un ornamento del gabinetto degli automi sonori e da cui
sarebbero state tratte le tavole del trattato, ? chiarito da un passo d?lia gi? citata com
memorazione di Bonanni nel ??iornale de' letterati d'Italia? del 1726:

Quai attivit?, quai pazienza richiedesse ilmetter fuori gli accennati sei tomi, ognun
da questo lo pu? ricavare, che gli ordini religiosi ed equestri, gli alunni de' collegi di
Roma, con l'altre Congregazioni ec. tutte le fogge e maniere d'ecclesiastiche vest?, gli
strumenti armonici si antichi che moderni, prima che incisi fossero dal valente bulino
d'Arnoldo in rame, tutti quanti sotto l'assistenza dell'infaticabile scrittore furon in
altrettanti quadretti dipinti, e per quanto possibil fu ricavati dal vivo e naturale. Di

questi poi si servi egli a fregiarne ivani rimasi nelle pareti del suo museo, con simmetria

schierandoli, per maniera ehe essi soli contentano l'occhio de' riguardanti.

[...]
Accioch? que' di fuori possan imitare il suddetto abbellimento nelle lor gallerie, son
talmente distribuite ne' sei tomi soprallodati le figure, che si posson levare per ordi
narle in tavole, dacch? nella sola prima facciata d?lia carta di contro alla figura ve n'?
racchiusa la spiegazione in due colonne, latina ed italiana. Ond'? che a questo fine non
si stese pi? allungo nelle dichiarazioni, non essendo altrimenti possibile il goderle in

un'occhiata, appese che sieno per ornamento, come da molti si pratica.8

le tavole del ?abinetto Arm?nico e d?lie altre opere del medesimo


Dunque autore
menzionate derivano da "quadretti" dipinti, purtroppo attualmente perduti, che erano
appesi aile pareti del Museo del Collegio Romano.9 L'anonimo autore d?lia commemo
razione, inoltre, ci informa che le tavole e il testo sono impaginati in modo da dare la
possibilit? al lettore di staccare le tavole e appenderle, senza comprometiere la leggibilit?
dell'insieme. Ci conferma, inf?ne, l'attribuzione d?lie tavole di queste opere ad Arnold van
Westerhout ("il valente bulino d'Arnoldo") ehe, per quanto riguarda il?abinetto Arm?nico,
non ? dichiarata nella prima edizione, ma solo in quella del 1776.

8. ??iornale de' letterati d'Italia?, 1726, pp. 380-382. I sei torn i a cui il testo fa riferimento sono
il ?abinetto Arm?nico, i tre volumi del Catalogo degli ordini religiosi (Filippo Bonanni, Catalogo
degli Ordini Religiosi d?lia Chiesa Militante, Roma, nella Stamperia di ?iorgio Placho, 1706-1710),
il Catalogo degli ordini equestri e militari (Id., Catalogo degli ordini equestri e militari, Roma, nella
stamperia di ?iorgio Placho, 1711) e la ?erarchia ecclesiastica (Id., La gerarchia ecclesiastica con
siderata nelle vesti sagre, e avili usate da quelli, H quali la compongono, Roma, nella stamperia di
?iorgio Placho, 1720). Nel Catalogo degli ordini religiosi e nel Catalogo degli ordini equestri e militari
il testo ? effettivamente scritto in due lingue, latino ed italiano, e disposto in due colonne; il testo
d?lia ?erarchia ecclesiastica e quello del ?abinetto Arm?nico, invece, ? solo in lingua italiana.
9. La ricca bibliograf?a sul Museo Kircheriano, per quanto mi risulta, sembra ignorare questi "quadretti":
l'unica fonte che ci informa sulla loro esistenza pare essere proprio la commemorazione di Bonanni
nel ??iornale de' letterati d'Italia? del 1726. Se effettivamente tutte le tavole d?lie opere sopra
menzionate derivano da "quadretti" dipinti, in origine questi dovevano essere alcune centinaia.
Sarebbe opportuno tentare di ripercorrerne le tracce per capire se l'affermazione nel ??iornale de'
letterati d'Italia? pu? essere rafforzata da altra documentazione.

36i
Cristina ?hirardini - //
?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Stando lettura dei cataloghi storici10 e della documentazione


alia attualmente
disponible/1 ilMuseo Kircheriano non possedeva una raccolta consistente di strumenti
musicali, ma era dotato di uninteressante camera degli automi sonori. II proemio del
?abinetto Arm?nico
ci fornisce infatti la descrizione piu ampia attualmente disponibile
di questa camera, la cui realizzazione risulta ancora oggi difficile da collocare cronol?

gicamente, dato che i cataloghi del Museo redatti da De Sepi e da Bonanni stesso non
contengono informazioni sulla sua origine.
infatti, De Sepi lamentava il fatto che, bench? una raccolta di strumenti
Nel 1678,
musicali fosse presente nel museo negli anni precedenti, ne rimanevano soltanto un'arpa
eolia e un ?rgano a cilindro (che riproduceva il verso di alcuni uccelli e al termine di ogni
esecuzione, tramite un getto d'aria, faceva volteggiare una sfera che poi ricadeva all'in
terno dello strumento).12
IIproemio del catalogo del Museo Kircheriano redatto da Bonanni nel 1709 men
ziona brevemente la camera degli automi sonori, per poi darne una piu ampia descrizione
in un capitolo intitolato Instrumenta m?sica et authomata diversa. Nel proemio, infatti,
Bonanni scrive brevemente:

In tertio denique Automata diversa, inter quae Organum, cujus triplex symphonia ex

plumbeis calamis redditur nullius manus ope, sed sponte concepta, admoto pondere
rotisque inter se artifici?se dispositis ab ingenioso Auetore D. Philippo Testa Romano,

qui in hac arte peritissimus caeteris Romae Degentibus antecellit.13

In relazione all'organo a cilindro di Filippo Testa, Patrizio Barbieri ha messo in


evidenza che lo strumento deve essere stato commissionato dallo stesso Bonanni, dato

che alla morte di Kircher Testa non aveva ancora compiuto sedici anni.14
Dalla descrizione degli Instrumenta m?sica et authomata diversa, invece, appren
diamo che l'organo di Filippo Testa faceva parte di un gruppo che comprendeva la grotta
di Vulcano con i ciclopi che battono il ferro sull'incudine (costruito in base a quanto indi
cato da Kircher nella Musurgia Universalis)15 e che, oltre ad una serie di "symphoniae",

?o. Mi riferisco al gi? citato catalogo di De Sepi, pubblicato quando Kircher era ancora in vita (De Sepi,
Romani Collegii Societatis Jesu Museum celeberrimum cit.), e a quello redatto dallo stesso Bonanni:
Filippo Bonanni, Musaeum Kircherianum, Roma, nella Stamperia di CJiorgio Placho, 1709.
11. Si veda in particolare l'appendice documentar?a in Bartola, Alie origini del Museo del Collegio Romano
cit, pp. 324-355.
12. De Sepi, Romani Collegii Societatis Jesu Museum celeberrimum cit., pp. 50-51. Patrtzio Barbieri ha
dimostrato che l'artificio della pallina sostenuta da un getto d'aria fu applicato anche negli organi ad
acqua del Quirinale e della Villa Aldobrandini a Frascati, si veda Patrizio Barbieri, Cembali enarmonici
e organi negli scritti di Kircher. Con documenti inediti su Qaleazzo Sabbatini, in Enciclopedismo in
Roma barocca cit., p. 126, nota 4.
13. Bonanni, Musaeum Kircherianum cit., p. 3.
14. Barbieri, Cembali enarmonici e organi negli scritti di Kircher cit., p. 113.
15. Athanasius Kircher, Musurgia Universalis, Roma, Typis Ludovici CJrignani, 1650, vol. II, pp. 343-352.

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Cristina ?hirardini ?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni

l'organo produceva iversi di alcuni uccelli.16 Bonanni inoltre menziona un secondo ?rgano
a cilindro a 24 canne "in parva capsula inclusum",17 ildispositivo sonoro che nel ?abinetto
Arm?nico ? detto "Verga di m?tallo"18 e infine un automa costituito da una scimmia che
suona su un tamburo una marcia per incitare i soldati alia battaglia.19
La grotta di Vulcano, peraltro, ? testimoniata anche da un manoscritto redatto da

Filippo Bonanni e recante una Breve notizia del ripartimento e delle cose cons?rvate nel
Museo del Collegio Romano eretto l'anno 1699:

Una camera in cui si rapresenta nella fucina dei ciclopi il principio della m?sica mentre

questi con armon?a battono su l'incudine e poi si odono quattro sonate diverse res?
con artifizio da un ?rgano di 6 registri che non aparisce. Nella medesima ? un flauto
che girato a mano varia 8 sonate.20

La descrizione della camera degli automi sonori nel proemio del ?abinetto
Arm?nico,2* infine, menziona i seguenti gruppi:

- La grotta di Vulcano con i tre ciclopi, Bronte, Sterope e Piragmone che, muniti
di martello, percuotono un ferro sopra un'incudine (alludendo alia scoperta delle
consonanze da parte di Pitagora); ad essi rispondono prima il cuculus
armoniche
e poi altri uccelli. Al termine del canto degli uccelli si attiva un ?rgano che, senza
essere toccato, suona tre composizioni di Bernardo Pasquini e Bernardo Caffi. Alia
destra di questa macchina si trova un "C?mbalo verticale" che, anch'esso senza
intervento dell'uomo, suona due "Sinfonie".
- Una camera "nubilmente ornata" con alcuni automi alti un palmo che suonano
un ?rgano, un "Cimbalo" e due di essi una tromba; mentre un altro automa fa da
direttore e altri assistono guardandosi a vicenda. Degli spettatori qualcuno prende il
tabacco e qualcun altro annusa un pore. Il tutto ? mosso "da una ruota, che raggirata
da mano perita, con lamutazione d'un registro, rende dodici diverse Sinfonie".22
- Una grotta in cui si trova Marsia che suona il flauto. Muovendo una chiave Marsia
suona tre diversi brani sul suo strumento e al termine dell'esecuzione allontana il

i6. Bonanni, Musaeum Kircherianum cit., p. 309.


17. Ibidem.
18. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 145.
19. Bonanni, Musaeum Kircherianum cit., p. 309.
20. IIdocumento ? trascritto integralmente in Bartola, Alle origini del Museo del Collegio Romano cit.,
pp. 350-354; il passo citato si trova a p. 353.
21. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., pp. 1-3.
22. Ritengo che possa trattarsi di un gruppo costituito da un ?rgano a cui sono collegate alcune canne
ad ancia (le trombe suonate dagli automi) e da un clavicembalo, messi in funzione da un cilindro
chiodato, come nella grotta di Vulcano.

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Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

flauto dalla bocea.23 Una serie di campane nel piedistallo interviene dopo l'ese
cuzione.
- Un piedistallo con sopra due scimmie che eseguono il ritmo della marcia dei sol
dati, ciascuna con un tamburo. Esse, di tanto in tanto, girano la testa e gli occhi e
aprono la bocea in atto di ridere.
- su un trono che "mostra di suonare"
Re David seduto l'arpa, mentre si odono

quattro "sinfonie" prodotte da verghe di m?tallo percosse da piccoli martelli. Due

paggi "mostrano di suonare" rispettivamente la tromba e il salterio.


- Una serie di figure che danzano attorno al vitello d'oro.

? possibile dunque ipotizzare che la camera degli automi sonori del Museo
Kircheriano abbia assunto la forma descritta nel proemio del ?abinetto Arm?nico tra il
1709 e il 1722, proprio su interessamento dello stesso Bonanni. Tale ipotesi sembrerebbe
avvalorata dal gi? citato passo del ?Qiornale de' letterati d'ltalia? del 1726 che menziona
il "gabinetto arm?nico, in cui varij semmoventi e sonori concerti si conservano" come
uno dei settori del Museo pi?i a cuore a Bonanni.
Al proemio del ?abinetto Arm?nico fanno seguito 13 capitoli introduttivi, privi
di immagini, di carattere in gran parte antiquario. IIprimo capitolo, infatti, illustra gli
strumenti in uso nel Tempio, riportando informazioni tratte dalla Musurgia Universalisa
le quali a loro volta derivano dalle argomentazioni sugli strumenti ebraici pubblicate da
Abraham ben Portaleone negli Shiltei-ha-gibborim, un'opera di carattere enciclop?dico,
stampata a Mantova nel 1612.2S II secondo e il terzo contengono alcune considerazioni

metodologiche sulle difpcolt? che comporta lo studio degli strumenti del passato e alcune
riflessioni su come suddividere gli strumenti. ? nel capo II, infatti che Bonanni, conte
stando a Jules Ca?sar Boulenger il fatto di aver riportato nel suo De Theatro26 una serie
di nomi di strumenti senza che fosse chiaro a cosa si riferiscono, ribadisce come la sua
sia una trattazione a partir? da materiale bibliogr?fico ed iconogr?fico e come la presenza
delle immagini sia fondamentale per identificare gli strumenti trattati:

23- Il flauto di Marsia che "girandosi una chiave" produce "tre diverse suonate" ricorda il flauto che

"girato a mano varia 8 sonate" menzionato nella Breve notizia del ripartimento e delle cose cons?rvate
nel Museo del Collegio Romano eretto l'anno 1699.
24. Kircher, Musurgla Universalis cit., vol. I, pp. 48-56.
25. Abraham Shiitei ha-gibborim, Mantova, 1612; l'op?ra ? stata recentemente
ben Portaleone, tradotta
in tedesco da ?ianfraneo Miletto: Die Heldenschilde, vom Hebr?ischen ins Deutsche ?bersetzt und
kommentiert von ?ianfranco Miletto, Frankfurt am Main, Berlin, Bern, Bruxelles, New York, Oxford,
Wien, Peter Lang, 2002. Si veda inoltre: ?iuseppe Veltri, ?ianfranco Miletto,7ew/s/7 Musical Theories
and their Aftermath in the "Prisca theologica": on the Sources of Athanasius Kircher's Musurgia
Universalis, ?EAJS-Newsletter?, XIII, 2003, pp. 18-26.
26. Jules Ca?sar Boulenger, De Theatro [...], Troyes, ex Typis Petri Chevillot, 1603.

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?abinetto

Senza dunque formare questioni inutili, e proporre dubbiose ricerche esporremo quelli
Istromenti,delli quali non si pu? dubitare, ne sar? dispiacevole cosa il riconoscere la

forma di ciascuno espressa nelle Immagini aggiunte con quelle notizie, che di ciascuno
saranno suggerite, e dalli marmi antichi, e dagl'Autori principali, li quali fecero di essi
menzione.27

Nel capitolo IIIBonanni afferma che il?abinetto Arm?nico non intende trattare
di prassi esecutiva, di come "con un solo, ed istesso Istrumento si pu? rendere il suono in
tono diverso ora grave, ora crudo, ora strepitoso, ora soave, secondo ilpato, o l'impulso,
e percosse che si danno al medesimo", n? del suono stesso ottenuto in questo modo, che
Bonanni ritiene "inesplicabile".28 Oggetto del trattato ? ilmezzo tramite cui tale suono
viene prodotto. Si pu? notare che tale affermazione ? particularmente interessante se
letta in termini di intuizioni anticipated delle moderne teorie sulla sistem?tica degli stru
menti musicali. Essa infatti da una parte dichiara l'intenzione di evitare di privilegiare la
t?cnica esecutiva come elemento tra gli strumenti, dall'altra mostra una saggia
distintivo

consapevolezza della difpcolt? a spiegare con le parole ci? che riguarda l'attualizzazione
dei suoni e la qualit? dei timbri e degli affetti.
Bonanni poi prosegue riportando il celebre passo dal De M?sica di Cassiodoro
nel quale si suddividono gli strumenti musicali secondo l'azione che ad essi si deve appli
care per produrre suono: la percussione di corpi rigidi, la tensione di corde, il sofpare
dentro canne.29 Dalla citazione di Cassiodoro derivano le tre grandi parti in cui si divide
la trattazione sistem?tica degli strumenti musicali nel ?abinetto Arm?nico: partendo dalla
terza categoria, verranno analizzati prima gli strumenti a pato, poi quelli a corde e inpne

quelli a percussione.
Icapitoli dal IVal X riportano informazioni di carattere antiquario sui contesti
di utilizzo degli strumenti musicali: sacripci, feste, trionp, giochi, durante la navigazione,
conviti, funerali, guerra. Si ? potuto veripcare che questi sei capitoli son? molto vicini
nella struttura, nel contenuto e perpno nella formulazione dei titoli, a quelli del secondo
libro del De tibiis veterum di Caspar Bartholinus.30 Essi anticipano argomenti e menzionano
fonti iconograpche che saranno poi ripresi nei capitoli dedicati agli strumenti musicali
dell'antichit? romana.

27. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., pp. 14-15


28. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 15.
29. Ibidem: "Bastera perci? ricordare la divisione di Cassiodoro nel libro secondo de m?sica, ove scrisse
rendersi il suono
in tr? modi: Organorum aliud percutitur, aliud intenditur, aliud inflatur. Percutiuntur
Acet?bulo aenea, vel arg?ntea; alli quali si possono aggiungere anche altre materie: Tendunturfides,
quae plectro percussae mulcent aurium sensum, Inflantur Tubae, Calami, Organa etc. quae spiritu
animata, in sonum vocis animantur".
30. Caspar Bartholinus, De tibiis veterum [...], Roma, ex Typographia Pauli Monetae, 1677.

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Cristina ?hirardini Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Qli Ultimi tre capitoli introduttivi, infine, sanciscono la legittimit? della m?sica
e degli strumenti musicali nella liturgia cattolica.
La trattazione sistem?tica sugli strumenti musicali nel Qabinetto Arm?nico
si articola in 148 capitoli dedicati a singoli strumenti, come gi? osservato suddivisi in
strumenti a fiato, a corde e a percussione.
Ciascun capitolo ? corredato di una tavola che raffigura un personaggio che
suona lo strumento a cui il testo ? dedicate, collocato in una scena che ne evoca i contesti
di utilizzo. ?i? abbiamo visto quale fosse il valore didascalico che Bonanni attribuiva alie

immagini. La n?cessita di accompagnare il testo con figure, tuttavia, pu? essere conside
rata un retaggio della sua formazione natural?stica: egli infatti si era precedentemente

occupato di conchiglie e aveva pubblicato libri corredati di un ampio apparato iconogr?


fico, come era prassi fare nelle opere dei naturalisa.
Ilm?rito di Bonanni, che lo rende uno dei precursori della moderna ?rgano

logia, ? la grande apertura cult?rale. Egli infatti analizza strumenti a lui contemporanei
e strumenti documentati presso culture che ritiene alia base della civilt? moderna: il
mondo b?blico e ilmondo latino; analizza strumenti della tradizione colta occidentale
e strumenti popolari, giocatto? sonori, richiami da caccia, da strepito e gli
strumenti
strumenti musicali delle popolazioni extra-europee di cui veniva a conoscenza tramite le
relazioni di viaggio di missionari ed ambasciatori.
Ho potuto individuare tre principan tipologie di fonti scritte utilizzate nel

Qabinetto Arm?nico: le fonti antiquarie; i vari trattati e contributi sugli strumenti musi
cali europei pubblicati soprattutto nel XVII sec?lo, in particolare le opere di Kircher e di
Mersenne, ma non solo; i resoconti di viaggio di missionari ed ambasciatori. A queste si

aggiungono le conoscenze sugli strumenti popolari italiani che probabilmente Bonanni


aveva acquisito per esperienza diretta, dato che non menziona alcuna fonte.

La ricerca degli antiquari, che a partir? dalla fine del XVI sec?lo aveva consen
tito di metiere in luce aspetti della vita quotidiana dell'antichit? classica e di pubblicare,
in opere corredate di sontuose tavole, riproduzioni di iscrizioni e di reperti archeologici,
aveva gi? sviluppato nel XVII sec?lo una propria riflessione sugli strumenti musicali del
mondo romano.

Ne costituiscono una sintesi il gi? menzionato De tibiis veterum, pubblicato dal


medico d??ese Caspar Bartholinus,31 i capitoli sugli strumenti musicali nel De theatro di

Jules Ca?sar Boulenger,32 ilDe sistris di Benedetto Bacchini33 e ilDe cymbalis veterum di

31. Bartholinus, De tibiis veterum cit.


32. Boulenger, De Theatro cit.
33. Benedetto Bacchini, De Sistris, eorumque figuris, ac differentia, Trajecti ad Rhenum, ex officina

francisci Halma, Academiae typography 1696; poi ripubblicato all'interno del volume VI di loannes

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Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Friedrich Adolph Lampe.34 Si tratta di opere ampiamente utilizzate da Bonanni, accanto


ad altre di carattere antiquario ma non specipcamente dedicate agli strumenti musicali,
nelle quali si fanno considerazioni sulla forma e sui contesti di utilizzo degli strumenti
attestati da reperti archeologici e dalla letteratura latina.
Le ripessioni degli antiquari sugli strumenti musicali, ricchissime di citazioni
letterarie e di riproduzioni di fonti iconograpche, richiedono una particolare attenzione sul

piano critico. Esse infatti giungono spesso a conclusioni fuorvianti dal punto di vista della
musicolog?a attuale, ma devono essere studiate tenendo presente la tendenza a concillare
fonti anche contraddittorie, o a reinventare e riattualizzare, propria degli antiquari.
A proposito dell'antiquaria, del suo int?resse per le fonti pgurative e dei suoi
metodi interpretative Henning Wrede fa osservazioni che possono benissimo essere

applicate anche ai testi utilizzati da Bonanni come fonti per i capitoli sugli strumenti
dell'antichit? romana:

La rappresentazione sistem?tica delle antiche usanze favoriva lo sviluppo di raffigurazio


ni che dovevano riprodurre la quantit?, corrispondente all'ampiezza dei testi, dei vari og

getti e forme: cos! per le immagini delle divinit?, degli strumenti sacri, delle magistrature
del culto e di quelle civili, dei tipi di imbarcazioni e di armi, delle onorif?cenze militari,

dell'abbigliamento, delle usanze alimentari, dei vasi, delle misure, degli strumenti musi
cali o delle diverse suppellettili funerarie. Poich? imonumenti pgurati del mondo antico
non fornivano queste associazioni, ne venivano estrapolati i singoli motivi desiderati,
che venivano quindi raggruppati nuovamente secondo criteri sistematici. In tal modo il

l?game stesso con imonumenti andava


perso. Spesso da disegni e stampe piu antiche,
non sempre affidabili, venivano isolati, con uno specifico intento, i singoli motivi che
all'atto della nuova pubblicazione erano arricchiti di nuovi particolari che ne attualizza
vano l'aspetto, circostanza che comportava un ulteriore impoverimento del loro valore
documentarlo. Poich? una parte di queste illustrazioni si basava esclusivamente su fonti
testuali e l'intero soggetto figurativo era reinventato all'antica, tra le raffigurazioni fedeli
di elementi antichi
finivano mescolate aggiunte moderne. Nonostante le critiche che oggi

possiamo muovere all'apparato ?Ilustrativo di questi libri, esso serv? ad agevolare l'accesso

all'iconograf?a antica e accrebbe le possibilit? di interpretare statue e rilievi attribuendo


loro una funzione e un valore cult?rale ben precisi nell'ambito dell'arte antica.35

IIprocesso della di conseguenza,


reinvenzione, ? ampiamente messo in atto
anche nel ?abinetto Arm?nico.36 Si tratta talvolta di una reinvenzione all'antica, come quella

Qeorgius Qraevius, Thesaurus Antiquitatum Romanarum, Lugduni Batavorum, Trajectis ad Rhenum,


apud Petrum Vander A.A et Franciscum Halmam, 1697-1699.
34. Friedrich Adolph Lampe, De cymbalis veterum libri tres [...], Utrecht, ex bibliopolae Quilielmi a
Poolsum, 1703.
35. Henning Wrede, L'antico nel Seicento, in L'idea del bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Qiovan
Pietro Bellori, Roma, Edizioni De Luca, 2000, tomo I, pp. 7-15. La citazione qui riportata si trova alle
pp. 7-8.
36. Per una riflessione sui capitoli sugli strumenti dell'antichit? del Qabinetto Arm?nico e le loro relazioni
con le fonti antiquarie utilizzate da Bonanni, si veda Cristina Qhirardini, Filippo Bonanni's Qabinetto
Arm?nico and the antiquarians' writings on musical instruments, ?Music in Art?, in corso di stampa.

367
- //
Cristina Qhirardini Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

che porta all'interpretazione delle tibiae, munite di due canne coniche nella tavola IIdel De
tibiis veterum, come una doppia tromba che viene suonata utilizzando ilcapistrum (Fig. 2).37
Pi? spesso, invece, avviene un vero e proprio processo di riattualizzazione degli strumenti
deirantichit?. Ci? si verifica quando Bonanni ritiene di poter riconoscere una sorta di ana

logia, o perlomeno di continuit?, tra gli


strumenti del passato e quelli del XVII
e XVIII sec?lo. Un caso particularmente

eloquente ? il capitolo IIdedicato al


"Soldato con tromba antica" in cui
una sorta di tuba, tratta dal Sacrorum
Elaeochrismaton Myrothecia tria di
Scacchi,38 ? raffigurata nella tavola
di van Westerhout nelle man? di un
suonatore moderno ed ? descritta nel
testo come munita di ancia, sulla base
di un passo di Scacchi che assimila
le tubae agli oboi a lu? contempora
Fig. 2:A sinistra:FitippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,
1723, tavola III nei (Fig. 3).39 Oppure nel capitolo XIX,
Nazionale
(Biblioteca Braidense,
Milano,suconcessione periB?nie leAttivit?
delMinistero Culturali)
dedicato al "Flauto", dove una serie di
A destra:CasparBartholinus,De tibiisveterum,Roma,ex TypographiaPauliMonetae,
1677,tavola II,n. 3 relative alle tibiae sono poi
citazioni
Comunale
(Biblioteca dell'Archiginnasto,
Bologna)
accompagnate da una descrizione di
un consort di flauti dolci e nella tavola

corrispondente ? rafpgurato un pastore che suona un pauto a becco (Fig. 4). O anche
nel capitolo XLVIII dedicato alia "Cetera", dove Bonanni sostiene una continuit? tra le
lire dell'antichit? e gli strumenti detti nel XVII sec?lo cetera sulla base del fatto che in
entrambi ? presente un risuonatore detto testudo:

37- Naomi ]. Barker ha recentemente studiato ipercorsi attraverso cui alcune figure di strumenti musicali
e di suonatori all'antica present? nel Museo Cartaceo di Cassiano dal Pozzo son? arrivate ai trattati

sugli strumenti musicali. II suonatore di tibiae della tavola IIdel De tibiis veterum, infatti, si ritrova
nel disegno RL 8684, in origine facente parte del Museo Cartaceo, attualmente conservato presso
la Royal Library nel castello di Windsor. Ildisegno illustra un tr?pode di marmo che Naomi ]. Barker
ritiene essere quello acquistato nel 1765 a Roma da William Weddell e attualmente conservato a

Newby Hall nello Yorkshire. Si veda: Naomi ]. Barker, Un-discarded images: illustrations of antique
musical instruments in 17th- and 18th-century books, their sources and transmission, ?Early Music?,
XXXV/2, May 2007, pp. 191-211.
38. Fortunato Scacchi, Sacrorum Elaeochrismaton Myrothecia tria in quibus esponuntur olea, atque un
g?enta divinos in codices relata
[...], Amsterdam, apud Petrum de Coup, Biliopolam sub signo Ciceronis,
1710. Si tratta di un'opera in tre volumi sui contenitori per unguenti che riporta anche informazioni sui
rituali in cui essi sono utilizzati. Essa fu stampata per la prima votta a Roma tra il 1625 e il 1637. Non
avendo avuto la possibilit? di consultare la prima edizione del terzo volume (nel quale sono present?
le considerazioni su tibiae, tubae e buccinae), abbiamo utilizzato l'edizione di Amsterdam del 1710.
39. Scacchi, Sacrorum Elaeochrismaton Myrothecia tria cit., colonne 1101-1102.

368
Cristina Qhirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

Fig. 3: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico, Fig.4: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico, Fig. 5: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,


Roma,neila Stamperiadi ?iorgio Placho, Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,1723,
1723, tavola II tavotaXIX tavolaLXXIII
Nazionale
(Biblioteca Braidense,
Milano,suconcessione
del Nazionale
(Biblioteca Braidense,Mdano,suconcessione
del Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, del
MinisteroperiB?nie leAttivit?
Culturali). periB?nie leAttivit?
Ministero Cultural!) periB?nie leAttivit?
Ministero Culturali)

Li Qreci affermano, che la figura di Cetera f? fatta da Cepione scuolaro di Terpandro.


Altri scrissero, che Apollo fosse i'inventore della Cetera, e che fosse simile al petto
umano, e che poi ne procedessero diverse figure, e con diversit? di corde, corne si vedr?

negl'altri Istromenti, onde vi sono le Cetere dette Tedesche, altre Frances!, Inglesi,
Spagnole, Turchesche, e Persiane, le quati tutte ?rmate di corde si suonano, ? con le

dita, ? con il plettro, e tutte possono essere comprese con il nome di Cetera, essendo
in tutte quelle la parte, che dalli Latini si dice Testudo, vacua nella parte interiore, e
diversa nella forma, donde procede la variet? dell'armonia.40

O, infine, nel capitolo LXXIII dedicato al "Timpano moderno", dove la notizia


fornita da una fonte (in questo caso le Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni
antichi dell'Altezza Serenissima di Cosimo IIIQranduca di Toscana di Filippo Buonarroti)41
alia fine del XVII sec?lo di tamburelli da parte dei contadini della Toscana,
sull'utilizzo
induce van Westerhout a ritrarre una contadina moderna in atto di bailare suonando un
interessante tamburo a cornice (Fig. 5).
Un ?clatante processo di reivenzione
all'antica, invece, avviene nel capitolo CXLII,
dedicato ad un "Altro cembalo antico", dove una gi? di per s? dubbiosa raffigurazione di
uno strumento musicale in Le antiche lucerne sepolcralifig?rate di Pietro Bellori e Pietro
Santi Bartoli,42 porta alia reinvenzione di una sorta di "c?mbalo" a cui son? appesi cam

40. Bonanni, ?abinetto Arm?nico cit., p. 95.


41. Filippo Buonarroti, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi dell'Altezza Serenissima
di Cosimo III?randuca di Toscana, Roma, nella Stamparia di Domenico Antonio Ercoie in Parione,
1698, p. 436.
42. Pietro Bellori, Pietro Santi Bartoli, Le antiche lucerne sepolcralifig?rate. Raccolte dalle Cave sotter
ranee, e Crotte di Roma [...], Roma, nella stamparia di ?io. Francesco Buagni, 1691, p. 10.

369
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

panelli, passando per una serie di fonti relative all'utitizzo di cerchi muniti di sonagli nei
giochi e nelle attivit? sportive dell'antichit? (Fig. 6).
Dunque diversi piani ermeneutici si incrociano nel ?abinetto Arm?nico: la
citazione delle autorit? antiquarie e la conseguente ricezione di informazioni gi? di
per s? talvolta poco attendibili o del
tutto fuorvianti, I'esigenza di Bonanni
di riportare ilmaggior numero di infor
mazioni possibiti, anche se talvolta con
traddittorie, la n?cessita di mostrare,
di informare il lettore anche tramite

immagini, e quindi di rappresentare gli


strumenti musicali, ricopiando pgure
gi? present? nelle fonti antiche oppure
invent?ndole ex novo.

Proprio questo intreccio


di piani fortemente diversi rende
alio stesso tempo Bonanni moderno
Fig.6; A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,neltaStamperiadi ?iorgio Placho,
1723, tavolaCXLII e obsoleto.
suconcessione
La visione enciclop?dica
Nazionale
(Biblioteca Braidense,
Milano, periB?nie leAttivit?
delMinistero Cultural!)
A destra:PietroBellori,PietroSantiBartoli,ie antiche lucernesepoicratifig?rate, Roma,nella e il desiderio di considerare tutte le
stampariadi ?io.FrancescoBuagni,1691, tavola23
Nazionale
?Biblioteca Braidense, s
Milano, o periB?nie leAttivit?
Cultural!) fonti disponibili fanno di Bonanni un
pioniere della moderna organologia,
tuttavia la mancanza di un m?todo
scientifico per lo studio non solo degli strumenti
musicali del passato, ma anche del mito e dei reperti archeologici in gen?rale, hanno
reso praticamente impossible nel XVIII sec?lo una valutazione attendibile degli strumenti
deirantichit? classica.

