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Diritto dello spazio e

Disarmo

Marco Francesco Scala


CESPI – CENTRO STUDI PROBLEMI INTERNAZIONALI | VIA DANTE 6, SESTO SAN GIOVANNI, 20099
Con la Guerra Fredda in pieno svolgimento e il lancio della prima
sonda spaziale da parte dell’Unione Sovietica, che avvenne il 4
ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur sito nell’odierno Kazaki-
stan, si accese l’interesse della comunità internazionale nei con-
fronti dello Spazio come un ambiente che poteva effettivamente
essere sfruttato per dall’uomo. Successivamente a questo avveni-
mento iniziò una corsa allo Spazio che presto si rifletté sugli
armamenti e le implicazioni militari del nuovo ambiente. Gli Stati
Uniti fondando la NASA, National Areonautics and Space Administra-
tion, come risposta al sentimento nazionale di sconfitta che era
percepito nella società statunitense dopo le vicende dello Sputnik.
La NASA riuscì a mettere in orbita il primo satellite artificiale
statunitense, lasciato tramite il vettore Jupiter-C, il 31 gennaio
1958. Gli sforzi statunitensi portarono alle famose dichiarazioni
del Presidente Kennedy del 25 maggio 1961 e del 12 dicembre 1962
che gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di mandare i propri
astronauti sulla luna entro la fine del decennio.

«I believe that this nation should commit itself to achieving the


goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and
returning him safely to the Earth1.»

«We choose to go to the moon in this decade and do the other


things, not because they are easy, but because they are hard,
because that goal will serve to organize and measure the best of
our energies and skills, because that challenge is one that we
are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one
which we intend to win, and the others, too.[...] this is in some
measure an act of faith and vision, for we do not now know what
benefits await us. [...] Well, space is there, and we're going to
climb it2.»

1 Dal discorso alla sessione riunita del Congresso, 25 maggio 1961. Citato in Alan Parsons, Apollo, dall'album "On Air".
2 Da un discorso alla Rice University, 12 settembre 1962.
1
Con queste due dichiarazioni Kennedy diede ufficialmente inizio alla corsa
allo Spazio che portò gli astronauti statunitensi Armstrong e Aldrin
sulla Luna il 20 luglio 1969.

Successivamente, all’interno delle Nazioni Unite le tre super potenze,


Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, iniziarono a trattare i
termini di un trattato internazionale che dovesse essere il fondamento
del framework normativo da applicare nello Spazio in modo da regolarne
l’utilizzo e da impedire la localizzazione di armamenti nucleari in orbita
attorno alla Terra. Per questi motivi venne conchiuso il Trattato sui
Principi che Governano le Attività degli Stati in Materia di Esplorazione
ed Utilizzazione dello Spazio Extra-Atmosferico compresa la Luna e gli
altri Corpi Celesti, anche detto Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico.
Questo Trattato è importante perché mira a creare una sorta di diritto
positivo per lo Spazio Extra-Atmosferico. All’articolo 1 il Trattato mira
a garantire che l’esplorazione e l’utilizzazione dello Spazio, della Luna
e degli altri Corpi Celesti venga fatta negli interessi di tutti gli
Stati; che questi possano essere liberamente esplorati da tutti senza
discriminazione. Questo si ricollega all’articolo 2 che contiene l’im-
possibilità per gli Stati di reclamare la propria sovranità su di Corpi
Celesti o sulla Luna. Inoltre, l’articolo 3 stabilisce che tutte le
attività devono essere portate avanti nel pieno rispetto del diritto
internazionale, in particolare con riferimento alla Carta delle Nazioni
Unite, nell’interesse di mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
promuovendo la cooperazione internazionale. Importante per gli scopi del
Trattato è l’articolo 4:
«States Parties to the Treaty undertake not to place in orbit
around the Earth any objects carrying nuclear weapons or any other
kinds of weapons of mass destruction, install such weapons on
celestial bodies, or station such weapons in outer space in any
other manner. The Moon and other celestial bodies shall be used
by all States Parties to the Treaty exclusively for peaceful
purposes. The establishment of military bases, installations and
fortifications, the testing of any type of weapons and the conduct
of military manoeuvres on celestial bodies shall be forbidden.
The use of military personnel for scientific research or for any

