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Cesare - De Bello Gallico

Libro I
I - La Gallia
Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti: una è
incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum abitata dai Belgi, una dagli Aquitani, la terza da quelli
lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra
lingua, institutis, legibus inter se differunt. Gallos ab Galli. Tutte queste popolazioni differiscono tra loro
Aquitanis Garumna flumen, a Belgis Matrona et nella lingua, nelle istituzioni e nelle leggi. Divide i
Sequana dividit. Horum omnium fortissimi sunt Belgae, Galli dagli Aquitani il fiume Garonnna, dai Belgi la
propterea quod a cultu atque humanitate provinciae Marna e la Senna. Di tutti questi i più valorosi sono i
longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe Belgi, perché sono i più lontani dalla raffinatezza e
commeant atque ea quae ad effeminandos animos dalla civiltà della provincia, e molto raramente i
pertinent important, proximique sunt Germanis, qui mercanti si recano da loro a portarvi quei prodotti che
trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum servono ad effeminari gli animi, e sono i più vicini ai
gerunt. Qua de causa Helvetii quoque reliquos Gallos Germani che abitano oltre Reno, con i quali sono
virtute praecedunt, quod fere cotidianis proeliis cum ininterrottamente in guerra. Questa è la ragione per cui
Germanis contendunt, cum aut suis finibus eos anche gli Elvezi superano nel valore gli altri Galli,
prohibent aut ipsi in eorum finibus bellum gerunt. perché quasi ogni giorno combattono contro i Germani,
Eorum una, pars, quam Gallos obtinere dictum est, o tenendoli fuori dal proprio paese o portando essi la
initium capit a flumine Rhodano, continetur Garumna guerra nel loro paese. Quella parte che, come ho detto,
flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit etiam ab è abitata dai Galli, inizia dal fiume Rodano; è
Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad delimitata dal fiume Garonna, dall'Oceano, dal paese
septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus dei Belgi; dalla parte dei Sequani e degli Elvezi tocca
oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis anche il fiume Reno; si stende verso settentrione. Il
Rheni, spectant in septentrionem et orientem solem. paese dei Belgi comincia dalla parte estrema della
Aquitania a Garumna flumine ad Pyrenaeos montes et Gallia; tocca il corso inferiore del fiume Reno, si stende
eam partem Oceani quae est ad Hispaniam pertinet; verso settentrione e oriente. L'Aquitania dal fiume
spectat inter occasum solis et septentriones. Garonna si stende fino a toccare i monti Pirenei e
quella parte dell'Oceano che volge verso la Spagna; si
stende tra occidente e settentrione.

II - Gli Elvezi lasciano il paese


Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus Presso gli Elvezi, Orgetorige fu di gran lunga il più
Orgetorix. Is M. Messala, [et P.] M. Pisone consulibus nobile e ricco. Durante il consolato di Marco Messala e
regni cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit di Pupio Marco Pisone, indotto dal desiderio del regno
et civitati persuasit ut de finibus suis cum omnibus fece una congiura contro i nobili e convinse la sua
copiis exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus gente ad uscire dai loro confini con tutti i loro possessi:
praestarent, totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius era cosa facilissima, dal momento che eccellevano su
iis persuasit, quod undique loci natura Helvetii tutti per valore militare, impadronendosi del potere di
continentur: una ex parte flumine Rheno latissimo tutta la Gallia. Li convinse più facilmente per questo,
atque altissimo, qui agrum Helvetium a Germanis perché gli Elvezi sono confinati da ogni parte per la
dividit; altera ex parte monte Iura altissimo, qui est natura dei luoghi: da una parte dal fiume Reno
inter Sequanos et Helvetios; tertia lacu Lemanno et larghissimo e profondissimo, che divide il territorio
flumine Rhodano, qui provinciam nostram ab Helvetiis degli Elvezi da quello dei Germani; dall'altra parte
dividit. His rebus fiebat ut et minus late vagarentur et dall'altissimo monte Iura, che sta tra i Sequani e gli
minus facile finitimis bellum inferre possent; qua ex Elvezi; dal terzo lato dal lago Lemanno e dal fiume
parte homines bellandi cupidi magno dolore Rodano, che divide la Provenza dagli Elvezi. Per queste
adficiebantur. Pro multitudine autem hominum et pro ragioni accadeva sia che potevano sconfinare meno
gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere estesamente sia che potevano portare guerra meno
arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum facilmente ai popoli confinanti; da quella parte uomini
CCXL, in latitudinem CLXXX patebant. ansiosi di combattere erano travagliati da grande
malumore. In ragione poi del gran numero di uomini e
della gloria militare e della forza, stimavano avere dei
confini angusti che si estendevano in longitudine per
240 mila passi, in latitudine per 180.
III
His rebus adducti et auctoritate Orgetorigis permoti Spinti da tali motivi e indotti dal prestigio di
constituerunt ea quae ad proficiscendum pertinerent Orgetorige, gli Elvezi decisero di preparare ciò che
comparare, iumentorum et carrorum quam maximum serviva per la partenza: comprarono quanti più
numerum coemere, sementes quam maximas facere, ut giumenti e carri fosse possibile, seminarono tutto il
in itinere copia frumenti suppeteret, cum proximis grano che gli riuscì di seminare, per averne a
civitatibus pacem et amicitiam confirmare. Ad eas res sufficienza durante il viaggio, rafforzarono i rapporti di
conficiendas biennium sibi satis esse duxerunt; in pace e di amicizia con i popoli più vicini. Ritennero che
tertium annum profectionem lege confirmant. Ad eas due anni fossero sufficienti per portare a termine i
res conficiendas Orgetorix deligitur. Is sibi legationem preparativi: con una legge fissarono la partenza al terzo
ad civitates suscipit. In eo itinere persuadet Castico, anno. Per eseguire tali operazioni viene scelto
Catamantaloedis filio, Sequano, cuius pater regnum in Orgetorige, che si assume il compito di recarsi in
Sequanis multos annos obtinuerat et a senatu populi ambasceria presso gli altri popoli. Durante la sua
Romani amicus appellatus erat, ut regnum in civitate missione, il sequano Castico, figlio di Catamantalede,
sua occuparet, quod pater ante habuerit; itemque che era stato per molti anni signore dei Sequani e aveva
Dumnorigi Haeduo, fratri Diviciaci, qui eo tempore ricevuto dal senato del popolo romano il titolo di amico,
principatum in civitate obtinebat ac maxime plebi venne persuaso da Orgetorige a impadronirsi del regno
acceptus erat, ut idem conaretur persuadet eique filiam che in precedenza era stato del padre. Allo stesso modo
suam in matrimonium dat. Perfacile factu esse illis Orgetorige convince ad analoga azione l'eduo
probat conata perficere, propterea quod ipse suae Dumnorige, al quale dà in sposa sua figlia. Dumnorige
civitatis imperium obtenturus esset: non esse dubium era fratello di Diviziaco, a quel tempo principe degli
quin totius Galliae plurimum Helvetii possent; se suis Edui e amatissimo dal suo popolo. Orgetorige dimostra
copiis suoque exercitu illis regna conciliaturum a Castico e a Dumnorige che è assai facile portare a
confirmat. Hac oratione adducti inter se fidem et ius compimento l'impresa, perché egli stesso sta per
iurandum dant et regno occupato per tres potentissimos prendere il potere: gli Elvezi, senza dubbio, erano i più
ac firmissimos populos totius Galliae sese potiri posse forti tra tutti i Galli. Assicura che con le sue truppe e
sperant. con il suo esercito avrebbe procurato loro il regno.
Spinti dalle sue parole, si scambiano giuramenti di
fedeltà, sperando, una volta ottenuti i rispettivi domini,
di potersi impadronire di tutta la Gallia mediante i tre
popoli più potenti e più forti.

IV
Ea res est Helvetiis per indicium enuntiata. Moribus Un delatore svelò l'accordo agli Elvezi. Secondo la loro
suis Orgetoricem ex vinculis causam dicere coegerunt; usanza, essi costrinsero Orgetorige a discolparsi
damnatum poenam sequi oportebat, ut igni cremaretur. incatenato: se lo avessero condannato, la pena
Die constituta causae dictionis Orgetorix ad iudicium comportava il rogo. Nel giorno stabilito per il processo,
omnem suam familiam, ad hominum milia decem, Orgetorige fece venire da ogni parte tutti i suoi
undique coegit, et omnes clientes obaeratosque suos, familiari e servi, circa diecimila persone, nonché tutti i
quorum magnum numerum habebat, eodem conduxit; suoi clienti e debitori, che erano molto numerosi.
per eos ne causam diceret se eripuit. Cum civitas ob Grazie a essi riuscì a sottrarsi all'interrogatorio. Mentre
eam rem incitata armis ius suum exequi conaretur il popolo, adirato per l'accaduto, cercava di far valere
multitudinemque hominum ex agris magistratus con le armi il proprio diritto e i magistrati radunavano
cogerent, Orgetorix mortuus est; neque abest suspicio, dalle campagne una grande moltitudine di uomini,
ut Helvetii arbitrantur, quin ipse sibi mortem Orgetorige morì. Non mancò il sospetto, secondo
consciverit. l'opinione degli Elvezi, che si fosse suicidato.

V
Post eius mortem nihilo minus Helvetii id quod Dopo la morte di Orgetorige, gli Elvezi cercano
constituerant facere conantur, ut e finibus suis exeant. ugualmente di attuare il progetto di abbandonare il loro
Ubi iam se ad eam rem paratos esse arbitrati sunt, territorio. Quando ritengono di essere ormai pronti per
oppida sua omnia, numero ad duodecim, vicos ad la partenza, incendiano tutte le loro città, una dozzina, i
quadringentos, reliqua privata aedificia incendunt; loro villaggi, circa quattrocento, e le singole case
frumentum omne, praeter quod secum portaturi erant, private che ancora restavano; danno fuoco a tutto il
comburunt, ut domum reditionis spe sublata paratiores grano, a eccezione delle scorte che dovevano portare
ad omnia pericula subeunda essent; trium mensum con sé, per essere più pronti ad affrontare tutti i
molita cibaria sibi quemque domo efferre iubent. pericoli, una volta privati della speranza di tornare in
Persuadent Rauracis et Tulingis et Latobrigis finitimis, patria; ordinano che ciascuno porti da casa farina per
uti eodem usi consilio oppidis suis vicisque exustis una tre mesi. Persuadono i Rauraci, i Tulingi e i Latobici,
cum iis proficiscantur, Boiosque, qui trans Rhenum con i quali confinavano, a seguire la loro decisione, a
incoluerant et in agrum Noricum transierant incendiare le città e i villaggi e a partire con loro.
Noreiamque oppugnabant, receptos ad se socios sibi Accolgono e si aggregano come alleati i Boi, che si
adsciscunt. erano stabiliti al di là del Reno, erano passati nel
Norico e avevano assediato Noreia.

VI
Erant omnino itinera duo, quibus itineribus domo exire Le strade, attraverso le quali gli Elvezi potevano uscire
possent: unum per Sequanos, angustum et difficile, dal loro territorio, erano in tutto due: la prima, stretta e
inter montem Iuram et flumen Rhodanum, vix qua difficoltosa, attraversava le terre dei Sequani tra il
singuli carri ducerentur, mons autem altissimus monte Giura e il Rodano e permetteva, a stento, il
impendebat, ut facile perpauci prohibere possent; transito di un carro per volta; inoltre, il Giura
alterum per provinciam nostram, multo facilius atque incombeva su di essa a precipizio, in modo tale che
expeditius, propterea quod inter fines Helvetiorum et pochissimi bastavano facilmente a impedire il
Allobrogum, qui nuper pacati erant, Rhodanus fluit passaggio; la seconda attraversava la nostra provincia
isque non nullis locis vado transitur. Extremum ed era molto più agevole e rapida, perché tra i territori
oppidum Allobrogum est proximumque Helvetiorum degli Elvezi e degli Allobrogi, da poco pacificati, scorre
finibus Genava. Ex eo oppido pons ad Helvetios il Rodano, che in alcuni punti consente il guado.
pertinet. Allobrogibus sese vel persuasuros, quod Ginevra è la città degli Allobrogi più settentrionale e
nondum bono animo in populum Romanum viderentur, confina con i territori degli Elvezi, ai quali è collegata
existimabant vel vi coacturos ut per suos fines eos ire da un ponte. Gli Elvezi, per garantirsi via libera,
paterentur. Omnibus rebus ad profectionem comparatis pensavano di persuadere gli Allobrogi, che non
diem dicunt, qua die ad ripam Rhodani omnes sembravano ancora ben disposti verso i Romani, o di
conveniant. Is dies erat a. d. V. Kal. Apr. L. Pisone, A. obbligarli con la forza. Ultimati i preparativi per la
Gabinio consulibus. partenza, stabiliscono la data in cui avrebbero dovuto
riunirsi tutti sulla riva del Rodano: cinque giorni prima
delle calende di aprile, nell'anno del consolato di Lucio
Pisone e A. Gabinio.

VII - Cesare a Ginevra


Caesari cum id nuntiatum esset, eos per provinciam Essendo stato annunciato questo a Cesare, cioè che gli
nostram iter facere conari, maturat ab urbe proficisci et Elvezi tentavano di passare per la nostra provincia, egli
quam maximis potest itineribus in Galliam ulteriorem si affrettò a partire dalla città e si diresse verso la Gallia
contendit et ad Genavam pervenit. Provinciae toti quam Ulteriore, a marce il più possibile forzate e giunse a
maximum potest militum numerum imperat (erat Ginevra. Ordinò a tutte le province di fornire il numero
omnino in Gallia ulteriore legio una), pontem, qui erat più grande possibile di soldati - c'era solamente una
ad Genavam, iubet rescindi. Ubi de eius adventu legione in Gallia Ulteriore; ordinò di tagliare il ponte
Helvetii certiores facti sunt, legatos ad eum mittunt che era vicino a Ginevra. Quando gli Elvezi vennero
nobilissimos civitatis, cuius legationis Nammeius et informati del suo arrivo, inviarono presso di lui i legati
Verucloetius principem locum obtinebant, qui dicerent più illustri della città, della cui ambasceria Nammeio e
sibi esse in animo sine ullo maleficio iter per Veruclezio ottenevano il posto di capo, per dire che loro
provinciam facere, propterea quod aliud iter haberent avevano intenzione di passare per la provincia senza
nullum: rogare ut eius voluntate id sibi facere liceat. alcun cattivo proposito, per il fatto che non avevano
Caesar, quod memoria tenebat L. Cassium consulem nessun'altra via. Lo pregavano di permettere loro di
occisum exercitumque eius ab Helvetiis pulsum et sub fare ciò con il suo assenso. Cesare, poiché ricordava che
iugum missum, concedendum non putabat; neque il console Lucio Cassio era stato ucciso, e il suo esercito
homines inimico animo, data facultate per provinciam era stato sconfitto dagli Elvezi e soggiogato, non
itineris faciundi, temperaturos ab iniuria et maleficio ritenne di dover cedere; e pensava che, se si fosse
existimabat. Tamen, ut spatium intercedere posset dum concesso a uomini di animo ostile la facoltà di passare
milites quos imperaverat convenirent, legatis respondit per la provincia, non si sarebbero astenuti dal recar
diem se ad deliberandum sumpturum: si quid vellent, danno e offesa. Tuttavia, per aspettare finché non
ad Id. April. reverterentur. arrivassero i soldati che aveva richiesto, rispose che
avrebbe preso un giorno per decidere: se volessero una
risposta, che tornassero il 13 aprile.

VIII
Interea ea legione quam secum habebat militibusque, Nel frattempo, impiegando la legione al suo seguito e i
qui ex provincia convenerant, a lacu Lemanno, qui in soldati giunti dalla provincia, Cesare scava un fossato
flumen Rhodanum influit, ad montem Iuram, qui fines ed erige un muro lungo diciannove miglia e alto sedici
Sequanorum ab Helvetiis dividit, milia passuum XVIIII piedi, dal lago Lemano, che sbocca nel Rodano, fino al
murum in altitudinem pedum sedecim fossamque monte Giura, che divide i territori dei Sequani dagli
perducit. Eo opere perfecto praesidia disponit, castella Elvezi. Ultimata l'opera, dispone presidi e costruisce
communit, quo facilius, si se invito transire conentur, ridotte per respingere con maggior facilità gli Elvezi, se
prohibere possit. Ubi ea dies quam constituerat cum avessero tentato di passare suo malgrado. Quando
legatis venit et legati ad eum reverterunt, negat se more giunse il giorno fissato con gli ambasciatori ed essi
et exemplo populi Romani posse iter ulli per ritornarono, Cesare disse che, conforme alle tradizioni
provinciam dare et, si vim facere conentur, e ai precedenti del popolo romano, non poteva
prohibiturum ostendit. Helvetii ea spe deiecti navibus concedere ad alcuno il transito attraverso la provincia e
iunctis ratibusque compluribus factis, alii vadis si dichiarò pronto a impedir loro il passaggio nel caso
Rhodani, qua minima altitudo fluminis erat, non cercassero di far ricorso alla forza. Gli Elvezi, persa
numquam interdiu, saepius noctu si perrumpere possent questa speranza, cercarono di aprirsi un varco sia di
conati, operis munitione et militum concursu et telis giorno, sia, più spesso, di notte, o per mezzo di barche
repulsi, hoc conatu destiterunt. legate insieme e di zattere, che avevano costruito in
gran numero, o guadando il Rodano nei punti in cui era
meno profondo. Respinti dalle fortificazioni e
dall'intervento dei nostri soldati, rinunciarono ai loro
tentativi.

IX
Relinquebatur una per Sequanos via, qua Sequanis Agli Elvezi rimaneva solo la strada attraverso le terre
invitis propter angustias ire non poterant. His cum sua dei Sequani; contro il loro volere, però, non avrebbero
sponte persuadere non possent, legatos ad Dumnorigem potuto passare, perché era troppo stretta. Da soli non
Haeduum mittunt, ut eo deprecatore a Sequanis sarebbero riusciti a persuadere i Sequani, perciò
impetrarent. Dumnorix gratia et largitione apud mandarono degli emissari all'eduo Dumnorige, per
Sequanos plurimum poterat et Helvetiis erat amicus, ottenere via libera grazie alla sua intercessione.
quod ex ea civitate Orgetorigis filiam in matrimonium Dumnorige era molto potente presso i Sequani per il
duxerat, et cupiditate regni adductus novis rebus favore di cui godeva e per le sue elargizioni, ed era
studebat et quam plurimas civitates suo beneficio amico degli Elvezi perché aveva preso in moglie una
habere obstrictas volebat. Itaque rem suscipit et a elvetica, la figlia di Orgetorige; inoltre, spinto dalla
Sequanis impetrat ut per fines suos Helvetios ire brama di regnare, tendeva a novità politiche e voleva,
patiantur, obsidesque uti inter sese dent perficit: mediante i benefici resi, tenere legati a sé quanti più
Sequani, ne itinere Helvetios prohibeant, Helvetii, ut popoli possibile. Perciò, si assume l'incarico e ottiene
sine maleficio et iniuria transeant. che i Sequani concedano agli Elvezi il permesso di
transito e che le due parti si scambino ostaggi: i
Sequani per non ostacolare gli Elvezi durante
l'attraversamento del paese, gli Elvezi per attraversarlo
senza provocare offese o danni.

X - Cesare arruola nuove legioni


Caesari renuntiatur Helvetiis esse in animo per agrum A Cesare fu annunciato ancora che gli Elvezi avevano
Sequanorum et Haeduorum iter in Santonum fines in animo di marciare attraverso i territori dei Sequani e
facere, qui non longe a Tolosatium finibus absunt, quae degli Edui nel territorio dei Santoni, che non sono
civitas est in provincia. Id si fieret, intellegebat magno distandi dal territorio degli abitanti di Tolosa, che è una
cum periculo provinciae futurum ut homines bellicosos, città nella Provenza. Se ciò fosse accaduto, (Cesare)
populi Romani inimicos, locis patentibus maximeque capiva che sarebbe successo, con gran pericolo per la
frumentariis finitimos haberet. Ob eas causas ei Provenza, che avrebbero avuto come confinanti uomini
munitioni quam fecerat T. Labienum legatum praeficit; bellicosi, nemici del popolo Romano, in luoghi estesi e
ipse in Italiam magnis itineribus contendit duasque ibi per soprattutto fertili. Per queste ragioni mise il
legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam luogotenente Tito Labieno a capo delle fortificazioni
hiemabant, ex hibernis educit et, qua proximum iter in che aveva fatto; egli stesso scese in Italia a marce
ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque forzate, e lì arruolò due legioni e (ne) richiamò dai
legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et quartieri invernali tre, che svernavano vicino ad
Caturiges locis superioribus occupatis itinere exercitum Aquileia, e si diresse verso la Gallia Ulteriore per la
prohibere conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab strada più vicina attraverso Alpi con queste cinque
Ocelo, quod est oppidum citerioris provinciae legioni. Qui i Ceutroni e i Graiceli e i Caturigi, che
extremum, in fines Vocontiorum ulterioris provinciae avevano occupavato le zone sovrastanti, tentavano di
die septimo pervenit; inde in Allobrogum fines, ab ostacolare l'avanzata dell'esercito. Dopo essere stati
Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit. Hi sunt respinti in parecchie battaglie, il settimo giorno arriva
extra provinciam trans Rhodanum primi. nel territorio dei Vocontii nella Provenza Citeriore da
Ocelo, che è il villaggio più lontano della Provenza
Citeriore; quindi conduce l'esercito nel territorio degli
Allobrogi, (e) dagli Allobrogi ai Segusiani. Questi sono
i primi (popoli) fuori dalla Provincia oltre il Rodano.
XI - Ricorrono a Cesare vari popoli vessati
Helvetii iam per angustias et fines Sequanorum suas valign="top">Gli Elvezi avevano già fatto passare alle
copias traduxerant et in Haeduorum fines pervenerant loro truppe le strette gole montane e, attraverso le terre
eorumque agros populabantur. Haedui, cum se suaque dei Sequani, avevano raggiunto il paese degli Edui e ne
ab iis defendere non possent, legatos ad Caesarem devastavano i campi. Questi, non essendo in grado di
mittunt rogatum auxilium: ita se omni tempore de difendere né le loro vite né le loro proprietà,
populo Romano meritos esse ut paene in conspectu mandarono ambasciatori a Cesare per chiedere aiuto,
exercitus nostri agri vastari, liberi [eorum] in supplicando, dato che loro in tutti i tempi avevano
servitutem abduci, oppida expugnari non debuerint. rispettato il popolo Romano, che i loro campi non
Eodem tempore quo Haedui Ambarri, necessarii et venissero devastati, i loro bambini non fossero resi
consanguinei Haeduorum, Caesarem certiorem faciunt schiavi e le loro città non fossero rase al suolo.
sese depopulatis agris non facile ab oppidis vim Contemporaneamente gli Ambarri, popolo amico ed
hostium prohibere. Item Allobroges, qui trans affine agli Edui, informarono Cesare che le loro terre
Rhodanum vicos possessionesque habebant, fuga se ad erano state devastate ed era per loro difficile difendere
Caesarem recipiunt et demonstrant sibi praeter agri dagli attacchi dei nemici le proprie città. Nello stesso
solum nihil esse reliqui. Quibus rebus adductus Caesar modo gli Allobrogi, che avevano i villaggi e i campi
non expectandum sibi statuit dum, omnibus, fortunis oltre il Rodano, fuggirono e si rifugiarono da Cesare,
sociorum consumptis, in Santonos Helvetii pervenirent. dicendo che nulla era rimasto loro se non la terra. A
queste notizie Cesare capì di non dover attendere che
gli Elvezi giungessero nelle terre dei Santoni, dopo aver
distrutte tutte le ricchezze degli alleati di Roma.

XII - Sconfitta degli Elvezi al di qua dall'Arar


Flumen est Arar, quod per fines Haeduorum et L'Arar è un fiume che confluisce nel Rodano attraverso
Sequanorum in Rhodanum influit, incredibili lenitate, i territori degli Edui e dei Sequani, con incredibile
ita ut oculis in utram partem fluat iudicari non possit. lentezza, tanto che, a prima vista, non si può giudicare
Id Helvetii ratibus ac lintribus iunctis transibant. Ubi in quale delle due direzioni scorra. Gli Elvezi lo
per exploratores Caesar certior factus est tres iam partes attraversano con un ponte di barche legate. Quando
copiarum Helvetios id flumen traduxisse, quartam vero Cesare venne informato per mezzo degli esploratori che
partem citra flumen Ararim reliquam esse, de tertia tre quarti delle truppe degli Elvezi avevano attraversato
vigilia cum legionibus tribus e castris profectus ad eam quel fiume, che il (restante) quarto invece era stato
partem pervenit quae nondum flumen transierat. Eos lasciato al di qua del fiume Arar, subito dopo la terza
impeditos et inopinantes adgressus magnam partem vigilia, dopo essere partito con tre legioni
eorum concidit; reliqui sese fugae mandarunt atque in dall'accampamento, (Cesare) si diresse verso quel
proximas silvas abdiderunt. Is pagus appellabatur quarto che non aveva ancora attraversato il fiume.
Tigurinus; nam omnis civitas Helvetia in quattuor Assaliti questi, carichi di bagagli e sorpresi, ne
pagos divisa est. Hic pagus unus, cum domo exisset, massacrò una gran parte, i rimanenti si dettero alla fuga
patrum nostrorum memoria L. Cassium consulem e si rifugiarono nelle foreste più vicine. Questo cantone
interfecerat et eius exercitum sub iugum miserat. Ita si chiamava Tigurino; infatti tutta la patria degli Elvezi
sive casu sive consilio deorum immortalium quae pars era divisa in quattro cantoni. Questo cantone da solo,
civitatis Helvetiae insignem calamitatem populo essendo uscito dalla patria, aveva assassinato al tempo
Romano intulerat, ea princeps poenam persolvit. Qua in dei nostri avi il console Lucio Cassio, e aveva
re Caesar non solum publicas, sed etiam privatas soggiogato il suo esercito. Così o per la circostanza o
iniurias ultus est, quod eius soceri L. Pisonis avum, L. per consiglio degli dei immortali, quella parte della
Pisonem legatum, Tigurini eodem proelio quo Cassium popolazione elvetica che aveva provocato una famosa
interfecerant. disfatta al popolo romano, quella pagò come
responsabile. E in questo fatto Cesare non vendicò solo
gli affronti pubblici, ma anche (quelli) privati, poiché i
Tigurini uccisero un avo di suo suocero Lucio Pisone,
l'ambasciatore Lucio Pisone, nella stessa battaglia in cui
uccisero Cassio.

XIII
Hoc proelio facto, reliquas copias Helvetiorum ut Dopodiché, per poter raggiungere le rimanenti truppe
consequi posset, pontem in Arari faciendum curat atque degli Elvezi, Cesare ordina di costruire un ponte sulla
ita exercitum traducit. Helvetii repentino eius adventu Saona e, così, trasborda sull'altra riva le sue truppe. Gli
commoti cum id quod ipsi diebus XX aegerrime Elvezi, scossi dal suo arrivo repentino, quando si resero
confecerant, ut flumen transirent, illum uno die fecisse conto che per attraversare il fiume a Cesare era occorso
intellegerent, legatos ad eum mittunt; cuius legationis un giorno solo, mentre essi avevano impiegato venti
Divico princeps fuit, qui bello Cassiano dux giorni di enormi sforzi, gli mandarono degli
Helvetiorum fuerat. Is ita cum Caesare egit: si pacem ambasciatori. Li guidava Divicone, già capo degli
populus Romanus cum Helvetiis faceret, in eam partem Elvezi all'epoca della guerra di Cassio. Divicone parlò a
ituros atque ibi futuros Helvetios ubi eos Caesar Cesare in questi termini: se il popolo romano siglava la
constituisset atque esse voluisset; sin bello persequi pace con gli Elvezi, essi si sarebbero recati dove Cesare
perseveraret, reminisceretur et veteris incommodi avesse deciso e voluto, per rimanervi; se, invece,
populi Romani et pristinae virtutis Helvetiorum. Quod continuava con le operazioni di guerra, si ricordasse sia
improviso unum pagum adortus esset, cum ii qui del precedente rovescio del popolo romano, sia
flumen transissent suis auxilium ferre non possent, ne dell'antico eroismo degli Elvezi. Aveva attaccato
ob eam rem aut suae magnopere virtuti tribueret aut all'improvviso una sola tribù, quando gli uomini ormai
ipsos despiceret. Se ita a patribus maioribusque suis al di là del fiume non potevano soccorrerla: non
didicisse, ut magis virtute contenderent quam dolo aut doveva, dunque, attribuire troppo merito, per la vittoria,
insidiis niterentur. Quare ne committeret ut is locus ubi al suo grande valore, o disprezzare gli Elvezi, che
constitissent ex calamitate populi Romani et avevano imparato dai padri e dagli avi a combattere da
internecione exercitus nomen caperet aut memoriam prodi più che con l'inganno o gli agguati. Perciò, non si
proderet. esponesse al rischio che il luogo dove si trovavano
prendesse il nome e tramandasse alla storia la disfatta
del popolo romano e il massacro del suo esercito.

XIV
His Caesar ita respondit: eo sibi minus dubitationis A tali parole Cesare così rispose: tanto meno doveva
dari, quod eas res quas legati Helvetii commemorassent esitare, perché ciò che gli ambasciatori degli Elvezi
memoria teneret, atque eo gravius ferre quo minus avevano ricordato era impresso nella sua mente, e
merito populi Romani accidissent; qui si alicuius quanto minore era stata la colpa del popolo romano,
iniuriae sibi conscius fuisset, non fuisse difficile cavere; tanto maggior dolore provava lui per la sconfitta: se i
sed eo deceptum, quod neque commissum a se Romani avessero avuto coscienza di qualche torto
intellegeret quare timeret neque sine causa timendum commesso, facilmente si sarebbero tenuti in guardia;
putaret. Quod si veteris contumeliae oblivisci vellet, ma non pensavano di aver compiuto qualcosa per cui
num etiam recentium iniuriarum, quod eo invito iter temere, né di dover temere senza motivo, e questo li
per provinciam per vim temptassent, quod Haeduos, aveva traditi. E se anche avesse voluto dimenticare le
quod Ambarros, quod Allobrogas vexassent, memoriam antiche offese, poteva forse rimuovere dalla mente le
deponere posse? Quod sua victoria tam insolenter recenti? Gli Elvezi, contro il suo volere, non avevano
gloriarentur quodque tam diu se impune iniurias tulisse cercato di aprirsi a forza un varco attraverso la
admirarentur, eodem pertinere. Consuesse enim deos provincia, non avevano infierito contro gli Edui, gli
immortales, quo gravius homines ex commutatione Ambarri, gli Allobrogi? Che si gloriassero in modo
rerum doleant, quos pro scelere eorum ulcisci velint, his tanto insolente e si stupissero di aver evitato così a
secundiores interdum res et diuturniorem impunitatem lungo la punizione delle offese inflitte, concorreva a
concedere. Cum ea ita sint, tamen, si obsides ab iis sibi uno stesso scopo: gli dèi immortali, di solito, quando
dentur, uti ea quae polliceantur facturos intellegat, et si vogliono castigare qualcuno per le sue colpe, gli
Haeduis de iniuriis quas ipsis sociisque eorum concedono, ogni tanto, maggior fortuna e un certo
intulerint, item si Allobrogibus satis faciunt, sese cum periodo di impunità, perché abbia a dolersi ancor di
iis pacem esse facturum. Divico respondit: ita Helvetios più, quando la sorte cambia. La situazione stava così,
a maioribus suis institutos esse uti obsides accipere, non ma lui era disposto a far pace: gli Elvezi, però,
dare, consuerint; eius rem populum Romanum esse dovevano consegnargli ostaggi, a garanzia che le
testem. Hoc responso dato discessit. promesse le avrebbero mantenute, e risarcire gli Edui, i
loro alleati e gli Allobrogi per i danni arrecati. Divicone
replicò che gli Elvezi avevano imparato dai loro
antenati a ricevere, non a consegnare ostaggi; di ciò il
popolo romano era testimone. Detto questo, se ne andò.

XV
Postero die castra ex eo loco movent. Idem facit Caesar Il giorno seguente gli Elvezi tolgono le tende. Lo stesso
equitatumque omnem, ad numerum quattuor milium, fa Cesare e, per vedere dove si dirigevano, manda in
quem ex omni provincia et Haeduis atque eorum sociis avanscoperta tutta la cavalleria, di circa quattromila
coactum habebat, praemittit, qui videant quas in partes unità, reclutata sia in tutta la provincia, sia tra gli Edui
hostes iter faciant. Qui cupidius novissimum agmen e i loro alleati. I nostri, inseguita con troppo slancio la
insecuti alieno loco cum equitatu Helvetiorum proelium retroguardia degli Elvezi, si scontrano con la cavalleria
committunt; et pauci de nostris cadunt. Quo proelio nemica in un luogo sfavorevole: pochi dei nostri
sublati Helvetii, quod quingentis equitibus tantam cadono. Gli Elvezi, esaltati dal successo, poiché con
multitudinem equitum propulerant, audacius subsistere cinquecento cavalieri avevano sbaragliato un numero di
non numquam et novissimo agmine proelio nostros nemici così alto, incominciarono a fermarsi, di tanto in
lacessere coeperunt. Caesar suos a proelio continebat, tanto, con maggiore audacia e a provocare con la loro
ac satis habebat in praesentia hostem rapinis, retroguardia i nostri. Cesare tratteneva i suoi e si
pabulationibus populationibusque prohibere. Ita dies accontentava, per il momento, di impedire al nemico
circiter XV iter fecerunt uti inter novissimum hostium ruberie, foraggiamenti e saccheggi. Proseguirono per
agmen et nostrum primum non amplius quinis aut senis circa quindici giorni la marcia, in modo che gli ultimi
milibus passuum interesset. reparti del nemico e i nostri primi non distassero più di
cinque o sei miglia.

XVI
Interim cotidie Caesar Haeduos frumentum, quod Nel frattempo, Cesare ogni giorno chiedeva agli Edui il
essent publice polliciti, flagitare. Nam propter frigora grano che gli avevano promesso ufficialmente. Infatti, a
[quod Gallia sub septentrionibus, ut ante dictum est, causa del freddo, dato che la Gallia, come già si è detto,
posita est,] non modo frumenta in agris matura non è situata a settentrione, non solo il frumento nei campi
erant, sed ne pabuli quidem satis magna copia non era ancora maturo, ma non c'era neppure una
suppetebat; eo autem frumento quod flumine Arari quantità sufficiente di foraggio. Del grano, poi, che
navibus subvexerat propterea uti minus poterat quod aveva fatto portare su nave risalendo la Saona, Cesare
iter ab Arari Helvetii averterant, a quibus discedere non poteva far uso, perché gli Elvezi si erano
nolebat. Diem ex die ducere Haedui: conferri, allontanati dal fiume ed egli non voleva perderne il
comportari, adesse dicere. Ubi se diutius duci intellexit contatto. Gli Edui rimandavano di giorno in giorno:
et diem instare quo die frumentum militibus metiri dicevano che il grano lo stavano raccogliendo, che era
oporteret, convocatis eorum principibus, quorum già in viaggio, che stava per arrivare. Cesare, quando si
magnam copiam in castris habebat, in his Diviciaco et rese conto che da troppo tempo si tirava in lungo e che
Lisco, qui summo magistratui praeerat, quem incalzava il giorno della distribuzione ai soldati,
vergobretum appellant Haedui, qui creatur annuus et convocò i principi degli Edui, presenti in buon numero
vitae necisque in suos habet potestatem, graviter eos nell'accampamento; tra di essi c'erano Diviziaco e
accusat, quod, cum neque emi neque ex agris sumi Lisco. Quest'ultimo era il "vergobreto" - come lo
possit, tam necessario tempore, tam propinquis hostibus chiamano gli Edui - ossia il magistrato che riveste la
ab iis non sublevetur, praesertim cum magna ex parte carica più alta, è eletto annualmente e ha potere di vita
eorum precibus adductus bellum susceperit; multo e di morte sui suoi concittadini. Cesare li accusa
etiam gravius quod sit destitutus queritur. duramente: non lo aiutavano proprio quando il grano
non poteva né comprarlo, né prenderlo dai campi, in un
momento così critico e con il nemico così vicino, tanto
più che aveva intrapreso la guerra spinto soprattutto
dalle loro preghiere. Perciò, si lamenta ancor più
pesantemente di essere stato abbandonato.

XVII
Tum demum Liscus oratione Caesaris adductus quod Solo allora Lisco, spinto dal discorso di Cesare, espone
antea tacuerat proponit: esse non nullos, quorum ciò che in precedenza aveva passato sotto silenzio:
auctoritas apud plebem plurimum valeat, qui privatim c'erano degli individui che godevano di grande
plus possint quam ipsi magistratus. Hos seditiosa atque prestigio tra il popolo e che, pur non rivestendo cariche
improba oratione multitudinem deterrere, ne pubbliche, avevano da privati più potere dei magistrati
frumentum conferant quod debeant: praestare, si iam stessi. Erano loro a indurre la massa, con discorsi
principatum Galliae obtinere non possint, Gallorum sediziosi e proditori, a non consegnare il grano dovuto:
quam Romanorum imperia perferre, neque dubitare sostenevano che, se gli Edui non erano più capaci di
[debeant] quin, si Helvetios superaverint Romani, una conservare la signoria sul paese, era meglio sopportare
cum reliqua Gallia Haeduis libertatem sint erepturi. Ab il dominio dei Galli piuttosto che dei Romani; i
isdem nostra consilia quaeque in castris gerantur Romani, una volta sconfitti gli Elvezi, avrebbero senza
hostibus enuntiari; hos a se coerceri non posse. Quin dubbio tolto la libertà agli Edui insieme agli altri Galli.
etiam, quod necessariam rem coactus Caesari E le stesse persone rivelavano ai nemici i nostri piani e
enuntiarit, intellegere sese quanto id cum periculo tutto ciò che accadeva nell'accampamento. Lisco non
fecerit, et ob eam causam quam diu potuerit tacuisse. era in grado di tenerle a freno, anzi, adesso che era
stato costretto a palesare a Cesare la situazione così
critica, si rendeva conto di quale pericolo stesse
correndo. Ecco il motivo per cui aveva taciuto il più a
lungo possibile.

XVIII
Caesar hac oratione Lisci Dumnorigem, Diviciaci Cesare intuiva che il discorso alludeva a Dumnorige,
fratrem, designari sentiebat, sed, quod pluribus fratello di Diviziaco, ma non voleva trattare
praesentibus eas res iactari nolebat, celeriter concilium l'argomento di fronte a troppa gente; così, si affretta a
dimittit, Liscum retinet. Quaerit ex solo ea quae in sciogliere l'assemblea, ma trattiene Lisco. A tu per tu gli
conventu dixerat. Dicit liberius atque audacius. Eadem chiede delucidazioni su ciò che aveva detto durante la
secreto ab aliis quaerit; reperit esse vera: ipsum esse riunione. Lisco parla con maggior libertà e minor
Dumnorigem, summa audacia, magna apud plebem timore. Cesare, poi, prende segretamente informazioni
propter liberalitatem gratia, cupidum rerum novarum. anche da altre fonti e scopre che era vero: si trattava
Complures annos portoria reliquaque omnia proprio di Dumnorige, un individuo di estrema audacia,
Haeduorum vectigalia parvo pretio redempta habere, di gran credito presso il popolo per la sua liberalità e
propterea quod illo licente contra liceri audeat nemo. avido di rivolgimenti. Per parecchi anni aveva ottenuto
His rebus et suam rem familiarem auxisse et facultates a basso prezzo l'appalto delle dogane e di tutte le altre
ad largiendum magnas comparasse; magnum numerum imposte, perché nessuno osava fare concorrenza alle
equitatus suo sumptu semper alere et circum se habere, sue offerte. In questo modo aveva aumentato il
neque solum domi, sed etiam apud finitimas civitates patrimonio familiare e si era procurato ingenti mezzi
largiter posse, atque huius potentiae causa matrem in per fare delle elargizioni. A sue spese finanziava
Biturigibus homini illic nobilissimo ac potentissimo costantemente un gran numero di cavalieri, che aveva
conlocasse; ipsum ex Helvetiis uxorem habere, sororum sempre intorno a sé; inoltre, non solo in patria, ma
ex matre et propinquas suas nuptum in alias civitates anche tra le genti confinanti godeva di molta autorità e,
conlocasse. Favere et cupere Helvetiis propter eam per aumentarla, aveva dato in sposa sua madre a un
adfinitatem, odisse etiam suo nomine Caesarem et uomo molto nobile e potente della tribù dei Biturigi,
Romanos, quod eorum adventu potentia eius deminuta aveva preso in moglie una donna degli Elvezi, aveva
et Diviciacus frater in antiquum locum gratiae atque fatto maritare una sua sorella dal lato materno e altre
honoris sit restitutus. Si quid accidat Romanis, sue parenti con uomini che appartenevano ad altri
summam in spem per Helvetios regni obtinendi venire; popoli. Favoriva gli Elvezi ed era ben disposto nei loro
imperio populi Romani non modo de regno, sed etiam confronti per ragioni di parentela; nutriva anche un
de ea quam habeat gratia desperare. Reperiebat etiam in odio personale nei confronti di Cesare e dei Romani,
quaerendo Caesar, quod proelium equestre adversum perché con il loro arrivo il suo potere era diminuito e
paucis ante diebus esset factum, initium eius fugae suo fratello Diviziaco aveva riacquistato la precedente
factum a Dumnorige atque eius equitibus (nam posizione di influenza e di onore. Nel caso di una
equitatui, quem auxilio Caesari Haedui miserant, sconfitta dei Romani aveva forti speranze di ottenere il
Dumnorix praeerat): eorum fuga reliquum esse regno con l'appoggio degli Elvezi; sotto il dominio del
equitatum perterritum. popolo romano non poteva nutrire speranze non solo di
regnare, ma neppure di mantenere l'influenza che
aveva. Cesare, continuando nella sua indagine, veniva
anche a sapere che nel malaugurato scontro di
cavalleria di recente avvenuto, il primo a fuggire era
stato Dumnorige con i suoi (infatti, era lui il
comandante della cavalleria che gli Edui avevano
mandato di rinforzo a Cesare): la loro fuga aveva
seminato il panico tra gli altri cavalieri.

XIX
Quibus rebus cognitis, cum ad has suspiciones Cesare, una volta appurato tutto ciò, poiché ai sospetti
certissimae res accederent, quod per fines Sequanorum si aggiungevano dati di assoluta certezza (Dumnorige
Helvetios traduxisset, quod obsides inter eos dandos aveva fatto passare gli Elvezi attraverso i territori dei
curasset, quod ea omnia non modo iniussu suo et Sequani; aveva promosso lo scambio degli ostaggi;
civitatis sed etiam inscientibus ipsis fecisset, quod a aveva agito sempre senza ricevere ordini da Cesare o
magistratu Haeduorum accusaretur, satis esse causae dal suo popolo, anzi a loro insaputa; era, infine,
arbitrabatur quare in eum aut ipse animadverteret aut accusato dal magistrato degli Edui), riteneva che vi
civitatem animadvertere iuberet. His omnibus rebus fossero motivi sufficienti per procedere personalmente
unum repugnabat, quod Diviciaci fratris summum in contro Dumnorige o per invitare il suo popolo a
populum Romanum studium, summum in se punirlo. A tutte le precedenti considerazioni, una sola si
voluntatem, egregiam fidem, iustitiam, temperantiam opponeva: Cesare aveva conosciuto l'eccezionale
cognoverat; nam ne eius supplicio Diviciaci animum devozione verso il popolo romano, la disposizione
offenderet verebatur. Itaque prius quam quicquam davvero buona nei propri confronti, la straordinaria
conaretur, Diviciacum ad se vocari iubet et, cotidianis fedeltà, giustizia e misura di Diviziaco, fratello di
interpretibus remotis, per C. Valerium Troucillum, Dumnorige. Intervenendo contro quest'ultimo, quindi,
principem Galliae provinciae, familiarem suum, cui temeva di offendere i sentimenti di Diviziaco. Perciò,
summam omnium rerum fidem habebat, cum eo prima di muoversi contro Dumnorige, convocò
conloquitur; simul commonefacit quae ipso praesente in Diviziaco: allontanati i soliti interpreti, utilizzò, per il
concilio [Gallorum] de Dumnorige sint dicta, et colloquio, C. Valerio Trocillo, principe della provincia
ostendit quae separatim quisque de eo apud se dixerit. della Gallia, suo parente, nel quale riponeva la massima
Petit atque hortatur ut sine eius offensione animi vel fiducia. Cesare inizia subito col ricordare a Diviziaco
ipse de eo causa cognita statuat vel civitatem statuere tutto ciò che in sua presenza era stato detto su
iubeat. Dumnorige durante l'assemblea dei Galli e lo mette al
corrente delle informazioni che ciascuno,
singolarmente, gli aveva dato sul conto del fratello. Gli
chiede, anzi lo prega di non offendersi, se lui stesso,
aperta un'inchiesta contro Dumnorige, emetterà un
giudizio o inviterà gli Edui a emetterlo.

XX
Diviciacus multis cum lacrimis Caesarem complexus Diviziaco abbracciò Cesare e scoppiò in lacrime:
obsecrare coepit ne quid gravius in fratrem statueret: incominciò a implorarlo di non prendere provvedimenti
scire se illa esse vera, nec quemquam ex eo plus quam troppo gravi nei confronti del fratello. Diceva di sapere
se doloris capere, propterea quod, cum ipse gratia che era vero, ma ne era addolorato più di chiunque
plurimum domi atque in reliqua Gallia, ille minimum altro, perché a rendere potente Dumnorige era stato
propter adulescentiam posset, per se crevisset; quibus proprio lui, Diviziaco, quando era molto influente in
opibus ac nervis non solum ad minuendam gratiam, sed patria e nel resto della Gallia, mentre suo fratello non
paene ad perniciem suam uteretur. Sese tamen et amore lo era affatto a causa della sua giovane età. Dumnorige,
fraterno et existimatione vulgi commoveri. Quod si però, si era servito delle risorse e delle forze acquisite,
quid ei a Caesare gravius accidisset, cum ipse eum finendo non solo per diminuire il favore di cui godeva
locum amicitiae apud eum teneret, neminem suo fratello, ma quasi per rovinare se stesso. Tuttavia,
existimaturum non sua voluntate factum; qua ex re Diviziaco diceva di essere mosso sia dall'affetto
futurum uti totius Galliae animi a se averterentur. Haec fraterno, sia dall'opinione della sua gente. Se Cesare
cum pluribus verbis flens a Caesare peteret, Caesar eius condannava Dumnorige a una pena grave, nessuno
dextram prendit; consolatus rogat finem orandi faciat; avrebbe creduto all'estraneità di Diviziaco, che aveva
tanti eius apud se gratiam esse ostendit uti et rei una posizione di privilegio, come amico di Cesare,
publicae iniuriam et suum dolorem eius voluntati ac ragion per cui egli avrebbe perso l'appoggio di tutti i
precibus condonet. Dumnorigem ad se vocat, fratrem Galli. Piangendo, continuava a rivolgergli parole di
adhibet; quae in eo reprehendat ostendit; quae ipse supplica. Cesare, prendendogli la destra, lo consola, gli
intellegat, quae civitas queratur proponit; monet ut in chiede di non aggiungere altro e gli dichiara che la sua
reliquum tempus omnes suspiciones vitet; praeterita se influenza contava per lui tanto, che avrebbe sacrificato
Diviciaco fratri condonare dicit. Dumnorigi custodes al suo desiderio e alle sue preghiere sia l'offesa arrecata
ponit, ut quae agat, quibuscum loquatur scire possit. alla repubblica, sia il proprio risentimento. Alla
presenza del fratello convoca Dumnorige, gli espone gli
addebiti da muovergli, le cose che aveva capito e quelle
di cui il suo popolo si lamentava. Lo ammonisce a
evitare in futuro tutti i sospetti e gli dice che gli
perdonava il passato in virtù di suo fratello Diviziaco.
Lo mette, però, sotto sorveglianza per poter sapere che
cosa facesse e con chi parlasse.

XXI
Eodem die ab exploratoribus certior factus hostes sub Nello stesso giorno Cesare venne informato dagli
monte consedisse milia passuum ab ipsius castris octo, esploratori che i nemici si erano fermati alle pendici di
qualis esset natura montis et qualis in circuitu ascensus un monte a otto miglia dal suo accampamento. Mandò
qui cognoscerent misit. Renuntiatum est facilem esse. allora ad accertare quale fosse la conformazione del
De tertia vigilia T. Labienum, legatum pro praetore, monte e se c'era una via d'accesso. Gli riferirono che vi
cum duabus legionibus et iis ducibus qui iter si poteva salire con facilità. Ordina a T. Labieno, legato
cognoverant summum iugum montis ascendere iubet; propretore, di salire dopo mezzanotte sulla sommità del
quid sui consilii sit ostendit. Ipse de quarta vigilia monte con due legioni, avvalendosi delle guide che
eodem itinere quo hostes ierant ad eos contendit avevano effettuato il sopralluogo, e gli chiarisce il suo
equitatumque omnem ante se mittit. P. Considius, qui piano. Lui stesso, dopo le tre di notte, per la stessa via
rei militaris peritissimus habebatur et in exercitu L. percorsa dal nemico, muove contro gli Elvezi,
Sullae et postea in M. Crassi fuerat, cum exploratoribus mandando avanti tutta la cavalleria. In avanscoperta,
praemittitur. con gli esploratori, viene spedito P. Considio, che aveva
fama di soldato espertissimo per avere servito prima
nell'esercito di L. Silla e, poi, in quello di M. Crasso.

XXII
Prima luce, cum summus mons a [Lucio] Labieno All'alba, mentre Labieno teneva la sommità del monte e
teneretur, ipse ab hostium castris non longius mille et Cesare non distava più di illecinquecento passi
quingentis passibus abesset neque, ut postea ex captivis dall'accampamento dei nemici, ignari, come si seppe in
comperit, aut ipsius adventus aut Labieni cognitus seguito dai prigionieri, sia del suo arrivo, sia della
esset, Considius equo admisso ad eum accurrit, dicit presenza di Labieno, Considio a briglia sciolta si
montem, quem a Labieno occupari voluerit, ab hostibus precipita da Cesare e gli comunica che il monte, di cui
teneri: id se a Gallicis armis atque insignibus Labieno doveva impadronirsi, era nelle mani dei
cognovisse. Caesar suas copias in proximum collem nemici: lo aveva capito dalle armi e dalle insegne
subducit, aciem instruit. Labienus, ut erat ei galliche. Cesare comanda alle sue truppe di ritirarsi sul
praeceptum a Caesare ne proelium committeret, nisi colle più vicino e le schiera a battaglia. Labieno aveva
ipsius copiae prope hostium castra visae essent, ut ricevuto ordine di non attaccare finché non avesse visto
undique uno tempore in hostes impetus fieret, monte nei pressi dell'accampamento nemico le truppe di
occupato nostros expectabat proelioque abstinebat. Cesare: lo scopo era di sferrare l'assalto
Multo denique die per exploratores Caesar cognovit et contemporaneamente da tutti i lati. Labieno, perciò,
montem a suis teneri et Helvetios castra, movisse et teneva la sommità del monte e aspettava i nostri, senza
Considium timore perterritum quod non vidisset pro attaccare. Solo a giorno già inoltrato Cesare seppe dagli
viso sibi renuntiavisse. Eo die quo consuerat intervallo esploratori che il monte era in mano ai suoi, che gli
hostes sequitur et milia passuum tria ab eorum castris Elvezi avevano spostato l'accampamento e che
castra ponit. Considio, in preda al panico, aveva riferito di avere
visto ciò che, in realtà, non aveva visto. Quel giorno
Cesare segue i nemici alla solita distanza e si ferma a
tre miglia dalle loro posizioni.

XXIII
Postridie eius diei, quod omnino biduum supererat, cum L'indomani, considerando che mancavano solo due
exercitui frumentum metiri oporteret, et quod a giorni alla distribuzione di grano e che Bibracte, la città
Bibracte, oppido Haeduorum longe maximo et degli Edui più grande e più ricca in assoluto, non
copiosissimo, non amplius milibus passuum XVIII distava più di diciotto miglia, Cesare pensò di dover
aberat, rei frumentariae prospiciendum existimavit; provvedere ai rifornimenti. Smette di seguire gli Elvezi
itaque iter ab Helvetiis avertit ac Bibracte ire contendit. e si affretta verso Bibracte. Alcuni schiavi, fuggiti dalla
Ea res per fugitivos L. Aemilii, decurionis equitum cavalleria gallica del decurione L. Emilio, riferiscono al
Gallorum, hostibus nuntiatur. Helvetii, seu quod timore nemico la faccenda. Gli Elvezi, o perché pensavano che
perterritos Romanos discedere a se existimarent, eo i Romani si allontanassero per paura, tanto più che il
magis quod pridie superioribus locis occupatis proelium giorno precedente non avevano attaccato pur occupando
non commisissent, sive eo quod re frumentaria le alture, o perché contavano di poter impedire ai nostri
intercludi posse confiderent, commutato consilio atque l'approvvigionamento di grano, modificarono i loro
itinere converso nostros a novissimo agmine insequi ac piani, invertirono il senso di marcia e incominciarono a
lacessere coeperunt. inseguire e a provocare la nostra retroguardia.

XXIV
Postquam id animum advertit, copias suas Caesar in Cesare, quando se ne accorse, ritirò le sue truppe sul
proximum collem subduxit equitatumque, qui sustineret colle più vicino e mandò la cavalleria a fronteggiare
hostium petum, misit. Ipse interim in colle medio l'attacco nemico. Nel frattempo, a metà del colle
triplicem aciem instruxit legionum quattuor dispose, su tre linee, le quattro legioni di veterani,
veteranarum; in summo iugo duas legiones quas in mentre in cima piazzò le due legioni da lui appena
Gallia citeriore proxime conscripserat et omnia auxilia arruolate nella Gallia cisalpina e tutti gli ausiliari,
conlocavit, ita ut supra se totum montem hominibus riempiendo di uomini tutto il monte. Ordinò, frattanto,
compleret; impedimenta sarcinasque in unum locum che le salmerie venissero ammassate in un sol luogo e
conferri et eum ab iis qui in superiore acie constiterant che lo difendessero le truppe schierate più in alto. Gli
muniri iussit. Helvetii cum omnibus suis carris secuti Elvezi, che venivano dietro con tutti i loro carri,
impedimenta in unum locum contulerunt; ipsi raccolsero in un unico posto i bagagli, si schierarono in
confertissima acie, reiecto nostro equitatu, phalange formazione serratissima, respinsero la nostra cavalleria,
facta sub primam nostram aciem successerunt. formarono la falange e avanzarono contro la nostra
prima linea.

XXV
Caesar primum suo, deinde omnium ex conspectu Cesare ordinò di allontanare e nascondere prima il suo
remotis equis, ut aequato omnium periculo spem fugae cavallo, poi quelli degli altri: voleva rendere il pericolo
tolleret, cohortatus suos proelium commisit. Milites uguale per tutti e togliere a ognuno la speranza della
loco superiore pilis missis facile hostium phalangem fuga. Spronati i soldati, attaccò. I nostri riuscirono con
perfregerunt. Ea disiecta gladiis destrictis in eos facilità a spezzare la falange nemica lanciando dall'alto
impetum fecerunt. Gallis magno ad pugnam erat i giavellotti; una volta disunita la falange, sguainarono
impedimento quod pluribus eorum scutis uno ictu le spade e si gettarono all'assalto. I Galli combattevano
pilorum transfixis et conligatis, cum ferrum se con grande difficoltà: molti dei loro scudi erano stati
inflexisset, neque evellere neque sinistra impedita satis trafitti e inchiodati da un solo lancio di giavellotti; i
commode pugnare poterant, multi ut diu iactato giavellotti si erano piegati, per cui essi non riuscivano
bracchio praeoptarent scutum manu emittere et nudo né a svellerli, né a lottare nel modo migliore con la
corpore pugnare. Tandem vulneribus defessi et pedem mano sinistra impedita. Molti, dopo avere a lungo
referre et, quod mons suberit circiter mille passuum agitato il braccio, preferirono gettare a terra gli scudi e
spatio, eo se recipere coeperunt. Capto monte et combattere a corpo scoperto. Alla fine, spossati per le
succedentibus nostris, Boi et Tulingi, qui hominum ferite, incominciarono a ritirarsi e a cercar riparo su un
milibus circiter XV agmen hostium claudebant et monte, che si trovava a circa un miglio di distanza; lì si
novissimis praesidio erant, ex itinere nostros ab latere attestarono. Mentre i nostri si spingevano sotto, i Boi e
aperto adgressi circumvenire, et id conspicati Helvetii, i Tulingi, che con circa quindicimila uomini
qui in montem sese receperant, rursus instare et chiudevano lo schieramento nemico e proteggevano la
proelium redintegrare coeperunt. Romani conversa retroguardia, aggirarono i nostri e li assalirono dal
signa bipertito intulerunt: prima et secunda acies, ut fianco scoperto. Vedendo ciò, gli Elvezi che si erano
victis ac submotis resisteret, tertia, ut venientes rifugiati sul monte incominciarono a premere di nuovo
sustineret. e a riaccendere lo scontro. I Romani operarono una
conversione e attaccarono su due fronti: la prima e la
seconda linea per tener testa agli Elvezi già vinti e
respinti, la terza per reggere all'urto dei nuovi arrivati.

XXVI
Ita ancipiti proelio diu atque acriter pugnatum est. Così, si combatté su due fronti a lungo e con
Diutius cum sustinere nostrorum impetus non possent, accanimento. Alla fine, quando non poterono più
alteri se, ut coeperant, in montem receperunt, alteri ad sostenere l'attacco dei nostri, parte degli Elvezi, come
impedimenta et carros suos se contulerunt. Nam hoc aveva già fatto prima, si mise al sicuro sul monte, parte
toto proelio, cum ab hora septima ad vesperum si ritirò là dove avevano ammassato i bagagli e i carri.
pugnatum sit, aversum hostem videre nemo potuit. Ad A dire il vero, per tutto il tempo della battaglia, durata
multam noctem etiam ad impedimenta pugnatum est, dall'una del pomeriggio fino al tramonto, nessuno poté
propterea quod pro vallo carros obiecerunt et e loco vedere un solo nemico in fuga. Nei pressi delle salmerie
superiore in nostros venientes tela coiciebant et non si lottò addirittura fino a notte inoltrata, perché gli
nulli inter carros rotasque mataras ac tragulas Elvezi avevano disposto i carri come una trincea e
subiciebant nostrosque vulnerabant. Diu cum esset dall'alto scagliavano frecce sui nostri che attaccavano.
pugnatum, impedimentis castrisque nostri potiti sunt. Alcuni, appostati tra i carri e le ruote, lanciavano
Ibi Orgetorigis filia atque unus e filiis captus est. Ex eo matare e tragule, colpendo i nostri. Dopo una lunga
proelio circiter hominum milia CXXX superfuerunt lotta, i soldati romani si impadronirono
eaque tota nocte continenter ierunt [nullam partem dell'accampamento e delle salmerie. Qui vennero
noctis itinere intermisso]; in fines Lingonum die quarto catturati la figlia di Orgetorige e uno dei figli.
pervenerunt, cum et propter vulnera militum et propter Sopravvissero allo scontro centotrentamila Elvezi e per
sepulturam occisorum nostri [triduum morati] eos sequi tutta la notte marciarono ininterrottamente. Senza
non potuissent. Caesar ad Lingonas litteras nuntiosque fermarsi mai neppure nelle notti seguenti, dopo tre
misit, ne eos frumento neve alia re iuvarent: qui si giorni giunsero nei territori dei Lingoni. I nostri,
iuvissent, se eodem loco quo Helvetios habiturum. Ipse invece, sia per curare le ferite riportate dai soldati, sia
triduo intermisso cum omnibus copiis eos sequi coepit. per dare sepoltura ai morti, si attardarono per tre giorni
e non poterono incalzarli. Cesare inviò ai Lingoni una
lettera e dei messaggeri per proibir loro di fornire grano
o altro agli Elvezi: in caso contrario, li avrebbe trattati
alla stessa stregua. Al quarto giorno riprese a inseguire
gli Elvezi con tutte le truppe.

XXVII
Helvetii omnium rerum inopia adducti legatos de Agli Elvezi mancava tutto il necessario per proseguire
deditione ad eum miserunt. Qui cum eum in itinere la guerra, perciò inviarono degli ambasciatori a offrire
convenissent seque ad pedes proiecissent suppliciterque la resa. Cesare era ancora in marcia quando gli si
locuti flentes pacem petissent, atque eos in eo loco quo fecero incontro; si gettarono ai suoi piedi e gli chiesero
tum essent suum adventum expectare iussisset, pace, piangendo e supplicando. Cesare ordinò agli
paruerunt. Eo postquam Caesar pervenit, obsides, arma, Elvezi di aspettarlo dove adesso si trovavano, ed essi
servos qui ad eos perfugissent, poposcit. Dum ea obbedirono. Appena giunto, chiese la consegna degli
conquiruntur et conferuntur, [nocte intermissa] circiter ostaggi, delle armi e degli schiavi fuggiti. Mentre gli
hominum milia VI eius pagi qui Verbigenus appellatur, Elvezi stavano ancora provvedendo alla ricerca e alla
sive timore perterriti, ne armis traditis supplicio raccolta, scese la notte, nelle prime ore della quale circa
adficerentur, sive spe salutis inducti, quod in tanta seimila uomini della tribù dei Verbigeni lasciarono
multitudine dediticiorum suam fugam aut occultari aut l'accampamento degli Elvezi e si diressero verso il
omnino ignorari posse existimarent, prima nocte e Reno e i territori dei Germani: forse temevano di essere
castris Helvetiorum egressi ad Rhenum finesque uccisi, una volta consegnate le armi, oppure speravano
Germanorum contenderunt. di salvarsi, pensando che in mezzo a tanta gente che si
era arresa la loro fuga potesse rimanere nascosta o
passare del tutto inosservata.

XXVIII
Quod ubi Caesar resciit, quorum per fines ierant his uti Cesare, appena lo seppe, ordinò ai popoli, attraverso i
conquirerent et reducerent, si sibi purgati esse vellent, cui territori erano passati i Verbigeni, di cercarli e di
imperavit; reductos in hostium numero habuit; reliquos riportarglieli, se volevano essere giustificati ai suoi
omnes obsidibus, armis, perfugis traditis in deditionem occhi. Trattò come nemici i Verbigeni catturati, mentre
accepit. Helvetios, Tulingos, Latobrigos in fines suos, accettò la resa degli Elvezi che gli consegnarono
unde erant profecti, reverti iussit, et, quod omnibus ostaggi, armi e fuggiaschi. Comandò agli Elvezi, ai
frugibus amissis domi nihil erat quo famem tolerarent, Tulingi e ai Latobici di ritornare nei territori dai quali
Allobrogibus imperavit ut iis frumenti copiam facerent; erano partiti e, poiché in patria erano andati perduti
ipsos oppida vicosque, quos incenderant, restituere tutti i raccolti e non avevano più nulla con cui sfamarsi,
iussit. Id ea maxime ratione fecit, quod noluit eum diede disposizione agli Allobrogi di rifornirli di grano.
locum unde Helvetii discesserant vacare, ne propter Ordinò agli Elvezi di ricostruire le città e i villaggi
bonitatem agrorum Germani, qui trans Rhenum incendiati. La sua intenzione era, soprattutto, di non
incolunt, ex suis finibus in Helvetiorum fines transirent lasciare spopolate le zone dalle quali gli Elvezi si erano
et finitimi Galliae provinciae Allobrogibusque essent. mossi: non voleva che i Germani d'oltre Reno
Boios petentibus Haeduis, quod egregia virtute erant passassero nei territori degli Elvezi, più fertili, venendo
cogniti, ut in finibus suis conlocarent, concessit; quibus a confinare con la provincia della Gallia e con gli
illi agros dederunt quosque postea in parem iuris Allobrogi. I Boi, che avevano dato prova di grande
libertatisque condicionem atque ipsi erant receperunt. valore, ottennero il permesso di stabilirsi nei territori
degli Edui, che lo avevano richiesto. Ai Boi gli Edui
diedero campi da coltivare e, in seguito. concessero
parità di diritti e la stessa condizione di libertà di cui
essi stessi godevano.

XXIX
In castris Helvetiorum tabulae repertae sunt litteris Nell'accampamento degli Elvezi vennero trovate e
Graecis confectae et ad Caesarem relatae, quibus in consegnate a Cesare delle tavolette scritte in caratteri
tabulis nominatim ratio confecta erat, qui numerus greci. Si trattava di un elenco nominativo degli uomini
domo exisset eorum qui arma ferre possent, et item in grado di combattere che avevano lasciato i loro
separatim, quot pueri, senes mulieresque. [Quarum territori; c'era anche, a parte, una lista riguardante i
omnium rerum] summa erat capitum Helvetiorum bambini, i vecchi e le donne. La somma dei due elenchi
milium CCLXIII, Tulingorum milium XXXVI, contava duecentosessantatremila Elvezi, trentaseimila
Latobrigorum XIIII, Rauracorum XXIII, Boiorum Tulingi, quattordicimila Latobici, ventitremila Rauraci,
XXXII; ex his qui arma ferre possent ad milia trentaduemila Boi. Circa novantaduemila erano, tra di
nonaginta duo. Summa omnium fuerunt ad milia essi, gli uomini in grado di portare armi. Il totale
CCCLXVIII. Eorum qui domum redierunt censu ammontava a trecentosessantottomila. Si tenne, per
habito, ut Caesar imperaverat, repertus est numerus ordine di Cesare, un censimento generale degli Elvezi
milium C et X. che rientravano in patria: risultarono centodiecimila.

XXX
Bello Helvetiorum confecto totius fere Galliae legati, Terminata la guerra con gli Elvezi, da quasi tutta la
principes civitatum, ad Caesarem gratulatum Gallia vennero a congratularsi con Cesare, in veste di
convenerunt: intellegere sese, tametsi pro veteribus ambasciatori, i più autorevoli cittadini dei vari popoli.
Helvetiorum iniuriis populi Romani ab his poenas bello Si rendevano conto che Cesare, con questa guerra,
repetisset, tamen eam rem non minus ex usu [terrae] aveva punito gli Elvezi per le vecchie offese da essi
Galliae quam populi Romani accidisse, propterea quod inflitte al popolo romano, ma ne aveva tratto vantaggio
eo consilio florentissimis rebus domos suas Helvetii la Gallia non meno di Roma: gli Elvezi, pur godendo di
reliquissent uti toti Galliae bellum inferrent imperioque grandissima prosperità, avevano abbandonato la loro
potirentur, locumque domicilio ex magna copia terra per portare guerra a tutta la Gallia, conquistarla e
deligerent quem ex omni Gallia oportunissimum ac scegliersi per insediamento, tra tutte le regioni del
fructuosissimum iudicassent, reliquasque civitates paese, la zona che avessero giudicato più vantaggiosa e
stipendiarias haberent. Petierunt uti sibi concilium fertile, assoggettando gli altri popoli con un tributo.
totius Galliae in diem certam indicere idque Caesaris Chiesero a Cesare il permesso di fissare una data per
facere voluntate liceret: sese habere quasdam res quas una riunione generale dei Galli: volevano presentargli
ex communi consensu ab eo petere vellent. Ea re delle richieste, sulle quali c'era completo accordo.
permissa diem concilio constituerunt et iure iurando ne Cesare acconsentì e tutti giurarono solennemente di
quis enuntiaret, nisi quibus communi consilio non rivelare gli argomenti trattati, se non su incarico
mandatum esset, inter se sanxerunt. dell'assemblea stessa.

XXXI
Eo concilio dimisso, idem princeps civitatum qui ante Dopo che l'assemblea fu sciolta, si ripresentarono a
fuerant ad Caesarem reverterunt petieruntque uti sibi Cesare i principi delle varie popolazioni, gli stessi che
secreto in occulto de sua omniumque salute cum eo già erano venuti da lui. Gli chiesero di poter trattare
agere liceret. Ea re impetrata sese omnes flentes con lui, segretamente, di questioni che riguardavano
Caesari ad pedes proiecerunt: non minus se id non solo loro, ma la salvezza comune. Ottenuto il
contendere et laborare ne ea quae dixissent permesso, si gettarono tutti ai suoi piedi, supplicandolo:
enuntiarentur quam uti ea quae vellent impetrarent, desideravano e si preoccupavano di non fare trapelare
propterea quod, si enuntiatum esset, summum in nulla del loro colloquio tanto quanto di vedere esaudite
cruciatum se venturos viderent. Locutus est pro his le proprie richieste, perché erano certi che avrebbero
Diviciacus Haeduus: Galliae totius factiones esse duas; subito i peggiori tormenti, se la cosa si fosse risaputa.
harum alterius principatum tenere Haeduos, alterius Parlò a nome di tutti l'eduo Diviziaco: tutta la Gallia
Arvernos. Hi cum tantopere de potentatu inter se era divisa in due fazioni con a capo, rispettivamente, gli
multos annos contenderent, factum esse uti ab Arvernis Edui e gli Arverni. I due popoli si erano contesi
Sequanisque Germani mercede arcesserentur. Horum tenacemente la supremazia per molti anni, fino a che
primo circiter milia XV Rhenum transisse; postea quam gli Arverni e i Sequani non erano ricorsi all'aiuto dei
agros et cultum et copias Gallorum homines feri ac Germani, assoldandoli. In un primo tempo, avevano
barbari adamassent, traductos plures; nunc esse in passato il Reno circa quindicimila Germani; quando,
Gallia ad C et XX milium numerum. Cum his Haeduos però, questa gente rozza e barbara aveva incominciato
eorumque clientes semel atque iterum armis ad apprezzare i campi, la civiltà e le ricchezze dei
contendisse; magnam calamitatem pulsos accepisse, Galli, il loro numero era aumentato: adesso, in Gallia,
omnem nobilitatem, omnem senatum, omnem ammontavano a circa centoventimila. Gli Edui e i
equitatum amisisse. Quibus proeliis calamitatibusque popoli loro soggetti li avevano affrontati più di una
fractos, qui et sua virtute et populi Romani hospitio volta, ma avevano subito una grave disfatta, perdendo
atque amicitia plurimum ante in Gallia potuissent, tutti i nobili, tutti i senatori, tutti i cavalieri. In passato,
coactos esse Sequanis obsides dare nobilissimos gli Edui detenevano il potere assoluto in Gallia sia per
civitatis et iure iurando civitatem obstringere sese il loro valore, sia per l'ospitalità e l'amicizia che li
neque obsides repetituros neque auxilium a populo legava al popolo romano; adesso, invece, prostrati dalle
Romano imploraturos neque recusaturos quo minus battaglie e dalle calamità, erano stati costretti dai
perpetuo sub illorum dicione atque imperio essent. Sequani a consegnare in ostaggio i cittadini più insigni
Unum se esse ex omni civitate Haeduorum qui adduci e a vincolare il popolo con il giuramento di non
non potuerit ut iuraret aut liberos suos obsides daret. Ob chiedere la restituzione degli ostaggi, di non implorare
eam rem se ex civitate profugisse et Romam ad senatum l'aiuto del popolo romano e di non ribellarsi mai alla
venisse auxilium postulatum, quod solus neque iure loro autorità. Ma lui, Diviziaco, non erano riusciti a
iurando neque obsidibus teneretur. Sed peius victoribus costringerlo: tra tutti gli Edui, era l'unico a non aver
Sequanis quam Haeduis victis accidisse, propterea quod giurato, né consegnato i propri figli in ostaggio. Era
Ariovistus, rex Germanorum, in eorum finibus fuggito dalla sua terra ed era venuto a Roma dal senato
consedisset tertiamque partem agri Sequani, qui esset per chiedere aiuto, proprio perché solo lui non era
optimus totius Galliae, occupavisset et nunc de altera vincolato da giuramenti o da ostaggi. Ma ai Sequani
parte tertia Sequanos decedere iuberet, propterea quod vincitori era toccata sorte peggiore che agli Edui vinti:
paucis mensibus ante Harudum milia hominum XXIIII Ariovisto, re dei Germani, si era stabilito nei territori
ad eum venissent, quibus locus ac sedes pararentur. dei Sequani e aveva occupato un terzo delle loro
Futurum esse paucis annis uti omnes ex Galliae finibus campagne, le più fertili dell'intera Gallia; adesso
pellerentur atque omnes Germani Rhenum transirent; ordinava ai Sequani di evacuarne un altro terzo, perché
neque enim conferendum esse Gallicum cum pochi mesi prima lo avevano raggiunto circa ventimila
Germanorum agro neque hanc consuetudinem victus Arudi e a essi voleva trovare una regione in cui
cum illa comparandam. Ariovistum autem, ut semel potessero stanziarsi. In pochi anni tutti i Galli
Gallorum copias proelio vicerit, quod proelium factum sarebbero stati scacciati dai loro territori e tutti i
sit ad Magetobrigam, superbe et crudeliter imperare, Germani avrebbero oltrepassato il Reno. Non c'era
obsides nobilissimi cuiusque liberos poscere et in eos paragone, infatti, tra le campagne dei Galli e dei
omnia exempla cruciatusque edere, si qua res non ad Germani, né tra il loro tenore di vita. Ariovisto, poi, da
nutum aut ad voluntatem eius facta sit. Hominem esse quando aveva vinto l'esercito dei Galli ad
barbarum, iracundum, temerarium: non posse eius Admagetobriga, regnava con superbia e crudeltà,
imperia, diutius sustineri. Nisi quid in Caesare chiedeva in ostaggio i figli di tutti i più nobili e
populoque Romano sit auxilii, omnibus Gallis idem riservava loro ogni specie di punizione e di tortura, se
esse faciendum quod Helvetii fecerint, ut domo non eseguivano gli ordini secondo il suo cenno e volere.
emigrent, aliud domicilium, alias sedes, remotas a Era un uomo barbaro, iracondo e temerario. Non era
Germanis, petant fortunamque, quaecumque accidat, possibile sopportare più a lungo le sue prepotenze. Se
experiantur. Haec si enuntiata Ariovisto sint, non non avessero trovato aiuto in Cesare e nel popolo
dubitare quin de omnibus obsidibus qui apud eum sint romano, a tutti i Galli non restava che seguire la
gravissimum supplicium sumat. Caesarem vel decisione degli Elvezi: emigrare dalla patria, cercarsi
auctoritate sua atque exercitus vel recenti victoria vel altra dimora, altre sedi lontane dai Germani e tentare la
nomine populi Romani deterrere posse ne maior sorte, qualunque cosa accadesse. Ma se Ariovisto avesse
multitudo Germanorum Rhenum traducatur, avuto notizia di tutto questo, senza dubbio avrebbe
Galliamque omnem ab Ariovisti iniuria posse inflitto terribili supplizi agli ostaggi in sua mano.
defendere. Cesare, avvalendosi del prestigio suo e dell'esercito
oppure sfruttando la recente vittoria o il nome del
popolo romano, poteva impedire che aumentasse il
numero dei Germani in Gallia e difendere tutto il paese
dai torti di Ariovisto.
XXXII
Hac oratione ab Diviciaco habita omnes qui aderant Quando Diviziaco ebbe finito il suo discorso, tutti i
magno fletu auxilium a Caesare petere coeperunt. presenti, tra grandi pianti, iniziarono a chiedere aiuto a
Animadvertit Caesar unos ex omnibus Sequanos nihil Cesare, il quale notò che solo i Sequani non si
earum rerum facere quas ceteri facerent sed tristes comportavano per nulla come gli altri, ma, senza alzare
capite demisso terram intueri. Eius rei quae causa esset lo sguardo da terra, tenevano la testa bassa, tristi.
miratus ex ipsis quaesiit. Nihil Sequani respondere, sed Stupito, ne chiese loro il motivo. I Sequani non
in eadem tristitia taciti permanere. Cum ab his saepius risposero, continuando a rimanere in silenzio, nello
quaereret neque ullam omnino vocem exprimere posset, stesso atteggiamento di tristezza. Più volte Cesare
idem Diviacus Haeduus respondit: hoc esse miseriorem ripeté la sua domanda, senza ottenere la benché minima
et graviorem fortunam Sequanorum quam reliquorum, risposta. Intervenne ancora Diviziaco: la sorte dei
quod soli ne in occulto quidem queri neque auxilium Sequani era molto più misera e pesante di quella degli
implorare auderent absentisque Ariovisti crudelitatem, altri perché non osavano, neppure in una riunione
velut si cora adesset, horrerent, propterea quod reliquis segreta, lamentarsi e implorare aiuto e rabbrividivano
tamen fugae facultas daretur, Sequanis vero, qui intra per la crudeltà di Ariovisto come se fosse lì presente,
fines suos Ariovistum recepissent, quorum oppida anche se era lontano. E poi, perché gli altri, almeno,
omnia in potestate eius essent, omnes cruciatus essent avevano la possibilità di fuggire; essi, invece, che
perferendi. avevano accolto Ariovisto nei loro territori e avevano
visto le loro città cadere nelle sue mani, dovevano
sopportare tormenti d'ogni sorta.

XXXIII
His rebus cognitis Caesar Gallorum animos verbis Cesare, sapute queste cose, rinfrancò i Galli con le sue
confirmavit pollicitusque est sibi eam rem curae parole e la promessa che avrebbe preso a cuore la
futuram; magnam se habere spem et beneficio suo et faccenda: aveva fondate speranze che Ariovisto, in
auctoritate adductum Ariovistum finem iniuriis considerazione dei benefici ricevuti e del prestigio di
facturum. Hac oratione habita, concilium dimisit. Et Cesare, avrebbe posto fine ai suoi torti. Detto ciò,
secundum ea multae res eum hortabantur quare sibi sciolse l'assemblea. Molte considerazioni, oltre alle
eam rem cogitandam et suscipiendam putaret, in primis precedenti, lo spingevano a ritenere che fosse
quod Haeduos, fratres consanguineosque saepe numero necessario riflettere sulla situazione e occuparsene:
a senatu appellatos, in servitute atque [in] dicione primo, vedeva che gli Edui, più volte definiti dal senato
videbat Germanorum teneri eorumque obsides esse fratelli e consanguinei, si trovavano sotto il dominio e
apud Ariovistum ac Sequanos intellegebat; quod in la schiavitù dei Germani e capiva che loro ostaggi si
tanto imperio populi Romani turpissimum sibi et rei trovavano nelle mani di Ariovisto e dei Sequani, cosa
publicae esse arbitrabatur. Paulatim autem Germanos che giudicava una vergogna per sé e per la repubblica,
consuescere Rhenum transire et in Galliam magnam data la potenza del popolo romano; secondo, riteneva
eorum multitudinem venire populo Romano pericoloso per Roma che, a poco a poco, i Germani
periculosum videbat, neque sibi homines feros ac prendessero l'abitudine di oltrepassare il Reno e di
barbaros temperaturos existimabat quin, cum omnem stanziarsi in Gallia in numero molto elevato. Infatti,
Galliam occupavissent, ut ante Cimbri Teutonique stimava che questa gente, rozza e barbara, una volta
fecissent, in provinciam exirent atque inde in Italiam occupata tutta la Gallia, non avrebbe fatto a meno di
contenderent [, praesertim cum Sequanos a provincia passare nella nostra provincia e di dirigersi verso
nostra Rhodanus divideret]; quibus rebus quam l'Italia, come un tempo i Cimbri ed i Teutoni,
maturrime occurrendum putabat. Ipse autem Ariovistus soprattutto tenendo conto che solo il Rodano divide la
tantos sibi spiritus, tantam arrogantiam sumpserat, ut nostra provincia dalla regione dei Sequani. Stimava,
ferendus non videretur. dunque, di doversi occupare al più presto del problema.
Ariovisto stesso, poi, aveva assunto una superbia e una
arroganza tale, che non lo si poteva più sopportare.

XXXIV
Quam ob rem placuit ei ut ad Ariovistum legatos Perciò, Cesare decise di mandare ad Ariovisto degli
mitteret, qui ab eo postularent uti aliquem locum ambasciatori, incaricati di chiedergli che scegliesse un
medium utrisque conloquio deligeret: velle sese de re luogo per un colloquio, a metà strada tra loro: voleva
publica et summis utriusque rebus cum eo agere. Ei trattare di questioni politiche della massima importanza
legationi Ariovistus respondit: si quid ipsi a Caesare per entrambi. Agli ambasciatori Ariovisto così rispose:
opus esset, sese ad eum venturum fuisse; si quid ille se se gli serviva qualcosa da Cesare, si sarebbe recato di
velit, illum ad se venire oportere. Praeterea se neque persona da lui; ma se era Cesare a volere qualcosa,
sine exercitu in eas partes Galliae venire audere quas toccava a lui andare da Ariovisto. Inoltre, non osava
Caesar possideret, neque exercitum sine magno recarsi senza esercito nelle zone della Gallia possedute
commeatu atque molimento in unum locum contrahere da Cesare, né era possibile radunare l'esercito senza
posse. Sibi autem mirum videri quid in sua Gallia, ingenti scorte di viveri e grandi sforzi. Del resto, si
quam bello vicisset, aut Caesari aut omnino populo domandava con meraviglia che cosa Cesare o, in
Romano negotii esset. generale, il popolo romano avessero a che fare nella sua
parte di Gallia, da lui vinta in guerra.

XXXV
His responsis ad Caesarem relatis, iterum ad eum Ricevuta tale risposta, Cesare manda di nuovo ad
Caesar legatos cum his mandatis mittit: quoniam tanto Ariovisto degli ambasciatori, coi compito di
suo populique Romani beneficio adtectus, cum in comunicargli quanto segue: durante il consolato di
consulatu suo rex atque amicus a senatu appellatus Cesare, il senato e il popolo romano lo avevano definito
esset, hanc sibi populoque Romano gratiam referret ut re e amico. Adesso, poiché così dimostrava a Cesare e
in conloquium venire invitatus gravaretur neque de al popolo romano la sua gratitudine, rifiutandosi di
communi re dicendum sibi et cognoscendum putaret, venire a colloquio benché invitato e ritenendo di non
haec esse quae ab eo postularet: primum ne quam dover discutere o conoscere questioni di interesse
multitudinem hominum amplius trans Rhenum in comune, Cesare, allora, gli notificava le proprie
Galliam traduceret; deinde obsides quos haberet ab richieste: primo, di non far più passare in Gallia altri
Haeduis redderet Sequanisque permitteret ut quos illi Germani; secondo, di restituire gli ostaggi ricevuti dagli
haberent voluntate eius reddere illis liceret; neve Edui e di permettere ai Sequani di rendere quelli che
Haeduos iniuria lacesseret neve his sociisque eorum detenevano per ordine suo; infine, di non provocare
bellum inferret. Si [id] ita fecisset, sibi populoque ingiustamente gli Edui e di non muovere guerra né a
Romano perpetuam gratiam atque amicitiam cum eo essi, né ai loro alleati. Regolandosi così, Ariovisto si
futuram; si non impetraret, sese, quoniam M. Messala, sarebbe garantito per sempre il favore e l'amicizia del
M. Pisone consulibus senatus censuisset uti quicumque popolo romano. Cesare, invece, se non avesse ottenuto
Galliam provinciam obtineret, quod commodo rei quanto chiedeva, non sarebbe rimasto indifferente alle
publicae lacere posset, Haeduos ceterosque amicos offese inflitte agli Edui, perché sotto il consolato di M.
populi Romani defenderet, se Haeduorum iniurias non Messala e M. Pisone il senato aveva stabilito che il
neglecturum. governatore della Gallia transalpina doveva difendere
gli Edui e gli altri amici del popolo romano, per quanto
ciò rispondesse agli interessi di Roma.

XXXVI
Ad haec Ariovistus respondit: ius esse belli ut qui Ariovisto replicò così: il diritto di guerra permetteva ai
vicissent iis quos vicissent quem ad modum vellent vincitori di dominare i vinti a proprio piacimento; allo
imperarent. Item populum Romanum victis non ad stesso modo il popolo romano era abituato a governare i
alterius praescriptum, sed ad suum arbitrium imperare vinti non secondo le imposizioni altrui, ma a proprio
consuesse. Si ipse populo Romano non praescriberet arbitrio. Se Ariovisto non dava ordini ai Romani su
quem ad modum suo iure uteretur, non oportere se a come esercitare il loro diritto, non c'era ragione che i
populo Romano in suo iure impediri. Haeduos sibi, Romani ponessero ostacoli a lui, quando applicava il
quoniam belli fortunam temptassent et armis congressi suo. Gli Edui avevano tentato la sorte in guerra,
ac superati essent, stipendiarios esse factos. Magnam avevano combattuto ed erano usciti sconfitti; perciò, li
Caesarem iniuriam facere, qui suo adventu vectigalia aveva resi suoi tributari. Era Cesare a fargli un grave
sibi deteriora faceret. Haeduis se obsides redditurum torto, perché con il suo arrivo erano diminuiti i
non esse neque his neque eorum sociis iniuria bellum versamenti dei popoli sottomessi. Non avrebbe restituito
inlaturum, si in eo manerent quod convenisset gli ostaggi agli Edui, ma neppure avrebbe mosso guerra
stipendiumque quotannis penderent; si id non fecissent, a essi, né ai loro alleati, se rispettavano gli obblighi
longe iis fraternum nomen populi Romani afuturum. assunti, pagando ogni anno i tributi. In caso contrario,
Quod sibi Caesar denuntiaret se Haeduorum iniurias poco sarebbe servito loro il titolo di fratelli del popolo
non neglecturum, neminem secum sine sua pernicie romano. Se Cesare lo aveva avvertito che non avrebbe
contendisse. Cum vellet, congrederetur: intellecturum lasciato impunite le offese inferte agli Edui, gli
quid invicti Germani, exercitatissimi in armis, qui inter rispondeva che nessuno aveva combattuto contro
annos XIIII tectum non subissent, virtute possent. Ariovisto senza subire una disfatta. Attaccasse pure
quando voleva: si sarebbe reso conto del valore degli
invitti Germani, che erano addestratissimi e per
quattordici anni non avevano mai avuto bisogno di un
tetto.