Le opere di Kircher e di Mersenne,


corne gi? osservato, costituiscono le fonti prin
cipal! per gli strumenti della tradizione colta occidentale.
Nel caso della tromba marina Bonanni utilizza ilDodekachordon di ?lareano,43
la Musurgia Universaiis di Kircher,44 e probabilmente (sebbene non sia esplicitamente
menzionata) ['Harmonie Universelle di Mersenne. Bonanni suddivide la trattazione in due
capitoli intitolati rispettivamente "Monocordo" e "Tromba marina".
L'assimilazione della tromba marina al monocordo deriva da ?lareano, ilquale
descrive lo strumento munito di due corde nel primo libro del Dodekachordon e ne riporta

Henricus Loritus ?lareanus, - New


43- Dodekachordon, Basel, 1547 [facsimile Hildesheim York, Qeorg
Olms Verlag, 1969].
44. Athanasius Kircher, Musurgia Universafis sive Ars Magna Consoni et Dissoni, Roma, Typis Ludovict
?rignani, 1650.

370
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

una pgura in cui son? indicate le divisioni della corda.45 ? proprio questa che, con poche

modipche, sar? poi ripresa da Mersenne e da Kircher (Fig. 7). Qlareano fornisce una detta

gliata spiegazione di questo strumento (che egli ritiene una


variante del monocordo), costituito da una cassa triangulare
su cui sono tese due corde, le quali vengono toccate leg

germente con il pollice della mano sinistra, per dividere la

lunghezza vibrante della corda, e sfregate con l'arco tenuto


con lamano destra. Lo strumento ? suonato con il cavigliere

appoggiato al petto, mentre l'estremit? della cassa funge


da base. ?lareano descrive anche il dettaglio del ponticello
mobile, di cui una estremit? sostiene la corda, l'altra poggia
su una superpcie dura di ?bano o di un altro materiale in
modo da produrre un effetto tremolante. Egli inoltre ne
descrive l'accordatura e i problemi relativi.46
Bonanni ancora una volta mette insieme le varie

fonti a sua disposizione in maniera piuttosto singolare:


il fatto che comunemente lo strumento sia assimilato al
monocordo47 lo induce a suddividere la trattazione sulla
tromba marina indue capitoli, uno dedicato al "monocordo"
e l'altro all? strumento detto in ?poca moderna tromba
Fig.7: A s?nistra: HenricusLoritus?lareanus,
marina.48 Nel primo caso descrive un "monocordo" a due Dodekachordon,Basel, 1547 [facsimileHiidesheim- New
York,?eorg OlmsVerlag,1969], tavolap. 48.
corde, coerentemente con il testo di ?lareano e con l'imma Al centro:MarinMersenne,HarmonieUniverselle,Parigi,
1636 [facsimilede 11'esem piareconservatopresso la
gine ?eiVIconismus VIII di Kircher, nel secondo invece, inti Biblioth?quedes At?set M?tierse annotatadall'autore,
Parigi,?ditions du CNRS,1986],
uno strumento vol. Ill,libroIV,tavolap. 218.
tolato appunto "tromba marina", descrive
A destra:AthanasiusKircher, MusurgiaUniversatissiveArs
ad una corda sola, prendendo ancora a riferimento il testo Magna Consoniet Dissoni,Roma,TypisLudovici?rignani,
1650, vol. I,Iconismus VIII,dettaglio
di ?lareano. Si pu? notare che solo la tavola LXII illustra la Nazionale
(Biblioteca Braidense,Milano,suconcessione
delMinistero
peri
B?nie leAtttvit?
Cultural!}.
t?cnica esecutiva descritta appunto da ?lareano: cavigliere

45- Qlareanus, Dodekachordon cit., pp. 48-50.


46. Parte del testo di Qlareano relativo alla tromba marina ? leggibile in traduzione inglese in Cecil
Adkins, Alis Dickinson, A Trumpet by any Other Name: a History of the Trumpet Marine, Buren, Frits
Knuf Publishers, 1991, vol. I,pp. 39-40, 42, 46.
47. Mersenne per esempio comincia la proposition dedtcata alla trompette marine con queste parole:
"Encore que Ton puisse donner le nom de Monochorde ? cet instrument, neantmoins on l'appelle

Trompette Marine, soit que le matelots rayent invent?e, ou qu'elle imite si parfaitement les sons, et
les chants de la Trompette ordinaire, qu'il n'y a quasi nul moyen de les distinguer les uns d'avec les
autres." (Marin Mersenne, Harmonie Universelle, Parigi, 1636 [facsimile dell'esemplare conservato

presso la Biblioth?que des Arts et M?tiers e annotata dall'autore, Parigi, ?ditions du Centre National
de la Recherche Scientifique, 1986], vol. Ill, libro IV, p. 217).
48. Adkins, Dickinson, A Trumpet by any Other Name cit., vol. I,p. 21 osservano che il nome "tromba
marina" compare per la prima volta in una lettera scritta da Christophe de Villiers a Mersenne nel

1634

371
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Fig.8: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho, Fig.9: FilippoBonanni,?abinetto Arm?nico,


1723, tavolaLXI Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,1723,
A destra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCVIil
tavolaLXII Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, del
Nazionate
(Biblioteca Braidense, suconcession
Milano, delMin e Attivit?
Culturali). periB?nie leAttivit?
Ministero Culturaii)

appoggiato al petto, la corda leggermente toccata dal pollice della mano sinistra, mentre
la destra tiene l'arco, il quale sfrega la corda nella porzione compresa fra il capotasto
e il pollice della mano sinistra.49 Nella tavola LXI, invece, lo strumento ? appoggiato ad
un braccio e la corda sembra essere toccata con ilmedio o l'anulare della mano destra,
mentre ? sfregata con l'arco nella porzione di corda sottostante al punto in cui essa ?
toccata. Curiosamente in questa tavola, invece, ? ben delineata (per la corda piu lunga)
l'assimmetria del ponticello, dettaglio invece trascurato nella tavola LXII (Fig. 8).
Sui nome dello strumento Bonanni fa un'osservazione piuttosto interessante,
che si ritrova anche neli'Harmonie Universelle. Probabilmente in relazione al fatto che i
suoni prodotti dalla tromba marina sfruttano il principio degli armonici, egli osserva che
"li tuoni [...] sono in tutto simili alla voce della Tromba".50
Deriva
dalla Phonurgia Nova di Kircher51 la descrizione dello strumento detto
"Verga di m?tallo"52 che, come gi? detto, viene menzionato anche a proposito degli stru
menti musicali conservati presso ilMuseo del Collegio Romano nel catalogo redatto da
Bonanni nel 1709 (Fig. g).53
Lo strumento ? descritto
in un esperimento della Phonurgia Nova,s?* il quale pre
vede che una lamina di bronzo sia appesa ad una corda di violone e che le estremit? di essa

49- Qlareanus, Dodekachordon cit., p. 49 "Dextra arcum intra limites tactus continet, ita ut perpetuo
minor chordae pars sonet, quae intra contactum est".
50. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 103.
51. Athanasius Kircher, Phonurgia Nova, Campidonae, per Rudotphum Dreher, 1673.
52. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 145.
53. Bonanni, Musaeum Kircherianum cit. p. 309.
54. Kircher, Phonurgia Nova cit., pp. 155-156.

372
Cristina Qhirardini - //
Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

siano attorcigliate alie dita. Queste vanno inserite nelle orecchie e si percuote la lamina: in

conseguenza della percussione si udir? un suono simile a quello delle campane. IIrisultato
ac?stico, secondo Kircher, dipende dalla lunghezza della lamina e da quella della corda e
la percezione del suono ? dovuta al fatto che le vibrazioni a cui viene sottoposta la lamina
si trasferiscono alia corda e successivamente agli organi uditivi.
Kircher aggiunge anche un corollario in base al quale se l'esperimento fosse com

piuto all'interno di una cisterna, facendo sbattere la lamina contro la p?rete, si udirebbe
un rumore simile ad una sovrapposizione di voci.
Lo strumento ? stato effettivamente documentato dalla ricerca etnomusicologica.
Nel 1986, infatti, Fabio Lombardi ha raccolto a Scarvilla (presso Meldola, FC) un giocattolo
sonoro, chiamato significativamente "Le campane di Loreto" (Fig. 1o).55 L'informatore ?
Adelmo Crociani, che ha costruito per Lombardi anche altri importanti strumenti giocat
tolo. Per udire le campane di Loreto ? necessaria una paletta di ferro, del tipo di quelle
comunemente ?sate per raccogliere la cenere nel camino: ad essa viene legata una corda,
le due estremit? della quale sono attorcigliate a ciascun dito indice.
Le dita vengono poi inserite nelle orecchie e si fa oscillare la paletta

pno a quando questa urta contro la p?rete. Secondo Lombardi:


Un ascoltatore vicino all'esecutore riesce a sentir? soltanto il transi
torio di attacco del complesso di frequenze prodotte dalla paletta.

L'esecutore, invece, percepisce l'evento sonoro nella sua totalit?, fino


al decadimento. Ilsuono percepito dall'esecutore ? simile a quello delle

campane, da qui il nome attribuitogli.56

Lo strumento ? stato documentato anche nel territorio

bolognese da Anna Busacchi, che ne fornisce una descrizione nel


volume dedicato ai giocattoli costruiti da Armando Borelli.57 Nella
versione raccolta dalla Busacchi la paletta di ferro ? sostituita dalla
forchetta; il nome da lei documentato oltre che "campane" ? "arloj
ed Barbarol". La Busacchi in realt? descrive anche una variante di
questo strumento in cui alla corda ? legato un bastoncino di legno
con una scanalatura a meta della sua lunghezza, che viene fatto
ruotare inmodo da sfregare la corda. Ilprocedimento per produrre
suono ? descritto come segue:
_cz^Zl............x^s.
?/V
Fig. 10: Disegnitrattida FabioLombardi, Canti
e strumentipopolaridellaRomagnaBidentina,
Le mani socchiuse a conchiglia accostate aile orecchie insieme Cesena,
vengono Ilponte vecchio,2000, p. 210.
alla corda. Dall'altra parte, un bambino tiene il filo teso e fa ruotare

55- Fabio Lombardi, Canti e strumenti popolari della Romagna Bldentina, Cesena, IIponte vecchio 2000,
p. 210.
56. Ibidem.
57. Anna Busacchi, Alia ricerca dei giochi ?perduti?, Bologna, Cappelli 1992, pp. 55-56.

373
Cristina Qhirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

il bastoncino. II suono cos? prodotto non ? percepibile all'esterno, ma trasmesso e

amplif?cate dalle man? che fanno cassa di risonanza produce l'effetto di mitraglia o di
qualsiasi altra cosa vorr? riconoscervi chi si prester? al gioco.58

Derivano ancora
in gran parte da Kircher i capitoli che Bonanni dedica ai tubi
in grado di produrre suoni udibili a grande distanza. Ci soffermeremo qui solo sul "Corno
di Alessandro Magno" e sulla "Tromba Marina".
La descrizione del "Corno di Alessandro Magno" deriva dalla Phonurgia Nova,ss
dove nella parte dedicata ai tubi in grado di produrre suoni udibili a grandi distanze,
Kircher spiega di essere venuto a conoscenza di questo strumento tramite un libello
intitolato Secreta Aristotelis ad Alexandrum Magnum conservato alia Biblioteca Vaticana.
Inquesto libello era descritto il prodigioso corno che produceva suoni udibili nel raggio
di cento stadi e ne veniva fornita una immagine (Fig. 11). Kircher ipotizza che la grande
intensit? sia determinata dalle infinite riflessioni del suono all'interno del tubo e che se

Fig. 11: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaXXXVII


Nationale
(Biblioteca Braidense, suconcesstone
Milano, periB?nie leAttivit?
delMinistero Cultural!),
A destra:AthanasiusKircher,PhonurgiaNova, Campidonae,per RudolphumDreher,1673, tavolap. 132
Comunale
(Biblioteca del!'Archiginnasio,
Bologna).

il tubo fosse costruito con una forma "cochleata" il risultato sarebbe ancora pi? potente.
II libello non diceva come lo strumento venisse suonato, Kircher dunque immagina che
fosse sorretto da una struttura a tre piedi pieghevole, inmodo da essere trasportabile, e
che consentisse di ruotare lo strumento nella direzione voluta (Fig. 12). ? proprio dalla

58. Busacchi, Alla ricerca dei giochi ?perduti? cit., p. 56.


59. Kircher, Phonurgia Nova cit., pp. 132-134.

374
- // arm?nico di Filippo Bonanni
Cristina ?htrardini ?abinetto

tavola della Phonurgia Nova che van Westerhout prende la


pgura del suonatore del corno di Alessandro Magno pubbli
cata nel ?abinetto Arm?nico.
La descrizione che Bonanni fornisce della "Tromba
Marina" deriva in gran parte dalla lettera che il Cavali?re
Morland pubblic? nel ??iornale de; letterati di Roma? del
29 gennaio 1672.60 Bonanni tuttavia menziona anche altri
autori che parteciparono al dibattito sui tubi in grado di

produrre suoni udibili a grandi distanze, come ?eminiano


Montanari61 e ]ohannes Matthias Hasius.62

La cosiddetta tromba parlante ? un tubo c?nico


che, come ci informa il Cavali?re Morland, pu? essere
costruito di varie dimensioni e mat?riau, ma deve essere
munito di un apposito bocchino, il quale, secondo la sua

opinione, deve essere "uguale, se non maggiore al di?metro


dell'apertura della bocea di chi parla".63 Pu? essere utilizzata
in varie circostanze sia inmare sia in terra, principalmente
Flg.12:AthanasiusKircher,PhonurgiaNova, Campidonae,
perRudolphumDreher,1673, tavolap. 132
per segnalazioni, dato che consente di amplipcare notevol de11'
Comunale
(Biblioteca Archiginnasio,
Bologna)
mente lavoce. Questa propriet?, secondo Morland e secondo

?eminiano Montanari (il quale di fatto riprende le teorie di Morland) ? strettamente legata
al fen?meno dell'eco ed ? determinata dalle continue ripessioni della voce all'interno dello
strumento, che avverrebbero a cerchi concentrici, come imovimenti della superpcie de?'ac

qua quando si getta un sasso.64 L'effetto di questo strumento inoltre, osserva Montanari, ?

paragonabile a quello dei risuonatori di liuti, clavic?mbalo arpe, viole, ecc.


?eminiano Montanari ne attribuisce l'invenzione alio stesso Cavali?re Morland65
e Kircher nella Phonurgia Nova menziona l'opinione secondo cui lo strumento sarebbe stato
inventato recentemente e portato dall'lnghilterra. In realt? Kircher intende dimostrare
la falsit? di questa informazione, affermando che gi? da quasi 24 anni egli utilizzava
tale strumento per comunicare airinterno del Collegio Romano, con gran meraviglia dei
visitatori.66

Bonanni accenna ad un uso della "tromba marina" non solo come meg?fono, ma

60. Morland, Tuba stentoro-phonica, ?Qiornale de' letteratt di Roma?, 29 gennaio 1672, pp. 10-16.
61. Qeminiano Montanari, Discorso sopra la tromba parlante, Quastalla, per Alessandro Qiavazzi,
Stampator Ducale, 1678.
62. Johannes MatthiasHasius, Dissertatio de tubis stentoreis, Lipsia, Litteris, Qodofred. Rothti, 1719.
63. Morland, Tuba stentoro-phonica cit., p. 12.
64. Su Qeminiano Montanari e le trombe parlanti si veda Paolo Qozza, Anche imegafonihanno un'anima:
la Tromba parlante (1678) di Qeminiano Montanari, ?Recercare?, XVI, 2004, pp. 113-131.
65. Montanari, Discorso sopra la tromba parlante cit., p. 10.
66. Kircher, Phonurgia Nova cit., pp. 112-113.

375
Cristina Qhirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

anche come vero e proprio strumento musicale, dato che afferma che "in questo tempo in
vece di articolare la voce si anima col pato; onde si cagiona un suono strepitoso, e bench?
rauco piace a?'udito".67 In particolare egli parla di un mendicante che a Roma attira l'at
tenzione dei passanti probabilmente utilizzando la tromba sia come meg?fono, sia come
strumento musicale: "dopo il canto forma con esso il suono,
ehe per la novit? della voce molto piace all'udito".68
Nella tavola di van Westerhout la superficie dello
strumento ? percorsa da una linea a spirale, come se la
tromba fosse realizzata corne si costruiscono i corni di cor
teccia, ovvero arrotolando una fascia di corteccia ricavata
dopo aver praticato sul ramo un taglio a spirale (Fig. 13).
Non sappiamo se egli abbia copiato la figura da un modello

preesistente o se essa sia di sua invenzione, dunque risulta


difficile formulare ipotesi su questo dettaglio.69 Ilsuonatore
di van Westerhout, comunque, ? evidentemente un mendi
BK^ v^l^^kBkii^^^riK^^^^I cante e illustra dunque Tuso "popolare" dello strumento:
1B^ Ji^^^BH^^^^B^H ^^^H! !
nella figura, perianto, si ? scelto di dare la priorit? a questo
e di non alludere agit esperimenti sul suono degli uomini di
scienza del XVII sec?lo.
La ricerca sugli strumenti delta m?sica popo
lare italiana ha effettivamente documentato la presenza
Fig.13: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella di alcuni tubi conici utilizzati sia come meg?fono sia corne
Stamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaXXXVI
Na?ionale
(Biblioteca Braidense,
Milano,suconcessione peri
delMinistero
B?nieleAtt?vit?
Cultural!). Si pensi al tubo valdostano, un rozzo
strumento musicale.
strumento di
latta di grandi dimensioni e dal canneggio
ritorto, utilizzato come meg?fono per il canto in chiesa, ma forse in passato impiegato
anche come vero e proprio aer?fono.70 O al meg?fono conservato al Museo Ettore Quatelli
di Ozzano Taro (PR), di forma c?nica e costituito da due elementi inseriti telesc?picamente
di cui quello all'estremit? prossimale munito di bocchino (Fig. 14).71

67- Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 83.


68. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 84.
69. ? interessante notare che esistono richiami da caccia all'alce, utilizzati presso gli Amerindi della
costa orientale, costituiti
da ampie pezze di corteccia liscia, di betulla o faggio, arrotolate a cono, che
agiscono come alteratoridella voce. Si tratta di strumenti di grandi dimensioni, che non conoscono
l'uso ad ancia labiale, ma solo quello di amplif?catori.
70. Febo Quizzi, ?// strumenti della m?sica popolare in Italia, Lucca, LIM 2002, p. 257.
71. A proposito di questo Quatelli dice: "Fra imegafoni (rigidi) che ho raccolto, inmuseo ce n'? uno a
cannocchiale: ma non so se sia da marina come quellt di cui dice Marco Porcella. Erano adoperati
per chiamare gente. Specialmente a vedere spettacoli. 'Venite, signori e signore, piu gentre entra e
piu bestie si vedono!' ? un famoso richiamo da circo. Mio cugino, classe 1915, soldato di leva, era
stato chiamato da un uffictale perch? da uno scaffale gli prendesse un meg?fono. Li aveva davanti,
ma non sapeva che fossero quelle specie di imbuto. L'uff c?ale, dopo tanti 'piu su, piu giu, piu in qua,

376
Cristina ?hirardint - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Il trattato di Bonanni ha consentito inoltre di


mettere altri testi sugli strumenti musicali stam
in evidenza
pati nel XVII sec?lo e di notevole interesse. Dal De campanis
commentarius di Angelo Rocca72 Bonanni trae gran parte
delle informazioni relative aile campane e alcune notizie

sugli strumenti detti "Simandro" ed "Agiosidero", utilizzati


in sostituzione delle campane nella chiesa ortodossa. Le

immagini di questi, tuttavia, sono tratti dal De tintinnabulis


di ?eronimo Maggi.73 Iltesto di Bonanni su questi strumenti
non riporta le descrizioni di Maggi che invece sono necessa
rie per comprendere meglio le tavole. Il"Simandro" sarebbe
una lunga tavola di legno percossa da due martelli, tenuta

appoggiata alla spalla e sorretta mediante una funicella


stretta tra i denti: secondo
Maggi questo espediente con
sentirebbe da un lato di evitare che il suono si afpevolisca,
il che avverrebbe se la tavola fosse tenuta con una mano,
dairaltro di percuotere la tavola con due martelli (Fig. 15).
Tabula non qu? latior, sed qu? arctiore est, quasi librae scapus,
in sinistro Campanarii, et pulsantis humero quiescit; ac ne pul
sando dilabatur,fun?culo praedicto mordiscus apprehenso rett
Fig.14: Meg?fono,Museo Ettore?uateili,
netur; manibus enim non licet, turn quod, ea apprehensa, sono OzzanoTaro (Parma)
non parum decedit; turn quia utraque manus malleo (fotodiCristina
Qhirardini)
impeditur.
Ambabus enim manibus pulsatur hinc inde, ut nunc quaedam

frequentamenta, nunc quasdam quasi pausas audias.

- -? '
rr~~?.- ..?r... -i ?-~ F'8**5: A sinistra:FilippoBonanni,
-,. l ^T ~~~00P f
"?& ''""'-.; """' "
?abinetto Arm?nico,Roma,nella Stamperiadi
H^- ^^^^? ^.: ^*a^^^^
P1 ^"T?jp^:;pr- ;j^il^;
' ?iorgio Placho,1723, tavolaCIX
'' ^BSbV,^^^^
\i?,y?[ .;'.'"".... ?*^??^^?J\^ Naztonale
(Biblioteca Milano,
Braidense, suconcessione
'" jk^r-^8Bmxi0^^' del Minist?re per iBertieleAttivit?Culturali).
I Vs.
I ",'**
JI^^^BUe i3,ji^jPP^ i
'
^ I ' A destra:?eronimoMaggi,De f(r)f/r)nof?u/i5,
III?BHOe?? ^^^^ ^^W???K.
JHB^aWW^K / '. ; K ^EhIm Amsterdam,SumptibusSebastianiCombi,
lopfflgU?l^BR^*'*' K
i / ^InVwt & lanou, tavola
]oannis 1664, p.79
ilp^ (Biblioteca Comunale diMilano-Palazzo
Sormani).
^^^R1^K.' w\
?B|l^^^Bi^^?wi.--j

pi? in l?' fu costretto, imbestialito, a prend?rselo." Ettore ?uatelli, La coda della gatta, Bologna,
Istituto per i b?ni artistici culturali e naturali deU'Emilia Romagna, 1999, p. 95.
72. Angelo Rocca, De Campanis Commentarius [...), Roma, apud ?uillelmum Facciottum, 1612.
73. ?eronimo Maggi, De tintinnabulis liber postumus [...], Amsterdam, Sumptibus Sebastiani Combi, &
joannis Lanou, 1664.
74. Maggi, De tintinnabulis cit., pp. 77-78.

377
Cristina ?hirardint - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

L'"Agiosidero" invece sarebbe una lastra di m?tallo di dimensioni minori e


sorretto tramite una cordicella tenuta in una mano e percossa con un solo martello. Se
i nomi "Simandro" ed "Agiosidero", riferiti rispettivamente alio strumento di legno e a

quello di m?tallo, sono effettivamente attestati nel territorio greco, le parole di Maggi si
discostano da quanto documentato attualmente, dato che il semanterion di legno nella
versione trasportabile ? normalmente sorretto con una mano e percosso con un solo
martello. Quello di m?tallo invece, ? documentato solo come strumento appeso ad un

sostegno psso (Fig. i6).75

Fig. 16 A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCX


Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, periB?nie ?eAttivit?
delMinistero Culturali).
A destra:QeronimoMaggi,De tintinnabulis,
Amsterdam,SumptibusSebastianiCombi,& JoannisLanou,
1664, tavolap. 81

Son? spesso giustamente ricordati i capitoli del ?abinetto Arm?nico relativi


a strumenti in uso nell'Occidente europeo nei quali Bonanni riporta notizie che paiono
derivare dalt'osservazione diretta e che confermano la sua attenzione nei confronti
della realt? musicale contempor?nea settecentesca. Ricordiamo qui in particolare quelli
dedicati alf'Obo?", dove Bonanni menziona gli strumenti detti "Ciarone", "Scialum?" e
"Calandrone", quello dedicato air'Organo portatile" e quello sulla "Viola d'amore".
II testo su "Ciarone", "Scialum?" e "Calandrone" ? stato utilizzato da vari
studiosi a proposito delle vicende legate al cosiddetto chalumeau e alia comparsa del
clarinetto all'inizio del XVIII sec?lo.76 Ci pare inutile in questa sede ripercorrere le inter

75- FtvosAnoyanakis, ?reek Popular Musical instruments, Athens, National Bank of ?reece, 1979, pp. 95
104.
76. Ricordiamo soltanto Anthony Baines, Woodwind Instruments, New York, Dover Publications Inc.,
1991 [Ristampa dell'edizione pubblicata da Faber and Faber di Londra nel 1967, con le correzioni
present? nell'edizione del 1977]; F. ?eoffrey Rendatl, The Clarinet, London, Ernst Benn Limited, New
York, W.W. Norton & Company Inc., 1971; Michael Talbot, Vivaldi e to chalumeau, ?Rivista italiana di
musicolog?a?, XV, 1980, pp. 152-181; Albert R. Rice, The Baroque Clarinet, Oxford, Claredon Press,
1992; Colin Lawson, The Early Clarinet A Practical ?uide, Cambridge, Cambridge University Press,
2000; Id., Single reeds before 1750, in The Cambridge Companion to the Clarinet, a cura di Colin
Lawson, Cambridge, Cambridge University Press, 1995, pp. 1-15.

378
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

pretazioni del testo di Bonanni che son? state fatte mettendo in relazione il passo del

?abinetto Arm?nico con le fonti coeve che ci sono pervenute sugli strumenti ad ancia

semplice documentai a partir? dagli Ultimi anni del XVII sec?lo. Rinviamo alia bibliograpa
citata in nota per gli approfondimenti.77 Ci pare tuttavia interessante riportare qui il passo
di Bonanni su "Clarone", "Scialum?" e "Calandrone", ilquale rende conto di una variet? di

applicazioni dell'ancia semplice non piu limitate ai bordoni delle zampogne o a strumenti
di uso popolare, ma anche a strumenti paragonati all'oboe oppure al pauto.

Un'lstromento simile all'Obo? nominato Clarone ? lungo palmi due e mezzo, termina
con bocea di Tromba larga oncie 3. E bucato in sette luoghi nella parte superiore, e in
uno nella parte opposta inferiore. Oltre a questi buchi ne h? due altri laterali opposti,
ma non in di?metro, li quali si chiudono, e aprono con due molle c?lcate con le dita,

quando bisogna variare li tuoni, li quali son? piu bassi della voce formata dall'Obo?.
Chi sia stato il primo
inventore di tal'lstromeuto non rh? trovato riferito da alcuno

scrittore, siccome
da niuno fu descritto, segno manifesto non essere antico, ma mo
derno dedotto dalli Flauti, per av?re voce piu alta, e vigorosa, ne ? si facile a spiegarsi
colla penna, come la comprende l'udito, da cui si distingue, e conosce, bench? confusa
nelle Sinfonie con la voce di altri Istromenti Musicali.
Prima di terminare questa narrativa, non ? da lasciarsi l'accennare, che tr? gl'lstromen

ti, li quali si suonano col f?ato uno ve n'?, (se bene non molto
il quale vul adoperato)
garmente si chiama Scialum?, suole esser questo fatto di canna a modo di Zampogna,
e lungo corne il Flauto, e h? buchi sette, cio? sei di sopra, ed uno sotto.
Un'altra specie di Scialum? dicesi dalli Suonatori Calandrone, ilquale h? li buchi, come
li Flauti, e nel principio dell'imboccatura h? due molle, le quali premute,
danno il f?ato

per due buchi opposti in di?metro, dove si pone la bocea ? inserita una Zampogna, rende

questo un suono rauco, e poco grato, e si suona colle medesime reg?le delli Flauti.78

Il capitolo dedicato all'"Organo portatile" accenna airorgano trasportabile


costruito da Filippo Testa per la Basilica Vaticana e agli organi a cilindro portativi:

77- Aggiungiamo ai lavori citati nella nota precedente ]eremy Montagu, Reed Instruments, Lanham,
Maryland, and London, The Scarecrow Press, Inc., 2001, che ci pare piuttosto efficace nel sottolineare
come la presenza di vari strumenti ad ancia semplice nel Settecento non vada ricondotta ad un proces
so evolutivo che dai clarinetti di canna ad ancia idioglotte porta alla nascita del clarinetto moderno,
ma sia da considerare un momento di sperimentazione che determino la comparsa di strumenti simili
sul piano tipol?gico, ma destinati ad usi e contesti diversi e dei quali alcuni sopravvissero ed altri cad
dero in disuso: ?It is clear from the repertoire and its dates cited by Colin Lawson that the chalumeau
and clarinet were contemporary and were used in diffferent musics and styles in the first half of the
eighteenth century, and perhaps well into the second half. The one was not considererd ancestral to
the other, in the way in which we tend to think of them today; they were two different instruments
with different functions and different repertoires. [...] The chalumeau was almost entirely used in the
fundamental register (that known later, and still today, on the clarinet as the chalumeau register),
whereas the clarinet, for the first half of the eighteenth century, was used almost exclusively in the
overblown register, as its name ("little clarino" or little trumpet) suggests. Equally, the name "mock
trumpet" suggests that that instrument may also have been used in the upper register and therefore
distinct from the chalumeau.? Montagu, Reed Instruments cit., pp. 107-108.
78. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., pp. 67-68.

379
- // arm?nico di Filippo Bonanni
Cristina ?hirardini ?abinetto

Altri per? se ne fabbricano di mole assai minore, che si possono trasferire da un luogo
ad un'altro, benche grandi, e di molti registri. Tale ? quello, che si adopera nella Basilica
Vaticana fabbricato in quest'anno dal perito Arteftce Filippo Testa Romano, che con il

benefizio di Ru?te si trasferisce dove si vuole.


Ne mancano altri assai pi? piccioli, quasi si possono portare anche viaggiandosi pen
denti dal eolio, e suonarsi con la destra girando un cilindro, che armato di denti sup

plisce al moto delle dita, come indica la figura qui posta, in cui si esprime un Tedesco

povero pellegrino, come sogliono alcuni di tal nazione girare per l'ltalia sonando, e

ricevere elemosine dagruditori.79

Secondo Renato Lunelli l'organo mobile della Basilica Vaticana, che poggiava su
una sorta di carro ideato da Luigi Bernini, fu costruito nel 1637-1638 da Ennio Bonifazi;
intorno al 1720 Filippo Testa rifece la parte f?nica.80 Se la ricostruzione storica di Lunelli
? esatta, possiamo che la stesura del ?abinetto Arm?nico comporto un numero
dedurre
abbastanza limitato di anni. Tale ipotesi del resto ? confermata dal fatto che il ??iornale
deJ letterati d'Italia? del 1726 ricorda che Bonanni comincio a scrivere il ?abinetto
Arm?nico "gi? ottuagenario".81
Particularmente interessante ? l'osservazione sull'uso di piccoli organi a cilindro
utilizzati dai mendicanti82 e la tavola ad essi dedicata. Il suonatore di ?rgano portativo
di van Westerhout e la pressoch? coeva suonatrice del Musicalisches Theatrum di Johann

Christoph Weigel condividono il primato di essere le immagini pi? antiche attualmente


note di organi a cilindro di piccole dimensioni utilizzati da suonatori girovaghi (Fig. 17)83.
La costruzione di organi a cilindro era ampiamente sperimentata negli organi idraulici
rinascimentali, particularmente apprezzati nelle ville italiane dove erano spesso associati

79- Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 81.


80. Renato Lunelli, L'arte organaria del Rinascimento in Roma, Firenze, Olschki, 1950, pp. 96-97.
81. ?Qiornale de' letterati d'Italia?, 1726, p. 380: "Pareva che 'l P. Buonanni gi? ottuagenario rallentar

potesse l'ostinata sua applicazione, avendoci bastevolmente forniti di tante belle notizie. Ma egli
corne se nulla avesse fatto fin a quel punto, intraprese e in breve ci dilett? col Qabinetto arm?nico
sonori indicati, spiegati e di nuovo corretti ed accresciuti ec. 1723".
pieno di strumenti
82. Bonanni qualif?ca come "tedeschi" i musicisti girovaghi muniti di ?rgano portativo, di salterio

(Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 106) e di ghironda (Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 107)
che dichiara di aver visto a Roma o che comunque sa essere soliti girare per l'lta?a e l'Europa. Non

sappiamo in realt? cosa signifiasse "tedesco" per i Romani dell'inizio del XVIII sec?lo. La ricerca
sulla m?sica dei suonatori girovaghi e dei mestieranti di strada nel XIX e XX sec?lo ha consentito di
ricostruire ver? e proprie tradizioni: un'ulteriore ricerca sarebbe necessaria sul XVII e XVIII sec?lo,

per il quale manca un esame sistem?tico delle fonti relative ai musicisti ambulanti.

83. ? interessante notare che anche ilMusicalisches Theatrum di Weigel nasce come raccolta di immagini
di suonatori, illustrati a figura intera e inseriti in uno sfondo che evoca il contesto di utilizzo di cia
scun strumento; anche Weigel, inoltre, dedica ampio spazio agli strumenti popolari. IIMusicalisches
Theatrum pare essere stato realizzato tra il 1715 e il 1725, dunque contempor?neamente al Qabinetto
Arm?nico. Si vedano le note di Alfred Berner in Johann Christoph Weigel Musicalisches Theatrum,
Norimberga, 1961 [facsimile a cura di Alfred Berner, Kassel, Basel, London, New York: B?renreiter].

