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Autore, Copista, Anonimo

Louis Holtz 1993 in la Produzione del testo

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LO SPAZIO LETTERARIO DEL MEDIOEVO 1. IL MEDIOEVO LATINO Direttori: GUGLIELMO CAVALLO, CLAUDIO LEONARDI, ENRICO MENESTO Volume I LA PRODUZIONE DEL TESTO Tomo I SALERNO EDITRICE ROMA LOUIS HOLTZ AUTORE, COPISTA, ANONIMO. Nel Medioevo, quando il libro era manoscritto, in che modo le opere letterarie, uscendo dalle mani dell pubblico dominio, ¢ qual @ il processo di trasmissione dei testi grazie al quale, molto tempo dopo la scomparsa del!’autore, quel- le opere ci sono giunte? Come e perché, per un certo numero di ease, il nome dellautore ¢ andato perduto? tore, divenivano di 1, Linko ANTICO, LIBRO MEDIEVALE Non & possibile rispondere a queste domande senza ricordare qual era, all’epoca, la tecnica di fabbricazione del libro, Essa ci ri- manda dircttamente agli ultimi secoli dell'Antichita. Infatti, per quel che riguarda gli aspetti tecnici, le differenze tra Antichiti ¢ Medioevo sono poco importanti, perché nell’Autichiea! il libro aveva adottato la forma moderna che ci & familiare e si presentava come una sticcessione di quaclerni? composti da fogli pieggati, in- seriti gli uni negli altri: questa forma moderna (il cadex) viene in- ventata alla fine del I secolo d.C. e, nel IV secolo, finisce con Pim- porsi sul rotolo (volumen) U modo con cui il «dex si presenta nel Medioevo é relativo al genere e al contenute del testo, secondo tipologie che affondano le loro radici nella tarda Antichita, a sta volta erede di tutta una tradizione che risale fino all’epoca del volumen. Cosi Ia divisione in libri, che caratterizza le opere medievali di tuna cetta ampiezza, ricorda che, prima dell’epoca del codex, in li- bro era un rotolo. Poi, la tecnica del codex permise di raggruppare 1. Lesdébuty dod; cua di A. Beancatant, Tarnhout, Brepols 1987. Che anche il elassico W. Scirunant, Das Buch bei den Griecen wid Rimmer, Berlin, de Gruyter, 963% J Mattox, De leita, Pais, Cus, 198 >, Chr J. Laman, fntraduction aa eoeolagi, Louvain la-Newve, Universi Tigue de Louvain, 19K, pp. 40 2 325 Louis HOLTZ fascicoli rilegati® il contenuto di molti inna successione di pi rotoli: a separazione trai libri sopravvive nel codex, ma il termine “libro” perde il suo significato di unita bibliologica indipendente ¢ divine semplicemente Mnita di « divisione interna di un opera». Allorché il cadex-ebbe definitivamente soppiantato il rotolo, gli au- tori continuarono a dividere in libri le opere ¢ a mantenere l'e- stensione media che questa comoda divisione aveva sempre avu- to: pet esempio, nel caso dei Moralia in Job ci Gregorio Magno 0 della Summa Theologica di'Toramaso @’Aquino. Queste divisioni in libri risalgono alP originale ¢ non sono leffetto del? intervento posteriore di qualche editore 0 copista. La divisione in libri non @ Punica sopravvivenza della tecnica precedente: anche la pratica dell inapit e dell'explicit lo €. Queste due parole latine* (in realta forme verbali che significano ‘comin- Gia..1,'@ terminato ..) sono la prima e Pultima del testo, un po’ come dei riferimenti tecnici di identificazione. 11 termine incipit precedeva il nome dell’autore;il titolo e il numero d’ordine del li- bro ¢, similmente, alla fine dell’opera, nome dell’autore, titolo & numero @ordine del libro erano ripetuti, preceduti (0 seguiti) dalla parola explicit che ha finito con Passumere il vago significato «li'@ terminate’, ma che in realta, nella tecnica del rotolo,® aveva il senso preciso di? stato srotolato fino alla fine’. Bisogna capire che, questa tecnica, le dette menzioni erano collocate al? inizio calla ine di ogni rotolo per rendere assolutamente chiaro il processo di lettura, Infatt, se per caso un lettore, dopo aver stotolato fino alla fine un rotolo, non si Fosse preso la briga di riavvolgerlo in senso inverso e di rimeteerlo nella forma in cui lo aveva trovato, i lettore successivo, invece di affrontare il testo dall’inizio, siimbatteva nel- Pultima colonna di serittura. Era dunque necessatio che egli po- tesse sapere alla prima occhiata di che opera ¢ di quale libro di quell’opera si erattava ed ecco quindi la ripetizione di quelle men- zioni ad ogni estremita del volumen e, di conseguenza, nei codices 4. Cf Ls Hore, Les mots lain dsignant ie au femps dg, in Les debts, ct: PP. 105-13 ‘4 Il greco usa, con Ia stesa fauaone, i sontamtivi ae tos 5 Lainenzione originacia aaeontia era cpl, forma pid volte attests 326 tee oe AUTORE, COPISTA, ANONIMO composti dall’accorpamento di pit rotoli, la ripetizione di quelle mencioni nel? intervallo tra due libri: prima explicit del libro pre- cedente e, immediatamente dopo, indpit del libro successivo. Molto tempo dopo la scomparsa della tecnica del volumen si continuava, per abitudine, per tradizione, a terminare un’opera con un explicit, anche se non ¢’era piti da srotolare ¢ da arrotolare il testo, Il nome dell’autore si metteva al genitivo di appartenenza e precedeva (0 seguiva) il titolo vero e proprio. Queste parole, incipit cd explicit, segni teenici del? inizio assoluto e della fine del testo, vengono anche impicgati nei cataloghi per indicare le prime ¢ le ultime parole di tn testo, Cosi, fin dall’Antichita greca, i bibliote- cari che inventariavano i libri indicavano, dopo il nome dell’ auto- re ¢ il titolo dell’opera, le prime parole del testo. Si osscrva questa pratica nelle Ritrattazioni di sant’Agostino, vero ¢ proprio inventa- rio commentato delle opere da lui seritte prima del 427. La ritrove- remo nei cataloghi medievali delle biblioteche, a cominciare da quello della biblioteca di Carlo Magno Liinsieme di queste condizioni, ereditate dallAntichita dagli uomini che si occupavano di libri nel Medioevo, sia autori che co- pisti,fece si che wn’opera, anche preceduta dal sommario dei stoi libri o dei suoi capitoli, non possedesse una “prima pagina” pro- priamente detta, invenzione che si deve ai primi stampatori? ¢ il cui uso si generalizza nel XVI secolo. Eppure, fin dall’Antichita si era ben stabilito Puso di cominciare la copia di un testo non sul primo recto del primo quaderno, in posizione valnerabile, ma sul suo primo verso. I! primo recto restava bianco, 0 riceveva in un se- condo momento prove di penne o menzioni secondarie. In com- penso, col codex antico erano appatsiititoli correnti, cio’, sul mar- gine superiore del libro aperto (verso di sinistea, ecto di destra), il nome dell’autore sul verso e, stl recoil titolo dell opera, con even 6, Cfe [Link], Die Hoplite Kar des Crasonin Ker der Grose, Lekenser snd Nachlcen 1, Das estiqe Leben, Disseldort, Schwann 1964, pp-42-62, istampato i ‘Mitcalteriche Sido, Seagate, Hieevensae, 1984, 0 P4869 1. Cle A-Lananns Les inanabs a prntaton du lings ise de Pelton fos se Le lie conguira, de Moyo Ae au olen XVIF sede, Pais Promos, 1982, pp. 237534 i partic pp. 430 gg, € D. MeMuriae, The Book, Onford 1 p- 560. 