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Il sessantotto Flores-De Bernardi

Premessa

nel parlare del ’68, in Italia ha prevalso un’ottica più politica. In generale è mancata una
ricostruzione puntuale degli eventi che sapesse evidenziare il contesto storico e i problemi
interpretativi sollevati e del ruolo del ’68 nella storia recente. Il motivo di tale carenza, che
prevale nel senso comune storiografico, è porre più attenzione agli esiti piuttosto che alle
origini del fenomeno; quindi il ’68 è visto come anno iniziale di un quindicennio successivo
in cui si sono manifestati i segni della crisi aperti in quell’anno (in questo libro non si userà
questa ottica ma si darà importanza all’evento). Dunque il ’68 è stato uno spartiacque tra
due mondi,epoche e mentalità e questa è la caratteristica storica principale; lo si può
vedere come la fine di un’epoca (economica) e inizio di un’altra dal punto di vista di
mentalità e globalizzazione. Quindi concentrarsi sul secondo aspetto significa interrogarsi
sul rapporto ’68 e sue conclusioni e cercare di individuare in quell’anno le origini di una
storia recente. La scelta del libro è di isolare il ’68 per poterlo vedere come evento che può
permettere di comprenderlo nella sua specificità all’interno del decennio e del secolo. Il
protagonista del ’68 è il mondo giovanile→che in quell’anno ha scritto la pagina più
autonoma della propria storia ; è da ricordare che i giovani hanno sempre fatto parte della
storia (in modo drammatico con la 1GM) ma ora hanno acquistato autonomia e sono
riusciti a fondare la categoria gioventù come soggetto del processo storico. Dunque dal ’68
la categoria giovanile ha mutato carattere nella sua realtà e percezione che si ha di essa.

Cap.1 il contesto internazionale

Gli anni’60 sono caratterizzati dalla fine della guerra fredda,anche se USA e URSS
continuano a segnare un mondo bipolare, ma si andrà verso una progressiva distensione.
Questa distensione si realizzò già nella seconda metà degli anni’50, quando Cruscev e
Eisenhower realizzano un dialogo basato sulla “coesistenza pacifica”. In sostanza USA e
URSS si riconoscono come le due grandi super potenze del dopo guerra e si riconoscono
a vicenda; questo riconoscimento avviene specialmente dopo la crisi del ’56→che da un
lato vede Budapest invasa dai carri armati sovietici e dall’altro Suez con la sconfitta del
tentativo neocoloniale francese. Dunque gli anni’60 accelerano i tentativi di mutamento in
corso. In URSS→Cruscev manda avanti i tentativi di destalinizzazione,emarginando la
vecchia guardia staliniana; In USA→nel ’60 vinse le elezioni Kennedy, utilizzando anche la
televisione per informare l’opinione pubblica. La sua idea (Kennedy) di “nuova frontiera”
rappresentava→una strategia di rinnovamento politico e sociale, capace di sconfiggere il
sottosviluppo collegando la democrazia col capitalismo; lo stesso spirito di rinnovamento
lo ebbe la politica del “disgelo” di Cruscev. La demolizione del mito di Stalin sembra
compiersi nel XXII congresso del PCUS e intanto Cruscev annuncia che il socialismo
ormai è affermato in URSS, ora bisogna raggiungere il comunismo (raggiunto nel 1980).
Tra questo obiettivo e il lancio dell’astronauta russo nello spazio, Cruscev incontra il
presidente Kennedy a Vienna (nonostante ci fosse stato da poco il tentativo di invasione
di Cuba da parte dell’USA). A parte tutto il tentativo di distensione sembra procedere,
nonostante alcuni ostacoli e opposizioni all’interno dei paesi. Ma la guerra fredda torna a
farsi sentire in Germania→il governo della “Germania democratica” blocca le vie di
passaggio tra l’est e l’ovest,costruendo il muro di Berlino, quando vede che la popolazione
si sposta nella zona ovest. Viene adottata come motivazione quella che le potenze
occidentali hanno rifiutato di firmare un trattato di pace con le due Germanie→di
conseguenza gli USA aumentano la spesa per la difesa e l’URSS riprende le forze armate
e il riarmo nucleare. Dunque il muro divide in due l’Europa e la Germania.

Ma la vera tensione tra le due super potenze si tiene a Cuba→nel 1962 un anno dopo la
fallita invasione nella baia dei porci, L’URSS comincia ad installare missili nucleari
sull’isola, contro il territorio americano; allora Kennedy inizia il blocco navale verso l’isola
per convincere i russi a smantellare tutto. Dopo poco Cruscev fa ritirare i missili, in cambio
di→una simile azione americana in Turchia, ottenendo così da Kennedy l’impegno di non
rovesciare più il regime castrista. La crisi di Cuba è il segno che→il baricentro si è
spostato fuori dall’Europa, questo è anche un sintomo della decolonizzazione che negli
anni ’60 cessa (prima stati asiatici mediorientali, poi nord Africa e infine Africa nera).

La fine del colonialismo è il risultato di→ volontà d’indipendenza delle popolazioni,

ma anche della concessione delle ex potenze dell’emancipazione per questi stati,


cercando però di mantenere una certa influenza politica e sfruttamento economico dei
nuovi stati. Solo il Portogallo mantiene le sue colonie fino al ’75. Intanto i nuovi stati
africani e asiatici cominceranno a far parte delle nazioni unite e dell’ONU. Il principio di
autodeterminazione si unisce ai nazionalismi e all’indipendentismo dei nuovi stati, quello
che permette al senso di colpa occidentale di convivere insieme alla difesa delle leggi del
mercato capitalista. Intanto tra il 57 e il 47 si creano in Africa quaranta nuovi stati, ma
successivamente si creeranno altrettanti colpi di stato. In generale le due superpotenze
vedono la creazione dei nuovi stati come→la nascita di forze emergenti che possono
condizionare la loro stessa rivalità; infatti URSS e USA tentano di avvicinarsi un certo
numero di paesi strategici e il risultato è che→a volte le elitè indigene si alleano, a volte le
nuove nazioni vogliono rafforzare la propria autonomia. Proprio per questo nasce il
movimento dei “non allineati” (nata a Bandung nel’55) che nella conferenza di Belgrado
del ’61 si propongono come interlocutori delle due grandi potenze. Il loro obiettivo è:

● Far concludere la rivalità tra est e ovest;


● Sviluppare la collaborazione tra nord e sud;
● Risolvere i problemi economici e sociali lasciati dalla decolonizzazione.

Così URSS e USA capiscono che i nuovi stati indipendenti possono far rafforzare una
potenza a discapito dell’altra e di qui si vedrebbe quale delle due è più in grado di attirare
e influenzare. Quindi la divisione stessa dell’Europa si è estesa a tutto il mondo,rendendo
difficile la presenza di forze effettivamente autonome e lontane dalle due potenze. In
generale la decolonizzazione NON è un processo lineare e pacifico:

● In Congo si è raggiunta l’indipendenza nel 1960, ma i conflitti sanguinosi sono


avvenuti subito dopo. Il leader del governo Lumumba,che dirigeva un regime
progressista, (capace di risolvere le tensioni tribali e mandare via gli stranieri)venne
ucciso nel ’61. Così prese il posto il generale Mobutu che con un colpo di stato applica
una dittatura. Dunque il Congo è vittima di: mercenari bianchi, tribù in conflitto e
interessi economici occidentali.
● Una situazione analoga si verifica in Nigeria→l’etnia Ibo è repressa così si tenta la
secessione del Biafra (zona orientale del paese)→il risultato fu una guerra e
carestia,che rese il Biafra (solitamente zona ricca con petrolio) povero e affamato.
● Nel ’64 venne arrestato Nelson Mandela in Sud africa→era il leader del partito
antisegregazionista in lotta vs apartheid.
● Contemporaneamente a Gerusalemme si crea l’organizzazione per la liberazione della
Palestina, che riunisce tutti i movimenti palestinesi, politici e militari degli stati arabi.
Già dalla crisi di Suez Israele aveva trovato la protezione negli Stati uniti e inizia nel
’65 una guerra per alleggerirsi dalla pressione degli stati arabi→così l’attacco contro:
Egitto, Siria e Giordania, gli permette di conquistare la Cisgiordania, Sinai e Golan.

La dinamica internazionale degli anni’60 accentua le tensioni in America latina (specie a


Cuba dove il regime castrista si rafforza e viene preso come modello di riferimento). Così
In molti paesi sorgono→movimenti di guerruglia,con sentimenti antiamericani e il desiderio
di indipendenza su tutti i fronti dagli americani; ma questi intervengono nelle questioni
interne del sud America, sia in modo diretto (ad es con lo sbarco a santo domingo,per
abbattere il governo del pres Josh) sia in modo indiretto (appoggiando colpi di stato come
in Brasile e Argentina). Sono messi sotto tiro dagli Americani→i governi nazionalisti e
radicali,che spingono per difendere l’indipendenza nazionale.

Questo è un periodo in cui si affacciano nuovi leader, che offrono nuove immagini della
politica, più dinamiche e positive→possiamo vedere infatti Kennedy e Cruscev. Ma anche
nel contesto europeo avvengono dei cambiamenti politici→sembra che si vada sempre di
più verso il centro e questa convergenza riguarda sia i partiti conservatori, sia quelli
socialisti e laburisti; quindi è un periodo in cui si favoriscono le riforme e le coalizioni di
centro sinistra. Nel caso dell’Italia (dopo il tentativo di far nascere un governo autoritario
nel’60) il partito socialista e la democrazia cristiana si coalizzano(1962) destinata a durare
per i successivi anni. Invece in Germania i cristiano democratici perdono la maggioranza,
quindi devono fare un compromesso con i liberali; mentre cresce la presenza politica della
social democrazia di Brandt. Nel ’66 i cristiano democratici e socialdemocratici creano la
“grande coalizione” e intanto Brandt persegue la politica di apertura all’est. In Gran
Bretagna i laburisti tornano al potere con Wilson nel ’64, che cerca di far ritirare
l’Inghilterra dalle colonie e riassorbire i fallimenti economici dalla caduta dell’impero. Il
caso Francese→ rimane nelle mani di De Gualle,che nel ’58 fa revisionare la costituzione
portando così alla “quinta Repubblica”. Quello di DG è un centrismo particolare→in cui
intreccia nazionalismo e autonomia dagli stati uniti, crescita economica e ruolo dello stato.
Egli riesce a chiudere la “questione algerina”→nel’62 la riconosce indipendente, mentre
l’anno prima reprime il colpo militare delle forze ostili ai negoziati.

Gran Bretagna e Francia sembrano così diverse,ma il corso delle sviluppo è impostato in
maniera simile→si vuole promuovere in entrambe: progresso economico, miglioramento
livello vita, anche se rimangono sacche di povertà e tensioni sociali. La cultura di massa
diventa una cultura urbana e la tv unifica il linguaggio. Solo che in GB nel ’64 la vittoria
laburista non convince i giovani,che sia possibile una svolta etico politica, tanto più che poi
Wilson appoggerà l’intervento americano in Vietnam (questo gli toglierà parte del
consenso giovanile). Mentre in Francia la polizia,sotto ordine del prefetto Papon, si
distinguerà per la violenza vs algerini e studenti. La realtà europea è caratterizzata anche
da altri aspetti come→ad es la Spagna di Franco: negli anni ’50 era isolata politicamente e
culturalmente, successivamente conosce un rilancio economico e il risveglio delle forze
democratiche; ma la repressione dell’opposizione politica è il risultato del tentativo di
mantenere nell’arretratezza questo paese ed estraneo agli avvenimenti esterni. Analoga
situazione si presenta in Portogallo di Salazar→ deve vedersela con la liberazione delle
colonie in lusitania in Africa. La Grecia→ vede un colpo di stato da parte del colonello
Papadopulos,che interrompe la costituzione e la democrazia e fa prendere il potere ai
militari. Dunque la nuova fase politica che caratterizza più o meno tutti negli anni’60 è il
risultato della crescente partecipazione politica→nel senso di coinvolgimento della
società ,nelle scelte politiche di ampio respiro (urbanistiche, di istruzione ecc). In sostanza
la nuova fase storica→apre nuovi spazi sia ai partiti che ai sindacati, favorendo i dibattiti
su scelte concrete e la comunanza di interessi. L’identità ideologica si sta indebolendo e
lascia spazio a nuovi ideali; infatti i partiti di massa coinvolgono una dimensione ancora
più ampia sia dal punto di vista sociale,che culturale→cercano di rappresentare l’intera
società e di diventare partiti piglia tutto.

Alla base dei mutamenti politici c’è il nuovo orizzonte economico e sociale,che si
dispiega lungo gli anni’60. Il periodo che va dal ’57 al ’73 è identificato come→epoca d’oro
del capitalismo, in cui c’è un’alta crescita in Europa e di meno in USA e Giappone. In
questo modo si riduce il divario economico che c’era tra USA e Europa→ormai
caratterizzata da bassa disoccupazione e inflazione. Questo ventennio è caratterizzato dal
fatto di essere un periodo di relativa pace (a parte le guerre locali) e soprattutto dal fatto di
non avere delle crisi,che interrompono il processo di crescita. Il clima internazionale
sembra caratterizzato da→una spinta alla collaborazione e integrazione, in cui ci sono alti
tassi di crescita della produzione e dell’esportazione (che per molti paesi fanno
raggiungere il boom economico). Il “miracolo economico”è presente ovunque, ma
soprattutto in: Italia, Germania e Giappone (le nazioni sconfitte durante la guerra e più
vincolate dalle politiche USA). In questo periodo, nel ’61, entra in vigore l’OCSE,che aveva
lo scopo di→rafforzare l’integrazione internazionale e favorire la crescita e stabilità delle
economie interdipendenti. Gli aspetti più evidenti del miracolo economico sono:

● Aumento delle merci prodotte e vendute;


● I salari contenuti;
● I prezzi competitivi;
● Sviluppo tecnologico,che invade ogni settore industriale e permette di aumentare la
produttività e ridurre il ritardo dell’Europa verso gli stati uniti.

Questi sono effetti di trasformazioni già in atto nel periodo della ricostruzione come ad
es→la disponibilità della forza lavoro per l’industria, creata dall’esodo dalle campagne alle
città, che portano all’industrializzazione e urbanizzazione della società. Il ruolo dello stato
è quello di intervenire nell’economia e incrementare il ruolo delle imprese pubbliche,
intromettendosi nel campo: fiscale,creditizio e monetario. Invece i grandi gruppi industriali
non sono più i padroni assoluti della politica economica degli stati e i poteri forti
ridimensionano la loro influenza sui governi. Infatti si è sostenuto che proprio la rottura
istituzionale in Germania, Italia e Giappone (con il passaggio da dittatura a democrazia) ha
favorito l’emergere di nuovi soggetti nel campo industriale/imprenditoriale,che rendono più
dinamica la struttura economica. Ma a parte tutto l’emergere delle nuove forze fu un
fenomeno che caratterizzò tutti i paesi. È stata importato dagli stati uniti il modello
produttivo fordista così i beni di consumo si diffondono a livello di massa (come auto ecc
che fanno aumentare la crescita economica e si introducono anche materiali nuovi). Il
modello d’importazione,nonostante gli aggiustamenti locali è quello degli USA→in questo
modo gli stati uniti riescono ad ampliare la propria egemonia,attraverso il dominio del
commercio internazionale.

Ma gli Stati Uniti negli anni’60 conoscono un periodo di tensioni sociali e politiche, che non
si verificano invece in Europa. È un decennio che vede→le elezioni di Kennedy, le tensioni
razziali, la guerra in Vietnam, ma anche i movimenti per i diritti civili, degli studenti e delle
donne. Al contrario dell’UE le divisioni sociali aumentano, lo stato federale allarga i suoi
interventi (sottratti ai governi locali)sotto il liberalismo democratico. Si giungerà così ad
una crisi in cui→la burocrazia federale, i sindacati e le industrie non riusciranno più a
organizzare intorno a loro il paese ormai frammentato. L’idea che il progresso economico
possa risolvere i problemi sociali è smentito sia sul fronte interno,che internazionale. Sul
versante interno→si verificano delle lotte dei militanti per i diritti civili,che mostrano la
violenza razzista del sud e le autorità locali che si oppongono alle scelte del governo
federale. In tutto ciò il presidente Kennedy→appoggia il movimento per i diritti civili, ma
evita lo scontro con i conservatori e i moderati (si inviano le truppe federali per proteggere
i militanti dalle violenze della polizia del sud). Nel 1963 Martin Luther King parla alla
grande marcia su Washington del sogno di convivenza pacifica tra bianchi e neri→questo
porterà a formalizzare con la legge i risultati ottenuti; ma può anche essere visto come
l’ultimo atto pacifista sul movimento nero, perché si verificheranno posizioni più radicali.
Sul versante internazionale→la guerra in Vietnam sarà significativa per capire la linea
politica americana. Kennedy si oppone all’invio delle truppe americane nel territorio, voluto
dall’esercito e dai suoi consiglieri, ma vuole difendere→le politiche di aiuti e teme che il
ritiro da quelle zone (c’erano già i suoi consiglieri) possa rovinare il prestigio americano sia
nel mondo,che contro l’URSS. L‘assassinio di Kennedy nel 1963 sarà percepito come
una brusca fermata della sua “nuova frontiera” e delle sue ipotesi riformatrici. Tuttavia il
suo successore Johnson (che rimane in carica dal’64 al ’68) abbandona il progetto di
rinnovamento globale di Kennedy, ma in compenso da vita a molte leggi. La sua figura di
presidente è segnata dal coinvolgimento in Vietnam→infatti proclama l’inizio dei
bombardamenti aerei sulle aree del nord e sud e fa raddoppiare le spese militari
statunitensi. Questa presenza americana in Vietnam fa creare→una frattura all’interno
dell’amministrazione e tra questa e la società (inizialmente quasi d’accordo). La situazione
a seguito di questo conflitto vede:

● gli attriti tra i vertici perché i risultati militari non si vedono e anzi ci sono insuccessi e
richieste di nuovi aiuti;
● l’opinione pubblica è sconcertata ed è informata dai mezzi di comunicazione,che
documenta le distruzioni anche della popolazione;
● il consenso ai vertici viene meno e si ascoltano sempre di più le proteste dei giovani
e degli studenti contro la guerra (anche se si tratta di minoranze).

Gli aspetti sconvolgenti della guerra annebbiano quello che Johnson sta riuscendo a fare
nel fronte interno→il suo progetto è chiamato “Grande società” e si basa su: sconfitta della
povertà, uguaglianza di diritti e opportunità tra i cittadini e progresso della vita civile nel
paese. Nel ’64 viene erogato il civil rights act e il voting rights→che sanciscono la fine
della discriminazione e segregazione razziale e degli ostacoli che ponevano alcuni stati al
voto dei neri. Inoltre Johnson crea leggi sulle misure di politica sociale, infatti viene
aumentata la spesa per il sociale più che per la difesa; vengono stanziati fondi
per→rinnovare il sistema scolastico, spese sanitarie, assistenza ai poveri,ristrutturazione
degli slums ,edilizia popolare,trasporti pubblici ecc. In più vengono pensati programmi
sociali creati apposta per i disoccupati , gli anziani senza pensione e aiuti alimentari per le
famiglie povere. Gli impieghi pubblici locali aumentano più di quelli federali;ma alla
quantità di investimenti non corrisponde sempre un risultato duraturo e coerente. La
politica di spesa,infatti, conduce al deficit statale e all’inflazione. Il modello americano di
modernizzazione si basa su→industrializzazione intrecciata al mercato mondiale,che è già
dominato dagli USA; questo non si basava solo su aspetti economici,ma comprendeva
anche quelli culturali e politici. In generale l’espansione del capitalismo era visto come il
modo migliore per bloccare l’espansione del comunismo e del modello sovietico→quindi il
rapporto tra i due blocchi era quello di rivalità, in cui c’è sia dialogo che minaccia.

In Russia nel 1964 Cruscev viene rimosso come segretario del PCUS (da parte della
dirigenza che era contraria alle sue riforme e dai militari contrari alla crisi dei missili) e
sostituito da Breznev→si apre così la stagione di un nuovo centralismo (corrotto) che
invalida i tentativi di riforma economica precedenti. Viene così data precedenza
a→industria pesante, difesa e agricoltura, che bloccano i tentativi di sviluppo di Cruscev. È
dal 1972 che il potere di Breznev diventa assoluto→ dopo aver ridimensionato il
numero dei dirigenti,legati allo sviluppo dell’industria leggera. Con questo leader il dominio
del partito sulla società tornerà pieno, come dimostrerà la successiva repressione; infatti
vengono repressi due scrittori (ma anche molti altri) che pubblicarono i loro libri all’estero
con pseudonimi. Nonostante le petizioni intellettuali contro di lui, Breznev continua gli
arresti e le condanne contro i dissidenti; ma ciò porta a pubblicare i “samizdat” cioè dei
manoscritti per mantenere viva la critica verso il regime. Il conflitto è ripreso tra altre due
potenze→l’URSS e la Cina,che trovano una divisione sulla strategia per egemonizzare i
movimenti di lotta di liberazione nazionale; i contrasti che si creano portano ad una
spaccatura del movimento comunista internazionale. Nei paesi del blocco sovietico si
vogliono coniugare le riforme economiche e il miglioramento delle condizioni di vita,
attraverso il potere saldo del partito comunista, ma in Cecoslovacchia la situazione è di
immobilismo economico quindi si fa critica. Nel 1967 il capo del partito Novotny cerca di
avviare una riforma economica,che dà l’illusione di un’apertura e concessioni; ma il
congresso degli scrittori critica apertamente questa politica e riescono a ricevere
l’appoggio da parte di alcuni dirigenti. Quando Breznev va a Praga→si rifiuta di dare il suo
appoggio a Novotny→questo vistosi abbandonato decide di far arrestare gli oppositori,
però questi si erano organizzati all’interno del comitato centrale e nel ’68 lo fanno
dimettere dal suo incarico e chiamano il segretario del partito slovacco Dubcek. Questo
mutamento istituzionale sarà il momento di avvio della “primavera di Praga”.

Gli Stati Uniti vogliono favorire l’integrazione dei paesi in via di sviluppo appena giunti
all’indipendenza,solo se→ i partiti comunisti non rappresentano una minaccia o non hanno
la possibilità di prendere il potere. La lotta contro queste organizzazioni diventa prioritaria
tanto da→appoggiare le dittature e governi autoritari, come nel caso di: America latina,
Indonesia e Grecia. Questo continuo ricorso alle “covert actions” (operazioni segrete) da
parte degli USA faceva parte di un duplice piano:

● impedire che una potenza politica permetta il radicarsi di sentimenti nazionalisti e


antiamericani;
● impedire che l’appoggio a forze antidemocratiche e comuniste susciti proteste dentro
agli USA.

Quindi le operazioni segrete in questi luoghi erano fatte per evitare che l’opinione pubblica
internazionale criticasse l’ intervento diretto. I colpi di stato che si tengono tra il ’64 e il ’66
in America del sud sono il prodotto di dinamiche interne ai paesi in via di sviluppo, però
non si sarebbero mai potute tenere senza la tolleranza da parte degli stati uniti. Invece il
caso di Cuba è a sé→ si riunisce un gruppo di propaganda alla rivoluzione nell’intero
continente di stampo socialista ; nel ’66 Fidel Castro inaugura la “conferenza
tricontinentale” che riunisce i movimenti di guerriglia e liberazione nazionale del terzo
mondo. Le lotte armate presenti in stati come: Argentina, Brasile,Perù sono condotte da
Cuba, che le vede come l’unico modo per sopravvivere contro gli americani, che vogliono
isolare l’isola economicamente e politicamente. Bisogna, dunque, esportare la
rivoluzione,perché l’unificazione delle forze combattenti sono finalizzate alla politica
estera→infatti Che Guevara è convinto che per fare una rivoluzione continentale,si
debbano sacrificare i disegni politici e spostarsi da Cuba ad altri territori,per lottare, come
ad es: Africa e Bolivia (dove sarà ucciso). Con la sua morte sembra finita l’utopia
rivoluzionaria→ma egli diventa un simbolo della ribellione ripreso da molti giovani.

Cap.2 politica e cultura giovanile: Europa e USA

Negli stati uniti nasce negli anni’60 il “movement” ovvero→il complesso di attivismo sociale
e culturale,che acquista un ruolo politico sempre più rilevante. In questo si intrecciano sia
emotività che coscienza civile e politica e insieme costruiscono→la mentalità collettiva
giovanile di quegli anni. Chiunque trovi ingiusta la realtà e la voglia cambiare fa parte del
movimento→infatti non c’è un vero modo di entrarci se non partecipando alle marce
organizzate. Era un’esperienza comune che dava un senso di appartenenza; infatti
l’identità negli USA è importante nella vita collettiva,che fa parte della cultura e
dell’educazione ricevuta. Adesso questa appartenenza riguarda solo i giovani nati nel
dopo guerra, che si manifesta in modo spontaneo. Questi movimenti sono una minoranza
(anche tra i giovani stessi) ma stanno via via crescendo e coinvolgendo più persone e
regioni, grazie al loro impatto. Si può notare che si sono formati nelle regioni del sud,
per→lottare a favore dei diritti civili e poi si sono diffuse anche nelle maggiori università; i
primi attivisti sono stati→giovani intellettuali idealisti (anni’30) che spezzano il consenso
alla guerra fredda e danno inizio al periodo di proteste, fino al’68. Successivamente a loro
subentrano i loro figli nati (nati nel baby boom del dopoguerra) e sollevano nei college i
nuovi problemi, come la guerra nel Vietnam. Il movimento non ha bisogno di leader quindi
si può frantumare in organizzazioni locali. Dunque la guerra e la razza erano le questioni
principali, anche se si sosterranno ragioni ancora più ampie. I sondaggi dimostrano che i
cittadini erano contenti della vita che facevano e anche i giovani erano soddisfatti da
questa esperienza, solo nei campus si manteneva un certo conservatorismo, così che gli
adulti trovassero soddisfazione nella mancanza di idee politiche tra gli studenti (che in
generale avevano più tempo da dedicare e meno responsabilità cittadine).

Il movimento degli anni’60 comincia con le proteste del “sit in” ovvero gruppi di ragazzi
neri che si siedono nei locali pubblici e rimangono li per delle ore, sapendo che non
saranno serviti perché neri (questo prese il via da quando successe nella città di
Greensboro). La pressione più forte era esercitata verso l’amministrazione federale. In
quegli anni venne eletto Kennedy come presidente e aveva ricevuto dei voti anche da
parte dei neri del nord; egli lascia che il problema sia sbrigato dalle autorità locali, ma
quando queste si rifiutano di obbedire agli ordini federali, il presidente manda la guardia
nazionale a difendere i diritti dei neri. Nel 1960 nasce anche lo “student nonviolent
coordinating committee” che era→la prima organizzazione studentesca degli studenti di
colore, la più importante per le rivendicazioni dei diritti civili. Nell’anno successivo molte
città posero fine alla segregazioni razziale nei ristoranti e locali pubblici, ma la polizia
continuava a reprimere le manifestazioni e a stare dalla parte dei bianchi. Il tutto culminò
nel 1963 con la “grande marcia su Washington” che è un punto cruciale per la battaglia
per i diritti. Questa avvenne dopo che Kennedy ribadì l’importanza dell’uguaglianza tra gli
uomini e chiese al congresso di votare il “civil rights act” e proprio in questa grande marcia
parlò Martin Luther King del sogno di convivenza pacifica tra bianchi e neri.
Successivamente nel ’64 il civil rights act divenne legge sotto un altro presidente→perché
Kennedy fu ucciso, e questo fu uno schok per tutto il pese specie per i giovani, per coloro
che avevano partecipato ai progetti sociali del presidente; ma anche la minoranza che
nonostante il liberalismo di K vedeva ancora il potere delle grandi imprese ed era
d’accordo con il suo appoggio ai diritti civili. Kennedy era legato in modo profondo al
sistema americano e voleva anche cambiarlo e renderlo più dinamico; questi aspetti
provocarono l’appoggio dei giovani, ma anche gli ostacoli da parte dei conservatori. In
questo momento da un lato ci sono i movimenti per i diritti civili,che cercando di imporre al
nuovo presidente Johnson la richiesta di uguaglianza razziale in tutti gli stati e di voto ai
neri; dall’altro ci sono gli studenti che iniziano a mobilitarsi per avere attivismo politico
dentro ai campus e per avere un confronto con le autorità accademiche a riguardo della
vita universitaria. Infatti nel’60 si forma l’organizzazione studentesca più impo a livello
nazionale→ students for a democratic society: i suoi militanti partecipano alle lotte per il
voto ai neri e si riuniscono a Port Huron dove verrà elaborato un programma di azione
diretta verso i diritti civili e le libertà individuali. Venne successivamente creato un
manifesto (port huron statement) che sarà considerato il primo documento ufficiale del
movimento. Gli obiettivi che questa generazione (sia di giovani che di studenti)si pose
furono:

1. rotture con il passato anche con l’opposizione della vecchia sinistra;


2. l’individuo decide per il proprio futuro;
3. partecipazione di massa alla vita politica/sociale e non solo delle elite;
4. condannare la politica estera che aiuta le dittature in nome della democrazia;
5. fine del razzismo e uguali opportunità;
6. programmi sociali in campo:educativo,sanitario e assistenziale.
7. Partecipazione democratica.

