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ESAME DI STATO - MATURITA' SCIENTIFICA

Tesina System reboot

Prospettive di decrescita felice

di Vincenzo Piredda Liceo Classico - ScientificoEuclide Classe V A Anno scolastico 2011/2012

INDICE Introduzione

Cap. I La crescita e lo sviluppo delle societ occidentali 1.1 Che cos' la crescita 1.2 Differenze tra crescita e sviluppo 1.3 Nascita delle societ consumistiche

Cap. II Limiti e Inquinamento 2.1 Un mondo stretto 2.2 L'impronta umana sull'ecosistema Terra

Cap. III Una scelta decisiva 3.1 Proseguimento delle scelte e modelli attuali 3.1.1 La storia dell'isola di Pasqua 3.2 Scelta del modello di decrescita 3.2.1. Manifesto di S. Latouche

Cap. IV Trasformazione 4.1 Meno lavoro-Pi tempo 4.2 Agricoltura e allevamento 4.3 Urbanistica: Freiburg, citt del futuro

Cap. V Obbiezioni al modello della frugalit Conclusioni Bibliografia

Sitografia

Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito un folle, oppure un economista. Kenneth Boulding

Introduzione Con il presente elaborato si intende esaminare il modello economico occidentale con l'esposizione delle sue caratteristiche generali, del processo storico che ne ha determinato lo sviluppo e delle sue conseguenze sul sistema globale. L'obbiettivo principale di tale analisi mostrare la necessit di un cambiamento immediato e radicale sul piano sociale, economico e ambientale rispetto al modello consumistico. Una valida alternativa a quello occidentale potrebbe essere il modello della decrescita, che verr descritto con alcuni approfondimenti relativi all'ambito economico-lavorativo, agro-alimentare e urbanistico. Si intende, inoltre, dimostrare che lo sviluppo di una societ semplice e frugale sia possibile sebbene l'umanit, o meglio una sua parte, debba rimodulare i propri standard di vita. Nel lavoro, tra i contenuti di particolare rilievo, sono presenti l'esposizione parziale del Manifesto della Decrescita e un confronto del modello economico occidentale con la storia della civilt dell'Isola di Pasqua. Non mancano, nel corso della dissertazione, i rifermenti e le citazioni di numerosi studiosi della materia, appartenenti a differenti epoche storiche.

Capitolo I La crescita e lo sviluppo delle societ occidentali 1.1 Che cos' la crescita Ore 07:30 - La radiosveglia suona, mi alzo dal letto e mentre faccio colazione sento al notiziario che il governo ha varato nuove misure per la crescita economica, sbloccando finanziamenti per 30 miliardi di euro che, secondo il ministero dell'economia garantiranno la competitivit del paese sul piano internazionale. Ore 13:30 - Compro un quotidiano, in prima pagina leggo: "Le forze politiche sostengano tutti gli investimenti necessari in favore dello sviluppo. In basso a destra, sempre in prima pagina, l'intervista al segretario di un sindacato, il quale sostiene che la ricetta per superare i disagi causati dalla crisi ha come ingredienti lavoro e crescita. Ore 20:30 - Guardo un talk show in TV, in cui interviene l'amministratore delegato di una delle maggiori aziende del paese; anchegli afferma che l'unica via d'uscita dalla crisi sono gli investimenti per la crescita. Che cosa significa crescita? Accezione del termine riporterebbe all'idea di progresso che domina nella cultura occidentale, cio quell'insieme di pratiche economiche e politiche attuate con il fine di garantire una produzione crescente di merci da vendere. Esistono poi due differenti tipi di crescita economica: Estensiva, con la quale si ha un aumento di produttivit generato da un incremento dei fattori produttivi (es. manodopera, capitali investiti). Intensiva, con la quale si ha un aumento della produttivit generata dall'introduzione di una innovazione (es. innovazione tecnologica, applicazione di una scoperta scientifica, ecc.) che permette di aumentare la produzione. I sostenitori dell'economia basata sulla crescita ritengono che tale modello di sviluppo possa fornire benessere e ricchezza per un tempo illimitato. La crescita dipende, per, dalla disponibilit delle risorse naturali quindi non pu superare un certo limite a meno di una diminuzione della 5