327 LouIs HOLTZ tuale richiamo del numero di libro. La pratica del titolo corrente, se non fosse stata ampiamente abbandonata nel Medioevo, avreb- be evitato che tante opere cadessero nell’anonimato, Essa tend spatire gia dalPalto Medioevo ¢ riappare solo sporadicamente, forse per imitazione di modelli antichi 2, It MONDO DEL LIBRO NEL MEDIoBvO Dall'Antichita al Medioevo, mente la forma de! libro, il rapporto tra autore ¢ libro ¢ il processo di trasmissione delle opere restano gli stess, si assiste al simultaneo cambiamento delPambiente di produ- zione del testo e del libro, ¢ anche della condizione del lettore. Nell’Antichita, il libro si rivolge alla classe colta, quella che passata perla scuola del grammatico e del retore, quella che forma |a classe dirigente naturale dell Impero: magistrati, militari, nota- bili provinciali o municipali. Esistevano un commercio del libro, biblioteche pubbliche* e private, laboratori di produzione in cui si impicgava, a modico prezzo, una manodopera di condizione servile, Tutto cid sparisce a poco a poco nella tarda Antichita ¢ nel- Palto Medioevo. La scuola ellenistica non esiste pitt, le tradizioni culturali familiari si disperdono e il contenuto del libro @ ormai basato ampiamente sulla necessita per ognuno di salvarsi anima, mentre la produzione di questo nuovo libro, a contenuto essen- zialmente religioso, ¢ interamente, per cosi dire, nelle mani della Chiesa, specialmente attraverso Pistituzione monastica, Da parte sua, il pubblico in grado di prendere in mano un libro & poco nu- meroso, perché Pistrazione rigtarda solo i chierici: fa massa & to- talmente analfabeta ¢ latistocrazia, la cui funzione ¢ tutt’altra, si tiene per lingo tempo lontana dalla grande cultura, nonostante Vinteresse che re ¢ principi prima ¢ dopo Carlo Magno rivolgono tradizionalmente al mondo del libro.’ Solo all’inizio del XIII 4. All norte dell imperatoreCostantinea Roma si contavaro 28 biblioteche pub bli, CeO. Roearan Topogaphi de Stadt Rome in Handbuch der Klassischen Al teramowissensehaft, pon 3 ppeartrn. Cle anche G. Cavssso, Le bibs nil mondo ante e mele, RonarBaris Laterea, 1 9, Sulmondo de libs nel Medivevo in Franeirsi por consultare Flin: des bie 328 AUTORE, GOPISTA, ANONIMO colo, a partire dalla creazione delle universita, le diverse compo- nenti di questo panorama fossilizeato cominciano a cambiare. 3. DALL’anuozz0 ALL’ ORIGINALE, In ogni caso gli abbozzi o gli originali di autore che si conoseo- no sono molto tardi, anche nel Medioevo: generalmente, questi documenti si sono persi ¢, se pure riusciamo a scoprite le fasi della composizione di un testo, cid avviene quasi sempre non analiz~ zando le cancellature o i ripensamenti di un abbozzo, come acea- drebbe nel caso di scrittori moderni o contemporanei, bensf attra- verso le distorsioni generate nella trasmissione di questo testo dai ritocchi apportati dall’autore all originale. Ad esempio, Cassiodo- ro non cessava di ritornare sui testi che componeva, di modificar- ne dettagli sparsi, aggiungendo, sopprimendo una parola 0 tra- sformando una frase: si contano non meno di quattro versioni,!? tutte riconoscibili, delle Istieuzioni tumane, sorta di testamento bi bliografico delle opere profane seritto per i monaci di Vivarium, dal fondatore del loro monastero. Non sempre & possibile sapere in che modo tin auttore passasse dalPabbozz0 del suo libro all originale pronto por essere copiato. Ma & chiaro che nell’ultimo secolo delPAntichita un Agostino, un Gerolamo,! disponevano di segretari (notaril) che afferravano al volo le loro parole, cosf come tre secoli prima Plinio® dettava ad aleuni suoi schiavi particolarmente specializzati i compendi che egli metteva a punto mano a mano che altri schiavi leggevano. Con Paiuto del sistema stenografico ® chiamato “note tironiane”, i Miohigues francaise, les bibiwkeques médiévale du VE sitede& 330, a cura di A. Venn, Paris, Promodlis-Cerele de la Libraiie, 1980. to, Per la bibliograia su tale questione, of. L. How, Quelguesasprts del radon et dela diffusion des tstitationes, in. Havio Maguo Aneel Cassodoro. Acti della settimana di studi, Cosenza-Squillace 19-24 settembre 1983, cura di S. Luana, Soveria Mate nelli (C2), Rubbettino, 1986 pp. 281-313 1h, Cite. Anns, La technique du Kone apres sain Jrdme, Pais, De Boveardy 1953. 12, fe Puss iu Giovant, Epis, nr 15, Che UE. Kore, Palacoeraplsa citi, voll 4, Mannheiny 1817-2829: volt, Lesion Tiraniavim, a evra di B, Bisevorr, Oxmbrck, Zeller, wos: B. Carartiatn tradi fi ila tne des nes taniennes, Pas 900; H. Boon, Greil Talographie wud 329 Louis HOLY notarit scrivevano su tavolette di cera e solo dopo una rileteura 0 una revisione il contenuto delle tavolette veniva accuratamente ricopiato su pergamena. Potevano essere impiegati anche altri supporti provvisori, come il lato del papiro con le fibre oblique 0 anche i resti di pergamena; insomma, tutto cid che, essendo di mi- nor valore, era destinato ai rifiuti, L’abbozo é dungue andato perduto anche quando, per puro caso, si conservato originale. Ma in un caso, quello di Floro di Lione del suo commento alle Epistole di san Paolo tratto dalle opere di santAgostino, ci resta ancora il segno del primo stadio della composizione: i brani da collegare per formare il commento di Floro sono accuratamente delimitati, correti e punteggiati nei manoscritti di Agostino appartenenti alla biblioteca di Floro ~ di cui alcuni esistono ancora ~ ¢ dei contrassegni segnalano questi brani a chi dovra lavorarci, Ora, si conscrvato un altro esemplare di quest opera, parzialmente copiato, crediamo, dallo stesso auto- re, il ms. Lyon, Bibliotheque municipale 414 (484), che risale all’850 circa, Tra il sistema di contrassegno degli estratti e questa copia in bella dovette esserci un sistema intermedio di schede che, cvidentemente, abbiamo perso, Cosi pure sappiamo in che modo il monaco Smaragdo"® ha composto il corso di grammatiea che porta il suo nome. Egli ci parla degli allievi che raccoglievano le sute parole su delle tavolette e poi le ricopiavano in bella su pezzi di pergamena. I suo trattato rassomiglia cost a un corso rivisto dal maestro, come tante dispense distribuite nelle facolea universita- rie con Papprovazione ¢ il controllo del professore. Quale che sia il procedimento di messa a punto del testo, arriva un momento in eui lautore giunge a sistemarne il contenuto in modo definitivo. E cid che osserviamo, per esempio, nel caso del moscritto lionese del commento agostiniano di Floro alle Epi- Tnonsche Noten, ein Handbuch der antiken wd mitelaletchen Schnellcsif, Bertin, AAkad-Veeag, 1973 14, Cf.G. Cuancane, Lex manson personnels de Flnes de Lyon ef som activi litera, in Mélangs Podchard, Lyon, Faculté de Théologie, 1945, pp. 71-84, ¢ La compilation au stnine de Hous sur 'Apste, in « Revue Rénédictine », wn 1947, pp. 132-86. 15. Suatacno br Saret-Manie Liber ports Donati, eats dB. LOwsvn MourzcH. Kionr, ia CCCM,, cxvu, Tumbout, Brepols, 1986, Pragati. 330 fey auron LOPISTA, ANONTMO stole di san Paolo. Vi si trova a tutta pagina la copia degli estratti di Agostino nell ordine stesso nel quale si svolge, per ogni epistola, il testo paolino, Ma questa copia aveva omesso, nelle successione, al~ caini brani, oppure presentava, per distrazione, dei brani che non avrebbero dovuto trovarsi li. La revisione finale, da una parte, sor tisce Peffetto di aggiingere sui margini superiors c inferior’ i bra ni in precedenza omessi, e di cancellare i passaggi di troppo: si tratta, quanto meno, di un esemplare di lavoro, se non proprio del- originale. Quando Manone di Saint-Oyand, uno dei migliori allievi di Floro, ricopié a sua volta quest opera del maestro," si at- tonne scrupolosamente alla revisione di cui vediamo le trace nel manoscritto Hionese, ¢ tutta la tradizione del commento indica la stessa attenzione. E poco probabile che tra il manoscritto lionese conservato ¢ la copia realizzata da Mannone ci sia wn alero esem- plare che avremmo perduto e che sarebbe stato il vero originale. Ecco un caso nel quale cogliamo esattamente i primi stadi della composizione ¢ della trasmissione di un testo in epoca medievale. Ma & un caso eccezionale, Il passaggio dalla redazione dellantore alPoriginale non era tanto semplice come sembta, nella misura in cui, quasi fatalmente, Jnava wna vera ¢ propria traslitterazione. E cos! accadeva : la scrittura dell’autore solo raramente é la scrittura del libro, L’autore, o i suoi assistenti, serivevano in minuscola corren- tc, secondo uno stile personale: cid é vero sia in epoca classica che in epoca tarda, solo che la minuscola corrente cambia, I! libro,!” invece, presenta una scrittura convenzionale, resa con una calli- gratia che si rifi a norme ben precise. Nel!'alto