Nel’64 l’università di Berkeley crea un provvedimento che impedisce agli studenti di


parlare di cose al di fuori dell’istruzione (off campus) come ad esempio i diritti civili→per
questo motivo nasce il free speech movement che rivendica il diritto di parlare di tutto ciò
che interessa gli studenti. I giovani erano impegnati e non apatici come nel ’50; infatti
nell’università di B gli studenti occupano giorno e notte gli spazi dell’università,così il
rettore opta per una linea dura. Quando gli studenti occuparono Sproul Plaza→Il
governatore Brown ordina alla polizia di entrare all’università e si arrestarono molti
studenti. Nonostante ciò il movimento non si ferma e l’anno dopo nella stessa piazza ha
luogo il raduno legale del free speech movement. In sempre più università gli studenti
chiedono di essere ascoltati→infatti vorrebbero che le loro proposte fossero discusse e
non respinte. Sono frequenti però anche gli scontri con i presidi e autorità, perché non
vengono dati gli spazi per parlare di questioni come i diritti civili; dunque gli studenti
cercano di accrescere anche la loro coscienza personale e politica, oltre che la carriera
universitaria. I giovani di allora erano diversi dai loro genitori,che avevano paura delle
contrapposizioni ideologiche del mondo; inoltre riescono a ringiovanire
(demograficamente) la nazione. Questi vivono in un epoca di benessere e in cui hanno più
tempo da passare nei college e università, ma anche la qualità della vita,il contesto politico
culturale e i valori creano una distanza generazionale ancora più ampia coi genitori. Una
caratteristica di questa generazione→il fatto che mancano i fratelli maggiori che possono
attutire questa distanza,evitando gli scontri tra generazioni. Esiste anche una differenza di
rapporto con lo sviluppo e la crescita economica→infatti i genitori hanno vissuto un
periodo di espansione della crescita,partendo da una situazione misera di guerra;mentre i
figli non hanno vissuto questo periodo,ma vivono direttamente quello del benessere. Ma
anche tra gli studenti stessi ci sono delle divisioni→liberali vs radicali, pacifisti vs
rivoluzionari ecc qst si accentua in base ai modelli culturali di riferimento; è soprattutto la
guerra in Vietnam a far emergere posizioni contrastanti e radicali nel movimento. Quando
si verifica l’incidente del golfo del Tonkino (vietnam attacca nave USA)gli studenti lottavano
contro la segregazione e Johnson decide i primi attacchi aerei sul Vietnam, intanto gli
studenti tornano nelle università e creano il Freen Speech. Il presidente J. Fa apparire
all’opinione pubblica quell’attacco come immotivato,ma gli studenti smonteranno questa
idea e si riuniranno in proteste e il ’64 sarà l’anno della protesta. Dunque la questione del
Vietnam diventa sempre più centrale per i giovani. In generale cresce il numero di iscritti
all’università,anche se le autorità sostengono che questo sia un luogo dove gli studenti
imparano a crescere con i valori dei loro genitori, ma gli anni’50 sono passati e ci sono
grandi questioni come: razza e guerra,che attirano i giovani.

Con l’approvazione del voting right nel’65, Johnson pensa di chiudere la stagione dei diritti
civili, ma invece si apre la rivolta dei ghetti. La legge prevedeva→l’abolizione delle
restrizioni di voto fatte dagli stati del sud verso i neri. Dopo questa legge il ghetto di Los
Angeles (Watts) esplode in una rivolta,che dilaga in tutto il ghetto e c’è bisogno di
chiamare la guardia nazionale. I motivi che possono aver fatto scattare questa ribellione
possono essere→emarginazione,violenza, disoccupazione,carenza di case e si scopre
così che anche negli stati del nord ci sono dei ghetti discriminati. Successivamente nel’67
anche altri ghetti esplodono e la rivolta maggiore si ha a Newark (città con molti
disoccupati).

Per quanto riguarda sempre la guerra in Vietnam→tra il ’65 e il ’67 la protesta contro il
coinvolgimento cresce in tutto il paese: diminuisce il consenso verso Johnson e aumenta

Quello verso i movimenti pacifisti (es anche cittadini che affiancano gli studenti). La lotta
prende il nome di “resistenza” e si arriva anche a rifiutare la leva militare. Anche tra le
forze politiche→ci sono delle voci contrarie alla guerra, come il partito democratico,che
trovano consensi, ma anche se i giovani sono contro la guerra,che è il simbolo del
sistema, essi non mettono in discussione la fiducia verso il proprio paese. Nel’67 si lancia
la “settimana contro la leva” che culmina in una marcia verso il
Pentagono→partecipano:cittadini,classi medie ,hippies, neri e per la maggior parte
studenti, che vogliono la pace. Il “fronte interno” e l’opinione pubblica erano considerati dai
diplomatici e militari a Saigon→gli elementi del loro successo; infatti finchè la protesta
rimaneva tra poche persone nessuno si preoccupava. Ma poi si cominciò a parlare di
tradimento→si cercano tra gli studenti contrari alla guerra i colpevoli del suo
prolungamento; inoltre i vietnamiti fanno delle guerriglie che indeboliscono le truppe Usa e
dimostrano l’inefficacia dei vertici militari. A rendere il movimento pacifista più efficace e
diffuso ci pensarono gli hippies→ giovani anticonformisti apparsi in USA negli anni’60 e
colpiscono per il loro atteggiamento e aspetto; sono contro i valori del sistema e creano
una “controcultura” tipica di quegli anni e anticipano un cambiamento estetico e morale
che si sarebbe diffuso tra i giovani. Dunque è il mondo giovanile il protagonista di quegli
anni (’69 primo uomo sulla luna) ma alla fine del decennio le speranze iniziali di questi
movimenti,si trasformano in rabbia e delusione. Gli elementi che caratterizzano il mondo
giovanile:

1. la musica ha subito una rivoluzione e rappresenta la rivoluzione giovanile,con il


passaggio dalla speranza alla rabbia. La musica è vista come il centro della→vita
giovanile e della controcultura; questa farà parte della protesta politica→passando per
la lotta per i diritti civili e poi contro la guerra. Successivamente la musica diventerà un
evento autonomo,che riunirà masse e darà unità culturale e linguaggio comunitario. La
musica rock coi suoi protagonisti sembra appartenere al radicalismo,che vede i
soggetti del cambiamento morire (Martin LK e Kennedy). La prima metà del decennio è
un periodo di ottimismo,speranza e leggerezza. In Inghilterra si assorbono i suoni del
rock per farlo diventare qualcosa di popolare partendo dalla cultura ribelle degli operai
di Liverpool→questa musica diventerà un linguaggio giovanile transnazionale,in cui il
rock diventa la musica della generazione del dopo guerra, unito all’anticonformismo e
all’antiperbenismo. Il concerto dei Beatles a Londra diventa un fenomeno d’isteria di
massa, specialmente femminile e adolescenziale, che caratterizzerà la protesta
giovanile degli anni seguenti. Questa nuova identità generazionale,che vive attorno alle
esperienze comuni, intreccia il desiderio di avere una nuova cultura e la paura che
questa sia integrata (come la commercializzazione dell’arte). L’industria musicale si
evolve e vengono prodotte le radio, che→diffondono il rock e unificano i mondo
giovanile. La forza del rock la si trova nel fatto che questo ha cambiato il modo di
consumare la musica, fino ad arrivare ai grandi eventi (Woodstock ‘69).
2. La stampa→caratterizza la cultura giovanile;è lo strumento d’informazione che pone
l’attenzione sulla comunità sullo svelamento del funzionamento del potere e delle
istituzioni(detta controinformazione). È l’ispirazione verso un nuovo modo di vivere e
diffonde nuovi valori e una carica anticonformista. Diventano famosi giornali come “Los
Angeles free press” che si diffondono→nelle università e nelle città in cui ci sono
comunità di giovani attivi. Queste riviste mentre cercano di indebolire il capitalismo,
creano un mercato nuovo, una rete di produzione culturale e la stessa pubblicità
permetterà di far avere successo a questa stampa. Questa stampa si basa
sull’intreccio tra cultura e politica per permettere di uscire dal ghetto e diventare i
giornali di un’intera generazione. La nuova economia giovanile si basa su→radio,case
discografiche e riviste, che accompagnano questi anni di cambiamento sociale e
politico.
3. La moda→cambia e ci si allontana dal puritanesimo sessuale e anticipa la società
permissiva. Questa diventa un modo per→rifiutare l’establishment e di ribellione (es
capelli lunghi); si ricercano anche simboli nuovi per rivoluzionare il mercato.
4. Anche la droga fa parte della controcultura giovanile→è simbolo di: fuga dalla
tradizione, sfida all’autorità e appartenenza al gruppo giovanile. All’inizio del decennio
sembra un’abitudine di pochi, mentre poi nel corso di questo si espande.
5. Una rivoluzione importante è quella sessuale→coinvolge tutta la società e modifica i
costumi degli anni ’50. La prima caratteristica di questa rivoluzione è→la rottura con
l’ipocrisia puritana, che cambia il modo di comunicare e abbatte i freni inibitori dei
decenni precedenti (dà il senso di libertà).

i giovani subiscono gli effetti dei cambiamenti morali, ma essi stessi accelerano tali
cambiamenti; ad es oggetto delle lotte studentesche sarà anche l’abolizione della
separazione tra maschi e femmine. Però le autorità continueranno a difendere il
puritanesimo e questo è un segno evidente della rottura generazionale sul terreno della
sessualità. La culla della contro cultura è la California con le sue città Los Angeles
(aggressiva e caotica, pronta a commercializzare) e San Francisco (più sofisticata centro
di un nuovo stile di vita anti convenzionale; entrambe sono il simbolo
dell’indipendenza,specie della classe media bianca giovane. Gli hippies sono→giovani che
vogliono liberare l’anima dalle convenzioni e dalle strutture mentali, è un movimento
pacifista, che partecipa fin dal’66 alle manifestazioni contro la guerra e si sente alienato in
questa società autonoma e differente.

Un elemento centrale della controcultura è→ la fusione tra personale e politico,ovvero


rendere trasparenti i propri comportamenti e proporli come modelli alternativi all’ipocrisia
borghese. Anche la divisione tra questi cultura e politica scompare→la prima si pone in
una dimensione pubblica critica; la seconda abbraccia l’establishment ma anche il vivere
in comune che coinvolge la morale e la vita quotidiana. Questo intreccio porta i giovani ad
andare in strada facendogli creare spazi e luoghi di aggregazione generazionale; quindi
sia i movimenti politici,che gli esperimenti culturali portano i giovani ad una nuova
visibilità. Però negli ultimi anni del decennio, dalla speranza si passa alla rabbia e
violenza, si ha paura del futuro, ma la controcultura è ancora la proposta alternativa,
anche se è lo specchio del sistema che vorrebbe distruggere. Proprio nel ’68 i suoi diversi
aspetti sembrano convivere e continua a sfidare la cultura dominante,cambiando la
società americana nei suoi valori.

In Europa il movimento giovanile subisce una rapida e intensa politicizzazione, essendo


influenzato dalle vicende di quegli anni. Anche nel campo cinematografico si riflettono i
cambiamenti della cultura di massa. In generale la controcultura giovanile si inserisce in
questo quadro di cultura massificata e d’avanguardia o d’elite (eticamente distante dalla
prima ed esteticamente dalla seconda). In Europa i partiti dei giovani ci sono da anni, ma
proprio in questo decennio vengono fuori i loro limiti di coinvolgimento generazionale e di
capacità di muoversi sui temi di attualità non direttamente politici. Anche In Europa la loro
politicizzazione avviene attraverso→la cultura,l’avanguardia,la rottura dei comportamenti
tradizionali e di atteggiamenti stereotipati. In Gran Bretagna s’impone lo “Swinging
London” che imprime il proprio stile al mondo a partire dalla musica e moda; poi ci sono le
lotte tra rockers e mods a far vedere le tensioni sociali dei giovani. Cambia anche il campo
della foto grafia (in USA Andy Warhol). Si imprime anche la pratica dell’happening, che
giungerà anche in America (consiste nel coinvolgere gli spettatori con improvvisazione, è
collegata alle avanguardie perché unisce arte e vita quotidiana). L’avanguardia colpisce
soprattutto il teatro→in Gb con i “giovani arrabbiati” e la cultura giovanile operaia; in
Francia invece con i fumetti innovatori (che non vanno nelle gallerie d’arte). Dunque negli
USA sono gli hippies a caratterizzare l’impegno giovanile e politico contro la guerra in
Vietnam; mentre in Europa i movimenti nuovi si affiancano ai giovani nei partiti→ad es in
Germania si crea la sds tedesca (lega degli studenti socialisti che si stacca dal partito
socialdemocratico); in Francia gli altri movimenti si rifanno alla dissidenza storica del
comunismo (trotzkiano o maoista). Mentre invece al confine tra provocazione
d’avanguardia e quella politica ci sono i provos olandesi e l’internazionale
situazionista→quest’ultima nasce alla fine degli anni’50 per protestare contro la
spettacolarizzazione /commercializzazione dell’arte e proporre una nuova cultura basata
sulla partecipazione totale e sulla creazione di situazioni che rompano la distinzione tra
vita e arte; critica quindi la società dello spettacolo,vista come religione del capitalismo.
Infatti un gruppo situazionisti, a Strasburgo, vince le elezioni studentesche in un’università.
La loro critica prosegue anche verso i movimenti maoisti e trozkisti, perché sono chiusi in
loro stessi e inoltre il lavoro per loro andrebbe abolito, per favorire l’anarchismo diffuso.
Poi ci sono i “provos”→rappresentano una nuova forma di anarchia,con connotati
ambientalisti che anticipano l’ecologia e il loro obiettivo è: chiudere le industrie
inquinanti ,porre fine alla repressione poliziesca e aprire l’amministrazione locale alla vera
partecipazione. Sono coloro che non sopportano la vita regolata e si oppongono
all’autorità. Entrambi questi movimenti però→non sono riusciti a fare tabula rasa della
tradizione, quindi sono avanguardie come altre; sono solamente più estreme delle altre e
recuperano i comportamenti sovversivi in modo collettivo, dal passato. In generale il
rapporto giovani- avanguardia è contradditorio,perché da un lato nascono da questa, ma
questa rappresenta anche l’obiettivo polemico della loro pretesa di innovazione. Il modello
innovativo di questa stagione è il “living theatre” che intreccia→denuncia della violenza nei
rapporti di potere e utopia anarchica in cui c’è disobbedienza civile e senso di liberazione.
Invece il testo che riassume i mutamenti in corso è→”marat- sade” che tratta dei dilemmi
della politica e la sua impossibilità di produrre bene comune, inoltre la ricerca della
coscienza di sé. Dunque sono piccoli gruppi che si impegnano nella politica e nell’arte, per
elaborare l’influenza delle avanguardie e delle generazioni passate, traducendole in un
clima culturale in cui i giovani apprenderanno i loro comportamenti. Infine negli USA la
tradizione culturale è attiva, sia nella politica degli anni’30 che negli anni recenti di guerra
fredda,con nomi come: Mills, Marcuse (the power elite e one dimensional men) Packard;
invece nel campo letterario ci sono: Baldwin, Mccarthy, che affrontano i problemi della
cultura di massa. In Europa invece ci sono→Russel, Thompson, Levy strauss. Quindi
favoriscono un dinamismo nuovo sia la circolazione europea delle culture nazionali, sia la
traduzione sociologica americana. Esistono delle novità di rilievo che non si rifanno alla
tradizione, e che si inseriscono in un momento in cui politica, cultura e vita producono un
equilibrio tra innovazione teorica e intervento istituzionale→ad es è il caso
dell’antipsichiatria che denuncia i manicomi e sostiene che la follia non sia separata dalla
realtà. Proprio sulla spinta di queste nuove esperienze e tendenze, a Londra si tiene un
convegno nel’67 che può considerarsi l’anticipazione del ’68, perché il tema affrontato è le
dialettiche della liberazione e vi partecipano diversi scienziati sociali. Il manifesto sostiene
che l’uomo è ridotto a schiavitù dalla sete di potere e prestigio sociale e che il sistema
mondiale ci vuole sottomettere al Vietnam e alla fame del terzo mondo “è nostro dovere
contrapporci a tutto ciò”.

Cap.3 gli avvenimenti del ’68 negli USA e in Europa

Il ’68 si apre con l’escalation USA in Vietnam, sotto a Johnson. I guerriglieri vietcong
(partigiani del fronte nazionale di liberazione) iniziano un’offensiva (del Tet)contro gli Usa,
con l’appoggio dell’esercito del nord. Questi riescono a conquistare molti capoluoghi del
paese,ma dal punto di vista militare questa offensiva ha poca rilevanza perché molti
territori vengono o bombardati o riconquistati dagli USA (come la città di Hue); mentre dal
punto di vista politico e strategico ha avuto successo,perché dimostra che la guerriglia è
attiva. L’offensiva del Tet suscita entusiasmo tra gli studenti,che lottano contro la guerra;
mentre invece desta preoccupazione tra i cittadini americani, informati dai telegiornali. I
fermenti del mondo studentesco si erano già presentati nel ’67 in Europa e USA, ma
nel’68 si manifestano anche in scuole e università di altri paesi come ad es il
Giappone→manifestano per la pace nel Vietnam e cercano di far disertare una nave
militare USA. Questi gruppi studenteschi appartengono all’organizzazione di sinistra:
“zengakuren” (federazione giappo delle associazioni studentesche); giovani comunisti
della “Minsei” (lega della gioventù democratica); i trotzkisti della “sampa rengo” (alleanza
delle tre fazioni) caratterizzati per organizzazione paramilitare e vanno contro la polizia. Le
violenze si ripetono e bloccano la vita universitaria,ottenendo l’appoggio dei partiti
comunisti e socialisti per il loro carattere antiamericano. Invece in Polonia a Varsavia→
vengono arrestati degli studenti che si oppongono alla proibizione di una rappresentazione
teatrale (gli avi) che polemizza sulla sopraffazione subita dalla Polonia ad opera
dell’imperialismo zarista. Quindi questi studenti sono anti russi e vogliono la libertà
dell’arte. Gli studenti polacchi danno inizio alle manifestazioni in cui si chiede la liberazione
dagli arresti (rivendicati anche dai sindacati degli scrittori); però successivamente la polizia
irrompe nell’università di Varsavia e gli scontri si diffondono in tutte le altre uni, mentre gli
studenti lottano contro i mezzi di comunicazione che hanno stravolto i fatti. La richiesta di
democrazia e libertà rende la protesta sempre più diffusa tra i giovani. Nemmeno
l’intervento di Gomulka, che accusa gli studenti ebrei e i professori riformisti di aver
fomentato i disordini, riesce a placare gli animi→anzi le proteste continuano fuori e dentro
l’uni di Varsavia, contro le misure adottate, che hanno fatto espellere gli studenti e
licenziare i professori. In Francia nell’università di Nanterre (fatta in una bidonville
occupata da immigrati algerini) gli studenti occupano l’ufficio del rettore per protestare
contro l’arresto di alcuni compagni membri del comitato Vietnam. Invece lo studente
francese Bendit guiderà uno sciopero che coinvolgerà quasi tutti gli studenti e insieme ad
altri giovani di tendenze anarchiche, darà vita al “movimento 22 marzo” gg del culmine
della protesta giovanile. Questi studenti appartengono alla facoltà di sociologia e
sostengono che si importino le teorie americane per far funzionare meglio il capitalismo.
Successivamente il rettore chiama la polizia per controllare le discussioni in atto e molti
studenti boicottano gli esami trovando approvazione in alcuni professori,per avere degli
spazi appositi; dopo una grande assemblea il rettore deicide di chiudere il campus. Intanto
l’influenza si questo movimenti si diffonde e domina l’idea contro l’uni capitalista. In
Cecoslovacchia il mutamento più impo si ha con il colpo di stato del’48 che permette al
partito comunista di avere il monopolio del potere→infatti si abolisce la censura,
permettendo che certe idee circolino liberamente. Dopo che Novotny viene fatto dimettere
dal ruolo di capo di stato, l’opinione pubblica si preoccupa del futuro del paese, che
successivamente vedrà al potere Dubcek, uomo che può smantellare il sistema stalinista e
rendere il socialismo più vicino alle tradizioni democratiche del paese e del suo sviluppo
economico. La volontà di restaurare la legalità e garantire diritti civili e politici ai
cittadini,ma anche un programma di sviluppo→portano alla stesura di un programma
d’azione, che non mette in discussione il monopolio del partito comunista, ma si apre un
processo di democratizzazione (recepito dai giovani). La primavera di Praga è vista in
modo favorevole dagli studenti delle università europee, anche se c’è chi accusa di
riformismo Dubcek. L’esperienza generale della Cecoslovacchia è criticata dagli studenti
più politicizzati, perché è mossa da valori rivoluzionari. Anche in GB e Spagna la
mobiliotazione studentesca si attiva→nel primo caso a Londra scoppia una manifestazione
contro la guerra in Vietnam, in cui i giovani vengono repressi, da parte dell’ordine del
governo laburista, poi accusato di essere conservatore sul tema della subordinazione agli
Usa (’64). Anche nel secondo caso è il tema del Vietnam a portare i giovani a
manifestare,nonostante la mancanza di democrazia renda tutto più complicato, ma questi
sono già mobilitati anni prima. Nel’65 si tiene una marcia silenziosa per protestare contro il
controllo governativo sugli organismi studenteschi e le autorità così fanno chiudere due
facoltà. In generale è la serrata e l’espulsione (di stud e prof) la risposta più comune da
parte delle autorità e studenti. Intanto nel ’67 le manifestazioni antifranchiste e per la
libertà portano alla chiusura di altre facoltà e ad altre serrate e l’anno dopo a Madrid si
crea la polizia universitaria. Successivamente,dopo che prof e stud hanno boicottato
esami lezioni e fatto scioperi, viene chiusa anche l’uni di Madrid e la polizia comincia a
difendere l’ambasciata USA dagli studenti. Questo è il culmine della mobilitazione e
repressione studentesca diffusa in tutta la Spagna.
La protesta contro la guerra americana aumenta dopo l’offensiva del Tet, ma l’aggressività
americana si manifesta ancora di più nel massacro di My Lai→si tratta dell’uccisione
arbitraria di molti civili solo perché accusati di patteggiare coi vietcong; l’episodio fa
inorridire i soldati stessi,ma le autorità non si vogliono fermare. Nixon blocca l’inchiesta,ma
una commissione militare dopo scopre delle fosse comuni. Inoltre il capitano Medina non
incorre in nessuna sanzione, come del resto tutti i soldati responsabili. In quell’anno muore
anche Martin Luther King→era l’anima moderata e pacifista del movimento nero; la sua
morte porta una violenta ribellione in molti ghetti americani e il suo sogno interraziale
finisce con la nuova coscienza nera rappresentata dalle “black panthers”e dalla
provocazione dell’FBI. I seguaci di King compiono una “marcia dei poveri” a Washington
dove vengono arrestati. Anche nel ’66 si verificano degli arresti dentro al partito del black
panthers; e l’FBI la considera una seria minaccia per la sicurezza del paese. Poco prima
dell’assassinio di king il primo ministro del partito pronuncia una dichiarazione di guerra,
ponendo fine alla collaborazione coi bianchi di sinistra. Ma col fatto che non tutti erano
d’accordo il bp si divide. Invece in Germania l’omicidio di Dutschke fu visto come il
risultato di una campagna di stampa contro “rudi il rosso” e le manifestazioni studentesche
(un anno prima venne ucciso un altro studente dalla polizia).Dutschke fu accusato dalla
stampa di essere un agente della Ulbricht, così fu riparato nel settore ovest della città
prima della costruzione del muro ’61. Poco prima dell’agguato egli→aveva discusso con
gli studenti dell’uni di Praga per fargli capire la lotta in corso nei paesi europei e cercando
di capire le motivazioni delle rivolte degli studenti cecoslovacchi durante la primavera di
Praga. L’azione di Dutscheke portò gli studenti tedeschi ad una strategia antiautoritaria
fondata sulla provocazione pubblica (egli era contrario al socialismo dell’URSS) e fu
questo che lo fece uccidere; tale evento fece manifestare gli studenti di Berlino, ma anche
italiani e francesi. Intanto nell’università della Columbia a New York (in aprile)gli studenti
scatenano la reazione delle autorità accademiche e della polizia→perché occupando
l’edificio, essi si vogliono ribellare alla presenza della Cia e dei marines dentro all’uni e
vogliono combattere i rapporti tra uni e ricerca scientifica finanziata per scopi militari. La
protesta è guidata dalla “sds” e l’occupazione è divisa per etnia, anzianità di studio e
determinazione alla lotta, degli studenti. La linea dura è guidata da Hayden che chiama gli
studenti alla→occupazione permanente, formazione di comitati rivoluzionari e alle
barricate. Gli occupanti eleggono un comitato di sciopero per coordinare l’azione, a cui
non partecipano gli studenti neri e uno dei loro obiettivi immediati era→far ritirare il
progetto di costruzione di una palestra che avrebbe tolto uno spazio agli studenti neri.
Successivamente la polizia entra nel campus, chiamata dal rettore Kirk e pesta gli studenti
(specie quelli di colore); ma tali pestaggi in giro per le università incrementano la protesta
studentesca. Sempre nella columbus questo sciopero trova l’appoggio da parte
di→studenti e docenti, che occupano l’edificio e vengono fatti sgomberare. In questo caso
sia studenti che docenti firmano una petizione per mandare via il rettore, ma la stampa
locale è contro questi movimenti “estremisti” e chiede agli altri studenti di isolarli. Però nel
resto delle uni americane si vede la ribellione della columbus come il simbolo della lotta
contro il potere accademico corrotto, immischiato con questioni del pentagono e che
finalizza la guerra in Vietnam; l’unico strumento che hanno i giovani è quello della
ribellione. Ma è a maggio che il ’68 diventa il “sessantotto”, specie con il “maggio di
Parigi”che rilancia e ingigantisce le esperienze precedenti europee e del mondo. In questo
posto il movimento studentesco→sembra una rivoluzione, mette in crisi il potere e fa
vedere che i giovani non sono più soli,ma sono parte della società intera. Ci sono anche
altre esperienze di maggio come:

● Londra→gli studenti si scontrano fuori dal parlamento,contro i seguaci di Powell


(deputato razzista)che guadagna consensi negli stati popolari;
● Germania→la mobilitazione ha l’obiettivo di contrastare un progetto di leggi eccezionali
del Bundestag (che saranno poi approvate). La manifestazione è pacifica ma le
provocazioni sono violente, da parte dei giovani della Kommune 1 perché questo
gruppo vede nella violenza pubblica l’arma per provocare la società borghese.