2
other peaceful purposes shall not be prohibited. The use of any
equipment or facility necessary for peaceful exploration of the
Moon and other celestial bodies shall also not be prohibited. »

Nonostante questo Trattato non sia completamente esaustivo, lasciando dei


buchi normativi in particolare relativamente all’interpretazione dei
primi quattro articoli è stato comunque in grado di creare una struttura
legale che è riuscita a regolare l’accesso e lo sfruttamento dello Spazio
Extraatmosferico. Un’interpretazione dinamica dovrebbe essere in grado
di garantire una miglior evoluzione per il Trattato e le norme in esso
contenute. In particolare, relativamente all’uso militare o aggressivo
dello Spazio, a nuovi e non prevedibili usi dello, e attività svolte
nello, Spazio (possibilità di aprire miniere su asteroidi e progressiva
commercializzazione dello Spazio) e all’effettiva libertà di uso e sfrut-
tamento dello Spazio per tutti gli Stati, senza alcuna distinzione.
Una importante nozione nel diritto internazionale che si applica allo
Spazio Extra-Atmosferico è quella di Res Communis Omnium. Questa nozione
è presa dal diritto romani e significa quando qualcosa è di proprietà
dell’intera comunità, lo stesso sistema è in vigore relativamente
all’Antartide e all’alto mare (le acque oltre le 250 miglia marine che
rappresentano la zona economica esclusiva dello Stato costiero).

Diritto Internazionale dello Spazio Extra-Atmosferico e Disarmo

Il principale corpo legislativo relativamente al diritto dello spazio è


quello creato dalle Nazioni Unite partendo con l’Outer Space Treaty:
“Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Explora-
tion and Use of Outer Space, including the Moon and Other Celestial
Bodies”. Seguito da altri tre Trattati internazionali relativi al salva-
taggio e alla restituzione degli astronauti e di oggetti lanciati nello
Spazio; alla responsabilità internazionale dei danni causati da oggetti
spaziali; la Convenzione sulla registrazione degli oggetti spaziali
(creando un sistema similare a quello esistente per le navi); la Conven-
zione sulle attività degli Stati sulla Luna e su altri Corpi Celesti.
Questa struttura è stata creata poggiando su molteplici risoluzioni

3
dell’Assemblea Generale in particolare sulla “Declaration of Legal Prin-
ciples Governing the Activities of States in the Exploration and Use of
Outer Space”, adottata come risoluzione 1962 (XVIII) datata 13 dicembre
1963. Che a sua volta risponde alle risoluzioni dell’Assemblea Generale
numerate come: 1472 (XIV), 1721(XVI) e 1802(XVII). La risoluzione 1962
(XVIII) contiene un primo set di principi relativi all’esplorazione pa-
cifica dello Spazio Extraatmosferico e alle attività in esso svolte,
mentre nella risoluzione successiva la 1963 (XVIII) l’Assemblea Generale
stese i primi principi relativi ad una cooperazione pacifica negli uti-
lizzi dello Spazio Extraatmosferico. Tutte queste risoluzioni sono poi
state codificate nel Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico3; venne fir-
mato a Londra, Washington e Mosca il 27 gennaio 1967, ed entrò in vigore
il 10 ottobre dello stesso anno.
Come già accennato precedentemente l’articolo 4 del Trattato impone ai
firmatari il divieto di posizionare armamenti nucleari in orbita o altre
armi di distruzione di massa; oltre che a specificare l’esclusivo uso a
carattere pacifico della Luna e degli altri corpi celesti. L’articolo 3
invece enuncia il dovere per gli Stati parte del Trattato di portare
avanti le attività e l’esplorazione dello Spazio, inoltre mentre conducono
queste attività sono obbligati a seguire il diritto internazionale ed in
particolare la Carta delle Nazioni Unite e tutto il diritto internazionale
avente natura consuetudinaria.
Relativamente agli sforzi per il disarmo sono due gli organi ausiliari
all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si sono occupati e si
stanno occupando di evitare una corsa agli armamenti nello Spazio e di
mantenere principalmente pacifica la situazione nello Spazio Extraatmo-
sferico; questi due sono l’UNIDIR (United Nation Institute for Disarmament
Research) e il CD (Committee on Disarmament), che è stato designato come
l’organo principale per la discussione e le trattative del processo di
disarmo nello Spazio e per la prevenzione di una corsa agli armamenti
nello Spazio Extraatmosferico.

