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Arundo donax

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Motivo: Si tratta di una specie invasiva, che ha colonizzato intere porzioni di
terreno prima dominio di specie autoctone e qui viene descritta come una specie di
panacea. C'è qualcosa che non va.

La canna comune (Arundo donax L., 1753) o canna domestica è una Canna comune
pianta erbacea perenne e dal fusto lungo, cavo e robusto, che cresce in
terreni anche relativamente poveri. La sua area di origine si estende
dal bacino del Mediterraneo al Medio Oriente fino all'India, ma
attualmente la canna si può trovare sia piantata che naturalizzata nelle
regioni temperate e subtropicali di entrambi gli emisferi. Forma dense
macchie in terreni umidi di ambiente ripariale, lungo gli argini di
fiumi e stagni ma anche sui margini di campi coltivati e sulle dune
sabbiose, anche vicino al mare.[2]

Indice
Etimologia
Descrizione
Coltivazione e utilizzo
Arundo donax
Coltura da biomassa lignocellulosica
Tecnica agronomica Stato di conservazione
Acqua e Azoto
Capacità di stoccaggio di Carbonio nel suolo agrario
Produttività della coltura Rischio minimo[1]
Arundo donax come specie invasiva Classificazione Cronquist
Invasività e controllo della coltura
Dominio Eukaryota
Sistemi di controllo biologico
Regno Plantae
Sistemi di controllo meccanico
Sistemi di controllo chimico Sottoregno Tracheobionta
Sistemi di smaltimento Superdivisione Spermatophyta
Raccolta Divisione Magnoliophyta
Arundo donax come specie per il Fitorimedio Classe Liliopsida
Note Sottoclasse Commelinidae
Altri progetti Ordine Cyperales
Collegamenti esterni Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Arundinoideae
Tribù Arundineae
Etimologia
Genere Arundo
La nomenclatura binomiale assegnata rivela una ripetizione. Il nome Specie A. donax
generico deriva dal latino arundō o harundō, "canna", "bastone",
Classificazione APG
"freccia" o "stecca ortopedica" (secondo Hjalmar Frisk da associare al
greco ἄρον áron "gigaro") [3], mentre il nome della specie viene dal Regno Plantae
greco δόναξ dónax, ovvero "canna"[4]. (clade) Angiospermae
(clade) Monocotiledoni
Descrizione (clade) Commelinidi

Fisiologicamente presenta un ciclo C3 con un'inusuale alta capacità Ordine Poales


fotosintetica che le conferisce peculiari vantaggi ecologici. Famiglia Poaceae
Analizzando alcuni parametri come scambio di gas, fluorescenza e Nomenclatura binomiale
conduttanza stomatica in condizioni di crescita naturali, si è registrato
Arundo donax
un massimo tasso fotosintetico pari a 37 µmoli m−2 s−1, un valore
L., 1753
molto superiore ad altre piante dotate di ciclo C4[5]. Questa alta
efficienza fotosintetica è associata all'assenza di saturazione alla luce, Nomi comuni
mentre l'efficienza idrica determinata (WUE = water use efficiency) è
tra 4.1 e 9.3 µmol mmol−1. canna domestica, canna di
fiume, canna gentile
È la più grande tra le canne d'Europa, raggiungendo generalmente i
6 m di altezza. In condizioni ideali può anche superare i 10 m, con
fusti, detti culmi, cavi del diametro di 2–3 cm. Le foglie sono
alternate, di colore grigio-verde, lunghe 30–60 cm e larghe 2–6 cm; hanno una forma lanceolata, rastremata
in punta, e alla base presentano un ciuffo di peli lanosi. Nell'insieme A. donax assomiglia a una cannuccia di
palude di grandi dimensioni o a una canna di bambù. Esistono due varietà: A. donax variegata e A. donax
versicolor delle quali la seconda è ritenuta più attraente grazie al suo colore screziato.

Questa specie ad impollinazione anemogama fiorisce in settembre-ottobre producendo pannocchie piumose


fusiformi, di colore da verde pallido a violaceo, lunghe 40–60 cm e con portamento verticale. I fiori sono
monoici, i semi raramente sono fertili e la riproduzione avviene per lo più per via vegetativa, attraverso
rizomi sotterranei. Questi ultimi sono legnosi, fibrosi e formano estesi tappeti nodosi che penetrano fino a un
metro di profondità nel terreno[6][7].