XXXVII
Haec eodem tempore Caesari mandata referebantur et Nel momento stesso in cui a Cesare veniva riferita la
legati ab Haeduis et a Treveris veniebant: Haedui risposta di Ariovisto, giungevano emissari da parte
questum quod Harudes, qui nuper in Galliam degli Edui e dei Treveri. Gli Edui si lamentavano che
transportati essent, fines eorum popularentur: sese ne gli Arudi, da poco trasferitisi in Gallia, devastavano il
obsidibus quidem datis pacem Ariovisti redimere loro territorio: neppure la consegna degli ostaggi era
potuisse; Treveri autem, pagos centum Sueborum ad valsa a ottenere la pace da Ariovisto. I Treveri, invece,
ripas Rheni consedisse, qui Rhemum transire dicevano che le cento tribù degli Svevi si erano stabilite
conarentur; his praeesse Nasuam et Cimberium fratres. lungo le rive del Reno e tentavano di attraversarlo; li
Quibus rebus Caesar vehementer commotus guidavano i fratelli Nasua e Cimberio. Cesare,
maturandum sibi existimavit, ne, si nova manus fortemente scosso dalle notizie, pensò di dover stringere
Sueborum cum veteribus copiis Ariovisti sese i tempi per evitare di incontrare maggiore resistenza, se
coniunxisset, minus facile resisti posset. Itaque re il nuovo gruppo degli Svevi si fosse aggiunto alle
frumentaria quam celerrime potuit comparata magnis precedenti truppe di Ariovisto. Perciò, fatta al più
itineribus ad Ariovistum contendit. presto provvista di grano, mosse contro Ariovisto
forzando le tappe.

XXXVIII
Cum tridui viam processisset, nuntiatum est ei Dopo tre giorni di marcia gli riferirono che Ariovisto
Ariovistum cum suis omnibus copiis ad occupandum era partito dai suoi territori già da tre giorni e si
Vesontionem, quod est oppidum maximum dirigeva con tutte le truppe verso Vesonzione, la più
Sequanorum, contendere [triduique viam a suis finibus grande città dei Sequani, per occuparla. Cesare giudicò
processisse]. Id ne accideret, magnopere sibi di dover impedire a ogni costo che Vesonzione cadesse.
praecavendum Caesar existimabat. Namque omnium Infatti, nella città si trovava, in abbondanza, tutto ciò
rerum quae ad bellum usui erant summa erat in eo che serve in guerra; inoltre, era così protetta dalla
oppido facultas, idque natura loci sic muniebatur ut conformazione naturale, da permettere con facilità le
magnam ad ducendum bellum daret facultatem, operazioni belliche: il fiume Doubs la circonda quasi
propterea quod flumen [alduas] Dubis ut circino completamente, come se il suo corso fosse stato
circumductum paene totum oppidum cingit, reliquum tracciato con un compasso; dove non scorre il fiume, in
spatium, quod est non amplius pedum MDC, qua una zona che si estende per non più di milleseicento
flumen intermittit, mons continet magna altitudine, ita piedi, sorge un monte molto elevato, la cui base tocca
ut radices eius montis ex utraque parte ripae fluminis da entrambi i lati le sponde del Doubs. Un muro
contingant, hunc murus circumdatus arcem efficit et circonda il monte, lo unisce alla città e ne fa una
cum oppido coniungit. Huc Caesar magnis nocturnis roccaforte. Cesare qui si diresse, a marce forzate di
diurnisque itineribus contendit occupatoque oppido ibi giorno e di notte. occupò la città e vi pose un presidio.
praesidium conlocat.

XXXIX
Dum paucos dies ad Vesontionem rei frumentariae Nei pochi giorni in cui Cesare si trattenne a Vesonzione
commeatusque causa moratur, ex percontatione per rifornirsi di grano e di viveri, i Galli e i mercanti,
nostrorum vocibusque Gallorum ac mercatorum, qui interrogati dai nostri soldati, andavano dicendo che i
ingenti magnitudine corporum Germanos, incredibili Germani erano uomini dal fisico imponente,
virtute atque exercitatione in armis esse praedicabant incredibilmente valorosi e avvezzi al combattimento;
(saepe numero sese cum his congressos ne vultum spesso li avevano affrontati, ma non erano neppure
quidem atque aciem oculorum dicebant ferre potuisse), riusciti a sostenerne l'aspetto e lo sguardo. Di colpo, in
tantus subito timor omnem exercitum occupavit ut non seguito a tali voci, un timore così grande si impadronì
mediocriter omnium mentes animosque perturbaret. Hic dei nostri, da sconvolgere profondamente le menti e gli
primum ortus est a tribunis militum, praefectis, animi di tutti. Dapprima, si manifestò tra i tribuni
reliquisque qui ex urbe amicitiae causa Caesarem secuti militari, i prefetti e gli altri privi di grande esperienza
non magnum in re militari usum habebant: quorum militare, che avevano seguito Cesare da Roma per
alius alia causa inlata, quam sibi ad proficiscendum ragioni di amicizia. Tutti adducevano scuse, chi l'una,
necessariam esse diceret, petebat ut eius voluntate chi l'altra, sostenendo di avere dei motivi che li
discedere liceret; non nulli pudore adducti, ut timoris costringevano a partire, e ne chiedevano a Cesare il
suspicionem vitarent, remanebant. Hi neque vultum permesso. Alcuni, trattenuti dalla vergogna,
fingere neque interdum lacrimas tenere poterant: abditi rimanevano, per non destare sospetti di timore, ma non
in tabernaculis aut suum fatum querebantur aut cum potevano contraffare l'espressione del volto, né talora
familiaribus suis commune periculum miserabantur. trattenere le lacrime; al sicuro, nelle loro tende, si
Vulgo totis castris testamenta obsignabantur. Horum lamentavano del loro destino o compiangevano con i
vocibus ac timore paulatim etiam ii qui magnum in loro amici il comune pericolo. In ogni angolo
castris usum habebant, milites centurionesque quique dell'accampamento si facevano testamenti. I discorsi e
equitatui praeerant, perturbabantur. Qui se ex his minus la paura di questa gente, a poco a poco,
timidos existimari volebant, non se hostem vereri, sed impressionavano anche le persone provviste di grande
angustias itineris et magnitudinem silvarum quae esperienza militare: legionari, centurioni e capi della
intercederent inter ipsos atque Ariovistum, aut rem cavalleria. Chi voleva apparire meno pusillanime
frumentariam, ut satis commode supportari posset, diceva di paventare non tanto il nemico, quanto la
timere dicebant. Non nulli etiam Caesari nuntiabant, strada molto stretta e l'estensione delle foreste che li
cum castra moveri ac signa ferri iussisset, non fore dividevano da Ariovisto, oppure di avere paura che il
dicto audientes milites neque propter timorem signa frumento non potesse essere trasportato tanto
laturos. facilmente. Alcuni avevano addirittura riferito a Cesare
che, all'ordine di togliere le tende e di avanzare, i
soldati non avrebbero obbedito, né levato il campo,
terrorizzati com'erano.

XL
Haec cum animadvertisset, convocato consilio Cesare, messo in allarme, riunì il consiglio di guerra e
omniumque ordinum ad id consilium adhibitis convocò anche i centurioni di ogni grado. Li
centurionibus, vehementer eos incusavit: primum, quod rimproverò aspramente, perché, soprattutto, avevano la
aut quam in partem aut quo consilio ducerentur sibi presunzione di chiedersi e di rimuginare dove li
quaerendum aut cogitandum putarent. Ariovistum se portasse e con quali intenzioni. Sotto il suo consolato,
consule cupidissime populi Romani amicitiam Ariovisto aveva ricercato con molta ansia l'amicizia del
adpetisse; cur hunc tam temere quisquam ab officio popolo romano: chi poteva immaginarsi che sarebbe
discessurum iudicaret? Sibi quidem persuaderi cognitis venuto meno ai propri doveri così avventatamente? Dal
suis poslulatis atque aequitate condicionum perspecta canto suo, era convinto che Ariovisto, conosciute le
eum neque suam neque populi Romani gratiam richieste e constatata l'equità dei patti proposti, non
repudiaturum. Quod si furore atque amentia impulsum avrebbe respinto l'appoggio di Cesare e del popolo
bellum intulisset, quid tandem vererentur? Aut cur de romano. E se, spinto da un demenziale impulso, avesse
sua virtute aut de ipsius diligentia desperarent? Factum mosso guerra ai Romani, che cosa mai dovevano
eius hostis periculum patrum nostrorum memoria temere? Che motivo c'era di non aver più fiducia nel
Cimbris et Teutonis a C. Mario pulsis [cum non valore dei soldati o nella sua efficienza di generale? Ai
minorem laudem exercitus quam ipse imperator meritus tempi dei loro padri avevano già affrontato il pericolo
videbatur]; factum etiam nuper in Italia servili tumultu, rappresentato da quei nemici, quando i Cimbri e i
quos tamen aliquid usus ac disciplina, quam a nobis Teutoni erano stati sconfitti da C. Mario e l'esercito si
accepissent, sublevarint. Ex quo iudicari posse quantum era meritato non meno gloria del comandante stesso; un
haberet in se boni constantia, propterea quod quos pericolo simile lo avevano corso, e non erano passati
aliquam diu inermes sine causa timuissent hos postea molti anni, anche in Italia con la rivolta degli schiavi,
armatos ac victores superassent. Denique hos esse che però si erano avvalsi della pratica e della disciplina
eosdem Germanos quibuscum saepe numero Helvetii imparate dai Romani. Tali esempi permettevano di
congressi non solum in suis sed etiam in illorum finibus giudicare come sia positiva in sé la fermezza d'animo:
plerumque superarint, qui tamen pares esse nostro proprio il nemico, temuto a lungo e senza motivo
exercitui non potuerint. Si quos adversum proelium et quando era privo d'armi, lo avevano successivamente
fuga Gallorum commoveret, hos, si quaererent, reperire sconfitto quando era armato e già vincitore. Infine, i
posse diuturnitate belli defatigatis Gallis Ariovistum, Germani erano lo stesso popolo con il quale gli Elvezi
cum multos menses castris se ac paludibus tenuisset si erano più volte scontrati, non solo nei propri territori,
neque sui potestatem fecisset, desperantes iam de pugna ma anche nei loro, riportando la vittoria nella maggior
et dispersos subito adortum magis ratione et consilio parte dei casi. E gli Elvezi non erano riusciti a tener
quam virtute vicisse. Cui rationi contra homines testa all'esercito romano. Chi era rimasto scosso perché
barbaros atque imperitos locus fuisset, hac ne ipsum i Galli erano stati sconfitti e messi in fuga, avrebbe
quidem sperare nostros exercitus capi posse. Qui suum scoperto, se si fosse informato, che Ariovisto aveva
timorem in rei frumentariae simulationem angustiasque logorato i suoi avversari con una guerra di attesa,
itineris conferrent, facere arroganter, cum aut de officio tenendosi per molti mesi in un accampamento tra le
imperatoris desperare aut praescribere viderentur. Haec paludi, senza esporsi mai. Poi, quando ormai i Galli
sibi esse curae; frumentum Sequanos, Leucos, Lingones disperavano di poter combattere e si erano disuniti, li
subministrare, iamque esse in agris frumenta matura; aveva assaliti, riuscendo, così, a sconfiggerli grazie ai
de itinere ipsos brevi tempore iudicaturos. Quod non suoi calcoli e ai suoi piani più che al suo valore. Ma se
fore dicto audientes neque signa laturi dicantur, nihil se c'era spazio per questi calcoli contro dei barbari privi di
ea re commoveri: scire enim, quibuscumque exercitus esperienza militare, neppure Ariovisto stesso si illudeva
dicto audiens non fuerit, aut male re gesta fortunam di poter così sorprendere il nostro esercito. Chi
defuisse aut aliquo facinore comperto avaritiam esse esprimeva il proprio timore, fingendo di essere
convictam. Suam innocentiam perpetua vita, felicitatem preoccupato per le scorte di grano e per la strada molto
Helvetiorum bello esse perspectam. Itaque se quod in stretta, era un insolente, perché osava negare il senso
longiorem diem conlaturus fuisset repraesentaturum et del dovere del comandante o addirittura voleva
proxima nocte de quarta, vigilia castra moturum, ut impartirgli delle direttive. I suoi compiti di comandante
quam primum intellegere posset utrum apud eos pudor erano di indurre i Sequani, i Leuci e i Lingoni a fornire
atque officium an timor plus valeret. Quod si praeterea il grano, ormai maturo nei campi; quanto alla strada,
nemo sequatur, tamen se cum sola decima legione avrebbero giudicato tra breve essi stessi. Se si
iturum, de qua non dubitet, sibique eam praetoriam mormorava che i soldati non avrebbero eseguito gli
cohortem futuram. Huic legioni Caesar et indulserat ordini, né levato il campo, non se ne curava affatto:
praecipue et propter virtutem confidebat maxime. conosceva, infatti, casi di disobbedienza da parte delle
truppe, ma si trattava di comandanti che avevano fallito
un'impresa ed erano stati abbandonati dalla fortuna dei
quali era stato scoperto qualche misfatto e dimostrata
l'avidità. Ma tutta la sua vita comprovava la sua onestà,
la guerra contro gli Elvezi la sua fortuna. Perciò,
avrebbe dato subito l'ordine che voleva rimandare a più
tardi: avrebbe levato le tende la notte successiva, dopo
le tre, per accertarsi al più presto se in loro prevaleva la
vergogna, unita al senso del dovere, oppure la paura. E
se, poi, nessuno lo avesse seguito, si sarebbe messo in
marcia, comunque, con la sola decima legione, su cui
non aveva dubbi: sarebbe stata la sua coorte pretoria.
Nei confronti della decima legione Cesare aveva avuto
una benevolenza particolare e in essa riponeva la
massima fiducia per il suo valore.

XLI
Hac oratione habita mirum in modum conversae sunt Dopo il discorso di Cesare, lo stato d'animo di tutti
omnium mentes summaque alacritas et cupiditas belli mutò in modo sorprendente e in ognuno nacque una
gerendi innata est, princepsque X. legio per tribunos gran voglia di agire, un gran desiderio di combattere.
militum ei gratias egit quod de se optimum iudicium Per prima la decima legione, attraverso i tribuni
fecisset, seque esse ad bellum gerendum paratissimam militari, lo ringraziò per lo straordinario
confirmavit. Deinde reliquae legiones cum tribunis apprezzamento ricevuto e confermò di essere
militum et primorum ordinum centurionibus egerunt uti prontissima a scendere in campo. Poi le altre legioni,
Caesari satis facerent: se neque umquam dubitasse con i tribuni militari e i centurioni più alti in grado,
neque timuisse neque de summa belli suum iudicium provvidero a scusarsi con Cesare: non avevano mai
sed imperatoris esse existimavisse. Eorum satisfactione nutrito dubbi o timori, né avevano pensato che la
accepta et itinere exquisito per Diviciacum, quod ex valutazione delle scelte strategiche spettasse a loro, ma
Gallis ei maximam fidem habebat, ut milium amplius al comandante. Cesare ne accettò le scuse e a Diviziaco,
quinquaginta circuitu locis apertis exercitum duceret, l'unico a cui riservava la massima fiducia tra i Galli,
de quarta vigilia, ut dixerat, profectus est. Septimo die, chiese l'itinerario da seguirsi per portare l'esercito in
cum iter non intermitteret, ab exploratoribus certior luoghi aperti compiendo un giro di oltre cinquanta
factus est Ariovisti copias a nostris milia passuum IIII miglia. Come aveva preannunziato, dopo le tre di notte
et XX abesse. partì. Il settimo giorno di marcia ininterrotta fu
informato dagli esploratori che le truppe di Ariovisto
distavano dai nostri ventiquattro miglia.

XLII
Cognito Caesaris adventu Ariovistus legatos ad eum Ariovisto, informato dell'arrivo di Cesare, gli manda
mittit: quod antea de conloquio postulasset, id per se degli ambasciatori: il colloquio sollecitato in
fieri licere, quoniam propius accessisset seque id sine precedenza poteva, per quanto lo riguardava, aver
periculo facere posse existimaret. Non respuit luogo, perché Cesare si era avvicinato ed egli stimava
condicionem Caesar iamque eum ad sanitatem reverti di non correre pericolo. Cesare non respinge la
arbitrabatur, cum id quod antea petenti denegasset ultro proposta, perché riteneva ormai che Ariovisto avesse
polliceretur, magnamque in spem veniebat pro suis riacquistato il buon senso, visto che offriva
tantis populique Romani in eum beneficiis cognitis suis spontaneamente ciò che prima aveva negato, quando ne
postulatis fore uti pertinacia desisteret. Dies conloquio era stato richiesto. Inoltre, Cesare nutriva grandi
dictus est ex eo die quintus. Interim saepe cum legati speranze che Ariovisto, in considerazione dei grandi
ultro citroque inter eos mitterentur, Ariovistus benefici ricevuti da lui e dal popolo romano, avrebbe
postulavit ne quem peditem ad conloquium Caesar deposto la sua ostinazione, una volta conosciuto che
adduceret: vereri se ne per insidias ab eo cosa si voleva da lui. Il colloquio fu fissato da lì a
circumveniretur; uterque cum equitatu veniret: alia cinque giorni. Nel periodo di tempo che lo precedette,
ratione sese non esse venturum. Caesar, quod neque si ebbe un'intensa attività diplomatica. Ariovisto pose
conloquium interposita causa tolli volebat neque come condizione che Cesare non portasse al colloquio
salutem suam Gallorum equitatui committere audebat, truppe di fanteria, perché temeva di cadere in
commodissimum esse statuit omnibus equis Gallis un'imboscata: entrambi sarebbero giunti con la
equitibus detractis eo legionarios milites legionis X., cavalleria, altrimenti non si sarebbe presentato. Cesare
cui quam maxime confidebat, imponere, ut praesidium non voleva che, per il frapporsi di un pretesto, il
quam amicissimum, si quid opus facto esset, haberet. colloquio saltasse, ma neppure osava mettersi nelle
Quod cum fieret, non inridicule quidam ex militibus X. mani della cavalleria dei Galli; decise, perciò, che la
legionis dixit: plus quam pollicitus esset Caesarem cosa più conveniente era lasciare a terra i cavalieri
facere; pollicitum se in cohortis praetoriae loco X. Galli e mettere in sella i soldati della decima legione,
legionem habiturum ad equum rescribere. nella quale riponeva la massima fiducia, per avere, se
c'era bisogno di agire, la scorta più leale possibile.
Mentre veniva eseguita l'operazione, uno dei soldati
della decima legione, non senza spirito, disse che
Cesare aveva fatto per loro più di quanto avesse
promesso: aveva detto che li avrebbe presi come coorte
pretoria, adesso li faceva passare addirittura al rango
equestre.

XLIII
Planities erat magna et in ea tumulus terrenus satis C'era un'ampia pianura, con un rialzo di terra
grandis. Hic locus aequum fere spatium a castris abbastanza grande, all'incirca a pari distanza dagli
Ariovisti et Caesaris aberat. Eo, ut erat dictum, ad accampamenti di Ariovisto e di Cesare. Qui, come
conloquium venerunt. Legionem Caesar, quam equis stabilito, si incontrarono per il colloquio. A duecento
devexerat, passibus CC ab eo tumulo constituit. Item passi dal rialzo, Cesare fermò i legionari che lo
equites Ariovisti pari intervallo constiterunt. Ariovistus seguivano a cavallo. Anche i cavalieri di Ariovisto si
ex equis ut conloquerentur et praeter se denos ad fermarono alla stessa distanza. Ariovisto chiese che si
conloquium adducerent postulavit. Ubi eo ventum est, parlasse senza scendere da cavallo e che ciascuno
Caesar initio orationis sua senatusque in eum beneficia portasse con sé dieci uomini. Quando giunsero sul
commemoravit, quod rex appellatus esset a senatu, posto, Cesare iniziò il suo discorso ricordando i benefici
quod amicus, quod munera amplissime missa; quam resi ad Ariovisto da lui e dal senato: era stato definito re
rem et paucis contigisse et pro magnis hominum officiis e amico, gli erano stati inviati doni in abbondanza.
consuesse tribui docebat; illum, cum neque aditum Onori del genere toccavano a poche persone ed i
neque causam postulandi iustam haberet, beneficio ac Romani, di solito, li concedevano in considerazione di
liberalitate sua ac senatus ea praemia consecutum. servigi eccezionali; Ariovisto, invece, pur non avendo
Docebat etiam quam veteres quamque iustae causae né titoli, né motivo per pretendere simili privilegi, li
necessitudinis ipsis cum Haeduis intercederent, quae aveva ottenuti grazie al favore e alla liberalità di Cesare
senatus consulta quotiens quamque honorifica in eos e del senato. E gli illustrava anche quanto fossero
facta essent, ut omni tempore totius Galliae antiche e giuste le ragioni dei legami che
principatum Haedui tenuissent, prius etiam quam intercorrevano tra i Romani e gli Edui, quante e quali
nostram amicitiam adpetissent. Populi Romani hanc onorifiche disposizioni il senato avesse preso nei loro
esse consuetudinem, ut socios atque amicos non modo riguardi, come gli Edui avessero sempre detenuto
sui nihil deperdere, sed gratia, dignitate, honore l'egemonia su tutta la Gallia, ancor prima di cercare la
auctiores velit esse; quod vero ad amicitiam populi nostra amicizia. Il popolo romano voleva, per
Romani attulissent, id iis eripi quis pati posset? consuetudine, che gli alleati e gli amici non solo non
Postulavit deinde eadem quae legatis in mandatis perdessero nulla del potere acquisito, ma vedessero
dederat: ne aut Haeduis aut eorum sociis bellum crescere il favore, la dignità, l'onore di cui godevano:
inferret, obsides redderet, si nullam partem chi poteva, dunque, tollerare che venisse tolto agli Edui
Germanorum domum remittere posset, at ne quos ciò che avevano offerto all'amicizia del popolo romano?
amplius Rhenum transire pateretur. Ribadì, poi, le stesse richieste presentate dai suoi
ambasciatori: che Ariovisto non muovesse guerra né
agli Edui, né ai loro alleati, restituisse gli ostaggi e, se
non poteva rimandare indietro nessuno dei Germani
ormai presenti in Gallia, almeno non permettesse che
altri oltrepassassero il Reno.

XLIV
Ariovistus ad postulata Caesaris pauca respondit, de Ariovisto dedicò poche parole alle richieste di Cesare,
suis virtutibus multa praedicavit: transisse Rhenum sese ma molte ne spese per elencare i propri meriti: aveva
non sua sponte, sed rogatum et arcessitum a Gallis; non passato il Reno non per volontà sua, ma su richiesta e
sine magna spe magnisque praemiis domum invito dei Galli; non aveva certo lasciato la patria e i
propinquosque reliquisse; sedes habere in Gallia ab congiunti senza viva speranza di forti ricompense; in
ipsis concessas, obsides ipsorum voluntate datos; Gallia occupava sedi che gli erano state concesse; gli
stipendium capere iure belli, quod victores victis ostaggi gli erano stati consegnati spontaneamente;
imponere consuerint. Non sese Gallis sed Gallos sibi percepiva tributi secondo il diritto di guerra, che i
bellum intulisse: omnes Galliae civitates ad se vincitori sono soliti imporre ai vinti. Non era stato lui
oppugnandum venisse ac contra se castra habuisse; eas ad aggredire i Galli, ma i Galli lui; tutti i popoli della
omnes copias a se uno proelio pulsas ac superatas esse. Gallia si erano mossi ed erano scesi in campo contro di
Si iterum experiri velint, se iterum paratum esse lui; li aveva respinti e sconfitti, tutti, in una sola
decertare; si pace uti velint, iniquum esse de stipendio battaglia. Se i Galli intendevano riprovarci, era pronto
recusare, quod sua voluntate ad id tempus pependerint. a battersi di nuovo, ma, se desideravano la pace, non
Amicitiam populi Romani sibi ornamento et praesidio, era giusto che si rifiutassero di pagare il tributo fino ad
non detrimento esse oportere, atque se hac spe petisse. allora versato volontariamente. L'amicizia del popolo
Si per populum Romanum stipendium remittatur et romano doveva essere per lui non un danno, ma un
dediticii subtrahantur, non minus libenter sese vanto e una protezione, e con questa speranza l'aveva
recusaturum populi Romani amicitiam quam adpetierit. richiesta. Se a causa del popolo romano doveva
Quod multitudinem Germanorum in Galliam traducat, rimetterci i tributi e restituire i prigionieri, avrebbe
id se sui muniendi, non Galliae oppugnandae causa rinunciato all'amicizia di Roma con lo stesso piacere
facere; eius rei testimonium esse quod nisi rogatus non con cui l'aveva cercata. Se faceva passare al di qua del
venerit et quod bellum non intulerit sed defenderit. Se Reno molti Germani, era per difendersi, non per
prius in Galliam venisse quam populum Romanum. assalire la Gallia: lo testimoniava il fatto che era venuto
Numquam ante hoc tempus exercitum populi Romani solo perché lo avevano chiamato e non aveva mosso
Galliae provinciae finibus egressum. Quid sibi vellet? guerra, ma si era difeso. Era giunto in Gallia prima del
Cur in suas possessiones veniret? Provinciam suam popolo romano, il cui esercito, in precedenza, non era
hanc esse Galliam, sicut illam nostram. Ut ipsi concedi mai uscito dai confini della provincia della Gallia. Che
non oporteret, si in nostros fines impetum faceret, sic cosa cercava Cesare, come mai entrava nei
item nos esse iniquos, quod in suo iure se possedimenti di Ariovisto? Questa parte di Gallia era
interpellaremus. Quod fratres a senatu Haeduos sua, così come l'altra era nostra. Come non era
appellatos diceret, non se tam barbarum neque tam ammissibile che i Romani cedessero, se i Germani
imperitum esse rerum ut non sciret neque bello avessero attaccato il nostro territorio, così noi, allo
Allobrogum proximo Haeduos Romanis auxilium stesso modo, eravamo in torto a interferire nel suo
tulisse neque ipsos in iis contentionibus quas Haedui diritto. Se Cesare dichiarava che gli Edui avevano
secum et cum Sequanis habuissent auxilio populi ricevuto il titolo di amici dal senato, gli rispondeva che
Romani usos esse. Debere se suspicari simulata non era così barbaro, né sprovveduto da ignorare che
Caesarem amicitia, quod exercitum in Gallia habeat, gli Edui non avevano aiutato i Romani nel recente
sui opprimendi causa habere. Qui nisi decedat atque conflitto con gli Allobrogi, né si erano avvalsi del
exercitum deducat ex his regionibus, sese illum non pro sostegno del popolo romano nella lotta contro di lui e i
amico sed pro hoste habiturum. Quod si eum Sequani. Doveva sospettare che Cesare simulasse
interfecerit, multis sese nobilibus principibusque populi questa amicizia e tenesse in Gallia un esercito con il
Romani gratum esse facturum (id se ab ipsis per eorum solo scopo di sopraffarlo. Se Cesare non si ritirava con
nuntios compertum habere), quorum omnium gratiam le sue truppe dalle regioni in questione, lo avrebbe
atque amicitiam eius morte redimere posset. Quod si considerato non un amico, ma un nemico. E se lo
decessisset et liberam possessionem Galliae sibi avesse ucciso, avrebbe fatto cosa gradita a molti nobili e
tradidisset, magno se illum praemio remuneraturum et capi del popolo romano; lo aveva saputo da loro
quaecumque bella geri vellet sine ullo eius labore et emissari: con la morte di Cesare poteva guadagnarsi il
periculo confecturum. favore e l'amicizia di tutti loro. Ma se Cesare si
allontanava e gli concedeva il libero possesso della
Gallia, lo avrebbe ricompensato ampiamente e gli
avrebbe consentito di muovere qualsiasi guerra volesse,
senza travaglio o pericolo alcuno.

XLV
Multa a Caesare in eam sententiam dicta sunt quare Cesare, in risposta, spiegò lungamente ad Ariovisto
negotio desistere non posset: neque suam neque populi perché non poteva venir meno all'impegno preso: né
Romani consuetudinem pati ut optime meritos socios lui, né il popolo romano avevano l'abitudine di
desereret, neque se iudicare Galliam potius esse abbandonare gli alleati molto benemeriti; inoltre, non
Ariovisti quam populi Romani. Bello superatos esse riteneva che la Gallia spettasse ad Ariovisto più che al
Arvernos et Rutenos a Q. Fabio Maximo, quibus popolo romano. Q. Fabio Massimo aveva sconfitto gli
populus Romanus ignovisset neque in provinciam Arverni e i Ruteni; il popolo romano li aveva perdonati,
redegisset neque stipendium posuisset. Quod si non aveva ridotto a provincia i loro territori, né imposto
antiquissimum quodque tempus spectari oporteret, tributi. Se occorreva riandare ai tempi più antichi, il
populi Romani iustissimum esse in Gallia imperium; si dominio del popolo romano in Gallia era il più giusto;
iudicium senatus observari oporteret, liberam debere se bisognava rispettare il decreto del senato, la Gallia
esse Galliam, quam bello victam suis legibus uti doveva rimanere libera, perché, vinta in guerra da
voluisset. Roma, aveva voluto mantenere le proprie leggi.

XLVI - Violenze dei soldati di Ariovisto


Dum haec in conloquio geruntur, Caesari nuntiatum est Mentre accadevano questi fatti nel colloquio, venne
equites Ariovisti propius tumulum accedere et ad annunciato a Cesare che i cavalieri di Ariovisto si
nostros adequitare, lapides telaque in nostros coicere. stavano avvicinando e cavalcavano verso i nostri
Caesar loquendi finem fecit seque ad suos recepit (soldati), scagliavano pietre e dardi contro i nostri.
suisque imperavit ne quod omnino telum in hostes Cesare cessò di parlare e si recò dai suoi e gli ordinò di
reicerent. Nam etsi sine ullo periculo legionis delectae rispondere al nemico lanciando neppure una freccia.
cum equitatu proelium fore videbat, tamen Infatti, sebbene vedesse che la battaglia dei suoi
committendum non putabat ut, pulsis hostibus, dici (soldati) con la cavalleria dei nemici non sarebbe stata
posset eos ab se per fidem in conloquio circumventos. di alcun pericolo, tuttavia non riteneva che si dovesse
Postea quam in vulgus militum elatum est qua attaccar battaglia affinché, sconfitti i nemici, non
arrogantia in conloquio Ariovistus usus omni Gallia potesse esser detto che quelli erano stati circondati
Romanis interdixisset, impetumque in nostros eius perfidamente dai nostri durante il colloquio. Dopo che
equites fecissent, eaque res conloquium ut diremisset, si divulgò fra la massa dei soldati con (usando di) nel
multo maior alacritas studiumque pugnandi maius colloqui Ariovisto avesse interdetto ai Romani tutta la
exercitui iniectum est. Gallia, e i suoi cavalieri avessero assalito (contro) i
nostri, e come ciò avesse interrotto il colloquio, molto
maggior ardore e maggior brama di combattere invase
l'esercito.

XLVII
Biduo post Ariovistus ad Caesarem legatos misit: velle Due giorni dopo, Ariovisto inviò a Cesare
se de iis rebus quae inter eos egi coeptae neque un'ambasceria: voleva trattare delle questioni di cui
perfectae essent agere cum eo: uti aut iterum conloquio avevano cominciato a discutere senza giungere a una
diem constitueret aut, si id minus vellet, ex suis legatis conclusione: perciò, gli chiedeva di scegliere un giorno
aliquem ad se mitteret. Conloquendi Caesari causa visa per un nuovo incontro o, se preferiva, di mandare uno
non est, et eo magis quod pridie eius diei Germani dei suoi in veste di legato. Cesare non vedeva motivo di
retineri non potuerant quin tela in nostros coicerent. riprendere il colloquio, tanto più che il giorno
Legatum ex suis sese magno cum periculo ad eum precedente i Germani non avevano saputo trattenersi
missurum et hominibus feris obiecturum existimabat. dal lanciare frecce contro i nostri. Riteneva che
Commodissimum visum est C. Valerium Procillum, C. mandare uno dei suoi in veste di legato, mettendolo
Valerii Caburi filium, summa virtute et humanitate nelle mani di quegli uomini rozzi, fosse molto
adulescentem, cuius pater a C. Valerio Flacco civitate pericoloso. La cosa più utile gli sembrò inviare C.
donatus erat, et propter fidem et propter linguae Valerio Procillo, un giovane di notevolissimo valore e
Gallicae scientiam, qua multa iam Ariovistus longinqua civiltà, figlio di C. Valerio Caburo, il quale aveva
consuetudine utebatur, et quod in eo peccandi Germanis ricevuto la cittadinanza romana da C. Valerio Flacco:
causa non esset, ad eum mittere, et una M. Metium, qui gli dava piena fiducia, conosceva la lingua gallica, che
hospitio Ariovisti utebatur. His mandavit quae diceret Ariovisto parlava piuttosto bene per lunga consuetudine
Ariovistus cognoscerent et ad se referrent. Quos cum e, infine, i Germani non avevano motivo di essere
apud se in castris Ariovistus conspexisset, exercitu suo scorretti nei riguardi di C. Valerio Procillo. Con lui
praesente conclamavit: quid ad se venirent? an inviò M. Mezio, che aveva con Ariovisto vincoli di
speculandi causa? Conantes dicere prohibuit et in ospitalità. Cesare li incaricò di sentire le proposte e di
catenas coniecit. riferirgliele. Ma quando Ariovisto li vide nel suo
accampamento, alla presenza del suo esercito cominciò
a gridare: cosa venivano a fare da lui? Volevano
spiarlo? I due tentarono di rispondere, ma Ariovisto li
obbligò a tacere e li fece gettare in catene.

XLVIII
Eodem die castra promovit et milibus passuum VI a Quel giorno stesso Ariovisto si spostò in avanti e si
Caesaris castris sub monte consedit. Postridie eius diei stabilì ai piedi di un monte, a sei miglia
praeter castra Caesaris suas copias traduxit et milibus dall'accampamento di Cesare. L'indomani transitò con
passuum duobus ultra eum castra fecit eo consilio uti le sue truppe davanti al campo romano, lo oltrepassò e
frumento commeatuque qui ex Sequanis et Haeduis pose le tende a due miglia di distanza, con l'intento di
supportaretur Caesarem intercluderet. Ex eo die dies impedire a Cesare di ricevere il grano e i viveri che
continuos V Caesar pro castris suas copias produxit et venivano forniti dai Sequani e dagli Edui. Da quel
aciem instructam habuit, ut, si vellet Ariovistus proelio momento, per cinque giorni consecutivi, Cesare
contendere, ei potestas non deesset. Ariovistus his condusse le sue truppe davanti al campo, in formazione
omnibus diebus exercitum castris continuit, equestri da combattimento, per dare ad Ariovisto la possibilità di
proelio cotidie contendit. Genus hoc erat pugnae, quo se misurarsi con lui, se lo voleva. Ma Ariovisto, per tutti e
Germani exercuerant: equitum milia erant VI, totidem cinque i giorni, tenne bloccato il suo esercito
numero pedites velocissimi ac fortissimi, quos ex omni nell'accampamento, limitandosi quotidianamente a
copia singuli singulos suae salutis causa delegerant: semplici scaramucce di cavalleria. I Germani erano
cum his in proeliis versabantur, ad eos se equites addestrati in questa tecnica militare disponevano di
recipiebant; hi, si quid erat durius, concurrebant, si qui seimila cavalieri e di altrettanti fanti molto veloci e
graviore vulnere accepto equo deciderat, forti; ciascun cavaliere aveva scelto tra tutta la truppa, a
circumsistebant; si quo erat longius prodeundum aut propria tutela, un fante, insieme al quale entrava nella
celerius recipiendum, tanta erat horum exercitatione mischia. I cavalieri si riparavano presso i fanti, che, se
celeritas ut iubis sublevati equorum cursum c'era qualche pericolo, si precipitavano; se il cavaliere
adaequarent. veniva ferito piuttosto gravemente e cadeva da cavallo,
lo attorniavano; se dovevano spingersi più lontano o
ripiegare più alla svelta, si erano garantiti con
l'esercizio una tale rapidità, da reggere all'andatura dei
cavalli, tenendosi aggrappati alla criniera.

XLIX
Ubi eum castris se tenere Caesar intellexit, ne diutius Constatato che Ariovisto rimaneva nel suo
commeatu prohiberetur, ultra eum locum, quo in loco accampamento, Cesare, per non vedersi tagliati i
Germani consederant, circiter passus DC ab his, castris rifornimenti, scelse una zona adatta per porre le tende,
idoneum locum delegit acieque triplici instructa ad eum al di là del posto in cui si erano stabiliti i Germani, a
locum venit. Primam et secundam aciem in armis esse, una distanza di circa seicento passi da essi. Schierato
tertiam castra munire iussit. [Hic locus ab hoste circiter l'esercito su tre linee, giunse al luogo prescelto e ordinò
passus DC, uti dictum est, aberat.] Eo circiter hominum che le prime due linee rimanessero in armi e che la
XVI milia expedita cum omni equitatu Ariovistus misit, terza fortificasse l'accampamento. Il luogo distava,
quae copiae nostros terrerent et munitione prohiberent. come già si è detto, circa seicento passi dal nemico.
Nihilo setius Caesar, ut ante constituerat, duas acies Ariovisto vi inviò circa sedicimila uomini senza bagagli
hostem propulsare, tertiam opus perficere iussit. e tutta la cavalleria, per atterrire i nostri e impedire
Munitis castris duas ibi legiones reliquit et partem l'opera di fortificazione. Cesare, non di meno, come
auxiliorum, quattuor reliquas legiones in castra maiora aveva in precedenza stabilito, ordinò alle prime due
reduxit. linee di respingere il nemico e alla terza di portare a
termine i lavori. Fortificato il sito, con una parte delle
truppe ausiliarie lasciò due legioni e ricondusse nel
campo maggiore le quattro rimanenti.

L
Proximo die instituto suo Caesar ex castris utrisque Il giorno successivo, secondo la sua abitudine, Cesare
copias suas eduxit paulumque a maioribus castris fece uscire le sue truppe dai due accampamenti, le
progressus aciem instruxit hostibusque pugnandi schierò a battaglia non molto lontano dal campo
potestatem fecit. Ubi ne tum quidem eos prodire maggiore e diede al nemico la possibilità di combattere.
intellexit, circiter meridiem exercitum in castra reduxit. Quando si rese conto che neppure allora i nemici si
Tum demum Ariovistus partem suarum copiarum, quae sarebbero fatti avanti, verso mezzogiorno ordinò ai suoi
castra minora oppugnaret, misit. Acriter utrimque soldati di rientrare negli accampamenti. Solo allora
usque ad vesperum pugnatum est. Solis occasu suas Ariovisto inviò una parte delle sue truppe ad assalire il
copias Ariovistus multis et inlatis et acceptis vulneribus campo minore. Fino a sera si combatté con accanimento
in castra reduxit. Cum ex captivis quaereret Caesar da ambo le parti. Al tramonto Ariovisto richiamò le sue
quam ob rem Ariovistus proelio non decertaret, hanc truppe, che avevano inflitto ai nostri molte perdite, ma
reperiebat causam, quod apud Germanos ea consuetudo molte ne avevano subite. Cesare chiese ai prigionieri
esset ut matres familiae eorum sortibus et per quale motivo Ariovisto non accettasse lo scontro
vaticinationibus declararent utrum proelium committi aperto e ne scoprì la causa: presso i Germani era
ex usu esset necne; eas ita dicere: non esse fas consuetudine che le madri di famiglia, consultando le
Germanos superare, si ante novam lunam proelio sorti e i vaticini, dichiarassero se era vantaggioso
contendissent. combattere o no. In questo caso, il responso era stato il
seguente: il destino è avverso alla vittoria dei Germani,
se combatteranno prima della luna nuova.

LI
Postridie eius diei Caesar praesidio utrisque castris Il giorno successivo Cesare lasciò in entrambi gli
quod satis esse visum est reliquit, alarios omnes in accampamenti un presidio a suo parere sufficiente e
conspectu hostium pro castris minoribus constituit, dispiegò tutte le truppe degli alleati davanti
quod minus multitudine militum legionariorum pro all'accampamento minore, ben visibili, sfruttandole per
hostium numero valebat, ut ad speciem alariis uteretur; ingannare il nemico, dato che i legionari erano inferiori
ipse triplici instructa acie usque ad castra hostium ai Germani, dal punto di vista numerico; sistemato
accessit. Tum demum necessario Germani suas copias l'esercito su tre linee, avanzò fino all'accampamento dei
castris eduxerunt generatimque constituerunt paribus nemici. Solo allora i Germani furono costretti a
intervallis, Harudes, Marcomanos, Tribocos, Vangiones, condurre fuori le loro truppe e si disposero secondo le
Nemetes, Sedusios, Suebos, omnemque aciem suam varie tribù, a pari distanza le une dalle altre: gli Arudi, i
raedis et carris circumdederunt, ne qua spes in fuga Marcomanni, i Triboci, i Vangioni, i Nemeti, i Sedusi,
relinqueretur. Eo mulieres imposuerunt, quae ad gli Svevi. Tutto intorno collocarono carri e carriaggi,
proelium proficiscentes milites passis manibus flentes per togliere a chiunque la speranza di fuggire. Sui carri
implorabant ne se in servitutem Romanis traderent. fecero salire le loro donne, che, mentre essi partivano
per combattere, piangevano e con le mani protese li
imploravano di non renderle schiave dei Romani.

LII
Caesar singulis legionibus singulos legatos et Cesare mise a capo di ciascuna legione i rispettivi legati
quaestorem praefecit, uti eos testes suae quisque virtutis e il questore, perché ognuno li avesse a testimoni del
haberet; ipse a dextro cornu, quod eam partem minime proprio valore; egli stesso guidò l'attacco alla testa
firmam hostium esse animadverterat, proelium dell'ala destra, perché si era accorto che da quella parte
commisit. Ita nostri acriter in hostes signo dato lo schieramento nemico era molto debole. Al segnale, i
impetum fecerunt itaque hostes repente celeriterque nostri attaccarono con tale veemenza e i nemici si
procurrerunt, ut spatium pila in hostes coiciendi non slanciarono in avanti così all'improvviso e con tale
daretur. Relictis pilis comminus gladiis pugnatum est. rapidità, che non si ebbe il tempo di lanciare i
At Germani celeriter ex consuetudine sua phalange giavellotti. Ci si sbarazzò di essi e si combatté corpo a
facta impetus gladiorum exceperunt. Reperti sunt corpo, con le spade. I Germani formarono rapidamente,
complures nostri qui in phalanga insilirent et scuta secondo la loro abitudine, delle falangi e ressero
manibus revellerent et desuper vulnerarent. Cum all'assalto condotto con le spade. Si videro molti soldati
hostium acies a sinistro cornu pulsa atque in fugam romani salire sopra le varie falangi, strappare via con le
coniecta esset, a dextro cornu vehementer multitudine mani gli scudi dei nemici e colpire dall'alto. Mentre
suorum nostram aciem premebant. Id cum l'ala sinistra dello schieramento nemico veniva respinta
animadvertisset P. Crassus adulescens, qui equitatui e messa in fuga, l'ala destra con la sua massa premeva
praeerat, quod expeditior erat quam ii qui inter aciem violentemente sui nostri. Il giovane P. Crasso,
versabantur, tertiam aciem laborantibus nostris subsidio comandante della cavalleria, essendo nei movimenti più
misit. libero di chi combatteva nel folto dello schieramento, se
ne accorse e mandò la terza linea in aiuto dei nostri in
difficoltà.

LIII
Ita proelium restitutum est, atque omnes hostes terga Questa mossa salvò le sorti della battaglia: i nemici
verterunt nec prius fugere destiterunt quam ad flumen volsero tutti le spalle e non si fermarono prima di aver
Rhenum milia passuum ex eo loco circiter L raggiunto il Reno, che distava circa cinque miglia dal
pervenerunt. Ibi perpauci aut viribus confisi tranare luogo dello scontro. Qui, pochissimi o cercarono di
contenderunt aut lintribus inventis sibi salutem attraversare il fiume a nuoto, confidando nelle proprie
reppererunt. In his fuit Ariovistus, qui naviculam forze, o scovarono delle imbarcazioni e si misero in
deligatam ad ripam nactus ea profugit; reliquos omnes salvo. Tra di loro ci fu Ariovisto, il quale trovò legata
consecuti equites nostri interfecerunt. Duae fuerunt alla riva una piccola barca che gli servì per fuggire;
Ariovisti uxores, una Sueba natione, quam domo secum tutti gli altri Germani furono inseguiti dalla nostra
eduxerat, altera Norica, regis Voccionis soror, quam in cavalleria e uccisi. Ariovisto aveva due mogli: una
Gallia duxerat a fratre missam: utraque in ea fuga sveva, che si era portato da casa, l'altra norica, sorella
periit; duae filiae: harum altera occisa, altera capta est. del re Voccione, che gli era stata inviata dal fratello
C. Valerius Procillus, cum a custodibus in fuga trinis stesso e che Ariovisto aveva sposato in Gallia.
catenis vinctus traheretur, in ipsum Caesarem hostes Entrambe morirono nella rotta. Delle due figlie, una fu
equitatu insequentem incidit. Quae quidem res Caesari uccisa, l'altra catturata. C. Valerio Procillo, mentre
non minorem quam ipsa victoria voluptatem attulit, durante la fuga veniva portato via dai suoi guardiani
quod hominem honestissimum provinciae Galliae, legato con triplice catena, si imbatté proprio in Cesare,
suum familiarem et hospitem, ereptum ex manibus che con la cavalleria stava inseguendo i nemici. Ciò
hostium sibi restitutum videbat neque eius calamitate de procurò a Cesare una gioia non minore della vittoria
tanta voluptate et gratulatione quicquam fortuna stessa, perché si vedeva restituito, strappato alle mani
deminuerat. Is se praesente de se ter sortibus consultum del nemico, l'uomo più onesto della provincia della
dicebat, utrum igni statim necaretur an in aliud tempus Gallia, suo amico e ospite: la Fortuna non aveva voluto
reservaretur: sortium beneficio se esse incolumem. Item togliere nulla alla sua grande gioia e contentezza e
M. Metius repertus et ad eum reductus est. aveva impedito la morte di C. Valerio Procillo. Il
giovane raccontava che, in sua presenza, erano state
consultate tre volte le sorti per decidere se doveva
essere arso sul rogo subito o in un secondo tempo: era
vivo per beneficio delle sorti. Anche M. Mezio fu
ritrovato e riportato a Cesare.

LIV
Hoc proelio trans Rhenum nuntiato, Suebi, qui ad ripas Quando al di là del Reno si ebbe notizia della battaglia,
Rheni venerant, domum reverti coeperunt; quos ubi qui gli Svevi, che erano giunti alle rive del fiume,
proximi Rhenum incolunt perterritos senserunt, insecuti incominciarono a ritornare in patria. Non appena gli
magnum ex iis numerum occiderunt. Caesar una aestate Ubi, che abitano nei pressi del Reno, si accorsero che
duobus maximis bellis confectis maturius paulo quam gli Svevi erano in preda al panico, li inseguirono e ne
tempus anni postulabat in hiberna in Sequanos uccisero un gran numero. Cesare, che in una sola
exercitum deduxit; hibernis Labienum praeposuit; ipse campagna aveva concluso due grandissime guerre,
in citeriorem Galliam ad conventus agendos profectus tradusse l'esercito negli accampamenti invernali, nelle
est. terre dei Sequani, un po' prima di quanto non
richiedesse la stagione. Qui lasciò Labieno come
comandante e si recò in Gallia cisalpina, per tenervi le
sessioni giudiziarie.
Cesare - De Bello Gallico
Libro II
I - La congiura dei Belgi
Cum esset Caesar in citeriore Gallia [in hibernis], ita Mentre Cesare era negli accampamenti invernali nella
uti supra demonstravimus, crebri ad eum rumores Gallia Citeriore, come sopra abbiamo dimostrato,
adferebantur litterisque item Labieni certior fiebat frequenti arrivavano delle chiacchiere ad egli, ed era
omnes Belgas, quam tertiam esse Galliae partem informato con lettere da Labieno, che tutti i Belgi, che
dixeramus, contra populum Romanum coniurare come abbiamo detto sono la terza parte della Gallia,
obsidesque inter se dare. Coniurandi has esse causas: congiuravano contro il popolo romano e si scambiavano
primum quod vererentur ne, omni pacata Gallia, ad eos prigionieri. Queste erano le ragione della congiura: la
exercitus noster adduceretur; deinde quod ab non nullis prima poiché temevano che il nostro esercito venisse
Gallis sollicitarentur, partim qui, ut Germanos diutius spinto contro di loro, una volta pacificata tutta la
in Gallia versari noluerant, ita populi Romani Gallia; quindi, perché erano ispirati da alcuni Galli,
exercitum hiemare atque inveterascere in Gallia che, da una parte, come volevano che i Germani non
moleste ferebant, partim qui mobilitate et levitate animi rimanessero più in Gallia, così mal sopportavano che
novis imperiis studebant; ab non nullis etiam quod in l'esercito del popolo romano svernasse e si stabilisse in
Gallia a potentioribus atque iis qui ad conducendos Gallia, e altri di loro per una naturale instabilità
homines facultates habebant vulgo regna occupabantur; desideravano nuovi domini, e non di meno poiché in
qui minus facile eam rem imperio nostro consequi Gallia i regni erano solitamente occupati, quelli che
poterant. avevano la possibilità di assoldare più uomini, i quali
meno facilmente potevano conseguire il loro obiettivo
sotto il nostro comando.

II
His nuntiis litterisque commotus Caesar duas legiones Le notizie e la lettera di Labieno spinsero Cesare ad
in citeriore Gallia novas conscripsit et inita aestate in arruolare in Gallia cisalpina due nuove legioni, e il
ulteriorem Galliam qui deduceret Q. Pedium legatum legato Q. Pedio, all'inizio dell'estate, ricevette l'incarico
misit. Ipse, cum primum pabuli copia esse inciperet, ad di condurle in Gallia transalpina. Cesare stesso
exercitum venit. Dat negotium Senonibus reliquisque raggiunse l'esercito non appena cominciò a esservi
Gallis qui finitimi Belgis erant uti ea quae apud eos foraggio a sufficienza. Ai Senoni e agli altri Galli
gerantur cognoscant seque de his rebus certiorem confinanti con i Belgi diede incarico di informarsi e di
faciant. Hi constanter omnes nuntiaverunt manus cogi, comunicargli che cosa i Belgi stessero preparando.
exercitum in unum locum conduci. Tum vero Tutti, concordemente, gli riferirono che erano in corso
dubitandum non existimavit quin ad eos proficisceretur. reclutamenti e che le truppe venivano concentrate in un
Re frumentaria provisa castra movet diebusque circiter sol luogo. Solo allora Cesare ritenne che non c'era da
XV ad fines Belgarum pervenit. esitare a muovere contro di loro. Preparate le scorte di
grano, toglie le tende e in circa quindici giorni giunge
nella regione dei Belgi.

III
Eo cum de improviso celeriusque omnium opinione Il suo arrivo fu improvviso e più rapido di ogni
venisset, Remi, qui proximi Galliae ex Belgis sunt, ad previsione. I Remi, il popolo belga più vicino alla
eum legatos Iccium et Andebrogium, primos civitatis, Gallia, gli inviarono in veste di ambasciatori Iccio e
miserunt, qui dicerent se suaque omnia in fidem atque Andocumborio, i più insigni tra i cittadini: si ponevano
potestatem populi Romani permittere, neque se cum con tutti i loro beni sotto la protezione e l'autorità del
reliquis Belgis consensisse neque contra populum popolo romano; non avevano condiviso i sentimenti
Romanum coniurasse, paratosque esse et obsides dare et degli altri Belgi, né aderito alla lega contro Roma;
imperata facere et oppidis recipere et frumento erano pronti a consegnare ostaggi, a eseguire gli ordini,
ceterisque rebus iuvare; reliquos omnes Belgas in armis ad accogliere i soldati romani nelle loro città. a
esse, Germanosque qui cis Rhenum incolant sese cum rifornirli di grano e di tutto il necessario; gli altri Belgi
his coniunxisse, tantumque esse eorum omnium erano già in armi e a essi si erano uniti i Germani
furorem ut ne Suessiones quidem, fratres stanziati al di qua dei Reno; li aveva presi tutti una
consanguineosque suos, qui eodem iure et isdem smania e follia tale, che i Remi non erano riusciti a
legibus utantur, unum imperium unumque magistratum dissuadere neanche i Suessioni, dei fratelli, dei
cum ipsis habeant, deterrere potuerint quin cum iis consanguinei: eppure avevano in comune leggi e diritto,
consentirent. dipendevano da un unico comandante militare e
magistrato civile.

IV
Cum ab iis quaereret quae civitates quantaeque in armis Cesare chiese ai Remi quanti e quali popoli si
essent et quid in bello possent, sic reperiebat: plerosque trovassero in armi e quanto valessero in guerra. Ecco
Belgos esse ortos a Germanis Rhenumque antiquitus che cosa seppe: la maggior parte dei Belgi discendeva
traductos propter loci fertilitatem ibi consedisse dai Germani; anticamente avevano varcato il Reno
Gallosque qui ea loca incolerent expulisse, solosque attratti dalla fertilità della regione e l'avevano occupata,
esse qui, patrum nostrorum memoria omni Gallia scacciando i Galli che l'abitavano; all'epoca dei nostri
vexata, Teutonos Cimbrosque intra suos fines ingredi padri erano stati gli unici a impedire ai Cimbri e ai
prohibuerint; qua ex re fieri uti earum rerum memoria Teutoni, che avevano messo a ferro e fuoco tutta la
magnam sibi auctoritatem magnosque spiritus in re Gallia, di penetrare nei loro territori; perciò, memori di
militari sumerent. De numero eorum omnia se habere tale impresa, i Belgi si attribuivano un'enorme
explorata Remi dicebant, propterea quod importanza ed erano molto fieri della loro forza
propinquitatibus adfinitatibus quo coniuncti quantam militare. Circa il numero dei partecipanti alla lega, i
quisque multitudinem in communi Belgarum concilio Remi sostenevano di avere tutti dati sicuri, perché
ad id bellum pollicitus sit cognoverint. Plurimum inter grazie ai legami di vicinanza e parentela sapevano
eos Bellovacos et virtute et auctoritate et hominum quanti uomini ciascun popolo avesse promesso per la
numero valere: hos posse conficere armata milia guerra nell'assemblea generale dei Belgi. I più potenti
centum, pollicitos ex eo numero electa milia LX per valore, prestigio e numero erano i Bellovaci, in
totiusque belli imperium sibi postulare. Suessiones suos grado di mettere insieme un esercito di centomila
esse finitimos; fines latissimos feracissimosque agros uomini; ne avevano promessi sessantamila scelti e
possidere. Apud eos fuisse regem nostra etiam memoria chiedevano il comando supremo delle operazioni. Loro
Diviciacum, totius Galliae potentissimum, qui cum confinanti erano i Suessioni, che possedevano territori
magnae partis harum regionum, tum etiam Britanniae molto estesi e fertili. Fu loro re, anche ai nostri giorni,
imperium obtinuerit; nunc esse regem Galbam: ad hunc Diviziaco, il sovrano più potente di tutta la Gallia, sotto
propter iustitiam prudentiamque summam totius belli il cui dominio erano cadute molte regioni del paese e,
omnium voluntate deferri; oppida habere numero XII, addirittura, la Britannia; ora regnava Galba: a lui,
polliceri milia armata L; totidem Nervios, qui maxime uomo giusto e saggio, era stato conferito il comando
feri inter ipsos habeantur longissimeque absint; XV supremo per unanime consenso; le loro città erano
milia Atrebates, Ambianos X milia, Morinos XXV dodici ed essi si erano impegnati a fornire
milia, Menapios VII milia, Caletos X milia, Veliocasses cinquantamila uomini, come pure i Nervi, che tra i
et Viromanduos totidem, Atuatucos XVIIII milia; Belgi erano i più lontani e avevano fama di essere i più
Condrusos, Eburones, Caerosos, Paemanos, qui uno indomiti; gli Atrebati ne avevano promesso
nomine Germani appellantur, arbitrari ad XL milia. quindicimila, gli Ambiani diecimila, i Morini
venticinquemila, i Menapi settemila, i Caleti diecimila,
altrettanti i Veliocassi e i Viromandui, gli Atuatuci
diciannovemila; inoltre, si pensava che i Condrusi, gli
Eburoni, i Cerosi e i Pemani, complessivamente
designati con il nome di Germani, avrebbero fornito
circa quarantamila soldati.

V
Caesar Remos cohortatus liberaliterque oratione Cesare incoraggiò i Remi e rivolse loro parole di
prosecutus omnem senatum ad se convenire benevolenza. Ordinò che tutti i senatori si recassero da
principumque liberos obsides ad se adduci iussit. Quae lui e che gli fossero consegnati in ostaggio i figli dei più
omnia ab his diligenter ad diem facta sunt. Ipse nobili. Tutte le sue disposizioni vennero puntualmente
Diviciacum Haeduum magnopere cohortatus docet eseguite nel giorno fissato. Cesare moltiplicò le
quanto opere rei publicae communisque salutis intersit pressioni sull'eduo Diviziaco, spiegandogli quanto fosse
manus hostium distineri, ne cum tanta multitudine uno vitale, per la repubblica e l'interesse di tutti, tenere
tempore confligendum sit. Id fieri posse, si suas copias divise le forze nemiche, per non dover affrontare in un
Haedui in fines Bellovacorum introduxerint et eorum solo scontro un esercito così numeroso. E ciò era
agros populari coeperint. His datis mandatis eum a se possibile se gli Edui avessero invaso i territori dei
dimittit. Postquam omnes Belgarum copias in unum Bellovaci, incominciando a devastarli. Affidatogli tale
locum coactas ad se venire vidit neque iam longe abesse incarico, lo congedò. Quando vide che tutte le truppe
ab iis quos miserat exploratoribus et ab Remis cognovit, dei Belgi, concentrate in un unico luogo, muovevano
flumen Axonam, quod est in extremis Remorum contro di lui e apprese, su informazione dei Remi e
finibus, exercitum traducere maturavit atque ibi castra degli esploratori inviati, che i nemici erano ormai
posuit. Quae res et latus unum castrorum ripis fluminis vicini, si affrettò a tradurre l'esercito al di là del fiume
muniebat et post eum quae erant tuta ab hostibus Aisne, che si trova nei più lontani territori dei Remi, e
reddebat et commeatus ab Remis reliquisque civitatibus qui si attestò. Così difendeva un lato
ut sine periculo ad eum portari possent efficiebat. In eo dell'accampamento per mezzo della riva del fiume,
flumine pons erat. Ibi praesidium ponit et in altera metteva al riparo dai nemici la zona alle sue spalle e
parte fluminis Q. Titurium Sabinum legatum cum sex garantiva la sicurezza dei rifornimenti inviati dai Remi
cohortibus relinquit; castra in altitudinem pedum XII e dagli altri popoli. Sul fiume c'era un ponte. Su una
vallo fossaque duodeviginti pedum muniri iubet. sponda pone un presidio e lascia, sull'altra, il legato Q.
Titurio Sabino con sei coorti. Dà ordine di fortificare
l'accampamento con un vallo di dodici piedi d'altezza e
una fossa larga diciotto.

VI
Ab his castris oppidum Remorum nomine Bibrax aberat A otto miglia di distanza dall'accampamento sorgeva
milia passuum VIII. Id ex itinere magno impetu Belgae una città dei Remi, chiamata Bibrax. Appena giunti sul
oppugnare coeperunt. Aegre eo die sustentatum est. posto, i Belgi cominciarono a stringerla d'assedio con
Gallorum eadem atque Belgarum oppugnatio est haec: accanimento. Per quel giorno la città, a stento,
ubi circumiecta multitudine hominum totis moenibus resistette. I Belgi usano la stessa tecnica di assedio dei
undique in murum lapides iaci coepti sunt murusque Galli: circondano il perimetro delle mura con un gran
defensoribus nudatus est, testudine facta portas numero di uomini e da ogni parte iniziano a lanciare
succedunt murumque subruunt. Quod tum facile fiebat. pietre, costringendo i difensori ad abbandonare i propri
Nam cum tanta multitudo lapides ac tela coicerent, in posti; poi formano la testuggine, incendiano le porte e
muro consistendi potestas erat nulli. Cum finem abbattono le mura. E a Bibrax una tale tecnica era
oppugnandi nox fecisset, Iccius Remus, summa facilmente attuabile: gli attaccanti che scagliavano
nobilitate et gratia inter suos, qui tum oppido praeerat, pietre e dardi erano così numerosi, che nessuno dei
unus ex iis qui legati de pace ad Caesarem venerant, difensori poteva rimanere sulle mura. L'arrivo della
nuntium ad eum mittit, nisi subsidium sibi submittatur, notte costrinse i Belgi a interrompere l'assedio. Il Remo
sese diutius sustinere non posse. Iccio, persona di nobilissima stirpe, che godeva di
molta influenza tra i suoi e all'epoca era capo della
città, inviò a Cesare un messo, uno degli ambasciatori
già mandati per chiedere la pace: se non gli
pervenivano aiuti da Cesare, non era in grado di
resistere più a lungo.

VII
Eo de media nocte Caesar isdem ducibus usus qui Cesare, nel cuore della notte, di rinforzo agli abitanti
nuntii ab Iccio venerant, Numidas et Cretas sagittarios manda truppe della Numidia, arcieri cretesi e
et funditores Baleares subsidio oppidanis mittit; frombolieri delle Baleari, sotto la guida dei messi
quorum adventu et Remis cum spe defensionis studium inviati da Iccio. L'arrivo dei Romani riaccese le
propugnandi accessit et hostibus eadem de causa spes speranze dei difensori e la loro voglia di combattere,
potiundi oppidi discessit. Itaque paulisper apud mentre per lo stesso motivo gli assedianti disperarono
oppidum morati agrosque Remorum depopulati, di poter prendere Bibrax. Perciò, rimasero per un certo
omnibus vicis aedificiisque quo adire potuerant periodo nei pressi della città, devastando i campi dei
incensis, ad castra Caesaris omnibus copiis Remi e incendiando tutti i villaggi e gli edifici che
contenderunt et a milibus passuum minus duobus castra avevano potuto raggiungere, poi, al gran completo,
posuerunt; quae castra, ut fumo atque ignibus puntarono sul campo di Cesare e posero le tende a
significabatur, amplius milibus passuum VIII meno di due miglia di distanza. Il loro accampamento,
latitudinem patebant. a giudicare dal fumo e dai fuochi accesi, si estendeva
per più di otto miglia.

VIII
Caesar primo et propter multitudinem hostium et In un primo tempo, considerando sia il numero dei
propter eximiam opinionem virtutis proelio supersedere nemici, sia la loro fama di soldati estremamente
statuit; cotidie tamen equestribus proeliis quid hostis valorosi, Cesare decise di evitare lo scontro aperto.
virtute posset et quid nostri auderent periclitabatur. Ubi Ogni giorno, però, con attacchi di cavalleria saggiava il
nostros non esse inferiores intellexit, loco pro castris ad valore dei nemici e il coraggio dei Romani. Si rese
aciem instruendam natura oportuno atque idoneo, quod conto che i nostri non erano inferiori. Il terreno di
is collis ubi castra posita erant paululum ex planitie fronte all'accampamento era vantaggioso e adatto per
editus tantum adversus in latitudinem patebat quantum schierare l'esercito, perché il colle su cui si trovava il
loci acies instructa occupare poterat, atque ex utraque nostro campo sovrastava leggermente la pianura, si
parte lateris deiectus habebat et in fronte leniter estendeva per uno spazio equivalente a quello che
fastigatus paulatim ad planitiem redibat, ab utroque poteva occupare l'esercito in formazione da
latere eius collis transversam fossam obduxit circiter combattimento, aveva entrambi i fianchi scoscesi e la
passuum CCCC et ad extremas fossas castella constituit cima arrotondata, che digradava dolcemente verso la
ibique tormenta conlocavit, ne, cum aciem instruxisset, pianura. Perciò ordinò di scavare, alla base di entrambi
hostes, quod tantum multitudine poterant, ab lateribus i fianchi del colle, due fosse trasversali di circa
pugnantes suos circumvenire possent. Hoc facto, duabus quattrocento passi, in cima alle quali comandò di
legionibus quas proxime conscripserat in castris relictis costruire ridotte e collocare macchine da lancio: voleva
ut, si quo opus esset, subsidio duci possent, reliquas VI evitare che, una volta dispiegate le truppe, i nostri
legiones pro castris in acie constituit. Hostes item suas durante la battaglia venissero aggirati dal nemico, che
copias ex castris eductas instruxerunt. era così numeroso. Attuate tali disposizioni, lasciò
nell'accampamento, pronte a intervenire in caso di
necessità, le due legioni arruolate per ultime e schierò
di fronte al campo le altre sei. Allo stesso modo i
nemici fecero uscire le loro truppe e le disposero per lo
scontro.

IX
Palus erat non magna inter nostrum atque hostium Tra il nostro esercito e il nemico c'era una palude non
exercitum. Hanc si nostri transirent hostes expectabant; molto estesa. I Belgi aspettavano i Romani al varco; i
nostri autem, si ab illis initium transeundi fieret, ut nostri, invece, si tenevano armati, pronti ad assalire il
impeditos adgrederentur, parati in armis erant. Interim nemico in difficoltà, se avesse tentato per primo il
proelio equestri inter duas acies contendebatur. Ubi passaggio. Nel frattempo, le cavallerie dei due eserciti
neutri transeundi initium faciunt, secundiore equitum si scontravano. Nessuno osò attraversare per primo il
proelio nostris Caesar suos in castra reduxit. Hostes fiume, perciò, dopo che i nostri cavalieri ebbero la
protinus ex eo loco ad flumen Axonam contenderunt, meglio, Cesare ricondusse i suoi nell'accampamento. I
quod esse post nostra castra demonstratum est. Ibi vadis nemici si diressero immediatamente al fiume Aisne, che
repertis partem suarum copiarum traducere conati sunt scorreva - lo si è già detto - dietro il nostro campo.
eo consilio ut, si possent, castellum, cui praeerat Q. Trovati alcuni guadi, tentarono di tradurre sull'altra
Titurius legatus, expugnarent pontemque sponda parte delle truppe. La loro intenzione era, nel
interscinderent; si minus potuissent, agros Remorum migliore dei casi, di espugnare la ridotta comandata dal
popularentur, qui magno nobis usui ad bellum legato Q. Titurio e di distruggere il ponte, altrimenti di
gerendum erant, commeatuque nostros prohiberent. devastare i campi dei Remi, che per noi erano di vitale
importanza al fine di proseguire la guerra, e di tagliarci
i rifornimenti.

X
[Caesar] certior factus ab Titurio omnem equitatum et Cesare, informato della situazione da Titurio, portò
levis armaturae Numidas, funditores sagittariosque tutta la cavalleria, i Numidi armati alla leggera, i
pontem traducit atque ad eos contendit. Acriter in eo frombolieri e gli arcieri al di là del ponte e marciò
loco pugnatum est. Hostes impeditos nostri in flumine contro il nemico. Lo scontro fu violento. I nostri li
adgressi magnum eorum numerum occiderunt; per assalirono mentre stavano attraversando il fiume ed
eorum corpora reliquos audacissime transire conantes erano in difficoltà. Ne uccisero la maggior parte e
multitudine telorum reppulerunt primosque, qui respinsero con un nugolo di frecce gli altri che, con
transierant, equitatu circumventos interfecerunt. Hostes, estrema audacia, tentavano di passare sui corpi dei
ubi et de expugnando oppido et de flumine transeundo caduti, circondarono con la cavalleria e uccisero i primi
spem se fefellisse intellexerunt neque nostros in locum giunti sull'altra sponda. I nemici si resero conto di non
iniquiorum progredi pugnandi causa viderunt atque aver più speranze di espugnare la città, né di
ipsos res frumentaria deficere coepit, concilio convocato attraversare il fiume e videro che i nostri non
constituerunt optimum esse domum suam quemque avanzavano, per dare battaglia, su un terreno
reverti, et quorum in fines primum Romani exercitum sfavorevole. Perciò, dato che anche le loro scorte di
introduxissent, ad eos defendendos undique grano incominciavano a scarseggiare, convocarono
convenirent, ut potius in suis quam in alienis finibus l'assemblea e decisero che la cosa migliore era tornare
decertarent et domesticis copiis rei frumentariae tutti in patria. Sarebbero accorsi in difesa del primo
uterentur. Ad eam sententiam cum reliquis causis haec popolo attaccato dai Romani: così avrebbero combattuto
quoque ratio eos deduxit, quod Diviciacum atque nei propri territori, non in quelli altrui, e si sarebbero
Haeduos finibus Bellovacorum adpropinquare serviti delle scorte di grano che avevano in patria.
cognoverant. His persuaderi ut diutius morarentur Giunsero a tale decisione, tra l'altro, perché avevano
neque suis auxilium ferrent non poterat. saputo che Diviziaco e gli Edui si stavano avvicinando
ai territori dei Bellovaci. E non si poteva convincere
questi ultimi ad attardarsi e a non soccorrere i loro.

XI
Ea re constituta, secunda vigilia magno cum, strepitu ac Presa la decisione, prima di mezzanotte i Belgi
tumultu castris egressi nullo certo ordine neque lasciarono l'accampamento con grande strepito e
imperio, cum sibi quisque primum itineris locum tumulto, senza seguire ordini precisi o comandanti.
peteret et domum pervenire properaret, fecerunt ut Ognuno voleva raggiungere la testa della colonna e si
consimilis fugae profectio videretur. Hac re statim affrettava a rientrare in patria, tanto che la loro
Caesar per speculatores cognita insidias veritus, quod partenza sembrava piuttosto una fuga. Gli osservatori
qua de causa discederent nondum perspexerat, riferirono immediatamente il fatto a Cesare, ma egli,
exercitum equitatumque castris continuit. Prima luce, temendo una trappola, poiché non aveva ancora capito
confirmata re ab exploratoribus, omnem equitatum, qui il motivo della loro partenza, trattenne l'esercito e la
novissimum agmen moraretur, praemisit. His Q. cavalleria nell'accampamento. All'alba, quando gli
Pedium et L. Aurunculeium Cottam legatos praefecit; T. esploratori confermarono la notizia, Cesare mandò in
Labienum legatum cum legionibus tribus subsequi avanti tutta la cavalleria agli ordini dei legati Q. Pedio
iussit. Hi novissimos adorti et multa milia passuum e L. Aurunculeio Cotta, col compito di ostacolare la
prosecuti magnam multitudinem eorum fugientium retroguardia nemica. Ordinò al legato T. Labieno di
conciderunt, cum ab extremo agmine, ad quos ventum seguirli con tre legioni. I soldati romani assalirono la
erat, consisterent fortiterque impetum nostrorum retroguardia avversaria e protrassero l'inseguimento per
militum sustinerent, priores, quod abesse a periculo molte miglia, facendo strage dei Belgi in fuga. Gli
viderentur neque ulla necessitate neque imperio ultimi della colonna nemica, raggiunti, si fermarono e
continerentur, exaudito clamore perturbatis ordinibus ressero con vigore all'urto dei nostri; i primi, invece,
omnes in fuga sibi praesidium ponerent. Ita sine ullo ritenendosi fuori pericolo e non essendo trattenuti né
periculo tantam eorum multitudinem nostri dalla necessità, né da comandanti, non appena udirono
interfecerunt quantum fuit diei spatium; sub occasum i clamori della battaglia, ruppero l'ordine di marcia e si
solis sequi destiterunt seque in castra, ut erat diedero tutti alla fuga, cercando di salvarsi. Così, senza
imperatum, receperunt. correre alcun pericolo, i nostri uccisero tanti nemici,
quanti ne consentì la durata del giorno. Al tramonto
posero fine al loro inseguimento e, secondo gli ordini
ricevuti, rientrarono all'accampamento.

XII - L'assedio di Noviodunum


Postridie eius diei Caesar, prius quam se hostes ex Nei giorni successivi, prima che i nemici potessero
terrore ac fuga reciperent, in fines Suessionum, qui ristabilirsi dal loro terrore e dalla loro fuga, Cesare
proximi Remis erant, exercitum duxit et magno itinere condusse il suo esercito nel territori dei Suessoni, che
[confecto] ad oppidum Noviodunum contendit. Id ex sono vicini ai Remi, e avendo compiuto una lunga
itinere oppugnare conatus, quod vacuum ab marcia, si ferma alla città di nome Noviodunum.
defensoribus esse audiebat, propter latitudinem fossae Avendo tentato di prenderla d'assedio durante la sua
murique altitudinem paucis defendentibus expugnare marcia, avendo sentito che aveva difensori insufficienti,
non potuit. Castris munitis vineas agere quaeque ad non fu capace di prenderla d'assalto, sul conto della
oppugnandum usui erant comparare coepit. Interim larghezza del fossato e dell'altezza del muro,
omnis ex fuga Suessionum multitudo in oppidum nonostante lo difendessero in pochi. Quindi, dopo aver
proxima nocte convenit. Celeriter vineis ad oppidum fortificato l'accampamento, cominciò ad innalzare le
actis, aggere iacto turribusque constitutis, magnitudine vineae, e a procurare tutte le cose che fossero necessarie
operum, quae neque viderant ante Galli neque all'assedio. Nel frattempo tutto l'esercito dei Suessoni,
audierant, et celeritate Romanorum permoti legatos ad dopo la fuga, arrivò nella città la notte successiva.
Caesarem de deditione mittunt et petentibus Remis ut Essendo state innalzate velocemente le vineae contro la
conservarentur impetrant. città, fatto un terrapieno, e costruite delle torri, i Galli,
sorpresi dalla grandezza delle opere, come non avevano
mai visto o sentito prima, e colpiti dalla spedizione dei
Romani, mandarono degli ambasciatori a Cesare
chiedendo di arrendersi, e riuscirono in seguito nel
richiedere ai Remi che fossero risparmiati. Cesare,
avendo ricevuto come prigionieri gli uomini più grandi
dello Stato, ed anche i due figli del Re Galba stesso; ed
essendo state cacciate tutte le armi dalla città,
concedette ai Suessoni una resa, e guidò il suo esercito
contro i Bellovaci.

XIII
Caesar, obsidibus acceptis primis civitatis atque ipsius Cesare, ricevuti in ostaggio i cittadini più nobili, tra cui
Galbae regis duobus filiis armisque omnibus ex oppido due figli del re Galba stesso, dopo la consegna di tutte
traditis, in deditionem Suessiones accipit exercitumque le armi che vi erano in città, accettò la resa dei
in Bellovacos ducit. Qui cum se suaque omnia in Suessioni e guidò l'esercito contro i Bellovaci,
oppidum Bratuspantium contulissent atque ab eo asserragliati con tutti i loro beni nella città di
oppido Caesar cum exercitu circiter milia passuum V Bratuspanzio. Quando Cesare e le sue legioni distavano
abesset, omnes maiores natu ex oppido egressi manus circa cinque miglia, tutti i più anziani uscirono dalla
ad Caesarem tendere et voce significare coeperunt sese città e iniziarono a esprimere, a parole e con le mani
in eius fidem ac potestatem venire neque contra protese verso Cesare, l'intenzione di porsi sotto la sua
populum Romanum armis contendere. Item, cum ad protezione e autorità e di non combattere contro il
oppidum accessisset castraque ibi poneret, pueri popolo romano. Allo stesso modo, quando Cesare si era
mulieresque ex muro passis manibus suo more pacem avvicinato alla città e poneva le tende, dall'alto delle
ab Romanis petierunt. mura i bambini e le donne, con le mani protese,
secondo il loro costume, chiedevano pace ai Romani.

XIV
Pro his Diviciacus (nam post discessum Belgarum In loro favore parlò Diviziaco, che dopo la ritirata dei
dimissis Haeduorum copiis ad eum reverterat) facit Belgi aveva rimandato in patria le truppe edue e
verba: Bellovacos omni tempore in fide atque amicitia raggiunto Cesare: i Bellovaci in ogni circostanza si
civitatis Haeduae fuisse; impulsos ab suis principibus, erano dimostrati alleati e amici degli Edui; a spingere il
qui dicerent Haeduos a Caesare in servitutem redacto. popolo erano stati i capi con i loro discorsi, sostenendo
Omnes indignitates contumeliasque perferre, et ab che gli Edui, ridotti in servitù da Cesare, subivano
Haeduis defecisse et populo Romano bellum intulisse. umiliazioni e offese di ogni sorta; perciò, si erano
Qui eius consilii principes fuissent, quod intellegerent staccati dagli Edui e avevano dichiarato guerra al
quantam calamitatem civitati intulissent, in Britanniam popolo romano. I responsabili della decisione,
profugisse. Petere non solum Bellovacos, sed etiam pro consapevoli del danno provocato alla loro gente, erano
his Haeduos, ut sua clementia ac mansuetudine in eos fuggiti in Britannia. Alle preghiere dei Bellovaci, che
utatur. Quod si fecerit, Haeduorum auctoritatem apud chiedevano a Cesare clemenza e generosità, si
omnes Belgas amplificaturum, quorum auxiliis atque aggiungeva l'intercessione degli Edui. E se Cesare
opibus, si qua bella inciderint, sustentare consuerint. avesse risparmiato i Bellovaci, avrebbe accresciuto
l'autorità degli Edui presso tutti i Belgi, che erano soliti
fornire, in caso di guerra, truppe e mezzi per farvi
fronte.

XV
Caesar honoris Diviciaci atque Haeduorum causa sese Cesare disse che, per aumentare il prestigio di
eos in fidem recepturum et conservaturum dixit, et quod Diviziaco e degli Edui, avrebbe accolto e tenuto sotto la
erat civitas magna inter Belgas auctoritate atque sua protezione i Bellovaci. Poiché erano un popolo di
hominum multitudine praestabat, DC obsides poposcit. grande autorità tra i Belgi e molto numerosi, chiese
His traditis omnibusque armis ex oppido conlatis, ab eo seicento ostaggi. Gli furono consegnati insieme a tutte
loco in fines Ambianorum pervenit; qui se suaque le armi della città. Da lì passò nella regione degli
omnia sine mora dediderunt. Eorum fines Nervii Ambiani, che senza indugio si posero con tutti i loro
attingebant. Quorum de natura moribusque Caesar cum beni sotto la sua autorità. Gli Ambiani confinavano con
quaereret, sic reperiebat: nullum esse aditum ad eos i Nervi. Cesare prese informazioni sul carattere e sui
mercatoribus; nihil pati vini reliquarumque rerum ad costumi di quest'ultimi e seppe quanto segue: i mercanti
luxuriam pertinentium inferri, quod his rebus non avevano alcun accesso e i Nervi non permettevano
relanguescere animos eorum et remitti virtutem che si introducessero vino o altri prodotti di lusso,
existimarent; esse homines feros magnaeque virtutis; perché ritenevano che indebolissero gli animi e
increpitare atque incusare reliquos Belgas, qui se diminuissero la loro forza; gente rude e molto valorosa,
populo Romano dedidissent patriamque virtutem accusavano duramente gli altri Belgi di essersi arresi al
proiecissent; confirmare sese neque legatos missuros popolo romano e di aver rinnegato la virtù dei padri;
neque ullam condicionem pacis accepturos. assicuravano che non avrebbero inviato ambascerie. né
accettato la pace, a nessuna condizione.

XVI
Cum per eorum fines triduum iter fecisset, inveniebat Cesare, dopo tre giorni di marcia nella regione dei
ex captivis Sabim flumen a castris suis non amplius Nervi, veniva a sapere dai prigionieri che il fiume
milibus passuum X abesse; trans id flumen omnes Sambre non distava più di dieci miglia dal suo
Nervios consedisse adventumque ibi Romanorum accampamento: al di là del fiume si erano attestati tutti
expectare una cum Atrebatibus et Viromanduis, i Nervi e aspettavano l'arrivo dei Romani insieme agli
finitimis suis (nam his utrisque persuaserant uti Atrebati e ai Viromandui, loro confinanti (li avevano
eandem belli fortunam experirentur); expectari etiam ab persuasi, infatti, a tentare la stessa sorte in guerra);
iis Atuatucorum copias atque esse in itinere; mulieres attendevano anche le truppe degli Atuatuci, che erano
quique per aetatem ad pugnam inutiles viderentur in in marcia; le donne e chi, per ragioni d'età, non poteva
eum locum coniecisse quo propter paludes exercitui essere impiegato in guerra, erano stati ammassati in un
aditus non esset. luogo che le paludi rendevano inaccessibile a un
esercito.
XVII
His rebus cognitis, exploratores centurionesque Avute tali informazioni, mandò in avanscoperta alcuni
praemittit qui locum castris idoneum deligant. Cum ex esploratori e centurioni con l'incarico di scegliere una
dediticiis Belgis reliquisque Gallis complures Caesarem zona adatta per accamparsi. Al seguito di Cesare
secuti una iter facerent, quidam ex his, ut postea ex c'erano parecchi Belgi che avevano giurato
captivis cognitum est, eorum dierum consuetudine sottomissione e altri Galli. Alcuni di essi, come si seppe
itineris nostri exercitus perspecta, nocte ad Nervios in seguito dai prigionieri, dopo aver osservato l'ordine
pervenerunt atque his demonstrarunt inter singulas di marcia fin lì tenuto dal nostro esercito, di notte
legiones impedimentorum magnum numerum raggiunsero i Nervi e riferirono che tra le singole
intercedere, neque esse quicquam negotii, cum prima legioni procedeva un gran numero di salmerie, per cui
legio in castra venisset reliquaeque legiones magnum non era affatto difficile assalire la prima legione non
spatium abessent, hanc sub sarcinis adoriri; qua pulsa appena fosse giunta al campo, mentre le altre erano
impedimentisque direptis, futurum ut reliquae contra lontane e i soldati ancora impacciati dagli zaini. Una
consistere non auderent. Adiuvabat etiam eorum volta messa in fuga la prima legione e saccheggiate le
consilium qui rem deferebant quod Nervii antiquitus, salmerie, le rimanenti legioni non avrebbero osato
cum equitatu nihil possent (neque enim ad hoc tempus opporre resistenza. Un altro elemento giocava a favore
ei rei student, sed quicquid possunt, pedestribus valent del piano degli informatori: fin dai tempi più antichi i
copiis), quo facilius finitimorum equitatum, si Nervi non avevano contingenti di cavalleria (neppure ai
praedandi causa ad eos venissent, impedirent, teneris giorni nostri si preoccupano di averne, ma tutta la loro
arboribus incisis atque inflexis crebrisque in forza risiede nella fanteria); così, per ostacolare, in caso
latitudinem ramis enatis [et] rubis sentibusque di razzia, i cavalieri dei popoli limitrofi, incidevano gli
interiectis effecerant ut instar muri hae saepes alberi ancora giovani e li piegavano, costringendo i
munimentum praeberent, quo non modo non intrari sed rami a crescere, fitti, in senso orizzontale; tra gli alberi,
ne perspici quidem posset. His rebus cum iter agminis poi, piantavano rovi e arbusti spinosi in modo che le
nostri impediretur, non omittendum sibi consilium siepi formassero una barriera simile a un muro,
Nervii existimaverunt. impedendo non solo il passaggio, ma anche la vista.
Dato che il nostro esercito avrebbe trovato sulla sua
strada tali ostacoli, i Nervi ritennero di non dover
scartare il piano proposto.

XVIII
Loci natura erat haec, quem locum nostri castris La conformazione naturale del luogo, scelto dai nostri
delegerant. Collis ab summo aequaliter declivis ad per l'accampamento, era la seguente: un colle, che
flumen Sabim, quod supra nominavimus, vergebat. Ab digradava in modo uniforme, scendeva fino alla
eo flumine pari acclivitate collis nascebatur adversus Sambre, fiume di cui abbiamo già fatto cenno. Sulla
huic et contrarius, passus circiter CC infimus apertus, riva opposta, proprio di fronte, sorgeva un altro colle
ab superiore parte silvestris, ut non facile introrsus che aveva identica pendenza: in basso, per un tratto di
perspici posset. Intra eas silvas hostes in occulto sese circa duecento passi, era brullo, mentre sulla cima
continebant; in aperto loco secundum flumen paucae aveva fitti boschi, impenetrabili alla vista. Qui i nemici
stationes equitum videbantur. Fluminis erat altitudo si tenevano nascosti; nella zona senza vegetazione,
pedum circiter trium. lungo il fiume, si vedevano poche squadre di cavalleria.
La profondità del fiume era di circa tre piedi.

XIX
Caesar equitatu praemisso subsequebatur omnibus Cesare, mandata in avanti la cavalleria, la seguiva con
copiis; sed ratio ordoque agminis aliter se habebat ac tutte le truppe. La disposizione e l'ordine di marcia,
Belgae ad Nervios detulerant. Nam quod hostibus però, erano diversi da quelli che i Belgi avevano riferito
adpropinquabat, consuetudine sua Caesar VI legiones ai Nervi. Infatti, trovandosi in prossimità del nemico,
expeditas ducebat; post eas totius exercitus Cesare, secondo la sua abitudine, faceva avanzare libere
impedimenta conlocarat; inde duae legiones quae da carichi le sei legioni, ponendo dietro di esse i
proxime conscriptae erant totum agmen claudebant bagagli di tutto l'esercito; le due legioni di recente
praesidioque impedimentis erant. Equites nostri cum arruolate chiudevano lo schieramento e presidiavano le
funditoribus sagittariisque flumen transgressi cum salmerie. La nostra cavalleria, insieme ai frombolieri e
hostium equitatu proelium commiserunt. Cum se illi agli arcieri, attraversò il fiume e si scontrò con i
identidem in silvis ad suos reciperent ac rursus ex silva cavalieri avversari. I nemici sistematicamente si
in nostros impetum facerent, neque nostri longius quam ritiravano nei boschi presso i loro e, da lì, attaccavano i
quem ad finem porrecta [ac] loca aperta pertinebant nostri, che non osavano inseguire i fuggitivi oltre il
cedentes insequi auderent, interim legiones VI quae limite segnato dalla zona pianeggiante e senza
primae venerant, opere dimenso, castra munire vegetazione. Nel frattempo, le sei legioni che erano in
coeperunt. Ubi prima impedimenta nostri exercitus ab testa, tracciato lo spazio, iniziarono a fortificare il
iis qui in silvis abditi latebant visa sunt, quod tempus campo. I nemici, nascosti nelle selve, avevano già
inter eos committendi proelii convenerat, ut intra silvas formato le linee di attacco e le file, spronandosi alla
aciem ordinesque constituerant atque ipsi sese lotta: non appena videro i primi carri del nostro esercito
confirmaverant, subito omnibus copiis provolaverunt - era il segnale convenuto per l'attacco - in massa si
impetumque in nostros equites fecerunt. His facile lanciarono in avanti e puntarono contro i nostri
pulsis ac proturbatis, incredibili celeritate ad flumen cavalieri. Li volsero in fuga e dispersero con facilità,
decucurrerunt, ut paene uno tempore et ad silvas et in poi scesero di corsa verso il fiume, velocissimi:
flumine [et iam in manibus nostris] hostes viderentur. sembrava quasi che fossero, nello stesso istante, sul
Eadem autem celeritate adverso colle ad nostra castra limitare dei boschi, nel fiume e già addosso ai nostri.
atque eos qui in opere occupati erant contenderunt. Poi, con altrettanta rapidità, salirono il colle opposto
dirigendosi contro il nostro accampamento e i legionari
intenti ai lavori di fortificazione.

