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Monte Bianco

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Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese e in arpitano) è, con i


Monte Bianco
suoi 4.808,72 m di altitudine (ultima misura ufficiale il 13
settembre 2017)[1], la montagna più alta delle Alpi, d'Italia, di
Francia e, secondo alcune convenzioni, dell'Europa[2][3], da cui
il soprannome, a volte usato, di Re delle Alpi[4], condividendo
assieme al monte Elbrus nel Caucaso un posto tra le cosiddette
Sette Vette del Pianeta.

Posta nel settore delle Alpi Nord-occidentali, lungo la sezione


alpina delle Alpi Graie, sulla linea spartiacque tra la Valle
d'Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l'Alta Savoia (valle
dell'Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur[5] e
Chamonix, dà il nome all'omonimo massiccio, appartenente Il Monte Bianco con a dx il Monte
alla sottosezione delle Alpi del Monte Bianco. Prevalentemente Maudit e il Mont Blanc du Tacul
di natura granitica, irta di guglie e di creste, intagliata da
(versante italiano)
profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai, è
considerata una montagna di grande richiamo per l'alpinismo Stati Italia
internazionale[6] e, dal punto di vista della storiografia Francia
alpinistica, la nascita dell'alpinismo stesso coincide con la data Regione Valle d'Aosta
della sua prima ascensione: l'8 agosto 1786[7].
Alvernia-Rodano-
Alpi
Indice Provincia Valle d'Aosta
Geografia Alta Savoia
Altezza
Altezza 4 808,72 m s.l.m.
Geologia
Prominenza 4 696 m
I quarzi del Monte Bianco
Clima Catena Alpi
Ghiacciai Coordinate 45°49′58.46″N
Flora e fauna 6°51′52.88″E

Storia Altri nomi e Il Bianco, Tetto


Le disparità cartografiche significati d'Europa, Tetto delle
Le scuole militari Alpi, la Dama bianca
Le battaglie del Monte Bianco Data prima 8 agosto 1786
La battaglia al rifugio Torino ascensione
La battaglia al Col du Midi Autore/i Jacques Balmat,
Il caso Vincendon-Henry prima Michel Gabriel
La tragedia del Freney ascensione Paccard
Aviazione Mappa di localizzazione
I disastri aerei
Ascensioni Monte
Prima ascensione Bianco
Prima ascensione invernale
Prima ascensione femminile
Record di velocità di salita e discesa
Concatenamenti
Vie alpinistiche
Vie normali
Versante sud (Frêney-Brouillard)
Creste
Versante del Brouillard
Versante del Frêney
Versante est (Brenva)
Versante sud-ovest
Discese in sci
Economia e infrastrutture
Turismo
Rifugi
Guide alpine
La Funivia dei Ghiacciai
La protezione del Monte Bianco
Il traforo del Monte Bianco
I laboratori del Monte Bianco
Dati SOIUSA
Il Monte Bianco nelle opere culturali
Cinema e televisione Grande Parte Alpi Occidentali
Nella letteratura Grande Alpi Nord-occidentali
Settore
Galleria d'immagini
Sezione Alpi Graie
Note
Sottosezione Alpi del Monte Bianco
Bibliografia
Supergruppo Massiccio del Monte
Voci correlate
Bianco
Altri progetti
Gruppo Gruppo del Monte
Collegamenti esterni Bianco
Sottogruppo Monte Bianco
Geografia Codice I/B-7.V-B.2.b

Visto dalla parte italiana, il Tetto delle Alpi[8] non è poi così
appariscente rispetto alle altre vette che lo circondano. A differenza dell'altro grande gigante delle Alpi, il
monte Rosa, visibile in tutta la Pianura Padana nord-occidentale fino alle prime alture appenniniche, il
monte Bianco compare solo all'ultimo momento lungo la strada per Courmayeur, nascosto da una miriade di
satelliti minori. Guardandolo da ovest è invece ben visibile da molto lontano, dalle alture del Massiccio
Centrale francese, da quelle dei Vosgi, dalle alture del Giura, dalla Svizzera, dalla Foresta Nera.
È perennemente innevato e si trova nella parte centrale di una
catena di monti che si estende in lunghezza per 40 km, in
larghezza dagli 8 ai 15 km, su territori di tre diversi stati,
occupando una superficie di circa 645 km²: il massiccio del
Monte Bianco[9]. Se si esclude la parete est del Monte Rosa di
Macugnaga, la più alta delle Alpi, in questo massiccio sono
presenti alcune tra le pareti più elevate del sistema alpino quali la
Brenva e la nord delle Grandes Jorasses e sono raggruppate
Il versante sud del Monte Bianco visto quaranta cime al di sopra dei 4.000 m, con un terzo di superficie a
dalla Valdigne (alta Valle d'Aosta) una quota non inferiore ai 3.000 m[10]. L'azione degli agenti
erosivi sulle rocce granitiche ha formato nel tempo creste
acuminate e vette a guglia di particolare bellezza che richiamano
nella regione alpinisti da ogni parte del mondo.

Mentre il versante francese discende lentamente in pendio, il


versante italiano è formato da una ripida e maestosa muraglia
granitica che dalle sommità maggiori precipita sul fondo delle valli
Ferret e Veny. Su questo versante si trovano le pareti da scalare più
difficili e impegnative. I luoghi abitati sono situati al disotto dei
2.800 m, mentre rari e difficili sono i valichi, il più basso dei quali è
quello del Gigante a 3.359 m. Ecco alcune emblematiche cime:
Il Monte Bianco visto da La Salle
Il Dente del Gigante (4.014 m) è una delle più celebri
cime. Si erge per circa 160 m al di sopra della
caratteristica gengiva di neve.
Le Grandes Jorasses: sulla sua parte sommitale, lunga circa 1 km, raggruppa una sequenza
di sei punte, cinque delle quali superano i 4.000 m.
L'Aiguille Noire de Peuterey (3.773 m) è uno dei simboli del Monte Bianco nel versante
italiano: si innalza direttamente dai prati della Val Veny per 2.200 m di dislivello; è la cima più
importante della gran cresta del Peuterey.
Il Dôme du Goûter (4.306 m). Se la parte sommitale delle Grandes Jorasses è irta di cime,
quella del Dôme du Goûter è completamente piatta ed è la più estesa di tutte le Alpi.
Il Mont Dolent (3.820 m) è una cima piramidale; curiosamente la sua vetta è il punto d'incontro
delle frontiere di Italia, Svizzera e Francia.
le Guglie di Chamonix, tra i 3.000 e i 3.842 m, dominano la vallata di Chamonix e
rappresentano uno dei paesaggi più celebri delle Alpi francesi.

Altezza

Sul Monte Bianco ci sono due vette:


una rocciosa e una ghiacciata Il Monte Bianco in una
rappresentazione 3D
Al di sotto della calotta sommitale, sotto una coltre di ghiaccio e di neve spessa dai 16 ai 23 m, a quota
4.792 m si trova la cima rocciosa, spostata di 40 m circa più a ovest rispetto alla vetta stessa. Nel 1740 il
matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier fu il primo a determinarne l'altezza tramite il sistema
trigonometrico: secondo i suoi calcoli il Bianco misurava 4.000 m. Trentacinque anni dopo, nel 1775,
usando lo stesso metodo di de Duillier, il matematico inglese George Schuckburgh-Evelyn indicò la quota a
4.804 m. Tramite il barometro nel 1787 Horace-Bénédict de Saussure misurò 4.809,07 m mentre nel 1844 il
fisico francese Auguste Bravais misurò 4.810 m e nel 1892 Joseph e Henry Vallot 4.807 m[11].

Nell'agosto del 1986 la misurazione ortometrica rilevata tramite satellite risultava di 4.804 m.
Successivamente l'altezza ufficiale è stata per lungo tempo 4.807 m, per poi passare nel 2001 a 4.810 m; nel
2003 a 4.808 m; nel 2005 fu di 4.808 m; nel 2007 a 4.810 m; nel 2009 4.810 m[12] e nell'ultima misurazione
del settembre 2015 a 4.808 m, più basso rispetto alla precedente misurazione di 1,29 m. Queste variazioni
sono dovute ai venti che accumulano la neve sulla cima, determinandone conseguentemente l'altezza. Se
durante l'anno si registrano meno giorni ventosi rispetto all'anno precedente, di conseguenza si accumulerà
meno neve condizionandone l'altezza. A causa delle continue variazioni della calotta ghiacciata a partire dal
2001 ogni due anni viene fatto un rilevamento ufficiale. Le misurazioni vengono effettuate a cura della
Camera provinciale dei geometri dell'Alta Savoia in collaborazione con una società specializzata in
rilevamenti tramite GPS. Dopo la siccità del 2003 la misurazione effettuata nel mese di settembre di
quell'anno attestava l'altezza a 4.808,45 m e si constatò in quell'occasione che la cima si era spostata di
0,75 cm verso nord-ovest rispetto alla posizione del 2001.

Durante quella campagna di misurazioni sono stati sistemati sulla calotta sommitale più di 500 punti fissi di
riferimento al fine di studiare con precisione il variare del volume di ghiaccio al di sopra dei 4.800 m che nel
2003 era di 14.600 m³, 14.300 m³ nel 2005 per arrivare ai 24.100 m³ attuali[13]. Il monte Bianco è la
montagna più alta di tutta la catena alpina e considerata anche la più alta dell'Europa[2]. Nonostante le fonti
più autorevoli non considerino il Caucaso come limite geografico orientale del continente[14], tuttavia talora
vengono citate quali vette più alte d'Europa quelle situate in territorio russo e georgiano, come l'Elbrus che
culmina a 5.642 m, il Dykh Tau con 5.203 m, il Shkhara a 5.200 m e il Kazbek 5.047 m[15].

Geologia

Il complesso montuoso delle Alpi è stato generato durante l'Era


terziaria grazie alla spinta della placca tettonica africana e di
quella asiatica, attraverso un processo di sopraelevazione
verticale. Circa 300 milioni di anni fa, durante l'orogenesi
ercinica, una grande intrusione granitica formò la struttura di base
dell'attuale massiccio del Monte Bianco. Moderni metodi di
rilevamento mettono oggigiorno in evidenza come la
sopraelevazione delle Alpi prosegue incessantemente e supera Fiori di Ranunculus glacialis
ancora gli effetti dell'erosione[16]. Attorno al nucleo granitico
(protogino) affiorarono rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e
calcescisti). Le rocce più frequenti sono:

i graniti, che si distinguono nella parte centrale del Massiccio per le creste a guglia e le forme
acute dei rilievi. Benché molto dura, questa roccia non resiste agli effetti dell'erosione
provocata dai ghiacci.
Le rocce metamorfiche, che circondano i graniti. Queste rocce contengono le stesse famiglie
di cristalli dei graniti, ma la loro resistenza all'erosione è minima e presentano forme più
slanciate rispetto alle altre.
Le rocce sedimentarie, che vengono raggruppate generalmente in due grandi famiglie, ossia le
rocce basiche (calcari, dolomie, calcescisti, carniole), e le rocce acide (gres, scisti argillosi,
quarzite).
I quarzi del Monte Bianco

Milioni di anni dopo (come già accennato, da 70 milioni di anni è


tuttora in evoluzione) l'orogenesi alpina sollevò questa intrusione
di granito creando delle fratture nelle quali si aprirono crepe e
fessure[17]. La formazione di cristalli di minerali è il risultato di
un'iniezione d'acqua mineralizzata in queste fessure. Il processo
di crescita dei quarzi nelle fessure alpine non è ancora
completamente conosciuto. Per questa ragione il Monte Bianco è
conosciuto anche come località mineralogica e dalle sue pendici
proviene una gran quantità di minerali diversi, soprattutto quarzi
di rocca e fluoriti rosa considerate le migliori. A testimonianza di
un passato di sfruttamento delle risorse minerarie nel massiccio,
sul versante italiano si trovano ancora due antiche miniere di
Il Monte Bianco è conosciuto anche per galena argentifera e di blenda, abbandonate ormai da tempo. Una
i suoi cristalli di fluorite era conosciuta già nell'antichità con il nome di Trou des Romains
e pare realmente che il suo sfruttamento sia iniziato in epoca
romana[18]; l'altra, la miniera del Miage è stata abbandonata
nell'Ottocento, ed è posizionata a 3.500 m d'altezza, con l'ingresso direttamente dalla parete rocciosa, alle
falde della Tête Carrée.