Tornando agli avvenimenti di Parigi: il rettore dell’università della Sorbona decidere di


chiamare la polizia (che arresta gli studenti riuniti lì) e questi cominciano una
manifestazione per liberare gli arrestati; così il rettore fa chiudere l’università.
Successivamente si crea un comitato d’azione composto da→un membro del sindacato
degli studenti (unef) quello degli insegnanti(snes) e un membro del movimento del 22
marzo; la loro richiesta è: riaprire l’uni, rimuovere la polizia e liberare gli arrestati. Qualche
gg dopo la polizia e gli studenti si scontrano sia davanti alla Sorbona, che nel corteo
studentesco nel quartiere latino (successivamente sfileranno nelle vie della città). La
brutalità della polizia segna l’opinione pubblica, che è dalla parte degli studenti, che
nuovamente scendono a protestare anche in altre uni francesi. Il quartiere latino diventa la
zona di partenza dei cortei e la zona franca in cui si formano le barricate contro la polizia
(che verranno smantellate). Verrà pubblicato anche un libro che parlerà della brutalità della
polizia. Anche il primo ministro Pompidou,sgomento, ordina agli agenti di abbandonare il
quartiere e di allontanarsi dall’uni. Dopo tali avvenimenti i sindacati chiamano allo
sciopero,contro la violenza repressiva dello stato e vanno a manifestare contro De
Gaulle→dopo il comizio viene occupata di nuovo la sorbona, con l’intento di spiegare: ai
giornali, al pubblico,agli studenti dei licei le motivazioni della protesta. Gli idoli degli
studenti sono ripresi dal mondo della letteratura ecc come: Levi strauss, Breton, Foucault;
e il clima è dominato dall’utopia rivoluzionaria, anche se c’è chi vorrebbe delle riforme per
migliorare l’organizzazione delle uni. In generale sono i vertici accademici,che sono presi
d’assalto (sia da studenti che da prof di grado più basso). La ribellione si estende a tutta la
società, scossa dalla brutalità dell’attacco poliziesco→così si coinvolgono:

● Studenti liceali→riuniti in comitati d’azione appoggiati dai loro insegnanti;


● Attori (occupano l’Odeon);
● Medici (occupano le loro sedi)
● Architetti
● Scrittori (occupano sale della società dei letterati)
● Cineasti (interrompono festival di Cannes);
● Impiegati e quadri;
● Ma soprattutto gli operai→che danno alla protesta le sembianze di una rivoluzione;
questi si incontrano (dopo averlo occupato) davanti al Bolougne billancourt con gli
studenti. Molte altre fabbriche vengono occupate in Francia e bloccate.
● Scendono in lotta anche→giornalisti e impiegati radio televisivi.
Nonostante i sindacati si rifiutino di proclamare lo sciopero generale, si crea lo stesso una
grande manifestazione che scuote la Francia. Per tutti il confronto è rivolto agli scioperi e
occupazioni, ma anche alla vittoria elettorale del fronte popolare( anche se il gov mantiene
la maggioranza). Sempre a maggio De Gaulle propone un referendum che verrà bocciato
dal consiglio di stato e si crea così una manifestazione lo stesso giorno. Questa si sposta
verso la Borsa (vista come il cuore del capitalismo), ma lo scontro tra giovani e polizia
avviene sempre nel quartiere latino; la violenza è propagata anche oltre Parigi. Ormai la
protesta è sfuggita di mano anche ai sindacati, partiti e organizzazioni studentesche. I gg
dopo il primo ministro Pompidou legge l’accordo raggiunto da: rappr governo, sindacati e
imprenditori, ma le assemblee operaie boicottano la proposta. Intanto il partito socialista
propone un governo di coalizione,anche coi comunisti (che boicottano l’iniziativa). De
Gaulle invece sparisce da Parigi, per poi tornare e parlare alla nazione del fatto che aveva
l’appoggio del generale Massu e del suo esercito→intanto chiama i francesi alle
elezioni,promettendo: ordine, messa in guardia dalla minaccia comunista, riforme per
scuole e uni e partecipazione operaia ai profitti delle imprese. I socialisti lo accusano di
fare appello alla guerra civile. Successivamente i gollisti organizzano una grande
manifestazione e la rivoluzione di maggio si conclude, col fatto che i partiti di sinistra
non le hanno dato appoggio e si credevano di avere dalla loro parte l’intera società.
Dunque giugno sembra il mese della ritirata e tutto torna alla normalità→anche le
fabbriche(peugeot, Renault) sono riaperte,nonostante alcuni tentativi di sciopero da parte
degli operai; ma la polizia li fa sgomberare oppure sono loro stessi a tornare al lavoro.
Dopo le fabbriche la polizia fa sgomberare anche scuole e università. Il 30 giugno De
Gaulle vince le elezioni e sconfigge comunisti e socialisti.

Mentre a Parigi tutto si ferma, gli studenti jugoslavi iniziano la loro


mobilitazione→l’occasione è il fatto che la polizia tenga lontani col la violenza delle pers
da uno spettacolo riservato. Così scoppia la manifestazione e la polizia la sopprime; lo
stesso giorno degli studenti occupano una facoltà e chiedono la rimozione di: ministro
degli interni, prefetto di Belgrado e dirigenti radio televisivi (che mettono in cattiva luce i
giovani). Presto si occupano anche altre facoltà e vengono distribuiti volantini per
informare l’opinione pubblica; intanto le autorità temono che si crei un sodalizio tra operai
e studenti, così decidono di far circolare notizie diffamatorie sui secondi. Il settimanale
studentesco viene chiuso. Molti professori e uomini politici solidarizzano con gli studenti.
Successivamente quando la polizia sembra intenzionata a penetrare nelle facoltà→il
presidente Tito appoggia le richieste degli studenti, criticando l’incapacità del governo e
del partito di accogliere: le richieste di democratizzazione,abolizione privilegi e misure
contro disoccupazione. Nei gg dopo→le facoltà tornano alla normalità,la stampa smette di
criticare gli studenti e la polizia si allontana; ma dopo l’insoddisfazione di alcuni studenti,
Tito denuncia il loro comportamento e la polizia sgombera gli ultimi edifici occupati, mentre
la “lega dei comunisti” espelle i membri del consiglio di facoltà schierati con gli studenti.

Ma il 5 giugno a Los Angeles venne ucciso Kennedy, dopo i festeggiamenti della vittoria vs
McCarthy.

In generale l’estate porta una pausa alle mobilitazioni studentesche→col fatto che
chiudono scuole e università non si può prolungare la protesta. Ma a luglio si registrano in
alcuni posti delle tensioni come a→Zurigo (in cui gli studenti chiedono la liberazione dei
loro compagni e si scontrano con la polizia); Berkeley (gli uni protestano contro il
coprifuoco imposto e per liberare degli studenti); Madrid e Bilbao (la polizia sgombera le
università); Buenos Aires e Berlino (in cui gli studenti chiedono un nuovo statuto e la
polizia li fa sgomberare). Sempre a luglio si tengono delle manifestazioni in tutto il mondo
contro la guerra in Vietnam, in occasione dell’anniversario degli accordi di Ginevra. Ma
agosto diventa il mese di Praga in cui le truppe del patto di Varsavia invadono la
Cecoslovacchia; così la primavera di Praga finisce, sotto la repressione. Intanto Dubcek
cerca di convincere i sovietici che il socialismo e l’alleanza URSS e Cecoslovacchia non è
in pericolo→così con l’ultimo incontro tra i paesi del patto si conclude la dichiarazione
dell’unità del blocco socialista e la fedeltà Cecoslovacca ad esso. Intanto l’URSS fa ritirare
le truppe che erano in qst territorio; a Praga giunge Tito e Dubcek si incontra con
Ceausescu per ribadire il trattato di accordo tra Cecoslovacchia e Romania. Sempre in
agosto la “pravda” sferra un attacco alla politica ceca di riforme→così i carri armati del
patto di V invadono la cecoslovacchia e uccidono delle persone. Intanto: il partito
comunista si riunisce clandestinamente; i dirigenti del “nuovo corso” sono rieletti; il
presidente Svoboda (ceco)e Dubcek si incontrano a Mosca coi dirigenti sovietici e infine a
Praga la folla manifesta contro l’invasione. Successivamente Mosca emette un
comunicato che fa capire l’imposizione russa sulla volontà di far finire la politica di riforme
ceca e così l’assemblea nazionale ceca approva questa operazione, cominciando dal
togliere la libertà di stampa. Così i sovietici sostituiscono Dubcek con Husak, per dirigere il
paese (in quel momento uno studente si dà fuoco per attirare l’attenzione sull’invasione
del suo paese).

Contemporaneamente a Chicago si svolge la convenzione del partito democratico, alla


quale parteciperanno i simpatizzanti di Mccarthy e la stampa preannuncia una grande
manifestazione di Hippies per questa occasione(che alla fine non fu così grande), ma
ormai il sindaco Daley aveva già deciso di impedire qualsiasi manifestazione. La tensione
all’interno dell’anfiteatro in cui si svolge la convenzione è alta→i delegati di Mccarthy e
Humphrey si scontrano sul tema del Vietnam; i bianchi e neri su quello razziale e i giovani
non sono fiduciosi nei due candidati,così che regna un sentimento di frustrazione. Fuori
dall’anfiteatro si vorrebbe solo la fine della guerra in Vietnam, ma la polizia carica i
dimostranti,come avvenne anche nell’occasione della nomina di Humphrey, in cui i giovani
manifestano e cercano di raggiungere l’anfiteatro, ma vengono fermati prima dalla polizia,
che li reprime.

Nella seconda metà di luglio il movimento studentesco messicano aumenta la sua


protesta,in vista delle olimpiadi, che avrebbero attirato l’attenzione di tutto il mondo. Dopo
qualche giorno si organizza una manifestazione che viene repressa, due volte dalla
polizia, con la morte di qualche studente. Dopo di che gli studenti proclamano uno
sciopero generale e occupano una facoltà, ottenendo così la promessa del governo di
ritirare le truppe fuori dall’uni. Verso la fine di luglio i carri armati occupano il centro di Città
del Messico, dopo le manifestazioni continue, e qui avvenne un altro scontro;ma la
violenza della polizia non ferma le manifestazioni che invece si espandono anche in altre
città del Mex. Intanto ad agosto gli studenti protestano ancora e minacciano di boicottare
le olimpiadi, se non si rispettano le loro richieste→con un’altra manifestazione,poi, si
chiedono le dimissioni del presidente della repubblica, così la polizia riapre il fuoco. A metà
settembre, dopo la calma apparente, riprendono gli scontri tra polizia e studenti
manifestanti, che portano il rettore a dimettersi per protesta contro la repressione e anche i
prof e le persone si schierano con gli studenti. Per paura del boicottaggio delle
olimpiadi→il governo promette di far ritirare i granaderos e gli studenti garantiscono lo
svolgimento dei giochi; ma si tiene cmq una manifestazione pacifica per spingere il
governo a rispettare le promesse e ritirare l’esercito dal politecnico. La manifestazione si
tiene in piazza delle Tre culture, che viene però circondata dall’esercito e vengono uccisi
molti studenti; il presidente Ordaz che cerca di giustificare l’evento è smentito dai giornali
che accusano l’esercito dell’agguato premeditato. Tali eventi messicani mettono in ombra
le proteste riprese anche in: Germania, GB e Spagna. Ad ottobre si tengono le olimpiadi in
Messico e il presidente si accorda con gli studenti,che promettono di interrompere lo
sciopero (perchè sono stati annientati)e il movimento non si riprenderà più. Le olimpiadi
del Messico hanno risentito del→clima culturale in tutto il mondo,del ’68, mosso dagli
studenti (lo erano anche gli atleti) e dagli avvenimenti di pochi gg prima di piazza delle Tre
culture. Ha luogo in qst ambito anche la protesta degli atleti neri (contro il potere bianco e
per i loro fratelli nei ghetti neri) e intanto riprendono ovunque le proteste studentesche,
mentre in USA si fanno fitti gli scontri razziali. I nuovi scontri riprendono in:

● Brasile→in cui gli studenti vengono arrestati dalla polizia e dalle squadracce fasciste;
● Berkeley contro l’arresto di alcuni studenti;
● In Giappone si tiene la giornata nazionale di lotta contro la guerra in Vietnam, che
coinvolge molte città e vedrà la polizia scontrarsi con gli studenti.
● Sempre nella giornata di manifestazione nazionale per il Vietnam→la protesta più
clamorosa si tiene a Londra, in cui la school of economics viene occupata, per
diventare la base di qst movimento. Però molti studenti sono contrari, così si crea una
frattura tra rivoluzionari e riformisti; anche la dimostrazione vs l’imperialismo vede la
divisione tra: moderati ed estremisti (questi ultimi attaccano la polizia e raggiungono
l’ambasciata americana). In queste proteste vengono coinvolti anche i professori,che
entrano in lotta con il consiglio d’amministrazione,perché vieta la libertà di opinione. La
protesta si estende anche in altre città inglesi.
● In Grecia→gli studenti non si sono potuti organizzare,perchè dopo il golpe dei
colonnelli (’67)si elimina ogni forma di democrazia,si apre la continua repressione e si
usa la tortura (vengono condannati molti esponenti politici). Intanto il colonnello
Papadopulos annuncia una nuova costituzione più liberticida e fa nuovi arresti; invece
a settembre vengono liberati dei detenuti politici tra cui Papandreu. Il referendum per la
nuova costituzione viene approvato in un clima di truffa. Successivamente Papandreu
muore e si tiene una manifestazione antifascista e contemporaneamente viene
processato Panagulis che denuncia le torture subite, venne condannato a morte e in
giro per il mondo si creano dei comitati per la sua grazia,l’esecuzione si rinvia, ma gli
studenti vengono incarcerati.
● In Cina→continua il controllo delle università e delle scuole da parte delle guardie
rosse;
● In Spagna→gli studenti scioperano o occupano le uni vs il franchismo e si scontrano
con la polizia;
● In Francia→gli studenti tornano in strada e occupano le uni vs i tentativi di riforma del
governo;
● In Polonia→vengono processati studenti e prof che avevano partecipato alla protesta e
continua la campagna antisionista del regime;
● In Egitto→la polizia uccide degli studenti manifestanti.
● Negli USA→la protesta riprende con caratteri nuovi, dopo l’elezione di Nixon; al San
Francisco state college sono gli studenti neri i protagonisti. E in questa città la tensione
esplode quando viene condannato il dirigente delle black panthers. Ora al centro del
dibattito ci sono→la creazione di black studies ovvero dei dipartimenti di storia afro
americana con prof neri e accesso a un numero maggiore di studenti di colore. Così il
sindacato degli studenti neri organizza una lotta e azioni violente dentro
all’università→lo scontro tra polizia-autorità e studenti-comunità nera si fa più acuto.
Dopo molti gg di sciopero si arriva ad una compromesso: l’amministrazione riconosce il
dipartimento di black studies e garantisce borse e sussidi ai neri (anche se non ritira
molte accuse vs gli arrestati). Una protesta analoga avviene nella Cornell university di
NY in cui gli studenti neri vogliono dei dipartimenti black studies,così protestano e
lasciano l’edificio occupato solo dopo aver ottenuto le garanzie di avere questi
dipartimenti. Questi due episodi segnano→quanto il potere nero fosse andato avanti
(da persone dei ghetti armati, a studenti universitari armati) e quindi vedere quanto il
potere nero avesse preso una piega sinistra man mano che i suoi militanti
radicalizzavano le proprie idee.

Cap.4 interpretazioni e interrogativi

I caratteri che evidenziano gli avvenimenti del ’68 sono→l’ampiezza geografica e la

Simultaneità temporale; solo che bisogna chiedersi se questi due elementi erano il
risultato di un movimento con caratteri comuni o il prodotto di particolarità nazionali che
coesistevano. A parte tutto col tempo si sono venuti a differenziare degli elementi dei vari
movimenti nazionali,ma sicuramente la caratteristica principale era la generazione. Anche
nel ‘900 si vedeva questa caratteristica ad esempio→nelle lotte partigiane,nei movimenti
rivoluzionari e lotte risorgimentali (sped mille) insomma erano sempre i giovani il veicolo
dell’esplosione politica e sociale. Per cercare di comprendere il movimento del ’68 ci si è
più focalizzati sull’elemento generazionale, che sulle motivazioni che spingevano i giovani
a protestare; infatti questa generazione presenta delle caratteristiche innovative rispetto a
quelle precedenti. Ad es: fanno parte della “baby boom generation” quindi dell’apice dello
sviluppo demografico occidentale, avvenuto in un periodo senza crisi ne guerre; questo
periodo infatti si caratterizza per la crescita economica e sviluppo tecnologico senza
precedenti e per la fase di ricostruzione post bellica e l’avvio delle democrazie (dunque in
una società del benessere). Questa società è chiamata dai sociologi americani “affluent
society” che allontana dall’orizzonte psicologico delle persone, la guerra; anche se si
incombe negli anni’50/’60 in un equilibrio del terrore,dovuto alla minaccia atomica. In
generale la paura dello scontro finale (tra le due super potenze) costituisce il quadro entro
cui cresce questa generazione e infatti gli avvenimenti basilari della protesta sono quelli
della guerra in Vietnam. Diversa è invece la situazione dell’Europa centro orientale, dal
punto di vista: del tenore di vita, merci disponibili, partecipazione politica e opportunità
culturali e di mobilità sociale; ciò che caratterizza e differenzia questi luoghi sono:

● il regime comunista,che costituisce il quadro istituzionale e socio economico del


periodo post guerra
● una dinamica analoga di fase di ricostruzione→si passa dallo stalinismo repressivo a
una crescita relativa dei consumi e di apertura di spazi di libertà (esploderanno con la
crisi del ’56). Anche nell’ambito cinese (con arretratezza economica e incremento
demografico) si giunge poi negli anni’60, con la costruzione del regime e del grande
balzo in avanti, a una maggiore fiducia nelle proprie capacità di crescita autonoma,
così da arrivare allo scontro ideologico e divisione con l’URSS.
● Il ruolo che il potere esercita per innescare la protesta e la mobilitazione→sia in Cina
che in Cecoslovacchia (pur con modi diversi) queste proteste giovanili sono innescate
da scelte dall’alto e prodotto della lotta per il potere ai vertici del partito, che preparano
il terreno.

Parlando dei giovani della baby boom generation→molti sociologi (USA) cercano di capire
quali sono le caratteristiche della nuova classe giovanile, anche se sono ancora troppo
grandi le differenze tra i ceti sociali dei giovani e soprattutto geografiche,politico
istituzionali e ideologiche, per poter parlare di “classe”. Oggi questo termine non desta più
nessuno scandalo, col fatto che i giovani fanno parte di un universo giovanile
metropolitano e hanno caratteristiche simili,pur differenziandosi per lingua e cultura.
Questo significa che nella seconda metà degli anni’60 si crea un ambiente favorevole a far
emergere una trasformazione, in cui il ruolo e statuto dei giovani avevano un peso più
importante; e inoltre che una serie di eventi, frutto dello sviluppo, avevano accentuato
questo ruolo e accelerato le trasformazioni. Dunque il surplus demografico generazionale
ha creato una rottura, imponendo prodotti destinati solo a quella specifica classe di età
(musica); mentre invece le istituzioni formative ed educative, non si sono adattate e sono
state incapaci di affrontare le nuove richieste e bisogni sul piano quantitativo e qualitativo.
Si può parlare di gioventù come classe,perché il livello di acculturazione e scolarizzazione,
muta il carattere di una parte rilevante della gioventù e questo mutamento avviene perché:

1. Si prolunga la fase di formazione, che precede l’entrata nel mondo del lavoro;
2. Questa avviene in ambiti protetti (scuole uni) dove c’è più socialità;
3. Perché crea un livello di promiscuità sessuale e di liberazione individuale che creano
una rottura con il passato.

In generale il ’68 è un’esplosione studentesca,ma non si limiterà solo a scuole e


università , perché coinvolgerà anche altri gruppi; gli studenti creano un attore sociale
nuovo, che si presenta in una fase di passaggio industriale, coinvolgendo non solo i paesi
avanzati,ma anche quelli più arretrati. Questi danno luogo a manifestazioni diverse dal
passato→perché non sono più solo politiche, ma sono connesse alla propria condizione
specifica. Nonostante si presentino come un movimenti globale o di “contestazione
generale” il loro legame con scuole e università rimane ineliminabile; quindi sia che si
protesti per la riforma scolastica, sia per messa in discussione della società e critica
globale. Ma è proprio a partire dal proprio contesto specifico che si individua
l’avversario→sia nell’apparato dello stato, che nelle maggiori organizzazioni industriali e si
criticano insieme le disfunzioni e la natura del regime dominante. Ciò che garantisce la
nascita delle università alternative sono la massificazione degli studenti e l’insufficienza
delle strutture scolastiche, ma anche l’insegnamento elitario; quindi questo tipo di uni
diventa una laboratorio teorico critico che anticiperà il movimento o gli offrirà una sponda
culturale. In generale la condizione di studenti→è transitoria, ma anche un modo per
sentirsi più liberi e dal’68 si aggiunge anche il senso di spossessamento,che ha come
effetto il rifiuto di prepararsi a svolgere ruoli precostituiti (disconosce il proprio futuro e si
isolano dalla soc. sec i situazionisti). Tutto ciò avviene in un momento di→sicurezza del
posto di lavoro, ascensione sociale (anche se comincia a finire) e molteplici scelte per chi
ha un titolo di studio; quindi la scelta della marginalità è imposta/voluta sul piano
economico, comportamentale e dei valori. La certezza del futuro, poi , si intreccia con la
rottura rispetto alla generazione dei propri genitori ed è una frattura che è stata portata dal
periodo, ma è anche il risultato di un’espressione soggettiva e di una propria scelta; i valori
e i comportamenti sono diversi e inoltre i figli non dimenticano le responsabilità dei padri di
aver favorito la costruzione dei regimi totalitari→Infatti la dimensione democratica
occidentale ,dei contesti in cui cresce la generazione del’68, collide con le mentalità
formatesi nell’epoca tra le due guerre; anche se la resistenza fa in modo che queste due
generazioni si colleghino. Mentre nei contesti dell’est→i risultati e promesse fatte dal
regime non coincidono e i modelli culturali sono agli opposti,specie nei valori condivisi di
disciplina e gerarchia.

I giovani del ’68 vivono anche la rivoluzione sessuale grazie alla pillola e alla scoperta di
antibiotici contro alcune malattie sessuali; Le cause di questa sono molteplici, ma si
possono ricondurre al livello di libertà,abbondanza e tolleranza, che prima si manifestano
tra i coetanei giovani e poi nelle relazioni famigliari e individuali. Così la tendenza della
liberalizzazione sessuale può essere praticata dalla maggior parte dei giovani, che non
sono più vincolati dalla morale puritana dei decenni precedenti→infatti alcune proteste si
tenerono per combattere le norme separatiste di maschi e femmine e le occupazioni erano
segno di una nuova promiscuità e libertà sessuale, insieme alle manifestazioni e proteste.
Così questa libertà è il segno di una nuova identità generazionale,che si contrappone a
quella adulta, ma è anche il fenomeno,appartenente alla controcultura giovanile, che prima
si diffonde nel resto della società. In generale si verifica un fenomeno di propagazione e
imitazione dei comportamenti strutturali (amicizia, sessualità,famiglia) e di forme di vita
comunitaria e protesta collettiva (scioperi, occupazioni ecc); quindi la controcultura
giovanile si è costruita su una nuova capacità di diffusione, che unisce una comunicazione
sotterranea e alternative moderne di trasmissione culturale. È da notare che la
generazione del’68 ha un’identità più forte delle generazioni precedenti e questo avviene
in un periodo di crescita della società civile→tale sviluppo si caratterizza per la distanza
che essa manifesta (alla sfera politica) e come maggiore libertà sul terreno economico e
sociale; in altre parole a una maggiore separazione della società civile (autonoma)
corrisponde una sua maggiore integrazione con la sfera pubblica e politica. In questo
scenario i giovani capiscono che devono creare una nuova contrapposizione globale ai
sistemi politici dominanti→perché la prima autonomia che vogliono è quella dai loro
genitori/adulti che,pur distanziandosi dal potere dominante, sono perfettamente integrati a
questo. Dunque l’autonomia ha bisogno dell’indipendenza →cioè serve creare un proprio
mondo giovanile (mentale e fisico) attraverso la contestazione globale del mondo degli
adulti. L’identità giovanile ha dei propri valori e quello centrale è→ l’antiautoritarismo: è il
principio di autorità che viene messo in discussione (tradotto in forme nuove dai provos e
situazionisti) perché si pretende dalle istituzioni che venga riaffermata ogni volta la propria
legittimità; è infatti proprio la mancanza del riconoscimento di questa legittimità che fa
continuare la protesta giovanile contro il potere accademico, la burocrazia, l’autorità ecc. e
la risposta di repressione che ricevono, fa radicalizzare ancora di più il movimento.
L’osservatore Nicola Chiaromonte individua nel problema dell’autorità l’elemento per
comprendere il movimento→ la principale ragione di questo, è che le premesse morali e
intellettuali della società sono le stesse della loro rivolta e le si ritrova dovunque (ad es nel
modo di vivere degli anziani, basi dello stato ecc); queste premesse si riassumono nella
degradazione dell’autorità morale. Ma l’antiautoritarismo riceve forza da altri elementi che
caratterizzano il movimento come→ il bisogno/desiderio di comunità, che alimenta le
occupazioni; la coscienza di separatezza generazionale, che ha bisogno di spazi di
socializzazione sottratti al controllo dell’autorità; infine il radicalismo morale che era dovuto
sia all’età che al momento storico→infatti non si era mai vissuto un evento come la guerra
del Vietnam in cui una super potenza attacca un popolo arretrato e la sua popolazione,per
impedire che i civili aiutassero i guerriglieri a combattere vs la dittatura dell’altra parte del
paese. Per questo gli studenti si mobilitano contro questo “oltraggio morale”→perché non
accettano di fare parte del mondo occidentale visto come aggressore di questi popoli, dato
che la loro coscienza si basava sui valori democratici, antifascisti e di pace. La loro base
ideologica è costituita dal valore di solidarietà con le vittime, a cui si aggiungerà il terzo
mondismo inteso come: lotta per l’indipendenza, valorizzazione culturale e rifiuto della
rapina economica. Quindi il connotato antimperialista dei giovani si esprime attraverso:

● la solidarietà coi popoli che vogliono l’indipendenza;


● critica al dominio degli USA sull’intero mondo occidentale (anche dell’UE e America
latina) e anche esercitato verso le minoranze etniche e i neri.

Questa diffusione critica verso l’imperialismo è comune in tutta l’epoca ed è il risultato


delle attese date dalla colonizzazione, che però sono state disilluse dall’espansionismo
economico dei grandi paesi,dallo sfruttamento delle materie prime e dall’economia basata
sullo scambio ineguale che crea dipendenza per i paesi sottosviluppati. In questo modo si
crea una voglia di rivoluzione nei giovani del ’68 e si identificano gli USA come il male (ci si
mette dalla parte del Vietnam e di Cuba). In sostanza il terzomondismo è un modo di
rifiutare il modello proposto dalle sue superpotenze(e di evidenziare la loro scarsa
legittimazione)→da un lato quello sovietico viene rifiutato dai giovani dell’est e ovest;
dall’altro quello occidentale è rifiutato soprattutto da coloro che ne traggono i benefici,
perché i mutamenti dello sviluppo hanno portato a miglioramenti generali (o vantaggi
istituzionali) e anzi hanno introdotto degli elementi distruttivi; quindi arrivati all’apice dello
sviluppo i giovani mettono in discussione il modello stesso di progresso della soc
occidentale. La generazione del ’68 si può permettere di rifiutare le forme assunte dalla
modernizzazione,senza disfarsi della modernità; perché la condanna del mondo esistente
non si basa solo sulle scelte sbagliate, ma dalla distanza tra le possibilità insite nel grado
di sviluppo e la realizzazione di forme umane di convivenza→infatti non ci sarà mai un
rifiuto,da parte degli studenti anche di classi diverse, del progresso ma solo dell’uso che si
fa di questo; inoltre essi avvertono la frattura tra la propria condizione e l’uso parziale e
distorto che si fa delle risorse. Col fatto che gli studenti di tutte le classi sociali si ritrovano
in questa critica, appare falsa l’affermazione che c’è contrapposizione tra gli studenti stessi
di diverse classi; inoltre è secondaria anche la differenziazione politica dei gruppi
d’avanguardia, perché verranno travolti dalla partecipazione di massa al movimento.
Dunque l’attenzione ai giovani come categoria e il momento storico→sono presenti in tutte
e interpretazioni fatte sul ’68.

I mutamenti avvenuti negli ultimi tempi sono stati molto veloci; i figli vivono e crescono in
un mondo sconosciuto dai loro genitori e non fanno più parte di nessuna struttura:
nazionale, religiosa o etica conosciuta dai loro genitori (Mead). Anche Morin scrive a
proposito dei giovani,sul fatto che la protesta nelle uni non nasceva dall’inadeguatezza
dell’insegnamento o dalla vecchiaia delle istituzioni, infatti i giovani non volevano adattare
l’uni alla vita moderna, ma volevano rifiutare la vita borghese (oppressiva); inoltre
rifiutavano gli sbocchi previsti e contestavano in modo globale la società che era degli
adulti. Invece Shils identificava il tratto saliente di questa generazione nel vivere il
passaggio da una società della scarsità a una dell’abbondanza; per lui la
simultaneità(stesso periodo) della protesta giovanile deriva dal fatto che c’è una
deprimente condizione studentesca e la diffusione degli atteggiamenti imitativi. Dunque le
differenze che si registrano nei movimenti dell’UE occidentale e orientale, impediscono
che si possa fare un’unica interpretazione del ’68, mentre invece si può notare l’esistenza
di movimenti diversi accomunati solo casualmente dalla contemporaneità storica. Aron
invece era d’accordo con gli studenti polacchi e cecoslovacchi, ma vedeva con ostilità
l’atteggiamento estremista e antidemocratico dei giovani parigini→osserva che i giovani si
uniscono nella loro protesta, solo che un gruppo combatte per la mancanza di libertà e
l’altro (che invece le ha) vorrebbe raggiungere una democrazia diretta, ma bisogna stare
attenti che non si raggiunga una dittatura. Quindi la comprensione distorta della primavera
di Praga e la scarsa mobilitazione ceca contro l’invasione sovietica, dimostrano la difficoltà
di poter accomunare il movimento di studenti sotto un denominatore comune; perfino nel
movimento più affine a quello ceco (quello di Berlino) le posizioni di condanna all’invasione
sovietica vennero temperate da critiche alla politica di Dubcek. Nonostante i giovani
vivessero condizioni materiali diverse, il loro ruolo relativo di giovani era più simile delle
condizioni in cui vivevano→la convinzione di far parte di un soggetto politico unico era
radicata nella loro coscienza. Già Dutschke aveva intuito sia il legame che le difficoltà di
comparazione fra la lotta degli studenti berlinesi e praghesi, perché una volta arrivato nella
capitale boema aveva riassunto gli obiettivi della lunga marcia attraverso le istituzioni e
aveva consigliato il ricorso alla violenza,anche se solo vs gli oggetti simbolo di proprietà.
Ma i simboli ideologici presi come emblema del movimento erano una proiezione dei
propri desideri e speranze più che il modello da cercare di riproporre. L’oppressione
vissuta dagli studenti occidentali, detta marcusiana (riferita alla teoria della tolleranza
repressiva, che si manifesta nel rifiuto della società opulenta, l’appiattimento consumistico
e l’alienazione individuale) era diversa da quella classica oppressione degli studenti
dell’est, vista come mancanza di libertà. Gli studenti occidentali davano per scontato che
la democrazia e i diritti civili fossero il punto di partenza dei processi di liberazione; mentre
invece per quelli dell’est risultava difficile rinnegare i valori che accompagnavano il
benessere che era loro negato. Dunque la repressione nella società contemporanea
suggeriva→una lotta contro gli apparati di manipolazione, vs costruzione del consenso e
sovversione delle strutture sociali, ma sosteneva di dover fare uno sforzo per recuperare
dalla propria vita la dimensione di parziale libertà e dignità. In generale le differenze
politiche e sociali dei sistemi, creavano degli obiettivi diversi, ma le forme di lotta e la
cultura che sorreggevano tale lotta davano un senso di appartenenza comune; inoltre i
modi di formazione della sociabilità, il linguaggio e i comportamenti dimostravano (ancora
di più del discorso politico) una comunanza di stile di vita e intenti.