Medioevo, questa scrittura libraria @ la capitale ™ (nel caso di poeti e prosatori della 16, Questa copia & conservtasi itt dl ms. Toyesbibliotheque moni (Gcconda mets del IX seco). Pali des mice Alums and der able Mita ta Beri, Shin 1970 Te. Lacaphae "rsties"ssexive a pict pagina slo fin al VI seco; pit adi bs incontra nt lens deieormcn agi aor eles, imepoecs metovigta ne Hh Tis ha eed post ll ncate chew ava vols viene ust apie pagina slo fin AMPVII secolo. in sept anche Voncial sss per tol bret pet Ie prime r= the di exo pale 96 331 aut ty, Louis Howrz Repubblica ¢ dellalto Impero), oppure la serittura onciale 0 se- mionciale (nel caso di serittori cristiani ¢, poi, di ogni tipo di auto- re): in realta, gli uomini delPAntichita ¢ dell’alto Medivevo utiliz zavano, come noi, un sistema di scrittura differente a seconda che scrivessero per se stessi o che annotassero un libro, Solo nell’ epoca carolingia si vedono i due sistemi sovrapporsi ¢ unificarsi grazie alla minuscola carolina, E comungue non possiamo dirlo int niera troppo netta, perché per abbozzi e annorazioni era possibile utilizzare le abbreviazioni,” che faccvano guadagnare spazio ed economizzare il supporto, mentre per la trascrizione in bella si sctivevano di preferenza le parole per esteso, Il Medioevo pitt tar do riscoprira la differenza tra scriteura libraria (fex(ura, bastarda) ¢ scrittura corrente, 4- L'ORIGINALE, FONTE DELLA TRADIZIONE MANOSCRITTA originale autenticato dall’autore & quasi sempre andato pet- duto, ¢ in ogni caso @ al di fuori della nostra portata diretta, Esso dovri essere ricostruito grazie all’analisi delle copie vicine o lon- tane che sopravvivono.! Per®, pit ci avviciniamo ai tempi moder ni, pit diminuisce la distanza tra Poriginale perduto dell’ autore ¢ i primi escmplari conservati Tale distanza poteva arrivare, a volte, a quindici secoli ¢ anche piti per certe opere dell’Antichit’ (poemi omerici, alcuni discorsi di Cicerone) e non @ raro che l'intervallo sia di sei o otto secoli per i classici latini poiché, per la maggior par~ te di essi (eccettuati Virgilio, Plauto, Terenzio, aleuni versi di Lu- cano o di Giovenale), Pinizio di tutta la nostra tradizione testuale risale all’epoca carolingia.2? Gia per i Padti della Chiesa la distan- 19. Che B. Biscnors, Pallogrephie, cit, p. 316 20. E, Caous). Kitcansas, Scriptura Gethin Libraria, Mnchen, Oldenbourg, 1966, 23. G. Pasquats, Slorin della tadizione e cite del testo, Firenze, Sansomi, 1963? (r- stampa anastatica della seconds edizione, con prefazione di D, Ptuaaccions, Firenze, Le Lettere, 1988). 22. Cfe L, ReywocDs-N.G. Waison, Seibes and Scholars. A Guide 0 he Tansmision of Gres and Latin Literature, Oxford, Clarendon Press, 900 (ead. it della 3" ed, ns con aggiornamenti d'autore: Copis!¢ llolgi, Padova, Antenore, 19873) 332 AUTORE, COPISTA, ANONIMO za @ meno grande, Possediamo un manoscritte della Citta di Dio che forse ¢ stato ricopiato mentre Agostino era vivo? degli esem- plari di Gregorio Magno che risalgono a pochi anni dopo la sua morte. Lo stesso dicasi per Isidoro di Siviglia, Abbiamo citato il Li- ber in partibus Donati di Smaragdo: i primi manoseritti che si sono conservati probabilmente sono di un periodo in ui Pautore era ancora in vita, Iproblemi di tradizione, o in ogni caso di ricostituzione dell’ori- ginale, si attenuano quando si puo contate sti manoseritt quasi con- temporanci o che provengono dall’ambiente stesso nel quale vive~ va Pautore. Cost unico manoseritto delle Letter di Lupo di Ferrie res é stato copiato a Fetridres?5 e anche poco tempo dopo la morte di Lupo, sulla base delle carte dell antore. Certo, il caso pitt fortuna to € quello in cui si possiede Poriginale, e Poriginale autografo. In tale circostanza, il lavoro dell’editore moderno diviene semplice, poiché tutte le altre copie del testo si possono trascurare davanti a questo originale portatore della volonta e delle scelte dell’autore, anche riguardo ad aspetti come Portografia c la punteggiatura. 5. Li PRIME COPIE DELL’ ORIGINALE Loriginale era dungue pronto, ma chi doveva usatlo? In che modo si doveva procedere per farne una copia conforme ¢ diffon- derla? In tutto questo processo, che parte aveva lautore? Nel caso in cui opera era dedicata a un grande personaggio, un esemplare particolarmente curato e derivante ditcttamente dalP originale gli cra destinato dall autore stesso, che lo approntava 0 lo faceva ap- prontare, In certe circostanze Pautore diventa copista.2* Nel caso di Flo 24. Ms. Verona, Bibl. Capit. XXVIM (26), copiso nels prima meta dl V secol, Aiopo il 420, Cr B.A. Low, Cadi arin! Antigiones, Oxford, Catenion Pees, 980, vole page 24. Cit, Swanaco, Lier én partibus Donat ci. 25, L: Hour, Lae #Auxerre, in Lele earlingenne d’Auserr, de Murethach a Remi, 840-898. Entretiens W’Auxerre 198, a cura di D. Touna-Paav, C. Juopy eG, Lonne ‘enon, Paris, Beaucliesne, 1991, pp. 131-46. 26, Potratea eopiava le proprie opere ¢ quind ne exrava Pedzione. 333 Louis WoLrZ, 10, si comprende benissimo la differenza che c'é tra la sua seriteura sui margini, quella del lettore, e Ia serittura che corrisponde alla sua funzione di copista. La scriteura del copista é disciplinata, re- golate nel suo tratteggio, nella punteggiatura, insomma ¢ calligra~ fica. I] Medioevo & davvero epoca delle belle scritture, & anche Pepoca in cui tn copista é in grado non solo di essere anche autore ma calligrafo miniatore, e soprattutto & in grado di variare scrit- ture e moduli in funzione del contesto, II caso dell’ aurore-copista ¢ interessante in se stesso ¢ ha dato Iuogo sin dal Medioevo a fe- conde riflessionie? Ma spesso il testo sfuggiva completamente al pio se era stata fatta una copia della sua oper (lamentela spesso ripetuta nei testi, a partire da Cicerone ¢ Quin- tiliano...) 0 se la diffasione era avvenuta senza il suo contrallo. Bisogna ricordare che né nel Medioevo né nell’Antichita esiste, neanche lontanamente, il copyright 0 una qualunque protezione del? autenticita dell opera letterari. I falsari possono dungue dar- sialla pazza gioia, cambiare il nome dell autore, appropriarsi inde bitamente di interi brani, ricopiarli, travisarli, riutilizzacli ad alesi fini. E non solo i falsari ma un qualunque altro autore pud, senza citare le font, ispirarsi liberamente a un altro testo, spesso alla le tora. Questa pratica del plagio @ comune a tutte le epoche e pud anche essere considerata, allo stesso titolo delle traduzioni, come one letteraria ¢ della erasmis autore, per esem- a2 a sua insapu ‘uno dei motori principali della crea sione dei testi nel Medioevo, Essa, del resto, non incorre in alcuna condanna morale: cid che sta nei libri appartiene a tutti e ci sono delle opere che per la loro stessa destinazione si presentano sin dal! inizio come anonime, per esempio le vite di santi (soprateutto quando esse si collocano in quelle grandi raccolte che sono i leg, gendari), i testi liturgici, i testi giuridici ¢ molti altri 27, Peril controllo dell’antore st copista in particolare nel caso di Pewrarca et R. Chanter, Lorre des lives Leceurs, auteurs biliothapues en Europe entre XIV ot XVEL sides, Paris, Alinea, 1993, ¢ A. Permvec I ibm monosritto, in Leteratia italiana, ori= no, Einaudi, vol, t, Prodicione e consn. 