A 3,462 m di quota, a Punta Helbronner, sulla Terrazza dei Ghiacciai si trova una mostra permanente di
cristalli provenienti dal Massiccio e tra i 150 minerali esposti si possono ammirare le più particolari varietà
di quarzo di rocca, di morioni ialini e fumé[19]; le vesuviane e i granati rinvenuti presso Châtillon, i minerali
delle antiche miniere, tra i quali i campioni di oro nativo di Brusson e di violano di Saint Marcel, unica
località di ritrovamento al mondo. La conoscenza che Jacques Balmat aveva del massiccio era dovuta anche
al fatto che lui stesso era un cercatore di cristalli (oltre che un cacciatore di camosci), e se il quarzo e la
fluorite sono i minerali sovrani del monte Bianco, se ne possono trovare molti altri ancora come: l'Adularia
(KAlSi3O8); l'Ankerite (Ca(Fe++, Mg, Mn) (CO3)2); il Berillo (Be3Al2Si6O18); la Calcite (CaCO3); la
Dolomite (MgCa(CO3)2); l'Ematite (Fe2O3); la Fluorapatite (Ca5(PO4)3F); la Galena (PbS); la Siderite
(FeCO3); il Titanite (CaTiSiO5); l'Epidoto (Ca2(Fe+++, Al)3(SiO4)3(OH)).[20]

Clima

Il monte Bianco ha un clima mite, dista 240 km dal mar


Mediterraneo e 620 km dall'oceano Atlantico[20]. Nel massiccio
in cui si trova, il clima è semicontinentale ed è condizionato dai
venti umidi provenienti dall'Atlantico. Questi una volta giunti sul
massiccio tendono a raffreddarsi lungo lo spartiacque e sulle
testate delle valli, determinando condizioni di piovosità a basse
altitudini, con un massimo di precipitazioni in luglio e agosto e
un minimo a gennaio e febbraio[21]. Le condizioni meteorologiche
possono variare molto rapidamente con abbondanti nevicate, Marquardt Wocher, 1790, M.G.
nebbie improvvise e vento gelido. Al di sopra dei 3.000 m circa, Paccard sulla via del Monte Bianco l'8
le precipitazioni autunnali e primaverili cadono essenzialmente agosto 1786
sotto forma di neve, raramente come pioggia ghiacciata, e sono
più frequenti nel periodo estivo che in quello invernale a causa
della diminuita umidità dell'aria fredda in inverno[20].

Sopra i 3.800 m la totalità delle precipitazioni sono di carattere nevoso e garantiscono un forte accumulo di
neve ai ghiacciai che attorniano la montagna. Queste precipitazioni si trasformano spesso in vere e proprie
tempeste di neve, specialmente sulle quote più alte e sulla parte sommitale dove durante queste bufere gli
accumuli di neve fresca arrivano fino a 4 metri di spessore. Si possono stimare tra i 150 e i 160 il numero
dei giorni di precipitazioni nevose oltre i 3500 m, con una intensità delle precipitazioni sulla vetta di circa
20 cm di neve (corrispondenti a circa 20 mm di acqua) giornalieri[20]. Durante l'anno, tra il 15 di giugno e il
15 di luglio, a cavallo del solstizio d'estate, sulla parte sommitale si può assistere a una sorta di disgelo, con
temperature massime che raggiungono i 3 °C. L'azione del sole fonde la neve superficiale creando acqua che
filtra negli strati inferiori per poi gelarsi rapidamente.

Oltre alle abbondanti nevicate, anche i venti giocano un ruolo determinante per la formazione e la
conservazione della calotta ghiacciata sommitale. Se da una parte quelli secchi d'inverno spazzano via la
neve, dall'altra i venti umidi primaverili, caratterizzati da abbondanti precipitazioni, ne apportano grandi
quantità[20]. Sulla cima la velocità dei venti può raggiungere i 150 km/h e la temperatura i – 40 °C. Sono
frequenti anche le perturbazioni causate dal foehn, un vento caldo che spira proveniente dalla Val Ferret, e
nel superare i contrafforti del versante valdostano perde umidità provocando forti nevicate in alta quota, per
ridiscendere verso la valle dell'Arve ancora più caldo favorendo giornate soleggiate. Durante le escursioni
sulla montagna, il vento rafforza la sensazione di freddo e la temperatura percepita risulta inferiore a quella
effettiva nell'ambiente circostante (effetto Windchill).

Ghiacciai

Il massiccio del Bianco è una delle più vaste zone alpine ricoperte
dai ghiacci e i suoi ghiacciai, in tutto 65, occupano un'area di
165 km²[22]. I più estesi sono localizzati sul versante francese
dove i pendii sono meno ripidi ed esposti a nord. Tra questi il
ghiacciaio dei Bossons e la mer de Glace che arrivano fin quasi
alla vallata di Chamonix. Nelle Alpi quest'ultimo è il terzo per
grandezza, con circa 40 km² di estensione, dopo quello di Aletsch
nelle Alpi Bernesi in Svizzera e quello del Gorner nel Monte Il ghiacciaio della Brenva
Rosa sempre in Svizzera. Sul versante meridionale, quello
italiano, sono presenti i ghiacciai del Freney, della Brenva, del
Miage, del monte Bianco, del Triolet, di Pré de Bar, per citarne alcuni. Tra i paesaggi glaciali alpini, quello
della Val Veny è uno dei più singolari: due imponenti fiumane gelate scendono dalla cima del Bianco fino a
quota 1.200 m sul fondo della valle sbarrandone l'ingresso. Continuando nella valle stessa, un'altra lingua
glaciale, quella del ghiacciaio del Miage, irrompe nella vallata occupandola per tutta la larghezza per quasi
tre km di lunghezza[23].

Attualmente il monte Bianco è sottoposto a continui monitoraggi per meglio conoscere e capire quanto
accade ai ghiacci sulla calotta sommitale. A causa dei cambiamenti climatici e del conseguente generalizzato
incremento termico, da alcuni decenni quelli del Bianco (e in generale lungo tutto l'arco alpino) sono in forte
regresso, specialmente i più piccoli. Secondo dati provenienti dalle più recenti ricerche, negli ultimi anni si
assiste a un particolare fenomeno che fa aumentare considerevolmente la coltre ghiacciata oltre i 4.000 m,
tanto che la cima del monte è aumentata di 2,15 m e tutta la calotta sommitale di 10.000 m³ di ghiaccio.
Secondo i meteorologi, questo incremento è spiegato dal fatto che negli ultimi anni è aumentato il numero
delle giornate caratterizzate da venti provenienti da occidente, ossia quelli che spingono verso le Alpi le
perturbazioni oceaniche molto ricche di umidità. Tale umidità si trasforma in neve ad alta quota, e in pioggia
a quote più basse.

Flora e fauna

Nel territorio su cui svetta il monte Bianco i pendii delle montagne sono ripidi e levigati dai ghiacciai, con
suoli prevalentemente acidi, conseguentemente l'ambiente è piuttosto povero di flora. Generalmente le nevi
persistono oltre i 2.800 m di altitudine. Sulla parte ovest le prime pendici si situano sui 3.500 m mentre
sull'opposto versante partono dai fondovalle valdostani. Date le
condizioni estreme, la vita delle specie vegetali e animali è molto
limitata, ma tra i crepacci o al riparo tra le pareti granitiche,
alcune specie di piante riescono a sopravvivere sino ai 4.000 m,
come il ranuncolo dei ghiacciai. A quelle altitudini si trovano
anche muschi e licheni. A quote più basse i suoli spesso
originano da calcescisti, o da rocce calcaree e le condizioni di
vita per le piante sono meno estreme, pur rimanendo
caratteristiche di un severo ambiente di montagna.
Il Monte Bianco di Courmayeur visto
A queste altitudini prevalgono le foreste di conifere, popolate
dalla cima del Bianco
soprattutto dall'abete rosso e dal larice, ma localmente anche dal
pino cembro e dal pino uncinato. Nella prateria alpina invece si
possono osservare molte specie di fiori tra cui le vistose infiorescenze gialle dell'Hugueninia tanacetifolia,
una pianta endemica del settore occidentale delle Alpi, e l'Anemone narcissiflora, e ancora la genziana
(Gentiana clusii), la notissima stella alpina, la rara campanula gialla. Nel sottobosco si può trovare
l'orchidea scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), l'orchidea Dactylorhiza sambucina, il giglio
martagone (Lilium martagon), l'aquilegia, la viola (Viola calcarata), e le comuni genzianelle blu (Gentiana
verna e Gentiana acaulis). Interessante la presenza dell'ibrido tra la genziana purpurea (Gentiana purpurea)
e la genziana punteggiata (Gentiana punctata). Salendo più in alto si incontrano arbusti come il rododendro
(Rhododendron ferrugineum) e il mirtillo.

Nel cuore del massiccio, a 2.175 m s.l.m. si trova il giardino


botanico più alto d'Europa: il Giardino alpino Saussurea, che
raccoglie e valorizza le specie naturali della flora caratteristica
del Monte Bianco.

Prende il nome dal fiore Saussurea alpina, chiamato così in onore


dello scienziato ginevrino Horace-Bénédict De Saussure,
promotore della prima ascesa al monte Bianco nel 1786[24]. I
mammiferi non possono sopravvivere a condizioni così difficili,
Versante sud visto dalla Val Ferret. contrariamente a certe specie di uccelli. Ad altitudini più basse
invece la fauna si presenta più ricca e variata. La vicinanza di due
Parchi Nazionali (Gran Paradiso e della Vanoise) ha contribuito al
mantenimento e alla diffusione di alcune specie che si erano ridotte a pochi esemplari. Tra i mammiferi si
può incontrare il camoscio alpino, che frequenta sia la prateria del piano alpino sia i boschi del piano
subalpino, dov'è anche possibile incontrare due grandi erbivori come il cervo e il capriolo. Le ampie pietraie
del piano alpino vedono la presenza dello stambecco, dell'aquila reale e della sua principale fonte di
alimentazione: la marmotta. Un animale che si incontra sia nelle praterie di alta quota sia nel fondovalle è la
volpe. Nell'area del massiccio sono state osservate ben 184 specie di uccelli e circa 110 di queste sono
nidificanti. Oltre all'aquila, tra i rapaci si possono avvistare la poiana, l'astore, il gheppio.