38o
Cristina ?htrardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

a fontane e automi sonori.84 Tuttavia I'utilizzo


di strumenti di piccole dimensioni e alimentati
da mantici ? assai piu recente ed ebbe uno
dei suoi momenti piu importanti nella produ
zione ?\ serinette sviluppatasi particularmente
a Nancy e Mirecourt a partir? dalla prima meta
del XVIII sec?lo.85 ?li organi portativi, detti
comunemente "organi di Barberia", ebbero
una diffusione notevole come strumenti uti
lizzati dai suonatori di strada nel corso del XIX
sec?lo, legati al fen?meno deU'emigra
spesso
Fig.17:A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperiadi
zione,86 tuttavia si ritiene che cominciassero QiorgioPlacho,1723, tavolaXXXIV
Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, periB?nie leAttivtt?
delMinistero Culturali)
ad essere costruiti gi? a partir? dal XVIII sec?lo.
A destra: JohannChristophWeigelMustcatischesTheatrum,Norimberga,1961
Dom B?dos de Celles ci informa sulla presenza [facsimilea curadi AlfredBerner,Kassel,Basel, London,New York:B?renreiter],
tavola25.
di organi di Barberia utilizzati da suonatori

girovaghi a Parigi e fornisce una descrizione molto dettagliata delle caratteristiche di

questi strumenti che fa pensare che nel 1778 la costruzione fosse ormai consolidata:
1362. On fait des Orgues encore plus consid?rables, qui ne laissent pas que d'?tre
portatives.On en promen? dans les rues de Paris, qui ont jusqu'? deux pieds 3 pouces
de longueur, sur environ 15 pouces de largeur, ou en peu plus. On y met un bourdon,
ou prestant, un nazard et une doublette, et quelquefois une tierce. Tous les airs sont
not?s sur le cylindre ? deux et quelquefois ? trois parties. Les basses du bourdon et
du prestant sont en bois, et pos?es au-dessous de l'Orgue suivant la construction que
je viens de d?crire. On coude m?me plusieurs tuyaux selon la m?me m?thode. Le
sommier se fait ? quatre ou ? cinq registres, et on place en dedans tous les tuyaux

qu'on n'a pas pu poser au-dessous. On les met debout, sur le sommier ? l'ordinaire, et
on les fait tous en ?tain. Comme on bouche toutes les basses, cela fait qu'il n'y a pas

84. St vedano Kircher, Musurgta Universatis cit., 1650, vol. II, pp. 308-352 e Patrizio Barbieri, L'organo
idraulico del Quirinale, ?L'Organo?, XIX, 1981, pp. 7-61; Id., Organi e automi musicali idraulici di Villa
d'Est? a Tivoli, ?L'Organo?, XXIV, 1986, pp. 3-61; Id., Organi idraulici e statue 'che suonano' delie
ville Aldobrandini (Frascati) e Pamphilj (Roma), ?L'Organo?, XXXIV, 2001, pp. 5-*75; Id-, Ancora sulla
?fontana deil'organo? di Tivoli e aitri automata sonori degli Este (1576-1619), ?L'Organo?, XXXVII,
2004, pp. 187-221.
85. Sulla produzione di serinette a Mirecourt si vedano Bernard Pin, La plus ancienne serinette fran?aise
conserv?e?, ?Musique Images Instruments?, IV, 1999, pp. 132-145; Id., L'atelier de Nicolas Qavot,
facteur de serinettes ? Mirecourt ? lafin du XVIII si?cle, ?Musique Images Instruments?, VI, 2004,
pp. 96-113.
86. Si vedano Arthur W.].Q. Ord-Hume, Barrel Organ, London Boston Sidney, Qeorge Allen & Unwin,
1978, pp. 233-253, Florence Q?treau, Concerts ambulants: portrait de quelques c?l?brit?s en plein
vent, inMusiciens de rue de Paris, a cura di Florence Q?treau e Michel Colardelle, Paris, R?union des
Mus?es Nationaux, 1997, pp. 41-47; H?l?ne Landron, Les musiciens de rue sous l'autorit? de la police
parisienne, in Musiciens de rue de Paris cit., pp. 74-79 e John E. Zucchi, / piccoli schiavi dell'arpa,
Qenova, Marietti, 1999.

38i
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

de tuyaux trop grands. On n'y met jamais les jeux de quatre octaves; on se contente
de deux ou deux octaves et demie. On ne fait commencer les jeux qu'au second c sol

ut, et ordinairement les gammes sont seulement diatoniques avec les deux bfa sib.
On compose les airs ou les pieces d'une ?tendue convenable ? celle des jeux, et l'on
fait ensorte que la gamme chromatique n'y soit pas n?cessaire. Cependant on en voit
d'autres o? les deux gammessont chromatiques; les pieces que l'on y note sont de
meilleur go?t, et de plus belle musique. Voil? ce qu'on fait de plus consid?rable pour
les Orgues portatives ? manivelle.87

Il capitolo dedicato alla viola d'amore nel ?abinetto Arm?nico segue imme
diatamente quello sui violino e la descrive come simile a questo ma munita, oltre che
delle corde di budello sfregate dall'arco, di una serie di corde di m?tallo che vibrano per

simpat?a.

Un'altro simile Istromento si usa d'alcuni, e si chiama Viola d'Amore, ne h? pututo

indagare la cagione, per cui gli sia stato imposto tal nome. In altro non differisce dal

sopradetto, che nelle corde, perch? sotto le corde d'intestini ve ne sono altrettante
di M?tallo, le quali benche non toccate dall'arco, rendono un suono assai dolce, che
accresce l'armonla delle altre.88

Bonanni non specipca il numero delle corde; nella tavola di van Westerhout
lo strumento rafpgurato ? effettivamente pressoch? uguale al violino del capitolo LXVII
ed ? munito di una didascalia che lo depnisce appunto "violino" (Fig. 18). Il suonatore,
seduto ai piedi di un albero, coperto da un drappeggio, incoronato di alloro e con gli occhi
rivolti verso l'alto, ricorda le immagini rinascimentali di Apollo89 o Orfeo90 che cantano
accompagnandosi con la lira da braccio, non sembra m?nimamente alludere alia pratica

musicale settecentesca, suggerita invece dalle stampe dedicate agli strumenti ad arco
precedenti. Dunque la tavola parrebbe conferir? alio strumento una connotazione ?ulica
ed anticheggiante.
Secondo Myron Rosenblum sarebbero esistiti due tipi di viola d'amore nel XVII e
XVIII sec?lo, di cui solo il secondo munito di corde che vibrano per simpat?a; nelle fonti let
terarie la presenza di queste sarebbe stata recepita per la prima volta da Joseph Majer:

Extant instruments and early writings show that two types of viola d'amore have exi
sted: a small, shallow-ribbed, viol-shaped 17-century type with metal playing strings

87. Fran?ois B?dos de Celles, L'art du facteur d'orgues, Paris, 1766-1778 [facsimile Tours, Kassel, Basel,
London, 1977]; la citazione ? tratta dal vol. IV, p. 574.
B?renreiter,
88. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 110.
89. Si veda per esempio il celebre Apollo del Parnaso della Stanza della Segnatura di Raffaello.
90. Sulla possibile identif?cazione del suonatore raffigurato da van Westerhout con Orfeo ? interessante

riportare un breve passo della recensione dell'edizione del 1776 del Qabinetto Arm?nico pubblicata
nelle ?Efemeridi Letterarie di Roma?: ?Il P. Montfaucon apporta un marmo rappresentante Orfeo,
seduto accanto ad un'albero, che con la destra tiene un violino fatto appunto come il nostro, appog
giato alia spalla in atto di tasteggiarlo, e colla sinistra striscia un'arco sopra le corde?, ?Efemeridi
Letterarie di Roma?, 1777, p. 3.

382
Cristina Qhirardini - // di Filippo Bonanni
Qabinetto arm?nico

and no sympathetic strings, and a later, larger type that prevailed during the 18th centu
- viola but viol-shaped and equipped with sympathetic
ry of body-length strings. Some
extant late 17th-century violas d'amore have sympathetic strings, although the earliest
known explicit reference to them is in Joseph Majer's Museum Musicum (1732).91

Pur nella sua sint?tica dunque, Bonanni riferisce della presenza


descrizione,
di corde di simpat?a nella viola d'amore dieci anni prima del Museum Musicum di Majer,
specifkando, come gi? detto, anche ilmateriale: budello per le corde sfregate dairarco e
m?tallo per quelle di simpat?a.
Si tratta evidentemente di un'osservazione diretta da
parte di Bonanni di una caratteristica particolare di uno strumento
che tuttavia egli riconduceva al violino. Di qui la rafpgurazione
nella tavola LXVIII come fosse un violino, in assenza di fonti ico

nografkhe a cui fare riferimento. Riteniamo che l'attribuzione


della viola d'amore ad un suonatore che evoca Apollo o Orfeo
nella tavola di van Westerhout sia anch'essa frutto della liberta
compositiva derivata dall'assenza di modelli iconograf?a: uno stru
mento ad arco non riconducibile pienamente n? ai violini n? alle
viole utilizzate nei primi decenni del XVIII sec?lo ben si adattava
al recupero di immagini all'antica, che ne esprimessero all? stesso
tempo l'alterit? rispetto agit strumenti ad arco del presente e

l'appartenenza alla tradizione ?ulica e raffinata degli strumenti a


corde. Il nome stesso, viola 0 violino "d'amore", poteva inoltre sug Fig. 18: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,
Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Ptacho,
1723, tavolaLXVIII
gerire all'artista una connotazione lirica e favorire l'associazione
Nazionale
(Biblioteca Braidense,
Milano,
periB?nie leAttivit?
Ministero Cutturali).
dello strumento con ta figura del poeta cantore che si accompagna
con uno strumento a corde.

Particularmente stimulante
si ? rivelata l'analisi d?lie fonti utilizzate da Bonanni
a proposito degli strumenti extraeuropei. L'autorevole africanista Ezio Bassani nel 1978
aveva gi? messo in evidenza corne Bonanni avesse utilizzato corne fonte per alcuni capi
toli dedicati agli strumenti africani la ?storica Descrizione de' tre Regno Congo, Matamba
e Angola di ?iovanni Antonio Cavazzi da Montecuccolo, nella versione rielaborata da
Fortunato Alamandini e stampata a Bologna nel 1687.92 La ricerca sistem?tica d?lie fonti

91. Myron Rosenblum, Viola d'amore, in The New ?rove Dictionary of Music and Musicians, a cura di

Stanley Sadie e John Tyrrel, New York, Oxford University Press, 2001, vol. 26, p. 698.
92. Ezio Bassani, ?li antichi strumenti musicali deil'Africa nera. Dalle fonti cinquecentesche al ??abinetto
arm?nico? del Padre Filippo Bonanni, Padova, ?. Zanibon, 1978. Il lavoro di Bassani non ha perso
la sua autorevolezza a quasi trent'anni dalla sua pubblicazione e ha costituito uno dei punti di

riferimento metodologici per la tesi di dottorato sui ?abinetto Arm?nico che chi scrive ha realiz

383
Cristina ?hirardini - // di Filippo Bonanni
?abinetto arm?nico

del ?abinetto Arm?nico ha consentito di mettere in luce una serie di resoconti di viaggio
estremamente ricchi di informazioni sulla m?sica e sugli strumenti musicali.93
In questa sede ci limiteremo ad analizzare alcuni casi che rivelano come le
conoscenze sugli strumenti musicali extra-europei arrivate pno a Bonanni circolassero

gi? a partir? dalla pne del XVI sec?lo e abbiano inpuenzato anche altri importanti testi
storici sugli strumenti musicali.
Le notizie sugli strumenti giavanesi, gong, bonang e

gender, e le tavole ad essi relative derivano dalla Prima pars descrip


tionis itineris navalis in Idiam Orientalem di Willem Lodewijckz,

pubblicata ad Amsterdam nel 1598.94 Su gong e bonang di fatto


Bonanni si limita a rendere conto dell'utilizzo di questi strumenti
costituiti da "Bacili di M?tallo" e a riportare le didascalie alie
stampe di Willem Lodewijckz (Figg. 19,20,21,22). IIcapitolo dedi
cato al gender si intitola "Istromento d'Affricani", ma ? anch'esso
derivato dalla Prima pars descriptionis itineris navalis in Indiam
Orientalem. Bonanni, sulla scorta di Lodewijckz, interpreta in
maniera piuttosto singolare lo strumento, dando maggior risalto
ai risuonatori, paragonati a canne d'organo, che alie lamine di
m?tallo che producono suono (Fig. 23, 24).

Fig.19: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,
Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,
1723, tavolaC
Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, del
periB?nie leAttivita
Ministero Culturali).

Fig. 20:WillemLodewijckz, Primapars descriptionisitineris


navalis in IndiamOrientatem,Amsterdam,ex Oficina Cornelij
Nicolaj,1598, tavolaa c. 4gr
Universitaria
{Biblioteca Bologna)

zato nell'ambito del dottorato di ricerca in "Storia e critica delle culture e dei beni musicali" delle
Universit? consorziate di Torino e Milano.
93. Iprimi risultati di questa ricerca son? stati pubblicati in Cristina Qhirardini, Les instruments chinois
dans le Qabinetto Arm?nico (1723) de Filippo Bonanni, ?Musique Images Instruments?, VU I,2006, pp.
86-103 e Id.Automi sonori, strumenti esotici e strumenti popolari nel Qabinetto Arm?nico di Filippo
Bonanni, in Prospettive di iconograf?a musicale, a cura di Nicoletta Quidobaldi, Milano, Mimesis,
2007, pp. 191-222.
94. Willem Lodewijckz, Prima pars descriptionts ttineris navalis in ?ndiam Orientalem [...], Amsterdam, ex

Off?cina Cornelij Nicolaj, 1598. La prima edizione fu pubblicata negli anni immediatamente preceden
ti: Id.D'Eerste Boeck. De Eerste Schipvaart der Nederlanders naar Oost-indt?, Amsterdam, 1595-97.

384
- //
Cristina Qhirardini Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Fig.21:A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,
nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCI
A destra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella
Stamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCM
Nazionale
(Biblioteca Braidense,Milano,suconcessione
delMinistem
periBeni
e leAttivita
Cultural!).

Fig.22:Willem Lodewijckz, Primapars


descriptionisitinerisnavalis in Indiam
ex
Orientalem,Amsterdam, Off?cinaCornelij
Nicolaj,1598, tavolaa c. 33r
Universitaria
(Biblioteca Bologna)

Fig.23: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,
Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,
1723, tavolaCXX
Nationale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, del
MinistemperiBenie leAttivit?
Culturali).

385
- //
Cristina ?hirardini ?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Ftg.24:WillemLodewijckz, Primapars
descriptionisitinerisnavalis in Indiam
Orientalem,Amsterdam,ex Officina
CornelijNicolaj,1598, tavolaa c. 32V
Universitaria
(Biblioteca Bologna)

Dagristromenti usati per trastuilo dalli Fanciulli passiamo ad uno, che nell'lsota di
Batam si adopera da quelli Barbari nelle danze da essi celebrate. Si formano queste
da quantit? di Uomini, e Donne ripartiti in Chori, e mentre alcuni cagionano strepito
di varii suoni, gl'altri saltano, e con varii atteggiamenti della persona si raggirano,

formando urli piu tost? proprii di gente invasati da' Spiriti, che di persone ragionevoli.
Come si chiami il presente Istromento qui esposto, e si vede espresso nelle Relazioni
delli Viaggi, fatti dagt'Olandesi nelli Paesi Orientali non si dice, ma solamente vi ? di
esso la seguente Descrizione.

Delineado Tripudii cum Virorum, turn muiierum adsonitum aliquarum arundinum supra
quas lamella calybea posita est Organi modo, aut Clavicymbaii quibus in cantu utuntur,

bracchia, et pedes extendendo, totumque corpus contorquendo, more canum, nel che ?
d'avvertirsi, che le Canne disposte inmodo d'Organo, cio? degr?date con proporzione
nella lunghezza, son? di grossezza straordinaria, e superiore a quelle d'Europa, poich?
il di?metro di moite ? di mezzo palmo, e si chiamano Bamb?. Servono queste inmolti

usi, e per la loro robustezza sostengono pesi grandi nella maniera, che in Italia servono
te stanghe delle Lettiche.95

II resoconto
di viaggio di Lodewijckz costituisce se non proprio la prima, per
lomeno una delle prime testimonianze giunte in Europa sugli strumenti giavanesi. ?i?