L'avanzamento dei rizomi è assolutamente locale, e quindi la colonia di steli avanza a macchia d'olio, ad
estendere la propria superficie. Porzioni di fusto e di rizoma lunghi meno di 5 cm e che contengono almeno
un nodo germogliano facilmente[8]. Questa diffusione per via vegetativa sembra costituire un efficace
adattamento al verificarsi delle inondazioni. Infatti durante questi eventi catastrofici, gli individui di A.
donax possono rompersi diffondendo frammenti in grado di germogliare e colonizzare nuove aree a valle[7].

La canna comune preleva grandi quantità di acqua dal suolo umido per sostenere la sua rapida crescita, che
può arrivare fino a 5 cm al giorno durante la stagione primaverile[9]. È capace di crescere in macchie dense
che possono soffocare altre piante e impedirne così la diffusione.

Dal punto di vista ecologico una macchia di Arundo donax vigorosa indica sempre ricchezza di acqua nel
sottosuolo, e profondità del suolo stesso. Quindi anche se si adatta a suoli poveri, la presenza di suoli aridi e
ridotti in profondità è direttamente indicata dal ridotto vigore dei culmi.

Coltivazione e utilizzo
Arundo donax è stata coltivata in tutta l'Asia, in Europa meridionale,
in nord Africa e in Medio Oriente per migliaia di anni. Gli antichi
Egizi usavano le foglie di questa pianta per avvolgere le spoglie dei
defunti. Data la grande densità di individui che ne caratterizza la
crescita, spesso è stata utilizzata per creare siepi frangivento. Le
canne contengono silice e forse questa è la principale ragione per la
loro resistenza e durabilità. Sono state inoltre usate per realizzare
canne da pesca, calami (strumenti per scrivere), bastoni da passeggio
e per produrre carta. I fusti duri trovano impiego come supporto per
piante rampicanti e piante di vite e di pomodoro.

Il materiale che costituisce il fusto è contemporaneamente flessibile


e abbastanza resistente da essere considerato come il migliore per il
confezionamento di ance di strumenti musicali a fiato come oboe,
fagotto, clarinetto e sassofono. In particolare, le canne provenienti
dalle coltivazioni della Provenza sono celebri per il lor impiego nella
produzione di ance. L'impresa Selmer, fondata a Parigi nel 1885 dal
clarinettista Henri Selmer, ha cominciato la sua attività proprio
producendo ance per strumenti musicali. Nel 1905 il clarinettista
Eugène Van Doren ha fondato la compagnia Vandoren, oggi leader
mondiale nel mercato delle ance di canna. I culmi di A. donax
Arundo donax
vengono inoltre impiegati per realizzare le canne di molti tipi di
cornamuse. La canna domestica è stata usata per oltre 5000 anni
nella produzione di flauti e il flauto di Pan è formato da 10 o più
canne di diverse dimensioni legate o incollate fra loro.

Dato il suo ritmo di crescita molto elevato, la specie A. donax


costituisce un ottimo candidato per la produzione di biomassa per
uso combustibile e anche come fonte di cellulosa per l'industria della
carta. La canna domestica è infatti una pianta perenne di grandi
dimensioni che produce ogni anno più biomassa per acro di qualsiasi
altra pianta erbacea. È stata a lungo riconosciuta come importante
fonte non legnosa di biomassa ad uso industriale. Infatti può essere
coltivata su un grande numero di tipi diversi di suolo e nelle
condizioni climatiche più varie. Produce un profondo apparato
radicale, 6 volte maggiore del sorgo più del doppio rispetto al
miscanto[10], riuscendo a ottenere alte rese unitarie anche in
condizioni asciutte e non irrigue. Gli studi evidenziano inoltre come
A. donax mantenga una capacità di assorbimento idrico costante
lungo il profilo radicale. La pianta raggiunge la maturità (lunghezza
Phyllostachys aurea e Arundo di 5–6 m) in circa un anno e, a seconda del clima in cui è cresciuta,
donax può essere raccolta da una a 3 volte all'anno. Produce una media di
25 tonnellate di fibra di alta qualità per acro. Un campo di canna
domestica può essere sfruttato per 20-25 anni senza la necessità di
ripiantare nuovi individui né di utilizzare costose e inquinanti sostanze fertilizzanti e diserbanti.