XX
Caesari omnia uno tempore erant agenda: vexillum Cesare si trovò a dover far tutto contemporaneamente:
proponendum, quod erat insigne, cum ad arma concurri inalberare il vessillo, con cui si dava l'avviso di correre
oporteret; signum tuba dandum; ab opere revocandi alle armi, ordinare gli squilli di tromba, richiamare i
milites; qui paulo longius aggeris petendi causa soldati dai lavori, comandare il rientro ai legionari che
processerant arcessendi; acies instruenda; milites si erano un po' allontanati in cerca di materiale,
cohortandi; signum dandum. Quarum rerum magnam formare la linea di combattimento, esortare i soldati e
partem temporis brevitas et incursus hostium dare il segnale d'attacco. La mancanza di tempo e
impediebat. His difficultatibus duae res erant subsidio, l'incalzare dei nemici impedivano di eseguire la
scientia atque usus militum, quod superioribus proeliis maggior parte delle suddette operazioni. A fronte di tali
exercitati quid fieri oporteret non minus commode ipsi difficoltà due fattori erano d'aiuto: primo, la perizia e
sibi praescribere quam ab aliis doceri poterant, et quod l'esperienza dei nostri soldati, che, addestrati dalle
ab opere singulisque legionibus singulos legatos Caesar precedenti battaglie, erano in grado di imporsi da soli la
discedere nisi munitis castris vetuerat. Hi propter condotta necessaria non meno tranquillamente che se
propinquitatem et celeritatem hostium nihil iam avessero ricevuto precise istruzioni da altri; secondo,
Caesaris imperium expectabant, sed per se quae l'obbligo imposto da Cesare ai vari legati di non
videbantur administrabant. allontanarsi dalla propria legione prima del termine dei
lavori. I legati, vista la vicinanza e la rapidità dei
nemici, non stettero ad aspettare ordini da Cesare, ma
prendevano personalmente le disposizioni che
ritenevano opportune.

XXI
Caesar, necessariis rebus imperatis, ad cohortandos Cesare, impartiti gli ordini necessari, corse a spronare i
milites, quam [in] partem fors obtulit, decucurrit et ad soldati, guidato dal caso: capitò dalla decima legione.
legionem decimam devenit. Milites non longiore Si limitò a incitare i soldati a ricordarsi dell'antico
oratione cohortatus quam uti suae pristinae virtutis valore, a non lasciarsi turbare, a reggere con vigore
memoriam retinerent neu perturbarentur animo all'assalto nemico. Dato che i Nervi erano quasi a tiro e
hostiumque impetum fortiter sustinerent, quod non i nostri potevano colpirli con le frecce, diede il segnale
longius hostes aberant quam quo telum adigi posset, d'attacco. E poi si precipitò in un'altra direzione,
proelii committendi signum dedit. Atque in alteram sempre con lo scopo di incoraggiare i soldati, ma li
item cohortandi causa profectus pugnantibus occurrit. trovò che stavano già combattendo. Il tempo fu
Temporis tanta fuit exiguitas hostiumque tam paratus talmente breve e i nemici così risoluti che i nostri non
ad dimicandum animus ut non modo ad insignia riuscirono non solo ad applicare i fregi, ma neppure a
accommodanda sed etiam ad galeas induendas mettersi in testa gli elmi o a togliere le fodere dagli
scutisque tegimenta detrahenda tempus defuerit. Quam scudi. Chi tornava dai lavori si fermò dove capitava,
quisque ab opere in partem casu devenit quaeque prima presso le prime insegne che vide, per non perdere
signa conspexit, ad haec constitit, ne in quaerendis suis tempo alla ricerca della sua unità di appartenenza.
pugnandi tempus dimitteret.

XXII
Instructo exercitu magis ut loci natura [deiectusque L'esercito fu schierato tenendo presente non tanto i
collis] et necessitas temporis quam ut rei militaris ratio dettami della tecnica militare, quanto la conformazione
atque ordo postulabat, cum diversae legiones aliae alia naturale del luogo, il pendio del colle e le circostanze.
in parte hostibus resisterent saepibusque densissimis, ut Le legioni, operando separate, resistevano ai nemici in
ante demonstravimus, interiectis prospectus zone diverse. Siepi fittissime, come si è detto in
impediretur, neque certa subsidia conlocari neque quid precedenza, erano frapposte e impedivano la vista. Non
in quaque parte opus esset provideri neque ab uno era possibile predisporre adeguati contingenti di riserva
omnia imperia administrari poterant. Itaque in tanta e provvedere alle necessità di ciascun settore, era
rerum iniquitate fortunae quoque eventus varii esclusa l'unità di comando. Perciò, in tanta disparità di
sequebantur. situazioni, era inevitabile che la fortuna giocasse ruoli
diversi sul campo di battaglia.

XXIII
Legionis VIIII. et X. milites, ut in sinistra parte aciei I soldati della nona e della decima legione, schierati
constiterant, pilis emissis cursu ac lassitudine all'ala sinistra, lanciarono i giavellotti e respinsero
exanimatos vulneribusque confectos Atrebates (nam his rapidamente i nemici che avevano di fronte, gli
ea pars obvenerat) celeriter ex loco superiore in flumen Atrebati, rimasti senza fiato per la corsa e sfiniti dalle
compulerunt et transire conantes insecuti gladiis ferite; li costrinsero a retrocedere dall'alto fino al fiume
magnam partem eorum impeditam interfecerunt. Ipsi e qui, mentre tentavano il guado e si trovavano in
transire flumen non dubitaverunt et in locum iniquum difficoltà, li inseguirono con le spade in pugno e ne
progressi rursus resistentes hostes redintegrato proelio fecero strage. Poi senza esitazione attraversarono il
in fugam coniecerunt. Item alia in parte diversae duae fiume e avanzarono, anche se la posizione era
legiones, XI. et VIII., profligatis Viromanduis, sfavorevole; i nemici, a loro volta, opposero resistenza,
quibuscum erant congressae, ex loco superiore in ipsis riaprendo la battaglia, ma i nostri li volsero in fuga. E
fluminis ripis proeliabantur. At totis fere castris a fronte anche in un altro settore, due legioni, l'undicesima e
et a sinistra parte nudatis, cum in dextro cornu legio l'ottava, agendo separatamente, avevano respinto dalla
XII. et non magno ab ea intervallo VII. constitisset, sommità del colle i Viromandui, con i quali si erano
omnes Nervii confertissimo agmine duce Boduognato, scontrate, e combattevano ormai sulla riva del fiume.
qui summam imperii tenebat, ad eum locum Ma quasi tutto l'accampamento sulla fronte e sulla
contenderunt; quorum pars ab aperto latere legiones sinistra era rimasto sguarnito (la dodicesima legione e,
circumvenire, pars summum castrorum locum petere non lontano, la settima avevano preso posto all'ala
coepit. destra), perciò lì puntarono tutti i Nervi in formazione
compatta, sotto la guida di Boduognato, il comandante
in capo. Parte di essi iniziò una manovra di
aggiramento per sorprendere le legioni dal fianco
scoperto, parte si diresse verso la sommità del nostro
campo.

XXIV
Eodem tempore equites nostri levisque armaturae In quel mentre, rientravano nell'accampamento i nostri
pedites, qui cum iis una fuerant, quos primo hostium cavalieri e i fanti armati alla leggera, che a essi si erano
impetu pulsos dixeram, cum se in castra reciperent, affiancati (entrambi erano stati messi in fuga, come
adversis hostibus occurrebant ac rursus aliam in partem avevamo detto, al primo assalto dei Nervi). Trovandosi
fugam petebant; et calones, qui ab decumana porta ac di fronte i nemici, si sbandarono di nuovo, in un'altra
summo iugo collis nostros victores flumen transire direzione. I caloni, invece, che dalla porta decumana e
conspexerant, praedandi causa egressi, cum dalla sommità del colle avevano visto i nostri, vittoriosi,
respexissent et hostes in nostris castris versari vidissent, portarsi oltre il fiume, uscivano dall'accampamento per
praecipites fugae sese mandabant. Simul eorum qui far bottino, ma, dopo essersi voltati e aver scorto i
cum impedimentis veniebant clamor fremitusque nemici nel nostro campo, scapparono precipitosamente.
oriebatur, aliique aliam in partem perterriti ferebantur. Nello stesso istante si levavano le grida e gli strepiti
Quibus omnibus rebus permoti equites Treveri, quorum degli addetti alle salmerie: in preda al panico, si
inter Gallos virtutis opinio est singularis, qui auxilii lanciarono dove capitava. Scossi da tale confusione, i
causa a civitate missi ad Caesarem venerant, cum cavalieri dei Treveri, che pure rispetto agli altri Galli
multitudine hostium castra [nostra] compleri, legiones godono di una fama di straordinario valore e che erano
premi et paene circumventas teneri, calones, equites, stati mandati dal loro popolo a Cesare come rinforzo,
funditores, Numidas diversos dissipatosque in omnes quando videro il campo romano pieno di nemici, le
partes fugere vidissent, desperatis nostris rebus domum legioni pressate da vicino e quasi circondate, i caloni, i
contenderunt: Romanos pulsos superatosque, castris cavalieri, i frombolieri e i Numidi dispersi in fuga
impedimentisque eorum hostes potitos civitati disordinata, si diressero in patria, convinti che la nostra
renuntiaverunt. situazione fosse disperata; al loro popolo annunciarono
che i Romani erano stati sconfitti e debellati e che i
nemici si erano impossessati dell'accampamento e delle
salmerie.

XXV
Caesar ab X. legionis cohortatione ad dextrum cornu Cesare, terminato il suo discorso alla decima legione, si
profectus, ubi suos urgeri signisque in unum locum diresse verso l'ala destra, dove vide che i suoi erano alle
conlatis XII. legionis confertos milites sibi ipsos ad strette e che i soldati della dodicesima legione, vicini
pugnam esse impedimento vidit, quartae cohortis l'uno all'altro, si impacciavano a vicenda, perché le
omnibus centurionibus occisis signiferoque interfecto, insegne erano state raccolte in un sol luogo; tutti i
signo amisso, reliquarum cohortium omnibus fere centurioni e un vessillifero della quarta coorte erano
centurionibus aut vulneratis aut occisis, in his primipilo caduti, il vessillo perduto, quasi tutti i centurioni delle
P. Sextio Baculo, fortissimo viro, multis gravibusque altre coorti morti o feriti; tra di essi il primipilo P.
vulneribus confecto, ut iam se sustinere non posset, Sestio Baculo, soldato di grandissimo valore, non
reliquos esse tardiores et non nullos ab novissimis riusciva più a reggersi in piedi, sfinito com'era dalle
deserto loco proelio excedere ac tela vitare, hostes numerose e gravi ferite; gli altri andavano esaurendo le
neque a fronte ex inferiore loco subeuntes intermittere forze e alcuni della retroguardia, rimasti senza
et ab utroque latere instare et rem esse in angusto vidit, comandanti, lasciavano la mischia e si sottraevano ai
neque ullum esse subsidium quod submitti posset, scuto colpi; il nemico non cessava di avanzare dal basso
ab novissimis [uni] militi detracto, quod ipse eo sine frontalmente e di premere dai lati. Quando vide che la
scuto venerat, in primam aciem processit situazione era critica e che non aveva truppe di
centurionibusque nominatim appellatis reliquos rincalzo, prese lo scudo a un soldato della retroguardia
cohortatus milites signa inferre et manipulos laxare (perché era giunto fin lì senza), avanzò in prima linea,
iussit, quo facilius gladiis uti possent. Cuius adventu si rivolse ai centurioni chiamandoli per nome, uno per
spe inlata militibus ac redintegrato animo, cum pro se uno, arringò i soldati e diede l'ordine di muovere
quisque in conspectu imperatoris etiam in extremis suis all'attacco e di allargare i manipoli, perché i nostri
rebus operam navare cuperet, paulum hostium impetus potessero usare le spade con maggior facilità. Il suo
tardatus est. arrivo infuse fiducia nei soldati e restituì loro il
coraggio: ciascuno, pur in una situazione di estremo
pericolo, voleva dar prova di valore agli occhi del
comandante, per cui l'impeto dei nemici per un po'
venne frenato.

XXVI
Caesar, cum VII. legionem, quae iuxta constiterat, item Cesare, quando si accorse che anche la settima legione,
urgeri ab hoste vidisset, tribunos militum monuit ut lì a fianco, era in difficoltà, comandò ai tribuni militari
paulatim sese legiones coniungerent et conversa signa di avvicinare gradualmente le due legioni e, operata
in hostes inferrent. Quo facto cum aliis alii subsidium una conversione, di muovere all'assalto. La manovra
ferrent neque timerent ne aversi ab hoste permise ai soldati di aiutarsi reciprocamente e i nostri,
circumvenirentur, audacius resistere ac fortius pugnare adesso che non temevano più l'accerchiamento,
coeperunt. Interim milites legionum duarum quae in iniziarono a resistere con maggior coraggio e a
novissimo agmine praesidio impedimentis fuerant, combattere con più vigore. Nel frattempo, i soldati delle
proelio nuntiato, cursu incitato in summo colle ab due legioni della retroguardia, che presidiavano le
hostibus conspiciebantur, et T.Labienus castris hostium salmerie, non appena ebbero notizia dello scontro,
potitus et ex loco superiore quae res in nostris castris raggiunsero di corsa la cima del colle e lì apparvero ai
gererentur conspicatus X.legionem subsidio nostris nemici. E T. Labieno, conquistato il campo dei Nervi,
misit. Qui cum ex equitum et calonum fuga quo in loco dopo aver visto dall'alto che cosa stava accadendo nel
res esset quantoque in periculo et castra et legiones et nostro, mandò in rinforzo la decima legione. Dalla fuga
imperator versaretur cognovissent, nihil ad celeritatem dei cavalieri e dei caloni i soldati si resero conto di
sibi reliqui fecerunt. come stavano le cose e di quale minaccia incombesse
sul campo, sulle legioni e sul comandante e si
impegnarono al massimo per arrivare al più presto.

XXVII
Horum adventu tanta rerum commutatio est facta ut Il loro arrivo capovolse la situazione: perfino i nostri
nostri, etiam qui vulneribus confecti procubuissent, feriti si rialzavano da terra appoggiandosi agli scudi e
scutis innixi proelium redintegrarent, calones riprendevano a combattere. I caloni, avendo visto i
perterritos hostes conspicati etiam inermes armatis nemici impauriti, affrontavano anche disarmati chi era
occurrerent, equites vero, ut turpitudinem fugae virtute armato. I cavalieri, poi, per cancellare la vergogna della
delerent, omnibus in locis pugnae se legionariis fuga con una prova di valore, in tutte le zone dello
militibus praeferrent. At hostes, etiam in extrema spe scontro precedevano i legionari. Ma i nemici, anche
salutis, tantam virtutem praestiterunt ut, cum primi ridotti quasi alla disperazione, diedero prova di
eorum cecidissent, proximi iacentibus insisterent atque grandissimo valore, al punto che i soldati delle seconde
ex eorum corporibus pugnarent, his deiectis et file salivano sui corpi dei primi caduti e da lì
coacervatis cadaveribus qui superessent ut ex tumulo combattevano; abbattuti anch'essi, si formavano mucchi
tela in nostros conicerent et pila intercepta remitterent: di cadaveri, dai quali i superstiti, come da un tumulo,
ut non nequiquam tantae virtutis homines iudicari lanciavano frecce sui nostri e scagliavano indietro i
deberet ausos esse transire latissimum flumen, giavellotti da essi intercettati. Non era da ritenersi
ascendere altissimas ripas, subire iniquissimum locum; senza ragione che uomini così valorosi avessero osato
quae facilia ex difficillimis animi magnitudo redegerat. attraverso un fiume larghissimo, scalare un monte tanto
alto e muovere all'attacco da una posizione
assolutamente sfavorevole: il loro eroismo aveva reso
facili delle imprese estremamente difficili.
XXVIII
Hoc proelio facto et prope ad internecionem gente ac Con la battaglia era pressoché annientata la stirpe e il
nomine Nerviorum redacto, maiores natu, quos una nome dei Nervi. I più anziani, che con le donne e i
cum pueris mulieribusque in aestuaria ac paludes bambini, come si era detto, si trovavano negli stagni e
coniectos dixeramus, hac pugna nuntiata, cum nelle paludi, non appena seppero l'esito dello scontro,
victoribus nihil impeditum, victis nihil tutum considerando che nulla avrebbe ostacolato i vincitori o
arbitrarentur, omnium qui supererant consensu legatos tutelato i vinti, con il consenso di tutti i superstiti
ad Caesarem miserunt seque ei dediderunt; et in mandarono a Cesare dei messi e si arresero.
commemoranda civitatis calamitate ex DC ad tres Menzionando la disfatta subita, gli dissero che di
senatores, ex hominum milibus LX vix ad D, qui arma seicento senatori tre soli erano sopravvissuti e che di
ferre possent, sese redactos esse dixerunt. Quos Caesar, sessantamila uomini in grado di combattere se ne erano
ut in miseros ac supplices usus misericordia videretur, salvati a malapena cinquecento. Cesare, per render
diligentissime conservavit suisque finibus atque oppidis palese la sua clemenza nei confronti dei miseri e dei
uti iussit et finitimis imperavit ut ab iniuria et maleficio supplici, li tutelò con ogni cura, permise ai Nervi di
se suosque prohiberent. mantenere territori e città, ingiunse ai popoli limitrofi e
ai loro alleati di non provocare offese o danni.

XXIX
Atuatuci, de quibus supra diximus, cum omnibus copiis Gli Atuatuci - ne abbiamo parlato prima - stavano
auxilio Nerviis venirent, hac pugna nuntiata ex itinere accorrendo con l'esercito al completo in aiuto dei Nervi,
domum reverterunt; cunctis oppidis castellisque desertis ma, non appena fu loro riferito l'esito dello scontro,
sua omnia in unum oppidum egregie natura munitum senza neppure fermarsi rientrarono in patria.
contulerunt. Quod cum ex omnibus in circuitu partibus Abbandonata ogni città o torre fortificata, si
altissimas rupes deiectusque haberet, una ex parte asserragliarono con tutti i loro beni in una sola
leniter acclivis aditus in latitudinem non amplius roccaforte, molto ben difesa per posizione naturale. Da
pedum CC relinquebatur; quem locum duplici altissimo ogni lato la circondavano altissime rupi, da dove la
muro munierant; tum magni ponderis saxa et vista dominava; in un solo punto si apriva un accesso,
praeacutas trabes in muro conlocabant. Ipsi erant ex in lieve pendio, non più largo di duecento passi: lo
Cimbris Teutonisque prognati, qui, cum iter in avevano fortificato con un duplice muro, altissimo, e
provinciam nostram atque Italiam facerent, iis ora vi collocavano massi enormi e travi molto
impedimentis quae secum agere ac portare non poterant acuminate. Gli Atuatuci discendevano dai Cimbri e dai
citra flumen Rhenum depositis custodiam [ex suis] ac Teutoni, i quali all'epoca della loro penetrazione nella
praesidium VI milia hominum una reliquerant. Hi post nostra provincia e in Italia avevano lasciato al di qua
eorum obitum multos annos a finitimis exagitati, cum del Reno le salmerie che non si potevano portare dietro,
alias bellum inferrent, alias inlatum defenderent, affidandole a seimila dei loro, incaricati di custodirle e
consensu eorum omnium pace facta hunc sibi domicilio proteggerle. Costoro, dopo l'annientamento dei Cimbri
locum delegerant. e dei Teutoni, per molti anni tormentati dai popoli di
confine, sostennero guerre attaccando o difendendosi.
Fatta la pace, con il consenso generale delle genti
limitrofe, si erano scelti come sede la regione in cui si
trovavano.

XXX
Ac primo adventu exercitus nostri crebras ex oppido In un primo tempo, dopo l'arrivo del nostro esercito, gli
excursiones faciebant parvulisque proeliis cum nostris Atuatuci effettuavano spesso sortite e si misuravano con
contendebant; postea vallo pedum XII in circuitu i nostri in scaramucce di poco conto; in seguito, quando
quindecim milium crebrisque castellis circummuniti vennero circondati da un vallo di quindici miglia di
oppido sese continebant. Ubi vineis actis aggere perimetro con numerose ridotte, si tenevano entro le
extructo turrim procul constitui viderunt, primum mura della città. Le vinee erano già state spinte in
inridere ex muro atque increpitare vocibus, quod tanta avanti e il terrapieno costruito; ma, quando videro che
machinatio a tanto spatio institueretur: quibusnam stavamo preparando, lontano, una torre, dalle mura
manibus aut quibus viribus praesertim homines tantulae incominciarono subito a deriderci e a gridare perché
staturae (nam plerumque omnibus Gallis prae mai un marchingegno così grande veniva costruito a
magnitudine corporum quorum brevitas nostra tanta distanza: su quali mani e quale forza i Romani,
contemptui est) tanti oneris turrim in muro sese posse piccoletti com'erano (tutti i Galli, infatti, per lo più
conlocare confiderent? disprezzano la nostra statura a confronto
dell'imponenza del loro fisico), facevano conto per
avvicinare alle mura una torre così pesante?

XXXI - Gli Aduatici chiedono la resa


Ubi vero moveri et adpropinquare muris viderunt, nova Come videro che esso era spostato, e si stava
atque inusitata specie commoti legatos ad Caesarem de avvicinando alle loro mura, spaventati dalla vista nuova
pace miserunt, qui ad hunc modum locuti; non se e non abituale, mandarono degli ambasciatori a Cesare
existimare Romanos sine ope divina bellum gerere, qui per trattare la pace; i quali parlarono a questo modo;
tantae altitudinis machinationes tanta celeritate essi non credono che i Romani non portano la guerra
promovere possent; se suaque omnia eorum potestati senza aiuto divino, poiché sono in grado di muovere
permittere dixerunt. Unum petere ac deprecari: si forte macchine di così grande altezza con così grande
pro sua clementia ac mansuetudine, quam ipsi ab aliis velocità; essi dissero che i loro possedimenti erano suoi.
audirent, statuisset Atuatucos esse conservandos, ne se Chiedevano e pregavano una cosa: che se per caso, per
armis despoliaret. Sibi omnes fere finitimos esse la sua clemenza ed umanità, che essi avevano udito da
inimicos ac suae virtuti invidere; a quibus se defendere altri, gli Aduatuci fossero risparmiati, non fossero
traditis armis non possent. Sibi praestare, si in eum privati delle loro armi. Poiché tutti i popoli con loro
casum deducerentur, quamvis fortunam a populo confinanti erano loro nemici, ed invidiavano il loro
Romano pati quam ab his per cruciatum interfici inter coraggio; dai quali essi non si possono difendere prese
quos dominari consuessent. le armi. Era meglio per loro, se fossero stati ridotti in
quello stato, che avessero patito qualsiasi destino dal
popolo Romano, piuttosto che essere torturati a morte
da coloro tra i quali erano abituati a dominare.

XXXII
Ad haec Caesar respondit: se magis consuetudine sua Alle loro richieste Cesare rispose: avrebbe risparmiato
quam merito eorum civitatem conservaturum, si prius il popolo degli Atuatuci, per proprio costume più che
quam murum aries attigisset se dedidissent; sed per loro merito, se si fossero arresi prima che l'ariete
deditionis nullam esse condicionem nisi armis traditis. avesse toccato le mura: ma l'unica condizione di resa
Se id quod in Nerviis fecisset facturum finitimisque era la consegna delle armi. Si sarebbe regolato come
imperaturum ne quam dediticiis populi Romani con i Nervi, ordinando ai popoli confinanti di non
iniuriam inferrent. Re renuntiata ad suos illi se quae infliggere torti a chi si era arreso al popolo romano. Le
imperarentur facere dixerunt. Armorum magna parole di Cesare furono riferite e gli Atuatuci si
multitudine de muro in fossam, quae erat ante dichiararono disposti a obbedire. Dal muro gettarono
oppidum, iacta, sic ut prope summam muri aggerisque nel fosso, che correva davanti alla città, una tale
altitudinem acervi armorum adaequarent, et tamen quantità di armi, che il cumulo raggiungeva quasi la
circiter parte tertia, ut postea perspectum est, celata sommità del muro e l'altezza del nostro terrapieno: e
atque in oppido retenta, portis patefactis eo die pace tuttavia - lo si scoprì in seguito - si erano tenuti e
sunt usi. avevano nascosto in città circa un terzo delle armi.
Aperte le porte, per quel giorno rimasero tranquilli.

XXXIII
Sub vesperum Caesar portas claudi militesque ex Verso sera Cesare ordinò che le porte venissero chiuse e
oppido exire iussit, ne quam noctu oppidani a militibus che i soldati romani lasciassero la città, perché non si
iniuriam acciperent. Illi ante inito, ut intellectum est, verificassero atti di violenza nei confronti della
consilio, quod deditione facta nostros praesidia popolazione. Gli Atuatuci, come si capì in seguito,
deducturos aut denique indiligentius servaturos avevano architettato un piano, pensando che i nostri,
crediderant, partim cum iis quae retinuerant et dopo la resa, avrebbero tolto i presidi o, almeno,
celaverant armis, partim scutis ex cortice factis aut avrebbero allentato la sorveglianza. Perciò, con le armi
viminibus intextis, quae subito, ut temporis exiguitas che si erano tenute e avevano nascosto oppure con scudi
postulabat, pellibus induxerant, tertia vigilia, qua di corteccia o vimini intrecciati, ricoperti di pelli sul
minime arduus ad nostras munitiones accensus momento, come richiedeva l'esiguo tempo a
videbatur, omnibus copiis repente ex oppido eruptionem disposizione, dopo mezzanotte tentarono in massa
fecerunt. Celeriter, ut ante Caesar imperaverat, ignibus un'improvvisa sortita, puntando contro le nostre
significatione facta, ex proximis castellis eo concursum fortificazioni per la via meno erta. Rapidamente, come
est, pugnatumque ab hostibus ita acriter est ut a viris da ordine precedente di Cesare, furono fatte
fortibus in extrema spe salutis iniquo loco contra eos segnalazioni coi fuochi e dalle ridotte più vicine
qui ex vallo turribusque tela iacerent pugnari debuit, accorsero i nostri. Il nemico si batté con accanimento,
cum in una virtute omnis spes consisteret. Occisis ad come si addice a guerrieri valorosi che, costretti a
hominum milibus IIII reliqui in oppidum reiecti sunt. lottare, nel momento estremo e in una posizione
Postridie eius diei refractis portis, cum iam defenderet difficile, contro avversari che scagliavano su di loro
nemo, atque intromissis militibus nostris, sectionem frecce dal vallo e dalle torri, ripongono ogni speranza
eius oppidi universam Caesar vendidit. Ab iis qui di salvezza solo nel proprio valore. Ne furono uccisi
emerant capitum numerus ad eum relatus est milium circa quattromila, gli altri vennero ricacciati in città. Il
LIII. giorno seguente furono abbattute le porte, ormai
sguarnite, e i nostri soldati entrarono in città. Cesare
vendette all'asta tutto quanto il bottino. I compratori gli
riferirono il numero dei prigionieri: cinquantatremila.
XXXIV
Eodem tempore a P. Crasso, quem cum legione una Nello stesso tempo P. Crasso, che era stato mandato con
miserat ad Venetos, Venellos, Osismos, Coriosolitas, una legione nelle terre dei Veneti, degli Unelli, degli
Esuvios, Aulercos, Redones, quae sunt maritimae Osismi, dei Coriosoliti, degli Esuvi, degli Aulerci e dei
civitates Oceanumque attingunt, certior factus est Redoni, popoli marittimi che si affacciano sull'Oceano,
omnes eas civitates in dicionem potestatemque populi informò Cesare di averli sottomessi tutti all'autorità e al
Romani esse redactas. dominio di Roma.

XXXV
His rebus gestis omni Gallia pacata, tanta huius belli ad Portate a termine tali imprese e pacificata la Gallia, si
barbaros opinio perlata est uti ab iis nationibus quae diffuse tra i barbari una tale fama di questa guerra, che
trans Rhenum incolerent legationes ad Caesarem i popoli d'oltre Reno inviarono a Cesare ambascerie
mitterentur, quae se obsides daturas, imperata facturas impegnandosi alla consegna di ostaggi e all'obbedienza.
pollicerentur. Quas legationes Caesar, quod in Italiam Cesare, che aveva fretta di partire per l'Italia e l'Illirico,
Illyricumque properabat, inita proxima aestate ad se invitò i messi delle legazioni a ripresentarsi all'inizio
reverti iussit. Ipse in Carnutes, Andes, Turonos quaeque dell'estate successiva. E, condotte le legioni negli
civitates propinquae iis locis erant ubi bellum gesserat, accampamenti invernali, nelle terre dei Carnuti, degli
legionibus in hiberna deductis, in Italiam profectus est. Andi, dei Turoni e dei popoli vicini ai luoghi in cui
Ob easque res ex litteris Caesaris dierum XV avevano combattuto, se ne partì per l'Italia. In seguito
supplicatio decreta est, quod ante id tempus accidit alle sue imprese, comunicate per lettera da Cesare
nulli. stesso, furono decretati quindici giorni di feste solenni
di ringraziamento, onore mai tributato a nessuno prima
di allora.

Cesare - De Bello Gallico


Libro III
I - Galba libera il passo della Alpi
Cum in Italiam proficisceretur Caesar, Ser. Galbam Cesare partendo per l'Italia mandò Servio Galba con la
cum legione XII et parte equitatus in Nantuates, dodicesima legione e parte della cavalleria (nel
Veragros Sedunosque misit, qui a finibus Allobrogum et territorio) dei Nantuati, Varagri e Deduni, che dal
lacu Lemanno et flumine Rhodano ad summas Alpes confine degli Allobrogi e dal lago Lemanno e dal fiume
pertinent. Causa mittendi fuit quod iter per Alpes, quo Rodano si estendono sino alla sommità delle Alpi. Il
magno cum periculo magnisque cum portoriis motivo di mandar(lo) fu che voleva si rendesse
mercatores ire consuerant, patefieri volebat. Huic praticabile la via attraverso le Alpi, dove i mercanti
permisit, si opus esse arbitraretur, uti in his locis erano solito andare con grande pericolo e (con) grandi
legionem hiemandi causa conlocaret. Galba secundis gabelle. Dette il compito a costui, se avesse pensato che
aliquot proeliis factis castellisque compluribus eorum fosse opportuno, di porre la legione in questi luoghi per
expugnatis, missis ad eum undique legatis obsidibusque svernare. Fatte alcune battaglie con esito favorevole ed
datis et pace facta, constituit cohortes duas in espugnate moltissime fortezze di quelli, da ogni parte
Nantuatibus conlocare et ipse cum reliquis eius legionis essendo state mandati a lui ambasciatori e fatta la pace,
cohortibus in vico Veragrorum, qui appellatur Galba stabilì di porre fra i Nantuati due coorti e con le
Octodurus hiemare; qui vicus positus in valle non altre coorti di quella legione di svernare egli stesso nel
magna adiecta planitie altissimis montibus undique cantone dei Varagri, che si chiama Ottoduro; questo
continetur. Cum hic in duas partes flumine divideretur, cantone posto nella valle, unita una non grande
alteram partem eius vici Gallis [ad hiemandum] pianura, è chiuso da ogni parte da altissimi monti.
concessit, alteram vacuam ab his relictam cohortibus Questo essendo diviso dal fiume in due parti, concesse
attribuit. Eum locum vallo fossaque munivit. ai Galli una parte di quel cantone, destinò alle coorti
per svernare l'altra parte lasciata vuota da questi.
Rafforzò quel luogo con un terrapieno ed una fossa.
II - Seduni e Varagri occupano le cime dei monti
Cum dies hibernorum complures transissent Essendo trascorsi molti giorni dei quartieri d'inverno e
frumentumque eo comportari iussisset, subito per avendo comandato di portare lì il frumento,
exploratores certior factus est ex ea parte vici, quam all'improvviso venne a sapere per mezzo di esploratori
Gallis concesserat, omnes noctu discessisse montesque che tutti da quella parte del cantone che aveva concesso
qui impenderent a maxima multitudine Sedunorum et ai Galli, di notte si erano allontanati e che i monti, che
Veragrorum teneri. Id aliquot de causis acciderat, ut sovrastavano, erano tenuti da un grandissimo numero
subito Galli belli renovandi legionisque opprimendae di Seduni e Varagri. Per alcuni motivi era accaduto ciò
consilium caperent: primum, quod legionem neque eam che (cioè) i Galli all'improvviso prendessero la
plenissimam detractis cohortibus duabus et compluribus decisione di rinnovare la guerra e di assalire la legione:
singillatim, qui commeatus petendi causa missi erant, prima di tutto perché disprezzavano per il piccolo
absentibus propter paucitatem despiciebant; tum etiam, numero la legione e per di più non numerosissima,
quod propter iniquitatem loci, cum ipsi ex montibus in essendo state detratte due coorti ed essendo assenti
vallem decurrerent et tela coicerent, ne primum quidem parecchi che separatamente erano stati mandati per
impetum suum posse sustineri existimabant. Accedebat cercare vettovaglie; allora anche perché pensavano che
quod suos ab se liberos abstractos obsidum nomine non potesse essere sostenuto neppure il primo loro
dolebant, et Romanos non solum itinerum causa sed assalto per la condizione sfavorevole del luogo, giacché
etiam perpetuae possessionis culmina Alpium occupare essi correvano giù dai monti nella valle e scagliavano
conari et ea loca finitimae provinciae adiungere sibi dardi. Si aggiungeva il fatto che si dolevano che i loro
persuasum habebant. figli fossero stati condotti via da loro sotto il titolo di
ostaggi e che i Romani tentassero di occupare le
sommità delle Alpi non solo per i viaggi, ma anche per
eterno possesso e che avevano la convinzione di
congiungere a loro quei luoghi della provincia
confinante.

III - Galba convoca l'assemblea


His nuntiis acceptis Galba, cum neque opus hibernorum Ricevute queste notizie, e non essendo stati
munitionesque plene essent perfectae neque de compiutamente eseguiti né i lavori dei quartieri
frumento reliquoque commeatu satis esset provisum d'inverno né le opere di fortificazione né essendo stato
quod deditione facta obsidibusque acceptis nihil de provveduto sufficientemente riguardo al frumento e al
bello timendum existimaverat, consilio celeriter restante approviggionamento, poiché, avvenuta la resa e
convocato sententias exquirere coepit. Quo in consilio, ricevuti gli ostaggi, Galba aveva pensato che non si
cum tantum repentini periculi praeter opinionem dovesse nulla temere riguardo alla guerra, celermente
accidisset ac iam omnia fere superiora loca multitudine convocata l'adunanza, cominciò a chiedere i pareri.
armatorum completa conspicerentur neque subsidio Essendo avvenuto contro l'aspettazione così grande di
veniri neque commeatus supportari interclusis improvviso pericolo, e già vedendosi pieni di una
itineribus possent, prope iam desperata salute non moltitudine di armati quasi tutti i luoghi più alti e
nullae eius modi sententiae dicebantur, ut impedimentis poiché non si poteva venire in aiuto né portare
relictis eruptione facta isdem itineribus quibus eo vettovagliamenti, chiuse le vie, e già quasi disperando
pervenissent ad salutem contenderent. Maiori tamen della salvezza, in questa adunanza si dicevano parecchi
parti placuit, hoc reservato ad extremum casum consilio pareri di tal fatta che, lasciati i bagagli, fatta irruzione,
interim rei eventum experiri et castra defendere. tendessero alla salvezza per le stesse vie attraverso le
quali erano giunti colà. Tuttavia alla maggior parte
sembrò, riservata questa decisione ad un caso estremo,
di provare frattanto la sorte e di difendere
l'accampamento.

IV - I Romani combattono strenuamente


Brevi spatio interiecto, vix ut iis rebus quas Passato un breve intervallo, così che a stento si dava
constituissent conlocandis atque administrandis tempus tempo a mettere in ordine e ad eseguire quelle cose che
daretur, hostes ex omnibus partibus signo dato avevano stabilito, dato il segnale, i nemici correvano
decurrere, lapides gaesaque in vallum coicere. Nostri giù da tutte le parti, gettavano pietre e giavellotti contro
primo integris viribus fortiter propugnare neque ullum la palizzata. Dapprima i nostri contrastavano
frustra telum ex loco superiore mittere, et quaecumque fortemente essendo integre le forze, e non mandavano
pars castrorum nudata defensoribus premi videbatur, eo invano dal luogo più alto nessun dardo, come si vedeva
occurrere et auxilium ferre, sed hoc superari quod una parte di accampamento priva di difensori essere
diuturnitate pugnae hostes defessi proelio excedebant, premuta, correvano là e portavano aiuto; ma restavano
alii integris viribus succedebant; quarum rerum a al di sotto in questo, che i nemici stanchi della lunga
nostris propter paucitatem fieri nihil poterat, ac non durata del combattimento si ritiravano dalla battaglia e
modo defesso ex pugna excedendi, sed ne saucio subentravano altri con forze fresche; per il poco numero
quidem eius loci ubi constiterat relinquendi ac sui dai nostri nulla di queste cose si poteva fare, e non solo
recipiendi facultas dabatur. a colui che era stanco non si dava la possibilità di uscire
dal combattimento, ma al ferito neppure (si dava la
possibilità) di lasciare quel luogo dove si trovava e di
ritirarsi (nell'accampamento).

V
Cum iam amplius horis sex continenter pugnaretur, ac Si combatteva, ininterrottamente, ormai da più di sei
non solum vires sed etiam tela nostros deficerent, atque ore e ai nostri venivano a mancare, oltre alle forze,
hostes acrius instarent languidioribusque nostris vallum anche le frecce. I nemici, premendo con impeto ancora
scindere et fossas complere coepissent, resque esset iam maggiore sui legionari, sempre più spossati, avevano
ad extremum perducta casum, P. Sextius Baculus, primi iniziato ad abbattere il vallo e a riempire il fossato. La
pili centurio, quem Nervico proelio compluribus situazione era ormai agli estremi. P. Sestio Baculo,
confectum vulneribus diximus, et item C. Volusenus, centurione primipilo - abbiamo prima ricordato che,
tribunus militum, vir et consilii magni et virtutis, ad durante la guerra con i Nervi, aveva riportato numerose
Galbam accurrunt atque unam esse spem salutis docent, ferite - e anche C. Voluseno, tribuno militare, uomo di
si eruptione facta extremum auxilium experirentur. grande saggezza e valore, si precipitano da Galba per
Itaque convocatis centurionibus celeriter milites dirgli che restava un'unica speranza: tentare una sortita
certiores facit, paulisper intermitterent proelium ac come ultimo rimedio. Così, convocati i centurioni,
tantum modo tela missa exciperent seque ex labore Galba dà rapidamente ordine ai legionari di sospendere
reficerent, post dato signo ex castris erumperent, atque per il momento lo scontro e di limitarsi a evitare i dardi
omnem spem salutis in virtute ponerent. nemici e a riprendere fiato: poi, al segnale, dovevano
erompere dall'accampamento e porre ogni speranza di
salvezza nel proprio valore.

VI
Quod iussi sunt faciunt, ac subito omnibus portis I legionari eseguono gli ordini e si lanciano
eruptione facta neque cognoscendi quid fieret neque sui immediatamente all'attacco da tutte le porte, senza
colligendi hostibus facultatem relinquunt. Ita lasciare al nemico la possibilità di capire che cosa
commutata fortuna eos qui in spem potiundorum stesse accadendo o di riorganizzarsi. Così, capovolte le
castrorum venerant undique circumventos intercipiunt, sorti, accade che i nemici, già sicuri di aver in pugno
et ex hominum milibus amplius XXX, quem numerum l'accampamento romano, vengono invece circondati da
barbarorum ad castra venisse constabat, plus tertia parte ogni parte e uccisi. Degli oltre trentamila uomini (tanti
interfecta reliquos perterritos in fugam coniciunt ac ne risultavano i barbari che avevano partecipato all'assedio
in locis quidem superioribus consistere patiuntur. Sic dell'accampamento romano), i nostri ne uccidono più di
omnibus hostium copiis fusis armisque exutis se intra un terzo, costringendo alla fuga gli altri, in preda al
munitiones suas recipiunt. Quo proelio facto, quod panico, senza permettere loro neppure di attestarsi sulle
saepius fortunam temptare Galba nolebat atque alio se alture. Così, messe in rotta e private delle armi le forze
in hiberna consilio venisse meminerat, aliis occurrisse nemiche, i legionari si ritirano nell'accampamento e
rebus videbat, maxime frumenti [commeatusque] inopia nelle fortificazioni. Dopo la battaglia, Galba non voleva
permotus postero die omnibus eius vici aedificiis mettere ulteriormente alla prova la fortuna, si ricordava
incensis in provinciam reverti contendit, ac nullo hoste di aver posto i quartieri d'inverno con ben altre
prohibente aut iter demorante incolumem legionem in intenzioni e vedeva di essere incorso in circostanze ben
Nantuates, inde in Allobroges perduxit ibique hiemavit. diverse. Perciò, spinto soprattutto dalla mancanza di
grano e di viveri, il giorno successivo diede fuoco a tutti
gli edifici del villaggio e si incamminò sulla via del
ritorno, verso la provincia; senza che il nemico gli
sbarrasse la strada o ne rallentasse la marcia, guidò la
legione nei territori dei Nantuati e, quindi, degli
Allobrogi dove passò l'inverno.

VII
His rebus gestis cum omnibus de causis Caesar pacatam Dopo tali eventi, Cesare aveva tutti i motivi di ritenere
Galliam existimaret, [superatis Belgis, expulsis la Gallia sottomessa: erano stati battuti i Belgi, scacciati
Germanis, victis in Alpibus Sedunis,] atque ita inita i Germani, vinti i Seduni sulle Alpi. Così, all'inizio
hieme in Illyricum profectus esset, quod eas quoque dell'inverno, partì per l'Illirico, perché voleva
nationes adire et regiones cognoscere volebat, subitum conoscerne i popoli e visitarne le regioni, ma
bellum in Gallia coortum est. Eius belli haec fuit causa. improvvisamente in Gallia scoppiò la guerra. Eccone il
P. Crassus adulescens eum legione VII. proximus mare motivo: il giovane P. Crasso stava svernando con la
Oceanum in Andibus hiemabat. Is, quod in his locis settima legione nei pressi dell'Oceano, nella regione
inopia frumenti erat, praefectos tribunosque militum degli Andi. Visto che nella zona il frumento
complures in finitimas civitates frumenti causa dimisit; scarseggiava, Crasso mandò molti prefetti e tribuni
quo in numero est T. Terrasidius missus in Esuvios, M. militari presso i popoli limitrofi per procurarsi grano e
Trebius Gallus in Coriosolites, Q. Velanius cum T. Silio viveri. Tra di essi T. Terrasidio fu inviato presso gli
in Venetos. Esuvi, M. Trebio Gallo presso i Coriosoliti, Q. Velanio
con T. Sillio presso i Veneti.

VIII
Huius est civitatis longe amplissima auctoritas omnis I Veneti sono il popolo che, lungo tutta la costa
orae maritimae regionum earum, quod et naves habent marittima, gode di maggior prestigio in assoluto, sia
Veneti plurimas, quibus in Britanniam navigare perché possiedono molte navi, con le quali, di solito,
consuerunt, et scientia atque usu rerum nauticarum fanno rotta verso la Britannia, sia in quanto nella
ceteros antecedunt et in magno impetu maris atque scienza e pratica della navigazione superano tutti gli
aperto paucis portibus interiectis, quos tenent ipsi, altri, sia ancora perché, in quel mare molto tempestoso
omnes fere qui eo mari uti consuerunt habent e aperto, pochi sono i porti della costa e tutti sottoposti
vectigales. Ab his fit initium retinendi Silii atque al loro controllo, per cui quasi tutti i naviganti abituali
Velanii, quod per eos suos se obsides, quos Crasso di quelle acque versano loro tributi. I Veneti, per primi,
dedissent, recuperaturos existimabant. Horum trattengono Sillio e Velanio, convinti di ottenere,
auctoritate finitimi adducti, ut sunt Gallorum subita et mediante uno scambio, la restituzione degli ostaggi
repentina consilia, eadem de causa Trebium consegnati a Crasso. Influenzati dall'autorità dei Veneti,
Terrasidiumque retinent et celeriter missis legatis per dato che le decisioni dei Galli sono improvvise e
suos principes inter se coniurant nihil nisi communi repentine, anche i popoli limitrofi trattengono Trebio e
consilio acturos eundemque omnes fortunae exitum esse Terrasidio con le stesse intenzioni. Vengono stabiliti,
laturos, reliquasque civitates sollicitant, ut in ea rapidamente, dei contatti: i principi stringono patti per
libertate quam a maioribus acceperint permanere quam non prendere, se non di comune accordo, nessuna
Romanorum servitutem perferre malint. Omni ora iniziativa e per affrontare insieme l'esito della sorte,
maritima celeriter ad suam sententiam perducta qualunque fosse. Sollecitano gli altri popoli a difendere
communem legationem ad P. Crassum mittunt, si velit la libertà ereditata dai loro padri piuttosto che
suos recuperare, obsides sibi remittat. sopportare la schiavitù dei Romani. Ben presto tutti i
popoli della costa ne sposano la causa e mandano
un'ambasceria unitaria a P. Crasso: restituisse i loro
ostaggi, se voleva riavere i suoi.

IX
Quibus de rebus Caesar a Crasso certior factus, quod Informato della situazione da Crasso, Cesare,
ipse aberat longius, naves interim longas aedificari in trovandosi troppo lontano, si limita a dar ordine, per il
flumine Ligeri, quod influit in Oceanum, remiges ex momento, di costruire navi da guerra lungo la Loira, un
provincia institui, nautas gubernatoresque comparari fiume che sfocia nell'Oceano, di arruolare rematori
iubet. His rebus celeriter administratis ipse, cum dalla provincia e di procurare marinai e timonieri.
primum per anni tempus potuit, ad exercitum contendit. Dopo aver rapidamente provveduto a tutto ciò, non
Veneti reliquaeque item civitates cognito Caesaris appena la stagione lo consentì, raggiunse l'esercito. I
adventu [certiores facti], simul quod quantum in se Veneti e gli altri popoli, saputo del suo arrivo e
facinus admisissent intellegebant, [legatos, quod nomen rendendosi conto della gravità del proprio operato -
ad omnes nationes sanctum inviolatumque semper avevano trattenuto e gettato in catene degli
fuisset, retentos ab se et in vincula coniectos,] pro ambasciatori, il cui nome è da sempre sacro e
magnitudine periculi bellum parare et maxime ea quae inviolabile presso tutte le genti - intraprendono
ad usum navium pertinent providere instituunt, hoc preparativi di guerra commisurati a un pericolo così
maiore spe quod multum natura loci confidebant. grande, provvedendo in particolare a tutto ciò che serve
Pedestria esse itinera concisa aestuariis, navigationem alla navigazione, con tanta maggior speranza di
impeditam propter inscientiam locorum paucitatemque successo, in quanto confidavano molto sulla
portuum sciebant, neque nostros exercitus propter conformazione naturale del loro paese. Sapevano,
inopiam frumenti diutius apud se morari posse infatti, che le vie di terra erano tagliate dalle maree e
confidebant; ac iam ut omnia contra opinionem che i Romani avevano difficoltà di navigazione, per
acciderent, tamen se plurimum navibus posse, [quam] l'ignoranza dei luoghi e la scarsità degli approdi;
Romanos neque ullam facultatem habere navium, neque inoltre, confidavano che le nostre truppe, per la
eorum locorum ubi bellum gesturi essent vada, portus, mancanza di grano, non potessero trattenersi a lungo. E
insulas novisse; ac longe aliam esse navigationem in anche ammesso che nessuna delle loro aspettative si
concluso mari atque in vastissimo atque apertissimo fosse realizzata, disponevano di una marina potente,
Oceano perspiciebant. His initis consiliis oppida mentre i Romani mancavano di una flotta, non
muniunt, frumenta ex agris in oppida comportant, conoscevano neppure i passaggi, gli approdi, le isole
naves in Venetiam, ubi Caesarem primum bellum delle zone in cui si sarebbe combattuto; infine - lo
gesturum constabat, quam plurimas possunt cogunt. capivano perfettamente - era ben diverso navigare
Socios sibi ad id bellum Osismos, Lexovios, Namnetes, nell'Oceano, così vasto e aperto, e in un mare chiuso.
Ambiliatos, Morinos, Diablintes, Menapios adsciscunt; Prese tali decisioni, fortificano le città, vi ammassano
auxilia ex Britannia, quae contra eas regiones posita scorte di grano provenienti dalle campagne e
est, arcessunt. concentrano il maggior numero possibile di navi lungo
le coste dei Veneti, dove si pensava che Cesare avrebbe
iniziato le operazioni di guerra. Si aggregano come
alleati gli Osismi, i Lexovii, i Namneti, gli Ambiliati, i
Morini, i Diablinti e i Menapi; chiedono aiuti alla
Britannia, situata di fronte alle loro regioni.

X
Erant hae difficultates belli gerendi quas supra Abbiamo esposto le difficoltà che la guerra presentava,
ostendimus, sed tamen multa Caesarem ad id bellum ma molte erano le ragioni che spingevano Cesare allo
incitabant: iniuria retentorum equitum Romanorum, scontro: i cavalieri romani trattenuti contro ogni diritto,
rebellio facta post deditionem, defectio datis obsidibus, la rivolta dopo la resa, la defezione a ostaggi
tot civitatum coniuratio, in primis ne hac parte neglecta consegnati, la coalizione di tante nazioni e, soprattutto,
reliquae nationes sibi idem licere arbitrarentur. Itaque il timore che gli altri popoli ritenessero lecito agire
cum intellegeret omnes fere Gallos novis rebus studere come i Veneti, se egli non fosse intervenuto. A Cesare
et ad bellum mobiliter celeriterque excitari, omnes era ben noto che, per lo più, i Galli amano i
autem homines natura libertati studere et condicionem rivolgimenti e facilmente e prontamente sono disposti a
servitutis odisse, prius quam plures civitates far guerra (del resto, la natura spinge tutti gli uomini ad
conspirarent, partiendum sibi ac latius distribuendum amare la libertà e a odiare la condizione di
exercitum putavit. asservimento). Perciò, prima che la cospirazione si
estendesse ad altri popoli, ritenne opportuno dividere
l'esercito per coprire una zona di territorio più ampia.

XI
Itaque T. Labienum legatum in Treveros, qui proximi Così, manda il legato T. Labieno con la cavalleria nella
flumini Rheno sunt, cum equitatu mittit. Huic mandat, regione dei Treveri, che abitano lungo il Reno. Gli dà
Remos reliquosque Belgas adeat atque in officio disposizione sia di prendere contatto con i Remi e gli
contineat Germanosque, qui auxilio a Belgis arcessiti altri Belgi e di tenerli a dovere, sia di ostacolare i
dicebantur, si per vim navibus flumen transire conentur, Germani (si diceva che i Belgi avessero chiesto il loro
prohibeat. P. Crassum cum cohortibus legionariis XII et aiuto), se, a forza, avessero tentato di attraversare il
magno numero equitatus in Aquitaniam proficisci iubet, fiume su navi. Ordina a P. Crasso di partire per
ne ex his nationibus auxilia in Galliam mittantur ac l'Aquitania alla testa di dodici coorti della legione e di
tantae nationes coniungantur. Q. Titurium Sabinum un buon numero di cavalieri, per evitare che i popoli
legatum cum legionibus tribus in Venellos, Coriosolites aquitani inviassero aiuti ai Galli e che nazioni così
Lexoviosque mittit, qui eam manum distinendam curet. potenti si unissero. Manda il legato Q. Titurio Sabino,
D. Brutum adulescentem classi Gallicisque navibus, alla testa di tre legioni, nelle terre degli Unelli, dei
quas ex Pictonibus et Santonis reliquisque pacatis Coriosoliti e dei Lexovi con l'ordine di tenerne
regionibus convenire iusserat, praeficit et, cum primum impegnate le forze. Al giovane D. Bruto affida il
possit, in Venetos proficisci iubet. Ipse eo pedestribus comando della flotta gallica e delle navi che, dietro suo
copiis contendit. ordine, erano state fornite dai Pictoni, dai Santoni e
dalle altre regioni pacificate. Gli ingiunge di partire
alla volta dei Veneti non appena possibile. Cesare vi si
dirige con la fanteria.

XII - Le città aremoriche sono in posizioni vantaggiose


Erant eius modi fere situs oppidorum ut posita in I siti delle loro città erano generalmente tali che,
extremis lingulis promunturiisque neque pedibus venendo posti sui punti estremi e sui promontori, non
aditum haberent, cum ex alto se aestus incitavisset, potevano essere né raggiunti da terra quando la marea
quod [bis] accidit semper horarum XII spatio, neque si alzava nello spazio di dodici ore, né per navi, poiché,
navibus, quod rursus minuente aestu naves in vadis quando la marea si abbassava di nuovo, le navi si
adflictarentur. Ita utraque re oppidorum oppugnatio arenavano nella sabbia. Quindi, in entrambe le
impediebatur. Ac si quando magnitudine operis forte circostanze, l'assedio delle loro città era reso difficile. E
superati, extruso mari aggere ac molibus atque his se quando con la grandezza delle opere li superavano di
oppidi moenibus adaequatis, suis fortunis desperare molto, essendo il mare fermato da terrapieni e dighe, e
coeperant, magno numero navium adpulso, cuius rei le loro mura rese uguali in altezza a quelle della città,
summam facultatem habebant, omnia sua deportabant cominciarono a disperdere le loro fortune, portando un
seque in proxima oppida recipiebant: ibi se rursus grande numero di navi, delle quali avevano una grande
isdem opportunitatibus loci defendebant. Haec eo quantità, portavano via le loro proprietà e si
facilius magnam partem aestatis faciebant quod nostrae trasportavano alla città più vicina: di lì si difendevano
naves tempestatibus detinebantur summaque erat vasto con gli stessi vantaggi che avevano in precedenza.
atque aperto mari, magnis aestibus, raris ac prope nullis Fecero questo più facilmente durante gran parte
portibus difficultas navigandi. dell'estate, poiché le nostre navi erano tenute indietro
dalle tempeste, e la difficoltà nel navigare era molto
grande in quel mare vasto ed aperto, con le sue forti
maree e i pochissimi porti.

XIII
Namque ipsorum naves ad hunc modum factae Le navi dei Veneti, poi, erano costruite e attrezzate
armataeque erant: carinae aliquanto planiores quam come segue: le carene erano alquanto più piatte delle
nostrarum navium, quo facilius vada ac decessum nostre, per poter resistere con maggior facilità alle
aestus excipere possent; prorae admodum erectae atque secche e alla bassa marea; le prore erano estremamente
item puppes, ad magnitudinem fluctuum alte e così pure le poppe, adatte a sopportare la violenza
tempestatumque accommodatae; naves totae factae ex dei flutti e delle tempeste; le navi erano completamente
robore ad quamvis vim et contumeliam perferendam; di rovere, capaci di resistere a qualsiasi urto e offesa; le
transtra ex pedalibus in altitudinem trabibus, confixa travi di sostegno, dello spessore di un piede, erano
clavis ferreis digiti pollicis crassitudine; ancorae pro fissate con chiodi di ferro della misura di un pollice; le
funibus ferreis catenis revinctae; pelles pro velis ancore erano legate non con funi, ma con catene di
alutaeque tenuiter confectae, [hae] sive propter inopiam ferro; al posto delle vele usavano pelli e cuoio sottile e
lini atque eius usus inscientiam, sive eo, quod est magis morbido - forse perché non avevano lino o non lo
veri simile, quod tantas tempestates Oceani tantosque sapevano adoperare oppure, ed è più probabile, perché
impetus ventorum sustineri ac tanta onera navium regi ritenevano che le vele non potessero agevolmente
velis non satis commode posse arbitrabantur. Cum his reggere alle tempeste così violente dell'Oceano, al vento
navibus nostrae classi eius modi congressus erat ut una tanto impetuoso e al peso dello scafo. La nostra flotta
celeritate et pulsu remorum praestaret, reliqua pro loci negli scontri poteva risultare superiore solo per rapidità
natura, pro vi tempestatum illis essent aptiora et e impeto dei rematori, ma per il resto le navi nemiche
accommodatiora. Neque enim iis nostrae rostro nocere erano ben più adatte alla natura del luogo e alla
poterant (tanta in iis erat firmitudo), neque propter violenza delle tempeste. In effetti, le nostre non
altitudinem facile telum adigebatur, et eadem de causa potevano danneggiare con i rostri le navi dei Veneti,
minus commode copulis continebautur. Accedebat ut, tanto erano robuste, né i dardi andavano facilmente a
cum [saevire ventus coepisset et] se vento dedissent, et segno, perché erano troppo alte; per l'identica ragione
tempestatem ferrent facilius et in vadis consisterent risultava arduo trattenerle con gli arpioni. Inoltre,
tutius et ab aestu relictae nihil saxa et cautes timerent; quando il vento cominciava a infuriare e le navi si
quarum rerum omnium nostris navibus casus erat abbandonavano alle raffiche, le loro riuscivano con
extimescendus. maggior facilità a sopportare le tempeste e a navigare
nelle secche, senza temere massi o scogli lasciati
scoperti dalla bassa marea, tutti pericoli che le nostre
navi dovevano paventare.

XIV
Compluribus expugnatis oppidis Caesar, ubi intellexit Cesare espugnò parecchie città, ma vedendo che tanta
frustra tantum laborem sumi neque hostium fugam fatica era vana e che non poteva impedire ai nemici di
captis oppidis reprimi neque iis noceri posse, statuit fuggire, né danneggiarli, decise di aspettare la flotta.
expectandam classem. Quae ubi convenit ac primum ab Non appena questa giunse e fu avvistata, circa
hostibus visa est, circiter CCXX naves eorum duecentoventi navi nemiche, assai ben equipaggiate e
paratissimae atque omni genere armorum ornatissimae perfettamente attrezzate, salparono e affrontarono le
profectae ex portu nostris adversae constiterunt; neque nostre; Bruto, che comandava la flotta, non sapeva bene
satis Bruto, qui classi praeerat, vel tribunis militum che cosa fare o quale tattica adottare, e così pure i
centurionibusque, quibus singulae naves erant tribuni militari e i centurioni a capo di ciascuna
attributae, constabat quid agerent aut quam rationem imbarcazione. Sapevano che il rostro non danneggiava
pugnae insisterent. Rostro enim noceri non posse le navi nemiche; se anche avessero costruito delle torri,
cognoverant; turribus autem excitatis tamen has non avrebbero comunque raggiunto l'altezza delle
altitudo puppium ex barbaris navibus superabat, ut poppe delle navi barbare; dal basso era più difficile che
neque ex inferiore loco satis commode tela adigi le frecce andassero a segno, mentre i dardi scagliati dai
possent et missa a Gallis gravius acciderent. Una erat Galli risultavano micidiali. L'unica arma di grande
magno usui res praeparata a nostris, falces praeacutae efficacia preparata dai nostri erano falci acutissime,
insertae adfixaeque longuriis, non absimili forma fissate a lunghi pali, di forma non dissimile dalle falci
muralium falcium. His cum funes qui antemnas ad murali. Le falci agganciavano le funi che assicuravano i
malos destinabant comprehensi adductique erant, pennoni agli alberi delle navi, e le tiravano fino a
navigio remis incitato praerumpebantur. Quibus spezzarle, quando i nostri marinai aumentavano la
abscisis antemnae necessario concidebant, ut, cum spinta sui remi. Troncate le funi, i pennoni
omnis Gallicis navibus spes in velis armamentisque inevitabilmente cadevano e così contemporaneamente,
consisteret, his ereptis omnis usus navium uno tempore dato che tutta la forza delle navi dei Galli consisteva
eriperetur. Reliquum erat certamen positum in virtute, nelle vele e nell'attrezzatura, veniva sottratto alla flotta
qua nostri milites facile superabant, atque eo magis nemica ogni vantaggio. Il resto dipendeva dal valore e
quod in conspectu Caesaris atque omnis exercitus res in ciò i nostri avevano facilmente la meglio, tanto più
gerebatur, ut nullum paulo fortius factum latere posset; che si combatteva al cospetto di Cesare e di tutto
omnes enim colles ac loca superiora, unde erat l'esercito, per cui ogni atto di un certo coraggio non
propinquus despectus in mare, ab exercitu tenebantur. poteva rimanere nascosto: tutti i colli e le alture
circostanti, infatti, da cui la vista dominava a
strapiombo sul mare, erano occupati dal nostro esercito.

XV
Deiectis, ut diximus, antemnis, cum singulas binae ac Una volta abbattuti, come abbiamo descritto, i pennoni,
ternae naves circumsteterant, milites summa vi ciascuna nave nemica veniva circondata da due o tre
transcendere in hostium naves contendebant. Quod delle nostre e i soldati romani si lanciavano
postquam barbari fieri animadverterunt, expugnatis all'abbordaggio con grande impeto. Quando i barbari se
compluribus navibus, cum ei rei nullum reperiretur ne accorsero, già molte delle loro navi erano state
auxilium, fuga salutem petere contenderunt. Ac iam catturate; non trovando alcun mezzo di difesa contro la
conversis in eam partem navibus quo ventus ferebat, tattica romana, cercavano salvezza nella fuga. Avevano
tanta subito malacia ac tranquillitas exstitit ut se ex già orientato le navi nella direzione in cui soffiava il
loco movere non possent. Quae quidem res ad negotium vento, quando si verificò un'improvvisa, totale
conficiendum maximae fuit oportunitati: nam singulas bonaccia, che impedì loro di allontanarsi. La cosa fu del
nostri consectati expugnaverunt, ut perpaucae ex omni tutto favorevole per portare a termine le operazioni: i
numero noctis interventu ad terram pervenirent, cum ab nostri inseguirono le navi nemiche e le catturarono una
hora fere IIII usque ad solis occasum pugnaretur. a una. Ben poche, di quante erano, riuscirono a prender
terra grazie al sopraggiungere della notte. Si era
combattuto dalle dieci circa del mattino fino al
tramonto.

XVI
Quo proelio bellum Venetorum totiusque orae La battaglia segnò la fine della guerra con i Veneti e i
maritimae confectum est. Nam cum omnis iuventus, popoli di tutta la costa. Infatti, tutti i giovani e anche
omnes etiam gravioris aetatis in quibus aliquid consilii tutti gli anziani più assennati e autorevoli si erano là
aut dignitatis fuit eo convenerant, tum navium quod radunati e avevano raccolto in un sol luogo ogni nave
ubique fuerat in unum locum coegerant; quibus amissis disponibile. Perduta la flotta, i superstiti non sapevano
reliqui neque quo se reciperent neque quem ad modum dove rifugiarsi, né come difendere le loro città. Perciò,
oppida defenderent habebant. Itaque se suaque omnia si arresero con tutti i loro beni a Cesare ed egli decise di
Caesari dediderunt. In quos eo gravius Caesar agire con più rigore nei loro confronti, perché i barbari,
vindicandum statuit quo diligentius in reliquum tempus per il futuro, imparassero a osservare con maggior
a barbaris ius legatorum conservaretur. Itaque omni scrupolo il diritto che tutela gli ambasciatori. Così,
senatu necato reliquos sub corona vendidit. ordinò di mettere a morte tutti i senatori e di vendere
come schiavi gli altri.

XVII - La prudenza di Sabino rende baldanzosi i Galli


Dum haec in Venetis geruntur, Q. Titurius Sabinus cum Mentre succedono queste cose fra i Veneti, Quinto
iis copiis quas a Caesare acceperat in fines Venellorum Titorio Sabino con quelle milizie che aveva ricevuto da
pervenit. His praeerat Viridovix ac summam imperii Cesare, arrivò nel territorio dei Venelli. A questi era a
tenebat earum omnium civitatum quae defecerant, ex capo Viridovice e teneva il supremo comando di tutte
quibus exercitum [magnasque copias] coegerat; atque quelle città che avevano defezionato; da queste aveva
his paucis diebus Aulerci Eburovices Lexoviique, senatu messo insieme un esercito e grandi milizie; e in questi
suo interfecto quod auctores belli esse nolebant, portas pochi giorni gli Aulerci, gli Eburevoci e i Lessobi,
clauserunt seque cum Viridovice coniunxerunt; avendo ucciso i loro capi poiché non volevano essere
magnaque praeterea multitudo undique ex Gallia promotori della guerra, chiusero le porte e si unirono a
perditorum hominum latronumque convenerat, quos Viridovice; e inoltre si era raccolta da ogni parte della
spes praedandi studiumque bellandi ab agri cultura et Gallia una grande moltitudine di malfattori e ladroni,
cotidiano labore revocabat. Sabinus idoneo omnibus che la speranza di predare e il desiderio di combattere
rebus loco castris sese tenebat, cum Viridovix contra avevano distolto dall'agricoltura e dalla fatica
eum duorum milium spatio consedisset cotidieque quotidiana. Sabino se ne stava nell'accampamento in un
productis copiis pugnandi potestatem faceret, ut iam luogo adatto per tutte le cose (sotto ogni punto di vista),
non solum hostibus in contemptionem Sabinus veniret, poiché Viridovice si era appostato di fronte a lui a due
sed etiam nostrorum militum vocibus non nihil miglia di distanza e ogni giorno mandava avanti
carperetur; tantamque opinionem timoris praebuit ut milizie e offriva la possibilità di combattere, cosicché
iam ad vallum castrorum hostes accedere auderent. Id già Sabino veniva non solo in disprezzo ai nemici, ma
ea de causa faciebat quod cum tanta multitudine anche talvolta era oggetto delle critiche dei nostri
hostium, praesertim eo absente qui summam imperii soldati. Infatti aveva dato tanta dimostrazione di essere
teneret, nisi aequo loco aut oportunitate aliqua data timoroso che i nemici già osavano avvicinarsi al vallo
legato dimicandum non existimabat. dell'accampamento. Faceva ciò per questo motivo
perché pensava che con una così grande moltitudine di
nemici, specialmente essendo assente colui che aveva il
comando supremo, (da) luogotenente non si dovesse
combattere se non in luogo opportuno e data una
qualche sicurezza.

XVIII
Hac confirmata opinione timoris idoneum quendam Sabino, quando l'impressione che avesse timore era
hominem et callidum deligit, Gallum, ex iis quos ormai radicata, scelse tra le truppe ausiliarie un Gallo
auxilii causa secum habebat. Huic magnis praemiis adatto ed astuto. Con la promessa di grandi ricompense
pollicitationibusque persuadet uti ad hostes transeat, et lo convince a passare dalla parte del nemico e gli
quid fieri velit edocet. Qui ubi pro perfuga ad eos venit, illustra il suo piano. Il Gallo, giunto al campo nemico
timorem Romanorum proponit, quibus angustiis ipse fingendosi un fuggiasco, descrive il timore dei Romani,
Caesar a Venetis prematur docet, neque longius abesse espone le difficoltà che i Veneti procurano a Cesare e
quin proxima nocte Sabinus clam ex castris exercitum rivela che non più tardi della notte seguente Sabino alla
educat et ad Caesarem auxilii ferendi causa testa dell'esercito avrebbe lasciato di nascosto
proficiscatur. Quod ubi auditum est, conclamant omnes l'accampamento e si sarebbe diretto da Cesare per
occasionem negotii bene gerendi amittendam non esse: portargli aiuto. A queste notizie, tutti gridano che non si
ad castra iri oportere. Multae res ad hoc consilium deve lasciar perdere una simile occasione: bisogna
Gallos hortabantur: superiorum dierum Sabini marciare sul campo romano. Molti elementi spingevano
cunctatio, perfugae confirmatio, inopia cibariorum, cui i Galli a decidere in tal senso: l'esitazione di Sabino nei
rei parum diligenter ab iis erat provisum, spes Venetici giorni precedenti, la conferma del fuggiasco, le scarse
belli, et quod fere libenter homines id quod volunt riserve di viveri, cui non avevano provvisto con la
credunt. His rebus adducti non prius Viridovicem dovuta cura, la speranza di una vittoria dei Veneti e il
reliquosque duces ex concilio dimittunt quam ab iis sit fatto che, in genere, gli uomini sono inclini a credere
concessum arma uti capiant et ad castra contendant. vero ciò che desiderano. Spinti da tali sentimenti, non
Qua re concessa laeti, ut explorata victoria, sarmentis permettono a Viridovice e agli altri capi di lasciare
virgultisque collectis, quibus fossas Romanorum l'assemblea prima di ottenere il consenso a prendere le
compleant, ad castra pergunt. armi e ad assalire l'accampamento romano. Accordato il
consenso, lieti come se avessero già la vittoria in
pugno, raccolgono fascine e legname per riempire i
fossati del campo romano e lì si dirigono.

XIX
Locus erat castrorum editus et paulatim ab imo acclivis L'accampamento si trovava in cima a un lieve pendio di
circiter passus mille. Huc magno cursu contenderunt, ut circa mille passi. I nemici mossero all'attacco per non
quam minimum spatii ad se colligendos armandosque dare ai Romani il tempo di radunarsi e di prendere le
Romanis daretur, exanimatique pervenerunt. Sabinus armi, ma così giunsero senza fiato. Sabino, esortati i
suos hortatus cupientibus signum dat. Impeditis suoi, impazienti ormai di combattere, dà il segnale e
hostibus propter ea quae ferebant onera subito duabus ordina di piombare repentinamente dalle due porte sui
portis eruptionem fieri iubet. Factum est oportunitate nemici impacciati dal carico delle fascine. Risultò che,
loci, hostium inscientia ac defatigatione, virtute per la posizione a noi vantaggiosa, per l'inesperienza e
militum et superiorum pugnarum exercitatione, ut ne la stanchezza degli avversari, per il valore e
unum quidem nostrorum impetum ferrent ac statim l'addestramento dei nostri nelle battaglie precedenti, i
terga verterent. Quos impeditos integris viribus milites nemici non ressero neppure al primo assalto e volsero
nostri consecuti magnum numerum eorum occiderunt; subito le spalle. I nostri, ancora freschi, li raggiunsero
reliquos equites consectati paucos, qui ex fuga mentre erano in difficoltà e ne fecero strage; i superstiti
evaserant, reliquerunt. Sic uno tempore et de navali li inseguirono, i cavalieri e se ne lasciarono sfuggire
pugna Sabinus et de Sabini victoria Caesar est certior ben pochi. Così, contemporaneamente, Sabino venne
factus, civitatesque omnes se statim Titurio dediderunt. informato della battaglia navale e Cesare della vittoria
Nam ut ad bella suscipienda Gallorum alacer ac del suo legato. Immediatamente, tutti gli altri popoli si
promptus est animus, sic mollis ac minime resistens ad sottomisero a Titurio. Infatti, lo spirito dei Galli è
calamitates ferendas mens eorum est. entusiasta e pronto a dichiarare guerra, ma il loro
animo è fragile e privo di fermezza nel sopportare le
disgrazie.

XX
Eodem fere tempore P. Crassus, cum in Aquitaniam All'incirca nello stesso tempo P. Crasso giunse in
pervenisset, quae [pars], ut ante dictum est, [et Aquitania, regione che, come si è visto, deve essere
regionum latitudine et multitudine hominum] tertia considerata, per estensione e per numero di abitanti,
pars Galliae est [aestimanda], cum intellegeret in iis una delle tre parti della Gallia. Crasso, conscio di dover
locis sibi bellum gerendum ubi paucis ante annis L. affrontare un conflitto nella regione dove, pochi anni
Valerius Praeconinus legatus exercitu pulso interfectus prima, era stato ucciso il legato L. Valerio Preconino e
esset atque unde L. Manlius proconsul impedimentis sconfitto il suo esercito e da dove aveva cercato scampo
amissis profugisset, non mediocrem sibi diligentiam il proconsole L. Manlio, dopo aver perduto le salmerie,
adhibendam intellegebat. Itaque re frumentaria provisa, si rendeva conto di dover operare con non poca
auxiliis equitatuque comparato, multis praeterea viris attenzione. Perciò, provvide alle scorte di grano, si
fortibus Tolosa et Carcasone et Narbone, quae sunt procurò contingenti ausiliari e cavalleria, arruolò molti
civitates Galliae provinciae finitimae, ex his regionibus soldati valorosi chiamati individualmente da Tolosa e
nominatim evocatis, in Sotiatium fines exercitum Narbona, città della limitrofa provincia romana,
introduxit. Cuius adventu cognito Sotiates magnis dopodiché penetrò nella regione dei Soziati. Saputo del
copiis coactis, equitatuque, quo plurimum valebant, in suo arrivo, i Soziati, dopo aver radunato ingenti truppe
itinere agmen nostrum adorti primum equestre di fanteria e la cavalleria, che costituiva il loro punto di
proelium commiserunt, deinde equitatu suo pulso atque forza, attaccarono il nostro esercito in marcia. Si
insequentibus nostris subito pedestres copias, quas in scontrarono subito le due cavallerie: la loro venne
convalle in insidiis conlocaverant, ostenderunt. Hi messa in fuga e la nostra si lanciò all'inseguimento.
nostros disiectos adorti proelium renovarunt. Allora i nemici all'improvviso dispiegarono la fanteria,
che avevano piazzato in un vallone per tendere
un'imboscata. Si gettarono addosso ai nostri che si
erano disuniti e riaccesero la mischia.

XXI
Pugnatum est diu atque acriter, cum Sotiates La battaglia fu lunga e aspra: i Soziati, forti delle
superioribus victoriis freti in sua virtute totius vittorie del passato, ritenevano che dal loro valore
Aquitaniae salutem positam putarent, nostri autem quid dipendesse la salvezza di tutta l'Aquitania; i nostri,
sine imperatore et sine reliquis legionibus adulescentulo invece, volevano mostrare di che cos'erano capaci sotto
duce efficere possent perspici cuperent; tandem confecti la guida di un giovane, pur senza il comandante e le
vulneribus hostes terga verterunt. Quorum magno altre legioni. Alla fine i nemici, fiaccati dai colpi
numero interfecto Crassus ex itinere oppidum Sotiatium ricevuti, si ritirarono. Crasso ne fece strage e, appena
oppugnare coepit. Quibus fortiter resistentibus vineas giunto alla città dei Soziati, la cinse d'assedio. Di fronte
turresque egit. Illi alias eruptione temptata, alias all'aspra resistenza dei nemici, ricorse alle vinee e alle
cuniculis ad aggerem vineasque actis (cuius rei sunt torri. I Soziati tentarono prima una sortita, poi
longe peritissimi Aquitani, propterea quod multis locis provarono a scavare fino al terrapieno e alle vinee
apud eos aerariae secturaeque sunt), ubi diligentia cunicoli (specialità in cui gli Aquitani sono i più esperti
nostrorum nihil his rebus profici posse intellexerunt, in assoluto, perché nella loro regione si trovano molte
legatos ad Crassum mittunt seque in deditionem ut miniere di rame e cave di pietra). Quando, però, si
recipiat petunt. resero conto che i loro sforzi erano vanificati dalla
sorveglianza dei nostri, mandano a Crasso
un'ambasceria per offrire la resa. La loro richiesta viene
accolta ed essi, dietro suo ordine, consegnano le armi.

XXII
Qua re impetrata arma tradere iussi faciunt. Atque in Ma mentre l'attenzione dei nostri era concentrata sulla
eam rem omnium nostrorum intentis animis alia ex consegna delle armi, dalla parte opposta della città
parte oppidi Adiatunnus, qui summam imperii tenebat, tentò una sortita Adiatuano, il capo supremo, insieme a
cum DC devotis, quos illi soldurios appellant, quorum seicento fedelissimi, i solduri, come li chiamano i Galli.
haec est condicio, ut omnibus in vita commodis una La condizione dei solduri è la seguente: fruiscono di
cum iis fruantur quorum se amicitiae dediderint, si quid tutti gli agi dell'esistenza insieme alle persone alla cui
his per vim accidat, aut eundem casum una ferant aut amicizia si sono votati, ma se quest'ultime periscono in
sibi mortem consciscant; neque adhuc hominum modo violento, essi devono affrontare lo stesso destino
memoria repertus est quisquam qui, eo interfecto cuius oppure suicidarsi; finora, a memoria d'uomo, non
se amicitiae devovisset, mortem recusaret---cum his risulta che nessuno si sia rifiutato di morire, dopo che
Adiatunnus eruptionem facere conatus clamore ab ea era stata uccisa la persona a cui si era votato.
parte munitionis sublato cum ad arma milites Adiatuano, dunque, tentò una sortita con i solduri, ma
concurrissent vehementerque ibi pugnatum esset, dalla zona fortificata dove si era diretto si levarono
repulsus in oppidum tamen uti eadem deditionis grida e i nostri corsero alle armi. La lotta fu accanita:
condicione uteretur a Crasso impetravit. alla fine Adiatuano venne ricacciato in città e tuttavia
ottenne da Crasso la resa alle stesse condizioni degli
altri.

XXIII
Armis obsidibusque acceptis, Crassus in fines Vocatium Ricevute armi e ostaggi, Crasso partì per la regione dei
et Tarusatium profectus est. Tum vero barbari commoti, Vocati e dei Tarusati. Allora i barbari, molto scossi per
quod oppidum et natura loci et manu munitum paucis aver saputo che una città ben fornita di difese naturali e
diebus quibus eo ventum erat expugnatum cognoverant, fortificazioni era caduta nei pochi giorni successivi
legatos quoque versum dimittere, coniurare, obsides all'arrivo dei Romani, iniziarono a mandare ambascerie
inter se dare, copias parare coeperunt. Mittuntur etiam in tutte le direzioni, a stringere leghe, a scambiarsi
ad eas civitates legati quae sunt citerioris Hispaniae ostaggi, a mobilitare truppe. Emissari vengono inviati
finitimae Aquitaniae: inde auxilia ducesque arcessuntur. anche ai popoli della Spagna citeriore, al confine con
Quorum adventu magna cum auctoritate et magna l'Aquitania: da lì giungono rinforzi e comandanti.
[cum] hominum multitudine bellum gerere conantur. Grazie al loro arrivo riescono a intraprendere le
Duces vero ii deliguntur qui una cum Q. Sertorio omnes operazioni di guerra con molta autorità e molte truppe.
annos fuerant summamque scientiam rei militaris Come capi, poi, scelgono gli ufficiali che erano stati
habere existimabantur. Hi consuetudine populi Romani sempre al fianco di Q. Sertorio, dotati, si riteneva, di
loca capere, castra munire, commeatibus nostros grande esperienza militare. Costoro, secondo la tecnica
intercludere instituunt. Quod ubi Crassus animadvertit, dei Romani, incominciano a occupare i punti chiave, a
suas copias propter exiguitatem non facile diduci, fortificare l'accampamento, a tagliare i rifornimenti ai
hostem et vagari et vias obsidere et castris satis nostri. Crasso, quando si rese conto che non poteva
praesidii relinquere, ob eam causam minus commode dividere le sue truppe, troppo esigue, mentre il nemico
frumentum commeatumque sibi supportari, in dies aveva libertà di movimento, presidiava le vie di
hostium numerum augeri, non cunctandum existimavit comunicazione, lasciava nell'accampamento un presidio
quin pugna decertaret. Hac re ad consilium delata, ubi sufficiente, ostacolava i rifornimenti di grano e di viveri
omnes idem sentire intellexit, posterum diem pugnae per i Romani e aumentava ogni giorno i suoi effettivi,
constituit. ritenne di non dover ritardare lo scontro. Riferite le sue
intenzioni al consiglio di guerra, quando vide che tutti
condividevano il suo parere, fissò il combattimento per
il giorno seguente.

XXIV - Crasso si dispone al combattimento


Prima luce productis omnibus copiis duplici acie Avendo riunito tutte le sue forze al tramonto, e
instituta, auxiliis in mediam aciem coniectis, quid organizzate in due linee, spostò gli ausiliari nell'ala
hostes consilii caperent expectabat. Illi, etsi propter centrale, e aspettò per vedere quali misure avrebbero
multitudinem et veterem belli gloriam paucitatemque adottato i nemici. Essi, contando sul loro grande
nostrorum se tuto dimicaturos existimabant, tamen numero e dalla loro antica gloria militare e dall'esiguo
tutius esse arbitrabantur obsessis viis commeatu numero dei nostri, supposero di poter combattere senza
intercluso sine vulnere victoria potiri, et si propter pericoli, nonostante considerassero più sicuro
inopiam rei frumentariae Romani se recipere raggiungere la vittoria senza ferite, circondandoli e
coepissent, impeditos in agmine et sub sarcinis tagliando le linee di approvvigionamento: e se i
infirmiore animo adoriri cogitabant. Hoc consilio Romani, contando sulla necessità di grano,
probato ab ducibus, productis Romanorum copiis, sese cominciassero a ritirarsi, li avrebbero attaccati mentre
castris tenebant. Hac re perspecta Crassus, cum sua marciavano e li avrebbero fiaccati nell'animo. Essendo
cunctatione atque opinione timoris hostes nostros approvata questa misura dai comandanti ed essendo le
milites alacriores ad pugnandum effecissent atque forze dei Romani disperse, i nemici restarono
omnium voces audirentur expectari diutius non oportere ugualmente nei loro accampamenti. Avendo considerato
quin ad castra iretur, cohortatus suos omnibus questa circostanza Crasso, poiché il nemico, intimidito
cupientibus ad hostium castra contendit. dal suo stesso ritardo, e dalla reputazione aveva reso i
nostri soldati più desiderosi di combattere, e furono
udite le voci di tutti che dicevano che non avrebbero più
aspettato negli accampamenti, e dopo aver incoraggiato
i suoi uomini, marciò verso l'accampamento dei nemici.

XXV
Ibi cum alii fossas complerent, alii multis telis coniectis I nostri, parte riempiendo i fossati, parte lanciando un
defensores vallo munitionibusque depellerent, nugolo di frecce, costrinsero i difensori ad abbandonare
auxiliaresque, quibus ad pugnam non multum Crassus il vallo e le fortificazioni. Pure gli ausiliari, sul cui
confidebat, lapidibus telisque subministrandis et ad apporto Crasso non faceva troppo affidamento,
aggerem caespitibus comportandis speciem atque rifornendo i soldati di pietre e frecce e portando zolle
opinionem pugnantium praeberent, cum item ab per elevare un terrapieno, davano l'effettiva impressione
hostibus constanter ac non timide pugnaretur telaque ex di combattere. Ma anche il nemico lottava con tenacia e
loco superiore missa non frustra acciderent, equites coraggio e i dardi, scagliati dall'alto, non andavano a
circumitis hostium castris Crasso renuntiaverunt non vuoto. A quel punto i cavalieri, che avevano fatto il giro
eadem esse diligentia ab decumana porta castra munita del campo nemico, riferirono a Crasso che la porta
facilemque aditum habere. decumana non era altrettanto ben difesa ed era facile
penetrarvi.
XXVI
Crassus equitum praefectos cohortatus, ut magnis Crasso, esortati i capi della cavalleria a spronare i loro
praemiis pollicitationibusque suos excitarent, quid fieri con la promessa di grandi ricompense, espose il suo
vellet ostendit. Illi, ut erat imperatum, eductis iis piano. Costoro, secondo gli ordini, portarono fuori dal
cohortibus quae praesidio castris relictae intritae ab campo le coorti che lo presidiavano, fresche e riposate,
labore erant, et longiore itinere circumductis, ne ex compirono una lunga deviazione per non essere visti
hostium castris conspici possent, omnium oculis dall'accampamento nemico e, mentre gli occhi e gli
mentibusque ad pugnam intentis celeriter ad eas quas animi di tutti erano intenti alla battaglia, raggiunsero
diximus munitiones pervenerunt atque his prorutis rapidamente le fortificazioni di cui si è parlato, le
prius in hostium castris constiterunt quam plane ab his abbatterono e penetrarono nell'accampamento prima
videri aut quid rei gereretur cognosci posset. Tum vero che i nemici potessero scorgerli o capire che cosa stesse
clamore ab ea parte audito nostri redintegratis viribus, accadendo. E quando i nostri sentirono levarsi da lì
quod plerumque in spe victoriae accidere consuevit, clamori, ripresero forza, come spesso succede quando si
acrius impugnare coeperunt. Hostes undique spera di vincere, e iniziarono ad attaccare con maggior
circumventi desperatis omnibus rebus se per munitiones vigore. I nemici, circondati da tutti i lati e persa ogni
deicere et fuga salutem petere contenderunt. Quos speranza, cercarono di gettarsi giù dalle fortificazioni e
equitatus apertissimis campis consectatus ex milium L di darsi alla fuga. La nostra cavalleria li inseguì nei
numero, quae ex Aquitania Cantabrisque convenisse campi, pianeggianti e privi di vegetazione: di
constabat, vix quarta parte relicta, multa nocte se in cinquantamila nemici - tali erano stimate le forze
castra recepit. provenienti dall'Aquitania e dai Cantabri - appena un
quarto si mise in salvo. I nostri cavalieri rientrarono
all'accampamento a notte fonda.

XXVII
Hac audita pugna maxima pars Aquitaniae sese Crasso L'eco della battaglia spinse ad arrendersi e a consegnare
dedidit obsidesque ultro misit; quo in numero fuerunt spontaneamente ostaggi a Crasso la maggior parte dei
Tarbelli, Bigerriones, Ptianii, Vocates, Tarusates, popoli dell'Aquitania. Tra di essi ricordiamo i Tarbelli, i
Elusates, Gates, Ausci, Garumni, Sibusates, Cocosates: Bigerrioni, i Ptiani, i Vocati, i Tarusati, gli Elusati, i
paucae ultimae nationes anni tempore confisae, quod Gati, gli Ausci, i Garunni, i Sibuzati e i Cocosati. Poche
hiems suberat, id facere neglexerunt. genti e le più lontane, confidando nella stagione -
l'inverno si stava avvicinando - trascurarono di farlo.