28. L. Revwonis-N.G, Wisin, D'Hontre @ Erase, th fe Paris, Crs, 0984, PP. 07 8 334 ztre. AUTORE, COPISTA, ANONIMO Per quel che riguarda i primi stadi della tradizione di un testo, le condizioni sono molto differenti a seconda della personaliea e del- Pepoca delPautore, della sua posizione sociale, del destinatario, della destinazione, del genere o dell utiliea del opera: quest ulti- ma non sara la stessa se Pautore & un papa © un oscuro monaco, un chierico 0 un laico. Ma bisogna tener conto anche del periodo, perché fino alla creazione delle universita, che ha permesso di ri- prendere i mesticri legati al libro, la produzione libraria & del tutto dipendente dalP’istituzione ecclesiastica. In realta, la prima diffusione avviene un po’ a macchia d'olio, «ro impulso di un amico, o del destinatario, o in funzione della notorieti ¢ delle relazioni dello scrittore. E un po’ la teenica del “passaparola”: si @ sentito parlare delPesistenza di un'opera ¢ si vuole poterne disporre, dunque ci si mette alla ricerca, ci si fa pre- stare una copia gia esistente per farne ancora una copii E col passar del tempo le cose non cambieranno. Infatt, il per- corso della trasmissione dei testi ¢ abbastanza caotico a causa della rariti delle copie conservate, anche nel caso di opere di cui sono noti autore ¢ titolo. E cost vediamo san Gerolamo, verso il 380, cercare di procurarsi presso uno dei suoi corrispondenti un esem- plave di Tertulliano, del quale avrebbe voluto possedere il testo, Quasi duecento anni dopo, Cassiodoro nelle sue Istituzion’ men- ziona molte opere che non ha pitt sotto mano o che vorrebbe po ter leggere, come le Nozze di Mercurio « Filologia di Marziano Ca- pella, di cui ha sentito parlave: i suoi successori finiranno per sco- prirne un esemplare, Ugualmente, qualche secolo dopo, Lupo di Ferriéres scrive al papa per chiedergli un esemplare del Commento di Donato alle opere di Terenzio, pensando che quest opera si tro- vvasse presso la biblioteca del Laterano. E cost accade per tutti libri, vecchi c nuovi, ¢ una copia presuppone sempre tn interesse mani- festato per un motivo preciso. Se si tratta di un’ opera contempora- nea, bisogna tener conto delPinteresse immediato 0 della moda. Anche gli ordini religiosi, cosi come piti tardi le universiti, rap- presentano delle reti di circolazione dei libri. Tutte le abbazie ci- stercensi si sono imposte di possedere le opere di san Bernardo, ¢ di certo, quando uno scrittore appartiene a un ordine, ¢ in primo 335 1 oe Lours Hours {uogo all'interno dellordine stesso che comincia la diffusione della sua opera. Esistono anche alcuni tipi di cireuito che non sem- pre sono frutto del caso. Per esempio, i manoscritti di Giovanni Scoto Briugena ci conducono dalle parti dello seriptorium di Saint- Médard di Soissons, ed & senza dubbio a questo centro che Gio- vanni affidava i stoi originali.2” In epoca carolingia, seiptoria quali Marmoutiers (Tours), Fleury-sur-Loire, Micy, Saint-Germain @’Auxerre, Hautvilliers, possedevano scribi in grado di esaudire ogni tipo di ordinazione di libri ‘Una Poriginale (generalmente perduto) fino alle copie che si sono conservate, una specie di albero gencalogico virtuale che, grazie all'ecdotica, editore moderno ha il dovere di ricostituire se vuole risalire all originale su basi sicure. Non tutti gli esemplari di una diffusione sono conservati, tut? altro, e in generale la ricostituzio- ne dellalbero genealogico passa per la localizz mplari intermediari perduti, Le copie stanno tra loro in rapporto di pa~ Adre-figlio-nipote, ece,,¢ il posto di ogni esemplare viene normal- mente stabilito, Infatt, nessuna di queste copie ¢ dayvero simile in. tutto alf’altra,e sono gli erxoria permettere di assegnare loro il po- sto che gli spetta. Tali errori, generalmente, crescono quanto pitt ci si allontana dall originale. Lialbero genealogico della tradizione di un testo, o “stemma”, alla fine comprende un certo numero di rami, che spesso devono la loro originalita al fatto che corrispondono a una trasmissione del? opera in una determinata zona geografica: si parlera dunque di ramo irlandese della trasmissione di un autore antico, della meglio delle versioni orientali del Nuovo ‘Testamento; cid vucl dire che per un certo periodo il testo si é trasmesso in manicra iso- lata, senza contatti con gli altri rami, ¢ quindi si écaricato di lezio- ni erronce che lo caratterizzano e lo individuano, In realea, questa situazione d’isolamento non dura molto; sap- piamo che i manoscritti circolano molto nel Medioevo, come in una sorta di biblioteca itinerante nella quale i libri si prestano e si copia ne genera un’altra, ¢ cosi, in successione, si crea, da zione di 2p, R. Quaonh, lecionca di Lirica dAuxerre, Fribourg 1966, prefazione. 336 AUTORE, COPISTA, ANONIMO prendono in prestito: dunque i rami si intrecciano, le eradizioni si mescolano ed ecco che il curatore di testi incontra di continuo manoscritti “misti”, di notevole interesse, che dipendono da pitt tradizioni, Di fatto, per i testi classici dell’Antichied greca ¢ latina sembra escluso che la ricostituzione dello stemma riport all originale poiché tra questo originale e gli esemplari conservati si sono col- locate delle vere ¢ propric edizioni critiche ante litteram, scolasti- che o dotte: possiamo citare, come esempio, quella del grammati- co Donato per le commedie di Terenzio. Ma anche nel caso di te~ sti medievali capita di imbattersi nello stesso fenomeno: ¢ cost i manoscritti delle Btimologie di Isidoro di Siviglia, copiati a San Gal- lo nel IX secolo, presentano un testo composito, messo a punto at- traverso la comparazione di parecchi esemplari. 6. Ie na /ANISMO DELLA COPIATURA, Regola d’oro del lavoro di copiatura la fedelta assoluta al mo- dello, Ma tale fedelta @ un ideale che le condizioni stesse dell'a- Zione del copiare rendono utopico. Infatti tale azione @, in primo ogo, del tutto silenziosa ¢ solitaria, Il copista sta di fronte al suo modello, posto gencralmente stt un leggio, col foglio o il fascicolo posato~come é avvenuto per tutta una parte del Medioevo ~ sulle inocchia, situazione senz’altro poco confortevole. Le miniature Gi mostrano al suo fianco il calamaio, in genere un come, ¢ altri strumenti come il raschietto, una specie di temperino, insomma tn armamentario che ci ricorda la necessith el copista di affronta~ re continuamente problemi materiali. ie ha abbastanza mesticre, egli ¢ stato in grado di valutare preli- minarmente la lunghezza delP opera che dovra ricopiare, la det 18 della scriteura nel suo modello paragonata a quella della propria sevittura e, in relazione al programma che ha stabilito per la sua copia (formato, numero di righi per pagina, rapport col modello) 1a quantita di pergamena, ripaztita in fascicoli di quattro fogli pie~ gati in duc, che gli sari necessaria per portare a termine il suo la- voro. Insomma, il copista medlievale non serive mai su un libro 0 337 } th Louis Hower su un registro git fatto ma fascicolo per fascicolo, foglio per foglio: i fascicoli verranno poi rilegati alla fine del lavoro. Procedimento completamente diverso da quello del volumen, poiché allora il sup- porto di base era il rotolo vergine, che riceveva una rigatura co- Jonna dopo colonna (pagina) ¢ si presentava come tin lingo nastro preparato in anticipo, che si srotolava € si arrotolava. Nella tecnica del codex, che & quella medievale, i fogli che costi- tuiranno i fascicolo ricevono uno dopo Paleto, o a gruppi di due, la rigatura, secondo metodi che variano da laboratorio a laborato- tio, I primi fogli st cui si serive il testo sono il recta ¢ il verso di quel- teriori dei quattro bifolia, cost chiamati per la loro piegatura che forma un quaternione. I] codex si costituisce cost, per forza di cose, fascicolo per fascicolo ¢ spesso corrisponde al lavoro di un solo copista. Certo, sin dall’epoca carolingia esistevano anche degli atelfers in cui pit copisti lavoravano insieme,® sotto la ditczione di un so- vrintendente che controllava Peseeuzione del lavoro, aveva lui stesso fatto i caleoli preliminarie, inoltre, si incaricava anche della revisione della copia e delle correzioni che inevitabilmente ne ri- sultavano, In questi atelier pit forniti i compiti potevano essere ri- partiti tra pit specialistic le miniature ¢ le decorazioni di ogni sor- ta erano affidate ad esperti. Tuttavia, nell’alto Medioevo, ¢ fino al- |a fine del XII secolo, non maneano manoseritti nei quali sia il te~ sto che gli clementi decorativi risultano essere della stessa mano. La ceazione delle universit, sin dalP inizio del XIII secolo, fu Poceasione di un notevole progresso della produzione del libro. Essa,in quel periodo, pass6 in gran parte alla fase di artigianato, ¢ procedimenti nuovi, come quello della pecia, permisero di produr~ re con pitt rapiditi un maggior numero di copie dello stesso li- bro." L’esemplare autenticato di un opera da lavorare veniva con 39. Cli). eaan, La tépatton di travail dans les sriptriacaralngiens, in «Journal des savantss. 