popolazione mondiale. I limiti fisici del pianeta rendono, pertanto, la prospettiva di una crescita economica infinita assolutamente irrealizzabile. Detto con le parole del giornalista Tiziano Terzani: L'economia che si fonda sulla crescita fatta per costringere molte persone a lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo pi inutili perch altri lavorino a ritmi spaventosi per poterle comprare, perch questo garantisce il profitto alle grandi aziende e alle banche. 1.2 Differenze tra crescita e sviluppo Quando si parla di crescita generalmente si parla anche di sviluppo ma questi due termini non sono sinonimi. La crescita, come gi accennato, consiste nell'aumento di produzione dei beni destinati al singolo individuo con l'incremento del consumo di risorse. Lo sviluppo, invece, consiste nel miglioramento del benessere economico (ricchezza) e della qualit della vita di una comunit di persone appartenenti ad un paese o ad una regione specifica. Lo sviluppo economico misura la crescita del benessere economico di una collettivit prendendo in considerazione diversi fattori, sia economici che qualitativi. Nel contesto delle economie occidentali, la finalit dello sviluppo quella di far aumentare la crescita. Da poco meno di 60 anni l'unico vero tipo di sviluppo, come disse il candidato alle presidenziali francesi del 1974 Ren Dumont, quello appartenente al modello consumistico, presente ormai in gran parte dei sistemi economici mondiali. Ancora oggi per sono numerose le popolazioni del globo che non considerano lo sviluppo come base sulla quale costruire le proprie attivit al punto che certe culture non possiedono nemmeno vocaboli per indicare il concetto stesso di sviluppo. 1.3 Nascita delle societ consumistiche Le moderne societ occidentali sono il risultato di un rapido processo evolutivo iniziato nella met del XVIII secolo, quando ebbe luogo la prima rivoluzione industriale che port allo sviluppo delle prime macchine industriali e alla nascita del moderno sistema produttivo. Solo verso l'inizio del XX secolo, con la seconda rivoluzione industriale, inizi a essere utilizzata quella immensa riserva di energia sepolta da centinaia di milioni di anni nel sottosuolo, che ha permesso ad alcuni popoli di conoscere un'epoca di benessere senza precedenti; questa riserva costituita dai combustibili fossili ed in particolare dal petrolio. Dopo millenni in cui l'uomo ha potuto contare solo sulla forza delle proprie braccia o su quella degli animali, nell'arco di una sola generazione, grazie all'utilizzo dell'energia fossile l'uomo ha 6

trasformato radicalmente il modo di realizzare prodotti; considerando il fatto che con un litro di petrolio possibile produrre l'energia generata da 50 uomini in 24 ore di lavoro. Il petrolio, il carbone e il gas hanno garantito una disponibilit di energia davvero elevata, rispetto alle epoche pre-industrializzazione. Questa eccedenza di energia si tradotta in una crescita esponenziale dei beni prodotti e consumati e in un ampliamento della forbice che separa chi pu permettersi di consumare beni superflui e chi non pu accedere a ci che indispensabile per la propria sopravvivenza. A partire dagli anni '60 del secolo scorso, la prosperit che si diffuse in occidente dopo pi di un ventennio dalla fine della WWII, port alla diffusione dei nuovi beni di consumo (elettrodomestici, vestiti alla moda, automobili) proposti come Status Symbol, vale a dire che il possesso di un oggetto tende a dimostrare esteriormente che il possessore ha raggiunto un determinato un livello di ricchezza o di potere personale. In questo nuovo sistema fondato sulla crescita dei desideri, sulla volont di possedere e accumulare, c' sempre un obiettivo che si pu raggiungere facilmente che per fornisce solo un benessere temporaneo e puramente materiale. Da un punto di vista psicologico, nacque nelle societ americanizzate quella sorta di feticismo per l'oggetto, cio il desiderio morboso di possedere ci che viene aggressivamente pubblicizzato dai mass media, che ancora oggi presente nelle societ occidentali rendendo l'uomo sempre pi schiavo della dipendenza degli oggetti. Secondo diversi studi condotti dal Massachusetts Institute of Technology (M.I.T) di Boston, nel corso del XXI sec. il sistema consumistico destinato al collasso, in relazione a tre principali variabili: La crisi prodotta dall'esaurimento dei combustibili fossili, prevista verso il 2020 La crisi prodotta dall'inquinamento del pianeta, prevista verso il 2040 La crisi prodotta dalla drastica riduzione delle risorse alimentari, prevista verso il 2070