Uno dei suoi possibili impieghi consiste nella lavorazione dei trucioli per la produzione di pellet di
biocombustibile, questi tuttavia sono caratterizzati da elevati livelli di silice. La canna comune è un
biocombustibile ad alto rendimento (3.400 kJ/kg) e l'uso di moderne ed efficienti tecniche di trasformazione
consente di convertire la materia organica della pianta in diversi vettori energetici: syngas, etanolo[11] e
biodisel. Studi approfonditi sull'utilizzo della canna domestica come biocombustibile sono in corso in
Florida, dove il Biomass Investment Group (BIG) porta avanti un progetto per la realizzazione di una
centrale elettrica che utilizzi come combustibile la canna domestica. Questo progetto rappresenta la prima
operazione di grande portata nello sfruttamento della combustione di
una pianta per la produzione di energia elettrica. Tra i vantaggi
arrecati dal punto di vista ambientale troviamo: la natura rinnovabile
della fonte energetica, l'assorbimento da parte della pianta nel corso
della sua vita di una quantità di CO2 equivalente a quella emessa
durante la sua combustione, il carattere essenzialmente rispettoso del
suolo dei metodi di coltivazione di questa specie e infine le ridotte
emissioni di gas inquinanti conseguenti la combustione. La biomassa
verrà convertita in combustibile liquido che alimenterà delle turbine
collegate a degli alternatori.

Coltura da biomassa lignocellulosica


All'interno della Comunità Economica Europea, sin dalla fine degli
anni sessanta, sono stati realizzati importati progetti nell'ambito di
Arundo donax
specifici programmi finalizzati allo studio delle colture agrarie come
possibili fonti di biomassa per la produzione di energia. Le colture
da energia sono coltivazioni destinate a fornire massa
lignocellulosica per la produzione di energia elettrica e/o termica.
Oggi la politica agricola dell'Unione europea, individuando nelle
colture non-food un valido strumento per rafforzare lo sviluppo
rurale e opportunità di crescita per le sue popolazioni, spinge verso
la conversione dei terreni agricoli marginali e/o messi a riposo (ex
set-asides), pari in Italia a 230 000 ha, così come il recupero di
quelle superfici nel tempo abbandonate dagli agricoltori, oggi
stimabili in 1,8 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola
Utile)[12].
Arundo donax
Il primo strumento di attuazione operativa in ambito nazionale per
avviare le azioni derivanti dall'applicazione delle direttive previste
dal protocollo di Kyoto è stato il programma nazionale combustibili
PROBIO. Tale programma ha finanziato tra il 1999 e il 2001
numerosi progetti, tra cui il progetto PRISCA, Progetto di RIcerca
Sulle Colture Alternative. Sono state identificate, confrontate e
caratterizzate diverse colture, tra cui specie erbacee annuali (girasole
(Helianthus annuus L.), colza (Brassica napus L.), kenaf (Hibiscus
cannabinus L.), sorgo (Sorghum bicolor L. Moench), topinambur
(Helianthus tuberosus L.), ecc.), poliennali (cardo (Cynara
cardunculus L.), miscanto (vedi Miscanthus Giganteus), canna
comune, ecc.), e specie legnose (pioppo (Populus spp., salice (Salix
spp.), eucalipto (Eucaliptus spp.), robinia (Robinia pseudoacacia L.)
ecc.), caratterizzando la qualità della biomassa e la capacità di
ricrescita dopo la ceduazione[13].

Idealmente le colture da energia devono fornire alte rese con minimo


input. Rispetto alle specie annuali, le colture erbacee perenni
presentano vantaggi energetici significativi, permettendo di
Arundo donax
ammortizzare i costi d'impianto (pari al 50% dell'energia totale spesa
per la coltura) lungo l'intera durata della coltivazione[14]. Le colture
perenni, inoltre, presentano importanti vantaggi ecologici, tra cui il limitato bisogno di lavorazioni del suolo,
riducendo i rischi di erosione in ambienti collinari[15] e incrementando la biodiversità tellurica e il sequestro
del carbonio nel suolo agrario[16][17]. Inoltre, grazie alla notevole rusticità, queste specie hanno una bassa
domanda di elementi nutritivi, alta resistenza ad agenti patogeni e
parassiti fitofagi, resistenza a stress idrici e termici, e presentano una
capacità di crescita in substrati a forte concentrazione salina. La
canna comune, irrigata, ha fatto registrare rese superiori a 45 t ha−1
anche con acqua salmastra con una concentrazione di sali pari a 9
dS m−1[18].