]aap Kunst aveva segnalato l'importanza storica della relazione di Lodewijckz, anche se
le notizie sulla m?sica che riporta son? piuttosto scarse ed evidentemente segnate dalla
notevole distanza cult?rale che separa gli Olandesi del XVI sec?lo dai Qiavanesi.96 ]eremy
Montagu recentemente ha preso in considerazione le tavole di Lodewijckz relative ai gong

sospesi e bonang sostenendo che costituiscono ilmodello degli analoghi strumenti rafp

95- Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., p. 153.


96. Jaap Kunst, Music in Java, The Hague, Martinus Nijhoff, 1949, vol. I, p. 115.

386
Cristina Qhirardini - //
Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

gurati nella tavola XXIX del Theatrum Instrumentorum* Essi tuttavia son? accompagnati
da una didascalia che li identifica come strumenti "americani" utilizzati come campane:98
?Becken/ darauff die Americaner/ wie bey uns auff qiocken/ spielen? (Fig. 25)".
Le tavole della Prima pars descriptionis itineris navalis in Indiam Orientatem
hanno avuto un immediato successo, dato che son? state riprese dai De Bry a corredo
della Secunda e della Tertia pars Indiae Orientatis, airmterno dei Petits Voyages, pubblicate

rispettivamente nel 1599 e nel l6o:L


I cosiddetti Petits Voyages e i Qrands Voyages
sono raccolte di resoconti delle grandi esplorazioni del XVI
e XVII sec?lo che ebbero un notevole successo e una grande

diffusione grazie anche al ricco apparato iconogr?fico di cui


erano corredate. La serie dei Qrands Voyages fu avviata da
Theodore De Bry a Francoforte nel 1590, essa comprende
relazion? di viaggio dirette verso il Nuovo Mondo; i Petits

Voyages, realizzati dai figli ]ean-Theodore e ]ean-lsra?l e dal


genero di Jean-Theodore, Mathieu Merian, sono costituiti
invece da racconti di viaggio verso le Indie Orientali.100
Nella Secunda pars Indiae Orientalis (costituita
dalla prima parte della relazione del viaggio di ]an Huygen
Lintschoten)101 viene ripresa la tavola che rafpgura la donna
che si getta nel rogo del marito; nella Tertia pars (in cui
troviamo il seguito del resoconto
di viaggio di Lintschoten
m?. f. tt?**?* e**-*. tf.$*m,
414??
e la relazione di Lodewijckz)102 si trovano te tavole dei gong
e bonang e del gender (tavole XXX e XXXI). Si pu? notare
Fig.25, MichaelPraetorius,SyntagmaMusicum,
tuttavia che dalla tavola relativa alla moglie che si getta nel Wolfenb?ttel,1619 [facsimileKassel,Basel, London,
B?renreiter,1985],Theatrum instrumentorum, tavolaXXIX.

rogo del marito scompare il suonatore di gong e si trova


invece, insieme ai suonatori di tamburo e oboe, un perso
naggio che suona i cimbali (Fig. 26).

97. )eremy Montagu, Timpani and Percussions, New Haven and London, Yale University Press, 2002,
PP- 55-56
98. ?ong e bonang vengono paragonatt a campane sia da Lodewijckz, sia nella didascalia che accom
pagna la tavola XXX nella Tertia pars dei Petits Voyages.
99. Michael Praetorius, Syntagma Musicum, Wolfenb?ttel, 1619 [facsimile Kassel, Basel, London,
B?renreiter, 1985].
100. Su De Bry si vedano L'Am?rique de Th?odore de Bry, a cura di Mich?le Duchet, Paris, ?ditions du
CNRS, 1987 e Maria Luzzana Caraci, La scoperta dell'America secondo Theodore De Bry, ?enova,
Sagep, 1991.
101. }an Huygen Lintschoten, Secunda pars indiae Orientalis [...], Francoforte, ex Off?cina Wolffgangi
Richten, 1599.
102. Jan Huygen Lintschoten, Willem Lodewijckz, Tertia pars indiae Orientalis [...], Francoforte, excudebat
Matthaeus Becker, 1601.

387
- // arm?nico di Filippo Bonanni
Cristina ?hirardini ?abinetto

Fig. 26: ]anHuygenLintschoten,Secundapars IndiaeOrientalis,Francoforte,ex OfficinaWolffgangiRichten,1599, tavola IX

I capitoli dedicati alia 'Tromba della Florida" e al crepitacolo globulare che


Bonanni chiama semplicemente "Zueca" derivano dai ?rands Voyages. Bonanni stesso

afferma di avere tratto le informazioni di cui dispone rispettivamente dalla relazione di

viaggio in Florida di Jacques Le Moyne de Morgues103 e dalla relazione sulla Virginia di


Thomas Hariot,104 che costituiscono rispettivamente la Pars secunda e la Pars prima dei

?rands Voyages.
di Thomas Hariot narra il viaggio in Virginia dell'ing?ese Richard
II resoconto

Qrenville avvenuto
nel 1585-1586 ed ? illustrato da una serie di incisioni tratte dagli
acquerelli di John White; Le Moyne de Morgues invece aveva partecipato come artista alia
spedizione di Laudronni?re in Florida che si era svolta tra il 1562 e il 1565. Lo stesso Le

103- Jacques Le Moyne de Morgues, Brevis narratio eorum quae in Florida, Americae provincia, Qatlis
acciderunt [...], Francoforte, tipis loannis Wecheli, sumptibus vero Theodori de Bry, 1591.
104. Thomas Hariot, Admiranda narratio fida tarnen, de commodis et incolarum ritibus Virginiae,

Francoforte, tipis loannis Wecheli, sumptibus vero Theodori de Bry, 1590.

388
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Moyne aveva gi? pubblicato la propria relazione di viaggio quando


nel 1586 o 1587 De Bry gli chiese il permesso di utilizzare idisegni
effettuati in Florida: Le Moyne riput?, probabilmente perch? era
egli stesso incisore ed editore e pensava di pubblicarli per conto
proprio. Poco dopo Le Moyne mon e De Bry ottenne dalla vedova
l'autorizzazione ad utilizzare i suoi materiali, tuttavia De Bry pre

fer) pubblicare corne primo volume della sua raccolta il resoconto


di Thomas Hariot, sebbene il viaggio di Le Moyne e Laudronni?re

fosse avvenuto prima di quello di ?renvitle e Hariot.105


Nel capitolo dedicato alla "Tromba della Florida" Bonanni
descrive una tromba di corteccia utilizzata dagli indigeni durante le CXLin Trc/nba dcUaFfor?Ju

feste. Confrontando il testo di Bonanni con quello che accompagna


la tavola XXXVII del resoconto di Le Moyne, ? evidente laderivazione Fig. 27: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,
Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,
del primo dal secondo, come del resto lo stesso Bonanni dichiara. 1723, tavolaCXLIII
Nationale
(Biblioteca Milano,
Braidense, del
suconcessione
Anche l'incisione di van Westerhout ? evidentemente tratta dalla Ministemper1Benie leAttivit?
Culturad)

tavola XXXVII di Le Moyne. Essa rappresenta il corteo che trasporta


la regina seduta su una portantina coperta da fronde, complessivamente riprendendo
stereotipi di cortei trionfali di matrice classica europea. Davanti si trovano due suonatori di
tromba di corteccia, la portantina ? sorretta da quattro servi, mentre altri due ai lati proteg
gono la regina dal sole mediante appo
sai "ombrelli"; seguono inpne alcune
fanciulle ornate di pori che portano cesti
colmi di frutta e alcuni uomini armati
di lance. La posizione del suonatore di
tromba di corteccia deirincisione di van
Westerhout ? id?ntica a quella del suo
natore airestrema sinistra della tavola
di Le Moyne, tuttavia alcuni dettagli,
corne la pelle animale avvolta in cin
tura e l'orecchino, sono probabilmente
ricavati dalle pgure dei servitori della
regina nell'incisione che accompagna il
testo di Le Moyne (Figg. 27, 28). Fig. 28: JacquesLeMoyne de Morgues,Brevisnarratioeorumquae inFlorida,Americaeprovincia,
?ailis acciderunt,Francoforte,tipis loannisWecheli, sumptibusveroTheodoride Bry,
1591, tavolaXXXVII
delCentro
(Biblioteca Torino)
Teol?gico,

ios. Si vedano Daniel Defert, Collections et nations au XVIe si?cle, in L'Am?rique de Th?odore de Bry cit.,
pp. 47-67 (in particolare le pp. 51-52) e Luzzana Caraci, La scoperta detl'America secondo Theodore
De Bry cit., pp. 15 e 20.

389
Cristina ?hirardtni - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Il testo di Bonanni si limita a descrivere lo strumento,


formato da una corteccia arrotolata inmodo da formare un cono,
a cui son? appesi piccoli pendenti di oro, argento e bronzo che

fungono da crepitacoli. Essa ? tratta interamente dalla didascalia


di Le Moyne che descrive il corteo illustrato nella tavola XXXVII.
IIcapitolo dedicato alia "Zueca" riferisce di un crepita
colo globulare costituito da una zueca essiccata a cui ? stato appli
cato un manico, airinterno del quale son? contenuti piccoli semi o
sassi che percuotono le pareti del contenitore quando lo strumento
viene sottoposto a scuotimento. Per descriverne la struttura e Tuso
durante cerimonienelle quali si festeggia uno scampato pericolo,
Bonanni riporta parti del testo tratto dalla tavola XVII della rela
Fig.29: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico, zione di viaggio in Virginia di Thomas Hariot (Fig. 29).
Roma,nella Stamperiadi QiorgioPlacho,
1723, tavolaCXLVII Bonanni
Nationale
Br suconcessione
del
poi aggiunge che in Florida tale strumento ?
{Biblioteca e.Milano,
Ministeroper1 leAttivit?
Cutturali). talvolta da una pietra percossa e riporta un testo
accompagnato
tratto dalla didascalia relativa alia tavola XVI della relazione di

viaggio di Le Moyne de Morgues intitotata "Trophaeum & solennes


ritus devictis hostibus" (Fig. 30).

Fig. 30: JacquesLeMoynede Morgues,Brevis


narratioeorumquae inFlorida,Americae
provincia,?allis acciderunt,Francoforte,tipis
loannisWecheli, sumptibusveroTheodoride
Bry,1591,tavolaXVI
delCentro
(Biblioteca Torino}.
Teol?gico,

La tavola XVII di Thomas rappresenta un gruppo di indigeni seduti


Hariot
attorno al fuoco al centro di un villaggio, alcuni dei quali tengono inmano un crepitacolo
di zueca (Fig. 31). Lo strumento tuttavia non ? chiaramente visibile, mentre si vede pi?
distintamente nelle tavole seguenti, corne laXVIII, intitolata "Virginiensium saltandi ratio
solennibus festis" (Fig. 32) e la XIX "Oppidum Pomeiooc" (Fig. 33).

390
- // arm?nico di Filippo Bonanni
Cristina ?hirardini ?abinetto

Fig. 31:ThomasHariot,Admirandanarratio?datarnen,de
commodiset incolarumritibusVirginiae,Francoforte,tipis
loannisWecheli, sumptibusveroTheodoride Bry, Fig. 32:ThomasHariot,Admirandanarratio?da tarnen,de commodiset incolarumritibus
1590, tavolaXVII Virginiae,Francoforte,tipis loannisWecheli, sumptibusveroTheodoride Bry,1590, tavolaXVIII
delCentro
(Biblioteca Torino).
Teol?gico, delCentro
(Biblioteca Torino).
Teol?gico,

Nessuna di queste incisioni contiene una figura che


costituisca ilmodello preciso per l'illustrazione di van Westerhout,
tuttavia la forma allungata e schiacciata del crepitacolo di zueca
del suonatore nel Qabinetto Arm?nico richiama in qualche modo
la forma dei crepitacoli raffigurati nelle tavole menzionate sopra
della relazione di Thomas Hariot.
In queste tavole, infatti, i crepitacoli di zueca son?

raffigurati privi di decorazioni di piume e di intagli, diversamente


dagli analoghi strumenti illustrati nelle successive relazioni dei

Qrands Voyages. Soprattutto dalla Pars tertia dei Qrands Voyages,

infatti, realizzata utilizzando il resoconto del viaggio in Brasile di


Hans Staden e quello di ]ean de L?ry,106 il crepitacolo di zueca ?
Fig-33:ThomasHariot,Admirandanarratio
fida tarnen,de commodiset incolarumritibus
raffigurato con un guscio di forma ovoidale, decorato con piume Virginiae,Francoforte,tipis loannisWecheli,
sumptibusveroTheodoride Bry,
alie estremit? del manico e con un'apertura a forma di mezzaluna 1590, tavolaXIX
delCentro
(Biblioteca Torino).
Teol?gico,
o di bocea nel centro del guscio. Tali raffigurazioni effettivamente

io6. Hans Staden, jean de L?ry, Americae tertia pars. Memorabilem provinciae Brasiliae Historiam [...],
Francoforte, 1592. Alcune delle tavole a corredo della Pars tertia sono state riutilizzate anche per
i resoconti di viaggio che seguono, anche se non vi ? attinenza con il testo. Airinterno dei ?rands

Voyages, infatti, non ? raro riscontrare il riutilizzo di una stessa tavola in resoconti di viaggio diversi.
Sui rapporto tra testo e immagine nei ?rands Voyages si veda Mich?le Duchet, Le texte grav? de
Th?odore de Bry, in L'am?rique de Th?odore de Bry cit., pp. 9-46.

391
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Fifippo Bonanni
Cjabinetto

rispondono alia morfolog?a di alcuni crepitacoli utilizzati in varie culture dell'America


centro-meridionale. Questi infatti son? costituiti da un guscio di zueca a cui ? stato
applicato un manico, son? spesso decorati con piume col?rate, e talvolta presentano una

o pi? fessure nel guscio (Fig. 34 e 35).107

Fig.34: Hans Staden,Jeande L?ry,Americaetertiapars, Francoforte, Fig- 35:Hans Staden,]ean de L?ry,Americaetertiapars, Francoforte,
1592, tavolaXXXIV 1592,tavolaa p. 112
delCentro
(Biblioteca Torino).
Teol?gico, delCentro
(Biblioteca Torino)
Teol?gico,

La prima rafpgurazione a noi nota di uno strumento di questo tipo si trova


nelle incisioni che corredano la prima edizione del resoconto del viaggio di Hans Staden
verso l'America m?ridionale e la sua prigionia presso iTupinamba,108 stampata a Marburg
nel 1557. Hans Staden, mercenario prima su una nave portoghese, poi su una spagnola
dirette nelle Indie occidental!, nel 1553 fu fatto prigioniero dai Tupinamba, presso i quali
rimase pno al 1555. Nel resoconto egli racconta le sue disavventure e corne rischi? pi?
volte di essere mangiato dai "selvaggi". Egli invece si salv? grazie alla conoscenza della

lingua tupinamba, alla sua astuzia e ad una serie di circostanze a lui fortunate che fecero
credere ai "selvaggi" che il suo dio fosse pi? potente dei loro.
in due parti: nella prima sono narrati iviaggi
Ilracconto di Hans Staden ? diviso
e le avventure che portarono l'autore in Brasile e poi il ritorno in Europa a bordo di una
nave normanna, nella seconda si descrivono imodi di vivere e le credenze dei Tupinamba.
Inquesta seconda parte il capitolo XXIII, nella traduzione italiana intitolato "In che cosa
credono" illustra il crepitacolo di zueca, detto marac?, e la cerimonia con la quale viene
attribuito a questi strumenti il potere di parlare.109

107- Karl ?ustav Izikowitz, Musical and other sound instruments of the South American Indians, Q?teborg,
Elanders Boktryckeri Aktieboiag, 1935, pp. 96-118.
108. La relazione di viaggio di Hans Staden ? stata tradotta in italiano, si veda Hans Staden, La mia

prigioniafra i cannibali, Torino, EDT, 1991.