Usi non-militari o non-aggressivi dello Spazio

3 D’ora in poi citato come “Trattato”.


4
Prima di entrare più in specifico nelle varie iniziative che sono state
intraprese e sono in corso di sviluppo, sia alle Nazioni Unite che in
queste istituzioni ausiliarie, relativamente al disarmo e alla preven-
zione dell’installazione di armi nello Spazio Extraatmosferico; c’è una
differenziazione importante da fare relativamente alla differenza tra gli
usi non-militari o quelli non-aggressivi che possono avvenire nello Spa-
zio. L’interpretazione della lettera degli articoli 3 e 4 del Trattato
ha creato queste due visioni contrapposte, la prima sostenuta dagli ex-
Membri del blocco sovietico, mentre la seconda sostenuta dagli Stati
occidentali.
Con usi non-militari si intende vietare tutte quelle attività connesse a
qualsivoglia operazione o attività militare, quindi sarebbero compresi
tutte le attività di imaging satellitare al servizio delle forze armate;
così come l’utilizzo di satelliti di telecomunicazione da parte dell’esta-
blishment militare o durante una situazione di tensione/conflitto inter-
nazionale.
Gli usi non-aggressivi sono il contrario, questa interpretazione tende a
giustificare l’utilizzazione dello Spazio Extraatmosferico e l’impiego
di satelliti al servizio degli apparati militari, quando questi non siano
direttamente volti a danneggiare fisicamente proprietà di un altro Stato.
Nonostante il Trattato vieti categoricamente che vengano posizionate armi
nucleari o di distruzione di massa in orbita, rimane silente relativamente
ad altre tipologie di armi (come laser ad alta potenza o disturbatori di
frequenza che causerebbero una disfunzione abbastanza pronunciata e pro-
lungata causando a sua volta malfunzionamenti che potrebbero provocare
la perdita della rotta orbitale del satellite aumentando il rischio di
scontri tra oggetti orbitanti) che possono essere installate su di un
satellite artificiale ed essere usate contro altri satelliti in orbita
attorno alla Terra; oppure la situazione nella quale tali armi siano
installate sulla superficie terrestre e vengano utilizzate contro un
satellite in orbita. Inoltre, non è stata affrontata la possibilità che
vengano installate di armi convenzionali a bordo di satelliti per poi
usarle per distruggere o danneggiare satelliti di proprietà di altri
Stati.
Nonostante questa generale mancanza di regolamentazione in materia di
armamenti e di utilizzazione dello Spazio Extraatmosferico a fini militari

5
quest’ultimo si è dimostrato estremamente utile per la conduzione di
operazioni militari anche di larga scala. La più grande dimostrazione
della validità del supporto spaziale alle operazioni a terra e nei cieli
è stata l’applicazione di satelliti per coordinare i muovimenti, facili-
tare le comunicazioni delle forze statunitensi e procurare immagini sa-
tellitari delle forze ostili tramite “Satellite Imagery” durante la prima
guerra in Iraq (Agosto 1990 – Febbraio 1991). Mentre un'altra dimostra-
zione dell’utilizzo di armi ASATs (sistemi d’arma anti-satellitari) ha
avuto luogo nel gennaio 2007, quando il Governo cinese ha eseguito con
successo l’abbattimento di un suo satellite con l’impiego di un arma
anti-satellitare ha creato un enorme quantità di detriti spaziali (che
rappresentano un problema a sé stante per l’ambiente spaziale e per gli
Stati che sfruttano questo ambiente), ma ha significato un aumento dei
potenziali rischi di militarizzazione dello Spazio Extraatmosferico di-
mostrando la capacità di usare un sistema d’armi ASAT. Riportando l’at-
tenzione su queste armi dopo la guerra fredda e l’entrata in vigore del
Partial Test Ban Treaty che ha proibito il testaggio di ASAT e armi
nucleari nello Spazio Extraatmosferico, seguito dal Comprehensive Test
Ban Treaty creando un’Organizzazione per vigilare sull’effettivo rispetto
da parte dei Membri del divieto di non intraprendere test nucleari.