Talvolta si può osservare il volo circolare dell'avvoltoio degli agnelli, il gipeto estinto sull'arco alpino
all'inizio del XX secolo e reintrodotto di recente. Sono presenti anche il fagiano di monte, il francolino di
monte (nella Savoia e nel Vallese, ma non più nella Valle d'Aosta) e il corvo imperiale. Poche sono invece le
specie di rettili e si trovano comunque a quote relativamente basse, tra questi la natrice dal collare, mentre
dove il terreno è pietroso e soleggiato si può incontrare l'aspide.

Storia
Un antico documento curato in latino risalente al 1091 parla di
una Rupes che a Chamonix veniva chiamata Alba e Rupes Alba è
stato un toponimo del monte Bianco, che variò molte volte nel
corso dei secoli. Si ha infatti notizia della denominazione di Says
o Scez Blans nel 1319; nel 1532 di Mont Sainct Bernard;
Glaciales Montes nel 1581; Mont Malay, Mont Malet o
Montagne Maudite tra il 1606 e il 1743, ma anche La Glacière,
Les Glacières o Les Glassières tra 1741 e il 1743[11]. Ben visibile
da Ginevra, in questa città era conosciuto sia come Montagne
Maudite sia con il nome di Mont Maudit e con tale nome fu La Aiguille della Brenva posta lungo il
indicato su una carta geografica riguardante i territori intorno al ghiacciaio della Brenva: l'erosione delle
[25]
lago Lemano , pubblicata ad Amsterdam nel 1606 a opera del rocce granitiche ha formato creste
cartografo ginevrino Jacques Goulart (1580-1622), mentre il acuminate.
nome attuale in francese apparve per la prima volta in Inghilterra
nel 1744 su una carta geografica edita a Londra[26]. A quei tempi
l'intero massiccio era situato nel mezzo dei possedimenti di terra ferma del Regno di Sardegna e i sovrani di
Casa Savoia, futuri re d'Italia, per secoli ne erano stati i legittimi proprietari fino alla cessione della Savoia
alla Francia nel 1861.

Le disparità cartografiche

Le carte geografiche
dell'I.G.N - (Institut
Geographique National
de France) mostrano la
vetta del monte Bianco
interamente in territorio
francese, in netto
contrasto con le carte Carta topografica italiana in cui la vetta
geografiche dell'I.G.M - del Monte Bianco segna il confine italo-
(Istituto Geografico francese.
Militare di Firenze), nelle
quali il confine tra i due
Stati passa esattamente sulla cima. Un trattato bilaterale concluso nel
1861, tuttora legalmente valido, indica inequivocabilmente la cima
come frontaliera, cioè divisa a metà tra i due Stati.
Frontespizio della carta topografica Tale trattato fu sospeso durante tutta la durata della seconda guerra
del cap. J.J. Mieulet, 1865: è dovuta
mondiale. Il 10 febbraio 1947, con il Trattato di Parigi[27], le autorità
a questa carta topografica la nascita
francesi decisero di mettere fine alla sospensione. La Convenzione
delle future disparità cartografiche.
di delimitazione, dopo diversi cambiamenti, fu allora rimessa in
vigore. Sul vecchio tracciato stabilito nel 1861 le autorità transalpine
pretesero quattro rettificazioni.

La più importante di queste riguardava la valle del Roia, Briga Marittima, Tenda, e tre minori: una sul
versante italiano del Colle del Monginevro, un'altra sul Colle del Moncenisio, e poi sul Piccolo San
Bernardo. Sulla vetta del monte Bianco la frontiera non subì nessun cambiamento. Nella seconda metà del
XIX secolo, su dei rilievi effettuati da un cartografo dell'esercito francese, il capitano J. J. Mieulet, venne
pubblicata in Francia una carta topografica, che arbitrariamente inglobava la vetta in territorio francese,
facendo fare al confine di stato una deviazione dalla linea spartiacque, e dando in questo modo origine alle
differenze con le carte pubblicate in Italia nello stesso periodo, differenze che la cartografia ufficiale italiana
sin dall'inizio mai riconobbe. Secondo gli autori di un libro apparso anni fa nelle librerie italiane e francesi,
la carta topografica del 1865 è un clamoroso falso storico senza alcun valore giuridico, in contrasto con gli
accordi sottoscritti tra i due Stati sin dal 1860 e ribaditi nel 1947[28][29].

Nel 2002 i due enti cartografici menzionati, i rispettivi Club Alpini, le regioni frontaliere e gli Stati
interessati hanno pubblicato una carta topografica condivisa. Questa nuova carta, parte del progetto Alpi
senza frontiere, fa un passo avanti rispetto alle vecchie carte, ma manca ancora di chiarezza sulle vette
contese e le crocette che segnano i confini appaiono volutamente distanziate, anche se le differenze con la
carta "I.G.N. top 25" del 1998 sono evidenti.

Nel settembre 2013 alcune guide francesi sbarrarono il passaggio alla vetta con un cancello che alcuni giorni
dopo fu rimosso dagli italiani[30]. Dal 2017 Google Earth utilizza le cartografie dell'I.G.M. e della NATO.
Quest'ultima riprende i dati da quelli italiani dell'I.G.M., basati sui passati trattati ufficiali in vigore ed è
essenziale a livello militare internazionale in caso di un'eventuale disputa. Il territorio che va dal rifugio
Torino sino alla vetta più alta del massiccio del monte Bianco è sotto il controllo delle autorità
italiane[31][32][33].

Con gli attuali sconvolgimenti climatici, la Protezione civile italiana ha evidenziato la necessità di un
chiarimento tra le due amministrazioni in modo da evitare fraintendimenti sulle competenze riguardanti la
sorveglianza del ghiacciaio sulla displuviale le cui acque, in caso di scioglimento, coinvolgerebbero
totalmente il territorio italiano[34].

Le scuole militari

Alla fine del secolo XIX nelle nazioni dell'arco alpino vennero creati
reparti speciali addestrati per la guerra in montagna. L'alpinismo entrò
così a far parte della preparazione militare, insieme all'uso degli sci. Il 9
gennaio 1934 ad Aosta venne costituita la Scuola Militare di Alpinismo,
con distaccamenti a La Thuile e Courmayeur. Il primo comandante
della scuola fu il tenente colonnello Luigi Masini. La Francia già si era
dotata nel 1932 del l'ècole de Haute Montagne (E.H.M) con sede a
Chamonix[35]. Il grandioso scenario del gruppo del Bianco fu teatro
allora delle spettacolari esercitazioni delle scuole militari dei due paesi,
con manovre in alta quota di reparti specializzati. Alla scuola di Aosta,
diventata l'Università dell'alpinismo, affluirono dalle valli alpine
italiane i nomi migliori dell'alpinismo e dello sci nazionale. In breve Cerimonia di riapertura della
furono organizzate e portate a termine imprese che all'epoca destarono Scuola Militare Alpina di Aosta
grande ammirazione[36]. nel 1948.

Il 22 giugno 1935 oltre 200 allievi alpieri della Scuola prestarono


solenne giuramento di fedeltà alla Patria e al Re sulla cima del Bianco scalandolo per vie diverse, alcune
delle quali tra le più impegnative[35]. L'anno seguente 600 uomini completamente armati attraversarono la
catena delle Grandes Murailles, da Valpelline a Valtournanche. Nel 1937 una imponente esercitazione in alta
quota impegnò l'intero battaglione Duca degli Abruzzi (500 uomini) che occupò tutti i valichi di confine con
la Francia per risalire, per vie diverse, sulla vetta del Tetto delle Alpi. Nel 1938 fu il turno delle truppe
specializzate francesi che si ritrovarono sul Bianco il 14 luglio[35].

La Scuola Militare di Alpinismo di Aosta divenne in pochi anni famosa e conosciuta a livello internazionale.
Successivamente, relativamente proprio al Monte Bianco, venne istituito il Reparto Autonomo Monte
Bianco, costituito dagli elementi migliori degli alpini. Il compito del reparto (corrispondente come organico
a una compagnia) era di presidiare la zona del Bianco dal Colle della Seigne al Col Ferret. Per meglio
organizzarlo, fu diviso in tre schieramenti comandati da nomi celebri dell'alpinismo italiano come Giusto
Gervasutti (il Miage), Renato Chabod (il Gigante) ed Emanuele Andreis (il Ferret). La scuola partecipò fin
dagli esordi a eventi agonistici nell'ambito degli sport invernali e vinse nel 1936 a Garmisch la gara olimpica
di pattuglia militare. Nel triennio 1935-1937 vinse inoltre il Trofeo Mezzalama di sci alpinismo.

Le battaglie del Monte Bianco

Nel corso della seconda guerra mondiale il monte Bianco divenne il campo di battaglia d'Europa più alto in
quota[37]. Prima il rifugio Torino (3 375 m), poi il col du Midi (3 564 m) furono teatro di sanguinosi scontri
tra soldati tedeschi e partigiani francesi e italiani. Ancora prima, nel 1940, Benito Mussolini, fino ad allora
non belligerante, persuaso che il conflitto stava terminando, dichiarò guerra alla Francia. Il 10 giugno 1940
il 5º Reggimento alpini e il Battaglione Duca degli Abruzzi sferrarono l'attacco partendo dalle pendici del
Bianco, in Val Veny, verso il col della Seigne, incontrando oltrefrontiera una forte resistenza nelle
fortificazioni francesi a Sélonges in Val de Glaciers.

Le ostilità sul fronte occidentale durarono poco tempo e 14 giorni dopo, con l'armistizio del 24 giugno 1940,
le operazioni si fermarono impedendo ulteriori avanzate italiane. Quattro anni più tardi, dopo lo sbarco
alleato in Normandia e quello in Provenza nell'agosto del 1944, i tedeschi (Wehrmacht) iniziarono il
ripiegamento verso la Germania risalendo la valle del Rodano inseguiti dagli americani della 7ª Armata del
generale Alexander Patch e dai francesi del generale Jean de Lattre de Tassigny. Alla Resistenza francese gli
americani assicuravano rifornimenti di viveri e armi. Dal cielo piovevano in Savoia contenitori pieni di
fucili, mitra, pistole, bombe, bazooka, granate, munizioni di ogni tipo. Il 13 agosto il comando delle forze
libere francesi chiese il sostegno della Resistenza valdostana per la liberazione della Savoia[38].

Dopo violenti combattimenti il presidio di Chamonix si arrese il 17 agosto. Due mesi dopo, in ottobre, a
difesa del Massiccio fu creato in Francia il battaglione Mont Blanc, formato da tre compagnie nelle quali
confluirono le formazioni di partigiani dell'alta Valle dell'Arve, guide di Chamonix, maestri di sci e guide
del C.A.F. (Club Alpin Français). Il loro compito era quello di occupare e presidiare i rifugi di alta quota. Al
rifugio Simond, al col du Midi, fu inviata una sezione di S.E.S (Section d'Eclaireurs-Skieurs), ossia una
sezione di esploratori con sci del corpo dei Cacciatori alpini francesi al comando del tenente Jacques
Rachel[38].

La battaglia al rifugio Torino

Approfittando della mancata presenza tedesca sul Massiccio, gli


esploratori alpini occuparono il rifugio Torino, sul colle del
Gigante nel versante italiano. Da quella posizione potevano
vedere quanto avveniva nel fondovalle, controllando i movimenti
del fronte opposto che in quel periodo si era stabilizzato sul
Piccolo San Bernardo. I tedeschi, che si erano accorti della loro
Il rifugio Torino e Courmayeur nella presenza, pianificarono un attacco per neutralizzarli[38]. Il 2
vallata. ottobre 1944 una pattuglia formata da un ufficiale e otto
Gebirgsjäger (cacciatori alpini tedeschi) salì nella notte sul colle
del Gigante aspettando il momento propizio per attaccare.