109. Staden, La mia prigioniafra i cannibali cit., pp. 121-123.

392
- // di Filippo Bonanni
Cristina Qhirardini Qabinetto arm?nico

La deserizione d?lia marac? menziona la fessura


"a forma di bocea" e le sue funzioni, sia quella pratica
(rinserimento dei sassolini airinterno del guscio), sia quella

m?gica. La consacrazione d?lie marac? si svolge in una VY ti * i$S?_5^


capanna appositamente sgomberata ed ? riservata ai soli
uomini. Ciascun proprietario di marac? per l'occasione
dipinge di rosso lo strumento e lo adorna di piume, porta poi
Fig. 36: Disegno trattoda HansStaden,Lamia prigioniafra i
alla capanna doni per lo sciamano affinch? non si dimentichi cannibali,Torino,EDT,1991, p. 122,

del suo strumento. Staden racconta che durante la cerimo

nia lo sciamano suffumiga dei partecipanti e sussurra formule nella fessura


lemarac?
del guscio, inmodo da far sembrare che sia lo strumento stesso a parlare. La cerimonia
termina con una incitazione a partir? per la guerra e a catturare nemici perch? gli spiriti
contenuti nelle marac? vogliono mangiare carne di schiavo. Una volta consacrata, la
maraca viene conservata in un apposito tabernacolo e adorata come un dio.
Il capttolo ? accompagnato da una incisione che mostra una marac?
posta al
centro tra un vaso e una ciotola, apparentemente contenente un liquido, appoggiata su
un supporto di rami intrecciati. Lamarac? ? rappresentata come un guscio perfettamente

sferico munito di manico, con una fessura a mezzaluna nel guscio e alcune piume all'estre

mit? distale (Fig. 36). La forma dello stesso strumento nei Qrands Voyages ? molto meno
stilizzata ma risponde alla descrizione di Staden per quanto
* XXXI
riguarda la presenza della fessura e delle piume, nonch? alle
rafpgurazioni della marac? in uso nei riti come si trovano
realizzate nelle prime incisioni pubblicate da Staden nella
prima parte del suo resoconto.110

Anche la "tromba della Florida" e il crepitacolo di


zueca sono present? in due tavole del Theatrum instrumento
rum di Praetorius, sebbene il testo a cui queste tavole fanno
da corredo non menzioni questi strumenti. Nella tavola XXIX
al n. 3 ? rafpgurata la tromba di corteccia, depnita nella
didascalia "Americanisch Horn oder Trommet" (Fig. 25),
mentre alia tavola XXXI al n. 10 troviamo il crepitacolo di
zueca, detto "Indianische Rasselen von gewachsen/ gleich
den K?rbissen" (Fig. 37). (?ou. * ?. <?:mr??t?y
? rrt*^inn? r. Cn^tMaMr^'imi^^tfno??

Stupisce soprattutto la rassomiglianza tra i crepi


tacoli di zueca rafpgurati nella Pars tertia dei ?rands Voyages Fig. 37 MichaelPraetorius,SyntagmaMusicum,
Wolfenb?ttel,1619 [facsimileKassel,Basel, London,
B?renreiter,1985],Theatruminstrumentorum, tavolaXXXI.
e quello indicato con it n. 10 nella tavola XXXI di Praetorius.

no. Si veda per esempio, Staden, La mia prigioniafra i cannibali cit., p. 85.

393
Cristina ?hirardini - // di Filippo Bonanni
?abinetto arm?nico

Riteniamo che non sia casuale e ipotizziamo invece che proprio le incisioni della raccolta
di de Bry siano all'origine delle pgure della tromba di corteccia e del crepitacolo di zueca
delle tavole di Praetorius. ? interessante notare, infatti, che anche altri strumenti delle
tavole XXIX e XXXI del Theatrum instrumentorum trovano riscontro nei ?rands Voyages. I
tamburi n. 8 e 9 nella tavola XXIX, depniti "Americanische Trummeln", si ritrovano rispet
tivamente in incisioni della Pars quarto e della Pars quinta, contenenti la relazione del

viaggio di Cristoforo Colombo redatta da ?irolamo Benzoni (Figg. 38 e 39).111 La tavola

Fig.38:?irolamo Benzoni,Americaepars
quarto,Francoforte,Omniselegantibusfgu
ris inaes incisisexpressa? Theodorode Bry
Leodiense,1594, tavolaXXIV
delCentro
(Biblioteca Torino).
Teol?gico,

della Pars quinta che mostra idue tamburi a caldaia contiene anche uno strumento a pato
con canneggio c?nico che pu? essere ricondotto air'Americanische Schalmen" n. 5 della
tavola XXIX e il cerchio con la bacchetta che funge da percussore, che nella didascalia alia
tavola XXIX del Theatrum Instrumentorum ? detto "Ein Ring so bey den Amerikkanern

gleich wie ein Triangel geschlagen wird". Inpne una tromba simile a quetla che nella tavola
XXXI ? detta "Ein Americanisch Trommet" ed ? contrassegnata dal n. 4 si trova in un'altra
incisione della Pars tertia dei ?rands Voyages (Fig. 40).

in. ?irolamo Benzoni, Americae pars quarta, sive Insignis et Admiranda Historia de reperta prim?m
Occidentali India ? Christophoro Columbo [...], Francoforte, Omnis elegantibus f?guris in aes incisis
expressa ? Theodoro de Bry Leodiense, 1594; Id. Americae pars quinta [...], Francoforte, Omnis

elegantibus fguris in aes incisis expressa ? Theodoro de Bry Leodiense, 1595.

394
Cristina Qhirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

Flg. 39: ?irolamo Benzoni,Amer?caeparsquinta, Francoforte,


Omnis elegantibus
figuris inaes incisisexpressa? Theodorode BryLeodiense,159s, tavolaa p. 21
del
(BibliotecaCentro Torino).
Teol?gico,

Fig.40: Hans Staden,Jeande Lery,Americaetertiapars, Francoforte,


1592,tavolaa p. 78
delCentro
(Biblioteca Torino)
Teol?gico,

395
Cristina ?hirardtni - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Il?abinetto Arm?nico ? particularmente apprezzato dagli etnomusicologi per


le informazioni etnograpche di grande interesse. Nel caso degli strumenti popolari in uso
in Italia, Bonanni generalmente fornisce informazioni non tratte da fonti letterarie, ma
che paiono derivare dall'osservazione diretta. Particularmente interessant! sono i capitoli
dedicati ai richiami da caccia e agli strumenti da strepito della Settimana Santa, che illu
strano oggetti rimasti invariati sino ad oggi e tuttora documentabili dalla ricerca sui campo.
IIrichiamo per le quaglie ? descritto da Bonanni come uno strumento "con cui s'imita la
voce delle Coturnici si suona con le mani, premendo una piccola saccoccia di pelle piena
di crini di cavallo"112 ed ? effettivamente costituito da un pschietto di osso o di altro mate
rial a cui ? applicato un serbatoio d'aria ricavato da una piccola borsa di cuoio imbottita
di crini di cavallo (Figg. 41 e 42). La seconda tavola dedicata al capitolo XXIX (intitolato
"Fischi diversi") allude invece a strumenti analoghi a quelli oggi costruiti con due fondelli
di cartucce inseriti Tuno nell'altro e utilizzati come richiami per allodole (Fig. 43).

Flg.41: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaXXIX


Nazionale
{Biblioteca Braidense,
Milano,suconcessione periB?nie leAttivit?
delMinistero Culturali).
A destra:?abriele Pennazio"Biel"di RivapressoChieri(Torino)ritrattoai piedi di un gelso con inmano un quaglieree
?Iretinoper lacatturadella quaglia
(fotodiRoberto
Qhignone,C?vico
MuseodelPaesaggio Rivapresso
Sonoro, Chieri).

Fig.42 Richiamiperquaglie costruitida


?abriele Pennazio("Biel")
(fotodiDi?oTron,
C?vico
MuseodelPaesaggio
Sonoro,
Rivapresso
Chieri).

112. Bonanni, Qabinetto Arm?nico cit., pp. 72-73.

396
Cristina CJhirardini - // ?abinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Fig.43: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperiadi QiorgioPtacho,1723, tavolaXXIX


Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, periB?nie leAttivit?
delMintstero Cultural!).
A destra:QianfrancoBenvegnusuonaun richiamoperallodole ricavatoda due fondellidi cartuccia

QU strumenti della Settimana Santa son? descritti in cinque capitoli intitolati

rispettivamente "Crepitacolo di legno nella Chiesa Latina", "Altro diverso", "Matracca",


"Fanciulli con ilTrich Trach" e "Altro simile".
Nel primo Bonanni introduce il tema degli strepiti e fornisce cinque ragioni a

giustifkazione del fatto che nei giorni in cui si celebra Passione di Cristo le campane tac
ciono e al loro posto si usa far rumore con oggetti di legno. Tali motivazioni son? fondate

suiresegesi del racconto della Passione e son? costruite associando oggetti e azioni rituali
ai protagonisti della narrazione. Qli apostoli son? paragonati alie campane e dunque le
campane tacciono perch? gli apostoli non furono in grado di seguir? Cristo nel tempo
della Passione. Qli strumenti da strepito, al contrario, essendo strumenti "minori", son?
paragonati alie donne, le quali, invece, furono vicine a Cristo fino alla morte. II legno di cui
son? costituiti gli strumenti da strepito ricorda da un lato il legno della Croce, dall'altro
il "legno della prevaricazione di Adamo".113 Infine le percosse al legno evocano l'umilt?
di Cristo e il timor?.

Negli Ultimi decenni la pratica di fare rumore durante i riti della Passione di
Cristo ha suscitato l'int?resse degli etnomusicologi, iquali hanno tentato di comprendere
la valenza di questi eventi sonori.

113- Bonanni, ?abinetto Arm?nico cit., pp. 148-149.

397
- // di Filippo Bonanni
Cristina ?hirardini ?abinetto arm?nico

Per il fen?meno
degli strepiti eseguiti in occasioni rituali, Settimana Santa
oppure charivari, Claudie Marcel-Dubois ha coniato il termine paramusique, riferendosi
- notamment en temps
appunto ai "ph?nom?nes sonores, organis?s volontairement
rituels - et se situant ? la fronti?re du son musical et du signal bruit".114 Febo ?uizzi,
invece, studiando le rappresentazioni di "aggressione sonora" nelle rafpgurazioni della
derisione di Cristo, ha proposto in alternativa il termine italiano "antimusica", sostenen
dolo con le seguenti argomentazioni:
Questa def?nizione [paramusique] peraltro sembra contener? un giudizio di carattere

classificatorio in base al "rango" delle forme musicali prodotte con tali strumenti,
che non mi soddisfa, e che, soprattutto, credo faccia torto sia alla molteplicit? dei

fenomeni che in realt? si realizzano per mezzo degli strumenti da strepito, sia all?
stesso concetto di strumento musicale, in quanto dedotto dal concetto di "m?sica",
che il termine sembra voler discriminare. Preferisco dunque parlare di "antimusica",
che invece ? si comprensivo dell'esplicita volont? di caricare l'effetto sonoro prodotto
di una precisa connotazione negativa (nel senso sia di "mondo alia rovescia" sia di

antagonismo), ma riafferma inmodo piu netto l'appartenenza all'esperienza musicale


tout court che comunque va riconosciuta a questi fenomeni.115

Entrambi comunque vedono gli strepiti della Settimana Santa come una pratica
"carnevalesca" che si manifesta nel momento in cui la cristianit? rievoca la morte del

Figlio di Dio, dunque un momento di rovesciamento, di drammatica rottura dell'ordine


universale.116

114- Claudie Marcel-Dubois, La paramusique dans le charivari fran?ais contemporain, in Le charivari, a


cura di Jacques Le Cjoff and Jean Claude Schmitt, Paris La Haye New York, ?cole des Hautes ?tudes
en Sciences Sociales, 1981, pp. 45-53; la citazione ? tratta da p. 45.
115. Febo Cjuizzi, Corni, strepiti, diavoli e giudei. Le raffigurazioni del Cristo deriso e il 'demoniaco' nei
rituali della Passione, inCharivari. Mascherate di vivi e di morti, a cura di Franco Castelli, Alessandria,
Edizioni deirOrso 2004, pp. 201-243; la citazione ? tratta dalle pp. 218-219.
116. Marcel-Dubois, La paramusique dans le charivarifran?ais contemporain cit., p. 51 :"Ce renversement
des sonorit?s nobles et respectables en sonorit?s discordantes et d?moniaques, voulu par la justice
sociale populaire, peut ?tre rapproch? du ph?nom?ne des paramusiques des T?n?bres. Sans ?tre

organologiquement identiques aux instruments du rite charivari, les instruments des T?n?bres ont
en commun avec ces derniers le dessein de produire un vacarme terrifiant. Les cr?celles, les toque
maillets, les tambours ? friction tournoyant des T?n?bres ne sont-ils pas r?serv?s ? une p?riode o?
Satan, d'apr?s la croyance chr?tienne, devient le ma?tre de l'univers ? Et ces instruments ?bas? du
monde de dessous ne supplantent-ils pas alors, et pour un temps, les orgues et les vol?es de cloches
que l'av?nement de P?ques ressuscitera ?". Cjuizzi, Corni, strepiti, diavoli e giudei cit., pp. 216-217:
"Del resto ? un falso problema quello che voglia decidere se il ciclo pasquale attivi e attiri il rove
sciamento rituale per propria inerzia, o se sia questa cifra carnevalesca che si insinua e si espande
ovunque vi sia uno spazio suficientemente ambiguo segnato dal conflitto tra opposti e dal duali
smo, a partir? da quello tra bene e male, con il relativo rischio dell'instaurazione nella realt? del
rovesciamento dei rapporti di forza tra questi due principi: ? ovvio che la Pasqua offre quanto di
pi? esemplare e radicale si possa trovare in relazione a questi terni entro la cultura cristianizzata.
Bastera pensare al ru?lo che nei riti del Triduo d?lie T?n?bre ? riservato ad altri strumenti dello

strepito, quelli, come raganelle, traccole, eco, che prendono il posto delle campane come oggetti

specializzati per la produzione dei suoni dell'alterit? che si manifestano inmorte del Dio in terra, e

398
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

Dalla
lettura del ?abinetto Arm?nico si deduce che Bonanni distingue due
approcci agli strepiti della Settimana Santa. IIprimo comporta la legittima sostituzione
delle campane per imotivi citati nel Rationale di Durando: esso rientrerebbe nella liturgia
cattolica, dato che Bonanni osserva che "tutti quest'lstromenti, come destinati a Funzione

sagra, doverebbero essere sonati dalli Chierici, e con abito Cl?ricale, essendo il sonare le
Campane ofpzio degl'Ostiar?".117 L'altro, invece, ? quello giudicato improprio e deplorevole
e descritto nel capitolo dedicato al "Fanciullo con ilTrich Trach", cio? la consuetudine dei

ragazzi di fare rumore fuori e dentro le chiese "non per motivo di dett'ossequio, e p?a
considerazione circa le Funzioni della Chiesa, ma per trastullo".118
Diversi anche gli strumenti destinati airuno o airaltro uso. Proprie
sarebbero
delle chiese sarebbero le tavole di legno a cui son? incernierate, su entrambi i lati, una o
pi? "maniglie" di m?tallo che percuotono la tavola quando a questa viene fatto compiere
un moto sui proprio asse (Fig. 44). Altrettanto
rotatorio alternato legittime, anzi, persino
"migliori" secondo Bonanni, sarebbero le "traccole" costituite da una serie di martelli
azionati da un albero a camme che percuotono il fondo di una cassa. Il rumore prodotto
dai percussori airinterno di questo strumento ? paragonato a quello dei "martelli di legno
armati di ferro nelli Vasi delle Cartiere, ove si macera la carta" (Fig. 45).119

Fig.44: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Fig.45: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperia


Stamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCXII di ?iorgio Placho,1723, tavolaCXlll
Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, periB?nie
delMinistero Nazionale
(Biblioteca Braidense,
Milano, suconcessione periB?nie
delMinist?re
leAttivit?
Culturali). leAttivit?
Cultural!)
A destra:tabella,Museo Ettore?uatelli, OzzanoTaro (Parma) A destra: traccolaa martelli,Museo Ettore?uatelli,OzzanoTaro (Parma)
(fotodiCristina
Cjhirardini). (fotodiCristina
Qh?rardini)

che si aff?ancano alla massa imponente e variegata degli oggetti non specializzati che le tradizioni
locali di ieri e di oggi impegnano nella stessa fase lit?rgica a produrre strepiti altrettanto diretta
mente legati aU'esorcismo della crisi della presenza divina".
117. Bonanni, ?abinetto Arm?nico cit., p. 150.
118. Bonanni, ?abinetto Arm?nico cit., p. 151.
119. Bonanni, ?abinetto Arm?nico cit., p. 149.

399
Cristina Cjhirardini - // Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Lo strumento detto "matracca" sarebbe proprio della


Spagna e del Regno del Messico e costituito da una serie di martelli
che percuotono i raggi di una ruota. Imartelli sarebbero incernierati
al centro della circonferenza tra un raggio e l'altro e liberi di muoversi

quando viene fatta ruotare la struttura (Fig. 46).