Una differenza ancora maggiore si registrava negli USA nel ’68, dentro ad un movimento
in cui bianchi e neri prendevano strade separate e manifestavano comportamenti diversi;
ma nonostante queste diversità, l’intreccio della loro protesta costituiva l’orizzonte della più
generale e unica dinamica giovanile di quell’anno. Ma la semplice dicotomia tra alcuni
movimenti diversi tra loro è solo superficiale e legata alle prospettive politiche immediate e
non ad una contrapposizione profonda; infatti la simultaneità che coinvolge molte città del
mondo, induce a ridimensionare le diversità dei discorsi e a sottolineare invece le affinità
dei comportamenti. Non a caso la prima rivendicazione è ovunque la stessa→autonomia
del movimento e difesa degli spazi di libertà dentro all’uni; questi due aspetti significano:
rifiuto di ogni autorità e bisogno di individuare i confini entro cui la propria identità è
garantita e non soggetta a pressioni esterne ( è una condizione fondamentale per creare il
movimento). A questo obiettivo fa riscontro una diffusa reticenza a delegare il potere. Il
carattere libertario ed egualitario dei movimenti del ’68 sconcerta i leader delle diverse
organizzazioni politiche giovanili e contiene in sé una critica: alla pratica della democrazia
borghese e alla realtà dello stato padrone dei regimi comunisti. Più che altro si tratta di un
tentativo ultra democratico, che conosce sviluppi diversi nei vari paesi e resterà nella
memoria culturale del movimento (anche quando si farà sentire l’egemonia dei gruppi
extra parlamentari). All’obiettivo dell’”agibilità” dentro alle università si affianca quello della
lotta contro l’imperialismo→i giovani odiano entrambe le superpotenze,ma in ogni contesto
si va contro a quella che domina il proprio blocco; dunque la coerenza dei movimenti del
’68 (nonostante le differenze geografiche) si verifica nel momento che si fanno
occupazioni e manifestazioni contro USA e URSS. In generale ovunque si assiste a una
ridefinizione della politica, che può essere un elemento circoscritto (es lotta nelle
università) o un momento generalizzato di collegamento (es lotta per il Vietnam); un altro
legame è dato dall’intreccio tra rivendicazione pubblica e morale privata, tra progetti politici
e affermazione di comportamenti individuali→i primi aspetti fanno parte del contesto
storico specifico di ogni paesi; i secondi sanciscono una somiglianza di scelte e condizioni
tra tutti i paesi. Sono solitamente, le minoranze a spingere perché i loro comportamenti
vengano presi come esempio/accettati e il fatto di andare contro le autorità gli da ancora
più visibilità (sia a loro che al problema), offre spazi di libertà e autonomia e affascina la
maggioranza. Gli atteggiamenti che prima erano repressi ed emarginati, si cominciano a
diffondere e radicare; anzi si candidano per diventare il nuovo senso comune. La facilità di
questi mutamenti comportamentali è dovuta→all’intreccio tra una nuova realtà materiale
(anticoncezionali) e un cambiamento dell’etica individuale e di gruppo, che però fa fatica
ad istituzionalizzarsi e ad imporsi al pubblico. È proprio questo il compito del’68, che
riuscirà a compiere e a rompere col passato. A questo movimento non interessava imporre
al pubblico certi comportamenti di cui si chiedeva la legittimità e la libertà,non si volevano
generalizzare come succedeva per le rivendicazioni politiche. La libertà dall’ipocrisia (alla
base del nuovo comportamento sessuale, stravolgimento dei canoni estetici ecc) ampliava
in modo permanente la sfera delle libertà e dei comportamenti ammessi o tollerati→ma
questo non toglieva il fatto che si potevano creare nuove ipocrisie. La richiesta di coerenza
(alla base delle opposizioni del ’68) fa ridurre la divaricazione tra etica individuale e morale
pubblica, del contrasto tra comportamenti ammessi e appena tollerati. Questo non avviene
solo per la modernizzazione etica e la libertà comportamentale richiesta dal movimento,
ma per il fatto che questo movimento ha cambiato il discorso e la comunicazione→questa
acquista nel corso del ’68 una semplificazione e arricchimento,allo stesso tempo: le forme
più complicate sono semplificate e si uniscono espressioni estetiche e forme di
propaganda. Anche la retorica si rinnova→questa viene usata nelle assemblee dell’uni e
addotta stereotipi nuovi he presto si diffondono. Dunque accanto al nuovo linguaggio
pubblico il ’68 crea anche→una nuova visione della realtà,che rispecchia le nuove
relazioni sociali; solo da adesso si potrà fare una lettura socio psico antropologica dei
rapporti pubblici/privati e dei comportamenti collettivi individuali, che si aggiunge alle
analisi precedenti. Da questo punto di vista il ’68 diventa→un punto di rottura e un nuovo
inizio per tutti i movimenti a carattere settoriale (antipsichiatria) e universale (femminismo)
che nei prossimi anni cambieranno ancora la scena e acquisteranno consenso,cambiando
le istituzioni e la mentalità, pur esistendo già da tempo (ma prima del ’68 erano
circoscritti). Si può dire in generale che→il carattere di gioventù accomuna di più i giovani
del mondo, rispetto alle loro scelte ideologiche; le forme del discorso li accomunano di più
rispetto ai contenuti; le reazioni che creano la protesta, sono simili in sé, se rapportate ai
regimi che la suscitano; anche la protesta repressione mobilitazione conosce delle fasi
simili tra: democrazie, regimi autoritari e comunismi dell’est. L’incomprensione delle
aggregazioni primarie e la rigidità gerarchica e burocratica della risposta, sembrano
ricalcare un unico modello, anche se in certi casi le vittime sono di più e in altri di meno;
però c’è da notare che non c’è legame tra regime e intensità della risposta repressiva→ad
es il Messico era una democrazia parlamentare e ha ucciso tanti studenti e la brutalità non
si misura in base al n di morti (come in Cecoslovacchia). Quello che ricorre ed è simili
è→la qualità della repressione sia per bloccare piccole illegalità, sia per mostrare il volto
dell’autorità (che in qst modo ridicolizza il potere). Quello che caratterizza le autorità in
generale è→la volontà repressiva vs i movimenti e l’incomprensione verso studenti e
giovani; quindi gli effetto che si creano sono di paralisi, ma poi subentrano le teorie
complottistiche: cercano di individuare la colpa di quello che sta accadendo nel delirio
morale. In questa situazione si generalizza l’idea di rivoluzione (che prima faceva parte
solo dei movimenti iniziali e politicizzati) per merito del potere, perché questo è corrotto,
assente e pronto a rispondere in modo repressivo per ottenere ordine; così
successivamente verranno fuori dei vecchi/nuovi raggruppamenti rivoluzionari, specie
dove sono forti i partiti comunisti e socialisti. Tali gruppi cercano di criticare la società
industriale, la spettacolarizzazione della politica e l’alienazione individuale, la falsa libertà
e la manipolazione del consenso; questi riusciranno in parte nell’intento, ma non potranno
impedire che le idee del ’68 vadano oltre la dimensione studentesca.

Infine per quanto riguarda gli avvenimenti francesi, Castoriadis, riassume gli avvenimenti
di quell’anno dei giovani→per lui il movimento di maggio ha portato una risocializzazione;
la gente era animata da una comune disposizione: in negativo (criticava a futilità del
regime gollista) in positivo (c’era più voglia di libertà per tutti). La gente voleva
comunità,giustizia e libertà, ma le istituzioni non davano questi ideali; e lui ricorda che è
stata una minoranza a mobilitarsi contro i conservatori. Per concludere egli sostiene che:
lo spazio culturale e politico non si sarebbe così aperto senza il delirio di questo
movimento e i cambiamenti introdotti da questa hanno evitato i peggiori abusi di potere
che si potessero fare (ne ha posto dei limiti); inoltre introduce anche l’idea che la
differenza di razza cultura ecc non deve implicare deferenza nella politica.

Cap.5 l’Italia degli anni ‘60

Un esercizio si periodizzazione

Capita che la periodizzazione di un periodo storico, in termini cronologici, non coincida col
decennio storico; infatti gli anni ’60 non possono essere costretti all’interno degli anni di
inizio e fine del decennio. Dunque stabilire l’effettivo arco temporale di un’epoca o di un
periodo storico implica definire i punti di osservazione, ovvero i nodi problematici e gli
eventi, dai quali si intende analizzarlo. Bisogna scegliere gli eventi rilevanti che lo
caratterizzano,attraverso il quale dare un ordine agli avvenimenti e proporre
un’interpretazione. In sostanza per analizzare gli anni’60 (ad es in Italia) bisogna
individuare i criteri di fondo e i risultati della ricerca scientifica dimostrano che sono 4:

1. il primo include l’economia→in Italia in quegli anni esplode il miracolo


economico,ovvero il più intenso ciclo di sviluppo della storia italiana, che l’ha fatta
entrare nelle nazioni industrializzate del globo.
2. I processi di modernizzazione che accompagnano la crescita economica; infatti
l’industrializzazione genera trasformazioni demografiche nel paese, che nonostante
l’industria era rimasto rurale→così i contadini passano ad essere operai, spostandosi
nelle città e svuotando le campagne; si abbatte la natalità e termina la famiglia
nucleare. Inoltre lo sviluppo industriale genera una rivoluzione dei consumi (si
consuma di più beni di massa) e infine si crea una spinta alla secolarizzazione e
liberalizzazione dei consumi, che ebbero effetti sui comportamenti politici e sulle
culture di massa.
3. Il terzo attiene la società→i processi creati dall’industrializzazione e modernizzazione
mettono in moto processi di mobilitazione dei gruppi sociali: come ad es i giovani
operai del sud che lavorano nella fabbrica taylorista o gli studenti universitari, entrambi
i gruppi acquistano la modalità dello stato nascente. È una mobilitazione che richiama il
passaggio di stato, nel quale si mettono in discussione gli aspetti fondamentali
dell’agire sociale; in questo modo si apre la stagione dei movimenti collettivi del
decennio.
4. Ultimo punto: nascita e declino del centro sinistra, che era l’unica formula politica della
storia della repubblica che aveva avuto uno slancio riformatore, con l’obiettivo di→
governare lo sviluppo economico (per superare l’arretratezza) e la consapevolezza
della necessità di dare risposta alla domanda di inclusione sociale (che faceva
mobilitare le classi subalterne).

Quindi con questi quattro elementi principali si possono sciogliere alcuni nodi della
periodizzazione, ad es partendo dal punto di partenza. Infatti i quattro elementi sono
cominciati tutti nel’58 →fu un anno particolare, in cui nacque anche la comunità
economica europea ,prende il via il boom economico e si sviluppa il progresso e
l’industrializzazione (sorretta dalle esportazioni e dal consumo interno). Intanto in quegli
anni muore il papa Pio XII, il più conservatore che difendeva l’ordine politico della guerra
fredda e le forti ingerenze della vita politica italiana; il suo successore fu papa Giovanni
XXIII che ridisegna il ruolo e la cultura della chiesa cattolica nel mondo, favorendo quelle
componenti della Dc che volevano un’alleanza col Psi, per poter ridefinire gli equilibri
politici e modificare l’azione di governo. I segnali di un esaurimento dell’esperienza
centrista vengono fuori anche→dopo le elezioni politiche che vedono l’ascesa di Fanfani
(segretario dc e capo del governo) e che vedono entrare in campo il progetto politico del
centro sinistra, preso come punto di riferimento per l’azione politica di tutti i partiti. Inoltre
sempre nel ’58 si verificano le grandi emigrazioni dal sud alle industrie del nord, con il
conseguente spopolamento delle campagne (nelle quali si afferma un’agricoltura senza
contadini); però questi processi interagiscono anche con nuovi fenomeni di costume e
della televisione,oltre alla rivoluzione musicale. Emergono così,in questi anni, le profonde
fratture nella mentalità collettiva, create dall’industrializzazione→si delinea in questo modo
una nuova epoca fatta di benessere,che crea nuovi valori condivisi e rimodella la psiche
delle masse. Questa svolta è segnalata anche dalla fine della depressione alimentare post
bellica e in questi anni l’Italia guadagna livelli alimentari prebellici e avvia i regimi
alimentari soddisfacenti. Ma nel ’58 mancano gli elementi di riferimento ai movimenti
collettivi e si perdono gli elementi periodizzanti,rispetto a questo fenomeno. In quell’anno
le fabbriche erano immerse nel clima di soggettazione imposto dai conservatori della Dc e
dalla sconfitta dei sindacati della cgil; Inoltre la costituzione rimaneva fuori dai luoghi di
lavoro e vigeva un paternalismo portato avanti con le forze dell’ordine che dominavano le
relazioni industriali→perciò ne conseguiva una pace forzata e un silenzio della classe
operaia, che durò fino al ’58 in cui esplosero gli scioperi. Proprio nell’occasione del rinnovo
del contratto di lavoro dei metalmeccanici,l’anno successivo,che emerge la protesta
operaia nei luoghi principali del sistema industriale (grande impresa meccanica,
siderurgica ecc). Si apre la grande stagione delle lotte operaie che durerà fino al
’62,raggiungendo l’apice nel ’60 con due avvenimenti: il natale in piazza degli
elettromeccanici milanesi e la rivolta di piazza statuto a Torino(’62). In quest’ottica è il 1960
l’anno di periodizzazione,perché alle lotte operaie si affianca la mobilitazione collettiva
antifascista di luglio; proprio negli scioperi e manifestazioni contro il governo Tambroni e il
Msi (intenzionato a svolgere il proprio congresso a Genova, città famosa per la sua
resistenza) emerge il protagonismo di nuovi soggetti sociali collettivi cresciuti durante il
grande balzo industriale. Questi soggetti erano accomunati da un’appartenenza
generazionale, nonostante le diversità occupazionali nel sistema produttivo,perchè le
piazze erano piene di giovani sia operai che studenti, tra i quali si poteva scorgere:

● l’insoddisfazione per le condizioni economiche svantaggiate;


● nuovi bisogni di libertà individuale;
● crescente intolleranza verso un mondo privo di sviluppo e prospettive.

Questi giovani operai e studenti si riunivano nel movimento “i giovani con la maglietta a
strisce” ,in cui la protesta aveva obiettivi differenti dalle forme tradizionali di mobilitazione
di massa, sperimentate dalle politiche sindacali del movimento operaio. A questo punto la
prima operazione di periodizzazione (trovare il punto di partenza) si conclude, perché
trovando questa data sono corrisposti i vari eventi; seguendo il solito procedimento
bisogna definire quando questo periodo si conclude→infatti,non a caso, la fine degli
anni’60 coincide con il venir meno delle spinte che ne avevano alimentato gli elementi
caratterizzanti. Prendendo in considerazione il ciclo di sviluppo economico dell’economia
italiana, si vede che questo finisce nel ’73 con il primo schok petrolifero (fa alzare prezzi
petrolio) che mette in crisi le economie dei paesi industrializzati; ma già nel ’71 Nixon
aveva annunciato l’inconvertibilità del dollaro e così saltò il sistema monetario
internazionale, dei piani di Bretton Woods. Così l’età dell’oro del capitalismo finisce e si
avvia l’inflazione e stagnazione, che portano l’Italia alla crisi. L’effetto dell’inversione dato
dalla crisi economica, si ripercosse anche sui movimenti sociali; infatti nel ’73 le lotte
operaie e studentesche in parte si interrompono o cambiano genetica. Dal lato degli
studenti→il loro movimento si sgretola nella crisi dei gruppi politici extraparlamentari;
mentre dal lato operaio il loro potere di controllo sull’organizzazione del lavoro viene meno
e la lotta sui posti di lavoro sembra più una difesa dei diritti conquistati; mentre invece
cerca di generalizzarsi (tale lotta) nel campo del consolidamento del welfare
state,coinvolgendo altri strati sociali come impiegati pubblici. Questo processo raggiunge il
suo apice nel’75→quando Agnelli (pres confindustria) e Lama (segretario Cgil) accordano
la creazione di un punto unico di contingenza, che trasferiva i diritti acquisiti dagli operai
(nel campo del salario) a tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati; questo evento fa
verificare il riflusso dell’azione collettiva,che venne via via paralizzata dalla stagflazione.
Ma sempre nel ’73 con il rapimento del capo del personale della Fiat, da parte delle
brigate rosse (organizzazione terroristica di sinistra) si capisce che nei movimenti
collettivi si determinano alterazioni→le parti centrali sindacali imboccavano la via della
negoziazione neocorporativa; mentre nel movimento sindacale,tra i proletariati industriali,
si creano reazioni alla fine del ciclo espansivo di conflittualità operaia e si sceglie il gesto
esemplare e della lotta armata (proposta dalla piccola borghesia che partecipò ai
movimenti operai). Sempre nel solito periodo (’72-’74) si esaurisce anche l’esperienza
politica di centrosinistra→dopo le elezioni del ’68 che mettono da parte Aldo Moro da
parte della maggioranza (Rumor, Piccoli) e l’insuccesso dell’unificazione socialista,si mette
in luce il fatto che stavano venendo meno le ragioni di alleanza, nelle due maggiori forze di
coalizione: il psi era alla ricerca di equilibri migliori ( che richiamavano un rinnovato
rapporto col pci) e invece la Dc cercava di riprendere il ruolo centrale di unificazione delle
forze moderate per arginare il processo di mobilitazione della società. Così in questo
periodo iniziano i governi irresoluti, che “galleggiano” sulla società che si
autoriforma→infatti proprio negli anni ’70,a conferma di questa valutazione, si crea lo
statuto dei lavoratori e la legge sul divorzio. Il ritorno al governo dei liberali e l’uscita dei
socialisti dal secondo governo Andreotti (’72) decretano la fine del centro sinistra (è da
ricordare che il governo Andreotti finisce prima della sua scadenza ed è stato eletto con
elezioni anticipate). Ma nell’impossibilità di trovare nuove stabili maggioranze in grado di
guidare il governo (anche xk la maggioranza di governo è composta da pci che è stata
delegittimata a governare per la sua fedeltà a Mosca), la frattura tra il paese e il sistema
politico si trasforma in una crisi delle istituzioni democratiche, che si sarebbe
successivamente aggravata. In sintesi tutte queste combinazioni di fenomeni politici,
sociali e strutturali,concorrono a fare del ’73 l’anno di conclusione del ciclo di crescita
economica e di modernizzazione. Finiscono così gli “anni sessanta” dopo un quindicennio
di avvenimenti, in cui il ’68 fu il momento centrale.

L’Italia del miracolo

Con l’entrata nel Mec (’57-’58) si concludeva il ciclo positivo dell’economia italiana, ma
dopo la ricostruzione l’Italia si inserisce nell’economia internazionale raggiungendo
importanti risultati come: pareggio di bilancio statale, pagamenti in equilibrio, sistema
produttivo efficiente ed era cresciuto il prodotto industriale e gli investimenti industriali.
Intanto nella popolazione si riduceva il numero dei lavoratori agricoli, ma era ancora
limitato l’incremento dei lavoratori nel settore industriale e c’era un alto numero di
disoccupati→questo infatti dimostra la stortura di questa prima fase di accelerata
industrializzazione italiana. Nonostante l’intensità dello sviluppo degli anni’50 , il triangolo
industriale non era ancora in grado di assorbire il grosso numero di contadini, che non
potevano più lavorare la terra dopo la sua meccanizzazione; inoltre la migrazione non era
ancora unidirezionale (sud nord), perché anche dalla pianura padana i braccianti se ne
andavano per lavorare nelle città del nord. Ma a parte questi ritardi,nel 1958 si sviluppa
un’accelerazione della crescita economica→il fattore decisivo di questa furono tre elementi
in combinazione:

● l’espansione della domanda interna→col fatto che il reddito pro capite crebbe, si
stimolò la crescita del mercato interno, che si aprì ai consumi di massa;
● la crescita delle esportazioni→con questo modello di sviluppo si migliora la qualità dei
prodotti e con l’inserimento dell’Italia nel mercato comune si permettono le
esportazioni;
● l’intervento pubblico→che si intreccia con la spesa privata che si mantennero su
standard molto elevati (mai prima d’ora) contribuì ad elevare la domanda e a
consolidare il mercato nazionale.

I dati dimostrano che l’industria crebbe oltre il 90% e l’agricoltura si ferma al 15%
nonostante ci fu un incremento della produttività della terra e del lavoro (specie nel sud ad
agricoltura intensiva e nel veneto emilia romagna). Così l’Italia si riesce ad inserire tra i
paesi industrializzati moderni e il segnale più importante è il fatto che l’industria riesce ad
assorbire l’ondata di forza lavoro agricola espulsa dalle campagne, avvenuto tra il ’59 e
’71 per avere migliori opportunità lavorative. In questo periodo si verifica l’esodo da sud a
nord e si incrementa il n di occupati nel settore industriale e terziario. Gli economisti sono
d’accordo sul fatto di affermare che l’elemento chiave del miracolo economico italiano
sono stati→i lavoratori disponibili all’occupazione a basso salario, poco sindacalizzati e
poco qualificati; questi lavoratori hanno permesso all’industria di essere competitiva sul
mercato internazionale,contenendo i costi del lavoro. Il contenimento dei costi era stato
possibile grazie a→politiche di bassi salari, ma soprattutto con l’introduzione del progresso
tecnologico e innovazioni organizzative: con la tecnologia (meccanizzazione processo lav)
si riduce il numero degli operai qualificati, e si aumenta quello di operai de qualificati, che
tanto erano sottoposti alla “razionalità” della macchina e guidati dagli organizzatori di
produzione ( i nuovi manager della fabbrica taylorista, che ottimizzano le risorse umane e
materiali). Questi nuovi operai comuni e posti alla catena di montaggio sono gli ex
contadini meridionali, che rappresentano il nuovo proletariato di fabbrica, il quale entra
anche in conflitto e si sovrappone alla vecchia classe operaia del nord→i nuovi operai
riescono a diffondersi nell’intero mercato del lavoro che è dominato dalla piccola media
impresa. Un altro fattore caratteristico del boom italiano è→l’imprenditorialità diffusa, che
si riesce ad esprimere grazie alla disponibilità quasi illimitata di forza lavoro a basso costo;
infatti i maggiori incrementi occupazionali si verificano nelle piccole medie imprese.
Dunque per certi aspetti il miracolo economico coincise con lo sviluppo di queste nuove
realtà produttive, di modeste dimensioni→esse miscelano: gli operai professionali (che
dopo la ricostruzione si mettono in proprio, per avere mobilità sociale), giovani tecnici,
commercianti dotati di capitale ed ex contadini che rivedevano in questa la nuova
coesione famigliare. Ma la diffusione del tessuto imprenditoriale e della base produttiva,
non riuscirono a modificare l’oligopolio del capitalismo italiano, dominato da grandi
imprese, pubbliche /private, che egemonizzavano determinati settori ed erano i motori
dell’economia del paese. A parte questo fatto,nella metà degli anni’60, lo sviluppo
industriale italiano, non era più limitato a certe zone del paese, ma avviò una
trasformazione del territorio, dei modelli culturali e della vita che fece sentire la presenza
dell’industria per la maggiora parte della popolazione. Questo processo (in questi
anni)toccò anche il Mezzogiorno, in cui si verifica una tenue crescita delle attività
manifatturiera,spronata dalla “cassa del mezzogiorno”, che voleva→promuovere
l’industrializzazione e fermare la troppa crescita demografica del sud; si costruirono così le
“aree di sviluppo industriale”. In questo processo furono favorite le grandi imprese
pubbliche e private (fiat, montecatini, Eni) che erano più in grado di ottenere finanziamenti
pubblici, col fatto che erano più legate alla politica; tali imprese riuscirono a localizzare nel
sud grandi impianti siderurgici e petrolchimici. Ma questo tipo di impresa (ad alto capitale e
basso tasso di lavoro) non riuscì a stimolare la creazione di un tessuto di attività produttive
più piccole, come invece era avvenuto al nord e centro che ne garantì lo sviluppo (qst
avvenne solo in aree circoscritte del sud dove si impiantarono le industrie
automobilistiche). La caratteristica dell’industrializzazione del sud era quella di “cattedrale
nel deserto” perché si disarticolò il tessuto manifatturiero già presente,che era incapace di
reggere la concorrenza con le industrie del nord (in questo modo il progetto della cassa
fallì). Questo tipo di intervento andò a vantaggio solo delle industrie del nord, ma non
riuscì a creare la capacità autopropulsiva del sistema economico del sud, che avrebbe
permesso all’industria di radicarsi; anche se tale progetto portò una scia di benessere per
queste famiglie. Così la mancata industrializzazione non riuscì a creare modernizzazione,
anche per il fatto che molte risorse erano trasferite dal centro alle periferie e il sud viveva
nel clientelismo. Dunque le cause del fallimento sono da cercare anche nel fatto del limite
dell’intervento statale nel processo di industrializzazione, che consiste nell’insufficiente
programmazione strategica delle erogazioni pubbliche fornite. Mentre cresceva la
socializzazione dei mezzi di produzione (garantito dalla mano pubblica, che portò ad una
accelerazione con la nazionalizzazione dell’energia- enel) faceva riscontro l’incapacità
dello stato di imporre all’impresa pubblica/privata linee guida di programmazione
economica dotate di efficacia; lo stesso ministro La Malfa si accorge, nello stendere le
note aggiuntive alla situazione generale economica del paese (stilata dalla commissione x
la programmazione economica di Saraceno), che dopo un decennio di interventi pubblici la
situazione non era cambiata e c’erano lo stesso gli squilibri (questione meridionale e
agraria pesavano ancora sul paese). La vicenda stessa della programmazione economica
(voluta dal psi)→venne fatta fallire dall’establishment conservatore e dai gruppi di
comando dell’industria pubblica e privata. Successivamente nel ’63 l’onda di sviluppo si
arrestò e si aprì una breve fase di crisi congiunturale,segnalata da:

● crescita dell’inflazione→dovuta alla distorsione dei consumi, creata da un eccesso di


domanda,favorita dalla crescita dei consumi interni grazie all’aumento dei salari;
● caduta degli investimenti→prima,col fatto che i lavoratori erano a basso costo,c’era
incremento dei margini di profitto delle imprese, che permetteva di investire.