1973, pp. 212-27 31. [Duster La pecans Tes manaserls universities du XII td XIV sete, Paris, ‘autzain, 1935 Icolloguio tenutosi a Grottaferraa nel aiaggi del 1983 e pubblieato col iolo La production dln wnversitaie an Moyen Age. Exenopar et pecia, a cura di Taraitio-IkG, Guvor-2LH. Roose, Paris, Cus, 1988, rappresenta allo stesso tempo, uy aggiomamenta e en compleinenta del libro di J. Destrez 338 AUTORE, COPISTA, ANONIMO segnato a uno stationarius, che lo affidava, pecia per pecia, ai copist. Una pecia corrispondeva il pitt delle volte a un binione. Cost pitt copisti potevano lavorare contemporaneamente, ogniino per con- to suo, su parti differenti dell’esemplare-tipo. Questo procedi- imento é stato ampiamente usato in universita come Bologna o Parigi. Gli esemplari prodotti secondo questo procedimento so- no ben riconoseibili, eanto piti che il copista generalmente indica con una particolare menzione sul margine in che punto egli passa da una pecia all’altra. Queste informazioni permettono di riunire con molta facilita le varie copie consetvate di uno stesso esem= plare. Nel XIVe nel XVsecolo, un metodo del tutto differente carat- terizzava le universita del Nord Europa, quello della reportato. Non si trattava pitt di copiare ma di scrivere sotto dettatura, fatta dal professore stesso 0 da un’altra persona, il testo st cui si sarebbe renuta la lezione cattedratica. II procedimento @ molto pit incerto, perché legato contemporaneamente al ritmo del dettato ¢ all'at- tenzione dell’uditorio, Negli esemplari seaturiti da una reportatio le abbreviazioni tendono a moltiplicarsi e, soprattutto, sono nu- merose le varianti testuali che corrispondono alle iniziative di chi scriveva (testi contratti, parafrasati o anche interpretati male). Questo metodo non é, nel Medioevo, quello usuale nella produ- zione del libro, ma é tipico di un determinato periodo ¢ di un am- biente specifico, alla fin fine abbastanza ristretti 7. It tavoro pt comatuna Nel caso del copista tradizionale, che lavora in silenzio e sposta di continuo gli occhi dal suo modello al foglio bianco, si pud pen- sare che il rapporto di volume tra antigeafo ¢ copia, calcolato una volta per tutte, abbia poca incidenza sulla qualita della copia, Ma il sacrosanto principio di fedeles all'antigrafo & decisamente avver- sato dall’atto stesso del copiare, dal suo carattere solitario e dalla fatica fisica che comporta. Noi siamo abituati a scrivere in fretta, senza pertiere neanche un attimo per immergere la penna nel calamaio (causa evidente di 339 LouIs HOLTZ disteazionc) ¢ anche senza fare grandi calcoli per economizzare la materia prima scrittoria. Vero é che noi non copiamo libri... Il co- pista medievale va piano, #interrompe nel bel mezzo di una paro- esura delle parole, fa in sco- lh per riprendere l'inchiostro, caleola la modo che le linee siano riempite in modo armonioso e a tale po impiega, a volte sfa volte no, il complicato sistema di abbrevia- ioni in vigore in quel periodo: é interamente teso in uno sforzo che, come ei dicono tutte le nostre testimonianze, eta molto spos- sante. Si legge spesso: «Tre dita scrivono, ma tutto il corpo lavora», oaltre formule analoghe.® Le insidie che comporta in s¢ l’atto cle] copiare sono state deseritte molte volte:2? esso si divide in tre mo- menti ¢ ognuno di essi pud generare errori specifici. Innanzitutto, occorre leggere brano per brano l'antigcafo: @ il momento piti importante, L’antigrafo presenta, se si tratta di un manoscritto antico o dell’alto Medioevo, una scrittura tracciata se~ condo il sistema della script continua: le parole non sono separate da spazi o da punti> e le lettere sono strette, o perfino legate le tune alle altre, Per questo motivo la lettura ¢ Jenta ¢ difficile e si ca pisce quale significato pud avere avuto nella scuola romana della tarda Antichita lesercizio della praelectio (lettura preliminare) che consisteva nel separare (mentalmente o con trattini ancora visibili sui manoscritti antichi) le parole per poter restituire il senso ¢ punteggiatura, B un esercizio difficile (rendiamocene conto esa minandlo una pagina di un Virgilio antico), pieno di trappole ¢ di rischi di confusione, In ogni tipo di scrittura ci sono lettere pitt difficili da individuare rispetto ad alere: nella capitale antica, per esempio, la B, la Te la Lsi confondono; nella minuscola irlandese la ne lar; nella minuscola visigotica la ¢¢ la a; nella textura, solo tuna lettura globale e contestuale permette di distinguere al primo 2. Chk, W. Warrunnac, Des Sclfiesen im Mittal, Graz 1958, pp. 279 © 283, € 11. Watrenun, Latenicche Spriddeter und Senteizen des Mittellters, Gottingen, Vanclen- hhocek & Ruprecht, § wll 1963-1967 vol. ¥, nem. 31553. Ab Cli per eserpio A Dany, Las manwsais, Paris, Les Belles Lettres, 1975 44, Sulla yeparazione delle parole eft [Link], Le watsance defn coupunc et las pansion des matin Miveen page ot mise en tested Hire menuserita cota di Hx}. Maxon J. Viz, Pas, Cercle de fa Librairie-Promodis, 1990, pp. 447-494 © Cpe ef para tion des mots sur le coninent an Moyen Age, iv, pp. 431-55. 340 AUTORH, COPISTA, ANONIMO colpo le game delle lettere m, 1, we i quando si presentano in sue- Pensiamo alla varieta di scritture che gli scribi carolingi dovet tero decifrare. Infatti, la trasliteerazione un fenomeno che non riguarda solo il passaggio dall’ abbozzo all originale, Essa intervie- nea seconda degli stadi della trasmissione di un testo, dei tempi e dei luoghi. Uno stesso testo pud dunque aver subito pitt traslit- terazioni successive, soprateutto nell'alto Medioevo, quando le scritture sono molto tipizzate: cost per esempio un testo antico passato dall'Irlanda pud aver conoseiuto tutta una serie di sistemi di scrittura prima di essere trascritto in minuscola carolina. Ed & ben chiaro che ogni stadio porta con sé la sua parte di errori Ben presto interviene un errore di leteura che rende la frase in- comprensibile 0, peggio, seatena nella mente del copista che sta decifrando il suo modello la tentazione di correggete o addirietura di modificare assai leggermente la parola vicina (che pure aveva letto correttamente) per restituire tin senso non troppo inverosi- mile ma, di fatto, assolutamente arbitrario, Infatti, come ha decisamente sottolineato Giorgio Pasquali,>s contro interpretazioni piti meccanicistiche della trasmissione dei testi il copista non @ indifferente al proprio lavoro. Egli vuole e: pire cid che copia ¢, se incontra un'espressione insolita e che ap- partiene agli strati pitt profondi del lessico, 0 una forma arcaica a lui ignota, user’, in sostituzione, un’ espressione piti comune, op= pure tralascera del tutto cid che @ scritto sul suo modello. 