Finita una bufera di neve che nel frattempo imperversava, verso le 10:30 sferrarono a sorpresa un violento
attacco contro gli occupanti del rifugio che si difesero strenuamente prima di arrendersi. Nella battaglia
persero la vita tre partigiani francesi e uno italiano, gli altri vennero fatti prigionieri e portati a valle. Il
rifugio venne poi danneggiato per renderlo inutilizzabile dalla Resistenza. Venticinque giorni dopo la
battaglia, il 27 ottobre, Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, ritornando in Italia dopo l'esilio,
passò la notte proprio nel rifugio Torino semidistrutto in quell'azione[38]. Il giorno successivo i partigiani
valdostani lo accompagnarono verso zone non controllate dai tedeschi.
La battaglia al Col du Midi

Nonostante l'inverno 1944-1945 fosse stato molto rigido e con un


susseguirsi ininterrotto di bufere di neve sul Bianco, gli esploratori
francesi si inoltravano spesso sul confine italiano per controllare i
movimenti nemici e prevenire eventuali attacchi. I tedeschi consci di
questa continua sorveglianza decisero di occupare la displuviale fino
al rifugio Simond sul col du Midi e neutralizzare la teleferica[38]. Dal
comando tedesco fu così pianificata l'operazione Himmelfahrt
("ascensione al cielo"), sotto il comando dell'Oberleutenant
Hengster, esperto alpinista, che poteva contare su 176 uomini tra
Aiguille du Midi
ufficiali e soldati delle truppe scelte per combattimenti in alta quota.
I loro movimenti e le loro esercitazioni nelle settimane precedenti
l'attacco furono seguite attentamente dalla Resistenza valdostana e
segnalate tempestivamente sia agli Alleati, sia via radio in patois valdostano alla Resistenza francese[38]. Il
16 febbraio 1945 i tedeschi salirono al rifugio Torino ma il giorno stesso furono individuati dagli esploratori
francesi. Il giorno dopo partì l'attacco.

I tedeschi scesero attraverso la Vallée Blanche diretti al rifugio Simond. Il loro piano prevedeva un attacco
centrale sostenuto dal grosso delle forze mentre due distaccamenti investivano il col du Rognon sulla destra
e sulla sinistra le rocce del Tacul[38]. Il tenente Rachel non volle farsi sorprendere e decise di andare incontro
al nemico con il quale prese contatto già nella notte. Dopo un violento scontro i francesi decisero di ritirarsi
arrampicandosi sulla cresta del Rognon, ma la loro posizione si rivelò ben presto indifendibile[38].
Ripiegarono nuovamente attraversando la Vallée Blanche sotto il tiro di una mitragliatrice tedesca.
Raggiunsero le forze rimaste al col du Midi e si arroccarono rispondendo al fuoco tedesco. La radio dei
tedeschi era fuori uso cosicché questi non ebbero modo di utilizzare l'artiglieria mentre la loro posizione
diventava sempre più critica[38]. Decisero di ritirarsi mentre un aereo francese, comparso improvvisamente,
buttava granate dall'alto[39]. Ripiegarono e si disposero a difesa sul colle del Gigante. L'attacco a sorpresa al
rifugio Simond era fallito. I tedeschi subirono la perdita di nove soldati mentre i francesi contarono una sola
perdita[38].

A quel punto i Transalpini rafforzarono il loro presidio sul Col du


Midi facendo arrivare mitragliatrici e due batterie da montagna. Con
tali obici, senza poterla visualizzare, tentarono di colpire la funivia
sul mont Fréty, quella che collegava il colle con il fondovalle, ma
inutilmente. Furono loro invece bersaglio degli obici tedeschi che
dal monte Fréty tirarono salve sul rifugio Simond e sulla teleferica.
Riuscirono a centrarli entrambi, spezzando un cavo di sostegno della
funivia e distruggendo il rifugio[38]. Questa volta fu una battaglia di
artiglierie. I francesi ripresero a sparare il giorno dopo aiutati da un
aereo ricognitore che per radio dava indicazioni sulla riuscita dei tiri.
Un colpo centrò il pilone di sostegno della teleferica mettendola
fuori uso. Mont Blanc du Tacul

Il caso Vincendon-Henry

Il caso Vincendon Henry fu una tragica vicenda alpinistica che coinvolse due giovani scalatori: Jean
Vincendon, parigino di 24 anni, e François Henry, 22 anni, di Bruxelles. I due partirono il 22 dicembre 1956
per passare il Capodanno sullo Sperone della Brenva, maestosa sommità rocciosa nel versante est del Monte
Bianco. Durante il percorso di avvicinamento incontrano Walter Bonatti e Silvano Gheser che si avviavano
verso l'ascensione invernale della Via della Poire. L'ascensione di entrambe le cordate iniziò alle 4 del
mattino di Natale, orario ideale per l'itinerario di Vincendon e Henry, ma già troppo tardi per quello che
avrebbero dovuto percorrere Bonatti e Gheser. Infatti, dopo qualche ora di sole le condizioni del ghiaccio
peggiorarono e la cordata di Bonatti fu costretta a discendere sulla Brenva e a seguire la cordata di
Vincendon.

I quattro alpinisti vennero però colti da una violenta tempesta che li costrinse a un drammatico bivacco di 18
ore a quota 4.100 m. Bonatti e Gheser riuscirono a raggiungere il rifugio Gonella dove vennero salvati, il 30
dicembre, dalle guide alpine Gigi Panei, Sergio Viotto, Cesare Gex e Albino Pennard. Gheser, colpito da
gravi congelamenti, avrà alcune dita di entrambi i piedi e di una mano amputate. Vincendon e Henry, che
optarono per raggiungere direttamente Chamonix, morirono dopo cinque giorni di freddo a 4 000 m di
altezza nell'attesa che le squadre di soccorso, bloccate dal maltempo, li prelevassero (ancora vivi li
raggiungerà un elicottero che però cadrà sul ghiacciaio). I corpi dei due giovani alpinisti furono recuperati
solo nel marzo del 1957. La tragedia segnerà l'istituzione del PGHM, il gruppo militare di soccorso alpino
francese (Peloton spécialisé de haute montagne)[40].

La tragedia del Freney

Nel mese di luglio del 1961 sul versante italiano del Bianco si
consumò una delle vicende più drammatiche della storia
dell'alpinismo[41]. Il Pilone Centrale del Freney era una meta
molto ambita dagli scalatori di tutto il mondo, una delle ultime
non ancora conquistate. La sua parete di granito rosso era
difficilissima da scalare e per molti addirittura ritenuta
impossibile. Walter Bonatti e Pierre Mazeaud, già entrambi
Il versante est del Monte Bianco. Da
leggende dell'alpinismo, si incontrarono domenica 9 luglio al
sinistra verso destra: la parete est
Bivacco della Fourche diretti verso lo stesso obiettivo e decisero dell'Aiguille Blanche de Peuterey, i
di unire le forze per tentare la scalata insieme. piloni del Freney che emergono da
dietro la cresta di Peuterey, la rocciosa
Con loro Andrea Oggioni, Roberto Gallieni, Pierre Kohlmann,
parete est del Grand Pilier d'Angle al
Robert Guillaume e Antoine Vieille, tutti rocciatori conosciuti ed centro, la parete della Brenva a destra
esperti. Il tempo era buono ed erano previste condizioni stabili. sovrastata dalla vetta del Monte
Dopo una giornata e mezza di avvicinamento, raggiunsero la Bianco.
Chandelle, ossia la cuspide sommitale del pilone, a 4.500 m di
quota. Quando mancavano 120 m alla fine della scalata, la
cordata fu investita da un'improvvisa bufera di neve che li bloccò sulla parete. Erano le 2 del pomeriggio di
martedì 11 luglio: il tempo era cambiato velocemente come spesso accade sul Monte Bianco. Fu impossibile
continuare, bisognava ritirarsi per trovare riparo nel rifugio Gamba (attuale rifugio Monzino). Intanto le
guide alpine Gigi Panei e Alberto Tassotti sono i primi a mettersi alla ricerca delle due cordate Bonatti-
Mazeaud e a comprendere la disperata situazione dei sette alpinisti scoprendone le tracce al Bivacco della
Fourche. A Courmayeur accorsero giornalisti e curiosi e tutta l'Italia seguì lo sviluppo della tragedia
raccontata ora per ora in diretta televisiva e radiofonica dai giornalisti Emilio Fede e Andrea Boscione[42].
Panei, dopo aver letto sul libro blu del rifugio il messaggio di Bonatti ("Meta il Pilastro Centrale di
Freney"), si precipitò nella sede della Società delle Guide Alpine di Courmayeur, evitò Emilio Fede che
avrebbe voluto intervistarlo, e andò diretto verso il consigliere delle Guide Toni Gobbi per dargli la
notizia[43]. Partirono subito i soccorsi, coordinati da Ulisse Brunod per rintracciare gli alpinisti oramai
bloccati da tre giorni.

Mentre Bonatti indicava la via verso la salvezza, stremato dal freddo e dalla fatica perse la vita Antoine
Vieille la mattina di sabato 15 luglio ai Rochers Gruber, dopo 5 bivacchi in parete. Robert Guillaume nella
serata dello stesso giorno precipitò in un crepaccio del ghiacciaio del Freney. Nella notte tra sabato e
domenica 16 luglio fu Andrea Oggioni a perdere la vita sul colle dell'Innominata a soli tre quarti d'ora dal
rifugio Gamba. I superstiti si avvicinavano lentamente alla salvezza, ma appena prima di giungere al rifugio
Pierre Kohlmann crollò nella neve privo di vita[44]. Alle 3 del mattino di domenica, Walter Bonatti e Gallieni
giunsero finalmente al rifugio Gamba dove trovarono gli uomini delle squadre di soccorso. Subito dopo
raggiunsero Mazeaud rimasto indietro, salvandolo.

Aviazione
11 febbraio 1914: Agénor Parmelin è il primo aviatore a
sorvolare il Gruppo del Bianco[45].
1955: Jean Moine è il primo pilota ad atterrare sulla cima
con un elicottero (un Bell 47 G).
23 giugno 1960: l'aviatore Henri Giraud atterra sulla cima
del Monte Bianco su una "pista" lunga appena 30 m[46].
1973: il primo decollo dalla vetta in deltaplano fu fatta da
Rudy Kishazy.
Bombardiere B17 Fortezza volante. 1982: il primo decollo in parapendio fu effettuato da Roger
Fillon.
1º luglio 1986: Dominique Jacquet e Jean-Pascal Oron
sono i primi ad atterrare con un paracadute sulla vetta.