è da notare che le due caratteristiche di base del miracolo economico furono→la stabilità
dei prezzi e i tassi d’investimento; quindi la loro alterazione dimostrava che si erano creati
degli squilibri nei processi economici. Già dal 1960 nella situazione generale si introduce
un elemento nuovo→la ripresa su larga scala delle lotte operaie nelle grandi città
industriali ad es: nel ’61 “natale in piazza” a Milano (sostenuti da tutti i lavoratori) o
successivi scontri appoggiati dai sindacati; scioperi della Lancia a Torino e scontri in p
dello statuto contro le forze dell’ordine. Con queste proteste si diffuse la lotta anche per
lavoratori di altri settori e in altre città. L’effetto di questa improvvisa mobilitazione
fu→la crescita dei salari,accentuata dal fattoche per la prima volta in Italia si raggiunse la
piena occupazione(industria manifatturiera e delle costruzioni). Invece la conseguenza di
questa inversione di tendenza fu una rapida erosione dei profitti→le imprese pensarono
di porre rimedio a questo problema con l’aumento dei prezzi, tentando di scaricare
l’aumento dei salari sui consumi, che erano balzati in avanti in quegli anni. Questo
processo poteva essere tenuto sotto controllo, ritrovando l’equilibrio tra investimenti e
consumi (se non si fosse subito scaricato sui conti con l’estero); così la bilancia
commerciale segna un saldo passivo. Dunque le autorità economiche (banca d’Italia)
adottarono→soluzioni tradizionali vs l’inflazione (fanno creare una stretta creditizia che
sottrasse alle imprese i finanziamenti esterni) per riequilibrare la bilancia e non svalutare la
moneta; non si presero soluzioni Keynesiane, che avrebbero usato la spesa pubblica x
rilanciare la domanda. Il risultato di questa manovra fu→la caduta degli investimenti e il
declino della produzione industriale, che si scaricarono sul mercato del lavoro vedendo
diminuire l’occupazione; si torna così all’emigrazione. Così si pensò di rispondere
all’eccesso di domanda con una riduzione della domanda interna. Insomma nel ’65
riprende la crescita economica, ora sostenuta dalle esportazioni→ma alla crescita della
produzione non si creò dall’altra parte una ripresa degli investimenti, che continuano a
cadere (ripresero solo nel ’66 ma mai come prima). A questa crisi gli imprenditori risposero
con quella che è chiamata “lo sciopero del capitale” si prevedeva che: per il timore di
tornare ad alti salari e piena occupazione, questi si sottrassero al tentativo di riavviare
l’accumulazione attraverso la ripresa degli investimenti; preferirono piuttosto intensificare i
margini di redditività,con operazioni di concentrazione aziendale. Si creò così l’assurdo
quadro del paese, in cui si esportavano capitali e lavoro invece di farli lavorare nel
territorio nazionale. Quindi agli investimenti produttivi si sostituirono impieghi di risorse
rivolti all’acquisizione di altre aziende, anche distanti da quelle tradizionali, per rispondere
alla crisi con la concentrazione del capitale (es Pirelli si unisce a Dunlop). Nello stesso
periodo l’industria pubblica cambia comportamento→da strumento di formazione delle
capacità manageriali, a terreno di azione di una nuovo ceto di imprenditori, capace di
drenare il denaro pubblico, per impiegarlo in iniziative industriali che rispondevano agli
interessi privati delle lobby (un es fu Eugenio Cefis con l’avventura della chimica
pubblica,che alimentò in chiave clientelare l’intervento pubblico). L’altra direttrice di marcia
delle imprese nella nuova fase di sviluppo dopo la crisi fu→incrementare la produttività,
attraverso la razionalizzazione dei processi produttivi, con l’intento di risparmiare lavoro e
costi; ma si verificò un peggioramento delle condizioni di lavoro, in cui avvenne una
riduzione dei salari e dell’occupazione. In questo contesto si crea la crisi delle relazioni
industriali con l’esplosione delle lotte operaie (’69-’73) anche nelle città industriali del sud,
nei nuovi distretti industriali del centro e anche i braccianti; la mobilitazione avviene
principalmente nelle nuove figure di operai comuni, che fino ad allora erano stati marginali.
Oltre a tutte queste figure si aggiungono alla lotta operaia anche→impiegati, tecnici e
studenti. intanto i salari crescevano, ma la produttività diminuiva insieme alle ore
lavorative.

La forza degli operai non si limita a ridefinire la distribuzione del reddito a favore del
lavoro, ma impose anche la definizione di una nuova legislazione sociale a favore delle
classi subalterne, in cui le tappe più importanti furono:

● lo statuto dei lavoratori del ’70;


● creazione di un sistema pensionistico universale;
● equo canone per la casa;
● riforma sanitaria del ’78;

ma in assenza di una riforma fiscale adeguata questi nuovi oneri si scaricano sulla spesa
pubblica facendola lievitare. Dunque gli anni’60 si concludono con conflittualità sociali,
mosse dalla volontà di rimuovere le contraddizioni (prodotte dal mancato intreccio tra
modernizzazione e sviluppo), che il capitalismo italiano e l’azione di governo non erano
riuscite a correggere. Con la caduta dei tassi di profitto e il rallentamento della crescita, le
autorità di politica monetaria volevano trovare soluzioni con strategie deflazionistiche, ma
l’inversione non si verificò perché l’occupazione rimase costante come i salari e invece si
arrestò la crescita. In conclusione a completare il quadro si aggiunge il peggioramento del
commercio internazionale, che impedì che le esportazioni riequilibrassero il sistema
economico come in passato; la stabilità era tutta da trovarsi nell’espansione del mercato
interno, che però non risolsero i problemi e nel ’73 le autorità monetarie svalutarono la
lira→la caduta della moneta simboleggiava la fine dello sviluppo espansivo economico
italiano; ma questa fine avvenne in un momento di mutamento nel mercato mondiale.

Una società in movimento

Il miracolo economico è caratterizzato da una ripresa de conflitto sociale,che dopo la


ricostruzione si era assopito. I due cicli di lotte (‘59/’62 ‘68/’73) rappresentano solo l’inizio
della mobilitazione della società italiana innescato dall’industrializzazione, ma che
segnalavano anche i limiti della modernizzazione. In entrambi i casi le lotte operaie
richiedevano:

● una più equa redistribuzione del reddito, per far accedere tutti ai consumi di massa;
● l’estensione dei diritti di cittadinanza, che sancisse l’inclusione sociale del mondo
del lavoro.

Gli anni ’50 stavano finendo e la crescita economica non si era tradotta in un allargamento
dei consumi, che è sinonimo di benessere (erano escluse ancora le fam piccolo borghesi e
operaie). Anche se si sono compiuti passi avanti, rispetto all’epoca registrata
dall’”inchiesta sulla miseria” del parlamento in cui: il 23% delle famiglie viveva in condizioni
di miseria, in cui il tot del reddito non soddisfaceva i bisogni primari; quindi con questi
redditi non si potevano comprare i beni di consumo che rimasero per molto tempo solo
d’elite. Invece i dati sui consumi giornalieri di calorie pro capite rispetto al reddito
dimostravano che→la maggioranza dei ceti popolari facevano fatica ad uscire dal baratro
alimentare in cui l’Italia era entrata durante la 2GM. In realtà nel sistema italiano
industriale il vantaggio in termini di competitività dei bassi salari poggiava sulla ristrettezza
dei consumi interni→infatti la mentalità degli imprenditori non vedeva di buon grado un alto
livello di salari per alzare i consumi interni. Questa situazione di mancati consumi per le
classi operaie,braccianti ecc era il segno della mancata attuazione dei diritti di cittadinanza
sanciti dalla costituzione→ma questa nonostante fosse basata sul lavoro creava una sua
versione “materiale” dei primi anni’50, che si basava sul modello della guerra fredda, del
conservatorismo e della continuità tra vecchio e nuovo;in questo modo si basava sulla
discriminazione di quelli che erano sospettati di aderire ad organizzazioni politiche di
sinistra e così il potere imprenditoriale veniva protetto a mano armata. Come risultato di
ciò una gran parte di amministratori, militanti politici e cittadini venne sottoposta a
sorveglianza, perché visti come potenziali sovversivi, e lo scopo era→impedire che
venissero assunti in fabbrica, facessero avanzare la propria carriera o venissero a far
parte della pubblica amministrazione. Quindi una parte degli italiani era sottoposto a
vigilanza e le libertà civili erano limitate, specie nei luoghi di lavoro in cui prevaleva la
subordinazione al capo. In generale la fruizione della cittadinanza era condizionata da una
doppia appartenenza→1 di campo politico ideologico; 2 di classe, chi rimaneva fuori da
entrambe era escluso, nel senso che non apparteneva alla comunità nazionale e quindi
non poteva avere i diritti dati dalla costituzione. Nelle lotte operaie questa doppia valenza
veniva fuori perché:

1. si voleva godere delle prerogative democratiche;


2. si voleva ottenere la piena inclusione sociale attraverso l’accesso al benessere→infatti
in questi anni la vita degli italiani migliorò, sia dal punto di vista dell’alimentazione
(perche questa si adegua ai requisiti nutrizionali, quindi l’Italia non è più un popolo di
malnutriti), sia dal punto di vista dei consumi: si cominciano ad acquistare auto e altri
beni di consumo (elettrodomestici) tra cui la televisione, che diventa un luogo di
socializzazione e produzione di nuovi linguaggi; infatti fa creare nuovi miti e star e chi
rimaneva fuori dal consumo di tv era escluso dalla società.

Quindi questa trasformazione quantitativa della vita, si traduce anche in una


trasformazione qualitativa degli stili di vita→infatti partendo dal cibo possiamo vedere che
si rompe il rapporto cibo-territorio, grazie all’industria alimentare che diffonde beni
alimentari in tutta Italia ( a Milano nel ’57 nasce il primo supermercato). Inoltre questa
rottura era favorita anche dalla fine dell’autoconsumo, che è stato cancellato
dall’urbanizzazione e dalla dissoluzione della società rurale (con la diffusione dei frigo).
Successivamente si rompono anche le vecchie distinzioni tra campagna-città, nord-sud
perché i modelli di consumo urbano si diffondono in tutto il paese (ad es i cibi si diffondono
diventando comuni in tutto il paese); quindi queste diverse colonizzazioni alimentari erano
il risultato di→sviluppo dell’industria alimentare e diffusione della distribuzione e
migrazione interna, che facevano arrivare nelle periferie delle città nuove abitudini
alimentari (anche se avevano bisogno della disponibilità al cambiamento per potersi
radicare). Intanto si andavano diffondendo: nuovi elettrodomestici, mense e nuovi costumi,
nel senso che la casa non era più vista solo come luogo per mangiare e il pasto non era
più un rito famigliare; inoltre col fatto che il cibo era diventato un bene di consumo di
massa, questo faceva affermare un certo status symbol ed era visto in modo privilegiato,
che orientava i comportamenti acquisitivi. Infatti il suo acquisto,da parte delle classi
subalterne, rappresentava l’effettiva integrazione alla comunità nazionale→dunque i
consumi sono stati il veicolo di integrazione delle classi subalterne. Però si trattava di
un’integrazione “all’americana” ovvero basata sul privato e sull’atomizzazione
individualistica, quindi lontana dall’idea collettivista delle sinistre e dal familismo gerarchico
della chiesa. In generale questo fenomeno si tradusse nell’eliminazione delle antiche
miserie, mortalità infantile, fame ecc e anche della incomunicabilità tra nord e sud;
l’accesso ai consumi riuscì a trasformare i contadini del sud. Invece negli anni’50 le lotte
contadine e dei braccianti del sud→non erano riuscite a modificare il carattere oppressivo
dei rapporti sociali nelle campagne, ne a cancellare la differente civilizzazione tra
campagna e città. Si era progressivamente placato il progetto di riscatto sociale che
accomunava i contadini del sud. Ad ogni modo la vita rurale (con le sue gerarchie, la
mancata ascesa sociale ecc) diventava insopportabile, specie per i giovani, che quando
nel ’58 venne abolito l’imponibile di manodopera(cercava di mantenere livelli minimi di
occupazione nell’azienda agricola), scapparono (non solo loro) nelle città del nord. Questi
partivano specialmente dalle città o campagne del sud, ma il loro viaggio era fatto con un
spirito diverso rispetto a quello di chi partiva per Belgio o Germania, perché una volta
trasferiti al nord non si voleva tornare a lavorare come contadini al sud, non c’era nessun
rimpianto ad andarsene. In questo modo la scomparsa della società rurale non era dovuta
solo all’esodo per fare il salto di qualità, ma dietro c’era il rifiuto per una vita che impediva
di partecipare al benessere materiale e alle libertà individuali, che invece aveva la società
dei consumi; quindi le aspettative dei contadini erano quelle di→ benessere, ma
soprattutto liberazione dal controllo sociale comunitario e di affermazione di sé (la rottura
avvenne per una voglia di emancipazione). In sostanza queste persone voleva
raggiungere l’integrazione sociale,ovvero una nazionalizzazione che non era stata
compiuta ne dai governi liberali, ne dal fascismo e nemmeno dal riformismo agrario della
DC (corrotto dal clientelismo); mentre invece il miracolo economico diede le condizioni per
farlo e con la rapidità e i ritardi cumulati , si venne a creare una mobilitazione sociale,
ovvero un movimento di massa mosso dall’aspirazione a cambiare la condizione sociale (e
non solo lavoro o residenza). Ma tra la realtà e il mito c’è differenza perché→prima di
arrivare alla fabbrica moderna, i contadini, dovevano passare dalla difficile integrazione tra
etnie diverse, e dalla mancanza di strutture di accoglienza, di alloggi, dal lavoro nero
ecc.;ma esistevano anche altre contraddizioni che queste persone emigrate dovevano
sopportare→il difficile inserimento nella comunità operaia (egemonizzata dal lavoro
professionale), l’impatto col sindacato, i difficili tempi del lavoro fordista e il fatto che la
fabbrica fosse anche sfruttamento e potere.

Quindi nelle lotte dei lavoratori degli anni ‘59/’60 confluivano dei fenomeni distinti:

● da un lato il protagonismo della classe operaia urbana, sia sul versante sindacale che
su quello politico, che richiedevano una degna redistribuzione dei redditi e il
riconoscimento dei propri diritti civili come classe;
● dall’altro il proletariato rurale che aspirava ai consumi e all’integrazione sociale;
● inoltre anche la voglia di avere un ruolo determinato e un’identità, da parte dei giovani
operai, immigrati e studenti; questi avrebbero voluto accelerare i tempi dell’ascesa
sociale e anche guadagnare soldi, ma le loro aspettative si scontravano con la realtà.

In sostanza in questo movimento erano presenti le caratteristiche del processo di


mobilitazione sociale, ovvero→la disintegrazione delle vecchie fedeltà e dei vecchi
impegni di ordine sociale, psico e politico, e la disponibilità di accettare nuove forme di
comportamento e di partecipazione politica, da parte dei gruppi sociali non ancora
modernizzati (che vogliono modernizzarsi, ad es i contadini), combinandosi con le spinte
per la mobilità sociale della classe operaia già moderna. Da questo intreccio di bisogni
diversi nascono le fratture che hanno attraversato il conflitto sociale di quegli anni→ad es
scontri in p statuto a Torino, in cui si uniscono i modi tradizionali di lotta operaia, con nuove
modalità di conflitto che includevano: la radicalità dei soggetti non ancora integrati, le
nuove esperienze di socialità dei gruppi giovani e la volontà di esprimere il proprio
dissenso. Gli scontri in questa vicenda, iniziano con l’agitazione sindacale per il rinnovo
dei contratti dei metalmeccanici; questa sollevazione si caratterizzò per la novità di avere
un’ unità d’azione delle tre centrali sindacali, che coinvolse anche gli operai fiat. Proprio la
fiat fu la base di uno sciopero violento, portato avanti dai giovani meridionali. Questi
giovani manifestano il loro dissenso e insofferenza, verso le istituzioni e per il fatto di
essere esclusi dal gioco; questi erano per lo più operai non qualificati, provenienti dal sud
(ai quali si unirono anche gli studenti nella protesta) e che facevano fatica ad accedere ai
consumi (erano i nuovi poveri culturali della società industriale). Di fronte a questi gesti
estremi di violenza, si manifestano i limiti della cultura politica del movimento operaio, di
fronte ai cambiamenti del corpo sociale; in tutto ciò la cgil e il pci decisero di non
interagire.

Il fallimento del riformismo

Poco prima degli scontri a Torino si era insediato il quarto governo Fanfani→quindi si era
conclusa la stagione centrista(entrata in una crisi alla fine degli anni’50), per farne aprire
un’altra sondata sul “patto riformatore” tra socialisti e democristiani. L’esaurimento del
centrismo era dovuto a:

● scollamento del progetto conservatore, che era alla base dell’alleanza tra Dc e partiti
laici moderati;
● modernizzazione che la prima fase del ciclo espansivo aveva alimentato.

Già dal ’57 in alcune componenti dirigenti del gruppo della Dc (strette intorno a Fanfani) si
faceva strada la consapevolezza che le basi ideologiche e politiche dell’egemonia della dc,
si stavano logorando; infatti il collante su cui la Dc aveva creato le basi di massa
interclassista del suo sistema di potere (ovvero: anticomunismo, liberismo
economico,statalismo clientelare e conformismo cattolico) si rivelò inadeguato a sostenere
il processo di integrazione sociale messo in moto dai consumi. A tal proposito la
mobilitazione sociale creata dal miracolo economico, non poteva essere rappresentata da
un’alleanza di partiti moderati, che avevano perso lo slancio riformatore (dopo la morte di
De Gasperi) e si era ridotta alla ricerca di equilibri. La Dc era scossa da un dilemma sulla
lettura delle trasformazioni della società italiana→ da un lato gli ambienti cattolici e quelli
laici volevano consolidare il carattere anti operaio, fino al punto di rompere la legalità
democratica, perseguendo una soluzione autoritaria; dall’altro le forze politiche dentro e
fuori la dc volevano una apertura a sinistra (cooperando con forze del movimento operaio)
per poter guidare la modernizzazione e impedire che la crisi del sistema politico
diventasse una crisi della democrazia. Quindi il dubbio era sulla risposta da dare ai
movimenti operai→da un lato c’era la “smobilitazione” quindi impedire l’ascesa sociale del
proletariato, utilizzando gli strumenti coercitivi messi già in atto dal fascismo; oppure
dall’altro “integrare” quindi dare corso ai cambiamenti strutturali in grado di dare piena
legittimazione ai soggetti mobilitati. Questo dilemma da inizio ad uno scontro di forze per
tutta la metà degli anni ’50 e non trova soluzioni; mentre tra il ’54 e ’60 si susseguivano
governi sempre più deboli (la loro azioni si concentrava solo nel dare soddisfazione a
gruppi d’interesse spendendo la spesa pubblica a propria discrezione) il progetto del
centro sinistra non riusciva a superare i veti (specie dentro la Dc) che ne impedivano
l’attuazione e l’opzione reazionaria non riusciva ad aggregare forze sufficienti per imporsi.
Con l’ascesa del governo Fanfani si apre l’iniziativa del nuovo pres della repubblica
gronchi che prevedeva:

● scardinamento dell’alleanza centrista in favore del centro sinistra;


● promotore della nascita del governo Tambroni (sostenuto da una maggioranza di
centro destra, neofascisti).

Il tutto unito agli scandali tra affari e politica,contribuiva a delegittimare la classe dirigente
centrista e c’era anche il rischio di ingovernabilità; questa situazione faceva venire fuori i
rischi del sistema politico italiano in cui non coincidevano “area della rappresentanza”
(cioè le forze politiche ammesse al parlamento) e “area della legittimazione” (i partiti che
potevano aspirare alla formazione del governo. Con la combinazione di due vincoli (anti
fascista e altantico) si erano irrigiditi i rapporti tra queste due aree e la seconda coincise
con la dc e i suoi satelliti; La soluzione per creare elementi su cui far poggiare la nascita di
una nuova formula politica era→allentare uno dei due vincoli, ma il problema era capire
quale: per il centro sinistra andava allentato quello atlantico, per quelli di destra andava
allentato quello antifascista.

Con l’intreccio di tre fattori esterni (crisi movimento comunista internazionale, pontificato di
Giovanni e equilibrio relazioni internazionali)e due interni (rottura tra psi e pci e la forza del
proletariato industriale) si rese praticabile la prima opzione, favorendo lo spostamento
della politica verso sinistra e includendo la psi nell’area di legittimità. Ma in questo insieme
di cause risiede un posto impo il protagonismo degli operai e dei giovani, contro i quali si
infranse il progetto autoritario di Tambroni. Però senza le proteste popolari anni’60,che
fecero riscoprire un’identità antifascista che denunciò la democrazia incompiuta, lo stallo
del sistema politico sarebbe durato più a lungo e non sarebbe nato il centro sinistra.
Tuttavia il compromesso dentro la dc tra riformisti e conservatori (tessuto da Aldo Moro,
che voleva trovare l’appoggio di tutto il partito per la nuova riforma) richiede ancora del
tempo e il risultato fu un ritardo che impedì alla grande trasformazione della società di
poter contare su un centro politico che lo guidasse. Ma quando nel ’63 venne varato il
governo di centro sinistra (detto organico) il miracolo economico si era già affievolito→si
sostituì con una breve fase di crisi; in questa fase si esaurì una parte dei margini
economici per concretizzare un programma di riforma e la politica dei redditi di Giolitti La
Malfa si scontrò con gli imprenditoriali che volevano recuperare i profitti a spese dei redditi
degli operai, dopo la disoccupazione. In questa occasione la borghesia imprenditoriale
(fatta di conservatori) creò un blocco antiriformista→la risposta al disegno di
programmazione economica del ministro La Malfa, fu lo sciopero del capitale e questo era
un segnale che la classe dirigente si rifiutava di condividere col proletariato un “patto
riformatore” in grado di mantenere l’equilibrio tra: equità sociale crescita economica.
Questa scelta determina l’effetto di aggravare la polarizzazione sociale e si sfocia così
nelle lotte operaie. Ma il ritardo detto prima, esprimeva→l’ambiguità del compromesso Dc
su cui si basava la nuova formula politica; inoltre il progetto riformista di Moro era privo
della carica di rinnovamento utile per fornire un governo efficace della modernizzazione.
Questo riformismo avrebbe incluso:

● la messa sotto controllo delle forze produttive per orientarle al superamento degli
squilibri della società italiana (nord- sud, arretratezza agricoltura ecc);
● avrebbe ridisegnato i rapporti tra cittadini e stato, garantendo i servi sociali per: casa,
scuola, sanità e rimuovere l’inefficienza della pubblica amministrazione;

ma in realtà il riformismo di Moro era subordinato al mantenimento dell’unità interna della


dc e al consolidamento della sua configurazione di partito stato→era un riformismo
minimalista dunque non aveva l’obiettivo di cambiare l’Italia, ma solo quello di introdurre
correzioni per garantire la cooptazione del psi nel potere democristiano.
A questa strategia si contrappose un fronte riformatore non omogeno, il riformismo
massimalista dei socialisti (Lombardi) e del Pci, che voleva fare le riforme per realizzare il
socialismo→queste erano viste come uno strumento per superare il capitalismo e
realizzare quella rivoluzione degli equilibri sociali e politici, che avrebbe cambiato il
sistema. Ad ogni modo sia il minimalismo che il massimalismo hanno fatto fallire l’unico
riformismo possibile, cioè quello coerente sia con la socialdemocrazia che azionista: il
primo→ rinunciando in modo consapevole allo slancio riformista per promuovere il
cambiamento, non riuscì ad aggregare intorno a questa prospettiva un ampio consenso
del mondo del lavoro. Invece il secondo→sostenendo delle finalità incompatibili con il
moderno riformismo, scoraggiò l’adesione delle componenti più innovative del mondo
imprenditoriale. I risultati di questi fenomeni furono→lo scarto delle rapidi trasformazioni
possibili e l’esaurimento di ogni iniziativa riformatrice dei tre governi Moro (63-68). Il centro
sinistra non fu più in rado di fare riforme, dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la
creazione della scuola media obbligatoria fino a 14 (fatta da Fanfani). Un ruolo chiave nel
depotenziamento delle aspirazioni di riforme del centro sinistra lo ebbe→la crisi politica
successiva alla caduta del primo governo Moro e si trattava del tentativo delle forze
politiche di impedire la nascita del centro sinistra (minacciato anche da un colpo di stato
del generale De Lorenzo). Questa iniziativa chiarisce le capacità di pressione che avevano
le forze politiche ed economiche, prima contrarie alla nascita del centro sinistra e poi dopo
cercarono di condizionare l’impegno riformatore fino a svuotarlo. Da allora la vicenda del
“doppio stato” (a presidio della sudditanza atlantica, degli interessi delle lobby e di quelli
internazionali) avrebbe segnato la vicenda politica italiana e successivamente con la
“strategia della tensione” avrebbe rappresentato una minaccia per la democrazia.
Insomma questa azione antiriformatrice ebbe il risultato di→paralizzare l’azione dei
governi Moro e vanificare le attese riformatrici e i miti tecnocratici; ma non si può dare
troppa impo solo alle forze conservatrici, perché la causa del fallimento del centro sinistra
risiede nei limiti e contraddizioni del sistema politico, che rimandano al carattere “bloccato”
della democrazia italiana (determinando la mancata coincidenza tra rappresentanza e
legittimazione). Infatti il centro sinistra da un lato sembra una coalizione fondata sulla
cooptazione di nuove risorse politiche (psi) da parte del centro rappresentato dalla Dc (che
è in grado di dare una guida all’azione di governo per raggiungere il suo obiettivo di
proporre la sua centralità); dall’altro una formula destinata a precipitare, che obbliga forze
politiche diverse a convivere, col fatto che non esistono altre alternative possibili. Da tutto
ciò ne uscì stritolato il Psi che nelle elezioni del ’63,’68 e ’72 perse voti e diventò il più
grande tra i piccoli partiti; i suoi voti andarono a finire nel Pci e una quota di voti socialisti
andò per il Psiup (una formazione massimalista creata nel ’64 dalle file del psi della parte
contraria alla all’alleanza con la Dc). Dunque il partito di Togliatti e di Longo trasse
vantaggio per diversi motivi→1 per l’opposizione intransigente al riformismo mancato del
centro sinistra; 2per il fallimento della prospettiva riformista (rappresentato dal fallimento
dell’unificazione socialista ,che era l’unica forza in grado di dare alternativa al potere della
dc) ; 3per l’uso sistematico dello “scambio consociativo”: che gli consentiva di favorire
nella distribuzione delle risorse, settori da lui rappresentati, senza avere l’impegno di
governo. Infine il mancato progetto di riforma non era privo di conseguenze→innanzi tutto
non si chiuse la mobilitazione sociale e non si verificò nemmeno la piena integrazione, che
è propria di una soluzione democratica degli esisti sociali dei processi di modernizzazione;
e la mancata soluzione fu tanto gravo quanto erano state le aspettative mosse dal
riformismo. Questa sconfitta generò due tendenze:

1. da un lato un atteggiamento conformista e di piegamento all’esistente, che va verso il


vantaggio personale;
2. dall’altro il crearsi di sentimenti di insoddisfazione sociale,che facevano accendere
focolai di dissenso e contrapposizione alle vecchie coordinate del sistema politico.

Entrambe le tendenze si riferivano ai meccanismi di integrazione del neo capitalismo


consumista quindi a→successo individuale, accesso ad una vasta gamma di beni di
consumo e competizione, che ridisegnano i valori collettivi e i paradigmi culturali su cui si
inserisce la nuova definizione di status; parallelamente si sviluppano mentalità antagoniste
che rifiutano l’integrazione assumendo comportamenti conflittuali e criticando quei valori
collettivi nuovi, in nome degli altri valori nati dalla protesta operaia e dal radicalismo della
scuola di Francoforte. Indubbiamente è la fabbrica il primo focolaio del dissenso, nella
quale si assiste alla ripresa della conflittualità verso il modello di accumulazione dei
dirigenti capitalisti fondato su: esportazioni e riduzione del costo del lavoro (ottenuto
attraverso intensificazione uso forza lavoro e innovazione tecnologica). Dunque la lotta
operaia si sposta→dal salario alle condizioni generali dei lavoratori (orari, salute, pensioni
ecc); cosi si può dire in generale che la novità politica e culturale del ciclo di lotte esploso
nel ’68 è→la classe operaia che mette in discussione le gerarchie dell’autorità nell’impresa
e rivendica forme di controllo sull’organizzazione del lavoro. Queste lotte riuscirono a
sconvolgere le relazioni industriali, ma anche il sindacato (che era impreparato) ed
emersero: forme autonome di autoorganizzazione operaia, che riuscirono a cambiare i
consigli di fabbrica e le strutture tradizionali di partecipazione sindacale. L’onda d’urto di
questi movimenti colpì il centro sinistra,che dopo le elezioni del ’68 non fu più in grado di
sostenere le lacerazioni interne, in cui da un lato c’era la Dc (ormai lontana dal riformismo)
e i Psi che voleva mantenere il rapporto coi movimenti operai e cercava di ristabilire il
dialogo con il Pci. Così si seguirono governi al “margine” (def di Scoppola) ovvero→che
varano sotto la spinta della mobilitazione sociale, delle riforme (es statuto lavoratori), ma
non sono in grado di guidarli sotto ad un quadro organico di riforme; infatti si susseguirono
diverse riforme senza riformismo, quindi incapaci di dare una guida di governo ai
tumultuosi cambiamenti, andando verso la corporativizzazione della società.