Capitolo II

Le conseguenze del modello occidentale

2.1 Un mondo limitato


Per le societ occidentali, l'adozione di politiche economiche e sociali finalizzate solo alla crescita ha prodotto pi problemi che benefici, in relazione al fatto che questo modello economico sarebbe realmente efficiente solo se le risorse di cui l'uomo dispone fossero infinite. Da 1987, diversi organismi scientifici internazionali segnano sul calendario un giorno particolare, 7

detto Global Overshoot Day, cio la data in cui il totale delle risorse consumate dall'umanit in quell'anno supera la capacit della terra di rigenerarle nella stessa quantit; in sostanza dopo lo scadere dell' Overshoot Day l'umanit consuma pi risorse di quanto il pianeta possa produrre, entrando cos in debito. Pi questa data si avvicina al 1 gennaio pi questo debito aumenta, dato il costante incremento della richiesta di risorse da parte dei paesi industrializzati. Se nel 1987 l'Overshoot Day cadeva il 19 dicembre, nel 2011 questa data arrivata al 27 settembre e si calcolato che nel 2053 si arriver al 1 gennaio, cio quando verranno consumate il doppio delle risorse che la Terra pu fornire. Il debito ecologico che l'umanit sta contraendo con la natura non sar sostenibile per sempre, come emerge dal rapporto The Limits to Growth stilato nel 1972 dal M.I.T di Boston su richiesta dell'associazione Club di Roma. In estrema sintesi, le conclusioni del rapporto che: Se il tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuer ad aumentare, i limiti dello sviluppo sulla Terra saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato pi probabile sar un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacit industriale. possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilit ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessit di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte. Il rapporto ha subito poi 2 aggiornamenti, il primo nel 1992 e il secondo nel 2006 che hanno confermato le previsioni del rapporto del 1972. Per dare un'idea di quali siano i limiti posti dalla finitezza del globo, si calcolato che se l'intera popolazione, circa 7.000.000.000 di persone, da un momento all'altro potesse vivere con un tenore di vita occidentale, le risorse del pianeta si esaurirebbero completamente nell'arco di meno di un decennio, dato che attualmente solo il 20% degli uomini consuma i 4/5 delle risorse e l'80% dell'energia disponibili. 2.2 L'impronta umana sull'ecosistema terra: il concetto di Resilienza Oggi la popolazione cresce a ritmi esponenziali e le risorse della Terra diventano sempre pi esigue per poter soddisfare le esigenze imposte dagli standard di vita occidentali. Nei secoli passati la popolazione umana era numericamente molto inferiore rispetto a oggi e le tecnologie decisamente pi arretrate, perci l'impatto complessivo delle sue attivit sul pianeta era sostenibile. Tra gli 8