I disastri aerei

Sul versante italiano del Bianco, caratterizzato da aspre pareti ricadenti nel territorio comunale di
Courmayeur, si sono verificati diversi incidenti aerei che hanno causato la perdita di molte vite umane. Nella
loro discesa verso il fondovalle, i ghiacciai trasportano testimonianze di quelle tragedie restituendo parti di
carlinghe, resti di motori e di eliche, spoglie umane e vestiario che insieme ad altri reperti aiutano a
ricostruire quanto accaduto. Il 1º novembre del 1946 un bombardiere americano B17 Fortezza volante
esplose sulla cresta sud-ovest dell'Aiguille des Glaciers in alta Val Veny[47]. Era un quadrimotore di 23 m di
lunghezza e 32 m di apertura alare, con numero di serie 43-39338 appartenente al 61st Troop Carrier Group
di stanza in Italia. Partiva da Napoli ed era diretto verso Londra con a bordo otto passeggeri, fra i quali
figuravano tre ufficiali: due tenenti colonnelli e un maggiore[47]. Le cause non sono mai state accertate ma
molto probabilmente le cattive condizioni meteorologiche ebbero un ruolo determinante. I primi relitti
insieme a resti umani furono scoperti nel 1970 nei pressi del rifugio Elisabetta, trasportati dal ghiacciaio
dell'Estelette. Successivamente, sul versante francese, il Glacier des Glaciers restituì altri resti di soldati
americani membri dell'equipaggio[47].

Sempre sul versante est, appena sotto la cima dove si origina il


Ghiacciaio del Monte Bianco, tra il Rocher de la Tournette e il
Monte Bianco di Courmayeur, due aerei della compagnia Air
India si schiantarono tragicamente a distanza di sedici anni uno
dall'altro. Il 3 novembre 1950, il Malabar Princess, un
quadrimotore Lockheed Constellation L 749 operante sulla linea
Bombay – Londra, si apprestava ad affrontare la discesa verso
Ginevra dove era prevista una sosta intermedia[48]. L'aereo era
pilotato dal comandante inglese Alain R. Saint che ben conosceva
la rotta. L'ultimo contatto radio avvenne alle 10:43, quando la
torre di controllo di Grenoble ricevette una comunicazione dal Il Malabar Princess si schiantò nei
pressi del Rocher de la Tournette.
comandante che riferiva di trovarsi sulla verticale di Voiron a
4.700 m di quota[48]. Da allora in poi si persero i contatti. Le
pessime condizioni meteorologiche rallentarono le ricerche. Una violenta bufera di neve si protrasse per due
giorni impedendo ai soccorsi di avvicinarsi al luogo del disastro[48].

Il 5 novembre, con il miglioramento del tempo, un aereo svizzero avvistò un'ala dell'aereo conficcata nei
ghiacci del versante italiano. L'aereo si era schiantato a 4.677 m d'altitudine, appena sotto la cima del Monte
Bianco nei pressi del Rocher de la Tournette, della Grande Bosse e della Petite Bosse (Bosses du
Dromadaire) a circa 1.000 m dalla capanna Vallot[49]. La neve fresca di novembre complicò l'arrivo dei
soccorsi aumentando la possibilità di valanghe e dissimulando crepacci. Uno di questi fu fatale per René
Payot, guida di Chamonix, che perse la vita a 100 metri dal luogo dove nel 1936, per tragica coincidenza del
destino, scomparve il fratello travolto da una valanga[49]. Non si salvò nessuno dei 48 passeggeri (40 + 8
componenti dell'equipaggio) e le esatte cause non furono mai accertate. Nel 2008, una studentessa inglese, al
seguito del glaciologo Tim Reyd che studiava il ghiacciaio del Miage in Val Veny, dopo essersi inoltrata per
2 km tra i crepacci, trovò affiorante tra i ghiacci un contenitore blu nel cui interno erano conservate 75
lettere del 1950 tutte dirette in America[50]. Erano parte del carico del Malabar Princess che trasportava,
oltre ai passeggeri, bauli di corrispondenza[51].

Il 15 settembre 1986 nel versante francese, sul ghiacciaio dei Bosson a 1.900 m di altitudine, riaffiorò tra i
ghiacci uno dei motori, e un secondo fu rinvenuto il 22 settembre del 2008, a 2000 m sempre sullo stesso
ghiacciaio[52]. Il 24 gennaio 1966 la stessa sorte fu riservata al Boeing 707 Kangchenjunga, in volo sulla
tratta Bombay – New York con scali intermedi a Beirut, Ginevra e Londra. L'aereo, seguito dai radar di
Milano mentre si apprestava a sorvolare il Monte Bianco, improvvisamente scomparve dagli schermi.
Tramite elicotteri, i soccorritori raggiunsero rapidamente il luogo del disastro. Dei 117 passeggeri non si
salvò nessuno. Tra le vittime si trovava il fisico nucleare Homi Jehangir Bhabha, padre dell'atomica indiana.
Nel suo cargo l'aereo trasportava 200 scimmie destinate a un laboratorio medico. Secondo le testimonianze
dei soccorritori alcune sopravvissero allo schianto. Nell'estate del 1985 due alpinisti piemontesi nella loro
ascesa al Monte Bianco si imbatterono nella coda del Kangchenjunga che sotto un velo luccicante di
ghiaccio lasciava trasparire la silhouette di una danzatrice del ventre, simbolo della compagnia aerea[51]. Si
disse all'epoca della scomparsa dell'aereo che a bordo c'era un marajà e si fantasticò che la stiva del Boeing
contenesse una grande quantità di gioielli e che l'estate successiva non pochi si cimentarono tra i ghiacci in
una sorta di caccia al tesoro[51]. Entrambi gli aerei si schiantarono quasi sulla cima e i rottami vennero
disseminati dappertutto anche oltre la frontiera in territorio francese. Nel lento scorrere verso valle i ghiacci
restituiscono pezzi di carlinga e delle ali, tenendo sempre vivo il ricordo di quelle tragedie.

Ascensioni

Prima ascensione

Dopo alcuni tentativi di ricognizione effettuati insieme alla guida valdostana Jean-Laurent Jordaney a partire
dal 1784,[53] la prima ascensione fu realizzata da Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e da Michel
Gabriel Paccard, (29 anni, medico condotto), entrambi di Chamonix. Furono sollecitati all'impresa dallo
scienziato Horace-Bénédict De Saussure, il quale era solito osservarne la vetta dalla sua casa in Ginevra. Fu
proprio De Saussure a promettere nel 1760 un premio di tre ghinee a chi lo avesse scalato. Passarono 26
anni prima che il suo sogno si avverasse. L'impresa era stata preceduta da alcune ricognizioni, in una delle
quali Balmat si perse e fu costretto a passare la notte nella neve, eventualità allora considerata
pericolosissima, tale da non lasciar speranze, per via delle temperature.

L'ascesa fu seguita costantemente con il cannocchiale dal barone prussiano Adolf Von Gersdorff che da un
poggio sopra il paese di Chamonix seguiva passo per passo gli spostamenti annotandoli su un diario.[26]
Secondo i resoconti, a un certo momento della salita Balmat avrebbe voluto tornare indietro perché
fortemente preoccupato per la salute della figlia di pochi giorni. Paccard, che non ne era al corrente, lo
convinse a proseguire.[26] Raggiunsero la vetta l'8 agosto 1786 alle 18:23, passando fra i Rochers Rouges, e
fu Paccard il primo a calpestare la neve sulla cima dopo quattordici
ore e mezza dalla partenza. Vi restarono per 34 minuti, il tempo utile
per effettuare dei rilevamenti sulla pressione atmosferica, con il
barometro di Torricelli, confermando le teorie di Florin Perier
(cognato di Blaise Pascal), di un secolo prima, sulla riduzione
esponenziale della pressione al crescere dell'altitudine. Le
misurazioni servirono anche per la prima approssimativa
misurazione dell'altezza della vetta, che però fu notevolmente
sovrastimata. Alle 18:57 ripartirono e dopo quattro ore raggiunsero
la capanna dalla quale la mattina stessa erano partiti. Vi trascorsero
la notte e rientrarono a Chamonix alle 8 del mattino dove Balmat
apprese la notizia della morte della figlioletta il giorno prima, a
conferma dei suoi brutti presentimenti.[26]

Dopo aver pagato il premio promesso, anche De Saussure volle


raggiungere la cima. Fu Balmat a organizzare la spedizione e a
Chamonix, gruppo bronzeo con preparare due rifugi per i pernottamenti. Il 13 agosto 1787,
Jacques Balmat detto Mont Blanc accompagnato dal servitore personale e da 18 guide che
che indica a H.B. De Saussure la trasportavano cibo, bevande, scale a pioli, un letto, una stufa e un
strada per raggiungere la vetta laboratorio scientifico (igrometri, barometri, termometri), lo
scienziato ginevrino coronò il suo sogno. Anche il re di Sardegna,
Vittorio Amedeo III di Savoia, fiero per l'impresa del suo suddito,
riconobbe a Balmat un premio in denaro e il diritto di posporre al nome
l'appellativo «detto Mont Blanc». Paccard, a causa di gelosie e invidie, venne ben
presto da tutti dimenticato. Fu lo scrittore ginevrino Marc Théodore Bourrit a
diffamarlo e screditarlo e a insistere nel voler attribuire al suo compagno tutto il
merito dell'impresa, anche se lo stesso Balmat, in una dichiarazione giurata,
pubblicata sulla Gazzetta di Losanna disse il contrario.[26] La relazione che
Paccard preparò per la stampa in sua difesa non fu mai pubblicata e tutto fu
inutile contro la campagna di diffamazione. Per molto tempo, per il mondo
scientifico, de Saussure sarà il primo conquistatore del Monte Bianco con Balmat
Jacques Balmat che faceva da guida. Solamente dopo il ritrovamento del diario del barone A.
Von Gersdorff agli inizi del Novecento e poi di altri documenti ancora, il primato
sarà definitivamente riconosciuto a Paccard.[26]

Prima ascensione invernale

La prima ascensione invernale assoluta fu compiuta il 31 gennaio 1876 da Miss Isabella Straton, Jean
Charlet, Sylvain Couttet, per i Grand Mulets e la cresta delle Bosses.[54]

La prima traversata invernale fu compiuta il 5 gennaio 1887 da Alessandro, Corradino, Erminio e Vittorio
Sella, Émile Rey, Jean Joseph, Baptiste e Daniel Maquignaz, e due portatori. Salirono per la via dei Rocher
de la Tournette e discesero dai Grand Mulets in giornata.[54]

Prima ascensione femminile

La prima donna a raggiungere la cima fu Marie Paradis il 14 luglio 1808 accompagnata dal figlio Gédéon di
14 anni e da Jacques Balmat come guida. L'impresa le valse l'appellativo di Marie du Mont Blanc. La
seconda ascensione femminile è invece stata fatta da Henriette d'Angeville il 4 settembre 1838, mentre la
prima donna a fare la scalata durante il periodo invernale è stata Isabella Straton il 31 gennaio 1876 insieme
a Jean Charlet, Sylvain Couttet e Michel Balmat. A Marguette Bouvier, nel 1929, si deve la prima discesa
con gli sci fatta da una donna.