La Comunità Internazionale e il processo di Disarmo Nucleare

Approccio hard-law contro una corsa agli armamenti nello Spazio Extraat-
mosferico
Sono molteplici gli uffici, i comitati e le organizzazioni esterne alle
Nazioni Unite che si occupano di disarmo, per l’obiettivo del presente
articolo mi concentrerò sugli ultimi sviluppi e sulle ultime proposte che
sono state vagliate e vengono vagliate al momento presso il Committee on
Disarmament, presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e presso
l’UNIDIR.
Il Comitato per il Disarmo fu la prima struttura nella quale vennero
discussi le prime bozze di trattati di hard-law in materia di controllo
degli armamenti. In una proposta presentata dall’Italia nel 1979 si voleva
creare uno strumento accessorio al Trattato relativo specificatamente
alla materia della prevenzione di una corsa agli armamenti nello Spazio

6
Extraatmosferico (Prevention of an Arms Race in Outer Space - PAROS); in
particolare con restrizioni più pesanti sull’articolo IV.
Nel 1981 l’USSR sottopose il “Draft Treaty on the Prohibition of the
Stationing of Weapons of any kind in Outer Space” davanti all’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite. In questa prima bozza venivano apportati
modifiche sostanziali agli articoli III e IV, in particolare un’obbliga-
zione di non-intervento relativa agli oggetti spaziali appartenenti ad
altri Stati insieme ad un divieto categorico di distruggere, danneggiare,
o interferire in qualsiasi modo con il normale funzionamento dei satelliti
presenti in orbita. Questo divieto, così formulato, era inteso come se
assumesse la proibizione dell’utilizzo di armi anti-satellitari. Un altro
inserimento importante in questo draft erano i cosiddetti “National Tech-
nical Means of verification” intesi come la possibilità per uno Stato
firmatario di richiedere un controllo qualora avesse motivazioni fondate
di credere che un altro Stato firmatario non stesse rispettando gli
accordi presi. Di questa proposta sovietica fu presentata un’altra bozza
davanti all’Assemblea Generale e al Comitato per il Disarmo nell’1983.
Questa portò all’adozione della prima risoluzione in materia di PAROS4
dell’Assemblea Generale5, stabilendo la creazione di un Comitato ad-hoc.
Questo comitato ha tre doveri: esaminare e considerare ogni problematica
rilevante per la PAROS, esaminare e considerare gli accordi esistenti in
materia di PAROS e infine esaminare e considerare le proposte esistenti
e future relativamente alla PAROS.
La bozza successive venne presentata (nel 1988) dal Venezuela al CD e
all’comitato ad-hoc dell’Assemblea Generale. Questa bozza contiene una
revisione completa dell’articolo IV del Trattato aggiungendo la dicitura
“all kinds of Space Weapons or similar weapons systems” alla dicitura
armi di distruzione di massa contenuta nel Trattato; insieme all’obbli-
gazione per i firmatari del nuovo articolo di sviluppare, produrre e
detenere armi a carattere spaziale. A questo punto la bozza si preoccupò
di definire cosa sarebbero “armi a carattere spaziale”, queste sarebbero
dispositivi dalla natura offensiva, sia terra-spazio, spazio-terra che
spazio-spazio, i loro componenti e i sistemi ausiliari. Questo approccio
ha tre figure distintive: l’inclusione del carattere offensivo (spazio-