infiniti esempi di inquinamento del globo che si possono immaginare alcuni dei pi sbalorditivi sono: ogni minuto 40 ettari di foreste vengono abbattute; in Italia in meno di 50 anni si cementificata una porzione di territorio grande come la regione Toscana; la pioggia che cade oggi su tutto il pianeta ha mediamente un ph di 4,6 cio dieci volte pi acida di quella che cadeva ai tempi dei nostri bisnonni; le scorie prodotte dalle centrali nucleari saranno pericolose per diversi migliaia di anni; l'anidride carbonica prodotta dalle attivit umane ogni anno, rimarr in atmosfera per almeno i 100 anni successivi. I sistemi ecologici hanno la capacit di auto-ripararsi dopo aver subito un danno dovuto a un evento naturale (frane, incendi, ecc) o antropico (inquinamento, disboscamento) e tale capacit in biologia si chiama Resilienza. Alcuni ecosistemi hanno sviluppato una resilienza maggiore di altri perch caratterizzati da una forte variabilit ambientale, ad esempio quello mediterraneo un ambiente pi resiliente di quello tropicale. A causa dei danni generati dalle attivit produttive umane in meno di 2 secoli, la resilienza degli ecosistemi terrestri e marini stata gravemente compromessa. Lo stato di salute attuale del globo cosi precario, da portare diversi esponenti del mondo scientifico ad avanzare l'ipotesi che oggi si stia verificando una sesta estinzione di massa. Nel suo libro La Grande Massacre, lo scrittore Francois Ramade ha evidenziato come rispetto all'ultima estinzione di massa avvenuta nel periodo Cretaceo ( 70 milioni di anni fa) che ha portato all'estinzione dei dinosauri, quella attuale presenti un tasso di estinzione animale e vegetale di circa 10 mila volte superiore; questo si traduce nella scomparsa di circa 1000 specie animali e vegetali all'anno contro le 4 che scomparivano prima dell'era industriale. Secondo le previsioni continuando a seguire i modelli di sviluppo occidentali, nei prossimi decenni la situazione ambientale non potr che peggiorare ed probabile che l'umanit stessa possa mettere in pericolo la propria sopravvivenza sulla Terra. Capitolo III Una scelta decisiva

3.1 Proseguimento delle scelte e modelli attuali Una massima di Confucio dice: studia il passato se vuoi prevedere il futuro. Andando al di l delle previsioni fatte dagli scienziati, la prova che il modello economico occidentale sia destinato al collasso fornita dalla storia di una piccola isola posta nel mezzo dell'Oceano Pacifico, l'Isola di Pasqua. Nel 900 d.C l'isola fu colonizzata dai polinesiani, che arrivarono su un territorio ricchissimo di foreste. Fino al 1200 d.C. il numero di abitanti rimase costante e si mantenne l'equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, per, nacque da parte degli abitanti la necessit di costruire i Moai, le famose statue, che richiedevano notevoli quantit di 9