1! mi- slior copista, ai fini della trasmissione intatta dell’originale, & sen= za dubbio quello che ricopia scrupolosamente cid che vede, senza tentare di capire. E la qualita del copista medievale del famoso manoscritto di Trati,3¢ solo testimone conservato della Cena di Tri- malcione di Petronio. Egli ha ricopiato delle parole che a prima 35: Ch Pasquata, Stora delle nadision, ety pp [Link] del eosidcletto metodo «li Lachmann, esposto dal filologo tedeseo nella prefazione della ya edizione det poent di Luverezio nel 18s0. in reale lo stesso Lachmann era nolo pit sate di quelli che si rifinno ostentatamente a fi, 36, Clr. PAB, Conus, tu Defence ofthe Honest Scribe of H, ithe Gena Tmalehionie portion of ms: Paris. ar 2989 (= Claes Taguccnss in Misellanencodclogien F Masi dica= 14, Gand, Story-Sientia, 1979, ph. 389-92 341 Ete tt. Lovis HOLTZ vista crano prive di senso ma che, di fatto, comportano solo cr0# clementari per i quali si pud agevolmente trovare la lezione origi- nale, Spesso i copisti che hanno aggiunto a loro interpretazione personale e, per rinforzarla, hanno corretto il testo, hanno finito col mischiare definitivamente le carte. Alcuni testi presentano parole ricorrenti ad ogni rigo. Se lo seri- ba si deconcentra,il suo occhio, inveve di posarst la dove si era fer~ ‘mata la lettura un attimo prima, procede troppo rapidamente ©, r= trovando la stessa parola qualche rigo pitt avanti, omette Ja porzio- ne di testo posta tra due righi simili. Questo frequentissimo errore & cid che si chiama saut duc méme au mene [salto dallo stesso allo stesso] 0 aplografia. Molti testi trasmessi da un solo manoseritto, contengono cost lacune irreparabili, Talvolta un copista distratto ha fatto sparire definitivamente molti righi. Inoltre, ci sono anche gli errori di leteura derivanti da errori nel- lo scioglimento delle abbreviazioni. Non ci si stanchera mai di di- re fino a che punto le abbreviazioni medievali, pur garantendo l'e~ conomia o Pequilibrio estetico della pagina, siano responsabili di incidenti nella trasmissione dei tosti, Ora, la pratica dell'abbrevia zione si diffonde sempre pit e in certi manoscritti del XII 0 del XIV secolo tutte le parole, o quasi, sono abbreviate: fatale che wn lettore, anche provvisto di un occhio ben allenato, si sbagli ogni tanto sciogliendo una abbreviazione. Tl secondo stadio della copiatura @ la memorizzazione di cid che lo scriba ha letto, Protraendosi questo lungo ¢ paziente lavoro pud aceadere che si perda 'attenzione, che la mente divaghi ¢ pensi ad altro ¢ tenda a deformare il testo del modello, anche letto correttamente, secondo il senso dei propri pensieri, 0 a recepirne solo il senso generale, omettendo qualche parola. Infine, il terzo momento & quello della serittura, quando il cala- mo si alza troppo presto, dimentica una lettera, passa troppo rapi- damente alla parola successiva oppure copia due volte la stessa pa rola o la stessa frase: in questo stadio, si trata senza dubbio degli errori meno gravi. “Tutte queste occasioni di errore finiscono col sommarsi e com- binarsi, favorite dalla fatica: nonostante Vintervento del revisore, & 342 AUTORE, COPISTA, ANONIMO inevitabile che, di copia in copia, si accumulino le divergenze e che il testo dell originale vada progressivamente deformandosi. Generalmente, la copia di un manoscritto non é datata, Occorre arrivare agli ultimi secoli del Medioevo per vedere generalizzarsi la pratica, rara fino a quel momento, del colophon,” nel quale si menzionano il nome de! copista, il lnogo e il giorno in cui la copia @ stata terminata. In assenza di colophon, la datazione™ delle co- pie manoscritte si stabilisce in genere, in modo indiretto, attraver- so l’analisi della serittura, o attraverso raffronti di varia natura ri- guardanti sia il testo che il supporto. 8, Gui ACCIDENTI MATERIAL! Il destino di una qualungue opera dipende dal destino® dei li- bri che la trasmettono ¢ i libri, come altri oggetti, subiscono Pin- giuria del tempo e degli uomini: incendi, inondazioni, incutia, di- struzioni dovate alla guerra, usura a seguito di uso intensivo, 10 ghi, vari tipi di mutilazioni. Alcuni spariscono totalmente, altri sopravvivono solo in parte. La pergamena &, di certo, un materiale assai solido (e cost del resto Je carte antiche) ¢ durante tutto il Medioevo il libro viene trattato con riguardo, come un oggetto prezioso, ma sappiamo che é giun- ta fino a noi solo una parte della letteratura antica' ¢ che pitt di tan’opera patristica 0 medievale si é persa definitivamente, 47. Ct Colophons des mannscitsocidentaus, des orgines au XVI stele, a cura dei Bee cdctini del Bouveret, Editions Universtaites, 1963-198, 4 voll 3, Cf il progetto internazionale di ricerea per Vinentaiazione del manosertti drat Perla Francia, Cit. Samaray- It ManiciaL, Catalogue des manascis on eta foe tine patant des indintons dei, de date od cot (x tat i x94 ons appars 7 volt sni)-er'Kalia: Calo de manson sta latina data o darabil por ndicazione ‘it, di nog o eps, 2 voll appara dal 197. lnspreseanaloghe per a Gran Heetagna {3 vol, pubblicat, per Ia Germania ( vol), per la Svizacra (3 vo), per VAusria (6 voll}, per a Svezia (2 voll), per i Pacsi Busi (2 voll), per il Belgio (6 voll) 49, Sora ueile logger lo sti di Jaxon, Acideny materiel crtgur des exes Revue dhistoite des textess, x¥1 1986, pp. 136. 49. Ci le opere completamente scompatse (autori repubblicani) « anche quelle che ci sono pervenue solo in parte: Varronie, Tito Livio, Petronio, Tacieo, Amano Marcellino, ec. per limitatci ai latin, In anabio greco fe perdite ono gravi soprat- tutto per quel che riguarda la leeratursellenistica (filosofi, storie, autori teenie, 343 Louis HOLTZ accidente materiale pitt banale consiste nella caduta di uno pitt fogli,o addivittura di piv fascicoli, I piti vulnerabili sono i fogli 0 fascicoli iniziali ¢ final, Ecco, per esempio, che nel campo dei trattati di grammatica latina si@ perso l’inizio della grammatica di Carisio; che in tutta sna parte della tradizione del grammatico afticano Pompeo si presenta un testo che comincia a meta di tuna frase, perché nel subarchetipo il foglio apertura é caduto ot stato danneggiato, Certo, tali accidenti non sono gravi quando colpiscono solo una parte della tradizione, come nel caso di Pom- peo. Ma quando il manoscritto @ unico, la perdita é irreparabile, ‘Ad esempio, il Pellegrinaggio di Eger ci @ giuinto attraverso un SO- lo® codex mutilo del? inizio ¢ della fine: di qui le incertezze perfi- no sul nome delf'eroina, Inari casi, la caduta di fascicoli o di fogli allinterno di un dex comporta che il passaggio da un’ opera all’altra 0 additittwra da un. autore allaltro avvenga senza potersene accorgere. B forse cid che @ accaduto all'antico corpus grammaticale che cominciava con la grammatica di Mario Vittorino: I’opera si interrompe bruscamen- fe a meta di una frase e i hunghi trattati di metrica che seguono non sono certo di Mario Vittorino ma, stando ai manoscritti, di un altro Vittorino, il che @ strano, Gost si perclono i nomi degli autori i testi che si succedono cominciano ad essere attribuiti all’autore con cui inizia il libro ci @ accaduto, probabilmente, pit di una volta nelle antiche raccolte che riunivano opere appartenenti allo stesso genere, ‘Tuttavia alcuni testi, considerata la loro grande diffusione, non rischiano di spatire, Cosi, corti trattati pedagogici attraversano i ec). A Lione, nel IX sceolo, si conoscevano delle opere Tertullian de now ab= bianno pi opera sonia i linand dt Frbidanone (morte wers0 i t2a0) ck ines solo in parte cost dies peri document sla dices i Lodeve, racelt da Bernardo Gui, coe sono sat distract) dasatte le quer di religions, eee. st. Li Hloxre,Tiditionedifson de Poeuonepramonatcte de Pompe comuetatew de Vina in «Revue de philologies, xtv 1972, Pb. 4-83 ‘Wai Joural de voyage (tingaire, a ears dt P. Manavat, Paris, Cerf, 1982 Tl te sto-stcolo in Spagna, nll alto Medievo, ed cra oto a Valerio del Derzo, del quale 816 conservatn ina letera scale argoment (la si veda nello stesso volume, nell edi- sone carata da M, Diaz ¥ Dav). 344 AUTORE, COVISTA, ANONIMO secoli, perché la necessit’ di imparare il latino, a lungo Ja sola lin- gua scritta dell’ Occidente, si ¢ imposta senza interruzione: i ma- noscritti di Donato, di Priseiano, pitt tardi di Alessandro di Villadei sono assai numerosi. Cosf pure le opere dei Padri, Agostino, Gero- lamo, Ambrogio, Gregorio ¢ Isidoro: anche i loro manoscritti so- no in numero imponente," perché il bisogno di leggere questi au- tori @ stato avvertito di continuo; celebri da vivi, non hanno cessa- to di essere conosciuti ¢ noi abbiamo di essi un certo numero di testimoni che risalgono sia alla tarda Antichit’, sia allalto Me- divevo, come dimostrano gli indici dell’ opera di EA. Lowe.