XVIII
Eodem fere tempore Caesar, etsi prope exacta iam Quasi contemporaneamente Cesare, sebbene l'estate
aestas erat, tamen, quod omni Gallia pacata Morini stesse ormai per finire, condusse l'esercito nei territori
Menapiique supererant, qui in armis essent neque ad dei Morini e dei Menapi: era convinto di poter
eum umquam legatos de pace misissent, arbitratus id concludere rapidamente le operazioni contro di essi, gli
bellum celeriter confici posse eo exercitum duxit; qui unici due popoli che, in tutta la Gallia ormai pacificata,
longe alia ratione ac reliqui Galli bellum gerere ancora erano in armi e non gli avevano mai mandato
coeperunt. Nam quod intellegebant maximas nationes, ambascerie per chiedere pace. I nemici adottarono una
quae proelio contendissent, pulsas superatasque esse, tattica ben diversa rispetto agli altri Galli. Avevano
continentesque silvas ac paludes habebant, eo se suaque visto che, in campo aperto, nazioni molto potenti erano
omnia contulerunt. Ad quarum initium silvarum cum state respinte e battute dai Romani; perciò, visto che nei
Caesar pervenisset castraque munire instituisset neque loro territori si trovavano selve e paludi a non finire, vi
hostis interim visus esset, dispersis in opere nostris si radunarono con tutti i loro averi. Cesare giunse sul
subito ex omnibus partibus silvae evolaverunt et in limitare di quei boschi e cominciò a fortificare il campo
nostros impetum fecerunt. Nostri celeriter arma senza che si scorgesse l'ombra del nemico. Di colpo,
ceperunt eosque in silvas repulerunt et compluribus mentre i nostri, sparpagliati, erano intenti ai lavori, i
interfectis longius impeditioribus locis secuti paucos ex nemici sbucarono da ogni anfratto della foresta e li
suis deperdiderunt. assalirono. I Romani presero rapidamente le armi e li
respinsero nelle boscaglie, uccidendone molti. Ma,
protratto eccessivamente l'inseguimento, finirono in
luoghi più intricati e subirono perdite di lieve entità.

XXIX
Reliquis deinceps diebus Caesar silvas caedere instituit, Nei giorni seguenti Cesare decise di disboscare la zona
et ne quis inermibus imprudentibusque militibus ab e, per impedire al nemico di attaccare ai fianchi i
latere impetus fieri posset, omnem eam materiam quae nostri, inermi e mentre non se l'aspettavano, dette
erat caesa conversam ad hostem conlocabat et pro vallo ordine di ammassare dinnanzi al nemico tutto il
ad utrumque latus extruebat. Incredibili celeritate legname tagliato e di disporlo come un vallo su
magno spatio paucis diebus confecto, cum iam pecus entrambi i lati. In pochi giorni, con velocità incredibile,
atque extrema impedimenta a nostris tenerentur, ipsi era già stato aperto un grande varco. I nostri tenevano
densiores silvas peterent, eius modi sunt tempestates ormai in pugno il bestiame e i primi bagagli dei nemici,
consecutae uti opus necessario intermitteretur et che si ritiravano sempre più nel cuore della foresta,
continuatione imbrium diutius sub pellibus milites quando scoppiarono temporali così violenti, da
contineri non possent. Itaque vastatis omnibus eorum costringere a sospendere i lavori, e le piogge
agris, vicis aedificiisque incensis, Caesar exercitum ininterrotte ci impedirono di tenere più a lungo i soldati
reduxit et in Aulercis Lexoviisque, reliquis item sotto le tende. Così, devastati tutti i campi, incendiati i
civitatibus quae proxime bellum fecerant, in hibernis villaggi e le case isolate, Cesare ritirò l'esercito e lo
conlocavit. acquartierò per l'inverno nella regione degli Aulerci,
dei Lexovi e degli altri popoli che di recente gli
avevano mosso guerra.

Cesare - De Bello Gallico


Libro IV
I
Ea quae secuta est hieme, qui fuit annus Cn. Pompeio, L'inverno successivo, nell'anno di consolato di Cn.
M. Crasso consulibus, Usipetes Germani et item Pompeo e M. Crasso, gli Usipeti e pure i Tenteri, popoli
Tencteri magna [cum] multitudine hominum flumen germanici, con un gran numero di uomini
Rhenum transierunt, non longe a mari, quo Rhenus oltrepassarono il Reno, non lontano dal mare in cui il
influit. Causa transeundi fuit quod ab Suebis complures fiume sfocia. Motivo della loro migrazione fu che,
annos exagitati bello premebantur et agri cultura tormentati per molti anni dagli attacchi degli Svevi, si
prohibebantur. Sueborum gens est longe maxima et trovavano in difficoltà e non potevano coltivare i loro
bellicosissima Germanorum omnium. Hi centum pagos campi. Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più
habere dicuntur, ex quibus quotannis singula milia numeroso ed agguerrito in assoluto. Si dice che siano
armatorum bellandi causa ex finibus educunt. Reliqui, formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente
qui domi manserunt, se atque illos alunt; hi rursus in mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai
vicem anno post in armis sunt, illi domi remanent. Sic loro territori contro i popoli vicini. Chi è rimasto a
neque agri cultura nec ratio atque usus belli casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l'anno
intermittitur. Sed privati ac separati agri apud eos nihil seguente si avvicendano: quest'ultimi vanno a
est, neque longius anno remanere uno in loco colendi combattere, i primi rimangono in patria. Così non
causa licet. Neque multum frumento, sed maximam tralasciano né l'agricoltura, né la teoria e la pratica
partem lacte atque pecore vivunt multum sunt in delle armi. E non hanno terreni privati o divisi, nessuno
venationibus; quae res et cibi genere et cotidiana può rimanere più di un anno nello stesso luogo per
exercitatione et libertate vitae, quod a pueris nullo praticare l'agricoltura. Si nutrono poco di frumento,
officio aut disciplina adsuefacti nihil omnino contra vivono soprattutto di latte e carne ovina, praticano
voluntatem faciunt, et vires alit et immani corporum molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l'esercizio
magnitudine homines efficit. Atque in eam se quotidiano e la vita libera che conducono (fin da
consuetudinem adduxerunt ut locis frigidissimis neque piccoli, infatti, non sono sottoposti ad alcun dovere o
vestitus praeter pelles habeant quicquam, quarum disciplina e non fanno assolutamente. nulla contro la
propter exiguitatem magna est corporis pars aperta, et propria volontà) accrescono le loro forze e li rendono
laventur in fluminibus. uomini dal fisico imponente. Sono abituati a lavarsi nei
fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni
freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono,
lasciano scoperta gran parte del corpo.

II
Mercatoribus est aditus magis eo ut quae bello ceperint Concedono libero accesso ai mercanti, più per aver
quibus vendant habeant, quam quo ullam rem ad se modo di vendere il loro bottino di guerra che per
importari desiderent. Quin etiam iumentis, quibus desiderio di comprare prodotti d'importazione. Anzi, i
maxime Galli delectantur quaeque impenso parant Germani non fanno uso di puledri importati (al
pretio, Germani importatis non utuntur, sed quae sunt contrario dei Galli, che per essi hanno una vera
apud eos nata, parva atque deformia, haec cotidiana passione e li acquistano a caro prezzo), ma sfruttano i
exercitatione summi ut sint laboris efficiunt. cavalli della loro regione, piccoli e sgraziati, rendendoli
Equestribus proeliis saepe ex equis desiliunt ac pedibus con l'esercizio quotidiano robustissimi animali da
proeliantur, equos eodem remanere vestigio fatica. Durante gli scontri di cavalleria spesso smontano
adsuefecerunt, ad quos se celeriter, cum usus est, da cavallo e combattono a piedi; hanno addestrato a
recipiunt: neque eorum moribus turpius quicquam aut rimanere sul posto i cavalli, presso i quali rapidamente
inertius habetur quam ephippiis uti. Itaque ad quemvis riparano, se necessario; secondo il loro modo di vedere,
numerum ephippiatorum equitum quamvis pauci adire non c'è niente di più vergognoso o inerte che usare la
audent. Vinum omnino ad se importari non patiuntur, sella. Così, per quanto pochi siano, osano attaccare
quod ea re ad laborem ferendum remollescere homines qualsiasi gruppo di cavalieri che montino su sella, non
atque effeminari arbitrantur. importa quanto numeroso. Non permettono
assolutamente l'importazione del vino, perché ritengono
che indebolisca la capacità di sopportare la fatica e che
infiacchisca gli animi.

III
Publice maximam putant esse laudem quam latissime a Reputano vanto principale per la propria nazione che le
suis finibus vacare agros: hac re significari magnum regioni di confine, per il tratto più ampio possibile,
numerum civitatum suam vim sustinere non posse. siano disabitate: è segno che moltissimi popoli non
Itaque una ex parte a Suebis circiter milia passuum C sono in grado di resistere alla loro forza militare. A tal
agri vacare dicuntur. Ad alteram partem succedunt proposito corre voce che, in una zona di confine degli
Ubii, quorum fuit civitas ampla atque florens, ut est Svevi, le campagne siano spopolate per seicento miglia.
captus Germanorum; ii paulo, quamquam sunt eiusdem Un'altra parte del loro territorio confina con gli Ubi,
generis, sunt ceteris humaniores, propterea quod popolo un tempo numeroso e fiorente, per quanto
Rhenum attingunt multum ad eos mercatores ventitant possano esserlo i Germani. Gli Ubi sono un po' più
et ipsi propter propinquitatem [quod] Gallicis sunt civili rispetto alle altre genti della loro razza perché,
moribus adsuefacti. Hos cum Suebi multis saepe bellis vivendo lungo il Reno, sono visitati di frequente dai
experti propter amplitudinem gravitatem civitatis mercanti e, per ragioni di vicinanza, hanno assorbito i
finibus expellere non potuissent, tamen vectigales sibi costumi dei Galli. Gli Svevi li avevano spesso affrontati
fecerunt ac multo humiliores infirmiores redegerunt. in guerra, ma non erano riusciti a scacciarli dalle loro
terre per via del loro numero e della loro importanza;
tuttavia, li avevano costretti a versare tributi,
rendendoli molto meno potenti e forti.

IV
In eadem causa fuerunt Usipetes et Tencteri, quos supra Nella stessa situazione si trovarono gli Usipeti e i
diximus; qui complures annos Sueborum vim Tenteri, già nominati, che ressero per parecchi anni agli
sustinuerunt, ad extremum tamen agris expulsi et assalti degli Svevi, ma alla fine vennero scacciati dai
multis locis Germaniae triennium vagati ad Rhenum loro territori e, dopo aver vagato tre anni per molte
pervenerunt, quas regiones Menapii incolebant. Hi ad regioni della Germania, giunsero al Reno, nel paese dei
utramque ripam fluminis agros, aedificia vicosque Menapi che possedevano campi, case e villaggi su
habebant; sed tantae multitudinis adventu perterriti ex entrambe le rive del fiume; i Menapi, atterriti
iis aedificiis quae trans flumen habuerant dall'arrivo di una massa così numerosa, abbandonarono
demigraverant, et cis Rhenum dispositis praesidiis gli edifici sull'altra sponda del fiume e, disposti presidi
Germanos transire prohibebant. Illi omnia experti, cum al di qua del Reno, cercavano di impedire il passaggio
neque vi contendere propter inopiam navium neque ai Germani. Quest'ultimi, dopo tentativi d'ogni sorta,
clam transire propter custodias Menapiorum possent, non potendo combattere perché a corto di navi, né
reverti se in suas sedes regionesque simulaverunt et riuscendo a passare di nascosto per la sorveglianza dei
tridui viam progressi rursus reverterunt atque omni hoc Menapi, finsero di rientrare in patria, ma dopo tre
itinere una nocte equitatu confecto inscios inopinantes giorni di cammino tornarono indietro: in una sola notte
Menapios oppresserunt, qui de Germanorum discessu la cavalleria coprì tutto il tragitto e piombò inattesa
per exploratores certiores facti sine metu trans Rhenum sugli ignari Menapi, che erano rientrati nei loro
in suos vicos remigraverant. His interfectis navibus villaggi d'oltre Reno senza timore, perché i loro
eorum occupatis, prius quam ea pars Menapiorum quae esploratori avevano confermato la partenza dei nemici.
citra Rhenum erat certior fieret, flumen transierunt I Germani fecero strage dei Menapi e, impadronitisi
atque omnibus eorum aedificiis occupatis reliquam delle loro navi, attraversarono il fiume prima che
partem hiemis se eorum copiis aluerunt. sull'altra sponda giungesse notizia dell'accaduto;
occupati tutti gli edifici dei Menapi, si servirono delle
loro provviste per la restante parte dell'inverno.

V
His de rebus Caesar certior factus et infirmitatem Informato di tali avvenimenti, Cesare, che temeva la
Gallorum veritus, quod sunt in consiliis capiendis debolezza di carattere dei Galli, volubili nel prendere
mobiles et novis plerumque rebus student, nihil his decisioni e per lo più desiderosi di rivolgimenti, stimò
committendum existimavit. Est enim hoc Gallicae di non doversi assolutamente fidare di essi. I Galli,
consuetudinis, uti et viatores etiam invitos consistere infatti, hanno la seguente abitudine: costringono, anche
cogant et quid quisque eorum de quaque re audierit aut loro malgrado, i viandanti a fermarsi e si informano su
cognoverit quaerant et mercatores in oppidis vulgus ciò che ciascuno di essi ha saputo o sentito su qualsiasi
circumsistat quibus ex regionibus veniant quas ibi res argomento; nelle città, la gente attornia i mercanti e li
cognoverint pronuntiare cogat. His rebus atque obbliga a dire da dove provengano e che cosa lì abbiano
auditionibus permoti de summis saepe rebus consilia saputo; poi, sulla scorta delle voci e delle notizie udite,
ineunt, quorum eos in vestigio paenitere necesse est, spesso decidono su questioni della massima importanza
cum incertis rumoribus serviant et pleri ad voluntatem e devono ben presto pentirsene, perché prestano fede a
eorum ficta respondeant. dicerie infondate, in quanto la maggior parte degli
interpellati risponde cose non vere pur di compiacerli.

VI
Qua consuetudine cognita Caesar, ne graviori bello, Cesare, che conosceva tale abitudine, per non andare
occurreret, maturius quam consuerat ad exercitum incontro a una guerra troppo pesante, partì alla volta
proficiscitur. Eo cum venisset, ea quas fore suspicatus dell'esercito prima del solito. Appena giunto, apprese
erat facta cognovit: missas legationes ab non nullis che i suoi sospetti si erano avverati: parecchi popoli
civitatibus ad Germanos invitatos eos uti ab Rheno avevano inviato ambascerie ai Germani, chiedendo che
discederent: omnia quae[que] postulassent ab se fore varcassero il Reno e promettendo di esaudire ogni loro
parata. Qua spe adducti Germani latius iam vagabantur richiesta. I Germani, attratti da tali speranze, già si
et in fines Eburonum et Condrusorum, qui sunt stavano spingendo più lontano ed erano pervenuti nelle
Treverorum clientes, pervenerant. Principibus Gallice terre degli Eburoni e dei Condrusi, clienti dei Treveri.
evocatis Caesar ea quae cognoverat dissimulanda sibi Cesare convocò i principi della Gallia, ma ritenne
existimavit, eorumque animis permulsis et confirmatis opportuno dissimulare ciò di cui era invece al corrente;
equitatu imperato bellum cum Germanis gerere li blandì, li rassicurò, chiese i contingenti di cavalleria
constituit. e prese la risoluzione di muovere guerra ai Germani.

VII - Discorso degli ambasciatori dei Germani


Re frumentaria comparata equitibusque delectis iter in Avendo procurato frumento e scelta la cavalleria,
ea loca facere coepit, quibus in locis esse Germanos cominciò a dirigersi verso quelle parti nelle quali aveva
audiebat. A quibus cum paucorum dierum iter abesset, sentito essere i Germani. Quando fu distante da essi
legati ab iis venerunt, quorum haec fuit oratio: solo pochi giorni di marcia, dai loro stati vennero degli
Germanos neque priores populo Romano bellum inferre ambasciatori, il discorso dei quali fu come segue: i
neque tamen recusare, si lacessantur, quin armis Germani né vogliono combattere contro il popolo
contendant, quod Germanorum consuetudo [haec] sit a Romano, né vogliono rifiutare, se sono provocati, a
maioribus tradita, Quicumque bellum inferant, resistere combattere contro di loro, poiché è una consuetudine
neque deprecari. Haec tamen dicere venisse invitos, dei Germani, tramandata dai loro avi, di non resitere né
eiectos domo; si suam gratiam Romani velint, posse iis di implorare chiunque porti loro guerra. Comunque essi
utiles esse amicos; vel sibi agros attribuant vel patiantur dicono di essere venuti qui contro la loro volontà,
eos tenere quos armis possederint: sese unis Suebis essendo stati cacciati dalle loro case; se i Romani sono
concedere, quibus ne di quidem immortales pares esse disposti ad accettarli, possono essere utili amici; e gli
possint; reliquum quidem in terris esse neminem quem diano o dei territori, o gli permettano di riprendere
non superare possint. quelli che hanno acquisito con le armi: essi sono
inferiori solo ai Suevi, ai quali neanche gli dei
immortali possono mostrarsi uguali; non c'è niente altro
sulla terra che loro non possono conquistare.

VIII
Ad haec Caesar quae visum est respondit; sed exitus A tali parole Cesare rispose come gli sembrò più
fuit orationis: sibi nullam cum iis amicitiam esse posse, opportuno; ma ecco come terminò il suo discorso: non
si in Gallia remanerent; neque verum esse, qui suos poteva stringere con loro alcuna alleanza, se
fines tueri non potuerint alienos occupare; neque ullos rimanevano in Gallia; e non era giusto che occupasse le
in Gallia vacare agros qui dari tantae praesertim terre altrui chi non era riuscito a difendere le proprie;
multitudini sine iniuria possint; sed licere, si velint, in in Gallia non c'erano regioni libere da poter assegnare -
Ubiorum finibus considere, quorum sint legati apud se tanto meno a un gruppo così numeroso - senza
et de Sueborum iniuriis querantur et a se auxilium danneggiare nessuno, ma concedeva loro, se lo
petant: hoc se Ubiis imperaturus. volevano, di stabilirsi nei territori degli Ubi, che gli
avevano inviato emissari per lamentarsi dei soprusi
degli Svevi e per chiedergli aiuto: ne avrebbe dato
ordine agli Ubi.

IX
Legati haec se ad suos relaturos dixerunt et re I membri dell'ambasceria dissero che avrebbero riferito
deliberata post diem tertium ad Caesarem reversuros: e che si sarebbero ripresentati dopo tre giorni con la
interea ne propius se castra moveret petierunt. Ne id risposta. Chiesero a Cesare, però, di non avanzare
quidem Caesar ab se impetrari posse dixit. Cognoverat ulteriormente nel frattempo. Cesare dichiarò di non
enim magnam partem equitatus ab iis aliquot diebus poter concedere neppure questo. Era venuto a
ante praedandi frumentandi causa ad Ambivaritos trans conoscenza, infatti, che i Germani, alcuni giorni prima,
Mosam missam: hos expectari equites atque eius rei avevano inviato gran parte della cavalleria al di là della
causa moram interponi arbitrabatur. Mosa, nella regione degli Ambivariti, a scopo di razzia
e in cerca di grano. Riteneva, dunque, che stessero
aspettando i loro cavalieri e che, a tal fine, cercassero di
prendere tempo.

X
[Mosa profluit ex monte Vosego, qui est in finibus La Mosa nasce dai monti Vosgi, nella regione dei
Lingonum, et parte quadam ex Rheno recepta, quae Lingoni; a non più di ottanta miglia di distanza
appellatur Vacalus insulam efficit Batavorum, in dall'Oceano, si getta nel Reno. Il Reno nasce nella
Oceanum influit neque longius ab Oceano milibus regione dei Leponzi, un popolo delle Alpi, scorre
passuum LXXX in Rhenum influit. Rhenus autem vorticoso per lungo tratto nelle terre dei Nantuati, degli
oritur ex Lepontiis, qui Alpes incolunt, et longo spatio Elvezi, dei Sequani, dei Mediomatrici, dei Triboci e dei
per fines Nantuatium, Helvetiorum, Sequanorum, Treveri; poi, nei pressi dell'Oceano, si divide in diversi
Mediomatricorum, Tribocorum, Treverorum citatus rami e forma molte isole di notevoli dimensioni, per la
fertur et, ubi Oceano adpropinquavit, in plures diffluit maggior parte abitate da genti incolte e barbare, alcune
partes multis ingentibus insulis effectis, quarum pars delle quali si ritiene che vivano di pesci e di uova
magna a feris barbaris nationibus incolitur, ex quibus d'uccelli. Sfocia con molte diramazioni nell'Oceano.
sunt qui piscibus atque ovis avium vivere existimantur,
multis capitibus in Oceanum influit.]

XI
Caesar cum ab hoste non amplius passuum XII milibus Cesare non distava più di dodici miglia dal nemico,
abesset, ut erat constitutum, ad eum legati revertuntur; quando i membri dell'ambasceria ritornarono, secondo
qui in itinere congressi magnopere ne longius gli accordi. Gli si presentarono che era in marcia e lo
progrederetur orabant. Cum id non impetrassent, pregavano, invano, di non avanzare ulteriormente. Gli
petebant uti ad eos [equites] qui agmen antecessissent chiedevano, allora, di dar ordine alla cavalleria, posta
praemitteret eos pugna prohiberet, sibique ut potestatem all'avanguardia, di non aprire le ostilità e gli
faceret in Ubios legatos mittendi; quorum si principes domandavano il permesso di inviare un'ambasceria agli
ac senatus sibi iure iurando fidem fecisset, ea Ubi: se i capi e il senato degli Ubi avessero fornito
condicione quae a Caesare ferretur se usuros garanzie mediante un giuramento solenne, si
ostendebant: ad has res conficiendas sibi tridui spatium dichiaravano pronti ad accettare le condizioni proposte
daret. Haec omnia Caesar eodem illo pertinere da Cesare. Ma, per condurre a termine le operazioni
arbitrabatur ut tridui mora interposita equites eorum qui necessarie, chiedevano tre giorni di tempo. Cesare
abessent reverterentur; tamen sese non longius milibus riteneva che la richiesta mirasse sempre a consentire,
passuum IIII aquationis causa processurum eo die dixit: nei tre giorni di tregua, il rientro dei cavalieri che si
huc postero die quam frequentissimi convenirent, ut de erano allontanati; tuttavia, disse che per quel giorno si
eorum postulatis cognosceret. Interim ad praefectos, qui sarebbe spinto in avanti non oltre le quattro miglia, al
cum omni equitatu antecesserant, mittit qui nuntiarent solo scopo di rifornirsi d'acqua, ma comandò che
ne hostes proelio lacesserent, et si ipsi lacesserentur, l'indomani si presentassero lì nel maggior numero
sustinerent quoad ipse cum exercitu propius accessisset. possibile per conoscere la sua risposta. Al tempo stesso,
ai prefetti della cavalleria, che precedeva l'esercito,
manda dei messi con l'ordine di non provocare a
battaglia i nemici e di difendersi, in caso di attacco,
fino al suo arrivo con le legioni.

XII
At hostes, ubi primum nostros equites conspexerunt, Ma i nemici, non appena videro la nostra cavalleria -
quorum erat V milium numerus, cum ipsi non amplius benché contasse circa cinquemila unità, mentre essi non
DCCC equites haberent, quod ii qui frumentandi causa erano più di ottocento, non essendo ancora rientrati i
erant trans Mosam profecti nondum redierant, nihil cavalieri che avevano varcato la Mosa in cerca di grano
timentibus nostris, quod legati eorum paulo ante a - si lanciarono all'attacco e scompaginarono in breve
Caesare discesserant atque is dies indutiis erat ab his tempo i nostri, che non nutrivano alcun timore, in
petitus, impetu facto celeriter nostros perturbaverunt; quanto l'ambasceria dei Germani aveva appena lasciato
rursus his resistentibus consuetudine sua ad pedes Cesare chiedendo, per quel giorno, tregua. Quando i
desiluerunt subfossis equis compluribus nostris deiectis nostri riuscirono a opporre resistenza, gli avversari,
reliquos in fugam coniecerunt atque ita perterritos secondo la loro tecnica abituale, balzarono a terra e,
egerunt ut non prius fuga desisterent quam in ferendo al ventre i cavalli, disarcionarono molti dei
conspectum agminis nostri venissent. In eo proelio ex nostri e costrinsero alla fuga i superstiti, premendoli e
equitibus nostris interficiuntur IIII et LXX, in his vir terrorizzandoli al punto che non cessarono la ritirata se
fortissimus Piso Aquitanus, amplissimo genere natus, non quando furono in vista del nostro esercito in
cuius avus in civitate sua regnum obtinuerat amicus a marcia. Nello scontro perdono la vita settantaquattro
senatu nostro appellatus. Hic cum fratri intercluso ab nostri cavalieri, tra cui l'aquitano Pisone, uomo di
hostibus auxilium ferret, illum ex periculo eripuit, ipse grandissimo valore e di alto lignaggio: un suo avo
equo vulnerato deiectus, quoad potuit, fortissime aveva tenuto la suprema autorità tra la sua gente e
restitit; cum circumventus multis vulneribus acceptis ricevuto dal senato di Roma il titolo di amico. Pisone,
cecidisset atque id frater, qui iam proelio excesserat, accorso in aiuto del fratello circondato dai nemici, era
procul animadvertisset, incitato equo se hostibus obtulit riuscito a liberarlo; disarcionato - il suo cavallo era
atque interfectus est. stato colpito - resistette con estremo valore finché ebbe
forza: poi, circondato da molti avversari, cadde. Il
fratello, che aveva già lasciato la mischia, lo vide da
lontano: sferzato il cavallo, si gettò sui nemici e rimase
ucciso.

XIII
Hoc facto proelio Caesar neque iam sibi legatos Dopo tale scontro, Cesare ormai non stimava giusto
audiendos neque condiciones accipiendas arbitrabatur ascoltare gli ambasciatori o accogliere le proposte di un
ab iis qui per dolum atque insidias petita pace ultro popolo che, dopo aver chiesto pace, aveva
bellum intulissent; expectare vero dum hostium copiae deliberatamente aperto le ostilità con agguati e
augerentur equitatus reverteretur summae dementiae imboscate; d'altro canto, considerava pura follia
esse iudicabat, et cognita Gallorum infirmitate quantum aspettare che il numero dei nemici aumentasse con il
iam apud eos hostes uno proelio auctoritatis essent rientro della cavalleria e, ben conoscendo la volubilità
consecuti sentiebat; quibus ad consilia capienda nihil dei Galli, intuiva quanto prestigio i Germani avessero
spatii dandum existimabat. His constitutis rebus et già acquisito con una sola battaglia; perciò, riteneva di
consilio cum legatis et quaestore communicato, ne non dover assolutamente concedere loro il tempo di
quem diem pugnae praetermitteret, oportunissima res prendere decisioni. Aveva già assunto tali risoluzioni e
accidit, quod postridie eius diei mane eadem et perfidia informato i legati e il questore che non intendeva
et simulatione usi Germani frequentes, omnibus differire l'attacco neppure di un giorno, quando si
principibus maioribusque natu adhibitis, ad eum in presentò un'occasione veramente favorevole: proprio la
castra venerunt, simul, ut dicebatur, sui purgandi causa, mattina seguente i Germani, sempre con la stessa
quod contra atque esset dictum et ipsi petissent, perfida ipocrisia, si presentarono al campo di Cesare, in
proelium pridie commisissent, simul ut, si quid possent, gran numero, con tutti i principi e i più anziani.
de indutiis fallendo impetrarent. Quos sibi Caesar Volevano, a detta loro, sia chiedere perdono per
oblatos gavisus illos retineri iussit; ipse omnes copias l'attacco sferrato il giorno precedente contro gli accordi
castris D eduxit equitatumque, quod recenti proelio e le loro stesse richieste, sia ottenere, se possibile, una
perterritum esse existimabat, agmen subsequi iussit. dilazione: ma il solo scopo era di tendere una trappola.
Cesare, lieto che gli si fossero offerti, ordinò di
trattenerli, portò fuori dall'accampamento tutte le sue
truppe e ordinò alla cavalleria di chiudere lo
schieramento, ritenendola ancora scossa per la recente
sconfitta.

XIV
Acie triplici instituta et celeriter VIII milium itinere Disposto l'esercito su tre file, percorse rapidamente otto
confecto, prius ad hostium castra pervenit quam quid miglia e piombò sul campo nemico prima che i
ageretur Germani sentire possent. Qui omnibus rebus Germani potessero rendersi conto di cosa stava
subito perterriti et celeritate adventus nostri et discessu accadendo. I nemici, atterriti per più di una ragione,
suorum, neque consilii habendi neque arma capiendi dall'arrivo improvviso dei nostri, dall'assenza dei loro,
spatio dato perturbantur, copiasne adversus hostem dal non avere il tempo di prendere alcuna decisione, né
ducere an castra defendere an fuga salutem petere di correre alle armi, erano incerti se conveniva
praestaret. Quorum timor cum fremitu et concursu affrontare i Romani, difendere l'accampamento o darsi
significaretur, milites nostri pristini diei perfidia alla fuga. I rumori e la confusione davano il segno del
incitati in castra inruperunt. Quo loco qui celeriter timore che regnava tra i nemici; i nostri, irritati dal
arma capere potuerunt paulisper nostris restiterunt proditorio attacco del giorno precedente, fecero
atque inter carros impedimentaque proelium irruzione nel campo avversario. Qui, chi riuscì ad
commiserunt; at reliqua multitudo puerorum armarsi in fretta, per un po' oppose resistenza,
mulierumque (nam cum omnibus suis domo excesserant combattendo tra i carri e le salmerie; gli altri, invece,
Rhenum transierant) passim fugere coepit, ad quos ossia le donne e i bambini (infatti, avevano
consectandos Caesar equitatum misit. abbandonato le loro terre e attraversato il Reno con le
famiglie) si diedero a una fuga disordinata. Al loro
inseguimento Cesare inviò la cavalleria.
XV
Germani post tergum clamore audito, cum suos interfiei I Germani, uditi i clamori alle spalle, quando videro
viderent, armis abiectis signis militaribus relictis se ex che i loro venivano massacrati, gettarono le armi,
castris eiecerunt, et cum ad confluentem Mosae et abbandonarono le insegne e fuggirono
Rheni pervenissent, reliqua fuga desperata, magno dall'accampamento. Giunti alla confluenza della Mosa
numero interfecto, reliqui se in flumen praecipitaverunt con il Reno, dove non avevano più speranze di fuga,
atque ibi timore, lassitudine, vi fluminis oppressi molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e
perierunt. Nostri ad unum omnes incolumes, perpaucis qui, vinti dalla paura, dalla stanchezza, dalla forte
vulneratis, ex tanti belli timore, cum hostium numerus corrente, morirono. I nostri, tutti salvi dal primo
capitum CCCCXXX milium fuisset, se in castra all'ultimo, con pochissimi feriti, rientrarono al campo
receperunt. Caesar iis quos in castris retinuerat dopo le apprensioni nutrite per uno scontro così
discedendi potestatem fecit. Illi supplicia cruciatusque rischioso, considerando che il nemico contava
Gallorum veriti, quorum agros vexaverant, remanere se quattrocentotrentamila persone. Ai Germani prigionieri
apud eum velle dixerunt. His Caesar libertatem nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma
concessit. costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di
cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler
rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà.

XVI
Germanico bello confecto multis de causis Caesar Terminata la guerra con i Germani, Cesare decise che
statuit sibi Rhenum esse transeundum; quarum illa fuit doveva varcare il Reno, per molte ragioni, di cui una
iustissima quod, cum videret Germanos tam facile importantissima: vedendo con quale facilità i Germani
impelli ut in Galliam venirent, suis quoque rebus eos tendevano a passare in Gallia, voleva che nutrissero
timere voluit, cum intellegerent et posse et audere timore anche per il proprio paese, quando si fossero resi
populi Romani exercitum Rhenum transire. Accessit conto che l'esercito del popolo romano poteva e osava
etiam quod illa pars equitatus Usipetum et oltrepassare il Reno. Si aggiungeva un'altra
Tencterorum, quam supra commemoravi praedandi considerazione: la parte della cavalleria degli Usipeti e
frumentandi causa Mosam transisse neque proelio dei Tenteri che, come abbiamo detto, attraversata la
interfuisse, post fugam suorum se trans Rhenum in Mosa a scopo di razzia e in cerca di grano, non aveva
fines Sugambrorum receperat seque cum his partecipato alla battaglia, dopo la fuga dei suoi si era
coniunxerat. Ad quos cum Caesar nuntios misisset, qui rifugiata al di là del Reno, nelle terre dei Sigambri,
postularent eos qui sibi Galliae bellum intulissent sibi unendosi a essi. Cesare, per chiedere la consegna di chi
dederent, responderunt: populi Romani imperium aveva mosso guerra a lui e alla Gallia, mandò suoi
Rhenum finire; si se invito Germanos in Galliam emissari ai Sigambri, che così risposero: il Reno
transire non aequum existimaret, cur sui quicquam esse segnava i confini del dominio di Roma; se egli riteneva
imperii aut potestatis trans Rhenum postularet? Ubii ingiusto che i Germani, contro il suo volere, passassero
autem, qui uni ex Transrhenanis ad Caesarem legatos in Gallia, perché pretendeva di aver dominio o potere al
miserant, amicitiam fecerant, obsides dederant, di là del Reno? Gli Ubi, poi, l'unico popolo d'oltre Reno
magnopere orabant ut sibi auxilium ferret, quod che avesse inviato a Cesare emissari, stringendo
graviter ab Suebis premerentur; vel, si id facere alleanza e consegnando ostaggi, lo scongiuravano di
occupationibus rei publicae prohiberetur, exercitum intervenire in loro aiuto perché incombevano su di loro,
modo Rhenum transportaret: id sibi ad auxilium pesantemente, gli Svevi; oppure, se ne era impedito
spemque reliqui temporis satis futurum. Tantum esse dagli affari di stato, lo pregavano, almeno, di condurre
nomen atque opinionem eius exercitus Ariovisto pulso l'esercito al di là del Reno: sarebbe stato un ausilio
et hoc novissimo proelio facto etiam ad ultimas sufficiente per il presente e una speranza per il futuro.
Germanorum nationes, uti opinione et amicitia populi Il nome e la fama dell'esercito romano, dopo la vittoria
Romani tuti esse possint. Navium magnam copiam ad su Ariovisto e il recentissimo successo, aveva raggiunto
transportandum exercitum pollicebantur. anche le più lontane genti germane: considerati alleati
del popolo romano, gli Ubi sarebbero stati al sicuro.
Promettevano una flotta numerosa per trasportare
l'esercito.

XVII
Caesar his de causis quas commemoravi Rhenum Per i motivi che ho ricordato, Cesare aveva deciso di
transire decrevat; sed navibus transire neque satis tutum oltrepassare il Reno, ma riteneva che l'impiego delle
esse arbitrabatur neque suae neque populi Romani navi non fosse abbastanza sicuro e non lo giudicava
dignitatis esse statuebat. Itaque, etsi summa difficultas consono alla dignità sua e del popolo romano. Così,
faciendi pontis proponebatur propter latitudinem, sebbene si presentassero gravi difficoltà per costruire un
rapiditatem altitudinemque fluminis, tamen id sibi ponte - come la larghezza e la profondità del fiume, la
contendendum aut aliter non traducendum exercitum rapidità della corrente - egli tuttavia stimava necessario
existimabat. Rationem pontis hanc instituit. Tigna bina adottare tale soluzione oppure rinunciare all'impresa.
sesquipedalia. paulum ab imo praeacuta dimensa ad Ecco come progettò la struttura dei ponte. A distanza di
altitudinem fluminis intervallo pedum duorum inter se due piedi univa, a due per volta, travi lievemente
iungebat. Haec cum machinationibus immissa in appuntite in basso, del diametro di un piede e mezzo di
flumen defixerat fistucisque adegerat, non sublicae altezza commisurata alla profondità del fiume; poi,
modo derecte ad perpendiculum, sed prone ac fastigate, mediante macchinari le calava in acqua e con battipali
ut secundum naturam fluminis procumberent, iis item le conficcava sul fondo del fiume, non a perpendicolo,
contraria duo ad eundem modum iuncta intervallo come le travi delle palafitte, ma oblique e in pendenza,
pedum quadragenum ab inferiore parte contra vim in modo da inclinare nel senso della corrente; più in
atque impetu fluminis conversa statuebat. Haec utraque basso, alla distanza di quaranta passi e dirimpetto alle
insuper bipedalibus trabibus immissis, quantum eorum prime travi, ne poneva altre, sempre legate a due a due,
tignorum iunctura distabat, binis utrimque fibulis ab con inclinazione opposta all'impeto e alla corrente del
extrema parte distinebantur; quibus disclusis atque in fiume. Nell'interstizio collocava pali dello spessore di
contrariam partem revinctis, tanta erat operis firmitudo due piedi - pari alla distanza delle travi accoppiate - e,
atque ea rerum natura ut, quo maior vis aquae se fissandoli con due arpioni, impediva che esse in cima si
incitavisset, hoc artius inligata tenerentur. Haec derecta toccassero; perciò, poggiando su travi separate e ben
materia iniecta contexebantur ac longuriis cratibusque ribadite in direzione contraria, la struttura del ponte
consternebantur; ac nihilo setius sublicae et ad risultava tale, da reggere, per necessità naturale, tanto
inferiorem partem fluminis oblique agebantur, quae pro più saldamente, quanto più impetuosa fosse la corrente.
ariete subiectae et cum omni opere coniunctae vim Sui pali venivano disposte, in senso orizzontale, altre
fluminis exciperent, et aliae item supra pontem travi su cui poggiavano tavole e graticci; inoltre, come
mediocri spatio, ut, si arborum trunci sive naves sostegno, a valle venivano aggiunti, obliqui, pali fissati
deiciendi operis causa essent a barbaris missae, his al resto della struttura per resistere alla corrente
defensoribus earum rerum vis minueretur neu ponti impetuosa; così pure altre travi, a monte, venivano
nocerent. collocate non lontano dal ponte, allo scopo di frenare
eventuali tronchi o navi che i barbari avessero lanciato
contro la costruzione per distruggerla: l'impatto sarebbe
stato attutito e i danni al ponte limitati.

XVIII
Diebus X, quibus materia coepta erat comportari, omni Da quando ebbe inizio la raccolta del materiale, in dieci
opere effecto exercitus traducitur. Caesar ad utramque giorni il lavoro fu portato a termine e l'esercito
partem pontis firmo praesidio relicto in fines oltrepassò il fiume. Lasciati saldi presidi su entrambe le
Sugambrorum contendit. Interim a compluribus sponde, Cesare marciò verso il territorio dei Sigambri.
civitatibus ad eum legati veniunt; quibus pacem atque Frattanto gli si presentano ambascerie di parecchie
amicitiam petentibus liberaliter respondet obsidesque nazioni, alle cui richieste di pace e alleanza egli
ad se adduci iubet. At Sugambri, ex eo tempore quo risponde benevolmente e ordina la consegna di ostaggi.
pons institui coeptus est fuga comparata, hortantibus iis Da quando erano incominciati i lavori per il ponte, i
quos ex Tencteris atque Usipetibus apud se habebant, Sigambri, su pressione dei Tenteri e degli Usipeti che
finibus suis excesserant suaque omnia exportaverant erano con loro, avevano preparato la fuga ed evacuato i
seque in solitudinem ac silvas abdiderant. loro territori, portando con sé tutti i loro beni e
rifugiandosi in foreste disabitate.

XIX
Caesar paucos dies in eorum finibus moratus, omnibus Cesare si trattenne pochi giorni nella regione dei
vicis aedificiisque incensis frumentisque succisis, se in Sigambri, dove diede alle fiamme tutti i villaggi e le
fines Ubiorum recepit atque his auxilium suum singole abitazioni e distrusse i raccolti, quindi ripiegò
pollicitus, si a Suebis premerentur, haec ab iis cognovit: nei territori degli Ubi, a cui aveva promesso il suo aiuto
Suebos, postea quam per exploratores pontem fieri in caso di attacco degli Svevi. Dagli Ubi venne a sapere
comperissent, more suo concilio habito nuntios in quanto segue: gli Svevi, messi al corrente dai loro
omnes partes dimisisse, uti de oppidis demigrarent, esploratori che si costruiva un ponte, tenuta
liberos, uxores suaque omnia in silvis deponerent atque un'assemblea, secondo il loro costume, avevano poi
omnes qui arma ferre possent unum in locum inviato emissari in tutte le direzioni, con l'ordine di
convenirent. Hunc esse delectum medium fere evacuare le città e di mettere al sicuro nelle selve i figli,
regionum earum quas Suebi obtinerent; hic le mogli e ogni loro bene, mentre tutti gli uomini in
Romanorum adventum expectare atque ibi decertare grado di combattere dovevano radunarsi in un solo
constituisse. Quod ubi Caesar comperit, omnibus iis luogo, quasi al centro delle regioni controllate dagli
rebus confectis, quarum rerum causa exercitum Svevi: si era stabilito che lì avrebbero atteso l'arrivo dei
traducere constituerat, ut Germanis metum iniceret, ut Romani e combattuto. Cesare, quando lo seppe, avendo
Sugambros ulcisceretur, ut Ubios obsidione liberaret, raggiunto gli scopi che lo avevano spinto ad
diebus omnino XVIII trans Rhenum consumptis, satis attraversare il Reno (incutere timore ai Germani, punire
et ad laudem et ad utilitatem profectum arbitratus se in i Sigambri, liberare gli Ubi dall'oppressione degli
Galliam recepit pontemque rescidit. Svevi) e ritenendo, inoltre, che i diciotto giorni, in
tutto, trascorsi al di là del Reno gli avessero procurato
fama e vantaggi sufficienti, rientrò in Gallia e distrusse
il ponte.

XX - Cesare decide di andare in Britannia


Exigua parte aestatis reliqua Caesar, etsi in his locis, Nel breve periodo estivo che rimaneva Cesare,
quod omnis Gallia ad septentriones vergit, maturae sunt nonostante in questi luoghi, come tutta la Gallia a nord,
hiemes, tamen in Britanniam proficisci contendit, quod gli inverni sono precoci, decise di procedere in
omnibus fere Gallicis bellis hostibus nostris inde Britannia, poiché sapeva che in quasi tutte le guerre
subministrata auxilia intellegebat, et si tempus anni ad galliche ai nostri nemici da lì erano venuti aiuti e, se
bellum gerendum deficeret, tamen magno sibi usui fore non fosse bastato il tempo per fare una guerra, pensò
arbitrabatur, si modo insulam adiisset, genus hominum comunque che sarebbe stato di grande utilità, per sé, se
perspexisset, loca, portus, aditus cognovisset; quae si fosse soltanto avvicinato all'isola e avesse osservato
omnia fere Gallis erant incognita. Neque enim temere con molta attenzione la gente e avesse conosciuto i
praeter mercatores illo adit quisquam, neque his ipsis luoghi, i porti, i luoghi di sbarco; che erano per la
quicquam praeter oram maritimam atque eas regiones maggior parte sconosciuti ai Galli. Poichè nessuno
quae sunt contra Galliam notum est. Itaque vocatis ad facilmente va lì tranne i mercanti, né a loro era
se undique mercatoribus, neque quanta esset insulae conosciuta alcuna porzione di essa, tranne la costa e
magnitudo neque quae aut quantae nationes incolerent, quelle parti che stanno di fronte alla Gallia. Quindi, pur
neque quem usum belli haberent aut quibus institutis avendo fatto venire da ogni parte dei mercanti, non
uterentur, neque qui essent ad maiorem navium seppe né la dimensione dell'isola, né quali o quanto
multitudinem idonei portus reperire poterat. numerose fossero le nazioni che la abitavano, né quale
sistema di guerra usavano, nè quali fossero i loro
costumi, né quali porti fossero adatti per un gran
numero di navi.

XXI
Ad haec cognoscenda, prius quam periculum faceret, Allo scopo di raccogliere informazioni in proposito,
idoneum esse arbitratus C. Volusenum cum navi longa prima di affrontare l'impresa, Cesare manda in
praemittit. Huic mandat ut exploratis omnibus rebus ad avanscoperta una nave da guerra agli ordini di C.
se quam primum revertatur. Ipse cum omnibus copiis in Voluseno, ritenendolo adatto per la missione. Lo
Morinos proficiscitur, quod inde erat brevissimus in incarica di rientrare al più presto, una volta terminata
Britanniam traiectus. Huc naves undique ex finitimis la ricognizione. Dal canto suo, con l'esercito al
regionibus et quam superiore aestate ad Veneticum completo si dirige nei territori dei Morini, perché da lì
bellum fecerat classem iubet convenire. Interim, il tragitto verso la Britannia era il più breve. Ordina che
consilio eius cognito et per mercatores perlato ad qui si radunino le navi provenienti da tutte le regioni
Britannos, a compluribus insulae civitatibus ad eum limitrofe e la flotta allestita l'estate precedente per la
legati veniunt, qui polliceantur obsides dare atque guerra contro i Veneti. Nel frattempo, le sue manovre
imperio populi Romani obtemperare. Quibus auditis, vengono risapute e i mercanti le riferiscono ai Britanni:
liberaliter pollicitus hortatusque ut in ea sententia da parte di molti popoli dell'isola giungono messi per
permanerent, eos domum remittit et cum iis una promettere che avrebbero consegnato ostaggi e si
Commium, quem ipse Atrebatibus superatis regem ibi sarebbero sottomessi al dominio del popolo romano.
constituerat, cuius et virtutem et consilium probabat et Cesare li ascolta e, esortandoli a non mutare parere, con
quem sibi fidelem esse arbitrabatur cuiusque auctoritas benevoli promesse li rimanda in patria accompagnati da
in his regionibus magni habebatur, mittit. Huic imperat Commio, che in Britannia godeva di grande autorità:
quas possit adeat civitates horteturque ut populi Romani Cesare ne stimava il valore e l'intelligenza e lo riteneva
fidem sequantur seque celeriter eo venturum nuntiet. fedele al punto che lo aveva designato re degli Atrebati
Volusenus perspectis regionibus omnibus quantum ei dopo averli sconfitti in battaglia. A Commio dà ordine
facultatis dari potuit, qui navi egredi ac se barbaris di prendere contatti con il maggior numero di popoli
committere non auderet, V. die ad Caesarem revertitur per sollecitarli a mettersi sotto la protezione di Roma e
quaeque ibi perspexisset renuntiat. per annunciare che presto Cesare sarebbe giunto.
Voluseno, compiuta la ricognizione in tutte le zone, per
quanto gli fu possibile, dato che non volle correre il
rischio di sbarcare e di entrare in contatto con i barbari,
raggiunge Cesare quattro giorni dopo e gli riferisce ciò
che aveva osservato.

XXII
Dum in his locis Caesar navium parandarum causa Mentre per preparare la flotta Cesare si attardava nei
moratur, ex magna parte Morinorum ad eum legati territori dei Morini, molte tribù della regione gli
venerunt, qui se de superioris temporis consilio inviarono emissari per scusarsi della loro condotta
excusarent, quod homines barbari et nostrae passata, quando, barbari e ignari delle nostre
consuetudinis imperiti bellum populo Romano consuetudini, avevano mosso guerra al popolo romano:
fecissent, seque ea quae imperasset facturos adesso promettevano ubbidienza ai suoi ordini. Cesare
pollicerentur. Hoc sibi Caesar satis oportune accidisse la giudicò una circostanza veramente favorevole, perché
arbitratus, quod neque post tergum hostem relinquere non voleva lasciarsi un nemico alle spalle e, con l'estate
volebat neque belli gerendi propter anni tempus che volgeva al termine, non aveva il tempo di sostenere
facultatem habebat neque has tantularum rerum una guerra; inoltre, stimava di non dover anteporre un
occupationes Britanniae anteponendas iudicabat, problema di così lieve entità alla Britannia; pretese,
magnum iis numerum obsidum imperat. Quibus allora, la consegna di un alto numero di ostaggi.
adductis eos in fidem recipit. Navibus circiter LXXX Ricevuti i quali, pose i Morini sotto la propria
onerariis coactis contractisque, quot satis esse ad duas protezione. Circa ottanta navi da carico, numero che
transportandas legiones existimabat, quod praeterea giudicava sufficiente per il trasporto delle legioni,
navium longarum habebat quaestori, legatis vennero radunate e munite di tolde. Le navi da guerra
praefectisque distribuit. Huc accedebant XVIII di cui disponeva vennero suddivise tra il questore, i
onerariae naves, quae ex eo loco a milibus passuum legati e i prefetti. A esse si aggiungevano altre diciotto
VIII vento tenebantur quo minus in eundem portum navi da carico, che erano a otto miglia di distanza e non
venire possent: has equitibus tribuit. Reliquum riuscivano a raggiungere il porto per via del vento: le
exercitum Q. Titurio Sabino et L. Aurunculeio Cottae riservò alla cavalleria. Ai legati Q. Titurio Sabino e L.
legatis in Menapios atque in eos pagos Morinorum a Aurunculeio Cotta affidò il resto dell'esercito col
quibus ad eum legati non venerant ducendum dedit. P. compito di guidarlo contro i Menapi e le tribù dei
Sulpicium Rufum legatum cum eo praesidio quod satis Morini che non avevano inviato ambascerie. Lasciò al
esse arbitrabatur portum tenere iussit. legato P. Sulpicio Rufo una guarnigione giudicata
sufficiente, con l'ordine di presidiare il porto.

XXIII
His constitutis rebus, nactus idoneam ad navigandum Presi tali provvedimenti, approfittando del tempo
tempestatem III. fere vigilia solvit equitesque in favorevole alla navigazione, salpò all'incirca dopo
ulteriorem portum progredi et naves conscendere et se mezzanotte e comandò alla cavalleria di raggiungere il
sequi iussit. A quibus cum paulo tardius esset porto successivo per imbarcarsi e seguirlo. I cavalieri
administratum, ipse hora diei circiter IIII. cum primis eseguirono gli ordini troppo lentamente; Cesare, invece,
navibus Britanniam attigit atque ibi in omnibus collibus con le prime navi pervenne alle coste della Britannia
eitas hostium copias armatas conspexit. Cuius loci haec verso le nove di mattina e lì vide le truppe nemiche, in
erat natura atque ita montibus angustis mare armi, schierate su tutte le alture circostanti. La natura
continebatur, uti ex locis superioribus in litus telum del luogo era tale e le scogliere erano così a precipizio
adigi posset. Hunc ad egrediendum nequaquam sul mare, che i dardi scagliati dall'alto potevano
idoneum locum arbitratus, dum reliquae naves eo raggiungere il litorale. Avendo giudicato il luogo
convenirent ad horam nonam in ancoris expectavit. assolutamente inadatto per uno sbarco, gettò l'ancora e
Interim legatis tribunisque militum convocatis et quae fino alle due del pomeriggio attese l'arrivo delle altre
ex Voluseno cognovisset et quae fieri vellet ostendit navi. Nel frattempo, convocati i legati e i tribuni
monuitque, ut rei militaris ratio, maximeque ut militari, espose le informazioni raccolte da Voluseno e
maritimae res postularent, ut, cum celerem atque il suo piano, invitandoli a compiere tutte le manovre al
instabilem motum haberent, ad nutum et ad tempus D primo cenno e istantaneamente, come richiede la
omnes res ab iis administrarentur. His dimissis, et VII tecnica militare, soprattutto negli scontri navali, dove i
ab eo loco progressus aperto ac plano litore naves movimenti sono rapidi e variano continuamente. Dopo
constituit. averli congedati, sfruttando il contemporaneo favore
della marea e del vento, diede il segnale e levò le
ancore. Avanzò per circa sette miglia e mise le navi alla
fonda in un punto in cui il litorale era aperto e piano.

XXIV
At barbari, consilio Romanorum cognito praemisso Ma i barbari, avendo inteso i propositi dei Romani,
equitatu et essedariis, quo plerumque genere in proeliis avevano mandato in avanti, seguiti dal resto
uti consuerunt, reliquis copiis subsecuti nostros navibus dell'esercito, i cavalieri e gli essedari - reparti che di
egredi prohibebant. Erat ob has causas summa solito impiegano in battaglia - impedendo lo sbarco ai
difficultas, quod naves propter magnitudinem nisi in nostri, che incontravano enormi difficoltà: le navi, per
alto constitui non poterant, militibus autem, ignotis le loro dimensioni, potevano fermarsi solo al largo; i
locis, impeditis manibus, magno et gravi onere soldati, poi, non conoscevano i luoghi, non avevano le
armorum oppressis simul et de navibus desiliendum et mani libere, erano appesantiti dalle armi e dovevano,
in auctibus consistendum et cum hostibus erat contemporaneamente, scendere dalle navi, resistere alle
pugnandum, cum illi aut ex arido aut paulum in aquam onde, combattere contro i nemici. I barbari, invece,
progressi omnibus membris expeditis, notissimis locis, liberi nei movimenti, combattevano dalla terraferma o
audacter tela coicerent et equos insuefactos incitarent. entravano appena in acqua, conoscevano alla perfezione
Quibus rebus nostri perterriti atque huius omnino i luoghi, con audacia scagliavano frecce e lanciavano
generis pugnae imperiti, non eadem alacritate ac studio alla carica i loro cavalli, abituati a tali operazioni. I
quo in pedestribus uti proeliis consuerant utebantur. nostri, sgomenti per tutto ciò, trovandosi di fronte a una
tecnica di combattimento del tutto nuova, non si
battevano con il solito zelo e ardore dimostrato in
campo aperto.

XXV
Quod ubi Caesar animadvertit, naves longas, quarum et Quando se ne accorse, Cesare ordinò che le navi da
species erat barbaris inusitatior et motus ad usum guerra, di forma inconsueta per i barbari e facilmente
expeditior, paulum removeri ab onerariis navibus et manovrabili, si staccassero un po' dalle imbarcazioni da
remis incitari et ad latus apertum hostium constitui carico e, accelerando a forza di remi, si disponessero
atque inde fundis, sagittis, tormentis hostes propelli ac sul fianco destro del nemico e, da qui, azionassero le
submoveri iussit; quae res magno usui nostris fuit. Nam fionde, gli archi, le macchine da lancio per costringere
et navium figura et remorum motu et inusitato genere gli avversari alla ritirata. La manovra si rivelò molto
tormentorum permoti barbari constiterunt ac paulum utile. Infatti, i barbari, scossi dalla forma delle navi, dal
modo pedem rettulerunt. Atque nostris militibus movimento dei remi e dall'insolito genere di macchine
cunctantibus, maxime propter altitudinem maris, qui X da lancio, si arrestarono e ripiegarono leggermente.
legionis aquilam gerebat, obtestatus deos, ut ea res Ma, visto che i nostri soldati, soprattutto per la
legioni feliciter eveniret, ' desilite', inquit, ' milites, nisi profondità dell'acqua, esitavano, l'aquilifero della
vultis aquilam hostibus prodere; ego certe meum rei decima legione, dopo aver pregato gli dèi di dare felice
publicae atque imperatori officium praestitero.' Hoc esito all'impresa, gridò: "Saltate giù, commilitoni, se
cum voce magna dixisset, se ex navi proiecit atque in non volete consegnare l'aquila al nemico: io, per parte
hostes aquilam ferre coepit. Tum nostri cohortati inter mia, avrò fatto il mio dovere verso la repubblica e il
se, ne tantum dedecus admitteretur, universi ex navi comandante". Lo disse a gran voce, poi saltò giù dalla
desiluerunt. Hos item ex proximis primi navibus cum nave e cominciò a correre contro i nemici. Allora i
conspexissent, subsecuti hostibus adpropinquaverunt. nostri, vicendevolmente spronandosi a non permettere
un'onta così grave, saltarono giù dalla nave, tutti
quanti. Anche i soldati delle navi vicine, come li videro,
li seguirono e avanzarono contro i nemici.

XXVI
Pugnatum est ab utrisque acriter. Nostri tamen, quod Si combatté con accanimento da entrambe le parti. I
neque ordines servare neque firmiter insistere neque nostri, tuttavia, erano in preda allo scompiglio, non
signa subsequi poterant atque alius alia ex navi riuscendo a mantenere lo schieramento, ad attestarsi
quibuscumque signis occurrerat se adgregabat, saldamente, a seguire le proprie insegne, in quanto
magnopere perturbabantur; hostes vero, notis omnibus ciascuno, appena sbarcato, si univa alle prime in cui si
vadii, ubi ex litore aliquos singulares ex navi imbatteva. I nemici, invece, che conoscevano tutti i
egredientes conspexerant, incitatis equis impeditos bassifondi, non appena dal litorale vedevano alcuni dei
adoriebantur, plures paucos circumsistebant, alii ab nostri sbarcare isolati dalle navi, lanciavano i cavalli al
latere aperto in universos tela coiciebant. Quod cum galoppo e alla carica dei legionari in difficoltà: molti
animadvertisset Caesar, scaphas longarum navium, dei loro circondavano pochi dei nostri, mentre altri dal
item speculatoria navigia militibus compleri iussit, et fianco destro, scagliavano un nugolo di frecce sul
quos laborantes conspexerat, his subsidia submittebat. grosso dello schieramento. Cesare, appena se ne
Nostri, simul in arido constiterunt, suis omnibus accorse, ordinò di riempire di soldati le scialuppe delle
consecutis, in hostes impetum fecerunt atque eos in navi da guerra e i battelli da ricognizione e li inviò in
fugam dederunt; neque longius prosequi potuerunt, aiuto di chi aveva visto in difficoltà. I nostri, non
quod equites cursum tenere atque insulam capere non appena riuscirono ad attestarsi sulla terraferma, formati
potuerant. Hoc unum ad pristinam fortunam Caesari i ranghi, passarono al contrattacco e costrinsero alla
defuit. fuga gli avversari, ma non ebbero modo di protrarre
l'inseguimento, perché le navi con la cavalleria avevano
perso la rotta e non erano riuscite a raggiungere l'isola:
solo questo mancò alla solita buona stella di Cesare.

XXVII
Hostes proelio superati, simul atque se ex fuga I nemici, vinti in battaglia, non appena si riebbero
receperunt, statim ad Caesarem legatos de pace dall'affanno della fuga, immediatamente inviarono
miserunt; obsides sese daturos quaeque imperasset messi a Cesare per offrirgli la resa, promettendo la
facturos polliciti sunt. Una cum his legatis Commius consegna di ostaggi e il rispetto degli ordini che volesse
Atrebas venit, quem supra demonstraveram a Caesare impartire. Insieme a loro giunse l'atrebate Commio,
in Britanniam praemissum. Hunc illi e navi egressum, l'uomo mandato da Cesare in Britannia in
cum ad eos oratoris modo Caesaris mandata deferret, avanscoperta, come in precedenza avevo chiarito. Non
comprehenderant atque in vincula coniecerant; tum appena Commio era sceso dalla nave e aveva riferito,
proelio facto remiserunt et in petenda pace eius rei come portavoce, le richieste di Cesare, i Britanni lo
culpam in multitudinem contulerunt et propter avevano fatto prigioniero e messo in catene; ora, dopo
imprudentiam ut ignosceretur petiverunt. Caesar la battaglia, lo avevano liberato e, nel domandare pace,
questus quod, cum ultro in continentem legatis missis attribuivano la responsabilità dell'accaduto al popolo,
pacem ab se petissent, bellum sine causa intulissent, chiedendo di perdonare una colpa dovuta alla
ignoscere se imprudentiae dixit obsidesque imperavit; leggerezza. Cesare si lamentò che i Britanni, dopo aver
quorum illi partem statim dederunt, partem ex spontaneamente inviato ambascerie sul continente per
longinquioribus locis arcessitam paucis diebus sese domandare pace, gli avevano poi mosso guerra senza
daturos dixerunt. Interea suos in agros remigrare motivo, ma disse che perdonava la loro leggerezza e
iusserunt, principesque undique convenire et se chiese ostaggi. Una parte venne consegnata
civitatesque suas Caesari commendare coeperunt. immediatamente, altri invece, fatti venire da regioni
lontane. li avrebbero consegnati - dissero - entro pochi
giorni. Nel frattempo, diedero disposizione ai loro di
ritornare alle campagne; i principi di tutte le regioni si
riunirono e cominciarono a pregare Cesare di aver
riguardo per loro e per i rispettivi popoli.

XXVIII
His rebus pace confirmata, post diem quartum quam est Con tali misure la pace era assicurata: quattro giorni
in Britanniam ventum naves XVIII, de quibus supra dopo il nostro arrivo in Britannia, le diciotto navi di cui
demonstratum est, quae equites sustulerant, ex si è parlato, su cui era imbarcata la cavalleria, dal porto
superiore portu leni vento solverunt. Quae cum più settentrionale salparono con una leggera brezza. Si
adpropinquarent Britanniae et ex castris viderentur, stavano avvicinando alla Britannia ed erano già state
tanta tempestas subito coorta est ut nulla earum cursum avvistate dall'accampamento, quando all'improvviso si
tenere posset, sed aliae eodem unde erant profectae levò una tempesta così violenta, che nessuna delle navi
referrentur, aliae ad inferiorem partem insulae, quae est riuscì a tenere la rotta: alcune vennero risospinte verso
propius solis occasum, magno suo cum periculo il porto di partenza, altre con grave pericolo vennero
deicerentur; quae tamen ancoris iactis cum fluctibus spinte verso la parte sud-occidentale dell'isola.
complerentur, necessario adversa nocte in altum Tentarono di gettare l'ancora, ma, sommerse dalla
provectae continentem petierunt. violenza dei flutti, furono costrette, sebbene fosse notte,
a prendere il largo e a dirigersi verso il continente.

XXIX
Eadem nocte accidit ut esset luna plena, qui dies a Capitò che quella notte stessa ci fosse luna piena,
maritimos aestus maximos in Oceano efficere momento in cui la marea nell'Oceano è più alta, e i
consuevit, nostrisque id erat incognitum. Ita uno nostri non lo sapevano. Così, nello stesso tempo, la
tempore et longas naves, [quibus Caesar exercitum marea sommerse le navi da guerra impiegate per
transportandum curaverat,] quas Caesar in aridum trasportare l'esercito e poi tirate in secco, mentre la
subduxerat, aestus complebat, et onerarias, quae ad tempesta sbatteva l'una contro l'altra le imbarcazioni da
ancoras erant deligatae, tempestas adflictabat, neque carico, che erano all'àncora, senza che i nostri avessero
ulla nostris facultas aut administrandi aut auxiliandi la minima possibilità di manovrare o porvi rimedio.
dabatur. Compluribus navibus fractis, reliquae cum Molte navi rimasero danneggiate, le altre, perse le funi,
essent funibus, ancoris reliquisque armamentis amissis le ancore e il resto dell'attrezzatura, erano inutilizzabili:
ad navigandum inutiles, magna, id quod necesse erat un profondo turbamento, com'era inevitabile, si
accidere, totius exercitus perturbatio facta est. Neque impadronì di tutto l'esercito. Non c'erano, infatti, altre
enim naves erant aliae quibus reportari possent, et navi con cui ritornare, mancava tutto il necessario per
omnia deerant quae ad reficiendas naves erant usui, et, riparare le barche danneggiate e, poiché tutti pensavano
quod omnibus constabat hiemari in Gallia oportere, che si dovesse svernare in Gallia, sull'isola non si era
frumentum in his locis in hiemem provisum non erat. provvisto il grano per l'inverno.

XXX
Quibus rebus cognitis, principes Britanniae, qui post Appena ne furono informati, i principi britanni, che si
proelium ad Caesarem convenerant, inter se conlocuti, erano recati da Cesare dopo la battaglia, presero
cum et equites et naves et frumentum Romanis deesse accordi: rendendosi conto che i Romani non avevano né
intellegerent et paucitatem militum ex castrorum cavalleria, né navi, né frumento e constatando che
exiguitate cognoscerent, quae hoc erant etiam angustior dovevano essere ben pochi, viste le dimensioni
quod sine impedimentis Caesar legiones dell'accampamento, ancor più ridotto del solito in
transportaverat, optimum factu esse duxerunt rebellione quanto Cesare aveva trasportato le legioni senza
facta frumento commeatuque nostros prohibere et rem bagagli, ritennero che la cosa migliore fosse ribellarsi,
in hiemem producere, quod his superatis aut reditu ostacolare i nostri nell'approvvigionamento di grano e
interclusis neminem postea belli inferendi causa in viveri, protrarre le ostilità fino all'inverno, perché erano
Britanniam transiturum confidebant. Itaque rursus sicuri che, sconfiggendo i Romani o impedendo loro il
coniuratione facta paulatim ex castris discedere et suos ritorno, nessuno in futuro sarebbe penetrato in
clam ex agris deducere coeperunt. Britannia per portarvi guerra. Così, formata
nuovamente una lega, a poco a poco cominciarono a
lasciare l'accampamento romano e a radunare di
nascosto i loro uomini dalle campagne.

XXXI
At Caesar, etsi nondum eorum consilia cognoverat, Cesare non conosceva ancora il loro piano, ma dopo il
tamen et ex eventu navium suarum et ex eo quod disastro capitato alle navi e visto che non gli venivano
obsides dare intermiserant fore id quod accidit più consegnati ostaggi, sospettava quello che sarebbe
suspicabatur. Itaque ad omnes casus subsidia poi accaduto. Perciò, si premuniva per qualsiasi
comparabat. Nam et frumentum ex agris cotidie in evenienza. Ogni giorno, infatti, disponeva che dalle
castra conferebat et, quae gravissime adflictae erant campagne portassero grano all'accampamento, si
naves, earum materia atque aere ad reliquas reficiendas serviva del legname e del bronzo delle navi più
utebatur et quae ad eas res erant usui ex continenti danneggiate per riparare le altre e ordinava di
comportari iubebat. Itaque, cum summo studio a procurarsi dal continente il materiale necessario a tale
militibus administraretur, XII navibus amissis, reliquis scopo. Così, grazie allo straordinario impegno dei
ut navigari satis commode posset effecit. nostri soldati, pur risultando perdute dodici navi, mise
le altre in condizione di navigare senza problemi.

XXXII
Dum ea geruntur, legione ex consuetudine una Mentre accadevano tali fatti, come di consueto una
frumentatum missa, quae appellabatur VII, neque ulla legione, la settima, era stata inviata in cerca di grano
ad id tempus belli suspicione interposita, cum pars (fino ad allora non si nutriva alcun sospetto di guerra,
hominum in agris remaneret, pars etiam in castra visto che parte dei Britanni si trovava nelle campagne,
ventitaret, ii qui pro portis castrorum in statione erant parte frequentava ancora l'accampamento romano). Le
Caesari nuntiaverunt pulverem maiorem quam guardie dislocate alle porte del campo annunziarono a
consuetudo ferret in ea parte videri quam in partem Cesare che, nella direzione in cui si era mossa la nostra
legio iter fecisset. Caesar id quod erat suspicatus aliquid legione, si vedeva levarsi più polvere del solito. Cesare,
novi a barbaris initum consilii, cohortes quae in sospettando che i barbari, come in effetti era, stessero
statione erant secum in eam partem proficisci, ex tentando qualche novità, ordinò alle coorti di guardia di
reliquis duas in stationem succedere, reliquas armari et partire con lui in quella direzione, e a due delle altre di
confestim sese subsequi iussit. Cum paulo longius a prendere il loro posto: le rimanenti avrebbero dovuto
castris processisset, suos ab hostibus premi atque aegre armarsi e seguirlo al più presto. A una certa distanza
sustinere et conferta legione ex omnibus partibus tela dal campo, vide che i suoi erano pressati dal nemico e
coici animadvertit. Nam quod omni ex reliquis partibus resistevano a fatica: sulla legione, serrata, piovevano
demesso frumento pars una erat reliqua, suspicati frecce da tutti i lati. Ecco che cosa era accaduto: poiché
hostes huc nostros esse venturos noctu in silvis il grano era stato raccolto in tutti i campi tranne uno, i
delituerant; tum dispersos depositis armis in metendo nemici, supponendo che i nostri si sarebbero qui diretti,
occupatos Subito adorti paucis interfectis reliquos di notte si erano nascosti nelle selve; poi, erano
incertis ordinibus perturbaverant, simul equitatu atque piombati all'improvviso sui nostri, che si erano
essedis circumdederant. sparpagliati e avevano deposto le armi per attendere
alla mietitura. Ne avevano uccisi pochi, ma gli altri,
che non riuscivano a riformare i ranghi ed erano in
pieno scompiglio, li avevano accerchiati
contemporaneamente con i cavalieri e gli essedari.

XXXIII
Genus hoc est ex essedis pugnae. Primo per omnes La loro tecnica di combattimento con i carri è la
partes perequitant et tela coiciunt atque ipso terrore seguente: prima corrono in tutte le direzioni, scagliano
equorum et strepitu rotarum ordines plerumque frecce e con i loro cavalli e lo strepito delle ruote
perturbant, et cum se inter equitum turmas gettano il panico, in genere, tra le file avversarie, che si
insinuaverunt, ex essedis desiliunt et pedibus disuniscono; poi, quando riescono a penetrare tra gli
proeliantur. Aurigae interim paulatim ex proelio squadroni di cavalleria, scendono dai carri e
excedunt atque ita currus conlocant ut, si illi a combattono a piedi. Nel frattempo, gli aurighi a poco a
multitudine hostium premantur, expeditum ad quos poco si allontanano dalla mischia e piazzano i carri in
receptum habeant. Ita mobilitatem equitum, modo tale che i loro compagni, nel caso siano incalzati
stabilitatem peditum in proeliis praestant, ac tantum da un gran numero di nemici, abbiano la possibilità di
usu cotidiano et exercitatione efficiunt uti in declivi ac mettersi rapidamente al sicuro. Così, nelle battaglie si
praecipiti loco incitatos equos sustinere et brevi assicurano la mobilità dei cavalieri e la stabilità dei
moderari ac flectere et per temonem percurrere et in fanti. Grazie alla pratica e all'esercizio quotidiano sono
iugo insistere et se inde in currus citissime recipere capaci di frenare, anche in pendii a precipizio, i cavalli
consuerint. lanciati al galoppo, di moderarne la velocità e di
cambiare direzione in poco spazio, di correre sopra il
timone del carro, di tenersi fermi sul giogo dei cavalli e
poi, da qui, di ritornare sui carri in un attimo.

XXXIV
Quibus rebus perturbatis nostris [novitate pugnae] Perciò, mentre i nostri erano disorientati dall'insolita
tempore oportunissimo Caesar auxilium tulit: namque tattica di combattimento, Cesare giunse in aiuto nel
eius adventu hostes constiterunt, nostri se ex timore momento più opportuno: con il suo arrivo, infatti, i
receperunt. Quo facto, ad lacessendum hostem et nemici si arrestarono, i nostri ripresero coraggio.
committendum proelium alienum esse tempus Tuttavia, Cesare ritenne che non fosse il momento
arbitratus suo se loco continuit et brevi tempore adatto per sfidare gli avversari e attaccar battaglia,
intermisso in castra legiones reduxit. Dum haec perciò tenne le proprie posizioni e, poco dopo,
geruntur, nostris omnibus occupatis qui erant in agris ricondusse le legioni all'accampamento. Mentre si
reliqui discesserunt. Secutae sunt continuos complures svolgono questi fatti, tenendo impegnati tutti i nostri, si
dies tempeststes, quae et nostros in castris continerent ritirarono gli altri Britanni che si trovavano nelle
et hostem a pugna prohiberent. Interim barbari nuntios campagne. Per parecchi giorni si rovesciarono piogge
in omnes partes dimiserunt paucitatemque nostrorum senza interruzione, che costrinsero i nostri
militum suis praedicaverunt et quanta praedae nell'accampamento e impedirono ai nemici di attaccare.
faciendae atque in perpetuum sui liberandi facultas Nel frattempo, i barbari inviarono messaggeri in tutte le
daretur, si Romanos castris expulissent, direzioni, continuando a insistere sul fatto che i nostri
demonstraverunt. His rebus celeriter magna multitudine erano ben pochi e a spiegare quale bottino, quale
peditatus equitatusque coacta ad castra venerunt. possibilità di rendersi per sempre liberi li attendesse, se
avessero scacciato i Romani dal loro campo. Così, dopo
aver radunato un gran numero di fanti e cavalieri,
mossero sull'accampamento romano.

XXXV
Caesar, etsi idem quod superioribus diebus acciderat Cesare si rendeva conto che si sarebbe verificata la
fore videbat, ut, si essent hostes pulsi, celeritate stessa situazione delle battaglie precedenti: il nemico,
periculum effugerent, tamen nactus equites circiter in caso fosse stato battuto, si sarebbe sottratto a ogni
XXX, quos Commius Atrebas, de quo ante dictum est, pericolo grazie alla sua rapidità di movimento.
secum transportaverat, legiones in acie pro castris Tuttavia, disponendo di circa trenta cavalieri che
constituit. Commisso proelio diutius nostrorum militum l'atrebate Commio, di cui si è già parlato, aveva
impetum hostes ferre non potuerunt ac terga verterunt. condotto con sé, Cesare decise di schierare dinanzi
Quos tanto spatio secuti quantum cursu et viribus all'accampamento le legioni, pronte alla battaglia. Lo
efficere potuerunt, complures ex iis occiderunt, deinde scontro ebbe luogo: i nemici non riuscirono a reggere
omnibus longe lateque aedificiis incensis se in castra all'attacco dei legionari a lungo e si volsero in fuga. I
receperunt. nostri li inseguirono finché ebbero la forza di correre;
dopo averne uccisi molti, incendiarono gli edifici in
lungo e in largo e rientrarono al campo.

XXXVI
Eodem die legati ab hostibus missi ad Caesarem de Quel giorno stesso a Cesare si presentarono emissari
pace venerunt. His Caesar numerum obsidum quem per chiedere pace. Egli raddoppiò il numero di ostaggi
ante imperaverat duplicavit eosque in continentem chiesti in precedenza e ne ordinò la consegna sul
adduci iussit, quod propinqua die aequinoctii infirmis continente, perché non riteneva opportuno affrontare
navibus hiemi navigationem subiciendam non d'inverno la traversata - l'equinozio era vicino - con le
existimabat. Ipse idoneam tempestatem nactus paulo navi in cattivo stato. Approfittando di un tempo
post mediam noctem naves solvit, quae omnes favorevole, salpò poco dopo la mezzanotte: tutte le navi
incolumes ad continentem pervenerunt; sed ex iis raggiunsero senza danni il continente; solo due
onerariae duae eosdem portus quos reliquae capere non imbarcazioni da carico non riuscirono ad approdare
potuerunt et paulo infra delatae sunt. agli stessi porti delle altre e vennero sospinte un po' più
a sud.

XXXVII
Quibus ex navibus cum essent eiti milites circiter CCC Da queste due navi sbarcarono circa trecento dei nostri,
atque in castra contenderent, Morini, quos Caesar in che si diressero verso l'accampamento. I Morini, che
Britanniam proficiscens pacatos reliquerat, spe praedae Cesare al momento della partenza per la Britannia
adducti primo non ita magno suorum numero aveva lasciato pacificati, spinti dalla speranza di
circumsteterunt ac, si sese interfici nollent, arma ponere bottino, circondarono dapprima in numero non
iusserunt. Cum illi orbe facto sese defenderent, celeriter altissimo i nostri e intimarono loro la resa, se volevano
ad clamorem hominum circiter milia VI convenerunt; aver salva la vita. Mentre i legionari, disposti in
qua re nuntiata, Caesar omnem ex castris equitatum cerchio, si difendevano, alle grida dei Morini
suis auxilio misit. Interim nostri milites impetum sopraggiunsero rapidamente altri seimila uomini circa.
hostium sustinuerunt atque amplius horis IIII fortissime Appena ne fu informato, Cesare, a sostegno dei suoi,
pugnaverunt et paucis vulneribus acceptis complures ex inviò tutta la cavalleria presente al campo. Nel
iis occiderunt. Postea vero quam equitatus noster in frattempo, i nostri ressero all'urto dei nemici e si
conspectum venit, hostes abiectis armis terga verterunt batterono con estremo valore per più di quattro ore:
magnusque eorum numerus est occisus. subirono poche perdite e uccisero molti nemici. E non
appena comparve la cavalleria, i nemici gettarono le
armi e si diedero alla fuga: i nostri ne fecero strage.

XXXVIII
Caesar postero die T. Labienum legatum cum iis Il giorno seguente, contro i Morini che si erano
legionibus quas ex Britannia reduxerat in Morinos qui ribellati, Cesare inviò il legato T. Labieno alla testa
rebellionem fecerant misit. Qui cum propter siccitates delle legioni rientrate dalla Britannia. Le paludi erano
paludum quo se reciperent non haberent, quo perfugio in secca e i nemici, che non potevano rifugiarvisi come
superiore anno erant usi, omnes fere in potestatem l'anno precedente, non sapevano dove ripiegare, perciò
Labieni venerunt. At Q. Titurius et L. Cotta legati, qui si sottomisero quasi tutti all'autorità di Labieno. E i
in Menapiorum fines legiones duxerant, omnibus legati Q. Titurio e L. Cotta, che avevano guidato le
eorum agris vastatis, frumentis succisis, aedificiis legioni nella regione dei Menapi, ritornarono da Cesare
incensis, quod Menapii se omnes in densissimas silvas dopo aver devastato tutti i campi, distrutto i raccolti,
abdiderant, se ad Caesarem receperunt. Caesar in incendiato gli edifici, in quanto la popolazione si era
Belgis omnium legionum hiberna constituit. Eo duae rifugiata in massa nel folto dei boschi. Cesare stabilì
omnino civitates ex Britannia obsides miserunt, che tutte le legioni ponessero i quartieri d'inverno nelle
reliquae neglexerunt. His rebus gestis ex litteris terre dei Belgi. Lì pervennero gli ostaggi di due popoli
Caesaris dierum XX supplicatio a senatu decreta est. britanni in tutto; gli altri contravvennero all'impegno di
inviarli. In seguito a tali imprese, comunicate per
lettera da Cesare, il senato decretò venti giorni di feste
solenni di ringraziamento.

Cesare - De Bello Gallico


Libro V
I
L. Domitio Ap. Claudio consulibus, discedens ab Sotto il consolato di L. Domizio e Ap. Claudio, Cesare, al
hibernis Caesar in Italiam, ut quotannis facere momento di lasciare i quartieri invernali per recarsi in
consuerat, legatis imperat quos legionibus praefecerat Italia, come di consueto ogni anno, ordina ai legati
uti quam plurimas possent hieme naves aedificandas preposti alle legioni di costruire, durante l'inverno, il
veteresque reficiendas curarent. Earum modum maggior numero possibile di navi e di riparare le vecchie.
formamque demonstrat. Ad celeritatem onerandi Ne indica la struttura e la forma: per garantire rapide
subductionesque paulo facit humiliores quam quibus in operazioni di imbarco e per tirarle con facilità in secco, le
nostro mari uti consuevimus, atque id eo magis, quod costruisce lievemente più basse delle navi di solito
propter crebras commutationes aestuum minus magnos impiegate nel nostro mare e, tanto più perché aveva
ibi fluctus fieri cognoverat; ad onera, ad multitudinem saputo che qui, per il frequente alternarsi delle maree, le
iumentorum transportandam paulo latiores quam onde sono meno alte, allo scopo di facilitare il trasporto
quibus in reliquis utimur maribus. Has omnes actuarias del carico e dei giumenti, le rende un po' più larghe delle
imperat fieri, quam ad rem multum humilitas adiuvat. imbarcazioni che usiamo negli altri mari. Ordina di
Ea quae sunt usui ad armandas naves ex Hispania costruirle tutte leggere, e a tale scopo contribuiscono
apportari iubet. Ipse conventibus Galliae citeribris molto i bordi bassi. Comanda di far pervenire dalla
peractis in Illyricum proficiscitur, quod a Pirustis Spagna tutto il necessario per equipaggiarle. Dal canto
finitimam partem provinciae incursionibus vastari suo, tenute le sessioni giudiziarie in Gallia cisalpina,
audiebat. Eo cum venisset, civitatibus milites imperat parte per l'Illirico, perché aveva sentito che i Pirusti, con
certumque in locum convenire iubet. Qua re nuntiata scorrerie, stavano devastando le regioni di confine della
Pirustae legatos ad eum mittunt qui doceant nihil nostra provincia. Una volta sul posto, chiede alle
earum rerum publico factum consilio, seseque paratos popolazioni truppe in rinforzo e ordina di concentrarle in
esse demonstrant omnibus rationibus de iniuriis un luogo stabilito. I Pirusti, appena lo sanno, inviano a
satisfacere. Accepta oratione eorum Caesar obsides Cesare emissari: gli spiegano che tutto era accaduto
imperat eosque ad certam diem adduci iubet; nisi ita senza una deliberazione ufficiale e si dichiarano pronti a
fecerint, sese bello civitatem persecuturum demonstrat. qualsiasi risarcimento dei danni. Dopo averli ascoltati,
Eis ad diem adductis, ut imperaverat, arbitros inter Cesare esige ostaggi e fissa il giorno della consegna; in
civitates dat qui litem aestiment poenamque caso contrario, dichiara che avrebbe mosso guerra.
constituant. Secondo gli ordini, consegnano gli ostaggi il giorno
stabilito ed egli, per dirimere le controversie tra le città,
nomina dei giudici incaricati di calcolare i danni e di
stabilire i risarcimenti.

II
His confectis rebus conventibusque peractis, in Dopo tali provvedimenti e tenute le sessioni giudiziarie,
citeriorem Galliam revertitur atque inde ad exercitum Cesare ritorna nella Gallia cisalpina e, da qui, parte alla
proficiscitur. Eo cum venisset, circuitis omnibus volta dell'esercito. Appena giunto, ispeziona tutti i campi
hibernis, singulari militum studio in summa omnium invernali e trova che, nonostante la carenza estrema di
rerum inopia circiter sescentas eius generis cuius supra materiale, i soldati, grazie al loro straordinario impegno,
demonstravimus naves et longas XXVIII invenit avevano costruito circa seicento imbarcazioni del tipo già
instructas neque multum abesse ab eo quin paucis descritto e ventotto navi da guerra, in grado di essere
diebus deduci possint. Collaudatis militibus atque eis varate entro pochi giorni. Elogiati i soldati e gli ufficiali
qui negotio praefuerant, quid fieri velit ostendit atque preposti ai lavori, impartisce le istruzioni e ordina a tutti
omnes ad portum Itium convenire iubet, quo ex portu di radunarsi a Porto Izio, da dove sapeva che il passaggio
commodissimum in Britanniam traiectum esse in Britannia era assai agevole, perché la distanza dal
cognoverat, circiter milium passuum XXX transmissum continente era di circa trenta miglia: lasciò un presidio
a continenti: huic rei quod satis esse visum est militum giudicato sufficiente per tale operazione. Egli, alla testa
reliquit. Ipse cum legionibus expeditis IIII et equitibus di quattro legioni senza bagagli e di ottocento cavalieri,
DCCC in fines Treverorum proficiscitur, quod hi neque punta sui territori dei Treveri, popolo che non si
ad concilia veniebant neque imperio parebant presentava alle assemblee, non ubbidiva agli ordini e, a
Germanosque Transrhenanos sollicitare dicebantur. quel che si diceva, sollecitava l'intervento dei Germani
d'oltre Reno.

III
Haec civitas longe plurimum totius Galliae equitatu I Treveri possiedono, tra tutti i Galli, la cavalleria più
valet magnasque habet copias peditum Rhenumque, ut forte in assoluto e una fanteria numerosa. I loro territori
supra demonstravimus, tangit. In ea civitate duo de raggiungono, come si è detto in precedenza, il Reno. Tra
principatu inter se contendebant, Indutiomarus et i Treveri due uomini lottavano per il potere: Induziomaro
Cingetorix; e quibus alter, simul atque de Caesaris e Cingetorige. Quest'ultimo, non appena giunge notizia
legionumque adventu cognitum est, ad eum venit, se dell'arrivo di Cesare con le legioni, gli si presenta e,
suosque omnes in officio futuros neque ab amicitia confermandogli che lui e tutti i suoi avrebbero rispettato
populi Romani defecturos confirmavit quaeque in gli impegni assunti senza tradire l'amicizia del popolo
Treveris gererentur ostendit. At Indutiomarus equitatum romano, lo mette al corrente della situazione.
peditatumque cogere, eisque qui per aetatem in armis Induziomaro, invece, inizia a raccogliere cavalieri e fanti
esse non poterant in silvam Arduennam abditis, quae e a prepararsi alla guerra; chi, per ragioni d'età, non
ingenti magnitudine per medios fines Treverorum a poteva combattere, era stato posto al sicuro nella selva
flumine Rheno ad initium Remorum pertinet, bellum delle Ardenne, una foresta enorme, che dal Reno
parare instituit. Sed posteaquam nonnulli principes ex attraverso la regione dei Treveri si estende sino al confine
ea civitate et familiaritate Cingetorigis adducti et dei Remi. Ma quando alcuni principi dei Treveri, spinti
adventu nostri exercitus perterriti ad Caesarem dai loro legami di amicizia con Cingetorige e spaventati
venerunt et de suis privatim rebus ab eo petere dall'arrivo del nostro esercito, si recarono da Cesare e,
coeperunt, quoniam civitati consulere non possent, non potendo provvedere per la nazione, cominciarono a
veritus ne ab omnibus desereretur Indutiomarus legatos presentargli richieste per se stessi, anche Induziomaro,
ad Caesarem mittit: sese idcirco ab suis discedere atque nel timore di rimaner completamente solo, gli inviò
ad eum venire noluisse, quo facilius civitatem in officio emissari: non aveva voluto abbandonare i suoi e
contineret, ne omnis nobilitatis discessu plebs propter presentarsi di persona a Cesare soltanto per poter
imprudentiam laberetur: itaque esse civitatem in sua garantire, con maggior facilità, il rispetto degli impegni
potestate, seseque, si Caesar permitteret, ad eum in assunti; c'era il rischio che il popolo, una volta lontani
castra venturum, suas civitatisque fortunas eius fidei tutti i nobili, commettesse imprudenze; i Treveri, dunque,
permissurum. erano sotto la sua autorità ed egli, se Cesare lo
permetteva, si sarebbe recato nell'accampamento romano
per porre se stesso e la propria gente sotto la sua
protezione.