legname per essere trasportate; ci si tradusse in un grave disboscamento dell'isola che fu ulteriormente incrementato dall'aumento della popolazione, dovuto allo sbarco di nuovi coloni. Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse un picco di 15 20 mila abitanti e l'attivit di abbattimento degli alberi conobbe il proprio massimo. La riduzione della risorsa forestale provoc un inasprimento dei rapporti sociali che sfociarono in violente guerre civili. Tra il 1600 e il 1700 d.C., l'isola era ormai completamente priva di foreste rendendo le condizioni di vita proibitive per i pochi abitanti sopravvissuti ai sanguinosi conflitti interni. La storia di Rapa Nui ( nome indigeno dell'isola ) dovrebbe essere un monito per scongiurare i rischi della attuale e probabilmente futura situazione mondiale, e uno spunto di riflessione sulle azioni (economiche, ambientali, industriali, energetiche .etc) da compiersi per non trasformare la Terra in una versione estesa dell'Isola di Pasqua. In sostanza si tratta, riprendendo le parole del climatologo Luca Mercalli, di capire che il futuro non pu essere progettato come stato fatto fin'ora (basandosi solo sulla crescita, sullo sviluppo, sul benessere effimero dato gli oggetti) bens necessario orientarsi verso nuove idee e soluzioni. 3.2 Scelta del modello di decrescita L'abbandono della crescita e dello sviluppo in favore di modelli alternativi, nella situazione di crisi economica che affligge i grandi paesi industrializzati, non vista come una opzione seriamente considerabile da parte dei grandi leader mondiali. Il problema , forse, non aver compreso che proprio l'aver perseguito il mito della crescita senza freni ad aver generato la crisi e che quindi essa non pu essere considerata come la panacea dei gravissimi avvenimenti (economici, ambientali e sociali) verificatisi in quest'ultimo decennio. Ad esempio, anche il neo-eletto presidente francese, Francois Hollande, ha deciso di intraprendere prontamente delle misure per rilanciare la crescita, al fine di incrementare il P.I.L e ridurre il debito pubblico del paese, scelte opposte rispetto alle politiche di austerit del predecessore Nicolas Sarkozy. Il cambiamento, nonostante il futuro riservi molte incognite, necessario per poter costruire una nuova societ che nell'utilizzare le risorse naturali tenga conto dei limiti fisici del pianeta, in cui sia ridotta la disparit tra i pochi che hanno molto e i tanti che hanno poco, che consenta di avere una miglior qualit della vita. In questo senso, una valida alternativa al fallimentare modello occidentale quello della Decrescita, termine comparso per la prima volta nell'opera Energia e miti economici dell'economista rumeno Georgescu-Roegen nel 1975. Uno dei pi importanti teorici della decrescita, Serge Latouche la intende come l'abolizione del consumo frenetico a favore di una frugalit razionale e, come nel secolo scorso avveniva con i 10

movimenti d'Avanguardia, nel 2001 ha pubblicato il Manifesto del Dopo-sviluppo dal quale emergono i caratteri fondamentali della decrescita; tra i punti pi importanti del Manifesto: La parola d'ordine abbandonare l'obiettivo insensato della crescita per la crescita, prodotto dalla ricerca sfrenata del profitto. necessario ricostruire nuove culture. Questo obiettivo pu essere chiamato swadeshisarvo-daya (miglioramento delle condizioni sociali di tutti) come diceva Gandhi, o bamtaare (stare bene assieme) come dicono i Toucouleurs1. Decrescita significa rinunciare alla credenza che di pi uguale a meglio. Noi non rinneghiamo la nostra appartenenza all'Occidente, di cui condividiamo il sogno progressista; Tuttavia, aspiriamo a un miglioramento della qualit della vita reclamando la bellezza delle citt e dei paesaggi e la salute dell'ambiente. Capitolo IV

Trasformazione

4.1 Meno lavoro-Pi tempo


La scelta di operare una transizione verso il modello della decrescita implicherebbe numerosi e radicali cambiamenti riguardanti l'ambito della societ, dell'economia, dell'ambiente, della tecnologia e della qualit della vita. L'economia della crescita impone ritmi lavorativi sempre pi serrati, una enorme mole di lavoro che, per fare un esempio, impedisce a molte persone di poter pranzare senza guardare con un occhio il piatto e con l'altro l'orologio; in sostanza si ha sempre meno tempo da dedicare alla famiglia, agli amici, alla lettura di un libro, a fare una passeggiata o anche al non fare nulla per il gusto di non fare nulla, temendo di perdere tempo prezioso. Questo modello di vita, decisamente frenetica, provoca un forte stress sia a livello mentale che fisico, come conferma l'altissimo livello di consumo nei paesi occidentali di ansiolitici e antidepressivi. La formula lavorare di pi = guadagnare di pi garantisce la possibilit di acquistare dei beni, la cui vita di utilizzo per sempre pi ridotta; a questo proposito il filosofo J. Baudrillard ha scritto: Oggi generazioni di oggetti si succedono a un ritmo accelerato lungo una sola esistenza umana mentre per secoli avvenuto l'esatto contrario. Se in passato il cappotto di un figlio veniva rivoltato e passato al fratello pi piccolo, oggi in una discarica facile trovare un telefono cellulare
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Popolazione indigena dell'Africa occidentale.