Record di velocità di salita e discesa


Il primo record di salita e discesa da Courmayeur è stato stabilito nel 1995 in 6 ore 45 minuti e
24 secondi dall'italiano Fabio Meraldi. Il percorso ha uno sviluppo di circa 52 chilometri e un
dislivello di circa 3.800 metri.[55] Tale record è stato battuto il 16 luglio 2015 dall'atleta italiano
di corsa in montagna Marco De Gasperi, che ha completato il medesimo percorso di Meraldi
(la Via italiana, che parte da Courmayeur e prosegue per il Piton des Italien) in 6 ore 43 minuti
e 52 secondi.[56]
Il record di salita e discesa da Chamonix è stato stabilito l'11 luglio 2013 in 4 ore 57 minuti e
40 secondi dallo spagnolo Kílian Jornet i Burgada. Partito dalla chiesa di Chamonix alle 4:46,
Jornet ha impiegato 3 ore e 33 minuti per la salita e 1 ora e 24 minuti per la discesa. Il
percorso ha uno sviluppo di 30 chilometri e un dislivello di 3.800 metri.[57] Jornet ha abbassato
di 13 minuti il precedente record dello svizzero Pierre-André Gobet che resisteva da 23 anni: il
21 luglio 1990 Gobet aveva compiuto la salita e discesa in 5 ore 10 minuti e 14 secondi.[55]
Il record di salita e discesa con gli sci da Chamonix è stato stabilito il 14 maggio 2013 in 5 ore
e 5 minuti dal francese Mathéo Jacquemoud.[58] Jacquemoud ha abbassato di 10 minuti il
precedente record di Stéphane Brosse e Pierre Gignoux, che il 30 maggio 2003 erano saliti e
discesi da Chamonix con gli sci, in tandem, in 5 ore, 15 minuti e 47 secondi.[59][60]
Il 18 settembre 2012 lo spagnolo Kílian Jornet i Burgada ha realizzato in solitaria la traversata
del Monte Bianco per la cresta dell'Innominata in 8 ore e 42 minuti. Partito da Courmayeur alle
3:53, è giunto in vetta al Monte Bianco in 6 ore e 17 minuti e ha quindi raggiunto Chamonix in
2 ore e 19 minuti. Il percorso ha uno sviluppo di 42 chilometri.[61]

Concatenamenti
Trilogia del Frêney: via Ratti-Vitali sull'Aiguille Noire de Peuterey, via Gervasutti-Boccalatte sul
Picco Gugliermina e via classica al Pilone Centrale del Freney - 1-15 febbraio 1982 -
Concatenamento realizzato da Renato Casarotto in invernale solitaria e senza depositi di
rifornimenti.[62]
Grand Pilier d'Angle e Pilone Centrale del Freney - 13 marzo 1983 - Concatenamento di Eric
Escoffier della Via Boivin-Vallençant sul Grand Pilier d'Angle in tre ore e della via classica sul
Pilone Centrale in dieci ore.[63]
Quattro Piloni del Freney - 19 luglio 1984 - Concatenamento in giornata del Pilone Nord,
Pilone Centrale, Pilone Nascosto e Pilone Sud di Christophe Profit e Dominique Radigue. I
due hanno salito il Pilone Nord in 4h:30, la via Jöri Bardill al Pilone Centrale in cinque ore, il
Pilone Nascosto in due ore e hanno concluso con il Pilone Sud.[64]
Grand Pilier d'Angle, Pilone Centrale del Freney, Cresta dell'Innominata - 22 luglio 1984 -
Concatenamento in giornata di Christophe Profit e Thierry Renault della parete nord del Grand
Pilier d'Angle, delle vie Jöri Bardill e classica sul Pilone Centrale e della cresta
dell'Innominata.[65]

Vie alpinistiche
In questa sezione sono descritte le principali vie alpinistiche del Monte Bianco.
Vie normali

Le vie normali sono quattro:

la via dei Grands Mulets a nord, 2.500 metri di dislivello e difficoltà PD. La prima ascensione
della via dei Grands Mulets e per la cresta delle Bosses fu compiuta il 29 luglio 1859 da E.
Headland, G.C. Hodgkinson, C. Hudson e G.C. Joad con Melchior Anderegg, François Couttet
e altre due guide.[66]
la via normale francese a nord-ovest, 2.450 metri di dislivello e difficoltà PD-. La prima salita di
questa via, dall'Aiguille du Goûter fino al colle del Dôme, fu compiuta il 17 settembre 1784 da
Jean Marie Couttet e François Cuidet.[67] L'ascensione completa per Aiguille du Goûter, il
Dôme du Goûter e la cresta delle Bosses fu compiuta solo il 18 luglio 1861, più di settanta
anni dopo, da Leslie Stephen e Francis Fox Tuckett con le guide Melchior Anderegg, Johann-
Josef Bennen e Peter Perren.[68][69]
la via dei Trois Mont Blanc a nord-est, 1.700 metri di dislivello e difficoltà PD+. La prima salita
fu compiuta il 13 agosto 1863 da Robert William Head con le guide Julien Grange, Adolphe
Orset e Jean-Marie Perrod.[70][71][72]
la via normale italiana a sud-ovest, 3.210 metri di dislivello e difficoltà PD+. L'itinerario fu
percorso per la prima volta in discesa il 1º agosto 1890 da Luigi Graselli, Giovanni Bonin e
Achille Ratti, il futuro papa Pio XI, con le guide Joseph Gadin e Alexis Proment. Gli alpinisti
erano saliti dallo Sperone della Tournette.[73][74][75]

Versante sud (Frêney-Brouillard)

Creste
Cresta di Peuterey - 14-16 agosto 1893 -
Prima salita di Émile Rey, Christian Klucker,
César Ollier, Paul Güssfeldt.[76] La sola parte
superiore della cresta di Peuterey, quella oltre
il Grand Pilier d'Angle, era già stata salita da
James Eccles, Michel-Clement e Alphonse
Payot nel 1877, giungendo dal couloir Eccles.
Cresta del Brouillard - 18-20 luglio 1901 -
Prima salita di Giuseppe Gugliermina,
Giovanni Battista Gugliermina e Joseph
Brocherel.[77] La cresta integrale di Peuterey.
Cresta dell'Innominata - 19-20 agosto 1920 -
Prima salita di Adolphe Rey e Henri Rey,
Adolf Aufdenblatten, S. L. Courtald ed E. G. Oliver, 800 m IV/D.[78]
"Cresta dell'Innominata" - 25 marzo 1953 - Prima salita invernale di Gigi Panei e Sergio
Viotto.[79]
Cresta Integrale di Peuterey - 24-26 luglio 1953 - Prima salita di Richard Hechtel e Günther
Kittelmann.[80]

Versante del Brouillard


Via Bonatti-Oggioni al Pilastro Rosso - 5-6 luglio 1959 - Prima salita di Walter Bonatti e Andrea
Oggioni, 400 m/TD+.[81]
Hypercouloir del Brouillard - 13-14 maggio
1982 - Prima salita di Patrick Gabarrou e
Pierre-Alain Steiner, 700 m V/6[82]
Direttissima Gabarrou-Long al Pilastro Rosso
- 28-29 luglio 1983 - Prima salita di Patrick
Gabarrou e Alexis Long, 400 m/ED+.[83]
Hypergoulotte - 20 aprile 1984 - Prima salita
di Benoît Grison e Lionel Mailly, 400 m
V/6+.[84]
Cascata di Notre Dame - 14-15 ottobre 1984 -
Prima salita di Patrick Gabarrou e François
Marsigny, 700 m V/6.[84]
Innominette - 9 luglio 1985 - Prima salita di
Il versante del Brouillard.
Patrick Gabarrou e Alexis Long, 700 m V/5.[85]
Classica moderna al Pilastro di sinistra - 1º
agosto 2011 - Prima salita di Hervé Barmasse, Iker Pou ed Eneko Pou, 300 m/6c.[86]

Versante del Frêney


Couloir Eccles e parte superiore della cresta
di Peuterey - 30-31 luglio 1877 - Prima salita
di James Eccles, Michel-Clement e Alphonse
Payot (prima ascensione del Monte Bianco
dal versante sud).[87]
Via Bollini-Gervasutti al Pilone Nord del
Frêney - 13 agosto 1940 - Prima salita di
Giusto Gervasutti e Paolo Bollini della
Predosa, 700 m/TD.[88]
Via Bonington (o via classica) al Pilone
Centrale del Frêney - 27-29 agosto 1961 -
Prima salita di Chris Bonington, Ian Clough,
Jan Djugloz e Don Whillans, 500 m/TD+.[89]
La parte superiore del versante del Frêney con ben
Via Frost-Harlin al Pilone Nascosto del in evidenza i piloni del Frêney, da sinistra: il Pilone
Frêney - 1-2 agosto 1963 - Prima salita di Sud, il Pilone Centrale e il Pilone Nord. Il Pilone
Tom Frost e John Harlin, 300 m/ED.[90] Nascosto è invece quello meno pronunciato tra il
Via Seigneur-Dubost al Pilone Sud del Frêney Sud e il Centrale.
- 25-26 luglio 1972 - Prima salita di Yannick
Seigneur e Louis Dubost. Si tratta della prima
salita integrale del Pilone Sud, precedentemente salito solo parzialmente.[91]
Gran couloir del Frêney - 30 luglio 1974 - Prima salita di Guy Albert, Jean Afanasieff, Jean
Blanchard e Olivier Challéat, 850 m III/D.[92]
Cascata del Freney - 3 settembre 1980 - Prima salita di Gian Carlo Grassi, Marco Bernardi e
Renzo Luzi, 100 m IV/5+. È una cascata di 80 metri, con partenza a 4.500 m. Rappresenta
l'uscita diretta del Gran couloir del Frêney.[93]
Via Jöri Bardill al Pilone Centrale del Frêney - 10-12 agosto 1982 - Prima salita di Michel Piola,
Pierre-Alain Steiner e Jöri Bardill, 500 m/ED 6c. È una via direttissima che sale lo spigolo di
sinistra del Pilone Centrale.[94]
Frêneysie Pascal - 20-21 aprile 1984 - Prima salita di Patrick Gabarrou e François Marsigny,
700 m VI/6. La via sale lungo le goulotte a destra del Pilone Centrale.[95]
Abominette - 25 aprile 1984 - Prima salita di Patrick Gabarrou, Christophe Profit e Sylviane
Tavernier, 700 m IV/3. La via sale all'estrema sinistra del versante del Frêney, tra la cresta
dell'Innominata e il Pilone Sud. È la via meno difficile del versante.[96]
Fantomastic - 4-5 aprile 1985 - Prima salita di Patrick Gabarrou e François Marsigny, 700 m
V/6. La via sale lungo il couloir tra il Pilone Sud e il Pilone Nascosto.[95]
Jean-Chri al Pilone Nascosto del Frêney - 2007 - Prima salita di Patrick Gabarrou e Christophe
Dumarest di una seconda via sul Pilone Nascosto, 800 m/7a+ A1.[97]

Versante est (Brenva)


Sperone della Brenva - 15 luglio 1865 - Prima
salita di Adolphus Warburton Moore, George
Spencer Mathews, Frank Walker, Horace
Walker e le guide Jakob Anderegg e Melchior
Anderegg, 800 m IV/1, 4c.[98]
6 agosto 1933 - Prima solitaria di
Leopoldo Gasparotto.
26 febbraio 1956 - Prima invernale di
Jean Couzy e André Vialatte.
Via della Sentinella Rossa - 1-2 settembre
1927 - Prima salita di Thomas Graham Brown Il versante est della Brenva
e Francis Sidney Smythe, 1300 m V/D.[99]
9 marzo 1961 - Prima invernale di Walter
Bonatti e Gigi Panei[100].
Via Major - 6-7 agosto 1928 - Prima salita di Thomas Graham Brown e Francis Sidney
Smythe, 1300 m V/2 4b.[101]
13 settembre 1959 - Prima solitaria di Walter Bonatti.
Via della Poire - 5 agosto 1933 - Prima salita di Thomas Graham Brown, Alexander Graven e
Alfred Aufdenblatten, 1300 m V/1 4c.[102]
13 settembre 1959 - Prima solitaria di Carlo Mauri.
8-9 febbraio 1965 - Prima invernale di Alessio Ollier, Attilio Ollier e Franco Salluard.[102]