Tra le erbacee perenni, A. donax è stata oggetto di un vasto studio


promosso dalla Comunità Europea, denominato FAIR 3 CT96 2028
“Giant reed (Arundo donax L.) Network” che ne ha considerato
l'adattabilità e produttività in otto distinti areali[19]. In base alle
ricerche svolte, questa specie viene indicata come una tra le più
promettenti specie erbacee da biomassa in ambiente
mediterraneo[20][21]. In queste regioni è considerata, infatti, come una
coltura spontaneizzata, archeofita, già adattata a queste specifiche
condizioni pedoclimatiche, ed in grado di garantire alte rese di
biomassa, con un'epoca di raccolta flessibile (da fine autunno ad
inverno) anche in rapporto alle esigenze aziendali. Si caratterizza,
inoltre, per gli scarsi input di cui necessita e per una buona
Tavola del 1902, che mostra
resistenza alla siccità.
l'apparato radicale
In Italia, a Torviscosa (Ud), si è avuta dal 1937 al 1962
un'importante esperienza di coltivazione estensiva con questa specie
(pari a 5400 ha su terreni di bonifica) per alimentare la locale fabbrica per la produzione di fibra artificiale,
ottenuta da cellulosa[22]. Oggi la canna comune è al centro di numerose esperienze scientifiche volte a
valutare e caratterizzare, dal punto di vista agronomico, tale coltura in differenti ambienti italiani.

Negli Stati Uniti, Arundo donax è al centro d'importanti progetti condotti sia in ambito pubblico (Auburn
University, Washington State University, University of Washington, State of Alabama, il Dipartimento di
Agricoltura – USDA – ARS, presso la stazione sperimentale di Tifton, GA) che privato (TreeFree Biomass
Solutions, White Technology LLC, Innovative Energy Group e compagnie cartiere come Nile Group, Boise
and Weyerhauser, ecc.).

Tecnica agronomica

La tecnica colturale non comporta particolari problemi alle comuni aziende cerealicole. Per la preparazione
del terreno si ricorre, infatti, a una normale aratura o ripuntatura, facoltativamente accompagnata da una
concimazione di fondo con 100 kg di P2O5 ha−1 (variazioni sono da considerare in accordo con la dotazione
iniziale del terreno).

La pianta si caratterizza per la sterilità del seme, causata dal fallimento della divisione delle cellule madri
delle megaspore. Ne consegue che la propagazione vegetativa rappresenta il principale aspetto meritevole di
approfondimenti e ricerche. Per la messa a dimora vi sono due opzioni:

impiego di porzioni di rizoma, dotati di almeno una gemma vitale e con un peso minimo di 200
g, normalmente favorito per il migliore attecchimento.
impiego di fusti maturi (>2 anni di età) interrati mediante l'ausilio di macchine trapiantatrici.

Partendo da rizoma il trapianto è effettuato quando il rischio di gelate tardive è minimo (fine inverno –
inizio primavera) mentre il fusto può esser prelevato dalla pianta madre ed interrato all'inizio dell'inverno.
Per quanto riguarda la difesa della coltura, non sono previsti impieghi significativi di fitofarmaci. A. donax
risulta essere, infatti, una coltura fortemente competitiva contro le infestanti a partire dal secondo anno,
richiedendo, eventualmente, un trattamento erbicida di post-emergenza solo il primo anno.