4 Prevention of an Arms Race in Outer Space, documento Nazioni Unite, A/RES/37/83


5 Documento Nazioni Unite: A/RES/37/83
7
terra) di tali dispositivi, è riuscito a produrre una definizione passa-
bile di “arma spaziale” e comprende anche congegni non necessariamente
sviluppate come armi ma utilizzati come tali, cioè con intento offensivo.
Questa bozza (successivamente anche arricchita dalla delegazione brasi-
liana) ha fallito nel trovare il consensus necessario per venire approvata
in quanto presentava molteplici falle non affrontando il problema ASAT e
quello delle interferenze basate sulla terra. Per questo motivo cambiò
l’approccio da onnicomprensivo a particolare. Il primo tentativo in questa
via fu sovietico e relativo al bando delle armi anti-satellitari, che
tuttavia venne criticato perché limitato a questa tipologia di armamenti
e non affrontava altre problematiche come lo sviluppo, il collaudo e il
dispiegamento di sistemi d’arme sulla superficie terrestre, sulla sua
atmosfera e nello spazio extraatmosferico.
Nel 2001 la Cina presentò al Comitato per il Disarmo una bozza intitolata
“Draft Treaty on the Prevention of Weaponization of Outer Space”, questo
progetto presentava la figura peculiare di definire separatamente cos’era
inteso come “Outer Space”, “space weapons”, “weapons systems” and “com-
ponents of space weapons systems” nel suo articolo IV. Mentre nel III
cercava chiaramente di porre una limitazione al dispiegamento di qualsi-
voglia armamento, compresi quelli convenzionali. Questo progetto si
evolvette l’anno successivo con la presentazione di un working paper
congiunto da Russia e Cina intitolato “Possible Elements for a Future
International Legal Agreement on the Prevention of the Deployment of
Weapons in Outer Space, the Threat or Use of Force Against Outer Space
Objects”6. All’interno del Comitato sul Disarmo questo progetto è stato
discusso fino alla presentazione, nel 2008, della bozza del Trattato
sulla Prevenzione di Dispiegamento di Armi nello Spazio Extraatmosferico
e di Minacciare l’Uso della Forza contro Oggetti Spaziali (PPTW)7. Questo
progetto ha sempre avuto due grandi ostacoli che hanno impedito di rag-
giungere un consenso all’interno del Comitato per il Disarmo, in parti-
colare relativamente all’approccio (onnicomprensivo o particolare) e alla
divergenza degli interessi degli Stati coinvolti nell’esplorazione

6 Documento Committee on Disarmament: CD/1679 (28 giugni 2002); si concentrava principalmente sulla creazione di
un framework adatto a favorire l’implementazione nazionale del Trattato, favorendo le “Confidence Building Measu-
res” e la sistemazione delle controversie.
7 Documento Nazioni Unite, rapporto Comitato per il Disarmo: CD/1839 (12 febbraio 2008)
8
spaziale (riferiti nel trattato come “Space-faring States”); in futuro
questi due fattori è probabile che non cambieranno, rendendo di fatti
impossibile la creazione di uno strumento di hard-law adatto alla rego-
lamentazione delle armi nello Spazio Extraatmosferico.

Approccio soft-law contro una corsa agli armamenti nello Spazio Extraat-
mosferico
Questo nuovo approccio è stato intrapreso dopo il fallimento del PPTW nel
2012, ma non è la prima volta che normative di soft-law vengono applicate
nel diritto internazionale per favorire il dialogo tra i Membri della
comunità internazionale. In particolare, è importante la normativa sulle
Transparency Confidence-Building Measures (TCBMs), relativamente al di-
ritto dello Spazio queste misure sarebbero relative alla possibilità di
eseguire ispezioni nel sito di lancio (sia prima che durante), alla
creazione di una figura internazionale (non ancora stabilita) che dovrebbe
controllare e sovrintendere al corretto utilizzo dello Spazio Extraatmo-
sferico, condurre ispezioni e assicurare le Parti che non sarebbero state
posizionate armi in orbita a bordo di satelliti8. Altro compito svolto
tramite soft-law fu quello di creare la “Inter-Agency Space Debris Coor-
dination Committee” (IADC) con lo scopo di tenere sotto controllo la
presenza di detriti spaziali impedendone, per quanto possibile la forma-
zione. Nel 2002 questo ente ha pubblicato la bozza del “Space Debris
Mitigation Guidelines” adottato successivamente nel 2007 dal UNCOPUOS9
che lo sta revisionando ed aggiornando anno per anno. L’ultima versione
è del 2010 e contiene 7 linee guida per mitigare il problema dei detriti
spaziali, trattato lo Spazio Extraatmosferico come un normale ambiente
terrestre che può essere inquinato, distrutto e reso inagibile dall’ec-
cesivo sfruttamento.
Un altro approccio è quello che si ritrova nell’iniziativa dell’Unione
Europea denominata “International Code of Conduct and Best Practice Gui-
delines”. Tramite questo strumento l’Unione Europea mirava a costruire
un consenso internazionale dalla prospettiva della soft-law, visti anche