IV
Caesar, etsi intellegebat qua de causa ea dicerentur Cesare, anche se capiva i motivi che avevano spinto
quaeque eum res ab instituto consilio deterreret, tamen, Induziomaro a parlare in tali termini e che cosa lo
ne aestatem in Treveris consumere cogeretur omnibus inducesse a rinunciare al piano intrapreso, tuttavia, per
ad Britannicum bellum rebus comparatis, non trovarsi costretto, con la spedizione per la Britannia
Indutiomarum ad se cum CC obsidibus venire iussit. già pronta, a passare l'estate nelle terre dei Treveri, gli
His adductis, in eis filio propinquisque eius omnibus, ordinò di presentarsi con duecento ostaggi. Dopo che
quos nominatim evocaverat, consolatus Indutiomarum Induziomaro ebbe consegnato gli ostaggi, tra cui suo
hortatusque est uti in officio maneret; nihilo tamen figlio e tutti i suoi parenti, espressamente richiesti,
setius principibus Treverorum ad se convocatis hos Cesare lo trattò con benevolenza, lo invitò a rispettare gli
singillatim Cingetorigi conciliavit, quod cum merito impegni; comunque, convocati i capi dei Treveri, li
eius a se fieri intellegebat, tum magni interesse riconciliò uno a uno con Cingetorige, non solo in
arbitrabatur eius auctoritatem inter suos quam considerazione dei meriti da lui acquisiti, ma anche
plurimum valere, cuius tam egregiam in se voluntatem perché riteneva molto importante favorire al massimo
perspexisset. Id tulit factum graviter Indutiomarus, l'autorità di Cingetorige tra i Treveri, data la
suam gratiam inter suos minui, et, qui iam ante inimico straordinaria devozione del Gallo nei suoi confronti. Fu
in nos animo fuisset, multo gravius hoc dolore exarsit. un duro colpo per Induziomaro veder diminuito il suo
prestigio tra i Treveri: se già prima il suo animo ci era
ostile, adesso l'ira lo inasprì maggiormente.

V
His rebus constitutis Caesar ad portum Itium cum Sistemata la questione, Cesare con le legioni raggiunse
legionibus pervenit. Ibi cognoscit LX naves, quae in Porto Izio. Qui apprese che sessanta navi, costruite nelle
Meldis factae erant, tempestate reiectas cursum tenere terre dei Meldi, erano state respinte da una tempesta e
non potuisse atque eodem unde erant profectae non avevano potuto tenere la rotta, per cui erano rientrate
revertisse; reliquas paratas ad navigandum atque alla base di partenza; trovò, però, le altre pronte a salpare
omnibus rebus instructas invenit. Eodem equitatus ed equipaggiate di tutto punto. Qui lo raggiunsero
totius Galliae convenit, numero milium quattuor, contingenti di cavalleria da ogni parte della Gallia, per
principesque ex omnibus civitatibus; ex quibus un complesso di circa quattromila uomini, insieme ai
perpaucos, quorum in se fidem perspexerat, relinquere principi dei vari popoli: ne lasciò in Gallia ben pochi,
in Gallia, reliquos obsidum loco secum ducere quelli di provata lealtà; gli altri aveva deliberato di
decreverat, quod, cum ipse abesset, motum Galliae portarseli dietro in qualità di ostaggi, perché temeva, in
verebatur. sua assenza, una sollevazione della Gallia.

VI
Erat una cum ceteris Dumnorix Aeduus, de quo ante ab Tra gli altri c'era l'eduo Dumnorige, di cui abbiamo già
nobis dictum est. Hunc secum habere in primis parlato. Fu uno dei primi che Cesare decise di tenere con
constituerat, quod eum cupidum rerum novarum, sé, conoscendone il desiderio di rivolgimento,
cupidum imperi, magni animi, magnae inter Gallos l'ambizione di comandare, la forza d'animo e il grande
auctoritatis cognoverat. Accedebat huc quod in concilio prestigio tra i Galli. Inoltre, nell'assemblea degli Edui,
Aeduorum Dumnorix dixerat sibi a Caesare regnum Dumnorige aveva detto che Cesare gli aveva offerto il
civitatis deferri; quod dictum Aedui graviter ferebant, regno: ciò non piaceva affatto agli Edui, ma non osavano
neque recusandi aut deprecandi causa legatos ad inviare messi a Cesare per opporsi o per invitarlo a
Caesarem mittere audebant. Id factum ex suis desistere. Della faccenda Cesare era stato informato dai
hospitibus Caesar cognoverat. Ille omnibus primo suoi ospiti. Dumnorige, in un primo tempo, ricorse a ogni
precibus petere contendit ut in Gallia relinqueretur, sorta di preghiere per riuscire a restare in Gallia: disse di
partim quod insuetus navigandi mare timeret, partim aver paura del mare, inesperto com'era di navigazione,
quod religionibus impediri sese diceret. Posteaquam id addusse come scusa un impedimento d'ordine religioso.
obstinate sibi negari vidit, omni spe impetrandi Quando vide le sue richieste tenacemente respinte, persa
adempta principes Galliae sollicitare, sevocare singulos ogni speranza di raggiungere il suo scopo, cominciò a
hortarique coepit uti in continenti remanerent: metu sobillare i principi della Gallia e a terrorizzarli; li
territare: non sine causa fieri, ut Gallia omni nobilitate prendeva in disparte, li spingeva a non lasciare il
spoliaretur; id esse consilium Caesaris, ut quos in continente: non era un caso se la Gallia veniva privata di
conspectu Galliae interficere vereretur, hos omnes in tutti i nobili; si trattava di un piano di Cesare, che, non
Britanniam traductos necaret; fidem reliquis avendo il coraggio di eliminarli sotto gli occhi dei Galli,
interponere, iusiurandum poscere, ut quod esse ex usu li portava in Britannia per ucciderli; come garanzia per
Galliae intellexissent communi consilio administrarent. loro, Dumnorige dava la propria parola, ma ne esigeva la
Haec a compluribus ad Caesarem deferebantur. promessa, con giuramento solenne, di provvedere di
comune accordo a ciò che ritenevano l'interesse della
Gallia. Le mosse di Dumnorige vennero riferite a Cesare
da più d'uno.

VII
Qua re cognita Caesar, quod tantum civitati Aeduae Non appena lo seppe, Cesare, in quanto attribuiva molto
dignitatis tribuebat, coercendum atque deterrendum prestigio al popolo eduo, stimava necessario tenere a
quibuscumque rebus posset Dumnorigem statuebat; freno e dissuadere Dumnorige con qualsiasi mezzo. E
quod longius eius amentiam progredi videbat, vedendo che la follia del Gallo non faceva che crescere
prospiciendum, ne quid sibi ac rei publicae nocere sempre di più, passò alle misure necessarie per evitare
posset. Itaque dies circiter XXV in eo loco commoratus, danni a sé e alla repubblica. Così, nel periodo in cui fu
quod Corus ventus navigationem impediebat, qui costretto a rimanere a Porto Izio, circa venticinque
magnam partem omnis temporis in his locis flare giorni, perché il vento coro, che in quella regione soffia
consuevit, dabat operam ut in officio Dumnorigem pressoché costante in ogni epoca dell'anno, impediva la
contineret, nihilo tamen setius omnia eius consilia navigazione, Cesare si adoperava per tenere al suo posto
cognosceret: tandem idoneam nactus tempestatem Dumnorige e per conoscerne, al tempo stesso, tutti i
milites equitesque conscendere in naves iubet. At piani. Alla fine, sfruttando il tempo propizio alla
omnium impeditis animis Dumnorix cum equitibus navigazione, ordina ai soldati e ai cavalieri di imbarcarsi.
Aeduorum a castris insciente Caesare domum discedere Ma mentre tutti erano intenti a tale operazione,
coepit. Qua re nuntiata Caesar intermissa profectione Dumnorige, alla testa dei cavalieri edui, si allontana dal
atque omnibus rebus postpositis magnam partem campo e si dirige in patria, all'insaputa di Cesare.
equitatus ad eum insequendum mittit retrahique Appena informato, sospesa la partenza e rimandata ogni
imperat; si vim faciat neque pareat, interfici iubet, nihil altra faccenda, Cesare lancia all'inseguimento di
hunc se absente pro sano facturum arbitratus, qui Dumnorige il grosso della cavalleria e comanda di
praesentis imperium neglexisset. Ille enim revocatus ricondurlo all'accampamento; se si fosse ribellato e non
resistere ac se manu defendere suorumque fidem avesse eseguito gli ordini, dà disposizione di ucciderlo,
implorare coepit, saepe clamitans liberum se liberaeque non attendendosi nulla di sensato, in propria assenza, da
esse civitatis. Illi, ut erat imperatum, circumsistunt un uomo che aveva dissubbidito al suo cospetto.
hominem atque interficiunt: at equites Aedui ad All'intimazione di tornare indietro, Dumnorige comincia
Caesarem omnes revertuntur. a opporre resistenza, si difende con la forza, scongiura i
suoi di osservare i patti, proclamandosi più volte, a gran
voce, uomo libero di un popolo libero. I Romani,
conforme agli ordini, lo circondano e lo uccidono: tutti i
cavalieri edui ritornano da Cesare.

VIII
His rebus gestis, Labieno in continente cum tribus Dopo tali avvenimenti, Cesare lasciò Labieno sul
legionibus et equitum milibus duobus relicto ut portus continente con tre legioni e duemila cavalieri, per
tueretur et rem frumentariam provideret quaeque in difendere i porti, provvedere alle scorte di grano, tenersi
Gallia gererentur cognosceret consiliumque pro al corrente della situazione in Gallia e prendere decisioni
tempore et pro re caperet, ipse cum quinque legionibus sulla base del momento e delle circostanze. Dal canto
et pari numero equitum, quem in continenti reliquerat, suo, salpò alla testa di cinque legioni e di tanti cavalieri,
ad solis occasum naves solvit et leni Africo provectus quanti ne aveva lasciati in terraferma; fece vela verso il
media circiter nocte vento intermisso cursum non tramonto, al soffio leggero dell'africo, che però cessò
tenuit, et longius delatus aestu orta luce sub sinistra verso mezzanotte, impedendogli di tenere la rotta: spinto
Britanniam relictam conspexit. Tum rursus aestus piuttosto lontano dalla marea, all'alba vide che aveva
commutationem secutus remis contendit ut eam partem lasciato la Britannia alla sua sinistra. Allora, sfruttando,
insulae caperet, qua optimum esse egressum superiore adesso, la marea, che aveva cambiato direzione, a forza
aestate cognoverat. Qua in re admodum fuit militum di remi cercò di raggiungere la zona dell'isola che - lo
virtus laudanda, qui vectoriis gravibusque navigiis non sapeva dall'estate precedente - consentiva un
intermisso remigandi labore longarum navium cursum comodissimo accesso. Nel corso della manovra,
adaequarunt. Accessum est ad Britanniam omnibus veramente lodevole fu l'impegno dei soldati: pur con navi
navibus meridiano fere tempore, neque in eo loco hostis da trasporto appesantite dai carichi, senza mai smettere
est visus; sed, ut postea Caesar ex captivis cognovit, di remare, riuscirono a uguagliare la velocità delle navi
cum magnae manus eo convenissent, multitudine da guerra. Approdò in Britannia con tutte le navi verso
navium perterritae, quae cum annotinis privatisque mezzogiorno, senza alcun nemico in vista; come apprese
quas sui quisque commodi fecerat amplius octingentae in seguito dai prigionieri, i Britanni, giunti sul luogo con
uno erant visae tempore, a litore discesserant ac se in truppe numerose, erano rimasti atterriti alla vista della
superiora loca abdiderant. nostra flotta: erano apparse, contemporaneamente, più di
ottocento unità, comprese le navi dell'anno precedente e
le imbarcazioni private che alcuni avevano costruito per
propria comodità. Quindi, i nemici avevano abbandonato
il litorale e si erano rifugiati sulle alture.

IX
Caesar eito exercitu et loco castris idoneo capto, ubi ex Cesare provvide allo sbarco dell'esercito e alla scelta di
captivis cognovit quo in loco hostium copiae un luogo adatto per il campo. Non appena dai prigionieri
consedissent, cohortibus decem ad mare relictis et seppe dove si erano attestate le truppe nemiche, lasciò
equitibus trecentis, qui praesidio navibus essent, de nella zona costiera dieci coorti e trecento cavalieri a
tertia vigilia ad hostes contendit, eo minus veritus presidio delle navi e, dopo mezzanotte, mosse contro i
navibus, quod in litore molli atque aperto deligatas ad nemici, senza alcun timore per le imbarcazioni, lasciate
ancoram relinquebat, et praesidio navibus Q. Atrium all'ancora su un litorale in lieve pendio e senza scogli;
praefecit. Ipse noctu progressus milia passuum circiter lasciò a capo del distaccamento e delle navi Q. Atrio.
XII hostium copias conspicatus est. Illi equitatu atque Dopo aver percorso, di notte, circa dodici miglia, Cesare
essedis ad flumen progressi ex loco superiore nostros avvistò i nemici, che dalle alture, con la cavalleria e i
prohibere et proelium committere coeperuut. Repulsi ab carri, avanzarono verso il fiume: qui, stando in posizione
equitatu se in silvas abdiderunt, locum nacti egregie et più elevata, impedirono ai nostri di procedere e
natura et opere munitum, quem domestici belli, ut attaccarono battaglia. Respinti dalla cavalleria, cercarono
videbantur, causa iam ante praeparaverant: nam crebris rifugio nelle selve, sfruttando una zona egregiamente
arboribus succisis omnes introitus erant praeclusi. Ipsi difesa dalla conformazione naturale e da fortificazioni
ex silvis rari propugnabant nostrosque intra munitiones allestite già in passato, probabilmente in occasione di
ingredi prohibebant. At milites legionis septimae, guerre interne: avevano abbattuto molti alberi,
testudine facta et aggere ad munitiones adiecto, locum disponendoli in modo da precludere ogni accesso. I
ceperunt eosque ex silvis expulerunt paucis vulneribus Britanni, disseminati qua e là, combattevano dall'interno
acceptis. Sed eos fugientes longius Caesar prosequi delle selve e ostacolavano l'ingresso dei nostri nella loro
vetuit, et quod loci naturam ignorabat, et quod magna roccaforte. Ma i soldati della settima legione, dopo aver
parte diei consumpta munitioni castrorum tempus formato la testuggine ed essere riusciti a costruire un
relinqui volebat. terrapieno fino ai baluardi nemici, presero la postazione
dei Britanni e, subendo poche perdite, li costrinsero a
lasciare le selve. Ma Cesare ordinò di non proseguire
l'inseguimento, sia perché non conosceva la zona, sia
perché era già giorno inoltrato e voleva dedicare le ultime
ore di luce a rinsaldare le difese del proprio campo.

X
Postridie eius diei mane tripertito milites equitesque in La mattina successiva, inviò all'inseguimento del nemico
expeditionem misit, ut eos qui fugerant persequerentur. in fuga tre colonne di legionari e cavalieri. I nostri
His aliquantum itineris progressis, cum iam extremi avevano già percorso un certo tratto ed erano ormai in
essent in prospectu, equites a Quinto Atrio ad Caesarem vista dei primi fuggiaschi, quando alcuni cavalieri inviati
venerunt, qui nuntiarent superiore nocte maxima coorta da Q. Atrio raggiunsero Cesare per riferirgli che la notte
tempestate prope omnes naves adflictas atque in litore precedente era scoppiata una violentissima tempesta:
eiectas esse, quod neque ancorae funesque subsisterent, quasi tutte le navi avevano subito danni ed erano state
neque nautae gubernatoresque vim tempestatis pati sbattute sul litorale; non avevano retto né le ancore, né le
possent; itaque ex eo concursu navium magnum esse gomene; nulla avevano potuto marinai e timonieri contro
incommodum acceptum. la violenza della tempesta: le navi avevano cozzato le une
contro le altre, riportando gravi danni.

XI
His rebus cognitis Caesar legiones equitatumque Informato dell'accaduto, Cesare ordina alle legioni e alla
revocari atque in itinere resistere iubet, ipse ad naves cavalleria di ritornare e di resistere durante il rientro; lui
revertitur; eadem fere quae ex nuntiis litterisque personalmente raggiunge le navi. Constata, con i suoi
cognoverat coram perspicit, sic ut amissis circiter XL occhi, che la situazione all'incirca corrispondeva alle
navibus reliquae tamen refici posse magno negotio informazioni ricevute dalla lettera e dai messi:
viderentur. Itaque ex legionibus fabros deligit et ex risultavano perdute circa quaranta navi, ma le altre
continenti alios arcessi iubet; Labieno scribit, ut quam sembravano riparabili, sia pur con grandi fatiche. Così,
plurimas posset eis legionibus, quae sunt apud eum, tra i legionari sceglie dei carpentieri e ne fa arrivare altri
naves instituat. Ipse, etsi res erat multae operae ac dal continente. Scrive a Labieno di costruire, con le
laboris, tamen commodissimum esse statuit omnes legioni a sua disposizione, quante più navi possibile.
naves subduci et cum castris una munitione coniungi. Sebbene l'operazione risultasse molto complicata e
In his rebus circiter dies X consumit ne nocturnis faticosa, decide che la soluzione migliore consisteva nel
quidem temporibus ad laborem militum intermissis. tirare in secco tutte le navi e congiungerle
Subductis navibus castrisque egregie munitis easdem all'accampamento con una fortificazione unica. I lavori
copias, quas ante, praesidio navibus reliquit: ipse richiedono circa dieci giorni, durante i quali i soldati non
eodem unde redierat proficiscitur. Eo cum venisset, si concedono mai una sosta, neppure di notte. Tirate in
maiores iam undique in eum locum copiae Britannorum secco le imbarcazioni e ben munito il campo, lascia a
convenerant summa imperi bellique administrandi presidio delle navi le stesse truppe di prima e ritorna da
communi consilio permissa Cassivellauno, cuius fines a dove era venuto. Appena giunto, vede che già si erano lì
maritimis civitatibus fiumen dividit, quod appellatur radunate, ben più numerose di prima, truppe nemiche
Tamesis, a mari circiter milia passuum LXXX. Huic provenienti da tutte le regioni: il comando supremo delle
superiore tempore cum reliquis civitatibus continentia operazioni era stato affidato, per volontà comune, a
bella intercesserant; sed nostro adventu permoti Cassivellauno, sovrano di una regione separata dai popoli
Britanni hunc toti bello imperioque praefeceraut. che abitavano lungo il mare da un fiume chiamato
Tamigi e distante dal mare circa ottanta miglia. In
passato, tra Cassivellauno e gli altri popoli c'era stata
continua guerra, ma adesso i Britanni, preoccupati per il
nostro arrivo, gli avevano conferito il comando supremo
delle operazioni.

XII
Britanniae pars interior ab eis incolitur quos natos in Nella parte interna della Britannia gli abitanti, secondo
insula ipsi memoria proditum dicunt, maritima ab eis, quanto essi stessi dicono per remota memoria, sono
qui praedae ac belli inferendi causa ex Belgio autoctoni, mentre nelle regioni costiere vivono genti
transierunt (qui omnes fere eis nominibus civitatum venute dal Belgio a scopo di bottino e di guerra e che,
appellantur, quibus orti ex civitatibus eo pervenerunt) et dopo la guerra, si erano qui insediate dandosi
bello illato ibi permanserunt atque agros colere all'agricoltura: quasi tutte queste genti conservano i nomi
coeperunt. Hominum est infinita multitudo dei gruppi di origine. La popolazione è numerosissima,
creberrimaque aedificia fere Gallicis consimilia, molto fitte le case, abbastanza simili alle abitazioni dei
pecorum magnus numerus. Vtuntur aut aere aut Galli, elevato il numero dei capi di bestiame. Come
nummo aureo aut taleis ferreis ad certum pondus denaro usano rame o monete d'oro, oppure, in
examinatis pro nummo. Nascitur ibi plumbum album in sostituzione, sbarrette di ferro di un determinato peso. Le
mediterraneis regionibus, in maritimis ferrum, sed eius regioni dell'interno sono ricche di stagno, sulla costa si
exigua est copia; aere utuntur importato. Materia trova ferro, ma in piccola quantità; usano rame
cuiusque generis ut in Gallia est, praeter fagum atque importato. Ci sono alberi d'ogni genere, come in Gallia,
abietem. Leporem et gallinam et anserem gustare fas tranne faggi e abeti. La loro religione vieta di mangiare
non putant; haec tamen alunt animi voluptatisque lepri, galline e oche, animali che essi, comunque,
causa. Loca sunt temperatiora quam in Gallia, allevano per proprio piacere. Il clima è più temperato che
remissioribus frigoribus. in Gallia, il freddo meno intenso.

XIII
Insula natura triquetra, cuius unum latus est contra L'isola ha forma triangolare, con un lato posto di fronte
Galliam. Huius lateris alter angulus, qui est ad alla Gallia: un angolo di questo lato, verso il Canzio,
Cantium, quo fere omnes ex Gallia naves appelluntur, dove approdano quasi tutte le navi provenienti dalla
ad orientem solem, inferior ad meridiem spectat. Hoc Gallia, è rivolto a oriente; l'altro, più basso, guarda a
pertinet circiter mila passuum quingenta. Alterum meridione. Questo lato è lungo circa cinquecento miglia.
vergit ad Hispaniam atque occidentem solem; qua ex Un altro lato è volto verso la Spagna e occidente: su
parte est Hibernia, dimidio minor, ut aestimatur, quam questo versante c'è l'Ibernia, un'isola che si reputa circa
Britannia, sed pari spatio transmissus atque ex Gallia la metà della Britannia e che da essa dista tanto quanto la
est in Britanniam. In hoc medio cursu est insula, quae Britannia stessa dalla Gallia. A metà strada si trova
appellatur Mona: complures praeterea minores un'isola chiamata Mona; inoltre, si ritiene che ci siano
subiectae insulae existimantur, de quibus insulis molte altre isole minori lungo la costa: alcuni hanno
nonnulli scripserunt dies continuos triginta sub bruma scritto che in esse, nel periodo del solstizio d'inverno, la
esse noctem. Nos nihil de eo percontationibus notte dura trenta giorni consecutivi. Noi non siamo
reperiebamus, nisi certis ex aqua mensuris breviores riusciti a raccogliere altre notizie in proposito, malgrado
esse quam in continenti noctes videbamus. Huius est le nostre domande; abbiamo solo constatato che qui le
longitudo lateris, ut fert illorum opinio, septingentorum notti, misurate con precisione mediante clessidre ad
milium. Tertium est contra septentriones; cui parti nulla acqua, sono più brevi rispetto al continente. La lunghezza
est obiecta terra, sed eius angulus lateris maxime ad di questo lato, secondo l'opinione degli autori citati, è di
Germaniam spectat. Hoc milia passuum octingenta in settecento miglia. Il terzo lato è rivolto a settentrione:
longitudinem esse existimatur. Ita omnis insula est in nessuna terra gli sta di fronte, ma un suo lembo guarda
circuitu vicies centum milium passuum. essenzialmente verso la Germania. Si ritiene che si
estenda per ottocento miglia. Così, il perimetro totale
dell'isola risulta di duemila miglia.

XIV
Ex his omnibus longe sunt humanissimi qui Cantium Tra tutti i popoli della Britannia, i più civili in assoluto
incolunt, quae regio est maritima omnis, neque multum sono gli abitanti del Canzio, una regione completamente
a Gallica differunt consuetudine. Interiores plerique marittima non molto dissimile per usi e costumi dalla
frumenta non serunt, sed lacte et carne vivunt Gallia. Gli abitanti dell'interno, per la maggior parte, non
pellibusque sunt vestiti. Omnes vero se Britanni vitro seminano grano, ma si nutrono di latte e carne e si
inficiunt, quod caeruleum efficit colorem, atque hoc vestono di pelli. Tutti i Britanni, poi, si tingono col
horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt guado, che produce un colore turchino, e perciò in
promisso atque omni parte corporis rasa praeter caput battaglia il loro aspetto è ancor più terrificante; portano i
et labrum superius. Vxores habent deni duodenique capelli lunghi e si radono in ogni parte del corpo, a
inter se communes et maxime fratres cum fratribus eccezione della testa e del labbro superiore. Hanno le
parentesque cum liberis; sed qui sunt ex his nati, eorum donne in comune, vivendo in gruppi di dieci o dodici,
habentur liberi, quo primum virgo quaeque deducta est. soprattutto fratelli con fratelli e genitori con figli; se
nascono dei bambini, sono considerati figli dell'uomo che
per primo si è unito alla donna.

XV
Equites hostium essedariique acriter proelio cum I cavalieri e gli essedari nemici si scontrarono duramente
equitatu nostro in itinere conflixerunt, tamen ut nostri con la nostra cavalleria in marcia, che però ebbe il
omnibus partibus superiores fuerint atque eos in silvas sopravvento in ogni settore e li respinse nelle selve e sui
collesque compulerint; sed compluribus interfectis colli. I nostri, però, dopo averne uccisi molti, li
cupidius insecuti nonnullos ex suis amiserunt. At illi inseguirono con eccessiva foga e riportarono alcune
intermisso spatio imprudentibus nostris atque occupatis perdite. I Britanni per un po' attesero, poi, all'improvviso,
in munitione castrorum subito se ex statione pro castris dalle selve si precipitarono sui nostri, che non se
collocati, acriter pugnaverunt, duabusque missis l'aspettavano ed erano intenti ai lavori di fortificazione:
subsidio cohortibus a Caesare atque eis primis assalite le guardie di fronte all'accampamento, si
legionum duarum, cum hae perexiguo intermisso loci batterono accanitamente. Cesare inviò in aiuto due coorti
spatio inter se constitissent, novo genere pugnae - le prime di due legioni - che si schierarono a brevissima
perterritis nostris per medios audacissime perruperunt distanza l'una dall'altra. Ma mentre i nostri erano atterriti
seque inde incolumes receperunt. Eo die Quintus dalla nuova tattica di combattimento degli avversari, i
Laberius Durus, tribunus militum, interficitur. Illi Britanni, con estrema audacia, sfondarono il fronte tra le
pluribus submissis cohortibus repelluntur. due coorti e, quindi, ripararono in salvo. Quel giorno
perde la vita Q. Laberio Duro, tribuno militare. I nemici
vengono respinti grazie all'invio di altre coorti a rinforzo.

XVI
Toto hoc in genere pugnae, cum sub oculis omnium ac Nel suo insieme, il tipo di battaglia, svoltasi sotto gli
pro castris dimicaretur, intellectum est nostros propter occhi di tutti, davanti all'accampamento, ci permise di
gravitatem armorum, quod neque insequi cedentes capire che i nostri non erano preparati ad affrontare un
possent neque ab signis discedere auderent, minus aptos avversario del genere: appesantiti dall'armamento, i
esse ad huius generis hostem, equites autem magno Romani non erano in grado di inseguire i nemici in fuga,
cum periculo proelio dimicare, propterea quod illi né osavano allontanarsi dalle insegne. I cavalieri, poi,
etiam consulto plerumque cederent et, cum paulum ab correvano grossi rischi nella mischia, perché gli avversari
legionibus nostros removissent, ex essedis desilirent et per lo più cedevano, anche di proposito: quando erano
pedibus dispari proelio contenderent. Equestris autem riusciti a portare i nostri cavalieri abbastanza lontano
proeli ratio et cedentibus et insequentibus par atque dalle legioni, scendevano dai carri e, a piedi,
idem periculum inferebat. Accedebat huc ut numquam combattevano in posizione di vantaggio. Così, la natura
conferti sed rari magnisque intervallis proeliarentur degli scontri di cavalleria era identica per chi inseguiva e
stationesque dispositas haberent, atque alios alii per chi si ritirava, presentando pari pericolo per
deinceps exciperent, integrique et recentes defetigatis entrambi. Inoltre, i nemici non lottavano mai in
succederent. formazione serrata, ma a piccoli gruppi molto distanziati,
disponendo postazioni di riserva: a turno gli uni
subentravano agli altri, soldati freschi e riposati davano il
cambio a chi era stanco.

XVII
Postero die procul a castris hostes in collibus L'indomani i nemici si attestarono sui colli, lontano
constiterunt rarique se ostendere et lenius quam pridie dall'accampamento. Cominciarono ad avanzare in ordine
nostros equites proelio lacessere coeperunt. Sed sparso e a sfidare la nostra cavalleria con minor foga del
meridie, cum Caesar pabulandi causa tres legiones giorno precedente. Ma nel pomeriggio, dopo che Cesare
atque omnem equitatum cum Gaio Trebonio legato aveva inviato in cerca di foraggio tre legioni e tutta la
misisset, repente ex omnibus partibus ad pabulatores cavalleria agli ordini del legato C. Trebonio,
advolaverunt, sic uti ab signis legionibusque non all'improvviso i nemici piombarono su di essi da ogni
absisterent. Nostri acriter in eos impetu facto direzione, stringendosi attorno alle insegne e alle legioni.
reppulerunt neque finem sequendi fecerunt, quoad I nostri, con un veemente assalto, li respinsero e li
subsidio confisi equites, cum post se legiones viderent, incalzarono: i cavalieri, contando sull'appoggio delle
praecipites hostes egerunt magnoque eorum numero legioni, che vedevano alle spalle, costrinsero i nemici a
interfecto neque sui colligendi neque consistendi aut ex una fuga precipitosa, ne fecero strage e non diedero loro
essedis desiliendi facultatem dederunt. Ex hac fuga la possibilità né di raccogliersi, né di attestarsi o di
protinus, quae undique convenerant, auxilia scendere dai carri. Questa fuga provocò subito la
discesserunt, neque post id tempus umquam summis dispersione delle truppe ausiliarie dei Britanni, che erano
nobiscum copiis hostes contenderunt. giunte da ogni regione: in seguito, il nemico non ci
avrebbe più affrontato con l'esercito al completo.
XVIII
Caesar cognito consilio eorum ad flumen Tamesim in Cesare, informato delle intenzioni dei Britanni, condusse
fines Cassivellauni exercitum duxit; quod flumen uno l'esercito nelle terre di Cassivellauno, verso il Tamigi,
omnino loco pedibus, atque hoc aegre, transiri potest. fiume che può essere guadato a piedi solo in un punto, e a
Eo cum venisset, animum advertit ad alteram fluminis stento. Appena giunto, si rese conto che sull'altra sponda
ripam magnas esse copias hostium instructas. Ripa erano schierate ingenti forze nemiche. La riva, poi, era
autem erat acutis sudibus praefixis munita, eiusdemque difesa da pali aguzzi piantati nel terreno, così come altri
generis sub aqua defixae sudes flumine tegebantur. His simili, sott'acqua, erano celati dal fiume. Messo al
rebus cognitis a captivis perfugisque Caesar praemisso corrente di ciò dai prigionieri e dai fuggiaschi, Cesare
equitatu confestim legiones subsequi iussit. Sed ea mandò in avanti la cavalleria e ordinò alle legioni di
celeritate atque eo impetu milites ierunt, cum capite seguirla senza indugio. I nostri, pur riuscendo a tenere
solo ex aqua exstarent, ut hostes impetum legionum fuori dall'acqua solo la testa, avanzarono con una rapidità
atque equitum sustinere non possent ripasque e un impeto tale, che gli avversari, non essendo in grado
dimitterent ac se fugae mandarent. di reggere all'assalto delle legioni e della cavalleria,
abbandonarono la riva e fuggirono.

XIX
Cassivellaunus, ut supra demonstravimus, omni Cassivellauno - lo abbiamo detto in precedenza - persa
deposita spe contentionis dimissis amplioribus copiis ogni speranza di proseguire nello scontro aperto, aveva
milibus circiter quattuor essedariorum relictis itinera congedato il grosso dell'esercito e con solo circa
nostra servabat paulumque ex via excedebat locisque quattromila essedari sorvegliava i nostri movimenti: si
impeditis ac silvestribus sese occultabat, atque eis teneva a poca distanza dalle strade, nascosto in luoghi di
regionibus quibus nos iter facturos cognoverat pecora difficile accesso e fitti di boschi; nelle zone per cui sapeva
atque homines ex agris in silvas compellebat et, cum che dovevamo transitare cacciava via bestiame e
equitatus noster liberius praedandi vastandique causa se popolazione dalle campagne nelle foreste. Quando la
in agros eiecerat, omnibus viis semitisque essedarios ex nostra cavalleria si spingeva troppo in là nei campi, per
silvis emittebat et magno cum periculo nostrorum saccheggiare e devastare, lungo tutte le strade e i sentieri,
equitum cum eis confligebat atque hoc metu latius dai boschi Cassivellauno lanciava all'attacco i carri e
vagari prohibebat. Relinquebatur ut neque longius ab combatteva con i nostri con tale rischio per loro, da
agmine legionum discedi Caesar pateretur, et tantum in costringerli, per il timore di scontri, a non spingersi
agris vastandis incendiisque faciendis hostibus troppo distante. A Cesare non restava che impedire alla
noceretur, quantum labore atque itinere legionarii cavalleria di allontanarsi troppo dal grosso delle legioni
milites efficere poterant. in marcia, e accontentarsi di danneggiare i nemici
devastandone le campagne e appiccando incendi, per
quanto lo potevano i legionari, impegnati in marce
faticose.

XX
Interim Trinobantes, prope firmissima earum regionum Nel frattempo giunge a Cesare un'ambasceria da parte dei
civitas, ex qua Mandubracius adulescens Caesaris Trinovanti, il più potente, o quasi, tra i popoli di quelle
fidem secutus ad eum in continentem Galliam venerat, regioni. In passato, uno di essi, il giovane Mandubracio,
cuius pater in ea civitate regnum obtinuerat si era posto sotto la protezione di Cesare e lo aveva
interfectusque erat a Cassivellauno, ipse fuga mortem raggiunto sul continente: suo padre era diventato re ed
vitaverat, legatos ad Caesarem mittunt pollicenturque era stato ucciso da Cassivellauno, mentre lui si era
sese ei dedituros atque imperata facturos; petunt, ut salvato con la fuga. Gli ambasciatori dei Trinovanti,
Mandubracium ab iniuria Cassivellauni defendat atque promettendo resa e obbedienza, chiedono a Cesare di
in civitatem mittat, qui praesit imperiumque obtineat. tutelare Mandubracio dai soprusi di Cassivellauno e di
His Caesar imperat obsides quadraginta frumentumque inviarlo al suo popolo per diventarne il capo e assumere
exercitui Mandubraciumque ad eos mittit. Illi imperata il potere. Cesare esige da loro quaranta ostaggi e grano
celeriter fecerunt, obsides ad numerum frumentumque per l'esercito e invia Mandubracio. I Trinovanti
miserunt. eseguirono rapidamente gli ordini e mandarono gli
ostaggi, secondo il numero fissato, e il grano.

XXI
Trinobantibus defensis adque ab omni militum niuria Vedendo i Trinovanti protetti e al sicuro da ogni attacco
prohibitis Cenimagni, Segontiaci, Ancalites, Bibroci, militare, i Cenimagni, i Segontiaci, gli Ancaliti, i Bibroci
Cassi legationibus missis sese Caesari dedumt. Ab his e i Cassi mandarono a Cesare ambascerie per arrendersi.
cognoscit non longe ex eo loco oppidum Cassivellauni Da essi seppe che, non lontano, sorgeva la roccaforte di
abesse silvis paludibusque munitum, quo satis magnus Cassivellauno difesa da selve e paludi, dove erano stati
hominum pecorisque numerus onvenerit. Oppidum concentrati uomini e bestiame in numero ragguardevole.
autem Britanni vocant, cum silvas impeditas vallo I Britanni, in effetti, chiamano roccaforte una selva
atque fossa munierunt, quo incursionis hostium impraticabile munita da vallo e fossa, dove di solito si
vitandae causa convenire consuerunt. Eo proficiscitur raccolgono per sottrarsi alle incursioni dei nemici. Lì
cum legionibus: locum reperit egregie natura atque Cesare si diresse con le legioni: si imbatté in un luogo
opere munitum; tamen hunc duabus ex partibus estremamente ben protetto sia dalla conformazione
oppugnare contendit. Hostes paulisper morati militum naturale, sia dall'opera dell'uomo. Nonostante ciò,
nostrorum impetum non tulerunt seseque alia ex parte intraprese l'assedio su due fronti. I nemici opposero una
oppidi eiecerunt. Magnus ibi numerus pecoris repertus, breve resistenza, ma non riuscirono a frenare l'assalto dei
multique in fuga sunt comprehensi atque interfecti. nostri e cercarono di mettersi in salvo da un'altra parte
della roccaforte. Qui venne trovato un gran numero di
capi di bestiame e molti dei fuggiaschi furono catturati e
uccisi.

XXII
Dum haec in his locis geruntur, Cassivellaunus ad Nel corso di tali avvenimenti, Cassivellauno invia dei
Cantium, quod esse ad mare supra demonstravimus, messi nel Canzio, regione che si affaccia sul mare - lo si
quibus regionibus quattuor reges praeerant, Cingetorix, è già ricordato - e che era governata da quattro re:
Carvilius, Taximagulus, Segovax, nuntios mittit atque Cingetorige, Carvilio, Taximagulo e Segovace. A essi
eis imperat uti coactis omnibus copiis castra navalia de ordina di raccogliere tutte le loro truppe e di sferrare un
improviso adoriantur atque oppugent. Ei cum ad castra improvviso attacco all'accampamento navale romano,
venissent, nostri eruptione facta multis eorum ponendolo sotto assedio. Appena i nemici giunsero al
interfectis, capto etiam nobili duce Lugotorige suos campo, i nostri effettuarono una sortita e ne fecero strage:
incolumes reduxerunt. Cassivellaunus hoc proelio catturato anche il loro capo, Lugotorige, di nobile stirpe,
nuntiato tot detrimentis acceptis, vastatis finibus, rientrarono sani e salvi. Quando gli fu annunciato l'esito
maxime etiam permotus defectione civitatum legatos della battaglia, Cassivellauno, visti i tanti rovesci, i
per Atrebatem Commium de deditione ad Caesarem territori devastati e scosso, soprattutto, dalle defezioni,
mittit. Caesar, cum constituisset hiemare in continenti invia, tramite l'atrebate Commio, una legazione a Cesare
propter repentinos Galliae motus, neque multum per trattare la resa. Cesare aveva deciso di svernare sul
aestatis superesset, atque id facile extrahi posse continente per prevenire repentine sollevazioni in Gallia
intellegeret, obsides imperat et quid in annos singulos e si rendeva conto che, volgendo ormai l'estate al
vectigalis populo Romano Britannia penderet constituit; termine, i nemici potevano con facilità temporeggiare.
interdicit atque imperat Cassivellauno, ne Mandubracio Perciò, chiede ostaggi e fissa il tributo che la Britannia
neu Trinobantibus noceat. avrebbe dovuto pagare annualmente al popolo romano. A
Cassivellauno proibisce formalmente di arrecar danno a
Mandubracio o ai Trinovanti.

XXIII
Obsidibus acceptis exercitum reducit ad mare, naves Consegnati gli ostaggi, riconduce l'esercito sulla costa,
invenit refectas. His deductis, quod et captivorum dove trova le navi riparate. Dopo averle calate in acqua,
magnum numerum habebat, et nonnullae tempestate decise di trasportare l'esercito in due viaggi, poiché aveva
deperierant naves, duobus commeatibus exercitum molti prigionieri e alcune navi erano state distrutte dalla
reportare instituit. Ac sic accidit, uti ex tanto navium tempesta. Ma ecco che cosa capitò: di tante navi, in tante
numero tot navigationibus neque hoc neque superiore traversate, non ne era andata perduta neppure una che
anno ulla omnino navis, quae milites portaret, trasportasse soldati, né quell'anno, né l'anno precedente;
desideraretur; at ex eis, quae inanes ex continenti ad delle imbarcazioni, invece, che gli venivano rinviate
eum remitterentur et prioris commeatus eitis militibus vuote dal continente (che si trattasse delle navi di ritorno
et quas postea Labienus faciendas curaverat numero dal primo viaggio dopo aver sbarcato le truppe, oppure
LX, perpaucae locum caperent, reliquae fere omnes delle sessanta costruite in un secondo tempo da Labieno),
reicerentur. Quas cum aliquamdiu Caesar frustra pochissime erano giunte a destinazione, quasi tutte le
exspectasset, ne anni tempore a navigatione altre erano state ributtate sulla costa. Cesare le attese per
excluderetur, quod aequinoctium suberat, necessario un po' inutilmente; poi, per evitare che la stagione -
angustius milites collocavit ac summa tranquillitate l'equinozio era vicino - impedisse la navigazione, fu
consecuta, secunda inita cum solvisset vigilia, prima costretto a stipare i soldati un po' più allo stretto del
luce terram attigit omnesque incolumes naves perduxit. solito. Levate le ancore subito dopo le nove di sera, trovò
il mare molto calmo e all'alba prese terra: aveva portato
in salvo tutte le navi.

XXIV
Subductis navibus concilioque Gallorum Samarobrivae Dopo aver tratto in secca le navi e tenuto l'assemblea dei
peracto, quod eo anno frumentum in Gallia propter Galli a Samarobriva, vista la magra annata per il grano a
siccitates angustius provenerat, coactus est aliter ac causa della siccità, fu costretto a disporre i quartieri
superioribus annis exercitum in hibernis collocare d'inverno in modo diverso rispetto agli anni precedenti e
legionesque in plures civitates distribuere. Ex quibus a ripartire le legioni su più territori. Ne inviò una presso i
unam in Morinos ducendam Gaio Fabio legato dedit, Morini sotto la guida del legato C. Fabio, un'altra con Q.
alteram in Nervios Quinto Ciceroni, tertiam in Esubios Cicerone dai Nervi, una terza con L. Roscio nella regione
Lucio Roscio; quartam in Remis cum Tito Labieno in degli Esuvi; ordinò che una quarta legione, al comando
confinio Treverorum hiemare iussit. Tres in Belgis di T. Labieno, svernasse nei territori dei Remi, al confine
collocavit: eis Marcum Crassum quaestorem et Lucium con i Treveri; ne stanziò tre nel paese dei Belgi, alle
Munatium Plancum et Gaium Trebonium legatos dipendenze del questore M. Crasso e dei legati L.
praefecit. Vnam legionem, quam proxime trans Padum Munazio Planco e C. Trebonio. Una legione, di recente
conscripserat, et cohortes V in Eburones, quorum pars arruolata al di là del Po, venne mandata, insieme a
maxima est inter Mosam ac Rhenum, qui sub imperio cinque coorti, fra gli Eburoni, che per la maggior parte
Ambiorigis et Catuvolci erant, misit. Eis militibus abitano tra la Mosa e il Reno e sui quali regnavano
Quintum Titurium Sabinum et Lucium Aurunculeium Ambiorige e Catuvolco. Il comando ne fu affidato ai
Cottam legatos praeesse iussit. Ad hunc modum legati Q. Titurio Sabino e L. Aurunculeio Cotta. Ripartite
distributis legionibus facillime inopiae frumentariae così le truppe, stimava di poter ovviare, con grande
sese mederi posse existimavit. Atque harum tamen facilità, alla penuria di grano. Gli accampamenti
omnium legionum hiberna praeter eam, quam Lucio invernali di tutte le legioni non distavano, comunque, più
Roscio im pacatissimam et quietissimam partem di cento miglia l'uno dall'altro, eccezion fatta per le
ducendam dederat, milibus passuum centum milizie di L. Roscio, che però doveva condurle in una
continebantur. Ipse interea, quoad legiones collocatas zona del tutto tranquilla e sicura. Dal canto suo, Cesare
munitaque hiberna cognovisset, in Gallia morari decise di fermarsi in Gallia fino a conferma ricevuta che
constituit. le legioni erano stanziate nelle rispettive zone e che gli
accampamenti erano stati fortificati.

XXV
Erat in Carnutibus summo loco natus Tasgetius, cuius Tra i Carnuti viveva una persona di nobili natali,
maiores in sua civitate regnum obtinuerant. Huic Tasgezio, i cui antenati avevano regnato sul paese:
Caesar pro eius virtute atque in se benevolentia, quod Cesare gli aveva restituito il rango degli avi, in
in omnibus bellis singulari eius opera fuerat usus, considerazione del suo valore e della sua fedeltà, dato che
maiorum locum restituerat. Tertium iam hunc annum in tutte le guerre Cesare si era avvalso del suo contributo
regnantem inimici, multis palam ex civitate eius incomparabile. Tasgezio era già al suo terzo anno di
auctoribus, eum interfecerunt. Defertur ea res ad regno, quando i suoi oppositori lo eliminarono con una
Caesarem. Ille veritus, quod ad plures pertinebat, ne congiura, mentre anche molti cittadini avevano
civitas eorum impulsu deficeret, Lucium Plancum cum appoggiato apertamente il piano. La cosa viene riferita a
legione ex Belgio celeriter in Carnutes proficisci iubet Cesare, che, temendo una defezione dei Carnuti sotto la
ibique hiemare quorumque opera cognoverat Tasgetium spinta degli oppositori - parecchi erano implicati nella
interfectum, hos comprehensos ad se mittere. Interim vicenda - ordina a L. Planco di partire al più presto dal
ab omnibus legatis quaestoreque, quibus legiones Belgio alla testa della sua legione, di raggiungere il
tradiderat, certior factus est in hiberna perventum territorio dei Carnuti e di passarvi l'inverno: chiunque gli
locumque hibernis esse munitum. risultasse implicato nell'uccisione di Tasgezio, doveva
essere arrestato e inviato a Cesare. Nello stesso tempo,
tutti gli ufficiali preposti alle legioni informano Cesare
che erano giunti ai quartieri d'inverno e che le
fortificazioni erano ormai ultimate.

XXVI
Diebus circiter XV, quibus in hiberna ventum est, Circa quindici giorni dopo l'arrivo agli accampamenti
initium repentini tumultus ac defectionis ortum est ab invernali, improvvisamente scoppiò un'insurrezione
Ambiorige et Catuvolco; qui, cum ad fines regni sui guidata da Ambiorige e Catuvolco. Costoro si erano
Sabino Cottaeque praesto fuissent frumentumque in presentati al confine dei loro territori, a disposizione di
hiberna comportavissent, Indutiomari Treveri nuntiis Sabino e di Cotta e avevano consegnato grano
impulsi suos concitaverunt subitoque oppressis all'accampamento; in seguito, però, spinti dai messi del
lignatoribus magna manu ad castra oppugnatum trevero Induziomaro, avevano chiamato i loro a raccolta
venerunt. Cum celeriter nostri arma cepissent e, sopraffatti i nostri legionari in cerca di legna, con
vallumque adscendissent atque una ex parte Hispanis ingenti forze avevano stretto d'assedio il campo. Mentre i
equitibus emissis equestri proelio superiores fuissent, nostri impugnavano rapidamente le armi e salivano sul
desperata re hostes suos ab oppugnatione reduxerunt. vallo, i cavalieri spagnoli, usciti da una porta del campo,
Tum suo more conclamaverunt, uti aliqui ex nostris ad sferravano un attacco in cui ebbero la meglio: gli
colloquium prodiret: habere sese, quae de re communi avversari, persa ogni speranza di vittoria, furono costretti
dicere vellent, quibus rebus controversias minui posse a togliere l'assedio. Poi, a gran voce, come è loro
sperarent. costume, chiesero che qualcuno dei nostri si facesse
avanti per parlamentare: avevano da riferire informazioni
d'interesse comune, grazie alle quali speravano di poter
risolvere i contrasti.
XXVII
Mittitur ad eos colloquendi causa Gaius Arpineius, Al colloquio viene inviato C. Arpineio, cavaliere romano,
eques Romanus, familiaris Quinti Tituri, et Quintus parente di Q. Titurio, insieme a uno Spagnolo, un certo
Iunius ex Hispania quidam, qui iam ante missu Q. Giunio, che in passato, per incarico di Cesare, si era
Caesaris ad Ambiorigem ventitare consuerat; apud quos già più volte recato da Ambiorige. A essi Ambiorige parlò
Ambiorix ad hunc modum locutus est: Sese pro come segue: ammetteva i molti debiti di riconoscenza nei
Caesaris in se beneficiis plurimum ei confiteri debere, confronti di Cesare (grazie al suo intervento era stato
quod eius opera stipendio liberatus esset, quod sollevato dal tributo che pagava abitualmente agli
Aduatucis, finitimis suis, pendere consuesset, quodque Atuatuci, popolo limitrofo; Cesare gli aveva restituito suo
ei et filius et fratris filius ab Caesare remissi essent, figlio e il figlio di suo fratello, che, inclusi nel novero
quos Aduatuci obsidum numero missos apud in degli ostaggi, erano tenuti asserviti in catene dagli
servitute et catenis tenuissent; neque id, quod fecerit de Atuatuci); quanto all'assedio al campo romano, aveva
oppugnatione castrorum, aut iudicio aut voluntate sua agito non di iniziativa o volontà propria, ma costretto dal
fecisse, sed coactu civitatis, suaque esse eiusmodi popolo, e la sua sovranità stava in questi termini: la sua
imperia, ut non minus haberet iuris in se multitudo gente aveva nei suoi confronti gli stessi diritti che aveva
quam ipse in multitudinem. Civitati porro hanc fuisse lui nei confronti della sua gente. Il popolo, d'altro, canto,
belli causam, quod repentinae Gallorum coniurationi era insorto perché non aveva potuto opporsi alla
resistere non potuerit. Id se facile ex humilitate sua repentina formazione di una lega dei Galli. E prova
probare posse, quod non adeo sit imperitus rerum ut evidente di ciò era la sua debolezza: non era tanto
suis copiis populum Romanum superari posse confidat. sprovveduto da confidare, con le proprie truppe, in una
Sed esse Galliae commune consilium: omnibus hibernis vittoria sul popolo romano. Si trattava, piuttosto, di un
Caesaris oppugnandis hunc esse dictum diem, ne qua piano comune a tutti i Galli: era stato deciso di assediare,
legio alterae legioni subsidio venire posset. Non facile in quel giorno, tutti i campi invernali di Cesare, in modo
Gallos Gallis negare potuisse, praesertim cum de che nessuna legione fosse in grado di soccorrerne
recuperanda communi libertate consilium initum un'altra. Come potevano dei Galli, con facilità, opporre
videretur. Quibus quoniam pro pietate satisfecerit, un rifiuto alla proposta di altri Galli, soprattutto quando
habere nunc se rationem offici pro beneficiis Caesaris: sembrava mirare alla riconquista della libertà comune?
monere, orare Titurium pro hospitio, ut suae ac militum Se, dunque, prima aveva aderito alla lega dei Galli per
saluti consulat. Magnam manum Germanorum amor di patria, adesso teneva conto del suo dovere per i
conductam Rhenum transisse; hanc adfore biduo. benefici ricevuti da Cesare: avvertiva, supplicava Titurio,
Ipsorum esse consilium, velintne priusquam finitimi in nome dei loro vincoli d'ospitalità, di provvedere a
sentiant eductos ex hibernis milites aut ad Ciceronem porsi in salvo con i propri soldati. Un forte esercito di
aut ad Labienum deducere, quorum alter milia passuum mercenari germani aveva attraversato il Reno: sarebbero
circiter quinquaginta, alter paulo amplius ab eis absit. giunti nell'arco di due giorni. Spettava ai Romani la
Illud se polliceri et iureiurando confirmare tutum iter decisione di far uscire dall'accampamento i soldati prima
per fines daturum. Quod cum faciat, et civitati sese che i Galli vicini se ne accorgessero, e condurli da
consulere, quod hibernis levetur, et Caesari pro eius Cicerone o da Labieno, distanti l'uno circa cinquanta
meritis gratiam referre. Hac oratione habita discedit miglia, l'altro poco più. Prometteva e giurava dar via
Ambiorix. libera sul proprio territorio. Agendo così, avrebbe
provveduto al bene della propria gente, perché veniva
liberata dal campo romano, e ricambiato i servigi di
Cesare. Ciò detto, Ambiorige si allontana.

XXVIII
Arpineius et Iunius, quae audierunt, ad legatoc Arpineio e Giunio riferiscono le parole di Ambiorige ai
deferunt. Illi repentina re perturbati, etsi ab hoste ea legati, che, turbati dagli eventi repentini, stimavano di
dicebantur, tamen non neglegenda existimabant dover dar peso alle informazioni, per quanto fornite dal
maximeque hac re permovebantur, quod civitatem nemico. Li spingeva, soprattutto, una considerazione: era
ignobilem atque humilem Eburonum sua sponte populo ben poco credibile che un popolo così oscuro e debole
Romano bellum facere ausam vix erat credendum. come gli Eburoni avesse osato, di propria iniziativa,
Itaque ad consilium rem deferunt magnaque inter eos muovere guerra a Roma. Perciò, rimandano la questione
exsistit controversia. Lucius Aurunculeius al consiglio di guerra, dove si verificano forti contrasti.
compluresque tribuni militum et primorum ordinum L. Aurunculeio, seguito da molti tribuni militari e dai
centuriones nihil temere agendum neque ex hibernis centurioni più alti in grado, era dell'avviso di non
iniussu Caesaris discedendum existimabant: quantasvis prendere iniziative avventate e di non lasciare i quartieri
[magnas] copias etiam Germanorum sustineri posse d'inverno senza ordine di Cesare; spiegavano che,
munitis hibernis docebant: rem esse testimonio, quod essendo il campo fortificato, era possibile tener testa alle
primum hostium impetum multis ultro vulneribus illatis truppe dei Germani, per quanto numerose; lo
fortissime sustinuerint: re frumentaria non premi; testimoniava il fatto che avevano retto con grandissimo
interea et ex proximis hibernis et a Caesare conventura vigore al primo assalto e avevano inflitto al nemico gravi
subsidia: postremo quid esse levius aut turpius, quam perdite; la situazione delle scorte di grano non era
auctore hoste de summis rebus capere consilium? preoccupante; nel frattempo, sia dai campi più vicini, sia
da Cesare sarebbero arrivati rinforzi; infine, cosa c'era di
più avventato o vergognoso che deliberare su questioni
gravissime, per suggerimento dei nemici?

XXIX
Contra ea Titurius sero facturos clamitabat, cum A ciò Titurio obiettava, gridando, che si sarebbero mossi
maiores manus hostium adiunctis Germanis tardi, con le forze avversarie ormai più consistenti per
convenissent aut cum aliquid calamitatis in proximis l'arrivo dei Germani oppure dopo qualche disastro negli
hibernis esset acceptum. Brevem consulendi esse accampamenti vicini. Avevano poco tempo per decidere.
occasionem. Caesarem arbitrari profectum in Italiam; Riteneva che Cesare fosse partito per l'Italia, altrimenti i
neque aliter Calnutcs interficiendi Tasgeti consilium Carnuti non avrebbero preso la decisione di eliminare
fuisse capturos, neque Eburones, si ille adesset, tanta Tasgezio, né gli Eburoni, se lui era presente in Gallia,
contemptione nostri ad castra venturos esse. Non avrebbero marciato sul campo con tanto disprezzo per le
hostem auctorem, sed rem spectare: subesse Rhenum; nostre forze. Le proposte del nemico non c'entravano, si
magno esse Germanis dolori Ariovisti mortem et trattava di valutare la situazione: il Reno era vicino; la
superiores nostras victorias; ardere Galliam tot morte di Ariovisto e le nostre precedenti vittorie avevano
contumeliis acceptis sub populi Romani imperium costituito un gran dolore per i Germani; la Gallia
redactam superiore gloria rei militaris exstincta. bruciava per le molte umiliazioni subite, per dover
Postremo quis hoc sibi persuaderet, sine certa re sottostare al dominio del popolo romano, per l'antica
Ambiorigem ad eiusmodi consilium descendisse? Suam gloria militare oscurata. Infine, ma chi poteva
sententiam in utramque partem esse tutam: si nihil convincersi che Ambiorige avesse assunto una decisione
esset durius, nullo cum periculo ad proximam legionem del genere senza uno scopo ben preciso? La sua proposta
perventuros; si Gallia omnis cum Germanis consentiret, era sicura in entrambi i casi: se non si verificava nulla di
unam esse in celeritate positam salutem. Cottae quidem grave, avrebbero raggiunto la legione più vicina, senza
atque eorum, qui dissentirent, consilium quem habere rischi; se, invece, la Gallia era tutta d'accordo con i
exitum? In quo si non praesens periculum, at certe Germani, l'unica speranza di salvezza era riposta nella
longinqua obsidione fames esset timenda. rapidità. Il parere di Cotta e di chi dissentiva, a cosa
portava? Se per il presente non rappresentava un
pericolo, certo avrebbero dovuto temere la fame, in un
lungo assedio.

XXX
Hac in utramque partem disputatione habita, cum a Mentre così si discuteva, da una parte e dall'altra, visto
Cotta primisque ordinibus acriter resisteretur, "Vincite," che Cotta e i centurioni più alti in grado si opponevano
inquit, "si ita vultis," Sabinus, et id clariore voce, ut con tenacia, Sabino disse: "E va bene, se proprio lo
magna pars militum exaudiret; "neque is sum," inquit, volete", e a voce più alta, per essere sentito da un gran
"qui gravissime ex vobis mortis periculo terrear: hi numero di soldati, proseguì: "Non sarò certo io quello
sapient; si gravius quid acciderit, abs te rationem che, in mezzo voi, si lascia spaventare di più dalla paura
reposcent, qui, si per te liceat, perendino die cum della morte; ma saranno loro a giudicare e a chiedere
proximis hibernis coniuncti communem cum reliquis conto a te, se succede qualcosa di grave, loro, che se tu lo
belli casum sustineant, non reiecti et relegati longe ab consentissi, potrebbero raggiungere dopodomani
ceteris aut ferro aut fame intereant". l'accampamento più vicino e affrontare le vicende della
guerra insieme agli altri, invece di crepare per mano
nemica o sfiniti dalla fame, abbandonati e lontani da
tutti".

XXXI
Consurgitur ex consilio; comprehendunt utrumque et Si alzano dal consiglio, prendono nel mezzo entrambi i
orant, ne sua dissensione et pertinacia rem in summum legati e li pregano di non portare la situazione al
periculum deducat: facilem esse rem, seu maneant, seu massimo rischio con il loro dissenso ostinato; la faccenda
proficiscantur, si modo unum omnes sentiant ac era facile sia rimanendo, sia levando le tende, purché
probent; contra in dissensione nullam se salutem tutti fossero dello stesso avviso e partito; in caso di
perspicere. Res disputatione ad mediam noctem disaccordo, invece, non intravedevano alcuna speranza di
perducitur. Tandem dat Cotta permotus manus: superat salvezza. La discussione prosegue fino a notte fonda. Alla
sententia Sabini. Pronuntiatur prima luce ituros. fine Cotta, turbato, si dà per vinto: prevale il parere di
Consumitur vigiliis reliqua pars noctis, cum sua Sabino. La partenza viene annunciata per l'alba. Il resto
quisque miles circumspiceret, quid secum portare della notte la passano a vegliare, ogni soldato valuta che
posset, quid ex instrumento hibernorum relinquere cosa possa prendere con sé e quali oggetti
cogeretur. Omnia excogitantur, quare nec sine periculo dell'accampamento invernale debba abbandonare per
maneatur, et languore militum et vigiliis periculum forza. Le pensano tutte pur di non garantire, la mattina
augeatur. Prima luce sic ex castris proficiscuntur, ut dopo, una partenza priva di rischi, e di aumentare il
quibus esset persuasum non ab hoste, sed ab homine pericolo con la stanchezza dei soldati, dovuta alla veglia.
amicissimo Ambiorige consilium datum, longissimo All'alba lasciano il campo, non come se fossero stati
agmine maximisque impedimentis. persuasi dal nemico, ma quasi che avessero accolto il
suggerimento di un amico di provata lealtà, Ambiorige.
L'esercito in marcia formava una schiera interminabile,
con numerosissimi bagagli.

XXXII
At hostes, posteaquam ex nocturno fremitu vigiliisque I nemici, quando dall'agitazione notturna e dalla veglia
de profectione eorum senserunt, collocatis insidiis prolungata, si resero conto che i nostri preparavano la
bipertito in silvis opportuno atque occulto loco a partenza, tesero insidie da due lati, nella boscaglia, su un
milibus passuum circiter duobus Romanorum adventum terreno favorevole e coperto, a circa due miglia dal
exspectabant, et cum se maior pars agminis in magnam campo, in attesa dell'arrivo dei Romani. Allorché il
convallem demisisset, ex utraque parte eius vallis subito grosso del nostro esercito era ormai entrato in un'ampia
se ostenderunt novissimosque premere et primos valle, all'improvviso, dai fianchi della medesima
prohibere ascensu atque iniquissimo nostris loco sbucarono i nemici e iniziarono a premere sulla
proelium committere coeperunt. retroguardia, a impedire all'avanguardia di salire,
costringendo i nostri a combattere in condizioni
assolutamente sfavorevoli.

XXXIII
Tum demum Titurius, qui nihil ante providisset, Solo allora Titurio, che nulla aveva previsto, cominciò ad
trepidare et concursare cohortesque disponere, haec agitarsi, a correre qua e là, a disporre le coorti, ma
tamen ipsa timide atque ut eum omnia deficere sempre impaurito: sembrava che tutto gli venisse a
viderentur; quod plerumque eis accidere consuevit, qui mancare, come per lo più accade a chi è costretto a
in ipso negotio consilium capere coguntur. At Cotta, qui decidere proprio mentre l'azione è in corso. Cotta, invece,
cogitasset haec posse in itinere accidere atque ob eam che aveva pensato all'eventualità di un attacco durante la
causam profectionis auctor non fuisset, nulla in re marcia e che, perciò, non era stato fautore della partenza,
communi saluti deerat et in appellandis cohortandisque non risparmiò nulla per la salvezza di tutti e, chiamando
militibus imperatoris et in pugna militis officia e incoraggiando i legionari, durante la battaglia, svolgeva
praestabat. Cum propter longitudinem agminis minus le funzioni di comandante e di soldato. La lunghezza
facile omnia per se obire et, quid quoque loco della colonna rendeva più difficile provvedere a tutto
faciendum esset, providere possent, iusserunt personalmente e impartire gli ordini necessari in ogni
pronuntiare, ut impedimenta relinquerent atque in settore della battaglia, perciò i comandanti diedero
orbem consisterent. Quod consilium etsi in eiusmodi disposizione, passando la voce, di abbandonare i bagagli
casu reprehendendum non est, tamen incommode e di assumere la formazione a cerchio. La manovra,
accidit: nam et nostris militibus spem minuit et hostes anche se in circostanze del genere non è riprovevole, si
ad pugnam alacriores effecit, quod non sine summo risolse in un danno: diminuì la fiducia dei nostri soldati e
timore et desperatione id factum videbatur. Praeterea rese più arditi i nemici, perché sembrava che fosse stata
accidit, quod fieri necesse erat, ut vulgo milites ab fatta per estremo timore e scoraggiamento. Inoltre,
signis discederent, quae quisque eorum carissima accadde l'inevitabile: i soldati, ovunque, si allontanavano
haberet, ab impedimentis petere atque arripere dalle insegne, ciascuno correva ai bagagli per cercare e
properaret, clamore et fletu omnia complerentur. riprendersi le cose più care, tutto risuonava di grida e
pianti.

XXXIV
At barbaris consilium non defuit. Nam duces eorum I barbari, invece, si dimostrarono avveduti. Infatti, i loro
tota acie pronuntiare iusserunt, ne quis ab loco capi passarono ordine a tutto lo schieramento che
discederet: illorum esse praedam atque illis reservari nessuno si allontanasse dal proprio posto: era preda
quaecumque Romani reliquissent: proinde omnia in riservata per loro tutto ciò che i Romani avessero
victoria posita existimarent. Erant et virtute et studio abbandonato, quindi dovevano pensare che tutto
pugnandi pares; nostri, tametsi ab duce et a fortuna dipendeva dalla vittoria. Il loro coraggio era pari al loro
deserebantur, tamen omnem spem salutis in virtute numero. I nostri, benché abbandonati dal comandandante
ponebant, et quotiens quaeque cohors procurrerat, ab ea e dalla Fortuna, tuttavia riponevano ogni speranza di
parte magnus numerus hostium cadebat. Qua re salvezza nel proprio valore, e ogni volta che una coorte
animadversa Ambiorix pronuntiari iubet, ut procul tela muoveva all'assalto, in quel settore cadeva un gran
coniciant neu propius accedant et, quam in partem numero di nemici. Appena se ne accorge, Ambiorige
Romani impetum fecerint, cedant (levitate armorum et passa voce di scagliare dardi da lontano, senza
cotidiana exercitatione nihil eis noceri posse), rursus se avvicinarsi, cedendo là dove i Romani avessero sferrato
ad signa recipientes insequantur. l'attacco: grazie alle loro armi leggere e all'esercizio
quotidiano avrebbero potuto infliggere ai Romani gravi
perdite; quando i nostri si fossero ritirati verso le insegne,
dovevano inseguirli.
XXXV
Quo praecepto ab eis diligentissime observato, cum L'ordine venne scrupolosamente eseguito dai barbari:
quaepiam cohors ex orbe excesserat atque impetum quando una coorte usciva dalla formazione a cerchio e
fecerat, hostes velocissime refugiebant. Interim eam attaccava, i nemici indietreggiavano in gran fretta. Al
partem nudari necesse erat et ab latere aperto tela tempo stesso era inevitabile che quel punto rimanesse
recipi. Rursus cum in eum locum unde erant egressi scoperto e che sul fianco destro piovessero dardi. Poi,
reverti coeperant, et ab eis qui cesserant et ab eis qui quando i nostri iniziavano il ripiegamento verso il settore
proximi steterant circumveniebantur; sin autem locum di partenza, venivano circondati sia dai nemici che si
tenere vellent, nec virtuti locus relinquebatur, neque ab erano ritirati, sia dagli altri che erano rimasti fermi nelle
tanta multitudine coniecta tela conferti vitare poterant. vicinanze. Se, invece, volevano tenere le posizioni, non
Tamen tot incommodis conflictati, multis vulneribus avevano modo di esprimere il proprio valore, né di
acceptis resistebant et magna parte diei consumpta, evitare, così serrati, le frecce scagliate da una tal massa
cum a prima luce ad horam octavam pugnaretur, nihil di nemici. Comunque, pur travagliati da tante difficoltà e
quod ipsis esset indignum committebant. Tum Tito nonostante le gravi perdite, resistevano e, trascorsa già
Balventio, qui superiore anno primum pilum duxerat, gran parte del giorno - si combatteva dall'alba ed erano
viro forti et magnae auctoritatis, utrumque femur ormai le due di pomeriggio - non si piegavano a nulla
tragula traicitur; Quintus Lucanius, eiusdem ordinis, che fosse indegno di loro. A quel punto T. Balvenzio, che
fortissime pugnans, dum circumvento filio subvenit, l'anno precedente era stato centurione primipilo, soldato
interficitur; Lucius Cotta legatus omnes cohortes coraggioso e di grande autorità, viene colpito da una
ordinesque adhortans in adversum os funda vulneratur. tragula, che gli trapassa tutte e due le cosce; Q. Lucanio,
anch'egli primipilo, mentre combatteva con estremo
valore, perde la vita nel tentativo di recare aiuto al figlio
circondato; il legato L. Cotta, mentre stava incitando
tutte le coorti e le centurie, viene colpito da un proiettile
di fionda in pieno volto.

XXXVI
His rebus permotus Quintus Titurius, cum procul Scosso da tali avvenimenti, Q. Titurio, avendo scorto in
Ambiorigem suos cohortantem conspexisset, lontananza Ambiorige che spronava i suoi, gli invia il
interpretem suum Gnaeum Pompeium ad eum mittit proprio interprete, Cn. Pompeo, per chiedergli salva la
rogatum ut sibi militibusque parcat. Ille appellatus vita per sé e i legionari. Ambiorige alla richiesta
respondit: si velit secum colloqui, licere; sperare a risponde: se Titurio voleva un colloquio, glielo
multitudine impetrari posse, quod ad militum salutem concedeva; sperava di poter convincere le truppe circa la
pertineat; ipsi vero nihil nocitum iri, inque eam rem se salvezza dei soldati romani; Titurio stesso, comunque,
suam fidem interponere. Ille cum Cotta saucio non avrebbe corso alcun rischio, se ne rendeva garante di
communicat, si videatur, pugna ut excedant et cum persona. Titurio si consiglia con Cotta, ferito: gli
Ambiorige una colloquantur: sperare ab eo de sua ac propone, se era d'accordo, di allontanarsi dalla battaglia e
militum salute impetrari posse. Cotta se ad armatum di recarsi insieme a parlare con Ambiorige: sperava di
hostem iturum negat atque in eo perseverat. riuscire a ottenere salva la vita per loro e per i soldati.
Cotta risponde che non si sarebbe mai recato da un
nemico in armi e non recede dalla sua decisione.

XXXVII
Sabinus quos in praesentia tribunos militum circum se Ai tribuni militari che, al momento, aveva intorno a sé e
habebat et primorum ordinum centuriones se sequi ai centurioni più alti in grado, Sabino dà ordine di
iubet et, cum propius Ambiorigem accessisset, iussus seguirlo. Essendosi avvicinato ad Ambiorige, gli viene
arma abicere imperatum facit suisque ut idem faciant ingiunto di gettare le armi: esegue l'ordine e comanda ai
imperat. Interim, dum de condicionibus inter se agunt suoi di fare altrettanto. E mentre trattavano delle
longiorque consulto ab Ambiorige instituitur sermo, condizioni di resa e Ambiorige, di proposito, tirava in
paulatim circumventus interficitur. Tum vero suo more lungo il suo discorso, a poco a poco Sabino viene
victoriam conclamant atque ululatum tollunt impetuque circondato e ucciso. A quel punto, com'è loro costume, i
in nostros facto ordines perturbant. Ibi Lucius Cotta nemici levano alte grida di vittoria, si lanciano
pugnans interficitur cum maxima parte militum. all'assalto, scompaginano i ranghi dei nostri. L. Cotta
Reliqui se in castra recipiunt unde erant egressi. Ex cade combattendo sul posto, come la maggior parte dei
quibus Lucius Petrosidius aquilifer, cum magna nostri. Gli altri si rifugiano nell'accampamento da cui
multitudine hostium premeretur, aquilam intra vallum erano partiti. Tra di essi, L. Petrosidio, aquilifero,
proiecit; ipse pro castris fortissime pugnans occiditur. attaccato da molti avversari, gettò l'aquila all'interno del
Illi aegre ad noctem oppugnationem sustinent; noctu ad vallo e cadde battendosi da vero eroe dinanzi
unum omnes desperata salute se ipsi interficiunt. Pauci all'accampamento. I nostri, a malapena, riescono a
ex proelio lapsi incertis itineribus per silvas ad Titum reggere agli attacchi nemici fino al calar delle tenebre; di
Labienum legatum in hiberna perveniunt atque eum de notte, senza più speranze di salvezza, si tolgono la vita
rebus gestis certiorem faciunt. tutti, sino all'ultimo. I pochi superstiti raggiungono, per
vie malsicure tra le selve, il campo del legato T. Labieno
e lo informano dell'accaduto.

XXXVIII
Hac victoria sublatus Ambiorix statim cum equitatu in Imbaldanzito dalla vittoria, Ambiorige con la cavalleria
Aduatucos, qui erant eius regno finitimi, proficiscitur; si dirige verso gli Atuatuci, che confinavano col suo
neque noctem neque diem intermittit pedita tumque regno. Non interrompe la marcia né di notte, né di giorno
subsequi iubet. Re demonstrata Aduatucisque concitatis e ordina alla fanteria di tenergli dietro. Illustrato
postero die in Nervios pervenit hortaturque, ne sui in l'accaduto e spinti gli Atuatuci alla ribellione, il giorno
perpetuum liberandi atque ulciscendi Romanos pro eis seguente raggiunge i Nervi e li spinge a non perdere
quas acceperint iniuriis occasionem dimittant: l'occasione di rendersi per sempre liberi e di vendicarsi
interfectos esse legatos duos magnamque partem dei Romani per le offese ricevute. Racconta che due legati
exercitus interisse demonstrat; nihil esse negoti subito erano stati uccisi e il grosso dell'esercito eliminato; non
oppressam legionem quae cum Cicerone hiemet era affatto difficile cogliere di sorpresa la legione che
interfici; se ad eam rem profitetur adiutorem. Facile hac svernava con Cicerone e distruggerla; promette il suo
oratione Nerviis persuadet. aiuto nell'impresa. Con tali parole persuade facilmente i
Nervi.

XXXIX
Itaque confestim dimissis nuntiis ad Ceutrones, Così, inviano subito emissari ai Ceutroni, ai Grudi, ai
Grudios, Levacos, Pleumoxios, Geidumnos, qui omnes Levaci, ai Pleumoxi, ai Geidumni, tutti popoli sottoposti
sub eorum imperio sunt, quam maximas manus possunt alla loro autorità, raccolgono quante più truppe possono e
cogunt et de improviso ad Ciceronis hiberna advolant piombano all'improvviso sul campo di Cicerone, che
nondum ad eum fama de Tituri morte perlata. Huic ancora non sapeva della morte di Titurio. Anche Cicerone
quoque accidit, quod fuit necesse, ut nonnulli milites, si trova di fronte, com'era inevitabile, all'identica
qui lignationis munitionisque causa in silvas situazione: alcuni legionari, addentratisi nei boschi in
discessissent, repentino equitum adventu cerca di legname per le fortificazioni, vengono colti alla
interciperentur. His circumventis magna manu sprovvista dall'arrivo repentino della cavalleria nemica.
Eburones, Nervii, Aduatuci atque horum omnium socii Dopo averli circondati con ingenti forze, gli Eburoni, i
et clientes legionem oppugnare incipiunt. Nostri Nervi e gli Atuatuci, con tutti i loro alleati e clienti,
celeriter ad arma concurrunt, vallum conscendunt. stringono d'assedio la legione. I nostri si precipitano alle
Aegre is dies sustentatur, quod omnem spem hostes in armi e salgono sul vallo. Per quel giorno riescono a
celeritate ponebant atque hanc adepti victoriam in resistere, ma a stento, perché i nemici riponevano ogni
perpetuum se fore victores confidebant. speranza nella rapidità dell'attacco ed erano convinti che,
ottenuta quella vittoria, sarebbero sempre usciti vincitori.

XL
Mittuntur ad Caesarem confestim ab Cicerone litterae Senza indugio Cicerone invia una lettera a Cesare,
magnis propositis praemiis, si pertulissent: obsessis promettendo grandi ricompense a chi fosse riuscito a
omnibus viis missi intercipiuntur. Noctu ex materia, recapitarla. Le vie, però, erano tutte sorvegliate e i messi
quam munitionis causa comportaverant, turres vennero intercettati. Di notte, con il legname procurato
admodum CXX excitantur incredibili celeritate; quae per le fortificazioni, i Romani costruiscono, con
deesse operi videbantur, perficiuntur. Hostes postero die incredibile rapidità, almeno centoventi torri e terminano
multo maioribus coactis copiis castra oppugnant, le strutture difensive non ancora approntate. L'indomani i
fossam complent. Eadem ratione, qua pridie, ab nostris nemici, raccolte truppe ben più numerose, riprendono
resistitur. Hoc idem reliquis deinceps fit diebus. Nulla l'assedio e riempiono la fossa. I nostri resistono nello
pars nocturni temporis ad laborem intermittitur; non stesso modo del giorno prima. L'identica situazione si
aegris, non vulneratis facultas quietis datur. ripete nei giorni successivi. Di notte i lavori non vengono
Quaecumque ad proximi diei oppugnationem opus sunt sospesi, neppure per un istante; non è concesso riposo né
noctu comparantur; multae praeustae sudes, magnus ai malati, né ai feriti. Tutto il necessario per l'assedio del
muralium pilorum numerus instituitur; turres giorno seguente lo si prepara di notte; sono approntati
contabulantur, pinnae loricaeque ex cratibus attexuntur. molti pali induriti al fuoco e giavellotti pesanti in gran
Ipse Cicero, cum tenuissima valetudine esset, ne quantità; le torri vengono munite di tavolati, dotate di
nocturnum quidem sibi tempus ad quietem relinquebat, merli e parapetti di graticci. Cicerone stesso, pur essendo
ut ultro militum concursu ae vocibus sibi parcere di salute molto cagionevole, neanche di notte si
cogeretur. concedeva riposo, tanto che i soldati si accalcarono
intorno a lui e lo costrinsero, a forza di insistere, a
prendersi un po' di respiro.
XLI
Tunc duces principesque Nerviorum qui aliquem Allora i capi e i principi dei Nervi, che avevano
sermonis aditum causamque amicitiae cum Cicerone possibilità di contatto con Cicerone per ragioni di
habebant colloqui sese velle dicunt. Facta potestate amicizia, gli chiedono un colloquio ed egli lo concede.
eadem quae Ambiorix cum Titurio egerat Descrivono la situazione negli stessi termini in cui
commemorant: omnem esse in armis Galliam; Ambiorige l'aveva presentata a Titurio: tutta la Gallia era
Germanos Rhenum transisse; Caesaris reliquorumque in armi; i Germani avevano attraversato il Reno; il
hiberna oppugnari. Addunt etiam de Sabini morte: campo di Cesare e tutti gli altri erano sotto assedio.
Ambiorigem ostentant fidei faciendae causa. Errare eos Riferiscono anche la morte di Sabino: la presenza di
dicunt, si quidquam ab his praesidi sperent, qui suis Ambiorige ne costituiva la prova. Sarebbe stato un errore
rebus diffidant; sese tamen hoc esse in Ciceronem aspettare rinforzi da chi disperava della propria
populumque Romanum animo, ut nihil nisi hiberna situazione; tuttavia, contro Cicerone e il popolo romano
recusent atque hanc inveterascere consuetudinem non avevano alcun risentimento, solo non accettavano
nolint: licere illis incolumibus per se ex hibernis più quartieri d'inverno nei loro territori e non
discedere et quascumque in partes velint sine metu intendevano che tale abitudine si radicasse; concedevano
proficisci. Cicero ad haec unum modo respondit: non ai Romani la possibilità di lasciare il campo sani e salvi e
esse consuetudinem populi Romani accipere ab hoste di recarsi, senza alcun timore, dovunque volessero. A tali
armato condicionem: si ab armis discedere velint, se parole Cicerone risponde semplicemente che non era
adiutore utantur legatosque ad Caesarem mittant; consuetudine del popolo romano accettare condizioni da
sperare pro eius iustitia, quae petierint, impetraturos. un nemico armato; se avessero acconsentito a deporre le
armi, prometteva il suo appoggio per l'invio di messi a
Cesare: sperava, dato il senso di giustizia del
comandante, che avrebbero viste esaudite le loro
richieste.

XLII
Ab hac spe repulsi Nervii vallo pedum IX et fossa Svanita tale speranza, i Nervi cingono il campo romano
pedum XV hiberna cingunt. Haec et superiorum con un vallo alto dieci piedi e una fossa larga quindici.
annorum consuetudine ab nobis cognoverant et, quos Negli anni precedenti, per i frequenti contatti con noi,
clam de exercitu habebant captivos, ab eis docebantur; avevano appreso tale tecnica e adesso erano istruiti da
sed nulla ferramentorum copia quae esset ad hunc usum alcuni prigionieri del nostro esercito; ma, privi degli
idonea, gladiis caespites circumcidere, manibus attrezzi di ferro adatti, erano costretti a fendere le zolle
sagulisque terram exhaurire nitebantur. Qua quidem ex con le spade e a trasportare la terra con le mani o i
re hominum multitudo cognosci potuit: nam minus saguli. Ma anche da ciò, comunque, si poté capire quanto
horis tribus milium pedum XV in circuitu munitionem fossero numerosi: in meno di tre ore ultimarono una linea
perfecerunt reliquisque diebus turres ad altitudinem fortificata per un perimetro di quindici miglia. Nei giorni
valli, falces testudinesque, quas idem captivi docuerant, successivi, sempre sulla base delle istruzioni dei
parare ac facere coeperunt. prigionieri, cominciarono a preparare e costruire torri
alte come il vallo, falci e testuggini.

XLIII
Septimo oppugnationis die maximo coorto vento Il settimo giorno d'assedio si levò un vento fortissimo: i
ferventes fusili ex argilla glandes fundis et fervefacta nemici iniziarono a scagliare proiettili roventi d'argilla
iacula in casas, quae more Gallico stramentis erant incandescente e frecce infuocate contro le capanne che,
tectae, iacere coeperunt. Hae celeriter ignem secondo l'uso gallico, avevano il tetto ricoperto di paglia.
comprehenderunt et venti magnitudine in omnem I tetti presero subito fuoco e, per la violenza delle
locum castrorum distulerunt. Hostes maximo clamore raffiche, le fiamme si diffusero in ogni punto del campo. I
sicuti parta iam atque explorata victoria turres nemici, tra alte grida, come se avessero già la vittoria in
testudinesque agere et scalis vallum ascendere pugno, cominciarono a spingere in avanti le torri e le
coeperunt. At tanta militum virtus atque ea praesentia testuggini, a tentar di salire sul nostro vallo con scale. I
animi fuit, ut, cum undique flamma torrerentur nostri, nonostante il calore sprigionato ovunque dalle
maximaque telorum multitudine premerentur suaque fiamme e il nugolo di dardi che pioveva su di loro e
omnia impedimenta atque omnes fortunas conflagrare sebbene si rendessero conto che tutti i bagagli e ogni loro
intellegerent, non modo demigrandi causa de vallo bene era perduto, diedero una tal prova di valore e
decederet nemo, sed paene ne respiceret quidem presenza di spirito, che nessuno si mosse e abbandonò il
quisquam, ac tum omnes acerrime fortissimeque vallo in fuga, anzi, non girarono neanche le teste: tutti si
pugnarent. Hic dies nostris longe gravissimus fuit; sed batterono con estrema tenacia e straordinario coraggio.
tamen hunc habuit eventum, ut eo die maximus Per i nostri fu il giorno più duro in assoluto, ma col
numerus hostium vulneraretur atque interficeretur, ut se risultato che, proprio in esso, i nemici subirono il
sub ipso vallo constipaverant recessumque primis maggior numero di perdite, tra morti e feriti, perché si
ultimi non dabant. Paulum quidem intermissa flamma erano ammassati proprio ai piedi del vallo e gli ultimi
et quodam loco turri adacta et contingente vallum impedivano ai primi la ritirata. Le fiamme erano un po'
tertiae cohortis centuriones ex eo, quo stabant, loco calate e, in una zona, una torre nemica era stata spinta
recesserunt suosque omnes removerunt, nutu contro il vallo; i centurioni della terza coorte ripiegarono
vocibusque hostes, si introire vellent, vocare coeperunt; dal settore in cui si trovavano e ordinarono a tutti i loro
quorum progredi ausus est nemo. Tum ex omni parte di retrocedere, poi con cenni e grida cominciarono a
lapidibus coniectis deturbati, turrisque succensa est. chiamare il nemico, sfidandolo a entrare: nessuno osò
farsi avanti. Allora i nostri, da ogni parte, scagliarono
pietre e i Galli vennero dispersi; la torre fu incendiata.

XLIV
Erant in ea legione fortissimi viri, centuriones, qui In quella legione militavano due centurioni di grande
primis ordinibus appropinquarent, Titus Pullo et Lucius valore, T. Pullone e L. Voreno, che stavano raggiungendo
Vorenus. Hi perpetuas inter se controversias habebant, i gradi più alti. I due erano in costante antagonismo su
quinam anteferretur, omnibusque annis de locis summis chi doveva esser anteposto all'altro e ogni anno
simultatibus contendebant. Ex his Pullo, cum acerrime gareggiavano per la promozione, con rivalità accanita.
ad munitiones pugnaretur, "Quid dubitas," inquit, " Mentre si combatteva aspramente nei pressi delle nostre
Vorene? aut quem locum tuae probandae virtutis difese, Pullone disse: "Esiti, Voreno? Che grado ti aspetti
exspectas ? hic dies de nostris controversiis iudicabit." a ricompensa del tuo valore? Ecco il giorno che deciderà
Haec cum dixisset, procedit extra munitiones quaque le nostre controversie!" Ciò detto, scavalca le difese e si
pars hostium confertissma est visa irrumpit. Ne Vorenus getta contro lo schieramento nemico dove sembrava più
quidem tum sese vallo continet, sed omnium veritus fitto. Neppure Voreno, allora, resta entro il vallo, ma,
existi mationem subsequitur. Mediocri spatio relicto temendo il giudizio di tutti, segue Pullone. A poca
Pullo pilum in hostes immittit atque unum ex distanza dai nemici, questi scaglia il giavellotto contro di
multitudine procurrentem traicit; quo percusso et loro e ne colpisce uno, che correva in testa a tutti; i
exanimato hunc scutis protegunt, in hostem tela compagni lo soccorrono, caduto e morente,
universi coniciunt neque dant regrediendi facultatem. proteggendolo con gli scudi, mentre tutti insieme
Transfigitur scutum Pulloni et verutum in balteo lanciano dardi contro Pullone, impedendogli di avanzare.
defigitur. Avertit hic casus vaginam et gladium educere Anzi, il suo scudo viene passato da parte a parte e un
conanti dextram moratur manum, impeditumque hostes veruto gli si pianta nel balteo, spostandogli il fodero della
circumsistunt. Succurrit inimicus illi Vorenus et spada: così, mentre cerca di sguainarla con la destra,
laboranti subvenit. Ad hunc se confestim a Pullone perde tempo e, nell'intralcio in cui si trova, viene
omnis multitudo convertit: illum veruto arbitrantur circondato. Subito il suo rivale Voreno si precipita e lo
occisum. Gladio comminus rem gerit Vorenus atque soccorre in quel difficile frangente. Su di lui convergono
uno interfecto reliquos paulum propellit; dum cupidius subito tutti i nemici, trascurando Pullone: lo credono
instat, in locum deiectus inferiorem concidit. Huic trafitto dal veruto. Voreno combatte con la spada, corpo a
rursus circumvento fert subsidium Pullo, atque ambo corpo, uccide un avversario e costringe gli altri a
incolumes compluribus interfectis summa cum laude retrocedere leggermente, ma, trasportato dalla foga, cade
sese intra munitiones recipiunt. Sic fortuna in a capofitto in un fosso. Viene circondato a sua volta e
contentione et certamine utrumque versavit, ut alter trova sostegno in Pullone: tutti e due, incolumi, si
alteri inimicus auxilio salutique esset, neque diiudicari riparano entro le nostre difese, dopo aver ucciso molti
posset, uter utri virtute anteferendus videretur. nemici ed essersi procurati grande onore. Così la
Fortuna, in questa loro sfida e contesa, dispose di essi in
modo che ognuno recasse all'antagonista aiuto e salvezza
e che non fosse possibile giudicare a quale dei due, per
valore, toccasse il premio per il valore.