Versante sud-ovest
Sperone della Tournette - 2 luglio 1872 - Prima salita di Thomas Stuart Kennedy, Jean-Antoine
Carrel e Johann Fischer, 1000 m III/AD 3c.[103]
Couloir Greloz-Roch - 9 agosto 1946 - Prima salita di Robert Gréloz, André Roch e Ruedi
Schmid, 1100 m IV/AD.[104]

Discese in sci
Couloir Saudan - 25 giugno 1973 - Prima discesa di Sylvain Saudan. Rappresenta la prima
discesa del versante sud-ovest del Monte Bianco.[103]
Sperone della Brenva e variante Güssfeldt - 30 giugno 1973 - Prima discesa di Heini
Holzer.[105]
Gran couloir della Brenva - 28 aprile 1978 - Prima discesa di Toni Valeruz in 35 minuti. La
salita è avvenuta in elicottero.[99]
Via Major - 7 settembre 1979 - Prima discesa di Stefano De Benedetti. In salita e discesa è
accompagnato a piedi da Gianni Comino.[99]
Couloir Greloz-Roch - settembre 1980 - Prima discesa di Stefano De Benedetti.[104]
Gran couloir del Frêney - luglio 1981 - Prima discesa di Stefano De Benedetti.[92]
Cresta dell'Innominata - 11 giugno 1986 - Prima discesa di Stefano De Benedetti.[106]

Economia e infrastrutture

Turismo

Con 15 milioni di turisti all'anno, il Monte Bianco è uno dei luoghi


più visitati delle Alpi.[107] Sin dai secoli passati il richiamo generato
dalle bellezze delle montagne e delle valli che lo circondano è
sempre stato notevole. A partire dal 1741, i racconti degli
aristocratici inglesi William Windham e Richard Pococke sul loro
viaggio sul mare di Ghiaccio si diffusero in tutta Europa destando
grande curiosità. In breve tempo, ricchi turisti, per la maggior parte
inglesi, giunsero negli sperduti centri montani del Regno di
Sardegna per ammirare i misteriosi ghiacciai e le vette delle
montagne inviolate. Quei villaggi montani sono considerati uno dei
luoghi in cui il turismo stesso è nato. Dapprima il turismo invernale
e poi in seguito anche quello estivo come diretta conseguenza
dell'inattesa corsa alla conquista delle impervie e inviolate vette.
L'inaugurazione del primo albergo a Chamonix nel 1770 diede inizio Il Mer de Glace
[108]
allo sviluppo dell'industria alberghiera. Seguirono gli alberghi di
lusso e insieme a Courmayeur divennero luoghi di villeggiatura tra i
più ricercati, frequentati da nobili, scrittori, scienziati e dai primi alpinisti, prima ancora che il turismo stesso
diventasse un fenomeno di massa.

Rifugi

I rifugi e bivacchi utilizzati per le ascensioni al Monte Bianco sono:

Bivacco della Brenva, 3.060 m


Bivacco Corrado Alberico - Luigi Borgna, anche detto bivacco della Fourche, 3.674 m
Bivacco Marco Crippa, 3.840 m
Bivacco Giuseppe Lampugnani, anche detto bivacco
Eccles, 3.860 m
Capanna Vallot, 4.362 m
Rifugio des Cosmiques, 3.613 m
Rifugio Francesco Gonella, 3.071 m
Rifugio del Goûter, 3.817 m
Rifugio dei Grands Mulets, 3.051 m
Rifugio Monzino, 2.590 m Rifugio del Goûter
Rifugio Quintino Sella, 3.371 m
Guide alpine

L'ambiente del Monte Bianco, per la sua vastità e per la sua importanza storica, essendo meta di esploratori
e alpinisti dalla fine del Settecento, diede un grande impulso alla nascita del mestiere di guida alpina. Qui
nacquero le prime società di guide:

la Compagnie des guides de Chamonix, nata il 24 luglio 1821, è stata la prima società di guide
al mondo. Il 9 maggio 1823 tramite un manifesto della Camera dei deputati di Torino, il re di
Sardegna, Carlo Felice di Savoia, ne rendeva ufficiale la sua creazione.
la Società Guide Alpine Courmayeur, nata nel 1850, è stata la prima società di guide alpine
italiana e la seconda al mondo dopo quella di Chamonix. La sua storica sede divenne nel 1929
un museo: il Museo alpino Duca degli Abruzzi dove sono raccolti importanti cimeli provenienti
da spedizioni non solo nel massiccio del Monte Bianco ma anche in Tibet, nell'Himalaya, in
Africa, in India. Le guide si distinsero durante i primi tentativi effettuati per raggiungere la vetta
del Bianco partendo da Courmayeur, ma anche durante le scalate sul Cervino dove furono
protagoniste con Jean-Antoine Carrel e Jean-Joseph Maquignaz.

La Funivia dei Ghiacciai

A La Palud, nelle vicinanze di Courmayeur, ha inizio il percorso


della funivia del Monte Bianco progettato e ideato dall'ingegnere
Dino Lora Totino. In poco meno di un'ora si può raggiungere
Chamonix, in Francia, scavalcando completamente la catena delle
Alpi. Concepita inizialmente per scopi prevalentemente militari,
venne inaugurata nell'estate del 1947 e fino al 2015 era suddivisa
in sei diversi tronconi: da La Palud si raggiunge il Pavillon di
La funivia dei Ghiacciai è considerata
da alcuni come l'"ottava meraviglia del
Monte Frety a quota 2.175 m; si prosegue per arrivare al rifugio
mondo" Torino presso il Colle del Gigante a quota 3.330 m, (quasi 2.000
metri in undici minuti); si continua dal Colle del Gigante fino a
Punta Helbronner a quota 3.462 m da dove si può godere di una
vista su tutto l'arco alpino: dalla cima del Monte Bianco al Dente del Gigante, ai celebri "4.000" d'Europa
come il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Continuando da Punta Helbronner si prosegue
verso l'Aiguille du Midi, il punto più alto a quota 3.842 m; dall'Aiguille du Midi è possibile scendere al Plan
de L'Aiguille, a 2.137 m, per arrivare infine a Chamonix. La funivia è stata ultimata negli anni sessanta, e
presenta alcune soluzioni tecniche uniche, come il pilone sospeso.

Dal 2011 sono stati effettuati lavori di ristrutturazione dell'intera tratta italiana con la costruzione di una
nuova stazione di partenza e l'eliminazione di quella presso il Rifugio Torino, oltre alla sostituzione delle
cabine con strutture più moderne e sicure. I lavori sono stati avviati il 10 aprile 2012 e sono terminati il 29
maggio 2015. Il 30 maggio 2015 la funivia rinnovata ha riaperto al pubblico con la nuova denominazione di
SkyWay Monte Bianco. Il secondo tratto della nuova funivia porta direttamente dal Pavillon di Monte Frety
alla Punta Helbronner. In tal modo si evita la tappa intermedia al rifugio Torino, per cui l'intera traversata è
adesso suddivisa in solo cinque tronconi, e non più sei come in precedenza.

La protezione del Monte Bianco

L'afflusso di così tanti turisti, benché costituisca una ricchezza, è di per sé un pericolo per l'ambiente. Le
comunità valdostane, savoiarde e vallesi, con l'aiuto delle regioni e degli Stati interessati, con un approccio
transfrontaliero alle problematiche relative alla protezione e valorizzazione del territorio hanno trovato un
accordo per dar vita al progetto Spazio Monte Bianco. Questa iniziativa di cooperazione coinvolge 35
comuni tra Savoia, Alta Savoia, Valle d'Aosta e Vallese ed è coordinato della Conferenza Transfrontaliera
Monte Bianco. Sotto la presidenza di uno dei ministri dell'ambiente, la Conferenza riunisce per ciascuna
nazione 5 rappresentanti dello Stato e delle collettività territoriali.[109] Complessivamente lo Spazio Monte
Bianco occupa una superficie di circa 2.800 km² e comprende 35 comuni: 15 in Savoia e Alta Savoia, 5 in
Valle d'Aosta e 15 nel Vallese. In totale l'intera area conta circa 100.000 abitanti.[110] Recentemente il sito
del Massiccio del Monte Bianco è stato candidato presso l'Unesco per essere classificato come Patrimonio
dell'umanità.[111]

Il traforo del Monte Bianco

Il traforo del Monte Bianco è un tunnel autostradale che collega


Courmayeur in Valle d'Aosta (Italia) a Chamonix-Mont-Blanc in
Alta Savoia (Francia). È stato costruito congiuntamente tra Italia
e Francia. I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1957 e
terminarono nel 1965, anno dell'apertura. È composto da una
galleria unica a doppio senso di circolazione e costituisce una
delle maggiori vie di trasporto transalpino. La sua lunghezza è di
Ingresso al traforo dal Comune di 11,6 km e la parte più lunga rimane in territorio francese:
Courmayeur 7.640 m, con 3.960 m in Italia. L'altitudine è di 1.381 m sul
versante italiano, ai piedi del ghiacciaio della Brenva, mentre
raggiunge a metà galleria i 1.395 m, per scendere poi ai 1.271 m
sul versante francese, ai piedi del ghiacciaio dei Bossons. Il piano stradale del tunnel non è orizzontale, ma
di forma concava per facilitare il deflusso dell'acqua.

Rispetto alla frontiera, il traforo passa esattamente sotto la verticale (l'aplomb) de l'Aiguille du Midi, dove lo
spessore di copertura granitica raggiunge i 2.480 m, misura record per le gallerie autostradali e ferroviarie.
La sua altezza è di 4,35 m e la sua larghezza di 8 m (2x3,5 m per le corsie, e 2x0,5 m di passaggio laterale).
Il raddoppio del tunnel, già progettato, non è mai stato realizzato per l'opposizione degli abitanti delle valli
interessate, preoccupati per un eccessivo aumento della circolazione dei camion e del conseguente
inquinamento. Il traforo è stato inaugurato il 19 luglio 1965 e la sua gestione, su base paritetica, è divisa tra
due società concessionarie: l'italiana S.I.T.M.B (Società italiana per il Traforo del Monte Bianco), creata il
1º settembre 1957 e la francese A.T.M.B (Autoroutes et tunnels du Mont-Blanc), creata il 30 aprile 1958. È
rimasto per lungo tempo il traforo autostradale più lungo al mondo. Dal 1965 al 2004 vi hanno transitato 45
milioni di veicoli con una media giornaliera di 17.745.

I laboratori del Monte Bianco

Un altro aspetto meno conosciuto del Monte Bianco è quello di


studio e di ricerca. All'interno della montagna infatti si trovano
dei laboratori molto importanti gestiti dall'Istituto di Fisica dello
Spazio Interplanetario[112] del CNR (Centro Nazionale Ricerche)
di Torino, che lavora in collaborazione con l'INFN (Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare) di Frascati (Roma) e l'Università di
Milano. In questi laboratori si conducono ricerche sui raggi
cosmici e sono serviti da prototipo per altri due famosi laboratori: L'Osservatorio Vallot. Il laboratorio fu
quello sotto il Gran Sasso, negli Appennini centrali, costruito costruito nel 1890 a quota 4.365 m, a
successivamente, e il laboratorio gestito dal CERN di Ginevra circa 450 m dalla cima.
che studia le particelle elementari.