8 Questa fantomatica organizzazione internazionale avrebbe il pregio indiscusso di possedere un carattere super par-
tes, non essendo legata a nessuno Stato potrebbe rappresentare una via attraverso la quale queste misure possano
essere effettivamente sfruttate in una materia così tanto delicata per gli Stati.
9 United Nations Committee on Peaceful Uses of Outer Space, uno dei comitati ad hoc dell’Assemblea Generale che si
occupa specificatamente di Spazio Extraatmosferico, sia dal punto di vista scientifico che legale.
9
i numerosi insuccessi che hanno accompagnato i tentativi di costruire uno
strumento di hard-law per affrontare il problema della militarizzazione
dello Spazio Extraatmosferico. Nel 2007 il Portogallo presentò, davanti
all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un documento dal titolo “Con-
crete Proposals on Outer Space TCBM for the Maintenance of International
Peace and Security and the Promotion of International Cooperation and
PAROS Prevention”10. Con questo documento si richiamò alla creazione di
vari Codici di Condotta a livello nazionale, in modo che le pratiche
spaziali possano uniformarsi col tempo. Le pratiche contenute in questo
codice vanno dalla messa a punto di pratiche più sicure nel controllo del
traffico aereo e spaziale; alla necessità di concedere garanzie relati-
vamente allo scambio di informazioni; alla trasparenza e notificazione
di eventuali situazioni particolari; all richiesta di adottare misure più
stringenti in materia di mitigazione dei detriti spaziali. Comprende
inoltre 8 pratiche volte a migliorare generalmente lo sfruttamento
dell’ambiente spaziale, una di queste è relativa all’obbligo di tratte-
nersi da manovre, che direttamente o indirettamente, potrebbero danneg-
giare o distruggere oggetti spaziali. Successivamente a questo report il
Consiglio dell’Unione Europea ha adottato un documento intitolato “In-
ternational Code of Conduct for Outer Space Activities”, dal 2008 al 2012
è rimasto interno all’Unione Europea che ha provveduto ad aggiornarlo e
a proseguire gli studi in materia fino a quando è stato ufficialmente
pubblicato come un’iniziativa e un impegno a guida Europea. L’articolo
IV mira a regolare le ASATs in modo da garantire una maggior sicurezza
nell’ambiente spaziale minimizzando così i rischi di incidenti (vietando
espressamente la distruzione di satelliti usando ASAT, come fece la Cina
nel 2007), senza però affrontare la problematica di altre tipologie di
difese missilistiche. Un’altra importante parte dell’ICoC è la prescri-
zione della creazione di un meccanismo di consultazioni attraversi in-
formative e report degli Stati Membri o altri Stati firmatari dell’ICoC
(usando una struttura dell’Unione Europea come punto di incontro e con-
tatto), come previsto dall’articolo VII, il quale specifica che funziona
solo nella misura in cui non violi direttamente l’articolo IX del Trattato
sullo Spazio Extraatmosferico. Importante è anche l’articolo III che