XLV
Quanto erat in dies gravior atque asperior oppugnatio, Quanto più l'assedio diventava, di giorno in giorno, duro
et maxime quod magna parte militum confecta e insostenibile (soprattutto perché la maggior parte dei
vulneribus res ad paucitatem defensorum pervenerat, soldati era ferita e il numero dei difensori si era ridotto a
tanto crebriores litterae nuntiique ad Caesarem ben poca cosa), tanto più di frequente venivano inviate
mittebantur; quorum pars deprehensa in conspectu lettere e messi a Cesare: alcuni di loro, catturati, vennero
nostrorum militum cum cruciatu necabatur. Erat unus uccisi tra i supplizi al cospetto dei nostri soldati.
intus Nervius nomine Vertico, loco natus honesto, qui a Nell'accampamento c'era un Nervio, di nome Verticone,
prima obsidione ad Ciceronem perfugerat suamque ei persona di nobili natali: fin dall'inizio dell'assedio era
fidem praestiterat. Hic servo spe libertatis magnisque passato dalla parte di Cicerone e gli aveva giurato fedeltà
persuadet praemiis, ut litteras ad Caesarem deferat. Has assoluta. Verticone persuade un suo servo a portare una
ille in iaculo illigatas effert et Gallus inter Gallos sine lettera a Cesare e gli promette la libertà e grosse
ulla suspicione versatus ad Caesarem pervenit. Ab eo de ricompense. Costui porta fuori dal campo la lettera legata
periculis Ciceronis legionisque cognoscitur. al suo giavellotto: Gallo, tra Galli, si muove senza destare
alcun sospetto e raggiunge Cesare, informandolo dei
pericoli che incombono su Cicerone e la sua legione.
XLVI
Caesar acceptis litteris hora circiter XI diei statim Cesare, ricevuta la lettera verso le cinque di pomeriggio,
nuntium in Bellovacos ad M. Crassum quaestorem invia immediatamente nelle terre dei Bellovaci un
mittit, cuius hiberna aberant ab eo milia passuum XXV; messaggero al questore M. Crasso, il cui campo invernale
iubet media nocte legionem proficisci celeriterque ad se distava circa venticinque miglia; gli ordina di mettersi in
venire. Exit cum nuntio Crassus. Alterum ad Gaium marcia con la legione a mezzanotte e di raggiungerlo in
Fabium legatum mittit, ut in Atrebatium fines legionem fretta. Crasso lascia il campo con l'emissario. Cesare ne
adducat, qua sibi iter faciendum sciebat. Scribit invia un altro al legato C. Fabio e gli comunica di
Labieno, si rei publicae commodo facere posset, cum guidare la legione nei territori degli Atrebati, da dove
legione ad fines Nerviorum veniat. Reliquam partem sapeva di dover transitare. Scrive a Labieno di venire con
exercitus, quod paulo aberat longius, non putat la legione nelle terre dei Nervi, se la sua partenza non era
exspectandam; equites circiter quadringentos ex di danno per gli interessi di Roma. Ritiene di non dover
proximis hibernis colligit. aspettare il resto dell'esercito, stanziato un po' troppo
lontano; dai campi invernali più vicini raccoglie circa
quattrocento cavalieri.

XLVII
Hora circiter tertia ab antecursoribus de Crassi adventu Le staffette, verso le nove di mattina, lo informano
certior factus eo die milia passuum XX pro cedit. dell'arrivo di Crasso ed egli, per quel giorno, avanza di
Crassum Samarobrivae praeficit legionemque attribuit, circa venti miglia. Destina Crasso a Samarobriva e gli
quod ibi impedimenta exercitus, obsides civitatum, attribuisce il comando della legione perché lasciava lì le
litteras publicas frumentumque omne quod eo salmerie dell'esercito, gli ostaggi delle varie popolazioni,
tolerandae hiemis causa devexerat relinquebat. Fabius, i documenti ufficiali e tutto il grano trasportato per
ut imperatum erat, non ita multum moratus in itinere affrontare l'inverno. Fabio con la sua legione, secondo gli
cum legione occurrit. Labienus interitu Sabini et caede ordini, senza perdere troppo tempo, si ricongiunge con
cohortium cognita, cum omnes ad eum Treverorum lui mentre era in marcia. Quando Labieno era ormai al
copiae venissent, veritus, si ex hibernis fugae similem corrente della morte di Sabino e della strage delle coorti,
profectionem fecisset, ut hostium impetum sustinere i Treveri giungono con tutto l'esercito: egli ebbe paura, se
posset, praesertim quos recenti victoria efferri sciret, lasciava il campo con una partenza simile a una fuga, di
litteras Caesari remittit, quanto cum periculo legionem non riuscire a tener testa all'assalto dei nemici, tanto più
ex hibernis educturus esset; rem gestam in Eburonibus che li sapeva imbaldanziti per la recente vittoria. Perciò,
perscribit; docet omnes equitatus peditatusque copias scrive a Cesare il pericolo a cui si troverebbe esposta la
Treverorum tria milia passuum longe ab suis castris legione guidata fuori dall'accampamento, gli illustra le
consedisse. vicende accadute tra gli Eburoni e lo informa che la
fanteria e la cavalleria dei Treveri, al gran completo, si
erano insediate a tre miglia di distanza dal suo campo.

XLVIII
Caesar consilio eius probato, etsi opinione trium Cesare approvò la decisione di Labieno e, benché, così,
legionum deiectus ad duas redierat, tamen unum caduta la speranza di contare su tre legioni, dovesse
communis salutis auxilium in celeritate ponebat. Venit accontentarsi di due, continuava a pensare che l'unica via
magnis itineribus in Nerviorum fines. Ibi ex captivis di salvezza comune consistesse nella rapidità di azione. A
cognoscit, quae apud Ciceronem gerantur, quantoque in marce forzate raggiunge la regione dei Nervi. Qui, dai
periculo res sit. Tum cuidam ex equitibus Gallis magnis prigionieri apprende che cosa succede nel campo di
praemiis persuadet uti ad Ciceronem epistolam deferat. Cicerone e come la situazione sia critica. Allora,
Hanc Graecis conscriptam litteris mittit, ne intercepta offrendogli un forte compenso, persuade uno dei cavalieri
epistola nostra ab hostibus consilia cognoscantur. Si galli a portare a Cicerone una lettera. La scrive in greco,
adire non possit, monet ut tragulam cum epistola ad per evitare che i nemici, in caso di intercettazione,
amentum deligata intra munitionem castrorum abiciat. scoprissero i nostri piani. Dà ordine al Gallo, se non fosse
In litteris scribit se cum legionibus profectum celeriter riuscito a penetrare nel campo romano, di scagliare
adfore; hortatur ut pristinam virtutem retineat. Gallus all'interno delle fortificazioni una tragula, con la lettera
periculum veritus, ut erat praeceptum, tragulam mittit. legata alla correggia. Nella missiva scrive che era già in
Haec casu ad turrim adhaesit neque ab nostris biduo marcia con le legioni e che presto sarebbe giunto; esorta
animadversa tertio die a quodam milite conspicitur, Cicerone a mostrarsi all'altezza dell'antico valore. Il
dempta ad Ciceronem defertur. Ille perlectam in Gallo, temendo il pericolo, scaglia la tragula secondo gli
conventu militum recitat maximaque omnes laetitia ordini ricevuti. Il caso volle che si conficcasse in una
adficit. Tum fumi incendiorum procul videbantur; quae torre e che per due giorni i nostri non se ne accorgessero.
res omnem dubitationem adventus legionum expulit. Il terzo giorno viene notata da un soldato, divelta e
consegnata a Cicerone. Egli legge attentamente la
missiva e poi ne comunica il contenuto pubblicamente,
con grande gioia di tutti. Al tempo stesso si scorgevano,
in lontananza, fumi di fuochi: ogni dubbio sull'arrivo
delle legioni venne fugato.

XLIX
Galli re cognita per exploratores obsidionem I Galli, informati del fatto dagli esploratori, tolgono
relinquunt, ad Caesarem omnibus copiis contendunt. l'assedio e con tutte le truppe, circa sessantamila armati,
Hae erant armata circiter milia LX. Cicero data si dirigono contro Cesare. Cicerone, grazie all'intervento
facultate Gallum ab eodem Verticone, quem supra del solito Verticone - se n'è già parlato - trova un Gallo
demonstravimus, repetit, qui litteras ad Caesarem che recapiti una lettera a Cesare, visto che era possibile, e
deferat; hunc admonet, iter caute diligenterque faciat: lo avverte di muoversi con cautela e attenzione; nella
perscribit in litteris hostes ab se discessisse omnemque missiva spiega a Cesare che il nemico si era allontanato e
ad eum multitudinem convertisse. Quibus litteris che, in forze, stava dirigendosi contro di lui. La lettera,
circiter media nocte Caesar adlatis suos facit certiores verso mezzanotte, perviene a Cesare, che informa i suoi e
eosque ad dimicandum animo confirmat. Postero die li incoraggia in vista della battaglia. L'indomani, all'alba,
luce prima movet castra et circiter milia passuum sposta l'accampamento e, percorse circa quattro miglia,
quattuor progressus trans vallem et rivum multitudinem avvista la massa dei nemici tra una valle e un corso
hostium conspicatur. Erat magni periculi res tantulis d'acqua. Era molto rischioso combattere su un terreno
copiis iniquo loco dimicare; tum, quoniam obsidione sfavorevole e avendo truppe così esigue; allora, sapendo
liberatum Ciceronem sciebat, aequo animo che Cicerone era stato liberato dall'assedio, in tutta
remittendum de celeritate existimabat: consedit et quam serenità non riteneva necessario stringere i tempi. Si
aequissimo loco potest castra communit atque haec, etsi ferma dunque e fortifica il campo nel posto che offriva
erant exigua per se vix hominum milium septem più vantaggi; sebbene l'accampamento fosse già, per sé,
praesertim nullis cum impedimentis, tamen angustiis di modeste proporzioni (era per appena settemila uomini
viarum quam maxime potest contrahit, eo consilio, ut e, per di più, privi di bagagli), lo rende ancor più piccolo
in summam contemptionem hostibus veniat. Interim stringendo al massimo i passaggi, per indurre il nemico
speculatoribus in omnes partes dimissis explorat quo al più profondo disprezzo. Nel frattempo, mediante
commodissime itinere vallem transire possit. esploratori inviati in tutte le direzioni, esamina quale sia
il percorso più agevole per attraversare la valle.

L
Eo die parvulis equestribus proeliis ad aquam factis Quel giorno si verificarono solo scaramucce di cavalleria
utrique sese suo loco continent: Galli, quod ampliores nei pressi del corso d'acqua, mentre entrambi gli eserciti
copias, quae nondum convenerant, exspectabant; tenevano le proprie posizioni: i Galli in quanto
Caesar, si forte timoris simulatione hostes in suum aspettavano l'arrivo di truppe ancor più numerose, non
locum elicere posset, ut citra vallem pro castris proelio ancora giunte; Cesare nella speranza di riuscire,
contenderet, si id efficere non posset, ut exploratis simulando timore, ad attirare sul suo terreno i nemici per
itineribus minore cum periculo vallem rivumque combattere al di qua della valle, dinnanzi al campo, o, in
transiret. Prima luce hostium equitatus ad castra accedit caso contrario, per riuscire, una volta esplorate le strade,
proeliumque cum nostris equitibus committit. Caesar ad attraversare la valle e il corso d'acqua con minore
consulto equites cedere seque in castra recipere iubet, pericolo. All'alba la cavalleria avversaria si avvicina al
simul ex omnibus partibus castra altiore vallo muniri campo e attacca battaglia con i nostri cavalieri. Cesare, di
portasque obstrui atque in his administrandis rebus proposito, ordina ai suoi di ritirarsi e di rientrare
quam maxime concursari et cum simulatione agi all'accampamento. Al tempo stesso, comanda di
timoris iubet. rinforzare con un vallo più alto tutti i lati del campo e di
ostruire le porte; dà ordine ai soldati di eseguire le
operazioni con estrema precipitazione e di simulare
paura.

LI
Quibus omnibus rebus hostes invitati copias traducunt I nemici, attirati da tutto ciò, varcano il fiume con le loro
aciemque iniquo loco constituunt, nostris vero etiam de truppe e le schierano in un luogo sfavorevole. Mentre i
vallo deductis propius accedunt et tela intra nostri abbandonano il vallo, gli avversari si avvicinano
munitionem ex omnibus partibus coniciunt ancor più e da tutti i lati scagliano dardi all'interno delle
praeconibusque circummissis pronuntiari iubent, seu fortificazioni. Poi, mandano araldi tutt'intorno al campo e
quis Gallus seu Romanus velit ante horam tertiam ad se annunziano quanto segue: era consentito a chiunque lo
transire, sine periculo licere; post id tempus non fore volesse, Gallo o Romano, di passare dalla loro parte,
potestatem: ac sic nostros contempserunt, ut obstructis senza alcun pericolo, entro le nove di mattina; scaduto il
in speciem portis singulis ordinibus caespitum, quod ea termine, nessuno ne avrebbe più avuto la facoltà.
non posse introrumpere videbantur, alii vallum manu Disprezzarono i nostri a tal punto, che alcuni dei loro
scindere, alii fossas complere inciperent. Tum Caesar cominciarono a smantellare il vallo con le mani, altri a
omnibus portis eruptione facta equitatuque emisso riempire i fossati, perché non ritenevano possibile
celeriter hostes in fugam dat, sic uti omnino pugnandi un'irruzione dalle porte, ostruite per finta da una sola fila
causa resisteret nemo, magnumque ex eis numerum di zolle. Allora Cesare, con una sortita da tutte le porte,
occidit atque omnes armis exuit. lancia la cavalleria alla carica e mette in fuga gli
avversari, senza che neppure uno riuscisse a combattere e
resistere: ne uccide molti, li costringe tutti a gettare le
armi.

LII
Longius prosequi veritus, quod silvae paludesque Cesare ritenne rischioso spingersi troppo in là, perché si
intercedebant neque etiam parvulo detrimento illorum frapponevano selve e paludi, e si rendeva conto che non
locum relinqui videbat, omnibus suis incolumibus c'era modo di infliggere agli avversari il benché minimo
copiis eodem die ad Ciceronem pervenit. Institutas danno. Così, quel giorno stesso, senza nessuna perdita,
turres, testudines munitionesque hostium admiratur; raggiunge Cicerone. Qui, con stupore, vede le torri
legione producta cognoscit non decimum quemque esse costruite, le testuggini e le fortificazioni dei nemici;
reliquum militem sine vulnere: ex his omnibus iudicat quando la legione viene schierata, si rende conto che
rebus, quanto cum periculo et quanta cum virtute res neanche un soldato su dieci è illeso; da tutti questi
sint administratae. Ciceronem pro eius merito elementi giudica con quanto pericolo e con quale valore
legionemque collaudat; centuriones singillatim sia stata affrontata la situazione: loda pubblicamente per i
tribunosquc militum appellat, quorum egregiam fuisse suoi meriti Cicerone e i soldati, chiama individualmente i
virtutem testimonio Ciceronis cognoverat. De casu centurioni e i tribuni militari che - lo sapeva per
Sabini et Cottae certius ex captivis cognoscit. Postero testimonianza di Cicerone - si erano distinti per singolare
die contione habita rem gestam proponit, milites valore. Dai prigionieri apprende altri particolari sulla
consolatur et confirmat: quod detrimentum culpa et fine di Sabino e Cotta. Il giorno seguente riunisce le
temeritate legati sit acceptum, hoc aequiore animo truppe, descrive l'accaduto, ma rincuora e rassicura i
ferendum docet, quod beneficio deorum immortalium et soldati; spiega che il rovescio, subito per colpa e
virtute eorum expiato incommodo neque hostibus imprudenza di un legato, doveva essere sopportato con
diutina laetatio neque ipsis longior dolor relinquatur. animo tanto più sereno, in quanto, per beneficio degli dèi
immortali e per il loro valore, il disastro era stato
vendicato; la gioia dei nemici era stata breve, quindi il
loro dolore non doveva durare troppo a lungo.

LIII
Interim ad Labienum per Remos incredibili celeritate Nello stesso tempo, i Remi recano a Labieno la notizia
de victoria Caesaris fama perfertur, ut, cum ab hibernis della vittoria di Cesare, con incredibile rapidità. Infatti,
Ciceronis milia passuum abesset circiter LX, eoque post sebbene il campo di Cicerone, dove Cesare era giunto
horam nonam diei Caesar pervenisset, ante mediam dopo le tre di pomeriggio, distasse circa sessanta miglia
noctem ad portas castrorum clamor oreretur, quo dall'accampamento di Labieno, qui, prima di mezzanotte,
clamore significatio victoriae gratulatioque ab Remis si levò clamore alle porte: erano le grida dei Remi in
Labieno fieret. Hac fama ad Treveros perlata segno di vittoria e di congratulazione. Il fatto viene
Indutiomarus, qui postero die castra Labieni oppugnare riferito anche ai Treveri; Induziomaro, che aveva già
decreverat, noctu profugit copiasque omnes in Treveros fissato per l'indomani l'assedio al campo di Labieno, di
reducit. Caesar Fabium cum sua legione remittit in notte fugge e riconduce tutte le sue truppe nella regione
hiberna, ipse cum tribus legionibus circum dei Treveri. Cesare ordina a Fabio di rientrare con la sua
Samarobrivam trinis hibernis hiemare constituit et, legione all'accampamento invernale; dal canto suo, fissa
quod tanti motus Galliae exstiterant, totam hiemem tre quartieri d'inverno, separati, tutt'intorno a
ipse ad exercitum manere decrevit. Nam illo Samarobriva e decide, date le numerose sollevazioni
incommodo de Sabini morte perlato omnes fere Galliae verificatesi in Gallia, di rimanere personalmente con
civitates de bello consultabant, nuntios legationesque in l'esercito per tutto l'inverno. Infatti, una volta diffusasi la
omnes partes dimittebant et quid reliqui consili notizia della sconfitta e della morte di Sabino, quasi tutti
caperent atque unde initium belli fieret explorabant i popoli della Gallia si consultavano sulla guerra,
nocturnaque in locis desertis concilia habebant. Neque inviavano messi in tutte le direzioni, s'informavano sulle
ullum fere totius hiemis tempus sine sollicitudine decisioni degli altri e da dove sarebbe partita
Caesaris intercessit, quin aliquem de consiliis ac motu l'insurrezione, tenevano concili notturni in zone deserte.
Gallorum nuntium acciperet. In his ab Lucio Roscio, Per tutto l'inverno, non ci fu per Cesare un momento
quem legioni tertiae decimae praefecerat, certior factus tranquillo: riceveva di continuo notizie sui progetti e la
est magnas Gallorum copias earum civitatum, quae ribellione dei Galli. Tra l'altro, L. Roscio, preposto alla
Armoricae appellantur, oppugnandi sui causa tredicesima legione, lo informò che ingenti truppe
convenisse neque longius milia passuum octo ab galliche delle popolazioni chiamate aremoriche, si erano
hibernis suis afuisse, sed nuntio allato de victoria radunate con l'intenzione di assediarlo ed erano a non più
Caesaris discessisse, adeo ut fugae similis discessus di otto miglia dal suo campo, ma, alla notizia della
videretur. vittoria di Cesare, si erano allontanate con una rapidità
tale, che la loro partenza era sembrata piuttosto una fuga.
LIV
At Caesar principibus cuiusque civitatis ad se evocatis Cesare, allora, convocò i principi di ciascun popolo, e ora
alias territando, cum se scire quae fierent denuntiaret, col timore precisando di essere al corrente di quanto
alias cohortando magnam partem Galliae in officio accadeva, ora con la persuasione, indusse la maggior
tenuit. Tamen Senones, quae est civitas in primis firma parte delle genti galliche al rispetto degli impegni
et magnae inter Gallos auctoritatis, Cavarinum, quem assunti. Tuttavia i Senoni, tra i più forti e autorevoli in
Caesar apud eos regem constituerat, cuius frater Gallia, a seguito di decisione pubblica, tentarono di
Moritasgus adventu in Galliam Caesaris cuiusque eliminare Cavarino, che Cesare aveva designato loro
maiores regnum obtinuerant, interficere publico sovrano (e già erano stati re suo fratello Moritasgo,
consilio conati, cum ille praesensisset ac profugisset, all'epoca dell'arrivo di Cesare in Gallia, e i suoi avi).
usque ad fines insecuti regno domoque expulerunt et, Cavarino ne presagì le intenzioni e fuggì; i suoi avversari
missis ad Caesarem satisfaciendi causa legatis, cum is gli diedero la caccia sino al confine e lo bandirono dal
omnem ad se senatum venire iussisset, dicto audientes trono e dal paese. In seguito, inviarono a Cesare
non fuerunt. Tantum apud homines barbaros valuit esse un'ambasceria per discolparsi: egli comandò che tutti i
aliquos repertos principes inferendi belli tantamque senatori si presentassero da lui, ma il suo ordine venne
omnibus voluntatum commutationem attulit, ut praeter disatteso. A quegli uomini barbari bastò che ci fossero dei
Aeduos et Remos, quos praecipuo semper honore fautori della guerra: in tutti si verificò un tale mutamento
Caesar habuit, alteros pro vetere ac perpetua erga di propositi, che quasi nessun popolo rimase al di sopra
populum Romanum fide, alteros pro recentibus Gallici dei nostri sospetti, se si eccettuano gli Edui e i Remi, che
belli officiis, nulla fere civitas fuerit non suspecta nobis. Cesare tenne sempre in particolare onore - i primi per
Idque adeo haud scio mirandumne sit, cum l'antica e costante lealtà nei confronti del popolo romano,
compluribus aliis de causis, tum maxime quod ei, qui i secondi per i recenti servizi durante la guerra in Gallia.
virtute belli omnibus gentibus praeferebantur, tantum se Ma non so se la cosa sia poi tanto strana, tenendo
eius opinionis deperdidisse ut a populo Romano soprattutto presente che, tra le molte altre cause, popoli
imperia perferrent gravissime dolebant. considerati superiori a tutti, per valore militare, adesso
erano profondamente afflitti per aver perso prestigio al
punto da dover sottostare al dominio di Roma.

LV
Treveri vero atque Indutiomarus totius hiemis nullum I Treveri e Induziomaro, però, per tutto l'inverno non
tempus intermiserunt, quin trans Rhenum legatos smisero un attimo di inviare ambascerie oltre il Reno e di
mitterent, civitates sollicitarent, pecunias pollicerentur, sobillare le altre genti, di promettere denaro e di
magna parte exercitus nostri interfecta multo minorem sostenere che, distrutto ormai il grosso del nostro
superesse dicerent partem. Neque tamen ulli civitati esercito, ne restava solo una minima parte. Ma non gli
Germanorum persuaderi potuit, ut Rhenum transiret, riuscì di persuadere nessun popolo dei Germani a varcare
cum se bis expertos dicerent, Ariovisti bello et il Reno; affermavano di averne fatta già due volte
Tencterorum transitu: non esse amplius fortunam esperienza, con la guerra di Ariovisto e il passaggio dei
temptaturos. Hac spe lapsus Indutiomarus nihilo minus Tenteri: non avrebbero tentato ulteriormente la sorte.
copias cogere, exercere, a finitimis equos parare, exules Caduta tale speranza, Induziomaro cominciò lo stesso a
damnatosque tota Gallia magnis praemiis ad se allicere radunare truppe e a esercitarle, a fornirsi di cavalli dalle
coepit. Ac tantam sibi iam his rebus in Gallia genti vicine e ad attirare a sé, con grandi remunerazioni,
auctoritatem comparaverat ut undique ad eum gli esuli e le persone condannate di tutta la Gallia. In tal
legationes concurrerent, gratiam atque amicitiam modo si era già procurato in Gallia tanta autorità, che da
publice privatimque peterent. ogni regione accorrevano ambascerie e gli chiedevano i
suoi favori e la sua amicizia, per l'interesse pubblico e
privato.

LVI
Vbi intellexit ultro ad se veniri, altera ex parte Senones Induziomaro, quando si rese conto della spontaneità di
Carnutesque conscientia facinoris instigari, altera tali ambascerie e che, da un lato, i Senoni e i Carnuti
Nervios Aduatucosque bellum Romanis parare, neque erano spinti dalla consapevolezza della propria colpa,
sibi voluntariorum copias defore, si ex finibus suis dall'altro i Nervi e gli Atuatuci preparavano guerra ai
progredi coepisset, armatum concilium indicit. Hoc Romani, e, inoltre, che non gli sarebbero mancate bande
more Gallorum est initium belli, quo lege communi di volontari, se si fosse mosso dai suoi territori, convoca
omnes puberes armati convenire consuerunt; qui ex eis un'assemblea armata. È il modo con cui di solito i Galli
novissimus convenit, in conspectu multitudinis iniziano una guerra: per una legge comune, tutti i giovani
omnibus cruciatibus affectus necatur. In eo concilio sono costretti a venirvi in armi; chi giunge ultimo, al
Cingetorigem, alterius principem factionis, generum cospetto di tutti viene sottoposto a torture d'ogni sorta e
suum, quem supra demonstravimus Caesaris secutum ucciso. In tale assemblea Induziomaro dichiara
fidem ab eo non discessisse, hostem iudicat bonaque Cingetorige, capo della fazione avversa e suo genero -
eius publicat. His rebus confectis, in concilio pronuntiat abbiamo già ricordato che si era messo sotto la protezione
arcessitum se a Senonibus et Carnutibus aliisque di Cesare e gli era rimasto fedele - nemico pubblico e ne
compluribus Galliae civitatibus; huc iturum per fines confisca le sostanze. Dopo tali risoluzioni, nel concilio
Remorum eorumque agros popula turum ac, priusquam Induziomaro annuncia solennemente di aver accolto le
id faciat, castra Labieni oppugnaturum. Quae fieri velit sollecitazioni dei Senoni, dei Carnuti e di molte altre
praecipit. genti della Gallia; intende attraversare i territori dei
Remi e devastarne i campi, ma, prima, vuole porre
l'assedio al campo di Labieno. Impartisce gli ordini da
eseguire.

LVII
Labienus, cum et loci natura et manu munitissumis Labieno, al riparo in un accampamento ben munito per
castris sese teneret, de suo ac legionis periculo nihil conformazione naturale e numero di soldati, non nutriva
timebat; ne quam occasionem rei bene gerendae timori per sé o per la legione. Tuttavia, meditava di non
dimitteret, cogitabat. Itaque a Cingetorige atque eius lasciarsi sfuggire nessuna occasione per una bella
propinquis oratione Indutiomari cognita, quam in impresa. Così, non appena informato da Cingetorige e
concilio habuerat, nuntios mittit ad finitimas civitates dai suoi parenti del discorso di Induziomaro al concilio,
equitesque undique evocat: his certum diem Labieno invia messi alle genti limitrofe e fa venire a sé
conveniendi dicit. Interim prope cotidie cum omni da ogni parte cavalieri: fissa la data in cui avrebbero
equitatu Indutiomarus sub castris eius vagabatur, alias dovuto presentarsi. Frattanto, quasi ogni giorno
ut situm castrorum cognosceret, alias colloquendi aut Induziomaro, con la cavalleria al completo, incrociava
territandi causa: equites plerumque omnes tela intra nei pressi dell'accampamento, vuoi per prender visione di
vallum coniciebant. Labienus suos intra munitionem com'era disposto il campo, vuoi per intavolare discorsi o
continebat timorisque opinionem, quibuscumque suscitar timori; i suoi cavalieri, generalmente,
poterat rebus, augebat. scagliavano frecce all'interno del vallo. Labieno teneva i
suoi entro le fortificazioni e cercava, con ogni mezzo, di
dar l'impressione di aver paura.

LVIII
Cum maiore in dies contemptione Indutiomarus ad Mentre Induziomaro, di giorno in giorno, si avvicinava al
castra accederet, nocte una intromissis equitibus campo con maggior sicurezza, Labieno una notte fece
omnium finitimarum civitatum quos arcessendos entrare i cavalieri richiesti a tutte le genti limitrofe;
curaverat, tanta diligentia omnes suos custodiis intra grazie alle sentinelle, riuscì a trattenere tutti i suoi
castra continuit, ut nulla ratione ea res enuntiari aut ad all'interno del campo così bene, che in nessun modo la
Treveros perferri posset. Interim ex consuetudine notizia poté trapelare o giungere ai Treveri. Nel
cotidiana Indutiomarus ad castra accedit atque ibi frattempo Induziomaro, come ogni giorno, si avvicina
magnam partem diei consumit; equites tela coniciunt et all'accampamento e qui trascorre la maggior parte del
magna cum contumelia verborum nostros ad pugnam giorno: i suoi cavalieri scagliano frecce e provocano i
evocant. Nullo ab nostris dato responso, ubi visum est, nostri a battaglia con ingiurie d'ogni sorta. I nostri non
sub vesperum dispersi ac dissipati discedunt. Subito rispondono e gli avversari, quando lo ritengono
Labienus duabus portis omnem equitatum emittit; opportuno, al calar della sera, si allontanano a piccoli
praecipit atque interdicit, proterritis hostibus atque in gruppi, disunendosi. All'improvviso Labieno, da due
fugam coniectis (quod fore, sicut accidit, videbat) unum porte, lancia alla carica tutta la cavalleria: dà ordine e
omnes peterent Indutiomarum, neu quis quem prius disposizione che, dopo aver spaventato e messo in fuga i
vulneret, quam illum interfectum viderit, quod mora nemici (prevedeva che sarebbe successo, come in effetti
reliquorum spatium nactum illum effugere nolebat; capitò), tutti puntino solo su Induziomaro e non
magna proponit eis qui occiderint praemia; summittit colpiscano nessun altro prima di averlo visto morto: non
cohortes equitibus subsidio. Comprobat hominis voleva che, mentre si attardavano a inseguire gli altri, il
consilium fortuna, et cum unum omnes peterent, in ipso Gallo trovasse una via di scampo. Promette grandi
fluminis vado deprehensus Indutiomarus interficitur, ricompense a chi l'avesse ucciso; invia le coorti in
caputque eius refertur in castra: redeuntes equites quos appoggio ai cavalieri. La Fortuna asseconda il piano
possunt consectantur atque occidunt. Hac re cognita dell'uomo: tutti si lanciano su Induziomaro, lo catturano
omnes Eburonum et Nerviorum quae convenerant proprio sul guado del fiume e lo uccidono; la sua testa
copiae discedunt, pauloque habuit post id factum viene portata all'accampamento; i cavalieri, nel rientrare,
Caesar quietiorem Galliam. inseguono e massacrano quanti più nemici possono.
Avute queste notizie, tutte le truppe degli Eburoni e dei
Nervi, che si erano lì concentrate, si disperdono: dopo
questa battaglia Cesare riuscì a tenere un po' più
tranquilla la Gallia.
Cesare - De Bello Gallico
Libro VI
I
Multis de causis Caesar maiorem Galliae motum Per molte ragioni Cesare si attendeva una più grave
exspectans per Marcum Silanum, Gaium Antistium sollevazione della Gallia, perciò decide di operare un
Reginum, Titum Sextium legatos dilectum habere reclutamento mediante i suoi legati M. Silano, C.
instituit; simul ab Gnaeo Pompeio proconsule petit, Antistio Regino e T. Sestio. Al tempo stesso, al
quoniam ipse ad urbem cum imperio rei publicae causa proconsole Cn. Pompeo, rimasto nelle vicinanze di
remaneret, quos ex Cisalpina Gallia consulis Roma con un comando militare per il bene dello stato,
sacramento rogavisset, ad signa convenire et ad se chiede di radunare e inviargli i soldati che aveva già
proficisci iuberet, magni interesse etiam in reliquum arruolato e fatto giurare nella Gallia cisalpina quand'era
tempus ad opinionem Galliae existimans tantas videri console. Al fine di mantenere il buon concetto che i
Italiae facultates ut, si quid esset in bello detrimenti Galli avevano di noi, riteneva estremamente
acceptum, non modo id brevi tempore sarciri, sed etiam importante, anche per il futuro, che vedessero quali
maioribus augeri copiis posset. Quod cum Pompeius et erano le risorse dell'Italia: i Romani, se anche subivano
rei publicae et amicitiae tribuisset, celeriter confecto per un rovescio in guerra, erano in grado non solo di
suos dilectu tribus ante exactam hiemem et constitutis rimediare in poco tempo alle perdite, ma addirittura di
et adductis legionibus duplicatoque earum cohortium aumentare il numero degli effettivi. Pompeo, sia
numero, quas cum Quinto Titurio amiserat, et celeritate nell'interesse pubblico, sia per ragioni di amicizia,
et copiis docuit, quid populi Romani disciplina atque acconsentì. Completato con celerità l'arruolamento
opes possent. tramite i legati, prima della fine dell'inverno vennero
formate tre legioni e condotte in Gallia. Cesare
raddoppiò, così, il numero delle coorti rispetto a quelle
perse con Q. Titurio e, grazie alla rapidità e all'entità
del reclutamento, dimostrò di che cosa fossero capaci
l'organizzazione e i mezzi di Roma.

II
Interfecto Indutiomaro, ut docuimus, ad eius Dopo l'uccisione di Induziomaro, come abbiamo
propinquos a Treveris imperium defertur. Illi finitimos descritto, i Treveri affidano il comando ai suoi parenti,
Germanos sollicitare et pecuniam polliceri non che non desistono dal sobillare i Germani limitrofi,
desistunt. Cum ab proximis impetrare non possent, promettendo denaro. Non avendo ottenuto risultato con
ulteriores temptant. Inventis nonnullis civitatibus i Germani vicini, tentano con i più lontani. Trovate
iureiurando inter se confirmant obsidibusque de alcune genti disposte all'azione, a esse si vincolano con
pecunia cavent: Ambiorigem sibi societate et foedere giuramento solenne; quanto al denaro, garantiscono con
adiungunt. Quibus rebus cognitis Caesar, cum undique ostaggi. Accolgono nella loro lega e patto Ambiorige.
bellum parari videret, Nervios, Aduatucos ac Menapios Informato di ciò, Cesare si accorse che, ovunque, erano
adiunctis Cisrhenanis omnibus Germanis esse in armis, in corso preparativi di guerra: i Nervi, gli Atuatuci, i
Senones ad imperatum non venire et cum Carnutibus Menapi erano in armi, uniti a tutti i Germani stanziati
finitimisque civitatibus consilia communicare, a al di qua del Reno; i Senoni non rispondevano alle
Treveris Germanos crebris legationibus sollicitari, convocazioni e si accordavano con i Carnuti e i popoli
maturius sibi de bello cogitandum putavit. limitrofi; i Treveri facevano pressione sui Germani con
frequenti ambascerie. Quindi, ritenne di dover pensare
alla guerra più presto del solito.

III
Itaque nondum hieme confecta proximis quattuor Perciò, prima ancora della fine dell'inverno, radunò le
coactis legionibus de improviso in fines Nerviorum quattro legioni più vicine e, inatteso, puntò sui territori
contendit et, priusquam illi aut convenire aut profugere dei Nervi: non lasciò ai nemici il tempo di accorrere o
possent, magno pecoris atque hominum numero capto fuggire e, catturati molti capi di bestiame e uomini, che
atque ea praeda militibus concessa vastatisque agris in concesse come preda ai soldati, devastò i campi e
deditionem venire atque obsides sibi dare coegit. Eo costrinse i Nervi alla resa e alla consegna di ostaggi.
celeriter confecto negotio rursus in hiberna legiones Terminate con rapidità le operazioni, ricondusse le
reduxit. Concilio Galliae primo vere, ut instituerat, legioni negli accampamenti invernali. Indetto, secondo
indicto, cum reliqui praeter Senones, Carnutes il solito, un concilio della Gallia per l'inizio della
Treverosque venissent, initium belli ac defectionis hoc primavera, si presentarono tutti, tranne i Senoni, i
esse arbitratus, ut omnia postponere videretur, Carnuti e i Treveri. Cesare lo considera segno
concilium Lutetiam Parisiorum transfert. Confines dell'inizio delle ostilità e della ribellione e, per
erant hi Senonibus civitatemque patrum memoria dimostrare che metteva in secondo piano ogni altro
coniunxerant, sed ab hoc consilio afuisse problema, trasferisce il concilio a Lutezia, città dei
existimabantur. Hac re pro suggestu pronuntiata eodem Parisi. Costoro confinavano con i Senoni e a essi si
die cum legionibus in Senones proficiscitur magnisque erano uniti all'epoca dei nostri padri, ma non
itineribus eo pervenit. prendevano parte, si riteneva, al piano di sollevazione.
Comunicato dalla tribuna il cambiamento di sede, il
giorno stesso si dirige, con le legioni, verso le terre dei
Senoni, dove giunge a marce forzate.

IV
Cognito eius adventu Acco, qui princeps eius consili Saputo del suo arrivo, Accone, responsabile del piano,
fuerat, iubet in oppida multitudinem convenire. ordina alla popolazione di rifugiarsi nelle città. Mentre
Conantibus, priusquam id effici posset, adesse Romanos il tentativo era in corso, prima che le operazioni fossero
nuntiatur. Necessario sententia desistunt legatosque ultimate, viene annunziato che i Romani sono giunti. I
deprecandi causa ad Caesarem mittunt: adeunt per Senoni sono costretti a rinunciare ai loro propositi e
Aeduos, quorum antiquitus erat in fide civitas. Libenter inviano un'ambasceria a Cesare per scongiurarne il
Caesar petentibus Aeduis dat veniam excusationemque perdono: inoltrano la supplica attraverso gli Edui, che
accipit, quod aestivum tempus instantis belli, non da antico tempo li tutelavano. Dal momento che la
quaestionis esse arbitrabatur. Obsidibus imperatis richiesta veniva dagli Edui, Cesare concede volentieri il
centum hos Aeduis custodiendos tradit. Eodem perdono e accetta le giustificazioni, ritenendo che
Carnutes legatos obsidesque mittunt usi deprecatoribus quell'estate fosse la stagione di una guerra imminente, e
Renis, quorum erant in clientela: eadem ferunt non dei processi. Esige cento ostaggi e li affida alla
responsa. Peragit concilium Caesar equitesque imperat custodia degli Edui. Anche i Carnuti gli inviano messi e
civitatibus. ostaggi, avvalendosi dell'intercessione dei Remi, di cui
erano clienti: ottengono la stessa risposta. Cesare
chiude il concilio e impone alle genti galliche di
fornirgli cavalieri.

V
Hac parte Galliae pacata totus et mente et animo in Pacificata questa zona della Gallia, Cesare impegna
bellum Treverorum et Ambiorigis insistit. Cavarinum mente e animo, totalmente, nella guerra contro i Treveri
cum equitatu Senonum secum proficisci iubet, ne quis e Ambiorige. Ordina a Cavarino di assumere il
aut ex huius iracundia aut ex eo, quod meruerat, odio comando della cavalleria dei Senoni e di seguirlo, per
civitatis motus exsistat. His rebus constitutis, quod pro evitare sedizioni dovute al carattere iracondo del Gallo
explorato habebat Ambiorigem proelio non esse oppure all'odio che costui si era meritato da parte della
concertaturum, reliqua eius consilia animo sua gente. Prese tali decisioni, Cesare, sapendo per
circumspiciebat. Erant Menapii propinqui Eburonum certo che Ambiorige non si sarebbe misurato in uno
finibus, perpetuis paludibus silvisque muniti, qui uni ex scontro aperto, cercava di scoprire quali altre soluzioni
Gallia de pace ad Caesarem legatos numquam rimanessero all'avversario. Con gli Eburoni
miserant. Cum his esse hospitium Ambiorigi sciebat; confinavano i Menapi, protetti da sterminate paludi e
item per Treveros venisse Germanis in amicitiam selve, l'unico popolo della Gallia a non aver mai inviato
cognoverat. Haec prius illi detrahenda auxilia messi a Cesare per trattare la pace. Cesare conosceva i
existimabat quam ipsum bello lacesseret, ne desperata vincoli di ospitalità tra Ambiorige e i Menapi ed era
salute aut se in Menapios abderet aut cum pure al corrente che, tramite i Treveri, il Gallo aveva
Transrhenanis congredi cogeretur. Hoc inito consilio stretto rapporti d'alleanza con i Germani. Stimava
totius exercitus impedimenta ad Labienum in Treveros necessario sottrargli ogni appoggio, piuttosto che
mittit duasque legiones ad eum proficisci iubet; ipse provocarlo a battaglia: non voleva che Ambiorige,
cum legionibus expeditis quinque in Menapios sentendosi perduto, fosse costretto a rifugiarsi nelle
proficiscitur. Illi nulla coacta manu loci praesidio freti terre dei Menapi o a unirsi ai Germani d'oltre Reno.
in silvas paludesque confugiunt suaque eodem Con questa intenzione invia a Labieno, nel paese dei
conferunt. Treveri, tutte le salmerie dell'esercito e dà ordine a due
legioni di raggiungerlo. Dal canto suo, con cinque
legioni senza bagagli marcia sui Menapi. Costoro,
senza neppure radunare truppe, confidando nelle sole
difese naturali del luogo, si rifugiano nelle selve e nelle
paludi, ammassandovi tutti i loro beni.

VI
Caesar partitis copiis cum Gaio Fabio legato et Marco Cesare divide le truppe con il legato C. Fabio e il
Crasso quaestore celeriterque effectis pontibus adit questore M. Crasso, costruisce con rapidità ponti sulle
tripertito, aedificia vicosque incendit, magno pecoris paludi e avanza su tre fronti: incendia gli edifici isolati
atque hominum numero potitur. Quibus rebus coacti e i villaggi, cattura un gran numero di capi di bestiame
Menapii legatos ad eum pacis petendae causa mittunt. e di uomini. I Menapi, nella morsa della necessità, gli
Ille obsidibus acceptis hostium se habiturum numero inviano ambasciatori per chiedere pace. Cesare riceve
confirmat, si aut Ambiorigem aut eius legatos finibus gli ostaggi e dichiara che, se avessero accolto nei loro
suis recepissent. His confirmatis rebus Commium territori Ambiorige o suoi emissari, li avrebbe
Atrebatem cum equitatu custodis loco in Menapiis considerati nemici. Sistemata la questione, lascia tra i
relinquit; ipse in Treveros proficiscitur. Menapi, a sorvegliare la regione, l'atrebate Commio
con la cavalleria e punta contro i Treveri.

VII - Tutti attendono i rinforzi


Dum haec a Caesare geruntur, Treveri magnis coactis Mentre queste cose erano portate avanti da Cesare, i
peditatus equitatusque copiis Labienum cum una Treviri, raccolte grandi truppe di fanteria e di cavalleria
legione, quae in eorum finibus hiemaverat, adoriri si preparavanto ad attaccare Labieno insieme alla
parabant, iamque ab eo non longius bidui via aberant, legione che aveva svernato nel loro territorio; e già
cum duas venisse legiones missu Caesaris cognoscunt. erano distanti da lui non più di due giorni di strada
Positis castris a milibus passuum XV auxilia quando vengono a sapere che sono giunte due legioni
Germanorum esspectare constituunt. Labienus hostium inviate da Cesare. Messi gli accampamenti a
cognito consilio sperans temeritate eorum fore aliquam quindicimila passi stabiliscono di aspettare l'aiuto dei
dimicandi facultatem praesidio quinque cohortium Germani. Labieno, conosciuto il piano dei nemici,
impedimentis relicto cum viginti quinque cohortibus sperando che ci fosse una qualche possibilità di
magnoque equitatu contra hostem proficiscitur et mille combattere a causa della loro temerità, lasciato un
passuum intermisso spatio castra communit. Erat inter presidio di cinque coorti per le vettovaglie, avanza
Labienum atque hostem difficili transitu flumen contro il nemico con venticinque corti e con una grande
ripisque praeruptis. Hoc neque ipse transire habebat in cavalleria e, lasciato uno spazio di mille passi, rafforza
animo neque hostes transituros existi mabat. Augebatur l'accampamento. Vi era tra Labieno e il nemico un
auxiliorum cotidie spes. Loquitur in concilio palam, fiume di difficile attraversamento e dalle ripe scoscese.
quoniam Germani appropinquare dicantur, sese suas Questi non aveva in animo di attraversare questo fiume
exercitusque fortunas in dubium non devocaturum et né si aspettava che lo avrebbero attraversato i nemici.
postero die prima luce castra moturum. Celeriter haec Le speranze degli aiuti aumentavano ogni giorno. Disse
ad hostes deferuntur, ut ex magno Gallorum equitum apertamente nel consiglio che, poiché si diceva che i
numero nonnullos Gallicis rebus favere natura cogebat. Germani si stavano avvicinando, non avrebbe messo in
Labienus noctu tribunis militum primisque ordinibus pericolo il destino suo e dell'esercito, e il giorno dopo,
convocatis, quid sui sit consili proponit et, quo facilius alle prime luci, avrebbe spostato l'accampamento.
hostibus timoris det suspicionem, maiore strepitu et Rapidamente queste (parole) sono portate al nemico,
tumultu, quam populi Romani fert consuetudo castra dato che nel grande numero di cavalieri galli l'indole
moveri iubet. His rebus fugae similem profectionem costringeva parecchi a favorire gli affari gallici.
effecit. Haec quoque per exploratores ante lucem in Labieno, convocate nottetempo i tribuni dei soldati e i
tanta propinquitate castrorum ad hostes deferuntur. principali centurioni, stabilisce quale sia la sua
decisione e per dare più facilmente ai nemici il sospetto
della paura, ordina che l'accampamento sia spostato con
maggior rumore e confusione di quanto sia l'abitudine
del popolo romano. Con queste cose rese la partenza
simile a una fuga. Anche queste cose sono riferite al
nemico attraverso esploratori prima dell'alba per la così
grande vicinanza dell'accampamento.

VIII
Vix agmen novissimum extra munitiones processerat, La retroguardia era appena uscita dalle fortificazioni,
cum Galli cohortati inter se, ne speratam praedam ex che i Galli si spronano a vicenda a non lasciarsi
manibus dimitterent--longum esse per territis Romanis sfuggire dalle mani la preda sperata: sarebbe stato
Germanorum auxilium exspectare, neque suam pati troppo lungo, con i Romani atterriti, aspettare i rinforzi
dignitatem ut tantis copiis tam exiguam manum dei Germani; per la loro dignità era inammissibile,
praesertim fugientem atque impeditam adoriri non numerosi com'erano, non osare l'attacco a un reparto
audeant--flumen transire et iniquo loco committere nemico così esiguo e, oltretutto, in fuga e carico di
proelium non dubitant. Quae fore suspicatus Labienus, bagagli. Così, non esitano a varcare il fiume e a venire
ut omnes citra flumen eliceret, eadem usus simulatione a battaglia in posizione di svantaggio. Labieno, avendo
itineris placide progrediebatur. Tum praemissis paulum previsto ogni mossa, allo scopo di attirare tutti i nemici
impedimentis atque in tumulo quodam collocatis al di qua del fiume continuava nella sua finzione e
"Habetis," inquit, "milites, quam petistis facultatem: proseguiva la marcia, lentamente. Poi, inviate le
hostem impedito atque iniquo loco tenetis: praestate salmerie un po' più avanti e avendole disposte su di un
eandem nobis ducibus virtutem, quam saepe numero rialzo, disse: "Soldati, avete l'occasione che vi
imperatori praestitistis, atque illum adesse et haec auguravate: tenete in pugno il nemico, in un luogo
coram cernere existimate." Simul signa ad hostem malagevole e per loro svantaggioso; date prova, adesso,
converti aciemque dirigi iubet, et paucis turmis sotto la nostra guida, dello stesso valore che più di una
praesidio ad impedimenta dimissis reliquos equites ad volta avete dimostrato al comandante in capo, fate
latera disponit. Celeriter nostri clamore sublato pila in conto che lui sia qui e che assista allo scontro di
hostes immittunt. Illi, ubi praeter spem quos fugere persona". Contemporaneamente ordina di volgere le
credebant infestis signis ad se ire viderunt, impetum insegne contro il nemico e di formare la linea di
modo ferre non potuerunt ac primo concursu in fugam battaglia, invia pochi squadroni a presidio delle
coniecti proximas silvas petierunt. Quos Labienus salmerie e dispone il resto della cavalleria sulle ali. I
equitatu consectatus, magno numero interfecto, nostri rapidamente, tra alte grida, scagliano i giavellotti
compluribus captis, paucis post diebus civitatem sui nemici. Costoro, quando contro ogni aspettativa
recepit. Nam Germani qui auxilio veniebant percepta videro i Romani volgere le insegne e avanzare, mentre
Treverorum fuga sese domum receperunt. Cum his li credevano già in fuga, non riuscirono neanche a
propinqui Indutiomari, qui defectionis auctores fuerant, sostenerne l'urto: al primo assalto batterono in ritirata e
comitati eos ex civitate excesserunt. Cingetorigi, quem cercarono rifugio nelle selve più vicine. Labieno li
ab initio permansisse in officio demonstravimus, inseguì con la cavalleria, ne uccise molti e ne fece
principatus atque imperium est traditum. prigionieri parecchi: pochi giorni dopo i Treveri si
arresero. Infatti, i Germani, che venivano in loro aiuto,
avuta notizia della fuga dei Treveri, rientrarono in
patria. Al loro seguito lasciarono il paese i parenti di
Induziomaro, che avevano istigato alla defezione. A
Cingetorige, rimasto fedele fin dall'inizio, come
abbiamo ricordato, fu conferito il principato e il
comando.

IX
Caesar, postquam ex Menapiis in Treveros venit, Cesare, appena giunto dalle terre dei Menapi nella
duabus de causis Rhenum transire constituit; quarum regione dei Treveri, decise di varcare il Reno per due
una erat, quod auxilia contra se Treveris miserant, motivi: primo, i Germani avevano mandato aiuti ai
altera, ne ad eos Ambiorix receptum haberet. His Treveri contro di lui; secondo, non voleva che
constitutis rebus paulum supra eum locum quo ante Ambiorige trovasse rifugio presso di loro. Presa tale
exercitum traduxerat facere pontem instituit. Nota decisione, comincia a costruire un ponte poco più a
atque instituta ratione magno militum studio paucis nord del luogo in cui, in passato, l'esercito aveva
diebus opus efficitur. Firmo in Treveris ad pontem varcato il fiume. Essendo la maniera di fabbricarlo già
praesidio relicto, ne quis ab his subito motus oreretur, nota e sperimentata, l'opera viene realizzata in pochi
reliquas copias equitatumque traducit. Vbii, qui ante giorni grazie al grande impegno dei soldati. A un capo
obsides dederant atque in deditionem venerant, del ponte, nelle terre dei Treveri, per impedirne
purgandi sui causa ad eum legatos mittunt, qui doceant un'improvvisa sollevazione, lascia un saldo presidio e
neque auxilia ex sua civitate in Treveros missa neque ab guida, sull'altra riva, il resto delle truppe e la cavalleria.
se fidem laesam: petunt atque orant ut sibi parcat, ne Gli Ubi, che in precedenza avevano consegnato ostaggi
communi odio Germanorum innocentes pro nocentibus e si erano sottomessi, inviano a Cesare un'ambasceria
poenas pendant; si amplius obsidum vellet, dare per discolparsi: non avevano inviato rinforzi ai Treveri,
pollicentur. Cognita Caesar causa reperit ab Suebis né violato i patti. Gli chiedono, lo scongiurano di
auxilia missa esse; Vbiorum satisfactionem accipit, risparmiarli, di non accomunarli ai Germani nel suo
aditus viasque in Suebos perquirit. odio, perché non volevano, innocenti, pagare per chi
innocente non era; se chiedeva altri ostaggi, erano
pronti a consegnarli. Cesare, fatta luce sull'accaduto,
scopre che i rinforzi erano stati inviati dagli Svevi.
Accetta le spiegazioni degli Ubi, si informa in modo
dettagliato sulle vie d'accesso alle terre degli Svevi.

X
Interim paucis post diebus fit ab Vbiis certior Suebos Intanto, pochi giorni dopo, gli Ubi lo avvertono che gli
omnes in unum locum copias cogere atque eis Svevi stavano concentrando tutte le truppe in un solo
nationibus quae sub eorum sint imperio denuntiare, ut luogo e che imponevano ai popoli sottomessi l'invio di
auxilia peditatus equitatusque mittant. His cognitis rinforzi di fanteria e cavalleria. Saputo ciò, Cesare
rebus rem frumentariam providet, castris idoneum provvede alle scorte di grano, sceglie un luogo adatto
locum deligit; Vbiis imperat ut pecora deducant suaque all'accampamento e ordina agli Ubi di portar via i capi
omnia ex agris in oppida conferant, sperans barbaros di bestiame e di ammassare ogni bene dalle campagne
atque imperitos homines inopia cibariorum adductos ad nelle città. Sperava che i nemici, barbari e inesperti
iniquam pugnandi condicionem posse deduci; mandat, com'erano, si lasciassero indurre ad accettare lo scontro
ut crebros exploratores in Suebos mittant quaeque apud anche in posizione di svantaggio, costretti a ciò dalla
eos gerantur cognoscant. Illi imperata faciunt et paucis mancanza di viveri. Incarica gli Ubi di inviare molti
diebus intermissis referunt: Suebos omnes, posteaquam esploratori nelle zone degli Svevi per spiarne le mosse.
certiores nuntii de exercitu Romanorum venerint, cum Gli Ubi eseguono gli ordini e, pochi giorni dopo,
omnibus suis sociorumque copiis, quas coegissent, riferiscono: tutti gli Svevi, avute notizie più sicure
penitus ad extremos fines se recepisse: silvam esse ibi sull'esercito dei Romani, si erano ritirati lontano, nei
infinita magnitudine, quae appellatur Bacenis; hanc loro territori più remoti, con tutte le truppe e i
longe introrsus pertinere et pro nativo muro obiectam contingenti alleati da essi raccolti; lì si trovava una
Cheruscos ab Suebis Suebosque ab Cheruscis iniuriis foresta sterminata, di nome Bacenis, che si estendeva
incursionibusque prohibere: ad eius initium silvae profonda verso l'interno e formava una sorta di barriera
Suebos adventum Romanorum exspectare constituisse. naturale tra i Cherusci e gli Svevi, impedendo agli uni e
agli altri violenze e incursioni: sul limitare della foresta
gli Svevi avevano deciso di attendere l'arrivo dei
Romani.

XI - L'organizzazione sociale dei Galli


Quoniam ad hunc locum perventum est, non alienum Poiché si è giunti a questo punto della narrazione non
esse videtur de Galliae Germaniaeque moribus et quo sembra che sia inopportuno parlare dei costumi della
differant hae nationes inter sese proponere. In Gallia Gallia e della Germania e in che cosa differiscono
non solum in omnibus civitatibus atque in omnibus queste popolazioni fra loro. In Gallia esistono fazioni
pagis partibusque, sed paene etiam in singulis domibus non solo in tutte le città, villaggi e cantoni, ma anche
factiones sunt, earumque factionum principes sunt qui quasi in ogni casa, e di queste fazioni sono i capi coloro
summam auctoritatem eorum iudicio habere che a loro giudizio si stima che abbiano la massima
existimantur, quorum ad arbitrium iudiciumque summa autorità, al cui giudizio e arbitrio è affidato il sommo
omnium rerum consiliorumque redeat. Itaque eius rei potere decisionale. E sembra che ciò sia stato stabilito
causa antiquitus institutum videtur, ne quis ex plebe anticamente a questo scopo, affinché nessuno fra la
contra potentio rem auxili egeret: suos enim quisque plebe fosse privo di difese contro i più potenti: infatti
opprimi et circumveniri non patitur, neque, aliter si nessuno sopporta che i suoi vengano oppressi e
faciat, ullam inter suos habet auctoritatem. Haec eadem sopraffatti e non avrebbe nessuna autorità fra i suoi se
ratio est in summa totius Galliae: namque omnes agisse diversamente. Questo regime è lo stesso in tutta
civitates in partes divisae sunt duas. quanta la Gallia: ed infatti tutte le città sono divise in
due partiti.

XII - Situazione politica


Cum Caesar in Galliam venit, alterius factionis Quando Cesare arrivò in Gallia, i leader di una fazione
principes erant Aedui, alterius Sequani. Hi cum per se erano i gli Edui, dell'altra i Sequani. Questi, valendo
minus valerent, quod summa auctoritas antiquitus erat meno da soli, poiché il sommo potere fin dall'antichità
in Aeduis magnaeque eorum erant clientelae, Germanos era in mano agli Edui, e grandi erano le loro clientele,
atque Ariovistum sibi adiunxerant eosque ad se magnis avevano attirato a sé i Germani ed Ariovisto e li avevno
iacturis pollicitationibusque perduxerant. Proeliis vero legati a sé con grandi sacrifici e promesse. In seguito,
compluribus factis secundis atque omni nobilitate combattute molte battaglie di esito positivo e sterminata
Aeduorum interfecta tantum potentia antecesserant, ut tutta la nobiltà degli Edui; li avevano superati così tanto
magnam partem clientium ab Aeduis ad se traducerent in potenza che attrassero a sé gran parte delle clientele
obsidesque ab eis principum filios acciperent et publice degli Edui e da questi ricevettero come ostaggi i figli
iurare cogerent nihil se contra Sequanos consili inituros dei capi e li costrinsero a giurare pubblicamente che
et partem finitimi agri per vim occupatam possiderent non avrebbero preso nessuna decisione contro i Sequani
Galliaeque totius principatum obtinerent. Qua e possedevano parte del territorio confinante , occupato
necessitate adductus Diviciacus auxili petendi causa con la violenza, e mantenevano l'egemonia su tutta la
Romam ad senatum profectus infecta re redierat. Gallia. E Diviziaco,spinto da questa necessità, recatosi
Adventu Caesaris facta commutatione rerum, obsidibus a Roma per chiedere aiuto al senato, ritornò senza aver
Aeduis redditis, veteribus clientelis restitutis, novis per concluso nulla. Con l'arrivo di Cesare,avvenuto un
Caesarem comparatis, quod hi, qui se ad eorum cambiamento delle cose, restituiti i prigionieri agli
amicitiam adgregaverant, meliore condicione atque Edui, restituite le vecchie clientele, acquisitene di
aequiore imperio se uti videbant, reliquis rebus eorum nuove per mezzo di Cesare, poiché questi che si sono
gratia dignitateque amplificata Sequani principatum aggregati nell'amicizia con loro, vedevano che
dimiserant. In eorum locum Remi successerant: quos godevano di una condizione migliore e di un
quod adaequare apud Caesarem gratia intellegebatur, trattamento più equo, accresciuta la loro stima e dignità
ei, qui propter veteres inimicitias nullo modo cum nei restanti aspetti, i Sequani avevano perduto la
Aeduis coniungi poterant, se Remis in clientelam leadership. Al loro posto erano subentrati i Remi;
dicabant. Hos illi diligenter tuebantur: ita et novam et poiché si capiva che questi eguagliavano (gli Edui) in
repente collectam auctoritatem tene bant. Eo tum statu simpatia presso Cesare, quelli che per vecchie
res erat, ut longe principes haberentur Aedui, secundum inimicizie non si erano potuti in nessun mdo unire con
locum dignitatis Remi obtinerent. gli Edui, si davano in clientela ai Remi. Quelli li
proteggevano diligentemente: così conservavano una
nuova e repentinamente ottenuta autorità. Allora lo
stato delle cose era tale che gli Edui erano ritenuti di
gran lunga i leader, e i Remi avevano il secondo posto
in dignità.

XIII - Le classi sociali


In omni Gallia eorum hominum, qui aliquo sunt In tutta la Gallia ci sono due classi di quegli uomini
numero atque honore, genera sunt duo. Nam plebes sono tenuti in qualche conto e rispetto. Infatti la plebe,
paene servorum habetur loco, quae nihil audet per se, che nulla osa di sua iniziativa, è considerata quasi alla
nullo adhibetur consilio. Plerique, cum aut aere alieno stregua degli schiavi, nun partecipa a nessuna
aut magnitudine tributorum aut iniuria potentiorum decisione. molti, essendo oppressi o dai debiti o dal
premuntur, sese in servitutem dicant nobilibus: in hos peso delle tasse o della prepotenza dei potenti, si danno
eadem omnia sunt iura, quae dominis in servos. Sed de schiavi ai nobili, verso questi ogni diritto è lo stesso che
his duobus generibus alterum est druidum, alterum i signori (hanno) verso gli schiavi. Ma di queste due
equitum. Illi rebus divinis intersunt, sacrificia publica classi una è quella dei druidi, l'altra quella dei cavalieri.
ac privata procurant, religiones interpretantur: ad hos Quelli attendono alle funzioni religiose, fanno i
magnus adulescentium numerus disciplinae causa sacrifici pubblici e privati, risolvono le questioni
concurrit, magnoque hi sunt apud eos honore. Nam fere religiose; da loro accorre un gran numero di giovani per
de omnibus controversiis publicis privatisque imparare, e questi godono di grande reputazione presso
constituunt, et, si quod est admissum facinus, si caedes quelli. Infatti decidono quasi di ogni controversia
facta, si de hereditate, de finibus controversia est, idem pubblica e privata e, se viene commesso un qualche
decernunt, praemia poenasque constituunt; si qui aut delitto, se è stata fatta una qualche uccisione, se c'è
privatus aut populus eorum decreto non stetit, sacrificiis qualche controversia circa l'eredità, sui confini, loro
interdicunt. Haec poena apud eos est gravissima. stessi decidono e stabiliscono i risarcimenti e le
Quibus ita est interdictum, hi numero impiorum ac punizioni; se qualcuno, o privato o popolo, non si è
sceleratorum habentur, his omnes decedunt, aditum sottomesso alla loro deliberazione, lo interdicono dai
sermonemque defugiunt, ne quid ex contagione sacrifici. Questa pena presso di loro è considerata
incommodi accipiant, neque his petentibus ius redditur gravissima. Coloro che sono stai interdetti, vengono
neque honos ullus communicatur. His autem omnibus considerati nel numero degli empi e scellerati, tutti li
druidibus praeest unus, qui summam inter eos habet sfuggono, sfuggono il contatto e il discorso con loro,
auctoritatem. Hoc mortuo aut si qui ex reliquis excellit per non ricevere un qualche danno dal loro contatto, né,
dignitate succedit, aut, si sunt plures pares, suffragio se questi la chiedono, viene resa giustizia né si
druidum, nonnumquam etiam armis de principatu conferisce alcun carica politica. Ma uno solo, che ha tra
contendunt. Hi certo anni tempore in finibus Carnutum, loro la suprema autorità, è superiore a tutti questi
quae regio totius Galliae media habetur, considunt in druidi. Morto questo, o, se qualcuno fra gli altri eccelle
loco consecrato. Huc omnes undique, qui controversias in merito, gli succede; o se ci sono molti uguali, si
habent, conveniunt eorumque decretis iudiciisque elegge con la votazione dei druidi, e talvolta si
parent. Disciplina in Britannia reperta atque inde in disputano sulla suprema autorità anche con le armi.
Galliam translata esse existimatur, et nunc, qui Questi, in un periodo stabilito dell'anno, si riuniscono
diligentius eam rem cognoscere volunt, plerumque illo nel nel territorio dei Carnuti, regione la quale è
discendi causa proficiscuntur. considerata al centro di tutta la Gallia. Qui da ogni
parte convengono tutti quelli che hanno controversie,
ed ubbidiscono ai loro decreti e alle loro deliberazioni.
Si reputa che questa dottrina sia nata in Britannia e che
poi sia stata portata in Gallia, ed ora, quelli che
vogliono conoscere questa disciplina più
approfonditamente, perlopiù si recano là per impararla.

XIV - I druidi
Druides a bello abesse consuerunt neque tributa una I druidi hanno l'abitudine di star lontani dalla guerra e
cum reliquis pendunt; militiae vacationem omniumque non pagano i tributi insieme agli altri, hanno
rerum habent immunitatem. Tantis excitati praemiis et l'esenzione dal servizio militare e da ogni altra
sua sponte multi in disciplinam conveniunt et a prestazione. Indotti da così grandi privilegi, sia molti
parentibus propinquisque mittuntur. Magnum ibi spontaneamente vanno nella (loro) scuola, sia sono
numerum versuum ediscere dicuntur. Itaque annos mandati da genitori e parenti. Si dice che lì imparano a
nonnulli vicenos in disciplina permanent. Neque fas memoria un gran numero di versi. Perciò alcuni restano
esse existimant ea litteris mandare, cum in reliquis fere nell'apprendistato per venti anni. Né stimano che sia
rebus, publicis privatisque rationibus Graecis litteris lecito affidare quella dottrina alla scrittura, mentre nelle
utantur. Id mihi duabus de causis instituisse videntur, altre cose, nei conti pubblici e privati, si servono
quod neque in vulgum disciplinam efferri velint neque dell'alfabeto greco. Mi sembra che abbiano istituito ciò
eos, qui discunt, litteris confisos minus memoriae per due ragioni: perché non vogliono che si porti tra il
studere: quod fere plerisque accidit, ut praesidio popolo quella dottrina né quelli che la imparano,
litterarum diligentiam in perdiscendo ac memoriam fidandosi della scrittura, esercitino di meno la
remittant. In primis hoc volunt persuadere, non interire memoria: poiché accade quasi alla maggior parte, che
animas, sed ab aliis post mortem transire ad alios, atque con l'aiuto della scrittura trascuri la volontà di
hoc maxime ad virtutem excitari putant metu mortis apprendere e la memoria. In primo luogo vogliono
neglecto. Multa praeterea de sideribus atque eorum convincer(li) di ciò, e cioè che le anime non muoiono
motu, de mundi ac terrarum magnitudine, de rerum ma dopo la morte passano dall'uno all'altro, e pensano
natura, de deorum immortalium vi ac potestate che ciò inciti moltissimo al valore, eliminata ogni paura
disputant et iuventuti tradunt. della morte. Discutono di molte cose, e tramandano alla
gioventù molte notizie sulle stelle e sul loro moto, sulla
grandezza dell'universo e della terra, intorno alla
natura, sulla potenza degli dei immortali e sui loro
poteri.

XV - I cavalieri e i loro clienti


Alterum genus est equitum. Hi, cum est usus atque La seconda classe è quella dei cavalieri. Questi, quando
aliquod bellum incidit (quod fere ante Caesaris c'è bisogno, o capita qualche guerra (cosa che soleva
adventum quotannis accidere solebat, uti aut ipsi accadere quasi ogni anno, prima dell'arrivo di Cesare, o
iniurias inferrent aut illatas propulsarent), omnes in che portassero offesa, o le respingessero se ricevute)
bello versantur, atque eorum ut quisque est genere tutti prendono parte alla guerra e quanto sono più
copiisque amplissimus, ita plurimos circum se potenti per ricchezza o per stirpe, tanti più schiavi e
ambactos clientesque habet. Hanc unam gratiam clienti hanno attorno a se. Conoscono solo questa
potentiamque noverunt. distinzione e potenza.

XVI - Superstizioni e riti crudeli dei Galli


Natio est omnis Gallorum admodum dedita Tutta la popolazione dei Galli è molto dedita alle
religionibus, atque ob eam causam, qui sunt adfecti pratiche religiose e per quella ragione, coloro che sono
gravioribus morbis quique in proeliis periculisque colpiti da malattie troppo gravi e che si trovano in
versantur, aut pro victimis homines immolant aut se guerra e in pericolo, o sacrificano uomini al posto delle
immolaturos vovent administrisque ad ea sacrificia vittime o fanno voto che sacrificheranno se stessi e si
druidibus utuntur, quod, pro vita hominis nisi hominis servono dei druidi come esecutori per quei sacrifici;
vita reddatur, non posse deorum immortalium numen poiché pensavano che la volontà degli dei immortali
placari arbitrantur, publiceque eiusdem generis habent non potesse essere placata se non si paghi la vita di un
instituta sacrificia. Alii immani magnitudine simulacra uomo al posto della vita di un uomo, e hanno stabilito a
habent, quorum contexta viminibus membra vivis spese pubbliche sacrifici di quel genere. Altre stirpi
hominibus complent; quibus succensis circumventi galliche hanno simulacri di straordinaria grandezza, le
flamma exanimantur homines. Supplicia eorum qui in membra dei quali intrecciate con i vimini riempiono di
furto aut in latrocinio aut aliqua noxia sint comprehensi uomini vivi; ed essendo stati incendiati questi, gli
gratiora dis immortalibus esse arbitrantur; sed, cum uomini avvolti dalla fiamma spirano. Credono che
eius generis copia defecit, etiam ad innocentium siano più graditi agli dei immortali i sacrifici di coloro
supplicia descendunt. che sono stati sorpresi in un furto o in un assassinio o
in qualche altro delitto; ma quando manca la
disponibilità di questa categoria ricorrono anche al
sacrificio degli innocenti.

XVII - Principali divinità dei Galli


Deum maxime Mercurium colunt. Huius sunt plurima Degli dei venerano soprattutto Mercurio; di questo
simulacra: hunc omnium inventorem artium ferunt, esistono moltissime statue, riconoscono in questo
hunc viarum atque itinerum ducem, hunc ad quaestus l'inventore di tutte le arti, la guide delle vie e dei viaggi,
pecuniae mercaturasque habere vim maximam credono che questo abbia grandissima influenza per la
arbitrantur. Post hunc Apollinem et Martem et Iovem et ricerca di denaro e per i commerci. Dopo di questo,
Minervam. De his eandem fere, quam reliquae gentes, Apollo e Marte e Giove e Minerva. Su questi hanno
habent opinionem: Apollinem morbos depellere, quasi la stessa opinione degli altri popoli: e cioè che
Minervam operum atque artificiorum initia tradere, Apollo vinca le malattie, che Minerva insegni i principi
Iovem imperium caelestium tenere, Martem bella delle attività e delle arti, che Giove regga il governo
regere. Huic, cum proelio dimicare constituerunt, ea degli dei celesti, che Marte governi le guerre. A questo,
quae bello ceperint plerumque devovent: cum quando hanno deciso di svolgere un combattimento,
superaverunt, animalia capta immolant reliquasque res consacrano ciò che avranno preso in guerra: dopo che
in unum locum conferunt. Multis in civitatibus harum l'hanno vinta, sacrificano gli animali catturati e
rerum exstructos tumulos locis consecratis conspicari radunano i beni restanti in un solo luogo. In molte città
licet; neque saepe accidit, ut neglecta quispiam si possono vedere nei luoghi consacrati dei tumuli
religione aut capta apud se occultare aut posita tollere sopraelevati di queste cose; e non accade spesso che
auderet, gravissimumque ei rei supplicium cum qualcuno, disprezzando la religione, osi o nascondere
cruciatu constitutum est. da lui le cose catturate o togliere le cose (già)
depositate, è stato stabilito il supplizio più grave per
questo reato in mezzo alla tortura.
XVIII - Origine dei Galli, rapporti familiari, computo del
tempo
Galli se omnes ab Dite patre prognatos praedicant Tutti i Galli vanno dicendo di essere discendenti
idque ab druidibus proditum dicunt. Ob eam causam dall'avo Dite, e dicono che ciò è stato tramandato dai
spatia omnis temporis non numero dierum sed noctium druidi. Per questa ragione determinano la durata di
finiunt; dies natales et mensum et annorum initia sic ogni tempo non dal numero dei giorni, ma delle notti;
observant ut noctem dies subsequatur. In reliquis vitae calcolano i compleanni e gli inizi dei mesi e degli anni
institutis hoc fere ab reliquis differunt, quod suos in modo tale che il giorno segua la notte. Nelle altre
liberos, nisi cum adoleverunt, ut munus militiae usanze di vita differiscono dagli altri generalmente in
sustinere possint, palam ad se adire non patiuntur questo: e cioè che non permettono ai loro figli di
filiumque puerili aetate in publico in conspectu patris avvicinarsi loro in pubblico a loro, se non quando sono
adsistere turpe ducunt. cresciuti tanto da potere prestare servizio militare, e
considerano sconveniente che il figlio di età impubere
stia in pubblico al cospetto del padre.

XIX - Usi e costumi familiari


Viri, quantas pecunias ab uxoribus dotis nomine I mariti mettono in comune con le doti, fatta una stima,
acceperunt, tantas ex suis bonis aestimatione facta cum tanto denaro dai propri beni, quanto ne hanno ricevuto
dotibus communicant. Huius omnis pecuniae dalle mogli a titolo di dote. Di tutto questo denaro si
coniunctim ratio habetur fructusque servantur: uter tiene l'amministrazione in comune e si conservano gli
eorum vita superarit, ad eum pars utriusque cum interessi; quello dei due che sopravvive, a lui tocca la
fructibus superiorum temporum pervenit. Viri in parte di entrambi con gli interessi. I mariti hanno poteri
uxores, sicuti in liberos, vitae necisque habent di vita e di morte sulle mogli come sui figli; e quando
potestatem; et cum paterfamiliae illustriore loco natus un padre di famiglia di stirpe nobile è morto, i suoi
decessit, eius propinqui conveniunt et, de morte si res parenti si radunano e, se viene una cosa in sospetto
in suspicionem venit, de uxoribus in servilem modum circa la morte, aprono un'inchiesta sulle mogli con la
quaestionem habent et, si compertum est, igni atque procedura usata per gli schiavi e, se si scopre qualcosa,
omnibus tormentis excruciatas interficiunt. Funera sunt le uccidono dopo averle seviziate col fuoco con ogni
pro cultu Gallorum magnifica et sumptuosa; omniaque tormento. I funerali per il grado di civiltà dei Galli sono
quae vivis cordi fuisse arbitrantur in ignem inferunt, magnifici e sontuosi; gettano nel fuoco tutto ciò che
etiam animalia, ac paulo supra hanc memoriam servi et pensano che sia stato a cuore al vivo, anche animali, e
clientes, quos ab eis dilectos esse constabat, iustis poco prima di questo periodo, servi e clienti, che si
funeribus confectis una cremabantur. sapeva che erano stati da loro stimati, compiuti i dovuti
funerali, venivano bruciati insieme.

XX - Costumi politici e governo dello stato.


Quae civitates commodius suam rem publicam I popoli che si ritiene che curino meglio degli altri il
administrare existimantur, habent legibus sanctum, si loro governo, hanno sancito con leggi che se qualcuno
quis quid de re publica a finitimis rumore aut fama ha recepito dai vicini qualche notizia sul governo per
acceperit, uti ad magistratum deferat neve cum quo alio diceria o per fama, lo riporti al magistrato e non lo
communicet, quod saepe homines temerarios atque comunichi a nessuno, poiché si sa che spesso gli uomini
imperitos falsis rumoribus terreri et ad facinus impelli sconsiderati e inesperti si spaventano a false voci e sono
et de summis rebus consilium capere cognitum est. spinti ad azioni sconsiderate, e a prendere decisioni su
Magistratus quae visa sunt occultant quaeque esse ex cose importantissime. I magistrati nascondo ciò che
usu iudicaverunt multitudini produnt. De re publica nisi sembrò loro opportuno, fanno conoscere al popolo ciò
per concilium loqui non conceditur. che hanno giudicato che fosse utile. Non è concesso di
parlare degli affari pubblici se non nell'assemblea.

XXI - Religione dei Germani


Germani multum ab hac consuetudine differunt. Nam I Germani differiscono molto da questa consuetudine.
neque druides habent, qui rebus divinis praesint, neque Infatti né hanno i druidi che sovraintendono al culto, né
sacrificiis student. Deorum numero eos solos ducunt, si interessano dei sacrifici. Annoverano nel numero
quos cernunt et quorum aperte opibus iuvantur, Solem degli dei solo quelli che vedono e dalla cui potenza
et Vulcanum et Lunam, reliquos ne fama quidem sono apertamente favoriti. (Tra questi) il Sole e Vulcano
acceperunt. Vita omnis in venationibus atque in studiis e la Luna, (e) neppure di nome conoscono gli altri.
rei militaris consistit: ab parvulis labori ac duritiae Tutta la vita trascorre nelle cacce o negli interessi
student. Qui diutissime impuberes permanserunt, dell'arte della guerra. Fin da piccoli si dedicano alla
maximam inter suos ferunt laudem: hoc ali staturam, fatica e al disagio. Coloro che si sono mantenuti casti
ali vires nervosque confirmari putant. Intra annum vero molto a lungo, hanno la massima stima tra loro: alcuni
vicesimum feminae notitiam habuisse in turpissimis ritengono che questo rafforzi la statura, altri la potenza
habent rebus; cuius rei nulla est occultatio, quod et muscolare. E inoltre considerano fra le cose più turpi
promiscue in fluminibus perluuntur et pellibus aut avere la conoscenza della donna prima dei vent'anni; e
parvis renonum tegimentis utuntur magna corporis di questo non c'è nessun occultamento, poiché sia si
parte nuda. fanno il bagno promiscuamente nei fiumi, sia si
servono di pelli o di corte pellicce, lasciando nuda gran
parte del corpo.

XXII - Attività agricola dei Germani


Agriculturae non student, maiorque pars eorum victus Non si occupano della coltivazione dei campi, la
in lacte, caseo, carne consistit. Neque quisquam agri maggior parte del loro vitto consiste in latte, formaggio
modum certum aut fines habet proprios; sed e carne. E nessuno ha una determinata estensione di
magistratus ac principes in annos singulos gentibus terreno o terre proprie, ma i magistrati e i capi
cognationibusque hominum, qui una coierunt, quantum attribuiscono di anno in anno la quantità di terreno e
et quo loco visum est agri attribuunt atque anno post nel luogo in cui sembra opportuno alle famiglie e alle
alio transire cogunt. Eius rei multas adferunt causas: ne parentele degli uomini che vivono insieme, e dopo un
adsidua consuetudine capti studium belli gerendi anno li obbligano a trasferirsi altrove. Adducono molte
agricultura commutent; ne latos fines parare studeant, ragioni di questa usanza: affinché, presi dalla lunga
potentioresque humiliores possessionibus expellant; ne abitudine, non sostituiscano l'agricoltura al desiderio di
accuratius ad frigora atque aestus vitandos aedificent; fare guerra; affinché non desiderino procurarsi campi
ne qua oriatur pecuniae cupiditas, qua ex re factiones vasti e i più potenti non scaccino dai possedimenti i più
dissensionesque nascuntur; ut animi aequitate plebem deboli; affinché non costruiscano le case con troppa
contineant, cum suas quisque opes cum potentissimis cura per evitare il freddo e il caldo; affinché non sorga
aequari videat. alcuna brama di denaro, motivo per cui nascono fazioni
e dissensi; affinché trattengano la plebe con equanimità
dato che ciascuno vede che le sue ricchezze sono uguali
a quelle dei più facoltosi.

XXIII - Consuetudini e ordinamento politico dei Germani


Civitatibus maxima laus est quam latissime circum se Per le città è un grandissimo merito avere territori
vastatis finibus solitudines habere. Hoc proprium deserti intorno a sé il più estesamente possibile, dopo
virtutis existimant, expulsos agris finitimos cedere, aver devastato le terre. Stimano che ciò sia proprio del
neque quemquam prope audere consistere; simul hoc se valore, cioè che si allontanino i popoli vicini cacciati
fore tutiores arbitrantur repentinae incursionis timore dai campi, e che nessuno osi di stabilirsi vicino a loro;
sublato. Cum bellum civitas aut illa tum defendit aut con ciò nello stesso tempo ritengono che saranno più
infert, magistratus, qui ei bello praesint, ut vitae sicuri, eliminato il timore di un'improvvisa incursione.
necisque habeant potestatem, deliguntur. In pace nullus Quando un popolo o si difende da una guerra mossagli
est communis magistratus, sed principes regionum o la muove, vengono eletti dei magistrati che siano a
atque pagorum inter suos ius dicunt controversiasque capo di quella guerra ed abbiano potere di vita e di
minuunt. Latrocinia nullam habent infamiam, quae morte. In tempo di pace non c'è alcun magistrato
extra fines cuiusque civitatis fiunt, atque ea iuventutis comune, ma i capi delle regioni e dei villaggi
exercendae ac desidiae minuendae causa fieri amministrano la giustizia e sminuiscono le controversie
praedicant. Atque ubi quis ex principibus in concilio fra loro. Nessun disonore portano con sé le razzie che
dixit se ducem fore, qui sequi velint, profiteantur, avvengono oltre i confini di quel popolo, e vanno
consurgunt ei qui et causam et hominem probant dicendo che quelle avvengono per esercitare la gioventù
suumque auxilium pollicentur atque ab multitudine e per combattere la pigrizia. E quando uno dei capi dice
collaudantur: qui ex his secuti non sunt, in desertorum all'assemblea che sarà capo di quella spedizione, e chi
ac proditorum numero ducuntur, omniumque his rerum lo vuole seguire dichiara questo, si alzano quelli che
postea fides derogatur. Hospitem violare fas non putant; accettano sia il pretesto che l'uomo e promettono il
qui quacumque de causa ad eos venerunt, ab iniuria proprio aiuto e sono lodati dalla moltitudine; ma quelli
prohibent, sanctos habent, hisque omnium domus tra costoro che non lo hanno seguito sono annoverati
patent victusque communicatur. nel numero dei disertori e dei traditori e in seguito
vengono del tutto screditati. Non considerano lecito
offendere un ospite, e difendono dalle offese quelli che
sono venuti da loro per qualunque motivo, e li
considerano sacri e a questi sono aperte le case di tutti,
ed è messo in comune il vitto.

XXIV - Confronto tra i Galli e i Germani


Ac fuit antea tempus, cum Germanos Galli virtute E prima ci fun un tempo in cui i Galli superavano i
superarent, ultro bella inferrent, propter hominum Germani in virtù, portando guerre oltre i confini, a
multitudinem agrique inopiam trans Rhenum colonias causa dal gran numero di uomini e della povertà dei
mitterent. Itaque ea quae fertilissima Germaniae sunt campi mandavano le colonie al di là del Reno. Pertanto
loca circum Hercyniam silvam, quam Eratostheni et i Volci Tettosagi occuparonoquei territori che sono i più
quibusdam Graecis fama notam esse video, quam illi fertili della Germania attorno alla selva Ercinia, che so
Orcyniam appellant, Volcae Tectosages occupaverunt che è nota di nome ad Eratostene e ad alcuni Greci, che
atque ibi consederunt; quae gens ad hoc tempus his quelli chiamano Orcinia, e lì si stabilirono; e questo
sedibus sese continet summamque habet iustitiae et popolo, in quel tempo, si conteneva nelle proprie sedi e
bellicae laudis opinionem. Nunc quod in eadem inopia, ha una straordinaria fama per la giustizia e e per il
egestate, patientia qua Germani permanent, eodem valore in guerra. Ora poiché i Germani rimangono
victu et cultu corporis utuntur; Gallis autem nella stessa povertà, indigenza e sopportazione, godono
provinciarum propinquitas et transmarinarum rerum dello stesso tenore di vita, ai Galli invece la vicinanza
notitia multa ad copiam atque usus largitur, paulatim delle provincia e la conoscenza dei beni di consumo
adsuefacti superari multisque victi proeliis ne se giunti via mare offre larga possibilità di disporre di
quidem ipsi cum illis virtute comparant. molte cose per le loro esigenza e per l'abbondanza,
abituatsi a poco a poco ad essere superati e dopo essere
stati vinti in molte battaglie, nemmeno essi stessi si
comparano più con quelli in valore.

XXV - Descrizione della Selva Ercinia


Huius Hercyniae silvae, quae supra demonstrata est, Di questa Selva Ercinia, di cui si è parlato poco sopra,
latitudo novem dierum iter expedito patet: non enim la larghezza si estende per nove giorni di cammino, per
aliter finiri potest, neque mensuras itinerum noverunt. uno che viaggi senza bagagli ; infatti non si può
Oritur ab Helvetiorum et Nemetum et Rauracorum delimitarla diversamente, e non conoscono misure di
finibus rectaque fluminis Danubi regione pertinet ad lunghezza. Comincia dal paese degli Elvezi e dei
fines Dacorum et Anartium; hinc se flectit sinistrorsus Nemeti e dei Rauraci e in direzione parallela al fiume
diversis ab flumine regionibus multarumque gentium Danubio si estende fino al paese dei Daci e degli
fines propter magnitudinem adtingit; neque quisquam Anarti; da qui si volge a sinistra dalle regioni
est huius Germaniae, qui se aut adisse ad initium eius divergenti dal fiume e per la (sua) estensione tocca le
silvae dicat, cum dierum iter LX processerit, aut, quo terre di molti popoli; e non c'è nessuno di questa
ex loco oriatur, acceperit: multaque in ea genera Germania che dica o di essere arrivato all'estremità di
ferarum nasci constat, quae reliquis in locis visa non quella selva, sebbene abbia camminato per sessanta
sint; ex quibus quae maxime differant ab ceteris et giorni, e abbia saputo da quale luogo ha origine; e si sa
memoriae prodenda videantur haec sunt. che in essa nascono mote specie di animali che non si
viste in altri luoghi; ed ecco quelli che fra questi
differiscono di più dagli altri e sembrano più degni di
passare alla memoria.

XXVI - Descrizione della renna


Est bos cervi figura, cuius a media fronte inter aures C'è un bue dalla forma di cervo, a metà della cui fronte
unum cornu exsistit excelsius magisque directum his, si erge un solo corno più alto, e più diritto di quelle
quae nobis nota sunt, cornibus: ab eius summo sicut corna che ci sono note; dalla sommità di questo si
palmae ramique late divunduntur. Eadem est feminae estendono ampiamente come rami simili a palme. È
marisque natura, eadem forma magnitudoque cornuum. uguale la natura del maschio e della femmina, uguale la
forma e la grandezza delle corna.

XXVII - Descrizione dell'alce


Sunt item, quae appellantur alces. Harum est consimilis Allo stesso modo vi sono quelli che si chiamano alci. Di
capris figura et varietas pellium, sed magnitudine paulo questi la forma e la varietà di pelli è simile alle capre;
antecedunt mutilaeque sunt cornibus et crura sine nodis ma di poco le superano in grandezza e sono monche
articulisque habent neque quietis causa procumbunt nelle corna e hanno zampe senza giunture o
neque, si quo adflictae casu conciderunt, erigere sese articolazioni; né si sdraiano per il riposo, né, se per
aut sublevare possunt. His sunt arbores pro cubilibus: qualche incidente sono caduti, possono rialzarsi, o
ad eas se applicant atque ita paulum modo reclinatae sollevarsi. A questi gli alberi servono da giacigli: si
quietem capiunt. Quarum ex vestigiis cum est appoggiano ad essi e così un poco piegati prendono
animadversum a venatoribus, quo se recipere sonno. Grazie alle orme di questi, quando è scoperto
consuerint, omnes eo loco aut ab radicibus subruunt aut dai cacciatori dove siano soliti ritirarsi, scalzano tutti
accidunt arbores, tantum ut summa species earum gli alberi dalle radici o li tagliano in quel posto, tanto
stantium relinquatur. Huc cum se consuetudine che si lasci nella sommità l'aspetto di quelli che stanno
reclinaverunt, infirmas arbores pondere adfligunt atque dritti. Quando secondo l'abitudine gli alci si sono qui
una ipsae concidunt. appoggiati, col peso fanno cadere gli alberi malfermi ed
essi cadono insieme.
XXVIII - Descrizione dell'uro
Tertium est genus eorum, qui uri appellantur. Hi sunt Il terzo genere è di quelli che si chiamano uri. Questi
magnitudine paulo infra elephantos, specie et colore et sono per grandezza poco inferiori agli elefanti, per
figura tauri. Magna vis eorum est et magna velocitas, l'aspetto e il colore e la forma sono tori. La loro forza è
neque homini neque ferae quam conspexerunt parcunt. grande e grande è la velocità. E non risparmiano né
Hos studiose foveis captos interficiunt. Hoc se labore l'uomo né la bestia che hanno avvistato. Uccidono
durant adulescentes atque hoc genere venationis questi (gli uri) dopo averli presi con cura in fosse. I
exercent, et qui plurimos ex his interfecerunt, relatis in giovani si irrobustiscono con questa fatica e si
publicum cornibus, quae sint testimonio, magnam esercitano con questo genere di caccia; e quelli che ne
ferunt laudem. Sed adsuescere ad homines et hanno ucciso il maggior numero, portate le corna in
mansuefieri ne parvuli quidem excepti possunt. pubblico che ne siano testimonianza, riportano grande
Amplitudo cornuum et figura et species multum a lode. Ma neppure se catturati da piccoli si possono
nostrorum boum cornibus differt. Haec studiose abituare all'uomo né addomesticare. L'ampiezza e la
conquisita ab labris argento circumcludunt atque in forma e l'aspetto delle corna differiscono molto dalle
amplissimis epulis pro poculis utuntur. corna dei nostri buoi. Queste, ricercate con cura, le
cerchiano di argento all'orlo e se ne servono come
bicchieri in ricchissimi banchetti.