Ma la novità più significativa fu il fatto che→il focolaio del dissenso contro il capitalismo, la
sua società e miti, non si limitò più alle fabbriche, ma investì i luoghi di aggregazione
giovanile, quindi scuole, università,associazioni culturali, che diventarono luoghi di
contestazione di massa, che miravano→prima ai caratteri arretrati della formazione
scolastica e poi ai tentativi del governo per riformarla in senso tecnocratico; per poi
estendere il movimento fino al conformismo ufficiale, all’autoritarismo famigliare e alle
ineguaglianze della società, in nome di un nuovo umanesimo mischiato coi valori di
libertà,uguaglianza e pace. Dunque in Italia si registrano diversi eventi, che fanno creare
una comune sensibilità e identità,che supera i confini nazionali e si adegua alla cultura
internazionale di quella generazione; gli eventi sono:
● giovani che nel’64 occupano università di Pisa per protestare contro:progetto di riforma
del ministro Gui;
● i giovani che animavano le comunità di credenti,che praticavano il messaggio
evangelico in senso rivoluzionario, contro la società secolarizzata;
● gli studenti del liceo Parini a Milano che fecero la prima inchiesta sulla sessualità, che
furono processati;
● Firenze diventò la città della libertà e delle esperienze alternative.

Il radicalismo antiautoritario dei giovani rappresentava la complessità dei processi sociali


che li coinvolgevano→ad es dietro al rifiuto dell’integrazione, c’erano le resistenze degli
adolescenti ad entrare nel mondo dei padri (aggravato ancora di più dal rapporto
deteriorato tra generazioni stesse); la resistenza dei giovani era una forma di critica al
mondo degli adulti. Essi richiedevano un cambiamento planetario dell’ordine, dei fini stessi
dell’agire umano e la quotidianità delle relazioni; ma dall’altro c’era anche una richiesta di
integrazione e di riconoscimento (una richiesta di legittimazione scaturita dalla
modernizzazione)queste richieste furono alla base dei movimenti in Italia.

Cap.6 culture e movimenti giovanili

Gioventù bruciata

Anche in Italia gli anni’60 sono gli anni del movement,ovvero quell’epoca caratterizzata dal
protagonismo giovanile. In questo periodo del “miracolo” i giovani riuscirono a
radicalizzare i conflitti sociali e a traferirli in luoghi solitamente pacifici come: scuole,
uni,chiese. Ma la mobilitazione studentesca avvenne già prima del ’68, perché i giovani
cercavano già un’identità sociale,espressa attraverso la politicizzazione→questa
politicizzazione era l’esito della trasformazione della condizione giovanile,che iniziò negli
anni’50 e si tradusse in episodi come: moto popolare di protesta antifascista del’60,
manifestazioni vs guerra Vietnam e proteste universitarie. In questo periodo emergono i
tratti distintivi di questo “giovanilismo” caratterizzato dalla ribellione verso la società e i
suoi stili di vita; infatti nella sua prima fase si caratterizza per comportamenti devianti e
nuove mode di vestiti e musicali. Le ricerche di Simonetta Piccone Stella confermano
questo quadro interpretativo e sostiene che→ nelle bande di giovani si mescolano sia i figli
dei proletari,che quelli dei benestanti ed è in questi movimenti che si manifesta la voglia di
emancipazione della generazione, che non vuole essere ricondotta ad una classe di nuovi
consumatori e si fa assorbire dai miti di americanizzazione. Era una gioventù ribelle e
bruciata e le cause erano:

● La rapida modernizzazione del paese;


● La forza disorientante con cui questa modernizzazione si impose nella psiche
collettiva→era in grado di trasformare le modalità di passaggio tra generazioni, che
avrebbero garantito la stabilità sociale.

Dunque anche in Italia si manifesta il distacco generazionale, che avviene ancora nella
continuità famigliare e professionale, in cui la giovinezza rappresenta uno spazio
esistenziale in cui le sue specificità sono date dal destino della discendenza, fondato sulla
riproduzione dei modelli tradizionali. Nei giovani (della beat generation) si esprimono i tratti
della nuova antropologia giovanile che percorreva tutta la nuova generazione e andava
dall’anticonformismo,alla separatezza dal mondo adulto, alla volontà di autoaffermazione
negando il mondo intorno a sé e svalorizzando i valori condivisi. In generale i giovani
sostenevano che i mali della loro società erano→le ingiustizie sociali, l’ignoranza, la
repressione sessuale, la religione e i giovani ne erano le prime vittime; loro sentendosi
considerati inferiori volevano ribellarsi alla società borghese con le sue istituzioni, ma la
società teme in fondo questa mobilitazione. In quegli anni all’interno del movimento
giovanile ha preso forma un “salto di qualità”,una nuova consapevolezza,che fa passare
dai fenomeni collettivi di aggregato, al movimento di protesta; si tratta dell’individuazione
dell’avversario e della scoperta che il cambiamento avviene come risultato dell’azione
collettiva. Infatti nella metà degli anni’60 si verifica il passaggio da→generico
anticonformismo,alla forma compatta della contestazione. Negli anni della grande
trasformazione e mancato riformismo, i giovani si ribellavano per esprimere: la caduta
della tradizionale autorità famigliare e la disgregazione delle lealtà dentro ai gruppi sociali,
per entrare così nella fase più matura di “soggetto collettivo” con propri obiettivi e impegno
civile. Essi diventano un soggetto trasversale che si integra alla mobilitazione di massa
con un’identità più definita; ma tale integrazione tra movimenti vede dall’altro lato
l’esclusione da parte delle istituzioni sociali, dei giovani. In questa fase avviene il
passaggio da rifiuto individuale a movement, che si differenzia dalle tradizionali forme di
protesta (nate dalla lotta operaia) e la critica alla società si basa, non su presupposti di
classe (sfruttamento di uomo su uomo), ma sulla scoperta della “falsa coscienza” di cui è
permeata la democrazia occidentale,ovvero la libertà che viene presentata dalla società è
falsa, perché→non ha progettualità e le scelte possibili sono controllate dal potere che ci
impone cosa pensare e credere, quindi definisce il campo dei valori su cui si fonda la
personalità (ad es votare significa scegliere ma alla fine non cambia niente perché tutto è
ricondotto al padrone).

Mondo beat era una rivista scritta dai “capelloni” (stabiliti a Roma e Milano)che era il primo
fenomeno del movement→la loro scelta fondamentale era quella di vivere in un mondo a
parte, dopo aver rotto con la famiglia e la società,assumendo uno stile di vita senza fissa
dimora ne lavoro( si basa sulla cittadinanza universale). A Roma i Capelloni erano→figli di
proletari scappati di casa e senza autorità; questi assomigliavano ai teppisti di qualche
anno prima, ma si differenziavano da questi per il fatto di avere una scelta culturale e
ideale libertaria e non violenta; invece a Milano la differenza coi teppisti era data dalla
costruzione di un capeggio autogestito, basato sull’eguaglianza, libertà e
solidarietà→dopo molte pressioni della magistratura fu smantellato dalla polizia in modo
simbolico; successivamente veniva anche sequestrata la rivista perché era caratterizzata
da: libertà sessuale, contrarietà all’imperialismo e alle guerre e dava nuove posizioni
contrarie a quella dei due blocchi della guerra fredda. Questo vivere ai margini era
ambivalente perché→prevedeva delle irruzioni nella cittadella da parte dell’integrazione
consumista attraverso le manifestazioni di massa e la capacità di orientare gli
atteggiamenti dei giovani che non appartenevano al mondo beat.

Alle origini del movimento


I capelloni sono alle origini del movimento italiano, che si caratterizza per tre elementi che
vanno anche oltre al ’68:

1. Critica alla società dei consumi;


2. Il rifiuto di un’integrazione concentrata sui modelli acquisitivi;
3. Internazionalismo pacifista.

Dunque alla base del movimento c’era l’insoddisfazione giovanile, che era alla ricerca di
modelli di vita alternativi,rispetto a quelli basati sul successo individuale, e inoltre miravano
alla liberazione→dalle forme molteplici di controllo sociale, dai riti delle società di massa e
dalle autorità,oltre che dai codici comunicativi radicati. Lo stesso Pasolini cerca di capire
cosa fanno questi capelloni e sostiene che creano un anticorpo alla società tramite il
rifiuto,rischiando la subalternità con la rottura così radicale; però egli non riesce a cogliere
(come molti altri) che per la prima volta in Italia stava nascendo un movimento collettivo
giovanile,che aspirava alla valorizzazione dell’individuo,al riconoscimento della differenza
e alla promozione della cittadinanza; quindi esprimevano valori democratici che erano
lontani dallo stampo fascista dei giovani del primo dopo guerra. Un altro segno che
lasciava l’esperienza dei capelloni , al movimento giovanile era→la concezione del
movimento stesso come spazio fisico per praticare in modo quotidiano esperienze di
gruppo, che (oltre ai fini dichiarati) erano finalizzate alla creazione di ambiti di vita
comunitaria separata. Nel movimento non ci si iscriveva, si viveva e basta, in modo che si
perdevano i confini tra momenti di azione pubblica e moment privati. Dunque i riferimenti
culturali su cui si basa la formazione di questa generazione erano diversi tra cui→il mito
delle lotte di liberazione del terzo mondo, impersonato da Che Guevara (assunto come
metafora delle giustizie mondiali e della raggiunta mondializzazione dei processi
economici e sociali);inoltre c’erano la teoria dei bisogni,l’antifamilismo, il marxismo,la
psicanalisi. Quindi anche nella fase nascente del movimento, si stava delineando uno dei
caratteri di fondo della mobilitazione giovanile→la rivendicazione di un percorso autonomo
di definizione della propria soggettività ( di cui essere padroni) che passava attraverso sia
la costruzione di nuovi ambiti di comunicazione, sia attraverso la ridefinizione dei rapporti
pubblico privato. In sostanza i movimento giovanili si configurano come una rivoluzione del
soggetto, contro le prescrizioni imposte dalle convenzioni sociali e contro la società che
sembra che ci liberi dai bisogni, ma allo stesso tempo minaccia una perdita dell’identità
personale. Nel ’66-’67 questa rivolta si diffonde e divenne un movimento collettivo sempre
più politicizzato →anche se questa politicizzazione è originale, perché si colloca a sinistra,
ma era lontana dalle ascendenze classiste, e si muove in un orizzonte culturale distante
dalla tradizione organizzativa del movimento operaio ( al punto di entrare in conflitto coi
gruppi che si riconoscevano in essa). Tale politicizzazione era il risultato di processi
diversi→da un lato era la manifestazione nella sfera pubblica della frattura tra generazione
e società; dall’altro era una critica alla politica dei sistemi democratici occidentali
(atteggiamenti antipolitici); infine era una presa di parola di un nuovo soggetto collettivo,
che rivendica il proprio diritto di liberazione. La lotta politica significa per questo
movimento, occupare scuole, uni ecc per trasformarli in spazi di vita alternativi e centri di
aggregazione generazionale, nei quali vengono meno le appartenenze sociali, politiche o
religiose di ognuno. In effetti la politicizzazione e sviluppo del movimento avvennero in un
momento in cui in Italia si diffuse il conflitto per→la conquista e difesa degli spazi
d’espressione antiautoritaria (le case matte) del contropotere giovanile; infatti su di loro si
scatenarono le forze dell’ordine, le organizzazione neo fasciste e le autorità accademiche
ed ecclesiastiche. In questi anni si verificarono una serie di eventi che costituirono il
legame di questo movimento→il primo fu l’occupazione delle università di Pisa, Roma e
Trento, che vedeva tra le motivazioni: la critica ai saperi imposti dalle istituzioni
accademiche e alle finalità della formazione (che si tradusse in assemblee e controcorsi) e
infine la rivendicazione al diritto allo studio per superare le disuguaglianze tra ceti.
Bastarono le prime mobilitazioni per spazzare vie le organizzazioni rappresentative dei
partiti all’interno delle uni (Ugi e Unuri) perchè erano poco rappresentativi degli studenti ed
estranei ai processi di politicizzazione in corso. Ma non è da dimenticare che,prima del’68,
le mobilitazioni studentesche erano organizzate da queste organizzazioni→infatti a Pisa,
Napoli e Roma le prime iniziative furono mosse da queste, ma presto le associazioni
furono travolte dalla carica delle contestazioni dei movimenti, che erano incompatibili con
tali organizzazioni e dal rifiuto degli studenti di una rappresentanza delegata in nome della
democrazia diretta. Inoltre le università furono i centri del movimento pacifista contro la
guerra nel Vietnam, che nel ’67 si diffuse ancora di più. In quegli anni gli studenti si
incontrano con la classe operaia, coi militanti della federazione giovanile
comunista/socialista e con gli intellettuali marxisti, che si erano raccolti intorno a delle
riviste (es quaderni rossi,classe operaia ecc) che erano impegnate in una revisione critica
della cultura politica dei partiti di sinistra. Questo incontro intensificò i contatti con la
tradizione ideologica del movimento operaio e la generazione del movimento, orientando
la loro politicizzazione; inoltre l’incontro creò numerosi centri antiimperialisti detti case
matte,che connotarono il movimento. Nella mobilitazione ebbero un ruolo importante
anche i cattolici (oltre che gli ebrei e protestati) infatti le prime uni a mobilitarsi furono
quelle cattoliche di Milano e Trento; questo fatto mette in luce la profondità dei processi di
ridefinizione dell’identità dei credenti, promossi dal pontificato di Giovanni, che si intrecciò
con la modernizzazione e secolarizzazione della società. Dunque il mondo cattolico è uno
snodo impo del movimento giovanile,che trovò i suoi primi centri di aggregazione anche
nelle parrocchie (specie centro e sud)→queste comunità (guidate da parroci
anticonformisti) fanno ripensare al ruolo del cristiano nella società contemporanea e il
senso della fede in una società piena di ingiustizia e disuguaglianza. Alcuni precetti
religiosi fanno così avvicinare le comunità al movimento operaio, impegnato nella lotta in
fabbrica, oppure ai contadini del Vietnam e dell’America latina, che sono oppressi
dall’imperialismo americano. Questo ripensamento della testimonianza della fede e il
nesso fede- impegno politico coinvolgono anche il protestantesimo che fa diventare la sua
rivista (gioventù evangelica) un foglio di battaglia contro la tradizione religiosa delle
comunità. In questo contesto nel’67 il prete Don Milano scrive una “lettera ad una
professoressa” nella quale denuncia→la selezione di classe presente nella scuola
dell’obbligo, l’autoritarismo dei rapporti tra docenti e studenti e il disagio degli studenti
stessi; così questa lettera diventa il manifesto della generazione (sia di credenti che non)
nella quale si combinavano tutti i principali messaggi del movimento:

● La critica alla scuola e alla cultura dominante;


● L’esaltazione della politica come pratica quotidiana e come utopia;
● L’opzione rivoluzionaria come punto di rottura etico e quindi intransigente col potere.
Queste scelte entrarono in collisione con il pontificato del nuovo papa Paolo VI, che voleva
normalizzare la chiesa e imporre una lettura pacificata e riduttiva del messaggio
giovanneo per integrarlo alla tradizione cattolica; così a partire dal ’68 molte comunità che
si erano create furono sciolte e molti dei parroci che le avevano promosse (don Mazzi a
Firenze) vennero trasferiti o sospesi e la chiesa si metteva in una posizione intransigente
contro l’eterodossia,sconfessando la teologia della liberazione (che era l’esito degli
impegni dei credenti verso l’oppressione dei popoli del sud). In quegli anni (‘66/’67)
nacquero anche i primi centri di aggregazione di donne e ragazzi (il primo fu il gruppo
demistificazione antiautoritarismo Milano ’66) in cui il soggetto che si formava li dentro
scopriva: la differenza sessuale e che la liberazione umana passava attraverso la
trasformazione totale della condizione femminile. Così in quel gruppo nacque il
femminismo→ una componente autonoma del movimento,caratterizzata per la critica alla
tradizione emancipazionista dei movimenti delle donne che erano egemonizzati dalla
sinistra; inoltre prendeva campo la convinzione che l’oppressione femminile nascesse
dall’interiorizzazione dei ruoli patriarcali della famiglia. Poi proliferano anche i nuovi gruppi
musicali. Ad ogni modo questi mondi associativi diversi tra loro erano aperti→coltivavano
una separatezza col mondo borghese e adulto dei genitori, però erano aperti a nuove
adesioni; quindi erano caratterizzati da dimensioni multiple di una spinta alla
partecipazione che attraversava tutta la generazione. Questi giovani “abitavano” questi
luoghi e le manifestazioni, le occupazioni ecc erano un modo per esprimere la loro
politicizzazione e impegno pubblico.

Critica della scuola, critica dei saperi

La caratteristica che accomunava tutti i giovani del movimento era il fatto di essere
pienamente scolarizzati; in questo caso la condizione di studente e giovani si
sovrapponevano e già questo mette in luce la profonda trasformazione della società
italiana. Fino agli anni ’60 questa sovrapposizione aveva riguardato solo le elite, mentre
per il resto della popolazione essere giovane coincideva col lavoro (spesso minorile) e se
femmine con l’apprendistato da casalinga. Fino alla fine degli anni’50→i tassi di
analfabetismo erano alti (specie tra le femmine addette al lavoro domestico) anche se si
era raggiunta la totale scolarizzazione elementare; sempre in quegli anni gli iscritti alle
medie erano un milione, quelli alle superiori il milione e mezzo e all’università ci andavano
relativamente in pochi. Mentre negli anni ’60 il tasso di scolarizzazione si alza, perché
aumentano sia gli iscritti alle medie, che alle superiori e all’università (sia per maschi che
per femmine); ma bisogna notare che l’incremento si è verificato man mano che ci si
allontanava dagli inizi del decennio in questione→infatti tra il ’61 e ’66 la crescita degli
iscritti all’uni si è arrestata per balzare in avanti tra il ’67 e ’69. Quindi la situazione
generale vedeva un incremento della popolazione scolastica e una diminuzione di quella
attiva. Ormai alla fine degli anni’60 la scuola e l’uni erano diventate di massa, ma tale
processo era avvenuto in modo rapido, come l’industrializzazione, e quindi mancava un
disegno organico di riforma dei piani di studio e dell’organizzazione strutturale
scolastica,che non era in grado di adeguare l’offerta alla domanda di formazione;
nonostante in quegli anni ci fu il lavoro della “commissione d’indagine sullo stato e
sviluppo della pubblica istruzione in Italia” sotto la presidenza del Dc Ermini. Se si esclude
l’introduzione della scuola media unica (del ’62 centro sinistra) il sistema scolastico italiano
era rimasto alla riforma Gentile degli anni’20. Le scuole superiori rimanevano divise
tra→licei (che davano una formazione elitaria e di cultura umanistica) e gli istituti tecnici
professionali (pensati come luogo di apprendistato per i giovani destinati al mercato del
lavoro con ruoli tecnici). Tale distinzione sembrava sempre più anacronistica perché→era
accresciuto il divario tra i profili professionali richiesti dal mercato e la formazione data
dall’istruzione tecnica; per lo scarto crescente tra rapidità dell’evoluzione tecnologica e
lentezza dell’aggiornamento dei programmi scolastici; e infine perché si era approfondito il
divario tra la gamma dei saperi dati dalla scuole e la richiesta culturale che veniva dai
giovani. La domanda di nuova cultura da parte dei giovani era mossa dal dinamismo
sociale, dagli effetti del cresciuto livello di benessere e consumi, che costruivano insieme
un’identità collettiva dei giovani che aumentava il divario tra domanda e offerta di cultura.
In sostanza gli effetti della massificazione della scuola e dell’uni furono molteplici:

1. Quello di trasferire nella scuola le contraddizioni di classe ai nuovi studenti che


provengono dalle famiglie meno abbienti, con un patrimonio culturale ristretto e forse
non ancora del tutto integrati nella comunità;
2. Un sistema scolastico chiuso che man mano che si saliva l’ordine gerarchico non
offriva percorsi formativi differenziati e rispondeva al disagio giovanile solo attraverso
l’espulsione.

Cresce così la selezione che si basa sulle diseguaglianze sociali e di genere, creando un
meccanismo di espulsioni, irregolarità di frequenza, bocciature, barriere all’accesso ai
gradi alti di istruzione; inoltre la selezione era alimentata dalle carenze culturali degli
insegnanti, perché→utilizzavano la prerogativa di libertà di insegnamento per poter
continuare ad insegnare con pratiche obsolete, a tutela della condizione di insegnanti
rispetto a quella degli studenti. Così il corpo docente risponde in modo conservativo alla
massificazione scolastica, ma si trova in contrasto con la modernizzazione sociale in corso
e con il progetto di riforma della sinistra, che cerca di far diventare l’accesso scolastico
uno strumento d’inclusione (per classi subalterne) ed emancipazione femminile. Queste
resistenze sono ancora più solide nel mondo accademico, perché si cercò di bloccare con
una corporazione, i contenuti innovativi della riforma dell’università del ministro Gui nel ’65
(la 2314). Questa selezione praticamente negava il diritto democratico di→pari opportunità
per tutti i cittadini e che rimuoveva gli ostacoli culturali che impedivano la piena
esercitazione della cittadinanza; già il mancato esercizio al diritto allo studio favoriva il fatto
che si creassero meccanismi di esclusione ed emarginazione per i soggetti deboli, che
senza cultura avrebbero fatto più fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro. Questa
esclusione era tanto più insopportabile, quanto più era evidente che lo studio permetteva
l’ascesa sociale. Quindi le lotte studentesche del ’65 ’67 si basavano su questa
contraddizione sociale e si scagliano contro il progetto di riforma Gui perché→non aveva
dato strumenti di promozione del diritto allo studio e nemmeno organismi di controllo degli
studenti sui processi formativi, in grado di rompere il controllo accademico. Le tensioni
sociali prodotte dalla selezione si univano a quelle delle disfunzioni del mercato del
lavoro,che era incapace di dare un occupazione adeguata ai giovani scolarizzati con una
certa formazione; così i figli del ceto medio urbano si trovavano con aspettative disilluse, le
scuole erano sovraffollate e gli insegnanti incapaci di dare la giusta formazione. Però la
modernizzazione senza governo non riversava solo nelle scuole le tensioni di classe, ma
alimentava anche altre contraddizioni riferite alla differenze della domanda culturale degli
studenti e i saperi impartitidagli insegnanti; quindi si trattava di divaricazioni che colpivano
tutti gli studenti a prescindere dalla classe di provenienza. Il sapere impartito dalla scuole
era→obsoleto, tradizionale e utilizza codici comunicativi autoritari, e nel caso
dell’università è divisa in specializzazioni; quindi questo tipo di sapere, secondo gli
studenti, non era in grado di dare quella formazione culturale utile per sviluppare una
personalità libera, capace di orientarsi nella società e capire il senso del proprio agire.
Basta pensare che i giornali studenteschi si occupavano di temi come→religione, minaccia
nucleare,terzo mondo razzismo ecc, che non veniva insegnati a scuola o uni; quindi i
giovani si riunivano in questi luoghi formando una controcultura in cui essi stessi
acquisivano competenze culturali alternative,modellate sui loro interrogativi. È questo
background culturale che crea i giovani intellettuali del movimento. All’interno di questi
percorsi si andava delineando una concezione dell’apprendimento come parte integrante
dell’azione politica; infatti il nesso tra politica e pensiero è mosso da una duplice
convinzione:

● La convinzione che la conoscenza avesse senso solo all’intero della pratica militante di
cambiamento dell’ordine esistente;
● L’altra sostiene che solo l’esperienza del cambiamento produce nuovo sapere e nuovo
pensiero (diversi da quelli dati dalle istituzioni).

Dunque la cultura del movimento si basava su queste convinzioni e sul fatto che
bisognasse andare verso un sapere liberato dal principio di autorità, ma anche il rifiuto del
falso idolo della “libertà di pensiero” garantito dall’inclusione nell’ordine capitalista. Inoltre
per i giovani l’oggettività della conoscenza (che dava legittimità alle istituzioni scientifiche e
culturali) era un inganno che impediva di vedere i nessi che legavano sapere e potere;in
più la scienza su cui si basa l’università aveva creato i canoni di normalità e aveva
teorizzato le differenze tra razze e generi→aveva creato così i presupposti teorici del
dominio. Dunque il compito dell’intellettuale critico del movimento era→smascherare la
subordinazione della scienza agli interessi delle classi dominanti e di impedire la
produzione di quel sapere che era la funzione fondamentale della riproduzione del potere
(si criticano: lo specialismo e la funzione del sapere come comprensione della totalità del
mondo). Si pensava così ad un’utopia del sapere critico che avrebbe dovuto ridefinire le
scienze per renderle strumenti di liberazione.

Cap.7 l’evento Sessantotto

Premessa

Anche il ’68 italiano è un evento complesso del quale si dilatano i confini cronologici e si
stratificano i fatti. Non si può mettere in discussione il fatto che si tratta di un evento locale,
nel caos planetario dei movimenti giovanili, mobilitati contro→la società del benessere,
l’equilibrio geopolitico del terrore e l’oppressione dei popoli sotto l’imperialismo. Il ’68 in
Italia si manifesta come un esito imprevisto della rottura tra giovani e società, scaturita
dalla modernizzazione veloce e non governata, che ha cambiato la mentalità delle nuove
generazioni cresciute nella società dei consumi e nel periodo delle comunicazioni di
massa. Così anche tra i giovani italiani si crea una cultura collettiva che critica la
razionalità del capitalismo e voleva raggiungere l’utopia anti autoritaria, egualitaria e
pacifista; queste idee danno vita ad una serie di proteste, in cui questa cultura diventa una
visione del mondo fortemente politicizzata, in cui scuole e uni diventano i luoghi di scontro.
Questo fenomeno di manifestazioni e occupazioni→esplose nel ’68 assumendo la forma di
un movimento studentesco diffuso in tutte le università italiane, che si impegna in un
conflitto contro le uni stesse e lo stato. Si può dire che questo scontro divenne
rivoluzionario nel momento in cui si abbandonano gli spazi riformisti e le rivendicazioni
sindacali, lasciando lo spazio solo per la ribellione contro il potere (sia nelle uni, che in
famiglia e fabbrica). Quindi i caratteri comuni della cultura e delle forme di protesta
studentesche e la simultaneità spazio temporale dei conflitti→hanno alimentato la
convinzione che il ’68 sia un evento senza nazione, promosso invece da soggetti diventati
planetarizzati; si è dunque costituito nella polarità mondiale locale, ovvero si sono diffusi in
modo internazionale slogan e stili di vita, ma le esperienze politiche sono fondate su
comunità studentesche metropolitane, che non si sono mai unite a livello nazionale. Però
questa tesi sottovaluta il peso e il ruolo giocato dal contesto nazionale nel
determinare→cause, forme ed esiti del movimento di protesta nei singoli paesi; in questo
modo non si diversificano solo occidente e oriente, ma anche l’interno delle stesse nazioni
occidentali. Si può dire che il ’68 ha seguito dinamiche diverse in base ai tempi e modi
diversi seguiti dalla modernizzazione, dei caratteri specifici dei sistemi politici e infine della
forma stato presa da ognuno dopo la 2GM. In sostanza il ’68 è formato sia dal piano
mondiale, che in base alle specificità locali→dunque si può parlare di ’68 italiano,
cercando di individuare le sue specificità. La prima caratteristica del ’68 italiano è proprio
la sua lunghezza, cioè la mobilitazione studentesca è stata più lunga; si può partire dal
’67 in cui si raggiunge un certo grado di radicalità e diffusione, pere proseguire in tutto il
’68 esaurendosi in inverno→perché si sfaldarono i movimenti e cominciò un altro periodo
quello della fuoriuscita dalle università di avanguardie politicizzate e del loro incontro col
proletariato di fabbrica, ovvero i gruppi della sinistra extra parlamentare.

In questi mesi è possibile vedere 4 fasi delle agitazioni dentro alle uni:

1. La prima→fase di incubazione in cui c’è una stagione di lotte che finisce nei primi mesi
del ’67 e che si concentra su→opposizione verso i programmi di riforma (l’apice fu la
riforma Gui), tentativo di progettare una nuova università con spazi di democrazia
interni e sulla ridefinizione della formazione culturale. Le sedi pricipali di questo primo
momento furono: Venezia (sede architettura), Milano, Trento e Pisa.
2. La seconda→fase di esordio del movimento e radicalizzazione del conflitto (dura solo
due mesi del ’67) ed è caratterizzata dal cambiamento di idea,che passa da una
concezione riformista e sindacale dell’azione collettiva, ad un nuovo orizzonte politico
più rivoluzionario; il modello preso in considerazione era l’esperienza dell’uni di Berlino.
Le sedi principali sono: le comunità studentesche di Torino, cattolica a Milano e Trento,
però questa volta il movimento si generalizza anche al sud e in uni periferiche. In
queste due prime fasi si forma la leadership del movimento.
3. Terza→fase del ’68 vero e proprio,ovvero il periodo di massima espressione ed
espansione del movimento, che arriva in tutte le università d’Italia e fa diffondere:
occupazioni, manifestazioni ,violenti scontri con la polizia (valle Giulia a Roma) e
incontri con gli operai.
4. Ultima fase→dopo la fase di espansione della lotta si presenta il periodo delle
contraddizioni interne e di difficoltà,che trascinarono il movimento in un impasse
paralizzante, i cui esiti non permisero più l’evoluzione dei movimenti e scandirono la
crisi politica evidente già nelle elezioni del ’68.