Uno strumento simile ? effettivamente documentato in
Spagna come strumento da strepito della Settimana Santa, anche
di grandi dimensioni e coltocato nei campanili. II termine matraca,
tuttavia, ? piuttosto gen?rico e designa sia lo strumento descritto da
Bonanni, sia altri idiofoni in uso nella Settimana Santa, come la tabella
descritta sopra, lo strumento costituito da un martelletto incernierato
Fig.46: FilippoBonanni,?abinetto sopra una tavola, o anche le raganelle.120
Arm?nico,Roma,nella Stamperiadi
?iorgio Placho,1723, tavolaCXIV Sarebbero invece propri dei bambini "martelli di varie sorti",
Nazionaie
(Biblioteca Braidense,
Milano,suconces
periB?nie leAttivit?
sionedelMinist?re Cultural!). e strumenti costituiti da un piccolo martello incernierato
raganelle
su una tavola munita di un manico. Bonanni per questi due Ultimi
strumenti riporta il nome
"trich-trach", effettivamente documentato (anche con alcune
varianti) in Piemonte e in altre aree d'Italia corne nome gen?rico della raganella e di altri
strumenti da strepito (Figg. 47 e 48)."1

Fig.47: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nellaStamperiadi ?iorgio Placho,1723, tavolaCXVH


Nazionale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, per1B?nie ?eAttivit?
delMinistero Culturati)
A destra:?iuseppe Bancherodi Bergolo(Cuneo)con iltric-tracda luicostruito
di Francesco
(foto Civico
Torta, Museo
delPaesaggio Rivapresso
Sonoro, Chieri).

120. John M. Schechter, Matraca, inNew Qrove Dictionary, vol. 2, p. 622.


121. Si veda la documentazione conservata presso il C?vico Museo del Paesaggio Sonoro di Riva pres
so Chieri e Karl Jaberg, Jakob Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und der S?dschweiz, Zofingen,
Vertagsanstsalt Ringier & Co., 1928-1962, vol. IV, carta 789.

400
- // arm?nico di Filippo Bonanni
Cristina ?htrardini ?abinetto

Ci pare utile terminare


questo articolo con alcune considera

zioni su come il trattato di Bonanni


? stato recepito nel corso del XVIII
sec?lo. Come gi? detto, il ?abinetto
Arm?nico fu oggetto di una seconda
edizione stampata a Roma nel 1776
con la revisione e la traduzione in

francese dell'abate ?iacinto Ceruti.

Questa edizione fu oggetto di recen


sioni anonime pubblicate nelle

?Efemeridi letterarie di Roma?122 e


nella ?Bibliograpa gen?rale corrente Fig.48: A sinistra:FilippoBonanni,?abinettoArm?nico,Roma,nella Stamperiadi ?iorgio Placho,
1723, tavolaCXVIII
di Europa?,123 le quali derivano l'una
Nazionaie
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, perifienie leAttivit?
delMinistero Culturali).
daU'altra, dal momento che il conte A destra;Raganella,Museo Nazionaledelle Arti e TradizioniPopolari,Roma
(fototratta
daMuseo delleArtieTradizioni
Nazionale Roma.
Popolari Lacollezione a curadiPaola
deglistrumenti.
nuto ? sostanzialmente id?ntico e il Elisabetta e Roberta
Simeoni Roma,Istituto
Tucci, e Zecca
Poligrafico delloStato,1991,p 132)
recensore della ?Bibliograpa gen?rale
corrente di Europa? cita esplicitamente
le ?Efemeridi letterarie di Roma?.
IIgiudizio che viene dato al ?abinetto Arm?nico ? tutt'altro che lusinghiero:
il testo di Bonanni viene ritenuto colmo della pi? "indigesta erudizione"124 e di scarsa
utilit?. Viene riconosciuto air?bate Ceruti ilm?rito di aver alleggerito il testo di Bonanni,
considerato interessante
perlomeno per l'intento di fornire un quadro gen?rale sugli
strumenti musicali, tuttavia l'universalita del ?abinetto Arm?nico e l'approccio di Bonanni
non vengono capiti, n? apprezzati. Viene aspramente criticato l'autore del trattato per il

fatto di essersi limitato a raccogliere notizie erudite e di aver trascurato argomenti ritenuti
fondamentali, come il temperamento e la costruzione. Bonanni viene accusato di non
aver saputo trarre i giusti suggerimenti metodologici dalla Lyra Barberina di Doni125 che

egli dimostra di conoscere, sebbene nei primi decenni del XVIII sec?lo non fosse ancora
stampata. L'attenta lettura della Lyra Barberina, secondo i recensori, avrebbe consentito a
Bonanni di approfondire il problema della distinzione tra lira e cetra e avrebbe arricchito

maggiormente la parte sugli strumenti a corde. IIparagone del testo di Bonanni con laLyra
Barberina di Doni, evidentemente, parla pi? delle esigenze dei recensori che dell'opera di

122. ?Efemeridi di Roma?, n. 1, 1777, U 4 ?ennaro,


letterarie pp. 1-3.
123. ?Bibliograf?a gen?rale corrente di Europa?, tomo II, Italia 1776, pp. 26-28.
124. ?Efemeridi letterarie di Roma? cit., p. 2.
125. Cjiovanni Battista Doni, Lyra Barberina, Firenze, nella Stamperia Imperiale, 1763 [facsimile Bologna,
Forni, 1974]

401
- //
Cristina ?hirardini Qabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Bonanni. gen?rale sugli strumenti musicali e che pero sia anal?tico come la
Un trattato

parte sugli strumenti a corde dell'antichit? che costituisce i primi otto capitoli della Lyra
Barberina ? ci? che gli autori delle recensioni avrebbero voluto leggere, ma ? anche ci?
che Bonanni stesso dichiara di non poter fare. Bonanni inoltre ? criticato per aver usato

impropriamente il termine Chelis, dato che egli lo riferisce al violino: evidentemente gli
autori delle recensioni non si erano accorti che l'uso del termine Chelis con questo signi

ficato deriva dalla Musurgia Universalis di Kircher. Inf?ne egli viene accusato di aver dato
troppo spazio agli strumenti a percussione e a quelli extraeuropei, ritenuti non degni di
essere annoverati tra gli strumenti musicali.

Quelli che oggi consideriamo i pregi maggiori dell'opera di Bonanni, ovvero


l'universalita e l'assenza di una concezione gerarchica nello studio degli strumenti musi
cali, alia fine del XVIII sec?lo son? considerati come premesse metodologiche fuorvianti.
Nella critica al Qabinetto Arm?nico, inoltre, non si tiene conto delle dichiarazioni di
Bonanni, il quale nel proemio ammette di voler semplicemente raccogliere una serie di

immagini di strumenti, i relativi nomi e una serie di notizie sulle circostanze in cui son?
utilizzati. Tale premessa effettivamente non ? cos? chiara nel proemio dell'edizione del
1776 come lo ? nell'edizione precedente, il che forse ha determinato una serie di aspet
tative che il testo ha deluso.
IIgiudizio dei recensori delle ?Efemeridi letterarie di Roma? e della ?Bibliograf?a

gen?rale corrente d'Europa? sembra essere condiviso da Jean Benjamin La Borde, ilquale,
tuttavia, nella parte intitolata Des Instrumens nel secondo libro del primo tomo deiVEssai
sur la musique, utilizza ampiamente ilQabinetto Arm?nico,126 anche se dichiara di farlo
suo malgrado:

Nous aurions d?sir? pouvoir nous ?tendre davantage sur une mati?re aussi int?res
sante et aussi neuve; mais le peu d'ouvrage que nous avons trouv?s, concernant les

instrumens, ne nous ont procur? que peu de connaissances, et encore sont-elles fort
incertaines. Le plus ?tendu de tous ces ouvrages est celui du P. Bonanni, mais il est
si peu int?ressant et si peu instructif, que nous avions bien regrett? d'?tre oblig?s d'y
avoir recours. Nous avons essay? d'engager les plus habiles Virtuoses ? nous ?clairer
sur leur art, mais seulement quelques-uns d'entr'eux ont consenti ? nous donner les
?claircissemens dont nous avions besoin, et nous avons fait tous nos efforts pour t?cher
de supl?er ? ce qui nous manquait.
Nous avons trouv? quelque secours dans l'Enciclop?die, mais nous aurions bien d?sir?

qu'au lieu de d?crire avec tant de d?tails lem?chanisme des instrumens, on e?t pr?f?r?
des recherches sur leur antiquit? et sur les peuples qui les ont invent?s.127

126. L'analisi del testo ?e\V Essai de la musique ancienne et moderne consente di verificare che La Borde
aveva a disposizione l'edizione del 1776 del ?abinetto Arm?nico.
127. Jean-Benjamin de La Borde, Essai sur la musique ancienne et moderne, Parigi, de l'Imprimerie de
Ph.-D. Pierres, 1780 [facsimile New York, AMS Press, 1978], vol. I, pp. 201-202.

402
Cristina ?hirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
?abinetto

UinPuenza che Topera di Bonanni ha avuto su quella di La Borde si riscontra


anche nella struttura gen?rale. I primi sedici capitoli del libro Des Instrumens risultano

particularmente legati al ?abinetto Arm?nico, sebbene nel suo complesso la trattazione

sugli strumenti musicali di La Borde sia piuttosto articolata e basata su fonti anche
posteriori la pubblicazione del testo di Bonanni. Nel libro Des Instrumens i capitoli
sugli
strumenti extraeuropei, in particolare, son? piuttosto interessanti, in quanto ricchi di

informazioni provenenti da varie fonti: le immagini, tuttavia, derivano prevalentemente


da Bonanni e da Amiot.128

Dopo ilcapitolo introduttivo in cui La Borde fornisce un quadro gen?rale del suo
lavoro e accenna agli strumenti degli Ebrei, ne seguono otto che paiono effettivamente
ricalcare (e non solo nei titoli) i tredici capitoli introduttivi del ?abinetto Arm?nico. ?li

argomenti trattati, infatti son?: lam?sica nei sacripci e nelle feste, gli strumenti utiliz
zati nei trionp, nei giochi e nelle feste pubbliche, durante la navigazione, nei conviti e
nei funerali, lam?sica militare e lam?sica utilizzata in chiesa. La trattazione che segue

distingue gli strumenti musicali in antichi e moderni e ciascuna di queste due cat?gorie ?
suddivisa in strumenti a pato, a corde e a percussione. La Borde descrive gli strumenti uno
per uno senza menzionare esplicitamente le proprie fonti, inmolti casi tuttavia, il testo
rivela una stretta dipendenza dal ?abinetto Arm?nico. La Borde inoltre fornisce diverse
tavole, alcune delle quali riprendono suonatori del ?abinetto Arm?nico, disposti Tuno a
panco delTaltro, oppure messi insieme a formare una sorta di concerto con strumenti
anche tra loro (Fig. 49).
lontanissimi

Proprio tramite La Borde, Tinpuenza di Bonanni si percepisce anche in alcune


voci sugli strumenti musicali nella sezione Art du faiseur d'instruments de musique et
lutherie neWEncyclop?die m?thodique, arts et m?tiers m?caniques. Inessa, infatti, le voci
"Accordo",129 "Calandrone"/30 "Trompette de Canne" e "Trompette de Courge"131 derivano

evidentemente dal ?abinetto Arm?nico. Il cosiddetto "accordo" viene err?neamente


assimilato alla lyra barberina di Doni: ? La Borde che opera questa sovrapposizione
nella tavola relativa alla p. 290, dove la didascalia relativa alio strumento copiato dalla
al cosiddetto "Accordo" nel ?abinetto Arm?nico, afferma: "1. Instrument
tavola dedicata

appel? en
Accord Italie ou Amphicordum". Il testo corrispondente inoltre depnisce
T"Amphicordum" corne "Lyre Barberine, instrument invent? par Jean Doni. On en trouve
la description dans ses Oeuvres" (Figg. 50 e 51).132

128. Joseph-Marie Amiot, M?moire sur la musique des Chinois [...], Parigi, chez Nyon l'a?n?, 1779.
129. Encyclop?die m?thodique. Arts et m?tiers m?caniques, Paris, chez Panckoucke, Li?ge, chez Plomteux,
1785 [facsimile Cjen?ve, Minkoff, 1972], vol. IV, pp. 27 e 125.
130. Art du faiseur d'instruments de musique et lutherie cit., vol. IV, pp. 98 e 155.
131. Art du faiseur d'instruments de musique et lutherie cit., vol. IV, pp. 129 e p. 184.
132. La Borde, Essai sur lamusique ancienne et moderne cit., vol. I, pp. 290.

403
Cristina Qhirardini - // arm?nico di Filippo Bonanni
Qabinetto

?ZritA?XUvrtw 3 r<nmi>
Trw*? (?n?ttzrr
J&i?*w?,*t

Fig.49: ]ean-Benjaminde laBorde,Essaisur lamusiqueancienneetmoderne, Parigi,de l'Imprimerie de Ph.-D.Pierres,


1780 [facsimileNewYork,AMSPress, 1978],vol. I,tavole relativeaile pp. 233 e 279

W^K^BEB3BBmim?&^i*?~ ?in '?^?


~
! JtVHi (L^ccorcto J

Fig. 50: FilippoBonanni,?abinettoArm?nico, de La Borde,Essai sur ta


Fig. si: Jean-Benjamin
Roma,nellaStamperiadi QiorgioPtacho, musique ancienne et moderne, Parigi, de l'Im
1723, tavolaLVIII primeriede Ph.-D.Pierres,1780 [facsimileNew
Nanonale
(Biblioteca Braidense, suconcessione
Milano, del York,AMSPress, 1978], vol. I,tavolarelativaalla
periB?nie leAttivit?
Minist?re Culturali) p. 290.

404
Cristina Cjhirardini - // Cjabinetto arm?nico di Filippo Bonanni

Dunque nonostante
i recensori delle ?Efemeridi letterarie di Roma? e della

?Bibliograf?a gen?rale corrente d'Europa? auspicassero che qualche esperto si prendesse


l'impegno di scrivere un'opera di carattere gen?rale sugli strumenti musicali, tenendo
presente le questioni inerenti il temperamento e la costruzione, e nonostante il disap

punto di La Borde, ilQabinetto Am?nico rimase a lungo l'unica opera in lingua italiana
che traitasse degli strumenti musicali inmodo ampio.

L'organologia attuale,
grazie soprattutto all'interesse suscitato da studiosi

provenienti dall'etnomusicologia, ha potuto rivalutare plenamente il trattato di Bonanni,

capirne l'importanza sul piano storico e sottolinearne lamodernit? dell'approccio univer


sale e privo di pregiudizi nei confonti degli oggetti che producono suono.133
La ricerca sulle fonti ha consentito di mettere in luce un aspetto non conosciuto
del trattato: proprio grazie al lavoro di erudizione compiuto da Bonanni, il Qabinetto
Arm?nico una straordinaria sintesi delle conoscenze
costituisce sugli strumenti musi
cali disponibili nei primi decenni del XVIII sec?lo. La fitta rete di relazioni tra le varie

fonti ut?izzate consente infatti di fare luce su quali fossero i percorsi di diffusione delle
conoscenze sugli strumenti musicali prima della nascita della moderna organologia.
L'approccio al testo del Qabinetto Arm?nico, avendone presente le fonti, consente quindi
di contestualizzare il punto di vista di Bonanni e di conseguenza sia di capire l'origine dei
suoi fraintendimenti, sia di apprezzare in pieno quelle parti il cui contenuto ancora oggi
ci meraviglia per la sua ricchezza. Nello stesso
tempo ? possibile recup?rame il valore

piu gen?rale di documento di una mentalit? e di specchio di una cultura che ha fatto da
cerniera tra fasi storiche dell'elaborazione del m?todo scientifico neirambito di quelle
che oggi definiamo "scienze umane", in particolare per le discipline storico-filologiche e
per quelle etno-antropologiche.134

133- Si vedano soprattutto Febo ?uizzi, Introduzione, in Anthony Baines, Storia degli strumenti musicali,
a cura di Febo ?uizzi, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1983, pp. I-XIX;Roberto Leydi, L'altra
m?sica, Firenze, ?iunti-Ricordi, 1991, p. 77 e ?uizzi, ?li strumenti della m?sica popolare in Italia
cit., che fa largo uso delle tavole del ?abinetto Arm?nico.
134. Punto di riferimento metodol?gico per questo tipo di approccio ? Carlo ?inzburg, in particolare,
per quanto riguarda fonti sei-settecentesche, alcuni dei saggi contenuti in Carlo ?inzburg, Ilfilo e
le tracce, Milano, Feltrinelli, 2006.

405