XXIX
Caesar, postquam per Vbios exploratores comperit Cesare, quando dagli esploratori degli Ubi apprende
Suebos sese in silvas recepisse, inopiam frumenti che gli Svevi si erano rifugiati nelle selve, decide di non
veritus, quod, ut supra demonstravimus, minime omnes avanzare ulteriormente, temendo che gli venisse a
Germani agriculturae student, constituit non progredi mancare il grano, visto che tutti i Germani, come
longius; sed, ne omnino metum reditus sui barbaris abbiamo ricordato prima, non praticano affatto
tolleret atque ut eorum auxilia tardaret, reducto exercitu l'agricoltura. Ma per tener desto nei barbari il timore di
partem ultimam pontis, quae ripas Vbiorum un suo possibile ritorno e per rallentare la marcia dei
contingebat, in longitudinem pedum ducentorum loro rinforzi, ritira l'esercito e, per duecento piedi di
rescindit atque in extremo ponte turrim tabulatorum lunghezza, distrugge la testa del ponte sulla sponda
quattuor constituit praesidiumque cohortium duodecim degli Ubi. All'estremità del ponte, costruisce una torre
pontis tuendi causa ponit magnisque eum locum di quattro piani, lasciando a difesa del medesimo una
munitionibus firmat. Ei loco praesidioque Gaium guarnigione di dodici coorti e munendo il luogo con
Volcatium Tullum adulescentem praefecit. Ipse, cum salde fortificazioni. Assegna il comando della zona e
maturescere frumenta inciperent, ad bellum Ambiorigis della guarnigione al giovane C. Volcacio Tullo. Cesare,
profectus per Arduennam silvam, quae est totius Galliae invece, non appena il grano cominciava a maturare,
maxima atque ab ripis Rheni finibusque Treverorum ad partì per muovere guerra ad Ambiorige, attraverso la
Nervios pertinet milibusque amplius quingentis in selva delle Ardenne, la più estesa di tutta la Gallia:
longitudinem patet, Lucium Minucium Basilum cum dalle rive del Reno e dalle terre dei Treveri giunge fino
omni equitatu praemittit, si quid celeritate itineris atque alla regione dei Nervi, per oltre cinquecento miglia di
opportunitate temporis proficere possit; monet, ut ignes lunghezza. Manda in avanscoperta L. Minucio Basilo
in castris fieri prohibeat, ne qua eius adventus procul alla testa di tutta la cavalleria, perché traesse vantaggio
significatio fiat: sese confestim subsequi dicit. dalla rapidità della marcia e dalle occasioni favorevoli.
Lo ammonisce a vietare i fuochi nell'accampamento,
perché da lontano non si scorgessero indizi del suo
arrivo, e gli garantisce che si sarebbe spinto subito
dietro di lui.

XXX
Basilus, ut imperatum est, facit. Celeriter contraque Basilo si attiene agli ordini. Coperta la distanza
omnium opinionem confecto itinere multos in agris rapidamente e mentre nessuno se lo aspettava, coglie di
inopinantes deprehendit: eorum indicio ad ipsum sorpresa molti nemici ancora nei campi. Grazie alle
Ambiorigem contendit, quo in loco cum paucis loro indicazioni, punta su Ambiorige stesso, dirigendosi
equitibus esse dicebatur. Multum cum in omnibus rebus nel luogo in cui si trovava - così dicevano - con pochi
tum in re militari potest fortuna. Nam magno accidit cavalieri. La Fortuna ha un gran peso in tutto, specie
casu ut in ipsum incautum etiam atque imparatum nelle operazioni militari. Infatti, se per un caso davvero
incideret, priusque eius adventus ab omnibus videretur, propizio Basilo poté piombare su Ambiorige stesso
quam fama ac nuntius adferretur: sic magnae fuit cogliendolo alla sprovvista e impreparato (videro di
fortunae omni militari instrumento, quod circum se persona l'arrivo del Romano prima che ne giungesse
habebat, erepto, raedis equisque comprehensis ipsum voce o notizia), d'altro canto fu una vera combinazione
effugere mortem. Sed hoc quoque factum est, quod se il Gallo riuscì a sottrarsi alla morte, pur perdendo
aedificio circumdato silva, ut sunt fere domicilia tutto il suo equipaggiamento militare, i carri e i cavalli.
Gallorum, qui vitandi aestus causa plerumque silvarum Ed ecco come andò: la sua casa era circondata da un
atque fluminum petunt propinquitates, comites bosco, come spesso le abitazioni dei Galli, che, per
familiaresque eius angusto in loco paulisper equitum evitare il caldo, in genere cercano luoghi vicini a fiumi
nostrorum vim sustinuerunt. His pugnantibus illum in o selve. Così, i suoi compagni e servi, in una stretta
equum quidam ex suis intulit: fugientem silvae zona d'accesso, ressero per un po' al nostro assalto.
texerunt. Sic et ad subeundum periculum et ad Mentre essi combattevano, uno dei suoi lo fece salire a
vitandum multum fortuna valuit. cavallo: le selve ne protessero la fuga. Così, la Fortuna
ebbe un ruolo determinante prima nel metterlo in
pericolo, poi nel salvarlo.

XXXI
Ambiorix copias suas iudicione non conduxerit, quod Non è chiaro se Ambiorige non avesse raccolto le sue
proelio dimicandum non existimarit, an tempore truppe di proposito, non ritenendo opportuno uno
exclusus et repentino equitum adventu prohibitus, cum scontro aperto, oppure se gli fosse mancato il tempo e
reliquum exercitum subsequi crederet, dubium est. Sed glielo avesse impedito l'arrivo improvviso della
certe dimissis per agros nuntiis sibi quemque consulere cavalleria, che credeva seguita dal resto dell'esercito.
iussit. Quorum pars in Arduennam silvam, pars in L'unica cosa certa è che inviò messi nelle campagne
continentes paludes profugit; qui proximi Oceano con l'ordine di pensare ciascuno per sé. Alcuni dei suoi
fuerunt, his insulis sese occultaverunt, quas aestus si rifugiarono nella selva delle Ardenne, altri nelle
efficere consuerunt: multi ex suis finibus egressi se paludi interminabili. Chi viveva nei pressi dell'Oceano
suaque omnia alienissimis crediderunt. Catuvolcus, rex riparò nelle isole che le maree sono solite formare.
dimidiae partis Eburonum, qui una cum Ambiorige Molti, poi, abbandonati i propri territori, affidarono se
consilium inierat, aetate iam confectus, cum laborem stessi, con ogni avere, a genti del tutto estranee.
aut belli aut fugae ferre non posset, omnibus precibus Catuvolco, re di una metà degli Eburoni, che aveva
detestatus Ambiorigem, qui eius consilii auctor fuisset, assunto l'iniziativa insieme ad Ambiorige, era ormai
taxo, cuius magna in Gallia Germaniaque copia est, se sfinito dagli anni e non poteva reggere le fatiche di una
exanimavit. guerra o di una fuga. Perciò, dopo aver maledetto con
ogni sorta d'imprecazioni Ambiorige, l'ideatore del
piano, si tolse la vita con il tasso, una pianta molto
diffusa in Gallia e in Germania.

XXXII
Segni Condrusique, ex gente et numero Germanorum, I Segni e i Condrusi, popoli di stirpe germanica e tali
qui sunt inter Eburones Treverosque, legatos ad ritenuti, che abitano tra gli Eburoni e i Treveri,
Caesarem miserunt oratum, ne se in hostium numero mandarono a Cesare un'ambasceria per pregarlo di non
duceret neve omnium Germanorum, qui essent citra considerarli nemici e di non credere che tutti i Germani
Rhenum, unam esse causam iudicaret: nihil se de bello stanziati al di qua del Reno avessero fatto causa
cogitavisse, nulla Ambiorigi auxilia misisse. Caesar comune: essi non avevano pensato alla guerra, né
explorata re quaestione captivorum, si qui ad eos inviato ad Ambiorige rinforzi. Cesare, accertato come
Eburones ex fuga convenissent, ad se ut reducerentur, stavano le cose interrogando i prigionieri, comandò ai
imperavit; si ita fecissent, fines eorum se violaturum Segni e ai Condrusi di ricondurgli eventuali fuggiaschi
negavit. Tum copiis in tres partes distributis degli Eburoni giunti nelle loro terre; se avessero
impedimenta omnium legionum Aduatucam contulit. Id eseguito l'ordine, non avrebbe violato i loro territori.
castelli nomen est. Hoc fere est in mediis Eburonum Quindi, divise in tre corpi le sue truppe e ammassò le
finibus, ubi Titurius atque Aurunculeius hiemandi causa salmerie di tutte le legioni ad Atuatuca. È il nome di
consederant. Hunc cum reliquis rebus locum probabat, una fortezza che si trova circa al centro dei territori
tum quod superioris anni munitiones integrae degli Eburoni, dove Titurio e Aurunculeio avevano
manebant, ut militum laborem sublevaret. Praesidio posto i quartieri d'inverno. Tra gli altri motivi, Cesare
impedimentis legionem quartamdecimam reliquit, approvava la scelta del luogo soprattutto perché erano
unam ex eis tribus, quas proxime conscriptas ex Italia ancora intatte le fortificazioni dell'anno precedente, così
traduxerat. Ei legioni castrisque Quintum Tullium avrebbe risparmiato fatica ai soldati. A presidio delle
Ciceronem praeficit ducentosque equites attribuit. salmerie lasciò la quattordicesima legione, una delle tre
che, arruolate di recente, aveva condotto dall'Italia.
Affidò il comando della legione e del campo a Q. Tullio
Cicerone, assegnandogli duecento cavalieri.

XXXIII
Partito exercitu Titum Labienum cum legionibus tribus Suddiviso l'esercito, ordina a T. Labieno di partire con
ad Oceanum versus in eas partes quae Menapios tre legioni verso l'Oceano, puntando sulle terre al
attingunt proficisci iubet; Gaium Trebonium cum pari confine con i Menapi. Alla testa di altrettante legioni
legionum numero ad eam regionem quae ad Aduatucos invia C. Trebonio a devastare i territori contigui agli
adiacet depopulandam mittit; ipse cum reliquis tribus Atuatuci. E lui stesso decide di muoversi, con le tre
ad flumen Scaldem, quod influit in Mosam, restanti legioni, in direzione della Schelda, un fiume
extremasque Arduennae partis ire constituit, quo cum che si getta nella Mosa, e verso le parti più lontane
paucis equitibus profectum Ambiorigem audiebat. delle Ardenne, dove, stando alle voci, era riparato
Discedens post diem septimum sese reversurum Ambiorige con pochi cavalieri. Al momento della
confirmat; quam ad diem ei legioni quae in praesidio partenza, assicura che sarebbe rientrato di lì a sette
relinquebatur deberi frumentum sciebat. Labienum giorni, data stabilita per distribuire il grano alla legione
Treboniumque hortatur, si rei publicae commodo facere di presidio in Atuatuca. Invita Labieno e Trebonio, se
possint, ad eum diem revertantur, ut rursus ciò non nuoceva agli interessi di stato, a rientrare lo
communicato consilio exploratisque hostium rationibus stesso giorno: tenuto ancora consiglio e analizzate le
aliud initium belli capere possint. intenzioni del nemico, avrebbero potuto riprendere, su
nuove basi, le ostilità.

XXXIV
Erat, ut supra demonstravimus, manus certa nulla, non I nemici, come abbiamo detto in precedenza, non
oppidum, non praesidium, quod se armis defenderet, avevano un esercito regolare, una fortezza, un presidio
sed in omnes partes dispersa multitudo. Vbi cuique aut che si difendesse con le armi: erano una massa di
valles abdita aut locus silvestris aut palus impedita uomini sparsi ovunque. Ciascuno si era appostato dove
spem praesidi aut salutis aliquam offerebat, consederat. una valle nascosta, una zona boscosa, una palude
Haec loca vicinitatibus erant nota, magnamque res impraticabile offriva una qualche speranza di difesa o
diligentiam requirebat non in summa exercitus tuenda di salvezza. Erano luoghi ben noti agli abitanti della
(nullum enim poterat universis perterritis ac dispersis zona, e la situazione richiedeva la massima prudenza,
periculum accidere), sed in singulis militibus non tanto per proteggere il grosso dell'esercito (nessun
conservandis; quae tamen ex parte res ad salutem pericolo, infatti, poteva nascere, per le nostre truppe
exercitus pertinebat. Nam et praedae cupiditas multos riunite, da nemici atterriti e sparpagliati), quanto per
longius evocabat, et silvae incertis occultisque tutelare i singoli legionari, cosa che comunque, in
itineribus confertos adire prohibebant. Si negotium parte, riguardava la sicurezza di tutto l'esercito. Infatti,
confici stirpemque hominum sceleratorum interfici l'avidità di bottino spingeva molti ad allontanarsi
vellet, dimittendae plures manus diducendique erant troppo, e le selve, dai sentieri malsicuri e poco visibili,
milites; si continere ad signa manipulos vellet, ut impedivano ai nostri la marcia in gruppo. Se si voleva
instituta ratio et consuetudo exercitus Romani portare a termine l'operazione e annientare quella stirpe
postulabat, locus ipse erat praesidio barbaris, neque ex di canaglie, era necessario distaccare diversi gruppi in
occulto insidiandi et dispersos circumveniendi singulis varie direzioni e dividere i soldati; se, invece, si
deerat audacia. Vt in eiusmodi difficultatibus, quantum sceglieva di tenere i manipoli sotto le insegne, come
diligentia provideri poterat providebatur, ut potius in richiesto dalla regola e dall'uso dell'esercito romano, la
nocendo aliquid praetermitteretur, etsi omnium animi zona stessa avrebbe protetto i barbari, ai quali non
ad ulciscendum ardebant, quam cum aliquo militum mancava l'audacia, per quanto isolati, di tendere
detrimento noceretur. Dimittit ad finitimas civitates imboscate e di circondare i nostri che si fossero
nuntios Caesar: omnes ad se vocat spe praedae ad disuniti. Così, di fronte a tali difficoltà, si provvide con
diripiendos Eburones, ut potius in silvis Gallorum vita tutta l'attenzione possibile: si rinunciò perfino a qualche
quam legionarius miles periclitetur, simul ut magna occasione di nuocere al nemico, sebbene tutti
multitudine circumfusa pro tali facinore stirps ac bruciassero dal desiderio di vendetta, piuttosto che farlo
nomen civitatis tollatur. Magnus undique numerus a prezzo di nostre perdite. Cesare invia messi ai popoli
celeriter convenit. confinanti, li fa venire presso di sé e li spinge, con la
speranza di bottino, a saccheggiare le terre degli
Eburoni: voleva che fossero i Galli, non i legionari, a
rischiare la vita nelle selve e che, al tempo stesso, in
seguito all'affluire di una simile massa, venissero
annientati, come prezzo per la loro colpa, gli Eburoni,
nome e stirpe. Da ogni regione accorre ben presto una
gran folla.

XXXV
Haec in omnibus Eburonum partibus gerebantur, Ecco cosa succedeva in ogni parte del territorio degli
diesque appetebat septimus, quem ad diem Caesar ad Eburoni, e intanto si avvicinava il settimo giorno,
impedimenta legionemque reverti constituerat. Hic fissato da Cesare per il suo ritorno alle salmerie e alla
quantum in bello fortuna possit et quantos adferat casus legione di presidio. In questa circostanza si poté
cognosci potuit. Dissipatis ac perterritis hostibus, ut constatare il peso della Fortuna in guerra e quali
demonstravimus, manus erat nulla quae parvam modo inattesi eventi essa produca. I nemici erano dispersi e
causam timoris adferret. Trans Rhenum ad Germanos atterriti, lo abbiamo visto; non vi erano truppe in grado
pervenit fama, diripi Eburones atque ultro omnes ad di dare il benché minimo motivo di preoccupazione. Ai
praedam evocari. Cogunt equitum duo milia Sugambri, Germani, al di là del Reno, giunge voce che le terre
qui sunt proximi Rheno, a quibus receptos ex fuga degli Eburoni venivano saccheggiate e che, anzi, tutti
Tencteros atque Vsipetes supra docuimus. Transeunt erano chiamati a far bottino. I Sigambri, popolo vicino
Rhenum navibus ratibusque triginta milibus passuum al Reno, che avevano accolto - lo abbiamo riferito in
infra eum locum, ubi pons erat perfectus praesidiumque precedenza - i Tenteri e gli Usipeti in fuga, radunano
ab Caesare relictum: primos Eburonum fines adeunt; duemila cavalieri. Passano il Reno su imbarcazioni e
multos ex fuga dispersos excipiunt, magno pecoris zattere, trenta miglia più a sud del punto in cui era stato
numero, cuius sunt cupidissimi barbari, potiuntur. costruito il ponte e dove Cesare aveva lasciato il
Invitati praeda longius procedunt. Non hos palus in presidio. Varcano la frontiera degli Eburoni, raccolgono
bello latrociniisque natos, non silvae morantur. Quibus molti sbandati, si impossessano di una gran quantità di
in locis sit Caesar ex captivis quaerunt; profectum capi di bestiame, preda ambitissima dai barbari. Attratti
longius reperiunt omnemque exercitum discessisse dal bottino, avanzano. Né la palude, né le selve frenano
cognoscunt. Atque unus ex captivis "Quid vos," inquit, questi uomini nati tra guerre e saccheggi. Ai prigionieri
"hanc miseram ac tenuem sectamini praedam, quibus chiedono dove sia Cesare; scoprono, così, che si è molto
licet iam esse fortunatissimos? Tribus horis Aduatucam allontanato e che tutto l'esercito è partito. Allora uno
venire potestis: huc omnes suas fortunas exercitus dei prigionieri "Ma perché - dice - vi accanite dietro a
Romanorum contulit: praesidi tantum est, ut ne murus questa preda misera e meschina, quando potreste essere
quidem cingi possit, neque quisquam egredi extra già ricchissimi? Atuatuca è raggiungibile in tre ore di
munitiones audeat". Oblata spe Germani quam nacti marcia: lì l'esercito romano ha ammassato tutti i propri
erant praedam in occulto relinquunt; ipsi Aduatucam averi. I difensori non bastano neppure a coprire il muro
contendunt usi eodem duce, cuius haec indicio di cinta e nessuno osa uscire dalle fortificazioni". Di
cognoverant. fronte a una tale occasione, i Germani nascondono la
preda già conquistata e puntano su Atuatuca, sotto la
guida dell'uomo che li aveva informati.

XXXVI
Cicero, qui omnes superiores dies praeceptis Caesaris Cicerone, in tutti i giorni precedenti, secondo le
cum summa diligentia milites in castris continuisset ac disposizioni di Cesare, aveva trattenuto con molto
ne calonem quidem quemquam extra munitionem scrupolo i soldati nell'accampamento, senza permettere
egredi passus esset, septimo die diffidens de numero che neppure un calone uscisse dalle fortificazioni. Ma il
dierum Caesarem fidem servaturum, quod longius settimo giorno, non avendo fiducia che Cesare sarebbe
progressum audiebat, neque ulla de reditu eius fama stato puntuale come aveva promesso (giungevano,
adferebatur, simul eorum permotus vocibus, qui illius infatti, voci che si era spinto ancor più lontano e non si
patientiam paene obsessionem appellabant, siquidem ex avevano notizie sul suo ritorno) e turbato, al tempo
castris egredi non liceret, nullum eiusmodi casum stesso, dalle critiche di chi definiva la sua pazienza una
exspectans, quo novem oppositis legionibus maximoque sorta di assedio, in quanto a nessuno era concesso di
equitatu dispersis ac paene deletis hostibus in milibus uscire dal campo, stima che, nel raggio di tre miglia, i
passuum tribus offendi posset, quinque cohortes suoi non avrebbero corso alcun pericolo: il nemico, già
frumentatum in proximas segetes mittit, quas inter et sbandato e pressoché distrutto, aveva di fronte nove
castra unus omnino collis intererat. Complures erant ex legioni e una fortissima cavalleria. Così, invia cinque
legionibus aegri relicti; ex quibus qui hoc spatio dierum coorti a far provvista di grano nei campi più vicini, che
convaluerant, circiter CCC, sub vexillo una mittuntur; un unico colle separava dall'accampamento. Con
magna praeterea multitudo calonum, magna vis Cicerone erano rimasti, dalle varie legioni, parecchi
iumentorum, quae in castris subsederant, facta potestate malati; i soldati guariti in quell'arco di tempo, circa
sequitur. trecento, formano un distaccamento e vengono mandati
con gli altri. E, poi, ottenuto il permesso, li seguono
anche molti caloni con un gran numero di bestie da
soma, che erano rimaste al campo.

XXXVII
Hoc ipso tempore et casu Germani equites interveniunt Proprio in questo momento e frangente sopraggiungono
protinusque eodem illo, quo venerant, cursu ab i cavalieri germani, che, proseguendo senza rallentare
decumana porta in castra irrumpere conantur, nec prius l'andatura, tentano un'irruzione dalla porta decumana.
sunt visi obiectis ab ea parte silvis, quam castris Essendo coperti, su quel lato, dalle selve, vengono
appropinquarent, usque eo ut qui sub vallo tenderent scorti solo quando erano ormai nei pressi del campo, al
mercatores recipiendi sui facultatem non haberent. punto che i mercanti, attendati ai piedi del vallo, non
Inopinantes nostri re nova perturbantur, ac vix primum hanno neppure modo di rifugiarsi all'interno. I nostri,
impetum cohors in statione sustinet. Circumfunduntur colti alla sprovvista, rimangono scossi dall'evento
ex reliquis hostes partibus, si quem aditum reperire inatteso, e la coorte di guardia riesce a respingere a
possent. Aegre portas nostri tuentur, reliquos aditus malapena il primo assalto. I Germani si spargono
locus ipse per se munitioque defendit. Totis trepidatur tutt'intorno, nella speranza di trovare un adito. I nostri
castris, atque alius ex alio causam tumultus quaerit; difendono a stento le porte, per il resto l'accesso era
neque quo signa ferantur neque quam in partem impedito solo dalla posizione naturale e dalle
quisque conveniat provident. Alius iam castra capta fortificazioni. In tutto il campo regna la confusione, ci
pronuntiat, alius deleto exercitu atque imperatore si domanda l'un l'altro la causa del tumulto: non si
victores barbaros venisse contendit; plerique novas sibi pensa a disporre le insegne, né a indicare dove ciascuno
ex loco religiones fingunt Cottaeque et Tituri debba radunarsi. Chi sostiene che il campo è già
calamitatem, qui in eodem occiderint castello, ante caduto, chi afferma che i barbari sono giunti vittoriosi,
oculos ponunt. Tali timore omnibus perterritis dopo aver annientato il nostro esercito e ucciso il
confirmatur opinio barbaris, ut ex captivo audierant, comandante. La maggior parte si inventa nuove
nullum esse intus praesidium. Perrumpere nituntur superstizioni sulla base del luogo, rievocando il
seque ipsi adhortantur, ne tantam fortunam ex manibus massacro di Cotta e Titurio, avvenuto proprio lì. Poiché
dimittant. tutti erano terrorizzati da tali paure, i barbari si
rafforzano nell'idea che, come aveva detto il
prigioniero, all'interno non c'era alcuna guarnigione.
Cercano di sfondare e si spronano a vicenda a non
lasciarsi sfuggire dalle mani un'occasione così
splendida.

XXXVIII
Erat aeger cum praesidio relictus Publius Sextius Al campo, con la legione di presidio, era rimasto,
Baculus, qui primum pilum ad Caesarem duxerat, cuius malato, P. Sestio Baculo, che sotto Cesare aveva
mentionem superioribus proeliis fecimus, ac diem iam rivestito la carica di centurione primipilo e di cui
quintum cibo caruerat. Hic diffisus suae atque omnium abbiamo parlato nelle battaglie precedenti: già da
saluti inermis ex tabernaculo prodit: videt imminere cinque giorni non toccava cibo. Disperando della
hostes atque in summo esse rem discrimine: capit arma salvezza sua e di tutti, esce disarmato dalla tenda. Vede
a proximis atque in porta consistit. Consequuntur hunc che i nemici incombevano e che il momento era molto
centuriones eius cohortis quae in statione erat: critico: si fa consegnare le armi dai soldati più vicini e
paulisper una proelium sustinent. Relinquit animus si piazza sulla porta. A lui si uniscono i centurioni della
Sextium gravibus acceptis vulneribus: aegre per manus coorte di guardia; per un po' reggono agli assalti,
tractus servatur. Hoc spatio interposito reliqui sese insieme. Poi Sestio, gravemente ferito, sviene: lo
confirmant tantum, ut in munitionibus consistere traggono in salvo a stento, passandolo di braccia in
audeant speciemque defensorum praebeant. braccia. Ma nel frattempo gli altri si rinfrancano, tanto
che osano attestarsi sui baluardi e danno l'impressione
di una vera guarnigione.

XXXIX
Interim confecta frumentatione milites nostri clamorem In quel mentre, i nostri, terminata la raccolta di grano,
exaudiunt: praecurrunt equites; quanto res sit in odono i clamori: i cavalieri accorrono, si rendono conto
periculo cognoscunt. Hic vero nulla munitio est quae della gravità della situazione. Ma qui non c'era nessun
perterritos recipiat: modo conscripti atque usus militaris riparo che potesse accogliere gente in preda al panico:
imperiti ad tribunum militum centurionesque ora soldati appena arruolati e privi di esperienza militare,
convertunt; quid ab his praecipiatur exspectant. Nemo rivolgono gli occhi al tribuno e ai centurioni, aspettano
est tam fortis quin rei novitate perturbetur. Barbari i loro ordini. Ma anche i migliori erano sconvolti dagli
signa procul conspicati oppugnatione desistunt: redisse eventi inattesi. I barbari, scorgendo in lontananza le
primo legiones credunt, quas longius discessisse ex insegne, cessano l'assedio: dapprima pensano al rientro
captivis cognoverant; postea despecta paucitate ex delle legioni che, su informazione dei prigionieri,
omnibus partibus impetum faciunt. sapevano lontane; poi, disprezzando lo scarso numero
dei nostri, li attaccano da ogni lato.

XL
Calones in proximum tumulum procurrunt. Hinc I caloni corrono sul rialzo più vicino. Ben presto
celeriter deiecti se in signa manipulosque coniciunt: eo scacciati, si precipitano tra le insegne e i manipoli,
magis timidos perterrent milites. Alii cuneo facto ut seminando ancor più scompiglio tra i legionari
celeriter perrumpant censent, quoniam tam propinqua impauriti. Dei nostri c'era chi consigliava di formare un
sint castra, et si pars aliqua circumventa ceciderit, at cuneo per aprirsi rapidamente un varco, data la
reliquos servari posse confidunt; alii, ut in iugo vicinanza del campo: anche se qualcuno, accerchiato,
consistant atque eundem omnes ferant casum. Hoc soccombeva, certo gli altri sarebbero riusciti a mettersi
veteres non probant milites, quos sub vexillo una in salvo. E chi, invece, era dell'avviso di attestarsi sul
profectos docuimus. Itaque inter se cohortati duce Gaio colle e di affrontare tutti lo stesso destino. I veterani -
Trebonio, equite Romano, qui eis erat praepositus, per abbiamo detto che si erano aggregati come
medios hostes perrumpunt incolumesque ad unum distaccamento - non approvano quest'ultima soluzione.
omnes in castra perveniunt. Hos subsecuti calones Così, si incoraggiano a vicenda e, sotto la guida di C.
equitesque eodem impetu militum virtute servantur. At Trebonio, cavaliere romano, loro comandante, forzano
ei qui in iugo constiterant, nullo etiam nunc usu rei al centro la linea nemica e, sani e salvi dal primo
militaris percepto neque in eo quod probaverant all'ultimo, raggiungono tutti l'accampamento. Alle loro
consilio permanere, ut se loco superiore defenderent, spalle si lanciano nello stesso attacco i caloni e i
neque eam quam prodesse aliis vim celeritatemque cavalieri e vengono salvati dal valore dei veterani. Gli
viderant imitari potuerunt, sed se in castra recipere altri, invece, rimasti in cima al colle, soldati ancora
conati iniquum in locum demiserunt. Centuriones, privi di qualsiasi esperienza militare, non seppero
quorum nonnulli ex inferioribus ordinibus reliquarum attenersi alla decisione da loro stessi approvata, cioè di
legionum virtutis causa in superiores erant ordines difendersi dall'alto del colle, né imitare la forza e la
huius legionis traducti, ne ante partam rei militaris rapidità che avevano visto procurare ai loro compagni
laudem amitterent, fortissime pugnantes conciderunt. la salvezza, ma, nel tentativo di ripiegare verso il
Militum pars horum virtute summotis hostibus praeter campo, scesero su un terreno sfavorevole. I centurioni,
spem incolumis in castra pervenit, pars a barbaris alcuni dei quali, per il loro valore, erano stati promossi
circumventa periit. dagli ordini inferiori delle altre legioni agli ordini
superiori di questa, caddero sul campo, combattendo
con straordinario coraggio, per non perdere l'onore
delle armi che si erano prima conquistati. Parte dei
soldati, mentre i nemici venivano respinti dal valore dei
centurioni, contro ogni speranza raggiunse salva
l'accampamento, parte fu circondata dai barbari e
uccisa.

XLI
Germani desperata expugnatione castrorum, quod I Germani, persa la speranza di espugnare il campo,
nostros iam constitisse in munitionibus videbant, cum poiché vedevano i nostri ormai ben saldi sui baluardi, si
ea praeda quam in silvis deposuerant trans Rhenum ritirarono oltre il Reno con il bottino che avevano
sese receperunt. Ac tantus fuit etiam post discessum nascosto nelle selve. E anche dopo la partenza dei
hostium terror ut ea nocte, cum Gaius Volusenus missus nemici, i nostri rimasero così atterriti, che C. Voluseno,
cum equitatu ad castra venisset, fidem non faceret quando giunse, quella notte stessa, al campo con la
adesse cum incolumi Caesarem exercitu. Sic omnino cavalleria, non riuscì a far credere che Cesare stesse
animos timor praeoccupaverat ut paene alienata mente arrivando con l'esercito indenne. Il panico si era
deletis omnibus copiis equitatum se ex fuga recepisse impadronito degli animi di tutti al punto che erano
dicerent neque incolumi exercitu Germanos castra quasi usciti di senno: dicevano che l'esercito era stato
oppugnaturos fuisse contenderent. Quem timorem annientato e che la cavalleria era riuscita a salvarsi
Caesaris adventus sustulit. fuggendo, sostenevano che, se l'esercito non fosse stato
distrutto, i Germani non avrebbero attaccato il nostro
campo. L'arrivo di Cesare dissolse ogni paura.

XLII
Reversus ille eventus belli non ignorans unum, quod Appena rientrato, Cesare, ben sapendo come vanno le
cohortes ex statione et praesidio essent emissae, questus cose in guerra, si lamentò solo di un fatto, che le coorti
ne minimo quidem casu locum relinqui debuisse, fossero state spedite fuori dalla guarnigione e dal
multum fortunam in repentino hostium adventu presidio: non bisognava lasciare al caso il benché
potuisse iudicavit, multo etiam amplius, quod paene ab minimo spazio. Giudicò determinante il ruolo della
ipso vallo portisque castrorum barbaros avertisset. Fortuna nel repentino attacco nemico, ma ancor più nel
Quarum omnium rerum maxime admirandum respingere i barbari quasi dal vallo e dalle porte
videbatur, quod Germani, qui eo consilio Rhenum dell'accampamento. Tra tutte le circostanze, però, la più
transierant, ut Ambiorigis fines depopularentur, ad singolare gli parve che i Germani, varcato il Reno con
castra Romanorum delati optatissimum Ambiorigi l'intenzione di saccheggiare i territori di Ambiorige, si
beneficium obtulerunt. fossero, poi, volti contro l'accampamento dei Romani,
rendendo ad Ambiorige stesso il beneficio più
desiderato.

XLIII
Caesar rursus ad vexandos hostes profectus magno Cesare ripartì con lo scopo di devastare i territori
coacto numero ex finitimis civitatibus in omnes partes nemici e, radunati forti contingenti di cavalleria dai
dimittit. Omnes vici atque omnia aedificia quae quisque popoli limitrofi, li invia in ogni direzione. Tutti i
conspexerat incendebantur; praeda ex omnibus locis villaggi, tutti gli edifici isolati, appena scorti, erano dati
agebatur; frumenta non solum tanta multitudine alle fiamme, gli animali venivano sgozzati, si faceva
iumentorum atque hominum consumebantur, sed etiam razzia ovunque, il grano non lo consumavano solo i
anni tempore atque imbribus procubuerant ut, si qui moltissimi giumenti e soldati, ma cadeva anche nei
etiam in praesentia se occultassent, tamen his deducto campi per la stagione avanzata e le piogge. Così, se
exercitu rerum omnium inopia pereundum videretur. anche qualcuno, al momento, era riuscito a
Ac saepe in eum locum ventum est tanto in omnes nascondersi, sembrava tuttavia destinato, dopo la
partes diviso equitatu, ut modo visum ab se partenza dell'esercito romano, a morte sicura, per totale
Ambiorigem in fuga circumspicerent captivi nec plane mancanza di sostentamento. E, suddivisa e inviata la
etiam abisse ex conspectu contenderent, ut spe cavalleria in tutte le direzioni, più d'una volta si giunse
consequendi illata atque infinito labore suscepto, qui se al punto che i prigionieri cercassero con gli occhi
summam ab Caesare gratiam inituros putarent, paene Ambiorige, che avevano appena scorto in fuga, e
naturam studio vincerent, semperque paulum ad sostenessero che non poteva essere già fuori di vista. I
summam felicitatem defuisse videretur, atque ille cavalieri speravano di catturarlo e si impegnavano
latebris aut saltibus se eriperet et noctu occultatus alias senza respiro, ritenendo di poter entrare nelle grazie di
regiones partesque peteret non maiore equitum Cesare, e con il loro zelo piegavano, per così dire, la
praesidio quam quattuor, quibus solis vitam suam natura, ma, a quanto pareva, si trovavano sempre a un
committere audebat. passo dal successo. Ambiorige si sottraeva alla caccia
rifugiandosi in anfratti o boscaglie, con il favore delle
tenebre si spostava in altre regioni e zone, senz'altra
scorta che quattro cavalieri, i soli a cui osasse affidare
la propria vita.

XLIV
Tali modo vastatis regionibus exercitum Caesar duarum Devastate in tal modo le regioni, Cesare conduce
cohortium damno Durocortorum Remorum reducit l'esercito, che aveva subito la perdita di due coorti, a
concilioque in eum locum Galliae indicto de Durocortoro, città dei Remi. Qui convoca l'assemblea
coniuratione Senonum et Carnutum quaestionem della Gallia e decide di aprire un'inchiesta sulla
habere instituit et de Accone, qui princeps eius consili cospirazione dei Senoni e dei Carnuti. Accone,
fuerat, graviore sententia pronuntiata more maiorum responsabile del piano di sollevazione, fu condannato
supplicium sumpsit. Nonnulli iudicium veriti alla pena capitale e giustiziato secondo l'antico costume
profugerunt. Quibus cum aqua atque igni interdixisset, dei nostri padri. Alcuni, temendo il processo, fuggirono.
duas legiones ad fines Treverorum, duas in Lingonibus, Cesare li condannò all'esilio. Sistemò nei quartieri
sex reliquas in Senonum finibus Agedinci in hibernis invernali due legioni presso i Treveri, due nelle terre
collocavit frumentoque exercitui proviso, ut instituerat, dei Lingoni, le altre sei nella regione dei Senoni, ad
in Italiam ad conventus agendos profectus est. Agedinco. Dopo aver provveduto alle scorte di grano
per l'esercito, partì alla volta dell'Italia, come suo solito,
per tenervi le sessioni giudiziarie.

Cesare - De Bello Gallico


Libro VII
I - L'assemblea dei capi
Quieta Gallia Caesar, ut constituerat, in Italiam ad Tornata la calma in Gallia, Cesare, come aveva
conventus agendos proficiscitur. Ibi cognoscit de Clodii stabilito, parte per l'Italia a presiedere le assemblee
caede [de] senatusque consulto certior factus, ut omnes giudiziarie. Quivi apprende l'uccisione di Clodio; e
iuniores Italiae coniurarent, delectum tota provincia informato dal senatoconsulto che stabiliva
habere instituit. Eae res in Galliam Transalpinam l'arruolamento in massa di tutti i giovani d'Italia,
celeriter perferuntur. Addunt ipsi et ad fingunt ordina anch'egli una leva in tutta la sua provincia. Le
rumoribus Galli, quod res poscere videbatur, retineri notizie di questi avvenimenti passano prontamente
urbano motu Caesarem neque in tantis dissensionibus nella Transalpina. I Galli le coloriscono e le esagerano
ad exercitum venire posse. Hac impulsi occasione, qui con le voci correnti, come del resto, comportava la
iam ante se populi Romani imperio subiectos dolerent situazione: Cesare è trattenuto dalle agitazioni romane
liberius atque audacius de bello consilia inire incipiunt. e, fra tanti disordini, non può ritornare all'esercito. Se
Indictis inter se principes Galliae conciliis silvestribus già prima erano malcontenti della loro soggezione al
ac remotis locis queruntur de Acconis morte; posse popolo Romano, ora essi afferrano l'occasione per
hunc casum ad ipsos recidere demonstrant: miserantur ragionare più liberamente e più audacemente di guerra.
communem Galliae fortunam: omnibus I capi della Gallia si raccolgono in segreti conciliaboli
pollicitationibus ac praemius deposcunt qui belli fra le selve e in luoghi remoti, e si lagnano della morte
initium faciant et sui capitis periculo Galliam in di Accone, asserendo che anche a loro potrebbe toccare
libertatem vindicent. In primis rationem esse habendam la medesima sorte; commiserano la comune sciagura
dicunt, priusquam eorum clandestina consilia dei Galli; con mille promesse di ricompense cercano
efferantur, ut Caesar ab exercitu intercludatur. Id esse chi si assuma l'iniziativa della guerra e, a rischio della
facile, quod neque legiones audeant absente imperatore vita, ridoni la libertà alla Gallia. Sopra tutto, bisogna
ex hibernis egredi, neque imperator sine praesidio ad trovar modo, prima che si divulghino i loro disegni, di
legiones pervenire possit. Postremo in acie praestare tagliar fuori Cesare dall'esercito. Il che sarà facile,
interfici quam non veterem belli gloriam libertatemque perché le legioni nell'assenza del generale non osano
quam a maioribus acce perint recuperare. uscire dai quartieri invernali, e il generale non può,
senza esercito, raggiungere le legioni. Infine, è meglio
morire in battaglia che rinunciare al riacquisto
dell'antica gloria guerresca e della libertà ereditata dai
padri.

II - Il giuramento dei capi


His rebus agitatis profitentur Carnutes se nullum Dopo la discussione, i Carnuti si impegnano a non
periculum communis salutis causa recusare arretrare davanti a nessun pericolo per la comune
principesque ex omnibus bellum facturos pollicentur et, salvezza, e promettono di essere i primi a cominciare la
quoniam in praesentia obsidibus cavere inter se non guerra. E poiché per il momento non possono garantirsi
possint ne res efferatur, ut iureiurando ac fide sanciatur, gli uni verso gli altri on uno scambio di ostaggi, perché
petunt, collatis militaribus signis, quo more eorum ciò varrebbe a divulgare il segreto, vogliono almeno un
gravissima caerimonia continetur, ne facto initio belli solenne giuramento. Alla presenza delle bandiere, -
ab reliquis deserantur. Tum collaudatis Carnutibus, dato usanza che fra loro conferisce straordinaria importanza
iureiurando ab omnibus qui aderant, tempore eius rei al rito, - si giuri che, cominciata l'ostilità, nessuno mai
constituto ab concilio disceditur. li vorrà abbandonare. Allora, fra grandi elogi ai
Carnuti, tutti i presenti prestano giuramento e, fissato il
giorno della sollevazione, l'adunanza si scioglie.

III - La strage di Cenabo


Vbi ea dies venit, Carnutes Cotuato et Come venne quel giorno, i Carnuti, al comando di
Conconnetodumno ducibus, desperatis hominibus, Gutruato e di Conconnetodumno, due disperati, al
Cenabum signo dato concurrunt civesque Romanos, qui segnale corrono a Cenabo, uccidono i cittadini Romani
negotiandi causa ibi constiterant, in his Gaium Fufium che vi stavano per i loro commerci, e tra loro Caio
Citam, honestum equitem Romanum, qui rei Fufio Cita, ragguardevole cavaliere Romano che per
frumentariae iussu Caesaris praeerat, interficiunt incarico di Cesare dirigeva l'incetta del grano; li
bonaque eorum diripiunt. Celeriter ad omnes Galliae uccidono, e ne saccheggiano i beni. Prontamente la
civitates fama perfertur. Nam ubicumque maior atque notizia si diffonde fra tutte le popolazioni della Gallia.
illustrior incidit res, clamore per agros regionesque Infatti essi, non appena accade un avvenimento più
significant; hunc alii deinceps excipiunt et proximis importante e più clamoroso del solito, lo trasmettono a
tradunt, ut tum accidit. Nam quae Cenabi oriente sole grida di banditori per campagne e paesi; ricevuto il
gesta essent, ante primam confectam vigiliam in finibus messaggio, gli uni lo passano successivamente agli altri
Arvernorum audita sunt, quod spatium est milium loro vicini, come allora avvenne. E così, ciò che era
passuum circiter centum LX. accaduto a Cenabo al levar del sole, prime delle nove di
sera si seppe nel paese degli Arverni; e sì che v'è di
mezzo una distanza di circa centosessanta miglia.

IV - Vercingetorige
Simili ratione ibi Vercingetorix, Celtilli filius, Similmente Vercingetorige, figlio di Celtillo, arverno,
Arvernus, summae potentiae adulescens, cuius pater giovane influentissimo, il cui padre era stato l'uomo più
principatum Galliae totius obtinuerat et ob eam causam, autorevole della Gallia e, aspirando al regno, era stato
quod regnum appetebat, ab civitate erat interfectus, giustiziato con pubblico decreto, convoca i suoi clienti e
convocatis suis clientibus facile incendit. Cognito eius facilmente li imfiamma. Conosciuto il suo disegno, si
consilio ad arma concurritur. Prohibetur ab corre alle armi. Gobannizione, suo zio, si oppone, e con
Gobannitione, patruo suo, reliquisque principibus, qui lui gli altri capi, che erano contrari ad un simile
hanc temptandam fortunam non existimabant; rischio. Cacciato da Gergovia, non desiste, e arruola
expellitur ex oppido Gergovia; non destitit tamen atque nelle campagne gente miserabile e perduta. Forte di
in agris habet dilectum egentium ac perditorum. Hac queste truppe, trae dalla sua quanti cittadini incontra; li
coacta manu, quoscumque adit ex civitate ad suam esorta a prendere le armi per la comune libertà e,
sententiam perducit; hortatur ut communis libertatis raccolte grandi forze, scccia dal paese gli avverari che
causa arma capiant, magnisque coactis copiis poco prima avevano scacciato lui. I suoi lo acclamano
adversarios suos a quibus paulo ante erat eiectus re. Manda ambascerie da ogni parte; scongiuratutti a
expellit ex civitate. Rex ab suis appellatur. Dimittit rimaner fedeli. Presto si aggrega i Senoni, i Parisii, i
quoque versus legationes; obtestatur ut in fide maneant. Pittoni, i Cadurci, i Turoni, gli Aulerci, i Lemovici, gli
Celeriter sibi Senones, Parisios, Pictones, Cadurcos, Andii, e tutti gli altri popoli che costeggiano l'Oceano.
Turonos, Aulercos, Lemovices, Andos reliquosque Tutti d'accordo gli affidano il comando. Ottenuto il
omnes qui Oceanum attingunt adiungit: omnium potere, comanda ostaggi a tutte quante tribù, ordina il
consensu ad eum defertur imperium. Qua oblata pronto invio di determinati contingenti, stabilisce la
potestate omnibus his civitatibus obsides imperat, quantità d'armi che ognuna deve allestire e entro
certum numerum militum ad se celeriter adduci iubet, quanto tempo; prima cosa, organizza la cavalleria. Alla
armorum quantum quaeque civitas domi quodque ante sua straordinaria attività aggiunge una straordinaria
tempus efficiat constituit; in primis equitatui studet. severità nel comando, e con rigorosi castighi costringe
Summae diligentiae summam imperi severitatem addit; gli esitanti. Per un grave delitto, condanna al rogo e a
magnitudine supplici dubitantes cogit. Nam maiore mille tormenti; per le colpe minori, fa mozzare al reo
commisso delicto igni atque omnibus tormentis necat, gli orecchi, o gli strappa un occhio, e lo rimanda a casa,
leviore de causa auribus desectis aut singulis effossis affinché serva d'esempio, e con l'atrocità della pena
oculis domum remittit, ut sint reliquis documento et incuta agli altri spavento.
magnitudine poenae perterreant alios.

V
His suppliciis celeriter coacto exercitu Lucterium Dopo aver ben presto ridotto con tali supplizi l'esercito
Cadurcum, summae hominem audaciae, cum parte alla disciplina, alla testa di parte delle truppe invia
copiarum in Rutenos mittit; ipse in Bituriges nelle terre dei Ruteni il cadurco Lucterio, uomo di
proficiscitur. Eius adventu Bituriges ad Aeduos, quorum estrema audacia; dal canto suo, si dirige nella regione
erant in fide, legatos mittunt subsidium rogatum, quo dei Biturigi. Al suo arrivo i Biturigi inviano
facilius hostium copias sustinere possint. Aedui de un'ambasceria agli Edui, di cui erano clienti: chiedono
consilio legatorum, quos Caesar ad exercitum aiuti per poter resistere con maggior facilità all'attacco
reliquerat, copias equitatus peditatusque subsidio nemico. Dietro suggerimento dei legati rimasti con
Biturigibus mittunt. Qui cum ad flumen Ligerim l'esercito per ordine di Cesare, gli Edui inviano
venissent, quod Bituriges ab Aeduis dividit, paucos dies contingenti di cavalleria e fanteria in appoggio ai
ibi morati neque flumen transire ausi domum Biturigi. I rinforzi, quando arrivano alla Loira, fiume
revertuntur legatisque nostris renuntiant se Biturigum che segna il confine tra Biturigi ed Edui, sostano pochi
perfidiam veritos revertisse, quibus id consili fuisse giorni e poi rientrano in patria senza aver osato varcare
cognoverint, ut, si flumen transissent, una ex parte ipsi, il fiume. Ai nostri legati riferiscono di aver ripiegato
altera Arverni se circumsisterent. Id eane de causa, per timore di un tradimento dei Biturigi. Ne avevano,
quam legatis pronuntiarunt, an perfidia adducti infatti, scoperto il piano: se avessero attraversato la
fecerint, quod nihil nobis constat, non videtur pro certo Loira, si sarebbero visti accerchiati dai Biturigi stessi
esse proponendum. Bituriges eorum discessu statim da un lato, dagli Arverni dall'altro. Avranno deciso così
cum Arvernis iunguntur. per le ragioni addotte ai legati oppure per loro
tradimento? Non abbiamo alcuna prova, perciò non ci
sembra giusto dare nulla per certo. Subito dopo
l'allontanamento degli Edui, i Biturigi si uniscono agli
Arverni.

VI
His rebus in Italiam Caesari nuntiatis, cum iam ille Quando in Italia gli giunse notizia dell'accaduto,
urbanas res virtute Cn. Pompei commodiorem in statum Cesare, rendendosi conto che a Roma le cose si erano
pervenisse intellegeret, in Transalpinam Galliam accomodate grazie alla fermezza di Cn. Pompeo, partì
profectus est. Eo cum venisset, magna difficultate per la Gallia transalpina. Appena arrivato, si trovò in
adficiebatur, qua ratione ad exercitum pervenire posset. grave difficoltà, perché non sapeva come raggiungere
Nam si legiones in provinciam arcesseret, se absente in l'esercito. Infatti, se avesse richiamato le legioni in
itinere proelio dimicaturas intellegebat; si ipse ad provincia, capiva che durante la marcia avrebbero
exercitum contenderet, ne eis quidem eo tempore qui dovuto combattere senza di lui; se invece, si fosse
quieti viderentur suam salutem recte committi videbat. diretto egli stesso verso l'esercito, sapeva di non poter
affidare senza rischi la propria vita, in quel frangente,
neppure ai popoli che sembravano tranquilli.

VII
Interim Lucterius Cadurcus in Rutenos missus eam Nel frattempo, il cadurco Lucterio, inviato tra i Ruteni,
civitatem Arvernis conciliat. Progressus in Nitiobriges li guadagna all'alleanza con gli Arverni. Procede nelle
et Gabalos ab utrisque obsides accipit et magna coacta terre dei Nitiobrogi e dei Gabali, riceve ostaggi da
manu in provinciam Narbonem versus eruptionem entrambi i popoli e, raccolte ingenti truppe, tenta
facere contendit. Qua re nuntiata Caesar omnibus un'incursione in provincia, verso Narbona. Appena ne è
consiliis antevertendum existimavit, ut Narbonem informato, Cesare ritenne di dover subordinare
proficisceretur. Eo cum venisset, timentes confirmat, qualsiasi piano alla partenza per Narbona. Una volta
praesidia in Rutenis provincialibus, Volcis Arecomicis, giunto, rassicura chi nutre timori, colloca guarnigioni
Tolosatibus circumque Narbonem, quae loca hostibus nelle terre dei Ruteni provinciali, dei Volci Arecomici,
erant finitima, constituit; partem copiarum ex provincia dei Tolosati e tutt'intorno a Narbona, ossia nelle zone di
supplementumque, quod ex Italia adduxerat, in Helvios, confine col nemico. Ordina che parte delle truppe della
qui fines Arvernorum contingunt, convenire iubet. provincia, insieme ai rinforzi da lui stesso condotti
dall'Italia, si concentrino nella regione degli Elvi,
popolo limitrofo agli Arverni.
VIII
His rebus comparatis, represso iam Lucterio et remoto, Dopo aver approntato tutto ciò (mentre ormai Lucterio
quod intrare intra praesidia periculosum putabat, in era stato fermato e arretrava, perché riteneva pericoloso
Helvios proficiscitur. Etsi mons Cevenna, qui Arvernos inoltrarsi nelle zone presidiate), Cesare si dirige nelle
ab Helviis discludit, durissimo tempore anni altissima terre degli Elvi. Le Cevenne, monti che segnano il
nive iter impediebat, tamen discussa nive sex in confine tra Arverni ed Elvi, ostacolavano il cammino,
altitudinem pedum atque ita viis patefactis summo la stagione era la più inclemente, la neve molto alta;
militum sudore ad fines Arvernorum pervenit. Quibus tuttavia, spalò la neve per una profondità di sei piedi, si
oppressis inopinantibus, quod se Cevenna ut muro aprì un varco grazie all'enorme sforzo dei soldati e
munitos existimabant, ac ne singulari quidem umquam raggiunse i territori degli Arverni. Piombò inatteso sui
homini eo tempore anni semitae patuerant, equitibus nemici, che si ritenevano protetti dalle Cevenne come
imperat, ut quam latissime possint vagentur et quam da un muro: mai, neppure un uomo isolato, in quella
maximum hostibus terrorem inferant. Celeriter haec stagione era riuscito a praticarne i sentieri. Ordina ai
fama ac nuntiis ad Vercingetorigem perferuntur; quem cavalieri di effettuare scorrerie nel raggio più ampio e
perterriti omnes Arverni circumsistunt atque obsecrant, di seminare il panico tra i nemici quanto più potevano.
ut suis fortunis consulat, neve ab hostibus diripiautur, La voce e le notizie, ben presto, giungono a
praesertim cum videat omne ad se bellum translatum. Vercingetorige: tutti gli Arverni, spaventati, lo
Quorum ille precibus per motus castra ex Biturigibus attorniano e lo scongiurano di pensare alla loro sorte, di
movet in Arveruos versus. impedire ai Romani le razzie, tanto più ora che vedeva
tutto il peso della guerra ricadere su di loro. Sotto la
pressione delle preghiere, sposta il campo dalle terre
dei Biturigi in direzione degli Arverni.

IX
At Caesar biduum in his locis moratus, quod haec de Ma Cesare si trattiene nella regione degli Arverni due
Vercingetorige usu ventura opinione praeceperat, per giorni: prevista la mossa di Vercingetorige, si allontana
causam supplementi equitatusque cogendi ab exercitu col pretesto di raccogliere rinforzi e cavalleria. Affida il
discedit; Brutum adulescentem his copiis praeficit; comando al giovane Bruto e lo incarica di compiere in
hunc monet, ut in omnes partes equites quam latissime ogni direzione scorrerie con la cavalleria, il più lontano
pervagentur: daturum se operam, ne longius triduo ab possibile: dal canto suo, avrebbe fatto di tutto per
castris absit. His constitutis rebus suis inopinantibus rimaner lontano dal campo non più di tre giorni.
quam maximis potest itineribus Viennam pervenit. Ibi Impartite tali disposizioni, contro le attese dei suoi si
nactus recentem equitatum, quem multis ante diebus eo reca a Vienna, forzando al massimo le tappe. Sfrutta la
praemiserat, neque diurno neque nocturno itinere cavalleria fresca lì inviata molti giorni prima e, senza
intermisso per fines Aeduorum in Lingones contendit, mai interrompere la marcia né di giorno, né di notte,
ubi duae legiones hiemabant, ut, si quid etiam de sua attraversa il territorio degli Edui verso i Lingoni, dove
salute ab Aeduis iniretur consili, celeritate praecurreret. svernavano due legioni: così, se gli Edui gli avessero
Eo cum pervenisset, ad reliquas legiones mittit priusque teso qualche insidia, li avrebbe prevenuti con la rapidità
omnes in unum locum cogit quam de eius adventu del suo passaggio. Appena giunto, invia messi alle altre
Arvernis nuntiari posset. Hac re cognita Vercingetorix legioni e le raccoglie tutte in un solo luogo, prima che
rursus in Bituriges exercitum reducit atque inde gli Arverni potessero sapere del suo arrivo. Quando ne è
profectus Gorgobinam, Boiorum oppidum, quos ibi informato, Vercingetorige riconduce l'esercito nei
Helvetico proelio victos Caesar collocaverat Aeduisque territori dei Biturigi e, da qui, raggiunge e comincia a
attribuerat, oppugnare instituit. stringere d'assedio Gorgobina, una città dei Boi, popolo
che Cesare aveva qui stanziato sotto la tutela degli Edui
dopo averlo sconfitto nella guerra contro gli Elvezi.

X
Magnam haec res Caesari difficultatem ad consilium La mossa di Vercingetorige metteva in grave difficoltà
capiendum adferebat, si reliquam partem hiemis uno Cesare, incerto sul da farsi: se per il resto dell'inverno
loco legiones contineret, ne stipendiariis Aeduorum avesse tenuto le legioni concentrate in un solo luogo,
expugnatis cuncta Gallia deficeret, quod nullum amicis temeva che la caduta di un popolo vassallo degli Edui
in eo praesidium videretur positum esse; si maturius ex potesse causare una defezione generale della Gallia,
hibernis educeret, ne ab re frumentaria duris visto che lui non rappresentava una garanzia di difesa
subvectionibus laboraret. Praestare visum est tamen per gli alleati; d'altronde, se avesse mobilitato l'esercito
omnis difficultates perpeti, quam tanta contumelia troppo presto, lo preoccupava l'approvvigionamento di
accepta omnium suorum voluntates alienare. Itaque grano per i disagi del trasporto. Gli sembrò meglio,
cohortatus Aeduos de supportando commeatu praemittit tuttavia, affrontare qualsiasi difficoltà piuttosto che
ad Boios qui de suo adventu doceant hortenturque ut in subire un'onta così grave e alienarsi l'animo di tutti i
fide maneant atque hostium impetum magno animo suoi. Perciò, incita gli Edui a occuparsi del trasporto dei
sustineant. Duabus Agedinci legionibus atque viveri e invia messaggeri ai Boi per informarli del suo
impedimentis totius exer citus relictis ad Boios arrivo ed esortarli a mantenere i patti e a reggere con
proficiscitur. grande coraggio all'assalto nemico. Lascia ad Agedinco
due legioni con le salmerie di tutto l'esercito e parte alla
volta dei Boi.

XI
Altero die cum ad oppidum Senonum Vellaunodunum Due giorni dopo, giunse a Vellaunoduno, città dei
venisset, ne quem post se hostem relinqueret, quo Senoni- Non volendo lasciarsi nemici alle spalle per
expeditiore re frumentaria uteretur, oppugnare instituit facilitare i rifornimenti, cominciò l'assedio e in due
idque biduo circumvallavit; tertio die missis ex oppido giorni costruì tutt'attorno un vallo. Il terzo giorno la
legatis de deditione arma conferri, iumenta produci, città gli invia emissari per offrire la resa, Cesare esige
sescentos obsides dari iubet. Ea qui conficeret, a. la consegna delle armi, dei giumenti e di seicento
Trebonium legatum relinquit. Ipse, ut quam primum ostaggi. Lascia il legato C. Trebonio a sbrigare la
iter faceret, Cenabum Carnutum proficiscitur; qui tum faccenda e punta subito su Cenabo, città dei Carnuti,
primum allato nuntio de oppugnatione Vellaunoduni, per coprire al più presto la distanza. Pervenuta soltanto
cum longius eam rem ductum iri existimarent, allora notizia dell'assedio di Vellaunoduno, i Carnuti
praesidium Cenabi tuendi causa, quod eo mitterent, pensavano che le cose sarebbero andate per le lunghe e
comparabant. Huc biduo pervenit. Castris ante oppidum preparavano una guarnigione da inviare a Cenabo. Qui
positis diei tempore exclusus in posterum Cesare giunge in due giorni. Pone il campo dinnanzi
oppugnationem differt quaeque ad eam rem usui sint alla città, ma è costretto a rimandare l'attacco
militibus imperat et, quod oppidum Cenabum pons all'indomani, vista l'ora tarda. Comanda ai soldati di
fluminis Ligeris contingebat, veritus ne noctu ex oppido approntare il necessario per l'assedio e dà ordine a due
profugerent, duas legiones in armis excubare iubet. legioni di vegliare in armi, temendo una fuga di notte
Cenabenses paulo ante mediam noctem silentio ex dalla città, in quanto un ponte sulla Loira collegava
oppido egressi flumen transire coeperunt. Qua re per Cenabo con la sponda opposta. Poco prima di
exploratores nuntiata Caesar legiones quas expeditas mezzanotte i Cenabensi uscirono in silenzio dalla città
esse iusserat portis incensis intromittit atque oppido e cominciarono ad attraversare il fiume. Appena ne è
potitur, perpaucis ex hostium numero desideratis quin informato dagli esploratori, Cesare invia le due legioni
cuncti caperentur, quod pontis atque itinerum angustiae che, per suo ordine, si tenevano pronte all'intervento;
multitudinis fugam intercluserant. Oppidum diripit dà fuoco alle porte, irrompe in città e la prende: ben
atque incendit, praedam militibus donat, exercitum pochi sfuggono alla cattura, perché il ponte e le strade,
Ligerem traducit atque in Biturigum fines pervenit. stretti com'erano, avevano ostacolato la fuga del grosso
dei nemici. Saccheggia e incendia la città, dona ai
soldati il bottino, varca con l'esercito la Loira e
perviene nei territori dei Biturigi.

XII
Vercingetorix, ubi de Caesaris adventu cognovit, Vercingetorige, non appena è messo al corrente
oppuguatione destitit atque obviam Caesari dell'arrivo di Cesare, toglie l'assedio e gli si fa incontro.
proficiscitur. Ille oppidum Biturigum positum in via Cesare aveva intrapreso il blocco di una città dei
Noviodunum oppugnare instituerat. Quo ex oppido cum Biturigi, Novioduno, posta lungo la sua strada. Dalla
legati ad eum venissent oratum ut sibi ignosceret città gli erano stati inviati emissari per scongiurarne il
suaeque vitae consuleret, ut celeritate reliquas res perdono, la grazia. Al fine di condurre a termine il resto
conficeret, qua pleraque erat consecutus, arma conferri, delle operazioni con la rapidità che gli aveva fruttato la
equos produci, obsides dari iubet. Parte iam obsidum maggior parte dei successi, impone la consegna di armi,
tradita, cum reliqua administrarentur, centurionibus et cavalli e ostaggi. Una parte degli ostaggi era già stata
paucis militibus intromissis, qui arma iumentaque inviata, al resto si stava provvedendo; in città si erano
conquirerent, equitatus hostium procul visus est, qui addentrati alcuni centurioni con pochi legionari, per
agmen Vercingetorigis antecesserat. Quem simul atque raccogliere le armi e i giumenti. Ma ecco che in
oppidani conspexerunt atque in spem auxili venerunt, lontananza si scorge la cavalleria nemica, che
clamore sublato arma capere, portas claudere, murum precedeva l'esercito di Vercingetorige. Non appena gli
complere coeperunt. Centuriones in oppido, cum ex abitanti la videro e nacque in loro la speranza di
significatione Gallorum novi aliquid ab eis iniri consili rinforzi, tra alte grida cominciarono a impugnare le
intellexissent, gladiis destrictis portas occupaverunt armi, a chiudere le porte, a riversarsi sulle mura. I
suosque omnes incolumes receperunt. centurioni presenti in città, essendosi resi conto, dal
loro comportamento, che i Galli avevano preso qualche
nuova decisione, sguainate le spade, assunsero il
controllo delle porte e condussero tutti i loro in salvo.

XIII
Caesar ex castris equitatum educi iubet, proelium Cesare ordina alla cavalleria di scendere in campo e
equestre committit: laborantibus iam suis Germanos attacca battaglia; poiché i suoi erano in difficoltà, invia
equites circiter CCCC summittit, quos ab initio habere in loro appoggio circa quattrocento cavalieri germani,
secum instituerat. Eorum impetum Galli sustinere non che fin dall'inizio della guerra era solito portare con sé.
potuerunt atque in fugam coniecti multis amissis se ad I Galli non riuscirono a resistere all'attacco e volsero le
agmen receperunt. Quibus profligatis rursus oppidani spalle: si rifugiarono presso il loro esercito in marcia,
perterriti comprehensos eos, quorum opera plebem ma subirono gravi perdite. Di fronte alla rotta della loro
concitatam existimabant, ad Caesarem perduxerunt cavalleria, gli abitanti della città, presi nuovamente dal
seseque ei dediderunt. Quibus rebus confectis, Caesar panico, catturarono i presunti responsabili
ad oppidum Avaricum, quod erat maximum dell'istigazione del popolo e li consegnarono a Cesare,
munitissimumque in finibus Biturigum atque agri arrendendosi. Sistemata la questione, Cesare si diresse
fertilissima regione, profectus est, quod eo oppido ad Avarico, la più importante e munita città dei
recepto civitatem Biturigum se in potestatem Biturigi, posta nella regione più fertile: era convinto
redacturum confidebat. che, presa Avarico, avrebbe ridotto in suo potere i
Biturigi.

XIV
Vercingetorix tot continuis incommodis Vellaunoduni, Vercingetorige, dopo tanti, continui rovesci, subiti a
Cenabi, Novioduni acceptis suos ad concilium Vellaunoduno, Cenabo e Novioduno, convoca i suoi a
convocat. Docet longe alia ratione esse bellum concilio. Occorreva adottare, spiega, una strategia ben
gerendum atque antea gestum sit. Omnibus modis huic diversa rispetto al passato. Bisognava sforzarsi, con
rei studendum, ut pabulatione et commeatu Romani ogni mezzo, di impedire ai Romani la raccolta di
prohibeantur. Id esse facile, quod equitatu ipsi abundent foraggio e viveri. Era facile: avevano una cavalleria
et quod anni tempore subleventur. Pabulum secari non molto numerosa e la stagione giocava in loro favore. I
posse; necessario dispersos hostes ex aedificiis petere: Romani non avevano la possibilità di trovare foraggio
hos omnes cotidie ab equitibus deligi posse. Praeterea nei campi, dovevano dividersi e cercarlo casa per casa:
salutis causa rei familiaris commoda neglegenda: vicos tutte queste truppe, di giorno in giorno, le poteva
atque aedificia incendi oportere hoc spatio ab via annientare la cavalleria. Poi, per la salvezza comune,
quoque versus, quo pabulandi causa adire posse era necessario trascurare i beni privati; occorreva
videantur. Harum ipsis rerum copiam suppetere, quod, incendiare villaggi e case in ogni direzione, dove
quorum in finibus bellum geratur, eorum opibus sembrava che i Romani si sarebbero recati in cerca di
subleventur: Romanos aut inopiam non laturos aut foraggio. Le loro scorte, invece, erano sufficienti,
magno periculo longius ab castris processuros; neque perché sarebbero stati riforniti dal popolo nelle cui terre
interesse, ipsosne interficiant, impedimentisne exuant, si fosse combattuto. I Romani o non avrebbero potuto
quibus amissis bellum geri non possit. Praeterea oppida far fronte alla mancanza di viveri o si sarebbero
incendi oportere, quae non munitione et loci natura ab allontanati troppo dall'accampamento, esponendosi a
omni sint periculo tuta, neu suis sint ad detractandam grossi rischi. E non faceva alcuna differenza tra
militiam receptacula neu Romanis proposita ad copiam ucciderli o privarli delle salmerie, perché senza di esse
commeatus praedamque tollendam. Haec si gravia aut non si poteva condurre una guerra. Inoltre, bisognava
acerba videautur, multo illa gravius aestimare, liberos, incendiare le città che, per fortificazioni o
coniuges in servitutem abstrahi, ipsos interfici; quae sit conformazione naturale, non erano del tutto sicure, in
necesse accidere victis. modo da non offrire ai disertori galli un rifugio e ai
Romani l'opportunità di trovare viveri o far bottino. Se
tali misure sembravano dure o severe, dovevano
pensare quanto più dura sarebbe stata la schiavitù per i
figli e le mogli e la morte per loro stessi, destino dei
vinti.

XV
Omnium consensu hac sententia probata uno die Il parere di Vercingetorige riscuote il consenso
amplius XX urbes Biturigum iucenduntur. Hoc idem fit generale: in un solo giorno vengono date alle fiamme
in reliquis civitatibus: in omnibus partibus incendia più di venti città dei Biturigi. Lo stesso avviene nei
conspiciuntur; quae etsi magno cum dolore omnes territori degli altri popoli: ovunque si scorgono incendi.
ferebant, tamen hoc sibi solati proponebant, quod se Anche se tutti provavano grande dolore per tali
prope explorata victoria celeriter amissa reciperaturos provvedimenti, tuttavia si consolavano nella
confidebant. Deliberatur de Avarico in communi convinzione di avere la vittoria pressoché in pugno e di
concilio, incendi placeret an defendi. Procumbunt poter recuperare a breve termine i beni perduti.
omnibus Gallis ad pedes Bituriges, ne pulcherrimam Nell'assemblea comune si delibera su Avarico, se
prope totius Galliae urbem, quae praesidio et incendiarla o difenderla. I Biturigi si gettano ai piedi di
ornamento sit civitati, suis manibus succendere tutti i capi galli, li pregano di non costringerli a
cogerentur: facile se loci natura defensuros dicunt, quod incendiare, di propria mano, la più bella o quasi tra le
prope ex omnibus partibus flumine et palude città di tutta la Gallia, presidio e vanto del loro popolo.
circumdata unum habeat et perangustum aditum. Datur Sostengono che si sarebbero difesi con facilità grazie
petentibus venia dissuadente primo Vercingetorige, post alla conformazione naturale della zona: la città,
concedente et precibus ipsorum et misericordia vulgi. circondata su quasi tutti i lati da un fiume e da una
Defensores oppido idonei deliguntur. palude, aveva un unico accesso, molto angusto. La loro
richiesta viene accolta: Vercingetorige, in un primo
momento contrario, aveva poi acconsentito, sia per le
loro preghiere, sia per la compassione che tutti
provavano. Si scelgono per la città i difensori adatti.

XVI
Vercingetorix minoribus Caesarem itineribus Vercingetorige segue Cesare a piccole tappe e sceglie
subsequitur et locum castris deligit paludibus silvisque per l'accampamento un luogo munito da paludi e selve,
munitum ab Avarico longe milia passuum XVI. Ibi per a sedici miglia da Avarico. Lì, mediante una rete stabile
certos exploratores in singula diei tempora quae ad di esploratori, ora per ora si teneva al corrente delle
Avaricum agerentur cognoscebat et quid fieri vellet novità di Avarico e diramava gli ordini. Sorvegliava
imperabat. Omnes nostras pabulationes tutti i nostri spostamenti: quando i legionari si
frumentationesque observabat dispersosque, cum disunivano, dovendo per forza di cose allontanarsi in
longius necessario procederent, adoriebatur magnoque cerca di foraggio e grano, li assaliva procurando loro
incommodo adficiebat, etsi, quantum ratione provideri gravi perdite, sebbene i nostri, per quanto si poteva
poterat, ab nostris occurrebatur, ut incertis temporibus provvedere, adottassero ogni misura per muoversi a
diversisque itineribus iretur. intervalli irregolari e seguire vie diverse.

XVII
Castris ad eam partem oppidi positis Caesar, quae Cesare pose l'accampamento nei pressi della zona che,
intermissa [a] flumine et a paludibus aditum, ut supra libera dal fiume e dalle paludi, lasciava uno stretto
diximus, angustum habebat, aggerem apparare, vineas passaggio, come abbiamo in precedenza illustrato.
agere, turres duas constituere coepit: nam circumvallare Cominciò a costruire il terrapieno, a spingere in avanti
loci natura prohibebat. De re frumentaria Boios atque le vinee, a fabbricare due torri; la natura del luogo,
Aeduos adhortari non destitit; quorum alteri, quod infatti, impediva di circondare la città con un vallo.
nullo studio agebant, non multum adiuvabant, alteri Quanto all'approvvigionamento di grano, non cessò di
non magnis facultatibus, quod civitas erat exigua et raccomandarsi ai Boi e agli Edui: quest'ultimi, che
infirma, celeriter quod habuerunt consumpserunt. agivano senza zelo alcuno, non risultavano di grande
Summa difficultate rei frumentariae adfecto exercitu aiuto; i primi, invece, non disponendo di grandi mezzi,
tenuitate Boiorum, indiligentia Aeduorum, incendiis perché erano un popolo piccolo e debole, esaurirono in
aedificiorum, usque eo ut complures dies frumento breve tempo le proprie scorte. Una totale penuria di
milites caruerint et pecore ex longinquioribus vicis viveri, dovuta alla povertà dei Boi, alla negligenza degli
adacto extremam famem sustentarent, nulla tamen vox Edui e agli incendi degli edifici, attanagliò l'esercito a
est ab eis audita populi Romani maiestate et tal punto, che per parecchi giorni i nostri soldati
superioribus victoriis indigna. Quin etiam Caesar cum rimasero senza grano e placarono i morsi della fame
in opere singulas legiones appellaret et, si acerbius grazie ai capi di bestiame tratti dai villaggi più lontani.
inopiam ferrent, se dimissurum oppugnationem diceret, Tuttavia, non si udì da parte loro nessuna parola
universi ab eo, ne id faceret, petebant: sic se complures indegna della maestà del popolo romano e delle loro
anuos illo imperante meruisse, ut nullam ignominiam precedenti vittorie. Anzi, quando Cesare interpellò
acciperent, nusquam infecta re discederent: hoc se ciascuna legione durante i lavori e disse che avrebbe
ignominiae laturos loco, si inceptam oppugnationem tolto l'assedio, se la mancanza di viveri risultava troppo
reliquissent: praestare omnes perferre acerbitates, quam dura, tutti, nessuno eccetto, lo scongiurarono di non
non civibus Romanis, qui Cenabi perfidia Gallorum farlo: sotto il suo comando, in tanti anni, non avevano
interissent, parentarent. Haec eadem centurionibus patito affronti, né si erano ritirati senza portare a
tribunisque militum mandabant, ut per eos ad Caesarem termine un'impresa; l'avrebbero considerata una
deferrentur. vergogna interrompere l'assedio in corso; era meglio
sopportare privazioni d'ogni sorta piuttosto che
rinunciare alla vendetta dei cittadini romani massacrati
a Cenabo dalla slealtà dei Galli. Simili considerazioni
vennero espresse ai centurioni e ai tribuni militari,
perché le riferissero a Cesare.

XVIII
Cum iam muro turres appropinquassent, ex captivis Quando già accostavano le torri alle mura, Cesare
Caesar cognovit Vercingetorigem consumpto pabulo venne a sapere dai prigionieri che Vercingetorige,
castra movisse propius Avaricum atque ipsum cum terminato il foraggio, aveva spostato il campo e si era
equitatu expeditisque, qui inter equites proeliari avvicinato ad Avarico: alla testa della cavalleria e della
consuessent, insidiarum causa eo profectum, quo fanteria leggera, abituata a combattere tra i cavalieri, si
nostros postero die pabulatum venturos arbitraretur. era diretto dove riteneva che il giorno seguente i nostri
Quibus rebus cognitis media nocte silentio profectus ad si sarebbero recati in cerca di foraggio e si apprestava a
hostium castra mane pervenit. Illi celeriter per un'imboscata. Saputo ciò, a mezzanotte Cesare parte in
exploratores adventu Caesaris cognito carros silenzio e giunge al campo nemico la mattina
impedimentaque sua in artiores silvas abdiderunt, successiva. I Galli, immediatamente informati
copias omnes in loco edito atque aperto instruxerunt. dell'arrivo di Cesare dagli esploratori, nascosero i carri
Qua re nuntiata Caesar celeriter sarcinas conferri, arma e le salmerie nel folto dei boschi, poi dispiegarono tutte
expediri iussit. le truppe in una zona elevata e aperta. Appena lo venne
a sapere, Cesare ordinò di radunare in fretta i bagagli e
di preparare le armi.

XIX
Collis erat leniter ab infimo acclivis. Hunc ex omnibus Il colle si alzava dal basso in dolce pendio. Lo cingeva
fere partibus palus difficilis atque impedita cingebat su quasi tutti i lati una palude difficile da superare e
non latior pedibus quinquaginta. Hoc se colle impraticabile, non più larga di cinquanta piedi. I Galli,
interruptis pontibus Galli fiducia loci continebant tagliati i ponti, si tenevano sul colle, confidando nella
generatimque distributi in civitates omnia vada ac loro posizione. Divisi per popoli, presidiavano tutti i
saltus eius paludis obtinebant sic animo parati, ut, si guadi e i passaggi della palude, pronti a premere
eam paludem Romani perrumpere conarentur, dall'alto i Romani impantanati, se avessero tentato di
haesitantes premerent ex loco superiore; ut qui varcarla. Così, chi avesse notato solo la vicinanza dei
propinquitatem loci videret paratos prope aequo Marte due eserciti, avrebbe ritenuto i nemici risoluti allo
ad dimicandum existimaret, qui iniqui tatem scontro a condizioni uguali o quasi, ma chi avesse
condicionis perspiceret inani simulatione sese ostentare considerato la disparità delle posizioni, avrebbe capito
cognosceret. Indignantes milites Gaesar, quod che il loro farsi ostentatamente vedere era una vana
conspectum suum hostes perferre possent tantulo spatio simulazione. I legionari, irritati che il nemico riuscisse
interiecto, et signum proeli ecentes edocet, quanto a reggere alla loro vista così da vicino, chiedono il
detrimento et quot virorum tortium morte necesse sit segnale d'attacco, ma Cesare spiega quante perdite,
constare victoriam; quos cum sic animo paratos videat, quanti uomini valorosi ci sarebbe inevitabilmente
ut nullum pro sua laude periculum recusent, summae se costata la vittoria; vedendoli così pronti ad affrontare
iniquitatis condemnari debere, nisi eorum vitam sua qualsiasi pericolo per la sua gloria, avrebbe dovuto
salute habeat cariorem. Sic milites consolatus eodem essere tacciato di estrema ingiustizia, se non avesse
die reducit in castra reliquaque quae ad oppugnationem tenuto alla loro vita più che alla propria. Così, dopo
pertinebant oppidi administrare instituit. aver confortato i soldati, quel giorno stesso li riconduce
all'accampamento e inizia a impartire le rimanenti
disposizioni per l'assedio della città.

XX
Vercingetorix, cum ad suos redisset, proditionis Appena ritorna tra i suoi, Vercingetorige viene accusato
insimulatus, quod castra propius Romanos movisset, di tradimento: aveva spostato il campo troppo vicino ai
quod cum omni equitatu discessisset, quod sine imperio Romani, si era allontanato con tutta la cavalleria, aveva
tantas copias reliquisset, quod eius discessu Romani lasciato truppe così numerose senza un capo, alla sua
tanta opportunitate et celeritate venissent: non haec partenza erano piombati tanto tempestivi e rapidi i
omnia fortuito aut sine consilio accidere potuisse; Romani - tutto ciò non poteva essersi verificato per caso
regnum illum Galliae malle Caesaris concessu quam o senza un piano prestabilito, la verità era che preferiva
ipsorum habere beneficio--tali modo accusatus ad haec regnare sulla Gallia per concessione di Cesare piuttosto
respondit: Quod castra movisset, factum inopia pabuli che per beneficio loro. A tali accuse così Vercingetorige
etiam ipsis hortantibus; quod propius Romanos risponde: se aveva mosso il campo, dipendeva dalla
accessisset, persuasum loci opportunitate, qui se ipsum mancanza di foraggio, e loro stessi lo avevano
munitione defenderet: equitum vero operam neque in sollecitato; si era sì avvicinato troppo ai Romani, ma lo
loco palustri desiderari debuisse et illic fuisse utilem, aveva indotto la posizione vantaggiosa, che da sola
quo sint profecti. Summam imperi se consulto nulli permetteva la difesa senza bisogno di fortificazioni; non
discedentem tradidisse, ne is multitudinis studio ad si doveva, poi, rimpiangere l'apporto della cavalleria
dimicandum impelleretur; cui rei propter animi nelle paludi, quando era stata utile là dove l'aveva
mollitiem studere omnes videret, quod diutius laborem condotta. Quanto al comando, alla sua partenza non
ferre non possent. Romani si casu intervenerint, l'aveva lasciato a nessuno deliberatamente, per evitare
fortunae, si alicuius indicio vocati, huic habendam che il capo designato fosse indotto dall'ardore della
gratiam, quod et paucitatem eorum ex loco superiore moltitudine allo scontro, che tutti desideravano - lo
cognoscere et virtutem despicere potuerint, qui vedeva - per la debolezza del carattere e perché
dimicare non ausi turpiter se in castra receperint. incapaci di sopportare più a lungo le fatiche della
Imperium se ab Caesare per proditionem nullum guerra. Se i Romani erano intervenuti guidati dal caso,
desiderare, quod habere victoria posset, quae iam esset bisognava ringraziare la Fortuna, se erano stati
sibi atque omnibus Gallis explorata: quin etiam ipsis richiamati dalle informazioni di un delatore, si doveva
remittere, si sibi magis honorem tribuere, quam ab se essere grati a costui, perché così, dall'alto, i Galli
salutem accipere videantur. "Haec ut intellegatis", avevano potuto constatare quanto fossero pochi e
inquit, "a me sincere pronuntiari, audite Romanos codardi i Romani, che non avevano osato misurarsi e si
milites". Producit servos, quos in pabulatione paucis erano vergognosamente ritirati nell'accampamento.
ante diebus exceperat et fame vinculisque Non aveva affatto bisogno di ricevere da Cesare, con il
excruciaverat. Hi iam ante edocti quae interrogati tradimento, il comando che poteva ottenere con la
pronuntiarent, milites se esse legionarios dicunt; fame vittoria, ormai nelle mani sue e di tutti i Galli. Anzi, era
et inopia adductos clam ex castris exisse, si quid disposto a deporre la carica, se pensavano di avergli
frumenti aut pecoris in agris reperire possent: simili concesso un potere troppo grande rispetto alla salvezza
omnem exercitum inopia premi, nec iam vires sufficere che da lui ricevevano. "E perché comprendiate la
cuiusquam nec ferre operis laborem posse: itaque sincerità delle mie parole - esclamò - ascoltate i soldati
statuisse imperatorem, si nihil in oppugnatione oppidi romani". Introduce alcuni servi catturati pochi giorni
profecissent, triduo exercitum deducere. "Haec", inquit, prima mentre erano in cerca di foraggio e torturati con
"a me", Vercingetorix, "beneficia habetis, quem la fame e le catene. I servi, già istruiti in precedenza su
proditionis insimulatis; cuius opera sine vestro cosa dovevano rispondere, si dichiarano legionari:
sanguine tantum exercitum victorem fame consumptum erano usciti di nascosto dal campo, spinti dalla fame e
videtis; quem turpiter se ex fuga recipientem ne qua dalla mancanza di viveri, nella speranza di trovare
civitas suis finibus recipiat a me provisum est". nelle campagne un po' di grano o del bestiame; tutto
l'esercito versava nelle stesse condizioni di precarietà,
nessuno aveva più forze, ormai, né poteva reggere alla
fatica dei lavori; perciò, il comandante aveva deciso
che, se l'assedio non sortiva effetto, dopo tre giorni
avrebbe ritirato l'esercito. Vercingetorige aggiunge:
"Ecco i benefici che io vi ho procurato, e voi mi
accusate di tradimento. Grazie a me, senza versare una
goccia di sangue, ora vedete annientato dalla fame un
esercito forte e vittorioso. E quando si ritirerà
vergognosamente in fuga, ho già provveduto in modo
che nessun popolo lo accolga nelle proprie terre".

XXI
Conclamat omnis multitudo et suo more armis Tutta la moltitudine acclama e, secondo il loro costume,
concrepat, quod facere in eo consuerunt cuius fa risonare le armi, come di solito fanno quando
orationem approbant: summum esse Vercingetorigem approvano il discorso di qualcuno: Vercingetorige era il
ducem, nec de eius fide dubitandum, nec maiore ratione capo supremo, non si doveva dubitare della sua lealtà,
bellum administrari posse. Statuunt, ut X milia né era possibile condurre le operazioni con una
hominum delecta ex omnibus copiis in oppidum strategia migliore. Decidono di inviare in città
mittantur, nec solis Biturigibus communem salutem diecimila uomini scelti tra tutte le truppe, ritenendo
committendam censent, quod paene in eo, si id inopportuno delegare ai soli Biturigi la lotta per la
oppidum retinuissent, summam victoriae constare salvezza comune: capivano che loro sarebbe stata la
intellegebant. vittoria finale, se la città non cadeva.

XXII
Singulari militum nostrorum virtuti consilia cuius que Allo straordinario valore dei nostri soldati, i Galli
modi Gallorum occurrebant, ut est summae genus opponevano espedienti d'ogni sorta: sono una razza
sollertiae atque ad omnia imitanda et efficienda, quae molto ingegnosa, abilissima nell'imitare e riprodurre
ab quoque traduntur, aptissimum. Nam et laqueis falces qualsiasi cosa abbiano appreso da chiunque. Infatti,
avertebant, quas, cum destinaverant, tormentis introrsus dalle mura rimuovevano le falci per mezzo di lacci e,
reducebant, et aggerem cuniculis subtrahebant, eo quando le avevano ben serrate nei loro nodi. le tiravano
scientius quod apud eos magnae sunt ferrariae atque all'interno mediante argani. Provocavano frane nel
omne genus cuniculorum notum atque usitatum est. terrapieno scavando cunicoli, con tanta maggior abilità,
Totum autem murum ex omni parte turribus in quanto nelle loro regioni ci sono molte miniere di
contabulaverant atque has coriis intexerant. Tum ferro, per cui conoscono e usano ogni tipo di cunicolo.
crebris diurnis nocturnisque eruptionibus aut aggeri Poi, lungo tutto il perimetro di cinta avevano innalzato
ignem inferebant aut milites occupatos in opere torri e le avevano protette con pelli. Inoltre, di giorno e
adoriebantur, et nostrarum turrium altitudinem, di notte operavano frequenti sortite, nel tentativo di
quantum has cotidianus agger expresserat, commissis appiccare il fuoco al terrapieno o di assalire i nostri
suarum turrium malis adaequabant, et apertos cuniculos impegnati nei lavori. E quanto più le nostre torri ogni
praeusta et praeacuta materia et pice fervefacta et giorno salivano grazie al terrapieno, tanto più i Galli
maximi ponderis saxis morabantur moenibusque alzavano le loro con l'aggiunta di travi. Infine,
appropinquare prohibebant. utilizzando pali dalla punta acutissima e indurita al
fuoco, pece bollente e massi enormi, bloccavano i
cunicoli aperti dai nostri e ci impedivano di accostarci
alle mura.
XXIII
Muri autem omnes Gallici hac fere forma sunt. Trabes Le mura dei Galli sono tutte costruite all'incirca così:
derectae perpetuae in longitudinem paribus intervallis, pongono a terra, su tutta la lunghezza della cinta, travi
distantes inter se binos pedes, in solo collocantur. Hae ad essa perpendicolari, a un intervallo regolare di due
revinciuntur introrsus et multo aggere vestiuntur: ea piedi. Ne collegano le estremità all'interno e le
autem, quae diximus, inter valla grandibus in fronte ricoprono con molta terra. I suddetti spazi tra l'una e
saxis effarciuntur. His collocatis et coagmentatis alius l'altra trave, li chiudono all'esterno con grosse pietre.
insuper ordo additur, ut idem illud intervallum servetur Una volta inserite e ben connesse le prime travi, sopra
neque inter se contingant trabes, sed paribus ne aggiungono un'altra serie, facendo in modo che
intermissae spatiis singulae singulis saxis interiectis mantengano la stessa distanza e non si tocchino, ma
arte contineantur. Sic deinceps omne opus contexitur, che ciascuna, a pari intervallo, poggi sulle pietre
dum iusta muri altitudo expleatur. Hoc cum in speciem frapposte e risulti saldamente unita. Così, di seguito,
varietatemque opus deforme non est alternis trabibus ac tutta l'opera viene costruita fino all'altezza voluta. Le
saxis, quae rectis lineis suos ordines servant, tum ad mura, per forma e varietà, non hanno un aspetto
utilitatem et defensionem urbium summam habet sgradevole, con quest'alternanza di travi e massi che
opportunitatem, quod et ab incendio lapis et ab ariete conservano paralleli i propri ordini; al tempo stesso
materia defendit, quae perpetuis trabibus pedes risultano molto utili ed efficaci per la difesa delle città,
quadragenos plerumque introrsus revincta neque perché la pietra le preserva dagli incendi, il legno le
perrumpi neque distrahi potest. difende dall'ariete, che non può spezzare o sconnettere
le travi, unite in modo continuo all'interno per una
lunghezza di quaranta piedi in genere.