Anche la geografia era un elemento specifico dell’Italia→infatti le lotte toccarono tutti i


sistemi universitari , a differenza che negli altri paesi UE, in cui il ’68 rimase confinato nelle
aree metropolitane e nelle capitali. In Italia ogni ateneo conobbe il ’68 e dove non c’erano
le università si mobilitarono gli studenti medi e i circoli spontanei formati da giovani; quindi
non è azzardato dire che il movimento si è diffuso su tutto il territorio nazionale. Ma anche
se il movimento non ha avuto gli stessi tempi per tutte le città, il fatto di aver superato le
differenze nord-sud, centro e periferia, evidenzia quanto è stata profonda l’unificazione
materiale del paese promossa dalla modernizzazione e quanto fosse radicata la frattura
tra giovani e società. Ma a parte questo la mobilitazione non divenne mai un movimento
nazionale guidato da un centro, rimase piuttosto attaccato ai diversi centri organizzativi e
così si enfatizzava la caratteristica anti centralista sostenuta dal ’68 mondiale. A parte tutto
esistevano dei punti di riferimento nazionali→ad es alcune sedi universitarie diventarono
un centro ideologico o politico, per il ruolo propulsivo che avevano nell’elaborazione
teorica; ma ad ogni modo nessuna esperienza locale sintetizza il movimento nel suo
complesso (come ad es in Francia l’uni di Nanterre).

Il prologo

La fase di incubazione si crea nel ’67 con sede a Milano, Trento e Pisa in cui vengono
elaborate le tesi della sapienza→che costituiscono il primo documento politico nazionale
del movimento studentesco. In generale il movimento è creato dall’impatto della
massificazione dell’uni sulle strutture accademiche, che sono inadeguate a reggere questa
crescita enorme e improvvisa di studenti. Oltre all’inadeguatezza degli apparati didattici
(che impedivano di seguire i corsi a causa del sovraffollamento, quindi si potevano
scartare gli studenti), c’era la carenza di docenti; infatti a Napoli fu pubblicato dagli
studenti il libro bianco sull’edilizia universitaria di Napoli, che denunciava il collasso delle
strutture accademiche. Dunque le lotte studentesche si situano in questo contesto e
vogliono creare delle riforme, facendo degli studenti dei soggetti propulsivi per la
riorganizzazione dell’università. È emblematico l’es della facoltà di architettura
nell’evoluzione del movimento→qui ci sono state molte lotte durante gli anni’60 e le
occupazioni fatte rivendicavano il ruolo del movimento degli studenti nel realizzare una
trasformazione democratica dell’uni, oltre che voler uno sviluppo organico della didattica e
delle attività di ricerca (come gestione democratica si intende la pubblicità dei lavori fatti
dal consiglio di facoltà). Un quadro di tendenze politiche simile emerge dalle lotte
dell’istituto di architettura di Venezia, in cui si richiedeva un disegno di riforma didattica.
Questa esperienza iniziale, in generale, segna anche le fasi successive del movimento,
che nel ’67 radicalizzò le sue lotte contro la politica scolastica del centro sinistra e dei suoi
disegni di riforma dell’uni. Così nella facoltà di architettura a Milano si radicalizza il
conflitto, che si tradusse nell’idea di autogestione dell’università da parte del movimento; in
questo modo si ricolloca la prospettiva politica del disegno di organizzazione didattica e
scientifica, in modo diverso. Dunque questo orientamento ,che voleva fare si che il
movimento studentesco fosse l’agente principale del progetto alternativo di organizzazione
degli studi (in senso anticapitalista e antiautoritario), si radicò così tanto che la stessa
assemblea e occupazione diventarono i luoghi operativi conquistati dagli studenti e
sottratti “all’università dei docenti”. Analoghe tendenze ci furono nell’università di Trento
(sociologia) in cui gli studenti avevano manifestato un alto grado di combattività politica
fino dalla metà degli anni’60 e nel ’66 il movimento si esprime attraverso un documento nel
quale si sostiene una diversa organizzazione dello studio e delle finalità della formazione.
Nelle riflessioni collettive fatte sulle funzioni sociali del sociologo (a Trento, mentre
avvenne per l‘architetto a Venezia e Milano) le grandi questioni dell’autonomia del sapere
e della neutralità della scienza, furono la base su cui si costruirono le proposte di una
nuova strutturazione dell’organizzazione degli studi universitari, funzionali alla formazione
della figura del sociologo (in questo caso)visto come→ricercatore indipendente capace di
riconoscere e dominare le implicazioni politiche di ogni ricerca sociale. È proprio su questa
base che le iniziative di studio alternativo e le occupazioni si configurarono come forma di
protesta e soprattutto come tentativo di trasformare l’uni in uno spazio studentesco
autogestito. Nemmeno quando nel movimento di Trento ci fu una battaglia per il Vietnam ,
in cui si coinvolse anche la città e finì con lo sgombero della polizia, si riuscirono ad
individuare i nessi tra: manifestazioni e battaglie fatte per la contestazione delle strutture
universitarie. Dunque l’elemento comune delle esperienze iniziali del movimento era→lo
sforzo degli studenti di imporsi come soggetto dell’università e di affermare il proprio
dominio sui processi formativi in cui erano coinvolti, per rompere i nessi tra:
scolarizzazione e divisione capitalista del lavoro; allo stesso tempo rivendicavano il diritto
all’istruzione funzionale per la presa di coscienza collettiva e alla piena espressione della
libertà individuale. Nonostante le lotte, l’orizzonte politico della contestazione studentesca
non possedeva ancora i caratteri radicali di eversività, che avrebbe assunto tra poco; gli
studenti di immaginavano ancora come soggetto sociale in grado di pensare ad una
grande riforma dell’università (basata su: diritto allo studio e libertà di ricerca). In effetti la
vera novità del ’68,che segnò il salto di qualità, fu che il nuovo protagonismo delle masse
studentesche,la loro spinta di riappropriazione collettiva e l’iniziativa politica, Travolsero le
forme storiche della rappresentanza studentesca. Infatti tutte le forme di mediazione che
delegavano un ristretto gruppo politico di rappresentare le istanze studentesche, nel
sistema politico, saltarono, perché il movimento rifiutava la tradizione organizzativa della
democrazia delegata e sfuggiva alla definizione di movimento di interessi. Intanto i segnali
di un nuovo orizzonte politico si vedevano→ad es nell’esperienza di Trento che nel ’67
scrisse il “manifesto per una università negativa” e quindi si fa promotrice della
radicalizzazione del disegno politico del movimento. Trento lanciò la sua idea di
un’università negativa che riaffermasse nelle uni ufficiali la necessità di un pensiero:
teorico, critico,negativo che denunciasse quello che i mercenari chiamano ragione e
ponesse quindi le basi per un lavoro politico. Nonostante i riferimenti al socialismo, questa
prospettiva era lontana dal marxismo dell’esperienza pisana, che nacque a seguito di un
travaglio interno tra i suoi rappresentati degli studenti, in particolare dell’unione goliardica
italiana, e si riassume nelle tesi della sapienza del ’67→questo documento si basa sulla
concezione di studente come “forza lavoro in formazione” ,però rimase un concetto isolato
perché proponeva una cultura politica diversa da quella diffusa tra gli studenti. A parte tutto
queste tesi furono importanti perché→sono il primo tentativo di proporre un’analisi di
classe della condizione di studenti,facendo appello alla teoria marxista che avrebbe avuto
successo dopo. Dunque la proposta del sindacato studentesco era quello di vedere gli
studenti come forza lavoro in fase di qualificazione e oggetto del capitalismo; il tutto in una
fase di riorganizzazione del sistema produttivo che comportava una subordinazione della
scuola e dell’uni,allo stesso piano del capitale. Quindi in questo modo gli studenti
diventavano parte interna della classe operaia, il cui processo di sindacalizzazione portava
al conflitto di classe; infine l’esito di questa formazione di coscienza politica era la scoperta
che la controparte del movimento era la classe borghese dominante. Da qui nasce per la
prima volta il problema dell’alleanza tra studenti e lavoratori nella lotta anticapitalista e in
più il movimento e le scuole divennero i nuovi spazi (insieme alla fabbrica) in cui si va a
formare la dirigenza politica rivoluzionaria. Questa elaborazione teorica ebbe un certo
seguito, specie nelle uni (es Napoli) in cui c’era una forte presenza di rappresentanza
studentesca,modellata sul sistema dei partiti, nelle quali questi gruppi si formarono prima
del movimento di massa del ’68. In generale l’immagine dello studente proletario sarebbe
stata rievocata durante il ’68 e sostenuta dalle componenti marxiste leniniste del
movimento, animate dal doppio scopo di→ricondurre a quelle teorie l’analisi della
mobilitazione giovanile in corso e trovare una giustificazione classista al tentativo di
ricollocare gli studenti nel nuovo ciclo di lotte.

Novembre 1967: l’esordio

Ci si domanda che cosa abbia accelerato e scatenato l’esplosione delle lotte dentro alle
uni nel ’67 e come queste lotte episodiche siano diventati conflitti di un grande movimento
di massa, che si diffuse in tutto il paese. Nel ’67 sulla rivista Giacobino (del Psiup)si
leggeva che anche gli studenti hanno un potere,ma manca qualcosa che unifichi questi
episodi isolati di lotta; così proprio nel ’67 accadde quella svolta nelle lotte studentesche.
Dopo l’inizio del nuovo anno scolastico università come→palazzo campana a Torino, sacro
cuore a Milano e sociologia a Trento, divennero il luogo del nuovo movimento, diverso da
quello di prima perché era più radicalizzato e con una nuova cultura politica. Dunque ci
furono diversi fattori che fecero modificare la situazione nelle università italiane:

● Prima di tutto l’esplosione delle immatricolazione, che con la strozzatura tra


scolarizzazione di massa e inadeguatezza delle strutture trovò nel novembre del ’67 il
momento di maggiore tensione;
● La distribuzione della scolarizzazione era disomogenea sul territorio e all’interno delle
facoltà ed erano più colpite→le grandi città con molti iscritti e alcune facoltà più
professionalizzanti ingegneria medicina ecc).
● Questo allargamento degli studenti era dovuto all’accesso ai gradi più alti di istruzione
ai figli della piccola borghesia povera (impiegati),dei lavoratori autonomi e tecnici, che
prima avrebbero dovuto fermare i propri studi ai livelli intermedi. Questi studenti
avrebbero voluto avere migliori possibilità in futuro continuando gli studi e coloro che
venivano dagli strati più poveri dovevano lavorare per mantenersi gli studi→quindi gli
studenti lavoratori erano in maggioranza.
● Questi studenti proletarizzati subivano di più le disfunzioni strutturali dell’uni e furono i
primi a reagire al progetto di riforma Gui del’67 sulla pubblica istruzione.

Questo progetto di riforma non recepiva le aspirazioni del movimento degli studenti, ma
anzi faceva finalizzare l’istruzione al mercato del lavoro e quindi segnava la fine delle
ipotesi di ricerca scientifica e qualificazione reale del laureato; anche le sue intenzioni più
feconde erano intrecciate con le strutture tradizionali dell’università fondate su: potere
gerarchico, del quale non ne limitava il dominio dentro alle uni. Infatti questo disegno
vedeva una riorganizzazione degli studi dando la priorità ai docenti e un nuovo rapporto
tra ricerca e didattica. La riforma Gui accelerò la presa di coscienza degli studenti sul fatto
che si stava verificando una trasformazione nei rapporti tra: scuola, mercato, condizioni
sociali e status acquisibili, ovvero la mobilità verticale diventava sempre di più un miraggio,
se non per una piccola fascia di studenti di ceto medio. Quindi questa riforma (come
sostenne un movimento dell’uni cattolica di Milano) era un tentativo di→combinare
l’esigenza del sistema capitalistico di riorganizzare l’istruzione per dare agli studenti una
preparazione ai nuovi ruoli professionali; e di controllare le lotte con l’eliminazione delle
storture più evidenti. In questo modo aumentava la subordinazione del sistema scolastico
alle esigenze del sistema sociale e capitalistico. Così facendo gli studenti (specie quelli
meno abbienti) si scoprono merce e parte integrante del meccanismo formativo che le
classi dirigenti intendevano far funzionare meglio per il mercato del lavoro, lasciando
immutate la sua inefficienza, arretratezza ecc. A tal proposito gli studenti di Trento
sostengono che→le uni sono dei sistemi produttivi che producono l’uomo come merce e
forza lavoro, il suo scopo è collocare la merce nel mercato al fine che sia vendibile e
consumata. Ma l’università deve calibrare la sua produzione in base ai bisogni del mercato
infatti questa nel processo di produzione crea dei blocchi per smaltire sul mercato parti
della forza lavoro qualificata (crea uno scarto tra immatricolati e laureati, tra iscritti e
frequentati). Inoltre la valutazione accademica era il criterio per differenziare le biografie
dei singoli, ma queste non erano scientifiche bensì erano funzionali alle finalità mercantili
dell’uni (dietro al professore che vota c’è sempre lo stato e la morale borghese, che valuta
la forza lavoro). Non a caso il punto polemico principale del movimento era il diploma
professionalizzante,alternativo alla laurea pensato dal progetto di riforma Gui. Inoltre si
aggiunsero altre contraddizioni (oltre alla mobilità verticale limitata)→ad es la
modernizzazione stava erodendo lo status, il potere e i vantaggi economici acquisiti dai
ceti intermedi; mentre la riorganizzazione dei processi produttivi verticalizzava i centri
decisionali dentro all’organizzazione del lavoro, riducendo gli spazi di dirigenza e
allargando quelli delle funzioni tecniche subalterne. Quindi la promozione sociale doveva
essere una necessità per poter mantenere le posizioni sociali acquisite, che sfociava nella
competizione tra queste professioni.

Si delineano così le caratteristiche di fondo della svolta nel movimento durante il ‘67/’68;
queste ragioni di fondo scaturirono dalla presa di coscienza collettiva dello scarto tra:
formazione e sbocchi professionali,che rendeva subito percepibile la contraddizione tra
massificazione delle uni e divisione del lavoro. Ma all’interno di questa contraddizione non
si crearono spinte reazionarie, ma piuttosto una gigantesca secessione culturale di una
generazione che si trasformò in un movimento di massa originale, nel quale si radicalizzò
il processo di politicizzazione verso sinistra. Inoltre a determinare questo fenomeno di
massa ci furono alcuni eventi internazionali→la morte del Che, l’offensiva del Tet e l’avvio
della protesta studentesca in altre parti del mondo. Dunque riassumendo, le basi del
movimento sono:

● Un progetto utopistico di nuova cultura e società,partendo dalla critica verso la cultura


impartita dall’università;
● Riflessione complessiva del ruolo delle scienze e dell’intellettuale scienziato nella
società capitalistica;
● Individuare comuni condizioni sociali/materiali tra intellettuali e tecnici in formazione e
forza lavoro intellettuale dequalificata.

Secondo un documento degli studenti della statale di Milano→lo strumento principale di


integrazione che il sistema esercita verso l’uni è la tendenza a spingere all’estremo il
meccanismo di divisione del lavoro scientifico, riducendo la scienza e la cultura a tecniche
di manipolazione, che rimangono fuori da ogni scopo di cambiamento sociale (ad es
medici non sono in grado di fare una riflessione critica sul proprio ruolo). Dunque la cultura
e le scienze si stavano dimostrando come un insieme di saper inutili e lontane dalle
necessità di formazione professionale e dai valori di umanesimo (specie per le facoltà
scientifiche che facevano diventare gli uomini un appendice della macchina). In questo
modo l’uni appariva agli studenti come una fabbrica delle illusioni (perché occultava i reali
destini professionali) e allo stesso tempo rivelava di essere solo in grado di fornire una
preparazione scientifica arretrata rispetto alla velocità dell’innovazione tecnologica in
corso. Così in questo scarto tra formazione e lavoro si apre agli occhi degli studenti la
legittimità dei criteri di selezione applicati dall’uni→infatti la lotta egualitaria per il diritto allo
studio e contro l’autoritarismo si radicava all’interno di questa presa di coscienza del
carattere ideologico dei “vincoli di merito” i quali→frenavano la mobilità verticale delle
carriere (scolastiche lavorative) e alimentava il numero dei fuori corso ed espulsi. Il rifiuto
dei meccanismi di selezione e la delegittimazione dei criteri di valutazione era la
manifestazione più acuta del crollo del consenso studentesco, che dall’uni si dilatò alla
società e la sua intensità si può misurare con la spinta antiriformista del movimento del
’68. Quindi questo mancato consenso giovanile alle istituzioni formative si basava
su→diversi fattori che andavano oltre la cirsi di collocazione dei ceti medi nella
stratificazione sociale o al crollo delle speranze riformatrici di centro sinistra; era coinvolta
anche la percezione confusa della crisi dell’egemonia delle due superpotenze (specie
degli USA perché non riuscivano a far finire la guerra in Vietnam), si andava delineando un
nuovo equilibrio tra centro e semiperiferie del mondo. In generale ad aprire ancora di più la
frattura tra studenti e modernizzazione giocò un ruolo decisivo la cresciuta crisi etico
culturale del cattolicesimo italiano, che era già sotto le tensioni della modernizzazione e
all’instabilità aperta dalla rivoluzione conciliare di papa Giovanni 23 che per la prima volta
fece sgretolare il blocco tra conservatorismo cattolico e settori maggioritari dei ceti medi;
infatti il movimento del ’68 non colpì solo gli studenti ma anche le strutture cattoliche (es
azione cattolica e gioventù studentesca). Sempre nel ’68 si radicalizzò il conflitto tra
vescovi e comunità di base,che portò al loro scioglimento e trasferimento dei membri. Si
ruppero le capacità di influenza culturale dell’ascetismo extramondano che era il collante
ideologico del moderatismo cattolico, ma questa rottura non trovò l’adesione di massa
come nel caso dell’etica del lavoro del movimento operaio; invece si creò una nuova etica
antiascetica, nella quale la critica al consumismo si traduceva in una rivendicazione della
libertà per il soggetto, nella quale era giustificata la spinta al consumo. Da questa
prospettiva sono emblematiche le vicende della cattolica e dell’uni di Trento, perché
evidenziano l’esordio del movimento e soprattutto mettono in luce il cambiamento di
pensiero e di comportamento politico delle giovani generazioni cattoliche.

La storia della cattolica è da evidenziare se si vogliono cogliere le caratteristiche del


movimento del ’68 ; l’esperienza di questa università si accomuna con quella di Torino
per→la radicalità, il rifiuto delle pratiche riformiste, il fatto di costituirsi come una comunità
studentesca, luogo di identità per i militanti e infine l’escalation della violenza del conflitto.
La differenza invece consiste nell’intreccio (presente alla cattolica) tra: contestazione
antiautoritaria della società e sforzo di ridefinire il senso di testimonianza cristiana e anche
il peso diverso dato al rapporto con la tradizione operaia e della sinistra studentesca (che
è forte a Torino e debole a Milano). Quindi esplose il movimento alla cattolica, che si
caratterizza per la sua incomunicabilità tra studenti e autorità accademiche , che si
trasformò in uno scontro politico molto duro per le sue forme di lotta e repressione e anche
per l’articolazione delle tematiche in questione→ come ad es la politica economica seguita
dai dirigenti universitari e il controllo politico ideologico delle gerarchie religiose sulla
formazione della futura classe dirigente cattolica; in questa fase saltarono tutte le modalità
tradizionali del rapporto fede politica che caratterizzavano gli intellettuali cattolici. Nella
prima mozione del movimento nel’67 si delineano i caratteri della protesta:

● Non sono solo economici;


● Volevano l’abolizione dell’aumento delle tasse (che fece esplodere il conflitto);
● Volevano la democratizzazione dell’uni;
● Volevano La fine delle limitazioni interne, su cui si fondava la disciplina morale della
cattolica.

In sostanza gli studenti volevano che la cattolica→cessasse di essere un ghetto chiuso


all’interno da un universo normativo e culturale che isolava i suoi membri dal tessuto
sociale e civile della città. Di fronte ai fermenti iniziati col nuovo anno accademico il rettore
(Franceschini) decise di far chiudere la cattolica , con l’effetto di accelerare però la
radicalizzazione del conflitto, che degenerò nell’occupazione dell’ateneo e così dovette
intervenire la polizia per lo sgombero. Si aprì così un’intesa stagione di lotte che raggiunse
l’apice nel gennaio del ’68 con l’espulsione dei leader studenteschi (Capanna, Spada e
Pero) e proseguì fino all’estate. All’interno del conflitto,che aveva obiettivi democratici e
non rivoluzionari, prese corpo la politicizzazione (in senso antiautoritario e anticapitalistico)
di un’intera generazione priva di tradizioni politiche; questa generazione fu capace di
creare una propria cultura rivoluzionaria che combinava: marxismo, terzomondismo e
solidarismo cattolico, il tutto in una sintesi che segnò le esperienze politiche della sinistra
cattolica e dei movimenti di ispirazione cattolica. Cos’ il ghetto si ruppe e la profondità di
questo evento fu segnata dal fatto che coinvolse anche le figure più rappresentative tra i
giovani professori che si esposero nella lotta contro l’autoritarismo e successivamente
avrebbero fatto penetrare la nuova cultura politica del movimento, dentro
all’associazionismo operaio cattolico (Aci). Dunque la cattolica fu importante per il
movimento del ’68 ,soprattutto per il suo grado di permeabilità alle esperienze
esterne→qui si delineò la strategia dell’uso alternativo dell’università attraverso i
controcorsi e del controllo studentesco sui processi formativi; si formularono inoltre alcuni
obiettivi come: l’abolizione degli esami d’ammissione (in funzione antiselettiva), il
riconoscimento didattico dei controcorsi come parte integrante dell’attività politica del
movimento (che si estesero poi anche ad altre uni e che si affermarono come unico
elemento concreto dell’attività del movimento). Infine qui si precisò il significato e i
contenuti della cultura politica antiriformista del movimento che individuava nelle proposte
di congestione dell’università (ad es commissioni di studenti docenti con funzioni
consultive per sfuggire all’impasse della cattolica) come nella politica di riforma del
governo, un pericoloso disegno di integrazione del movimento degli studenti sul piano di
sviluppo del capitalismo, come avvenne per gli operai. Nel corso del conflitto si sente il
bisogno politico di uscire dall’università per entrare in contatto, non solo con gli operai, ma
anche con altri referenti sociali come→gli studenti medi (che si organizzano in un
movimento a Milano, cosa che non accade altrove), gli studenti lavoratori e gli insegnanti,
che si proposero come agente della democratizzazione della scuola, liberandosi dai vincoli
del sindacalismo. Dunque lo scopo era: costruire un fronte sociale contro la società
borghese, il suo modo di produrre, di studiare, stili di vita ecc. Va ricordato che questa
politicizzazione non porta alla scristianizzazione degli studenti della cattolica, anzi questi
cercano di coniugare anticapitalismo e cristianesimo, portando alle estreme conseguenze
l’ipotesi conciliare. Si andavano così costruendo alcuni capisaldi culturali, dentro al
movimento, nel fenomeno del “cattolicesimo del dissenso”→ovvero la delegittimazione dei
caratteri cattolici delle università, la contestazione della gerarchia ecclesiastica e chiesa e
si crearono i nodi cruciali della nuova identità cristiana che erano: fede e politica,
testimonianza evangelica e militanza rivoluzionaria. Quindi le lotte nella cattolica
rimangono un modello, ma vengono fuori i suoi limiti→il movimento fa fatica a durare nella
continua tensione per allargare il livello dello scontro; non riesce a superare la
contraddizione tra obiettivi immediati della lotta e programma strategico rivoluzionario e
antisistema (sproporzionato alla sua configurazione sociale). Nel gennaio del ’68 si delinea
il nodo problematico (capito già dal leader trentino Rostagno) ovvero la contraddizione tra
la lotta per i diritti e il carattere non riformistico del movimento, tra la tensione politica a
saltare gli obiettivi immediati e la necessità di chiudere le lotte. Quindi il movimento ripiegò
in un autoesaltazione di se stesso come principio e fine dell’agire politico il cui esito era
uno scollamento delle masse e dei leader; l’unica soluzione che aveva questa
avanguardia,per durare nel tempo era quella di proporsi come un partito e tentare di
prendere la guida del movimento operaio, cercando di togliere l’egemonia riformista. Tale
progetto ebbe qualche possibilità di realizzarsi sul serio→infatti è di qui che si avvia la
lunghezza del ’68 italiano perché si intreccia con la crisi di rappresentanza del movimento
operaio riformista.

L’apogeo del movimento: uniti contro il sistema


A gennaio comincia la mobilitazione studentesca a Nanterre e in Spagna; mentre in Italia
le occupazioni dilagano e vanno oltre Trento, Milano e Torino, e sono spinte dalla
repressione delle autorità accademiche e giudiziarie che incarcerano molti militanti; la
mobilitazione si estese anche ai docenti, ai sindacalisti che lottavano per il lavoro nel
mezzogiorno e ad altre città come: Pisa,Napoli, Livorno,Firenze e agli studenti medi dei
licei Brecht e Parini a Milano. L’ondata di protesta si ingigantì e tra marzo e gennaio del
’68 si arrivò a paralizzare il sistema universitario italiano→quindi in questi mesi si consumò
il ’68 italiano con un escalation di eventi: a partire dal 1 marzo con lo scontro tra polizia e
studenti a valle Giulia a Roma e poi si seguirono altre lotte negli atenei che resero il
movimento il principale attore politico sulla scena italiana. Il salto del movimento è stato
qualitativo rispetto al passato perché→gli studenti contestavano il sistema nel complesso
in cui l’università prendeva il ruolo di spazio fisico in cui si ricollocavano i ceti sociali;
inoltre il potere studentesco si può definire come: il diritto degli studenti di decidere in
modo determinante sulle strutture dell’università e sul suo funzionamento, in più essi
sostengono che debbano decidere il ruolo dell’università nella società, il piano di studi e
l’organizzazione dei corsi. L’impianto teorico era basato sul→rifiuto al capitalismo e ai suoi
modelli culturali mercificati e alienati; oltre che a riprendere la teoria marxista per
trasformare il malessere sociale e la mentalità antagonista dei giovani in un sistema
ideologico. Queste trasformazioni del movimento ebbero l’effetto di estremizzare le finalità
del conflitto→infatti la lotta vs la scuola di classe si perse e il controllo sulla propria
formazione venne abbandonato come obiettivo, specie dai leader marxisti. Si impose così
la tendenza a trasformare il movimento in uno strumento rivoluzionario politico e le
università in case matte, nelle quali organizzare la forza del contropotere studentesco e
aprirle ai contatti con gli operai, che si consolidavano sempre di più man mano che le
avanguardie studentesche andavano verso le anticipazioni dell’autunno caldo. Quindi da
un lato gli obiettivi del movimento andavano verso una riproduzione dentro alla scuola
delle lotte di fabbrica e dall’altro la mobilitazione era spinta a travolgere e negare gli stessi
obiettivi intermedi che aveva creato al suo interno, perché suscettibili di essere integrati
dall’avversario. Però questa strategia avrebbe mostrato i suoi limiti→ad una
microconflittualità orientata a soluzioni riformiste(vista come strumento di
rappresentazione del movimento) si sovrappose uno scontro politico generale
rivoluzionario (perché privo di ogni spazio di mediazione che consentisse alle lotte di
sfuggire alla repressione).