Acqua e Azoto

In un recente studio effettuato in pieno campo presso l'Università di Pisa, sono stati confrontati due livelli di
concimazione (0 N vs 200 N kg ha−1), epoca di raccolta (autunno vs inverno) e due sesti d'impianto (20 000
vs 40 000 piante ha−1) per sei anni. La coltura ha fatto segnare una maggior densità e produzione (pari a
0,3 kg sostanza secca m−2) in corrispondenza dell'investimento iniziale inferiore[14]. Anche la fertilizzazione
ha permesso un sostanziale miglioramento della sostanza secca prodotta. Tale effetto scompare però nel
tempo. Lo studio evidenzia che, ritardando la raccolta, il contenuto idrico diminuisce del 10%, consentendo
una migliore qualità della biomassa prodotta. Rispetto ad altre colture da biomassa, la canna comune ha
mostrato una positiva capacità di assorbimento idrico, costante lungo tutto il profilo di suolo esplorato dalle
radici. Ciò consente di raggiungere rese soddisfacenti anche in condizioni di siccità[23]. Nello stesso studio è
stato evidenziato che, in confronto a miscanto e panico (Panicum virgatum L.), la canna comune è in grado
di mantenere un più alto tenore di umidità nei livelli superficiali del suolo, in ragione di un marcato
ombreggiamento dello stesso.

Capacità di stoccaggio di Carbonio nel suolo agrario

L'anidride carbonica (CO2) è il principale gas serra rilasciato nell'atmosfera a seguito delle attività
antropiche. È stato stimato che, a fronte di un incremento annuale di C atmosferico pari a 3.5 Pg
(petagrammo), l'agricoltura ha il potenziale di sequestrare circa 42 – 90 Pg nei prossimi 50 - 100 anni[24].
L'ecologia agraria ha quindi focalizzato l'attenzione sulle colture erbacee perenni da biomassa, evidenziando
le loro positive capacità di accumulo di C nel suolo. L'emissione di CO2 per unità di energia prodotta da
queste colture è 10 volte minore rispetto al petrolio[25]. Venturi e Monti[26] (2005) hanno sottolineato come
circa metà del C sequestrato sia localizzato nell'apparato radicale, permettendo uno stoccaggio prolungato
nel tempo. McLauglin e Walsh[27] (1998) stimano un sequestro di carbonio 20 – 30 volte superiore rispetto
ad una coltura annuale, in ragione delle ridotte lavorazioni del terreno e quindi minori perdite per
mineralizzazione ossidativa. Arundo donax, a differenza di altre specie, presenta, inoltre, un'architettura
dell'apparato radicale profonda, difficilmente mineralizzabile. La sostanza secca della parte ipogea di A.
donax è stata riscontrata pari a 13.6 t ha−1, 6 volte maggiore rispetto al sorgo e due volte al miscanto[23].
Valutando l'effetto di una coltivazione decennale di A. donax, in confronto a normali colture avvicendate ed
un suolo non coltivato, a carico di alcune caratteristiche pedologiche, sono state evidenziati positivi
miglioramenti sulla quantità totale di carbonio e di biomassa microbica presente[17].

Produttività della coltura

In rapporto all'intero ciclo della coltura, A. donax presenta tre stadi principali. Al primo anno, il giovane
impianto registra una resa pari al 50 - 60% di quanto la stessa potrà produrre al secondo anno e a maturità.
Dopo una lunga fase di plateau, si registra un marcato declino produttivo a partire dall'ottavo anno[28]. In
bibliografia, si trova indicazione di rese pari fino a 100 t ha−1 anno−1 di sostanza fresca, ottenute in climi
temperati e sufficiente irrigazione[29]. In Spagna centrale sono state registrate rese pari a 45.9 t di sostanza
secca in condizioni di input non limitanti. A Torviscosa furono raggiunte medie produttive pari a 30 t ha−1.