In passato si cercò di costruirne anche sulla cima. Nel 1891, lo scienziato francese Pierre Janssen, si adoperò
per costruire un centro di osservazione sulla vetta, nella speranza di effettuare in modo ottimale misure e
ricerche sullo spettro solare. La mancanza di fondamenta solide e i movimenti continui del ghiaccio sulla
calotta sommitale, indussero nel 1906 gli scienziati ad abbandonarlo, essendo divenuto pericolante. Nel
1890, sul versante francese, a quota 4.365 m, il botanico e meteorologo Joseph Vallot costruì uno chalet
laboratorio a vocazione pluridisciplinare, tra le quali l'astronomia: l'Osservatorio Vallot.

Il Monte Bianco nelle opere culturali


Con la nascita dell'alpinismo nacque il genere letterario di montagna. Il clamore destato dalla conquista del
Bianco attirò nelle sue valli agli inizi dell'Ottocento poeti, scrittori e pittori. Dall'Inghilterra e dal nord
Europa gli aristocratici in viaggio per il Grand Tour visitarono le montagne alpine, mentre grandi alpinisti
come Albert Frederick Mummery, William Auguste Coolidge e Edward Whymper scalarono vette su vette
scrivendo poi libri nei quali raccontavano le loro imprese. I romantici inglesi si innamorarono delle Alpi.
Samuel Taylor Coleridge scrisse un inno al Monte Bianco e Percy Bysshe Shelley, dopo aver ammirato la
montagna affermava: «Non sapevo, non avevo mai immaginato prima cosa fossero le montagne» e scrisse
Mont Blanc, una delle sue poesie più famose.

Cinema e televisione
La rosa sulle rotaie, (La rue), (1923) : film della durata di 273 minuti di Abel Gance su una
famiglia della Francia orientale.[113]
Tempeste sul Monte Bianco (Stürme über dem Mont Blanc), (1930), con Leni Riefenstahl
come attrice e Arnold Fanck come regista: tratta di Hannes, uno scienziato che lavora
nell'osservatorio del Monte Bianco.[114]
Premier de cordée, (1943): il film tratta di Pierre Servettaz, un giovane aspirante guida di
montagna il quale, nonostante un incidente che sconvolge i suoi progetti e la sua carriera,
riesce tra tante difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi.[115] È basato su un racconto
dell'esploratore Roger Frison-Roche.
La montagna, (1956) di Edward Dmytryk, con Spencer Tracy e Robert Wagner: il film è ispirato
al disastro aereo del Malabar Princess nel 1950.[116]
La Terre, son visage, (1984): documentario di Jean-Luc Prévost prodotto per la televisione
francese. Fa parte della serie Haroun Tazieff racconta la sua terra, vol. 1.[117]
Malabar Princess (2004), di Gilles Legrand con Jacques Villaret e Michele Laroque: il film
racconta il tragico incidente aereo avvenuto nel 1950 sulla cima del Monte Bianco.[118]
Monte Bianco - Sfida verticale (2015), reality show italiano in cui i concorrenti guidati da guide
alpine cercano di raggiungere la vetta del Monte Bianco.

Nella letteratura
Storia di una escursione di sei settimane, di Percy Bysshe Shelley e Mary Shelley.
Kordian, di Juliusz Słowacki (1809-1849).
Mont Blanc di Percy Bysshe Shelley.
La legenda dei secoli (1877), di Victor Hugo (1802-1885)[119].
Tartarino sulle Alpi (1885), di Alphonse Daudet (1810-1897).
Quarantième ascension française au Mont-Blanc, di Jules Verne (1828-1905).
Premier de cordée, di Roger Frison-Roche (1906-1999).
Hugo et le Mont Blanc, di Colette Cosnie.
Hymn Before Sunrise, in the Vale of Chamouni, di Samuel Taylor Coleridge.
Frankenstein, Frankenstein il moderno Prometeo, di Mary Shelley.
Point Blanc, di Anthony Horowitz.
The Prelude Book VI, di William Wordsworth.
Remember Me?, di Sophie Kinsella.
La Littérature alpine, di Claire-Éliane Engel (1903-1976).
Freney 1961, Un Viaggio Senza Fine, di Marco Albino
Ferrari.
Naufragio sul Monte Bianco - La Tragedia di Vincendon ed
Henry, di Yves Ballu.

Galleria d'immagini

Prima pagina del poema Mont


Blanc di Percy Bysshe Shelley.
Il versante nord del Il versante nord del
Monte Bianco Monte Bianco,
dettaglio della vetta

Il versante sud del Il versante sud del Il versante est del Il versante sud-
Monte Bianco, Monte Bianco, Monte Bianco, detto ovest del Monte
costituito dai bacini dettaglio della vetta versante della Bianco
del Brouillard e Brenva
Frêney, separati al
centro dalla cresta
dell'Innominata
Il versante sud- Panoramica sui Panoramica del Punta Helbronner
ovest del Monte ghiacciai Massiccio
Bianco, dettaglio
della vetta

Note
1. ^ (FR) 4808,72 mètres: le mont Blanc a perdu 1 cm depuis 2015, su ledauphine.com, 14
settembre 2017. URL consultato il 14 settembre 2017.
2. Molti testi anglosassoni (con l'importante eccezione dell'Enciclopedia Britannica) includono il
territorio del Caucaso in Europa. Seguendo questo criterio, il monte Bianco viene superato in
altezza dal monte Elbrus e da altre montagne della catena del Caucaso. Nella letteratura
geografica italiana, russa e di altri paesi, invece, il confine sud-orientale viene posto lungo la
depressione del Kuma-Manyč, e il Caucaso è considerato parte dell'Asia. Questa seconda
soluzione fu indicata nel 1730 dal geografo e cartografo svedese Philip Johan von
Strahlenberg ed adottata dalla Società Geografica Russa. Tra i testi che non considerano
europea la regione del Caucaso (e che conseguentemente ritengono che il Monte Bianco sia il
più alto d'Europa) si citano:
AA. VV., Calendario Atlante De Agostini 2013, edito da De Agostini, 2012, ISBN
9788851117054 (consultabile su Google ricerca libri: vedi pagina 80 (http://books.google.it/
books?id=2RjYJd0YQ1YC&pg=PA80&dq=Philip+Johan+von+Strahlenberg&hl=it&sa=X&ei
=VzeHUoOKMITOsgbYnIDYCg&ved=0CD0Q6AEwAQ#v=onepage&q=Philip%20Johan%2
0von%20Strahlenberg&f=false)).
Voce Европа (Europa) della Grande Enciclopedia Sovietica (Большая советская
энциклопедия)
voce Europe (Europa) dell'Enciclopedia Britannica [1] (https://www.britannica.com/place/Eu
rope) (Europe - Encyclopaedia Britannica).
3. ^ Tra le fonti che includono il Monte Elbrus come la montagna più alta d'Europa si citano:
l'Encicopedia Treccani, alla voce Alpinismo, che considera l'Elbrus la montagna più alta
d'Europa annoverandolo tra le seven summits, (cime più alte dei sette continenti)
http://www.treccani.it/enciclopedia/alpinismo_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/
La versione italiana della guida turistica Lonely Planet - Lonely Planet - Russia (https://book
s.google.it/books?id=yLkXUgpb0lsC&pg=PA454&lpg=PA454&dq=elbrus+%22montagna+p
i%C3%B9+alta+d%27europa%22&source=bl&ots=khbGdyDy77&sig=ACfU3U1-QloE6tYgV
0Opvz1YeO9jIpuHcA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwitp4bw9oDqAhXARxUIHUd-BpI4FBDoAT
ADegQIChAB#v=onepage&q=elbrus%20%22montagna%20pi%C3%B9%20alta%20d'euro
pa%22&f=false)
Il National Geographic, alla voce Mount Elbrus (https://www.nationalgeographic.org/encyclo
pedia/elbrus/#:~:text=It%20is%20the%20highest%20point,around%202.5%20million%20ye
ars%20old.)
4. ^ Tour del Monte Bianco: guida al trekking sul Re delle Alpi (https://www.expedia.it/vc/magazin
e/rubriche/trekking-sentieri-e-cammini/tour-del-monte-bianco-guida-al-trekking-sul-re-delle-alpi)
5. ^ Navigatore cartografico, Valle d'Aosta-Vallée d'Aoste Geonavigatore, su
websitr.regione.vda.it. URL consultato il 20 ottobre 2010.
6. ^ Franco Brevini, Una sfida romantica diventa uno sport di massa. Alpinisti in colonna, come
turisti sulle autostrade, Corriere della Sera, 5 agosto 1997. URL consultato il 14 settembre 2015
(archiviato dall'url originale il 28 settembre 2015).
7. ^ G.Strata(2015), p. 22.
8. ^ Monte Bianco: Il tetto delle Alpi!, su followtheguide.it, 8 agosto 2017. URL consultato l'11 giugno
2020.
9. ^ Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Guide rosse, Volume 2, Torino e Valle d'Aosta,
Edizioni Touring, 1996, pagina 652
10. ^ Sul sito della Regione Autonoma Valle d'Aosta, notizie sul Gruppo del Bianco La catena del
Monte Bianco, su regione.vda.it. URL consultato il 21 ottobre 2010.
11. Monte Bianco , su angeloelli.it. URL consultato il 24 gennaio 2011.
12. ^ Notizie sui risultati dell'ultima campagna di misure nel settembre 2009 (FR) L'altitude du Mont
Blanc reste stable, su lefigaro.fr. URL consultato il 21 ottobre 2010.
13. ^ Luigi Bignami, Monte Bianco in controtendenza il ghiacciaio aumenta di volume,
www.repubblica.it. URL consultato il 21 ottobre 2010.
14. ^ L'Encyclopaedia Britannica (http://kids.britannica.com/elementary/art-68675/Europe) pone il
limite orientale lungo la depressione del Kuma-Manich. L'Enciclopedia Treccani (http://www.tre
ccani.it/enciclopedia/europa/) pone il limite orientale lungo la linea ideale che unisce le foci del
Don (Rostov) e della Dvina Settentrionale (Arcangelo).
15. ^ Peakbagger, Montagne Euro-asiatiche oltre i 4500-me, su www.Peakbagger.com. URL
consultato il 20 ottobre 2010.
16. ^ Alpi senza frontiere, Guida n. 16, Petit Saint Bernard – Mont Blanc, p. 145
17. ^ I minerali del Monte Bianco, Minerali e geologia del Monte Bianco, su minerali.it. URL
consultato il 25 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2011).
18. ^ L'antica miniera di Trou les Romans, Trou des Romains, su regione.vda.it. URL consultato il 25
ottobre 2010.
19. ^ Crystals of the Monte Bianco, Crystals of the Monte Bianco, su summitpost.org. URL consultato
il 24 gennaio 2011.
20. Jean Corbel, Ghiacciai e clima nel massiccio del Monte Bianco (PDF), su persee.fr. URL
consultato il 9 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
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Voci correlate
Punti più elevati delle regioni italiane
Osservatorio del Monte Bianco
Frontiera sul Monte Bianco
Traforo del Monte Bianco
Funivia dei Ghiacciai
Alpinismo
Quattromila delle Alpi

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