10 Documento delle Nazioni Unite: A/62/114/Add.1 del 18 settembre 2007


10
prescrive ai Membri la promozione la continua evoluzione di queste linee
guida per lo Spazio Extraatmosferico all’interno degli appropriati fori
internazionali.
All’interno dell’Assemblea Generale è stata promossa la creazione di un
Gruppo di Esperti Governativi (GGE, Group of Governmental Experts) con
lo scopo di fare ricerca in materia di TCBMs e di PAROS. Il primo report
è datato 2013 e comprende incentivi per lo scambio di informazioni rela-
tivamente alle politiche spaziali nazionali, sulle attività nello Spazio
Extraatmosferico, sulle notificazioni in caso di situazioni potenzial-
mente pericolose e un potere di visita nei siti di lancio e nei centri
di comando e controllo. Inoltre, supportava la creazione di un meccanismo
di controllo a natura sia bilaterale che multilaterale come un meccanismo
per accrescere la fiducia tra gli Stati. Questo GGE sono proseguiti sulla
falsariga del primo nel 2014, 2105, 2016, 2018 e uno è un corso al
momento, luglio 2019. Tutti questi gruppi di lavoro si appoggiano
all’UNODA (UN Office for Disarmament Affairs), all’ UNOOSA (UN Office for
Outer Space Affairs) e al UNCOPUOS (UN Committee on the Peaceful Uses of
Outer Space).

Sfide future per il diritto dello Spazio Extraatmosferico

Lo sfruttamento di risorse naturali sulla Luna e su altri satelliti


naturali
Per il futuro sostentamento del genere umano, tra le altre possibilità
(sfruttamento del fondale marino oceanico e un migliore utilizzo delle
risorse contenute nella calotta artica) c’è quella di sfruttare le materie
prime che formano corpi celesti come asteroidi e quelle contenute nella
Luna e sulla superficie di Marte. Tuttavia, questa possibilità, per quanto
futuristica, crea problemi al framework del diritto dello Spazio Extraat-
mosferico in quando, soprattutto relativamente allo sfruttamento di aste-
roidi e alla commercializzazione di questi oggetti spaziali.

Impegni unilaterali: no first placement of weapons in Outer Space e no


first use of ASAT weapons

11
Tale iniziativa è stata per la prima volta compresa in un documento
ufficiale delle Nazioni Unite con la risoluzione dell’Assemblea Generale
denominata A/RES/70/27 adottata il 7 dicembre 2015. In questo documento
si riafferma l’importanza di garantire la non-militarizzazione dello Spa-
zio Extraatmosferico, chiedendo agli Stati che hanno le capacità per
accedervi di sostenere un appropriato impegno politico per non essere la
prima Nazione a posizionare armamenti nello Spazio Extraatmosferico.
Nella sessione successiva dell’Assemblea Generale in data 5 dicembre 2016,
è stata adottata la risoluzione 71/32 che riafferma il principio della
70/27 insieme all’importanza di evitare una corsa agli armamenti dello
Spazio Extraatmosferico che costituirebbe un grave ostacolo al manteni-
mento della pace e della sicurezza internazionale.
Il principio di “no first use” generalmente si applica all’utilizzo di
armi nucleari, e prende la forma di una dichiarazione politica e piena-
mente discrezionale da parte del governo di uno Stato che possiede l’abi-
lità di utilizzare armamento nucleare. In particolare, si riferisce alla
dichiarazione che tali armi non vengano impiegate per prime; generalmente
non è ritenuto uno strumento attendibile di politica internazionale ma
rappresenta un primo passo verso lo stabilimento della necessaria fiducia
nella creazione di una società internazionale pacifica. Per quanto ri-
guarda il presente articolo questo principio di soft-law potrebbe trovare
applicazione nella progressiva messa al bando delle armi anti-satelli-
tari. Ma questo potrà avvenire solo se verrà raggiunto un elevato livello
cooperazione e fiducia tra gli Stati della Comunità Internazionale.

Space Debris, l’inquinamento dello Spazio Extraatmosferico


Nel 2007 il governo cinese ha eseguito con successo il lancio di un’arma
anti-satellitare per distruggere e togliere dall’orbita un proprio sa-
tellite non più funzionante. Questa azione, anche se eseguita in risposta
alla ripresa della ricerca di armi spaziali da parte del governo statu-
nitense dal 2002 (data dell’uscita dal trattato ABM), non è stata vista
positivamente sia dalla comunità internazionale che dal governo statuni-
tense che si era visto confermare le capacità di sfruttamento di armi
anti-satellitari da parte dell’establishment militare cinese. Il problema
dei detriti spaziali è pressante in quanto la sola distruzione del sa-
tellite cinese Fengyun-1C ha causato la creazione di oltre 3000 detriti