I risultati di cui sopra testimoniano l'importanza dell'effetto “ambiente” per quanto concerne la produttività
della specie, in rapporto alla lunghezza del ciclo considerato.
Arundo donax come specie invasiva
È stata introdotta dal Mediterraneo in Nord America nel XIX secolo come materiale per la costruzione di
tetti e come agente di controllo dell'erosione nei canali di drenaggio[7][30]. Esempio di tale invasività, ristretta
limitatamente all'ambito ripariale, è riportata negli ambienti ripariali sud californiani e Texas. Introdotta con
successo dall'uomo al fine di consolidare i margini di fiumi e ruscelli, è diventata abbondante grazie alla
involontaria azione antropica che, con la movimentazione di macchine pesanti quali bulldozers, ruspe,
escavatori e trattori, hanno indotto la frammentazione dei rizomi e favorito la diffusione su larga scala[31].
Tali macchine vengono utilizzate per dragare i piccoli canali, tagliare le strade sterrate indesiderate, estrarre
sabbia e ghiaia, per il taglio e il controllo della vegetazione. L'evidente incidenza dell'attività umana circa la
diffusione di Arundo donax è stata documentata in uno studio condotto tra il 2004 e 2006 lungo la valle del
fiume Tijuana; dallo studio è emerso come le stesse inondazioni abbiano in realtà una scarsa influenza sulla
rottura dei rizomi e degli steli. Durante tali eventi infatti, gli steli sono rimasti attaccati alla pianta così come
un 7% su circa 50 arundineti hanno evidenziato danni parziali. Di contro in un ambiente disturbato
dall'attività incontrollata dell'uomo è stata documentata una densità di piante 61 volte maggiore di quella in
ambiente non disturbato. Viene coltivata anche come pianta ornamentale e si è rapidamente naturalizzata
lungo le coste di bacini dulciacquicoli del Nord America, del Sud America e dell'Australasia[8][30]. Il suo
areale continua ad estendersi. È stata inserita nell'elenco delle 100 tra le specie esotiche invasive più
dannose al mondo. Mack[32] evidenzia l'importanza di una attenta, neutrale e trasparente valutazione dei
rischi e benefici presenti nell'introduzione di una qualsiasi pianta in un nuovo areale a qualsiasi scala (locale,
nazionale e regionale). Questa dovrebbe includere le caratteristiche biologiche (dormienza, germinazione,
riproduzione, fitness, suscettibilità e resistenza a parassiti e locali predatori). È tra le specie di piante terrestri
a crescita più rapida al mondo (può arrivare a quasi 10 cm al giorno[33]); in America si sta diffondendo
rapidamente provocando la scomparsa di piante autoctone[7][30] e danneggiando così gli ecosistemi ripariali.
Il fusto e le foglie di A. donax contengono numerose sostanze chimiche che possono risultare dannose; tra
queste troviamo la silice e vari alcaloidi, il cui compito è quello di proteggere la pianta dalla maggior parte
degli insetti erbivori e scoraggiare altri animali dal nutrirsene[7][30][34]. Animali brucatori come le mucche, le
pecore e le capre riescono a limitarne la diffusione ma difficilmente possono essere utili nel tenere la specie
sotto controllo[33].

Le macchie di canna comune sono particolarmente esposte al rischio di incendio. La pianta infatti è
altamente infiammabile durante tutto l'arco dell'anno e nei mesi più secchi la sua presenza può far aumentare
la probabilità, l'intensità e la diffusione degli incendi nell'ambiente ripariale, producendo quindi una
conversione delle comunità biologiche dalla tipologia regolata dalle inondazioni a quella regolata dagli
incendi. Dopo l'incendio i rizomi di A. donax germogliamo rapidamente avendo anche in questo caso la
meglio sulle piante americane autoctone. Si formano così grandi appezzamenti di terreno coperto da canna
domestica lungo le rive dei fiumi o dei bacini dulciacquicoli[30][35]. In pratica, il verificarsi di incendi spinge
ulteriormente verso la costituzione di comunità vegetali monospecifiche di A. donax. La presenza di estese
macchie di canna domestica lungo le rive può anche portare alla riduzione della volta vegetale che fa ombra
sull'habitat acquatico. Dirette conseguenze sono poi l'aumento della temperatura dell'acqua, la diminuzione
della concentrazione di ossigeno e la riduzione della diversità biologica dell'intero habitat[30]. Considerando
comunque che il fenomeno dell'autocombustione è da ritenersi estremamente raro in natura e che in Italia
come nel resto del mondo la maggior parte degli incendi è di natura dolosa, il rischio di incendio associato
ad Arundo donax non è un rischio specie specifico ma relativo, come nel caso dell'invasività, a una scorretta
gestione (o all'assenza di gestione) dell'attività umana. Tant'è che quando Arundo donax viene allevata su
estese superfici, presenta un rischio di incendio paragonabile ad altre colture erbacee.