# Tali opere non solo hanno nutrito lo spirito dei lettori dell’ epoca, ma hanno fatto scuola in ogni sorta di ufficio liturgico, E quando, gra- zic alla politica culturale di Carlo Magno, ci si preoccupd nuova- monte di aptire le scuole e di far copiare le opere del passato, furo- xno ancora questi autori, pid di altri, a beneficiare del rinnovamen- to intellettuale che caratueriz26 quel secolo. L’adagio é ben novo: «non sipresta che ai ricchi». E per Pappunto, molte opere di auto- re incerto sono attribuite a questi grandi scrittor 9. TEST! PSEUDORPIGRAFL B ANONIME Bsiste un legame fondamentale tra testi pseudoepigrafi ¢ testi anonimi. Gli anonimi pullulano di preferenza al riparo delle gran- di raccolte* che dalla fine del!’Antichita si sono create per riunire 43, Al exempio, por sw Agostino, la aceolea Die humfiche Ubeieamg dr Wa des en gusting ce son st pallet cal 1969 § wo in 8 on pe inizaiva dels « Komision ur Meraasgae dex Corpus det ateiischen Rie Chonviters del Accadenis di Vienna, Pera Gesolanoy eB, Lasnen bees vom, Stenbgge, Se. Pines abdi-La Lye 196-972 {4 EA. Low, Colles Latin Aigo spp, Oxtor nse ai invenzione del edex ba facilitate la costituzione di tali raccolte, delle quali s2ppianiequalcora tate a biblioteca pofana di Casiodero por quel che rguanla colt dllo tesa tipo. Cfe, perl an ber una delle pi atiche saccalte couse wate: L: Hous Le Parisi Latins 250 sts esi de ae hain «St Meticvain, sn 39" 1975 pp. DPS Jarendon Press, 197 pp. 345 : Ry a, Louis HOLTZ ili scritei appartenenti a uno stesso genere leterario. Si 2 a cono- scenza, dingue, di raccolte consacrate alle arti liberali (grammati- ca, retorica, filosofia, astronomia e medicina) nelle quali sono rag- gruppati manuali e brani di varia provenienza che o cadono nel Panonimato oppure ricevono una falsa attribuzione, Questo ¢ il caso, su vasta scala, del contenuto degli omiliari ¢ dei leggendari e anche di certi commenti alle Scritture, Certo, nel Medioevo esi ste la falsificazione, ma in numerosi casi di anonimi o di pseu doepigeafi si tratta, in realta, meno di frode che di accidenti della tradizione, Bun meccanismo semplice: in una serie di testi dal contenuito analogo tino tra essi perde il nome del suo autore, diviene anonimo, poi ritrova un'attribuzione erronea; cost, nel- le serie di sermoni che trattano uno stesso tema o costruiti st tuna stessa pericope lo slittamento @ facile, tutti possono far confit- ‘Alcuni nomi di autore cadono perché non vengono compresi dal copista. Ad esempio, ¢ stato notato che molti testi latini esege- tici o pedagogici provenienti dall Irlanda‘ sono anonimis il moti- ‘vo semplice: i nomi celtici apparivano del tutto barbari. Essi so- no stati, semplicemente, deformati o omessi nell indpit ¢ nell’ex~ plicit (ma non all interno del testo). Ecco la ragione per cui i mo- naci celtici che venivano sul continente tendevano a cambiare i loro nomi dal suono straniero con nomi latini ~ Agostino, Gerola- mo, Giovanni, Sedulio, Clemente - ¢ cost i loro scritti venivano attribuiti automaticamente ai geandi autori omonimi 7 della anti- ca tradizione patristica Avolte é la modestia dell’autore la causa dell’anonimato: ritro- mo ancora il diacono Floro di Lione, segretario di tre arcivesco- vi, che non firma le sue opere. Ma in questo caso si aggiunge an che Pambiguita del nome: Floro (Floms) rassomiglia a flores che, come si sa, esprime metaforicamente arte di raceoglicre qua ¢ la 46. Come nel caso di mole opere di yrammatica: Anonimo di Lorsch (C-C-CM,,a cra di Bs. Lorene, wo. xB); Ars Aubrosiana, in C.C.L, 10.133 Us 1A- nonin ed Culnnanun, eee 147. Chis P. Gnospuat, Sur quelques exgeter ilandais dy VU sel, in « Sucriserudii YL I955, Pp. DK 346 AUTORE, COPISTA, ANONIMO € di prelevare dei brani.t# Posto all inizio di quelle compilazioni che sono i commenti paolini tratti da molti autori, il nome pro- prio & stato interpretato come nome comune. E stato dungue ne- cessario attribuire ad un autore la compilazione, Anche in questo caso la storia letteraria si fa forte dei suoi diritti ¢, siccome anche Beda ~ ancora un “ricco” ~ aveva composto sulla base delle opere di san Agostino un commento paolino, la compilazione di Floro, quando non si presenta come assolutamente anonima, porta il pitt delle volte, nei manoscritti, il nome di Beda piuttosto di quello del vero autore. Altre volte l'anonimato di un’ opera pud essere stato volontario. Alungo si pensato, senza dubbio a torto, che questo fosse il caso del? Imitazione di Gest Crist, opera della prima meta del XV seco- Jo, attribuita nei manoscritti ¢ nelle edizioni sia a Tommaso da Kempen (ed é lipotesi pi verosimile) sia a un eerto Jean Gersen (a meno che non sia il cancelliere Jean de Gerson), sia a san Ber- nardo (il che inverosimile), sia a Ludolfo di Sassonia II problema dell autore di questo celebre testo diede Iuogo a tutta una contro- versia nel XVII secolo. A volte il relativo anonimato di quest’ ope- ra é stato spiegato dall’esistenza di quei brani che raccomandano Pumilea e la modestia, ma forse i motivi dipendono solo dal mee- canismo della tradizione del testo, Succede anche che il nome delPautore si nasconda sotto un acrostico. Qualche volta cid capita nel caso delle poesie, che sono minacciate dall’anonimato nella misura in cui le si trova ricopiate al di fuori delle raccolte, L’acrostico & una vera e propria firma in- terna® ed & molto praticato nell’alto Medioevo. Numerose opere, dunque, nel Medioevo vengono contese tra piti autori. B cosi, per Jimitarci a un caso la cui soluzione non lascia adito a dubbi, il Con- ‘fleas vitioram atque virtutum di Ambrogio Autperto (morto nel 784) circold sotto i nomi di sanAmbrogio, di sant’Agostino, di san 48. Che A. Wrnanr, La collection de Bode le Vnirable sur lApsir, in « Revue Béné= dickine », even 1926, pp. 16-s2, € C. Caanesen, Le compilation augustinienne et pp. 132-86, 49. Cfi,B. Dotuau, Le Breviloguiuny de omnis sats we paeme incon de Wulftan, danite de Winchester, in «Analects Bollandiana , evt 1988, pp. 3798. 347 Louts HOLTZ Leone I, di san Gregorio, di santlsidoro, di san Leone IX, di Bva~ grio ¢ perfino di san Giovanni Crisostomo.®” Le opere anonime attribuite a quest'ultimo non si contano, come si pud vedere sfo- sliando In raccolta dei Codices Chnsostomici graeci! Lo stesso vale Per sant’Agostino, al quale vengono attribuite anche numerose opere apocrife.% Si considerino nella Parolagia di Migne tutti i maggior autori: ci si accorger’ dell’imporeanza degli spuria. Allo stesso modo, qualche secalo dopo, il Liber de eausis sara atteibuito ad Aristotele, La discussione sull’autenticiti delle opere assume grande importanza nel lavoro filologico, mentre altri si sforzano di ritrovare il vero autore di un testo nonostante le contraddizioni 0 i silenzi della tradizione. 