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Bruno Munari: Aria | Terra

La mostra BRUNO MUNARI: ARIA | TERRA, allestita al Palazzo Pretorio di


Cittadella (Padova), offre una retrospettiva del tutto originale sulla poliedrica
personalità di Bruno Munari

Aria e terra: leggerezza contemplativa e attività poietica. Il progetto espositivo pensato da Guido
Bartorelli, presenta la figura di Bruno Munari sulla scia di questo binomio, costante invariabile di
tutta la sua produzione artistica. Munari ha sempre ritenuto fondamentale accorciare la distanza tra
se stesso e il pubblico, presentando la propria arte come una sequenza di processi spiegabili e
trasmissibili, volti ad essere compresi e ripetuti inventivamente da chiunque. Così, nel percorso
proposto da Palazzo Pretorio, la funzione delle stanze del fare è tutt’altro che accessoria: prassi e
osservazione costituiscono secondo Munari due facce della stessa medaglia, due aspetti
complementari insiti nel processo di apprendimento e di fruizione estetica.

Stanze del
fare: Giochi di luce, a cura dell’Associazione Bruno Munari. Foto di Michele Barollo e Simone Citon

Aria. La mostra espone alcune tra le opere più significative di Munari, attento a descriverne con
minuzia le diverse fasi di costruzione. L’installazione Concavo-convesso (1947-49), ad esempio,
costituita da una rete metallica ripiegata su se stessa, simile alle sembianze di una nuvola, viene
affiancata da un’ampia documentazione tecnica, quasi un manuale di istruzioni orientato ad
illustrare passo a passo il processo produttivo compiuto. Intendere in questo modo l’opera, come
rappresentazione visiva di un teorema matematico, permette a Munari di renderla comunicabile,
comprensibile fino in fondo, di svelarne al pubblico le regole tecniche.

Il processo creativo in questo modo non rimane una formula matematica comprensibile solo
all’artista, una prerogativa riservata a pochi ma, al contrario, si offre alla comunità insieme alla
possibilità di replicarlo. Altra meta di tutto interesse del percorso espositivo sono le stanze dedicate
alle macchine inutili, con le quali il giovane Munari esordì negli ambienti milanesi di fine anni Trenta.
Bacchette di legno di balsa congiunte da fili di acciaio elastico aleggiano liberamente nello spazio,
proiettando sulle pareti ombre fluttuanti. Al visitatore viene richiesta un’attitudine contemplativa,
ma anche in questo caso l’esperienza estetica non si propone come inerte e passiva. Le opere sono
cinetiche, dinamiche, si muovono nello stesso ambiente e spazio vitale del visitatore, producendo
una dimensione esistenziale condivisa. Munari si serve di un titolo ossimorico, contraddicendo la
nozione utilitaristica di macchina: l’arte, definita come inutile da un’epoca funzionalistica e
ipertrofica come la nostra, è in realtà ciò che più conta, ciò che crea conforto rileggendo l’esistenza
umana in chiave poetica.

Concavo-convesso, rete metallica. Courtesy Corraini. Foto di Michele Barollo e Simone Citon

Terra. Palazzo Pretorio offre al pubblico quattro stanze laboratoriali dove poter svolgere una serie
di attività collettive ed individuali pensate da Munari: l’opera d’arte, in questo caso, è il progetto
didattico stesso. Il pubblico è invitato, con la guida di operatori ben istruiti, a penetrare nuove
tecniche servendosi dell’utilizzo di materiali semplici e apparentemente banali quali i sassi, l’argilla,
i gomitoli di lana, le pile elettriche in grado di proiettare caleidoscopici giochi di luce sulla parete. Di
contro all’immediata spontaneità dei bambini, l’imbarazzo degli adulti aleggia nei laboratori, spesso
palesato dalle risatine nervose. La mossa anticonvenzionale di Munari è proprio quella di farci
riflettere su questo stato di cose, tentando di liberare il pubblico da vincoli, schemi, classificazioni,
resistenze mentali di ogni. Secondo Munari chiunque, adulto o bambino che sia, in condizioni di
libertà e spensieratezza riesce ad esprimere la propria creatività, fantasia ed originalità: l’arte è per
tutti e non per pochi eletti. Per questo motivo, l’artista rifiutava che le sue mostre fossero a
pagamento, insistendo affinché fossero accessibili a chiunque, anche ai non addetti ai lavori –
volontà coerentemente rispettata dalla mostra in questione. A beffeggio di tutto e tutti, Palazzo
Pretorio accoglie il visitatore con un monito (apparentemente) perentorio, estrapolato da uno degli
scritti di Munari: “ATTENZIONE ATTENZIONE. È vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro. È
vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso. È ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro. È lavato il
gessetto ai non addetti all’ingrosso…”. E così via, fino ai limiti dell’assurdità logica. A essere tenuta
[1]

fuori dalle mostre di Munari non è la gente comune ma la serietà, l’alone di professionalità e
tecnicismo che aleggia nei bianchissimi ambienti museali contemporanei.
Bruno
Munari, Macchina inutile Max Bill, 1933-1993, legno, filo, forex. Courtesy Corraini. Foto di Michele
Barollo e Simone Citon

Nella stanza-laboratorio La strada dei sassi, viene riportata una delle frasi dell’artista: “I sassi sono
le sculture del mare e dei fiumi. Ognuno è diverso dagli altri, non ci sono due sassi uguali, sono tutti
‘pezzi unici’ come le opere d’arte”. Secondo Munari tutto in natura è già arte in potenza, che
[2]

richiede solo di essere riconosciuta come tale; ognuno di noi, quindi, può essere in qualche modo
artista, allenandosi a riconoscere nelle apparenze sensibili diversi gradi di bellezza. La stessa linea
di pensiero spinge Munari a conferire al museo contemporaneo una nuova missione, quella di
assurgere a luogo d’incontro, capace di stimolare nei visitatori meraviglia e stupore, attraverso
l’apertura di quell’imprescindibile ‘occhio da fanciullo’ pascoliano. La sua convinzione è che ogni
conoscenza generi dai sensi, dall’esperienza diretta, da un processo di ‘impollinazione’ comunitaria
che i rapporti interpersonali apportano.

Il repertorio artistico di Bruno Munari, sviluppato nel corso dei suoi novantuno anni di vita, è
sorprendentemente esteso ed eterogeneo: spazia dalla grafica all’editoria, dal design, al film, fino
all’happening. Una produzione tutta da scoprire e di cui la mostra a Palazzo Pretorio offre solo un
assaggio, anche se decisamente esaustivo.

Gloria Bisello

Bruno Munari: Aria | Terra


A cura di Guido Bartorelli
Palazzo Pretorio di Cittadella (Padova) fino al 5 novembre 2017
Catalogo edito da Corraini (Mantova)

[1]
B. Munari, Verbale scritto (1992), Mantova, Corraini Edizioni, 2008, pag. 49

[2]
B. Munari, Da lontano era un’isola (1971), Mantova, Corraini Edizioni, 2006, pag. 4