Invasività e controllo della coltura


Risulta quindi abbastanza evidente che i fattori di sensibilità
associati ad arundo donax (invasività, tendenza alla monocultura,
rischio incendio) sono tutti legati a una scorretta gestione o
all'assenza di gestione della coltura. Esplicativo è il caso di
Torviscosa dove per oltre un ventennio è stata coltivata su una
superficie di circa 5400 ha e non ha dato seguito né a problemi di
invasività né a problemi di incendi o altro. Al riguardo, la sterilità
della specie è un chiaro vantaggio, almeno se si fa riferimento a
condizioni non ripariali. Come coltura agraria, infatti, il controllo
risulta semplice, così come l'eradicazione a fine ciclo, vale a dire
quando fenomeni di stanchezza naturali impongono la cessazione della coltura. La chiave del controllo è
nella devitalizzazione della massa radicale, facilmente ottenibile con glyphosate (N-phosphonomethyl
glycine), un erbicida ad applicazione di post-emergenza, sistemico, a largo spettro e non residuale nel suolo.
Le dosi consigliate sono in funzione del tipo di trattamento scelto, anche in rapporto all'epoca d'intervento
ed oscillano tra il 2-5% v/v. I sintomi associati al trattamento sono un ingiallimento o imbrunimento delle
lamine fogliari, la morte dei meristemi, una ricrescita anormale ed un ricaccio multiplo (cespitoso) con
presenza di foglie bianche nei nuovi germogli[36]. Una tecnica che ha fornito ottimi risultati presso il Santa
Margherita and San Luis Watersheds weed Management Area, California, è il cut and spray, ovvero
l'applicazione dell'erbicida mediante una soluzione pura, localizzata sul punto di taglio alla base dello stelo.
Per un ottimale controllo è poi importante fare riferimento al momento in cui ha luogo l'applicazione
dell'erbicida. I migliori risultati, in genere, si ottengono a seguito di applicazioni fogliari effettuate a fine
estate – inizio autunno, quando la traslocazione alla parte epigea risulta superiore.

Sistemi di controllo biologico

Il controllo biologico realizzato attraverso l'impiego di insetti erbivori specialisti provenienti dall'areale di
origine di Arundo donax produce risultati piuttosto limitati. Nonostante la canna domestica possieda
un'ampia varietà di sostanze chimiche nocive sia all'interno del fusto che nelle foglie, la protezione che tali
sostanze forniscono è efficace contro la maggior parte degli insetti generalisti e dei vertebrati, ma non contro
insetti che si sono specializzati a nutrirsi di questa pianta e che possono arrecarle danni
considerevoli[7][30][34][37]. Tre di questi insetti erbivori specialisti sono stati importati dalla regione
mediterranea e la loro efficacia come agenti di controllo biologico è in fase di valutazione. Le tre specie
sono l'imenottero Chalcidoidea Tetramesa romana (una vespa), il rincoto Diaspididae Rhizaspidiotus
donacis e il dittero Chloropidae Cryptonevra spp (una mosca). Altri organismi che hanno effetti negativi su
Arundo donax sono i funghi Armillaria mellea, Leptostroma donacis, Papularia sphaerosperma, Puccinia
coronata e Selenophoma donacis.

Sistemi di controllo meccanico

Infestazioni di piccole dimensioni possono essere estirpate manualmente facendo bene attenzione che
l'intero apparato radicale e tutti i rizomi vengano rimossi completamente. Dato che la canna domestica
cresce in macchie dense e possiede grosse radici, la rimozione manuale o meccanica delle parti sotterranee
di ampie monocolture clonali risulta essere un processo lento, difficile e spesso inefficace. Pezzi di rizoma
seppelliti sotto 1–3 m di terreno possono germogliare nuovamente e il disturbo arrecato dalla rimozione
meccanica al suolo e alle comunità biologiche in esso presenti può essere forte.

Per strappare o rimuovere le piante germogliate da poco o gli individui giovani fino a 2 m di altezza, il
momento ideale è quello subito successivo a forti acquazzoni, quando il terreno è morbido. I fusti delle
piante più grandi possono essere tagliati con una sega elettrica o con il decespugliatore, mentre per togliere
le radici conviene usare una vanga oppure un piccone. Quando possibile, l'uso di equipaggiamento pesante
come un escavatore, è consigliabile.
Un altro metodo consiste nel soffocare le piante con una tela cerata. I fusti devono essere tagliati nel mese di
maggio e quanto più possibile vicino al suolo e i monconi rimasti vanno coperti con una tela cerata molto
spessa e lasciati così per un'intera stagione. In questo modo la luce non può raggiungere le piante che quindi
vedono ridursi drasticamente la loro capacità di eseguire la fotosintesi. La mancanza di luce impedisce la
crescita di nuovi germogli e infine costringe le piante a esaurire le loro riserve energetiche fino a provocarne
la morte[7].