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funzionante, gettato via solo per giustificare l'acquisto di un modello pi recente. La Decrescita mette in discussione il modello di produzione eteronomo (finalizzato alla produzione crescente delle merci) suggerendo un passaggio graduale al metodo dell'autoproduzione; questa consiste nel limitare il consumo alle necessit di base, utilizzando il tempo liberato dalla riduzione delle ore di lavoro per dedicarsi ad attivit di auto-produzione, ad esempio: coltivare un orto, il costruire e riparare semplici oggetti, dedicarsi alle attivit della casa. Con la diminuzione dell'orario di lavoro si ha una riduzione dello stipendio, ma tale riduzione viene compensata da una necessit minore di prodotti e dai beni (alimentari ad esempio) che si producono con l'Autoproduzione. In breve necessario tornare a produrre autonomamente ci che si consuma, bisogna riappropriarsi dell'uso delle dieci dita; come il filosofo Anassagora diceva: l'uomo il pi sapiente fra gli esseri viventi perch ha le mani. Ovviamente necessario ridefinire quali siano le reali necessit di una persona ma passare al modello della decrescita non significa essere costretti a rinunciare ai benefici del progresso per regredire; significa invece fare un uso razionale di tali benefici limitandosi a consumare ci che utile; in altre parole un rifiuto dello sviluppo in senso capitalistico. Con la riduzione delle ore di lavoro medio si assisterebbe anche ad un calo sostanziale del tasso di disoccupazione; infatti se per raggiungere determinati standard di produzione necessaria una certa quantit di manodopera, dimezzando l'orario lavorativo di tale manodopera ( e il corrispondente salario), per arrivare ai medesimi obbiettivi necessario un numero doppio di lavoratori, quindi vale la regola lavorare meno per lavorare tutti. 4.2 Agricoltura e Allevamento L'agricoltura ancora oggi l'attivit pi diffusa sulla Terra, indispensabile all'uomo per sopravvivere, viene praticata da met della popolazione mondiale, di cui coltiva la terra manualmente. Il passaggio al sistema della decrescita nei paesi occidentali implicherebbe un consumo di beni prodotti su piccola scala e trasportati per brevi distanze, con l'abolizione della grande distribuzione, dei grandi centri di coltivazione, come la serra di Almeria in Spagna, e degli allevamenti intensivi di bestiame, come quelli del Nord America. Con la rivoluzione Verde dell'agricoltura negli anni '50, grazie ai prodotti fertilizzanti e concimanti che derivano dal petrolio la produzione di frutta, ortaggi, cereali etc. etc. ha conosciuto 12

una crescita esponenziale; questi prodotti chimici, che hanno allontanato lo spettro delle carestie e della fame hanno provocato gravi danni all'ambiente e alla salute umana. Ancora pi importante il fatto che per ottenere raccolti estremamente abbondanti, le variet di colture che meglio si adattano a uno specifico terreno o un determinato clima sono state sostituite con quelle pi produttive e facili da trasportare e ci ha portato alla scomparsa di queste variet. La scomparsa di molte specie vegetali ha determinato l'avvento della standardizzazione del cibo; semplicemente, significa che frutti e verdure coltivate in modo intensivo nelle serre crescono con stesse dimensioni, colore e gusto possedendo per minori qualit nutrizionali rispetto ad altre specie non coltivate perch poco produttive. La produzione di cibo in una economia di decrescita totalmente locale, ogni persona e ogni famiglia provvede al proprio fabbisogno alimentare attraverso l'orticoltura, coltivazione di un piccolo pezzo di terra, e se necessario con l'allevamento di uno sparuto gruppo animali da fattoria. Rispetto a quelle attuali, le tecniche di coltivazione coerenti con l'etica del modello di decrescita presentano numerosi vantaggi, in particolare: Possibilit di consumare alimenti freschi, genuini e di grande qualit nutrizionale tutto l'anno e raccolti nel corretto stadio di maturazione. Il cibo prodotto localmente a Km 0, cio non essendo trasportato per lunghi tratte non responsabile di inquinamento. Permette di evitare sprechi e ottenere un certo risparmio economico.

