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Esposizione Enrico Prampolini http://www.futur-ism.it/esposizioni/ESP2002/ESP20021107_MI.

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Esposizioni
IERI
Avvenimenti nazionali ed internazionali sul Futurismo e su altri temi correlati
ampiamente documentati da comunicati stampa, testi critici ed immagini
fotografiche.

Prampolini dal
Futurismo al MAC

Ritmi spaziali Galleria Arte Centro, Milano


(1913)

7 Novembre - 30 Gennaio 2003

Costruzione
spaziale -
Paesaggio (1919)

Centoventi opere, il contributo di studiosi come Maurizio

Calvesi, Luciano Caramel, Giovanni Lista, un testo introvabile

“Arte Polimaterica” del 1944, elementi questi che rendono la

mostra “Prampolini dal Futurismo al MAC”, organizzata dalla

Galleria Arte Centro di Milano, 7 novembre 2002 – 30

gennaio 2003, degna di riempire le stanze di un grande


Studio per la museo.
scenografia "Rose
di carta" di
Luciano Folgor

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(1920)
Il particolare interesse della Galleria verso Prampolini nasce

nel 1968, a partire dal 1970, anno della prima mostra,

verranno toccati tutti i principali temi percorsi dall’artista, dai

“Polimaterici intarsi di pietre dure”, dalle prime opere come

“Beguinage” sino al periodo “Picassiano”.

Architettura nello L’esposizione “Prampolini dal Futurismo al MAC” si articola in


spazio (1920 ca.)
tre sezioni, “Pitture e disegni”, “Astrattismo e MAC”, “Bozzetti

pubblicità e architetture”.

Nella prima troviamo opere del Futurismo cosmico più

progetti ed illustrazioni supportate dal testo critico “Dal


Studio di
maschera teatrale futurismo al cosmico” di Maurizio Calvesi.
(1920)

La seconda sezione contiene lavori del periodo MAC più

geometrico, il testo critico “Dall’astrattismo al MAC” è curato

da Luciano Caramel.
Simultaneità
architettonica
(1921)
Infine “Bozzetti scenografici, pubblicità e architetture” di

Giovanni Lista introduce e argomenta le opere di teatro più

costumi più architetture dell’ultima sezione.

Degno di particolare attenzione è il testo “Arte polimaterica”

sia per la sua rarità sia per la possibilità che ci offre di

Simultaneità di osservare quanto fossero avanzate le ricerche sul


paesaggio (1922)
polimaterico di Prampolini già nel 1944.

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(Senza titolo) Enrico Prampolini estratto dal testo "Arte


(1924) Polimaterica" Collana "Anticipazioni" n.7, O.E.T.

Edizioni del Secolo Roma 1944.

"Introduzione all'arte Polimaterica"

Prospettiva
Arte Polimaterica: nel foggiare questa parola ho inteso
verticale di una
hall (1925) definire e riassumere una serie di esperienze personali su le

arti plastiche, che vanno dal 1912 ad oggi.

Non esiste una genealogia diretta, ne una primogenitura

dell'arte polimaterica. Nel tempo, se vogliamo, si possono

incontrare dei vaghi addentellati in proposito nelle

"applicazioni eterogenee" di alcune maschere dei popoli

primitivi o nei loro simboli totemici, mentre ai nostri giorni

dobbiamo senz'altro riferirci ai "papiers-collés" dei pittori


Bozzetto di futuristi e cubisti (1911-1914); ai cosi' detti "Collages" dei
costume de "La
salamandra dadaisti (1917) e dei surrealisti (1928) o alle loro "sculture-
giovane" (1928 d'oggetti" (1933).
ca.)

Manifestazioni non tutte intenzionalmente artistiche;

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indeterminate e sporadiche alcune, evasive da ogni

concezione plastica le altre, nelle quali "l'elemento materia o

l'elemento estraneo al colore" intervenivano incidentalmente,

Plastico per il film per ragioni utilitarie o a scopo polemico.


Mani (1931)

Sebbene nelle esperienze delle suddette correnti artistiche

novatrici esistesse la volonta' di arricchire la tavolozza con

elementi extra pittorici, (come ad esempio; biglietti da visita,

giornali, caratteri tipografici, carta da parati ecc.) tuttavia vi


Realtà magica
si poteva notare un aprioristico errore di principio: l'eterno
(1929)
compromesso fra "illusione e realta'".

La preoccupazione di voler gareggiare ancora con la pittura o,

comunque, il desiderio di creare un rapporto fra pittura ed

elemento applicato "grafico o tipografico arabescale" )

rimaneva sempre un problema esclusivamente di ordine


Il visivo, di competizione plasticamente epidermica.
pilota dell'inferno
(1932)

Si trattava di reagire violentemente e con dichiarato coraggio

all'atavica nostalgia del pittore per il colore, per la realta'

pittorica, anche la più trasfiguratrice.

Si trattava di portare alle estreme conseguenze il concetto di

sostituire, totalmente e integralmente, la "realta' dipinta" con

la "realta' della materia". Di intuire il valore emotivo ed


(Senza titolo) evocatore delle "materie" stesse nel loro giuoco ritmico-
(1932 ca.)
spaziale.

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L'estremismo, senza concessioni, ne' compromessi, delle mie

prime esperienze polimateriche - che in principio furono

considerate "paradossi plastici" perfino dagli iniziati, -


Paesaggio di Capri
(1932) confermo' la mia fede nei valori peculiari della creazione

polimaterica, e mi offrirono pertanto la possibilita' di stabilire

una nuova nomenclatura di valori plastici destinati poi ad

ulteriori sviluppi.