12
singoli, e una nuvola di altri residui composta da circa 35000 pezzi. Per
questo motivo l’UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Affairs)
ha redatto un documento intitolato “Space Debris Mitigation Guidelines
of the Committee on the Peaceful Uses of Outer Space”. In questo documento
sono contenute le principali linee guida per garantire che lo spazio
Extraatmosferico non divenga eccessivamente inquinato permettendo il suo
sfruttamento alle generazioni successive. Queste riguardano principal-
mente la formazione di Space Debris a carattere accidentale, la necessità
di minimizzare le probabilità di collisione in orbita e di potenziali
rotture durante le fasi operative e/o dovute ad eccessivo accumulamento
di energie. Inoltre, l’intenzionale distruzione e altre attività che
andrebbero a danneggiare il corretto funzionamento di un satellite do-
vrebbero essere evitate. Infine, le linee guida si concentrano sulla
necessità di limitare la presenza a lungo termine di oggetti spaziali sia
nell’orbita bassa che in quella geostazionaria11.

Conclusione

Evitare una corsa agli armamenti nello Spazio Extraatmosferico dovrebbe


essere un obiettivo comune di tutta la Comunità Internazionale. L’impor-
tanza fondamentale dell’ambiente spaziale per la vita di tutti i giorni
di tutta la società internazionale, sia civile che militare, lo rende un
campo nel quale gli Stati non sarebbero disposti ad accettare una dispa-
rità o uno strapotere di un altro Stato. Di conseguenza una corsa agli
armamenti, in particolare una che ha come obiettivo raggiungere la supe-
riorità (sia come occupazione di una sezione di un’orbita che come sfrut-
tamento unilaterale successivamente ad un conflitto) nello Spazio, pone
un enorme problema nel mantenimento della pace e della sicurezza inter-
nazionale. Per questi motivi è importante che si raggiungano gli accordi
necessari all’interno degli appropriati forum di discussione a livello
internazionale (come il Committee on Disarmament, il Committee on the
Peaceful Uses of Outer Space e l’Assemblea Generale), e a livello nazio-
nale tramite studi e articoli in materia così da creare, nel tempo, una
prassi internazionale che sia supportata dalle leggi nazionali e che

11 Documento del Comitato di coordinamento inter-agenzia sugli Space Debris (IADC), A/AC.105/C.1/L.260
13
garantisca il disarmo nucleare e una effettiva prevenzione di una corsa
agli armamenti nello Spazio Extraatmosferico.

Bibliografia:
§ Disarmament in Outer Space, Banning ASAT Weapons with Soft Law?, di
Takuya Sugimura, in Proceedings of the International Institute of
Space Law, 2017, pp.87 – 107
§ Diritto Internazionale dello Spazio, di Gabriella Catalano Sgrosso,
LoGisma Editore, 2011, Firenze
§ International Code of Conduct for Outer Space Activities. Analysis
from an Institutional Perspective, Anastasia Voronina, in Proceed-
ings of the International Institute of space Law, 2015, pp. 761 –
779
§ Environmental Protection as a Limitation to the Use of Force in Outer
Space, Peter Stubbe, in Proceedings of the International Institute
of Space Law, 2015, pp. 223 - 242

Sitografia:
§ https://it.wikipedia.org/wiki/Sputnik_1
§ https://it.wikipedia.org/wiki/Corsa_allo_spazio
§ https://it.wikipedia.org/wiki/NASA
§ https://en.wikipedia.org/wiki/2007_Chinese_anti-satellite_mis-
sile_test
§ https://swfound.org/media/9550/chinese_asat_fact_sheet_up-
dated_2012.pdf
§ https://www.cfr.org/backgrounder/no-first-use-and-nuclear-weapons
§ https://www.nti.org/learn/treaties-and-regimes/treaty-banning-nu-
clear-test-atmosphere-outer-space-and-under-water-partial-test-ban-
treaty-ptbt/
§ https://www.nti.org/learn/treaties-and-regimes/comprehensive-nu-
clear-test-ban-treaty-ctbt/

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