Una delle tecniche pi innovative la permacoltura, un sistema di coltivazione che seguendo precisi ideali etici (prendersi cura della terra, rispettare la dignit degli animali e il condividere le risorse) mira a progettare insediamenti umani fondati sulla attivit agricola che si sviluppano imitando la ciclicit degli ecosistemi naturali; questo sistema, venne inventato dal naturalista B. Mollison nel 1978, e il suo nome, che nasce dalla fusione delle parole permanent e agricolture, evidenzia la necessit di passare da un modello agricolo basato in gran parte su colture annuali energivore ad uno basato su colture pluriennali (permanenti) caratterizzate da bassi consumi di energia e di lavoro umano. La permacoltura segue alcuni principi di base: Ottenere il massimo effetto con il minimo intervento, cio non sprecare risorse inutilmente.

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Non fare interventi immediati sul terreno se non necessari, per evitare errori che possano avere conseguenze irreparabili.

Ogni elemento ha pi di una funzione, ad esempio la costruzione di un piccolo stagno nell'orto permette di creare un microclima ideale per alcune variet di piante ma anche di attirare uccellini (che si abbeverano nello stagno) che si nutrono degli insetti dannosi per le piante.

In un mondo densamente popolato, molto improbabile che ogni persona abbia la possibilit possedere un proprio appezzamento di terra ma questo non esclude l'eventuale passaggio ad un tipo di agricoltura locale che pu essere svolta attraverso l'utilizzo dei balconi, delle terrazze dei giardini condominiali come spazi per coltivare oppure attraverso i gruppi di acquisto solidale,; ricordando le parole della first lady americana Michelle Obama, che ha creato un orto nel giardino della Casa Bianca .... ora di sostituire i gerani con i broccoli e i cespugli di rose con le carote. 4.3 Urbanistica Invivibilit. Questa una delle caratteristiche che accomuna le grandi metropoli del mondo. Ogni citt ha criticit e problemi specifici, ma l'aumento costante della popolazione urbana produce in molti di questi vasti insediamenti problemi comuni legati alla mobilit, alla sostenibilit ambientale, agli impianti fognari, alla richiesta energetica, allo smaltimento dei rifiuti. Questi problemi rendono difficoltosa e stressante la vita quotidiana della popolazione tanto che nei casi pi estremi, ad esempio nelle megalopoli asiatiche come Shenzhen, si pu addirittura parlare di sopravvivenza quotidiana. La mobilit uno dei maggiori problemi delle citt moderne; queste in gran parte state progettate e strutturate in funzione dell'automobile, che nel XX secolo ha rivoluzionato il modo di spostarsi diventando anche un simbolo di distinzione sociale, ma che oggi si pu considerare come un mezzo obsoleto per muoversi all'interno di una qualunque centro urbano, per diversi motivi: A causa del traffico pi una citt popolosa meno conviene spostarsi con questo mezzo ( si calcolato che la velocit media di un auto in una grande citt non superi i 10 km/h ). Gli scarichi automobilistici sono responsabili del 30 % dell'inquinamento atmosferico e compromettono gravemente la salute della popolazione.