Inoltre va considerata la situazione politica italiana di blocco,senza alternativa tra i partiti di


maggioranza di centro sinistra; le stesse forze politiche erano incapaci di dare una risposta
riformatrice ai movimenti sociali→come intervento si ebbe solo l’offensiva repressiva
capeggiata dai rettori autoritari (Franceschini o D’Avach) o da questori e magistrati, che
aggravò la frattura giovani stato. Era certo un paradosso il fatto che la generazione nata in
periodo di democrazia non riuscisse ad avere un incontro diretto fatto di riforme coi
politici , ma solo la repressione violenta della legge. Il movimento fu dunque lasciato ai
margini senza ottenere dallo stato nessuna legittimazione, volta a sanare l’offensiva
morale→infatti la repressione non si limitò agli scontri con la polizia, ma si manifestò in
una sordità culturale delle istituzioni nei confronti dei bisogni sociali dettati dalla protesta
giovanile. L’esempio più evidente fu la condanna del prof Braibanti che fu condannato per
plagio ad uno studente→il caso scosse l ‘Italia e mette in luce i meccanismi di
pensiero/comportamento che costituiscono un pericolo per ogni uomo libero. Questa
condanna fu vissuta dagli studenti come una condanna alle loro aspirazioni di libertà e di
autonomia culturale. Inoltre ad accentuare il paradosso contribuì il fatto che le forze
politiche assunsero un atteggiamento di chiusura verso i movimenti ed erano incapaci di
confrontarsi con il loro spirito antiistituzionale e il loro rifiuto a farsi rappresentare dai partiti
(specie quello di sinistra). La frattura tra giovani e sistema politico emerse in occasione
delle elezioni del ’68 quando il movimento annuncia il suo rifiuto a partecipare alla
campagna elettorale e a riconoscersi nella democrazia rappresentativa; inoltre invitava i
giovani a disertare le urne o annullare il voto. Ma nonostante ciò i risultati elettorali misero
in luce lo spostamento a sinistra dell’opinione pubblica segnalato da diversi fenomeni: il
regresso della destra estrema, il successo elettorale del psiup e l’avanzata comunista, che
spostavano l’elettorato dal centro sinistra. Dunque questa frattura giovani-istituzioni
sradica il movimento dalle opzioni democratiche e offusca agli occhi dei giovani, la
differenza tra stato di diritto e stato autoritario; quindi continuavano le proteste dei giovani
sull’onda del fallimento dello stato democratico. Ma ormai venivano fuori le aporie del
movimento stesso,che ormai si riduceva a→difesa dell’università come spazio
comunitario, un’esperienza totalizzante sul piano esistenziale, che non riusciva a far
trovare sbocchi politici alla sua critica morale della società; solo che tale critica non rimase
limitata, ma si estese e fu capace di influenzare ampi settori del mondo intellettuale. Ad
esempio influenzò non solo le avanguardie culturali radunate attorno a certe riviste (i
quaderni piancentini), ma questa adesione intellettuale uscì specialmente in due episodi:

1. La biennale di Venezia→la maggior parte degli artisti presenti ritirò le sue opere per
essere solidali con gli studenti dell’uni e con il gruppo di giovani repressi dalla polizia;
2. La mostra del cinema di Venezia→fu occupata da un gruppo di giovani cineasti e un
gruppo di vecchi maestri del neorealismo.

Queste due occasioni fanno capire che anche gli autori significativi del cinema aveva
recepito la lezione del movimento studentesco e decisero di unirsi alla loro protesta.
Questa scelta di unirsi alla protesta influenzò i film d’autore italiani (ad es nasce il nuovo
genere western in cui sono inserite tematiche di rivoluzione e politiche). Ma anche nel
capo teatrale si inserisce un fenomeno analogo→dal ’68 prende campo il teatro che critica
in modo radicale lo spazio teatrale stesso e si creano luoghi di rappresentazione alternativi
(alcuni autori creano la nuova scena che viene fatta in spazi pubblici come fabbriche e
così il teatro diventa totale); poi a Milano nasce il teatro politico e a Roma nasce il teatro
alternativo. Ma i rapporti tra movimento e intellettuali prosegue con l’influenza anche di
altri campi professionali, con lo sviluppo di associazioni come: la magistratura democratica
e la medicina democratica,che fecero proprie le critiche del movimento verso la neutralità
della scienza o al carattere di classe della giustizia. Il movimento più famoso che si crea è
quello dell’antipsichiatria di Basaglia, che denuncia il manicomio come struttura repressiva
volta a trasformare il malato di mente in escluso e vittima delle istituzioni totali, che
avevano lo scopo di segregarlo e occultarlo alla vista della società normale; quindi questa
battaglia contro l’esclusione dei folli aveva dei punti in comune con il movimento degli
studenti nella lotta antiautoritaria. Però l’adesione intellettuale non fu unanime→il ’68
italiano pareva ad alcuni una carnevalata messa in scena dai giovani cresciuti nell’era del
benessere e diseducati; lo stesso Pasolini critica gli eventi degli studenti a Valle Giulia
accusandoli di essere figli di papà e si schiera dalla parte della polizia vedendola come
vero proletariato, nati nell’Italia povera. Era una critica radicale che esprimeva→lo stato
d’animo e l’atteggiamento politico di molti intellettuali comunisti, che ebbe l’influenza di
creare l’atteggiamento del pci verso il movimento.

L’inevitabile declino

Dopo l’interruzione estiva delle attività scolastiche il movimento entra in crisi ed è

dimostrato da diverse variabili:

1. Le lotte non ripartono;


2. L’assemblea generale è uno strumento sempre meno efficace per elaborazioni
politiche, dibattito democratico e controllo degli studenti sul movimento e i gruppi
dirigenti;
3. I controcorsi e i seminari non riescono a ripartire e ad aggregare i nuovi iscritti nel ’68;
4. I collettivi di facoltà (che sostituivano le assemblee generali per far radicare il
movimento tra i giovani) non riescono a decollare e sono l’elemento più fedele nel
dimostrare che il movimento non riesce più a prendere campo tra gli studenti.

Il problema (secondo Bobbio, Viale)di fondo sembra essere il fatto che il movimento
sopravvive oltre la fase di blocco permanente delle attività didattiche, che si verificò in
primavera ed ebbe conferma nell’autunno ’68. Intanto l’unità politica antiriformista del
movimento inizia a sgretolarsi e sotto la pressione della composizione sociale prevalente
tra gli studenti, presero a divaricarsi le componenti e le esperienze differenziate che erano
confluite al suo interno. Ma secondo le ricerche di alcuni sociologi dell’uni di Milano le
direttrici di questa divaricazione erano riconducibili ad una duplice tendenza→nelle facoltà
in cui si creava un ruolo professionalizzante reale, l’atteggiamento degli studenti era meno
critico e conflittuale; invece dove gli sbocchi professionali erano più irreperibili, si creava
un atteggiamento radicale ed eversivo. Quindi i gruppi dirigenti degli studenti cercano di
risolvere questa crisi d’identità del movimento (che metteva in luce la sua difficoltà di
durare nel tempo) e di calibrare l’elaborazione teorica e la progettualità politica delle
avanguardie politicizzate con le possibilità limitate di questi soggetti sociali; insomma
cercano di trasformare il movimento in un partito di tipo nuovo, capace di garantire ai ceti
espressi nel movimento una rappresentanza in grado di entrare nella sfera politica. In
sostanza il nuovo partito “rivoluzionario” diventa il terreno di confronto tra le avanguardie e
il sistema politico, attraverso il quale si poteva riformulare il problema dell’unità tra studenti
e ceti sociali subalterni e tra movimento- tradizione del movimento operaio. Ma il processo
di passaggio da movimento a partito→non è univoco ,ne omogeneo perché è segnato
dalle storie locali del ’68 che segnavano i modi differenti in cui i movimenti sarebbero
diventati partiti. però un filo rosso ricollegava le varie esperienze come ad es→il
radicalismo antiautoritario del movimento di Torino, trentino e Milano collegato con la
nascita dell’azione politica del gruppo “lotta continua”; il sindacalismo pisano e
l’accentuazione classista del movimento romano collegati con l’operaismo
dell’organizzazione di “potere operaio” o dell’”unione comunisti italiani”. Nel sud invece
proliferano diverse esperienze alcune di stampo leninista e marxista (Circolo Lenin di
Puglia poi confluita nell’organizzazione comunista marxista leninista fronte unito)o il circolo
città campagna di Cagliari fatto da alcuni studenti. A questa formazione di gruppi locali si
combina la mobilità territoriale delle avanguardie che genera il rimescolamento delle
appartenenze e ideologie→ad es: l’unione dei comunisti italiani (Roma) riuniva parti del
gruppo dirigente del movimento studentesco romano , con l’esperienza “falce martello” di
Milano,che si riconobbero nel marxismo leninismo e una militanza politica vissuta come
rigenerazione della piccola borghesia a fianco del proletariato. Poi potere operaio raccolse
ex militanti del psiup e dei leader del movimento studentesco romano, si unì poi con un
gruppo di militanti milanesi, torinesi, emiliani che crearono un’organizzazione nazionale
estremista operaia. Infine lotta continua fu in grado di raccogliere al suo interno delle
esperienze organizzative locali e avanguardie studentesche, in diversi luoghi
raggiungendo le dimensioni di una organizzazione nazionale. All’interno di questa
geografia di gruppi partiti è possibile enucleare le tendenze politiche in un insieme di
gruppi politici; le tendenze furono due:

1. Una marxista leninista→pensava al partito con i modelli terzinternazionalisti e inseriva


la formazione della nuova entità politica dentro alla continuità storica del movimento
operaio comunista;
2. Nuova formazione politica collocata fuori dalla tradizione del movimento operaio; era
più intesa come espressione delle avanguardie di massa nate nelle scuole e nelle
fabbriche nel nuovo ciclo di lotte ’67 ’68.

Il punto in comune di entrambe era→assumere il marxismo come teoria generale della


rivoluzione. A determinare le diverse connotazioni ideologiche e politiche nelle diverse
organizzazioni rivoluzionarie scaturite dal movimento, incisero la formazione/ tradizione
politica di quei quadri legati all’estremismo marxista leninista, i quali avevano partecipato
come intellettuali alle lotte studentesche e ora sono diventati dirigenti nel guidare questa
fase di transizione (infatti questi militanti escono fuori sia nell’esperienza torinese, che
insieme agli studenti creano i gruppi extraparlamentari; sia nell’esperienza milanese in cui
si creano delle “scuole” per i militanti fatte dalla rivista falcemartello e da sezioni del psiup).
Quindi in generale entra in contatto con la generazione del ’68 un’altra generazione fatta
di→persone più grandi, legate alla tradizione dell’estremismo ideologico (ai margini del
psiup, psi e pci) fiorita nel dopoguerra e che aveva già fatto esperienza politica nei partiti o
nei vecchi organismi studenteschi (spazzati via dal movimento del ’68) ed erano estranei
alla cultura antiautoritaria e libertaria del movimento. Era una generazione di militanti che
era stata messa ai margini dall’esperienza del ’68, che ritorna in auge fondendosi con le
avanguardie di massa espresse dalle lotte del ‘67/’68 e tenta l’impresa di dilatare
l’esperienza del movimento, proponendola come modello politico della mobilitazione del
proletariato e cercando così di contendere al pci la guida del movimento operaio (cioè si
vogliono mettere alla testa del movimento operaio per riproporre il conflitto tra riformisti e
rivoluzionari). Questo sforzo ebbe inizialmente successo perché→era un punto di
riferimento per i settori più radicali e giovani della nuova classe operaia “comune”, che era
l’epicentro sociale dell’autunno caldo e del ciclo di lotte del dopo guerra; infatti questo
nuovo soggetto (già emerso nelle lotte in p statuto a Torino) ritornò sulla scena con più
forza strutturale. Già nell’estate del ’68 il movimento operaio cominciò a mobilitarsi insieme
al movimento studentesco, ma quando il primo entrò in una crisi mondiale occupò
interamente lo spazio della protesta; questo movimento riprese dal movimento
studentesco alcuni elementi come→alcune forme di lotta, l’assemblearismo, la spinta
antiistituzionale, la mitizzazione della democrazia diretta e l’ostilità nei confronti del
movimento operaio organizzato (vissuto come tradimento delle aspettative rivoluzionarie
delle avanguardie). Dunque nelle principali realtà industriali, i gruppi di avanguardie
intellettuali (trasformati in piccoli partiti) abbandonano il proprio radicamento sociale
d’origine, le scuole e le uni ( diventate semplice luogo di reclutamento) per trasferirsi
davanti alle fabbriche e contendersi l’egemonia dei gruppi d’avanguardia del proletariato,
organizzato dentro ad organismi autonomi politico sindacali come: comitati unitari di base,
assemblee autonome e i circoli/ collettivi di operai proliferano dentro alle fabbriche
influenzando l’azione di massa e costringendo i sindacati a cavalcare la protesta per
evitare di perdere la rappresentanza del mondo del lavoro. Nonostante ciò i gruppi
rimasero un fenomeno marginale perché la strategia rivoluzionaria si rivelò inconsistente e
meno in grado di scalzare l’egemonia riformista sui lavoratori (man mano che si andava
verso la stabilizzazione del movimento operaio dopo l’autunno caldo). In conclusione
l’assalto al potere dei ceti medi risultò impossibile e i gruppi uno dopo l’altro si sciolsero,
dando però i propri membri alle nuove esperienze politiche che segnarono l’Italia degli
anni’80→dal terrorismo, al partito radicale, ai gruppi ecologisti e allo slancio
modernizzatore del partito del psi di Craxi.

Conclusioni

Il ’68 e dopo (uno sguardo planetario)

La maggior parte dei giudizi e analisi fatte sul’68 si sono concentrate sugli esiti immediati o
di medio periodo, manifestati negli anni successivi. Gli anni’70 sono stati anni di svolta che
hanno portato alla maturazione degli elementi di rottura già manifestati nel ’68; ad ogni
modo il risultato in ogni paese è stato diverso,accentuando le differenze già uscite fuori nel
’68 dietro ai fenomeni che sembravano simili e che omogeneizzavano la situazione
globale. Il dato in comune era dato dagli elementi strutturali che il ’68 pensava di aver
cancellato, a partire da:

● Crisi petrolifera del ’73;


● Ondata di recessione e inflazione che colpì l’economia mondiale.

Dunque la percezione che gli anni successivi avessero cambiato lo spirito e l’ispirazione
del ’68 fu subito chiara→infatti prima nel ’68 si poteva trovare un unico grande gruppo,
anche spostandosi in altri posti, perché ci si riconosceva tutti come compagni; adesso
negli anni ’70 non si può parlare più di unico grande gruppo, perché esistono gruppi più
piccoli a volte contrapposti tra loro. Al di là della spinta volontaristica ancora forte, non è in
dubbio il fatto che non esista più un movimento unico e siamo arrivati agli anni della
disperazione e dell’odio. Si è già avuta una sensazione di rottura dagli anni precedenti, già
nel ’69→in quell’anno infatti si sentì la divaricazione tra: l’esperienza di Woodstock e il
gesto senza sbocco dei weathermen che non riescono a raccogliere le persone per
portare a termine i giorni di rabbia a Chicago (ci fu uno scontro tra i manifestanti e polizia,
ma non fu una vera rivoluzione). Poi nello stesso mese accadde quella che fu chiamata
“Woodstock politica”ovvero l’evento del moratorium day contro la guerra che riuscì a
radunare molti giovani provenienti da diverse città USA, appoggiati da chiesa, sindacati,
insegnanti e politici. Sempre di più l’America chiedeva la conclusione della guerra in
Vietnam, ma Nixon sembrava di non volerne porre fine e nella primavera del ’70 ordinò
l’invasione della Cambogia (paese neutrale accusato di dare basi logistiche ai vietcong);
quindi gli studenti si mobilitano in molte università e le conseguenze generali
furono→chiusura di campus, scontri con polizia e governatori che dichiarano lo stato di
emergenza e chiamano la guardia nazionale. Gli attivisti sapevano che non avevano
possibilità di influenzare la politica di Nixon così vedevano davanti a sé tre opzioni→1
entrare in clandestinità e combattere le istituzioni; 2abbandonare; 3 rivolgersi ad altre
cause politiche (fu la più adottata).

Dunque la coscienza, il percorso soggettivo dei giovani e l’identità che maturarono nel ’68
furono analoghi in tutto il mondo, a differenza dei vari risultati politici e istituzionali raggiunti
nei diversi paesi; esce così fuori l’elemento di uniformità del ’68 malgrado le differenze
sociali e culturali dei contesti. Il modello degli USA è quello prevalente. Ma anche il livello
di violenza statale e repressione istituzionale furono elementi di diversità tra i vari contesti:

● Negli Usa una parte dei weathermen cercarono di dare un profilo armato alla propria
clandestinità ma vennero sbaragliati;
● In Germania→la deriva terroristica durò a lungo e fu caratterizzata dalla durezza dalla
repressione (il gruppo la frazione armata rossa venne arrestato);
● In Cecoslovacchia→dopo che lo studente si uccise per attirare l’attenzione sul suo
paese, si aprì la strada a forme difficili di dissenso e lotta contro il governo, che dette
vita all’organizzazione Charta ’77.
● In Francia→il ’68 aveva coinvolto la società intera più che altrove e a dialettica
governo-oppositori si arricchì di tentativi riformatori posti poi in atto e dalla vitalità dei
gruppi extraparlamentari, che non erano terroristi; fu prevalentemente in campo
culturale che qst paese affronta l’eredità lasciata aperta dal maggio.

Quindi gli anni ’70 sono caratterizzati da fenomeni di svolta ,in opposizione con quelli degli
anni’60, nel campo economico e di politica internazionale→infatti la crisi petrolifera e del
sistema monetario internazionale (no più convertibilità dollari in oro) aprono una dinamica
che fa concludere il periodo d’oro dello sviluppo economico degli anni’60. Col fatto che
l’ondata inflazionistica e la depressione colpiscono i paesi sviluppati, cambiano anche le
prospettive di sviluppo per i paesi del terzo mondo. Allo scenario strutturale si devono
aggiungere anche i mutamenti politici internazionali→1 la fine della guerra in Vietnam e
l’insediamento di governi comunisti in questa penisola indocinese, che però entrano in
conflitto tra loro e con la Cina; 2 la rivoluzione dei garofani in Portogallo e la fine del
colonialismo portoghese in Guinea, mozambico e Angola; 3 i colpi di stato dell’America del
sud che portarono ai governi autoritari; 3il peggioramento dell’apartheid e la guerra tra
Etiopia eritrea e somalia. Inoltre gli anni ’70 furono caratterizzati dalla presenza di
movimenti collettivi nella società→il più rilevante fu il femminismo (in seguito si creò anche
quello per i gay); anche le minoranze etniche si organizzano con nuove forme di
partecipazione e intervento politico, per avere un’identità culturale più forte. Sul piano
politico→continuarono a crescere i gruppi rivoluzionari ed extraparlamentari; su quello
sociale→si diffusero movimenti di singole questioni ad es: casa, salute ecc e vediamo gli
squatter nelle case occupate e i disoccupati organizzati. È da considerare che il fermento
degli anni’70 non sarebbe accaduto se non ci fosse stata la rottura del ’68, però è difficile
stabilire con certezza il periodo cronologico; che le forme e gli esiti di quegli anni avessero
preso piede dalla cultura giovanile e nell’ispirazione del ’68 è più un giudizio morale e
accusa verso questi giovani. Quindi attribuire al ’68 delle responsabilità, piccole o grandi
che siano, è come non voler comprendere come avvenne l’evento e perché. In generale
’68→ha liberato energie, ha diffuso idee e precipitato crisi che erano già latenti da prima;
ma ha anche mostrato le contraddizioni della politica moderna, le possibilità di
cambiamento e il ruolo della coscienza soggettiva; ha cambiato la coscienza di un’epoca,
non ha magari mutato in modo stabile le istituzioni però ha contribuito ad una rivoluzione
della mentalità, del linguaggio e costume. Si può ritenere che un momento simile si sia
verificato nel 1848. Infine Gitlin sostiene che gli anni ’60 abbiano lasciato→un
miglioramento delle condizioni di donne,gay e neri; un aumento di dignità e diffidenza
verso il potere statale, ma anche delusioni.

Il ’68 nella crisi italiana

Quello che sostenne Gitlin si può sostenere anche per il caso italiano; solo che la
storiografia italiana ha superato da poco il “modello di spiegazione del ‘68” che
racchiudeva le cause della mobilitazione: nella crisi del riformismo di centro sinistra e nella
miopia della politica scolastica delle classi dirigenti→questo modello non teneva conto
delle variabili psicologiche e antropologiche dell’agire collettivo e soprattutto tralasciava il
nesso giovani- società. Quindi anche le ricerche più attente non badavano al quadro
internazionale per leggere il ’68 italiano e non cercavano nemmeno di ricostruire una storia
sociale dei giovani nella quale collocare la rivolta; anzi l’interpretazione era più articolata
verso il fatto di vedere il ’68 come parte integrante della stagione di movimenti sociali e
come fattore di esplosione della crisi politica del centro sinistra (non ci sarebbe più stato
equilibrio). Ad ogni modo questa chiave interpretativa non badava alla questione cruciale
che era invece posta al centro della ricerca sociologica cioè→la ridefinizione dell’identità
sociale dei giovani come ambito problematico, dal quale si genera prima il rifiuto
dell’integrazione consumistica e poi la rivolta di massa contro la società. Ci sono anche
altre ricerche che hanno usato un modello di spiegazione che vedeva il ’68 come→crisi
sociale dei ceti medi, minacciati dalla proletarizzazione e dall’assenza di nuovi sbocchi
professionali al livello di preparazione dato dalla scolarizzazione di massa. Si tratta di un
fenomeno nuovo di proletarizzazione perché rimanda alle contraddizioni che ci sono
all’interno dei ceti medi, dovute al crollo delle aspirazioni di emancipazione, date dalla
scuola. Dunque in quest’ottica la proletarizzazione è la caduta delle illusioni alimentate
dallo sviluppo capitalistico per un intero ceto sociale. Questo concetto attraversa diversi
pensieri storiografici come quelli di:

● Lanaro dove il ’68 è interpretato come una domanda di promozione del ceto medio
intellettuale che si è acculturato di recente;
● Sapelli che vede una vera e propria rivoluzione di ceto, cioè l’emergere ,nella forma di
lotta studentesca, di una nuova coscienza di sé delle classi medie, ed era espressa da
chi aveva i requisiti ad es gli studenti che erano socializzati e cercavano un accesso
rapido allo status riconosciuto dalle istituzioni.

Queste due interpretazioni però danno un giudizio critico verso il movimento


studentesco→il primo autore sostiene che il ’68 è uno psicodramma collettivo fatto dai
giovani piccolo borghesi alla ricerca di identità; il secondo: che è una rivoluzione in
maschera dei figli della borghesia. Ma con queste interpretazioni si rischia di perdere le
potenzialità insite nell’aver connesso ’68 e modernizzazione della soc italiana; ovvero se la
rivolta fosse stata solo un “ballo in maschera” destinata a non lasciare traccia, si
perderebbero gli esiti profondi e i processi mentali che hanno garantito l’accelerazione
della modernizzazione nella società italiana. In sostanza si può cogliere la specificità
italiana dei movimenti giovanili,solo se si assume il ’68 come generatore della rivoluzione
culturale, che ha le sue basi nella storia sociale della generazione vissuta nel periodo dei
consumi/ guerra fredda e che ricerca la sua identità attraverso la politicizzazione. Il
movimento non si è fermato nelle uni e negli spazi di aggregazione, si è assistito piuttosto
alla lotta contro l’autorità come spazio di affermazione della soggettività, che influenza
anche la generazione di operai senza qualifica dentro alla fabbrica fordista. Questi nuovi
soggetti avevano in comune con gli studenti: l’età e il fatto di essere nati nella società dei
consumi; inoltre entrambi i movimenti erano caratterizzati per la ricerca di un’identità
negata, in questo caso, dall’organizzazione taylorista (sono solo un’appendice della
macchina) e dai modelli di integrazione dati dalla società. Quindi anche la mobilitazione
degli operai si può vedere come una rivoluzione del soggetto che spinse alle lotte. In più
anche l’immaginario collettivo era simile tra i due movimenti→c’era in entrambi il progetto
di egualitarismo, che nel caso operaio era caricato da un’etica simile all’antiautoritarismo
degli studenti. La mobilitazione studentesca riuscì a recuperare nuove libertà→nelle uni
presero forma i diritti democratici e gli spazi strutturali, che superavano le vecchie pratiche
didattiche (seminari autogestiti ecc), poi prende campo anche l’agibilità politica del
movimento dentro alle uni. Però queste conquiste vennero rifiutato dallo stesso movimento
perché erano viste come seduzioni riformistiche e non trovarono mai una sanzione da
parte delle autorità; anzi costituirono il processo di democratizzazione
universitaria/scolastica che è il risultato più autentico del ’68. Tale processo avrebbe potuto
avere esiti più profondi se si fosse intrecciato col riformismo da parte del governo→ma
questo non si verificò; anzi il governo fu solo in grado di: approvare nel ’69 la
liberalizzazione dell’accesso all’uni a tutti,ma tale iniziativa sembrava lo stesso una
strategia, perché non bastava per promuovere il diritto allo studio per tutti e aggravava la
massificazione dell’uni (questo spiega il malessere degli studenti che li ha spinti a
protestare). Ma anche la fabbrica dopo l’autunno caldo non fu più la stessa→il
radicalismo eversivo dell’operaio non si disperse nel conflitto fine a se stesso, ma si riuscì
a consolidare in una serie di conquiste sociali impo che segnarono la fine del dispotismo
padronale in fabbrica e crearono un nuovo stato sociale (questo fu possibile,al contrario
degli studenti, perché gli operai erano iscritti ad organizzazioni). Quindi il movimento
operaio riuscì a→ spostare il reddito e acquisire quote di potere, che permisero al
sindacato di diventare quasi un soggetto politico che era in grado di elaborare un progetto
di riforma alternativo al riformismo del pci e del centro sinistra.

Gli esiti più solidi che riuscì ad avere il ’68 fu sul campo del costume (più libertà) e le
energie modernizzatrici portarono alla vittoria del referendum sul divorzio e alla diffusione
del femminismo e dignità per gli omosessuali; quindi le conseguenze più impo sono state il
potenziamento dei processi di democratizzazione della società che riorientano la
modernizzazione,allargando l’inclusione e la cittadinanza. Ovviamente questa
democratizzazione dal basso sarebbe stata più efficace se fosse stata governata dal
sistema politico, ma questa opportunità non venne colta dai politici stessi; in questo modo
si sarebbero potute risanare le fratture tra stato e cittadini→è proprio questa l’anomalia del
caso italiano che portò al prolungamento delle lotte e alla crisi del centro sinistra ( i partiti
si scompongono). In questa fase di crisi emersero→le aporie della democrazia bloccata,
che trovò la soluzione nel compromesso storico, e riemerse il “doppio stato” che era già
visto come un attore politico influente negli anni ’60. Si apre così l’epoca della “strategia
della tensione” cominciata con l’esplosione di due bombe a Milano e a vigilia dell’autunno
caldo,segnato dalla morte di Aldo Moro. Dunque si ha l’impressione che il ’68 sia più lungo
di quello che è stato perché i politici non hanno saputo porre fine alle proteste, ma in
questo modo si rischia di confondere il movimento studentesco con quello che è seguito
dopo. In realtà il ’68 è finito nello stesso inverno, ma nella scena restava un debole ceto
politico formato dai leader che si erano creati nell’assemblearismo; questi sarebbero
scomparsi dalla scena se non avessero avuto la possibilità di attaccarsi alla nuova ondata
di lotte del proletariato industriale e non avesse trovato un sistema di pensiero (il
marxismo leninismo) in grado di legittimare il loro ruolo di comando dentro ai gruppi
partito. Quindi combinando questi due fattori con la crisi politica, i nuovi leader ebbero uno
spazio d’azione notevole e si oscurò la differenza tra movimento e rivolta del ’68.infatti la
mobilitazione di massa del ‘67/’68 e quella del ‘69/’73 ebbero delle differenze→ad es si
perdono le caratteristiche fondamentali del movimento del ’68: la dimensione planetaria,
l’antiautoritarismo e la rivolta morale di giovani contro l’imperialismo e la società opulenta.
Le piccole formazioni politiche cercarono di declinare la critica antiautoritaria del
movimento, all’interno di un discorso politico nel quale riprendeva i simboli della
rivoluzione internazionale. C’era comunque differenza tra la rivoluzione di stampo marxista
e leninista e quella dei movimenti giovanili→la prima voleva riorientare in termini di classe
la ribellione dei giovani di ceto medio e consentire ai gruppi di inserirsi nella mobilitazione
del proletariato. L’assunzione di queste ideologie consentiva di mirare all’obiettivo più impo
degli studenti intellettuali di ceto medio, ovvero→porsi alla guida del proletariato di
fabbrica, avendo trovato degli elementi comuni nelle condizioni di vita e valori tra operai e
studenti, cercando di evitare la mediazione del ceto politico. Nonostante si fosse formata
l’unità giovani operai, questa non riuscì a intaccare l’egemonia dei sindacati,nemmeno nei
settori più avanzati di fabbrica; si formarono si delle organizzazioni alternative ai sindacati
(es assemblee autonome ecc) ma rimasero fenomeni minoritari e si ridussero a mobilitare
solo minoranze politicizzate, coinvolgendo anche alcuni studenti e facendo diventare la
scuola un’estensione della conflittualità operaia. Agli inizia del ’73 era già evidente la crisi
dei gruppi,che si concluse di li a poco con il loro scioglimento ; ma in questo momento di
declino si fecero avanti alcuni militanti con l’idea di estremizzazione terrorista ,che la
vedevano come unica possibilità di continuare la loro lotta, nella convinzione che la
democrazia stesse venendo meno e fosse in atto una fascistizzazione dello stato. Questi
gesti erano visti come→un fanatismo ideologico, un rifiuto di prendere atto che era finito
un periodo storico e bisognava rientrare nei ranghi. Anderson sosteneva che questa era
una delle scelte che potevano fare gli attivisti di fronte alla scomparsa del loro progetto
rivoluzionario, ma in generale si è sempre trattato di una minoranza; invece nel caso
italiano il consenso a questo tipo di scelte aveva prese più campo che altrove e si intreccia
con→la strategia della tensione e la difficoltà de sistema politico di produrre la coesione
sociale per isolare il terrorismo.