XXIV
His tot rebus impedita oppugnatione milites, cum toto Tutto ciò rendeva difficile l'assedio, ma i nostri, pur
tempore frigore et assiduis imbribus tardarentur, tamen frenati continuamente dal freddo e dalle piogge
continenti labore omnia haec superaverunt et diebus incessanti, lavorarono senza sosta: superato ogni
XXV aggerem latum pedes CCCXXX, altum pedes ostacolo, in venticinque giorni costruirono un
LXXX exstruxerunt. Cum is murum hostium paene terrapieno lungo trecentotrenta piedi e alto ottanta.
contingeret, et Caesar ad opus consuetudine excubaret L'opera raggiungeva quasi le mura nemiche; Cesare,
milites que hortaretur, ne quod omnino tempus ab opere come suo solito, vegliava sul luogo dei lavori e incitava
intermitteretur, paulo ante tertiam vigiliam est i soldati a non fermarsi neppure per un istante. Ma ecco
animadversum fumare aggerem, quem cuniculo hostes che poco prima di mezzanotte si vide uscire del fumo
succenderant, eodemque tempore toto muro clamore dal terrapieno: i nemici gli avevano dato fuoco da un
sublato duabus portis ab utroque latere turrium eruptio cunicolo. Mentre da tutte le mura si levavano alte grida,
fiebat, alii faces atque aridam materiem de muro in i Galli contemporaneamente tentarono una sortita dalle
aggerem eminus iaciebant, picem reliquasque res, due porte ai lati delle torri. Altri, dall'alto della cinta,
quibus ignis excitari potest, fundebant, ut quo primum lanciavano sul terrapieno fiaccole e legna secca,
curreretur aut cui rei ferretur auxilium vix ratio iniri cospargendole di pece e di altre sostanze infiammabili:
posset. Tamen, quod instituto Caesaris semper duae era ben difficile decidere dove dirigersi, dove recar
legiones pro castris excubabant pluresque partitis aiuto. Tuttavia, per abitudine di Cesare, due legioni
temporibus erant in opere, celeriter factum est, ut alii stavano sempre all'erta di fronte all'accampamento,
eruptionibus resisterent, alii turres reducerent mentre parecchie, a turno, continuavano i lavori. Così,
aggeremque inter scinderent, omnis vero ex castris rapidamente accadde che parte dei nostri tenesse testa
multitudo ad restinguendum concurreret. ai nemici usciti dalla città, parte ritraesse le torri e
scindesse il terrapieno, mentre il grosso dell'esercito
presente al campo accorreva per estinguere l'incendio.

XXV
Cum in omnibus locis consumpta iam reliqua parte Si combatteva in ogni settore, quando era trascorsa
noctis pugnaretur, semperque hostibus spes victoriae ormai la parte restante della notte. Nei nemici, man
redintegraretur, eo magis, quod deustos pluteos turrium mano, si rafforzava la speranza di vittoria, tanto più che
videbant nec facile adire apertos ad auxiliandum vedevano i plutei delle torri distrutti dal fuoco e
animadvertebant, semperque ipsi recentes defessis intuivano le difficoltà dei nostri, che dovevano uscire
succederent omnemque Galliae salutem in illo vestigio allo scoperto per portar soccorso. Forze fresche
temporis positam arbitrarentur, accidit inspectantibus nemiche, via via, davano il cambio a chi era stanco, ed
nobis quod dignum memoria visum praetereundum non erano convinti che tutte le sorti della Gallia
existimavimus. Quidam ante portam oppidi Gallus per dipendessero da quel frangente. Allora, sotto i nostri
manus sebi ac picis traditas glebas in ignem e regione occhi, accadde un fatto degno di ricordo, che crediamo
turris proiciebat: scorpione ab latere dextro traiectus di non dover tacere. Davanti a una porta della città, un
exanimatusque concidit. Hunc ex proximis unus Gallo scagliava in direzione di una torre palle di sego e
iacentem transgressus eodem illo munere fungebatur; pece passate di mano in mano: trafitto al fianco destro
eadem ratione ictu scorpionis exanimato alteri successit dal dardo di uno scorpione, cadde senza vita. Uno dei
tertius et tertio quartus, nec prius ille est a più vicini scavalcò il compagno morto e ne prese il
propugnatoribus vacuus relictus locus quam restincto posto. Quando anch'egli, allo stesso modo, cadde
aggere atque omni ex parte summotis hostibus finis est colpito dallo scorpione, gli subentrò un terzo, e al terzo
pugnandi factus. un quarto. I difensori non abbandonarono quella
posizione fino a che, estinto l'incendio sul terrapieno e
respinto il loro attacco in tutto quel settore, la battaglia
non ebbe termine.

XXVI
Omnia experti Galli, quod res nulla successerat, postero I Galli le provarono tutte, ma senza successo: il giorno
die consilium ceperunt ex oppido profugere hortante et seguente decisero di evacuare la città, su consiglio e
iubente Vercingetorige. Id silentio noctis conati non ordine di Vercingetorige. Speravano che la manovra
magna iactura suorum sese effecturos sperabant, non costasse loro gravi perdite, se tentata nel silenzio
propterea quod neque longe ab oppido castra della notte: il campo di Vercingetorige, infatti, non era
Vercingetorigis aberant, et palus, quae perpetua lontano dalla città, e una palude, che si frapponeva
intercedebat, Romanos ad insequendum tardabat. interminabile, ritardava l'inseguimento dei Romani.
Iamque hoc facere noctu apparabant, cum matres Già si apprestavano di notte alla ritirata, quando
familiae repente in publicum procurrerunt flentesque all'improvviso le madri di famiglia scesero nelle strade,
proiectae ad pedes suorum omnibus precibus petierunt, si gettarono in lacrime ai piedi dei loro e li
ne se et communes liberos hostibus ad supplicium scongiurarono con preghiere d'ogni sorta di non
dederent, quos ad capiendam fugam naturae et virium abbandonare alla ferocia nemica loro stesse e i figli
infirmitas impediret. Vbi eos in sententia perstare comuni, che non potevano fuggire, deboli com'erano
viderunt, quod plerumque in summo periculo timor per il sesso o l'età. Quando videro che gli uomini non
misericordiam non recipit, conclamare et significare de recedevano dalla decisione - in caso di pericolo
fuga Romanis coeperunt. Quo timore perterriti Galli, ne estremo, in genere, il timore non lascia spazio alla
ab equitatu Romanorum viae praeoccuparentur, consilio compassione - cominciarono a gridare e a segnalare ai
destiterunt. Romani la fuga. I Galli, preoccupati che la cavalleria
romana li prevenisse e occupasse le strade,
rinunciarono al loro proposito.

XXVII
Postero die Caesar promota turri perfectisque operibus Il giorno successivo, quando Cesare aveva già spinto in
quae facere instituerat, magno coorto imbre non avanti una torre e raddrizzato il terrapieno che aveva
inutilem hanc ad capiendum consilium tempestatem cominciato a costruire, si abbatté un violento
arbitratus est, quod paulo incautius custodias in muro acquazzone. Cesare la considerò una circostanza
dispositas videbat, suosque languidius in opere versari favorevole per risolversi ad attaccare, poiché vedeva le
iussit et quid fieri vellet ostendit. Legionibusque intra sentinelle nemiche disposte sulle mura con minor
vineas in occulto expeditis, cohortatus ut aliquando pro cautela. Così, ai suoi diede ordine di rallentare
tantis laboribus fructum victoriae perciperent, eis qui leggermente i lavori e mostrò loro che cosa dovevano
primi murum ascendissent praemia proposuit fare. Di nascosto preparò le legioni al di qua delle
militibusque signum dedit. Illi subito ex omnibus vinee, le esortò a raccogliere una buona volta, dopo
partibus evolaverunt murumque celeriter compleverunt. tante fatiche, il frutto della vittoria, promise ricompense
per i primi che avessero scalato le mura e diede il
segnale ai soldati. I nostri si lanciarono repentinamente
all'attacco da tutti i lati e in breve si riversarono sulle
mura.

XXVIII
Hostes re nova perterriti muro turribusque deiecti in I nemici, atterriti dall'attacco improvviso, furono
foro ac locis patentioribus cuneatim constiterunt, hoc scacciati dalle mura e dalle torri. Si attestarono nel foro
animo ut si qua ex parte obviam contra veniretur acie e nelle zone più aperte, disponendosi a cuneo, decisi ad
instructa depugnarent. Vbi neminem in aequum locum affrontare in uno scontro regolare i nostri, se fossero
sese demittere, sed toto undique muro circumfundi venuti avanti. Quando videro che nessuno scendeva in
viderunt, veriti ne omnino spes fugae tolleretur, abiectis campo aperto (anzi, i nostri li circondavano lungo tutto
armis ultimas oppidi partes continenti impetu il muro di cinta), temendo di perdere ogni via di
petiverunt, parsque ibi, cum angusto exitu portarum se scampo, gettarono le armi e si slanciarono verso le parti
ipsi premerent, a militibus, pars iam egressa portis ab estreme della città, senza mai fermarsi. Qui, chi si
equitibus est interfecta; nec fuit quisquam, qui praedae accalcava per via delle porte strette, venne ucciso dai
studeret. Sic et Cenabi caede et labore operis incitati legionari; gli altri, già usciti, furono massacrati dai
non aetate confectis, non mulieribus, non infantibus cavalieri. Ma nessuno dei nostri pensò al bottino.
pepercerunt. Denique ex omni numero, qui fuit circiter Aizzati dalla strage di Cenabo e dalla fatica
milium XL, vix DCCC, qui primo clamore audito se ex dell'assedio, non risparmiarono né i vecchi, né le
oppido eiecerunt, incolumes ad Vercingetorigem donne, né i bambini. Insomma, del numero totale dei
pervenerunt. Quos ille multa iam nocte silentio ex fuga nemici, circa quarantamila, appena ottocento, che ai
excepit, veritus ne qua in castris ex eorum concursu et primi clamori fuggirono dalla città, raggiunsero salvi
misericordia vulgi seditio oreretur, ut procul in via Vercingetorige. Costui li accolse a notte fonda, in
dispositis familiaribus suis principibusque civitatum silenzio, perché temeva che il loro arrivo al campo e la
disparandos deducendosque ad suos curaret, quae compassione della folla provocassero una sedizione.
cuique civitati pars castrorum ab initio obvenerat. Dispose lontano, lungo la via, i compagni d'arme e i
principi dei vari popoli, con l'incarico di smistarli e di
condurli dai loro, nelle zone del campo assegnate a
ciascuna gente fin dall'inizio.

XXIX
Postero die concilio convocato consolatus cohortatusque L'indomani, convocata l'assemblea, li consola ed esorta
est ne se admodum animo demitterent, ne a non perdersi affatto d'animo, a non lasciarsi turbare
perturbarentur incommodo. Non virtute neque in acie dalla sconfitta. I Romani non avevano vinto né col
vicisse Romanos, sed artificio quodam et scientia valore, né in campo aperto, ma solo grazie a una certa
oppugnationis, cuius rei fuerint ipsi imperiti. Errare, si loro abilità e perizia nell'arte dell'assedio, di cui i Galli
qui in bello omnes secundos rerum proventus erano inesperti. Era in errore chi in guerra si aspettava
exspectent. Sibi numquam placuisse Avaricum defendi, solo successi. Non era mai stato fautore della difesa di
cuius rei testes ipsos haberet; sed factum imprudentia Avarico, loro stessi ne erano testimoni. L'imprudenza
Biturigum et nimia obsequentia reliquorum uti hoc dei Biturigi e l'eccessiva compiacenza degli altri
incommodum acciperetur. Id tamen se celeriter avevano portato alla sconfitta. Tuttavia, vi avrebbe
maioribus commodis sanaturum. Nam quae ab reliquis posto rimedio ben presto, con successi più importanti.
Gallis civitates dissentirent, has sua diligentia Infatti, sarebbe stata sua cura guadagnare alla causa i
adiuncturum atque unum consilium totius Galliae popoli che dissentivano dagli altri Galli e formare un
effecturum, cuius consensui ne orbis quidem terrarum consiglio unico di tutto il paese, alla cui unità d'intenti
possit obsistere; idque se prope iam effectum habere. non avrebbe potuto resistere neppure il mondo intero.
Interea aequum esse ab eis communis salutis causa Ed era ormai cosa fatta. Ma per la salvezza comune era
impetrari ut castra munire instituerent, quo facilius giusto, intanto, che si decidessero a fortificare il campo,
repentinos hostium impetus sustinerent. per resistere con maggior facilità ai repentini attacchi
dei nemici.

XXX
Fuit haec oratio non ingrata Gallis, et maxime, quod Il discorso non riuscì sgradito ai Galli, soprattutto
ipse animo non defecerat tanto accepto incommodo perché Vercingetorige non si era abbattuto dopo un
neque se in occultum abdiderat et conspectum rovescio così grave, non si era rintanato, né sottratto
multitudinis fugerat; plusque animo providere et alla vista della gente. Si pensava che sapesse prevedere
praesentire existimabatur, quod re integra primo e presentire nell'animo più degli altri, perché, quando le
incendendum Avaricum, post deserendum censuerat. cose non erano ancora compromesse, aveva prima
Itaque ut reliquorum imperatorum res adversae consigliato di incendiare Avarico, poi di evacuarla. E
auctoritatem minuunt, sic huius ex contrario dignitas come gli insuccessi indeboliscono il prestigio degli altri
incommodo accepto in dies augebatur. Simul in spem comandanti, così al contrario, dopo la sconfitta, la
veniebant eius adfirmatione de reliquis adiungendis dignità di Vercingetorige cresceva di giorno in giorno.
civitatibus; primumque eo tempore Galli castra munire Al contempo, si sperava nella sua garanzia circa
instituerunt et sic sunt animo confirmati, homines l'alleanza con gli altri popoli. Allora, per la prima volta,
insueti laboris, ut omnia quae imperarentur sibi i Galli cominciarono a fortificare l'accampamento:
patienda existimarent. uomini non avvezzi alle fatiche, si erano convinti a tal
punto, da credere di dover ubbidire a qualsiasi ordine.

XXXI
Nec minus quam est pollicitus Vercingetorix animo E non meno di quanto avesse garantito, Vercingetorige
laborabat ut reliquas civitates adiungeret, atque eas rivolgeva ogni suo pensiero a come unire a sé i
donis pollicitationibusque alliciebat. Huic rei idoneos rimanenti popoli e ne allettava i capi con doni e
homines deligebat, quorum quisque aut oratione promesse. Sceglieva persone adatte allo scopo, ciascuna
subdola aut amicitia facillime capere posset. Qui capace di guadagnarli alla causa con la massima
Avarico expugnato refugerant, armandos vestiendosque facilità, o grazie alla sottile eloquenza o per ragioni
curat; simul, ut deminutae copiae redintegrarentur, d'amicizia. Rifornisce di armi e vestiti i reduci di
imperat certum numerum militum civitatibus, quem et Avarico. Al tempo stesso, per ricompletare i ranghi
quam ante diem in castra adduci velit, sagittariosque dopo le perdite subite, esige dai vari popoli un
omnes, quorum erat permagnus numerus in Gallia, determinato contingente di soldati, ne fissa l'entità e la
conquiri et ad se mitti iubet. His rebus celeriter id quod data di consegna. Ordina il reclutamento e l'invio di
Avarici deperierat expletur. Interim Teutomatus, tutti gli arcieri, numerosissimi in Gallia. Con tali
Olloviconis filius, rex Nitiobrigum, cuius pater ab misure, in breve rimedia alle perdite di Avarico. Nel
senatu nostro amicus erat appellatus, cum magno frattempo, il re dei Nitiobrogi, Teutomato, figlio di
equitum suorum numero et quos ex Aquitania Ollovicone, che aveva ricevuto dal nostro senato il
conduxerat ad eum pervenit. titolo di amico, raggiunge Vercingetorige con una forte
cavalleria e truppe assoldate in Aquitania.

XXXII
Caesar Avarici complures dies commoratus Cesare si trattenne diversi giorni ad Avarico: vi trovò
summamque ibi copiam frumenti et reliqui commeatus grano e viveri in abbondanza e lasciò che l'esercito si
nactus exercitum ex labore atque inopia refecit. Iam riprendesse dalla fatica e dalle privazioni. L'inverno era
prope hieme confecta cum ipso anni tempore ad ormai quasi finito, la stagione stessa invitava alle
gerendum bellum vocaretur et ad hostem proficisci operazioni militari: Cesare aveva già deciso di puntare
constituisset, sive eum ex paludibus silvisque elicere sul nemico, nel tentativo di stanarlo dalle paludi e dalle
sive obsidione premere posset, legati ad eum principes selve oppure di stringerlo d'assedio. Ma ecco che, in
Aeduorum veniunt oratum ut maxime necessario veste di ambasciatori, i principi degli Edui gli si
tempore civitati subveniat: summo esse in periculo rem, presentano e lo pregano di soccorrere il loro popolo
quod, cum singuli magistratus antiquitus creari atque nell'ora più grave. La situazione era assai critica:
regiam potestatem annum obtinere consuessent, duo mentre la consuetudine, fin dai tempi antichi, voleva
magistratum gerant et se uterque eorum legibus che un unico magistrato fosse eletto e rivestisse la
creatum esse dicat. Horum esse alterum potestà regale per un anno, adesso due persone
Convictolitavem, florentem et illustrem adulescentem, ricoprivano tale carica e ciascuno sosteneva che la
alterum Cotum, antiquissima familia natum atque propria nomina era conforme alle leggi. L'uno era
ipsum hominem summae potentiae et magnae Convictolitave, giovane ricco e nobile, l'altro Coto,
cognationis, cuius frater Valetiacus proximo anno persona di antichissima stirpe, lui pure assai potente,
eundem magistratum gesserit. Civitatem esse omnem in che vantava molti legami di parentela, il cui fratello,
armis; divisum senatum, divisum populum, suas Valeziaco, aveva rivestito la stessa magistratura l'anno
cuiusque eorum clientelas. Quod si diutius alatur precedente. Tutti gli Edui avevano impugnato le armi,
controversia, fore uti pars cum parte civitatis confligat. diviso era il senato, diviso il popolo, come pure i clienti
Id ne accidat, positum in eius diligentia atque dei due rivali. Se il contrasto si fosse protratto, si
auctoritate. arrivava alla guerra civile. Impedirlo dipendeva dallo
zelo e dal prestigio di Cesare.

XXXIII
Caesar, etsi a bello atque hoste discedere Cesare, sebbene stimasse dannoso rinviare lo scontro e
detrimentosum esse existimabat, tamen non ignorans allontanarsi dal nemico, ritenne tuttavia necessario dar
quanta ex dissensionibus incommoda oriri consuessent, la precedenza alla questione edua, ben conscio di quanti
ne tanta et tam coniuncta populo Romano civitas, quam danni siano soliti derivare da tali dissensi: non voleva
ipse semper aluisset omnibusque rebus ornasset, ad vim che un popolo tanto importante e così legato a Roma,
atque arma descenderet, atque ea pars quae minus sibi da lui stesso sempre favorito e fregiato di ogni onore,
confideret auxilia a Vercingetorige arcesseret, huic rei giungesse alla guerra civile e che il partito che si
praevertendum existimavit et, quod legibus Aeduorum sentiva meno forte chiedesse aiuto a Vercingetorige.
eis, qui summum magistra tum obtinerent, excedere ex Poiché le leggi edue non permettevano al magistrato in
finibus non liceret, ne quid de iure aut de legibus eorum carica di lasciare il paese, Cesare decise di recarsi di
deminuisse videretur, ipse in Aeduos proficisci statuit persona nelle loro terre, per evitare l'impressione che
senatumque omnem et quos inter controversia esset ad intendesse calpestarne il diritto o le leggi. Convocò a
se Decetiam evocavit. Cum prope omnis civitas eo Decezia il senato al completo e i due responsabili della
convenisset, docereturque paucis clam convocatis alio controversia. Lì si raccolsero pressoché tutti i notabili
loco, alio tempore atque oportuerit fratrem a fratre edui e gli notificarono che Coto era stato nominato da
renuntiatum, cum leges duo ex una familia vivo utroque suo fratello nel corso di un concilio segreto. con pochi
non solum magistratus creari vetarent, sed etiam in partecipanti, al di fuori dei luoghi e dei tempi dovuti,
senatu esse prohiberent, Cotum imperium deponere mentre le leggi prescrivevano che nessuno poteva essere
coegit, Convictolitavem, qui per sacerdotes more eletto magistrato e neppure ammesso in senato, se un
civitatis intermissis magistratibus esset creatus, membro della sua famiglia aveva ricoperto la carica ed
potestatem obtinere iussit. era ancora in vita. Allora Cesare costrinse Coto a
deporre il comando e ordinò che assumesse il potere
Convictolitave, che era stato designato dai sacerdoti
secondo le usanze edue, quando la magistratura era
vacante.

XXXIV
Hoc decreto interposito cohortatus Aeduos, ut Dopo tale decreto, esortò gli Edui a dimenticare
controversiarum ac dissensionis obliviscerentur atque contrasti e dissensi e a lasciare tutto da parte, li invitò a
omnibus omissis his rebus huic bello servirent eaque occuparsi della guerra in corso e ad attendersi i premi
quae meruissent praemia ab se devicta Gallia che si fossero meritati, una volta piegata la Gallia.
exspectarent equitatumque omnem et peditum milia Chiese il rapido invio di tutta la cavalleria e di
decem sibi celeriter mitterent, quae in praesidiis rei diecimila fanti, che avrebbe disposto a difesa delle
frumentariae causa disponeret, exercitum in duas partes provviste di grano. Divise in due contingenti l'esercito:
divisit: quattuor legiones in Senones Parisiosque quattro legioni le affidò a Labieno per condurle nelle
Labieno ducendas dedit, sex ipse in Arvernos ad terre dei Senoni e dei Parisi, sei le guidò personalmente
oppidum Gergoviam secundum flumen Elaver duxit; nella regione degli Arverni, verso Gergovia, seguendo il
equitatus partem illi attribuit, partem sibi reliquit. Qua corso dell'Allier. Parte della cavalleria la concesse a
re cognita Vercingetorix omnibus interruptis eius Labieno, parte la tenne con sé. Appena lo seppe,
fluminis pontibus ab altera fluminis parte iter facere Vercingetorige distrusse tutti i ponti e cominciò a
coepit. marciare sulla sponda opposta.

XXXV
Cum uterque utrimque exisset exercitus, in conspectu I due eserciti rimanevano l'uno al cospetto dell'altro,
fereque e regione castris castra ponebant dispositis ponevano i campi quasi dirimpetto. La sorveglianza
exploratoribus, necubi effecto ponte Romani copias degli esploratori nemici impediva ai Romani di
traducerent. Erat in magnis Caesaris difficultatibus res, costruire in qualche luogo un ponte per varcare il
ne maiorem aestatis partem flumine impediretur, quod fiume. Cesare correva il rischio di rimanere bloccato
non fere ante autumnum Elaver vado transiri solet. dal fiume per la maggior parte dell'estate, in quanto
Itaque, ne id accideret, silvestri loco castris positis e l'Allier non consente con facilità il guado prima
regione unius eorum pontium, quos Vercingetorix dell'autunno. Così, per evitare tale evenienza, pose il
rescindendos curaverat, postero die cum duabus campo in una zona boscosa, dinnanzi a uno dei ponti
legionibus in occulto restitit; reliquas copias cum distrutti da Vercingetorige; il giorno seguente si tenne
omnibus impedimentis, ut consueverat, misit, apertis nascosto con due legioni. Le altre truppe, con tutte le
quibusdam cohortibus, uti numerus legionum constare salmerie, ripresero il cammino secondo il solito, ma
videretur. His quam longissime possent egredi iussis, alcune coorti vennero frazionate perché sembrasse
cum iam ex diei tempore coniecturam ceperat in castra inalterato il numero delle legioni. Ad esse comandò di
perventum, isdem sublicis, quarum pars inferior integra protrarre la marcia il più possibile: a tarda ora,
remanebat, pontem reficere coepit. Celeriter effecto supponendo che le legioni si fossero accampate,
opere legionibusque traductis et loco castris idoneo intraprese la ricostruzione del ponte, utilizzando gli
delecto reliquas copias revocavit. Vercingetorix re stessi piloni rimasti intatti nella parte inferiore. L'opera
cognita, ne contra suam voluntatem dimicare cogeretur, venne rapidamente realizzata e le legioni furono
magnis itineribus antecessit. condotte sull'altra sponda. Scelse una zona adatta
all'accampamento e richiamò le rimanenti truppe.
Vercingetorige, informato dell'accaduto, per non
trovarsi costretto a dar battaglia contro la sua volontà,
le precedette e si allontanò a marce forzate.

XXXVI
Caesar ex eo loco quintis castris Gergoviam pervenit Da lì Cesare raggiunse Gergovia in cinque tappe. Quel
equestrique eo die proelio levi facto perspecto urbis situ, giorno stesso, dopo una scaramuccia di cavalleria,
quae posita in altissimo monte omnes aditus difficiles studiò la posizione della città, che si ergeva su un
habebat, de expugnatione desperavit, de obsessione non monte altissimo ed era di difficile accesso. Disperando
prius agendum constituit, quam rem frumentariam di poterla prendere d'assalto, decise di non stringerla
expedisset. At Vercingetorix castris, prope oppidum d'assedio prima di aver pensato alle scorte di grano.
positis, mediocribus circum se intervallis separatim Vercingetorige, invece, aveva stabilito il campo nei
singularum civitatium copias collocaverat atque pressi della città sul fianco del monte, disponendo
omnibus eius iugi collibus occupatis, qua despici tutt'attorno, a breve intervallo, le truppe dei vari popoli,
poterat, horribilem speciem praebebat; principesque distinte. Aveva occupato, per quanto si poteva vedere,
earum civitatium, quos sibi ad consilium capiendum tutte le cime del monte e offriva uno spettacolo
delegerat, prima luce cotidie ad se convenire iubebat, raccapricciante. I capi delle varie genti, da lui scelti
seu quid communicandum, seu quid administrandum come consiglieri, avevano il compito di presentarsi
videretur; neque ullum fere diem intermittebat quin quotidianamente, all'alba, per eventuali comunicazioni
equestri proelio interiectis sagittariis, quid in quoque o consegne. E non lasciava passare giorno, o quasi,
esset animi ac virtutis suorum perspiceret. Erat e senza attaccar battaglia con la cavalleria e gli arcieri in
regione oppidi collis sub ipsis radicibus montis, egregie mezzo a essa, per misurare il coraggio e il valore di
munitus atque ex omni parte circumcisus; quem si ciascuno dei suoi. Di fronte alla città, proprio ai piedi
tenerent nostri, et aquae magna parte et pabulatione del monte, sorgeva un colle ben munito, con tutti i lati a
libera prohibituri hostes videbantur. Sed is locus strapiombo. Se i nostri l'avessero preso, avrebbero
praesidio ab his non nimis firmo tenebatur. Tamen sottratto ai nemici, così almeno sembrava, la maggior
silentio noctis Caesar ex castris egressus, priusquam parte delle fonti d'acqua e la possibilità di foraggiarsi
subsidio ex oppido veniri posset, deiecto praesidio liberamente. Ma il colle era tenuto da una salda
potitus loco duas ibi legiones collocavit fossamque guarnigione nemica. Tuttavia, Cesare uscì dal campo
duplicem duodenum pedum a maioribus castris ad nel silenzio della notte e, prima che dalla città potessero
minora perduxit, ut tuto ab repentino hostium incursu giungere rinforzi, mise in fuga il presidio nemico e
etiam singuli commeare possent. occupò il colle. Vi alloggiò due legioni e scavò una
coppia di fosse parallele, larghe dodici piedi, che
collegavano l'accampamento maggiore con il minore:
così, anche singoli uomini avrebbero potuto spostarsi
dall'uno all'altro al sicuro da improvvisi attacchi
nemici.

XXXVII
Dum haec ad Gergoviam geruntur, Convictolitavis Mentre a Gergovia le cose andavano così, l'eduo
Aeduus, cui magistratum adiudicatum a Caesare Convictolitave, al quale Cesare - l'abbiamo detto -
demonstravimus, sollicitatus ab Arvernis pecunia cum aveva assegnato la magistratura, si lascia corrompere
quibusdam adulescentibus colloquitur; quorum erat dal denaro degli Arverni e si accorda con alcuni
princeps Litaviccus atque eius fratres, amplissima giovani, capeggiati da Litavicco e dai suoi fratelli,
familia nati adulescentes. Cum his praemium rampolli di stirpe assai nobile. Divide con loro la
communicat hortaturque, ut se liberos et imperio natos somma ricevuta e li esorta a ricordarsi che sono uomini
meminerint. Vnam esse Aeduorum civitatem, quae liberi, nati per il comando. Gli Edui erano gli unici a
certissimam Galliae victoriam detineat; eius auctoritate ritardare l'indubbia vittoria della Gallia; la loro autorità
reliquas contineri; qua traducta locum consistendi frenava le altre genti; ma se avessero cambiato partito, i
Romanis in Gallia non fore. Esse nonnullo se Caesaris Romani non avrebbero più avuto modo di rimanere in
beneficio adfectum, sic tamen, ut iustissimam apud eum Gallia. Cesare, è vero, gli aveva reso un grande
causam obtinuerit; sed plus communi libertati tribuere. beneficio, ma non aveva fatto altro che riconoscere
Cur enim potius Aedui de suo iure et de legibus ad l'assoluta legittimità delle sue ragioni. Del resto, la
Caesarem disceptatorem, quam Romani ad Aeduos libertà comune era per lui più importante. Perché mai
veniant? Celeriter adulescentibus et oratione gli Edui, per il loro diritto e le loro leggi, dovevano
magistratus et praemio deductis, cum se vel principes ricorrere al giudizio di Cesare, e non piuttosto i Romani
eius consili fore profiterentur, ratio perficiendi alla sentenza degli Edui? I giovani vengono ben presto
quaerebatur, quod civitatem temere ad suscipiendum catturati dalle parole del magistrato e dal denaro: pur
bellum adduci posse non confidebant. Placuit ut dichiarandosi addirittura pronti a prendere l'iniziativa,
Litaviccus decem illis milibus, quae Caesari ad bellum cercavano un piano d'azione, perché erano sicuri di non
mitterentur, praeficeretur atque ea ducenda curaret, poter indurre gli Edui alla guerra senza un motivo. Si
fratresque eius ad Caesarem praecurrerent. Reliqua qua decise di porre Litavicco a capo dei diecimila uomini da
ratione agi placeat constituunt. inviare a Cesare, con l'incarico di guidarli; i suoi
fratelli avrebbero raggiunto Cesare prima di lui.
Mettono a punto il piano in tutti gli altri particolari.

XXXVIII
Litaviccus accepto exercitu, cum milia passuum circiter Litavicco assume il comando dell'esercito. A un tratto, a
XXX ab Gergovia abesset, convocatis subito militibus circa trenta miglia da Gergovia, convoca i suoi: "Dove
lacrimans, "Quo proficiscimur", inquit, "milites? andiamo, soldati?" dice tra le lacrime. "Tutti i nostri
Omnis noster equitatus, omnis nobilitas interiit; cavalieri, tutti i nobili sono caduti. I capi, Eporedorige e
principes civitatis, Eporedorix et Viridomarus, Viridomaro, accusati di tradimento dai Romani, sono
insimulati proditionis ab Romanis indicta causa stati messi a morte senza neppure un processo. Ma
interfecti sunt. Haec ab ipsis cognoscite, qui ex ipsa sentitelo da costoro, che sono scampati al massacro: i
caede fugerunt: nam ego fratribus atque omnibus meis miei fratelli e tutti i miei parenti sono morti, il dolore
propinquis interfectis dolore prohibeor, quae gesta sunt, mi impedisce di narrarvi l'accaduto". Si fanno avanti
pronuntiare". Producuntur hi quos ille edocuerat quae alcune persone già istruite su cosa dire. Ripetono alla
dici vellet, atque eadem, quae Litaviccus massa dei soldati gli stessi discorsi di Litavicco: i
pronuntiaverat, multitudini exponunt: multos equites cavalieri edui erano stati trucidati, li si accusava di una
Aeduorum interfectos, quod collocuti cum Arvernis presunta complicità con gli Arverni; loro si erano
dicerentur; ipsos se inter multitudinem militum nascosti nel folto del gruppo e avevano preso la fuga
occultasse atque ex media caede fugisse. Conclamant proprio nel bel mezzo della strage. Gli Edui levano alte
Aedui et Litaviccum obsecrant ut sibi consulat. "Quasi grida, supplicano Litavicco di prendersi cura di loro.
vero", inquit ille, "consili sit res, ac non necesse sit "C'è forse bisogno di decidere?" risponde. "Non
nobis Gergoviam contendere et cum Arvernis nosmet dobbiamo forse dirigerci a Gergovia e unirci agli
coniungere. An dubitamus quin nefario facinore Averni? Oppure dubitiamo che i Romani, dopo il loro
admisso Romani iam ad nos interficiendos concurrant? empio crimine, esitino a gettarsi su di noi e a
Proinde, si quid in nobis animi est, persequamur eorum massacrarci? Perciò, se ancora in noi è rimasto del
mortem qui indignissime interierunt, atque hos latrones coraggio, vendichiamo la morte dei nostri, trucidati nel
interficiamus". Ostendit cives Romanos, qui eius modo più indegno, uccidiamo questi ladroni", e indica
praesidi fiducia una erant: magnum numerum frumenti alcuni cittadini romani che, fidando nella sua
commeatusque diripit, ipsos crudeliter excruciatos protezione. erano al suo seguito. Saccheggia frumento e
interficit. Nuntios tota civitate Aeduorum dimittit, viveri in quantità, uccide i cittadini romani tra crudeli
eodem mendacio de caede equitum et principum tormenti. Invia messi in tutta la regione edua, solleva il
permovet; hortatur ut simili ratione atque ipse fecerit popolo sempre con la falsa notizia della strage dei
suas iniurias persequantur. cavalieri e dei principi. Esorta a seguire il suo esempio
e a vendicare le ingiurie.

XXXIX
Eporedorix Aeduus, summo loco natus adulescens et Su specifica richiesta di Cesare, si erano uniti alla
summae domi potentiae, et una Viridomarus, pari aetate cavalleria l'eduo Eporedorige, giovane di alto lignaggio
et gratia, sed genere dispari, quem Caesar ab Diviciaeo e di grande potenza tra i suoi, e Viridomaro, altrettanto
sibi traditum ex humili loco ad summam dignitatem giovane e influente, ma di diversi natali, che Cesare,
perduxerat, in equitum numero convenerant nominatim dietro suggerimento di Diviziaco, aveva innalzato alle
ab eo evocati. His erat inter se de principatu contentio, cariche più alte nonostante le sue umili origini. I due
et in illa magistratuum controversia alter pro lottavano per il primato tra gli Edui, e durante la
Convictolitavi, alter pro Coto summis opibus recente controversia per la magistratura si erano battuti
pugnaverant. Ex eis Eporedorix cognito Litavicci con ogni mezzo l'uno per Convictolitave, l'altro per
consilio media fere nocte rem ad Caesarem defert; orat Coto. Eporedorige, quando scopre il piano di Litavicco,
ne patiatur civitatem pravis adulescentium consiliis ab lo riferisce a Cesare verso mezzanotte. Lo supplica di
amicitia populi Romani deficere; quod futurum non permettere agli Edui di venir meno all'alleanza con
provideat, si se tot hominum milia cum hostibus il popolo romano per colpa dei perfidi piani di alcuni
coniunxerint, quorum salutem neque propinqui giovani, lo prega di tener conto delle conseguenze, se
neglegere, neque civitas levi momento aestimare posset. tante migliaia di uomini si fossero unite ai nemici: la
loro sorte non avrebbe lasciato indifferenti i loro cari,
né il popolo poteva stimarla cosa di poco conto.

XL
Magna adfectus sollicitudine hoc nuntio Caesar, quod La notizia desta viva preoccupazione in Cesare, perché
semper Aeduorum civitati praecipue indulserat, nulla aveva sempre nutrito una benevolenza particolare nei
interposita dubitatione legiones expeditas quattuor confronti degli Edui. Senza alcun indugio guida fuori
equitatumque omnem ex castris educit; nec fuit spatium dall'accampamento quattro legioni prive di bagagli e la
tali tempore ad contrahenda castra, quod res posita in cavalleria al completo. In quel frangente non si ebbe il
celeritate videbatur; Gaium Fabium legatum eum tempo di restringere il campo: l'esito dell'azione
legionibus duabus castris praesidio relinquit. Fratres sembrava dipendere dalla rapidità. A presidio
Litavicci eum comprehendi iussisset, paulo ante reperit dell'accampamento lascia il legato C. Fabio con due
ad hostes fugisse. Adhortatus milites, ne necessario legioni. Ordina di imprigionare i fratelli di Litavicco,
tempore itineris labore permoveantur, cupidissimis ma viene a sapere che poco prima erano fuggiti presso i
omnibus progressus milia passuum XXV agmen nemici. Esorta i soldati a non sgomentarsi, in un
Aeduorum conspicatus immisso equitatu iter eorum momento così critico, per le fatiche della marcia: tra il
moratur atque impedit interdicitque omnibus ne fervore generale avanza di venticinque miglia e avvista
quemquam interficiant. Eporedorigem et Viridomarum, la schiera degli Edui. Manda in avanti la cavalleria e
quos illi interfectos existimabant, inter equites versari rallenta la loro avanzata, ma dà ordine tassativo di non
suosque appellare iubet. His cognitis et Litavicci fraude uccidere nessuno. A Eporedorige e Viridomaro, che gli
perspecta Aedui manus tendere, deditionem significare Edui credevano morti, comanda di rimanere tra i
et proiectis armis mortem deprecari incipiunt. cavalieri e di chiamare i loro. Appena riconoscono i
Litaviccus cum suis clientibus, quibus more Gallorum capi e comprendono l'inganno di Litavicco, gli Edui
nefas est etiam in extrema fortuna deserere patronos, cominciano a tendere le mani in segno di resa, a gettare
Gergoviam profugit. le armi, a implorare la grazia. Litavicco con i suoi
clienti - secondo i costumi dei Galli non è lecito
abbandonare i patroni neppure nei momenti più gravi -
ripara a Gergovia.

XLI
Caesar nuntiis ad civitatem Aeduorum missis, qui suo Agli Edui Cesare invia messi per spiegare che per suo
beneficio conservatos docerent quos iure belli beneficio risparmiava i loro, mentre avrebbe potuto
interficere potuisset, tribusque horis noctis exercitui ad farne strage secondo il diritto di guerra. Di notte
quietem datis castra ad Gergoviam movit. Medio fere concede all'esercito tre ore di riposo, poi muove il
itinere equites a Fabio missi, quanto res in periculo campo verso Gergovia. Quando aveva percorso circa
fuerit, exponunt. Summis copiis castra oppugnata metà del cammino, i cavalieri inviati da C. Fabio gli
demonstrant, cum crebro integri defessis succederent espongono quali pericoli abbia corso il campo. I nemici
nostrosque assiduo labore defatigarent, quibus propter - illustrano - l'avevano attaccato in forze: truppe fresche
magnitudinem castrorum perpetuo esset isdem in vallo davano continuamente il cambio a chi era stanco, i
permanendum. Multitudine sagittarum atque omnis nostri erano spossati dalla fatica che non conosceva
generis telorum multos vulneratos; ad haec sustinenda pause, perché le dimensioni dell'accampamento li
magno usui fuisse tormenta. Fabium discessu eorum costringevano a rimanere sempre sul vallo. Molti erano
duabus relictis portis obstruere ceteras pluteosque vallo stati colpiti dai nugoli di frecce e proiettili d'ogni tipo
addere et se in posterum diem similemque casum scagliati dai nemici; per resistere all'attacco, erano state
apparare. His rebus cognitis Caesar summo studio di grande utilità le macchine da lancio. Quando il
militum ante ortum solis in castra pervenit. nemico si era allontanato, Fabio aveva barricato tutte le
porte tranne due e aggiunto plutei al vallo,
preparandosi a un identico assalto per il giorno
successivo. Conosciuta la situazione, Cesare, grazie allo
straordinario impegno dei soldati, raggiunge
l'accampamento prima dell'alba.

XLII
Dum haec ad Gergoviam geruntur, Aedui primis nuntiis Mentre a Gergovia tale era la situazione, gli Edui, alle
ab Litavicco acceptis nullum sibi ad cognoscendum prime notizie di Litavicco, non perdono neppure un
spatium relinquunt. Impellit alios avaritia, alios istante a sincerarsene. Chi spinto dall'avidità, chi
iracundia et temeritas, quae maxime illi hominum dall'iracondia e dall'avventatezza - è la loro
generi est innata, ut levem auditionem habeant pro re caratteristica congenita - tutti danno per sicura una
comperta. Bona civium Romanorum diripiunt, caedes voce priva di fondamento. Saccheggiano i beni dei
faciunt, in servitutem abstrahunt. Adiuvat rem cittadini romani, ne fanno strage, li rendono schiavi.
proclinatam Convictolitavis plebemque ad furorem Convictolitave dà l'ultima spinta a una situazione già in
impellit, ut facinore admisso ad sanitatem reverti bilico, aizza la folla, perché, una volta commesso il
pudeat. Marcum Aristium, tribunum militum, iter ad crimine, la vergogna le impedisca di ritornare alla
legionem facientem fide data ex oppido Cabillono ragione. M. Aristio, tribuno militare, era in marcia
educunt: idem facere cogunt eos, qui negotiandi causa verso la legione: gli promettono via libera e lo lasciano
ibi constiterant. Hos continuo (in) itinere adorti uscire dalla città di Cavillono. Con lui costringono alla
omnibus impedimentis exuunt; repugnantes diem partenza anche chi si era lì stabilito per commercio.
noctemque obsident; multis utrimque interfectis Appena i nostri si mettono in marcia, però, li assalgono
maiorem multitudinem armatorum concitant. e li spogliano di tutti i bagagli. I nostri si difendono,
vengono assediati giorno e notte. Quando le perdite
erano già molte da entrambe le parti, i Galli chiamano
alle armi una folla più numerosa.

XLIII
Interim nuntio allato omnes eorum milites in potestate Nel frattempo, giunge notizia che tutte le truppe edue
Caesaris teneri, concurrunt ad Aristium, nihil publico sono sotto l'autorità di Cesare: corrono da Aristio, gli
factum consilio demonstrant; quaestionem de bonis spiegano che l'accaduto non dipendeva certo da una
direptis decernunt, Litavicci fatrumque bona publicant, delibera ufficiale. Aprono un'inchiesta sul saccheggio,
legatos ad Caesarem sui purgandi gratia mittunt. Haec confiscano i beni di Litavicco e dei suoi fratelli, inviano
faciunt reciperandorum suorum causa; sed contaminati una legazione a Cesare per discolparsi. Si comportano
facinore et capti compendio ex direptis bonis, quod ea così nel tentativo di recuperare le proprie truppe, ma,
res ad multos pertinebat, timore poenae exterriti macchiati dalla colpa commessa e trattenuti dai
consilia clam de bello inire incipiunt civitatesque guadagni del saccheggio - molti ne erano coinvolti - e
reliquas legationibus sollicitant. Quae tametsi Caesar anche per timore di una punizione, assumono
intellegebat, tamen quam mitissime potest legatos segretamente iniziative per riprendere la guerra e
appellat: nihil se propter inscientiam levitatemque vulgi sobillano gli altri popoli mediante ambascerie. Anche se
gravius de civitate iudicare neque de sua in Aeduos lo intuiva, Cesare tuttavia si rivolge agli emissari edui
benevolentia deminuere. Ipse maiorem Galliae motum con le parole più miti possibili: per via dell'incoscienza
exspectans, ne ab omnibus civitatibus circumsisteretur, e della leggerezza del popolo non voleva pronunciare
consilia inibat quemadmodum ab Gergovia discederet una condanna troppo dura nei confronti degli Edui, né
ac rursus omnem exercitum contraheret, ne profectio intendeva diminuire la sua benevolenza verso di loro.
nata ab timore defectionis similis fugae videretur. Cesare, in effetti, si aspettava una più grave
sollevazione della Gallia e, per non trovarsi circondato
da tutti i popoli, stava valutando come lasciare
Gergovia e riunire nuovamente l'esercito, ma cercava di
evitare che il suo ripiegamento, dettato dal timore di
una defezione, sembrasse una fuga.

XLIV
Haec cogitanti accidere visa est facultas bene rei Mentre era immerso in tali pensieri, gli parve
gerendae. Nam cum in minora castra operis presentarsi un'occasione favorevole. Infatti, quando
perspiciendi causa venisset, animadvertit collem, qui ab giunse al campo minore per ispezionare i lavori, notò
hostibus tenebatur, nudatum hominibus, qui che un colle, prima in mano nemica, era adesso
superioribus diebus vix prae multitudine cerni poterat. sguarnito, mentre nei giorni precedenti lo si poteva
Admiratus quaerit ex perfugis causam, quorum magnus appena scorgere, tanti erano i soldati che lo
ad eum cotidie numerus confluebat. Constabat inter presidiavano. La cosa lo colpì e ne chiese spiegazione
omnes, quod iam ipse Caesar per exploratores ai disertori, che ogni giorno arrivavano al nostro campo
cognoverat, dorsum esse eius iugi prope aequum, sed in gran numero. Da tutti risultava che, come Cesare già
hunc silvestrem et angustum, qua esset aditus ad sapeva dagli esploratori, il dorso del colle era quasi in
alteram partem oppidi; huic loco vehementer illos piano, ma stretto e pieno di vegetazione nella parte che
timere nec iam aliter sentire, uno colle ab Romanis conduceva dall'altro lato della città. I Galli nutrivano
occupato, si alterum amisissent, quin paene forti apprensioni per questo punto e sapevano bene che
circumvallati atque omni exitu et pabulatione interclusi si sarebbero visti praticamente circondati, con ogni via
viderentur: ad hunc muniendum omnes a d'uscita preclusa e i foraggiamenti tagliati, se i Romani,
Vercingetorige evocatos. già padroni di un colle, avessero preso anche
quest'altro. Quindi Vercingetorige aveva chiamato tutti
a munire la zona.

XLV
Hac re cognita Caesar mittit complures equitum Saputo ciò, Cesare verso mezzanotte invia sul luogo
turmas; eis de media nocte imperat, ut paulo vari squadroni di cavalleria. Comanda di compiere
tumultuosius omnibus locis vagarentur. Prima luce scorrerie dappertutto, producendo un po' più rumore del
magnum numerum impedimentorum ex castris solito. All'alba fa uscire dal campo un gran numero di
mulorumque produci deque his stramenta detrahi bagagli e muli, ai mulattieri ordina di togliere il basto
mulionesque cum cassidibus equitum specie ac ai loro animali e di mettersi l'elmo: fingendosi
simulatione collibus circumvehi iubet. His paucos addit cavalieri, avrebbero dovuto aggirare il colle. Invia con
equites qui latius ostentationis causa vagarentur. Longo essi pochi cavalieri veri, che avevano l'incarico di
circuitu easdem omnes iubet petere regiones. Haec spingersi più lontano a scopo di simulazione. A tutti,
procul ex oppido videbantur, ut erat a Gergovia poi, dà istruzione di convergere su un unico punto dopo
despectus in castra, neque tanto spatio certi quid esset un lungo giro. Le nostre manovre venivano scorte dalla
explorari poterat. Legionem unam eodem iugo mittit et città, perché da Gergovia la vista dava proprio sul
paulum progressam inferiore constituit loco silvisque nostro accampamento, ma a tale distanza non era
occultat. Augetur Gallis suspicio, atque omnes illo ad possibile comprendere che cosa stesse accadendo con
munitionem copiae traducuntur. Vacua castra hostium esattezza. Invia una legione verso il colle e, dopo un
Caesar conspicatus tectis insignibus suorum certo tratto, la ferma ai piedi del rialzo e la tiene
occultatisque signis militaribus raros milites, ne ex nascosta tra la vegetazione. I sospetti dei Galli
oppido animadverterentur, ex maioribus castris in aumentano, mandano tutte le truppe ai lavori di
minora traducit legatisque, quos singulis legionibus fortificazione. Cesare, appena vede il campo nemico
praefecerat, quid fieri velit ostendit: in primis monet ut sguarnito, guida i soldati dal campo maggiore al
contineant milites, ne studio pugnandi aut spe praedae minore, a piccoli gruppi, ordinando di non applicare i
longius progrediantur; quid iniquitas loci habeat fregi e di tener nascoste le insegne, per non essere
incommodi proponit: hoc una celeritate posse mutari; scorti dalla città. Ai legati preposti alle varie legioni
occasionis esse rem, non proeli. His rebus eitis signum spiega come dovevano agire: primo, li ammonisce a
dat et ab dextra parte alio ascensu eodem tempore tenere a freno i soldati, che non si allontanassero troppo
Aeduos mittit. per desiderio di lotta o speranza di bottino; illustra gli
svantaggi della posizione; li si poteva eludere solo con
la rapidità; si trattava di un colpo di mano, non di una
battaglia. Detto ciò, dà il segnale e, al contempo, ordina
agli Edui di sferrare l'attacco da un altro lato, sulla
destra.

XLVI
Oppidi murus ab planitie atque initio ascensus recta Le mura della città distavano dalla pianura e dall'inizio
regione, si nullus anfractus intercederet, MCC passus della salita milleduecento passi in linea retta, se non ci
aberat: quidquid huc circuitus ad molliendum clivum fosse stata di mezzo nessuna tortuosità. E tutte le curve
accesserat, id spatium itineris augebat. A medio fere che si aggiungevano per attenuare la salita,
colle in longitudinem, ut natura montis ferebat, ex aumentavano la distanza. Sul colle, a mezza altezza, i
grandibus saxis sex pedum murum qui nostrorum Galli avevano costruito in senso longitudinale un muro
impetum tardaret praeduxerant Galli, atque inferiore di grosse pietre, alto sei piedi, che assecondava la
omni spatio vacuo relicto superiorem partem collis natura del monte e aveva lo scopo di frenare l'assalto
usque ad murum oppidi densissimis castris dei nostri. Tutta la zona sottostante era stata evacuata,
compleverant. Milites dato signo celeriter ad mentre nella parte superiore, fin sotto le mura della
munitionem perveniunt eamque transgressi trinis città, i Galli avevano posto fittissime le tende del loro
castris potiuntur; ac tanta fuit in castris capiendis campo. Al segnale i legionari raggiungono rapidamente
celeritas, ut Teutomatus, rex Nitiobrigum, subito in il muro, lo superano e conquistano tre accampamenti.
tabernaculo oppressus, ut meridie conquieverat, L'azione fu così rapida, che Teutomato, re dei
superiore corporis parte nudata vulnerato equo vix se ex Nitiobrogi, sorpreso ancora nella tenda durante il riposo
manibus praedantium militum eriperet. pomeridiano, a stento riuscì a sfuggire ai nostri in cerca
di bottino, mezzo nudo, dopo che anche il suo cavallo
era stato colpito.

XLVII
Consecutus id quod animo proposuerat, Caesar receptui Raggiunto lo scopo prefisso, Cesare ordinò di suonare
cani iussit legionique decimae, quacum erat, continuo la ritirata, si fermò e tenne l'arringa alla decima
signa constituit. Ac reliquarum legionum milites non legione, che era al suo seguito. I soldati delle altre
exaudito sono tubae, quod satis magna valles legioni, invece, pur non avendo udito il suono della
intercedebat, tamen ab tribunis militum legatisque, ut tromba, perché si frapponeva una valle abbastanza
erat a Caesare praeceptum, retinebantur. Sed elati spe estesa, erano comunque trattenuti dai tribuni militari e
celeris victoriae et hostium fuga et superiorum dai legati, secondo gli ordini di Cesare. Trascinati,
temporum secundis proeliis nihil adeo arduum sibi esse però, dalla speranza di una rapida vittoria, dalla fuga
existimaverunt quod non virtute consequi possent, dei nemici e dai successi precedenti, pensarono che non
neque finem prius sequendi fecerunt quam muro oppidi vi fosse impresa impossibile per il loro valore. Così,
portisque appropinquarunt. Tum vero ex omnibus urbis non cessarono l'inseguimento finché non ebbero
partibus orto clamore, qui longius aberant repentino raggiunto le mura e le porte della città. A quel punto, da
tumultu perterriti, cum hostem intra portas esse tutte le zone della città si levano alti clamori: i Galli
existimarent, sese ex oppido eiecerunt. Matres familiae che si erano spinti più lontano, atterriti dal tumulto
de muro vestem argentumque iactabant et pectore nudo improvviso, pensando che il nemico fosse entro le
prominentes passis manibus obtestabantur Romanos, ut porte, si lanciarono fuori dalla città. Dalle mura le
sibi parcerent neu, sicut Avarici fecissent, ne a madri di famiglia gettavano vesti e oggetti d'argento, a
mulieribus quidem atque infantibus abstinerent: petto nudo si sporgevano e con le mani protese
nonnullae de muris per manus demissae sese militibus scongiuravano i Romani di risparmiarle, di non
tradebant. Lucius Fabius, centurio legionis VIII, quem massacrare donne e bambini, come invece era accaduto
inter suos eo die dixisse constabat excitari se ad Avarico. Alcune, calate giù dalle altre a forza di
Avaricensibus praemiis neque commissurum, ut prius braccia, si consegnavano ai nostri soldati. Quel giorno
quisquam murum ascenderet, tres suos nactus stesso, a quanto constava, L. Fabio, centurione
manipulares atque ab eis sublevatus murum ascendit: dell'ottava legione, aveva detto ai suoi che lo riempiva
hos ipse rursus singulos exceptans in murum extulit. d'ardore il bottino di Avarico e che non avrebbe
tollerato che un altro scalasse le mura prima di lui.
Infatti, con l'aiuto di tre soldati del suo manipolo salì
sulle mura; poi lì afferrò per mano uno a uno e, a sua
volta li sollevò.

XLVIII
Interim ei qui ad alteram partem oppidi, ut supra Nel frattempo, i nemici confluiti nella parte opposta
demonstravimus, munitionis causa convenerant, primo della città per i lavori di fortificazione, come abbiamo
exaudito clamore, inde etiam crebris nuntiis incitati, illustrato, ai primi clamori e alle insistenti notizie che
oppidum a Romanis teneri, praemissis equitibus magno volevano la città caduta, lanciano in avanti la cavalleria
concursu eo contenderunt. Eorum ut quisque primus e accorrono in massa. Ciascuno di loro, come arrivava,
venerat, sub muro consistebat suorumque pugnantium si piazzava ai piedi delle mura e infoltiva la schiera dei
numerum augebat. Quorum cum magna multitudo suoi. Quando si era radunato un gruppo consistente, le
convenisset, matres familiae, quae paulo ante Romanis madri di famiglia, che dalle mura poco prima
de muro manus tendebant, suos obtestari et more tendevano le mani verso i nostri, cominciarono a
Gallico passum capillum ostentare liberosque in scongiurare i loro, a sciogliersi i capelli secondo l'uso
conspectum proferre coeperunt. Erat Romanis nec loco gallico, a mostrare i figli. I Romani non combattevano a
nec numero aequa contentio; simul et cursu et spatio parità di condizioni, né per posizione, né per numero.
pugnae defatigati non facile recentes atque integros Inoltre, stanchi per la corsa e la durata dello scontro,
sustinebant. reggevano con difficoltà agli avversari freschi e
riposati.

XLIX
Caesar, cum iniquo loco pugnari hostiumque augeri Cesare si rese conto che la posizione era svantaggiosa e
copias videret, praemetuens suis ad Titum Sextium che le truppe nemiche continuavano ad aumentare.
legatum, quem minoribus castris praesidio reliquerat, Allora, in apprensione per i suoi, inviò al legato T.
misit, ut cohortes ex castris celeriter educeret et sub Sestio, rimasto a presidio del campo minore, l'ordine di
infimo colle ab dextro latere hostium constitueret, ut, si far uscire rapidamente le sue coorti e di schierarle sul
nostros loco depulsos vidisset, quo minus libere hostes fianco destro del nemico, ai piedi del colle: se i nostri
insequerentur terreret. Ipse paulum ex eo loco cum venivano respinti, doveva atterrire il nemico per
legione progressus, ubi constiterat, eventum pugnae rendergli difficile l'inseguimento. Rispetto al luogo in
exspectabat. cui si era fermato, Cesare aveva guidato la legione
leggermente più avanti e attendeva l'esito della
battaglia.

L
Cum acerrime comminus pugnaretur, hostes loco et Si combatteva corpo a corpo, con asprezza: i nemici
numero, nostri virtute confiderent, subito sunt Aedui confidavano nella posizione e nel numero, i Romani nel
visi ab latere nostris aperto, quos Caesar ab dextra parte valore. All'improvviso comparvero sul nostro fianco
alio ascensu manus distinendae causa miserat. Hi scoperto gli Edui, inviati da Cesare sulla destra per
similitudine armorum vehementer nostros dividere le truppe nemiche. Al loro arrivo, la
perterruerunt, ac tametsi dextris humeris exsertis somiglianza delle armi galliche seminò il panico tra i
animadvertebantur, quod insigne +pacatum+ esse nostri, che avevano sì visto il braccio destro scoperto,
consuerat, tamen id ipsum sui fallendi causa milites ab segno convenzionale di riconoscimento, ma pensavano
hostibus factum existimabant. Eodem tempore Lucius che si trattasse di una mossa nemica per ingannarli. Al
Fabius centurio quique una murum ascenderant tempo stesso, il centurione L. Fabio e i soldati che
circumventi atque interfecti muro praecipitabantur. avevano scalato con lui la cinta, circondati e uccisi,
Marcus Petronius, eiusdem legionis centurio, cum vengono precipitati dalle mura. M. Petronio, centurione
portam excidere conatus esset, a multitudine oppressus della stessa legione, mentre tentava di abbattere le
ac sibi desperans multis iam vulneribus acceptis porte, fu sopraffatto da una massa di nemici. Ferito a
manipularibus suis, qui illum secuti erant, "Quoniam", più riprese, senza ormai speranza di salvezza, gridò ai
inquit, "me una vobiscum servare non possum, vestrae soldati del suo manipolo, che lo avevano seguito: "Non
quidem certe vitae prospiciam, quos cupiditate gloriae posso salvarmi insieme a voi, ma voglio almeno
adductus in periculum deduxi. Vos data facultate vobis preoccuparmi della vostra vita, io che vi ho messo in
consulite". Simul in medios hostes irrupit duobusque pericolo per sete di gloria. Ne avete la possibilità,
interfectis reliquos a porta paulum summovit. pensate a voi stessi". E subito si lanciò all'attacco nel
Conantibus auxiliari suis "Frustra", inquit, "meae vitae folto dei nemici, ne uccise due e allontanò alquanto gli
subvenire conamini, quem iam sanguis viresque altri dalla porta. Ai suoi che cercavano di corrergli in
deficiunt. Proinde abite, dum est facultas, vosque ad aiuto, disse: "Tentate invano di soccorrermi, perdo
legionem recipite". Ita puguans post paulum concidit ac troppo sangue e mi mancano le forze. Perciò fuggite,
suis saluti fuit. finché ne avete modo, raggiungete la legione". Poco
dopo cadde, con le armi in pugno, ma fu la salvezza dei
suoi.

LI
Nostri, cum undique premerentur, XLVI centurionibus I nostri, pressati da ogni lato, vennero respinti e persero
amissis deiecti sunt loco. Sed intolerantius Gallos quarantasei centurioni. Ma i Galli che si erano lanciati
insequentes legio decima tardavit, quae pro subsidio all'inseguimento con troppa foga, li frenò la decima
paulo aequiore loco constiterat. Hanc rursus XIII legione, che era schierata di rincalzo in una zona un po'
legionis cohortes exceperunt, quae ex castris minoribus più pianeggiante. A sua volta, la decima ricevette
eductae cum Tito Sextio legato ceperant locum sostegno dalle coorti della tredicesima, che aveva
superiorem. Legiones, ubi primum planitiem attigerunt, lasciato il campo minore con il legato T. Sestio e si era
infestis contra hostes signis constiterunt. Vercingetorix attestata su un rialzo. Le legioni, non appena
ab radicibus collis suos intra munitiones reduxit. Eo die raggiunsero la pianura, volsero le insegne contro il
milites sunt paulo minus septingenti desiderati. nemico e presero posizione. Vercingetorige chiamò
entro le fortificazioni i suoi, che si erano spinti fino ai
piedi del colle. Quel giorno le nostre perdite sfiorarono
i settecento uomini.

LII
Postero die Caesar contione advocata temeritatem L'indomani Cesare ordinò l'adunata e rimproverò
cupiditatemque militum reprehendit, quod sibi ipsi l'avventatezza e la smania dei soldati: da soli avevano
iudicavissent quo procedendum aut quid agendum giudicato fin dove si doveva avanzare o come bisognava
videretur, neque signo recipiendi dato constitissent agire, non si erano fermati al segnale di ritirata, né i
neque ab tribunis militum legatisque retineri potuissent. tribuni militari, né i legati erano riusciti a trattenerli.
Euit quid iniquitas loci posset, quid ipse ad Avaricum Spiegò quale peso avesse un luogo svantaggioso e quali
sensisset, cum sine duce et sine equitatu deprehensis erano state le sue considerazioni ad Avarico, quando,
hostibus exploratam victoriam dimisisset, ne parvum pur avendo sorpreso i nemici privi di comandante e di
modo detrimentum in contentione propter iniquitatem cavalleria, aveva rinunciato a una vittoria sicura per
loci accideret. Quanto opere eorum animi evitare anche il minimo danno nello scontro, e tutto
magnitudinem admiraretur, quos non castrorum perché la posizione era sfavorevole. E quanto ammirava
munitiones, non altitudo montis, non murus oppidi il loro coraggio - né le fortificazioni
tardare potuisset, tanto opere licentiam arrogantiamque dell'accampamento, né l'altezza dei monte, né le mura
reprehendere, quod plus se quam imperatorem de della città erano valsi a frenarli - tanto biasimava la
victoria atque exitu rerum sentire existimarent; nec loro insubordinazione e arroganza, perché credevano di
minus se ab milite modestiam et continentiam quam saper valutare circa la vittoria e l'esito dello scontro
virtutem atque animi magnitudinem desiderare. meglio del comandante. Da un soldato esigeva modestia
e disciplina non meno che valore e coraggio.

LIII
Hac habita contione et ad extremam orationem Tenuto questo discorso, nella parte finale rinfrancò i
confirmatis militibus, ne ob hanc causam animo soldati: non dovevano turbarsi nell'animo per la
permoverentur neu quod iniquitas loci attulisset id sconfitta, né ascrivere al valore nemico ciò che
virtuti hostium tribuerent, eadem de profectione dipendeva solo dagli svantaggi del campo di battaglia.
cogitans quae ante senserat legiones ex castris eduxit E benché pensasse alla partenza, già prima considerata
aciemque idoneo loco constituit. Cum Vercingetorix opportuna, guidò fuori dal campo le legioni e le schierò
nihil magis in aequum locum descenderet, levi facto in un luogo adatto. Vercingetorige, non di meno,
equestri proelio atque secundo in castra exercitum continuava a tenersi all'interno delle fortificazioni e
reduxit. Cum hoc idem postero die fecisset, satis ad non scendeva in pianura. Allora Cesare, dopo una
Gallicam ostentationem minuendam militumque scaramuccia tra le cavallerie, in cui riportò la meglio,
animos confirmandos factum existimans in Aeduos ricondusse l'esercito all'accampamento. Il giorno
movit castra. Ne tum quidem insecutis hostibus tertio seguente si ripeté la stessa cosa. Cesare, convinto di
die ad flumen Elaver venit; pontem refecit aver fatto quanto bastava per sminuire la baldanza dei
exercitumque traduxit. Galli e rinfrancare il morale dei nostri soldati, mosse il
campo verso il territorio degli Edui. Neppure allora i
nemici si mossero all'inseguimento. Il terzo giorno
ricostruì i ponti sull'Allier e condusse l'esercito
sull'altra sponda.

LIV
Ibi a Viridomaro atque Eporedorige Aeduis appellatus Qui, gli edui Viridomaro ed Eporedorige gli chiedono
discit cum omni equitatu Litaviccum ad sollicitandos un colloquio e lo mettono al corrente che Litavicco era
Aeduos profectum: opus esse ipsos antecedere ad partito con tutta la cavalleria alla volta degli Edui per
confirmandam civitatem. Etsi multis iam rebus istigarli alla rivolta: occorreva che loro stessi lo
perfidiam Aeduorum perspectam habebat atque horum precedessero e rientrassero in patria per tenere a bada il
discessu admaturari defectionem civitatis existimabat, popolo. Cesare aveva già ricevuto molte prove della
tamen eos retinendos non constituit, ne aut inferre perfidia degli Edui e pensava che la loro partenza
iniuriam videretur aut dare timoris aliquam avrebbe accelerato lo scoppio dell'insurrezione, tuttavia
suspicionem. Discedentibus his breviter sua in Aeduos decise di non trattenerli, per non dare l'idea di voler
merita euit, quos et quam humiles accepisset, recare offese o di nutrire timori. Prima della partenza,
compulsos in oppida, multatos agris omnibus ereptis ai due illustrò i suoi meriti nei confronti degli Edui: chi
copiis, imposito stipendio, obsidibus summa cum erano, quanto erano deboli quando li aveva accolti sotto
contumelia extortis, et quam in fortunam quamque in la sua protezione, costretti a barricarsi nelle città, con i
amplitudinem deduxisset, ut non solum in pristinum campi confiscati, privi di tutte le truppe, costretti a
statum redissent, sed omnium temporum dignitatem et pagare un tributo e a consegnare ostaggi, offesa
gratiam antecessisse viderentur. His datis mandatis eos gravissima; per contro, ricordò loro a quale prosperità e
ab se dimisit. potenza li aveva poi condotti, non solo fino a recuperare
il precedente stato, ma a raggiungere un grado di
dignità e prestigio mai conosciuti in passato. Con tale
incarico li congedò.

LV
Noviodunum erat oppidum Aeduorum ad ripas Ligeris Novioduno era una città degli Edui sulle rive della
opportuno loco positum. Huc Caesar omnes obsides Loira, in posizione favorevole. Qui Cesare aveva
Galliae, frumentum, pecuniam publicam, suorum atque raccolto tutti gli ostaggi della Gallia, il grano, il denaro
exercitus impedimentorum magnam partem contulerat; pubblico, gran parte dei bagagli suoi e dell'esercito, qui
huc magnum numerum equorum huius belli causa in aveva inviato molti cavalli acquistati in Italia e in
Italia atque Hispania coemptum miserat. Eo cum Spagna per la guerra in corso. Eporedorige e
Eporedorix Viridomarusque venissent et de statu Viridomaro, non appena arrivarono a Novioduno e
civitatis cognovissent, Litaviccum Bibracti ab Aeduis seppero come andavano le cose tra gli Edui (avevano
receptum, quod est oppidum apud eos maximae accolto Litavicco a Bibracte, la loro città più
auctoritatis, Convictolitavim magistratum magnamque importante; il magistrato Convictolitave e la maggior
partem senatus ad eum convenisse, legatos ad parte del senato lo aveva raggiunto; a titolo ufficiale
Vercingetorigem de pace et amicitia concilianda publice erano stati inviati emissari a Vercingetorige per trattare
missos, non praetermittendum tantum commodum pace e alleanza), ritennero di non doversi lasciar
existimaverunt. Itaque interfectis Novioduni custodibus sfuggire un'occasione simile. Perciò, eliminarono la
quique eo negotiandi causa convenerant pecuniam guarnigione di Novioduno e i commercianti che lì
atque equos inter se partiti sunt; obsides civitatum risiedevano, si spartirono il denaro e i cavalli.
Bibracte ad magistratum deducendos curaverunt; Condussero a Bibracte, dal magistrato, gli ostaggi dei
oppidum, quod a se teneri non posse iudicabant, ne cui vari popoli e, giudicando di non poterla difendere,
esset usui Romanis, incenderunt; frumenti quod subito incendiarono la città, per impedire ai Romani di
potuerunt navibus avexerunt, reliquum flumine atque servirsene. Tutto il grano che lì per lì riuscirono a
incendio corruperunt. Ipsi ex finitimis regionibus caricare sulle navi, lo trasportarono via, il resto lo
copias cogere, praesidia custodiasque ad ripas Ligeris gettarono in acqua o lo bruciarono. Intrapresero la
disponere equitatumque omnibus locis iniciendi timoris raccolta di truppe dalle regioni limitrofe, disposero
causa ostentare coeperunt, si ab re frumentaria presidi e guarnigioni lungo la Loira, mentre la loro
Romanos excludere aut adductos inopia in provinciam cavalleria compariva in ogni zona per incutere timore,
expellere possent. Quam ad spem multum eos nella speranza di tagliare ai Romani
adiuvabat, quod Liger ex nivibus creverat, ut omnino l'approvvigionamento di grano oppure di costringerli al
vado non posse transiri videretur. ripiegamento in provincia, dopo averli condotti allo
stremo. Ad alimentare le loro speranze contribuiva
molto la Loira in piena per le nevi, al punto che
sembrava proprio impossibile guadarla.

LVI
Quibus rebus cognitis Caesar maturandum sibi censuit, Appena ne fu informato, Cesare ritenne di dover
si esset in perficiendis pontibus periclitandum, ut prius accelerare i tempi: se proprio doveva correre il rischio
quam essent maiores eo coactae copiae dimicaret. Nam di costruire ponti, voleva combattere prima che si
ut commutato consilio iter in provinciam converteret, id radunassero lì truppe nemiche più consistenti. Infatti,
ne metu quidem necessario faciendum existimabat; cum nessuno giudicava inevitabile modificare i piani e
infamia atque indignitas rei et oppositus mons Cevenna ripiegare verso la provincia, neppure in quel frangente:
viarumque difficultas impediebat, tum maxime quod oltre all'onta e alla vergogna, lo impedivano i monti
abiuncto Labieno atque eis legionibus quas una miserat Cevenne e le strade impraticabili, che sbarravano il
vehementer timebat. Itaque admodum magnis diurnis cammino; ma, soprattutto, Cesare nutriva grande
nocturnisque itineribus confectis contra omnium apprensione per Labieno lontano e le legioni al suo
opinionem ad Ligerem venit vadoque per equites seguito. Perciò, forzando al massimo le tappe e
invento pro rei necessitate opportuno, ut brachia modo marciando di giorno e di notte, giunge alla Loira contro
atque humeri ad sustinenda arma liberi ab aqua esse ogni aspettativa. I cavalieri trovano un guado adatto,
possent, disposito equitatu qui vim fluminis refringeret, almeno per quanto le circostanze permettevano:
atque hostibus primo aspectu perturbatis, incolumem restavano fuori dall'acqua solo le braccia e le spalle per
exercitum traduxit frumentumque in agris et pecoris tenere sollevate le armi. Dispone la cavalleria in modo
copiam nactus repleto his rebus exercitu iter in Senones da frangere l'impeto della corrente e guida sano e salvo
facere instituit. l'esercito sull'altra sponda, col nemico atterrito alla
nostra vista. Nelle campagne trova grano e una grande
quantità di bestiame, con cui rifornisce in abbondanza
l'esercito. Dopo comincia la marcia sui Senoni.

LVII
Dum haec apud Caesarem geruntur, Labienus eo Mentre Cesare prendeva tali iniziative, Labieno lascia
supplemento, quod nuper ex Italia venerat, relicto ad Agedinco, a presidio delle salmerie, i rinforzi
Agedinci, ut esset impedimentis praesidio, cum recentemente giunti dall'Italia e punta su Lutezia con
quattuor legionibus Lutetiam proficiscitur. Id est quattro legioni- Lutezia è una città dei Parisi che sorge
oppidum Parisiorum, quod positum est in insula su un'isola della Senna. Quando i nemici vengono a
fluminis Sequanae. Cuius adventu ab hostibus cognito sapere del suo arrivo, raccolgono numerose truppe
magnae ex finitimis civitatibus copiae convenerunt. inviate dai popoli limitrofi. Il comando supremo viene
Summa imperi traditur Camulogeno Aulerco, qui prope conferito all'aulerco Camulogeno, persona ormai
confectus aetate tamen propter singularem scientiam rei piuttosto anziana, chiamata a rivestire tale carica per la
militaris ad eum est honorem evocatus. Is cum sua straordinaria perizia in campo militare.
animadvertisset perpetuam esse paludem, quae influeret Camulogeno, avendo notato una palude interminabile,
in Sequanam atque illum omnem locum magnopere che alimentava la Senna e rendeva poco praticabile
impediret, hic consedit nostrosque transitu prohibere tutta la zona, vi si stabilì e si apprestò a sbarrare la
instituit. strada ai nostri.
LVIII
Labienus primo vineas agere, cratibus atque aggere Labieno prima tentò di spingere in avanti le vinee, di
paludem explere atque iter munire conabatur. Postquam riempire la palude con fascine e zolle e di costruirsi un
id difficilius confieri animadvertit, silentio e castris passaggio. Quando capi che l'operazione era troppo
tertia vigilia egressus eodem quo venerat itinere difficile, dopo mezzanotte uscì in silenzio
Metiosedum pervenit. Id est oppidum Senonum in dall'accampamento e raggiunse Metlosedo per la stessa
insula Sequanae positum, ut paulo ante de Lutetia strada da cui era venuto. Metlosedo è una città dei
diximus. Deprensis navibus circiter quinquaginta Senoni che sorge su un'isola della Senna, come Lutezia,
celeriterque coniunctis atque eo militibus iniectis et rei di cui si è detto. Cattura circa cinquanta navi, le collega
novitate perterritis oppidanis, quorum magna pars erat rapidamente e imbarca i soldati. Gli abitanti (i pochi
ad bellum evocata, sine contentione oppido potitur. rimasti, perché la maggior parte era lontana in guerra)
Refecto ponte, quem superioribus diebus hostes rimangono atterriti dall'evento improvviso: Labieno
resciderant, exercitum traducit et secundo flumine ad prende la città senza neppure combattere. Ricostruisce
Lutetiam iter facere coepit. Hostes re cognita ab eis, qui il ponte distrutto dai nemici nei giorni precedenti, guida
Metiosedo fugerant, Lutetiam incendi pontesque eius l'esercito sull'altra sponda e punta su Lutezia, seguendo
oppidi rescindi iubent; ipsi profecti a palude ad ripas il corso del fiume. I nemici, avvertiti dai fuggiaschi di
Sequanae e regione Lutetiae contra Labieni castra Metlosedo, ordinano di incendiare Lutezia e di
considunt. distruggere i ponti della città. Abbandonano la palude e
si attestano lungo le rive della Senna, davanti a Lutezia,
proprio di fronte a Labieno.

LIX
Iam Caesar a Gergovia discessisse audiebatur, iam de Era già corsa voce della partenza di Cesare da Gergovia
Aeduorum defectione et secundo Galliae motu rumores e giungevano notizie sulla defezione degli Edui e sui
adferebantur, Gallique in colloquiis interclusum itinere successi dell'insurrezione; nei loro abboccamenti, i
et Ligeri Caesarem inopia frumenti coactum in Galli confermavano che Cesare si era trovato la strada
provinciam contendisse confirmabant. Bellovaci autem sbarrata dalla Loira e che aveva ripiegato verso la
defectione Aeduorum cognita, qui ante erant per se provincia, costretto dalla mancanza di grano. I
infideles, manus cogere atque aperte bellum parare Bellovaci, poi, che già in passato di per sé non si erano
coeperunt. Tum Labienus tanta rerum commutatione dimostrati alleati fedeli, alla notizia della defezione
longe aliud sibi capiendum consilium atque antea degli Edui avevano cominciato la raccolta di truppe e
senserat intellegebat, neque iam, ut aliquid adquireret scoperti preparativi di guerra. Allora Labieno, di fronte
proelioque hostes lacesseret, sed ut incolumem a un tale mutamento della situazione, capiva di dover
exercitum Agedincum reduceret, cogitabat. Namque prendere decisioni ben diverse dai suoi piani e non
altera ex parte Bellovaci, quae civitas in Gallia mirava più a riportare successi o a provocare il nemico
maximam habet opinionem virtutis, instabant, alteram a battaglia, ma solo a ricondurre incolume l'esercito ad
Camulogenus parato atque instructo exercitu tenebat; Agedinco. Infatti, su un fronte incombevano i
tum legiones a praesidio atque impedimentis interclusas Bellovaci, che in Gallia godono fama di straordinario
maximum flumen distinebat. Tantis subito valore, sull'altro c'era Camulogeno con l'esercito pronto
difficultatibus obiectis ab animi virtute auxilium e schierato. Inoltre, un fiume imponente separava le
petendum videbat. legioni dal presidio e dalle salmerie. Con tante,
improvvise difficoltà, vedeva che era necessario far
ricorso a un atto di coraggio.

LX
Sub vesperum consilio convocato cohortatus ut ea quae Verso sera convoca il consiglio di guerra e incita a
imperasset diligenter industrieque administrarent, eseguire gli ordini con scrupolo e impegno. Ciascuna
naves, quas Metiosedo deduxerat, singulas equitibus delle navi portate da Metlosedo viene affidata a un
Romanis attribuit, et prima confecta vigilia quattuor cavaliere romano. Li incarica di discendere in silenzio,
milia passuum secundo flumine silentio progredi ibique dopo le nove di sera, il fiume per quattro miglia e di
se exspectari iubet. Quinque cohortes, quas minime attendere lì il suo arrivo. Lascia a presidio
firmas ad dimicandum esse existimabat, castris dell'accampamento le cinque coorti che riteneva meno
praesidio relinquit; quinque eiusdem legionis reliquas valide per il combattimento. Alle altre cinque della
de media nocte cum omnibus impedimentis adverso stessa legione comanda di partire con tutti i bagagli
flumine magno tumultu proficisci imperat. Conquirit dopo mezzanotte e di risalire il corso del fiume con
etiam lintres: has magno sonitu remorum incitatus in molto baccano. Si procura anche zattere: spinte a forza
eandem partem mittit. Ipse post paulo silentio egressus di remi con grande frastuono, le invia nella stessa
cum tribus legionibus eum locum petit quo naves direzione. Dal canto suo, poco dopo lascia in silenzio il
appelli iusserat. campo alla testa di tre legioni e raggiunge il punto dove
le navi dovevano approdare.
LXI
Eo cum esset ventum, exploratores hostium, ut omni Appena giungono, i nostri sopraffanno gli esploratori
fluminis parte erant dispositi, inopinantes, quod magna nemici - ce n'erano lungo tutto il fiume - cogliendoli
subito erat coorta tempestas, ab nostris opprimumtur; alla sprovvista per lo scoppio di un violento temporale.
exercitus equitatusque equitibus Romanis Sotto la guida dei cavalieri romani preposti alle
administrantibus, quos ei negotio praefecerat, celeriter operazioni, l'esercito e la cavalleria passano
transmittitur. Vno fere tempore sub lucem hostibus velocemente sull'altra riva. Quasi nello stesso istante,
nuntiatur in castris Romanorum praeter consuetudinem verso l'alba, i nemici vengono informati che un tumulto
tumultuari et magnum ire agmen adverso flumine insolito regnava nel campo romano e che una schiera
sonitumque remorum in eadem parte exaudiri et paulo numerosa risaliva il fiume, mentre nella stessa
infra milites navibus transportari. Quibus rebus auditis, direzione si udivano colpi di remi e, un po' più in basso,
quod existimabant tribus locis transire legiones atque altri soldati trasbordavano su nave. A tale notizia, i
omnes perturbatos defectione Aeduorum fugam parare, nemici si convincono che le legioni stavano varcando il
suas quoque copias in tres partes distribuerunt. Nam fiume in tre punti e si apprestavano alla fuga, sconvolte
praesidio e regione castrorum relicto et parva manu dalla defezione degli Edui. Allora anch'essi suddivisero
Metiosedum versus missa, quae tantum progrediatur, in tre reparti le truppe. Lasciarono un presidio proprio
quantum naves processissent, reliquas copias contra di fronte all'accampamento e inviarono verso Metlosedo
Labienum duxerunt. un piccolo contingente, che doveva avanzare a misura
di quanto procedevano le navi. Poi, guidarono il resto
dell'esercito contro Labieno.

LXII
Prima luce et nostri omnes erant transportati, et All'alba tutti i nostri avevano ormai varcato il fiume ed
hostium acies cernebatur. Labienus milites cohortatus ut erano in vista della schiera nemica. Labieno esorta i
suae pristinae virtutis et secundissimorum proeliorum soldati a ricordarsi dell'antico valore e delle loro
retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius grandissime vittorie, a far conto che fosse presente
ductu saepe numero hostes superassent, praesentem Cesare in persona, sotto la cui guida tante volte
adesse existimarent, dat signum proeli. Primo concursu avevano battuto il nemico. Quindi, dà il segnale
ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes d'attacco. Al primo assalto, all'ala destra, dove era
pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem schierata la settima legione, il nemico viene respinto e
locum duodecima legio tenebat, cum primi ordines costretto alla fuga; sulla sinistra, settore presidiato dalla
hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime dodicesima legione, le prime file dei Galli erano cadute
reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con
quisquam. Ipse dux hostium Camulogenus suis aderat estrema tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il
atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu comandante nemico stesso, Camulogeno, stava al
victoriae, cum septimae legionis tribunis esset fianco dei suoi e li incoraggiava. E l'esito dello scontro
nuntiatum quae in sinistro cornu gererentur, post era ancora incerto, quando ai tribuni militari della
tergum hostium legionem ostenderunt signaque settima legione venne riferito come andavano le cose
intulerunt. Ne eo quidem tempore quisquam loco cessit, all'ala sinistra: la legione comparve alle spalle del
sed circumventi omnes interfectique sunt. Eandem nemico e si lanciò all'attacco. Nessuno dei Galli,
fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra neppure allora, abbandonò il proprio posto, ma tutti
castra Labieni erant relicti, cum proelium commissum vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a
audissent, subsidio suis ierunt collemque ceperunt, Camulogeno. I soldati nemici rimasti come presidio di
neque nostrorum militum victorum impetum sustinere fronte al campo di Labieno, non appena seppero che si
potuerunt. Sic cum suis fugientibus permixti, quos non stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si
silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt interfecti. attestarono su un colle, ma non riuscirono a resistere
Hoc negotio confecto Labienus revertitur Agedincum, all'assalto dei nostri vittoriosi. Così, si unirono agli altri
ubi impedimenta totius exercitus relicta erant: inde cum in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti,
omnibus copiis ad Caesarem pervenit. venne massacrato dalla nostra cavalleria. Portata a
termine l'impresa, Labieno rientra ad Agedinco, dove
erano rimaste le salmerie di tutto l'esercito. Da qui, con
tutte le truppe raggiunge Cesare.

LXIII
Defectione Aeduorum cognita bellum augetur. Quando si viene a sapere della defezione degli Edui, la
Legationes in omnes partes circummittuntur: quantum guerra divampa ancor più. Si inviano ambascerie
gratia, auctoritate, pecunia valent, ad sollicitandas ovunque: ogni risorsa a loro disposizione, che fosse il
civitates nituntur; nacti obsides, quos Caesar apud eos prestigio, l'autorità o il denaro, la impiegano per
deposuerat, horum supplicio dubitantes territant. Petunt sollevare gli altri popoli. Sfruttano gli ostaggi lasciati
a Vercingetorige Aedui ut ad se veniat rationesque belli da Cesare in loro custodia, minacciano di metterli a
gerendi communicet. Re impetrata contendunt ut ipsis morte e, così, spaventano chi ancora esita. Gli Edui
summa imperi tradatur, et re in controversiam deducta chiedono a Vercingetorige di raggiungerli per
totius Galliae concilium Bibracte indicitur. Eodem concertare una strategia comune. Ottenuto ciò,
conveniunt undique frequentes. Multitudinis suffragiis pretendono il comando supremo. La cosa sfocia in una
res permittitur: ad unum omnes Vercingetorigem controversia, viene indetto un concilio di tutta la Gallia
probant imperatorem. Ab hoc concilio Remi, Lingones, a Bibracte. Arrivano da ogni regione, in gran numero.
Treveri afuerunt: illi, quod amicitiam Romanorum La questione è messa ai voti. Tutti, nessuno escluso,
sequebantur; Treveri, quod aberant longius et ab approvano Vercingetorige come capo. Al concilio non
Germanis premebantur, quae fuit causa quare toto parteciparono i Remi, i Lingoni, i Treveri: i primi due
abessent bello et neutris auxilia mitterent. Magno perché rimanevano fedeli all'alleanza con Roma; i
dolore Aedui ferunt se deiectos principatu, queruntur Treveri perché erano troppo distanti e pressati dai
fortunae commutationem et Caesaris indulgentiam in se Germani, motivo per cui non parteciparono mai alle
requirunt, neque tamen suscepto bello suum consilium operazioni di questa guerra e non inviarono aiuti a
ab reliquis separare audent. Inviti summae spei nessuno dei due contendenti. Per gli Edui è un duro
adulescentes Eporedorix et Viridomarus Vercingetorigi colpo la perdita del primato, lamentano il cambiamento
parent. di sorte e rimpiangono l'indulgenza di Cesare nei loro
confronti. Ma la guerra era ormai iniziata, ed essi non
osano separarsi dagli altri. Loro malgrado, Eporedorige