(Senza titolo)
(1934) Il "polimaterico" da mezzo di espressione individuale si

avviava a divenire mezzo di espressione collettiva e poteva

quindi resistere ad un concetto formativo di investigazione

estetica e di affermazione artistica.

Metamorfosi "L'arte polimaterica e' una libera concezione artistica che si


cosmica (1935)
ribella contro l'usata e abusata adorazione del pigmento-

colorato, mesticatore, sofisticatore, mistificatore; contro la

funzione dell'illusionismo ottico dei mezzi pittorici, dai piu'

reazionari ai piu' rivoluzionari."

Fare assurgere le materie - le più impensate - a valore

sensibile, emotivo, artistico, costituisce il piu' intransigente


Apparizioni
biologiche (1935) presupposto critico alla nostalgica, romantica e borghese
tavolozza."

Quanti secoli, e quanti chilometri quadrati di pittura pesano

sull'umanità?

Composizione

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cosmica (1935
ca.)
Da questa fine del "sentimento del colore" nasce un nuovo

sentimento: quello del "lirismo della materia".

L'ARTE POLIMATERICA NON E' UNA TECNICA MA - COME LA


Angeli della Terra PITTURA E LA SCULTURA - UN MEZZO D'ESPRESSIONE
(1936)
ARTISTICA RUDIMENTALE, ELEMENTARE, IL CUI POTERE

EVOCATIVO E' AFFIDATO ALL'ORCHESTRAZIONE PLASTICA

DELLA MATERIA.

La "materia" intesa nella propria immanenza biologica, come

nella propria trascendenza formale.

Danza di figura La "materia-oggetto", nei suoi aspetti rudimentali


femminile nel sole
(1936) poliespressivi; dalla piu' umile ed eterogenea (quasi relitto di

vita) alla piu' raffinata ed elaborata (manualmente o

meccanicamente).

La "materia-organismo" : parte integrante della composizione

polimaterica, i cui elementi formativi tendono a esprimere la

continuita' nella discontinuita', la dissonanza e l'assonanza di

rapporti. Rapporti che, operando per contrasto, non valgono


Composizione
astratta (1940) esclusivamente per la forma "dell'elemento-oggetto", quanto

per la presenza biologica della materia stessa.

Concezione infine che sfida l'aprioristico e superato concetto


Studio per del bello e dell'eterno nell'arte. "L'ephémere est eternel".
Automatismo
polimaterico "A"

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(1940 ca.)

In questo apparente paradosso c'è la verita' assiomatica di

un principio estetico e filosofico.

Effettivamente l'essenza di un' opera d'arte non risiede nella

"durata temporale" del prodotto ( pittura, scultura, o

polimaterico), quanto nella "espressione, cioe' nell'attimo


Astrazione di una
esistenza (L'occhio spettacolare della visione".
del ciclope) (1943
ca.)

Nel "polimaterico", infatti, il valore evocativo si manifesta

inversamente alla reazione visiva esterna, poiche' opera nelle

regioni irrazionali dello spirito.

Introspezioni e investigazioni che - nella sfera delle arti

plastiche - creano dei "sistemi", delle "costanti" di reazioni


Cassandra (1945) interne, le quali producono a loro volta - successivamente e

simultaneamente - i fenomeni della "meraviglia" della

"sorpresa" e del "miracolismo spettacolare".

Bozzetto teatrale Da questa magia della materia, nelle sue "apparizioni


(1945) bioplastiche", nasce il nuovo "incantesimo dell'arte

polimaterica; del polimaterico.

La facoltà di scelta della "materia oggetto" da parte del

polimaterista è, quella che distingue e caratterizza la sua


Bozzetto di scena
(1950) personalità, la quale deve possedere ed essere posseduta in

grado superlativo da"intuizione", "sensibilità" e dal "senso

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stereognostico".

Il "polimaterista" dovrà "creare" in uno stato di automatismo

quasi medianico.

Astrazione formale
di un volto (1950 L'apparente accusa di intellettualismo che si potrebbe
ca.)
muovere verso un tale processo - creativo, cade, quando si

pensi che - spaesato dagli elementi indiretti- esso non è che

un atto puro di emanazione diretta; primordiale se si vuole,

elementare, dove convergono e coincidono le facoltà

sensoriali e quelle affettive.


Bozzetto di scena
"Dafne e Cloe"
(1951)
Dalla confluenza di queste due dimensioni, una fisica

(tattilismo ottico), l'altra psichica (calcolo delle influenze), ha

origine la caratteristica "bidimensionalita' emotiva" dell'arte

polimaterica, il cui valore suggestivo lo ritroviamo nella

segreta risonanza della transustanzazione della materia.


Composizione R.1
(1952)

In questa "segreta risonanza" sta tutto il significato della

"soggettistica del polimaterico quale espressione d'arte pura".

Questa "soggettistica", è primordiale quanto rudimentale è la


Composizione tecnica.
(1953 ca.)

Il soggetto è suggerito da uno stato d'animo dell'artista a

"colloquio con la materia" : l'artista interroghera' questa o

quella materia, ne considerera' la loro fisonomia, dovra'

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apprezzare la casualita' e il contrasto fra le materie, il tono

elettivo che assumono nel giuoco stereometrico della

composizione; la quale nasce da un "sentimento

dell'espressione, e si afferma animistica".

Galleria ARTE CENTRO


Via delll'annunciata, 31
20121 Milano
Tel. 0229000071
Fax 026592631
e-mail: artecentro@lattuadastudio.it

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