10. VARIANT! ACCIDENTAL, VARIANTI IMPOSTE Comungue, vi sono opere piti fragili di altre. Le pitt inalterabili sono quelle protette dal loro carattere sacro, come la Bibbia o il Corano, da un uso costante, come la poesia liturgica. Eppure non mancano le varianti nella Bibbia latina, le quali spesso riman- dano alle molte traduzioni che ne sono state fatte nell’Antichita. Allo stesso modo, la tradizione degli inni ambrosiani,? che rende necessaria la distinzione tra autentico ¢ non autentico, mostra che i testi pscudoepigrafi possono fiorire semplicemente attraverso la libera imitazione di un modello che ha conosciuto il sucesso. Gli scritt. pit fragili sono quelli che trasmettono un insegna- mento, come i trattati destinati al che é facilmente spiegabile: nessun maestro si limita a ripetere let teralmente cid che lui stesso ha imparato. I trattati medievali d stinati alla scuola ci presentano, per tno stesso testo, quasi tante scuola 0 i commenti di testi. Tl 50. Gl. Wivany, Loewe linéaire @Ansbrise Antpert in « Revae Bénédictine» 11950, pp. 93-119, in parti. p. 98, con le segnanuse def ms. corrispondent 51. Cadices Chnsostotc rau, Paris, Cranes, 1965-1983, § volumi pulbhicati,2 in pre= pararione 52. Clk, Lown, Godies Latini Antigone, cit, p. 7 sot Agustions 8 Cli, MooHL Joana, Lee sourns de fr tain acorns des quatorse Hyames at dnuées asain Abide Milan, in» Wee histoire des textes, 21K 1989, pp-s7-189. Anmnotsi bx Mian, Hynes, cura di J. Powratne, Boris, Cerf, 1992. 348 AUTOR, COPISTA, ANONIMO deformazioni quanti furono i professori che se ne occuparono. Tl temtine leit (lezione) finisce col designare sempre piti, nel Me- dioevo ¢ fino ai nostri giorni, cid che di pid profondo @é nella p cagogia: Pincontro, attraverso a lettura, del pensiero dell’altro, la sua comprensione, a sua interpretazione ¢ dunque le sue inevita- bili deformazioni, In questo caso non si tratta, come quando abbiamo segnalato gli errori commessi per distrazione, di sconvolgimenti dovuti alle eix~ costanze o al caso, ma di una deformazione cosciente, accettata ¢ dunque volontaria. Un editore carolingio del grammatico Donato analiza abbastanza bene il fenomeno allorché, prima di comix ciate a copiare il testo cella grammatiea," avverte: «fl libro delle Anti di Donato @ stato a tal punto rimaneggiato ¢ corrotto per la maggior parte, dal momento che ognuno ha aggiunto a suo piace~ re, s¢ lo riteneva interessante, un dato brano preso da alt ‘oppure ha fatto entrare nel testo declinazioni, coniugazioni ¢ alte inteyrazioni di questo tipo, che solo nei manoseritti pid antichi ¢ possibile ritrovare, non sera fatica, il testo scevro da aggravi ¢ da interpolazioni, cosi come Pautore lo ha voluto». Ancora piti vulnerabili dei trattati sono i commenti, cio? la ma teria stessa dell'insegnamento articolata sul testo commentato: il testo del commento non ha una sua unit’. Esso si disperde in una moltitudine di interventi esterni facilmente intercambia baltabili. Si atriva cosf, per tutta una serie di testi pedagogici, a ci che con denominazione generica si definisce glosa ordinaria: Pe~ spressione si adopera non solo per i commenti biblici> in Occi- dente, a partire dal XI secolo, ma anche per i commenti ai testi givridici, quali il Codice di Giustiniano o fe Deeretali.® $i tratta di commenti compositi, tratti da vari autori. autori oti 84. [Link], Donat tla tradition de Poseignement grammars, dude et ition eitiqu, Paris 1981, p. 450. 55. Cia celebre conspilazione ele deve li a origine ae! Anselmo di Laos wo nel 1447) alla sua éyuipe,sundiata da B, SMaueay, Les eommcutairesbibiques dé Fepo= gue oman. Glos ordinate et ghse ptimses, in « Cahiers de civilisation médiévale: to, pp 5-22, 36. Chi ly raccolta Close ondinaia Decetalium, pubblicars a Lione nel 1618 349) Louis WoLrz 1 Lose TABILE 1.0 RIO DEL TESTE In real, il libro manoscritto & vulnerabile proprio perché ma- noseritto, Certo, le grafie sono tipizzate e non é tanto facile, is qualunque epoca, imitare una serittura del passato perché ¢’& sem- pre qualeosa che pud trarte in inganno, sia nel eratteggio che nel Pandamento generale, Non tutti possono essere un Guglielmo Li- bri? Ma nel Medioevo si scriveva facilmente nei libri, si aggiun- eva, si sopprimeva, si commentava nei margini, ¢ negli spazi vuoti alla fine del quaderno si ricopiavano testi parassiti di ogni genere Abbiamo deplorato Passenza di titoli correnti nei manoseritti del Medioevo. Bisognerebbe, allo stesso modo, deplorate lassen di numerazione delle pagine, che non permerteva di orientarsi, al primo colpo occhio, in un manoseritto, soprattutto quando la numerazione dei fascieoli ~mai efficace quanto quella delle pagi- nie = era scomparsa sotto la lama del raffilatore. Ma tutto sommato, © nonostante la fragilita del process smissione di un libro sempre rimasto raro ¢ costoso ne del Medioevo, anche all'epoca delle universit’ -, si tratta pur sempre di uno strumento che ha resistito bene e, nel caso i nu merosi testi trasmessi da epoche tanto lontane, il risultato non & stato del tutto cattivo. Tea i testi antichi che noi leggiamo oggi, so lo pochi si possono definite sfigurati o irriconoscibili per sempre certo, le Storie di Ammiano Marcellino ci sono giunte in cattive condizioni; certo, i copisti di Guiberto di Nogent hanno dato pro- va di notevole imperizia, ma il lavoro dell’editore moderno talvol ta compensa le carenze della tradizione, sempre perd che il meto- do soccorra lintuizione. Eppure, per il susseguirsi degli errori dei copisti ~ errare huma- ‘ut est non ritroveremo mai nella sua assoluta purezza, nel sto ache alla fi- 57. Saqueto celebre imbroglione che, sotto la protezione di pronettori iy tolocaty stg fondh de manoscrit dele iblioteche Frayeesi di provincia el XIX secolo cli L-Dntisuh Ctalgue des finds Lib et Baris, Paris, Bibliotheque Noe tionale, 888, Cl A, Many, The Earl and the Thigh. The John Barnard Associates, Cambridge (Mass) 1968; G. Fomacnt.s, Cuglichno Lib, Firenze 1963 Labs non ave destinate a sviare Pattensione, 350 AUTORE, COPISTA, ANONIMO totale significato letterale, il testo dell’autore, antico o medievale che sia,* ¢ cid vale anche per un testo trasmesso in condizioni ot timali, Non parliamo dell’ortografia, che non & mai certa, che tal volta & necessario ricostituire in modo artificiale, che del resto, co- me 2 attestato dagli autografi conservati, magari era gia incoerente nello stesso autore, soprattutto nel Medioevo, con aleuni punti di particolare difficolta (per esempio nel latino di epoca merovin- gia); non parliamo delle espressioni dialettali, alvolta difficili da inquadrare bene. E ln punteggiatura, cost mutevole di testimone in testimone, di epoca in epoca? Di certo la si riterra trascurabile, se si riesce comunque a cogliere lo svolgersi del pensiero. B la pre- sentazione materiale del testo (paragrafi, sottotitoli, distribuzione o divisione): problemi, diciamolo pure, secondati, anche se talvol- ta molto irritanti, o anche senza soluzione, e ai quali ci si abitua Ma, fondamentalmente, esiste sempre, non fosse che per mini- mi dettagli di costruzione del testo, un coefficiente di incertezza su cid che Pautore di un tempo ha realmente, esattamente serito. Quando si fa un’edizione critica ci si rende conto concretamente della nostra impotenza nel ricostituie il passato nella sua specifica autenticita, Cos vanno le cose peri testi antichi e medievali che, nonostante tutti gli sforzi, tutta la sapienza dei moderni editori, sono stati logorati incluttabilmente dal processo di trasmissione: logorio leggero, superficiale, per la stragrande maggioranza dei te- sti trasmessi; logorio pitt profondo per un tistretto numero di essi Questi testi vanno letti con Paiuto dell! apparato critico, cio’ parte- cipando in prima persona alla loro definizione ecdotica: é il prezzo che bisogna pagate a fronte della loro valnerabilita. E cid vale sia per i testi greci o latini che per quelli in volgare della fine del Me- dioevo. Poiché nulla & eterno, il logorio esistera anche per i testi a stampa, cos{ come gli errori di trasmissione, anche se, riguardo a questi problemi, non ¢ alcun paragone con il libro manoscritto. 58. Enecessario insistere sul ftto che, salvo rarissime ceeezions il libro manoserit= tod un oggerto miediewsle, dal quale dipendianna interamente por quel che riguardai testi sia autichi sia medieval; ma, nel caso del leteeratora antics, i process di ere smissione, sul quale poggia la storia del testo, cominciato in gran parte nella fase an teriore al manoseritto medieval 3st

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