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Per l'enorme costo in termini di spazio, dato che un solo veicolo occupa stando fermo occupa diversi m^2 di terreno. Le citt costruite secondo i criteri della decrescita, forse possibili citt del futuro, dovranno essere progettate non come un'unica realt urbana, ma come un rete di piccoli villaggi (quartieri) indipendenti dal punto di vista energetico, collegati tramite un sistema di mobilit leggero costituito dai mezzi pubblici, percorsi pedonali e piste ciclabili, come gi avviene nel Nord-Europa. Ad esempio nella citt di Friburgo stata adottata una politica urbanistica davvero allavanguardia per quel che riguarda il coinvolgimento della cittadinanza nei cambiamenti territoriali, per limportanza assegnata al verde pubblico, e per lo sfruttamento delle energie rinnovabili; la maggior parte delle unit abitative sono case passive o Energy plus, il che significa che producono pi energia pulita di quanta ne abbiano bisogno, tramite l'energia solare, eolica e le biomasse. A questo proposito, una delle maggiori innovazioni sulla quale dovr puntare l'edilizia nei prossimi decenni sar l'utilizzo di materiali totalmente eco-compatibili, dotati di: leggerezza, traspirabilit, resistenza a muffe ed insetti, resistenza al fuoco ma, in particolare, dotati di un alto potere isolante (sia termico che acustico), che garantisca un ridotto consumo energetico. Attualmente i materiali pi promettenti sono : I biocompositi, realizzati con prodotti riciclati o fibre derivate da piante a rapida crescita (canapa, lino, iuta). la terra cruda che permette di costruire edifici completamente integrati con il territorio e l'ecosistema circostante (I tetti delle case campidanesi sono in ladiri, cio terra cruda, uno dei materiali pi riutilizzati negli ultimi anni per potere isolante ed eco sostenibilit). Nel quartiere Vauban (sempre a Friburgo) per quanto riguarda la mobilit si proceduto in modo da ridurre la presenza delle auto, ponendo ad esempio i pochi parcheggi esistenti al di fuori del quartiere. Il potenziamento dei mezzi pubblici ha inoltre permesso al 40% delle famiglie di non avere bisogno dellautomobile, data anche la disponibilit di un servizio di car-sharing incoraggiato da sovvenzioni statali. Friburgo rappresenta uno dei tanti, ma ancora troppo pochi, modelli da seguire per la realizzazione delle citt del futuro, affrancate dal dominio dell'auto e dell'energia fornita da petrolio e carbone, pi connesse alla natura e ai suoi ritmi, citt dove sar piacevole essere cittadini.

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Conclusioni Le problematiche affrontate nell'elaborato rappresentano per l'umanit una sfida decisiva. Se in futuro verr mantenuto l'attuale sistema economico occidentale, probabilmente si arriver lo stesso allo sviluppo di una economia di decrescita; in questo caso una decrescita negativa e forzata dovuta alla riduzione delle risorse con carestie, povert e quasi inevitabilmente guerre. Per evitare uno scenario del genere sarebbe meglio orientare l'economia verso una politica di decrescita volontaria, graduale e non traumatica, che permetta di garantire una sufficiente riserva di risorse per le generazioni future e consenta all'uomo di ritrovare rapporto di equilibrio con la natura e con il proprio tempo. Per concludere, riportando le parole di Serge Latouche: Si pu certamente essere preoccupati per la radicalit dei cambiamenti preannunciati dalla decrescita, tuttavia grazie alle pratiche innovatrici che propone possibile prospettare un futuro pi sereno per l'umanit

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Bibliografia Serge Latouche/Didier Harpags, Il tempo della decrescita, Eluthera, 2011 Roberto Molesti, Economia dellambiente e Bioeconomia, Franco Angeli, 2003 Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo, Ricucci, 2006 Mauro Bertagnin, Bioedilizia-Progettare e costruire in modo consapevole, GB, 1996 Agnese Codignola, 2012, Quanta chimica in quella mela, L'espresso, Milano, Gruppo Editoriale L'espresso, n24. Sitografia www.lescienze.it www.linkiesta.it www.decrescita.it www.repubblica.it www.informarexresistere.fr www.viviconsapevole.it www.erbaviola.com www.scirarindi.org

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