Sistemi di controllo chimico

Per indurre la morte dell'apparato radicale, dopo la fioritura, degli erbicidi sistemici possono essere applicati
il più possibile vicino al terreno sui pezzi di canna tagliati oppure sotto forma di spray foliari[30]. Il glifosato
viene usato per il trattamento dei canneti nelle zone umide. Per informazioni dettagliate sull'uso e gli effetti
di questo composto chimico vedere[38]. Quando si usano gli erbicidi, occorre seguire sempre le indicazioni
di impiego in modo da non danneggiare gli altri organismi.

Sistemi di smaltimento

Sia i fusti trattati chimicamente che quelli non trattati possono essere lasciati sul terreno a decomporsi, ma il
processo naturale di scomposizione avviene molto lentamente. Il compost derivante deve essere tenuto ben
lontano dall'acqua. Se i fusti non sono stati trattati chimicamente e le condizioni del luogo lo permettono, i
resti possono essere bruciati. Un'altra soluzione consiste nel ridurre le canne in frammenti molto piccoli da
usare come concime. Questi trucioli possono essere buttati nei contenitori per i rifiuti organici o sparsi sul
terreno come agente drenante. Inoltre, una volta innaffiati con erbicidi e sparsi su terreni coperti di canne
fatte a pezzi sono efficaci nell'interrompere eventuali fenomeni di ricrescita[7].

Raccolta

La canna viene raccolta annualmente, preferibilmente durante il periodo invernale. La biomassa prodotta
può essere destinata alla produzione di energia termica o alla produzione di etanolo di seconda generazione.
La raccolta è meccanizzata: in seguito a recenti prove sperimentali sono state ottenute circa 47 t/ha di
prodotto cippato[39]

Arundo donax come specie per il Fitorimedio


Numerosi studi hanno recentemente messo in evidenza le capacità di A. donax per il risanamento o
decontaminazione ambientale di siti fortemente inquinati da sostanze organiche o metalli pesanti mediante il
loro assorbimento, degradazione e stabilizzazione come soluzione efficace e sostenibile da un punto di vista
economico e ambientale. La canna comune presenta, inoltre, il vantaggio ecologico di non essere appetita
dagli animali, e quindi evita la diffusione di sostanze tossiche e persistenti nella catena alimentare[40].

In base a fattori di traslocazione e di bioaccumulo di arsenico, A. donax si è mostrata pianta


iperaccumulatrice, capace cioè di non mostrare sintomi di tossicità fino a 600 µg L−1 di As né stress
ossidativi nell'apparato fogliare[40]. La capacità di accumulo avviene principalmente a carico della parte
aerea della pianta (steli e foglie), permettendo quindi una facile rimozione dal sito. In un precedente studio
sono state valutate le capacità fitoestrattive potenziali di piombo, zinco e cadmio, rispettivamente pari a
0.54, 1.43 e 0.08 kg ha−1[41]. Sono state riscontrate, inoltre, positive capacità di ridurre il carico inquinante
presente nelle acque reflue di provenienza zootecnica utilizzando un sistema idroponico chiuso[42]. Gou e
Miao[43] (2010) hanno osservato come la canna gentile possieda una forte tolleranza ai metalli pesanti,
osservando una debole riduzione della biomassa secca prodotta, quando i tenori di As, Cd e Pb nel suolo
sono al di sotto di, rispettivamente, a 254; 76.1 e 1 552 mg kg−1. In presenza di forti concentrazioni di
metalli pesanti, come cadmio e nichel, non sono stati osservati effetti depressivi a carico del tasso
fotosintetico e della crescita della pianta[44], così come di altri importanti parametri fisiologici, quali
conduttanza stomatica, concentrazione intercellulare di CO2, resistenza stomatica, contenuto e fluorescenza
della clorofilla[45]. Le sopra dette caratteristiche quindi permetterebbero la messa a coltura e la messa a
rendita di aree attualmente inutilizzate sia per colture food che per colture feed.

Note
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Collegamenti esterni

(EN) Arundo donax, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.


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Controllo di
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